Giovedi 30 Gennaio 2003

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Giustizia. Berlusconi contro la Magistratura. Le reazioni dei giudici e della politica

Il premier ha risposto alla Cassazione con una videocassetta registrata in privato

 

 

Roma, 30 gennaio 2003

Al centro della polemica politica la dura presa di posizione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, contro la magistratura, dopo la decisione della Cassazione di mantenere a Milano i processi Imi Sir-Lodo Mondadori e SME. Attaccando pesantemente la magistratura, Berlusconi ha annunciato che si difenderà fino in fondo contro quella che definisce una persecuzione politica delle toghe.

Ha suscitato polemiche anche la modalità con cui il presidente del consiglio ha deciso di intervenire: una videocassetta registrata in privato che ha sotratto Berlusconi alle domande dei giornalisti, come per tradizione avviene nelle conferenze stampa organizzate dalla Presidenza del Consiglio.

Immediate la reazioni del mondo politico. Francesco Rutelli considera "un errore" le dichiarazioni di Berlusconi , definite dal segretario dei Ds Piero Fassino "arroganti e minacciose". Il capogruppo di Forza Italia al Senato, Renato Schifani, esprime invece il suo sostegno al premier, mentre per Umberto Bossi, nel caso di una condanna di Berlusconi si dovrà andare a nuove elezioni.

Preoccupate anche le reazioni della magistratura e dell'organo di autogoverno dei giudici, che fa quadrato sulla decisione della Cassazione. In molti invocano un intervento forte del Capo dello Stato, che presiede anche l'Associazione nazionale magistrati, per ristabilire gli equilibri di ruoli e competenze. Se ne fa portavoce Nino Abbate, sostituto procuratore generale in Cassazione, che chiede un intervento diretto di Carlo Azeglio Ciampi "per riportare quel clima di serenità indispensabile per affrontare le riforme che sono allo studio di Parlamento e governo".

 

Giustizia. Appello dei giudici della Cassazione: intervenga Ciampi


Il sostituto procuratore generale Abbate: il Quirinale riporti serenità

 

 


Roma, 30 gennaio 2003

Se nel vecchio palazzaccio, all’indomani della decisione di lasciare a Milano i processi contro Silvio Berlusconi e Cesare Previti, si respira un clima tranquillo, fuori si respira tutt’altra aria.


Aria fatta di preoccupazione e sconcerto che si materializza nelle parole di un altro magistrato contro i “furiosi attacchi che arrivano da componenti del governo e dai parlamentari del centrodestra”. Per i magistrati è ormai chiaro che “La frattura che si è creata sarà difficilmente sanabile”.


Il verdetto emesso due giorni fa porterà certamente a un’accelerazione delle riforme, comprese quelle che le toghe hanno sempre mostrato di non gradire.


Una possibilità che era stata messa nel conto ma non certo la reazione dello stesso premier e così sono in molti, ora, a invocare un intervento “che possa portare se non ad una pacificazione, quanto meno ad una tregua”.

Se ne fa portavoce Nino Abbate, sostituto procuratore generale in Cassazione, da sempre impegnato nel sindacato per la corrente moderata di Unità per la Costituzione. “Di fronte a quanto sta accadendo - dice - non c’è difesa. Se non va bene neanche una decisione che viene presa dal massimo organo giudicante, quali sono le Sezione Unite, è necessaria un’iniziativa forte. E’ inutile che si insista nel chiedere il rispetto dei ruoli e delle competenze. A questo punto sarebbe necessario un intervento diretto del capo dello Stato che possa riportare quel clima di serenità indispensabile per affrontare le eventuali riforme che sono allo studio di governo e Parlamento”.


I giudici concordi sulla decisione
In Cassazione la maggioranza dei giudici concorda con la decisione presa dal collegio guidato da Nicola Marvulli. Mentre qualcuno fa notare che i giudici del tribunale di Milano ha per ora sentenziato solo assoluzioni, compresa quella del presidente Berlusconi.

Fisco. Esteso il condono anche a chi è indagato

Salta il tetto massimo di 100 mila euro di imposta dovuta


Roma, 30 gennaio 2003

 

Anche i contribuenti indagati per reati contabili potranno aderire al condono “tombale”: i cancelli della sanatoria si chiuderanno solo in presenza della richiesta di rinvio a giudizio, formulata dal pubblico ministero.

La modifica, che corregge le norme sui condoni inseriti nella Finanziaria, è stata approvata ieri dalla commissione Finanze della Camera. L’ultima Finanziaria stabiliva che il contribuente soggetto a indagini preliminari non potesse beneficiare della sanatoria.

Il condono sarà esteso anche ai contribuenti indagati per reati contabili: Non ci sarà invece alcun tetto massimo di imposta: chi vuole mettersi in regola potrà superare il limite di 100 mila euro, inizialmente previsto.

Ora, il provvedimento dovrà essere esaminato dall’aula a partire da lunedì 3 febbraio. In parallelo il relatore di maggioranza, Gianfranco Conte, ripresenterà anche la proroga della Tremonti-bis (incentivi sugli investimenti) a favore delle zone colpite da calamità naturali.

La misura era stata bocciata, “per estraneità di materia” dal presidente della Commissione Giorgio La Malfa. I leghisti, preoccupati di portare a casa agevolazioni in gran parte destinate ad aree del Nord, avevano minacciato di votare “no” a tutto il decreto. Con le decisioni di ieri la “mini-crisi” sembra rientrata

Università. Ricercatori in rivolta contro la riforma Moratti: tutti all’estero per un anno

La riforma sarà discussa domani al Consiglio dei ministri

 

Roma, 30 gennaio 2003

Ricercatori in rivolta contro contro l’annunciata riforma del settore, che dovrebbe essere discussa domani al Consiglio dei ministri.

 

A centinaia chiedono l’aspettativa per andare a lavorare all’estero oppure il permesso per il cosiddetto “anno sabbatico”.


La protesta senza precedenti, partita dai laboratori Infm di Trieste l’iniziativa, che ha avuto anche l’appoggio dei dirigenti, sta dilagando in tutta Italia e ha trovato una sponda all’interno del Cnr, minacciato di commissariamento.


All’origine della scintilla c’è l’annunciato accorpamento dell’Infm, un istituto di grande prestigio internazionale, con il Cnr, il maggior ente di ricerca pubblico nazionale in eterna ristrutturazione, ma in generale i ricercatori attaccano i principi della riforma Moratti.


L’accusa principale è di aver dimenticato che “la ricerca scientifica è di vitale importanza strategica per lo sviluppo del Paese e puntano il dito contro le modalità con le quali si intende riformare questo settore, nonché i preoccupanti contenuti di tale riforma”.


In ultimo i ricercatori accusano la Moratti di aver deliberatamente tenuto all’oscuro la comunità scientifica sui contenuti della riforma “dimostrando, in maniera inequivocabile, incompetenza, irresponsabilità e disinteresse per il futuro del Paese”.

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