Domenica, 5 Marzo, 2006

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«Questo periodo è il peggiore degli ultimi 60 anni. Vedo avversari che mi aggrediscono, che contestano non tanto la politica, ma i princìpi e gli ideali in cui credo. Princìpi e ideali che sono stati sgretolati, spappolati, per far posto alla fede nel danaro e nella ricchezza»


Oscar Luigi Scalfaro Congresso Cgil, Ansa 4 marzo

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Dimenticare Berlusconi?

Due fatti stanno deragliando la vita italiana sul binario morto della irrilevanza: la crescita zero e il conflitto di interessi. I due fatti sono legati. I due fatti non riguardano una destra che si oppone a una sinistra o uno schieramento impegnato a fronteggiarne un altro. Giovanardi e Baccini, ma persino Bondi e Schifani c’entrano poco col dramma a due facce che ha colpito l’Italia. Tutto emana da una sola persona che ha trascinato al centro della vita pubblica italiana il suo immenso conflitto di interessi. È così gigantesco che si dirama in ogni interstizio della vita pubblica e non può che portare al blocco della vita economica. È ciò che è accaduto.
Tutto ciò va detto per spiegare che in una normale situazione politica - una situazione che a noi è negata - nella quale Berlusconi non fosse che un Giovanardi di migliore aspetto o un Casini con la battuta più pronta, avrebbero ragione coloro che ammoniscono: smettete di parlare di Berlusconi. È un vanesio, un teatrante, e voi fate il suo gioco.
Giusto. Ma è anche un padrone. Il padrone di quasi tutto. Una volta diventato politico e capo del governo, ha generato una condizione di dominio che blocca gli altri e beneficia se stesso, nelle comunicazioni come nelle decisioni imprenditoriali, nella volontà e libertà di parola (ha ghigliottinato la libera informazione e condizionato i titoli e le aperture dei quotidiani che non controlla) come nella disponibilità a investire e a crescere. Si sa, infatti, che gli interessi che contano sono solo quelli del presidente-padrone, e che persino le escursioni internazionali sono più rapporti d’affari che politica estera del Paese. Controprova. In cinque anni la ricchezza aziendale e personale del presidente del Consiglio è cresciuta come nessun’altra azienda e nessun’altra ricchezza personale. Il resto dell’Italia, zero.
È del rapporto fra questi due dati che dobbiamo parlare. Al centro c’è l’uomo la cui presenza egemone rende la politica italiana diversa da ogni altra politica.
L’anello di congiunzione tra crescita zero e conflitto di interessi è dato dalle scalate che hanno messo a rumore il Paese durante l’estate. Questo nesso ci è stato rivelato sia dal tentativo - accanito e fallito - di seppellire una serie di eventi incrociati sotto l’accusa alla sinistra di essere corrotta e corruttrice (ovvero allo stesso livello dei portatori del conflitto di interessi).
E ci è stato rivelato dalle dichiarazioni dello stesso Berlusconi in difesa delle “sue” scalate. Ormai sono in molti a pensare e a dire che è stata “sua” anche la tentata scalata al Corriere della Sera.
Tutto ciò serve a ricordare anche ai più miti frequentatori della brutta e pericolosa vicenda italiana che non tutti i conflitti di interesse, per gravi che siano, sono uguali. Ci sono portatori sani del conflitto di interessi. Sono coloro il cui insolito livello di potere economico contrasta oggettivamente con il potere politico che chiedono di acquisire. Nessuno intende espropriarli ma essi sanno che, come i portatori sani di HIV (il virus dell’Aids), lo devono dire, e devono rinunciare ad esercitare il controllo del loro potere economico se vogliono esercitare il loro potere politico. E’ un gesto che richiede coraggio. Ma non farlo, in molti Paesi, è considerato un reato.
Il conflitto di interessi negato mette a rischio grave la democrazia. Berlusconi condivide con un’altra sola persona al mondo, il primo ministro di Tailandia Thaksin Shinavatra, il virus diffuso in tutti i gangli del Paese, però negato, di un conflitto d’interessi pericoloso due volte: per la quantità di ricchezza che va a sommarsi con il potere politico determinando un dominio di mercato sulle persone ancora più pericoloso del dominio di mercato sui beni. E per la qualità dei settori investiti dall’eccesso di potere: tutto il settore dell’informazione (televisione, giornali, nomine e poteri in quel campo) e alcuni altri punti strategici come la pubblicità e le assicurazioni, che da sole bloccano alcuni settori economici chiave di un Paese.
