Domenica, 5 Marzo, 2006
Archivio
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«Questo periodo è il peggiore
degli ultimi 60 anni. Vedo avversari che mi aggrediscono, che contestano
non tanto la politica, ma i princìpi e gli ideali in cui credo.
Princìpi e ideali che sono stati sgretolati, spappolati, per
far posto alla fede nel danaro e nella ricchezza»
Oscar Luigi Scalfaro Congresso Cgil, Ansa 4 marzo
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Dimenticare Berlusconi?

Due fatti stanno deragliando la vita italiana sul binario
morto della irrilevanza: la crescita zero e il conflitto di interessi.
I due fatti sono legati. I due fatti non riguardano una destra che
si oppone a una sinistra o uno schieramento impegnato a fronteggiarne
un altro. Giovanardi e Baccini, ma persino Bondi e Schifani c’entrano
poco col dramma a due facce che ha colpito l’Italia. Tutto emana
da una sola persona che ha trascinato al centro della vita pubblica
italiana il suo immenso conflitto di interessi. È così
gigantesco che si dirama in ogni interstizio della vita pubblica e
non può che portare al blocco della vita economica. È
ciò che è accaduto.
Tutto ciò va detto per spiegare che in una normale situazione
politica - una situazione che a noi è negata - nella quale
Berlusconi non fosse che un Giovanardi di migliore aspetto o un Casini
con la battuta più pronta, avrebbero ragione coloro che ammoniscono:
smettete di parlare di Berlusconi. È un vanesio, un teatrante,
e voi fate il suo gioco.
Giusto. Ma è anche un padrone. Il padrone di quasi tutto. Una
volta diventato politico e capo del governo, ha generato una condizione
di dominio che blocca gli altri e beneficia se stesso, nelle comunicazioni
come nelle decisioni imprenditoriali, nella volontà e libertà
di parola (ha ghigliottinato la libera informazione e condizionato
i titoli e le aperture dei quotidiani che non controlla) come nella
disponibilità a investire e a crescere. Si sa, infatti, che
gli interessi che contano sono solo quelli del presidente-padrone,
e che persino le escursioni internazionali sono più rapporti
d’affari che politica estera del Paese. Controprova. In cinque
anni la ricchezza aziendale e personale del presidente del Consiglio
è cresciuta come nessun’altra azienda e nessun’altra
ricchezza personale. Il resto dell’Italia, zero.
È del rapporto fra questi due dati che dobbiamo parlare. Al
centro c’è l’uomo la cui presenza egemone rende
la politica italiana diversa da ogni altra politica.
L’anello di congiunzione tra crescita zero e conflitto di interessi
è dato dalle scalate che hanno messo a rumore il Paese durante
l’estate. Questo nesso ci è stato rivelato sia dal tentativo
- accanito e fallito - di seppellire una serie di eventi incrociati
sotto l’accusa alla sinistra di essere corrotta e corruttrice
(ovvero allo stesso livello dei portatori del conflitto di interessi).
E ci è stato rivelato dalle dichiarazioni dello stesso Berlusconi
in difesa delle “sue” scalate. Ormai sono in molti a pensare
e a dire che è stata “sua” anche la tentata scalata
al Corriere della Sera.
Tutto ciò serve a ricordare anche ai più miti frequentatori
della brutta e pericolosa vicenda italiana che non tutti i conflitti
di interesse, per gravi che siano, sono uguali. Ci sono portatori
sani del conflitto di interessi. Sono coloro il cui insolito livello
di potere economico contrasta oggettivamente con il potere politico
che chiedono di acquisire. Nessuno intende espropriarli ma essi sanno
che, come i portatori sani di HIV (il virus dell’Aids), lo devono
dire, e devono rinunciare ad esercitare il controllo del loro potere
economico se vogliono esercitare il loro potere politico. E’
un gesto che richiede coraggio. Ma non farlo, in molti Paesi, è
considerato un reato.
Il conflitto di interessi negato mette a rischio grave la democrazia.
Berlusconi condivide con un’altra sola persona al mondo, il
primo ministro di Tailandia Thaksin Shinavatra, il virus diffuso in
tutti i gangli del Paese, però negato, di un conflitto d’interessi
pericoloso due volte: per la quantità di ricchezza che va a
sommarsi con il potere politico determinando un dominio di mercato
sulle persone ancora più pericoloso del dominio di mercato
sui beni. E per la qualità dei settori investiti dall’eccesso
di potere: tutto il settore dell’informazione (televisione,
giornali, nomine e poteri in quel campo) e alcuni altri punti strategici
come la pubblicità e le assicurazioni, che da sole bloccano
alcuni settori economici chiave di un Paese.
