Impianto di Termovalorizzazione di Acerra

 

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Funzionamento dell'impianto

L'impianto di Acerra è realizzato per trattare il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) prodotto dagli impianti di trattamento primari della provincia di Napoli (Caivano, Giugliano e Tufino); ai quali infatti viene conferito il rifiuto indifferenziato (che resta dopo la raccolta differenziata) proveniente dalla raccolta in città.
Il CDR è quindi il risultato di un trattamento meccanico che separa la parte combustibile e a più elevato potere calorifico (carta, plastica, legno) dal resto, costituito dal materiale putrescibile umido, che viene poi stabilizzato a parte. Con ulteriori selezioni si separano i metalli (che vengono in parte recuperati) e gli inerti, che vengono mandati a scarto. In definitiva il CDR rappresenta il 35/40% del totale del rifiuto raccolto dopo la raccolta differenziata.
L'impianto di termovalorizzazione riceve il CDR ed esegue una combustione controllata secondo le norme della Direttiva europea 76/2000 e secondo le normative italiane. L'energia termica sviluppata viene utilizzata per produrre vapore ad alta temperatura e pressione (500 °C e 90 atmosfere) che a sua volta viene inviato in una turbina per la produzione di energia elettrica. Da notare che il rendimento di trasformazione da energia termica a energia elettrica è altissimo 31% lordo e 27% netto), a dimostrazione che l'impianto impiega tecnologie di altissimo livello. L'energia elettrica prodotta viene in parte utilizzata per il funzionamento dell'impianto e il resto viene ceduto alla rete elettrica nazionale a un prezzo molto elevato fissato contrattualmente nel 1999 in base a una legge che incentiva la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Dalla combustione si producono:
- 600.000 metri cubi per ora di fumi che vengono depurati prima di essere immessi i in atmosfera; si utilizzano per questo scopo dispositivi che impiegano le migliori tecnologie disponibili in modo che i parametri di inquinamento stanno ben al di sotto dei limiti fissati dalla normativa europea e italiana. Le tre ciminiere attraverso cui i fumi sono immessi in atmosfera hanno un'altezza di 110 m. stabilita a seguito di calcoli diffusionali in base a modelli matematici usati dall'Enivironment Protenìction Agency degli U.S.A.

- scorie ( rifiuto speciale) e polveri (rifiuto pericoloso) che vengono adeguatamente raccolti e trattati in modo da essere resi innocui e poi smaltiti in appositi impianti di discarica.


L'impianto produce anche acque di processo e di dilavamento dei piazzali che vengono raccolte e depurate e quindi immesse nella rete di fognature locale.


Caratteristiche Tecniche Principali dell'Impianto.

A) Processo di combustione

Il termovalorizzatore di Acerra è progettato per trattare circa 2000 tonnellate al giorno (ovvero circa 600.000 t all'anno) di CDR a 15.000 Kj/kg (pari a circa 3.600 Kcal/kg). Di queste 600.000 i realtà solo 450.000 tonnellate sono prodotte nel corso dell'anno, mentre le altre 150,000 sono quelle già prodotte prima che l'impianto entri in funzione (cioè sono disponibili per l'eliminazione del combustibile stoccato in questi anni).
La combustione è eseguita su tre linee costituite da forni a griglia mobile della potenzialità ciascuna di 27 tonnellate all'ora, per un totale di circa 81 tonnellate all'ora.
La combustione avviene in atmosfera controllata a temperatura elevata (minimo850 °C) e con tutti gli accorgimenti che la comunità scientifica internazionale ha studiato per da evitare la formazione di microinquinanti organici (fra i quali la diossina).
Le griglie sono raffreddate ad acqua, in modo da evitare il surriscaldamento dovuto al combustibile ad elevato potere calorifico. L'energia termica prodotta dalla combustione è trasmessa attraverso le pareti del forno (che costituiscono esse stesse la caldaia) all'acqua; questa si trasforma in vapore e viene inviata alla turbina.
L'energia termica contenuta nel vapore viene quindi trasformata in energia meccanica dalla turbina a vapore che ruota ad alta velocità e poi trasformata, tramite un generatore collegato all'asse della turbina stessa, in energia elettrica. Il vapore a bassa temperatura viene quindi condensato e cioè si trasforma nuovamente in acqua che viene immessa di nuovo nel ciclo termico. Una piccola quantità di acqua viene comunque evaporata e quindi il consumo di acqua è di circa 800 mc al giorno.
Il generatore di energia elettrica ha una potenza di circa 106 Megawatt equivalente alla potenza necessaria per alimentare una popolazione di circa 200.000 abitanti. L'energia elettrica prodotta in un anno è di 800.000.000 di Kilowattora all'anno (considerando un funzionamento dell'impianto per circa 7.500 ore all'anno su 8760).
Tutto il processo della combustione è controllato da un sofistica sistema di controllo elettronico che agisce sulla immissione del combustibile in camera di combustione, sulla portata dell'aria primaria e secondaria, sui movimenti della griglia e sulla produzione di vapore in modo da mantenere sempre nel campo di funzionamento ottimale i parametri che governano la combustione (in particolare temperatura, ossigeno, eccesso d'aria, umidità, assenza di ossido di carbonio etc).

B) Trattamento dei fumi

I fumi prodotti dalla combustione contengono sostanze inquinanti che debbono essere abbttur'te prima dell'immissione in atmosfera. Gli impianti di depurazione dei fumi si rivolgono a diverse famiglie di inquinanti:

- macroinquinanti inorganici come acido cloridrico (HC)l, acido fluoridrico (HF), anidridi solforiche (Sox), ossidi di azoto (NOx)
- microinquinanti organici (diossine e furani)
- microinquinanti inorganici (metalli pesanti)
- polveri.

Gli impianti di abbattimento sono i migliori esistenti e comprendono:

- abbattimento delle polveri con doppia filtrazione su filtri a maniche
- abbattimento dei microinquinanti con immissione di carbone attivo in polvere
- abbattimento dei macroinquinanti con abbattimento in reattori a calce
- abbattimento degli ossidi azoto con sistemi a reattore catalitico (S-C-R.)

I livelli di inquinanti contenuti nei fumi presenti all'ingresso degli impianti sono più bassi di quelli prescritti dalle attuali leggi italiane e dalla direttiva europea 2000/76, in particolare:


Inquinanti Normativa Europea Valori Garantiti
Polveri mg/Nmc 10 3
Ossidi di Azotomg/Nmc 200 85
Acido Cloridricomg/nmc 10 7
Acido Fluoridricomg/Nmc 1 0,3
SOxmg/Nmc 50 25
COmg/Nmc 50 50
TOC Total Organic Carbon) mg/Nmc 10 5
Cadmio+Tallio (Cd+Tl)mg/Nmc 0,05 0,02
Hg (mercurio) 0,05 0,01
Metalli Pesantimg/Nmc 0,5 0,2
Diossine e Furani In Teqng/Nmc 0,1 0,025


I valori sono espressi in mg/Nmc (milligrammi per Normal metrocubo)
O in ng/Nmc (nanogrammi per normal metrocubo). 1nanogrammo equivale a un miliardesimo di grammo.

