Mercoledi,30 Aprile 2003

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Processo Imi-Sir. Previti condannato a 11 anni. Polemiche sulla giustizia


La sentenza conferma l'impianto accusatorio che parlava di corruzione in atti giudiziari


Milano, 30 aprile 2003
Cesare Previti è stato condannato a undici anni di reclusione e dovrà risarcire 380 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti e ancora di più all'Istituto Immobiliare Italiano. È questo l'effetto più importante della sentenza emessa dai giudici della IV Sezione penale del tribunale di Milano dopo quasi otto ore di riunione in Camera di consiglio e circa tre anni di udienze, alla fine del processo per le vicende Lodo Mondatori e Imi-Sir.

La sentenza conferma l'impianto accusatorio che parlava di corruzione in atti giudiziari. L'unica richiesta di condanna non accolta è quella per l'ex giudice Filippo Verde assolto. Previti, Acampora e Metta dovranno risarcire 380 milioni di euro alla Cir di De Benedetti.

Per l'Imi il risarcimento è di 580 milioni di euro. È stata comunque negata la provvisionale, il che comporta che i condannati non dovranno versare subito un acconto sullo stesso risarcimento.

Polemiche sulla giustizia
Durissima la reazione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "Già prima di questa sentenza - rileva il premier - la persecuzione politico-giudiziaria nei confronti dell'on. Previti era stata certificata da un voto del precedente Parlamento, a maggioranza di sinistra.

La condanna odierna - sottolinea Berlusconi - non fa che confermare questa persecuzione già resa evidente dalle vicende dell'inchiesta, delle indagini preliminari e dell'intero processo.

La politicizzazione di certa magistratura, volta a condizionare la nostra vita politica, è un problema che dovrà essere risolto per il bene del Paese, delle sue istituzioni, dei cittadini italiani. All'on. Previti - conclude Berlusconi - va la solidarietà mia personale e di Forza Italia".

Di analogo tenore la reazione di Cesare Previti: "Hanno portato a termine quello che si erano prefissi di fare" inizia così la lettera che il parlamentare ha diffuso alla stampa dopo aver saputo della sua condanna a undici anni per il processo Imi-Sir.

Previti è rimasto a Roma, nel suo studio legale, dove ha atteso il verdetto, e ha poi diffuso il suo commento. "Per giungere a questa condanna hanno commesso abusi e omissioni. Hanno costruito in laboratorio un teste falso, che è stato smentito in ogni sua delirante affermazione, hanno occultato prove a mio favore, nascosto verbali a discarico, distrutto le prove delle loro manipolazioni".

Cesare Previti condannato a undici anni di reclusione
di Susanna Ripamonti

 

Martedì alle 23, dopo nove ore di camera di consiglio, i giudici del processo Imi-Sir/Lodo Mondadori hanno deciso: 11 anni di reclusione per l’imputato numero uno, Cesare Previti. La Pm Ilda Boccassini ne aveva richiesti 13.

Tutti condannati, per corruzione giudiziaria anche gli altri imputati, ad eccezione del giudice Filippo Verde, prosciolto. Undici anni all’avvocato Attilio Pacifico, otto anni e mezzo all’ex gip Renato Squillante, 13 anni, la pena più grave, per l’ex giudice Metta, 5 anni e 6 mesi all'avvocato Giovanni Acampora (già condannato a 6 anni per il Imi-Sir e qui imputato solo per Lodo Mondadori) 6 anni per Felice Rovelli mentre la madre, Primarosa Battistella è stata condannata a 4 anni e 6 mesi. Ma la sentenza ha anche toccato il portafoglio degli imputati, condannandoli a risarcire le parti lese, Imi (516 milioni di euro) e Cir (380 milioni di euro) pur esonerandoli dal pagamento di una provvisionale, ovvero di un anticipo sui risarcimenti dovuti. Ha anche condannato Acampora, Pacifico, Previti, Squillante e Metta all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Acampora, Pacifico, Previti, Squillante e Metta legalmente interdetti durante l'espiazione della pena. Battistella, Rovelli, Previti, Pacifico e Acampora incapaci di contrastare con la pubblica amministrazione per una durata pari alla pena inflitta. Pacifico, Previti e Acampora interdetti dall'esercizio della professione di avvocato per la durata di anni 5.

Un bel guaio se la sentenza passasse in giudicato: Previti sarebbe costretto a fare il pensionato non potendo più esercitare, per un congruo periodo, nè la professione legale nè quella di parlamentare.

Un lungo applauso ha accolto la sentenza nell’aula gremita come mai era capitato in questi tre anni, quando al massimo, tra il pubblico, si vedevano tre o quattro pensionati e la famosa signora col pinocchietto in braccio, citata nell’istanza di rimessione del processo, quella in cui, grazie alla legge Cirami si sperava di ottenere il trasferimento a Brescia, come un pericolo per la serenità e l’imparzialità dei giudici. Quasi che la magistratura milanese fosse composta da conclamati psicolabili. Ieri invece c’erano facce da girotondi e girandole, giovani, donne, che hanno occupato ogni spazio, comprese le gabbie destinate agli imputati detenuti.

Ilda Boccassini nella sua requisitoria aveva concesso attenuanti solo ai Rovelli: il tribunale ha appena limato le sue richieste ma ha rispettato la sua suddivisione dei dosaggi di pena. L’unica clamorosa sorpresa, l’assoluzione di Verde, per il quale la pm aveva chiesto 10 anni. Secondo l’accusa, nella vicenda Imi-Sir, Previti, Acampora e Pacifico si spartirono una tangente di 67 miliardi pagata dai Rovelli. Molto più modesto il giro di quattrini accertato attorno alla vicenda Lodo Mondadori: poco più di 3 miliardi partiti dal conto All Iberian della Fininvest e arrivati (400 milioni) al giudice Metta, dopo essere passati sui conti di Previti, Acampora e Pacifico. Deboli le prove a carico di Verde, che non hanno retto al vaglio dei giudici.

Il processo infinito è giunto così al termine, quando ormai sembrava impossibile che i giudici potessero ritirarsi in camera di consiglio ed emettere una sentenza. Ancora ieri, ottantottesima udienza in 35 mesi di dibattimento, ci si chiedeva: quale altro cavillo troveranno, a quale appiglio si aggrapperanno questa volta? Nelle ultime settimane il processo aveva toccato il suo punto più basso e Previti l’aveva trasformato in una specie di film d’avventura in cui, solo contro tutti, aveva deciso di sfidare i giudici con tutta la forza che può avere l’arroganza del potere. Per quattro volte il presidente Carfì aveva convocato l’udienza finale, ordine del giorno: la camera di consiglio per la deliberazione del tribunale.

E per quattro volte aveva dovuto constatare che l’imputato principale aveva ricusato l’intero collegio, che mancava il via libera della Corte d’Appello, che di nuovo era stato ricusato: per l’ottava volta nell’arco di questi tre anni. Proprio come nei film di Indiana Jones, solo che Previti e i suoi avvocati non hanno il fascino di Harrison Ford o di Sean Connery. All’ultimo momento, quando lame rotanti e pareti semoventi non lasciano più scampo, zac, avviene il miracolo o la beffa, o l’inganno: un bottone magico apre una botola, uno spiraglio e la fuga continua. Una fuga di cui forse, neppure i protagonisti capivano più il senso: Previti fino all’ultimo ha fatto appello al Parlamento perchè per legge lo liberasse dai suoi guai giudiziari. Ma alla fine deve aver capito che non ci sarebbe stata un’altra legge salva-corrotti alla vigilia delle elezioni e suo malgrado si è arreso.

Martedì, uno dei suoi avvocati, Alessandro Sammarco, ha provato ancora ad azionare il tasto magico, nella speranza di poter bloccare per l’ennesima volta la sentenza, ma ha toccato il bottone sbagliato. Ore 15,05 l’udienza si è aperta col consueto appello: avvocati tutti presenti, imputati tutti assenti. Il presidente annuncia che la Corte d’Appello ha respinto l’ultima ricusazione e anche l’ultima richiesta di nullità. Chiede alle difese se ci sono altre istanze e Sammarco, facendo riferimento a un provvedimento della Cassazione, chiede che la sentenza sia rinviata fino a quando la Suprema Corte non si sarà espressa sul loro ricorso contro l’inammissibilità dell’ultima ricusazione, l’ottava. Carfì lo interrompe: «Avvocato, si riferisce alla sentenza Vitalone?». Risposta: «No, il presidente era Malinconici». Carfì: «E il relatore e l’estensore della sentenza era Vitalone, la conosciamo avvocato».

E in effetti c’è un unico pronunciamento della Cassazione, contro parecchi altri che vanno in senso opposto, che da ragione ai legali di Previti. È appunto quella scritta da Claudio Vitalone, il magistrato romano recentemente reintegrato nelle sue funzioni, dopo essere stato prosciolto nel processo per l’omicidio Pecorelli. Carfì decide di seguire la giurisprudenza maggioritaria e conclude: «Ai sensi dell’articolo 526 comma 1 dispone procedersi....».

Una decisione non semplice quella di Carfì: il presidente si è comunque assunto la responsabilità di uno strappo. Ha scelto la strada di una giustizia sostanziale: se Previti fosse riuscito nel suo intento, se a furia di ricusazioni e cavilli procedurali fosse riuscito a evitare la sentenza, quanti imputati facoltosi, magari coinvolti in processi di mafia potrebbero scegliere la stessa via? E quante persone che hanno subito torti e che attendono giustizia dovrebbero rassegnarsi alla legge del più forte?

Carfì prima di ritirarsi in Camera di Consiglio avverte: la sentenza potrebbe esserci tra mezzora come fra tre ore o parecchie di più. Gli avvocati nei corridoi commentano: «È una sentenza già scritta, stiamo già preparando il ricorso. Volendo potrebbero emetterla in mezzora». Ma Carfì si fa attendere e il collegio ci mette più di sette ore per decidere di condannare Previti e i suoi sodali.

Inizia la lunga attesa, nell’aula ex centrale civile, prestata per un giorno alla quarta penale: i soliti pensionati, età media sessant’anni attendono sonnacchiosi il giudizio finale. A metà pomeriggio arriva Antonio Di Pietro che non resiste alla tentazione di tornare sul luogo del delitto. Fotografi e cameramen sono tutti per lui in assenza di altri vip e lui si concede generosamente in esternazioni a getto continuo. In sintesi: «Come cittadino e come parlamentare oggi sono qui per assistere a un atto di giustizia. Anche io vorrei sapere tutto ciò che è successo, se ci sono giudici corrotti e che ruolo ha avuto l'uomo che oggi è presidente del consiglio». (Piccola imprecisione: Berlusconi non è imputato in questo processo: non è mai stato coinvolto nella vicenda Imi Sir ed è stato prosciolto per prescrizione nel processo per il Lodo Mondadori).

E adesso la storia infinita continua: c’è il processo Sme, ci saranno i ricorsi contro questa sentenza. Il traguardo finale di un verdetto definitivo è ancora lontano.

 

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Cronaca. Verona, scoperta nella centralissima piazza Bra una casa d’appuntamenti. Tra i clienti anche un sacerdote


Il prezzo per le prestazioni variava tra i 200 e i 500 euro


Verona, 30 aprile 2003

C' era anche un sacerdote tra le centinaia di clienti di una casa squillo di alto bordo nel centro di Verona gestita da una padovana che coordinava un centinaio di italiane tra studentesse e casalinghe oltre ad imprenditrici e commercianti i cui affari non andavano a gonfie vele.

La casa squillo è stata scoperta nella centralissima piazza Bra dalla squadra mobile scaligera che ha arrestato una donna. Il prezzo per le prestazioni variava tra i 200 e i 500 euro, ma saliva anche a 4.000 euro in occasioni di feste particolari piuttosto boccaccesche.

La polizia infatti, secondo quanto si è appreso, ha accertato che tra Montegrotto Terme (Padova), il lago di Garda e la provincia di Rovigo venivano organizzate da facoltosi imprenditori cene che si concludevano spesso con orgie.

La casa squillo, sempre secondo quanto si è appreso, era attiva dal 1982. La tenutaria inoltre amava riprendere i protagonisti durante i rapporti sessuali e utilizzava i filmati realizzati per metterli in internet, mentre le fotografie finivano su riviste di settore.

Nell'appartamento, durante le perquisizioni, sono state trovate oltre 700 fotografie, un abito da suora, cinture borchiate per pratiche sado-maso, capi di abbigliamento in pelle, catene, pinze, fili elettrici ed altri strumenti, tutti usati negli appuntamenti.

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Spazio. Dopo sette anni in orbita il satellite italiano Bepposax cade nel Pacifico


Il satellite, del peso di 1.400 chilogrammi, è rientrato nell'atmosfera intorno a mezzanotte


Roma, 30 aprile 2003

Sette anni dopo essere entrato in orbita, il satellite italo-tedesco BeppoSAX è caduto nella notte nell'Oceano Pacifico.

Il satellite, del peso di 1.400 chilogrammi, è rientrato nell'atmosfera intorno a mezzanotte (ora italiana) cadendo nel Pacifico, secondo quanto ha comunicato l'US Strategic Command della base dell'aeronauti di Offutt, nel Nebraska.

L'Agenzia Spaziale Italiana aveva in precedenza stimato che circa 600 chilogrammi sarebbero riusciti a passare indenni al momento di rientrare nell'atmosfera e a cadere sulla Terra. Tra i frammenti, circa cento chilogrammi sarebbero di acciaio e titanio.

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Martedi,29 Aprile 2003

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Polmonite atipica. Al via piano di emergenza. Nel mondo oltre 5000 contagiati, più di 300 le vittime


Controlli negli aeroporti internazionali


Roma, 29 aprile 2003

Il ministero della Salute ha registrato e notificato all'Organizzazione Mondiale della Sanità quattro nuovi casi sospetti di Sars in Italia. E ieri sono stati decisi i primi provvedimenti della task force voluta dal ministero per fronteggiare l'emergenza.

Sono saliti a 8 i casi di contagio da polmonite atipica in Italia. Bilancio che porta il nostro paese al primo posto fra gli europei. Buone, fortunatamente, le notizie per i primi quattro pazienti guariti e dimessi. Mentre per quanto riguarda i nuovi contagiati, il ministero della Salute ha confermato trattarsi di casi importati e asintomatici al momento dell'arrivo in Italia.

Il commissario straordinario per la Sars Guido Bertolaso ha anche annunciato procedure di controllo più severe. Fra le prime, l'aumento dei medici invaricati di filtrare gli arrivi negli aeroporti internazionali di Malpensa e Fiumicino e l'entrata in servizio di un centinaio di sanitari nelle città di frontiera.

Per fronteggiare il rischio epidemia scendono in campo anche i medici di famiglia con un piano d'emergenza messo a punto d'intesa con le autorità sanitarie.

Mentre il ministro della Salute, Sirchia, ha chiesto alla Commissione Europea un vertice dei responsabili della salute dei Quindici e, incontrando l'ambasciatore di Pechino maggiori garanzie sul piano dei controlli sanitari in partenza dalla Cina.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la Sars avrebbe cominciato a regredire in Canada, Hong Kong, Singapore e Vietnam. Ma continua ad aumentare il numero dei malati in Cina. A Pechino sarebbero quasi 8mila le persone in quarantena. Nel mondo sono oltre 5mila le persone contagiate. Le vittime sono 339. Ed oggi la questione Sars verrà affrontata a Bangkok tra i leader dei Paesi dell'Asia orientale.

La battaglia di Toronto contro l'epidemia potrebbe essere quasi vinta. Lunedì i casi probabili erano scesi a 39, mentre le persone ancora in quarantena, le migliaia delle scorse settimane, erano in tutto 498. Da 20 giorni, inoltre, due interi cicli di incubazione, non vengono segnalati nuovi contagi al di fuori delle strutture sanitarie. Cinque pazienti restano tuttavia in condizioni definite disperate.

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Politica. Rai, Bossi: governo a casa se non d una rete al Nord


Bossi ha anche minacciato di non votare il ddl La Loggia sulla riforma federale


Roma, 29 aprile 2003

Politica. Rai, Bossi: governo a casa se non dà una rete al Nord

"Se il Governo Berlusconi non dovesse dare una rete al Nord, se ne andrà a casa". È quanto ha sostenuto intervenendo a Radio Padania Libera, il ministro per le riforme, Umberto Bossi.

Bossi ha anche minacciato di non votare il ddl La Loggia sulla riforma federale del titolo V della Costituzione. È su questa tema che il leader leghista carica a testa bassa, facendo saltare i nervi agli alleati del centrodestra.

Bossi parla a Radio Padania Libera e punta l’indice contro La Loggia e D'Onofrio che a suo dire “non sono degli esempi di federalismo, ma professori molto cavillosi, vecchi Dc e questo non bisogna scordarlo”. Il capo leghista, che tra l’altro ha partecipato alla stesura del testo La Loggia in qualità di ministro per le Riforme, ricorda che c’è un patto elettorale che prevedeva tre “grandi competenze esclusive delle regioni”.

Un patto che “non può essere danneggiato mettendo in mezzo storie come quella dell'interesse nazionale, voluta da una parte di An, che è talmente generica da poterci far entrare tutto. Non è che abbiamo fatto l'accordo con Berlusconi e lui si trasforma in un centralista romano...”.

Chiamato in causa, La Loggia minimizza (“non c'è dubbio che il clima preelettorale può influire in tutte le cose; sarebbe strano che non influisse anche su questo”) e si augura che ragionando con “calma e serenità” si possa trovare una soluzione. “È una buona riforma - ha detto il ministro per le regioni - faremo un ampio confronto con le autonomie locali. Il percorso è ancora lungo, c’è spazio e tempo per migliorare il testo e nel caso apportare qualche modifica ove fosse ritenuta necessaria”.

Ma La Loggia sa che su Roma Capitale e sull’interesse nazionale non ci sono margini di manovra: sono due capisaldi della riforma fortemente voluti da An e Udc. Non è un caso, infatti, che il tono delle reazioni di questi partiti sia molto duro. “Non credo che l'onorevole Berlusconi si sia distratto, bensì l'unico a essere distratto mi sembra Bossi. Distratto dallo spirito di coalizione e anche dal buon senso”, replica il leader dell’Udc Marco Follini. E il portavoce di An, Mario Landolfi, precisa che “occorre trovare un modo diverso di stare nella coalizione”.

 

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Siete perseguitati dalla Giustizia? Vi costringono a subire processi? Incombe la sentenza? Niente paura. Rivolgetevi al voto lavaprocessi. È un consiglio del ministro della Giustizia Castelli.


Il Messaggero 28 aprile. Usare con cautela se non si possiedono tutte le reti tv del Paese



Patteggiamento. S della Camera. L'Ulivo: un favore agli imputati eccellenti

Il testo deve ora tornare al Senato per l'esame delle modifiche apportate


Roma, 29 aprile 2003

L’Aula di Montecitorio ha approvato, con i soli voti della maggioranza, il disegno di legge sul patteggiamento allargato. Il testo tornerà al Senato per l'esame delle modifiche apportate. Immediata è scoppiata la polemica.

Il centrodestra difende la nuova norma ricordando che in prima lettura alla Camera era passata praticamente all' unanimità. Ma le opposizioni l'attaccano sostenendo che si tratta dell'ennesima legge 'ad personam', questa volta su misura per Previti, Berlusconi e Bossi.

Secondo alcuni esponenti del centrosinistra, invece, il provvedimento che rende possibile patteggiare la pena fino ai cinque anni e che prevede la sospensione del processo per 45 giorni nel caso in cui un imputato intenda ricorrervi, potrebbe essere usato sia nella vicenda Imi-Sir, sia in quella Sme. E potrebbe evitare anche la galera al ministro delle Riforme Umberto Bossi condannato a quattro mesi di detenzione per i fatti di Via Bellerio.

Ma mentre per il caso Previti il ricorso a questo provvedimento esigerebbe una corsa contro il tempo, visto che il testo deve ancora passare all'esame del Senato e il magistrato Paolo Carfì potrebbe entrare in camera di consiglio già martedì, più possibile sembra il suo utilizzo nella vicenda Sme.

Basterebbe infatti - spiegano alcuni esponenti dei Ds - che uno qualsiasi dei coimputati, anche non Berlusconi, manifestasse l'intenzione di chiedere il patteggiamento, che l'intero processo potrebbe venire sospeso nei confronti di tutte le persone coinvolte nel procedimento.

Non la pensa così il relatore del provvedimento, nonché difensore di Berlusconi, Niccolò Ghedini: nel caso di richiesta di patteggiamento da parte di uno dei coimputati - sostiene - il magistrato potrebbe benissimo stralciare la posizione di quest'ultimo impedendo che il processo venga sospeso per tutte le altre parti.

Ma nel centrodestra non tutti la pensano così. C'è anche chi, infatti, pensa che nel caso del processo Sme, trattandosi di corrotti e corruttori, le situazioni processuali in realtà siano tutte collegate. Se si sospende per uno, cioè, si sospende per tutti. E la sospensione, per alcuni esponenti dell'opposizione, potrebbe permettere al premier di passare il semestre di presidenza europeo senza l'incubo, come nel '94, di ricevere con un provvedimento giudiziario, questa volta magari di condanna, che potrebbe aprire la porta ad un nuovo "ribaltone".

Non solo. Nel frattempo si pensa già a soluzioni legislative di più ampio respiro. Come quelle, annunciate nei giorni scorsi da Gaetano Pecorella e Giuseppe Gargani, di un emendamento alla proposta di legge di attuazione dell'articolo 68 della Costituzione per ospendere i processi per i parlamentari. O anche il provvedimento ad hoc messo a punto dai 'saggi della Cdl' che punta a sospendere l'azione penale nei confronti delle più alte cariche dello Stato riprendendo la proposta di Antonio Maccanico.

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Lunedi,28 Aprile 2003

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Polmonite atipica. Oms: contagio ha raggiunto il picco in tutto il mondo ma non in Cina. Misure anche in Italia


Picco ancora da raggiungere in Cina


Pechino, 28 aprile 2003

In Cina il peggio deve ancora venire. L'Oms ha detto oggi che l'epidemia di Sars ha già raggiunto l'apice in Canada, Singapore, Hong Kong e Vietnam. Ma non in Cina dove le conseguenze più drammatiche del contagio devono ancora arrivare. Lo ha detto David Heymann, responsabile del dipartimento malattie infettive dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui la diffusione del contagio rimane allarmante nel gigante asiatico. La Cina da ieri ha scelto l'isolamento per cercare di fermare la diffusione del virus. Chiusi locali pubblici e università. Oltre 7000 le persone in quarantena nella sola Pechino.

Italia: misure di prevenzione
L'allarme per la polmonite atipica arriva anche in Italia. Il governo ha nominato commissario straordinario per l'emergenza Sars, il capo della protezione civile Guido Bertolaso. Si alza dunque il livello di attenzione sulla Sars, anche se il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha detto che si tratta di ''precauzioni e non di allarme''. Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, intanto ha proposto un vertice Europeo per far fronte all'emergenza e inoltre ha chiesto alla Cina di aumentare i controlli negli aeroporti, pena la riduzione dei voli.

Ultimo bilancio
Con l'ultimo decesso annunciato ieri sera in Canada il numero delle vittime della polmonite atipica è salito a 318. Un caso di morte "probabilmente" causato dalla Sars viene registrato in Indonesia, ma non è stato per ora classificato come polmonite atipica, in attesa dei risultati dell'autopsia. Finora Hong Kong ha il numero più elevato dei casi mortali (133), seguito da Cina (131), Canada e Singapore (21 ciascuno), Vietnam (5), Thailandia, Malaysia e Filippine (2 ciascuno) e Taiwan (1).

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Il tribunale della Casa delle Libertà sentenzia: «Previti è davvero perseguitato, c’è una anomalia che non lascia sereni sull’equilibrio dei giudici: sarà condannato perché il fatto non sussiste. Per questo è urgente riformare la giustizia».

Enrico La Loggia, ministro per gli Affari Regionali, Adnkronos, 27 aprile.

 


«Previti offende i giudci, intervenga il Csm»
di Giuseppe Vittori

Tutti contro Previti, com’era inevitabile, come lo stesso imputato eccellente al processo Imi-Sir/Lodo Mondadori sicuramente si aspettava. La magistratura reagisce compatta agli attacchi del deputato azzurro, alle accuse di parzialità, di persecuzione, di prevaricazione rivolte dall’ex ministro della Difesa a giudici e pm di Milano. «Intervenga il Csm», chiede il segretario del movimento per la giustizia, Armando Spataro. I consiglieri di Palazzo dei Marescialli, invece, ricordano a Previti che «ci si difende nel processo e non fuori», Oggi o al massimo domani mattina - prima dell’inizio dell’udienza fissata per le 15 - i giudici della Corte d'Appello di Milano, che devono esaminare l'istanza di ricusazione presentata dai difensori dell’esponente azzurro, faranno conoscere la loro decisione. Se la richiesta di Previti verrà respinta il collegio potrebbe entrare immediatamente in Camera di consiglio.

Ma non sono pochi coloro che si attendono nuovi colpi di scena. L’obiettivo della difesa è quello di prender tempo in attesa dell’esito della partita che si gioca anche nelle aule di Montecitorio e di Palazzo Chigi. Oggi la Camera voterà il provvedimento sul patteggiamento allargato e la proposta del centrodestra di sospendere i processi per quarantacinque giorni al fine di consentire agli imputati di riflettere sull’opportunità di utilizzare le nuove procedure. Di queste potrebbe avvalersi lo stesso Previti allo scopo di guadagnar tempo in vista di un possibile provvedimento che garantisca l’immunità fino a scadenza di mandato a uomini di governo e parlamentari. Il deputato azzurro, l’altro ieri, aveva chiamato in causa indirettamente lo stesso Berlusconi chiedendogli di fare tutto il necessario per tirarlo fuori dai guai. Il presidente del Consiglio, ieri, non ha voluto rispondere ad una domanda dei giornalisti sulle dichiarazioni di Previti, ma ha fatto sapere che sentirà martedì i suoi avvocati per decidere se presentarsi alla prossima udienza del processo Sme - che lo vede imputato - fissata per il 2 maggio a Milano.

Sul patteggiamento allargato, che verrà discusso oggi dall’Aula di Montecitorio, è intervenuto ieri il coordinatore della segreteria Ds, Vannino Chiti. «Daremo battaglia contro questa legge - ha affermato - Si tratta, infatti, di uno dei tanti provvedimenti che la maggioranza sta mettendo in atto per evitare le sentenze che riguardano suoi esponenti». Il verde Paolo Cento chiede invece che vengano rinviati l'esame e l'approvazione delle nuove norme «almeno fino a quando non saranno risolte le vicende giudiziarie che coinvolgono alcuni appartenenti al governo e alla maggioranza di centrodestra».

Forza Italia, intanto, scende in campo in difesa dello «sfogo» di Previti e contro i giudici di Milano. Per il capogruppo azzurro, Renato Schifani, il processo Imi-Sir/lodo Mondadori «ha presentato troppe ambiguità e una gestione non oculare e trasparente» ed è necessario, quindi, che il Parlamento affronti «al più presto i temi della giustizia». Che significa, nella sostanza, «riforma dell' ordinamento giuridico», «separazione delle carriere» e «scelta meritocratica per l' avanzamento dei magistrati».

Giudici e pm nuovamente nell’occhio del ciclone, quindi. E il segretario del Movimento per la Giustizia (la corrente di sinistra dell'Anm), Armando Spataro, auspica un intervento del Consiglio superiore della Magistratura a tutela dei giudici milanesi accusati da Previti di usare la giustizia come arma impropria. Mentre il consigliere del Csm, Ernesto Aghina, afferma che «i rimedi chiesti da Previti si pongono fuori dal Codice di procedura penale che, invece, deve valere per qualsiasi tipo di imputato». Al deputato azzurro, che aveva chiesto a Palazzo dei Marescialli di censurare i giudici milanesi per «gli abusi e le violazioni di legge» compiuti ai suoi danni, Aghina ricorda che «nei confronti di provvedimenti che si ritengono errati esistono i rimedi previsti dal Codice. Oltretutto larga parte di questi strumenti sono stati utilizzati da Previti, tutti sinora con esiti sfavorevoli».

Francesco Menditto, un altro consigliere del Csm, chiede che «i politici imputati si difendano nelle aule giudiziarie al pari di ogni altra persona, così come prevede, almeno fino ad oggi la Costituzione. L' imputato Previti - aggiunge - nell'imminenza di una sentenza che sembra volere evitare ad ogni costo, chiede tutela al Parlamento e al ministro della Giustizia ed attacca i giudici che faticosamente stanno portando a termine il processo nel pieno rispetto dei diritti della difesa. Anche queste dichiarazioni, in cui vi è una chiara confusione tra il Previti politico e il Previti imputato di gravissimi reati di corruzione, si inseriscono nella ossessionante campagna contro i giudici milanesi e contro la magistratura cui, purtroppo, siamo abituati». E i vertici dell’Anm prendono posizione in difesa dei giudici di Milano. «Quella di Previti? Una reazione scomposta che si traduce nel rifiuto dello Stato di diritto - afferma il segretario dell'Associazione nazionale magistrati, Carlo Fucci - Il messaggio che si dà alla gente è preoccupante: se un uomo delle istituzioni, infatti, non accetta le regole, che cosa dovrebbe fare un normale cittadino?». Ma è l'appello al Parlamento di Previti che scandalizza il segretario del “sindacato” delle toghe. «È inaccettabile che si chieda un intervento delle Camere a tutela di singoli, eventualmente per impedire o ritardare una sentenza - afferma Fucci - Se Previti ritiene che meccanismi processuali, che oltretutto lui ha utilizzato al massimo, non siano sufficienti a garantire imputati eccellenti, faccia qualche proposta legislativa, invece di rivolgere attacchi mass-mediologici alla magistratura».

Per il segretario di Magistratura indipendente, Antonio Patrono, «la Cassazione a sezioni unite ha già escluso ogni profilo di illecito comportamento da parte dei magistrati del processo Imi-Sir/Lodo ed è opportuno ricordare che le dichiarazioni di Previti si riferiscono a un processo su cui il massimo organo giudicante ha escluso persino la sussistenza di un legittimo sospetto sull'imparzialità dei magistrati chiamati a giudicare».

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Liguria. Referendum sui 'buoni scuola', affluenza insufficiente

La pagina web del referendum sul sito della Regione Liguria


Genova, 27 aprile 2003

Si sono chiuse alle 21, in Liguria, le urne per il referendum abrogativo della legge che ha istituito, nel marzo 2002, i "buoni scuola". Alla chiusura delle urne ha votato circa un quarto degli aventi diritto, rendendo così nulla la consultazione.

I cittadini chiamati a votare sono in tutta la regione 1 milione e 413 mila, di cui 749 mila donne e 663.700 uomini.

Il quorum per la validità della consultazione referendaria - secondo quanto annunciato dalla Regione Liguria - è di 706 mila 516 votanti (la metà più uno degli aventi diritto).

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Polmonite atipica. Berlusconi: non mi sembra ci sia allarme, solo precauzione

Il premier Berlusconi
Il presidente del Consiglio smorza i toni di allarmismo a proposito della Sars in Italia: "Non mi sembra che ci sia allarme. Si tratta semplicemente di prendere le precauzioni convenienti", ha detto il premier, secondo quanto riportato stasera dal Tg1.

"Il ministro Sirchia - ha aggiunto - è al lavoro per questo e ci ha dato anche assicurazioni che stanno cercando di mettere giù un piano di eventuale risposta, che si spera non debba esserci".


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Polmonite atipica. Catania, cinese ricoverata non è affetta da Sars


Catania, 27 aprile 2003
La donna cinese ricoverata nell'ospedale Garibaldi di Catania è "affetta da una banale bronco polmonite" e il suo caso "non è ricollegabile all'infezione virale Sars". Lo affermano i medici che l' hanno visitata escludendo che si tratti di un episodio di polmonite atipica.

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Cronaca. Bimbo di 5 anni muore schiacciato nel vano ascensore nel trapanese


Sicilia

Un bambino di cinque anni e mezzo è morto oggi pomeriggio a Castelvetrano, nel Trapanese, rimanendo schiacciato tra il muro e il vano dell'ascensore della palazzina di tre piani in cui abitava.

Il bambino abitava in una palazzina di recente costruzione con i genitori e altri tre fratelli più grandi. Aveva preso da solo l'ascensore per uscire. Ma è rimasto intrappolato tra il secondo e il terzo piano. Non è morto sul colpo. Il piccolo ha infatti avuto il tempo di urlare per chiamare aiuto.

I primi soccorsi li ha prestati il fratello più grande. Il giovane, 18 anni, ha afferrato il bambino tirandolo per un braccio. Ma quando è riuscito a tirarlo fuori anche con l'aiuto dei vigili del fuoco il piccolo era gia morto. Inutile la corsa all'Ospedale di Castelvetrano dove è stato trasportato.

La procura ha aperto un'inchiesta coordinata dal sostituto di Marsala, Mosca che deciderà dopo aver sentito il medico legale se fare eseguire l'autopsia.

Il padre del bambino è un marmista. La vittima era il più piccolo di quattro figli, tre maschi e una femmina. Le indagini sono condotte dalla polizia.

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Istituzioni. Berlusconi: "Ciampi rappresenta lo Stato, il premier è a.d. dell'Azienda Italia"


Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi


Roma, 27 aprile 2003
"Il Capo dello Stato deve logicamente e doverosamente intervenire a rappresentare lo Stato nelle varie situazioni come il primo maggio, il 2 giugno, essere presente e magari organizzare anche le manifestazioni. Il primo ministro è un po' l' amministratore delegato dell'Azienda Italia. Al primo ministro compete di lavorare, di operare. Il lavoro comprende anche qualche volta fare un periodo di sosta, che poi è sempre una sosta operosa". L'ha sostenuto il presidente del Consiglio, rispondendo a Porto Rotondo a una domanda dei giornalisti su cosa farà il primo maggio.

Il premier ha, quindi, sottolineato la diversità di ruoli del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio:"Ci sono certe funzioni che sono proprie di un'istituzione, certe che sono proprie di un'altra".

Il premier ha rimarcato che anche questo periodo di riposo che sta trascorrendo in Sardegna lo vede impegnato, insieme a chi gli sta vicino, per più di 14 ore al giorno a tavolino o al telefono.

"La differenza è che qui c'è - ha spiegato - un altro modo di lavorare, non ci sono tre salotti occupati da chi deve parlare con me mentre io sono quasi sempre costretto a ridurre al minimo gli incontri, anche con le persone alle quali mi piacerebbe dare doverosamente più tempo. E' il guaio, l'angoscia

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Domenica,27 Aprile 2003

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Chiusi teatri bar e cinema in Cina
Polmonite atipica. Cina chiude locali pubblici. Prima vittima a Taiwan. Timori per casi sospetti in Italia

Chiusi teatri bar e cinema in Cina


Pechino, 27 aprile 2003

Le autorità municipali di Pechino hanno disposto la chiusura di tutti i teatri, cinema, Internet caffé e altri locali di ritrovo pubblico per cercar di arginare la diffusione della polmonite atipica. Lo ha comunicato l'agenzia Xinhua. La decisione è stata presa per "fermare la possibile diffusione del virus della Sars e assicurare la salute pubblica", riferisce l'agenzia. Le autorità di Pechino hanno detto che la durata dell'ordine di chiusura è a tempo indefinito, e dipenderà dai progressi conseguiti nella lotta alla polmonite atipica, che nella capitale cinese ha ucciso 42 persone. I contagiati sono 988. Da molti giorni, tutti i locali pubblici di Pechino hanno visto ridursi in maniera consistente gli avventori: i cittadini li evitavano per timore di essere infettati dal virus. A Pechino sono stati chiusi tre ospedali a causa della malattia, e migliaia di residenti sono sotto quarantena, alcuni a casa, altri in strutture sanitarie. In tutta la Cina, la Sars ha ucciso 122 persone, mentre i contagiati sono più di 2.700.

Anche in Italia
Dopo la precisazione dell'ospedale San Giovanni di Roma (caso sopetto rivelatosi in realtà faringite) sono in totale due i casi sospetti di Sars ricoverati ieri al Sacco di Milano e allo Spallanzani di Roma. Mentre i casi ufficiali, definiti 'probabili Sars' e notificati all'organizzazione mondiale della sanità sono 4. L'ospedale San Giovanni dove tra venerdì e sabato si sono presentate due donne cinesi, ha spiegato che in realtà la donna visitata venerdì è stata poi dimessa per faringite dopo gli accertamenti; dunque non è stata trasferita all'istituto Spallanzani come detto in un primo momento.

Ventesima vittima in Canada, primo a Taipei
Un uomo di 77 anni colpito dal virus della Sars è morto a Toronto. La nuova vittima porta a venti il numero dei morti a causa della
malattia in Canada a fronte di 341 casi sospetti. Un uomo di 56 anni morto a Taipei è la prima vittima di tale morbo nell'isola dove si
annoverano 55 casi possibili di malattia.

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- Milano - Polmonite atipica. Allarme anche in Italia: 2 nuovi casi sospetti. Canada: sale a 20 numero vittime

Controlli in aeroporti


Milano, 26 aprile 2003

Giornata di allarmi anche in Italia. Due casi sospetti di Sars, la
polmonite atipica, sono sotto esame nel Nostro Paese. Uno all'ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma, l'altro a Milano. La donna ricoverata a Roma ha 30 anni ed eè giunta a Roma da Shangai via Francoforte. All'arrivo i medici hanno riscontrato i sintomi della Sars tra i quali polmonite (non si sa ancora se atipica), febbre superiore a 38 gradi. Un altro caso di sospetta Sars per una persona che è stata ricoverata all'ospedale Sacco di Milano. Una interprete cinese di 50 anni, arrivata oggi a Malpensa. La donna, che in Cina aveva la febbre, all'arrivo in Italia sembrava guarita. Ma il marito, quando è andato a prenderla all'aeroporto, ha preferito accompagnarla al Sacco per sottoporla ai controlli. Così, nonostante non avesse più febbre, è stata sottoposta a una lastra polmonare che ha dato esito positivo: segni di sospetta polmonite che nel pomeriggio hanno reso necessario il ricovero nel padiglione infettivi della struttura sanitaria.

Un altra vittima in Canada
Un uomo di 77 anni colpito dal virus della Sars è morto a Toronto. Lo hanno annunciato el autorità sanitarie canadesi. La nuova vittima porta a venti il numero dei morti a causa della malattia in Canada, a fronte di 341 casi sospetti. Oggi il premier della provincia dell'Ontario, la più colpita in Canada, ha affermato che il sistema sanitario canadese sta "vincendo la battaglia contro" la Sars. Per tali ragioni - ha aggiunto il premier Ernie Evans - l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha sconsigliato di recarsi a Toronto, cambierà idea nei prossimi giorni. Il Canada è il paese non asiatico più colpito dalla malattia.

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26/4/2003 - 18:54 - Roma - Polmonite atipica. Caso sospetto all'ospedale San Giovanni di Roma

Il paziente è tornato alcuni giorni fa dalla Cina


Roma, 26 aprile 2003

Caso sospetto di Sars (Sindrome acuta respiratoria severa) all'ospedale romano di San Giovanni.

Il paziente è un uomo tornato alcuni giorni fa dalla Cina. Presenta febbre e tutti i sintomi della polmonite atipica.

E' attualmente ricoverato al pronto soccorso dell'ospedale romano ma sarà presto trasferito al centro specializzato in malattie infettive, lo Spallanzani, sempre di Roma, che è anche centro di riferimento per la Sars.

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Argentina. Sfida a tre per la presidenza. 80 mila soldati a presidiare i seggi, cresce interesse per il voto

Proteste di piazza in Argentina


Buenos Aires, 27 aprile 2003

Con 80.000 soldati dispiegati nelle scuole, nei tribunali, negli edifici governativi che oggi ospitano i seggi, 25 milioni di argentini sono chiamati ad eleggere il successore di Eduardo Duhalde, il presidente ad interim designato lo scorso anno dal Congresso dopo quattro capi di Stato spodestati nel giro di due settimane dalle proteste e i disordini di piazza.

Ultimi sondaggi
Gli ultimissimi sondaggi annunciano un testa a testa molto
serrato tra tre dei principali cinque candidati, con l'ex presidente Carlos Menem in testa, ma tutti senza il margine necessario per passare al primo turno ed evitare il ballottaggio del 18 maggio.
Un sondaggio on-line condotto dal quotidiano Clari'n mostra che
l'interesse per il voto è andato crescendo negli ultimi giorni: a
poche ore dall'apertura delle urne, il 44% dei lettori si dicono
più interessati alle elezioni di oggi, contro un 26,9% di non
interessati e un 29 % di incerti sull'importanza del voto. Un
quadro che rende ancora più imprevedibile l'esito del voto
odierno.

I peronisti
Il partito peronista, maggioritario in Argentina, arriva al giorno della sfida presidenziale diviso tra tre candidati: il favorito Menem, il governatore provinciale Nestor Kirchner e Adolfo Rodriguez Saa, presidente ad interim per una breve, inquieta settimana nel 2001. Ma tra i 'grandi cinque' figurano anche due indipendenti: Ricardo Lopez Murphy, economista, ex ministro dell'Economia (considerato assieme a Kirchner il più probabile sfidante di Menem ad un eventuale ballottaggio) e la deputata di sinistra Elisa Carrio.

 

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Indonesia. Esplosione in aeroporto Giakarta. Bomba di debole potenza. Non esclusa ipotesi terrorismo

Polizia sul luogo dell'attentato di giovedì scorso


Giakarta, 27 aprile 2003

A Giacarta undici persone sono rimaste ferite da una bomba esplosa questa mattina, alle 6, 35 ora locale, in un fast food americano dell'aeroporto internazionale della città. La causa dell'esplosione non è ancora chiara e non ci sono state rivendicazioni da parte di gruppi terroristici. Tuttavia le indagini non trascurano l'ipotesi di un attentato.

Bomba di debole potenza
Il capo della polizia indonesiana generale Dai Bachtiar ha dichiarato che la bomba esplosa all'aeroporto era di "debole potenza" ed era composta da un tubo di acciaio. Il luogo dell'esplosione, il terminal F2 per i voli interni dell'aeroporto Sukarno Hatta, è una zona aperta al pubblico che precede una zona controllata dalla polizia per le registrazioni. Testimoni citati dalla radio hanno detto di aver sentito
odore di polvere da sparo. La deflagrazione ha causato la rottura di parecchi vetri. Un ferito ha raccontato di ritenere che l'ordigno fosse contenuto in una borsa piazzata sotto un sedile.

