Domenica, 31 Ottobre, 2004

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Ue. Frattini papabile sostituto di Buttiglione. Fini nuovo ministro degli Esteri?


Rocco Buttiglione

Roma, 30 ottobre 2004
Circola il nome di Franco Frattini come probabile sostituto di Rocco Buttiglione alla Commissione europea. Il commissario europeo designato ha annunciato oggi in una conferenza stampa le sue dimissioni "per favorire il corso della Commissione Barroso - ha spiegato -, alla quale auguro pieno successo".

La questione è stata oggetto ieri sera della cena tra Gianfranco Fini, Marco Follini, Pier Ferdinando Casini e Silvio Berlusconi, al termine della quale il premier ha annunciato che il ministro centrista sarebbe rimasto a Roma, aprendo così la porta ad un rimpasto dell'esecutivo. "Adesso Buttiglione probabilmente resta ministro. Ed è probabile che questo possa portare a qualche cambiamento", ha detto Berlusconi.

Il nome del titolare della Farnesina, come papapibile commissario da designare, era circolato già nei giorni scorsi, insieme a quello di Letizia Moratti, ma si è fatta più concreta dopo la rivendicazione del vicepremier per un rimpasto vero e proprio in modo dare vita ad un "nuovo governo". La soluzione che vede Fini al posto di Frattini risolverebbe infatti la questione di come riequilibrare gli assetti dell'esecutivo.

Resterebbe poi da trovare una nuova collocazione a Buttiglione che fino all'ultimo ha cercato di difendere il suo posto a Bruxelles. Ora per l'ex ministro delle Politiche comunitarie si parla di un posto alla guida di un'Authority. Per quanto il diretto interessato assicuri invece che resterà nell'esecutivo: "Sono orgoglioso di fare parte di questo governo - ha detto - e sono ancora più desideroso di dare il mio contributo".

Il ministro centrista parlando con la stampa dopo giorni di silenzio ha rivendicato la correttezza dell'atteggiamento tenuto davanti alla commissione parlamentare di Strasburgo e ha denunciato la "campagna di stampa di grande superficialità e rozzezza" contro di lui. Infine ha ringraziato il premier e il governo "per la fiducia che mi hanno accordato e per il sostegno che non mi hanno fatto mancare" assicurando che con il capo del governo il rapporto è sereno come al solito: "Ho sentito Berlusconi questa mattina. E' stato molto amichevole come sempre".

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Sabato, 30 Ottobre, 2004

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Ora solare. Da questa notte alle 3 lancette indietro di un'ora


Dormiremo un'ora in più

Roma, 30 ottobre 2004

Torna l'ora solare in Europa. Questa notte alle tre gli italiani dovranno ricordarsi di spostare le lancette indietro di un'ora. Dopo sette mesi, dal 28 marzo scorso, si abbandona l'ora legale, che tornerà in vigore nella notte tra il 26 e il 27 marzo prossimi. Una buona notizia per gli amanti del sonno, che potranno dormire un'ora in più. Ma, in compenso, diminuiranno le ore di luce nella giornata. Con la conseguenza che un italiano su cinque soffrirà di problemi di insonnia e di umore, difficoltà a concentrarsi e piccoli vuoti di memoria.
Il 20% della popolazione risente, infatti, almeno per qualche giorno, del cambio d'ora , secondo i dati dell'Associazione italiana di medicina del sonno. La ragione sta nel cambiamento dell'esposizione alla luce, che influenza le secrezioni di melatonina. Con una reazione a catena la minore quantit di luce determina cambiamenti nei livelli ormonali, che rientrano per dopo qualche giorno.


Sono principalmente i bambini a trascinarsi per qualche tempo gli effetti del cambio di orario. Secondo gli esperti un bambino su due è a rischio di insonnia. E le conseguenze si faranno vedere alla ripresa della scuola, per almeno una settimana.
Ma si tratta di piccoli e temporanei inconvenienti, soprattutto se confrontati con i grandi benefici, principalmente in termini economici e di risparmio energetico, apportati dal cambio di lancette.

Dal 28 marzo al 31 ottobre, secondo i calcoli elaborati dal Gestore della rete elettrica (Grtn), sono stati risparmiati, in totale, 609 milioni di kilowattora , un valore pari al consumo di sei mesi di una regione come il Molise o di una provincia come Savona.

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Costituzione Ue. Consiglio dei ministri: via libera al disegno legge di ratifica. La Lega vota contro


La lega voterà contro anche in Parlamento

Roma, 29 ottobre 2004
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge di ratifica della Costituzione Europea. I ministri della Lega hanno votato contro e voteranno contro anche in Parlamento.

Il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha già autorizzato con la sua firma il disegno di legge approvato in serata dal Consiglio dei Ministri per la ratifica del Trattato Costituzionale Europeo. La firma autorizza la presentazione alle Camere.

Berlusconi: il ddl avrà larga maggioranza
"Il no della Lega al Consiglio dei Ministri sulla ratifica del Trattato Europeo era largamente previsto e prevedibile" ha detto il presidente del consiglio. "Ad ogni modo - ha aggiunto - questo disegno di legge avrà una larga maggioranza in Parlamento".

"Lasciatemi esprimere tutta la soddisfazione per aver portato a termine questo evento storico che sarà ricordato nei tempi a venire". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una conferenza stampa a Palazzo Chigi commentando la firma della Costituzione Europea. "Posso assicurarvi che questo governo - ha aggiunto - ha fatto di tutto perché si trovasse questo accordo e perché la firma avvenisse a Roma".

Il voto contrario della Lega
"La Lega ha votato contro il ddl di ratifica presentato dal governo sul trattato costituzionale europeo. Noi, voglio precisare, non siamo contro il trattato firmato oggi, ma contro questa procedura". Lo ha annunciato il ministro leghista della Giustizia Roberto Castelli parlando con i giornalisti davanti palazzo Chigi.

"La Lega ha presentato oggi al Consiglio dei ministri -ha detto il Guardasigilli- un testo alternativo rispetto a quello della presidenza del Consiglio. Noi abbiamo proposto un testo in cui si prevede che a seguito dell'approvazione del Parlamento del Trattato, il tutto venisse sottoposto ad un referendum popolare. Quindi abbiamo votato contro il primo testo della presidenza del Consiglio a favore del nostro".

"Per coerenza, visto che i ministri hanno votato contro in Consiglio dei ministri, penso che la Lega voterà contro il ddl di ratifica del Trattato Ue anche in Parlamento", ha annunciato il Guardasigilli.

"Oggi comunque è una giornata storica - ha concluso Castelli - e di questo va dato atto al presidente del Consiglio. Ma la Lega non rinuncerà alla sua battaglia".

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Fisco. An: aliquota massima al 39%, un errore macroscopico. Bonaiuti a Landolfi: sei fuori tempo massimo


Gianfranco Fini

Roma, 29 ottobre 2004
"Come potrebbe spiegare la Casa delle libertà che dalla riforma fiscale a tre aliquote, con la massima al 39%, il vantaggio che ne trarrebbe il contribuente
Silvio Berlusconi ammonterebbe a 760.154 euro annui?". E' quanto ha dichiarato Mario Landolfi, protavoce di An, commentando il calcolo effettuato da "L'Espresso" sui vantaggi che i leader politici avrebbero dalla riforma delle aliquote Irpef voluta da Berlusconi.

Landolfi fa riferimento alle dichiarazioni di Fini al Corriere della Sera e aggiunge che "la leadership della Cdl non è in discussione", ma la riforma fiscale con l'aliquota massima al 39% sarebbe "un macroscopico errore".

"Per capire le ragioni per le quali Alleanza Nazionale vuole ridurre le tasse solo ai ceti medi - ha affermato Landolfi - e vuole mantenere inalterata l'aliquota massima per i 643.121 contribuenti che hanno un reddito annuo lordo superiore a 70.000 euro, basta leggere quanto pubblicato oggi da un noto settimanale politico".

"Come potrebbe infatti spiegare la Cdl - ha proseguito Landolfi - che dalla riforma fiscale a tre aliquote, con la massima al 39%, il vantaggio che ne trarrebbe il contribuente Silvio Berlusconi ammonterebbe a 760.154 euro annui?". "Proprio perché, come ha chiaramente detto Fini - ha concluso Landolfi - la leadership di Berlusconi non è in discussione, impedire che il governo commetta errori politicamente così macroscopici è nel nostro e soprattutto nel suo interesse".

Bonaiuti a Landolfi: sei fuori tempo massimo
"All'amico on. Landolfi replico che la sua dichiarazione non è aggiornata, anzi arriva fuori tempo massimo. Il Presidente Berlusconi infatti ha più volte pubblicamente e solennemente dichiarato che avrebbe destinato totalmente in beneficenza ogni eventuale vantaggio che gli potesse derivare dalla riforma fiscale del Governo". Lo dichiara Paolo Bonaiuti, portavoce del Premier Silvio Berlusconi. "All'on. Landolfi - aggiunge - ricordo affettuosamente che non è ancora una colpa in Italia aver lavorato con passione per creare dal nulla un'impresa che ha impiegato e impiega decine di migliaia di persone. Magari l'amico Landolfi avesse fatto altrettanto!".

Nania: An chiede una riflessione sul dato politico
"L'amico Bonaiuti sa bene che Mario Landolfi non ha mai pensato di arrecare offesa al premier. Ha semplicemente evidenziato un dato politico che deve far
riflettere tutta la Cdl e che l'opposizione utilizzerebbe per tentare di vanificare il senso della riforma fiscale e confondere le idee ai cittadini". E' quanto afferma in una nota il capogruppo di An al Senato Domenico Nania, rispondendo al sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

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Venerdi, 29 Ottobre, 2004

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Costituzione Ue. L'Europa ha firmato. Si' dei 25 al nuovo trattato


La Sala Giulio Cesare durante gli interventi ufficiali

Roma, 29 ottobre 2004

E' una Roma piovigginosa, come quella del 25 marzo 1957, quando in Capidoglio si firmo' il trattato istitutivo della Cee, quella che ha accolto l'arrivo delle delegazioni dei 25 Paesi che in Capidoglio hanno firmato la Costituzione Europea. Intorno alle 10,20 una leggera pioggia è cominciata scendere anche sulla piazza capitolina. Dalle 10 sono iniziati in Campidoglio gli arrivi dei leader e dei ministri degli Esteri di 29 Paesi che parteciperanno all cerimonia. Ad accoglierli sulla piazza c'erano il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il premier olandese e presidente di turno dell'Ue, Jan Peter Balkenende.

I primi interventi
L'inno alla gioia, l'inno europeo, ha aperto la cerimonia nella sala Giulio Cesare del Campidoglio. Poi i discorsi ufficiali. Prima il saluto del sindaco di Roma Walter Veltroni. "Gran parte del sogno " dei padri fondatori dell'Europa oggi è diventato realtà con la firma della nuova costituzione europea ha detto il primo cittadino della capitale. Poi la parola è andata al presidente del Consiglio italiano. "L'Italia sarà il primo Paese a ratificare il testo della Costituzione europea" ha detto il premier Silvio Berlusconi ricordando che per oggi pomeriggio è stato convocato a questo fine il Consiglio dei Ministri. Dopo alcuni interventi la parola al presidente dimissionario Romano Prodi "Con la firma della Costituzione europea, i Capi di Stato e di governo danno prova di lungimiranza politica e si elevano al di sopra dei loro contingenti interessi nazionali" ha affermato Prodi.

La firma
Dopo i discorsi ufficiali i capi di stato e di governo, i ministri degli esteri, il presidente della Commissione e il presidente del Consiglio europeo hanno raggiunto la Sala degli Orazi e Curiazi per la firma. Sotto la statua di Papa Innocenzo X il tavolo in cui i rappresentanti dei 25 Paesi, più i quattro in attesa di entrare nella Ue, si alterneranno nella firma.
Il primo è stato il premier belga Guy Verhofstadt. L'Italia è stato il decimo Paese ad apporre la firma (si è seguito l'ordine alfabetico dei nomi nelle lingue nazionali), dopo Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia e Irlanda. L'ultimo il premier britannico Tony Blair.
Alle 12,08 il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro degli Esteri Franco Frattini hanno firmato per l'Italia il primo Trattato costituzionale europeo.
Per l'elevato numero di firmatari, dovrebbe durare circa un'ora. Dopo la firma della costituzione europea la ratifica. Il Consiglio dei Ministri varerà la legge per la sua immediata ratifica e l'accoglimento nell'ordinamento italiano. Sul voto parlamentare pesa però la minaccia del referendum annunciato dalla Lega, contraria alla Costituzione. In Gran Bretagna il referendum sarà probabilmente all'inizio del 2006 ha detto il ministro degli esteri Jack Straw.

Ciampi: una svolta storica
"E' l'atto di nascita di una Unione politica, non solo economica e sociale. E' un evento unico nella storia della nostro continente, una svolta nella storia del'umanita"'. Così Carlo Azeglio Ciampi, dal Quirinale, ha brindato alla nuova costituzione europea.

"L'atto che avete oggi sottoscritto ci allontana definitivamente da quell'abisso di tragiche guerre intestine" che ha caratterizzato la prima metà del XX secolo. "Gli spettri degli anni trenta non torneranno a turbare le menti delle generazioni future", ha detto Carlo Azeglio Ciampi.

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Giovedi, 28 Ottobre, 2004

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L'Europarlamento piega Barroso
di Sergio Sergi

Alle 11 e qualche minuto, nell’aula che ribolle, Josè Manuel Durao Barroso rotea un boomerang di nome Commissione. Chiede la parola al presidente Borrell che, con un pizzico di perfidia, gliela concede: «Tiene facultad de palabra...». Tutti già sanno cosa sta per annunciare. La resa. Prima della battaglia. Sventola bandiera bianca. Aiuto. Soccorso, signori del Parlamento. Il «guappo de Lisboa» scorge il patibolo del voto verso cui si sta pericolosamente avviando. Giustamente ha paura. Perché morire con Buttiglione e tutti i Filistei? Rotea il boomerang: «Sono arrivato alla conclusione che se si votasse oggi non avremmo un risultato positivo per le istituzioni europee o per il progetto europeo...». L'uomo che sino all'altro ieri annunciava con sicumera di poter disporre di almeno 363 voti (ma chi glieli garantiva, l'on. Tajani?), arriva nell'emiciclo con l'aria da agnello.

Josè Barroso è appena uscito da un incontro con Martin Schulz (Pse) e Graham Watson (Adle). Lo hanno aiutato a fare i conti. Vuoi andare davvero al voto? Lui li guarda e scorge il vuoto. L'abisso della sconfitta più ignominiosa. Sceglie la ritirata egualmente mortificante. La sconfitta minore. Anche Hans Poettering (Ppe) su cui contava, gli allarga le braccia. «Ho bisogno di più tempo per esaminare questo dossier», invoca Barroso. E proclama, ormai rassegnato, il ruolo «eminentemente politico» del Parlamento europeo. Barroso ritira la sua Commissione. La Commissione non c'è più. Il Parlamento non può votarla. Dov'è? Dissolta nell'aria umida dell'Alsazia, sotto la pioggerellina d'autunno che è gelata per il presidente designato, per il Ppe, per l'istituzione Consiglio, per i commissari in attesa di mandato e d'ingaggio. Vola il boomerang verso le capitali d'Europa. Ritorna da dove era partito. Torna a Roma a Palazzo Chigi e si fracassa sul tavolo della Casa delle Libertà.

L'Europa, terribile Europa. Chi di Europa ferisce...Si vede che proprio l'Europa non s'addice al governo di centro destra. Che riporta dentro l'aula di Strasburgo, appena un anno dopo l'esibizione di Berlusconi sul «capogruppo kapó» durante il semestre italiano, il fracasso dei suoi pasticci, del non senso istituzionale ai confini della strafottenza. Stavolta è anche peggio, se si può. Perché il «caso Buttiglione» ha trascinato nel gorgo l'intera Commissione. Già fragile di suo. Macchiata da conflitti d'interesse: vuoi per un'olandese con il pallino delle lobby, di una danese impastoiata nelle faccende agricole, di una lettone con alcuni guai giudiziari, con un ceco che ha studiato poco. Tutti a casa? Tremano i 24. L'unico che non torna a casa è Romano Prodi. Avrebbe dovuto lasciare il 31. L'ultimo atto a Roma per la firma della Costituzione. Valigie fatte. Traslocatori in rotta per l'Italia. Resta. Deve restare.