In conclusione:
l'impianto di Termovalorizzazione di Acerra costituisce l'elemento essenziale di chiusura del sistema di gestione dei rifiuti della provincia di Napoli ed è un impianto che impiega le migliori tecnologie disponibili (B.A.T. - Best Avalaible Technologies) secondo le più recenti indicazioni della Comunità Europea.
La dimensione dell'impianto e l'accuratezza della progettazione permettono infatti di ottenere:
- un controllo della combustione ottimizzato, con la minima produzione di emissioni gassose
- una elevata produzione di energi elettrica con un rendimento di trasformazione al massimo livello per questo tipo di impianti.
- un trattamento di depurazione dei fumi che garantisce concentrazione degli inquinanti molto al disotto delle normative europee e nazionali. In particolare i livelli di concentrazione della diossina sono stremamanete bassi e tali da non costituire in nessun mod un pericolo per l'ambiente e la salute.

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L'allarmante denuncia su The Lancet Oncology del 30 agosto

2004''IL TRIANGOLO DELLA MORTE'' ITALIANO ( Acerra, Nola e Marigliano) CORRELATO ALLA CRISI DEI RIFIUTI di Kathryn Senior e Alfredo MazzaIl problema dei rifiuti ambientali in Italia del sud sta in questo momento raggiungendo proporzioni epiche ed il problema è stato associato all'aumentata incidenza di tumori. Alla fine di giugno 2004, manifestanti hanno bloccato la ferrovia che unisce il nord al sud d'Italia, lamentandosi per la riapertura di una discarica precedentemente risultato fuori legge. La discarica era stata rimessa in servizio dopo che i rifiuti ammonticchiati nelle strade della Campania aveva portato alla chiusura delle scuole per il rischio di salute pubblica. La zona intorno a Salerno e Napoli produce più rifiuti che le discariche e gli inceneritori nella regione possano gestire, le organizzazioni criminali in Italia hanno sfruttato e ridotto lo sversamento illegale dei rifiuti in un affare da cui trarre interessi economici per anni. Kathryn Senior e Alfredo Mazza esplorano possibili effetti sulla mortalità da tumore nella zona intorno alla città di Nola.Il trattamento dei rifiuti urbani ed industriali negli ultimi anni è divenuto in Italia un problema ecologico e politico. Il riciclaggio e lo sversamento dei rifiuti in modo sicuro e costo-efficace è divenuto quasi impossibile.L'aumento costante dei rifiuti, sia organico che tossico, comporta un grosso sovraccarico nei siti di smaltimento ormai datati. Molte piccole strutture progettate per lo smaltimento dei rifiuti di piccole comunità urbane sono sovraccaricate da un eccesso di rifiuti che ricevono da regioni ancor meno capaci di affrontare tale problema. 'Anche i siti moderni possono essere a rischio di salute perché divengono un posteggio per un'enorme quantità di rifiuti non classificati' spiega il dott. Alfredo Mazza (Unità Fisiologia Clinica del CNR di Pisa)Il bisogno di smaltimento dei rifiuti ha, per i vent'anni trascorsi, dato alla criminalità organizzata della zona la possibilità di trarre profitto e vantaggi dallo smaltimento illegale.Molte discariche stanno lavorando a pieno ritmo e non possono trattare i rifiuti che ricevono in modo conforme ai regolamenti vigenti sull'igiene ambientale. A causa di questa emergenza , le amministrazioni locali e regionali hanno destinato risorse finanziare per programmi di riciclaggio e per la costruzione di nuovi, tecnicamente avanzate strutture per il trattamento dei rifiuti. Questi fondi, comunque, hanno dato alle organizzazioni criminali nuove opportunità per frodi e sfruttamento illegale di tali risorse.In questo momento, la differenza tra una gestione legale dei rifiuti e la manipolazione illegale per quanto attiene all'aderenza ai regolamenti sanitari è molto sottile e i rischi per la salute stanno aumentando. La situazione è arrivata all'attenzione della Commissione Europea , che nel luglio di questo anno ha mandato lettere di ammonimento all'Italia per 28 casi di violazione delle leggi Europee sull'ambiente. Le 5000 discariche illegali o incontrollate in Italia hanno attratto critiche spiccate; l'Italia è stata già ammonita due volte per aver disatteso le Direttive sui Rifiuti Pericolosi e la Direttiva sulle Discariche; l'Unione Europea ha attualmente denunciato l'Italia alla Corte Europea di Giustizia perché vengano presi ulteriori provvedimenti. Determinare la dimensione del problema dei rifiuti e cercare di rinforzare la legislazione e abbattere le attività dell'ecomafia nel tentativo di proteggere gli abitanti delle aree colpite è solo una parte della storia. Pochi studi sono stati portati avanti sugli effetti dei rifiuti sulla salute, e stabilire gli effetti sulla salute in generale e gli effetti sull'incidenza dei tumori e della mortalità sarà sicuramente un difficile compito. Negli anni '90 Golderg e i suoi colleghi di Montreal ( Canada), suggerivano che gli uomini che vivono vicino a una discarica municipale di rifiuti solidi erano a maggior rischio di sviluppare tumori al fegato, ai reni, al pancrease linnfomi non Hodgkin (1,2). Più recentemente studi hanno dimostrato che vivere vicino ad un inceneritore è associato ad un aumento dell'incidenza di tumori.Comba e colleghi(3) hanno riportato che risiedere nel raggio di 2 km da un inceneritore industriale a Mantova era associato con un significativo aumento nel rischio di sarcomi dei tessuti molli. Vi è evidenza di un ruolo della 2,3,7,8- tetraclorodibenzo-p- diossina(3).Stefano Parodi (Reparto di Epidemiologia e Biostatistica, Direzione Scientifica dell'Ospedale Pediatrico G. Gaslini di Genova) e i suoi colleghi hanno studiato la mortalità dovuta a tumore polmonare in due zone del nord d'Italia esposte all'inquinamento emesso da una impianto termoelettrico a carbone e altre fonti di tipo industriale, incluso un inceneritore di rifiuti. Nelle donne i risultati suggeriscono un rischio correlato all'inquinamento, ma negli uomini i risultati sono inficiati dall'esposizione occupazionale e dall'abitudine al fumo(4). 'Comunque il rischio collegato all'inquinamento osservato nelle donne è una chiave di lettura importante che merita una maggiore attenzione dal punto di vista epidemiologico.' dice Parodi. Paolo Vineis, un epidemiologo ambientale del dipartimento di Epidemiologia e Sanità Pubblica, Imperal College, Londra ha coordinato uno studio sull'inquinamento dell'aria e i tumori in Europa. Tutto questo fa parte della più ampia Indagine Europea in Tumori e Nutrizione - uno studio su più di 500.000 persone in dieci paesi Europei - concepito per investigare sulle relazioni tra dieta, fattori genetici e metabolici. 