Precedenti: bomba già il 24 aprile
Giovedì scorso una bomba di debole potenza è esplosa nel centro di Giakarta senza causare vittime, non lontano dalla sede locale dell'Onu. Il suo scopo, aveva commentato il capo della polizia, era quello di impaurire la popolazione. Negli ultimi anni in Indonesia vi sono stati vari attentati dinamitardi la maggioranza dei quali è stata imputata alla Jamaah Islamiyah (JI), una rete regionale che vuole imporre uno stato islamico in una zona dell'Asia sudorientale. Capo presunto di tale organizzazione è il religioso indonesiano Abu Nakar Bashir, il cui processo è cominciato mercoledì scorso a Giakarta. La settimana scorsa la polizia indonesiana ha arrestato 18 presunti membri di JI, fra cui il presunto successore di Bashir alla testa della rete.

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Iraq. Stampa Gb: ecco i documenti che proverebbero legami Saddam-Al Qaeda


Odio verso Usa legava Sadam e Bin Laden


Londra, 27 aprile 2003

Alcuni documenti dei servizi segreti iracheni trovati a Baghdad offrono la prima 'prova evidente' di un legame diretto tra l'organizzazione terroristica Al Qaida di Osama bin Laden ed il regime di Saddam Hussein. Lo scrive oggi il settimanale britannico Sunday Telegraph precisando di aver trovato quei documenti nel quartier generale dei servizi segreti iracheni (Mukhabarat) bombardato dall'aviazione americana. In tale sito ha appreso che un inviato speciale di Al Qaida è stato invitato in segreto a Baghdad nel marzo del 1998.

Odio verso gli Usa
Lo scopo dell'invito, afferma il Sunday Telegraph, era quello di stabilire un rapporto tra il Mukhabarat ed Al Qaida 'sulla base del loro comune odio verso gli Stati Uniti'. In quella riunione si è parlato della possibilità che bin Laden visitasse Baghdad, ma i documenti non specificano se la visita abbia avuto luogo, afferma il settimanale. Uno dei documenti, aggiunge Sunday Telegraph, fa riferimento a un progetto per far spostare dal Sudan in Iraq un rappresentante di Al Qaida del quale non viene fornito il nome. In una lettera di accompagno trovata dal settimanale si afferma che questo rappresentante era un uomo di fiducia di bin Laden che lo aveva incaricato di trasmettere un suo messaggio alle autorità irachene. Nella lettera, dice il settimanale, queste si impegnavano a rispondere a bin Laden 'esponendo le condizioni per un incontro con lui'.

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Unabomber. Magistratura valuta ipotesi terrorismo. Inchieste potrebbe passare alla Dda di Venezia


Richiesto più coordinamento per indagini su Unabomber


Treviso, 26 aprile 2003

Gli attentati commessi dall' inafferrabile Unabomber potrebbero essere classificati come atti di terrorismo. L' ipotesi, avanzata da alcuni magistrati che si occupano delle indagini, sarà valutata martedì prossimo in un vertice degli inquirenti. In caso di riconoscimento dell' aggravante terroristica, le inchieste in corso in Veneto su Unabomber saranno trattate unitariamente dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia, competente per materia.

Conseguenze del trasferimento
L' eventuale trasferimento delle inchieste trevigiane su Unabomber da Treviso ad Venezia, sede della Procura distrettuale oltre che delle indagini su altri episodi legati al misterioso attentatore, sarebbe legato ad un' applicazione del tutto nuova dell'aggravante connessa alla finalità terroristica. Lo ha fatto notare il procuratore di Venezia Vittorio Borraccetti, a capo anche della Procura distrettuale competente appunto, su tutto il territorio regionale, sui fatti di matrice terroristica. Si studia cioé se estendere il concetto di finalità terroristica, finora usato solo nei casi di eversione politica e applicato dal 1993 anche ad alcuni gravi fatti di mafia come le stragi di Roma, Firenze e Milano, pure ai gesti criminosi di Unabomber: gesti che sarebbero considerati non di natura politico-eversiva, come nella definizione dell'aggravante introdotta nel codice penale negli anni Ottanta, ma come atti di un singolo genericamente volti, ha precisato Borraccetti, "a seminare il terrore".

Obiettivo: maggior coordinamento
Saranno dunque in primo luogo queste considerazioni di carattere giuridico, ha osservato ancora il procuratore veneziano, a far decidere nei prossimi giorni sull'ipotesi di trasferire gli atti trevigiani a Venezia per un migliore coordinamento delle indagini, ipotesi avanzata oggi anche dal procuratore reggente di Treviso Giovanni Francesco Cicero. "Studieremo la cosa insieme ai colleghi di Treviso e al procuratore generale Ennio Fortuna - ha detto Borraccetti - e credo che prenderemo una decisione entro martedì". L'opportunità di un coinvolgimento del procuratore generale della Corte d'Appello, ha proseguito, si spiega anche con il fatto che questo è l'organo chiamato a decidere in caso di contrasti di competenza tra procure: "contrasti che - ha detto ancora Borraccetti - faremo naturalmente di tutto per evitare".

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Processo Imi-Sir/Lodo. Previti annuncia esposto sui pm e sul procuratore generale

Cesare Previti


Milano, 26 aprile 2003

"Nei prossimi giorni sarà presentato un esposto alle autorità competenti per valutare se, e con quali modalità, si sia pervenuti alla sostituzione del Procuratore Generale di turno, e se e a quale titolo, i due pubblici ministeri abbiamo preso parte alla vicenda".

Si conclude così un comunicato stampa firmato dall'onorevole Cesare Previti imputato di corruzione in atti giudiziari al processo Lodo Imi-Sir e che questa mattina ha presentato una nuova istanza di ricusazione su cui c'è già il parere contrario della Procura Generale.


Previti denuncia "l'ennesima grave anomalia commessa dalla Procura. Infatti, la dottoressa Boccassini ha annunciato in udienza, in anteprima, il parere negativo del Sostituto Procuratore Generale D'Andrea, sulla mia dichiarazione di ricusazione dopo che il Sostituto P.G. di turno La Stella, aveva dichiarato ai giornalisti presenti di aver bisogno di 5 giorni di tempo per esprimere il suo parere sulla ricusazione".


"Dalle notizie emerse risulta che i due Pm Boccassini e Colombo sono stati notati negli uffici della Procura Generale proprio nel momento in cui sarebbe avvenuta la sostituzione del Pg 'lento' con il Pg 'iperveloce' e quindi solerte".

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Imi-Lodo, la sentenza impossibile
di Susanna Ripamonti

Ormai è certo: il processo infinito non finirà mai. Ieri è di nuovo saltata la camera di consiglio che avrebbe dovuto chiudere con una sentenza il processo Imi-Lodo Mondadori. Per la settima volta Cesare Previti ha ricusato il collegio Carfì-Balzarotti-Consolandi con un pretesto che la procura generale ha dichiarato immediatamente inammissibile e che per giunta è stato presentato fuori tempo massimo. Ma tant’è: anche i più ferrei garantisti di questo passo, deprecheranno le illimitate garanzie offerte dal nostro codice che di fatto consente a un imputato di bloccare la sentenza fino a quando gli fa comodo.

Fino quando ad esempio, il parlamento non avrà approvato una nuova legge che offra a Previti una via di scampo: nella sua conferenza stampa di ieri del resto, l’ex avvocato tuttofare di Silvio Berlusconi lo ha chiesto esplicitamente, con la forza che può avere la richiesta di chi conosce tutti gli affari segreti del premier.

L’udienza si è aperta e chiusa in quattro minuti. Il presidente Carfì ha rilevato che la Corte d’appello aveva rimosso e respinto gli ultimi due ostacoli frapposti da Previti, ma ha preso atto della nuova ricusazione e ha rinviato a martedì prossimo, 29 aprile, ore 15. La pm Ilda Boccassini ha provato a protestare, facendo notare che la procura generale aveva già dichiarato inammissibile l’istanza. Carfì ha replicato che la decisione spetta alla Corte d’Appello e ha confermato il rinvio al 29.

La scena era iniziata poco prima delle 9,30, davanti alla cancelleria della quinta sezione d’appello. Due avvocati avevano presentato la nuova ricusazione, che denuncia la grave inimicizia dimostrata da Carfì nei confronti dell’imputato: ha dichiarato chiuso il dibattimento impedendogli di fare dichiarazioni spontanee. È una balla, ma che importa? Previti non si è presentato quando avrebbe dovuto parlare e Carfì non gli avrebbe impedito di farlo se si fosse presentato ieri. Per giunta la ricusazione è stata depositata fuori tempo massimo (avrebbero dovuto presentarla entro il 19 aprile) e quindi basta il calendario per dichiararla inammissibile. Ma il calendario deve consultarlo la Corte d’Appello e dunque ci vorrà qualche giorno. Se sarà respinta Previti ricorrerà in Cassazione come ha già annunciato e allora la sentenza sarà nuovamente a rischio.

Ma intanto l’imputato di ferro ha già messo un altro colpo in canna annunciando un esposto contro quello che definisce «il giallo del parere lampo pronunciato dalla Procura generale sulla nuova istanza di ricusazione». Cosa è successo? Ieri il sostituto procuratore generale di turno era Enzo La Stella che, interpellato da tre cronisti, aveva fatto sapere di non aver ancora visto nulla, anche se era a conoscenza dell'istanza presentata. «Dovrò valutarla con attenzione. Ci sono cinque giorni di tempo per legge. Vedremo». Aveva anche aggiunto che non avrebbe dedicato la mattina alla faccenda: «Alle 13 ho un impegno e non sono certamente a disposizione di Previti».

Sono le 10 quando avviene questa conversazione e un’ora dopo l'udienza Imi-Lodo inizia. La corte si fa attendere per una mezzora abbondante, cosa mai accaduta prima e tutti sospettano che il collegio stia studiando una contromossa. Invece niente. Ma Ilda Boccassini sorprende un po’ tutti annunciando: «Presidente, si ha notizia che la procura Generale ha già espresso un parere sull'inammissibilità». Carfì la blocca: «Ma non sarà deciso questa mattina». Il pm insiste: «Ma essendo un termine inammissibile io chiedo però che ci sia un'ordinanza perché, essendo nel merito la richiesta inammissibile, di fatto basta il parere della procura generale a che voi possiate entrare in camera di consiglio». Niente da fare: «È solo il parere della Procura Generale, pubblico ministero. La Corte d'Appello, in teoria, potrebbe anche ritenerla ammissibile e quindi... martedì 29 alle 15».

Qualcosa deve essere accaduto se da una previsione di cinque giorni per un parere, quale era stata espressa da La Stella, si è arrivati a un parere già formulato in un'ora. Il qualcosa è che a firmare il parere della Procura Generale è stato anche un altro magistrato, Francesco D'Andrea. Niente di grave, dato che il pg è impersonale e qualunque magistrato della procura generale può esercitare questa funzione. Ma naturalmente per Previti questo è un elemento per sollevare nuovi polveroni e chissà che la questione non venga utilizzata come pretesto per una nuova istanza di rimessione. Per giunta i legali di Previti affermano di aver saputo da fonti giornalistiche che i due pm Boccassini e Colombo erano in procura generale, nei pressi dell’ufficio di La Stella prima che iniziasse l’udienza. E dunque, ritenendo che questa visita abbia prodotto effetti annunciano: «Vogliamo capire come è avvenuta la sostituzione del pg lento con quello iperveloce e solerte». Per questo, conclude Previti «nei prossimi giorni sarà presentato un esposto alle autorità competenti». L’avvocato Giorgio Perroni non precisa chi siano queste autorità: il Csm, per un esposto contro i due pm? la Cassazione per una nuova istanza di rimessione?

Per Giuliano Pisapia, legale di parte civile Cir «è inconcepibile che ancora una volta con un'istanza tardiva, inammissibile e infondata, si tenti di bloccare il corso della giustizia. Questo comportamento è uno sfregio e uno scempio nei confronti dell'amministrazione della giustizia». Ma la faccenda non è sicuramente finita: salvo miracoli neppure martedì prossimo ci sarà la sentenza.

 

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Sabato,26 Aprile 2003

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25 Aprile. Ciampi solidale con Pezzotta per il "riprovevole episodio" di Milano

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi


Roma, 26 aprile 2003

Solidarietà del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al segretario generale della Cisl Savino Pezzotta. A quanto si apprende, il capo dello Stato ha telefonato al leader sindacalista stamane, per esprimergli la sua "piena solidarietà" per quello che ha definito come un "riprovevole episodio, contrario ai principi di libertà e di dialogo propri della ricorrenza del 25 aprile".

Pezzotta è stato fischiato e il suo discorso più volte interrotto, durante la manifestazione organizzata ieri dai sindacati a Milano, per l'anniversario della Liberazione.

Al segretario generale della Cisl è arrivata, tra ieri e oggi,
la solidarietà di molti esponenti delle istituzioni e della
politica. Ha ricevuto messaggi dal presidente della Camera Pier ferdinando Casini, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, dal presidente dei deputati Ds Luciano Violante e dall'ex segretario generale della Cisl Sergio D'Antoni.
"Occorre l'unità di tutti -aggiunge Pezzotta- per far fallire il referendum sull'art. 18. Chi ha fischiato, non ha onorato in maniera degna il 25 aprile, visto che in quella data è stato conquistato per tutti il diritto di parlare".

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Processo Imi-Sir/Lodo. Dopo nuova ricusazione rinviato al 29 aprile. Previti: "Sono un capro espiatorio"

Cesare Previti


Milano, 26 aprile 2003

Il presidente della quarta sezione del tribunale, Paolo Carfì, ha fatto riferimento all'ultima ricusazione presentata stamani da Cesare Previti e, verificando gli "elementi diversi", ha deciso il rinvio al 29 aprile.

A quel punto il pm Ilda Boccassini ha fatto notare al presidente che la Procura generale ha dato un parere negativo in quanto l'istanza di ricusazione sarebbe stata presentata fuori tempo. Carfì, comunque, ha replicato: "La Corte d'Appello in teoria può decidere in altro modo" e ha ribadito la convocazione per il 29 aprile.

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Iraq. Baghdad, esplode deposito armi: 40 morti. Iracheni infuriati: spari contro americani

Soldati Usa


Baghdad, 26 aprile 2003

Questa mattina, nella zona a sud di Baghdad, un deposito di armi e munizioni confiscate dagli americani all'esercito iracheno, è stato attaccato con quattro razzi. La polveriera è esplosa. Alcune case sono state completamente distrutte. Sono quaranta i morti, e molti i feriti, secondo fonti mediche irachene.

Le ipotesi
Secondo gli americani si è trattato di un attacco. "Forze ostili hanno sparato quattro razzi su un deposito di munizioni. Uno dei razzi ha dato fuoco alle armi causando esplosioni a catena" ha spiegato il capitano Patrick Sullivan. Secondo voci non confermate, invece, potrebbero essere stati i militari americani a innescare le esplosioni: un'esplosione controllata per un qualche errore avrebbe provocato la strage.

Crollo di case: civili sepolti tra le macerie, molti feriti
Fonti irachene hanno detto che le esplosioni hanno provocato il crollo di case. Civili sono rimasti sepolti dalle macerie e vi sono numerosi feriti.

Iracheni infuriati: spari e pietre contro gli americani
I militari americani accorsi sul luogo delle esplosioni sono stati costretti a ritirarsi, dopo che la folla infuriata prima aveva tirato pietre, e poi sparato contro di loro, ferendone alcuni, ha detto un militare Usa sul posto. Secondo la Tv araba Al-Jazeera sarebbero due i militari americani feriti. Nel quartiere di Zafrania è scoppiata una manifestazione anti-americana molto violenta. Centinaia di iracheni
furibondi su camion e altri veicoli stanno protestando contro i militari americani dopo le esplosioni di oggi alla periferia di Baghdad. Cantano slogan antiamericani e filoislamici, secondo testimoni.

Al-Jazeera: un missile o un'esplosione controllata?
"Alcuni testimoni oculari avrebbero visto un missile colpire il deposito di armi. La notizia non è stata ancora confermata ma sembrerebbe questa la causa della forte esplosione". Lo ha annunciato il corrispondente della Tv araba Al-Jazeera da Baghdad. Secondo il giornalista, presente sul luogo dell'esplosione, gli abitanti della zona attribuiscono la responsabilità di questa strage all'esercito americano, che avrebbe riposto in un magazzino vicino alle abitazioni civili numerose armi con l'intento di distruggerle in futuro.

E' stata fatta anche l'ipotesi che potrebbero essere stati i militari americani a innescare le esplosioni. Al-Jazeera, ha riferito "voci non confermate" raccolte nel sobborgo di Zafrania, dove l'incidente è avvenuto. Secondo Al-Jazeera, i militari americani volevano distruggere il deposito con un'esplosione controllata che, per un qualche errore, ha invece provocato una strage. Sempre secondo Al-Jazeera, alcuni abitanti della zona hanno accusato le truppe americane di non avere nemmeno avvertito la popolazione del quartiere di quanto si accingevano a fare.

Le testimonianze ad Abu Dhabi Tv
L' emittente araba Abu Dhabi Tv ha intervistato alcuni testimoni che abitano nella zona. "Stamattina alle otto - afferma un testimone - abbiamo sentito prima una esplosione leggera e poi un'altra molto più forte". Secondo altri testimoni la colpa di questa strage è da attribuire ai soldati americani che sapevano del deposito di armi ed hanno lasciato ieri la zona senza nessun controllo.

Sporadiche esplosioni
Le forze americane hanno più volte sottolineato che la città non è stata resa completamente sicura. In queste ore una tempesta di sabbia e un temporale si sono abbattuti sulla capitale irachena dove continuano a udirsi, dall'entrata delle forze Usa il 9 aprile, sporadiche esplosioni di cui non è possibile determinare l'origine.

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Polmonite atipica. In Cina sostituito il ministro della Sanità. Altri 154 casi e 7 morti


Il successore e' una donna, il vicepremier Wu Yi


Pechino, 26 aprile 2003

La Cina ha rimpiazzato il suo ministro della Sanità, al centro di forti critiche nelle scorse settimane a causa della cattiva gestione dell'epidemia di polmonite atipica.

Wu Yi, la 'dama di ferro' che ha organizzato la lotta alla Sars a Pechino, è stata nominata oggi nuovo ministro della sanita' cinese.
Wu sostituisce Zhang Wenkang, che si è dimesso domenica scorsa dopo essere stato accusato di aver occultato i dati sulla diffusione dell'epidemia.

Il successore è una donna, il vicepremier Wu Yi
L'ex ministro alla salute Zhang Wenkang è stato sostituito dalla vice premier Wu Yi, che già nella sua precedente funzione si occupava di salute pubblica.
Zhang era caduto in disgrazia per le aspre critiche alla gestione della Sindrome respiratoria acuta grave (Sars) avuta dal suo ministero. Lo scorso week end era stata annunciato il suo siluramento, assieme a quello del sindaco di Pechino, dove la malattia sta colpendo con particolare virulenza.
Il licenziamento di Zhang è stato annunciato in una conferenza stampa dalla durata eccezionale di fue ore, in cui il ministro è stato accusato di non essere riuscito a dare "chiare istruzioni e un'effettiva guida" nella lotta alla malattia.

Altri 154 casi e 7 morti
In Cina altre 154 persone sono risultate oggi malate del virus della polmonite atipica Sars e sette sono morte, sei delle quali a Pechino. Lo afferma il ministro della Sanità.

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Unabomber. Secondo il criminologo del Viminale non commetterà errori. Ieri ferita gravemente una bimba


Il luogo dell'ultimo attentato


Roma, 26 aprile 2003

"Tracciare il profilo di Unabomber è impossibile. Per farlo occorrerebbe essere in possesso di tre elementi: il profilo della vittima, che in questo caso non c'è, tutti i minimi dettagli della scena del crimine e un archivio di casi precedenti con cui confrontarla. In assenza di ciò, azzardare il profilo è un tentativo comico". Ad affermarlo in un'intervista al quotidiano La Stampa è Massimo Piccozzi, il criminologo che lavora al Viminale per risolvere un mistero, quello di Unabomber, lungo nove anni.

Ieri un nuovo atto della vicenda
Ha perso l'occhio destro e tre dita della mano destra, la bambina di 9 anni rimasta gravemente ferita, ieri mattina, in provincia di Treviso, dopo aver raccolto un pennarello imbottito di esplosivo. E' durato più di 5 ore l'intervento per ricostruire le due dita rimaste e tentare di salvarle l'occhio. La bimba si trovava con la famiglia in riva al Piave, per una gita. Con lei è rimasto lievemente ferito alle gambe un altro bambino di 10 anni. Per gli inquirenti non ci sono dubbi: la firma è di Unabomber.

"Il nostro attentatore - continua il professore nell'intervista alla Stampa - colpisce a caso, negando così l'esistenza di una vittima prestabilita preferenziale e, dunque, è impossibile tracciare un profilo della vittima. Infine, avremmo bisogno di un confronto con casi precedenti. Una banca dati ancora non c'è.
I soggetti che compiono questi reati ripetuti a distanza di tempo sono un numero molto limitato. Ho sentito ipotizzare che siccome lui non utilizza esplosivo ad alto potenziale, che lo posiziona in determinati oggetti che devono essere aperti, non vuole uccidere ma mutilare. Questo ragionamento porta alla conclusione che se vuole mutilare lui stesso è mutilato. Sono sciocchezze per il semplice fatto che questa ipotesi cade nel momento in cui gli investigatori hanno il dato oggettivo per capire se la manualità nella costruzione di questi ordigni obbliga ad aver due mani. In qualunque tipo di reato seriale c'è sempre un bisogno profondo psicologico di avere attenzione e ascolto. C'è naturalmente anche una dimensione di sfida e in ogni caso registriamo una modificazione nella frequenza e nel tipo di crimini. Non necessariamente siamo di fronte a una escalation in gravità degli attentati. Unabomber probabilmente sta modificando gli obiettivi simbolici da colpire".

Picozzi inoltre non è d'accordo con gli investigatori che sono convinti che prima o dopo Unabomber commetterà un errore: "Non credo molto che questi soggetti commettano reati per poi farsi prendere. Può anche succedere che commetta un errore, ma è meglio non puntare su questo, che inconsapevolmente viene interpretato come segnale di resa".


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Venerdi,25 Aprile 2003

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25 Aprile. Ciampi: "Celebriamo giorno di libertà. La nostra Costituzione è viva e attuale"


Carlo Azeglio Ciampi davanti alla tomba del milite ignoto


Roma, 25 aprile 2003
"Siamo tutti uniti sotto il tricolore che sventola lassù, sul torrino del Quirinale da 133 anni, per celebrare il 25 Aprile giorno di libertà", ha detto il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, nel suo discorso al Quirinale durante la cerimonia per il 25 Aprile.

Ciampi ha proseguito dicendo che il 25 Aprile è "una festa nazionale che gli italiani sentono profondamente; che continuerà, negli anni, a rappresentare un momento di formazione civile, di memoria, di speranza per il futuro, di riflessione sui valori che uniscono, tengono viva e vitale la nazione: i valori della Costituzione repubblicana".

Ciampi ha ringraziato per la sua prolusione storica il prof. Gabriele De Rosa definendolo "uno storico della libertà che nell'autunno del 1942 ha valorosamente combattuto nel deserto di El Alamein".

Passando alla celebrazione di oggi, con la consegna di medaglie al Valor civile ad alcuni dei comuni che più soffrirono nella morsa della Seconda guerra mondiale e seppero in quelle condizioni dare esempio di alte virtù civili, il capo dello Stato ha detto: "Abbiamo onorato il coraggio e la forza morale di alcune comunità. Dietro quei gonfaloni ci sono persone e sofferenze che oggi sentiamo qui presenti attraverso i sopravvissuti, i figli e i nipoti. Ci sono le nostre città, i nostri Paesi, le campagne, le nostre montagne. Non abbiamo dimenticato, non possiamo dimenticare quelle giornate. Questa celebrazione della festa del 25 aprile durerà anche quando non vi saranno altre città martiri da inserire nell'albo delle medaglie d'Oro della Repubblica, perché questo giorno è per noi, insieme al 2 giugno, il giorno in cui ritroviamo il senso più profondo dei valori della patria".

Costituzione viva e attuale
"Oggi la nostra Costituzione è viva ed attuale perché in essa gli italiani si riconoscono ogni giorno con il loro attaccamento al lavoro, alla solidarietà, all'impegno per la patria, nel servizio civile e in quello militare, nelle amministrazioni dello Stato, nelle forze dell'ordine, ma anche nel volontariato e nella semplice educazione alla libertà e alla collaborazione tra i cittadini".

Con questa frase il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha concluso il suo discorso e si è conclusa la cerimonia solenne nel cortile d'onore del Quirinale di celebrazione della festa della Liberazione. "La forza dei nostri valori - ha concluso Ciampi - ci dà serenità e fiducia per il futuro e ci spinge, ancora una volta, a dire, tutti uniti Viva l'Italia"

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Processo Imi-Sir. Previti: domani farò alla stampa le mie dichiarazioni spontanee


Conferenza stampa per Cesare Previti


Milano, 25 aprile 2003

Il processo è agli sgoccioli. La sentenza potrebbe arrivare già domani. E Cesare Previti ed i suoi legali hanno dato appuntamento alla stampa per le 11 di mattina, a Roma. Proprio in coincidenza con l'apertura dell'ultima udienza del processo Imi-sir, che si sta svolgendo davanti al tribunale di Milano, e che dovrebbe chiudersi nel giro di poco tempo per poi consentire ai giudici di entrare in camera di Consiglio.

Conferenza stampa per Previti
Il deputato di Forza italia ed i suoi legali hanno convocato una conferenza stampa all'hotel nazionale di Piazza Montecitorio. Sarà l'occasione, spiega l'avvocato Giorgio Perroni, uno dei difensori, in cui l'onorevole Previti potrà fare le dichiarazioni spontanee che avrebbe voluto pronunciare durante il dibattimento, ma che il tribunale non gli ha consentito di esprimere chiudendo la discussione fra le parti. Dichiarazioni che riguarderanno diversi aspetti del processo. Poi "risponderemo alle domande - conclude l'avvocato Perroni - di quanti vorranno intervenire".

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Cronaca. Scoppia lattina di aranciata nel trevigiano: ferita una bambina

Treviso, 25 aprile 2003
Una bambina dell'età di 8-9 anni, è rimasta ferita a San Biagio di Callalta dallo scoppio di una lattina di aranciata. Non si conoscono al momento le cause della deflagrazione.

Il luogo del ritrovamento, l'oggetto esploso e le modalità fanno pensare che si tratti dell'ennesimo attentato del cosiddetto Unambomber, che da anni terrorizza la popolazione del Nord-est.

La piccola, soccorsa da un elicottero del Suem, è in ospedale a Treviso, in prognosi riservata.

La bambina era a un pic nic
L'incidente, secondo le prime testimonianze, è avvenuto poco prima di mezzogiorno sull'argine del fiume Piave, mentre la bimba partecipava ad un pic-nic con la famiglia. Da quanto si è appreso, la bambina avrebbe riportato gravi ferite ad una mano.

Lo scoppio, piuttosto forte - ha riferito Igor Capiotto, titolare di un ristorante distante 300 metri dal luogo dell'incidente - è stato udito da diverse persone.

La dinamica del fatto sembrerebbe molto simile a quella degli attentati attribuiti al cosiddetto Unabomber, il misterioso bombarolo che da anni colpisce nel Nordest. Su questo punto, però, mancano ancora indicazioni da parte degli investigatori.

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Giovedi,24 Aprile 2003

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Medio Oriente. Attentato suicida in una stazione di Kfar Saba a nord di Tel Aviv


Il kamikaze è morto nell'esplosione, almeno dieci i feriti


Gerusalemme, 24 aprile 2003

Tornano in azione i kamikaze palestinesi. Nella stazione ferroviaria di Kfar Saba, a nord di Tel Aviv, un terrorista si è fatto esplodere ferendo una decina di persone, cinque delle quali in modo grave.

L'attentatore suicida si è fatto esplodere dopo essere stato bloccato all'ingresso della stazione ferroviaria, altrimenti il bilancio dell'attentato sarebbe stato molto più grave.

I testimoni hanno detto alla radio israeliana che un attentatore suicida ha fatto esplodere la carica esplosiva che aveva indossa rimanendo ucciso sul colpo. L'attentato è avvenuto alla stazione ferroviaria Nordeau.

Un accordo senza pace
L'accordo di ieri per il nuovo governo palestinese non ferma dunque il terrorismo nella regione.

Il presidente palestinese Yasser Arafat ed il premier incaricato Abu Mazen hanno trovato oieri un compromesso sulla nascita del nuovo Governo dell'Autorità nazionale Palestinese.

L'intesa ruota proprio intorno alla figura del responsabile della sicurezza.

Soddisfazione è stata espressa dal premier israeliano, Ariel Sharon, che si è dichiarato ora pronto a riaprire il dialogo con i palestinesi. Terrorismo permettendo.


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Referendum articolo 18. Cgil verso il sì, decisione ufficiale sarà presa 6 maggio


Guglielmo Epifani


Roma, 23 aprile 2003
Cgil verso il sì al voto sul referendum per l'estensione dell'articolo 18 anche alle imprese con meno di 16 dipendenti. La proposta, secondo indiscrezioni, potrebbe essere sottoposta al voto del prossimo direttivo della Cgil in calendario per il 6 maggio.

Sarebbe questo l'orientamento emerso nel corso della riunione di oggi della segreteria del sindacato di Corso d'Italia. Lo stesso segretario generale, Guglielmo Epifani, nonostante la convinzione che il ricorso al referendum sia un errore, sarebbe infatti pronto a presentare al direttivo la proposta di 'schierare' la Cgil a favore del sì e del raggiungimento del quorum.

Alla base dell'orientamento emerso oggi, la convinzione che un'eventuale vittoria del sì potrebbe agevolare il percorso delle proposte di legge avanzate dal sindacato per garantire ed estendere i diritti.

Quella di oggi sarebbe stata, comunque, una segreteria che ha visto il gruppo dirigente dividersi in maniera netta. Secondo quanto si apprende, ad esprimersi a favore del si, oltre a Gian Paolo Patta e Paola Agnello Modica, ci sarebbero stati altri cinque componenti della segreteria. Favorevoli a lasciare i lavoratori liberi di scegliere restano gli altri cinque segretari.

Per ora tutto è comunque rinviato alla prossima segreteria, prevista per il 5 maggio, nell'immediata vigilia del direttivo cui dovrebbe spettare il compito di assumere una decisione definitiva.

 

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Iraq. Palazzo Chigi: Sismi non ha partecipato a operazioni belliche. Berlusconi: "Ha collaborato"


Palazzo Chigi esclude qualunque patecipazione a operazioni belliche


Roma, 23 aprile 2003
Con riferimento ad alcune notizie stampa relative ad operazioni svolte dal Sismi in Iraq, si precisa - si legge in un comunicato di Palazzo Chigi - che il Servizio ha curato, come da suo dovere istituzionale, attività di 'intelligence' e non certo operazioni militari.

Pertanto - continua la nota di Palazzo Chigi - si esclude qualunque sua partecipazione ad operazioni belliche, quali interventi sul terreno per illuminare obiettivi militari.

Si conferma, inoltre - conclude la nota - che della natura e tipologia delle attività svolte dal Servizio sono informati il Governo ed il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti.

"Ha collaborato"
I servizi segreti italiani hanno collaborato come hanno sempre fatto con la coalizione che ha combattuto in Iraq in linea con le nostre scelte di politica estera. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in Sardegna, rispondendo ad alcuni giornalisti che gli chiedevano di commentare le notizie pubblicate oggi dal quotidiano "La Repubblica".

"Siamo stati certamente utili alle democrazie occidentali. La nostra posizione nella coalizione non è mai stata in dubbio e quindi la nostra intelligence ha collaborato con gli alleati, avendo rapporti con i Paesi arabi. Tutto questo - ha aggiunto - in piena coerenza con le direttrici della nostra politica estera: alleati con gli Usa, sotto il cui ombrello viviamo da anni, in Europa ma non più sudditi delle decisioni della Mitteleuropa, grande attenzione per la Russia e forte considerazione per Israele, unica democrazia nello scacchiere mediorientale".

 

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Vacanze. Ponte del 25 aprile, italiani pronti a partire: 11 milioni di auto in moto. Ecco dove si rischiano le code

Rischio code reale ma contenuto in autostrada


Roma, 23 aprile 2003

Preparatevi alle code e moderate la velocità. Il Gruppo Autostrade, in vista del prossimo ponte del 25 aprile invita gli automobilisti ad usare prudenza nella guida, soprattutto nelle ore notturne quando maggiori possono essere i pericoli della stanchezza e dei colpi di sonno; ricorda di mantenere le distanze di sicurezza, e avverte: ecco i giorni e i tratti autostradali più a rischio.

Da domani giovedì 24 fino a lunedì 28 aprile sulla rete del Gruppo Autostrade (3.408 km., il 61% del sistema autostradale a pedaggio) sono previsti in circolazione oltre 11 milioni di veicoli. Le direttrici maggiormente interessate dal traffico, specie nel pomeriggio, saranno:

la A1 Milano-Napoli, tra Milano e Parma, tra Bologna e Firenze e in uscita da Roma;
i tratti della A7 Genova-Serravalle, della A10 Genova-Savona e della A12 Genova-Sestri Levante in Liguria;
la A14 Bologna-Taranto, da Bologna verso il mar adriatico, sino a Pescara;
la A8-A9, autostrada dei Laghi, in Lombardia.

Giovedì 24 aprile e, in particolare, domenica 27 pomeriggio, nonostante la rimozione di quasi tutti i cantieri di lavoro (ne rimangono solo 8) potranno verificarsi rallentamenti sia lungo il percorso autostradale che alle stazioni di riscossione del pedaggio, per cui si renderà ancor più conveniente l'uso dei mezzi di pagamento automatici: il Telepass, le Viacard di conto corrente, le Carte di Credito, i Bancomat aderenti al circuito Fast Pay, le Viacard a scalare (nei tagli da 25-50-75 euro), reperibili in tutti i Punto Blu, Autogrill, uffici Aci provinciali e nelle principali tabaccherie.

Per un aggiornamento costante sulle condizioni della viabilità sulla previsione dei tempi di percorrenza è stata potenziata la rete dei 436 pannelli a messaggio variabile sulla rete del Gruppo Autostrade e la diffusione su circa 2.000 km. di rete di Isoradio Rai (103.3).

La circolazione di veicoli pesanti è vietata venerdì 25 e domenica 27 aprile dalle ore 8.00 alle ore 22.00.


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Mercoledi,23 Aprile 2003

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Precauzioni negli aeroporti


Pechino, 23 aprile 2003

Cresce nel mondo l'allarme per la sindrome respiratoria acuta, causata da un virus mutante. Oltre 4.000 i casi accertati, 236 finora le vittime. La comunità scientifica internazionale si mobilita e invia in Cina superispettori per contenere l'epidemia, mentre a Pechino le autorità ordinano la chiusura delle scuole per due settimane.

La Cina, il paese più colpito
Il governo di Pechino ha annunciato oggi la chiusura di tutte le scuole a causa dell'epidemia di polmonite atipica per due settimane. Circa 1,7 milioni ragazzi resteranno a casa da domani fino al 7 maggio.

L'epidemia, fino ad ieri che ha causato la morte di 28 persone a Pechino, mentre i casi complessivi sono stati 588. La cina continentale resta il paese più colpito con oltre 2000 persone ammalate mentre è ad Hong Kong che si è registrato il tasso di mortalità più elevato con 99 persone decedute.

Un'altra vittima in Canada
Un uomo di 64 anni è deceduto questa sera in Canada a causa della Sars, la sindrome respiratoria acuta grave.

Sono così salite a 15 le vittime del contagio in Canada. Lo ha annunciato il ministero della sanità dell'Ontario. Quasi tutte le persone morte in Canada avevano più di 60 anni.

In Italia
Nessun decesso invece è stato registrato in l'italia, dove il numero dei casi di contagio resta fermo a 3, mentre continuano gli accertamenti su una donna d'affari cinese sotto osservazione a Milano.

Studiosi cinesi confermano che il virus muta con facilità
Il virus che provoca la Sars, la polmonite atipica, è caratterizzato da estrema mutevolezza, il che rende difficile mettere a punto un vaccino efficace. Lo riferisce la Bbc, citando l'Istituto di genetica di Pechino, secondo cui "il virus muta in modo molto veloce e con grande facilità".

La Sars sembra provocata da un agente patogeno - un coronavirus, variante di altri virus della stessa famiglia già noti - sviluppatosi negli animali domestici e poi divenuto aggressivo anche per gli esseri umani. Il "passaggio" sembra avvenuto nelle zone rurali della Cina meridionale, dove i contadini vivono ancora in relativa promiscuità con il bestiame.

La variabilità del virus rende problematico il vaccino, perché questo fornirebbe immunità nei confronti di una variante del virus, ma risulterebbe inefficace contro le sue successive mutazioni. Il vaccino, perciò, offrirebbe una protezione soltanto temporanea.

Congresso internazionale la prossima settimana
Sarà il Canada ad ospitare la prossima settimana il primo congresso internazionale dedicato alla polmonite atipica.

Scienziati da ogni parte del mondo, si riuniranno, nel paese occidentale più colpito dalla sindrome respiratoria acuta. All'attenzione dei massimi scienziati del settore anche le nuove precauzioni per il personale sanitario, in un paese, il Canada dove 66 dei 259 casi accertati di Sars sono dipendenti ospedalieri.


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Aboliranno il 25 aprile? Bondi, Fi: «A Marzabotto i partigiani inasprirono lo scontro»
di Simone Collini

È lo spettro del revisionismo storico che ritorna: nelle parole di ministri e parlamentari della maggioranza, nel silenzio del presidente del Consiglio. A quarantotto ore dal 25 aprile, la destra va all’attacco della festa della Liberazione, mentre Silvio Berlusconi sembra intenzionato a ripetere quanto già fatto lo scorso anno: non parteciperà a nessuna cerimonia di commemorazione. E questo mentre Carlo Azeglio Ciampi decide di aprire per la prima volta il Quirinale alle celebrazioni: venerdì mattina, il capo dello Stato sarà nel cortile d’onore, dove consegnerà medaglie d’oro al valor civile a sei comuni protagonisti della Resistenza e alla memoria di una delle vittime della strage di Sant’Anna di Stazzema, Genny Bibolotti Marsili, che morì per proteggere il figlioletto, mettendosi tra lui e le raffiche di mitra sparate dai soldati tedeschi. L’anno scorso, Ciampi celebrò il 25 aprile ad Ascoli Piceno, dove ribadì il suo “no” a qualsiasi tentativo di revisionismo storico sulla Resistenza e sulla lotta per la Liberazione dal fascismo: è «improponibile», disse. Ma la destra torna all’attacco, coperta dal silenzio complice del presidente del Consiglio.
Rispondendo al diessino Giuseppe Giulietti, che invita Berlusconi a compiere una visita alle tombe di Marzabotto, e che chiede come mai il premier «sempre così prodigo di dichiarazioni sui suoi impegni futuri, non ha ancora trovato il modo di farci sapere come trascorrerà il prossimo 25 aprile», il portavoce di Forza Italia Sandro Bondi afferma: «Giulietti faccia tutte le polemiche che vuole, ma lasci stare Marzabotto. Neanche lì i comunisti hanno le carte in regola». Una frase dettata così, senza ulteriori spiegazioni, alle agenzie, e il cui senso verrà spiegato dal deputato azzurro in un secondo momento. Così: se le popolazioni civili hanno pagato «un prezzo troppo alto», dice Bondi, la colpa è dei partigiani, che hanno «radicalizzato lo scontro con i nazisti in ritirata». Parole che suscitano l’immediata indignazione dello stesso sindaco di Marzabotto (dove nell’autunno del ‘44 vennero uccisi dalle Ss 1830 civili), Andrea De Maria, che giudica «inaccettabili» e «sbagliate» le argomentazioni di Bondi. «L’uso delle stragi contro i civili, così come contro gli ebrei, era una pratica nazista e i partigiani ebbero il coraggio di opporsi», ricorda. Quella a cui ricorre il portavoce di Forza Italia, aggiunge, «è una argomentazione di estrema gravità, a suo tempo usata solo dall’estrema destra: punta ad affermare che invece di ribellarsi a una dittatura, i partigiani avrebbero fatto meglio a rimanere in casa, a non prendere le armi per combattere il nazifascismo».
Ma le affermazioni di Bondi non arrivano isolate. Il ministro per gli italiani all’estero Mirko Tremaglia (An), propone che il 25 aprile sia «non più festa della Liberazione, ma festa della Pacificazione e dell’Unità nazionale». Questo il senso della sua proposta: «Il 25 aprile deve essere dedicato sia a quei giovani che dopo l’8 settembre scesero in campo contro la Rsi e contro la Germania perché credevano in una Patria liberata dai tedeschi e dal fascismo, sia a quelli che aderirono alla Rsi». Interviene anche il ministro per i Rapporti col Parlamento Carlo Giovanardi (Udc) dicendo che «non tutti i partigiani combatterono per la democrazia e la libertà, ma una parte di loro per imporre in Italia, anche dopo la guerra, un regime di tipo stalinista», e il capogruppo della Lega alla Camera Alessandro Cè, che invoca un «basta con le polemiche» seguito da un «la sinistra deve capire che non può strumentalizzare una festa che è di tutti e non solo sua».
Agli attacchi contro l’anniversario della Liberazione sferrati in queste ore dagli esponenti della Casa delle libertà, risponde con durezza il centrosinistra, che non accetta di mettere sullo stesso piano partigiani e nazifascisti. Ma anche il sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca (a capo di una giunta di centrodestra), risponde in modo netto al deputato di Forza Italia Fabio Garagnani, che nei giorni scorsi gli aveva scritto chiedendogli, per il 25 aprile, di «rendere onore alle vittime della violenza comunista del 45-48»: «Sono convinto che il 25 aprile sia - e debba rimanere - una data fondamentale nella storia del nostro Paese».
Il diessino Vannino Chiti replica a Bondi definendo «vergognoso» il tentativo di equiparare «i combattenti per la resistenza che colpivano l’esercito tedesco e fascista e la barbara reazione nazi-fascista che si scatenò contro le popolazioni inermi». Per il coordinatore della segreteria della Quercia la destra italiana, a differenza di quella di altri Paesi europei, «si abbandona a polemiche scomposte e a contrapposizioni frontali», alza un polverone per «nascondere il suo non aver fatto i conti con la storia». Sulla stessa linea Giovanni Fioroni, della Margherita, che concentra l’attenzione sul presente: «Suggerirei alla Cdl un esame di coscienza non solo e non tanto sul passato dei partiti della coalizione, ma sul presente della Lega di Bossi e Gentilini o di qualche alleato scomodo come la Fiamma tricolore».
Interviene anche il sindaco di Roma Walter Veltroni, che parlando della cerimonia che si svolgerà per la prima volta al Quirinale e sottolineando la «grande sensibilità, attenzione e cura» del capo dello Stato verso i valori nazionali, ricorda che quella del 25 aprile «è la festa di tutti gli italiani», ma sempre tenendo presente che «è la festa della liberazione dell’Italia dal fascismo e dall’occupazione straniera portata dal fascismo».

