Martedi, 30 Settembre 2003

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«Questo è certamente un regime. Si sta realizzando in modo così efficace che l’allarme della stampa europea non è dovuta a pietà o amore per l’Italia ma dal timore che l’Italia sia di nuovo laboratorio di esperimenti pericolosi»

Umberto Eco, Micromega n. 4/2003

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Uno spot a reti unificate. «Non fidatevi di chi s'oppone alla mia riforma delle pensioni»
di Marcella Ciarnelli

All’ora di Carosello il premier ha mandato in onda il suo spot. Per sette minuti e dieci secondi, a reti Rai unificate, Silvio Berlusconi si è impossessato della tv pubblica per cercare di raggiungere tre obbiettivi: convincere gli italiani che la sua riforma delle pensioni «è giusta, saggia e necessaria». Bollare come irresponsabili coloro che si oppongono ad essa, l’opposizione e i sindacati in testa, perché, ha affermato seminando ingiustificato allarmismo che «se si lascia che le cose vadano avanti così lo Stato non ce la farà più a pagare le pensioni e gli anziani non potranno più vivere con la loro pensione. Questi sono i fatti. Chi dice cose diverse, chi dice che tutto può continuare così, ci sta ingannando». Rincarando la dose con l’accusa che «coloro che si ostinano a negare questa verità non rendono un buon servizio al Paese». Dare un colpo di acceleratore ad una campagna elettorale infinita con l’invito conclusivo «alle care amiche, ai cari amici» a non far mancare il sostegno a chi «ha avuto il coraggio di affrontare il problema di una riforma» che tutti riconoscono essere necessaria «ma che solo noi abbiamo avuto, ce l’abbiamo e ce l’avremo sempre se continuerete a sostenerci con la vostra fiducia».
Il premier che non ha ritenuto fosse doveroso dire almeno qualcosa e prendere in mano la situazione dopo che il blackout ha rischiato di mettere in ginocchio il Paese, ha trovato invece utile al suo disegno personale arrivare nelle case degli italiani all’ora di cena per cercare di convincerli dell’utilità di una riforma ancora tutta da discutere e sulla quale non si trovano d’accordo neanche i partiti della maggioranza. Ha scelto di portare il confronto d’imperio fuori dai suoi luoghi istituzionali ed si è affidato alla sua sola capacità di convincimento. Il telecomando come strumento per cancellare la dialettica politica. Lo ha deciso ad ora di colazione, dopo un incontro con Tremonti, che era necessario «spiegare agli italiani quali sono i fatti e qual è la verità». La sua capacità di convincimento contro quella degli altri con un uso del mezzo pubblico che il segretario della Fnsi, Paolo Serventi Longhi ha definito «stupefacente e veramente incomprensibile».
Per farlo ha piegato alle sue necessità le leggi che regolano la materia delicata. Ha scelto la strada estrema del messaggio a reti unificate, con la giustificazione che quelle che si accingeva a dire erano parole di estrema urgenza. Palazzo Chigi stesso ha poi dovuto smentire che lo fossero davanti alla protesta del presidente della Commissione di Vigilanza informato della situazione a cose decise. Come il presidente della Rai, Lucia Annunziata, cui nessuno ha pensato, anche solo per cortesia che le reti dell’azienda di cui è ancora a capo stavano per essere occupate per alcuni minuti dal capo del governo. L’unico ad essere stato avvertito è stato il direttore generale, Cattaneo, cui è arrivata una lettera in data di ieri con la comunicazione. E che ha dovuto anche gestire la richiesta dello staff del premier che fossero truccatori, tecnici luci e operatori di fiducia a fare le riprese. L’alternativa poteva essere la solita cassetta registrata da trasmettere integralmente. Ha prevalso la prima ipotesi. Ma sembra che la Rai abbia dovuto fare al volo un contrattino alla troupe incaricata della ripresa. In questo modo la tv di Stato non solo ha dovuto fare un servizio fuori palinsesto ma se lo è anche dovuto pagare.
Il premier ha cercato di vendere la sua riforma con l’enfasi che gli è propria. Ha rivendicato come un successo del suo governo l’aumento delle pensioni sociali. Ha spiegato perché c’è bisogno di intervenire con nuove misure perché «la vita media tende ora ad oltre 80 anni» e quindi il numero degli anziani sarà sempre maggiore. «La spesa per pagare le pensioni è cresciuta e crescerà in maniera continuativa fino al 2030, una situazione non sostenibile nè dal punto di vista economico, nè dal punto di vista sociale». Quindi bisogna intervenire. Ne andrebbe di mezzo «una sanità dignitosa per tutti, mancherebbero i soldi per le scuole e quelli per le forze dell’ordine. Lo Stato dovrebbe aumentare le tasse e resterebbero così meno soldi nelle tasche di tutti, pensionati compresi». La soluzione è nella riforma che prevede che «da adesso fino al 2008 chi ha maturato il diritto ad andare in pensione potrà farlo con le stesse regole di oggi. Nessuna sorpresa. Solo dal 2008 il periodo di versamenti dei contributi richiesti per accedere allea pensione sarà di almeno 40 anni» fermo restando che, indipendentemente dai contributi versati gli uomini potranno lasciare il lavoro a 65 anni e le donne a 60. «Ma attenzione -ha detto il premier- c’è un’opportunità straordinaria, un aumento del 32 per cento dello stipendio se si decide di continuare a lavorare». E lui che si ostina a far di conto in lire spiega: «Chi ha uno stipendio di 40 milioni ne prenderà dodici in più. Una differenza importante che consentirà di risparmiare per un futuro sereno». La riforma «giusta e necessaria» d’altra parte, ci tiene a precisare il premier, l’hanno fatta «Francia, Germania, Austria, governi di centrodestra e di centrosinistra per le stesse ragioni che hanno motivato il nostro progetto».
Ma per Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds «Berlusconi con le sue parole ha aperto un grave conflitto nel Paese» poiché «mentre annuncia l’apertura di un confronto con le forze sociali va in tv ad illustrare una posizione già presa». Tanto più che gli interventi che il presidente del Consiglio annuncia «sono iniqui, improbabili, insostenibili, inaccettabili». Quella proposta «è una riforma dettata dal fallimento della politica economica del governo».

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Via alla finanziaria dello scempio: i soldi verranno solo dal "condono"
di Bianca Di Giovanni

«Non c’è un’idea, non c’è una lira». Lo slogan di Massimo D’Alema risuona nelle stanze di Palazzo Chigi proprio mentre le «Finanziaria più vuota degli ultimi 30 anni» entra in consiglio dei ministri, per essere approvata attorno alle 22,30 di ieri sera, con l’unica novità dell’anticipo già da quet’anno del bonus bimbi (ma gli stanziamenti restano 540 milioni, bell’affare). «Mi dispiace ammetterlo - rivela una fonte governativa - ma D’Alema ha ragione». In effetti sui 16,2 miliardi di euro previsti dalla manovra, ben due terzi vengono da condoni, sanatorie e vendita di immobili, che preparano uno scempio ambientale di dimensioni mai viste. Viene rilanciata l’operazione Scip 3 (vendita di immobili della Difesa) per 3 miliardi di euro, e avviato il lease back (vendita e riaffitto) dei ministeri per 3 miliardi. L’altro terzo della manovra, definito strutturale, pesa sulle spalle degli enti locali e sulle tasche degli autonomi, chiamati ad un costoso concordato preventivo biennale in cambio dell’assenza di controlli. A pagare un prezzo salatissimo ai conti di Tremonti è anche il Mezzogiorno, che rinuncia a tutto: fondi della 488 e interventi per infrastrutture idriche (ridotti all’osso). «Si è davvero raschiato il fondo del barile», conclude la fonte governativa.
Sul tavolo dei ministri arrivano almeno tre documenti in contemporanea. La riforma delle pensioni, la Finanziaria e il cosiddetto «decretone» in cui Giulio Tremonti ha voluto inserire tutte le misure più «pesanti»: maxi-condono edilizio, proroga delle scadenze al 16 marzo 2004 del condono fiscale tombale, la trasformazione della Cassa Depositi e Prestiti in Spa, stessa cosa per la Sace (l’istituto per i servizi assicurativi del commercio con l’estero). A quanto pare fino a una settimana fa l’Omnibus era più voluminoso della Finanziaria che il Parlamento è chiamato a discutere.
In nottata il consiglio dei ministri ha varato anche la relazione previsionale, che «corregge» le stime macroeconomiche. Quest’anno l’indebitamento sale al 2,5% del Pil, contro il 2,3 indicato a luglio. Non si rispetta così l’impegno con Bruxelles di «tagliare» di mezzo punto ogni anno il debito. Stesso vale per l’anno prossimo, quando l’indebitamento scende al 2,2%. La crescita si ferma quest’anno allo 0,5%, mentre nel 2004 «salta» all’1,9% (possibile?). La novità di oggi è l’inflazione programmata che il governo fissa al 2% per il 2004.
Quanto il consiglio inizia sono ancora parecchi i punti da definire tra gli alleati. Alla stampa viene distribuita una «bozza» in cui spicca una pagina bianca, su cui si legge solo l’intestazione: Art. condono edilizio. Chiaro che sulla sanatoria ambientale c’è stata una guerra furibonda fino all’ultimo minuto. Per tutta la giornata si sono rincorse voci su un allentamento dei vincoli. Poco prima dell’inizio si prefigurava addirittura un intervento «tombale», cioè senza limiti di cubatura né temporali. In sostanza tutti i «paletti» stavano saltando: rimaneva soltanto quello sul vincolo archeologico. Della serie: sul Colosseo non sta bene costruire. Il demanio, con spiagge e coste, verrebbe completamente coinvolto dalla sanatoria. La versione definitiva comunque si conoscerà oggi. L’incasso atteso è fissato a tre miliardi, con importi tra 100 e 150 euro a metro quadrato da versare.
Altro scontro frontale: la famiglia. Rocco Buttiglione sarebbe entrato in consiglio con il coltello tra i denti, pronto a difendere quei 500 e passa milioni che Tremonti gli promette a voce e poi non scrive. E infatti nella solita «bozza» il capitolo sulla famiglia è riportato in due versioni. Nella prima i 540 milioni sono erogati in un anno, nella seconda in due, a partire già da quest’anno. Come dire: la metà. In più c’è il giochetto dei secondi e terzi figli, cioè l’esclusione dei primo-geniti che sono molto più numerosi. Nel momento in cui scriviamo la questione è ancora aperta. Nessun accenno agli anziani, per cui Udc e An chiedevano un intervento.
Numerose le misure sulle pensioni. Nel biennio 2004 -05 dagli assegni più elevati si ricaverà un contributo del 2%, mentre viene introdotto un tetto massimo alla prestazione fissato a 15.480 euro al mese. Il tetto si applica anche alla somma dei «trattamenti obbligatori e integrativi percepiti» da quanti hanno forme pensionistiche «che garantiscono prestazioni definite in aggiunta o ad integrazione del trattamento pensionistico obbligatorio», come anche ai dipendenti pubblici, inclusi quelli delle Regioni a statuto speciale. Non manca tra le misure un bonus di 150 euro per i decoder (Murdoch sarà contento). Arriva anche il credito d’imposta per sostenere la piccola editoria, pari al 5% della spesa per l’acquisto di carta. Sono esclusi da questo beneficio: i quotidiani ed i periodici che contengono inserzioni pubblicitarie per un'area superiore al 45% dell'intero stampato, su base annua.

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Lunedi, 22 Settembre 2003

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Finanziaria. Tremonti: manovra economica in dirittura di arrivo


Giulio Tremonti


Roma, 22 settembre 2003

Settimana chiave per la Finanziaria. Da Dubai, dove ha preso parte al vertice del G8, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha confermato che la manovra economica è in dirittura d'arrivo e che, parallelamente ad essa, il Governo varerà anche la discussa riforma previdenziale.

Se per la Finanziaria il varo resta fissato a venerdì prossimo, ma potrebbe slittare di qualche giorno, al massimo entro lunedì 29, per una definitiva messa a punto, per le pensioni, le forme di incentivo studiate e i fondi pensione partiranno immediatamente mentre l' innalzamento dell'età contributiva a 40 anni si avrà solo a partire dal 2008.

Da domani incontri con gli enti locali e con le parti sociali per le misure della Finanziaria. Gli interventi sulle pensioni sono per il governatore di Bankitalia Fazio indispensabili perché l' Italia possa agganciare il treno della ripresa economica che dà segnali di risveglio in Europa. Di parere diverso il ministro delle riforme Umberto Bossi che, anche ieri in un comizio a Milano, ha ribadito che 'se mancano i soldi' non si deve andare a cercarli toccando pensioni o misure a favore delle famiglie.

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Ddl Gasparri. Fassino: siamo all'emergenza democratica


Piero Fassino


Roma, 22 settembre 2003

Il disegno di legge Gasparri sul sistema radio-tv, domani, martedì, torna al'esame della Camera. La maggioranza cerca una intesa per arrivare ad un via libera definitivo. Ma l'UDC non ha ancora deciso se presentare i suoi emendamenti che comporterebbero un terzo passaggio al Senato. E l'opposizione annuncia battaglia dentro e fuori Montecitorio.

"Sull'informazione siamo ad una vera emergenza democratica". Piero Fassino al comizio di chiusura della Festa nazionale dell'Unità lancia un allarme sulla legge Gasparri che dovrebbe essere approvata in Parlamento nelle prossime settimane.

Il segretario dei Ds Piero Fassino osserva come più è evidente il fallimento di questo governo piu' si stringe la morsa sull'informazione e ogni giorno i notiziari radiotelevisivi ci raccontano un paese che non c'è, dove tutto va nel migliore dei modi". Nel merito del ddl Gasparri, sostiene che: "Rafforza Mediaset, penalizza la Rai e colpisce centinaia di imprese editoriali come hanno giustamente denunciato la presidente della Rai, il presidente degli editori e il segretario della Federazione della Stampa".

"Un governo saggio e responsabile, di fronte all'ondata di critiche venuta da ogni parte, perfino dalle autorità di controllo dell'antitrust - sottolinea Fassino - avrebbe cercato il dialogo in Parlamento. Non lo ha fatto, non può farlo perché arroccato nel difendere gli interessi di una parte".

Il segretario dei Ds invita le forze dell'opposizione ad un "ulteriore salto di qualità nel Parlamento e nel paese in una battaglia a difesa del pluralismo dell'informazione e propone la convocazione 'al piu' presto' degli "stati generali dell'informazione" a difesa della libertà e del pluralismo.

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Politica. Lega a Venezia. Bossi: senza il federalismo Roma sarà sempre matrigna


Bossi alla festa del Carroccio a Venezia


Venezia, 21 settembre 2003

Si inizia con un classico richiamo all'identità "perchè la Casa è dove c'è il cuore e il nostro cuore è in Padania". Si prosegue chiedendo che "il nord abbia una sua rete televisiva pubblica, perchè non c'è nessun motivo, se non coloniale, per opporsi al trasferimento a Milano", si finisce con una vera e propria dichiarazione di guerra alla Cina (o addirittura all'Europa) in nome di un nuovo protezionismo.

Il primo pensiero di Bossi, in questa due giorni di "Festa dei popoli padani", è stato chiaramente per i suoi. Abituato a tastare il polso della base leghista, il "senatur" sa infatti fin troppo bene che l'insofferenza per gli alleati centristi o nazionalleati, l'impazienza, per non dire la delusione, per le poche cose ottenute dal governo della Casa delle libertà, è forte e diffusa. Convincere il popolo del Carroccio che val la pena di pazientare sarà un'operazione lunga e non facile. E forse ci vorrà anche qualche fatto, magari per fare capire anche "agli altri" che la Lega sul federalismo "non molla". "Finchè non ci sarà il federalismo a nord Roma sarà sempre sentita come matrigna".


Nella miniconferenza stampa, Bossi torna su quella frase lasciata cadere quasi en passant durante il comizio. "Il testo passato in consiglio dei ministri è preliminare e modificabile" dice, e anche se lui smorza subito con un "almeno entro qualche limite", la proposta che annuncia è in realtà dirompente. "Già martedì, alla conferenza Stato-Regioni io comincerò a ragionare. Penso che ad esempio si debbano estendere le competenze del Senato federale, il voto sulla legge di bilancio deve passare anche di lì, non solo alla camera nazionale".

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Domenica, 21 Settembre 2003

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«L’Ue è nata per sconfiggere il nazismo e il fascismo. L’Italia ha contribuito in modo importante a sconfiggere il fascismo e in questo è stata un modello in Europa. Sull’antifascismo, possiamo considerare l’Italia la madre dell’Europa».

Joschka Fischer, Agi, 16 settembre 2003

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Guerriglia da stadio ad Avellino, cade dagli spalti un tifoso napoletano: è grave
di red

Bottiglie rotte impugnate come armi, coltelli, cinque agenti feriti e un tifoso del Napoli caduto giù dagli spalti che ora lotta tra la vita e la morte: è il bilancio dei violenti scontri scoppiati sabato sera prima e durante la partita Avellino-Napoli.

Il tifoso del Napoli in gravissime condizioni è caduto da un parapetto alto circa 5 metri all'interno dello stadio Partenio. Ha battuto la testa e la tac all'ospedale Moscati di Avellino avrebbe riscontrato diversi traumi cranici. Mentre anche tra gli agenti, un funzionario sarebbe ricoverato in ospedale con ferite alla testa.

Gli incidenti sono iniziati una ventina di minuti prima della partita e secondo una prima ricostruzione sarebbe stati scatenati anche dalla massiccia presenza della tifoseria napolenana. Decine di ultrà quando si sono resi conto che i tagliandi erano esauriti hanno attaccato le forze dell'ordine che presidiavano lo stadio già da alcune ore. Oltre duemila tifosi del Napoli hanno assaltato polizia e carabinieri quando si sono resi conto che non erano più disponibili i biglietti della partita. Contro le forze dell'ordine hanno lanciato di tutto: bottiglie, pietre, bastoni, bulloni. La guerriglia è durata oltre un'ora. Poi la situazione sembrava tornata a una certa normalità.

A quel punto è avvenuta la tragedia. Secondo quanto si è appreso, il tifoso ferito occupava l' anello superiore della curva Nord e, per cause imprecisate è caduto nell'anello inferiore riportando gravi ferite. Per il ritardo dei soccorsi per il ragazzo caduto i tifosi del Napoli hanno anche oltrepassato la rete e invaso il tappeto verde.

Dopo oltre un'ora e mezzo dall'orario di inizio previsto, l'incontro di calcio Avellino-Napoli, sospeso per le violenze dei teppisti, non è ancora cominciato. Lo stadio ha, al momento, un aspetto surreale, con la curva nord, quella destinata ai tifosi partenopei, quasi completamente vuota e gli altri settori dello stadio pieni, con i supporter dell'Avellino che sono rimasti tutti al loro posto in attesa dell'inizio dell'incontro.

Molti tifosi partenopei hanno lasciato lo stadio e si sono recati all'ospedale Moscati del capoluogo irpino, per avere notizie del diciannovenne caduto dagli spalti, che versa in gravissime condizioni. Nello stesso nosocomio, nell'unità coronarica, è ricoverato, anche lui in grave condizioni, il vice questore vicario, colto da infarto durante gli incidenti.

Un altro funzionario della Questura è stato ferito alla gamba da una bottigliata, altri quattro poliziotti sono finiti all'ospedale, tra cui uno in gravi condizioni per le ferite riportate alla testa.

L'arbitro Palanca e i suoi collaboratori sono riuniti con i capitani delle due squadre, in collegamento con i dirigenti della Lega Calcio e della Figc, con il questore e il prefetto, per decidere se l'incontro debba cominciare. E alla fine si decise che il campo non è agibile.

Non si sa quanti siano i contusi tra i tifosi.

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Decine di ultrà quando si sono resi conto che i tagliandi erano esauriti hanno attaccato le forze dell'ordine che
presidiavano lo stadio già da alcune ore. La situazione resta ancora
molto tesa, ci sono alcuni giovani fermati per accertamenti.

