Lunedi, 30 Giugno, 2003

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Sme. Per Berlusconi processo sospeso. Atti alla Corte Costituzionale


Il premier Berlusconi durante il processo Sme


Milano, 30 giugno 2003

I giudici della I Sezione Penale hanno deciso di sospendere il processo stralcio Sme dove è imputato Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. I giudici hanno deciso di mandare gli atti alla Corte costituzionale affinchè decida appunto sulla costituzionalità della norma che prevede la sospensione dei processi per le cinque più alte cariche dello Stato.

Secondo l'ordinanza dei giudici il lodo incide sul principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e sull'obbligatorietà dell'azione penale.

Giudici non acquisiscono requisitoria
"Non luogo a provvedere". Con queste parole i giudici della I Sezione Penale rispondono alla richiesta del pm Ilda Boccassini di acquisire una serie di memorie esplicative, una vera e propria requisitoria scritta. I giudici spiegano che la richiesta è stata presentata quando in udienza già si discuteva della costituzionalità della norma che prevede la sospensione dei processi per le cinque più alte cariche dello Stato. Nell'ordinanza i giudici osservano che le memorie si possono depositare in qualsiasi momento in cancelleria senza richiedere l'autorizzazione. Ma, fanno rilevare ancora i giudici, l'autorizzazione non può essere chiesta nel momento in cui già si discute in previsione di una sospensione del procedimento.

Dura la replica della difesa
"Non è una decisione di natura tecnica ma sono delle argomentazioni di natura politica che rappresentano sempre di più quale sia la struttura di questi processi". Lo ha detto l'avv. Niccolò Ghedini, uno dei difensori di Silvio Berlusconi, commentando la decisione del tribunale di Milano di inviare gli atti alla Corte Costituzionale, nel processo stralcio al premier.

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Black out. Le piogge non scacciano allarme. Anche domani elettricità a singhiozzo


caldo in aumneto domani a rischio condizionatori


Roma, 29 giugno 2003

Inizio settimana sotto il rischio black out in Italia. Le alte temperature, nonostante le forti piogge i diverse regioni della penisola, e la riapertura di aziende e uffici hanno allertato il Gestore delle Rete che, con un preavviso, ha messo in guardia per domani su possibili interruzioni parziali della fornitura di energia elettrica su tutto il territorio nazionale.

Modalità
Le modalità di interruzione saranno pressoché le stesse di giovedì e venerdì scorsi, con l' elettricità interrotta a rotazione oraria a partire dalle nove del mattino in tutt' Italia, per circa 1.300 megawatt. L'eventuale black out, fanno sapere i tecnici, non dovrebbe interessare le utenze già colpite dal disagio la scorsa settimana. "Abbiamo fatto il punto - fanno sapere i tecnici - e confidiamo per domani in una situazione migliore di quella di giovedì scorso perché ci dovrebbe essere un parco centrali più nutrite e inoltre ci sono a disposizione più megawatt dall'estero. Tra l'altro, in alcune Regioni potrebbe esserci un clima meno caldo e afoso dopo le piogge di ieri e di oggi". Si saprà comunque solo domani mattina presto se molti italiani, a turni di 90 minuti, dovranno rimanere ancora senza luce. Sono diversi i fattori che potrebbero portare a un sovraccarico alla rete oltre il limite ma la verifica, spiegano al Grtn, saràpossibile solo in tempo reale. Gli elementi per lanciare l' allerta però "ci sono tutti".

I motivi
La situazione resta dunque al limite, esattamente come nei giorni critici della settimana scorsa. Tra i problemi maggiori l'uso dei condizionatori, che non dovrebbe accennare a diminuire considerato che per domani è previsto un ulteriore aumento delle temperature in tutte le regioni d'Italia. E, restando sempre nelle abitazioni, l'aumento del caldo comporterà maggiori consumi anche per i frigoriferi e per tutti quegli apparecchi tecnologici che hanno incorporato l'impianto di raffreddamento (per esempio i computer, presenti ormai ovunque tra uffici e case). E il ministero raccomanda di risparmiare sull'uso di elettrodomestici utilizzandoli in ore serali.

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Patente a punti. Governo: pronti ad applicarla da domani. Schede esplicative alla polizia


Da domani 20 punti per ogni italiano alla guida


Roma, 29 giugno 2003

A partire da domani si applica il nuovo codice della strada con la novità della patente 'a punti' e con le nuove norme sui limiti di velocità che però non entreranno in vigore subito. Oggi il governo ha assicurato: le novità saranno in vigore già domani, 30 giugno. Lo conferma la portavoce del ministero delle Infrastrutture.

Schede esplicative della Polizia
Per consentire "la puntuale ed omogenea applicazione della nuova normativa" che modifica il codice della strada, il Viminale è pronto "appena il provvedimento verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale" ad inviare a tutte le forze di polizia "il teso integrale corredato di schede esplicative". A precisarlo è il ministero dell'Interno. Il Viminale spiega anche che, per quanto riguarda la patente a punti, "le maggiori forze di polizia sono già dotate di idonee linee telematiche per la trasmissione dei dati necessari all'anagrafe dei conducenti, ufficio del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti "per la contabilizzazione dei punti sottratti a seguito di violazioni". La Guardia forestale e la polizia penitenziaria - aggiunge il ministero dell'Interno - cui sono state estese, con il decreto approvato dal Consiglio dei ministri venerdi' scorso, le competenze in materia di polizia stradale potranno collegarsi con l'anagrafe dei conducenti via Internet, "analogamente a quanto potranno fare le polizie municipali dei comuni minori".


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Domenica, 29 Giugno, 2003

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Governo. Bossi:"Due piedi fuori e un pugno nel Palazzo". Fini non esclude di tornare al partito se fallisce la verifica


Bossi traccia i confini della nuova strategia della Lega


Milano, 28 giugno 2003

Umberto Bossi da Bagnolo S. Vito (Mantova) traccia i confini della nuova strategia della Lega: "Noi stiamo con due piedi fuori e un pugno nel Palazzo, ci battiamo furiosamente, ma poi c'é un limite alla furia perchè sennò cadono i governi".

Follini: Berlusconi ha dato un bacio di troppo
Il leader dell'Udc, Marco Follini, commenta: "Sento Bossi parlare con un linguaggio esoterico: di pugni al Governo, di piedi fuori del Governo e di orecchie tirate al capo del Governo. Mi viene il dubbio che Berlusconi, l'altro giorno alla Camera, abbia dato un bacio di troppo".

Getta acqua sul fuoco An
E' lo stesso leader di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, a allontanare definitivamente e ufficialmente ogni ipotesi che Alleanza nazionale possa dare origine ad una crisi di Governo a causa dell'insoddisfazione per le azioni intraprese in questi due anni, per la mancanza di collegialità, o per ipotetici dissidi con qualche ministro.

Fini non esclude di tornare al partito se fallisce la verifica
Fini poi non esclude non escludere un suo cambiamento di ruolo, da vicepresidente del Consiglio a coordinatore del suo partito: "Non c'è nessuno che è insostituibile. Io sono convinto che la verifica andra' bene. Altrimenti An continua a stare nel Governo; dopodichè se toccherà a me occuparmi del partito... l'ho fatto per tanti anni e lo farò di nuovo".


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Sabato, 28 Giugno, 2003

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Energia. Black out: il governo e l'Enel intervengono. Marzano annuncia nuova centrale


Il ministro delle attività produttive, Antonio Marzano


Roma, 27 giugno 2003

All'indomani del blackout elettrico che ha bloccato il 5% del Paese e delle polemiche che sono esplose tra autorità tecniche e politiche, il Governo interviene sul nodo-elettricità cambiando i vertici del Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale e predisponendo un provvedimento che consentirà una maggiore produzione. Si muove lo stesso Enel con un piano - annunciato oggi dall'amministratore delegato Paolo Scaroni, che dovrebbe aumentare la capacità produttiva di 1.600 megawatt in 12 mesi.

Si tratta di interventi di breve periodo che, anche se non risolvono il problema di un costo dell'elettricità tra i più alti d'Europa puntano a risolvere, quantomeno, l'emergenza produttiva provocata da un forte aumento dei consumi estivi.

Il black out di ieri, e le polemiche che hanno investito il Grtn, accusato di non aver avvertito della crisi imminente il Dipartimento della Protezione Civile, è riuscito a sbloccare l'impasse per il rinnovo dei vertici dello stesso Gestore, dopo cinque rinvii della convocazione dell'assemblea. Artefici dell'accordo, il ministro, Giulio Tremonti, a capo del dicastero dell'Economia che detiene la totalità del capitale del Grtn, e il suo collega delle Attività Produttive Antonio Marzano. Saltano così il presidente Pier Luigi Parcu e l'amministratore delegato Salvatore Machì, che saranno rispettivamente sostituiti da Carlo Andrea Bollino e da Luca D'Agnese.

Ma l'emergenza più acuta è senza dubbio quella produttiva, resa più evidente ieri dopo che ben 800 megawatt d'importazione dalla Francia erano venuti a mancare.

Il presidente e amministratore delegato dell'Enel, Paolo Scaroni, ha dato oggi la notizia di un piano da 1.600 MgW che l'azienda sta allestendo per far fronte alle crisi di erogazione elettrica.

Marzano annuncia nuova centrale
Il ministro delle attività produttive, Antonio Marzano, ha annunciato la realizzazione da parte dell'Enel di una nuova centrale. "Una centrale che era stata programmata con il governo avanti nel tempo e che sara' anticipata", ha spiegato Marzano stasera a Padova, a margine dell'assemblea annuale di Unindustria. Il ministro non ha voluto però precisare dove sorgerà la nuova centrale: "lo renderà noto l'Enel", ha aggiunto. Marzano ha ricordato inoltre che, oltre a realizzare una nuova centrale, l'Enel riattiverà altri impianti di minore dimensione. "Ma cio' - ha detto - richiede alcuni mesi e quindi tutto questo sarà utilissimo per evitare che il problema si riproponga in inverno".

Il ministro ha quindi rinnovato l'invito ai consumatori a ridurre i consumi e a evitare gli sprechi ed ha polemizzato con i Verdi che, ha detto, "protestano per il blackout ma non vogliono nuove centrali, non dico quelle atomiche perché nessuno ci pensa, ma neppure quelle normali. E allora - si è chiesto Marzano - come la devono fare la luce quelli dell'Enel, con le torce, con le candele?". Marzano è tornato infine a parlare ancora del gestore della rete di trasmissione elettrica: "quello che noi avremmo voluto è che il gestore avesse dato una comunicazione più tempestiva e articolata di quello che sarebbe successo. Questo avrebbe forse consentito - ha concluso - di ridurre un po' i disagi perché la gente si sarebbe potuta preparare meglio".

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Borsa. Wall Street chiude in rialzo: Dow Jones -0,99%, Nasdaq -0,53%


Indici negativi a New York


New York, 27 giugno 2003
Chiusura di seduta negativa per gli scambi di Wall Street: l'indice Dow Jones ha terminato le contrattazioni cedendo lo 0,99% a 8.989,05 punti, mentre lo Standard & Poor's 500 ha perso lo 0,97% a 976,22 punti. In calo anche il Nasdaq, arretrato dello 0,53% a 1.625,28 punti.

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Mafia. Cuffaro e Romano accusati anche di corruzione


Il presidente della regione Sicilia Salvatore Cuffaro


Palermo, 27 giugno 2003

Per una presunta tangente che avrebbe ricevuto da un imprenditore all' epoca in cui era ancora deputato regionale, il Governatore dell' Isola, Salvatore Cuffaro, è accusato anche di corruzione oltre che di concorso in associazione mafiosa.

Il terremoto giudiziario che ha colpito Palazzo d'Orleans, sede del governo regionale, non si placa. Ulteriori scossoni arrivano dagli interrogatori che si sono svolti oggi in carcere, in particolare dopo quello del medico ed ex assessore comunale Domenico Miceli (Udc), arrestato per concorso in associazione mafiosa.

Il politico, sostenuto da Cuffaro alle elezioni regionali, non nega di sapere chi era il boss Giuseppe Guttadauro, condannato con sentenza definitiva per mafia. Miceli nel momento in cui andava nella sua casa sapeva chi aveva davanti.

Rispondendo alle domande del gip, il medico non ha escluso che Guttadauro parlasse con lui di affari e politica perche' sapeva che le sue parole sarebbero state riferite al presidente della Regione. L' ex amministratore ha sottolineato che non vi era alcun collegamento diretto fra il boss e il governatore ed ha poi spiegato che in realta' ci sono state occasioni in cui dopo aver discusso con Guttadauro ha parlato con Cuffaro, da cui era legato da una forte amicizia.

Dopo l' interrogatorio che si svolgerà in procura martedì, Cuffaro si dice pronto per presentarsi davanti al parlamento siciliano e per questo ha chiesto al presidente dell' Asssemblea regionale siciliana, Guido Lo Porto di convocare una seduta per comunicare le sue decisioni ai deputati.

L' accusa di corruzione coinvolge anche il parlamentare nazionale Saverio Romano (Udc), anche lui indagato per concorso in associazione mafiosa. Romano e Cuffaro avrebbero ricevuto, secondo gli inquirenti, una tangente da un imprenditore per 'oleare' la macchina burocratica regionale. Fatti che si riferiscono al periodo in cui Cuffaro era deputato regionale e Romano il suo collaboratore.

Per ora solo Rifondazione comunista e Udeur chiedono le dimissioni di Cuffaro. Il segretario regionale dei Democratici di Sinistra della Sicilia, Antonello Cracolici, dice: "Le prime indiscrezioni sugli interrogatori degli arrestati sembrano confermare un inquietante e strutturato intreccio fra la mafia e pezzi dell' attuale sistema politico-istituzionale".

Il Governatore intanto continua a ricevere attestati di stima e solidarietà. Il ministro per gli Affari Regionali, Enrico La Loggia, ha espresso "solidarietà personale e politica", così ha fatto il presidente dei senatori dell' Udc, Francesco D' Onofrio. Il vice ministro dell' Economia Gianfranco Micciché gli augura "che questa brutta vicenda finisca presto e che Totò abbia il coraggio di affrontarla con serenità e con la certezza che gli siamo tutti vicini. Sulla giustizia italiana -. conclude - non faccio più commenti: ne ho assoluto rispetto come istituzione, ma ne temo fortemente l'utilizzo che se ne fa".

Per il sottosegretario all' Interno, Alfredo Mantovano, "bisogna sempre evitare di mettere in piedi processi paralleli quando c' è soltanto un avviso di garanzia". "Piena e incondizionata solidarietà" arriva anche dal senatore Melchiorre Cirami (Udc). E la segreteria dell' Udc "ancora una volta, desidera esprimere a Totò Cuffaro e Saverio Romano la solidarietà affettuosa e convinta di tutto il partito, a partire dal segretario".

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Governo. Berlusconi ricuce strappo Fini-Tremonti: "Ci sarà più collegialità in economia"


Fini chiede maggiore collegialità nelle decisioni economiche


Roma, 28 giugno 2003

Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, dopo la riunione del consiglio dei ministri di ieri assicura che sui temi dell'economia ci sarà maggiore coinvolgimento di tutti gli alleati nelle decisioni. Nell'occhio del ciclone, nel governo, ancora una volta il ministro del'economia Giulio Tremonti, con gli uomini di An e del Ccd molto critici sulla gestione della politica economica. Fini, in realtà al mattino era stato assai freddo con il premier e aveva ribadito la richiesta di collegialità, anche dopo un nuovo scontro in consiglio dei ministri con Tremonti, che chiedeva approvazione dei decreti sull'assestamento di bilancio e sulla missione in Iraq senza averne in precedenza discusso con gli alleati.

L'ottimismo di Berlusconi
In ogni caso Berlusconi si è detto ottimista sulla tenuta della maggioranza dopo l' incontro con il leader di An, a cui avrebbe chiesto di continuare a svolgere il ruolo di numero due del governo. E questo nonostante le critiche dei giorni scorsi arrivate da Alleanza nazionale, in particolare sulle ultime sortite del leader della Lega Umberto Bossi.

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Venerdi, 27 Giugno, 2003

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Sciopero. Il pubblico impiego scende in piazza. Protestano anche i medici e i pediatri di base


La protesta per il mancato rinnovo del contratto scaduto nel 2001


Roma, 27 giugno 2003

Disagi potrebbero verificarsi oggi per lo sciopero generale del pubblico impiego. Oltre un milione e mezzo di lavoratori si asterranno infatti dal lavoro.
Si ferma il 60 per cento dei medici italiani, compresi gli ospedalieri e, per la prima volta da 11 anni, i medici e i pediatri di base.

La protesta per il mancato rinnovo del contratto, scaduto nel 2001, riguarda anche enti locali, agenzie fiscali e lavoratori della presidenza del consiglio. Prevista una manifestazione a Roma, a cui parteciperanno i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.


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Energia. Inizio di giornata senza emergenza black out


Ieri le interruzioni hanno toccato il 5% del Paese


Roma, 27 giugno 2003

Il gestore della rete sta procedendo su scala nazionale ad un abbassamento di distribuzione di corrente su tutta la rete e nelle prossime ore renderà nota la situazione per le successive fasce orarie. Se tale manovra non fosse sufficiente si procederà al distacco temporaneo. E dunque il primo black out, previsto tra le 9 e le 10.30 in alcune città, per ora, è stato evitato.

Se il risparmio energetico non sarà sufficiente si procederà al secondo black out previsto. E dunque i disagi per oggi sono ancora possibili. Le interruzioni sono annunciate secondo il piano d'emergenza, attivato per fronteggiare il picco dei consumi, dovuto all'uso massiccio dei condizionatori d'aria.

Ieri le interruzioni hanno toccato il 5% del Paese. E non sono mancate le polemiche. La Protezione civile lamenta di non essere stata avvertita. Mentre sia le Organizzazioni dei consumatori sia Confindustria minacciano azioni legali per risarcimento dei danni.

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Istat. I salari continuano a perdere potere d'acquisto


+1,7% contro un aumento dei prezzi del 2,7%


Roma, 27 giugno 2003

I salari continuano a perdere potere d'acquisto. Secondo i dati Istat, infatti, anche a maggio l'aumento delle retribuzioni contrattuali sono cresciute meno dell'inflazione: +1,7% contro un aumento dei prezzi del 2,7%.

Nel mondo del lavoro, invece, diminuisce la conflittualità: nei primi cinque mesi dell'anno, le ore perse per sciopero sono il 77% in meno, anche se aumentano del 24% gli scioperi causati dal rapporto di lavoro.

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Politica. Baci e abbracci tra Pisanu Berlusconi e Bossi. Capo Viminale: con Lega non c'è mai stata guerra


Sembra tornare il sereno fra Pisanu e la Lega


Roma, 26 giugno 2003

Ieri tempesta. Oggi sulla tenuta della maggioranza sembra essere tornato il sereno. Dopo l'intervento di Silvio Berlusconi alla Camera incontro a tre tra il premier, Bossi e Pisanu, poi diventato a quattro con l'arrivo di Tremonti. Al termine il leader leghista ha annunciato: "abbiamo trovato la quadra". I protagonisti dell'incontro si sono lasciati in modo cordiale. Una stretta di mano, sorrisi e pacche sulle spalle. Così, davanti ai giornalisti, viene siglata la pace tra Umberto Bossi e il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu. "Non c'è sangue", scherza Pisanu. Quindi pace fatta? "Non c'è mai stata guerra", risponde il ministro.

Cordialità tra Cavaliere e Senatur
Baci e abbracci anche tra i leader della Lega e di Forza Italia. Berlusconi e Bossi si sono salutati con un abbraccio e un bacio, dandosi appuntamento alla settimana prossima quando, ha annunciato il premier, "ci vedremo tutti insieme, dopo la stesura del programma di lavoro per il semestre italiano iniziato ieri con Tremonti".

Cé insiste
Pace fatta? Il capogruppo della Lega alla Camera Cé protagonista ieri a Montecitorio di una dura requisitoria contro il capo del Viminale, oggi ha ribadito: "Berlusconi va nella direzione giusta ma il nostro giudizio critico su Pisanu rimane. Non ho chiesto le dimissioni del ministro come ha precisato Bossi, le parole hanno un valore, ma abbiamo detto che la sua azione è risultata inadeguata rispetto alle aspettative e all'efficacia di una corretta applicazione della Bossi-Fini, questa è la realtà dei fatti".

Buttiglione: non escludo la crisi
Nel pomeriggio negli ambienti della Casa delle Libertà hanno fatto rumore le dichiarazioni del ministro delle politiche comunitarie Rocco Buttiglione. "Una crisi di governo? Non escludo nulla: cosìnon si può andare avanti"."E' opportuno - ha osservato Buttiglione - confrontarsi perché questi comportamenti della lega non sono tollerabili. Noi - ribadisce - non vogliamo ovviamente una crisi di governo ma se qualcuno pensa di intimidirci dicendo 'o sputate sui vostri valori o facciamo la crisi', allora di crisi ne facciamo anche due o tre".

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Politica. Berlusconi: "Non scorre sangue nella coalizione". Poi incontra Bossi e Pisanu


Alla ricerca della pace tra ministro delle riforme e Interno


Roma, 26 giugno 2003

Dopo il Senato, la Camera. Terminato il discorso all'Aula il premier ha fissato l'appuntamento forse più importante del giorno: l'incontro con i due litiganti, Bossi e Pisanu ai ferri corti per le polemiche sull'immigrazione. All'incontro partecipano anche Gianfranco Fini, Giulio Tremonti, Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno. A Montecitorio Silvio Berlusconi ha parlato soprattutto di Europa e dei programmi del semestre di presidenza italiano. Ma non manca di parlare di temi in cima all'agenda politica: conflitto d'interessi, economia, dpef, immigrazione

Conflitto d'interessi
"Francamente quando ascolto le trasmissioni Mediaset non riesco davvero a ritrovare il conflitto di interessi - ha detto il premier Silvio Berlusconi replicando, durante il suo intervento alla Camera, ad un deputato della Margherita che ironizzava sulla legge sul conflitto d'interessi - visto che tutti, ad esclusione del solito ed unico Emilio Fede, si prendono il lusso di criticare il governo, criticare la maggioranza, criticare il premier mi sembra che davvero credere da parte vostra che la gente cada nel tranello del conflitto d'interessi sia fuori dalla realtà".

Dpef con Fini e Tremonti
"Inizierò, in parallelo con l'inizio della presidenza europea, anche l'elaborazione del documento di programmazione economica e finanziaria, e strettamente intrecciato ai progetti ai quali lavoriamo, con il vice presidente Fini e con il ministro dell'Economia Tremonti, in dialogo con i singoli ministri interessati" ha detto il premier.

Governo solido
"Non sarà difficile riprendere un nuovo slancio per l' attuazione del programma di governo, che può essere anticipato in alcuni suoi punti". Il programma di governo ha aggiunto Berlusconi, "non è solo un compromesso tra i partiti, ma è molto di più, è un patto di ferro vincolante per tutti. Quella della sintesi è una responsabilità che mi compete e che continuerò ad esercitare sicuro di una collaborazione leale di tutti i miei ministri". Dopo il Senato, la Camera. Terminato il discorso all'Aula il premier ha fissato l'appuntamento forse più importante del giorno: l'incontro con i due litiganti, Bossi e Pisanu ai ferri corti per le polemiche sull'immigrazione. All'incontro partecipano anche Gianfranco Fini, Giulio Tremonti, Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno. A Montecitorio Silvio Berlusconi ha parlato soprattutto di Europa e dei programmi del semestre di presidenza italiano. Ma non manca di parlare di temi in cima all'agenda politica: conflitto d'interessi, economia, dpef, immigrazione

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Giovedi, 26 Giugno, 2003

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Immigrazione. Lega all'attacco, ma sfuma la minaccia di crisi

I ministri Pisanu e Bossi con il premier Berlusconi


Roma, 25 giugno 2003

"Signor ministro, cambi mestiere". Sono le due del pomeriggio, l'Aula di Montecitorio è semi vuota. Alessandro Ce', capogruppo della Lega, ha riunito intorno a sè tutti i deputati del Carroccio. Parla con tono deciso, a tratti alterato. Poi, quando vede Beppe Pisanu uscire dall'Aula, esplode la rabbia.

Il presidente dei deputati leghisti grida "vergogna", se la prende con Pier Ferdinando Casini. E continua con l'affondo, colpendo senza remore il ministro dell'Interno, la Chiesa, accusando le parrocchie di essere diventate "agenzie di collocamento per badanti". Sembra l'inizio di una crisi, ma durerà il tempo di un intervento in Aula, e poco più: dopo quella d'inizio, Ce' dà anche la battuta finale.

Sull'immigrazione, ricorda Ce', esiste una legge da applicare, "altro che chiacchiere inutili e alibi per i falsi caritatevoli che si riempono le tasche di quattrini con l'immigrazione".

Sui numeri dell'immigrazione clandestina poi, Pisanu ha raccontato "favolette". Insomma, dice Ce' avviandosi a concludere, i cittadini assistono allo "spettacolo desolante di un Paese che non sa difendere i propri confini e la legalità. E' il segno tangibile del fallimento della sua azione di Governo". La conclusione, a questo punto, vien da sè: Pisanu "non è assolutamente all'altezza della situazione" e, insomma, "per il bene dei cittadini, signor ministro, cambi mestiere".

Il clima si surriscalda, alcuni deputati escono dall'Aula. Subito critico il capogruppo dell'Udc, Luca Volontè, secondo il quale, a questo punto la Lega non dovrebbe più approvare i provvedimenti che escono dal Consiglio dei ministri.

Per Mario Landolfi, portavoce di An, quella della Lega è "un'incomprensibile provocazione". Forza Italia aspetta. Poco dopo è lo stesso Ce' a dare il senso vero del terremoto provocato. Quello rivolto a Pisanu, dice "era un consiglio" e non "una mozione di sfiducia".

E così lo spettro della crisi rientra, ammesso che qualcuno lo abbia davvero voluto agitare. Il colpo c'è stato, ed era stato premeditato nei vertici della Lega già ieri sera, se è vero che questa mattina lo stesso Ce', annunciando a sorpresa la presenza in Aula, preparava tutti a dichiarazioni "abbastanza forti".

Sandro Bondi, portavoce di Forza Italia, ora minimizza: "Nessuna pre-crisi - dice - solo una piccola burrasca che durerà poche ore". Per il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, si tratta solo di "un temporale estivo".

E Gianfranco Fini, interpellato su una possibile crisi causata dall'ennesimo attacco della Lega, risponde: "Tendo a escluderlo". Quello andato in scena oggi, secondo il vice premier, è solo uno dei tanti "stop and go" della Lega. Altro, osserva Fini, il Carroccio non può fare.

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Energia. Marzano: rischio di black out, contenere i consumi

Il caldo torrido di questi giorni ha fatto impennare i consumi elettrici e c'è il rischio concreto di un black out in Italia. Il gestore della rete di trasmissione nazionale ha avvertito i distributori di elettricità che oggi è una giornata a rischio potenziale di interruzione del servizio elettrico per le utenze civili.

Dopo il record storico estivo, toccato due giorni fa con un consumo alla punta di 52.000 Mw, e una domanda che si è mantenuta anche ieri agli stessi livelli, le previsioni indicano che i consumi potrebbero superare questa soglia.

Condizionatori
Circa il 5% del Paese rischia di rimanere senza elettricità a causa degli elevati consumi elettrici dei condizionatori d'aria, e dell'indisponibilità francese ad aumentare le esportazioni di energia verso l'Italia. Sono previste interruzioni programmate in tutte le città. Ieri sera, si è riunito, a Roma, il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica al fine di assicurare oggi i servizi essenziali.

L'allarme per una possibile riduzione dell'energia elettrica a Roma potrebbe scattare intorno alle 8. Dalle 9, per un'ora e mezzo, una parte della città ancora da individuare potrebbe restare senza energia. Subito dopo, per un'altra ora e mezzo, il black out riguarderebbe un'altra vasta zona della città.

L'interruzione dell'energia "spalmata" su due vaste zone della città per un totale di circa tre ore consentirà una riduzione totale della erogazione di energia del 5%. L'Acea ha ricordato che l'ultimo allarme del genere, sfociato poi in una vera e propria interruzione di energia elettrica, risale al 1983.

Anche a Torino potrebbero verificarsi, a partire dalle 9 del mattino di domani, dei disservizi nell'erogazione dell'energia elettrica. Lo rende noto l'Aem Torino Distribuzione informata, a sua volta, dalla Grtn (gestore della rete di trasmissione nazionale) che ha fatto sapere di dover disporre il distacco a rotazione delle forniture di energia elettrica per circa 1.300 MW, a causa della richiesta di energia troppo alta da parte della cittadinanza.

I programmi dei distributori prevedono un alleggerimento del carico e comunque resteranno fermi i clienti cosiddetti interrompibili, ovvero quelli che hanno contratti che prevedono l'interruzione della fornitura senza avvertimento. I piani di intervento dei distributori prevedono una progressività nel distacco delle utenze civili, anche se eventuali interruzioni della fornitura elettrica saranno limitate.

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Mercoledi, 25 Giugno, 2003

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Immigrazione. Bossi: Viminale non dà i numeri giusti. Presto riforme e mappa semestrale


Accordo tra il ministro Bossi e il premier Berlusconi sulle riforme


Roma, 24 giugno 2003
"Sull'ingresso dei clandestini il Viminale dà dei numeri che non sono giusti, secondo me hanno dato quelli di chi chiede asilo politico": lo ha detto questa sera il ministro Umberto Bossi a Telepadania.

Analogamente, il vicepresidente del Senato e coordinatore delle Segreterie della Lega Nord, Roberto Calderoli, in serata ha detto che "i numeri che vengono diffusi dal Vicinale sugli ingressi di irregolari nel Paese, nel corso del 203, sono privi di fondamento".

Il problema non è Pisanu
Quanto alla richiesta di dimissioni avanzata da esponenti leghisti nei confronti del ministro Pisanu, Bossi ha spiegato: "Qualcuno nella Lega le chiedeva. Non io. Comunque il problema non è tanto Pisanu, quanto questa immigrazione incontrollata".

Riforme e mappa semestrale
"Si fanno le riforme!": così Bossi ha sintetizzato quello che è stato il senso ed il contenuto della cena di ieri sera ad Arcore con Berlusconi. Nell'intervista Bossi ha parlato di un'idea che ha definito "buona": una mappa semestrale delle priorità che il governo deve affrontare.Circa il contenuto della mappa, Bossi ha parlato della devoluzione, ma non ha dato altre spiegazioni.

Pisanu domani alla Camera
Una discussione senza voto che vede la maggioranza divisa e l'opposizione parzialmente soddisfatta. Domani alla Camera gli schieramenti si confronteranno sul tema immigrazione, dopo l'informativa del ministro dell'Interno Beppe Pisanu, decisa oggi dalla conferenza dei capigruppo. Il dibattito avviene prima della verifica di Governo, ma senza un voto. Non abbastanza, comunque, per convincere la Lega, che domani, con ogni probabilità, diserterà l'Aula.

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Terrorismo. Arresti a Milano, in carcere un imam

L'operazione è scattata all'alba


Milano, 24 giugno 2003
Nuova fiammata nelle indagini sul terrorismo islamico a Milano. Oggi i militari del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria della guardia di Finanza hanno arrestato, tra Lombardia e Liguria, sei presunti fiancheggiatori del Gruppo Salafita di Predicazione e Combattimento.

Tra le persone finite in carcere c'è anche l'Imam della moschea di Gallarate, la cittadina in provincia di Varese già al centro della prima inchiesta milanese sulla cellula vicina ad Al Qaeda.

Stamane all'alba le Fiamme Gialle hanno dato il via all'Operazione Gebel (in arabo, montagna): 38 perquisizioni, sei pesone in carcere, 5 tunisini e un marocchino, l'imam. Una settima persona è latitante.

I destinatari delle ordinanze di custodia cautelare, firmate dal gip ieri e chieste una decina di giorni fa dalla Procura di Milano sono: Youssef Abdaoui 36 anni, Mohamed Ben Mohamed Abdelhedi, 37 anni, Kamel Darraji, 35 anni, Habib Ben Ahmed Loubiri, 41 anni, Chabaane Ben Mohamed Trabelsi, 37 anni e l'imam della moschea di Gallarate,Mohamed El Mahfoudi, 38 anni.

Le accuse a vario titolo sono di associazione per delinquere finalizzata al supporto logistico e finanziario al terrorismo islamico, frode fiscale mediante l'utilizzo di fatture false, favoreggiamento all'immigrazione clandestina, ricettazione di documenti falsi, simulazione di reato, e ricettazione e appropriazione indebita finalizzata al traffico illecito di automezzi.

Nell'inchiesta sono coinvolte altre sette persone, tra le quali S.M., un commercialista milanese che avrebbe fatto da consulente al gruppo e si sarebbe prestato a favorire la permanenza sul territorio italiano di clandestini. Tutti sono anche indagati per terrorismo internazionale, anche se il reato non è stato contestato nelle ordinanze di custodia.

Per gli inquirenti gli arrestati fanno parte del gruppo capeggiato da Essid Sami Ben Khemais. E di quel gruppo, indebolito dagli arresti e dalle condanne degli anni scorsi, avvalendosi di imprese individuali e società cooperative con sede nelle province di Milano, Como e Varese, avrebbero proseguito l'attività di supporto. Il loro ruolo però sarebbe stato essenzialmente quello di rastrellare fondi per la causa.

Loubiri, personaggio di spicco insieme ad Abdaoui (quest'ultimo sarebbe il capo operativo), in alcune conversazioni intercettate aveva commentato l'arresto di Ramzi Binalshib, il 20esimo dirottatore dell'11 settembre 2001, arrestato in Pakistan il 14 settembre scorso.

Chabaane era comparso in un servizio mandato in onda il 12 settembre 2002 dalla tv Al Jazeera, all'indomani del primo anniversario dell'attacco alle Torri Gemelle, e aveva ricevuto per questo telefonate di complimenti. Ricorrenza, quella dell'11 settembre, che tutti avrebbero festeggiato.

 

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Energia. Nuovo record di consumi: oggi 52 mila megawatt


Superato di 800 megawatt il precedente picco


Roma, 24 giugno 2003

Nuovo record di consumi per l'energia elettrica. Alle ore 11 di oggi, secondo i dati del Grtn, è stato registrato il nuovo record estivo di consumi nazionali di elettricità, con 52mila megawatt, superando di 800MW il precedente picco, registrato lo scorso 12 giugno.

Negli ultimi 15 giorni, spiega il Gestore della rete in una nota, è stato ritoccato per tre volte il valore del 2002, che aveva registrato un record a 50.974 megawatt.

Il caldo torrido di questi giorni continua ad essere determinante, invogliando il ricorso massiccio ai condizionatori d'aria ed alle apparecchiature refrigeranti.

Il Gestore della rete ha fronteggiato questa situazione con interventi tecnici sulla rete elettrica e, durante la giornata, è stata interrotta alle ore 14.30, in alcune zone critiche, la fornitura di 600 MW di energia elettrica ai clienti cosiddetti "interrompibili" che, attraverso strumenti contrattuali, forniscono un servizio di sicurezza al sistema.

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Martedi, 24 Giugno, 2003

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e arresti a Parigi, preso Maj, leader dei Carc


Una scritta Carc su un muro di Napoli


Parigi, 23 giugno 2003

Perquisizioni e arresti a Parigi, irruzioni dei carabinieri in abitazioni a Napoli, Milano, Modena, Campobasso, per sequestrare computer, floppy disc, e incartamenti. Rogatorie in Svizzera per ispezionare le case di alcuni indagati. Sono i primi risultati di una inchiesta avviata dalla procura di Napoli sulle attività di quella che è ritenuta una nuova sigla dell'eversione rossa.

Il nome della organizzazione clandestina sulla quale è concentrata l'attenzione degli inquirenti napoletani - che sono in stretto contatto con i colleghi di Bologna e Roma - è la "Commissione preparatoria del congresso di fondazione del nuovo partito comunista italiano". Ad essa è attribuita l'intenzione di realizzare "atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico".

Tutto inizia a Napoli
Tutto è partito dal ritrovamento a Napoli di un documento della Cellula per la costituzione del partito comunista combattente avvenuto nel febbraio 2001. Quali siano stati nei dettagli i progetti della decina di militanti indagati con la pesante accusa di associazione eversiva, i magistrati non lo dicono.

Sconcerto per fuga notizie
Sconcertati per la fuga di notizie, che rischierebbe di pregiudicare gli sviluppi dell'inchiesta, i pm si limitano infatti solo a confermare quanto trapelato nel pomeriggio, dopo l'esecuzione a Parigi di perquisizioni nelle case di rifugiati italiani.

In carcere Giuseppe Maj, Carc
A finire in carcere un nome conosciuto negli ambienti della estrema sinistra: Giuseppe Maj, ideologo e fondatore dei Carc (Comitato di appoggio alla resistenza per il comunismo) e indicato dai pm della sezione antiterrorismo come uomo di punta della Commissione preparatoria finita nel mirino delle indagini.

Associazione eversiva, l'accusa
Associazione eversiva "costituita anche in territorio francese" e produzione e uso di documenti falsi è l'accusa contestata al leader dei Carc. Analoga accusa formulata nei confronti del milanese Giuseppe Czeppel, anch'egli arrestato dai poliziotti d'Oltralpe nel corso delle perquisizioni coordinate, attraverso una rogatoria, con la procura di Napoli. In manette è finita anche la francese Caterine Bastard, trovata in possesso di falsi documenti. Complessivamente sono 14 le perquisizioni eseguite in Francia e quattro quelle in territorio svizzero.

Tra le persone coinvolte nell'indagine figurano esponenti dell'eversione degli anni Settanta e Ottanta e dell'eversione internazionale. Diverse informazioni - sottolineano i pm - sono state trasmesse alle procure di Roma e Bologna. Si tratta di "elementi utili per le loro indagini'.

Ipotesi collegamenti con delitti Biagi e D'Antona
Le due procure stanno lavorando sui delitti D'Antona e Biagi e ciò induce a ipotizzare qualche collegamento con l'attività svolta dagli inquirenti partenopei. I difensori degli indagati ipotizzano a loro volta che i provvedimenti eseguiti oggi siano in relazione con una indagine, poi archiviata, condotta negli anni scorsi dalla procura di Roma sulle attività dei Carc.

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Immigrazione. Nuovo sbarco a Lampedusa, anche un ingegnere somalo tra i disperati


Clandestini, anche laureati tra gli uomini in cerca di fortuna

Sfuggendo ai controlli in mare, una imbarcazione di otto metri, con 41 clandestini a bordo è arrivata a toccare la scogliera di Lampedusa. Il natante è stato avvistato da una pattuglia di carabinieri in servizio sulle strade dell'isola.

I militari hanno notato nella zona di mare, a 200 metri dalla costa, sotto "Cala Croce", gli immigrati che si stavano avvicinando. I carabinieri hanno segnalato subito lo sbarco alla Capitaneria di porto che ha inviato sul posto le motovedette. Sono in corso le operazioni per trasferire gli immigrati del Centro di prima accoglienza. Sono tutti uomini e provengono dal centro Africa.

Anche un ingegnere tra i clandestini
C'è anche un ingegnere somalo fra i quasi 300 disperati che si trovano nel centro di prima accoglienza di Lampedusa. E' arrivato nell'isola con il gruppo dei 107 clandestini sbarcato due giorni fa direttamente sul molo, senza essere notati in mare.

Una laurea nello zaino
Si chiama Said Omar ed ha 35 anni. Parla poco l'inglese ed è l'unico che ha portato con se un piccolo bagaglio a mano: una valigetta porta documenti. Dentro vi è conservato il suo certificato di laurea conseguito all'Università nazionale somala.

Dice di essere scappato da Moagdishu diversi mesi fa e all'inizio si è diretto verso il nord del Paese, attraversando prima l'Etiopia, poi Gibuti e alla fine, dopo lunghe traversie e scappatoie, è arrivato ad imbarcarsi per raggiungere l'Italia.

Fuggito dalla guerra
"Sono scappato dalla guerra - dice Said Omar - e dai traffici illegali che ci sono nel mio paese. Anche se potevo avere un motivo valido per entrare legalmente in Europa, attraverso un invito ufficiale per partecipare ad un convegno internazionale, ho dovuto aspettare questo visto d'ingresso mesi e mesi".

"Forse - aggiunge - non lo sapete, ma ve lo dico io, che non è facile stare in un paese dove non si ha un sostegno economico, non puoi lavorare perché non hai il permesso dalle autorità, e devi aspettare quasi un anno un visto che non sai con sicurezza se verrà dato o meno".


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Lunedi, 23 Giugno, 2003

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Immigrazione. Porto Palo: arrestati gli scafisti

Porto Palo, 23 giugno 2003
Sono stati arrestati, con l'accusa di essere gli "scafisti", tre dei 102 immigrati approdati la notte scorsa poco dopo le 23 a Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa, sotto scorta di motovedette della Guardia di Finanza che aveva avevano raggiunto la loro imbarcazione nel pomeriggio al largo delle coste siciliane. Gli arrestati sono due palestinesi e un senegalese, che nelle prossime ore saranno interrogati.
Tra i migranti ci sono anche 10 donne e 4 bambini, il più piccolo dei quali è un neonato di 5 mesi. Le loro condizioni di salute sono apparse buone ai medici che li hanno visitati dopo l'approdo. Due donne sono state ricoverate per accertamenti negli ospedali di Noto e di Modica (Ragusa).
Gli stranieri avevano viaggiato a bordo di un barcone di appena 12 metri, intercettato da una motovedetta della Guardia di Finanza a 5 miglia al largo di Capo Passero.
Gli extracomunitari sono stati condotti nella struttura tensostatica della vicina Pachino per le procedure di identificazione ed essere successivamente trasferiti in un centro di prima accoglienza.