'Stiamo analizzando i dati al momento, ma è chiaro che l'Italia ha un livello elevato di esposizione all'inquinamento dovuta al traffico automobilistico' spiega.Studi eseguiti a Firenze, Pisa, Milano, Roma,Torino e altri luoghi hanno suggerito un' associazione tra inquinamento dell'aria e le condizioni respiratorie dei bambini. Comunque- conferma Vineis - poche ricerche sono state fatte a riguardo dei rifiuti e della salute pubblica . In Italia le sedi di discariche correlate a attività industriali sono state investigate in particolare a Caffaro, Brescia e Montedison, Mestre, ma le ricerche sono state pubblicate solo parzialmente o non pubblicate del tutto.'Molto poco è conosciuto sugli effetti delle discariche sulla salute umana quando la regolamentazione viene seguita, ma non abbiamo assolutamente idea degli effetti che le discariche hanno quando le regole vengono disattese o apertamente sbeffeggiate.' commenta Mazza. Dettagliati studi epidemiologici sulla possibile associazione tra teratogenesi e l'inquinamento da rifiuti sono necessari in modo urgente così che i risultati siano utilizzzati per definire leggi a tutela che dovranno essere applicate per le discariche contaminanti' aggiunge. Allo stesso momento, i dati raccolti dal registro tumori dell'Unità Sanitaria Locale Napoli 4 in Italia è allarmante. I dati riportati nel febbraio 2002 mostrano una mortalità più alta per i tumori del fegato e dell'intestino, della leucemia e del linfoma nel distretto 73 che in tutta l'area dell ASL Na 4 (tavola). Il distretto si trova nella zona est della regione Campania e possiede una delle peggiori statistiche riguardo le attività illegali largamento dovuta alla Camorra, la mafia locale. La zona che ha cominciato ad esser conosciuta come il 'triangolo della morte' ha i suoi tre angoli nelle tre città di Nola, Marigliano e Acerra. Tutte e tre le cittadine erano, nel passato, importanti centri agricoli ma questa parte della Campania è stata utilizzta dall'ecomafia per lo sversamento dei rifiuti illegali per così tanto tempo che la terra ora è praticamente inutilizzabile. Dati ottenuti dal Dipartimento Forestale parlano di 277 500 metri cubi di rifiuti in tutta la regione ma, in realtà, secondo Mazza questi sono 'solo la punta dell'iceberg' '250 000 (persone in questa zona) sono state esposte a sostanze inquinati per decenni. Le sostanze inquinanti sono nell'aria, nell'acqua e le prime, prodotte in questa parte della regione, sono molto al di sopra dei livelli regolamentari' egli sottolinea . Tipo di tumore Italia Campania ASL NaA4 Distretto 73Uomini 357.5 305.6 301.8 321.7Donne 219.0 195.7 177.5 189.7t. polmonare Uomini 94.5 97.4 95.8 97.8Donne 16.4 13.6 11.8 8.9t. fegato Uomini 14.0 15.0 38.4 35.9Donne 6.0 8.5 20.8 20.5Colon rettale uomini 34.4 26.4 27.2 23.6donne 31.4 26.4 21.2 29.0vescica Uomini 16.6 21.7 22.9 29.3Donne 3.8 4.2 Leucemia Uomini 10.1 10.1 8.3 13.1Donne 7.6 7.5 6.7 7.8sistema nervoso Uomini 6.2 7.1 8.5 7.6Donne 4.8 7.1 5.6 5.7leucemia e linfoma Uomini 17.9 28.2Donne 16.1 18.7prostata 23.7 21.6 20.1 25.8seno 38.7 32.4 30.3 35.6utero 11.1 12.5 12.1 9.1ovaie 9.6 7.0 5.9 4.1I dati sui tassi di mortalità per diversi tumori in tutta Italia messi a confronto con quelli della Campania e quelli di due aree specifiche: la ASL Na4,che copre parte della Campania ad est di Napoli (una popolazione di circa 550 000 persone) e il distretto 73 - una zona inclusa nella ASL Na4 che include la città di Nola e conta una popolazione di 250 000 persone.Tavola: tasso standardizzato di mortalità per ogni 100.000 abitanti.Mazza indica che i dati dimostrano un alto livello di tumoti al fegato, di leucemia e linfomi nella ASLNa4 messi a confronto con i tassi registrati in Campania e in tutta Italia. Nelle donne il quadro è molto simile a riguardo dei tumori del fegato, dei tumori al seno, al sistema nervoso e al rettocolon, e la leucemia e i linfomi sono più alti nel distretto 73 che nel resto della ASLNa 4. Mazza è convinto che ci sia un legame tra il livello di inquinamento causato dall'inadeguato controllo dei livelli di rifiuti, l'illegale sversamento dei rifiuti e l'alta incidenza di decessi per tumore in quella zona. Precedentemente l'Italia aveva alti tassi di incidenza e mortalità nelle regioni nord centrali del paese e più bassi nel sud. Dal 1980 diagnosi precoci e trattamenti hanno migliorato la sopravvivvenza e ridotto la mortalità per tumori in tutto il paese in generale. In verità, sottolinea Mazza questo trend generale non è stato riscontrato in Campania, e in particolare nella ASLNa4, dove la mortalità per tumori è continuata ad aumentare nel periodo tra il 1970 e 1974 e tra il 1995 e il 2000. 'sebbene l'incidenza e i tassi di mortalità per la maggior parte dei tumori nell'area intorno a Nola sono in generale ancora inferiori a quelli del nord d'Italia, l'andamento in aumento della mortalità sta riempiendo questo piccolo divario ed è molto preoccupante la mortalità molto maggiore da tumore del fegato, da leucemia e linfomi, dice Mazza. Tutti sono d'accordo che il legame tra lo sversamento dei rifiuti pericolosi e la mortalità per tumori necessita di esser studiato con urgenza. Vineis sottolinea che bisogna agire con cautela nel commetare i dati raccolti perchè mancano gli intervalli di tempo necessari 'penso che diversi studi epidemiologici potrebbero esser usati per identificare i legami tra inquinamento ambientale e tumori, ad esempio studi caso-controllo. La registrazione dei casi di tumori e studi in piccole aree sono un piccolo passo ma essi possono portare alla formulazioni di ipotesi, un gran lavoro che le confermi va poi effettuato, dice Vineis. Parodi aggiunge che l'attività del Registro Tumori va allargata a tutta la nazione come è accaduto per molti paesi del nord Europa, che vanno incoraggiati studi sia descrittivi che analitici. Mazza pensa, invece, che ci sia bisogno di misure più drastiche ' il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione Italiana, è seriamente compromesso nella provincia di Nola. Il Sistema Sanitario Nazionale deve attuare un programma di screening con analisi cliniche, chimiche, biochimiche e genetiche per valutare il rischio reale della popolazione in questo territorio' spiega il ricercatore. Mazza suggerisce che sarebbe opinabile che il governo dichiari lo stato di emergenza e se necessario mobilizzare le forze armate 'prima che Nola sia condannata a diventare un "area contaminata" e soffra le conseguenze socioeconomiche o perfino violente di una popolazione esasperata dalla crisi.'Bibliografia.1 Goldeberg Ms al-Homsi N. Goule L. Riberdy H. Incidence of cancer among persons living near a municipal solid waste landfill in Montreal ,Quebec. Arch Environ Health 1995 ;50 .416-242. Golderg Ms , Siemiatyck J, Dewar R,et al Risks of developing cancer relative to living near a municipal solid waste landfill in Montreal ,Quebec . Arch Environ Health 1999 54 :291-963.Comba P. Ascoli V. Belli S. et all. risk of soft tissue Sarcomas and residence in the neighbourhood of an incenerator of industrial waste Occup Envirom Med 2003 ; 60: 680-834. ParodiS,Baldi R. Benco C, et all. Lung cancer mortality in a discrict of La Spezia (italy) exposed to air pollution from industrial plants. Tumori 2004 ; 90:181 - 85Traduzione di Roberta Pavone dell'art. comparso su The Lancet Oncology 30 agosto2004
