Giovedi, 29 Settembre, 2005

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Finanziaria. Enti locali e sindacati bocciano la manovra. Vertice di maggioranza per le ultime correzioni

Palazzo Chigi

Roma, 28 settembre 2005
E' cominciato alle 15, a Palazzo Chigi il vertice di maggioranza per definire i dettagli della manovra finanziaria, di cui non è ancora chiara l'entità, ma che conterrà una correzione di 11,5 miliardi di euro per far rientrare l'italia nel patto di stabilità.

Ieri sera è arrivata la prima bocciatura da parte di sindacati ed enti locali alla manovra presentata da Tremonti. Nella bozza scompare il taglio dell'IRAP, mentre vengono stanziati 4 miliardi a sostegno della famiglia e per la riduzione del costo del lavoro. La spesa per gli enti locali viene infine tagliata del 6,7%.

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Politica. Il Governo pone la fiducia al Senato sulla riforma dell'Universita'

Carlo Giovanardi

Roma, 28 settembre 2005

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, ha chiesto e ottenuto che domani mattina si voti la fiducia sul maxiemendamento presentato dal governo al disegno di legge sullo stato giuridico dei professori e ricercatori universitari.

Il governo ha proposto un articolo unico che sostituisce i sei che davano vita al ddl, approvato dalla Camera il 15 giugno scorso. Il presidente del Senato, Marcello Pera, ha così sospeso la seduta a Palazzo Madama per convocare la conferenza dei capigruppo. La fiducia farà decadere gli 800 emendamenti presentati dai gruppi di opposizione.

La protesta del mondo universitario
Questa mattina i sindacati di categoria e le associazioni rappresentative della docenza universitaria hanno manifestato davanti al Senato.

"La decisione di interrompere bruscamente il dibattito in Commissione e di portare il disegno di legge del governo sulla riforma dello stato giuridico dei docenti universitari direttamente in aula al Senato è estremamente grave, rappresentando un strappo alle normali procedure parlamentari", si legge in un comunicato unitario a firma Adi, Adu, Andu, Apu, Auri, Cisal-Università, Cisl-Università, Cnru, Cnu, Firu, Flc Cgil, Snals-Università, Sun, Uilpa-Ur e Udu.

"La materia oggetto del disegno di legge - prosegue la nota - è particolarmente delicata in quanto ha rilievo costituzionale, sia per i profili della libertà didattica e scientifica che contraddistingue l'insegnamento universitario, sia in relazione al principio di autonomia degli Atenei, al quale questa libertà è strettamente connessa. Appare veramente irresponsabile affrontare temi di notevole complessità e certamente 'sensibili' sul piano dei valori costituzionali e degli interessi di un grande numero di cittadini senza la condivisione del mondo universitario".

Tafferugli e disordini davanti al Senato
Tafferugli tra manifestanti e forze dell'ordine sono sorti in seguito al tentativo di studenti e ricercatori di bloccare il traffico a corso Rinascimento. Al grido di "Vergogna, vergogna" i manifestanti hanno occupato la strada impedendo la circolazione delle auto. E' volato qualche schiaffo e ci sono stati degli spintonamenti. "Via via la polizia", continuano a gridare dalla piazza, mentre le forze dell'ordine stanno tentando di riportare la calma, tra lo stupore dei turisti e la curiosità dei cittadini affacciati alle finestre.

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Politica. Riforma elettorale, l'Unione abbandona la Commissione. Alla Camera governo battuto, passa testo Ds e Pdci

Luciano Violante, Piero Fassino e Massimo D'Alema

Roma, 28 settembre 2005

Nessun compromesso, nessun cedimento. Sull'annunciata riforma elettorale l'Unione mantiene la linea dura e i parlamentari del centrosinistra, questa mattina, hanno rifiutato l'offerta della maggioranza di far slittare di mezza giornata il voto sui due sub-emendamenti presentati ieri alla riforma elettorale. Alla Camera, scivolone della maggioranza sul decreto di semplificazione amministrativa per il 2005. L' Assemblea ha approvato con 219 si', 217 no e 2 astenuti un emendamento dell' opposizione.

L'emendamento approvato dall'Aula, presentato dai Ds e dal Pdci, sopprime l'articolo 14 del provvedimento, relativo alla denuncia di inizio attività ed al silenzio assenso per l'esercizio di attività economiche private. Sulla richiesta di modifica del testo commissione e governo avevano espresso parere contrario.

"Non ci interessa nessuno slittamento - dichiara il capogruppo dei Ds alla Camera Luciano Violante al termine della conferenza dei capigruppo convocata da Casini a Montecitorio proprio per affrontare la questione - la grande attenzione dimostrata dalla Cdl nei nostri confronti e' stata quella di offrirci mezza giornata in piu'. E questo per noi è davvero ridicolo". Dello stesso avviso il capogruppo del Prc, Franco Giordano, che ha parlato di "scontro totale" e Ugo Intini dello Sdi che ha bollato la questione come "posizione bulgara". "Davvero una grande attenzione - dichiara il presidente dei deputati dell'Udeur Cusumano - quella di offrirci mezza giornata in piu'. Una cosa inaccettabile...".

A questo punto i deputati del centrosinistra non si ripresenteranno in commissione Affari Costituzionali, dove oggi veranno votati i due subemendamenti della Cdl. La maggioranza procederà al voto sui testi, frutto dell'accordo raggiunto ieri nel centrodestra sul modello della Regione Toscana, con tre soglie di sbarramento (2 e 4% per le liste, a seconda se alleate o no, e 10% per le coalizioni) e sistema proporzionale puro basato sulle circoscrizioni, liste bloccate e premio di maggioranza.

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Parmalat. Al via il processo a Calisto Tanzi

Calisto Tanzi

Milano, 28 settembre 2005

Si è aperto oggi a Milano il processo per il crac Parmalat nei confronti di Calisto Tanzi e di altri ex amministratori della società di Collecchio.

Si tratta del primo processo dopo i patteggiamenti di fine giugno che avevano riguardato tra gli altri il figlio del patron di Collecchio, Stefano Tanzi .

A carico degli imputati, 18 in tutto, le accuse di aggiotaggio, false comunicazioni dei revisori e ostacolo all'attività degli organi di vigilanza per il crack che meno di due anni fa ha travolto l'azienda.

Calisto Tanzi è presente in aula. Il suo arrivo è stato in forse eprchè si temevano disordini vista la presenza di decine di risparmiatori che protestano dinanzi al tribunale.

Incrociando il pubblico ministero Eugenio Fusco, Tanzi gli ha stretto la mano.

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Mercoledi, 28 Settembre, 2005

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Trasporti. Sciopero dei sindacati autonomi il 9 e 10 ottobre

Nel mirino dei sindacati Alitalia e Ferrovie dello Stato

Roma, 28 settembre 2005

Sciopero nazionale dei trasporti il prossimo 9 e 10 ottobre. Lo hanno indetto i sindacati autonomi Sult, SinCobas e la Cnl che inviteranno i propri iscritti ad uno sciopero di 48 ore di tutti i trasporti.

"La gravità delle azioni antidemocratiche e violente messe in atto dalle aziende Alitalia, Ferrovie dello Stato e da molte altre nel settore dei trasporti e più in generale in tutto il mondo del lavoro, aggravate e rafforzate dalla mancanza di una legge sulla rappresentanza e dall'applicazione ormai a senso unico ed in esclusiva funzione antisciopero della legge 146 da parte della Commissione di Garanzia e del Governo, impongono purtroppo una risposta decisa da parte dei lavoratori", dicono i sindacati.

Le organizzazioni hanno infatti indetto la protesta "per la difesa del diritto costituzionale alla libera associazione sindacale; per la democrazia nei posti di lavoro; per una legge democratica sulla rappresentanza che preveda diritti minimi per tutti i sindacati; per il ripristino del diritto di sciopero, con la modifica della legge 146 e 83" ma anche a sostegno delle vertenze in corso nell'intero comparto dei trasporti. In particolare i sindacati si continuano a battere per il ripristino immediato dei diritti sindacali al Sult, nel trasporto aereo e nelle Ferrovie.

Le organizzazioni chiedono anche un piano nazionale dei trasporti che preveda "strategie e progetti coerenti con obiettivi di sviluppo, di difesa dell'ambiente, di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, delle condizioni salariali e di lavoro, per contratti nazionali di settore, per una migliore qualità del servizio all'utenza". I sindacati sostengono infatti che è in atto "una crisi ormai decennale nel settore, che sta producendo disoccupazione, precariato, peggioramento delle condizioni salariali e di lavoro, riduzioni dei livelli di sicurezza dei trasporti e di qualità dei servizi forniti all'utenza".

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Martedi, 27 Settembre, 2005

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Primarie CdL. Casini: "Cambiare non e' debolezza ma maturita'". Maroni: "Prima la devolution altrimenti salta la CdL"

Sondaggio Corriere: testa a testa tra Berlusconi (35,5%) e Fini (30%)

Roma, 25 settembre 2005

Le primarie nella Cdl non sono "una resa dei conti", ma uno strumento per confrontare piattaforme di governo "tra loro diverse ma non alternative". Per questo, "l'intesa raggiunta nel centrodestra per indirle" non deve essere vanificata da "polemiche fuori misura" che danneggiano la coalizione. Pier Ferdinando Casini, interviene cosi', parlando con l'Ansa, nel confronto in corso nella Cdl sulle primarie. Il presidente della Camera da' atto a Berlusconi di aver risposto "con coraggio" a chi gli chiedeva discontinuita' e sottolinea che "cambiare non e' segno di debolezza, ma una prova di maturita', capace di suscitare nuove speranze".

