14 febbraio 2003

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Padova. Allarme bomba in scuola elementare. Controlli danno esito negativo

Al momento stanno operando gli artificieri della polizia


Padova, 14 febbraio 2003

Un allarme bomba è scattato questa mattina verso le 8 davanti ad una scuola elementare di Padova, la Nievo in via Vecchia a Voltabalozzo.

L'involucro sospetto si troverebbe vicino ad un cassonetto dell'immondizia. La segnalazione è giunta con una telefonata anonima al centralino della questura di Padova intorno alle 8.

I controlli finora eseguiti nell' area della scuola hanno dato esito negativo ed ora gli artificieri stanno concludendo la bonifica degli altri
cassonetti sistemati nelle vicinanze della elementare "Nievo".

Anche se non può ancora considerarsi cessato l' allarme, secondo la questura è assai probabile che si sia trattato di una falsa segnalazione, come ce ne sono state molte in questi ultimi giorni. Bambini, genitori ed insegnanti, nel frattempo, sono potuti rientrare all' interno dell' edificio ma si trovano nell' area opposta a quella di fronte alla quale sono in corso gli ultimi controlli e perciò in condizioni di sicurezza. Dopo i primi momenti di preoccupazione, la situazione all' interno della scuola elementare "Nievo" è ora tranquilla e tra i bambini vi è la solita atmosfera giocosa. La strada che porta all' ingresso della scuola è comunque ancora chiusa da un cordone di sicurezza della polizia e i genitori, in via precauzionale, vengono ancora tenuti a distanza

Ad allarmare gli investigatori sarebbero state le indicazioni molto particolareggiate fornite durante la telefonata anonima nella quale uno sconosciuto parlava di un pacco-bomba all'interno di uno dei due cassonetti dell'immondizia che effettivamente si trovano davanti alla scuola.


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Indulto. Al Senato si fa strada ipotesi alternativa


Si è pensato di recepire l'appello alla clemenza lanciato dal Papa


Roma, 14 febbraio 2003

Un indulto di sei mesi valido per tutti i reati.
E' l'ipotesi a cui i senatori di maggioranza e opposizione stanno lavorando da quando all'esame della commissione Giustizia è arrivato l'indultino, il provvedimento appena licenziato dalla Camera che prevede la sospensione degli ultimi tre anni di pena per chi non ha commesso reati gravissimi e ha già scontato un quarto della condanna.

Maggioranza e opposizione infatti si stanno compattando sul no al testo che ha ricevuto il via libera di Montecitorio estanno eleborando una controproposta: un indulto in forma "ridotta" di soli sei mesi da estendere, però, a tutti i reati, anche a quelli di mafia.
La Lega continua ad essere contraria mentre all'interno di Alleanza Nazionale c'è chi guarda all' iniziativa con favore.

Promotore dell'iniziativa è il senatore dei Ds Elvio Fassone che spiega: "Abbiamo parlato a lungo sia in commissione, sia all' interno del gruppo, dell'indulto e dell'indultino. Il Senato si trova tra l'incudine e il martello: o approvare questo testo che ha tanti e tanti profili di incostituzionalità, o prendere tempo vanificando lo sforzo stato fatto alla Camera". "Alla fine - aggiunge Fassone - ha prevalso una terza soluzione: seguire l'indicazione del Papa di un gesto di clemenza per i detenuti anche se minimo. E così ha preso piede l'idea di un indulto di sei mesi senza esclusioni e condizioni".

Un'idea che, spiegano in commissione, ha raccolto consensi in tutta l'opposizione, Margherita compresa, e in parte della Cdl: FI e Udc sono d'accordo, mentre An è perplessa e la Lega contraria.

 

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Pedofilia. Maxi operazione della polizia postale su siti web: 86 italiani indagati

Sono state eseguite 87 perquisizioni


Catania, 14 febbraio 2003

Maxioperazione della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania in numerose regioni contro il fenomeno della pedofilia su Internet.

