Martedi, 31 Maggio, 2005

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Iraq. Caduto un elicottero italiano: quattro morti

Baghdad

Baghdad, 31 maggio 2005

Un elicottero AB-412 dell'Aviazione dell'Esercito, in forza al 6 ROA, con base presso l'aeroporto di Tallil è caduto questa notte, per cause ancora in corso di accertamento, a circa 13 miglia a Sud-Est di Nassiriya.

Il velivolo - dice un comunicato del ministero della difesa - era in fase di rientro dopo aver accompagnato all'aeroporto internazionale di Kuwait City, un militare del contingente improvvisamente interessato da un grave lutto familiare, attualmente in viaggio verso l'Italia.

Poco dopo il decollo dalla base di Camp Buehring presso la quale il velivolo aveva fatto uno scalo per rifornimento carburante, si è perso il contatto radio.

Sono scattate le ricerche condotte con velivoli da ricognizione Predator ed elicotteri HH-3F e A-129, che hanno portato all'individuazione del relitto localizzato poco prima delle 06:00 (ora locale) in una zona desertica poco distante dalla base di Tallil.

I componenti dell'equipaggio
Il team di soccorso ha però potuto solo constatare il decesso dei quattro componenti dell'equipaggio. Questi i nomi delle vittime: piloti: Ten. Col. Giuseppe Lima, 39 anni di Roma e Cap. Marco Briganti, 33 anni di Forlì; mitraglieri di bordo: Mar. Capo Massimiliano Biondini 33 anni di Bagnare gio (Vt) e Mar. Ordinario Marco Cirillo 29 anni di Viterbo. Al momento sono in corso le verifiche per accertare le cause dell'incidente.

Il maresciallo Domenico Leggiero a Rai News 24: l'elicottero non aveva alcuna scorta
"Quello che salta immediatamente agli occhi è che l'elicottero italiano in volo notturno non aveva alcuna scorta". Lo ha detto a Rai News 24 il maresciallo Domenico Leggiero, responsabile difesa dell' Osservatorio Militare, sottolineando il "problema generale della situazione davvero critica dell' aviazione leggera dell' esercito oramai al limite della sopportazione".

L' elicottero Agusta Bell Ab 412, ha spiegato, "è un ottimo velivolo. I 2 piloti erano grandi professionisti e sulle cause dell' incidente sono aperte tutte le ipotesi, non ultime quelle dell' attentato". Il sottufficiale ritiene, però, che "i responsabili dovrebbero dire le reali capacità operative degli elicotteri d' attacco Mangusta. Attualmente non sappiamo nemmeno quale sia il tipo di Mangusta che opera a Nassiriya, fatto sta che in una missione da trasporto che normalmente prevede la scorta in territorio operativo il Mangusta non c' era".

Il responsabile difesa dell' Osservatorio Militare fa notare che "a fronte dell' enorme mole di lavoro che viene richiesta all' aviazione leggera dell' esercito, ci sono pochi mezzi a disposizione, scarse possibilità economiche , poche ore per gli addestramenti per poter preparare al meglio le missioni".

Berlusconi: sono profondamente addolorato
"Sono profondamente addolorato per la scomparsa dei nostri militari caduti questa notte in Iraq ed esprimo alle loro famiglie il cordoglio mio personale e del Governo italiano". Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

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Banca d'Italia. Fazio: la situazione dei conti pubblici rimane difficile. Crescita zero, deficit al 4%

Antonio Fazio

Roma, 31 maggio 2005
La situazione dei conti pubblici italiani "rimane difficile". Per l'anno in corso, il rapporto tra deficit e pil "sarà dell'ordine del 4%" rispetto al 2,7% previsto a suo tempo dal Governo nella Relazione previsionale e programmatica. E questo perché il prodotto interno lordo, nel 2005, sarà sostanzialmente nullo, intorno allo zero. E' un allarme quello che Antonio Fazio lancia sull'andamento dei conti pubblici, all'assemblea annuale della Banca d'Italia.

Una situazione critica che viene da lontano, dagli anni settanta, che si innesta su uno scenario di bassissima crescita e potrebbe compromettere, se non superata, lo sviluppo del Paese. Per questo, dice il governatore, è "necessario ritrovare la fiducia". Presupposto di ogni efficace intervento di riequilibrio della finanza pubblica è "l'attenta valutazione dello stato dei conti, dei rischi connessi con il costo del debito, dei limiti che ne discendono per le politiche di stabilizzazione, delle difficoltà a far fronte agli oneri derivanti dall'invecchiamento delle popolazione".

L'azione correttiva "deve fondarsi su riforme strutturali". La dinamica della spesa "deve proseguire secondo la regola stabilita nell'ultima legge finanziaria", con un incremento massimo del 2% rispetto all'anno precedente. Sono inoltre necessari "interventi sul livello del prelievo e sulla sua composizione" con un riordino dell'imposizione fiscale sulle imprese e sul lavoro, una decisa lotta all'evasione, una riduzione significativa del peso del debito che "costituiscono la premessa per innalzare il tasso di sviluppo potenziale della nostra economia".

L'analisi del governatore, nella Considerazioni Finali, è quasi impietosa, e parte da lontano. Da quando, negli anni ottanta, la spesa primaria corrente, al netto degli interessi e degli investimenti, era aumentata in media del 4,2% in termini reali, per poi essere contenuta all'1,2% negli anni del grande risanamento che consentì l'adesione all'Unione monetaria, dal 1994 al 2000. "Nell'ultimo quadriennio la spesa è, ogni anno, aumentata, in termini reali, in media del 2,4%".

L'andamento ha continuato a riflettere tendenze di lungo periodo determinate da assetti normativi definiti in fasi più favorevoli sotto il profilo macroeconomico e demografico. "Sono stati rafforzati gli interventi a sostegno di alcune categorie di cittadini in condizioni disagiate. L'incidenza della spesa primaria corrente e per investimenti sul pil, in connessione con il rallentamento dell'economia, è aumentata del 2,2% nel 2004 mentre l'incidenza delle entrate è scesa dello 0,6%. Se si escludono gli effetti delle misure temporanee, la flessione è stata di due punti: "l'andamento riflette sgravi e agevolazioni fiscali disposti in favore di imprese e famiglie tra il 2001 ed il 2004, in media dell'ordine di 5 miliardi l'anno".

Fazio ricorda che sono stati varati provvedimenti per rilanciare gli investimenti pubblici e accrescere il ruolo dei capitali privati nello sviluppo delle infrastrutture. Ma nei primi mesi del 2005 gli investimenti in opere pubbliche sono rimasti sui livelli dello scorso anno. "Non si è ancora realizzata l'intensificazione dell'attività attesa in conseguenza delle innovazioni legislative e dell'aumento delle gare d'appalto"; oltre a difficoltà nei processi decisionali, le imprese segnalano "una carenza di erogazione di fondi".

Insomma, lo sviluppo non c'è stato: proprio per questo, dice il governatore, bisogna "colmare il ritardo nel passaggio alla fase esecutiva delle grandi opere legate alla legge obiettivo". Con il completamento della normativa sulla finanza di progetto può divenire ampio il coinvolgimento dei capitali privati. L'impegno degli enti pubblici, anche regionali e locali, può consentire un aumento degli investimenti nel 2006 e nel 2007.

Se non superiamo la criticità è in gioco lo sviluppo
Il governatore Antonio Fazio lancia l'allarme: nel 2005 l'economia si fermerà, con una dinamica del Pil prevista attorno allo zero. E con nodi strutturali oramai giunti al pettine. Tanto da mettere a repentaglio, se non risolti, lo stesso sviluppo degli anni futuri. "L'economia italiana - sottolinea con forza - presenta aspetti di criticità che potrebbero comprometterne, se non superati, lo sviluppo nel medio termine". E, se il risanamento di bilancio costituisce la "premessa per innalzare il tasso di sviluppo potenziale della nostra economia" le imprese devono fare la loro parte puntando a crescita dimensionale, innovazione tecnologica e sviluppo di nuove produzioni.

Le cifre del declino elencate dal numero Uno di via Nazionale nelle sue tredicesime "Considerazioni finali", parlano da sole. E descrivono un sistema-Italia che rispetto all'anno 2000 ha visto una produzione industriale calata di oltre cinque punti percentuali a fronte di un aumento di quattro punti registrato negli altri Paesi dell'area euro.

Un divario alimentato da una progressiva perdita di competitività delle imprese "dovuta essenzialmente al mancato sviluppo della produttivita'" e che, anche nelle previsioni più ravvicinate, mostra ulteriori segni di aggravamento su diversi fronti. Fazio anticipa che "nonostante il forte aumento del commercio mondiale, le nostre vendite all'estero rimarranno quest'anno sui livelli del 2004". Mentre "in cinque anni, dal 2000, le quantità esportate non hanno segnato alcuna crescita".

Un secondo, evidente, segno di crisi riguarda una componente importante della domanda aggregata, gli investimenti, che mostrano una dinamica in avvitamento mentre i consumi delle famiglie tengono. Con le "antenne" di Bankitalia che captano il fenomeno con chiarezza: "Dall'indagine annuale effettuata dalla Banca sulle intenzioni di spesa delle imprese dell'industria e dei servizi con 20 o più addetti - anticipa Fazio - risulta, per il 2005, un'aspettativa di diminuzione degli investimenti in quantità del 3,6%. Nel settore terziario al calo del 5% del 2004, seguirebbe quest'anno un'ulteriore diminuzione".

Né c'è stato, finora, il contributo sul versante degli investimenti pubblici promesso dal Governo. "Gli investimenti in opere pubbliche - spiega ancora il Governatore - sono rimasti nei primi mesi del 2005 sui livelli di un anno prima. Non si è ancora realizzata l'intensificazione dell'attivitaà stessa in conseguenza delle innovazioni legislative e dell'aumento delle gare di appalto; oltre a difficoltà nei processi decisionali, le imprese segnalano una carenza di erogazione di fondi".

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Procreazione. Il Papa appoggia l'astensione. Capezzone: un'ingerenza inaudita

Benedetto XVI

Roma, 31 maggio 2005
Il Papa prende posizione per il non voto al referendum del 12-13 giugno sulla legge 40. Lo fa esprimendo il proprio gradimento per l'atteggiamento finora
tenuto dalla Cei. Due ore dopo il nuovo appello del cardinale Camillo Ruini che aveva dichiarato:"L'astensione non e' un disimpegno", Benedetto XVI loda i vescovi "impegnati a illuminare le scelte sul referendum". Parole che scatenano le reazioni dei Radicali e del centrosinistra.
I primi a replicare a Ruini e al Papa sono i Radicali. "Si tratta - attaccano in coro Emma Bonino e Daniele Capezzone - di un'ingerenza inaudita. Ruini parla da capopartito e non da 'pastore di anime"'.
La presa di posizione di Benedetto XVI mette senza dubbio in difficolta' la Quercia. Piero Fassino non piu' di due giorni fa ha criticato la "mistificazione" dell'astensione e ha indicato a chi e' incerto la 'terza via' dell'annullamento della scheda per "salvare il quorum". "I vescovi - osserva oggi il segretario dei Ds - come molti credenti sono cittadini italiani e hanno diritto di manifestare la loro opinione. Non mi turba tutto questo e trovo anche sbagliato invocare un silenzio che sarebbe ipocrita". Sul Papa, e' ancora piu' cauto. "Tutti - puntualizza - devono avere rispetto per il magistero del Pontefice".
Quella di Papa Ratzinger e' un"'indebita ingerenza" per il capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera, Franco Giordano. E Maura Cossutta parla di un "brutto inizio" per Benedetto XVI.
"La discesa in campo delle gerarchie eccelesiastiche - va giu' ancora piu' dura Luana Zanella dei Verdi - dice che la posta in gioco con questo referendum va sicuramente al di la' della legge 40 e riguarda piu' precisamente il tema dell'aborto". "Rimandiamo al mittente l'invito di Ruini" e' invece l'invito del liberale azzurro Alfredo Biondi.
Ma c'e' anche chi, nelle parole del Pontefice, cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno. "L'entrata in campo cosi' massiccia della Cei - osserva ad esempio Bobo Craxi del Nuovo Psi - dimostra che nel referendum sulla procreazione medicalmente assistita il quorum puo' essere raggiunto".

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Lunedi, 30 Maggio, 2005

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Afghanistan. Kabul rassicura sulle condizioni della Cantoni. Una settimana fa, l'ultima telefonata

I manifesti per la liberazione di Clementina

Kabul, 29 maggio 2005

Risale ad più di una settimana fa l'ultima volta che i negoziatori hanno potuto sentire direttamente la voce di Clementina Cantoni. "Per quanto ne so, l'ultima telefonata di Clementina risale a sabato scorso", dice Lutfullah Mashal, portavoce del ministero dell'interno di Kabul. Che tuttavia continua a dirsi ottimista sulla liberazione dell' italiana, perché "i contatti con i sequestratori - assicura - sono regolari e continui. E abbiamo la certezza che sta bene".

"Pensiamo che Clementina tornerà presto a noi sana e salva - dice Mashal - anche se bisogna avere pazienza in questi tempi difficili. I negoziati richiedono tempo".

Kabul cerca di ribadire lo sforzo che il governo Karzai, "in pieno accordo" con Roma, sta facendo per liberare l'ostaggio, ormai da quasi due settimane in mano alla banda di Timor Shah, il talebano. E Mashal infatti ricorda "l'enorme mobilitazione" in sostegno di Clementina. A cominciare dalle vedove, che "a centinaia sono scese per strada. Piangono per lei, dicono che fa parte delle loro famiglie". E poi gli Ulema, che hanno emesso una 'Fatwa', un decreto religioso, "per ricordare a tutti noi che gli ospiti dell'Afghanistan devono essere sempre protetti".

Secondo il governo di Kabul i rapitori tutto questo lo sanno bene. Mashal li blandisce: "noi sappiamo che hanno una cultura e che tengono nel massimo riguardo i leader religiosi e i capi del loro villaggio. Questi, ora, li stanno implorando di fare la cosa giusta". Anche perché la giovane italiana di Care, "ha dato molto all'Afghanistan, un paese che ha molti problemi e che stiamo ricostruendo dopo anni di guerra. Clementina era, è e sarà sempre una parte della soluzione di questi problemi".

In ogni caso le indagini proseguono e con gli italiani "la questione è risolta", afferma il portavoce del ministro Jalali, facendo riferimento alle polemiche dei giorni scorsi. "Abbiamo deciso di comune accordo che ci sia un solo interlocutore a gestire i contatti con i rapitori. E questo è il ministero dell'interno afghano". "Stiamo lavorando giorno e notte con il governo italiano e quello americano, con ISAF e le forze della coalizione, con i capi tribù e i leader religiosi - continua Mashal - perché l'italiana possa tornare alla sua famiglia, ai suoi amici e a tutti quelli che hanno bisogno del suo aiuto. La salvezza di Clementina è la prima, la più alta, la sola priorità".

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Chiesa. In 200mila a Bari per accogliere Benedetto XVI

I giovani attendono il Papa

Bari, 29 maggio 2005

Primo viaggio del pontificato di Benedetto XVI che oggi a Bari celebrerà la messa conclusiva del XXIV congresso eucaristico nazionale sul tema "Senza la domenica non possiamo vivere". Attesa per eventuali dichiarazioni sul referendum relativo alla procreazione assistita, ma Ratzinger potrebbe anche evitare l'argomento. Circa 200mila persone si sono radunate sulla spianata di Marisabella per salutare il Pontefice, giunto nel capoluogo pugliese intorno alle 9.30.

Ad accogliere il Papa i presidenti di Camera e Senato, Casini e Pera, il ministro dell'Interno, Pisanu e i vertici delle istituzioni locali.

Molti dei pellegrini, soprattutto i più giovani, hanno trascorso la notte sulla spianata dormendo nei sacchi a pelo. Da questa mattina all'alba cantano, anche accompagnati dalle chitarre, e incuranti della temperatura estiva per nulla attenuata dalla brezza marina. I giovanissimi, che provengono da diverse località d'Italia hanno issato striscioni sui quali è scritto: "Non abbiamo paura... anche noi nella vigna del signore"; oppure, riprendendo l'inno del prossimo raduno mondiale della gioventu': "Siamo venuti per adorarlo".

Numerosi i disabili del centro-sud presenti a Bari: secondo stime fornite dall'Unitalsi sono circa 1.200.

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Domenica, 29 Maggio, 2005

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Statali. Maroni: "Soldi ben spesi. Avanti con la modifica del modello contrattuale"

Il ministro del Welfare, Roberto Maroni

Roma, 29 maggio 2005

Il ministro del Welfare Maroni, intervistato dal Giornale sul contratto siglato con gli statali, afferma che i soldi concessi ai lavoratori del pubblico impiego sono "ben spesi" e respinge le critiche di Federmeccanica. "Noi abbiamo fatto riforme importanti - afferma il ministro - nonostante la posizione di certe imprese che non volevano cambiamenti. Se avessimo aspettato certi industriali le regole del lavoro non le avremmo cambiate con al legge Biagi".

