lunedi, 31 Marzo 2003 -------------------------------------------------------------------------------- Baghdad: undicesima notte di bombardamenti
Quattro esplosioni, fortissime: ed un incendio che ha rischiarato la notte irachena. L'attacco dell'una, ora di Baghdad, è arrivato di sorpresa, non segnalato dalle sirene, né è entrata in azione la contraerea. Solo, d'improvviso, il rumore delle esplosioni, di rara potenza, nell'immediata periferia meridionale ed in una zona più centrale. E poi, il rombo degli aerei che se ne andavano. L'undicesima notte di guerra era già stata scossa da una trentina di esplosioni, meno potenti, un'ora e mezza prima. Il crescendo dell'offensiva anglo-americana è evidente, e quello che temono a Baghdad è che quello del sabato notte non sia stato ancora il culmine. --------------------------------------------------------------------------------
E' in un posto di blocco vicino alla città santa sciita di Najaf che un kamikaze iracheno ha ucciso quattro soldati statunitensi. E' il primo attacco di questo genere e per molti non sarà l'ultimo. Il monito arriva direttamente dal vice presidente iracheno Yassin Ramadan: "Questo è solo l'inizio. Non avete visto niente. Gli iracheni accoglieranno questi bastardi come meritano".Il kamikaze era un ufficiale dell'esercito iracheno già insignito da Saddam di due medaglie al valore. Prima una resistenza inaspettata, ora gli attacchi suicidi: per la coalizione angloamericana è tempo di cambiare strategia? Apparentemente no. "Ci sarà qualche aggistamento -ha detto un portavoce del Pentagono- ma le tattiche non cambieranno. Faremo solo in modo da rendere meno vulnerabili i nostri uomini ai posti di controllo".Le vittime della coalizione, i civili iracheni uccisi, le sbavature delle bombe "intelligenti", fanno montare le polemiche. Il bersaglio è Donald Rumsfeld. Il segretario alla difesa americano secondo la stampa Usa avrebbe a piú riprese respinto i consigli degli strateghi del pentagono e del generale Tommy Franks che chiedevano piú uomini e piú tempo prima di agire. -------------------------------------------------------------------------------- Nassiriya: snodo strategico, ancora fuori controllo
Nassiriya è stata, ancora nella giornata di ieri, teatro di una cruenta battaglia: gli elicotteri Cobra hanno bersagliato alcune postazioni irachene, all'interno di edifici nel centro della città sull'Eufrate. Nassiryia, nell'Iraq meridionale, è a nord di Bassora, ed è la città che ha offerto finora la più strenua resistenza alle truppe di terra anglo-americane, che hanno passato l'Eufrate qualche chilometro più in là ma non possono permettersi di lasciarsi alle spalle, ora, una città completamente fuori controllo. È in effetti uno snodo strategico, che rischia di tagliare il cordone ombelicale che unisce le truppe in rapida avanzata verso Baghdad alle basi kuwaitiane ed ai convogli che, più lentamente, trasportano i rifornimenti (ed i rinforzi) da sud verso nord. Secondo voci non confermate, la testa di ponte si sarebbe fermata, in attesa di un consolidamento della situazione a sud. -------------------------------------------------------------------------------- Bassora: ancora in mani irachene, anglo-americani sperano nella rivolta
Non c'è fretta per prendere Bassora. Ed intanto, si attaccano le sedi ed i simboli del potere nella città meridionale: questo, secondo i portavoce anglo-americani, era un palazzo del partito Baath, dove si trovavano in riunione circa 200 fedayn, i miliziani più fedeli a Saddam. È stato colpito dai missili a guida laser, lanciati da due F15 e capaci di esplodere solo dopo essere penetrati nell'edificio-bersaglio. Dei duecento fedayn, nessuno ne sarebbe uscito vivo. La televisione qatariota Al Jazira, la più seguita nel mondo arabo e l'unica ad avere una troupe all'interno di Bassora, dice che si trattava piuttosto, o anche, di un luogo di culto. Parla di 22 morti e sessantotto feriti, citando fonti ufficiali irachene, e mostra i feriti in ospedale. Si sa che si tratta dell'ospedale di Bassora e che i ragazzini non sono né Fedayn né membri del partito di Saddam. Naturalmente, però, non è certo che siano vittime dei missili sparati ieri su Bassora, vedete la città nella cartina. In città sono entrati anche due carri armati britannici, hanno distrutto altrettante statue di Saddam e se ne sono andati. Per ora il centro città resta in mano irachena, ma gli anglo-americani hanno voluto dimostrare che possono entrare quando vogliono. Sperano in un sollevamento della popolazione sciita, che però non si fida.
Domenica, 30 Marzo 2003 ------------------------------------------ Ratrellamenti intorno Bassora alla ricerca di membri del Baath: 13 arresti
Mantenere il controllo intorno Bassora vuol dire passare al setaccio ogni possibile focolaio di resistenza. I marines britannici del quarantaduesimo gruppo Commando compiono un rastrellamento nelle case dei membri del partito di Saddam Hussein. Anche quando non si spara regnano violenza e tensione. Gridare ordini in inglese non serve a farsi capire, ma a disorientare e intimorire.Tredici arresti, numerose granate requisite, quattro iracheni feriti è il bilancio di una mattinata di perquisizioni L'obiettivo resta quello di convincere gli iracheni ad arrendersi, ma anche gli sciiti di Bassora che meno amano Saddam Hussein indugiano a credere alla missione liberatrice di un esercito straniero che ha portato la guerra in Iraq. -------------------------------------------------------------------------------- Passano al setaccio ogni metro del deserto kuwaitiano gli uomini della Royal Marines...
Sono alla ricerca della base da cui sarebbe stato lanciato il missile che, intorno alle 23.45 di venerdí, è caduto nel parcheggio di un grande centro commerciale di Kuwait City... 16"Gli uomini della terza brigata stanziati nell'emirato con un reggimento artiglieria e 4mila unità di suppurto impiegano elicotteri e hovercrafts...Ardua impresa: il deserto a sud di Bássora è un altro nemico... 29" SOTIl maggiore Bill O'Dennel spiega che la ricercasi estende in una porzione molto vasta di deserto... "Fa parte della tattica dell'esercito iracheno - aggiunge - designare postazioni particolari in zone impervie per noi estremamanete difficili da individuare" .. . . .. . .. . . .. .. . 44"Già nel primo giorno di guerra la reazione irachena non si era fatta attendere quando una decina di scud erano stati lanciati, senza conseguenze, contro le postazioni angloamericane intorno a Kuwait City.. Venerdí l'esplosione che ha scosso la capitale dell'emirato...Un altro fronte da disinnescare... -------------------------------------------------------------------------------- I curdi al fianco degli Usa consolidano le loro posizioni nel nord dell'Iraq
Le bombe americane piovono sulle postazioni irachene in cima alle colline del nord del paese. I soldati tentano di mettersi in salvo scappando nei rifugi. I bombardamenti coprono l'avanzata dei combattenti peshmerga curdi alleati di Washington. L'esercito iracheno avrebbe indietreggiato per concentrarsi nella difesa di Kirkuk, che insieme a Mossul è la più importante località petrolifera del nord Si sono udite almeno cinque esplosioni anche nella cittadina di Chamchamal, controllata dai curdi. Ma gli sporadicitiri dell'esercito di Bagdad non contrastano il consolidamento delle posizioni dei peshmerga che sono accompagnati da piccole unità delle forze speciali statunitensi. -------------------------------------------------------------------------------- Kurdistan: l'avanzata dei Peshmerga
Nella parte orientale della regione curda, quella più vicina al confine iraniano, sono impegnati contro un gruppo islamico i peshmerga, cioè il braccio armato dell'Unione Patriottica del Kurdistan, una delle due principali fazioni curde irachene. Nel villaggio di Biara, nelle immagini, si sono verificati combattimenti molto intensi. Aiutati dalle forze speciali americane, i peshmerga dicono di aver ucciso 35 miliziani di Ansar al Islam, gruppo che si ritiene legato ad Al Qaida. La cifra dei morti è stata poi corretta da un alto responsabile americano in 130, ai quali si aggiungono tre caduti tra i Peshmerga. Ansar al Islam, la cui zona di influenza si estende in una regione limitata, tra la città curda di Halabja ed il confine iracheno, avrebbe perso il controllo di una serie di villaggi, ora controllati dai Peshmerga, mentre in mano agli americani sarebbe finita una nutrita documentazione, la cui natura resta per ora imprecisata. --------------------------------------------------------------------------------
Restano solo due pozzi in fiamme nel sud dell'Iraq, ma ci vorranno mesi per ritornare a pompare petrolio nella regione. Almeno stando agli esperti che stanno passando al setaccio i quasi 800 pozzi della zona alla ricerca di esplosivi.Tecnici e soldati avrebbero messo in sicurezza un tratto di circa 80 chilometri intorno a Rumaila, principale giacimento del sud iracheno.Le forze angloamericane intendono rimettere in moto al piú presto anche la raffineria di Bassora, una delle tre del paese: anche questa sarebbe ormai sicura. Larry Flak, tra gli esperti, spiega che tutto al momento sta andando per il verso giusto. "E' strano -dice- non siamo abituati a lavorare con i soldati di guardia, ma nessuno ha sparato, non ci sono state esplosioni. E' tutto in ordine".La situazione è ben diversa dalla prima guerra del Golfo, quando i pozzi dati alle fiamme furono centinaia. Eppure, per ogni incendio domato, il timore di nuovi roghi resta dietro l'angolo. -------------------------------------------------------------------------------- Acqua per l'Iraq del sud
A Safwan, vicino al confine con il Kuwait, gli abitanti non hanno da bere dal 21 marzo, il secondo giorno di guerra. Anche qui le truppe britanniche e gli operatori della Croce Rossa Internazionale hanno distribuito i rifornimenti. Piú organismi evidenziano il rischio di disastro umanitario: la Croce Rossa teme epidemie di colera, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, 400 mila persone sono a rischio. Gli iracheni accettano gli aiuti, ma non risparmiano critiche contro britannici e statunitensi: "Penso che Saddam Hussein resterà a Baghdad -dice un giovane iracheno- e che l'esercito di Bush, distrutto, sarà costretto ad andarsene. Se abbiamo un problema con il nostro regime, siamo noi a dovercene occupare".Nel porto di Umm Qasr è ormeggiata da venerdí la prima nave britannica con tonnellate di cibo, acqua e medicine destinate alla popolazione. La situaizone piú critica attualmente è a Bassora, dove l'assedio delle truppe angloamericane non consente l'ingresso di rifornimenti. -------------------------------------------------------------------------------- I morti alleati: 36 americani, 23 britannici
C'è il tempo anche per una messa: l'ha officiata il cappellano della marina americana, di sabato perché nessuno sa cosa succederà oggi, e se ci sarà il tempo di ricordare i compagni morti. Trentasei gli americani morti nei primi dieci giorni del conflitto, ai quali si aggiungono diciassette dispersi e sette fatti prigionieri dagli iracheni. A Winslow, nel Maine, un ufficiale dei marines ha consegnato la bandiera a stelle e strisce, ripiegata, alla madre del maggiore Aubin, morto nello schianto del suo elicottero durante la tempesta di sabbia di due giorni fa. La cerimonia, senza la presenza di un feretro, si è svolta nella chiesa di San Giovanni battista. Fuori, un picchetto d'onore ha salutato con ventuno salve la memoria dell'ufficiale. Il rientro delle salme dei militari americani non viene mostrato alla stampa, così come, nella gran parte dei casi, viene chiesto alle famiglie di non presenziare a funzioni o altre cerimonie. Al contrario di quanto avvenuto in Gran Bretagna, dove i primi dieci corpi, sbarcati da un c-130 alla base di Brize Norton, sono stati accolti con una cerimonia ufficiale, alla presenza del ministro della difesa e del principe Andrea. Sono ventitré i militari britannici deceduti nei primi dieci giorni del conflitto. Dieci giorni di guerra, dieci giorni di manifestazioni per la pace
Sabato a Boston decine di migliaia di americani sono scesi in piazza: per alcuni storici locali è la piú grande manifestazione degli ultimi 30 anni.Tra i manifestanti, il padre di un marine inviato in Iraq spiega che gli statunitensi sostengono le proprie truppe, ma non la decisione politica a monte, che potrebbe portare a numerose altre guerre".Anche a Londra un migliaio di pacifisti hanno detto no alla guerra insieme a numerose comunità arabe.Cortei anche in varie città italiane: a Torino tensioni e scontri tra polizia e manifestanti.Mobilitazione anche a Varsavia e a Parigi, dove si sono radunate 25 mila persone. Il doppio hanno attraversato le strade di Berlino. Ma le marce si sono tenute anche in Grecia, in Medioriente, in Pakistan, Spagna, Libano, Corea, Russia e Cina. Domenica nuove proteste. --------------------------------------------------------------------------------
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Sabato, 29 Marzo 2003 A sud di Nassiryia si riarmano gli elicotteri in attesa dei rinforzi
I soldati statunitensi lo chiamano "viale delle imboscate", il corridoio a sud di Nassiryia. Gli attacchi iracheni sono all'ordine del giorno. Quattro marines risultano dispersi durante gli ultimi combattimenti venerdì. Ancora più che altrove, a sud di Nassiryia il pattugliamento degli elicotteri Apache è necessario per tutelare la sicurezza delle truppe di terra. Sono in arrivo rinforzi, nuovi contingenti di soldati e approvvigionamenti per le truppe. Il compito di questa unità è di provvedere a manutenzione e riarmamento di questi AH 64. Utilizzati per sorvegliare ed attaccare, sono questi i mezzi più esposti al fuoco nemico. Consentire, come annunciato dal comando delle operazioni in Qatar, una sosta tencica di qualche giorno alle truppe coinvolte nell'avanzata di terra impone innanzitutto di garantire l'efficienza degli elicotteri utilizzati per proteggerla. -------------------------------------------------------------------------------- Bagdad: strage in un mercato. Cinquantacinque i morti
In un venerdì di preghiera a Bagdad si è scatenato l'inferno. Circa settanta i civili che hanno perso la vita negli attacchi aerei. L'ultimo raid contro un mercato cittadino ha fatto registrare il bilancio pesantissimo di 55 morti. Una cinquantina i feriti. L'attacco è iniziato intorno alle 21 di venerdì, ora locale, le 19 nell'Europa centrale. Le immagini della carneficina hanno fatto il giro delle televisioni arabe, che hanno indugiato sui particolari più macabri. Nel corso della giornata, la più sanguinosa dall'inizio del conflitto, un altro raid aereo aveva preso di mira una sede del partito Baath, partito al potere a Baghdad, distruggendola e facendo almeno otto morti e una trentina di feriti. Le bombe hanno continuato a cadere sulla capitale irachena per tutta la giornata di venerdì, colpiti anche i centri delle telecomunicazioni, peraltro già danneggiati, con le terribili bombe antibunker. In serata il ministro all'informazione iracheno aveva fatto un bilancio dei bombardamenti della notte precedente, bilancio che tristemente è stato aggiornato. La nuova carneficina di Bagdad arriva all'indomani delle aspre critiche dei media statunitensi rivolte al presidente Bush: in molti ritengono che la guerra lampo annunciata dall'inquilino della casa Bianca si stia tragicamente trasformando in un secondo Vietnam -------------------------------------------------------------------------------- Bassora non cede. Distrutte navi irachene
Per espugnare la città, circondata da giorni, gli anglo-americani hanno distrutto alcuni simboli del regime iracheno: navi della marina ormeggiate al molo. Con questo tipo di operazioni si cerca di rendere sicura la zona conquistata. Il porto, situato a sud dell'Iraq, nella regione dove confluiscono il Tigri e l'Eufrate, è uno snodo strategico per il successo della campagna bellica. Una campagna macchiata dall'ennesimo episodio del fuoco amico. Un soldato britannico è morto e altri quattro sono stati feriti da colpi sparati dalle forze della coalizione. L'aereoporto di Bassora, lontano dal centro urbano è nelle mani degli anglo-americani. Ma la città, a maggioranza sciita, è ancora amministrata dagli uomini del partito di Saddam Hussein.
Il Consiglio di Sicurezza ha approvato all'unanimita' la risoluzione che
sblocca il programma umanitario Oil for Food, petrolio in cambio di cibo, bloccato dall'inizio della guerra in Iraq. Il voto di oggi, a conclusione di difficili negoziati fra i paesi del Consiglio, risoluzione e' stata presentata da tutti e quindici i membri del ConsiglioLa risoluzione consentira' al segretario generale dell'Onu Kofi Annan di girare i proventi della vendita del greggio iracheno all'acquisto di scorte alimentari e di medicine di cui i civili dell'Iraq hanno urgentemente bisogno. La risoluzione autorizza Annan per i prossimi 45 giorni di fare "gli aggiustamenti tecnici necessari" al programma: questo significa che alcuni contratti gia' approvati potranno essere rivisti se il segretario generale individuera' la necessita' di spendere i ricavati del petrolio per necessita' umanitarie piu' urgenti. Il voto di oggi e' arrivato al termine di difficili negoziati tra i paesi del Consiglio. Siria e Russia si erano opposti al documento che avevano interpretato come un avallo implicito dell'invasione dell'Iraq. Oggi, nelle dichiarazioni di voto, gli ambasciatori di Damasco e di Mosca hanno precistao di aver votato si' "per ragioni puramente umanitarie". -------------------------------------------------------------------------------- Stanotte l'ora legale
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Venerdì, 28 Marzo 2003 -------------------------------------------------------------------------------- La guerra all'Iraq: e dopo Saddam?