Ci informano i giornali americani che la Tailandia, dove il primo ministro corrotto-corruttore è riuscito a eliminare o comprare gran parte della opposizione democratica, è a rischio di sollevazione popolare (e infatti i think tank di politica internazionale definiscono ora la Tailandia, insieme alle Filippine, una democrazia a rischio).
In Italia l’opposizione ha tenuto duro, nonostante tanti consigli di abbassare la guardia e di smettere di sollevare la questione del conflitto di interessi. E inoltre l’Italia ha beneficiato di una garanzia che dovremmo ricordare: la totale estraneità, umana, politica e morale del Presidente della Repubblica al tipo di cultura d’affari, estranea anche al capitalismo, introdotto dalla nuova classe berlusconiana. È una garanzia civile che ha tracciato una linea invalicabile di frontiera anche quando molti cittadini avrebbero desiderato il rigetto immediato di alcune leggi, e la difesa aperta dei magistrati. Ma è una estraneità che ha consentito a molti italiani di continuare a essere orgogliosi della loro identità democratica anche nei momenti più umilianti di questo brutto e pericoloso periodo.
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È importante adesso, nella campagna elettorale, tenere alto il segnale di “caduta massi” sulla democrazia costituito dal conflitto di interessi. Occorre esorcizzare il tentativo di farlo passare per un argomento noioso o laterale rispetto al confronto politico.
Occorre per prima cosa ricordare i tratti salienti del conflitto di interessi di Berlusconi che gli impedisce di poter governare l’Italia (ecco il risultato: zero). Ma che gli consente arricchimento continuo che è per forza, oggettivamente e di fatto, a scapito del Paese.
Primo. Il conflitto di interessi di Berlusconi è molto vasto a causa del peso della sua ricchezza. Trasforma la politica in un mercato. Di per sé, un simile fenomeno è fonte di corruzione. Ma non è tutto. Questo mercato prodotto da un eccesso di ricchezza in grado di dominare tutto, ha un unico gestore. Si crea così una situazione insana e contraria a qualunque regola del capitalismo, una vera e propria gabbia per gli alleati, un vero e proprio esilio (dalle notizie e se possibile dal lavoro e dalla reputazione) degli avversari.
Vorrei ricordare che il licenziamento di professionisti celebri e amati come Enzo Biagi, l’esclusione immediata dai programmi della televisione di Stato di Santoro, Luttazzi, Guzzanti (con preciso e dettagliato riferimento al reato di mancanza di rispetto al presidente del Consiglio)sono possibili solo se avvengono salti di corsia al di fuori sia delle generali regole giuridiche (tutti sono stati estromessi senza “giusta causa”) sia delle normali procedure interne e dei normali percorsi e attribuzioni burocratiche delle aziende.
Ciascuno è stato estromesso da qualcuno che non aveva alcun legame di dipendenza con chi ha definito “criminoso” il lavoro di quei giornalisti.
Nessun legame, eppure ha ubbidito, violando anche l’interesse economico della propria azienda che, forzosamente e sotto pressione del conflitto di interessi del capo del governo, licenziava.
Sanno tutti che il programma sottratto a Enzo Biagi non ha mai più ottenuto il carico pubblicitario che il giornalista “criminoso” riceveva da libere imprese italiane.
Secondo. È bene non dimenticare che un conflitto di interessi potrebbe risultare pesante e pericoloso per una ragione (la persona che entra in politica è immensamente ricca) e per l’altra (ha interessi personali e di azienda in campi regolati dalla carica che la persona intende assumere).
Il caso raro (unico) di Berlusconi è che ricorrono entrambe le situazioni negative. Berlusconi è ricchissimo, e possiede moltissimo in molti campi. Ma possiede moltissimo anche nel campo delle comunicazioni, un moltissimo che lo mette in condizione di esaltare se stesso e di screditare la sua opposizione, creando condizioni di regime mediatico. Un caso sensazionale è stato il viaggio e il “successo” negli Stati Uniti. Molti senatori americani sono pronti a raccontare che la visita (annunciata da un anno) era prevista per molto prima delle elezioni e che persino i pochi veri amici di Berlusconi si sono sentiti imbarazzati dalla scelta del Premier di recarsi a Washington in piena campagna elettorale. Quella scelta - sanno e dicono tutti a Washington - è di Berlusconi. I veri deputati e senatori presenti a uno dei pochi discorsi parlamentari nella vita del presidente-padrone (al parlamento italiano non si reca quasi mai, lo definisce «una perdita di tempo») erano pochissimi.