Le motovedette della capitaneria di porto, uscite stamani per il pattugliamento antimmigrazione, hanno formato a sud dell' isola una sorta di barriera per controllare eventuali arrivi di carrette del mare.
Continuano a essere buone le condizioni meteo del Canale di
Sicilia e questa situazione, secondo i marinai, potrebbe favorire nuovi sbarchi. Secondo gli esperti, infatti, dalle coste libiche o tunisine, un'imbarcazione può raggiungere Lampedusa in 10 ore, sempre che le condizioni del mare siano buone.

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Tlc. Antitrust: Telecom nel mirino per "abuso di posizione dominante"

Le conclusioni dell'istruttoria sono attese per fine aprile 2004


Roma, 23 giugno 2003
Condotta "potenzialmente abusiva", "consistente restrizione della concorrenza", possibile "abuso di posizione dominante". Sono queste le contestazioni che l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha inserito in un'istruttoria (che si concluderà il 30 aprile 2004) aperta nei confronti di Telecom Italia, relativamente alla formulazione dell'offerta di servizi di telecomunicazione su rete fissa all'utenza finale affari (pubblica e privata).

Si tratta, in particolare, sia di offerte commerciali di Telecom Italia nei confronti della clientela affari di operatori concorrenti, sia dell'offerta formulata per la gara pubblica bandita dalla Consip nel 2002 per la fornitura di servizi di tlc per la Pubblica Amministrazione.

Nel primo caso, si legge nel provvedimento dell'Antitrust, Telecom avrebbe proposto ai clienti dei propri concorrenti contratti di fornitura di servizi tlc personalizzati ("accordi programmatici") che sembrano caratterizzati da "sconti personalizzati", con corrispettivi richiesti "che sarebbero inferiori ai costi di interconnessione che devono essere sostenuti dagli operatori alternativi". Costi di interconnessione, rileva l'Authority, formulati dalla stessa Telecom.

Nel secondo caso (la gara Consip 2002, ndr) l'offerta presentata "sembrerebbe connotata da condizioni economiche non replicabili dai concorrenti, tenuto conto - afferma l'Antitrust - dei costi di interconnessione che, determinati dalla stessa Telecom Italia", "tutti gli operatori dovevano necessariamente sostenere per la presentazione di offerte analoghe".

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Immigrazione. Frattini: non si può dare la croce addosso a Pisanu

Il ministro degli Esteri Franco Frattini


Roma, 23 giugno 2003


"Non si può dare la croce al ministro dell'Interno ma certamente rimangono ancora cose da fare". Questa è stata la risposta del ministro degli Esteri Franco Frattini, a chi gli chiedeva cosa ne pensasse della richiesta della Lega per le dimissioni del ministro Giuseppe Pisanu.
"Dobbiamo spiegare alla Lega concretamente - ha aggiunto
Frattini, quanti risultati importanti stiamo raggiungendo sul tema dell'immigrazione e lo dobbiamo fare con una politica di tipo corale, di tipo strategico". Più in particolare, il titolare della Farnesina ha
sottolineato l'urgenza e la necessità che il Parlamento approvi
"nel più breve tempo possibile" la ratifica dell'Italia dell'accordo raggiunto a Palermo contro il crimine transnazionale. Un accordo che, ha detto ancora, contiene norme importanti come quella che i trafficanti internazionali di esseri umani "siamo trattati come le mafie".
Infine, a chi gli chiedeva se fosse necessario un dibattito
parlamentare sull'immigrazione, Franco Frattini ha risposto:
"Questo lo decide il presidente del Consiglio e, ovviamente, lo
decideranno i presidenti delle Camere, non spetta a me".

La Loggia: utile un dibattito in Parlamento
"Un dibattito in Parlamento sull'immigrazione può essere utile perchè così il ministro Pisanu potrà riferire pubblicamente sui risultati raggiunti e sui percorsi ancora da compiere". A dirlo è il ministro per gli Affari regionali, Enrico la Loggia, che in un'intervista quotidiano "Il Mattino" riconosce che, essendo l'immigrazione un fenomeno di importanza notevolissima, è giusto che si chieda al Parlamento di fare il punto. Sulla verifica La Loggia spiega: "E' normale che dopo due anni si
faccia un punto, un tagliando, come si farebbe con un automobile, fosse anche la Ferrari. Si sottolineano le priorità. A me comunque non piace la parola verifica: diciamo che faremo una messa a punto, giusto quel tanto che serve a prendere la ricorsa". E per la Lega il ministro rifiuta la definizione di 'alleato scomodo': "Ognuno di noi ha la propria storia. Alla coalizione spetta mettere insieme il meglio e da questo nasce il programma".

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Politica. La Repubblica: "Ciampi boccia la legge sulle tv"

Il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi


Roma, 23 giugno 2003

Secondo il quotidiano "La Repubblica", il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi sarebbe intenzionato a non firmare il disegno di legge Gasparri sul riassetto del sistema readiotelevisivo, un provvedimento che approderà in settimana al Senato. "Quella legge va cambiata. Se passa nella formulazione originaria io non la firmo..." Il quotidiano romano sostiene che Ciampi avrebbe definito incostituzionale, perchè privo della necessaria impostazione pluralista, il disegno di legge messo a punto dal ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri. Il capo dello Stato, continua La Repubblica firmerebbe, invece, se venisse ripristinato il concetto del "pluralismo esterno", già previsto nel testo di legge 249/97 per cui "in nessun caso un soggetto privato può essere destinatario di più di due concessioni televisive in tecnica analogica", che, in pratica, costringerebbe Berlusconi a cedere Retequattro.

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Cgil. Cofferati si dimette da comitato direttivo


Cofferati lascerà anche la carica di presidente della Fondazione Di Vittorio


Roma, 23 giugno 2003

Sergio Cofferati si è dimesso dal comitato direttivo della Cgil. Ne dà notizia lo stesso Cofferati, preannunciando che lascerà anche la carica di presidente della Fondazione Di Vittorio, una volta formalizzata la sua candidatura a sindaco di Bologna.

"Ho accettato - spiega Cofferati in una lettera inviata al segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani e al presidente del comitato direttivo, Raffaele Minelli - la proposta avanzatami dalle forze politiche componenti l'Ulivo e dal partito dell'Italia dei Valori della città di Bologna, di partecipare al percorso di discussione che porterà all'individuazione del programma e della persona investita del ruolo di candidato a sindaco nelle elezioni amministrative del 2004 in quella città. Tale accettazione diviene oggettivamente incompatibile con la mia permanenza nel comitato direttivo della Cgil".

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Domenica, 22 Giugno, 2003

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«Si respingeranno i rifugiati? Accoglierli è un impegno di civiltà. La Convenzione di Ginevra dice che non è un delitto entrare anche illegalmente per chiedere asilo. L’uso della violenza contro gli inermi è un delitto».

Arcivescovo Agostino Marchetto, Il Corriere della Sera, 17 giugno

Lega sull’orlo di una crisi di nervi
di Carlo Brambilla

L’emergenza immigrazione continua ad arroventare il clima politico: tutti contro la Lega e la Lega contro tutti. Ieri il presidente del Senato, Marcello Pera, ha bocciato con ironia la linea delle cannoniere, invocata dal Carroccio: «Di solito chi alza la voce, abbassa la mente». La replica, truce truce, è stata affidata proprio al vice di Pera, Roberto Calderoli: «I clandestini entrano perchè nessuno li vuole vedere. Mettetevi gli occhiali, o adottate cani lupo per non vedenti. Tolleranza zero sarà, con le buone o con le cattive». La verifica di maggioranza è fissata per venerdi è c’è da giurare che le polemiche soprattutto interne al centrodestra sono destinate a crescere ancora. Intanto il presidente della Camera Pierferdinando Casini ha già fissato per il prossimo martedi una conferenza dei capigruppo su richiesta dell’Ulivo che vuole Berlusconi in aula a riferire sulle politiche del Governo in materia di immigrazione, soprattutto dopo le dichiarazioni del capogruppo del Carroccio, Alessandro Cè, che aveva di fatto sancito una sorta di crisi di Governo, poi fatta rientrare da Bossi.

E proprio su questa circostanza è scattato l’intervento di Pera, che ha bacchettato la Lega: «L’immigrazione è un fenomeno grave, che si protrae e che sta assumendo ormai dimensioni tragiche. Deve essere affrontato con realismo. Ma senza alzare la voce, senza pensare che misure di carattere repressivo possano essere risolutive». Due gli aspetti importanti da sottolineare secondo il presidente di Palazzo Madama: «Da un lato gli accordi che l'Italia ha fatto, circa 30, con i Paesi dai quali proviene direttamente o per transito questo popolo di disperati, e dall'altro la consapevolezza del problema, confermata a Salonicco, che finalmente l'Europa ha preso, dopo essere stata un pò lenta a comprenderne la gravità. Ecco bisogna insistere su questa strada, anche perchè l'Europa, e non solo l'Italia, ha bisogno di nuova manodopera e perciò deve prendere quelle misure che consentono un afflusso regolato e non pensare siano sufficienti soltanto alcune navi, peggio ancora se da guerra, a fare da cordone sanitario attorno alle nostre coste».

Lega bocciata, Lega ancora più incavolata. E le nuove bordate del Carroccio non si sono fatte attendere. Calderoli: «Con gli sbarchi di clandestini siamo veramente arrivati alla farsa...Giovedì Pisanu ha emanato il decreto contro gli sbarchi e non solo non si sono fermati, ma addirittura 107 clandestini sono riusciti, indisturbati, a entrare nel porto di Lampedusa senza che nessuno si accorgesse del loro arrivo o della loro presenza». Ancora: «Nel decreto si parla di aerei, elicotteri, di sofisticati apparati tecnologici per il rilevamento dei contrabbandieri di uomini, ma forse visto come sono andate le cose, sarebbe più semplice dotarsi di un più umile paio di occhiali o, nei casi disperati, di cani per non vedenti». Anche il capogruppo leghista al Senato, Francesco Moro, ironizza con Pera: «Siamo in un mondo di sordi e di ciechi e in situazioni del genere l'unico modo per farsi sentire è alzare la voce. Sono dispiaciuto che la seconda carica dello Stato tratti da deficienti chi vuole il rispetto delle regole e dei patti elettorali. Insomma io alzerò ancora la voce, se necessario, e urlerò anche se non si fermerà questa invasione manovrata dal business delle braccia umane». Dunque la Lega insiste sulla «tolleranza zero» e sul «commissario per l’immigrazione». Calderoli è categorico: «Tolleranza zero doveva essere contro la clandestinità e tolleranza zero sarà, con le buone o con le cattive».
Così Bossi si prepara a riempire questi sei giorni chiamando alla mobilitazione generale i suoi colonelli. Bossi si è inventato la linea politica del «quasi crisi» (come il famoso «quasi gol» di Niccolò Carosio). Prima ha mandato avanti il suo capogruppo alla Camera Alessandro Cè a dire che «la Lega ha le mani libere», poi ha scatenato il ministro Roberto Maroni che ha ribadito che le «pensioni di anzianità non si toccano», poi Calderoli con le reiterate richieste truculente sull’immigrazione e gli attacchi diretti al ministro degli Interni Pisanu. Quindi ha puntato l’indice sui silenzi di Berlusconi e sulla politica dorotea di Gianni Letta, poi ha fatto impaginare il suo quotidiano «la Padania» che grida contro un presunto «inciucio fra destra e sinistra».
Ancora: Radiopadania manda in onda ore e ore di microfoni aperti col movimento che urla contro il Governo; una delegazione di leghisti è andata a far casino a Lampedusa, guidata da Mario Borghezio che ha subito non solo attaccato Pisanu ma anche pronunciato una frase terribile: «Occorre agire le navi della vergogna non debbono nemmeno raggiungere le nostre acque territoriali. Abbiamo una Marina efficiente che se lasciata fare, non con parole ma con fatti, sarebbe perfettamente in grado di tenerle lontane. Anzichè farli ritornare nei loro Paesi sarebbe meglio non farli mai arrivare». Infine per sostenere la devolution impantanata nell’«interesse nazionale» Bossi ha fissato la prima riunione (sabato prossimo) del riesumato Parlamento del Nord nella «storica» sede di Bagnolo San Vito, a due passi da Mantova. Come gestione della «quasi crisi» non c’è male.

Riassumendo, Bossi vuole tre risposte da Berlusconi «chiare e convincenti»: commissario dell’immigrazione, approvazione in Senato della Devolution e assicurazioni sulle pensioni. E se fosse proprio questo terzo, il punto della vera contraddizione? Dentro la Lega qualcuno comincia a convincersi. Il ragionamento è semplice: sulle pensioni il fidatissimo alleato ministro Tremonti non è d’accordo con Bossi. Sulla materia Tremonti si ritrova in sintonia solo con Berlusconi che vuole tagliare le pensioni di anzianità. Insomma se si rompesse l’asse Bossi-Tremonti lo scenario cambierebbe totalmente.

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Dpef. Confindustria e sindacati a Berlusconi: ecco le nostre quattro priorità


Antonio D'Amato è tra i firmatari della lettera


Roma, 22 giugno 2003
Tempi stretti per il Dpef che si intreccia con la verifica di maggioranza e il problema del confronto sulle pensioni. Intanto Confindustria e sindacati chiedono un incontro al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e in una lettera fissano gli assi portanti che il Dpef dovrebbe contenere: politiche per la ricerca, formazione, infrastrutture e Mezzogiorno.

La missiva è stata trasmessa insieme al documento sulla competitività che imprese e sindacati hanno sottoscritto pochi giorni fa, contenente le proposte condivise per il rilancio del sistema economico nazionale.

Al contempo, Confindustria e le tre sigle sindacali chiedono al premier un incontro a breve, per discutere delle proposte messe, nero su bianco, nel documento.

"In questa fase di incerto andamento dell' economia - si legge nella lettera firmata da Antonio D'Amato, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti - si tratta di un importante contributo che le parti intendono offrire alla politica economica del governo. Siamo certi che le quattro priorità condivise nel documento costituiscano un'utile base per il confronto parlamentare sul Dpef e la legge finanziaria 2004".

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Immunità: lunedì la richiesta di referendum abrogativo
di red.

Lunedì mattina, 23 giugno, verrà depositato in Cassazione il quesito per promuovere il referendum abrogativo della legge sull'immunità per le cinque più alte cariche dello Stato. Lo annunciano Marco Rizzo, capogruppo dei Comunisti Italiani alla Camera, insieme a Paolo Sylos Labini, Enzo Marzo, Elio Veltri di «Opposizione Civile» e Antonio Di Pietro de l'Italia dei Valori. «Questo referendum - afferma Rizzo - può essere una grande battaglia unitaria per il ripristino della legalità nel nostro Paese. Lo scudo per Berlusconi è palesemente incostituzionale e apre la strada all'introduzione di ulteriori privilegi per i parlamentari, quale potrebbe essere una norma salva-Previti. Occorre andare fino in fondo per una lotta contro questa ennesima vergogna». Di questa idea è anche il presidente de l'Italia dei valori, Antonio Di Pietro che ha sottolineato come «dopo la pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale si ha, finalmente, la possibilità di chiedere ai cittadini cosa ne pensino. Per questo l'Italia dei Valori - ha dichiarato - depositerà lunedì mattina in Cassazione il seguente quesito referendario: volete che la legge sia uguale per tutti o che lo sia ad eccezione di coloro che vi governano?».

Favorevole all'iniziativa si è detto anche il costituzionalista Roberto Zaccaria, (ex presidente Rai), che, pur avendo espresso il «massimo rispetto per la decisione del presidente della Repubblica Ciampi di sottoscrivere la promulgazione della legge sull'immunità», appoggia le «iniziative popolari, come un referendum, che possano eliminare un procedimento ritenuto ingiusto». Zaccaria ha poi ricordato che solo venerdì, nell'ambito di un convegno di costituzionalisti, a Padova, lui e una cinquantina di giuristi, avevano aderito a un appello indirizzato al presidente Ciampi perchè non firmasse la legge sull'immunità. L'ex presidente Rai ha spiegato inoltre che non è nato un «partito dei professori» e che l'appello a Ciampi è stato sottoscritto per «un dovere di cittadini». L'impegno ora è a livello personale: «Sono un professore e posso mettere la mia sola firma qualora ci fossero iniziative dei cittadini, credibili e unitarie, contro questa legge. Credo che i cittadini debbano trovare il modo per manifestare il loro dissenso». E sulle perplessità circa lo strumento referendario e rispetto all'esito della consultazione all'art. 18, spiega: «è un errore giudicare un referendum sulla base di un altro, penso che i cittadini debbano trovare il modo per esprimere il loro dissenso, qui si parla di un principio».

Cresce intanto la protesta del popolo dei «girotondi» che esprimono il loro rammarico per la firma da parte del presidente della Repubblica Ciampi del Lodo sull'immunità per le alte cariche dello Stato. «Seimila e-mail inviate al Quirinale non sono bastate», dicono ma non ci rassegniamo: «Un altro appello è pronto per il presidente della Corte costituzionale - annunciano sul loro sito- Adesso aspettiamo la risposta della Consulta, che si dovrà pronunciare entro il 25 giugno sulla costituzionalità della norma. La nostra mobilitazione non si ferma -assicura il «girotondino» Gianfranco Mascia- perchè riteniamo che in questo momento, come mai era accaduto in passato, vi siano i segni inequivocabili della deriva antidemocratica di questo governo».

Accanto ai promotori firmeranno la richiesta anche Angelo Bonelli dei Verdi e Enrico Fontana della segreteria nazionale di Legambiente.

«Un referendum per cancellare una legge devastante» ascolta il commento di Elio Veltri

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Ciampi ha firmato il lodo Berlusconi. La legge non è più uguale per tutti
di Vincenzo Vasile

Si fa, ma non si dice. Nessun comunicato ufficiale è uscito dal Quirinale. Questa, del resto, è l’usanza. L’atto che segna indiscutibilmente una svolta nel settennato di Carlo Azeglio Ciampi si celebra nella forma dimessa di un rito burocratico. Appena una firma. Vergata stancamente in calce al faldone che contiene l’incartamento del «lodo Schifani» nella versione – concordata con lo stesso Quirinale – che è appena uscita dal doppio esame di Senato e Camera. Due giorni dopo. Verso le undici di venerdì mattina (giorno dedicato dalla Chiesa a un sant’Ettore, che è anche il nome di uno che soccombe all’avversario nella vana difesa di una città assediata). Scelta in qualche modo tormentata, anche se la si presenta pressappoco come «dovuta».

Anche perché già si sa sul Colle che c’è chi è pronto a rubricare - fuor di metafora mitologica - come una sconfitta, forse una resa, anche quel margine stretto di quarant’otto ore tra la promulgazione del presidente e l’approvazione del testo da parte dell’assemblea di Montecitorio. La conseguenza è fin troppo nota: il premier potrà giovarsi di tanta rapidità per superare indenne il semestre di presidenza europea senza avere sul collo il fiato della giustizia. L’inchiostro sulla Gazzetta ufficiale si sarà già seccato il prossimo 25 giugno, quando è in calendario l’udienza di Milano.

Il pluriannunciato imprimatur quirinalizio al provvedimento che regala a Berlusconi la sospensione del processo milanese è arrivato con un rispetto meticoloso dei tempi previsti, almeno nella prassi instaurata dal capo dello Stato per le leggi più calde. Per gli appassionati di questa inquietante statistica, 24-48 ore è la media del tempo impiegato per la promulgazione, a seconda della complessità dei rispettivi «articolati». In appena due dei trenta giorni che Ciampi avrebbe in teoria a disposizione per vagliare la produzione legislativa del Parlamento furono siglate la legge sulle rogatorie internazionali (ottobre 2001), e la Cirami (novembre 2002).

Provvedimenti in materia di giustizia e di legalità che in cadenza annuale hanno suscitato un terremoto di appelli e contestazioni inevitabilmente rivolte verso il Colle, invocato da settori sempre più estesi dell’opinione pubblica e della cultura giuridica. Chiedevano a Ciampi di adoperare lo strumento costituzionale del «veto sospensivo»: rinviare, cioè, alle Camere per un «replay» dell’esame dei provvedimenti, corredandoli con un «messaggio motivato» in questi casi da sospetti di incostituzionalità.

E qui i costituzionalisti cominciano a dividersi tra chi ritiene sufficiente per far scattare il veto presidenziale una considerazione di inopportunità costituzionale, e chi pensa che sia necessario che l’incostituzionalità sia palese e inconfutabile.
Questa seconda concezione, minimalista, viene ostinatamente coltivata da Ciampi. Che dall’inizio del suo settennato ha usato quattro volte il potere di rinvio alle Camere previsto dall’articolo 74 della Costituzione, senza che però se ne accorgesse nessuno. Le materie contestate erano marginali come frattaglie legislative: alcune norme sul personale della sanità, altre sulla zootecnia, altre ancora sull’incompatibilità per i consiglieri regionali, una questione riguardante gli stipendi dei dirigenti dei beni culturali.

Solo il 15 giugno del 2002 fu inscenata una parvenza di scontro istituzionale sulla legge cosiddetta salva-deficit: pur promulgando la legge Ciampi raccolse le proteste degli ambientalisti e inviò una lettera a Berlusconi raccomandandosi di non svendere il patrimonio artistico e paesaggistico.
Per il «lodo» c’è stata una particolare attenzione preventiva di Ciampi. Dapprincipio. Era notoriamente «benedetto» dal capo dello Stato il tentativo compiuto l’anno scorso dall’ex ministro delle riforme, Antonio Maccanico di scongiurare la «Cirami» con un accordo sulla sospensione dei processi, ma la Destra insistette sulla reintroduzione del «legittimo sospetto».

E dal Quirinale partì, così, verso la maggioranza l’input a limare alcuni emendamenti che resero passabilmente costituzionale secondo gli uffici del Colle quella legge, poi rapidamente promulgata. Stavolta, si è lavorato ancor più di bulino, non c’è stato passaggio parlamentare del «lodo» – compreso il no alla richiesta del voto segreto opposto da Casini all’opposizione - che non fosse blindato da un accordo preventivo con il Colle. Dove si canta una mezza vittoria per aver evitato l’estensione dei benefici ai coimputati e alla fase delle indagini.

E si aggiunge salomonicamente che tocca alla Corte Costituzionale quando – già il prossimo 25 giugno – sarà investita del caso, il compito di pronunciarsi. Fin qui sul piano della tecnica giuridica. La maggioranza degli autorevoli costituzionalisti interpellati – si fanno i nomi di Conso, Casavola e Vassalli – ha dato parere positivo per le intenzioni benevole di Ciampi. Ma si può indovinare che il motivo che lo ha portato a deludere pressioni e inquietudini, stia altrove: in poche parole, Ciampi ritiene che non si possa mandare in giro per l’Europa un presidente di turno assediato dai giudici.

Dal Quirinale, insomma, si confida di poter mettere sotto tutela con un «pressing» quotidiano il premier e le sue quanto meno bizzarre concezioni di politica estera. Sta soprattutto qui, in questo scambio, la non troppo tacita intesa tra palazzo Chigi e Quirinale, levatrice del lodo. Una scommessa. Ma è anche vero che non bisogna esagerare. Non trova il favore del Quirinale chi esageri nel difendere a tutti i costi il Colle. E dipinga per eccesso di zelo lo scenario di un Ciampi garante un po’ di tutto e del suo contrario: di una sentenza della Corte Costituzionale favorevole a Berlusconi, come della futura riscrittura della legge sul conflitto di interessi.

Si preferiscono le ragioni tecniche messe avanti dall’ex presidente del Senato Nicola Mancino. Che singolarmente, per via della «pruderie» comunicativa del Colle, ha dovuto rilasciare alle agenzie una dichiarazione di sostegno… a commento della notizia, mai data, che Ciampi aveva rapidamente firmato.

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Sabato, 21 Giugno, 2003

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Immigrazione. Naufraga una nave con 250 persone: 12 morti, 197 dispersi


41 persone sono state salvate


Roma, 21 giugno 2003

L'ennesimo viaggio della speranza nel canale di Sicilia è finito in tragedia e il bilancio delle vittime, con il passare delle ore, potrebbe ancora di più aggravarsi.

Un'imbarcazione con a bordo 250 persone in fuga dalla miseria da vari paesi africani è naufragata ieri nel golfo di Gabes, ad una sessantina di miglia dalle coste tunisine.

Si stanno ancora cercando le 197 persone che risultano disperse, mentre sono 12 i cadaveri che sono stati trovati, 41 le persone che sono state salvate.

E' il secondo naufragio nel giro di 48 ore. Nei giorni scorsi, la guardia costiera italiana aveva bloccato varie imbarcazioni cariche di persone che si erano imbarcate dalla Libia per raggiungere il nostro Paese.

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Ue. Berlusconi, la Costituzione europea nascerà a Roma

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi


Porto Carras, 21 giugno 2003

Roma terrà a battesimo la nascita della Magna Charta dell'Europa del ventunesimo secolo. La Costituzione della nuova Unione europea a venticinque verrà infatti sicuramente siglata nella capitale italiana, là dove nella primavera del 1957 prese il via l'avventura della Comunità europea.

Silvio Berlusconi e Franco Frattini lo hanno annunciato oggi a Porto Carras - un centro turistico greco nella penisola calcidica, a un centinaio di chilometri da Salonicco - dove è in corso il Consiglio europeo che conclude la presidenza di turno greca e dove, di fatto, è iniziato il passaggio delle consegne tra Atene e Roma.

L'Italia prende il testimone della presidenza - che inizierà formalmente il primo luglio - in uno dei momenti più delicati e decisivi per la costruzione dell'Europa del futuro. Roma gestirà la Conferenza intergovernativa - dal 15 ottobre - che dovrà stilare la versione definitiva della Costituzione europea. Non sarà un lavoro facile, perché riemergeranno tutte le divergenze che hanno avvelenato il dibattito della Convenzione nelle scorse settimane.

Oggi, comunque, è emersa la volontà comune - ha riferito Berlusconi - di concludere la Cig entro il prossimo dicembre. Ma, comunque, anche se i lavori della Cig dovessero proseguire nel primo semestre del 2004 - sotto la presidenza di turno irlandese - il trattato della Costituzione europea verrà comunque firmato a Roma. Anche su questo c'è stato un consenso del Consiglio europeo, hanno riferito il presidente del Consiglio e il capo della diplomazia italiana.

Sulla data non c'è ancora certezza, ma è possibile ipotizzare che avverrà intorno alla metà di maggio. A giugno sono infatti in programma le elezioni europee ed è giusto - ha sottolineato Berlusconi - che i cittadini europei sappiano per quale Europa vanno a votare. Sarà un Europa già composta da venticinque Paesi membri. I nuovi dieci Paesi entreranno infatti nell' Unione europea il primo maggio del 2004.

Ingresso di nuovi membri, firma della Costituzione, elezioni europei: tra maggio e giugno del 2004, nell'arco di sessanta giorni, l'Ue mostrerà il suo nuovo volto, quello dell' Europa del ventunesimo secolo.

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Giovane uccisa. Fermato un ventenne, avrebbe agito per motivi passionali


E' un ragazzo di 20 anni, descritto da tutti come taciturno e con la passione dei videogiochi, il giovane fermato per l'assassinio di Teresa Lanfranconi. Si chiama Giovanni Gambino, ed è formalmente sotto accusa. Il ragazzo avrebbe confessato di aver ucciso per motivi passionali.

Il ragazzo vive in una palazzina di due piani in via Ortelli alla periferia di Anzano del Parco, un paese poco sotto il laghetto di Alserio, tra Erba e Mariano. Una famiglia dignitosissima: i suoi genitori sono di origini siciliane, il padre e il fratello maggiore, di 22 anni, lavorano come piastrellisti. La madre è una casalinga, con un'altra figlia, una bambina di appena 4 anni.

"Abbiamo motivi molto fondati di ritenere di aver fermato colui che ha commesso l'omicidio di teresa Lanfranconi", ha detto il procuratore della Repubblica di Como, Alessandro Lodolini, uscendo dalla caserma dei carabinieri di Mariano Comense, dove è stato portato il giovane sospettato del delitto.

Sottoposto a un lungo interrogatorio il giovane fermato a Gardaland nelle indagini per l'assassinio di Teresa Lanfranconi, ha fatto alcune ammissioni. Il ragazzo avrebbe un precedente specifico per un aggressione a sfondo sessuale.

Alla individuazione del presunto responsabile dell'omicidio i carabinieri sarebbero arrivati dopo la denuncia di sparizione del ragazzo presentata dai suoi genitori. Secondo quanto si è appreso, infatti, il giorno dopo l'omicidio i genitori del giovane che abita a Anzano del Parco, tra Erba e Mariano, si sarebbero presentati nella caserma di Mariano Comense per raccontare che il figlio non era rientrato a casa dalla sera prima.

L'intuizione di un carabiniere ha fatto collegare la sparizione del giovane all'omicidio di Teresa Lanfranconi, e così si è arrivati all'individuazione del responsabile.


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VENERdi, 20 Giugno, 2003

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Il Csm contro Berlusconi: «Non denigri i magistrati»
di Susanna Ripamonti

Prima ha dovuto riaffermare il suo diritto di tutelare i magistrati, poi finalmente il Csm ha potuto discutere e approvare un documento che rimanda al mittente l’accusa di parzialità e di uso politico della giustizia che Silvio Berlusconi e soci avevano rivolto alla magistratura. Un'accusa - si legge nel documento - che è anche «la più grave» poiché proviene da «esponenti politici investiti delle più alte responsabilità» e crea una «forte delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati». Si tratta di «denigrazioni diffamatorie», con «generiche e immotivate accuse di parzialità», e ciò «non è ammissibile».

Inizialmente, l'intervento di Palazzo Marescialli era stato chiesto a «difesa» dei giudici milanesi del processo Imi/Sir-Lodo Mondadori, accusati dopo la sentenza di condanna per Cesare Previti di voler «colpire» le forze di governo; e dei pm di Palermo autori di un teorema giustizialista contro Giulio Andreotti. Ma poi sotto accusa sono finiti anche i giudici del processo Sme («un manipolo che vuole eliminare una parte politica» e ha costruito un processo basato su «prove false e occultate») e l’attacco si era esteso a Torino, ai titolari dell’inchiesta su Telekom Serbia, definiti a “Porta a Porta” «magistrati combattenti, collaterali alla sinistra».

«Di fronte a questa situazione — spiega il diessino Luigi Berlinguer eletto come laico nel Csm - abbiamo ritenuto che fosse irrinunciabile una presa di posizione del Consiglio, il cui compito è quello di tutelare i magistrati nell’esercizio della loro funzione, quando sono lesi i loro diritti e soprattutto la loro autonomia e indipendenza». Fino all’ultimo però, non era scontato che si potesse arrivare al voto. I laici del Polo avevano minacciato di paralizzare l’attività di Palazzo Marescialli, facendo mancare il numero legale e proprio Berlinguer in queste settimane ha tessuto la tela per evitare che si arrivasse a una situazione di stallo. Ieri, in apertura di seduta, il consigliere laico della Cdl Giuseppe Di Federico aveva sostenuto che non era competenza del Csm adottare delibere che attaccano direttamente il presidente del consiglio, perchè rappresentano un’invasione di campo». Di parere opposto Berlinguer: «C’è nella magistratura una forte tensione, indotta dal fatto che troppo spesso autorità politiche molto rilevanti criticano oltre il lecito sentenze o attività investigative. Questo è vissuto dalla magistratura come una delegittimazione o un assedio». E questo, a parere del Csm è un motivo più che sufficiente per tutelare chi è sottoposto a quotidiani attacchi. Berlinguer ieri era piuttosto soddisfatto: «oggi è un giorno positivo per la giustizia: non solo si è approvato un documento importante, ma si è anche evitata la paralisi del Csm e si è riaffermato il suo diritto di pronunciarsi contro qualsiasi tentativo di delegittimazione della magistratura».

Il documento contiene una citazione iniziale del presidente Ciampi: «La stabilità delle istituzioni si fonda sulla divisione dei poteri e sul rispetto pieno e reciproco delle funzioni di ciascuno». Rivendica la legittimità dell'intervento del Csm e afferma: «l'assunto di una magistratura requirente e giudicante che persegue finalità diverse da quelle sue proprie e per di più volte a sovvertire l'assetto istituzionale democraticamente voluto dai cittadini, oltre ad essere privo di fondamento, costituisce la più grave delle accuse anche per il livello istituzionale da cui tali affermazioni provengono, una obiettiva e forte delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati». Nel testo si dà atto ai singoli magistrati, «gravemente offesi in modo in modo così reiterato», di aver dato «un'ennesima prova di senso di responsabilità, non reagendo individualmente, o intervenendo in modo assolutamente equilibrato». E si riafferma da parte del Consiglio «il dovere costituzionale di ristabilire autorevolmente e pubblicamente la loro immagine». Il dispositivo finale esprime «allarmata preoccupazione per un clima di rapporti istituzionali che travalica quello della fisiologia dialettica e rivolge un pressante appello a tutte le istituzioni perchè sia ristabilito il rispetto dei singoli magistrati e dell'intera magistratura». Un appello che è subito caduto nel vuoto a giudicare dal tenore della replica del guardasigilli Roberto Castelli: «Se il Csm non cambia rotta, e parlo in generale, allora non facciamo passi in avanti. Qui c'è un trinceramento dietro la difesa a oltranza di ogni singolo magistrato».

Poco prima il vice-presidente del Csm Virginio Rognoni aveva detto l’esatto contrario: «Non difesa di una corporazione ma strumento di difesa dell'autonomia e della indipendenza della magistratura: tali sono le pratiche a tutela». Rognoni non ha votato il documento e si è astenuto anche il primo presidente della Cassazione Nicola Marvulli:«Non perchè sono poco sensibile alla tutela dei valori dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura -ha chiarito - ma perchè la pratica riguarda processi in corso ed è probabile che questi possano essere portati dinanzi alla Cassazione». Nessun intervento, quindi, che possa costituire un pregiudizio da parte del vertice della Suprema Corte.

Il testo è stato votato da tutti i consiglieri togati e dal laico di centrosinistra Luigi Berlinguer. Contrari i rappresentanti della Cdl. A difesa dello stato di diritto sembra ormai certo che la procura di Milano, la pm al processo Sme Ilda Boccassini, Gherardo Colombo, e forse l’avvocato di parte civile Pisapia, faranno ricorso alla Corte costituzionale contro il lodo Schifani-Berlusconi. La contesa continua.

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Giustizia. Berlusconi: "Mai più calvari come il mio". Critiche dal CSM

Il premier Berlusconi


"Finalmente l'Italia si è messa in linea con gli altri Paesi europei". Così Silvio Berlsuconi, al termine del summit del Ppe ha commentato l'approvazione del lodo Maccanico da parte del Parlamento.
Secondo il presidente del Consiglio il lodo "mette un limite all'uso di armi improprie" in politica.

"C'è gente che lavora per governare e per aumentare il prestigio dell'Italia sulla scena internazionale", ha quindi aggiunto Berlusconi riferendosi a se stesso, "e ci sono altre che lavorano per screditare l'Italia". Il lodo Maccanico, secondo il premier, "almeno mette un limite all'uso di armi improprie che non sono parte della democrazia, che si basa sulla sovranità popolare, su libere elezioni, sulla libera stampa, sulla libera televisione, ma non su altro".

Ma il CSM è in rotta di collisione col Premier
E' "assolutamente infondato" si legge infatti in una risoluzione a tutela dei magistrati approvata oggi a maggioranza (17 voti a favore) dal plenum, sostenere che i magistrati, a diverso titolo impegnati, come componenti di collegi o come pubblici ministeri" abbiano "perseguito finalità diverse da quelle di giustizia". Nel documento Berlusconi non viene mai citato apertamente, ma vengono riportate le sue parole.

Berlusconi, in Grecia prima dei lavori del vertice Ue, si è soffermato anche sulla verifica di maggioranza. "Praticamente stiamo lavorando a due a due", spiega il leader della Cdl riferendosi ai contatti bilaterali con gli altri esponenti della coalizione, "e poi la settimana prossima ci vedremo tutti insieme per fissare le priorità".

"Mi sembra che adesso si vada tranquillamente - conclude Berlusconi conversando con i giornalisti - di nuovo verso una bella rincorsa". A chi gli chiedeva se il vertice della Cdl si terrà verso la fine della prossima settimana, il premier ha risposto: "Sì, penso di sì".

Governo. Condono fiscale prorogato fino al 16 ottobre


C'è tempo fino ad ottobre per condono

Cinque mesi in più per chi vuole regolare i conti con il fisco. I termini per aderire alle sanatorie fiscali sono stati prorogati fino al 16 ottobre 2003. I termini per l'adesione al condono erano scaduti lo scorso 16 maggio. La proroga decisa oggi è contenuta nello stesso decreto legge che sposta dal 16 al 30 giugno il termine entro il quale i contribuenti che avevano aderito al condono nei limiti precedentemente previsti devono inviare le relative dichiarazioni telematica. Una misura, quest'ultima, volta a sanare la situazione venutasi a creare per la mancata conversione del decreto legge 59 del 2003 che prorogava il termine per l'adesione alla sanatoria dal 16 aprile al 16 maggio, consentendo al contribuente di presentare successivamente la dichiarazione entro il 16 giugno.

Il comunicato di Palazzo Chigi chiarisce, in proposito, che il "decreto-legge proroga al 30 giugno 2003 il termine per la trasmissione telematica delle dichiarazioni di adesione alle misure di clemenza fiscale e offre l'opportunità di aderire alle sanatorie fino al 16 ottobre 2003". Il comunicato conferma poi la proroga al 31 dicembre 2004 del termine entro il quale le fondazioni bancarie di grande dimensione devono dismettere le partecipazioni di controllo nelle banche per beneficiare delle agevolazioni fiscali collegate all'alienazione di azioni e per
la conservazione della natura di ente non commerciale. Viene, infine rimosso, per le fondazioni di piccola dimensione, il termine, fissato al 2006, relativo alla cessione del controllo nelle banche.

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Cronaca. Roma, crolla soffitto cinema. Salvi per miracolo 42 spettatori, solo ferite lievi e molto spavento


Carabinieri nella sala dove è avvenuto il crollo

 

Sono usciti vivi per miracolo i 42 spettatori di una delle tre sale del cinema Tristar, nella quale è crollato il controsoffitto mentre assistevano alla proiezione del film "Una settimana da Dio". E di "miracolo" perché "non è successo nulla di più grave", hanno parlato gli spettatori, perché ci sono stati 16 tra feriti e contusi e tutti in maniera non grave.

La ricostruzione
Erano le 19 quando nella sala blu, da 170 posti, alcuni spettatori hanno sentito uno scricchiolio e subito dopo hanno visto venir giù il controsoffitto, facendo così in tempo ad accucciarsi tra le poltrone. Prima, secondo una ricostruzione del comandante dei vigili del fuoco di Roma Luigi Abate, è crollata la parte in cartongesso, che poi premendo su quella in lamiera ne ha provocato la caduta. Nella sala è piombato il buio ma tra gli spettatori non c'è stato panico. Quelli nelle ultime poltroncine hanno alzato il controsoffitto permettendo alle altre persone di cominciare ad uscire fin quando non sono arrivati i pompieri, che hanno tagliato la parte in lamiera e liberato chi era ancora rimasto sotto. Poi l'arrivo dei carabinieri e delle ambulanze del 118.

I feriti
Chi era rimasto ferito, contuso o aveva respirato la polvere che si era sprigionata dal materiale crollato, è stato portato nell'ospedale Sandro Pertini, per essere curato, e dove è andato a trovarli il sindaco di Roma Walter Veltroni per sincerarsi delle loro condizioni. "I soccorsi sono stati celeri - ha detto il sindaco - ma ciò che è accaduto oggi non deve più succedere. Non è pensabile che chi va al cinema debba rischiare di morire perché gli cade il soffitto addosso. Mi auguro che la magistratura accerti rapidamente le responsabilità dell'accaduto".

Indagini
E per prima cosa, dopo un sopralluogo, il pm Giusepe Saieva ha messo sotto sequestro la sala del crollo. Sul posto sono accorsi il prefetto Emilio Del Mese, il comandante provinciale dei carabinieri, generale Umberto Pinotti, che ha avviato le indagini e il questore di Roma Nicola Cavaliere. "Per fortuna che la struttura era flessibile - ha raccontato uno degli spettatori - che non c'è stata una fuga precipitosa. Ero nelle ultime file con mio figlio e abbiamo alzato le lamiere per far uscire quelli che stavano davanti". Ad assistere ad "Una settimana da Dio" c'era anche una bambina disabile in carrozzella. Due spettatori l'hanno portata fuori di peso.

La sala
Il cinema, che ha tre sale per un totale di 640 posti, si trova in via Grotte di Gregna all'angolo con via Tiburtina, in una zona periferica, ed era stato ristrutturato sei anni fa. L'amministratore della multisala, di proprietà della società Multistar, Giuseppe Ruggeri ha ipotizzato che il crollo sia dovuto al caldo. "Un crollo del genere in una struttura nuova come la nostra può essere stato causato o dal gran caldo o dalle infiltrazioni d'acqua. Ma - ha spiegato Ruggeri - visto che non piove da molto tempo, propendo per la prima ipotesi. Abbiamo tutti i certificati di agibilità in regola e tre mesi fa i vigili del fuoco erano venuti anche a controllare il sistema antincendio senza riscontrare nulla di anormale". "Dovrà essere la magistratura a stabilire le cause del crollo - ha detto l'assessore comunale ai Lavori Pubblici Giancarlo D'Alessandro - ma è evidente che o il lavoro era stato fatto male o c'è stato qualche intervento successivo non a regola d'arte".

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Inciviltà, barbarie, razzismo? Si può scegliere la parola più adatta per bollare affermazioni come quella di Angela Maraventano, camicia verde di Lampedusa. «Umberto Bossi ha ragione, perché non li ammazzano tutti questi clandestini che arrivano nella mia isola?”».