Rovesciare Saddam Hussein. E' l'ossessione statunitense da oltre un decennio. Eliminare il raiss per installare un regime amico in uno dei paesi del petrolio. Varie operazioni sono state tentate, senza successo. Le ragioni di questi fallimenti: le caratteristiche del suolo iracheno, una geografia umana estremamente frastagliata e la capillare rete di controllo instaurata dal regime sul territorio. A fronte di un'élite al potere composta in maggioranza da sunniti, che però rappresentano solo il 17 % della popolazione, ci sono gli oppositori curdi al nord, un quarto degli abitanti dell'Iraq è curdo. A sud est vivono gli sciiti, che rappresentano oltre la metà della popolazione totale e nel passato hanno tentato varie volte di sollevarsi. Queste rivolte sono state sempre represse nel sangue, ma Baghdad ha saputo dosare anche la giusta quantità di aiuti per tenerli sotto controllo. Gli Stati Uniti, del resto, non avrebbero interesse a rimpiazzare Saddam con un governo sciita che sarebbe, gioco forza, vicino all'Iran. Altrettanto impraticabile l'opzione curda, che trova la ferma opposizione di Ankara. Baghdad in mano ai curdi potrebbe dare delle idee ai curdi della Turchia, cosa che il fondamentale alleato degli Stati Uniti cerca di evitare con ogni mezzo. Chi piazzare al posto di Saddam, dunque... Ci sarebbe la carta dell'opposizione in esilio. Una soluzione all'afghana, in una certa misura, che lascia però dubbiosi gli esperti. Molti dei dissidenti che si sono incontrati a Londra nel dicembre scorso, sono lontani dall'Iraq da troppo tempo per poter costituire un'alternativa credibile. Esclusi loro, restano i militari. Un golpe interno al regime è la soluzione in cui gli americani avevano riposto le più grandi speranze, ma non si è mai concretizzato in passato. La minoranza sunnita stretta intorno a Saddam Hussein ha creato una rete capillare di controllo. Dapprima attraverso il partito di regime, e poi, quando il partito baath a dato segni di cedimento, resuscitando la divisione per tribù. Tutto ciò ha originato una struttura sociale estremamente compatta. --------------------------------------------------------------------------------
Tommy Franks è il comandante in capo delle truppe americane nella regione del Golfo. A lui Washington chiede di vincere Saddam Hussein. A 57 anni il figlio di un meccanico del Texas è diventato il generale più potente del pianeta.Uomo di poche parole, Franks nel 2001, quando era alla guida delle truppe americane in Afghanistan, descrisse così la sorte del capo di al Qaeda Osama Bin Laden: "Potrebbe essere qui o altrove, ma trovarlo e solo una questione di tempo".Tutto un altro stile rispetto all'eroe della guerra nel Golfo, il generale Norman Schwarzkopf. Franks nei mesi scorsi è riuscito a vincere le resistenze del ministro della difesa statunitense Donald Rumsfeld: "Tom Franks sta facendo un grande lavoro -ha detto il capo del Pentagono- E' un uomo di grande talento e capacità. Ha tutta la mia fiducia e quella del pèresidente degli Stati Uniti".Una visione differente della guerra divide i due. Gli esperti del Pentagono sostengono le operazioni mirate, condotte da squadre speciali. Franks, eroe del Vietnam, sposa invece la strategia applicata da Colin Powell, oggi segretario di stato, nel 1991 quando guidava l'operazione Desert Storm: azione di forza su grande scala. Il generale dagli occhi di ghiaccio ha sedotto Bush grazie alla sua tenacia. Franks è anche il solo in grado di persuadere le truppe americane sui vantaggi della guerra preventiva. E' dotato di grande diplomazia, una qualità sfruttata per negoziare col Pakistan la consegna del numero tre di Al Qaeda, lo scorso febbraio. E potrebbe averne ancora bisogno: dovrebbe essere lui a gestire l'interim a Baghdad. Se saprà vincere la guerra. --------------------------------------------------------------------------------
L'esercito iracheno è quantitativamente e qualitativamente inferiore a quello avversario. Malgrado l'ostentato, propagandistico ottimismo, Saddam Hussein sa bene che i 12 anni di sanzioni hanno considerevolmente ostacolato il rinnovo del materiale bellico a sua disposizione. Le uniche cose su cui possono contare gli iracheni sono l'orgoglio del David contro Golia e la legge dei numeri. L'esercito ha infatti a disposizione un'impressionante riserva di soldati. Ci sono 6 grandi basi militari impiantate ai quattro angoli del paese. Dentro, quel che resta, sono essenzialmente dei carri armati, stimati a 2.200 unità. I soldati regolari sono 350 mila, ma ad essi si devono aggiungere fra i 650 mila e il milione di riservisti. Le basi aeree in attività sono ancora relativamente numerose, ma dispongono di scarso materiale e per lo più obsoleto. 90 aerei da combattimento: è meno di un decimo di quelli a disposizione del campo avverso. Non si sa esattamente, invece, quali forze contraeree abbia a disposizione il regime. Le strutture più performanti sono state accuratamente dissimulate prima dello scoppio del conflitto. L'arma più efficace di Baghdad è senz'altro la guardia repubblicana. Un corpo d'élite di 60/80 mila uomini destinati alla difesa ravvicinata del raiss. Sono specializzati nella guerra in ambiente urbano ed è questo il tipo di battaglia che la controparte è forse meno preparata ad affrontare. I membri della guardia repubblicana sono tutti sunniti e scelti facendo attenzione alla loro provenienza tribale. Per definizione sono considerati dunque fedeli esecutori del regime, anche se negli ultimi mesi la loro lealtà è stata messa in dubbio. Dal grado di devozione delle truppe dipenderanno molte cose. Non bisogna dimenticare che fra i riservisti e i coscritti dll'esercito ci sono anche molti sciiti che avrebbero qualcosa da guadagnare con la caduta di Saddam. --------------------------------------------------------------------------------
La guerra è una catastrofe per la popolazione civile irachena, ancora segnata della situazione di precarietà lasciata dalla prima guerra del golfo e da oltre un decennio di embargo. Già prima dell'inizio delle ostilità, le conseguenze dell'attacco erano state anticipate dalle ONG presenti sul campo e dall'ONU. Proprio a causa del primo conflitto, su 23 milioni di abitanti il 60% vive in condizioni di povertà e un bambino su quattro è malnutrito. Un'interruzione del sistema di razionamento degli alimenti ha conseguenze immediate sul 30, 40 % di iracheni che dipende dalle distribuzioni del governo. Grazie alle importazioni consentite nel quadro del programma "petrolio contro cibo", finora le famiglie avevano avuto diritto a una razione mensile di cereali, thè, olio, sapone e detersivo. La società irachena è quella di un paese sviluppato, la popolazione vive soprattutto nelle città e dipende dalle sofisticate infrastrutture cui anche noi siamo abituati: trasporti pubblici, rete elettrica, acquedotti, nettezza urbana. Un blocco della distribuzione dell'acqua potabile o del ritrattamento dei rifiuti avrebbero conseguenze terribili sulla salute pubblica. Che sono stati già calcolati: diffusione di malattie come il colera, con almeno mezzo milione di persone colpite, e almeno 900 mila profughi. I primi a rischiare, i soggetti più vulnerabili, in primo luogo i bambini. Tanto più che, con una guerra in corso, come si è visto per altri conflitti, è difficile per le associazioni umanitarie continuare il proprio lavoro all'interno del paese. -------------------------------------------------------------------------------- La guerra in Iraq: il petrolio curdo
Impedire che i curdi iracheni proclamino l'indipendenza.Questo è l'obiettivo principale dell'esercito di Ankara che teme un pericoloso contagio nel Kurdistan turco. E questo è stato un elemento di delicato negoziato fra Stati Uniti e Turchia per stabilire il prezzo, in certa misura, del coinvolgimento di Ankara nella guerra. Nel nord dell'Iraq vivono 3,7 milioni di curdi che, attualmente, godono di un'ampia autonomia da Baghdad, strappata all'indomani della guerra del golfo. Obiettivo dei curdi sarebbe quello di inglobare nella zona da loro controllata anche le città petrolifere di Kirkuk e Mossul. Si tratta di due dei principali centri petroliferi dell'Iraq. Da questi giacimenti proviene 1/3 dei profitti legati al greggio. In questa zona, Baghdad ha tentato di condurre una politica di arabizzazione forzata, espellendo molti curdi. Ecco la testimonianza di un profugo: "Dipende se sei curdo o meno. Degli inviati del governo sono venuti con una lista di nomi. Mi hanno portato via in un camion, me e la mia famiglia, fino al confine". In quest'area, che suscita molti appetiti, però, c'è anche una minoranza turcmena che si dice, a sua volta, minacciata dai curdi. Un ottimo pretesto per un intervento turco. Massoud Barzani, capo del partito democratico del Kurdistan, che controlla la zona, ha posto un altolà alla Turchia. L'altro leader curdo, Jalal Talabani, dell'Unione democratica del Kurdistan,invece, vede nella confusione della situazione una possibilità per recuperare la zona e le sue ricchezze. Ecco dunque la necessità, per gli americani, di porsi come arbitri della situazione. Cosa che implica un imponente spiegamento di forze proprio in quest'area. Il Kurdistan iracheno si rivela come una delle zone a più alto richio per gli Stati Uniti. --------------------------------------------------------------------------------
Il Kurdistan iracheno: uno stato nello stato con istituzioni sue proprie, oltre 3 milioni e mezzo di abitanti e una libertà di cui, dicono i curdi, nessun popolo della zona può ancora godere. Ci sono voluti più di 10 anni per stabilizzare tale autonomia di fatto. Paradossalmente i curdi iracheni guardano adesso con un po' di preoccupazione alla guerra. Il Kurdistan è patria negata per 23 milioni di persone divise fra Turchia, Siria, Iran e Iraq appunto. Per tutti questi paesi, la prospettiva di un Kurdistan iracheno indipendente sarebbe un precedente inaccettabile. E' da quarant'anni che i curdi sono in contrasto aperto con Baghdad. I momenti di maggior tensione: negli anni '80, durante la guerra fra Iran e Iraq, e dopo la guerra del golfo del '91. Gli anglo-americani istituirono una delle due cosiddette "no fly zones" a nord del 36° parallelo per proteggere le popolazioni curde dai bombardamenti iracheni. Un'iniziativa che comunuqe l'ONU non ha mai riconosciuto ufficialmente. --------------------------------------------------------------------------------
La guerra all'Iraq: i veterani del golfo
Per i veterani della "tempesta nel deserto", la guerra all'Iraq è un film già visto. E senza lieto fine. Per loro l'incubo non è ancora svanito. Otis Brook è uno delle decine di migliaia di soldati americani che 12 anni dopo vive con la sindrome. La sindrome del Golfo: fatica cronica, emicrania, eruzioni cutanee, perdita di memoria, dolori, problemi gastro-intestinali, vertigini, difficoltà motorie, fino ai linfomi e al cancro: sintomi di un male misterioso dalle cause ancora poco chiare. Nella campagna del '91, Otis e il suo battaglione dovevano ripulire il terreno per permettere il passaggio delle truppe. E spostare centinaia di obici e bombe, senza alcuna precauzione particolare: "Nessuno ci ha avvertito che le testate di obice contenevano sostanze chimiche - dice - ci hanno solamente ordinato di distruggerle, ed è cio che abbiamo fatto". Jeffrey Skinner, ex marine, anch'egli malato, probabilmente è stato contaminato dalle armi chimiche durante il bombardamento di un deposito iracheno. La guerra, per lui, comincia a casa: "Gli americani devono sapere che è facile dire ragazzi, si parte, andiamo alla guerra... il difficile è dopo, quando le prime bare cominciano a rientrare in patria...allora la musica cambia". Dei 700 mila soldati americani nella guerra del Golfo, 132 mila si sono ammalati. Sul banco degli imputati, le sostanze chimiche dell'arsenale iracheno. Ma anche le munizioni americane nuove all'epoca, a base di uranio impoverito. Le stesse che hanno dato origine all'ondata di morti e malattie sospette nei Balcani. Ma i governi hanno preferito dare la colpa agli agenti chimici, pur di non rimettere in causa parte delle loro munizioni. Per i veterani, anche quelli britannici, la battaglia è solo all'inizio. Al governo restituiscono le loro medaglie: in cambio vogliono il riconoscimento del danno subito. Loro devono ancora ottenerlo, intanto nuove fresche leve si apprestano a diventare attori di un terribile remake. --------------------------------------------------------------------------------
Il disastro umanitario c’è già. L’Iraq è sotto assedio, si sta trasformando in un cimitero. La gente ha paura delle bombe, ma soprattutto ha paura della fame e della sete. Ieri sono fuggiti a migliaia da Bassora, alla ricerca di un po’ d’acqua. L’acquedotto è a secco, distrutto dalle bombe inglesi. Gli occidentali avevano promesso aiuti agli iracheni, ma non arriva niente di niente, siamo sull’orlo della carestia. Dal porto di Umm Qasr si vede sempre quella nave al largo, ma non riesce ad attraccare. Sono quattro giorni che gli angloamericani dicono che domani attraccherà e che è piena di aiuti alimentari e acqua potabile, ma poi non succede. Evidentemente gli alleati non hanno ancora il controllo del porto. Finora gli unici aiuti arrivati in Iraq sono quelli inviati dal Kuwait: qualche camion con un po’ di cibo buono per sfamare per una giornata cinque o seimila persone. Basta. Tanto che ora i problemi cominciano ad esserci pure
per gli assedianti. Alcuni reparti americani sono a corto di scorte
e hanno dovuto tagliare i pasti: due al giorno, non più tre.
Quello che non manca sono le bombe. Ieri per l’ottavo giorno
consecutivo Baghdad è stata colpita a tappeto. Ormai i morti
tra i civili non si contano più. Gli aerei arrivano più
o meno ogni due ore, giorno e notte, e le esplosioni sono quasi ininterrotte.
Ieri hanno colpito un quartiere residenziale al sud della città,
ed è stata un altra carneficina. Come quella del giorno prima
al mercato. Per quanto tempo ancora gli americani pensano di tenere
questo livello di «pressione aerea»? Molto presto Baghdad
sarà ridotta a un mucchietto di macerie, e non è bello
che la più moderna potenza mondiale, cioè gli Stati
Uniti, cancelli dalla terra una delle città più antiche
e più ricche di storia, di archeologia, di ricordi della nostra
civiltà. Sul versante militare quella di ieri è una
giornata abbastanza statica. È stato aperto dai paracadutisti
americani un fronte nord, che dovrebbe permettere nei prossimi giorni
di stringere l’assedio alla capitale. Ieri la Cnn ha fatto sapere
che il Pentagono entro il prossimo mese mobiliterà altri 110mila
uomini in più per la guerra, portando così a 400mila
il numero dei soldati Usa nell’area. Le truppe che stanno avanzando
da Sud sembrano per ora ferme, a un centinaio di miglia della città,
accampate, e ogni tanto attaccate dai combattenti «saddamisti»
irregolari. Al sud, situazione immutata. Bassora non cade e non cadono
le atre città. Intorno a molte di esse si combatte ininterrottamente
e i soldati muoiono a centinaia e a migliaia. Ieri il «New York
Times» pubblicava a tutta pagina questo titolo: «L’Iraq
offre fiera resistenza alle forze americane». La parola inglese
usata dal New York Times è «fierce», che può
essere tradotta o «fiera» o «feroce», quindi
può avere un significato positivo o negativo. Però esprime
lo stupore per una capacità di combattimento degli iracheni,
e per un attaccamento alla patria che gli americani non si aspettavano
assolutamente. Non l’avevano previsto nè i servizi segreti,
né i politici, né i giornalisti , né l’opinione
pubblica. È questa la novità essenziale: non è
solo una novità militare, è anche politica. Gli Usa
erano convinti che il regime di Saddam fosse piantato sulla sabbia.
Che bastasse soffiare forte e dare una speranza di liberazione al
popolo per spazzarlo via. È chiaro che non è così.
Alcune informazioni giunte ad Occidente sulla brutalità dei
metodi di governo di Saddam verso le minoranze e verso le opposizioni
sono state scambiate per le prove di un regime senza consenso. È
stato un errore di valutazione strategica molto grave. Con conseguenze
che possono essere devastanti, sia nella condotta della guerra sia
- eventualmente - nella gestione dell’Iraq dopo la possibile
caduta di Baghdad. L’Iraq può trasformarsi per gli americani
in quello che negli anni ‘80 fu l’Afghanistan per i Russi.
Tanto che ora i problemi cominciano ad esserci pure
per gli assedianti. Alcuni reparti americani sono a corto di scorte
e hanno dovuto tagliare i pasti: due al giorno, non più tre.
Quello che non manca sono le bombe. Per l’ottavo giorno consecutivo
Bagdad è stata colpita a tappeto. Ormai i morti tra i civili
non si contano più. Gli aerei arrivano più o meno ogni
due ore, giorno e notte, e le esplosioni sono quasi ininterrotte.
Ieri hanno colpito un quartiere residenziale al sud della città,
ed è stata un altra carneficina. Come quella del giorno prima
al mercato. Per quanto tempo ancora gli americani pensano di tenere
questo livello di “pressione aerea”? Molto presto Baghdad
sarà ridotta a un mucchietto di macerie, e non è bello
che la più moderna potenza mondiale, cioè gli Stati
Uniti, cancelli dalla terra una delle città più antiche
e più ricche di storia, di archeologia, di ricordi della nostra
civiltà. E’ probabile che di queste cose abbiano parlato,
nei loro lunghi colloqui a Camp David (Maryland), Bush e Blair. Tra
loro non c’è più l’assoluta identità
di vedute che c’era fino a un mese fa. Bush considera questa
guerra la “sua” guerra, e si disinteressa ai problemi
politici che gli vengono posti da Blair. Primo fra tutti quello del
recupero di un ruolo per l’Onu e per l’Europa. A Bush
tutto ciò non interessa. All’ipotesi avanzata da Blair
di affidare all’Onu la gestione del dopo-guerra, Powell (cioè
il più moderato tra i capi della Casa Bianca) ha risposto:
«Non ci siamo accollati questo immenso peso per rinunciare a
un controllo dominante sul futuro dell’Iraq». Sulla condotta
della guerra invece - dopo l’incontro con Blair - è stato
lo stesso Bush a rispondere ai giornalisti. Un po’ infastidito:
«Quanto tempo ci vorrà? Ci vorrà tutto il tempo
necessario per vincere. Tutto il tempo necessario: non c’è
una questione di scadenze, è una questione di vittoria...». --------------------------------------------------------------------------------
Parà, l'Italia è direttamente
in guerra. Ciampi obbliga Berlusconi a riferire alle Camere
Parola di Silvio Berlusconi da palazzo Chigi: «Le
autorità statunitensi hanno fornito esplicita conferma che
la missione dei parà Usa di stanza a Vicenza esclude l’attacco
diretto ad obiettivi iracheni». Dichiarazione del generale di
brigata Vincent Brooks dal Comando centrale americano in Qatar: «Si
tratta di una forza che può essere usata anche in attacco.
La presenza di questa brigata di combattimento cambia considerevolmente
le dinamiche». Chi dice la verità e chi il falso? L’unica
certezza è che sono stati regolarmente autorizzati dal governo
italiano a partire dalla base americana Ederle, in quel di Vicenza,
i mille parà che l’altra sera sono stati protagonisti
del massiccio avio-lancio direttamente nel Kurdistan. Tutto il resto
è un giallo, anzi un brutto pasticcio. A cominciare dall’annuncio,
in diretta tv, nel corso del «Porta a porta» a cavallo
della notte, con Bruno Vespa a dar conto dell’apertura del «fronte
nord» e il generale Arpino a spiegare il mutato scenario di
guerra con quelle «specialissime» truppe. Ma il governo
non aveva deliberato e comunicato al Parlamento l’«esclusione
dell’uso di strutture militari quali basi di attacco diretto
ad obbiettivi iracheni»? Piero Fassino non ha dubbi: «Sono
state violate le direttive del Consiglio supremo di difesa sull’uso
passivo delle basi». In effetti, il goffo inseguimento di precisazioni
che non smentiscono alcunché, di ripuntualizzazioni da parte
del premier di posizioni già formalizzate da palazzo Chigi
e di assicurazioni contraddette dallo stato maggiore americano, finisce
con l’acuire il conflitto aperto con il dispositivo garantito
dallo stesso ruolo del capo dello Stato che il Consiglio di difesa
presiede. Tanto è vero che, per non trovarsi invischiato e
tentare un’estrema ricucitura con la verità, Carlo Azeglio
Ciampi si è sentito in dovere di convocare Silvio Berlusconi
al Quirinale mettendolo di fronte alla responsabilità di sottoporre
al più presto Parlamento le valutazioni di carattere politico
e, ancora più, costituzionali del caso.
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Nuove esplosioni hanno scosso Baghdad stamani poco prima delle 07:00 locali (le 05:00 in Italia), di cui una molto potente, che ha fatto tremare l'hotel dove risiedono giornalisti. Lo ha riferito un corrispondente della France Presse nella capitale irachena.
È stato udito anche il fuoco della contraerea, mentre nubi di fumo erano visibili in zone della città e della sua periferia.
Da ieri, pattuglie di marines stanno cercando, finora senza esito, i 12 soldati americani dispersi, intorno a Nassiriya, la città sull'Eufrate dove, domenica, gli americani hanno già subito perdite e dove alcuni di loro sono stati fatti prigionieri.
In attesa dell'assedio, Baghdad ha vissuto un'altra notte da "colpisci e terrorizza", con i bombardamenti forse peggiori da venerdì scorso: centri di comando e comunicazione sarebbero stati colpiti e distrutti, secondo le indicazioni che vengono dal Pentagono.
Il monito di Saddam In previsione della battaglia per Baghdad, il ministro della difesa iracheno Sultan Hashem Ahmed avverte che il destino della città si deciderà in battaglie di strada, casa per casa: "Baghdad sarà la tomba del nemico", dice. "Più il conflitto si prolunga, più il nemico pagherà un alto prezzo".
Arrivano i rinforzi Di questo, Stati Uniti, Gran Bretagna e gli altri Paesi che partecipano alla campagna 'Libertà per l'Iraq' sono consapevoli. Di qui, la decisione del Pentagono di rafforzare il contingente americano, con la mobilitazione di altri cento o 120 mila uomini: entro un mese, ci saranno in Iraq o, più in generale, nel Golfo oltre 400 mila americani.
Uno sforzo militare impressionante, che non può però essere sostenuto a tempo indeterminato. Contemporaneamente, bisogna provvedere agli aiuti umanitari e poi pensare al dopoguerra e alla ricostruzione.
Gli aiuti umanitari Un segnale positivo sembra venire dalle Nazioni Unite, dove c'è un accordo, che potrebbe essere formalizzato in giornata, per rimettere in funzione il sistema 'oil for food', petrolio in cambio di cibo.
Mentre il Consiglio di Sicurezza ne discuteva, ieri, in modo informale e il premier britannico Tony Blair faceva visita al segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, oltre duecento persone venivano arrestate sulla Quinta Strada, a New York, per avere manifestato contro la guerra, bloccando il traffico all'altezza della Cattedrale di San Patrizio.
Un nuovo fronte di guerra Ma l'accento resta, ancora, sulle operazioni militari. Americani e britannici hanno aperto il Fronte Nord, nel Kurdistan iracheno, devono ancora prendere Bassora (sud) e bonificare la strada per Baghdad, lungo la quale Nassiriya è una trappola mortale, ma già pensano all'assedio di Baghdad e alla battaglia per la capitale.
Parlando in Congresso, il segretario alla difesa americano Donald Rumsfeld esprime l'auspicio che la popolazione di Baghdad si sollevi contro il regime di Saddam Hussein, che pare, invece, avere ritrovato la sua autorità. La conquista d'una città di quasi cinque milioni di abitanti s'annuncia estremamente sanguinosa, se il regime non crolla prima.
Di cessate il fuoco, gli Stati Uniti e i loro alleati non vogliono neppure sentire parlare: vogliono la vittoria, cioè il disarmo dell'Iraq e la cacciata di Saddam, in un conflitto che è già costato centinaia di vittime all'Iraq e decine alla coalizione. -------------------------------------------------------------------------------- Baghdad, notte di fuoco tra le più intense
dall'inizio della guerra |
27 Marzo 2003 «I generali volevano invadere subito. Il Presidente invece voleva negoziare. Kruschev teneva duro. Il Presidente disse: niente invasione se voi ritirate i missili. Kruschev ha accettato prima di sera». “Come evitare l’Apocalisse”, di Robert MacNamara, 27 ottobre 1962 Londra: "Saddam pronto a usare
Boyce ha parlato nel corso di una conferenza stampa,
organizzata a Londra per illustrare l'andamento del conflitto in Iraq.
Accanto a lui, anche il segretario alla Difesa britannico, Geoff Hoon,
secondo il quale gli alleati "hanno prove del fatto che gli iracheni
sono disposti a usare armi di sterminio"; e anche se quanto rinvenuto
nell'ospedale iracheno non rappresenta, ha detto Hoon, una prova "decisiva",
si tratterebbe comunque di un elemento "significativo" delle
intenzioni di Saddam Hussein. "Ogni comandante iracheno che darà
l'ordine di usare armi chimiche - ha ribadito Hoon - verrà
considerato un criminale di guerra". . -------------------------------------------------------------------------------- Bagdad pronta alla guerriglia urbana contro gli invasori di terra Mentre continuano gli attacchi dal cielo, Bagdad si prepara all'invasione di terra. Dietro ai sacchi di sabbia tra le vie della città cominciano ad appostarsi le milizie del partito Baath di Saddam Hussein, pronte ad opporsi con metodi da guerriglia urbana all'esercito anglo-americano. Negli ultimi anni il regime ha intensificato l'addestramento di gruppi paramilitari. Si stima che sei milioni di ircaheni abbiano ricevuto due anni di preparazione all'uso di una vasta gamma di armi. La macchina militare della coalizione anglo-americana ha già sperimentato sul terreno la resistenza insidiosa e probilmente non prevista degli irregolari fedeli al regime. Forse un errore di pianificazione del Pentagono, che pensava che l'esercito iracheno si sarebbe sgretolato come nel '91 e che la popolazione avrebbe accolto con entusiasmo gli stranieri liberatori. La gente in queste ore è in fibrillazione. Vuole sapere quello che accadrà nella loro capitale e quando. --------------------------------------------------------------------------------
Finora nell'Iraq settentrionale la coalizione anglo-americana aveva lanciato solo missili e bombe, oggi vi ha paracadutato i primi mille soldati. Provengono dalla 173a brigata statunitense aviotrasportata, normalmente di stanza in Italia nella base di Vicenza. I parà sono giunti nella zona controllata dai curdi per mettere in sicurezza le piste di atterraggio già esistenti mentre continuavano i bombardamenti sulla località petrolifera di Mosul, al di là della linea di demarcazione del Kurdistan autonomo. I soldati avranno presto a disposizione carri armati e altri veicoli blindati trasportati dagli aerei americani, che a decine sono già atterrati nella pista di Bakrajo. Grazie a questo ponte areo gli statunitensi sono riusciti
ad avere la collaborazione sia dei peshmerga curdi sia della Turchia
che ha recentemente concesso l'uso del suo spazio aereo, anche se
non ha concesso il transito dei soldati americani attraverso il suo
territorio. -------------------------------------------------------------------------------- Almeno 37 marine feriti da un bombardamento amico vicino Nassiriya Fuoco amico sul quartiere generale dei marine americani nei pressi di Nassiryah. Secondo quanto riferisce l'agenzia france presse, il comando è stato colpito da granate e tiri di mortaio che hanno provocato il ferimento di almeno trentasette soldati statunitensi e la distruzione di sei veicoli. I marine sarebbero fermi a una trentina di chilometri a nord della città, bloccati dai tiri di sbarramento dei Feddayn di Saddam Hussein, un gruppo paramilitare fedele al Raìs. Martedì, dopo giorni di intensi combattimenti, una colonna di 4.000 soldati della coalizione aveva oltrepassato il pote sul fiume Eufrate alle porte di Nassiriya.L'area intorno alla città è ancora teatro di scontri a fuoco. Sul terreno sono rimaste centinaia di vittime. Fonti irachene parlano di 500 civili uccisi dai bombardamento anglo americani. Da parte loro le forze della coalizione fanno sapere di aver evacuato gli abitanti di un quartiere periferico dal quale provenivano tiri nemici. --------------------------------------------------------------------------------
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26 Marzo 2003 Sulla capitale irachena si stringe la morsa angloamericana
Dunque l'attacco punta ora alle zone nevralgiche del potere di Saddam Hussein. Da una parte il centro della comunicazione del raìs, da dove per esempio sono partite le immagini dei morti e dei prigionieri Usa; dall'altra (il fianco meridionale della capitale) i capisaldi dov'è asserragliata la Guardia Repubblicana, l'unità d'élite dell'esercito iracheno cui Saddam ha affidato l'ultima e decisiva difesa. La televisione satellitare irachena, che normalmente trasmette 24 ore su 24, è stata senz'altro colpita, perché stamattina mostrava solo uno schermo bianco alternato a immagini sporadiche. Segno che i tecnici sono ancora al lavoro per ripristinare le trasmissioni. La televisione di stato ha invece ripreso le trasmissioni, iniziate alle nove del mattino con una lettura di versi del Corano. La tv di stato non trasmette durante la notte ma già ieri sera i programmi si erano interrotti per circa 45 minuti, dopo che intorno alla mezzanotte i bombardamenti avevano centrato i ripetitori. - Pubblicità -
Intanto si prepara la battaglia di terra per la conquista della capitale. Mentre si va placando la tempesta di sabbia che ieri ha rallentato - ma non fermato - l'avanzata del Settimo Cavalleggeri delle forze armate Usa. La testa delle truppe che muove alla volta di Bagdad è ormai a poche decine di chilometri dalla capitale: a un passo dalla "cintura" di difesa organizzata dalla Guardia Repubblicana, e a due dalla temuta e imprevedibile guerra casa per casa. Sarà un lungo assedio per ottenere la resa (o la rivolta contro Saddam) oppure le forze angloamericane proveranno a conquistare la capitale? In attesa di sapere quale strategia seguiranno i generali Usa si attende da sud il rinforzo di altri soldati. Quelli che hanno ripreso l'avanzata verso Bagdad da Nassiriya, la città sull'Eufrate dove le truppe alleate sono state impegnate in violenti e sanguinosi combattimenti.
