Impianto di Termovalorizzazione di Acerra

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Funzionamento dell'impianto
L'impianto di Acerra è realizzato per trattare
il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) prodotto dagli impianti
di trattamento primari della provincia di Napoli (Caivano, Giugliano
e Tufino); ai quali infatti viene conferito il rifiuto indifferenziato
(che resta dopo la raccolta differenziata) proveniente dalla raccolta
in città.
Il CDR è quindi il risultato di un trattamento meccanico che
separa la parte combustibile e a più elevato potere calorifico
(carta, plastica, legno) dal resto, costituito dal materiale putrescibile
umido, che viene poi stabilizzato a parte. Con ulteriori selezioni
si separano i metalli (che vengono in parte recuperati) e gli inerti,
che vengono mandati a scarto. In definitiva il CDR rappresenta il
35/40% del totale del rifiuto raccolto dopo la raccolta differenziata.
L'impianto di termovalorizzazione riceve il CDR ed esegue una combustione
controllata secondo le norme della Direttiva europea 76/2000 e secondo
le normative italiane. L'energia termica sviluppata viene utilizzata
per produrre vapore ad alta temperatura e pressione (500 °C e
90 atmosfere) che a sua volta viene inviato in una turbina per la
produzione di energia elettrica. Da notare che il rendimento di trasformazione
da energia termica a energia elettrica è altissimo 31% lordo
e 27% netto), a dimostrazione che l'impianto impiega tecnologie di
altissimo livello. L'energia elettrica prodotta viene in parte utilizzata
per il funzionamento dell'impianto e il resto viene ceduto alla rete
elettrica nazionale a un prezzo molto elevato fissato contrattualmente
nel 1999 in base a una legge che incentiva la produzione di energia
elettrica da fonti rinnovabili.
Dalla combustione si producono:
- 600.000 metri cubi per ora di fumi che vengono depurati prima di
essere immessi i in atmosfera; si utilizzano per questo scopo dispositivi
che impiegano le migliori tecnologie disponibili in modo che i parametri
di inquinamento stanno ben al di sotto dei limiti fissati dalla normativa
europea e italiana. Le tre ciminiere attraverso cui i fumi sono immessi
in atmosfera hanno un'altezza di 110 m. stabilita a seguito di calcoli
diffusionali in base a modelli matematici usati dall'Enivironment
Protenìction Agency degli U.S.A.
- scorie ( rifiuto speciale) e polveri (rifiuto pericoloso)
che vengono adeguatamente raccolti e trattati in modo da essere resi
innocui e poi smaltiti in appositi impianti di discarica.
L'impianto produce anche acque di processo e di dilavamento dei piazzali
che vengono raccolte e depurate e quindi immesse nella rete di fognature
locale.
Caratteristiche Tecniche Principali dell'Impianto.
A) Processo di combustione
Il termovalorizzatore di Acerra è progettato
per trattare circa 2000 tonnellate al giorno (ovvero circa 600.000
t all'anno) di CDR a 15.000 Kj/kg (pari a circa 3.600 Kcal/kg). Di
queste 600.000 i realtà solo 450.000 tonnellate sono prodotte
nel corso dell'anno, mentre le altre 150,000 sono quelle già
prodotte prima che l'impianto entri in funzione (cioè sono
disponibili per l'eliminazione del combustibile stoccato in questi
anni).
La combustione è eseguita su tre linee costituite da forni
a griglia mobile della potenzialità ciascuna di 27 tonnellate
all'ora, per un totale di circa 81 tonnellate all'ora.
La combustione avviene in atmosfera controllata a temperatura elevata
(minimo850 °C) e con tutti gli accorgimenti che la comunità
scientifica internazionale ha studiato per da evitare la formazione
di microinquinanti organici (fra i quali la diossina).
Le griglie sono raffreddate ad acqua, in modo da evitare il surriscaldamento
dovuto al combustibile ad elevato potere calorifico. L'energia termica
prodotta dalla combustione è trasmessa attraverso le pareti
del forno (che costituiscono esse stesse la caldaia) all'acqua; questa
si trasforma in vapore e viene inviata alla turbina.
L'energia termica contenuta nel vapore viene quindi trasformata in
energia meccanica dalla turbina a vapore che ruota ad alta velocità
e poi trasformata, tramite un generatore collegato all'asse della
turbina stessa, in energia elettrica. Il vapore a bassa temperatura
viene quindi condensato e cioè si trasforma nuovamente in acqua
che viene immessa di nuovo nel ciclo termico. Una piccola quantità
di acqua viene comunque evaporata e quindi il consumo di acqua è
di circa 800 mc al giorno.
Il generatore di energia elettrica ha una potenza di circa 106 Megawatt
equivalente alla potenza necessaria per alimentare una popolazione
di circa 200.000 abitanti. L'energia elettrica prodotta in un anno
è di 800.000.000 di Kilowattora all'anno (considerando un funzionamento
dell'impianto per circa 7.500 ore all'anno su 8760).
Tutto il processo della combustione è controllato da un sofistica
sistema di controllo elettronico che agisce sulla immissione del combustibile
in camera di combustione, sulla portata dell'aria primaria e secondaria,
sui movimenti della griglia e sulla produzione di vapore in modo da
mantenere sempre nel campo di funzionamento ottimale i parametri che
governano la combustione (in particolare temperatura, ossigeno, eccesso
d'aria, umidità, assenza di ossido di carbonio etc).
B) Trattamento dei fumi
I fumi prodotti dalla combustione contengono sostanze
inquinanti che debbono essere abbttur'te prima dell'immissione in
atmosfera. Gli impianti di depurazione dei fumi si rivolgono a diverse
famiglie di inquinanti:
- macroinquinanti inorganici come acido cloridrico (HC)l,
acido fluoridrico (HF), anidridi solforiche (Sox), ossidi di azoto
(NOx)
- microinquinanti organici (diossine e furani)
- microinquinanti inorganici (metalli pesanti)
- polveri.
Gli impianti di abbattimento sono i migliori esistenti
e comprendono:
- abbattimento delle polveri con doppia filtrazione
su filtri a maniche
- abbattimento dei microinquinanti con immissione di carbone attivo
in polvere
- abbattimento dei macroinquinanti con abbattimento in reattori a
calce
- abbattimento degli ossidi azoto con sistemi a reattore catalitico
(S-C-R.)
I livelli di inquinanti contenuti nei fumi presenti
all'ingresso degli impianti sono più bassi di quelli prescritti
dalle attuali leggi italiane e dalla direttiva europea 2000/76, in
particolare:
Inquinanti Normativa Europea Valori Garantiti
Polveri mg/Nmc 10 3
Ossidi di Azotomg/Nmc 200 85
Acido Cloridricomg/nmc 10 7
Acido Fluoridricomg/Nmc 1 0,3
SOxmg/Nmc 50 25
COmg/Nmc 50 50
TOC Total Organic Carbon) mg/Nmc 10 5
Cadmio+Tallio (Cd+Tl)mg/Nmc 0,05 0,02
Hg (mercurio) 0,05 0,01
Metalli Pesantimg/Nmc 0,5 0,2
Diossine e Furani In Teqng/Nmc 0,1 0,025
I valori sono espressi in mg/Nmc (milligrammi per Normal metrocubo)
O in ng/Nmc (nanogrammi per normal metrocubo). 1nanogrammo equivale
a un miliardesimo di grammo.