LE TRE ZANZARE
Favola politica
Raccolta dalla bocca di un Durito di Acerra
durante le veglie al presidio contro l'inceneritore
A cura di Rino M.
C'erano una volta tre zanzare. Scorazzavano libere, per quanto possano essere libere le zanzare; sfioravano i prati verdi, si nascondevano tra gli alberi ombrosi, sostavano lungo i cespugli di malva. Stavano assieme, e poiché possedevano caratteri molto diversi, non di rado si trovavano acremente a questionare. Continuavano però a girare tutte e tre tenendosi a vista, in unica formazione, fianco a fianco sotto il sole d'estate o ai primi freddi d'autunno. Nella cattiva stagione si rintanavano in minuscole buche, negli incavi del terreno odoroso, ad aspettare con lunghi silenzi il sole malandrino della primavera, un po' sbadigliando, un po' litigando.
Poi un giorno giunse un omone nel loro territorio, che prese le misure, portò i materiali e cominciò a fabbricare un enorme, tetro castello.
Ben sapevano le zanzare che gli uomini -e figurarsi poi gli omoni grandi e grossi!- tutto distruggevano di quanto per disgrazia incrociavano: campi, fiumi, alberi, fiori, bestie. Qualsiasi cosa. Modificavano i cicli naturali e la vita cambiava di sapore, finché, poco a poco, tutto moriva.
Discussero dunque fra loro. "Bisogna mandarlo via!" esclamava risolutamente la più impulsiva e litigiosa. "Sì, sì. Mandiamolo via!" faceva eco la più svampita, che s'accodava quasi sempre all'altra, affascinata dal sonoro tonante della voce. "Certo, è necessario mandarlo via. Ma bisogna trovare un modo e non sarà certo facile" principiava a riflettere senza strepito la terza zanzara, la più tranquilla. "Egli è forte, molto, molto più di noi. Prenderlo di petto non è certo possibile..." "Ma che forte e forte!" l'interrompeva con foga quella impulsiva. "Se tu hai paura, ci penso io. M'attacco al braccio e lo concio davvero per le feste: gli porterò via interamente il sangue!" "Sì, sì. Attacchiamoci al braccio e beviamolo tutto!" ridacchiava la zanzara svampita.
La più tranquilla cercava di spiegare pazientemente che non era quella la via, perché a stare appesi al braccio ci si rimettevano le alucce e anche il resto: "Non bisogna dargli l'agio di spiaccicare le sue manacce su di noi. E l'unica maniera è di pungerlo e scappare." "Scappare? Scappare? Ma quale scappare!" La voce della zanzara impulsiva vibrava d'indignazione. "Fuggi pure tu, io non mi staccherò di certo dalle sue carni. E vedremo chi resterà in piedi alla fine!" "Vedremo proprio quale piede resterà alla fine" s'associava gongolante la zanzara svanita, cercando di imitare la voce squillante dell'amica e indirizzando un nugolo di boccacce alla zanzara giudiziosa.
Si liberarono allora, con un violento strattone, della poveretta che cercava di trattenerle e di farle ragionare, e partirono di furia alla volta dell'omone. Questi se ne stava su una sdraio, con un respiro ampio e cavernoso. La zanzara ardimentosa, senza fare né ai e né bai, puntò dritto sul rettangolo di luce disegnato dal sole del meriggio giusto al di sopra della gamba scoperta dell'omone. Si fece largo tra i peli, s'empì d'aria i polmoni, s'attaccò alla cute, un dito scarso sopra il ginocchio, e azzannò con tutta l'energia che aveva in cuore.
L'omone dormiva sodo, travolto da un'epica sbronza. Nel profondo dell'incoscienza avvertiva soltanto un pizzicore lontano, simile al fondo dell'asprigno che gli ballava in corpo; per il piacere d'una tale memoria, si mise a russare più forte, col timbro d'un basso d'opera che stona. La zanzara, intanto, s'ingozzava d'un sangue cremoso e scuro, che inebriava e bruciava nella gola.
Appena fu sazia da non poterne più, s'arrestò ansante e s'avvide che la sua compagna si librava ancora nell'aria, timorosa d'avvicinarsi alla sdraio. Le fe' cenno d'accostarsi, poi la chiamò, poi strillò. E come comprese che quella persisteva a ronzare alla larga, presa da uno sdegno crescente la raggiunse ondeggiando, l'agguantò per il collo e la sgridò col tono tremendo che ha un sergente carogna quando strapazza il più tremebondo dei novellini: "Che storia e questa che tu non arrivi a mungere? Non sarà mica che hai creduto a quella femminuccia paurosa? Non vedi che costui non ha neppure il coraggio di muoversi? Non perdere tempo, alzati, vieni con me." E così dicendo trascinò la zanzara riottosa alla gamba scoperta; bruscamente la spinse ove già s'illividiva la pelle per il morso, poi, sacramentando, la pigiò per il capo finché non avvertì che anch'ella succhiava.
Il banchetto durò a lungo, fino all'imbrunire. E senza intoppi, che non fossero la pesantezza di stomaco e un sentimento vago di vertigine.
Immaginatevi il ritorno a casa: cantando a squarciagola entrarono nella buca della zanzara tranquilla e la coprirono di motteggi. "Sei una sciocca, buona a niente" le dicevano. "Ma quale scappare! Era a tal punto intimorito che neppure osava di muoversi. Così si fa. La prossima volta lo lasceremo morto stecchito." L'altra provava a ribattere: "Non vi fidate. Se è andata bene sarà dipeso da un qualche miracolo. Ma non vi fidate. L'unica è di mordere e scappare subito, lasciando stare il sangue." "Oh, questa poi! Lasciar perdere il sangue? E che gusto ci sarebbe a mordere?" "Che c'entra il gusto? Noi s'era detto chiaramente che la faccenda era di cacciarlo. Ma ora non capisco più perché vuoi morderlo. Per farlo andar via o per il sangue?" "Embhé? Non è forse la stessa cosa? Anzi è meglio, ché se gli leviamo il sangue quello addirittura muore." "Muore, muore" fece eco la zanzara svampita, con gli occhi chiusi e le labbra impastate d'ubriachezza.
La sera stessa la zanzara tranquilla si mise a spiegare quello che intendeva con l'espressione "mordi e fuggi". "Se lo mordiamo, e poi fuggiamo, e poi torniamo a mordere di nuovo, e così via, noi non gli faremo davvero trovar pace. In tal modo non potrà convincere neppure se stesso che la zona è tranquilla. I suoi amici non vorranno saperne d'avvicinarsi qui, ed ei si pentirà di esserci venuto. Alla fine dovrà decidere una volta per tutte cosa gli conviene: un castello da abitare da solo, con le zanzare sempre addosso? oppure andarsene da un'altra parte?" " E quanto tempo ci vorrebbe per un simile risultato?" " Beh, tempo ce ne vuole. D'altra parte, se riusciamo a far sapere che gli teniamo testa, forse potremo trovare aiuto anche da altri posti: certamente a tutte le zanzare conviene di scoraggiare gli uomini e i loro castelli. Così se altre seguono il nostro esempio e ci aiutano, magari pungendolo quando è in viaggio, o quando è da qualche familiare, o magari mettendoci qui tutte insieme a tempestarlo di morsi…" "Ma tu sogni!" l'interruppe sprezzante la zanzara temeraria. "E sogni inutilmente, perché tutto ciò non serve. Domani noi andremo e gli leveremo per sempre il sangue e la pelle. Se vuoi venire, buon per te. E se no, stammi lontano, che non posso dar retta alle femminucce!" "Le femminucce! Le femminucce!" cantilenava allegramente la zanzara svampita, che ancora si beava dello stordimento del pomeriggio.