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Guerra. 23 aprile 1999, la Nato bombarda la tv serba: documentario su Rai News 24


Belgrado, la sede della tv serba dopo il bombardamento NATO

Quattro anni fa alcuni missili Cruise della Nato colpirono la sede centrale della tv serba, la Radio Televizija Srbije. Sedici persone che erano all'interno dello stabile a lavorare furono uccise.

Era il 23 aprile del 1999 ed erano le 2.06. Da quasi un mese la Nato aveva dato il via alla guerra in Kosovo per fermare la pulizia etnica di Slobodan Milosevic ai danni della minoranza albanese.

Domani Rai News 24 ricorderà quell'episodio con un documentario dal titolo "Sedici persone, le parole negate del bombardamento della tv di Belgrado", ideato e realizzato da Corrado Veneziano, con la consulenza giuridica di Domenico Gallo.

Qual è il ruolo del diritto internazionale e della libertà di stampa per un caso come questo? E' la domanda che viene posta a 16 giornalisti e operatori della Rai che esprimo le loro opinioni sul problema del ruolo dei media durante i conflitti.

Il reportage andrà in onda su Rai News 24 domani alle ore 0.42, alle 4.42 e alle 13.42.

Alla vicenda è dedicato il sito internet www.sedicipersone.it.

 

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Rai. Cda: Saccà direttore di Rai Fiction. Confronto sui poteri: Annunziata chiederà pareri a presidenti Camere


La presidente Rai Lucia Annunziata


Roma, 22 aprile 2003
Il Cda della Rai ha nominato all'unanimità Agostino Saccà direttore di Rai Fiction. Paolo Bistolfi, attualmente responsabile della struttura amministrativa, diventa vice direttore con delega al monitoraggio e al controllo della produzione.

Confronto sui poteri
Nel consiglio di oggi, come annunciato, c'è stato il confronto sui poteri del direttore generale e del presidente. Su questo il direttore generale, Flavio Cattaneo, ha svolto una lunga ed approfondita relazione parlando dei ruoli del presidente, del consiglio e della direzione generale "come indicati dalle disposizioni di legge, dalle analisi interpretative di lustri giuristi e dai pareri ufficiali dell'azionista e del collegio sindacale". La presidente Lucia Annunziata si è riservata di integrare tali pareri sul ruolo di garanzia chiedendoli ai presidenti delle Camere. Ma nella lunga riunione del consiglio, si è parlato anche del piano dei risparmi e della riduzione dei costi.

Riduzione dei costi

La relazione del direttore generale in Cda non è stata acquisita, ma su essa c'è stato il consenso unanime da parte dei consiglieri. In una nota la Rai giudica "particolarmente importanti le decisioni, adottate anch'esse all'unanimità sul piano dei risparmi e sulla riduzione dei costi, presentato dal direttore generale. Si tratta di interventi - spiega ancora Viale Mazzini - che ottimizzano modelli produttivi e criteri di spesa con la conseguente riduzione dei costi per circa 40 milioni di euro, senza intaccare la qualità del prodotto, senza nessun taglio editoriale, e anzi prevedendo nuovi investimenti".

Grazie ai giornalisti impegnati in Iraq
Il piano approvato sarà immediatamente reso operativo attraverso specifiche riunioni con tutte le direzioni interessate. Il consiglio ha voluto anche "rivolgere un caloroso ringraziamento a giornalisti e tecnici impegnati nella copertura informativa del conflitto in Iraq che hanno permesso alla Rai di offrire un prodotto di alta qualità garantendo indiscutibili successi a livello internazionale".

Nuovi uffici di corrispondenza
Il Cda della Rai ha dato mandato al direttore generale per l'apertura di nuovi uffici di corrispondenza a Pechino, Madrid, Baghdad e San Paolo del Brasile.

Si procederà contemporaneamente al potenziamento di quelli di Berlino (con particolare attenzione ai Paesi dell'Est europeo e dei Balcani, anche in seguito alla chiusura dell'ufficio di Belgrado) e di Bruxelles, in previsione del semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea.


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25 aprile. E' polemica sulla festa di liberazione. Firenze dedica una strada al partigiano che uccise Gentile


25 aprile, i tanks americani entrano nelle ultime città liberate nel nord Italia

"Un minimo di decenza suggerirebbe uno stop alle polemiche di sapore revisionistico da parte della maggioranza". Giuseppe Fioroni (Margherita), replica così alle dichiarazioni sul 25 aprile del portavoce di Forza Italia Sandro Bondi, per il quale il "rispetto dovuto alla Resistenza non può impedire di approfondire, in sede storica, la strategia politica seguita dai comunisti volta a radicalizzare lo scontro con le truppe naziste in ritirata". A Firenze, intanto, nuova iniziativa destinata a far discutere: il Comune intitola una via a Bruno Fanciullacci, il partigiano comunista omicida del filosofo Giovanni Gentile, l'intellettuale membro del gran consiglio del fascismo dal 1923 al 1929. Gentile venne assassinato il 15 aprile del 1944 dopo che aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana.

Per Bondi la lotta al fascismo della Resistenza si sviluppò su una strategia che ha fatto "pagare alle popolazioni civili un prezzo troppo alto". Poco prima lo stesso Bondi aveva risposto al diessino Beppe Giulietti, che aveva invitato il premier Silvio Berlusconi a recarsi per il 25 aprile a Marzabotto. L'esponente azzurro aveva acceso la polemica dichiarando che "neanche in occasione della strage di Marzabotto i comunisti hanno le carte in regola".

Bondi: la Resistenza non fu comunista
"Il 25 aprile -sottolinea Bondi- è la festa di tutti gli italiani che vogliono ricordare la liberazione dal fascismo e dal nazismo. Purtroppo, è una data di cui nel corso degli anni la sinistra italiana si è appropriata indebitamente, facendola diventare un'occasione di propaganda politica di parte. Essa va perciò restituita a tutto il popolo italiano depurandola di tutte quelle sovrastrutture ideologiche e politiche che hanno finito per snaturarne l'autentico significato". Ovvero, "è venuto il momento di riconoscere innanzitutto il ruolo determinante svolto dagli americani nella liberazione dell'Italia dal fascismo e dall'occupazione nazista. In secondo luogo occorre riconoscere che i protagonisti della lotta di liberazione non sono stati i comunisti, che in caso di vittoria avrebbero instaurato un'altra dittatura, bensì i combattenti della libertà e dell'autonomia nazionale".

Fioroni: si strumentalizza una festa di tutti
Tesi revisioniste a giudizio di Fioroni che aggiunge: "Nel terreno della lotta contro il nazifascismo affondano le radici della nostra Costituzione e la sua attualità che dovrebbe essere vincolante per tutti. Ciò non vuol dire che non si possa, ed anzi si debba, parlare di tutto, senza pregiudizi né censure, ma nel rispetto dei fatti e della storia del nostro Paese. Quanto alla Cdl e al suo continuo tentativo di strumentalizzare anche una ricorrenza così alta, suggerirei un esame di coscienza non solo e non tanto sul passato dei partiti della coalizione, ma sul presente della Lega di Bossi e Gentilini o di qualche alleato scomodo come la Fiamma tricolore".

Chiti: "Destra che ignora la storia"
"E' questa destra che non ha le carte in regola per parlare di libertà e democrazia", rincara la dose il coordinatore della segreteria dei Ds Vannino Chiti, secondo il quale "mettere sullo stesso piano, come fa oggi l'on. Bondi, i combattenti per la resistenza che colpivano l'esercito tedesco e fascista e la barbara reazione nazi-fascista che si scatenò contro le popolazioni inermi, insanguinando tante città del nostro Paese, è semplicemente vergognoso".

"La storia - ha sottolineato Chiti - non ammette revisionismi, non confonde la pietà per i morti con l'indifferenza nei confronti delle ragioni per le quali si combatté. Chi era dalla parte dei nazi-fascisti era dalla parte sbagliata. Del resto le guerre di aggressione scatenate, la repressione degli oppositori e l'olocausto sono li' a ricordarlo per sempre".

A Firenze
Giovedì 24, il Comune di Firenze intitolerà un pezzo di strada a Bruno Fanciullacci, il partigiano comunista omicida di Gentile. Il 15 luglio del 1944 Fanciullacci fu ammazzato dai nazifascisti. La cerimonia avverrà alle ore 11 in via Bolognese. La decisione del Comune ha destato polemica fin dallo scorso marzo quando venne resa nota l'iniziativa. Decisa nel marzo del 2000 quando il consiglio comunale approvo' a maggioranza una mozione presentata dai Comunisti Italiani.

AN aveva giudicata "inopportuna in un frangente come l'attuale nel quale si assiste ad un imbarbarimento della politica" la scelta del Comune di Firenze, mentre Forza Italia ha proposto di intitolare due strade ad entrambi i personaggi. Ed oggi il Fuan fiorentino ha diffuso volantini nei quali afferma "che i Ds vogliono trasformare il 25 aprile in una apologia del terrorismo" aggiungendo che "la sinistra oggi non trova nella Resistenza esempi migliori di quello del terrorista Fanciullacci".
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Martedi,22 Aprile 2003

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Virus atipico, la Cina trova i capri espiatori: si dimettono ministro e sindaco di Pechino
di Ilaria Maria Sala

HONG KONG. Ci sono voluti sei mesi di tentennamenti, e le critiche unanimi della comunità internazionale e dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) per convincere la Cina a modificare l’atteggiamento di segretezza e copertura nei confronti della nuova malattia mortale, la Sindrome Respiratoria Severa Acuta, o SARS, che si pensa sia originata nel Guangdong, nel sud della Cina.
Ora, Pechino si mostra decisa, per quanto continui a muoversi seguendo un copione di un’altra era.
Il balzo nel numero degli infettati.
Domenica sera alcuni rappresentanti governativi cinesi hanno annunciato una conferenza stampa nel corso della quale sarebbero state fatte ammissioni importanti riguardanti la SARS: prima di tutto, nuove statistiche, che hanno di colpo fatto passare il numero delle persone infettate, nella sola capitale, da 37 a 339, con altri 400 casi “in osservazione”. Poi, le prime punizioni eccellenti: Zhang Wenkang, Ministro della Sanità, e il sindaco di Pechino, Meng Xuenong, hanno dovuto rassegnare le dimissioni, e sono stati loro tolti anche gli incarichi che detenevano all’interno del Partito Comunista. E infine, una misura di contenimento, ovvero, la sospensione della settimana di vacanze che doveva cominciare il Primo maggio, istituita da appena qualche anno, per stimolare i consumi nel paese.


Epurazioni
Ma visto che sono passati sei mesi da quando è comparso il primo caso di SARS, nel Sud, a oggi, e visto che durante tutto questo tempo i governanti cinesi hanno continuato a mentire, fornire scuse, indignarsi con quanti mettevano in dubbio le loro dichiarazioni, e rassicurare la popolazione e la comunità internazionale che tutto fosse “sotto controllo”, i nuovi annunci e i licenziamenti alto locati sono stati accolti con notevole scetticismo, sia fra la popolazione di Pechino, che fra gli osservatori esterni. Ma se chi commenta da lontano può permettersi ogni tipo di dubbio in relativa sicurezza, per i pechinesi sono ormai cominciate le giornate dell’angoscia e del timore del contagio, che Hong Kong conosce fin troppo bene. La consapevolezza che le autorità si sono impegnate più a nascondere che a proteggere la popolazione e a limitare l’impatto della nuova malattia non serve certo a rassicurare gli animi.
Ambulanze
Nelle ultime settimane, infatti, la stampa internazionale aveva portato a galla episodi sempre peggiori, molti dei quali sono oggi noti anche nella stessa Cina: il settimanale statunitense TIME, per esempio, nell’ultimo numero, raccoglie testimonianze di personale sanitario pechinese, che ha dovuto mettere su delle ambulanze i malati di SARS e farli viaggiare per la città, per tutta la durata della visita agli ospedali degli investigatori dell’OMS.
E per quanto le ultime dichiarazioni e azioni mostrino che Pechino si rende finalmente conto del pericolo presentato dal nuovo virus, è difficile credere che, improvvisamente, la Cina non nasconda più nulla – così come è difficile credere che gli unici colpevoli delle insabbiature siano stati i sacrificati Zhang e Meng.
Per la nuova amministrazione cinese, entrata in carica proprio in piena epidemia, si tratta di una prova difficile, che sta provocando conseguenze internazionali di un’ampiezza tale che molti non esitano a paragonare a quelle del massacro di Tiananmen, nel 1989. E per quanto il presidente cinese Hu Jintao si sia fatto strada fin’ora con la fama di essere un “riformatore”, è evidente che la cultura politica creatasi in cinquant’anni di autoritarismo e partito unico non è il bagaglio migliore con cui affrontare una crisi di questo tipo e queste dimensioni.
Terapie
Intanto, a Hong Kong il numero delle vittime continua ad aumentare: lunedì infatti il totale dei decessi da SARS è salito a 94, mentre 1402 persone sono rimaste infettate dall’inizio dell’epidemia ad oggi.
Di queste, finora 436 sono state dimesse dall’ospedale, per quante molte riportino dei danni permanenti ai polmoni e ad altri organi interni.
Pur nel perdurare dell’emergenza, alcuni cominciano a sperare che il peggio stia passando, dato che negli ultimi giorni il numero dei nuovi ammalati è drasticamente diminuito, passando a poco più di venti nuovi casi quotidiani – rispetto ai più di quaranta della settimana scorsa.
Purtroppo, i nuovi pazienti sembrano rispondere con più lentezza al trattamento disponibile finora, ovvero un cocktail di steroidi e riboflavin.
L’Autorità Sanitaria di Hong Kong ha annunciato dunque di voler somministrare alcune delle medicine anti-AIDS ai pazienti che non rispondo alla posologia attuale, per stimolare le reazioni antivirali.

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Imi-Sir/Lodo. Difesa Previti studia ricorso in Cassazione su no a ricusazione


Cesare Previti


Milano, 22 aprile 2003

I difensori di Cesare Previti sono intenzionati a ricorrere in Cassazione contro il provvedimento con cui i giudici della quinta Corte d'Appello di Milano hanno respinto l'istanza di ricusazione del collegio del processo Imi-Sir/Lodo.

Gli avvocati Alessandro Sammarco e Giorgio Perroni sono intenzionati anche a chiedere che il processo per le presunte tangenti che sarebbero state pagate dai familiari di Nino Rovelli a giudici romani venga sospeso, in attesa della decisione della Suprema Corte. Il ricorso in Cassazione è stato definito dall'avvocato Perroni "ipotesi concreta" e dovrebbe essere depositato nei prossimi giorni.

Il processo, cominciato nel maggio del 2000, è ormai alle battute finali e il 26 aprile, dopo le eventuali dichiarazioni spontanee di Cesare Previti, i giudici della quarta sezione del tribunale di Milano, presieduti da Paolo Carfì, che ha dichiarato chiuso il dibattimento, dovrebbero ritirarsi in camera di consiglio per la sentenza.

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Sardegna, il pupillo di Berlusconi battuto ottanta volte. Dai suoi alleati
di Davide Madeddu

Mauro Pili

Il pupillo di Berlusconi battuto ottanta volte, in cinquanta giorni, dal centro destra. A mettere in minoranza così tante volte Mauro Pili, azzurro governatore della Sardegna, benedetto proprio da Berlusconi, è stato il centro destra che siede sui banchi della maggioranza del consiglio regionale.
Motivo? L’assemblea regionale cerca di approvare la finanziaria ma le mancano i numeri. Per ottanta volte, infatti, il più giovane presidente della Giunta regionale non ha ottenuto i quarantuno voti necessari su ottanta per far approvare gli emendamenti e gli articoli della nuova finanziaria.
Non che il delfino del cavaliere abbia mai avuto una maggioranza larga, anzi. Nonostante il bagno di voti alle regionali, nell’aula di Cagliari ha sempre dovuto fare i conti con maggioranze molto risicate. Caduto per un voto dopo la sua elezione, perché in aula aveva letto le dichiarazioni programmatiche della regione Lombardia, ha subito dovuto fare i conti con gli esponenti del centro destra che poco gradivano il “giovanotto” portato a braccetto dal cavaliere durante la campagna elettorale. Sconfessato la prima volta dai suoi stessi alleati, sostituito da un ex democristiano (Mario Floris, uomo di Cossiga) è risalito sullo scranno da governatore solo due anni fa per “imposizione del premier”.
Alla fine però l’uomo sostenuto dal cavaliere piuttosto che dalla sua maggioranza ha dovuto fare i conti, ancora una volta, con i numeri. Che, puntualmente, sono venuti a mancare.
Per ottanta volte i suoi alleati, sia a scrutinio segreto sia a voto palese, gli hanno di fatto negato la fiducia. Incuranti dell’imposizione del premier, che forse comincia a perdere consensi nell’isola delle cinque ville, i rappresentanti dell’asse “azzurro - nero” hanno silurato il presidente dell’esecutivo. Un po’ lo specchio di una situazione sfiulacciata su base amministrativa in tutta Italia per il centrodestra. La Sardegna non fa eccezione a quanto avviene al Nord con la Lega che ha deciso di correre da sola al primo turno delle amministrative. Evidentemente la comunità di interessi non basta più a tenere insieme una coalizione di destra sempre più eterogenea.
Dimissioni? Nemmeno per sogno, Mauro Pili, subito dopo la bocciatura ha fatto sapere che non si sarebbe comunque dimesso. Unica alternativa alle sue dimissioni, lo scioglimento dell’assemblea regionale. Posizioni e bocciature che hanno provocato reazioni a catena tra i rappresentanti della minoranza.
«L’esecutivo ci ha chiesto di trovare un accordo su diversi articoli della finanziaria che altrimenti non riusciranno ad avere una maggioranza - hanno fatto sapere i rappresentanti dell’opposizione -. E’ il fallimento di tutta la politica del centro destra di uno schieramento che viene battuto anche a voto palese». Risultato? L’assemblea regionale ha approvato il piano del lavoro disegnato quattro anni fa dal centro sinistra.
Per cercare di sostenere il governatore i militanti del centro destra hanno, intanto, promosso una serie di manifestazioni per abolire il voto segreto durante le riunioni del Consiglio regionale. Sperano che il governatore non cada più.


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VIRUS SARS: CINA, NOMINATO NUOVO SINDACO PECHINO


(ANSA) - PECHINO, 22 APR - Wang Qishan ha assunto oggi le funzioni di sindaco di Pechino, secondo l'agenzia Nuova Cina. Wang sostituisce Meng Xuenong, silurato per non aver saputo gestire la crisi della Sars, la polmonite atipica che ha causato nella capitale la morte di almeno 25 persone. Dal punto di vista formale, Wang e' diventato vicesindaco di Pechino, ed in assenza di un sindaco e' il numero uno dell'amministrazione. Come il suo predecessore, Wang e' considerato 'vicino' al presidente della repubblica Hu Jintao.(ANSA).

 

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Lunedi,21 Aprile 2003

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Elicottero precipitato. Oggi le operazioni di recupero delle sei vittime


Sta bene la guida alpina che per prima ha portato i soccorsi


Roma, 21 aprile 2003

Inizieranno oggi le operazioni di recupero dei corpi dei sei sciatori che erano a bordo dell'elicottero precipitato sabato nell'Alta Val di Susa.

Sta bene invece ed è tornato a casa Alberto Bolognesi, la guida alpina che per primo è giunto sul luogo dell'incidente a portare soccorso.

A causa del maltempo Bolognesi non era potuto tornare a valle ed è stato costretto a passare la notte a 2.800 mt di altitudine.

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Cofferati: «Occorre riunificare ciò che è diviso»
di Federica Fantozzi

Alla vigilia pasquale, Sergio Cofferati torna sui temi politici che reputa centrali: l’unità dell’Ulivo («occorre riunificare ciò che è diviso»), la necessità di un programma «in fretta» e uscendo dalla «prassi deleteria» della ricerca di «regole e candidati», la necessità di «coinvolgere i movimenti nella discussione». E a quattro giorni dal voto parlamentare sulla missione italiana in Iraq esprime dissenso e preoccupazione per la posizione assunta dalla maggioranza dell’Ulivo attraverso il metodo delle astensioni incrociate: «Un errore incomprensibile. Che produce la dispersione di un valore che l’Ulivo, pur se con qualche difficoltà, era riuscito a cogliere e a cementare». Nonché, secondo il neopresidente di Aprile, un «salto logico incomprensibile» rispetto alle posizioni precedenti.

Un giudizio negativo condiviso da Alberto Asor Rosa, che in un intervento su L’Unità si spinge ben oltre proponendo una «separazione» all’interno dei Ds. In questi termini: «C’è un limite oltre il quale la normale dialettica tra maggioranza e minoranza all’interno dello stesso partito supera la soglia della decenza e diventa vergognosa» per entrambe. Durissimo l’attacco del professore: «La sinistra dunque si dichiara a favore della guerra retrospettivamente, a guerra conclusa. Un modello, al tempo stesso, di imbecillità e mala fede». Insomma: «Fate quel che volete, ma non fatelo a nome mio». Una conclusione diversa dall’ex leader sindacale che in un’intervista alla Stampa - pur criticando «un riformismo che rompe con i giovani, con le aspettative di pace» - invoca però «uno sforzo unitario». Al punto che sul suo personale futuro dice: «Non farò liste né nuovi partiti, la mia energia è al servizio del progetto che vede i partiti del centrosinistra rapportarsi con i movimenti».

Alle critiche risponde seccamente Gavino Angius: «Vedo che c’è qualcosa di distruttivo in queste posizioni, riguardo ai Ds, alla sinistra. Non vedo niente di costruttivo, ci vengono rivolte accuse tanto pesanti quanto prive di fondamento e di appiglio». Il capogruppo della Quercia al Senato torna sul voto sull’intervento umanitario in Iraq: «Abbiamo seguito una linea molto coerente: no alla guerra illegale. Finita la guerra, abbiamo detto che l’impegno dell’Italia era organizzare un grande sforzo per gli aiuti. E vorrei informare Cofferati che lo abbiamo fatto noi, tutte le forze di opposizione». Insiste: «Avremo forse dovuto votare no agli aiuti, coordinati con l'Onu e l'Ue come è stato deciso ad Atene, diventando l'unica sinistra esclusa dagli aiuti umanitari?»

Angius respinge anche gli altri addebiti: «Si parla di rottura con i movimenti come se parlassero una sola lingua. Cofferati parla di rottura delle aspettative di pace, come se noi fossimo diventati guerrafondai. Asor Rosa di favore fatto consapevolmente al governo, accuse che indignano. E «non è accettabile che per aprire una pretestuosa polemica si arrivi ad alterare sino alla falsificazione le posizioni dei Ds».

Angius chiama in causa anche il correntone, che nei giorni scorsi aveva inviato una lettera aperta a Fassino - firmata fra gli altri da Fabio Mussi, Giovanna Melandri e Pietro Folena - denunciando lo «strappo». E Angius si chiede come mai la minoranza Ds «abbia così drasticamente cambiato opinione» rispetto ai «toni ragionevoli poche ore dopo il voto». Con un’ipotesi: «Se le posizioni di Cofferati e Asor Rosa sono quelle del correntone, quest’ultimo non avrebbe dovuto votare la mozione dei Ds e Margherita».

Ma dalla minoranza Vincenzo Vita smorza i toni polemici: «Asor Rosa è intellettuale che stimo per logica e profondità di pensiero. Ma stavolta trae conseguenze improprie e assolutamente non dovute: si può discutere senza separarsi. Anzi, se c’è un tabù da superare è lo spettro della scissione ogni volta che si apre una discussione». Mentre Enrico Morando, leader dell’area liberal della Quercia, dissente dalle valutazioni di Cofferati: «Ci siamo astenuti non perché ora consideriamo legittima la guerra ma perché vediamo l’esigenza degli aiuti umanitari, impossibili senza una forza militare che garantisca sicurezza. Al Senato questo è stato chiaro con la mozione Andreotti». E punzecchia l’ex leader della Cgil: «Coglie un punto politico: con questa scelta la maggioranza del centrosinistra ha assunto un atteggiamento meno corrivo rispetto a posizioni radicali. Cofferati nell’ultimo anno si era abituato bene, ma stavolta non ha potuto esercitare la sua egemonia ed è naturale che se ne rammarichi». E il Verde Alfonso Pecoraro Scanio invoca «un riformismo chiaro e radicalmente alternativo a Berlusconi».

Mentre dalla Margherita Tiziano Treu polemizza con la scelta di Cofferati di non rivelare come voterà nel referendum sull’art. 18 per evitare accuse di «influenzare ancora la Cgil». Osserva l’ex ministro: «Un silenzio sorprendente,parla di tutto tranne che di quello».

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Pasqua, a Hong Kong altre centinaia di infettati dalla Sars
di Ilaria Maria Sala

La cattedrale dell’Immacolata Concezione, a Hong Kong, già da diverse settimane ha applicato alcuni cambiamenti al protocollo, su volere del Cardinale Zen: i fedeli devono indossare una mascherina chirurgica durante la loro permanenza in Chiesa. Coloro che vogliono ricevere la Comunione se la vedranno depositare sulla mano, e non più direttamente in bocca, per limitare le possibilità di contagio della Sindrome Respiratoria Severa e Acuta (SARS), anche chiamata Polmonite Corona. Anche il tradizionale scambio di un “gesto di pace” è stato abolito, ed ora i credenti, con il volto per metà coperto dalla maschera, possono scambiarsi un saluto “cinese”, ovvero unendo le mani e portandole vicino al viso, oppure, semplicemente, guardarsi negli occhi annuendo.

Per la Pasqua poi niente lavaggio dei piedi, ne’ sventolare di palme. E sul retro della Cattedrale si possono notare vari avvertimenti, preghiere per il personale sanitario di Hong Kong, in prima linea, collette per aiutare gli ammalati, e questo annuncio, vagamente surreale:«Quei fedeli che hanno commesso gravi peccati e che, per motivi igienici, trovano moralmente impossibile confessarsi individualmente davanti a un prete, potranno ricevere la Santa Comunione dopo aver fatto un atto di perfetta contrizione. Malgrado questo, devono impegnarsi a confessare, non appena l’epidemia di SARS sarà sotto controllo, ogni singolo grave peccato che non può per il momento essere confessato. (cf. Canone, 960)»

Le notizie, giorno dopo giorno, si mantengono inquietanti: sabato diciannove aprile la malattia ha causato 12 decessi, e 31 persone sono state ammesse in ospedale con i sintomi conclamati della Polmonite Corona. Nella sola Hong Kong, il totale di decessi è salito dunque a 81, con 1358 contagiati dall’inizio della crisi, di cui solo 363 sono stati dichiarati guariti e dimessi. Il panico che sembrava dominare la città fino a pochi giorni fa sembra essere stato sostituito ora da una crescente depressione, dalla sensazione di essere vittime costanti di rovesci immeritati, e sui quali è difficile avere presa.

Per contrastare l’ondata di sconforto, il Governo locale, e diverse ONG di qui, hanno lanciato la campagna UNITED WE CAN, “Uniti ce la faremo”, per combattere la polmonite atipica e ridare a Hong Kong la voglia di reagire. Ed ecco dunque che i vari rappresentanti del Governo, che sono stati accusati di aver reagito con troppa lentezza all’inizio della crisi, passano il fine settimana pasquale andando in giro per la città a cercare gli “angoli sporchi”, per poi farsi vedere da fotografi e telecamere lavare i pavimenti della città con brio – e totale inettitudine, dato che, come hanno ammesso loro stessi, molti di loro non si erano mai trovati prima con una scopa in mano.

Squadre di volontari si aggirano in mascherina per la città, con in mano secchi di plastica con dentro spazzole e bottiglie di varechina, nella nuova missione-igiene, che si spera renda l’intera città più salutare . Gruppi di volontari della Croce Rossa si recano a casa delle persone anziane per lavare tutto da cima a fondo, e diversi ragazzini delle scuole medie, chiuse ormai da tre settimane, approfittano in questo modo di poter uscire di casa, e fare qualcosa di utile. Mike Mak, uno di loro, di diciassette anni, ha gli occhi che sorridono imbarazzati dietro la maschera, e spiega di essersi iscritto come volontario “per comportarmi da buon cittadino e sconfiggere la malattia. Lo faccio contro il virus, che mi spaventa, e per Hong Kong”, dice, timido. Proprio dietro di lui Donald Tsang, il numero due della politica locale, prende un caffè davanti alle telecamere, mostrando a tutti che non c’e’ nessun pericolo a recarsi nei locali pubblici – sempre che non dia fastidio l’odore di varechina.

Altre misure straordinarie sono state imposte all’aeroporto, dove viene misurata la temperatura a tutti quelli che vogliono lasciare Hong Kong (e che non saranno ammessi sull’aereo se hanno 38 di febbre). Fra qualche giorno verranno istituiti controlli simili anche per tutti i viaggiatori che vogliono entrare a Hong Kong, compreso i passeggeri provenienti dalla Cina.

Quest’ultima comincia solo ora, fra mille resistenze, ad ammettere le dimensioni reali del problema all’interno dei suoi confini. Dopo almeno cinque mesi di silenzio, che hanno portato a un diffondersi incontrollabile su scala mondiale del nuovo virus, e dopo aver cercato ripetutamente di coprire il problema, la Cina sembra essersi finalmente arresa davanti all’evidenza che il virus non può essere arrestato per decreto governativo. E’ probabile che queste ammissioni tardive riescano almeno a limitare i casi di contagio in Cina e nel mondo (anche Singapore è in ginocchio, il premier Goh Chok Tong ha detto che la crisi della Sars è «la peggiore» che la città-stato abbia mai affrontato). Ma le ammissioni arrivano troppo tardi per consolare Hong Kong, che sta affontando una situazione socialmente e economicamente disastrosa. E appena sei anni dopo il trasferimento di sovranità dalla Gran Bretagna alla Cina, Hong Kong non nasconde la sua rabbia per essere stata trattata con così poca considerazione dalla “madre patria”.

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Prova a riprendere un'incursione degli israeliani. Ucciso un cameraman a Nablus
di red

Ucciso con una raffica di mitra. Si chiamava Nazih Darwaseh, aveva 42 anni, era padre di quattro figli. Faceva il cameraman per la televisione palestinese e per l'Associated Press. Quando è stato colpito, indossava un giubbotto con sù scritto: «Press». Non gli è servito.

E' finita così tragicamente l'incursione israeliana, stamane, alla periferia di Nablus. E il bilancio potrebbe aggravarsi da un momento all'altro: un ragazzo, un palestinese di quindici anni, è ricoverato in fin di vita. Altri cinque sono gravi ma non si teme per la loro vita.

I fatti. I soldati israeliani stamane all'alba hanno fatto irruzione nel rione di Yasmin: il loro obiettivo era catturare un palestinese ricercato. L'uomo non è stato arrestato. Ma i soldati con la Stella di davide hanno lo stesso fermato tre persone: una giovane donna, il fratello e un altro uomo. Secondo fonti militari, la donna si preparava a compiere un attentato suicida in Israele. Sulla strada del ritorno, le nove jeep israeliane sono state fatte oggetto del lancio di numerose pietre. E a questo, uno dei mezzi militari ha risposto sparando sia proiettili di gomma, sia colpi di mitra. E un colpo ha centrato l'operatore televisivo.

Un proiettile di gomma ha invece raggiunto il ragazzo quindicenne. Che ora è riceverato in condizioni disperate all'ospedale vicino al campo profughi di Balata, alla periferia ovest di Nablus.

L'Autorità nazionale palestinese ha diramato un comunicato nel quale accusa Israele di essersi macchiato di «un crimine di guerra» sparando «sui giornalisti e altri civili». Quanto accaduto, si legge ancora nella nota, «potrebbe impedire ad altri mezzi di informazione di riferire sui crimini commessi dall'esercito israeliano».

Dall'inizio della seconda Intifada, nel settembre 2000, sono finora tre i giornalisti, fotografi o cameraman palestinesi uccisi dal fuoco dei soldati israeliani. Nel marzo del 2002, perse la vita il fotografo italiano Raffaele Ciriello, ucciso dai soldati mentre seguiva l'assedio di Ramallah. In luglio è toccato a Imad Zahran, collaboratore di un giornale palestinese, morto a Jenin.

 

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Domenica,20 Aprile 2003

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Pasqua. Papa esorta il mondo a non avere paura e ad avere fede

Giovanni Paolo II alla veglia pasquale

Incurvato dagli anni e dalla malattia, ormai incapace di camminare, costretto su un trono meccanico che gli consente di spostarsi, il vecchio Wojtyla trova ugualmente le energie per spronare coraggiosamente il mondo a non avere paura. A continuare ad avere fede.

Durante la veglia pasquale, la cosiddetta 'madre di tutte le veglie' in cui si ricorda la Resurrezione, Giovanni Paolo II parla dell'alleanza eterna che è stata suggellata "nel sangue del Verbo incarnato, crocifisso e risorto". La creazione, dunque, "acquista il suo autentico significato -dice- nel piano della salvezza. E' come un nuovo inizio della storia e del cosmo perché Cristo è risorto".

L'antichissimo rito è iniziato qualche minuto dopo le 20 nell'atrio della basilica di San Pietro. Quest'anno, per la prima volta, il Papa è stato costretto a guidare la processione verso l'altare da seduto. Wojtyla accomodato su un tronetto bianco (collocato a sua volta sopra la pedana mobile) ha prima inciso su un cero l'alfa e l'omega e le cifre dell'anno in corso, poi, sempre rimanendo seduto, ha attraversato la navata centrale della basilica fino a raggiungere un piccolo ascensore che ha innalzato la sua poltrona all'altezza dell'altare.

Rinunciare a Satana
"Sorretti dalla potenza dello Spirito Santo, perseverate nella vostra fedeltà a Cristo e proclamate con coraggio il suo vangelo". Lo ha chiesto il Papa ai sette catecumeni che hanno ricevuto il battesimo sabato sera nella basilica di S.Pietro, nel corso della "veglia pasquale".

Ai cinquemila fedeli presenti, il Papa ha poi chiesto, come prevede la liturgia pasquale, di "rinunciare a satana e alle sue opere, per aderire fermamente a Dio e ai suoi progetti di salvezza" esprimendo così "un impegno più deciso di vita evangelica".

Il rito del battesimo è stato il momento centrale della solenne liturgia che era iniziata nell'atrio della basilica di S.Pietro con la benedizione del fuoco e l'accensione del cero pasquale. Alla processione verso l'altare con il cero acceso e al canto dell'exsultet, intonato quando si sono sciolte le campane, hanno fatto seguito la liturgia della parola e quella battesimale.

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Pasqua. Tutti in fila verso il maltempo

Uova, cioccolato e pace per la Pasqua 2003

Pasqua di uova, di colombe, di pace e di maltempo. Infatti dopo la bella domenica delle Palme il bel tempo è proseguito fino ad oggi quando il dipartimento della Protezione civile ha dato un "avviso di condizioni meteorologiche avverse", che potrebbero manifestarsi soprattutto nelle regioni del nord ovest.

Tempo instabile
Ecco nei particolari il tempo su tutta Italia. Secondo le previsioni della Protezione civile, elaborati sulla base dei dati del Servizio meteorologico dell'aeronautica, una depressione con correnti calde ed umide proveniente dalle Baleari si sta spostando sull'Italia, venendo in contrasto, sulle regioni nord occidentali, con aria più fredda che continua a provenire dall'Europa settentrionale. Questa confluenza di masse di correnti d'aria con caratteristiche diverse provocherà una forte instabilità atmosferica.

Domani e lunedì nuvole e pioggia
Per domani, Pasqua, a nord il cielo di presenterà molto nuvoloso con precipitazioni sparse, a carattere temporalesco da occidente ad oriente. Sulla Sardegna pioverà nella mattinata, con tendenza a schiarite nel pomeriggio.

Nel centro da parzialmente coperto sulle regioni tirreniche con isolate precipitazioni sulle regioni adriatiche. Sud e Sicilia nuvolosità in rapido aumento ad iniziare dalle regioni tirreniche. La temperatura tenderà a una lieve diminuzione, ed il lunedì di Pasquetta la situazione meteorologica non differirà.

In montagna torna la neve
Sabato invece c'è stato un brusco abbassamento delle temperature sul Veneto, con deboli precipitazioni sparse e neve che è tornata a cadere in montagna. La situazione dovrebbe migliorare da Pasquetta. Anche a Milano è tornato il freddo e le nuvole e nel capoluogo lombardo la massima temperatura è stata di 15 gradi.

Incidenti sulle strade
Anche il sabato di Pasqua ci sono state vittime sulla strada: due morti e due feriti in un incidente stradale sulla corsia sud della A14 nei pressi di Foggia: si tratta di un uomo di 35 anni e del figlio di 11 anni che sono morti, mentre la moglie e un altro figlio sono rimasti feriti. A Follonica (Grosseto) un uomo è morto travolto da un camion che faceva retromarcia, mentre a Pescia (Pistoia) una macchina con due ragazzi a bordo, è sbandata andando a finire contro il muro di una villa: il guidatore di 21 anni è morto mentre l'amico, suo coetaneo, è rimasto ferito. Nel ragusano un giovane di 23 anni, senza casco, a bordo di una motocicletta di grossa cilindrata ha perso la vita su un viadotto scontrandosi frontalmente con una automobile.

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Sestriere. Elicottero precipitato, il soccorritore passerà la notte 'sotto' la neve

Il ferito viene tratto in salvo e trasportato in ospedale

Un sms alla moglie: va tutto bene, adesso mi scavo una buca nella neve. Così Alberto Bolognesi, 35 anni, il soccorritore bloccato in alta quota, ha avvertito i familiari che questa notte dovrà passarla vicino all'elicottero schiantatosi contro una montagna in Alta Valle di Susa. E' confermato intanto che il recupero delle salme delle sei vittime avverrà solo domani.

Bolognesi, guida del soccorso alpino e titolare di un negozio di articoli sportivi a Novalesa (Torino), è riuscito a salvare l'unico sopravvissuto, e non ha potuto scendere a valle a causa dell'oscurità. Una squadra è cominciata a salire per recuperarlo, ma si è dovuta fermare. E lui, da veterano della montagna, ha cominciato a scavarsi una buca nella neve, per poi infilarcisi dentro e tirare sopra un telo termico, preparandosi a passare la gelida notte delle Alpi in questo modo.

La moglie: "non è un novellino"
"Non è un novellino - dice Danila, la moglie - e so che è capace di cavarsela anche in questa situazione. Ecco perché non sono preoccupata. Almeno, non più di tanto". La coppia ha due figli.

Procura fa accertamenti su Air Service Center
La Procura di Torino intanto ha disposto l'acquisizione di documenti alla sede di Santa Maria della Versa (Pavia) della Air Service Center, la società di eliski cui apparteneva l'elicottero schiantatosi oggi in Alta Valle di Susa provocando la morte di sei persone e il ferimento di una settima.

Gli accertamenti sono coordinati dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello e dal sostituto Eugenia Ghi. Gli inquirenti lavorano all'ipotesi che il servizio non fosse organizzato adeguatamente, e vogliono capire se l'elicottero fosse in grado di trasportare tanti passeggeri. L'inchiesta è aperta per disastro colposo.

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Sabato,19 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Rallenta l'economia: più tasse, più debiti, più rischi
di Bianca Di Giovanni

Il sogno si frantuma in una cifra: crescita all’1,1% per quest’anno (se tutto va bene). Meno della metà di quanto previsto nell’autunno scorso. Se il petrolio schizza sulla soglia dei 30 dollari e le tensioni geopolitiche non si allentano, si acciufferà uno 0,6%, quasi come l’anno passato che si è chiuso a 0,4%. Per l’esecutivo è un triplo salto mortale, visto che si era partiti (parecchi «sogni» fa) dal 3,1%.

La correzione arriva con la trimestrale di cassa varata ieri dal consiglio dei ministri in una città semi-vuota. Tutti già pensano a Pasqua e Pasquetta: i conti si dimenticano presto. In realtà sono una vera via crucis, come impone il venerdì santo. Anche se la comunicazione è attenta a saltare le «stazioni dolorose». Così, per l’intera giornata ci si sofferma sullo scenario «ottimistico». Eccolo: con un Pil all’1,1% il deficit tocca il 2,3%. E fin qui siamo alla «contabilità». Quell’1,1 si raggiunge grazie ad una crescita del Sud dell’1,5%, cioe più di tre volte quanto ha fatto l’intero Paese l’anno scorso. Credibile? Secondo il ministero sarà l’avvio del nuovo meccanismo dei fondi per le aree sottosviluppate previsto dalla Finanziaria 2003 a fare da molla di sviluppo. Dunque: quell’1,5% è assolutamente poco credibile, visto che la Finanziaria dimezza i fondi e li sottopone al controllo politico del Fondo unico. Altro dato: il fabbisogno cresce di oltre tre punti. Che significa? Che lo stock di debito a fine anno aumenterà (a meno che non ci si venda qualche altro stock di immobili), proprio quello che Bruxelles non vuole dall’Italia. Altra indicazione preoccupante: l’avanzo primario che nel 2003 a 25,4 miliardi di euro, in calo di 917 milioni. Insomma, le casse languono.

Suo malgrado nella relazione Giulio Tremonti è costretto ad ammettere parecchie verità scomode. Come quella sul decreto «taglia-spesa» emanato a fine 2002. Il provvedimento «ha contribuito in maniera determinante» al raggiungimento del rapporto deficit/pil al 2,3% l’anno scorso. Vuol dire che senza il «cappio» imposto ai ministeri un mese prima della fine dell’anno - che vale un rinvio di spesa di circa 14 miliardi di euro - la dinamica dei conti era fuori controllo. E quest’anno sarà la stessa cosa. Anche questo è ammesso dagli stessi uffici di Via XX Settembre.

Capitolo che ha il sapore della beffa è quello delle entrate. In altri termini, della pressione fiscale. Il dato è in aumento rispetto al 2002 (dal 41,6% al 41,8%) grazie all’effetto condono. In altre parole: le sanatorie assorbono quegli sgravi del primo modulo della riforma. Ma la partita fiscale è ancora più complessa. In realtà le entrate (senza le una tantum) diminuiscono non per gli sgravi Irpef, ma per l’evasione che torna alla grande. Lo si capisce chiaramente dalla correzione fatta sui dati del 2002 (quando non c’erano gli sgravi): le entrate diminuiscono di 7 miliardi di euro, di cui 4 miliardi e mezzo sono rappresentati da minori incassi tributari. Evidentemente il condono era già nell’aria e il «liberi tutti» era già partito.

L’ottimismo torna nel settore dell’occupazione, ma anche qui si gioca con i numeri. A Palazzo Chigi si canta vittoria per essere stati il primo Paese in Eurolandia quanto a crescita del tasso di occupazione (+1,5%) nel 2002. Tutto bene, se non si dimenticasse che sul mercato del lavoro le uniche riforme in vigore l’anno scorso erano quelle del centro-sinistra, che hanno tenuto nonostante la crisi economica. Passando al 2003 si prevede «un rallentamento nella creazione di nuovi posti di lavoro». Il motivo: non le riforme (sbagliate), ma il protrarsi della crisi economica.