In conclusione:
l'impianto di Termovalorizzazione di Acerra costituisce l'elemento
essenziale di chiusura del sistema di gestione dei rifiuti della provincia
di Napoli ed è un impianto che impiega le migliori tecnologie
disponibili (B.A.T. - Best Avalaible Technologies) secondo le più
recenti indicazioni della Comunità Europea.
La dimensione dell'impianto e l'accuratezza della progettazione permettono
infatti di ottenere:
- un controllo della combustione ottimizzato, con la minima produzione
di emissioni gassose
- una elevata produzione di energi elettrica con un rendimento di
trasformazione al massimo livello per questo tipo di impianti.
- un trattamento di depurazione dei fumi che garantisce concentrazione
degli inquinanti molto al disotto delle normative europee e nazionali.
In particolare i livelli di concentrazione della diossina sono stremamanete
bassi e tali da non costituire in nessun mod un pericolo per l'ambiente
e la salute.
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L'allarmante
denuncia su The Lancet Oncology del 30 agosto

2004''IL TRIANGOLO DELLA MORTE'' ITALIANO ( Acerra,
Nola e Marigliano) CORRELATO ALLA CRISI DEI RIFIUTI di Kathryn Senior
e Alfredo MazzaIl problema dei rifiuti ambientali in Italia del sud
sta in questo momento raggiungendo proporzioni epiche ed il problema
è stato associato all'aumentata incidenza di tumori. Alla fine
di giugno 2004, manifestanti hanno bloccato la ferrovia che unisce
il nord al sud d'Italia, lamentandosi per la riapertura di una discarica
precedentemente risultato fuori legge. La discarica era stata rimessa
in servizio dopo che i rifiuti ammonticchiati nelle strade della Campania
aveva portato alla chiusura delle scuole per il rischio di salute
pubblica. La zona intorno a Salerno e Napoli produce più rifiuti
che le discariche e gli inceneritori nella regione possano gestire,
le organizzazioni criminali in Italia hanno sfruttato e ridotto lo
sversamento illegale dei rifiuti in un affare da cui trarre interessi
economici per anni. Kathryn Senior e Alfredo Mazza esplorano possibili
effetti sulla mortalità da tumore nella zona intorno alla città
di Nola.Il trattamento dei rifiuti urbani ed industriali negli ultimi
anni è divenuto in Italia un problema ecologico e politico.
Il riciclaggio e lo sversamento dei rifiuti in modo sicuro e costo-efficace
è divenuto quasi impossibile.L'aumento costante dei rifiuti,
sia organico che tossico, comporta un grosso sovraccarico nei siti
di smaltimento ormai datati. Molte piccole strutture progettate per
lo smaltimento dei rifiuti di piccole comunità urbane sono
sovraccaricate da un eccesso di rifiuti che ricevono da regioni ancor
meno capaci di affrontare tale problema. 'Anche i siti moderni possono
essere a rischio di salute perché divengono un posteggio per
un'enorme quantità di rifiuti non classificati' spiega il dott.
Alfredo Mazza (Unità Fisiologia Clinica del CNR di Pisa)Il
bisogno di smaltimento dei rifiuti ha, per i vent'anni trascorsi,
dato alla criminalità organizzata della zona la possibilità
di trarre profitto e vantaggi dallo smaltimento illegale.Molte discariche
stanno lavorando a pieno ritmo e non possono trattare i rifiuti che
ricevono in modo conforme ai regolamenti vigenti sull'igiene ambientale.
A causa di questa emergenza , le amministrazioni locali e regionali
hanno destinato risorse finanziare per programmi di riciclaggio e
per la costruzione di nuovi, tecnicamente avanzate strutture per il
trattamento dei rifiuti. Questi fondi, comunque, hanno dato alle organizzazioni
criminali nuove opportunità per frodi e sfruttamento illegale
di tali risorse.In questo momento, la differenza tra una gestione
legale dei rifiuti e la manipolazione illegale per quanto attiene
all'aderenza ai regolamenti sanitari è molto sottile e i rischi
per la salute stanno aumentando. La situazione è arrivata all'attenzione
della Commissione Europea , che nel luglio di questo anno ha mandato
lettere di ammonimento all'Italia per 28 casi di violazione delle
leggi Europee sull'ambiente. Le 5000 discariche illegali o incontrollate
in Italia hanno attratto critiche spiccate; l'Italia è stata
già ammonita due volte per aver disatteso le Direttive sui
Rifiuti Pericolosi e la Direttiva sulle Discariche; l'Unione Europea
ha attualmente denunciato l'Italia alla Corte Europea di Giustizia
perché vengano presi ulteriori provvedimenti. Determinare la
dimensione del problema dei rifiuti e cercare di rinforzare la legislazione
e abbattere le attività dell'ecomafia nel tentativo di proteggere
gli abitanti delle aree colpite è solo una parte della storia.
Pochi studi sono stati portati avanti sugli effetti dei rifiuti sulla
salute, e stabilire gli effetti sulla salute in generale e gli effetti
sull'incidenza dei tumori e della mortalità sarà sicuramente
un difficile compito. Negli anni '90 Golderg e i suoi colleghi di
Montreal ( Canada), suggerivano che gli uomini che vivono vicino a
una discarica municipale di rifiuti solidi erano a maggior rischio
di sviluppare tumori al fegato, ai reni, al pancrease linnfomi non
Hodgkin (1,2). Più recentemente studi hanno dimostrato che
vivere vicino ad un inceneritore è associato ad un aumento
dell'incidenza di tumori.Comba e colleghi(3) hanno riportato che risiedere
nel raggio di 2 km da un inceneritore industriale a Mantova era associato
con un significativo aumento nel rischio di sarcomi dei tessuti molli.
Vi è evidenza di un ruolo della 2,3,7,8- tetraclorodibenzo-p-
diossina(3).Stefano Parodi (Reparto di Epidemiologia e Biostatistica,
Direzione Scientifica dell'Ospedale Pediatrico G. Gaslini di Genova)
e i suoi colleghi hanno studiato la mortalità dovuta a tumore
polmonare in due zone del nord d'Italia esposte all'inquinamento emesso
da una impianto termoelettrico a carbone e altre fonti di tipo industriale,
incluso un inceneritore di rifiuti. Nelle donne i risultati suggeriscono
un rischio correlato all'inquinamento, ma negli uomini i risultati
sono inficiati dall'esposizione occupazionale e dall'abitudine al
fumo(4). 'Comunque il rischio collegato all'inquinamento osservato
nelle donne è una chiave di lettura importante che merita una
maggiore attenzione dal punto di vista epidemiologico.' dice Parodi.