Maroni: Prima la devolution altrimenti salta la maggioranza
"Le primarie? Le faremo, non so in che forma, ma se l'ha detto Bossi... Piuttosto, prima viene la devolution. Ci preoccupa l'atteggiamento dell'Udc, non vogliamo scherzi. Se ci sara' qualche intoppo, altro che primarie: non ci sara' piu' nemmeno la maggioranza". Roberto Maroni sposta il tiro dal sistema per scegliere il leader della Cdl alle elezioni del 2006 al rispetto degli impegno sulla riforma costituzionale e si rivolge direttamente all'Udc, dopo l'appello di Pier Ferdinando Casini ad evitare polemiche nella Cdl e definire le regole delle primarie.
"Noi le primarie non le abbiamo chieste", dice il ministro leghista del Welfare. "Sta a chi le ha chieste dire come si pensa di farle. Ma a noi interessa altro. Vogliamo vedere cosa fara' l'Udc sulla devolution, visto che ieri Follini inopinatamente ha detto che deve sentire i suoi parlamentari per decidere il voto".
Insomma, mette in chiaro Maroni, "ben vengano le primarie, se servono a tenere unita la Cdl. Ma la devolution viene prima delle primarie. Non vogliamo scherzi da parte di nessuno, ci aspettiamo che vengano rispettati i patti. Se sulla devolution la maggioranza non c'e', non ci saranno nemmeno le primarie, semplicemente perche' non ci sara' piu' la maggioranza".
Maroni si dice "un po' preoccupato dalle dichiarazioni di Follini, ma confidiamo - aggiunge - nel rispetto degli impegni presi. Se la devolution viene approvata, nessun problema. Faremo le primarie, non so in che forma. Vedremo. Ma se c'e' un intoppo per colpa di qualche esponente della maggioranza non ci sara' nemmeno bisogno di farle le primarie".

An d'accordo con Casini
"Le parole del presidente della Camera sono sagge e dimostrano che nella Cdl tutti lavorano con serieta' e impegno per rilanciare unitariamente la coalizione".
E' quanto afferma Andrea Ronchi, portavoce di Alleanza nazionale, a margine dell'esecutivo di An, commentando le dichiarazioni del presidente della Camera sulle primarie nel centrodestra.

Storace: Berlusconi-Fini per Quirinale e Palazzo Chigi
Primarie con ballottaggio, per definire, non solo il candidato-premier della Cdl, ma anche il nome del successore di Carlo Azeglio Ciampi alla presidenza della Repubblica. Sono le primarie secondo Francesco Storace che si prepara a presentare tre regole basilari.
Prima: adesione dei candidati ad un programma comune della Cdl.
Seconda: "se nessun candidato dovesse raggiungere il 50%, dopo due settimane si va al ballottaggio. Terza: definizione di un ticket per Palazzo Chigi e Quirinale.
"Le nostre primarie -spiega il ministro della Salute- potrebbero terminare con un ticket Berlusconi-Fini".
Casini e' stato un ottimo presidente della Camera e dovrebbe farlo ancora. Fini potrebbe rappresentare la vera novita', anche se abbiamo il dovere di riprovarci con Berlusconi".

Sondaggio Corriere: testa a testa tra Berlusconi (35,5%) e Fini (30%)
Se la Casa delle Libertà tenesse ora le primarie per la scelta del leader, la corsa vedrebbe un testa a testa tra Berlusconi (35,5%) e Fini (30%), con i due capi dei centristi Udc, Casini e Follini, staccati con il 13,7% delle preferenze. E' quanto emerge da un sondaggio condotto da Ispo per il Corriere della Sera.
"I risultati del sondaggio - scrive nell'articolo Renato Mannheimer - suggeriscono che le primarie potrebbero costituire un ulteriore incentivo alla frattura dell'elettorato di centrodestra e sembrano quindi rappresentare per la coalizione di governo più un pericolo che un'opportunità".

Fassino: La CdL vuole rimuovere un leader noi vogliamo dare fiducia al nostro
"A noi le primarie servono per dare fiducia al nostro candidato, a loro per sfiduciarlo. Per la rimozione di un ingombrante leader di cui non si sa piu' cosa farsene". Cosi' Piero Fassino, parlando alla 'Convenzione di Fiuggi" dell'ipotesi delle primarie nella CdL.

Mastella: Con le primarie Berlusconi verra' fatto fuori
"La mia opinione e' che le primarie di la' porteranno forse Berlusconi a non scendere in campo alle prossime elezioni politiche". Lo ha detto oggi a Torino Clemente Mastella, segretario dei Popolari-Udeur.
"Berlusconi - ha aggiunto - non deve confermare il suo primato nella sua coalizione. La questione che gli altri gli imputano e' che lui non e' in grado di avere il primato nel Paese".
Secondo Mastella, "qualora vincesse contro Fini, se eventualmente si presenta, o contro Casini, il problema non e' quello". "E' che gli altri - ha aggiunto - gli dicono che con lui si perde. Si troverebbe a vincere la battaglia, ma a perdere la guerra politica in generale. Ci sono buone ragioni per ritenere che molto probabilmente puo' cambiare il candidato premier. Laddove cambiasse questo sarebbe il terremoto politico in Italia. Nessuno puo' pensare che quando c'e' il terremoto politico gli effetti dello Tsunami possano toccare solo un lato del quadrato e non l' altro lato".

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Politica. Prodi: la tv non e' imparziale

Romano Prodi

Roma, 25 settembre 2005
"Sono molto preoccupato da quello che si vede adesso in televisione: non sta svolgendo un ruolo imparziale". Lo ha detto il leader dell'Unione Romano Prodi, rispondendo alla domanda di un cronista, subito dopo aver incontrato in piazza Maggiore, a Bologna, il candidato indipendente alle Primarie del centrosinistra, Ivan Scalfarotto. Prodi ha spiegato di essere "molto preoccupato" sia per l'atteggiamento "di Mediaset che della televisione di Stato".

Parlando del ruolo che la televisione può avere in questi mesi di campagna elettorale, a Prodi è stato chiesto cosa ne pensava del sondaggio reso pubblico lunedì scorso durante 'Matrix', la nuova trasmissione di Enrico Mentana, su Canale 5. Sondaggio che, al contrario dei molti precedenti, dava minimo il vantaggio dell'Unione sulla Casa delle Libertà: "Appena l'ho visto, l'ho chiamato subito", ha detto la moglie del Professore, Flavia Franzoni, che stava passeggiando a fianco del marito lungo via Rizzoli, nel centro storico di Bologna. Prodi si è limitato ad annuire.

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Lunedi, 26 Settembre, 2005

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Fmi. Fazio rientra in anticipo a Roma

Antonio Fazio

Washington, 25 settembre 2005
Antonio Fazio è rientrato in anticipo a Roma. L'aereo che lo ha riportato nella capitale italiana da Washington è atterrato all'aeroporto di Ciampino poco dopo mezzogiorno.

La decisione di ripartire è stata presa da Fazio dopo che il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha deciso di revocargli la delega a rappresentare l'Italia in seno al Development Committee della Banca mondiale e ha delegato al suo posto Ignazio Angeloni. Lo riferiscono fonti della Banca mondiale, sottolineando che in base allo statuto spetta per l'appunto al ministro delegare il proprio rappresentante, anche se in passato la delega era sempre stata attribuita in automatico al governatore.

Per la Banca d'Italia restano a Washington il vice direttore generale, Pierluigi Ciocca, e il funzionario generale, Ignazio Visco, entrambi presenti ieri sera al concerto di gala offerto da Unicredit. Le stesse fonti sottolineano che il segretariato della Banca mondiale chiede a tutti i ministri di comunicare entro le ore 12 del giorno precedente chi sarà a rappresentare il Paese in seno al comitato. E ieri Tremonti ha risposto per iscritto designando il direttore delle Relazioni finanziarie internazionali di via XX settembre, Ignazio Angeloni.

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Domenica, 25 Settembre, 2005

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Politica. Cdl verso le primarie, ma gli alleati si dividono sulle regole

Sfida per la leadership

Roma, 24 settembre 2005

Dopo l’Unione anche la Casa delle Libertà ha deciso di mettere in discussione la leadership per le politiche del 2006 e affidare ad una consultazione la scelta del candidato ideale.

L’Udc, il partito che maggiormente ha insistito sulla necessità di una discontinuità, molto probabilmente candiderà il presidente della Camera Pierferdinando Casini.

"Se mi chiameranno, cercherò di essere pronto", ha detto Casini.

Anche An schiererà il suo leader. Il portavoce del partito, Andrea Ronchi, ha assicurato che "se ci saranno le primarie Gianfranco Fini sarà candidato".

Saranno dunque loro a sfidare Silvio Berlusconi. Ma ieri dalla trasmissione di Rai News 24 Rai21.15 è arrivata la notizia che anche Alessandra Mussolini scenderà in campo a nome di Alternativa Sociale ma anche “come premier di genere, come donna. Questo perché noi donne avremmo sensibilità diverse. Del resto – ha aggiunto - non mi sembra che ci siano donne candidate, come anche non ci sono nel centrosinistra, dove la no global non mi sembra neanche una donna. E' una donna velata, non ha avuto
il coraggio".