Otterremo più efficienza
"Siamo nelle condizioni - dice - di ottenere quello che di solito le imprese chiedono e cioè più efficienza". Riguardo al timore di Confindustria di un effetto traino su altre vertenze, ad esempio quella dei metalmeccanici, Maroni risponde: "Ricordiamoci che nessuno era riuscito ad ottenere un impegno a parlare di nuovi contratti. Non ci sono riusciti nemmeno Luca Cordero di Montezemolo e Alberto Bombassei".

Avanti anche senza la Cgil
Sulla discussione del nuovo modello contrattuale c'è "la disponibilità di alcuni sindacati". Il ministro del Welfare fa sapere che si andrà avanti anche senza la Cgil. "Molti hanno già detto sì, a partire da Savino Pezzotta segretario della Cisl e a questo punto non ci fermerà niente". "Il piano di mobilità con al riduzione di 60 mila dipendenti? Quello è un contributo del Welfare - dice Maroni - non ancora la proposta del governo. Comunque il principio generale è quello di superare un sistema ultrarigido".

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Politica. Berlusconi: nessun primogenito nella Cdl

Il premier, Silvio Berlusconi

Olbia, 29 maggio 2005

Silvio Berlusconi precisa che per il momento non c'è nessun "primogenito" che possa raccogliere l' eredità del centrodestra e che il prossimo leader sarà deciso con "regole democratiche" dal partito moderato, che resta il progetto politico principale del presidente del Consiglio. Sul versante economico assicura che nella Finanziaria 2006 saranno trovate le risorse necessarie a finanziare il nuovo contratto con gli statali e a consentire di agire ancora sull' Irap, anche dopo il primo taglio riguardante il costo del lavoro.

All'attacco sull'economia
Sull'epilogo positivo del rapimento di Clementina Cantoni si dice "fiducioso" anche grazie al lavoro che governo, diplomazia e intelligence italiani stanno svolgendo. Berlusconi si sottopone di buon grado al fuoco di fila delle domande economiche ed in particolare sull' accordo raggiunto ieri notte con i sindacati per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. Il premier assicura che "certamente" il governo troverà le risorse per finanziare il nuovo contratto "nella Finanziaria del 2006". Risorse, aggiunge, che non incideranno sul taglio dell' Irap sul lavoro. "Si tratta - ha infatti spiegato riferendosi sempre agli statali - di una spesa in più, per la quale troveremo le risorse nella manovra, che si aggiunge al minore introito che avremo con il primo intervento per la riduzione dell' Irap sul lavoro". In questo contesto, Berlusconi non rinuncia ad una stoccata al centrosinistra, affermando che "il buco" nei conti pubblici non è stato creato dall' attuale governo, ma che al contrario è stato ereditato da quelli precedenti. Nessun commento, invece, da parte del presidente del Consiglio sulla lettera, pubblicata da un quotidiano, con la quale il presidente del Senato, Marcello Pera, invita all' astensionismo sul referendum sulla fecondazione assistita.

I rapporti con Montezemolo
Non si tira indietro, invece, quando i cronisti gli chiedono di definire con un aggettivo il suo rapporto con Montezemolo e la Confindustria. "Io posso definire il mio rapporto con il leader della Confindustria e tutti gli altri imprenditori cordiale e attento alle responsabilità di ciascuno", spiega Berlusconi. "Ho avuto una lunga telefonata con Montezemolo con cui ho un rapporto di amicizia e direi anche di affetto". Di che cosa avete parlato? gli chiedono i giornalisti. "Soprattutto della stampa - risponde il premier sorridendo - ed in particolare delle interpretazioni che questa ha ritenuto di dare al suo intervento da un lato e al mio dall' altro". Ma è sul tema della politica ed in particolare della successione alla guida del futuro partito unico che i giornalisti concentrano la loro attenzione. Con tre secchi 'no',

Nessun primogenito per la successione nella Cdl
Berlusconi precisa subito che non ci sono "primogeniti" pronti a ereditare la guida del centrodestra. Nessun leader in pole position, dunque. "No, no, assolutamente", risponde infatti a chi gli chiede se vi sia una gerarchia nell' eredità della CdL. "Non ne voglio parlare - aggiunge - perchè sarà la nuova formazione politica, attraverso regole democratiche, a stabilire le responsabilità di ciascuno". Quando ho parlato di eredità, precisa ulteriormente Berlusconi "non mi riferivo a questo o a quello. Ho detto in generale che gli eredi non rifiutano una ricca eredità, in questo caso una casa comune per i moderati italiani". Una sfida, prosegue, "che riguarda tutti i protagonisti dei partiti moderati, non uno in particolare". "Credo che tutti - spiega - abbiamo interesse alla costruzione di questo nuova forza politica". Secondo il premier infatti "è chiaro che è diverso essere protagonisti e leader di un partito all' X per cento, piuttosto che di un partito all' ics per tre o per quattro". In ogni caso, precisa Berlusconi, la selezione del futuro leader si dovrà svolgere "in modo assolutamente limpido e trasparente, ma soprattutto democratico".

L' ultimo pensiero prima di lasciare Olbia, va a Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan. Il premier e' cauto, ma si dice "fiducioso" sul buon esito del lavoro del governo, dei diplomatici e dell'intelligence italiani. "Ho sentito anche oggi il sottosegretario Gianni Letta al riguardo", spiega ai cronisti. Alla sua liberazione, conclude, "ci stanno lavorando in molti e siamo fiduciosi".

 

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Sabato, 28 Maggio, 2005

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Confindustria. Montezemolo: "E' ora di scelte impopolari". Fassino: relazione condivisibile. Fini: manca di autocritica

Luca Cordero di Montezemolo

Roma, 26 maggio 2005

"Non è più tempo di rinvii, l'emergenza economia impone di agire". All'assemblea degli industriali all'Auditorium di Roma, il presidente di Confindustria Luca Montezemolo, lancia un nuovo allarme sulla situazione economica italiana e avverte le parti sociali e politiche: in questa fase di recessione "dobbiamo evitare di fare la fine dei polli di Renzo, che si beccavano ferocemente mentre venivano portati al macello. Noi non vogliamo andare al macello".

"Servono scelte alte, coraggiose e probabilmente popolari. schiacciati sul presente e divisi sul passato rischiamo di prestare poca attenzione al nostro futuro - ha denunciato Montezemolo- Mai come oggi abbiamo bisogno di una politica alta, che assuma responsabilità, prenda decisioni e non si smarrisca in defatiganti dispute sul perimetro degli schieramenti, sia nel centrodestra che nel centrosinistra".

In questi momenti difficili servono "scelte coraggiose. In questi casi il consenso segue e non precede le azioni. Non si possono accontentare tutti, lo diciamo al governo e alla maggioranza di fronte alle scelte di queste ore in materia economica e fiscale". A maggioranza e opposizione Montezemolo dice chiaro: "Togliete la testa dalle urne elettorali. Fate scelte di rigore orientate allo sviluppo e alla competitività internazionale che sono le chiavi del nostro futuro".

Per questo Montezemolo invita le forze politiche "a superare la logica del distruggere prima tutto quello che ha fatto il governo precedente e poi avviare il proprio programma. Se si perde tempo a distruggere non ci sara' poi il tempo per costruire". E inoltre "basta con riforme tese solo a cambiare il nome del ministro che le propone. Basta con le scuse sulle eredita' lasciate dalle amministrazioni precedenti. E questo vale per ieri, oggi e domani".

L' Irap "grava solo sul lavoro italiano e sul capitale investito nel nostro territorio" e "va abolita non solo perché ce lo chiede l' Europa - dice Montezemolo - Togliere l'Irap sul lavoro è urgente per far recuperare competitivita"' e la riduzione va realizzata intervenendo sulla componente costo del lavoro "in maniera diretta e proporzionale, senza elementi discriminati per le imprese industriali e la loro dimensione".

Gli industriali spiegano però che "questa operazione va fatta senza pregiudicare i conti dello Stato", individuando le poste di spesa pubblica da tagliare, perché "non vogliamo pagare con piu' deficit questa tassa che comunque deve essere rimossa".

Berlusconi: ce la faremo
La situazione economica è difficile, "abbiamo superato situazioni difficili, occorre che ci crediamo, che ci lavoriamo insieme e ne usciamo fuori insieme, ce la faremo anche questa volta". Questo il breve saluto, chiuso da un "augurio di buon lavoro", che il premier Silvio Berlusconi ha rivolto agli industriali al termine dell'assemblea della Confindustria.

Fini: analisi viziata da interessi di parte
"L'avrei apprezzato di più se nella sua lunghissima requisitoria contro ritardi, inadempienze, responsabilità, molte delle quali reali, del sistema politico-istituzionale, il presidente di Confindustria avesse speso qualche parola in più per ricordare le miopie, le titubanze e le reticenze del sistema industriale". Il ministro degli Esteri e vicepremier, Gianfranco Fini, commenta così la relazione del leader degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, all'assemblea annuale di Confindustria. "Montezemolo è troppo intelligente - aggiunge Fini - per non sapere che in una condizione economica così difficile Confindustria ha la sua quota di responsabilità, l'assunzione di questo aspetto - prosegue - mi fa dire che si è comportato come si comportano tanti leader politici che garantiscono un convinto consenso della platea, ma certamente rendono tutte le analisi viziate da un interesse di parte".

Prodi: una relazione forte e bella
"La relazione di Montezemolo e' forte e bella e non ha nascosto i problemi del Paese". Lo ha detto il leder dell'Unione Romano Prodi commentando la relazione del presidente di Confindustria. Prodi ha poi sottolineato l'importanza di agire uniti per risollevare il Paese: "Occorrono unita' -ha detto-, forza e anche punti di riferimento. Bisogna andare tutti uniti".

Fassino: relazione condivisibile
Per il segretario dei Democratici di sinistra la relazione di Montezemolo è "molto condivisibile". Secondo Fassino, quella del presidente di Confindustria è stata "una denuncia allarmata della situazione economica del paese, ma al tempo stesso contiene anche delle indicazioni per come uscirne. Ho registrato - ha aggiunto il segretario dei Ds - un'ampia convergenza tra le proposte avanzate nella relazione di Montezemolo con le proposte che da tempo avanza il centrosinistra".

Casini: capacità di analisi, a volte dura
"Non mi sembra che ci sia stata una resa dei conti". Così il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, ha commentato la relazione del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. "C'è stata una capacità di analisi, a volte dura", ha affermato, aggiungendo però che "qualche senso di autocritica in più non sarebbe stato male". Comunque - ha proseguito - "quello che è importante e che emerge dalla relazione di Montezemolo e' questo appello allo spirito di ricostruzione che deve vederci tutti uniti, industriali, istituzioni, governo e questo fatto mi sembra positivo".

Epifani: un passo indietro
La relazione del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo rappresenta "un passo indietro" nella parte che riguarda le condizioni di chi lavora, quasi che "l'impresa non avesse responsabilita"'. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani

Angeletti: sul contratto ha torto
"Sui contratti Montezemolo ha torto. Non è affatto condivisibile". Così il laeder della Uil, Luigi Angeletti, commenta il passaggio della relazione del presidente di Confindustria dedicato alla vertenze in corso per i rinnovi dei contratti. Angeletti dà comunque un giudizio complessivamente positivo del discorso effettuato da Montezemolo. "Si può condividere l'idea, anzi finalmente ci sono arrivati pure loro, che ci sono troppe tasse sul lavoro e che bisogna spostare il carico fiscale almeno parzialmente a tasse indirette".

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Venerdi, 27 Maggio, 2005

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Politica. Prodi: la decisione che ho preso ieri e' volta all'unita' non alla divisione

Romano Prodi

Rimini, 26 maggio 2005

"La decisione che ho preso ieri e' stato un gesto di responsabilita' verso gli italiani". Lo ha detto Romano Prodi intervenendo al congresso della Cisl dell'Emilia-Romagna a Torre Pedrera (Rimini).

"Perche' la lista dell'Ulivo - ha aggiunto - e' la condizione necessaria per avere un governo stabile e forte. Gli italiani hanno detto che questa e' la strada che da' un'idea chiara per la quale vogliono che noi proseguiamo. Con l'Ulivo abbiamo vinto le Europee, con l'Ulivo e l'Unione abbiamo vinto le regionali. Il mio - ha spiegato ancora Prodi - e' stato un atto volto non alla divisione ma all'unita', a una visione di lungo periodo, uno strumento perche' il futuro eventuale Governo resista ai momenti difficili e drammatici che in una legislatura possono esserci. L'Unione e l'Ulivo - ha ribadito - sono il centro della mia roposta politica e sono il motivo del mio ritorno alla politica italiana".

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Economia. Ciampi: "Ognuno deve fare la propria parte"

Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi

Latina, 26 maggio 2005

Per rafforzare le nostre industrie, cosa importante perché non si vive di solo turismo, è necessario instaurare un clima di comprensione e collaborazione tra le parti sociali". Lo ha ribadito il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi incontrando a Latina gli amministratori e gli imprenditori locali durante la sua visita alla città. Il capo dello Stato ha poi posto l'accento sul legame tra mondo del lavoro e Università sottolineando che è necessario "rafforzare tutte le strutture che debbono provvedere alla preparazione di una manodopera specializzata, a tutti i livelli, fino a quello universitario".

Il confronto deve unire
La dialettica politica è 'il sale' della democrazia, ma questo non deve precludere la possibilità e il dovere, nell'interesse del Paese, di unire le forze per raggiungere obiettivi di benessere - ha dunque continutato il presidente della Repubblica: "Una sana dialettica politica, linfa di una società democratica, deve però - sottolinea Ciampi - sapere esprimere anche la capacità di unire le energie di tutti per la realizzazione degli obiettivi che giovano alla cittadinanza". Un assunto, questo, che il presidente ha sempre difeso e rilanciato ed è lui stesso a ribadirlo: "E' questo un messaggio che non mi stanco di ripetere ovunque vada: imparate a lavorare insieme - conclude Ciampi -. Debbo dire che, in non pochi casi, questo già accade nella provincia italiana".

Ognuno deve fare la propria parte
"Ciò che giova alla crescita delle grandi imprese giova alla crescita di tutta l'economia". ha ribadito Carlo Azeglio Ciampi. La 'ricetta' del capo dello Stato per il rilancio dell'economia si articola, come Ciampi ha spiegato molte volte, in una pluralità di interventi e, soprattutto, in un metodo: fare, ognuno e insieme, la propria parte. "Le cose da fare per favorire questa crescita - ha aggiunto anche oggi Ciampi - toccano in parte alla società civile e alle organizzazioni di categoria in cui essa si articola, in parte tocca allo Stato centrale, in parte non piccola, ed anzi crescente toccano ai livelli locali di governo: Comuni, Provincia, Regione". A questo problema ha offerto "una significativa varietà di risposte il mio lungo giro d'Italia che - ha concluso Ciampi - che si avvicina alla conclusione. Se non erro questa è l'ottantanovesima visita della serie".

Giovedi, 26 Maggio, 2005

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Bambino annegato.Gli inquirenti: "Parziale ma sostanziale confessione"

I carabinieri del Ris a casa Magni

Lecco, 26 maggio 2005

C'e' stata una "parziale ma sostanziale confessione" di Maria Patrizio. Lo hanno detto gli inquirenti nel corso della conferenza stampa sulla morte del piccolo Mirko Magni, il bimbo di 5 mesi anngeato una settimana fa nella sua abitazione a Casatenovo, in provincia di Lecco.

"Al fermo di Maria Patrizio si è arrivati dopo una settimana di indagini concluse, in questa prima fase, con una parziale ma sostanziale ammissione da parte di Maria Patrizio". Lo ha affermato poco fa il colonnello Michele Di Santo, comandante provinciale dei Carabinieri di Lecco, in apertura della conferenza stampa convocata per fare il punto sulle indagini legate alla morte del piccolo Mirko Magni di Casatenovo. Il colonnello ha spiegato che elementi fondamentali per l'indagine si sono rivelati: il contrasto tra le dichiarazioni rese dall'indagata nell'immediatezza dei fatti - che già di per sé ponevano alcuni dubbi sul reale svolgimento dei fatti rispetto alla ricostruzione fornita dalla giovane donna - con quanto trovato dagli inquirenti sulla scena del crimine; le contraddizioni tra le dichiarazioni rese dalla mamma e quelle fornite da altre persone, in particolare il marito e il suocero; l'autopsia sul bambino e gli esperimenti sulla vaschetta in cui era immerso il corpo per accertare le possibili modalità della morte; gli esami tecnici sulle lesioni presenti sul corpo della mamma al fine di verificare la loro compatibilità con l'asserita aggressione; gli accertamenti di natura biologica e genetica sui reperti trovati sulla scena "criminis"; le dichiarazioni rese dall'indagata in sede di interrogatorio (la scorsa notte) del tutto contrastanti con quelle rese precedentemente e costituenti una parziale ma sostanziale confessione.