Paolo Vineis, un epidemiologo ambientale del dipartimento di Epidemiologia
e Sanità Pubblica, Imperal College, Londra ha coordinato uno
studio sull'inquinamento dell'aria e i tumori in Europa. Tutto questo
fa parte della più ampia Indagine Europea in Tumori e Nutrizione
- uno studio su più di 500.000 persone in dieci paesi Europei
- concepito per investigare sulle relazioni tra dieta, fattori genetici
e metabolici. 'Stiamo analizzando i dati al momento, ma è chiaro
che l'Italia ha un livello elevato di esposizione all'inquinamento
dovuta al traffico automobilistico' spiega.Studi eseguiti a Firenze,
Pisa, Milano, Roma,Torino e altri luoghi hanno suggerito un' associazione
tra inquinamento dell'aria e le condizioni respiratorie dei bambini.
Comunque- conferma Vineis - poche ricerche sono state fatte a riguardo
dei rifiuti e della salute pubblica . In Italia le sedi di discariche
correlate a attività industriali sono state investigate in
particolare a Caffaro, Brescia e Montedison, Mestre, ma le ricerche
sono state pubblicate solo parzialmente o non pubblicate del tutto.'Molto
poco è conosciuto sugli effetti delle discariche sulla salute
umana quando la regolamentazione viene seguita, ma non abbiamo assolutamente
idea degli effetti che le discariche hanno quando le regole vengono
disattese o apertamente sbeffeggiate.' commenta Mazza. Dettagliati
studi epidemiologici sulla possibile associazione tra teratogenesi
e l'inquinamento da rifiuti sono necessari in modo urgente così
che i risultati siano utilizzzati per definire leggi a tutela che
dovranno essere applicate per le discariche contaminanti' aggiunge.
Allo stesso momento, i dati raccolti dal registro tumori dell'Unità
Sanitaria Locale Napoli 4 in Italia è allarmante. I dati riportati
nel febbraio 2002 mostrano una mortalità più alta per
i tumori del fegato e dell'intestino, della leucemia e del linfoma
nel distretto 73 che in tutta l'area dell ASL Na 4 (tavola). Il distretto
si trova nella zona est della regione Campania e possiede una delle
peggiori statistiche riguardo le attività illegali largamento
dovuta alla Camorra, la mafia locale. La zona che ha cominciato ad
esser conosciuta come il 'triangolo della morte' ha i suoi tre angoli
nelle tre città di Nola, Marigliano e Acerra. Tutte e tre le
cittadine erano, nel passato, importanti centri agricoli ma questa
parte della Campania è stata utilizzta dall'ecomafia per lo
sversamento dei rifiuti illegali per così tanto tempo che la
terra ora è praticamente inutilizzabile. Dati ottenuti dal
Dipartimento Forestale parlano di 277 500 metri cubi di rifiuti in
tutta la regione ma, in realtà, secondo Mazza questi sono 'solo
la punta dell'iceberg' '250 000 (persone in questa zona) sono state
esposte a sostanze inquinati per decenni. Le sostanze inquinanti sono
nell'aria, nell'acqua e le prime, prodotte in questa parte della regione,
sono molto al di sopra dei livelli regolamentari' egli sottolinea
. Tipo di tumore Italia Campania ASL NaA4 Distretto 73Uomini 357.5
305.6 301.8 321.7Donne 219.0 195.7 177.5 189.7t. polmonare Uomini
94.5 97.4 95.8 97.8Donne 16.4 13.6 11.8 8.9t. fegato Uomini 14.0 15.0
38.4 35.9Donne 6.0 8.5 20.8 20.5Colon rettale uomini 34.4 26.4 27.2
23.6donne 31.4 26.4 21.2 29.0vescica Uomini 16.6 21.7 22.9 29.3Donne
3.8 4.2 Leucemia Uomini 10.1 10.1 8.3 13.1Donne 7.6 7.5 6.7 7.8sistema
nervoso Uomini 6.2 7.1 8.5 7.6Donne 4.8 7.1 5.6 5.7leucemia e linfoma
Uomini 17.9 28.2Donne 16.1 18.7prostata 23.7 21.6 20.1 25.8seno 38.7
32.4 30.3 35.6utero 11.1 12.5 12.1 9.1ovaie 9.6 7.0 5.9 4.1I dati
sui tassi di mortalità per diversi tumori in tutta Italia messi
a confronto con quelli della Campania e quelli di due aree specifiche:
la ASL Na4,che copre parte della Campania ad est di Napoli (una popolazione
di circa 550 000 persone) e il distretto 73 - una zona inclusa nella
ASL Na4 che include la città di Nola e conta una popolazione
di 250 000 persone.Tavola: tasso standardizzato di mortalità
per ogni 100.000 abitanti.Mazza indica che i dati dimostrano un alto
livello di tumoti al fegato, di leucemia e linfomi nella ASLNa4 messi
a confronto con i tassi registrati in Campania e in tutta Italia.
Nelle donne il quadro è molto simile a riguardo dei tumori
del fegato, dei tumori al seno, al sistema nervoso e al rettocolon,
e la leucemia e i linfomi sono più alti nel distretto 73 che
nel resto della ASLNa 4. Mazza è convinto che ci sia un legame
tra il livello di inquinamento causato dall'inadeguato controllo dei
livelli di rifiuti, l'illegale sversamento dei rifiuti e l'alta incidenza
di decessi per tumore in quella zona. Precedentemente l'Italia aveva
alti tassi di incidenza e mortalità nelle regioni nord centrali
del paese e più bassi nel sud. Dal 1980 diagnosi precoci e
trattamenti hanno migliorato la sopravvivvenza e ridotto la mortalità
per tumori in tutto il paese in generale. In verità, sottolinea
Mazza questo trend generale non è stato riscontrato in Campania,
e in particolare nella ASLNa4, dove la mortalità per tumori
è continuata ad aumentare nel periodo tra il 1970 e 1974 e
tra il 1995 e il 2000. 'sebbene l'incidenza e i tassi di mortalità
per la maggior parte dei tumori nell'area intorno a Nola sono in generale
ancora inferiori a quelli del nord d'Italia, l'andamento in aumento
della mortalità sta riempiendo questo piccolo divario ed è
molto preoccupante la mortalità molto maggiore da tumore del
fegato, da leucemia e linfomi, dice Mazza. Tutti sono d'accordo che
il legame tra lo sversamento dei rifiuti pericolosi e la mortalità
per tumori necessita di esser studiato con urgenza. Vineis sottolinea
che bisogna agire con cautela nel commetare i dati raccolti perchè
mancano gli intervalli di tempo necessari 'penso che diversi studi
epidemiologici potrebbero esser usati per identificare i legami tra
inquinamento ambientale e tumori, ad esempio studi caso-controllo.