Europa, 18 giugno, pag. 1


Immigrazione. A Lampedusa clandestini accolti da proteste. Governo vara decreto frena-sbarchi

Ancora sbarchi a Lampedusa

Proseguono gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane. Poco prima delle 18 a Lampedusa, è approdata l'imbarcazione, carica di immigrati, che era stata avvistata questa mattina a una ventina di miglia dall'isola. A bordo c'erano 80 persone circa, il doppio dei 40 segnalati in un primo momento. Sempre nel pomeriggio, due naufraghi sono stati salvati da una motovedetta della guardia costiera nelle acque di Salerno.

Tensione a Lampedusa
Momenti di tensione sul molo del porto di Lampedusa durante le operazioni di sbarco dei clandestini. Alcuni cittadini di Lampedusa si sono avvicinati agli extracomunitari ed hanno gridato ai marinai di non farli scendere dall' imbarcazione. 'Qui non li vogliamo' hanno detto i manifestanti, un piccolo gruppo composto da commercianti e pescatori. Sono intervenuti i carabinieri e i militari della Guardia di Finanza che li hanno fatti allontanare.

Altro avvistamento
Un aereo Atlantic della Marina militare in servizio di pattugliamento marittimo ha avvistato poco dopo le 19 una barca con circa 70 immigrati a bordo, a 50 miglia a sud di Lampedusa. L'imbarcazione - secondo quanto si apprende allo Stato maggiore della Marina - sta attualmente dirigendo verso le coste italiane.

Centri d'accoglienza
Intanto migliora la situazione nel Centro di Accoglienza di Lampedusa che fino a questa mattina era a rischio collasso con oltre 497 presenze. 80 extracomunitari sono stati trasferiti a Bari, con un ponte aereo. Verranno sistemati in un altro centro di termanenza temporanea.

Decreto governo. Bossi: un passettino avanti
E il consiglio dei ministri ha varato un decreto legge di contrasto al fenomeno degli sbarchi. Articolato in 10 articoli, il provvedimento prevede la vigilanza della Marina militare in acque internazionali, l'attività ispettiva della Guardia di Finanza, il soccorso in mare assicurato dalle Capitanerie di porto. Il coordinamento è affidato alla neonata Direzione centrale dell'immigrazione del Dipartimento di pubblica sicurezza. Ogni operazione di contrasto - precisa l'articolo 7 del provvedimento - dovrà essere "sempre improntata alla salvaguardia della vita umana ed al rispetto della dignità della persona". Moderatamente soddisfatto Umberto Bossi, che ha definito il decreto "un piccolo passo avanti.

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Giovedi, 19 Giugno, 200

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«Il signor Berlusconi distrugge in questo modo la fiducia nelle istituzioni del suo Paese. Gli altri leader della Ue forse non vorranno immischiarsi. Ma è chiaro per tutti: questo è abuso di potere. Diminuisce sia la statura dell’Italia che quella di coloro che faranno finta di non vedere».

Financial Times, editoriale, 18 giugno.

La prima maturità di regime: frasi del premier per i temi
di Mariagrazia Gerina

Per tutta la giornata «la fonte» ha taciuto. Chissà se il premier, abituato alle adulazioni sulle sue tv, avrà gradito l’omaggio che da viale Trastevere l’ex presidente della Rai gli ha tributato nelle prove scritte della seconda maturità Moratti. Omaggio doppio per Silvio Berlusconi, già “operaio”, chansonnier, cabarettista. Promosso «fonte» per un giorno, il giorno più importante dell’anno per quasi cinquecentomila studenti italiani impegnati ieri nella prima prova della maturità. A sorpresa, se lo sono ritrovato con tanto di citazione proprio nella traccia più gettonata, quella su «L’acqua, risorsa e fonte di vita», che, secondo il test di «Studenti.it», è stata scelta da uno studente su quattro, superando di gran lunga il poco frequentato Pirandello e precedendo anche il tema, piuttosto gettonato, sulla «poesia nell’epoca delle comunicazioni di massa».

Praticamente un plebiscito. Con inganno: perché il tema più «politically correct», più ambientalista - che ha ricevuto anche il plauso di Legambiente e Wwf -, più gradito agli studenti italiani conteneva a tradimento il discutibile tributo a Silvio Berlusconi: una sua frase, pronunciata in occasione delle «Celebrazioni Ufficiali Italiane per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2002», inserita tra i materiali da utilizzare per sviluppare il tema. «Affinché vi sia cibo occorre che vi sia acqua. È quindi fondamentale investire per garantire la disponibilità e l'uso efficiente delle risorse idriche, in un indispensabile contesto di salvaguardia ambientale. Acqua e cibo rappresentano il motore di quello sviluppo autosostenibile cui tutti dobbiamo dare priorità assoluta», recita il verbo della fonte berlusconiana. Da trasformare, mescolandola agli altri materiali, in saggio breve o articolo. Meglio cominciare da piccoli a omaggiare Berlusconi...

La conferma che la citazione contenga la malizia dell’omaggio si trova nella traccia su «Il terrore e la repressione politica nei sistemi totalitari del ‘900», quella - contestatissima - che riduce a una riga, zero morti e qualche centinaio di prigionieri politici i crimini del fascismo. Fonte principale in questo caso, il libro più amato da Silvio Berlusconi, dopo la sua autobiografia: «Il libro nero del comunismo». Qualche anno fa, il premier ne fece omaggio a Fini e agli uomini di An, che pure avranno trovato una certa soddisfazione a vedere derubricato in questa traccia il fascismo e richiamate con enfasi le «foibe», accanto a una - quella sì - scrupolosa contabilità dei morti prodotti dai regimi comunisti, attinta probabilmente dal Libro nero.

Così nel pomeriggio il caso maturità scoppia in Parlamento. Secondo il segretario dei Ds, Piero Fassino «la sindrome di Ceaucescu» ha preso piede nel centro destra e dopo il tg1 è arrivata a colpire la scuola: «A quando - si chiede - la distribuzione gratuita, nelle scuole, a tutti gli studenti, dell'opera omnia di Berlusconi?». E ancora: Berlusconi «emulo del coreano Kim Il Sung», propone Franco Giordano (Prc), «Solo con Mussolini si era arrivati a un tale culto della personalità», attacca Oliverio Diliberto (Comunisti italiani), che arriva a chiedere, in compagnia di Pietro Folena, le dimissioni di Letizia Moratti, accusata di «piaggeria» anche dalla Margherita. «Non bastava Mediaset, non bastava la Rai, ora anche la scuola megafono del governo», constata con amarezza Giovanna Grignaffini (Ds). «Ma veramente si può pensare che Berlusconi e/o la Moratti abbiano “ordinato” di citare una frase del premier?», recita la difesa Riccardo Pedrizzi (An), che tenta di spostare tutto sulla caccia al «burocrate zelante». Mentre Andrea Ranieri (Ds) collega lo zelo al regime da spoils system che regna anche a viale Trastevere. E Beppe Giulietti, uno dei primi a sollevare la questione, ironizza: «Intendo proporre una commissione di inchiesta affinché sia fatta luce sul responsabile all'interno della commissione ministeriale che stabilisce i temi per la maturità, che ha impedito che nome e citazioni del presidente del Consiglio fossero presenti in tutte le tracce. Mi ha stupito, infatti, che ci si è limitati a richiamarlo solo in due dei molti temi proposti agli studenti».

E pensare che molti studenti non se ne sono nemmeno accorti di quella citazione. «Berlusconi nelle tracce? Macché!», vociferano all’uscita di uno dei licei più illustri di Roma, il Tasso. Federica e Ilaria si sforzano all'inverosimile. Vanno a memoria: «Un personaggio noto tra le fonti del tema sull’acqua?». Danno fondo a tutti i frammenti rimasti impigliati nella mente dopo circa quattro ore di sforzi. Snocciolano uno a uno tutti gli autori dei brani, tutt’altro che arcinoti. «Fontana, Merzagora, Ball... una citazione dell’Agricoltura...». Anche Giorgia non sa fare di meglio: «L’unico personaggio “noto” per me è Corbellini che si chiama come un mio compagno di classe». E il presidente del Consiglio dei ministri? «Ah sì c’era anche quello. Ma mica è Silvio Berlusconi, quello è capo del governo». Complice un po’ di ignoranza, che cinque anni di scuola superiore non sono riusciti a scalfire, la presenza di Berlusconi tra le righe della maturità per molti è passata inosservata. Non per Francesco, che accanto alla frase del premier ha aggiunto con la penna rossa: «Silvio Berlusconi». E già, perché al ministero si erano dimenticati di scrivercelo: «presidente del Consiglio dei ministri», recita timidamente il documento. «Il fatto che non sia stato nominato direttamente è segno che lo si è citato vergognandosi un po'», suggerisce il politologo Giovanni Sartori, che concorda nel bollare l’episodio come «eccesso di zelo». Luca Volonté (Udc), invece preferisce credere nell’ipotesi del «refuso»: «forse pensavano di sottoporre ai candidati un testo di De Gasperi», ironizza. Mentre Franceschini (Margherita) profetizza: «Una risata le seppellirà». Peccato che nella maggioranza abbiano «perso il senso del ridicolo».

 

La storia di regime cancella il fascismo di Bruno Gravagnuolo

Come volevasi dimostrare. Dopo la lunga campagna sulla revisione e il «filtraggio» dei manuali, alla fine i nodi dell’uso politico della storia di centrodestra vengono al pettine. E il pettine sono i banchi della maturità. E la «traccia» della prova di «ambito storico politico» - quella relativa alla forma di articolo o breve saggio - in apparenza neutra e invece ben strutturata dall’interno. Eccola la traccia iniziale: «Il terrore e la repressione politica nei sistemi totalitari del Novecento». Articolata in quattro punti: fascismo , nazismo, Russia e comunismo, e crimini vari del «secolo breve» (con le foibe istriane in testa).

Poi in parallelo gli «allegati». Un passo tratto dal Libro nero del comunismo, passo scritto da Stephan Courtois, dedicato alla trasformazione dell’avversario in «nemico da eliminare», nel segno di un’umanità da «purificare» e fondere in un’unica entità. Uno scritto di Altamirano, leader dei socialisti cileni, sui crimini nel Cile trasformato in immenso carcere. Una citazione sul concetto di «genocidio», tratta dalla Convenzione Onu del 1948 («La distruzione etnico, razziale e religiosa»). E infine due righe da Memoria del male di Todorov, sulla «manomissione completa della memoria» nei regimi totalitari. Colpisce subito - nei quattro punti che incardinano lo svolgimento - l’esiguità del riferimento al fascismo: due righe, e nessun cenno al suo «primato cronologico», né alle leggi razziali. Poi il raffronto dei morti, le vittime naziste dell’eutanasia, i 6 milioni di ebrei, i 15 milioni di civili uccisi dai nazisti, i deportati e così via. Ma subito dopo, al terzo punto, balzano subito in evidenza i 100 milioni di morti che sono il cavallo di battaglia del libro nero (tradotto da Mondadori e distribuito da Berlusconi nel 1998 ad una convenzione di An) e che includono in realtà tutti i caduti delle guerre civili e nazionali interne alla storia comunista.

Mancano tuttavia alcuni dati. I 100 milioni dei caduti della seconda guerra scatenata dal nazifascismo. E i 20 milioni di caduti sovietici in quella guerra. Come pure, in relazione alle foibe, mancano le migliaia e migliaia di civili eliminati dei fascisti in Croazia, Serbia e Montenegro (Gulag tricolori e fucilazioni). «Dettagli» certo, in questa programmatica contabilità dell’orrore, che senza dubbio ha il suo peso, laddove altresì, quel che salta agli occhi, è il compendio d’insieme della storia del Novecento, così concepito e propinato agli studenti. Senza raffronti di merito, senza contesto, senza antecedenti, notte funerea dove tutte le vacche sono nere. Che ne pensano gli storici di questo schema? È plausibile? Onesto? Problematico o che altro? Dice Mario Isnenghi, storico del fascismo: «La traccia è inchiodata e non lascia alcuna possibilità di districarsi. C’è già tutto. O ci si adegua, o il tema non si fa. Nel merito ci sono buchi e omissioni assurde, in un quadro tutto scontato, che equipara l’inequiparabile: Gulag e Auschwitz. Ormai storia e politica vengono unificati totalmente. Un vera e propria “modernizzazione” della storia e del suo ruolo, non c’è che dire...». Sarcasmo a parte, per Isnenghi sono esattamente queste le ricadute del revisionismo storico-politico: «Cortocircuito e strumentalismo anti-antifascista». Diversa la chiave di lettura di Lucio Villari: «Sbagliato presentare il Novecento come secolo funebre e solo di massacri: alla fine è stato invece il secolo della democrazia e dei diritti. La propaganda, e lo strumentalismo di centrodestra in questa traccia, derivano da una visione tragica, che mette al centro la contabilità della morte, e dimentica l’emancipazione di miliardi di uomini nel segno del progresso materiale. La colpa? Anche della sinistra, che ha rimosso a lungo il valore della democrazia».

«Penoso», è l’aggettivo usato dal cattolico Pietro Scoppola, contemporaneità, nell’ascoltare al telefono la lunga traccia proposta ai ragazzi. «È mistificatorio giustapporre e comparare a quel modo realtà totalitarie difformi, che richiederebbero ben altre distinzioni e inquadramenti. Non si stimola la riflessione a quel modo. No, è manipolatorio. E assolutamente insoddisfacente».

Controcorrente rispetto ai colleghi Massimo Salvadori, ordinario a Torino di Storia delle dottrine politiche e storico del socialismo: « Si può eccepire, si può discutere la scelta di una traccia manchevole di riferimenti e contesto più ampio. Si possono rifiutare comparazioni con l’accetta. Ma il punto proposto era “il terrore e la repressione politica nei sistemi totalitari del Novecento”, e non il Novecento nel suo insieme. E, da questo angolo visuale, il fascismo fu molto meno terrorista di nazismo e comunismo. Quanto a nazismo e comunismo, in quei regimi non si sarebbero certo potuti scrivere i Quaderni del Carcere di Gramsci. E poi, se è vero che i rispettivi miti erano diversi - “razza” nell’uno e “classe” nell’altro - dal punto dei vista dei milioni di morti, causati da entrambi, non c’è alcuna differenza alla fine». A Salvadori non sfugge l’«ìntentio» surretizia e strumentale della traccia, «ma con quei problemi - dice - occorre fare i conti, anche se dispiace». Restano però le omissioni: le due righe due sul fascismo. L’uso del «libro nero» senza altre fonti storiografiche di riscontro. La rimozione della colpa della seconda guerra. L’assimilazione implicita di Gulag e Auschwitz. Le foibe evocate a quel modo, come orrore inesplicato e senza antecedenti. Amnesie o «memoria del male» selettiva?

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Mercoledi, 18 Giugno, 2003

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«Il ministro dell’Interno dichiara che non è un ministro di polizia e quello della Difesa sostiene che la Marina Militare non deve ricorrere all'uso della forza. Mi fa venire in mente quelli che vorrebbero fare i medici ma svengono alla vista del sangue».

Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, 17 giugno.

Cronaca online

Lampedusa, tragedia in mare


Sono sei (e non 11, come affermato in precedenza dalle autorità marittime) le salme recuperate finora a circa 38 miglia a sud di Lampedusa, in seguito all' allarme lanciato la scorsa notte dal pescherecchio Almahdia che aveva tratto in salvo tre naufraghi. Nella zona stanno operando la nave Perseo della Marina Militare, due motovedette del Comando delle Capitanerie di Porto, un aereo Atr 42 della Guardia Costiera ed unità navali tunisine.
Le operazioni di ricerca dei naufraghi sono seguite a Roma dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto. Sette cadaveri - da quanto si è appreso - sono stati adagiati sul ponte di un rimorchiatore tunisino che si trova a 35 miglia a sud-sud ovest di Lampedusa. Contatti continui via radio tra le marinerie italiane e tunisine sono in corso per stabilire la destinazione dei corpi che vengono recuperati.

 

Morti in mare al rombo del cannone: sessanta dispersi, sei annegati, tre salvati
di Maristella Iervasi

Ore 23 del 16 giugno 2003: il peschereccio tunisino “Almahdia” lancia un mayday: «a 34-35 miglia a sud-sud ovest di Lampedusa, acque internazionali, ho preso a bordo tre persone, erano in acqua aggrappate a qualcosa di galleggiante. Questi raccontano che loro si sono salvati ma che altri 70 sono calati a picco con il barcone. Del quale non c’è traccia».
La zona di mare dove è avvenuta la tragedia, per quanto riguarda la ricerca e il soccorso - si apprenderà più tardi - sarebbe soggetta alla competenza maltese ma in acque più prossime all’isola di Lampedusa.
Ore 23.15: la chiamata di soccorso viene rilanciata più volte anche da Kelibia, la stazione radio marittima tunisina e viene intercettata dalla nave della Marina Miltare “Spiga” la quale avverte la squadra navale e la Capitaneria di porto di Palermo. Una motovedetta della guardia costiera di Palermo, la CharliePapa 278 che si trova in quel momento in mare, a 57 miglia a sud-est di Lampedusa con a bordo altri 24 immigrati, provenienti da un’altra imbarcazione e diretta a Lampedusa, viene subito dirottata in quella direzione. Nel frattempo si alza in volo un elicottero della Marina che avvista il peschereccio con i superstiti e in prossimità del quale avvista anche un gommone con altre 36 persone immigrate. Spiega l’ammiraglio Vincenzo Pace della Capitaneria di Porto di Palermo: «Riteniamo che questo gruppo di immigrati appartenessero ad un altro convoglio. I naufraghi parlano di imbarcazione a motore, questi erano su un gommone. Sicuramente non fanno parte dei 70 dispersi». La CharliePapa 278 prende comunque a bordo anche i 36 immigrati e li porta a Lampedusa insieme ai 24.

Mezzanotte circa di lunedì. L’Almahdia salva i tre naufraghi: due uomini e una donna, che raccontano in lingua araba di essere i soli superstiti di una imbarcazione affondata sabato 14 giugno, intorno alle 23, con a bordo 70 persone e che il “viaggio” era cominciato da un un porto della Libia. Scattano subito le operazioni di ricerca dei naufraghi, coordinate dalla Capitaneria di Porto-Guardia Costiera di Palermo. Vi partecipano unità aeronavali della Marina Militare, della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, motovedette della Capitaneria di porto di Lampedusa, della Poliza di Stato. Non vengono fatti altri avvistamenti nè recuperati indumenti, oggetti o pezzi di natante che possano confermare la tragedia. Ma le ricerche proseguono a ritmo serrato. Nel frattempo dalla Tunisia si rincorrono altre notizie. I tre sopravvissuti giunti a Tunisi vengono interrogati nuovamente e la versione dei fatti cambia: dicono che il barcone a motore sarebbe partito sabato da Zuara (Libia), una imbarcazione lunga 9 metri, e che il naufragio sarebbe avvenuto alle ore 11 di lunedì, senza però indicare se prima o dopo mezzogiorno. Il messaggio arriva alla Capitaneria di porto di Palermo in lingua inglese. Se questa versione fosse vera, i superstiti sarebbero rimasti in acuqa dodici ore. Ma in serata ancora una nuova versione: sempre da Tunisi precisano alle autorità italiane invece che il naufragio sarebbe avvenuto intorno alle 19.50 del 16 giugno e il recupero dei naufraghi intorno alle 21 dello stesso giorno. «Questa notizia alimenta le nostre speranze di trovare qualcuno ancora in vita - sottolinea l’ammiraglio Pace -, visto che le condizioni meteorologiche sono buone e la temperatura dell’acqua non è molto fredda».

Ore 8.30 di ieri: alla Capitaneria di porto di Palermo arriva un messaggio da Tunisi dove si dice che i tre sopravvissuti sono stati portati via dalla una motovedetta militare tunisina, presumibilmente diretta in Tunisia. Intanto, le ricerche proseguono e sul posto rimangano il “Perseo” due motovedette della Guardia costiera, una della polizia e un pattugliatore della guardia di Finanza. Oltre una motovedetta ed un rimorchiatore tunisino, un elicottero e un aero della Guardia costiera.

Ore 13.10: il “Perseo” comunica il primo avvistamento di cadavere ma non lo recupera, «per la stazza della nave» spiegano le fonti ufficiali e la salma viene “pescata” dai tunisini. La posizione è molto vicina al peschereccio con gli scampati, a circa un miglio e mezzo. Il comandante della nave comunica alla Capitaneria di porto di Palermo che qualche minuto prima il rimorchiatore tunisino aveva recuperato altri due cadaveri.

Ore 14.19: sempre il “Perseo” avvista il quarto cadavere e alle 15.22 il quinto. Tutti questi corpi vengono messi sul rimorchiatore tunisino.

Alle 17.44: la motovedetta CharliePapa 878 avvista e recupera un cadavere mentre sta per tornare a lampedusa e lo porta sull’isola.

Ore 19.08 il settimo cadavere: il motopesca tunisino “Biserta” avvista un corpo in acqua e lo segnala al “Perseo”, è a circa 2 miglia e mezzo da dove è affiorato il primo povero corpo. Il peschereccio cala a mare un gommone per il recupero.

7 cadaveri e 63 dispersi: è la fonte ufficiale, mentre le agenzie di stampa per gran parte del pomeriggio di ieri rilanciavano 11 vittime recuperate a mare. Un giallo che chi dirige le operazioni di soccorso spiega così: «Qualcuno avrà sommato male. Non ce lo spieghiamo, un mistero mediatico». Continuano le ricerche: quell’angoscioso numero di circa 60 dispersi spinge a cercare ancora.

La procura di Agrigento fa sapere che sta accertando se è competente per la zona di mare in cui sono state ritrovate le salme degli immigrati. Dagli uffici giudiziari fanno anche sapere che fino alle 17 di ieri non avevano ricevuto alcuna segnalazione ufficiale da parte delle forze che operano in mare. Poi in serata, dal dicastero di Lunardi precisano: «L’imbarcazione dei clandestini sarebbe affondata in una zona di mare soggetta, per quanto riguarda la ricerca e il soccorso, alla competenza maltese ma in acque più prossime all’isola di Lampedusa dove opera il dispositivo italiano».

Notte: sul luogo del naufragio resta solo il “Perseo” e mezzi tunisini. Le ricerche riprenderanno all’alba di oggi con mezzi navali e aerei che sorvoleranno tutta la zona a largo di Lampedusa.

Altri sbarchi: nel Canale di Sicilia non si ferma l’ondata di “carrette del mare”: alle 8 di ieri sono sbarcati a Lampedusa, scortati dalla CP 278, 153 immigrati: erano su una imbarcazione di 12 metri e tra questi, anche una donna e due bambine, una è la piccola Sorania che rischia la vita. Nuovo avvistamento e soccorso alle 17.45: 130 persone scortate dalla Guardia di Finanza. Mentre altri 9 immigrati sono sbarcati a Pantelleria.

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Processo Berlusconi, l'Italia non deve sapere
di Susanna Ripamonti

Silvio Berlusconi che dice: «la legge è uguale per tutti, ma io sono più uguale degli altri». Il premier, laureato in giurisprudenza, che involontariamente ammette: «Io che sono estraneo alla giustizia». L’imputato che accusa: «su di me si è gettato ombra e fango» e che a sua volta getta fango a palate su Carlo De Benedetti (bugiardo e corruttore) su Vittorio Dotti (voleva farmi fuori) e su Stefania Ariosto (una mitomane). L’operazione è un po’ sciatta e qualche schizzo colpisce il coimputato Attilio Pacifico: «uno che faceva import-export di denaro e che aveva come clienti giudici e avvocati». E qualcosa di più di uno schizzo arriva a Previti, che di questo avvocato di serviva. L’uomo più ricco d’Italia confessa: «Per corrompere i giudici non avrei avuto bisogno di usare conti esteri, mi bastava mettere una mano in tasca» e insulta le casalinghe: «Persino loro sanno che per pagare in nero l’idraulico non si fanno assegni».

Stringi stringi, in quella che con ogni probabilità è stata l’ultima udienza del processo Sme, alla vigilia dell’approvazione del Lodo Maccanico, l’autodifesa del presidente si è ridotta a una metafora giallistica: «Quello che si sta celebrando è un processo in cui manca il morto, manca anche l'arma del delitto e dove non c'è nemmeno un movente, una motivazione ad agire». Martedì ha ripreso il discorso più o meno dove l’aveva lasciato. Un’ora gli è bastata per scaricare Previti, accusare Dotti e ripetere quello che aveva già affermato nella precedente deposizione, e cioè che lui non aveva nessun interesse all’acquisto della Sme. È sceso in campo solo per fare un favore a Craxi e per evitare che Prodi facesse un patto scellerato, con De Benedetti, in cambio di tangenti alla Dc. Il 5 maggio aveva tirato in ballo Giuliano Amato che avrebbe dovuto confermare quella tangente, ma l’ex presidente del consiglio aveva smentito in tempo reale.

Adesso ha una dichiarazione, messa per iscritto dall’ex ministro Francesco Forte: «Per raggiungere quell’accordo De Benedetti seguì le stesse modalità con cui Totò voleva comprare il Colosseo: una tangente alla Dc in occasione delle elezioni del 1983». Quel contratto di vendita, quattro paginette che adesso in aula Silvio Berlusconi sventola come un ventaglio, è diventato il nuovo oggetto del processo. E quando alla fine del monologo presidenziale, Ilda Boccassini gli chiede se intende esercitare il suo diritto alla difesa e rispondere alle domande sui pagamenti in nero di Previti, confermati dal manager Fininvest Livio Gironi, lui prende il volo, annuncia che deve rientrare a Roma e propone: «Se volete interrogarmi venite a Palazzo Chigi» (dove non può essere sentito come imputato e dove, come testimone, ha già bidonato sia il tribunale di Milano sia quello di Palermo).

Addestrato dai suoi avvocati che gli hanno suggerito anche qualche frasetta in latino, ha introdotto scarne novità al consueto copione delle tesi difensive. Tutto parte da Stefania Ariosto (bugiarda, mitomane, manipolata, indebitata fino al collo). Ma chi c’è dietro alla «femme fatale» di questa storia? L’avvocato Vittorio Dotti, all’epoca fidanzato della bella Stefania e capogruppo alla Camera dei Forza Italia. Berlusconi accusa: «Qui si apre uno scenario che io porterò a conoscenza del Parlamento perchè è uno scenario assolutamente negativo. Vittorio Dotti, che aveva ambizioni politiche, che era stato in qualche modo diminuito in una certa sua ambizione, che si poneva in contrasto con certe altre personalità (leggi Previti,ndr) pensava di poter avere un ruolo all'interno di Forza Italia che gli sarebbe derivato, secondo il suo modo di pensare, ove si potesse mettere nei guai il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi».

Capitolo Ariosto. La classe non è acqua e Berlusconi annaspa. Vuole dimostrare che la teste Omega non solo è una mitomane, è anche una parvenue che si spaccia per contessina. Lui che i parvenus li conosce bene si lancia in una gag tragicomica spiegando in quale abbaglio è caduta la sua accusatrice. Verissimo, lui regalava gioelli, ma alle mogli degli amici e non a quelle dei magistrati. Il rito si svolgeva alla vigilia di Natale. «Diverse foto mi ritraggono in quelle serate, quando ero più giovane e più magro. Ci sono io, in ismoking (sic) con a fianco il mio maggiordomo. Con l’aiuto del computer, per non sbagliare, regalavo ogni anno un gioiello diverso alle signore, così col passare del tempo si facevano la parure». Che raffinatezza eh?

Un accenno a tutti i classici del repertorio difensivo, dalle intercettazioni al bar Mandara, che sarebbero manipolate (ma che incredibilmente descrissero comportamenti che puntualmente si verificarono) al famoso fascicolo 9520/95, quello relativo a tutte le indagini sulla corruzione giudiziaria, che anche il premier ora reclama con forza: «La procura sostiene che è coperto da segreto istruttorio, perchè riguarda indagini contro ignoti. Indagini ancora aperte dopo otto anni? Ma andiamo, quell’ignoto è un personaggio notissimo e sono io».

E che dire di quei 500 milioni che nel 91 partirono da un conto estero della Fininvest (Ferrido) finirono sul conto Mercier di Previti e da lì arrivarono a Squillante? Una parcella, anzi un anticipo che sarebbe stato seguito da normali parcelle professionali. Se poi Previti ha girato quei quattrini a un magistrato, se nella sua contabilità estera si avvaleva della «non bella specializzazione di Pacifico che faceva import-export di denaro e aveva tra i suoi clienti magistrati e avvocati» beh, questi francamente sono affari di Previti e non suoi. Lui non sarebbe mai stato così ingenuo da falsificare i bilanci per corrompere i giudici o da usare conti bancari per pagamenti in nero, son cose che sa anche una casalinga: «mi sarebbe bastato attingere al mio patrimonio personale, mettere la mano in tasca, dato che dispongo di somme che sono non cento ma mille volte superiori ai 500 milioni che sarebbero stati pagati per corrompere».

E con questo anche Previti è sistemato: troppo ingenuo, troppo incauto, più sprovveduto di una donnetta. Finisce con l’ultima menzogna: dice che non vuol perdersi neppure un’udienza, giura che sarà in aula il 25 giugno «salvo imprevisti». Ovviamente sa che tra una settimana il Lodo Maccanico sarà legge e che il processo è già finito, ma dichiara che lui era contrario a questa legge, che «il cittadino Berlusconi avrebbe voluto discolparsi in aula e uscire dal processo con un proscioglimento». Disgrazia vuole che anche la sua maggioranza lo perseguiti, continuando a far leggi che cancellano i suoi reati e non gli consentono di dimostrare la sua innocenza.

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«Maturità» al via con la prova di italiano

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Dopo il referendum, Bertinotti contestato nel partito
di Simone Collini

Da una parte c’è l’Ulivo, che tende la mano a Rifondazione comunista in vista delle politiche del 2006. Dall’altra c’è Fausto Bertinotti, che questa mano è pronto a stringerla, seppur a determinate condizioni. In mezzo c’è però il rischio che il segretario del Prc si ritrovi in difficoltà nel suo partito. Ne è prova la riunione della direzione di ieri, dove la linea Bertinotti (che prevede di avviare un accordo tra tutte le opposizioni al governo Berlusconi) è passata di misura, non ottenendo il voto degli ex cossuttiani dell’Ernesto e incassando il voto contrario della componente trotzkista di Marco Ferrando. E forse non è neanche un caso se nelle ultime 48 ore sono circolate a Montecitorio voci (prontamente smentite dagli uomini a lui più vicini) sulle possibili dimissioni di Bertinotti dalla segreteria del partito.

Il tema del confronto tra Ulivo e Rifondazione è tornato in primo piano con il fallimento del referendum sull’articolo 18: «Potevamo avere di fronte un’autostrada, ma ora siamo su un sentiero di montagna», ha commentato a caldo Bertinotti. Che però non ha escluso che questa strada, per quanto impervia e in salita, sia percorribile. Allo stesso tempo, da parte dell’Ulivo c’è stata grande attenzione a non calcare la mano sull’esito referendario, e anzi è stato rinnovato al Prc l’invito a proseguire nella direzione segnata con le elezioni amministrative.

Ulteriore passo in questo senso è stato fatto ieri dal diessino Antonio Bassolino. Il referendum rappresenta «l’ultimo atto di una fase conflittuale che bisogna chiudere», ha detto auspicando un accordo politico-programmatico tra Ulivo e Rifondazione (un accordo «leale» e che vada «al di là» di quello del ‘96). Il presidente della Campania ha anche giudicato necessario, in caso di vittoria alle prossime elezioni, nominare ministri anche esponenti del Prc. Un’apertura a Bertinotti che ha incassato nel centrosinistra molti consensi. Le obiezioni, dove ci sono state, non hanno riguardato il merito ma i tempi, l’opportunità cioè di parlare oggi di chi dovrà far parte di un futuro esecutivo. Per il resto, nello schieramento di centrosinistra è stato riconosciuto che il patto di desistenza elettorale non è più proponibile, e che quello che serve ora è una convergenza su un programma di governo. «In un contesto del genere, di vera intesa politico-programmatica è chiaro che tutti coloro che partecipano all’alleanza partecipano al governo», ha osservato il coordinatore della Quercia Vannino Chiti. Che ha però messo in chiaro una condizione: «In base a questo accordo Ulivo, Prc e Idv devono dire agli italiani che accettano di sostenere un candidato premier comune e, se vincono le elezioni, di appoggiarlo lealmente per tutta la legislatura».

A irrigidirsi di fronte alla proposta di Bassolino è stato soprattutto l’Udeur perché, ha detto il capogruppo alla Camera Pino Pisicchio, la presenza di ministri del Prc «significherebbe acquisire l’avvenuto spostamento a sinistra della coalizione». Si è mostrato pessimista sulla possibilità di un accordo di governo con Rifondazione anche il segretario del Pdci Oliviero Diliberto: «Se il Prc lo accettasse - ha detto - sarebbe implicitamente e drasticamente un’autocritica rispetto alla caduta del governo Prodi e alla violenta opposizione al centrosinistra, quando Bertinotti diceva che centrodestra e centrosinistra pari sono».

Ma gli ostacoli sul percorso unitario sono ora soprattutto all’interno di Rifondazione, come ha dimostrato la direzione di ieri. Bertinotti ha apprezzato l’apertura di Bassolino («È la fine del progetto accarezzato di distruggere il Prc») e confermato l’intenzione di proseguire sulla strada imboccata alle amministrative, avviando un confronto «non più a due» con il centrosinistra, ma tra «molti» interlocutori: Prc, Ulivo, movimenti, associazioni, sindacato. Il segretario si è però trovato a fare i conti con il dissenso di una parte della sua stessa maggioranza (l’area dell’Ernesto guidata da Claudio Grassi) e della minoranza trotzkista di Ferrando, che ha chiesto la convocazione di un congresso straordinario. Per placare i malumori Bertinotti (che ha giudicato «incongruo» un dibattito congressuale «perché siamo rigorosamente dentro la linea dell’ultimo congresso») ha precisato che «dire che l’accordo è già fatto è grottesco, così come pretendere un esito prestabilito del percorso. C’è una linea di marcia per la ricerca di un’intesa tra molti, ma che la cosa riesca non è detto». Ferrando ha promesso comunque battaglia: «Avvieremo una campagna in tutto il partito contro una ipotesi di accordo di governo con i liberali dell’Ulivo ed i potentati economici a cui essi fanno riferimento». Una pressione da sinistra a cui si è aggiunta, da destra, quella degli ex cossuttiani dell’Ernesto, che hanno presentato in direzione un loro documento distinto da quello di Bertinotti per chiedere «un mutamento dello stile di lavoro e del clima interno al partito» e una «riflessione più approfondita» sul risultato del referendum e del voto amministrativo. Agli esponenti dell’Ernesto si è unito ieri anche Sandro Curzi, che è tornato sullo scontro con Bertinotti sul cambio al vertice del Corriere della Sera: «Se faccio il direttore del giornale lo faccio per davvero. Non sono un direttore di facciata». Giunti al voto, l’ordine del giorno con la linea del segretario è stato approvato con 20 voti favorevoli, 11 astensioni (area Ernesto) e 5 voti contrari (minoranza di sinistra). Il dibattito proseguirà alla prossima Direzione, convocata per il 24 giugno.


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Martedi, 17 Giugno, 2003

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Processo Sme. Berlusconi davanti ai giudici: "Processo senza prove e movente, basato su calunnie. Ma tornerò in aula"

Milano, 17 giugno 2003

"Queste dichiarazioni non potranno esaurirsi nell'udienza di oggi, essendo la materia molto estesa e poiché la giustizia è uguale per tutti. E gli italiani (...) hanno il diritto di sapere se Silvio Berlusconi ha commesso qualcosa di illegittimo o di immorale". Sono le 9:45 quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi prende la parola nell'aula magna del palazzo di giustizia a Milano per la prosecuzione delle dichiarazioni spontanee iniziate il 5 maggio. Che, dice subito, non si concluderanno oggi.

Legittimo impedimento
"Non ci fu da parte mia nessuna ricerca di scusanti per non essere qua, ma una serie di fattori oggettivi che mi impedivano di venire in questa sede - esordisce Berlusconi alludendo all'udienza dell'11 giugno quando il pm Ilda Bocassini lo aveva accusato di voler sfuggire al processo - Non ci sono, per un presidente del Consiglio, solo gli impegni previsti dalla Carta costituzionale, ma tutto ciò che grava normalmente sul premier… Ritenere nell'ambito del giudizio di valutare ciò che possa essere accettato come legittimo impedimento del presidente del Consiglio e cosa no è francamente inaccettabile". "Ne prendiamo atto e la invitiamo a tornare all'oggetto delle dichiarazioni spontanee", replica secca il presidente del tribunale.

Nuovi documenti
"Quelle mie dichiarazioni (del 5 maggio, ndr) hanno provocato molte reazioni - prosegue Berlusconi - Alcune persone hanno telefonato ai miei legali e si sono dichiarate disponibili a farsi sentire. Sono arrivate anche lettere" che attestano che l'accordo concluso dal presidente dell'IRI Prodi con l'ing. De Benedetti non rispettava le procedure stabilite dalla legge e che, spiega Berlusconi, dovranno essere acquisite agli atti del processo: "In sintesi, più che una vendita, sembrava una svendita. Credo sia chiaro che per verificare se potessi avere una qualche motivazione per interventi scorretti bisogna conoscere quale era la situazione delle decisioni di allora".

Bustarelle da Prima Repubblica e un mini contratto
" 'L'ing De Benedetti aveva erogato una robusta dazione di denaro alla Dc per la campagna del '93 e per questo pensava di comprare la Sme' - ricorda Berlsuconi citando Francesco Forte - Sono riuscito a scovare fra migliaia di carte il contratto fra IRI e Buitoni: mi sono divertito a chiedere ai miei collaboratori di quante pagine poteva essere… - prosegue Berlusconi - la persona che ha dato il numero più basso mi ha detto: 100 pagine. Una piccola parte della Sme venduta alla Barilla comportò un contratto di 67 pagine elaborate in 33 incontri.. Il contratto IRI-Sme è fatto di 4 paginette, che l'opinione pubblica deve conoscere - sbotta il premier - Una trattativa segreta di 2 soli incontri per vendere il più grande gruppo alimentare italiano".

La risposta a De Benedetti
"De Benedetti - prosegue Berlusconi- in un libro intervista pubblicato da Longanesi nel '99 scrive: 'Craxi mi fece sapere che era contrario all'operazione. Prodi aveva avvisato della vendita della Sme solo il proprio partito di riferimento, cioè la Dc. Craxi era convinto che nell'operazione ci fosse stata una tangente solo per la Dc' . Questo lo dice l'ing. De Benedetti, che merita un'altra risposta alle accuse lanciate da Le Monde (…): i fatti lo smentiscono, l'intervento della legge Mammì iniziò sotto il governo De Mita e si concluse sotto il governo Andreotti. Vorrei aggiungere altre cose sulla propensione a dire la verità di De Benedetti, ma la mia posizione istituzionale mi consiglia di non farlo".

I punti cardine
"1 Il governo non voleva vendere la Sme;
2 il prezzo era considerato incongruo;
3 lo svolgimento della trattativa era assolutamente anomalo;
4 il contratto non includeva una sola clausola che non fosse a favore della parte acquirente;
5 il contratto era sottoscritto per l'IRI da chi non aveva il benestare del ministro".

Perché intervenne Fininvest
"Il mio intervento fu quindi utile e necessario - prosegue Berlsuconi ripercorrendo le tappe della mancata cessione della Sme a De Benedetti - perché il Cipe manifestò la preoccupazione che l'acquirente fosse italiano. Barilla dipendeva da una holding olandese, Fininvest era totalmente italiana, così come Conserve Italia. Al momento della presentazione dell'offerta finì il mio agire per l'acquisto della Sme. (…) C'è una folta corrispondenza che attesta questo".

Processo senza prove
"La corte non può esimersi di chiamare tutti i 15 giudici che si sono espressi nel decidere le ragioni dell'IRI e le non ragioni di De Benedetti - attacca Berlsuconi - (...) Lo dissi già al gup Rossato: quale prova esiste, quale testimonianza? Non c'è nulla. Mi domando ancora come possano spendersi soldi dei cittadini italiani per un processo che non ha motivazione, indizi, documenti... esponendo chi entra nel processo a immagini negative, tonnellate di fango... quando questo qualcuno ricopre cariche pubbliche".

Le calunnie della Ariosto
"Non sono stati trovati i processi aggiustati, non c'è nessun giudice o collaboratore che aveva un processo fra le mani che riguardava la mia persona: la partenza è data dalle dichiarazioni della sig. Ariosto, che disse che esisteva un conto corrente destinato a pagamenti dei giudici romani e a disposione dell'avvocato Previti - aggiunge Berlusconi - Il fatto è stato dimostrato come falso. Il direttore di Efibanca ha fatto chiarezza su questo: non solo non esiste un cc di Berlusconi o di persone a lui vicine: la banca è abilitata a prestiti alle imprese, non ha conti di privati cittadini".

Teste Omega inattendibile
"Non credo ci sia nessuno che parlando due volte con la sig. Ariosto possa farsi un'idea diversa: mente abitudinariamente sulla sua situazione finanziaria personale, sulla sua situazione familiare... - incalza Berlusconi - Potrei intrattenere una platea per mezza giornata... Gioielli: da Eleuteri a Roma erano collocati tanti pacchetti, ognuno con un nome di un giudice. A parte il fatto di non accreditare di follia chi pensasse a gioielli da ragalare ai giudici informando il gioielliere, i suoi collaboratori..."