Maria Patrizio, la madre del piccolo, ricoverata in ospedale nella notte dopo un malore, assistita dai suoi legali ,è stata a lungo ascoltata dal magistrato Giovanni Gatto Subito dopo è avvenuto il trasferimento a Milano. Secondo indiscrezioni raccolte da 'Repubblica', la donna avrebbe confessato di aver attraversato un momento di follia. La donna, all'interno del carcere, è tenuta sotto stretta sorveglianza perché si teme possa commettere qualche gesto disperato.


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Mercoledi, 25 Maggio, 2005

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Moratti, ultima riforma a sorpresa e per decreto

Venerdì sarà presentato in consiglio dei ministri l’ultima parte della riforma della scuola targata Moratti, quella riguardante le scuole secondarie superiori. Il provvedimento è da tempo nell’occhio del ciclone. Negli ultimi mesi diverse bozze della riforma sono circolate alimentando le polemiche e la confusione.

Fulvio Fammoni, segretario nazionale della Cgil, ed Enrico Panini, segretario generale della Flc-Cgil avvertono in una dichiarazione congiunta: «Apprendiamo dai mezzi di informazione che il consiglio dei ministri, nella seduta di venerdì 27 maggio, approverà lo schema di decreto legislativo relativo al nuovo assetto della scuola secondaria superiore». Quale sia il testo che sarà portato in Consiglio, esclusa una ristretta cerchia, nessuno sa considerato che ormai siamo alla decima versione. Da ciò che si evince - osservano comunque - non cambia la sostanza di un provvedimento da noi già duramente contestato in relazione alle principali scelte di merito (differenziazione della secondaria in percorsi paralleli e distinti; forte indebolimento dell'asse tecnico; annullamento del ruolo e dell'identità dell'istruzione professionale). La questione certa è che venerdì prossimo, se il decreto legislativo sarà approvato, si consumerà ciò che noi giudichiamo essere uno strappo istituzionale molto grave. Il Governo, infatti - spiegano - presenta uno schema di Decreto legislativo senza alcun confronto con le Confederazioni e i sindacati di categoria. Infatti, l' ultimo incontro risale a molti mesi fa e poi più nulla. La scuola diventa così una proprietà privata della maggioranza e del Ministro per cui non si avverte neanche l'esigenza di dare sostanza al confronto con le parti sociali».

Il provvedimento, del quale sono state sfornate una decina di versioni, è ancora in queste ore alle limature finali, soprattutto nella parte che riguarda la copertura finanziaria (già ipotizzata in una delle ultime bozze in circa 93 milioni di euro, oltre 24 mln per il 2006 e più di 68 mln dal 2007) da concordare con il dicastero dell'Economia. Uno dei punti più controversi rimane la divisione in due canali «di pari dignità»: i licei, che hanno un carattere maggiormente propedeutico all'università, e l'istruzione e formazione professionale che è più mirata all'immediato ingresso nel mondo del lavoro. Il canale della formazione professionale è di competenza delle regioni stabilendo però livelli essenziali di durata del percorso, prestazioni e qualificazione dei docenti. Le Regioni perciò saranno autonome nella gestione e nell'organizzazione dell'offerta formativa, ma all'interno di standard nazionali fissati in sede di conferenza Stato-Regioni. Altri problemi da risolvere riguardano l’istituzione di campus che, si legge all’art.1, dovrebbero essere organizzati «Per la realizzazione delle finalità dell'intero sistema educativo e per l'attuazione di un forte legame con il mondo del lavoro, dell'economia e delle professioni».

Un trattamento «sicuramente gravissimo sul piano istituzionale», secondo la Cgil, è stato riservato alle Regioni: «Nessun incontro con le Regioni su una materia che vede una loro competenza costituzionale e un loro interesse oggettivo molto forte». «Ora ci sono, dopo le elezioni dello scorso aprile, i nuovi Consigli regionali, i nuovi Presidenti e, in molti casi, i nuovi Assessori e non si avverte l'esigenza - fanno notare Fammoni e Panini - di un incontro vero prima del Consiglio dei Ministri! Insomma, le Regioni sono relegate nei loggioni con tutti gli altri soggetti in attesa che - concludono - chi può decida per poi graziosamente sentire le osservazioni». L’assessore della regione toscana all'Istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini ha scritto una lettera aperta al ministro Moratti per chiedere di realizzare subito incontri tecnici bilaterali tra Ministero della Pubblica Istruzione e Regione Toscana per definire le intese necessarie sulla programmazione scolastica dopo che la corte costituzionale ha attribuito competenze in materia alle regioni. Simoncini ricorda come il silenzio che il ministero ha fatto calare sull’argomento sia dannoso e rischi di sfociare in un conflitto istituzionale.

Anche i Ds si fanno sapere indignati dell'atteggiamento del ministro e del modo in cui la riforma viene portata avanti: «Apprendiamo che il ministro Moratti intende far approvare dal Cdm di venerdì l'ennesima bozza di decreto sulla scuola superiore. Sarebbe un atto di arroganza, non solo rispetto alle forze politiche di opposizione, ma anche alle forze sociali che sul quel decreto hanno avanzato serie e motivate obiezioni».Lo afferma Andrea Ranieri, responsabile Scuola, Università e Ricerca della Segreteria nazionale della quercia. «Ma il fatto più grave - prosegue - è che l'eventuale approvazione di quel testo costituirebbe un pesante strappo istituzionale con le regioni, che su questo decreto devono esprimere non solo un parere, ma sono piuttosto chiamate a una intesa. Una approvazione di un testo del decreto mai presentato alle regioni sarebbe viziata da palese incostituzionalità. Un'altra scelta avventurista di un governo morente - conclude Ranieri - per spingere la scuola pubblica italiana nel caos».

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OCSE. L'Europa dell'euro non cresce. Italia in recesssione, rapporto deficit/Pil al 4,4% nel 2005. Serve piu' mercato

Per l'OCSE nell'aea euro indifferibili riforme strutturali

Parigi, 24 maggio 2005
L'Italia subisce "l'effetto combinato della forte crescita dei costi unitari della mano d'opera, dell'apprezzamento dell'euro e della forte crescita della concorrenza mondiale sui settori in cui è specializzata. Le quote di mercato del Paese si sono molto ridotte. La domanda interna, precedentemente sostenuta dalla forte crescita dell'occupazione e dal basso livello dei tassi reali, rallenta". Anche per l'Ocse, che ha pubblicato oggi il suo ultimo Outlook, l'Italia è in recessione e le cose nel nostro paese non miglioreranno prima di inizio 2006. Inevitabili i riflessi sui conti pubblici, come del resto dell'area euro: la metà dei paesi di eurolandia, avverte l'Ocse, avrà un rapporto Pil/deficit sopra il 3% e dovrà fronteggiare una crescita "debole", intorno all'1,2% nel 2005 e del 2% nel 2006.

Dall'inizio dell'anno l'Italia è in recessione e il deficit nel 2005 si attestera' al 4,4%. Inoltre "in assenza di nuove iniziative, continuerà a salire anche nel 2006, come conseguenza della graduale eliminazione delle una tantum. L'indebitamento del settore pubblico si stima che salira' sia nel 2005 sia nel 2006".

Per l'Italia, l'Organizzazione prevede una leggera ripresa solo a fine anno-inizio 2006, "grazie ad una nuova ripresa del commercio mondiale, un miglioramento della produttività del lavoro e un alleggerimento fiscale". Ma le questioni di fondo restano: "Per rimediare ai fattori responsabili della mediocre competitività dell'Italia servono riforme strutturali - ammonisce l'Ocse - Le trattative sui salari dovrebbero essere riadattate per meglio tener conto dell'evoluzione della produttività. I settori protetti dovrebbero essere più aperti alla concorrenza - si legge - in modo da ridurre in maniera decisiva i costi a monte e le pressioni inflazionistiche. La riduzione del debito dovrebbe essere accelerata, in modo da favorire un alleggerimento della fiscalità e un aumento degli investimenti in capitale fisico e umano".

"Lo scenario omogeno con una ripresa che si sarebbe diffusa in maniera paritaria nel paesi dell'Ocse non si è materializzato", ammette l'Ocse: se gli Usa hanno rispettato le attese di un "soft landing" con un'economia che crescera' quest'anno del 3,3% rispetto al 3,6% previsto a dicembre, e se il Giappone mantiene le promesse di ripresa con un Pil in crescita dell'1,5% e 1,7% nel 2005-2006 dal 2,1-2,3% previsto in precedenza, l'Asia accelera, non si puo' dire altrettanto per l'Europa continentale con l'area euro appesantita da paesi in recessione come l'Italia e dalla Germania, in crescita solo dell'1,2% e del 2% nel 2006.

Ma allora è l'euro uno dei fattori del rallentamento dell'Europa? No, dice l'Ocse, anzi: "Dal suo avvio, l'Unione monetaria europea ha prodotto benefici inestimabili per i paesi membri", grazie ad una maggiore "stabilità finanziaria interna" e dai "tassi di interesse storicamente bassi" così come alla creazione di "un contesto di stabilità dei prezzi che ha retto al test dell'aumento delle quotazioni del petrolio". Nel lungo periodo, tuttavia, nota l'Ocse, il successo dell'Uem richiede da parte di tutti misure per i mercati finanziari e del lavoro e anche misure di omogeneizzazione nelle strutture finanziarie dei paesi membri. "In questo contesto -sostiene l'Ocse- qualunque siano le difficolta' politiche, rimane urgente andare avanti con un'ulteriore integrazione economica e riforme strutturali".

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Martedi, 24 Maggio, 2005

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Politica. Casini si arrabbia: il Parlamento faccia il suo dovere e scelga i due giudici per la Corte costituzionale

Pierferdinando Casini

Roma, 24 maggio 2005

"E' intollerabile questa situazione in cui di settimana in settimana si rinvia la scelta dei giudici della Corte Costituzionale". Il Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, a margine di un convegno sulla logistica a palazzo San Macuto, non nasconde la sua insoddisfazione per la mancata elezione di due membri parlamentari della Corte costituzionale.

"Mi auguro che domani i gruppi parlamentari vogliano esprimere delle candidature - dice Casini - perché è intollerabile questa situazione in cui di settimana in settimana si rinvia la scelta dei giudici della Corte costituzionale".


"Tutto quello che c'era da dire lo abbiamo già detto - ha ricordato Casini riferendosi alla lettera inviata ieri, insieme al presidente del Senato ai presidenti dei gruppi parlamentari -. Con il presidente Pera abbiamo totale sintonia. Abbiamo richiamato con determinazione e serietà le forze politiche a risolvere questa questione. Non possiamo rassegnarci ad essere inadempienti - ha insistito il presidente della Camera - Il Parlamento deve dare l'esempio. Si vada in Aula, si voti, ci si confronti, come si deve fare perché la nostra scelta non è un optional è un dovere. Il Parlamento - ha concluso - legittima il suo diritto all'esistenza e all'operatività proprio adempiendo i suoi doveri".

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Lunedi, 23 Maggio, 2005

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Afghanistan. Clementina Cantoni: Ciampi segue la situazione. Scade oggi l'ultimatum

Clementina Cantoni

Kabul, 22 maggio 2005
Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, a quanto si apprende, segue costantemente, attraverso l'unità di crisi del ministero degli Esteri, l'evolversi della situazione relativa al sequestro di Clementina Cantoni in Afghanistan.

Scade questo pomeriggio alle 16 e 30 ora italiana l'ultimatum dei rapitori di Clementina Cantoni. Il capobanda Timor Shah, presunto portavoce dei rapitori, cerca di mettere pressione ai mediatori al lavoro per ottenere la liberazione della coordinatrice di Care International.

E' il sesto ultimatum del rapitore di Clementina Cantoni, il talebano Timor Shah, diffuso via radio e tv. "L'obiettivo è creare confusione, un modo per esercitare maggiore pressione sugli inquirenti e per gestire meglio il sequestro", dice una fonte molto vicina all'inchiesta. In realtà, ribadisce la fonte, il suo vero obiettivo è uno solo: ottenere la liberazione della madre, in carcere per favoreggiamento, in relazione al sequestro e all' uccisione del figlio di un uomo d'affari locale. Un episodio di tre mesi fa, per il quale lo stesso Shah è indagato. A parte gli ultimatum, quello che è certo è che si continua a trattare. Il governo afgano avrebbe dato il proprio consenso a scarcerare la madre del presunto capo dei rapitori.

Nuovi contatti ci sarebbero stati ieri tra i sequestratori di Clementina Cantoni e chi conduce i negoziati per il rilascio. Lo si è appreso da fonti afgane vicine all'inchiesta. Secondo le fonti, durante uno di questi contatti i rapitori avrebbero nuovamente fatto parlare l'ostaggio con uno dei negoziatori afgani.

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Domenica, 22 Maggio, 2005

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Comunali. Ballottaggi in Sardegna, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia

Sono più di 380 mila gli elettori

Roma, 22 maggio 2005

Si chiude la tornata elettorale elettorale per le elzioni amministrative: urne aperte stamane per i ballottaggi in Sardegna, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Complessivamente sono più di 380 mila gli elettori chiamati a rinnovare 18 amministrazioni comunali e una provinciale.

Si tratta, in tutti i casi, del secondo turno di ballottaggio ad eccezione degli otto comuni friulani, con meno di 15 mila abitanti, arrivati alla scadenza naturale o commissariati. In Sardegna e Friuli si vota anche lunedì mattina, mentre in Trentino Alto Adige i seggi chiudono domani sera alle 22.

Sulla scena politica, all'interno delle due coalizioni di maggioranza e opposizione, il dibattito è acceso sulle questioni della leadership. Ieri, intervenendo dal Brasile, il presidente della Camera Pierferdinando casini ha detto che la questione della leadership nel centrodestra è un "falso problema". Nel centrosinistra Francesco Rutelli, della Margherita, ribadisce la leadership di Romano Prodi ma rivendica al contempo le scelte fatte.

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Sabato, 21 Maggio, 2005

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Afghanistan. Ministero dell'Interno afghano: vicini alla liberazione della Cantoni. Gruppo islamico rivendica rapimento

Le vedove scese in piazza a Kabul

Kabul, 18 maggio 2005
"Riteniamo di essere molto vicini alla liberazione dell'ostaggio", ha detto, rivolgendosi ad alcuni giornalisti italiani Lutfullah Mashad, portavoce del Ministero dell'Interno afghano. Secondo il portavoce del Ministero dell'interno di Kabul, Timor Shah sarebbe il presunto autore del rapimento, insieme ad altre due persone: "Ma non sono vicini a gruppi terroristici, non si tratta di una formazione politica". Lutfullah Mashad ha inoltre confermato che la telefonata fatta da Timor Shah a una radio locale di Kabul proverrebbe effettivamente dal cellulare di Clementina Cantoni.

Dopo aver ribadito la matrice "non politica" del rapimento, il portavoce si è detto ottimista sugli sviluppi dell'inchiesta: "Siamo sicuri che l'ostaggio è ancora in città perché abbiamo bloccato tutte le uscite ed è impossibile che i sequestratori si siano allontanati. Riteniamo ha ripetuto - di essere molto vicini alla liberazione".

Gruppo islamico rivendica il rapimento
Un uomo che si è indentificato come Taimur Shah ha rivendicato oggi con una telefonata a 'Radio Liberty', emittente finanziata dagli Stati Uniti, il sequestro di Clementina Cantoni, la cooperante trentaduenne milanese prelevata lunedì sera da quattro uomini armati nel centro di Kabul.

Non è stata ancora appurata l'attendibilità della rivendicazione, ma una fonte dell'emittente ha detto che l'uomo aveva chiamato con il cellulare della Cantoni. Shah ha chiesto che il governo metta al bando la vendita di alcolici e un programma televisivo musicale chiamato "Il mercoledì sera", e ha chiesto anche maggiore sostegno alle scuole coraniche nel Paese.

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Venerdi, 20 Maggio, 2005

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Giro d'Italia. Vince McEwen, Danilo Di Luca resta in maglia rosa

Robby McEwen

Roma, 18 maggio 2005
L'australiano Robbie McEwen del team Davitamon Lotto ha vinto in volata la decima tappa dell'88.ma edizione del Giro d'Italia, 212 chilometri da Ravenna a Rossano Veneto. McEwen, con il tempo di 5 ore 29 minuti e 21 secondi, ha preceduto al fotofinish Alessandro Petacchi della Fassa Bortolo, l'australiano Stuart O'Grady della Cofidis ed il tedesco Erik Zabel della T-Mobile. Da domani il giro inizierà ad affrontare la dura traversata alpina verso l'epilogo di Milano.