Ci informano i giornali americani che la Tailandia, dove il primo
ministro corrotto-corruttore è riuscito a eliminare o comprare
gran parte della opposizione democratica, è a rischio di sollevazione
popolare (e infatti i think tank di politica internazionale definiscono
ora la Tailandia, insieme alle Filippine, una democrazia a rischio).
In Italia l’opposizione ha tenuto duro, nonostante tanti consigli
di abbassare la guardia e di smettere di sollevare la questione del
conflitto di interessi. E inoltre l’Italia ha beneficiato di
una garanzia che dovremmo ricordare: la totale estraneità,
umana, politica e morale del Presidente della Repubblica al tipo di
cultura d’affari, estranea anche al capitalismo, introdotto
dalla nuova classe berlusconiana. È una garanzia civile che
ha tracciato una linea invalicabile di frontiera anche quando molti
cittadini avrebbero desiderato il rigetto immediato di alcune leggi,
e la difesa aperta dei magistrati. Ma è una estraneità
che ha consentito a molti italiani di continuare a essere orgogliosi
della loro identità democratica anche nei momenti più
umilianti di questo brutto e pericoloso periodo.
***
È importante adesso, nella campagna elettorale, tenere alto
il segnale di “caduta massi” sulla democrazia costituito
dal conflitto di interessi. Occorre esorcizzare il tentativo di farlo
passare per un argomento noioso o laterale rispetto al confronto politico.
Occorre per prima cosa ricordare i tratti salienti del conflitto di
interessi di Berlusconi che gli impedisce di poter governare l’Italia
(ecco il risultato: zero). Ma che gli consente arricchimento continuo
che è per forza, oggettivamente e di fatto, a scapito del Paese.
Primo. Il conflitto di interessi di Berlusconi è molto vasto
a causa del peso della sua ricchezza. Trasforma la politica in un
mercato. Di per sé, un simile fenomeno è fonte di corruzione.
Ma non è tutto. Questo mercato prodotto da un eccesso di ricchezza
in grado di dominare tutto, ha un unico gestore. Si crea così
una situazione insana e contraria a qualunque regola del capitalismo,
una vera e propria gabbia per gli alleati, un vero e proprio esilio
(dalle notizie e se possibile dal lavoro e dalla reputazione) degli
avversari.
Vorrei ricordare che il licenziamento di professionisti celebri e
amati come Enzo Biagi, l’esclusione immediata dai programmi
della televisione di Stato di Santoro, Luttazzi, Guzzanti (con preciso
e dettagliato riferimento al reato di mancanza di rispetto al presidente
del Consiglio)sono possibili solo se avvengono salti di corsia al
di fuori sia delle generali regole giuridiche (tutti sono stati estromessi
senza “giusta causa”) sia delle normali procedure interne
e dei normali percorsi e attribuzioni burocratiche delle aziende.
Ciascuno è stato estromesso da qualcuno che non aveva alcun
legame di dipendenza con chi ha definito “criminoso” il
lavoro di quei giornalisti.
Nessun legame, eppure ha ubbidito, violando anche l’interesse
economico della propria azienda che, forzosamente e sotto pressione
del conflitto di interessi del capo del governo, licenziava.
Sanno tutti che il programma sottratto a Enzo Biagi non ha mai più
ottenuto il carico pubblicitario che il giornalista “criminoso”
riceveva da libere imprese italiane.
Secondo. È bene non dimenticare che un conflitto di interessi
potrebbe risultare pesante e pericoloso per una ragione (la persona
che entra in politica è immensamente ricca) e per l’altra
(ha interessi personali e di azienda in campi regolati dalla carica
che la persona intende assumere).
Il caso raro (unico) di Berlusconi è che ricorrono entrambe
le situazioni negative. Berlusconi è ricchissimo, e possiede
moltissimo in molti campi. Ma possiede moltissimo anche nel campo
delle comunicazioni, un moltissimo che lo mette in condizione di esaltare
se stesso e di screditare la sua opposizione, creando condizioni di
regime mediatico. Un caso sensazionale è stato il viaggio e
il “successo” negli Stati Uniti. Molti senatori americani
sono pronti a raccontare che la visita (annunciata da un anno) era
prevista per molto prima delle elezioni e che persino i pochi veri
amici di Berlusconi si sono sentiti imbarazzati dalla scelta del Premier
di recarsi a Washington in piena campagna elettorale. Quella scelta
- sanno e dicono tutti a Washington - è di Berlusconi. I veri
deputati e senatori presenti a uno dei pochi discorsi parlamentari
nella vita del presidente-padrone (al parlamento italiano non si reca
quasi mai, lo definisce «una perdita di tempo») erano
pochissimi.