Come nasce un'accusa falsa
"Ma c'è una partenza vera: la cena di Natale ad Arcore per le mogli dei dirigenti del mio Gruppo - prosegue Berlusconi - (...) Ci sono foto che mi ritraevano nell'atto di consegnare questi gioielli con i pacchetti con i nomi della destinataria. Ecco la situazione reale trasportata in altra sede per farne un'accusa. Ma chi ha raccolto le testimonianze della Ariosto come può aver ritenuto veritiere e utilizzabili in un processo queste dichiarazioni?"

Bar Mandara
"Un giorno due giudici - racconta Berlusconi - Squillante e Misiani vennero registrati. La cassetta e il cdrom originali non sono mai stati depositati, è agli atti solo una copia manipolata per sottrazione. La registrazione fu supportata da fogli che gli agenti dicono di aver piegato in tasca, ma questi fogli non hanno traccia di nessuna piegatura. Questi fogli, hanno dimostrato perizie successive, sono stati scritti sotto dettatura in un secondo tempo. Io non ho mai ricevuto telefonate dal dott.Squillante, non l'ho mai incontrato a Milano. L'avevo conosciuto alcuni anni prima in qualità di consulente del presidente Cossiga. E oltretutto il cdrom copia è stato rotto in modo assolutamente non credibile".

Conti esteri
"Squillante era a disposizione e gli venivano versati dei soldi - riassume Berlusconi citando una delle tesi dell'accusa - Ma non si sa come, da quale banca. Allora si va a vedere i conti all'estero di Fininvest, che aveva e ha conti all'estero come è normale (...) Da uno di questi viene fatto un versamento sul conto di Previti. Le società del Gruppo erano 200, i legali di consulenza erano oltre 100... (...) - prosegue Berlusconi - Lo studio Previti ha depositato una serie di documentazioni ingente, la prassi era quella di acconti cui seguivano parcelle professionali. (...) Che uno di questi conti sia stato usato con Pacifico, non appartiene alla conoscenza del presidente del Gruppo Fininvest, che non ha mai avuto intromissioni nelle situazioni dei rapporti dei legali con l'Azienda...".

Falso in bilancio
"Se ci fosse stato bisogno di dare centinaia di milioni a qualcuno, il sig. Berlusconi poteva attingere alla sua cassa personale per attingere soldi da una cassa e un patrimonio che non era soggetto ad alcun vincolo - si agita Berlsuconi - E invece no, si fa un versamento da banca a banca, da conto corrente a conto corrente, in modo che sia facilissimo rintracciare questa dazione illecita... Anche una donna di casa sa che non può pagare con un assegno un idraulico o un elettricista che chiedono di essere pagati in nero... E invece il dirigente Fininvest Girone non era a conoscenza di questo e fece un versamento da conto corrente a conto corrente. Questo avviene solo nella fantasia...".


Processo senza prove e movente

"E' come essere di fronte ad un omicidio senza morto, senza motivazione, come ha attestato con le sue indagini sull'ufficio del dott. Squillante il giudice Ielo - attacca ancora il premier - E questi verbali sono spariti a Milano e poi riapparsi a Perugia. Non ci sono processi da aggiustare, non c'è l'arma del delitto, non ci sono situazioni logiche che giustificano fini corruttivi, non c'è motivazione, perché non c'erano processi che mi riguardavano. Avendo letto le carte di notte con gli avvocati sono sbalordito: questo processo va avanti da 7 anni senza una prova. Come è potuto essere che i pm che devono depositare agli atti tutti gli atti non lo facciano, come dice il codice e una senza della Corte Costituzionale del '91? Come mai non ci sono i verbali degli interrogatori della Ariosto? Che era assediata dalle Banche e dalla Guardia di Finanza perché stava per fallire la Ariosto Consulting e si rivolse alla Procura per avere una specie di immunità?"

Le immunità della teste Omega
"La Ariosto ha raccontato storie che hanno generato accuse di calunnia che non vanno avanti, le banche non possono esigere soldi, ha avuto 2 miliardi e 700 milioni di lire di multa che ha pagato non si sa come... forse perché è stata pagata come confidente... - azzarda il premier - Aveva mille e uno motivi per darsi all'attività di delazione. Ed è stata sostenuta in questo dall'avv.Vittorio Dotti, che aveva ambizioni politiche e pensava di poter avere un ruolo all'interno di Forza Italia e del governo - pensava - ove il premier fosse in difficoltà".

Disponibile il 25
"Voglio far valere il mio diritto ad essere presente alle udienze che seguiranno - conclude Berlusconi - Non volevo essere presente al processo perché la resposabilità istituzionale, ad esempio, mi metterà a contatto con il presidente della Commissione Ue Romano Prodi, con il quale dovrò lavorare tutti i giorni. E non è uno spettacolo degno che il presidente del Consiglio si trovi in un'aula del tribunale con lesione del suo prestigio e del prestigio del Paese - continua Berlsuconi - Buttando ombre e fango sul presidente del Consiglio si butta ombra e fango sullo stesso Paese che rappresenta. Ho guardato la mia agenda e garantisco che se non ci saranno fatti nuovi, il giorno 25 sarò a disposizione".

"Chiedo scusa per la veemenza di certe mie dichiarazioni, ma mettendo la testa dentro le carte del processo... - aggiunge Berlusconi - Mai in una democrazia una Procura ha fatto 500 visite nelle sedi di un Gruppo, contro il quale sono stati avviati 82 procedimenti, sono state fatte1600 udienze... Sono stati visti 170 libretti al portatore in Italia e all'estero... Solo da quando mi sono interessato alla cosa pubblica è successo tutto questo".

"Cose gravissime"
In cauda venenum: il presidente del Consiglio congela le attese dei giornalisti suscitate dalle sue affermazioni su "cose gravissime" che avrebbe denunciato in aula e spiega: "Avevo e avrei cose da dire che potrei dire se non fossi presidente del Consiglio. Sarò lieto di rispondere alle domande che mi verranno rivolte purché mi si pongano a Palazzo Chigi".

Processo Sme. Tribunale dice no a audizione Berlusconi a Palazzo Chigi


Palazzo di Giustizia a Milano


Milano, 17 giugno 2003
I giudici della prima sezione di Milano hanno respinto la richiesta della difesa Berlusconi di sentire l'imputato a Palazzo Chigi a Roma.

I giudici nella loro ordinanza hanno ribadito che Berlusconi si è limitato a lamentare le modalità usate dal Tribunale nell'ambito del procedimento e a limitare il ruolo della Ariosto e delle sue dichiarazioni.

L'avvocato Gaetano Pecorella, difensore di Silvio Berlusconi, alla ripresa dell'udienza del processo Sme aveva fatto presente la disponibilità da parte del Premier di rispondere alle domande del Pm a Palazzo Chigi. La difesa chiedeva udienza del processo a Roma perché è "tecnicamente e giuridicamente possibile che Berlusconi venga sentito sia come imputato che come testimone".

Giustizia. Berlusconi torna davanti ai giudici nel processo Sme. La legge sulle immunità all'esame della Camera


Roma, 17 giugno 2003

La partita, ancora una volta, si gioca lungo il binario Milano-Roma. Nel palazzo di giustizia della città lombarda è tutto pronto, nell'aula magna resa celebre dal 'Resistere, resistere' per la seconda parte delle dichiarazioni spontanee rese lo scorso 5 maggio dal premier Silvio Berlusconi davanti ai giudici del processo Sme, che lo vede imputato di corruzione in atti giudiziari, da solo, dopo lo stralcio della sua posizione. Nella capitale, invece, nel pomeriggio, approda in Aula a Montecitorio il ddl Boato sulla sospensione dei processi per le più alte cariche istituzionali. L'opposizione ripresenterà gli emendamenti già bocciati in commissione per sottolineare ancora una volta la propria contrarietà al provvedimento. Ma dopo la discussione e il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, la Camera dei Deputati dovrebbe dare via libera al testo entro domani.


A Milano
Il presidente del Consiglio parlerà a braccio per un paio d'ore, come conferma uno dei suoi difensori Gaetano Pecorella. Berlusconi, sempre secondo Pecorella, riprenderà il filo della vicenda relativa alla vendita della Sme al centro del suo intervento precedente, "per poi parlare a tutto campo, entrando anche nel merito delle accuse specifiche".


E' possibile che Berlusconi non riesca a ultimare le sue dichiarazioni e che chieda un aggiornamento ad altra data, perché in tarda mattinata dovrà ripartire da Milano e incontrare a Roma il primo ministro greco per lo scambio di consegne relativo alla presidenza di turno dell'Unione Europea. E anche i suoi avvocati, Gaetano Pecorella e Niccolò Ghedini, dovranno lasciare il palazzo di giustizia milanese per correre a Roma alla Camera a votare sulla pregiudiziale di costituzionalità del lodo Maccanico.


Ai giudici del processo Sme sono stati consegnati diversi documenti per dimostrare gli impegni del presidente Berlusconi e quelli dei suoi legali, entrambi parlamentari. "Non appena il presidente Berlusconi avrà finito di parlare noi chiederemo il rinvio dell'udienza al prossimo 25 giugno" dice ancora Pecorella. La decisione sul rinvio spetterà comunque ai giudici della prima sezione penale. Prima del 25 giugno, peraltro, potrebbe entrare in vigore la sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato e quindi anche del processo Sme.

Le precedenti dichiarazioni spontanee del premier, il 5 maggio, hanno suscitato molte polemiche, perché Berlusconi chiamò in causa gli altri protagonisti del caso Sme degli anni '80, tra i quali Romano Prodi e Carlo De Benedetti.


Ieri, al troncone principale del processo Sme, l'avv. Quattrocchi, uno dei due difensori di Attilio Pacifico, dopo circa quattro ore di arringa, ha chiesto la piena assoluzione per il legale romano, per il quale invece il pm Boccassini aveva proposto 11 anni di reclusione.


A Roma

Nessuna sorpresa sull'esito di una dura battaglia parlamentare che ha visto maggioranza e opposizione sempre più distanti sull'opportunità di varare una legge che metta al sicuro l'immagine del presidente del Consiglio alla vigilia del semestre di presidenza dell'Unione europea. L'entrata in vigore di questa legge, esecutiva non oltre il 23 giugno, chiuderà provvisoriamente le vicende giudiziarie di Berlusconi. Non sarà lo stesso, invece, per il deputato avvocato Cesare Previti, imputato nel filone principale del processo Sme.


La novità nel dibattito sull'immunità parlamentare potrebbe essere il mutato atteggiamento del centrosinistra. Tra le fila dell'opposizione infatti c'e' chi ha mostrato una certa disponibilità a discutere di questa argomento senza alzare barricate. Del resto i deputati europei del centrosinistra hanno recentemente votato a favore di una legge sull'immunita' varata dal Parlamento europeo.

Berlusconi oggi davanti ai giudici del processo Sme per altre dichiarazioni spontanee

Giornata decisamente piena per il premier italiano, Silvio Berlusconi, che - come piu' volte anticipato con enfasi dallo stesso leader azzurro - oggi completera' con altre dichiarazioni spontanee la sua deposizione al processo in corso a Milano per la compravendita della Sme, che lo vede unico imputato dopo lo stralcio dal processo principale. Berlusconi e' atteso per le nove di questa mattina, ma dovra' finire di parlare entro le 11 perche' lo aspetta la cerimonia per il passaggio di consegne del turno di presidenza europea.

Anche due degli avvocati del presidente del Consiglio abbandoneranno anzitempo l'aula appositamente allestita nel tribunale di Milano: nel pomeriggio devono infatti correre a Roma, alla Camera, per votare alcuni emendamenti al decreto "sospendi processi", varato dal centrodestra per garantire l'immunita' alle cinque maggiori cariche dello Stato durante il loro mandato

Nella scorsa udienza, il 5 maggio, Berlusconi aveva illustrato le tappe salienti della compravendita del colosso alimentare Sme, avvenuta nell'ottantacinque, che, secondo l'accusa, fu pilotata da magistrati corrotti a favore della cordata di imprenditori capeggiata dall'imprenditore Berlusconi

Processo Sme. ENGLISH
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Governo. Fini: la verifica dovrà mettere fine a veti ed egoismi nella coalizione


Gianfranco Fini

"Sulla cosiddetta verifica io non tiro acqua al mio mulino di vicepresidente o di leader del mio partito: voglio tirare acqua al mulino del mio governo e di quello della maggioranza che ha scelto questo governo". Non cambia idea, il vicepresidente del consiglio, sulla opportunità della sua richiesta di chiarimento nella maggioranza dopo la sconfitta alle elezioni amministrative. Ma ne chiarisce il significato politico: si tratta di mettere al bando "gli egoismi all'interno della coalizione".

Paralisi europea
Nel corso di un incontro con gli industriali trevigiani, Fini ha parlato anche della sua esperienza alla Convenzione Ue mettendo in guardia la Cdl dalla logica del diritto di veto: "Nell'Europa a 25 - spiega - il diritto di veto porta alla paralisi".

Verifica
"Il mio auspicio è che si capisca in sede di verifica che non è possibile continuare con la logica che se una buona idea non va bene a qualcuno, questa buona idea non si fa, perché corriamo il rischio di non governare; corriamo il rischio di rimanere prigionieri di quelli che sono gli egoismi all' interno della coalizione". Considerazioni, ha concluso Fini, "che riguardano la Lega su alcune cose, Forza Italia su altre, e An su altre ancora".

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Referendum. Maroni: "Ridimensionato chi lotta contro la riforma

Roberto Maroni

Ha perso "da chi lo ha organizzato". Ma il fallimento del refderendum sull'art.18 può confermare "la direzione che il governo ha preso nella riforma del mercato del lavoro", ha detto il ministro del Welfare Roberto Maroni a margine di un incontro di Api Milano.

I dati del Viminale
E' stata del 25.7 % l'affluenza alle urne degli italiani per il voto dei referendum del 15 e 16 giugno. Per il referendum sull'articolo 18 hanno votato sì 10.245.809 italiani, pari all'87,4% e hanno detto no 1.483.563 votanti pari al 12,6%.

Per il referendum sugli elettrodotti hanno detto sì 10.121.923 italiani, pari all'86,3% e no 1.611.412 pari al 13,7%. Lo scrutinio dei voti degli italiani all'estero è ancora da completare.

Minacciato uno strumento di democrazia
A giudizio di Maroni chi ha voluto il referendum "per bloccare la riforma Biagi - ha aggiunto - è uscito ridimensionato e sconfitto e questo è un dato positivo". Il ministro ha detto di avere un solo rammarico: "Se il referendum fosse stato gestito in altro modo, sarebbe stato possibile abbinarlo alle elezioni per ottenere una netta vittoria del no. Invece - ha concluso - lo strumento referendario sembra ora un ferrovecchio, inutile, e questo è sbagliato, perché il referendum è lo strumento principale della democrazia rappresentativa".

La verifica di governo
L'hanno chiesta "altri partiti", ma può essere utile, ha detto lo stesso ministro del Welfare a proposito dell' atteso chiarimento in seno alla maggioranza di governo. Per Maroni "dopo due anni può essere utile sedersi attorno a un tavolo per vedere quello che si è fatto, quello che non si è fatto e quello che si deve fare nei tre anni che mancano per la fine della legislatura".

Sull'attività dei ministri della Lega, "se saremo chiamati a fare la verifica - ha specificato Maroni - io dico che abbiamo fatto molto e che non tutto quello che abbiamo impostato è poi stato tradotto in legge. Però - ha aggiunto - c'è tempo e modo per realizzare gli obiettivi e il progetto per cui siamo andati al governo, cioè fare la riforma dello Stato. Ci sono le condizioni per farla e bisogna dare una accelerata in questa direzione".

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Referendum. Ha votato solo il 25,7%. Epifani: "Non è una sconfitta,

Guglielmo Epifani

"Sicuramente non è stata una sconfitta". Cosi' il segretario generale Cgil Guglielmo Epifani commenta l'esito del referendum sull'art.18, che vede la partecipazione più bassa di sempre, appena il 25,7% degli aventi diritto. "Noi avevamo criticato l'uso del referendum per estendere i diritti - aggiunge Epifani - e mi pare che questo voto lo confermi". E comunque "abbiamo probabilmente 11 milioni di persone che hanno detto sì all'estensione dei diritti".

Secondo i dati del Viminale ha votato sia per il referendum sull'art.18 che per quello sugli elettrodotti il 25,7%degli aventi diritto. La Costituzione all' articolo 75 stabilisce che una delle condizioni perché un referendum sia valido è quella che partecipi alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e dunque la consultazione è da ritenersi nulla.

"Il nostro era un sì di partecipazione per le riforme- si difende Epifani - L'esigenza delle riforme resta inalterata, questi milioni di sì ci danno la forza per sperare e continuare a lavorare".


"Un risultato importante che naturalmente va allargato - afferma il segretario generale Cgil - perché l'obiettivo di estendere i diritti attraverso i processi di riforma richiede un ampliamento di questo fronte sociale e anche delle forze politiche interessate".

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Sanremo. Bustarelle sul Festival, indagati il sindaco e l'assessore al Turismo

Accuse di abuso d'ufficio e corruzione in concorso per il sindaco di Sanremo Giovenale Bottini e l'assessore al turismo Antonio Bissolotto che avrebbero favorito la Publimod nell'aggiudicarsi l'appalto dell'Accademia.

L'accusa
Il sindaco di Sanremo avrebbe nominato i componenti della commissione per l'aggiudicazione dell'appalto comunale dell'Accademia, anche su suggerimento dell'assessore al turismo Antonio Bissolotti. Il sindaco avrebbe poi fatto pressione sui cinque membri della stessa commissione affinché scegliessero la Publimod di Angelo Esposito. In cambio i commissari avrebbero ricevuto altrettanti incarichi nell'Accademia stessa.

I cinque membri della commissione
Secondo l'accusa del sostituto procuratore Antonella Politi, l'ex capo struttura di RaiUno Mario Maffucci avrebbe così potuto ricoprire il posto di docente dell' Accademia; il batterista dei Matia Bazar Giancarlo Golzi (cugino del sindaco Giovenale Bottini) sarebbe diventato direttore artistico della manifestazione; il condirettore di Tv Sorrisi e Canzoni, Rosanna Mani, avrebbe ottenuto un posto come giurato; Franco Bixio la gestione del sito internet dell'Accademia e Romolo Barbona una poltrona nella commissione di vigilanza.

Giovani artisti chiedono risarcimenti
Decine di ragazzi che hanno partecipato alle selezioni tramite l'Accademia di Sanremo, stanno contattando il Codacons intenzionati a chiedere all'organizzazione del concorso il risarcimento dei danni. Lo rende noto il Codacons che afferma che, da quando e' scoppiato il caso delle tangenti al Festival di Sanremo continuano ad arrivare all'associazione segnalazioni di aspiranti cantanti che per partecipare alle selezioni hanno dovuto sostenere dei costi per iscrizioni e spostamenti e che ora chiedono il risarcimento dei danni.

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Lunedi, 16 Giugno, 2003

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A Roma alle 19 aveva votato il 10.98%


Roma, 15 giugno 2003

Alle 22, secondo il Viminale, aveva votato il 17,2% degli elettori sul quesito per l'estensione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori e su quello sulla servitù degli elettrodotti. Le urne riapriranno domani mattina alle 7 per chiudersi definitivamente alle 15. Circa 47 milioni e 200 mila italiani sono chiamati a votare per l'estensione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori alle imprese con meno di 16 dipendenti e per la servitù degli elettrodotti.

Si raggiungerà il quorum?
La vera sfida è sul raggiungimento o meno del quorum: il referendum è valido solo se vota il 50 per cento più uno degli aventi diritto. Le posizioni in campo hanno visto convergere anche i sostenitori del no sulla linea dell'astensione. Da una parte, dunque, c'è chi invita a votare sì, dall'altra chi chiede di disertare l'appuntamento ritenendo il quesito sbagliato e inadatto ad affrontare una materia così complessa. Gli ultimi sondaggi disponibili (rilevazioni condotte alla metà di maggio) confermano il prevalere di voti favorevoli e lasciano intatti i dubbi sul quorum.

Per la prima volta hanno votato anche gli italiani all'estero
Dai dati disponibili, pervenuti da 194 sedi in cui si è votato all'estero su un totale di 225 risulta che la partecipazione al voto dei connazionali all'estero si è attestata su una media del 24 per cento degli iscritti nell'elenco elettorale.
"Pur tra numerose difficoltà - ha detto il Ministro Tremaglia la percentuale dei votanti all' estero, circa il 25%, rappresenta una significativa testimonianza dell' interesse e della volontà dei connazionali nel mondo di partecipare attivamente alla vita politica del Paese, e di dimostrare e ricordare, con questa partecipazione, di aver raggiunto gli stessi diritti degli italiani in Patria".

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Immigrazione. Berlusconi a Pisanu: il bilancio della Bossi-Fini è altamente positivo

 


Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi


Roma, 15 giugno 2003

Il bilancio della legge Bossi-Fini risulta "assolutamente e nettamente positivo". Su questo punto si è detto oggi concorde con il ministro dell'Interno il premier Silvio Berlusconi, che ha avuto con Pisanu una serie di contatti telefonici, sia per seguire l'andamento delle operazioni di voto, sia per chiarire insieme alcuni aspetti del decreto che regola il controllo dello spazio marittimo italiano ed internazionale per il contrasto dell'immigrazione clandestina. Lo ha riferito il portavoce del presidente del Consiglio, Paolo Bonaiuti.

Berlusconi ha ancora una volta apprezzato - ha proseguito Bonaiuti - i dati forniti dal ministro Pisanu che chiariscono come dal primo gennaio l'immigrazione clandestina si sia ridotta di quasi il 50% con oltre 4 mila unità in meno rispetto allo stesso periodo del 2002. Inoltre, dei clandestini entrati in Italia il 75% si dirige in altri paesi e gli allontanamenti effettivi di clandestini dal territorio nazionale hanno superato quota 24 mila unità.

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Formula 1. Michael Schumacher vince in Canada ed è in testa al mondiale


Montreal, 15 giugno 2003
Michael Schumacher primo su Ferrari, Ralf Scumacher secondo su Williams al Gp del Canada. Sul podio, terzo, sale anche Juan Pablo Montoya su Williams. Quinto posto per la Ferrari di Rubens Barrichello.

Schumi primo nella classifica piloti
Con la vittoria nel Gp del Canada, la 68/a della sua carriera e la sesta sul circuito di Montreal, Michael Schumacher è passato a condurre il mondiale scavalcando Kimi Raikkonen, il finlandese della McLaren che lo guidava dall'inizio della stagione e che oggi si è
piazzato sesto. Il tedesco della Ferrari ha 54 punti, Raikkonen è secondo con 51.

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Domenica, 15 Giugno, 2003

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Referendum. Seggi aperti dalle 8 alle 22, si vota su lavoro e elettrodotti


Per la prima volta votano anche gli italiani all'estero


Roma, 15 giugno 2003
Terzo appuntamento con le urne per molti italiani nell' arco degli ultimi 20 giorni. Oggi tocca ai due referendum abrogativi: il primo per l'estensione alle aziende con meno di 15 dipendenti dell' art.18 dello Statuto dei lavoratori sul licenziamento per giusta causa, il secondo per l'abolizione della servitù coattiva di elettrodotto.

I seggi saranno aperti dalle 8 alle 22 di oggi e dalle 7 alle 15 di domani.
I referendum saranno validi soltanto se si supererà la soglia del 50% più uno degli aventi diritto.

Per la prima volta possono votare anche gli italiani residenti all'estero, recandosi negli appositi seggi allestiti presso le ambasciate dei Paesi di residenza.

Gli italiani chiamati a votare sono 47 milioni e 200 mila, oltre a due milioni e mezzo di italiani all'estero.

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Cronaca. Perturbazione in arrivo, forse si attenua il caldo torrido

In arrivo aria fresca dal Nordest


Roma, 15 giugno 2003

L'afa è in calo. Almeno questo è quanto sostengono gli esperti di meteorologia i cui dati indicano che fin da questa sera aria fresca proveniente dal Nordest dovrebbe interessare le regioni settentrionali ed orientali della penisola.

Soltanto martedì o mercoledì prossimi, però, l'anticiclone nordafricano che attualmente ristagna sulle nostre zone dovrebbe cedere e lasciare spazio all'anticiclone delle Azzorre, favorendo temperature meno soffocanti anche al Centro ed al Sud.

Ieri, intanto, nuovi record stagionali per il caldo: 37 gradi a Perugia, 36,5 a Roma - con il nuovo record assoluto per il mese di giugno dal 1782 - 35 a Firenze, Imperia ed Alghero.

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Referendum. Al voto quasi 50 milioni di italiani
Urne aperte domenica e lunedì fino alle 15


Roma, 15 giugno 2003

Si apriranno stamattina alle 8 le urne per consentire il voto sui due referendum che riguardano rispettivamente la reintegrazione dei lavoratori illegittimamente licenziati e la servitù coattiva di elettrodotto. I referendum chiamano alle urne, complessivamente, quasi 50 milioni di elettori: per la prima volta, infatti, gli italiani residenti all'estero votano per corrispondenza. La sfida è sul raggiungimento o meno del quorum: il referendum è valido solo se vota il 50% più 1 degli aventi diritti.

I temi
Il referendum dovrà decidere se abrogare o mantenere la soglia attualmente prevista per il obbligatorio in caso di licenziamento senza
giustificato motivo e per il quesito sugli elettodotti. L'art.18 dello Statuto dei lavoratori, che disciplina le modalità di esercizio del diritto, si applica infatti solo nelle aziende con più di 15 dipendenti. Dove i lavoratori possono, in alternativa al risarcimento monetario e previa sentenza del giudice del lavoro, ottenere il 'reintegro'.

Quando si vota
I due referendum si terranno domani, domenica 15 giugno, e lunedì 16 giugno e riguarderanno l' art. 18 dello Statuto dei lavoratori (referendum n. 1 - scheda celeste) e la servitù coattiva di elettrodotto (referendum n. 2 - scheda arancione). Le operazioni di voto si svolgeranno dalle 8 alle 22 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì. Lo scrutinio comincerà alle 15 di lunedì 16 giugno, subito dopo la chiusura delle operazioni di voto, dando la precedenza temporale allo spoglio delle schede del referendum n. 1.

Come si vota
L'elettore dovrà tracciare sulla scheda con la matita un segno sulla risposta da lui prescelta ('sì o 'no') o, comunque, nel rettangolo che la contiene. Il referendum è solo abrogativo, può cioé cancellare o conservare norme di legge esistenti.

Italiani all'estero
Per la prima volta gli elettori italiani residenti all'estero hanno votato per corrispondenza, grazie ad una legge approvata nel dicembre 2001. Le urne nel mondo sono state aperte dal 5 al 12 giugno. Vi sono stati chiamati 2.305.128 italiani all'estero iscritti all'Aire, l'anagrafe italiana dei residenti all'estero.

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Immigrazione. Pronto il piano del Viminale contro gli sbarchi clandestini


Centinaia gli immigrati arrivati negli ultimi giorni


Roma, 14 giugno 2003

Al Viminale, si è tenuto un vertice sull'immigrazione, convocato dal ministro dell'interno, Giuseppe Pisanu, dove è stata definita la strategia di contrasto agli sbarchi di immigrati clandestini nel nostro paese, comunque diminuiti - secondo Pisanu - rispetto all'anno scorso. Guardia di finanza, Marina militare e capitanerie di porto verranno coinvolte negli interventi di sorveglianza e pattugliamento delle acque nazionali e internazionali.

Anche stamane in Sicilia sono arrivati quai 200 immigrati clandestini provenienti da vari paesi, che si aggiungono alle altre centinaia di persone arrivate nei giorni scorsi.

Sotto il profilo politico sono i regolamenti attuativi della legge Bossi-Fini, ad essere l'obiettivo numero uno della Lega Nord. Bossi esige che vengano approvati ed applicati entro la prossima settimana, mentre gli alleati tengono una posizione più morbida.

Il Libro Bianco dei Ds
E sul tema dell'immigrazione, i Ds stanno predisponendo un Libro Bianco, per denunciare punto per punto il fallimento della legge Bossi-Fini. Lo ha reso noto Livia Turco, resposabile del welfare della Quercia. Secondo i Democratici di Sinistra la sanatoria va avanti troppo a rilento, con grave danno non solo per gli immigrati, ma anche per famiglie e aziende. La politica dei soli respingimenti e della chiusura, ha detto Livia Turco, non può fermare un flusso di persone in fuga dalla guerra e dalla miseria, mentre gli scafisti restano impuniti.

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Aereo Ancona-Roma. Anche il personale dello scalo di Ancona potrebbe entrare nelle indagini

Si indaga sui pochi minuti tra lo stato di emergenza e la discesa dei passeggeri


Ancona, 14 giugno 2003

Anche il personale dello scalo marchigiano potrebbe entrare nelle indagini condotte dalla magistratura per individuare la località dove l'ordigno, sistemato sotto un sedile del volo Roma-Ancona-Roma di giovedì scorso, possa essere stato caricato a bordo. Finora tutte le
ipotesi formulate hanno fatto propendere per l'aeroporto di Roma (luogo di partenza dell'aeromobile) e di Firenze (dove lo stesso aveva fatto prima scalo). Ma nella ricostruzione dei fatti effettuata con il responsabile della sicurezza del "Raffaello Sanzio", Lorenzo Biagini, si è accertato che non è escluso che, nei pochissimi minuti intercorsi tra l'applicazione dello stato di emergenza a seguito della telefonata che avvertiva dell'ordigno e la discesa dei passeggeri a terra, qualcuno del
personale in servizio ad Ancona possa aver messo piede nell'Atr vuoto e in attesa di ripartire.

Si tratta di pochissimi minuti, non più di 5 al massimo, ma per un conoscitore della carlinga potrebbero essere sufficienti, anche se l'avere agito dopo la telefonata può rendere tutto inverosimile. Di questo "buco" è stata fatta menzione al Pm, che ha registrato il particolare. Tale valutazione corre in parallelo con la posizione della
società Aerdorica, che si occupa della gestione dei servizi a terra, la quale sostiene che la telefonata di avvertimento è arrivata quando ancora l'aereo non aveva toccato la pista di Ancona: questo starebbe a significare che l'ordigno si trovava già dove è stato individuato.

E se i 15 minuti di ritardo che lo stesso aereo aveva accumulato avessero spiazzato il telefonista? Tante le domande che si accavallano e che il presidente dell'Aerdorica, Carlo Amicucci, nel conversare con i
giornalisti, ha definito "tutte considerazioni legittime sulle quali attendiamo risultanze".

Alla domanda se nei giorni precedenti il fatto l'Aerdorica abbia ricevuto delle minacce o degli avvertimenti, Amicucci ha risposto: "No, né io e né i miei collaboratori abbiamo ricevuto nulla". Ha anche reso noto che all'interno della società non sono in atto delle vertenze in grado di alimentare la protesta.

Intanto l'Aerdorica ha dato mandato all'avvocato Mario Scaloni, del Foro di Ancona, di seguire le indagini in corso, al fine di "tutelare - ha detto Amicucci - l'aeroporto, le sue attività economiche e i danni conseguenti a una caduta d'immagine". Se processo ci sarà, l'Aerdorica si costituirà parte civile. Il presidente non si è poi sbilanciato sulla richiesta se sia in atto un'azione mirata a creare allarme attorno all'aeroporto marchigiano. "Su questo - ha risposto - sta lavorando la magistratura, per cui aspettiamo l'esito delle
indagini".

L'immagine, per il "Raffaello Sanzio", non è di poco conto, ha aggiunto il presidente. Ristretto in 100 km tra gli scali di Rimini, Forlì e Bologna a Nord, di Pescara a Sud e di Perugia e Roma alle sue spalle, l'aeroporto deve lottare contro una concorrenza agguerrita che non ammette passi falsi, soprattutto ora che sono in atto i lavori per il nuovo scalo al servizio del milione di passeggeri previsto per il 2010 (500mila a fine 2003).

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Immigrazione. Definita la strategia di contrasto agli sbarchi clandestini del Viminale

Il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu,


Roma, 14 giugno 2003

Il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, ha presieduto oggi al Viminale un vertice sulle problematiche dell'immigrazione clandestina.

Nel corso della riunione è stato esaminato il nuovo decreto, già perfezionato e in via di adozione, che completa l'attuazione della Bossi-Fini. Obiettivo: rafforzare gli interventi di contrasto agli sbarchi clandestini con la sorveglianza e il pattugliamento delle acque nazionali e internazionali. Nelle operazioni saranno impegnate le pattuglie aeronavali della Guardia di Finanza e della Marina Militare, in collaborazione con le Capitanerie di Porto.

Il coordinamento generale viene invece affidato alla Direzione Centrale dell'Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, che avrà compiti di raccordo operativo di tutte le forze impegnate e di acquisizione e analisi delle informazioni raccolte.

Nel corso del vertice il ministro dell'Interno ha sottolineato "l'efficacia dissuasiva degli strumenti approntati dalla legge Bossi-Fini con riguardo all'inchiesta di bandiera, al diritto di visita a bordo, al fermo e alla distruzione delle navi sospette, nonche' all'arresto dei trafficanti".

Il vertice è servito anche ad effettuare una disamina del fenomeno dell'immigrazione clandestina che, negli ultimi tempi, hanno osservato gli addetti ai lavori, ha dato segni di ripresa, favorita da un generale miglioramento delle condizioni meteorologiche. Rispetto agli altri anni, però, gli sbarchi sono diminuiti. Dal primo gennaio all'11 giugno in Italia sono arrivati clandestinamente 5.269 immigrati, a fronte dei 10.399 dello stesso periodo del 2002 (decremento del 49,3 per cento).

Il vertice al Viminale ha riesaminato, in particolare, la situazione di Lampedusa, dove si è concentrato il numero più consistente di arrivi a fronte di una limitata ricettività dell'isola che potrà essere, se necessario, anche potenziata con il concorso della protezione civile, è stato deciso.

Nella riunione si è inoltre discusso della ratifica dei documenti internazionali per la lotta al traffico di clandestini. Un esempio: il protocollo aggiuntivo di Palermo sul crimine transnazionale che equipara la tratta di esseri umani con il traffico di clandestini. Si è parlato poi di collaborazione con i paesi di origine e di transito dei flussi migratori e dell'impegno verso la Libia, in relazione soprattutto all'afflusso e all'alta concentrazione in questo paese di masse di migranti provenienti da aree diverse del continente africano e anche di quello asiatico. Le autorità puntano molto sul protocollo d'intesa con le autorità libiche, già perfezionato a livello tecnico. L'obiettivo è di raggiungere risultati analoghi a quelli conseguiti nella cooperazione con l'Albania che ha portato ad azzerare gli sbarchi attraverso il Canale d'Otranto.

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Sabato, 14 Giugno, 2003

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Domenica alle urne, l'articolo 18 alla prova del «sì»
di red

Tessere elettorali nuovamente alla mano e tutti pronti per il referendum di domenica 15 e lunedì 16 giugno. Italiani ancora alle urne. In 47 milioni per decidere su due referendum popolari.

Si tratta reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa e dell’abrogazione della servitù coattiva di elettrodotto. Trascurato dell’informazione, soprattutto per quanto riguarda il quesito sulla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il referendum rappresenta il momento in cui gli italiani possono decidere se modificare due leggi.

Si parla dell’articolo 18, quell’articolo dello Statuto dei lavoratori, lo stesso che l’anno scorso ha fatto mobilitare sindacati e lavoratori. Ora gli elettori sono chiamati a riflettere sui diritti civili, i diritti dei lavoratori. C’è chi sostiene che i lavoratori delle piccole imprese (quelle con meno di 15 dipendenti) devono godere degli stessi diritti delle grandi imprese. Chi sostiene che estendere la norma potrebbe portare al congelamento delle assunzione nelle piccole imprese, quindi alla disoccupazione. Pareri contrari per un quesito molto discusso. I partiti politici in queste ultime ore di campagna elettorale versano le ultime parole sulle loro ragioni. Più che battaglia tra coalizioni di destra e di sinistra ci sono state divisioni interne. Questo riguarda la sinistra. In molti hanno fatto appello agli elettori di non votare, di lasciare sul cassetto la tessera elettorale e di trascorrere la domenica in altro modo. Astenersi dal referendum sull’articolo 18 la posizione della maggioranza dei Ds, di Cisl e Uil.

Andare a votare e porre una croce sul «sì» è la posizione di Rifondazione Comunista, dei Verdi, del Pdci, della sinistra dei Ds e della Cgil.

Per quanto riguarda la servitù coattiva di elettrodotto lo scopo del referendum è stabilire se i cittadini siano d’accordo sulla cessione del passaggio su terreni privati alle condutture elettriche, come avviene ora o se si vuole rendere l’accesso alle imprese telefoniche ed elettriche più difficile. Chi sostiene «sì» sostiene che in questo modo si può frenare la moltiplicazione degli impianti sul territorio. Chi sostiene il «no» pensa che cambiando la legge vigente si possa mettere a rischio l’accesso all’energia elettrica in alcune zone.

Adesso resta da vedere quante persone sceglieranno di andare a votare. In ogni caso perché il referendum sia valido si deve raggiungere il quorum, ovvero il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto.

Referendum popolare, estensione dei diritti dell'articolo 18
di red

Domenica 15 e lunedì 16 giugno oltre 47 milioni e 20 mila elettori sono chiamati alle urne, per il referendum popolare.

Nella scheda azzurra si chiede al cittadino se intende abrogare o meno l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che tutela il posto di lavoro. I cittadini con il loro voto devono decidere se estendere o meno le disposizioni contenute nel comma 1 dell’articolo, anche alle aziende con meno di 15 dipendenti, o alle imprese agricole con meno di cinque dipendenti. Secondo la normativa ora in atto, lavoratori di un azienda con più di 15 dipendenti, licenziati senza giusta causa, vengono reintegrati nel loro posto di lavoro, mentre i lavoratori di un azienda con meno di 15 dipendenti, licenziati senza giusta causa non possono essere reintegrati.

Votando «sì» si chiede che la legge venga abrogata. Votando «no» si chiede che la legge non venga modificata.

Testo articolo 18 Statuto dei lavoratori
di red

Ferma restando l'esperibilità delle procedure previste dall' articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell' articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro.

Ai fini del computo del numero dei prestatori di lavoro di cui al primo comma si tiene conto anche dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto, a tale proposito, che il computo delle unità lavorative fa riferimento all'orario previsto dalla contrattazione collettiva del settore. Non si computano il coniuge ed i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale.

Il computo dei limiti occupazionali di cui al secondo comma non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie.

Il giudice con la sentenza di cui al primo comma condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata l'inefficacia o l'invalidità stabilendo un'indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dal momento del licenziamento al momento dell'effettiva reintegrazione; in ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto.

Fermo restando il diritto al risarcimento del danno così come previsto al quarto comma, al prestatore di lavoro è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un'indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso servizio, nè abbia richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento dell'indennità di cui al presente comma, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti.
La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva.

Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all' articolo 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.

L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l' ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell'articolo 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile.
L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa.

Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all' articolo 22, il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al primo comma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l'ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore.

Quesito scheda azzurra

REINTEGRAZIONE DEI LAVORAORI ILLEGITTIMAMENTE LICENZIATI

Abrogazione delle norme che stabiliscono limiti numerici ed esenzioni per l'applicazione dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori

Volete voi l'abrogazione: dell'art. 18, comma 1°, della legge 20 maggio 1970, n. 300, titolata "Norme sulla tutela della liberta' e dignita' dei lavoratori, della liberta' sindacale e dell'attivita' sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento", come modificato dall’art. 1 della legge 11 maggio 1990, n. 108, limitatamente alle sole parole "che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze piu' di quindici prestatori di lavoro o piu' di cinque se trattasi di imprenditore agricolo" e all'intero periodo successivo che recita "Tali disposizioni si applicano altresi' ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano piu' di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano piu' di cinque dipendenti, anche se ciascuna unita' produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze piu' di sessanta prestatori di lavoro"; dell'art 18, comma 2°, della legge 20 maggio 1970, n. 300, titolata "Norme sulla tutela della liberta' e dignita' dei lavoratori, della liberta' sindacale e dell'attivita' sindacale nei luoghi di lavoro, e norme sul collocamento", come modificato dall’art.1 della legge 11 maggio 1990, n. 108, che recita "Ai fini del computo del numero dei prestatori di lavoro di cui al primo comma si tiene conto anche dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale, per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto, a tale proposito, che il computo delle unita' lavorative fa riferimento all'orario previsto dalla contrattazione collettiva del settore. Non si computano il coniuge ed i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale"; dell'art. 18, comma 3°, della legge 20 maggio 1970, n. 300, titolata "Norme sulla tutela della liberta' e dignita' dei lavoratori, della liberta' sindacale e dell'attivita' sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento", come modificato dall’art. 1 della legge 11 maggio 1990, n. 108, che recita "Il computo dei limiti occupazionali di cui al secondo comma non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie"; dell'art. 2, comma 1°, della legge 11 maggio 1990, n. 108, titolata "Disciplina dei licenziamenti individuali", che recita: "I datori di lavoro privati, imprenditori non agricoli e non imprenditori, e gli enti pubblici di cui all'art. 1 della legge 15 luglio 1966, n. 604, che occupano alle loro dipendenze fino a quindici lavoratori ed i datori di lavoro imprenditori agricoli che occupano alle loro dipendenze fino a cinque lavoratori computati con il criterio di cui all'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall'art. 1 della presente legge, sono soggetti all'applicazione delle disposizioni di cui alla legge 15 luglio 1966, n. 604, cosi' come modificata dalla presente legge. Sono altresi' soggetti all’applicazione di dette disposizioni i datori di lavoro che occupano fino a sessanta dipendenti, qualora non sia applicabile il disposto dell’art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall'art. 1 della presente legge"; dell’art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, titolata “Norme sui licenziamenti individuali”, come sostituito dell'art. 2, comma 3°, della legge 11 maggio 1990, n. 108, che recita: “Quando risulti accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro e' tenuto a riassumere il prestatore di lavoro entro il termine di tre giorni o, in mancanza, a risarcire il danno versandogli un'indennita' di importo compreso tra un minimo di 2,5 e un massimo di 6 mensilita' dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell'impresa, all'anzianita' di servizio del prestatore di lavoro, al comportamento e alle condizioni delle parti. La misura massima della predetta indennita' puo' essere maggiorata fino a 10 mensilita' per il prestatore di lavoro con anzianita' superiore a dieci anni e fino a 14 mensilita' per il prestatore di lavoro con anzianita' superiore ai 20 anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa piu' di quindici prestatori di lavoro"; dell'art. 4, comma 1°, della legge 11 maggio 1990, n. 108, titolata "Disciplina dei licenziamenti individuali", limitatamente al periodo che cosi' recita: "La disciplina di cui all'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall'art. 1 della presente legge, non trova applicazione nei confronti dei datori di lavoro non imprenditori che svolgono senza fini di lucro attivita' di natura politica, sindacale, culturale, ovvero di religione o di culto"?