Lo testimonia una nota dell’Ansa (ore 21.15 del 1° marzo) ignorata da commentatori politici autorevoli che davano come presenti senatori che avevano già smentito di avere messo piede in Aula (alcuni dei più importanti nomi di Washington), senza che le loro smentite venissero registrate in Italia.
Soltanto qualcuno che sa di non essere tallonato dalla libera stampa si azzarderebbe a dire: «Il mio è stato il più grande successo del dopoguerra». Berlusconi lo ha detto, indisturbato.
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Terzo. Il caso del conflitto di interessi italiano è ancora peggiore di quello che sembra. Lo dimostra il non dimenticato licenziamento del direttore del Corriere della Sera, colpevole di scrupoloso reportage giudiziario sui vari processi del Premier. Per raggiungere il risultato - contrario a ogni regola di impresa, di licenziare un direttore mentre sta guadagnando copie, incrementando la pubblicità e aumentando profitti e prestigio in un settore difficile come i giornali - bisogna essere in grado di raggiungere nei singoli e diversi campi di attività tutti i membri del Consiglio di Amministrazione.
Ciascuno - dato il conflitto di interessi in atto - ha legittima ragione di temere una interferenza di Berlusconi se la sua intimazione non sarà soddisfatta. Tale interferenza potrà essere del presidente del Consiglio, se il ramo d’impresa di questo o di quell’azionista è regolato da permessi o autorizzazioni burocratiche (fatto frequente nella vita di impresa italiana).
Oppure sarà opera di una delle aziende dell’imprenditore, attivo nei più diversi settori della vita italiana e che dispone tra l’altro del dominio della pubblicità. La conclusione è stata che un direttore responsabile di successo è stato licenziato come accade con chi conduce un’azienda al disastro.
Quarto. Il conflitto di interessi di Berlusconi è internazionale, come dimostra il caso del molto compensato avvocato Mills, e della moglie, ministro inglese della Cultura e co-protagonista delle avventure finanziarie del marito. Il suo film potrebbe intitolarsi «Ho sposato Mediaset», e sta turbando l’intero governo inglese.
Fatti come questi - che appaiono rivelazione di una piccola parte di tutto ciò che è accaduto e continua ad accadere - gettano ombre ansiogene sulla politica estera italiana in questi anni e sulle ragioni della cacciata di Renato Ruggero. Da allora tocca alla stessa persona - Berlusconi - regolare i rapporti con ogni Paese a livello di governo e a livello personale-aziendale.
C’è da domandarsi che cosa potrebbe accadere se il Paese coinvolto allo stesso tempo in fatti politici e in patti d’affari non fosse trasparente come l’Inghilterra ma, per esempio, oscuro e liberticida come la Russia di Putin. Qualcuno potrebbe interpretare improvvisi e arbitrari tagli di gas all’Italia come messaggi per mancate contropartite concordate e non ricevute.
Naturalmente l’ipotesi appartiene alla fantapolitica. Ma un conflitto di interessi di portata mondiale non pone limiti alla propria fantasia (come vediamo nella estrosità dei nomi dati alle varie scatole cinesi di affari e di famiglia del presidente del Consiglio in amichevoli aree fiscali del mondo) e dunque è difficile dire dove si ferma il danno.
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Quinto. È il conflitto di interessi a generare il conflitto di poteri, ovvero la selvaggia azione di continuo insulto e attacco al potere giudiziario. Si tratta di persone che si alleano con formazioni fasciste e di discendenza nazista, e portano con clamore in testa di lista indagati per mafia. Ma riescono a far parlare televisioni e giornali della “inopportunità” di candidare un ex procuratore come Gerardo D’Ambrosio, che è in pensione da anni dalla sua funzione giudiziaria, ma è nel pieno dei suoi diritti di persona integra dalla vita esemplare.
Eppure il conflitto di interessi non solo ha il potere di mettere D’Ambrosio e non i fascisti, non i reati di stampo mafioso sotto l’occhio dei media. Ma, allo stesso tempo, il conflitto di interessi ha il dovere di condurre questa battaglia. Infatti tiene il piede sulle fonti di informazione, ma non controlla i giudici. I giudici sono restati il nemico. E allora occorre, scardinando le regole fondamentali della vita democratica, scatenare un conflitto di poteri.
Una volta devastato il paesaggio della vita comune fino a questo punto, è inevitabile che le imprese si tengano indietro. Non riconoscono più il normale, regolare e legale volto capitalistico. Sanno di non vivere in una normale democrazia industriale. La caduta morale porta alla caduta economica.
Dimenticare Berlusconi? Solo dopo le elezioni. Solo dopo averle vinte.