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25 Marzo 2003 -------------------------------------------------------------------------------- «Viviamo in tempi irreali, dove una elezione irregolare ha
prodotto un presidente immaginario, che ci ha mandato in una guerra
inventata per ragioni fittizie. Mister Bush, vergogna. Vergogna. Se
qualcuno riesce a inimicarsi anche il Papa allora è proprio
finito». Michael Moore nel ricevere --------------------------------------------------------------------------------
Attacco all'Iraq La giornata: Blair dice che le forze alleate sono a cento chilometri da Bagdad e che stanno per entrare in contatto con la famigerata guardia repubblicana. In ogni caso, l'avanzata lampo delle forze anglo-americane è ormai un sogno. Combattimenti feroci, molte perdite, ovunque. Bagdad e Bassora, ancora lunedì notte, erano sotto bombardamenti a tappeto: morti ovunque, case distrutte, macerie, rabbia. Nel resto del mondo la situazione internazionale si complica oltre ogni previsione. Gli Stati Uniti hanno accusato la Russia di aver fornito sistemi anti-missile a Saddam; la Russia ha negato sdegnata; la Turchia è ben decisa ad occupare il Kurdistan; la minaccia del governo di Ankara - per ora è solo una minaccia - di occupare il Kurdistan, ha provocato la reazione dell'Europa: c’è una nota di Prodi che è una specie di diffida; la Siria ha protestato con furia contro gli Stati Uniti perché vari missili sono caduti nel suo territorio e sono stati uccisi 5 civili. --------------------------------------------------------------------------------
Le truppe anglo-americane sono in una situazione di
stallo. Blair, parlando al Parlamento per la prima volta dall'inizio
della guerra ha annunciato che le truppe anglo-americane sono a cento
chilometri da Bagdad. Ma ha anche aggiunto che la guardia repubblicana
di Saddam è ancora in grado di infliggere «perdite»
agli alleati. L’avanzata-lampo verso Baghdad, dunque, sembra
sempre più un sogno. Lunedì è stata una giornata
di combattimenti feroci, in varie zone dell’Iraq, e ci sono
ancora molte perdite occidentali. Bagdad, da giorni, è sotto
bombardamenti a tappeto: morti ovunque, case distrutte, macerie, rabbia.
Nel resto del mondo la situazione internazionale si complica oltre
ogni previsione. Domina il disordine. Provate a mettere insieme questi
otto avvenimenti della giornata: primo, gli Stati Uniti hanno accusato
la Russia di aver fornito sistemi anti-missile a altre armi all’esercito
di Saddam; la Russia ha negato sdegnata;si è aperto un problema
diplomatico tra i due paesi, il più grave dai tempi della guerra
fredda; il portavoce della Casa Bianca è dovuto intervenire
in serata per assicurare che Russia e Stati Uniti restano amici, ma
ha confermato che ci sono seri problemi nelle relazioni tra i due
paesi. Secondo, la Turchia è ben decisa ad occupare il Kurdistan,
vuole quelle terre perché sono ricche di acqua, e poi per motivi
politico-militari, e cioè per stroncare la ribellione del popolo
curdo; i curdi però sono un punto di riferimento, anche militare,
per gli americani, che non vorrebbero lasciarli in pasto ai turchi;
la minaccia dei turchi - per ora è solo una minaccia - di occupare
il Kurdistan, ha provocato la reazione dell'Europa: c’è
una nota di Prodi che è una specie di diffida al governo turco,
candidato ad essere uno dei prossimi membri dell’unione europea.
Terzo, il governo siriano (che fa parte del consiglio di sicurezza
dell’Onu) ha protestato con furia contro gli Stati Uniti perché
vari missili sono caduti nel suo territorio e tra l’altro è
stato colpito un pullman turistico e sono stati uccisi 5 civili siriani;
gli americani si difendono, negano, dicono che loro non colpiscono
i civili; però i morti ci sono e ci sono anche 37 feriti. Quarto,
nel suo discorso di ieri, Saddam è tornato a riproporre la
soluzione finale per Israele, e cioè il ritorno di tutto il
territorio (”Dal fiume al mare”) al popolo palestinese,
e dunque la fine dello Stato di Israele; era da vari decenni che nessuna
autorità araba poneva in questi termini il problema. Quinto,
in Giordania e in Egitto si sono svolte oceaniche manifestazioni contro
gli Stati Uniti e contro i governi arabi moderati; nei cortei si è
inneggiato a Saddam Hussein come al vero capo delle popolazioni arabe.
Sesto, c’è una crisi diplomatica senza precedenti tra
Italia e Francia, dopo le incaute dichiarazioni rilasciate da Berlusconi,
che per difendere Bush ha offeso i francesi; l’ambasciatore
francese ha protestato; l’unione Europea vive una crisi ogni
giorno più grande. Settimo, il prezzo del petrolio è
tornato a salire e le borse hanno iniziato a scendere in fretta, perché
i mercati, dopo cinque giorni, hanno capito che la guerra non sarà
veloce e che l’esito non è scontato. Ottavo, il segretario
generale dell’Onu ha lanciato l’allarme sulla catastrofe
umanitaria che è già in corso, perché questa
ormai si presenta come una delle guerre più sanguinose e devastanti
degli ultimi tempi. --------------------------------------------------------------------------------
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24 Marzo 2003 Attacco all'Iraq
Saddam incita gli iracheni: «La vittoria è vicina, il nemico in un vicolo cieco»«Siamo orgogliosi del confronto epico che stiamo conducendo». Saddam Hussein appare per la seconda volta alla tv irachena dall'inizio del conflitto e incita le forze armate irachene a resistere e a sfruttare i successi ottenuti. Hussein è apparso più in forma del primo discorso, tenuto poche ore dopo l'inizio dell'attacco anglo-americano contro l'Iraq. In uniforme militare, assai più determinato, lucido e fisicamente saldo di quanto non fosse sembrato di recente. «Abbiamo compiuto molti sacrifici per evitare la guerra», ha affermato il Rais, rivolgendosi direttamente alle Forze Armate per elogiarne la condotta «valorosa» in cinque giorni di guerra contro le forze anglo-americane. Saddam ha poi sottolineato come gli invasori «maledetti» siano rimasti «intrappolati» proprio grazie all'eroica resistenza opposta loro.«La vittoria è vicina», ha quindi assicurato. Smentendo indirettamente le notizie di fonte statunitense
secondo cui la 51^ divisione di fanteria si sarebbe arresa al completo,
Saddam ha citato Kalhed Al Hashemi, il comandante di questa divisone
che sta combattendo a Bassora . Elogi anche alle truppe della Guardia
repubblicana che si trovano nella città portuale di Umm Qasr,
che da cinque giorni resistono agli attacchi della coalizione. Secondo
i portavoce del Pentagono, Umm Qsar era stata occupata il primo giorno
del conflitto (avevano mostrato anche un marine che issava la bandiera
a stelle e striscie), salvo poi ammettere che c'erano ancora sacche
di resistenza. «Gli iracheni sono tutti eroi», «il nemico è intrappolato, gli iracheni resistono eroicamente» e gli «infedeli» saranno sconfitti, ha aggiunto Saddam. Le forze militari americane e britanniche «stanno avanzando in un vicolo cieco». «In questi giorni decisivi voi iracheni state facendo quello che dio vi ordinato, tagliare loro la gola. I credenti vinceranno. In questi giorni decisivi il nemico non ha usato i missili e i caccia come all'inizio, ma ha inviato la fanteria. Stavolta è venuto a invadere e occupare la vostra terra». Saddam ha anche detto che la guerra «sarà lunga e avrà pesanti conseguenze» per le truppe americane e britanniche». ------------------------------------------------------------------------------- In tutto il mondo, pacifisti
sempre in piazza
Sono diventate ormai scene di vita quotidiana. Migliaia di persone che stringono le bandiere dell’arcobaleno e intonano canzoni inneggianti alla pace, seduti sull’asfalto davanti al palazzo del governo. Non ci sono distinzioni tra razze e religioni. Il grido è unico in ogni parte del mondo: «no alla guerra». E al quarto giorno dell’offensiva angloamenricana le proteste diventano sempre più calde nei paesi direttamente coinvolti nel conflitto. In Gran Bretagna, erano oltre 150 mila, per gli organizzatori, le persone che hanno partecipato alla prima manifestazione nazionale dall'inizio del conflitto. Divisi in due cortei: uno da Enbankment (lungo il Tamigi) e l'altro da Gower Street. Raduno alle due (ora locale) a Hyde Park con interventi di parlamentari, esponenti sindacali e studenti. In Scozia oltre 4.000 persone sono scese in piazza ad Edimburgo, più di 5.000 a Glasgow, 4.000 a Belfast tra il suono delle sirene d'allarme in sintonia con quelle di Baghdad. Le piazze di quasi tutte le maggiori città degli Stati Uniti continuano a dare eco alla voce del dissenso. Almeno 100.000 persone - ma gli organizzatori sostengono il doppio - sono scese per le strade di New York, unendosi al corteo che ha sfilato lungo Broadway, in antitesi ad alcune centinaia di persone, che invece hanno voluto mostrare la propria solidarietà ai connazionali in divisa impegnati sul fronte. E migliaia di persone si sono date appuntamento a Chicago, Atlanta e in altre città della parte orientale e centrale degli Stati Uniti. San Francisco è in prima linea nel dissenso, come vuole la sua tradizione liberal, insieme a Los Angeles. Le manifestazioni hanno preso la forma di sit-in nelle strade e negli ingressi di edifici federali in California e a Washington, dove gli attivisti si sono sdraiati a terra. Centinaia di migliaia di persone contro l'allineamento del governo spagnolo con gli Stati Uniti nelle strade spagnole: 500.000 persone (dati del Comune), 750.000 (dati degli organizzatori) a Barcellona; 200.000 a Madrid, richiamate dal Forum sociale e dalla coalizione Izquierda unida. A Pamplona 20.000 persone, migliaia a Siviglia, Santander e Guadalajara. 100.000 nel centro di Parigi, da place de la Republique a place de la Nation. Anche un gruppo di curdi ha marciato assieme ai pacifisti. A Strasburgo si sono registrati scontri: 150 giovani hanno preso di mira il consolato americano e poi un ristorante McDonald's. Presenti all’appuntamento con la pace anche migliaia di manifestanti in Germania, Finlandia, Austria, Canada, Norvegia, Svezia, Egitto, Sudan, Greciam e Cile. Erano un centinaio i pacifisti che a Canberra, ------------------------------------------------------------------------------- Nasce un nuovo tipo di corrispondente di guerra:
il “blogger”
È una realtà frammentata, talora profana, spesso inattendibile e quasi sempre “di parte”. Ma non v’è dubbio, ormai, che questa Seconda Guerra del Golfo abbia sancito la nascita d’un nuovo tipo d'“informazione diffusa”, l’unica che probabilmente sia davvero in grado di definire – dopo tante effimere teorie - la rivoluzione (dell’informazione, per l’appunto) determinata dall’avvento di Internet. Il “blogger”, o “web logger” - quel “libero collezionista” e distributore di notizie in Rete che già era prepotentemente entrato nei generali panorami mediatici – sta infatti mostrando, in queste ore di ferro e di fuoco, tutte le sue qualità come nuovo “corrispondente di guerra”, di fatto rivelandosi molto più efficace di quegli “embedded journalist” (ovvero i giornalisti, specie televisivi, “incastonati” con le truppe impegnate nell’avanzata verso Baghdad) che, sulla carta, dovevano costituire la grande novità del conflitto. Mentre infatti – come sottolineava ieri un reportage del New York Times – questi reporters “embedded” hanno per lo più fornito informazioni insignificanti o decisamente ossequienti nei confronti delle truppe che li ospitano, molti “bloggers” – alcuni dei quali sono soldati combattenti – hanno diffuso, a beneficio dei cybernavigatori, notizie e racconti molto più interessanti e realisti. Questa, almeno, è la conclusione alla quale è giunto Howard Kurtz, rispettatissimo esperto di media del Washington Post, che al tema ha dedicato un lungo articolo, segnalando anche molti dei più interessanti “blogs” – non tutti ovviamente provenienti dal fronte – sul tema della guerra. -------------------------------------------------------------------------------
Come previsto, quattro diplomatici iracheni sono stati espulsi. Ma la versione del governo l’abbiamo avuta dal ministro Frattini nel pomeriggio. Dove? A «Domenica In», non in Parlamento, come da giorni aveva chiesto l’opposizione, ma dal salotto televisivo di aiUno. Il ministro degli Esteri informa il tele-popolo italiano che l’Italia «non è in guerra, non è un paese belligerante», certo ci sono state le esplulsioni ma resta aperta l’ambasciata irachena, con la permanenza a Roma del «console» Fares Ali al Shoker, l’incaricato «capo» dell’ufficio di interessi di Baghdad ospitato dall’ambasciata del Sudan. All’ora di pranzo la Farnesina ha dato la notizia delle espulsioni, parlando di «funzionari», in realtà si tratterebbe di due diplomatici e due funzionari del’ufficio. La sede resta aperta ma è di fatto svuotata,
la rappresentanza irachena viene quindi ridotta al minimo, nonostante
vi fossero solo cinque diplomatici e tre funzionari amministrativi.
Un fatto che non è avvenuto né durante la prima guerra
del Golfo, nel ‘91, né durante l’intervento Nato
contro la Serbia. E ieri sono stati mandati fuori dall’Italia
anche due borsisti (diretti probabilmente ad Amman), del quale uno
era a Roma con una figlia. Se non si tratta dei due funzionari il
numero delle persone cacciate sale a sei.
Una cerimonia per la pace, la notte degli
Oscar
"Vergogna, vergogna, vergogna, sono contrario a questa guerra e a un uomo (leggi Bush) che ci manda in una guerra fittizia per una realtà fittizia". Così Michael Moore ha commentato il premio da lui ricevuto per Bowling a Columbine (miglior documentario) tra gli applausi della platea. "Noi siamo -ha gridato il cineasta- contro la guerra", che è "una forma inaccettabile di risoluzione dei conflitti". Parole che rappresentano una notte degli Oscar in tono minore, molto sottotono nella quale la presenza della guerra è fortissima mentre fuori ci sono i manifestanti. Gli Oscar, comunque, sono stati consegnati. Migliori attori protagonisti Nicole Kidman per The Hours e Adrien Brody per Il Pianista. Nowhere in Africa miglior film straniero. Premio alla carriera a Peter O'Toole. Miglior documentario a Michael Moore che ha fatto un duro intervento contro la guerra. Miglior film Chicago, che in tutto ha ottenuto 6 statuette, miglior regia a Roman Polanski per Il Pianista. Questi i più importanti premi degli Oscar 2003. Tutti hanno parlato della guerra. Ha cominciato Chris
Cooper, ricevendo l'Oscar come miglior attore non protagonista, per
'Il ladro di orchidee": "Auguro a tutti la pace", ha
detto. "Perche' si va a ricevere l'Oscar in un periodo di tale
sconvolgimento?'. E' Nicole Kidman a porsi questa domanda mentre riceve
commossa il suo primo Oscar. ''Il motivo e' - spiega l'attrice - perche'
l'arte e' importante e bisogna credere in quello che si fa. Allo steso
tempo ci sono tanti problemi nel mondo e dopo l'11 settembre tanta
gente ha sofferto e ora con questa guerra accadra ancora: Dio li benedica''.
Un accorato appello della pace è arrivato da Adrien Brody,
che ha parlato ben oltre il tempo a sua diposizione. A tutti quelli che sono per la pace, ha dedicato il suo premio anche Pedro Almodovar. Dagli organizzatori, un unico accenno ai fatti dell'Iraq. Incaricato di presentare la cerimonia di consegna degli Oscar 2003 tenendo alto il morale di un pubblico per molti versi traumatizzato dalle notizie provenienti dal fronte in Iraq, e al tempo stesso di non ignorare troppo ostentatamente quello che sta succedendo nel mondo esterno, Steve Martin si è concesso un'unica battuta allusiva e moderatamente polemica sulla guerra: "Come avrete probabilmente notato", ha affermato il popolare comico, rivolto al pubblico in platea, "là fuori non c'è alcun tappeto rosso di lusso. Questo manderà loro un segnale", ha aggiunto, alludendo al governo di George W. Bush. Questi i premi minori : Chris Cooper ha ottenuto il
riconoscimento come miglior attore non protagonista per Il ladro di
orchidee. L'Oscar per la miglior scenografia è andato a John
Myrhe e Gordon Sim per Chicago, il musical diretto da Rob Marshall
che ha conquistato anche l'Oscar per la migliore attrice non protagonista
andato a Catherine Zeta Johns e per i costumi firmati da Colleen Atwood
. Miglior Fotografia per Era mio padre, miglior montaggio per Chicago,
miglior costume per Chicago, miglior canzone originale, Eminem per
8 Mile, migliore Scenografia per Chicago, migliori Effetti Speciali
per Le due torri, miglior documentario breve per Twin Towers, miglior
film animato per Spirited Away, miglior sonoro per Chicago, -------------------------------------------------------------------------------
"La vittoria è vicina, dovete resistere"- l'appello di Saddam
Intanto i bombardieri B 52 si sono ancora alzati in volo dall'Inghilterra e la porzioni quotidiana di bombe è già in viaggio per l'Iraq. Ma Bagdad non si presenta come una città pronta a capitolare, tutt'altro..... La popolazione è comunque stata avvertita di
non lasciare le case quando scoccherà la battaglia. L'Iraq "cattura" un elicottero Apache americano
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23 Marzo 2003 --------------------------------------------------------------------------------
Ma anche questa mattina si sono udite le sirene e alcune esplosioni sono state registrate nel centro e nella periferia della citta'. Nelle ultime ore colpita pesantemente anche la citta' natale di Saddam Hussein, Tikrit, 175 chilometri a nord di Baghdad. Bombardata la casa del rais.Ancora piu' a nord, raid su Mossul. Un velivolo inglese risulta disperso dopo una missione nella zona del Golfo Persico. Prosegue l'avanzata terrestre, ma le truppe alleate starebbero evitando di penetrare nel centro delle città. Forze irachene e americane si sono scontrate nel deserto vicino a Najaf, 160 chilometri a sud di Baghdad. Sacche di resistenza persistono a UmmQasr e fonti militari Usa affermano di aver conquistato la parte occidentale di Bassora. Una granata è esplosa contro la base del Kuwait che ospita unita' della 101.a divisione aerotrasportata. Il generale Tommy Franks vede al ribasso la cifra dei priogionieri iracheni: 2 mila invece degli 8 mila annunciati. Nei prossimi servizi un approfondimento di queste notizie --------------------------------------------------------------------------------
L'offensiva via terra procede. Durante i raid della notte scorsa un aereo della Royal Air Force in missione nel Golfo non ha fatto ritorno alla base. Dal comando britannico non sono stati ancora diffusi altri dettagli.I marines e la fanteria alleata sono penetrate a 240 chilometri all'interno dell'Iraq. Le forze della coalizione si sono scontrate con le truppe irachene nel deserto vicino a Najaf, Città santa per gli Sciiti, Najaf è finora il punto piu' vicino alla capitale irachena in cui si sono registrati i combattimenti I marines avrebbero conquistato la parte occidentale di Bassora secondo il Pentagono, mentre ad Umm Qasr restano sacche di resistenza. Anche a Nassiriya l'avanzata statunitense viene contrastata dai reparti dell'esercito di Baghdad, lo dice il ministero dell'informazione iracheno. Gli aerei angloamericani avrebbero sganciato bombe su Mosul, la principale città del nord dell'Iraq. La pioggia di Cruise avrebbe colpito anche una base di Ansar Al-Islami, il gruppo curdo fondamentalista che avrebbe collegamenti con Al-Qaida. --------------------------------------------------------------------------------
Sono decollati intorno alle 0.30 ora italiana alcuni bombardieri B-52 dalla base di Fairford, nell'Inghilterra occidentale. Li separano da Bagdad sei ore di volo, il che significa che intorno alle 9.00 ora locale vi saranno bombardamenti sull'Iraq in pieno giorno. La base inglese è l'unica da cui si possono avere informazioni in tempo reale. Dalle portaerei, infatti, la notizia sulla partenza dei bombardieri viene diffusa solo ore dopo il decollo.