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Sindaci. Cofferati accetta "di buon grado" candidatura a sindaco di Bologna


Sergio Cofferati durante una manifestazione a Bologna

stata fatta da parte dell'Ulivo bolognese e dell' Italia dei Valori di essere il loro candidato nella contesa elettorale alle Amministrative del 2004". Così Sergio Cofferati, uscito alle 21,40 dall'incontro con il centrosinistra bolognese.

"Ci sono le condizioni ottimali per poterlo fare - ha continuato Cofferati - da parte mia. Tornerò poi a Bologna nei prossimi giorni per incontrare le associazioni e i movimenti, anche nel rispetto del percorso che era già stato qui deciso e che personalmente condivido molto. Percorso che come sapete fissa per la fine del mese di luglio un'assemblea progettuale e poi, alla fine di settembre-primissimi giorni di ottobre, concluderà il tutto con un'altra assemblea, con le modalità che sono già state programmate. Io trovo che il percorso e il rapporto con i movimenti, così come il rapporto che il tavolo riprenderà con il Partito della Rifondazione Comunista, siano una ottima condizione di metodo e spero anche di merito per avere uno schieramento molto largo in grado di imporsi nelle elezioni amministrative".

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Ue. Prodi: passi avanti verso la Costituzione europea

Il presidente della Commissione Ue Romano Prodi



"Sono stati fatti molti passi in avanti. Il documento che abbiamo oggi porta l'Europa nella giusta direzione. Adesso non è ancora operativo perché occorrerà la Conferenza intergovernativa che, spero, lo accolga nella sua globalità facendo un ulteriore passo in avanti".

Lo ha detto il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, intervenendo ad Alessano nel corso della commemorazione per il decennale della morte del vescovo don Tonino Bello. "La cosa più importante è estendere sempre il voto ad una maggioranza qualificata per impedire che il diritto di veto blocchi la vita in Europa. L'Europa deve decidere. Abbiamo alcune materie in cui occorre ancora l'unanimità. Il vero passo avanti è restringerle ancora un po'. Ormai tutti i referendum vanno bene - ha proseguito Prodi - adesso sono dieci, poi ci sono altri Paesi che stanno negoziando, come la Bulgaria e Romania. C'è la Turchia, è un Paese candidato ma non ha ancora cominciato a negoziare. Bisogna cominciare a completare il tutto con i Paesi Balcanici e poi basta".

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Riflessioni di uno statista. «”Comincio a sentire tra i miei un’aria non gradevole. Incazzati da morire, mai visti così. Per esempio, la Bossi-Fini è un’ottima legge ma il Viminale la boicotta. Sbarcano mille clandestini il giorno prima del voto. E allora la gente ti dice “ma vadavialcu”».

U. Bossi, La Stampa, 12 giugno


Governo. Colloquio Berlusconi-Fini: volontà di risolvere problemi

Il vice premier Gianfranco Fini


C'è la volontà, nella Casa delle libertà, di affrontare i temi della verifica posti da Alleanza nazionale, e di risolverli. Questo il senso del colloquio telefonico tra il premier, Silvio Berlusconi, e il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, al rientro da Bruxelles, dove aveva partecipato alla fase decisiva dei lavori della Convenzione Ue.

Berlusconi e Fini, a quanto si apprende, hanno concordato di incontrarsi la prossima settimana per affrontare le questioni della verifica chiesta da An.

I problemi permangono, ma esiste la comune volontà di Berlusconi e di Fini di affrontarli e di risolverli. Berlusconi ha rivolto i propri complimenti a Fini per il lavoro nella Convenzione Ue e per il ruolo di primo piano assicurato all'Italia.

Landolfi: possibile verifica
"Se quello che abbiamo appreso dalle agenzie corrisponde alle reali intenzioni di Bossi, è giusto prendere atto che sembra, dico sembra, tre volte sembra, esistano le condizioni per avviare la verifica programmatica chiesta da Alleanza Nazionale": è quanto sostiene An, attraverso il portavoce Mario Landolfi. "Saranno poi i fatti - conclude - a dimostrare se alle intenzioni seguiranno azioni concrete".

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Politica. Vertice della Lega, Bossi: da Berlusconi mi aspetto leadership sulle riforme

Umbero Bossi

Nè ultimatum nè dimissioni clamorose. Il consiglio federale della Lega si è concluso mettendo a punto un elenco di priorità secondo le quali si chiederà a Berlusconi "di richiamare all'ordine gli altri perché rispettino i patti".

"A lui che è il leader della coalizione - ha detto Bossi nella conferenza stampa al termine della riunione - daremo dei documenti scritti, ci dica dove secondo lui ci devono essere delle variazioni, ma ci metta il peso di leader come è, lui senza altre perdite di tempo, non vogliamo tutto e subito ma almeno il 70% delle riforme previste nel programma".

"Occorre la forza di Berlusconi per dare gli ordini all'interno della coalizione di Governo Se fallisse lui, la coalizione andrebbe a casa. Ma lui non ha intenzione di mollare e vuole fare il cambiamento del Paese".

Bossi ha riferito ai giornalisti di aver avuto un colloquio telefonico con il premier ieri sera e di aver ricevuto garanzie sull'accelerazione del programma di riforme.

Il leader della Lega ha annunciato che presenterà a Berlusconi una lista scritta con le priorità del Carroccio: "Gli ricorderemo la 'Road map' attraverso cui la Cdl si è proposta al Paese come coalizione di cambiamento". Si tratta di sette punti da mettere all'ordine del giorno: al primo posto la devoluzione, poi il regolamento di attuazione della Bossi-Fini definito "urgentissimo"; un disegno di legge per eliminare il problema della prostituzione; la chiusura del tribunale dei minori; un progetto di legge sulla libertà di opinione che riguarda il reato di vilipendio alla bandiera e all'unità nazionale; interventi a sostegno della famiglia; fondazioni bancarie; un freno alle privatizzazioni dei beni pubblici come acqua, gas ed energia; ed infine Bossi chiede uno spazio all'interno della delegazione italiana alla Convenzione europea.

Bossi ha detto che presenterà un documento scritto con le richieste della Lega al presidente del Consiglio all'inizio della prossima settimana, e che si aspetta una risposta entro quindici giorni. "Tra due settimane questa partita si dovrà chiudere perché i prossimi sei mesi (con la presidenza italiana dell'Ue, ndr) porteranno via l'attenzione dalle questioni nazionali. Noi - ha aggiunto - non possiamo aspettare tanto".

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Venerdi, 13 Giugno, 2003

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«Io sono una persona discreta, ma se la gente sapesse che cosa c’è dietro certi partiti, anche della Casa delle Libertà, se arrivasse in possesso di certe informazioni, altro che secessione!».

Umberto Bossi, Intervista a La Padania, 12 giugno, pag. 1-3

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Mediaset. Berlusconi indagato per frode fiscale

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi


Milano, 13 giugno 2003

I magistrati milanesi che da tempo indagano sulla compravendita di diritti televisivi e cinematografici inviano una richiesta di rogatoria negli Stati Uniti al ministero della Giustizia. Dal documento emerge che il premier è indagato per presunta frode fiscale.

Il nome di Berlusconi nell'elenco degli indagati
Il nome del premier figura nell' elenco delle persone coinvolte a vario titolo nell' inchiesta Mediaset condotta dalla Procura di Milano e relativa alla compravendita di diritti televisivi e cinematografici. La circostanza emerge da una richiesta di rogatoria negli Stati Uniti trasmessa nei giorni scorsi dai pm milanesi Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo al ministero della Giustizia per il suo normale iter. Nell' inchiesta sono da tempo indagati altri dirigenti di Mediaset.

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Politica. Tensione nella maggioranza in attesa della verifica


Umberto Bossi


Roma, 13 giugno 2003

Rientrato dal Medio Oriente, il premier Silvio Berlusconi si è messo subito al lavoro per provare a smorzare il clima di tensione all' interno della maggioranza dopo la sconfitta nelle amministrative. Slittato il Consiglio dei ministri previsto per oggi ufficialmente per gli impegni all' estero di Fini e Tremonti, ma all' appuntamento sarebbero comunque mancati i ministri della Lega Nord tutti compatti e presenti oggi alla riunione dello stato maggiore del Carroccio convocata a Milano proprio per decidere "se e come la Lega resterà al Governo", come ha detto il ministro Maroni.

La prima data utile per l' atteso summit del centrodestra, a questo punto, sembra essere quella del prossimo 18 giugno. Intanto, ieri sera i vertici di Forza Italia si sono riuniti a Palazzo Grazioli per "un
tagliando sul rilancio dell' azione di Governo", come ha detto
Scajola.

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L'aereo sul quale è stato trovato l'esplosivo


Un ventaglio di ipotesi, non esclusa quella di un atto dimostrativo, come lascerebbe pensare la telefonata anonima giunta alle forze di polizia, si presenta agli investigatori che stanno indagando sul pacco esplosivo rinvenuto nel pomeriggio sull'aereo Ancona-Roma in partenza dall'aeroporto 'Raffaello Sanzio" di Falconara.

L'allarme è scattato intorno alle 14:30, a seguito della telefonata, ma la notizia si è diffusa solo in serata. Nello scalo sono state subito attivate tutte le procedure di sicurezza previste, che hanno impedito ricadute sull'attività
aeroportuale.

Esplosivo nascosto in giubbotto salvagente
Gli artificieri hanno rinvenuto il pacchetto sospetto infilato sotto un sedile in coda al velivolo, che aveva già fatto la tratta Firenze-Roma e Roma-Ancona: l'involucro, grande pressapoco come quattro-cinque pacchetti di sigarette tenuti insieme con nastro da pacchi e occultato in un giubbetto salvagente, è stato fatto subito brillare con una microcarica.

Un forte boato

Dal boato prodotto oltre che dalla fumata si ipotizza che possa essersi trattato di tritolo o comunque un esplosivo di un certo potenziale. Sul materiale sono in corso analisi da parte della Polizia Scientifica, che coadiuva la Digos e gli agenti della Polaria.

Controlli sui passeggeri e addetti pulizie

Gli investigatori stanno intanto procedendo agli accertamenti di rito: controlli sui passeggeri, fra cui degli stranieri, delle tratte Firenze-Roma e Roma-Ancona, in particolare su quelli che hanno occupato il sedile sotto cui è stato rinvenuto l'ordigno, e sugli addetti alle pulizie.

Gesto dimostrativo?

Non è escluso che il pacco si trovasse da tempo nell'aereo, e che sia stata solo la telefonata - per questo si pensa a un gesto dimostrativo, anche se non vi sono al momento rivendicazioni di sorta - a permettere la sua scoperta.

A Dicembre un episodio simile

Nel dicembre scorso, un pacco bomba contenente 30 grammi di tritolo da cava fu rinvenuto in una borsa abbandonata al check-in del Sanzio da un viado quarantenne, Joao Paulo Druta, tuttora ricercato dall'Interpol. L'esplosivo era nascosto tra vasellame, bicchieri e animali in pelouche. Il pacco-bomba, secondo le risultanze della perizia disposta dalla Procura di Ancona, avrebbe potuto sfregiare, se non uccidere, chiunque lo avesse malauguratamente aperto.

Su Druta pende un mandato di cattura internazionale per detenzione di materiali esplosivi, ma la vicenda rimane ancora avvolta nel mistero.


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Bari. A decine avvistano un oggetto in fiamme che precipita dal cielo

Decine di chiamate al 115 hanno segnalato questa sera la presenza nel cielo di Bari di un grosso oggetto luminoso che sarebbe precipitato alla periferia della città prendendo fuoco a contatto con il suolo.

I vigili del fuoco stanno conducendo le ricerche per individuare la zona dove è precipitato l'oggetto e la sua natura. Alle ricerche collaborano anche alcuni cittadini che stanno indirizzando i vigili verso l'area dove ritengono sia avvenuto l'impatto e che è in direzione dell'ex frazione di Carbonara.

Per i vigili del fuoco potrebbe trattarsi di un pallone aerostatico che si staccato dall' ancoraggio e che ha preso fuoco.

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Aereo Ancona-Roma. Pacco esplosivo, atto dimostrativo?

Allarme bomba su un aereo in partenza dall'aeroporto "Raffaello Sanzio" di Falconara e diretto a Roma. Un ventaglio di ipotesi, non esclusa quella di un atto dimostrativo come lascia pensare la telefonata anonima giunta alla polizia, si presenta ora agli investigatori che stanno indagando. Dopo la telefonata, nello scalo marchigiano sono state attivate le procedure di sicurezza e gli artificieri hanno trovato il pacchetto di sigarette con fili elettrici infilato sotto un sedile in coda al velivolo che aveva già percorso la tratta Firenze-Roma e Roma-Ancona.


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Giovedi, 12 Giugno, 2003

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Processo Sme. Rinviato al 17 giugno per le dichiarazioni spontanee di Berlusconi


Il premier Silvio Berlusconi



Il processo Sme è stato rinviato al 17 giugno per le dichiarazioni spontanee di Silvio Berlusconi.

I giudici della prima sezione hanno respinto la richiesta dei legali di Silvio Berlusconi di revoca dell'ordinanza con la quale in precedenza era stato ritenuto non assoluto l'impedimento del premier ad essere in aula e, pertanto, si era disposto che il processo proseguisse.

Il Tribunale, in questa successiva ordinanza, ha preso atto della volontà di Berlusconi di rendere dichiarazioni spontanee il 17 giugno, mentre in mattinata i legali avevano chiesto un rinvio sine die del dibattimento. Questo avrebbe comportato un "assoluto stallo" della giurisdizione. I giudici hanno pertanto deciso il rinvio del processo al 17 giugno.

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Processo Sme. Difesa Berlusconi chiede revoca dell'ordinanza. Il premier in aula il 17 giugno

Ilda Boccassini


Milano, 11 giugno 2003
I legali di Silvio Berlusconi hanno chiesto la revoca dell'ordinanza di oggi del collegio giudicante e hanno detto che il premier sarà in aula il 17 giugno alle ore 9.

Il pm Boccassini si oppone
Il pm Ilda Boccassini si è opposta alla richiesta dei legali di Silvio Berlusconi di revoca dell' ordinanza con la quale i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano hanno giudicato non assoluto il legittimo impedimento del premier ad essere presente in aula. I giudici si sono riuniti in camera di consiglio per decidere.

La richiesta della difesa
Uno dei legali di Silvio Berlusconi, Gaetano Pecorella, ha spiegato che, perché ci sia la disponibilità del premier ad essere presente in aula il 17 giugno, "si è stati costretti a chiedere a un'alta carica di uno stato estero di aspettare". Quel giorno, infatti, si dovrebbe tenere il passaggio di consegna con il premier greco della presidenza del Consiglio d'Europa che, pertanto, slitterà, a quanto pare, almeno di qualche ora.

"Avevamo sperato che, di fronte all'attacco virulento del pm, non a Silvio Berlusconi, ma al presidente del Consiglio - ha detto Pecorella - il Tribunale avrebbe deciso in modo diverso, riconoscendone ruolo e onorabilità". Pecorella ha anche aggiunto che, perché i due difensori di Silvio Berlusconi fossero in aula questo pomeriggio, è stata sciolta una seduta della Commissione Giustizia della Camera impegnata su alcuni provvedimenti urgenti.

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Politica. Bossi: vogliamo le riforme o si trova la squadra o non staremo passivi

Il leader della Lega, Umberto Bossi

"Bisogna fare le riforme, questo era il patto con Berlusconi. E io le riforme non le vedo camminare. Adesso battagliamo, o si trova la squadra o noi non staremo passivi, sennò rischiamo di restare lì a fare da copertura e questo non lo faremo mai": così Umberto Bossi, spiega l' attuale posizione della Lega sul Governo.

La verifica per Bossi
"Io sono ministro delle Riforme - ha aggiunto il leader leghista - e mi devono spiegare che senso ha il mio ministero se non si fanno le riforme. Mi devono spiegare perchè AN e i democristiani sono contro il nord. Mi devono spiegare l' offensiva contro Tremonti. Mi devono spiegare i ritardi sulla legge per l' immigrazione e anche perchè non è stata ancora avviata la riforma della giustizia. Ecco che cosa intendo io per verifica".

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Politica. Maroni: venerdì la Lega deciderà se e come restare nel Governo

Roberto Maroni


"Venerdì mattina a Milano è stata fissata una riunione della segreteria politica della Lega per analizzare i risultati ma soprattutto per dire come fare per affermare il ruolo dela Lega dentro a maggioranza. Se ci sono spazi per continuare l'esperienza dentro il Governo, perché le
riforme vengano approvate". Lo ha detto il ministro del Welfare, Roberto Maroni.

La Lega - ha ricordato il ministro - "è al Governo per fare le riforme che ha annunciato. Se ci sono le condizioni, gli spazi, nei prossimi mesi per portare a compimento le riforme che sono state iniziate, devolution e federalismo, è un conto. Altrimenti dovremo fare una riflessione su questo. Venerdì ci troveremo per valutare tutte queste cose".

Quello che è successo in Friuli - ha continuato il titolare del Welfare - e non tanto per la sconfitta di Alessandra Guerra, ma per come si è verificata la sconfitta "ci lascia insoddisfatti e molto preoccupati. Soprattutto per quello che succederà al'interno della coalizione". Serve perciò che la Lega verifichi "se ci sono le condizioni per continuare in modo utile". "Solo allora - ha concluso - trarremo le conclusioni".

Maroni ha ribadito che la Lega è al Governo per fare le riforme, e ora - ha detto - "mi pare che il processo riformista sia rallentato. Non mi pare ci sia grande entusiasmo per portare a compimento nei tempi che avevamo ipotizzato queste riforme".

La legge Bossi-Fini, ha aggiunto Maroni, "si è fermata nella sua applicazione" e se non è più possibile fare le riforme "dobbiamo porci il problema se questa esperienza meriti di continuare. Io, personalmente, ritengo di sì". La Lega - ha assicurato il ministro - farà comunque ogni sforzo per ottenere gli obiettivi per cui ha firmati l'accordo politico nel 2001.

"Io sono ottimista - ha concluso - credo che ci siano le condizioni. Ma valuteremo i nuovi scenari che si presentano dopo la Amministrative. La Lega è al Governo per fare le riforme. Se venisse meno la volontà di fare le riforme non ci sarebbe motivo perché la Lega continui a rimanere nel Governo".

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Medio Oriente. Berlusconi: credo che vedrò Abu Mazen a metà mese

Silvio Berlusconi

Il premier palestinese Abu Mazen potrebbe essere in Italia a metà mese. Dall'Egitto, Silvio Berlusconi spiega personalmente la questione dell'incontro con Abu Mazen, che, ribadisce, incontrerà presto a Roma. "Avevo fissato l'incontro con Sharon da molto tempo - ha spiegato -, è a tutti noto che i capi di governo giunti in Israele, non potevano incontrare Sharon se avevano in agenda un incontro con Arafat". E' stato poi chiesto a Berlusconi se a suo giudizio Arafat ha ancora un ruolo. "Se è riuscito ad imporre, direi, ad Abu Mazen di incontrarmi in questo momento - ha risposto Berlusconi - evidentemente ha un ruolo molto importante". I giornalisti hanno poi incalzato il presidente del Consiglio chiedendogli se lui avrebbe difficoltà ad incontrare il presidente dell'Anp: "Non ho nessuna difficoltà a incontrarlo", ha risposto Berlusconi.

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Consulta. Previti-Ariosto: ammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione

Cesare Previti


La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal Tribunale di Como nei confronti della Camera dei Deputati relativo alla delibera dell' assemblea di Montecitorio del 13 giugno 2002, con la quale erano state dichiarate insindacabili alcune opinioni espresse da Cesare Previti nei confronti di Stefania Ariosto.

Il ricorso del Tribunale di Como ha avuto origine da un procedimento penale a carico di Previti, imputato del reato di diffamazione per il contenuto di alcune affermazioni, ritenute offensive della reputazione di Stefania Ariosto, pronunciate durante una intervista trasmessa dalla RAI il 16 settembre 1997. I giudici, con ricorso depositato il 19 giugno 2002, hanno sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei Deputati per la delibera adottata dall'Assemblea nella seduta del 13 giugno dello scorso anno, con la quale le affermazioni del deputato sono state dichiarate insindacabili in base all'art. 68 della Costituzione, che disciplina l' istituto dell' immunità parlamentare.

Secondo il Tribunale, la deliberazione con la quale la Camera dei deputati ha affermato che i fatti oggetto del procedimento penale a carico di Previti concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell' esercizio delle sue funzioni menomerebbe la sfera di attribuzioni dell'autorità giudiziaria in quanto "basata su erronea valutazione" di alcuni presupposti di diritto, alla luce di principi affermati dalla Corte costituzionale in due sentenze (numeri 10 e 11) del 2000.

Inoltre, nel caso specifico, le dichiarazioni di Previti - secondo il Tribunale di Como - non sarebbero in alcun modo ricollegabili ad iniziative parlamentari tipiche adottate dal deputato e non potrebbero, quindi, ritenersi connesse con l'esercizio delle funzioni parlamentari. Nel sostenere, dunque, che, a suo parere, "non spettava alla Camera dei deputati la valutazione della condotta attribuita all' on. Cesare Previti, in quanto estranea alle previsioni" dell' insindacabilità, il Tribunale di Como ha concluso chiedendo alla Consulta di annullare la deliberazione adottata dall' Assemblea di Montecitorio.

La Corte Costituzionale, nella sua ordinanza, ha rilevato che che in "sede di prima deliberazione possono ritenersi sussistenti i requisiti di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato", per cui ha dichiarato ammissibile il ricorso proposto dal Tribunale di Como, riversandosi la
decisione finale dopo il contraddittorio delle parti.


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Mercoledi, 11 Giugno, 2003

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Elezioni amministrative. Illy: "Questo modello è vincente a livello nazionale". Buttiglione:"Serve una aggiustatina"

Il presidente della Regione Friuli Riccardo Illy


Roma, 10 giugno 2003

"Faremo in modo di esportare questo modello in altre regioni anche a livello nazionale". Nelle parole del neo presidente della regione Friuli Riccardo Illy, la soddisfazione dell'Ulivo per i risultati del secondo turno delle regionali e la determinazione ad accelerare la costruzione di un'alternativa di governo a livello nazionale. "Nei confronti degli alleati stiamo attivando un sistema di partnership per governare senz'altro. Ognuno darà un contributo importante sulla base del peso che ha. Se nel voto del Friuli Venezia giulia, prosegue Illy, si può intravedere una sfiducia a Berlusconi, quella se l'è cercata lui. E' venuto qui tre volte, ha continuato a dire che il senso del voto era locale. Le contraddizioni si pagano".

Buttiglione: dobbiamo riflettere
"Non bisogna enfatizzare ma nemmeno minimizzare. Il centrosinistra guadagna un set, se vogliamo usare un'espressione tennistica, certamente non la partita, anzi è ben lungi dal vincere la partita", replica a distanza il ministro per le Politiche comunitarie Rocco Buttiglione. Buttiglione si dice d'accordo con il forzista Claudio Scajola, che dagli studi di Porta a Porta ribadisce che l'elettorato di centrodestra non è passato dall'altra parte: "L'elettorato - concorda il ministro - rimane orientato nello stesso modo in cui era alle politiche, ma molti nostri elettori non ci hanno votato. Non hanno votato nemmeno la sinistra ma non hanno votato neanche noi, si sono astenuti, dobbiamo riflettere su questo".


"La Cdl - conclude Buttiglione - è come la Ferrari: rimane la macchina migliore che sia disponibile sul mercato italiano però c'è bisogno di qualche registrata e di qualche aggiustatina".

Entusiasmo nel centrosinistra, preoccupazione nel centrodestra
Diametralmente opposto lo stato d'animo di Gavino Angius (Ds), che dà una lettura politica generale all'esito del voto amministrativo e dichiara: "Ha pesato il giudizio degli italiani sul governo". Diversa l'analisi di Claudio
Per Scajola (Fi): "Abbiamo scontato la litigiosità. Ad ogni modo su 6,4 milioni di elettori, solo 3 hanno votato per il centrosinistra". Giri di parole per nascondere una sconfitta, ribatte Pierluigi Castagnetti (Margherita), che sottolinea che "i risultati sono omogenei da Nord a Sud. C'è un giudizio sui 700 giorni del governo Berlusconi".

Per Gasparri (An) "minimizzare i risultati sarebbe sbagliato. E' un campanello d'allarme, ma normalmente le elezioni di medio termine penalizzano chi governa". Mastella (Udeur) afferma che il contributo del Campanile è stato fondamentale "per un cambiamento di tendenza nel sud. L'alleanza con Prc per ora vale a livello locale. Per le politiche non è scontata". Infine Giorgetti (Lega) afferma che "quando la Lega va da sola vince. Purtroppo, nella coalizione a livello locale ci sono atti di sabotaggio. In Friuli qualche componente locale di Forza Italia non ha lavorato per la Guerra".

Verifica
Resta, nella Casa delle Libertà, l'esigenza di un chiarimento fra le forze di maggioranza, "una verifica non una riscrittura del programma", riconosce il ministro delle Comunicazioni Gasparri. Per Giorgetti della Lega "verifica significa tornare al programma elettorale ed attuarlo nei tempi piu' rapidi possibili".

Le priorità del governo
"Fazio ci rimprovera una insufficiente velocità nell'attuare il nostro programma. Ci chiede di fare la riforma delle pensioni. Noi la vogliamo fare in maniera socialmente responsabile, dialogando con i sindacati", spiega Buttiglione passando all'analisi nel dettaglio dei prossimi passi del governo: le priorità della maggioranza sono "scuola, famiglia e lavoro". Sulla giustizia il presidente dell'Udc ritiene che sia "sufficiente il lodo Maccanico. Non sono per il ripristino dell'immunita' parlamentare, anche se con l'immunità il Paese cresceva economicamente meglio".

Numeri
Nei 41 comuni al di sopra dei 15 mila abitanti (10 mila per quelli siciliani) andati al ballottaggio, si registra una netta affermazione del centrosinistra: governava in 14 città, ora ne governerà 23, cioè 9 in più. Il centrodestra, che governava in 21 città, dovrà accontentarsi di avere 9 sindaci, cioè 12 in meno. Sei sindaci sono attribuibili a liste civiche variamente denominate. Questa la nuova mappa dei Comuni regione per regione:

Lombardia
Rispetto alle precedenti giunte, la situazione resta invariata.
BAREGGIO: sindaco RESTELLI (centrosinistra), precedente giunta centrosinistra;NERVIANO: sindaco GIROTTI (L.CIV.L.N.)precedente giunta L.CIV.L.N.

Veneto
Qui il centrodestra si afferma in ambedue i comuni dove si è andati al ballottaggio, strappando al centrosinistra SAN DONA'DI PIAVE con ZACCARIOTTO sindaco; a BUSSOLENGO il centrodestra mantiene la posizione con ZOCCA sindaco.

Liguria
Il centrosinistra si afferma nei due comuni dove si è andati al ballottaggio, conquistando una nuova posizione a CHIAVARI con POGGI sindaco; precedente giunta Lista civica; mantiene la posizione a SESTRI LEVANTE con LAVARELLO sindaco; precedente giunta centrosinistra.

Marche
Si è votato solo a PORTO SAN GIORGIO dove il centrosinistra si afferma, conquistando un comune in piu', con BRIGNOCCHI sindaco; precendete giunta centrodestra.

Lazio
Cinque i comuni dove si e' votato, il centrosinistra ne ha guadagnati tre rispetto alle giunte precedenti: CERVETERI con BRAZZINI sindaco; precedente giunta centrodestra; FORMIA con BARTOLOMEO sindaco; precedente giunta centrodestra; MARINO con ONORATI sindaco; precedente giunta centrodestra. A SEZZE il centrosinistra perde in favore della Lista civica con ZARRA sindaco. TIVOLI conferma la situazione della giunta precedente (centrosinistra) con VINCENZI sindaco (cs).

Campania
Si è votato in sette comuni. Il centrosinistra guadagna due comuni: GRUMO NEVANO con sindaco DI LORENZO; precedente giunta centrodestra e SANT'ANTIMO con sindaco RUSSO; precendente giunta centrodestra. A MELITO DI NAPOLI vince DI GENNARO sindaco (U.D.EUR,L.DI PIE, S.D.I., DL LA MARG. ); precedente giunta centrodestra. A BARONISSO si afferma sindaco COSIMATO (L.CIV.); precedente giunta centrosinistra. A CAMPAGNA LUONGO sindaco (L.CIV., CENTRO); precedente giunta Lista Civica. A SCAFATI il centro sinistra mantiene la posizione con BOTTONI sindaco; precendete giunta centrosinistra.A QUARTO il centrodestra mantine la posizione con SALATIELLO sindaco (CD); precedente giunta centrodestra.

Puglia
Si è votato in tre comuni, andati tutti al centrosinistra, che conquista due nuove posizioni: a CASAMASSIMA con DE TOMMASO sindaco; precedente giunta centrodestra; a MONOPOLI con LEOCI sindaco; precedente giunta centrodestra. A CONVERSANO si conferma con IUDICE sindaco, precedente giunta centrosinistra.

Calabria
Su due comuni il centro sinistra ne guadagna due: PAOLA con PERROTTA sindaco, precedente giunta centrodestra; PALMI con PARISI sindaco; precedente giunta centrodestra.

Sicilia
Si è andati al ballottaggio in sedici comuni: il centro destra guardagna tre nuovi comuni, il centrosinistra lo stesso. Negli altri dieci si affermano le liste civiche. LICATA: sindaco BIONDI (AN, L.CIV); precedente giunta centrodestra; RIESI: CARRUBBA sindaco (L.CIV.);precedente giunta centrosinistra; ACI SANT'ANTONIO: sindaco PULVIRENTI (CD); precedente giunta centrosinistra; BIANCAVILLA: CANTARELLA sindaco (CD); precedente giunta centrosinistra; MILITELLO IN VAL DI CATANIA: sindaco MUSUMECI (CD); precedente giunta centrosinistra; PALAGONIA: sindaco FAGONE (CD); precedente giunta centro; RAMACCA: sindaco RUSSO (CS); precedente giunta centrodestra; RANDAZZO: sindaco AGATI (AN, L.CIV.); precedente giunta centrodestra; TREMESTIERI ETNEO: sindaco GIUFFRIDA (L.CIV., D.CRISTIANA);precedente giunta centrodestra; CAPO D'ORLANDO: sindaco CARRELLO (CD); precedente giunta centrodestra; CAPACI: sindaco LONGO (L.CIV., ORIZ.NUOVI);precedente giunta centrodestra; ISPICA: sindaco GUGLIOTTA (CS); precedente giunta centrodestra; FRANCOFONTE: sindaco CASTANIA (CD); precedente giunta centrosinistra; PACECO: sindaco PLAJA (CS); precedente giunta centrodestra; PARTANNA: sindaco CULICCHIA (S.D.I., D.S.,L.CIV:); precedente giunta centrosinistra; SALEMI: sindaco MASTRANTONI (L.CIV.); precedente giunta DS,AN, PPI poi Commissario.

Sardegna
Si è votato ad ASSEMINI dove il centrosinistra conferma il sindaco con CASULA (CS).


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Immigrazione. Salvati 133 clandestini al largo di Lampedusa

Clandestini

La Marina Militare ha tratto in salvo, a sud dell'isola di Lampedusa, 133 extracomunitari che si trovavano a bordo di un'imbarcazione di 10 metri.

L'avvistamento ha fatto scattare le operazioni di soccorso, alle quali hanno partecipato mezzi navali della Guardia costiera.

I clandestini, tra i quali vi sono quattro donne e un bambino, sono stati sbarcati nel porto dell'isola.

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Spettacolo. È morta l'attrice fiorentina Marisa Fabbri

Marisa Fabbri



Lutto nel mondo dello spettacolo. E' morta Marisa Fabbri. L'attrice, fiorentina, ha legato il suo nome al cosiddetto teatro impegnato ma anche al cinema ha dato vita a personaggi indimenticabili. Ricordiamo l'eccezionale interpretazione in solitario de "Le Baccanti", di Luca Ronconi, con il quale ha lavorato in molti altri spettacoli. Formatasi alla scuola di Aldo Trionfo e di Giorgio Strehler, ha caratterizzato il suo lavoro con un'attenta lettura analitica delle opere interpretate, reiventando la scrittura teatrale.
L'ultima sua interpretazione è di pochi giorni fa , a Firenze, durante la celebrazione della strage di via dei Georgofili.
Al cinema ha dato vita a personaggi indimenticabili e diversi come in Milarepa di Liliana Cavani, in "Sacco e Vanzetti" di Giuliano Montaldo e nel Dottor Tersilli con Alberto Sordi.
La camera ardente sarà allestita all'Accademia Nazionale di Arte Drammatica a Roma dove insegnava recitazione.

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Medio Oriente. Berlusconi oggi ad Amman per incontrare il re Abdallah II


Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi

Prosegue la missione in Medioriente del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, oggi in Giordania per incontrare il re Abdallah II. Da Amman il premier italiano partirà per l'Egitto dove è previsto un colloquio con il presidente Hosni Mubarak.

Ieri a Gerusalemme, nel corso dell'incontro con il premier israeliano Ariel Sharon il presidente del Consiglio ha ribadito che la solidarietà a Israele si concretizzerà ulteriormente durante l'imminente semestre di presidenza italiana dell'Unione europea.

Sharon ha sollecitato Berlusconi affinchè l'Europa eserciti "chiare" pressioni per porre fine agli attentati palestinesi. Ancora in forse l'incontro con il primo ministro palestinese Abu Mazen, dopo il rifiuto di Berlusconi di vedere Yasser Arafat.

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Elezioni amministrative. AN Friuli: non sono piaciuti eccessi leghisti

Secondo il segretario regionale Roberto Menia, il partito ha tenuto

La segreteria di Alleanza nazionale del Friuli ammette la sconfitta, ma rivendica una sostanziale tenuta del partito. "Le cose sono andate evidentemente male - afferma il segretario regionale, Roberto Menia - e dobbiamo leggere il risultato va letto in un contesto più generale, cioè alla luce dei risultati di tutta Italia. Il trend del 2001 non c'è più, ma le onde vanno e vengono. Ora abbiamo raggiunto il punto minimo".

Sulla sconfitta del candidato presidente della Cdl, Alessandra Guerra, l'esponente di An aggiunge: "Ora è facile dire che forse era la scelta sbagliata. Non è giusto prendersela con il candidato, o meglio non si può farlo oggi." "Certo è - continua Menia - che non è stato gradito l'atteggiamento leghista di questi mesi; anche per questo abbiamo chiesto verifica. Ci sono stati eccessi padani, non della candidata, ma del suo partito si'".


Menia ha poi riferito della telefonata che ha avuto con il leader nazionale del partito, Gianfranco Fini, impegnato in Spagna. "Gli ho comunicato il risultato, facendogli presente che An ha sostanzialmente tenuto le posizioni delle politiche. Lui mi ha risposto che si è verificato quello che si immaginava".

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Elezioni amministrative. Scajola: "Voto negativo, serve un esame di coscienza"

Claudio Scajola

"Dovremo fare un forte esame di coscienza sulla scelta delle candidature". Nelle parole del responsabile della macchina elettorale di Forza Italia, Claudio Scajola, l'ammissione della sconfitta nel secondo turno delle amministrative e l'anticipazione del motivo dominante nel centrodestra nei prossimi giorni, quello di una verifica sui rapporti di forza interni, a partire dall'esito della candidatura della leghista Alessandra Guerra in Friuli.

"E' inutile nascondere che il voto di oggi è negativo per la maggioranza", aggiunge Mario Landolfi, portavoce di Alleanza Nazionale. "E' una sconfitta che indica una difficoltà. Non servono giri di parole", sottolinea da parte sua Marco Follini, segretario dell'Udc.

La verifica, ormai da settimane in agenda, si infittisce di argomenti all'ordine del giorno. E anche se il leghista Speroni chiede che "non si facciano processi all'asse Tremonti-Bossi, perché dal canto suo il Carroccio "può attribuire agli emendamenti Tabacci alla Bossi-Fini la colpa della sconfitta in Friuli", proprio centristi e Alleanza Nazionale sono pronti a sedersi al tavolo degli alleati con qualche richiesta precisa. "Vanno certamente considerate le motivazioni localistiche sempre connesse al voto amministrativo - premette Landolfi - né va dimenticata la scarsa affluenza alle urne. Ma è del tutto evidente che dalla consultazione odierna dovrà scaturire una riflessione seria per il rilancio della coalizione. Sottovalutare o minimizzare il risultato di questa tornata elettorale sarebbe una dimostrazione di miopia politica".

"Bisognerà ragionare con calma e pensarci bene, come sempre quando si è in presenza di sconfitte e difficoltà", commenta il segretario dell'Udc Follini. Per mercoledì prossimo è atteso il comitato esecutivo di An, dal quale emergeranno le prime ufficiali indicazioni politiche, mentre per la stretta finale nella maggioranza bisognerà aspettare il ritorno in Italia del premier Silvio Berlusconi.


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Martedi, 10 Giugno, 2003

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Grandi Opere. «Penso e spero di arrivare ad avere così tante opere realizzate da non essere neppure costretto a fare campagna elettorale».

Silvio Berlusconi all’Ansa, 14 maggio

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Il centro-sinistra ha vinto: sconfitto l'asse Tremonti-Bossi
di Luana Benini

Vittoria schiacciante per il centrosinistra e una grandinata per il centrodestra che lascia senza parole i big, Bossi, Fini e compagnia. E mentre la Cdl si rifugia nel formulario classico, «chiarimento», «verifica»,c’è chi mette sotto accusa Tremonti, l’opposizione respira a pieni polmoni il vento che ha cambiato direzione. La cronaca di una giornata da ricordare comincia alle 15 quando al Botteghino il buon umore comincia a trasformarsi in gioia. Quando i segnali positivi sono avvalorati da una inondazione di numeri e nomi. Dai primi exit poll del Friuli, al risultato della Val d’Aosta, alle proiezioni sulla provincia di Siracusa che danno la vittoria al presidente uscente Bruno Marziano, a quelle su Ragusa, uno dei capoluoghi siciliani con giunta uscente di centrodestra dove Antonino Solarino mostra di avercela fatta.

È come una scossa elettrica che allarga i sorrisi e stimola le battute, libera l’ironia. «Adesso voglio proprio vedere - commenta Pietro Folena - cosa si inventa Sandro Bondi, l’Al-Sahaf de noantri...». Questa volta, c’è poco da arrampicarsi sugli specchi. Antonello Cabras, il responsabile enti locali dei Ds, snocciola le cifre: riconferma vittoriosa per Corsini a Brescia, conquistate Pescara e Udine...Dietro le quinte la macchina dell’ufficio elettorale della Quercia macina dati e man mano che i campioni di sezioni vengono coperti, le proiezioni sono sempre più precise, attendibili. Anche questa volta i giovani volontari del Botteghino addetti alla ricezione-dati hanno battuto la potente e ufficiale Nexus.

Su tutto però campeggia la vittoria del Friuli che sta per scaricare sulla Cdl una specie di terremoto politico. Il centrodestra? «Appare colpito da strana e singolare afasia - osserva Giovanna Melandri - Bossi, Fini, Berlusconi, Tremonti, i veri responsabili di questa disfatta tacciono, che si stiano mangiando per la rabbia, come Rockerduck il proverbiale cappello?». «È l’asse di governo Bossi-Tremonti - concorda Cabras - ad essere sconfitto. E in Sicilia il 61 a zero delle passate elezioni sembra un ricordo». Il centrodestra ha perso Paola e Palmi. Nel Lazio, Formia, Marino, Cerveteri. È vittoria per il centrosinistra a Sestri Levante, Scafati, Chiavari, Monopoli, Casamassima, Tivoli...L’elenco sembra infinito. La messe raccolta supera le aspettative. «Ci prendiamo la grande gioia di salutare l’unità del centrosinistra...» dice in tv Francesco Rutelli. E riesce persino a zittire l’ineffabile capogruppo di Fi, Elio Vito, quello che parla a macchinetta. A metà pomeriggio, per Rutelli, «si profila un risultato entusiasmante, la vittoria di Riccardo Illy è una svolta nella terra che aveva visto nascere ed affermarsi un laboratorio vincente del centrodestra e c’è una robusta inversione di tendenza in Sicilia dove quello che sembrava un dominio del Polo si è già esaurito». I leader del centrosinistra hanno riacquistato grinta. Il segretario diessino scende in sala stampa e annuncia «un risultato travolgente». Si toglie parecchi sassolini: «Il centrodestra aveva cercato di far credere che aveva vinto le elezioni al primo turno e questi risultati dimostrano che le bugie hanno le gambe corte anche in epoca berlusconiana...». Più credibili i candidati e i programmi nel centrosinistra e poi l’unità, finalmente, che paga. È questo il filo che dipana i commenti: questo voto è una bocciatura delle amministrazioni locali guidate dal centrodestra, ma è anche un altolà al governo centrale.