Paolo Bettini (Quickstep) ha preso parte alla volata chiudendo in quinta posizione. Danilo Di Luca del team Liquigas Bianchi ha conservato la maglia rosa di leader della classifica generale.

Invariati i distacchi in classifica generale rispetto all'arrivo di tappa di lunedì a Ravenna. Di Luca guida con 9" di vantaggio su Ivan Basso, 35" su Paolo Savoldelli, 1'15" su Damiano Cunego, 1'27" su Dario David Cioni e i 1'35" su Stefano Garzelli. Gilberto Simoni è decimo a 2'11" dietro all'ucraino Serhiy Honchar (+1'39") e al tedesco Markus Fothen (+2'10").

Perquisizione Nas in hotel
I Nas sono nuovamente entrati in azione al Giro d'Italia. Una squadra di militari ha perquisito l'albergo di una squadra che partecipa alla corsa rosa, per sequestrare una sorta di camera ipobarica, attrezzatura per la simulazione delle condizioni di altura che non è vietata dal codice Wada, ma sarebbe proibita dalla legge 376 contro il doping in quanto permetterebbe di alterare i valori di ematocrito.

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Giovedi, 19 Maggio, 2005

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Trasporti. Venerdi' sciopero di otto ore di tram, autobus e metropolitana

Un tram a Milano

Roma, 18 maggio 2005
Autobus, tram e metropolitane si fermeranno dopodomani, venerdì, per uno sciopero di otto ore del trasporto pubblico locale proclamato dalle organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. Al centro della protesta la volonta' delle controparti, Asstra e Anav, di disdire, dal primo giugno prossimo, l'attuale trattamento economico del periodo di malattia degli autoferrotranvieri.

La protesta si svolgera' secondo modalita' decise a livello territoriale:
Milano dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 alle 19.45.
Torino dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 20.
Bologna dalle 11 alle 16.30 e dalle 19.30 alle 22.
Genova dalle 9.30 alle 17.30.
Venezia dalle 10 alle 14 e dalle 20 alle 24.
Firenze dalle 16 alle 24.
Roma dalle 8.30 alle 16.30. Riapertura cancelli metro alle 17.00.
Napoli dalle 8.30 alle 16.30. Dalle 8.30 alle 13.30 Circumvesuviana. Ultima corsa delle Funicolari prevista alle 8.20 e riprendera' alle 16.50.
Palermo dalle 9.30 alle 17.30.

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Mercoledi, 18 Maggio, 2005

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Conti pubblici. Ocse: Italia poco competitiva e senza crescita. Tagli alle tasse possibili solo con riduzione spesa


Una fabbrica tessile

Parigi, 18 maggio 2005

In Italia è in atto una "ripresa modesta" dall'inizio del 2004 che "procederà a ritmo moderato nel 2005 e 2006" destinata a "rimanere più lenta di quella degli altri paesi Ue".

E' la previsione che l'Ocse fa per il Paese nel Rapporto Italia pubblicato a una settimana dall'uscita dell'Outlook che darà invece le nuove stime per il Paese. Nell'ultimo Outlook di dicembre l'Ocse stimava per l'Italia una crescita del Pil dell'1,7% quest'anno e del 2,1% per il 2006. Per quanto riguarda l'inflazione nello studio l'Ocse prevede che anche qui il divario con i paesi Ue "dovrebbe accrescersi di nuovo nel 2006". Gli esperti di Parigi ammettono che l'Italia ha comunque fatto dei grossi progressi sul fronte dell'occupazione anche se, avverte, resta elevato il livello di protezione per gli occupati con contratto permanente ed esistono ampi divari territoriali nei risultati del mercato del lavoro".

Ulteriori provvedimenti strutturali
L'Italia, per conseguire gli obiettivi di bilancio 2005, potrebbe aver bisogno di "ulteriori provvedimenti di tipo strutturale" continua ancora l'Ocse avvertendo il Paese che nonostante gli sforzi fatti fino ad ora "il livello del debito si colloca ancora oltre il 100% del Pil", l'avanzo primario si è significativamente ridotto e l'attuazione di più incisive riforme strutturali è stata elusa fino ad ora dal reiterato ricorso a misure "una tantum".

Abbandonare i condoni
I condoni fiscali "vanno abbandonati", perché "comportano il rischio di incoraggiare l'elusione e l'evasione fiscale nell'attesa di nuove sanatorie", inoltre provocano "un affievolimento del rispetto delle leggi tributarie". L'Ocse precisa anche che: "Negli anni a venire saranno necessari grandi sforzi per assicurare l'effettiva copertura finanziaria del taglio di imposte sul reddito per 6 miliardi previsto per il 2005 e per eliminare definitivamente il ricorso alle misure una tantum che hanno assicurato il contenimento del deficit negli ultimi anni".

Riduzioni permanenti della spesa
Guardando alla manovra fiscale nel complesso gli esperti di Parigi ricordano che si tratta comunque di "provvedimenti importanti a condizione che i tagli fiscali siano finanziati da riduzioni della spesa a carattere permanente". "I condoni - aggiunge ancora l'Ocse - dovrebbero essere definitivamente eliminati ed essere sostituiti da piu' vigorosi ed estesi programmi di lotta all'evasione".

L'Ocse, che darà le sue previsioni di deficit e debito per l'Italia il 24 maggio in occasione dell'Outlook economico di primavera, prevede anche un ulteriore dell'avanzo primario "a causa di una forte dinamica verso l'alto della spesa pubblica" e "un deficit del settore pubblico superiore al 3" nel 2005 e più elevato nel 2006".

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Domenica, 15 Maggio, 2005

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Berlusconi: niente soldi per gli statali. Sindacati pronti allo sciopero

Lotta lunga e duratura. Dopo l’ennesimo stop nelle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro di oltre tre milioni di statali, i sindacati si preparano ad una escalation della mobilitazione, a cominciare da scioperi generali regionali e di categoria. La risposta di Cgil, Cisl e Uil dipenderà dall'esito della riunione del 19 maggio a Palazzo Chigi. Un appuntamento fissato in un colloquio telefonico tra i leader sindacali, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta, e Luigi Angeletti, e lo stesso premier, Silvio Berlusconi. Al quale già da ora i sindacati hanno posto un altolà: no al taglio dell'Irap con le risorse stanziate per il contratto e quelle aggiuntive, risultato della mediazione di questi giorni. «Se giovedì prossimo non avverrà il chiarimento e il governo non accetterà l'intesa che era stata raggiunta sul rinnovo dei contratti pubblici, daremo vita da giovedì a tutte le forme di lotta in modo lungo e duraturo ... e quando dico tutto c'è anche lo sciopero», ha detto il leader
della Cisl Savino Pezzotta.

Nelle intenzioni del governo, il confronto dovrà riguardare l'intero quadro economico del Paese, alla luce dei dati diffusi dall'Istat sul pil, e non solo i contratti pubblici. Diversa la posizione dei sindacati, che chiedono un tavolo distinto per il rinnovo, e accusano il governo di aver dato «cifre gonfiate». Dopo la divulgazione delle stime preliminari dell'Istat, che hanno mostrato il Pil a -0,5% nei primi tre mesi del 2005 dopo un -0,2% negli ultimi tre mesi del 2004, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha infatti sentenziato che poiché l'economia rischia la «stagnazione» il governo non è disponibile ad «avallare» richieste di aumento che comportino costi ritenuti eccessivi.

Al termine del Consiglio dei ministri che si è concluso con un nulla di fatto per gli statali i segretari di Cgil, Cisl e Uil hanno convocato d'urgenza i vertici delle categorie per fare il punto. Un confronto, durato circa due ore, nel corso del quale i sindacalisti sono stati costantemente informati sulle dichiarazioni del capo del governo nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri. «Non è vero, come ha detto Berlusconi - ha sottolineato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani al termine della riunione - che aumenti del 5% sono oltre l'inflazione. E non è vero che comporterebbero un costo aggiuntivo intorno al miliardo di euro. Queste affermazioni di Berlusconi sono del tutto fuori luogo. C'è un modo di gonfiare le cifre che non è assolutamente serio». E anche secondo Pezzotta, «quello che dice Berlusconi non corrisponde alla realtà, perchè quello che abbiamo concordato l'altra sera con quattro ministri di questo governo è una cosa ben diversa. Con loro avevamo raggiunto un'intesa che prevedeva un aumento del 5,1%. Ci sembra che il governo voglia utilizzare gli ultimi dati sul Pil in maniera strumentale. È chiaro - ha detto - che non ci rifiutiamo di andare all'incontro, soprattutto perché siamo interessati a sapere qual è la reale situazione del Paese. Diremo innanzitutto che non c'è ragione di cambiare l'intesa che era stata raggiunta sui contratti pubblici e che non è possibile proseguire con la politica economica che è stata annunciata. Diremo poi - ha proseguito Pezzotta - che ci devono essere due tavoli distinti e separati, uno sui contratti e uno sulla situazione economica, perchè non si può mischiare l'Irap con i contratti pubblici». Mentre Angeletti ha tenuto a precisare che il sindacato «non accetterà mai che si finanzi la riduzione dell'Irap utilizzando in parte o in toto gli stanziamenti destinati al rinnovo dei contratti pubblicì».

A soffermarsi di più sulle iniziative di lotta che si prospettano, nel caso in cui l'incontro di giovedì andrà male, sono stati i segretari di categoria. «Se il governo manterrà questa inaccettabile posizione - ha affermato il segretario della Fp-Cgil, Carlo Podda - è chiaro che giovedì decideremo un calendario articolato di lotta su tutto il territorio nazionale, che comprende sia forme di lotta generale che lotte articolate di categoria». «Questa vicenda - ha detto il segretario della Fps-Cisl, Rino Tarelli - ha avuto un epilogo amaro, è stato utilizzato il contratto come un campo di battaglia».

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Sabato, 14 Maggio, 2005

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Contratto statali. Il governo convoca le parti sociali il 19 maggio. I sindacati: Berlusconi dice cose non vere

Il premier Silvio Berlusconi

Roma, 14 maggio 2005

Nulla di fatto per il rinnovo del contratto degli statali, ieri sul tavolo del Consiglio dei Ministri. Il governo rilancia l'idea di un nuovo patto sociale e convoca sindacati e imprenditori per il 19 maggio.

"Ho sentito i leader sindacali. Sto aspettando, penso che ci incontreremo la prossima settimana, o l'altra". Lo ha detto il Premier, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Il Governo non può accordare aumenti medi per il contratto del pubblico impiego di 111 euro, ha detto il Premier. "I sindacati - ha detto il Premier - chiedono aumenti medi del 5%", e questo porterebbe ad incrementi "da 95 a 111 euro" in media.

"Non posso avallare queste richieste", ha detto Berlusconi, perché questo significherebbe "trovare quasi 992 milioni di euro, circa un miliardo di euro, circa 2 mila miliardi di vecchie lire". "Ci incontreremo - ha detto quindi Berlusconi - e valuteremo quale sarà la decisione da prendere per i contratti".

"Il presidente del Consiglio fa dichiarazioni che non corrispondono alla realtà: l'intesa che avevamo concordato con il governo, o almeno con quattro ministri, è una cosa diversa". Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti replicano seccamente alle parole di Silvio Berlusconi.

Cgil, Cisl e Uil decideranno giovedì prossimo, dopo l'incontro con il governo a Palazzo Chigi, la risposta da dare nel caso la mediazione raggiunta per i contratti del Pubblico impiego ("aumenti del 5,1%", ribadiscono) non venisse accettata. "Da giovedì siamo pronti a tutte le forme di lotta, in modo lungo e prolungato", avverte Savino Pezzotta assieme a Guglielmo Epifani e Luigi Angeletti al termine di una riunione con i leader delle categorie interessate al rinnovo. Tutte le forme di lotta "nessuna esclusa".

È Pezzotta, al termine di una riunione dei leader con i sindacati del Pubblico impiego, a farsi portavoce della valutazione comune: "Primo, abbiamo raggiunto un'intesa che prevedeva aumenti del 5,1% e per noi questa mediazione deve essere accettata così com'è. Secondo - prosegue - non è corretto mischiare le questioni contrattuali e quelle economiche, anche perché ci sembra strano che la mediazione sia stata fatta senza conoscere la situazione economica. Utilizzare oggi i dati del Pil è strumentale. Se martedì il governo e Siniscalco non sapevano della gravità dei conti il giudizio dovrebbe essere diverso".

Per il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, la politica economica del governo è all' ''8 settembre" . Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, ha dichiarato che da giovedì i sindacati sono ''pronti a tutte le forme di lotta, in modo lungo e duraturo".


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Economia. Pil: Montezemolo, le cifre mostano un paese in recessione

Montezemolo

Roma, 13 maggio 2005
L'Italia in recessione economica, con il Prodotto interno lordo sceso dello 0,5% nel primo trimestre 2005, fa discutere le forze politiche i sindacati e gli imprenditori. Vengono confermate tutte le preoccupazioni di Confindustria, ha detto il presidente degli industriali Luca Cordero di Montezemolo che aggiunge: ''serve un grande impegno comune delle forze migliori e vitali del Paese".

"I parametri sono negativissimi. Oggi, se leggete i giornali, tutti si sono accorti della situazione, le cifre fanno vedere un Paese in recessione". Questo quanto ha detto il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo nel corso del suo intervento al convegno Ancma su Europa, competitività e servizi.

Montezemolo ha avuto anche un breve colloquio con il vicepremier Gianfranco Fini, che ha esortato a introdurre più concorrenza nel sistema paese. La Confindustria è poi preoccupata del contratto degli statali, di cui si parlera' approfonditamente oggi, durante il consiglio dei ministri. Il consiglio dei ministri di oggi dovrebbe anche esaminare la riduzione dell'Irap per 12 miliardi in tre anni e decidere sulle nomine ai vertici delle aziende pubbliche.

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Venerdi, 13 Maggio, 2005

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Contratto statali. Maroni: non e' stato ancora trovato l'accordo. Baccini: il premier convochera' le parti sociali

Maroni

Roma, 13 maggio 2005
Sul contratto degli statali "Ancora non è stato trovato l'accordo". Lo ha affermato il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, lasciando Palazzo Chigi mentre è ancora in corso la riunione del governo.

"Il Consiglio dei ministri ha deciso di affidare al presidente del Consiglio la convocazione delle parti sociali, che avverrà prima possibile". Lo ha detto il ministro per la Funzione pubblica, Mario Baccini. Ai giornalisti che chiedevano se ci fosse un accordo sulle disponibilità economiche, Baccini ha risposto: "C'è stato un ampio dibattito, non parlerei di cifre ma è emerso un senso di responsabilità da verificare con le parti sociali".

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Fiat. A Melfi chiesta la cassa integrazione per 5000 dipendenti

Gli scioperi dei dipendenti di Melfi

Melfi, 13 maggio 2005

A causa del protrarsi dello sciopero dei cosiddetti "bisarchisti", gli addetti al trasporto delle auto prodotte nello stabilimento, la Fiat ha deciso di fermare dalle ore 22 di stasera le linee della fabbrica di Melfi (Potenza), dove si producono Punto e Lancia Y: l'azienda chiederà dunque la cassa integrazione per circa 5.000 operai.

La protesta degli autisti delle bisarche è cominciata diversi giorni fa, per chiedere l'adeguamento delle tariffe: un incontro si è svolto ieri a Roma, ma non ha risolto la vertenza. Il trasferimento delle automobili prodotte a Melfi è avvenuto con i treni, ma il numero di vetture accumulate nei piazzali ha indotto l'azienda a bloccare la produzione.