Un grido dall’allarme si è levato dalle file dell’opposizione. «I dati confermano lo scenario di peggioramento - dichiara Lanfranco Turci senatore ds - Al di là degli effetti della situazione economica internazionale, è tutto l’impianto della politica economica del governo e della finanza pubblica a non reggere alla prova dei fatti». «L'aumento della pressione fiscale dal 41,6% al 41,8% smentisce in modo radicale l'ipotesi di riduzione - aggiunge il deputato della Quercia Mauro Agostini - sbandierata propagandisticamente, che avrebbe dovuto essere corollario dello sviluppo ed insieme elemento trainante di consumi e investimenti». «Tardivamente il governo sta cominciando a fare i conti con la dura realtà della finanza pubblica - afferma in una nota Enrico Letta, responsabile economico della Margherita - si tratta di capire quali saranno a questo punto le scelte di politica economica del governo per contrastare un quadro che, ci auguriamo, non abbia bisogno nei prossimi mesi di un ulteriore ritocco al ribasso delle stime». «I conti erano sbagliati dall'inizio, il governo ha costretto il parlamento a votare conti palesemente falsi, come del resto conferma la correzione di oggi - conclude Alfiero Grandi - I conti non sono più nell'equilibrio previsto. per questo è lecito attendersi tra qualche mese un aggiustamento del bilancio con manovre straordinarie, oppure non attuando le restituzioni fiscali promesse».

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Berlusconi dai giudci: Previti è perseguitato
di Susanna Ripamonti

Da venerdì mattina Silvio Berlusconi, imputato al processo Sme, non è più contumace. Per la prima volta si è presentato davanti ai suoi giudici, giusto per dire che aveva fretta e che se ne doveva andare. Poi, dalle 10,05 alle 10,18 ha fatto dichiarazioni spontanee alla stampa, sciamando per il corridoio attorniato da cameramen (allertati con largo anticipo dalla Fininvest) e giornalisti. È venuto a Palazzo di Giustizia solo per fare questa sceneggiata? Solo per far vedere al mondo che si è presentato? Probabilmente no. Da ieri, avendo fatto cadere la contumacia, Berlusconi può far valere quei legittimi impedimenti di cui il suo collega Cesare Previti ha fatto un uso inflazionato. E dato che il presidente di impegni ne ha molti, in teoria potrà bloccare il dibattimento tutte le volte che gli farà comodo.

Ieri tutti sapevano che ci sarebbe stato un contrattempo che avrebbe ritardato l’inizio dei lavori. Sicuramente lo sapevano anche i suoi legali, dato che all’udienza precedente il difensore di Attilio Pacifico aveva annunciato la sua assenza. Bisognava trovare un sostituto, attendere che arrivasse.

Gli avvocati Niccolò Ghedini e Gaetano Pecorella avranno pur detto al loro assistito: «Se hai fretta lascia perdere, non venire perchè ci vorrà almeno una mezzoretta prima che si possa iniziare». O no? Dunque Berlusconi è arrivato in aula con la certezza che non avrebbe potuto fare subito le dichiarazioni spontanee che aveva in mente e che avrebbe avuto ottime giustificazioni per andarsene: «Ho solo 15 minuti a disposizione perchè ho il Consiglio dei ministri, poi un impegno telefonico con il primo ministro giapponese. Alle 12.30 ho la firma dell'accordo con il presidente della Regione Toscana, alle 13.30 ho anche un importante incontro con il primo ministro della Federazione russa. E questo solo per la mattinata».

E un presidente così impegnato, quando avrà il tempo per il suo processo? Se deciderà di usare l’arma del legittimo impedimento dimostrerà di fatto che il premier non si può processare e farà un grosso favore anche ai coimputati.

Ieri ha subito iniziato la campagna in difesa dell’amico Cesare: «Previti è oggetto di persecuzione. Mi sembra che quello che aveva decretato a suo tempo il Parlamento (quando, nel’97 la Camera respinse l’autorizzazione all’arresto, ndr) si sia confermato: c'è un fumus persecutionis».

Quanto a lui, ha detto che si aspettava una medaglia al valore, «il riconoscimento di aver evitato la spoliazione del patrimonio dello Stato». Berlusconi è accusato di corruzione giudiziaria per aver fatto parte di una cordata di disturbo, la Iar, che senza di fatto acquistare la Sme, fece naufragare gli accordi di vendita tra l’Iri e De Benedetti. Il tutto grazie ad una sentenza che, per l’accusa, fu comprata. «Mi aspettavo una medaglia d'oro al valore civile - sostiene - per aver fatto guadagnare allo Stato 2mila miliardi. Infatti la Sme è stata successivamente venduta a cinque volte il prezzo offerto inizialmente da Buitoni».

Il premier abbonda con gli aggettivi, parla di situazione processuale «grave e paradossale», ma non chiarisce la sua tardiva decisione di venire in aula a far finta di parlare. Si è rifiutato di testimoniare al processo Imi-Lodo, qui ha tergiversato fino all’ultimo.

Ma una motivazione plausibile la da: fra 73 giorni l’Italia avrà la presidenza di turno dell’Unione Europea e non vuole arrivare a quella scadenza da imputato contumace, che si rifiuta di esporre quantomeno la sua verità. Mentre si infila nell’ascensore dice che tornerà. L’avvocato Ghedini conferma: «Il 2 maggio spero che possa venire in aula per fare dichiarazioni spontanee, ha molte cose da dire». Qualcosa Berlusconi lo anticipa: «I miei avvocati mi hanno riferito cose pazzesche, il tribunale si è rifiutato di sentire testi come i giudici del primo, del secondo, e del terzo grado del processo Iri-Buitoni» (ma si sbaglia, ne sono stati sentiti due).

Poi protesta: il Tribunale non è andato a sentirlo a Palazzo Chigi e lo ha costretto a scomodarsi (ma anche volendo non poteva perchè era contumace). Poi non ha creduto al duplice impedimento dei suoi difensori e ha nominato un difensore di ufficio «a cui, in un processo che vede 300 faldoni di documenti processuali, sono stati dati solo 15 minuti di tempo per informarsi sulla materia del procedimento».

A proposito di stranezze processuali dice che lui non aveva nessun interesse all'acquisizione della Sme, ma trova strano che non siano coinvolti nel processo gli altri membri della cordata Iar di cui lui faceva parte, ma solo per fare un favore a un vecchio amico: l'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi. «Tutte cose che voglio dire ai giudici del tribunale e anche alla Procura. Arrivederci e buon lavoro».

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Un programma di Rai2
sfida il Tg3 delle 19


Annunziata a Cattaneo: è un errore, si sovrappongono
di ALDO FONTANAROSA


ROMA - Colpevole forse di crescere troppo negli ascolti, il Tg3 di Antonio Di Bella avrà presto un nuovo concorrente. Lo sfidante, però, non arriva da Canale 5, da Italia 1 o dalla 7 - come sarebbe normale - ma dall'interno della stessa Rai, da una rete sorella, RaiDue. Proprio RaiDue ha pronto un programma d'informazione che andrà in onda dalle 18.55 alle 19.15, cioè a cavallo della principale e più seguita edizione del Tg3. Il programma si chiamerà "Dodicesimo round" e sarà affidato a Mattia Feltri (già al quotidiano Il Foglio di Ferrara).

La redazione del Tg3 non prende bene questa sfida fratricida, e già minaccia tre giorni di sciopero, incassando subito la solidarietà del Tg2. E anche il consiglio di amministrazione della Rai si fa sentire, schierandosi contro il nuovo direttore generale Flavio Cattaneo, primo responsabile dei programmi. Il presidente Rai Annunziata scrive a Cattaneo, sottolineando la "vistosa contrapposizione" tra i due spazi informativi (il Tg3 e la trasmissione di RaiDue). Questa "importante variazione editoriale", insiste Annunziata, viene decisa senza consultare il consiglio di amministrazione.
Si fa sentire anche Veneziani, consigliere pupillo di Alleanza nazionale: "Ci vuole un ripensamento", dice, "perché è bene evitare concorrenze interne". Ecco poi il cattolico Giorgio Rumi: "Dobbiamo vederci chiaro, capire chi ha deciso questa strana cosa e sulla base, poi, di quali elementi".

Rumi, poi, mette a fuoco quello che è il vero problema. Come vittima di una maledizione, la Rai è di nuovo alle prese con lo scontro tra direttore generale e presidente. A poche settimane dall'addio di Saccà e Baldassarre, divorati dalla loro stessa rivalità, anche Cattaneo e Annunziata cominciano a litigare. "Un incidente può anche capitare", dice Rumi, "ma se la battaglia diventasse sistematica...".

Martedì, il presidente e Cattaneo tenteranno una mediazione, indicando i rispettivi poteri. Su questo punto le carte si rimescolano. Il consigliere Veneziani torna a schierarsi con Cattaneo, più che con Annunziata, aumentando la confusione.
E i politici si fanno sentire, chi sul caso del Tg3 e chi sullo scontro al vertice. Morri, responsabile comunicazione dei Ds, sottolinea la gioia di Mediaset per le "meravigliose mosse del direttore generale"; Merlo e Lusetti (Margherita) il giovedì nero della Rai che perde alla grande nella fascia di maggiore ascolto, la prima serata.

Ancora dalla Margherita si fa sentire Paolo Gentiloni: "Per uscire dalla crisi la Rai non ha bisogno di un "Ghe pensi mi", di un direttore generale milanese che decide tutto lui. Soprattutto se le decisioni sono incomprensibili".

Lui, Cattaneo, parla ai dirigenti, in occasione degli auguri pasquali; poi anche in un comunicato ufficiale. Ai dirigenti giura di voler giocare per vincere ("non amo arrivare secondo soprattutto quando i concorrenti sono due, noi e Mediaset"). Promette di premiare i dipendenti più bravi. Si smarca dai partiti ("fare l'onorevole, diceva mio padre, è sempre meglio che lavorare"). Nel comunicato, nega che il programma di RaiDue, tutto dedicato al costume, possa divorare ascolti del Tg3.

Ma intanto Annunziata incontra Biagi (giovedì a Milano) lavorando anche al ritorno di Santoro. Altre occasioni, c'è da scommetterci, di tensione e scontro.

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Nadia Lioce rivendica gli omicidi Biagi e D'Antona
di red

«I fatti D'Antona e Biagi sono il rilancio della strategia del Partito Combattente». Con queste parole la brigatista Nadia Desdemona Lioce ha rivendicato gli omicidi dei due consulenti del ministero del lavoro, in un documento consegnato ai magistrati e scritto a mano nel carcere di Sollicciano a Firenze dove è detenuta. Già in altri documenti consegnati ai magistrati, la donna aveva fatto riferimento agli attentati ma è la prima volta che lo dichiara in modo esplicito.

La Lioce ha presentato il documento ai pm romani Franco Ionta e Pietro Saviotti e al gip Maria Teresa Covatta che, due giorni fa, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per la brigatista, in merito all'inchiesta sull'omicidio D'Antona, avvenuto in via Salaria a Roma nel maggio del 1999. E un analogo provvedimento è stato chiesto giovedì dalla Procura della Repubblica di Bologna nell'ambito dell'inchiesta sul caso Biagi.

Il difensore della Lioce, l’avvocato Attilio Baccioli, durante l'interrogatorio, ha contestato il riconoscimento che sarebbe stato fatto della Lioce in relazione all'omicidio di Marco Biagi, che risale al 19 marzo del 2002. Il riconoscimento è fondato su riprese televisive che avrebbero individuato la presunta terrorista in base alla conformazione dei suoi fianchi. Sempre in merito al delitto Biagi, il legale ha protestato per la fuga di notizie sulla richiesta di ordinanza di custodia cautelare da parte della procura bolognese. «Questo fatto - ha spiegato il legale - dimostra come nei processi politici venga saltata ogni procedura. Esiste un esplicito divieto di far conoscere a terzi elementi del processo prima che ne sia avvertito l' indagato e invece si è fatto filtrare alla stampa queste notizie. È un comportamento che supera ogni limite raggiunto nei precedenti processi politici».

Quanto all' ipotesi di un ricorso al tribunale del riesame contro l' ordine di custodia cautelare, l'avvocato Baccioli ha riferito che la Lioce non è interessata alle questioni relative ad un riesame del provvedimento e ha poi spiegato che è terminato l' isolamento stretto nei confronti della sua assistita. La brigatista, infatti, ha cominciato a leggere i giornali, e a ricevere le visite dei familiari più stretti.

La donna era stata arrestata dopo la sparatoria avvenuta il 2 marzo scorso sul treno Roma-Firenze, in cui hanno hanno perso la vita l'agente di polizia Manuele Petri, che aveva fermato la coppia per un controllo di documenti e Mario Galesi, suo compagno di militanza, che la brigatista ha ricordato nel documento. Dal giorno dell’arresto, la Lioce si è proclamata prigioniera politica e militante delle Br e, nella sua testimonianza, ha ricordato anche la necessità della lotta armata facendo riferimento alla battaglia anti imperialista.

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Polmonite killer, la mappa si allarga: caso sospetto in Ucraina
di red

Si allarga sempre più a macchia d’olio la mappa che ingloba i paesi colpiti dalla polmonite killer. Dopo la Cina e Hong Kong che registrano il più elevato numero di casi e decessi, ora anche l’Ucraina rischia di entrare nel “vortice” della Sars. I medici ucraini sospettano che il virus sia penetrato anche nel loro paese, dove un ragazzo di 21 anni è ricoverato in terapia intensiva in un ospedale di Kakhovka, nella regione di Kherson. La sua fidanzata, anche lei con i sintomi tipici
della polmonite atipica, è morta otto ore dopo il ricovero. Le autorità sanitarie hanno immediatamente convocato una riunione d'emergenza, allarmate dalle probabili proporzioni che il virus della Sars potrebbe assumere dato il giovane contagiato lavora come cameriere in uno dei caffè della città, situata nella regione sud-orientale del Paese.

Hong Kong è in pole position per il numero dei decessi che sono arrivati a 65. E i medici della ex colonia britannica stanno lottando con tutte le loro forze per salvare la vita di tre neonati dati alla luce da donne affette da Sars. Allarmanti risultano le condizioni polmonari dei tre bambini, anche sa a detta dei sanitari ciò non necessariamente significa che abbiano contratto la malattia dalle madri, una delle quali nel frattempo è morta. Dei tre, due sono ricoverati in terapia intensiva mentre il terzo appare al momento in condizioni più stabili. Si teme che sul loro stato possano aver influito negativamente i potenti farmaci somministrati alle madri per combattere la polmonite. È tragica comunque la stima dei casi stilata dalla Organizzazione sanitaria mondiale. Solo ad Hong Kong si sono registrati 30 nuovi contagi nelle ultime ore. E così sono 69 le vittime accertate e il totale dei contagi è di 1.327. Tra i decessi, anche quella di un cittadino degli Stati Uniti, morto la settimana scorsa in un ospedale di Hong Kong dopo esservi stato trasferito dalla Cina continentale.

In Cina, nelle ultime 24 ore si sono registrati 25 nuovi casi di infezione per Sars,o polmonite atipica. Secondo i dati diffusi dall'Oms, non ci sono state nuove vittime. La morte di altre cinque persone per Sars nella Mongolia Interna non è stata confermata, ed il bilancio totale rimane quindi di 65 vittime nel paese dall'inizio dell'epidemia. Dei nuovi casi, 17 si sono registrati nello Shanxi, sei nel Guangdong uno, il primo, nell' Henan (Cina centrale) e uno a Shanghai. In tutto sono 1.482 le persone che hanno contratto il virus della Sars in Cina.

Sta meglio, invece, l'ingegnere navale indiano colpito dalla polmonite atipica, primo caso di contagio in India e l'uomo sarà presto dimesso dall’ospedale in cui è in cura. E intanto è fissato per il 29 aprile a Bangkok, in Thailandia, un incontro per fare il punto della situazione nella regione. «I leader dell'Asean discuteranno - spiega una nota del ministero degli esteri cambogiano - insieme ai ministri della sanità e dell'immigrazione dei rispettivi Paesi, sulle misure da adottare per fronteggiare la crisi provocata dall'epidemia di polmonite atipica». «La Sars è è un problema che ha colpito diversi membri della nostra organizzazione - ha spiegato il capo della diplomazia di Phnom Penh, Hor Namhong - e, secondo le previsioni dell'Oms, potrebbe diffondersi in tutto il Sud est asiatico. Dovremo quindi adottare misure nazionali e collettive per combattere questa malattia mortale».

L'epidemiologo Mauro Moroni, direttore di uno dei centri italiani di riferimento per l'epidemia di Sars, l'Istituto Malattie Infettive e Tropicali dell'Università di Milano all'ospedale Luigi Sacco, in un'intervista a La Repubblica ha spiegato: «Noi viviamo in un mondo di microbi e la convivenza non può essere sempre pacifica. Negli ultimi venti anni -sottolinea l'epidemiologo- abbiamo avuto la malattia del legionario, l'encefalite spongiforme bovina, l'Aids, le epidemie di epatiti, il rischio dell'influenza aviaria, e adesso questo nuovo evento». «Bisogna prendere atto che i microorganismi non possono essere estinti» insiste Moroni. A fare più paura della Sars, secondo Moroni è la mutazione dei virus dell'influenza «perchè il grado di contagiosità sembra essere ben diverso, e fortemente inferiore, da quello di un virus influenzale come quello che causò l'epidemia di “spagnola”.

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Venerdi,18 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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«La terra è diventata un grande cimitero. Quanti uomini, tanti sepolcri, un grande pianeta di tombe... tutte le tombe sparse sui continenti del nostro pianeta».

Giovanni Paolo II, Via Crucis, 18 aprile

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Atene, Berlusconi nell’angolo: il testo sul dopoguerra scritto senza di lui
di Marcella Ciarnelli

Vola via più veloce del vento che spazza Atene. Appena il cerimoniale glielo ha consentito. Questo vertice in terra greca non si è chiuso con un bilancio positivo per Silvio Berlusconi, prossimo presidente di turno dell'Unione europea che nella due giorni greca è stato costretto dagli eventi a rendersi conto che le strategie diplomatiche sono altra cosa rispetto alla sua politica del darsi del tu, siamo tutti amici e tutto si può risolvere con una pacca sulle spalle.

Messo all'angolo, praticamente fuori gioco, solo grazie alla prassi consolidata che vuole che sia la presidenza a proporre agli altri membri i documenti da sottoscrivere, Berlusconi si è potuto associare al documento sull'Iraq a cui avevano lavorato Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna per poi presentarlo a Costas Simitis che lo ha recepito. Documento di cui il governo italiano, mentre già era in elaborazione, ha pervicacemente negato l'esistenza. Il ministro degli Esteri l'altro giorno, il premier ieri. Mentre la dichiarazione prendeva consistenza e Berlusconi non veniva coinvolto nel mini vertice, nel vertice che si andava svolgendo ed a cui nessuno aveva ritenuto di invitarlo.

Il premier nega con forza questa ricostruzione. E nel farlo finisce con l'ammettere che le cose sono andate proprio così. «Non sono seccato, io non mi secco mai, nemmeno con i birichini, ma se quella era un'esercitazione è andata male», fa sapere ai quattro che hanno mostrato di tenerlo in ben poca considerazione e che per un po’ si sono trovati su posizioni opposte ma si sono già ricompattati, escludendolo. Ma se il documento non c'era e quello approvato era frutto della sola presidenza greca che bisogno c'era di una precisazione del genere? Ed ancora: «Io ho detto con chiarezza che se si instaura l'abitudine di preparare documenti tra 3-4 partner questi documenti, indipendentemente dal loro merito, saranno bocciati. Non si può accettare una pratica di questo tipo che -assicura lui- questa volta non c'è stata».

È di umore nero Berlusconi. Non cerca neanche di nasconderlo. Lo schiaffo di Atene brucia. Per questo puntualizza ancora in un lungo sfogo che il documento in questione è il risultato del lavoro della sola presidenza greca: «George Papandreu me lo ha portato e mi ha raccontato come ad esso la presidenza abbia lavorato tutta la notte senza alcun influsso esterno. Ha chiesto la mia approvazione, parola per parola ed io l'ho data. Non riesco proprio a capire -insiste stizzito- come possa essere nata questa fantasia su un documento preparato da qualcuno che è più uguale degli altri». Questo, ovviamente, a lui non va a genio «perché in Europa non c'è nessuno più uguale degli altri e soprattutto, visto che tutti abbiamo un diritto di veto, le decisioni devono essere prese all'unanimità». E per dare maggiore forza alle sue affermazioni riferisce di averne parlato con Aznar, con il primo ministro del Portogallo e con altri non meglio identificati amici. Tutti concordi nel concordare, riferisce, che «non si può accettare una pratica di questo tipo» e che non sarebbe «una procedura corretta». Non spiega però Berlusconi il doppio ruolo del premier spagnolo che gli dà ragione ma ha anche partecipato alla stesura del documento. Ah, è vero, lui nega che ci sia mai stato.

Nel tentativo di uscire dall'angolo il presidente italiano annuncia anche di avere avuto un incontro con Jacques Chirac con cui «non ho parlato del documento», quello, notare bene, che non esisteva «ma per cui ho protestato con il premier Jean-Pierre Raffarin ed il ministro Dominique de Villepin». «Con il presidente abbiamo parlato del corridoio numero 5 e della Torino-Lione». A proposito di transiti, nell'incontro rapido con Kofi Annan, racconta di aver verificato la grande stanchezza di quel «poverino» del segretario generale dell'Onu, «anche perché viaggia su aerei commerciali. Proporrò alla prossima assemblea generale dell'Onu che gli mettano a disposizione un aereo privato». D'altra parte, riferisce sempre Berlusconi, la fatica di Annan è sempre maggiore davanti ad una situazione come quella dell'Iraq che lo stesso segretario generale gli ha confessato essere tanto difficile «che l'Onu ritiene di non essere adeguato per garantire l'avvio della ricostruzione amministrativa dell'Iraq e per dare un a risposta a quei problemi di sicurezza che devono restare nella responsabilità degli alleati». Insomma, hanno un bello scrivere nel loro documenti i francesi, gli inglesi i tedeschi e gli spagnoli che il ruolo dell'Onu deve essere centrale. Berlusconi non ha dubbi: «Le Nazioni Unite non hanno le strutture e l'organizzazione necessaria per poter assumersi la responsabilità di queste operazioni». D'altra parte «queste cose me le aveva già anticipate il presidente Bush». Quindi non possono esserci dubbi. È così.

Intanto della iniziativa umanitaria per cui ha costretto il Parlamento ad esprimersi in gran fretta per ora non c'è notizia di tempi e modi. «Ad oggi da parte degli alleati non ci è giunta nessuna richiesta e conseguenzialmente non c'è stata nessuna deci sione presa da parte nostra». In attesa degli ordini di Bush, come al solito. E, come sempre, solo polemiche nei confronti dell'opposizione che pure ha votato numerosa per appoggiare l'azione umanitaria in Iraq. Nessun ringraziamento. D'altra parte di quei voti «la nostra maggioranza solida non aveva bisogno» a differenza di quando per il Kosovo «i nostri voti furono determinanti». Con l'opposizione, dunque, «nessun dialogo finchè mi insultano, offendendomi e capovolgendo la realtà». Una prova? «Se c'è qualcuno che ha dei dubbi che io venga insultato e offeso dalla sinistra basta che vada a leggersi a caso, una volta alla settimana “l'Unità” che è l'organo del partito e che rappresenta le pulsioni vere all'interno della sinistra», non riuscendo a nascondere l'irritazione per il titolo di ieri «L'Europa con l'Onu, Berlusconi da solo» che metteva in evidenza la visibile solitudine nel contesto europeo, segnale preoccupante in vista della prossima presidenza

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Come lui si vuole


Suscita un certo stupore la frase pronunciata, ad Atene, da Silvio Berlusconi: «Se c’è qualcuno che ha dei dubbi che io venga insultato, offeso dalla sinistra, basta che vada a leggersi una volta la settimana, a caso, l’Unità che rappresenta le pulsioni vere all’interno della sinistra».

La sorpresa deriva dall’accusa di avere insultato (secondo lo Zanichelli: rivolgere ingiuria e offesa grave), e offeso (ferire gravemente la dignità, l’onore, la reputazione di qualcuno) la figura e la persona del presidente del Consiglio. Che l’onorevole Berlusconi non sia abituato alle critiche, possiamo anche capirlo, immerso com’è nel favoloso mondo dell’Unto del Signore, un essere perfettissimo che non sbaglia mai una mossa. Possiamo anche comprendere che nella personalissima concezione che il presidente del Consiglio ha della democrazia e delle sue regole, non sia previsto un giornale di opposizione intransigente, aspra, vigorosa. Ci rendiamo conto, infine, che la zuccherosa nuvola di elogi, lodi e incensamenti dalla quale egli benevolmente osserva il mondo e tutte le creature, non lo agevoli granché nella percezione della realtà.

Con tutte queste attenuanti, ci dica però l’onorevole Berlusconi quando e come questo giornale lo ha ingiuriato. O quando ha ferito gravemente la sua dignità, il suo onore, la sua reputazione.

Siamo propensi a credere che se ciò fosse avvenuto anche una sola volta, e anche involontariamente, questo giornale non sarebbe sfuggito all’assedio della munita e implacabile falange avvocatesca del presidente del Consiglio.

Ci creda onorevole Berlusconi, noi ci limitiamo a raccontarla esattamente come lei è.

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L'Europa si schiera con l'Onu. Annan: no a ruoli subalterni agli Usa
di Piero Sansonetti

Il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, ospite del vertice europeo, ha lanciato bordate poderose contro la politica americana in Iraq. Ha escluso che l’Onu possa intervenire sotto il controllo americano e ha detto che all’Iraq va riconosciuto il diritto sacrosanto di controllare il proprio petrolio. Il vertice europeo gli ha risposto positivamente, approvando un documento sull’Iraq che non era previsto alla vigilia - voluto soprattutto da Chirac ma gradito anche a Blair - nel quale si ribadisce il ruolo «centrale» che deve avere l’Onu nella gestione del dopoguerra. E così tra Kofi Annan e l’Europa è nata un asse evidente e robusta.

Ieri ad Atene era il secondo e ultimo giorno del vertice europeo. L’ufficialità prevedeva la riunione della Conferenza Europea, alla quale partecipano i 25 paesi che mercoledì avevano firmato l’allargamento dell’Unione, più altri 15 paesi europei che non fanno parte dell’Unione, tra i quali la Russia. La Conferenza si è tenuta in mattinata, presieduta dal premier greco Simitis e dal presidente della commissione europea Prodi, ed è stata l’occasione per approvare un documento generale, di intenti, che esalta i valori della pace e della cooperazione, e stabilisce una collaborazione su tutti i piani tra Unione Europea, altri paesi europei dell’Est, e le nazioni dell’area mediterranea. Al termine dei lavori c’è stata una cerimonia di spirito preolimpico (le Olimpiadi si svolgeranno ad Atene nel 2004) nel corso della quale sono stati piantati alcuni alberi d’ulivo ­ simbolo di pace ­ e distribuiti ramoscelli ai 40 leader delle 40 nazioni. C’è stato un po’ di imbarazzo quando Berlusconi si è trovato davanti una ragazza vestita di bianco, con al collo una bandiera greca, che gli porgeva un ramo d’ulivo. L’ha preso, ha riso imbarazzato, ha ringraziato, poi l’ha fatto sparire in fretta. Un giornalista ha chiesto a Prodi un commento su questo episodio. Anche Prodi ha riso, contento, e ha detto: «È stata una scena abbastanza surreale, mi sono divertito molto….».

Ai margini di queste cerimonie ufficiali si sono svolti gli incontri riservati che hanno portato alla definizione del documento europeo sull’Iraq. Il documento è stato prima abbozzato negli incontri tra Chirac e Blair di mercoledì sera, poi è stato messo a punto da quello che sembra essere diventato il direttorio dell’Unione, e cioè da Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna. Si è raggiunto un buon compromesso su un testo che soddisfa i francesi (e i tedeschi) perché chiama l’Onu a un «ruolo centrale nel processo che dovrà guidare l’Iraq all’autogoverno, utilizzando la sua esperienza unica nella ricostruzione delle nazioni dopo una guerra». Però soddisfa anche i britannici (e gli spagnoli), perché riconosce alla coalizione anglo-americana la responsabilità di garantire la sicurezza in Iraq, e perché assicura alle istituzioni finanziarie internazionali (Fmi e banca mondiale, soprattutto) e quindi anche ai capitali privati, una cospicua partecipazione agli affari della ricostruzione. Il documento è stato fatto proprio dalla presidenza di turno del consiglio europeo, cioè dal premier greco Simitis, e poi approvato dalle delegazione dei 15. Con questo documento, e con questo vertice ateniese, l’Europa viene presa in mano sostanzialmente da una doppia guida anglo-francese. Con il paradosso che agli inglesi di Blair (eletti in patria dall’elettorato laburista) è affidato il compito di rappresentare l’opinione pubblica moderata, e ai francesi di Chirac (eletto dai conservatori) il compito di rappresentare l’opinione pubblica di sinistra.

In mattinata, durante i lavori della Conferenza Europea, c’è stato il discorso ufficiale di Kofi Annan. Ha detto molte cose spiacevoli per gli americani. Qualcuna non l’ha detta, però l’ha scritta nel testo ufficiale che ha consegnato ai giornalisti. Nel testo non si parla di America ma di «potenza occupante», nel discorso ha tagliato questa frase. Annan ha iniziato parlando di emergenza per la sicurezza del mondo, fissando due date che hanno fatto scattare l’emergenza: l’11 settembre e l’attacco americano all’Iraq. Li ha messi sullo stesso piano. Anzi, per essere precisi ha detto che la guerra all’Iraq è stato un fatto ancora più pericoloso per il futuro dell’attacco a New York e Washington. Come si risponde a questa emergenza? Annan dice con l’unità. E cioè, vuol dire, non con gesti unilaterali. E si riferisce evidentemente alla recente politica estera americana. Subito dopo questa premessa il segretario generale dell’Onu si rivolge all’Europa e dice che c’è bisogno che Onu e Unione Europea lavorino insieme. E’ una specie di proposta di patto.

Quanto alla gestione concreta del dopoguerra, Annan ha chiesto che gli «occupanti rispettino la convenzione di Ginevra e le leggi internazionali, e si pongano dunque come priorità la questione umanitaria e dei soccorsi a chi ne ha bisogno». Ha detto che questo è un imperativo. Infine ha fissato cinque obiettivi: 1) che sia rispettata la sovranità territoriale e l’indipendenza dell’Iraq; 2) che gli iracheni scelgano in piena libertà il sistema politico col quale farsi governare e i leader che li rappresenteranno; 3) la fine dell’embargo e un piano di aiuti che permetta all’Iraq di riprendere una vita normale e dignitosa; 4) che all’Onu siano date le risorse necessarie per svolgere il suo ruolo; 5) il rispetto dei diritti del popolo iracheno da parte della comunità internazionale, a partire dal diritto a controllare le proprie risorse. Naturalmente quando si parla di risorse si intende il petrolio.

Sia nel discorso di Annan, sia nel documento dell’Unione Europea, si fa riferimento alla questione Israele. Si chiedono passi avanti per la realizzazione dei due Stati e si chiede legittimazione per il nuovo governo di Abu Mazen e per Arafat.


Previti, respinta la ricusazione. Il processo resta a Milano
di Susanna Ripamonti

Bocciato. La corte d’Appello di Milano ha respinto l’istanza con cui Cesare Previti ha ricusato i giudici della quarta sezione, davanti ai quali è in corso il processo Imi-Lodo. Che si trattasse dell’ennesimo espediente, inventato soltanto per intralciare la sentenza che da un mese è nella penna del tribunale, ma che ancora non può essere scritta, lo avevano capito tutti. Ma adesso la quinta corte d’appello, presieduta da Niccolò Franciosi ha messo nero su bianco che la richiesta è infondata. «Non emerge alcun comportamento che denoti anche solo il sospetto di malafede, dolosa scorrettezza o abuso della funzione e quindi di inimicizia grave nei confronti dell'imputato».

Per Cesare Previti il Tribunale avrebbe dovuto riesaminare la propria competenza territoriale e per farlo avrebbe dovuto acquisire anche tutti quegli atti che stando a quanto affermano i difensori erano nel fascicolo del pubblico ministero ma non erano mai stati messi a disposizione delle parti. In sintesi, la difesa Previti sosteneva di avere in mano la prova regina del fatto che il processo Imi-Lodo non avrebbe mai dovuto essere celebrato a Milano ma a Perugia, dato che questa fu la prima procura ad avviare un‘ indagine sulla vicenda (ma per un altro reato e contro ignoti). Sosteneva che questa prova era da tempo anche nelle mani del pm, che dolosamente l’aveva nascosta.

Per far quadrare il cerchio infine, aggiungeva che la stessa Corte di Cassazione aveva espressamente invitato i giudici del processo ad acquisire tutta la documentazione indicata dagli avvocati degli imputati: un passaggio dell’ordinanza con cui si respingeva la rimessione dei processi, a loro avviso conteneva questa indicazione.

Ma la Corte d'Appello, esaminata la questione, è arrivata a ben altre conclusioni: «Non esiste nell'ordinamento giuridico - si legge nell’ordinanza - un principio secondo cui il giudice deve acquisire tutto ciò che le parti gli chiedono». Non solo: la Corte d'Appello ha riletto attentamente le indicazioni della Cassazione e nega che ci sia un passaggio in cui si sia pronunciata sulla competenza territoriale: «La Suprema corte ha ampiamente chiarito che non poteva, non voleva e non doveva intervenire sulle questioni relative alla competenza per territorio». Non avrebbe potuto farlo in quanto era investita di una richiesta di rimessione per legittimo sospetto e solo su quella doveva pronunciarsi.

E adesso l’ultimo scoglio è superato? Il 26 aprile davvero ci sarà la sentenza? Dovrebbe essere così, ma ormai non ci crede nessuno. Nessuno sa cosa si possono inventare, ma tutti sono convinti del fatto che qualcosa escogiteranno per ottenere un ulteriore rinvio.
I legali di Previti sono ormai da giorni in riunione permanente con il loro assistito. Lui non dorme più, sveglia i suoi avvocati nel cuore della notte appena gli viene in mente qualche nuova pensata. Forse faranno una nuova ricusazione, magari, come avvenne il 27 marzo scorso, un attimo prima che i giudici vadano in camera di consiglio. L’avvocato Giorgio Perroni ha già annunciato un ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello, ma questo non bloccherebbe la sentenza.

La Corte d’Appello, con la decisione depositata ieri, è già entrata nel merito della questione e dunque anche l’eventuale pendenza di un ricorso alla Suprema corte non impedirebbe al presidente Carfì di chiudersi in camera di consiglio coi suoi colleghi a latere.

L’avvocato Carlo Taormina, che sembra quasi candidarsi come new entry nel collegio di difesa di Previti, batte su questo tasto: «Se il 26 aprile, giorno fissato per l'udienza, i difensori di Previti dimostreranno di aver presentato il ricorso alla Suprema Corte il processo dovrà essere sospeso fino a che l'istanza di ricusazione non diventi definitiva e questa lo potrà diventare solo quando saranno esperiti tutti i gradi di giudizio». Ma è solo lui a sostenerlo. Lui, il falco forzista che avrebbe preferito una soluzione legislativa, ma che sembra prender atto del fatto che neppure i fedelissimi della Cdl sono disposti a schierarsi per l’ennesimo golpe salva-Previti. Senza questa prospettiva sembrerebbero inutili ulteriori strategie di rinvio, ma il braccio di ferro è destinato a continuare.

È solo questione di giorni: presto sapremo qual è il nuovo stratagemma che i bravi ragazzi stanno mettendo a segno. O di ore. Ieri sera circolava con insistenza una voce: che stamattina Berlusconi sarà davanti al suo giudice nel processo Sme. Per dire cosa? E perché ora?

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I sindacati: «Maroni, cambia il progetto delle pensioni o scioperiamo»
di Felicia Masocco

«Sono disposto ad accogliere proposte migliorative e non modificative. Queste ultime non mi interessano». Così ieri il ministro del Lavoro ai giornalisti al termine del vertice sulla delega previdenziale con i leader di Cgil Cisl e Uil. Un incontro definito «interlocutorio», che rimanda i nodi ad un’altra data : il 5 o il 6 maggio infatti si replica e in quella sede le «aperturine» di Maroni non basteranno ad Epifani, Pezzotta e Angeletti che chiedono risposte chiare e si dicono pronti ad andare alla mobilitazione, sciopero incluso. Sull’esito del vertice i sindacati si mostrano prudenti: da un lato apprezzano la volontà di confronto espressa dal ministro, dall’altro gli piazzano un ultimatum: se le loro richieste su decontribuzione, Tfr e parità tra fondi previdenziali aperti e negoziali non verranno accolte, la mobilitazione sarà inevitabile, «compreso lo sciopero generale» appunto. Esplicito in questo senso il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi; prima di lui il leader della Uil Luigi Angeletti aveva detto la stessa cosa. «Ci aspettiamo una risposta chiara - ha dichiarato il leader della Cgil Guglielmo Epifani -. Nel caso in cui le modifiche che chiediamo ci saranno, daremo giudizio positivo. Se non ci saranno o saranno parziali, i nostri giudizi saranno conseguenti». Savino Pezzotta che ha lasciato quando l’incontro era ancora in corso ha preferito fermarsi al fatto che «da parte del ministro Maroni non ci sono state rigidità».

Nel quartier generale del Welfare, in via Veneto, il ministro ha detto ai sindacati di essere disposto a «discutere su tutto», a «valutare» le proposte presentate, alcune delle quali - ha affermato - molto interessanti». Fin qui un passo avanti visto che fino al giorno prima Maroni parlava della decontribuzione per i nuovi assunti e dell’obbligatorietà dell’uso del Tfr come punti immodificabili. Ieri invece la linea soft: il ministro ha definito interessante la proposta di Cgil, Cisl e Uil della fiscalizzazione degli oneri impropri per abbassare il costo del lavoro al posto della decontribuzione voluta da Confindustria («non ho cambiali da pagare», ha voluto precisare il ministro), e osteggiata dai sindacati. Ieri gli ottimisti hanno visto nelle sue parole un piccolo spiraglio come se Maroni e il governo fossero disposti a fare un passo indietro: ma il ministro ha voluto precisare che né la fiscalizzazione degli oneri impropri, né il meccanismo del silenzio-assenso da parte dei lavoratori sull’uso del Tfr sono «del tutto coerenti» con le finalità della delega. La prima è una proposta alternativa all’obiettivo della riforma che è quello di «una riduzione del costo del lavoro attraverso una diminuzione dei contributi previdenziali e non attraverso un intervento sulla fiscalità». Interessante, insomma, ma non troppo la proposta dei sindacati che al tavolo Maroni ha confessato, peraltro, di non conoscere nonostante il documento che la contiene gli fosse stato inviato da settimane. Il nodo della decontribuzione in realtà resta stretto quanto prima e lo stesso avviene per l’uso del Tfr: «Con l’obbligatorietà abbiamo la certezza di finanziare lo sviluppo della previdenza integrativa per circa 12 miliardi di euro - ha spiegato il ministro -. Con il sistema alternativo del silenzio-assenso bene che vada raggiungeremo questo obiettivo, mentre male che vada arriveremo vicini allo zero. E io credo che qualsiasi meccanismo alternativo mi deve dare la ragionevole certezza dello stesso risultato, altrimenti non proporrò modifiche». Resta la parificazione tra fondi previdenziali aperti e negoziali: forse su questo una mediazione è possibile.

Pesano in questa partita i conti pubblici: pure a voler credere che Maroni voglia «dialogare» con i sindacati, l’ultima parola la diranno le compatibilità economiche verificate sia dal Welfare che dal Tesoro. Intanto da Atene il premier Silvio Berlusconi rilancia per il semestre di presidenza Ue la necessità di «dare soluzione al problema dell'invecchiamento della popolazione con un aumento della permanenza al lavoro». Come dire un conto è la riforma, un altro è la delega che per Maroni va approvata entro giugno. Dopo cioè le elezioni amministrative, che dovranno passare senza «strappi» da parte del governo.

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Sars, ad Hong Kong 40 infettati al giorno. Gli ospedali scoppiano ed è fuga dalla città
di Ilaria Maria Sala

HONG KONG. È passato un mese e mezzo dal primo caso accertato di polmonite atipica ad Hong Kong, e da allora le cose non hanno fatto che peggiorare. Giovedì 17 aprile il bilancio è grave: 1297 infettati, di cui 65 sono morti e solo 272 sono le persone dimesse dall’ospedale dall’inizio della crisi ad oggi.
Bastano queste poche cifre a dare la dimensione della paura e dell’incertezza che sta attraversando la città: gli ospedali cominciano ad essere pieni, i letti in rianimazione ancora disponibili sono appena un centinaio, e il personale medico ha un carico di lavoro ogni giorno più massiccio.
E nulla, all’orizzonte, che faccia pensare che la crisi sia prossima a risolversi.
Si tratta ormai di un rituale giornaliero: verso le sei di sera il Governo di Hong Kong indice una conferenza stampa, nel corso della quale annuncia i nuovi casi del giorno, in tempo per il telegiornale della sera.

La media sembra essersi assestata intorno alla quarantina di nuovi infettati quotidiani, un numero ancora elevatissimo, e che fa presagire che passeranno almeno alcuni mesi prima che la vita possa ricominciare il suo corso normale. Secondo le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Salute, infatti, l’epidemia può essere dichiarata sotto controllo solo quando non vi sono casi nuovi per almeno due settimane. Un traguardo lontano.

Fino alla settimana scorsa la città cercava di consolarsi con il basso tasso di mortalità che accompagna la malattia - appena il 3/4 percento - che, sembrava rivelarsi fatale solo per persone anziane, affette da gravi patologie precedenti. Sabato invece questa falsa sensazione di relativa sicurezza è andata distrutta dai primi, ancora inspiegabili decessi di persone giovani e che non soffrivano di nessun altra malattia.

Le teorie sul perché la polmonite atipica si sia improvvisamente fatta più letale sono diverse: c’è chi, come il professor John Tam, dell’Università Cinese di Hong Kong, pensa che il virus sia mutato, reagendo ai medicinali somministrati fino ad ora e rendendosi più resistente.