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Annunziata denuncia il "sacco" della Rai
di Natalia Lombardo

No alle nomine in Rai mentre il Parlamento discute la Legge Gasparri, perché non ci sia il sospetto di un "voto di scambio". E' il colpo più forte delle granate lanciate ieri dalla presidente della tv pubblica, Lucia Annunziata. "Nomine di scambio" che alimentano il sospetto di un "trade off" tra la legge che da martedì si voterà a Montecitorio (e che "danneggia la Rai") e le nuove cariche spartite a Viale Mazzini. Subito il ministro Gasparri, da Firenze, è partito al contrattacco: alza i toni intimando alla presidente di tacere, o di andarsene: «Affermazioni improprie e gravi, ridicole. Annunziata deve decidere se fa il politico oppure il presidente di un'azienda. Si possono fare entrambe le cose ma non contemporaneamente».

Sabato mattina Lucia Annunziata è arrivata a Catania e, mezz'ora prima di premiare i vincitori del Prix Italia, quasi senza prendere fiato ma con totale calma, ha lanciato alla politica un j'accuse in difesa dell'autonomia della tv pubblica. Un discorso coraggioso e così chiaro da essere già un giornale impaginato, lo dice lei stessa, "sono una giornalista, vi ho dato i titoli". Apertura: "La Legge Gasparri danneggia il servizio pubblico", mentre "Mediaset è compensata dal conflitto di interessi"; spalla: "l'attrazione fatale falsa il mercato pubblicitario" verso le tv del premier. La Rai stia calma, insomma, finché non c'è la legge, per evitare di essere il terreno degli scambi politici. Sono tutti i "falli" ai quali Lucia Annunziata fischia come presidente di garanzia (ma le avrebbe dette anche da "presidente lavapiedi", assicura), forte dell'essersi "pre-dimessa": «Me ne andrò prima della scadenza imposta dalla legge, se resta quella del 28 febbraio 2004» (imposta dall'Udc al Senato, a proposito di scambi…).

Prima, però ha ancora "tanti falli da fischiare". Il primo fischio è per la riforma: «E' una legge che danneggia la Rai, perché o si regala a tutti o a nessuno». E in un quadro che prevede il 20 per cento delle risorse (e sottovaluta il pericolo di espansione di un colosso internazionale come la Sky di Murdoch), «Mediaset ha una stanza di compensazione» tutta sua: «il conflitto d'interessi. Quell'attrazione fatale che, con un premier che possiede tre tv, falsa il mercato» pubblicitario, portando Mediaset a «9 punti di distacco dalla Rai, non credo che facciamo tanto schifo da giustificarlo». I 9 punti sono la somma delle perdite pubblicitarie: quell'1,1 in più di Mediaset e il meno 7,3 della Rai da gennaio e luglio 2003, in rapporto allo stesso periodo del 2002. E anche il distacco sugli ascolti ha raggiunto picchi di 8 punti, in favore delle tv del premier. Ora la Rai è risalita, ma di uno 0,5 in prime time rispetto al 2002, e ieri l'esordio su RaiDue dell'Isola dei famosi, la gara survivor per Vip ancora più trash del Grande Fratello, ha fatto il 20,84% di ascolti. Comunque tra aprile e settembre 2003 lo share premia Mediaset sull'intera giornata cresciuta di sei punti con un 44,8% contro il 43,4 della Rai. Da un anno all'altro la tv pubblica è in testa per un soffio sull'intera giornata: 44,5% Rai, 43,3 Mediaset. Dati auditel aggiornati al 18 settembre.

Di nomine e spartizioni a Viale Mazzini si è sempre parlato, ma Lucia Annunziata denuncia con forza il rapporto tra "nomine di scambio" e discussione di una legge: «So che sto dicendo una cosa grave, ma le nomine vanno fatte in un contesto chiaro e senza ombre di sospetti». Da Firenze la blocca Gasparri: accostamenti "impropri e gravi", le nomine spettano alla Rai, "al direttore generale o ai direttori di testata", che hanno «tutto il diritto di avanzare delle proposte che certamente non riguardano il dibattito politico sulla legge». A Montecitorio è noto che An e Fi stanno cercando di frenare le modifiche minacciate dall'Udc. Ricatti giocati allo stesso tempo sul tavolo di Viale Mazzini, dove, pur di non mettere bastoni fra le ruote a una legge che favorisce l'impero mediatico del premier, si piazzano bandierine per tacitare i centristi e accontentare An e Lega. Il tutto è inserito in quella ristrutturazione che sta portando avanti il Dg Cattaneo, la stessa che Lucia Annunziata vuole fermare tanto più con un vertice in scadenza. Così come nell'ultimo Cda ha votato, sola contro quattro, le nomine a RaiSat e RaiInternational (un riequilibrio annunciato fra An e FI), quando restano tanti dirigenti "di destra, di sinistra e di centro" in panchina, come le ha denunciato in una lettera Luciano Flussi, dirigente dell'Adrai.

«La Rai stia calma e tenti di non essere risucchiata dal gorgo della politica parlamentare che coinvolge tutti i livelli istituzionali», è un altro "fischio" di Annunziata. Cattaneo, infatti vuole abolire le Divisioni (e togliere il moderato e capace Cereda dalla Due), ma sembra punti a concentrare attorno a sé il potere gestionale, levando autonomia alle reti. E lo scambio, secondo indiscrezioni, potrebbe essere quello di dare all'Udc due vicedirettori generali: Lorenzo Vecchione e Giancarlo Leone, (sognato dai centristi come Dg del futuro); per un terzo vice si parla di Guido Paglia, An (che vuole punire come per "uso privato della tv" le lacrime della Canale, annunciatrice archiviata). Tutta l'operazione pare sia osteggiata dai fedelissimi di Berlusconi, come Saccà e la stessa Deborah Bergamini. Della stessa partita fanno parte i cambi dei capiredattori regionali: contenta l'Udc a Bologna e Palermo, ammansita la Lega a Venezia, FI a Milano.

Un altro "fallo" fischiato da Annunziata con una lettera, perché "un certo giro di nomi" così consistente diventa "un indirizzo", e si traduce in "uno strappo". L'altro fischio è per la partenza della partita sul digitale. Alla tecnologia non è contraria, ma non ci sono certezze su "chi fa cosa e quanto si paga". E l'aver fermato la corsa estiva agli acquisti ha fatto sì che i prezzi sparati dalle emittenti "siano crollati", e ci siano due advisor stranieri che controllano il tutto. E se su Santoro ("che resterà alla Rai più di me") e sulle nomine il 4 a zero nel Cda è sicuro, prosegue Annunziata, sulla "trasparenza siamo uniti". Certo Dg e presidente sono agli antipodi: dalla legge all'informazione che per Cattaneo non fa audience, mentre per Annunziata "in Rai l'informazione è trascurata". Però i rapporti sembrano buoni: ieri Cattaneo è venuto a prenderla alla fine della conferenza stampa, per andare insieme alla cerimonia del Prix Italia. I no di Annunziata sono stati applauditi dai tanti dirigenti Rai presenti eri, quasi una liberazione…Certo nei fatti è poco ascoltata: dalla "questione di stile" sul caso Tony Renis alle nomine, appunto.

Rilancia il j'accuse l'opposizione. Massimo D'Alema, presidente Ds, pone la Legge Gaspari tra le priorità del centrosinistra: "È in gioco la possibilità di sopravvivenza del vostro lavoro, perchè viviamo in un Paese in cui il 55% delle risorse pubblicitarie sono divorate dalle televisioni e, in particolare, da quelle del presidente del Consiglio. Il che mette a rischio l'intero sistema dell'informazione". Da destra un mare di accuse: "faccia nomi e cognomi" dei voti di scambio, tuona Butti di An.

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Sabato, 20 Settembre 2003

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Calcio. Avellino-Napoli. Grave un tifoso caduto dagli spalti


Lo stadio Partenio


Avellino, 20 settembre 2003

Ad Avellino grave incidente sugli spalti dello stadio Partenio dove stasera si disputa il derby contro il Napoli. Un giovane tifoso è caduto, le sue condizioni sono disperate. All'arrivo dei soccorsi alcune centinaia di tifosi del Napoli hanno invaso il campo e si sono verificati disordini con la polizia.
La Lega Calcio ha comunicato che la partita Avellino-Napoli è stata rinviata a data da destinarsi.

Intirno alle 19 davanti ai cancelli della curva Nord, protetti dal cordone di poliziotti i tifosi privi di biglietto cominciano a premere. Dagli spalti comincia un lancio di lattine sulla polizia. Il tiro è ravvicinato, gli spalti sono alti circa cinque metri.
La polizia riesce a tenere testa ai tifosi fino a quando non arrivano 10 pullmann con i gruppi organizzati della tifoseria. La situazione peggiora e dagli spalti vengono lanciati anche petardi contro le forze dell' ordine, che rispondono con i lacrimogeni. Un tifoso del Napoli precipita dagli spalti. Non cade sulla pista, ma tra gli spalti e la cancellata divisoria con il campo di calcio.
"Per recuperarlo - dice il questore di Avellino - abbiamo dovuto fare intervenire i vigili del fuoco". - ore 20.25 Un gruppo di tifosi invade il campo attraverso un cancello che viene divelto. In campo ci sono una cinquantina di poliziotti e carabinieri che non riescono ad arginarli. L' invasione dura una decina di minuti. Vengono danneggiati cartelloni pubblicitari e la porta del campo di gioco posta sotto la curva nord.
Il vicequestore Gennaro Rega, colpito da infarto, è ricoverato nell' unità coronarica dell' ospedale di Avellino. Un agente è stato ferito da una bottiglia alla testa, un altro da una coltellata.

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Italia. Maroni, al via la riforma delle pensioni. Ultime limature alla Finanziaria


Il ministro del Welfare, Roberto Maroni


Roma, 20 settembre 2003

La maggioranza lavora alla Finanziaria e alla riforma delle pensioni. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha confermato l'introduzione - per chi non lascia il posto di lavoro- di incentivi pari al 32,7% dello stipendio, non tassabili, a partire da gennaio. Il sistema delle pensioni di anzianità rimarrà immutato fino al 2008.

Il Governo intende colpire, poi, gli abusi nelle pensioni di invalidità e rivedere quelle d'oro. Per la Finanziaria, il nodo rimane la scarsità di risorse.

L'Udc hiede misure importanti a sostegno delle famiglie povere, a basso reddito, e per il Mezzogiorno. Si attende il primo confronto con le parti sociali martedì prossimo.

Si chiamerà 'reddito di ultima istanza' e consisterà in un assegno mensile destinato alle famiglie in povertà assoluta. L'intervento sarà finanziato al 50% tra Stato e Regioni. Accanto a questa misura, la parte 'sociale' della manovra in discussione prevede anche un 'pacchetto' di misure, non ancora definite, a favore di famiglie con un nascituro.

Intanto si mette a punto la manovra la cui presentazione, proprio per questioni di limature tecniche, potrebbe slittare, insieme al probabile decreto ad hoc sul condono edilizio, a lunedi' 29 settembre

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Riforme. D'Alema: "Abito confezionato su misura per Cdl"


Il presidente dei Ds


Bologna, 19 settembre 2003

Massimo D'Alema definisce le proposte di Riforma costituzionale della maggioranza come "un abito confezionato su misura per la Casa delle libertà".

"Ma la Costituzione - sottolinea il presidente dei Ds alla Festa nazionale dell'Unità conversando con i giornalisti - non può essere un abito cucito addosso alla maggioranza e al Governo che legittimamente governa ma non è la maggioranza del Paese". Secondo D'Alema il disegno di legge sulle riforme "si presenta come un insieme molto confuso di cose varie che così com'è difficilmente può essere accolto dall'opposizione".

Il presidente dei Ds, comunque, pone come condizione base per avviare una discussione un confronto sulla legge Gasparri che riguarda i principi del pluralismo.

"Il confronto sulle riforme - sostiene D'Alema - deve cominciare con una legge che investa la libertà dell'informazione che costituisce uno dei principi base di una democrazia moderna". Inoltre D'Alema ritiene che sarebbe meglio che la materia sulle riforme venisse affidata ad un gruppo di esperti che ne tragga fuori una base su cui aprire il confronto".

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Politica. Ciampi: "La Resistenza salvò l'onore del nostro popolo"


Il presidente della Repubblica


Cuneo, 19 settembre 2003

"La Resistenza è stato il modo in cui un popolo ha conservato l'onore e il rispetto di se stesso. In tal modo, lo sento, quella esperienza di impegno e sacrificio per la patria viene percepita anche dai più giovani, da ragazzi nati da genitori i quali, a loro volta, non hanno vissuto quei giorni", dice Carlo Azeglio Ciampi, a Boves, nel cuneese, dove esattamente sessanta anni fa, il 19 settembre 1943, le forze di occupazione naziste bruciarono il paese e, con un'azione di terrorismo preventivo, fecero la prima delle tante barbare stragi contro i civili che segnano di dolore il biennio '43-'45.

Il Capo dello Stato usa parole chiare, nette, senza equivoci per negare interpretazioni revisionistiche e letture politiche riduttive della Resistenza. No, dice Ciampi, la Resistenza fu una pagina di patriottismo con la quale il popolo italiano riscattò l'Italia dopo la catastrofe della dittatura fascista. Una pagina dunque da continuare a celebrare il 25 aprile di ogni anno al Quirinale e in tutte le città, come le altre date fondamentali della Repubblica: il 2 giugno e il 4 novembre.

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Venerdi, 19 Settembre 2003

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Finanziaria. Approderà al Consiglio dei ministri il 26 settembre. Confermati condono e concordato


La manovra 2004 da 16 miliardi di euro verrà presentata alle parti sociali martedì prossimo


Roma, 19 settembre 2003

La finanziaria approderà al Consiglio dei ministri il 26 settembre ma per il momento la manovra è ancora un cantiere aperto. Ad affermarlo è Marco Follini, segretario dell'Udc. E' quasi sicuro che ci sarà il condono edilizio, anche se mancano i dettagli. Quasi certamente si sarà un nuovo concordato fiscale preventivo.
Dovrebbero esserci quei 5 miliardi di euro per lo sviluppo e per la famiglia che An e Udc, hanno chiesto con insistenza nelle ultime settimane.
La manovra 2004 da 16 miliardi di euro verrà presentata alle parti sociali martedì prossimo.

Quattro ore di discussione, presente il premier Silvio Berlusconi, c'erano Gianfranco Fini, Gianni Alemanno, Mario Baldassarri, Marco Follini e Rocco Buttiglione. Per la Lega, assente Bossi, c'era il ministro del Welfare, Roberto Maroni. E per i socialisti italiani Gianni De Michelis.

Il nodo pensioni
Le pensioni non entreranno direttamente in Finanziaria, come ha chiesto con insistenza il leader del Carroccio Umberto Bossi, ma Tremonti avrebbe chiesto di tradurre in emendamento alla delega sulla previdenza l'accordo politico raggiunto sulla riforma della previdenza. Quindi sia gli incentivi per chi, raggiunti i requisiti per la pensione di anzianità, decide di restare al lavoro, sia gli interventi strutturali dal 2008. In particolare, gli incentivi consisteranno nel versare in busta paga i contributi previdenziali destinati all'Inps (il 32,7%); mentre dal 2008 si dovrebbe andare in pensione con 35 anni di contribuzione oppure con 65 di età. Una misura quest'ultima che potrebbe essere graduale.

I sindacati uniti
I sindacati si preparano all'incontro di martedì prossimo con una posizione comune, almeno sul tema pensioni. "Da parte nostra - ha detto Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil - stiamo definendo un documento unitario la cui posizione è conosciuta: la riforma Dini non va toccata mentre la delega va profondamente cambiata negli aspetti che abbiamo criticato più volte".
Pezzotta ha aggiunto che il sindacato è contrario non solo sulle pensioni ma anche sul condono.
Per il segretario della Uil Luigi Angeletti, "il nodo resta come agganciarsi allo sviluppo, alla crescita".

Si mobilita l'Ulivo
Riforme, Finanziaria, legge Gasparri e la proposta di Fausto Bertinotti di una grande manifestazione contro il governo da convocare in ottobre saranno al centro di un vertice dei leader dell'Ulivo al Senato cui prenderanno parte anche Bertinotti e L'Italia dei Valori di Di Pietro. Gavino Angius, capogruppo dei Ds al Senato, ha sposato la proposta lanciata oggi dal leader di Rifondazione Fausto Bertinotti di una grande manifestazione unitaria contro la politica economica e sociale del governo.

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Giovedi, 18 Settembre 2003

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Politica. La visita in Sinagoga di Berlusconi lascia ferite aperte


Luzzatto: "Anche su Israele condivido solo parzialmente il premier"


Roma, 17 settembre 2003

Nelle intenzioni di palazzo Chigi avrebbe dovuto essere un incontro chiarificatore, sufficiente a mettere una pietra sopra sulle polemiche causate dalla "chiacchierata estiva" con lo Spectator e riannodare un rapporto con una comunità, quella degli ebrei italiani, che Silvio Berlusconi ha sempre considerato "amica". La fotografia della visita di Silvio Berlusconi alla Sinagoga di Roma appare però ancora piena di ombre, con una ferita che gli ebrei non hanno sentito del tutto rimarginata.

Ha pesato, fanno sapere fonti della comunità, il fatto che il premier, pur esprimendo il suo "rammarico" per "la sofferenza" causata dalle sue parole sul Fascismo, non abbia trovato la forza di smentire fino in fondo quei giudizi su Mussolini. Le circostanze della "chiacchierata" fra amici, l'informalità della serata, le parole carpite in malafede e quant'altro, non hanno chiarito il punto fondamentale della vicenda: Berlusconi quelle cose le pensa ancora oppure no? E se non le pensa, è disposto a ritrattarle? Un concetto espresso con chiarezza da Amos Luzzatto al termine dell'incontro: "Non si risolvono con un colloquio di un'ora dei problemi di visione del mondo".

La questione non è affatto semplice, perché il premier (e con lui diversi esponenti del governo) continua a insistere sulla differenza fra il fascismo e il regime di Saddam Hussein e tra la dittatura italiana e gli altri totalitarismi del Novecento. "Non c'è dubbio - ha ribadito oggi il ministro Giovanardi a nome del governo - che le caratteristiche dell'esperienza totalitaria italiana non abbiano raggiunto, dal punto di vista quantitativo, gli eccessi di barbarie e orrori che si sono abbattuti sui popoli che hanno dovuto subire quelle esperienze".

Una differenza che non sfigurerebbe in un dibattito storiografico, ma che impedisce di rimarginare le ferite se calata nel fuoco della polemica politica. Così l'incontro nella stanza del rabbino capo Di Segni è sembrato in parte un dialogo tra sordi e solo la forte intesa su Israele ha impedito che le incomprensioni sancissero il definitivo fallimento del colloquio.

Luzzatto: "Anche su Israele condivido solo parzialmente"
Commentando il comunicato emesso questa sera da Palazzo Chigi dopo l'incontro odierno tra il Presidente del Consiglio e la comunità ebraica, Amos Luzzatto, presidente dell'Ucei (Unione Comunità Ebraiche Italiane) spiega all'agenzia di stampa Ap.Biscom di "poterlo condividere solo parzialmente".
"Su Israele infatti non posso dire che ho 'una piena convergenza di giudizi' su quanto esposto da Berlusconi".
Luzzatto fa subito un esempio: "Sull'eventuale proposta del Presidente del Consiglio a Israele di adottare una politica di contenimento, ho avanzato durante l'incontro qualche dubbio, portando ad esempio gli anni 1936-1939, quando, in piena rivolta araba, gli ebrei della Palestina decisero di assumere un atteggiamento di pazienza e sopportazione senza reagire duramente. Questo, ho spiegato al premier, ha solo portato a risultati ancora più negativi, quando l'autorità mandataria inglese limitò ancora di più le attività ebraiche con il Libro Bianco del 1939".
"Certo siamo d'accordo sul diritto di Israele ad esistere - aggiunge Luzzatto - e sugli importanti sforzi che deve fare l'Unione Europea per aiutare la ripresa dei negoziati, nonché ad aiutare il superamento del rifiuto persistente nel mondo arabo, tuttavia non abbiamo parlato nei dettagli circa i singoli passi da fare. Anche se Berlusconi ha richiamato il piano Marshall, piano che voglio sperare si stia trasformando in una proposta concreta. Insomma - conclude il presidente dell'Ucei - ci sono ancora molti temi da sviluppare".
In quanto al motivo che ha portato all'incontro, ovvero al chiarimento sulle frasi espresse da Berlusconi su Mussolini, Luzzatto riferisce che "Il premier ci ha parlato di una seduta conviviale estiva trasformata a sua insaputa in un'intervista; ci ha spiegato di essere stato frainteso, ci ha chiesto scusa se le sue parole hanno provocato una nostra sofferenza".
Soddisfatto?, chiediamo."Dal momento che non ho potuto ascoltare la versione dei giornalisti inglesi, devo credere sicuramente al Presidente del Consiglio". Si aspetta ancora chiarimenti, come qualche altro esponente ebreo ha ventilato? "Chiarimenti no, ma siamo sicuramente in attesa di sviluppi concreti dei discorsi fatti questa sera".