Nell' ambito dell'operazione Goku sono state eseguite 87 perquisizioni in Sicilia, Lazio, Puglia, Liguria, Sardegna, Abruzzo, Umbria, Veneto, Campania, Lombardia, Toscana, Piemonte, Friuli e Trentino Alto Adige.

Secondo quanto informa un comunicato, l'indagine riguarda una presunta comunità di pedofili "che da oltre un anno - secondo gli investigatori - aveva attivato dei siti web all'estero allo scopo di procedere con facilità allo scambio di materiale pedopornografico, di messaggi e di notizie di loro interesse".

I siti non erano censiti dai motori di ricerca tradizionali. Ottantasei gli indagati italiani. Vengono ritenuti responsabili di divulgazione e detenzione di materiale inerente allo sfruttamento sessuale dei minori.

L'attività investigativa, durata circa 12 mesi, con agenti sotto copertura, ha richiesto la collaborazione internazionale, sono stati sottoposti ad analisi oltre 35mila indirizzi internet e verificate 40mila immagini.

Durante le perquisizioni sono stati sequestrati circa 200 computer e centinaia di supporti magnetici ed ottici.

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Omicidio in discoteca. Si costituisce pregiudicato: "Io non ho sparato"

Polizia


Roma, 13 febbraio 2003

Si è costituito Carlo Sparapano, il pregiudicato coinvolto nell' omicidio di Nello Caprantini. L'uomo insieme con Giovanni D'Ursi, che si è presentato ieri e ha reso piena confessione, ha preso parte all'agguato mortale.

"Io non ho sparato. Non sapevo neanche che D'Ursi fosse armato". Questa la versione fornita da Carlo Sparapano al magistrato dopo essersi costituito. Sparapano, accompagnato dall' avvocato Francesco Foti, è stato sentito dal pubblico ministero Vincenzo Barba per quattro ore e mezza. Al termine dell'interrogatorio il magistrato ha emesso il provvedimento di fermo nei confronti dell'indagato, che è stato portato nel carcere di Regina Coeli.

Durante l'interrogatorio Sparapano, nel ricostruire le modalità della rissa scoppiata nella notte tra sabato e domenica scorsi nel ristorante-spettacolo Tierra Caliente, avrebbe detto che il gruppo di Nello Caprantini si sarebbe azzuffato con un altra comitiva. Una rissa - avrebbe aggiunto - nata per motivi diversi dalle presunte molestie ad una ragazza di cui si è parlato in questi giorni. Soltanto successivamente, avrebbe detto Sparapano, il suo gruppo sarebbe finito in mezzo alla rissa.

L'uomo avrebbe poi sottolineato che lui era alla guida della Mini Minor dalla quale sono partiti i colpi di pistola che hanno ucciso Nello Caprantini. Così come D'Ursi, che si era costituito al pm due giorni fa, anche Sparapano, su sollecitazione del suo difensore, è stato sottoposto al test dello Stub per verificare se siano presenti tracce di polvere da sparo sulle sue mani.

I dubbi
Con questo secondo interrogatorio si dovrebbero chiarire alcuni elementi relativi alla dinamica dell'omicidio di Nello Caprantini e del ferimento del fratello, che in questi giorni hanno provocato una certa frizione tra gli stessi inquirenti: comprese le voci insistenti, che si sono rincorse fino a questa sera, sull'eventualità che a sparare non sia stato D'Ursi, come lui stesso ha confessato, ma che ad avere usato l'arma sia stato invece Sparapano.

Una circostanza suffragata dalla testimonianza di una delle sorelle di Caprantini che hanno assistito all'agguato, e decisamente esclusa dall'avvocato di D'Ursi, Andrea Thau, che non ha esitato a definire inesistente l'ipotesi che D'Ursi stia coprendo Sparapano. Per l'avvocato nessuno si accollerebbe, neanche dietro minacce o per motivi di amicizia, un omicidio volontario e quindi una condanna perlomeno a trent'anni di reclusione se non all'ergastolo. Anche oggi i magistrati si sono rifiutati di incontrare la stampa, sottolineando con grande nervosismo che "su questa storia si sono scritte troppe cose, non sempre veritiere".