C’è invece chi teme che il virus sia semplicemente divenuto più resistente, o che in alcuni casi agisca in concomitanza con altri virus e batteri. E c’è chi infine, pensa che si tratti semplicemente della conseguenza della pressione eccessiva sotto cui stanno operando ospedali e personale sanitario, che non potrebbero più garantire tutta l’attenzione e la solerzia necessarie ai pazienti ricoverati.
Man mano che l’anormalità della situazione diventa parte della normale quotidianità, fuori dagli ospedali le giornate trascorrono in un misto di timore, di noia, e di tentativi di tenere duro e continuare il più possibile a fare le cose di sempre.
Ormai tutti per la strada portano delle mascherine chirurgiche, che sono diventate già un oggetto banale, che nemmeno si nota più. Nei quartieri come Kowloon Bay, poi, dove è stato registrato un terzo di tutti i casi di polmonite atipica, ci sono perfino quelli che hanno deciso di indossare dei guanti di latex, per maggior protezione contro germi, virus e batteri.
Sembra ormai stabilito, infatti, che la Sindrome Respiratoria Severa e Acuta si trasmetta per contatto diretto con le goccioline di saliva che una persona malata può emettere tossendo o starnutendo, o per aver toccato delle superfici infette, ed essersi poi sfiorati gli occhi, il naso o la bocca prima di essersi lavati le mani.
Ecco dunque che mille occasioni sociali – quelle che non vengono annullate “date le circostanze” – diventano del tutto impacciate.
Cosa fare, infatti, ad un pranzo di lavoro al quale tutti si presentano mascherati? I convitati scambiano alcune battute, si tolgono la maschera, per infilarla poi nel taschino o nella borsa (in barba a tutte le precauzioni, dato che andrebbe invece sigillata in un sacchetto di plastica, e gettata) cercando però di mantenersi a distanza di sicurezza dagli altri.
Poi comincia il problema di come salutarsi: una bella stretta di mano è ora un gesto da bioterroristi. Per non parlare del bacetto sulle guance! Dunque, balletti imbarazzati, pacche sulla spalla (sarà sicuro?) o il saluto “cinese”, che in realtà non usa nessuno, ma si vede nei film di arti marziali, ovvero, una mano stretta a pugno, l’altra che la copre, portate davanti agli occhi in segno di rispetto.
I camerieri, inguantati e mascherati, passano fra i tavoli offrendo anche salviettine disinfettanti, che tutti, ridacchiando imbarazzati, utilizzano.
All’ingresso del cinema, dove neanche gli innamorati si prendono più per mano, la persona che strappa i biglietti distribuisce anche le mascherine, e si possono così passare due ore al buio, cercando di distrarsi con un film che si segue a fatica, facendo finta di non essere terrorizzati dalla possibilità che quel signore davanti, o magari la ragazza appena dietro, si mettano tutt’un tratto a tossire. Per il timore, dunque, i più restano a casa – e si connettono ad Internet.
Secondo le statistiche rese note dai diversi Internet Service Provider della città, infatti, l’utilizzo di Internet è aumentato del 40 per cento nelle ultime settimane, grazie anche al fatto che diverse aziende incoraggiano gli impiegati a lavorare da casa, dal computer domestico.
Ma la voglia di uscire, di buttare ogni precauzione all’aria, e di rilassarsi un po’, finora tenuta a bada dalla paura, comincia a diventare ormai irresistibile.

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A Baghdad esplode l'insofferenza anti-Usa
di Gabriel Bertinetto

Il nuovo governatore di Baghdad si chiama Mohammed Mossen Zubeidi, e per sfuggire a una condanna a morte inflittagli dai tribunali di Saddam, ha trascorso nascosto gli ultimi 15 anni nel Nord del paese. Ieri si è presentato nella capitale annunciando alla stampa di avere assunto il suo nuovo ruolo, attribuitogli, ha detto, da un non meglio precisato consiglio di intellettuali, religiosi, accademici, peccato che di quell’organismo non facciano parte i generali dell’esercito di occupazione, che avrebbero potuto rafforzare il titolo di cui Zubeidi è stato investito, con il sostanzioso appoggio dei loro tank e dei loro cannoni, invece gli americani, non solo non hanno a che fare con quel comitato di notabili iracheni, ma apparentemente, non riconoscono affatto l’autorità della figura da loro prescelta. «Nessuno ha diritto di autoproclamarsi sindaco -ha dichiarato il capitano Joe Pienzler, ufficiale addetto ai servizi pubblici-. Le uniche nomine valide sono quelle avallate dagli Stati Uniti».

Più chiaro e più secco di così non poteva essere. Eppure il sedicente governatore di Baghdad aveva specificato che il suo unico scopo era di «rendersi utile al ripristino dei servizi sociali» e aveva precisato che non intende sfruttare il suo ruolo come trampolino di lancio per arrivare alla presidenza della Repubblica, carica ancora vacante dopo che la riunione di Nassiriya, martedì scorso, si è chiusa rinviando ogni decisione in merito. Forse agli Usa non è piaciuta la sottolineatura del carattere provvisorio della loro presenza in Iraq. «Sono fiducioso che gli Stati Uniti ci aiutino e poi se ne vadano», ha infatti affermato Zubeidi. Difficile invece credere che possono avere insospettito Washington dichiarazioni come quella di voler fare dell’Iraq un «modello di democrazia», o l’intenzione manifestata di riciclare nei meccanismi di potere anche elementi del Baath, «purché non si siano macchiati di gravi reati».

Fatto sta, piaccia o non piaccia a Bush, iniziative come la costituzione di una amministrazione provvisoria a Baghdad, si starebbero estendendo ad altre città irachene, perché c’è una fortissima esigenza di ordine, di sicurezza e di un’autorità che faccia funzionare i servizi essenziali, dalla luce all’acqua, e anche perché la speranza di veder sorgere sulle ceneri del regime distrutto un governo nazionale alternativo in tempi rapidi si è spenta nella dilazione decisionale partorita a Nassiriya.

«Yankees go home» è il leit-motiv delle parole d’ordine che germogliano nella miriade di centri di poteri locale e negli embrioni di movimenti politici che si stanno formando in questa confusissima fase di transizione. Sulla facciata dell’edificio che ospitava un tempo l’Unione Nazionale Studentesca, nel quartiere di Waziriyah, è comparso ieri uno striscione bianco con una scritta nera in inglese: «Movimento dei liberal democratici». «Stiamo ripulendo i locali, non abbiamo da offrirvi nemmeno un tè», si scusa Falik Bashir, insegnante in pensione, che al partito si è iscritto solo da poche ore. Pulizia è un eufemismo, gli ambienti sono stati devastati da vandali e ladri, ma simili spettacoli fanno ormai parte dell’arredo urbano di Baghdad. Alla precarietà della sistemazione logistica corrisponde la vaghezza dei programmi. L’unico punto sottolineato con forza da Ahmed Mohammed, 32 anni, meccanico, che si presenta come assistente-leader, e la fretta di liberarsi dagli americani. «Siamo loro grati per aver eliminato Saddam, ma se si fermano a lungo non ci stiamo più». Ahmed è stato due mesi in prigione nel 1991. Sospettavano appartenesse a un gruppo clandestino ma non avevano niente in mano e fu rilasciato. Invece lui era davvero membro del Movimento dei liberal democratici nato nel 1989 e all’epoca ovviamente clandestino. Inutile indagare sui progetti del nuovo partito sui modelli di riferimento. La risposta ossessivamente ripetuta è: «Siamo democratici, esortiamo tutti gli iracheni ad unirsi a noi, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa». Dicono di essere duemila solo a Baghdad, e di essere già nel mirino di un gruppo fondamentalista legato ad Al Qaeda, che ha appena teso un’imboscata ferendo un loro militante in un’altra zona della città.

A qualche centinaio di metri, nella sede dell’Associazione culturale curda, altro ambiente, altra dimensione organizzativa, altro spessore politico. Ma una non molto diversa esibizione di orgoglio nazionale. «Non abbiamo rapporti con le autorità militari statunitensi qui a Baghdad», sottolinea Abbas Al Badri, direttore del giornale curdo Al Ittihad e capo ufficio stampa locale dell’Unione patriottica del Kurdistan (Upk), che da un paio di giorni ha aperto una rappresentanza qui nella capitale. È curioso sentirlo dire dal portavoce di una formazione strettamente alleata degli americani nelle operazioni belliche per la presa di Mossul e Kirkuk, nel Nord. A differenza degli americani, Bashir non ha, tra l’altro, nulla contro Zubeidi, purché «si muova nella cornice fissata al vertice di Nassiriya, dove si è indicato l’obiettivo di un Iraq democratico, federale, unito, in cui sia rappresentato l’intero mosaico dei popoli» che vivono nel territorio iracheno.

Via gli americani, sulla bocca dell’imam Sayed Ali Shaukhi, più che uno slogan, suona come una minaccia. Il barbuto religioso della moschea Al Rasul, a Saddam City, il quartiere sciita di Baghdad, siede con le gambe incrociate, sotto un ritratto dell’ayatollah Otman Mohammed Sadr, in onore del quale Saddam City qui è stata ribattezzata Sadr City. Ha la pistola appesa al cinturone, una guardia del corpo gli sta accanto con il kalashnikov a tracolla. Sotto lo scranno riservato agli ospiti sono accatastati pacchi di munizioni, e all’ingresso del tempio vigilano altri fedeli armati. Dobbiamo proteggere noi e la gente del quartiere - spiega l’imam -. Abbiamo già sventato vari tentativi di ucciderci. Sicari che vengono da altri paesi. E poi ci sono coloro che assaltano gli ospedali. Noi lo impediamo. Ogni notte arrestiamo 6-7 persone. Prima le consegnavamo agli americani. Ora li tratteniamo in carceri nostre. Degli americani non ci fidiamo più. Hanno sparato a cittadini che andavano in giro senza cattive intenzioni. Perché ci hanno tolto l’elettricità? Perché hanno colpito magazzini alimentari?».

Nella filippica di Sayed Ali Shaukhi, si mischiano accuse agli americani per i bombardamenti indiscriminati e per il loro comportamento dopo la presa di Baghdad. Non è sempre chiaro a cosa si riferisca è invece evidentissimo il livore che lo anima. Irrompe, trattenuto a stento da un guardiano, un ragazzo che ha qualcosa di urgente da dire all’imam: «Non sono gli americani a causare guai, sono gli stranieri, i palestinesi, i siriani». Viene congedato bruscamente e irriso come fosse uno squilibrato.

L’imam ha il dente avvelenato con Saddam, che gli ha ucciso, dice, 40 membri della sua famiglia, parenti delle sue quattro mogli: «La gente viveva in miseria e quelli del Baath nuotavano nella opulenza. Se proferivi la tua opinione, rischiavi la vita. Ora Saddam non c’è più. Non ci serve che un altro governo si installi qui al posto suo. Gli inglesi e americani avevano detto che venivano per aiutarci. Ma invece di darci cibo acqua e medicine, sono interessati al nostro petrolio. Qui vediamo solo carri armati».

L’imam vuole un governo che rappresenti tutte le componenti religiose: sciiti, sunniti, cristiani. Ma è anche favorevole a un sistema di tipo iraniano «perché là gli sciiti sono al potere». Non stima però nessuno dei partiti politici sciiti dell’opposizione, né il Congresso nazionale iracheno di Ahmed Chalabi, né il Consiglio supremo della rivoluzione (Sciri) di Hakim, l’uno perché è una emanazione di Bush, l’altro perché è uno strumento di Teheran. Per lui l’unica guida che conti è il Consiglio religioso della città santa di Najaf. «Io comando qui, ma sopra di me sono le autorità di Najaf», afferma solennemente e per dare maggior rilievo alla sua professione di fede si pone sul capo una copia del Corano. Nel cuore di Saddam City insomma, si è costituita una mini comunità politico-religiosa che riconosce come unico legittimo sovrano il santuario di Najaf. Anche questo accade nella Baghdad del dopoguerra, orfana del raìs, con troppi genitori adottivi in competizione tra loro. In un locale sul retro della moschea, vediamo accatastati tavoli, divani, stampanti, stufe elettriche, motociclette, termosifoni, telefoni. Tutto attorno alla base del minareto una corona di ruote di automobile. Sono oggetti restituiti dai saccheggiatori pentiti. Anziché riportarli nel luogo del furto, li consegnano alla moschea. I guardiani dicono che a poco a poco li rimanderanno là da dove sono stati prelevati, ma non c’è un registro a cui attingere, quando la lodevole opera di restituzione venisse davvero messa in atto. All’obiezione rispondono col tono di chi più che una soluzione abbia trovato la panacea di ogni colpa e di ogni male: «Allora li invieremo a Najaf». Per migliaia e migliaia di sciiti qui a Baghdad, il problema se Zubeidi sia o meno illegittimo governatore provvisorio della capitale nemmeno si pone. Ne hanno grande interesse per loro i dibattiti svoltisi a Nassiriya e il governo che potrà scaturirne. Il loro faro è il santuario di Najaf, dove è sepolto il genero di Maometto, Alì, venerato da tutti gli sciiti.

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Giovedi, 17 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Ue. Oggi primo Consiglio dell'Unione a 25


Ieri solenne cerimonia ad Atene

 

Atene, 17 aprile 2003

Prosegue, oggi, il vertice europeo di Atene. Ieri, è stata una giornata storica per l'Unione, con la firma del trattato di adesione da parte dei capi di stato e di governo dei 15 paesi membri e dei 10 paesi candidati, quasi tutti dell'ex blocco sovietico. E già oggi ci sarà il primo Consiglio dell'Unione a 25.

Ieri, con la solenne cerimonia per la firma dei trattati ai piedi dell'Acropoli di Atene dieci nuovi paesi sono entrati a far parte del consesso europeo. Quello di ieri è l' l'ultimo atto del lungo cammino europeo di questi otto Paesi ex comunisti (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Lettonia e Lituania) e di due isole mediterranee, Cipro e Malta. La firma nella Stoà di Attalo è stata accompagnata da una dichiarazione di Atene con cui i leader dei Quindici si dicono fieri di far parte di "un'Unione fondata sui principi di libertà, democrazia e dello stato di diritto", impegnata alla pratica di "tolleranza, giustizia e solidarietà". Segue una lunga lista di impegni, dalla difesa dell'ambiente alla lotta al terrorismo e al rispetto "della dignità e dei diritti" degli immigrati.

Fra un anno, il primo maggio del 2004, saranno membri a tutti gli effetti nell'Unione. Ma "i Dieci" prenderanno immediatamente i loro seggi come osservatori ai vertici europei, a cominciare da quello di oggi che dovrebbe approvare la dichiarazione congiunta sull'Iraq. Il testo, discusso col segretario dell'Onu Kofi Annan, sarebbe stato negoziato prima dai quattro Paesi europei membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ovvero Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna e poi proposto agli altri membri dell'Ue e ai dieci nuovi arrivati.

Punti essenziali: il ruolo centrale delle Nazioni Unite nella ricostruzione umanitaria e politica; la responsabilità degli alleati per la sicurezza del paese; il rilancio del processo di pace in Medio Oriente e la protezione del patrimonio culturale iracheno.

Il vertice di Atene per il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha segnato "un giorno straordinario", da raccontare ai nipoti. Romano Prodi ha ringraziato i cittadini dei nuovi membri, per aver dimostrato, "ben prima della caduta del muro di Berlino, il grande desiderio di vivere nella libertà e nella democrazia accanto ai loro fratelli europei". Un successo anche per la presidenza greca, che ha traghettato l'Unione nel momento della crisi. Riprendere il lavoro di tessitura diplomatica spetterà poi al semestre di presidenza italiana che dovrà gestire anche la delicata fase della conclusione dei lavori della Convenzione e delle riforme.

Intanto Francia e Germania ribadiscono la "Comunione di spirito" sulla questione irachena tra il presidente francese Jacques Chirac e il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, secondo la definizione che ha dato quest'ultimo, nell'incontro che i due leader hanno avuto ieri a margine del vertice di Atene. "La Francia e la Germania, che hanno condiviso la stessa analisi e la stessa posizione sulla crisi irachena - posizione fondata su valori e principi - hanno dimostrato oggi che non le cambiano", ha spiegato la portavoce di Chirac, Catherine Colonna. Gli europei dovranno "mettere mano alla costruzione di istituzioni efficaci" per l'Ue e pensare anche a come "riorganizzare dal profondo" le Nazioni Unite.

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Il senso del premier per la democrazia: «Abbiamo mandato avanti la nostra iniziativa nella piena indifferenza nei confronti delle opposizioni. Abbiamo i voti necessari. Non c’è nessun grazie da dire all’opposizione, anzi, il contrario».

Gli europei e Kofi Annan ignorano Berlusconi
di Marcella Ciarnelli

Doveva essere una giornata storica per l'Europa. E lo è stata. Poteva essere una giornata storica per il presidente del Consiglio italiano. E non è andata come lui si aspettava. Il vertice di Atene ha sancito la solitudine e la marginalità di Silvio Berlusconi cui è caduta la maschera del grande stratega indossata in questi mesi, rivelatasi troppo simile a quella di Bush per reggere al contrattacco della vecchia Europa e dell'Onu. Essere schiacciato sulle posizioni degli Stati Uniti alla fine non ha pagato. Ed i diversi attori delle vicende di questi mesi, tra cui lui si era illuso di riuscire a svolgere il ruolo del grande mediatore, hanno cominciato a ricucire tra loro i rapporti, mettendolo in un angolo.

Non è stata una bella giornata quella di ieri. No, non lo è stata. Berlusconi era arrivato ad Atene con in tasca il voto del Parlamento per un intervento di pace in Iraq, ma non è riuscito a spenderselo, bloccato dalla presidenza greca che ha ottenuto che l'argomento guerra non rovinasse la festa. Solo che Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania, Paesi presenti nel consiglio di sicurezza dell'Onu, non si sono fatti fermare ed hanno lavorato perché da Atene uscisse una posizione comune. L'hanno poi val utata i ministri degli Esteri della Ue. Tutti quelli presenti ad Atene. Non Franco Frattini che se n'è tornato in Italia, perdendo l'occasione di poter almeno dire la sua. Cosa di un certo rilievo dato che la presidenza del prossimo semestre concede all' Italia una possibilità di intervento che certo non si può operare se uno se ne ritorna a casa.

Il documento approvato l'altro giorno alla Camera, con l'astensione di gran parte dell'opposizione, atteggiamento responsabile per cui il premier insiste nel ritenere di non dover fare alcun ringraziamento, che anzi lo ha molto irritato ed ancora gli fa dire «mi hanno attaccato per ventuno giorni, perché dargli soddisfazione» nei fatti doveva tornare utile anche a dimostrare quanto abbiano bisogno di essere rinnovati l'Onu e l'Unione europea. Quest'ultima lo sta facendo attraverso i lavori della Convenzione. A difendere le Nazioni Unite è arrivato ad Atene Kofi Annan in persona. Il segretario generale ha avuto una lunga serie di incontri bilaterali con i rappresentanti della vecchia Europa. Dalla Francia alla Svezia, dalla Spagna all'Irlanda, tutti i paesi che fanno parte del Consiglio di sicurezza, Russia compresa. Oggi toccherà ai ministri degli Esteri. Non ha avuto tempo per Silvio Berlusconi. Così come Jacques Chirac, che la presidenza del Consiglio italiana aveva comunicato con clamore che aveva richiesto un faccia a faccia chiarificatore con il premier proprio qui in Grecia nel corso di una telefonata, lunedì scorso, partita dall'Eliseo. Ed invece nulla.

Il presidente francese ha preferito incontrare Tony Blair. Berlusconi lo ha incrociato a colazione e a cena. Un rapido saluto e nient'altro. Ed il grande amico Aznar si è messo sulla stessa linea. Impegnato com'è a difendere, con la sua adesione esplicita alla guerra, il ruolo di interlocutore privilegiato che si è conquistato con quella scelta. Tutti, insomma, parlano tra loro, mentre Berlusconi per parlare con qualcuno prende il telefono e si collega con Roma per organizzare il prossimo consiglio dei ministri.

E tutti parlano con il presidente americano. Anche per discutere della questione siriana, una patata bollente pronta per il semestre italiano, tanto da far esclamare allo stesso premier «come dice mia madre, sono io che me le tiro».
Possono essere questi alcuni dei motivi che hanno indotto Silvio Berlusconi a rinunciare alla conferenza stampa di fine giornata, affidata anche questa, come già quella della mattina al ministro Frattini che ha visibilmente annaspato nel cercare una giustificazione ai mancati incontri. «Non conosco l'agenda di Annan che è in continuo movimento» ha detto il titolare della Farnesina. E per quanto riguarda Chirac «si sono incontrati in continuazione» ma tra una tartina e un caffè.

Il premier che tanto ama esibirsi, ieri si è accontentato dei pochi minuti che il cerimoniale aveva previsto per il discorso d'occasione nel corso della cerimonia che ha sancito l'ingresso in Europa di dieci nuovi paesi, molti dell'Est, gli unici al mome nto che sembrano ancora credere nella leadership di Berlusconi nell'Unione del futuro. Ed a cui il presidente del Consiglio, nella giornata storica, che «realizza il sogno dei padri fondatori dell'Europa e che «potrò raccontare a figli e nipotini», non ha mancato di ricordare di averli condotti verso un futuro democratico dopo «la mancanza di libertà e di diritti umani» che ha caratterizzato per decenni «la vita nell'est europeo». Ma ora è arrivato il momento «di una grande spinta per non guardare solo a noi stessi ma esportare in tutto il mondo i valori per i quali ci siamo battuti e nei quali crediamo: libertà, democrazia, solidarietà e diritti umani» afferma il premier in perfetto stile Bush. E, nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato, Berlusconi ha di nuovo ribadito la necessità di «rinnovare Nato e Onu». E di costruire un'Europa che in futuro dovrà «confrontarsi con l'unica superpotenza, gli Stati Uniti e insieme, in amicizia, seminare l ibertà e democrazia nel mondo. L'Europa lo potrà e lo dovrà fare se saprà darsi istituzioni all'altezza di questo compito». Impegnandosi «con efficacità», testuale, per un'unica politica estera ed un unico esercito.

A lui, presidente di turno, toccherà confrontarsi con la fase delicata della fine dei lavori della Convenzione e quelli della Conferenza intergovernativa. Una funzione che ha bisogno di grande diplomazia. Lo ha ricordato lo stesso Frattini che ha motivato l'assenza di un'opinione italiana su alcuni argomenti proprio con il fatto che essendo prossimi alla presidenza il governo è tenuto «a non prendere posizioni». Questo il messaggio ufficiale. In realtà le idee Berlusconi ce l'ha già chiare su come organizzare il governo dell'Europa del futuro. «Fosse per me -ha detto in camera caritatis- abolirei la Commissione. Vorrei, invece, un Consiglio europeo con tanti ministri che possano occuparsi anche dei piccoli stati». In modo, lui non lo dice ma lo fa capire, da accontentare quelli che ormai sono rimasti i suoi unici supporter.

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Stampa. Due giornalisti esclusi da conferenza stampa CC di Erba. FNSI protesta

Un giornalista e un fotoreporter della 'Provincia di Como' sono stati allontanati oggi da una conferenza stampa indetta dai Carabinieri di Erba, in provincia di Como, contrariati da alcuni articoli pubblicati negli ultimi tempi dal quotidiano.

Immediata la protesta del Gruppo Cronisti Lombardi, che ha reso noto il fatto e della Fnsi che parla di "episodio sconcertante". "La Fnsi - si legge in una nota - esprime solidarietà ai colleghi per l'ingiustificata discriminazione e sollecita l'Arma dei Carabinieri ad attuare iniziative tendenti ad evitare episodi del genere che comportano una palese violazione del diritto di cronaca.

Questo nel rispetto del difficile e meritorio compito esercitato quotidianamente in tutta Italia dai militari dell'Arma".

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Vacanze. Per Pasqua prevista pioggia per tutto il weekend

Lieve miglioramento a partire dalla prossima settimana

 

Brutte notizie per gli undici milioni di italiani che saranno in movimento durante le vacanze pasquali. Infatti, già a partire da venerdì è prevista nuvolosità in tutta Italia, mentre sabato sono previste deboli piogge al nord e nuvolosità al centro.

Pasqua sotto l'ombrello
Domenica su tutte le regioni sono previste nuvolosità e precipitazioni soprattutto al centro nord ed in Sicilia, che tenderanno ad estendersi alle altre regioni centrali, alla Campania, Molise e, occasionalmente, anche alle altre regioni meridionali.

E' previsto, invece, un lieve miglioramento per la prossima settimana, con basso rischio di precipitazioni al centro e sulle meridionali tirreniche e nuvolosità al centro sud.

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Processo Imi-Sir. Rinvio al 26 aprile

Cesare Previti


Il presidente della IV Corte penale del tribunale di Milano, Paolo Carfì, ha dichiarato chiuso il dibattimento per il processo Imi-Sir Lodo e lo ha rinviato a sabato 26 aprile alle 11.

Potrebbe, a questo punto, essere questa la data in cui sarà emessa la sentenza nel processo che vede imputato l'onorevole Cesare Previti. Carfi' ha sospeso "la deliberazione della sentenza" e come da codice di procedura penale ha sospeso termine di prescrizione del reato.

Non è stata depositata ancora la decisione della V Corte d'appello di Milano che ha deciso sulla istanza di ricusazione presentata dall'onorevole Cesare Previti.

"C'è una ricusazione che deve essere decisa. C'è sempre possibilità poi di fare ricorso in Cassazione". Questo il primo commento di Giorgio Perroni, difensore di Cesare Previti, all'uscita dall'aula. "Aspettiamo la Corte d'appello e poi valuteremo - spiega il legale -. Ora non è il momento di fare voli pindarici". Qualora, infatti, la V Corte d'appello di Milano dovesse accettare la ricusazione presentata da Previti la difesa potrebbe presentare ricorso in Cassazione.

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Omicidio D'Antona. Il Gip emette ordinanza di custodia per la Lioce

Nadia Desdemona Lioca


Accogliendo le richieste della Procura di Roma, il Gip Maria Teresa Covatta ha emesso l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Nadia Desdemona Lioce per l'omicidio di Massimo D'Antona, ucciso a
Roma nel maggio del 1999.

A sollecitare l'emissione del provvedimento sono stati i pubblici ministeri Franco Ionta e Pietro Saviotti.

Lioce è accusata di concorso in attentato terroristico, banda armata, detenzione di arma, furto dei furgoni usati in via Salaria e contraffazione del documento trovato in suo possesso il giorno dell'arresto dopo il sanguinoso conflitto a fuoco sul treno Roma-Firenze in cui morirono l'agente della Polfer Emanuele Petri e il brigatista Mario Galesi.

Nello scorso ottobre, nei confronti della terrorista, era stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare, sempre da parte del gip Covatta, per appartenenza alle Brigate Rosse

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Arrestato Abu Abbas. Castelli: appena possibile chiederemo l'estradizione

Abu Abbas

L'Italia chiederà l'estradizione di Abu Abbas, catturato ieri a Baghdad. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia Roberto Castelli.

Abu Abbas è stato condannato in Italia a cinque ergastoli come organizzatore del dirottamento dell'Achille Lauro.

"Abbiamo già chiesto nei mesi scorsi l'estradizione ai governi di Egitto e Giordania, dove avevamo notizia che potesse esserci Abu Abbas", ha spiegato il ministro.


"Adesso sappiamo che è stato catturato in Iraq ma che è nelle mani delle autorità americane. Si tratterà di sciogliere il nodo giuridico per sapere a chi rivolgere la domanda di estradizione che faremo non appena possibile".

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Vacanze. Pasqua: 11 milioni gli italiani in partenza


Annullate le mete asiatiche.

Sono 11 milioni gli italiani in movimento per le vacanze pasquali, già a partire da giovedì, giorno di chiusura delle scuole. Lo rivela L'Osservatorio di Milano.
E se il grosso prevede di fare un weekend di Pasqua e Pasquetta, sono 1 milione quelli che approfitteranno dei ponti per prendersi una lunga vacanza, e tornare in città solo il 4 maggio.

L'Osservatorio consiglia di mettersi in movimento, per chi ha scelto l'auto, giovedì e venerdì pomeriggio a partire dalle 16 o sabato mattina dalle 6 alle 11.

Per il weekend pasquale almeno 7 milioni
I vacanzieri di Pasqua che lasceranno le città dal 17 fino al 21 sono 7 milioni e scelgono la montagna, le città d'arte e il mare.
Ad approfittare, invece, anche del ponte del 25 aprile, partendo prima di Pasqua, saranno 3 milioni, scegliendo l'agriturismo o le capitali europee: Parigi sempre in testa, seguita da Londra, Praga, Vienna e Madrid.
Il ponte lungo, che comprende anche il 1* maggio, vede i vacanzieri italiani partire per le Maldive, i Caraibi, il Messico e gli Stati Uniti.

Il 60% di chi fa una vera vacanza sceglie la seconda casa o i parenti e gli amici, il 40% l'albergo, in Italia o all'estero. Il 60% delle famiglie per spostarsi usa la macchina, il 30% il treno e il 10% l'aereo.

Annullate le mete asiatiche
Annullate le mete asiatiche e il Medio Oriente: la polmonite atipica e la guerra in Iraq hanno fatto recedere anche i più avventurosi.

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Mercoledi, 16 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Iraq. Sì all’invio di soldati e aiuti italiani. Astensioni incrociate di Polo e Ulivo


Sulla mozione dell’Ulivo la sinistra si è trovata divisa


Roma, 16 aprile 2003

Via libera di Camera e Senato all'invio di un contingente italiano tra i 2500 e i 3000 uomini per missioni umanitarie in Iraq. L'approvazione è giunta grazie al ricorso ad astensioni incrociate sui documenti presentati da Polo e Ulivo, che si è spaccato al suo interno.

A differenza che al Senato dove l'unica mozione approvata (a parte quella presentata dal senatore a vita Giulio Andreotti sul conflitto israelo-palestinese) è stata quella del governo, alla Camera si è verificata una parziale convergenza tra la maggiornanza e parte dell'opposizione (Ds, Margherita, Sdi e Udeur).

L'aula della Camera ha infatti approvato, con l'astensione della Casa delle Libertà il no della Lega, una parte della risoluzione presentata da Ds e Margherita sull'invio di un contingente umanitario in Iraq. Il governo si era rimesso al voto dell'aula. A sua volta parte del centrosinistra si era astenuto su alcune parti della mozione governativa.


Il centrodestra in particolare si è astenuto sui punti «b» e «c» della mozione di Ds, Dl, Sdi ed Udeur.

Nelle parti cioè dove si chiede l'impegno del governo «a farsi promotore in ogni sede dell'Unione europea e nelle competenti sedi internazionali del contributo dell'Italia all'effettivo arrivo degli aiuti e alla riabilitazione dei servizi fondamentali attraverso interventi diretti, il sostegno alle organizzazioni internazionali ed alle Ong già presenti in Iraq tra cui alcune italiane».

Alla fine, le votazioni hanno sancito una intesa quasi bipartisan, apprezzata dal ministro degli Esteri, Frattini. Mentre il presidente del Consiglio, Berlusconi, ha sottolineato che "non c'è nessun grazie da dire all'opposizione".

E, già questa mattina, lo Stato maggiore della Difesa presenterà al ministro Martino il piano operativo della missione che dovrà, poi, essere approvato dal Governo

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Polmonite atipica. Bilancio Oms: 154 morti, Cina meridionale regione più colpita

In Cina si sono registrati 2.650 casi

Sono morte fino ad oggi 154 delle 3.235 persone contagiate dal virus della polmonite atipica. Sono questi gli ultimi dati statistici sul morbo, divulgati oggi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), secondo la quale la Cina meridionale continua ad essere la regione più gravemente colpita dall'epidemia.

Oltre due terzi delle vittime sono decedute in Cina: 56 nella zona di Hong Kong, e altre 64 in altre regioni della Cina meridionale, soprattutto nella provincia di Guangdong. Altre 13 persone ne sono morte a Singapore, 13 in Canada, 5 in Vietnam, 2 in Thailandia e 1 in Malesia.

Sono 23 i Paesi nei quali sono stati diagnosticati casi di polmonite atipica, o SARS ,secondo l'acronimo della denominazione ufficiale in inglese del morbo (Sindrome Respiratoria Acuta e Grave).

Dei 3.235 casi accertati in tutto il mondo, 2.650 sono stati registrati in Cina, di cui 1.232 a Hong Kong e 1.418 nel resto del Paese, ma prevalentemente nel Sud.

Napoli: giovedì autopsia
Resta il sospetto, terribile, e con esso la psicosi che ha indotto molte mamme di Amalfi a non mandare oggi i figli a scuola anche se i negozi sono rimasti aperti. Ma l'allarme sanitario legato alla morte di Giuliano R. su un possibile contagio da Sars va ridimensionandosi. Sia dall'assessorato regionale alla Sanita' e sia dal ministero della Salute giungono rassicurazioni: una per tutte quella che la Thailandia, meta turistica dell'imprenditore morto, non e' tra i Paesi considerati a rischio dall'Oms. Tuttavia sara' soltanto giovedi' prossimo, giorno in cui sara' effettuata l'autopsia, che gli ultimi dubbi, e le angosce per molti concittadini di Giuliano R. - prime fra tutte le 12 persone che sono rimaste a stretto contatto con il paziente tra cui l'anziana zia e il coraggioso medico curante - potranno tirare, si spera, un sospiro di sollievo.

Milano: altro ricovero
Un uomo è stato ricoverato oggi pomeriggio all'ospedale Luigi Sacco di Milano con i sintomi della polmonite atipica: è originario della Valtellina e sarebbe tornato nei giorni scorsi da un viaggio all'interno della Cina. E' stato ricoverato nel padiglione di malattie infettive per i controlli. Dallo stesso reparto è stato intanto dimesso il trevigiano ricoverato all'inizio della scorsa settimana perché colpito da sintomi che potevano far pensare alla malattia.

 

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Condono. Si deve pagare entro domani, ma la consegna delle dichiarazioni slitta al 16 giugno


Condono tombale, ultime ore per pagare

 

Slitta al 16 giugno il termine per la consegna telematica delle dichiarazioni relative al condono tombale, all'integrativa semplice e alla regolarizzazione delle scritture contabili. E' quanto ha deciso l' Agenzia delle Entrate. Il termine per i pagamenti rimane invece fermo al 16 aprile.

Il provvedimento firmato dal direttore dell'Agenzia delle Entrate Raffaele Ferrara, si legge in un comunicato, "fissa al 16 giugno il termine entro il quale effettuare la presentazione in via telematica delle dichiarazioni relative all' integrazione degli imponibili per gli anni pregressi, alla definizione automatica per gli anni pregressi (cosiddetto "condono tombale"), agli omessi o tardivi versamenti e alla regolarizzazione delle scritture contabili".

Rimane ferma al 16 maggio, invece, la possibilità prevista per la presentazione della dichiarazione cartacea in forma anonima, una possibilità prevista dal fisco per alcune tipologie di condono che però non può essere scissa dall'effettivo versamento dell' importo dovuto.

Inizialmente la scadenza per l' invio telematico delle domande e per il versamento dell' importo del condono (o della prima rata quando questo e' possibile) erano coincidenti, fissate dalla finanziaria per il 16 marzo e poi spostate nel corso dell' esame del decreto di Natale al 16 aprile. L' ulteriore proroga decisa due settimane fa ha invece fissato al 16 maggio gli adempimenti relativi ai versamenti dei condoni principali, lasciando la facoltà all' Agenzia delle Entrate di fissare, entro 30 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il termine per la consegna telematica delle dichiarazioni relative ad alcune sanatorie: il "tombale", l' "integrativa semplice" ma anche la definizione di omessi o tardivi versamenti e la regolarizzazione delle scritture contabili.

La scadenza principale del condono, comunque, rimane quella del 16 maggio prevista dal decreto che sarà affrontato la prossima settimana dalla commissione Finanze della Camera e che oggi il sottosegretario all' Economia Daniele Molgora ha escluso possa essere ulteriormente modificato per dare piu' tempo ai contribuenti che aderiranno al condono. La scadenza del 16 maggio riguarda in particolare i versamenti relativi: all'integrativa semplice, al condono tombale, alla definizione dei ritardati od omessi versamenti,alla definizione dei carichi di ruolo pregressi (versamento di almeno l'80% degli importi dovuti e contestuale sottoscrizione dell'apposito atto), alla definizione degli accertamenti, degli inviti al contraddittorio e dei processi verbali di constatazione, alla chiusura delle liti fiscali pendenti, alla chiusura delle partite Iva inattive, alla sanatoria del bollo auto. Anche per lo scudo fiscale la scadenza del 16 maggio è importante: fino a questa data si potrà usufruire della dichiarazione dell'aliquota scontata al 2,5%, dopo il balzello passa al 4%. Sempre il 16 maggio è la data ultima per l'istanza di definizione agevolata ai fini dell'imposta di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni e sull'incremento di valore degli immobili.


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Omicidio Marta Russo. Pubblicate le motivazioni della condanna di Scattone e Ferraro: hanno mentito


I giudici non hanno ritenuto credibili gli alibi dei due imputati

 

"Giovanni Scattone ha fatto partire un colpo di pistola dalla finestra della sala assistenti verso le 11,42 del 9 maggio '97". Quel colpo uccise Marta Russo e anche se i successivi accertamente hanno lasciato molti coni d'ombra in una vicenda drammatica, per la seconda Corte di assise d'appello che il 30 novembre scorso ha condannato Giovanni Scattone, Salvatore Ferraro e Francesco Liparota per omicidio, è questo quello che conta. Questa, in estrema sintesi, la tesi delle motivazioni della sentenza, depositate oggi.

Secondo i giudici d'appello "al termine del processo si sa che Scattone ha sparato, ma non si sa né perché né come e di questo occorre prenderne atto: il fatto che non si sappia il perché, e che dunque non si conosca il movente, non è certo decisivo ai fini di una sua responsabilità".

Quanto al fatto che l'arma del delitto "non si sia ritrovata - riflettono i giudici - impedisce ogni considerazione tecnica ma anche ogni illazione sull'arma in se"', ovvero se era un'arma difettosa, inceppata o perfettamente efficiente.

Demoliti gli alibi degli accusati
E' "falso" l'alibi di Salvatore Ferraro, è "assolutamente inconsistente" quello di Giovanni Scattone, scrive la corte d'assise d'appello di Roma. Convinta, tra l'altro, che la teste Giuliana Olzai abbia contribuito da un lato a "frantumare" gli alibi dell'imputati, dall'altro a collocare i due "in un'ora, in un luogo e con una condotta assai compromettente, non provenienti dall'esterno, ma anzi diretti all'esterno, praticamente in fuga attraverso un passaggio secondario". Una testimonianza, quella della Olzai che, per i giudici, fornisce una precisa descrizione di Scattone e Ferraro, forte del suo passato di ritrattista, e "che costituisce un insuperabile riscontro, 'esterno e individualizzante', alle dichiarazioni accusatorie di Gabriella Alletto".

Non è vero, sostengono i giudici, che Scattone sia uscito di casa alle 10 per andare a Villa Mirafiori, perche' alle 9.30 era già all'Istituto di Filosofia del diritto. Non solo, ma "è sconcertante il fatto che sostenga di essere andato a casa - unico dei presenti - senza essersi accorto di nulla" circa il ferimento di una ragazza all'università la mattina del 9 maggio del '97.

Quanto all'alibi di Ferraro, "è oggettivamente inesistente", essendo l'ex ricercatore completamente 'scoperto' dalle 10.56 alle 12.56, e "anche falso", nel senso che l'imputato ha sempre mentito cercando di accreditare la tesi che tutta la mattina del 9 maggio era in casa, dove ricevette molte telefonate dalla sua amica Marianna Marcucci.

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Martedi, 15 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Iraq. Il Parlamento vota sugli aiuti. L’opposizione:sì alla missione ma sotto l’Onu

In Iraq più di 2500 uomini tra militari e civili


Roma, 15 aprile 2003

Oggi, il governo proporrà al Parlamento un intervento umanitario "con protezione militare" di 400 carabinieri. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Franco Frattini.

In futuro, anche se il ministro non si sbilancia, l'intervento dell'Italia dovrebbe essere più articolato con 2500 uomini tra militari e civili, per un costo di due milioni di Euro.

L'Italia, ha spiegato Frattini, ha già inviato due aerei carichi di aiuti di emergenza, ma il materiale è bloccato in Kuwait perché è impossibile distribuirlo, in sicurezza, alla popolazione in Iraq.

E, così, il Governo chiederà alle Camere il via libera per l'invio in Iraq dei carabinieri che dovranno proteggere la distribuzione.

Un intervento urgente, ha detto Frattini, anche prima di una eventuale risoluzione dell'Onu. Per l'opposizione, la missione si dovrebbe, invece, svolgere solo sotto l'egida dell'Onu o almeno dell'Unione Europea.

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Mafia. Rielaborato volto di Provenzano grazie a rivelazioni pentito Giuffrè

Giuffrè dopo l'arresto



Capelli castano chiari, quasi rossicci, gote rosse, poco stempiato, tarchiato, senza cicatrici visibili e alto un metro e sessanta circa: latitante da 40 anni, il capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano ha finalmente un volto aggiornatissimo, rielaborato al computer grazie alle meticolose indicazioni del pentito Nino Giuffrè.

Il collaboratore è stato più volte interrogato su questo argomento dai magistrati della Procura di Palermo e, personalmente, anche dal procuratore Pietro Grasso.

Il fotofit, tuttora segretissimo, è stato affidato dalla Procura al servizio centrale operativo della polizia, che l'ha 'girato' alla squadra mobile di Palermo ed al Ros dei carabinieri: il vero volto di Provenzano, in sostanza, è conosciuto soltanto dai gruppi speciali dei due corpi che da anni danno la caccia alla primula rossa di Corleone.

Non ha apparenti malattie; sono state smentite, dunque, le voci su una sofferenza alla prostata e su un periodico ricorso alla dialisi che il boss sarebbe stato costretto a subire, e che ha indotto i magistrati della procura a disporre un blitz, qualche anno fa, in numerosi ospedali e cliniche private di Palermo e della provincia.

A 70 anni, compiuti due mesi fa, Provenzano guida ancora la macchina, si sposta da solo per le strade della provincia e non ha segni evidenti di identificazione. Il fotofit compiuto nei laboratori della polizia, a Roma, sarebbe stato realizzato, oltre che sulla base della descrizione aggiornata di Giuffrè, che l'avrebbe visto per l'ultima volta nel gennaio 2002, anche tenendo conto delle descrizioni di altri collaboratori che hanno incontrato il boss in passato, da Giovanni Brusca ad Angelo Siino.

Secondo indiscrezioni, inoltre, terminata la sua realizzazione, il fotofit sarebbe stato mostrato anche al dichiarante Pino Lipari, ritenuto dalla procura non attendibile, il quale avrebbe confermato la sostanziale identificazione con il volto di Provenzano.

E sarebbe stata proprio una notevole somiglianza con il fotofit l'errore che ha condotto un gruppo di agenti scelti a portare in questura, la scorsa settimana, il custode di uno stabile della zona residenziale di Palermo, scambiato per Bernardo Provenzano.

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Iraq. Colloquio Berlusconi-Chirac, fissato incontro a vertice europeo di Atene


Il premier Berlusconi



I temi della crisi irachena e degli interventi futuri nell'area sono stati al centro di un lungo colloquio telefonico tra il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ed il presidente francese Jacques Chirac, che lo ha chiamato questa sera.