Nel corso della stessa trasmissione, il direttore della Padania Gianluigi Paragone ha detto che "se le primarie saranno un appuntamento cui parteciperanno tutti i segretari di partito, da Berlusconi a Fini a Casini, allora è giusto che anche il numero uno della Lega Umberto Bossi partecipi".

Ma al momento non è chiaro come si terranno le primarie. L’Udc e Fini chiedono una consultazione vera tra gli elettori che si riconoscono nella Casa delle Libertà. Forza Italia, invece, sembra più propensa ad una convention degli eletti.

Così ieri sera il premier Silvio Berlusconi ha detto che le primarie sono “una cosa da verificare assieme ai nostri alleati".

Probabilmente la prossima settimana si terrà una riunione di maggioranza per provare a sciogliere i nodi su tempi e modalità.

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Sabato, 24 Settembre, 2005

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Bankitalia. Trichet: entro poche settimane il verdetto della Bce su Fazio

Il presidente della Bce, Jean Claude Trichet

Washington, 24 settembre 2005

Il verdetto della Bce sulla vicenda Bankitalia-Fazio "arriverà nelle prossime settimane". Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, nel corso della conferenza stampa al termine del G7, aggiungendo che l'istituto "segue da vicino l'evoluzione della situazione".

Il caso Bankitalia "certamente non danneggerà la credibilità della Banca centrale europea". Per il banchiere centrale, inoltre, ogni istituzione coinvolta nella vicenda ha le proprie responsabilità.

Nel frattempo, la Bce "sta esaminando le risposte ricevute" e relative ai chiarimenti sulle offerte pubbliche d'acquisto lanciate rispettivamente da Abn Amro e Bbva su Antonveneta e Bnl con le conclusioni alla complessa vicenda "pronte entro poche settimane"

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.Mercoledi, 21 Settembre, 2005

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Politica. Direzione Udc, Follini replica a Berlusconi: alleati metastasi? Parole che non aiutano il governo


Marco Follini

Roma, 21 settembre 2005

"Definire metastasi i propri alleati è una frase che non aiuta né il buon governo, né l'alleanza. Amareggia prima di indignare. Si tratta di argomenti che non dovrebbero essere usati". Il leader dell'Udc, Marco Follini, incrocia le lame, ancora una volta, con il premier Silvio berlusconi prima dell'inizio della direzione del partito. Alla sospensione dei lavori per consentire la partecipazione al voto alla Camera, Follini, inseguito dai giornalisti, aggiunge: sulla legge elettorale "bisogna fare passi avanti, non indietro".

"Dobbiamo trovare una via di mezzo tra 'ammainare la bandiera' e salire sulle barricate": così si sarebbe espresso, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, lo stesso Follini, nella relazione di apertura della direzione nazionale dell'Udc, che riprenderà alle 12. All'ordine del giorno la Finanziaria e la riforma elettorale in senso proporzionale, fortemente voluta dal partito centrista.

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Finanziaria. Confindustria: per ripianare il deficit 2006 servono piu' soldi, 13 mld. Montezemolo: e' l'ultima occasione

Luca Cordero di Montezemolo

Roma, 21 settembre 2005

"La Legge finanziaria rappresenta l'ultima occasione per occuparsi seriamente di crescita e sviluppo". Il presidente Luca Cordero di Montezemolo apre così il convegno del Centro Studi, dal quale emergono i numeri che gli analisti di Confindustria ritengono ineludibili per la prossima finanziaria: per contenere il deficit 2006 occorrono 13 miliardi di euro, 1,5 miliardi in più di quelli previsti dal governo nella bozza della Finanziaria 2006.

Per il Centro Studi di Confindustria "nel Dpef per il 2006-2009 l'indebitamento netto della Pubblica Amministrazione è previsto attestarsi al 4,3% del Pil nel 2005 (rispetto al 3,2% del 2004) e l'obiettivo per il 2006 è di farlo scendere al 3,8% (e poi al 2,8% nel 2007). Poichè l'indebitamento tendenziale del 2006 è stimato in 4,7% del Pil, risulta necessaria una manovra netta di bilancio dell'ordine di 0,9% punti percentuali di Pil, corrispondenti a circa 13 miliardi di euro". Secondo gli industriali, inoltre, ai 13 miliardi di euro "si dovranno aggiungere le risorse per la copertura degli interventi a favore dello sviluppo preannunciati dal Governo".

"Se guardiamo i dati della nostra economia - ha osservato Montezemolo - dobbiamo serenamente essere preoccupati. Soprattutto se di fronte a queste cifre e ai questi numeri non cerchiamo di far ripartire la crescita: questa e' l'unica riposta che possiamo dare alle famiglie e ai ceti deboli". Montezemolo ha aggiunto che "nel passato le leggi Finanziarie elettorali non hanno mai pagato ne' in termini di consenso ne' in termini di crescita". "Dopo le elezioni Regionali avevamo espresso preoccupazione sul rischio di un anno di totale immobilismo. Gli osservatori della realta' italiana oggi credo siano oggi d'accordo con noi", ha aggiunto.

La crescita dell'economia italiana nel corso dei primi sei mesi e di quello che ci attende per i prossimi due trimestri dovrebbe segnare un tasso pari a +0,2% (la stima del governo era pari a 0) ma in netto peggioramento rispetto allo scorso anno (+1,2% e inferiore alla media europea e ai livelli della crescita potenziale italiana). Ma per il 2006 l'attivita' economica dovrebbe accelerare attestandosi ad un +1%.

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Martedi, 20 Settembre, 2005

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Legge truffa, lo stop di Bossi: «Niente trucchetti»

Più che una retromarcia sembra una vera e propria ritirata. Il boomerang della “legge truffa” torna a colpire la coalizione di centrodestra. Se Berlusconi, Letta, Fini, Follini (e Calderoli, che se ne è andato quasi subito), tutti seduti attorno a un tavolo hanno provato a mettersi d’accordo sulla riforma elettorale senza riuscirci, adesso scende in campo anche il “senatur” che dal Monviso, con l’ampolla in mano per il rituale della raccolta delll'acqua alla sorgente del Po, invita tutti alla calma e rilancia.

«Bisogna essere cauti nel fare certe scelte – spiega Bossi che poi ammette - certo lo sbarramento al 4% è il vero problema perchè con quello sbarramento la sinistra si troverebbe ridotta male. Io comunqne sono del parere che chi la fa l'aspetti. La Cdl vince anche senza bisogno di trucchi e trucchetti».

Il nodo più spinoso era e resta insomma quella soglia. Non per nulla Storace aveva detto «io sono d'accordo con Follini al 96%. Il problema è quel 4%...!». Già perché qul 4% all’Udc proprio non piace mentre per An è praticamente divenuto intoccabile. «Meno male che Berlusocni è tornato – dice ancora Bossi dal Monviso - penso che chiamerà i leader politici per sentire che aria tira».

Ma forse il senatur non sa che il premier a mediare ci ha già provato in una lunga quanto inutile riunione al vertice con i leader alleati. «Dopodomani la devolution andrà in aula, se sono rose fioriranno, se non fioriranno via i petali resteranno le spine». Rincara la dose il ministro per le Riforme, Roberto Calderoli.

Dall’opposizione nessun passo indietro: Romano Prodi ha rinnovato il suo no ad una riforma che fa solo l’interesse della Cdl. «Abbiamo già detto tante volte che non si riforma la legge elettorale in fine di legislatura e soprattutto abbiamo detto tante volte che bisogna occuparsi dei problemi del paese» ha detto il leader dell'Unione seguendo l’input lanciato dal presidente della Repubblica Ciampi.

E a Ciampi risponde anche il presidente della Camera Pierfedinando Casini: «Ha ragione il Presidente della Repubblica a richiamare il Parlamento ad un impegno fattivo in questi ultimi mesi di legislatura - dice casini Proprio per questo - dice Casini a margine dei lavori della Conferenza dei Presidenti dei Paesi del G8 in corso in Scozia- Non credo che affrontare il tema della legge elettorale a otto mesi dalle elezioni possa rappresentare un vulnus per nessuno. Ma - conclude - naturalmente è necessario un dialogo tra maggioranza e opposizione e una convinzione comune che non mi sembra ancora manifestarsi all'interno della stessa maggioranza».

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Lunedi, 19 Settembre, 2005

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Finanziaria, maxi stangata sulla sanità: più ticket e meno assistenza

Parola d’ordine: tagli. Soprattuto sulla sanità. La bozza della Finanziaria che il ministro Siniscalco si appresta a varare disegna un orizzonte sempre più fosco per la tutela della salute dei cittadini. L’accetta del ministro dell’economia va giù dura: 2,5 miliardi di euro un meno per la spesa sanitaria.

Il ministro della Salute Francesco Storace si affanna in queste ore a smentire il dimagrimento degli stanziamenti per il Fondo sanitario nazionale, che dovrà ancora essere discusso con il ministro dell'Economia Siniscalco, ma la verità è che già da due anni le Regioni battono cassa e annaspano per l'insufficienza degli investimenti. Dei 5,5 miliardi previsti per integrare il Fondo nazionale, che oggi ammonta a 90 miliardi di euro, probabilmente ne verranno assegnati solo 3. Con un taglio effettivo di 2 miliardi e mezzo di euro. Ma è solo l'ultima stangata, lamentano le Regioni, dopo quelle del 2004 e del 2005 che hanno visto un decurtamento per la spesa sanitaria pari a 9 miliardi di euro, 4,5 per ogni anno. «Se non altro - ironizza l'assessore alla Sanità della Regione Toscana Enrico Rossi - questa volta almeno si dichiarano gli intenti. La sanità ha due annate alle spalle di tagli effettivi, checchè ne dica la propaganda del governo».