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13 febbraio 2003

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Nato. Consiglio Atlantico rinviato alle 17. La Germania chiede tempo

Il segretario Generale della Nato Robertson


Bruxelles, 13 febbraio 2003

È stato rinviato alle 17 il Consiglio degli ambasciatori della Nato che doveva riunirsi oggi alle 15,30 per continuare a cercare sbloccare lo stallo sugli aiuti difensivi da fornire alla Turchia in vista di una probabile guerra in Iraq. Lo hanno confermato poco fa fonti ufficiali dell'Alleanza Atlantica al quartier generale di Bruxelles. I rappresentanti permanenti ei 19 paesi dell'Alleanza tornano a riunirsi per la sesta volta in quattro giorni.

Viste le indicazioni venute finora da Berlino si continua a prevedere una seduta sostanzialmente interlocutoria.

E' assai improbabile, infatti, che già oggi gli ambasciatori dell'Alleanza riescano a superare lo stallo creato dal veto opposto da Francia, Germania e Belgio al varo immediato della pianificazione.

La Germania
Il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha detto oggi al parlamento di Berlino che prima di prendere qualsiasi decisione bisogna attendere la presentazione, domani al Consiglio di sicurezza dell'Onu, del rapporto degli ispettori sul disarmo iracheno. Il ministro della Difesa tedesco Peter Struck, sempre davanti al Bundestag, ha previsto che il Consiglio atlantico della Nato deciderà sabato.

La Francia

Resta da vedere quale sarà la posizione della Francia, che solo ieri aveva ribadito il suo no ad una soluzione di compromesso che punta ad assicurare difese militari alleate alla Turchia evitando però che la Nato venga coinvolta indirettamente in un'aggressione all'Iraq guidata dagli Usa. Parigi sostiene che i militari della Nato devono essere incaricati di presentare opzioni di difesa solo quando la Turchia sarà "realmente minacciata". Farlo prima, ha sostenuto finora il presidente francese Jacques Chirac in sintonia con Schroeder, significherebbe entrare "in una logica di guerra" dannosa per gli sforzi di mediazione diplomatica ancora in corso alle Nazioni Unite.

Il Belgio
Il ministero degli Esteri belga spera che "entro sabato" si possa trovare una soluzione allo stallo che blocca la Nato. "Speriamo di trovare una soluzione entro sabato", ha detto oggi pomeriggio un portavoce del dicastero belga limitandosi ad aggiungere che sono in corso "serrate consultazioni" con Francia e Germania e con il segretario generale dell'Alleanza Atlantica George Robertson al fine di trovare una
"soluzione".
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Omicidio Pecorelli. Motivazioni: Andreotti l'ideatore del delitto; inattendibili i pentiti della Magliana


Giulio Andreotti


Perugia, 13 febbraio 2003

L' imputato Giulio Andreotti "è stato l' ideatore dell' omicidio Pecorelli", commesso "nel suo interesse": è quanto si afferma nelle motivazioni della sentenza di secondo grado con la quale la Corte d' assise d' appello di Perugia ha condannato a 24 anni di reclusione il senatore a vita e Gaetano Badalamenti per l' eliminazione del giornalista.

Secondo i giudici del capoluogo umbro "il movente del delitto è collegato eziologicamente all' attività del direttore di Op". Andreotti quindi - si legge ancora nelle motivazioni - "aveva un forte interesse a che Pecorelli non pubblicasse certe notizie scottanti o le pubblicasse comunque in maniera addolcita".

Inattendibili i pentiti della Magliana
E' "destituito di ogni fondamento" il teorema accusatorio del pubblico ministero appellante riguardo alle posizioni di Claudio Vitalone, Giuseppe Calò, Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati. Lo affermano i giudici della Corte d' assise d' appello che per i quattro imputati hanno confermato le assoluzioni di primo grado. Nelle motivazioni della sentenza, depositate oggi, si afferma che le dichiarazioni di Vittorio Carnovale, Fabiola Moretti, Maurizio Abbatino, Antonio Mancini e Chiara Zossolo "sono inattendibili".