Ormai i dati sono nero su bianco in un quadro riassuntivo (è l’ultimo schiaffo a Nexus che ancora si affanna su dati incerti): il centrosinistra ha messo a punto un sette a cinque alle provinciali, e la vittoria alle comunali è netta, 49 a 27. Per Clemente Mastella, la vittoria di Illy è «un caffé un po’ amaro per la Guerra ...». Di Pietro decreta: «Ora la Cdl è minoranza nel paese». «Una valanga di voti per il centrosinistra e una bocciatura sonora per la destra che dopo due anni ha deluso» chiosa Walter Veltroni. «La Tremonti-bis elettorale non ha ingannato gli italiani», attacca il leader dei verdi Pecoraro Scanio. «Berlusconi non incanta più - si lascia andare Enrico Boselli, Sdi - restano solo i cocci da raccogliere. Si tratta solo di vedere chi lo dovrà fare. Suggeriamo che assieme a Tremonti e a Bossi sia chiamato anche Previti...». Nel salotto tv di Rai3 il diessino Angius e Castagnetti, Margherita, duellano con un irascibile La Russa che se la prende anche con i giornalisti. Angius è rilassato e trova anche il modo di scherzare su una scommessa fatta giorni addietro: «A Siracusa avete perso ora caro Ignazio mi devi una cena...». Castagnetti: «Se si fosse votato per le elezioni politiche il centrodestra avrebbe 25 parlamentari in meno e il centrosinistra 25 in più».

Francesco Rutelli e Piero Fassino hanno deciso di andare insieme in tv e si sono dati appuntamento nella sala stampa della Camera: «Credo - spiega Rutelli che il panorama politico in Italia stia cambiando. Ora si tratta per noi di trarre da questo la spinta, la forza per una nuova candidatura al governo del Paese».
Al Botteghino il presidente dei Ds, Massimo D’Alema improvvisa una conferenza stampa: «La vittoria di Illy è davvero una svolta storica anche per le proporzioni che ha assunto che sono andate al di là di ogni previsione». Ma c’è un altro dato che merita di essere considerato, quello dei Ds «che in Friuli si attestano al 15, 6%, oltre 6 punti in più rispetto alle politiche». Ed è difficile parlare di fenomeno locale «dopo che Berlusconi ha girato l’Italia in lungo e in largo per fare propaganda elettorale». È un chiaro segno di «sfiducia al governo». Ora occorre «valorizzare il successo delle amministrative con una più stabile unità dell’Ulivo e un più stabile rapporto con Rifondazione».

È un brindisi nella sala Willy Brandt, quella dove si riunisce la segreteria diessina a siglare la giornata. C’è tutto il gruppo dirigente, il segretario, il presidente, il leader del Correntone Giovanni Berlinguer, gli esponenti della segreteria, tanti dirigenti che nel frattempo sono arrivati, i funzionari, le segretarie...Si brinda dunque. È il primo brindisi per una vittoria elettorale importante nella sede di via Nazionale.

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Illy vince la Guerra del Friuli
di Michele Sartori

È sera, e Illy dov'è? In barca, in giro da domenica mattina per il Quarnaro col suo nuovo motoscafo, lui e la moglie, soli soletti. Riccardo e Rossana (non) comunicano col resto del mondo a suon di messaggini telefonici. Sanno della vittoria, strepitosa, incredibile, eppure zitti e lontani. Prima o poi sbarcheranno. Per ora navigano. A metà pomeriggio anche Anna Illy, la mamma, energica presidentessa degli industriali triestini, è in giro a vela, per conto suo. Incrocia i due, scambia segnali, sbracciate felici. E Riccardo? «Felice, ma composto, come sempre».

È sera, e Alessandra Guerra dov'è? In casa. Ne esce a buio fatto: «Ho dato tutto quello che potevo. Il punto di crisi sono state le baruffe interne. Delle colpe di questa sconfitta si occuperanno le segreterie dei partiti, non io». Il Comitato elettorale della Casa delle Libertà è un mortorio. «Una catastrofe», s'arrabbia Roberto Menia, segretario regionale di An. L'unico che ha la forza di parlare è l'adrenalinico deputato piemontese Roberto Rosso, mandato da Berlusconi a commissariare Forza Italia regionale, dopo le fughe, le turbolenze seguite alla candidatura della leghista. Rosso è un ottimista di natura, e spiega che «la sconfitta è pesante, sì, ma il governo ne esce rafforzato». E perché? «Perché i cittadini non hanno votato schieramenti o programmi, ma hanno eletto un Amministratore Delegato». E quindi? «Gli italiani continueranno a preferire Berlusconi quale Amministratore Delegato del paese».

È sera, e Sergio Cecotti dov'è? Eccolo. Per parlare, parla: ma essendo assai poco loquace, distilla quattro parole e due articoli determinativi: «I friulani hanno capito la lezione». Cecotti, sindaco leghista di Udine, dimessosi contro i «visitors» romani, ora appoggiato da parte del centrosinistra, rischia di riconquistare il comune al primo turno. L'exit-poll Nexus lo dà tra il 49 ed il 53%, distanziatissimo il rivale del Polo, il deputato di An Daniele Franz, completamente a terra il candidato leghista. Però lo spoglio vero inizia stamattina.

Per oggi i computer della Regione continuano a sfornare percentuali incredibili prima. Riccardo Illy e la sua «Intesa Democratica» - un raggruppamento di nove liste, tutte quelle dell'Ulivo più i sostenitori diretti di Illy - non vincono per poco, come immaginavano i più ottimisti: il rapporto continua ad oscillare per tutto lo spoglio tra il 53-54 per lui, il 42 per la leghista, il quasi 4 per Ferruccio Saro, terzo incomodo della sfida, che riesce a farsi eleggere consigliere. È il contrario di cinque anni fa, quando il centrosinistra doveva rassegnarsi ad un distacco di sedici punti dal centro destra. Nel 1998, il Friuli-Venezia Giulia aveva ospitato il primissimo esperimento di «Casa delle libertà». Adesso, lo stesso laboratorio potrebbe segnalare l 'inizio del riflusso.

C'è di più. Non solo Illy batte la rivale; anche lo schieramento politico che lo sostiene supera il centrodestra, di oltre tre punti, colmando un gap che, alle ultime politiche, era ancora del 10%. Rispetto al 2001 i Ds quasi raddoppiano, guadagna perfino Rifondazione. Forza Italia invece, pur restando il primo partito, ha un vistosissimo calo, sei punti in meno, mentre An e Lega restano più o meno fermi (molto peggio, per la Lega, va raffrontando i dati con quelli delle regionali precedenti).

Illy stravince a Trieste e Gorizia, è quasi alla pari a Pordenone, vince a Udine e perfino in Carnia, il feudo elettorale di Renzo Tondo, il presidente azzurro uscente e silurato per far posto ad Alessandra Guerra. Tondo deve essersi molto impegnato in q uesta campagna elettorale, ma per non far vincere la rivale. In Carnia, ma anche altrove, è stato praticato il voto disgiunto, molti hanno indicato Illy presidente e qualche «azzurro» come consigliere. Una rivolta contro i «visitors» romani. «Il voto disgiunto è stato una ghigliottina per la Casa delle libertà», giudica l'on. Roberto Damiani, illyano di antica data. E ancora: Illy supera di quattro punti abbondanti il risultato della sua coalizione. Guerra sta quasi 5 punti sotto.

«Non voglio vincere. Voglio stravincere!», aveva detto lei, venerdì sera, alla chiusura della campagna elettorale. E Berlusconi, al suo fianco: «Alessandra è la nostra lady di ferro. È la persona giusta per vincere queste elezioni». E gli ultimi manifesti con cui la Casa delle libertà aveva tappezzato la regione: «Se voti Illy vincono i comunisti». E la rivista colma di mirabolanti «impegni concreti» fatta uscire da Forza Italia negli ultimi giorni: «Forza Italia e Alessandra Guerra: l'unione fa la forza!». Adesso cominceranno, nella Casa delle libertà, molte notti dei lunghi coltelli. Preannunciate felpatamente da Claudio Scajola: «Dobbiamo fare un esame di coscienza sulle candidature».

Chi ha voluto, chi ha imposto la disastrosa candidatura leghista, che ha devastato la Cdl e l'ha condotta alla rovina in una regione in cui aveva la netta maggioranza assoluta? Berlusconi ha sempre detto: Bossi. Bossi ha detto: Berlusconi. Prima dei due, c'era stato comunque un gran lavorio altrui: di Scajola, ostile alle candidature azzurre friulane sostenute da Antonione. Di Tremonti, il più forte sponsor di Alessandra Guerra: un uomo che forse oggi Berlusconi non considera più tanto «geniale». Del leghista Calderoli, dell'azzurro Brancher, tessitori materiali del patto. «Oggi è stato sconfitto l'asse Bossi-Tremonti. Non sono stato io a far perdere Alessandra Guerra: semplicemente, quella candidatura non doveva essere posta», detta allegro Ferruccio Saro, che fino a due mesi fa era il coordinatore friulano di Forza Italia, ed adesso ne è espulso.

In questi due mesi, la regione è stata solcata in lungo e in largo dal governo. Tre volte Berlusconi - commento di Maurizio Fistarol: «Ringraziamo l'effetto-B: dove lui accorre, si vince» - tre volte Bossi, tre volte Fini, un'infinità di ministri, guidati da Tremonti, il quale ogni settimana ha promesso mari e monti, facendo irritare perfino il commissario europeo; ed ha minacciato tagli di fondi in caso di sconfitta. Nella azienda di Renzo Tondo, in quel momento dimissionario dalla regione, è capitata anche una visita della Finanza. Tondo ha ritirato le dimissioni. Difficile, con tutto ciò, continuare a definire «locali» queste elezioni.

Trieste si prepara alla gran festa. Capitan Illy sta attraccando, dicono, ma ancora non si vede. Nelle tv private infuria il dibattito tra i candidati consiglieri. Quelli azzurri se la pigliano in coro col siluramento di Tondo, con l'errore nella scelta del candidato. Battibecco tra un illyano e un azzurro: «Non avete sbagliato solo l'attore. Era tutta la sceneggiatura del film sbagliata». E l'altro: «Eh, sì. Noi avevamo 'Via col vento', voi 'Indiana Jones'».

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Elezioni amministrative. Bossi: "Il centrodestra ha perso perché spaccato.E perché per la gente non ha fatto le riforme"


Umberto Bossi


Milano, 9 giugno 2003

"Quando la coalizione si presenta spaccata, si perde". Il ministro per le Riforme Umberto Bossi analizza l'esito del secondo turno delle amministrative, negativo per il centrodestra, e sembra riconoscere che la frammentazione di liste e candidati non ha giovato alla maggioranza. Ma poi, forte della vittoria della Lega in quattro comuni (Treviso, Nerviano, Bussolengo e San Donà di Piave), ribadisce: "Quando la Lega va da sola ha un suo ruolo e vince. In Friuli non potevano però andare da soli e per la Guerra è stata dura anche perché qualcuno nel centrodestra non ha votato il candidato della Lega".

Sul piano politico, i risultati delle elezioni secondo Umberto Bossi lanciano alla Cdl il segnale che "le riforme devono essere fatte, perché la gente ha avuto la sensazione che non sono state fatte".

"Anche se i dati non sono ancora definitivi - prosegue Bossi - si può dire che Illy ha vinto. D'altra parte la coalizione si è presentata spaccata, la gente ha visto le spaccature, e con la coalizione spaccata si perde. Mi ricordo che in passato accadde la stessa cosa ad Alessandria".

"Io - aggiunge il segretario della Lega - temevo che Alessandra Guerra non ce l'avrebbe fatta, era una battaglia difficile la sua e poi, senza un quotidiano locale che potesse sostenerla era davvero dura. Illy invece aveva dalla sua anche una notorietà che non è certo dovuta alla politica".

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Precarizzazione del lavoro: la Cgil propone due ore di sciopero generale
di red

Due ore di sciopero generale. Contro le misure di precarizzazione del lavoro contenute nel «pacchetto» approvato dal governo. Due ore di sciopero, dunque. Le proporrà il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, agli organismi direttivi della Cgil.
Il segretario generale della confederazione l'ha annunciato intervenendo all'assemblea dei delegati della Cgil. Il più grande sindacato si prepara alla battaglia, dunque, contro il decreto legislativo varato venerdì. Decreto che qualcuno - fra le fila del govenro - si ostina a chiamare «legge Biagi».
Il provvedimento, presentato dal ministro del Welfare Roberto Maroni, prevede la ridefinizione dei contratti di lavoro atipici, dai cosiddetti Cococo (i contratti di collaborazione coordinati e continuativi) a quelli di lavoro interinale. Introducendo nuove, e ancora più pesanti, forme di precarizzazione.

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Il diritto a informare e ad essere informati. La giornata di lotta dei giornalisti
di red

Mercoledì molti quotidiani non sono in edicola. Sicuramente non ci sarà l'Unità. E anche il sito dell'Unità on line mercoledì resterà muto aderendo allo sciopero generale dei giornalisti indetto dalla Federazione Nazionale della Stampa per la libertà dell'informazione.

Lunedì, come ha confermato il segretario generale dell'Fnsi Paolo Serventi Longhi partecipando all'assemblea che si è svolta all'Unità con le redazioni di Roma, Milano, Bologna e Firenze, ci sono state molte pressioni degli editori di grandi organi d'informazione per far uscire lo stesso i quotidiani nel giorno dello sciopero. Pressioni che sono arrivate persino all'Fnsi, che ha confermato invece l'astensione di tutti i giornalisti dei quotidiani, delle agenzie di stampa, delle strutture sinergiche nazionali e locali, dei service collegati a testate quotidiane, dei giornali telematici, dei siti web, dei portali internet, dei freelance, dei collaboratori dei corrispondenti e dei giornalisti degli uffici stampa di enti pubblici e privati».

«Lo sciopero è stato proclamato da due settimane e non ha deroghe - ha precisato Serventi Longhi all'assemblea dell'Unità - Abbiamo dovuto spostarlo da venerdì 6 giugno a martedì 10 perché dalle realtà regionali dell'Fnsi ci venivano segnalazioni preoccupate riguardo alla copertura per le elezioni. Abbiamo riflettuto a lungo e abbiamo dovuto riconoscere che avevamo sottovalutato il problema. Certo anche questo martedì è un sacrificio per molte testate - aggiunge il segretario Fnsi - visto che mancano solo quattro giorni al referendum sull'articolo 18, finora coperto da un muro di silenzio sulle grandi testate».

Lunedì nuovi attacchi alla protesta dei giornalisti sono arrivati dal senatore di An. Michele Bonatesta che parla di «sciopero politico» e ne auspica «il fallimento». Secondo l'esponente di An Serventi Longhi avrebbe scambiato «la Fnsi per un partito, non perseguendo la tutela degli interessi dei lavoratori, ma solo il proprio disegno politico di opposizione al governo e alla maggioranza di Centrodestra».

«Non nego che sia uno sciopero politico - risponde Serventi - anzi lo rivendico se con questo si intende che è per la difesa di principi fondanti per una democrazia come il diritto di informare e di essere informati». Il segretario del sindacato dei giornalisti ricorda che non si tratta, comunque, del primo sciopero di questo tipo della categoria: c'è stato vent'anni fa la protesta generale per l'ingresso di Barzini alla direzione del Messaggero come garante di un certo sistema di potere Dc, lo sciopero più recente per l'arresto di un giornalista che non voleva rivelare la sua fonte. «Certo - precisa Serventi - questo è il primo episodio politico di questa situazione che non mi piace chiamare di regime perché non amo la forza delle parole ma che è di estrema gravità».

Il Cdr dell'Unità aprendo l'assemblea dei redattori e delle redattrici aveva citato i recenti episodi di attacco alla libertà d'informazione. L'ispezione al Tg3, la vicenda del Corriere come poi spiegata sulle colonne del nostro giornale da Corrado Stajano, lo strangolamento pubblicitario da parte di grandi aziende all'Unità, i dati dell'Osservatorio di Pavia sulla penalizzazione del nostro giornale nelle rassegne stampa delle prime due reti del servizio televisivo pubblico.

"Lo sciopero - dice Serventi - non è stato indetto per protestare per il cambio alla direzione del Corriere della Sera, ma per il metodo e il contesto. E' più grave che Ligresti entri nel patto di sindacato del Corriere piuttosto che De Bortoli venga sostituito da Folli". Serventi se la prende però anche con i governi di centrosinistra, colpevoli a suo dire di non aver varato una legge sul conflitto di interessi sufficientemente chiara e drastica e di aver così spianato la strada anche al ddl Gasparri che ora consente a grandi proprietari di tv come Berlusconi e Murdoch di evitare i limiti antitrust e aumentare la concentrazione proprietaria nel mondo dei media.

All'assemblea dell'Unità si è parlato però anche di un altro forte pericolo che si annuncia per il giornalismo oltre che per il mondo del lavoro nel suo complesso: il decreto Maroni che va sotto il nome di Legge Biagi e che se varato, come dice Eugenio Scalfari, porterà alla "polverizzazione del mercato del lavoro", trasformando i contratti di collaborazione continuata e continuativa in una precarizzazione a vita. "Se verrà applicato alle migliaia di siti e testate dove già oggi ci sono forme d'impiego delle più flessibili, istituti come l'Inpg la Casagit e il Fondo per i disoccupati saranno morti o moribondi nei prossimi cinque anni - ammette Serventi - ma è evidente che certe battaglie non possiamo farle da soli", aggiunge riferendosi alle altre confederazioni sindacali Cgil Cisl e Uil.

Toni Jop degli Spettacoli dell'Unità fa notare che nelle giovani generazioni di redattori lo sciopero può essere avvertito come una forma di lotta vecchia o di importanza relativa. "Sono cresciti, si sono affermati - dice Jop - in una cultura diversa e in un sistema di regole diverse". Serventi ammette "sì forse lo sciopero sarà uno strumento vecchio ma non ne vedo altri in grado di suscitare un impatto simile, di far discutere prima durante e dopo".

Lo sciopero generale per le tv sarà il 18 giugno. Un oscuramento totale che però aveva bisogno, per legge alla Rai, di dieci giorni di preavviso. Serventi dice che il direttore della Rai Cattaneo aveva minacciato l'applicazione delle sanzioni previste, compreso la decurtazione degli stipendi, se i giornalisti televisivi avessero volutro aderire alla protesta senza rispettare le procedure.

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La strana mediazione di Berlusconi: incontra solo Sharon
di Marcella Ciarnelli

Da mediatore a uomo di parte. Un po’ come se l'arbitro si mettesse a giocare per una squadra invece di mantenere equamente le distanze. Il premier italiano, in visita ufficiale a Gerusalemme, ha subito mostrato da che parte sta. Incontro con gran spreco di fanfare con Ariel Sharon, colazione di lavoro, conferenza stampa congiunta e, per finire, una visita di cortesia al presidente Katzav. L'altro soggetto della mediazione di cui Berlusconi dice di essere l'incaricato per conto di Bush, che con lui sulla questione mediorientale vuole «lavorare spalla a spalla», alla fine non dovrebbe avere alcun incontro con il presidente del Consiglio, giunto ormai a pochi giorni dalla guida della Unione europea nel prossimo semestre. Infatti la leadership palestinese non ha accettato di incontralo poiché Berlusconi ha fatto sapere di essere disponibile ad un colloquio con il solo premier Abu Mazen, escludendo Yasser Arafat. Nuovo tipo di mediazione in cui l'interlocutore è solo uno.

Uno strappo. Un errore grossolano da parte di chi dovrebbe tenere i fili diplomatici di una difficile trattativa. Una decisione che è piaciuta molto agli israeliani ed a Sharon che hanno da sempre mal digerito la disponibilità dei leader europei nei confronti dell'anziano presidente. Una decisione molto apprezzata dal «Jerusalem Post», giornale filogovernativo che dà ampia eco alla soddisfazione dei «diplomatici israeliani davanti ad uno dei leader della Ue che non incontrerà Arafat» a differenza di quanti anche di recente lo hanno preceduto. E riporta le motivazioni della scelta che Palazzo Chigi avrebbe fornito e cioè che per Berlusconi «Arafat è parte del problema, non la soluzione». Anche se solo pochi giorni fa l'entourage del premier dava per certa la visita, mentre ieri è stato lo stesso presidente a togliere dal tappeto la possibilità che l'incontro possa ancora esserci. Nel primo pomeriggio ha detto «ci stiamo ancora lavorando». Un'ora dopo ha sentenziato: «Non si può cancellare ciò che non era stato programmato». Oggi, quindi, partenza prima per la Giordania e poi per il Cairo per le altre visite ufficiali di questo tour mediorientale per poi domani, a tarda sera, rientrare in Italia.

È stato molto chiaro Ariel Sharon. Si aspetta molto dalla prossima presidenza italiana della Ue. Con la grinta del vecchio politico che non ha mancato di ribadire che «questa è la terra delle tre religioni ma è promessa a un solo popolo, quello di Israele», ha messo le sue richieste sul tavolo senza fare giri di parole: «Spero che i rapporti personali e di amicizia con Berlusconi e l'Italia possano avere effetto sui rapporti tra Israele e l'Europa». In concreto il presidente israeliano ha detto di aspettarsi dalla Ue «una posizione senza compromesso», «una politica più bilanciata, più equilibrata» proprio come quella che l'Italia sta dimostrando di avere attualmente. In cui uno dei pilastri principali è l'impegno contro il terrorismo «che deve cessare» perché solo «sconfiggendo la violenza ci sarà la pace» che per lui viene da un'unica parte. « E so di parlare anche per lei» ha detto rivolto al premier italiano.

E Berlusconi non lo ha deluso. Lui è il «migliore amico d'Israele». A riprova ha ricordato che «in tutte le occasioni internazionali, nei Consigli europei e nei G8 ho sempre posto sul tavolo il problema di Israele: io ho l'orgoglio di essere l'amico più deciso, più sincero e più vicino a questo Paese». Aggiungendo di avere avuto sempre grande vicinanza verso il popolo israeliano colpito da tanti sanguinosi attentati. «Devo confessarle -ha detto rivolto a Sharon- di avere sempre seguito le vicende del vostro popolo, gli attacchi a civili innocenti, con una partecipazione che non si può definire diversa se fossero stati portati al mio popolo, alla mia gente». Si è messo a far di conto il premier usando i numeri per spiegare quanto concretamente lui viva il dramma di questa terra. «Nel periodo in cui qui ci sono stati ottocento morti e cinquemila feriti, facendo le debite proporzioni è come se in Italia di morti ne avessimo avuti ottomila con più di cinquantamila feriti e negli Stati Uniti i caduti fossero stati quarantaduemila con quattrocentomila feriti». Come non apprezzare, dunque, la capacità di reazione del popolo israeliano «davvero straordinaria».

Che si merita, dunque, il suo piano Marshall per la ricostruzione. Che Sharon ha ribattezzato all'istante «piano Berlusconi». Anche se lo stesso premier italiano, mettendo le mani avanti per non rischiare di trovarsi a faccia per terra nella gestione di una situazione oggettivamente difficile, ci ha tenuto a precisare che ormai la sua idea è diventata patrimonio della collettività internazionale dato che al G8 di Evian «è stato dato mandato ai ministri delle Finanze degli otto paesi di «rivisitare il piano in modo che, adeguatamente rinnovato, possa diventare un elemento importante della stessa Road Map». Ed ha raccontato che nel summit francese qualcuno dei leader aveva detto «se a Camp David ci fosse stato un impegno preciso dell'Occidente a contribuire con fondi importanti per la ricostruzione l'Autorità nazionale palestinese non avrebbe potuto dire di no». Ad Evian l'aveva raccontata in modo diverso. Il soggetto parlante sarebbe stato lo stesso Arafat. Ma davanti a Sharon il leader palestinese non si poteva neanche citare. Ma la parabola a riprova della bontà delle sue idee piace troppo a Berlusconi per non spendersela, anche cambiando il protagonista.

Unica concessione al vertice palestinese l'impegno «dell'Italia e della Ue a svolgere tutte le attività utili per dare supporto ad Abu Mazen che si è impegnato a combattere il terrorismo ed a cui va dunque dato il massimo supporto da tutta la diplomazia internazionale affinché possa davvero riuscire» scegliendo, però, di non dirlo di persona a lui e ad Arafat.

Ma l'ombroso amico Ari non avrebbe gradito.

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Lunedi, 9 Giugno, 2003

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Economia al disastro, nel Polo ora si vuole ridimensionare Tremonti
di Felicia Masocco

Gli onori della Lega a Giulio Tremonti, ma An ne chiede il ridimensionamento. «Ci vuole più più coordinamento a monte - afferma il viceministro Adolfo Urso - onde evitare che qualche decisione ci trovi dissenzienti a valle. C’è un problema di collegialità di azione sulle politiche economiche e sociali perché, ad esempio, la scelta delle aree per la proroga della Tremonti-bis è oggettivamente sbilanciata». Per carità, il giudizio sul ministro dell’Economia complessivamente «è positivo» tiene a precisare il vice di Antonio Marzano alle Politiche produttive, ma intanto la verifica di governo per An deve essere anche questo, un focus «sul metodo, oltre che sul merito, perché non tutte le altre forze dentro all’esecutivo hanno mostrato la nostra linearità», taglia corto Urso.

An si prepara dunque all’offensiva, il maldipancia c’è e non viene nascosto, Tremonti è one-man-band per il vicepremier Gianfranco Fini che gli rimprovera di fare tutto da sé senza neanche avere la compiacenza di presentarsi in Consiglio dei ministri. Né ha nascosto il proprio malumore l’Udc che con la denuncia di Buttiglione sui «fuorisacco» ha già fatto sapere come la pensa. Ma nella domenica dei ballottaggi il superministro dell’Economia responsabile di fallimenti e di solitarie fughe in avanti incassa la puntuale difesa dei leghisti. Due ministri di Bossi (Maroni e Castelli) e un capocommissione in Parlamento (Polledri) diventano un sol uomo per ribadire che Giulio non di tocca, che la proroga «nordista» della Tremonti-bis è cosa buona e giusta ed è «razzista» chi pensa il contrario, dentro l’esecutivo, ma anche fuori, ad esempio il governatore della Campania Antonio Bassolino. A questo punto il quadro è completo, gli inquilini della Casa delle Libertà hanno preso posizione, spaccandosi, sull’ultimo caso-Tremonti mentre dietro l’angolo c’è la verifica di governo che si terrà dopo che il secondo turno delle amministrative avrà dato il suo esito.

La verifica è stata chiesta da An dopo il ridimensionamento, il suo, subìto al primo turno delle amministrative. In via della Scrofa la stanno preparando con tutti i crismi, l’ufficio politico si riunirà mercoledì l’obiettivo è mettere giù un documento programmatico «di respiro triennale» da sottoporre alle forze della coalizione come contributo all’apertura di quella che Urso chiama «la seconda fase di questo governo». Questo governo con questi ministri, a quanto pare è vietato parlare in pubblico di rimpasto, non di resa dei conti però, è proprio il caso di dirlo, visto che nella «seconda fase» di An fare il punto sull’economia del Paese è tra le priorità. Sulla partita avrà tutto il suo peso l’attesissimo responso delle urne che si chiudono oggi, c’è da chiedersi che cosa accadrà se la Lega vince a spese di An: altro che verifica sul «metodo», Tremonti verrebbe chiamato da Fini a rispondere delle sue scelte «sbilanciate» a favore del Nord, un brodo di giuggiole per la Lega e il suo elettorato. Affilerebbero le armi anche i centristi che non ne possono più di un ministro che mette in fila uno dopo l’altro provvedimenti contro il Sud e anche contro l’interesse nazionale che a Bossi interessa così poco.

Insomma all’asse di ferro tra quello che Berlusconi chiama «genio dell’economia» e il Senatùr potrebbe spezzarsi sotto i colpi degli alleati.

Intanto il diretto interessato ineffabile rilancia preannunciando che il governo italiano è deciso a tenere duro: «Se sarà necessario - dice Tremonti - faremo valere le nostre buone ragioni alla Corte di Strasburgo». È la risposta al commissario europeo Mario Monti che ha bocciato la proroga, e ad Antonio Bassolino che ha ipotizzato un ricorso a Bruxelles contro il provvedimento dei benefici fiscali della Tremonti-bis per le imprese di 1610 comuni del Nord, tra cui Genova, Torino e Milano. Bassolino ha fatto appello a tutti gli amministratori del Sud perché si mobilitino contro il provvedimento contestando la spiegazione del governo secondo cui la proroga riguarderebbe solo le zone che hanno subito l'alluvione dell'inverno scorso. Apriti cielo: i leghisti insorgono, «È una norma giusta, equa e verrà attuata», ha detto il titolare del Welfare Roberto Maroni, secondo il quale la proroga è «assolutamente compatibile con la normativa europea». Toni violenti misti a vittimismo da un altro ministro leghista il Guardasigilli Roberto Castelli, «veramente amareggiato» per «il razzismo sempre più evidente di larga parte della classe politica nei confronti del Nord». Quanto al capogruppo della Lega in commissione Industria di Montecitorio Massimo Polledri, Bassolino sarebbe un «delatore».

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Elezioni amministrative. Viminale: affluenza alle 22 pari al 43,1%


L'affluenza è stata inferiore del primo turno


Il Viminale ha comunicato i dati sull'affluenza dei votanti alla chiusura dei seggi, alle ore 22.

La percentuale media, per provinciali e comunali, è stata del 43,1% contro quella del 54,7% del primo turno, il 25 maggio.

In dettaglio, per le provinciali, l'affluenza alle 22 è stata del 35,4% dei votanti contro il 49,5 del 25 maggio; per le comunicali l'affluenza è stata del 49,4% contro il 58,8% del primo turno.

Ue. Polonia approva referendum su ingresso in Europa

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Tennis. Roland Garros, vince Ferrero e diventa n. 1 della classifica Atp

Juan Carlos Ferrero



Juan Carlos Ferrero ha vinto l'edizione 2003 del Roland Garros, seconda prova del Grande Slam. Lo spagnolo ha facilmente battuto nella finale l'olandese Martin Verkerk, in soli 3 set: 6-1, 6-3, 6-2 i parziali del match, durato 2 ore e 9 minuti di gioco.

Ferrero si prende la soddisfazione di vincere il più importante torneo di tennis su terra battuta, dopo averne perso la finale due anni fa.

La vittoria al Roland Garros permette a Juan Carlos Ferrero di strappare la posizione di numero 1 della classifica Atp a Lleyton Hewitt.

Il ventriteenne tennista spagnolo, re incontrastato della terra battuta, in stagione conta 28 vittorie, e 2 sole sconfitte sulla sua superficie preferita.

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Moto Gp. Spettacolo e classe: Rossi vince anche al Mugello davanti a Capirossi e Biaggi

Valentino Rossi

I magnifici tre italiani hanno dato vita ad un duello entusiasmante nella gara della classe regina: lontani, dopo i primi due giri, tutti gli altri. In partenza Valentino Rossi ha sfruttato malissimo la sua pole position, venendo risucchiato in sesta posizione mentre Capirossi su Ducati ha preso la testa, seguito dalla Honda di Biaggi. Ma dal terzo giro Rossi s'è riunito ai due di testa ed il terzetto e' volato via. Lì è cominciata la lotta per i primi tre posti.

Al quinto giro un errore di Capirossi ha consentito a Biaggi di portare la sua Honda in testa. Un giro dopo e' stato Rossi a riuscire a superare Capirossi e piazzarsi alle spalle dell'eterno nemico. Ma l'indomabile pilota della Ducati al dodicesimo giro ha passato Rossi, che una tornata dopo ha risposto da par suo riguadagnando il ruolo di inseguitore di Biaggi.

Ed al quattordicesimo giro il campione del mondo in carica ha preso la testa della corsa passando di slancio Biaggi e volando verso un nuovo trionfo. Mentre alle sue spalle l'eccezionale Capirossi ha riguadagnato una favolosa seconda piazza sulla sua Ducati, mettendosi alle spalle un Biaggi che probabilmente è stato tradito dai pneumatici su un asfalto torrido.

Podio tutto italiano dunque, con una moto tricolore, la Ducati, tra due Honda. Rossi rafforza così la sua prima posizione in classifica del mondiale con 115 punti seguito da Max Biaggi ad 83. Terzo è lo spagnolo Gibernau con 72 punti.

1) Valentino Rossi (Ita/Honda) in 43'28"008 alla media oraria di km. 166,520
2) Loris Capirossi (Ita/Ducati) a 1"416
3) Max Biaggi (Ita/Honda) a 4"576
4) Makoto Tamada (Gia/Honda) a 13"210
5) Shinya Nakano (Gia/Yamaha) a 13"411
6) Tohru Ukawa (Gia/Honda) a 13"666
7) Sete Gibernau (Spa/Honda) a 14"253
8) Carlos Checa (Spa/Yamaha) a 22"811
9) Colin Edwards (Usa/Aprilia) a 33"056
10) Olivier Jacque (Fra/Yamaha) a 38"882
11) Marco Melandri (Ita/Yamaha) a 38"977

Classifica generale del campionato mondiale Motogp dopo la quinta prova:

1) Valentino Rossi (Ita) 115 punti
2) Max Biaggi (Ita) 83
3) Sete Gibernau (Spa) 72
4) Alex Barros (Bra) 46
5) Tohru Ukawa (Gia) 42
6) Troy Bayliss (Aus) 40
7) Loris Capirossi (Ita) 36
8) Shinya Nakano (Gia) 33
9) Olivier Jacque (Fra) 32
10) Nicky Hayden (Usa) 26
20) Marco Melandri (Ita) 6

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Medio Oriente. Frattini, Libano e Siria siano coinvolte nel processo di pace

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini

La missione nella regione del Maghreb e in Medio Oriente del ministro degli Esteri, Franco Frattini, è entrata oggi nel vivo con la tappa in Libano. E la questione della pace israelo-palestinese è diventata il tema centrale. Il ministro Frattini, cui il presidente libanese Emile Laoud ha aperto le porte del palazzo anche di domenica, circostanza rarissima, si è trovato di fronte un interlocutore il quale con chiarezza ha chiesto di essere coinvolto, insieme alla Siria, nel processo di pace definito dalla roadmap, che al momento vede esclusi tali due Paesi.

Il responsabile della Farnesina ha però portato un messaggio chiaro, che preannuncia le priorità del semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea: "La roadmap è una finestra di opportunità che non resterà aperta per sempre. Bisogna approfittarne entro l'anno", ha avvertito.

Siria e Libano coinvolte
Frattini ha quindi esortato gli interlocutori libanesi a scegliere la via del pragmatismo e ha assicurato, forte degli orientamenti espressi da gran parte degli Stati del G8, che Beirut e Damasco saranno coinvolti nel processo di pace. Si tratta solo di definire le modalità.

Al responsabile della Farnesina sta a cuore che l'attuazione dalla roadmap, faticosamente concordata, non sia compromessa dal desiderio di bruciare le tappe e di allargare il negoziato. Il governo di Beirut si rende conto della delicatezza del momento, ma anch'esso ha voluto lanciare un messaggio chiaro. "Senza Libano e senza Siria sarà una piccola pace, e non ci sarà stabilità nella regione", ha ammonito Elie Najib Ferzli, vice presidente del Parlamento di Beirut.

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Domenica, 8 Giugno, 2003

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Elezioni amministrative. Seggi riaperti: ballottaggio a Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Pescara e Ragusa

Si vota


Roma, 8 giugno 2003

Si vota dalle 8 alle 22 di oggi e dalle 7 alle 15 di lunedì e gli italiani chiamati al seggio sono circa 3 milioni e mezzo. Di questi 2.239.832 saranno impegnati nel turno di ballottaggio per l'elezione diretta dei presidenti delle province e dei sindaci e per il rinnovo dei consigli provinciali, comunali e circoscrizionali. Sono invece 1.198.034 gli elettori del Friuli Venezia Giulia e della Valle d'Aosta chiamati al voto per il rinnovo dei consigli regionali: 103.490 in Valle d'Aosta, 1.094.544 in Friuli Venezia Giulia.

Nelle due regioni a statuto speciale si vota anche, al primo turno, per l'elezione di 8 sindaci in altrettanti comuni: uno superiore ai 15 mila abitanti, Udine; gli altri 7 inferiori. In totale per questo voto sono chiamati alle urne 120.734 persone: 82.713 a Udine, 38.021 negli altri 7 comuni.

I ballottaggi dove si è votato domenica 25 e lunedi' 26 maggio riguardano 3 amministrazioni provinciali (Caltanissetta, Siracusa e Trapani) e 49 amministrazioni comunali, tra cui 6 capoluoghi di provincia: Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Pescara e Ragusa. I candidati alla carica di presidente della provincia sono 6, i candidati alla carica di sindaco 98, di cui 94 nei comuni con più di 15mila abitanti e 4 nei comuni con meno di 15mila abitanti.

Le sfide di maggior peso sono quelle in Friuli, tra Riccardo Illy, Alessandra Guerra e Ferruccio Saro e quelle nelle 3 province e nei 6 comuni capoluogo dove si è già votato al primo turno il 25-26 maggio. I candidati di centrosinistra hanno ottenuto un vantaggio al primo turno alla provincia di Caltanissetta e nei comuni di Brescia e Ragusa. I candidati di centrodestra hanno avuto più voti nelle province di Siracusa e Trapani e nei comuni di Vicenza, Treviso, Sondrio e Pescara. Le urne saranno aperte in Valle d'Aosta solo oggi, dalle 8 alle 22. In Friuli Venezia Giulia e nelle province e nei comuni dove si svolgono i ballottaggi le urne resteranno aperte dalle 8 alle 22 di oggi e dalle 7 alle 15 di lunedì.

Le operazioni di spoglio in Val d'Aosta cominceranno alle 8 del mattino di lunedi. In Friuli e nelle province e nei comuni dove si svolgono i ballottaggi di scrutinio partiranno subito dopo la chiusura delle operazioni di voto, lunedi' alle 15, dando la precedenza temporale, in caso di più consultazioni, allo spoglio delle schede provinciali.

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Calcio. Lecce e Ancona tornano in 'a', il Catania retrocesso in 'c' sul campo

Lecce: è serie a

 

Con 3-0 che non ammette discussioni, il Lecce batte il Palermo nello spareggio promozione dell'ultima giornata di campionato di serie b e conquista la promozione. Insieme ai pugliesi, al Siena e alla Sampdoria, sale in 'a' anche l'Ancona di Gigi Simoni, che pareggia sul terreno del Livorno. In coda, retrocedono in 'c' Catania, Genoa, Cosenza e Salernitana.

A Lecce, in uno stadio gremito come non mai, il Lecce soffre meno di un quarto d'ora: il tempo di squotersi di dosso la paura per un sinistro da posizione angolata di Zauli, prima del gol di Camorani, abile a sfruttare una serie di svarioni dei centrali difensivi palermitani e a trafiggere l'incolpevole portiere rosanero. Il Palermo, obbligato a vincere, fa la partita e mantiene per tutto il primo tempo un costante possesso palla. Ma l'azione degli uomini di Sonetti è sterile, perché raramente Asta batte il diretto avversario sulla destra e perché Di Napoli è evanescente. Le migliori occasioni, così, sono ancora per il Lecce, che punge in contropiede e chiude la partita, e i sogni promozione siciliani, al 2' della ripresa: è Giacomazzi a firmare il 2-0 con uno splendido colpo di testa sul palo alla destra del portiere palermitano. Al povero Maniero, entrato nel Palermo per La Grotteria e controllato peraltro con marcatura ad personam dall'ottimo Stovini, non arriva un pallone giocabile che sia uno.

La festa sugli spalti è incontenibile, mentre a Palermo, i 15mila assiepati sotto i maxi schermi del Foro Italico, cominciano lentamente a sfollare: molti di loro non vedono così il 3-0 firmato al 35' da Bojinov con una conclusione di destro al termine di un contropiede solitario. A 2 minuti dalla fine, i tifosi leccesi non ce la fanno più e invadono il campo: molti giocatori restano in mutande, la polizia cerca di contenere la folla, ma la partita non è finita. A fatica si recuperano maglie e pantaloncini, prima che l'arbitro fischi, finalmente, la fine: il Lecce è di nuovo in 'a'.

Gli altri risultati
Ascoli - Triestina 2 - 2
Marcatori: 3' (1T ) Fava (Tri) , 18' (1T ) Zanini (Tri) , 25' (1T ) Bonfiglio (Asc) , 5' (2T ) Brienza (Asc) .

Cagliari - Catania 1 - 2
Marcatori: 17' (1T ) Taldo (Cat) , 18' (2T ) Langella (Cag) , 25' (2T ) Taldo (Cat) .

Genoa - Cosenza 3 - 0
Marcatori: 9' (1T ) Basso (Gen) , 40' (2T ) Boisfer (Gen) , 44' (2T ) Rinaldi (Gen) .

Livorno - Ancona 1 - 1
Marcatori: 5' (2T ) Daino (Anc) , 26' (2T ) Protti (Liv) .

Messina - Napoli 1 - 1
Marcatori: 17' (1T ) Dionigi (Nap) , 29' (1T ) Zampagna (Mes) .

Salernitana - Siena 1 - 1
Marcatori: 21' (2T ) Rubino (Sie) , 26' (2T ) Superbi (Sal) .

Ternana - Vicenza 1 - 1
Marcatori: 17' (1T ) Jimenez (Ter) , 26' (1T ) Zanchetta (Vic) .

Venezia - Sampdoria 3 - 1
Marcatori: 13' (1T ) Soligo (Ven) , 5' (2T ) Marcon (Ven) , 23' (2T ) Poggi (Ven) (Rig.), 44' (2T ) Rabito (Sam) .