Ma quale sarà la ricaduta dei tagli sui servizi? Per il segretario della Cgil-Medici Massimo Cozza a risentirne sarà soprattutto la qualità delle prestazioni sanitarie. Molte piccole strutture saranno costrette a chiudere e sono a serio rischio alcune voci come assistenza medica agli anziani e visite a domicilio: «Le Regioni non possono sospendere un pubblico servizio, quindi o si indebitano o chiudono le strutture». Senza considerare un probabile sfoltimento del personale medico e paramedico. Molti contratti, sempre secondo la Cgil, sarebbero in bilico. E a pesare sulle tasche dei cittadini potrebbe essere anche l’aumento delle spese per le prestazioni e per i farmaci. E se non saranno i ticket, è molto facile che le Regioni possano ricorrere ad aumenti di tasse tramite le addizionali Irpef. Altro fronte caldo è quello legato ai tempi d’attesa per le visite mediche nelle cliniche e negli ospedali, che fino all'anno scorso sono aumentati se non raddoppiati. In alcuni casi, per tenere fede all'accordo Stato-Regioni, alcune strutture ospedaliere hanno bloccato le liste, come è accaduto a Sassari, Agrigento, Ragusa e Piacenza. Il ministro Storace ha assicurato ieri che il governo «sta limando» un provvedimento, che dovrebbe essere pronto a fine mese, per ridurre i tempi delle prestazioni sanitarie, ma il segretario nazionale de Tribunale dei diritti del Malato Stefano Inglese storce il naso: «Solo belle promesse. Niente di tutto questo si potrà fare se continuano i tagli alla sanità».

Le Regioni, intanto, sono sul piede di guerra. Emilia Romagna, Umbria e Toscana hanno dichiarato di aver accumulato un grosso deficit per riuscire a coprire il rinnovo del contratto del comparto sanità per il 2004. L’assessore della Toscana Rossi è preoccupato per il fatto che i tagli previsti dalla finanziaria possano essere avvisaglie di una politica che minaccia i «livelli essenziali» di assistenza: «Se il governo sarà coerente fino in fondo seguirà la strada di una sanità a doppio regime: una per i più ricchi a pagamento e una per i più poveri». Anche per Augusto Battaglia, assessore alla sanità del Lazio, i tagli preannunciati dalla bozza della finanziaria rappresentano una «doccia fredda»: «Siamo tutti in allarme. Abbiamo ereditato dalla giunta Storace uno sfondamento della spesa per il farmaco di 438 milioni di euro». Ma c’è anche chi punta il dito contro i criteri di riparto delle risorse destinate alla spesa sanitaria, che oggi assegna più fondi alle Regioni con maggiore presenza di anziani: «Questo criterio penalizza le Regioni meridionali - spiega l’assessore alla sanità della Campania Angelo Montemarano - e sopratutto la nostra che è la più giovane. Questi tagli arrecano un ultimo colpo alle speranze di colmare il ritardo nella nostra programmazione sanitaria».

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Domenica, 18 Settembre, 2005

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Influenza polli. Berlusconi: approvato il decreto legge con le misure preventive

Il virus killer si è già diffuso in 22 delle 33 province dell'Indonesia

Roma, 16 settembre 2005

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge con le misure preventive per l'influenza aviaria. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa.

Numerosi i provvedimenti annunciati dal ministro della Salute, Francesco Storace: cento nuove unità dei Nas dei carabinieri, 35 milioni di vaccini, finanziamenti per i farmaci ed istituzione di due nuove strutture di controllo, un centro per malattie animali e un dipartimento di sanità veterinaria.

"L'Italia non corre un pericolo concreto - ha dichiarato il ministro - ma rispetterà le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della Sanità sulla necessità comunque di non abbassare la guardia. Le frontiere sono controllate - ha aggiunto Storace - abbiamo sguinzagliato veterinari e Nas. Il pollo italiano è sicuro e va ribadito che non c'è rischio di contagio da uomo ad uomo".

Il ministro ha assicurato di avere già firmato un accordo di prelazione con tre grandi aziende farmaceutiche che stanno lavorando per isolare il virus e creare il vaccino: 35 milioni le dosi richieste. La spesa prevista è di 5,5 milioni di euro. Il governo stanzierà anche delle risorse per l'acquisto dei farmaci.
In questo decreto ci sono 50 milioni di euro per l'acquisto dei farmaci antivirali che equivale al 10% a carico dello Stato. Di questi 50 milioni, 500 mila destinati a cittadini italiani che vivono nelle zone colpite dal virus, su proposta dal ministro Fini", ha detto il ministro della Salute. Un altrettanto 10% sara' a carico delle Regioni.

Quarto decesso in Indonesia
In Indonesia è stato accertato il quarto decesso per influenza aviaria: si tratta di una donna di 37 anni che viveva a sud di Giakarta, vicino a un allevamento di polli. Le analisi compiute da un laboratorio di Hong Kong hanno confermato che la vittima era stata contagiata dal ceppo mortale del virus H5N1 dell'influenza dei polli. Il virus killer si è già diffuso in 22 delle 33 province dell'Indonesia, e in circa due anni ha ucciso oltre nove milioni e mezzo di polli.

Giakarta aveva confermato i primi decessi umani lo scorso luglio, un uomo e le sue due figlie, morti a Tangerang, nei sobborghi della capitale. Dalla fine del 2003, il virus ha ucciso in Asia 64 persone.

Le precauzioni prese dal governo americano
Il governo americano ha annunciato a sua volta di aver ordinato una scorta di vaccino contro l'influenza aviaria (per un valore complessivo di cento milioni di dollari), che sarà messo a punto dalla società francese Sanofi-Pasteur. L'iniziativa delle autorità sanitarie americane segnala la volontà di alzare il livello delle difese nel caso di una possibile epidemia mondiale e dovrebbe essere seguita da ulteriori acquisti e da un incremento della produzione di vaccini.

Gli Usa hanno già accumulato due milioni di dosi e contano di avere presto scorte per almeno venti milioni di persone. Le autorità americane stanno anche lavorando per accumulare venti milioni di dosi di vaccino antinfluenza tradizionale, cercando di anticipare i tempi per evitare la crisi provocata lo scorso anno dalla carenza di vaccini.

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Lo Stato, il mercato, la vita
di Furio Colombo

Un giorno di venti anni fa il più potente costruttore di Manhattan, Donald Trump, ha voluto far sorgere una delle sue torri (modestamente, si chiamano tutte «Trump Tower») nel punto di Manhattan in cui c’era una casetta rossa con i gerani alle finestre.
Trump aveva già comprato tutto il terreno circostante e aveva bisogno di liberarsi dalla casetta per cominciare a scavare le fondamenta del suo nuovo gigante. C’era un problema. Come testimoniavano i gerani alle finestre, la casetta era abitata. L’inquilina era una signora niente affatto timida di settant’anni che ha detto subito: «Vivo qui da una vita, non me ne vado.»

A quel tempo, quando a New York c’era meno mercato e più Stato, vigeva una legge che forse era un laccio per la libera impresa, ma era anche una bella protezione per gli anziani. Stabiliva che, compiuti i 65 anni di età, nessun cittadino poteva essere sfrattato. A giudicare dal continuo moltiplicarsi di nuove costruzioni e fortune edilizie a Manhattan, negli anni Settanta e Ottanta, non si direbbe che le imprese ne abbiano sofferto. Ma decine di migliaia di anziani abitanti di New York hanno potuto finire i loro giorni in pace nella casa in cui avevano sempre vissuto.

Quanto alla signora settantenne della casetta coi gerani, sono lieto di informarvi che ha vinto lei. Trump ha perfino provato a offrirle somme di denaro non indifferenti per una insegnante in pensione. Ma lei ha detto no. Ha detto: «Sto bene qui, conosco le persone, i negozi, la farmacia di questo quartiere. Che senso ha mandarmi via?». Ha senso per il mercato, le risponderebbero decine di esperti ai nostri giorni. Da allora (che non è la preistoria, ma appena vent’anni fa) la donna e la casetta sono diventate un simbolo per milioni di cittadini newyorkesi.

La casetta rossa c’è ancora a Manhattan, accanto alla torre di Trump, che gli architetti hanno dovuto costruire un po’ più piccola. Si trova all’angolo fra Lexington Avenue e la 59ma strada. È inclusa nelle carte turistiche e nelle passeggiate consigliate delle guide. È diventata il simbolo di una catena benevola che lega il cittadino alle istituzioni, e le istituzioni (con una misura di moderazione, di buon senso ma anche di fermezza) alla libertà di impresa.

Infatti, guardando indietro, si scopre questo: Trump è stato sconfitto nel principio che il bene dell’impresa è il bene di tutti, perché una donna, da sola (ma con l’aiuto della legge) ha potuto dire: «non è vero, per me è un gravissimo danno».

Trump non ha perso nulla, è ancora lì a dominare il mondo delle costruzioni di New York. E i turisti fanno la coda per vedere la piccola casa rossa diventata un mini-museo. Forse è un monumento alla memoria della politica.