Un serpente, che s'aggrovigliava tra i sassi con le orecchie sempre all'erta, inarcò lentamente il capo e sibilò: "E' vero, è una femminuccia senza fegato. All'omone bisogna dargli addosso e restarci attaccati. Se voi farete così vi darò una mano anch'io. Sapete bene com'è potente il mio veleno." Le zanzare sobbalzarono a quella voce e ancor più all'ultimo cenno. Non s'aspettavano che fosse arrivato così vicino, il serpente, col suo micidiale veleno. Di lui avevano un'antica, tenacissima ripulsa. "Non gli dovete dare mai ascolto" raccomandavano continuamente i genitori e, prima di loro, i nonni e i genitori dei nonni. "Il serpente avvelena tutto ciò che avvicina e cerca di mettersi nello stomaco tutto ciò che si muove."
Volarono allora quanto più in alto poterono; da lassù rifiutarono l'aiuto. "Non accettiamo la vostra offerta" dichiarò la più giudiziosa, che era tranquilla ma sapeva dire chiaramente pane al pane e vino al vino. "Voi ci aiutereste solo per convenienza, per tenerci poi al vostro servizio: che so, come vedette o guardiani che perlustrino per voi il terreno e vi diano da acchiappare le prede indifese. No, grazie. Non vogliamo ridurci all'infamia." "E poi non ci serve aiuto. Per l'omone basto solo io!" confermò sbrigativamente la temeraria. "Dicono di no, le avete pur sentite" concluse conciliante la zanzara svampita, timorosa in cuor suo che le altre, anche la temeraria, avessero passato il segno dell'educazione e della prudenza. "Fate un po' come volete" disse alfine il serpente, augurandosi fra sé che l'omone le schiacciasse in un colpo solo.
L'indomani partirono tutte e tre. La zanzara tranquilla scongiurava le compagne di fermarsi, di fare un piano, di mordere e fuggire rapidamente. Ma le altre non le badavano. Giunsero dove era l'omone. Strizzando l'occhio alla compagna, la zanzara temeraria cedette il passo alla zanzara tranquilla: "Facci vedere tu, come si fa." Il tono era dichiaratamente di scherno, ma la zanzara paziente pensò che forse poteva aggiustare le cose. Si mise perciò d'impegno: volteggiò nell'aria, inquadrò l'omone, s'abbassò velocemente in picchiata, lo prese sul braccio, morse, fuggì. Un'imprecazione terribile l'inseguì per l'aria. L'omone si teneva indispettito più che mai. S'era destato, infatti, col gonfiore al ginocchio ed una voglia di prurito che non gli dava tregua. Il nuovo morso l'esasperò. Sembrava un ossesso perché si dava grandi paccate sul braccio e se lo strofinava vigorosamente tra maledizioni e bestemmie.
Appena si ritrovarono al riparo d'una foglia, la zanzara tranquilla col viso illuminato disse: "Avete visto? Se siamo veloci non riesce a colpirci." "E' vero" convenne la svampita. Ma la zanzara temeraria, che in quel precipitoso "è vero" aveva inteso un avvio di incrinatura, alzò subito la voce: "Bella prodezza! E a che serve morderlo se non gli porti via il sangue? Questa è una stupidaggine!" Poi guardò con severità la svampita, che abbassava confusa la testa, e tuonò nuovamente: "Una stupidaggine!"
Invano la zanzara tranquilla cercò di spiegare l'utilità del "mordi e fuggi"; invano parlò del fastidio che in tal maniera si dava e dell'esempio che si suscitava. La temeraria non voleva sentire ragioni e sempre più aspramente urlava nelle orecchie della svampita, la quale oramai non sapeva da che parte voltarsi. Alla fine la temeraria, con un gesto che non ammetteva repliche e un secco: "Andiamo, sbrigati!", s'involò verso il castello in costruzione. Un po' tentennante la svampita la seguì. La zanzara giudiziosa le richiamava indietro, ma senza risultato: esse già si slanciavano verso l'omone che continuava a toccarsi il braccio e a grattarsi la gamba.
La temeraria si tuffò sulla spalla del colosso, l'altra atterrò opportunamente sul calcagno. Morsero e cominciarono a succhiare: con voracità la prima, timidamente la seconda. L'omone cacciò un grido rabbioso e si diede una prima pacca sulle spalle. Non la prese. Se ne diede una seconda e la sfiorò appena. La zanzara temeraria vedeva con la coda dell'occhio l'agitarsi della manona, ma il sangue che le traboccava in gola non la faceva neppure ragionare. "Ti concio io per le feste!" riusciva a malapena a pensare. Con un ruggito, al terzo tentativo, la mano dell'omone le fu addosso in tutta la sua enormità. La spiaccicò di piatto, completamente, senza che avesse neppure il tempo di dire "mamma mia!"
La svampita intanto, che mordeva e succhiava dabbasso sul calcagno, non s'era accorta di nulla. Il sangue la consegnava ad un effetto dolce di stordimento, rallentandone i riflessi. Ma la zanzara tranquilla, che volteggiava torcendosi disperatamente le mani, colse a tempo il movimento dell'omone. Guizzò rapida, raggiunse il calcagno e strappò via, di peso, la svampita, proprio all'istante in cui due manone s'abbattevano sul punto del morso. Poi, tirandosi a fatica la compagna, riuscì a sgusciare chissà come dai pugni crudeli, che tagliavano l'aria ad afferrarle.
Fu un giorno tristissimo di dolore. La svampita specialmente non si dava pace: piangeva, si strappava i capelli, si rotolava per terra. L'altra la confortava e si sforzava di non cedere al pianto. "Se avessi insistito di più" si diceva con l'animo gonfio. "Se avessi insistito di più…"
Con la notte si fece nuovamente vivo il serpente: "Belle amiche, che siete. E' morta la più coraggiosa, e voi ve ne state a far niente! Che aspettate a vendicarla? Andategli addosso e, mentre sarà occupato con voi, io lo morderò al piede." Il sibilo del serpente suonava suadente all'orecchio della svampita. E anche la zanzara giudiziosa prese a rimuginarne le parole.
"Sì, hai ragione, hai proprio ragione!" gridò con una voce nuova la zanzara svampita. Non c'era più incertezza nei suoi gesti. "Dimmi come devo fare!" Il serpente sorrise: "Devi andare addosso all'omone, attaccarti al suo viso e non lasciarlo più. Al resto penserò io." La zanzara tranquilla, a sentir parlar così, si scosse dal mutismo, s'avvicinò al serpente e con ira gli disse: "Vattene via. Abbiamo già un lutto. Non darcene altri. Attaccarsi al viso dell'omone significa morire."
"Allora non volete far niente di niente!" insinuò il serpente. "Non è vero. Faremo come avremmo dovuto fare dall'inizio: mordi e fuggi. E lo cacceremo via di qua. Lo faremo per noi, per i nostri figli. E lo faremo anche per la nostra povera compagna."