La scena è stupenda. Borrell che, dopo la l'annuncio della ritirata di Barroso, domanda al sottosegretario olandese che rappresenta il Consiglio: «Ha qualcosa da dirci?». E quegli: «Capiamo la situazione in cui ci troviamo. Non ci sottraiamo dalle nostre responsabilità. Intanto vi comunico che la Commissione Prodi resta in carica sino a quando è necessario. Il presidente Prodi ha accettato». Scoppia un applauso fragoroso. Di saluto a Prodi. Come se gli dessero di nuovo il benvenuto. Barroso si passa due dita tra collo e camicia. O è stretta la cravatta oppure ha contratto un tic nervoso. Deve ricominciare da zero. Forza, pedalare. In giro per le capitali. Al telefono con Chirac, con Schröder, con Zapatero. Oddio, anche con Berlusconi? La croce addosso. Buttiglione se ne va a passeggio per le stradine della Petite France. Confessa, in privato, d'aver fatto tutto quel che poteva. Dimissioni? Per carità. Adesso, e lui solo? Non se ne parla. A Massimo D'Alema, che gli telefona per capire che intenzioni abbia, fa sapere che il famoso boomerang sta nelle mani di Barroso, Berlusconi e Poettering. Nelle stesso momento Watson, Schulz e il capogruppo dei Verdi, Daniel Cohn Bendit, gli consigliano di lasciare. Un gesto onorevole, dicono in tanti. Lui resiste e attende gli sviluppi. Barroso annuncia che «cambierà il necessario e il sufficiente». Valuta, con indubbio coraggio, di essere in questa fase persino più forte. Perché, forse, ha preso al volo la ciambella di un Parlamento che trionfa? «Ho fermato l'orologio», dice. Cambierà solo i portafogli dei commissari, e quanti? Oppure chiederà altri nomi, al posto di quelli, diciamo più imbarazzanti? Ce la farà in meno di un mese, sino alla prossima sessione del 15-18 novembre? Non fa nomi, Barroso. Chiederà a Berlusconi di sostituire Buttiglione? Prudente. Non si sbilancia più. Ma nemmeno difende il commissario italiano che, «allo stato», il ministro degli Esteri Frattini è costretto a confermare urbi et orbi.

Il fatto è che Barroso scopre, non è mai troppo tardi, che ha «bisogno della fiducia del Parlamento». Non lo sa. Andrà a cercare in archivio che un Parlamento assai più debole, nel 1979, bocció il bilancio dell'Unione ben poco attento agli interessi comunitari. Era il Parlamento di Spinelli che, nel 1984 approvó un progetto di Costituzione europea. Josè Barroso, da ex militante di una formazione maoista, ricomincia la sua lunga marcia. Sotto lo sguardo di Josep Borrell, il presidente del Parlamento, che quasi levita per l'emiciclo. Il Parlamento ha vinta una storica battaglia politica. Quasi anticipando i tempi di una riforma che neppure la Costituzione che si firma domani a Roma prevede: l'assemblea che esprime, con le regole della democrazia, il governo dell'Unione. Ma ieri, politicamente, si è andati vicino. Molto vicino. Riprende l'attesa - giorni? settimane? - per Barroso e le scelte dei governi. Avrà capito Barroso la battuta di Cohn Bendit: «Diceva Mao che accettare una sconfitta è preparare la vittoria...»?

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Governo. Vertice senza Siniscalco, rinviato confronto sui tagli alle tasse. Regionali,ricandidati i presidenti uscenti


Palazzo Chigi

Roma, 27 ottobre 2004

"Quando ci sarà il ministro dell'Economia ci sarà un altro incontro. Nei prossimi giorni continueremo a lavorare". Così il capogruppo dell'Udc alla Camera Luca Volonté spiega il mancato confronto con gli alleati di governo sui tagli alle tasse. A Palazzo Chigi, spiega "non c'era Siniscalco". In mattinata lo stesso Siniscalco ha incontrato i rappresentanti della maggioranza in commissione Bilancio alla Camera per discutere il problema degli emendamenti alla Finanziaria.


Volonté ha voluto precisare che la presenza di Siniscalco "non era prevista" e che il ministro aveva oggi "altri impegni". L'obiettivo sul fronte della riforma fiscale, ha sottolineato, resta "quello di arrivare a tre aliquote il più presto".

Volonté ha aggiunto che nel corso della riunione "si è lavorato con cordialita' e sintonia sui temi", a cominciare dalle candidature della Casa delle Libertà per le prossime eelzioni regionali. "Abbiamo lavorato sulle regionali - ha detto il ministro delle Riforme Roberto Calderoli - e su un po' di temi accessori, ma oggi non abbiamo parlato di tasse". A chi gli chiedeva se al vertice di oggi si è parlato del caso Buttiglione, il ministro ha risposto di "no".

Quanto alle candidature per le regionali, il centrodestra ricandiderà tutti i Presidenti uscenti, tranne quello della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, che ha rinunciato.

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Mercoledi, 27 Ottobre, 2004

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Ue. Barroso ritira la sua squadra e protegge la Commissione dalla sfiducia. Frattini conferma cadidatura di Buttiglione


José Manuel Durao Barroso

Strasburgo, 27 ottobre 2004

"Il Parlamento ha un ruolo vitale da svolgere in Europa. E' stato un onore per me ricevere il vostro sostegno a luglio come presidente designato". Ma "sono arrivato alla conclusione che arrivare ad un voto oggi non sarebbe positivo per il progetto e le istituzioni europee. Stando così le cose, ho deciso di non presentare la nuova commissione oggi". Così il presidente designato Barroso, di fronte al Parlamento di Strasburgo, José Manuel Durao Barroso ha annunciato questa mattina di aver deciso di ritirare la propria squadra, che oggi avrebbe dovuto essere sottoposta al voto di fiducia.

"Se si votasse oggi - ha detto Barroso - l'esito non sarebbe positivo per le istituzioni e il progetto europeo". "Una decisione giusta, che apre la via per la fiducia alla Commissione", dice il capogruppo del Partito socialista europeo Martin Schulz alla riapertura della seduta plenaria. Ma poi aggiunge: "Vogliamo però una proposta completamente nuova. Solo questo è un passo giusto per avere in futuro, una maggioranza al Parlamento Ue".

"Cambierò il necessario e il sufficiente"
Rispondendo alle domade della stampa sulla futura composizione della Commissione, Barroso ha detto di essere intenzionato a "cambiare il necessario e il sufficiente". Barroso si è anche rifiutato di fare commenti su "nomi specifici".

Liberaldemocratici: vittoria della democrazia
"Una vittoria della democrazia, una sconfitta degli euroscettici", chiosa il leader dei liberaldemocratici Graham Watson. E anche l'ex presidente del Parlamento europeo e capogruppo dei Popolari Hans Poettering riconosce: "L'Europa si sta parlamentarizzando, e si tratta di un fatto molto importante". Poettering ha ribadito il proprio sostegno al presidente Barroso: "Noi non abbiamo cessato di sostenervi ed avremmo voluto oggi poter votare a favore". Poi ha sottolineato che "l'obiettivo del Ppe è una Commissione forte sotto la sua presidenza", e che "non si voleva fosse isolato un solo membro della commissione".

Dopo l'aunnuncio di Barroso
La conferenza dei capigruppo del Parlamento europeo ha poi deciso che oggi non ci sarà alcun voto, neppure sulla richiesta di rinvio fatta dal presidente designato Josè Manuel Barroso. I capigruppo hanno anche deciso che, se necessario, l'investitura della nuova Commissione slitti a dopo la prossima plenaria, prevista in novembre.

Barroso prende tempo
"Non saremo sempre d'accordo su tutti i temi, Presidente - ha concluso Barroso rivolgendosi a Borrell - ma penso che possiamo essere d'accordo sull'impegno comune a rafforzare la natura democratica dell'integrazione europea e spero che possiamo arrivare nelle prossime settimane a un risultato che ci permetta di portare avanti il lavoro nell'Unione Europea in questo spirito".

L'annuncio di Barroso è stato accolto in Aula con un lungo applauso. Poi la parola è passata ai presidenti dei gruppi del Pse e del Ppe. Marco Pannella ha sollevato un richiamo al regolamento ai sensi di numerosi articoli e ha peso la parola, ma il presidente dell'Europarlamento Josep Borrell ha ritenuto inaccettabile il richiamo e gli ha tolto la parola. La presidenza olandese, tramite Atzo Nicolaï, ha ricordato che dopo l'annuncio di Barroso la Commissione Prodi resta per il momento in carica.

Su richiesta dei capigruppo il presidente del Parlamento europeo Burrel ha poi sospeso la seduta per dare tempo ai deputati dei vari gruppi di analizzare le novità della situazione prima di ripresentarsi in Aula a mezzogiorno.

Le prime reazioni politiche
Il presidente del gruppo dei socialisti europei Martin Schulz ha definito il ritiro della Commissione proposta da Manuel Durao Barroso "una grande vittoria per il Pse" e una dimostrazione che "nulla può essere fatto nel Parlamento europeo contro il Pse".


"Berlusconi non perde solo le elezioni in casa, ma è un peso per l'Europa", commenta invece il presidente dei Ds ed eurodeputato Massimo D'Alema. Secondo D'Alema "al di là della persona di Buttiglione" sulla scelta di oggi "ha pesato un giudizio negativo sul governo Berlusconi da parte delle opinioni pubbliche europee e dei loro rappresentanti". Quello di oggi, secondo D'Alema, "è un successo del Parlamento europeo e della democrazia. Questo Parlamento non è il luogo della ratifica delle decisioni dei governi - ha concluso D'Alema - è stato saggio evitare la prova di forza".

Buttiglione: sono sereno
"Credo che Barroso abbia la possibilità di uscirne fuori bene, gli faccio i miei migliori auguri". Così da Strasburgo l'ex ministro italiano alle Politiche Comunitarie, Rocco Buttiglione. Buttiglione peraltro ha dichiarato: "No comment sulla situazione, sono sereno. Penso di aver fatto il mio dovere". Alla domanda: "C'è qualcosa che non ripeterebbe?" Buttiglione ha risposto, "parlare con i giornalisti".

Frattini. decisione saggia da non strumentalizzare
Quella di Josè Manuel Durao Barroso è stata una "decisione saggia", frutto del "normale gioco della democrazia". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, durante un'audizione di fronte alle Commissioni Esteri e Politiche comunitarie di Camera e Senato. Il ministro ha confermato che il candidato dell'Italia alla Commissione europea è e resta Rocco Buttiglione.

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Martedi, 26 Ottobre, 2004

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Elezioni. Il Centrosinistra vince in tutti i 7 collegi. Fassino: una vittoria inequivocabile


Roberto Zaccaria ha vinto a Milano contro il leghista Bresciani

Roma, 25 ottobre 2004
Vittoria dell'Ulivo nelle elezioni suppletive in tutti 7 collegi, compreso quello di Milano, considerato roccaforte del centrodestra e lasciato libero da Bossi. Si conferma molto bassa l'affluenza alle urne: complessivamente ha votato il 40,2% degli aventi diritto.

Milano: Zaccaria
Su 113 sezioni scrutinate su 113, il candidato del centro sinistra Roberto Zaccaria ha ottenuto il 51.37% dei voti contro il 43,46% del candidato del centro destra Luciano Bresciani. I voti scrutinati, secondo i dati raccolti dal Comune di Milano, sono stati 37.823 su un totale 37.823. Zaccaria ha raccolto 19.030 preferenze contro le 16.101 di Bresciani.

Genova: Zara
Vittoria netta del candidato dell'Ulivo Stefano Zara nel Collegio 10 di Genova Levante. Secondo i dati forniti dal Comune di Genova, Zara ha ottenuto il 54,64% dei voti. Nettamente staccato il candidato della Casa delle Libertà Roberto Suriani con il 31,94%. Tra lo 0,5% e l'8% gli altri quattro candidati.

Parma-Fidenza: Tedeschi
Il candidato dell'Ulivo Massimo Tedeschi ha vinto le elezioni suppletive per il collegio 30 della Camera, che comprende 23 comuni del parmense ma non il capoluogo, con il 59,96% dei voti (36.451). Il candidato della Casa delle libertà, Luigi Giuseppe Villani, ha ottenuto il 40,04% (24.339 voti).

Firenze Scandicci e Mugello: candidati Gad oltre l'80%
I candidati del centro sinistra nei collegi di Firenze Scandicci e del Mugello sono stati eletti con percentuali superiori all'80% dei suffragi. Secondo i dati definitivi, nel collegio di Scandicci, Antonello Giacomelli (Gad) ha raggiunto l'83,2% dei voti, contro il 16,8% di Peppino Calderisi, candidato di Forza Italia. In questo collegio, il deputato uscente dell'Ulivo, Lapo Pistelli, nel 2001, era stato eletto con il 64% dei suffragi.
Nel collegio del Mugello, Severino Galante, candidato della Gad, ha avuto l'81,5% dei voti, mentre il 18,5% andato a Simone Gnaga, candidato della Cdl. In questo collegio, Marco Rizzo, dell'Ulivo, nel 2001, era risultato eletto con il 64,4% dei voti.

Napoli-Ischia: D'Antoni
Sergio D'Antoni ha vinto le suppletive nel collegio Napoli-Ischia con il 41,45% dei consensi contro il 38,30 di Amedeo Laboccetta (Cdl). Il dato definitivo provvisorio è stato diffuso dalla Prefettura. D'Antoni succede ad Alessandra Mussolini che aveva optato per il parlamento europeo.

Fassino: vittoria inequivocabile
"Da 'quattro a tre' a 'sette a zero': una vittoria secca, netta e inequivocabile". Il segretario dei Ds, Piero Fassino, non contiene la soddisfazione per i risultati delle elezioni suppletive. "E' l'ennesima conferma - afferma Fassino - di quanto sia cambiato il giudizio degli italiani che dal 2002 a oggi, ogni volta che si è andati al voto amministrativo, europeo e politico, hanno espresso in modo chiaro la loro contrarietà alla politica del centrodestra e hanno scelto il centrosinistra". Per il leader della Quercia "è un voto che dovrebbe far riflettere Berlusconi e la destra: non basta davvero promettere la riduzione delle tasse per recuperare credibilità e fiducia". "Lo stesso Berlusconi aveva dichiarato a Napoli che questo voto sarebbe stato 'un segnale del consenso all'operato del governo'; adesso - conclude Fassino - il segnale è arrivato".

Affluenza
Il collegio nel quale i cittadini hanno partecipato più numerosi all'appuntamento elettorale è quello di Firenze-Pontassieve (il Mugello), dove ha votato il 68,7% degli elettori. Gli altri dati: Genova Nervi 39%, Fidenza 52%, Scandicci 34,5%, Napoli Ischia 29%. Per le suppletive del Collegio 3 di Milano hanno votato il 39,91% degli aventi diritto. Gli iscritti alle liste elettorali erano 94.763 e hanno votato 37.823. E' del 50,6% il dato definitivo dell'affluenza alle urne nel collegio di Gallipoli, quello lasciato libero da Massimo D'Alema, dove si confrontano l'ex presidente della Provincia di Lecce Lorenzo Ria, candidato per l'Ulivo, e l'imprenditore del petrolio Vincenzo Barba per al Cdl.

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Terrorismo. File BR, nei verbali delle riunioni la scelta del nuovo obiettivo dopo D'Antona e Biagi: un uomo di dialogo


Nadia Desdemona Lioce

Roma, 25 ottobre 2004

Dopo D'Antona e Biagi, un altra figura di riferimento delle riforme nel mondo del lavoro. Era questo l'obiettivo "politico e militare" delle nuove BR, pronte ad uccidere ancora e impegnate, in una riunione del 15 febbraio 2003, 11 mesi dopo l'assassinio del professor Biagi a "proseguire nella linea avviata nel marzo 2002".

Il 2 marzo 2003 Galesi e Nadia Desdemona Lioce, che venne arrestata dopo la sparatoria sul treno in cui morì lo stesso Galesi, stavano andando in treno ad un'altra riunione, in cui probabilmente si doveva allargare il vertice della Br e in cui al punto 3 dell'ordine del giorno c'era la "ricerca di obiettivi politici militari".

L'obiettivo si desume da uno dei file dell' archivio BR decrittati grazie alle parole chiave fornite da Cinzia Banelli, la terrorista che ha cominciato a collaborare con la giustizia. In un altro file c'è l'ordine del giorno della riunione a cui Galesi e Lioce non arrivarono grazie al sacrificio di Petri.

Nel "Verbale 150203" si legge: "La discussione sul punto 3 ha riguardato in modo parziale anche considerazioni sulla opportunità o necessità di proseguire nella linea avviata nel marzo del 2002 e nel suo approfondimento con iniziative di nuclei. Questa ha riguardato un po' il piano politico un po' l'opportunità considerata dal punto di vista dell'impiego delle forze rispetto alla finestra politica che si apre, considerazioni sono state fatte anche in merito all'attivazione di forze esterne".