Lo stratagemma di Bagdad
Voleva essere uno stratagemma per difendere Bagdad: scavare ampie trincee da riempire di petrolio e dargli fuoco. Il denso fumo nero levatosi avrebbe dovuto creare difficoltà agli aerei angloamericani. Gli strateghi iracheni dovrebbero però sapere che ormai la navigazione è satellitare. Resta da verificare se la combustione del biossido di alluminio sia in grado di confondere i radar, come sostengono gli esperti militari russi. Una ventina di incendi divampano attorno alla capitale. Per un paese in possesso di armi di distruzioni di massa gli unici missili si sono visti a terra, mentre gli scud continuano a essere oggetto di ricerca, sinora infruttuosa, da parte delle forze americane e britanniche. --------------------------------------------------------------------------------
Un morto e almeno 12 feriti in seguito al gesto di un militare americano che ha lanciato due granate a Camp Pennsylvania, nel nord del Kuwait. L'uomo è stato arrestato. Lo squilibrato ha lanciato bombe a mano contro due tende in cui si trovavano ufficiali della 101esima divisione aerotrasportata. All'inizio si era pensato a un attacco terroristico dato che le truppe americane di base in Kuwait sono spesso oggetto di attacchi da parte di gruppi che secondo le autorità kuwaitiane hanno legami con al Qaeda. --------------------------------------------------------------------------------
Almeno nove pozzi di petrolio stanno bruciando nel sud dell'Iraq secondo fonti americane. A Rumalia, a ovest di Bassora, i tecnici statunitensi e britannici si preparano a intervenire per rimetterli in sicurezza. Nella situazione attuale c'è il rischio che alcuni pozzi possano esplodere.Tutta la zona di Rumalia è in questo momento sotto il controllo della coalizione alleata. Da quei giacimenti vengono estratti ogni giorno oltre un milione di barili di petrolio.Già all'inizio del conflitto si erano diffuse notizie di incendi deliberatamente appiccati dagli iracheni anche nella zona di Kirkuk, nel nord del paese. Si parlava di 30 pozzi in fiamme, notizia in seguito ridimensionata. Baghdad da parte sua ha sempre smentito qualsiasi incendio deliberato dei giacimenti di greggio. Il governo iracheno ha precisato che ad essere incediate sarebbero state alcune trincee colmate di petrolio per impedire agli aerei statunitensi e britannici di colpire i propri obiettivi. --------------------------------------------------------------------------------
L'avanzata degli alleati verso Bagdad si lascia alle spalle una serie di città, "isolate", dice il Pentagono. Di fatto gli agglomerati urbani non vengono messi a ferro e fuoco, lo scontro nei centri abitati è evitato dalle forze angloamericane. "Per contenere le perdite tra i civili", si dice, "e limitare i danni alle infrastrutture". "Per evitare l'impatto con una realtà poco nota", dicono invece gli analisti militari, che comporterebbe maggiori perdite tra le forze alleate. Lo stato maggiore punta dunque a circondare e isolare le città di volta in volta incontrate sulla strada per Bagdad, negoziando la resa. È quanto si sta cercando di ottenere con Bassora, maggiore città del sud iracheno, dove però permangono sacche di resistenza. Si tratta di un centro vitale per l'economia del paese data la sua posizione strategica: alla confluenza del Tigri e dell'Eufrate, e a due passi dal mare: proprio qui terminano gli oleodotti iracheni: le infrastrutture vanno assolutamente tutelate. -------------------------------------------------------------------------------- Scomparsa una troupe televisiva
Tra le notizie che provengono dal fronte anche quella
della scomparsa di una troupe televisiva.Il veicolo in cui viaggiavano
il giornalista britannico Terry Lloyd, il cameraman francese Fred
Nerac e l'interprete libanese Hussein Osman è incappato sotto
il fuoco alleato nei pressi di Bassora. Il cameraman Daniel Demustier
era con loro ma è riuscito a mettersi in salvo gettandosi fuori
dall'auto. " Dallo specchietto retrovisore ho visto due veicoli
iracheni che poi ci hanno superato -racconta-. I tanks alleati hanno
cominciato a sparare verso di loro. I proiettili hanno colpito anche
la nostra jeep , i vetri sono saltati, l'auto stava esplodendo"
A molte ore dall'incidente non si sa nulla della sorte dei tre membri
dell'equipe dell'emittente britannica Itn. Sempre ieri un altro giornalista
australiano Paul Moran è stata vittima di un'autobomba nel
nord dell'Iraq.
-------------------------------------------------------------------------------- Gli inglesi piangono i primi caduti in guerra
La Gran Bretagna rendo omaggio alle sue vittime di guerra. Siamo in Cornovaglia: alla caserma Culdrose apparteneva Ian Seymour, uno dei soldati che hanno perso la vita nella collisione tra due elicotteri, ieri, nell'Iraq meridionale. Sei le vittime britanniche oltre a un ufficiale americano. Il giorno prima altri 12 uomini erano morti in Kuwait, al confine con l'Iraq, quando un elicottero è precipitato. In tre giorni di guerra gli alleati hanno perso 19 soldati in due diversi incidenti
I pacifisti europei scendono in piazza ormai ogni giorno a fare da contrappunto con la loro protesta all'offensiva angloamericana in Iraq. A Madrid diverse centinaia di migliaia di persone si sono dirette nel centro della città. Avrebbero voluto protestare davanti alla sede del governo, favorevole alla guerra, ma non è stata concessa l'autorizzazione. A Londra, grazie anche alla giornata primaverile, la protesta si è svolta in un clima quasi da carnevale: tanti i bambini, e ad Hyde Park il raduno si è trasformato in una scampagnata. Non sono però mancati i sit-in, il blocco di alcune arterie vitali della capitale britannica, e gli inevitabili fermi. Risale intanto nei sondaggi la popolarità del premier Tony Blair: ormai metà della popolazione condivide la sua scelta. In Francia manifestazioni si sono svolte in una trentina di città. A dire ancora no alla guerra erano in tutto 140mila. A Parigi il corteo più numeroso, partito da Place de la Republique sotto l'occhio vigile di cinquemila uomini delle forze dell'ordine. Scontri a Strasburgo, nel nordest della Francia. Polizia in assetto antisommossa per far fronte alle sassaiole. Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni e sfollagente. Immancabile la presa di mira del fast food, simbolo dell'invasività americana. --------------------------------------------------------------------------------
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22 Marzo 2003 --------------------------------------------------------------------------------
Sotto l'offensiva degli alleati l'Iraq si sta sgretolando, militarmente e politicamente. Da ieri sera un diluvio di fuoco senza precedenti si è abbattuto su Baghdad e altri importanti centri del paese. Le forze anglo americane hanno compiuto un migliaio di missioni e hanno lanciato mille missili cruise. Gli attacchi sono proseguiti per l'intera notte. Gli ultimi raid hanno avuto come bersaglio alcune postazioni alla periferia della capitale.Ore prima, le sirene era suonate per annunciare un attacco diretto al cuore della città. Dalla portaerei Uss Kitty Hawk sono stati lanciati in sequenza 320 missili. Obiettivi del bombardamento più violento dall'inizio della guerra i palazzi del complesso presidenziale, principale residenza di Saddam Hussein, e vari edifici governativi.Nel centro della città si sono udite potenti deflagrazioni e alte colonne di fumo si sono alzate dai punti colpiti.Altre esplosioni sono state segnalate anche nella città di Mosul, importante centro petrolifero nel nordest del paese, e a Kirkuk. Le truppe Usa mettono a segno importanti progressi anche sul fronte meridionale, ma devono annotano le prime due vittime in un combattimento di questo conflitto.Il capo del Pentagono Donald Rumsfeld, poco dopo il primo attacco, ha dichiarato che da ieri è cominciata la guerra vera e propria e che gli obiettivi dell'offensiva militare americana saranno centinaia. Rumsfeld ha aggiunto di ignorare se il paese sia ancora sotto il controllo di Saddam Hussein. Un segnale in questo senso sono le sempre più numerose diserzioni tra le forze irachene. Solo ieri più di ottomila uomini si sono arresi alle forze anglo americane.
Non si è salvato nessuno dei sette membri degli equipaggi dei due elicotteri della Royal Navy che stamattina sono entrati in collisione mentre si trovavano in volo sopra le acque del Golfo. Lo ha detto un portavoce del commando britannico. Mezzi di soccorso della Marina inglese erano arrivati immediatamente nell'area della disgrazia, ma per i militari a bordo non c'era più nulla fare. L'origine della tragedia non è ancora stata individuata. E' il secondo incidente in ventiquattro ore che coinvolge un elicottero delle forze alleate.
Colpito il centro del potere di Saddam Hussein a Baghdad
E' in fiamme il cuore del potere di Saddam Hussein. La pioggia di missili da crociera che si è abbattuta su Baghdad venerdì sera ha devastato parte del complesso governativo. Le bombe hanno colpito l'edificio dove alloggiano gli ospiti illustri del regime e un ex palazzo reale situato a sud della capitale, vicino all'aeroporto. In entrambi i siti sono stati segnalati incendi. Non è noto se vi siano state delle vittime. Poco dopo l'attacco, il ministro dell'informazione iracheno Mohammed Said Al Sahhaf, accompagnato da un gruppo di giornalisti, ha visitato la zona bombardata all'interno del complesso del palazzo presidenziale di Baghdad. Sahhaf tra le rovine dell'edificio e con le sirene che ancora risuonavano si è lasciato andare ad un violento attacco contro il segretario alla difesa statunitense Rumsfeld, definendolo "cane criminale". Il dirigente iracheno ha poi rinnovato le minacce nei confronti degli invasori dell'Iraq dichiarando che "i soldati catturati verranno decapitati".
Bassora, seconda città dell'Iraq e maggiore centro portuale, ha subito un lungo e pesante bombardamento, cominciato ieri sera quando in Italia erano le 19.30, e prolungatosi per parecchie ore. Fonti iraniane riferiscono della distruzione della sede dei servizi segreti e del palazzo del governatore. Sempre nel sud dell'Iraq si è registrata la resa in massa della 51esima divisione ai Marines: si tratta di ottomila uomini: il sud pare dunque avviato a cadere nelle mani delle forze angloamericane. Il Pentagono intanto snocciola le cifre degli armamenti utilizzati in 48 ore: centinaia di aerei, bombardieri e caccia bombardieri, e decine di navi in grado di lanciare missili cruise. Solo su Bagdad i Tomahawk sono stati 320. L'operazione "Libertà dell'Iraq" procede a pieno regime: dalla USS Roosevelt, che incrocia nel Meditteraneo orientale, sono decollati nella notte numerosi caccia: sinché la missione non sarà compiuta i giornalisti imbarcati sulla portaerei hanno il divieto di rivelarne la destinazione.
Seconda ondata di bombardamenti su Mossul, città limitrofa alla zona autonoma curda, un centinaio di chilometri a sud della frontiera turca, e su Kirkuk, a 250 chilometri a nord di Bagdad, al centro di un'importante regione petrolifera. Esplosioni sono state udite nelle due città, mentre i tracciati della contraerea segnavano il cielo: unica fonte di luce a Kirkuk, altrimenti immersa nell'oscurità non si sa se per il danneggiamento delle forniture elettriche o per le dense colonne difumo.
I soldati anglo americani hanno preso il controllo del porto di Umm Qasr, strategico sbocco sul mare nel sud dell'Iraq e zona ricca di giacimenti e raffinerie. Da qui dovrebbero giungere gli aiuti umanitari destinati alla popolazione irachena. Ad aprire la via sono state le truppe d'elite britanniche. Un cartello con la scritta "Benvenuti in Iraq" ha accolto l'arrivo della truppe americane. A protezione della strada sono stati schierate decine di soldati. E' stata necessaria una notte di bombardamenti per piegare la resistenza dei rinforzi inviati dalle autorità irachene nella regione. L'avanzata delle forze alleate è cominciata venerdì all'alba è si conclusa in giornata con la presa di Umm Qasr e della penisola di al Faw, uno dei principali terminali del greggio iracheno. Londra ha accusato gli iracheni di aver incendiato sette pozzi petroliferi, le autorità di Baghdad hanno però negato. L'ingresso alla città portuale è stato preceduto da uno scambio a fuoco tra marines e i soldati di Saddam Hussein. Negli scontri sarebbero rimasti uccisi due iracheni, si segnalano feriti tra i civili. Una trentina di militari iracheni si sono consegnati alle forze angloamericane.
21 Marzo 2003 --------------------------------------------------------------------------------
Il Pentagono parla di rese in massa, centinaia di soldati iracheni che si consegnano ai Marines. Queste immagini ci raccontano di un gruppo di prigionieri, non lontano da Umm Qasr, nel sud dell'Iraq. Un uomo si alza, lascia il gruppo, fa segni al Marine di guardia. No, non deve andare in bagno, vuole pregare - è il giorno di preghiera dei mussulmani. Immagini come queste sono preziose per gli strateghi anglo-americani: minano il morale degli iracheni, psicologicamente sono devastanti quanto i tomahawks sulle città. Sulla defezione dei soldati iracheni le forze anglo-americane contano da tempo: ancora prima di lanciare l'offensiva, aerei statunitensi hanno sganciato centinaia di migliaia di volantini in cui si illustrava ai militari come arrendersi.
Nel sud dell'Iraq la popolazione accoglie gli americani come dei liberatori. E non stupisce visto che si tratta di sciiti, perseguitati da Saddam. Il villaggio di Safwan, a una cinquantina di chilometri da Bassora, si è arreso senza condizioni, il ritratto dei raiss è stato strappato senza tanti complimenti. Sorrisi, baci, strette di mano hanno salutato l'arrivo dei marines. La gioia si è manifestata in modi diversi; via libera a saccheggi e razzie negli uffici governativi per alcuni, canti e balli per i più.
L'obiettivo numero uno è ancora lui: Saddam Hussein è presumibilmente vivo ma l'operazione che avrebbe dovuto "decapitare" i vertici iracheni, giovedì notte, è andata molto vicino all'obiettivo: secondo la Cia, l'agenzia d'intelligence americana, nel bunker bombardato sono morti un cugino di Saddam, Ali Hassan al Majid, e due vicepresidenti iracheni, Ezzat ibrahim e Taha Yassin Ramadan. Al Majid, tra i fedelissimi del rais, si è guadagnato il sinistro soprannome di "Ali il chimico" per aver utilizzato i gas contro la minoranza curda nel 1987-'88, uccidendo migliaia di persone. Ezzat Ibrahim, vicepresidente iracheno, era considerato il numero due del regime, mentre Taha Yassin Ramadan era uno dei consiglieri più ascoltati da Saddam in politica estera. Non si hanno invece notizie dei figli del dittatore irakeno che, sempre secondo la Cia, si trovavano probabilmente nel bunker la notte dell'attacco.
Infrange la legge la disobbedienza civile in America. Nella migliore tradizione anglosassone, dal Boston Tea Party al movimento delle suffragette, la protesta, oggi contro la guerra, incorre nelle maglie delle forze dell'ordine. Arresti a raffica anche ieri in tante città americane dove i pacifisti, oltre a manifestare, si sono sdraiati a terra lungo le maggiori arterie metropolitane bloccando il traffico. A San Francisco gruppetti di attivisti si sono azzuffati con la polizia. Altri gruppi hanno frantumato le vetrine dei negozi. Diverse migliaia di dimostranti hanno completamente bloccato le strade principali di Chicago, irrompendo tra gli agenti a cavallo. Fermento anche nelle universita': al MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Cambridge (Boston), circa 600 studenti si sono presentati in aula indossando tute antigas. Da molti anni non si vedeva negli Usa una protesta popolare così massiccia come nei primi due giorni dell'Operazione Libertà per l'Iraq.
Oscar confermati: domenica a Los Angeles la consegna delle statuette
Neanche questa guerra fermerà gli Oscar. Non è nella tradizione della più attesa cerimonia di Hollywood chiudere i battenti con una guerra in corso. Come durante il secondo conflitto mondiale e il Vietnam, con questa guerra in Iraq lo spettacolo andrà avanti.Sobrietà è la parola d'ordine. Niente passerella di star per l'ingresso nel teatro, possibilità di interruzioni per i notiziari di aggiornamento sul conflitto. "Abbiamo seguito le notizie da vicino come voi - dice Gil Cates, tra gli organizzatori della cerimonia-. Sappiamo che vi sono diverse opzioni nell'evoluzione della guerra. Seguiamo la situazione da vicino. Così ci prepariamo allo spettacolo di domenica".Misure di sicurezza adeguate al clima di tensione generale e la ribalta del teatro Kodak di Los Angeles aperta alle riflessioni di attori e registi sull'opportunità di questa guerra. Anche Hollywood è divisa. Tra le star americane defezioni annunciate quelle di Will Smith e Angelina Jolie. Al comico Steve Martin il difficile compito di presentare una serata dove premi e spettacolo dovranno fare i conti con gli avvenimenti dell'ultim'ora.