Verona - Bari 1 - 1
Marcatori: 23' (1T ) Cassetti (Ver) , 36' (1T ) Spinesi (Bar) .

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Terrorismo. L'intelligence saudita: identificati tutti i 12 suicidi dell'attentato di al Qaeda a Riad

Riad, il luogo dell'attentato di al Qaeda

Hanno tutti un nome ed un volto i dodici terroristi suicidi degli attentati dello scorso 12 maggio a Riad, in cui morirono 35 persone. L'annuncio è dell'agenzia ufficiale saudita Spa che, citando fonti del ministero dell'Interno, precisa: i servizi di sicurezza ancora cercano una decina di sospetti coinvolti negli attentati.

Il comunicato divulga i nomi dei 12 uomini, tra i quali 5 membri di una cellula di 19 persone scoperta dalle autorità saudite qualche giorno prima degli attentati. Tra i ricercati ancora i numeri uno e due della cellula, Turky al-Dandani e Ali al-Ghamdi, considerati le menti degli attacchi (ma alcuni giornali hanno scritto che Ghamdi è stato arrestato).

Le forze di sicurezza saudite hanno arrestato finora 25 sospetti in relazione agli attentati suicidi del 12 maggio. Le indagini per identificare l'identità delle altre vittime proseguono e ancora oggi il ministro dell'Interno, principe Nayef bin Abdul Aziz, ha ripetuto che le stragi, a suo giudizio, sono state organizzate da Al Qaeda, forse in collegamento con altre organizzazioni terroristiche.

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Governo. Il ministero dell'Economia replica a Monti: la proroga della Tremonti bis "un fatto di equità"

Giulio Tremonti

"La mini proroga per pochi mesi e pochi milioni di euro della Tremonti-bis è stata concessa dalla legge 27/2003 ai comuni colpiti dai disastri ambientali dell'autunno scorso. L'elenco è stato succesivamente predisposto, in base a riscontri oggettivi, dalla Protezione Civile. In ogni caso non si è trattato di un nuovo beneficio ma di una riapertura dei termini". Nell'asciutto linguaggio del ministero dell'Economia, la replica non priva di punzecchiature al commissario Ue Mario Monti, che oggi si è detto contrario ad una proroga della Tremonti bis con estensione alle regioni del Nord Italia.

"Semplicemente, agli imprenditori che a fine anno erano sotto disastri e avevano altro a cui pensare che non pianificare nuovi investimenti, non si è data un'opportunità in più ma si è ridata un opportunità persa. Questo è stato lo spirito della legge: rimettere in gioco chi era stato messo fuori gioco, non per colpa sua. Un atto di equità - concludono le stesse fonti - che si sperava comprensibile e accettabile da tutti".

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Rai. Pronti due ricorsi contro la sentenza che impone il ritorno di Santoro sulla tv pubblica


Santoro: caso tutt'altro che risolto

La Rai non ci sta, e giè lunedì presenterà al giudice delle esecuzioni il primo ricorso contro la decisione del giudice Pagliarini che il 3 giugno scorso ha stabilito, nei minimi dettagli, il ritorno in video di Michele Santoro.

Con questa inziativa la Rai chiederà la sospensione e l'annullamento della decisione di Massimo Pagliarini giudicando un abuso di competenza l'indicazione di così minuziose modalità di reintegro di Santoro.

Un secondo ricorso sarà invece presentato tra martedì e mercoledì, al Tribunale collegiale che è il grado superiore a quello che ha predisposto il 3 giugno scorso il provvedimento con il quale si indica alla Rai come Michele Santoro deve essere reintegrato sul video: con una trasmissione da 90 a 150 minuti, in una fascia oraria precisa (in prima o in seconda serata) e per una durata cospicua (8 mesi l'anno). Nell'ordinanza si stabiliva anche che il programma dovesse essere monotematico come quelli che Santoro ha condotto in passato.

Lo scorso 3 giugno il Consiglio di amministrazione della Rai ha deciso a maggioranza, con il solo voto contrario del presidente Lucia Annunziata, di dare mandato al direttore generale di "valutare di intraprendere le opportune azioni di tutela della Rai", valutando il provvedimento del giudice Pagliarini "come una limitazione della libertà d'impresa sancita dalla Costizuzione". La decisione del giudice delle esecuzioni, trattandosi di una materia urgente, potrebbe arrivare entro qualche giorno.

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Sabato, 7 Giugno, 2003

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Processo Sme. Cir-De Benedetti chiede un risarcimento record: 4,5 miliardi di euro

Palazzo Chigi chiede un milione di euro

Un mega-risarcimento di 4 miliardi e mezzo di euro è stato chiesto da Giuliano Pisapia, avvocato di parte civile della Cir-De Benedetti, ai quattro imputati principali, Previti, Squillante, Verde e Pacifico, per il danno e per il mancato guadagno subito dall'azienda di Carlo De Benedetti.

Palazzo Chigi chiede un milione di euro
La Presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile all'epoca del governo D'Alema, chiede 'solo' un milione di euro agli imputati Cesare Previti, Attilio Pacifico, Renato Squillante e Filippo Verde.

Un risarcimento "da processo minore", ha spiegato l'avvocato dello Stato Domenico Salvemini, perché il suo mandante ha subito "danni morali enormi", non materiali.

Le motivazioni
Giuliano Pisapia ritiene che l'azienda dell'Ingegnere danni materiali ne abbia subiti, dal 1985, quando saltò l'operazione. Tanto che, elencate le voci da addebitare a Pacifico, Previti, Squillante e Filippo Verde, si arriva alla ragguardevole cifra di quattro miliardi e mezzo di euro (quasi 9.000 miliardi di vecchie lire): si comincia dal danno patrimoniale derivante dalla mancata acquisizione del 64,63% della Sme e del pacchetto azionario della controllata Sidalm che ammonta a oltre quattro miliardi di euro; ci sono poi le spese legali nella causa conclusasi con la sentenza che l'accusa ritiene 'comprata' e le spese processuali che la Cir fu costretta a sostenere, per concludere con il "gravissimo pregiudizio all'immagine e alla reputazione commerciale" subito dalla Cir per quella vicenda giudiziaria e il danno morale che deriva dalla commissione dei reati da parte degli imputati. La provvisionale deve essere proporzionale al danno che si ritiene subito: "almeno 800 milioni di euro".

Un processo "probatorio"
Una richiesta che muove dalla considerazione di Pisapia che "questo non è un processo indiziario, come detto da qualcuno", ma un processo "probatorio" sotto il profilo dei passaggi di denaro tra gli imputati e con "indizi gravi e univoci" riguardo la corruzione.

Secondo Pisapia, erano Barilla e Fininvest ad avere il maggior interesse a bloccare il tentativo di De Benedetti di acquisire la Sme: prima con la cordata Iar, in cui vennero coinvolti altri due soci all'inizio recalcitranti, la Ferrero e lo Cooperative bianche. Quando De Benedetti si rivolse alla magistratura, le offerte alternative non bastarono più e si sarebbe ricorso alle tangenti a Filippo Verde, presidente e relatore nel collegio che diede torto in primo grado alla Cir, dopo essersi "autoassegnato" quella causa. Di Squillante "magistrato che ci occupava in via permanente di favorire la Fininvest nei processi" aveva già parlato diffusamente Salvemini.

Accusa privata
Oggi è stato il giorno dell'accusa privata, dopo che uno dei difensori di Previti, l'avv. Francesco Giovannini, aveva chiesto un rinvio in attesa di una risposta formale della Procura sull' istanza dell'ex ministro della Difesa di accedere agli atti di quello che ha definito "il famigerato fascicolo 9520". Richiesta respinta dal presidente del collegio giudicante Luisa Ponti senza bisogno di andare in camera di consiglio, perché "fuori da ogni normativa processuale".

Ed ecco, allora, Salvemini usare, nel suo intervento, parole dure per gli imputati: ha ricordato come l'ex capo dei gip Squillante avesse aperto un contro in Svizzera, nell'epoca in cui era vietato esportate capitali all'estero e farlo "costituiva un delitto e nuoceva gravemente all'economia nazionale".

Poi l'avvocato dello Stato ha ripercorso la storia della mancata vendita, per concluderla con questa considerazione: "Non si può parlare di svendita della Sme; è da respingere il tentativo di far entrare in questo processo un accertamento economico per processare una persona che non è imputata e, pertanto, non è in grado di difendere il proprio operato".

Si ricomincia il 13 giugno
Il processo ricomincerà il 13 giugno, con l'intervento del difensore dell'ex pm Francesco Misiani e, presumibilmente, con la battaglia sul calendario degli interventi degli altri legali. Avvisaglie si sono registrate già oggi. Nessuno degli avvocati, infatti, è in grado di intervenire, per vari motivi, prima di luglio. Tutto questo mentre nel mese di giugno c'è un fitto programma di udienze.

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Pensioni. Maroni: la riforma è un capitolo da chiudere entro l'estate

Il ministo del Welfare Roberto Maroni


Roma, 7 giugno 2003
La riforma delle pensioni è un capitolo che sarà "certamente chiuso entro l'estate". Così il ministro del Welfare, Roberto Maroni, intervenendo al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria. "La riforma c'è, va solo rafforzata, siamo a 3/4 del percorso", ha sottolineato.

"Noi - ha detto Maroni - abbiamo dimostrato con i fatti di sapere affrontare sfide e prendere decisioni in terreni di grande sensibilità per le parti sociali. Abbiamo cominciato nel 2001 a fare riforme strutturali, individuando tre filoni, tre pilastri da riformare, da rendere più forti: occupazione, mercato lavoro e previdenza. Abbiamo cominciato un percorso di riforma che ha cominciato a dare frutti".

"Abbiamo cominciato con la Legge Biagi: oggi abbiamo chiuso un capitolo, ma ce ne sono altri due aperti: quello delle pensioni che vogliamo chiudere entro l'estate e quello del welfare entro la fine della legislatura".

Sul primo punto, Maroni non si è sottratto alla 'provocazione': "è un tema su cui tanti si esercitano, ma su cui il mio ministero si sta esercitando da almeno due anni. Abbiamo insomma maturato una certa esperienza che abbiamo tradotto in una proposta di legge ora in discussione al Senato. Siamo, per dirla con i numeri, a tre quarti del percorso e non è vero che dobbiamo fare una nuova riforma: la riforma c'è ed è in parlamento. Si può dire che va rafforzata, non che non c'è la riforma".

Maroni ha anche annunciato di aver chiesto a Berlusconi e Tremonti un incontro "per verificare gli strumenti più opportuni per realizzare gli obiettivi della delega. Non capisco perché debba essere oggetto di verifica programmatica, visto che gli obiettivi, innalzamento dell'età pensionabile, sono comuni a tutto il governo. Bisogna invece solo discutere degli strumenti tecnici".

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Sindaci. Bologna, via libera dell'Ulivo alla candidatura di Cofferati

Sergio Cofferati


Bologna, 7 giugno 2003
Via libera dall'Ulivo bolognese alla candidatura a sindaco di Sergio Cofferati.

"Il tavolo provinciale dell' Ulivo e l'Italia dei Valori - è scritto nel comunicato steso al termine di una riunione durata quasi sei ore - hanno valutato che una candidatura di Sergio Cofferati, nella competizione per le prossime amministrative del 2004 nel Comune di Bologna, rappresenta un'opportunità di grande rilievo per la città. Per queste ragioni si avanza una richiesta di impegno a Sergio Cofferati nella realtà bolognese per la sfida al centrodestra di Giorgio Guazzaloca".

A Cofferati il documento della coalizione chiede di "condividere il percorso promosso dall' Ulivo e l'Italia dei Valori insieme alle associazioni della società civile per l'individuazione del progetto di governo e per la scelta della candidatura". "Gli avanza - è la conclusione - la proposta di candidarsi per l'assemblea che definirà, nei tempi che il tavolo dell'Ulivo insieme alle associazioni fisserà, per il candidato sindaco per le elezioni amministrative del 2004 del centrosinistra".

Bertinotti: Ulivo ne ha discusso con Prc e movimenti?
"La candidatura di Sergio Cofferati è autorevole - commenta il leader di Rifondazione Fausto Bertinotti - in qualunque luogo e per qualunque leadership. Ma la proposta dell'Ulivo va apprezzata diversamente a seconda che sia stata discussa o no con forze politiche alla sua sinistra come Rifondazione Comunista e con forze vitali della società, in primo luogo col Bologna Social Forum".

Margherita si astiene
La Margherita si è astenuta sulla decisione di candidare Sergio Cofferati, ma in una nota a verbale ha precisato di rimettersi alle decisioni assunte dall' Ulivo bolognese e "si impegna con spirito ulivista a sostenere la candidatura". Lo Sdi, ha detto il segretario Marco Strada, si è riservato di firmare il documento dopo il direttivo del partito convocato per lunedì.

Bondi: da non sottovalutare
"E' una decisione da non sottovalutare", ha commentato Sandro Bondi, portavoce di Forza Italia. "Saranno i bolognesi - ha aggiunto - a decidere se continuare l'esperienza amministrativa di un galantuomo come Guazzaloca, un grande sindaco di Bologna, un ottimo amministratore che ha interpretato in questi anni un'anima di Bologna moderata e attenta ai bisogni dei più deboli, oppure scegliere un ex segretario della Cgil, un mancato segretario dei Ds, un mancato leader della sinistra che ripiega su Bologna come se fosse un gioco delle dame".

Chiti: candidatura forte
Quella di Cofferati "è una candidatura forte", un "contributo che va oltre Bologna. Mi auguro che Sergio accetti". E' il commento del coordinatore della segreteria dei Ds, Vannino Chiti. "E' una notizia positiva - dice Chiti - perché si tratta di una candidatura forte in grado di contribuire a rafforzare l'Ulivo, a estendere le sue alleanze, a collegarlo fortemente alle associazioni dei cittadini. In questo senso - sottolinea - la candidatura di Cofferati è un contributo che va oltre Bologna".

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Costituzione Ue. Prodi: su alcuni punti si delinea un accordo

Il presidente della Commissione europea Romano Prodi


Verona, 7 giugno 2003

"La proposta semplice che ho fatto e alla quale spero ci si possa avvicinare è che le decisioni siano prese a doppia maggioranza".

Il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, oggi a Verona per il doppio appuntamento con i giovani studenti universitari della città, appare in qualche modo fiducioso sui lavori che si stanno svolgendo alla Convenzione europea per definire la nuova Costituzione, dopo alcuni segnali di apertura delle ultime ore.

"Su alcuni punti - ha detto - già si delinea un accordo. Il punto più delicato di tutti è quello di non avere un sistema di maggioranza con cui si possa decidere. E' chiaro che, per esempio, politica estera e difesa verranno all'ultimo. Il problema generale per tutte le nostre decisioni è il fatto che molte di queste vengono prese all'unanimità. E' in pratica un diritto di veto che fa diventare gigante anche un nano. E dire no è molto facile".

Dunque, il presidente della Commissione europea insiste sulla necessità che l'Europa vinca questa "sfida che abbiamo di fronte e che è quella di portare avanti questa capacità decisionale".

Poi, di fronte ai giovani studenti universitari veronesi ha richiamato ancora l'urgenza che l'Europa si dia delle regole che valgano per le future generazioni e che creino un sistema nel quale il vecchio continente allargato possa finalmente avere una voce unica, per evitare "cadute" come quella registrata in occasione della guerra in Iraq, quando cioè si è avvertita la mancanza di un'Europa che si esprimesse con una sola voce.

In ogni caso, anche se il cammino è ancora lungo - e Prodi non se lo è nascosto - l'Europa sta dandosi le capacità "per avere un forte ruolo nel mondo". L'euro funziona, ha detto Prodi, e sta diventando un punto di riferimento per l'economia mondiale. L'Europa, dunque, può diventare strumento e protagonista in quei settori in cui riuscirà a mettere insieme i vari Paesi. E' una sfida bella e importante perché, ha osservato Prodi, si va verso direzioni ignote e mai percorse in precedenza.

Ma l'Europa, secondo il presidente della Commissione, nel suo sforzo di diventare una grande unione di Paesi e di popoli non può scordarsi della solidarietà che - ha detto parlando agli studenti di Verona - dev'essere al centro del progetto europeo, di cui diventa il fondamento. E in questa direzione della solidarietà, che l'Europa deve fare propria, l'imminente presidenza italiana costituisce, secondo Prodi, una grande occasione nella direzione di un corpo europeo di pace composto da giovani europei per lo svolgimento di attività umanitarie.

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Venerdi, 6 Giugno, 2003

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«Domanda: lei è di quelli che dicono “a torto o a ragione io sto con il mio Paese?” Risposta: no. Io voglio amare il mio Paese nella giustizia. So che è pericoloso dirlo ma noi non siamo fatti per vivere in un rifugio sicuro».

Robert Kennedy, ultima intervista, 2 giugno 1968

Governo. Berlusconi: giustizia sarà materia di verifica, immunità secondo il modello Ue

E' maturo il tempo per intervenire per una rivisitazione dei codici"


"Credo che il tema della giustizia sarà uno dei temi della verifica della coalizione che sostiene la compagine di governo": lo ha detto Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa, a Brescia.

"E' maturo il tempo per intervenire per una rivisitazione dei codici e una riflessione sul riassetto dell'ordinamento giudiziario": così ha risposto Silvio Berlusconi a una domanda di un giornalista che gli chiedeva un commento sul lodo Maccanico approvato oggi in Senato.

"Su questa questione mi sono astenuto - ha aggiunto - ho preferito non commentare. Ma credo che sarà, quello della giustizia, uno dei temi della verifica politica".

Su immunità seguire Parlamento Europeo
In tema di giustizia e immunità la via da seguire è quella tracciata dal Parlamento Europeo: questa la convinzione di Silvio Berlusconi, espressa questa sera a Brescia. "Nessuno in buona fede - ha detto Berlusconi - può dire che si può continuare sui temi della giustizia nella situazione che stiamo vivendo".

"Il voto espresso in questi giorni dal Parlamento Europeo conferma tutto ciò, e cioè che là dove c'è un 'fumus persecutionis' bisogna intervenire. Credo che questa sia la direzione di marcia da prendere, e del resto questa norma è stata pensata per garantire soprattutto i parlamentari dell'opposizione".

"Il corpo giudiziario - ha aggiunto il presidente del Consiglio - negli altri Paesi dipende quasi esclusivamente dal ministero di Grazia e Giustizia".

Il Senato approva la legge sull'immunità, ma l'opposizione annuncia battaglia

Una legge giusta o un escamotage per evitare i processi a Berlusconi? Governo e opposizione si scontrano sulla legge sull'immunità approvata dal Senato con l'aggiunta del contestato "lodo Maccanico", che prevede la sospensione dei processi per le cinque più alte cariche dello Stato. La Camera dovrà approvarla entro il 20 giugno.Boccia il provvedimento Gavino Angius, capogruppo dei Ds al Senato: "si tratta - dice - di una legge sbagliata e incostituzionale".Soddisfatta invece la maggioranza: " La sinistra si contraddice - commenta il portavoce di Forza Italia Renato Schifani -, in Europa vota a favore dell'immunità, qui vota contro le stesse proposte". Al centro delle polemiche il processo Sme, che vede imputato Silvio Berlusconi. Se la legge sarà approvata da Montecitorio, verrà congelato fino allo scadere del suo mandato.

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Alitalia. Trattativa sospesa, si riprende martedì

Per Mengozzi, non si può dire che oggi "siano stati fatti passi avanti"


Nuova sospensione della trattativa tra governo, Alitalia e sindacati sulla progettata riduzione degli equipaggi da parte della compagnia aerea. Si riprenderà martedi prossimo alle ore 18.

"Allo stato attuale non c'è un'intesa - ha detto il viceministro Tassone - ma c'è la volontà da parte di tutti a non rompere perché la posta in gioco è molto alta".

L'attuale sospensione delle misure prese da Alitalia di riduzione degli equipaggi di bordo resterà sospesa fino a martedì, quando riprenderà la trattativa con governo e sindacati. Lo ha detto l'amministratore delegato della compagnia, Francesco Mengozzi.

Mengozzi ha affermato che in ogni caso la compagnia "non è chiusa al dialogo", ma ha detto di non potersi dire certo che oggi "siano stati fatti passi avanti".

Prima dell'incontro plenario di martedì prossimo, governo, Alitalia e sindacati torneranno ad incontrarsi tra di loro separatamente. Lo riferiscono fonti sindacali.

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Medio Oriente. Berlusconi: Bush mi ha chiesto di ripercorrere il suo tour

Medio Oriente. Berlusconi: Bush mi ha chiesto di ripercorrere il suo tour


Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi


Parigi, 5 giugno 2003
Il presidente americano George Bush ha chiesto a Silvio Berlusconi, durante il G8 di Evian, di "rifare il suo tour in Medio Oriente e riferirgli i risultati dei suoi sforzi". Lo ha annunciato lo stesso presidente del Consiglio al termine di un colloquio a Parigi con il primo ministro francese Jean Pierre Raffarin.

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Bce. Berlusconi: un buon passo. Ora bisogna sostenere l'economia dell'Europa


Il premier Silvio Berlusconi


Roma, 5 giugno 2003

"E' già un buon passo. Dobbiamo sostenere l'economia europea che, in un mercato globale, si deve confrontare con l'economa americana". Lo ha detto Silvio Berlusconi, oggi a Parigi, commentando la decisione della Bce di tagliare il costo del denaro di mezzo punto percentuale.

Bisogna sostenere l'economia di fronte a un calo importante della domanda che non era previsto. Sono gli Stati che devono contribuire a sostenere questa crescita", ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al termine dell'incontro oggi a Parigi con il primo ministro francese Jean-Pierre Raffarin. Berlusconi ha precisato che gli Stati possono sostenere l'economia con "le infrastrutture, la difesa, la ricerca, la scuola. Su questo - ha aggiunto il presidente del Consiglio - ci siamo trovati d'accordo con Raffarin".

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Immigrazione. Comboniani e noglobal insorgono contro le retate di extracomunitari, don Vitaliano si incatena

Don Vitaliano della Sala (immagine di repertorio)


Caserta, 5 giugno 2003

C'è anche Don Vitaliano, il parroco noglobal , con i frati comboniani che da questa mattina manifestano davanti alla prefettura della città campana contro l'applicazione della legge Bossi Fini. Don Vitaliano, anzi, si è addirittura incatenato ad una finestra della Questura.

I frati, che hanno iniziato la protesta ieri mattina, si occupano di un centro di prima accoglienza di extracomunitari a Castel Volturno, sul litorale domizio: gli effetti della legge Bossi-Fini, sostengono, sono stati amplificati dall'operazione di pubblica sicurezza Alto impatto, che ha visto aumentare i controlli sul territorio: "Queste attività stanno andando solo a discapito degli extracomunitari, anche con documenti in regola, che sono stati condotti in commissariato - afferma padre Giorgio - Ci sono stati anche casi di decreti di espulsione, per i quali non siamo riusciti a capire la motivazione".

Gomito a gomito con i gruppi noglobal, i comboniani stanno denunciando retate che hanno coinvolto in questi giorni molti immigrati in regola. Quello che sta avvenendo a Castel Volturno e in altri Comuni del casertano, attacca Don Vitaliano, è frutto della legge Bossi-Fini , "xenofoba e razzista".

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Giovedi, 5 Giugno, 2003

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Media. De Bortoli saluta il Corriere: "Strumentali ed eccessive" le interpretazioni politiche dell'addio

Ferruccio De Bortoli lasia il Corriere

"La decisione di lasciare la direzione è stata una scelta esclusivamente personale", che rende "strumentali ed eccessive" le interpretazioni maturate attorno al cambio di vertice: "Ripeto: la scelta è stata soltanto mia". Così Ferruccio De Bortoli, direttore uscente del Corriere della Sera, nel suo discorso di saluto alla redazione, oggi pomeriggio in via Solferino. Venti minuti conclusi da un lungo appauso e dalla stretta di mano con il suo successore Stefano Folli.

De Bortoli ha ringraziato la redazione "per le bellissime pagine scritte in questi anni" e l'editore e gli azionisti "per aver rispettato la libertà del giornale anche quando venivano criticati". Alla redazione, De Bortoli ha chiesto di esprimere a Folli "una larga fiducia, che costituisce la migliore difesa della nostra indipendenza e del nostro valore". Questo avvicendamento, ha sottolineato, rappresenta "un passaggio nella continuità", in perfetta linea con "l'identità, la centralità, l'orgoglio e i valori autenticamente liberali che da sempre ispirano il Corriere, anche nei suoi momenti più difficili e tormentati, facendone una delle poche istituzioni di garanzia del nostro Paese".

Per qusto, De Bortoli ha detto di "non condividere" né lo sciopero fatto sabato scorso dai giornalisti del quotidiano né quello proclamato per venerdì dalla Fnsi.

Senza mai nominare il premier Silvio Berlusconi, De Bortoli ha ricordato che Il Corriere si è sempre battuto "per il rispetto delle regole", a cominciare dalla questione del conflitto d'interesse. Una anomalia che crea "polemiche e sospetti" rendendo "insano il rapporto tra politica, economia e informazione". L'importanza e la centralità del Corriere, ha aggiunto, hanno esposto il giornale "a pressioni e attacchi" ora e in passato, sia da parte "del governo di centrodestra che di quelli di centrosinistra". E questo perché, ha sottolineato, "i giornali liberi danno sempre più fastidio".

Molte le battaglie di questi anni di direzione che De Bortoli ha voluto ricordare: in politica, "per un sistema bipolare di alternanza, per il dialogo sui problemi del Paese tra maggioranza e opposizione, tra parti che si rispettano e si legittimano a vicenda". In economia, "per il libero mercato, ma anche per il rispetto scrupoloso delle sue regole, senza le quali il mercato diventa la dittatura del più forte". E ancora, la battaglia sulla giustizia, combattuta "difendendo l'indipendenza della magistratura - ha ricordato De Bortoli - ma anche criticandone gli eccessi". Sull'Europa, "dove il Corriere ha sostenuto l'idea comunitaria anche quando era vista con timore, pure da chi oggi sta al governo o all'opposizione".

La guerra in Iraq: il Corriere, ha sottolineato De Bortoli, ha espresso una posizione contraria, "pur ospitando opinioni anche diverse e senza mai chiedere ai giornalisti di indossare la divisa". Una posizione, ha detto, "che mi è costata molte critiche, ma che riprenderei. Anche se, onestamente, se la storia ci dirà che grazie alla guerra in Iraq si è fatta la pace in Medio Oriente, allora dovremo rivedere alcuni dei nostri giudizi".

Dopo avere ricordato i sacrifici di Walter Tobagi e Maria Grazia Cutuli, De Bortoli ha concluso ringraziando i giornalisti "per la fiducia che mi avete sempre dimostrato, non solo in questi ultimi giorni. Mi mancherete moltissimo".

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Immunità. In Senato passa l'emendamento sul lodo Maccanico


Le commissioni hanno approvato a maggioranza l' emendamento


Le commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato hanno completato il voto degli emendamenti
presentati al ddl Boato per l' attuazione dell' art.68 della Costituzione che prevede l' immunità per i parlamentari per le opinioni da loro espresse.
Come previsto, le commissioni hanno approvato a maggioranza l' emendamento firmato dai capigruppo della Cdl contenente il cosiddetto lodo Maccanico. Sono stati invece respinti tutti gli emendamenti (una settantina) delle opposizioni, compreso quello del presidente emerito Francesco Cossiga, con il quale si proponeva di limitare, per il presidente del Consiglio, la sospensione dei processi al semestre di presidenza Ue.

Le commissioni torneranno a riunirsi nel pomeriggio, prima della seduta d' aula, per approvare formalmente il mandato ai relatori di riferire all' assemblea le decisioni adottate stamani. In pratica, i relatori saranno impegnati a dare il via libera al lodo Maccanico senza modifiche di sorta rispetto al testo già presentato all' assemblea. Antonino Caruso (An), presidente della commissione Giustizia, ha detto ai giornalisti che i lavori delle commissioni si sono svolti in un clima relativamente sereno: "Mi auguro - ha concluso Caruso - che dopo l' approvazione del lodo Maccanico tutti vogliano contribuire a rasserenare gli animi e ad aprire un confronto politico e legislativo più tranquillo"

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Alitalia. Cancellati quasi il 50% dei voli. Commissione di garanzia chiede informativa

L'aeroporto di Fiumicino


Un'altra giornata di caos negli aeroporti per lo sciopero proclamato da otto sigle sindacali di assistenti di volo e personale di terra. Sono 28.000 i passeggeri che hanno fatto le spese di questa seconda giornata di protesta. 285 i collegamenti cancellati.

Domani il governo incontrerà i vertici dell'Alitalia e i sindacati per affrontare la situazione. E sulle assenze degli assistenti di volo che hanno presentato certificati di malattia, la procura di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti per accertare eventuali ipotesi di reato ai danni della compagnia di bandiera e dei viaggiatori.

La Commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali ha chiesto all'Alitalia una "urgente e dettagliata informativa" sulla situazione delle
assenze per malattia degli assistenti di volo in questi giorni. La Commissione vuole valutare se la denuncia di uno stato di malattia di "un imprevedibile e anomalo numero di addetti" si configuri, in assenza di una giustificazione, come una "astensione collettiva dal lavoro attuata in chiara violazione della disciplina vigente". Lo afferma il presidente della Commissione di garanzia, Antonio Martone, in una nota.

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Rai. Cattaneo: prendo atto della sentenza su Santoro, ma la decisione viola la libertà di impresa


Lucia Annunziata presidente Rai

"La Rai prende atto della decisione del giudice del lavoro su Michele Santoro". Inizia così una dichiarazione del direttore generale Flavio Cattaneo in relazione alla sentenza emessa oggi.

Il giudice del lavoro ha stabilito che al giornalista sia affidato un programma di approfondimento sull'informazione di attualità "collocato in prima o seconda serata" con puntate tendenzialmente monotematiche e con una durata tra i 90 e 150 minuti.

"Appare singolare il fatto - ha detto Cattaneo - che l'ordinanza entri in questioni prettamente editoriali con vincoli e indicazioni che contrastano con i principi stessi della libertà di impresa e con lo statuto legislativo del servizio pubblico".

Poco prima il presidente della Rai Lucia Annunziata aveva emesso un comunicato nel quale si sottolineava che "la presidenza della Rai accoglie con soddisfazione la sentenza sul 'caso Santoro' perché offre la possibilità di chiudere un lungo periodo di tensione legale tra l'Azienda e uno dei suoi più importanti direttori, riportando l'intera vicenda sul terreno editoriale, l'unico proprio per l'individuazione di una giusta soluzione".

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Mercoledi, 4 Giugno, 2003

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Il giudice ordina il reintegro di Santoro, la presidente dice di sì, il Cda vota contro
di Natalia Lombardo

È finito uno contro quattro il match nel Cda di ieri in Viale Mazzini: la presidente (di garanzia) Lucia Annunziata è stata messa in minoranza da un vero «agguato» attuato dai quattro consiglieri, che hanno detto no al ritorno di Michele Santoro nelle trasmissioni di approfondimento in prima o seconda serata, così come il giudice del lavoro aveva sancito in mattinata. Ma il Cda e il direttore generale, Flavio Cattaneo, hanno scelto una sorta di «ricusazione» dello stesso giudice (sul collaudato modello berlusconiano). Sono arrivati al consiglio con un ordine del giorno già scritto, avvalendosi del giudizio dell’Authority contro Santoro (che non prevedeva sanzioni, effettuate invece dalla Rai). Lucia Annunziata si è opposta e ha votato contro, dopo aver fatto sospendere il consiglio per mezz’ora. Si riprende, con toni accesi, spiega le sue ragioni sull’importanza di riportare la questione «sul piano editoriale» e non giuridico. La presidente di garanzia si è quindi trovata di nuovo in minoranza, di fronte a un cambiamento di rotta anche da parte di chi, il consigliere Giorgio Rumi e Marcello Veneziani, si erano sempre detti favorevoli al ritorno del conduttore di «Sciuscià». Adesso si aspetta che Pera e Casini dicano qualcosa, loro che hanno inventato la formula del «presidente di garanzia».
I quattro «intellettuali» del Polo con tempismo hanno raccolto le proteste della maggioranza di centrodestra che, fuori dai cancelli di Viale Mazzini, si sono scatenate contro la sentenza, al grido de: «I palinsesti Rai non li fanno i giudici». Fra questi anche il ministro Gasparri. Risultato: i consiglieri hanno dato mandato al Dg Cattaneo di fare un ricorso contro la sentenza, pur avendo la Rai già perso tre volte con vari giudici del Tribunale del Lavoro. Cattaneo non fa che ricalcare la strada segnata da Agostino Saccà, l’ex Dg, a furia di sanzioni disciplinari che portano al licenziamento. O forse punta allo sfinimento del conduttore. Santoro, che dopo la sentenza era «pronto ad offrire la massima collaborazione» per trovare le soluzioni «più giuste nell’interesse del pubblico». Dopo il no del Cda Santoro scoppia di rabbia, ma va avanti nella sua battaglia, anche in difesa dei tanti dipendenti e dirigenti Rai, intimiditi e disoccupati in casa.
Ieri mattina il giudice del Lavoro, Massimo Pagliarini, ha emesso la sentenza «attuativa» del reintegro: «La Rai deve affidare a Michele Santoro la realizzazione e la conduzione di un programma di approfondimento giornalistico sull’informazione di attualità, in prima o in seconda serata», con puntate tendenzialmente monotematiche, della durata tra i 90 e i 150 minuti, con scadenza settimanale per non meno di otto mesi. E rinvia l’udienza al 30 giugno, «per l’esecuzione del provvedimento». Viste le modalità delle altre trasmissioni come «Porta a Porta», «Excalibur», «Ballarò» (fornite dalla Rai su richiesta del Tribunale), il giudice ha seguito quelle indicazioni per riportare Santoro alle stesse mansioni del suo contratto iniziale (chieste dal conduttore nel suo ricorso, già approvato dal Tribunale, al quale la Rai aveva risposto con le proproste a tarda notte o nel sabato pomeriggio). Il giudice Pagliarini, inoltre, svincola la sentenza dalla delibera dell’Authority delle Comunicazioni, che non ha «nessun rilievo nel presente procedimento di attuazione», in quanto richiama tutta la Rai al rispetto dei principi del pluralismo, obiettività e completezza.
A quel punto Lucia Annunziata, prima del Cda convocato alle 14,30 (era prevista la relazione di Saccà sulla fiction) si dice «soddisfatta» per la sentenza, proprio perché può «chiudere un lungo periodo di tensione legale» e riporta « l’intera vicenda sul piano editoriale». Acqua fresca, le parole del presidente di garanzia non sono ascoltate dai consiglieri. Ancora prima del Cda si capisce l’andazzo: Giorgio Rumi, di solito vicino alla Annunziata: «Può il giudice decidere il palinsesto del programma? E allora noi nel Cda che ci stiamo a fare?». Sullo stesso tono Marcello Veneziani: «Da una parte l’Authority parla chiaro, dall’altra un magistrato si mette a fare i palinsesti». Si fa sentire anche il Dg, Flavio Cattaneo, che sì «prende atto» della sentenza ma trova «singolare che l’ordinanza entri in questioni prettamente editoriali con vincoli e indicazioni che contrastano con i principi della libertà d’impresa e con lo statuto legislativo dle servizio pubblico». L’orientamento è chiaro. Nel frattempo i soliti del centrodestra si scatenano con il povero pretore diventato un’altra «toga rossa». Ma un giudice del lavoro che reintegra un lavoratore indica le stesse mansioni precedenti, fa notare D’Amati, avvocato di Santoro, e anche il Ds Passigli, mentre Fausto Bertinotti plaude al successo dell’articolo 18.
Gasparri è «sconcertato» dalla sentenza, il Polo grida al «golpe». Basta questo e consiglieri Rumi, Veneziani, Alberoni e Petroni si consultano prima del Cda (probabilmente anche con Cattaneo) e stilano l’ordine del giorno da portare in consiglio: «respingiamo l’intimidazione dei giudici. Il provvedimento del giudice «limita la libertà d’impresa sancita dalla Costituzione» (ma non era sovietica proprio sull’impresa?...) «il Cda dà mandato al Dg di valutare e intraprendere le opportune azioni a tutela della Rai». Ovvero l’ennesimo ricorso. Cosa che preoccupa Lucia Annunziata, che vede la Rai esposta a «nuove polemiche» e al rischio, con l’ulteriore «“fermo” del dipendente Santoro, di possibili richieste di ingenti risarcimenti». La Rai ha già perso tre match col Tribunale, potrebbe prendere un altro schiaffo, quando «la libertà editoriale non è intaccata» dalla sentenza del giudice, fa mettere a verbale la presidente. La quale, dopo il Cda, annuncia di voler chiedere chiarimenti a Enzo Cheli, Garante per le comunicazioni: la recente sentenza, infatti, non prevedeva sanzioni. Come mai sono state messe in atto contro Santoro (e non contro Socci) e vengono tirate in ballo nel consiglio?. Lucia Annunziata, inoltre, ha fatto mettere a verbale la lettera scritta a «l’Unità» sulla sparizione dalle rassegne stampa, chiedendo una verifica su eventuali discriminazioni. Su questo tutti «disponibili» nel Cda.

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«Il Pentagono sapeva che al Palestine c'erano giornalisti. Ma non fermò il bombardamento»
di Toni Fontana

Quel giorno (era l’8 aprile) la battaglia infuriava sul ponte della Repubblica dove si erano attestati i carri armati americani che sparavano contro le postazioni dei faddayn arabi. Attraversare il ponte sul fiume Tigri avrebbe rappresentato, per le truppe d’invasione, il via libera verso i quartieri residenziali di Baghdad ed il completamento della conquista della capitale irachena.

Era dunque in corso una battaglia decisiva e, per questa ragione, decine di telecamere vennero “puntate” dall’ hotel Palestine, dove alloggiavano i giornalisti, in direzione del ponte. Poco prima della dodici un carro armato americano puntò il cannone contro l’albergo e sparò un proiettile che uccise due operatori. Secondo un’inchiesta condotta da un’organizzazione internazionale impegnata nella difesa della libertà di stampa, il Comitato per la protezione dei giornalisti, il Pentagono e gli ufficiali comandanti delle truppe statunitensi impegnate in Iraq erano a conoscenza del fatto che l’Hotel Palestine era la sede della stampa internazionale ed erano quindi in grado di bloccare l’ordine di sparare.

Dopo il bombardamento il comando americano non solo non ha fornito alcuna giustificazione, ma ha sostenuto la sorprendente tesi secondo la quale sul tetto dell’Hotel Palestine si erano appostati alcuni cecchini che avevano esploso raffiche. Il proiettile centrò una camera al quattordicesimo piano dell’ hotel uccidendo gli operatori Josè Cuoso, della televisione spagnola Telecinco, e l’ucraino Taras Protsyuk, dipendente dell’agenzia Reuters. Intanto anche la Gran Bretagna, dopo gli Stati Uniti, ha aperto un’inchiesta sulla scomparsa di Fred Nèrac, operatore della rete televisiva Itn e dell’interprete Hussein Osman. I due lavoravano con il giornalista Terry Lloyd, rimasto ucciso in uno scontro a fuoco tra americani e iracheni avvenuto nel sud dell’Iraq il 22 marzo scorso. Due due reporter non si più avuta notizia da quel giorno. La troupe potrebbe essere rimasta coinvolta in un episodio di «fuoco amico». A sparare sarebbero stati, per errore, gli angloamericani.

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Immunità, la maggioranza mette «fretta» al Senato: si voterà giovedì
di Luana Benini

La festa appena cominciata è già finita...cantava Sergio Endrigo. Parole che calzano come un guanto alla repentina apertura e chiusura di dialogo fra gli schieramenti al Senato. Balbettii di dialogo su pressione del Quirinale e del presidente del Senato, Pera, e rapido dietrofront.
Il clima? «Sarà caldissimo» profetizza il diessino Angius. Il centrodestra ha tirato giù la serranda nel primo pomeriggio alla conferenza dei capigruppo che doveva decidere il calendario. Ha proposto addirittura di chiudere la faccenda stasera con la votazione in aula della legge Boato arricchita dal lodo Berlusconi. Una accelerazione improvvisa, rivelatrice di una intenzione precisa. «Una forzatura inaccettabile» per l’opposizione che aveva chiesto il rinvio del dibattito in aula a dopo i ballottaggi. Solo per la mediazione del presidente Pera il calendario, poi votato a maggioranza, prevede l’approvazione della controversa norma entro la mattinata di giovedì.

Motore del dialogo era stato lo Sdi e soprattutto Ottaviano Del Turco. Da giorni il partito di Boselli cercava di tessere una rete sollecitando l’Ulivo a farsi carico di una riforma costituzionale che depotenziasse la legge ordinaria promossa dal centrodestra. Aveva anche elaborato una sua proposta costituzionale per la sospensione dei processi alle alte cariche. Ieri mattina Del Turco ha riprovato a mediare: si può togliere di mezzo il lodo Berlusconi e trovare un accordo maggioranza-opposizione per una legge ponte che garantisca la sospensione dei processi nel semestre europeo, impegnandosi al contempo a elaborare una vera e propria riforma costituzionale che affronti tutta la materia delle immunità non solo per le cinque alte cariche. D’accordo l’Udeur che va sostenendo da giorni l’opportunità di votare tout-court il lodo Berlusconi così com’è. La riunione dei capigruppo dell’opposizione nel primo pomeriggio, secondo Del Turco, aveva «aperto qualche spiraglio». L’esponente dello Sdi spiegava di aver trovato tracce di «nuova sensibilità» nei Ds e nella Margherita. Almeno in quella parte che riteneva opportuno intervenire sulla materia dell’immunità con legge costituzionale. Ferma restando invece la chiusura assoluta di Pdci, Verdi, Prc («Il nostro elettorato non ci capirebbe, sembra un inciucio»). Per la verità le dichiarazioni di Angius e Bordon non avvaloravano molto gli «spiragli». «La proposta di Del Turco - spiegava Bordon - ha una sua indubbia ragionevolezza ma non mi pare ora opportuna perché espone alla confusione la limpidezza del nostro percorso». Angius ribadiva contrarietà assoluta al lodo-Berlusconi ribattezzandolo «dolo Schifani». Fra l’altro, in mattinata, in commissione, il centrodestra aveva respinto tutti gli emendamenti, i subemendamenti e le pregiudiziali di costituzionalità dell’opposizione. Determinante sarebbe stato, a quel punto, il comportamento della maggioranza nella riunione dei capigruppo. Nella quale però la fretta del centrodestra ha prevalso su tutto. Nessun passo indietro sul lodo-Berlusconi, anzi una accelerazione che ha cancellato di un colpo ogni possibilità di apertura che pure lo stesso Rutelli aveva ventilato in una intervista al «Corriere della sera»: se si discute di tutto l’arco di cose che interessano al paese «si può affrontare anche il lodo Maccanico»....