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Maltempo. La Protezione Civile prolunga l'allerta per la Sicilia


Tregua a Siracura ma la città è ancora in stato d'allarme


Siracusa, 17 settembre 2003

Il Dipartimento della Protezione Civile, sulla base delle previsioni disponibili, ha emesso un ulteriore avviso di avverse condizioni meteorologiche che prolunga la validità di quello già emesso nel corso della giornata di ieri. Lo riferisce una nota in cui si precisa che "il vortice depressionario, con minimo sullo stretto di Sicilia, continua a presentarsi piuttosto attivo ed a convogliare sull'isola intensi impulsi perturbati; di conseguenza è stato prolungato l'avviso meteo sulla Regione Siciliana anche per la giornata di domani, giovedì 18 settembre.

Il Dipartimento della Protezione Civile sta seguendo in costante contatto con le locali prefetture e con la omologa struttura regionale l'evolversi della situazione. E' già in azione, nella zona colpita dal maltempo, un team del Dipartimento che sta collaborando alla gestione dell'attuale situazione di emergenza".

Tregua a Siracura ma è ancora allerta
Il maltempo che tra la notte scorsa e stamattina si è abbattuto sulla provincia di Siracusa, da qualche ora concede una tregua. Una pausa nelle precipitazioni che sta favorendo gli interventi dei vigili del fuoco, degli uomini della protezione civile e delle forze dell'ordine.
La situazione, dicono le autorità, adesso è sotto controllo ma lo stato di emergenza continua e i collegamenti tra il capoluogo e le altre località sono ancora precari. Le previsioni parlano di un possibile peggioramento del tempo nelle prossime ore. Allo stato, è possibile dirigersi solo verso nord, in direzione di Catania, ma per il resto i collegamenti viari sono ancora interrotti o allagati in più punti.

"Evitate di usare l'auto"
La protezione civile ed il comune di Siracusa invitano tutti ad utilizzare l'auto, anche per gli spostamenti in città, solo se è davvero indispensabile. Anche i collegamenti ferroviari sono stati interrotti per molte ore e sono ripresi solo nella tarda mattinata.
Particolare preoccupazione desta il fiume Anapo, che nel corso della notte ha rotto gli argini allagando le campagne vicine, che sono ad altissima vocazione agricola, e la statale 115, che porta verso sud. Un evento del genere non si verificava dal 1951, quando a Siracusa ci fu un'alluvione.
Persino le acque del porto di Siracusa, nei pressi del quale sfocia il fiume, si sono colorate di rosso per la terra e per i detriti spinti giù dalla furia delle acque. Sulla 115 stanno operando le pale meccaniche utilizzate dal comune per togliere i detriti e far defluire l'acqua.
Impossibile per ora stabilire, anche solo indicativamente l'ammontare dei danni alle cose e alle coltivazioni. Tutte le energie sono concentrate nell'affrontare l'emergenza e nel risponde alle centinaia di chiamate che arrivano ai vigili del fuoco e alla protezione civile della prefettura e all'unita' di crisi istituita dal comune. Una decina di persone sono rimaste intrappolate nelle loro auto dalle 3 di notte fino a stamattina perchè bloccati dall'allagamento dell'asse attrezzato per Catania, all'ingresso nord di Siracusa. Tra queste persone anche una donna con il suo bambino di due anni, bloccati dal fango. Solo alle 5 di questa mattina sono stati soccorsi dalla polizia

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Mercoledi, 17 Settembre 2003

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Riforme. Il governo vara ddl costituzionale. Berlusconi: entro 2004 sarà legge


Il ministro per le Riforma Bossi e il premier Berlusconi


Roma, 16 settembre 2003

"Ci siamo trovati d'accordo con una compattezza notevole di tutta la coalizione". Così il premier Silvio Berlusconi ha annunciato il via libera del Consiglio dei ministri alla bozza sulle riforme costituzionali.

Il testo ora passerà alla Conferenza Stato-Regioni che farà le proprie osservazioni entro 20 giorni. Ci sarà poi un nuovo Consiglio dei Ministri per l'approvazione definitiva del ddl costituzionale.

Secondo quanto annunciato da Berlusconi, il testo dovrebbe compiere il doppio passaggio parlamentare entro il 2004.

Il progetto di riforma costituzionale del governo è sostanzialmente quello messo a punto dai quattro “saggi” della Casa delle Libertà. Il testi introduce novità per quel che riguarda i poteri del premier, la corte costituzionale, la composizione delle camere.

In particolare alla Camera siederanno 400 deputati, più i rappresentanti degli italiani all’estero. Il Senato diventerà federale e sarà composto da 200 membri.

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Scuola. Ciampi: la Costituzione impone scuole statali


Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi


Roma, 16 settembre 2003

Per la Repubblica italiana è un compito inderogabile "istituire scuole statali per ogni ordine e grado e assicurare ai capaci e meritevoli, anche se privi di
mezzi, il diritto di accedere ai gradi più alti degli studi".

Con queste parole il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inaugurato ufficialmente il nuovo anno scolastico.

Parole che pesano nel dibattito politico all’indomani dell’approvazione della riforma della scuola voluta dal ministro Letizia Moratti.

Ciampi ha poi fatto osservare che è compito dei genitori educare i figli e trasmettere loro anche "una sfera privata dei valori", ma di questo "ciascuno è responsabile solo di fronte alla propria coscienza".

Allo Stato spetta invece far divenire patrimonio delle nuove generazioni "i
valori che ci uniscono come cittadini italiani, proclamati nei primi dodici articoli della Costituzione: e sono principi semplici, chiari, scolpiti nei nostri cuori".

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Riforme. Veltroni: per Roma capitale il governo sceglie una via tortuosa. Gasbarra: ennesimo rinvio


Il sindaco di Roma Walter Veltroni


Roma, 16 settembre 2003

"Roma ha bisogno di poteri e risorse come le altre grandi capitali. Se si fosse seguita la strada che noi avevamo indicato in attuazione del nuovo testo costituzionale vigente, quello di una legge ordinaria, già oggi la comunità della capitale potrebbe disporre dei poteri adeguati al suo ruolo e alle sue responsabilità".

Questo il commento del sindaco Walter Veltroni al disegno di legge di riforma costituzionale approvato oggi dall’esecutivo.

"Il governo ha adottato invece una via tortuosa e minimale che chiude nel mero ambito regionale una grande questione nazionale. Deferendo alla Regione il compito di definire esclusivamente nell'ambito di propria competenza il
nuovo ordinamento, l'esecutivo è sfuggito al vero tema: la definizione di quali poteri o prerogative, anche nazionali, debbano essere conferiti alla capitale d'Italia”.

“Il percorso che si delinea, inoltre, quasi sicuramente non si concluderà entro
questa legislatura: sarà un'altra occasione perduta. Questa soluzione sembra essere più il prodotto di logiche di equilibri politici interni alla maggioranza che la scelta coraggiosa, moderna e innovativa che avrebbe potuto e dovuto essere compiuta".

Critico anche il Presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra: "Su Roma siamo all'ennesima decisione che rinvia".

"Attendo di leggere il testo di quanto propone il Governo. Ritengo, però, alla luce di quanto emerso, che la strada intrapresa è quella del rinvio e della tortuosità. Mentre Bossi vince la partita della devolution, Roma Capitale perde la propria funzione nazionale per diventare una questione regionale”.

“Invece di percorrere la strada rapida e coerente della legge ordinaria, si rimette nuovamente tutto in discussione, senza alcuna prospettiva certa e non cambierà nulla per la vita dei romani almeno per altri due anni".

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Raisat e Rai International, voto contrario del presidente Annunziata


Il presidente della Rai Lucia Annunziata


Roma, 16 settembre 2003

Questo pomeriggio il Consiglio di Amministrazione della Rai ha varato alcune nomine relative ai vertici della società consociata RaiSat e di Rai International.

Carlo Sartori è il nuovo presidente di Raisat, Marco Conti il vice presidente.

Per quel che riguarda Rai International, Franco Scaglia è stato nominato presidente, Massimo Magliaro amministratore delegato. Sergio De Luca è stato indicato come direttore dei programmi di Rai International.

Il Cda inoltre ha espresso gradimento per gli incarichi di advisor per il digitale terrestre da affidare alla Deloitte & Touche e alla Dun & Bradstreet.

Su queste nomine c'è stato il voto contrario della presidente Lucia Annunziata: "Ho deciso di votare contro, aldilà del merito delle nomine, per segnalare la persistenza di un problema: il gran numero di dirigenti dell'Azienda senza incarico da oltre un anno".

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Riforme. Regioni, Province e Comuni insoddisfatte del ddl costituzionale


Presto il testo approderà in parlamento


Roma, 16 settembre 2003

Il meccanismo di composizione ed elezione del Senato Federale e quello di nomina dei giudici della Corte Costituzionale non piace ad alcuni governatori, anche del centrodestra, che annunciano che chiederanno la modifica di alcuni punti del testo sulle riforme approvato oggi dal Consiglio dei ministri.

Il contenuto del ddl sulle riforme "non è del tutto positivo", ha commentato il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, secondo il quale il confronto in Conferenza Stato-Regioni dovrà essere "molto serio e approfondito e saranno necessarie alcune modifiche".

Del tutto negativi i commenti dei presidenti del centrosinistra. Per il governatore dell'Emilia Romagna e vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, "questa storia è cominciata male e purtroppo bisogna prendere atto che continuerà nella stessa maniera”.

“Non si può chiedere il dialogo e poi continuare in una visione autosufficiente del cammino verso le riforme. Prendo invece atto che il governo non ha voluto in alcun modo accogliere la richiesta dei presidenti delle Regioni di avviare una discussione prima della riunione del Consiglio dei ministri".

Comuni e Province poi, sono sul piede di guerra perché si sentono esclusi dal confronto: "Non si può da un lato affermare che si vuole fare il vero federalismo e dall'altro dimenticare ogni forma di concertazione con Comuni e Province", osserva Osvaldo Napoli, vicepresidente dell'Anci, l'Associazione dei comuni d'Italia.

E ribadisce lo stesso concetto il presidente dell'Upi, l'Unione delle province italiane, Lorenzo Ria: "Avevamo chiesto al premier Berlusconi di incontrare gli enti locali prima della votazione in Consiglio dei ministri della proposta di riforma. Dobbiamo invece constatare che questo incontro non è stato ritenuto necessario dal governo che continua a considerare come uniche parti in causa le Regioni e l'opposizione".

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Forza Italia. Sandro Bondi nominato coordinatore. Scajola: incomprensioni ricomposte


Sandro Bondi


Roma, 16 settembre 2003

Forza Italia ricompone le proprie divisione interne e ritocca il proprio organigramma.

Sandro Bondi è stato nominato coordinatore nazionale del partito. Il suo vice sarà Fabrizio Cicchetto.

Entrambe le nomine sono state decise all'unanimità dal comitato di presidenza di Forza Italia.

Il ministro per l’attuazione del programma, Claudio Scajola, ha detto che la nomina è avvenuta in una "atmosfera cordialissima e di grande unità”.

"Né screzi né gruppi anzi qualche incomprensione è stata ricomposta".

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Riforme. Bossi: ddl costituzionale aperto a modifiche. Fini: spero che l'opposizioni eviti barricate


Il ministro delle Riforme Umberto Bossi


Roma, 16 settembre 2003

La conferenza stampa del governo per annunciare il varo del disegno di legge costituzionale è stata improntata all’apertura del dialogo.

Il ministro delle Riforme Umberto Bossi ha assicurato che il testo è "aperto” al confronto con il Parlamento e con i presidenti delle Regioni.

Il vice premier Gianfranco Fini ha espresso l’auspicio "che l'opposizione non
salga sulle barricate e non giudichi pregiudizialmente questa proposta di riforma".

Toni pacati anche dal ministro per le Politiche Comunitarie, Rocco Bottiglione: "Non facciamo una nuova Costituzione. I valori e i principi della Costituzione Repubblicana stanno a cuore a tutti e non verranno toccati. Il ddl riforma solo la seconda parte della Costituzione".

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Martedi, 16 Settembre 2003

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Inflazione. Consumatori sul piede di guerra, oggi nessun acquisto. Confindustria: non serve a niente


Molte le adesioni allo sciopero della spesa


Roma, 16 settembre 2003

Esplode la protesta dei consumatori mentre l'inflazione ricomincia a salire: secondo i primi dati diffusi dall`Istat, il costo della vita ad agosto ha segnato un incremento del 2,8% su base annua. E contro il carovita le associazioni hanno proclamato, per oggi, uno sciopero degli acquisti.

Cosa non fare
Niente colazione al bar, non acquistare i quotidiani in edicola, utilizzare i telefoni solo per chiamate urgenti ed evitare di effettuare operazioni in banca. Evitare di prendere il taxi. Obliterare a mano i biglietti dei treni come forma di protesta nei confronti delle tariffe ferroviarie. Fare dei percorsi alternativi rispetto alle tratte autostradali. E ancora: non acquistare sigarette e non fumare per un giorno. Non andare al cinema o a teatro. Non andare in discoteca, pub o ristoranti. Questi sono alcuni dei consigli che potrà seguire chi intende partecipare al terzo sciopero nazionale degli acquisti. L'iniziativa, indetta dall'Intesa dei consumatori, contro il continuo incremento dei prezzi ha lo scopo di sottolineare "l'insofferenza dei cittadini".

Le proposte della associazioni
E contemporaneamente alla protesta, le associazioni presentano un pacchetto di richieste che il governo dovrà avviare al più presto. Tra le proposte dell'Intesa per rilanciare i consumi c'è un bonus fiscale di 1.500 euro per tutti i redditi fino a 15.000 euro e la restituzione della 'fiscal drag' a tutti i contribuenti, la defiscalizzazione di 7,5 centesimi a litro per i carburanti e il controllo dei prezzi dell'Rc auto. Altri provvedimenti importanti che dovrebbero essere presi dall'esecutivo riguardano il divieto di ulteriori rincari per autostrade e ferrovie fino al 2003. Inoltre secondo l'Intesa e" indispensabile far funzionare la concorrenza del mercato accelerando i processi di modernizzazione di servizi quali luce, gas, acqua e di tutta l'intermediazione commerciale, ridurre l'iva sul gas dal 20% al 10% e portare i mutui agevolati all'8%. L'Intesa chiede anche che vengano eliminati i tcket sulle medicine, ripristinando il vecchio prontuario farmaceutico. Infine si sollecita il governo ad agevolare gli accordi interprofessionali provvisti di verifiche, controlli e sanzioni, per calmierare i prezzi soprattutto di beni di largo consumo quali alimentari, abbigliamento e scuola.

Confindustria: sciopero deleterio
Lo sciopero dei consumi indetto per domani dalle associazioni dei consumatori, sebbene animato da una giusta causa, "non serve a niente" e anzi "può essere addirittura deleterio". Ad affermarlo è il direttore generale di Confindustria Stefano Parisi. "Probabilmente questo sciopero sarà poco misurabile e i commercianti diranno che non è riuscito". "Invece il problema esiste - ha proseguito Parisi - nel senso che è noto che dal giorno in cui è entrato in Europa l'euro - in cui noi crediamo come un importante strumento di sviluppo - i prezzi al consumo sono cresciuti molto di più dei prezzi alla produzione. Bisogna però - ha aggiunto - rispondere a questo nuovo problema con strumenti nuovi, liberalizzando i mercati, riuscendo a fare una 'moral suasion', cioé convincendo quei commercianti che hanno usato in modo distorto l'euro che questa cosa non conviene, perché toglie potere d'acquisto alle retribuzioni".

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Miss Italia 2003. Eletta la siciliana Francesca Chillemi


Francesca Chillemi


Salsomaggiore, 16 settembre 2003

Miss Italia 2003 è Francesca Chillemi, 18 anni, di Barcellona (Messina). Francesca è stata eletta a Salsomaggiore nella finalissima del concorso, presentata da Carlo Conti in diretta su Raiuno, incoronata dalla giuria presieduta da Claudia Cardinale e dal televoto del pubblico che ha chiamato da casa.

Francesca Chillemi è nata il 25 luglio 1985. E' del segno del Leone. Ha capelli neri e occhi marroni, è alta 1.71 e pesa 55 chilogrammi. Frequenta il liceo classico e vorrebbe diventare attrice. Le piace nuotare, andare in palestra, al cinema e in discoteca. In finale, nei giorni scorsi, aveva già conquistato due titoli, Miss Sorriso e quello in ricordo di Giovanna Baino, giornalista dell'agenzia Agi, spesso a Salsomaggiore.

Appena saputo dell'elezione, Francesca è scoppiata a piangere ed è stata sommersa dagli abbracci di decine di miss che l'hanno letteralmente coperta. E' riuscita a emergere dal gruppo solo un momento per essere subito dopo abbracciata da altre miss senza riuscire ancora a trattenere le lacrime.

Le aveva ancora quando Carlo Conti l'ha sollecitata per l' incoronazione; la Miss Italia uscente, Eleonora Pedron, le ha messo al collo un gioiello, mentre Claudia Cardinale e il patron Enzo Mirigliani le consegnavano la fascia di Miss Italia 2003, lo scettro e la corona.

Francesca ha ringraziato "tutti quelli che mi hanno fatto sognare", aggiungendo un ringraziamento anche per la fascia di Miss Sorriso, "perchè un sorriso è la cosa più bella di questo mondo".

Seconda è arrivata Miss Eleganza, Debora Salvalaggio, 18 anni, di Latina; terza la milanese Laura Prostamo, anche lei diciottenne, Miss Cinema.

Durante la serata, Leonardo Pieraccioni ha quasi messo in imbarazzo Carlo Conti con gli scherzi fuori etichetta improvvisati nel rispondere alle domande delle miss, ma il presentatore è stato al gioco. Poco prima, Conti aveva voluto ricordare Alberto Sordi, già presidente di giuria a Miss Italia, salutato con una lunga standing ovation da tutto il pubblico del Palazzetto dello Sport, oltre che dalle miss e dagli ospiti sul palcoscenico. Tra loro, anche Mario Cipollini, Anna Valle, Paolo Brosio.

Tra gli ospiti musicali, invece, la star del latino- statunitense Ricky Martin, che ha cantato subito dopo la prima selezione delle concorrenti, scese da 40 a 24. Una volta ridotte a 12, le miss hanno sfilato, per la prima volta al concorso, con vestiti scelti da loro; invece le ultime sei finaliste hanno indossato abiti di Blue Marine. Tutte le 100 miss hanno comunque sfilato vestite dalla stilista Mariella Burani.

Tra le varie eliminazioni e ripescaggi, è curiosa la vicenda delle sorelle Messina di Ribera (Agrigento), Francesca di 21 anni e Sabrina di 19: la minore era stata eliminata nella terza fase e 'ripescata' per la finalissima, la maggiore era rimasta in gara piangendo per l'eliminazione della sorella. Quando poi si sono trovate entrambe in gara, è stata pero' Francesca ad essere eliminata per prima: Sabrina è arrivata fra le dodici finaliste. E un 'premio' particolare è andato alla romana Erika Marinelli, 18 anni, che si è sempre dichiarata una fan accanita del capitano della Roma Francesco Totti; eliminata nel passaggio da sei a tre concorrenti, ha ricevuto da Carlo Conti una consolazione: la maglia giallorossa autografata dal suo idolo e un invito a passare una giornata a Trigoria.