La registrazione dei casi di tumori e studi in piccole aree sono un
piccolo passo ma essi possono portare alla formulazioni di ipotesi,
un gran lavoro che le confermi va poi effettuato, dice Vineis. Parodi
aggiunge che l'attività del Registro Tumori va allargata a
tutta la nazione come è accaduto per molti paesi del nord Europa,
che vanno incoraggiati studi sia descrittivi che analitici. Mazza
pensa, invece, che ci sia bisogno di misure più drastiche '
il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione Italiana, è
seriamente compromesso nella provincia di Nola. Il Sistema Sanitario
Nazionale deve attuare un programma di screening con analisi cliniche,
chimiche, biochimiche e genetiche per valutare il rischio reale della
popolazione in questo territorio' spiega il ricercatore. Mazza suggerisce
che sarebbe opinabile che il governo dichiari lo stato di emergenza
e se necessario mobilizzare le forze armate 'prima che Nola sia condannata
a diventare un "area contaminata" e soffra le conseguenze
socioeconomiche o perfino violente di una popolazione esasperata dalla
crisi.'Bibliografia.1 Goldeberg Ms al-Homsi N. Goule L. Riberdy H.
Incidence of cancer among persons living near a municipal solid waste
landfill in Montreal ,Quebec. Arch Environ Health 1995 ;50 .416-242.
Golderg Ms , Siemiatyck J, Dewar R,et al Risks of developing cancer
relative to living near a municipal solid waste landfill in Montreal
,Quebec . Arch Environ Health 1999 54 :291-963.Comba P. Ascoli V.
Belli S. et all. risk of soft tissue Sarcomas and residence in the
neighbourhood of an incenerator of industrial waste Occup Envirom
Med 2003 ; 60: 680-834. ParodiS,Baldi R. Benco C, et all. Lung cancer
mortality in a discrict of La Spezia (italy) exposed to air pollution
from industrial plants. Tumori 2004 ; 90:181 - 85Traduzione di Roberta
Pavone dell'art. comparso su The Lancet Oncology 30 agosto2004
LE TRE ZANZARE
Favola politica
Raccolta dalla bocca di un Durito di Acerra
durante le veglie al presidio contro l'inceneritore
A cura di Rino M.
C'erano una volta tre zanzare. Scorazzavano libere, per quanto possano
essere libere le zanzare; sfioravano i prati verdi, si nascondevano
tra gli alberi ombrosi, sostavano lungo i cespugli di malva. Stavano
assieme, e poiché possedevano caratteri molto diversi, non
di rado si trovavano acremente a questionare. Continuavano però
a girare tutte e tre tenendosi a vista, in unica formazione, fianco
a fianco sotto il sole d'estate o ai primi freddi d'autunno. Nella
cattiva stagione si rintanavano in minuscole buche, negli incavi del
terreno odoroso, ad aspettare con lunghi silenzi il sole malandrino
della primavera, un po' sbadigliando, un po' litigando.
Poi un giorno giunse un omone nel loro territorio, che prese le misure,
portò i materiali e cominciò a fabbricare un enorme,
tetro castello.
Ben sapevano le zanzare che gli uomini -e figurarsi poi gli omoni
grandi e grossi!- tutto distruggevano di quanto per disgrazia incrociavano:
campi, fiumi, alberi, fiori, bestie. Qualsiasi cosa. Modificavano
i cicli naturali e la vita cambiava di sapore, finché, poco
a poco, tutto moriva.
Discussero dunque fra loro. "Bisogna mandarlo via!" esclamava
risolutamente la più impulsiva e litigiosa. "Sì,
sì. Mandiamolo via!" faceva eco la più svampita,
che s'accodava quasi sempre all'altra, affascinata dal sonoro tonante
della voce. "Certo, è necessario mandarlo via. Ma bisogna
trovare un modo e non sarà certo facile" principiava a
riflettere senza strepito la terza zanzara, la più tranquilla.
"Egli è forte, molto, molto più di noi. Prenderlo
di petto non è certo possibile..." "Ma che forte
e forte!" l'interrompeva con foga quella impulsiva. "Se
tu hai paura, ci penso io. M'attacco al braccio e lo concio davvero
per le feste: gli porterò via interamente il sangue!"
"Sì, sì. Attacchiamoci al braccio e beviamolo tutto!"
ridacchiava la zanzara svampita.
La più tranquilla cercava di spiegare pazientemente che non
era quella la via, perché a stare appesi al braccio ci si rimettevano
le alucce e anche il resto: "Non bisogna dargli l'agio di spiaccicare
le sue manacce su di noi. E l'unica maniera è di pungerlo e
scappare." "Scappare? Scappare? Ma quale scappare!"
La voce della zanzara impulsiva vibrava d'indignazione. "Fuggi
pure tu, io non mi staccherò di certo dalle sue carni. E vedremo
chi resterà in piedi alla fine!" "Vedremo proprio
quale piede resterà alla fine" s'associava gongolante
la zanzara svanita, cercando di imitare la voce squillante dell'amica
e indirizzando un nugolo di boccacce alla zanzara giudiziosa.
Si liberarono allora, con un violento strattone, della poveretta che
cercava di trattenerle e di farle ragionare, e partirono di furia
alla volta dell'omone. Questi se ne stava su una sdraio, con un respiro
ampio e cavernoso. La zanzara ardimentosa, senza fare né ai
e né bai, puntò dritto sul rettangolo di luce disegnato
dal sole del meriggio giusto al di sopra della gamba scoperta dell'omone.
Si fece largo tra i peli, s'empì d'aria i polmoni, s'attaccò
alla cute, un dito scarso sopra il ginocchio, e azzannò con
tutta l'energia che aveva in cuore.
L'omone dormiva sodo, travolto da un'epica sbronza. Nel profondo dell'incoscienza
avvertiva soltanto un pizzicore lontano, simile al fondo dell'asprigno
che gli ballava in corpo; per il piacere d'una tale memoria, si mise
a russare più forte, col timbro d'un basso d'opera che stona.
La zanzara, intanto, s'ingozzava d'un sangue cremoso e scuro, che
inebriava e bruciava nella gola.
Appena fu sazia da non poterne più, s'arrestò ansante
e s'avvide che la sua compagna si librava ancora nell'aria, timorosa
d'avvicinarsi alla sdraio. Le fe' cenno d'accostarsi, poi la chiamò,
poi strillò. E come comprese che quella persisteva a ronzare
alla larga, presa da uno sdegno crescente la raggiunse ondeggiando,
l'agguantò per il collo e la sgridò col tono tremendo
che ha un sergente carogna quando strapazza il più tremebondo
dei novellini: "Che storia e questa che tu non arrivi a mungere?
Non sarà mica che hai creduto a quella femminuccia paurosa?
Non vedi che costui non ha neppure il coraggio di muoversi? Non perdere
tempo, alzati, vieni con me." E così dicendo trascinò
la zanzara riottosa alla gamba scoperta; bruscamente la spinse ove
già s'illividiva la pelle per il morso, poi, sacramentando,
la pigiò per il capo finché non avvertì che anch'ella
succhiava.
Il banchetto durò a lungo, fino all'imbrunire. E senza intoppi,
che non fossero la pesantezza di stomaco e un sentimento vago di vertigine.
