12 Aprile 2002

Powell-Sharon: alt alla violenza sì, ma quando ?

Strette di mano, sorrisi, linguaggio diplomatico: l'incontro tra Colin Powell e Ariel Sharon debutta all'insegna della prudenza. Il segretario di stato americano, a Gerusalemme per tentare di fermare diciotto mesi di scontri, ha chiesto al premier israeliano il ritiro al più presto dai territori occupati, invitando tutte le parti in causa, anche a nord dei confini israeliani, a trattenersi da nuovi atti di violenza. Il premier israeliano ha invece chiesto tempo, ribadendo il diritto di Israele a difendersi.

Jenin, simbolo della resistenza palestinese

Centinaia le vittime all'interno del campo profughi di Jenin, lo ammette lo stesso esercito israeliano. Ieri la resa degli ultimi quaranta militanti. "Ma non si è trattato di un massacro", dice Tsahal, correggendo Saeb Erakat, principale portavoce palestinese, che invita Colin Powell a fare un giro per la città, dove vi sarebbero corpi straziati abbandonati per le strade. Impossibile per ora verificare, la zona resta off limits ai giornalisti. Il coprifuoco è ancora in vigore, chi si avventura fuori agita la bandiera bianca. Spari echeggiano per le vie, mentre gli elicotteri continuano a perlustrare la zona: Israele non intende ritirarsi da Jenin né dal resto dei principali centri della Cisgiordania occupati. Nuove incursioni sono anzi state lanciate in due villaggi e un campo profughi. Quanto al ritiro da una ventina di piccoli centri annunciato ieri dall'esercito viene giudicato insufficiente dai palestinesi come dalla Casa Bianca.

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