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L'allarme risuona alle 3:34, ora italiana. La notte di Baghdad, fino a quel momento surrealmente tranquilla, viene squarciata dalle sirene che annunciano una minaccia aerea. E' passata appena un'ora e mezza dalla scadenza dell'ultimatum di Bush a Saddam: "lasci il paese in quaratotto ore o sarà la guerra". E la guerra arriva alle 3:35. I primi missili Cruise cominciano a colpire obiettivi fuori dal centro della capitale irachena. La contraerea interviene ma non si sa con quale successo. Da Baghdad rimbalzano testimonianze di incendi, mentre a Washington il portavoce della Casa Bianca, Fleisher, conferma: "il disarmo dell'Iraq è cominciato", e annuncia un discorso del presidente alla Nazione. Secondo fonti del Pentagono, obiettivo del primo colpo erano alcuni leader iracheni, forse lo stesso Saddam. Alle 4:15 Bush comincia a parlare e su Baghdad piove una seconda ondata di missili. Venti minuti dopo il terzo raid: nella capitale la tv non fa alcun cenno all'accaduto. La terza serie di bombardamenti ha colpito la zona sud-est di Baghdad. Testimoni sul posto parlano di colonne di fumo nero ma non si conosce ancora quali obiettivi siano stati colpiti. Fonti dell'esercito iracheno dichiarano che i tiri avrebbero colpito installazioni militari, smentendo indirettamente che si sia potuto raggiungere Saddam Hussein. Poco prima delle 6:00 la notizia di una quarta ondata di bombe. Esplosioni alla periferia di Baghdad vengono segnalate da più fonti, mentre ambienti vicini al Pentagono fanno sapere che l'attacco vero e proprio, quello massivo, non è ancora iniziato. Mentre le forze statunitensi continuano a battere sulla capitale, si rincorrono le voci di rese di massa da parte di truppe irachene. Si tratta però di notizie non confermate, forse parte di una complessa strategia di pressione psicologica. Gli altri fronti di questa guerra irachena, quello lungo il confine con il Kuwait per primo, appaiono calmi. Fino alle 6:00 non si registrano movimenti delle truppe di terra. Poi, alle 7:40, arriva la notizia di uno scambio di tiri a fuoco, una decina di raffiche secondo alcuni giornalisti. Da Baghdad, lentamente, con la luce del giorno, arrivano
le prime immagini degli effetti dei bombardamenti. Le ambulanze e
l'agitazione lasciano presagire l'esistenza di feriti o forse anche
di morti. E scene del genere non sono che le prime di una serie che
potrebbe dimostrarsi lunga. -------------------------------------------------------------------------------- Iraq: la guerra è cominciata
La macchina bellica statunitense si è messa in moto, ma non ancora apparentemente, a pieno regime. Una decina o una ventina di missili cruise Tomahawk hanno colpito la capitale: tiri partiti dalle portaeree presenti nel Golfo e nel mar rosso, tra queste la Abraham Lincoln, tra le piú grandi del mondo. L'azione missilistica sarebbe stata accompagnata anche da raid con bombardieri pesanti, i B2, e bombardieri invisibili F117, contro snodi aerei iracheni. I B2, detti ad ala di pipistrello, sono invisibili ai radar e sono in grado di trasportare fino a 16 bombe "intelligenti", ossia teleguidate, da una tonnellata ciasuna.La fase vera e propria della campagna "Liberta' dell'Iraq", secondo fonti americane potrebbe iniziare quando nel paese calerà di nuovo la notte.Non è stata confermata la partecipazione agli attacchi dei bombardieri supersonici B1 e dei giganteschi B52, di cui parlano i media americani. --------------------------------------------------------------------------------
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19 Marzo 2003 ARCHIVES
È pronta all'intervemto il vice ammiraglio Timothy Keating, comandante della V flotta americana di stanza nel golfo ai soldati della portaerei Constellation. Gli esperti militari sono oramai d'accordo che attendere oltre significa fare il gioco di Saddam. Niente potrà impedire l'attacco, nemmeno l'intervento di questo pomeriggio al consiglio di sicurezza dello svedese Hans Blix, capo degl ispettori dell'ONU. A mettere fretta a Washington sono soprattutto le condizioni climatiche: ogni giorno che passa fa sempre piu' caldo e aumentano le tempeste di sabbia. I 250.000 soldati aspettano solo l'okkei del comando per attaccare. La data probabile per l'avvio delle operazioni è sabato, visto che venerdì è giorno di preghiera in tutto il mondo musulmano. Le esercitazioni continuano come sempre, tutto dovrà essere nelle migliori condizioni, per quella che è stata ribattezzata "Operazione libertà per l'Iraq". Gli americani stanno mettendo a punto le armi per la guerra psicologica. Un aereo, chiamato Commando Solo, sorvolerà l'Iraq durante gli attacchi angloamericani trasmettendo messaggi in arabo che invitano gli iracheni alla diserzione. -------------------------------------------------------------------------------- A poche ore dalla scadenza dell'ultimatum americano il parlamento iracheno fa quadrato attorno al raìs
Il presidente dell'assemblea, Sadoun Hammadi, ha dichiarato l'incondizionato sostegno dei parlamentari a Saddam e nuovamente respinto al mittente la richiesta d'esilio da parte di Bush. Il presidente americano aveva dato 48 ore al primo cittadino iracheno per lasciare il suo posto. L'offerta è scaduta questa notte. Malgrado i proclami della propaganda irachena tuttavia, la diplomazia araba cerca di fare il possibile per evitare un sanguinoso conflitto. Per la prima volta l'Arabia Saudita ha dichiarato di voler accogliere Saddam. L'idea era stata proposta ufficiosamente a diversi summit, ma è di queste ore il passo ufficiale di quello che resta il più importante alleato degli stati uniti nella regione. Se questi sforzi avessero successo potrebbe cambiare di molto la prospettiva delle prime vittime del conflitto imminente: i bambini iracheni che nelle scuole ancora aperte attendono una nuova guerra che sentono avvicinarsi sempre di più. --------------------------------------------------------------------------------
Per molti bambini iracheni sarà la prima guerra. Non erano nati 12 anni fa: della Guerra del Golfo hanno subíto solo le conseguenze dell'embargo. Del lungo massacro che è stato il conflitto con il vicino Iran, nell'80, hanno ascoltato i racconti a casa e nelle scuole ancora aperte in quest'attesa fatta di un misto di ansia e rassegnazione."I bambini sentono di vivere sotto una costante minaccia dal '91", spiega unamaestra. "Sono giovani d'età, ma pensano ed agiscono come adulti".Se sui banchi di scuola discutono della guerra, a casa i bambini si esercitano con le maschere antigas e sistemano le scorte alimentari. Tutti, con un fatalismo da sopravvissuti, fanno incetta di viveri, scavano pozzi, interrano serbatoi intorno alle piccole fortezze che per molti rappresenteranno l'unica via di scampo alle bombe. Ai crocevia di Baghdad spuntano barricate di sacchetti di sabbia. I bambini ci giocano aggrappandosi ad apparenze di normalità. Gli adulti le rafforzano e si organizzano nei bunker. Barometro infallibile della paura. --------------------------------------------------------------------------------
l premier britannico ha ottenuto l'ok di Westminster per l'intervento armato in Iraq. Sullo sfondo, la rivolta politica e pacifista. Nonostante tutto, la mozione presentata dal governo a favore dell'intervento è passata a larga maggioranza. Eppure la spaccatura è profonda. Per la prima volta nella storia piú di un terzo della camera dei Comuni si è opposto alla linea del governo. 217 deputati si sono espressi contro la guerra: aumenta la frangia dei laburisti "ribelli" 139. Una rivolta di dimensioni ancora piú rilevanti rispettomal mese scorso. Tre ministri si sono dimessi, tra cui Robin Cook; mercoledí ha lasciato il posto un sottosegretario, è la nona defezione. Blair, per dare una svolta alla crisi, si è giocato tutto: ha fatto intendere di essere pronto persino a dimettersi, ma al momento il suo posto è salvo. Dopo 10 ore di dibattito, i parlamentari hanno dato luce verde alla partecipazione attiva di circa 45 mila soldati britannici alla guerra contro il regime di Saddam Hussein.Blair si salva, ma sul filo di lana: la riconquista di una leadership indiscussa, dicono gli analisti, è tutta in salita. --------------------------------------------------------------------------------
"L'Italia non prenderà parte attiva alla guerra, ma l'uso della forza per disarmare il regime iracheno è legittimo". È quanto affermato dal presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi che ha riferito oggi in parlamento la posizione del governo italiano rispetto alla crisi irachena. La riunione che continua con gli interventi dei siingoli parlamentari, è estremamente movimentata ed è stata più volte interrotta dalle urla che provengono dai banchi dell'opposzione. Il presidente della camera Casini ha fatto anche rimuovere delle bandiere pacifiste comparse sui palchi degli uditori. "L'Italia", così il premier, "ha concesso agli amici americani l'uso del suo spazio aereo e delle basi, ma non per attacchi diretti. Il nostro paese non è una nazione belligerante." Il voto dell'assemblea è atteso per questa sera, ma non dovrebbero esserci sorprese vista la schiacciante maggioranza di voti della Casa delle Libertà --------------------------------------------------------------------------------
La protesta bussa alla porta del presidente Bush. I cortei pacifisti non sfilano soltanto nella cosiddetta "vecchia Europa", ma si moltiplicano anche oltreoceano. Centinaia di manifestanti si sono riuniti martedí a New York per gridare il proprio no alla guerra in Iraq. Nonostante le proteste di piazza, il 78% degli americani sarebbe stato favorevole alla guerra nell'ambito delle Nazioni Unite. Il 47% invece è per il sí incondizionato all'attacco. Il mondo fa il conto alla rovescia preparandosi a quello che sembra un conflitto ormai inevitabile. --------------------------------------------------------------------------------
Aeroporto di Kuwait City: decine di persone tentano di trovare un posto sul prossimo volo per Francoforte. L'ultimatum di Bush a Saddam sta per scadere e per i cittadini stranieri residenti nell'emirato, è giunto il momento di partire. Ma non tutti sono contenti di farlo, come spiega un uomo in coda al check-in: "Sono molto deluso, devo ammetterlo. Speravo di restare ma purtroppo, per problemi di sicurezza, l'azienda mi ha detto di partire, speriamo solo per due o tre settimane". Altri sono piu' pragmatici: "E' ora di partire - dice Joni Richardson, insegnante-. Lo faccio soprattutto per i miei familiari che sono preoccupati. Credo comunque che sia meglio, in questo momento, pensare alla nostra sicurezza. Circa 8000 cittadini americani e 4000 inglesi risiedono in Kuwait: le ambasciate di Stati Uniti e Gran Bretagna li hanno invitati a lasciare subito il Paese, dove si trova il grosso delle truppe pronte a lanciare l'offensiva terrestre contro Bagdad.Ma molti stranieri provenienti da India, Bangladesh, Sri Lanka, Filippine e Pakistan resteranno in Kuwait: non vogliono perdere il lavoro. E intanto fanno provviste di cibo e a acquistano nastro adesivo da applicare sulle finestre per proteggersi da eventuali attacchi chimici e batteriologici. --------------------------------------------------------------------------------
La guerra si avvicina e la paura di attacchi terroristici in patria aumenta. Tutti i paesi occidentali, Stati Uniti in testa, stanno portando al massimo i livelli di allerta. Il Dipartimento americano per la Sicurezza Interna ha annunciato nuove misure di sicurezza per la protezione di luoghi "a rischio"."Agenti iracheni, gruppi e organizzazioni estremiste o semplicemente individui scontenti potrebbero portare a termine attacchi terroristici contro gli Stati Uniti", ha detto il segretario Tom Ridge. L'Fbi interrogherà gli iracheni residenti in America mentre gli stranieri di determinati Paesi che chiederanno asilo politico potrebbero essere trattenuti fino alla decisione. Nelle città e negli aeroporti viene rinforzata la sorveglianza. A Los Angeles si teme invece per gli Oscar. L'evento hollywoodiano potrebbe essere rimandato se la guerra scoppierà prima della cerimonia, prevista per domenica. --------------------------------------------------------------------------------
Un gruppo di scienziati dell'Università di Hong Kong è riuscito a risalire alla famiglia cui appartiene il virus che ha ucciso almeno 10 persone e ne ha contaminate centinaia in tutto il mondo. La scoperta, secondo gli scienziati, renderà piú semplice la diagnosi, la cura e la realizzazione di un vaccino. Le prime vittime nella capitale del Vietnam, Hanoi: nel fine settimana è morta un'infermiera, lunedí un medico francese. Ma ci sono state vittime anche in Cina e Canada. Ad Hanoi altre 60 persone stanno combattendo contro la malattia. Piú di un centinaio i casi ad Hong Kong, a Singapore 23. In Spagna un uomo di 38 anni è in isolamento con sintomi sospetti. Si ridimensiona l'allarme in Italia dove si temeva per una paziente ricoverata in Liguria: successivamente la smentita e la diagnosi di una "tipica" polmonite virale curata con normali antibiotici. --------------------------------------------------------------------------------
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18 Marzo 2003 ARCHIVES
Da giovedi in poi, ogni momento potrebbe essere quello dell'attacco. Nella regione del Golfo persico i 280.000 uomini di Usa e Gran Bretagna compiono le ultime manovre prima di passare all'azione. Alla minaccia armata si accompagna una strategia da guerra psicologica, destinata a fare pressione sugli iracheni e convincerli a opporre la minore resistenza possibile. "Esorto i militari iracheni e le forze di intelligence a non combattere per un regime moribondo. Militari e civili dovrebbero ascoltare attentamente questo avviso. Il vostro destino dipende dalle vostre azioni. Non distruggete i pozzi petroliferi che continueranno ad appartenere al popolo iracheno", ha detto il presidente Bush ieri alla tv, dopo aver lanciato un ultimatum di 48 ore a Saddam Hussein. Anche a sud dell'Iraq, nel deserto kuwaitiano, gli addestramenti delle truppe di terra sono pronti a trasformarsi in vere e proprie azioni militari. Gli strateghi dietro la macchina da guerra messa in piedi in poche settimane dalla coalizione anglo-americana si attendono una facile e rapida vittoria. Ma non sono pochi gli esperti che invitano alla cautela.
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I commenti più marcati arrivano dall'asse franco-tedesco. Secondo il presidente francese Chirac, quello di Washington non è il modo di intendere le relazioni internazionali. "La politica americana mette a rischio l'avvenire di una regione e la stabilità del mondo". Stesso tono quello assunto martedì mattina dal cancelliere tedesco Schroeder che in un discorso televisivo alla nazione ha ribadito il suo fermo no alla guerra. "Gli ispettori dell'ONU hanno svolto un buon lavoro, non esiste alcun motivo per interrompere le loro ispezioni", ha sottolineato il capo dell'esecutivo tedesco. Da Berlino a Pechino è un coro di critiche alla politica americana. La Cina, per bocca del primo ministro Wen Jabao, ha espresso profonda preoccupazione. Pechino resta convinta che ci sia ancora lo spazio per una soluzione diplomatica della crisi irachena. Ma l'America va dritta per la sua strada. Gli USA, oltre che su Gran Bretagna e Spagna, possono contare su altri fedeli alleati come l'Australia dove il premier John Howard ha confermato che gli uomini già inviati nel golfo parteciperanno attivamente un attacco. L'aut aut di Bush rischia tuttavia di provocare un effetto domino dalle conseguenze difficilmente prevedibili. Martedì mattina la Duma russa ha confermato che non discuterà la ratifica del trattato sulla riduzione degli arsenali nucleari firmato nel maggio scorso da Putin e Bush. --------------------------------------------------------------------------------
L'America va alla guerra con il consenso dell'opinione pubblica ridotto al minimo storico. Ad ascoltare il discorso del presidente Bush un paese diviso: il 50 per cento è contrario ad un atto unilaterale e solo il 47 per cento si dichiara a favore. "Credo che sia bene muovere questo passo, non solo per noi ma per il mondo. Saddam è stato a lungo al potere torturando e uccidendo i suoi stessi concittadini. Senza di lui il mondo sarà più sicuro", dice un uomo. Ma c'è chi la pensa esattamente all'opposto, e teme che la guerra si traduca soltanto in un inutile spargimento di sangue, senza nemmeno prevenire minacce terroristiche. "Di questi tempi e dopo l'undici settembre anche noi sappiamo cosa voglia dire la guerra. Per questo avrei dei dubbi ad accettare di cominciarne una laggiù. Quarantotto ore per un ultimatum del genere sono poche", sostiene una ragazza. E un giovane: "Siamo gli Stati Uniti, non cominciamo le guerre. non è su questi valori che è nato il paese, non lo abbiamo fatto crescere per questo. Temo che sia il primo passo verso una direzione sbagliata". Secondo i dati di un sondaggio condotto dal principale istituto demoscopico del paese, l'appoggio della pubblica opinione alle scelte di George Bush risulta notevolmente inferiore a quello di cui ha goduto dieci anni fa il padre. Al tempo della guerra nel Golfo, nel 1991, ben l'ottanta per cento degli statunitensi era d'accordo col presidente. --------------------------------------------------------------------------------
Rischia di costare un alto prezzo al governo Blair l'incondizionato sostegno britannico alla linea di Washington sull'Iraq. Oltre alle dimissioni del ministro per i rapporti con il Parlamento, Robin Cook, l'esecutivo registra altre defezioni per protesta, quelle del viceministro per la Sanità, Lord Hunt di Kings Heat e del viceministro dell'Interno, John Denham. Epicentro dello scontro tra la posizione del premier e una ala non secondaria del partito laburista è la Camera dei Comuni, dove ieri il ministro degli esteri Jack Straw ha anticipato la richiesta di un voto del parlamento a sostegno della linea del governo. Voto che non potrà che sancire le già evidenti differenze, messe in luce dall'intervento dell'ex ministro Cook. Cook ha criticato l'unilateralità della posizione di Londra e l'assenza di un ombrello fornito dall'Onu, dalla Nato o dall'Unione europea. Solo Clare Short, ministro per lo Sviluppo internazionale, che aveva minacciato di dimettersi per le stesse ragioni, ha fatto sapere di aver cambiato idea. --------------------------------------------------------------------------------
Il tempo delle titubanze è finito, anche per la Turchia. Il nuovo governo di Ankara si riunirà oggi per discutere un secondo testo che autorizzi il passaggio di truppe americane in vista di guerra all'Iraq. Lo ha annunciato il vicepremier Abdullatif Sener dopo il vertice tra il nuovo primo ministro Erdogan, che sembra deciso a prendere provvedimenti urgenti per preservare gli interessi nazionali, e le massime autorità del Paese tra cui il capo di stato maggiore delle forze armate Ozkok, favorevole anche all'invio di truppe turche nel nord dell'Iraq. Il sostegno di Ankara permetterebbe all'esercito americano di creare un nuovo fronte attraverso il dispiegamento di 62mila soldati sul suolo turco. Il Parlamento, probabilmente, si riunirà per votare la seconda risoluzione dopo l'investitura ufficiale di Erdogan, il 24 marzo. In vista della guerra, intanto, i soldati americani continuano a scaricare mezzi e materiale bellico al porto di Iskenderun, diretti verso il confine con l'Iraq. Continuano anche le proteste dei pacifisti: domenica centinaia di persone hanno bruciato davanti al porto bandiere americane, cantando "Yankee go home". --------------------------------------------------------------------------------
Una minaccia mondiale. La polmonite atipica, mortale e misteriosa scoperta in Asia ha già fatto almeno nove vittime, almeno 170 i casi accertati in tre continenti. Ma all'aeroporto di Parigi - Roissy non c'era panico tra i passeggeri in partenza per Hong Kong. "Mi devo fermare lì un giorno, mi piacerebbe fare un giro ma probabilmente resterò in aeroporto oppure mi metterò una mascherina", dice una viaggiatrice.Negli scali i medici sono in allerta: l'Europa tenta di premunirsi, un nuovo caso è stato segnalato in Gran Bretagna mentre rimangono stabili le condizioni del medico di Singapore ancota ricoverato in Germania. L'emergenza è cominciata in un ospedale di Hanoi in Vietnam. Prima la morte di un uomo d'affari americano che arrivava da Shangai poi il decesso di un'infermiera, quuesto fine settimana. Più di trenta persone, metà del personale, risultano contagiate. Il focolaio sembra dunque essere il sud-est asiatico: quasi 50 casi adHanoi, più di ottanta ad Hong Kong, poi Taiwan e Singapore, ma anche otto casi e due decessi in Canada, due in Svizzera, uno in Slovenia: i pazienti erano tutti di ritorno dall'Asia. Del virus si conoscono solo i sintomi: febbre, affaticamento, affanno e tosse. L'Organizzazione mondiale della sanità è impegnata in prima linea. Alcuni ricercatori si recheranno in Cina, supposto luogo di origine dell'epidemia, perché l'agente infettivo non è ancora stato isolato.Il solo modo noto per proteggersi è indossare le mascherine. La malattia si trasmette per vie respiratorie e attraverso contatti molto ravvicinati. --------------------------------------------------------------------------------
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17 Marzo 2003 --------------------------------------------------------------------------------
Via da Baghdad. Anche gli ispettori dell'Onu incaricati di verificare il disarmo iracheno sono stati invitati da Washington a abbandonare il paese. E i tempi di un attacco militare si avvicinano sempre di più. Dopo italiani, portoghesi e giapponesi anche gli ultimi rappresentanti in Iraq del governo tedesco chiudono l'ambasciata e lasciano il paese. Solo il rappresentante del papa resiste, annunciando che non andrà via nemmeno a guerra iniziata. La missione incaricata di sorvegliare il confine tra Iraq e Kuwait ha cessato le proprie operazioni. Le autorità britanniche e statunitensi hanno fatto appello ai propri cittadini presenti in Kuwait affinchè lascino il paese. Il governo di Mosca ha chiesto ai russi che si trovano in Iraq di fare altrettanto. --------------------------------------------------------------------------------
Non ammette repliche la dichiarazione del presidente americano Bush che ha parlato al termine del vertice delle Azorre con Tony Blair e José Maria Aznar. I leader dei tre paesi, incontratisi per un summit trilaterale nelle isole portoghesi, sono artefici di una nuova proposta di risoluzione che di fatto autorizza un intervento armato contro Bagdad. Se non ci sarà in giornata un accordo sul documento ci sarà la guerra Il luogo di questa ultima battaglia doiplomatica è ancora il consiglio di sicurezza dell'Onu a New York che si riunisce nel pomeriggio. I contendenti restano però sulle proprie posizioni. Alla scelta delle armi proposta da inglesi e americani fa eco la pari determinazione franco russa. "No a un intervento militare, occorre fornire più tempo agli ispettori dell'Onu". Un concetto ripetuto ancora lunedì mattina dal capo della diplomazia transalpina Dominique de Villepin che ha promeso il veto del suo Paese a una nuova risoluzione. --------------------------------------------------------------------------------
L'ordine di attacco potrebbe arrivare da un momento all'altro.I marines statunitensi di stanza in Kuwait ascoltano alla radio il presidente Bush dalle Azzorre, e cercano di capire dalle sue parole quale sarà il loro futuro immediato. "Sono le stese cose che abbiamo ascoltato per mesi: che l'Iraq viola le risoluzioni, che il tempo per la diplomazia è finito. Ma per me questo non significa nulla: siamo qua, aspettando un comando", dice un soldato. Sono 225.000 gli uomini dislocati dagli Usa nella regione, alle prese con un equipaggiamento nuovo di zecca, e costrette a dei diversivi per non annoiarsi. Non fiacca il morale degli uomini, l'attesa, secondo un soldato. "Certo che possiamo essere in tensione, ma siamo stati addestrati apposta. E' il motivo per cui abbiamo scelto l'esercito", spiega, con l'orgoglio di chi ha un compito importante. Quello di aspettare la guerra. --------------------------------------------------------------------------------
Davanti alla minaccia di un attacco sempre più imminente Saddam Hussein reagisce affermando che porterà la guerra in tutto il mondo se l'Iraq verrà invaso. Il ministro degli esteri iracheno Naji Sabri ha aggiunto che decine di migliaia di uomini sono pronti ad immolarsi per combattere il nemico americano. "Se le forze statunitensi hanno il controllo del cielo, noi siamo esperti in combattimenti sul terreno", dicono le autorità irachene riproponendo lo scenario di un conflitto casa per casa, il più temuto dal Pentagono. Da ieri l'Iraq è diviso da quattro distretti militari, nord, sud, centro e Baghdad. Saddam Hussein ha assegnato il comando di ogni zona ai suoi più stretti collaboratori, tra i quali anche il figlio Qusay. Il raiss tuttavia manda ancora segnali di apertura all'Onu, annunciando che entro due giorni consegnerà un rapporto sull'antrace che l'Iraq sostiene di aver distrutto. --------------------------------------------------------------------------------
Dieci palestinesi sono stati uccisi in mattinata nel corso di due incursioni israeliane a Gaza. L'esercito ha preso di mira il campo profughi di Nusseirat e la cittadina di Beit Lahya. Fonti locali riferiscono che tra le vittime si contano anche tre bambini, uno dei quali di appena tre anni. Un comunicato di Tsahal sostiene che l'azione era rivolta alla cattura di alcuni militanti della Jihad islamica. Le nuove vittime arrivano all'indomani di un'altra giornata drammatica, segnata dall'uccisione, nel sud della Striscia di Gaza, di una pacifista statunitense, travolta da una ruspa militare israeliana impegnata ad abbattere una casa palestinese. Al bilancio dei morti si aggiungono anche almeno sedici feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni, provocati durante l'incirsione nel campo profughi di Nusseirat. Altre cinque persone sono state ricoverate in ospedale per le ferite causate da un tiro d'obice nel centro palestinese di Beit Lahya.
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15 Marzo 2003 -------------------------------------------------------------------------------- Ultimati i preparativi bellici: domani vertice straordinario Bush-Blair-Aznar
Se, quando e come inizierà la guerra contro Saddam Hussein sono domande aperte, ma uomini, mezzi ed armi sono già pronti per l'attacco. Dalla routine delle incursioni di caccia angloamericani nelle zone di non volo si è passati la scorsa notte al primo attacco con un bombardiere a lungo raggio B-1. Sono stati distrutti due radar iracheni. Una sorta di prova generale prima del conflitto. Trecentomila uomini, settanta navi, seicento aerei sono dispiegati nel Golfo. Per ventunomila militari americani è scattato il prolungamento a tempo indeterminato della ferma. L'Iraq invece distilla rapporti sulla distruzione delle proprie armi chimiche. Un nuovo documento è da ieri nelle mani di Hans Blix. Riguarda il gas VX. Per le scorte di antrace ne è atteso un altro a giorni. Al calendario della diplomazia si aggiunge un'altra data. Per George Bush è l'ultima occasione per trovare un'intesa dentro l'Onu. Un nuovo ultimatum di tre settimane, come proposto dal Cile, è stato considerato inaccettabile.Il vertice di domenica con Tony Blair e il premier spagnolo Aznar in una base americana delle isole Azzorre dovrebbe definire l'ultimo stadio della strategia diplomatica di Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna --------------------------------------------------------------------------------
Il nuovo governo turco è pronto. Tayyip Erdogan ha ricevuto l'ok del presidente Necdet Sezer diventando ufficalmente il nuovo premier del paese. La lista dei ventidue ministri, praticamente invariata rispetto al precedente esecutivo, dovrà ora ricevere la fiducia del parlamento, il che potrebbe avvenire venerdí prossimo. Erdogan, leader carismatico del partito AK che ha trionfato alle elezioni di novembre, aveva dovuto rinunciare alla poltrona di primo ministro a causa di una condanna per istigazione all'odio religioso. È stato designato premier martedí in seguito a una modifica costituzionale. Il suo braccio destro Abdullah Gul, che ha ricoperto la carica finora, conserva un posto di primo piano: vice capo del governo e ministro degli esteri. Il principale obiettivo del neo premier sarà far passare al parlamento il decreto che autorizzerà l'utilizzo del suolo turco agli americani. Di fatto le truppe statunitensi sono già presenti in forze in Turchia: nel porto di Iskenderun i contingenti americani scaricano da mesi materiale bellico. Le operazioni hanno preso il via a a febbraio, da quando il parlamento ha detto sì all'ammodernamento delle basi locali, aprendo le frontiere a 3.500 uomini. Non senza problemi. Le manifestazioni pacifiste si moltiplicano. L'ultima nella città sudorientale di Silopi.
Una rara malattia auto immunitaria ha provocato la morte di Jean Luc Lagardère, uno dei più influenti imprenditori francesi. La notizia ufficiale è giunta intorno alle ventitré di ieri. Era stato ricoverato in un ospedale parigino per un intervento chirugico all'anca. Nel pomeriggio le notizie del suo decesso erano state poi smentite da un portavioce del gruppo industriale che di Lagardère porta il nome. Acquisendo il controllo del gigante dell'editoria Hachette e di Vivendi Universal, il gruppo Lagardère ha conquistato l'80% del mercato francese. Ma il gruppo ha anche tre network radiofonici nazionali, ed è editore di televisioni tematiche. Nel '77 Lagardère divenne presidente di Matra automobile, acquisendo poi circa il 15% delle azioni di EADS, il numero due mondiale dell'industria aeronautica. Un impero che Lagardère ha già lasciato
al figlio Arnaud, erede di un colosso da oltre 13 miliardi di euro
l'anno. --------------------------------------------------------------------------------
A quasi un mese dalla manifestazione mondiale contro
la guerra in Iraq il popolo dei pacifisti è tornato in piazza.