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Telekom Serbia. E' scontro Berlusconi-Fassino. Il leader Ds rinuncia all'immunità e invita Berlusconi a fare altrettanto


Silvio Berlusconi e Piero Fassino


Roma, 15 settembre 2003

Quindici milioni di euro per lavare l'onta. Più o meno 30 miliardi di lire per cancellare l'accusa di aver ispirato pensieri e parole di Igor Marini, di essere insomma "il burattinaio" del principale teste d'accusa nella vicenda Telekom Serbia. Silvio Berlusconi parte al contrattacco di Piero Fassino che, a sua volta, fa sapere di voler rinunciare all'immunità parlamentare. "A differenza dell'onorevole Berlusconi, per il quale la maggioranza di destra ha approvato una legge salva processi, io - annuncia il segretario della Quercia - rispondo delle mie azioni e non intendo farmi scudo dell'immunita' parlamentare, sfido Berlusconi a fare altrettanto".

La richiesta di risarcimento
Oggi infatti gli avvocati del premier hanno formalizzato la richiesta di risarcimento danni dopo le dichiarazioni fatte dal palco della festa dell'Unità da Fassino ("Il butrattinaio di Igor Marini sta a palazzo Chigi"). E' stato un ufficiale giudiziario a notificare alla segreteria dei Ds il provvedimento. L'atto d'accusa è stato messo a punto da Fabio Lepri, legale del presidente del Consiglio, e ora sarà il Tribunale civile di Roma a dover dirimere la questione. Serviranno dieci giorni, a partire da oggi, e poi il processo verrà incardinato davanti al tribunale nella capitale.

La seconda querela per diffamazione
Accanto alla richiesta di risarcimento danni, tuttavia, i legali del premier chiedono ai magistrati bolognesi (competenti per territorio, ndr) di "procedere penalmente" nei confronti del leader della Quercia così come di "tutti coloro che dovessero essere responsabili". Berlusconi quindi sceglie di andare fino in fondo.
Il premier decide la seconda querela per diffamazione dopo quella contro Piero Ricca che il 5 maggio al tribunale di Milano gli diede pubblicamente del "buffone". Diversamente da quanto avviene ora, nei confronti di Ricca, almeno fino ad oggi, non è stata formalizzata alcuna richiesta di risarcimento in sede civile.

Mentre le carte di Igor Marini vengono disvelate la 'minaccia estiva' di Berlusconi prende corpo e lo scontro con Fassino si alza di livello, diventando a tutti gli effetti una guerra di carte bollate.

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Lunedi,15 Settembre 2003

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Terremoto. Forte scossa nell'Appennino, paura dal Friuli alla Toscana


La scossa è stata avvertita nel centro nord


Bologna, 15 settembre 2003

Secondo i primi rilievi dell'Istituto Nazionale di Geofisica la scossa di terremoto di ieri notte, avvenuta alle 23:45, è stata di magnitudo 5.0, pari al settimo-ottavo grado della scala Mercalli. L'epicentro del movimento tellurico, sempre secondo le prime misurazioni,è collocato nell' Appennino tosco emiliano, nel territorio della Gargagnana, in Lucchiesia.

I comuni piu' vicini all' epicentro sono quelli di Mondidoro, Loiano, Monzuno e Castel del Rio, in provincia di Bologna e di Fiorenzuola, in provincia di Firenze. A Bologna la scossa ha provocato paura. Molte persone sono scese in strada spaventate. Il movimento è stato come sempre avvertito soprattutto ai piani alti. La scossa è stata avvertita anche nell' Emilia nord, fino a Parma. Intasati centralini dei Vigili del fuoco, della Questura dei Carabinieri.

La scossa è stata avvertita distintamente anche a Venezia, come in altre località del Veneto. Numerose sono state le telefonate ai centralini dei vigili del fuoco della regione. Paura anche in Friuli-Venezia Giulia, con oscillazioni ai piani alti degli edifici.

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Calcio. Vince anche la Juve con il Chievo, tutte le grandi in testa a punteggio pieno


Trezeguet, goal decisivo


Verona, 14 settembre 2003

E' stata la partita più spettacolare di questa seconda giornata di serie a. La Juventus, alla fine, ha piegato un Chievo dall'avvio esuberante, grazie al solito goal di Trezeguet (49') dopo il vantaggio veronese di D'Anna (20', rigore) e il momentaneo pareggio di Le Grottaglie al 26'. Partita accesissima sul piano agonistico, a tratti cattiva nella ripresa, ma anche tecnicamente e tatticamente ricca di spunti, occasioni da rete, emozioni. Del Neri non sfata il tabu Juventus: 5 sfide in campionato, 5 sconfitte.

Il Chievo punge subito con Cossato e Sculli, la Juventus in formazione tipo, con Appiah ormai titolare e Davids in panchina, soffre la vivacità degli uomini di Del Neri, che imprimono un gran ritmo e accorciano molto le linee di difensori e centrocampisti. Al 19' il primo pericolo: l'ottimo Marchegiani repinge di pugno una punizione di Del Piero. Ma pochi secondi dopo, una cintura in area costa cara a Camoranesi: è rigore, che D'Anna trasforma portando il chievo sull'1-0. La Juve reagisce subito e 5 minuti dopo ha già pareggiato il conto. Segna Le Grottaglie, un ex, con colpo di testa su assist di Camoranesi. La partita vera, si può dira, comincia qui, ed è una bella partita, giocata da entrambe le squadre a viso aperto e in modo maschio. Del Piero è in serata, Santana prova a stupire i suoi tifosi nella prima al Bentegodi.

Nella ripresa neppure il tempo di controllare eventuali sostituzioni, che al 4' Trezeguet trasforma in goal un provvidenziale suggerimento dell'inesauribile Zambrotta dopo un liscio (grave) di D'Anna. Del Neri cambia le carte in tavola: entra Zanchetta per Sculli, poi Pinilla per Amauri. Ma la Juve ormai ha preso in mano la situazione e Nedved, al 57', coglie un clamoroso palo. Il Chievo ora ribalta l'azione molto più rapidamente, nel tentativo di sorprendere la retroguardia juventina. La palla buona acpita sui piedi di Perrotta, ma il tiro del nazionale, al 13', è alto sulla traversa. Ben più pericoloso Pinilla al 17': peccato per i veronesi che in porta ci sia Buffon, trepitoso nel chiudere lo specchio della porta in uscita. Al 21' delizioso assist di Camoranesi per Del Piero, che si gira e tenta il colpo ad effetto a rientrare. Marchegiani attento para. Poi azione rugbistica del Chievo, che con splendida manovra corale porta 3 giocatori in area juventina su una ripartenza: Perrotta sciupa.
Al 24' Lippi chiama in campo Davids per Camoranesi e Di Vaio per l'infortunato Trezeguet (ditorsione alla caviglia). L'olandese si farà notare per una serie disastrosa di interventi durissimi e fuori tempo, rischiando più volte l'espulsione per gioco scorretto. Entrano anche Birindelli per Del Piero e Pelissier per Morrone, che sulla fascia ha speso tantissimo. Finale teso, nervoso, polemico. Le ultime cartucce, ancora una volta, le ha Zambrotta, che ha fiato e classe per costruire un'ultima

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Domenica, 14 Settembre 2003

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Riforme. D'Alema: Berlusconi cerca sempre di esasperare il clima politico


Il presidente dei Ds, Massimo D'Alema


Roma, 14 settembre 2003

"Credo che Berlusconi ogni giorno cerchi di eccitare ed esasperare il clima del confronto politico". Massimo D'Alema critica il leader della maggioranza ricordando le sue prese di posizioni di "aggressione alla magistratura o offendendo i sentimenti antifascisti del Paese, o aggredendo l'opposizione o minacciando dossier contro gli avversari politici". "Questo è molto preoccupante per il Paese che avrebbe bisogno di un confronto politico più serio - ha proseguito D'Alema - io credo che il presidente del Consiglio lo faccia per nascondere il completo fallimento della sua opera di governo, nessuno degli obbietivi è stato raggiunto e quindi preferisce la rissa".

"Cosa fa il governo?"
"Io credo che noi non dobbiamo seguirlo in questa rissa - ha aggiunto il presidente dei Ds - lui può dire quello che vuole dell'opposizione, a me non importa nulla a me interessa sapere cosa fa il governo, e abbiamo saputo che per il Mezzogiorno non c'è niente ed è raro che un presidente del Consiglio si presenti a mani vuote alla Fiera del Levante".

"L'unico impegno concreto che ha preso Berlusconi è stato quello di mantenere la 488 e il credito di imposta - ha insistito D'Alema - mi si deve consentire che per uno che dice siamo all'anno zero come cultura di governo, il fatto che debba promettere di mantenere quello che abbiamo fatto noi, è un pò penoso".

Subito riforma delle pensioni
Il commento di Massimo D'Alema arriva in risposta all'intervento a tutto campo del premier all'inaugurazione della Fiera del Levante a Bari. Tra le questioni affrontate dal premier innanzitutto la riforma delle pensioni: "improcrastinabile, altrimenti si rischia un tracollo sociale", ha detto. Circa il condono il premier ha detto di sapere che dà fastidio a molti ma, ha aggiunto, è anche vero che servono tremila miliardi di vecchie lire.

Berlusconi ha precisato che la prossima manovra potrà essere composta per due terzi da provvedimenti una tantum come il condono edilizio e per un terzo da riforme strutturali come ad esempio la riforma delle pensioni. Comunque la riduzione del Pil italianoè a livello di altri Paesi europei. "Noi- ha aggiunto Berlusconi- governiamo mentre l'opposizione non è idonea: il centrosinistra sa solo sabotare".

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G8. Bolzaneto, per l'accusa violati diritti dell'uomo e alla salute


Una fase degli arresti a Genova durante il G8


Genova, 13 settembre 2003

Ci sono anche la violazione dei diritti umani fondamentali e la lesione del diritto alla salute fra i capi d'imputazione di alcuni dei 43 indagati (4 medici e 39 uomini delle forze dell' ordine), destinatari degli avvisi di fine indagini inviati ieri dalla procura di Genova per l' inchiesta sulla caserma di Bolzaneto durante i giorni del G8 a Genova.

Tra questi, il medico genovese Giacomo Toccafondi, responsabile organizzativo del servizio sanitario della struttura provvisioria e il vicequestore Alessandro Perugini, quale funzionario della polizia di Stato più alto in grado nella caserma di Ps, trasformata per il vertice G8 in avamposto carcerario.

I reati contestati sono previsti dall' art.3 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma nel 1950 e dall' art. 27 comma 3 della Costituzione.

Le altre accuse nei confronti degli indagati sono quelle di abuso d'ufficio, abuso di autorità contro detenuti o arrestati, omissione di referto, insulti e minacce. Il medico in particolare dovrà rispondere anche dei reati di abuso d' ufficio, di violazione di numerose norme contenute nell' ordinamento penitenziario, insulti e minacce. I magistrati genovesi lo accusano di aver privato diversi giovani del diritto alla salute, "ossia della mancanza di una assistenza sanitaria adeguata delle persone offese vittime di lesioni, percosse e vessazioni". Nella contestazione della violazione dell' art.27 comma tre della Costituzione, i pm genovesi hanno ribadito che tali "norme impongono che il trattamento delle persone private della libertà personale deve essere conforme al principio di umanità e deve rispettare la dignità delle persone".

In merito alla violazione dell' art.3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo e delle libertà fondamentali, Toccafondi è accusato di aver sottoposto i detenuti a trattamenti inumani e degradanti. Il medico, secondo l' accusa, avrebbe insultato direttamente le persone visitate con espressioni quali "abile arruolato" e "pronti per la gabbia" e avrebbe "omesso di attuare tutti gli interventi necessari per evitare le conseguenze di disagio e di sofferenza in cui le persone venivano detenute nelle celle (in piedi, gambe divaricate, braccia alzate, volto rivolto verso il muro).


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Finanziaria. Fassino: "Berlusconi chieda a Tremonti perché mancano i soldi"


Piero Fassino


Perugia, 13 settembre 2003

"Non ci sono i soldi in Finanziaria? Berlusconi ne parli con Tremonti e con i suoi ministri". Questo il commento alle dichiarazioni di Bari del premier Silvio Berlusconi del segretario dei Ds, Piero Fassino, prima di partecipare a un dibattito sul suo ultimo libro.

"Il presidente del Consiglio - ha sottolineato - si preoccupi prima della sua cultura di governo. Dopo due anni di centro destra al governo, l'Italia è un Paese con una economia che non cresce, il Mezzogiorno abbandonato a se stesso, opere pubbliche non se ne vedono, scuola e sanità sono nella confusione e nel caos". E ancora: "Berlusconi ci accusa di sabotare: non si può sabotare il nulla".

"Avevano promesso - ha ribadito Fassino - una politica di sviluppo riducendo le tasse: sono riusciti a gelare l'economia italiana e a non ridurre le tasse. Proprio un bel risultato per quelli che parlavano di nuovo miracolo italiano".

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Sabato, 13 Settembre 2003

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Ue. Ecofin: Tremonti, si è decisa un'azione sui cambi


Ill ministro dell' Economia, Giulio Tremonti


Stresa, 12 settembre 200
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L' Eurogruppo informale che si è riunito a Stresa, nell' analizzare gli squilibri commerciali, ha "posto ipotesi di interventi sui cambi, ma non ne ha deciso i contenuti". Lo ha detto il ministro dell' Economia, Giulio Tremonti parlando al termine della riunione. Il tema - ha aggiunto - sarà discusso anche al G7 e alla prossima riunione del Fmi. "La Cina - ha aggiunto il ministro rispondendo ad una specifica domanda - è il paese in cui si pone il problema ma non se ne è parlato specificatamente".

Tremonti: "Nessuna proposta di sconti sul patto di stabilità"
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, presidente di turno dell'Ecofin, non ha presentato nessuna proposta di "sconti" sui criteri fissati dal patto di stabilità per quei paesi che intraprendono importanti riforme strutturali. "Non ho il titolo per fare proposte isolatamente - ha spiegato nella conferenza stampa al termine della riunione informale dell'Eurogruppo, alla quale ha partecipato anche il presidente della commissione europea Romano Prodi - ho solo fatto una considerazione di merito costruttiva per le riforme strutturali". Infatti, secondo il ministro Tremonti, bisogna dare una "valutazione positiva di quei paesi che fanno riforme strutturali" ma "non ho fatto nessun collegamento specifico fra le riforme e il deficit". Tremonti ha escluso che nella riunione
dell'Eurogruppo si sia parlato della finanziaria italiana: "non mi è stato chiesto", ha affermato.

Prodi: una riunione positiva
"E' stata una riunione estremamente positiva". Lo ha affermato il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, al termine dei lavori dell'Eurogruppo a cui ha partecipato insieme al commissario europeo, Pedro Solbes. "Con la Francia si è aperto un dialogo - ha detto Prodi - e l'incontro è stato molto costruttivo. Sono stati fatti dei piccoli passi in avanti".

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Telekom Serbia. Nessun nome di politico nelle carte svizzere. Prodi: vicino il giorno in cui dovranno scusarsi


Telekom Serbia: gli uffici a Belgrado


Roma, 12 settembre 2003

La commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Telekom Serbia ha cominciato l'esame delle carte arrivate dalla Svizzera del faccendiere Igor Marini, e già filtrano le prime indiscrezioni, valutazioni e nuove polemiche politiche.

Per Franco Monaco, della Margherita, dall'esame dei primi documenti, sembra che non ci sia "niente di niente". Ma Giuseppe Consolo di An replica che è troppo presto,dopo una lettura sommaria, per trarre delle conclusioni. Intanto il presidente della Commissione Enzo Trantino non esclude l'eventualità di riascoltare Igor Marini.

"Nelle carte di Marini non ci sono nomi di politici"
Nelle carte di Igor Marini giunte dalla Svizzera "non vi è nessun tipo di riferimento, né diretto né indiretto, a personaggi politici italiani", quindi la commissione dovrà "terminare i lavori in poco tempo". Lo hanno sottolineato, nel corso di una conferenza stampa congiunta, i commissari del centrosinistra della Commissione parlamentare d'inchiesta su Telekom Serbia.

"Nelle 1800 pagine non solo non c'è nessun riferimento a politici italiani - afferma il diessino Giovanni Kessler - ma non c'è nemmeno nessun riferimento, diretto o indiretto, a Telekom Serbia, a Telecom Italia o a Telecom Brasile. Le carte di Marini non contengono nulla. Sono mesi che la politica italiana è rimasta ostaggio di queste inutili carte".

Kessler ha spiegato inoltre che le carte giunte da Berna "sono tutte le carte dell'archivio Boscaro", come "conferma la lettera di accompagnamento del procuratore federale svizzero".

"Che il tutto dovesse concludersi in un flop - ha proseguito Michele Lauria, della Margherita - era nella realtà dei fatti. La mia sensazione è che si cerca di spostare l'attenzione su altri fronti. Continuo ad avere il sospetto che ci sia stato qualche burattinaio che abbia messo in piedi questo baraccone con risonanza mediatica, attorno ad un personaggio 'incredibile' quale è Marini". Lauria lancia un appello alla maggioranza: "Mi auguro che si finisca di cavalcare questa tigre e quelle annunciate - afferma Lauria - e rivolgo un appello a non inquinare il clima politico. Mi auguro che il buon senso possa prevalere tra i due schieramenti perché chi semina vento raccoglie tempesta".

Giovanni Russo Spena, commissario di Rifondazione Comunista, sostiene, a nome di tutta l'opposizione, che "arrivati a questo punto il lavoro della Commissione Telekom Serbia si può concludere entro qualche mese. Finita la prima fase istruttoria - spiega Russo Spena - chiederemo martedì, nel corso dell'ufficio di presidenza, che la Commissione delinei la conduzione della seconda e conclusiva fase del lavoro".

Kessler e Calvi hanno voluto infine chiarire che "il gruppo Ds continuerà a prendere parte ai lavori della Commissione, ma - avvertono - non consentiremo che il nostro lavoro sia ostaggio delle deichiarazioni di Igor Marini".

Prodi: vicino il giorno in cui dovranno scusarsi
"Ogni giorno si avvicina sempre di più il giorno in cui mi dovranno chiedere scusa". E' tranciante il commento di Romano Prodi in merito agli ultimi sviluppi dell'indagine sull'affare Telekom-Serbia.

Lasciando Stresa al termine della riunione dell'Eurogruppo, il presidente della Commissione Europea ha osservato quasi amaramente che "quanto avvenuto è una cosa che a suo tempo definiremo con linguaggio appropriato" aggiungendo che comunque "viene dimostrato che ogni passo che viene compiuto avvicina il momento in cui dovranno scusarsi".

Fassino: ora qualcuno pensi a chiedere scusa
"Oggi finalmente risulta evidente che le carte di Marini non hanno niente a che vedere con l'affare Telekom-Serbia". Lo afferma il leader dei Ds Piero Fassino riferendosi all'arrivo delle carte relative all'affare Telekom Serbia alla Commissione parlamentare.

"Non c'è una sola parola - aggiunge Fassino - che dimostri come le accuse e le calunnie lanciate nei confronti dei leader del centrosinistra. Sarebbe bene che qualcuno pensi ora a chiedere scusa".

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Venerdi, 12 Settembre 2003

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Politica. Berlusconi: "Mai rivalutato Mussolini". Opposizione: premier indegno di rappresentare una democrazia


Il premier Silvio Berlusconi


Roma, 11 settembre 2003

Mentre la maggioranza di governo appare ancora alla ricerca dell'accordo per la riforma delle pensioni ed per il varo della legge finanziaria il mondo politico è scosso da un'altra polemica innestata, ancora una volta, dall'intervista rilasciata al settimanale britannico Spectator in cui il Presidente del Consiglio ha risposto ad una domanda sul paragone tra Saddam Hussein e Mussolini.

L'intervista
Rispondendo agli intervistatori Berlusconi aveva detto che è improponibile un confronto tra Saddam, un assassino, e Mussolini: "Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino", aveva detto Berlusconi. Riguardo al lavoro di alcuni magistrati Berlusconi aveva usato espressioni fortemente critiche, dicendo tra l'altro che su dell'Utri mette 'la mano sul fuoco'. Quanto a me, ha detto, 'o rispondo alle accuse che si inventano su di me o governo'.

Dopo che l'intervista aveva già suscitato un'ondata di proteste da parte di tutte le forze di opposizione Berlusconi ha fatto delle precisazioni.