Lo testimonia una nota dell’Ansa (ore 21.15 del 1° marzo)
ignorata da commentatori politici autorevoli che davano come presenti
senatori che avevano già smentito di avere messo piede in Aula
(alcuni dei più importanti nomi di Washington), senza che le
loro smentite venissero registrate in Italia.
Soltanto qualcuno che sa di non essere tallonato dalla libera stampa
si azzarderebbe a dire: «Il mio è stato il più
grande successo del dopoguerra». Berlusconi lo ha detto, indisturbato.
***
Terzo. Il caso del conflitto di interessi italiano è ancora
peggiore di quello che sembra. Lo dimostra il non dimenticato licenziamento
del direttore del Corriere della Sera, colpevole di scrupoloso reportage
giudiziario sui vari processi del Premier. Per raggiungere il risultato
- contrario a ogni regola di impresa, di licenziare un direttore mentre
sta guadagnando copie, incrementando la pubblicità e aumentando
profitti e prestigio in un settore difficile come i giornali - bisogna
essere in grado di raggiungere nei singoli e diversi campi di attività
tutti i membri del Consiglio di Amministrazione.
Ciascuno - dato il conflitto di interessi in atto - ha legittima ragione
di temere una interferenza di Berlusconi se la sua intimazione non
sarà soddisfatta. Tale interferenza potrà essere del
presidente del Consiglio, se il ramo d’impresa di questo o di
quell’azionista è regolato da permessi o autorizzazioni
burocratiche (fatto frequente nella vita di impresa italiana).
Oppure sarà opera di una delle aziende dell’imprenditore,
attivo nei più diversi settori della vita italiana e che dispone
tra l’altro del dominio della pubblicità. La conclusione
è stata che un direttore responsabile di successo è
stato licenziato come accade con chi conduce un’azienda al disastro.
Quarto. Il conflitto di interessi di Berlusconi è internazionale,
come dimostra il caso del molto compensato avvocato Mills, e della
moglie, ministro inglese della Cultura e co-protagonista delle avventure
finanziarie del marito. Il suo film potrebbe intitolarsi «Ho
sposato Mediaset», e sta turbando l’intero governo inglese.
Fatti come questi - che appaiono rivelazione di una piccola parte
di tutto ciò che è accaduto e continua ad accadere -
gettano ombre ansiogene sulla politica estera italiana in questi anni
e sulle ragioni della cacciata di Renato Ruggero. Da allora tocca
alla stessa persona - Berlusconi - regolare i rapporti con ogni Paese
a livello di governo e a livello personale-aziendale.
C’è da domandarsi che cosa potrebbe accadere se il Paese
coinvolto allo stesso tempo in fatti politici e in patti d’affari
non fosse trasparente come l’Inghilterra ma, per esempio, oscuro
e liberticida come la Russia di Putin. Qualcuno potrebbe interpretare
improvvisi e arbitrari tagli di gas all’Italia come messaggi
per mancate contropartite concordate e non ricevute.
Naturalmente l’ipotesi appartiene alla fantapolitica. Ma un
conflitto di interessi di portata mondiale non pone limiti alla propria
fantasia (come vediamo nella estrosità dei nomi dati alle varie
scatole cinesi di affari e di famiglia del presidente del Consiglio
in amichevoli aree fiscali del mondo) e dunque è difficile
dire dove si ferma il danno.
***
Quinto. È il conflitto di interessi a generare il conflitto
di poteri, ovvero la selvaggia azione di continuo insulto e attacco
al potere giudiziario. Si tratta di persone che si alleano con formazioni
fasciste e di discendenza nazista, e portano con clamore in testa
di lista indagati per mafia. Ma riescono a far parlare televisioni
e giornali della “inopportunità” di candidare un
ex procuratore come Gerardo D’Ambrosio, che è in pensione
da anni dalla sua funzione giudiziaria, ma è nel pieno dei
suoi diritti di persona integra dalla vita esemplare.
Eppure il conflitto di interessi non solo ha il potere di mettere
D’Ambrosio e non i fascisti, non i reati di stampo mafioso sotto
l’occhio dei media. Ma, allo stesso tempo, il conflitto di interessi
ha il dovere di condurre questa battaglia. Infatti tiene il piede
sulle fonti di informazione, ma non controlla i giudici. I giudici
sono restati il nemico. E allora occorre, scardinando le regole fondamentali
della vita democratica, scatenare un conflitto di poteri.