Che cosa è infatti quella vecchia legge newyorkese che qualcuno, al momento di cancellarla, ha chiamato «socialista», se non l’intervento della politica, con l’intento di non lasciare i cittadini da soli, nell’intrico di pesi e contrappesi del mercato, quando quei pesi sono troppo squilibrati?

La legge risale a un progetto di John Kennedy, detto «Guerra alla povertà», realizzato da Lyndon Johnson. È rimasto intatto per decenni fino all’avvento di Ronald Reagan, che ha iniziato lo smantellamento.

Da quel momento i poveri sono immensamente più poveri, i ricchi immensamente più ricchi, e non c’è un solo economista disposto a sostenere che questa società (che avrebbe prontamente cacciato la signora settantenne dalla casetta rossa della Lexington Avenue) sia una società migliore o più giusta o più conveniente o più produttiva e meglio organizzata per tenere testa, ad esempio, a colossi emergenti come la Cina, o alla disperata povertà del mondo che rischia di trasformarsi in vendetta. Ricordiamo che cosa era la «guerra alla povertà» di Kennedy e Johnson: imponeva agli ospedali di non rifiutare i poveri, in cambio di sostegno alla attività medica e farmaceutica di ricerca. Alcuni dei più importanti premi Nobel per la medicina sono stati assegnati a ricercatori americani, o residenti in America, in quegli anni e a causa di quei fondi. Imponeva a chi affitta, a chi da lavoro, alle scuole e alle università, di non rifiutare le minoranze. Dava alle università e alle aziende incentivi per accettare o per assumere i neri. Manteneva in vigore la legge di Roosevelt detto «G.I. Bill» che prevedeva tasse universitarie gratuite, fino al dottorato, per gli ex soldati che, in base al merito, venivano ammessi nelle grandi università. Manteneva tutta la vita, per i reduci della Seconda Guerra Mondiale, l’assistenza medica gratuita.
* * *

Ad un certo punto, lo ricorderete tutti, si è diffusa la voce che «la festa era finita» e che bisognava fare i conti con la diminuzione delle risorse.

Eppure chi doveva lavorare aveva lavorato, nessuno dei grandi patrimoni o delle grandi imprese del mondo si era dissipato o consumato per avere pagato troppo chi lavora. Scandali e crolli sono venuti dopo, nell’epoca delle deregolamentazioni. Tutte le imprese forti e presenti sul mercato avevano moltiplicato di dieci o venti o cento volte le loro dimensioni iniziali. Le immigrazioni, anche clandestine, erano state assorbite dal moltiplicarsi di nuovi posti di lavoro non più coperti dai lavoratori delle industrie.

I cittadini avevano fiducia e compravano. È vero, i sindacati erano forti. Ma erano parte del mercato: riequilibravano, trattando tutti insieme, il peso irrilevante di ciascun lavoratore, impedivano i due grandi mali della società di massa, la solitudine e la prepotenza.
Il grande protagonista era l’impegno politico, quando i cittadini, in numero grandissimo, facevano sentire la loro voce in grandi mobilitazioni di massa. Poiché sto parlando dell’America, simbolo del mercato, ricorderò il movimento per i diritti civili, che ha salvato l’America da un pericoloso e costosissimo scontro sociale; l’opposizione di massa a Nixon dopo che le sue azioni vergognose erano diventate pubbliche e provate dai giudici, che ha tenuto dentro le istituzioni politiche un caso gravissimo; la mobilitazione contro la guerra nel Vietnam, che ha bloccato il più costoso e spaventoso errore americano prima della guerra in Iraq.

Per restare all’America-simbolo, chiunque ricorderà che «la festa è finita», almeno per i lavoratori, sotto la presidenza di Reagan. Ma il grande leader conservatore ha moltiplicato per tre il deficit degli Stati Uniti, impegnando cifre immense in armamenti e nella ossessione della «Scudo Spaziale»,e tagliando quasi tutta la spesa sociale. Ha dato avvio a quella strada in vertiginosa discesa detta «deregolamentazione».

Curioso che la festa sia finita mentre i compensi dei vertici delle aziende salivano a quote mai toccate nel mondo del capitale e della industria, e gli azionisti approvavano simili scatti in alto (che in molti casi hanno portato un danno mortale all'impresa) come premio a quei dirigenti che avevano operato «snellimenti», «modernizzazioni» e «liberalizzazioni». Significa sempre licenziamenti (ma si dice «mettere in libertà»). E hanno spesso privato le aziende di personale competente, prezioso, la cui formazione era costata ben di più, e aveva fruttato ben di più, del vantaggio di licenziare.
* * *

Tutto ciò è avvenuto perché, sotto la spinta della cosiddetta «modernità», lo Stato ha smesso di essere il garante dei cittadini (e certo anche il notaio irreprensibile di certezze essenziali per investire, avviare e sviluppare imprese). E si è attestato da una parte sola. Quella parte non era, come è stato detto, l’interesse delle aziende. Era la libertà di speculazione sottratta a ogni regola che ha danneggiato o cancellato moltissime imprese e il loro lavoro.
Le devastazioni crudeli avvenute nel paesaggio sociale, un vero e proprio abbandono dei cittadini a se stessi nelle grandi democrazie industriali, sono rimaste nascoste e frutto solo di nobili interventi accademici (suggerisco al lettore di vedere o rivedere due testi italiani recenti, «Un mondo di sofferenze» di Alberto Alesina, edito da Laterza, e «Le imprese irresponsabili» di Luciano Gallino, Einaudi) fino all’uragano Katrina, che ha scoperchiato il destino dei poveri dimenticati, nel Paese più ricco e più dotato di risorse del mondo.

Chi legge questo articolo avrà notato in questa pagina la fotografia di uno scheletrico ammalato trovato nudo in ciò che resta di un ospedale (era il Charity Hospital di New Orleans) e soccorso - dice la didascalia della foto del grande giornale americano - due settimane dopo l’uragano. Ma quella fotografia impressionante è accompagnata da un articolo (pubblicato del New York Times del giorno prima, 15 settembre) in cui un team di giornalisti ha posto domande e cercato risposte per un dramma così disumano.

È risultato che decine e decine di pazienti trovati morti negli ospedali, erano stati vittime di tre cause: mancanza di ventilatori (la temperatura era salita a 40-50 gradi dopo la tempesta, a causa del calore del mare), mancanza di ossigeno per chi respirava a fatica, interruzione delle dialisi.

Perché non hanno funzionato i generatori? Perché la scorta di carburante era minima benché l’uragano fosse stato meticolosamente previsto. Ma il proprietario non aveva voluto spendere per dotare gli ospedali di scorta. Perché nessuno è venuto a soccorrere i malati, benché i medici avessero creato un eliporto di fortuna sui tetti, usando assi di legno e lastre di metallo tolte da altri edifici distrutti? La risposta è a pagina 4 del quotidiano citato: «Il proprietario degli ospedali, «Tenet Healthcare», la seconda più larga catena di cliniche private degli Usa, aveva subaffittato i centri sanitari di New Orleans alla compagnia Lifecare Holdings, grande azienda del Texas. I sopravvissuti di New Orleans affermano: «Mai nessuno ha risposto alle nostre continue telefonate. I medici hanno provato con raffiche di e-mail. Nessuna risposta, mai. Nessun elicottero è stato noleggiato e inviato. Quando se ne è presentato uno della Guardia Costiera, il pilota ha detto: «Noi andiamo solo a Baton Rouge e non sappiamo se ci sono posti in quell’ospedale». E se ne è ripartito vuoto.

Inevitabile chiedere come mai tre grandi centri ospedalieri della città di New Orleans fossero controllati da grandi catene private dislocate in centri lontani del paese.

La risposta del quotidiano di quella città, il Times Picayune, interpellato, è questa: «Sono stati privatizzati. “Tenet Healthcare”, che ha il suo quartier generale nel Texas, si è fatta avanti dicendo: “Se si fa profitto li prendiamo noi”».

Il risultato è nella immagine di quel paziente di 74 anni, che si chiama Edgar Hollingsworth, che è miracolosamente sopravvissuto per due settimane senza medicine e senza soccorsi, ed è stato trovato nelle condizioni che il fotografo Bruce Chambers ci mostra. La gigantografia di quella foto dovrebbe essere esposta nell’ingresso delle maggiori «Business Schools» delle democrazie avanzate.

Serve per ricordare che un mercato senza regole e senza controlli crea un mondo selvaggio. Serve per dire che il ruolo della politica è quello di congiungere i pezzi di un mondo che ha interessi diversi, e a volte divergenti, quello di obbligare i più forti a rispettare i limiti, quello di sostenere i deboli affinché non siano esclusi come è accaduto con spaventosa evidenza a New Orleans. Serve per proclamare che nessun affare è un buon affare se costruito sull’abbandono e il dolore, perché costa troppo. Costa il prezzo di tutto un percorso di civiltà.

«Non fermiamoci alle buone parole» ha detto Bill Clinton aprendo la controconferenza sui problemi e le ansie del mondo (a cui partecipano per l’Italia Romano Prodi e Massimo D’Alema), mentre alle Nazioni Unite si celebra il sessantesimo anniversario.

Vuol dire scegliere e votare per una politica che impedisca di buttar via il povero corpo di Edgar Hollingsworth non appena quel corpo diventa un peso per il bilancio di un’impresa.