A QUESTO PUNTO IL RACCONTO PUO' PROCEDERE IN DIVERSI MODI.
DECIDA IL LETTORE QUALE DEI SEGUENTI FINALI RISULTI IL PIU' ADATTO A CONLUDERE LA STORIA.



"Dì piuttosto che hai paura. Avete paura, avete proprio paura. Tutte e due" disse perfidamente il serpente. "Io non ho paura" urlò con gli occhi spiritati la zanzara svampita. "Era la mia amica, la mia più cara amica. La vendicherò. La vendicherò eccome!"
Non ci fu proprio niente da fare. La zanzara tranquilla tentò l'impossibile per fermarla, ma ella andò via col serpente, che sorrideva come non mai. Il giorno dopo alla zanzara tranquilla, che non aveva chiuso occhio per tutto il tempo, arrivò la notizia che temeva: la sua povera compagna era rimasta spiaccicata sul viso dell'omone, sotto uno schiaffo gigantesco, che aveva gonfiato l'intera faccia. Il serpente se l'era invece cavata, anche perché, al momento di intervenire, la vista dei denti aguzzi di un erpice in mano all'omone l'aveva portato a più matura riflessione. Tanto, con il castello egli poteva benissimo conviverci: l'uomo sopra, e lui sottoterra. Chi glielo faceva fare di arrischiar la pelle?
La zanzara tranquilla restò così immobile, a fissare un punto che solo lei vedeva. Che fare? Che fare adesso che era rimasta sola? Ripigliare a lottare per scacciare l'omone? E poi? Aveva senso sopravvivere alle compagne? E allora? Buttarsi addosso al gigante, succhiarlo e aspettare la stessa mazzata delle altre? Morir così?
Rimase a lungo in tal maniera, gli occhi fissi, senza veder nulla. Poi lentamente si scosse, raccolse i suoi stracci e se ne andò per sempre lontano. L'ultima cosa che vide, girando il capo tra le nuvole basse dell'orizzonte, fu il serpente: si stiracchiava beato dentro i detriti accumulati dall'omone sul bordo di un dirupo, ad un tiro di schioppo dal castello che s'andava costruendo.
Secondo finale
"Dì piuttosto che hai paura. Avete paura, avete proprio paura. Tutte e due" disse perfidamente il serpente. "Pensala come vuoi, noi non ci faremo incantare dalle tue chiacchiere." "Parla per te" intervenne nervosamente la svampita. "Parla per te. Io non ci sto a non far nulla." "Non far nulla? E chi dice di non far nulla? Adopereremo la tattica del "mordi e fuggi". Solo così forse potremo vincere." "Forse… Forse…" le fece il verso il serpente. "Neppure sai come andrà a finire, e vuoi decidere per gli altri." "Io non decido per nessuno" ribatté piccata la zanzara tranquilla. "Dico solo che non c'è altro modo." Il serpente tagliò corto: "Basta. Vieni con me o resti con questa femminuccia paurosa?" La zanzara svampita non se lo fece ripetere e s'incamminò dietro il serpente. Anche la zanzara tranquilla tenne loro dietro, supplicando invano la compagna di ripensarci e di non mettersi alla coda del serpente.
Arrivati dall'omone, il serpente diede rapidamente le disposizioni: "Tu attaccati al viso. E se anche tu vuoi far qualcosa -aggiunse volgendosi alla zanzara tranquilla, che se ne stava sconsolata in disparte- devi agir come lei."
La svampita eseguì a puntino le istruzioni: s'attaccò al viso dell'omone e prese a succhiare. Il serpente intanto s'avvicinava alla gamba. L'omone avvertì la puntura e vide ad un tempo il serpente davanti a sé. Con l'erpice lo bloccò a terra. "Pietà! Pietà!" sibilò il serpente, che non riusciva a sgusciare dalla pressione dell'erpice. L'omone s'accovacciò, lo guardò e disse ad alta voce: "Guarda, guarda! Un serpente velenoso. E' buono per cacciare i topi e gli insetti attorno al castello. Sta sicuro amico. Tu mi servi. Ti lascerò andare a far buona caccia nel mio giardino." Il serpente a udir queste parole riprese pian piano il colorito e non la finiva più di scappellarsi. L'omone allora allentò la presa e il serpente lestamente s'insinuò tra i sassi.
La zanzara giudiziosa aveva visto e inteso tutto. Guardò la sua povera compagna, ferma sul viso dell'omone e guardò con tutto il disprezzo del mondo la coda del serpente che s'allontanava a balzoni. Fece un sospiro lunghissimo e raggiunse l'amica che succhiava alla disperata.
Lo schiaffo le prese entrambe. "Toh, erano in due" disse l'omone guardando le due macchie informi nel palmo della mano.
Terzo finale
"Dì piuttosto che hai paura. Avete paura, avete proprio paura. Tutte e due" disse perfidamente il serpente. Ma alla zanzara giudiziosa s'era svuotata ormai la pazienza: "Vattene ora, che non ne possiamo più della tua presenza!" Il serpente ancora sperava nell'altra, e però la svampita pareva aver consumato tutta la voglia di vendetta: le era venuta l'immagine della compagna spiaccicata e non ce la faceva più a trattener le lagrime. La compagna la prese delicatamente per una mano e la portò via, lontano dal serpente e dalle sue urla di derisione.
Poi spiegò con calma ancora una volta quel che s'aveva da fare. La convinse.
Da quel giorno l'omone fu continuamente bersagliato dai morsi. Si dava schiaffi su schiaffi, ma non riusciva a prendere le zanzare perché esse non si fermavano a succhiare: mordevano e scappavano. E parimenti accadeva a quelli che venivano a trovarlo, sicché dopo un po' nessuno si recò più da lui.
S'aggirava così solo per il castello, maledicendo il luogo e il tempo. Ma accadeva ancor di più: siccome s'era diffusa la voce della battaglia a colpi di morsi, anche altrove le zanzare s'organizzavano in simil modo, martirizzando altri omoni suoi amici. Questi, alla fine, non ne potettero più e andarono al castello in ambasceria: "Devi deciderti. Le zanzare non ti danno tregua; e non danno tregua neppure a noi. Abbiamo stabilito di andare in un posto dove nessuno possa tormentarci così. Che farai tu?"
L'omone tergiversava, ma ogni giorno portava il peggio.
Certo, anche le zanzare non se la passavano bene: ogni giorno non solo rischiavano la pelle, ma dovevano sopportare i sarcasmi del serpente. "Belle prodezze" diceva loro. "Il castello è quasi ultimato e l'omone sta sempre là. A che servono i morsi?"
Quando la compagna si scoraggiava la zanzara giudiziosa rispiegava da capo. E quando si scoraggiava ella stessa, si dava animo in silenzio e non lo dava a vedere.
Alla fine la costanza fu premiata. L'omone chiuse il castello e andò via.
Che festa quel giorno! Tutti gli animali vennero a congratularsi con le zanzare, che non si tenevano più dalla gioia. Solo il serpente non era contento e a tutti cercava di dire che va beh, l'omone se ne era andato; ma mica per i morsi! E poi, vuoi mettere il tempo che c'è voluto? Se avessero fatto come diceva lui, in quattro e quattro otto lo avrebbero steso per sempre…
Così diceva il serpente. Ma poiché nessuno gli badava, si costrinse in ultimo a lamentarsi con i sassi. Ma pure quelli lo lasciavano dire indifferenti.
La rabbia di un’intera cittàdi Espedito Marletta, sindaco di Acerra