Precisa la descrizione dell'obiettivo: "E' stato rilevato come un obiettivo tra quelli selezionati e poi tralasciato per sopravvenute altre priorità, manteneva un suo rilievo in quanto anche ultimamente si era fatto promotore del dialogo tra parti sociali sulla trasformazione delle regole dello sciopero nel privato, nodo che manifesta la sua contingente attualita' nelle iniziative di Federmeccanica per lo sciopero indetto dalla Fiom. Un'iniziativa quella dell'Assindustria romana, che piu' che essere un progetto pilota, dal momento che non puo' rappresentare uno scontro che trova il suo cuore nel nord industriale del paese, può avere funzione di strumentalizzazione dei piu' favorevoli equilibri locali per creare una frattura che porti alla territorializzazione delle prospettive nel merito. (se ne sa poco, andrebbe meglio conosciuta nel merito)".

"Quindi - è la conclusione - le ragioni di un attacco a questo soggetto se pur aggiornate potrebbero sempre esserci, si concludeva".

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Lunedi, 25 Ottobre, 2004

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Ue. Barroso: fiducioso dell'appoggio del Parlamento. Prodi: molto probabilmente torno alla politica


Josè Barroso

Bruxelles, 25 ottobre 2004
Il presidente designato della Commissione Ue Josè Manuel Durao Barroso "è fiducioso" di ottenere mercoledì prossimo a Strasburgo l'appoggio del Parlamento Europeo alla nuova Commissione. Se la nuova Commissione europea otterrà la fiducia "lavoreremo in stretta cooperazione con il Parlamento europeo", ha detto Manuel Barroso al termine di un incontro con il suo predecessore a Bruxelles, Romano Prodi.

"Abbiamo bisogno di istituzioni forti e dobbiamo essere sicuri che siano pronte ad affrontare il futuro dell'Unione europea", ha sottolineato Barroso. In un momento cruciale come quello odierno, a pochi giorni dalla firma della nuova Costituzione Ue e dalle elezioni americane, "abbiamo bisogno di lavorare insieme al Parlamento europeo" - ha aggiunto Barroso - e "spero che troveremo terreno comune e l'Unione eviterà di avere un vuoto di potere".

Prodi: pronto a restare se necessario
Il presidente Romano Prodi è pronto a restare nell'ipotesi in cui mercoledì la Commissione Barroso non ottenesse la fiducia del Parlamento europeo. Ovviamente nella speranza che tutto questo non sia necessario: "Auspico e spero che non sia necessario - dice il presidente della Commissione europea rispondendo alle domande dei giornalisti in sala stampa - ma sarà inevitabile se c'è un prolungamento".

"Molto probabilmente torno a fare politica"
"Molto probabilmente tornerò a fare politica nel mio Paese: dico molto probabilmente perché in politica non si sa mai", Lo aggiunto il presidente uscente della Commissione Ue. "Conserverò molto caro il ricordo di questi cinque anni", ha detto Prodi. "Sono cosciente di aver partecipato ad un grande esperimento storico".

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Domenica, 24 Ottobre, 2004

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Il salario della paura
di Furio Colombo

Quanto guadagnavano Simona Torretta e Simona Pari? La domanda, in un altro Paese, apparirebbe strana e offensiva. Non da noi, dove una parte della stampa e della Tv, profondamente irritata dal fatto che quelle due donne, invece che tornare avvolte nel tricolore per i riti funebri cari alla destra sono tornate vive, persino allegre e con una loro opinione non governativa sui fatti iracheni, ha posto con reiterata petulanza la domanda, buttando là cifre inventate, perché in condizioni di regime mediatico puoi fare quello che vuoi. Nessun altro giornale o programma Tv solleverà un’obiezione. Sulle calunnie alle due ragazze nessun giornale italiano si è fatto sentire. E così cresce ogni giorno la divaricazione clamorosa fra il nostro Paese e il resto del mondo. Rocco Buttiglione è indegno di ogni incarico in Europa ma politico di punta e simbolo della fede in Italia. Le due Simone sono eroine d’Europa per Time Magazine che dedica loro la copertina. Ma, nel nostro Paese, sono loschi personaggi che si tenevano lontane dalle armi e forse erano persino pagate per fare volontariato in mezzo alle bombe.

Però, in questa Italia, non toccate prestigio, reputazione e persino definizione professionale di uomini armati. In quel caso non si scherza. Nell’esaminare l’evento del rapimento in Iraq di quattro italiani che all’ambasciata italiana non risultavano essere in Iraq e che si erano recati per proprio conto e su contratto in quel Paese di guerra per una non meglio precisata “attività di sicurezza”, un imprudente giudice di Bari ha scritto che la mansione dei quattro può essere definita «mercenari, gorilla a protezione di uomini d’affari e fiancheggiatori delle forze della coalizione angloamericana». Il giudice aggiunge che questo «spiega, se non giustifica, l’atteggiamento dei sequestratori». Probabilmente il giudice voleva descrivere un tragico ma tipico evento di guerra. E non deve essersi accorto che proprio qui toccava un filo rosso.

Come si permette di parlare in questo modo di uomini armati che fanno la guerra per professione?

Il Corriere della Sera non si era mai accorto, neppure in una riga o nelle pagine di costume, della diffamazione giornalistica delle due volontarie inseguite anche in vacanza da finti reporter persuasi che deve pur esserci qualcosa di ignobile nella vita di un pacifista. Ma sulle parole usate dal giudice di Bari (”mercenari”, “gorilla”, “fiancheggiatori”) per definire il mestiere armato di scorta privata in zona di guerra, ha un sussulto. Intitola in prima: “Un lessico da brivido” e trova una spiegazione: ha ragione chi dice che la magistratura è inquinata dall’ideologia. Per un piccolo infortunio è sfuggito all’editorialista del Corriere della Sera che il giudice di Bari ha simpatie definite “di destra”. Evidentemente è comunque segno di inquinamento ideologico definire fatti e persone usando le parole suggerite dal dizionario. Per esempio definire “mercenario” qualcuno che va per un compenso alla guerra di altri, in un altro Paese.

Il 21 ottobre (il giorno prima del grido di indignazione del Corriere della Sera) il New York Times intitolava su due colonne in prima: “Mercenario, che mestiere è?” per aprire un’inchiesta su ciò che la stampa americana definisce “la guerra privata” che si svolge in Iraq accanto alla guerra di eserciti. Nella stampa americana l’accento è sulla connotazione privata dell’attività mercenaria. In Italia, evidentemente, è sulla nobiltà del portare le armi invece dell’andare in giro per l’Iraq di invertebrati pacifisti, per godersi “vacanze eccitanti”, come è stato detto del povero Enzo Baldoni. Infatti ci sono due morti italiani in questa terribile e misteriosa guerra lungo una frontiera che non si vede e con un nemico che non si conosce. Uno è Quattrocchi, la cui salma debitamente ritrovata e restituita viene indicata come simbolo al giudice di Bari affinché si renda conto della sua indegnità. L’altra è di Enzo Baldoni, il cui cadavere nessuno ha riportato a casa, e forse nessuno ha cercato. Il fatto è che Baldoni non era armato, non viveva del mestiere delle armi e - fatto inconcepibile in questa Italia di neo-legionari - nelle armi non credeva. Era uno di quei pacifisti contro cui il vice-premier Fini ha scatenato i giovani del suo partito invocando guerra. Forse fa onore ai ragazzi di An avere ignorato il grido barbaro e antico del loro leader. Ma i giornali stanno attenti. Sanno che nell’Italia di Berlusconi gira un’aria vendicativa. E allora chi ha voluto, nella stampa di destra, ha dato del cialtrone a Enzo Baldoni vivo e a Enzo Baldoni morto. E nessuno - negli altri giornali -, ha avuto un solo brivido di indignazione. È vero, Baldoni è morto senza lasciare alcuna frase memorabile, o almeno nessun ministro degli Esteri si è fatto premura di comunicarcela una decina di volte al Tg 1 e una decina di volte a Porta a Porta. Ma, si sa i regimi hanno le loro esigenze. Che cosa volete che dica di memorabile un pacifista? Al massimo “non voglio morire in guerra”. Ma una frase così come la metti nei loro libri e nei loro programmi che sono stati retrodatati agli anni Trenta?

E infatti è tornato Mussolini. È tornato fra i suoi figli e i suoi nipoti e i suoi simili a Porta a Porta in una serenata di celebrazioni e di affetti. Nessun brivido sui giornali italiani. Eppure c’era il nome di Mussolini in apertura e chiusura del pacchetto delle leggi che ordinavano nei dettagli la persecuzione razziale degli ebrei, definito da molti storici il più perfetto e il più crudele in Europa, modello e stimolo per la persecuzione in Jugoslavia, Romania, Ungheria, Bulgaria (ma in Bulgaria i fascisti locali si sono ribellati e hanno rifiutato le leggi italiane) e in tutte le parti d’Europa in cui l’Italia di Mussolini ha dato una mano alla Germania di Hitler per rendere più efficace e crudele lo sterminio.

Di nuovo appare la distanza e la vergogna dell’Italia di fronte all’Europa. In Germania scrittori e registi denunciano un film su Hitler, ritenuto un ritratto morbido del dittatore. In Italia va in onda la celebrazione di Mussolini per milioni di spettatori isolati e indifesi. Per prudenza nessuno apre bocca (solo l’Unità e un articolo di Curzio Maltese) e nessuno, nessuno, ha un brivido. Se un giudice osasse ricordare il reato di apologia del fascismo, lo si riterrebbe immediatamente “inquinato dall’ideologia” come il giudice di Bari, si invocherebbe subito un intervento punitivo del Csm, magari un’ispezione ministeriale.

La strategia della destra Fini-Berlusconi-Lega-Udc - che, come si vede, riesce piuttosto bene a zittire e intimidire il Paese, in modo da fare apparire matto chi parla da solo - non fa soltanto una campagna di affermazione e celebrazione di se stessa (armi, nobiltà dei combattenti, grandezza dello scontro, guerra di civiltà, un sistema ferreo di controllo sulle parole e di mobbing sui comportamenti, linciaggio delle ragazze di “Un ponte per...”, tolleranza zero sulla indiscutibile gloria degli uomini armati). Invade tranquillamente il campo avversario con accuse spaventose che - come sempre, in questa ignobile Italia delle comunicazioni - verranno debitamente diffuse ma non commentate, lasciate lì come se fossero vere o plausibili.
Per esempio, Maurizio Gasparri, ministro delle Comunicazioni e autore (come firmatario) della legge “Berlusconi per Berlusconi” sulla televisione, apre una intervista su Libero (molto letta alla radio, molto citata alla televisione) con queste parole: «Prodi ha molte persone nel suo giro che meriterebbero di stare in galera. E mi auguro che tra gli elettori della signora D’Antona non ci siano persone che alla morte del marito non si sono dispiaciute». E aggiunge: «Per esempio Bassolino. È stato ministro del Lavoro. Non ha qualche idea sugli amici delle Br?».

Gasparri rappresenta tutt’ora (nonostante le svolte del suo partito) una cultura politica nel cui ambito molte inchieste giudiziarie hanno collocato l’ispirazione di stragi: Banca dell’Agricoltura, Piazza della Loggia, Stazione di Bologna, attentati ai treni. Ma nessun brivido giornalistico induce qualcuno a ricordarlo. Gasparri ha consuetudine con le carte di polizia e sa che le ultime rivelazioni ci dicono che “Prodi era pedinato (dalle Br) fin dentro la chiesa”. Tutto ciò importerebbe al ministro normale (destra o sinistra non conta) di un Paese normale, nel quale un’opinione pubblica normale esige informazione plurima e libera. Non sto dicendo che Gasparri è stato francamente fascista. Si può cambiare. Non è accaduto. Gasparri usa, valendosi del potere, falsificazione, calunnia, rovesciamento della responsabilità sulle vittime (la volgarità verso Olga D’Antona) usa strumenti oggettivamente fascisti. Gasparri li può usare liberamente attraverso i suoi molti giornali, tutte le televisioni che controlla per conto di Berlusconi. Gasparri ha una certezza: non ci sarà alcun brivido nella stampa “libera”.

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Elezioni. Seggi aperti per le suppletive in sette collegi uninominali


Oggi si vota fino alle 22 e domani dalle 7 alle 15

Roma, 24 ottobre 2004
Si sono aperti alle 8 questa mattina i seggi elettorali per le elezioni suppletive della Camera dei Deputati, per sette collegi in sei regioni: Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Campania e Puglia. Le operazioni di voto termineranno alle 22 per riprendere domani, lunedì 25 ottobre, dalle ore 7 alle 15.

E' soprattutto nelle mani degli elettori di Milano e di Gallipoli il destino delle elezioni suppletive per la Camera dei deputati. Non sono gli unici collegi incerti, ma sono quelli che Umberto Bossi e Massimo D'Alema hanno lasciato quando hanno scelto per il parlamento europeo, e per i due poli la loro eventuale conquista varrebbe una bandiera piantata nel cuore dell'accampamento avversario.

La sfida forse più polemica è stata proprio quella nel collegio Milano 3 tra il leghista Luciano Bresciani, medico personale di Umberto Bossi, e l'ex presidente della Rai Roberto Zaccaria: hanno fatto otto dibattiti faccia a faccia, in qualche caso con la partecipazione dei sei candidati minori, e le scintille non sono mancate. A Gallipoli invece, a contendersi il seggio del presidente Ds sono Lorenzo Ria, ex presidente della Provincia di Lecce, e l'imprenditore del petrolio Vincenzo Barba.

Gli elettori interessati sono circa 740 mila, si vota per tutta la giornata oggi e poi domani fino alle 15. Spoglio immediato a chiusura delle urne, risultati definitivi probabilmente nel pomeriggio

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Quirinale. Ciampi oggi sara' dimesso, martedi' torna al lavoro


Carlo Azeglio Ciampi

Roma, 24 ottobre 2004
Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, si è sottoposto ieri mattina all'impianto di un pacemaker. L'intervento, informa una nota del Quirinale, è avvenuto in anestesia locale. Il Presidente è stato operato alla clinica Pio XI di Roma.

Il rientro del Presidente al Quirinale "avverrà all'inizio della prossima settimana. Gli impegni, interni ed esterni, previsti dal programma di lavoro, sono confermati". Già martedì, dunque, il capo dello Stato tornerà al lavoro. Oggi pomeriggio dovrebbe essere dimesso.

A quanto si apprende, l'intervento di un impianto di pacemaker era programmato da tempo e non si tratta quindi di un'emergenza. L'operazione è stata decisa per correggere un'aritmia. Chi ha avuto modo di vedere da vicino l'ottantaquattrenne presidente negli ultimi giorni, infatti, non ha notato alcun segno di affaticamento o di stanchezza nel Capo dello Stato, come ha sottolineato anche il ministro della Giustizia, Roberto Castelli.

Immediati i messaggi di auguri, unanimi, di tutto il mondo politico. Una delle prime telefonate che sono arrivate al presidente della Repubblica, reduce dall'operazione cui è stato sottoposto, è stata quella di Giovanni Paolo II. "Il Papa - ha riferito il portavoce del Vaticano, Navarro Valls - ha trasmesso telefonicamente al presidente la sua vicinanza con l'augurio di rinnovata giovinezza a servizio dell'Italia".

La giornata del presidente è stata caratterizzata dalla più serena routine, che ieri ha ricevuto i suoi più stretti collaboratori, ha parlato per telefono col Quirinale ed ha letto la consueta mazzetta di giornali.

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Sabato, 23 Ottobre, 2004

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Terrorismo. Nei file delle Br anche schede su Berlusconi e Prodi


Il brigatista Roberto Morandi

Bologna, 22 ottobre 2004
Ci sono anche brevi schede sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e sul presidente uscente della Commissione europea Romano Prodi nel file recuperato dal computer del brigatista Roberto Morandi. Il file contiene una corposa raccolta di schede su decine di personaggi politici, militari, esponenti dell'economia e della finanza.

La scheda di Prodi
Questa la scheda: "Prodi Romano: IRI '94. Leader dell'Ulivo. La coalizione di centrosinistra, in competizione elettorale con il Polo delle Libertà. Ex presidente e privatizzatore dell'IRI, dopo averla ristrutturata. Professore a Bologna. 24/12/'95 dal Corriere della Sera. Residenza in Bologna v.Gerusalemme, frequenta un bar dell'antica corte Isolani".