Speriamo che comincino oggi i cittadini tedeschi, votando contro Angela Merkel e il suo progetto di prosciugamento della spesa sociale in Germania. Anche gli elettori tedeschi hanno visto impressionanti scene di mercato senza Stato a New Orleans. Hanno constatato le conseguenze dell’uragano Katrina in un Paese privato del tutto di ogni strumento di sostegno per una parte dei cittadini.

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Scioperi. Settimana calda: stop per assistenti di volo, tram e bus

Coinvolto anche il trasporto aereo

Roma, 18 settembre 2005
Fine settembre caldo sul fronte dei trasporti, dove è in programma una serie di scioperi che coinvolgerà il trasporto aereo e quello pubblico locale. I primi a incrociare le braccia, già oggi, saranno gli assistenti di volo di Air Dolomiti, che si asterranno dal lavoro per 4 ore.

Martedì 20 sarà la volta degli assistenti di volo dell'Alitalia aderenti all'Avia che hanno previsto, a partire dalla mezzanotte, uno sciopero di 24 ore su tutti i voli in partenza da Roma, Milano, Napoli. Mercoledì 21 si fermano autobus, tram e metropolitane per lo sciopero di 24 ore del trasporto pubblico locale.

Infine il 27 settembre tocca di nuovo al trasporto aereo: è previsto infatti uno sciopero di quattro ore del personale Enav

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Venerdi, 16 Settembre, 2005

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Legge elettorale. Maroni e' con Fini: "L'Udc e' confusa". Ciampi: la politica non guardi al passato

Roma, 15 settembre 2005

Maroni: "Bene Fini, Udc confusa"
"Faccio fatica a capire che cosa vogliano alla fine quelli dell'Udc, sembrano un po' confusi".
Roberto Maroni, ministro leghista del Welfare, replica cosi' alle parole del leader centrista Marco Follini che stamani da Cagliari ha detto che gli alleati "si assumono la responsabilita"' delle difficolta' poste sul cammino della riforma della legge elettorale. Maroni apprezza invece la posizione di Gianfranco Fini.

Scontro sempre più aspro fra Udc e An sulla riforma elettorale
"La proporzionale non è né un colpo di Stato né un tuffo nel Medioevo: è un'idea e sulle idee ci si confronta, si discute”, attacca il segretario dell’Udc Marco Follini, rispondendo ai 'paletti' posti al progetto di riforma dal presidente di An Gianfranco Fini. “Sono rammaricato che qualche nostro alleato ponga insidie e difficoltà lungo questo cammino. Ovviamente se ne assumono tutta la responsabilità. Sono contento - aggiunge ironicamente - che la devolution abbia trovato nell'on.Fini uno strenuo e fiero avvocato promotore".

Pronta la reazione da Alleanza nazionale, con il ministro della Salute Francesco storace che replica: "Che Fini sia innamorato della devolution può fingere di crederlo solo Follini. Tutta Alleanza nazionale crede, invece, che la riforma costituzionale ponga un paletto irreversibile al trasformismo. Occorre scegliere: tutti bipolari (come sembravamo) o todos caballeros (come sembrerebbe)". E il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ammonisce: "Chi ha responsabilità di governo non si perda in piccole dispute, la politica non guardi al passato".

Follini: solo buon senso
"Il tema - ha detto il segretario Udc - è come far corrispondere la maggioranza elettorale alla maggioranza parlamentare. Mi sembra un tema di buon senso, non occorrono gli scienziati. Se si parla di premio di maggioranza, occorre che sia ben chiaro che la maggioranza elettorale deve trovare riscontro nella maggioranza parlamentare".

In merito alle critiche del presidente del Senato, Marcello pera, sul rischio di un ritorno al passato Follini ha replicato dicendo che “la proporzionale appartiene a una tradizione che si modernizza".

"In questi 10 anni di recente passato, tutti imperniati sul maggioritario, non mi pare che abbiamo fatto grandi progressi e credo che l'argomento abbia perciò la sua ragione d'essere e anche una sua attualità".

Rutelli: "AN non voleva colpi di mano, e ora?"
"Che fine hanno fatto le due proposte di legge di An per impedire che leggi di revisione costituzionale e modifiche delle leggi elettorali possano essere approvate a ridosso della scadenza della legislatura?". Lo chiede Francesco Rutelli, richiamando una notizia dell'Ansa dell'8 marzo 2001.

D'Alema: "Ipotesi Cdl incostituzionale"
Massimo D'Alema attacca la proposta di riforma elettorale in senso proporzionale su cui sta lavorando la maggioranza e critica in particolare la contemporanea presenza del "premio di maggioranza" e dello "sbarramento al 4%" giudicando questo aspetto un fattore di "dubbia costituzionalita"'.

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Giovedi, 15 Settembre, 2005

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Finanziaria. Pronta la manovra da 21,3 miliardi. Tagli alla Sanita' e agli enti locali

Domenico Siniscalco

Roma, 15 settembre 2005

Il menu' della finanziaria 2006 prevede, a copertura, una serie di interventi per complessivi 21,3 miliardi di euro. Ammontano a 2,5 mld i tagli alla sanita', a 3 miliardi quelli agli enti locali. Tra le novita' piu' interessanti, sono in arrivo 200 milioni di euro da destinare alle famiglie meno abbienti per fronteggiare i costi del caro-benzina. Confermato il taglio di 2 mld di euro per l'Irap.
Nel dettaglio, 6,12 mld saranno a carico dello Stato, 2,5 mld della Sanita' grazie ad un "accordo piu' stringente", 3 mld degli enti locali, 1 mld e 340 mln del pubblico impiego, 1 mld dai giochi e canoni demaniali, un altro miliardo saranno effetto di "disposizioni antielusive e razionalizzazione reddito imprese". Altri 3 mld e 350 mld verranno dalla lotta all'evasione, 200 mln dai dividendi Enel e 3 miliardi dalle dismissioni immobiliari.
Dei 6,12 mld a carico dello Stato, 1,8 mld sono effetto di un taglio ai consumi intermedi (di cui 70 mld da incarichi e spese di rappresentanza). Una curiosita': verranno tagliati i fondi anche per le auto blu, nella misura di 30 milioni. Ad occhio e croce, si tratta di 500 autovetture in meno.

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Mercoledi, 14 Settembre, 2005

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Legge elettorale. L'Unione sceglie l'ostruzionismo: e' una legge truffa. L'Udc: abolire lo sbarramento al 4%


Il segretario dell'Udc Marco Follini

Roma, 14 settembre 2005

L'Udc presenterà un subemendamento con cui si punta a eliminare la soglia di sbarramento del 4 % per ottenere eletti in Parlamento. A quanto si apprende da fonti parlamentari, questa proposta verrà presentata nelle prossime ore agli alleati.

"Assieme alla proposta anticipata ieri (quella secondo cui i voti dei 'piccoli' verrebbero computati nella conta dei voti della coalizione per ottenere il premio di maggioranza), presentiamo questo subemendamento - spiega un deputato dell'Udc - con la speranza che ambedue siano adottate dall'intera maggioranza”.

“Si tratta di iniziative - conclude - che dimostrano che non stiamo discutendo di una 'legge truffa' ne' 'ad personam', ma che siamo aperti a un largo e serio confronto parlamentare con l'opposizione senza alcun pregiudizio".

L'Unione sceglie l'ostruzionismo
E proprio l'opposizione questa mattina in forte polemica con la proposta di riforma della legge elettorale ha scelto la linea dell'ostruzionismo.

Prima conseguenza della decisione dell'Unione, alla Camera è subito mancato il numero legale. Il presidente Pier Ferdinando Casini ha constatato la mancanza del numero legale per 19 voti ed ha rimandato la seduta di un'ora.

"Tutti i partiti dell'opposizione - riferisce Castagnetti - unanimemente ritengono che di fronte al rischio che possa procedere questo provvedimento che cambia la volonta' degli elettori italiani, e che quindi è di grave pericolo per la democrazia, non vi siano altre cose più importanti. La maggioranza si assume la responsabilita' di bloccare l'attivita' del Parlamento".

"E' la decisione che abbiamo preso perché è l'unico strumento che abbiamo a disposizione per evitare che venga approvata una legge del genere. Non e' in ballo la scelta del proporzionale rispetto al maggioritario, ma il rispetto della volonta' degli elettori. Quindi siamo costretti a intervenire su tutti i provvedimenti per evitare che si arrivi all'esame di quel provvedimento. Ma la responsabilita' del fatto che provvedimenti importanti per gli italiani non verranno approvati in senso utile e' solo della maggioranza".

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Risparmio. Siniscalco: attesa invano per 9 mesi autoriforma di Bankitalia. Autorita' credibili se neutrali

Domenico Siniscalco

Roma, 14 settembre 2005

Parmalat, Cirio, bond argentini: gli scandali finanziari degli ultimi anni sono stati favoriti da "regole non adeguate". Lo ha detto il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco aprendo il dibattito al Senato sul ddl per la riforma del risparmio. Siniscalco ha cercato di identificare le responsabilità, a partire da quelle delle "autorità di vigilanza", che sono "credibili se restano neutrali". Per questo la legge sul risparmio sarà una risposta organica e complessiva al problema: si tratta delal riforma "più importante da terminare" anche perche' l'Italia, in assenza del provvedimento, "rischia l'emarginazione" sui mercati.

Il ddl sul risparmio, ha aggiunto Siniscalco, è stato bloccato da chi è "contrario al cambiamento". E a questo proposito il ministro ha stignmatizzato il comportamento di Bankitalia: abbiamo atteso 9 mesi, ha detto, senza registrare alcun segnale di autoriforma da via Nazionale.