Non credevamo davvero che la mobilitazione gigantesca delle forze dell'ordine sbandierata ai quattro venti dal ministro Pisanu in questi giorni potesse riguardare anche Acerra. Ed invece è stato proprio così. Un migliaio di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno bloccato l'intera area destinata alla costruzione del famigerato megainceneritore, da un anno e mezzo oggetto di un braccio di ferro durissimo tra la popolazione locale ed il commissariato straordinario all'emergenza rifiuti della Campania. Una mattinata intera di tensione, di picchetti, di blocco del cantiere, fino all'aggressione conclusiva che ha portato al fermo di decine di manifestanti con l'accusa di resistenza alle forze dell'ordine. La situazione resta tesissima; né il rilascio dei fermati nel pomeriggio ha affievolito la rabbia di un'intera città. Acerra si vede non soltanto minacciata nel suo diritto alla salute e all'integrità del territorio, ma si scopre anche calpestata nella propria dignità
Espedito Marletta, sindaco di Acerra, e il senatore del Prc Tommaso Sodano

. In gioco, infatti, non è solamente la questione dell'inceneritore, col suo corredo di diossina e veleni, ma lo stesso principio democratico. La comunità acerrana si è sempre espressa con chiarezza, da ultimo con le stesse elezioni amministrative del 12 giugno, contro la costruzione del megainceneritore. Questo intervento militare dimostra che il commissario straordinario Catenacci ed il governo che lo sostiene non tengono in alcun conto la volontà popolare e il pronunciamento degli enti locali. Eppure c'erano, e ci sono, tantissime buone ragioni per evitare una precipitazione sciagurata della vicenda, dal momento che la stessa magistratura ha messo sotto inchiesta il contratto con la Fibe, la società aggiudicatrice dell'appalto, per varie e manifeste inadempienze. E' d'altronde è ancora in corso la valutazione d'impatto ambientale, procedura prevista dalla legge e mai finora attuata. In tale situazione, la scelta governativa di arrivare al fatto compiuto e di rompere gli indugi con un schieramento inaudito di polizia toglie ai cittadini di Acerra qualsiasi fiducia sulla ragionevolezza del commissario Catenacci e dei vari ministri che nel corso dell'ultimo anno pure avevano ammesso come gli acerrani avessero ragione. Cosa dicono ora il ministro Alemanno, il ministro Mattioli, il presidente della commissione ambiente della Camera Paolo Russo? Essi che avevano avuto modo di constatare di persona quanto il nostro territorio fosse già stato sfregiato ed avvelenato finanche nelle falde acquifere, nonchè martoriato da un'altissima incidenza di tumori? Acerra non si aspetta da loro nessun aiuto. Sappiamo che dovremo contare solo sulle nostre forze, sull'aiuto delle comunità vicine e sul sostegno di quanti hanno a cuore la salvaguardia della democrazia, oltre che i diritti dell'ambiente e la salute dei cittadini. Se la Fibe, il commissariato straordinario ed il governo pensano che si tratti di forze da poco, avranno modo e tempo per ricredersi. foto di Roberto Malinconico