In Germania decine di migliaia di lavoratori, per la maggiorparte
dipendenti del settore pubblico, hanno interrotto la propria attività
per dieci minuti in segno di protesta contro l'opzione bellica sostenuta
dagli Stati Uniti. Manifestazioni di piazza anche in Spagna, paese
che insieme alla Gran Bretagna e alla Bulgaria appoggia la linea di
Washington, dove sono stati osservati quindici minuti di silenzio.In
Austria l'appello ad unirsi all'iniziativa per la pace è venuto
da sindacati e chiesa cattolica.Nel resto d'Europa i pacifisti faranno
sentire la loro voce sabato. In Italia la Cgil ha indetto una manifestazione
nazionale a Milano. Previsti meeting anche ad Atene, Bruxelles, Copenaghen,
Londra, Mosca e Porto. --------------------------------------------------------------------------------
La Serbia colpita dall'omicidio del suo premier riformista e filoccidentale Zoran Djindjic, dà sfogo alla rabbia distruggendo la casa di uno dei principali sospetti: Dusan Spasojevic. Le autorità si giustificano: ufficialmente, dicono, l'abitazione era stata costruita senza permessi. L'edificio è in un complesso di lusso appena fuori Belgrado, a Zemun, periferia da cui prende il nome il clan ritenuto reposabile dell'omicidio di Djindjic, nonché di una lunga serie di assassini e sequestri. 56 persone sono state arrestate, ma la polizia ammette di non aver ancora catturato gli esecutori materiali. Il presunto cervello dell'omicidio di Djindjic è ancora in fuga: si tratterebbe di Milorad Lukovic ex capo dei berretti rossi, braccio armato dell'intelligence. Venerdí il vice premier Zarko Kovac ha ricordato il leader ucciso in una cerimonia nella sede del governo: presenti numerose personalità di spicco della nuova repubblica Serbia-Montenegro. Il presidente del parlamento Dragoljub Micunovic ha garantito che nonostante il duro colpo, la formazione del nuovo stato non sarà rallentata. C'è già il nome di quello che potrebbe essere il nuovo premier serbo: Zoran Zivkovic, ex ministro degli interni dell'ex Iugoslavia. Unanimi le manifestazioni di cordoglio. Sempolici cittadini serbi, esponenti di partito, leader politici di tutto il mondo hanno manifestato il proprio rammarico. --------------------------------------------------------------------------------
Non torna la monarchia, tornano i Savoia. Attesa, curiosità e qualche protesta si annunciano nel giorno del rientro in Italia di Vittorio Emanuele. Il figlio dell'ultimo re d'Italia trascorrerà a Napoli i suoi primi tre giorni da cittadino qualsiasi. Insieme alla moglie Marina Doria e al figlio Emanuele Filiberto l'erede di casa reale rivedrà i luoghi dai quali partì, bambino in esilio, cinquantasette anni fa. L'udienza privata in Vaticano lo scorso dicembre arrivò dopo che in ottobre il parlamento italiano aveva ratificato la legge costituzionale che riammetteva in patria gli eredi maschi di casa reale. La norma transitoria della costituzione venne promulgata all'indomani della guerra. Allora Umberto II lasciò Napoli con il piccolo Vittorio Emanuele prendendo la via dell'esilio. Ad attendere la famiglia Savoia oltre ad amici e nostalgici, contestatori di estrema destra e qualche neoborbonico che ha ancora il dente avvelenato per l'unificazione del 1860: il presidente del "comitato antisavoia" annuncia la presentazione di un elenco dei danni subiti dai popoli del sud che raggiunge l'astronomica cifra di mille miliardi di euro. Tra i Savoia e Napoli c'è un rapporto particolare, che magari aiuterà ad addolcire le residue polemiche. Senza la regina Margherita, nonna di Vittorio Emanzuele, la pizza più famosa forse non sarebbe mai esistita. --------------------------------------------------------------------------------
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14 Marzo 2003 --------------------------------------------------------------------------------
Coraggio": la parola chiave del discorso di Gerhard Schroeder, oggi al parlamento di Berlino. Coraggio di lottare per la pace in Iraq, e coraggio per realizzare un'inversione di tendenza dell'economia tedesca e per far passare riforme radicali. Con il tema della guerra il cancelliere tedesco ha aperto il suo discorso al Bundestag. "insieme alla Francia, la Russia e la Cina, e la maggioranza del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, siamo più che mai convinti che il disarmo dell'Iraq possa e debba essere realizzato pacificamente." Quindi il doloroso capitolo delle riforme economiche e sociali. "Lavoro ed economia, ha detto Schroeder, restano prioritarie nel nostro programma. Un'economia dinamica e un tasso di occupazione elevato sono le condizione perché lo stato sociale e l'economia di mercato come l'intendiamo noi funzionino. Non vogliamo rinunciare al nostro obiettivo: che tutti coloro che sono in grado e vogliono lavorare possano farlo." Per rilanciare l'economia Schroeder ha annunciato un programma di
investimenti pari a 15 miliardi di euro. Nel campo del diritto del
lavoro tra le novità rivoluzionarie sarà più
facile licenziare in Germania, diminuisce il periodo in cui si ha
diritto al sussidio di disoccupazione, ridimensionati gli aiuti anche
alle fasce più deboli. La Germania, considerata "il malato
grave d'Europa", conta quasi cinque milioni di disoccupati.
Al consiglio di sicurezza dell'Onu proseguono le consultazioni mentre slitta alla prossima settimana il voto sulla risoluzione presentata da Stati Uniti e Gran Bretagna. Washington e Londra, a corto di sostegno, sono stati costretti a fare una parziale marcia indietro. A 72 ore dalla scadenza dell'ultimatum imposto dalla Casa Bianca a Saddam Hussein per il disarmo, i sei paesi indecisi si dicono pronti a presentare una propria proposta di risoluzione.L'ambasciatore del Pakistan all'Onu Munir Akram non si fa illusioni. "Le nostre posizioni non sono identiche ma stiamo lavorando
per trovare un terreno comune di intesa. E' quanto di meglio possiamo
fare".La mappa degli schieramenti è divisa in tre parti.
Per far passare il proprio documento Washington ha bisogno del sostegno
di almeno nove membri sui quindici che compongono il consiglio di
sicurezza. Per ora il partito del no, capeggiati da Francia e Russia,
è maggioritario. Tra gli indecisi il Cile ha annunciato che
allo stato attuale delle cose il suo voto sarebbe negativo.Conscio
del vento sfavorevole il segretario di stato americano ieri Colin
Powell si è fatto sfuggire che gli Stati Uniti potrebbero rinunciare
a chedere il voto sulla loro risoluzione. Una bocciatura sarebbe un
bastone tra le ruote della macchina da guerra americana.
Un numero indefinito di questi aerei dall'ala di pipistrello e' partito dalla Whiteman Air Force sotto gli occhi di telecamere e giornalisti invitati nella base del Missouri per testimoniare l'imminenza dell'attacco.I bombardieri B-2 possono trasportare ciascuno 16 bombe intelligenti da circa una tonnellata. Altri 850 fanti britannici sono in partenza per il Golfo secondo quanto annunciato dal ministro della Difesa britannico. Sul terreno la storica divisione dei "Topi del deserto" quella che sconfisse Rommel nella seconda guerra mondiale, si addestra tra tempeste di sabbia e in condizioni climatiche sempre piu' difficili. in Kuwait, la colonnina di mercurio è salita sino a 30 gradi, la visibilità è ridotta a 50 metri. Se conflitto dev'esserci dovrà cominciare al piu' presto per
evitare la grande canicola estiva che puo' raggiungere i 50 gradi
all'ombra.
All'appello mancano ancora due nomi eccellenti: l'ex capo dei berretti
rossi Milorad Lukovic e il padrino della mafia belgradese Siptar Spasojevic.Tra
commozione e preoccupazione i serbi continuano ad affluire alla camera
ardente nella sede del governo per rendere omaggio a Djindjinc. Giovedì,
inParlamento, alla presenza della madre e della moglie del premier
assassinato, si è tenuta una commemorazione ufficiale. I tre
giorni di lutto nazionale decretati dal governo si concluderanno sabato
con i funerali. Ad officiare sarà il patriarca della chiesa
ortodossa; alla cerimonia sono attesi i grandi esponenti della politica
europea.Venerdì è stata la volta di Javier Solana, capo
della diplomazia dei quindici, che accompagnato dal commissario europeo
alle relazioni esterne Chris Patten ha espresso al governo serbo la
solidarietà delle istituzioni di Bruxelles.
Hanno ucciso due israeliani, scambiandoli
per palestinesi armati. A bordo di quest'auto crivellata di colpi
vicino l'insediamento ebraico di Pnei Hever, ad Hebron, stava viaggiando
un agente di sicurezza israeliano. Un uomo armato. Per questo la pattuglia
israeliana che lo ha visto avvicinarsi ha fatto fuoco. Poco dopo un
secondo uomo è sbucato da poco lontano. Anche lui armato. È
stato ucciso da un elicottero. Si trattava dei due sorveglianti di
un impianto di telecomunicazioni.Cinque palestinesi sono morti invece
negli scontri a fuoco con l'esercito ingaggiati a Tamoun, vicino Jenin.
Si trattava di militanti estremisti che secondo fonti militari israeliane
avrebbero avuto in preparazione un attentato. Nel corso della stessa
operazione ieri due palestinesi rimasti feriti sono poi stati arrestati.
Un bottino di oltre trecento disegni e un paio di capolavori su tela: è quanto il Ministro della cultura russo intende restituire alla Germania. Le opere d'arte, conservate sino a pochi mesi fa all'Hermitage di Sanpietroburgo, furono sottratte come trofeo di guerra nel 1945 dall'Armata Rossa, che le trovò nei sotterranei di un castello nella città tedesca di Brema. Per Mikhail Shvydkoi, alla testa del ministero della cultura russo, vi sono le basi legali per la restituzione. "Dipinti e disegni, dice, non si possono considerare un risarcimento di guerra, non sono di nostra proprietà." Non la pensano così in Parlamento, dove mercoledì è passsata una risoluzione in cui si chiede al presidente Putin di bloccare la restituzione. Fu il generale Viktor Baldin a salvare e mettere in valigia la collezione,
tra cui figurano opere di Monet, Rubens, Degas, Van Gogh. Nel 1973
lui stesso aveva chiesto alle autorità sovietiche di restituirle.
Baldin raccontò pure di aver dovuto mercanteggiare coi soldati,
decisi a non mollare alcuni disegni di donne senza veli.
Riapre oggi al pubblico l'Albertina di Vienna, uno
dei musei più famosi del mondo, dopo dieci anni di lavori di
rinnovamento. Ieri il direttore del museo Klaus Albrecht ha orgogliosamente
mostrato le sale al presidente austriaco Thomas Klestil e alla regina
Sonja di Norvegia, sponsor della più ampia delle tre mostre
ospitate dall'Albertina, quella del pittore, norvegese, Edvard Munch.
Le altre due esposizioni riguardano la storia della fotografia e i
disegni dell'americano Robert Longo. Il palazzo dell'Albertina, costruito
a cavallo tra diciottesimo e diciannovesimo secolo, danneggiato dai
bombardamenti alla fine della seconda guerra mondiale e usato per
decenni come deposito di materiale, è stao sottoposto a una
profonda operazione di restauro costata ottanta milioni di euro, una
spesa coperta in parte dagli sponsor. L'Albertina ospita una collezione
di un milione di opere che vanno da classici come Michelangelo, Raffaello,
Dürer o Rembrandt fino ad artisti moderni e contemporanei.
Pare che il ricavato andasse in beneficienza, salvo una "cresta" del venti per cento. Ad ogni modo l'inchiesta interna lo ha scagionato ma ci sono già polemiche perché a condurla è stato un personaggio troppo vicino al principe: il suo segretario personale, Sir Michael Peat che si è affrettato a smentire di aver pagato per mettere a tacere la vicenda, ma - dice - al collaboratore al centro delle accuse "abbiamo dato un contributo per la casa, visto che finora l'aveva gratis." Intanto dal rapporto dell'inchiesta si viene a sapere che un'altra ventina di oggetti sono dati per dispersi. Non è la prima volta che Carlo viene coinvolto negli scandali di palazzo. In passato era stato accusato di aver coperto uno stupro gay di un altro suo collaboratore. La storia era stata venduta alla stampa dal famoso Harold Brown,ex maggiordomo di Diana, che aveva registrato la confessione del colpevole. Insomma, a corte intrighi a non finire.
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13 Marzo 2003 La Serbia sotto choc dopo l'assassinio del premier Zoran Djindjic
La Serbia si è svegliata nell'incubo. Messaggi di cordoglio di leader e capi di Stato stanno giungendo al governo di Belgrado. Davanti la sede del partito democratico continua la processione dei cittadini. Tutte le prime pagine dei giornali sono dedicate al delitto di ieri. La popolazione lo ricorda come l'uomo che stava traghettando il paese sul percorso delle riforme e verso l'integrazione all'Europa. Era stato lui a rendere reso possibile la comparsa di Slobodan Milosevic davanti al Tribunale dell'Aja. Djindjic e' stato colpito da due colpi alla schiena e allo stomaco, sparati con un fucile di grosso calibro da una casa di una strada vicina. Immediatamente ricaricato sulla sua stessa automobile è stato portato al vicino ospedale dove,secondo i medici, sarebbe giunto già morto, I sicari, tre secondo le prime testimonianze, sono fuggiti. Voci non confermate parlano di un possibile arresto di almeno due di loro, ma sull'argomento la polizia mantiene l'assoluto riserbo. La polizia ha arrestato alcune delle persone indicate come responsabili morali e materiali del delitto. Secondo alcune fonti gli arresti sarebbero stati effettuati tra i membri del clan mafioso di Zemun che farebbero capo all'ex comandante delle teste di cuoio serbe Milorad Lukovic.
Sta provocando spavento, dolore e smarrimento, ma l'uccisione del primo ministro serbo Goran Djinjic minaccia anche di gettare nel caos un paese riuscito con fatica a riacquistare la fiducia internazionale.Messaggi di cordoglio di leader e capi di Stato stanno giungendo al governo di Belgrado. Djinjic era l'uomo che aveva reso possibile la comparsa di Slobodan Milosevic davanti al tribunale penale internazionale. Davanti la sede del partito democratico continua la processione dei cittadini. Ad uccidere Djinjic sarebbero stati tre sicari della mafia di Zemun, il nome di un sobborgo di Belgrado. Il governo ha espressamente accusato la cosca e i suoi padrini, tra cui l'ex capo delle forze speciali di polizia Milorad Lukovic."Non hanno sparato soltanto a Djinjic. Questo è un colpo contro le riforme la democrazia e contro tutti noi", dice una donna, e un'altra commenta: "Ho paura che dopo questo omicidio potrà tornare la stessa miseria che c'era prima del 2000". Il ritorno di un regime o la degenerazione nell'anarchia sono i timori più diffusi. In Serbia non c'è a un capo dello Stato. Alle scorse elezioni era mancato il numero legale. Il presidente del parlamento che ne ha temporaneamente i poteri ha decretato lo stato di emergenza.Tutta Belgrado è stata passata al setaccio ma fino ad ora non vi sono conferme di arresti legati a questo omicidio. Djindjic: il riformatore bloccato
Nell'ottobre del 2000 la una Serbia spaccata in due, vedeva la fine dell'era Milosevic. A Belgrado migliaia di sostenitori del movimento riformista esultavano di fronte ai vincitori Zoran Djindjic e Vojislav Kostuniza. A quell'epoca i due marciavano ancora insieme e Djindjic era riuscito ad emergere come leader di un'opposizione dalla lunga storia di divisioni e tradimenti. Giunti al potere, Djindjic, il premier liberale liberista, e Kostuniza, il presidente nazionalista dal volto umano, si sono messi l'uno contro l'altro in una lotta senza quartiere che ha di fatto bloccato il processo riformatore. In un paese che non riesce ancora a liberarsi dai fantasmi dal passato, la decisione di consegnare l'ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic al tribunale dell'Aja ha contribuito alla caduta di popolarità del premier. Un primo ministro che già penava a imporre la sua visione della Serbia e a liberarla dal cancro della corruzione e della criminalità organizzata. Djindjinc è stato il primo sindaco di Belgrado non legato al regime socialista. Come leader del partito democratico, è stato uno dei veterani dell'opposizione serba. Un partito, il suo, dalle posizioni non sempre chiare, tuttavia. Furono tante le strizzatine d'occhio ai nazionalisti, in particolare serbo-bosniaci, durante i primi anni della guerra in Bosnia. Peccati di gioventù che gli occidentali furono pronti a perdonargli scegliendolo come principale interlocutore. Molti serbi, gli rimproveravano però, appunto, di essere l'uomo dell'occidente. Nello stesso tempo lo ritenevano l'unico in grado di far affluire gli aiuti internazionali e di frenare lo strapotere della mafia. Fra questi due estremi, la mano che l'ha ucciso. Iraq: gli Usa si giocano la maggioranza al Consiglio di Sicurezza
Nonostante la minaccia di veto di Francia e Russia alla risoluzione proposta da Stati Uniti e Gran Bretagna, Washington continua a insistere per un voto al piú tardi entro il fine settimana. La Casa Bianca dice di essere a un solo punto dalla cosidetta "vittoria morale": avrebbe otto dei nove voti necessari, veti a parte. Dei sei membri non permanenti ancora indecisi, stando agli americani, mancherebbe soltanto il consenso di Messico e Cile. Il mercato delle promesse è all'apice: vince chi offre piú vantaggi. Gli Usa si dicono pronti ad agire con o senza la legittimazione dell'Onu. Con o senza il sostegno britannico. E a proposito di Regno Unito, Tony Blair ha incontrato a Londra il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. "Le divergenze - ha detto il cancelliere - non mineranno i rapproti tra i nostri paesi".Blair, sempre più indebolito dall'opposizione dell'opinione pubblica, ha proposto alle Nazioni Unite di aggiungere al progetto di risoluzione angloamericano un allegato con le condizioni che Saddam Hussein dovrà soddisfare per evitare la guerra. In Iraq addestramento di aspiranti kamikaze giunti da tutto il mondo arabo
Decine di arabi pronti ad attacchi suicidi si starebbero addestrando
in una base militare nei pressi di Mashtal, a venticinque chilometri
da Baghdad, nell'attesa di entrare a far parte a pieno titolo delle
forze irachene.Senza curarsi delle accuse da parte di Usa e Gran Bretagna
di legami tra Iraq e terroristi di Al Qaeda, il regime ha mostrato
alle televisioni arabe e, indirettamente, a quelle internazionali,
volontari che vanno da semplici nazionalisti sensibili al richiamo
della solidarietà panaraba a veri e propri integralisti islamici.Gli
aspiranti kamikaze vengono da Arabia Saudita, Libia, Siria, Libano
e Tunisia e si addestrano con mitra e fucili, mentre istruttori delle
Forze speciali irachene insegnano loro come usare granate, bombe a
mano e piccoli mortai. Contro le forze ipertecnologiche Usa, vuol
dire davvero esser votati al suicidio. L'esercito britannico sventa un attentato a Belfast
E' tornata la paura in Irlanda del Nord. Gli artificieri dell'esercito britannico hanno fatto esplodere un veicolo-bomba lasciato nella notte davanti a un tribunale di Belfast. Tre uomini mascherati avevano piazzato un ordigno incendiario a orologeria in un furgone e avevano costretto il proprietario a parcheggiarlo davanti al palazzo di giustizia. Non ci sono state rivendicazioni per quest'atto ma i sospetti cadono sui gruppi repubblicani dissidenti, contrari al processo di pace. Dal 1997 l'Ira rispetta un patto di cessate il fuoco. L'incidente è avvenuto mentre la maggior parte dei leader
politici nord-irlandesi è negli Stati Uniti, a qualche giorno
dalla festa di Saint Patrick Tra loro anche Gerry Adams, leader dello
Sinn Fein - il braccio politico dell'Ira. Il primo ministro dell'Irlanda
Bertie Ahern incontrerà il presidente americano Bush. Il parlamento olandese discute il caso della principessa Margherita
Il "caso Margherita" ha fatto ingresso al parlamento olandese. Le indagini condotte dai servizi segreti sul marito della principessa Margherita di Borbone Parma, nipote della regina Beatrice, ordinate dalla casa reale per scongiurare, secondo la coppia, un'unione mal vista, assumono sempre più i contorni dell'incidente politico.La coppia ha presenziato ieri al dibattito convocato in parlamento dopo le prime ammissioni del primo ministro Balkenende. Su Edwin de Roy, futuro sposo della principessa, furono condotte ricerche durante il governo precedente scavalcando i ministri competenti. Non bastano le scuse dei ministri interessati. La coppia attende il mea culpa della regina d'Olanda per quello che ritengono un abuso di potere compiuto ai loro danni. Per definire tutte le responsabilità in una vicenda che tiene da settimane sotto i riflettori dei media una famiglia regnante da sempre apprezzata per la propria discrezione, Margherita ed Edwin de Roy hanno sporto denuncia contro l'ex primo ministro Wim Kok.
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12 Marzo 2003
Soli contro tutti. Gli Stati Uniti perdono la pazienza e si dicono pronti ad attaccare l'Iraq anche senza la Gran Bretagna. Fermezza anche sul voto all'Onu alla seconda risoluzione: entro questa settimana. Non oltre. Poco dopo la frenata: in un comunicato il segretario alla Difesa americana Donald Rumsfeld ha ridimensionato i commenti fatti sul ruolo delle truppe di Tony Blair in crisi sul fronte interno. "Nel caso in cui il presidente Bush decidesse di attaccare", aveva detto al Pentagono "qualsiasi contributo della Gran Bretagna sarà ben accolto. Ma se non parteciperà a questa fase, troveremo un modo per risolvere il problema".La guerra si sta preparando a pieno ritmo. In Florida è stato eseguito il test di collaudo della superbomba Moab. E' la piú grande arma convenzionale esistente: un proiettile gigante di 9 tonnellate e mezzo e un potenziale distruttivo pari ad un piccolo ordigno nucleare. E' soprannominata la "madre di tutte le bombe", ma per il Pentagono serve solo ad intimidire le forze armate irachene e mostrare la potenza dell'arsenale americano.
Downing Street risponde a Parigi e Mosca
Le organizzazioni umanitarie si mobilitano. Centro della Croce Rossa a Baghdad
La Croce Rossa Internazionale si prepara al peggio. La squadra che sta lavorando con oltre trecento collaboratori locali ha concluso l'allestimento di un centro nella capitale irachena. Sarà un supporto in caso di attacco militare per garantire cibo, acqua e medicinali alla popolazione. Parte del personale, invece, è già stato trasferito nei Paesi vicini su ordine del Comitato di Givevra. Ronald Benjiamin è il portavoce della Croce Rossa nella capitale irachena: "Ci stiamo organizzando soprattutto nel nord del Paese", spiega. "Speriamo che sia sufficiente ad assistere la popolazione". Dalla Svizzera i vertici della Croce Rossa hanno già messo in guardia sul rischio di una catastrofe umanitaria di proporzioni enormi. In caso di guerra i profughi sarebbero centinaia di migliaia. Gran parte degli ospedali, centrali idriche ed altre infrastrutture
basilari sono in condizioni precarie e, quindi, in Siria, Iran, Kuwait
e Giordania sono state allestite strutture di sostegno con équipe
pronte all'emergenza umanitaria. L'Unicef, il fondo delle Nazioni
Unite per l'Infanzia, ha inviato a Baghdad cibo per quasi mezzo milione
di bambini.
