Domenica, 30 Novembre, 2003

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Cig. Fumata grigia per il vertice dei ministri esteri dell’Unione Europea. I timori di Prodi


Prodi: a rischio la costruzione dell’Europa


Napoli, 30 novembre 2003

Concluso a Napoli, con una fumata grigia, il vertice dei ministri degli esteri dell'Unione europea per preparare la conferenza intergovernativa del 12 e 13 dicembre.


Il ministro degli esteri tedesco Joscka Fischer ha lasciato la città infuriato per la proposta britannica di rinviare al 2009 la decisione sul meccanismo di voto in Consiglio. Contrario a questa dilazione anche il capo della diplomazia francese. Di diverso avviso il nostro ministro degli esteri, Franco Frattini, per il quale a Napoli sono stati fatti passi avanti soprattutto nella difesa comune.

Dopo il mancato accordo di ieri a Napoli e lo strappo sul Patto di stabilità compiuto in settimana dall'Ecofin, il Presidente della commissione europea Romano Prodi torna ad esprimere preoccupazione per il futuro dell'UE.

In linea con il commissario Mario Monti, Prodi avverte che violare le regole del Patto mette a rischio la costruzione europea. Sentiamo il Presidente della Commissione, che era a Nuova Dehli, per un vertice fra India e Unione Europea.

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Terrorismo. Allarme di Pisanu, innalzato il livello di allerta


Pisanu: l’Italia possibile bersaglio del terrorismo internazionale


Roma, 30 novembre 2003

E' allerta terrorismo in Italia.Secondo il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu l'Italia è un possibile bersaglio del terrorismo internazionale. "Non posso escludere - ha affermato ieri il titolare del Viminale - che gruppi estremisti o singoli individui possano attaccare all'improvviso il nostro territorio".

“Dopo Nassiriya - ha spiegato il ministro - l'Italia è entrata fra i maggiori bersagli del terrorismo internazionale». E dopo gli attentati di Casablanca ed Istanbul il terrorismo internazionale sta bussando, da Africa e Asia, alle porte dell'Europa. E Istanbul è Europa e qui ci siamo anche noi”.

“Per questo - ha proseguito Pisanu - abbiamo innalzato il livello delle misure di prevenzione e contrasto ed abbiamo intensificato ogni genere di indagini interne ed internazionali. Infatti quando si tratta di sicurezza dei cittadini e dello Stato la prudenza non è mai troppa: meglio eccedere imprudenza che in leggerezza”.

In questo contesto secondo Pisanu “Bisogna mettere in conto anche misure drastiche di prevenzione, piaccia o non piaccia al sedidente Iman di Carmagnola”. Comunque per il ministro dell'Interno “Tutto ciò che abbiamo fatto e facciamo è nel pieno rispetto dei diritti costituzionalmente garantiti: il ministro dell'Interno non deve essere un ministro della polizia ma di garanzia”.


Le minacce dei kamikaze
Intanto arrivano anche nuove rivelazioni dalle inchieste della procura di Milano sul terrorismo islamico. La documentazione dell’indagine sta fornendo nuove chiavi di lettura.

Così come l’intercettazione di un’operazione che nell’ottobre 2002 portò in carcere sei persone confluisce negli atti dell’ultima inchiesta sui reclutatori di kamikaze.


A parlare è un bosniaco che sta per essere reclutato, ma che teme di essere espulso dall’Italia, e che non è stato identificato. Le sue parole sono raggelanti: «Quando vado via dall’Italia, se non faccio piangere tutta l’Italia... per tutta la vita, io non me ne andrò più... devono piangere tutti! Tutta l’Italia».

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Crocifisso a scuola. Tribunale: resta nelle aule, competente è il Tar. Adel Smith: ricorreremo in Cassazione


Al Tar l'ultima parola


Roma, 29 novembre 2003

Il tribunale dell'Aquila si è dichiarato incompetente, per difetto di giurisdizione, a decidere sulla richiesta di rimozione del crocifisso dalla scuola elementare di Ofena.

Il collegio giudicante del tribunale dell'Aquila, formato da Antonio Villani, Silvia Rita e Alfonso Grimaldi, ha emesso un'ordinanza che non entra nel merito della vicenda della rimozione del crocifisso. Secondo il collegio, non può essere il giudice civile a decidere nel merito, ma quello amministrativo "perché la questione - si legge nella sentenza - chiama in causa un rapporto di natura pubblicistica, esistente tra gli utenti (gli alunni della scuola elementare, ndr) e chi offre il servizio (la scuola, ndr).

L'ordinanza di oggi revoca quella emessa dal giudice Mario Montanaro che prevedeva la rimozione del crocifisso.

Spetterà al Tar dire l'ultima parola, a meno che lo stesso Tar non decida di trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale.

Adel Smith: ricorreremo in Casssazione
La battaglia legale cominciata da Adel Smith per la rimozione del crocifisso dalla scuola elementare di Ofena conoscerà un'altra tappa che non è quella del giudice amministrativo. "Noi al Tar non andremo - afferma Smith - perché è stato leso un diritto soggettivo, quello dei miei figli. E per questo - continua il presidente dell' Unione musulmani d'Italia - ricorreremo in Cassazione in via straordinaria". "La mia battaglia non finisce con l'ordinanza di oggi - ribadisce Smith - siamo solo all'inizio".

Più cauto è il legale di Smith, Dario Visconti, che comunque conferma l'intenzione di ricorrere alla Cassazione. "Il collegio del tribunale dell'Aquila non ha tenuto in conto alcune sentenze precedenti in materia di lesione di diritti soggettivi. E nel caso dei figli di Smith siamo in presenza di una lesione subliminale, dovuta alla presenza del crocifisso nell'aula scolastica, sulla quale a decidere deve essere il giudice ordinario. Ad esempio - spiega Visconti - se un docente dà uno schiaffo ad un alunno, non siamo in presenza di un fatto amministrativo, non si può chiamare in causa il Tar. Ecco perché - conclude il legale di Adel Smith - chiederemo alla Cassazione di esprimersi sulle competenze".

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Sabato, 29 Novembre, 2003

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Ue. Vertice di Napoli. La proposta di Francia, Gran Bretagna e Germania non esclude la Nato


Il ministro degli Esteri francese, Dominique de Villepin


Napoli, 28 novembre 2003

Nessun "quartier generale europeo" nella proposta che Francia, Gran Bretagna e Germania presenteranno questa sera a Napoli ai soci europei: nessuna sovrapposizione dunque con la Nato, un modo per placare le ansie statunitensi dando però via libera alle aspirazioni europee in materia di difesa, compromesso che fino ad oggi rappresenta per Londra la più chiara presa di posizione in favore di una politica comune europea.

Il compromesso, che verrà esaminato dai Ministri degli Esteri che partecipano alla Conferenza Intergovernativa, prevede tre elementi chiave: il meccanismo delle "cooperazioni strutturate", la clausola di mutua difesa e la possibilità, ma non l'obbligo, di creare un quartier generale autonomo, che potrebbe invece essere sostituito da meccanismi decisionali alternativi.

Come spiega il quotidiano spagnolo El Mundo, le prime due questioni sono già contemplate dalla bozza di testo costituzionale europeo, mentre la terza risulterà determinate per un accordo fra gli "europeisti" e gli "atlantisti" all'interno dello schieramento dell'Ue.


Il compromesso proposto passa per un potenziamento della "cellula europea di pianificazione militare" che già esiste nell'ambito del Quartier Generale della Nato: un organismo temporaneo che diventerebbe permanente e che si occuperebbe di gestire le operazioni europee effettuate utilizzando mezzi e logistica dell'Alleanza.

D'altro canto, le operazioni europee autonome sia militari che civili verrebbero invece gestite dall'attuale Stato maggiore dell'Ue, che da organismo di carattere di stretta pianificazione e logistica passerebbe così ad acquisire caratteristiche operative.

Quanto alla "cooperazione strutturata", Berlino, Parigi e Londra si sono accordati per uno schema di creazione di un esercito europeo che sia il più ampio possibile, sulle linee delle "cooperazioni rafforzate" esistenti in altri ambiti dell'Unione Europea.

L'accordo mantiene anche il principio di mutua difesa, il quale stabilisce che in caso di attacco ad un Paese membro all'interno del suo territorio gli altri forniranno "aiuto ed assistenza con ogni mezzo disponibile, militare o di altro tipo, in conformità con quanto stabilito dall'articolo 51 alla Carta dell'Onu". Tale obbligo viene pero' esteso a tutti i Paesi membri, e non solo a quelli che partecipano alla "cooperazione strutturata" della difesa, e riafferma i vincoli con la Nato, che continua ad essere "il fondamento della difesa collettiva".

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Immigrazione. Catania in allerta per l'arrivo di una nave con mille immigrati a bordo


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Catania, 28 novembre 2003
"Catania è stata allertata per il possibile arrivo nel nostro porto di una nave con oltre mille clandestini". Lo ha annunciato il sindaco Umberto Scapagnini, che ha ricevuto "un'apposita segnalazione dal ministero dell'Interno". L' arrivo è previsto per domani mattina, entro mezzogiorno.
"Abbiamo già istituito un comitato per fare fronte all'emergenza - ha affermato Scapagnini - mettendo in moto i nostri meccanismi di Protezione civile. Stiamo preparando le palestre della zona della Plaja, portandoci anche dei bagni chimici, per dare conforto e i primi aiuti a questi immigrati.
Abbiamo già organizzato i mezzi di trasporto per il loro trasferimento nel centro di accoglienza di Crotone".
"Per noi - ha aggiunto Umberto Scapagnini - è un momento difficile ma non ci sottraiamo ai nostri doveri. Stiamo affrontando i danni legati a quattro alluvioni che si sono abbattute sulla città e l'organizzazione dei Giochi mondiali militari che partiranno ufficialmente il 4 dicembre. Ma ciononostante siamo riusciti a mettere subito in campo una squadra di pronto intervento in maniera tempestiva ed efficace".

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Cambi. Il rialzo dell'euro non preoccupa la Bce


la sede della Bce a Francoforte


Francoforte, 28 novembre 2003


Il nuovo record toccato oggi dall'euro rispetto al dollaro, oltre quota 1,20, secondo gli analisti non dovrebbe allarmare la Bce, almeno nel breve termine. Pur influendo negativamente sulla crescita, a causa di una penalizzazione delle esportazioni, una moneta unica forte contribuisce, infatti, a diminuire le pressioni inflazionistiche che rappresentano, in ogni caso, la bussola in base alla quale i banchieri di Francoforte prendono le decisioni in materia di tassi.

In occasione della prossima riunione del Consiglio direttivo, che si terrà giovedì 4 dicembre, la maggior parte degli osservatori prevede quindi che il costo del denaro rimarrà invariato. Va sottolineato, inoltre, che l'euro si era portato su livelli molti vicini a quelli attuali anche intorno alla metà di quest'anno, senza suscitare particolari apprensioni all'Eurotower, e che le previsioni dell'Istituto centrale sulla crescita e sull'inflazione, rilasciate a giugno, ipotizzano un rapporto di cambio che è sostanzialmente lo stesso di quello attuale. Lo ha osservato Christian Schubert, analista di Commerzbank, rilevando inoltre come la Bce si preoccupi, semmai, più della velocità di apprezzamento dell'euro, che del suo valore assoluto. Solo se la moneta unica, che all'inizio di novembre si trovava ancora a quota 1,15, nel giro di qualche settimana dovesse salire a 1,25, probabilmente l'Eurotower prenderebbe in considerazione la possibilità di intervenire sui mercati, ha spiegato Schubert.

L'ipotesi di un ulteriore e repentino apprezzamento dell'euro non sembra tovare molti sostenitori all'interno della Bce. Il presidente della Bundesbank, Ernst Welteke, ieri ha dichiarato infatti che "solo un crollo improvviso del dollaro potrebbe ripercuotersi sull'economia mondiale, quindi anche su di noi (la Bce, ndr). Ma non lo prevedo".

Nonostante l'apprezzamento dell'euro, negli ultimi mesi l'inflazione di Eurolandia abbia evidenziato una notevole vischiosità (la stima preliminare di novembre, diffusa oggi, è del 2,2%) che ha indotto la Bce a rivedere al rialzo le previsioni sull'andamento del costo della vita nel 2004. Se fino a pochi mesi fa, come ha sottolineato sempre Welteke, l'Istituto centrale stimava un'inflazione all'1,5% a metà del 2004, adesso per l'anno prossimo si prevede un costo medio della vita intorno al 2%. Il peggioramento delle stime sull'andamento dell'inflazione, tuttavia, non ha ancora portato la Bce a rivedere il suo giudizio sulle prospettive - tuttora definite favorevoli - riguardo alla stabilità dei prezzi nel medio termine. Anche i tassi continuano a essere definiti appropriati.

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AN. Fini sommerso dalle polemiche


Gianfranco Fini


Roma, 28 novembre 2003

C'è bisogno di chiarezza all'interno di Alleanza Nazionale, dopo le dimissioni di Alessandra Mussolini e le sortite di Gianfranco Fini. La chiedono a gran voce sia Francesco Storace "occorre una discussione collettiva", un confronto "aperto, democratico, pubblico", sia Gianni Alemanno "Il dato di fondo è che adesso dovranno essere convocati gli organi del partito per una discussione ampia e perchè venga esaminato un documento che dia una risposta chiara a tutti gli equivoci e a tutti i dubbi che sono stati sollevati in questi giorni".

La leadership di Fini traballa
Al monito dell'ormai dimissionaria Alessandra Mussoli: "Se fossi in Fini sarei molto prudente nell'affermare di avere dalla propria parte la stragrande maggioranza di Alleanza nazionale", fa eco la dichiarazione del vicepresidente del Senato Domenico Fisichella: "Ormai Alleanza Nazionale è un partito personalizzato, non è più istituzionalizzato". Per non parlare della dichiarazione del ministro per gli italiani all'estero Mirko Tremaglia: "Fini sta dando i numeri, sta uscendo dal seminato, smetta di inventare la storia, noi siamo chiamati a fare la politica". "Riconosca dove ha sbagliato. E' indispensabile l'Assemblea nazionale, se poi vuole toccare la fiamma allora è battaglia totale...".

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Terrorismo. Il Gip: le cellule erano pronte a compiere attentati


Intensificati i controlli


Milano, 28 novembre 2003

"Appare certo in primo luogo che il complesso delle cellule disseminate in Italia e in Europa e in Medio Oriente, ricostituitesi a partire quanto meno dalla prima metà del 2002 costituisca una realtà stabile e consolidata. Uno strumento pronto ad entrare in azione nella catena dei singoli segmenti operativi che è destinata a concludersi con l'attentato terroristico vero e proprio. Se, dove e in danno di quale obiettivo ciò avverrà dipenderà dalle contingenze politiche del momento o dalle concrete occasioni e degli ordini ricevuti ma è certo che il momento della decisione troverà le singole cellule già pronte a portare a termine la loro parte di compito". Questo scrive il Gip milanese Guido Salvini nel motivare la decisione di far arrestare cinque presunti reclutatori di kamikaze da mandare in Iraq.

Fra gli arrestati, in Germania lo sceicco Abderrazak: lo sceicco era stato intercettato dalla polizia di Milano, poco prima della guerra in Iraq, mentre organizzava l'invio di volontari in Kurdistan: era lui a dare ordini ai leader integralisti arrestati nella primavera scorsa tra la Lombardia e l'Emilia. Avrebbe organizzato "una cellula europea inserita nell'organizzazione transnazionale capeggiata dall'emiro Abu Mussab Al Zarqawi", cioè dal dirigente di Al Qaeda che, secondo le autorità statunitensi, aveva trasferito dall'Afghanistan al nord dell'Iraq i campi di addestramento per terroristi chimici.

"Dopo gli arresti dei cinque militanti islamici operati oggi in Italia e in Germania - ha affermato il ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu - non escludiamo che nei prossimi giorni possano cogliersi altri risultati consistenti".

Intanto l'Imam della moschea milanese di via Quaranta replica ai sospetti che la moschea milanese possa essere la base della cellula italiana: "Non è vero che nella nostra moschea si riunisce una cellula legata al terrorismo islamico. Noi ci siamo mossi sempre nella massima trasparenza e quello che facciamo è alla luce del sole". Noi non abbiamo nessuna responsabilità- osserva l'Imam egiziano - sulla condotta dei fedeli che vengono in moschea a pregare una volta che sono fuori dai nostri locali".

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Venerdi, 28 Novembre, 2003

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Trasporti. Al via una serie di scioperi. Oggi si fermano i voli


Da oggi al via gli scioperi con Alitalia. Poi anche autobus, tram, metropolitane e Wagon Lits


Roma, 28 novembre 2003

Aerei, autobus, tram, metropolitane e wagon lits. A partire da oggi sono in arrivo una serie di scioperi nel settore dei trasporti. I primi ad incrociare le braccia, afferma una nota Filt-Cgil, saranno i dipendenti di terra e di volo del gruppo Alitalia, che si fermeranno dalle 12,30 alle 16,30 di domani, per uno sciopero proclamato da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Sulta, Anpav, Atv, Avia e Unione Piloti contro il piano industriale della compagnia aerea.

Sempre oggi, dalle 15 e per 48 ore, si asterra' dal lavoro il personale delle carrozze letto delle ferrovie. Lo sciopero e' stato proclamato da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Salpas per protestare contro la procedura di moblita' per 167 lavoratori dichiarati in esubero da Wagon Lits.

Lunedi' 1 dicembre, invece, aggiunge la nota, si fermeranno per 8 ore, con modalita' diverse da citta' a citta', autobus, tram e metropolitane per lo sciopero proclamato da Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, che chiedono da quasi due anni il rinnovo del secondo biennio economico del contratto di lavoro del trasporto pubblico locale.

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Terrorismo. Milano, arrestati cinque militanti islamici. Reclutavano kamikaze da inviare in Iraq


Nell’ambito della stessa inchiesta arrestato anche tunisino, procurava documenti falsi


Milano, 28 novembre 2003

Sono stati arrestati, su ordine della Procura di Milano, 5 presunti terroristi islamici. Una sesta persona, un tunisino, è stata fermata con l'accusa di avere fornito ai 5 documenti falsi.

Fra gli arrestati c'è anche lo sceicco Abderrazak, algerino, elemento di spicco della cellula europea, giá arrestato e, poi, rilasciato in Germania, nell'estate scorsa. Tra i compiti della cellula milanese vi sarebbe stato quello di reclutare uomini da inviare in Iraq.

I cinque ordini di custodia sono stati emessi dal gip Guido Salvini che accusa di terrorismo internazionale altrettante persone che avrebbero reclutato e scelto combattenti da mandare in Iraq e Afghanistan anche attraverso la Turchia dove vi sarebbe un punto di raccolta, di raccordo, una base.

Dall'Italia sarebbero partiti almeno cinque kamikaze per immolarsi in Iraq,

si legge nell'anticipazione di un articolo di Panorama in edicola domani. A identificarli, dice il settimanale, sarebbe stato il Sismi.

Alla svolta, gli inquirenti sono arrivati grazie ad una serie di intercettazioni telefoniche e a documenti che sono stati trovati nel corso di perquisizioni.

Nel mandato di cattura, 150 pagine circa, si parla anche di documenti italiani trovati in Iraq in possesso di personaggi islamici. Un elemento, quest'ultimo, che ha supportato la tesi in base alla quale proprio dall'Italia passavano combattenti da inviare nelle regioni "piu' calde".

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Pensioni. Cgil, Cisl e Uil in piazza contro la riforma del Governo


Maroni: "fino al 2008 non ci saranno anticipazioni ma solo incentivi"


Roma, 28 novembre 2003

Per dire no alla contro-riforma delle pensioni e alla manovra finanziaria dle governo, scenderanno, oggi in piazza i sindacati. Nelle maggiori citta' italiane i pensionati di Cgil, Cisl e Uil daranno vita ad assemblee, manifestazioni, presidi unitari, incontri con le autorita' locali, con i prefetti e con i parlamentari.

Il ministro del Welfare fa intanto sapere che fino al 2008 non ci saranno Anticipazioni ma solo incentivi", mentre lascia aperta la porta del daialogo: La proposta nel Governo puo' infatti essere sostituita, a parita' di effetti finanziari, con un'altra".

Domani, pomeriggio, oltre 100 ammistratori piemontesi del centro sinistra prenderanno parte a Torino alla manifestazione organizzata dall'Ulivo, Rifondazione Comunista e Italia dei valori contro la Finanziaria 2004 e la riforma delle pensioni e contro le politiche regionali in tema di sanita' e scuola

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Ue. A Napoli, la Conferenza intergovernativa si apre con molte incognite


Frattini vorrebbe inserire nel preambolo della Costituzione un riferimento all'eredità cristiana


Napoli, 28 novembre 2003

Nel pieno dello scontro tra Consiglio e Commissione Europea sui deficit di Germania e Francia, si apre, oggi, a Napoli la Conferenza intergovernativa per la definizione della nuova Costituzione.

L'''Effetto E'', effetto Ecofin, e' il nuovo elemento di tensione che accompagna il conclave di 2 giorni dei 25 ministri degli esteri dell'Unione, più Romania, Bulgaria e Turchia: tre aspiranti, in veste di osservatori.

Effetto scomodo, che si tenterà di lasciare fuori dalla porta. Così si augura il presidente della Conferenza intergovernativa, il titolare della Farnesina, Franco Frattini che vorrebbe inserire nel preambolo un riferimento all'eredità cristiana dell'Europa e alla natura secolare delle istituzioni e degli Stati dell'Unione. Ma le cose a Napoli si presentano complicate.

I 25 arrivano in ordine sparso. Divisi sulla composizione della Commissione europea e sulla distribuzione dei seggi nell'Europarlamento. Spagna e Polonia, contestano la ''Doppia maggioranza'' prevista da Giscard Destaing. Mentre Gran Bretagna, in disaccordo su difesa, fisco, politica sociale ed estera, ha liquidato la bozza presentata dall'Italia come inaccetabile.

Frattini si augura tuttavia di poter raggiungere almeno un accordo complessivo sulla prima Magna Charta europea, rimettendo i nodi piu' spinosi al vertice del 12 e 13 dicembre a Bruxelles, prima di passare definitivamente la palla a Dublino, al timone dell'Unione dal prossimo gennaio.

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Giovedi, 27 Novembre, 2003

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Iraq. Attacco all’ambasciata italiana a Baghdad. La Farnesina conferma: non ci sono vittime


Tutti gli uffici erano vuoti


Baghdad, 27 novembre 2003


Un'esplosione ha scosso l'ambasciata italiana a Baghdad attorno alle 23 di ieri sera. Non si hanno per ora notizie di feriti ne' di vittime. Lo scoppio sarebbe stato provocato da un missile, o da un colpo di mortaio finito sul secondo piano dell'edificio.

Fonti del ministero degli Esteri, parlando da Roma a condizione dell'anonimato, hanno confermato che gli uffici dell'ambasciata colpiti questa sera erano vuoti al momento dell'esplosione. "Possiamo escludere che ci siano feriti", hanno sottolineato.

L'attacco e' avvenuto due settimane dopo l'attentato suicida con un camion carico di esplosivo che ha sventrato il quartier generale italiano a Nasiriyah, il 12 novembre scorso, e che ha provocato la morte di 19 italiani e 14 iracheni. Per l'Italia e' stato il primo sanguinoso attentato che ha subito nella campagna irachena e la perdita militare piu' elevata dalla fine della seconda guerra mondiale.

Il razzo o il colpo di mortaio che ha colpito questa notte l'ambasciata italiana a Baghdad, provocando danni all'edificio ma, a quanto sembra, nessun ferito, e' solo l'ultimo segnale di una situazione di estrema tensione. Sei giorni fa, il 21 novembre, due carretti contenenti una batteria di una trentina di razzi erano stati ritrovati a circa 400 metri dall'edificio della nostra sede diplomatica. Allora, un funzionario dell'ambasciata aveva avanzato l'ipotesi di "un'azione dimostrativa" piuttosto che di un "tentativo di attentato fallito".

Quel 21 novembre era stato un giorno di fuoco a Baghdad, segnato da attacchi che hanno colpito due degli alberghi piu' frequentati dagli occidentali, lo Sheraton e il Palestine.

Il timore per obiettivi non solo occidentali ma in particolare italiani e' comunque sempre vivissimo dopo il tragico attentato suicida del 12 novembre alla sede dei carabinieri di Nasiriyah, costato la vita a 19 dei nostri concittadini. Nella citta' del sud l'allarme attentati e' permanente e negli ultimi giorni ci sono state numerose segnalazioni di un eventuale pericolo.

Fonti militari osservano in questi casi che vengono prese contromisure

"adeguate alla minaccia".

Ma anche a Baghdad il timore e' perenne, e giustificato; il colpo di questa notte contro l'ambasciata appare quantomeno come un'azione intimidatoria, in una situazione in cui evidentemente gli italiani sono percepiti almeno da una parte della popolazione come parte delle forze occupanti, piuttosto che come forza di

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Ue. Tremonti: Prodi voleva sazioni virtuali per Francia e Germania. Ma il Patto resta fondamentale


Giulio Tremonti


Roma, 27 novembre 2003

"Prodi voleva far scattare le sanzioni per poi sospenderle subito. E' stata la Presidenza italiana che dopo l'opposizione di Francia e Germania ha cercato un compromesso". In un'intervista al Corriere della sera il ministro dell'Economia Giulio Tremonti dà la sua versione dello scontro Commissione Ue ed Ecofin nato due giorni fa.


"La formula scelta da Prodi - spiega - era grosso modo una formula istantanea: si comminano sanzioni a Francia e Germania ma un attimo dopo se ne annuncia la sospensione (...). Una formula consustanziale di procedura e non procedura abbastanza virtuale che tuttavia per la Commissione sembrava sufficiente". Questa ipotesi viene respinta dai due Paesi, poi è la volta della Commissione a dire no a una proposta di mediazione italiana e si arriva alla rottura definitiva.


Rottura che molti commentatori hanno definito letale per il Patto di stabilità e per i rapporti fra istituzioni europee, ma Tremonti obietta: "Il Trattato di Maastricht e il Patto in questi anni hanno avuto il grande merito di aver imposto la disciplina di bilancio dopo decenni di politica di deficit-spending (...)". E non esiste un rischio empasse per le prospetive europee, insiste Tremonti, visto che "la storia europea si divide in tre fasi: quella eroica dei principi, quella economica del mercato unico e quella politica della Convenzione".