Le precisazioni di Berlusconi: "Non ho mai inteso rivalutare Mussolini"
"Non ho mai inteso rivalutare Mussolini", ha detto poi il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi parlando con i giornalisti delle polemiche nate per
il suo giudizio sul regime mussoliniano al termine della conferenza stampa con il leader egiziano Hosny Mubarak. "Ho reagito da patriota, da italiano vero, rispetto a una comparazione tra Mussolini e Saddam Hussein che non ho accettato", ha detto ai giornalisti il Presidente del Consiglio.

"Ancora una volta la sinistra strumentalizza una chiacchierata estiva. Si tratta di una nuova puntata di un tormentone...". Così Silvio Berlusconi, conversando con i giornalisti a Villa Madama, ha commentato le polemiche scaturite dopo la pubblicazione della seconda puntata della sua intervista al settimanale inglese "The Spectator".

"Basta con le strumentalizzazioni, soprattutto da parte di chi ha condiviso per una vita gli orrori del comunismo, che si vergognino!". Con questa esclamazione il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha concluso una breve dichiarazione letta oggi a Villa Madama.

Ondata di proteste nell'opposizione
Le parole di Berlusconi sono giunte dopo che la sua intervista aveva già suscitato molte proteste da parte di tutte le forze di opposizione. A cominciare da quella di Piero Fassino che, dopo aver elencato una serie di nomi di vittime del fascismo di varia tendenza (liberali, socialisti, comunisti, cattolici), ha avvertito che stavolta Berlusconi dovrà rispondere di quel che ha detto "al Parlamento e al paese". Un dibattito in Parlamento è sollecitato anche da Franco Giordano, capogruppo del Prc alla Camera.

"Mussolini fu un assassino e Berlusconi dimostra di non avere la dignità di rappresentare una democrazia nata dalla lotta contro il fascismo e una Europa nata dalla lotta al nazifascimo". Lo affermano, in una dichiarazione congiunta, i presidenti dei gruppi parlamentari di opposizione della Camera Luciano Violante, Pierluigi Castagnetti, Marco Boato, Marco Rizzo, Ugo Intini, Alfonso Pecoraro Scanio, Pino Pisicchio e Franco Giordano.

Il coro di protesta che si alza dal centrosinistra è unanime: qualcuno, come Clemente Mastella, ricorda a Berlusconi le responsabilità del fascismo per le leggi razziali; altri, come Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi, lo accusano di insultare i "martiri" vittime del fascismo. Molti si dicono preocupati perché il capo del governo italiano avrebbe dimostrato quella che Rosi Bindi definisce "estraneità antropologica alla democrazia"; fino a fondare, secondo Alfiero Grandi dei Ds, una possibile messa in stato di accusa per violazione della Costituzione.

Violante: Berlusconi deve rispondere delle sue dichiarazioni in Parlamento
"Berlusconi deve rispondere al Paese e al Parlamento delle gravi dichiarazioni che ha formulato su Mussolini e la dittatura fascista". Lo dice il presidente dei deputati Ds Luciano Violante, il quale aggiunge che "decideremo con i colleghi capigruppo dell'opposizione le modalità con le quali richiedere il dibattito".

Mussi: l'opposizione chieda le dimissioni di Berlusconi
"Dopo le esternazioni sui magistrati matti e sulla bontà di Mussolini, Berlusconi se ne deve andare. Penso che l'opposizione debba chiedere a gran voce le dimissioni di Berlusconi la cui posizione è terribilmente aggravata dal fatto che è presidente del semestre dell'Unione Europea". Lo ha detto il vice presidente della Camera Fabio Mussi (Ds). Incontrando i giornalisti Mussi, a proposito dell'intervista del presidente del Consiglio in cui si parla di Mussolini, ha rilevato che "ognuno difende i dittatori suoi".

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Sardegna. Traghetto rischia di affondare: tutti salvi


L'imbarcazione è ormai alla deriva


Cagliari, 11 settembre 2003

Tragedia sfiorata stasera al largo delle coste della Sardegna dove un traghetto partito da Livorno e diretto a Olbia ha rischiato di affondare con a bordo circa 160 persone.

I passeggeri e l'equipaggio del traghetto Moby Magic sono tutti salvi, non c'è nessun ferito ma l'imbarcazione è ormai alla deriva a circa tre miglia da Porto Cervo ed è stata abbandonata anche dagli ultimi marinai che avrebbero dovuto tentare di riportarla in porto.

L'emergenza era scattata intorno alle 19.10 quando la nave si trovava a circa sette miglia dalla costa gallurese. Il capitano ha segnalato alla Capitaneria di Porto l'apertura di un'ampia falla in sala macchine e subito sono entrate in azione le unità della Capitaneria di Porto per il trasbordo dei passeggeri. Non c'è nessun ferito.

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Giovedi, 11 Settembre 2003

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Governo. Berlusconi allo Spectator: "Saddam più feroce di Mussolini, il Duce non uccise nessuno"


Silvio Berlusconi


Roma, 11 settembre 2003

Farà discutere anche questa seconda parte dell'intervista di Boris Johnson e Nicolas Farrel a Silvio Berlusconi, di cui la Voce di Rimini e il settimanale britannico The Spectator pubblicano oggi nuovi estratti. Nel colloquio avuto ad agosto a Porto Rotondo, Berlusconi parla dell'Iraq e, sollecitato a fare un paragone tra Saddam e Benito Mussolini, 'dimentica' l'assassinio Matteotti e lo squadrismo fascista e azzarda: "Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino".

Ai due interlocutori che gli chiedono se Bush e Blair gli dissero che Saddam aveva armi che in 45 minuti erano in grado di colpire l'Occidente, Berlusconi risponde: "Su questo non ho parlato direttamente con loro. Io sinceramente ritengo che può essere discussa o meno l'opportunità di un'azione militare. Ma certamente c'è il grande problema dei rapporti dell'Occidente con la comunità musulmana, con la regione Mediorientale. Il fatto che in Medio Oriente non c'è democrazia, e credo che sia importante che nel futuro ci sia una democrazia. Giudico positivo un intervento che ha posto termine ad una dittatura e che puo' essere paradigmatico per tutta la regione. Capisco la difficoltà di insegnare la democrazia ad un popolo che per quasi quarant'anni ha conosciuto solo la dittatura e non conosce altro sistema che la dittatura...".

Interviene a questo punto Nicholas Farrell: "Come l'Italia...". Berlusconi: "Lasciamo stare, era una dittatura molto più...". "Benevolente", dice Nicholas Farrell, "o benigna", traduce l'interprete del presidente del Consiglio. Riprende Berlusconi: "Si', Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino". Riprende Berlusconi: "A parte questo, qui il discorso diventa più ampio: qui siamo di fronte ad un nuovo scenario mondiale. E' finita la contrapposizione dell'Occidente con il patto di Varsavia. Ora la federazione russa ha deciso, attraverso Putin, di far parte dell'Occidente, questo è un grande fatto.."

I processi palermitani
"Io su dell'Utri metto la mano sul fuoco - dice ancora Berlusconi rispondendo ad una domanda dei giornalisti - Non ha nessun rapporto di nessun tipo con la criminalità. Perché è un cattolico, un credente, un uomo di cultura, ha una straordinaria famiglia, ha un padre che era un dirigente benestante di un'azienda americana".

"Dell'Utri - spiega Berlusconi - è nato a Palermo. A Palermo la nostra magistratura comunista, di sinistra, ha creato un reato, un tipo di delitto che non è nel codice. E' il concorso esterno in associazione mafiosa. Cosa vuol dire: che se uno non fa parte della banda, ma in qualche modo parla, chiacchiera...? Io le domando: se un cittadino del Nord va in Sicilia e parla con una persona che lo accoglie in casa, che lo saluta, se questa persona è libera e non è nelle prigioni italiane, questo cittadino del Nord è obbligato a sapere che questa persona è un mafioso? Se non lo sanno i giudici che sono lì e che non lo mettono in galera, come fanno a saperlo gli altri? Non c'è bisogno che si prepari un delitto, non c'e' bisogno che ci sia un reato. Non solo: non c'è stato delitto e non è stato progettato, basta il fatto che lui mi abbia telefonato per essere incriminato. Il presidente della regione Sicilia è stato accusato di questo reato, che non c'è nel codice, perché un mafioso ha telefonato ad un suo collaboratore chiedendo la nomina di una persona a direttore di un ospedale. La nomina non è avvenuta, quindi la telefonata non ha avuto esito. Quindi, per il semplice motivo che il suo collaborate ha parlato al telefono per tre volte con un mafioso, che insisteva, questo è accusato di concorso in associazione mafiosa. Ma è una follia".

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11 Settembre. Berlusconi: libertà e democrazia antidoto contro il terrorismo


Silvio Berlusconi


Roma, 11 settembre 2003

"L'11 settembre resterà nella memoria di tutti i popoli civili come il giorno in cui la barbarie del terrorismo ha raggiunto il punto più ignobile e insensato". Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in occasione del secondo anniversario dell'attacco terroristico alle Torri Gemelle e al Pentagono di New York e Washington.
"Il nostro commosso pensiero va alle vittime innocenti e agli eroi, vigili del fuoco e agenti di polizia, che si sono sacrificati per salvare vite umane. A loro è dedicato il nostro impegno per battere il terrorismo. La grande coalizione mondiale guidata dagli Stati Uniti ha già ottenuto significative vittorie. In Afghanistan come in Iraq ora c'eè una speranza di libertà e della democrazia l'antidoto più efficace contro il terrorismo".

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Università. Moratti: ridurre gli abbandoni, premiare il merito, abbreviare i tempi di laurea


Letizia Moratti


Roma, 11 settembre 2003

Per un sistema universitario che traduca in risultati concreti l'impiego delle risorse pubbliche, il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti punta a ridurre il tasso di abbandono degli studenti iscritti e ridurre i tempi del conseguimento della laurea, accorciando le distanze con il mondo del lavoro.

Nel suo intervento al convegno sull'università organizzato dall'associazione Treelle Moratti ha ribadito di volere una università che dia "risposte concrete e più opportunità ai giovani. Soltanto così l'università italiana sarà pienamente europea".

Il ministro ha aggiunto che "il tasso di abbandono negli atenei è troppo elevato e il tempo di permanenza è troppo lungo. Dobbiamo incentivare le università a dare risultati concreti e offrire più opportunità agli studenti di completare in tempi brevi il percorso, laureandone di più. E naturalmente - ha proseguito - dobbiamo mettere in condizione gli studenti laureati di trovare lavoro in posti qualificati e remunerati".

Per questo, ha concluso Letizia Moratti, "verranno dati più incentivi a quelle università che saranno in grado di raggiungere questi risultati".


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Mercoledi, 10 Settembre 2003

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Politica. Ciampi:"Sta al Parlamento ritoccare la Costituzione rispettando i principi fondamentali"


Carlo Azeglio Ciampi


Roma, 9 settembre 2003

La Costituzione è viva e vitale, sta al Parlamento decidere se apportarvi qualche ritocco, l'importante è non stravolgerne l'anima, perchè questa è la base della nostra nazione. Carlo Azeglio Ciampi ricorda una delle prime grandi tragedie che investirono le forze armate italiane dopo l'8 settembre, l'affondamento della corazzata Roma al largo dell'Asinara, e lancia un messaggio per l'immediato. Questo: i principi fondamentali della Carta sono qualcosa di profondamente radicato nell'animo del paese, e se niente impedisce di rivedere qualche punto generale, la prima parte deve essere mantenuta.

"L'anima della Costituzione bisogna mantenerla"
L'8 settembre, ha ricordato oggi il Capo dello Stato, fu il momento in cui incominciarono a cementarsi i valori che "tengono unite le nostre genti". Si avviò quel processo che si concluse con il varo della nuova legge Fondamentale. E non a caso già ieri il presidente della Repubblica aveva definito la nostra costituzione "viva e vitale".
Oggi torna sull'argomento precisando: "l'anima bisogna mantenerla. Sta al Parlamento decidere se e come apportare eventuali ritocchi, ma l'importante è che i principi fondamentali non solo vengano rispettati, ma anche sentiti come bene della nostra nazione".

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Pensioni. Alemanno:"Gli interventi partiranno dal 2008 senza blocchi né disincentivi". Cgil:"Berlusconi fermi Tremonti"


Il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno


Roma, 9 settembre 2003

Nessun intervento a breve sulle pensioni, oltre a ciò che è previsto dalla legge delega, neè blocchi alle "finestre" di uscita, nè disincentivi, mentre per gli interventi strutturali si attenderà il 2008. Questo l'accordo di massima raggiunto nella maggioranza secondo quanto conferma il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno.
"Sia per noi, sia per l'Udc - ha spiegato il ministro lasciando Palazzo Chigi - è la garanzia di una finanziaria di sviluppo".

"Sulle pensioni, a mio avviso - ha spiegato Alemanno al termine dell'incontro con Gianfranco Fini e Mario Baldassarri - un accordo di fondo c'è nella Casa della Libertà. Ma la gestione deve essere concertata con le parti sociali". Il vero 'nodo' resta la Finanziaria e il partito di Gianfranco Fini chiede "garanzie precise da Tremonti, da Berlusconi e da tutto il Governo che sia una Finanziaria di sviluppo".
La flessibilità del Patto di Stabilità che l'Italia potraà garantirsi a Bruxelles grazie alle riforme strutturali, per Alemanno, dovrà essere utilizzata per rilanciare lo sviluppo. Quanto alle parti sociali, con esse si dovranno concertare i "dettagli" delle misure sulla previdenza da come gestire gli incentivi a come gestire la riforma strutturale che partirà dal 2008.

Cgil:"Berlusconi fermi Tremonti"
"Se vuole evitare un conflitto sociale senza precedenti, Berlusconi fermi Tremonti e rifletta". L'avvertimento arriva dal responsabile economico della Cgil, Beniamino Lapadula, che definisce "una miscela esplosiva" il paventato rinvio del secondo modulo della riforma fiscale combinato con la riforma delle pensioni.
Secondo il sindacalista, "è ormai chiaro" che la mancata riduzione dell'Irpef "riguarda solo il lavoro dipendente. I contribuenti cui si applicano gli studi di settore che aderiranno al concordato preventivo infatti - osserva in una nota - beneficeranno oltre che di un'autodeterminazione arbitraria del proprio reddito, anche delle aliquote del 23 e 33% previste a regime dalla delega, mentre i dividendi, con l'abolizione del credito d'imposta, saranno sottratti all'Irpef e pagheranno soltanto l'Irpeg, cioè il 33%".
Al lavoratori dipendenti, invece, prosegue Lapadula, "viene negata la restituzione del drenaggio fiscale (circa 3 mila miliardi di vecchie lire) e applicata una maggiore imposizione sul Tfr (oltre mille miliardi di vecchie lire)". Questa sera poi "il Governo si appresta a varare, con l'abolizione delle pensioni di anzianità, prime misure di macelleria sociale per ottenere una carta di cerdito europea che gli permetta di ridurre le imposte agli evasori e i ricchi".
Di qui l'invito al premier a fermare il suo ministro dell'Economia. In ogni caso, conclude il comunicato, "in questo paese esiste ancora una Costituzione che impone l'equità fiscale e la Cgil, a fronte di disparità di trattamento così irragionevoli e arbitrarie, ne chiederà il rispetto".

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Sicurezza. Sirchia proibisce l'addestramento aggressivo dei pitbull


Il ministro della salute Girolamo Sirchia


Roma, 9 settembre 2003

Il ministro della salute Girolamo Sirchia ha firmato un'ordinanza urgente per la tutela dell'incolumità pubblica dal rischio di aggressioni da parte di cani "potenzialmente pericolosi". Secondo il provvedimento è vietato l'addestramento dei cani di razza pitbull, ma anche di altre razze, "inteso ad esaltarne la naturale aggressività o potenziale pericolosità". Previsto anche il divieto di selezione o incrocio tra razze di cani per svilupparne l'aggressività e la somministrazione di sostanze dopanti agli animali.
Secondo l'ordinanza di Sirchia chiunque possegga o detenga cani pericolosi "è tenuto a stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civicile per danni contro terzi, definita secondo i massimali e i periodi di durata stabiliti dal ministero delle attività
produttive.

L'articolo 2 del provvedimento afferma che fermo l'obbligo di osservare le disposizioni concernenti l'uso del guinzaglio e della museruola per i cani condotti nei luoghi pubblici previste dal regolamento di polizia veterinaria, è vietato acquistare, possedere o detenere cani considerati pericolosi "ai delinquenti abituali o per tendenza; a chi è sottoposto a
misura di prevenzione personale o a misura di sicurezza personale; a chiunque abbia riportato condanna, anche non definitiva, per delitto non colposo contro la persona o contro il patrimonio, punibile con la reclusione superiore a due anni; a chiunque abbia riportato condanna, anche non definitiva, per i reati di cui all'art. 727 del codice penale; ai minori di 18 anni e agli interdetti e inabilitati per infermità".
Questi divieti, spiega il provvedimento, "non si applicano ai cani per non vedenti o non udenti, addestrati presso le scuole nazionali come cani guida".

I detentori che non intendono mantenere il possesso dell'animale nel rispetto delle disposizioni dell'ordinanza debbono interessare le autorità veterinarie competenti nel territorio al fine di ricercare idonee soluzioni di affidamento del proprio cane.
L'ordinanza ha efficacia per un anno dalla data dellentrata in vigore, che decorre dal giorno stesso della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale".

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Martedi, 9 Settembre 2003

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Telekom Serbia. Prodi: "Contro di me una campagna politica violentissima"


Il presidente della commissione Europea Romano Prodi


Roma, 9 settembre 2003

Con un duro comunicato da Bruxelles, Romano Prodi interviene nella vicenda Telekom Serbia. Il presidente della commissione Europea parla di campagna infamante contro di lui, tale da confermare il problema della concentrazione dei mezzi di informazione in Italia. "Non mi sono mai occupato di Telekom Serbia", dice Prodi, che si dichiara disponibile a rispondere alle accuse di corruzione lanciate nei suoi confronti dal faccendiere Igor Marini.

Sul caso Telekom Serbia "contro di me e contro altri membri del governo allora in carica, e da me presieduto, si è in Italia da mesi sviluppata, sulla base delle accuse di un personaggio attualmente in carcere, una violentissima campagna politica", afferma il presidente della Commissione Europea. "Tale campagna - si legge in una lunga nota diffusa da Bruxelles dallo stesso Prodi - è stata condotta da mezzi di informazione, scritta e televisiva, con un accanimento e una dovizia di mezzi senza precedenti, tanto da riproporre con forza il tema, sottolineato dallo stesso Parlamento Europeo in un documento approvato a larga maggioranza lo scorso 17 luglio, della libertà e del pluralismo dell'informazione e dei rapporti tra proprietà dei mezzi di informazione e politica".

"Sono pienamente fiducioso" che la Commissione parlamentare d'inchiesta del Parlamento italiano e la magistratura "accerteranno la verità e porranno fine a questa infamia", afferma Prodi, riferendosi al caso Telekom Serbia.

Prodi ricorda che sulla questione stanno indagando la Commissione parlamentare e la Procura di Torino. "Al termine dei suoi lavori - scrive Prodi - la Commissione presenterà al Parlamento italiano una relazione che non potra' "avere ad oggetto scelte di politica estera del governo". Inoltre, ricorda, "sta ugualmente indagando, per verificare se siano state versate tangenti, la Procura della Repubblica di Torino".

"La Commissione d'inchiesta del Parlamento italiano e la Procura della Repubblica di Torino - afferma il presidente della Commissione - conoscono bene le procedure che dovranno essere seguite per accertare la verità e sono pienamente fiducioso che ciò basterà a porre fine a questa infamia".

Prodi sottolinea nuovamente di essere disposto ad essere ascoltato sulla vicenda e ribadisce che "mai, da nessuno e in alcuna forma, né direttamente né indirettamene, l'acquisto di una quota di Telekom Serbia da parte del gruppo Telecom Italia fu sottoposto alla mia attenzione, né come privato cittadino né come Presidente del Consiglio".

"Rispetto alle accuse di un interesse personale collegato alla transazione Telekom Serbia - ricorda Prodi - i miei legali si sono già attivati, con gli strumenti previsti dalla legge, per tutelare il mio onore e per assicurare che chi ha gettato fango risponda dei propri atti. Sulla vicenda Telekom Serbia è stata recentemente presentata una interrogazione scritta al Parlamento Europeo".