La scheda di Berlusconi
Tre sole righe compongono la scheda delle Br recuperata dal computer del brigatista Roberto Morandi sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ecco quello che vi è scritto: "Berlusconi Silvio: F.I. Una delle sue residenze è a Milano in Via..... Viaggia a bordo di una Mercedes corazzata. Lancia grigia Roma.....Figlio di 25 anni di nome Piersilvio".

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Trasporti. Epifani: "Chiudere il contratto entro 15-20 giorni". Nuovo sciopero il primo dicembre


Guglielmo Epifani

Roma, 22 ottobre 2004
"E' necessario chiudere il contratto degli autoferrotranvieri entro 15-20 giorni ed evitare che l'esasperazione cresca". Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, commentando lo sciopero odierno di 24 ore del trasporto pubblico, indetto dalla stessa Cgil, dalla Cisl e dalla Uil a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto di lavoro. Massiccia l'adesione alla protesta: vi ha aderito il 90% degli oltre 166mila autoferrotranvieri, con punte del 100%. Le fasce orarie di garanzia, che quasi ovunque prevedevano la circolazione dei mezzi fino alle 8,30-9 del mattino, sono state scrupolosamente rispettate. Oggi, per due ore, hanno scioperato anche le categorie del pubblico impiego, a sostegno della vertenza contrattuale.

Nuovo sciopero dei trasporti pubblici il primo dicembre. Ad incrociare le braccia saranno questa volta i sindacati di base degli autoferrotranvieri che hanno proclamato 24 ore di sciopero. La data per la nuovo giornata di protesta è stata confermata oggi, in occasione della riunione del Coordinamento nazionale dei sindacati di base. L'obiettivo è quello di istituzionalizzare questa data: ogni anno il primo dicembre diventerà, per gli organizzatori, la giornata degli autoferrotranvieri.

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Venerdi, 22 Ottobre, 2004

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Ue. La riunione della Conferenza dei capigruppo non ha risolto il caso Buttiglione

  

José Barroso

 Bruxelles, 21 ottobre 2004

La Commissione Barroso rischia seriamente la bocciatura collettiva da parte del Parlamento europeo nel voto di fiducia che si terrà a Strasburgo il 27 ottobre. Ciò che sembrava quasi inconcepibile fino a due settimane fa appare adesso una possibilità concreta, dopo la riunione della Conferenza dei capigruppo dell'Europarlamento, oggi a Bruxelles, che non ha risolto il "caso Buttiglione".  

Si è arrivati allo scontro fra il presidente designato della Commissione europea, José Barroso, e gli eurodeputati verdi, socialisti e liberali. Resa dei conti finale mercoledì, al momento del voto di fiducia. Barroso aveva una proposta di compromesso in tasca: a Buttiglione il portafoglio di commissario di Giustizia e Libertà, ma competenze su Libertà civili e applicazione della nuova carta dei Diritti Fondamentali affidate a un team di quattro persone (Buttiglione incluso). Una proposta supportata da una lettera dello stesso Buttiglione in cui accetta il taglio delle deleghe, e sottolinea: "non intendevo offendere i sentimenti di nessuno".

 I capigruppo reagiscono

E la proposta Barroso non piace: "aberrante" per il verde Cohn-Bendit, "inaccettabile" per il socialista Schulz. Il popolare Poettering difende la Commissione, e informa che "una grande maggioranza" del suo gruppo voterà per Barroso. Occhi puntati sui liberali, ago della bilancia. Il capogruppo Watson commenta, "Buttiglione dovrebbe ritirarsi", così è impossibile stabilire un rapporto di fiducia fra parlamento e commissione. Ma quanti voteranno contro Barroso?

Forse una metà. Contro la scelta di Barroso anche Jean-Louis Bourlanges, presidente della commissione europarlamentare che ha "bocciato" il commissario designato italiano. La soluzione, dice, "è cambiare il portafoglio di Buttiglione".

 

Barroso scende in conferenza stampa e assicura, "avrò la maggioranza necessaria, assolutamente". Quanto alla sua proposta di compromesso, "le conseguenze di un voto negativo sarebbero molto più gravi della soluzione che io propongo".

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Quirinale. Ciampi: positivo il taglio dei prezzi dei beni di largo consumo, ma il rilancio parta dalla produzione

 Carlo Azeglio Ciampi 

Roma, 21 ottobre 2004

"La ripresa dei consumi delle famiglie dipende dal livello di fiducia che si riesce a diffondere nel sistema: per avviarla, uno sforzo nella riduzione dei listini per i beni di largo consumo potrà costituire un'importante sfida". Questo un passaggio significativo della cerimonia del discorso del Capo dello Stato per la consegna al Quirinale delle onorificenze ai cavalieri del lavoro.

 

Per Ciampi, tuttavia, "in un mercato integrato, unico, quale è quello europeo, o comunque sempre piu' aperto, quale è quello mondiale, il punto di attacco per il rilancio della crescita è necessariamente dal versante della produzione, pur nella consapevolezza della circolarità che lega domanda ed offerta".

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Giovedi, 21 Ottobre, 2004

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Giustizia. Casini: lo sciopero della magistratura e' sempre sbagliato


Pier Ferdinando Casini

New York, 20 ottobre 2004

"Lo sciopero della magistratura è sempre sbagliato": lo afferma il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini precisando che la sua è "un' opinione personale".
"Lo sciopero è sbagliato per i cittadini, certo, ma soprattutto per i giudici. Lo sciopero dei magistrati indebolisce le rivendicazioni della categoria, non le rafforza". Casini parla a New York a margine dei lavori della sessione Onu dell'unione interparlamentare.


Casini ha liquidato anche con poche battute la nuova sollecitazione del ministro Guardasigilli Roberto Castelli ad una precisa calendarizzazione dei lavori parlamentari anche a Montecitorio sulla riforma dell'ordinamento giudiziario. "Alla Camera -ha ricordato il presidente- la calendarizzazione c'è già: è inutile ritornare ogni giorno su vecchi discorsi. Abbiamo già addirittura previsto una ipotesi di calendarizzazione dopo la Finanziaria anche per il caso che la riforma venisse cambiata, ancor prima che ciò accadesse. Dunque, come sempre, la Camera ha già fatto tutto quello che doveva fare".

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Ue. Schulz chiede il cambio del portafoglio di Buttiglione


Martin Schulz

Bruxelles, 20 ottobre 2004

Continua l'opposizione nei confronti della nomina di Rocco Buttiglione nell'incarico di commissario a Giustizia, Libertà e Sicurezza al parlamento europeo.
"Ci aspettiamo e chiediamo un cambio completo del portafoglio di Rocco Buttiglione. Non accetteremo nessuna soluzione cosmetica o rimaneggiamenti ai margini delle sue responsabilita"'. Lo ha affermato il capogruppo dei socialisti europei Martin Schulz, in una dichiarazione diffusa al termine della runione del gruppo parlamentare.
Schulz, informa la nota, ha chiamato il presidente designato della Commissione Ue Josè Manuel Durao Barroso per informarlo "dell'opposizione del gruppo a Buttiglione e ad altri tre candidati, la liberale olandese Neelie Kroes (Concorrenza), la liberale danese Marian Fischer-Boel (Agricoltura) e la verde di destra lettone Ingrida Udre (Tassazione).

Barroso fiducioso
Josè Manuel Durao Barroso è convinto che alla fine si troverà una soluzione alla crisi innescata dall'opposizione manifestata da una parte dell'europarlamento alla conferma di Rocco Buttiglione nell'incarico di commissario a Giustizia, Libertà e Sicurezza.
Durante una conferenza stampa tenuta a Varsavia, oggi il presidente eletto della Commissione europea, senza entrare nel merito, si è detto "ottimista" sulla possibilità che si trovi "una soluzione bilanciata".

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Cronaca. Il direttore di Raidue Massimo Ferrario accoltellato dal figlio


Massimo Ferrario

Varese, 20 ottobre 2004
Ieri notte, il direttore di RaiDue, Massimo Ferrario, è stato accoltellato dal figlio che aveva appena festeggiato il suo diciassettesimo compleanno. Nella colluttazione, sarebbe stata colpita anche la madre, Pinuccia. I due coniugi sono stati ricoverati immediatamente all'ospedale di Legnano. Ferrario ha avuto la peggio, ma non è in pericolo di vita. La moglie, invece, dovrebbe cavarsela con pochi giorni di prognosi. Entrambi potrebbero essere dimessi per la fine della settimana.
Il figlio dell'alto dirigente Rai è stato arrestato e del caso se ne occupano i carabinieri di Busto Arsizio.

L'episodio è ancora poco chiaro. Ci sarebbe stato una discussione tra i genitori e il figlio che erano rientrati a casa dopo aver festeggiato il compleanno del ragazzo in un ristorante. Forse un raptus ha colto il giovane che ha infierito sui due coniugi. ' ancora da accertare se abbia usato un'accetta o una roncola

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Mercoledi, 20 Ottobre, 2004

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Immigrazione. Pisanu: oltre due milioni di regolari in Italia


Le pratiche in Questura sono circa 260mila

Roma, 20 ottobre 2004
Sono 2.193.999 gli immigrati regolari in Italia. Lo ha reso noto il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, durante il Question time alla Camera. Pisanu ha spiegato che "i permessi in scadenza quest'anno sono 1.316.179, quelli rinnovati o aggiornati o rilasciati ex novo dal 1 gennaio ad oggi sono complessivamente 1.147.194. Le pratiche ancora giacenti presso le Questure - ha aggiunto il ministro dell'Interno - sono circa 260 mila".

Pisanu ha ricordato che "nelle sole città di Roma e Milano sono presenti complessivamente 537.734 stranieri regolari: ciò determina criticità particolari che allungano i tempi necessari per decongestionare gli uffici". "Il tempo medio di attesa per l'espletamento delle procedure - ha proseguito il titolare del Viminale - è di 113 giorni: con un minimo di circa 15 giorni a Prato e un massimo di circa 11 mesi a Roma".

"Dal 26 luglio scorso - ha concluso - 400 lavoratori interinali hanno rinforzato gli uffici immigrazione delle 30 Questure più importanti nel cui territorio si registra il maggior affollamento di stranieri: per la precisione si tratta di 1.510.523 extracomunitari, pari a circa il 60% presenti sul territorio nazionale". "Grazie a questa misura - ha proseguito - al 30 settembre le pratiche in giacenza erano diminuite in media del 20% e i tempi di attesa del 25%".

Snellire le pratiche
Il ministro ha annunciato che "il ministero dell'Interno sta definendo un progetto triennale per snellire le procedure e abbattere i tempi di rilascio dei permessi (di soggiorno)". "Il progetto - ha detto Pisanu - prevede l'apporto iniziale di soggetti esterni alla pubblica amministrazione per arrivare ad un modello definitivo basato sulla collaborazione tra prefetture, questure e amministrazioni comunali con costi decrescenti per gli immigrati".

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Riforme. La Consulta a Ciampi: "Si ponderino bene le conseguenze e si coinvolga il Parlamento"


Dal presidente della Corte costituzionale Valerio Onida un richiamo al dialogo

 

Roma, 20 ottobre 2004

Mattinata in Corte costituzionale per il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in occasione della consegna del 'Premio Chiarelli' al presidente emerito Gustavo Zagrebelsky. Un'occasione colta dal presidente della Consulta Valerio Onida per invitare alla prudenza su modifiche costituzionali: "Prima di mettere mano, con decisioni definitive, a modifiche degli equilibri essenziali assicurati dai meccanismi della giustizia costituzionale, come è per la composizione stessa della Corte costituzionale, si ponderino bene le possibili conseguenze e si coinvolga intorno al Parlamento, che è la fonte, insieme eventualmente al corpo elettorale, del potere di revisione costituzionale, il più ampio arco di istanze istituzionali e di sedi di riflessione".

Il presidente della Consulta sottolinea che "la Corte costituzionale è ben consapevole del suo ruolo di guardiana della Costituzione, che le spetta insieme alle altre istituzioni di garanzia e in particolare al capo dello Stato". Per questo invita ad avere "consapevolezza della natura delicata e cruciale dei meccanismi della giustizia costituzionale".

Onida esprime l'augurio che la Costituzione "questa casa comune, questo prezioso e inestimabile patrimonio costituzionale che i nostri padri hanno consegnato al Paese e che vive ormai arricchito da cinquant'anni di giurisprudenza della Corte, sia rispettato come merito e costituisca anche in futuro la base per nuovi progressi e nuove realizzazioni, sulla strada dell'attuazione dei valori perenni e universali espressi nella Carta costituzionale". Oggi, a quasi sessant'anni dall'entrata in vigore della Costituzione, ricorda Onida, "le generazioni di coloro che l'hanno voluta e pensata, come frutto concorde e condiviso -sottolinea- di un'esperienza storica e ideale, che ha immesso il nostro Paese nella grande corrente del costituzionalismo democratico, hanno lasciato o stanno per lasciare la scena pubblica. In grande maggioranza, i cittadini di oggi sono nati quando gia' la Costituzione era in vigore: per questi cittadini, la Costituzione è un'eredità ricevuta".

E allora, "come accade fra le persone, il momento in cui gli eredi prendono coscienza e possesso del lascito dei loro padri è un momento delicato, in cui possono emergere o riemergere talvolta divisioni e perfino rancori tra i figli. Ma e' anche -conclude il presidente della Corte costituzionale Valerio Onida- un momento di memoria, di presa di coscienza e di assunzione di responsabilita' da parte di chi riceve l'eredità".

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Martedi, 19 Ottobre, 2004

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Ue. La Commissione chiede all'Italia di modificare il capitolo Iva del condono fiscale


Il condono italiano compromette il buon funzionamento del sistema armonizzato

Bruxelles, 19 ottobre 2004
La Commissione europea "contesta la legalità del capitolo Iva del condono fiscale" adottato dall'Italia con la finanziaria del 2003 e Bruxelles ha chiesto formalmente all'Italia di "modificare il capitolo Iva del condono fiscale".

La Commissione rileva che il condono italiano "concede a tutti i soggetti passivi una immunità per periodi imponibili precedenti attraverso il pagamento di una somma forfettaria, e quindi l'esenzione da qualsiasi controllo amministrativo". Dunque "non sarà più possibile alcun procedimento legale nei confronti del soggetto, anche qualora in un secondo tempo venissero provate irregolarità". Secondo la Commissione europea questa rinuncia generale e indiscriminata dell'attività di accertamento e riscossione degli eventuali importi supplementari dell'Iva comprometta il buon funzionamento del sistema armonizzato e la corretta riscossione delle risorse proprie della comunità".

La Commissione europea ritiene che il condono, nella parte riguardante l'Iva, comporti "una violazione della sesta direttiva Iva, che prevede la tassazione di tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate all'interno del paese ed obbliga gli Stati membri ad adottare le misure necessarie affinchè i soggetti
passivi assolvano i propri obblighi di dichiarazione e di pagamento dell'Iva".

Secondo la Commissione UE le misure italiane "vanno al di là del margine di discrezionalità lasciato agli Stati membri per poter tarare la propria azione di controllo in funzione delle risorse umane e tecniche disponibili".

L'esecutivo comunitario afferma che "l'Italia parrebbe anzi rinunciare effettivamente, in maniera generale e indiscriminata, all'attività di accertamento e riscossione dell'Iva, in violazione degli obblighi assunti in applicazione del diritto comunitario".

Inoltre secondo la Commissione UE le misure adottate dall'Italia mettono a rischio la corretta riscossione delle risorse proprie dell'Ue, una parte delle quali è costituita da una percentuale della base imponibile Iva degli Stati membri.

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Ferrovie. Incidente al treno Palermo-Punta Raisi. Contusi il conducente e sei passeggeri


Trenitalia ha disposto un' indagine

Palermo, 19 ottobre 2004
Alcune persone sono rimaste ferite questa mattina nell'incidente che ha interessato un treno della metro leggera Palermo - Punta Raisi.

Trenitalia afferma che il treno partito da Palermo centrale alle 12.10 e diretto a Punta Raisi "non è deragliato ma ha sbattuto contro un paraurti". Secondo Trenitalia, oltre al macchinista ferito, vi sarebbero sei persone contuse.

L'incidente è avvenuto verso le 12,18, dentro una galleria. Il treno è partito dalla stazione centrale ed era diretto nell' aeroporto di Punta Raisi. I vigili del fuoco, la polizia e uomini del 118 hanno aiutato i passeggeri a scendere dai vagoni. Alcuni feriti sono stati portati in diversi ospedali con le autoambulanze. Anche il macchinista è rimasto ferito. Il treno sarà sottoposto a sequestro della magistratura per l' inchiesta e Trenitalia ha disposto un' indagine.