Immaginatevi il ritorno a casa: cantando a squarciagola entrarono
nella buca della zanzara tranquilla e la coprirono di motteggi. "Sei
una sciocca, buona a niente" le dicevano. "Ma quale scappare!
Era a tal punto intimorito che neppure osava di muoversi. Così
si fa. La prossima volta lo lasceremo morto stecchito." L'altra
provava a ribattere: "Non vi fidate. Se è andata bene
sarà dipeso da un qualche miracolo. Ma non vi fidate. L'unica
è di mordere e scappare subito, lasciando stare il sangue."
"Oh, questa poi! Lasciar perdere il sangue? E che gusto ci sarebbe
a mordere?" "Che c'entra il gusto? Noi s'era detto chiaramente
che la faccenda era di cacciarlo. Ma ora non capisco più perché
vuoi morderlo. Per farlo andar via o per il sangue?" "Embhé?
Non è forse la stessa cosa? Anzi è meglio, ché
se gli leviamo il sangue quello addirittura muore." "Muore,
muore" fece eco la zanzara svampita, con gli occhi chiusi e le
labbra impastate d'ubriachezza.
La sera stessa la zanzara tranquilla si mise a spiegare quello che
intendeva con l'espressione "mordi e fuggi". "Se lo
mordiamo, e poi fuggiamo, e poi torniamo a mordere di nuovo, e così
via, noi non gli faremo davvero trovar pace. In tal modo non potrà
convincere neppure se stesso che la zona è tranquilla. I suoi
amici non vorranno saperne d'avvicinarsi qui, ed ei si pentirà
di esserci venuto. Alla fine dovrà decidere una volta per tutte
cosa gli conviene: un castello da abitare da solo, con le zanzare
sempre addosso? oppure andarsene da un'altra parte?" " E
quanto tempo ci vorrebbe per un simile risultato?" " Beh,
tempo ce ne vuole. D'altra parte, se riusciamo a far sapere che gli
teniamo testa, forse potremo trovare aiuto anche da altri posti: certamente
a tutte le zanzare conviene di scoraggiare gli uomini e i loro castelli.
Così se altre seguono il nostro esempio e ci aiutano, magari
pungendolo quando è in viaggio, o quando è da qualche
familiare, o magari mettendoci qui tutte insieme a tempestarlo di
morsi…" "Ma tu sogni!" l'interruppe sprezzante
la zanzara temeraria. "E sogni inutilmente, perché tutto
ciò non serve. Domani noi andremo e gli leveremo per sempre
il sangue e la pelle. Se vuoi venire, buon per te. E se no, stammi
lontano, che non posso dar retta alle femminucce!" "Le femminucce!
Le femminucce!" cantilenava allegramente la zanzara svampita,
che ancora si beava dello stordimento del pomeriggio.
Un serpente, che s'aggrovigliava tra i sassi con le orecchie sempre
all'erta, inarcò lentamente il capo e sibilò: "E'
vero, è una femminuccia senza fegato. All'omone bisogna dargli
addosso e restarci attaccati. Se voi farete così vi darò
una mano anch'io. Sapete bene com'è potente il mio veleno."
Le zanzare sobbalzarono a quella voce e ancor più all'ultimo
cenno. Non s'aspettavano che fosse arrivato così vicino, il
serpente, col suo micidiale veleno. Di lui avevano un'antica, tenacissima
ripulsa. "Non gli dovete dare mai ascolto" raccomandavano
continuamente i genitori e, prima di loro, i nonni e i genitori dei
nonni. "Il serpente avvelena tutto ciò che avvicina e
cerca di mettersi nello stomaco tutto ciò che si muove."
Volarono allora quanto più in alto poterono; da lassù
rifiutarono l'aiuto. "Non accettiamo la vostra offerta"
dichiarò la più giudiziosa, che era tranquilla ma sapeva
dire chiaramente pane al pane e vino al vino. "Voi ci aiutereste
solo per convenienza, per tenerci poi al vostro servizio: che so,
come vedette o guardiani che perlustrino per voi il terreno e vi diano
da acchiappare le prede indifese. No, grazie. Non vogliamo ridurci
all'infamia." "E poi non ci serve aiuto. Per l'omone basto
solo io!" confermò sbrigativamente la temeraria. "Dicono
di no, le avete pur sentite" concluse conciliante la zanzara
svampita, timorosa in cuor suo che le altre, anche la temeraria, avessero
passato il segno dell'educazione e della prudenza. "Fate un po'
come volete" disse alfine il serpente, augurandosi fra sé
che l'omone le schiacciasse in un colpo solo.
L'indomani partirono tutte e tre. La zanzara tranquilla scongiurava
le compagne di fermarsi, di fare un piano, di mordere e fuggire rapidamente.
Ma le altre non le badavano. Giunsero dove era l'omone. Strizzando
l'occhio alla compagna, la zanzara temeraria cedette il passo alla
zanzara tranquilla: "Facci vedere tu, come si fa." Il tono
era dichiaratamente di scherno, ma la zanzara paziente pensò
che forse poteva aggiustare le cose. Si mise perciò d'impegno:
volteggiò nell'aria, inquadrò l'omone, s'abbassò
velocemente in picchiata, lo prese sul braccio, morse, fuggì.
Un'imprecazione terribile l'inseguì per l'aria. L'omone si
teneva indispettito più che mai. S'era destato, infatti, col
gonfiore al ginocchio ed una voglia di prurito che non gli dava tregua.
Il nuovo morso l'esasperò. Sembrava un ossesso perché
si dava grandi paccate sul braccio e se lo strofinava vigorosamente
tra maledizioni e bestemmie.
Appena si ritrovarono al riparo d'una foglia, la zanzara tranquilla
col viso illuminato disse: "Avete visto? Se siamo veloci non
riesce a colpirci." "E' vero" convenne la svampita.
Ma la zanzara temeraria, che in quel precipitoso "è vero"
aveva inteso un avvio di incrinatura, alzò subito la voce:
"Bella prodezza! E a che serve morderlo se non gli porti via
il sangue? Questa è una stupidaggine!" Poi guardò
con severità la svampita, che abbassava confusa la testa, e
tuonò nuovamente: "Una stupidaggine!"
Invano la zanzara tranquilla cercò di spiegare l'utilità
del "mordi e fuggi"; invano parlò del fastidio che
in tal maniera si dava e dell'esempio che si suscitava. La temeraria
non voleva sentire ragioni e sempre più aspramente urlava nelle
orecchie della svampita, la quale oramai non sapeva da che parte voltarsi.
Alla fine la temeraria, con un gesto che non ammetteva repliche e
un secco: "Andiamo, sbrigati!", s'involò verso il
castello in costruzione. Un po' tentennante la svampita la seguì.
La zanzara giudiziosa le richiamava indietro, ma senza risultato:
esse già si slanciavano verso l'omone che continuava a toccarsi
il braccio e a grattarsi la gamba.