Una volta devastato il paesaggio della vita comune fino a questo punto,
è inevitabile che le imprese si tengano indietro. Non riconoscono
più il normale, regolare e legale volto capitalistico. Sanno
di non vivere in una normale democrazia industriale. La caduta morale
porta alla caduta economica.
Dimenticare Berlusconi? Solo dopo le elezioni. Solo dopo averle vinte.
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Chiude il Congresso della Cgil: Epifani e
via col vento

Un congresso di speranze e fiducia. Con Guglielmo Epifani che conclude
guardando alla data magica dell'undici aprile, il giorno dopo le elezioni.
Sapremo allora se davvero è soffiato il vento del cambiamento.
E se davvero sarà così, sottolinea il segretario della
Cgil, quel vento avrà un po' il marchio della Cgil. Sono parole
seguite subito dopo dalle note dell'inno nazionale e quindi da "Vivere"
di Vasco Rossi, quasi un titolo emblematico, un'allusione al fatto
che non se ne può più di stare sotto un governo del
Paese dalle caratteristiche soffocanti.
La replica di Epifani è una rassegna dei punti salienti dei
quattro giorni di dibattito. Con una precisazione sul fatto che non
esiste una completa identità di vedute tra la piattaforma programmatica
illustrata da Romano Prodi e quella scaturita dal Congresso, anche
se ci sono importanti concordanze. Non ha così senso parlare
di un "patto di Rimini" dopo il famoso Patto di Parma stipulato
a suo tempo tra la Confindustria di Antonio D'Amato e Silvio Berlusconi.
Anche perchè quella volta, a Parma, parlava una lobby che mirava
ai propri interessi. Qui, a Rimini, c'era in un campo un'organizzazione
che si batte per il Paese.
Molte cose, detto questo, uniscono la Cgil a quanto esposto da Prodi.
A cominciare dal patto fiscale, per passare al superamento (non cancellazione)
della legge 30, al no alla politica dei due tempi, al diritto di cittadinanza
per gli immigrati. Non c'è la cancellazione della legge Moratti
sulla scuola, bensì la sua trasformazione. C'è, soprattutto,
un disegno di nuova concertazione, nel rispetto reciproco. Il contrario
di quanto ha fatto il centrodestra. Noi verificheremo, dice Epifani,
il realizzarsi degli impegno presi, mese per mese.
Un discorso rivolto anche a Cisl e Uil. Qui i toni di Epifani sono
molto distensivi, sostenendo che i tre sindacati sull'analisi delle
condizioni del Paese hanno un linguaggio comune. C'è, però,
una divisione su alcuni punti fondamentali come le regole di democrazia
e il nuovo sistema contrattuale. C'è altresì, nella
replica accolta da scroscianti applausi, una risposta a chi ha chiesto
(il professor Michele Salvati,dalle pagine del Corriere della sera)
che cosa da la Cgil in cambio di quanto ha chiesto al governo. Diamo,
risponde Epifani, la nostra passione, la voce degli "ultimi".
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Sabato, 4 Marzo, 2006
Archivio
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Draghi: «L'Italia è
in affanno ma il declino non è ineluttabile»

L'Italia è «in affanno», ma «i
ritardi strutturali» della nostra economia «non sono segni
di un declino ineluttabile». Insomma: non tutto è perduto.
Sono a metà tra il monito e l’auspicio le parole pronunciate
dal neo governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, al Forex di
Cagliari durante il suo primo discorso pubblico.
Se da un lato il numero Uno di Palazzo Koch sottolinea i problemi
«profondi, seri» del Belpaese, il ritardo rispetto ala
resto dell’Europa, l’incapacità di rispondere alle
nuove sfide dell’economia, dall’altro rilancia: i problemi
«possono essere affrontati» e per questo «è
necessario trovare soluzioni durature e darne conto con chiarezza
alla collettività». E quindi Draghi avverte: dopo il
ritocco dei tassi deciso dalla Bce, «il tempo per il risanamento
dei conti pubblici e la ripresa della crescita si è fatto breve».
Il primo discorso pubblico del nuovo numero uno di Bankitalia parte
dell’analisi della situazione Italia. Un’analisi in cui
Draghi sottolinea il «mancato progresso della produttività»
e lo identifica come la radice dei mali nostrani. «L'Italia
- dice Draghi - seguita a trarre scarso beneficio dalle condizioni
favorevoli che prevalgono nel commercio e nella finanza internazionali.