Ma allora, chiede il Corriere, il Patto è vivo o morto? Tremonti risponde così: "Il Patto è fondamentale, non lo considero stupido ma le riforme sono più importanti delle correzioni dei disavanzi anuali". E anticipa: "Al vertice di Napoli va riequilibrato il rapporto tra Ecofin e Commissione".

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Ddl Gasparri. Pera decide di mandare il testo in aula martedì. E in piazza torna la voce dei no


Per il ministro Gasparri si tratta di una soluzione ragionevole


Roma, 27 novembre 2003

Il disegno di legge Gasparri sul sistema radio televisivo sarà in aula al Senato martedì, 2 dicembre. Dopo il pressing dell'opposizione, che considera incostituzionale il provvedimento, la maggioranza ha deciso di non forzare i tempi e concedere ancora cinque giorni alla commissione lavori pubblici per l'esame del provvedimento grazie alla mediazione del presidente del Senato Marcello Pera.

E in piazza torna la voce dei no, associazioni, sindacati e cittadini schierati contro la riforma del sistema radio-televisivo.

Per il ministro Maurizio Gasparri "E' una soluzione ragionevole". Del resto, spiega, anche se il provvedimento fosse arrivato in aula domani, "si sarebbe arrivati al voto martedi': non cambia la tappa finale".

Il testo, infatti, chiarisce il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani, approdera' comunque in assemblea il 2 dicembre, con o senza la conclusione dell'esame in commissione. Insorge il capogruppo della Margherita, Willer Bordon, che parla di "decisione molto grave": l'eventualita' che si vada in Aula con il testo aperto fa del Parlamento "una cassetta delle lettere dove arrivano decisioni prese altrove".

Piu' moderata la posizione del diessino Antonello Falomi: "I tempi consentono di fare un minimo di discussione". E anche Mauro Fabris dell'Udeur pensa che "a questo punto ci siano i tempi per chiudere in commissione".

Con il suo intervento, Pera e' riuscito in effetti a non scavalcare completamente il lavoro della commissione, evitando uno strappo che l'opposizione si e' affrettata a condannare. Ma ha anche permesso di scongiurare un rischio di ingorgo istituzionale: la prossima settimana Palazzo Madama deve infatti occuparsi anche della delega sulla giustizia e della procreazione assistita.

Grazie al compromesso, la minoranza puo' in parte cantare vittoria ("tutti i giornali parlavano gia' per oggi di approvazione della legge", sottolinea Falomi), la maggioranza restare nei tempi. E i trenta giorni che avra' il Capo dello Stato per firmare la legge "sono un termine massimo", ribadisce il ministro, ostentando serenita' davanti a chi evoca il famigerato 31 dicembre 2003, quando - in base alla sentenza 466 della Corte Costituzionale - se il suo ddl non sara' legge, Retequattro dovra' andare su satellite.

"Vorrei ricordare - dice ancora Gasparri - che in base a quella stessa sentenza, Raitre perderebbe 150 milioni di pubblicita"'.

Al compromesso, comunque, si arriva nel tardo pomeriggio, dopo gli inutili tentativi di accordo in commissione: la notte scorsa e anche stamattina l'ostruzionismo dell'opposizione aveva provocato, di fatto, uno stallo nell'esame degli oltre 300 emendamenti al testo.

La notizia rimbalza anche fuori di Palazzo Madama, dove, via telefonino, circa 200 persone seguivano il destino del ddl Gasparri mentre partecipavano alla manifestazione, promossa dal Comitato per la liberta' e il diritto all'informazione, 62 associazioni dalla Fnsi ai Girotondi.

E sul piccolo palco, improvvisato al centro del vicolo, sono saliti tutti i leader del centro-sinistra, da Fassino a Rutelli e Bertinotti per ribadire l'ostruzionismo dell'opposizione e salutare la risposta

della societa' civile.

E la voce dei no - no al ddl Gasparri ma anche no alla "censura" di ogni voce "libera", come Sabina Guzzanti, tornera' a farsi sentire mercoledi' con due manifestazioni: prima al Pantheon in coincidenza con la commissione di Vigilanza Rai sul caso 'Raiot' e poi, di nuovo, a Palazzo Madama.

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Mercoledi, 26 Novembre, 2003

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Terrorismo. Allerta dei servizi: sorveglianza a Roma e Milano. Presidiati i metro’

Il capo della polizia: impossibile presidiare tutto, più prevenzione


Roma, 26 novembre 2003

Il Viminale blinda le metropolitane di Roma e Milano dopo l’allarme per un attentato terroristico trasmesso due giorni fa dal Sismi, il servizio segreto militare. Termina il Ramadan e in tutte le città si alza il livello di allarme nel timore che la fine del mese di digiuno e meditazione possa rappresentare per gli estremisti islamici il momento giusto per entrare in azione.

Carabinieri e poliziotti lungo le linee, presidi alle fermate, turni raddoppiati per le squadre di pronto intervento e per i gruppi specializzati sul rischio Nbc.

Il pericolo - avverte il direttore del Sismi, Niccolò Pollari - non arriva da una controparte definita, ma da una galassia di organizzazioni articolate e di singoli individui, che colpiscono dove è più semplice colpire.

Il capo della Polizia, De Gennaro, rimarca la necessità di non lanciare allarmi generici che rischiano di vanificare l’impegno «già molto gravoso» delle forze dell’ordine, ma ribadisce che ci vuole «un’attività preventiva mirata» perché è impossibile presidiare tutti i possibili obiettivi. Il pericolo viene anche da individui isolati».

E prevenzione significa soprattutto controllo dell’immigrazione clandestina. Il rischio è infatti che dietro ai clandestini che arrivano in Italia ci sia chesi fa carico di pagare il viaggio per poi poterli utilizzare per propri fini e dall’altro chi sfrutta questi canali per infiltrare qui i terroristi.

Non è dunque un caso se anche dal Quirinale, Ciampi lancia un appello ad essere «vigilanti e uniti. Contro il terrorismo non può esserci cedimento. E’ necessaria concordia, unità di intenti, rafforzamento dei legami europei e internazionali».

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Legge Gasparri. Il governo vuole stringere i tempi. L’opposizione annuncia battaglia


Il voto finale, potrebbe arrivare già giovedì

 

Roma, 26 novembre 2003

Toni sempre più accesi nello scontro tra maggioranza e opposizione sul disegno di legge Gasparri di riforma del sistema radiotelevisivo, ora all'esame della Commissione Lavori Pubblici del Senato.

Il governo e la maggioranza sembrano pero' decisi a chiudere la partita entro la settimana, con il varo definitivo del provvedimento.

A questo punto sembra sempre piu' probabile che oggi la

maggioranza decida di chiedere il passaggio del provvedimento in

Aula a Palazzo Madama, anche se non sara' concluso l'esame degli

emendamenti.

Con ogni probabilita' al termine della mattinata, salvo sorprese dell'ultimo momento, una Conferenza dei capigruppo del Senato decidera' il trasferimento nell'Aula del provvedimento, cosa che dovrebbe avvenire gia' nella sessione pomeridiana.

Il voto finale, a quel punto dovrebbe esserci nella giornata di giovedi'.

I lavori in Commissione riprenderanno stamattina. Ma Governo e maggioranza sono determinati a portare il testo in aula già oggi. L'opposizione annuncia battaglia e se necessario anche ostruzionismo.

Oggi pomeriggio, all'esterno di palazzo Madama si svolgerà la manifestazione in difesa del pluralismo e del diritto all'informazione indetta da associazioni, movimenti e sindacati.

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Martedi, 25 Novembre, 2003

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Ue. Patto di stabilità: non passano le raccomandazioni della Commissione contro Francia e Germania


Solbes non ha escluso il ricorso alla Corte di giustizia


Bruxelles, 25 novembre 2003
Le nuove raccomandazioni proposte dalla Commissione contro Francia e Germania sulla base degli articoli 104.8 e 104.9 del regolamento del Patto di stabilità e di crescita non sono state accolte dall'Eurogruppo.

A maggioranza qualificata, i ministri di Eurolandia hanno approvato una "conclusione del Consiglio" in cui - ha riferito il ministro Giulio Tremonti - viene "clonato" il contenuto delle raccomandazioni, senza fare riferimento agli articoli. "Una soluzione tecnica positiva e coerente con lo spirito e la lettera del Patto", ha detto Tremonti. Di diverso avviso il commissario Ue Pedro Solbes, per il quale la proposta "non è coerente con lo spirito e la lettera del Patto".

Se questa proposta verrà approvata dall'Ecofin, Solbes non ha escluso il ricorso alla Corte di giustizia. Contro la conclusione, hanno votato contro quattro stati membri: Olanda, Austria, Finlandia e Spagna.

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Terrorismo. Pisanu: l'estremismo islamico bussa alle porte dell'Europa. E dopo Nassirya l'Italia è un obiettivo


Beppe Pisanu, ministro dell'Interno


Roma, 24 novembre 2003

"Difficile quantificare" , ma "di certo il rischio è aumentato e per due essenziali ragioni: innanzitutto perché dopo la strage di Nassiriya l'Italia è entrata tra i bersagli principali del terrorismo internazionale e poi perché, dopo l'attacco a Casablanca prima e a Istanbul poi, il terrorismo islamico bussa alle porte dell'Europa. E in Europa ci siamo anche noi". Negli studi Rai di Porta a Porta il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu rilancia l'allarme attentati e spiega: la risposta in termini di prevenzione è già scattata.

"Abbiamo accresciuto la vigilanza su tutti gli obiettivi cosiddetti sensibili e abbiamo intensificato i controlli su tutti quegli ambienti dove i terroristi possono radunarsi e organizzare l'attacco. La situazione è seguita con grande attenzione, 24 ore su 24, da un gruppo di lavoro interforze altamente specializzato che è riunito in permanenza qui al Viminale ed è in diretto contatto con me", ha aggiunto Pisanu.

Quanto alla possibilità che le cellule dormienti di al Qaeda presenti in Italia si attivino e colpiscano, il ministro dell'Interno spiega di avere "il dovere di evidenziare ogni possibile rischio e di mettere in conto ogni eventualità. Quando si tratta della sicurezza dei cittadini e dello Stato la prudenza non e' mai troppa, e proprio per questo non escludo neppure l'adozione di misure drastiche di prevenzione". Misure che, ovviamente, si conosceranno solo "quando e se verranno adottate. Dipende dall'evoluzione del quadro generale".

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Medio Oriente. Fini: Sharon vuole incontrare Abu Ala. D'Alema: positiva la riflessione critica sulle leggi razziali


Fini, visita storica a Gerusalemme: qui al memoriale dell'Olocausto


Gerusalemme, 24 novembre 2003

Prima un'ora di faccia a faccia con il premier israeliano Ariel Sharon, poi un'altra ora con il ministro degli Esteri Silvan Shalom. Nel pomeriggio Gianfranco Fini ha proseguito una giornata fitta di appuntamenti, incontrando il il presidente di Israele Moshe Katsav, dopo un breve colloquio con il presidente dell'European Jewish Council, Cobi Benatoff e con il rabbino Ginger. Il vicepremier italiano ha incontrato anche il leader dell'opposizione Shimon Peres. In Italia, intanto, il significato politico della visita di Fini a Gerusalemme fa discutere.

A Gerusalemme
Al centro degli incontri del vicepremier i temi più importanti di stretta attualità internazionale. Soprattutto, sintetizza Fini, "ciò che sta facendo Israele per la road map e ciò che l'Europa deve fare per sradicare l'insorgente antisemitismo". Le più alte cariche isralieane "hanno ribadito la gratitudine per l'equilibrio portato nell'Unione europea durante il semestre di presidenza italiana e hanno apprezzato che la richiesta italiana di inserire Hamas tra le organizzazioni terroristiche sia stata accolta dopo mesi di analoghi tentativi in ambito Ue".

Dialogo con Abu Ala
In agenda, oltre il rapporto tra Italia e Israele, anche l'approccio da tenere nei confronti delle Autorità palestinese: "Sharon - racconta Fini - mi ha confermato la volontà e la disponibilità ad incontrare Abu Ala. Lo stesso premier palestinese è stato invitato in Italia in quanto è opportuno far comprendere la necessità di un impegno per garantire il contrasto nei confronti del terrorismo". Ma durante la discussione tra il vicepremier italiano e Sharon è emersa soprattutto la necessità di lavorare "con i Paesi arabi moderati" per "evitare che ci sia una sorta di guerra Santa, ovvero scontri tra civiltà".

Il cammino di AN
"E' difficile definire 'storico' un evento che sta ancora accadendo sotto i nostri occhi. Difficile ma non impossibile quando, come e' per la visita di Fini in Israele, il carattere storico dell'evento è di immediata percezione e suggestione", commenta sicuro il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano (AN). "Sarebbe riduttivo leggere questa visita, e ciascuna delle sue tappe, soltanto in termini di completamento di un percorso avviato nel 1995 a Fiuggi", aggiunge Mantovano.

"Non è solo la conferma di una presa di distanza netta e incolmabile rispetto all'esperienza fascista. E' lo sforzo, culturale e politico, della Destra italiana attraverso il suo leader, di individuare le radici della propria identita' - conclude il responsabile di An per i problemi dello Stato - anche in quel cardine della storia del mondo che è Gerusalemme, e tutto ciò che Gerusalemme, prima di Atene, di Roma e di Londra rappresenta e ha trasmesso al mondo".

Le reazioni politiche del centrosinistra in Italia
"Apprezziamo sinceramente le parole del vicepremier Gianfranco Fini" sulle leggi razziali e l'antisemitismo, commenta il senatore della Margherita Franco Danieli, vicepresidente in Commissione Affari Esteri: "Ormai è sotto gli occhi di tutti il fatto che Fini si sia emancipato da un passato ingombrante - osserva Danieli -. Ma il dubbio è che abbia attraversato il non semplice percorso di 'redenzione' non avendo con sé tutto il partito, a cominciare da coloro che si dichiarano ancora i 'ragazzi di Salò' ".


"Cosa pensano - domanda Danieli - questi dirigenti di spicco di Alleanza Nazionale? Sono tutti d'accordo con le posizioni prese dal loro leader sulla vergogna della Repubblica Sociale, sulle infamie delle leggi razziali e sulle atrocita' di Mussolini?".

Da San Giovanni Teatino, invece, il presidente Ds Masimo D'Alema dice che "mi fa piacere che Fini abbia fatto questa riflessione critica sulla storia passata del suo partito che gli ha consentito di avviare un rapporto normale con Israele". "C'è - ha aggiunto D'Alema - un evidente feeling tra il governo israeliano e la destra italiana, noi nei confronti del governo Sharon siamo piuttosto critici. E' un problema politico. Ritengo - ha osservato D'Alema - che la politica del governo Sharon purtroppo non aiuta la pace in Medio Oriente, invece Berlusconi e Fini ritengono di sostenerla. Non c'entra nulla con l'antisemitismo, ci sono molti ebrei che criticano Sharon e non sono certi antisemiti. Mi sento vicino a gli ebrei i quali ritengono che ci debba essere una svolta nella politica di Israele nel senso di avviare un processo di pace. Fino ad oggi non è stato così. C'e' una spirale di repressione militare, occupazione dei territori. Se il Papa - ha detto ancora d'Alema - si rivolge ad Israele con l'appello 'Non costruire quel muro di cemento armato' non credo che possa essere accusato di essere antisemita. Io condivido l'appello del Papa, Fini no, poiché ha detto che fanno bene a costruire il muro".

"Le parole di Fini sono il riconoscimento di un dato storico. Se fanno scalpore significa che la destra ha ancora molta strada da percorrere", sostiene invece Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi, per il quale "è incredibile che si debba considerare come un evento il riconoscimento che il fascismo ha emanato le leggi razziali. Dimostra quanti passi avanti debba ancora fare la destra nel nostro Paese. Certo, nelle sue parole emerge una novità: finalmente c'è il nome e il cognome dei vent'anni di dittatura in questo Paese".


Più duro il commento di Jacopo Venier, responsabile esteri del Pdci, fortemente critico sugli esiti dell'incontro Fini-Sharon, definito "petetico e gravissimo". E' grave, in particolare, "che l'Italia - sostiene Venier - si stia infilando nel conflitto medio orientale, consegnandosi mani e piedi alla strategia colonialista e guerrafondaia di Bush e Sharon. E' patetico ed è gravissimo. Ma c'è anche un risvolto utile in tutto ciò che forse non è ancora chiaro ai politici israeliani. Per Israele accogliere a braccia aperte un 'neo, ex, post fascista' significa perdere definitivamente una qualsiasi autorità morale legata alla memoria dell'Olocausto".

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Lunedi, 24 Novembre, 2003

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Medio Oriente. Fini in Israele per la visita ufficiale


Gianfranco Fini


Gerusalemme, 24 novembre 2003

Il vicepremier Gianfranco Fini è giunto, ieri sera, a Tel Aviv, in Israele, per la sua prima visita ufficiale che si concluderà mercoledì.

Oggi di primo mattino comincia la visita ufficiale con l'omaggio che Fini renderà alle vittime della Shoah recandosi allo Yad Vashem, il memoriale all'Olocausto, dove Fini, dopo aver visitato diversi siti, deporrà una corona di fiori di fronte alla fiamma che arde perennemente in memoria dei 6 milioni di ebrei uccisi. E' atteso, poi, l'incontro con il Premier Sharon e il Ministro degli esteri Shalom.

Sul volo che lo ha portato in Israele, com'è noto, Fini era accompagnato dall'ambasciatore Giovanni Castellaneta, dal consigliere del vicepremier per i Rapporti internazionali, dal suo portavoce Salvo Sottile, dall'ambasciatore israeliano a Roma Ehud Gol e dal suo portavoce Ofer Bavly, dal presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto e dal consigliere dell'Ucei per le relazioni esterne Alessandro Ruben.

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Domenica, 23 Novembre, 2003

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Processo Sme, 5 anni Previti, 8 a Squillante


Cesare Previti


Milano, 22 novembre 2003


Cesare Previti è stato condannato a 5 anni, l'ex giudice Renato Squillante a 8 anni, l'avvocato Attilio Pacifico a 4 anni.
Questo ha deciso il collegio della prima sezione penale dopo un giorno passato in camera di consiglio. I giudici condannano per i 434.000 dollari provenienti da un conto Fininvest e transitati dal deposito Mercier di Previti prima di finire su un conto di Squillante, ma assolvono "perchè il fatto non sussiste" per la Sme. Non fu comprata, nè venduta la sentenza con cui Filippo Verde e altri giudici civili nel 1986 annullarono l'accordo tra l'Iri di Prodi e la Cir di Carlo De Benedetti.

È la Cir è la vera sconfitta di questa sentenza, per certi versi bipartisan, perchè aveva chiesto un risarcimento danni di 8.000
miliardi di lire, ma secondo i giudici di Milano non ha diritto a incassare nulla. Per la parte civile Presidenza del Consiglio è stata fissato il risarcimento di un milione di euro con una provvisionale di 300.000 euro più altri 130.000 euro di spese.

Il commento di Berlusconi

"Esprimo la mia sincera solidarietà a Cesare Previti che come ogni altro cittadino aveva diritto a un processo più giusto e più
rispettoso delle prerogative della difesa", ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi commentando la sentenza del tribunale di Milano emessa oggi. "Sono convinto dell'innocenza di Cesare Previti - ha aggiunto il premier - e sono certo che i giudici autenticamente imparziali lo riconosceranno, in forma piena, già nel successivo grado di giudizio".

Il commento di Previti
E Previti: "Ho accolto la sentenza con assoluta soddisfazione, per quanto riguarda Sme. L'assoluzione perche' il fatto non sussiste direi che si commenta da sola". "La persecuzione mediatico-giudiziaria orchestrata dalla parte civile con i suoi mass media e attuata poi dalla Procura di Milano - ha aggiunto Previti - è stata stroncata questa volta, direi senza se e senza ma".

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Rai. Il caso 'Raiot' apre una nuova frattura in seno al cda


Il cavallo davanti alla sede della Rai


Roma, 22 novembre 2003

Annunziata chiede al direttore generale Cattaneo di risolvere la situazione e dice: una cosa è il rispetto delle regole, un'altra la censura. Si dissociano i consiglieri Petroni, Alberoni e Rumi: la delibera che ha sospeso il programma è chiarissima e va applicata. E, come se non bastasse, sembra ormai avviata la questione legale fra l'azienda e la produzione dello show di Sabina Guzzanti, la Studio Uno.

Il caso scoppia martedì scorso, quando il cda decide - all'unanimità- di sospendere "temporaneamente" 'Raiot' per tutelare l'azienda dalle possibili conseguenze civili e penali, invitando a realizzare le altre cinque puntate previste dal contratto per consentirne la visione prima della messa in onda.
Il suo si' alla delibera, ricorda oggi la presidente, "creava le condizioni per andare in onda a fronte di alcune richieste di cancellazione del programma". Ma aggiunge: "Voglio che sia chiaro che se 'Raiot' non dovesse andare in onda con la continuità necessaria a mantenere la sua identità considererò venuta meno la fiducia reciproca che è stata alla base della unanimità raggiunta in consiglio".
Il primo a replicare è il consigliere Petroni: la delibera su 'Raiot' è "perfettamente definita nei contenuti e nelle conseguenze sugli atti aziendali" e qualsiasi opinione diversa avrà validità giuridica solo se "espressa all'interno del consiglio e da esso approvata". Anche il 'moderato' Rumi prende le distanze dalla presidente: "C'è una delibera e va applicata: quando il consiglio si riunirà di nuovo, se crede potrà adottarne un'altra". Per il consigliere, "non c'è nessuna censura", ma il cda ha "l'obbligo di vigilare" in nome di una "preoccupazione economica, ma anche aziendale, complessiva, editoriale". Concorda Alberoni: lo spirito della delibera è chiarissimo, tutelare gli interessi dell'azienda. E "impedire che, usando la Rai, venga compiuto un danno ed un possibile reato, non è censura, ma un atto doveroso", conclude.

Annunziata prende atto delle posizioni dei colleghi e commenta: sono interventi che portano "dritto dritto" alla chiusura del programma. Ma ci tiene anche a chiarire che il suo intento era segnalare non "la legittimità della difesa degli interessi aziendali", su cui non c'è contrasto, "ma il fatto che a cinque giorni dalla delibera non è stato ancora nemmeno trovato un dialogo con gli autori. A questo punto - conclude - credo sia più onesto che sia il direttore generale che i consiglieri si assumano le loro responsabilita"'.

Le sorti del programma, comunque, sembrano avviate sui binari legali
Nel primo scambio di lettere fra la produzione e la Rai, l'azienda ha spiegato che Studio 1 ha l'obbligo di realizzare il programma, ma il diritto alla sua diffusione resta nella piena discrezionalità di Viale Mazzini. Inoltre la Rai ha ricordato che la produzione sarà tenuta a rispondere delle eventuali diffamazioni verso persone. Tra l'altro, si sottolinea da ambienti di Viale Mazzini, la produzione non avrebbe ancora consegnato la fideiussione prevista dal contratto.

Una mediazione si era tentata nei giorni scorsi, con la proposta del direttore di Raitre Paolo Ruffini di registrare due puntate di 'Raiot' entro il prossimo cda: ma il rifiuto della produzione - si sottolinea ancora da Viale Mazzini - costringe a questo punto a tornare alle condizioni iniziali, cioe' alla registrazione
dell'intero pacchetto di puntate mancanti, condizione definita "inaccettabile" dalla produzione.

Alla Rai sono anche arrivate lettere di sponsor citati da Sabina Guzzanti nella prima puntata di 'Raiot', che smentiscono le affermazioni dell'attrice: tra queste, quella della Procter & Gamble, che allega i dati Nielsen sui suoi investimenti in quotidiani e tv e sottolinea: "Ogni altra affermazione o illazione, oltre ad essere gravemente lesiva dell'immagine dell'azienda, è del tutto erronea e destituita di qualsiasi fondamento".

Intanto il coordinatore di An La Russa chiede che in commissione di Vigilanza venga visionata la cassetta della prima puntata di 'Raiot' (gia' inviata spontaneamente dal cda) prima dell'audizione di Annunziata, prevista per il tre dicembre, mentre il senatore Bonatesta invita a dire "no ai ricatti del clan Guzzanti".

L'attrice domani sera all'Auditorium
L'attrice, da parte sua, è impegnata nella preparazione del "varietà di protesta" che domani sera, all'Auditorium di Roma, la vedrà protagonista con il fratello Corrado, Daniele Luttazzi e Dario Fo con un contributo video, Paolo Rossi, Serena Dandini, Fiorella Mannoia, Nicola Piovani, Francesco Paolantoni, Neri Marcorè, Marco Marzocca, Sabrina Impacciatore, David Riondino, Rosalia Porcaro, Stefano Vigilante, Max Paiella, Corinna Lo Castro, Roberto Herlitzka, Francesca Reggiani.
Oltre venti città sono pronte a collegarsi, attraverso le frequenze satellitari di Emili.Tv, mentre sono piu' di 15mila le e-mail di adesione all'appello anti-censura promosso dai Girotondi.

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Sadato, 22 Novembre, 2003

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Processo Sme. Previti condannato a 5 anni, 8 anni a Squillante. Assolto Verde


Cesare Previti


Milano, 22 novembre 2003

Cesare Previti è stato condannato a 5 di reclusione, Squillante a 8 anni, Pacifico a 4 anni, l'ex giudice Verde è stato assolto. Cesare Previti, e Attilio Pacifico e Renato Squillante, sono stati condannati per il reato di corruzione semplice (e non in atti giudiziari come chiesto dall'accusa), per il versamento di 434 mila dollari avvenuto nel 1991.

Sono stati invece assolti "perché il fatto non sussiste" per l'altro capo d'imputazione: la mancata vendita della Sme alla Cir di Carlo De Benedetti.