L' incidente è avvenuto all'uscita di una galleria poco prima che il treno si fermasse davanti alla banchina di sosta dei passeggeri nella fermata della stazione d'Orleans.

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Giustizia. Perquisizioni all'azienda Necchi e una filiale della Banca Popolare di Lodi


L'avviso di garanzia è contestuale ai decreti di perquisizione

Milano, 19 ottobre 2004

Il nucleo regionale della Guardia di Finanza della Lombardia ha perquisito la sede di Pavia della Necchi Spa, nota azienda che produce macchine da cucire, l'abitazione dell'amministratore delegato della stessa società e la sede centrale e una filiale di Milano della Banca Popolare di Lodi.

Le perquisizioni sono state disposte nell'ambito di una inchiesta coordinata dalle Procure di Milano e Pavia. Le ipotesi di reato sono falso in bilancio e ostacolo all'attività di vigilanza della Consob. Nell'inchiesta risulta indagato l'ad della Necchi Giampiero Beccaria.

L'avviso di garanzia è contestuale ai decreti di perquisizione effettuati dai militari del Nucleo regionale della Guardai di Finanza della Lombardia presso la sede della sede della Necchi spa a Pavia, l'abitazione dell'ad della stessa società e la sede centrale.

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Salute. Sirchia: farmacisti, grossisti e produttori d'accordo, il costo dei vaccini anti influenza abbattuto del 40%


Girolamo Sirchia

Roma, 19 ottobre 2004

Vaccinarsi contro l'influenza costerà meno. Governo e case farmaceutiche hanno trovato un accordo in tal senso nell'incontro fra il ministro della Salute Girolamo Sirchia e i rappresentanti delle aziende produttrici. La riduzione del prezzo avverrà grazie alla rinuncia, da parte di farmacisti e grossisti del loro margine di guadagno: "Una rinuncia -ha commentato il ministro Sirchia- che ho molto apprezzato".

Da parte loro, le 6 aziende che producono vaccini antinfluenzali hanno dato la loro disponibilità a ridurre i prezzi, che a questo punto, sommando la riduzione dettata dalla rinuncia dei profitti dei grossisti e farmacisti, si abbasseranno del 40% circa. I prezzi del vaccino oscilleranno fra i 6 e gli 8 euro contro gli 11 e 14 attuali. I nuovi prezzi potrebbero entrare in vigore già domani o dopodomani.

"Ho posto con forza la questione dell'abbassamento del prezzo - ha spiegato il ministro - condizione necessaria per offrire a tutti la possibilita' di vaccinarsi. E' stata unanime l'opinione sull'opportunità di fare questa operazione e con un'ordinanza ridurro' ora in modo consistente il prezzo. La riduzione varierà a seconda del valore iniziale".

Sirchia ha ritenuto questo un "ottimo risultato" ed ha ricordato che riguarderà solo il 20% del mercato totale (cioe' i vaccini venduti in farmacia) in quanto la distribuzione dell'80% avviene attraverso le Asl con prezzi amministrati.

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Sabato, 16 Ottobre, 2004

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Berlusconi&Lega: brindisi allo scempio
di Natalia Lombardo

«Un ottimo ricostituente per Bossi. Era raggiante, credo che guarirà sul serio»: pochi minuti dopo il voto Silvio Berlusconi è corso a chiamare il leader del Carroccio, trascinato dal ministro Roberto Calderoli, raggiante anche lui, nella saletta del governo. Lo stravolgimento della Costituzione approvato ieri dalla maggioranza si è risolto in un tributo a Bossi e in una festa di famiglia leghista. Ospite d’onore proprio Berlusconi, che è salito sul Carroccio nella piazza di Montecitorio. Come una sposa, con il mazzo di rose bianche avvolte in carta verde (i colori padani) che gli ha rifilato Francesca Martini, il premier si è lasciato andare all’esultanza, prova dell’asse privilegiato del patto di governo: alza il pugno chiuso in un tifo da stadio al grido di «evviva, ce l’abbiamo fatta», complimenti a Calderoli e «grazie Alessandro» rivolto a Cè che non la smette di urlare «é la libertàààà». I flash dei fotografi colgono l’attimo in cui Berlusconi abbassa la manina. «Voi giratevi di là», ha detto il premier alla truppa maculata di verde, così ha evitato la foto di gruppo dietro lo striscione che inneggiava «Sì al federalismo. Grazie Bossi». (Si senza accento...).

Ciocche verdi più padane che punk, striscione di cartoncino Bristol, fazzoletti e bandiere nascosti in sacchetti di cellophane sotto i banchi dell’aula e subito dopo annodati attorno agli onorevoli colli. La truppa parlamentare del Carroccio ha preparato la festa dalla notte prima. Resistono tutti prima del voto solo per scaramanzia, «sono dell’Inter, quindi non si sa mai», scherza Davide Caparini. Edouard Ballaman (il questore rissaiolo) si è presentato in aula con la frezza inverdita di spray, un giovane cronista della Padania è tutto un riccio verde «mi ha costretto Calderoli», il quale conferma, «l’ho pitturato io...». Era tentato anche lui, poi si dev’essere ricordato del suo ruolo. Dopo il voto finale l’ordine è: tutti in piazza. La truppa è però a ranghi ridotti, c’è Castelli ma è sparito Maroni, che pure era in aula. «Era già fuori quando noi stavamo telefonando a Bossi ma quando siamo usciti non c’era più, non cominciate a fare illazioni...», avverte Calderoli. Maroni si felicita in ritardo, ha perso la festa perché è dovuto scappare a un convegno ai Castelli. Dopo il bagnetto di folla (che non c’è) tutti nella sala del gruppo a Montecitorio per il festino in stile ultimo giorno di scuola. Ci sono Caparini, le deputate Lussana e Martini (in nero), poi Rossi, Gibelli e Polledri, le «girls» dell’ufficio legislativo sono accolte da un «se non ci foste state voi...». Sul muro la foto di Bruno Salvatori, «un valdostano padre del federalismo, fu lui a coinvolgere Bossi negli anni 70», racconta Cè. Forse è uno degli «amici che non ci sono più», che ha ricordato il leader leghista nell’ennesima telefonata che lo avrà sfiancato, anche se esulta dopo «gli anni di fatiche».

Tovaglia tovaglioli bicchieri verdi, mignon e tartine, bibite e spumante lumbard, il «Bellavista». Col botto sbotta un «Padania liberaaaa...». Carbonari usciti allo scoperto, nel Devolution Day for Bossi, «giornata storica per la Lega», esultano. Cravatte verdi a iosa, Roberto Calderoli mostra a Cè le iniziali sulla sua: R.C. «Riforme Costituzionali, no?». Diavolo di un dentista «ri-costituente», scherza un cronista. Si è preso i complimenti di Bossi e di Berlusconi. Notti insonni a incollare la nuova costituzione in versione canéderli all’amatriciana, ora si sveglierà «per l’astinenza», dice papale papale, «dopo tre mesi di ‘ste menate delle Riforme...».

È stato lui per primo a chiamare il Senatur nella clinica svizzera di Brissago, insieme a Brancher dall’aula al momento del voto finale: «Era così commosso che non riusciva a parlare, ha seguito il voto in diretta. Ah, sì, mi ha detto che vuole vedere il suo francobollo, domenica glielo porto» racconta Calderoli esaltato, «è stato contento dell’applauso fatto anche dall’opposizione». Il ministro ha portato in aula il francobollo commissionato alla Royal Mail dal «club londinese della Lega Nord» e ha strappato l’applauso leggendo quel «Get well soon Umberto!», guarisci presto.

Il «capo» si fa sentire di nuovo. «C’è Bossi al telefonoooo, vuole Calderoli...». E lui si rimette la giacca e va a rispondere nell’altra stanza. Ne esce con gli occhi che sprizzano verde di soddisfazione padana. «Eh no, a voi non vi riguarda cosa ha mi ha detto...», però ha chiesto «con quanti voti è passata, chi ha votato contro?». «Ha detto: è un grande giorno per tutti», riferisce Cè, il capogruppo che ha resuscitato Plauto da Internet per dimostrare che è colto in fatto di Asini e lupi. Il ministro rivendica «il metodo Calderoli» media e lima, «dicono che sarà adottato anche per la Finanziaria, speriamo di no sennò mi tocca occuparmene..». Non aspetta altro, «al lavoro», dice un minuto dopo, «mi è venuta un’ideuzza sulle tasse...», strizza l’occhio, poi andrà a sedersi al tavolo del proporzionale, sponsorizzato dal premier. «Se non avessi fatto così la riforma non passava, la maggioranza si spaccava e si andava dritto alle elezioni», dice il ministro che non teme neppure il referendum.

La Lega ha la bandiera per le Regionali, poi si vedrà, tanto Berlusconi assicura: «Non credo che al Senato sarà modificato qualcosa». Neppure i poteri sottratti al Capo dello Stato. Il premier poi annuncia per fine ottobre il «restyling» di governo ma lamenta: «Nessuno riconosce i miei meriti, non capisco».


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Riforme. Ok della Camera alla nuova Costituzione. Fassino: la battaglia continua al Senato, poi referendum


Calderoli: un gran giorno per tutta l'Italia

Roma, 16 ottobre 2004
Mancano altri tre passaggi, ma nelle intenzioni della Casa delle libertà il testo approvato ieri in seconda lettura alla Camera riformerà definitivamente la seconda parte della Costituzione. Il provvedimento uscito da Montecitorio rafforza il premierato, definisce la devolution e la composizione del Senato federale, introduce il principio di sussidiarietà. La riforma targata Cdl sarà a pieno regime solo nel 2016, entrando in vigore in tre tappe diverse.

La Lega nord di Bossi parla di svolta storica e festeggia davanti a Montecitorio. Soddisfatto il resto della maggioranza con An e Udc, che si mostrano tuttavia prudenti.

Il centrosinistra è pronto al referendum per abrogare una riforma che spacca il Paese. Per il segretario Ds Piero Fassino il centrosinistra continuerà a dare battaglia in Senato per cambiare la legge. Solo "il giorno in cui avremo come unico strumento il referendum, lo utilizzeremo per far dire agli italiani che bisogna fermare questa bruttissima legge, ma finchè il provvedimento è in Parlamento, ci batteremo in Parlamento".

Ora il testo dovrà essere votato al Senato. Se non ci saranno nuove modifiche, dopo tre mesi tornerà all'esame dei due rami del Parlamento per la seconda lettura, così da completare l'iter previsto per le leggi costituzionali.

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Ue. Buttiglione: i bambini nascano in famiglia


Rocco Buttiglione

Roma, 16 ottobre 2004
"Sono nelle mani di Barroso, ma non baratto la mia coscienza e non farò passi indietro". Rocco Buttiglione dice di aspettare "con tranquillità" di conoscere il suo futuro dopo la bocciatura da parte della commissione Libertà individuali del Parlamento europeo della sua designazione a Commissario. Intanto, ribadisce di essere "un ministro dimissionario, in attesa di sostituzione".

Al convegno annuale della Fondazione Donat-Cattin, a Saint Vincent, Buttiglione torna sul ruolo della famiglia: "Il tema delle politiche familiari è fondamentale oggi in Europa. I bambini è bene che nascano nelle famiglie perché per una donna tirare su un figlio da sola è una fatica improba. Dice Robert Kagan che l'Europa è figlia di Venere e l'America è figlia di Marte, ma questa affermazione mi ha fatto sempre ridere perché io sapevo che, per fare bambini, ci vuole un padre e una madre. I bambini che hanno solo una madre e non hanno padre sono figli di una madre non molto buona. E i bambini che hanno solo un padre non sono bambini perché un uomo da solo può fare un robot, ma non puo' fare bambini".

Il Financial Times ha criticato le sue posizioni. Buttiglione, afferma il quotidiano britannico in un editoriale, ha "tutto il diritto" di avere le sue opinioni "illiberali", ma esse "sfidano l'affermata politica dell'Unione europea di cercare di ridurre la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale".

"Se mi sento a Bruxelles? Io mi sento in pace con la mia coscienza", dice il presidente dell'Udc, che ringrazia Mirko Tremaglia, "per la solidarietà, anche se forse ha esagerato".

La posizione di Buttiglione continua a rimanere al centro delle polemiche: dopo la minaccia dei gruppi parlamentari dei socialisti e dei liberali europei di un irrigidimento, con la possibilita' di un voto contrario se da Barroso non giungerà un segnale, oggi hanno annunciato la loro opposizione alla nomina i Comunisti Italiani.

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Processo Andreotti. Dalla Cassazione assoluzione definitiva


Giulio Andreotti

Roma, 16 ottobre 2004

La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi presentati dalla pubblica accusa e dalla difesa dopo la sentenza di appello, confermando dunque l'assoluzione del senatore a vita dal reato di associazione a delinquere contestato fino al 1980, in quanto prescritto, e l'assoluzione piena per 'insussistenza del fatto' dall'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso.


La sentenza della II sezione penale della Cassazione conferma così quanto deciso dai giudici d'appello di Palermo il 2 maggio 2003. "Ottimo, ottimo!", la prima reazione a caldo di Andreotti al telefono dell'avvocato Bongiorno che gli comunicava il contenuto della sentenza. Poi nel corso della conferenza stampa convocata a Palazzo Giustiniani ha aggiunto: "Oggi voglio sottolineare la grande libertà dimostrata dai giudici della Cassazione: non perchè gli altri non lo siano, ma perchè in altre zone ho visto, in alcune udienze, dei condizionamenti che hanno poco a che fare con il diritto".

I giudici di primo grado, con la sentenza del 23 ottobre 1999 avevano assolto Andreotti dall' accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso per insussistenza del fatto contestato (la vecchia formula dell' insufficienza di prove). In secondo grado i magistrati avevano distinto due fasi nei presunti rapporti di Andreotti con la mafia. La prima comprendeva fatti fino al 1980, qualificati come associazione per delinquere "semplice", non esistendo allora l' associazione di tipo mafioso: reati che erano stati valutati prescritti. I reati della seconda fase - definita dall'accusa come associazione per delinquere di tipo mafioso - sono stati ritenuti insussistenti, per cui è stata pronunciata sentenza di assoluzione.

Casini: una sentenza liberatoria
Per Andreotti è stato un "calvario", ma alla fine è uscito dal "tunnel" e "sono
molto contento": lo ha affermato Pier Ferdinando Casini commentando con i giornalisti a Montecitorio la sentenza della Cassazione che ha assolto definitivamente Andreotti. "Sono molto contento come amico, come democratico cristiano e anche come presidente della Camera perché - ha sottolineato Casini - le istituzioni hanno visto sette volte Andreotti presidente del Consiglio: per cui il fatto che questa sentenza sia stata confermata rappresenta anche un fatto liberatorio e positivo per le istituzioni". Per il presidente della Camera "è stato assolutamente improprio tutto quello che c'è stato" nei confronti di Andreotti, "a volte addirittura persecutorio".

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Venerdi, 15 Ottobre, 2004

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Riforme. Camera,voto finale sul premierato. CdM,sul tavolo tagli alle tasse ed esenzione per redditi sotto i 10mila euro


L'aula della Camera

Roma, 15 ottobre 2004

Il voto finale sul testo che definisce poteri e limiti del premier nella riforma federalista dello Stato, dopo il via libera sui singoli articoli dato ieri dalla Camera, è previsto ad ora di pranzo. Ai microfoni di Porta a Porta, intanto, il sottosegretario all'Economia Giuseppe Vegas anticipa l'innalzamento della fascia esente da tasse ai 10mila euro di reddito annuo e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dopo l'incontro di ieri con il ministro Domenico Siniscalco e la cena con Antonio Fazio annuncia: oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri arriva il progetto di riduzione fiscale entro l'anno. Un provvedimento che diventerà, ha spiegato il premier, un emendamento alla finanziaria durante l'iter parlamentare della manovra.

Il problema sono i tempi: Siniscalco, a quanto si apprende da fonti parlamentari della maggioranza, vorrebbe presentare il provvedimento taglia-tasse al Senato cercando, nel frattempo, di far quadrare il cerchio. Tale orientamento sarebbe emerso anche nei colloqui che il titolare di via XX settembre ha avuto con gli altri leader della Casa delle Libertà, Gianfranco Fini e Marco Follini. Il ministro dell'Economia, spiegano fonti di Forza Italia, resta un tecnico che propone agli alleati le forme con cui raggiungere gli obiettivi. Ma Forza Italia ha fretta perché Berlusconi sul taglio alle tasse avrebbe già calibrato la preparazione di una campagna ad hoc: manifesti e altro materiale di propaganda per spiegare agli italiani che la riduzione delle tasse ci sarà.