Il ministro ha fatto notare che "in particolare sui temi legati alla struttura e alle competenze della banca centrale, pur constatando anomali, il governo auspicava che i correttivi necessari, come il mandato a termine del governatore, avvenissero per autoriforma. Abbiamo atteso nove mesi, ma dell'autoriforma non si e' avuta traccia".

"I tempi cambiano, anche la Banca d'Italia deve cambiare. Con l'emendamento nasce una Banca d'Italia piu' moderna", ha detto ancora Siniscalco L'emendamento al Ddl risparmio "propone una riforma che corregge le regole in senso piu' moderno, intervenendo su collegialita' delle decisioni, trasparenza degli atti, regole piu' certe, mandato a termine del governatore". Questi sono "principi primitivi", rileva il ministro, ma "con questi principi si consente un'evoluzione della Banca d'Italia: una delle istituzioni piu' prestigiose del paese che va tutelata nella propria indipendenza e reputazione".

Quanto ai recenti casi di acquisizione di banche italiane da gruppi stranieri, "la proprietà delle banche - ha detto - deve essere contendibile senza discriminazione amministrativa delle autorità in base alla nazionalità".

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Martedi, 13 Settembre, 2005

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Politica. Prodi apre alle coppie di fatto. Mastella insorge. Duro attacco dell'Osservatore Romano

Romano Prodi

Roma, 12 settembre 2005

E' bufera, dopo la posizione ribadita ieri sui Pacs - i patti civili di solidarieta' che regolano le coppie di fatto - nel programma dell'Unione da Romano Prodi. E' arrivato oggi l'attacco frontale dell'Osservatore Romano: "Alla ricerca di voti lacerando la famiglia", è il titolo del quotidiano vaticano. La dichiarazione di Prodi, si legge, "chiama direttamente in causa nella competizione politica la famiglia. Una realtà fondata, come la stessa Costituzione italiana ammonisce, sul matrimonio. Un tentativo, dunque, di relativizzare e ideologizzare la realtà della famiglia. Una lacerazione inaccettabile".

Il no dei vescovi ha dato la spinta alle critiche del centrodestra e ha messo in fibrillazione le aree dell'Unione sensibili alle voci d'oltretevere. Tanto che lo stesso leader dell'Unione ha dovuto chiarire oggi: "Voglio ribadire che ho ripetuto le stesse parole dette il 21 luglio e fatte proprie da tutta l'Unione. Non ho mai equiparato le coppie di fatto al matrimonio, non ho mai parlato di adozioni. Ho parlato anche di una differenza totale rispetto alla proposta Zapatero. La regolamentazione delle conseguenze civili delle unioni di fatto è stata già fatta in tutti i paesi europei e in Spagna è stata proposta dal governo Aznar e non da quello Zapatero. E' un tema sul quale c'è un'opinione concorde di tutta l'Unione".
"Sui Pacs potrei anche rompere l'accordo politico con Prodi", ha affermato oggi pomeriggio Clemente Mastella, il segretario dei Popolari-Udeur. "Se Prodi non vuol essere Prodi ma pensa di essere Zapatero allora prendo atto di aver sbagliato e faccio un passo indietro, se vogliono questo me lo dicano. Io non sposo cause che non condivido".

Dal canto suo, il centrodestra cavalca il tema. Così il centrista Marco Follini: "Ricordavo Romano Prodi come un giovane manager democristiano. Lo ritrovo oggi come un più attempato dirigente politico zapaterista. Come coppia di fatto, quella fra Prodi e il suo doppio mi sembra fra le meno riuscite. Lui guarda con favore alle coppie di fatto mentre noi guardiamo con favore ancora maggiore alla promozione della famiglia". E Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia: "La posizione espressa da Romano Prodi sui temi della famiglia e delle coppie di fatto è estremamente grave, e, unitamente ad altre sue recenti dichiarazioni, rappresenta di fatto un allineamento alla politica in campo etico e sociale del primo ministro spagnolo Zapatero.

Commenti positivi alla presa di posizione di Romano Prodi sono giunti invece dalla sinistra dell'Unione. "E' molto importante che Prodi abbia inserito il riconoscimento delle coppie di fatto come uno dei punti del programma", ha detto a Radio Radicale il coordinatore dei Verdi Paolo Cento spiegando che "noi Verdi anche con le primarie stiamo sostenendo questa battaglia di civiltà".

Ha ribadito l'ok anche di Pietro: "Mi pare che alla fine non ci siano più posizioni così diversificate sui Pacs. Per quanto mi riguarda da tempo ho sottoscritto impegni a riconoscere i Pacs come impegno di governo dell'Unione. Lo hanno fatto gli altri candidati e da ultimo Prodi".

E infine è intervenuto Piero Fassino, segretario Ds. "Credo che - ha dichiarato - sia la destra che sta alimentando un polverone strumentale. La posizione che ha preso Romano Prodi è la posizione che già nelle scorse settimane l'Unione aveva acquisito e cioè: è opportuno che anche in Italia, come in altri Paesi europei, ci sia una legge che regola i rapporti matrimoniali e i rapporti interpersonali tra le persone che hanno scelto una convivenza di fatto. Questo non mette minimamente in discussione la Costituzione laddove riconosce la famiglia fondata sul matrimonio"

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.Acquabomber. Un altro caso di acqua contaminata a Cosenza

La bottiglia aveva un piccolo foro vicino al tappo

Cosenza, 12 settembre 2005

Un altro caso di bottiglie manomesse a Cosenza. Una bambina di undici anni ha avvertito un lieve malore dopo aver bevuto dell'acqua da una bottiglia acquistata una settimana fa in un supermercato di Rende, nel Cosentino.
Il fratello maggiore che era in sua compagnia ha controllato la bottiglia e ha sentito un forte odore di candeggina.
La ragazzina ora è ricoverata nel reparto di pediatria dell'ospedale civile dell'Annunziata di Cosenza, dove dopo le prime cure, compresa una lavanda gastrica, è attualmente in osservazione.

Sul fatto indagano gli agenti della squadra mobile di Cosenza, guidati dal vice questore Stefano Dodaro, che hanno sequestrato la bottiglia ed altre confezioni della stessa acqua minerale.
Secondo le prime analisi è emerso che la bottiglia aveva un piccolo foro vicino al tappo e che nell'acqua c'era la presenza di ipoclorito (varechina).

Dell'accaduto e' stata informata la procura di Cosenza

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Lunedi, 12 Settembre, 2005

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Economia. Record del debito pubblico. A giugno 1.542,4 miliardi di euro

In calo le entrate tributarie

Roma, 12 settembre 2005

Nuovo record del debito pubblico italiano. Secondo il bollettino di Bankitalia a giugno, il deficit dei conti pubblici del nostro paese e' arrivato a 1.542,4 miliardi di euro, ovvero 25 miliardi in piu' rispetto allo scorso maggio.

In calo le entrate tributarie
Nel mese di luglio lo Stato ha incassato 15 miliardi in meno rispetto allo stesso periodo del 2004. A luglio, infatti, le entrate tributarie si sono attestate a 31,48 miliardi di euro da 46,17 miliardi un anno prima e 36,56 miliardi a giugno. Nonostante questo, secondo via Nazionale, le entrate dei primi 7 mesi dell'anno si sono rivelate in linea con quelle dello scorso anno.

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Sabato, 10 Settembre, 2005

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Ecofin. Al via il consiglio di Manchester. Grasser su Fazio: si chieda se è ancora credibile

Pierluigi Ciocca sostituisce Antonio Fazio

Manchester, 9 settembre 2005

E' iniziato l'Ecofin informale di Manchester, il primo sotto presidenza britannica dell'Unione europea. L'ultimo ad arrivare è stato il ministro
delle Finanze, Domenico Siniscalco, accompagnato del padrone di
casa, il Cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown, e il collega francese Thierry Breton, con cui in prima mattinata ha partecipato ad una riunione a Londra. Siniscalco è stato accolto da una selva di giornalisti che, appena sceso dalla macchina, lo ha circondato alla ricerca di un commento sulla vicenda Fazio. Siniscalco si è limitato a dire di non sapere se con i
colleghi Ue si parlerà di Fazio: "Ve lo dico dopo l'Ecofin", ha assicurato.

Il commento più pungente sul Governatore è arrivato dal ministro delle finanze austriche, Karl Heinz Grasser. Quella di non presentarsi all'Ecofin, ha spiegato, "è una decisione personale" di Fazio, ma "ogni ministro e governatore si deve chiedere se è credibile, capace di agire e utile per la sua istituzione. Se Fazio si fa questa domanda - ha concluso - può darsi una
risposta molto chiara". Dagli altri protagonisti del vertice Ue è invece arrivata una serie di "no comment".

La prima riunione della giornata è quella dell'Eurogruppo, che si occuperà del
prezzo del petrolio, della situazione dei conti pubblici del Portogallo e dell'analisi economica di Eurolandia. Nel primo pomeriggio, dopo una conferenza stampa dedicata alla riunione dei Dodici, si aprirà l'Ecofin che chiuderà i lavori domani mattina. Petrolio, globalizzazione e sostegno economico alla Striscia di Gaza sono i punti in agenda.