Un processo al processo. Nel giugno di quattro anni fa un tribunale turco condannò a morte Abdullah Ochalan. Leader del partito dei lavoratori del Kurdistan, Ocalan fu ritenuto colpevole di cospirazione contro l'integrità territoriale dello stato e di istigazione ad atti di terrorismo, una sentenza poi commutata in ergastolo. Oggi i giudici della Corte Europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo emetteranno una sentenza sul trattamento che le autorità turche riservarono a Ocalan dal momento della cattura. Fecero scalpore le immagini di quell'uomo incappucciato e sotto sedativi registrate nel trasferimento dal Kenia alla Turchia. Le restrizioni nei colloqui con gli avvocati e altre limitazioni durante il processo sono state impugnate dai difensori di Ocalan e dalle organizzazioni in difesa dei diritti dell'uomo. Una sentenza sfavorevole alla giustizia turca ratificherebbe il mancato rispetto dei pricipi essenziali del diritto. Un duro colpo di immagine per un Paese in cerca di credito internazionale per entrare a far parte dell'Unione europea. |
11 Marzo 2003
Francia, Russia, e Cina ostacoleranno la seconda risoluzione al Consiglio di sicurezza perché hanno interessi nella regione. È il j'accuse del premier spagnolo Josè Maria Aznar, che demolisce così il blocco dei paesi contrari alla guerra. "La Spagna, dal canto suo, ha affermato il premier, sta dalla parte della legalità agirà secondo quanto stabilito dalle nazioni unite che obbligano Saddam a disarmare, altrimenti si espone a gravi conseguenze". Diretto e fermo Aznar, imbarazzato e tutt'altro che convincente il premier britannico Tony Blair messo in difficoltà dalle domande di alcune donne nel corso di una talk show televisivo. Convincere della giustezza della sua linea sull'Iraq i membri del Consiglio di sicurezza ancora indecisi non gli basterà. Deve vedersela infatti non solo con un'opinione pubblica contraria al conflitto, ma con la fronda dei laburisti.Aluni ministri minacciano ledimissioni. Ai commenti pungenti del pubblico contrario alla guerra, Blair risponde dapprima con un inatteso mutismo, per poi farfugliare: "La mia scelta di campo è una scelta giusta ritengo comunque che la guerra possa ancora essere evitata". Alla domanda del cronista su un eventuale cambio di regime a Westminster,il premier non è ruscito a celare il proprio imbarazzo: "Si tratta di speculazioni, io sto cercando di fare ciò che mi sembra giusto". L'atteso applauso non è arrivato.
George Bush ha contattato telefonicamente Tayyip Erdogan, il cui insediamento a Premier dovrebbe avvenire nei prossimi giorni. L'attuale primo ministro, infatti, si e' detto pronto a lasciare il suo posto ad Erdogan, leader del suo stesso partito di radici islamiche, eletto domenica deputato, non appena questi presterà il giuramento di rito al Parlamento. Washington spera che il futuro premier sottometta di nuovo al voto del Parlamento la richiesta di passaggio a 62 mila soldati americani sulla via dell'Iraq. Erdogan, pragmatico, sa che un coinvolgimento nella guerra è inevitabile e chiederà probabilmente maggiori garanzie agli Americani Nel frattempo crea tensioni nel paese il fatto che i militari americani,
oltre alla prevista ed autorizzata modernizzazione delle basi e porti
esistenti, abbiano effettuato un nuovo inatteso sbarco di mezzi militari
ad Iskandarum.Mentre le attività dalla base di Incirlik continuano.
E' da qui che caccia britannici ed Usa partono per pattugliare le
no-fly zone.
La Corte Penale Internazionale è divenuta realtà il primo luglio del 2002, in seguito alla ratifica del trattato di Roma.Oggi all'Aja i primi 18 giudici, 11 uomini e 7 donne, dovranno prestare giuramento. Ma il tribunale diverrà operativo solo a partire dall'aprile
2003 dopo che sarà designato un Procuratore Generale e si occuperà
solo di crimini compiuti a partire dal luglio 2002, data della sua
fondazione.
Non solo un passo in avanti nei contrastati rapporti tra Cuba e l'Unione dei 15, ma un vero e proprio ponte che unisce l'isola caraibica al Vecchio Continente. Il taglio del nastro è stato fatto alla presenza del commissario europeo allo sviluppo Poul Nielson. L'ufficio gestirà i 15 milioni di euro che annualmente Bruxelles stanzia per Cuba. L'isola di Fidel Castro è l'unico paese dell'America Latina
a non avere un accordo di cooperazione con l'unione dei 15. Intese
bilaterali con i singoli stati membri suppliscono a questa mancanza.
Castro ha sollecitato di recente l'adesione di Cuba all'accordo di
Cotonou che lega l'Unione ai paesi di Africa, Caraibi e Pacifico.
Una prima domanda inoltrata da L'Avana era stata poi ritirata in seguito
al voto europeo di una risoluzione Onu penalizzante per l'isola.
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10 Marzo 2003
Il ministro britannico allo sviluppo internazionale
Clare Short ha dichiarato che lascerà il suo incarico in caso
di guerra all'Iraq senza l'avallo delle Nazioni unite.È solo
l'ultima, e la più importante, di una serie di defezioni interne
al governo di Tony Blair.Poche ore prima era stato il deputato laburista
Andrew Reed ad annunciare le sue dimissioni dall'ufficio del ministero
dell'ambiente, mentre i giornali riportavano la notizia che altri
quattro membri del governo ci stanno pensando seriamente, e duecento
labour, la metà del gruppo parlamentare alla Camera dei comuni,
potrebbero ribellarsi se la Gran Bretagna intervenisse contro il parere
del Consiglio di sicurezza. Per Blair è crisi anche tra l'elettorato:
secondo un recente sondaggio solo il quindici per cento dei britannici
sarebbe favorevole a un attacco senza una nuova risoluzione Onu. Sabato
migliaia di persone in tutto il paese sono scese in piazza per dire
no alla guerra
Esercitazioni come questa sono diventate di routine in Iraq, cosí come i cori imparati a scuola che inneggiano al rais, mentre i funzionari del regime cercano nuove leve per rafforzare le milizie.
Il partito della Giustizia e lo Sviluppo ha completato in Turchia il processo che legittima l'insediamento alla guida del governo di Tayyip Erdogan. Proprio nelle elezioni suppletive di ieri a Siirt, la città dove nacque il caso giudiziario che aveva reso il leader dell'AKP ineleggibile, Erdogan ha riportato una vittoria schiacciante. Il governo formatosi dopo la vittoria dell'AKP a novembre subirà un rimpasto. L'attesa per l'insediamento di Erdogan si trasforma in impazienza davanti alle questioni internazionali che attendono il nuovo premier: riconsiderare la richiesta USA di un utilizzo del suolo turco per attaccere l'Iraq da nord e intervenire nell'opposizione turco-cipriota al piano di riunificazione dell'isola caldeggiato dall'Onu. A partire da mercoledì, giorno in cui scatta il mandato parlamentare di Erdogan, il processo può prendere il via. C'è poco tempo per i festeggiamenti. Ma la vittoria, ha detto Erdogan, è stata bella come un poema.La
citazione di alcuni versi nella piazza di Siirt gli valse nel 97 l'accusa
di istigazione all'odio religioso, il carcere, e l'impossibilità
di candidarsi alle elezioni.
Con bandiere e tifo da stadio, i sostenitori
dell'adesione si sono riversati in strada per festeggiare la vittoria
nel referendum di sabato. Il 53,65 per cento dei maltesi si è
pronunciato a favore dell'ingresso nell'Europa unita. Una vittoria
anche per il primo ministro Eddie Fenech Adami, che si è detto
soddisfatto del risultato e dell'altissima affluenza: ha votato infatti
il 91 per cento degli aventi diritto. Non accetta invece la sconfitta
il leader dell'opposizione, Alfred Sant: non è la maggioranza
dei maltesi ad essersi espressa a favore, insiste, ma solo la maggioranza
di chi è andato alle urne. Malta entrerà nell'Unione
europea il 1° maggio 2004. È stato il primo dei dieci paesi
candidati a chiamare i suoi elettori alle urne, un voto solo consultivo,
ma che influirà probabilmente sul risultato dei referendum
successivi.
L'appuntamento di oggi all'Aia tra il segretario generale dell'ONU e i dirigenti ciprioti delle due parti dell'isola ha un solo obiettivo: ratificarela consultazione delle comunità greca e turca. Ai ciprioti viene chiesto se intendono accettare il piano proposto dallo stesso Kofi Annan per riunficare Cipro in vista dell'ingresso nell'Unione Europea fissato per il 2004. Rauf Denktash ribadisce però da parte turca
la necessità di rivedere il piano prima di sottoporlo a un
voto popolare. Una larga parte della comunità turca spinge
per l'adesione nei tempi richiesti al piano di Annan: la riunificazione
è l'unica via concessa ai turco-ciprioti, il cui governo non
è riconosiuto a livello internazionale, per entrare a far parte
dell'Unione Europea. Ancora carnevale. In Grecia il calendario ortodosso fa slittare in avanti le celebrazioni. La Rio della penisola ellenica è Patrasso. Duecentoventi gruppi hanno sfilato per le strade del porto del Peloponneso richiamando quattrocentomila persone. Ultimi scampoli di divertimento prima della quaresima. Tradizioni che si fondono: i Boules greci che col capo dipinto di
cenere organizzavano scherzi e provocazioni e le sfilate carnascialesche
dell'Italia seicentesca. Il carnevale di Patrasso è una festa
radicata nella storia dell'isola. La battaglia della cioccolata è
uno dei momenti caratteristici di questa tradizione.La contaminazione
tra culture ha fatto il resto. Tutti i carnevali si somigliano. Forse
anche perché a Patrasso, i più fieri nel preparare i
gruppi sono centinaia di brasiliani venuti a vivere in Grecia.
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9 Marzo 2003
L'elevato tasso di partecipazione rafforza la speranza che l'esito sia favorevole, per il partito nazionalista, filo Europeo, del primo ministro Eddie Fenech Adami. Ma alla vigilia del voto, i sondaggi registravano ancora un alto numero di indecisi. Circa il 16%. Saranno loro a far la differenza. L'elevata affluenza rappresenta, in ogni caso, una sconfitta per l'opposizione che aveva rivolto un appello per boicottare il referendum. Il leader dei laburisti, Alfred Sant, aveva invitato a votare no, o scheda nulla o ad astenersi. Lui ha optato per l'astensione, e inserito il bollettino solo nell'urna delle amministrative che si sono svolte contemporaneamente. Malta è stato il primo paese dei dieci candidati all'Unione Europea ad aver organizzato un referendum consultivo. Un referendum che non avrà effetti vincolanti, ma che potrebbe dare pieno mandato al governo per la firma del trattato di adesione il 16 aprile, ad Atene.
L'ONU è testimone del nostro impegno al disarmo, l'ONU svincoli l'Iraq dall'embargo. La richiesta di sospendere le senzioni in vigore da dodici anni segue l'ultimo incontro di Saddam Hussein con le più alte cariche del governo iracheno ieri a Baghdad.Saddam Hussein punta ad un riconoscimento concreto per quelle che in un passo del suo rapporto al consiglio di sicurezza il capo degli ispettori Hans Blix ha definito "misure di disarmo sostanziali". Quaranta missili distrutti finora, nuove interviste a scienziati effettuate in privato: la collaborazione irachena è ancora al vaglio dell'ONU. Ma nonostante Cina, Russia e Francia siano pronte a far ricorso al veto, col sostegno di Germania e Siria, Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna e Bulgaria vogliono che un attacco sia considerato legittimo dopo il 17 marzo. Sperano di convincere i sei paesi ufficialmente ancora indecisi. Il voto su una seconda risoluzione che fissi un ultimatum per il disarmo iracheno potrebbe arrivare martedì prossimo. L'esercizio del veto segnerebbe il declassamento del ruolo dell'ONU,
con il possibile avvio di una azione militare autonoma di USA e Gran
Bretagna. La sfida politico-diplomatica mira quindi in ogni caso alla
ricerca di una maggioranza. Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia e Francia
sono in prima linea nello sforzo di premere come possibile sui paesi
indecisi.
I soldati americani nel golfo stanno terminando l'addestramento per prepararsi ad ogni eventualità, anche a gestire un attacco chimico. Si teme che l'Iraq possa utilizzare alcuni agenti come l'antrace o il virus della varicella. La base di Al-Saylihah, in Quatar, diventerà il quartier generale dell'offensiva. I segnali che la guerra sta guadagnando terreno si moltiplicano. Il ministro della difesa dell'Arabia Saudita ha ammesso la presenza di truppe americane lungo il confine con l'Iraq, ma ha ribadito la sua opposizione ad appoggiare un'aggressione al paese vicino. Da febbraio 21 navi americane e 26 britanniche hanno attraversato il canale di Suez per unirsi alle forze già presente nel golfo. Secondo il pentagono oltre 240 000 militari statunitensi sono pronti ad un attacco. Ma i preparativi si intensificano anche dall'altra parte del confine, in Iraq. I funzionari di Baath, il partito di Saddam Hussein, stanno cercando
di rafforzare le milizie, reclutando e addestrando alla bell'è
meglio giovani iracheni, per difendere il paese dall'aggressore. Mentre
hanno lasciato l'Iraq, i rappresentati civili delle organizzazioni
internazionali.
A ribadirlo è Massud Barzani. Il leader curdo, capo del partito democratico del Kurdistan, dirige due delle tre province nel nord dell'Iraq, che di fatto sono sotto amministrazione curda, dopo la guerra del golfo del '91. "Spero che i turchi non mandino truppe in Iraq- ha ammonito- perché questo avrebbe gravi conseguenze per la popolazione della regione e per la Turchia stessa". Barzani ha affermato di essere in stretto contatto con Washington e di sperare che si possa svolgere presto una riunione che coinvolga turchi, americani, e le opposizioni al regime di Saddam Hussein, curdi compresi.
Hebron. Questa è la risposta di Israele agli attentati di Venerdí.
Due giorni fa alcuni attivisti palestinesi hanno attaccato l'insediamento vicino di Kiryat Arbat, uccidendo due coloni ebrei. Ed oggi l'esercito israeliano ha fatto saltare in aria tre abitazioni che appartenenevano ai terroristi, morti nell'attentato. In serata tredici militanti sono stati arrestati in Cisgiordania, otto sono stati bloccati a Hebron, gli altri cinque a Nablus. Mentre nel nord della regione, a Kabatyeh, le truppe israeliane hanno demolito la casa di Mohamed Nasri Mohamed Abu Rob, un capo locale della Jihad islamica. Secondo le forze dell'ordine israeliane, è implicato nella pianificazione di attacchi contro Israele. L'esercito di Tshal ha infine reso noto che alcuni razzi di fabbricazione artigiale sono stati lanciati dalla striscia di Gaza verso la località di Sderot, nel sud di Israele. Non ci sono feriti.
"Né sgualdrine né sottomesse". Con questo slogan hanno sfilato a Parigi in 10 mila secondo la polizia, 30 mila per le organizzatrici, nella manifestazione che ha concluso, oggi giornata internazionale della donna, la "Marcia delle donne", partita il primo febbraio da Vitry-sur-Seine, nella periferia della capitale francese, dove lo scorso ottobre la diciassettenne Sohane è stata bruuciata viva da un giovane che ha poi cercato di giustificarsi dicendo che la ragazza aveva respinto le sue avances. Rennes, Bordeaux, Tolosa, Marsiglia, Grenoble, Lione, Strasburgo,
Lille, e infine la regione parigina: è il "tour de France"
che il collettivo "Ni putes ni soumises" ha affrontato in
queste settimane per denunciare la situazione delle donne nei quartieri,
soprattutto di periferia: vittime di violenze fisiche, sessuali, verbali,
vittime della precarietà, vittime del peso delle tradizioni
e della religione, vittime di essere donne, in Europa, nel 2003.
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8 Marzo 2003
Ancora dieci giorni e poi Stati Uniti e Gran Bretagna attaccheranno Saddam Hussein. Il Raís ha tempo fino al 17 marzo per mostrare che rispetta gli obblighi imposti dall'Onu. L'ultimatum è arrivato ieri nel mezzo della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il rapporto degli ispettori che hanno parlato di "cooperazione" e dell'inizio del disarmo iracheno.L'emandamento di Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna alla risoluzione era atteso, ma una scadenza cosí stretta ha allargato la spaccatura al vertice Onu. E se gli schieramenti non cambieranno americani ed inglesi invaderanno l'Iraq senza e contro il consenso delle Nazioni Unite.E' scontro frontale con Francia, Russia e Cina irremovibili a quello che hanno definito un ultimatum inaccettabile.Attacca Jack Straw, ministro degli esteri britannico. Dice che "il disarmo si puó avere solo con la forza. Tutto dipende da Saddam, puó evitare la guerra con un disarmo totale e reale. E' possibile, realizzabile e necessario per Saddam Hussein e il regime iracheno mettersi in regola entro quella data". La Francia, attraverso il suo ministro degli esteri Dominic de Villepin, non cede e ribadisce che non farà passare una risoluzione che autorizzi il ricorso automatico alla forza. "Signor presidente", ha detto il capo della diplomazia
di Parigi "non possiamo accettare un ultimatum mentre gli ispettori
riferiscono di progressi nella cooperazione con l'Iraq. Ció
significherebbe la guerra".Parigi ha poi proposto un vertice
a New York tra i capi di stato e di governo per decidere sul da farsi.
"No" è stata la risposta del segretario americano
Colin Powell. Anche Pakistan, Cile e Messico hanno avanzato riserve
sull'ultimatum dicendosi favorevoli ad altre ispezioni.
Vita al fronte di una guerra che ancora non c'è.
Si intensificano i preparativi per i 250mila americani e britannici
accampati alle frontiere e lungo le coste dell'Iraq. Ieri a Kuwait
City il capo di stato maggiore delle forze armate britanniche, il
generale Mike Jackson, ha fatto sapere che i suoi uomini nell'emirato
sono pronti all'azione. Si parla di 100.000 unità posizionate
nel nord del Paese, nella zona militare off limits alla popolazione.
Preparativi anche in Turchia nonostante il "no" del parlamento
di Ankara. I militari turchi hanno mosso oltre 300 carri armati verso
il confine con l'Iraq mentre gli americani stanno inviando altri mezzi
nelle basi. Continua la costruzione di un centro logistico e di coordinamento
tra Mardin ed Ankara. Movimento di forze anche in Arabia Saudita con
lo spostamento di caccia F-16 al confine iracheno.
Ma la caccia all'uomo dà a volte adito a tutta una serie di notizie false: l'ultima, in ordine di tempo, riguardava l'arresto di due dei figli di Bin Laden, durante un operazione nella provincia afgana di Nimroz, confinante con la provincia pachistana del Baloutchistan, nel sud ovest del Paese."Non abbiamo informazioni sul presunto arresto dei figli di Bin Laden - ha dichiarato il colonnello Roger King, portavoce del contingente americano -. Non abbiamo nessuna operazione in corso in quell'area" I documenti trovati nel corso dell'arresto di Khaled Scheikh Mohammed
provano che Osama è ancora vivo. Secondo gli investigatori
il leader di Al Qaeda e il suo braccio destro, l'egiziano Ayman Al
- Zawahiri potrebbero aver trovato rifugio sulle montagne nell'ovest
del Pakistan.
di Hamas. Stamane due elicotteri israeliani hanno sparato diversi missili contro alcuni edifici a Gaza uccidendo quattro palestinesi. Tra questi c'era Ibrahim al-Makadma, uno dei comandanti di "Ezzedin al- Qassam", braccio armato del movimento islamico di Hamas.E ieri sera un duplice attacco ha seminato panico e morte nelle colonie ebraiche in Cisgiordania: due palestinesi si sono infiltrati a Kiryat Arba, nei pressi di Hebron uccidendo due coloni e ferendone altri otto. Con copricapi degli ebrei ortodossi si sono mischiati ai fedeli di ritorno dalle preghiere nella Tomba dei Patriarchi e poi hanno aperto il fuoco e lanciato bombe a mano. Con fucili mitragliatori m-16 hanno sparato contro i due coloni all'interno di una casa prima di essere colpiti. Altri due palestinesi sono stati uccisi poco dopo nel vicino insediamento di Negohot, a sud di Hebron, dove avevano tentato di infiltrarsi. Sempre
ieri Gaza è stata teatro della morte di tre palestinesi. Volevano
attaccare un convoglio di coloni ebrei. L'assalto è stato rivendicato
dalla Jihad islamica.
Eletto con 65 voti a favore e 47 contrari. Da ieri sera Vojislav Kostunica, l'uomo che nell'ottobre 2000 aveva sconfitto Milosevic è tornato ad essere un privato cittadino. E la nuova Unione di Serbia e Montenegro, che ha sostituito la Repubblica federale di Yugoslavia ha il suo primo capo di stato: il montenegrino Svetozar Marovic. 48 anni, politico di lungo corso, Marovic è stato eletto dal neo parlamento dell'Unione con 65 voti a favore e 47 contrari. Dopo il voto Marovic ha prestato giuramento al Parlamento. "Il nuovo stato - ha detto - è il frutto del primo accordo democratico tra Serbia e Montenegro. Dovremo orientarci verso una rapida adesione alle strutture europee e rispettare pienamente gli obblighi internazionali" Tra le ferite aperte del mandato dell'ex presidente jugoslavo rimangono infatti la questione kosovara e le continue polemiche col Tribunale penale internazionale. Stamane, Marovic ha ricevuto un messaggio di congratulazioni da parte
dell'alto rappresentante europeo per la politica estera e la sicurezza,
Javier Solana, che lo ha esortato a prendere "decisioni coraggiose"
per consolidare il nuovo Stato.
Sul Le, cioè il "no" all'adesione puntano, invece,
i laburisti guidati da Alfred Sant. Hanno invitato i maltesi a boicottare
il referendum perché - sostengono - la miglior relazione con
Bruxelles è un partnerariato che permetterebbe un'area di libero
scambio commerciale comune, senza peró assumere gli oneri dell'Unione
definiti non idonei alla situazione maltese. Ad appoggiare il fronte
del "no" anche il sindacato piú forte dell'isola.Intanto
Bruxelles osserva sicura che un "no" non innescherà
un effetto domino negli altri Paesi
Parte del risarcimento finanzierà un memoriale e cimitero
alla periferia di Srebrenica. Un progetto iniziato la scorsa estate
grazie alle donazioni internazionali. Sarà il luogo del ricordo
e del dolore: a fine marzo visaranno tumulati i resti delle prime
580 persone identificate per lo piú con il metodo del Dna.