La temeraria si tuffò sulla spalla del colosso, l'altra atterrò
opportunamente sul calcagno. Morsero e cominciarono a succhiare: con
voracità la prima, timidamente la seconda. L'omone cacciò
un grido rabbioso e si diede una prima pacca sulle spalle. Non la
prese. Se ne diede una seconda e la sfiorò appena. La zanzara
temeraria vedeva con la coda dell'occhio l'agitarsi della manona,
ma il sangue che le traboccava in gola non la faceva neppure ragionare.
"Ti concio io per le feste!" riusciva a malapena a pensare.
Con un ruggito, al terzo tentativo, la mano dell'omone le fu addosso
in tutta la sua enormità. La spiaccicò di piatto, completamente,
senza che avesse neppure il tempo di dire "mamma mia!"
La svampita intanto, che mordeva e succhiava dabbasso sul calcagno,
non s'era accorta di nulla. Il sangue la consegnava ad un effetto
dolce di stordimento, rallentandone i riflessi. Ma la zanzara tranquilla,
che volteggiava torcendosi disperatamente le mani, colse a tempo il
movimento dell'omone. Guizzò rapida, raggiunse il calcagno
e strappò via, di peso, la svampita, proprio all'istante in
cui due manone s'abbattevano sul punto del morso. Poi, tirandosi a
fatica la compagna, riuscì a sgusciare chissà come dai
pugni crudeli, che tagliavano l'aria ad afferrarle.
Fu un giorno tristissimo di dolore. La svampita specialmente non si
dava pace: piangeva, si strappava i capelli, si rotolava per terra.
L'altra la confortava e si sforzava di non cedere al pianto. "Se
avessi insistito di più" si diceva con l'animo gonfio.
"Se avessi insistito di più…"
Con la notte si fece nuovamente vivo il serpente: "Belle amiche,
che siete. E' morta la più coraggiosa, e voi ve ne state a
far niente! Che aspettate a vendicarla? Andategli addosso e, mentre
sarà occupato con voi, io lo morderò al piede."
Il sibilo del serpente suonava suadente all'orecchio della svampita.
E anche la zanzara giudiziosa prese a rimuginarne le parole.
"Sì, hai ragione, hai proprio ragione!" gridò
con una voce nuova la zanzara svampita. Non c'era più incertezza
nei suoi gesti. "Dimmi come devo fare!" Il serpente sorrise:
"Devi andare addosso all'omone, attaccarti al suo viso e non
lasciarlo più. Al resto penserò io." La zanzara
tranquilla, a sentir parlar così, si scosse dal mutismo, s'avvicinò
al serpente e con ira gli disse: "Vattene via. Abbiamo già
un lutto. Non darcene altri. Attaccarsi al viso dell'omone significa
morire."
"Allora non volete far niente di niente!" insinuò
il serpente. "Non è vero. Faremo come avremmo dovuto fare
dall'inizio: mordi e fuggi. E lo cacceremo via di qua. Lo faremo per
noi, per i nostri figli. E lo faremo anche per la nostra povera compagna."
A QUESTO PUNTO IL RACCONTO PUO' PROCEDERE IN DIVERSI MODI.
DECIDA IL LETTORE QUALE DEI SEGUENTI FINALI RISULTI IL PIU' ADATTO
A CONLUDERE LA STORIA.

"Dì piuttosto che hai paura. Avete paura, avete proprio
paura. Tutte e due" disse perfidamente il serpente. "Io
non ho paura" urlò con gli occhi spiritati la zanzara
svampita. "Era la mia amica, la mia più cara amica. La
vendicherò. La vendicherò eccome!"
Non ci fu proprio niente da fare. La zanzara tranquilla tentò
l'impossibile per fermarla, ma ella andò via col serpente,
che sorrideva come non mai. Il giorno dopo alla zanzara tranquilla,
che non aveva chiuso occhio per tutto il tempo, arrivò la notizia
che temeva: la sua povera compagna era rimasta spiaccicata sul viso
dell'omone, sotto uno schiaffo gigantesco, che aveva gonfiato l'intera
faccia. Il serpente se l'era invece cavata, anche perché, al
momento di intervenire, la vista dei denti aguzzi di un erpice in
mano all'omone l'aveva portato a più matura riflessione. Tanto,
con il castello egli poteva benissimo conviverci: l'uomo sopra, e
lui sottoterra. Chi glielo faceva fare di arrischiar la pelle?
La zanzara tranquilla restò così immobile, a fissare
un punto che solo lei vedeva. Che fare? Che fare adesso che era rimasta
sola? Ripigliare a lottare per scacciare l'omone? E poi? Aveva senso
sopravvivere alle compagne? E allora? Buttarsi addosso al gigante,
succhiarlo e aspettare la stessa mazzata delle altre? Morir così?
Rimase a lungo in tal maniera, gli occhi fissi, senza veder nulla.
Poi lentamente si scosse, raccolse i suoi stracci e se ne andò
per sempre lontano. L'ultima cosa che vide, girando il capo tra le
nuvole basse dell'orizzonte, fu il serpente: si stiracchiava beato
dentro i detriti accumulati dall'omone sul bordo di un dirupo, ad
un tiro di schioppo dal castello che s'andava costruendo.
Secondo finale
"Dì piuttosto che hai paura. Avete paura, avete proprio
paura. Tutte e due" disse perfidamente il serpente. "Pensala
come vuoi, noi non ci faremo incantare dalle tue chiacchiere."
"Parla per te" intervenne nervosamente la svampita. "Parla
per te. Io non ci sto a non far nulla." "Non far nulla?
E chi dice di non far nulla? Adopereremo la tattica del "mordi
e fuggi". Solo così forse potremo vincere." "Forse…
Forse…" le fece il verso il serpente. "Neppure sai
come andrà a finire, e vuoi decidere per gli altri." "Io
non decido per nessuno" ribatté piccata la zanzara tranquilla.
"Dico solo che non c'è altro modo." Il serpente tagliò
corto: "Basta. Vieni con me o resti con questa femminuccia paurosa?"
La zanzara svampita non se lo fece ripetere e s'incamminò dietro
il serpente. Anche la zanzara tranquilla tenne loro dietro, supplicando
invano la compagna di ripensarci e di non mettersi alla coda del serpente.
Arrivati dall'omone, il serpente diede rapidamente le disposizioni:
"Tu attaccati al viso. E se anche tu vuoi far qualcosa -aggiunse
volgendosi alla zanzara tranquilla, che se ne stava sconsolata in
disparte- devi agir come lei."
La svampita eseguì a puntino le istruzioni: s'attaccò
al viso dell'omone e prese a succhiare. Il serpente intanto s'avvicinava
alla gamba. L'omone avvertì la puntura e vide ad un tempo il
serpente davanti a sé. Con l'erpice lo bloccò a terra.
"Pietà! Pietà!" sibilò il serpente,
che non riusciva a sgusciare dalla pressione dell'erpice. L'omone
s'accovacciò, lo guardò e disse ad alta voce: "Guarda,
guarda! Un serpente velenoso. E' buono per cacciare i topi e gli insetti
attorno al castello. Sta sicuro amico. Tu mi servi. Ti lascerò
andare a far buona caccia nel mio giardino." Il serpente a udir
queste parole riprese pian piano il colorito e non la finiva più
di scappellarsi. L'omone allora allentò la presa e il serpente
lestamente s'insinuò tra i sassi.