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Chiude il Congresso della Cgil: Epifani e via col vento


Un congresso di speranze e fiducia. Con Guglielmo Epifani che conclude guardando alla data magica dell'undici aprile, il giorno dopo le elezioni. Sapremo allora se davvero è soffiato il vento del cambiamento. E se davvero sarà così, sottolinea il segretario della Cgil, quel vento avrà un po' il marchio della Cgil. Sono parole seguite subito dopo dalle note dell'inno nazionale e quindi da "Vivere" di Vasco Rossi, quasi un titolo emblematico, un'allusione al fatto che non se ne può più di stare sotto un governo del Paese dalle caratteristiche soffocanti.
La replica di Epifani è una rassegna dei punti salienti dei quattro giorni di dibattito. Con una precisazione sul fatto che non esiste una completa identità di vedute tra la piattaforma programmatica illustrata da Romano Prodi e quella scaturita dal Congresso, anche se ci sono importanti concordanze. Non ha così senso parlare di un "patto di Rimini" dopo il famoso Patto di Parma stipulato a suo tempo tra la Confindustria di Antonio D'Amato e Silvio Berlusconi. Anche perchè quella volta, a Parma, parlava una lobby che mirava ai propri interessi. Qui, a Rimini, c'era in un campo un'organizzazione che si batte per il Paese.
Molte cose, detto questo, uniscono la Cgil a quanto esposto da Prodi. A cominciare dal patto fiscale, per passare al superamento (non cancellazione) della legge 30, al no alla politica dei due tempi, al diritto di cittadinanza per gli immigrati. Non c'è la cancellazione della legge Moratti sulla scuola, bensì la sua trasformazione. C'è, soprattutto, un disegno di nuova concertazione, nel rispetto reciproco. Il contrario di quanto ha fatto il centrodestra. Noi verificheremo, dice Epifani, il realizzarsi degli impegno presi, mese per mese.
Un discorso rivolto anche a Cisl e Uil. Qui i toni di Epifani sono molto distensivi, sostenendo che i tre sindacati sull'analisi delle condizioni del Paese hanno un linguaggio comune. C'è, però, una divisione su alcuni punti fondamentali come le regole di democrazia e il nuovo sistema contrattuale. C'è altresì, nella replica accolta da scroscianti applausi, una risposta a chi ha chiesto (il professor Michele Salvati,dalle pagine del Corriere della sera) che cosa da la Cgil in cambio di quanto ha chiesto al governo. Diamo, risponde Epifani, la nostra passione, la voce degli "ultimi".

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Sabato, 4 Marzo, 2006

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Draghi: «L'Italia è in affanno ma il declino non è ineluttabile»