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7 Marzo 2003
Si è giunti al momento del rush finale sulla crisi irachena: per la diplomazia, per gli ispettori, per l'Onu, per Saddam. Lo ha dichiarato ieri il presidente americano Bush durante una conferenza stampa alla Casa Bianca. "Se dovremmo agire agiremo - ha ribadito ai giornalisti -. E per farlo non abbiamo davvero bisogno dell'approvazione delle Nazioni Unite".Parole dure a poche ore dalla riunione cruciale del Consiglio di Sicurezza che ascolterà il rapporto dei capi degli ispettori Hans Blix e Mohammed El Baradei "Non possiamo lasciare il popolo americano alla mercé
del dittatore iracheno e delle sue armi di distruzione di massa -
ha sottolineato Bush, ricordando gli attentati dell'11 settembre e
i presunti legami tra Al Qaeda e il regime di Bagdad.Per l'inquilino
della Casa Bianca, Saddam Hussein non disarma, si prende gioco degli
ispettori e continua a nascondere e costruire armi proibite. Per questo
il rifiuto dell'uso della forza per disarmare l'Iraq rappresenterebbe
un "rischio inaccettabile". Un invito a tutte le parti per
"giocare a carte scoperte" in questo momento decisivo per
la guerra o per la pace. La fase diplomatica sta quindi giungendo
al termine. Ma l'obiettivo degli Stati Uniti, ha ribadito Bush, è
la pace e l'avvento della democrazia in Irak, risultati che possono
essere raggiunti solo con il disarmo di Saddam.
A poche ore dal rapporto all'Onu dei responsabili delle ispezioni Hans Blix e Mohammed El Baradei, che Euronews seguirà in diretta, il segretario di stato americano Colin Powell ha incontrato a New York i colleghi britannico Jack Straw, spagnolo Ana Palacio, francese Dominique de Villepin e tedesco Joschka Ficher. All'hotel Waldorf- Astoria, dove ci sono stati anche momenti di tensione per un allarme bomba, Powell ha discusso di possibili modifiche della risoluzione sul disarmo dell'Iraq con la forza, presentata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna." Cerchiamo una risoluzione che possa ottenere il massimo supporto chiarendo che il Consiglio confermi la richiesta che l'Iraq disarmi immediatamente - ha dichiarato poi il portavoce di Powell, Richard Bouchner". Parole che pero' non tolgono nulla alla determinazione ad agire di Bush, anche senza il consenso dell'Onu D'altra parte, Washington non è sicura di ottenere i nove
voti necessari per far passare la risoluzione. Inoltre, Francia e
Russia, due dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza hanno
lasciato intendere che useranno il loro diritto di veto. Germania
e Cina, quest'ultima altro membro permanente, sostengono la posizione
franco-russa ritenendo utile e necessario far proseguire il lavoro
degli ispettori.
L'interventismo britannico sembra fare un passo indietro in Iraq. L'alleato fedelissimo degli Usa nel Vecchio continente ha mandato ieri in avanscoperta il ministro degli Esteri Jack Straw alle Nazioni Unite. Straw ha affermato: Londra è pronta a accettare emendamenti alla seconda risoluzione, suggerimenti che possano migliorare il testo. E ha affermato ancora che se disarma, Saddam può restare al potere. Così il ministro degli Esteri di Tony Blair. Lui che invece al di qua dell'Atlantico, davanti alle telecamere della televisione MTV, ha sostenuto di voler andare alla guerra comunque sia. Certo di ottenere dal Consiglio di sicurezza una seconda risoluzione, ha aggiunto che se uno o più paesi porranno veto, si andrà avanti lo stesso. Ma solo il 17% dei britannici è favorevole al conflitto. Ore cruciali per la crisi irachena, dunque, ma anche la Gran Bretagna, che vive con attesa la vigilia del rapporto che i responsabili delle ispezioni Hans Blix e el Baradei faranno, fra qualche ora, all'Onu e che euronews seguirà in diretta.
Sull'Iraq Italia e Germania restano su posizioni diverse. A Brema l'incontro bilaterale, il 24mo, tra il premier Silvio Berlusconi e il cancelliere Gerard Shroeder non ha portato ad avvicinamenti. Shroeder ha sottolineato che "visto il disarmo di Saddam a questo punto non c'è piú bisogno di una seconda risoluzione all'Onu". Ma Berlusconi ha risposto: "la risoluzione non é necessaria, ma auspicabile. Credo che anche la posizione franco-russo-tedesca possa trovare fondamento nella risoluzione 1441 perché lí ci sono gli estremi per dare piú tempo agli ispettori". Iraq a parte i due leader si sono trovati in sintonia su Medioriente ed Unione Europea. Obiettivo comune è chiudere i lavori per le riforme dell'Ue entro il semestre di presidenza italiana. Nelle strade di Brema, nel nordovest della Germania, si sono dati appuntamento decine di manifestanti. Per i gruppi pacifisti il vertice italotedesco è stata l'occasione per ribadire il "no" alla guerra e alla posizione italiana sulla questione irachena.
All'indomani dell'incursione israeliana a Jabalya, durante la quale undicipalestinesi sono rimasti uccisi e oltre cento feriti, reparti militari d'Israele hanno occupato alcune zone cuscinetto nel nord della striscia di Gaza. Ci sono circa sessanta blindati e diversi bulldozers a presidiare le zone ai margini della cittadina di Beit Hanun e del campo profughi di Jabalya per impedire, come riferito dalla radio militare israeliana, ulteriori lanci di razzi palestinesi "Qassam". Un'occupazione che rischia di portare all'esasperazione la spirale
di violenza degli ultimi giorni. Violenza cui sembra non arrendersi
il leader palestinese Arafat, che cedendo alle pressioni internazionali
ha chiesto al segretario generale del comitato esecutivo dell'Olp
Mahmoud Abbas, meglio conosciuto come Abu Mazen, di diventare primo
ministro. Moderato, Abu Mazen, che ha chiesto tempo per dare la sua
disponibilità, è considerato da Israele un interlocutore
di fiducia, ma, per questo, gode di minor credito presso i palestinesi.
La sua nomina comunque dovrà essere sottoposta al Consiglio
centrale dell'Olp che si riunirà domani.
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5 Marzo 2003
Il primo ministro spagnolo Aznar ha ricevuto l'appoggio dei parlamentari, ma l'opinione pubblica continua a contestarlo: secondo gli ultimi sondaggi nove spagnoli su dieci sono contrari ad una guerra in Iraq.
Mantengono il fair play, ma non sono riusciti a dissimulare le divergenze. Il ministro degli esteri britannico Jack Straw e il suo collega russo Igor Ivanov sono rimasti ciascuno sulle proprie posizioni. La Russia potrebbe usare anche il diritto di veto per bloccare una risoluzione che autorizzi un'azione militare In Iraq, ha ribadito il capo della diplomazia russa, in visita a Londra. La Gran Bretagna sostiene la linea dura americana, mentre Mosca insiste sulla necessità di ottenere il disarmo dell'Iraq per via politica. "Nella risoluzione 1441 - ha sottolineato Ivanov- non c'è nessuna clausola che autorizzi il ricorso automatico alla forza". Il ministro degli esteri russo incontrerà in mattina il premier britannico Blair, poi si recherà a Parigi dove è atteso dal presidente francese Chirac. Tuttavia mentre Mosca moltiplica i colloqui diplomatici per una soluzione pacifica della crisi irachena, la televisione russa ha annunciato il rimpatrio di 650 russi che lavorano in Iraq. Entro il 10 marzo saranno organizzati 4 voli da Bagdad.
Solidarietà col Kuwait: nel paese che teme una rappresaglia irachena se l'offensiva partirà dal suo territorio sono arrivati altri quattromila uomini. Sono le truppe inviate dal Consiglio di Cooperazione per il Golfo, un'alleanza politico-economica che raggruppa Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati. Proprio da quest'ultimo stato vengono gli ultimi uomini, appoggiati da elicotteri Apache, tank e mezzi anfibi. Con quelli già sul terreno saranno in tutto ottomila soldati - se necessario altri potrebbero raggiungerli. Lunedì i sei paesi che formano il Consiglio si sono incontrati con rappresentanti dell'Unione Europea nella capitale del Qatar: tutti concordi che il disarmo dell'Iraq resta comunque compito dell'Onu.
Dopo averlo arrestato le autorità pachistane lo hanno passato agli americani. Ora si troverebbe in Afghanistan, in attesa di essere trasferito nella base di Guantanamo. Per l'amministrazione Bush, alle prese con la questione dell'Iraq, è una manna insperata che dimostra che la lotta al terrorismo dà i suoi frutti. "La mente degli attacchi dell'11 settembre non è più un problema per gli Stati Uniti di America," ha dichiarato trionfalmente il presidente americano. Ma la nazione, avverte George Bush, non deve abbassare la guardia. Mohammed era stato catturato sabato scorso vicino Islamabad insieme ad altri due sospetti membri della rete di Al Qaeda. Per chi lo conosce è un osso duro: "Penso che capirà che questa è la fine. - dice il giornalista di Al Jazeera che lo intervistò - Probabilmente resisterà per un po' di tempo per permettere ai suoi compagni, che hanno preso certamente ogni precauzione, di riorganizzarsi e di fare qualche cambiamento." Mohammed era anche ricercato per la strage alla sinagoga di Djerba in Tunisia avvenuta lo scorso aprile.
Le trattative per ripristinare le istituzioni della provincia autonoma nord irlandese si sono concluse con un nulla di fatto. Dopo due giorni di discussioni, al castello di Hillsborogh, nei pressi di Belfast, il premier Tony Blair e il primo ministro irlandese Bertie Ahern hanno deciso di rinviare le prossime elezioni locali, di quattro settimane. Lo scorso ottobre, Londra aveva ripreso le redini dell'amministrazione della regione, per un sospetto caso di spionaggio dell'IRA, nel governo nord-irlandese. "Abbiamo posticipato le elezioni al 29 maggio, per dare piú tempo alle parti per discutere- ha annunciato Blair. Il primo ministro irlandese ed io ci rivedremo ad aprile per presentare le nostre proposte, non torneremo per discutere ma per rendere note queste proposte". Entrambi i leader vogliono convincere l'IRA, il braccio
armato del movimento indipendestista repubblicano a compiere un gesto
concreto sul disarmo, per ottenere concessioni come il ritiro parziale
dell'esercito britannico dalla regione.
Il primo ministro uscente Zhu Rongji ha pronunciato il suo ultimo discorso di fronte ai tremila deputati dell'Assemblea Nazionale del Popolo. Il tasso di crescita economica per il 2003 è stato fissato al 7 per cento, un punto in meno rispetto al risultato dello scorso anno. L'azione dell'esecutivo sarà improntata a una politica finanziaria di rilancio, al contenimento della crescente dispartità tra ricchi e poveri e alla lotta alla disoccupazione, che ha oltrepassato il dieci per cento. I lavori del parlamento si conlcuderanno il diciotto marzo. |
3 Marzo 2003
L'Iraq continua a collaborare e a distruggere i missili la cui gittata supera i 150 chilometri. Ieri vicino a Baghdad, sotto la supervisione dei rappresentanti delle Nazioni Unite, sono stati smantellati altri sei dei 120 Al Samoud 2 di cui l'Iraq sarebbe ancora in possesso. Salgono cosí a 10 i missili distrutti in due giorni. Operazioni - ha ribadito Baghdad - che saranno bloccate in caso di unattacco unilaterale degli Usa. Nei pressi della capitale irachena ieri sono state trovate tracce della distruzione di bombe contenenti antrace e di oltre una tonnellata di gas nervino di cui l'Onu da anni chiedeva chiarimenti. Il disarmo continua a non convincere l'amministrazione
americana che lo considera un elemento della partita di inganni che
Saddam sta giocando con la comunità internazionale. Washington
attende e intanto osserva il fronte turco dopo il no di Ankara al
dispiegamento delle truppe Usa. Dal partito di governo di Erdogan
giungono posizioni contraddittorie su un possibile ripensamento. I
preparativi nelle basi aeree e nei porti turchi non si fermano. Missili
Patriot sono stati posizionati. Senza la Turchia gli Stati Uniti dovranno
considerare la possibilità di trasferire le forze nelnord dell'Iraq
direttamente dal Kuwait con un ponte aereo.
La Francia si oppone a una guerra contro
l'Iraq, ma non tutti a Parigi sono d'accordo. Alcune centinaia di
persone hanno manifestato ieri a Place de la Concorde, non lontano
dall'ambasciata americana, per esprimere sostegno alla politica di
George Bush. I dimostranti, che hanno sventolato bandiere francesi,
americane e israeliane, rimproverano a Chirac di non ricordare l'aiuto
fornito dagli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale. Nel
frattempo, il ministro degli esteri francese Dominique De Villepin,
intervistato da una tv statunitense, ribadisce che Parigi non esclude
di ricorrere al veto per bloccare all'Onu una nuova risoluzione contro
l'Iraq, ma nega che la posizione francese sia anti-americana: "Assolutamente
no. La Francia non si oppone agli Stati Uniti. Ma che amici sono quelli
che ti sostengono sempre, ti dicono sempre che hai ragione e che sei
il piu' bello?" Per Parigi, la strada da percorrere in Iraq è
ancora quella delle ispezioni.
Jacques Chirac è giunto a Algeri stamattina dove a accoglierlo c'erano più di un milione e mezzo di persone. Un benvenuto festoso per il presidente francese che in questi tre giorni di visita ufficiale vuole girare definitivamente pagina. Il passato non si può cancellare, ma bisogna partire da qui per stabilire un dialogo politico e rinforzare la cooperazione bilaterale tra i due paesi. Scopo condiviso dal presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, che vuole dare ossigeno alla collaborazione economica che negli ultimi tempi langue. Una dichiarazione politica firmata oggi dai due capi di stato riavvierà questo partenariato. Per dare il via a un nuovo corso con Algeri, Parigi ha impiegato
anni. Solo nel 1999 si e' cominciato ad ammettere le torture che i
francesi fecero subire agli algerini.
Il Principe Carlo è nell'occhio del ciclone
per i suoi rapporti con Cem Uzan, un imprenditore turco condannato
a 15 mesi di prigione per oltraggio alla corte. Secondo la stampa
britannica, l'erede al trono avrebbe cenato con Uzan dopo che questi
aveva donato circa 600mila euro a un fondo di beneficenza del principe.
Nel dicembre scorso, Uzan è stato condannato in contumacia
per essersi rifiutato di comparire davanti a un tribunale inglese
che doveva decidere se congelare i suoi beni. Due multinazionali,
che avevano finanziato le sue attività nel settore della telefonia,
erano ricorse ai giudici per ottenere la restituzione di prestiti
per circa 3 miliardi di euro. "Non penso che sia positivo per
la reputazione del Principe - afferma Robert Lacey, un biografo della
casa reale. - E' squallido. C'è chiaramente bisogno di procedure
piu' rigorose per quanto riguarda non solo i regali, ma anche le donazioni
di beneficenza." I collaboratori del principe assicurano che
sarà fatta chiarezza sulla vicenda.
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2 Marzo 2003
E' considerato il regista degli attentati
dell'11 settembre. Khalid Mohammed, 37 anni, è stato arrestato
in Pakistan con altri due presunti membri di Al Quaeda, l'organizzazione
che fa capo a Bin Laden. E' uno dei "most wanted"dall'Fbi,
sulla sua testa pendeva una taglia da 25 milioni di dollari. Al blitz
in diverse abitazioni di Rawalpindi, hanno partecipato agenti federali
americani e i servizi segreti di Islamabad. Khalid Mohammed, kuwaitiano
è il nipote dell'uomo che nel '93 ideó e coordinó
il primo attentato al World Trade Centre. In un'intervista alla televisione
Al Jazeera si era definito il capo militare di Al Quaeda. Secondo
il dossier dell'intelligence americana avrebbe tenuto i contatti con
tutte le cellule terroristiche e dal '99 avrebbe pianificato gli attacchi
alle Torri Gemelle."E' fantasticato" ha commentato il presidente
americano Bush l'arresto del super ricercato già estradato
dal Pakistan e in viaggio verso una base militare statunitense.
Il colpo di scena ad Ankara tiene in standby la macchina
da guerra americana. Il Parlamento turco, dopo diversi rinvii, ha
respinto per pochi voti la mozione presentata dal premier Abdhullad
Gul sull'ingresso e il dispiegamento nel Paese di 62mila soldati americani
e l'invio di truppe turche nel nord dell'Iraq. E' stato un piccolo
giallo: prima sembrava che il provvedimento fosse passato, poi l'annuncio
del mancato raggiungimento del quorum. Se ne riparlerà martedí
mentre l'attività nelle basi americane truppein Turchia prosegue
a pieno ritmo. Le basi turche sono di fondamentale importanza per
un'invasione dell'Iraq da nord. Quella di Incirlik fu largamente usata
anche durante la guerra del Golfo nel '91 ma con lo stop di Ankara
potrebbero essere costretti a cambiare strategia. Intanto la Casa
Bianca sta a guardare. Secondo l'ambasciatore americano ad Ankara
mostra "comprensione" a quello che ha definito un "infortunio
del governo turco" e spera nell'approvazione dell'accordo raggiunto
in cambio della promessa di cospicui aiuti economici. Con l'Iraq,
invece, la linea è sempre dura. Per Washington la distruzione
dei missili Al Samoud 2 cominciata ieri in queste basi a Bagdad è
"solo una menzogna, un elemento in piú della partita di
inganni" che sta giocando il Raís. Si chiude con un appello contro la guerra il vertice della Lega Araba
Rifiuto assoluto di una guerra in Iraq e di un qualsiasi coinvolgimento nel conflitto. Chiudendo il vertice della Lega Araba di Sharm El-Sheik i ventidue paesi membri hanno espresso una linea comune. Ma anche questo consesso di Stati si ritrova diviso nel dibattito su come affrontare la questione irachena. Per la prima volta un paese arabo ha parlato ufficialmente di esilio per Saddam Hussein. "L'Iraq è pronto a respingere gli invasori - ha detto il vicepresidente del consiglio Ezzat Ibrahim -, visto che nonostante gli sforzi di disarmo Stati Uniti e sionisti mirano a ridisegnare la mappa della regione distruggendo il nostro Paese". La morte piuttosto che l'esilio. Saddam Hussein non ha mai fatto concessioni.Ma la proposta avanzata dal presidente degli Emirati Arabi Uniti di un cambio di governo pacifico in Iraq garantito dall'ONU e dalla stessa Lega Araba assume comunque rilievo perché distinta dalle stesse proposte avanzate dagli Stati Uniti. Quella di Washington è una presenza virtuale ma ingombrante. Scintilla di un infiammato scambio di accuse tra Libia e Arabia Saudita. Cicatrici mai riassorbite della guerra del Golfo in cui i sauditi, ha detto Gheddafi, "erano pronti ad allearsi col diavolo". "Mentitore, sei vicino alla tomba", ha risposto il principe saudita Abdallah ben Abdel Aziz. "Una manovra cinica", "Una svolta fondamentale": reazioni opposte sui missili
Distruggere quattro missili non significa compiere un disarmo completo e totale. "È una manovra cinica per prendere tempo - ha detto oggi il ministro degli Esteri britannico Straw -. Dovremo anche giudicare se c'è la piena e immediata adesione a tutti gli altri obblighi".Come quello di Washington, che lo considera "parte di un gioco di inganni", il giudizio di Londra sulla prima distruzione di missili Al-Samoud 2 è tutt'altro che positivo.I circa trentamila soldati di Sua Maestà di stanza in Kuwait si preparano ai possibili sviluppi negativi della crisi. In una schermaglia di dichiarazioni, Russia e Francia tirano acqua al mulino del disarmo pacifico. L'inizio della distruzione dei missili per il viceministro degli Esteri russo Fedotov "segna una svolta fondamentale nel processo di ispezione". "Un passo importante", è il commento del portavoce degli Esteri francese. Al sopravvenire di nuovi elementi, restano a fronteggiarsi due visioni contrapposte.
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1 Marzo 2003
Terminate in mattinata le discussioni tecniche tra ispettori delle Nazioni Unite e responsabili iracheni, ha preso il via con la distruzione dei primi quattro missili il piano di smantellamento degli Al-Samoud 2 accettato dall'Iraq per aderire agli impegni di disarmo richiesti dalle Nazioni Unite. Dopo un'ora e mezzo di colloqui nella sede dell'Organismo Iracheno di Controllo Nazionale a Baghdad, ispettori ONU e funzionari iracheni si sono recati nell'insediamento militare di Al Tayi, a nord della capitale. È qui che è iniziata la distruzione di quattro missili. Un'equipe di ispettori dell'ONU darà indicazioni su una eliminazione più massiccia da effettuare domani. L'Iraq ha dichiarato di possedere un centinaio di Al-Samoud 2, una cinquantina dei quali ancora in costruzione, la cui gittata oltrepassa il limite di 150 chilometri consentito dall'Onu all'Iraq.
Un invito a Saddam Hussein a lasciare il potere. La proposta di un cambio al vertice per evitare la guerra in Iraq giunge a sorpresa dal vertice della Lega Araba in corso a Sharm El-Sheik. Un progetto in quattro punti avanzato dal presidente degli Emirati Arabi Uniti sarebbe ora sul tavolo intorno al quale sono riuniti i capi di Stato di undici dei ventidue paesi membri.Nel testo, l'invito a Saddam Hussein a lasciare il potere ed il Paese, per favorire il passaggio incruento ad una gestione congiunta dell'Iraq da parte dell'ONU e della Lega Araba. I paesi arabi hanno fin qui respinto le ipotesi di esilio avanzate a più riprese da Washington, ribadendo in apertura di vertice una comune linea antinteventista. Unanime, come già anticipato alla vigilia,
la presa di posizione contro qualsiasi intervento armato e l'appello
a far proseguire il lavoro degliispettori dell'ONU.
Voto cruciale al parlamento turco. Riprenderà
oggi il dibattito interrotto due giorni fa sul decreto del governo
che permette il passaggio alle truppe americane in Turchia e l'invio
di contingenti di Ankara nel nord dell'Iraq. Una decisione di fondamentale
importanza perché darebbe il via libera allo stanzionamento
e al passaggio di 62mila soldati americani. Gli Stati Uniti fanno
pressioni affinché oggi arrivi il sí al recente accordo.
Un'intesa sugli aspetti politici, militari ed economici della partecipazione
turca ad un'eventuale operazione in Iraq discussa anche ieri nella
lunga riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale. E mentre la Nato
continua a inviare aerei radar e sistemi di lancio per missili Patriot,
in attesa del voto anche Saddam sta muovendo le sue pedine: ieri l'ambasciatore
irakeno ad Ankara Salih ha incontrato il leader storico dell'islamismo
politico turco, Erbakan. Si sono detti concordi nell'esigenza di respingere
interventi stranieri in Iraq. |