I due presidenti, informa Palazzo Chigi, hanno affrontato anche alcune questioni bilaterali che saranno approfondite e messe a punto in un incontro a due durante il vertice europeo di Atene.

L'Eliseo ha reso noto, in serata, che nella telefonata fatta dal presidente francese, Jacques Chirac a Silvio Berlusconi, lo ha informato dei risultati della riunione recentemente svoltasi a San Pietroburgo, e della posizione francese sulla questione irachena

 


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Lunedi, 14 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Iraq. Bush: "La Siria deve cooperare con noi e non proteggere dirigenti del regime di Saddam"


Il presidente George W. Bush


Washington, 13 aprile 2003

"La Siria deve cooperare con la coalizione: l'ho già detto e lo ripeto. La Siria non deve offrire protezione ad elementi del regime" deposto di Saddam Hussein. Il presidente americano George W. Bush, di rientro alla casa Bianca da Camp David, risponde così ai giornalisti .

Bush ha detto che gli Stati Uniti hanno motivo di ritenere che vi siano in Siria armi chimiche e che si aspettano cooperazione anche su questo punto.

Il presidente americano, inoltre, ha definito questo "un grande giorno" per le famiglie dei sette militari americani liberati e che "faranno presto ritorno in patria : abbiamo ancora militari dispersi durante il combattimento -ha aggiunto Bush- continueremo a cercarli e a pregare per un loro ritorno sicuro".

La breve dichiarazione di Bush era stata preceduta da prese di posizione ben piu' pesanti del segretario alla difesa Donald Rumsfeld. In un'intervista alla Cbs, il capo del Pentagono ha dichiarato che il governo siriano "sta compiendo parecchi errori gravi". "Un sacco di valutazioni errate, a mio giudizio". Ma se si dovesse scoprire che Saddam è nascosto in Siria, l'errore sarebbe ancora "più grande", ha ammonito.

Rumsfeld ha anche affermato che cittadini siriani hanno preso parte agli attacchi alle forze Usa in Iraq:"Nel Paese - ha affermato - ci sono numerosi cittadini non iracheni, particolarmente a Baghdad... Parecchi sono della Siria, la maggior parte... sembra".

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Cronaca. Civitanova Marche, incendio in fabbrica di vernici, fiamme alte fino a 50 m

A fuoco una fabbrica di vernici

Un incendio di enormi proporzioni, con ripetute esplosioni di materiale infiammabile, si è sviluppato circa un'ora fa nella zona industriale B di Civitanova Marche Alta, nello stabilimento della Ica Spa (Industria chimica adriatica), a un km circa dal centro storico medievale. Le fiamme, sviluppatesi nell'area sud dello stabilimento, hanno raggiunto l'altezza di 50-60 metri.

Un'intensa colonna di fumo dall'odore molto acre si è innalzata per centinaia di metri e viene sospinta dal vento verso sud, verso un'altra zona industriale; la nuvola nera è attualmente visibile dallo svincolo industriale della superstrada Civitanova-Macerata. A ogni esplosione il calore è divampato per diverse centinaia di metri dall' area interessata, rendendo più complicato lo spegnimento.

Tutti i soccorsi sono già stati allertati e sono all'opera; vi è preoccupazione che le fiamme possano interessare altri stabilimenti a distanza ravvicinata. Le strade intorno alla zona sono intasate di auto, sono infatti molte le persone che cercano di allontanarsi dalle case ubicate nei pressi; a queste si sono aggiunti tanti curiosi; i vigili del fuoco stanno cercando di allontanare le persone che si trovano nei paraggi.

La Ica, che produce vernici per legno da oltre 25 anni, risulta tra le aziende marchigiane obbligate, proprio per l'utilizzo di materiale chimico, all'osservanza di rigide procedure si sicurezza.

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Devolution. Fini rassicura Bossi: deputati Cdl la voteranno

Gianfranco Fini con Umberto Bossi

Gianfranco Fini rassicura Bossi, che da Verona fa sapere di essere pronto alla crisi di governo se in parlamento la Cdl non sosterrà la devolution.

"L'on Bossi - dice Fini - sa che il Consiglio dei ministri ha inserito, senza modificare neppure una virgola, la devolution nel disegno di legge approvato per riordinare il titolo V della Costituzione. I deputati della maggioranza voteranno convintamente la devoluzione fin da lunedì, quando sarà in votazione alla Camera".

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Domenica, 13 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Iraq. Baghdad, ritrovati centinaia di giubbotti esplosivi. Un marine muore al posto di blocco


Tensione ai checkpoint e timore kamikaze


Baghdad, 13 aprile 2003

Continua 'incubo kamikaze per le truppe di stanza nel Golfo. I marines americani hanno rinvenuto a Baghdad almeno 310 giubbotti esplosivi, da indossare per compiere attentati suicidi: lo hanno reso noto fonti del Comando Centrale alleato, secondo cui la scoperta risale a ieri; imprecisato il luogo del ritrovamento, anche se secondo il network televisivo 'Cnn' si tratterebbe di una scuola. In gran parte degli indumenti da kamikaze, circa 160, all'esplosivo erano stati abbinati cuscinetti a sfera per provocare un effetto-mitraglia e rendere ancora più micidiali le conseguenze degli attacchi dinamitardi; una sessantina di altri giubbotti erano inoltre in pelle nera, confezionati appositamente per essere indossati sopra gli altri vestiti.

Dettagli inquietanti
Stando a indiscrezioni, nel deposito clandestino è stato scoperto anche qualcosa persino più inquietante: numerose grucce per abiti sparse, senza più nulla di appeso. Ciò potrebbe indurre a ipotizzare che molti dei giubbotti esplosivi siano già stati consegnati ai singoli attentatori kamikaze. Prima della caduta di Baghdad in mani alleate, il regime di Saddam Hussein aveva fatto sapere che tremila volontari arabi erano giunti in Iraq per missioni suicide contro le truppe d'invasione degli 'infedeli'.

Marine ucciso al checkpoint
Un marine è morto ieri a Baghdad in un agguato a un posto di blocco ucciso da un colpo di pistola sparato da un uomo apparentemente siriano. Lo ha annunciato il Comando centrale americano (CentCom) in Qatar sul suo sito internet. Il marine era appostato davanti a un ospadale quando due uomini, spacciandosi per giardinieri, gli si sono avvicinati, uno di loro ha estrato la pistola e gli ha sparato. Altri marines, che erano nei paraggi, hanno subito reagito aprendo il fuoco contro l'attentatore uccidendolo. Sull'accaduto il CentCom ha aperto un'inchiesta.

Bilancio vittime
E' salito così a 114 morti il bilancio provvisorio delle perdite subite dalle forze statunitensi durante la guerra in Iraq. Ne ha dato notizia il Pentagono, che ha invece mantenuto fermi i dati relativi a prigionieri di guerra e dispersi, intendendosi con tale termine
coloro di cui non si conosce la sorte precisa, cioé se siano morti oppure se si trovino in mani irachene: rispettivamente ammontano a sette e a sei persone. Almeno 399 i feriti.

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Iraq. Tikrit, città natale di Saddam abbandonata dall'esercito. Lunga diretta della Cnn

Museo bombardato a Tikrit


Tikrit, 13 aprile 2003

Mentre i marines americani del Primo corpo di spedizione in Iraq si preparano ad attaccare Tikrit, considerata l'ultima roccaforte del regime iracheno, la Cnn ha mostrato nei sobborghi della città veicoli militari e carri armati abbandonati e una strada che non mostrava l'esistenza di una difesa né civile né militare. L'inviato della tv americana è persino salito su un veicolo blindato dell'esercito iracheno e vi ha trovato una mitragliatrice carica e pronta a sparare, ma abbandonata. Secondo l'inviato era difficile dire se tali condizioni di abbandono fossero recenti o risalissero all'inizio della guerra.

"Disordine e collasso"
La scena di "disordine e collasso", come è stata definita dal giornalista americano, si presentava nel dintorni settentrionali della città, a circa sette chilometri dal centro, in un'area che sembrava quella di una base militare. In contrasto con altre città abbandonate dal regime, non vi erano segni di saccheggio e grandi ritratti di Saddam Hussein ancora adornano gli edifici. Un portavoce del Comando centrale in Qatar ha scherzato sul reportage dicendo: "Abbiamo saputo che la Cnn ha preso Tikrit".

Presto attacco
Verso Tikrit si sta dirigendo un contingente di marines chiamato "Task Foce Tripoli" composto di unità combattenti e battaglioni di blindati leggeri, con l'incarico di individuare e distruggere quanto rimane delle forze nemiche a nord di Baghdad, secondo quanto ha comunicato il tenente Josh Rushing, portavoce del Comando centrale.

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Iraq. Frattini: prima aiuti umanitari poi invio truppe italiane. Tre reggimenti carabinieri in pre-allarme

Missione in Iraq per i carabinieri


Roma, 13 aprile 2003

L'invio di truppe specializzate, come Carabinieri e Genio militare in Iraq, avverrà "in un secondo tempo, mentre gli aiuti alla popolazione devono partire subito, senza aspettare le decisioni dell' Onu. A quella gente manca tutto" afferma il ministro degli Esteri Franco Frattini. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ieri da Torino aveva parlato di tempi strettissimi per l'invio di truppe nel Golfo: "la prossima settimana inizieranno i preparativi" aveva annunciato il premier, facendo capire che il Governo chiederà presto al Parlamento l' ok per l' invio di un contingente di pace

Pre allarme
Tre reggimenti dei carabinieri sono così in preallarme per il prossimo impiego in Iraq: oltre, ovviamente, al reggimento 'Tuscania' di Livorno e ai commandos del Gis, i cui parà sono sempre impiegati nelle missioni italiane all'estero, sono in queste ore mobilitati il reggimento di Laives (Bolzano) e quello di Gorizia. Entrambi fanno parte della seconda Brigata mobile, un'Unita' di recentissima costituzione. Da questi reparti - secondo quanto si è appreso - verranno attinti i 300-400 carabinieri di cui in questo momento è previsto l'impiego in Iraq, anche se il numero - riferiscono fonti militari - è soggetto a possibili aggiustamenti "fino all'ultimo momento".

Attesa
Al Comando generale dell'Arma attendono di conoscere nel dettaglio i 'termini' della missione, vale a dire i compiti e l'ambito di intervento, anche se viene precisato che gli uomini della seconda Brigata mobile comandata dal generale Leonardo Leso sono pronti a scendere in campo "in tempi brevissimi". Un'aliquota consistente di carabinieri verrà certamente impiegata all'interno della polizia multinazionale che il Dipartimento di Stato Usa sta organizzando per mandare in Iraq con il compito di frenare i saccheggi e ripristinare l'ordine pubblico: 1.200 'poliziotti', o preferibilmente militari in grado di operare come forze di polizia, che è poi la caratteristica principale dell'Arma dei carabinieri.

Anche peace keeping
Ma il contributo a questa forza di polizia multinazionale di 1.200 uomini, dovrebbe essere solo una parte - dicono alcune fonti militari - dell'impegno italiano per la ricostruzione dell'Iraq. In campo, infatti, dovrebbe scendere anche un contingente di peace keeping vero e proprio, sul modello di quelli che negli anni si sono alternati in Kosovo. E quindi una forza di fanteria, composta soprattutto da uomini e automezzi dell'Esercito, con relativi assetti specialistici: Nbc, contro la minaccia nucleare, batteriologica e chimica; Eod, per la bonifica delle mine; Genio, per il ripristino di strade, ponti ed altre infrastrutture; Sanita', con ospedali da campo; Carabinieri, per la polizia militare; Logistica e Forze speciali (Col Moschin dell'Esercito e Comsubin della Marina militare). Negli ambienti militari viene dato anche per scontato l'impiego di almeno due aerei C130 dell'Aeronautica militare e relativi equipaggi, per i trasporti di uomini, mezzi e materiali, mentre non si esclude neppure l'apporto di una nave con strutture ospedaliere. Un contingente che complessivamente non dovrebbe superare i 1.500 uomini, considerato che ad oggi i militari italiani fuori area sono già 9.140.

 

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Iraq. De Villepin: basta guerra di parole tra Usa e Siria. Observer rivela: prossimo obiettivo Damasco

Manifestazione contro gli Usa in Siria


Washington, 13 aprile 2003

Dopo l'Iraq, toccherà alla Siria. Un ritornello ripetuto da giorni e contro il quale c'è oggi una decisa presa di posizione della Francia. In una visita-lampo a Damasco, il ministro degli Esteri francese Dominique de Villepin ha chiesto che abbia fine quella che ha definito la 'guerra di parole' ingaggiata da Usa e Siria a proposito della guerra sul campo in Iraq, alla quale le autorità siriane si sono sempre opposte strenuamente.

Cautela diplomatica
Mentre però il pari grado Farouq al-Shara ribatteva colpo su colpo alle accuse di connivenza con il vecchio regime di Saddam Hussein pronunciate dagli Stati Uniti, de Villepin ha evitato di entrare nel merito e di esprimere un qualunque appoggio esplicito ai suoi ospiti, onde evitare che si inasprisca ulteriormente l'acceso confronto con Washington, apertosi alla vigilia del conflitto. "Questo è il momento di dare mostra di responsabilità, non di polemizzare", ha tagliato corto il capo della diplomazia francese. Senza grandi risultati, poiché al-Shara ha insistito nel replicare agli americani.

Observer: prossima tappa Damasco
La prossima fase della "guerra al terrore" statunitense potrebbe riguardare le milizie sciite filosiriane di Hezbollah, il che potrebbe implicare un intervento militare contro il regime di Damasco, guidato da Bashir Assad. Come spiega il quotidiano britannico The Observer, l'iniziativa farebbe parte del pacchetto di misure adottate dagli Stati Uniti per persuadere Israele ad appoggiare la nuova "tabella di marcia" per la pace.

Obiettivo: indebolire Hezbollah
La tattica americana di indebolire Hezbollah, considerate un gruppo terroristico dal Dipartimento di Stato, colpendo la Siria è emersa nel corso di alcuni recenti colloqui fra esponenti dell'Amministrazione Bush e diplomatici israeliani, tenuti a Washington. Damasco, insieme all'Iran, finanzia ed arma le milizie, di stanza nel Libano meridionale. Inoltre, secondo fonti dei servizi segreti statunitensi Damasco avrebbe non solo dato rifugio ad alti dirigenti del regime iracheno, ma custodirebbe anche delle armi di distruzione di massa spostate da Baghdad all'inizio delle ispezioni delle Nazioni Unite.

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Marce della pace. Manifestazioni in tutto il mondo. Numeri inferiori al passato. Record a Roma

Mezzo milione a Roma


Roma, 12 aprile 2003

Sabato di manifestazioni pacifiste in numerose capitali del mondo, da Londra a Washington, da Berlino a Lisbona. Ma con la guerra in Iraq che diminuisce di intensità e con il Paese che precipta nel caos, i numeri dei partecipanti sono stati inferiori a quelli delle precedenti
proteste, e sono cambiate anche le parole d'ordine: alla richiesta di pace si affiancavano oggi "democrazia in Iraq" e "no all'occupazione angloamericana".

Roma da record
Mentre in serata prenderanno il via le marce pacifiste a Washington e San Francisco, l'Europa si è mobilitata oggi contro la "guerra permanente" propugnata dalla Casa Bianca e per un rapido ritorno dell'Iraq nelle mani dei suoi cittadini. La manifestazione più grande è stata quella di Roma, ancora una volta, dove 500 mila persone hanno attraversato il centro in corteo. Alla manifestazione hanno partecipato alcuni leader della sinistra tra i quali Sergio Cofferati e il segretario Ds Piero Fassino; piccoli atti di teppismo sono stati compiuti contro istituti di credito e negozi.

Londra
Circa 100.000 persone sono scese in strada anche a Londra, per criticare il premier Tony Blair e chiedere la "fine dell'occupazione" quanto prima. La marcia, che si è conclusa a Hyde Park, ha visto centinaia di cartelli contro Usa e Gran Bretagna: "Blair la chiama liberazione, somiglia più a un'occupazione", recitava uno di loro, mentre uno slogan si chiedeva "Bush, Blair, Cia, quanti bambini avete ucciso oggi?". Tra la folla, anche il regista impegnato Ken Loach il quale ha affermato che Londra "deve mettere fine all'occupazione. E' illegale e contraria al diritto internazionale". Andrew Burgin, leader della coalizione britannica 'Stop the war', ha detto che questa "guerra illegale oggi riguarda l'Iraq, ma toccherà alla Siria e all'Iran, domani?".

Parigi e Berlino
A Parigi, circa 15.000 persone hanno chiesto che "L'Iraq sia degli iracheni". Tra la folla, molti i cartelli con "No alla guerra", e qualche classico "Usa go home". "Pace invece che l'occupazione" è stato lo slogan della manifestazione a Berlino, dove circa 15.000 persone si sono dirette verso la Porta di Brandeburgo. Proprio sotto alla porta,
si sono schierati alcuni 'scudi umani' del movimento pacifista tedesco rientrati da Baghdad, che hanno raccontato la propria esperienza. Al corteo, organizzato dalla coalizione pacifista "Asse per la pace", si sono visti anche molti immigrati curdi, più che altro festeggiavano la caduta del regime di Saddam Hussein.

Spagna
In Spagna cortei pacifisti a Madrid e Barcellona hanno chiesto ancora una volta le dimissioni di José Maria Aznar, attaccato da gran parte dell'opinione pubblica spagnola per essersi schierato al fianco di Usa e Gran Bretagna a sostegno dell'attacco contro l'Iraq.

Anche in Asia
Migliaia di persone sono scese in piazza anche in Asia, in particolare a Dacca, in Bangladesh, dove sono state date alle fiamme foto di Bush e Blair, mentre a Calcutta, in India, circa 15.000 militanti di sinistra hano formato una catena umana attorno ai consolati di Usa e Gran Bretagna. Altre dimostrazioni per la pace sono avvenute anche a Vienna, Lisbona, in Svezia, Danimarca e in diverse città della Grecia.

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Calcio. Serie A. Il Milan si aggiudica il derby. Inter battuta 1 a 0 con un gol di Inzaghi

Milano, 12 aprile 2003

L'Inter saluta lo scudetto e lascia il passo al Milan nella corsa al tricolore. Incapace di vincere le partite che contano, la squadra nerazzurra si lascia battere anche nel secondo derby della stagione. Punteggio identico alla stracittadina di andata: 1 a 0 per la squadra di Ancelotti, gol di Pippo Inzaghi abile a scattare sul filo del fuorigioco e a trafiggere Toldo in uscita al 17' del secondo tempo. L'Inter avrebbe il tempo per recuperare ma conclude poco e male. Inconcludente e nervosa per tutta la gara, la squadra di Cuper adotta la solita tattica: palla lunga a cercare Vieri. Ma il bomber questa sera è appannato, e l'Inter è praticamnete inoffensiva. Per di più resta anche in dieci per l'espulsione di Cordoba, che entra a gamba tesa sul ginocchio di Serginho: rosso ineccepibile per il colombiano dell'Inter. Per tutta la gara le occasioni migliori sono del Milan che gioca meglio e merita la vittoria.

Maldini infortunato
Uscita in barella per capitam Maldini che esce malconcio da uno scontro aereo con Vieri. Ua gomitata del centravanti dell'Inter lo costringe ad abbandonare il campo ad inizio ripresa. Per lui frattura del setto nasale. Il capitano del Milan è stato portato in ospedale

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Sabato, 12 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Iraq. Oggi a Roma il corteo "contro la guerra infinita"


Manifestazione romana per la pace


Roma, 12 aprile 2003

Sarà una manifestazione "contro la guerra infinita" quella di oggi a Roma, dove sono stanno già arrivando circa 400 pullman da tutta Italia.

Il Comitato 'Fermiamo la guerra' ha accorciato il l percorso del corteo per dare spazio dal palco finale agli interventi di tutte le componenti del Comitato ognuna a "spiegare che cosa vuole fare ora".

Il corteo si muoverà, come da programma originario, alle 14 da piazza della Repubblica diretto al Circo Massimo. Il nuovo percorso prevede un cammino molto più breve verso la destinazione: si muoverà direttamente da piazza Barberini, per poi risalire attraverso via Quattro Fontane su via Nazionale da dove raggiungerà piazza Venezia e quindi il Circo Massimo. Dal palco sono previsti, dopo le testimonianze di rappresentanti internazionali, una trentina di interventi (complessivamente circa tre ore).

Le adesioni alla marcia sono tutte confermate e, assicurano gli organizzatori, continuano a crescere: i partiti che hanno assicurato la loro partecipazione sono Rifondazione, Pdci, Ds, Margherita, Verdi, Italia dei Valori. Al corteo parteciperà il segretario dei Ds, Piero Fassino. Non ci sarà il presidente del partito, Massimo D'Alema, ("ho un impegno da tempo") e il leader della Margherita, Francesco Rutelli. Ci saranno invece Epifani, Cofferati e Gino Strada. Dal palco del Circo Massimo parleranno anche i Disobbedienti.

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Iraq. Tornano a sfilare le bandiere della pace

Roma ridiventa teatro di una manifestazione pacifista

Roma, 12 aprile 2003
Mentre tutto il mondo si interroga sul dopo Saddam oggi tornano a sfilare le bandiere della pace. A Roma, sono attese migliaia di persone provenienti da tutta Italia.

Il corteo organizzato dal Comitato "Fermiamo la guerra", partirà alle 14 da Piazza dei Cinquecento.

Alla manifestazione hanno aderito i movimenti pacifisti, Cgil e Cisl, ed i politici del centro sinistra.

A partire dalle 13, Rainews 24 seguirà le manifestazioni pacifiste nel mondo: collegamenti, interviste in diretta, analisi e commenti, con particolare attenzione al corteo di Roma.

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Iraq. Blair e Bush all'unisono a Berlusconi: grazie Italia per il sostegno alla guerra


Blair e Berlusconi in un recente vertice a Roma

Giornata di lunghe telefonate e di sentiti ringraziamenti per Silvio Berlusconi. Prima il presidente americano e poi il premier inglese Tony Blair hanno avuto lunghe conversazioni telefoniche con il presidente del Consiglio italiano.

Ringraziamenti Usa e Gb
In tarda serata il premier britannico ha informato il presidente del Consiglio sulla situazione in Iraq e sulle necessità future dell'area. Blair ha ringraziato Berlusconi per il sostegno dato sin dall'inizio dall'Italia agli alleati nella crisi irachena. Questo pomeriggio era stato invece il presidente americano a parlare con il premier italiano. George W. Bush ha discusso con il presidente del Consiglio i progressi della guerra in Iraq e anche lui lo ha ringraziato per il sostegno dell'Italia alla coalizione "per il disarmo immediato dell'Iraq". Nel dare notizia della chiamata, nel corso di un briefing alla Casa Bianca, il portavoce del presidente americano, Ari Fleischer, ha detto che Bush ha ringraziato Berlusconi per "la forte leadership mostrata nel suo sostegno agli Stati Uniti e alla coalizione" impegnati nella guerra in Iraq.

Berlusconi: abbiamo scelto la via giusta
"Siamo sicuri di esserci comportati nel migliore dei modi, perché abbiamo scelto la via giusta. Siamo stati coraggiosi nel momento del coraggio e prudenti quando bisognava esserlo. Tutti dobbiamo essere soddisfatti di come il governo italiano abbia saputo comportarsi in questa difficile situazione. Tutti dobbiamo essere soddisfatti dei risultati a cui siamo pervenuti". ha commentato Silvio Berlusconi a margine del congresso nazionale del Nuovo Psi, sottolineando come gli Stati Uniti siano riconoscenti all'Italia per la posizione assunta in occasione della crisi irachena. "Nessuno può dire che non possa apparire chiaro -ha spiegato il premier- come la più importante democrazia del mondo, gli Usa, oggi abbia nei confronti dell'Italia un sentimento di grande apprezzamento e anche di riconoscenza. La dichiarazione del portavoce della Casa bianca di oggi conferma questa posizione del presidente Bush e del popolo americano nei confronti del nostro governo e dell'Italia. Si tratta di un fatto importante, perché si inserisce nella tradizione di amicizia e di alleanza del nostro Paese con gli Stati Uniti d'America".

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Iraq. Berlusconi: nessuna decisione su contingente italiano. Bush telefona al premier: grazie per il sostegno


Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

 

Silvio Berlusconi discute del dopo Saddam. "Non c'è ancora una decisione né sui tempi né sui modi" per quanto riguarda l'ipotesi dell'invio di un contingente italiano in Iraq" ha detto il premier conversando con i giornalisti a margine del congresso del Nuovo Psi. E' certo che "non ci sarà un 'ministro' italiano" nel Governo provvisiorio in Iraq ha aggiunto, "non mi è arrivata personalmente nessuna richiesta, né ufficiosa, ne tanto meno ufficiale". Così il presidente del Consiglio ha commentato l'ipotesi che il governo italiano possa inviare un ministro ad hoc per l'amministrazione transitoria in Iraq.

"Siamo soddisfatti"
Sull'Iraq "credo che tutti dovrebbero essere soddisfatti di come il governo italiano ha agito finora e dei risultati ottenuti" ha affermato Berlusconi "Sento l'aria giusta. Siamo stati coraggiosi al momento del coraggio e prudenti quando bisognava essere prudenti". "Oggi - ha concluso - gli Usa hanno nei confronti del nostro Paese un sentimento generale di apprezzamento e di riconoscenza".

Bush al telefono con Berlusconi
Il presidente americano George W. Bush ha oggi discusso con il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi i progressi della guerra in Iraq e lo ha ringraziato per il sostegno dell'Italia alla coalizione "per il disarmo immediato dell'Iraq". Nel dare notizia della chiamata, nel corso di un briefing alla Casa Bianca, il portavoce del presidente americano, Ari Fleischer, ha detto che Bush ha ringraziato Berlusconi per "la forte leadership mostrata nel suo sostegno agli Stati Uniti e alla coalizione" impegnati nella guerra in Iraq.

Frattini: in prima linea per aiuti
L'Italia deve e può essere in prima linea negli aiuti umanitari al popolo iracheno. Lo ha sostenuto il ministro per gli Affari esteri, Franco Frattini, intervenendo a Torino al convegno della piccola industria di Confindustria. "L'Italia che ha condiviso la scelta di un'azione ormai divenuta inevitabile, ancorché senza inviare soldati - ha affermato Frattini - deve e può essere in prima linea negli aiuti umanitari e di emergenza al popolo iracheno". "Nella fase di consolidamento di sicurezza per tutto il territorio iracheno - ha proseguito Frattini - non possiamo non considerare che la vita deve continuare giorno per giorno in condizioni degne di ogni essere umano".

 

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Devolution. Via libera governo a riforma federalista. Polemiche e veti incrociati An-Lega

Bossi boccia progetto Roma Capitale

Via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge Costituzionale che riforma il titolo V della Costituzione. Il nuovo provvedimento che si occupa della devolution porta la firma del Ministro per gli affari regionali Enrico La Loggia, che ha commentato "ora non cisono più alibi per chi sostiene che la devolution sia un danno per il Paese". Il nuovo disegno di legge sulla devolution "pone rimedio alle conseguenze negative della diforma federalista del centrosinistra" ha invece detto il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini "e mettere di nuovo mano alla riforma federale era una intenzione del governo gia' annuciata nel programma elettorale".

Spaccatura su Roma Capitale
Gianfranco Fini, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi, ha reso noto che nella riforma varata oggi è stato confermato il ruolo di Roma Capitale con una "formulazione più ampia". Il vicepremier ha quindi detto che "su questo Bossi ha espresso la sua contrarietà, per cui il testo è stato approvato senza il consenso del ministro delle Riforme, come risulta a verbale". "Abbiamo approvato tutto il ddl senza alcun dissenso - ha spiegato il vice premier - ma sulla norma relativa a Roma capitale Bossi ha manifestato la sua contrarietà manifestando la volontà di presentare emendamenti in Parlamento".

Bocciata idea Bossi su vice-capitali
Fini e Buttiglione sulla stessa linea contro la proposta, definita dal vice premier "bizzarra", avanzata da Umberto Bossi di introdurre delle vice capitali nel nostro paese. Nel corso della conferenza stampa, Gianfranco Fini ha subito annunciato che i parlamentari di An "voteranno contro" un eventuale emendamento che il leader leghista dovesse presentare per l' istituzione di vicecapitali. Anche Rocco Buttiglione ha tenuto a sottolineare che nel provvedimento varato oggi non è prevista e non sarà prevista alcuna "moltiplicazione" di capitali. Il vice premier ha definito l' idea di Bossi "originale e per certi versi bizzarra", ma ha anche detto di rispettare tutte le proposte, "anche quelle particolarmente originali, che comunque verranno sottoposte al vaglio del Parlamento".

Voto prossima settimana
Al termine del dibattito previsto in Aula alla Camera lunedi e martedì della prossima settimana sulla devolution "la Cdl voterà tutta, a favore" del provvedimento. Lo ha detto Gianfranco Fini al termine della riunione del Consiglio dei Ministri.

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Terremoto Piemonte. Protezione civile: alcuni feriti, uno grave. Danni a chiese nell'Alessandrino

Croce crollata a Sant'Agata dei Fossili

Sarebbero alcuni i feriti, ma uno solo in modo grave, per le scosse di terremoto registratesi stamane in alcune regioni del nord con epicentro in particolare nell'alessandrino. E' quanto si è appreso al Dipartimento della

Protezione civile dove si è conclusa la riunione del Comitato Operativo, che ha raccolto ed esaminati i dati sul sisma. I paesi più colpiti nell'alessandrino sarebbero Gavazzano, Carezzano, Cassano Spinola, oltre a Novi Ligure e Serravalle Scrivia. Le persone ferite si sono rivolte agli ospedali di Alessandria e di Serravalle ma, tranne una, sarebbero state dimesse dopo le necessarie medicazioni. Intanto, già in mattinata, erano state evacuate le scuole per precauzione e, mentre sono in corso i controlli sia negli edifici pubblici che in quelli privati, per affrontare eventuali emergenze sono stati inviati 100 posti letto a Serravalle e 80 a Novi Ligure.

Danni
Il bilancio complessivo dei danni attende ancora una stima attendibile: si sono registrate in particolare lesioni a edifici già fatiscenti, sia pubblici che di private abitazioni nei paesi circostanti Sant'Agata dei Fossili, la località in provincia di Alessandria ritenuta l'epicentro del terremoto. Nella chiesa parrocchiale di Sant'Agata dei Fossili sono crollati alcuni affreschi ed è stato rilevato un anomalo innalzamento del pavimento. Per questo la chiesa è stata dichiarata inagibile. A Novi Ligure nella chiesa di San Pietro il terremoto ha lesionato l'abside e ha fatto crollare il campanile di una chiesetta di campagna. Anche a Carrano Spinola c'è stato un crollo di cornicioni interno alla chiesa.

Terremoto nel Nordovest

paura ma nessun ferito


L'epicentro è stato localizzato nell'alessandrino
La zona recentemente dichiarata area sisimica

TORINO - Paura, ma nessun danno, per una scossa di terremoto (seguita da altre di minore intensità) avvertita in Piemonte, in parte della Lombardia e in Liguria. La scossa è avvenuta alle 11,26 ed è stata di magnitudo 4,6 Richter, corrispondente a circa il sesto-settimo grado della scala Mercalli. L'epicentro è stato localizzato nell'alessandrino con coordinate 41.8 di latitudine nord e 8.9 longitudine est. I comuni più vicini all'epicentro sono Gavazzana, Cassano Spinola e Carezzano. L'area interessata dal terremoto è, da circa tre settimane, classificata come zona sismica di terzo livello, mentre in precedenza non era considerata a rischio sismico. Lo si apprende al Servizio sismico nazionale del Dipartimento della Protezione civile. "Al momento attuale non vengono segnalati danni particolari, se non alcuni crolli di cornicioni e lesioni a strutture già fatiscenti" avverte la protezione civile.
Piemonte. Anche a Torino la scossa, durata alcuni secondi, è stata avvertita ai piani alti delle case. La terra ha tremato anche nel Cuneese, in particolare nella zona di Mondovì e Ceva, nell'Astigiano, nel Vercellese. Ai vigili del fuoco di Torino non sono giunte per ora segnalazioni di danni. Moltissime le telefonate ai centralini delle forze dell' ordine da parte di cittadini allarmati che chiedevano informazioni. In alcune scuole torinesi i ragazzi sono stati fatti uscire dalle classi per precauzione. I vigili del fuoco stanno svolgendo dei rilievi in alcuni edifici di Torino, tra cui una scuola, dove è stata segnalata la comparsa di crepe. Al momento, comunque, non vi sono elementi per dire se le fessurazioni siano state provocate dal terremoto, e se vi siano seri problemi di agibilità. Squadre dei vigili del fuoco della sezione di Alessandria sono già al lavoro nelle zone colpite dal sisma. Stanno verificando la stabilità degli edifici, alcuni dei quali hanno subito lievi danni. Nella zona sono già giunti i pompieri di altre sezioni operative della provincia piemontese. Due elicotteri dei vigili del fuoco aiutano nell'opera di ricognizione aerea. Nella zona i telefoni sono in tilt.

Lombardia. Paura anche a Milano praticamente in tutte le zone della città. In centro, in zona Paolo Sarpi e nel settore ovest della metropoli l'effetto della scossa è stato particolarmente sensibile. Ai piani alti delle case si sono visti lampadari e oggetti oscillare, e c'è chi ha avuto la sensazione di perdere l'equilibrio. Momenti di paura in molti edifici, e in molti uffici in centro. A Palazzo Marino, sede del Comune, alcuni dipendenti sono scesi in piazza della Scala. La scossa è stata sentita anche in diverse altre zone della Lombardia, in particolare a Pavia e nell'area ovest della Regione. A Como, per motivi precauzionali, è stato disposto lo sgombero di tutte le scuole con centinaia di studenti che si sono riversati nelle strade. Disposta l'evacuazione anche del palazzo di Giustizia. Al momento non si hanno notizie di danni. Nel lecchese è stata comunque disposta l'evacuazione di tutti gli edifici pubblici anche se non si segnalano conseguenze alle persone o danni alle cose.

Liguria. La terra ha tremato anche a Genova, nel centro della città e nelle zone collinari, sulla riviera di Levante, fino alla Spezia. Finora non si ha notizia di danni. I centralini dei vigili del fuoco e del servizio di protezione civile della Regione Liguria sono stati tempestati di telefonate. A Genova moltissime persone si sono riversate nelle strade. Per circa 30 minuti, subito dopo la scossa, nell' aeroporto Cristoforo Colombo è stata sospesa ogni attività. I vigili del fuoco hanno compiuto una verifica delle strutture, in particolare della torre di controllo. Nessun danno a strumenti e strutture è stato accertato e l'attività dello scalo è stata riavviata intorno alle 11:50.

Val d'Aosta. Il terremoto è stato avvertito anche in Valle d'Aosta, soprattutto nel capoluogo regionale e nella bassa valle. Per il timore di crolli il casinò di Saint Vincent è stato evacuato. Un numero ristretto di persone ha lasciato la casa o l'ufficio ed è sceso in strada anche ad Aosta. Secondo la protezione civile "non è stato segnalato alcun danno in Valle d'Aosta" conseguente alla scossa sismica.


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Venerdi, 11 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Polmonite, ancora allarme
un caso sospetto a Firenze
Nuovo focolaio in un condominio di Hong Kong

di GIANCARLO MOLA


ROMA - I medici dell'ospedale di Careggi, a Firenze, lo definiscono "caso probabile di polmonite atipica". In Italia sarebbe il quarto, dopo quelli di Milano, Roma e Genova. Sarebbe, perché l'équipe che ha in cura il rappresentante di commercio rientrato il 2 aprile dalla Cina - dove aveva partecipato a una fiera - ha un solo dubbio: la febbre, che non ha mai superato i 38 gradi. Per il resto i sintomi sono quelli tristemente noti: tosse secca e gravi difficoltà di respirazione. Gli stessi insomma che in tutto il mondo hanno ucciso (come spiega l'ultimo bilancio dell'Organizzazione mondiale della sanità) 111 persone e ne hanno fatte ammalare 2.781.

L'allarme sull'epidemia che sta facendo impazzire gli scienziati, quindi, non accenna a rientrare. Dimessi i pazienti dello Spallanzani di Roma e del Sacco di Milano, resta in cura il giovane di Rapallo ricoverato al San Martino di Genova. Ma negli ospedali di tutta Italia continuano a presentarsi persone reduci da viaggi in Oriente e vittime di malori sospetti. Per qualche ora, ieri, a Bergamo si è temuto per una thailandese che era tornata in Italia facendo scalo in Cina: i medici hanno però escluso il contagio di Sars. In Veneto, i casi sotto osservazione sono tre, ma per due di essi l'ipotesi della polmonite atipica è abbastanza remota. Preoccupa invece la psicosi collettiva che sta dilagando dovunque vivano comunità di orientali: a Martinsicura, in provincia di Teramo, l'iscrizione a scuola di tre bimbi cinesi ha provocato ieri l'insurrezione dei genitori.
Ma è soprattutto negli aeroporti che la paura prende piede. Alle misure già varate a Fiumicino (medico sui voli a rischio, questionari per garantire la reperibilità dei passeggeri dopo lo sbarco) si è aggiunta la mobilitazione dei carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni, che da domani ispezioneranno i bagagli e i carichi degli aerei alla ricerca di merci o oggetti sospetti. Provvedimenti che però i lavoratori dello scalo giudicano ancora insufficienti. "Chiediamo controlli a tappeto su tutti i viaggiatori in arrivo dalle zone colpite", spiega Walter Mancini, coordinatore del Sulta, al termine del sit-in organizzato ieri allo scalo romano. "Servono precauzioni ovunque: agli addetti deve essere permesso di lavorare con guanti e mascherine chirurgiche e, per esempio, nei bar devono essere utilizzate le tazzine di plastica usa e getta". Il responsabile della Sanità aerea dell'Aeroporto Diego Petriccione è convinto, però, che non ci sia altro da fare: "Le misure preventive sono già al di sopra delle raccomandazioni dell'Oms. Andare oltre sarebbe impensabile: non possiamo mica misurare la febbre a tutti quelli che scendono dall'aereo".

In Asia, intanto, il virus continua a seminare morte e panico. A Hong Kong si teme adesso per un nuovo focolaio: è il condominio Lee Kee Building, dove si sono già registrati dieci casi. Si trova nella zona già colpita dal virus, ma soprattutto a pochi passi dai Telforfd Gardens, un complesso residenziale con trenta palazzi di trenta piani ciascuno nel quale vivono oltre diecimila persone. A Taiwan, poi, le autorità sanitarie sono alla disperata ricerca - con annunci sui giornali e in Tv - dei viaggiatori del volo Cathay Pacific Cx402 Hong Kong-Taipei del 30 marzo. A bordo c'era una donna di 52 anni successivamente ricoverata per Sars: si teme possa aver infettato altri passeggeri di quel volo.
La tensione sale anche in Cina, dove il governo è nuovamente sotto accusa per aver insabbiato l'epidemia. Un medico pechinese, Jiang Yanyong ha denunciato di avere notizia, negli ospedali militari della capitale, di almeno 60 malati e sette morti, non dichiarati dalle autorità. Dal viceministro della Sanità cinese Ma Xiaowei è arrivata però una secca smentita.

Tra gli scienziati - che ancora una volta hanno confermato che a causare l'epidemia sia un coronavirus di tipo nuovo - si fa strada intanto la convinzione che, con la Sars, si dovrà convivere a lungo. "Dobbiamo supporre che il virus, in Asia, non sparirà", ha spiegato ieri Jim Hughes capo del dipartimento malattie infettive del Center for Disease Control and Prevention di Atlanta, una delle strutture più impegnate nella lotta alla malattia. "E quanto all'America del Nord - ha aggiunto - staremo a vedere, ma penso che dobbiamo supporre che possa accadere la stessa cosa".

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La Ue sul falso in bilancio
"Inapplicabile la legge italiana"

La questione posta alla Corte di giustizia Ue
dalla Procura di Milano in merito al processo Sme


MILANO - "Le nuova legge italiana sul falso in bilancio è in contrasto con le norme comunitarie e i giudici non posso applicarla". La Commissione europea boccia la legge varata dal governo Berlusconi in materia di reati societari e per la prima volta nella sua storia invita i magistrati a "disapplicare" una legge dello Stato.

La posizione dell'esecutivo di Bruxelles è contenuta nella memoria del servizio giuridico, depositata nei primi giorni di aprile alla cancelleria della Corte di Giustizia Ue del Lussemburgo. Nel Granducato è in corso la causa aperta dopo l'ordinanza con cui la procura di Milano, il 26 ottobre scorso, ha trasmesso gli atti del processo Sme nella parte stralciata che vede il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi imputato di falso in bilancio. "Dopo tante speculazioni commenta l'ex capo della procura di Milano, Gerardo D'Ambrosio arriva dall'Europa una lettura positiva alle nostre preoccupazione per una legge che, in controtendenza con gli orientamenti di paesi "liberal", quali gli Stati Uniti, riduceva un reato grave per la stabilità dell'economia nazionale a semplice contravvenzione".
Davanti alla Corte di Giustizia Ue saranno depositate le memorie dell'Italia, dell'avvocato generale della Corte e degli avvocati delle parti in causa. I giudici del Lussemburgo hanno riunito, oltre all'ordinanza emessa dai giudici Sme, anche quelle emesse dalla Corte di Appello di Lecce e dal Tribunale di Milano nel processo a carico di Marcello Dell'Utri. Una volta raccolte tutte le memorie, i giudici del Lussemburgo decideranno, presumibilmente in autunno, se la legge italiana che ha modificato l'articolo 2621 del codice penale è in contrasto con le norme e le direttive comunitarie.

La censura netta della Commissione Ue si basa sul principio della "preminenza del diritto comunitario che impedisce la valida formazione di nuovi atti legislativi nazionali nella misura in cui questi fossero incompatibili con norme comunitarie". E proprio sulla base di questo principio, i giuristi europei affermano che "il giudice italiano dovrà disapplicare la nuova norma penale anche se questa è più favorevole per gli imputati".

Un'indicazione, la cui gravità è sottolineata da D'Ambrosio: "La Commissione avrebbe potuto invitare, ad esempio, il governo italiano a modificare la legge e a suggerire una sanzione. Al contrario, ha preferito una posizione più netta. Un'altra riserva, espressa dal pm Francesco Greco, riguardava il contrasto della legge con la normativa Ocse, voluta per contrastare la corruzione".

Citando tre direttive (1968, 1978 e 1983), la Commissione conclude, contestando i termini di prescrizione previsti dalle nuove norme italiane, ("tali da impedire la conclusione del procedimento penale in tempo utile") e la cosiddetta "procedura a querela", che subordina l'intervento del giudice ad una querela della persona offesa ("Non tutela la comunità") e le "soglie di rilevanza o di non punibilità".