Per Squillante corruzione in atti giudiziari
Il solo condannato per corruzione in atti giudiziari è l'ex capo dei Gip della capitale Renato Squillante che, nella sua qualità di pubblico ufficiale, avrebbe ricevuto i 434 mila dollari nel 1991. Previti e Pacifico, invece, sono stati condannati per corruzione semplice. Il capo d'imputazione per il quale sono stati condannati fa riferimento al versamento dei 434 mila dollari e al fatto che Renato Squillante fosse "costantemente retribuito" dagli altri imputati.

Le assoluzioni
Sono stati tutti assolti, sia pure con formule diverse in parte anche relative alla prescrizione, i quattro imputati minori del processo Sme. Si tratta dei figli di Squillante, Fabio e Mariano, della nuora Olga Satchenko e dell'ex pm Francesco Misiani. L'ex pm romano Francesco Misiani, ora avvocato, è stato assolto "perché il fatto non sussiste" dall'accusa di favoreggiamento. Per i figli dell'ex capo dei Gip della capitale, Renato Squillante, Mariano e Fabio, è stato dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato in quanto sono state loro concesse le attenuanti generiche. Assolta, infine, perché il fatto non costituisce reato, la moglie di Squillante, Olga Savtchenko. Tutti e tre erano accusati di favoreggiamento. Assolto "perché il fatto non sussiste" per la vicenda Sme anche l'ex magistrato romano Filippo Verde.

Interdizione e 1 mln danni a presidenza del Consiglio
Le pene inflitte oggi dai giudici della prima sezione del tribunale penale comprendono anche per Cesare Previti e Renato Squillante l'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. Per Pacifico Attilio l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Pacifico e Previti vengono interdetti dall'esercizio della professione di avvocato per cinque anni. I tre imputati sono stati condannati in solido al risarcimento dei danni non patrimoniali e morali causati alla parte civile costituita, la Presidenza del Consiglio, nella misura di un milione di euro, e al pagamento di una provvisionale, immediatamente esecutiva, determinata in 300 mila euro. Condanna, inoltre, alla rifusione delle spese di costituzione e difesa, che si liquidano in favore della stessa parte civile nella misura di 130 mila euro.

Difesa: in atti c'è la prova di innocenza
"Agli atti c'era la prova dell'innocenza dell'onorevole Previti, non è possibile essere contenti per mezza assoluzione dal momento che Previti e' stato condannato per una sola delle accuse a una pena inferiore rispetto a quella richiesta dal pm". E' il commento di Giorgio Perroni, difensore di Cesare Previti, alla sentenza emessa dai giudici di Milano. "Speriamo nel giudizio di appello, speriamo in un collegio più sereno" aggiunge Perroni, il quale spiega anche "prendere atto che i giudici non si sono appiattiti sulle richieste della Procura e hanno emesso una sentenza che si differenzia dai pm".

Verde: finalmente si capirà chi sono
"Finalmente si capirà chi sono": questa la prima reazione dell'ex magistrato romano Filippo Verde dopo la notizia della sua assoluzione, perché il fatto non sussiste, per la vicenda Sme. "E' la notizia più bella che potevo ricevere", ha detto l'avvocato Renato Borzone, riferendo la parole del magistrato a cui ha dato la notizia per telefono. Borzone ha sottolineato come questa, dopo quella nel processo Imi-Sir e un' altra assoluzione riportata a Perugia, sia la terza volta che Verde viene dichiarato innocente.

Pisapia annuncia ricorso
Annuncia ricorso l'avvocato Giuliano Pisapia, legale di parte civile della Cir, dopo la sentenza del processo Sme. "Siamo soddisfatti a metà - dice l'avvocato - c'è comunque una condanna di corruzione anche con soldi provenienti da Fininvest".

Avvocato di Pacifico: "amareggiato"
"Per me si tratta di una mezza sconfitta, mi aspettavo una assoluzione completa. Sono amareggiato per una sentenza di condanna laddove non è stata raggiunta la prova della colpevolezza". Questo il primo commento dell'avvocato Alfredo Quattrocchi, difensore di Attilio Pacifico. "L'avvocato Pacifico - dice il legale - è estraneo alla Fininvest e a certi giochi di potere".

Ghedini: sentenza milanese, nulla cambia per il premier
"E' una sentenza milanese: negativa per la parte in cui è stata pronunciata condanna per corruzione dal momento che non vi è prova; neutra per la parte relativa all'assoluzione degli imputati dalla vicenda Sme, dal momento che l' innocenza era palese e mi pare, quindi, che l'assoluzione sia un atto dovuto": così l' avvocato Niccolò Ghedini, deputato di Forza Italia e difensore di Silvio Berlusconi, ha commentato la sentenza di oggi emessa a conclusione del processo Sme. "In ogni caso - ha concluso Ghedini - è una sentenza che non cambia la posizione di Silvio Berlusconi nel processo stralcio".

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Giovedi, 19 Novembre, 2003

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Iraq. I servizi segreti italiani: numerose autobombe pronte a esplodere


Tre giorni fa l’ultimo allarme


Roma, 20 novembre 2003

Secondo i servizi segreti italiani, il capo degli uomini di Saddam a Bagdad avrebbe già predisposto numerose autobombe pronte a esplodere. Tre giorni fa l’ultimo allarme degli 007: le diverse fazioni estremiste avrebbero raggiunto un accordo per colpire il più duramente possibile gli alleati degli Stati Uniti. Prima della strage di mercoledì 12 novembre, gli agenti avevano inviato centinaia di segnalazioni sui pericoli di attentati in Iraq, ma nessuna indicava la base di Nassiriya tra gli obiettivi.

Sono centinaia i documenti trasmessi negli ultimi mesi dagli 007 al ministero della Difesa e ai vertici militari. Il carteggio è stato inserito nei fascicoli giudiziari aperti dalla magistratura. E consente di ricostruire, una settimana dopo la strage, l’attività della nostra intelligence e quella dei Paesi collegati. Alcune segnalazioni sono generiche, altre entrano nel dettaglio. Arrivano a raffica, in alcuni giorni ce ne sono addirittura due o tre. Ma nessuna contiene un riferimento specifico alla base occupata dai carabinieri.

L’allarme per il nostro contingente è inserito più genericamente nelle relazioni periodiche trasmesse al ministero della Difesa: “I seguaci di Saddam Hussein, in particolare gli ex militanti del Baath e i Feddayn provenienti dall’esercito e dai servizi di sicurezza - scrivono in quest’ultima informativa - hanno raggiunto un accordo per intensificare gli attacchi contro le forze straniere presenti nel Paese, senza più distinzione tra i vari contingenti. Ciò rappresenta un segnale di allarme anche contro le rappresentanze italiane presenti in Iraq”.

Ad agosto arriva, anche, una segnalazione di pericolo per la nostra ambasciata a Bagdad. Le informazioni raccolte dagli uomini del Sismi parlano di un possibile attacco e sollecitano l’innalzamento del livello di sicurezza. Vengono potenziate le scorte per il personale diplomatico, rafforzati i turni di guardia. Cresce la preoccupazione e anche la zona meridionale dell’Iraq, sino ad allora ritenuta relativamente tranquilla, viene inserita tra le aree ad alto rischio.

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Cronaca. Prende fuoco una baracca alla periferia di Roma, morti 4 rumeni


La tragedia è avvenuta intorno alle 4 di notte. Le indagini sono svolte dai Carabinieri


Roma, 20 novembre 2003

Le cause dell'incendio, secondo una prima ipotesi, dovrebbero essere accidentali. A dare l' allarme sono stati due rumeni feriti che sono riusciti ad allontanarsi dalla baracca in fiamme, nonostante le gravi ustioni e ad arrivare in via del Velodromo, nel quartiere Tuscolano a Roma. Ma per gli altri, ormai, era tardi: quattro i rumeni morti. poco dopo le 4 in via dell' Arco di Travertino.

Delle quattro vittime, tre sono morte asfissiate ed una e' rimasta carbonizzata. I feriti sono stati ricoverati con prognosi riservata al S. Eugenio e al S. Giovanni. Le indagini vengono svolte dai carabinieri, che non escludono che le fiamme siano state innescate da un mozzicone di sigaretta spento male da uno dei sei rumeni che si dividevano lo stretto spazio nella baracca, ricavata all'interno di una cella frigorifera abbandonata, in un campo nei pressi delle fungaie.

Per spegnere le fiamme i vigili del fuoco sono intervenuti con quattro squadre, ed all'interno hanno trovato i corpi. Il fuoco è stato domato ma nella baracca il calore è ancora molto intenso e questo impedisce al momento di compiere i rilievi, che saranno svolti dalla squadra specializzata del comando provinciale dei carabinieri di Roma.

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Scorie nucleari. La Regione: la Basilicata territorio denuclearizzato. Proteste ad oltranza


I blocchi stradali si sono allargati in Puglia


Scanzano Jonico, 20 novembre 2003

In Basilicata, prosegue la protesta contro il sito di scorie nucleari a Scanzano Ionico.

I blocchi stradali si sono allargati in Puglia. Ieri sera, il consiglio regionale della Basilicata ha aderito alla manifestazione in programma a Scanzano il 23 novembre.

Non solo. Ieri sera, il consiglio regionale della Basilicata ha fissato la strategia per impedire la costruzione del sito.

Tutti i comuni della regione sono considerati a rischio sismico, mentre il territorio viene dichiarato denuclearizzato e precluso al transito di materiali nucleari. Inoltre, la giunta regionale ricorrerà alla Corte costituzionale contro il decreto del governo

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Finanza. Nuovo allarme di Bankitalia sui conti pubblici italiani


Per Bankitalia sono necessarie riforme strutturali a partire da quella previdenziale


Roma, 20 novembre 2003

Nuovo allarme di Bankitalia sui conti pubblici italiani. Se la crescita ipotizzata dal Governo per il 2004 dovesse rivelarsi inferiore alle aspettative, potrebbero saltare gli obiettivi di finanza pubblica.

Ma per i cittadini la situazione è già difficile. Secondo Bankitalia, cresce l'indebitamento delle famiglie e delle imprese italiane, pur rimanendo al di sotto della media europea.

Sono urgenti, per Bankitalia, riforme strutturali a partire da quella previdenziale.


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Mercoledi, 19 Novembre, 2003

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Iraq. In tutta Italia risuona il silenzio. Ruini: Non fuggiremo davanti ai terroristi


L'Italia intera si è fermata alle 11 30 in punto


Roma, 19 novembre 2003

Non fuggiremo davanti a dei terroristi assassini, anzi li fronteggeremo con tutto il coraggio di cui siamo capaci, ma non li odieremo: non ci stancheremo di sforzarci di far capire loro che tutto l'impegno dell'Italia è orientato a promuovere la convivenza.

E' uno dei passi centrali dell'omelia pronunciata dal cardinale Ruini nella messa per i caduti di Nassiriya, celebrata nella Basilica romana di San Paolo fuori le mura. L'Italia intera si è fermata alle 11 30 in punto, osservando un minuto di silenzio in concomitanza con l'inizio dei solenni funerali di stato.

Alla presenza delle piu' alte cariche dello Stato, a cominciare dal presidente della Repubblica Ciampi, le 19 vittime di Nassiria hanno ricevuto la benedizione di rito, il saluto dell'arma, con la lettura della preghiera del carabiniere, e l'addio commosso delle migliaia di persone all'esterno della basilica, che si sono alzate in piedi alle prime note del Silenzio .

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Iraq. "Nel mirino di Al Qaeda un ministro italiano". Espulso l'imam di Carmagnola con altri sette islamici


Il leader della margherita Rutelli ha parlato di "provvedimento fondato e appropriato"


Roma, 19 novembre 2003

E' in volo verso Dakar l'aereo che riportera' in Senegal l'imam di Carmagnola con la moglie italiana Barbara Farina e i suoi quattro figli.

Secondo il Ministro della Difesa, Antonio Martino, la decisione del Viminale di espellere abdul Mamour rappresenta "una svolta rispetto ad atteggiamenti piu' tolleranti nei confronti di soggetti legati al terrorismo.

D'accordo anche il leader della margherita Rutelli che ha parlato di "provvedimento fondato e appropriato".

D'altra parte le parole dell'imam risuonano come una vera e propria minaccia:"Il prossimo obiettivo dei fratelli sarà un politico italiano, molto probabilmente un ministro di questo governo che ha dichiarato guerra all'Islam. No, non conosco il suo nome. So però che potrebbero beccarlo all'estero, durante un viaggio...".

E avverte: "Lo Stato italiano è in pericolo. I suoi simboli sono in pericolo. E i suoi simboli sono a Roma, lì ci sono i vostri politici. Al Qaeda ha cambiato strategia: ora non intende più attaccare gli innocenti, ma mira a destabilizzare il cuore del sistema...".

E l'Italia, "dopo che il governo Berlusconi ha deciso di inviare uomini al fianco degli americani", è considerata "un nemico dell'Islam: così dice la legge della Jihad , che non distingue tra il popolo italiano e i suoi governanti, così come non distingue tra missione di pace e missione di guerra".

Oggi lasceranno l'Italia, sempre per decreto del Viminale, anche i sei marocchini e l'algerino espulsi per la loro attivita' di proselitismo e favoreggiamento di organizzazioni terroristiche islamiche.

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Processo Sme.. Venerdi' riparte il processo. La difesa potrebbe chiedere la ricusazione dei giudici


La camera di consiglio si potrebbe riunire già alla fine della prossima settimana


Milano, 19 novembre 2003

Si intravede una conclusione in tempi brevi, forse gia' nel fine settimana, per il processo Sme, in corso a Milano da tre anni e sette mesi e caratterizzato da continui 'stop and go' causati, di volta in volta, da legittimi impedimenti degli imputati, ricusazioni del collegio, da due istanze di rimessione e da una lunga sosta dovuta alla nuova legge sul patteggiamento allargato.

Venerdi' prossimo, dopo il rigetto deciso ieri dalla Corte di Cassazione dell'istanza di trasferimento ad altra sede presentata dai legali di Cesare Previti, i protagonisti del processo sulla mancata vendita del colosso alimentare a Carlo De Benedetti e sulla presunta corruzione dei giudici romani si ritroveranno in aula per quelle che, verosimilmente, dovrebbero essere le ultime battute del dibattimento.

Poi i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano si ritireranno in camera di consiglio per emettere la sentenza. Le parti sono state convocate per l'udienza gia' prevista nel calendario prima della discussione in Cassazione e, venerdi', sara' data la parola al pm Ilda Boccassini per la sua replica incentrata, pare, su un unico punto. Poi tocchera' alle parti civili Cir-De Benedetti e Presidenza del Consiglio e ai difensori rispondere, limitatamente all'argomento sollevato dalla pubblica accusa.

Le ultime schermaglie tra accusa e difesa dovrebbero durare una solo udienza poi, sabato, potrebbe essere il momento delle dichiarazioni spontanee degli imputati, dei quali il solo Attilio Pacifico, per il momento, ha manifestato l'intenzione di essere in aula per parlare ai giudici prima che questi si ritirino per la camera di consiglio. Una camera di consiglio che si presume piuttosto lunga.

Il processo Sme, pero', ha abituato a continui colpi di scena e non e' escluso che gli avvocati di Cesare Previti tornino all' attacco con richieste di acquisizione di nuovi atti: si tratterebbe, in particolare, dei documenti, o di parte di questi, alla base della richiesta di archiviazione che la Procura di Brescia ha depositato nei giorni scorsi nel procedimento che vede indagati con l'accusa di abuso d'ufficio i due pm del processo Sme, Ilda Boccassini e Gherardo Colombo. A questa richiesta di archiviazione, i legali dell'ex ministro della Difesa hanno gia' detto si opporranno.

Ed e' gia' successo che, nel processo Imi-Sir/Lodo, conclusosi nel marzo scorso con la condanna di Previti e di quasi tutti gli altri imputati, il fatto che i giudici dicessero no a nuove prove costituisse la base per un'istanza di ricusazione del collegio. In questo caso, la valutazione della Corte d'appello dovrebbe riservare un paio di giorni, cosi' come e' successo altre volte in cui l'istanza e' stata sempre respinta. E il tutto potrebbe far slittare le repliche all' udienza, gia' prevista, di lunedi' mentre la camera di consiglio si terrebbe alla fine della prossima settimana. A meno che, e questo potrebbe si' ritardare maggiormente l'epilogo del processo (che con questo collegio deve esaurirsi entro il 9 gennaio, data in cui il giudice a latere Guido Brambilla deve prendere servizio al Tribunale di Sorveglianza), non si verifichi un legittimo impedimento di un certo rilievo da parte di qualche imputato.

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Finanziaria. Oggi via libero definitivo al maxi decretone, il governo ricorre alla fiducia


La legge finanziaria inizia oggi il suo iter in Commissione Bilancio


Roma, 19 novembre 2003

E' atteso per questa sera il via libero definitivo della Camera al maxi decreto che fa parte della manovra 2004, grazie alla fiducia che il governo ha deciso utilizzare per arrivare ad una rapida approvazione.

Il decretone scadeva il primo di dicembre, ma il governo ha deciso di non correre rischi e di evitare una terza lettura al Senato che avrebbe comportato dei problemi.

Alla Camera, infatti, preme il ddl della Finanziaria, che proprio domani iniziera' il suo iter in commissione Bilancio e che fino al 18 di dicembre sara' all' esame di Montecitorio.

E di Finanziaria, ma anche di riforme costituzionali, si parlerà, questa sera, nel vertice dei leader di maggioranza con il premier Berlusconi.

Il ministro Umberto Bossi vuole ottenere un primo sì al federalismo entro la fine dell'anno e per questo intende portare in aula al Senato un testo blindato.

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Ue. Scontro Tremonti-Prodi sul Patto di Stabilita'


Il ministro delle Finanze si appresterebbe a chiedere una profonda revisione del Patto


Bruxelles, 19 novembre 2003

Durissimo scontro istituzionale sul patto di stabilitá europeo. Protagonisti, da una parte, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, impegnato in un progetto di revisione degli accordi comunitari e, dall'altra, il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, che insorge a difesa di una politica economica comune e armonica.

Tremonti si appresterebbe a chiedere una profonda revisione del Patto, cioé del documento su cui si regge gran parte della coesione economico-finanziaria dell'Unione.

Prodi risponde alle intenzioni di Tremonti parlando di un tentativo di soppressione definitivo delle regole minime stabilite di comune accordo per tenere insieme l'Europa.

L'attacco al Patto di stabilitá sarebbe fissato per il prossimo Ecofin di lunedi e martedi prossimi che sará presieduto proprio da Tremonti.

Per il ministro delle finanze sará quella l'occasione per prendere decisioni che il suo staff giudica inevitabili, visto che i vincoli di deficit prescritti sono saltati giá da tempo in molti paesi.

Tremonti, dunque, si muoverebbe in rappresentanza anche di diverse nazioni che sentono i limiti imposti dal Patto come un troppo forti, fra essi Francia e Germania le cui economie sono in fase recessiva.

"Se verrá decretata la fine del Patto - dice Prodi - allora l'Europa perderá pure quel poco di governance economica che si era assegnata con saggezza e lungimiranza".

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Italia-Israele. Oggi il premier israeliano Sharon incontra il presidente Ciampi


Ieri Sharon ha anche incontrato il premier italiano Silvio Berlusconi


Roma, 19 novembre 2003

Il processo di pace in Medio Oriente sara' al centro dei colloqui del premier israeliano Sharon in visita ufficiale a Roma con il Capo dello Stato Ciampi.

La prima giornata della visita di Ariel Sharon a Roma ha confermato i buoni rapporti fra i due governi.

Sharon ha riaffermato la volonta' pace di Israele parlando con Berlusconi, sottolineando il ruolo di primo piano dell' Italia nel rilanciare la road-map.

Allo stesso Berlusconi, che e' anche presidente di turno del' Unione Europea, il premier israeliano ha ribadito tuttavia i forti timori per i sempre piu' frequenti segnali di anti-semitismo che percorrono l' Europa.

Sharon ha poi trovato il tempo per una breve visita all' Altare della Patria per rendere omaggio ai caduti di Nassirya, sotto strettissime misure di sorveglianza.

Nelle stesse ore a Bruxelles i ministri degli esteri dell' Unione Europea allargata esprimevano al collega israeliano Shalom la loro disapprovazione per il muro in costruzione in Cisgiordania, con il quale lo Stato Ebraico intende difendersi dagli attacchi terroristici.


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Martedi, 18 Novembre, 2003

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Iraq. In migliaia all'Altare della Patria per l'ultimo omaggio


Lunga fila per entrare al Vittoriano


Roma, 17 novembre 2003

Saranno tutti presenti alle esequie dei caduti di Nasiriyah i 17 militari italiani feriti nell'attentato.
Lo ha riferito ai giornalisti il colonnello Massimo Nardi, al termine della visita del capo dello Stato all'ospedale militare del Celio.
"Ai funerali andranno tutti - ha spiegato l'ufficiale medico - alcuni, tre o quattro, saranno dimessi già domani; gli altri avranno un permesso speciale".

All'interno del Sacrario, il doloroso omaggio
Nell'ampio salone sono disposte le bare dei carabinieri, militari e civili caduti: prima la bara del capitano Massimo Ficuciello, poi quelle dei 12 carabinieri, gli altri 4 militari dell'esercito e in fondo le 2 bare dei civili. Attorno ai feretri, ricoperti dal tricolore, le sedie per I parenti, che assistono I loro cari in lacrime.
Ciampi ha rivolto loro parole di incoraggiamento, e si è inchinato davanti ad ognuna delle 19 bare.

Poesie, fiori e lacrime
I saluti militari sono senza fine, come continuo è il fiume di gente che sale le scale del Vittoriano.
L'onore solenne delle alte cariche dello Stato e le lacrime della gente comune. Il saluto ai caduti di Nasiriyah, prima dei funerali di domani, va in scena al sacrario delle Bandiere a Roma dove è stata sistemata la camera ardente. Fuori è un giorno di pioggia, ma piazza Venezia era già piena dal primo mattino.

Le 19 bare sono arrivate per prime e con loro le massime cariche dello Stato e i leader di partito. Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, incontra i parenti e a tutti dispensa una parola di speranza. Le casse vengono ordinate nel lungo salone. Accanto ad ognuna ci sono i parenti delle vittime, spezzati da un dolore che non si può spiegare. Mogli, figli, fratelli, sorelle, genitori e amici. Sono senza parole ma si conforteranno nel corso della lunga giornata. All'ingresso della sala, su due cartelloni, ci sono le foto dei 19 caduti: i carabinieri da una parte, i soldati dell'Esercito su un altro pannello, le foto dei due civili sistemate una accanto all'altra.

Prima dell'apertura, l'omaggio delle alte cariche dello Stato: il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il vice premier, Gianfranco Fini, i Presidenti di Camera e Senato, Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera e numerosi ministri.
Presenti anche le autorità cittadine, e molti leader politici, tra cui il Presidente della Margherita, Francesco Rutelli e il leader dei Ds, Piero Fassino.

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Scorie nucleari. Il governo incontrerà domani gli amministratori lucani


Berlusconi pronto a riconsiderare la vicenda


Potenza, 17 novembre 2003

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il ministro dell'ambiente, Altero Matteoli, sono disponibili a incontrare gli amministratori regionali e locali della Basilicata domani sera, a Roma, per discutere del decreto del governo che ha individuato a Scanzano Jonico (Matera) la sede del deposito delle scorie nucleari. Lo si è appreso da fonti della prefettura di Matera. Il prefetto di Matera, Elio Priore, è stato in contatto continuo con Letta e Matteoli e ha trasmesso la disponibilità del sottosegretario e del ministro al presidente della giunta regionale della Basilicata, Filippo Bubbico - che l'ha già accolta - e ai sindaci del Metapontino.

L'orario dell'incontro, le ore 19 di domani sera, è stato indicato dal governo in considerazione del fatto che la giornata sarà dedicata ai funerali delle vittime italiane in Iraq. Se l'incontro non si dovesse svolgere domani, potrebbe tenersi mercoledì mattina, alle ore 8.30.

La prefettura di Matera, però, dopo la disponibilità subito manifestata da Bubbico per domani, è in attesa di avere anche quella dei sindaci, in modo che la riunione si svolga domani sera.

Bloccato il traffico ferroviario
Dalle 13,35 è stato bloccato, dai manifestanti che protestano contro la decisione di realizzare nella zona il sito nazionale di stoccaggio delle scorie nucleari, il traffico ferroviario nella stazione di Metaponto.
Dopo il, transito di alcuni convogli, l'ultimo a passare è stato un Eurostar, i manifestanti hanno bloccato il traffico sui binari così come analoghe iniziative hanno interrotto da oltre 24 ore il traffico sulla strada statale 106 ionica.
Lo snodo ferroviario di Metaponto è particolarmente importante poichè vi confluisce il traffico proveniente dalla Puglia e da Salerno e Potenza, verso Crotone, Reggio Calabria e Villa S.Giovanni.

Berlusconi pronto a riconsiderare la vicenda
"Berlusconi ha assicurato che l'intera vicenda" relativa alla realizzazione del deposito nazionale di scorie nucleari a Scanzano Jonico (Matera) "verrà sicuramente riconsiderata": lo ha detto il sottosegretario alle Infrastrutture, Guido Viceconte dopo l'incontro col presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al quale hanno partecipato anche i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti.
Berlusconi - ha precisato Viceconte, "si è dichiarato disponibile ad un approfondimento delle problematiche" illustrate dallo stesso sottosegretario e "ha coinvolto il Ministro dell' Ambiente, Altero Matteoli, al quale ha chiesto di attivare ogni utile iniziativa che tenga conto di quanto espresso dalle comunità locali".
Viceconte ha spiegato al premier come la scelta di Scanzano Jonico "sia profondamente in contrasto con la vocazione agricola e turistica e con gli stessi investimenti previsti nei contratti di programma finanziati dallo stesso Governo nell'intera area jonica, sia della Basilicata che della Puglia e della Calabria".

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Finanziaria. Il governo pone la fiducia sul decretone


Il vicepremier Fini con il presidente del Consiglio Berlusconi


Roma, 17 novembre 2003

Il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto legge collegato alla legge Finanziaria, il cui esame è in corso alla Camera.

Il governo, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, ha posto la questione di fiducia al maxi decreto collegato alla Finanziaria.
Secondo regolamento il voto sulla fiducia non potrà avvenire prima di 24 ore anche se già si pensa ad uno slittamento a dopodomani pomeriggio intorno alle 15.