Nel 2005 il Pil non è cresciuto, i nostri prodotti hanno ancora
perso quota nel mercato mondiale, il disavanzo nel bilancio pubblico
si è ampliato». E ancora: «Dagli anni novanta l'economia
si è come insabbiata. Gli indicatori congiunturali e le valutazioni
di breve e medio periodo dei principali previsori vedono ora il Pil
italiano in ripresa, ma a tassi inferiori a quelli potenziali, già
più bassi nei principali paesi».
Le imprese italiane, spiega il governatore, non hanno saputo adeguarsi
all'avvento delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione:
«L'Italia «è attardata nel cogliere le occasioni
offerte da questa rivoluzione. Il divario è massimo nella produttività
totale dei fattori». Così di fronte alla sfida lanciata
da Asia, America latina ed Europa centro-orientale, il nostro Paese
è rimasto spiazzato ed «è entrato in affanno.
Caduto il rimedio illusorio delle svalutazioni competitive».
Ma Draghi non si ferma ad un’analisi a tinte fosche della situazione
attuale. E rilancia: «Questa settimana la banca centrale europea
ha aumentato i tassi di riferimento di 25 punti base. Il tempo per
il risanamento dei conti pubblici e la ripresa della crescita si è
fatto breve».
Passando dall’Italia all’Europa Draghi mette quindi in
guardia dalla tentazione di «un'involuzione protezionistica»
e definisce la direttiva Ue sulle Opa «insoddisfacente».
Insomma: «l'aumento della produttività è l'unica
via per la prosperità».
Sanremo. Povia vince la 56esima edizione. In finale Nomadi, la Tatangelo
e Maffoni
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Cala il sipario al teatro Ariston sulla 56esima
edizione

Sanremo, 5 marzo 2006
Povia e' il vincitore della 56esima edizione del Festival di Sanremo
2006 con il brano "Vorrei avere il becco". Il cantante,
reso celebre dalla canzone tormentone "I bambini fanno oh",
ha battuto nell'ultima sfida i Nomadi, vincitori della sezione Gruppi,
per le donne Anna Tatangelo e per i giovani Riccardo Maffoni. Il premio
della critica Mia Martini, assegnato dai giornalisti è andato
a Noa, Carlo Fava & Solis String Quartet.
La dedica pensando alla famiglia
"Volevo ringraziare il mio manager, Angelo Carrara, che mi ha
cresciuto, sul palco e ringraziare la mia casa discografica, la Delta
Dischi": cosi' Povia subito dopo l'annuncio sul palco della sua
vittoria. Quindi, molto commosso, ha salutato la sua compagna Teresa:
"Ti amo e ti amero' per sempre - ha detto - Ti ringrazio di aver
dato alla luce una bambina bellissima come Emma. E poi saluto mio
mamma e mio papa', che stanno insieme da 40 anni. E' da tanto tempo
che non li vedo darsi un bacio. Papa', dai un bacio a mamma e restate
abbracciate cinque minuti".
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Venerdi, 3 Marzo, 2006
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Elezioni. Prodi: nessun pareggio,
aumenta il distacco dalla Cdl. Confronto tv ma con le regole
Il leader dell'Unione Romano Prodi
Roma, 2 marzo 2006
"Non c'è nessuna possibilità di una grande coalizione"
in Italia, come è successo in Germania, anche perché
"è l'ora di un chiarimento". Il leader dell'Unione
Romano Prodi, dai microfoni di Radio Montecarlo, ha escluso la possibilità
di un pareggio tra centrodestra e centrosinistra alle elezioni del
9 aprile. "Noi ci siamo presentati come coalizioni alternative
e credo sia l'ora di un chiarimento, bisogna vedere se la Cdl ha governato
bene o male".
Per Prodi, infatti, il centrodestra "ha governato
per 5 anni sempre insieme, Fini e Casini non si sono mai distaccati
dalle decisioni che hanno rovinato l'Italia". Quindi, ha ribadito
Prodi, "o governiamo noi o governano loro. Con serenità
e tranquillità". Se poi, ha aggiunto il Professore, "alla
Camera e al Senato ci saranno risultati diversi, cosa che io non credo
perché i sondaggi ci danno un margine di vantaggio rassicurante
che è cresciuto ancora nell'ultima settimana, bisognerà
tornare a votare".
Infine, tornando a commentare gli ultimi sondaggi, Prodi
ha ripetuto: "I sondaggi sono buoni come sempre, nell'ultima
settimana il distacco seppur leggermente è aumentato. Io sono
tranquillo, vado alle elezioni tranquillo".