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Amianto. Morti Breda: assoluzione, proteste in aula processo

Ex Breda, veduta aerea


Milano, 13 febbraio 2003

Assoluzione per gli imputati e immediate durissime proteste nell'aula del processo nei confronti di due dirigenti della ex Breda di Sesto San Giovanni, per le morti di alcuni operai ritenute provocate dall'amianto.

Non appena il giudice Elena Bernante ha pronunciato la formula assolutoria, l'aula si è trasformata in una bolgia. Dal pubblico si è alzato un coro: "assassini, bastardi!" e sono comparsi striscioni di protesta contro la sentenza.

E' finito così, poco prima delle 13, il processo nei confronti di Vito Schirone e Umberto Marino, accusati di omicidio colposo e lesioni colpose per alcuni decessi avvenuti tra lavoratori della fabbrica di Sesto San Giovanni a causa di tumori, che secondo il capo d'imputazione sarebbero stati determinati dalla respirazione di fibre d'amianto.

Anche il pubblico ministero Giulio Benedetti, a conclusione della requisitoria, aveva chiesto l'assoluzione degli imputati, ritenendo che non vi fosse un nesso di causalità tra le malattie, che portarono a morte sei persone (un'altra è ancora viva, pur affetta da tumore), e la presenza di amianto all'interno della fabbrica. In questa direzione si era espresso anche l'avv. Davide Steccanella che rappresentava la Breda citata come responsabile civile.

Stamani, prima che il giudice si ritirasse in camera di consiglio, avevano parlato anche i difensori, avvocati Michele Bontempi e Salvatore Armerini che avevano naturalmente chiesto l'assoluzione.

Quando il giudice ha finito di leggere il dispositivo che proscioglie gli imputati perché il fatto non sussiste, il pubblico ha inscenato la clamorosa protesta che ha costretto i carabinieri ad intervenire per tenere a bada il gruppo di ex lavoratori della fabbrica, alcuni dei quali costituiti parte civile con l' avv. Sandro Clementi. Ai militi ha dato una mano anche il dott. Filippi, commissario capo della polizia.

Mentre la cancelliera raccoglieva la documentazione del processo, la folla ha invaso l'emiciclo collocando sotto la scritta "la legge è uguale per tutti" uno striscione che dice: "Vergogna. Operai Breda uccisi due volte: dall'amianto e dai giudici".

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Esplosione Shuttle. L'e-mail di un ingegnere Nasa prefigurava il disastro


L'ala danneggiata dello Shuttle


Roma, 13 febbraio 2003

Due giorni prima della tragedia del Columbia, disintegratosi sui cieli del Texas mentre era in fase di rientro sulla Terra, una e-mail giunta al controllo missione di Houston prefigurava il disastro. Il documento, scritto da un ingegnere Nasa del Langley Research Center di Hampton, fu scartato dai controllori del volo dello shuttle, rassicurati dal parere di altri autorevoli ingegneri, e non giunse mai ai vertici della missione.

Secondo il Washington Post, Robert Daugherty aveva avvertito in anticipo che possibili danni alle piastrelle dello scudo termico del Columbia, provocati dall'incidente avvenuto poco dopo il decollo, avrebbero potuto generare diversi problemi che avrebbero potuto anche compromettere il rientro dello shuttle sulla Terra.

Il documento dell'ingegnere Nasa, è il primo in possesso dell'agenzia spaziale americana in cui è specificato dettagliatamente uno scenario come quello che si è poi verificato. Secondo Milt Heflin, direttore capo del volo, l'e-mail faceva parte di una serie di autorevoli pareri scientifici richiesti dalla Nasa stessa dopo l'incidente avvenuto all'inizio della missione.

Agli ingegneri era stato chiesto di analizzare le possibili disfunzioni causate, specialmente alle piastrelle dello scudo termico, dall'impatto con un pezzo della schiuma isolante del serbatoio esterno. Lo scenario prefigurato da Daugherty, non era in sintonia con quanto riportato da altri ingegneri e non è stato ritenuto rilevante.