L'Italia è «in affanno», ma «i ritardi strutturali» della nostra economia «non sono segni di un declino ineluttabile». Insomma: non tutto è perduto. Sono a metà tra il monito e l’auspicio le parole pronunciate dal neo governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, al Forex di Cagliari durante il suo primo discorso pubblico.
Se da un lato il numero Uno di Palazzo Koch sottolinea i problemi «profondi, seri» del Belpaese, il ritardo rispetto ala resto dell’Europa, l’incapacità di rispondere alle nuove sfide dell’economia, dall’altro rilancia: i problemi «possono essere affrontati» e per questo «è necessario trovare soluzioni durature e darne conto con chiarezza alla collettività». E quindi Draghi avverte: dopo il ritocco dei tassi deciso dalla Bce, «il tempo per il risanamento dei conti pubblici e la ripresa della crescita si è fatto breve».
Il primo discorso pubblico del nuovo numero uno di Bankitalia parte dell’analisi della situazione Italia. Un’analisi in cui Draghi sottolinea il «mancato progresso della produttività» e lo identifica come la radice dei mali nostrani. «L'Italia - dice Draghi - seguita a trarre scarso beneficio dalle condizioni favorevoli che prevalgono nel commercio e nella finanza internazionali. Nel 2005 il Pil non è cresciuto, i nostri prodotti hanno ancora perso quota nel mercato mondiale, il disavanzo nel bilancio pubblico si è ampliato». E ancora: «Dagli anni novanta l'economia si è come insabbiata. Gli indicatori congiunturali e le valutazioni di breve e medio periodo dei principali previsori vedono ora il Pil italiano in ripresa, ma a tassi inferiori a quelli potenziali, già più bassi nei principali paesi».
Le imprese italiane, spiega il governatore, non hanno saputo adeguarsi all'avvento delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione: «L'Italia «è attardata nel cogliere le occasioni offerte da questa rivoluzione. Il divario è massimo nella produttività totale dei fattori». Così di fronte alla sfida lanciata da Asia, America latina ed Europa centro-orientale, il nostro Paese è rimasto spiazzato ed «è entrato in affanno. Caduto il rimedio illusorio delle svalutazioni competitive».
Ma Draghi non si ferma ad un’analisi a tinte fosche della situazione attuale. E rilancia: «Questa settimana la banca centrale europea ha aumentato i tassi di riferimento di 25 punti base. Il tempo per il risanamento dei conti pubblici e la ripresa della crescita si è fatto breve».
Passando dall’Italia all’Europa Draghi mette quindi in guardia dalla tentazione di «un'involuzione protezionistica» e definisce la direttiva Ue sulle Opa «insoddisfacente». Insomma: «l'aumento della produttività è l'unica via per la prosperità».
Sanremo. Povia vince la 56esima edizione. In finale Nomadi, la Tatangelo e Maffoni

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Cala il sipario al teatro Ariston sulla 56esima edizione

Sanremo, 5 marzo 2006
Povia e' il vincitore della 56esima edizione del Festival di Sanremo 2006 con il brano "Vorrei avere il becco". Il cantante, reso celebre dalla canzone tormentone "I bambini fanno oh", ha battuto nell'ultima sfida i Nomadi, vincitori della sezione Gruppi, per le donne Anna Tatangelo e per i giovani Riccardo Maffoni. Il premio della critica Mia Martini, assegnato dai giornalisti è andato a Noa, Carlo Fava & Solis String Quartet.
La dedica pensando alla famiglia
"Volevo ringraziare il mio manager, Angelo Carrara, che mi ha cresciuto, sul palco e ringraziare la mia casa discografica, la Delta Dischi": cosi' Povia subito dopo l'annuncio sul palco della sua vittoria. Quindi, molto commosso, ha salutato la sua compagna Teresa: "Ti amo e ti amero' per sempre - ha detto - Ti ringrazio di aver dato alla luce una bambina bellissima come Emma. E poi saluto mio mamma e mio papa', che stanno insieme da 40 anni. E' da tanto tempo che non li vedo darsi un bacio. Papa', dai un bacio a mamma e restate abbracciate cinque minuti".

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Venerdi, 3 Marzo, 2006

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Elezioni. Prodi: nessun pareggio, aumenta il distacco dalla Cdl. Confronto tv ma con le regole

Il leader dell'Unione Romano Prodi

Roma, 2 marzo 2006
"Non c'è nessuna possibilità di una grande coalizione" in Italia, come è successo in Germania, anche perché "è l'ora di un chiarimento". Il leader dell'Unione Romano Prodi, dai microfoni di Radio Montecarlo, ha escluso la possibilità di un pareggio tra centrodestra e centrosinistra alle elezioni del 9 aprile. "Noi ci siamo presentati come coalizioni alternative e credo sia l'ora di un chiarimento, bisogna vedere se la Cdl ha governato bene o male".

Per Prodi, infatti, il centrodestra "ha governato per 5 anni sempre insieme, Fini e Casini non si sono mai distaccati dalle decisioni che hanno rovinato l'Italia". Quindi, ha ribadito Prodi, "o governiamo noi o governano loro. Con serenità e tranquillità". Se poi, ha aggiunto il Professore, "alla Camera e al Senato ci saranno risultati diversi, cosa che io non credo perché i sondaggi ci danno un margine di vantaggio rassicurante che è cresciuto ancora nell'ultima settimana, bisognerà tornare a votare".