E' una questione di democrazia


Tutta questa polizia, il territorio presidiato militarmente: come considera tutta questa situazione? In questi giorni stiamo assistendo ad un attacco vero e proprio alla democrazia. Un atto di una tale gravità verso un'intera collettività che chiede tutela e rispetto per un territorio fin troppo martoriato.E' un'aggressione ad una città fatta premeditatamente e con colpevole volontà di ferirne ulteriormente l'anima: sono venuti di notte; non hanno dato comunicazione al sindaco; sono venuti con oltre mille uomini, decisi ad imporre militarmente una volontà che è ben lontana dall'idea di città che Acerra ha deciso per il proprio futuro sviluppo urbanistico e sociale.Hanno seppellito la democrazia in un territorio dove i poteri cammorristici (spesso collusi con con i poteri forti della politica e dell'economia) già hanno provato questa comunità che chiede riscatto e rilancio del territorio. Loro hanno impedito addirittura l'accesso al sito al sindaco.Sono stati sordi ad ogni nostra richiesta. Ne Catenacci, nè il Viminale si sono impegnati più di tanto per impedire che si arrivasse allo scontro. E l'incontro in Prefettura del 18 agosto? Un nulla di fatto. Il sindaco ed il consiglio comunale di Acerra, unanime ha chiesto l'impegno per una nuova indagine di impatto ambientale e la sospensione dei lavori fino alla stesura della nuova perizia. E' stato chiesto l'inserimento nel nucleo di valutazione anche di esperti indicati dal comune.
E' stata chiesta una spiegazione della violenza sulla popolazione che protestava. Nulla è stato modificato, nulla è stato assicurato se non che i lavori proseguiranno. C'è ancora margine per una ripresa del dialogo istituzionale con il governo? Adesso stiamo ricevendo tantissime telefonate. Ma credo che permanendo la militarizzazione del territorio e senza un blocco immediato del cantiere non è possibile riaprire il dialogo. Cosa si farà ora?La lotta continua; siamo convinti che le ragioni del movimento alla fine vinceranno perché non potranno, davanti alla valutazione di impatto ambientale, non prendere atto del fatto che ad Acerra è impossibile costruire un inceneritore. Cosa lascia pensare che l'inceneritore non sarà fatto?Innanzitutto la determinazione di questa città che vuole poter scegliere il proprio futuro. Ma anche praticamente alcuni episodi che stanno creando le premesse per chiedere una rescissione del contratto con la FIBE stipulato con la Regione Campania. Motivo? La piena inaffidabilità della FIBE a fare fronte all'emergenza rifiuti in Campania a fronte di un contratto truffa che io stesso ho denunciato nel 2003.Può essere più chiaro, senatore Sodano?Chiara è l'ordinanza di sequestro dei 7 impianti di CDR della Campania emessa dalla Procura di Napoli, notificata alla FIBE il 19 agosto ed esecutiva dal 24 agosto.La FIBE era stata invitata ad adeguare gli impianti di CDR in un tempo di 80gg e sotto cauzione di 25.000.000 di euro a garanzia. Ad oggi nulla o quasi di quello richiesto è stato fatto e ciò ha portato all'ordinanza della Procura di Napoli. Le ecoballe sono rifiuti "tal quale" e non rifiuti da CDR: questa è la vera preoccupazione della gente di Acerra che, a ragione, pensa che nell'inceneritore sarà bruciato di tutto.Le prospettive?Continuerà l'emergenza rifiuti per il prossimo futuro. Ma bisogna prendere atto che questo piano per fronteggiare la questione dello smaltimento dei rifiuti è fallito. Si deve pensare ad un nuovo piano che contempli rispetto per l'ambiente ed educazione al riciclo dei rifiuti. Per l'immediato, per fronteggiare l'emergenza continuare ad inviare rifiuti fuori regione addebitando i costi a chi ha la responsabilità di questa situazione, FIBE in primo luogo. Occorrerà, in attesa del nuovo piano, utilizzare le discariche controllate (quelle di supporto agli impianti di CDR).Questa lotta si può vincere.
Una domenica bestiale!!!
Di Josè Louis Ianniello
È la solita storia, una manifestazione pacifica, l'ordine pubblico a difesa, non del cittadino ma del più forte, le provocazioni e gli scontri, esagerata e senza proporzione la risposta delle forze dell'ordine. Domenica 29 agosto ad Acerra abbiamo assistito al solito, almeno per i partecipanti, atto ritorsivo contro chi non accetta le decisioni dall'alto in silenzio. Poi l'opinione pubblica che parla dei soliti facinorosi, dei noglobal, e di tutti i "terroristi" che puntualmente attaccano lo stato, senza che ci siano le giuste motivazioni.
Domenica ad Acerra, non abbiamo assistito a niente di nuovo, nè il lancio di lacrimogeni sulla folla, che camminava, per la stragrande maggioranza, inconsapevole delle provocazioni da parte delle forze dell'"ordine", e che sono andate nel panico perché non erano pronti all'accaduto, né agli scontri che ci sono stati in seguito.
La manifestazione, che ha visto in strada secondo gli organizzatori più di 20000 persone, si è mossa per le strade di Acerra, con un apparente calma. La "tecnica" delle nostre forze dell' ordine e vecchia, al primo "malessere" della folla si sparano lacrimogeni, al Cs (ortoclorobenzilmalonitrile) per creare caos. Questi famigerati lacrimogeni, secondo degli studi, ipotizza conseguenze a lungo termine sulle salute, come formazioni tumorali, malattie dell'apparato riproduttivo e dell'apparato respiratorio" dovute all'esposizione al Cs. Altre ricerche parlano di effetti cancerogeni e alterazioni cromosomiche, queste ultime dimostrate da sperimentazioni in vitro su cellule di mammiferi, i nostri "cari" guardiani dell' ordine non si sono fatti troppi scrupoli nello sparare, sulla folla che contava anche di bambini, alcuni anche nelle passeggini , donne, anziani e tanti uomini. A quel punto, il più era fatto, la scintilla è diventato subito un incendio, con gli scontri in cui ancora una volta c'è un punto che mi lascia interdetto. Ma la polizia, i carabinieri e la guardia di finanza qual'è il loro compito in queste situazione? Non dovrebbero garantire l'ordine pubblico? Perché si difende un bene materiale a discapito delle persone e della collettività?
Ormai viviamo in una realtà in cui il dissenso, l'opinione contraria non è consentita pubblicamente, ci sono continui processi verso compagni, che hanno alzato la loro voce più di altri. Non è solo un problema di disordine, di scontri, ma soprattutto si vogliono far tacere l'idee contro, chi alza la voce deve essere zittito o con le buone o con cattive. Non è esagerato parlare di regime, la lotta viene sempre di più demonizzata, l'obiettivo e farci stare tutti in riga e in silenzio. Continuiamo a stare vicino alla gente di Acerra e a quanti si stanno impegnando nella lotta contro il termo- valorizzatore, ma soprattutto continuiamo a lottare contro ogni forma di repressione e prevaricazione contro i più deboli.

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