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Giovedi, 12 Maggio, 2005

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Contratto statali. Fallito l'incontro tra governo e sindacati

Epifani,Pezzotta e Angeletti

Roma, 11 maggio 2005

Il lungo incontro informale tra i leader di Cgil Cisl e Uil e i ministri dell'Economia, Domenico Siniscalco, della Funzione Pubblica, Mario Baccini, delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta non ha sbloccato la trattativa per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego. Dopo il vertice di questa mattina a Palazzo Grazioli e l'annuncio della riunione con i sindacati, sembrava che qualcosa si fosse sbloccato, ma nel pomeriggio e' arrivata la richiesta della Lega Nord di inserire la questione nell'ambito del rilancio dell'economia, anticipando il Dpef a maggio.
I sindacati si sono presentati al tavolo reiterando la richiesta fatta ieri sera, cioe' un aumento di 101 euro sulle retribuzioni dei ministeriali, che corrisponde a un rialzo del 5,1%, superiore quindi al 4,31% contenuto in Finanziaria, ma gia' ventilato mesi or sono dal vicepremier, Gianfranco Fini.
Il governo non ha accolto la proposta, offrendo un massimo di 95 euro per i ministeriali, che corrisponderebbe - secondo il governo - a un aumento medio di circa 105 euro, quindi 9 euro in piu' rispetto a quanto offerto nel tavolo "ufficiale" tenuto a Palazzo Chigi prima delle elezioni amministrative. A questo punto la questione verra' portata in Consiglio dei Ministri per un chiarimento politico all'interno del governo; il sindacato da' ancora un paio di giorni al governo per decidere, ma la tensione e' sempre piu' alta, soprattutto a causa delle dichiarazioni di Confindustria, giudicate pressioni indebite.
"Le interferenze di Confindustria non servono, sono sbagliate nel merito e nel metodo - ha detto il segretario confederale della Cisl, Savino Pezzotta - Abbiamo chiesto al governo di dirci nel giro di due giorni un si' o un no alle nostre proposte". "Il governo deve risolvere i problemi al suo interno - ha sottolineato il leader della Uil, Luigi Angeletti - spero che li risolva e che ci dia una risposta presto".

Alemanno: problemi di compatibilità economica
"Al di là di ogni tentativo propagandistico della Lega di appropriarsi della leadership del fronte cosiddetto 'rigorista', le condizioni per chiudere il contratto sul pubblico impiego pongono dei problemi alle compatibilità economica della prossima finanziaria". Ad affermarlo, il vicepresidente di An e ministro delle Politiche agricole e forestali, Gianni Alemanno."E' per questo che il Governo - spiega il ministro - pur mantenendo fermo l' impegno politico di chiudere il contratto del pubblico impiego, ha bisogno di un' ulteriore verifica sulle risorse disponibili alla luce degli altri impegni presi con il documento programmatico. Si tratta - ha precisato Alemanno - di rendere questa verifica la più rapida possibile per non lasciare i lavoratori pubblici ancora altro tempo senza contratto".

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Immigrazione. E' emergenza a Lampedusa. Strasburgo accoglie il ricorso contro i rimpatri

530 clandestini sono arrivati a Lampedusa

Strasburgo, 11 maggio 2005

Con l'arrivo del bel tempo e' ripreso l'assalto dei clandestini alla coste siciliane. E il centro di prima accoglienza di Lampedusa rischia il collasso. Oltre mille extracomunitari giunti nell' isola delle Pelagie in nove sbarchi consecutivi nelle ultime 24 ore sono stipati in una struttura nata per ospitare un massimo di 190 persone.
Una situazione esplosiva che non potra' risolversi con il rimpatrio in Libia degli immigrati. Uno stop e' arrivato da una decisione della III sezione della Corte Europea dei diritti dell' uomo, che ha sospeso l' espulsione verso il Paese africano di undici immigrati giunti a marzo in Sicilia. L'orientamento e' stato reso noto da un gruppo di senatori dell' Unione in una conferenza stampa organizzata a Palazzo Madama. Il tribunale ha accolto un ricorso urgente presentato il primo aprile da un team di avvocati, guidati da Anton Giulio Lana, a nome di 79 immigrati. Dopo aver chiesto notizie al governo italiano, la Corte ha deciso di sospendere le espulsioni, una scelta vincolante per le autorita' italiane. Nelle prossime settimane i
giudici saranno chiamati a pronunciarsi nel merito della vicenda, decidendo se la Libia offra o meno garanzie adeguate per la tutela dei diritti umani delle persone espulse sul suo territorio.

Il "bollettino" degli sbarchi viene aggiornato in continuazione
Le motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza hanno lavorato senza sosta, notte e giorno, per soccorrere i boat people che hanno ripreso a solcare il Canale di Sicilia. Gli ultimi due barconi sono stati intercettati nel pomeriggio da un Guarda Coste della Capitaneria, che prima ha raccolto 31 clandestini e poi altri 130.
Il sindaco di Lampedusa, Bruno Siragusa, pur ammettendo lo stato di stress e di disagio, all'interno del Centro e tra le forze dell'ordine, tende tuttavia a ridimensionare i risvolti del fenomeno sulla popolazione e, soprattutto, sul turismo. "Non vorrei - spiega - che si creasse un allarmismo ingiustificato. La situazione e' sotto controllo. Piu' che di sbarchi, parlerei di interventi di soccorso, operazioni umanitarie che a Lampedusa siamo ormai abituati ad affrontare".
Ai clandestini sbarcati a Lampedusa si sono aggiunti, all'alba di questa mattina, gli immigrati approdati sul litorale agrigentino, tra Marina di Palma e Licata, in due sbarchi successivi. Polizia e carabinieri sono riusciti a intercettarne un centinaio, ma le ricerche sono proseguite per tutta la giornata.
Un altro barcone con 19 immigrati diretto verso le coste siciliane, ma che aveva sbagliato rotta, e' stato bloccato a poche miglia da Malta da una motovedetta locale. Gli extracomunitari - palestinesi, egiziani e indiani - hanno dichiarato di essere partiti da un porto libico.

Con l' emergenza sbarchi scoppiano anche le polemiche
"La Sicilia - dice Mauro Fistarol, responsabile sicurezza della Margherita - si scontra ogni giorno con il fallimento di una legge, come la Bossi- Fini, che non tiene conto dei patti bilaterali, ma si accanisce solo contro gli immigrati, con
l'unico risultato di sovraffollare il centro di accoglienza di Lampedusa, creando non pochi problemi ad amministratori locali e cittadini".
E mentre l'Arci annuncia assistenza legale gratuita per gli immigrati sbarcati a Lampedusa, la sezione italiana di Amnesty International scrive al ministro dell'interno, Giuseppe Pisanu, chiedendo che vengano rispettati i diritti umani degli stranieri arrivati via mare negli ultimi giorni nell' isola delle Pelagie.
Nel dibattito interviene anche la Lega che attraverso Guido Rossi, vicepresidente della Lega Nord a Montecitorio, sollecita invece il Governo a "mantenere la linea dura contro i clandestini ed a chiedere ragione a Gheddafi dell'evidente non collaborazione nonostante tutti gli sforzi e le risorse messi in campo per un maggiore controllo delle coste libiche".

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Mercoledi, 11 Maggio, 2005

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Competitivita'.Via libera della Camera. Ora il provvedimento torna in Senato

 


Roma, 11 maggio 2005

Via libera della Camera al decreto sulla competitività, che ora torna al Senato per il via libera definitivo. Il provvedimento dovrà essere approvato entro la fine settimana: scade il 15 maggio. "E' un provvedimento molto modesto ma non inutile perche' nessun provvedimento lo e'. Pero' all' economia del paese serve molto di piu"'. Lo ha detto il segretario dei Ds, Piero Fassino, commentando il decreto sulla competitivita'.

La novità più rilevante del breve passaggio a Montecitorio è lo stralcio della parte della riforma del diritto fallimentare che introduceva nuove fattispecie e una riduzione di pena per la bancarotta fraudolenta. Dal massimo di dieci anni di reclusione, si passava a sei. Le nuove norme erano già state approvate in
commissione Bilancio al Senato, ma solo il maxiemendamento presentato dal governo per chiedere la fiducia in Aula ha fatto scoppiare il caso. Tuttavia, dopo la levata di scudi di mezzo governo, Lega in primis, la nuova disciplina è stata cancellata tout court attraverso un emendamento soppressivo approvato lunedì alla Camera.

Altre modifiche intervenute alla Camera e che hanno per la maggior parte 'corretto' il testo del Senato ripristinando le norme vigenti, riguardano il commissario straordinario per le grandi opere, che resta vincolato alla normativa comunitaria sugli appalti e che sarà escluso dal meccanismo del silenzio assenso. Tutto come prima anche per quanto riguarda le norme per le aziende sull'autoproduzione dell'energia elettrica: il prezzo resta di competenza dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas. Stralciata poi la norma del decreto sulla competitività che delegava la difesa del suolo alle Spa come Patrimonio o Infrastrutture spa. E grazie infine ad un emendamento della Lega approvato nelle commissioni della Camera, saranno estese alle aziende di elettrodomestici in crisi gli interventi di reindustrializzazione e di promozione industriale già previsti nel decreto a favore della siderurgia.

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Politica. Riapre Villa Gregoriana a Tivoli, il plauso di Ciampi: "Ci vuole coesione fra tutte le forze della nazione"


Carlo Azeglio Ciampi

Tivoli, 11 maggio 2005

"Ci vuole questa coesione fra tutte le forze vive della nazione. Questo è quello che predico ormai da sei anni in Italia, da una parte all'altra". Con queste parole Carlo Azeglio Ciampi ha inaugurato la riapertura di villa Gregoriana di Tivoli, sottolineando che questo risultato è il frutto di un lavoro che ha visto insieme le autorità pubbliche di governo e amministrative di ogni livello e di ogni colore politico insieme alle imprese private.

Rivolgendosi alla platea di rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali -presenti, fra gli altri, il vicepresidente del Senato Domenico Fisichella, i ministri per i Beni culturali Rocco Buttiglione e per le infrastrutture Pietro Lunardi, il governatore del Lazio Piero Marrazzo e il presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra, oltre a imprenditori e banchieri - Ciampi ha elevato a "esempio" l'impegno profuso per giungere alla storica riapertura della Villa Gregoriana di Tivoli.

Il presidente della Repubblica ricorda, infatti, che "la Regione Lazio con un'amministrazione di un certo colore ha cominciato l'opera e ora un'amministrazione di un altro colore l'ha completata". Il susseguirsi delle maggioranze, per Ciampi, "non deve togliere niente a questa continuita' di partecipazione convinta di tutte le istituzioni, interessate a mantenere questa nostra Italia per quel che è".

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Referendum. Le dichiarazioni di Fini dividono AN. Selva: un errore. Matteoli: giusta la liberta' di coscienza

Gianfranco Fini

Roma, 11 maggio 2005

Gianfranco Fini annuncia che voterà 'sì' a tre dei quattro referendum abrogativi della legge sulla fecondazione assistita e apre un confronto vivace, anche aspro, all'interno di Alleanza Nazionale, divisa sulla partecipazione al voto.

"Per il bene che voglio a Fini e per l'aiuto che ritengo di avergli dato nell'accreditamento presso il mondo cattolico- dice il presidente della commissione Esteri della Camera Gustavo Selva - giudico il passo da lui compiuto, al di fuori di ogni organo direttivo del partito, non soltanto un errore personale, ma un cambiamento di linea culturale, etica, politica, di Alleanza nazionale, 'cattolica e nazionale' come è scritto nelle tesi di Fiuggi. Fini è il leader - continua - scelto dagli iscritti, e quindi con una responsabilita' di guida e di indirizzo degli elettori, dai quali non può separarsi con una semplice dichiarazione di 'libertà di voto' di ogni cittadino, anche se iscritto ad An".

"Piu' che mai in questo caso, infatti - osserva il dirigente
di An - l'astensione e' un atto politico, non neutrale, ne' una
fuga dalle responsabilita', ma un voto di conferma della legge che la maggioranza del Parlamento ha varato e che considero, sotto il profilo scientifico, giuridico, umano e politico, il massimo che la mia coscienza di elettore, di parlamentare e di cattolico puo' dare per rispondere alla sincera ansia di maternita' e di paternita' naturali. Le ulteriori concessioni alla cosiddetta 'liberta' di ricerca' sono l'espressione del relativismo etico, al quale io non intendo in nessun modo cedere neppure come legislatore".

"Sono contento che il presidente Fini abbia dato liberta' su questo tema e che abbia fatto una sua scelta molto coraggiosa in un paese come il nostro dove si accusano gli uomini politici di non prendere mai posizione", dice invece Altero Matteoli, vicepresidente di An e ministro dell'Ambiente. "Sono contento che su questi argomenti il partito abbia opinioni diverse - aggiunge - penso che non ci possa essere un ordine tassativo: ognuno ha una sua coscienza, un suo approccio". Poi però precisa: "Io non andro' a votare ma apprezzo un presidente di partito che prende una posizione cosi' netta e personale e non puo' che essere una posizione personale di fronte a una questione come questa".

"Libertà di coscienza significa invito ad esprimersi, anche all'interno di Alleanza nazionale. Nel mio partito c'è che ritiene giusto non andare a votare, mentre io credo che andro' a votare", è l'opinione del presidente dei senatori di
Alleanza nazionale, Domenico Nania ai microfoni di Radio Radicale.

"Io mi batterò per l'astensione perche' voglio che la legge che ho contribuito ad approvare in Parlamento resti", dichiara il ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi. "In ogni caso Alleanza nazionale - ricorda Landolfi -ha deciso di lasciare libera scelta ai suoi elettori".

Più preoblematico e critico l'approccio del sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, coordinatore in Puglia di An: "Quello che non capisco, che proprio non riesco a capire, è: cos' è cambiato? Quand' è che abbiamo
cambiato linea?. La difesa del diritto alla vita - afferma Mantovano in un'intervista a Repubblica - non è una battaglia clericale ma di civilta'. Io ho sempre votato a destra, e ho aderito ad An perche' mi riconoscevo nei valori di Fiuggi ma anche nella Carta dei valori di An del 2000 che mette la difesa della vita al primo posto". E ancora: "La liberta' di coscienza la invoca un singolo se il suo partito assume una linea e lui ne dissente. An una linea precisa l'ha stabilita votando quella legge. A maggior ragione - ripete e conclude Mantovano - mi chiedo quand' è che l'abbiamo cambiata".

Rincara la dose con un un pizzico di malizia l'ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri: "La dichiarazione di voto del nostro presidente, del presidente di Alleanza nazionale, è diventata subito evento mediatico. Un conto - dice Gasparri al Corriere della Sera - sono le parole mie, di Urso, di Alemanno o di qualsiasi altro leader del partito, un conto, altro peso, inevitabilmente, hanno, avranno quelle di Fini". Ma, avverte Gasparri, "ho la presunzione di pensare che, alla fine, a prevalere sarà la linea dell'astensione. Che è la mia".


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Martedi, 10 Maggio, 2005

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Caso Calipari. Palazzo Chigi: il Sismi ha operato secondo le direttive del Governo. Domani gli accertamenti sull'auto

Nicola Calipari

Roma, 8 maggio 2005
Il Sismi ha operato secondo le direttive del Governo. Ad affermarlo è una nota di Palazzo Chigi in risposta alla richiesta di chiarimenti sul caso venuta dal senatore a vita Francesco Cossiga. Il Sismi, si legge nella nota, "ha seguito le direttive del governo che ne ha approvato l'operato e che conferma la piena fiducia nel generale Pollari e nel suo servizio, anche nei confronti dei paesi alleati". E' nelle mani degli esperti della Direzione anticrimine centrale, la Toyota Corolla sulla quale lo scorso 4 marzo viaggiavano Nicola Calipari, un altro funzionario del Sismi e la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena.

I cinque periti nominati dalla procura di Roma domani cominceranno ad analizzare la Toyota Corolla a bordo della quale stavano, la sera del 4 marzo a Baghdad, Nicola Calipari, Giuliana Sgrena e un altro 007. L'auto, rimasta dieci giorni all'aeroporto militare di Pratica di Mare, è arrivata ieri nei laboratori della Direzione anticrimine centrale. Accertamenti importanti, soprattutto dopo la pubblicazione dei due rapporti dell'indagine congiunta Italia-Usa che raccontano nelle conclusioni due verità diverse su quanto accadde al posto di blocco.

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Lunedi, 9 Maggio, 2005

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Elezioni. Seggi aperti in 8 province e 573 comuni. Si vota in Sardegna, Trentino Alto Adige e Val d'Aosta

Due milioni di italiani al voto

Roma, 8 maggio 2005
Sono stati aperti alle 7 di stamane i seggi elettorali nelle 8 province della Sardegna e nei 573 Comuni situati in Sardegna, Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige chiamati al rinnovo delle rispettive amministrazioni. Alle urne si recano 2.299.105 elettori. Per la prima volta si eleggono le giunte provinciali nelle 4 nuove Province della Sardegna: Medio-Campidano, Carbonia-Iglesias, Ogliastra e Olbia-Tempio.

In Valle d'Aosta si vota per rinnovare le amministrazioni di 68 dei 74 Comuni; gli elettori sono 97.810. Il Comune più importante è il capoluogo, Aosta. Si vota nella sola giornata di oggi, dalle ore 7 alle ore 22. Lo spoglio inizierà domani mattina, alle ore 8.

In Trentino-Alto Adige si rinnovano i consigli e si eleggono i sindaci di 320 Comuni su un totale di 339. Gli elettori sono 746.364. Più esattamente, vanno al voto in Trentino i cittadini di 205 Comuni su 223. In Alto Adige si rinnovano i Consigli comunali e si eleggono i sindaci di 115 dei 116 Comuni. Come in Valle d'Aosta, anche in Trentino e in Alto Adige si vota nella sola giornata di oggi, dalle ore 7 alle ore 22. Lo spoglio inizierà domani alle ore 8.