"Riferendosi a circostanze che, qualora trovassero riscontri obiettivi, convolgerebbero la mia responsabilità in quanto allora Presidente del Consiglio - continua Prodi - il deputato Mario Borghezio mi chiede, "anche a tutela della immagine delle istituzioni comunitarie e per fugare ogni eventuale dubbio sulla limpidezza e sulla congruità del [mio] comportamento", di
"fornire, come per il caso Cirio-Sme, pubbliche e dettagliate spiegazioni" in merito al ruolo da me svolto nell'operazione Telekom Serbia".

"A questo proposito - aggiunge - pienamente consapevole dei doveri e delle reponsabilità che competono a chi riveste incarichi pubblici, voglio ricordare che ho già da tempo e pubblicamente dichiarato di essere disposto ad essere ascoltato per fornire ogni utile chiarimento agli organi legittimamente deputati alle indagini. Altrettanto pubblicamente, ho altresì anticipato quanto, se e quando sarò stato chiamato, potrò dire alla Commissione parlamentare: cioé che mai, da nessuno e in alcuna forma, né direttamente né indirettamene, l'acquisto di una quota di Telekom Serbia da parte del gruppo Telecom Italia fu sottoposto alla mia attenzione, né come privato cittadino né come Presidente del Consiglio; e che non vi era alcuna ragione né formale né sostanziale perché ciò avvenisse".

"In ogni caso - prosegue la nota del presidente della Commissione - per rispondere direttamente alle domande formulate nel Parlamento europeo e a quelle che nel medesimo senso mi sono state da altri pubblicamente rivolte, ho deciso, prima ancora di essere eventualmente convocato per una audizione da parte della Commissione del Parlamento italiano, di offrire una ricostruzione dettagliata delle ragioni, degli elementi di fatto e delle procedure seguite, in quella vicenda e sotto la mia presidenza, dal governo italiano. Come ho già detto nella analoga circostanza opportunamente richiamata dallo stesso
onorevole Borghezio, sono persuaso che chi ha pubbliche responsabilità abbia il dovere della massima trasparenza. A questo dovere - conclude - non mi sono mai sottratto, né in Italia né, ora, in Europa".

 

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Polmonite atipica. A Singapore torna l'incubo Sars: dubbi su un cinese già ricoverato


Sars, l'Oms invita i Paesi a non abbassare la guardia


Singapore, 8 settembre 2003

Un caso isolato o la spia di un nuovo focolaio? Appena poche ore dopo l'avvertimento dell'Organizzazione mondiale della sanità sulla possibile recrudescenza del virus, le autorità di Singapore hanno reso noto che i primi test condotti su un paziente malato di polmonite fanno temere un nuovo caso di polmonite atipica, anche se isolato.

Tra marzo e luglio scorso, l'epidemia si diffuse in una trentina di Paesi e colpì circa 8.500 persone. I morti furono più di 800, 33 dei quali a Singapore. Secondo un portavoce del ministero della Sanità dell'isola, il caso sotto esame interessa un uomo di origine cinese ricoverato in ospedale. Il paziente è stato trasferito nel nosocomio Tan Tock Seng, specializzato nella cura della polmonite atipica.

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8 settembre. Ciampi: la Costituzione italiana è viva e vitale


Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi


Roma, 8 settembre 2003

"Sessant’anni fa gli italiani si ritrovarono soli ciascuno davanti alla propria coscienza. Tanti italiani quel giorno, in patria e all’estero, decisero di reagire, di combattere pur nella deplorevole assenza di ordini chiari".

Così il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha iniziato il suo discorso a Porta S.Paolo a Roma per la celebrazione del 60esimo anniversario dell'8 settembre.

"Ci furono molti singoli episodi, spesso minori per dimensioni sparsi su un territorio vastissimo".

"Ognuno di quegli episodi di resistenza alla sopraffazione fu un elemento di fondazione della Patria che si è rinnovata, dall' 8 settembre 1943 al primo gennaio 1948, allorché è entrata in vigore la Costituzione repubblicana".

"Oggi a distanza di 60 anni ci rendiamo conto quanto sia stato importante per noi e per i nostri figli" che i "soldati", "uomini e donne italiani" decisero di reagire".

"Essi salvarono l' onore della patria, ne interpretarono i valori profondi", superando così, con l'azione, "la prova più difficile di una nazione che, proprio in quei giorni, sentì di voler continuare a esistere unita, di trasmettersi
indissolubilmente unita e libera alle future generazioni".

Si combattè per la patria
"Qui a Roma combatterono e morirono perché questa era la capitale d’Italia restituita agli italiani dal Risorgimento. Ad essi va una riconoscenza che deve durare nel tempo".

L'8 settembre non fu la morte della patria
"L'8 settembre non fu la morte della patria. Allora la patria si rigenerò nell’anima degli italiani che seppero sentirsi nazione".

Lo Stato sopravvisse grazie a statisti democratici
"Anche lo Stato, assente nelle ore drammatiche successive all’armistizio, sopravvisse grazie ad alcuni statisti democratici" che prendersi la responsabilità di quelle ore e di "rinviare le divisioni" agli anni della pace.

Ciampi ha poi citato i governi di transizione che portarono l'Italia alla Repubblica.

"La continuità dello Stato fu la condizione necessaria a preservare la continuità della patria".

"Tutti i componenti dei governi di transizione sentirono quanti italiani volevano essere nazione".
"Quei governi seppero operare nell’interesse esclusivo della nazione".

Liberazione fu guerra alla sopraffazione
"La guerra di liberazione, alla quale molti della mia generazione hanno partecipato, fu una guerra contro la sopraffazione e come tale fu largamente sentita e condivisa dalla popolazione".

"Il ricordo di quei giorni è indelebile per chi li ha vissuti. Ho ancora il ricordo vivo del senso di sbigottimento e di sdegno nel vedere un esercito allo sbando per mancanza di ordini".

"Fu da quel sentimento che nacque in ciascuno di noi il desiderio, il bisogno di reagire, di operare per ridare dignità a noi stessi, alla nostra patria".

Memoria è il fondamento della nazione
"Oggi a distanza di 60anni possiamo ripercorrere quei giorni con memoria decantata. La memoria comune è il fondamento delle nazione. Su di essa sono fondate le istituzioni repubblicane".

La Costituzione ha un'anima
"La Costituzione del 1948 è un documento valido, vivo e vitale. Non soltanto perché sapientemente redatto da eminenti politici e giuristi, ma perché ha
un'anima: è lo spirito risorgimentale passato attraverso il dramma della dittatura e la catarsi del 1943-45".

"Ha la passione civile che solo la condivisione profonda e vissuta di valori quali quelli maturati dagli italiani nella loro storia secolare può generare".

"E' questo il cemento morale che ci fa guardare con fiducia al nostro futuro, che fa sentire uniti nell'amore per la nostra Patria, nell'orgoglio di essere italiani".

"La guerra di liberazione venne condotta dalle Forze Armate italiane e dalle
formazioni partigiane con eccezionale impegno".

Resistenza fu riscatto di un popolo
"Questo impegno deve essere ricordato non solo per la riconoscenza che dobbiamo a chi è caduto, ma anche perché fu il riscatto di un popolo, segnò l'inizio di un percorso di rifondazione civile e istituzionale dello Stato, conclusosi con la nascita della Repubblica e con la Costituzione, che ha proclamato l'Italia 'una e indivisibile' nella libertà e nella democrazia".

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Calcio. Serie B, per i club che non scono scesi in campo, quella di ieri non è una giornata di campionato valida


Serie B, è caos totale


Milano, 8 settembre 2003

Ci sono Spinelli (Livorno), Sagramola (Vicenza), Ruggeri (Atalanta), Romero (Torino), Zamparini (Palermo), Dal Cin (Venezia), Agnolin e Pastorello (Verona), Berti (Triestina) e Osti (Treviso). Le maggiori società che ieri non hanno fatto scendere in campo la loro squadra nella prima giornata di serie B si sono riunite nella sede della Lega Calcio e il minimo comune denominatore che sembra accomunarle è questo: la giornata disputata ieri non ha valore, nessun provvedimento disciplinare può essere preso nei confronti delle squadre che non sono scese in campo.

A norma di regolamento, invece, i club dissidenti si vedranno attribuita la sconfitta per 0-3 a tavolino e un punto di penalizzazione in classifica. Se il loro rifiuto a scendere in campo dovesse protrarsi oltre la quarta giornata, la squadra verrebbe automaticamente esclusa dal torneo cadetto.

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Lunedi, 8 Settembre 2003

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Governo. Follini: basta risse e attacchi alle istituzioni. E precisazioni arrivino prima


Marco Follini chiude la festa dell'Udc


Roma, 7 settembre 2003

L'Udc dice basta. "A chi avesse in mente di avventurarsi verso uno scontro frontale diciamo finora: Lì non li seguiremo". E' il monito che Marco Follini rivolge alla maggioranza nel suo intervento di chiusura della Festa dell'Udc. "Il rispetto delle istituzioni a cominciare dal Capo dello Stato, degli avversari, della misura e della differenza è anche rispetto di sé e degli elettori a cui noi non verremo meno. Questo è il limite invalicabile che la nostra maggioranza non può attraversare" aggiunge Follini.

Stoccata a Berlusconi
"Io apprezzo molto le precisazioni del giorno dopo. Le apprezzo così tanto che vorrei sentirle anche il giorno prima" ha detto il leader dell'Udc che ha poi invitato "a deporre randelli e scimitarre". "Amichevolmente, rispettosamente, sommessamente a Berlusconi vorrei dire che anche alla sua guida talvolta è più utile qualche leale obiezione rispetto a molte dichiarazioni del nostro amico on. Bondi" ha aggiunto Follini. Secondo Follini "bisogna coltivare di più lo spirito dell'alleanza". "Una coalizione è un patto, ha le sue regole, è un vincolo che unisce uomini liberi, non è un rapporto di lavoro subordinato".

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Pensioni. Maroni all'attacco: sgradevoli le critiche di Agnelli e D'Amato ha memoria corta


Roberto Maroni è intervenuto a Cernobbio


Cernobbio, 7 settembre 2003

Il Ministro del Welfare Roberto Maroni coglie l'occasione del suo intervento alla giornata conclusiva del workshop Ambrosetti per rispondere ad alcune delle critiche ricevute in questi giorni.

Risposta ad Agnelli
"E' sgradevole" ha detto Maroni, "che l'accusa rivoltaci di fare una riforma di scarso rigore su un provvedimento per alzare l'eta per la pensione arrivi proprio da chi, Agnelli, ha attuato un pesante esodo dei lavoratori. E' sgradevole che una critica del genere arrivi proprio da quel pulpito".

Battibecco con Confindustria

Il ministro del Welfare Roberto Maroni "respinge al mittente" anche le critiche che questo governo è ostaggio della Lega Nord, come sottolinerato ieri dal presidente di Confindustria, Antonio D'Amato. "Questo governo non è ostaggio di nessuno - è la secca replica - Semplicemente questo governo non attua provvedimenti che servono a spostare soldi da forme di assitenzialismo alle imprese. Quindi respingo al mittente le critiche mosse dal presidente di Confindustria. Anzi, sono sorpreso dalle dichiarazioni di D'Amato il quale deve invece riconoscere a questo governo di aver fatto un'importantissima riforma, quella del mercato del lavoro".

Ultime sulla Finanziaria
Nella prossima finanziaria il governo "prenderà misure di carattere ciclico per favorire i consumi e rilanciare l'economia. Accanto, ci saranno misure strutturali per favorire la comptitività. La riforma delle pensioni - ha aggiunto - è una misura strutturale e non ciclica. Non serve a far cassa ma solo per la stabilità finanziaria. Respingo le critiche di chi ci dice che la riforma delle pensionio è poca cosa, perché è una riforma strutturale. Questo governo - ha proseguito Maroni - vuole fare solo riforme strutturali nel nome dell'equità sociale. Con la Legge Biagi lo ha dimostrato. Il presidente di Confindustria non lo dimentichi: con quella riforma abbiamo dimostrato di saper fare leggi senza pensare alla cassa e di saper decidere senza essere ostaggio delle pressioni. Lo abbiamo fatto con la riforma del mercato del lavoro. Lo facciamo oggi con la riforma delle pensioni".

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Giustizia. Fini, magistratura deve restare autonoma


Il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini


Ferrara, 7 settembre 2003

Una magistratura autonoma rispetto al potere politico ma con il dovere di essere e apparire imparziale. L' ha chiesta il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini nella conferenza stampa a Mirabello.

"C'è la necessità di garantire la piena e totale autonomia della magistratura - ha detto -. Su questo la nostra posizione è esplicita e da questo tema non si sfugge. Una magistratura autonoma rispetto al potere politico perchè altrimenti si esce dall'assetto costituzionale attuale, ma una magistratura con un dovere di essere e sembrare imparziale dato che così non è sempre stato".

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Calcio. Serie B, il campionato parte, ma a rilento


Adriano Galliani


Roma, 7 settembre 2003

Partenza anomala del campionato di serie B che vede solo due incontri in corso di svolgimento, quello tra Catania e Cagliari (0-3 )e quello tra Napoli e Como (0-1), invece che i dodici in programma.

Si parte direttamente dalla seconda giornata visto che la prima è stata rinviata. Continua quindi la protesta dei club della serie cadetta nonostante il perentorio ordine del Presidente di lega che, nonostante l'assemblea avvia votato a sfavore, ha ordinato di giocare.

Chi non si è presentato in campo incorrerà nella sconfitta a tavolino per 0-3 e un punto di penalizzazione. Ma alcuni club, come Genoa Salernitana e Fiorentina, si sono ugualmente presentati ai campi di gioco, senza però trovare alcun avversario da sfidare, allontanando così ogni pericolo di penalizzazione.

Il quadro

Questo il quadro della seconda giornata del campionato italiano di calcio di serie B.
Ad Ascoli: Ascoli-Genoa non disputata. Il Genoa s'è presentato ma ha trovato lo stadio chiuso. A Bergamo: Atalanta-Venezia non disputata. Entrambe le squadre non si sono presentate. A Catania: Catania-Cagliari 0-3

A Livorno: Livorno-Messina non disputata. La squadra di casa si è presentata allo stadio ma non ha presentato la distinta. Gli ospiti sono arrivati in ritardo, alle 21.15, ma sono ripartiti quasi subito, sembra per motivi di ordine pubblico.

A Napoli: Napoli-Como 0-1 A Palermo: Palermo-Piacenza non disputata. Entrambe le squadre non si sono presentate. A Pescara: Pescara-Fiorentina non disputata. La Fiorentina e la terna arbitrale sono entrati nello stadio. A Terni: Ternana-Verona non disputata. Entrambe le squadre non si sono presentate.

A Torino: Torino-Salernitana non disputata. La Salernitana ha raggiunto lo stadio e ha presentato la lista all'arbitro. A Treviso: Treviso-Albinoleffe non disputata. Entrambe le squadre non si sono presentate.

A Trieste: Triestina-Avellino non disputata. La Triestina è entrata in campo ma non ha consegnato la lista all'arbitro. A Vicenza: Vicenza-Bari non disputata. Entrambe le squadre non si sono presentate.

Martedì il giudice sportivo
La classifica della serie B, con due sole partite disputate e diversi casi di rinuncia di una o di entrambe le squadre, sarà disegnata martedì prossimo dal giudice sportivo. E' previsto un gran lavoro anche perchè ci sarebbero già diversi casi dubbi. I ricorsi potranno invece essere esaminati mercoledì dalla Commissione Disciplinare, giusto alla vigilia della terza giornata in programma per giovedì 11 settembre.

Galliani: giovedì più squadre in campo
"Mi auguro che giovedì ci saranno un numero di squadre superiore a quelle di oggi, anzi credo che aumenteranno in maniera consistente", ha detto il presidente della Lega Adriano Galliani.

Ci saranno altre mediazioni? gli hanno chiesto. "Non è che a me manchi la buona volontà", ha risposto Galliani ribadendo che comunque si può trattare ancora, "se cade il muro contro muro" per modificare il numero di promozioni e di retrocessioni. "Non posso però mediare tra due posizioni che la pensano ancora molto diversamente. Se ne riparlera' tra otto giorni quando ci sara' l'assemblea, ma il problema 6-4 o 5-3, e poi quello di mettere i campionati a regime è solo un'ipotesi. Se ci arriviamo bene, se no conserveranno il formato che c'è: A a 18, B a 24, quattro retrocessioni e quattro promozioni".

Spinelli: la protesta va avanti
"Galliani dice la sua verità: la protesta va avanti". Il presidente del Livorno Aldo Spinelli non ha dubbi e definisce "amichevoli" le poche partite che si sono giocate. "Noi crediamo di essere nel giusto - afferma ai microfoni di 'Tutto il calcio minuto per minuto' - Galliani non può dire queste cose. C'è stata un'assemblea. Noi siamo nel diritto, anche se i diritti vengono calpestati".

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Domenica, 7 Settembre 2003

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Italia-Turchia. Berlusconi spinge per l'ingresso della Turchia in Europa


Il premier turco Erdogan


Roma, 7 settembre 2003

"Ci intendiamo perfettamente. Erdogan è un compagno di squadra". Silvio Berlusconi conferma gli ottimi rapporti tra Italia e Turchia garantendo il sostegno di Roma per l'ingresso di Ankara nell'Unione Europea. Sostegno già espresso più volte da Berlusconi e al quale si è aggiunto nei giorni scorsi il benvenuto nell'Ue del cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. E' un obiettivo che avrà "sempre l'appoggio del nostro Paese", ha detto il presidente del Consiglio al collega turco nel corso della cena a Villa Madama che ha concluso la breve tappa giornaliera del premier turco in Italia, iniziata ieri mattina a Cernobbio, dove ha partecipato al Workshop sull'economia dell'Ambrosetti a Villa d'Este.
Ieri sera quasi due ore di colloquio hanno consentito a Erdogan e Berlusconi di approfondire i rapporti bilaterali, eccellenti anche sul piano economico, e di fare il punto sui principali temi di attualità internazionale, come la situazione mediorientale e lotta al terrorismo internazionale. L'Italia è convinta che il cammino di Ankara verso l'Ue sarà tanto più facile quanto la Turchia proseguirà sul cammino delle riforme interne. E a dimostrazione del percorso in atto in quel Paese, rilevano fonti italiane, ci sono anche le riforme di agosto che hanno rivisto il ruolo dell'esercito nella politica nazionale e la parziale amnistia a favore dei membri del Pkk in carcere.

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Calcio. Serie B. Non c'è l'accordo. In campo oggi solo 5 squadre


Galliani non è riuscito ad attuare una mediazione efficace


Milano, 7 settembre 2003

Enrico Preziosi e Adriano Galliani ci hanno provato fino alla fine dell'ultimo minuto ma non ce l'hanno fatta: l'estremo tentativo di mediazione per una tregua, che sembrava poter ragionevolmente essere accolto da tanti (ci volevano 18 adesioni su 24), alla fine è risultato addirittura letale e ha definitivamente frantumato il fronte dei presidenti della serie B, già duramente provato da tante e insanabili differenze di interessi. Sembra infatti che solo quattro o cinque società avrebbero accettato l'impegno a giocare giovedì prossimo in cambio del rinvio della giornata di gara odierna in vista di una assemblea straordinaria di Lega il 15 settembre. Oggi, dunque, nessun rinvio e ogni società farà la propria scelta. Per Matarrese ormai è la
crisi totale del sistema.

Sforzi inutili
Quello messo in campo con tanta cocciutaggine da Preziosi, in pratica autonominatosi portavoce della B raccogliendo ufficiosamente il testimone di Massimo Cellino dopo il clamoroso forfait del presidente del Cagliari, e da Galliani stesso, era un compromesso, qualcosa che non avrebbe risolto tutti i problemi ma che almeno aveva il bel merito di far partire il campionato e di non farlo fermare più. E di far ripartire anche la trattativa su retrocessioni e promozioni, l'unica che appare ancora realisticamente possibile, prima dei giudici amministrativi. Le due fazioni che animano la serie cadetta, però, appaiono inconciliabili: alcuni non accettano ancora di sentir parlare di B a 24 (e quindi vorrebbero tirarla alla lunga fino all'udienza del Tar del 16 settembre); altri invece questo dato di fatto l'hanno assorbito come ineluttabile e vorrebbero ridurre i danni.