Prodi: confronto tv senza regole non è dignitoso
"Ma quale tormentone? Io ho detto chiaramente che il confronto
tv con Berlusconi lo voglio fare con regole paritarie, ma loro ribattono
con la conferenza stampa finale del premier, e questo è paritario?",
ha chiesto il leader dell'Unione. Il Professore ha ribadito che il
confronto televisivo "io lo voglio fare, ora devono rispondere
loro. Io ci sto, ma senza regole è ridicolo e non dignitoso".
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Ue. La Bce alza i tassi dello 0,25%. Trichet:
livelli ancora bassi, vigileremo sui prezzi

L'Eurotower di Francoforte
Francoforte, 2 marzo 2006
La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di riferimento di Eurolandia
di un quarto di punto. Con la decisione di oggi, dunque, il tasso
sulle operazioni pronti contro termine passa al 2,50%, quello sulle
operazioni di rifinanziamento marginale al 3,50% e quello sui depositi
overnight all'1,50%.
Dopo due mesi consecutivi di tassi invariati, il Consiglio Direttivo
della Banca Centrale Europea, riunitosi oggi a Francoforte, ha varato
un nuovo incremento del costo del danaro. L'ultima variazione prima
di quella di oggi risale allo scorso primo dicembre, quando dopo due
anni e mezzo di tassi invariati la Bce operò una stretta da
25 punti base.
Si riduce, pur restando sempre piuttosto consistente, il gap tra il
costo del denaro in Eurolandia e quello negli Stati Uniti dove è
al 4,50%.
"I tassi di interesse restano ancora a livelli molto bassi e
la nostra posizione di politica monetaria resta accomodante".
Lo ha spiegato oggi a Francoforte il presidente della Bce, Jean-Claude
Trichet.
"L'attività economica sta migliorando. Prevediamo forti
tassi di crescita nel breve termine". Secondo Trichet restano
rischi legato al fatto che l'andamento della stabilità dei
prezzi "restano al rialzo".
"Faremo quanto necessario per assicurare la stabilità
dei prezzi, ma non vogliamo impegnarci per il futuro e non abbiamo
in programma 'ex ante' una serie di rialzi dei tassi".
La Bce ha anche lievemente rialzato le proprie stime di crescita dell'economia
di Eurolandia nel 2006 e nel 2007. Quest'anno l'economia crescerà
del 1,7%-2,5% e l'anno prossimo dell'1,5%-2,5%.
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Giovedi, 2 Marzo, 2006
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Berlusconi in America: un'ora
di spot sulla tv di famiglia

01.03.2006
Imbarazzante. Forse nessuna parola meglio di questa può definire
l’apparizione in diretta tv del premier italiano davanti al
Congresso degli Stati Uniti. Imbarazzante non tanto per il claudicante
inglese dell’incipit del suo discorso, quanto per il fatto che
in venti minuti di discorso non ha detto assolutamente nulla. Salvo
ribadire la sua incondizionata e genuflessa ammirazione non tanto
per la democrazia americana, ma piuttosto per la politica dell’amministrazione
Bush. Non a caso ha ribadito il suo impegno a lottare contro le forze
del male, la sua convinzione che la democrazia si esporta anche con
le armi. Il tutto condito da patetici siparietti personali, di lui
con Putin e Bush a lavorare per la pace nel mondo. O ancora lui che,
al G8 di Genova si commuoveva a vedere antichi nemici parlarsi, naturalmente
grazie alla sua sapiente e fondamentale regia.
Ma, al di là del poco merito del discorso di Berlusconi, l’imbarazzo
vero era per il gigantesco spot che gli ha fornito una delle sue televisioni
di famiglia, Canale 5: quaranta minuti di diretta durante i quali
l’unica cosa che si è vista e sentita sono stati gli
applausi della platea dove non c’erano solo parlamentari Usa
ma anche un consistente manipolo di italiani opportunamente selezionati.
Uno spot che non è piaciuto a Giuseppe Giulietti, capogruppo
dei Ds in Commissione di vigilanza. «È del tutto evidente
che questo appuntamento americano è stato anche studiato per
aggirare tutte le norme a partire da quelle sulla par condicio. Sono
sempre stato contrario a ogni forma di censura e quindi ben venga
la diretta dal Congresso e il dibattito successivo - aggiunge Giulietti
- ma chiedo all'Authority se tutto ciò è lecito, e in
questo caso mi rivolgo sia all'Autorità che a Mediaset; chiedo
se sarà garantito lo stesso trattamento, e quindi il collegamento
in diretta se e quando Romano Prodi, come accadrà, incontrerà
i principali leader europei e di altri Paesi. In questo caso quali
spazi di riparazione saranno concessi?».