Per il cosiddetto decretone il via libera definitivo dovrebbe giungere nella tarda serata di mercoledì dopo un doppio voto: quello sulla fiducia e quello sul complesso del provvedimento.

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Processo Sme. La Cassazione ha deciso che resta a Milano


Cesare Previti


Roma, 17 novembre 2003

Il processo Sme resta a Milano. Lo hanno deciso i giudici della sesta sezione penale della Corte di Cassazione, respingendo così la richiesta avanzata da Cesare Previti di trasferire il processo a Brescia a causa del legittimo sospetto che si sarebbe creato nella sede milanese per la pendenza dell'indagine bresciana a carico di Ilda Boccassini e Gherardo Colombo.

Rigettata l'istanza di Previti
La Cassazione ha rigettato dunque l'istanza avanzata da Cesare Previti di spostare da Milano a Brescia il processo Sme-Ariosto. I giudici della sesta sezione penale, dopo circa 2 ore e mezzo di camera di consiglio, hanno respinto il ricorso e condannato il ricorrente a pagare le spese processuali.
Stamane il sostituto procurate generale Pietro Veneziano aveva chiesto ai supremi giudici di dichiarare inammissibile l'istanza. Identica richiesta era stata avanzata dalla parte civile rappresentata dall'avvocato Giuliano Pisapia, che in subordine, si era proncunciato anch'egli per il rigetto.

Il processo Sme, alle fasi conclusive, potrebbe arrivare a sentenza anche questa settimana, o al massimo, la prossima.

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Terrorismo. E' stato espulso l'imam di Carmagnola


Il senegalese Fall Mamour, l'imam di Carmagnola


Roma, 17 novembre 2003

Il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu ha deciso l'espulsione dall'Italia dell'imam di Carmagnola per "turbativa dell'ordine pubblico e pericolo per la sicurezza dello Stato".

Pisanu ha deciso per l'imam l'accompagnamento coattivo alla frontiera
Il ministro ha preso la sua decisione dopo aver esaminato la documentazione fornitagli dalle autorità di pubblica sicurezza sul cittadino senegalese Fall Mamour, alias Abdul Kadel, alias El Fkih, noto come 'imam di Carmagnola'.
Il provvedimento di espulsione dal territorio nazionale è dovuto a "gravi motivi di turbamento dell'ordine pubblico e di pericolo per la sicurezza dello Stato". L'imam, come riferisce il Viminale, era già stato segnalato per la sua attività di collettore di flussi finanziari sospetti.
"Già da tempo, inoltre, ed in particolare subito dopo l'eccidio dei militari italiani a Nassiriya, si era reso protagonista di iniziative pericolose specialmente nell'attuale contesto del terrorismo internazionale".

Le critiche di D'Alema
"Ho dei dubbi su un provvedimento di natura amministrativa che colpisce una persona sposata con una donna italiana. Resto convinto che se qualcuno commette reati è giusto sia perseguito dalla magistratura. Ma credo sarebbe pericoloso se desse atto ad una serie di provvedimenti amministrativi". Massimo D'Alema commenta così il provvedimento di espulsione dell'Imam Carmagnola.
"Attenzione - dice D'Alema - nel nostro paese vive una grande comunità islamica che si aggira sulle 1.700 persone che vive serenamente. Non dobbiamo dare l'impressione che li consideriamo con sospetto perchè così facendo renderemmo più difficile anche la nostra vita. Non credo quindi che un tema così complesso si affronti con dei provvedimenti amministrativi. La grande maggioranza del mondo islamico - sottolinea D'Alema - è contro il terrorismo. I sondaggi dicono che il 90% del mondo islamico nel mondo sarebbe pronto battersi contro il terrorismo".

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Medio Oriente. Sharon a Roma annuncia che nei prossimi giorni incontrerà Abu Ala


Il premier israeliano Sharon


Roma, 17 novembre 2003

"Credo che nei prossimi giorni incontrerò il primo ministro palestinese Abu Ala". Lo ha annunciato il premier israeliano Ariel Sharon parlando davanti alla Comunità ebraica italiana all'Hotel Hilton a Roma.
"Speriamo - ha precisato - di poter riprendere il dialogo presto, se non è avvenuto fino a questo momento non è colpa nostra".

"Nel conflitto israelo-palestinese, la posizione dell'Italia "è molto simile a quella di Israele". Lo ha detto il premier israeliano Ariel Sharon questa sera a Roma. "L'Italia - ha precisato - è stato il primo paese ad avere compreso il danno fatto da Yasser Arafat al processo di pace e ad avere inserito Hamas nella lista dei terroristi".

Capiamo dolore perchè lo conosciamo
Il premier israeliano Ariel Sharon ha espresso il suo cordoglio per la morte dei diciannove italiani a Nassiriya. "Noi, purtroppo, conosciamo già questo dolore e vi capiamo molto bene", ha detto Sharon in occasione dell'incontro a a Roma.
"Credo che sia stata una decisione importantissima quella di combattere uno dei regimi più crudeli del mondo", ha aggiunto,
"e vorrei congratularmi con il governo Berlusconi, per la partecipazione allo sforzo teso a cambiare il regime iracheno".
Il governo italiano, ha aggiunto, "capisce il pericolo del terrorismo e la necessità del mondo libero di combatterlo per
difendere la propria identità".


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Lunedi, 17 Novembre, 2003

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Iraq. Al Qaida rivendica l'attentato di Nassiriya e minaccia l'Italia


Il luogo dell'attentato


Roma, 17 novembre 2003

Al Qaida torna a far sentire la sua voce con una duplice rivendicazione, per l'attentato di Nassiriya e per quelli alle sinagoghe di Istanbul, e minaccia
l'Italia. Due messaggi della rete terroristica di Osama bin Laden sono stati recapitati a giornali arabi per rivendicare le azioni compiute e minacciarne di nuove.

La rivendicazione per l'attentato di Nassiriya
Una rivendicazione a nome di Al Qaida per l'attentato di Nassiriya al quartier generale dei carabinieri è stata ricevuta dal settimanale saudita, Al Majallah. Il giornale, pubblicato a Londra, ha diffuso il testo dell'e-mail di rivendicazione firmata da Abu Mohammad al-Ablaj, ritenuto un alto dirigente dell'organizzazione terroristica di Osama bin Laden.

"I nostri attacchi - vi si legge - saranno dolorosi e ciò che abbiamo fatto agli italiani in Iraq, contro il loro comando a Nassiriya, è un esempio". Ablaj, che si definisce coordinatore dell'addestramento dei mujaheddin in Afghanistan, aveva già firmato precedenti messaggi tra cui quello in cui avvertitiva di nuovi e più sanguinosi attentati dopo le stragi di Riad e Casablanca.

Le minacce all'Italia
In un altro messaggio recapitato al giornale saudita Al Quds al-Arabi, anche questo edito a Londra, Al Qaida ha rivendicato gli attentati di Istanbul e ha avvertitoi che sta pianificando attentati con autoibomba negli Stati Uniti, in
Italia, in Gran Bretagna, in Giappone e in Australia. Insomma, in tutti i Paesi, compresa l'Italia, che hanno offerto sostegno a Washington sull'Iraq.

La rivendicazione e le minacce sono firmate dalle Brigate del martire Abu Hafz al-Masr, un militante di Al Qaeda ucciso. Si tratta della stessa formazione che aveva rivendicato il devastante attacco contro il quartier generale dell'Onu a Baghdad in agosto in cui morirono 23 persone."Diciamo al criminale Bush e ai suoi alleati arabbi e occidentali, soprattutto in Gran Bretagna, Italia, Australia e Giappone - si legge nella nota - che le auto della morte non si fermeranno a Baghdad, Riad, Istanbul, Giacarta ecc. finché non le vedrete con i vostri occhi nel bel mezzo della capitale del tiranno della nostra epoca, l'America".

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Domenica, 16 Novembre, 2003

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Iraq. Dolore e commozione per il ritorno dei caduti di Nassirya. Caccia ai terroristi, una pista porta lontano da Bagdad


Campino, il dolore dei Carabinieri che accompagnano le salme


Roma, 15 novembre 2003

In un'atmosfera di raccoglimento e commozione rotta solo dalle gocce di pioggia e dalle note del Silenzio militare, poco dopo le 18.00 il C130 dell'aeronautica ha riportato a Roma, davanti a milioni di italiani che seguivano l'evento in diretta tv, le salme dei caduti di Nassirya. Sono tornati in 18: 12 carabinieri, 4 soldati dell'esercito, 2 civili. L'ultimo, Pietro Pietrucci, arriverà lunedì. I genitori, a Kuwait City, hanno acconsentito a staccare le macchine che lo tenevano in vita dopo che i medici ne avevano dichiarato la morte celebrale. In Iraq, intanto, gli inquirenti sembrano orientarsi sulla pista del terrorismo di matrice straniera: uno degli attentatori di Nassirya sarebbe stato uno yemenita.

A Ciampino
Poco prima che l'aereo spegnesse i motori, ai familiari delle vittime è stato permesso di raggiungere la pista. Uno di fronte all'altro, in uno schieramento che sembrava rilanciare il dolore comune, si sono trovati il picchetto militare e quello dei parenti. Poi dalla pancia del C130 è uscita la prima bara, quella di Massimiliano Ficuciello tenente dell'esercito coperta dal tricolore, in un silenzio quasi assoluto. Dopo Massimiliano è stata la volta di Enzo, Giovanni, Alfonso, Alfio, Massimiliano, Daniele, Filippo, Giuseppe, Ivan, Domenico, Horatio, Andrea. I 12 carabinieri. E poi i tre militari Silvio, Emanuele e Alessandro. Infine, Marco e Stefano, i due civili.

Una processione lenta, duecento metri o poco meno dall'aereo ai 18 carri funebri che attendevano, assieme a 38 carabinieri motociclisti, le salme, per trasportarle all'istituto di medicina legale di Roma. Prima dell'arrivo dell'aereo, tutti i familiari erano stati accolti nelle sale dell'aeroporto, al riparo dalle centinaia di cronisti e confortati dalle parole del ministro della Difesa, Antonio Martino, e delle altre alte cariche dello Stato: dai presidenti delle Camere, agli psicologi con le stellette che da mercoledì scorso non li abbandonano un attimo. Non tutti ce l'hanno fatta ad uscire e così qualcuno ha seguito la cerimonia attraverso i vetri. Ora, per l'ultimo saluto, gli italiani devono attendere lunedì, quando aprirà la camera ardente all'Altare della Patria, prima dei funerali solenni, previsti per martedì.

A Nassirya
Proprio oggi, poco prima che le salme dei caduti rientrassero in Italia, a Nasirya sono stati sequestrati settanta razzi Katyusha, con una gittata massima di 30 chilometri, nascosti in un deposito a 20 chilometri dalla città. "Nessuno può dire che ci fosse un nuovo attentato in preparazione", dice prudente il generale Bruno Stano, che comanda la Sassari. Il ritrovamento dell'arsenale, comunque, è giudicato "molto importante".

A Nassirya gli investigatori italiani che si occupano dell'attentato continuano a lavorare. Dodici esperti del Racis, la scientifica dell'Arma, hanno setacciato tutta l'area dell'esplosione: cercano reperti, brandelli di pelle, "ogni traccia" che possa aiutare. A capire, in primo luogo, da dove provenivano gli attentatori. Uno o più iracheni avrebbero visto il conducente dell'autocisterna che poi è esplosa a ridosso di Animal House, il distaccamento italiano. "Uno yemenita", assicurano. Una circostanza che confermerebbe quello che si sospetta dal primo momento e che il colonnello Georg Di Pauli, comandante dei carabinieri della Msu, proprio oggi avvicendato dal parigrado Carmelo Burgio, ha ripetuto: "E' gente che viene da fuori l'Iraq". Da dove? "Yemen, Sudan, Siria: da li' di solito arrivano le infiltrazioni principali, ma in questo caso non abbiamo elementi concreti, almeno fin qui, per dire che gli attentatori provenissero effettivamente da uno di questi Paesi".

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AN. Fini: grazie alla riforma Biagi 700mila posti di lavoro. Sull'Iraq da sinistra parole irresponsabili


Gianfranco Fini


Bologna, 15 novembre 2003

"Abbiamo sentito voci irresponsabili a sinistra: Diliberto, Pecoraro Scanio, Cossutta. Sono forze indispensabili per il centrosinistra, ma un linguaggio offensivo verso le vittime e irresponsabile. Se fosse dipeso da loro, Saddam Hussein sarebbe ancora là". Non mancano le stoccate all'opposizione nell'intervento del vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini ad un convegno di Alleanza nazionale.

"La pace - ha detto ancora Fini - non si conquista con i girotondi o con le bandierine, ma con l'assunzione di responsabilità. Una parte di sinistra, quando deve assumersi delle responsabilità, va altrove, in un generico pacifismo che spesso è solo antiamericanismo. Se al governo ci va la sinistra - ha concluso Fini - non potrebbe rappresentare alcuna garanzia di pace e di assunzione di responsabilità. Con noi non solo è cambiato il governo, sono cambiati in meglio gli italiani".

Fini ha reso omaggio alla figura di Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Brigate rosse, spiegando che "il suo sacrificio non è stato vano". Non solo, ha spiegato Fini, perché i brigatisti che hanno organizzato l'attentato sono stati arrestati, ma anche perché "la sua legge dimostra che aveva ragione quando lavorava ad una riforma del mercato del lavoro che lo rendesse più flessibile". Fini ha citato i dati che provano gli effetti positivi della legge Biagi: "Nel solo 2002 c'era qualcuno che prendeva in giro Berlusconi sulla promessa di un milione di nuovi posti di lavoro - ha detto Fini - ne sono stati creati 730 mila. Qualcuno obietta che si tratta di lavoro precario - ha spiegato - io dico che è l'avvio di un percorso, di un ingresso nel mondo professionale. Era forse meglio lo sfruttamento, il lavoro nero o la disoccupazione a vita?".

"La Fiat esce dalla crisi, ma non sta pagando Pantalone", ha poi detto ancora Fini parlando della crisi della prima azienda automobilistica italiana. Fiat ha vissuto l'ennesima brutta pagina della sua storia, ma con l'attuale governo "la musica è cambiata. Noi non l'abbiamo solo sostenuta - ha spiegato Fini - come diceva la sinistra tanto paga Pantalone. E' una strana industria la Fiat - ha ribadito - quando ci sono gli utili li privatizza, quando ci sono le perdite le socializza. Noi abbiamo reagito diversamente - ha detto - abbiamo chiesto prodotti competitivi, perché questo era il suo problema. La Fiat esce dunque dalla crisi - ha concluso Fini - ma non sta pagando Pantalone".

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Ulivo. Via libera dell'Assemblea Ds alla lista unitaria. Iraq, si acceleri il passaggio di poteri


Il presidente Ds Massimo D'Alema


Roma, 15 novembre 2003

Con 826 sì, contro 236 no e 24 astenuti l'Assemblea Ds ha dato il via libera alla lista unitaria del centrosinistra alle prossime eelzioni europee. Tutti gli altri ordini del giorno presentati dalle minoranze sono stati si fatto "superati" o "ritirati" dopo la votazione finale. La percentuale dei voti a favore della maggioranza è stata di 78,82%, in progresso netto rispetto alla maggioranza del partito che portò Fassino alla segreteria al congresso di Pesaro pari al 64%.

Nell'ordine del giorno presentato da Piero Fassino e Massimo D'Alema all'assemblea congressuale dei Ds si chiede "una svolta, una accelerazione in quel ritorno dell'Iraq agli iracheni, prefigurato nella risoluzione 1511 del Consiglio di sicurezza dell'Onu".

Quanto alla presenza militare italiana, "andrà valutata sulla base dell'effettiva evoluzione, in senso multilaterale, della gestione della crisi. Assai diverso è, infatti, essere partecipi di una transizione gestita dall'Onu o viceversa, di una condizione di occupazione militare".

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Sabato, 15 Novembre, 2003

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Iraq. Forte esplosione nella notte a Baghdad. Bush a Ciampi: presto il potere in mano agli iracheni


Bush ha riconosciuto che in Iraq ci vuole un approccio diverso


Baghdad, 15 novembre 2003

Stanotte, alle 3 in Italia, è stata avvertita una forte esplosione nel centro della capitale irachena Baghdad. Non si conoscono al momento le cause dello scoppio nè le sue conseguenze.

E a proposito della difficile situazione irachena il presidente americano Bush ha espresso gratitudine al capo dello stato Ciampi, in visita a Washington, per il sacrificio dei militari italiani. Bush ha anche detto che gli Stati Uniti resteranno in Iraq fino a lavoro ultimato, ma ha confermato di voler accelerare il trasferimento dei poteri all'autogoverno iracheno.

L'evolversi della situazione sul terreno con i tanti, troppi militari uccisi e l'avvicinarsi delle elezioni presidenziali stanno cambiando gli orientamenti della Casa Bianca.

Il presidente Bush ripete che gli Stati Uniti continueranno il lavoro in Iraq, ma riconosce che ora ci vuole un approccio diverso. Le difficoltà statunitensi derivano anche dalla confusione su chi siano i nemici da combattere: per esempio, é la guerriglia a gestire la resistenza o il campo é stato occupato da organizzazioni terroristiche come Al-Qaeda? E qual é il ruolo di Saddam Hussein, tuttora latitante? E allora meglio puntare sulle certezze. Risaldare il rapporto con gli alleati e puntare sulla risoluzione 1511 delle Nazioni Unite per la costituzione in Iraq di un governo con pieni poteri.

Giovedi' Bush ha messo a punto il piano con l'amministratore civile a Baghdad Paul Bremer per un rapido trasferimento dei poteri agli iracheni giá dalla prossima estate. Gli fa eco il consigliere per la sicurezza nazionale, Condoleezza Rice, che conferma la volontá di riconsegnare agli iracheni l'amministrazione entro un anno.

E ancora ieri il capo della Casa Bianca ha raccolto dal presidente della repubblica italiana Ciampi il pieno consolidamento della solidarieta' altantica fra Italia e Stati Uniti. Ciampi, che oggi partecipa alle cerimonie commemorative della tragedia di Monongah, in West Virginia (nella quale morirono 171 minatori italiani all'inizio del Novecento) ha gia' in agenda lunedi' un incontro con il segretatio dell'Onu Kofi Annan.

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Iraq. Bremer, passaggio di poteri agli iracheni prima dell'estate


Paul Bremer


Washington, 15 novembre 2003

Prima della prossima estate avverrà il passaggio di poteri dagli Stati Uniti a un governo transitorio iracheno. Lo affermano fonti della rete americana Abc e del New York Times secondo cui il capo dell'amministrazione civile americana, Paul Bremer, al ritorno di un viaggio a Washington per consultazioni, si è incontrato con i leader iracheni per chiedere la convocazione di un'assemblea nazionale per la prossima primavera. Secondo le fonti, la Casa Bianca vuole che il Consiglio governativo stili in fretta una bozza di costituzione in cui siano elencati i diritti del popolo iracheno e sia stabilita la data delle elezioni nazionali.

Secondo al Abc, Bremer ha proposto agli iracheni che capi tribali e quelli delle 18 province si incontrino in primavera per scegliere i delegati di una nuova assemblea cui spetterà il compito di nominare un governo provvisorio entro la prossima estate. A questo organismo gli Stati Uniti cederebbero i poteri in attesa della stesura definitiva della costituzione e della convocazione di elezioni da tenersi entro due anni. Reazioni entusiastiche all'interno del Consiglio gopvernativo. "Sarebbe una scelta buona per tutti" ha detto Ahmed Chalabi, "avremmo una forza americana invitata dal governo iracheno e non più truppe di occupazione".

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Ulivo. Al via il Listone, ma gruppo e partito unico dividono


Messaggio di Prodi ai quattro partiti: "Uniti possiamo vincere"


Roma, 15 novembre 2003

L'Ulivo procede verso la lista unica per le elezioni Europee. Ds, Margherita e Socialisti italiani hanno dato via libera al progetto di Romano Prodi. Ma i tre partiti rimangono divisi sulla prospettiva di un partito unico o di un gruppo unico alla assemblea di Strasburgo.

Le assemblee di Ds, Margherita e Sdi si avviano a sancire in

contemporanea la scelta della lista unica per le europee, insieme ai Repubblicani della Sbarbati.

Ma l'orizzonte del soggetto politico riformista e il nodo della collocazione degli

eletti a Strasburgo lasciano aperto un solco fra i tre partiti.

Se infatti Ds e Sdi indicano come prospettiva strategica quella di un soggetto politico comune, la Margherita lo nega. Rutelli al contrario insiste per il gruppo unico all'Europarlamento, mentre Fassino e Boselli puntano al bipolarismo.

Messaggio di Prodi ai quattro partiti: 'Dalle vostre assemblee parte una

grande scommessa sul futuro. Uniti possiamo vincerla'.

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Economia. Torna a crescere il Pil. Il governo parla di ripresa, i sindacati restano scettici


Per Tremonti sta per iniziare una nuova fase positiva per l'Italia


Roma, 15 novembre 2003

Il Pil torna a crescere (+0,5%) tra luglio e settembre dopo due trimestri consecutivi di calo e la ripresa economica attesa per la fine dell'anno pare ormai vicina a molti economisti. “Una buona notizia', accolta con soddisfazione da Berlusconi, e che secondo Tremonti lascia intravedere 'una fase positiva' per il prossimo futuro.

L'ottimismo del governo non e' pero' del tutto condiviso dalle parti sociali, che anzi rimangono scettiche. Nonostante il risultato “incoraggiante”, Confindustria chiede 'di fare di piu", mentre per i sindacati 'le difficolta' rimangono' ed e' troppo presto per cantare vittoria: : è solo un rimbalzo tecnico.

Al via la Finanziaria

Intanto, è arrivato il via libera del Senato alla Finanziaria che, dalla prossima settimana, passa all'esame delle commissioni della Camera. E, da lunedì, sarà in aula a Montecitorio il decretone collegato alla manovra. L'Ulivo è disposto a ridurre i suoi emendamenti a patto che il Governo rinunci a porre la fiducia.

Fiducia sulle pensioni?

E si accende il dibattito sulla ipotesi di fiducia da parte dell'esecutivo sulla riforma delle pensioni.

La maggioranza rimane divisa, mentre i sindacati minacciano un nuovo sciopero generale. Ed oggi, a Reggio Calabria, manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil sul rilancio Mezzogiorno.


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Unice. Berlusconi: L'Ue è come Gulliver, un gigante frenato dai lacci


Per il premier italiano la stabilità da sola non e' capace di promuovere piu' sviluppo.


Bruxelles, 15 novembre 2003

“Vincoli, lacci e laccioli, regolamenti, anzi iper-regolamentazioni” che “ci affliggono tutti i giorni', ci assediano, frenano la crescita e stringono le imprese europee in una tenaglia assai pericolosa tra la ripresa americana e lo sviluppo dell'estremo oriente”. “E l'Europa cosa fa? ben poco”.

Questa l'analisi fatta ieri da Berlusconi di un'Europa che fino a oggi ha guardato solo alla stabilita' trascurando tutte le politiche economiche per assecondare la crescita.

Il premier e' andato a Bruxelles indossando il doppio cappello di presidente di turno dell'Ue e di imprenditore di successo per presentare a una platea di imprenditori europei quella che ha definito “la prima manovra economica europea”.

“L'Europa - ha detto - e' un gigante economico ma non un gigante politico; si presenta come Gulliver prigioniero di lacci e laccioli e non può liberare le sue potenzialità a causa delle iper-regolamentazioni esistenti”.

Berlusconi non ha esplicitamente attaccato il Patto di Stabilita' ma ne ha sottolineato i limiti. La stabilita' “da sola - ha detto - non e' capace di promuovere piu' sviluppo”.


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Venerdi, 14 Novembre, 2003

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Iraq. Martedi a Roma i funerali di Stato alla presenza del presidente della Repubblica


Nella notte migliaia di persone hanno continuato a rendere omaggio ai caduti a Nassiryia


Roma, 14 novembre 2003

Fra poche ore arriveranno in Germania due dei carabinieri gravemente feriti nell'attentato di Nassiryia costato la vita a 27 persone, fra cui 18 italiani.

Entrambi saranno trasportati all'ospedale della base americana di Ramstein per essere sottoposti a terapie specialistiche intensive.

Altri venti militari feriti giungeranno invece in Italia, mentre é previsto per domani l'arrivo delle salme delle vittime.

Ci saranno martedi a Roma i funerali di Stato alla presenza del presidente della Repubblica. Per quella data è stato proclamato il lutto nazionale e, su iniziativa dei sindacati, il mondo del lavoro si fermerá per 10 minuti in tutto il paese.

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Giustizia. La Procura di Brescia assolve i pm di Milano, nessun reato


Il procedimento era stato avviato per presunte irregolarita' nella gestione del fascicolo 9520


Brescia, 14 novembre 2003

Per la procura di Brescia vanno archiviate le accuse contro i pm del processo Sme.

Secondo i pm di Brescia nei comportamenti dei colleghi milanesi Ilda Boccassini e Gherardo Colombo non si ravvisa nulla di penalmente rilevante, niente che possa portare a chiedere al gip di ordinare la celebrazione di un processo a carico dei due magistrati per abuso in atti d'ufficio.

Il procedimento era stato avviato a seguito di un esposto del comitato nazionale per la giustizia che denunciava presunte irregolarita' nella gestione del fascicolo 9520, quello dal quale sono scaturiti i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori e Sme.

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Giovedi, 13 Novembre, 2003

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Iraq. Kamikaze fanno strage di italiani a Nassirya, 18 morti. Il paese in lutto


La solidarietà dei cittadini italiani per i carabinieri morti in Iraq


Nassiriya, 12 novembre 2003

Un attacco suicida contro la base dei Carabinieri italiani del Msu (Multinational Specialized Unit) a Nassiriya, città a maggioranza sciita a
sud-est di Baghdad, ha provocato una strage di italiani. L'ultimo bilancio parla di 18 morti italiani - 12 carabinieri, quattro soldati e due civili ( un operatore umanitario ed un producer tv)- e 9 civili iracheni, tra i quali almeno 4 bambine che si trovavano in uno scuola-bus di passaggio investito dalla potente onda d'urto dell'esplosione.