Infine, tornando a commentare gli ultimi sondaggi, Prodi ha ripetuto: "I sondaggi sono buoni come sempre, nell'ultima settimana il distacco seppur leggermente è aumentato. Io sono tranquillo, vado alle elezioni tranquillo".

Prodi: confronto tv senza regole non è dignitoso
"Ma quale tormentone? Io ho detto chiaramente che il confronto tv con Berlusconi lo voglio fare con regole paritarie, ma loro ribattono con la conferenza stampa finale del premier, e questo è paritario?", ha chiesto il leader dell'Unione. Il Professore ha ribadito che il confronto televisivo "io lo voglio fare, ora devono rispondere loro. Io ci sto, ma senza regole è ridicolo e non dignitoso".

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Ue. La Bce alza i tassi dello 0,25%. Trichet: livelli ancora bassi, vigileremo sui prezzi


L'Eurotower di Francoforte

Francoforte, 2 marzo 2006
La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di riferimento di Eurolandia di un quarto di punto. Con la decisione di oggi, dunque, il tasso sulle operazioni pronti contro termine passa al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 3,50% e quello sui depositi overnight all'1,50%.
Dopo due mesi consecutivi di tassi invariati, il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea, riunitosi oggi a Francoforte, ha varato un nuovo incremento del costo del danaro. L'ultima variazione prima di quella di oggi risale allo scorso primo dicembre, quando dopo due anni e mezzo di tassi invariati la Bce operò una stretta da 25 punti base.
Si riduce, pur restando sempre piuttosto consistente, il gap tra il costo del denaro in Eurolandia e quello negli Stati Uniti dove è al 4,50%.
"I tassi di interesse restano ancora a livelli molto bassi e la nostra posizione di politica monetaria resta accomodante". Lo ha spiegato oggi a Francoforte il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet.
"L'attività economica sta migliorando. Prevediamo forti tassi di crescita nel breve termine". Secondo Trichet restano rischi legato al fatto che l'andamento della stabilità dei prezzi "restano al rialzo".
"Faremo quanto necessario per assicurare la stabilità dei prezzi, ma non vogliamo impegnarci per il futuro e non abbiamo in programma 'ex ante' una serie di rialzi dei tassi".
La Bce ha anche lievemente rialzato le proprie stime di crescita dell'economia di Eurolandia nel 2006 e nel 2007. Quest'anno l'economia crescerà del 1,7%-2,5% e l'anno prossimo dell'1,5%-2,5%.

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Giovedi, 2 Marzo, 2006

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Berlusconi in America: un'ora di spot sulla tv di famiglia

01.03.2006
Imbarazzante. Forse nessuna parola meglio di questa può definire l’apparizione in diretta tv del premier italiano davanti al Congresso degli Stati Uniti. Imbarazzante non tanto per il claudicante inglese dell’incipit del suo discorso, quanto per il fatto che in venti minuti di discorso non ha detto assolutamente nulla. Salvo ribadire la sua incondizionata e genuflessa ammirazione non tanto per la democrazia americana, ma piuttosto per la politica dell’amministrazione Bush. Non a caso ha ribadito il suo impegno a lottare contro le forze del male, la sua convinzione che la democrazia si esporta anche con le armi. Il tutto condito da patetici siparietti personali, di lui con Putin e Bush a lavorare per la pace nel mondo. O ancora lui che, al G8 di Genova si commuoveva a vedere antichi nemici parlarsi, naturalmente grazie alla sua sapiente e fondamentale regia.
Ma, al di là del poco merito del discorso di Berlusconi, l’imbarazzo vero era per il gigantesco spot che gli ha fornito una delle sue televisioni di famiglia, Canale 5: quaranta minuti di diretta durante i quali l’unica cosa che si è vista e sentita sono stati gli applausi della platea dove non c’erano solo parlamentari Usa ma anche un consistente manipolo di italiani opportunamente selezionati.
Uno spot che non è piaciuto a Giuseppe Giulietti, capogruppo dei Ds in Commissione di vigilanza. «È del tutto evidente che questo appuntamento americano è stato anche studiato per aggirare tutte le norme a partire da quelle sulla par condicio. Sono sempre stato contrario a ogni forma di censura e quindi ben venga la diretta dal Congresso e il dibattito successivo - aggiunge Giulietti - ma chiedo all'Authority se tutto ciò è lecito, e in questo caso mi rivolgo sia all'Autorità che a Mediaset; chiedo se sarà garantito lo stesso trattamento, e quindi il collegamento in diretta se e quando Romano Prodi, come accadrà, incontrerà i principali leader europei e di altri Paesi. In questo caso quali spazi di riparazione saranno concessi?».
"E' uno straordinario onore essere invitato a parlare in uno dei grandi templi della democrazia". Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha esordito nel suo intervento al Congresso Usa, riunito in sessione plenaria nell'Aula della Camera a Capitol Hill, sul Campidoglio di Washington.