La zanzara giudiziosa aveva visto e inteso tutto. Guardò la
sua povera compagna, ferma sul viso dell'omone e guardò con
tutto il disprezzo del mondo la coda del serpente che s'allontanava
a balzoni. Fece un sospiro lunghissimo e raggiunse l'amica che succhiava
alla disperata.
Lo schiaffo le prese entrambe. "Toh, erano in due" disse
l'omone guardando le due macchie informi nel palmo della mano.
Terzo finale
"Dì piuttosto che hai paura. Avete paura, avete proprio
paura. Tutte e due" disse perfidamente il serpente. Ma alla zanzara
giudiziosa s'era svuotata ormai la pazienza: "Vattene ora, che
non ne possiamo più della tua presenza!" Il serpente ancora
sperava nell'altra, e però la svampita pareva aver consumato
tutta la voglia di vendetta: le era venuta l'immagine della compagna
spiaccicata e non ce la faceva più a trattener le lagrime.
La compagna la prese delicatamente per una mano e la portò
via, lontano dal serpente e dalle sue urla di derisione.
Poi spiegò con calma ancora una volta quel che s'aveva da fare.
La convinse.
Da quel giorno l'omone fu continuamente bersagliato dai morsi. Si
dava schiaffi su schiaffi, ma non riusciva a prendere le zanzare perché
esse non si fermavano a succhiare: mordevano e scappavano. E parimenti
accadeva a quelli che venivano a trovarlo, sicché dopo un po'
nessuno si recò più da lui.
S'aggirava così solo per il castello, maledicendo il luogo
e il tempo. Ma accadeva ancor di più: siccome s'era diffusa
la voce della battaglia a colpi di morsi, anche altrove le zanzare
s'organizzavano in simil modo, martirizzando altri omoni suoi amici.
Questi, alla fine, non ne potettero più e andarono al castello
in ambasceria: "Devi deciderti. Le zanzare non ti danno tregua;
e non danno tregua neppure a noi. Abbiamo stabilito di andare in un
posto dove nessuno possa tormentarci così. Che farai tu?"
L'omone tergiversava, ma ogni giorno portava il peggio.
Certo, anche le zanzare non se la passavano bene: ogni giorno non
solo rischiavano la pelle, ma dovevano sopportare i sarcasmi del serpente.
"Belle prodezze" diceva loro. "Il castello è
quasi ultimato e l'omone sta sempre là. A che servono i morsi?"
Quando la compagna si scoraggiava la zanzara giudiziosa rispiegava
da capo. E quando si scoraggiava ella stessa, si dava animo in silenzio
e non lo dava a vedere.
Alla fine la costanza fu premiata. L'omone chiuse il castello e andò
via.
Che festa quel giorno! Tutti gli animali vennero a congratularsi con
le zanzare, che non si tenevano più dalla gioia. Solo il serpente
non era contento e a tutti cercava di dire che va beh, l'omone se
ne era andato; ma mica per i morsi! E poi, vuoi mettere il tempo che
c'è voluto? Se avessero fatto come diceva lui, in quattro e
quattro otto lo avrebbero steso per sempre…
Così diceva il serpente. Ma poiché nessuno gli badava,
si costrinse in ultimo a lamentarsi con i sassi. Ma pure quelli lo
lasciavano dire indifferenti.
La rabbia di un’intera cittàdi Espedito Marletta, sindaco
di Acerra
Non credevamo davvero che la mobilitazione gigantesca delle forze
dell'ordine sbandierata ai quattro venti dal ministro Pisanu in questi
giorni potesse riguardare anche Acerra. Ed invece è stato proprio
così. Un migliaio di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza
hanno bloccato l'intera area destinata alla costruzione del famigerato
megainceneritore, da un anno e mezzo oggetto di un braccio di ferro
durissimo tra la popolazione locale ed il commissariato straordinario
all'emergenza rifiuti della Campania. Una mattinata intera di tensione,
di picchetti, di blocco del cantiere, fino all'aggressione conclusiva
che ha portato al fermo di decine di manifestanti con l'accusa di
resistenza alle forze dell'ordine. La situazione resta tesissima;
né il rilascio dei fermati nel pomeriggio ha affievolito la
rabbia di un'intera città. Acerra si vede non soltanto minacciata
nel suo diritto alla salute e all'integrità del territorio,
ma si scopre anche calpestata nella propria dignità
Espedito Marletta, sindaco di Acerra, e il senatore del Prc Tommaso
Sodano
. In gioco, infatti, non è solamente la questione dell'inceneritore,
col suo corredo di diossina e veleni, ma lo stesso principio democratico.
La comunità acerrana si è sempre espressa con chiarezza,
da ultimo con le stesse elezioni amministrative del 12 giugno, contro
la costruzione del megainceneritore. Questo intervento militare dimostra
che il commissario straordinario Catenacci ed il governo che lo sostiene
non tengono in alcun conto la volontà popolare e il pronunciamento
degli enti locali. Eppure c'erano, e ci sono, tantissime buone ragioni
per evitare una precipitazione sciagurata della vicenda, dal momento
che la stessa magistratura ha messo sotto inchiesta il contratto con
la Fibe, la società aggiudicatrice dell'appalto, per varie
e manifeste inadempienze. E' d'altronde è ancora in corso la
valutazione d'impatto ambientale, procedura prevista dalla legge e
mai finora attuata. In tale situazione, la scelta governativa di arrivare
al fatto compiuto e di rompere gli indugi con un schieramento inaudito
di polizia toglie ai cittadini di Acerra qualsiasi fiducia sulla ragionevolezza
del commissario Catenacci e dei vari ministri che nel corso dell'ultimo
anno pure avevano ammesso come gli acerrani avessero ragione. Cosa
dicono ora il ministro Alemanno, il ministro Mattioli, il presidente
della commissione ambiente della Camera Paolo Russo? Essi che avevano
avuto modo di constatare di persona quanto il nostro territorio fosse
già stato sfregiato ed avvelenato finanche nelle falde acquifere,
nonchè martoriato da un'altissima incidenza di tumori? Acerra
non si aspetta da loro nessun aiuto. Sappiamo che dovremo contare
solo sulle nostre forze, sull'aiuto delle comunità vicine e
sul sostegno di quanti hanno a cuore la salvaguardia della democrazia,
oltre che i diritti dell'ambiente e la salute dei cittadini. Se la
Fibe, il commissariato straordinario ed il governo pensano che si
tratti di forze da poco, avranno modo e tempo per ricredersi. foto
di Roberto Malinconico
E' una questione di democrazia
Tutta questa polizia, il territorio presidiato militarmente:
come considera tutta questa situazione? In questi giorni stiamo assistendo
ad un attacco vero e proprio alla democrazia. Un atto di una tale
gravità verso un'intera collettività che chiede tutela
e rispetto per un territorio fin troppo martoriato.E' un'aggressione
ad una città fatta premeditatamente e con colpevole volontà
di ferirne ulteriormente l'anima: sono venuti di notte; non hanno
dato comunicazione al sindaco; sono venuti con oltre mille uomini,
decisi ad imporre militarmente una volontà che è ben
lontana dall'idea di città che Acerra ha deciso per il proprio
futuro sviluppo urbanistico e sociale.Hanno seppellito la democrazia
in un territorio dove i poteri cammorristici (spesso collusi con con
i poteri forti della politica e dell'economia) già hanno provato
questa comunità che chiede riscatto e rilancio del territorio.