La dinamica
La polizia irachena e la portavoce italiana hanno fornite le prime ricostruzioni dei fatti: l'attentato, avvenuto intorno alle 10.40 (ora locale, 8.40 in Italia) è stata condotta da un'autocisterna con due persone a bordo, una delle quali ha aperto il fuoco contro le guardie ad uno dei tre ingressi del
complesso italiano. Il mezzo si è poi schiantato contro l'edificio di tre piani, aprendo la strada ad un'auto con a bordo due kamikaze imbottita di esplosivo.

L'edificio, un tempo sede della locale Camera di Commercio sulla riva dell'Eufrate, è stato completamente sventrato: era, con una seconda palazzina, la base di circa 300 carabinieri e 110 militari rumeni. In serata era atteso un contingente portoghese.

I feriti
Sono 18 i carabinieri rimasti feriti nell'attentato, quattro dei quali in modo molto grave, già trasferiti all'ospedale di Bassora. Sono invece una ottantina gli iracheni, di cui alcuni, compreso un bambino di un anno, in condizioni gravissime. Le ricerche tra le macerie sono state sospese poco dopo il calar della notte, ma fonti del contingente italiano riferiscono che nessun altro carabiniere manca all'appello.

Per l'Italia, si tratta del più pesante bilancio di vittime in una missione militare dalla fine della II Guerra Mondiale. Per la forza multinazionale presente in Iraq, è l'azione più sanguinosa contro un obiettivo militare: nell'abbattimento di un elicottero Chinook delle forze Usa il 2 novembre, le vittime furono 16.

Martino: opera dei feddayn
Il ministro della difesa italiano, Antonio Martino, riferendo in Parlamento, ha attribuito l'attentato ai fedelissimi del passato regime di Saddam Hussein "alleati con estremisti arabi".

Papa: un vile attacco
L'attentato è stato definito da Papa Giovanni Paolo II "un vile attacco" contro una missione di pace e messaggi di cordoglio e di solidarietà sono arrivati al governo italiano da tutto il mondo. Il presidente degli Stati Uniti, George Bush, ha reso omaggio "ai valorosi figli" dell'Italia che hanno perso la vita "in nome della libertà e della pace". Bush ha detto di apprezzare il loro sacrificio e la "ferma e determinata leadership del primo ministro Berlusconi, che si rifiuta di arretrate davanti al terrorismo".

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Calcio. La Polonia batte l'Italia 3 a 1. Spezzata l'imbattibilità degli azzurri, vano il gol di Cassano


Dura sconfitta per l'Italia


Varsavia, 12 novembre 2003

Finisce 3-1 l'amichevole di Varsavia tra Polonia e Italia. Polacchi subito in gol al 6' minuto con Bak, Krzynowek batte l'angolo Toldo risponde con i pugni, da fuori di interno destro mette all'incrocio.

Al 18' c'è il raddoppio dei padroni di casa; punizione battuta da Krzynowek, di testa Klos tutto solo beffa Toldo. Un minuto dopo al 18' l'Italia accorcia le distanze con una bella prodezza di Cassano, che sul lancio di Marchionni prolungato da Vieri, trova il varco e con un "cucchiaio" beffa Dudek in uscita.

Al 40' arriva il gol polacco che chiude il match: gran tiro di Zurawski, Toldo si stende; lo aiuta il palo, ma sulla respinta Krzynowek si presenta al tiro: traversa e gol. La Polonia interrompe l'imbattibilità degli azzurri nel 2003.

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Pescara. Scomparso un aereo da turismo


Le ricerche stanno adesso proseguendo nel territorio tra L'Aquila e Isernia


Pescara, 12 novembre 2003

Le ricerche del velivolo decollato da Pescara e poi scomparso nel nulla non hanno dato ancora alcun esito. Le ricerche avviate dai carabinieri e dai vigili del fuoco si sono concentrate in una prima fase nella zona ai confini tra l'Abruzzo e il Molise, tra le province di Chieti e Campobasso e in particolare tra Vasto e Termoli. Le ricerche stanno adesso proseguendo nel territorio tra L'Aquila e Isernia e soprattutto tra Sulmona e Agnone. A bordo del velivolo, che stava effettuando un volo scuola, si trovavano due persone, il comandante Santoro e un allievo. L'aereo appartiene alla compagnia Eureka.

Il piccolo aereo - un quadriposto -, con a bordo due persone, è scomparso dai radar poco dopo la partenza intorno alle 15. Secondo quanto si è appreso il pilota del velivolo avrebbe lanciato un 'may day' diretto alla torre di controllo, prima di sparire dai radar.
Per le ricerche sono stati mobilitati, tra gli altri, i Carabinieri del comando provinciale di Chieti, che hanno indirizzato le operazioni verso una zona molto vasta comprendente anche il massiccio della Majella.

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Finanziaria. Si snellisce l'iter e si va verso la fiducia sul decretone


Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti


Roma, 12 novembre 2003

Si fa più snello l'iter della manovra. E' ormai certo che verrà posta la questione di fiducia sul decretone anche alla Camera, mentre al Senato, dopo aver trovato l'accordo sulla ricerca, si è dato un colpo di acceleratore sulle votazioni e il voto finale potrebbe arrivare già domani, al più tardi venerdì. E tra le novità della giornata spunta un contributo di 100 milioni (20 nel 2004) per le famiglia che mandano i figli a scuola privata.

Sono due vertici, prima al Senato e poi alla Camera, tra la maggioranza e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti a sbloccare la situazione. E sul 'pacchetto' delle questioni ancora inevase l'impegno del governo è quello di trovare complessivamente fondi per poco meno di 600 milioni.
Il problema della ricerca, sul quale era arrivato nei giorni scorsi anche l'appello del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, verrà risolto al Senato, mentre sbarcheranno alla Camera i problemi legati agli enti locali e forze armate.

Decretone blindato con la fiducia
E' la conclusione alla quale si è arrivati dopo l'incontro tra i deputati della maggioranza alla Camera e il ministro Tremonti.
La maggioranza, dato che il provvedimento è blindato, ritirerà gli emendamenti. Anche al Senato la Cdl si appresta a ritirare le proprie proposte di modifica alla Finanziaria per accelerare l'iter.

I contributi per le scuole private
Un emendamento del relatore Mario Ferrara (Fi), presentato all'Aula del Senato, prevede un incremento delle risorse per il finanziamento del contributo alle famiglie che hanno figli alla scuola paritaria di 100 milioni in tre anni (20 nel 2004, 40 nel 2005, 40 nel 2006). Le risorse per il 2004 verranno attinte dal fondo unico sociale, ovvero dalle risorse destinate alle famiglie, 232 milioni che sono rimasti dopo il bonus per i secondogeniti inserito nel decretone. L'emendamento dovrebbe essere votato domani.

La soluzione per i ricercatori
In arrivo l'emendamento che dovrebbe portare 190 milioni di euro per l'Università e l'assunzione dei ricercatori. Per quanto riguarda il reperimento delle risorse, 50 milioni dovrebbero arrivare dai superalcolici e gli altri 'raschiando' diversi capitoli di spesa. E' questo l'accordo tra il governo e la maggioranza in Senato messo a punto oggi durante l'incontro a Palazzo Madama.

200 milioni per i militari
I nodi del fondo a favore dei rinnovi contrattuali per i militari e quello dell'adeguamento all'inflazione dei trasferimenti agli enti locali saranno affrontati alla Camera, durante la seconda lettura della Finanziaria. Per reperire risorse si accingerà a vari capitoli di spesa e ci potrebbe anche essere - affermano fonti della maggioranza a Palazzo Madama - un aumento delle accise sulle sigarette.
Ai Comuni dovrebbero essere garantiti i 180 milioni per l'adeguamento dei trasferimenti al tasso di inflazione.

Le Regioni restano sul piede di guerra
E' il governatore del Lazio Francesco Storace a sottolineare che le trattative con il governo sono "allo stallo. Abbiamo 4 problemi: l'immigrazione, il welfare, l'edilizia scolastica e la casa. Questo, solo al Lazio, costa 500 milioni. Spero - ha detto Storace - che il Parlamento non ci costringa ad interrogarci sul che fare".

I nodi rinviati
Oltre al pacchetto enti locali e forze armate, in linea di massima definito oggi, ci sono tutte le questioni lasciate aperte dal decretone, vista la blindatura. La maggioranza nell'incontro con Tremonti a Montecitorio ha presentato una sorta di 'lista' e dunque si tornerà a discutere sicuramente di amianto, ma con ogni probabilità anche di Casa depositi e prestiti, servizi pubblici locali, condono edilizio. Anche la tassa su chi vola sarà 'alleggerita' e riproposta dall'Udc anche alla Camera attraverso un emendamento alla Finanziaria. Lo ha annunciato il senatore Amedeo Ciccanti (Udc) che ha presentato l'emendamento sulla tassa da un euro per chi si imbarca (0,01 euro per ogni chilo di merce trasportata) su cui ieri il governo è stato battuto in Senato.

Le quote latte
Si potrebbe sciogliere con la Finanziaria il problema delle rateizzazioni per le quote latte. Lo confermano fonti della Lega Nord in Senato spiegando che "c'è un'apertura" su un emendamento del Carroccio su questo punto. Attualmente "si sta verificando la compatibilità dell'emendamento con la normativa europea".
Si punta a "avviare le procedure della rateizzazione ma verificando prima, attraverso l'anagrafe bovina, la consistenza numerica dei bovini".

Il bonus per i pc
Il Senato ha detto sì al bonus di 200 euro per favorire l'acquisto di computer per le famiglie a basso reddito.

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Iraq. Baghdad, operazione militare Usa contro palazzo della resistenza irachena: 2 morti


Soldati Usa


Baghdad, 12 novembre 2003

Le esplosioni in rapida successione che si sono udite questa sera dopo le 21.00 (ora locale) nel centro di Baghdad sono state provocate da
un'operazione dei militari Usa contro "uno specifico edificio" utilizzato dalla guerriglia irachena come punto di incontro e di pianificazione delle azioni, riferisce un portavoce militare.

Nel corso dell'operazione, confermata anche da fonti del Pentagono, due presunti guerriglieri sono stati uccisi, tre feriti e 5 tratti in arresto, riferiscono fonti militari Usa.

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Mercoledi, 12 Novembre, 2003

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Ue. Prodi si difende dopo le accuse del Polo sul suo "doppio" impegno


Romano Prodi


Roma, 11 novembre 2003

Romano Prodi si difende dalle critiche piovutegli addosso dopo la presentazione del documento "Europa, il sogno e le scelte" apparso come una nuova 'discesa in campo' nella politica italiana. Il presidente della Commissione europea afferma che il testo "non ha alcun accenno alla politica nazionale. Non ho paura dell'accoglienza che avrà il documento, nel senso che sono le mie riflessioni sull'Europa e non hanno alcun accenno alla politica nazionale o un accenno polemico".
Le sessanta pagine non contengono "nulla che possa creare confusione o equivoci".

La giornata è stata contraddistinta dagli attacchi sferrati a Prodi
"Inaccettabile. Scorretto. Irresponsabile", queste le pesanti parole usate dal capogruppo del partito popolare europeo, Hans Gert Pottering che in un'intervista al Corriere della Sera dice: mi infastidisce che il Presidente della Commissione Ue si "mette a interferire con la politica italiana anziché occuparsi degli affari dell'Unione Europea". Anche Giulio Tremonti è stato duro:
"Irresponsabile, sono d'accordo con Pottering", ha detto da Napoli. Con il "manifesto politico", dice invece Gianfranco Fini, Prodi dimentica il suo ruolo istituzionale, che gli comporta "il dovere di rispettare tutti gli italiani e tutti gli europei" anche in un momento di campagna elettorale. "Siamo già in campagna elettorale per le europee, e ciò è naturale. Ma non trovo altrettanto naturale che nella campagna elettorale si impegnino figure che hanno responsabilità istituzionali.
Il segretario dell'Udc Marco Follini, ironizza: "Non ho dubbi, come ha detto il Presidente Prodi, sul fatto che il suo documento riguardi l'Europa e non l'Italia. E infatti ho notizie che si sta pensando ad una 'lista per Prodi' in Finlandia e in Portogallo".
Non ironizza affatto Roberto Calderoli, secondo il quale il documento presentato, "che come definito dalla stampa, rappresenta un 'manifesto per l'Ulivo', obbliga l'interessato alle immediate dimissioni da Presidente della Commissione".

La replica di Fassino e D'Alema
"Sono polemiche ridicole e sconcertanti perchè la destra dovrebbe preoccuparsi piuttosto del fallimento del semestre di presidenza italiana che è cominciato con Berlusconi che insultava i deputati europei, chiamandoli turisti della democrazia e si è conclusa con la negazione dei diritti del popolo ceceno".
Così Piero Fassino difende Romano Prodi dagli attacchi che ha ricevuto oggi dal centrodestra.
Alla Cdl risponde anche Massimo D'Alema: "E' indegno - dice - che una destra divisa su tutto e incapace di governare l'Italia abbia scatenato una gazzarra sul presidente della Commissione Ue che ha presentato il suo manifesto per l'Europa".

E Marco Vignudelli, portavoce del presidente della Commissione europea, aggiunge: "Non solo è legittimo ma anche doveroso che il presidente della Commissione illustri la sua visione politica europea, così come hanno fatto alcuni suoi predecessori, in qualunque sede, persino a congressi di partito".
"Il compito e il dovere del presidente della Commissione - ha detto Vignudelli - è quello di rappresentare e difendere l'interesse comune europeo e non quello di restare silenzioso al di fuori di ogni dibattito politico su questi temi".

Nel prossimo vertice dell'Ulivo programma e simbolo
E in vista delle assemblee di venerdì e sabato dei partiti che daranno vita alla lista unitaria per l'Europa nell'Ulivo, si susseguono in queste ore contatti e riunioni a vari livelli per coordinare la strategia da tenere per non dividersi.
Nelle prossime ore i segretari dei partiti dell'Ulivo, su richiesta di Piero Fassino, si siederanno attorno a un tavolo per valutare insieme l'appello di Romano Prodi a procedere uniti e per valutare il significato del suo contributo alla lista unitaria.
Il che, tradotto, significa discutere di programmi e del simbolo che le varie liste potranno usare alle europee per dare il senso di una coesione del centrosinistra: se cioè sia il 'listone' a tre, sia gli altri partiti potranno affiancare al proprio simbolo quello dell'Ulivo; se verrà coniato qualche slogan comune o se qualcuno avrà da ridire sul fatto che il 'listone' usi la dizione 'Per Prodi', appropriandosi così da solo del nome del leader che può costituire un valore aggiunto.
Sul programma, i colloqui di queste ore prefigurano un'intesa di massima per scegliere 4 o 5 punti comuni sui quali contrassegnare la compattezza dell'Ulivo. Il tutto in uno spirito di maggiore unità possibile evitando polemiche laceranti alla vigilia del primo giro di boa della lista a tre.

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Cei. I vescovi chiedono al governo il diritto di asilo e il voto amministrativo agli immigrati


E in queste ore non si ferma l'ondata di sbarchi


Citta del Vaticano, 11 novembre 2003

I vescovi chiedono al governo italiano che venga fatto tutto il possibile per concedere il diritto di asilo e il voto amministrativo agli immigrati. Il pronunciamento arriva dopo che Alleanza nazionale, poco meno di un mese fa, aveva presentato la proposta di concedere il diritto di voto attivo e passivo agli extracomunitari che soggiornano regolarmente e stabilmente in Italia da almeno sei anni. Anzi, i prelati rivolgono un invito a "fare presto" con i regolamenti di attuazione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione. Così come aveva fatto con il precedente governo, la Conferenza episcopale italiana (Cei) rivolge dunque un appello all'attuale esecutivo affinchè venga varata la normativa sul diritto d'asilo nel Belpaese.

I vertici della Fondazione Migrantes della Cei, il presidente protempore mons. Giuseppe Di Falco, e il direttore generale mons. Luigi Petris, colgono l'occasione della Giornata nazionale per i migranti, in programma domenica 16 novembre, per tracciare un quadro delle attività e delle attese della Chiesa sul fronte dell'immigrazione.
"Il diritto di voto amministrativo è di nostro auspicio", spiega il vescovo di Sulmona mons. Di Falco, perchè "quando gli immigrati vengono e si inseriscono nel nostro Paese e nella nostra cultura, acquisiscono il diritto di esprimersi nelle amministrazioni locali".
Il presule fonda tale diritto nel "senso di legalità che deve vincolare lo straniero" anche nei suoi doveri, "compresi quelli di conoscere le leggi che lo riguardano e di riconoscere, oltre ai suoi, anche i diritti della società di accoglienza, senza pretendere che questa rinunci alla sua identità e tradizione".

"La legalità deve essere osservata anche dai datori di lavoro"
Una lacuna da colmare lungo il percorso di un'integrazione solidale è perciò quella del regolamento d'attuazione della Bossi-Fini, dove si è accumulato, fa notare il vescovo di Sulmona, "un forte ritardo che va apertamente contro la legge".
Il prelato si rivolge poi esplicitamente al ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, che al Papa, nell'udienza di due settimane fa con gli altri colleghi dell'Unione, aveva accostato "legalità e accoglienza" come caratteristiche del mandato cristiano. La Chiesa si augura che queste parole, annota Di Falco, "non rimangano voce isolata o pura dichiarazione d'intenti, ma si traducano in chiare scelte politiche e in linee di azione in campo sia nazionale che europeo".
Al fondo dell'azione sociale, c'è per i vescovi un'esigenza di solidarietà che "va oltre la legge stessa". E a essere richiamati al rispetto della legalità, sono anche i datori di lavoro. Questi ultimi, denuncia mons. Di Falco, "troppo spesso escogitano vie nuove per perpetrare l'antico crimine di defraudare la giusta mercede agli operai", ad esempio quando viene fatto ricadere sul dipendente l'onere delle assicurazioni o della sanatoria, o si fanno prolungare le ore di lavoro "ricattando lo straniero con la minaccia del licenziamento".
Anche lo Stato, nell'analisi del vescovo risulta gravemente "inadempiente" nei confronti del caso "ancora più serio" delle migliaia di richiedenti asilo, che "devono vivere e non possono lavorare", trovandosi costretti ad appoggiarsi a enti di solidarietà con il rischio di "avallare -spiega- una supplenza che disimpegna e addormenta la coscienza di chi avrebbe il dovere di intervenire".
Non basta. La Chiesa lamenta infatti di non essere convocata da troppo tempo, attraverso i propri organismi di volontariato e di solidarietà sociale, "in quelle sedi istituzionali che la nuova legge sull'immigrazione mantiene in vigore", come la Consulta nazionale per i problemi dell'immigrazione nonché la Commissione per le politiche di integrazione. E da parte sua, mons. Petris, direttore generale della Migrantes, fa sapere che l'estensione del voto amministrativo agli immigrati "era all'ordine del giorno della Chiesa italiana fin da un documento del 1993", della commissione piscopale
per le migrazioni intitolato 'Ero forestiero e mi avete accolto'.

Alle regioni gli extracomunitari portano soldi
Ma i padri comboniani non si dicono proprio d'accordo con le gerarchie ecclesiali. Un permesso di soggiorno "in nome di Dio", sara' infatti rilasciato agli immigrati sabato 15 novembre da diversi attivisti del movimento contro il neoliberismo, che seguiranno l'appello e l'esempio dei padri Comboniani di Castel Volturno, che nel giugno scorso si incatenarono davanti alla Questura-Prefettura di Caserta per protestare contro la legge Bossi-Fini.
"Il governo -scrivono i religiosi- favorisce indirettamente l'illegalità costruendo attraverso la legge Bossi-Fini sbarramenti e complicazioni che impediscono la regolarizzazione degli immigrati".
La lista delle manifestazioni è lunga: Torino, Genova, Milano, Varese, Padova, Venezia, Bologna, Ferrara, Parma, Pesaro, Firenze, Pistoia, Roma, Napoli, Avellino, Salerno, Palermo, Messina, Agrigento. I padri comboniani o chi per loro (a Padova i Beati Costruttori di Pace di don Albino Bizzotto, a Venezia la rete antirazzista) si piazzeranno davanti alle Questure e distribuiranno permessi di soggiorno nel Belpaese "in nome di Dio", spiegando ovviamente agli immigrati che il documento non è riconosciuto dalle autorità italiane.
E oggi è arrivata anche la nuova bacchettata alle Regioni da parte del sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas, in merito alla spesa sanitaria. Nel corso del suo intervento in aula, Vegas ha ribadito che l'assistenza sanitaria agli immigrati regolari non comporta solamente nuove uscite per le Regioni, ma anche "compensazioni", visto che "gli immigrati portano anche nuove entrate". Vegas ha confermato, tuttavia, che la questione, che è al centro dei tavoli aperti con i Governatori, dovrebbe essere affrontata "nell'altro ramo del Parlamento".

Il controllo delle frontiere
La Commissione europea ha intanto adottato una proposta di regolamento per creare un'agenzia di gestione delle frontiere esterne dell'Unione europea che aiuterà la lotta contro l'immigrazione clandestina. L'iniziativa, già avallata allo scorso consiglio europeo (16 e 17 ottobre) dai leader europei, gestirà la cooperazione operativa tra gli stati membri e li assisterà nella messa in opera della legislazione comunitaria per il controllo e la sorveglianza delle frontiere esterne (terrestri, marittime e gli aeroporti internazionali) e di ritorno di competenza dei paesi terzi.
"L'obiettivo del regolamento -spiega il comunicato diffuso dall'esecutivo di Bruxelles- consiste nell'ottimizzare la messa in opera della politica comunitaria di gestione delle frontiere esterne". Inoltre l'agenzia assisterà gli stati dell'Ue nella formazione delle guardie di frontiera nazionali e delle amministrazioni competenti, effettuerà gli studi per la valutazione dei rischi, seguirà l'evoluzione della ricerca e coordinerà i paesi dell'Ue in materia di espulsione degli immigrati irregolari.
L'organismo comprenderà uno staff di circa 30 persone. Resta ora da decidere la sede centrale, ma secondo indiscrezioni, questa sorgere a Bruxelles. Il nuovo organo coordinerà attività già esistenti o in fieri: quella tedesca per le operazioni congiunte nelle frontiere terrestri (già in opera), quella italiana per il coordinamento delle operazioni negli aeroporti internazionali (sulla quale c'è l'accordo dei ministri competenti), e quella greca per le frontiere marittime (in preparazione).

E non si ferma l'ondata di sbarchi
Una sessantina di immigrati clandestini è approdata infatti poche ore fa sull'isola di Linosa, la minore delle Pelagie. Secondo le prime notizie, gli extracomunitari sarebbero arrivati fino all'isola a bordo di un'imbarcazione in legno di pochi metri. Una motovedetta della Guardia costiera è partita dall'isola di Lampedusa per recuperare i 60 uomini e portarli al centro di prima accoglienza.
Dalla notte scorsa è invece in dialisi uno dei tre immigrati clandestini sbarcati ieri a Pantelleria e ricoverati all'ospedale Civico di Palermo, a causa delle loro precarie condizioni di salute.
Jamel, 34 anni, questo il nome del clandestino sottoposto alla dialisi, presenta una grave insufficienza renale "dovuta -spiegano i medici- alla mancanza di acqua e cibo per più di una settimana".
All'ospedale di Marsala (Tp) è stata invece eseguita l'autopsia sul corpo del giovane extracomunitario trovato morto che viaggiava sulla stessa imbarcazione.

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Finanziaria. Governo battuto in Senato sulla tassa di un euro sui voli


Il Senato


Roma, 11 novembre 2003

Governo e maggioranza sono stati battuti al Senato su un mendamento dell'Udc alla Finanziaria che introduce una tassa da un euro su ogni passeggero imbarcato sugli aerei.

Il Governo viene battuto in Senato su un emendamento della stessa maggioranza alla Finanziaria e, intanto, prende sempre più corpo l'ipotesi che sarà posta la fiducia sul decretone alla Camera. Per il passaggio alla Camera l'accordo all'interno della Cdl era infatti di non emendare il decretone per convertirlo rapidamente e concentrare i lavori e le eventuali modifiche nella Finanziaria vera e propria. Ma su questa decisione pesano ora i 328 emendamenti arrivati al provvedimento (in tutto sono 1.769) proprio dalla stessa maggioranza e anche lo 'scivolone' di oggi in Senato.
La strada del maxi-decreto appare dunque segnata e, a meno di un ritiro degli emendamenti in massa da parte della Cdl, anche alla Camera, come ha fatto intendere lo stesso sottosegretario all'Economia, Maria Teresa Armosino, il Governo potrebbe porre la fiducia. Ipotesi avanzata anche da fonti della stessa maggioranza: "E' inutile - spiegava oggi il leghista Cesare Rizzi - darsi da fare a presentare emendamenti al decretone".
Secondo il relatore, Francesco Saverio Romano davanti alla mole degli emendamenti presentati "è più difficile contemperare le esigenze del dibattito con quelle legate alla approvazione della norma", mentre il sottosegretario all'Economia Maria Teresa Armosino osserva: "Aspettiamo il giudizio di ammissibilità, ma questi emendamenti sono proprio troppi". Oltre al problema emendamenti inoltre un altro pericolo incombe: l'opposizione ha infatti presentato alla Camera sette pregiudiziali di costituzionalità.
Al Senato intanto il Governo va sotto. Dopo l'incidente si procede sull'articolato e si accantonano molti argomenti.
"Ci vorrà una settimana per affrontarli" lamenta il vicepresidente Roberto Calderoli.
Il nodo ancora da sciogliere è sempre quello dei fondi da destinare alla ricerca scientifica e all'Università. Si tratterebbe in tutto di circa 100-120 milioni di euro che potrebbero arrivare domani sotto forma di emendamento del relatore. Il Governo preme intanto per rendere piu' corposo lo sgravo fiscale per le ristrutturazioni edilizie: si potrebbe andare anche oltre il 41%.