"Io parlo - ha detto il premier, rivolgendosi in inglese ai membri del Congresso e ricevendo ripetuti applausi - in nome di un Paese che ha una forte e profonda amicizia con gli Stati Uniti ed è legato al nostro Paese da vincoli che vanno indietro nel tempo".

Il presidente del Consiglio ha ricordato che molti cittadini americani "hanno radici italiane", "per loro - ha osservato Berlusconi - gli Stati Uniti sono stati una terra piena di opportunità e hanno contribuito con la loro intelligenza e con il loro laoro a far diventare grande l'America. Io sono orgoglioso - ha continuato Berlusconi - di vedere che molti italo-americani sono oggi membri del congresso della più grande democrazia del mondo".

Berlusconi ha ricordato ancora: "Per la mia generazione" gli Stati Uniti sono stati sempre la patria della libertà, della civiltà e del progresso economico.

"Io sarò sempre grato agli Stati Uniti per avere liberato il mio Paese dal fascismo e dal nazismo al costo di molteplici giovani vittime americane". Il premier ha ricordato la battaglia contro il comunismo, ma soprattutto ha rimarcato la gratitudine dell'Italia per gli Usa "per aver aiutato il mio Paese ad uscire dalla povertà e a raggiungere la prosperità" dopo la seconda Guerra Mondiale anche grazie alla generosità del piano Marshall".

Nato e Usa strumenti della democrazia
L'Occidente è e dovrà rimanere uno solo, "non possiamo avere due Occidenti, l'Europa ha bisogno dell'America e l'America ha bisogno dell'Europa", questo discorso vale sul piano "politico, economico e militare". Silvio Berlusconi, parlando al Congresso americano ha ribadito la necessità di unire ogni sforzo e - ha osservato - per questo motivo è fondamentale rafforzare e sostenere il Patto Atlantico, l'alleanza che ha sempre garantito pace e libertà. Il presidente del Consiglio per questo motivo ha ribadito la necessità che la Nato si apra a nuovi ingressi di altri Paesi, il governo italiano si è impegnato a portare la Federazione russa ad unirsi all'Occidente. Il premier ha ricordato "il risultato storico" del summit di Pratica di mare.

"Io sono orgoglioso - ha detto Berlusconi - di avere lavorato insieme al presidente Bush e col presidente Putin". Per il premier la Nato "deve rimanere lo strumento per garantire la sicurezza", insieme la Nato e l'Unione Europea dovranno essere gli strumenti della democrazia, "io ho lavorato sempre per raggiungere questo obiettivo che considero strategico". In questo contesto le Nazioni Unite devono comunque "recuperare il proprio ruolo centrale".

Italia alleato leale
Parlando dell'Italia Berlusconi ha assicurato che Gli Stati Uniti hanno sempre potuto contare su un alleato determinato e leale. A questo proposito ha ricordato come 40 mila soldati italiani sono assegnati a operazioni di peacekeeping. In chiusura Berlusconi vira sull'autobiografico. "E' la storia di un giovane uomo - racconta - appena laureato al liceo. Il padre lo portò a un cimitero che era il luogo del riposo finale per giovani soldati coraggiosi, che avevano attraverso un'oceano per riportare dignità e libertà a un popolo oppresso. Mostrandogli quelle croci quel padre fece giurare a suo figlio di non dimenticare mai l'ultimo sacrificio che quei soldati americani avevano fatto per la sua libertà. Quel padre - ha concluso Berlusconi tra gli applausi - era mio padre, il giovane ero io, e non ho mai dimenticato quel sacrificio e mai dimenticherò".