D'altra parte, nella prefazione alla sua e-mail, lo stesso Daugherty aveva messo le mani avanti scrivendo di aver pensato all'ipotesi peggiore e di non credere che "le cose siano poi così gravi". Il documento, che non è stato reso noto interamente, è a disposizione dei tecnici che indagano sulla perdita dello shuttle.

 

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Camera. Casini: decide la Rai sulla manifestazione per la pace. Usigrai si dissocia da viale Mazzini


Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini


Roma, 13 febbraio 2003

"La Rai sceglierà in base ad un suo autonomo criterio valutativo" se concedere o meno la diretta televisiva per la manifestazione per la pace, ma "non posso accettare la ragione adottata per non effettuare la diretta: che essa verrebbe ad incidere sull'autonoma determinazione del parlamento". Lo ha affermato in Aula alla Camera il presidente Pier Ferdinando Casini. Parole che sono state applaudite dall'intera assemblea.

"Sia la maggioranza che l'opposizione sono fatte di persone maggiorenni e vaccinate - ha aggiunto Casini tra gli applausi di tutti i deputati - che non si fanno influenzare nella autonoma assunzione della propria responsabilità. Credo che questo non dovrebbe stare a cuore solo all'opposizione, ma anche alla maggioranza. Altrimenti
finiamo nel ridicolo generale".

Casini ha ricordato che questa mattina il diessino Giuseppe Giulietti aveva chiesto un intervento del presidente della Camera per la diretta televisiva sulla manifestazione. "Non ritengo giusto fare interventi di questo tipo sulla Rai" ha sottolineato Casini, ribadendo che la Rai "sceglierà in base ad un suo autonomo criterio". "Nel rispetto più totale delle scelte che la Rai intenderà fare - ha concluso Casini - non posso accettare" la ragione addotta per il no alla diretta.

Pera: il Parlamento non si fa influenzare dalla tv
"Questo Parlamento è libero e sovrano e certamente non si fa influenzare da alcuna trasmissione televisiva". Lo ha detto il presidente del Senato Marcello Pera rispondendo cosi', nell'aula di Palazzo Madama, al senatore della Margherita Michele Lauria sull'opportunita' di trasmettere in diretta tv la manifestazione di sabato prossimo contro la guerra. Lauria aveva ricordato al presidente del Senato che ieri il
direttore generale della Rai Saccà "ha dichiarato che uno dei motivi per cui non verrà concessa la diretta televisiva alla manifestazione è che questa possa influenzare le Camere".

Usigrai si dissocia da viale Mazzini
Il Congresso Usigrai si "dissocia dalla grave decisione del vertice Rai di negare la diretta televisiva della manifestazione di sabato 15 febbraio
per la pace e per di più con motivazioni che stanno screditando l'azienda di fronte alle istituzioni e ai cittadini". Per questo i giornalisti Rai riuniti a Tirrenia, fanno appello in un documento votato all'unanimità, ai direttori di testata e di rete.

Il Congresso dell'Usigrai, nel documento, "denuncia una pesante violazione dei doveri del servizio pubblico. Fa appello ai direttori di testata e di rete perché si avvalgano di tutte le prerogative previste dalle leggi e dal contratto di lavoro giornalistico per garantire l'informazione in diretta di un evento di rilevanza nazionale e internazionale".

Il Congresso dell'Usigrai inoltre preannuncia che, "qualora il vertice aziendale non dovesse recedere da questa decisione, i giornalisti Rai troveranno ogni forma per far arrivare all'opinione pubblica il loro più netto dissenso".

Gentiloni: ringrazio Casini
"Ringrazio il presidente Casini che con le sue dichiarazioni ha difeso l'autorevolezza della Camera oltre che il buon senso". Lo ha dichiarato Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione della Margherita per il quale "il Direttore Generale della Rai, alla ricerca di pretesti per
giustificare il no alla diretta, aveva addirittura chiamato in causa il Parlamento. Nella crisi del vertice di Viale Mazzini se ne vedono proprio di tutti i colori". "Mi auguro ha concluso Gentiloni che le parole di Casini aiutino il vertice Rai a dare lo spazio che merita alla giornata mondiale sulla pace".

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