Berlusconi ribadisce che il taglio fiscale non sarà accompagnato da nuove tasse: la revisione degli estimi catastali previsti nella finanziaria, ad esempio, sarà cancellata. Forza Italia presenterà un emendamento per sopprimere l'articolo della finanziaria che prevede la rivalutazione degli accatastamenti degli immobili.

Ieri, oltre al sì al premierato, la Camera ha varato altre modifiche della Costituzione come la norma anti-ribaltone e ha lasciato una porta aperta alla modifica della legge elettorale. Si' anche alla piena attuazione del federalismo in cinque anni. La Camera ha dato il via libera a un sub-emendamento della maggioranza all'articolo 43 del ddl sulle riforme che prevede le modalita' per il trasferimento dei beni e delle risorse dal centro alle regioni. Mancano solo un paio di emendamenti e oggi, con il voto finale, la riforma federalista dovrebbe avere l'ok definitivo della Camera.

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Poesia. Mario Luzi nominato senatore a vita


Mario Luzi

Roma, 14 ottobre 2004

Compirà novantanni tra pochi giorni il poeta Mario Luzi, nominato oggi senatore a vita dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
Nato a Firenze il 20 ottobre del 1914, con Ungaretti, Montale e Caproni, è certamente il poeta italiano del Novecento più interessante.


De Robertis e Carlo Bo avevano riconosciuto sin dall'inizio in Luzi la rara e altissima vena di spiritualità. La sua ricerca dell'anima del mondo non è solo quella propria della poesia alla ricerca del senso intimo delle cose, ma anche quella di un credente che cerca una presenza in ogni manifestazione della vita, della natura, del mondo, trovandola come forza positiva, nonostante tutto.

Molteplici i temi che sono alla base della lineare e conseguente ispirazione della poesia di Luzi, ma ancora più importante è l'esemplare resa sul piano tecnico espressivo, oltre al rigore e alla coerenza del pensiero che lo sottende da sempre in una evoluzione organica, sia sul piano artistico sia su quello spirituale.

"Quaderno gotico", "Primizie del deserto", "Onore del vero", "Gusto della vita", per citare suoi titoli, sono le prove del momento solare della sua poesia della maturità, dell' intima coerenza della sua vicenda spirituale, da mettere in riscontro alla storicismo laico montaliano.
A conferma di quanto Luzi si sia allontanato dagli inizi orfici e immaginifici, ci sono raccolte come "Nel magma", "Dal fondo delle campagne", "Vicissitudine e forma", e soprattutto poi quel primo testo teatrale "Ipazia", col suo timbro corale di canto antico e rivoluzionario a un tempo, cui tanti altri sarebbero seguiti, trovando anche la via della scena.

Col passare del tempo il rapporto tra letteratura e vita si è fatto inscindibile, la religiosità totale, tanto che, nel momento stesso in cui sembra circoscrivere e limitare l' esperienza, in realtà la scandisce ed esalta, come nel "Viaggio celeste e terrestre di Simone Martini" (in cui la vicende artistica del poeta si riflette e indaga in quella del pittore), e riflettendo con serena coscienza anche sul tema della fine, come nel recentissimo "Dottrina dell'estremo principiante", pubblicato dall'editore di tutta la sua opera, Garzanti.
Nel 1998 è uscito anche un Meridano Mondadori dedicato ai suoi versi, dagli inizi de "La Barca" al "Viaggio" di Simone Martini.

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Senato. Approvata la delega ambientale. Rissa in Aula, Pera sospende la seduta e espelle 5 senatori Verdi


Marcello Pera

Roma, 14 ottobre 2004
Dopo una seduta rissosa e interrotta più volte, il Senato ha dato il suo via libera alla delega ambientale, che prevede il condono per gli abusi edilizi nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico. Il provvedimento passa ora all'esame della Camera. Il centrosinistra non ha preso parte alla votazione, su cui il governo aveva posto la fiducia. Il provvedimento è passato con 158 sì , 2 no e un astenuto.

Durante l'ultima dichiarazione di voto sulla delega ambientale, quella del presidente della commissione Ambiente, Emiddio Novi, le opposizioni hanno inscenato una protesta in Aula con cartelli e striscioni dedicati alla villa sarda del presidente del Consiglio. Il presidente del Senato, Marcello Pera, ha deciso di sospendere la seduta.

I Verdi hanno anche dato vita a uno spogliarello simbolico per protestare contro una legge che "sta spogliando l'Italia per Villa Certosa": i senatori del Sole che Ride si sono sfilati la giacca e hanno mostrato una maglia con su scritto: "Villa Certosa, Casa abusiva delle libertà". I Verdi hanno anche esposto uno striscione, "state spogliando l'Italia".

Marcello Pera ha ordinato di sospendere le riprese della differita tv, ha chiamato i questori a ripristinare l'ordine, poi ha sospeso la seduta. Alla ripresa della quale ha annunciato in Aula la censura per i senatori Verdi: Stefano Boco, Sauro Turroni, Fiorello Cortiana, Anna Donati e Loredana De Petris. Dopo l'elenco al microfono della presidenza, Marcello Pera ha annunciato la espulsione dall'Aula del quintetto ed ha nuovamente sospeso la seduta.

Eglishn

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Giovedi, 14 Ottobre, 2004

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Finanziaria. Fazio: grave la situazione dei conti pubblici


Antonio Fazio

Roma, 14 ottobre 2004

"La situazione dei conti pubblici italiani emersa a metà dell'anno in corso è grave". L'allarme è stato lanciato dal governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, nel corso della sua audizione presso le commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato sulla finanziaria. "In assenza di correzioni", avverte il numero uno di via Nazionale, "nei prossimi anni il fabbisogno del settore statale raggiungerebbe 6 punti percentuali del prodotto; il saldo primario risulterebbe negativo. Il peso del debito crescerebbe".

I tagli alle tasse sostenibili solo con tagli alle spese
"Ogni intervento di riduzione del prelievo non fondato sul rallentamento dell' espansione delle erogazioni non è sostenibile". E' quanto afferma il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio che sottolinea cosi' che il calo delle tasse deve fondarsi sulla riduzione delle spese aggiungendo che "nel medio termine la tenuta dei limiti della spesa richiede riforme strutturali nei principali comparti del settore pubblico".

Circa i due terzi dei risparmi attinenti le spese primarie correnti riguardano il settore sanitario.
Occorre evitare la creazione di nuovi debiti sommersi", ha affermato Antonio Fazio, il quale ha aggiunto che "solo interventi volti ad accrescere l'efficienza nella gestione dei servizi e a razionalizzare le prestazioni offerte conducono a risparmi di spesa che possano trovare conferma negli anni successivi".

Interventi immediati per rilanciare la competitività
"Il conseguimento dell'obiettivo di crescita economica richiede l'avvio immediato di interventi in grado di accrescere la produttività e la competitività". Il numero
uno di via Nazionale giudica credibili le stime sul Pil
contenute nel Dpef, ma sottolinea che "interventi di politica economica sono necessari per portare la crescita dell'economia in Italia intorno al 2%" nel 2005, "in linea con quella prevista in media per gli altri Paesi dell'area" dell'euro.

Monitoraggio mensile per il tetto del 2%
Il tetto di spesa del 2% "può diventare uno strumento efficace nel perseguimento del riequilibrio della finanza pubblica", ma è necessario assicurare le condizioni "perchè il limite sia applicato a tutti i capitoli di spesa, con riferimento ai singoli capitoli di bilancio; in più casi deve essere modificata la legislazione vigente".
L' andamento dei conti pubblici e il rispetto del tetto del 2% "andranno sottoposti, per un efficace attuazione delle misure adottate, a un monitoraggio preferibilmente con periodicità mensile, che potrebbe essere affidato ad un alta commissione o comunque ad un adeguato livello istituzionale".

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Italia-Germania. Berlusconi: rapporti eccellenti. Schroeder insiste per un seggio permanente all'Onu


Silvio Berlusconi e Gerhard Schroeder

Roma, 14 ottobre 2004
"Lo stato dei rapporti e della collaborazione tra Italia e Germania sono eccellenti". Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi nell'aprire la conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Gerard Schroeder al termine del vertice che si è svolto questa sera a Roma a Villa Madama, alla presenza dei rispettivi ministri degli Esteri e degli Interni, Franco Frattini e Joschka Fischer, Giuseppe Pisanu e Otto Schily.

Berlusconi ha tra l'altro sottolineato l'identità di vedute sui principali temi internazionali, e in particolare europei, tra i due Paesi, confermando l'esistenza di rapporti "chiari" che si stanno rafforzando.

Schroeder ha ribadito che la Germania non abbandonerà la sua battaglia per un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. "Nessuno dei due Paesi vuole cambiare la propria posizione", ha detto, "ma vi sono molte cose da fare".
"Non condivido la posizione del governo italiano", ha
insistito, "ma questo non cambia il mio rapporto con l'Italia".
Schroeder ha ribadito anche che la Germania non manderà i suoi soldati in Iraq.

Sugli altri dossier nell'agenda del vertice si registra una sostanziale identità di vedute: dall'avvio del processo di democratizzazione in Iraq al Medio Oriente, dai rapporti Ue-Russia all'adesione della Turchia all'Unione; nonché la normalizzazione dei rapporti con la Libia, paese dove Schroeder si recherà domani.

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Mercoledi, 13 Ottobre, 2004

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Riforme. Tensione nella maggioranza dopo la bocciatura dell'art.24. Calderoli minaccia le dimissioni


Per quattro volte manca il numero legale alla Camera

Roma, 13 ottobre 2004
Tensione alle stelle nella maggioranza dopo la bocciatura di uno degli articoli del disegno di legge sulle riforme istituzionali, respinto alla Camera grazie ai voti determinanti di Alleanza Nazionale. L"articolo 24 del testo, che disciplina le modalità di controfirma degli atti presidenziali (tra cui la concessione della grazia) è stato respinto con 239 no, 211 sì e 9 astenuti.

Il ministro delle Riforme istituzionali, Roberto Calderoli - che ha incontrato nel pomeriggio il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - ha minacciato le dimissioni se il testo in discussione non sarà approvato entro la settimana. Ma la situazione potrebbe chiarirsi nel vertice della maggioranza in programma stasera. Calderoli conferma: "Sì, se ne parlerà stasera". E assicura di essere più fiducioso rispetto a questa mattina: "I tavoli servono per verificare se c'è un'intesa. Prima la devo trovare io, la soluzione. E io l'ho trovata. Ora vedremo se la trovano loro...".

L'Udc conferma la sua contrarietà
"Oggi la Camera non ha bocciato un emendamento qualsiasi, bensì un intero articolo che trascurabile certo non è. Il capitolo che riguarda i poteri e le funzioni del Presidente della Repubblica è centrale nell'architettura della forma di governo che alcuni nostri alleati vogliono riformare. Pensare che non sia successo nulla è semplicemente irresponsabile". E' quanto dichiara Giampiero D'Alia, capogruppo Udc in commissione Affari costituzionali che ha aggiunto: "Il vertice di questa sera servirà a fare chiarezza, partendo dalla consapevolezza che tutta la parte riguardante il premierato rischia di essere pregiudicata".

"Il voto di An - si difende invece Domenico Nania, spiegando la posizione del partito oggi alla Camera - non è contro le riforme, ma contro la pretesa di concedere la grazia in assenza di qualsiasi richiesta e senza la proposta del Guardasigilli. Non deve meravigliare la nostra coerenza, semmai - prosegue - c'è da chiedersi perché altri abbiano cambiato idea. L'imbarazzo della sinistra è evidente perché si è accorta solo dopo la bocciatura dell'articolo 24 di aver votato contro sè stessa, cioè contro la posizione da sempre sostenuta".

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Rai. Il Cda in Commissione di vigilanza conferma di non volersene andare


Il logo della Rai

Roma, 13 ottobre 2004

Il Cda della Rai ha ribadito in commissione di Vigilanza di non vedere al momento motivi sufficienti per dimettersi, in un'audizione in cui non sono mancati momenti di tensione tra maggioranza e opposizione, e che ha visto i commissari dell'Udc lasciare in anticipo Palazzo San Macuto in polemica con il presidente Petruccioli che non aveva voluto dare loro la parola per porre nuove domande ai consiglieri Rai.

Nel corso dell'audizione, seppure con argomenti in parte diverse, Angelo Maria Petroni, Giorgio Rumi, Marcello Veneziani e Francesco Alberoni, hanno spiegato di non avere intenzione di dimettersi.I consiglieri hanno sottolineato di sentirsi pienamente legittimati nelle loro cariche e di voler restare al loro posto fino alla fine della fusione tra spa e holding e all'avvio della privatrizzazione dell'azienda. "Siamo in una situazione giuridica di transizione -ha sottolineato Petroni, che ha parlato per primo- ma non c'è vacatio legis. Non c'è un problema di legittimità giuridica di questo Cda. Personalmente quello che mi motiva a restare è anche il fatto che abbiamo un preciso mandato da parte dei presidenti di Camera e Senato. Se c'è un problema politico su questo Cda, spetta al Parlamento risolverlo e non a noi consiglieri".
Il consigliere Rumi, suppure con accenti diversi si è espresso per la permanenza del Cda: "Io -ha detto- il gran bene di una frana di questo cda non lo vedo. Non so di preciso quale è la nostra posizione come Cda, ma non ho capito perchè dovrei andare via, visto che non si risolverebbe il problema e magari ci ritroveremmo con un Cda dimissionario, in prorogatio e legato alla sola ordinaria amministrazione, in un momento delicato che vede in corso la fusione e l'avvio della privatizzazione. Prima di questa fase le dimissioni sarebbero state piu' facili, ora le dimissioni potrebbero rappresentare una fuga dalle responsabilita"'.
Marcello Veneziani ha ribadito quanto già sottolineato nei giorni scorsi: "Ci sono motivi formali e sostanzali" perchè il Cda non deve dimettersi ora.

I commissari dell'Udc abbandonano l'aula
Dopo gli interventi dei primi tre consiglieri, i commissari dell'Udc, Antonio Iervolino e Pippo Gianni, hanno abbandonato la riunione perchè il presidente Claudio Petruccioli non ha consentito loro di interloquire con il Cda. "Non contestiamo -ha detto Iervolino, lasciando Palazzo San Macuto- il diritto del Cda a restare sul piano giuridico, nè contestiamo i risultati conseguiti dalla Rai sul piano degli ascolti; noi diciamo, sul piano politico, che solo le dimissioni dell'attuale Cda possono consentire, dato che è impercorribile l'ipotesi del reintegro, la nomina di un nuovo consiglio secondo le norme introdotte dalla legge Gasparri. Questa -ha concluso il capogruppo dell'Udc nella Commissione- era e resta la nostra posizione, che intendevamo oggi ribadire nella riunione".

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Martedi, 12 Ottobre, 2004

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Ue. Barroso: la squadra resta quella con Buttiglione, per decidere aspetto la posizione del Parlamento il 21 ottobre


Jose Manuel Durao Barroso

Bruxelles, 12 ottobre 2004

Il presidente designato della Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso "conferma la sua fiducia nei confronti di Rocco Buttiglione" e ribadisce il suo sostegno a "tutta la squadra con l'attuale distribuzione di competenze".

Il giorno dopo la bocciatura di Rocco Buttiglione quale commissario alla sicurezza e giustizia, la portavoce del presidente designato sottolinea che Barroso, impegnato in un giro nelle capitali dell'Ue, "resta pienamente fiducioso nel fatto che il Parlamento europeo potrà approvare la nuova Commissione nel suo complesso". E smentice colloqui telefonici fra lo stesso Barroso e il premier italiano Silvio Berlusconi.

Per pronunciarsi definitivamente, ha spiegato la portavoce, Barroso "aspetta di poter incontrare i dirigenti del Parlamento europeo (presidente, vicepresidenti e capigruppo, ndr) per poter prendere posizione. Questa riunione è prevista il 21 ottobre". In quella data Barroso riceverà l'opinione del Parlamento sull'insieme delle audizioni e quindi sull'insieme della sua squadra.

Il commento di Buttiglione

"Sono grato al presidente Barroso per la fiducia che mi ha
riconfermato". Il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione commenta così la bocciatura a commissario Ue e la reazione del presidente della Commissione Josè Manuel Durao Barroso. Buttiglione comunque si dice "sereno, come uno che non ha niente da rimproverarsi". Soddisfatto anche delle parole del presidente del Consiglio. "Berlusconi ha reagito con grande determinazione, preoccupato per la situazione politica generale. Mi pare di aver raccolto anche un tono di personale amicizia di cui lo ringrazio".