In Sardegna per la prima si vota per eleggere i Consigli e i presidenti delle 4 nuove Province. Gli elettori interessati sono 1.454.931: il voto sardo è anche il test piu' rilevante sul piano politico. Si vota anche per rinnovare l'amministrazione di 185 Comuni. Diversamente dalle due precedenti regioni, in Sardegna le urne restano aperte due giorni: oggi, dalle ore 7 alle ore 22; domani, lunedì, dalle ore 8 alle ore 15. Lo spoglio inizierà subito dopo la chiusura dei seggi.

Gli eventuali ballottaggi, nei comuni e nelle Province, si terranno domenica 22 maggio in Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige. In Sardegna urne aperte anche lunedì 23 maggio.

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Domenica, 8 Maggio, 2005

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Politica. Berlusconi e Casini due leader a confronto. La Lega dice no al partito unico

Berlusconi e Casini

Roma, 7 maggio 2005
Dialogo a distanza, ieri, tra Berlusconi e Casini sulla futura leadership nel centrodestra. Il quotidiano Libero rivela che il presidente della Camera aspirerebbe a guidare la coalizione, ma Casini si e' chiamato fuori: 'Il tema di cui si parla per quanto mi riguarda non esiste ne' come possibilita' ne' come disponibilita'. Faccio il mio lavoro e spero di farlo bene fino al termine della legislatura'.
Il premier ha riaffermato di non considerarsi 'indispensabile', ma ha anche fatto capire che nessuno si deve ritenere tale. Appena giunto a Catania, Berlusconi ha prontamente risposto: 'Non ho ragione di dubitare di dichiarazioni cosi' limpide'. E ha inoltre affermato che 'se si fa il partito unico e' chiaro che non saro' il monarca'. Ma ieri intanto e' giunto il 'no' ufficiale della Lega al partito unico, con un pronunciamento all'unanimita' del Consiglio federale, presente anche Bossi. Ma Berlusconi da Catania ribadisce: "Ci credo molto, stiamo lavorando per questo obiettivo".

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Contratto statali. Il premier: chiudere in fretta, come è da vedere

Gli statali in piazza

Roma, 7 maggio 2005
Esclusa l'ipotesi di uno rinvio al 2006, il ministro della Funzione Pubblica Baccini ha ricevuto dal Consiglio dei ministri 'pieno mandato' per provare a chiudere la partita sul rinnovo dei contratti pubblici nel piu' breve tempo possibile. E lo stesso Baccini - dopo il pressante invito del premier Berlusconi a 'fare in fretta' - ha annunciato che i sindacati saranno convocati all'inizio della prossima settimana, forse gia' lunedi'. Non si esclude quindi una no-stop a Palazzo Chigi con Cgil, Cisl e Uil, per tentare di trovare l'accordo in tre, quattro giorni al massimo. Sulla possibilita' di superare la soglia dei 95 euro a suo tempo proposta dal premier, lo stesso Berlusconi ha risposto: 'E' tutto da vedere'. Ma l'accelerazione impressa ieri dal Cdm - secondo gli osservatori - e' di fatto un via libera alla possibilita' di superare la soglia dei 95 euro, definita 'inaccettabile' dai sindacati.

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Sabato, 7 Maggio, 2005

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Borsa. Via libera da Bankitalia all'opa di Abn Amro su Antonveneta

 

Il logo della Banca d'Italia

Roma, 7 maggio 2005

Via libera da Bankitalia all'opa di Abn Amro su Antonveneta. Via Nazionale ha rimosso l'ultimo ostacolo formale sulla strada dell'istituto olandese impegnato in una battaglia senza esclusione di colpi con banca popolare di lodi per il controllo del'istituto padovano. La Banca popolare di Lodi prepara a sua volta il proprio prospetto informativo che sarà presentato lunedi' alla Consob. Ora si attende per metà maggio il pronunciamento di bankitalia sull'ops del banco di bilbao per Bnl.

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Piazza Fontana. Sara' il governo a pagare le spese processuali

La strage di Piazza Fontana

Roma, 6 maggio 2005

Sara' il governo a pagare le spese precessuali addebitate ai parenti delle vittime della strage di piazza Fontana. Palazzo Chigi interviene così sulla recente sentenza della Corte di Cassazione che, oltre ad assolvere definitivamente i tre ex neofascisti Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, aveva anche stabilito che fossero i parenti delle vittime a pagare le spese. Il Consiglio dei Ministri ha accolto all'unanimita' la proposta del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

"Il consiglio dei Ministri -riferisce il comunicato emesso al termine della riunione- ha accolto all'unanimita' la proposta del presidente Berlusconi di assumere a totale carico della presidenza del Consiglio le spese processuali relative alla recente sentenza della Cassazione sull'attentato di Piazza Fontana a Milano. Il governo considera tale impegno come un atto di doveroso rispetto e di solidarieta' per i familiari delle vittime di quel criminale attentato terroristico", avvenuto a Milano il 12 dicembre del 1969.

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Venerdi, 6 Maggio, 2005

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I.N. Caso Calipari. Berlusconi in Parlamento: discrepanze con gli USA irriducibili e non marginali. Ma restiamo in Iraq. Berlusconi e' intrervenuto a Montecitorio

Roma, 5 maggio 2005

"L'impossibilità di giungere a conclusioni condivise dimostra che l'inchiesta congiunta italo-americana non è riuscita a ultimare il suo compito. Va ribadito, però, che a decisione americana di condividere con noi le indagini sulla morte di Nicola Calipari è senza precedenti e che Washington l'ha assunta accogliendo le richieste italiane". Così il premier Silvio Berlusconi ha aperto poco dopo le 9.30 il proprio intervento alla Camera, costruito su due pilastri: la validità del dossier italiano sui fatti del 4 marzo 2005 e le ragioni che inducono il governo a non mettere in discussione la permanenza delle truppe italiane in Iraq. "L'opposizione ha mantenuto mi sembra un atteggiamento responsabile, non è stata messa in discussione l'alleanza con gli Usa", ha detto il presidente del Consiglio ai giornalisti che gli chiedevano un commento sul dibattito seguito alle sue comunicazioni sul caso Calipari. Intorno alle 11.30, conclusi gli interventi alla Camera, il premier ha ripetuto il suo discorso in Senato.

Il lavoro degli inquirenti
"L'indagine - ha proseguito Berlusconi - è nata da quanto già detto l'8 marzo scorso dal minsitro degli Esteri Gianfranco Fini. La commissione congiunta ha lavorato molto e in stretta collaborazione: le indagini sono state condizionate dalla mancanza di preservazione del luogo dell'incidente ma gli italiani hanno avuto piena facoltà di visitare e studiare il sito. Ciò nonostante, alcuni punti controversi sin dall'inzio delle indagini sono rimasti tali. Ecco perché si è giunti a due rapporti differenti: quello italiano contiene un'accurata e meticolosa ricostruzione degli eventi ma, dal confronto con il dossier americano, si evidenziano differenze insormontabili. Entrambe le parti riconoscono l'elemento di fatalità, il valore di Nicola Calipari e la necessità di attuare misure perché simili episodi non si ripetano".

Divergenze non marginali
"I dissaccordi - ha aggiunto Berlusconi - rimangono e non sarò certo io a minimizzarli; alcuni hanno cercato di farlo, e anche se questo dimostra il clima di collaborazione tra Italia e Usa, le divergenze sono profonde. Secondo me, l'assenza di dolo non esclude affatto la colpa. Indipendentemente dalla volontarietà, l'iiregolarità del posto di blocco resta: si tratta di una postazione non indicata, il cui funzionamento era affidato alla discrezionalità dei militari che lo presidiavano. La divergenza sulle conclusioni va presa però per quello che è: l'impossibilità di arrivare ad un unico fatto. Gli Usa ritengono attendibili elementi che contraddicono quelli di cui noi disponiamo. Restano le testimonianze di Giuliana Sgrena e dell'altro agente del Sismi, ritenute per noi pienamente credibili e affidabili".

Gli errori dell'esercito americano
"Le conclusioni americane si soffermano lungamente sulla necessità di rivedere le regole di ingaggio, una segnaletica più precisa per indicare i posti di blocco, impiego di altri mezzi militari in alternativa all'uso delle armi da fuoco, l'elaborazione di una procedura post eventi per indicare come trattate i luoghi nei momenti successivi agli incidenti. L'inchiesta congiunta non è riamsta dunque priva di esiti ma nessuno ritiene di "avere la verità in tasca" e nessuno vuole giungere all'identificazione di un capro espiatorio.

L'amicizia tra Roma e Washington resta
Per il premier è fuori luogo parlare di "strappo" e "accusarci di aver fatto poco". L'esito dell'inchiesta "non ha nulla a che vedere con i rapporti tra l'Italia e gli Stati Uniti. L'amicizia tra i due Paesi rimane, come dimostra il comportamento dei vertici Usa dall'inizio della vicenda. Rimane fuori da incertezze la lealtà italiana verso gli Usa. L'alleanza si fonda sui principi incrollabili di democrazia e libertà, principi che si rinsaldano giorno dopo giorno nella lotta al terrorismo inziata dopo l'11 settembre 2001. Si tratta comunque - ha detto Berlusconi - di un'amicizia leale e non subalterna. Resta dunque immutato l'impegno italaino a fare il possibile per accertare la verità sulla morte di Nicola Calipari, a cui italiani e americani rendono unanimemente omaggio. E' un dovere che sentiamo di avere anche nei riguardi dei familiari ai quali la morte lo ha strappato. L'azione dei magistrati ha il fermo sostegno del governo".

Perché ancora in Iraq
Parlando del rapporto tra la morte di Calipari e l'impegno italiano nella ricostruzione dell'Iraq, Berlusconi ha detto di non avere intenzione di stabilire alcun nesso tra i due elementi. "L'Italia - ha conclsuo il premier - è in Iraq in osservanza ad una risoluzione dell'ONU, la 1546 dell'8 giugnio 2004, per ristabilire la pace e la democrazia nel Paese".

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Lavoro. Contratto statali, Pezzotta da' i 7 giorni al governo: dopo vedremo quali iniziative di lotta adottare

Savino Pezzotta

Roma, 5 maggio 2005

"Al governo lasciamo ancora sette-dieci giorni al massimo perché possa riflettere e convocare subito le parti per il rinnovo". Così il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, al suo arrivo all'assemblea nazionale del delegati del Pubblico Impiego: un incontro dal quale le segreterie di Cgil-Cisl-Uil vogliono uscire con il mandato per stabilire le iniziative di lotta in caso di mancato rinnovo del contratto.

"Ci sono i lavoratori della ricerca che aspettano da 40 mesi - ha aggiunto Pezzotta - poi c'è la scuola, i medici, tutti gli statali e i dipendenti degli enti locali. Mi sembra veramente una situazione paradossale. Se la questione è economica si apra subito la trattativa, anche perché le nostre richieste sono dentro le regole. Se la questione è politica, è un problema. Il sindacato non si farà mortificare sul terreno della contrattazione".

Per Pezzotta non si tratta di dare ultimatum al governo: "Non do mai ultimatum - ha detto - do semmai una pressione. Per le forme di lotta vediamo cosa fare: un bravo generale non dice mai la sua tattica all'inizio".

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Camorra. Droga, video poker e gioco d'azzardo: sgominati due clan del Salernitano

Ben 16 gli arresti eseguiti dalla Polizia

Salerno, 5 maggio 2005

Dalle prime ore di questa mattina, la Polizia di Stato di Salerno ha eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di appartenenti a due associazioni a delinquere di stampo camorristico, operanti nell'intera provincia partenopea.

Le attività illecite si estendevano dal controllo e gestione del gioco d'azzardo, alla infiltrazione nelle strutture pubbliche attraverso il condizionamento del diritto di voto dei cittadini con l'intimidazione mafiosa, al traffico di sostanze stupefacenti, nonche' alla gestione di postazioni di video-poker.

Molte le estorsioni consumate a danno di numerosi imprenditori, tra cui i titolari di industrie conserviere e nei confronti delle ditte impegnate nei lavori di realizzazione del Depuratore del fiume Sarno, una delle tre grandi opere attualmente in fase di realizzazione nel territorio campano. Su questi lavori indaga una commissione parlamentare d'inchiesta per presunte infiltrazioni camorristiche.

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Cronaca. Inchiesta Denise, svolta nelle indagini: indagata la sorellastra della piccola scomparsa

Denise Pipitone

Mazara del Vallo, 5 maggio 2005

Sembra giunto ad una svolta il giallo di Mazara del Vallo, dove lo scorso settembre è scomparsa la piccola Denise Pipitone, una bimba di appena quattro anni. Secondo il quotidiano La Repubblica nel registro degli indagati è iscritta la sorellastra della bambina, figlia della prima moglie del padre di Denise.

All'epoca del sequestro, la ragazza non aveva ancora compiuto 18 anni e dunque ad occuparsi di lei è la Procura dei minorenni di Palermo. La ragazza è indagata con l'accusa di avere avuto un ruolo, non si sa ancora quale, nel sequestro. I magistrati del capoluogo siciliano e quelli di Marsala lavorano in stretta collaborazione: a rafforzarsi sempre più è la pista della vendetta privata, della tragedia consumatasi nello stretto cerchio della famiglia.

All'origine della scomparsa di Denise, secondo gli inquirenti, l'ostilità che l'ex moglie del padre naturale della bimba e della ragazza ora indagata avrebbero avuto nei confronti della mamma della bambina scomparsa, Piera Maggio.

La svolta è arrivata dopo indagini lunghe e complesse orientate dalle dichiarzioni che la ragazza rilasciò ai magistrati all'epoca del sequestro. Affermazioni verificate attraverso intercettazioni e tabulati telefonici che, come sospettato dagli inquirenti, hanno smentito il racconto della giovane.

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Giovedi, 5 Maggio, 2005

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Caso Calipari. Bush telefona a Berlusconi. Domani il Premier in Parlamento

Nicola Calipari

Roma, 4 maggio 2005

Il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha chiamato al telefono il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per un "lungo e cordiale colloquio". Lo ha riferito Palazzo Chigi precisando che "il Presidente Bush ha rinnovato le espressioni di cordoglio suo personale, del Governo e del popolo americano per l'incidente avvenuto a Baghdad il 4 marzo scorso, nel quale ha perso la vita il dottor Nicola Calipari. Calipari, ha aggiunto il Presidente degli Stati Uniti, era un eroico servitore dell'Italia e amico stimato degli Stati Uniti. Il Presidente Bush - continua la nota di Palazzo Chigi - ha pregato il Presidente Berlusconi di farsi portavoce con la famiglia Calipari per rinnovare i sentimenti di affetto e partecipazione per la tragica scomparsa del loro caro. I due Paesi restano solidali nell'impegno in favore del popolo e del Governo iracheno per la ricostruzione di un Iraq stabile, libero e democratico".
I due leader si incontreranno a Mosca lunedì, quando saranno ospiti del premier Putin.

Domani alle 9,30 si terra' alla Camera l'informativa urgente del presidente del Consiglio sugli esiti dell'indagine sulla morte del funzionario del Sismi, Nicola
Calipari. Successivamente, alle 11,30, Berlusconi interverra' in aula al Senato. Dopo le comunicazioni e' previsto il dibattito, ma non il voto su documenti.

Fini e Rice: non sono in discussione le relazioni tra Italia e Usa
Ieri, anche il vice presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, ha avuto una lunga e cordiale conversazione telefonica con il Segretario di Stato Condoleezza Rice. Entrambe le parti hanno ribadito il convincimento che questo episodio non abbia messo e non metterà in discussione un rapporto bilaterale storico che si fonda su di una radicata comunanza di valori, impegni ed obiettivi.

Il Segretario di Stato, secondo quanto riferisce una nota della Farnesina, si è detta dispiaciuta che i lavori della Commissione congiunta sul tragico incidente che ha portato all'uccisione del sottor Nicola Calipari non siano giunti a conclusioni condivise.

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Cronaca. I genitori di Izzo revocano l'incarico alla difesa per rispetto alla memoria delle vittime

Angelo Izzo oggi

Roma, 4 maggio 2005

La famiglia Izzo ha deciso di revocare l'incarico all'avvocato Guarnera, incaricato di difendere il mostro del Circeo dalle accuse per il duplice omicidio di Campobasso. I familiari di Angelo Izzo, in una nota, chiariscono che la famiglia "nel rispetto della memoria delle persone brutalmente uccise, non intende sostenere atteggiamenti giustificativi di qualsivoglia natura per quanto confessato ai giudici dal loro congiunto". Per questo motivo "la famiglia Izzo ha deciso di revocare l'incarico di patrocinio legale affidato all'avvocato Enzo Guarnera, confidando che questa decisione sia compresa come un segno di rispetto per le vittime innocenti di un delitto cosi' orrendo".