Loro hanno impedito addirittura l'accesso al sito al sindaco.Sono
stati sordi ad ogni nostra richiesta. Ne Catenacci, nè il Viminale
si sono impegnati più di tanto per impedire che si arrivasse
allo scontro. E l'incontro in Prefettura del 18 agosto? Un nulla di
fatto. Il sindaco ed il consiglio comunale di Acerra, unanime ha chiesto
l'impegno per una nuova indagine di impatto ambientale e la sospensione
dei lavori fino alla stesura della nuova perizia. E' stato chiesto
l'inserimento nel nucleo di valutazione anche di esperti indicati
dal comune.
E' stata chiesta una spiegazione della violenza sulla popolazione
che protestava. Nulla è stato modificato, nulla è stato
assicurato se non che i lavori proseguiranno. C'è ancora margine
per una ripresa del dialogo istituzionale con il governo? Adesso stiamo
ricevendo tantissime telefonate. Ma credo che permanendo la militarizzazione
del territorio e senza un blocco immediato del cantiere non è
possibile riaprire il dialogo. Cosa si farà ora?La lotta continua;
siamo convinti che le ragioni del movimento alla fine vinceranno perché
non potranno, davanti alla valutazione di impatto ambientale, non
prendere atto del fatto che ad Acerra è impossibile costruire
un inceneritore. Cosa lascia pensare che l'inceneritore non sarà
fatto?Innanzitutto la determinazione di questa città che vuole
poter scegliere il proprio futuro. Ma anche praticamente alcuni episodi
che stanno creando le premesse per chiedere una rescissione del contratto
con la FIBE stipulato con la Regione Campania. Motivo? La piena inaffidabilità
della FIBE a fare fronte all'emergenza rifiuti in Campania a fronte
di un contratto truffa che io stesso ho denunciato nel 2003.Può
essere più chiaro, senatore Sodano?Chiara è l'ordinanza
di sequestro dei 7 impianti di CDR della Campania emessa dalla Procura
di Napoli, notificata alla FIBE il 19 agosto ed esecutiva dal 24 agosto.La
FIBE era stata invitata ad adeguare gli impianti di CDR in un tempo
di 80gg e sotto cauzione di 25.000.000 di euro a garanzia. Ad oggi
nulla o quasi di quello richiesto è stato fatto e ciò
ha portato all'ordinanza della Procura di Napoli. Le ecoballe sono
rifiuti "tal quale" e non rifiuti da CDR: questa è
la vera preoccupazione della gente di Acerra che, a ragione, pensa
che nell'inceneritore sarà bruciato di tutto.Le prospettive?Continuerà
l'emergenza rifiuti per il prossimo futuro. Ma bisogna prendere atto
che questo piano per fronteggiare la questione dello smaltimento dei
rifiuti è fallito. Si deve pensare ad un nuovo piano che contempli
rispetto per l'ambiente ed educazione al riciclo dei rifiuti. Per
l'immediato, per fronteggiare l'emergenza continuare ad inviare rifiuti
fuori regione addebitando i costi a chi ha la responsabilità
di questa situazione, FIBE in primo luogo. Occorrerà, in attesa
del nuovo piano, utilizzare le discariche controllate (quelle di supporto
agli impianti di CDR).Questa lotta si può vincere.
Una domenica bestiale!!!
Di Josè Louis Ianniello
È la solita storia, una manifestazione pacifica, l'ordine pubblico
a difesa, non del cittadino ma del più forte, le provocazioni
e gli scontri, esagerata e senza proporzione la risposta delle forze
dell'ordine. Domenica 29 agosto ad Acerra abbiamo assistito al solito,
almeno per i partecipanti, atto ritorsivo contro chi non accetta le
decisioni dall'alto in silenzio. Poi l'opinione pubblica che parla
dei soliti facinorosi, dei noglobal, e di tutti i "terroristi"
che puntualmente attaccano lo stato, senza che ci siano le giuste
motivazioni.
Domenica ad Acerra, non abbiamo assistito a niente di nuovo, nè
il lancio di lacrimogeni sulla folla, che camminava, per la stragrande
maggioranza, inconsapevole delle provocazioni da parte delle forze
dell'"ordine", e che sono andate nel panico perché
non erano pronti all'accaduto, né agli scontri che ci sono
stati in seguito.
La manifestazione, che ha visto in strada secondo gli organizzatori
più di 20000 persone, si è mossa per le strade di Acerra,
con un apparente calma. La "tecnica" delle nostre forze
dell' ordine e vecchia, al primo "malessere" della folla
si sparano lacrimogeni, al Cs (ortoclorobenzilmalonitrile) per creare
caos. Questi famigerati lacrimogeni, secondo degli studi, ipotizza
conseguenze a lungo termine sulle salute, come formazioni tumorali,
malattie dell'apparato riproduttivo e dell'apparato respiratorio"
dovute all'esposizione al Cs. Altre ricerche parlano di effetti cancerogeni
e alterazioni cromosomiche, queste ultime dimostrate da sperimentazioni
in vitro su cellule di mammiferi, i nostri "cari" guardiani
dell' ordine non si sono fatti troppi scrupoli nello sparare, sulla
folla che contava anche di bambini, alcuni anche nelle passeggini
, donne, anziani e tanti uomini. A quel punto, il più era fatto,
la scintilla è diventato subito un incendio, con gli scontri
in cui ancora una volta c'è un punto che mi lascia interdetto.
Ma la polizia, i carabinieri e la guardia di finanza qual'è
il loro compito in queste situazione? Non dovrebbero garantire l'ordine
pubblico? Perché si difende un bene materiale a discapito delle
persone e della collettività?
Ormai viviamo in una realtà in cui il dissenso, l'opinione
contraria non è consentita pubblicamente, ci sono continui
processi verso compagni, che hanno alzato la loro voce più
di altri. Non è solo un problema di disordine, di scontri,
ma soprattutto si vogliono far tacere l'idee contro, chi alza la voce
deve essere zittito o con le buone o con cattive. Non è esagerato
parlare di regime, la lotta viene sempre di più demonizzata,
l'obiettivo e farci stare tutti in riga e in silenzio. Continuiamo
a stare vicino alla gente di Acerra e a quanti si stanno impegnando
nella lotta contro il termo- valorizzatore, ma soprattutto continuiamo
a lottare contro ogni forma di repressione e prevaricazione contro
i più deboli.
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