Ecco alcune novità della giornata sul doppio fronte decretone (in commissione Bilancio alla Camera) e Finanziaria (Aula del Senato).
- La tassa su chi vola. La proposta dell'Udc istituisce un'addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri e merci sugli aeromobili. L'addizionale prevista è di 1 euro per passeggero e di 0,01 euro per ogni chilogrammo di merce imbarcata. I fondi così reperiti verrebbero destinati ai Comuni sedi di aeroporti. "Solo un imprevisto" minimizza Renato Schifani (Fi).
- Sgravi più corposi per la casa. Ok ad un emendamento che prevede l'aumento dal 36 al 41% della detrazione per le ristrutturazioni anche per gli interi edifici. Il Governo pensa intanto di reintrodurre in Finanziaria l'Iva ridotta al 10% per accompagnare gli sgravi Irpef per le ristrutturazioni edilizie.
Ma nel caso in cui dovessero esserci problemi con Bruxelles per l'Iva si potrebbe aumentare la detrazione oltre il 41%. Lo ha confermato oggi il sottosegretario Vegas. E ha aggiunto che "sarà l'Ecofin a fine novembre a decidere la materia". Se ci fosse una risposta negativa in questo senso, Vegas afferma che occorrerà valutare il potenziamento degli sgravi del 41%, "ampliando la portata finanziaria e eventualmente riducendo il numero degli anni", sui quali si deve spalmare lo sgravio.
- Niente incentivi auto. Si sta discutendo per dare una soluzione al rinnovo del parco dei veicoli pesanti. Lo ha detto il sottosegretario alle Infrastrutture, Paolo Uggé, aggiungendo però che per il settore delle auto non è previsto il ricorso a nuovi incentivi.
- Aumenteranno gli alcolici per la ricerca. Per reperire ulteriori fondi da destinare alla ricerca "sembrano più percorribili le strade che prevedono un aggravio dell'accise sui superalcolici - ha detto Vegas - rispetto a quelle che costituiscono una nuova tassa sul materiale pornografico".
- Difficile ulteriore riduzione Irap. "Nel programma di governo è prevista la graduale abolizione dell'Irap ma allo stato è difficile andare oltre quanto fatto nella scorsa Finanziaria". Lo ha sottolineato sempre Vegas.
- Enti locali sotto controllo. La partita trasferimenti agli Enti locali sarà probabilmente affrontata alla Camera. Il sottosegretario Vegas annuncia intanto che "si stanno valutando tutte le funzioni svolte dagli enti locali'. E spiega che la capacità di spesa dovrebbe essere valutata come si fa in una famiglia: "A casa mia prima si paga la spesa, poi si paga l'affitto e se restano soldi si va al cinema".
In ogni caso Vegas punta il dito contro le 'spese anomale': "Se esistono delle difficoltà finanziarie - dice parlando nell'Aula del Senato - perchè la provincia di Bologna finanzia le serate del rospo?".
L'Anci replica: quella del sottosegretario è "una provocazione". Lo difende il sottosegretario Gian Luigi Magri.
- Peggiora fabbisogno. Il passaggio della Finanziaria in Commissione Bilancio del Senato ha inciso sul fabbisogno e l'indebitamento netto della Pa: per il 2004 si registra un peggioramento di 48 milioni.
- L'acquedotto vaticano. Venticinque milioni l'anno prossimo e 4 milioni l'anno a partire dal 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di acque proprio: è questa la spesa prevista da un emendamento del relatore alla Finanziaria, Mario Ferrara, approvato dall'Aula del Senato.
- 52,5 milioni al Coni. E' la cifra prevista in favore del Coni in 7 anni da un emendamento di maggioranza.

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Terrorismo. L'allarme di Pisanu: "Rischio nuovi attentati contro forze dell'ordine"


Per Pisanu carabinieri e polizia sono nel mirino


Roma, 11 novembre 2003

Diverse circostanze fanno ritenere che i gruppi anarco-insurrezionalisti potrebbero 'sfruttare' la crisi delle Brigate Rosse per assumere "l'egemonia del terrorismo in Italia".

"Rispetto alle Brigate Rosse - ha spiegato Pisanu - essi sono più diffusi nel territorio nazionale; hanno una militanza decisamente più numerosa; godono di vaste zone di supporto e complicità".
Inoltre, "vantano forti legami internazionali in Spagna, Grecia, Svizzera, Francia e Germania".

Dopo crisi Br rischio intensificazione attentati
In crisi le Brigate Rosse, dopo gli arresti dei giorni scorsi, cresce la minaccia degli anarco-insurrezionalisti, che "mirano ad assumere l'egemonia del terrorismo italiano".
In futuro, c'è così da attendersi "un'intensificazione degli attentati, specialmente di quelli contro le forze dell'ordine".
A tracciare il quadro del movimento anarco-insurrezionalista è stato il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, in un'informativa urgente alla Camera sui recenti attentati di Roma e Viterbo. Al termine, il ministro ha anche consegnato un elenco dettagliato delle 69 azioni
attribuibili al gruppo negli ultimi 5 anni.

Puntano a un'egemonia dell'eversione
"Non possiamo escludere - ha detto Pisanu - che nella crisi attuale delle Brigate Rosse - Partito comunista combattente, gli anarco-insurrezionalisti mirino ad assumere l'egemonia del terrorismo italiano. Diverse circostanze li favoriscono".
Rispetto alle Br, infatti, ha aggiunto, "sono più diffusi nel territorio nazionale; hanno una militanza decisamente più numerosa; godono di vaste zone di supporto e complicità; vantano forti legami internazionali in Spagna, Grecia, Svizzera, Francia e Germania; dispongono di un variegato armamentario politico-ideologico, che consente loro di rispondere a domande molteplici di protesta estrema e di violenza".
Pisanu ha poi escluso legami tra i due gruppi eversivi, mentre "collegamenti chiari sono invece emersi con i Nipr, i Ncr e gli Nta, che recentemente hanno dato vita alle Brigate rosse-Guerriglia metropolitana".

Possibile intensificazione attentati
Per il ministro "è ragionevole ipotizzare l'intensificazione degli attentati, specialmente di quelli contro le forze dell'ordine e, ad un
livello più palese, il moltiplicarsi dei tentativi di inquinamento e deviazione del conflitto politico-sociale".
A far pensare ad un "forte rilancio dell'iniziativa degli anarco-insurrezionalisti" sono "gli attentati più recenti e la spavalderia delle azioni di piazza, da Cagliari a Roma".
E l'esperienza "ha già dimostrato che gli anarco-insurrezionalisti sono capaci di progettare ed attuare crimini di ogni genere".

Carabinieri e polizia nel mirino
I due pacchi bomba inviati martedì scorso ad una caserma dei carabinieri di Roma e alla questura di Viterbo, ha rilevato Pisanu, costituiscono un "attacco" del movimento anarco-insurrezionalista alle forze di polizia che hanno arrestato Massimo Leonardi, il viterbese "riconosciuto per uno dei tre giovani che durante gli incidenti del 4 ottobre, a Roma, avevano percosso e rapinato un appuntato dei carabinieri in borghese".

Bisogna bloccare le azioni dimostrative
La "filosofia" degli anarco-insurrezionalisti, ha sottolineato Pisanu, "non si traduce soltanto in gravi atti terroristici, ma trova espressione anche nelle manifestazioni di piazza, considerate occasioni propizie per colpire obiettivi simbolici".
Dunque, ha rilevato, "c'è bisogno di autodisciplina nella preparazione e nello svolgimento delle manifestazioni pubbliche e di collaborazioni con le autorità locali e con le forze dell'ordine".
In particolare, "occorre evitare le intrusioni di persone travisate e bloccare sul nascere anche le azioni cosiddette 'dimostrative', che comunque recano danni, quanto meno alle cose pubbliche e private. Col viso coperto e con le spranghe al seguito, non si manifestano idee, ma soltanto cattive intenzioni".

Aggedita anche l'informazione
Con il pacco bomba indirizzato ieri al giornalista del Corriere di Viterbo, secondo il ministro, è stata "aggredita la libertà di informazione".
Il destinatario dell'ordigno, "è autore di alcuni articoli sull'anarchismo: si può, dunque, pensare ad un atto di ritorsione compiuto con fredda vigliaccheria".
Il pacco bomba recapitato ieri "avrebbe potuto provocare anche la morte della persona investita dallo scoppio".

Le accuse di Pisanu
Dopo il G8 di Genova, ha poi osservato Pisanu, "la predisposizione alla violenza delle formazioni anarchiche ha accentuato le diversità rispetto ad altri settori del movimento e, in particolare, ai 'disobbedienti', accusati perfino di 'collaborazionismo' con le Istituzioni. La scelta di non partecipare alle manifestazioni contro il summit di Riva del Garda - ha aggiunto - sembra aver sancito un'ulteriore presa di distanza dalle iniziative di tipo 'movimentista'". Se da un lato si registra questa presa di distanza, "'altra parte, proprio dopo il G8 - ha sostenuto - attività comuni sui temi del carcerario e della repressione hanno fatto registrare un avvicinamento dell'insurrezionalismo ai settori più radicali dell'Autonomia di Classe, che invitano ormai da tempo alla costituzione di 'un polo d'azione diretta anticapitalista', nella prospettiva di pervenire allo scontro aperto contro ogni forma di Stato e di capitale".

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Martedi, 11 Novembre, 2003

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Ulivo. Prodi al centrosinistra: "Uniti vinceremo"


Il presidente della Ue Romano Prodi


Roma, 10 novembre 2003

"Ho scelto di guardare in avanti con spirito di apertura e innovazione alle sfide che ci attendono e alle opportunità che ci si offrono, come Europa e come Italia. Non è ancora un programma, questo lo dovremo elaborare tutti insieme, forze politiche e cittadini. Da qui parte una grande scommessa sul futuro. Uniti possiamo vincerla". Finisce così il messaggio con cui Romano Prodi ha accompagnato la diffusione del documento intitolato "Europa: il sogno, le scelte" rivolto ai partiti dell'Ulivo e a formazioni ed esponenti interessati in vario modo alla sua proposta di lista unitaria del centrosinistra.

Il documento di Prodi
Il documento di 60 cartelle è intitolato "Europa: il sogno, le scelte", ed è rivolto ai partiti che daranno vita alla lista unitaria per le europee, ma non solo. Un documento progettuale e programmatico che fissa alcune linee guida su temi centrali (pace, informazione, crescita, ambiente, sanità, pensioni) incorniciate in grandi capitoli: 'Sfide del XXI secolo', 'I nostri valori', 'Le nostre scelte', 'Il governo dell'Europa' e 'Le forme della politica'.

Tenere la porta aperta a tutti
Romano Prodi ha deciso di dare il suo contributo alla lista unitaria, accompagnato da un messaggio in cui spiega che il dibattito su questa proposta "punta a raccogliere un consenso vasto e unitario e che impone di tenere la porta aperta a tutti sino all'ultimo momento utile per le elezioni europee e anche dopo". "'Europa: il sogno, le scelte' è il mio contributo a questo confronto. Sono riflessioni che corrispondono all'ispirazione che fu all'origine dell'Ulivo".

"Il tempo delle scelte"
"Questo è il tempo delle scelte - si conclude così il
lungo documento - e uniti possiamo proporre un progetto politico forte, possiamo ridare fiducia a chi guarda con preoccupazione ai grandi cambiamenti del mondo d'oggi, possiamo essere artefici di un'azione internazionale dal volto umano; possiamo dare una risposta nuova alla crisi della politica e della democrazia".

Rutelli: nella lettera di Prodi un contributo elevato
"Nel documento di Prodi c'è un contributo molto importante che traccia un orizzonte assai elevato e spinge verso il bipolarismo europeo". E' questo il
giudizio di Francesco Rutelli sul messaggio inviato da Prodi ai partiti interessati alla lista unitaria. Secondo Rutelli il processo "di bipolarismo europeo è già in atto e infatti il Ppe è un'aggregazione di centrodestra". "Le forze riformatrici e democratiche - ha aggiunto il leader della Margherita - debbono trovare una forza nuova per contrastare il blocco di centrodestra. Il matrimonio tra le diverse famiglie all'interno dello stesso schieramento è già iniziato e non può che proseguire verso l'aggregazione di un centrosinistra europeo.

Questo non vuol dire ingresso nel Pse ma significa fare uno sforzo per creare qualcosa di nuovo". Per Rutelli "si tratta di capire se tutto ciò si può fare. Nella sede del parlamento europeo il cammino può cominciare". Vedo nel messaggio di Prodi - ha concluso Rutelli - un richiamo molto forte ad una innovazione necessaria da intendere come un processo da avviare. Se ci presentiamo insieme è nel Parlamento europeo che dovremo sperimentare questa innovazione senza porre condizioni ma lavorandoci insieme".

Le altre reazioni nel centrosinistra
"L'uscita di Prodi - dicono nella Quercia uomini vicini a Fassino - va letta anche in relazione alla crisi della maggioranza. Più la Cdl mostra segni di cedimento, più è urgente mettere in campo un'alternativa credibile di Governo, nel caso la situazione dovesse precipitare". Insomma, la parola d'ordine che Fassino ha oggi ripetuto durante la riunione del direttivo è "facciamoci trovare pronti", le elezioni potrebbero essere vicine e "dobbiamo
accelerare la costruzione di un'alternativa". Va da sè che un'alternativa credibile comprende anche il leader dello schieramento.

"Prodi alle europee ci sarà - dice il diessino Giuseppe Caldarola - ha sciolto il nodo... poi l'annuncio ufficiale ci sarà quando potrà farlo. E secondo me, se dovesse precipitare la crisi del Governo Berlusconi chiederà scusa in Europa e verrà a guidare la coalizione...".

Romano Prodi "è il leader naturale dell'Ulivo, oggi è il leader per l'Europa e domani, o forse anche prima delle elezioni europee, per il nuovo governo democratico italiano". Lo sostiene il presidente dei Comunisti italiani, Armando Cossutta, parlando del testo scritto dal Presidente della Commissione europea, il cosiddetto "manifesto Prodi", dice: "non l'ho ancora letto, so che c'è e credo che possa rappresentare una base molto valida per avere alle europee una grande affermazione di tutte le forze democratiche".

Il documentodi Prodi piace ai Verdi: "Una buona premessa - dice Pecoraro Scanio - per discutere di contenuti. Un buon punto di riferimento per la coalizione". E piace anche ai socialisti, perché, per dirla con Intini, "il treno della lista unitaria non deraglia più e,
se la prova sarà felice, sarà l'inizio di un cammino più lungo verso un patto federativo e in prospettiva verso un partito unico".

Anche Di Pietro approva, ma ne approfitta per sottolineare "il suo invito a raccogliere intorno alla sua idea di 'lista unica' un 'consenso vasto ed unitario che impone di tenere la porta aperta a tutti"'.

Fassino e Boselli definiscono il documento "un contributo importante per la costruzione della lista unitaria". Anche Massimo D'Alema da' il suo placet al documento di Prodi che arriva proprio lo stesso giorno in cui i Ds, riuniti in direttivo, registrano che non c'è bisogno di fare un referendum sulla lista.

Pollice verso invece, arriva per il presidente della Commissione Ue dal segretario di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, il quale sottolinea come "del tutto legittimamente e comprensibilmente Prodi tiene aperta e rilancia la proposta di una lista unitaria dell'Ulivo, anche quando forze consistenti di esso hanno già opposto un netto rifiuto".

Mercoledì probabile vertice dei segretari del centrosinistra
Si dovrebbe tenere mercoledì, probabilmente in serata, il vertice dei segretari del centrosinistra, sollecitato oggi dal segretario dei Ds, Piero Fassino, dopo la diffusione del documento programmatico di Romano Prodi per la lista unitaria. Francesco Rutelli ha avviato un breve giro di consultazioni per convocare la riunione, si attendono le ultime disponibilità, ma la data più probabile è quella di mercoledì.

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Bankitalia. Sale ancora il debito pubblico. Nuovo record a settembre


Notevole il balzo realizzato nel solo settembre


Roma, 10 novembre 2003

Il debito pubblico continua a salire, raggiungendo a settembre un nuovo livello record. Secondo in dati della Banca d'Italia, il debito delle Amministrazioni pubbliche ha raggiunto quota 1.409,9 miliardi di euro con un aumento di 20,8 miliardi rispetto a settembre 2002 (+1,5%). Il precedente massimo risaliva a novembre dello scorso anno, quando il debito si era collocato a 1.404,7 miliardi di euro. Notevole il balzo realizzato nel solo settembre: rispetto al mese precedente l'aumento è stato pari, infatti, a 15,4 miliardi.

Dai dati contenuti nel supplemento al Bollettino Statistico di Bankitalia emerge pure che le entrate tributarie dei primi nove mesi dell'anno sono ammontate a 221,4 miliardi, con un aumento del 3,3% nei confronti dell'analogo periodo del 2002.
Negativo, invece, il raffronto relativo al solo settembre con entrate pari a 19,2 miliardi contro i 28,6 miliardi di settembre dello scorso anno.

L'ammontare del debito pubblico di settembre non tiene conto di una serie di operazioni realizzate dal ministero dell'Economia proprio al fine di contenerne il volume. Recentemente il Tesoro ha, infatti, provveduto alla cessione dell'Eti che ha fruttato 2,5 miliardi di euro, all'operazione Enel 2 con un introito di 2,2 miliardi e alla cartolarizzazione dei prestiti personali concessi dall'Inpdap per 4,2 miliardi. Complessivamente queste operazioni portano a un abbattimento del debito per lo 0,85% del Pil.
Da considerare, infine, che i dati ciclici del debito sono legati all'andamento dei fabbisogni mensili.



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Ue. Cig. Frattini: proposta complessiva sulla bozza della futura Costituzione europea il 28 novembre


Il ministro degli esteri Franco Frattini


Bruxelles, 10 novembre 2003

La presidenza italiana dell'Ue presenterà la propria proposta complessiva sulla bozza della futura Costituzione europea il 28 novembre al vertice diplomatico di Napoli: lo ha indicato questa sera a Bruxelles il ministro degli esteri Franco Frattini. Parlando con i cronisti dopo un incontro con il Ppe, Frattini ha aggiunto di ritenere che ci siano "le condizioni per lavorare per un risultato positivo".

Il 95% dei problemi risolti
Nel negoziato politico in corso tra i Paesi membri dell'Ue sulla futura Costituzione "il 95% dei problemi hanno ormai soluzione", ha dichiarato il ministro degli Esteri. Il titolare della Farnesina, nelle vesti di rappresentante della presidenza di turno dell'Ue, ha confermato che l'Italia si appresta a presentare una proposta complessiva di accordo sulla Costituzione.

Incontri bilaterali
La presidenza italiana avvia in questi giorni una serie di incontri bilaterali "con molti Paesi che lo hanno chiesto, a cominciare, da domani, con l'Irlanda - ha aggiunto Frattini - stiamo affrontando temi su cui occorre definire meglio le proposte, emergono uno-due punti da approfondire ulteriormente". Il ministro degli Esteri ha confermato che il grosso nodo resta comunque la questione della votazione 'ponderata', stabilita dal Trattato di Nizza, e difesa strenuamente in sede negoziale dalla Spagna e dalla Polonia.

Largo consenso su un commissario per paese
"C'è un largo consenso, ma che non vuole dire consenso unanime" in seno ai paesi che partecipano alla Conferenza Intergovernativa sulla costituzione
europea sulla "ipotesi che ogni paese membro abbia un commissario con diritto di voto" in futuro nella Commissione Ue, come chiedono i piccoli e la Commissione europea ha detto Frattini.

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Governo. Altolà di Fini a Bossi che evoca le urne. Gennaio momento della verità per il Polo


Fini esclude le elezioni anticipate


Roma, 10 novembre 2003

Dal passaggio all'appoggio esterno di An e dell'Udc, alle elezioni anticipate paventate da Umberto Bossi, lo scenario che aspetta Berlusconi alla fine del semestre di presidenza della Ue si arricchisce di ipotesi ben più preoccupanti della verifica o del rimpasto di cui si è parlato fino ad oggi. E anche se nessuno mette in discussione il sostegno a Berlusconi o la fedeltà all'alleanza, si fa sempre più diffusa, pur da parti e per ragioni opposte, la constatazione del segretario dell'Udc, Marco Follini, per il quale "un'unica cosa non può accadere ed è che si vada avanti ancora così".

Forse anche per la coscienza della delicatezza del momento, sono in molti oggi a preferire il silenzio, soprattutto in Forza Italia e nell'Udc, mentre sono soprattutto An e la Lega, già protagoniste della polemica con le loro riunioni milanesi di domenica scorsa, a proseguire il loro confronto.

Gennaio momento della verità per il Polo
Che gennaio sia il momento della verità lo conferma Umberto Bossi, nel rinnovare la richiesta, avanzata dall'assemblea della Lega, di avviare entro quel mese la riforma del federalismo; o le riforme partono, è il ragionamento di Bossi, oppure la situazione si farebbe insostenibile anche per lo stesso Berlusconi, condannato ad un immobilismo che lo farebbe a pezzi.
Per questo l'indicazione di gennaio come termine ultimo serve anche al presidente del consiglio perchè, per Bossi, gli permetterebbe di andare al voto evitando di cadere in eventuali trappole. Quanto alla possibilità che An e Udc escano dal governo per limitarsi all'appoggio esterno, Bossi è sarcastico: "quelli non possono mollare i ministeri".

Fini esclude le elezioni anticipate
Se Bossi non crede all'appoggio esterno ipotizzato da An, Fini non crede che ci saranno le elezioni anticipate paventate da Bossi.
"Non ci saranno elezioni anticipate, nessun dubbio", è stata tutta la sua risposta a chi oggi gli faceva notare che la Lega comincia a parlare di tornare alle urne con due anni di anticipo. Anche per questo, Fini evita di usare toni aspri verso la Lega, ed anzi ribadisce di non avere alcuna contrarietà verso le riforme istituzionali di cui la Lega chiede l'approvazione come condizione per andare avanti. Si tratta, osserva Fini, di riforme concordate fra tutti i partiti della coalizione, che sono state approvate dal consiglio dei ministri e che per An restano, assicura Fini, "perfettamente condivisibili". Ma anche per questo, osserva Fini non è giusto brandirle come arma di polemica contro gli alleati, per accusarli di essere "inaffidabili".

Fini non cede un millimetro
Se sulle riforme Fini parla la lingua della pace, sul voto agli immigrati parla in linguaggio della fermezza, anche a costo di provocare i più pesanti malumori nella Lega. E a Roberto Maroni che indicava la sua proposta come estranea agli accordi di governo, come a Bossi che parla di "fuga in avanti", Fini torna a ripetere la sua posizione senza cedere di un millimetro: ogni partito è libero di avanzare proprie proposte al di là del programma condiviso, e nessuno deve dire che per questo è stato violato il patto con gli elettori.

L'appoggio esterno
La scommessa dichiarata di An è quindi quella di riuscire a costruire nuovi equilibri che permettano di andare avanti con Berlusconi fino alla fine della legislatura. Anche se il come riuscirci è materia di dibattito all'interno del partito.
L'appoggio esterno ipotizzato dal coordinatore Ignazio La Russa non trova tutti concordi: Adolfo Urso e Domenico Nania ritengono che semmai dovrebbe essere la Lega ad accomodarsi fuori dal governo pur restando nella maggioranza, mentre Maurizio Gasparri ammette il passaggio di An all'appoggio esterno, precisando che si tratterebbe della 'extrema ratio'.

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Terrorismo. Pacco bomba al Corriere di Viterbo: è stato disinnescato dagli artificieri della polizia


Il pacco bomba è stato disinnescato dagli artificieri della polizia


Roma, 10 novembre 2003

Un pacco bomba recapitato alle 12 al quotidiano "Il Corriere di Viterbo" è stato disinnescato dagli artificieri della polizia. Il plico - una busta gialla simile a quelle consegnate nei giorni scorsa a Roma e a Viterbo - era indirizzato al cronista Gianluigi Basilietti e non aveva mittente.

La busta, dalla quale fuoriusciva polvere nera, era stata avvolta nel cellophane dal personale dell' ufficio postale del capoluogo. Il personale della Digos ha prelevato il plico e lo ha consegnato agli artificieri che hanno proceduto al disinnesco.

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Lunedi, 10 Novembre, 2003

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Lega. Bossi chiude, ma l'assemblea resterà aperta fino a gennaio


Umberto Bossi


Milano, 9 novembre 2003

Umberto Bossi ha chiuso con un secondo intervento la riunione dell'assemblea federale della Lega nord, che tuttavia resterà formalmente aperta sino alla fine del prossimo gennaio per poter valutare i comportamenti della maggioranza sulle riforme, soprattutto in tema di federalismo. Hanno preso parte all'evento12mila persone.
Bossi ha detto che da oggi partirà una grande mobilitazione con appuntamenti periodici di verifica, tra cui anche la riunione del Parlamento padano. "Saranno tre mesi in cui si deve accendere un fuoco in tutta la Padania con grandi manifestazioni popolari in modo da richiamare il patto fondante sul quale si poggia l'alleanza, il federalismo".

Il leader della Lega nel corso del secondo intervento ha rilanciato la proposta di istituire dazi doganali in particolare per i prodotti provenienti dalla Cina. "E' tempo di mettere in campo una lotta politica forte sui dazi doganali - ha detto tra gli applausi dell'assemblea - per le misure antidumping, trovare il modo magari di collegare la moneta cinese all'euro. Insomma, si tratta di difendere le nostre imprese".
In precedenza, Bossi aveva sottolineato l'importanza dei dazi che nell'attuale fase di difficoltà economica "potrebbero aiutare a rallentare la caduta della nostra economia". A suo giudizio vanno istituiti perche' "non è certo facile che arrivi prima in Cina un giusto aumento del costo del lavoro. Le grandi imprese possono reggere questa concorrenza - ha continuato il leader della Lega - e con esse possono reggerla le imprese che lavorano per le grandi aziende che hanno processi tecnologici più avanzati, ma dobbiamo pensare anche alle piccole imprese, che sono oltre il 50%, a tutte quelle aziende che con la globalizzazione fatta dal Wto e senza regole rischiano di scomparire dall'economia di questo far west".
"Anche Bush, che è un liberista - ha concluso Bossi - ha messo i dazi doganali sull'acciaio. Giustamente per lui il libero scambio va applicato quando serve, solo per noi europei impregnati di ideologia diventa un concetto assoluto".