Castelli: inchiesta, atto dovuto
Intanto il ministro della Giustizia Roberto Castelli, conversando con i giornalisti, ha commentato la decisone di avviare un'inchiesta sulla concessione del reginme di semilibertà ad Angelo Izzo. "Abbiamo dato vita a un'inchiesta amministrativa, è un atto dovuto, vedremo che risultanze ne usciranno". Gli ispettori del ministero della Giustizia sovranno vagliare il comportamento dei Tribunali di Palermo e di Campobasso nel caso Izzo.

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Competitivita'. Pene ridotte per la bancarotta. Castelli: presto saranno piu' severe. Angius: governo allo sbando

Roberto Castelli

Roma, 4 maggio 2005

"Siamo in grado di prevedere, agendo all'interno della delega, per i reati più gravi e a maggior impatto sociale, delle pene adeguate". A poca distanza dal voto con il quale il Senato ha approvato il decreto per la competitività, sul quale il governo aveva posto la fiducia, il ministro della Giustizia Roberto Castelli accende la polemica sulle modifiche alle pene per la bancarotta, inserite nel maxiemendamento votato oggi.

Il maxiemendamento equipara le pene edittali per il reato di bancarotta fraudolenta fino a un massimo di 6 anni di reclusione per la bancarotta propria e impropria, ma contemporaneamente la pena massima per la bancarotta fraudolenta scende da 10 a 6 anni, con conseguente riduzione dei termini di prescrizione. Una novità che scatena prima le varie correnti della magistratura, poi le forze politiche.

Angius: governo al capolinea
"Castelli sta perdendo la testa in modo evidente e, insieme a Giovanardi, rappresenta oggi con chiarezza un governo allo sbando", attacca Gavino Angius, presidente dei senatori Ds: "Il governo - spiega Angius - ha chiesto l'approvazione di un decreto che contiene la riforma del codice di procedura civile e del diritto fallimentare, e ha chiesto la fiducia alla sua maggioranza su di esso. Ebbene, dopo che il governo chiede e ottiene la fiducia, il ministro Castelli, che evidentemente ha perso la testa o ritiene di non essere più membro di questo governo, afferma che non rispetterà la delega chiesta e ottenuta dal Parlamento, dimenticando peraltro che la delega vincola il governo. Noi riteniamo che tutto questo sia folle, e che sia il sintomo evidente di un governo al capolinea", conclude il capogruppo dei Ds a Palazzo Madama.

Giovanardi: le modifiche sono state introdotte in commissione
Chiamato in causa, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, ricostruisce così il caso: "Nel testo del decreto sulla competitività - spiega ai giornalisti al Senato - non c'era questa norma (che riduce le pene per la bancarotta, ndr). Essa è stata introdotta dalla Commissione. Il governo si è impegnato a trasferire nel maxi emendamento ciò che era uscito dalla Commissione. Nel momento in cui sono emersi timori sia per quanto riguarda l'entità delle pene, sia per quanto riguarda invece i limiti delle prescrizioni, abbiamo deciso di intervenire. Agiremo all'interno della delega affinché per i reati più gravi siano previste pene adeguate".

Vegas: molto rumore per nulla
"Con il meccanismo delle aggravanti, che il governo si è impegnato a precisare nella delega, per la modulazione delle pene previste per i casi di bancarotta fraudolenta non cambia praticamente nulla rispetto ad ora, rispetto alla normativa vigente", cerca di minimizzare il viceministro all'Economia, Giuseppe Vegas. In ogni caso, ha sottolineato Vegas, "non c'è nessuna depenalizzazione dei casi gravi di bancarotta fraudolenta" e le nuove norme "non favoriscono assolutamente i bancarottieri".

Sulla stessa linea Castelli, che alla domanda se le nuove norme rischino di vanificare alcuni processi in corso, come quello per il crack Parmalat, precisa: "Assolutamente no. Tra l'altro, anche con il testo previsto oggi le prescrizioni restano quelle che sono". Per il Guardasigilli il governo, più che prendere le distanze dalla maggioranza al Senato, vuole "mandare un segnale al Paese che non potrebbe accettare una riduzione delle pene per reati gravi come la bancarotta fraudolenta". E quindi, "l'inasprimento delle pene riguarderà i reati che causano allarme sociale, come la bancarotta fraudolenta".


Cavallaro: incredibile
Le rassicurazioni del governo non calmano il senatore della Margherita Mario Cavallaro, che trova "stupefacente la dichirazione di ben due ministri della Repubblica che, appena incassata la fiducia su un testo legislativo che attua un robusto abbassamento delle pene per il reato di bancarotta fraudolenta, corrono a rassicurare l'opinione pubblica, affermando che in sede di attuazione della delega sul processo civile (e speriamo che si tratti di un errore, perché la delega sul processo civile non centra nulla con la bancarotta) saranno ripristinate 'pene severe ed adeguate'". "Oltre ad ammettere di aver dunque presentato al parlamento un testo normativo assolutamente inadeguato i due ministri - prosegue Cavallaro - dimostrano grave irrazionalita' nel comportamento legislativo, di un governo ormai in confusione totale e sistematica, a meno che, ed ormai in questi casi la malizia è d'obbligo non si abbia bisogno di qualche mese di benevolenza normativa per sistemare qualche caso eccellente".

La versione del presidente della Commissione Giustizia
Antonino Caruso (An), presidente della Commissione Giustizia del Senato, che ha modificato il testo inserito nel maxiemendamento sulle pene per bancarotta, dice che queste disposizioni "non sono quelle contenute in proposte del governo o della maggioranza della Cdl, ma gli emendamenti presentati in Commissione Giustizia del Senato dai senatori Calvi dei Ds e Zancan dei Verdi, per stabilire le nuove sanzioni in materia di bancarotta patrimoniale, di bancarotta preferenziale e di bancarotta semplice. Non voglio entrare nella questione del metodo, cioè sulla scelta di inserire norme di delega in un decreto legge, ma non riesco davvero a comprendere le contestazioni che arrivano dall'opposizione che, essendo assolutamente contraddittorie rispetto alle posizioni prima d'ora da essa stessa assunte, hanno un po' il sapore della contestazione d'importazione dall'esterno: dai magistrati che, anche in questo caso, non perdono un momento per dichiararsi contrari su tutto".

"Assistiamo insomma - conclude - piu' a una opposizione di tipo politico che a ragioni ragionatamente contrapposte e per quanto riguarda i grandi crac finanziari (Parmalat, Cirio) è solamente vero che nessuna preoccupazione devono avere i danneggiati, perché la delega prevede in detti casi aggravanti anche a effetto speciale".

Cosa dice il testo approvato con decreto legge sulla competitività
Saltata la delega sulla riforma degli Ordini e delle Professioni, restano nel Dl la delega all'Esecutivo per la riforma del diritto fallimentare e la riforma della procedura civile. sui fallimenti, in particolare, è ridotta la pena massima (da 10 a 6 anni) per bancarotta fraudolenta e viene introdotta l'esdebitazione, la possibilità cioè per l'imprenditore di cancellare i debiti residui al termine della procedura fallimentare. Durante le procedure concorsuali avra' un ruolo maggiore il comitato dei creditori che affiancherà il curatore fallimentare nelle sue scelte. Stop anche alla norma che ha consentito alla societa' calcistica Lazio di concordare con l'Agenzia delle Entrate un accordo per pagare i debiti, che torneranno ad essere materia esclusiva del giudice fallimentare.

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Mercoledi, 4 Maggio, 2005

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Strage di Piazza Fontana. Cassazione conferma le assoluzioni dei neofascisti. I familiari delle vittime: siamo nauseati

Piazza Fontana, foto d'archivio

Roma, 4 maggio 2005
Resta senza colpevoli la strage di Piazza Fontana. La Cassazione conferma le assoluzioni decise in appello nel 2004 per i tre neofascisti - Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni - condannati in primo grado all' ergastolo per la strage di Piazza Fontana e fa calare il sipario su una delle pagine più nere della storia del' Italia repubblicana.

Dopo 11 processi, si chiude definitivamente senza risposte la vicenda giudiziaria per individuare i responsabili dello scoppio della bomba che a Milano il 12 dicembre 1969 a Milano provocò 17 morti e 85 feriti. I giudici della seconda sezione della Cassazione sono rimasti in camera di consiglio otto ore per decidere di respingere il ricorso presentato dalla procura generale di Milano e dalle parti civili contro le assoluzioni, e condannare le parti civili - tra le quali i familiari delle vittime, la Provincia di Milano e Lodi e il Comune di Milano - al pagamento delle spese processuali.

Il verdetto a molti lascia l' amaro in bocca e riapre antiche ferite. L' unico ad esultare per la sentenza è Carlo Maria Maggi. "Nonostante le accuse infamanti, che per anni mi hanno perseguitato, ho sempre avuto dalla mia parte i miei pazienti, con i quali stasera vado a brindare - ha detto il medico veneziano di 77 anni -. E' incredibile come dei giudici, che sono persone perbene, per tanti anni abbiano creduto alle menzogne grossolane di un poveraccio come Carlo Digilio". Maggi, infine, si "equipara" alle vittime della strage e dice di non "sentirsi per niente risarcito da questa tardiva assoluzione definitiva".

Di 'familiari nauseati" parla Federico Sinicato, l' avvocato che ha rappresentato in tutti i gradi di giudizio i parenti delle vittime. "Avevamo presentato - spiega - altri riscontri e altri documenti alle prove, contro gli stragisti la Cassazione non le ha volute leggere. E' un altro pezzo di storia coperto dal mistero".

"Ora non c'è più niente da fare: il discorso su piazza Fontana è definitivamente chiuso. Rimane l' amarezza per una strage, ufficialmente, senza colpevoli", aggiunge il professor Franco Coppi, difensore di alcuni familiari delle vittime. "Questo verdetto me lo aspettavo, lo temevo anche se naturalmente - commenta - un po' delusione c'è lo stesso anche perché la lunghezza della camera di consiglio faceva ben sperare".

Dice di non potersi sentire contento della decisione e di aspettare le motivazioni (per le quali bisognerà attendere almeno 30 giorni) per valutarla l' avvocato dello Stato Massimo Gannuzzi, che ha rappresentato in Cassazione la presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell'Interno.

"E' la decisione di una Corte di legittimità che ha agito secondo diritto: ed è l'ultima parola su Piazza Fontana, a meno che non emergano altre prove, cosa che mi pare difficile", commenta, invece, il sostituto procuratore generale della
Cassazione, Enrico Delehaye, subito dopo la lettura del verdetto.

Per il sostituto procuratore generale di Milano, Laura Bertolè Viale, che in corte d'assise d'appello aveva chiesto l' ergastolo per i tre imputati, e aveva fatto ricorso in Cassazione contro le assoluzioni, gli elementi per ritenere responsabili gli imputati erano più che sufficienti "ma evidentemente è destino che quell'episodio, che segnò la storia del nostro Paese, non trovi un chiarimento definitivo".

Non si è fatto attendere anche il commento degli anarchici che parlano di "cronaca di una ingiustizia annunciata". "La decisione su piazza Fontana è il rovesciamento tra vittime e carnefici, di carnefici assolti e le vittime che restano vittime senza il riconoscimento dell' ingiustizia subita", dice Mauro Decortes, portavoce del Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa Milano. Decortes, che è stato amico di Pietro Valpreda, aggiunge che domani alle 11, con gli esponenti dell' Osservatorio Democratico, gli anarchici del Circolo terranno una conferenza stampa sulla questione davanti alla lapide che ricorda Giuseppe Pinelli in piazza Fontana. "Come anarchici - ha aggiunto - non possiamo che ribadire che la strage di Piazza Fontana resta una strage di stato. Così come ribadiamo l'innocenza di Valpreda e il fatto che Pinelli fu assassinato. La sentenza della Cassazione è un esempio emblematico per ricordare che ci sono state e che ci sono ingiustizie".

Il gip di Milano, Guido Salvini, che da giudice istruttore segui' le piu' importanti inchieste sull'eversione di estrema destra, resta dell' idea che nonostante la conferma delle assoluzioni per i tre imputati, gli attentati del 12 dicembre del '69 furono opera dei gruppi di Ordine Nuovo. "La verità giudiziaria non si esaurisce sempre nella condanna dei singoli responsabili - commenta Salvini -. Mi sembra che la sentenza di Appello che ha assolto i singoli imputati abbia affermato chiaramente che gli attentati del 12 dicembre, come quelli precedenti, furono opera dei gruppi di Ordine Nuovo e questo rimane cosi' un punto fermo. Nel caso di piazza Fontana resta in più anche la provata responsabilità di Carlo Digilio, che era di Ordine Nuovo e non certo anarchico, la cui dichiarazione di colpevolezza contenuta nella sentenza di primo grado seguita da dichiarazione di prescrizione per la sua collaborazione, non è stata toccata dalle sentenze successive".

 

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Martedi, 3 Maggio, 2005

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Caso Calipari, il rapporto italiano accusa gli Usa

Due rapporti a confronto, due ricostruzioni dei fatti profondamente divergenti. Il caso Calipari, ricostruito dagli Stati Uniti e dall'Italia, si sdoppia: mentre gli Usa assolvono in pieno e giustificano con il rispetto delle regole d'ingaggio i loro soldati che il 4 marzo spararono sull'auto su cui viaggiava il funzionario del Sismi uccidendolo, la ricostruzione dei fatti degli italiani arriva a conclusioni diametralmente opposte. Furono un posto di blocco non segnalato e male organizzato, presidiato da soldati Usa stressati ed inesperti che hanno portato all' uccisione di Nicola Calipari. La relazione «non classificata» (ossia non soggetta a segreto) realizzata dai rappresentanti italiani è stata redatta dopo oltre un mese e mezzo di indagini insieme agli americani su quanto avvenuto il 4 marzo scorso lungo la strada che portava all' aeroporto di Baghdad. Una ricostruzione - lunga 52 pagine - che smonta, punto per punto, la versione americana: dalla velocità, alle segnalazioni dei militari americani, alle presunte mancate informazioni sulla missione di Calipari.

Innanzi tutto il posto di blocco. Secondo il rapporto statunitense il check point era ben visibile e segnalato quindi l'auto su cui viaggiavano la Sgrena e Calipari avrebbe dovuto fermarsi o cumunque rallentare. Nessun segnale invece per la relazione italiana avvertiva «il traffico in arrivo della presenza del posto di blocco americano, cioè mancava la più elementare misura precauzionale sia del traffico civile, sia per i miliari stessi». «Una regola importante», aggiunge il rapporto, che «non era stata rispettata dagli operatori». Ma il posto di blocco non solo non era segnalato. È «a dir poco carente - afferma infatti il rapporto - l'attenzione con cui è stato predisposto e organizzato il Bp 541», cioè il check point in cui è stato ucciso Nicola Calipari. Una carenza organizzativa segnalata anche dal comandante di brigata Usa che, «inviando un messaggio al proprio comando dal luogo dell'incidente, ha stigmatizzato i problemi dell'organizzazione del Bp» con tre parole: «segnaletica, illuminazione e spazio».

Chiariti questi due punti, per gli investigatori italiani diventa «non rilevante» la velocità della Toyota su cui erano Calipari, Sgrena e l' altro 007, che era alla guida. Secondo glli Usa la velocità dell'auto era sui 100 km orari e quindi una velocità eccessiva. Ma le testimonianze divergono sul punto, è scritto nel rapporto e comunque «la questione della velocità non appare rilevante, dal momento che non vi erano segnali di avvertimento che avrebbero imposto un'andatura comunque moderata». E nonostante ciò si ribadisce comunque che il conducente della vettura ha dichiarato che «al momento dell'apertura del fuoco l'auto viaggiava approssimativamente a 40-50 chilometri orari», mentre i soldati Usa «sostengono che l'auto andava a velocità sostenuta».

E veniamo ad un altro punto contestato. I comandi Usa sapevano oppure no dell'operazione di liberazione della giornalista del Manifesto? Sapevano o no che quell'auto trasportava la Sgrena e i funzionari del Sismi? «Mentre è verosimile che la catena di comando statunitense non fosse formalmente a conoscenza del contenuto specifico della missione - si legge nel rapporto italiano - è, invece, indiscutibilmente certo ed assodato che fosse al corrente dell'arrivo del dottor Calipari» e dell'altro funzionario del Sismi, nonchè «della loro permanenza» e «dello svolgimento da parte loro di un'attività istituzionale». Il rapporto italiano spiega così uno dei punti più controversi di tutta la vicenda Calipari, quello sulla comunicazione alle autorità americane della missione del funzionario del Sismi. «Era stata infatti richiesta ed ottenuta - prosegue il documento - l'assegnazione di alloggi all'interno della base Usa di Camp Victory, nel caso la missione fosse durata più giorni». E inoltre, «i due funzionari del Sismi, armati di pistola, non avevano fatto mistero della circostanza che si stavano dirigendo verso una località di Baghdad e che sarebbero ritornati non appena cessate le esigenze operative, presumibilmente in serata».