"E' uno straordinario onore essere invitato a parlare in uno
dei grandi templi della democrazia". Così il presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha esordito nel suo intervento al
Congresso Usa, riunito in sessione plenaria nell'Aula della Camera
a Capitol Hill, sul Campidoglio di Washington.
"Io parlo - ha detto il premier, rivolgendosi in
inglese ai membri del Congresso e ricevendo ripetuti applausi - in
nome di un Paese che ha una forte e profonda amicizia con gli Stati
Uniti ed è legato al nostro Paese da vincoli che vanno indietro
nel tempo".
Il presidente del Consiglio ha ricordato che molti cittadini
americani "hanno radici italiane", "per loro - ha osservato
Berlusconi - gli Stati Uniti sono stati una terra piena di opportunità
e hanno contribuito con la loro intelligenza e con il loro laoro a
far diventare grande l'America. Io sono orgoglioso - ha continuato
Berlusconi - di vedere che molti italo-americani sono oggi membri
del congresso della più grande democrazia del mondo".
Berlusconi ha ricordato ancora: "Per la mia generazione"
gli Stati Uniti sono stati sempre la patria della libertà,
della civiltà e del progresso economico.
"Io sarò sempre grato agli Stati Uniti per
avere liberato il mio Paese dal fascismo e dal nazismo al costo di
molteplici giovani vittime americane". Il premier ha ricordato
la battaglia contro il comunismo, ma soprattutto ha rimarcato la gratitudine
dell'Italia per gli Usa "per aver aiutato il mio Paese ad uscire
dalla povertà e a raggiungere la prosperità" dopo
la seconda Guerra Mondiale anche grazie alla generosità del
piano Marshall".
Nato e Usa strumenti della democrazia
L'Occidente è e dovrà rimanere uno solo, "non possiamo
avere due Occidenti, l'Europa ha bisogno dell'America e l'America
ha bisogno dell'Europa", questo discorso vale sul piano "politico,
economico e militare". Silvio Berlusconi, parlando al Congresso
americano ha ribadito la necessità di unire ogni sforzo e -
ha osservato - per questo motivo è fondamentale rafforzare
e sostenere il Patto Atlantico, l'alleanza che ha sempre garantito
pace e libertà. Il presidente del Consiglio per questo motivo
ha ribadito la necessità che la Nato si apra a nuovi ingressi
di altri Paesi, il governo italiano si è impegnato a portare
la Federazione russa ad unirsi all'Occidente. Il premier ha ricordato
"il risultato storico" del summit di Pratica di mare.
"Io sono orgoglioso - ha detto Berlusconi - di
avere lavorato insieme al presidente Bush e col presidente Putin".
Per il premier la Nato "deve rimanere lo strumento per garantire
la sicurezza", insieme la Nato e l'Unione Europea dovranno essere
gli strumenti della democrazia, "io ho lavorato sempre per raggiungere
questo obiettivo che considero strategico". In questo contesto
le Nazioni Unite devono comunque "recuperare il proprio ruolo
centrale".
Italia alleato leale
Parlando dell'Italia Berlusconi ha assicurato che Gli Stati Uniti
hanno sempre potuto contare su un alleato determinato e leale. A questo
proposito ha ricordato come 40 mila soldati italiani sono assegnati
a operazioni di peacekeeping. In chiusura Berlusconi vira sull'autobiografico.
"E' la storia di un giovane uomo - racconta - appena laureato
al liceo. Il padre lo portò a un cimitero che era il luogo
del riposo finale per giovani soldati coraggiosi, che avevano attraverso
un'oceano per riportare dignità e libertà a un popolo
oppresso. Mostrandogli quelle croci quel padre fece giurare a suo
figlio di non dimenticare mai l'ultimo sacrificio che quei soldati
americani avevano fatto per la sua libertà. Quel padre - ha
concluso Berlusconi tra gli applausi - era mio padre, il giovane ero
io, e non ho mai dimenticato quel sacrificio e mai dimenticherò".