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Cronaca. Agguato in pieno centro alla cognata del boss: in fin di vita una donna


Foggia.


Foggia, 9 novembre 2003

E' in fin di vitala donna raggiunta stasera da un colpo di pistola in pieno centro a Foggia. Subito dopo l'agguato Giuseppina Ferrante è stata portata in ospedale, dove i medici hanno constatato che il proiettile l'ha raggiunta alla testa e ora i medici degli Ospedali Riuniti di Foggia stanno cercando di strapparla alla morte.

La donna è la moglie di Antonio Tedesco, attualmente in carcere, fratello di Nicola Tedesco, considerato un boss della malavita lucerina, che venne ucciso in un agguato a Lucera il 24 settembre scorso mentre era nel circolo privato Juventus club, in via Londra. Giuseppina Ferrante lavora nel pub Replay in via Trento a Foggia, la stessa via dove è stato compiuto l' agguato. La donna era giunta davanti al locale, dove era in programma una festa di ragazzi, e stava per uscire dalla propria Fiat Punto quando è stata raggiunta dal killer che ha sparato contro di lei.

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Domenica , 9 Novembre, 2003

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Genova. Crolla un palazzo nel porto antico, un operaio sotto le macerie


I vigili del fuoco al lavoro


Genova, 8 novembre 2003

Si affievoliscono le speranze di ritrovare in vita l'operaio sepolto dalle macerie del parziale crollo di un'ala dell'edificio in ristrutturazione che dovrà ospitare il Museo del mare e della Navigazione nell'area del porto antico. Il crollo è avvenuto sabato mattina poco dopo le 8,30. I vigili del fuoco avevano già estratto dalle rovine altri quattro operai leggermente feriti.

È ancora sotto shock nel lettino del pronto soccorso dell'ospedale San Martino e fa fatica a parlare per le lesioni riportate al torace e al bacino, Nicolò Flagiello, 32 anni, di Bagheria (Palermo), in forza al cantiere da aprile, il ferito più grave nel crollo.

"Sono rimasto due ore schiacciato sotto le macerie, pensavo proprio di non farcela - racconta Flagiello con un filo di voce - ma non ho mai perso la speranza che i soccorritori mi potessero salvare. È stato come vivere un incubo, anche perché non riuscivo a farmi sentire, volevo gridare aiuto, ma la voce non usciva a causa del peso delle macerie sulle costole e sul bacino".

Dei cinque operai rimasti sotto le macerie tre sono albanesi. Tra questi Albert Kolgjegja, di 30 anni, originario di Lura, da tre anni a Genova, di cui ancora non si conosce la sorte. "E' presumibile" - secondo i vigili del fuoco che partecipano alle operazioni di soccorso - che l'operaio ancora sotto le macerie sia morto. L' uomo - da quanto si è appreso alla sala operativa nazionale dei Vigili del Fuoco - è stato schiacciato da due solette di cemento.

Non è un caso questa prevalenza di mano d'opera albanese anche tra le vittime, dal momento che a Genova e in Liguria, secondo recenti dati della Caritas, si è registrata una crescita repentina e costante di questi immigrati, che trovano collocazione soprattutto nel settore edile.

I connazionali di Albert Kolgjegja parlano di condizioni di lavoro a cottimo, di turni fuori legge, di paghe a sei euro l'ora. Affermazioni respinte dalla Porto Antico spa, committente dei lavori, che tramite il presidente Renato Picco afferma "di non essere a conoscenza di irregolarità e "di compiere regolari e quotidiane verifiche", e insieme al sindaco Pericu "di volersene comunque accertare al più presto".

Affermazioni, quelle su presunte irregolarità, probabilmente giunte sino al segretario della Cgil Gueglielmo Epifani, che si è chiesto "com'è possibile che in una città come Genova, in un luogo come il porto, che si siano lavoratori in nero, all'opera in un cantiere per Genova 2004?".

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Roma. Paura nella metro: trovata borsa con involucri di bombe


Carabinieri al lavoro


Roma, 9 novembre 2003

Un borsone di tela contenente sette involucri di bombe a mano risultati poi inoffensivi perché mancanti sia della spoletta sia della carica esplosiva ha fatto scattare ieri verso le 17 l'allarme all'interno della metropolitana della linea A di Roma alla fermata di piazza di Spagna, in pieno centro.

Immediatamente è stata disposta l'evacuazione di tutta la linea e il fermo dei convogli man mano che arrivavano alla prima stazione. Nonostante l'ora di grande affluenza, tutto è avvenuto con grande ordine e i passeggeri -oltre 100mila persone- sono stati fatti uscire all'aperto.

Gli artificieri dei carabinieri hanno aperto il borsone, che era stato lasciato sotto il sedile di un vagone, e hanno trovato sette involucri di granata vuoti all'interno: due del tipo ad ananas, due di fabbricazione italiana, due Mk2 e una di fabbricazione inglese.

Una volta accertato che le granate non sarebbero potute esplodere, ora si mira a chiarire -anche con l'interrogatorio dei testimoni- se il borsone possa essere stato dimenticato nel vagone o se sia stato lasciato apposta per creare panico.

Ad accorgersi del borsone sono stati alcuni passeggeri che si trovavano sulla metropolitana e che, spaventati, sono scappati chiedendo aiuto. Un carabiniere della pattuglia antiborseggio che si trovava all'interno della metropolitana ha avvertito il 112.

Prima di far riprendere la circolazione sull'intera linea dopo circa due ore, gli artificieri hanno bonificato per sicurezza tutti i vagoni del convoglio dove era stato trovato il borsone.

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Gb. Scandalo a corte, Carlo prepara il rientro dall'Oman senza scomporsi


Carlo d'Inghilterra


Londra, 8 novembre 2003

Alla vigilia del suo rientro in patria, il principe Carlo si è goduto le sue ultime ore in Oman, "imperturbato" - dicono i suoi collaboratori- dalla ridda di voci circolate negli ultimi giorni. "Il principe è tranquillo come lo era prima", ha precisato il suo portavoce Patrick Harrison, all'agenzia France Press. "Gli avvenimenti in patria non hanno interessato la sua visita in Oman, che si è goduto molto".

Con un colpo a sorpresa, assolutamente inusuale per le abitudini di casa Windsor, ieri il principe del Galles aveva fatto diramare un comunicato per smentire recisamente qualsiasi coinvolgimento nello scandalo a fondo sessuale da cui da giorni si parla in Gran Bretagna. Fino a giovedì, ai media britannici era stato proibito di pubblicare i particolari della vicenda, tranne divulgare un episodio avvenuto alcuni anni fa riguardante un membro della casa reale ed un ex valletto, trovati a letto insieme.

Ma dopo che "The Guardian" ha vinto la battaglia legale per rivelare che l'uomo che aveva impedito al "Mail" di essere identificato era Michael Fawcett, ex segretario particolare del principe, la vicenda è diventata di dominio pubblico; e poiché Fawcett è un ex assistente personale del principe, accusato nel passato di aver violentato un servitore della casa reale, il principe Carlo ha deciso di giocare d'anticipo, divulgando l'inusuale precisazione.

Harrison ha assicurato che il Carlo -alla sua quinta visita in Oman, la prima durante il mese del Ramadan- è di buon umore e si tiene costantemente informato di quanto accade in patria. "Per quel che ci riguarda, le cose procedono come al solito. Nulla di cui preoccuparsi".

Ma a Londra la Casa Reale è allarmata all'eventualità che l'intera vicenda compaia con dovizia di particolari nelle edizioni domenicali dei giornali. "Sì, siamo preoccupati che vengano pubblicate accuse totalmente infondate", ha detto un portavoce "E questo è il motivo per cui abbiamo voluto chiarire la nostra posizione. Quanto ai passi futuri, dobbiamo solo aspettare e vedere quel che accade".

I giornali italiani sabato non sono stati distribuiti nelle edicole londinesi per "ragioni legali legate alla vicenda del principe Carlo". Lo ha detto il distributore City News interpellato dall'Ansa. L'ordine è arrivato a City News da International Press Network, il maggiore distributore per il Regno Unito delle testate internazionali. Gli ordini per domenica sono, ha detto City News, di controllare tutti i giornali stranieri e bloccare quelli con articoli sul presunto incidente sessuale nel quale sarebbe coinvolto l'erede al trono.

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Sabato, 8 Novembre, 2003

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Governo. Berlusconi agli alleati: no al rimpasto. Summit a gennaio


Silvio Berlusconi


Roma, 7 novembre 2003

Dopo due anni e mezzo di legislatura i malumori sono "fisiologici" ma non si può negare quanto finora il governo ha realizzato e si deve lavorare per mantenere compatta la coalizione e infondere fiducia nei cittadini. E' questo il senso del lungo intervento svolto oggi dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in Consiglio dei ministri. Secondo quanto si è appreso Berlusconi avrebbe ribadito il suo "no" ad un rimpasto non escludendo allo stesso tempo qualche aggiustamento aggiuntivo a gennaio nell'ambito di una "registrata di buon senso" del programma di governo in vista della seconda parte della legislatura. E il premier avrebbe ipotizzato una sorta di conclave, con i leader ed i ministri a discutere alcuni giorni lontani dai riflettori.
Berlusconi ha parlato di fronte agli alleati dopo giorni di fastidio per la continua litigiosità della coalizione: "Ma insomma - avrebbe detto - io sono sceso in campo per cambiare ed innovare la politica e non è possibile che mi si ripropongano vecchi schemi come quello del continuo botta e risposta, delle dichiarazioni strillate che fanno un danno a coloro che le pronunciano e (questo è quello che mi preoccupa di più) a tutta la coalizione. Posso capire che ci siano dei malumori: dopo due anni e mezzo sono fisiologi, ma ciò non può essere un alibi per continuare nelle contrapposizioni. Andiamo a vedere i fatti: su oltre 400 voti segreti soltanto sette volte siamo stati battuti. Questo significa una cosa sola, e cioè che sulle questioni importanti abbiamo sempre trovato le ragioni dell' unita'. Questa maggioranza - avrebbe ribadito - non ha alternative e dobbiamo impegnarci perche' continui il suo operato".
E' a questo punto che il premier avrebbe risposto a quanti gli obiettavano che la sua era un'analisi troppo ottimistica: "Il governo - avrebbe detto - deve essere ottimista per definizione, deve infondere fiducia perchè questo è il suo compito. Siamo chiamati a costruire e saremo giudicati per quello che costruiremo". Berlusconi ha capovolto la diagnosi fatta da alcuni alleati, tra cui Gianfranco Fini, e cioè che la litigiosità derivi dall'insoddisfacente operato del governo: "Se non riusciamo a lavorare - avrebbe detto -è anche perchè dobbiamo sempre correre a ricucire, dobbiamo mediare dopo giornate di scontri". A questo punto Berlusconi avrebbe fatto un lungo elenco dei risultati che a suo avviso il governo ha già portato a casa: "Pensiamo all'aumento delle pensioni minime, alla riforma della previdenza, a quella del mercato del lavoro ideata da Marco Biagi, alla scuola; e non dimentichiamoci del ruolo che l'Italia ha conquistato in politica estera dopo avere ereditato un Paese che non contava nulla". E cosi' il premier ha delineato il percorso per i prossimi mesi: "Facciamo finire il semestre, poi ci riuniamo tutti insieme con i leader della maggioranza e con i ministri: in quella sede confrontiamoci, vediamo quanto è stato realizzato, quanto c'è da realizzare, e cosa migliorare, sempre tenendo presente gli impegni che abbiamo assunto nel programma di governo perchè è su quello che gli elettori ci giudicheranno. E' inutile - ha concluso Berlusconi - continuare ad amplificare le divergenze, dobbiamo una registrata di buon senso nel pieno rispetto del programma".

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Giustizia. La Procura di Milano chiede una proroga delle indagini su Mediaset


Silvio Berlusconi


Milano, 7 novembre 2003

La Procura di Milano ha chiesto la proroga delle indagini su Silvio Berlusconi, indagato per falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita, nell' ambito dell'inchiesta condotta dai pm Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale, per l'acquisto dei diritti cinematografici da parte di Mediaset.
La richiesta, inoltrata dai pm al gip Maurizio Grigo, che è anche consulente della commissione parlamentare antimafia, è stata notificata oggi al difensore del Presidente del Consiglio, l'avv. Niccolò Ghedini. Il quale ha subito annunciato che non vi sarà alcuna opposizione alla proroga. "Sono tutte vicende - ha detto il legale - secondo me ampiamente prescritte o infondate, perchè dalla conoscenza degli atti emerge la regolarità di tutte le operazioni. Operazioni che, comunque, non sono riferibili a Berlusconi perchè ha cessato di ricoprire qualsiasi incarico quattro anni prima rispetto alla contestazione dei fatti. E' quindi impensabile una sua responsabilità nella vicenda". A detta del legale, la richiesta di proroga delle indagini è collegata alla necessità di concludere le rogatorie estere, che la scorsa estate sono state al centro di una bufera politico-giudiziaria. In particolare, quelle negli Stati Uniti, per le quali i due pm nelle prossime settimane andranno a Hollywood.

La vicenda era cominciata a maggio quando i due pm inviarono al ministero, come prevede la legge, la richiesta di assistenza giudiziaria negli Stati Uniti. Meno di un mese dopo, il 10 giugno, da Roma arrivò a Milano la conferma: la rogatoria era stata regolarmente inoltrata all'autorità diplomatica statunitense. Dopo di che il silenzio, fino a quando i due pm chiamarono l'ambasciata con la motivazione di dover programmare la trasferta. L'addetto del Dipartimento di Giustizia presso la rappresentanza diplomatica Usa a Roma, disse di aver ricevuto la richiesta ma di non averla ancora inoltrata e, senza spiegare altro, aggiunse di rivolgersi al Ministero della Giustizia italiano. A quel punto, lo scorso 11 luglio, dalla Procura di Milano partì una lettera per chiedere al ministero di via Arenula chiarimenti sugli ostacoli che avevano fatto arenare la rogatoria. La risposta da Roma arrivò il 18 luglio e riguardava non solo la rogatoria statunitense, ma anche l'integrazione a un'altra richiesta rogatoriale in Svizzera, datata 20 maggio 2002: a causa dell'entrata in vigore della legge sull' immunità parlamentare per le cinque più alte cariche dello stato, il ministro Castelli aveva deciso di acquisire un parere pro-veritate.
Da questa spiegazione iniziarono polemiche e scontri a livello politico, fino a quando la rogatoria venne sbloccata. E adesso i pm sono in attesa di partire per Hollywood, dove intendono raccogliere materiale e ascoltare una serie di dipendenti delle piu' importanti major cinematografiche. E per questo hanno chiesto la proroga delle indagini. Ora la parola spetta al gip Maurizio Grigo, che ha già concesso una proroga di indagini riguardanti altri personaggi, iscritti nel registro degli indagati in tempi diversi: tra loro, anche Fedele Confalonieri, Candia Camaggi e l'avvocato londinese David Mills.

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Venerdi, 7 Novembre, 2003

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Governo. Ultimatum di Bossi: senza riforme l'esperienza di governo è finita


Il leader della Lega Umberto Bossi


Roma, 6 novembre 2003

"Berlusconi deve chiarire se il suo è un governo delle riforme o un governo per tirare a campare". Bossi lancia il suo ultimatum, vuole che Berlusconi ponga la fiducia sulle riforme e attacca anche il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, che, concedendo il voto segreto sul progetto di riforma del tribunale dei minori, avrebbe teso "imboscate da prima repubblica".

Berlusconi replica: "Il nostro governo intende governare, cioè creare le condizioni per garantire e, se possibile, aumentare la libertà, la sicurezza e il benessere dei cittadini, e anche realizzare tutte le missioni previste nel Programma e nel Piano di governo presentato agli elettori. Compreso anche e soprattutto il capitolo delle riforme". Ma ormai non bastano le dichiarazioni e le buone intenzioni, fa capire la Lega.

In Bossi l'idea di alzare decisamente il tiro è maturata durante la notte e a sera è diventata un vero e proprio ultimatum. Il leader della Lega rompe gli indugi e chiede a Silvio Berlusconi, in modo chiaro e netto, di impegnarsi, e impegnare tutta la Casa delle Libertà, a "mettere la fiducia su tutte le riforme ovvero a garantire - mettendo con le spalle al muro l'opposizione (ma ancor di più Alleanza nazionale e i centristi) - non solo la ripresentazione e l'approvazione della riforma dei tribunali dei minori tanto cara a Roberto Castelli, ma un percorso veloce e senza ostacoli per le riforme federalisti oggi ancora ferme in commissione Affari costituzionali del Senato. "Se non è così cade il governo e tanti saluti - diceva furioso ai suoi il senatur in mattinata - perché anche Berlusconi deve capirlo, se si deve morire è meglio che si muoia in piedi"

Un bersaglio chiaro della Lega ora è anche il presidente della Camera, Casini."Col voto segreto, Casini perpetua la sottrazione dei figli ai loro genitori". E' il titolo che campeggiava stamani sull'organo della Lega, 'la Padania'. Un titolo che suscita lo "sdegno" di Marco Follini, leader del partito di Casini e la veemente reazione del vicepremier, che parla di "inqualificabile attacco". Apprezzamenti a Casini sono giunti dal Presidente della Repubblica Ciampi. Il presidente del Senato Marcello Pera ha deplorato gli attacchi al presidente della Camera.

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Finanziaria. Regioni e Province danno parere negativo


Giulio Tremonti


Roma, 6 novembre 2003

Le Regioni hanno bocciato oggi, in conferenza unificata, la manovra finanziaria 2004.
"Abbiamo dato parere negativo - ha spiegato all'uscita il presidente della Conferenza delle Regioni, Enzo Ghigo - salvo l'accoglimento dei nostri emendamenti".

Per le Province nel 2004 sarà il tracollo
I tagli che la manovra finanziaria prevede per le Province porteranno al "tracollo definitivo nel 2004". Ad affermarlo è il presidente dell'Upi (Unione Province d'Italia) Lorenzo Ria, oggi, in sede di Conferenza Unificata a Palazzo Chigi, dove i rappresentanti delle autonomie locali hanno incontrato una nutrita rappresentanza del governo con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il vicepremier Gianfranco Fini, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, presidente della Conferenza.
"I 170 milioni di euro che il Governo ci ha sottratto - ha detto Ria- impediranno alla Province di investire in politiche di sviluppo per i cittadini". La cifra è dovuta al mancato rimborso degli econincentivi pari a 60 milioni di euro, al taglio dei trasferimenti di 23 milioni di euro e al mancato finanziamento a favore dei centri per l'impiego pari a 51 milioni di euro. Taglio che si aggiunge ai 370 milioni di euro di prelievo dovuti ai vincoli del patto di stabilità.
Il presidente Ria ha sottolineato che "la finanziaria minaccia fortemente l'autonomia degli enti locali perchè non responsabilizza gli amministratori ed esclude qualunque avvio di federalismo fiscale. Continuiamo a subire i lacci del Patto di stabilità".


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Giovedi, 6 Novembre, 2003

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Governo. Bocciatura alla Camera sulla giustizia minorile. Polo nella bufera. Fini: "Subito una verifica"


Castelli: "A questo punto potrei anche lasciare"


Roma, 5 novembre 2003

Silvio Berlusconi non fa in tempo a dire che lui va "avanti" e che la maggioranza lo "segue" , che il governo negli stessi momenti, poco dopo le 18.00, va sotto alla Camera sulla giustizia minorile e va sotto, secondo i Ds, per colpa di 36 franchi tiratori.

Castelli: "A questo punto potrei anche lasciare"
Roberto Castelli, ministro della Giustizia, lo aveva paventato questo rischio, una ventina di giorni fa, quando, parlando del provvedimento, disse che i franchi tiratori "allignano" nella maggioranza.
Un provvedimento difficile, al quale Castelli lavora da due anni, che ha subito continui rinvii e riscritture, al quale erano rimasti solo alcuni emendamenti dell'Udc, ma non da altre forze della maggioranza.
Eppure oggi, nel primo voto, sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dall'opposizione, la riforma è caduta. E Castelli, cui fa eco Francesco Enrico Speroni, non tarda a parlare di dimissioni, da valutare, però, il 9 novembre, all'Assemblea della Lega.

Fini torna a chiedere una verifica
Berlusconi rimane colpito, evidentemente, di sorpresa, Gianfranco Fini invece, pur parlando di ministero degli Esteri, trova il modo di diramare un comunicato stampa nel quale chiede una "verifica politica".

La Lega critica Casini
"Grazie a Casini e al voto segreto che concede a piene mani, diversamente da quanto avviene al Senato - afferma invece Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e coordinatore delle segreterie della Lega Nord -, i franchi tiratori hanno fatto sì che i bambini possano continuare ad essere rapiti alle loro famiglie per mezzo del tribunale dei minori".
"Siamo entrati al Governo per fare le riforme. Se non si fanno che ci stiamo a fare?"

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Politica. Berlusconi: prima di me l'Italia era nota nel mondo per "La Piovra"


Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi


Roma, 5 novembre 2003

"Prima di noi l'Italia era conosciuta nel mondo per lo sceneggiato 'La Piovra'....". Ora è un paese con il quale bisognerà fare i conti in politica estera...". Un Silvio Berlusconi, visibilmente soddisfatto per l'esito dei colloqui con Vladimir Putin, ribadisce con forza l'impegno del suo governo, dopo anni di "stasi", nella politica estera e per il rilancio internazionale del made in Italy a tutti i livelli.

La presenza nelle aree di crisi con le forze di 'peace keeping', i contatti economici e commerciali con il triangolo Usa, Russia e Cina, nonché in ambito europeo e con il Giappone, cominciano a dare i loro frutti, ha sottolineato conversando con i giornalisti mentre rientrava a piedi a Palazzo Grazioli dopo i colloqui con il presidente russo a Palazzo Chigi.

Il governo segue con grande attenzione questa priorità, dando fondamentale importanza ai contatti continui e diretti con i leader mondiali, ha aggiunto il premier facendo proprio l'esempio degli ottimi rapporti, anche personali, con il leader russo: una politica "prioritaria" che non solo trova sbocchi importanti nelle decisioni, politiche e militari, a livello internazionale ma che sta rafforzando, ha aggiunto, la presenza del prodotto targato Italia in paesi strategicamente vitali da un punto di vista commerciale come Usa, Cina, quest'ultima con un potenziale di 100-150 milioni acquirenti ad alto reddito, e la stessa Federazione russa con i suoi quasi 350 milioni di abitanti.

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Mafia. Scoperta clinica dove Provenzano era in cura


Una clinica probabilmente al servizio di Cosa Nostra


Palermo, 5 novembre 2003

Bernardo Provenzano è stato ricoverato nella clinica Santa Teresa di Bagheria, per curarsi, e un altro latitante di Cosa Nostra, di livello, sarebbe stato ospitato nella clinica solo per ragioni di copertura.
Una clinica punto di riferimento sanitario e all'avanguardia in campo oncologico, probabilmente al servizio di Cosa Nostra, considerato che il suo proprietario, Michele Aiello, arrestato oggi, è sospettato dalla procura di essere uno dei più alti prestanome dei boss.

E' una delle certezze investigative raccolte dalla procura di Palermo durante un'indagine antimafia 'anomala' e dolorosa, che ha costretto i magistrati a puntare i riflettori investigativi nelle stanze da essi stessi frequentate ogni giorno: uno degli arrestati e due indagati sono, infatti, assistenti di altrettanti pm antimafia. Un'indagine che promette nuovi sviluppi, dicono gli investigatori, e che nasce quasi per caso, da un filone trapanese, e si sviluppa a Bagheria svelando un accordo insospettabile tra l'ala stragista di Matteo Messina Denaro e il boss della 'pacificazione' Bernardo Provenzano.

E' questo, al di là della rete inquietante di protezioni del capo di Cosa Nostra superlatitante da 40 anni, il dato investigativo più rilevante, raccolto dei magistrati della Procura, che nel 1999 furono ad un passo dal catturare Matteo Messina Denaro, boss stragista di Trapani, che uscì dal suo covo di Santa Flavia, a due passi da Bagheria, indossando una parrucca e sfuggendo così al controllo degli investigatori.

Indagando sulle rete di favoreggiatori si scoprirono due donne, una delle quali processata e condannata, anche in appello, che avrebbero avuto relazioni, una con il boss trapanese, l'altra con Michele Aiello. I quali, a loro volta, avrebbero intrattenuto fra loro contatti. Fu così che i riflettori investigativi illuminarono per la prima volta l'imprenditore bagherese incensurato, i suoi rapporti con i boss, il suo presunto ruolo di prestanome miliardario e, soprattutto, i legami tra la mafia trapanese, stragista, e quella bagherese, di Provenzano, più cauta. Un filone tutto da approfondire, dicono gli investigatori, in relazione alle presunte influenze che Cosa Nostra riesce ad esercitare nel mondo della sanità siciliana.

Fu così che, subito dopo il pentimento di Nino Giuffrè, i magistrati della procura che coordinano le inchieste trapanesi chiesero al pentito se aveva mai sentito parlare di Aiello. E la risposta del collaboratore è stato il punto di svolta dell'inchiesta

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Mercoledi, 5 Novembre, 2003

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Terrorismo. Esplode un pacco bomba. Un maresciallo rischia di perdere l'uso della mano. Si segue la pista anarchica


Il pacco bomba avrebbe potuto uccidere


Roma, 4 novembre 2003

Torna l'incubo terrorismo. Due pacchi bomba sono stati recapitati questa mattina alla stazione dei Carabinieri di viale Libia a Roma e alla Questura di Viterbo.
Medesimo il mittente, una ditta della Capitale, e identiche le caratteristiche tecniche dei due plichi che nascondevano il materiale esplosivo in una videocassetta. Ma, mentre l'ordigno inviato alla stazione della cittadina laziale è stato disinnescato dagli artificieri, quello capitolino è esploso ferendo gravemente un maresciallo di 59 anni, Stefano Sindona, che rischia ora di perdere l'uso di una mano. Immediata l'apertura di un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Roma. Associazione eversiva, detenzione e uso di materiale esplosivo i reati ipotizzati dai sostituti procuratori Salvatore Vitello e Giancarlo Capaldo titolari dell'inchiesta.

