LA RIVOLUZIONE DEL CARDUCCI

Tutti rivoluzionari, tutti grandi idealisti nel nostro grande Liceo. Tutti convinti che è possibile cambiare il mondo con le parole, con le voci che sempre a dicembre intonano “OCCUPAZIONE”. I nostri rappresentanti d'istituto non si rendono conto che si battono per la sensibilizzazione di una folla senza nome, che si nasconde! Io non ci conto e non ci credo più nell'autogestione, nelle assemblee straordinarie, nelle manifestazioni, nelle persone che non si rendono conto che il sistema contro cui tanto combattono ha come primo obiettivo l’annichilimento della mente. I giovani non devono pensare, devono ubbidire, la scuola li deve formare alla disciplina, all'obbedienza altrimenti, " I promessi sposi, " perchè si studiano? La nostra mente sembra non aver nessun ruolo in quei giorni tumultuosi della contestazione proprio perchè non siamo consapevoli del nostro ruolo e non conosciamo i nostri diritti, altrimenti, perchè contestare per acquisire dei diritti che già sono riconosciuti dallo statuto delle studentesse e degli studenti? Per questo mi chiedo come possiamo credere di cambiare le cose senza provare a cambiare noi stessi impegnandoci con serietà? Pretendiamo giustizia e pace senza mettere in gioco, realmente, le nostre idee e i nostri interessi. Rivendichiamo degli spazi autogestiti e non conosiamo nemmeno il DPR 567. Vogliamo che i “grandi” del mondo svolgano il loro compito con serietà e responsabilità e noi non siamo neanche in grado di gestire la nostra posizione di studenti.

Le mie considerazioni non devono far pensare che sono contro la protesta o l’occupazione ma, vorrei che si comprendessero lo spirito e le spinte emozionali che animano questo mio sfogo. Desidererei che tutti fossero sempre animati da sentimenti di giustizia e che si battessero e difendessero i propri valori e quelli degli altri nel rispetto delle regole del vivere civile.

Ma questo non può venire dalla folla, improvvisamente, come un qualsiasi urlo da stadio. Bisogna formarsi, bisogna cambiare il mondo a piccoli passi che, se eseguiti bene, costituiranno passi da gigante nella costruzione di un mondo migliore.

E' con questa consapevolezza e per principi completamente sconosciuti al comitato di occupazione duemilatre, che credo non esistessero grandi ideali alla base della contestazione in quanto era palese nei comportamenti di coloro che volevano solo perdere tempo. La mia posizione si ispirava alla logica dell'essere consapevoli e padroni del nostro tempo, per non permettere che altri lo sfruutssero in modo strumentale e con indifferenza portassero via il nostro mondo pieno di illusioni e di voglia di cambiare il mondo.

Durkheim scrisse: «L’uomo ha l’impressione di essere dominato da forze che non riconosce come sue, che lo trascinano, che egli non domina…egli si sente trasportato in un mondo differente da quello in cui si svolge la sua esistenza privata. La vita qui non è soltanto intensa, ma è qualitativamente differente…egli si disinteressa di se stesso, dimentica se stesso, si da interamente agli scopi comuni…(le forze) provano il bisogno di espandersi per gioco senza fine…In tali momenti questa vita superiore è vissuta con un’intensità tale e in una maniera talmente esclusiva da occupare quasi completamente le coscienze, da cui scaccia più o meno completamente le preoccupazioni egoistiche e volgari».

Durkheim quando scrisse queste parole aveva in mente la Rivoluzione Francese! Prendiamo esempio!

 

Amalia De Sena

 

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