A nulla, insomma, è valso lo sforzo di tenere aperta la sede della Lega per tutta la giornata di ieri, mentre Preziosi e Galliani mettevano a punto la strategia; a nulla il comunicato del presidente che riconvocava l'assemblea straordinaria per il 15 settembre (la prima data utile per statuto) mettendo in discussione il format dei campionati. Inutile anche l'altra lettera, diretta ai presidenti, che chiedeva di sottoscrivere un impegno a far partire il campionato "inderogabilmente e definitivamente" da giovedì con la terza giornata e a portarlo a conclusione secondo il calendario pubblicato dalla Figc.

Tutto è saltato e oggi la B parte con la seconda giornata di calendario: ma sarà una partenza a pezzi, e con apprensione per rischio incidenti. Poi, a stilare la prima classifica, provvederà soprattutto il giudice sportivo.


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Terrorismo. Servizi: imprenditori e sindacati nuovi obiettivi delle forze eversive


L'allarme è contenuto nella relazione sul primo semestre 2003


Roma, 7 settembre 2003

Anche gli imprenditori italiani sono tra gli obiettivi delle Br. L'allarme arriva dai Servizi segreti che, nella relazione 2003 riferiscono l'attuale fase di realizzazione dei "progetti di riforma del mercato del lavoro in cui sono maturati gli omicidi D'Antona e Biagi" ha ampliato il ventaglio degli obiettivi dei terroristi: a quelli storici si sono dunque aggiunti, dopo i sindacalisti, anche gli imprenditori. 'Il tentativo -spiegano i Servizi- è quello di innescare una crisi di fiducia tra istituzioni e settori strategici della produzione", così come le minacce al mondo sindacale mirano a scardinarne ogni forma di unità.

Pericolo dopo la guerra in Iraq e per il traffico di esseri umani
La 51/a relazione relativa al primo semestre 2003 sottolinea anche i rischi derivati dall'impegno militare italiano nella guerra in Iraq.
Ancora, per la prima volta, la relazione approfondisce le implicazioni per la sicurezza che derivano dal traffico di esseri umani gestito da organizzazioni criminali straniere con legami in Italia e dalla forte presenza di immigrati clandestini inseriti nei circuiti delinquenziali.

Il terrorismo interno è la minaccia più grande
Resta comunque il terrorismo interno il pericolo più grave e, in questo ambito, sono le Brigate Rosse a preccupare gli apparati di sicurezza: 'l'Organizzazione, costretta ad un ripensamento difensivo dopo la vicenda di Arezzo e l'arresto di un elemento di vertice Nadia Desdemona Lioce -si legge nella relazione- potrebbe sentirsi tentata per esigenze tattiche ad allentare le maglie del tradizionale elitarismo rivoluzionario guardando con inedita attenzione ai fermenti in atto nella galassia eversiva". E proprio per la delicata fase di applicazione dei progetti di riforma del mondo del lavoro, i servizi segnalano il rischio di gravi "infiltrazioni eversive nel mondo del lavoro, estendendo il ventaglio degli obiettivi all'imprenditoria e al mondo sindacale", cercando di scollare istituzioni e mondo della produzione e di scardinare "ogni forma di unità sindacale".

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Telekom Serbia. Le accuse di Marini si arricchiscono di nuovi dettagli


Igor Marini


Torino, 7 settembre 2003

Circostanze nuove, dettagliate e precise che ricostruirebbero il passaggio della tangente da 120 milioni di dollari proveniente dall'affaire Telekom Serbia. E' quanto avrebbe riferito nell' interrogatorio di ieri Igor Marini, che ha sempre sostenuto che i beneficiari occulti di quel denaro sarebbero stati Prodi, Dini e Fassino. L'interrogatorio è stato secretato, ma, secondo indiscrezioni, il procacciatore d'affari avrebbe fornito nuovi elementi che proverebbero, a suo dire, l'esistenza della tangente, ed in particolare le 14 destinazioni (società e persone) in cui sarebbe stata divisa. Una di queste sarebbe la società "Zara International" di Stefano Formica e Thomas Mares, quest'ultimo arrestato venerdì insieme all'avvocato Fabrizio Paoletti con cui avrebbe gestito il trasferimento del denaro dalla Serbia a una banca londinese. Paoletti ha sempre negato tutto, ma i magistrati, sulla base dei primi elementi forniti da Marini nello scorso agosto e per evitare un eventuale inquinamento delle prove, hanno deciso di adottare una misura cautelare nei confronti suoi e di Mares. Dopo l'interrogatorio di ieri a Torino sembra quindi di intuire che la vicenda Telekom Serbia possa prendere un nuovo slancio, magari con nuovi atti giudiziari, soprattutto per accertare con precisione le eventuali accuse sostenute da Marini nei confronti di alcuni dei politici citati fino ad ora dal procacciatore d'affari

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Sabato, 6 Settembre 2003

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Semestre Ue. Prodi e Frattini raggiungono un accordo. I noglobal preparano il corteo finale


Il presidente della commissione europea, Romano Prodi


Riva del Garda, 6 settembre 2003

Le mobilitazioni contro il vertice europeo di Riva del Garda si concluderanno oggi, con il corteo unitario ed il concerto dei Buena Vista Social Club. Prossimo appuntamento per i noglobal, il 4 ottobre a Roma dove verrà organizzata una nuova manifestazione di protesta contro la Conferenza Intergovernativa che, proprio quel giorno, iniziera i lavori al Palazzo dei Congressi dell'Eur. Ieri pomeriggio, nonstante i blocchi ed il braccio di ferro tra disobbedienti e forze dell'ordine nella mattinata, non ci sono stati grossi disordini e i lavori al vertice informale dei ministri degli esteri Ue sono andati avnti come programmato.

Prodi e Frattini: cercare consenso maggioritario
Il nodo più difficile da sciogliere resta quello della nuova Costituzione Ue e dulla composizione della futura Commissione. Alla fine, Romano Prodi e Franco Frattini hanno raggiutno una sorta di compromesso che,per la Presidenza italiana, riflette un criterio generale: tornare su questo, ed eventuali altri temi, a condizione che ci sia un consenso maggioritario.

In un primo momento, al vertice informale dei ministri degli Esteri Ue di Riva del Garda, sulla questione è nata una divergenza. Il giro di tavolo della sessione pomeridiana dei lavori era partito con la Presidenza ferma sulla soluzione trovata dalla Convenzione di Valery Giscard d'Estaing: Commissione Ue con 15 membri in un'Unione a 25 Stati, più 10 "commissari aggiunti", assegnati a rotazione e senza diritto di voto nel collegio. Una soluzione che significherebbe che 10 paesi a turno avrebbero un commissario "di serie B". Ma Prodi non ci sta. Nel suo intervento ribatte prontamente che "la Cig non può ignorare la composizione della Commissione", e che la soluzione prevista dalla Convenzione "non è la migliore". Prodi aggiunge che "per lavorare bene", la Commissione "ha bisogno di diritti uguali per i commissari". Altrimenti, spiega il capo dell'esecutivo comunitario, "il commissario di un paese membro sarebbe considerato il minore ("junior") di quello di un altro paese membro", una soluzione da lui giudicata "impraticabile".

Più tardi è lo stesso Prodi a annunciare la disponibilità della Presidenza italiana a discutere sulla questione. "E' emerso chiarissimanente dalla discussione di oggi che di gran lunga la maggioranza dei paesi ha chiesto che alcuni punti fondamentali siano riapprfonditi e ridiscussi", ha detto Prodi a margine della riunione di Riva del Garda. "La presidenza italiana ha preso atto di questo e alcuni punti che erano dati per già decisi come la composizione della Commissione sono stati messi nell'agenda della Conferenza intergovernativa". Una versione indirettamente accreditata anche da Frattini. Che poco prima, in conferenza stampa, ha risposto così interpellato sulle "diverse vedute di Prodi: "Il presidente della Commissione, e altri ministri hanno indicato temi sui quali, a loro avviso, sarebbe opportuno fare dei passi avanti". Temi sui quali sembra non esserci preclusione, a patto che si registri una volontà di dibattito condivisa dalla maggioranza: "Non forziamo la mano - ha detto Frattini - le proposte si discutono", anche se per andare in una direzione, o nell'altra serve un consenso maggioritario.

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Immigrazione. Pisanu a Cox: "L'Ue deve introdurre quote di immigrazione legale"


Giuseppe Pisanu


Rimini, 6 settembre 2003

Anche in Europa devono essere introdotte quote di immigrazione legale, come ha fatto l'Italia che è il paese che ha scelto la strada migliore. E' la richiesta che il ministro degli Interni Giuseppe Pisanu ha rivolto al presidente del parlamento europeo Pat Cox, in occasione del meeting di Cl.
"Caro Cox perchè non studiamo quote europee da offrire a tutti paesi di origine e di transito degli immigrati, visto che il meccanismo italiano funziona molto bene? Dobbiamo ha detto Pisanu - assolutamente bloccare il traffico turpe e disumano dei clandestini".
Pisanu ha citato cifre allarmanti sul "business della grande criminalità internazionale": "ogni anno in Europa entrano tra i 500mila 700mila clandestini che pagano cifre diverse, ma mediamente intorno ai 4mila euro. Si tratta di cifre spaventose, dell'ordine di miliardi di euro. Dinanzi ai nostri occhi si sta consumando - ha affermato Pisanu davanti al presidente Cox - una tragedia umana di proporzioni inaudite senza che l'Europa senta un palpito di indignazione e di pietà".
Ma se quella clandestina va fronteggiata, l'immigrazione regolare è un fenomeno positivo e di cui c'è anche bisogno, osserva il ministro che chiama in causa Umberto Bossi: "Anche la Padania del mio amico Bossi - ha poi avvertito - si troverebbe senza mungitori perchè sono tutti indiani. L'Italia nei prossimi dieci anni se non avrà immigrazione perderà quattro milioni di cittadini nella fascia di età compresa tra i 30 e i 40 anni. Abbiamo bisogno degli immigrati".
Pisanu, infine, ha replica alle accuse, a coloro che lo criticano di essere o troppo buono o troppo cattivo con gli immigrati clandestini: "A chi mi accusa di essere un cattolico debole e permissivo dico che per ogni clandestino che entra ne vengono rinviati a casa quattro. E a chi, invece, mi accusa di eccessivo rigore dico che nel 2003 gli immigrati clandestini che sono stati messi in regola sono stati 700.000. Non c'è nessun Paese europeo che abbia fatto altrettanto".

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Finanziaria. Tremonti: "Non toccherà le tasche dei cittadini". Sempre più probabile l'ipotesi di un condono edilizio


Giulio Tremonti


Roma, 6 settembre 2003

La prossima Finanziaria sarà "buona", la "migliore possibile nella situazione presente" e "non toccherà le tasche dei cittadini". Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti rassicura sulle intenzioni del Governo relativamente alla prossima manovra e sottolinea che non saranno tagliate le prestazioni. "Abbiamo identificato - spiega - uno strumento di intervento pubblico in un disegno non istantaneo, ma progressivo, di rilancio dell' economia del nostro Paese e coerente con l' ideologia della produzione nazionale".

Si anima il dibattito sul condono edilizio
Il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, che dice un no secco ad ogni ipotesi di condono generalizzato, si mostra invece più possibilista sull'ipotesi di condonare mini-abusi purchè fatti in casa e senza aumentare i volumi del proprio appartamento. La Lega ribadisce invece la propria contrarietà. Il presidente della commissione Bilancio della Camera Giancarlo Giorgetti afferma che la cifra di 16 miliardi indicata dal governo per la manovra potrebbe cambiare. Questa è la somma indicata -ricorda- e potrebbe rimanere tale, ma guardando agli ultimi indicatori macro-economici, anche a livello europeo, che sono critici, la somma potrebbe mutare.

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Telekom Serbia. Previsto in mattinata un nuovo interrogatorio per Igor Marini


Igor marini


Torino, 6 settembre 2003

E' previsto per questa mattina nel carcere delle Vallette di Torino un nuovo interrogatorio di Igor Marini da parte dei magistrati della Procura torinese che indagano nell'ambito dell' affaire Telekom Serbia. Al momento non è ancora certo se il procacciatore d' affari si avvarrà della facoltà di non rispondere come è accaduto martedì scorso, quando il colloquio è saltato. La decisione sarà presa dopo un colloquio che lo stesso Marini avrà nella prima mattinata con il suo avvocato Luciano Randazzo all'interno del carcere. Marini è detenuto dalla fine di luglio con l'accusa di truffa internazionale di titoli falsi.


La Procura torinese ha spiccato un nuovo ordine di arresto per l'avvocato Fabrizio Paoletti per riciclaggio. Il provvedimento del Gip sarebbe legato ad un episodio che riguarda una operazione finanziaria di 120 milioni di dollari che secondo Marini sarebbe servita per riciclare i soldi della tangente Telekom Serbia. Tale episodio, già noto, non era ancora stato contestato a Paoletti. In attesa di riscontrare le parole di Marini, ripetute nel confronto con Paoletti, la nuova ordinanza sarebbe stata emessa per evitare un eventuale inquinamento delle prove. Paoletti, in occasione del confronto, aveva negato che quell'operazione, solo tentata, fosse legata a Telekom Serbia.

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Venerdì, 5 Settembre 2003

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Giustizia. Riesplode violenta la polemica. Berlusconi attacca i giudici Ciampi li difende


Carlo Azeglio Ciampi


Roma, 5 settembre 2003

Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, attacca duramente la magistratura in un'intervista ad un periodico britannico. Immediata, e altrettanto dura, la replica dei magistrati e del centrosinistra. In serata, è arrivata la presa di posizione ufficiale del Quirinale: ''gli italiani hanno fiducia nei giudici'' - dice Ciampi, prendendo le distanze dal premier.

Le parole di Silvio Berlusconi sulla magistratura, così come riportate dal settimanale inglese "The Spectator", questa volta vanno ben oltre la polemica politica tra i Poli. Carlo Azeglio Ciampi ha infatti sentito la necessità di intervenire direttamente, ed esplicitamente, per dire che lui, e tutti gli italiani, nella magistratura hanno "piena fiducia".

In una lunga intervista ai giornalisti Boris Johnson e Nicholas Farrell pubblicata sul settimanale The Spectator, e anticipata dal quotidiano "La Voce di Rimini", Berlusconi dice tra l'altro che i magistrati che hanno messo sotto inchiesta Giulio Andreotti per associazione mafiosa, quella "magistratura comunista" che può dichiararti colpevole "solo per aver incontrato qualcuno coinvolto nella mafia" "sono giudici che hanno problemi mentali".

L'opposizione ed i magistrati insorgono
Non serve a stemperare il clima l'intervento del portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, che parla di "una battuta sul filo del paradosso, relativa a singoli personaggi". E anche Castelli afferma: "Il governo ribadisce la sua fiducia nella magistratura".
Pierluigi Mantini, deputato della Margherita e componente della commissione Giustizia, chiede al Presidente del Consiglio di correggere di persona le sue parole dopo la nota del Quirinale.
"Definire 'antropologicamente diversi dal resto della razza umana' i giudici è un'espressione che può essere consentita in un bar ma non a Palazzo Chigi".

Il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Virginio Rognoni parla di "dichiarazioni inammissibili, di estrema gravità; vorrei che in nessuna occasione o circostanza e in nessuna forma fossero parole pronunciate da un presidente del Consiglio".

Durissima la replica dei magistrati
"Le inaudite, gravissime dichiarazioni del Presidente del Consiglio pongono un non eludibile problema per l'equilibrio dei poteri, principio fondamentale dello Stato di diritto", afferma il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Edmondo Bruti Liberati.
La Giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati, annuncia il presidente, è convocata in via di urgenza per il 10 settembre in Roma per "la adozione delle opportune iniziative a tutela della funzione giudiziaria e della onorabilità dei magistrati italiani, quotidianamente impegnati nel delicatissimo compito di rendere giustizia ai cittadini".

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Politica. Prodi: "All'Italia servirebbe uno scatto morale"


Il presidente della Commissione Europea Romano Prodi


Bruxelles, 5 settembre 2003

"Fare le riforme è giusto - dice il presidente della Commissione Europea, Romano Prodi , intervistato dalla Stampa - rimettere in linea la spesa pubblica laddove sfugge, dare più potere alla politica, rafforzare gli strumenti di decisione. Ma io mi chiedo: per fare cosa? Perchè qui l'impressione è che non si discuta sui contenuti, ma sul potere fine a se stesso, o comunque all'utile privato, non a quello pubblico.

Prodi, nella lunga intervista concessa al quotidiano torinese, sostiene che "i grandi cambiamenti di cui abbiamo bisogno si possono fare anche con gli strumenti già a disposizione. La politica si è sempre fatta lungo una strada stretta, utilizzando risorse scarse. Ma non vedo le priorità, non vedo le scelte, non vedo l'accordo sul destino del paese. Rimane inoltre insoluto il grande problema: la rassegnazione a una politica che aumenta le disparità. Per riprendersi, il paese ha bisogno di una fiducia e di una speranza collettiva. Vedo invece che la speranza dei molti è sostituita dall'ostentazione della ricchezza dei pochi. E possiamo riformare tutte le pensioni del mondo, possiamo fare tutte le riforme fiscali, ma non possiamo sostituirle alla speranza collettiva, a un progetto che coinvolga l'intera società".

La questione del partito unico
"Io non ho mai parlato di partito unico, bensì di lista unica". Ed a
D'Alema e Fassino che gli chiedono di guidare la coalizione, Prodi, dalle pagine del quotidiano torinese, indirettamente risponde: "Non è una questione che si pone oggi. Sto facendo a fondo il mio lavoro in Europa, e non prendo ora in considerazione alternative".

Su Telekom Serbia alla fine mi dovranno delle scuse
"Di questa vicenda non porto le responsabilità e non porterò neppure le conseguenze. Non è molto lontano il giorno in cui mi chiederanno scusa".
"Certo -aggiunge Prodi nell'intervista alla Stampa- il modo con cui la campagna è stata condotta, l'uso che in questa vicenda è stato fatto dei media, la loro mobilitazione, pone il problema della proprietà e del controllo di giornali e tv".
"Non si era mai vista una campagna cosi' dura, -continua Prodi- così intensa, contro il presidente della Commissione europea, oltretutto durante il semestre di presidenza italiana".
"Ma la campagna -dice ancora il presidente della Commissione europea- non fa presa sulla gente. Anzi, è vero l'opposto".

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Pensioni. I sindacati bocciano la riforma. Maroni: sarà equa


Roberto Maroni


Roma, 4 settembre 2003

Dopo il fuoco di sbarramento dei giorni scorsi a qualsiasi intervento strutturale, Cgil, Cisl e Uil oggi bocciano senza appello la soluzione che sembra profilarsi nella maggioranza per elevare di fatto l'età pensionabile senza toccare da subito le pensioni d'anzianità: dal 2008, cioè, per poter lasciare il lavoro prima del tempo saranno necessari 40 anni di contributi, mentre decadrebbe l'altra opzione che consente oggi al lavoratore di percepire il trattamento d'anzianità anche con 35 anni di contributi e 57 anni di età. Il timore dei sindacati è anche quello di trovarsi di fronte, quando comincerà il confronto con le parti sociali, ad un testo già definito, nonostante oggi più di un ministro si sia affrettato a precisare che la proposta non sarà blindata.
In particolare, a frenare sul raggiungimento dell'intesa è stato il ministro centristra, Rocco Buttiglione, che ha messo in guardia gli alleati da "eccessi di ottimismo per vendere la pelle dell'orso prima di averlo ammazzato". Ma una certa cautela è venuta anche dai colleghi Alemanno e Maroni. Secondo il primo, infatti, solo dopo la riunione dei leader della Casa della Libertà si potrà parlare di accordo, mentre per il ministro leghista, la proposta allo studio del governo non è blindata.
Cgil, Cisl e Uil sono pronti a mobilitarsi. "Il governo, a questo punto, ci presenti finalmente la sua proposta: se ci piacerà diremo di sì ma se non ci piacerà - avverte il leader della Cisl, Savino Pezzotta - faremo quello che è nostro

Le soluzioni che si stanno prospettando sulle pensioni non convincono neanche la Confindustria, che da sempre chiede una riforma incisiva del sistema previdenziale che sia definitiva. Oggi il leader degli industriali, Antonio D'Amato, è tornato a chiedere una accelerazione dei tempi e i disincentivi alle pensioni d'anzianità, ma soprattutto non ha usato perifrasi per sostenere che "le pensioni servono anche a fare cassa". Pertanto, vanno inserite anche nella prossima Finanziaria.
"Fare cassa con le pensioni non è poi così disdicevole", ha osservato D'Amato, per il quale "i soldi per fare gli investimenti da qualche parte bisogna pure trovarli". A suo parere, quindi, è superata la delega previdenziale di Maroni all'esame del Parlamento. "La delega che il ministro difende con passione - ha sostenuto - faceva parte della Finanziaria 1. Ora siamo alla Finanziaria 3 di questo governo. Dunque, mi sembra che sui tempi non ci siamo, e che bisogna fare chiarezza".