La pista anarchica
Gli inquirenti non hanno dubbi sul fatto che il plico esplosivo sia da attribuire agli ambienti anarco-insurrezionalisti: le modalità di confezionamento e l'obiettivo preso di mira sono una sorta di firma, più significativa di qualunque rivendicazione. Passo successivo dell'inchiesta sarà quello di affidare una consulenza tecnica per stabilire la natura del materiale esplosivo.

Un pacco bomba che avrebbe potuto uccidere
E dal sopralluogo dei Carabinieri risulta, tra l'altro, che il pacco bomba, composto da circa cento grammi di polvere nera, avrebbe potuto addirittura uccidere il sottoufficiale Sindona.
Era destinato a esplodere non appena aperto anche il pacco bomba recapitato alla cittadina laziale. Questa l'analisi che la questura di Viterbo offre dell'ordigno trovato e disinnescato nei propri uffici questa mattina. E malgrado non sia ancora certo, come ipotizzato dal ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, che si tratti di una matrice anarchico insurrezionalista, Viterbo non sarebbe nuova a fenomeni di ispirazione anarchica. La cittadina laziale infatti ha dato i 'natali letterari' a quello che viene definito il manuale dell'anarchico esplosivista, redatto da Massimo Leonardi, anche lui viterbese, arrestato il 18 ottobre scorso per aver, secondo l'accusa, pestato un carabiniere durante gli incidenti avvenuti il 4 ottobre a Roma in occasione della Conferenza Intergovernativa. Il pacco, che recava come mittente una agenzia investigativa romana, conteneva una videocassetta che i responsabili dell'agenzia negano sia di loro provenienza.

Contro il terrorismo "serve una significativa unità di tutti"
Lo afferma, in una nota diffusa da palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
"Di fronte al ripetersi di atti di violenza terroristica -aggiunge il premier- è necessario e urgente che il Paese esprima senza divisioni di parte la sua chiara ripulsa degli atti e delle idee dei violenti". "Soltanto una significativa unità di tutti può dare forza e rigore al rigetto degli italiani verso ogni possibile forma di terrorismo politico, un fenomeno -osserva Berlusconi- che persiste in modo anomalo soltanto nel nostro Paese".
"Ritengo che i partiti della maggioranza e quelli dell'opposizione -continua il presidente del Consiglio- insieme a movimenti ed espressioni della società civile, debbano concordare con i sindacati che hanno proclamato una giornata di mobilitazione nazionale a Firenze per il 19 novembre una grande prova di maturità collettiva della democrazia italiana".

L'analisi di Pisanu
Continua a seguire la pista degli ambienti anarco-insurrezionalisti il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, in quanto "le modalita' dei due attentati e anche episodi recenti lasciano pensare che l'impulso sia venuto proprio da quelle parti".
Pisanu insiste poi sulla "distinzione tra violenza e illegalità politica da una parte e terrorismo dall'altra", che "va tenuta ben presente per non fare di tutta l'erba un fascio".
Dall'analisi dei fenomeni eversivi, "si intravede attorno alle Brigate rosse un sistema di 'satelliti', di 'sottomarche' delle Br, gruppi che hanno compiuto attentati di valenza eversiva non cruenta sui quali poi si sono fatte rivendicazioni con sigle diverse che esaltano il ruolo e l'importanza rivoluzionaria delle Brigate rosse".

"Le istituzioni democratiche non si faranno intimidire"
Lo fa sapere il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, mentre il vicepremier Gianfranco Fini invita a non abbassare la guardia. "Lo Stato continui a operare come sta facendo", aggiunge il leader di Alleanza nazionale. E se per il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, "criminalizzare il sindacato, perchè qualche presunto brigatista vi è iscritto, è veramente sciocco", il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, si dice ottimista: "La radice democratica dell'Italia e' assolutamente inattaccabile. Possiamo vincere anche questa battaglia".

Esprimono in coro solidarietà alle forze dell'ordine il presidente dei senatori e il coordinatore nazionale di An, Domenico Nania e Ignazio La Russa. Convinto che sia possibile sradicare "la malapianta del terrorismo" e' il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani, per il quale "gli atti criminali di oggi rappresentano un vero e proprio attacco allo Stato e alle istituzioni".

Polemizza con "chi aveva sostenuto, in buona o in cattiva fede, che le nuove Br fossero una modesta frangia di quelle del passato" il vicepresidente del Senato e coordinatore della Lega, Roberto Calderoli. "I recenti arresti a ripetizione avevano fatto illudere qualcuno che l'incubo delle Br avesse i giorni contati -osserva l'esponente leghista- l'illusione degli ottimisti a tutti i costi è durata poco e, infatti, subito arriva il segnale che la 'bestia' è ferita ma completamente ancora in grado di offendere".
E aggiunge: "Mi auguro che ancora una volta non si cada nell'errore di rincorrere specifiche sigle di eversori cui collegare i singoli
episodi di terrorismo. Anarchici, insurrezionalisti, brigatisti, black block ecc, sono i tanti costumi che lo stesso camaleonte indossa. Un camaleonte -spiega Calderoli- che si muove tra i colletti bianchi, le tute blu, quelle bianche e quelle nere, ma che ha ben chiaro nella testa il suo progetto di fermare il cambiamento.
Dobbiamo individuare e fermare, come gia' si sta facendo, la manovalanza ma ancor pi importante scoprire il mandante".
Anche il Quirinale segue con molta attenzione gli sviluppi successivi ai due episodi terroristici che si sono verificati oggi a Roma e a Viterbo. Il presidente della Repubblica, che si tiene costantemente informato sulla situazione, ha telefonato al generale Guido Bellini, comandante dell'Arma dei Carabinieri, per avere informazioni dirette sulle condizioni di salute del maresciallo Sindona. Il capo dello Stato ha anche sentito il questore di Viterbo, dove e' stato recapitato l'altro plico disinnescato dalla Polizia.

Solidarietà ai Carabinieri arriva anche dai banchi dell'opposizione
A definire l'attentato "uno dei vili tentativi di gruppi criminali, contro cui lo Stato ha gia' messo a segno rilevanti successi" è il presidente del gruppo Ds alla Camera, Luciano Violante. Sulla stessa lunghezza d'onda il vicepresidente dei senatori Ds, Massimo Brutti, che sollecita il ministro Pisanu "a riferire al più presto anche al Senato su quanto accaduto".
"I Verdi sono da sempre contro ogni bomba senza se e senza ma" è la reazione del presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio.

"Occorre contrastare con estrema fermezza -ha aggiunto il leader del Sole che ride- le bombe, la violenza e il terrorismo. E' assolutamente necessario scovare e punire i responsabili e i mandanti di questa ciclica esplosione di violenza. L'Italia democratica si mobiliter contro questi tentativi inqualificabili".
Per il leader di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti "le vicende di oggi ci richiamano ancora una volta ad una presa di posizione molto seria, laddove non serve assolutamente minimizzare". Dunque per Bertinotti "bisogna assolutamente sconfiggere questo fenomeno ma nello stesso tempo stare bene attenti ad evitare di non attribuire a qualunque soggettivita' politica una qualche corresponsabilita"'. Solidarieta' e' stata espressa alle forze dell'ordine anche dal segretario politico dell'Udeur, Clemente Mastella secondo il quale "l'attentato di Roma e il pacco bomba disinnescato alla questura di Viterbo dimostrano che l'allarme terrorismo deve essere sempre vivo nelle forze democratiche del Paese".

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Immigrazione. Fini a Bossi: sul voto agli immigrati andiamo avanti


Gianfranco Fini


Roma, 4 novembre 2003

Continua lo scontro all'interno della maggioranza sulla questione immigrazione. Alleanza Nazionale non demorde e non intende rinunciare alla sua proposta di concedere il voto agli immigrati con regolare permesso di soggiorno, ma la Lega, Bossi in testa, non perde occasione per ribadire la sua contrarietà.
"Sulla questione del voto agli immigrati An insiste: abbiamo presentato un ddl per discutere della questione convinti che esiste una larga maggioranza non solo tra gli italiani, ma anche in Parlamento, favorevole alla nostra proposta". Lo ha detto il leader di An Gianfranco Fini replicando così a Umberto Bossi che, anche stamani in un intervista, ha ribadito la sua contrarietà a questa ipotesi.

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Martedi, 4 Novembre, 2003

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Medio Oriente. Prodi: la Commissione non fa politica con i sondaggi. L'antisemitismo non ha posto in Europa


Romano Prodi


Bruxelles, 3 novembre 2003

"Sono molto preoccupato dai risultati di questo sondaggio. Essi dimostrano la sopravvivenza di un pregiudizio che deve essere condannato senza esitazione. Nella misura in cui esso possa essere la spia di un pregiudizio più profondo e generico verso il mondo ebraico, la nostra ripulsa è ancora più radicale. Nell'Europa nata in reazione agli orrori della guerra e della Shoah non c'è posto alcuno, non c'è alcuna tolleranza per l'antisemitismo". E' perentoria, in serata, la risposta del presidente della Commissione europea Romano Prodi alle polemiche suscitate dalla pubblicazione del sondaggio europeo che indica Israele fra le massime minacce alla pace.

"Il sondaggio - continua Prodi in una nota- evidenzia segnali che tutti insieme dobbiamo meditare a fondo per trovare le risposte più adeguate. Non ho infine bisogno di sottolineare che, come già noto ufficialmente, Eurobarometro non riflette né il pensiero né la politica della Commissione. La Commissione non fa politica con i sondaggi e non determina né controlla il pensiero dell'opinione pubblica".

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Milano. Alberto Falck muore in incidente stradale


L'incidente è avvenuto poco dopo le 13


Milano, 3 novembre 2003

Alberto Falck è morto questo pomeriggio a Milano dopo che un malore lo ha colto mentre guidava. L'imprenditore, 65 anni, ha investito in due tempi 8 persone.

Almeno una è in condizioni gravi ed è stata ricoverata al Policlinico, mentre altre due sono state ricoverate all'ospedale Fatebenefratelli e le loro condizioni sono giudicate discrete.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti l'auto su cui viaggiava Falck, una Audi A6, ha investito un uomo, poi ha urtato due auto ed infine ha investito i pedoni per finire la sua corsa contro un autocarro.

Sposato con tre figli, era entrato nel settore amministrativo della Falck, l'azienda di famiglia, per poi approdare al consiglio di amministrazione, divenendone presidente nel 1982. Alberto Falck faceva parte anche dei consigli di amministrazione di Camfin, Italcementi, Milano Assicurazioni, Pirelli & C., Ras. .

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Lunedi, 3 Novembre, 2003

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Giustizia. Rognoni: basta tensioni, serve il dialogo


Virginio Rognoni (vicepresidente del Csm)


Roma, 2 novembre 2003

I temi della giustizia "devono poter essere affrontati secondo il metodo del dialogo perché la stessa stabilità delle Istituzioni si fonda sul rispetto reciproco delle rispettive funzioni".

Virginio Rognoni, vicepresidente del Csm, fa esplicito richiamo alle parole pronunciate mercoledì scorso dal Capo dello Stato, durante il plenum del Csm, per dire basta alle tensioni e alle polemiche sul ruolo della magistratura.

Dopo l'intervento del presidente Ciampi, la settimana scorsa al Csm, "purtroppo" - fa notare Rognoni - "sono sorte altre polemiche sul ruolo della magistratura" . "Da parte mia - afferma il vicepresidente del Csm in una nota - esprimo la più piena e convinta adesione alle dichiarazioni del Presidente Ciampi. E sottolineo che proprio mercoledì egli ha voluto anche ricordare come le tensioni non si addicano ai temi della giustizia".

Rognoni ricorda che Ciampi, in qualità di Capo dello Stato e di Presidente del Csm, la scorsa settimana "ha tenuto un intervento di ampio respiro sui temi della giustizia e sull'attività della magistratura". "In quella occasione il Presidente ha ribadito in particolare che essa gode della fiducia dei cittadino e che egli si farà sempre garante della sua autonomia e indipendenza, oltre che della dignità dei singoli magistrati e delle loro funzioni".

"Le parole del Presidente - tiene a sottolineare Rognoni - anno riscosso l'unanime consenso del Consiglio. Nei dodici interventi tenuti in quella sede i consiglieri laici e togati, appartenenti a tutte le componenti dell'organismo, hanno affermato di riconoscersi nelle parole del Capo dello Stato".

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Calcio. L'Inter espugna il campo del Chievo. Primo successo per Zaccheroni


Recoba festeggia il gol con Martins


Verona, 2 novembre 2003

Prima vittoria per l'Inter targata Alberto Zaccheroni. I nerazzurri si impongono per 2-0 al Bentegodi contro il Chievo.

Complice per il successo interista l'espulsione del portiere del Chievo Luca Marchegiani. I gol tutti nel secondo tempo e nel giro di quattro minuti.

Ha aperto le marcature al 64esimo Vieri colpendo di testa su cross di Recoba. Al 68esimo Vieri restituisce il favore: serve Recoba che di piatto non sbaglia ed è 2-0.

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Domenica, 2 Novembre, 2003

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Decreto "Salva-Calcio". Monti apre un'indagine, misure incompatibili


Mario Monti


Bruxelles, 1 novembre 2003

Dopo una prima analisi preliminare, il decreto "salva-calcio" appare "incompatibile" con le norme europee in materia di aiuti di Stato, e "contrario" alla direttiva Ue in materia di contabilità societaria. È questa, secondo quanto riferito all'Ansa da fonti concordanti, la conclusione "preliminare" cui è giunto il commissario Ue per la Concorrenza, Mario Monti, dopo aver valutato le informazioni inviate dalle autorità italiane sul provvedimento che consente alle società di calcio di ammortizzare in un dieci rate annuali la "svalutazione" dei calciatori.

Il risultato dell'esame di Bruxelles è contenuto nella proposta di apertura di un'indagine formale che Monti presenterà nei prossimi giorni al collegio dei commissari Ue. Una mossa annunciata già in settembre: "Provvederemo presto all'apertura di una procedura formale", aveva detto Monti da Cernobbio. Ufficialmente la Commissione non si sbilancia. "Stiamo considerando l'ipotesi di aprire un'indagine", ha detto all'Ansa il portavoce di Monti, Tilman Lueder, precisando però che "la decisione non è ancora sicura al 100%, poiché ci sono ancora due o tre elementi da valutare". Ma, a quanto si è appreso, la decisione appare inevitabile.

Gli uomini di Monti ritengono inoltre che il decreto "violi" la direttiva europea in materia di norme contabili, perché - hanno spiegato le fonti - consente alle società di "sopravvalutare il reale valore netto delle società", ed è perciò "contrario" alle norme europee che impongono l'obbligo di fornire un quadro "veritiero e corretto" sulla salute delle imprese. Il decreto appare infine "incompatibile" anche con le norme previste dal Sistema di contabilità internazionale (Ias).

Molti i grandi club che hanno tratto beneficio dal decreto "salva-calcio": l'Inter ha svalutato i suoi giocatori per 319 milioni di euro, il Milan per 242, la Roma per 234, la Lazio per 213. Solo Juventus e Sampdoria non hanno usufruito del provvedimento. Nel caso in cui, al termine dell'indagine, Bruxelles dovesse confermare le sue conclusioni preliminari, le società di calcio potrebbero essere costrette a restituire l'aiuto di cui hanno usufruito.

Berlusconi e Galliani
"Parliamo di cose buone, stasera...". Così il presidente del Consiglio e presidente del Milan, Silvio Berlusconi, ha risposto, ai microfoni di Sky, all'arrivo allo stadio Meazza, alla richiesta di un parere sulle notizie provenienti da Bruxelles sul giudizio di incompatibilità con le norme Ue del decreto salva-calcio. Il presidente della Lega calcio, Adriano Galliani, ostenta tranquillità: "Io non drammatizzerei, è già positivo che Monti non parli più di aiuti di Stato: ora fa riferimento alle norme contabili europee, problema che tra l'altro, trattandosi di fiscalità, riguarda un altro commissario e non quello per la concorrenza. Certo, ci difenderemo...". Ma è evidente che le notizie in arrivo da Bruxelles non possono lasciarlo tranquillo. Tra l'altro Galliani ha un doppio interesse nella vicenda: oltre a quello istituzionale in Lega, infatti, c'è quello di vicepresidente esecutivo del Milan, una tra le società che hanno usufruito in bilancio del principio sancito con il decreto.

Pescante
"Me l'aspettavo: dalle prime indicazioni di Monti si era capito che l'orientamento non fosse favorevole. Certo, proprio ora che il nostro calcio sembra avere ritrovato maggiore avvedutezza sul piano economico finanziario,
non ci voleva". Mario Pescante, sottosegretario alla Cultura con delega allo sport, non e' sorpreso per quanto sta succedendo a Bruxelles sul fronte del decreto salva-calcio. "Però non mi fascerei la testa anzitempo, perché non siamo ancora alla sentenza definitiva la cui eventuale sanzione può andare da una semplice censura ad un provvedimento definitivo. Insomma, non farei drammi. Intanto voglio ripetere che non c'è stato nessun intervento del Governo che prevedesse aiuti finanziari diretti. Il problema è che in ambito comunitario si applicano le norme previste per le normali spa anche alle società di calcio, che hanno quella natura giuridica ma una loro specificità".

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Governo. La Russa, qualche pedina andrà cambiata


Ignazio La Russa


Roma, 2 novembre 2003

"Noi non pensiamo a una maggioranza diversa: per noi questa è la squadra, intesa come partiti, che deve durare fino al 2006. Bisogna vedere se Berlusconi, parlando di squadra, si riferisce agli uomini o ai partiti: nel secondo caso la pensa come noi". Comincia così l'intervista al "Quotidiano Nazionale" di Ignazio La Russa.

"Una volta che si apre la necessità di ripartire meglio - spiega il coordinatore di An - mi sembra che non ci sia niente di cui terrorizzarsi rispetto a un'ipotesi di cambiamento. E non si può escludere oggi, non lo può fare nemmeno Berlusconi: se un centravanti alla fine del campionato non fa gol, l'allenatore è costretto a trovare un'alternativa".

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Terrorismo. Si contano i brigatisti ancora da prendere


L'arresto di Bruno Di Giovannangelo


Roma, 1 novembre 2003

Gli arresti ed i fermi dei giorni scorsi, ultimo in ordine di tempo quello dell'impiegato delle poste Bruno Di Giovannangelo, oggi sospeso dal sindacato al quale era iscritto, la Cgil, sembrano destinati ad accorciare e quasi esaurire l'elenco dei sospetti appartenenti e più stretti fiancheggiatori delle nuove Brigate rosse. E' lo stesso procuratore aggiunto di Firenze, Francesco Fleury, uno dei magistrati più esperti di lotta al terrorismo, a compiere questa valutazione sulla base dei documenti contenuti nei palmari sequestrati a Nadia Desdemona Lioce. Sergio Segio, ex Prima Linea, dice invece che i conti non tornano: mancano all'appello, ad esempio, i membri delle nuove Br in Veneto. Lo stesso ministro degli interni, Giuseppe Pisanu, mette in guardia: la radice del terrorismo è stata tagliata, ma "può ricrescere".

I palmari della Lioce, al di là del computo della consistenza delle nuove Br, sembrano comunque aver fatto da buona bussola agli investigatori, dopo il conflitto a fuoco sul treno Arezzo-Roma del marzo scorso in cui morirono il sovrintendente della Polfer Emanuele Petri ed il brigatista Mario Galesi: il materiale che contenevano è stato indispensabile per identificare e bloccare i presunti nuovi brigatisti e, tra loro, quelli che potrebbero essere gli assassini di Massimo D'Antona e di Marco Biagi e gli autori delle rapine di autofinanziamento compiute a Firenze.

E' da quegli episodi, un primo colpo andato a vuoto all' ufficio postale di via Tozzetti il 5 dicembre 2002 e quello riuscito alle poste di via Torcicoda del 6 febbraio scorso, che gli investigatori fiorentini partono per ricucire i fili invisibili, fatti di nomi siglati e abbreviazioni, che collegano i palmari di Nadia Lioce alla rete brigatista. Una ventina sarebbero i nomi ricavati dai documenti: "So" sarebbe stata Cinzia Banelli, arrestata nei giorni scorsi, "Mu" invece Di Giovannangelo. I fiorentini Roberto Morandi e Simone Boccaccini si sono già dichiarati prigionieri politici o militati rivoluzionari; il postino pisano Bruno Di Giovannangelo ha ammesso di avere un rapporto di "solidarietà" con le Br si essere in pratica un fiancheggiatore: comportamenti che, secondo Fleury, corrispondono a "disposizioni interne dell'organizzazione".

Intanto è emerso che Di Giovannangelo, definito come una "persona insospettabile, seria sul lavoro", uno mai visto alzare la voce o litigare con alcuno nell'ufficio postale di via delle Medaglie d'Oro nella città della torre pendente, era iscritto da una decina di anni alla Cgil e che era candidato alle elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie in programma tra pochi giorni. Oggi la stessa Cgil lo ha sospeso, in attesa di avviare la procedura di espulsione. Provvedimenti che non bastano a mitigare la "rabbia e sconcerto" provati dal coordinatore regionale del sindacato lavoratori comunicazione della Cgil, Graziano Benedetti, il dirigente che un decennio iscrisse Di Giovannangelo al sindacato.

Sulle attività di indagine le bocche sono cucite ma anche oggi sono proseguiti contatti, incontri e riunioni tra investigatori della Digos e magistrati, forse anche per compiere o mettere a punto il complesso sistema di verifiche che nei giorni scorsi ha portato a diverse perquisizioni ed accertamenti anche mentre alcune persone venivano ascoltate in questura. Verifiche e accertamenti che starebbero compiendo anche i loro colleghi di Bologna, che indagano sull' uccisione di Marco Biagi e sulla presenza, in quei giorni nel capoluogo emiliano, di alcuni degli arrestati, e di Roma, alla caccia di basi brigatiste. Ma il prossimo appuntamento che si profila, pero ora, è quello dell' interrogatorio di convalida del fermo per Di Giovannangelo, nel carcere di Sollicciano, lo stesso in cui è rinchiusa, da mesi, Nadia Lioce, e, da pochi giorni, Simone Boccaccini, Roberto Morandi e Cinzia Banelli.

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Sabato, 1 Novembre, 2003

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Terrorismo. La Procura di Firenze ordina un altro fermo: "Non è un pesce grosso ma un fiancheggiatore"


Senza sosta le indagini sulle nuove BR


Firenze, 31 ottobre 2003

Dopo quattro ore di interrogatorio, la Procura di Firenze ha ordinato un nuovo arresto nell’ambito delle indagini sulle nuove Brigate Rosse.

Il provvedimento cautelare è stato emesso per Bruno Di Giovanangelo, 44 anni, impiegato delle poste di Pisa. L'accusa nei suoi confronti sarebbe di concorso morale per banda armata e partecipazione alle due rapine di autofinanziamento compiute a Firenze nei mesi scorsi dall'organizzazione eversiva.

Il procuratore aggiunto di Firenze ha spiegato che "non è un pesce grosso, e' quello che si potrebbe definire un fiancheggiatore".

Di Giovannangelo avrebbe ammesso di essere un fiancheggiatore delle Brigate Rosse. Avrebbe un ruolo esterno al gruppo che ha compiuto la rapina: in sostanza non sarebbe stato organico al gruppo di brigatisti impegnati nell'azione di autofinanziamento, ma avrebbe dato loro indicazioni utili per la riuscita del colpo.

Insieme a Di Giovannangelo, questo pomeriggio altre tre persone sono state sentite in questura a Firenze.

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Bankitalia. Fazio critico su conti pubblici e crescita. Tremonti: la situazione non è critica


Antonio Fazio, governatore della Banca d'Italia


Roma, 31 ottobre 2003

Restano lontane le valutazioni sulla situazione economica del Paese tra il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. In occasione della giornata mondiale del risparmio, il capo di Bankitalia ha espresso preoccupazione per i conti pubblici e ha detto che l'economia italiana "non sfrutta appieno le sue potenzialità”, chiedendo poi al governo di fare la sua parte.

Secondo Fazio, il Governo deve mettere il Paese in condizioni di crescere. Un compito che spetta alla politica economica che deve predisporre le condizioni per uno sviluppo più sostenuto per l'Italia”.

L'equilibrio delle finanze pubbliche e' "presupposto fondamentale" per ricreare un clima di fiducia, intervenendo con riforme strutturali sulla crescita della spesa primaria corrente.

Ma è "essenziale", per ritrovare la via delle crescita, "la partecipazione convinta delle parti sociali".

Diversa la valutazione del ministro dell'economia. Secondo Tremonti i conti italiani non sono affatto in condizione critica, e anzi, su questo fronte, ha aggiunto il ministro, andiamo anche un po’ meglio di Francia e Germania. Tremonti si è poi detto ottimista sul futuro dell'Europa che deve però sviluppare politiche in grado di proteggere il proprio mercato.

Tremonti ha fatto un intervento "non solo diplomatico, ma addirittura accademico". Ha ricordato quanto l'esecutivo Berlusconi ha fatto per il Paese indue anni e mezzo circa di governo. A cominciare dalle "due riforme straordinarie, quella del mercato del lavoro e quella delle pensioni". Fino ad arrivare alla situazione dei conti pubblici che, a livello europeo, non è considerata "critica".

In Europa la percezione dell'Italia, ha detto il ministro, "è positiva: tutti i paesi hanno difficoltà di bilancio pubblico, la nostra situazione non è particolarmente critica e non è considerata particolarmente critica".

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Pensioni. Maroni: mi auguro che la riforma sia approvata entro la fine dell'anno


Il minsitro del Welfare Roberto Maroni


Roma, 31 ottobre 2003

“Io personalmente e il governo auspichiamo che la riforma delle pensioni venga approvata entro la fine dell'anno in modo da far partire gli incentivi già con la finestra di gennaio". Lo ha detto il ministro del Welfare Roberto Maroni.

"Il governo ha approvato l'emendamento alle pensioni, l'ha presentato al parlamento e spetterà ora al parlamento approvare la delega”.

"Prima viene approvata la delega - ha sottolineato ancora Maroni - prima partono gli incentivi che sono una parte fondamentale della riforma delle pensioni, anche per gli effetti che essi producono. Da qui, l'augurio e l'auspicio che il parlamento l'approvi entro fine anno".

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