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Mercoledi, 1 Marzo, 2006
Archivio
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Istat. Italia, crescita zero e deficit al
4,1%. Persi 102mila impieghi. Visco:un disastro Tremonti:meglio del
previsto

Giulio Tremonti
Roma, 1 marzo 2006
L' economia italiana non è cresciuta nel 2005. Secondo l' Istat
il Pil è rimasto fermo allo 0%, confermando così le
ultime stime ufficiali del governo. L’istituto di statistica
ha inoltre rilvato che il rapporto deficit/Pil, ovvero l’indebitamento
netto della pubblica amministrazione, è arrivato al 4,1%.
Immediati i riflessi politici: per l'ex ministro del
Tesoro Vincenzo Visco "i dati diffusi dall'Istat fotografano
i risultati dei 5 anni di governo del centrodestra: economia ferma,
perdita di posti lavoro, finanza pubblica in gravissime condizioni.
Dall'arrivo del governo Berlusconi l'economia italiana cresce in media
dello 0,3% l'anno, ossia ristagna, rispettl ad una crescita media
annua di oltre 2 punti percentuali durante la legislatura del centrosinistra".
Di tutt'altro tenore il commento del ministro dell'Economia Giulio
Tremonti: "Vuol dire che la cura ha funzionato. Francamente un
deficit al 4,1% ha positivamente sorpreso anche me. E' un risultato
oggettivamente positivo e sarei stato contento anche del 4,3%".
Quanto all'ulteriore deterioramento rilevato dall'Istat sull'andamento
dell'avanzo primario, Tremonti ha invitato a riflettere: "E'
certo indicativo che l'avanzo primario si riduca ma quello che preoccupa
in Europa è il debito pubblico di alcuni paesi, come Francia
e Germania, che è cresciuto a livelli vertiginosi".
I numeri dell'Istat
L' avanzo primario dei conti pubblici, cioè la differenza tra
entrate ed uscite al netto della spesa per interessi, è stato
pari allo 0,5%.Buone notizie dal fisco, con una lieve riduzione della
pressione tributaria, passata dal 40,6% del 2004, al 40,5% dello scorso
anno.
Dati negativi, invece, dal mercato del lavoro: nel 2005
sono state perse circa
102mila unità di lavoro, segnando un calo dello 0,4%.
Sacconi: luci ed ombre, 2006 più positivo
"L'Istat fotografa, se pure in termini provvisori, un consuntivo
del 2005 segnato da luci ed ombre - dice il sottosegretario al Welfare
Maurizio Sacconi - La crescita zero del Pil è un dato medio
(e provvisorio) che si confronta con il Pil (in via definitiva) rivalutato
del 2004 e, soprattutto, sintetizza un andamento negativo nella prima
parte di un anno che si è fortunatamente concluso con inequivoci
e diffusi segnali di crescita. L'occupazione ha tenuto nonostante
il basso profilo dell'economia anche grazie al maggiore dinamismo
del mercato del lavoro. E' significativo il risultato dell'indebitamento
perché il 4,1% e' positivamente inferiore al quel 4,3% che
dai più era atteso. Ciò significa che gli indicatori
più dipendenti dai poteri del governo hanno avuto, nelle condizioni
date, un andamento positivo".
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Chiesa. Appello del Papa: basta con le discriminazioni
razziali allo stadio
Papa Benedetto XVI
Città del Vaticano, 1 marzo 2006
Papa Ratzinger lancia un forte appello contro le discriminazioni razziali
allo stadio e chiede al mondo del calcio di promuovere sempre "rispetto"
e "dialogo".
In occasione dell'amichevole di calcio tra Italia e Germania che si
disputerà questa sera allo Stadio Franchi di Firenze, Benedetto
XVI ha inviato un messaggio che verrà letto prima della partita
dal vescovo ausiliare di Firenze, monsignor Claudio Magnago. La Federcalcio
italiana e quella tedesca hanno voluto dedicare l'incontro alla lotta
ad ogni forma di intolleranza razziale.
Nel messaggio inviato tramite il cardinale Angelo Sodano,
Papa Ratzinger non manca di rivolgere un saluto ad autorità,
organizzatori, dirigenti, atleti, e a quanti assisteranno ad Italia-Germania
nello stadio fiorentino. Il Papa poi "esprime apprezzamento per
le contestuali iniziative contro le discriminazioni razziali, promosse
per rinsaldare la consapevolezza dell'importante funzione educativa
dello sport al servizio della solidarietà e della pace".
"Sua Santità - prosegue il testo - incoraggia
il comune sforzo dispiegato per la promozione della civiltà
dell'amore attraverso il paziente dialogo e il reciproco rispetto
in ogni ambito della società". Infine la benedizione apostolica
e l'invocazione della "divina assistenza sui propositi e progetti
di bene".
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