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Calcio. Serie B. Domenica prossima si gioca


Adriano galliani


Milano, 4 settembre 2003

Dopo una lunga assemblea la Lega calcio di Milano ha deciso che la serie B partirà regolarmente domenica prossima almeno per le squadre che vorranno scendere in campo.
Il campionato di serie B inizierà domenica 7 settembre: si giocheranno le partite della seconda giornata. La terza giornata è in programma per giovedì 11 settembre, con inizio alle ore 20,30. Lo ha comunicato il presidente della Lega Calcio, Adriano Galliani. La quarta giornata di andata si disputerà domenica 14 settembre, con inizio alle ore 20,30 anzichè sabato 13 settembre.
"Non c'è stato nessun accordo, quindi la composizione dei campionati rimane quella che è. Chi gioca lo vedremo domenica, mentre per chi non si presenta... c'è il giudice sportivo. In ogni caso per il momento le chiacchiere sono finite e non ci sono in vista altre convocazioni". Così, con un atto praticamente d'imperio, ma anche "assolutamente dovuto", il presidente della Lega Galliani ha dato il via per domenica prossima a un campionato di serie B che solo nelle prossime ore si potrà delineare come quantità e qualità dei partecipanti, a conferma della maggior spaccatura mai avvenuta nel calcio italiano.

Il fronte del no
A questo punto la rottura all'interno della Lega non sembra essersi ricompattata viste le numerose società che hanno già annunciato di non voler scendere in campo. Tra queste il Genoa che tramite il suo presidente, Aldo Spinelli, ha già preannunciato di disertare lo stadio. Lasciando visibilmente arrabbiato la sede della Lega, Spinelli ha sottolineato "qui dentro ci vuole un commisario. Abbiamo chiesto alcuni punti, non ci sono stati concessi e non c'è stato concesso nulla".
Sono ferme sul no Atalanta, Torino, Livorno, Venezia, Ternana, e altre incerte sarebbero pronte a non giocare se non c'è compattezza.

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Giovedi, 4 Settemre 2003

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Telekom Serbia. Fassino invita tutti ad abbassare i toni: "La mia è stata una denuncia politica"


Il segretario dei Ds anticipa che non tornerà più sul tema Telekom Serbia


Lerici, 3 settembre 2003

Piero Fassino sceglie la platea della festa della Margherita per spiegare il senso del accusa rivolta a Berlusconi: "La mia è stata una denuncia politica. Ho lanciato un allarme contro un clima da guerra civile che è dannoso per tutti".

Il segretario dei Ds anticipa che non tornerà più sul tema Telekom Serbia e invita tutti ad abbassare i toni, chiedendo che anche il centrodestra non continui con la "campagna di aggressione" nei nostri confronti, altrimenti "sarà chiaro chi è che vuole avvelenare il clima".

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Pensioni. Ottimismo da parte di Alemanno e Maroni ma per Buttiglione è prematuro parlare di accordo


Rocco Buttiglione


Roma, 3 settembre 2003

"Si lavora alacremente, ma parlare di un accordo è prematuro". Lo ha detto il ministro Rocco Buttiglione al termine dell'incontro tra i ministri sul tema delle pensioni.
"Si lavora tanto, sui contenuti e sotto molti aspetti, e un accordo sarà raggiunto, ma adesso non c'è", ha aggiunto il ministro.

Nel pomeriggio invece il ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno, al termine dell'incontro durato sei ore, ai cronisti che gli chiedevano se l'accordo era stato raggiunto, aveva risposto: "Tutto bene".

Anche il ministro Maroni si era detto "molto soddisfatto", una frase che fa pensare ad una vittoria della 'linea Maroni'. Ovvero, come il titolare del Welfare ha ripetuto per mesi, sulla previdenza si interviene con la delega e non con la Finanziaria. Corollario della posizione del ministro del Welfare, ricordata con forza oggi da Umberto Bossi, è che le pensioni di anzianità non si toccano: niente blocchi alle finestre di uscita.
Resta da capire in quale direzione verrà modificata la delega di riforma previdenziale il cui iter parlamentare è sospeso da mesi.
Tenendo presente che il ricorso a disincentivi è stato più volte e apertamente osteggiato dal titolare del Welfare.

Lunedì nuovo vertice
Nuovo vertice dei ministri, lunedì prossimo, per continuare a discutere di riforma delle pensioni e di finanziaria. Nell'incontro di oggi si è parlato di previdenza ed anche della prossima manovra, della situazione dei conti pubblici e delle disponibilità di risorse da destinare al welfare. Ma nessuna decisione sarebbe stata assunta e la discussione è stata aggiornata a lunedì 8 settembre.

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Influenza. In arrivo la variante Victoria. Il vaccino aiuterà a riconoscere la Sars


Il periodo ottimale per vaccinarsi va da metà ottobre a tutto novembre


Roma, 3 settembre 2003

Non sarà aggressiva l'influenza 2003-2004, anzi somiglierà a molto a quella dell'inverno passato. Conterrà soltanto una piccola variante, un virus del tipo B chiamato Victoria, che era già emerso in modo sporadico nella stagione precedente. "Soltanto da questa variante sono da attendersi delle eventuali sorprese", ha osservato il virologo Fabrizio Pregliasco, dell'università di Milano.
Il nuovo vaccino, la cui composizione è stata già definita e del quale si sta completando la produzione, è comunque progettato in modo da difenderci anche dalla variante Victoria.
"Vaccinarsi è importante - ha aggiunto l'esperto - ma non prima di metà ottobre".

Il vaccino aiuterà a riconoscere la Sars
Come ha rilevato l'Organizzazione mondiale della sanità nell'appello lanciato ieri, una massiccia vaccinazione contro l'influenza permetterà di riconoscere con più sicurezza i casi di Sars, nell'eventualità di una ripresa di questa infezione con l'arrivo dell'autunno. Anche secondo Pregliasco "la Sars può essere un ottimo stimolo ad aumentare la copertura vaccinale contro l'influenza. Quest'ultima aiuterà a fare diagnosi differenziate, sebbene la probabilità che la Sars possa arrivare in Italia sia limitatissima".
Se le cifre relative alla diffusione lasciano spazio all'ottimismo e indicano che l'influenza si diffonde almeno tre volte più rapidamente della Sars, non va sottovalutato, secondo Pregliasco, che la Sindrome acuta respiratoria severa non è arrestata durante l'estate, come hanno dimostrato i nuovi casi registrati in Canada e le osservazioni recenti fatte sugli animali.

Quando e come vaccinarsi
Adesso è presto per pensare al vaccino. Fare la vaccinazione prima di metà ottobre significa infatti rischiare di trovarsi di nuovo impreparati nel momento di massima circolazione del virus, da subito dopo Natale all'inizio di gennaio. Il periodo ottimale per vaccinarsi va quindi da metà ottobre a tutto novembre. Secondo Pregliasco "è opportuno accogliere il recente appello del ministero della Salute, ad unire alla vaccinazione contro l'influenza quella contro lo pneumococco", uno dei principali responsabili della polmonite. Il consiglio di proteggersi con questo doppio ombrello è rivolto agli anziani, agli immunodepressi e a tutte le persone a rischio di malattie respiratorie.

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Martedi, 2 Settemre 2003

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Telekom Serbia. E' scontro fra i Poli. Casini: non far scadere il bipolarismo


Il segretario dei Ds, Piero Fassino


Roma, 1 settembre 2003

Silvio Berlusconi determinato "ad andare fino in fondo" ed i Ds, facendo quadrato intorno a Piero Fassino, ribadiscono che "è evidente la responsabilità della Cdl e del suo leader in un'aggressione politica che ha come unico obiettivo la delegittimazione degli avversari". All'indomani della querela annunciata dal premier contro il segretario della Quercia, continua il muro contro muro sul caso Telekom Serbia.

Casini: non far scadere il bipolarismo
Anche se oggi è il giorno del monito del presidente della Camera a non far scadere il bipolarismo in uno scontro "tra uomini primitivi". "Noi tutti - interviene Pier Ferdinando Casini - non possiamo affidare il confronto tra le due coalizioni alle dichiarazioni di un Marini o di una signora
Ariosto". Le parole del presidente della Camera che si dice convinto che "questo tipo di lotta politica ha stancato la gente e che nessuno ne trarrà profitto", giungono in serata da Telese (dove è in corso la festa nazionale dell'Udeur) a conclusione di una giornata dal clima avvelenato tra maggioranza ed opposizione.

Berlusconi querelerà Fassino
Il giorno dopo l'annuncio della volontà da parte del premier di querelare il segretario dei Ds per l'accusa che "il burattinaio" di Igor Marini sia a palazzo Chigi, la Cdl da un lato ed il centrosinistra dall'altro per tutto il giorno non risparmiamo i colpi.

La Cdl, compatta, si schiera a fianco del premier, e il centrosinistra a difesa del segretario della Quercia. Con i Radicali (i primi ad aprire la questione già nel '97) che incitano Fassino ad andare fino in fondo "nelle ricerca o assunzione della responsabilità politica dell'accaduto".

La giornata comincia con l'annuncio dei legali di Berlusconi (Nicolò Ghedini) che la querela arriverà a giorni (ci sarà anche una citazione civile) e che il risarcimento richiesto "sarà molto elevato" e andrà tutto in beneficenza. D'altra parte il premier fa sapere, tramite il suo portavoce Bonaiuti, di essere "determinato ad andare fino in fondo" per rispondere colpo sui colpo alle "gravi e calunniose accuse" di Fassino.

Fassino: il re è nudo
Ma il segretario della Quercia da parte sua non arretra. "Ho usato quelle parole forti per mettere un alt - dice - per dire le cose come stanno, per svelare il gioco, per rendere chiaro che il re è nudo".

Fassino: destra applica logica di Goebbels
"Sulla vicenda Telekom Serbia è in atto da parte della destra una aggressione politica che tende a non riconoscere l'avversario, ma a demonizzarlo": questa la valutazione del segretario dei Ds, che dopo aver affrontato l'argomento alla Festa dell'Unità di Brescia, è brevemente tornato sulla questione intervenendo alla Festa dell'Unità di Milano: "su questa vicenda - ha affermato - si
applica la logica di Goebbels: calunnia, calunnia, calunnia, che poi alla fine qualcosa resterà. Questo è il vero tema a cui intendiamo opporci per riportare la politica nell'ambito in cui dovrebbe essere".

I Ds affidano ad una nota ufficiale della segreteria la loro posizione a difesa del segretario, alzando tiro. E annunciano infatti che reagiranno "in ogni sede contro un'ossessiva campagna di aggressione e denigrazione ai danni dei presidenti della Commissione europea Prodi e del segretario dei Ds e di altri esponenti di punta del centrosinistra che ha travalicato nelle ultime settimane ogni limite di decenza".

Fi: i Ds cambiano le carte in tavola
Per la Quercia è chiaro il disegno: si tratta di "un'aggressione politica che ha come unico obiettivo l'imbarbarimento del confronto e la delegittimazione degli avversari". Parole gravi per Forza Italia secondo la quale, come affermano il portavoce ed il vicepresidente del partito alla Camera Bondi e Cicchitto, con una replica immediata: è proprio il centrosinistra a "voler cambiare le carte in tavola". Denunciando una campagna di denigrazione i Ds intendono "sfuggire al merito dei fatti con un sotterfugio disonesto ed un vergognoso rovesciamento della verità".

Castelli e Volonté
Tutti gli altri partiti delle due coalizioni prendono posizione. A cominciare dalla Lega. Il ministro della Giustizia Roberto Castelli afferma che "il burattinaio non c'entra. Il problema - dice - è capire se Marini dice la verità o meno". Ad escludere che il "burattinaio possa essere Berlusconi è Luca Volonté, capogruppo dell'Udc alla Camera, secondo il quale Fassino deve abbassare i toni oppure "se ha le prove faccia un esposto ai giudici".

Tajani invoca l'Ue
La polemica rimbalza anche in Europa con la richiesta del capogruppo europeo di Forza Italia Antonio Tajani che con un'interrogazione urgente al presidente della commissione chiede venga fatta chiarezza sulle parole di Fassino.

Rutelli e Dini
"Chi ha diffamato - replica il leader della Margherita Francesco Rutelli - dovrà rispondere". "Di Telekom Serbia - dice - ci importa assai poco, l'importante è che calunniatori e diffamatori paghino per quello che hanno fatto di male". Anche lui tirato in ballo dal faccendiere Marini, Lamberto Dini è intenzionato a sapere "chi sono i mandanti" una volta accertato che Marini "ha detto solo fandonie".

Di Pietro: nessuna calunnia di Fassino
E' tutto "un imbroglio mediatico" taglia corto Antonio di Pietro secondo il quale la polemica tra Berlusconi e Fassino nasce dall'ostentazione di un'ignoranza giuridica". "La querela per calunnia non esiste così come non esiste la calunnia nelle affermazioni di Fassino". Basta consultare il
codice penale: "la calunnia -spiega l'ex pm - è riconosciuta come reato solo con dichiarazioni dirette ad una pubblica autorità o ad un giudice. Sicuramente non è riscontrabile nelle dichiarazioni o nelle interviste rilasciate alla stampa".

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Pensioni. Primo confronto di maggioranza. Maroni: vertice positivo


Il ministro del Welfare Roberto Maroni


Roma, 1 settembre 2003

Primo confronto post estivo nella maggioranza sul delicato tema delle pensioni. L'annunciato vertice, che ha riunito i ministri dell'Economia Giulio Tremonti, del Welfare Roberto Maroni, delle Politiche Agricole Giovanni Alemanno e delle Politiche Comunitarie Rocco Buttiglione e che ha visto la partecipazione anche del vice ministro dell'Economia Mario Baldassarri e del direttore generale del Tesoro Domenico Siniscalco, è stata la prima vera occasione di chiarimento politico all'interno della maggioranza sulla riforma pensionistica e un primo, importante approccio alla stesura della prossima Finanziaria. Un appuntamento che, come annunciato da fonti del ministero di via XX Settembre, continuerà mercoledì prossimo, il 3 settembre, e che Maroni ha comunque definito "molto positivo".

Oggi, hanno commentato le stesse fonti, è stata la volta degli scenari e della valutazione delle coperture economiche. Una riunione che, in base a quanto è filtrato, oltre ad approcciare il tema pensioni, è servita anche a lavorare "sulla Legge Finanziaria e le riforme strutturali, in cui sono stati analizzati gli scenari di massima e le compatibilità economiche e finanziarie".

Al termine dell'incontro, massimo riserbo da parte di tutti
Le macchine dei ministri, dopo oltre 5 ore di vertice, sono sfilate davanti al nutrito gruppo di cronisti che attendeva ai cancelli di Villa Spada, il circolo della Guardia di Finanza alle porte di Roma che ha ospitato l'appuntamento.
"Continueremo a lavorare nella prossima riunione fino a definire una posizione comune - ha affermato il ministro delle Politiche Agricole Giovanni Alemanno - Ci siamo impegnati a tenere assolutamente riservato il nostro lavoro, cosa estremamente opportuna perchè sui temi della Finanziaria e delle riforme strutturali non devono emergere posizioni di partito né tanto meno personali. Continueremo a lavorare nella prossima riunione ed appena sarà definita una posizione comune con l'approvazione dei leader della coalizione, comincerà il confronto pubblico e con le parti sociali".

Strigere i tempi
Anche alla luce delle parole di Alemanno dal vertice di oggi appare dunque chiara la volontà della maggioranza di stringere i tempi. Un chiarimento politico, più che tecnico, che mantiene sul tappeto i nodi principali che, sul tema pensioni, in questi mesi hanno diviso la maggioranza. Primo fra tutti quello che vede Maroni sostenere a spada tratta lo strumento della delega contro chi vorrebbe inserire gli interventi in Finanziaria e, più in generale, la Lega schierata contro chi vorrebbe toccare le pensioni di anzianità. Oggi, per la prima volta, i ministri si sono inoltre confrontati apertamente sulla proposta di super-incentivo avanzata dallo stesso Maroni nei giorni scorsi, quella che prevede un aumento del 32,7% direttamente in busta paga per chi ritarda l'andata in pensione. Una proposta che, va ricordato, è venuta subito dopo la presa di posizione dello stesso presidente del Consiglio Berlusconi, che aveva ribadito l'assoluta volontà del Governo di innalzare l'età pensionabile di cinque anni.

Mercoledì il prossimo round
Fra i temi toccati, dopo i botta e risposta con i sindacati dei giorni scorsi, potrebbero esserci stati quello del calcolo delle pensione per i pubblici dipendenti, da più parti definiti come privilegiati. O una possibile mini-stangata da 7-800 milioni di euro per i parasubordinati e gli autonomi, sotto forma di aumenti contributivi.
"L'incontro si è svolto in un clima positivo. Ma i problemi sono complessi. E quindi si continua a lavorare", hanno riferito fonti del ministero delle Politiche Comunitarie. Insomma: si stringono i tempi. Mercoledì il prossimo round.

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Lunedi, 1 Settemre 2003

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Telekom Serbia. Marini si prende una pausa. Fi: Ds cambiano le carte in tavola. Violante: premier pensi al paese


Igor Marini


Roma, 1 settembre 2003

Niente interrogatorio domani per Igor Marini. Il supertestimone dell'affare Telekom Serbia è ben deciso, almeno per ora, a tacere con i magistrati della procura della Repubblica di Torino. "Dopo oltre 150 ore di interrogatorio - spiega il suo difensore, l'avvocato Luciano Randazzo - il mio cliente ha il diritto di prendersi una pausa. Del resto è facoltà dell'indagato adottare tale atteggiamento".

Fi : Ds cambiano le carte in tavola

Forza Italia torna ad attaccare i Ds sulla vicenda Telekom Serbia, prendendo spunto dal comunicato in cui la Quercia attribuisce alla Cdl e al "suo leader" la responsabilità di "un'aggressione politica che ha come unico obiettivo un imbarbarimento ulteriore del confronto e la
delegittimazione degli avversari".

I Ds, affermano Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto, rispettivamente portavoce di Forza Italia e vicepresidente dei deputati azzurri, hanno "l'obiettivo di cambiare le carte in tavola". "Denunciare una campagna di denigrazione nei confronti dei leader del centrosinistra - aggiungono - per sfuggire al merito dei fatti è un sotterfugio disonesto e un vergognoso rovesciamento della verità".

Violante: Berlusconi pensi al paese
"Invece di rispondere ad accuse politiche con atti giudiziari (ai quali peraltro egli si è sottratto con una legge-vergogna votata dalla sua maggioranza), richiami al senso delle istituzioni gli avvelenatori del clima politico e si impegni finalmente ad affrontare i gravissimi problemi economici e sociali". Il capogruppo alla Camera dei Ds Luciano Violante si schiera a fianco di Piero Fassino e attacca FI e il suo leader Silvio Berlusconi, che ha "precise responsabilità politiche nell'avvelenamento del clima politico" , e lo invita a pensare ai problemi del Paese.

Ghedini: richiesta risarcimento molto elevata
Sarà "molto elevata" la richiesta di risarcimento che Silvio Berlusconi chiederà a Piero Fassino poiché "le sue dichiarazioni hanno avuto una diffusione molto ampia". Lo ha detto l'avvocato Niccolò Ghedini, legale del premier e parlamentare di Forza Italia, ribadendo che, indipendentemente dalla querela nei confronti del segretario dei Ds, "ci sarà anche una citazione civile".

"I nostri civilisti - ha precisato Ghedini - stanno quantificando la somma. Non so ancora a quanto possa ammontare ma sarà molto elevata e verrà devoluta in beneficenza. Sia ben chiaro, non c'è alcun interesse economico da parte del presidente del consiglio in questa richiesta".

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