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Iraq. Berlusconi non esclude una tassa per la ricostruzione


Il premier si rallegra per la fine della guerra

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non esclude la possibilità di una tassa di solidarietà per la ricostruzione dell'Iraq. Rispondendo ad una domanda specifica di un giornalista mentre si trovava a Pescara per presentare il candidato sindaco del centrodestra, Berlusconi ha detto: "non ne abbiamo parlato, né con il ministro Martino né con il ministro Tremonti. Quindi non so dare una risposta.
Certamente - ha agggiunto - un'operazione come quella che potrebbe essere 'l'operazione contributo' in Iraq che noi eventualmente potremmo decidere di dare per la ricostruzione, avrà un costo. Noi abbiamo già in mente quali sono i costi: ogni mille uomini che si mandano in missione all'estero sappiamo che definirli rilevanti è poco. Quindi sarà possibile assumere una decisione anche secondo le richieste che ci verranno. Oggi - ha concluso il Presidente - non si può dare una risposta".

Berlusconi: "Il nostro filoamericanismo posizione vincente"
"Quando cade un tiranno, quando si riacquista la libertà, è chiaro che ci sono esplosioni di gioia". Lo ha detto il Presidente Silvio Berlusconi a chi gli chiedeva di commentare le scene televisive dell'abbattimento delle statue di Saddam Hussein e delle scene di giubilo degli iracheni alla vista dei soldati americani.

"Mi sono rallegrato, mi rallegro - ha aggiunto il premier - perché è finita una guerra che è stata rapida, che ha provocato meno vittime di quanto molti temevano che accadesse. E mi sono rallegrato di fronte a quelle scene che resteranno nella storia di quel paese e non solo di quel paese, per la caduta di un tiranno e di una dittatura. Sono scene - ha concluso - che mi ricordano gli anni Quaranta in Italia, la caduta del muro di Berlino; scene che abbiamo visto in Afghanistan, con le donne che si strappavano il velo, poi ancora in Kosovo".

Berlusconi, da Governo sì a contingente militare per operazioni umanitarie nel dopoguerra
"Confermo che già da tempo sia gli Stati Uniti che la Gran Bretagna ci hanno rivolto la richiesta" per l'invio di un contingente militare in Iraq nel dopoguerra e "il Governo ha risposto sì per un contingente militare una volta conclusa la guerra per opere di intervento umanitario". Lo ha detto il premier, Silvio Berlusconi, sottolineando che "la decisione sarà sottoposta dal Governo al Parlamento".

Cercheremo ricucitura in Europa
"Nel corso del semestre italiano il governo si adopererà per una ricucitura tra i partners europei dopo che i rapporti si sono allentati a causa della crisi irachena". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Pescara.
"L'Europa - ha aggiunto il premier - deve essere un soggetto politico autorevole, anche in quanto sostenuto da una forza militare adeguata. Un Europa forte che bilanci l'unica superpotenza oggi esistente e cioè gli Usa". Il premier ha quindi sottolineato la necessità che l'Europa arrivi a dotarsi "di un esercito tecnologicamente avanzato che non faccia brutta figura rispetto agli Usa".

L'Europa deve avere esercito comune
"Finora in Europa siamo vissuti di rendita sotto l'ombrello protettivo pagato dai cittadini americani. Dobbiamo decidere di stare insieme con un'unica politica estera ma anche con un esercito comune, tecnologicamente avanzato". Lo ha detto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rispondendo a una domanda sulle iniziative che l'Italia adotterà nel semestre di presidenza Ue.
"Cercheremo - ha dichiarato Berlusconi - di ricucire i rapporti che ora si sono allentati, e anche, in prospettiva, di far sì che l'Europa possa essere sostenuta da una forza militare adeguata".
Berlusconi ha detto di guardare "a un'Europa più vasta, che comprenda i Paesi che sono in procinto di essere ammessi. Una grande Europa - ha aggiunto - con una grande forza militare e una forte compattezza politica. Comunque - ha concluso - in sei mesi non potremo fare miracoli".


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10 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Trasporti. Enav: lunedì 14 sciopero dei controllori di volo, garantiti solo parte dei voli

L'aeroporto di Fiumicino


Difficoltà in vista per chi viaggia: i controllori di volo aderenti alla Cisal-Av hanno proclamato uno sciopero nazionale di otto ore (dalle 10.00 alle 18.00) per lunedì 14 aprile.

L'Enav, l'ente di assistenza al volo, precisa che saranno garantite le prestazioni indispensabili sulla base della normativa sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Nella stessa giornata sono state concentrate nei giorni scorsi diverse agitazioni del trasporto aereo.

In particolare è previsto uno sciopero nazionale indetto da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl e Sulta dalle 12.30 alle 16.30 e una agitazione proclamata dal sindacato Cub dalle 10 alle 14.

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Omicidio Desiree. Condannati i tre minori

Un'immagine di Desiree



Vent'anni per Nicola, 16 anni per Nico e 10 anni per Mattia. Queste le condanne per l'omicidio di Desiree Piovanelli. Lo ha detto, uscendo dall'aula, l'avvocato Piergiorgio Vittorini, difensore di Nico.

La sentenza, pronunciata dopo tre ore e mezza di camera di consiglio, accoglie sostanzialmente le conclusioni dell'accusa, che aveva chiesto 20 anni per Nicola, 18 anni per Nico e 14 anni per Mattia.

"Dolore sempre aperto"
Il padre di Desiree, Maurizio Piovanelli, alla richiesta di commentare la sentenza del Gup del Tribunale dei minori, ha detto: "Sono abbastanza soddisfatto, anche se la legge italiana tutela in modo particolare i minori". "E' chiuso un capitolo - ha aggiunto Piovanelli rispondendo alle domande dei cronisti - ma il dolore resta sempre aperto".

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Governo. Sanità, ritirato decreto anti-truffa. Immunità, FI: ddl ad hoc

Il premier Berlusconi con il vicepresidente Fini


Il Governo ha ritirato il decreto legge cosiddetto "antitruffa"
finalizzato ad evitare la sottrazione indebita di risorse ai danni del Servizio Sanirario Nazionale.

Lo afferma il Ministero della Salute, precisando che l'iniziativa è stata adottata dopo aver preso atto "delle posizioni espresse dalla categoria medica verso la quale il Governo e il Ministro della Salute confermano la massima fiducia per il ruolo fondamentale svolto nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale a tutela dei malati e al contempo raccogliendo alcune indicazioni provenienti dal Parlamento in merito alla necessita' di una nuova regolamentazione più complessiva e articolata del sistema della pubblicità verso gli operatori sanitari, il Governo ritira il provvedimento".

L'Esecutivo, comunque, "si ripropone di ripresentare in tempi brevi un articolato e comprensivo disegno di legge, già in fase di elaborazione conclusiva da parte del Consiglio Superiore di Sanità coinvolgendo, in un'ampia consultazione preliminare, tutte le rappresentanze delle categorie interessate, che riveda l'intera tematica dell'informazione sanitaria e i suoi possibili effetti distorcenti sulle pratiche mediche, ma anche dei comportamenti dell'industria e delle amministrazioni ospedaliere e sanitarie in genere".

Immunità: ddl ad hoc
Sull'immunità parlamentare la maggioranza presenterà un disegno di legge ad hoc. Lo ha dichiarato il responsabile Giustizia di FI Giuseppe Gargani al termine della riunione di oggi dei quattro 'esperti giustizia' della Cdl: il ministro della Giustizia Roberto Castelli, il sottosegretario Michele Vietti, Gargani e il capogruppo di An alla Camera Ignazio La Russa.

"Nel corso della riunione - dichiara ancora Gargani - siamo arrivati alla determinazione che un disegno di legge ad hoc sarebbe stata la strada più opportuna per introdurre il discorso dell'immunità parlamentare". Il responsabile giustizia di FI parla di un disegno di legge ordinario e non costituzionale "che potrebbe essere approvato in Parlamento nel giro di due mesi al massimo".

Il disegno di legge sulle immunità parlamentari, spiega ancora l'esponente di FI, potrebbe essere presentato o dal governo o da parlamentari della Cdl.

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Novi Ligure. Cassazione, confermate condanne per Erika e Omar

Confermata la condanna per Erika a 16 anni


Per il massacro di Novi Ligure, la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi proposti da Erika ed Omar. Diventà così definitiva la condanna della ragazza a 16 anni di reclusione e del ragazzo a 14 anni.

Erika e Omar sono stati, dunque, definitivamente dichiarati colpevoli del duplice omicidio di Susi Cassini e del figlio Gianluca, rispettivamente madre e fratello di Erika, compiuto a Novi Ligure, il 21 febbraio 2001.

Esce dunque confermata la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Torino il 30 maggio dello scorso anno. I giudici d'appello, a loro volta, aveva confermato la decisione emessa il 14 dicembre 2001 dal giudice dell'udienza preliminare del tribunale dei minori di Torino.

Non è stata dunque accolta la richiesta dei difensori dei giovani imputati, che chiedevano di annullare con rinvio la sentenza d'appello sostenendo la non imputabilità dei due ragazzi. Che, attualmente, sono entrambi detenuti.

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Cronaca. Cibi scaduti a bimbi e malati, appalti truccati. In manette vertici de "La Cascina"

I cibi finivano anche in asili e mense scolastiche


Il gigante delle mense, nella rete della magistratura. Inchiesta che fa rumore quella della procura di Bari. In manette sono finiti i vertici de "La Cascina" che fornisce pasti in ccentinaia di scuole e asili, ma anche al Senato. L'accusa: appalti truccati e cibi avariati serviti anche a bambini e malati.

Operazione a Bari, Jesi e Roma
I carabinieri dei Nas e i militari della Guardia di Finanza hanno eseguito a Bari, Jesi e Roma otto ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e due decreti di interdizione dall'esercizio di uffici direttivi, nei confronti di responsabili nazionali o locali della cooperativa "La cascina" operante nel settore delle ristorazione collettiva e della fornitura di pasti in catering a strutture ospeliere, mense scolastiche ed universitarie pugliesi e lucane. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip presso il Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis su richiesta dei sostituti procuratori Lorenzo Nicastro e Roberto Rossi.

Accuse: frode, truffa
In particolare le dieci persone raggiunte dai provvedimenti, insieme ad altre 21 indagate, sono accusate a vario titolo di frode, truffa, falsità materiale ed ideologica, commercio di sostanze alimentari nocive, turbata libertà degli incanti. Sarebbero stati, infatti, forniti alimenti diversi da quelli previsti nel capitolato di appalto, sviati i controlli, fornite false attestazioni relative alla posizione fiscale e contributiva e somministrati alimenti scaduti e rieticchetati, congelati abusivamente e in alcuni casi infetti per la presenza di salmonella.

La Cascina e Comunione e Liberazione
La Cascina è l' azienda italiana leader nel settore delle mense universitarie e scolastiche ma si occupa anche di 'haute cuisine': ogni anno - riporta il sito internet della società - prepara, in Italia e nel mondo, 40 milioni di pasti in 800 tra mense, ristoranti, pizzerie e bar in Italia e nel mondo. Nel settembre 2002 la cooperativa, legata a Comunione e liberazione, si è aggiudicata la gestione della buvette del Senato. Nella capitale gestisce le mense di tre università. Accanto al settore della gestione delle mense c' è il business dei buoni pasto e del turismo. Il giro d' affari dei buoni pasto è contrassegnato dal marchio 'Break Time' con il quale vengono gestiti i servizi sostitutivi di mensa. Sempre secondo il sito internet, il marchio 'Break Time' già nel 2002 avrebbe raggiunto 40.000 affiliati su tutto il territorio nazionale. Secondo i dati disponibili, fino al 2000 il gruppo impiegava 3.476 lavoratori dipendenti, tra i quali circa 2.300 in qualità di soci della cooperativa; il fatturato del gruppo nel 2001 è stato di oltre 300 milioni di euro.

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9 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Cento feriti ogni ora negli ospedali di Baghdad
di Marina Mastroluca

Le telecamere delle tv di mezzo pianeta mostrano i feriti ammassati l’uno sull’altro. Si sentono grida. Non c’è anestetico negli ospedali di Baghdad, si opera senza poter lenire il dolore. Non ci sono medicinali, non c’è nemmeno filo da sutura e bisturi a sufficienza. Nè letti per tutti. Si lavora a ritmi forsennati, senza un attimo di tregua. Sotto il cielo attraversato dai bombardieri americani, anche cento feriti all’ora arrivano negli ospedali della capitale irachena secondo le stime di Ian Simpson, dell’Organizzazione mondiale della sanità. «C’è un alto numero di vittime civili».Ricevono cure sommarie, si fa quello che si può con il poco che c’è a disposizione. I convogli umanitari attendono oltre confine un via libera per partire che stenta ad arrivare, i corridoi più volte sollecitati dalle organizzazioni umanitarie ancora non ci sono. Si combatte, il resto - gli aiuti, l’acqua, il cibo, le medicine sempre più urgenti - arriveranno. Ma non ora.

La Croce rossa internazionale sta monitorando la situazione a Baghdad e Bassora dall’inizio della guerra, anche se avverte che la situazione è critica anche nel resto dell’Iraq. Che gli ospedali fossero assolutamente impreparati a far fronte all’emergenza non è una sorpresa per nessuno: già prima dell’inizio del conflitto mancavano medicinali e attrezzature di base nelle strutture sanitarie. E da venti giorni ormai negli ospedali di Baghdad non arriva quasi più nulla. Al Medical City funzionano ormai solo sei sale operatorie su 27. «Manca tutto, in una sola struttura i ricoveri ormai vengono fatti al ritmo di quaranta all’ora», racconta da Amman Stefano, un volontario di “Fermiamo la guerra”. Si organizzano convogli dalla Giordania, ma la via per Baghdad non può considerarsi sicura se persino le auto del personale diplomatico russo sono state pesantemente bersagliate lungo la strada.
I volontari di «Un ponte per...» hanno provvisto dieci ospedali con serbatoi di riserva, nell’eventualità che anche nella capitale irachena i combattimenti colpiscano la rete idrica. Eventualità tutt’altro che remota: ieri un missile ha centrato il depuratore di Qanat, nel quadrante nord di Baghdad, mettendo a rischio l’erogazione d’acqua per oltre un milione di abitanti nel sobborgo di Saddam City, uno dei quartieri più poveri della capitale irachena, abitato dagli sciiti. Un portavoce della Croce rossa internazionale, Roland Huguenin Benjamin, riferisce che al Saddam Hospital, sulla sponda orientale del Tigri, la mancanza di acqua e di energia elettrica ha già costretto alla chiusura di sei reparti. Ed è emergenza ovunque per l’interruzione dell’elettricità. Per il momento i generatori di corrente riescono a garantire il funzionamento degli ospedali, ma - avverte da Ginevra la Croce rossa internazionale - non sarà per molto.

La situazione è critica anche nel sud del paese. Due giorni fa un convoglio dell’Unicef ha raggiunto le città di Bassora, Safwan e Zubair, con un carico di acqua potabile, sali per la reidratazione, kit medici salvavita e altri generi di prima necessità. Secondo l’organizzazione umanitaria nei dintorni di Bassora, dove da lunedì scorso i britannici sono entrati nel centro e ritengono di controllare l’80 per cento della città, «si è registrato un aumento dei casi di diarrea acuta, oltre mille case di febbre tifoidea» e si temono possibili epidemie provocate dal consumo di acqua non potabile: l’impianto di depurazione è stato messo fuori uso durante i bombardamenti, i tecnici della Croce rossa sono riusciti solo parzialmente a ripararlo. Al momento sembra però che non ci sia il colera, come invece era stato ipotizzato nei giorni scorsi.

L’emergenza continua anche ad Umm Qasr, la prima cittadina che si incontra appena varcato il confine con il Kuwait, ormai da giorni sotto il controllo dei militari britannici. Sabato scorso è arrivato un convoglio dell’organizzazione umanitaria «Save the children». L’ospedale della cittadina, malgrado l’acquedotto frettolosamente allestito dai genieri britannici, per quattro giorni è rimasto completamente a secco. Quotidianamente ci sono almeno 300 ricoveri e non c’è nemmeno il cibo sufficiente per tutti, né medicine o materiali chirurgici. «Siamo di fronte ad una crisi umanitaria senza precedenti», dice Nicole Amoroso, di Save the Children, che chiede una volta di più l’apertura di corridoi umanitari. Perché gli aiuti non possono essere - come sono stati finora - una parte integrante della strategia militare della coalizione.

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Fassino: il governo condanni l'attacco all'albergo. Ed esca dal suo silenzio imbarazzante
di red

«E' un fatto di inaudita gravità. Chiediamo al governo italiano di condannare con parole chiare, abbandonando finalmente il silenzio imbarazzato con cui da venti giorni il presidente del Consiglio cerca di far dimenticare agli italiani di aver condiviso questa guerra e di averla giustificata in Parlamento». E' quanto sostiene Piero Fassino a proposito dell'espisodio dell'hotel Palestine di Baghdad. «Chiediamo al governo italiano - ha aggiunto Fassino- di attivarsi in tutte le sedi, e in particolare verso il governo di Washington, perchè sia tutelata l'incolumità di giornalisti e di operatori dell'informazione. E sollecitiamo il governo ad agire per garantire il rilascio dei sette giornalisti italiani tuttora trattenuti dalle autorità di Baghdad».

Il segretario dei Ds conclude: «Colgo l'occasione per manifestare ai giornalisti e agli operatori italiani apprezzamento e gratitudine per la professionalità e la dedizione con cui svolgono quotidianamente la loro difficilissima e rischiosa missione al servizio del diritto dei cittadini ad essere informati».

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Afghanistan. Bombardamenti americani uccidono 11 civili


Afghanistan, continuano le morti dei civili


Kabul, 9 aprile 2003

Bombardamenti compiuti dalla coalizione guidata dagli americani in Afghanistan hanno provocato la morte di undici civili, secondo quanto riportato da una fonte militare americana.

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Iraq. Putin prepara il vertice con Chirac e Schroeder, la Lukoil insiste: validi i contratti petroliferi di Saddam


Il presidente Putin


Mosca, 9 aprile 2003

Mentre il fronte del 'no' prepara la nuova battaglia diplomatica contro USA e Gran Bretagna sul dopo Saddam, con il vertice di venerdì a San Pietroburgo fra il presidente Valdimir Putin, il pari grado francese Jacques Chirac e il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder senza la partecipazione di Kofi Annan, la maggiore compagnia petrolifera russa, la Lukoil affila le armi per difendere i contratti firmati con il rais e minaccia: in caso di annullamento siamo pronti a ricorrere ad arbitrato internazionale.


In verità Baghdad ha già annunciato prima della guerra, nello scorso dicembre, la revoca del contratto con Lukoil, che fin dal '97 affidava alla compagnia russa i campi di estrazione di West Qurna, con riserve potenziali stimate a 15 miliardi di barili, un quantitativo che colloca questi campi ai primi posti nel mondo.

"Senza di noi nessuno può sviluppare West Qurna - ha detto Leonid Fedoun, vice presidente della Lukoil al quotidiano russo Kommersant - E' un nostro campo dal punto di vista legale. Se qualcuno proverà a buttarci fuori, Lukoil chiederà un arbitrato internazionale a Ginevra", bloccando di fatto lo sfruttamento dell'area per anni.

Il problema per Lukoil, scrive il Wall Street Journal, è che lo sfruttamento di West Qurna richiede 6 miliardi di dollari di investimenti: una somma che Lukoil da sola non può sostenere. Altre due società russe, la Zarubezhneft e la Machinoimport sono state coinvolte, ma molti analisti ritengono che alla fine i russi dovranno arrivare a patti con compagnie occidentali.

Ecco allora il doppio binario della diplomazia russa: contraria alla guerra fino a minacciare il veto in Consiglio di Sicurezza, ma attenta ai rapporti con gli americani per il dopo Saddam. I vertici della Lukoil hanno stretti contatti con i responsabili del settore Energia dell'amministrazione Bush e un deputato repubblicano ha visitato il quartier generale della compagnia russa a Mosca negli ultimi mesi.

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Iraq. Baghdad, ancora in zona di fuoco i giornalisti di Abu Dhabi


Spari a Baghdad


Baghdad, 9 aprile 2003

Secondo Bbc on line i ventisette giornalisti della televisione di Abu Dhabi hanno trascorso una notte "sotto assedio" e sperano ancora di essere portati al più presto in un'area più sicura di Baghdad.

Ieri i giornalisti arabi sono stati presi in mezzo al fuoco incrociato delle forze statunitensi e irachene e hanno chiesto alla Croce Rossa di intervenirli per salvarli.

"Le nostre vite sono in grave pericolo a causa dell'intenso bombardamento nella zona in cui siamo intrappolati", aveva dichiarato ieri Shake Hamid, inviato di Abu Dhabi tv, in un drammatico collegamento telefonico trasmesso in diretta dalla sua emittente.

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Calcio. Champions' League, Real stellare piega il Manchester: 3-1. Ajax-Milan


Zidane sempre fra i migliori al Bernabeu


Madrid, 8 aprile 2003

In una cornice da finale, davanti agli oltre 80mila del Bernabeu, il Real incanta per un tempo, mettendo sotto una delle squadre più forti del mondo come si trattasse di una formazione di altra categria: di Figo (spettacolare il suo destro ad effetto al 27') e Raul i due goal delle merengues, che potevano agevolmente chiudere sul 4-0 i primi 45'.

Nella ripresa gli uomini di Del Bosque passano ancora con una precisa rasoiata dal limite di uno scatenato Raul (5'), ma l'illusione della goleada sullo United dura appena 120 secondi: bella discesa sulla fascia destra di Bechkam, cross al centro per la deviazione al volo di Giggs, parata da Casillas. Ma sulla respinta d'istinto del portiere spagnolo è pronto Van Nistelrooy, che insacca di testa (7') . Risultato che non cambia fino alla fine, perché il Real non finalizza le folate di Roberto Carlos e Zidane e sembra temere, anzi, un eventuale secondo goal inglese che avrebbe il sapore della beffa. Il 3-1 finale premia l'orgoglio dei Red Devils oltre i meriti del gioco e le occasioni prodotte: per passare alla semifinale il Real a Manchester dovrà comunque sudare.

Ad Amsterdam, invece, in un'ArenA gremita in ogni ordine di posti, Ajax e Milan iludono per pochi minuti, con un avvio scoppiettante: occasione goal di Shevcenko al 5', poi invito di Riu Costa per Inzaghi al 15'. Lancieri gradualmente padroni del gioco a centrocampo, Milan in sofferenza crescente. Ma complessivamente la partita non decolla, tanto che alla fine i portieri non risulteranno particolarmente impegnati. Milan più ordinato nella ripresa, privo di Seedorf già al 26' del primo tempo e vivacizzato dall'ingresso di Tomasson al 75'. Impalpabile Rivaldo negli ultimi 10' giocati al posto di Shevcenko. 0-0 e tutto rinviato a San Siro: al Milan al Meazza serve solo la vittoria.

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Medio Oriente. Gaza, raid aereo israeliano contro capo Hamas. Tra le vittime anche dei bambini


Ma secondo il quotidiano israeliano Ha'aretz il numero delle vittime è di 8


Gaza, 8 aprile 2003

Si è concluso con un sanguinoso bilancio di sei palestinesi uccisi - fra i quali tre bambini - e più di 30 feriti l'ennesima 'esecuzione mirata' di miliziani integralisti a Gaza, dove un cacciabombardiere F-16 israeliano ha centrato a colpi di razzi un'auto con a bordo uno dei capi locali di Ezzedin El Qassam, braccio armato di Hamas.
Ma secondo il quotidiano israeliano Ha'aretz il numero delle vittime è di 8. I feriti, invece, sono 47, di cui 8 in gravi condizioni.

"E' un'altra strage israeliana contro i palestinesi. Ma il sangue dei continui massacri degli iracheni e dei palestinesi illumina la strada della liberazione", ha dichiarato uno dei portavoce del movimento integralista, Ismail Hanie, stabilendo un collegamento tra il raid aereo israeliano nel quartiere di Ashqula, considerato una delle roccaforti di Hamas a Gaza, e l'"invasione americano-sionista" in Iraq.
Hanie ha parlato ai giornalisti di fronte all'ospedale Al Shifa di Gaza, dove le ambulanze hanno continuato per buona parte della serata a trasportare le vittime del raid aereo, consumatosi nel giro di pochi minuti attorno alle 19,30 locali (18,30 italiane).

Testimoni hanno raccontato che un cacciabombardiere F-16 ha centrato con almeno un razzo (tre secondo altre fonti) un'auto con a bordo Saad Al Arabid, capo locale della milizia di Hamas, e il suo luogotenente Ashraf Al Halabi.
I due miliziani integralisti sono rimasti uccisi sul colpo, ma pochi minuti dopo - hanno ancora raccontato i testimoni - un elicottero da combattimento Apache ha sparato altri tre razzi contro la folla che si era raccolta attorno all'auto centrata dall'F-16, provocando altri quattro morti e oltre 30 feriti.

Uno degli uccisi nel secondo attacco era un passante. Gli altri tre erano bambini o adolescenti.
Tra gli oltre 30 feriti ricoverati all'ospedale Al Shifa, alcuni sono in fin di vita e si teme che il pesante bilancio del raid aereo israeliano possa aggravarsi in nottata.



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8 Aprile 2003

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Salgono a cento le vittime della polmonite atipica

La polmonite atipica ha causato nuove vittime in Cina, Hong Kong e Canada portando così a cento il totale dei morti nel mondo. Circa 2800 persone hanno contratto il virus. Dopo due settimane di tregua nuovi casi sono stati individuati in Vietnam.Negli aeroporti internazionale sono stati incrementati i controlli sanitari. Allo scalo di Singapore verrà misurata la febbre a tutti i passeggeri in arrivo dai paesi più colpiti. La malatia ha causato un crollo del 50% del turismo verso l'estremo Oriente. British Airways ha annunciato che dimezzerà i voli verso Hong Kong. Nell'Unione Europea sono 27 le persone colpite dalla Sindrome respiratoria severa acuta, tre dei quali in Italia. Il cittadino italiano ricoverato ieri a Rio de Janeiro con sintomi simili a quelli della Sars sembra fuori pericolo: l'uomo sarebbe affetto da una normale polmonite batterica.La Cina è stata oggetto di severe critiche da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità per la scarsa tempestività nel lanciare l'allarme. L'epidemia è scoppiata lo scorso novembre nella provincia meridionale cinese di Guangdong, tre mesi dopo si era già trasmessa ad altri trenta paesi.La mancanza di trasparenza di Pechino si riflette anche nella mancata cancellazione della maratona che riunirà a Pechino decine di migliaia di persone. Un evento ad altissimo rischio in piena emergenza virus.

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Lunedi, 7 Aprile 2003

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Iraq. Baghdad, due giornalisti e due soldati Usa uccisi da razzo

Baghdad


Baghdad, 7 aprile 2003

Due soldati americani e due giornalisti sono morti, nel corso di un attacco iracheno contro un centro di telecomunicazioni delle forze Usa alla periferia sud di Baghdad.
Secondo la televisione americana Fox News, i due giornalisti sono uno spagnolo e un tedesco.

I feriti sono quindici, di cui due in condizioni critiche. A darne notizia sono state fonti militari.

Il maggiore Michael Birmingham aveva già reso noto che il centro operazioni tattiche della Seconda brigata della Terza divisione di fanteria era stato colpito da un razzo.

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Iraq. Ambasciatore russo: il nostro convoglio è stato attaccato "deliberatamente" dagli Usa


Mosca, 7 aprile 2003

Le forze Usa hanno sparato "deliberatamente" contro il convoglio in fuga dall'Iraq verso la Siria. E' l'accusa di Vladimir Titorenko, ambasciatore russo.

Secondo quanto riporta l'agenzia Ria Novosti, "l'ambasciatore pensa che la colonna di carri russi, con a bordo diplomatici e giornalisti, sia stata deliberatamente attaccata dagli americani".


Le forze americane avrebbero cercato di fermare il convoglio per ispezioni alcune volte, ma "questi tentativi sarebbero stati contrastati dai diplomatici russi".

L'agenzia di stampa riferisce che pallottole Usa M-16 sono state ritrovate nelle quattro macchine colpite.

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Iraq. Hoon: "Armi chimiche sono ancora una minaccia"


Londra, 7 aprile 2003

Il ministro della difesa britannico, Geoff Hoon, ha dichiarato che la minaccia dell'uso di armi chimiche da parte delle forze irachene non è assolutamente scomparsa: "Troveremo le armi di distruzione di massa perchè esistono", ha continuato.

Le forze britanniche "sono a Bassora e ci rimarranno", ha detto oggi, sottolineando comunque che sarebbe un errore pensare che, a Bassora così come a Baghdad, la "resistenza del regime sia finita".

Per quanto riguarda Saddam Hussein e i suoi figli, "non sappiamo con precisione dove si trovano anche se ci stanno arrivando informazioni, ancora da confermare".

Parlando delle società che parteciperanno alla ricostruzione ha detto: "Vorremmo creare una situazione in cui siano il popolo iracheno e i loro leader a decidere.

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Tlc. Tim stringe alleanza con la spagnola Telefonica Moviles e la tedesca T-Mobile


L'alleanza riguarda 162 milioni di clienti


Roma, 7 aprile 2003

Tim, la spagnola Telefonica Moviles e la tedesca T-Mobile International hanno annunciato l'avvio di un'intesa per fornire ai loro clienti un'offerta unica di prodotti e servizi nei paesi dove operano i tre gestori in modo da rafforzare la loro competitività sui mercati internazionali.

L'alleanza riguarda 162 milioni di clienti in Europa, nel continente americano e nel bacino del Mediterraneo, creando potenzialmente la più ampia base clienti del mondo con oltre un miliardo di clienti di telefonia mobile.

I tre partner, si legge in una nota, stanno già lavorando al progetto di servizi unificati e allo sviluppo di offerte commerciali e di apparati congiunte. I vantaggi per i clienti saranno "schemi tariffari semplificati e la possibilità di accedere alle stesse offerte di servizi su scala mondiale tra cui la ricarica all'estero delle carte prepagate, l'invio di foto tramite mms, l'accesso al servizio clienti nella propria lingua d'origine o l'uso di un unico codice breve per i servizi sms".
"Nella prima fase creeremo una proposta comune di marketing - ha detto Marco De Benedetti, ad di Tim - nella seconda fase offriremo valore aggiunto ai clienti e porteremo benefici tangibili a ognuna delle società".

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Domenica, 6 Aprile 2003

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Un carro armato Abrams nella periferia di Baghdad
Iraq. Dopo una notte di tregua è ricominciata la battaglia alla periferia di Baghdad

Un carro armato Abrams nella periferia di Baghdad


Baghdad, 6 aprile 2003

Pesanti colpi di artiglieria si sentono stamattina alla periferia di Baghdad, echi se ne sentono al centro della città.

All'alba di oggi colonne di carri armati americani, autoblindo e cisterne per il rifornimento hanno passato il fiume Eufrate in direzione di Baghdad, mentre tutto intorno alla capitale irachena le truppe di terra prendevano posizione o rafforzavano quelle già conquistate nelle prime sortite di ieri.

Scopo principale, in apparenza, incrementare il presidio lungo il perimetro meridionale di Baghdad, da dove ieri un primo scaglione di carri armati 'Abrams' si erano spinti in avanscoperta per saggiare direttamente sul campo il potenziale di resistenza nemico.

Intanto il Pentagono ha aggiornato il bilancio delle perdite tra le forze americane dall'inizio della guerra. Dal 20 marzo scorso sono morti 79 soldati statunitensi.

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Ds. Convenzione, D'Alema apre al correntone ma dice no al plebiscitarismo. Oggi la chiusura



Il presidente dei Ds Massimo D'Alema


Milano, 6 aprile 2003

Massimo D'Alema prova a lanciare un ponte verso il correntone e più di un esponente di Aprile apprezza.

Nel suo intervento il presidente del Democratici di Sinistra ha 'riletto' il messaggio del segretario chiedendo non più "disciplina" ma facendo appello "autodisciplina" per l'unità del partito.

Anche se da parte di D'Alema non è mancata una stilettata al presidente di Aprile Sergio Cofferati: la sinistra non può costruire l'unità "con una sintesi plebiscitaria e personalistica".

E ieri sera i Ds hanno dato una prova di unità votando all'unanimità il documento-manifesto programmatico messo a punto da Trentin.

Oggi si saprà se la frattura in seno alla Quercia sarà ricomposta. Nella giornata di chiusura della convenzione programmatica in svolgimento a Milano, sul palco saliranno Sergio Cofferati, Walter Veltroni e poi, infine, le conclusioni di Piero Fassino.

Resta il fatto però che da parte di molti si teme una semplice tregua.

"C'è qualcosa che mi fa pensare a una polemica che volteggia e che non è ancora risolta", dice il portavoce del correntone, Vincenzo Vita.

A temere che tutto resti in una situazione di "incertezza" e' anche il leader della componente liberal, Enrico Morando.

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D'Alema a Milano: uniti per tornare classe dirigente
di Ninni Andriolo

«Se non usciamo da qui facendo un salto di qualità nel modo in cui stiamo insieme, noi offendiamo anche un sentimento diffuso che muove dal timore che la sinistra finisca per essere parte del declino del nostro Paese». Massimo D'Alema parla alla fine di una giornata tesa, davanti a una platea che ha seguito per ore, senza mai svuotarsi, interventi di dirigenti della Quercia e di ospiti esterni.

Una giornata segnata dall'appello al rispetto delle regole rivolto da Piero Fassino al «correntone» nella relazione del giorno prima. Segnata dagli interrogativi sulla «compatibilità» della doppia appartenenza ai Ds e all'associazione Aprile. Segnata dalla richiesta di chiarimenti avanzata dalla minoranza al leader diessino. Segnata, alla fine, dal voto unitario sulla mozione che «assume» il manifesto per l'Italia di Bruno Trentin.

Il problema di come si sta assieme dentro lo stesso partito, dice nella sostanza D'Alema, non si risolve «aggrappandosi a una parola» (quella dell'incompatibilità che ha fatto infuriare il correntone), ma definendo un nuovo modo di concepire il pluralismo. Da qui, secondo il presidente diessino, si misurerà non tanto «il rapporto tra le componenti» della Quercia, ma il «livello collettivo di una classe dirigente e la sua capacità di non tradire la fiducia della gente».

La seconda giornata della Convenzione programmatica di Milano si conclude con un appello alla «responsabilità» dell'unità rivolto ai Ds, ma complessivamente a tutto l'Ulivo. «L'unità della Quercia è la condizione per la coesione del centrosinistra», ripete D'Alema. Solo un partito unito - nella sostanza - sarà in grado di far crescere l'Ulivo. E di respingere la tentazione di chi vorrebbe i Ds più deboli in vista della definizione della futura leadership dell'alleanza. «Dal modo come noi sappiamo gestire il confine che esiste tra le diverse sensibilità» che compongono l'opposizione, «dipende la nostra capacità di irradiare in tutto l'Ulivo uno spirito di collaborazione e di unità». Ed è «l'unità» la condizione per cogliere «le opportunità» che derivano della crisi di credibilità di un governo «che si mostra palesemente inadeguato a rappresentare l'Italia». È «l'unità» che può consentire al centrosinistra di «prendere nelle mani la bandiera del cambiamento del Paese, lì dove la destra ha fallito». D'Alema non cita mai Sergio Cofferati, ma molti passaggi del suo intervento suonano come risposta a distanza all'ex leader della Cgil.

Niente polemiche («nulla è polemico di questo mio intervento»), ma confronto serrato, sfida politica. «Mi si è contestato che l'identità della sinistra è il cambiamento - ricorda il presidente diessino - ma provate a dire il contrario, provate a dire che l'identità della sinistra è la conservazione....Vi convince questa definizione?». Cambiamento, quindi. Anche se «è chiaro che questo deve essere segnato dai valori che sono proprio della nostra storia». Ma oggi, «siamo sinistra europea», parte «del mondo occidentale». «Veniamo da un partito nel quale il gruppo dirigente ha compiuto uno sforzo straordinario per evitare che fossimo un accampamento cosacco e diventassimo una grande forza nazionale». Da lì, da Togliatti nella sostanza, la più grande realtà politica della sinistra italiana ha compiuto «una serie di passi». E oggi i Ds sono una grande realtà popolare, democratica e nazionale. Questo percorso non può essere messo in discussione. E la sfida di adesso si vince facendo anche un salto di qualità «nel modo di stare assieme» dentro lo stesso partito.

«La questione del rapporto tra di noi - spiega il presidente della Quercia - è un grande problema politico e culturale», non di misure disciplinari. E riguarda la coesistenza di «posizioni diverse, in un grande partito o in uno schieramento», l'esigenza di far funzionare «positivamente» le diversità per essere utili «al Paese». Far vivere concretamente le differenze dentro i Ds, quindi. «Questo comporta problemi di stile, l'ascolto reciproco, il rispetto verso le persone». Ma comporta anche - il messaggio è rivolto al correntone -«la capacità di convergere, anche nei momenti più significativi, attraverso una forma di autodisciplina» perché «non è più il tempo» di «imporre la disciplina dall'esterno». «Noi - aggiunge D'Alema - abbiamo una responsabilità speciale». E non è vero «che la esasperazione e la visibilità delle differenze accresce la capacità di rappresentanza». Questa convinzione muove infatti «da un'idea arcaica non valida in un sistema maggioritario in cui la sfida è per il governo del Paese». In un sistema in cui «chi deve essere convinto a essere governato da noi ha bisogno di misurare un grado ragionevole di coesione che è condizione di affidabilità di uno schieramento politico».

Qui D'Alema lancia un nuovo messaggio a Cofferati. Ma, assieme, lancia un messaggio che sembra rivolto a chi dentro il centrosinistra non si preoccupa dell'unità, illudendosi che un domani l'arrivo di Prodi rimetta assieme i cocci di un'alleanza divisa. La coesione dell'Ulivo e dei Ds va costruita adesso, non può essere rinviata. «A meno che - aggiunge D'Alema - non si pensi che poi l'unità sarà il frutto di una sintesi plebiscitaria personalistica. Ma questo è il modo più antidemocratico, più contrario alla nostra cultura».Il centrodestra ha risolto «con un modo personalistico e plebiscitario il problema della sintesi della sua immagine». Mentre per il centrosinistra «per fortuna, quella strada non è praticabile». E il problema, quindi non è quello di dividersi «tra chi è attento ai sentimenti e chi alla ragione», discus sione che rimanda soltanto «ai fondamentali della filosofia». Serve, invece, un «mutamento di fase» dell'Ulivo, «un'accelerazione nel senso dell'unità e della capacità di proposta dell'opposizione».

E la spinta all'unità deve riguardare anche le organizzazioni sindacali. D'Alema, a questo punto, risponde al segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. «Proprio perché il Patto per l'Italia non aveva consistenza, e non c'è più, non ha alcun senso mantenere la polemica» con Cisl e Uil. Il vero problema di oggi, invece, «è come si colgono le nuove opportunità unitarie». E chi è forte, come la Cgil, «non può soltanto rivendicare la giustezza di ciò che ha fatto».

La minoranza apprezza il presidente Ds, domenica parla Cofferati di Simone Collini



Motomondiale. Suzuka, Poggiali vince al debutto nella 250, tripletta italiana nella classe 'moto gp'

Valentino Rossi in pista


Suzuka, 6 aprile 2003

Manuel Poggiali, su Aprilia, ha vinto al suo debutto nella classe 250 la gara del Gp del Giappone, prima prova del Motomondiale 2003.


Il sammarinese, che era partito in 23/a posizione, ha preceduto i giapponesi Aoyama e Takahashi, entrambi su Honda.

125
Poco prima nella 125 l'italiano Stefano Perugini, sempre su Aprilia, aveva vinto la gara della classe 125.

Perugini ha preceduto sul traguardo l'altro italiano Mirko Giansanti, su Aprilia, e il tedesco Steve Jenkner, anche lui su Aprilia.

Moto gp
Per l'Italia è stato un autentico trionfo nella 'moto gp', classe maggiore del motociclismo.

Sul podio tutte bandiere tricolori con Valentino Rossi (Honda), Max Biaggi (Honda) e Loris Capirossi, in sella alla esordiente Ducati Desmosedici.

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Medio Oriente. E’ morto il pacifista americano ferito a Jenin

Forse colpito da colpo sparato da soldati israeliani


Tel Aviv, 6 aprile 2003

È morto Brian Avery, il pacifista statunitense di 24 anni, originario di Albuquerque, nel Nuovo Messico, rimasto ieri seriamente ferito a Jenin, in Cisgiordania, colpito probabilmente da un colpo sparato da militari israeliani. L'annuncio della sua morte è pubblicato nel sito internet del quotidiano spagnolo El Mundo.

I militari israeliani avrebbero sparato contro il giovane da un blindato, secondo quanto ha raccontato un suo amico di nazionalità svedese, Tobias Karlsson. Avery ha riportato una grave ferita sul volto ed è morto dopo essere stato ricoverato presso un ospedale israeliano.

L'esercito di Israele ha spiegato che i soldati a Jenin si sono limitati a rispondere al fuoco. Contro questi sarebbero state lanciate bombe artigianali. Inoltre i soldati impegnati nell'azione non avrebbero avuto la percezione di aver colpito qualcuno

Avery e Karlsson, entrambi attivisti del Movimento Internazionale per la Solidarietà, si trovavano in Cisgiordania per fare da scudi umani per prevenire le operazioni militari dell'Esercito israeliano nei Territori.

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Politica. Bossi: Devolution subito entro Pasqua


Milano, 6 aprile 2003

"Subito la devoluzione, entro Pasqua". Così il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, si è espresso stasera parlando con i giornalisti al termine della festa organizzata in piazza Duomo a Milano per il 'ritorno' di Rai Due.

"Il resto - ha aggiunto - non può essere legato alla devoluzione, altrimenti si entra in un pantano e io non ho alcuna voglia di entrarci".

"Dopo un po' comincio a rompermi le scatole - ha detto ancora Bossi - la devoluzione è un patto elettorale e io sono uno che sta ai patti. So che qualcuno muore dalla voglia di rimangiarsi proprio i patti scritti ma io non sono uno che transige".

"La parola è la parola - ha concluso il ministro - uno non dà la parola e poi cambia idea. Io la penso cosi"'.

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Terrorismo. Usa: possibili attentati in Uzbekistan

Nel mirino ci sarebbero i turisti statunitensi


Washington, 6 aprile 2003

Il Dipartimento di Stato americano ha avvertito della possibilità di attentati terroristici contro i turisti americani in Uzbekistan da parte di organizzazioni quali Al-Qaida ed il Movimento Islamico dell'Uzbekistan, ancora attive nella regione.

"Questi gruppi potrebbero cercare di colpire interessi governativi o privati nell'Uzbekistan, e non distinguono fra bersagli statali o civili", si legge in un comunicato del Dipartimento, secondo i quale i terroristi sceglierebbero bersagli piu' facili come i turisti per aggirare la sicurezza che circonda ambasciate ed altri edifici pubblici.