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Lunedi, 11 Ottobre, 2004

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Medio Oriente. Identificate Sabrina e Jessica, i genitori rientrano in Italia. Ciampi: stroncate vite innocenti


Sabrina e Jessica Rinaudo

Tel Aviv, 10 ottobre 2004

Sono stati identificati i corpi di Sabrina e Jessica Rinaudo, morte nell'attentato di Taba, in Egitto, giovedì sera. Gli esperti hanno potuto identificare i corpi delle turiste italiane e quelli di altri quattro turisti russi, grazie al confronto con i dati del Dna trasmessi con una mail a Tel Aviv. I genitori di Jessica e Sabrina sono ripartiti per l'Italia con un 'Falcon' dell'aeronautica militare insieme allo psicologo che li ha accompagnati in Egitto, il professor Michele Piccione. Le salme delle due ragazze rientreranno in Italia con un altro volo.

Dopo aver avuto la conferma dell' identificazione dei resti delle figlie, in un primo momento il padre delle giovani aveva chiesto di andare a vedere i corpi, che erano stati raccolti nell' obitorio di Nuweiba, 70 chilometri a sud da Taba. Poi, però, è stato convinto a rinunciare, anche perché le due salme sarebbero state trasferite nel frattempo a Sharm El Sheikh, 140 chilometri più a sud, sembra per necessità burocratiche.

Il dolore di Ciampi
"Tutti gli italiani piangono Sabrina e Jessica, le cui giovani vite sono state barbaramente stroncate a Taba, insieme a quelle di tanti innocenti di altre nazionalita', da mano terrorista", scrive il capo dello Stato in messaggio di cordoglio inviato alla famiglia Rinaudo. "L'Italia - conclude Ciampi - proseguirà con forza, insieme con i governi e i popoli amanti della pace, la lotta al terrorismo fino a debellare questi nemici dell'umana convivenza".

Frattini: siamo vicini alla famiglia
Il ministro Frattini nel confermare la notizia ha espresso il cordoglio per la morte delle due giovani e per le altre vittime e ha ribadito la più ferma condanna di tutti gli atti di terrorismo. Frattini ha confermato inoltre l'impegno dell'Italia a contribuire con la massima determinazione alla lotta contro il terrorismo sul piano interno ed europeo e in stretto raccordo con i Paesi della
regione mediorientale.

Eglishn

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Domenica, 10 Ottobre, 2004

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«Oggi sembra non si voglia capire che le idee non sono tutte le cose che ci passano per la mente bensì il frutto compiuto della ragione. È per questo che la democrazia non sembra stia molto bene. La presenza di poteri occulti corrode la democrazia e le promesse devono essere mantenute per evitare che si trasformino in speranze mal riposte».

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Maroni all'attacco dei sindacati. «Per gli statali non più del 2% di aumenti»
di red

Le spesa per i contratti del pubblico impiego deve crescere «del 2% e basta». Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, sbarra la strada a qualsiasi ipotesi di incremento di risorse a favore degli statali e sottolinea che «i sindacati sono diventati il partito della spesa pubblica».

Maroni attacca i sindacati a testa bassa, tanto da far ricordare il Berlusconi vecchia maniera. Dice «I sindacati criticano il governo perché non tiene sotto controllo i conti, però sono loro ormai il partito della spesa pubblica. Loro vorrebbero l'aumento della spesa per i contratti, l'aumento della spesa per il pubblico impiego, l'aumento della spesa per i patronati, ma così non funziona. Per quanto ci riguarda per il pubblico impiego, siccome è spesa pubblica, dovrebbe essere garantito l'aumento della spesa del 2% e basta. Altrimenti - sottolinea il ministro - chiunque si sente autorizzato a chiedere un aumento superiore, e non vedo francamente il perché».

Del resto solo due giorni fa il Tesoro aveva smentito l'ipotesi di un possibile aumento del 5,5% per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego.

Da parte loro i sindacati hanno ribadito la richiesta già avanzata, dell'8% di aumenti, che serve solo «a recuperare il potere d'acquisto ampiamente eroso in questo biennio», come ha confermato il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, secondo il quale per altro il susseguirsi «ogni giorno voci contrastanti alimenta la confusione e non favorisce l'avvio delle trattative». Ma certo se quella di Maroni di oggi è da ritenere come la proposta ufficiale del governo e non un ballon d’essai, la trattativa si annuncia assai difficile anche solo da iniziare. Le posizioni sono appaiono davvero troppo distanti.

E Maroni ha anche proseguito il suo affondo contro il sindacati definendo il loro ruolo come «struttura fondamentalmente conservatrice che difende lo status quo ed infatti critica e combatte ogni riforma, e che punta ad aumentare la spesa, in particolare quella per i contratti del pubblico impiego. Ma queste direzioni di marcia sono l'esatto contrario rispetto a quello che vuole il governo e che serve all'Italia», che ha bisogno di ammodernarsi, fare le riforme e diminuire la spesa pubblica.

Certo, sottolinea il ministro, «è vero che il sindacato svolge un ruolo insostituibile a tutela dei diritti dei lavoratori. Nessuno mette in discussone questo ruolo, ma rispetto al governo ha senza dubbio una posizione diametralmente opposta, ragion per cui le richieste sindacali non sono accoglibili. Le abbiamo contrastate e continueremo a contrastarle».

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Dialogare con il diavolo
di Furio Colombo

 

Dimmi come voti e ti dirò chi sei. Meglio ancora: dove vai. C’è un abisso fra il sistema proporzionale, che si basa sulla scelta, a volte combinata, di tanti partiti contigui, e il sistema maggioritario che contrappone frontalmente due schieramenti senza contatti. Prima conseguenza: cambia radicalmente il rapporto fra maggioranza e opposizione. Circolano e si alternano tre gruppi di idee su questo rapporto.

Nel primo gruppo si dice in vari modi che la giusta relazione fra opposizione e governo è il dialogo. È bene scambiarsi idee su tutto, ci raccomandano. Ciò faciliterà le scelte migliori nell’interesse comune.

Nel secondo si sconsiglia l’opposizione a dire soltanto dei no. È un comportamento brutale che, per giunta, non consente all’opposizione di far valere le sue ragioni, di scoprire le sue carte, di far conoscere ai cittadini le alternative che è capace di immaginare. D’ora in poi, si dice, per ogni no faremo anche una proposta, in modo da presentare la nostra cultura di governo. È l’altro modo di dialogare: io propongo, tu decidi.

Nel terzo gruppo di proposte si nasconde l’innovazione. È una parola lucida e polivalente che vuol dire - allo stesso tempo - strategia, nuove leggi e attitudine mentale. Significa, con varie gradazioni e accentuazioni a seconda dei discorsi, liberalizzazione, deregolamentazione, privatizzazione, competitività (soggettiva) concorrenza (oggettiva) riforme (per portare alla competitività e aprire alla concorrenza) e missione (per l’Italia) nel mondo globale. Qui l’atteggiamento è più netto. Soltanto insieme, unendo le forze, sacrificando visioni parziali per il bene della nazione, si può riuscire a realizzare l’innovazione dunque a rilanciare il Paese in modo da produrre ricchezza che genererà imprese che creeranno posti di lavoro che determineranno reddito che moltiplicherà il consumo. Chi non ci sta è sordo alla modernità ed estraneo al mercato.

Sorprende che i tre percorsi portino ad un’unica piazzola di sosta nella quale opposizione incontra governo, e l’incontro è certamente fruttuoso. Fruttuoso per chi? Fruttuoso per chi governa. Se avremo conseguito insieme il bene di tutti perché dovremmo tornare a scontrarci nel vento furioso di campagne elettorali in cui ciascuna parte prova a persuadere l’elettore che l’altra parte è peggiore?

Viene in mente la frase di Helmut Kohl a Romano Prodi, da Prodi stesso ricordata su queste pagine: «Siete strani voi italiani, con la vostra smania di incontrarvi. Io sono in politica da quando avevo 18 anni e in vita mia non ho mai messo piede in un convegno socialdemocratico. Io sono democristiano e vado dai democristiani». Lo stesso vi direbbe chi vive e fa politica in America: Kerry non è mai stato al barbecue di Bush. O il contrario.

È chiaro a tutti gli esperti d’opinione ciò che George Bush ripete ossessivamente nella sua campagna elettorale: «Tenere la barra». Bush sa di avere fallito in Iraq ma punta tutte le sue forze elettorali su un punto: non ho mai cambiato idea. E può invocare all’infinito - e lo fa - l’unica volta in cui John Kerry ha votato “insieme” a Bush sulla guerra. In un sistema maggioritario bipolare basato sul prendere o lasciare (e dove non è ammesso passare nel mercatino del proporzionale a scegliere un po’ di qua e un po’ di là) il voto “insieme” del più debole è un omaggio al più forte. È una bandiera conquistata da chi governa, una bandiera da sventolare in campagna elettorale in faccia all’avversario perché significa che, giusto o sbagliato, io ho tenuto duro e tu no. E infatti lo sfidante americano John Kerry deve dedicare alla cancellazione di quell’unico voto “insieme” dato al Presidente per patriottismo, molta più energia di tutto il resto della campagna elettorale. E George Bush conta, ricordando ossessivamente quel voto, di far dimenticare la montagna dei suoi fallimenti e dei suoi errori.

Per tornare all’Italia, il problema di Berlusconi non sarà di tornare da solo a Porta a porta (dove certo tornerà da solo, con l’inspiegabile permesso dei suoi avversari) presentando il suo programma dimezzato. Il suo problema - e il suo successo - sarà di dimostrare che - realizzato o no - ha sempre tenuto fede al suo programma (ovvero “ha tenuto la barra”). E che ha costretto l’opposizione a navigare sempre lungo le coste della maggioranza, nel tracciato disegnato dal governo, offrendo proposte che - comunque - rispondevano al suo programma, e ottenendo magari, alla fine, su questioni “che riguardavano il bene di tutti” dei “voti insieme”. Chiaro che in quel caso ha buone carte per vincere. Romano Prodi, che conosce il mondo, è conosciuto dal mondo, e perciò irrita e allarma profondamente il giro di Berlusconi, non è tipo da cadere in questa trappola. Infatti, proprio su questo giornale, nel forum con i redattori che l’Unità ha pubblicato il 3 ottobre scorso, ha detto la frase che abbiamo usato nel titolo: «Riforme insieme? neanche una virgola». Giustamente non si volta a guardare se qualcuno - nelle sue fila - torna a parlare di dialogo due volte alla settimana. Sa che la risposta deve restare no. Testardaggine? Piuttosto strategia di base, misura inevitabile se il sistema elettorale è bipolare maggioritario. In quel sistema non servono le gite insieme. Serve - ed è richiesta dai cittadini - la contrapposizione netta. Altrimenti i cittadini non saprebbero mai se e perché cambiare voto, a parte le qualità personali o l’immagine carismatica di un leader rispetto a un altro. Si tratterebbe di un mondo privo di visioni alternative. La vita politica si ridurrebbe a periodici plebisciti di popolarità, un percorso che porterebbe rapidamente fuori dalla libertà.

Ma, per essere preciso, che cosa c’è che non va nel dialogo, e perché questa parola benevola è fondamentalmente estranea alla democrazia? Proverò a riassumere come segue i punti di questa disputa cruciale.

1 - Il dialogo come rapporto sistematico tra governo o opposizione è zoppo, asimmetrico e subordinato. Zoppo perché l’opposizione può avere ottime idee ma non ha il potere. Asimmetrico perché chi detiene il potere occupa - persino nei Paesi normali - uno spazio mediatico e dunque di diffusione e persuasione, molto più vasto. Subordinato perché ogni volta che al no segue la proposta, quella proposta controbatte il dettaglio di un progetto opposto, quello del governo, che rappresenta la sua visione profondamente diversa dei valori, della politica, della storia, della vita. Tante proposte, punto per punto, offerte dalla opposizione al governo sono piccole frecce su un pachiderma che continua ad avanzare perché ne ha la forza, sono un tributo alla capacità di guida di chi governa, pongono chi si oppone nella posizione subordinata di proporre, qua e là, delle obiezioni a un progetto altrui. E quel progetto continuerà a dominare l’attenzione degli elettori.

2 - La questione del bene comune e dell’interesse nazionale non ha impedito alla opposizione di Berlusconi di abbandonare l’aula mentre si votava la più importante decisione italiana degli ultimi decenni: l’ingresso dell’Italia, come socio fondatore, nell’Europa della moneta unica. Quella decisione è stata raggiunta con la presenza solitaria e isolata della maggioranza dell’Ulivo. Il Polo non c’era, ha disertato l’aula in un momento cruciale. Eppure nessuno ha parlato di tradimento. L’immagine che si è formata è stata, invece, per gli antagonisti dell’Ulivo, quella di un’opposizione intransigente. Un’immagine che è stata premiata alle elezioni del 2001.

3 - Nonostante ciò è ovvio che vi siano alcune gravi questioni nazionali e internazionali che richiedono una risposta comune. Il caso delle italiane sequestrate a Bagdad è esemplare. La guerra in Iraq non lo è, perché si tratta di una scelta che divide (e infatti ha spaccato America ed Europa). Ogni altro caso è un tributo alla maggioranza, una certificazione del buon operare del governo, una confusione agli occhi degli elettori. Qualcosa che in altri Paesi non avviene perché è una interruzione di democrazia.

L’argomento dell’innovazione merita una breve riflessione. L’innovazione dovrebbe salvare il Paese dal declino. Chiamare all’unità sul declino è costruire un grande alibi per chi il declino ha provocato. Cancella la responsabilità della parte che ha governato e ci dice “il problema è di tutti”, dunque è di tutti la responsabilità. In tal modo si chiede alla opposizione di consegnare un suo grande argomento. Ma ogni miglioramento “insieme” sarà merito di chi governa, da incassare quando si vota. Se esistesse un dizionario politico delle parole in uso per ammonire la sinistra alla modernità, “innovazione” risulterebbe nata dal pensiero Thatcher-Reagan-Bush padre. Benché suoni bene e appaia una moneta promettente, la sua strada inizia con la sconfitta dei minatori inglesi, il licenziamento di tutti i controllori di volo americani, la liquidazione dei sindacati e delle Union americane, la separazione del lavoro dalla cittadinanza, il trionfo del precariato, la fine di ogni assicurazione medica per decine di milioni di uomini, donne, bambini, la moltiplicazione siderale della distanza dal salario più basso alla remunerazione più alta di un’impresa. Adriano Olivetti diceva: «Non più di dieci volte, altrimenti si strappano tutti i patti sociali». Negli Usa, Paul Krugman, l’economista di Princeton, calcola che la distanza sia, adesso, di più di mille volte.

“Innovazione”, così intesa, è esattamente la dottrina conservatrice di Reagan detta “Trickle down economy”, la ricchezza accumulata in alto che gocciola in basso e cola sui più poveri. Ora Reagan è stato, su certe cose, un gran presidente. Ma non un amico e un maestro della sinistra. L’innovazione è dunque da cercare in tutti i modi sul versante di chi ha a cuore i diritti di quel grande partner del capitalismo moderno che è il lavoro. Ma non può essere l’innovazione di Reagan, che è fondata sui tempi di Dickens. L’innovazione, per la sinistra e il lavoro, non può che avere, come autori, la sinistra e il lavoro. E il governo che la sinistra e il lavoro riusciranno a portare a Palazzo Chigi.

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Sabato, 9 Ottobre, 2004

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Finanziaria. Corte dei Conti e sindacati bocciano il tetto del 2% alla spesa


Il ministro dell'Economia Siniscalco

Roma, 9 ottobre 2004
Prima sonora bocciatura del 'metodo Gordon Brown'. In attesa che si alzi il velo sul provvedimento che conterrà le misure per il rilancio dell'economia, la parte della finanziaria nota sino ad ora è stata oggi bersaglio di pesanti critiche da parte della Corte dei Conti, dei sindacati confederali e dei Comuni. Dal tetto del 2% alla crescita della spesa la Corte dei Conti teme dunque anzitutto "qualche effetto depressivo" sull'economia, "in ordine alle spese per investimenti".

L'opposizione ha nuovamente sollecitato il presidente della Camera Perferdinando Casini a chiedere al governo un chiarimento sul tetto di spesa. Anche nella maggioranza acque agitate. I dissidi appaiono forti tra Lega e An. Ma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi difende il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco.

Il Polo si è dato appuntamento martedì per provare a comporre le divergenze. Il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi chiede coesione sociale per agganciare la ripresa.