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Mercoledi, 1 Marzo, 2006

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Istat. Italia, crescita zero e deficit al 4,1%. Persi 102mila impieghi. Visco:un disastro Tremonti:meglio del previsto

Giulio Tremonti

Roma, 1 marzo 2006
L' economia italiana non è cresciuta nel 2005. Secondo l' Istat il Pil è rimasto fermo allo 0%, confermando così le ultime stime ufficiali del governo. L’istituto di statistica ha inoltre rilvato che il rapporto deficit/Pil, ovvero l’indebitamento netto della pubblica amministrazione, è arrivato al 4,1%.

Immediati i riflessi politici: per l'ex ministro del Tesoro Vincenzo Visco "i dati diffusi dall'Istat fotografano i risultati dei 5 anni di governo del centrodestra: economia ferma, perdita di posti lavoro, finanza pubblica in gravissime condizioni. Dall'arrivo del governo Berlusconi l'economia italiana cresce in media dello 0,3% l'anno, ossia ristagna, rispettl ad una crescita media annua di oltre 2 punti percentuali durante la legislatura del centrosinistra". Di tutt'altro tenore il commento del ministro dell'Economia Giulio Tremonti: "Vuol dire che la cura ha funzionato. Francamente un deficit al 4,1% ha positivamente sorpreso anche me. E' un risultato oggettivamente positivo e sarei stato contento anche del 4,3%". Quanto all'ulteriore deterioramento rilevato dall'Istat sull'andamento dell'avanzo primario, Tremonti ha invitato a riflettere: "E' certo indicativo che l'avanzo primario si riduca ma quello che preoccupa in Europa è il debito pubblico di alcuni paesi, come Francia e Germania, che è cresciuto a livelli vertiginosi".

I numeri dell'Istat
L' avanzo primario dei conti pubblici, cioè la differenza tra entrate ed uscite al netto della spesa per interessi, è stato pari allo 0,5%.Buone notizie dal fisco, con una lieve riduzione della pressione tributaria, passata dal 40,6% del 2004, al 40,5% dello scorso anno.

Dati negativi, invece, dal mercato del lavoro: nel 2005 sono state perse circa
102mila unità di lavoro, segnando un calo dello 0,4%.

Sacconi: luci ed ombre, 2006 più positivo
"L'Istat fotografa, se pure in termini provvisori, un consuntivo del 2005 segnato da luci ed ombre - dice il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi - La crescita zero del Pil è un dato medio (e provvisorio) che si confronta con il Pil (in via definitiva) rivalutato del 2004 e, soprattutto, sintetizza un andamento negativo nella prima parte di un anno che si è fortunatamente concluso con inequivoci e diffusi segnali di crescita. L'occupazione ha tenuto nonostante il basso profilo dell'economia anche grazie al maggiore dinamismo del mercato del lavoro. E' significativo il risultato dell'indebitamento perché il 4,1% e' positivamente inferiore al quel 4,3% che dai più era atteso. Ciò significa che gli indicatori più dipendenti dai poteri del governo hanno avuto, nelle condizioni date, un andamento positivo".

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Chiesa. Appello del Papa: basta con le discriminazioni razziali allo stadio

Papa Benedetto XVI

Città del Vaticano, 1 marzo 2006
Papa Ratzinger lancia un forte appello contro le discriminazioni razziali allo stadio e chiede al mondo del calcio di promuovere sempre "rispetto" e "dialogo".
In occasione dell'amichevole di calcio tra Italia e Germania che si disputerà questa sera allo Stadio Franchi di Firenze, Benedetto XVI ha inviato un messaggio che verrà letto prima della partita dal vescovo ausiliare di Firenze, monsignor Claudio Magnago. La Federcalcio italiana e quella tedesca hanno voluto dedicare l'incontro alla lotta ad ogni forma di intolleranza razziale.

Nel messaggio inviato tramite il cardinale Angelo Sodano, Papa Ratzinger non manca di rivolgere un saluto ad autorità, organizzatori, dirigenti, atleti, e a quanti assisteranno ad Italia-Germania nello stadio fiorentino. Il Papa poi "esprime apprezzamento per le contestuali iniziative contro le discriminazioni razziali, promosse per rinsaldare la consapevolezza dell'importante funzione educativa dello sport al servizio della solidarietà e della pace".

"Sua Santità - prosegue il testo - incoraggia il comune sforzo dispiegato per la promozione della civiltà dell'amore attraverso il paziente dialogo e il reciproco rispetto in ogni ambito della società". Infine la benedizione apostolica e l'invocazione della "divina assistenza sui propositi e progetti di bene".

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