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Politica. Brunetta: serve una finanziaria rigorosa da 25 mld. D'Alema: 'no' ad una manovra elettorale

Renato Brunetta

Roma, 9 settembre 2005
"Non serve una finanziaria minimalista". La manovra che il governo si appresta a varare deve essere "fortissima": deve unire il "rigore" ad una serie di misure che favoriscano la ripresa che "sicuramente avremo nel 2006", e "deve ammontare a 25 miliardi". Renato Brunetta, consigliere economico di Palazzo Chigi e responsabile Economia di Forza Italia, traccia alla scuola di formazione politica del partito i contorni della prossima finanziaria, l'ultima della legislatura.

A margine del Global progressive forum, intanto, il presidente Ds Massimo D'Alema commenta il monito lanciato ieri dalla Banca centrale europea sui conti italiani e accusa: "Questi allarmi non ci sorprendono perché purtroppo sappiamo che la gestione della finanza pubblica del governo Berlusconi è stata una gestione disastrosa . Speriamo che l'attenzione anche delle istituzioni europee possa rappresentare un freno almeno rispetto al rischio di una finanziaria elettorale che crei ulteriori danni per il Paese".

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Venerdi, 9 Settembre, 2005

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Calcio. Partite rinviate, serie B nel caos. Anzi no, la Lega Calcio si corregge: solo un errore

Adriano Galliani, presidente della Lega Calcio

Milano, 9 settembre 2005

Dal caos del campionato a quello dei comunicati. Questa mattina la Lega Calcio ha annullato il comunicato ufficiale con cui venivano rinviate a data da destinarsi cinque gare di Serie B in programma domani pomeriggio. Le partite restano così in calendario per le 16 di domani. Ma cosa è successo? Un "errore materiale", fa sapere la Lega Calcio, che poco prima aveva comunicato il rinvio a data da destinarsi delle partite della 4 giornata di andata di serie B Atalanta-Triestina, Bologna-Modena, Catania-Arezzo, Cremonese-Verona e Vicenza-Piacenza.

"Il Presidente della Lega Nazionale Professionisti si leggeva in una nota - preso atto delle ordinanze dei Sindaci dei Comuni di Bergamo, Bologna, Catania, Cremona e Vicenza che vietano la disputa, secondo l'orario stabilito da questa Lega, delle gare Atalanta-Triestina, Bologna-Modena, Catania-Arezzo, Cremonese-Verona e Vicenza-Piacenza della quarta giornata del Campionato di Serie B, gia' in programma sabato 10 settembre 2005 con inizio alle ore 15.00 e successivamente differite alle ore 16.00; considerato che l'Assemblea di categoria di Serie B, nella riunione del 18 agosto, ha deliberato che 'nell'eventualita' di sopravvenuta indisponibilita' di uno stadio nel quale sia in programma una partita con inizio sabato alle ore 15.00, la Lega Calcio disporra' il rinvio della gara ad altra data o la disputa della stessa in campo neutro. In nessun caso, una gara originariamente programmata per sabato con inizio alle ore 15.00 potra' essere disputata la domenica o in altro orario del sabato', dispone il rinvio a data da destinarsi delle gare".

Pochi minuti dopo, la smentita. In attesa di un nuovo comunicato che faccia chiarezza.

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Giovedi, 8 Settembre, 2005

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Palermo. Atterraggio d'emergenza per un Fokker 100

Un Fokker

Palermo, 9 settembre 2005

Un Fokker 100 della compagnia Alpi Eagles ha effettuato un atterraggio di emergenza poco dopo le otto all'aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo.
L'aereo proveniva da Napoli con 52 passeggeri a bordo, ed aveva segnalato alle 7,52 alla torre di controllo un'avaria al motore sinistro. Immediatamente e' scattato il piano di emergenza che ha fatto uscire in mare anche le motovedette della Capitaneria di porto.
Il velivolo e' riuscito ad atterrare grazie alla bravura dei piloti senza creare problemi.

I passeggeri sono stati fatti scendere e il Fokker 100 e' stato sistemato nella piazzola utilizzata a parcheggio degli aeromobili.
Un dirigente dell'Enac e' salito a bordo per parlare con il comandante che aveva avvisato la torre di controllo di avere il motore sinistro in avaria. L'Ente nazionale sta preparando un rapporto sulla vicenda.
Il piano di emergenza e' stato subito messo in atto e al momento dell'atterraggio il Fokker 100 e' stato seguito da diversi mezzi dei vigili del fuoco.

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Marcoledi, 7 Settembre, 2005

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Banca d'Italia. La Lega blocca Siniscalco: ora basta,il governo non faccia altri passi. Fazio deciso a non dimettersi


Antonio Fazio

Milano, 7 settembre 2005

"Per quel che riguarda Bankitalia si è convenuto che la situazione è quella che è stata definita venerdi' scorso. Il ruolo del governo è esaurito, il governo ora non ha più ruolo". Al termine del vertice di Arcore di ieri sera, il ministro delle Riforme Roberto Calderoli stoppa le pressioni sul governatore di Bankitalia affinché si dimetta prima del prossimo Ecofin di Manchester a fine settimana:"Altre iniziative metterebbero a rischio l'indipendenza della Banca d'Italia", ha aggiunto Calderoli alludendo a passi ufficiali preannunciati da Siniscalco.

Per Calderoli su tutti i temi c'è "assoluta sintonia" tra Berlusconi e Bossi. Ieri Antonio Fazio ha fatto sapere ai vertici istituzionali di non avere alcuna intenzione di dimettersi, nell'incontro di meno di mezzora con Gianni Letta. Dall'opposizione Luciano Violante insiste: Fazio si ritiri; mentre il segretario della Dc Rotondi ribatte: resti Fazio, se ne vada Siniscalco.

Anche in An si registrano defezioni importanti nel partito dei 'fazisti': distaccata, ma comunque fortemente critica è la posizione del presidente, Gianfranco Fini. Decisamente dura quella del ministro Alemanno che ormai da giorni chiede pubblicamente a Fazio di andarsene. Richieste non condivise da un altri due ministri, targati Udc: Carlo Giovanardi e Rocco Buttiglione. Quest'ultimo, tra l'altro, è stato tra i primi a chiedere di non processare Fazio.

Della vicenda Bankitalia si parlerà anche all'Ecofin di Manchester, venerdi' e sabato.

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Martedi, 6 Settembre, 2005

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Bankitalia. Bossi: oggi ne parlero' io con Berlusconi

Umberto Bossi

Milano, 6 settembre 2005

"Delle interpretazioni dei giornali non so che cosa farmene, la Lega sulla questione di Fazio e della Banca d' Italia ha una sua posizione precisa, che e' emersa ieri dal Consiglio federale e questa posizione la spieghero' oggi stesso a Berlusconi". Lo ha detto il leader della Lega, Umberto Bossi.
Solo ieri Bossi aveva detto che della questione doveva parlare Berlusconi e che, se non parlava il premier, Fazio sarebbe rimasto al suo posto... "E con questo? Oggi parlo io con Berlusconi - replica Bossi - Ripeto, la Lega ha una sua posizione precisa e comune e delle interpretazioni, interessate o meno, che fanno alcuni giornali non mi interessa nulla. Oggi parlo con Berlusconi e gli espongo la nostra posizione". L'appuntamento è ad Arcore a cena. Tra i commensali, oltre al senatur, e, ovviamente, a Berlusconi, anche il vicepremier Giulio Tremonti.

Questa mattina il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco è stato a colloquio per circa mezz'ora a palazzo Chigi con il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta.
In mattinata Letta era stato ricevuto in Banca d'Italia, probabilmente per discutere gli ultimi sviluppi della vicenda che vede coinvolto il governatore Antonio Fazio e per chiarire la posizione del Governo.

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Conti pubblici. L'Ocse rivede al rialzo le stime per l'Italia: nel 2005 il Pil salira' dello 0,2%

Il segretario generale dell'Ocse, Donald Johnston

Parigi, 6 settembre 2005

L’Ocse rivede al rialzo le previsioni di crescita per l'Italia nel 2005. Stima ora per quest' anno una crescita dello 0,2%, correggendo la precedente stima che prevedeva una contrazione dello 0,6%.

Dai dati diffusi oggi arriva un ritocco anche alla crescita dei Paesi dell' area dell' Euro: +1,3%, rispetto al precedente +1,2%.

Tra i paesi europei la Germania è l' unico a vedere una correzione al ribasso delle precedenti stime di crescita: da 1,2% a 1,0%.

L’Ocse ha poi precisato che tutti questi dati potrebbero essere influenzati negativamente e quindi essere modificati di nuovo a causa della crescita del prezzo del petrolio e degli effetti dell' urgano Katrina.

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Lunedi, 5 Settembre, 2005

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Iraq. Prodi: se l'Unione vince, iniziamo il ritiro

Il leader dell'Unione Romano Prodi

Milano, 4 settembre 2005
"Se vinciamo le elezioni cominceremo subito a prevedere un calendario di uscita dall'Iraq. Un serio impegno per la rinascita civile e materiale del paese". Lo dice Romano Prodi alla platea della Festa dell'unità di Milano. "Ma noi non siamo i vigliacchi che vanno via. Siamo quelli che si impegneranno con la Comunita' internazionale affinché l'Iraq abbia un futuro". Prodi conclude con una sottolineatura dell'indipendenza della posizione dell'Unione. "Non mi piace sentir dire: fai come Zapatero. Noi abbiamo una nostra idea di leadership, quindi noi facciamo 'come noi'. Dobbiamo avere la nostra identità, perchè abbiamo un patrimonio che non ha nulla da invidiare a nessuno".

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