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Mercoledi, 6 Ottobre, 2004

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Finanziaria. Siniscalco: i 3 mld a bilancio non arriveranno dai pedaggi sulle strade. Pecoraro Scanio: e' brigantaggio


Siniscalco smentisce la stampa, ma la polemica politica resta accesa

Roma, 5 ottobre 2004

Il tema è bollente, con le antenne degli automobilisti già aperte a captare ogni minimo segnale di nuove gabelle sulla rete stradale e il mondo politico diviso sulle misure annunciate in Finanziaria. E così oggi il ministero dell'Economia precisa: quanto scritto dai giornali "non corrisponde a realtà". I 3 miliardi indicati in Finanziaria rappresentano la cifra della vendita a titolo oneroso di circa 1.500 chilometri di strade a una società controllata direttamente o indirettamente dallo Stato. Ma la polemica non si attenua e Pecoraro Scanio (Verdi) attacca: si tratta di "nuovo brigantaggio".

Le ragioni di Siniscalco
1) L'operazione riguarda la cessione a titolo oneroso di circa 1.500 km di strade statali, tra quelle in esercizio e quelle in costruzione, ad una societa' che e' al di fuori del perimetro della Pubblica Amministrazione, ma controllata direttamente o indirettamente dallo Stato;
2) la stima di 3 miliardi circa di introito per lo Stato non rappresenta pedaggi per gli automobilisti, ma è il prezzo pagato dalla societa' acquirente a seguito della cessione;
3) la remunerazione dell'investimento, che avviene attraverso "pedaggi ombra" (shadow toll) pagati dall'Erario alla società acquirente in funzione del traffico effettivo, non grava sugli automobilisti.

Marzano: abbonamenti
Ma qualcuno, alla fine, pagherà e il ministro delle attività produttive Antonio Marzano annuncia: "Proporrò che si studi l'abbonamento per chi usa più spesso le strade statali, e quindi le usa per motivi di lavoro, trasporto merci ecc., così come esiste l'abbonamento ferroviario che comporta anche un costo minore per chi lo acquista, si può studiare l'abbonamento per le strade statali".

"Bisogna capire i pro e i contro della decisione - ha sostenuto Marzano - in primo luogo, non tutti usano le strade statali, oppure non con la stessa frequenza. Se non si paga il pedaggio, qualcuno paga, e cioè tutti quelli che le usano e quelli che non le usano".

"In secondo luogo - ha proseguito il ministro - la manutenzione di queste strade costa, il traffico è rallentato se non si fa una manutenzione adeguata. Se questi pedaggi servono a far funzionare meglio queste strade, allora anche coloro che pagheranno avranno un onere ma anche il vantaggio di una strada che funziona meglio".

Opposizione all'attacco
A Perugia per un incontro pubblico dei Verdi, Pecoraro Scanio ha affermato che "abbiamo di fronte un governo che fa una Finanziaria di tagli contornata da bugie: è una stangata con contorno di bugie. Di cose reali - ha aggiunto - ci sono addirittura i pedaggi sulle strade normali. Come fanno - ha detto ancora Pecoraro Scanio - ad avere la faccia tosta di dire che tolgono le tasse quando fanno aumentare tutte le tasse comunali e addirittura ci vogliono obbligare a pagare i pedaggi sulle strade. In pratica - ha concluso - è un governo del brigantaggio nuovo, che ferma i passanti per le strade e fa pagare un pedaggio".

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Martedi, 5 Ottobre, 2004

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Parmalat. A Milano prima udienza preliminare, in migliaia si costituiscono parte civile: "Persi tutti i risparmi"


Risparmiatori inferociti: con Parmalat abbiamo perso milioni

Milano, 5 ottobre 2004
Si sono presentati in tanti, accompagnati dai loro legali, al Palazzo di Giustizia di Milano per l'udienza preliminare sul dissesto Parmalat. A sostenere la pubblica accusa i pm Greco, Fusco e Nocerino che hanno condotto le indagini milanesi, formulando per i 29 imputati, per le due società di revisione Deloitte & Touche e Grant Thornthon e per Bank of America l'ipotesi di aggiotaggio, false comunicazioni e ostacolo all' esercizio delle funzioni di vigilanza della Consob.

Le richieste di costituzione di parte civile presentate oggi al Gup Cesare Tacconi sono diventate rapidamente un migliaio: in maggioranza gruppi di risparmiatori e associazioni. Per tutti il giudice deciderà nel corso della prossima udienza preliminare fissata per il 29 ottobre.

"Siamo qui per vedere in faccia quelli che ci hanno truffato", gridano alcuni fuori dall'Aula Magna del tribunale di Milano. "Avevo investito i risparmi della mia vita e ora mi ritrovo in mano un mucchio di carta straccia", dice un risparmiatore milanese di circa 60 anni, in attesa nei corridoi del palazzo di giustizia. "E' stata la mia banca - continua - a consigliarmi di investire in azioni Parmalat". La storia è quasi sempre la stessa per molti di loro. "Avevo accumulato i piccoli risparmi di una vita di lavoro - dice una donna - e la mia banca mi aveva detto che comprare azioni Parmalat non rappresentava un investimento a rischio".

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Lunedi, 4 Ottobre, 2004

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Finanziaria. Casini chiede un approfondimento sul tetto del +2%


Il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini

Roma, 4 ottobre 2004
Il Presidente della Camera, Pierferdinando Casini, in una lettera al presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, Giancarlo Giorgetti, chiede una riflessione più ampia sul tetto del +2% all' aumento delle spese, previsto dalla legge finanziaria.

Il tetto del +2% all' aumento delle spese, previsto dalla legge finanziaria all' articolo 3, va valutato nella sua portata che "appare, a prima vista, non facilmente configurabile ed è comunque assai più ampia delle disposizioni di precedenti leggi finanziarie", scrive Casini. Nella lettera il Presidente della Camera chiede approfondimenti sulle norme che "appaiono presentare aspetti innovativi e problematici rispetto alle prassi consolidatesi negli anni passati".

Casini, che sottolinea che le sue richieste di valutazione sono state fatte dopo "un primo esame del testo", non nasconde anche che nel passato alcune finanziarie "hanno già previsto riduzioni in misura unica per tutti i capitoli di bilancio rientranti in determinate categorie di spesa". Ricorda inoltre a Giorgetti che, su sollecitazione proprio della Commissione Bilancio, ha gia' scritto nei giorni scorsi al presidente del Consiglio per chiedere un "rigoroso rispetto" delle regole di bilancio, in una stretta collaborazione tra istituzioni e forze politiche.

Pronta la risposta di Giorgetti a Casini : "Dobbiamo valutare bene - ha detto- il problema è serio. Faremo l'approfondimento che ci è stato richiesto e poi risponderemo".

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Immigrazione. Pisanu: fronteggiamo l'emergenza nel rispetto delle leggi. Sbarcati a Lampedusa oltre 600 immigrati


Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu

Roma, 3 ottobre 2004
"Stiamo fronteggiando questa emergenza con la necessaria determinazione ma nel rigoroso rispetto delle nostre leggi, delle convenzioni internazionali e dei diritti umani degli immigrati". Lo ha detto il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu riferendosi agli ultimi sbarchi di clandestini a Lampedusa e al loro rimpatrio. Da stamane un ponte aereo riporta a Tripoli i clandestini e le opposizioni assieme ad Amnesty International e Medici senza frontiere avevano accusato il governo di violare le convenzioni internazionali sui diritti umani.

E' ormai stato di massima emergenza a Lampedusa, dove è stato battuto ogni record sul fronte dell'immigrazione clandestina. Sono 1.257 gli extracomunitari che si trovano in nel centro di prima accoglienza, che può ospitare fino ad un massimo di 190 persone. La notte scorsa, sono giunti infatti sull'isola complessivamente altri 642 immigrati, in tre sbarchi successivi, nel giro di due ore.

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Sabato, 2 Ottobre, 2004

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Politica. Disgelo tra Prodi e Rutelli: insieme per ricostruire un'Italia allo sfascio


Romano Prodi lancia appello all'unità nell'Ulivo

Roma, 2 ottobre 2004

Dopo il grande gelo dei giorni scorsi Romano Prodi e Francesco Rutelli tornano ad incontrarsi faccia a faccia. L'occasione l'Assemblea nazionale dell'Italia dei Valori, in corso di svolgimento oggi e domani a Roma, che questa mattina ha visto l'intervento del presidente della Commissione Ue e del leader della Margherita. Ad arrivare per primo è stato il professore che ha preso posto nelle poltrone di centro in prima fila. Più tardi è arrivato l'ex sindaco di Roma, che si è invece sistemato sempre in prima fila ma in una posizione più defilata distante dall'ex premier. Poi, mentre era in corso l'intervento di Antonio Di Pietro, si è avvicinato a Prodi e ha scambiato qualche battuta con lui.

Dal palco messaggi distensivi
Al momento di intervenire dal palco, il Presidente della Commissione esecutiva dell'Ue ne approfitta per lanciare messaggi distensivi. "Abbiamo un compiuto da far tremare le vene ai polsi", spiega il Professore, "quello di ricostruire l'Italia dopo che è stata portata allo sfascio". Grazie ad un programma che sia "elaborato da tutti, insieme" che punti sulla ripresa, la competitività, il Mezzogiorno ed un cambiamento netto in politica estera. Applausi della platea mentre sorride soddisfatto Di Pietro, al quale lo stesso Prodi più tardi riconosce il merito di aver svolto una relazione "estremamente importante".

Fair play e riconcicliazione
E', insomma, "un bel passo avanti all'inizio di un lungo cammino" segnato dalla volonta' di ascoltarsi. Prodi però incomincia il percorso tornando indietro, quando sta per lasciare l'Auditorium del "Massimo" di Roma e lo avvertono che, fuori programma, sta per intervenire Rutelli. Immediato dietrofront che l'ex sindaco di Roma apprezza e premia con una promessa di lunga fedeltà. "Prodi dovrà tornare al governo del paese, la gente ci chiede di essere uniti e propositivi, dobbiamo essere capaci di rimettere in moto l'Italia con scelte coraggiose", spiega. Poi chiosa, con un riferimento indiretto ma molto significativo ai fatti del 1998: "non vogliamo che Prodi, una volta vinte le elezioni, abbia l'idea che dopo due anni quel treno debba fermarsi". Si affretta a dire Veltroni: "presentiamo subito Prodi agli elettori". Conclude sempre Rutelli: "sento che c'è in giro la temperatura giusta".

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Confindustria. Montezemolo: "Abbiamo bisogno di un salto di qualita'"


Luca Cordero di Montezemolo

Capri, 2 ottobre 2004

Non è solo la congiuntura che va male. Il paese è fermo da troppi anni. La produttività declina. Oggi la vera priorità è l'economia: dobbiamo rimettere in moto la macchina dello sviluppo". Il presidente di Confindustria Luca Montezemolo cancella il vocabolo declino, ma sottolinea la necessità di far ripartire il paese e questo oggi "è il senso della politica". Se i soldi non ci sono per sostenere l'economia "allora concentriamoci su quelle norme e quelle riforme che senza costi possono tradursi in maggiore competitivita"'. "Si può rilanciare il paese anche senza spendere di piu"' ribadisce Montezemolo il quale indica anche gli interventi per favorire la concorrenza e quindi la competitività.
"Vorrei vedere approvate le norme per liberalizzare il mercato; quelle per la difesa del risparmio e la riforma dei mercati finanziari, di riforma della legge fallimentare, per il rilancio della distribuzione moderna, quelle per consentire alle università di aprirsi alle imprese e alla società".
"Vorrei vedere un reale blocco del turnover nel settore pubblico". "Possiamo fare molto anche senza spendere di più. Possiamo fare molto per spendere meno. Abbiamo bisogno di un salto di qualità, questo chiediamo alla politica e questo ci impegniamo a fare come imprenditori".

Il blocco dei prezzi
"Abbiamo visto nei giorni scorsi l'autunnale ricorrere dei timori sul caro vita ed il precipitare verso soluzioni di accordi per ridurre i prezzi di questi o di quei prodotti, rispolverando vecchi sistemi di blocco dei prezzi. Abbiamo anche assistito all'esortazione per la riduzione dei costi dei servizi bancari". E prosegue: "non discuto affatto delle buone intenzioni del governo e delle autorità per difendere i consumatori da eventuali abusi ma di buone intenzioni e' lastricata la via dell'inferno".

Le banche
Il sistema delle imprese chiede "un ulteriore processo di liberalizzazione del sistema bancario". "Molto è stato fatto - ha detto il presidente di Confindustria Luca di Montezemolo - ma molto rimane ancora da fare. Continuare su questa strade è essenziale - ha aggiunto - anche per avare una maggiore presenza internazionale delle nostre banche".

Il federalismo
"Guardiamo a quanto avviene con il federalismo", dice il presidente di Confindustria al convegno dei giovani imprenditori, e sottolinea: "Dobbiamo evitare di infilarci in qualche tunnel che ci conduca ad avere maggiori spese e minore efficienza". Per Luca Cordero di Montezemolo "questo è il senso dell'affermazione di cautela nei confronti del federalismo, che ho fatto all'assemblea di Confindustria. Cautela non rifiuto". E aggiunge: "Ho visto che i nostri timori sono condivisi da molti in Italia". Se ne parla da anni "misurandolo su basi ideologiche invece che di economia, efficienza, partecipazione".

I sindacati
Il confronto con i sindacati "non può fermarsi solo sui contratti e sui salari". Tema caldo su cui si finisce sempre con il "litigare", sostiene il presidente di Confindustria. "Dobbiamo parlare di ammortizzatori sociali, di cuneo fiscale, di innovazione, di ambiente di lavoro, altrimenti litighiamo sempre", afferma Montezemolo. "Smettiamola di parlare dei contratti con un'ottica vecchia, retriva, tradizionale", osserva.

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Venerdi,1 Ottobre, 2004

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In 150 vogliono cambiare la Costituzione. Il centrosinistra abbandona l'aula
di red.

Si deve votare per approvare l’articolo 2 della riforma federalista. Articolo che ridisegna composizione e funzioni della Camera dei Deputati. Nell’Aula ci sono solo 150 deputati. Pochi, ma decisamente orientati a far passare la riforma federalista. In che modo? Il giochetto è arcinoto. Ogni deputato del centrodestra vota anche per il vicino che non c’è e diventa, nel gergo parlamentare, un “pianista”. L’opposizione, compatta, lascia l’emiciclo. «È una vergogna – dice Castagnetti – ci sono solo 150 deputati. Volete dissestare la nostra Costituzione con 150 deputati. Non possiamo consentire che si modifichi la Costituzione grazie ai pianisti». Aggiunge poi l’esponente della Margherita: «Se sarà necessario ci incateneremo». In Aula l’opposizione rimane solo qualche deputato.

Il contenuto dell’articolo 2 della riforma prevede la riduzione del numero dei deputati dagli attuali 630 a 500. Carlo Leoni, capogruppo Ds in commissione Affari Costituzionali, specifica che l’opposizione ha presentato un emendamento per ridurre fino a 400 il numero dei deputati. «Per rendere più funzionale e autorevole la Camera». Argomenta Leoni. L’emendamento, chiaramente, è stato bocciato.

Elio Vito, capogruppo di Forza Italia, se la prende con l’opposizione “movimentista”, non accetta l’ostruzionismo e chiede – insieme al leghista Dario Galli – che Casini prenda in considerazione l’ipotesi di procedere con sedute notturne nell'esame del disegno di legge. Intanto, però, le sedute sono sospese e riprenderanno lunedì.

Antonio Boccia, compagno di partito di Castagnetti, specifica. «Non facciamo una opposizione tipicamente ostruzionista perché abbiamo fatto delle proposte. Ma non ci si può chiedere che si continui l'esame grazie all'opposizione: se la Cdl vuole andare avanti si faccia carico di garantire il numero legale». Senza ricorrere al poco etico stratagemma dei pianisti.

Altra questione: l’intervento di Ciampi sui costi della riforma. Appello disatteso dal centrodestra, che continua a ripetere che la riforma non ha costi rilevanti. Anzi, secondo il leghista Dario Galli «non ne ha». Luciano Violante, capogruppo diessino alla Camera, prende la parola e dice: «Diverse volte abbiamo posto il tema dei costi di questa riforma. Oggi il problema lo ripropone anche il presidente della Repubblica». Come dire: il centrodestra si ponga il problema e ci rifletta su.

Paolo Cento, dei Verdi, sostiene che «i costi di questa devolution in salsa nazional-leghista non possono essere considerati come un fatto secondario per gli effetti che avranno non solo nella vita istituzionale ma anche per le tasche degli italiani. Questa riforma voluta dal ministro Calderoli è incostituzionale. Il centrodestra si fermi finché è in tempo, altrimenti ci penseranno gli elettori con il referendum».

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