Il Dipartimento ha invitato i cittadini statunitensi che si rechino in Uzbekistan a contattare l'ambasciata per ottenere informazioni sulla sicurezza, mentre da parte sua il governo di Tashkent continua a mantenere le restrizioni sull'accesso dei turisti stranieri alle zone di frontiera con l'Afghanistan.

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Sabato, 5 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Iraq. Centcom: siamo a 7 miglia dal centro di Baghdad, ma la battaglia è lontana dalla fine


Il generale Tommy Franks


Baghdad, 5 aprile 2003
"L'operazione a tenaglia verso Baghdad ci ha portato a sette miglia dal centro della città. Abbiamo il controllo dell'aeroporto e stiamo attaccando i resti della divisione Baghdad e delle truppe regolari irachene". Lo detto il generale Victor Renuart nel briefing quotidiano del comando operazioni americano in Qatar.

La battaglia di Baghdad "è lungi dall'esser conclusa", ha precisato il generale Victor Renuart, che ha comunque sottolineato che le forze Usa hanno dimostrato di avere la capacità di entrare nella capitale irachena dove e quando vogliono.

Il generale Renuart, che ha detto di non avere informazioni dirette su un asserito attentato di un kamikaze all'aeroporto di Baghdad, ha aggiunto che le operazioni militari nella capitale irachena proseguiranno e che finora sono state effettuate da due task force.

Pronti ad affrontare nemico "non convenzionale"
"Stiamo fronteggiando un nemico non convenzionale, ma non un nemico contro il quale non ci eravamo preparati", ha detto il portavoce del Comando centrale americano in Qatar, aggiungendo: "Siamo in grado di sconfiggere questo nemico".

6500 prigionieri iracheni
Le forze anglo-americane hanno catturato 6.500 combattenti iracheni, secondo quanto affermato oggi da un responsabile del comando centrale Usa nel Qatar.

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Processo Sme. Giudici revocano interrogatorio Previti

Cesare Previti


Milano, 5 aprile 2003
I giudici della prima sezione del tribunale di Milano hanno revocato il provvedimento con il quale veniva ammesso l'interrogatorio di Cesare Previti, imputato nel processo Sme.

Il Tribunale ha anche respinto tutte le eccezioni sollevate dai difensori. Pertanto il processo prosegue nel pomeriggio con l'illustrazione delle richieste ex art. 507 del pm Ilda Boccassini.

Secondo i giudici, "si è già verificato" che l'imputato "senza valida giustificazione non si è presentato per rendere esame", adducendo motivazioni che "non hanno valenza giuridica". Per questo il tribunale ha revocato l'interrogatorio di Previti, anche in base al principio
della "ragionevole durata del processo".

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Afghanistan. Spari contro militari italiani, nessun ferito

Alpini a Bagram


Bagram, 5 aprile 2003

Un gruppo di militari italiani della task force Nibbio è stata fatta segno di colpi di arma da fuoco mentre era di ritorno da un servizio di pattuglia nei pressi del confine tra Afghanistan e Pakistan. Nessuno dei militari è rimasto ferito.

Secondo quanto ricostruito da una fonte militare italiana il gruppo di soldati della task force Nibbio, a bordo di alcuni veicoli, era di rientro da un servizio di pattuglia nei pressi del confine pachistano quando, nei pressi del villaggio di Miryan, ad una decina di chilometri a sud di Khost, è stata fatta segno di colpi di arma da fuoco automatica.

I militari italiani si sono predisposti a rispondere al fuoco, senza però sparare, ed hanno visto un individuo armato che aveva esploso una raffica contro i loro mezzi, per poi darsi alla fuga appena vista la reazione dei soldati. L'uomo è riuscito a rifugiarsi nel villaggio e a confondersi con la popolazione.

Nessuno dei militari italiani è rimasto ferito, né i proiettili sparati hanno danneggiato i mezzi sui quali gli uomini della Nibbio viaggiavano.

Nel corso del servizio di pattuglia nella zona prossima al confine tra Afghanistan e Pakistan i militari italiani avevano trovato mine antiuomo e lanciarazzi a spalla che sono stati distrutti sul posto.

 

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Polmonite atipica. Hong Kong: tre nuovi morti, altri 39 casi sospetti

Allarme per il virus


Hong Kong, 5 aprile 2003

Tre nuovi decessi, a Hong Kong, per la polmonite atipica. Nella città si sono registrati anche 39 nuovi casi di Sindrome acuta respiratoria severa (Sars), portando a circa 800 il numero delle persone ammalatesi nell'epidemia di polmonite atipica.

I medici cinesi ritengono che un batterio, la chlamydia, possa essere responsabile, agendo in coppia con un virus, dell'epidemia di polmonite atipica che, secondo l'ultimo bilancio dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha colpito 2.353 persone e provocato 84 morti nel
mondo.

Lo hanno detto gli esperti dell'Oms che da tre giorni sono in visita nel Guangdong, la provincia meridionale della Cina dove la Sars ha fatto la sua comparsa quattro mesi fa.

Il portavoce dell'Oms, Chris Powell, ha raccontato che i medici cinesi hanno affermato di aver trovato il batterio in tutti i pazienti di Sars, che nel Guangdong sono stati più di mille. "E' possibile - ha detto Powell - che il batterio ed un corona virus agiscano in coppia" nel provocare la Sindrome acuta respiratoria severa (Sars)".

Li Liming, direttore del centro per le malattie infettive del Guangdong, ha detto che ora i ricercatori siano cercando di individuare le caratteristiche particolari del batterio. In precedenza scienziati di Hong Kong avevano individuato come responsabile della malattia un nuovo virus della famiglia dei corona virus, che nell'uomo provocano il comune raffreddore. Gli esperti dell'Oms rimarranno nel Guangdong almeno fino a martedì prossimo, ha detto Powell.

La Sars è stata diffusa da viaggiatori ed ha colpito in 30 paesi in Asia, Europa ed America. I malati sono stati in tutto quasi 2.500, molti dei quali sono guariti.

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Iraq. Ciampi: speranze di pace affidate all'Onu

Carlo Azeglio Ciampi


Alessandria, 5 aprile 2003

"Le speranze di pace ancora oggi restano affidate alle istituzioni internazionali nate dopo la seconda guerra mondiale, a cominciare dall'Onu". Questo il messaggio di Ciampi oggi dal Sacrario dei Martiri della Benedicta.

"Oggi che abbiamo il cuore colmo di angoscia per una guerra che le istituzioni internazionali non sono riuscite ad evitare - ha detto Carlo
Azeglio Ciampi - dobbiamo riaffermare la convinzione che queste istituzioni non debbono essere messe da parte come inutili. Ma debbono anzi essere rafforzate perché esse soltanto ci danno speranza nel futuro: speranza di pace per i nostri figli e i figli dei figli".

Ciampi, nel ricordo delle vittime dell'eccidio nazi-fascista del 1944 ha riproposto la validità degli ideali della Resistenza dai quali è nata, ha sottolineato, la Costituzione repubblicana ed anche il movimento federalista che ha portato alla costruzione di una Europa unita con istituzioni che si propongono al mondo come "un modello esemplare di convivenza creativa tra popoli che erano stati per secoli nemici, benché figli di una stessa civiltà fondata su ideali comuni"

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Iraq. Ministro dell'informazione al Sahhaf: cacciate truppe Usa da aeroporto. Abbiamo usato i martiri

Mohammed Saeed al-Sahhaf


Baghdad, 5 aprile 2003

Il ministero dell'informazione iracheno ha detto oggi che gli iracheni hanno cacciato le truppe Usa dall'aeroporto di Baghdad. Il ministro dell'informazione, Mohammed Saeed al-Sahhaf ha detto inoltre: "All'aeroporto abbiamo usato i martiri".

Secondo al Sahhaf l'aeroporto internazionale di Baghdad è ora sotto "il completo controllo della Guardia repubblicana".

I "mercenari", ha detto Sahhaf alla quotidiana conferenza stampa a Baghdad, sono stati cacciati e sono isolati nel quartiere di Abu Ghabri, dove "li stiamo attaccando con artiglieria e missili".

Nella battaglia dell'aeroporto, ha spiegato il ministro, "abbiamo usato cannoni, missili e i mezzi nuovi annunciati ieri".

Sahhaf ha detto che, essendo in corso combattimenti, i giornalisti non possono essere portati per ora.

"Li abbiamo annientati, sgozzati", ha aggiunto il ministro in un'intervista alla televisione del Qatar al Jazira, subito dopo la conferenza stampa.

Sahhaf ha negato che gli anglo-americani siano arrivati nel centro di Baghdad, lo avrebbero detto per "coprire la sconfitta all'aeroporto", dove hanno registrato "ingenti perdite".

Il ministro ha detto che in combattimenti nei pressi della diga di al Khadissya, nella zona di Khadita (sull'Eufrate a nord ovest di Tikrit), le forze speciali irachene hanno distrutto quattro mezzi blindati. Sono stati abbattuti anche un elicottero Cobra e un aereo: "Non vi hanno detto che era fuoco amico, non ancora?", ha ironizzato Sahhaf.

Sul giro di Saddam Hussein ieri per un quartiere della città, il ministro lo ha definito 'routine'. Gli americani sono "ridicoli" con l'esame sull'autenticità delle immagini, ha concluso.

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Venerdi, 4 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Bagdad, preso l'aeroporto
Forze speciali nel centro città
Notte di bombardamenti a Mosul


Fuoco amico fa una nuova vittima


E' battaglia intorno e dentro l'aeroporto di Bagdad. Nonostante le assicurazioni delle forze Usa ("controlliamo l'80 dello scalo"), sono in corso violenti combattimenti tra americani e guardia repubblicana. Secondo un giornalista dell'Afp le forze irachene tiravano sulle posizioni americane all'interno del perimetro dell'aeroporto. Il colonnello Will Grimsley, comnandante della 1ma Brigata della 3za Divisione di Fanteria che ha condotto l'offensiva ha precisato che i suoi uomini hanno assunto il controllo del settore "Vip" nel terminal, e che sono stati fatti prigionieri una quarantina di avversari. Grimsley ha inoltre riferito che due soldati statunitensi hanno subito lesioni da schegge di bomba, pur se non è stato in gradi di precisare in quali condizioni versino. In precedenza gli americani avevano assicurato di aver conquistato gran parte dello scalo e di aver ucciso 300 soldati iracheni.

Le truppe americane, inoltre, hanno respinto un contrattacco iracheno sferrato questa mattina una ventina di chilometri a sudovest dall'aeroporto. A quanto riferiscono giornalisti a seguito delle truppe tank e fuoristrada iracheni con a bordo mitragliatrici hanno attaccato i marine sulle rive dell'Eufrate, in una zona ritenuta sicura. Cinque tank e diversi fuoristrada iracheni sono stati distrutti. A terra si vedono corpi di iracheni, mentre non si registrano perdite americane.


La città è sotto i bombardamenti dalle due di questa mattina e senza energia elettrica: un black out durante il quale le forze speciali Usa, secondo la stampa britannica, sarebbero riuscite a penetrare nel centro della città. Ma la resistenza irachena potrebbe farsi sentire ora: le forze americane, hanno fatto sapere gli iracheni, verranno "inghiottite" dalla città. Continua intanto l'avanzata nel resto dell'Iraq. Vicino Mosul, nell'Iraq del nord, gli iracheni starebbero abbandonano le postazioni in territorio curdo, dopo i pesanti bombardamenti della notte. A Bassora le truppe britanniche sono ormai a due chilometri dalla perferia della città mentre sembra quasi conclusa la battaglia di Najaf. E nella sedicesima giornata di guerra si rinvigorisce la polemica sul "fuoco amico", dopo la morte di un altro soldato americano impegnato in un'azione nel centro dell'Iraq.

Bagdad. Per tutta la notte sono continuate a piovere bombe sulla città, che da ieri sera è al buio. Chiusi anche i check-point: le milizie della Guardia Repubblicana impediscono ai civili iracheni di lasciare Bagdad, ha rivelato una fonte alla Cnn, secondo cui i miliziani hanno creato posti di blocco per impedire un'eventuale fuga dei civili cui è stato ordinato di rimanere nella capitale. Nel martellamento notturno, centinaia di esplosioni hanno colpito diversi punti, tra i quali i Palazzi presidenziali e il quartier generale dell'aviazione. Secondo la stampa britannica, le forze speciali americane e britanniche si sono già infiltrare all'interno della cerchia urbana di Bagdad e, approfittando dell'oscurità prodotta dal black-out, hanno intrapreso operazioni "coperte" (innanzitutto per valutare il potenziale della Guardia Repubblicana schierata a difesa della città).

Mosul. Pesanti bombardamenti vicino Mosul, dove gli iracheni abbandonano le postazioni in territorio curdo. L'eco delle esplosioni è arrivata fino a Dohuk, 60 chilometri più a nord, dove si trova il corrispondente della Reuters, Jon Hemming.

Najaf. Sembra quasi conclusa la battaglia di Najaf, città sciita a 160 chilometri da Bagdad. Le truppe Usa della 101/ma divisione aerotrasportata stanno combattendo le ultime sacche di resisenza dei feddayin, mentre molti altri combattenti, secondo fonti alleate, sarebbero in fuga. Intanto il Grande Ayatollah al-Sistani, esponente di rilievo del clero sciita messo agli arresti domiciliari dalla autorità irachene, avrebbe emesso una fatwa (ordinanza religiosa) per ordinare alla popolazione locale di non opporre resistenza alle truppe statunitensi.

Bassora. Le truppe britanniche sono ormai a due chilometri dalla perferia di Bassora, la seconda città dell'Iraq e controllano i ponti di accesso alla città. Secondo fonti britanniche a Bassora ci sarebbero ancora un migliaia di iracheni, feddayin e miliziani del partito Baath, a guidare la resistenza.

Fuoco amico. Un soldato americano è rimasto vittima di "fuoco amico" nell'Iraq centrale. Il militare, appartenente al quinto corpo d'armata, stava ispezionando il relitto di un carro armato iracheno quando è stato scambiato per un nemico e ucciso dai suoi stessi commilitoni.

Fronte interno. Dopo il Senato, anche la Camera dei Rappresentanti Usa ha approvato quasi 80 miliardi di dollari in finanziamenti straordinari per la guerra. Il Pentagono ritiene che i video di Saddam mostrati in questi giorni con le immagini del raìs siano stati girati prima della guerra.

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Da super scienziato a grande untore
il paziente zero del virus killer


HONG KONG - Città di Guangzhou, Cina meridionale, 150 chilometri da Hong Kong. Una notte di febbraio. Sono passate da poco le due del mattino, ma c'è ancora una finestra illuminata al quarto piano del grande edificio anonimo dell'Università di Medicina. È il piano dei laboratori di ricerca, normalmente chiusi a quest'ora, come tutto il resto dell'istituto. Ma nel laboratorio di analisi S2, quello delle malattie infettive, un uomo è ancora al lavoro.

Lui non lo sa, ma il suo destino sta per cambiare. Da dottore a paziente: il "paziente zero" della terribile epidemia che nel giro di poche settimane comincerà a diffondersi nel mondo.

Non è la prima notte che il professor Liu Janlun passa in laboratorio. Sono mesi che lavora ostinatamente per riuscire a trovare una cura a quel maledetto virus che si abbatte periodicamente sulla regione anche due-tre volte all'anno. Un brutto nemico quel virus, con la sua sigla che ormai lo ossessiona notte e giorno, come un ritornello: acca cinque enne uno...

Ad ogni passaggio nella regione l'H5N1 è un vero e proprio flagello, che infetta polli, tacchini e anatre a migliaia. Una catastrofe per l'economia della zona, non soltanto per le campagne della sua città, Guangzhou, ma anche per l'intero meridione cinese e per la stessa Hong Kong. Per questo il governo a Pechino gli ha promesso mari e monti. "Trovi una cura, professore - gli hanno detto l'ultima volta - e avrà tutto quello che vuole, denaro, fama...".

Ormai la sua ricerca si è mutata in ossessione. Ogni ora sottratta al laboratorio gli sembra un eternità. Anche il suo lavoro che prima amava tanto, al Sun Yat-sen Memorial Hospital - prestigioso istituto prestigioso dove il dottor Sun Yat-sen, fondatore della Cina moderna, studiò medicina e pianificò la rivoluzione - adesso gli costa fatica. Vuole scoprire la cura. Vuole trovare l'antidoto. E poco importa se il rischio di contagiare se stesso è così alto. Lui lo sa bene. E' uno scienziato. Manipolare i virus in laboratorio è un procedimento molto rischioso. I virus sono invisibili, subdoli, la loro specialità è trasformarsi, mutare, adattarsi rapidamente alle armi sempre nuove che gli sparano contro.


E' così che il professor Liu Janlun, 64 anni, apprezzato microbiologo molto conosciuto in Cina, e non soltanto a Guangzhou o ad Hong Kong, è diventato il "paziente zero". L'uomo identificato dagli esperti come il primo untore del terribile virus killer, quello che ha diffuso l'epidemia letale portando con sé l'infezione dall'istituto di ricerca in cui effettuava i suoi esperimenti all'Hotel Metropole di Kowloon, dove ha dormito due notti, il 21e 22 febbraio scorso, nella stanza 231 al secondo piano, con le finestre che guardano il mercato di Temple Street.

Ad Hong Kong, Liu ci arriva già malato. Da cinque giorni non si sente bene. Tossisce e accusa un po' di febbre. Ma una volta all'hotel sembra tutto passato, tanto che si incontra subito con il cognato e insieme se ne vanno in giro lì attorno, a fare acquisti in quella zona, Mongkok, che oltre ad essere la zona a luci rosse della città è anche un grande centro commerciale. Un pomeriggio trascorso a passeggiare tra i negozi di Natham Road e in mezzo alle bancarelle di Temple Street. Le ultime ore di serenità prima di sentirsi male.

La mattina dopo, alle 10 del mattino, un'ambulanza lo porta a sirene spiegate al Kwong Wah Hospital. Liu capisce subito, con orrore, che qualcosa è andato storto nel laboratorio dell'Università. Forse quel vetrino toccato senza guanti, forse quella provetta che si è rotta. "State attenti - dice subito ai medici dell'ospedale - Sono un dottore. Sono stato infettato da qualcosa di sconosciuto e molto pericoloso". Morirà il 4 marzo, nella camera a doppio isolamento dove l'hanno confinato.

E non sarà il solo. La passeggiata a Mongkok è bastata a condannare a morte il cognato, che muore una settimana più tardi all'ospedale Prince of Wales, non prima di avere infettato altre 79 persone e aver così dato il via alla spirale di morte che attanaglia Hong Kong.

Si è detto che il professor Liu era venuto qui per partecipare a un matrimonio di parenti. In parte è vero. Ma c'è qualcuno che afferma di conoscere il vero motivo della trasferta del professore. Il suo nome è Sun Hong-Cheow, il suo lavoro quello di responsabile del Centro per le ricerche epidemiologiche della provincia del Guangzhou: "Ad Hong Kong - spiega - Liu c'era venuto per incontrarsi con qualcuno di Pechino, che doveva ricevere i risultati della sua ricerca. Non molti erano al corrente del suo lavoro. Io però sapevo che nella nostra regione si stava cercando di manipolare il virus H5N1 per trovare un vaccino. Una procedura rischiosa, condotta oltretutto segretamente. Il professore deve averne perso il controllo, inducendo in laboratorio una serie di mutazioni del virus. Questo è il vero motivo per cui a Pechino hanno aspettato tanto per autorizzare l'ispezione dell'Organizzazione mondiale della sanità qui a Guangzhou. Avevano bisogno di tempo per far sparire le prove".

Il dottor Sun non ha incertezze nel descrivere quella che appare sempre più come una storia alla X-files: "Gia due mesi fa - afferma - avevo mandato un promemoria urgente sia al ministro della Sanità che a Zurigo, alla sede dell'Oms. Per avvertirli sull'estrema pericolosità di alcuni virus di origine animale. Avevo anche detto del pericolo potenziale rappresentato dagli esperimenti non controllati che il dottor Liu ed altri stavano conducendo. Hanno ignorato tutto. Ho anche cercato di parlare a Liu, ma non ne ha voluto sapere. Se mi avesse dato ascolto, probabilmente, oggi sarebbe ancora vivo, e questa catastrofe che stiamo vivendo adesso, forse si sarebbe potuta evitare".

Una ricostruzione agghiacciante, anche se difficile da verificare. All'ospedale Sun Yat-sen di Guangzhou nessuno vuole parlare delle ricerche del dottor Liu. Quando si pronuncia il suo nome i medici dell'istituto se ne vanno, oppure dicono che non lo conoscevano. Solo un dottore che vuole rimanere anonimo accetta di parlare: "Non so nulla delle ricerche di Liu, ma credo che non abbia colpe. Anzi lui stesso si era lamentato più volte presso le autorità sanitarie che volevano tenere segreta l'infezione. Chiedeva di rendere pubblica la notizia del contagio, perché la gente aveva il diritto di sapere, diceva. Ma nessuno gli ha dato retta". Era uno scienziato, il professor Liu. Dopo la sua morte è diventato solo il "paziente zero".

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Passa la legge Gasparri alla Camera. Ma dal Senato si riparte col limite di due emittenti
di red

La legge Gasparri passa alla Camera: 284 i sì, 232 i no. Ma non è più la legge originale: ieri, sull'articolo 15, quello che fissa il tetto a due emittenti nazionali per ogni imprenditore, il governo è stato battuto. Grazie agli assenti ma grazie soprattutto a diciassette franchi tiratori. Ora il provvedimento torna al Senato.

Certo, dopo quel che è avvenuto ieri, la maggioranza oggi ha richiamato pesantemente all'ordine i «suoi». Ma tutto ciò non cancella il vero e proprio colpo di scena avvenuto ieri. Anzi meglio: i colpi di scena ieri sulla legge Gasparri sono stati due: in mattinata il clamoroso scacco al Re (Berlusconi), con un autogol della maggioranza: approvato, con il sì di 17 «franchi tiratori», l’emendamento Ds che ripristina il limite di due televisioni per i privati, e il divieto di acquisto dei quotidiani per chi supera il 20% delle risorse. In serata è arrivata la «rappresaglia» della destra: annullata la norma di garanzia sulla nomina del presidente Rai, alla quale teneva Ciampi. A quel punto l’opposizione ha abbandonato l’aula: «È una Cirami-Bis, una truffa», accusa il capogruppo Ds Luciano Violante, mentre Francesco Rutelli punta il dito sul presidente della Camera per non avere fermato il voto: «È inadeguato».

Una giornata convulsa, dunque, dopo che tutto stava filando liscio per il centrodestra. In mattinata la maggioranza ha visto passare l’emendamento cruciale presentato dal gruppo Ds: ben 17 «franchi tiratori» con il voto segreto e nei banchi della maggioranza erano assenti 111 deputati, dei quali 75 «non giustificati». Una modifica che di fatto azzera il senso della legge, riproponendo quel limite antitrust che il ministro aveva annullato. Due i punti fondamentali: nessun soggetto privato può avere più di due televisioni in analogico; l’impossibilità, per chi controlla il 20 per cento delle risorse pubblicitarie nel settore radio-tv, di controllare quotidiani e radio. La maggioranza ha cercato di rattoppare il danno, ma è stata bloccata dal presidente della Camera. Però alle otto di sera è scattata la «rappresaglia», l’emendamento di Gennaro Coronella, deputato di An, ha cambiato la norma sulla nomina del presidente Rai che nel testo era prevista con i due terzi della maggioranza in commissione di Vigilanza: alla terza votazione basta la maggioranza del 50 per cento più uno. A quel punto l’opposizione ha abbandonato l’aula, ma Casini ha continuato a permettere il voto con la sola maggioranza, comportamento che Francesco Rutelli ha giudicato «inadeguato». La «rappresaglia» sulla Rai era quella che si aspettava nel pomeriggio Paolo Gentiloni, della Margherita, che fa notare come sia stata tolta «l’unica parte del ddl Gasparri che piaceva a Ciampi».

Il voto della mattina è stato uno schiaffo palese a Silvio Berlusconi, il quale sarebbe furioso, dicono, anche se minimizza: «Uno spiacevole incidente di percorso, andiamo avanti e non creiamo polemiche con le elezioni alle porte» avrebbe detto ad alcuno forzisti. E ieri nell’indecisione fra chi avrebbe dovuto affrontarlo, fra il ministro Pisanu e il capogruppo di FI, Elio Vito, si sarebbe presa la briga Paolo Bonaiuti. Per il presidente del Consiglio non solo si sarebbe chiusa la porta dell’ingresso (ulteriore) nella carta stampata, ma si è visto di fronte lo spettro della vendita di una rete a legge approvata, o, nel migliore di casi, la spedizione sul satellite di Rete4 come ha stabilito la Consulta.

Sono state vane, quindi, le lettere che i capigruppo della Cdl avevano spedito due giorni fa (su isperazione di Berlusconi e Gasparri) per precettare tutti i deputati al voto. Vano anche il tentativo in extremis di chiudere la falla: nel pomeriggio il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, non ha ammesso il contro emendamento della maggioranza che avrebbe annullato il voto della mattina (mantenere tre reti nella fase trasitoria al digitale), stravolgendo le regole parlamentari. In un «summit» nel primo pomeriggio con Gasparri e i capigruppo di AN, La Russa e Vito di FI, Casini sarebbe stato accusato di aver concesso troppe volte il voto segreto chiesto dall’opposizione. Il presidente della Camera rialancia la palla sulle assenze della maggioranza: «Martedì l’ho concesso 89 volte su 207, e non è successo nulla». Altra colpa: aver smarcherato i 27 «pianisti», che hanno così fatto salire a galla i «franchi tiratori». A Gasparri non resta che «correggere» la legge al Senato. Furibondo Paolo Romani, che da azzurro forzista è diventato rosso di rabbia, ieri in Transatlantico, per la defezione di 51 colleghi di FI: «La vendetta è un piatto che si consuma freddo» (alle candidature elettorali), «non sono mai mancato in aula il mercoledì mattina, ma molti deputati non hanno senso di responsabilità».
Il «colpaccio» è arrivato poco prima dell’una di ieri mattina come un fulmine a ciel sereno. Un successo dell’opposizione, ieri presente in massa in Aula (al pieno anche la Margherita oltre che i Ds); Ulivo e Rifondazione hanno incassato la vittoria. Il centrodestra, da Fini a Volonté dell’Udc, ne fa un evento «fisiologico»: c’è chi è andato alla Buvette, chi al bagno... Ma dopo il voto «killer», si è scatenata la caccia al «colpevole», con la Lega che ha subito puntato il dito sull’Udc, che replica: le nostre battaglie alla luce del sole. Insinuazioni varie hanno cominciato a piovere sulla familiarità «Azzurra» di Casini con il gruppo Caltagirone, che avrebbe bloccato l’avanzata di Berlusconi nell’editoria. Altri invece vedevano coinvolto anche il gruppo Riffeser-Monti. Ma il voto insieme all’opposizione sparato dai «franchi tiratori» sarebbe trasversale: c’è chi, nella Cdl, attribuisce all’Udc una «vendetta» contro Berlusconi per la scelta di Cattaneo come direttore generale alla Rai, qualche colpetto a Gasparri dall Destra Sociale di An, e la Lega, dicono, si sarebbe coperta accusando l’Udc.

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L'Oms: «Non visitate i paesi colpiti dalla polmonite atipica»
di Cristiana Pulcinelli

“Le persone che stanno programmando un viaggio verso Hong Kong o verso la provincia di Guangdong, in Cina, prendano in considerazione l’ipotesi di rimandare il loro viaggio a data da destinarsi”. Il tono è cauto, ma il contenuto è chiaro: si sconsiglia di andare nelle zone in cui c’è rischio di contagio di Sars, la Sindrome acuta respiratoria grave. La raccomandazione è tanto più da prendere sul serio in quanto arriva direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per bocca di David Heymann, direttore delle malattie infettive, che ieri mattina ha tenuto una conferenza stampa a Ginevra poco proima di partire per recarsi ai funerali di Carlo Urbani, il medico italiano morto a Bangkok.

E’ la prima volta che l’organismo delle Nazioni Unite prende la decisone di sconsigliare i viaggi in determinate aree geografiche a causa di un’epidemia. Finora l’Oms si era limitato a stilare settimanalmente liste di aree a rischio per varie malattie infettive in modo che le autorità nazionali potessero decidere se mettere in atto misure sanitarie nei confronti dei viaggiatori in arrivo da quelle zone. Raccomandazioni a livello mondiale, come quella di ieri, erano state fatte solo per paesi coinvolti in guerre e conflitti.

La decisione, ha detto Heymann, è stata presa sulla base di due novità. La prima è che la Cina ha deciso di collaborare. Fino a due giorni fa infatti dalle autorità cinesi non arrivavano i dati sullo stato del contagio nel mese di marzo. Ora, finalmente, i dati sono stati resi pubblici, ma non sono buoni. Dal primo al 31 marzo i casi sono stati 361 e i morti 9. Aggiunti a quelli che erano già noti e che riguardavano il periodo novembre-febbraio, saliamo a 1153 casi e 40 morti. Ovvero, circa la metà dei casi mondiali che, aggiornati a ieri, sono 2223 con 78 morti.

La seconda novità aggiunge un tocco di mistero a una storia che non ne avrebbe bisogno. Le indagini che si stanno svolgendo ad Hong Kong hanno trovato che la trasmissione del virus non sembra avvenire solo da un contatto ravvicinato, faccia a faccia, tra due persone, come si era detto all’inizio. “Sembra che ci sia qualcosa nell’ambiente – ha detto Heymann - che funziona da veicolo per trasportare il virus da una persona all’altra”. Che cosa? Gli esperti dicono di non credere che si tratti dell’aria. «Se si diffondesse per via aerea si sarebbero verificati casi di contagio anche al di fuori dello stabile di Hong Kong, e invece la Sars si è diffusa soltanto all'interno dell'edificio», ha osservato l'epidemiologo Giovanni Rezza, dell'Istituto superiore di sanità. Ad aver contribuito alla diffusione del contagio nell’albergo di Hong Kong da cui sembra essere partita l’epidemia, potrebbe essere stato un oggetto toccato da una persona dopo che un’altra persona, infetta, vi aveva tossito sopra. Oppure potrebbe essere qualcosa relativo al sistema delle acque di scarico, o al sistema idrico. Non si sa. Ma bisogna trovare una spiegazione al fatto che sono stati registrati casi in persone che hanno abitato in appartamenti dove precedentemente erano state persone infette. Insomma, il fatto che non si conosca il mezzo di trasmissione dell’infezione e il fatto che dal 15 marzo molti uomini d’affari e turisti sono tornati da Hong Kong ai loro paesi d’origine portandosi dietro la malattia e infettando a loro volta altre persone, hanno determinato la storica decisione all’Oms.

Ma Heymann ha dato anche una mezza notizia positiva: le misure messe in atto per controllare l’infezione starebbero dando i loro frutti. In Vietnam, ad esempio, sembra che la malattia si sia fermata. Ciò non toglie che gli analisti prevedono che alcune economie asiatiche stiano per affrontare una delle peggiori crisi della storia.
In Italia il ministro della salute ieri ha ribadito che i casi sospetti sono solo tre: un caso all'Ospedale S. Martino di Genova, uno al Sacco di Milano, uno allo Spallanzani di Roma. Un quarto caso registrato a Genova e notificato all'Oms non era Sars. Già il ministro dei rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, durante il “question time” alla Camera ieri, aveva detto che la situazione internazionale è «giustamente preoccupante», ma i casi sospetti in Italia, per ora si limitano solo a tre e si spera di non dovere registrare neanche un decesso grazie a tutte le misure che sono state messe in campo per limitare i contagi. E ha aggiunto che la mortalità della malattia si limita al 3,5 %. Giovanardi ha anche espresso un parere favorevole alla richiesta giunta da alcuni parlamentari Ds (Battaglia e Labate) di incrementare l'informazione nei confronti dei medici di medicina generale sulla Sars come veicolo per informare meglio i cittadini. Il ministro ha ricordato che l’Italia segue le linee guida per il trattamento di eventuali casi sospetti a bordo degli aerei. L’aereo è stato infatti identificato come un luogo di contagio. Tanto che in alcuni casi è prevista la messa in quarantena del veivolo. Il rischio è quello di falsi allarmi, come quello scattato ieri in California per un aereo proveniente dall’Estremo Oriente. Una volta fatti tutti i controlli, i medici saliti a bordo hanno escluso l'infezione per i tre passeggeri e i due membri d'equipaggio, che sembravano averne i sintomi.

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Più basso è il reddito, più tempo si passa a giocare coi videogames
di ma.ca.

I videogames? Roba per poveri. Secondo uno studio della società Jupiter Research, le persone che vivono in famiglie con reddito annuo inferiore ai 35.000 dollari passano il 50% del loro tempo in più davanti ai videogiochi rispetto a quelle che godono di un reddito superiore ai 74.000 dollari. L'indagine mostra ancora che nel complesso i teenager trascorrono meno tempo a videogiocare che a guardare la televisione, navigare sul Web, o ascoltare la radio; in ogni caso, giocano più tempo di quanto ne spendono per leggere libri o riviste. L'industria hardware e software dei videogiochi valeva nel 2002 10 miliardi di dollari solo negli Usa, e in genere si pensa che il target sia fatto di giovani maschi tra i sei e i 24 anni di età. Lo studio mostra che in effetti i teenager appassionati (quelli che comprano più di sei giochi all'anno) lo sono allo stesso modo, sia se sono ricchi che se invece sono poveri. Un terzo degli intervistati scelgono la console per videogame a seconda del prezzo, mentre il 25% ne vuole una in grado anche di leggere DVD o suonare CD musicali. Solo l'8% invece si dice interessato ai giochi online, una possibilità che evidentemente non appare così decisiva.

 

Violante contro Valentina
per amore e per magia


Nel film la Placido è una ragazza virtuosa a cui la cugina cattiva,
interpretata dalla Cervi, cerca di soffiare l'amato con l'inganno
di CLAUDIA MORGOGLIONE


ROMA - Bruna contro bionda. Cattiva contro buona. Intrigante contro ingenua. Insoddisfatta contro innamorata. In altre parole: Valentina Cervi contro Violante Placido. Tutte e due giovani, belle, emergenti. E protagoniste, entrambe, del film di Sergio Rubini L'anima gemella: storia di amori, inganni e magia ambientata nel profondo sud. Da venerdì 11 nelle nostre sale, con distribuzione congiunta Medusa-Cecchi Gori.

E già: perché proprio le disavventure finanziarie e giudiziarie dell'ex presidente della Fiorentina hanno rischiato di bloccare a tempo indeterminato l'uscita della pellicola, già presentata all'ultima Mostra di Venezia. Ora però il pericolo è scongiurato, grazie all'accordo con la potente Medusa. Ma al contrario di Paolo Virzì, altra vittima eccellente delle disavventure del produttore, Rubini - alla presentazione ufficiale del film, questa mattina a Roma - non spende parole polemiche: "La crisi della Cecchi Gori? Ce la siamo inventati per farci pubblicità", scherza. Facendosi più serio mentre spiega di non avere "assolutamente nulla contro Vittorio, che mi ha permesso di fare esattamente il film che volevo fare. Le sue vicende mi hanno rattristato".


In ogni caso, lasciati da parte i momenti bui, ora la pellicola arriva finalmente nelle sale. Ecco la trama. Teresa (Valentina Cervi) è una ragazza pugliese, perennemente insoddisfatta del suo aspetto fisico. Così, quando la cugina Maddalena (Violante Placido) trova il grande amore in un coetaneo, lei fa di tutto per portarglielo via. Ricorrendo, con la complicità del barbiere Angelantonio (Rubini), anche alla magia: il risultato è uno scambio di identità che cambierà il corso della vita delle protagoniste. Rendendo entrambe più consapevoli.

La sceneggiatura è stata scritta dal regista in collaborazione con Domenico Starnone, le riprese sono state effettuate in un Salento in cui usanze arcaiche convivono con la volgarità dei nuovi ricchi. "Ho sempre pensato a questa storia - racconta Rubini - come a un delirio da riposo post-prandiale, una piccola esperienza sensitiva di un Sud in cui tutto diventa possibile". E aggiunge che, al momento della scrittura, la cosa più difficile è stata "conciliare l'impianto realistico con l'aspetto onorico".

Il risultato sono due ritratti femminili forti. "Ho scelto di centrare la storia su due donne - spiega ancora il regista - perché le donne sono meno malinconiche, più decise, più estreme". Insomma, più adatte, come sottolinea Starnone, a "reinterpretare in chiave contemporanea il mito di dr Jeckill e Mr Hyde". E anche a incarnare quello che, secondo gli autori, è il significato del film: il fatto che la bellezza vera non è in ciò che appare.

A rendere evidente questo aspetto, è soprattutto il personaggio interpretato dalla Cervi, attrice giovane ma già con un curriculum di tutto rispetto (Hotel, Passato prossimo, Figli di Annibale): "Recitare una 'cattiva' come Teresa - spiega - è stato molto divertente: finalmente potevo essere brutta dentro, potevo tirare fuori il mio lato compulsivo e maniacale. Del resto tutti noi abbiamo un po' di questa bruttezza interiore: sono le nostre rabbie, i nostri malesseri".

E la sua amica-nemica? Bionda, figlia d'arte, già interprete di film come Jack Frusciante e Vite strozzate, Violante Placido confessa che per lei immedesimarsi nella virtuosa Maddalena è stato difficile. Molto più liscio, invece, immedesimarsi (dopo lo scambio di identità previsto dal copione) nella cugina cattiva: "Quello sì che è stato divertente...".

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Motomondiale: brutte fratture per Melandri

SUZUKA (GIAPPONE) - Per Marco Melandri non poteva iniziare peggio la stagione: nel corso della prima sessione di prove libere delle motoGp in vista del Gran Premio del Giappone, gara inaugurale del mondiale di motociclismo 2003 in programma dopodomani sul circuito di Suzuka, il centauro della Yamaha è volato in una delle curve più veloci della pista, quelle che precedono la zona detta "dell'Angolo", ove le moto superano i 230 chilometri l'ora. Melandri è finito per le terre e si è procurato la frattura di femore e tibia, nonché quella sospetta del perone. Melandri è stato operato alla caviglia destra. "Ha riportato - ha riferito il dottor Claudio Costa, dopo aver seguito l'intervento chirurgico al pilota effettuato a Yokkaichi - la frattura del condulo del femore destro, ovvero il distacco di un piccolo frammento osseo dal femore, e un grosso ematoma alla coscia. Quello che più destava preoccupazione era, invece, la duplice frattura tibio-tarsica esposta alla caviglia destra, con lacerazione cutanea di una ventina di centimetri, che ha richiesto un intervento chirurgico immediato. Melandri ha inoltre riportato una piccola frattura del setto nasale". "Se tutto andrà bene - dice ancora Costa - lunedì metteremo Marco in aereo, per vederlo in pista dovremo invece aspettare Jerez (sede del GP di Spagna il prossimo 11 maggio, ndr.)". Secondo quanto riferito dai medici italiani Marco ha commentato così l'incidente: "E' stata la più brutta caduta in moto della mia vita... un volo pauroso che non finiva mai, con la moto che girava in aria e mi ha colpito più volte".

Per quanto riguarda le prove, il più veloce è stato Valentino Rossi che, con la sua Honda ufficiale, ha girato in 2'06"838, precedendo le Honda del team Pons di Max Biaggi e Tohru Ukawa e la Yamaha di Checa. Solo 15esima la Ducati di Capirossi. Nella 250 la pole provvisoria è della wild card giapponese Aoyama (Honda) che, in 2'17"930, ha preceduto il connazionale Nakasuga (Yamaha), quindi le Honda di Debon e Roberto Rolfo. Nella 125, infine, il sanmarinese dell'Aprilia, Alex De Angelis, ha ottenuto il miglior tempo davanti alla Honda di Pedrosa. Dietro i primi due piloti, 4 italiani tutti in sella ad una Aprilia: Cecchinello, Giansanti, Perugini e Sabbatani.

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Giovedì, 3 Aprile 2003

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Iraq Guerra

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Iraq. Baghdad, il Settimo Cavalleggeri stringe sulla capitale. Il comando americano:"Non sappiamo chi comanda in città"


Vincent Brooks


Doha, 3 aprile 2003

"Non sappiamo chi comanda ora a Baghdad e non la sanno né il popolo né i militari iracheni. Ciò che possiamo dire è che abbiamo potuto constatare che non c'è nel Paese una struttura coerente e unificata di comando". Con i gli uomini del terzo squadrone di fantreria e il settimo cavalleggeri ormai alle porte di Baghdad, intorno all'aeroporto Saddam, il generale Brooks avanza dubbi sul controllo del potere da parte del aris, sulla cui sorte, in realtà, nessuno sembra in grado di avanzare ipotesi certe o credibili.

"I palazzi del regime sono protetti, hanno centri di comando e controllo che stanno opprimendo il popolo da decenni, che usano civili come scudi umani... questo complesso può ancora ospitare chi è al comando ora", ha proseguito Brooks.

"Sappiamo che ci sono leader che vorrebbero cambiare campo, ma ce ne sono altri che non vogliono e che rimangono fedeli al loro schieramento", ha detto ancora Brooks parlando della leadership irachena.

Quanto alle accuse di nuovi bombardamenti angloamericani su un mercato di Baghdad, Brooks ha ribattuto che "ogni attacco è stato un attacco di precisione, non bombardiamo la città o la popolazione".


L'elicottero caduto: abbattuto da fuoco amico?
Il Blackhawk precipitato vicino Karbala non è stato abbattuto da fuoco nemico, ha detto ancora Brooks, che ha annunciato l'apertura di un'indagine sull'accaduto. Brooks non ha specificato se l'elicottero sia caduto per un guasto tecnico o perché colpito da fuoco amico.

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Iraq. Solana: il ruolo dell'Onu nel dopoguerra è fuori dubbio

Javier Solana


Bruxelles, 3 aprile 2003

"Non ho nessun dubbio sul fatto che le Nazioni Unite giocheranno un ruolo di grande importanza" nel dopoguerra in Iraq: lo ha detto l'Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza (Pesc) dell'Ue, a margine dell'incontro del segretario di Stato americano Colin Powell con i ministri degli Esteri di Nato ed Ue. Solana ha affermato che "c'è un accordo sul fatto che l'Onu giocherà un ruolo molto importante non solo sotto il profilo umanitario, ma anche nel legittimare qualsiasi eventuale governo ad interim o qualsiasi sviluppo politico ci sarà in Iraq".

Solana ha confermato che incontrerà lunedì Kofi Annan, per affrontare in dettaglio gli sviluppi della giornata di oggi a livello di Nazioni Unite.

"In questo momento dobbiamo essere molto attenti ad evitare divisioni artificiali -ha osservato Solana sul tema delle divergenze esistenti tra Ue e Usa- e dobbiamo restare molto pragmatici".

"Non sappiamo -ha