Disattesa, nella conferenza dei capigruppo, anche la richiesta dell’Ulivo di una sessione d’aula sull’economia e l’andamento dei conti pubblici. L’unica concessione al centrosinistra, la diretta tv per le dichiarazioni di voto. Intanto il forzista Schifani andava distribuendo in Transatlatico il testo della norma sulla sospensione dei processi approvata dal Parlamento europeo: «Le opposizioni dovrebbero spiegare perché l’hanno votata mentre qui sono intransigenti sul lodo Maccanico». La norma approvata dagli eurodeputati, rispondeva Angius «non è un lodo per nessuno», non c’è «una fretta sospetta» e soprattutto «la sospensione dei processi sarà possibile, in Europa, solo su richiesta del Parlamento». Lo scontro si è materializzato in aula. Angius ha alzato la voce: «La Cdl dovrà spiegare i motivi che la spingono ad approvare a tutti i costi questa norma, sono motivi che conoscono anche le pecore ma vogliamo che li spieghino qui perché restino agli atti». E citando Domenico Fisichella, coscienza critica di An: «Il lodo risponde a un interesse particolaristico».

Lo stesso Del Turco ha recitato il de profundis al dialogo: «Ho provato
a dire che c’era un altro percorso. Ma ho dovuto prendere atto che non è stato possibile». Faccia dispiaciuta e citazioni eleganti da Italo Calvino («La grande bonaccia delle Antille») laddove si narra di due galeoni, uno spagnolo e uno olandese che fanno finta di combattersi. Per concludere: «Non voterò mai contro una proposta di legge che va nella direzione di un ampliamento delle garanzie, nel solco della tradizione socialista». Traducendo: non voterò contro il lodo Berlusconi. Caustico Angius: «Confondere la storia gloriosa dei socialisti con il dolo-Schifani è un salto talmente acrobatico da essere rischioso».

Il percorso comune di un ddl costituzionale sembra definitivamente affossato. Anche il diessino Stefano Passigli ha rinunciato a presentare il suo. La maggioranza dell’Ulivo e Prc si apprestano a votare no all’emendamento Schifani sulla sospensione dei processi. Intanto hanno portato in aula più di 400 emendamenti. Oggi nuova riunione del centrosinistra per concordare una linea comune

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Alitalia. Mengozzi: non licenzieremo nessuno, ma questa protesta è inaccettabile

Alitalia, la cabina di un Boeing 777


Roma, 3 giugno 2003

"Abbiamo avuto 1.000 assenti ma non chiamiamola epidemia: è una manifestazione di dissenso in forme sleali, dannose per la concorrenza e dannose per chi le fa, perché a prescindere se sia o no reato, sono comunque indicative di un rapporto non corretto con l'azienda e di una forma di dissenso manifestata in modo inaccettabile". Così detto l'amministratore delegato di Alitalia, Francesco Mengozzi, in un'intervista al Tg5, commenta l'agitazione del personale di volo che ha costretto decine di migliaia di passeggeri, ieri, a ore e ore di attesa nei maggiori scali italiani.

Cobas dell'aria
"Non so se è stata organizzata - ha aggiunto Mengozzi- certamente non è un'azione evidentemente e dichiaratamente sindacale, tant'è che i sindacati, quasi tutti tranne uno, si erano imepgnati a gestire questa fase del dissenso in forme francamente diverse".

"Non abbiamo affatto ritirato il provvedimento che riteniamo assolutamente necessario - ha spiegato Mengozzi - Siamo stati convocati dal Governo per domani e ci è sembrato corretto, nelle more dell'incontro, sospendere l'operatività del provvedimento. Tutte le compagnie aeree stanno lavorando sui costi unitari: non agire in questo senso sarebbe criminale nei confronti dei valori aziendali e questo atteggiamento Alitalia non intende assumerlo".

Non cacceremo nessuno
"Non abbiamo mai parlato di licenziamenti - ha detto ancora Mengozzi - abbiamo parlato solo di recupero della produttività: questo è il nostro obiettivo, abbiamo proposto di farlo in una forma e attuato già i primi esperimenti, che assolutamente non grava sui dipendenti e perché insieme al numero degli assistenti di volo che vola su ciascun aereo è stato anche ridotto il carico di lavoro per ciascuno di essi. La nostra maggiore inquietudine in questo momento - ha concluso l'amministratore delegato di Alitalia - è nei confronti dei passeggeri, che sono lasciati a terra da questa forma, devo dire scorretta, di rapporto con l'azienda e devo quindi anche a nome di tutta l'azienda dover chiedere scusa a coloro ai quali abbiamo involontariamente causato un fastidio in questi giorni".

Mengozzi ha ricordato che in due anni, dopo l'11 settembre, le compagnie di tutto il mondo hanno perso più di quanto avessero guadagnato nei 98 anni precedenti.

Bisagni: in Europa servono meno compagnie
La ristrutturazione nei trasporti aerei, indispensabile per rilanciare il settore, è giunta "all'ultimo round in Europa, in Italia siamo ai tempi supplementari". Gianni Bisignani, direttore generale della Iata, l'Associazione internazionale dei trasporti aerei, inquadra così le agitazioni che negli ultimi giorni hanno lasciato a terra migliaia di passeggeri nei maggiori scali italiani. Sul contesto italiano, spiega Bisignani da Washington, dove si è svolta l'assemblea generale 2003 Iata "occorre intervenire rapidamente". Anche perché non c'è più la possibilità di sovvenzioni pubbliche, alle quali la Iata è comunque contraria.

"Attualmente -ha aggiunto il numero uno della Iata- ci sono un centinaio di compagnie in Europa, e sono probabilmente troppe per il mercato".

Bisignani si è detto convinto che come succede negli Usa, i costi della sicurezza negli aeroporti debbano essere a carico dello Stato, non delle compagnie aeree. "Non è giusto che sia l'Alitalia a pagare in Italia -ha detto il direttore generale- non succede così per le stazioni ferroviarie".

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Processo Sme. Ispettore Miller in procura per accertamenti


Cesare Previti


Milano, 3 giugno 2003

E' arrivato in Procura a Milano l'ispettore Arcibaldo Miller, designato dal Ministero della Giustizia per compiere accertamenti sul 9520/95 il fascicolo d'indagine al centro di una rovente polemica tra accusa e difesa nei processi Sme e Lodo Imi-Sir.

Il procuratore aggiunto Corrado Carnevali ha confermato ai giornalisti di aver ricevuto una serie di quesiti dagli ispettori aggiungendo: "Risponderemo alle domande fornendo anche documentazione processuale".

Stando a quanto si apprende i quesiti riguardano le vicende già discusse nei processi Sme e Lodo Imi-Sir, a cominciare dal caso degli interrogatori dei magistrati romani fatti nella capitale dal Pm Ielo e che secondo i difensori degli imputati costituirebbero prova a discarico.

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Martedi, 3 Giugno, 2003

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Pensioni. Berlusconi: interverremo con disincentivi. Lega contraria, Maroni: non previsto da delega

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi


Roma, 2 giugno 2003

Nel governo si è aperto un dibattito sul tema delle pensioni. A rilanciare il tema oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in occasione del G8 di Evian.

"Quello delle pensioni è un problema europeo - ha detto il premier - Ma noi non possiamo chiudere gli occhi penalizzando il futuro dei nostri giovani".

Poi ha annunciato: "Interverremo con il sistema dei disincentivi" ai pensionamenti. "Vedremo poi se questo sistema porterà a risultati accettabili nel medio termine"

Ma poco dopo è arrivato l'altolà del ministro del Lavoro, Roberto Maroni: quella ipotizzata da Berlusconi "sarebbe una modifica sostanziale della delega, che oggi non prevede disincentivi".

"Ho già chiesto un incontro con il premier che spero si faccia al più presto".

Sull'introduzione di disincentivi, Maroni sottolinea: "Non è la mia opinione, ma questo conta poco". E però, aggiunge, "non è ciò che il governo ha approvato un anno fa, e questo conta di più".

"Sarebbe una modifica della delega, ma anche della posizione del governo. Siccome la delega è sotto la mia responsabilità, è stata approvata alla Camera e ora è al Senato, la sua modifica annunciata dal premier è importante, ma deve passare attraverso la formalizzazione del Consiglio dei ministri. Deve avere un atto formale".

A rincarare la dose il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli.
"La linea della Lega Nord è chiara ed è nota: siamo a favore degli incentivi a non andare in pensione e contro i disincentivi e questa era una cosa già stabilita".

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2 giugno. Ciampi: una conflittualità eccessiva reca danno a tutti

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi


Roma, 2 giugno 2003

"L'Italia è un paese forte e laborioso. E' anche un paese che vuole la concordia civile. Sa che lo spirito di concordia giova alla Nazione, l'aiuta a crescere". Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, è tornato sui temi della pacificazione nazionale per il bene del Paese.

"Il confronto ci deve essere, ma una conflittualità eccessiva reca danno a tutti. Non sono io solo a dirlo e non mi stanco di dirlo perché so di esprimere così il sentimento degli italiani".

Parlando nei giardini del Quirinale, aperti al pubblico in occasione della festività del 2 giugno, Ciampi ha voluto toccare anche i temi dell'Europa: "E' sempre in cima ai miei pensieri, soprattutto ora che i lavori della Convenzione Europea sono giunti a un punto cruciale nel percorso verso un nuovo Trattato Costituzionale".

"Mi auguro che i membri della Convenzione e poi le istituzioni e i governi diano prova di coraggio, di lungimiranza, come più volte hanno fatto in passato nei momenti decisivi".

"Punto qualificante è a mio avviso l'estensione graduale del voto a maggioranza ad aree sempre più vaste e importanti, quali la politica estera e della sicurezza comune".

"Oggi l'Unione Europea è una realtà, ma se non si coglierà questo attimo fuggente per farle fare un altro decisivo avanzamento sulla base degli 'ideali di libertà comuni' di cui parlava già Luigi Einaudi, si farà un errore storico forse irreparabile".

Il Capo dello Stato ha voluto anche dare un personale sostegno ai Paesi più piccoli ricordando che "in questi 50 anni di storia europea, i paesi piccoli hanno avuto uguale importanza e hanno svolto ruoli uguali e a volte maggiori di quelli grandi: a nessuno è stato mai imputato di essere piccolo e quindi di non aver diritto all'ascolto perché piccolo".

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Usa. Powell a Roma, Italia miglior amico degli Stati Uniti

Il segretario di stato Usa Colin Powell


Roma, 2 giugno 2003

Negli ultimi travagliati mesi gli Stati Uniti "non hanno avuto migliori amici dell'Italia, che è stata presente fianco a fianco sulle questioni dell'Afghanistan e dell'Iraq" anche all'Onu.

Lo ha detto il segretario di stato Usa Colin Powell al termine dell'incontro con il ministro Frattini, sottolineando "quanto sia stato importante avere in Berlusconi" un alleato che ha "permesso di fare quel che doveva essere fatto", fermando Saddam Hussein.

L'incontro questa mattina a Roma Frattini-Powell ha confermato "ancora una volta, l'eccezionale qualità delle relazioni tra Stati uniti e Italia". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano, che ha sottolineato "l'amicizia e simpatia, anche personali, instauratesi tra lui e il segretario di stato americano".

Ora che il popolo iracheno è stato liberato "non lasciamoci intrappolare dal dibattito improduttivo, ma andiamo avanti per aiutare gli iracheni a costruire una società democratica", ha detto il segretario di stato americano durante la conferenza stampa tenuta oggi nel corso della sua visita a Roma.

OGM, entro metà luglio
L'Unione europea approverà entro metà luglio il regolamento sugli organismi geneticamente modificati
(Ogm). E' la promessa che il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha fatto questa mattina al segretario di Stato
americano Colin Powell, nell'incontro che hanno avuto a Villa Pamphili a poche settimane dall'inizio del semestre di presidenza italiana dell'Ue. Sulla "delicatissima questione delle biotecnologie", ha ricordato Frattini, esiste una "prospettiva di un regolamento europeo che noi auspichiamo sia approvato entro metà luglio".

Gli Stati Uniti si sono di recente rivolti all'Organizzazione mondiale del commercio contro il divieto che ancora esiste a livello europeo di introdurre Ogm. La normativa in discussione al Parlamento di Strasburgo prevede la possibilità di commercializzare anche in Europa organismi geneticamente modificati, a patto che sia garantita la cosiddetta 'tracciabilità, ossia che un'etichetta indichi con precisione la storia del prodotto. E' una questione "che l'Europa ha interesse a risolvere", ha sottolineato il titolare della Farnesina "attraverso questi regolamenti che io auspico vengano approvati in tempi rapidi e senza ulteriori modificazioni".

30 minuti a colloquio col Papa
E' durato circa 30 minuti il colloquio a quattr'occhi tra Papa Wojtyla e il segretario di Stato americano, Colin Powell, avvenuto nella biblioteca del Pontefice. L'esponente dell'amministrazione Bush è stato poi a colloquio con il segretario di Stato vaticano, card. Angelo Sodano, e il ministro degli Esteri della Santa Sede, mons. Jean Louis Tauran.

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2 Giugno. In migliaia alla parata militare in via dei Fori Imperiali

La parata militare in via dei Fori Imperiali


Roma, 2 giugno 2003

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha preso posto al centro del palco presidenziale dando così il via alla parata militare in via dei Fori imperiali per il 57/mo anniversario della Repubblica. In particolare, alla sfilata partecipano 366 donne delle varie armi.

Scortato dai corazzieri a cavallo e accompagnato dal ministro della Difesa, Antonio Martino, e dal capo dello Stato Maggiore Rolando Mosca Moschini, il presidente è stato accolto da un caloroso applauso della folla che ha ricambiato salutando. Sul palco d'onore sono presenti diversi ministri e molti esponenti politici.

Sono migliaia le persone che già dalle 9 affollavano piazza Venezia e i Fori Imperiali per assistere alla parata militare. Nonostante il caldo e il sole, migliaia di persone sono assiepate ordinatamente lungo le transenne che limitano l'accesso alla zona. In piazza Venezia è stato allestito un maxischermo grazie al quale la folla sta seguendo, in silenzio, la diretta televisiva della cerimonia.

Il messaggio alle Forze armate
Il presidente della Repubblica in occasione del 57mo anniversario della Repubblica ha inviato alle Forze armate un messaggio di saluto in cui sottolinea il loro ruolo "nella difesa della Patria e a tutela delle istituzioni". "Le nostre Forze armate - aggiunge Ciampi - fedeli alla tradizioni di onore e fedeltà che caratterizzò fin dalle loro origini i corpi militari, in questi 57 anni hanno dato costante prova di abnegazione, di elevate capacità operative, di senso del dovere per il bene della Nazione e della pace nel mondo. Esse garantiscono la sicurezza dello Stato democratico e repubblicano, in ottemperanza al dettato costituzionale".

Il capo dello Stato sottolinea che "nei nuovi scenari internazionali, caratterizzati da forme differrenziate di
conflittualità e di violenza, che coinvolgono intere popolazioni e che minacciano la pace nel mondo, le Forze armate hanno brillantemente saputo riconfigurare i propri assetti oprativi, risultando oggi un imprenscindibile strumento di sicurezza, unanimamente apprezzato".

La prima volta della Protezione civile
La partecipazione della Protezione civile per la prima volta nella storia della Repubblica italiana alla parata militare del 2 giugno rappresenta "un riconoscimento del ruolo e del rilievo che la Protezione civile stessa ha in Italia". Così il vice capo del Dipartimento Vincenzo Spaziante ha commentato la novità della partecipazione dei volontari della Protezione civile alla parata dei Fori imperiali.

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Alitalia. Domani cancellati 225 voli


L'aereoporto di Fiumicino


Roma, 2 giugno 2003

Continua lo sciopero bianco degli assistenti di volo, dopo la decisione dell'Alitalia di ridurre a tre il numero dei membri dell'equipaggio sui voli nazionali.
Sarebbero circa 500 i certificati medici presentati oggi all'azienda dagli assistenti di volo, che resteranno a casa per una sorta di 'epidemia annunciata', la stessa che ieri ha colpito 1.100 dipendenti e portato il caos negli aeroporti italiani, con 57 voli cancellati.

L'azienda in serata ha ritirato il provvedimento, ma la protesta non è diminuita. Il governo incontrerà mercoledì i rappresentanti di Alitalia e dei sindacati per affrontare la situazione. E per domani è previsto uno sciopero di quattro ore di tutto il personale, di terra e di volo: Alitalia prevede 184 voli cancellati, 108 nazionali e 76 internazionali.

Alitalia, da ieri ha attivato un numero verde, l'800650055, a cui ci si può rivolgere per chiedere informazioni.
Domani l'Alitalia cancellerà 225 voli a causa, spiega la compagnia, degli scioperi in Italia e in Francia.

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Immigrazione. Ondata di sbarchi senza precedenti nelle ultime ore in Sicilia. Centri di accoglienza al collasso

Carabinieri durante i controlli


Palermo, 2 giugno 2003

Una ondata di sbarchi senza precedenti quella che ha portato nel giro delle ultime 48 ore circa 900 clandestini lungo le coste siciliane. Di questi oltre 650 sono giunti nella sola Lampedusa. Gli altri sbarchi sono avvenuti a Pozzallo e in altre località lungo i litorali della provincia di Ragusa, e a Pantelleria.

L'ultimo arrivo a Lampedusa è di ieri sera, quello di un gruppo formato da 90 immigrati, tra i quali anche quindici donne e quattro bambini. Un uomo accusato di essere lo scafista che li ha condotti nelle acque italiane è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Agrigento con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Centri al collasso
A Lampedusa ed in particolare nel centro d'accoglienza si è ormai in piena emergenza. La struttura non può infatti ospitare più di 150 persone. Un primo gruppo di 200 immigrati ha già lasciato l'isola e dopo avere raggiunto Agrigento, in pullman è stato trasferito ieri notte in strutture d'accoglienza della Calabria. Altri 230 sono stati invece trasferiti a Pozzallo.

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Lunedi, 2 Giugno, 2003

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2 Giugno. Il messaggio di Ciampi agli italiani: sviluppare una pubblica opinione europea


Il presidente della Repubblica, CArlo Azeglio Ciampi


Roma, 1 giugno 2003

Carlo Azeglio Ciampi, prima dell'apertura delle celebrazioni per la Festa della Repubblica che avranno il loro culmine nella tradizionale parata di domani, si è rivolto agli italiani con un messaggio letto in diretta televisiva dai Giardini del Quirinale.

Estendere il voto a maggioranza, ma non solo. Carlo Azeglio Ciampi, guarda alla necessità di sviluppare una "pubblica opinione europea" e avnza la proposta di un servizio civile integrato.

"Al tempo stesso - ha detto il Presidente della Repubblica dai Giardini del Quirinale - affinché l'Europa abbia successo dovremo sviluppare una una pubblica opinione europea che nasca, appunto da esperienze vissute insieme".

Servizio civile europeo
"Ad esempio - ha continuato Ciampi -, perché non pensare ad un sistema di servizio civile integrato tra i Paesi dell'Unione, che consenta ai giovani di servire la 'res publica' nelle diversificate realta' degli Stati europei?".

"Si possono ipotizzare altre iniziative: l'importante - ha sottolineato il Capo dello Stato - è suscitare una consuetudine di vita comune tra i popoli e tra i cittadini. Alla costruzione giuridica, alla Costituzione europea, devono corrispondere le esperienze dei singoli, soprattutto dei giovani".

Estendere sempre più voto a maggioranza
Carlo Azeglio Ciampi esorta alla lungimiranza e chiede di estendere il voto a maggioranza per le decisioni europee. Il Presidente della Repubblica, nella sua dichiarazione si sofferma anche sull'Ue alla viglia del semestre di presidenza italiana.

"L'Italia - ha detto Ciampi - si appresta ad essere, per sei mesi, capitale d'Europa, in un momento decisivo della storia dei nostri popoli".

"Servirà - ha proseguito il Capo dello Stato - lungimiranza, visione, coraggio e capacità di decidere, per scrivere quel trattato costituzionale che dia agli europei la cittadinanza più vasta alla quale essi aspirano, e le istituzioni che valgano ad esercirala con efficacia. A tal fine, il principio del voto a maggioranza dovrà essere sempre più esteso".

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Cronaca. Incidente aereo. Recuperati i corpi dei due piloti


L'aereo precipitato


Milano, 1 giugno 2003
Sono stati recuperati i corpi di Antonio Cavalleri e Alessandro Lai, il comandante e il copilota morti nell'incidente aereo di questo pomeriggio.
L'incidente sarebbe stato causato da uno stormo di uccelli che ha attraversato la pista di decollo ed è stato risucchiato dai motori dell'aereo. E' questa l'ipotesi presa in considerazione dagli inquirenti, coordinati dal pm Maria Grazia Pradella.
A quanto si è appreso, gli agenti della Polaria hanno sequestrato il piano di volo dell'aereo, le registrazioni della conversazione tra il pilota e la torre di controllo e i tracciati radar. Materiale che è già stato messo a disposizione del pm.
I carabinieri, invece, hanno già ascoltato una decina di testimoni, tra i quali il proprietario del capannone contro il quale il piccolo jet si è schiantato.
Le operazioni di rimozione delle macerie e di recupero della scatola nera si concluderanno in nottata.

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Politica. Berlusconi: "Condivido e apprezzo l'invito di Ciampi"

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi


Evian, 1 giugno 2003

"Quello di Ciampi è un invito che condivido e apprezzo". Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rispondendo ad una domanda di un giornalista circa l'invito alla concordia e al dialogo costruttivo fatto oggi dal Capo dello Stato. Berlusconi ha
parlato nel corso di una conferenza stampa a margine dei lavori
del G8 in corso ad Evian.

La replica a Fazio
Per quanto riguarda la situazione economica del paese, Berlusconi, che non ha ancora letto la relazione del governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, si è dichiarato ottimismo in quanto "la crisi economica che ha colpito gli Stati Uniti e l' Europa pare superata" .
Silvio Berlusconi assicura che sull'economia "il governo sta facendo il meglio possibile. Noi ci impegniamo, ma certamente gli spazi per operare sono molto molto ridotti".
Il presidente del Consiglio replica al Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio che ha parlato di un rischio di declino per l'economia italiana nella sua relazione finale: "A me questa relazione di Fazio è stata riferita in maniera diversa al telefono. Ho il suo intervento a casa a Roma e quando tornerò la leggerò più approfonditamente". Il premier ha spiegato che "siamo in anticipo con il programma. Ma non è possibile per noi fare una politica monetaria e di cambi", anche a causa del rispetto dei vincoli previsti dal patto di Maastricht".

L'Europa deve fare la sua parte
Gli Usa stanno già facendo la loro parte. Noi stiamo lavorando per rilanciare l'economia. Anche l'Europa deve fare la sua parte per tonificare l'economia". Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, aggiungendo che su questa strada un contributo potrebbe venire anche dalla Bce con una riduzione del tasso di sconto. Al riguardo il premier ha affermato che "è nell'aria la decisione di una riduzione del tasso di sconto".

"Tremonti ha fatto miracoli...dobbiamo essere felici di avere un ministro così capace". Con queste parole il presidente del Consiglio Berlusconi ha difeso l'operato del ministro dell'Economia

Berlusconi felice per la verifica di governo
La verifica politica della Cdl, non spaventa nè preoccupa il presidente del Consiglio. Da Evian Berlusconi ha anzi sottolineato di essere "il più felice" per questa verifica che permetterà "di porre sul tavolo il programma" e ridargli così "slancio".

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Alitalia. Il governo convoca le parti sociali per mercoledì

L'aereoporto di Fiumicino


Roma, 1 giugno 2003

Il governo ha convocato per mercoledì 4 giugno i rappresentanti di Alitalia e dei sindacati in relazione alla protesta degli assistenti di volo che ha provocato la cancellazione di numerosi voli. La convocazione, ad opera del sottosegretario alle Infrastrutture Mario Tassone, è fissata - secondo quanto si apprende - per mercoledi' alle ore 11 al ministero.
Alitalia ha aderito all'invito del governo a ripristinare la preesistente composizione dell' equipaggio, in vista della convocazione di mercoledì, e si dichiara disponibile a riportare a 4 gli assistenti di volo "compatibilmente con i necessari tempi di ripristino della normalità operativa". Secondo l'Alitalia ad oggi sono oltre 1.100 i dipendenti che hanno presentato certificato medico, e la società ha comunque presentato un esposto alla magistratura.

Probabili disagi anche domani
Alitalia comunica che, nella giornata di domani, potranno verificarsi ancora ritardi e cancellazione dei voli e invita i passeggeri a contattare il numero verde 8000650055 per informazioni.

I voli cancellati
Sono 21 a Malpensa e 4 a Linate i voli che Alitalia ha previsto al momento di cancellare durante la giornata negli scali milanesi.
Secondo quanto riferito dalla compagnia di bandiera, da Malpensa non sono partiti o non partiranno 13 aerei con destinazioni internazionali, 6 nazionali e 2 intercontinentali (San Paolo e Toronto). Da Linate non decollano invece 4 voli nazionali.
Sono saliti a 24 i voli cancellati all' aeroporto di Fiumicino, mentre molti passeggeri sono costretti a bivaccare nelle aerostazioni.

"Ci scusiamo con i passeggeri, ma devono capire che non protestiamo per i soldi ma perchè presto, con il ridimensionamento degli equipaggi di cabina, ci troveremo a dover far fronte a 400 tra licenziamenti e mancate riassunzioni di personale precario". Lo ha detto una delle hostess dell' Alitalia all' aeroporto di Fiumicino.
Da questa mattina alle 5:30, in divisa e non, in una cinquantina si alternano e stazionano in presidio davanti al varco equipaggi, diffondendo volantini, sotto lo sguardo degli agenti di polizia. Tra di loro anche diversi stagionali.

La voce dell'azienda
Non c'è nessuna riduzione dei posti di lavoro, nè un maggior carico di lavoro per gli assistenti di volo la cui improvvisa malattia ha determinato la cancellazione di numerosi voli Alitalia. E' quanto sostiene il capo della Divisione personale della compagnia aerea, Nicola Schiavone, ricordando peraltro di aver più volte chiesto un incontro ai sindacati per parlare della riduzione di un'unità del personale di volo, operata dalla società a partire da oggi.

La voce del sindacato
"Da due mesi - hanno detto Alberto Valenti della Cgil - l' Alitalia sta violando unilateralmente il contratto di lavoro degli assistenti di volo sulla composizione degli equipaggi e non sta applicando il piano industriale che aveva promesso l' anno scorso, con cui risolvere la crisi. Se si abbassa la composizione di equipaggio sugli aerei Md80, che compongono il 70 per cento della flotta, da 4 assistenti a 3, abbiamo un abbattimento del 25 per cento della forza lavoro, con un aumento dei carichi. Alla fine dell' anno conteremo centinaia di esuberi".
Secondo gli assistenti di volo "la compagnia sta facendo questo tentando di giustificare una crisi artificiosa, che dal punto di vista contabile non esiste, visto che ha chiuso il bilancio 2002 con 92 milioni di euro di attivo, dettata dal calo del trasportato e per la guerra".

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Immigrazione. 200 clandestini sbarcati a Lampedusa

Clandestini, la speranza in Italia


Palermo, 1 giugno 2003

Sono 200 i clandestini sbarcati questa mattina a Lampedusa. La carretta del mare di 15 metri su cui viaggiavano era stata intercettata la scorsa notte a 47 miglia a Sud dell'isola. Fra gli immigrati di varia nazionalità (palestinesi, iracheni, somali) vi sono 20 donne, di cui una incinta, e 20 bambini.

Due motovedette della Guardia di Finanza hanno raggiunto al largo l'imbarcazione ed hanno caricato a bordo 180 persone, le altre venti sono state trasbordate in un'altra motovedetta della Capitaneria di Porto.

Una nave della Marina Militare ha atteso l'arrivo dei clandestini per imbarcarli e trasportarli a Porto Empedocle da dove poi saranno inviati nei vari centri di accoglienza, perché quello di Lampedusa è già pieno.

La carretta del mare è stata trainata verso il porto di Lampedusa dal peschereccio che la notte scorsa ha avvistato i clandestini.

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Domenica , 1 Giugno, 2003

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Fazio: l'Italia è in declino. D'Amato s'infuria
di Bianca Di Giovanni

Un’analisi impietosa ed inequivocabile: il declino c’è e si vede chiaramente. Nelle ultime «Considerazioni finali» Antonio Fazio cambia registro. Basta facili slogan, basta esortazioni altisonanti al governo in carica. Il governatore della Banca d’Italia preferisce indossare i panni dell’investigatore che disseziona la storia del Paese negli ultimi 20 anni per rintracciare gli indizi del «ritardo Italia». La conclusione - suffragata da numeri e confronti statistici - è quella che ormai molti (dal Quirinale alla Cgil, o ai partiti dell’opposizione) ripetono da mesi: l’Italia ha perso colpi in fatto di competitività.

Sull’export siamo tornati indietro di 40 anni, si fa poco per ricerca e formazione. Le imputate numero uno sono le imprese, che restano troppo piccole, troppo fragili, troppo «ferme». In uno scenario che somiglia a un precipizio, arriva l’inversione di 180 gradi con il capitolo dedicato alle banche. A questo punto il governatore mette sul tavolo la sua carta vincente e si chiama fuori dal panorama del declino. Dice chiaro e tondo che le banche (sottinteso: grazie all’Istituto centrale che le «governa») hanno fatto molto meglio delle aziende: si sono aggregate, si sono innovate, sono diventate più efficienti.

I grandi gruppi industriali che si sono indebitati (Fiat?) sono riusciti a ridurre la loro esposizione. E non solo: le Fondazioni «hanno svolto un ruolo rilevante nella riorganizzazione e privatizzazione del sistema creditizio. È essenziale garantire continuità al ruolo da esse svolto in quanto enti di natura privata con fini di utilità sociale». Una stoccata alla riforma Tremonti, su cui si attende per martedì prossimo il pronunciamento della Corte Costituzionale.

Infine, la difesa dell’accordo Basilea 2, tanto criticato dal titolare dell’Economia. Così sul duello banche-imprese (in cui il vincitore è già dato) Fazio costruisce il suo «piedistallo» da cui parla all’esecutivo e soprattutto replica agli attacchi spesso a freddo di Giulio Tremonti.

Nelle ultime quattro cartelle - tradizionalmente dedicate alle indicazioni più «politiche» - arriva il secondo affondo della relazione, quello sulla finanza pubblica. «Anche a causa dell’avversa congiuntura - dichiara - gli andamenti dei conti del settore pubblico non sono in linea con gli obiettivi di consolidamento e risanamento più volte enunciati». Per il 2003 non si prevede un saldo tanto migliore dell’anno passato (deficit allo 0,4%). La crescita resterà sotto l’1% (la trimestrale indica 1,1%) e la ripresa potrà dispiegarsi solo l’anno prossimo. Intanto nelle casse pubbliche l’avanzo primario - una voce che ci eravamo impegnati a mantenere al 5,5% del Pil con l’Ue - è sceso al 3,2%. Si attendono ancora quei provvedimenti strutturali che dovranno sostituire le entrate una tantum assicurate dai condoni. L’andamento della spesa non promette nulla di buono. Dunque «l’annunciata progressiva riduzione del carico fiscale dovrà trovare fondamento nella riduzione della spesa». Come dire: finora da Via XX Settembre non sono venuti che palliativi.

A questo punto è necessario puntare «al riequilibrio definitivo dei conti pubblici, per offrire certezza alla prospettiva di alleggerimento del carico fiscale, per incidere positivamente sulle aspettative delle imprese e delle famiglie». Il rischio, secondo il governatore, è che «l’incertezza si trasformi in pessimismo».

Anni luce rispetto a quel «miracolo» invocato appena due anni fa. Eppure a questo punto Fazio estrae dal cappello esattamente la stessa ricetta del 2001. «Occorre tornare a proporre un progetto di medio termine - dichiara - lungo le linee avanzate dall’esecutivo nell’estate del 2001 con il documento di programmazione economica e finanziaria». Detto con una formula grossolana, significa meno tasse e meno spese (cioè riforma delle pensioni). Insomma, una conclusione del tutto estranea alla prolusione: dopo aver parlato di competitività e sviluppo, la ricetta è quella che già due anni fa si è rivelata irrealizzabile. Sta qui, in questa schizofrenia tra diagnosi e cura tutto l’imbarazzo del governatore nei confronti del governo e di quell’apertura di credito nel maggio del 2001. Così appare debole, quasi sommesso, quell’appello finale. «Abbiamo le risorse per crescere. È dovere dell'impresa, del lavoro, della Politica operare per volgerle in favore dell'occupazione, dei giovani, del progresso economico e civile, per ritrovare la via dello sviluppo».

La radiografia del Paese è inquetante. «Dalla metà degli anni Novanta - spiega Fazio - è iniziato un declino della competitività che ha riportato la partecipazione italiana agli scambi mondiali al livello raggiunto alla metà degli anni Sessanta. A prezzi costanti la quota di mercato è diminuita dal 4,5% del 1995 al 3,6% nel 2002». La perdita di competitività, spiega il governatore, «si ripercuote sull'andamento del valore aggiunto nel settore industriale e sulla crescita dell'economia. In 5 anni - aggiunge - tra il 1997 e il 2002, la produzione industriale ha segnato in Italia un aumento del 3%. In Francia è stato intonto all'11%, in Germania al 12%; nell'area euro, esclusa l'Italia, del 14%».

I numeri sono crollati negli anni in cui la svalutazione della lira non era più possibile. Dunque, la competizione si è spostata sul prodotto, sull’innovazione. L’Italia (assieme all’Europa) si è ritrovata nella morsa del gigante americano da una parte ed i paesi emergenti dall’altra, dopo quasi un ventennio di stasi quanto ad innovazione. Tutto questo in un tessuto produttivo troppo fragile. «Le imprese italiane sono piccole», impiegano in media 6,3 addetti «un numero molto basso rispetto agli altri paesi europei». E se «questa struttura ha creato abbondante occupazione nei decenni trascorsi» e rappresenta «una riserva di imprenditorialità», tuttavia «se non è integrata da grandi imprese, mostra il suo limite nello sviluppo della produttività e nella capacità di competere in un mercato internazionale, dove si affacciano Paesi con un grado ridotto di protezione sociale e costi del lavoro molto bassi».

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«Se oggi i redattori del Corriere della Sera scioperano avranno qualche ragione. O sono solo degli inaffidabili estremisti?»


Valentino Parlato, 31 maggio 2003, pagina 1

Annunziata: la censura impoverisce la Rai
di Simone Collini

A Torino parla della Rai come di un aereo scosso da «turbolenze politiche». E che rischia di esserne distrutto. Poi Lucia Annunziata invia una lettera a l’Unità, intervenendo sulla vicenda dei giornalisti esclusi dalla tv pubblica e sull’oscuramento del nostro giornale dalle rassegne stampa di RaiUno e RaiDue. E riconosce che la censura in atto sta danneggiando l’azienda: «È parte di una tendenza all’impoverimento della Rai (fenomeno che ho segnalato già in Commissione di Vigilanza) che sta perdendo volti noti e quella ricchezza di opinioni e di confronto che è sempre stata la sua grande forza». Il risultato di questo atteggiamento, oggi, è tutt’altro che esaltante: «Una radio e una televisione in cui l’informazione e gli approfondimenti culturali vivono ingabbiati in spazi rigidi affidati a un numero molto ristretto di giornalisti».

Il presidente Rai ci tiene a sottolineare che non ritiene «impossibile cambiare la situazione». Ma se per il futuro non mancano le speranze, rimane il fatto che il quadro che ci offre il presente è a tinte fosche. Una prima verifica per capire se sia o meno possibile cambiare lo stato attuale di cose, potrà venire dalla prossima riunione del Cda di Viale Mazzini. Fa sapere infatti Lucia Annunziata nella lettera che riporterà le questioni sollevate da l’Unità negli ultimi giorni in quella sede. Bisognerà vedere come reagiranno gli altri quattro consiglieri di amministrazione.

Intanto si è visto come ha reagito alle parole pronunciate a Torino dal presidente Rai il ministro Umberto Bossi, che facendo riferimento all’ex direttore del Tg3 e al segretario dell’Usigrai Roberto Natale, chiede di avviare immediatamente le produzioni di RaiDue a Milano. «Prima che il nord - minaccia il leader leghista - perda la pazienza con questi razzisti».

Ma cosa ha detto la Annunziata durante il dibattito sul futuro del servizio pubblico organizzato dalla Unione industriale del Piemonte?. Innanzitutto che «la Rai oggi è come un aereo in turbolenza permanente». Come presidente, fa sapere, vuole «assicurare che l’azienda non venga distrutta dalla turbolenza politica e dalla mancanza di scelte sul destino industriale che abbiamo davanti». Ma aggiunge che «l’azienda è diventata il materasso su cui si va ai tempi supplementari quando la politica non è riuscita a risolvere i problemi nelle giuste sedi». Una denuncia netta, che il presidente di Viale Mazzini affianca alla questione del decentramento. Non contesta direttamente la decisione di trasferire a Milano RaiDue, ma sottolinea che quella delibera è stata fatta «in maniera affrettata e soprattutto esibita come un trofeo politico». Riconosce che la Rai è «troppo romanocentrica». Ma, aggiunge, «per non ridurre il decentramento a uno smembramento, è necessario che l’azienda si doti di un progetto di medio e lungo periodo». Un’operazione, questa sì, che deve essere avviata dal mondo della politica, «perché il padrone della Rai è il Parlamento».

Bossi forse interpreta male il senso di questa frase, o più probabilmente non gradisce il passaggio sul trasferimento di RaiDue. «Il Presidente della Rai a Torino perde il suo tempo», dice. Poi, dopo aver fatto riferimento anche a Natale, invita «certi personaggi» a non «chiacchierare come fanno oggi». E avverte: «La Rai Due è a Milano e, che la sinistra lo voglia o meno, deve immediatamente attivare le produzioni. Prima che il nord perda la pazienza nei confronti di questi razzisti».

Per una polemica che si apre (al leader del Carroccio risponderanno lo stesso Natale e il diessino Giuseppe Giulietti) non se ne chiude un’altra, quella sul cambio al vertice del Corriere della Sera. Oggi il quotidiano non è nelle edicole per via dello sciopero proclamato dai giornalisti della testata. Una forma di protesta che lascia «molto perplesso» Luca Cordero di Montezemolo, mentre la Federazione italiana editori, di cui è presidente, diffonde una nota in cui si definisce «assurdo e infondato» lo sciopero proclamato dalla Federazione nazionale della stampa per il prossimo 6 giugno. «La stampa italiana - sostiene la Fieg - ha mille problemi, ma non certo quello della sua libertà».

Non sono dello stesso parere Luciano Violante e Sergio Cofferati. Per il presidente dei deputati Ds «le modalità con le quali De Bortoli è stato allontanato dalla direzione del Corriere della Sera, o è stato indotto ad allontanarsene, devono fare riflettere sulla libertà di informazione nel nostro Paese», mentre per il copresidente di Aprile è «preoccupante l’ipocrisia di molti commentatori che negano la gravità della situazione. L’allarme - sostiene Cofferati - è giustificato e l’iniziativa di lotta dei giornalisti è condivisibile».

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Berlusconi. Corsera: da parte mia nessun intervento. Processo Sme: Boccassini smodata e grottesca

Il premier Silvio Berlusconi


San Pietroburgo, 31 maggio 2003

"Posso garantire che non c'è stata nessuna posizione nostra, nessun intervento". Questa è stata la risposta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a chi gli chiedeva se ci fossero state pressioni governative sul cambio di direzione al Corriere della Sera. Berlusconi è a San Pietroburgo per i 300 anni della fondazione.

Previti, richiesta smodata e grottesca della Boccassini
"Smodata e grottesca". così Silvio Berlusconi ha definito la richiesta di condanna del pm Boccassini per Cesare Previti. "Tuttavia - ha aggiunto il premier - è coerente e tempestiva con un uso politico della giustizia che interviene nel bel mezzo della campagna elettorale".

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Mafia. Palermo, ucciso un parente del pentito Scarantino


Agguato mafioso a Palermo


Palermo, 31 maggio 2003

Un parente di Vincenzo Scarantino, il pentito che ha confessato di avere partecipato alla strage di via D'Amelio del 19 luglio del 1992 in cui fu ucciso il giudice Paolo Borsellino, è stato assassinato poco fa a Palermo in piazza Scaffa in un agguato di stampo mafioso.

La vittima si chiamava Rosario Scarantino, 30 anni, cugino del collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino.
Era un muratore e stava lavorando accanto ad un'impastatrice alla ristrutturazione di una casa in via Emanuele Paternò, una strada che costeggia il fiume Oreto, nella borgata della Guadagna. Scarantino &egr