Infine un altro aspetto molto delicato: la scena dei fatti dove è avvenuta la sparatoria. Nel rapporto italiano di precisa che la scena «non è stata preservata come si presentava immediatamente dopo la sparatoria, nonostante il comandante di compagnia - che è intervenuto immediatamente dopo l'evento - e il responsabile del veicolo di blocco, fossero, nella vita civile, rispettivamente un sergente e un agente di polizia». Il rapporto italiano sottolinea inoltre che i veicoli del posto di blocco sono stati tutti rimossi ed è stato quindi impossibile rilevarne la posizione in cui erano la sera del 4 marzo. E non solo: del luogo della sparatoria, gli americani hanno messo a disposizione solo foto, non immagine da satellite. Pertanto, prosegue il documento italiano, «la notizia divulgata dai media circa l' esistenza di filmati satellitari relativi all' evento, ove si rivelasse attendibile, potrebbe far considerare l' ipotesi, che i rappresentanti italiani rifiutano e non ritengono verosimile, che taluno abbia voluto alterare, o occultare, dei mezzi di prova in danno della stessa autorità statunitense, degli operatori tecnici a loro supporto e del Gruppo investigativo congiunto».

Ricostruiti i fatti, il rapporto italiano sottolinea come verosimilmente i militari abbiano sparato per stress e inesperienza. «Lo stato di tensione dipendente dalle circostanze di tempo, modo e luogo, e probabilmente da qualche livello di inesperienza e di stress - è scritto - abbia potuto indurre taluni militari a reazioni istintive e poco controllate». Ad esempio, il soldato americano che sparò contro l' auto ha dichiarato di «essersi sentito minacciato dall' avvicinamento dell'auto, di aver pensato alle figlie ed era letteralmente oberato di manovre da effettuare in tempi brevissimi». «La mancanza di riferimenti formali a regole chiare che avrebbero dovuto e potuto essere osservare - si aggiunge - rende problematica la precisa individuazione, attribuzione e graduazione di specifiche responsabilità individuali». E quindi le conclusioni: i rappresentanti italiani, «sulla base delle evidenze che è stato possibile acquisire, non hanno evidenziato elementi atti a far supporre che i fatti e le vicende che hanno portato alla tragedia siano riconducibili a elementi di volontarieta».

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Politica. Berlusconi a 'Gente': alla fine, tutti nel partito unico dei moderati. Calderoli: meglio una federazione

Silcio Berlusconi

Roma, 2 maggio 2005

"Ammetto, ho sbagliato a non fare campagna elettorale in prima persona. Ma, per vincere le prossime elezioni, punto tutto sul partito unico del centrodestra che metta insieme i nostri alleati. Il nome? Pensavo di chiamarlo Partito repubblicano, però mi sono ricordato che il Pri di Spadolini non è mai andato oltre il 5%. E allora credo che sia meglio mantenere il nostro brand, lavorando su una sigla, come potrebbe essere Alleanza per la libertà". Queste alcune anticipazioni dell'intervista di Silvio Berlusconi al settimanale 'Gente', in edicola mercoledì prossimo.

"Bossi, dopo la malattia, è cambiato tanto - dice ancora Berlusconi a proposito del partito unico dei moderati - Buono e ragionevole. Ricordate quando diceva che dopo la devolution avrebbe sciolto la Lega? Beh, in un certo senso sarà così, perché tutti confluiranno nel nuovo partito unico. Il nome non e' ancora deciso, stiamo lavorando anche sul simbolo - ha concluso Berlusconi - e io sono ottimista".

Berlusconi ha parlato anche dello stato dell'economia: "Mi sento ancora pronto a scommettere sulle elezioni del 2006, a patto di fare, in questi mesi, alcune cose importanti per aiutare quella parte dell'Italia più debole che ha pagato a prezzo altissimo l'ingresso nell'euro. Il Paese è tutt'altro che povero, ma ci sono famiglie monoreddito che hanno il problema della casa e non riescono ad arrivare alla fine del mese. Ecco, qui dobbiamo intervenire; cosi' come pensiamo di ridurre il debito, mettendo sul mercato nuove quote delle aziende Eni ed Enel, oppure vendendo i palazzi, i beni pubblici per fare cassa. Non saranno misure per ridurre il deficit, ma è necessario fare i conti con le esigenze reali del Paese, spesso diverse da quello che dice l'apparenza".

"Se fossi nei panni di Prodi e Fassino - ha detto ancora Berlusconi - non mi farei troppe illusioni sul fatto di avere la vittoria in tasca, perché gli elettori hanno testa e giudicano: sanno - ha concluso il Presidente del Consiglio - che oggi magistratura, giornali e scuole sono in mano alla sinistra. E per avere una autentica democrazia ci vuole equilibrio, check and balance".

Raggiunto dai giornalisti, il ministro per le Riforme Roberto Calderoli ha ricordato che Bossi sul partito unico non si è ancora pronunciato; né ha detto di voler sciogliere il Carroccio dopo l'approvazione della devolution. Calderoli, inoltre, ha ribadito la sua contrarietà al partito unico. La strada preferibile, ha spiegato, resta quella tedesca, con un rapporto federativo sull'esempio di quello tra il Partito bavarese e la Cdu.

"E' lecito - sottolinea - decidere di fondare un partito unico del centrodestra, addirittura potrebbe essere anche auspicabile, se ciò dovesse avvenire per fusione di piu' forze politiche di rappresentatività territoriale nazionale, ma la decisione di entrarvi o meno spetta solo agli interessati".

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Chiesa. Il Presidente Ciampi incontra Benedetto XVI. E' la prima visita ufficiale di un Capo di Stato

Il Presidente a colloquio con il Pontefice

Citta del Vaticano, 3 maggio 2005

A meno di un mese dall'elezione di Benedetto XVI, Carlo Azeglio Ciampi, questa mattina intorno alle undici, è arrivato in Vaticano per una visita ufficiale. Il Presidente della Repubblica è il primo capo di Stato ad incontrare il pontefice: Benedetto XVI ha dunque accolto Ciampi nella biblioteca privata del palazzo Apostolico. Il primo saluto tra i due è stato formalizzato in una stretta di mano e lo scambio di qualche battuta. Il Presidente della Repubblica, accompagnato dalla moglie, Franca Ciampi, e dal ministro degli Affari esteri, Gianfranco Fini, ha attraversato la Sala Clementina per giungere poi nello studio privato del Pontefice.

Lì, Ciampi ha raccontato al Pontefice di essere entrato in quella stessa sala per la prima volta nel 1993. "Segno di una grande amicizia tra il Vaticano e l'Italia: è un bene per il mondo", ha subito risposto Benedetto XVI.


A fare gli onori di casa è stato il prefetto della Casa Pontificia, monsignor James Harvey. Il Presidente della Repubblica ha a sua volta invitato ufficialmente il Papa a visitare al più presto il Quirinale.

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Lunedi, 2 Maggio, 2005

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Calipari, ecco la versione Usa: «Auto veloce, tragico incidente. Per noi nessun colpevole»

Altro che proficua collaborazione. Il rapporto unilaterale americano sulla morte di Nicola Calipari non concede nulla alle ragioni degli inquirenti italiani. Nel testo, diffuso dal comando Usa di Baghdad, non si ammettono dubbi o sfumature. Sono 45 cartelle piene di omissis: nomi, frasi e, in alcuni casi, intere pagine, sono annerite. Il messaggio però è chiaro: «L'indagine – si legge - è giunta alla conclusione che il veicolo che si stava dirigendo verso il checkpoint non ha ridotto la velocità fino a quando non è stato raggiunto dal fucoco e che i soldati del checkpoint hanno agito secondo le regole d'ingaggio». Dunque per la morte del dirigente del Sismi e per il ferimento di Giuliana Sgrena, appena rilasciata dai suoi rapitori, c’è una sola spiegazione: «Un tragico incidente». Dunque, nessun colpevole.

Berlusconi, in Sardegna, ha già fatto sapere che in questi giorni non ha sentito Bush, ma che sull’alleanza militare con gli Stati Uniti non ci sono dubbi: «Le ragioni dell'amicizia sono indiscutibili, anche la nostra presenza in Iraq è dovuta a ragioni che sono quelle di far nascere la democrazia e la libertà in un paese che ha conosciuto decenni di sanguinaria dittatura, un paese cruciale per quella regione». Risponde così al plauso del Dipartimento di Stato di Washington che, con una breve dichiarazione, plaude all'Italia, «fantastico partner» di «un'amicizia vibrante».

Il fallimento dell’inchiesta congiunta
Strana commistione di sorrisi e colpi bassi. Dopo molti giorni di annunci e smentite, rivelazioni avvelenate e ammissioni a denti stretti, nella serata di venerdì è arrivata la dichiarazione congiunta di resa: la commissione d’inchiesta sulla morte di Nicola Calipari ha fallito. Il rapporto è chiuso. Fra gli Stati Uniti e l'Italia non c’è nessun accordo.

«Non si poteva chiedere al Governo italiano di firmare una ricostruzione che non corrispondeva all nostra», ha spiegato Gianfranco Fini, che parla di una decisione presa in ossequio al «doveroso omaggio» alla memoria di Nicola Calipari e «l'indispensabile dignità nazionale».Ora il ministro degli esteri si affida al lavoro delle procure: «Per l' Italia sarà la magistratura a fare tutto quello che è in suo potere, ovviamente con il sostegno del governo».

«Gli investigatori - si legge nella dichiarazione congiunta del ministero degli Esteri italiano e del dipartimento di Stato americano - non sono pervenuti a conclusioni finali condivise sebbene, dopo aver esaminato congiuntamente le evidenze, essi abbiano condiviso fatti, deduzioni e raccomandazioni su numerose problematiche». Insomma un dissenso politico prima ancora che investigativo.

La dichiarazione congiunta tende tuttavia smorzare i toni del conflitto, parla di un rapporto «intenso e proficuo» e sottolinea i «valori» comuni fra i due Paesi: «Tali valori - è scritto - ci impegnano a rimanere a fianco del popolo iracheno su richiesta del governo sovrano dell' Iraq». Avanti così, allora, come se nulla fosse successo.

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Berlusconi: «Con il partito unico potrei lasciare». An: «No alle annessioni»

Più che un’apertura sembra una sfida. Una sfida lanciata ad alleati malfidi e smaniosi. Berlusconi si dice pronto a lasciare la leadership della Casa delle Libertà. Ma alla sola condizione che venga varato il “suo” partito unico: «Credo che se dovessimo arrivare al partito unico e al bipartitismo perfetto, non avrei nulla in contrario a considerare la mia esperienza conclusa con un grande successo storico», afferma il premier in partenza per Porto Rotondo.

Lascerà Berlusconi, ma solo quando avrà costruito una coalizione a sua immagine e somiglianza. Nel frattempo resta in attesa che qualcuno si faccia avanti per reclamare il suo posto: «Abbiamo tante personalità – osserva - valuteremo se sono arrivate ad un punto tale di apprezzamento da parte dei nostri elettori da poter assumere la responsabilità di guida della casa comune». O se invece non si saranno sfiancate prima nella lunga rincorsa.

Per il momento l’alternativa al partito unico è «una federazione», «una casa comune» dove «ci dovrebbero essere regole precise, non una federazione in cui c'è diritto di veto per ciascuna componente». Replicano, per An, i finiani Mario Landolfi, Alfredo Mantovano, Gennaro Malgeri e Andrea Ronchi: «La leadership non è un problema, il progetto di una federazione che racchiuda tutte le forze di centrodestra del paese passa per forza dalla base. Dovrà esserci un grande confronto costituente fra i partiti e la Casa delle Libertà». All'orizzonte per i post missini c'è un nuovo Polo, un'alleanza più coesa: «Comprenderà insomma tutte le forze non di sinistra, e farà dei valori tradizionali, della cultura, del rinnovamento economico, delle tematiche sociali più problematiche la propria bandiera». Insomma, «sì alla federazione del centrodestra, ma no a semplici somme di partiti o annessioni».

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Domenica, 1 Maggio, 2005

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1° maggio in piazza: per tutte le Scampia d'Italia

Sarà un 1° maggio diverso, quello che Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di festeggiare a Scampia, il quartiere napoletano divenuto famoso nelle scorse settimane per una feroce guerra di camorra che ha provocato decine di vittime.

Un 1° maggio a Scampia perché «il messaggio è quello di non rassegnazione», dice Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil. La scelta del quartiere napoletano, ha spiegato Epifani, «è perchè è il simbolo delle tante Scampie che ci sono nel paese. Cioè del rapporto che deve legare lo sviluppo alla presenza della legalità». Una scelta che dimostra «l'attenzione che poniamo a questo rapporto». Certo - ha aggiunto Epifani - «bisogna evitare che sia soltanto una passerella di un giorno».

Sviluppo e legalità. Sarà questo lo slogan che accompagnerà, quest'anno, la manifestazione indetta da Cgil Cisl e Uil per il primo maggio.Scampia, il Quartiere delle Vele, il sobborgo napoletano simbolo della criminalità, così simile a tanti altri quartieri sparsi per tutta l’Italia, dallo Zen di Palermo all'Archi di Reggio Calabria, dal Librino di Catania al Corviale di Roma. Da qui, dunque, da questo quartiere senza numeri civici, dove molte strade sono anonime, in un contesto di grave degrado urbano e grande disagio socioeconomico e ormai terra di conquista dei clan e teatro delle faide di camorra partirà il rinnovato impegno dei sindacati ad una lotta per la legalità.

«Scampia può rappresentare l'esempio più profondo di quella lotta, che il sindacato non ha mai interrotto, per la legalità, per lo sviluppo, per la coesione sociale, per il riscatto di tante donne e uomini del Mezzogiorni che non si rassegnano, e che anzi combattono duramente per sconfiggere la criminalità organizzata», scrivono in una lettera al quotidiano Il Mattino i segretari delle tre Conferederazioni Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta, Luigi Angeletti.

E un appello affinché questo primo maggio sia «affollato da famiglie e bambini» e non solo dalle istituzioni lo ha rivolto anche il governatore della Campania, Antonio Bassolino. «Deve essere una grande giornata di mobilitazione civile e di festa per il lavoro. Se riusciremo a farlo sarà un bel segnale», ha detto nei giorni scorsi anche per «fare in modo che il Mezzogiorno sia finalmente nella testa di Roma, del governo in primo luogo, e di tutti quanti per i prossimi mesi e i prossimi anni».

La Rai seguirà in diretta la manifestazione sindacale di Scampia. La diretta partirà dalle ore 11.30 e si concluderà alle 13.00 con i comizi di Epifani, Pezzotta e Angeletti. Un cambiamento radicale dallo scorso anno, quando la Rai tentò di non trasmettere neppure il tradizionale concerto romano di San Giovanni. Dopo le proteste si arrivò ad un compromesso: una differita di un quarto d’ora. Berlusconi temeva che qualcuno, in diretta, potesse criticarlo e la Rai si era piegata immediatamente.

Quest’anno, invece, doppia diretta: prima da Scampia e più tardi da Roma, dal concerto che dovrebbe richiamare 800 mila giovani. Dal palco eretto nella storica piazza sindacale, quell’enorme spazio antistante la basilica di San Giovanni, Claudio Biso presenterà nuovamente la maratona canora che andrà avanti dal primo pomeriggio a notte fonda, con noti e sconosciuti, esordienti e stelle del firmamento canoro italiano. Ospite d’onore Enzo Jannacci, che compie settant’anni, ma il più atteso è probabilmente Francesco De Gregori.

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Arrestato Izzo, il massacratore del Circeo. Nella sua casa trovati i corpi di due donne

Angelo Izzo era sotto inchiesta per una storia di armi. In semilibertà per l'ergastolo al quale era stato condannato per l'omicidio e le sevizie a due ragazzine di 17anni, pare continuasse nelle sue attività criminali. Ma nel casale alle porte di Mirabello Sannitico, nella campagna vicina a Campobasso, dove è stato arretstato la polizia ha trovato, nascosti in una buca scavata di recente, i corpi di due donne: madre e figlia, una ragazzina di quattordici anni, denudata e ammanettata. Non si sa ancora come si chiamino, ma il medico legale ha osservato che la morte è recente. E sui corpi potrebbero esserci i segni di violenze sessuali.

Sembra di essere tornati a trent’anni fa (era il 30 settembre del 1975), a quell’agghiacciante notte di violenza in riva al mare. Un delitto che scosse l’Italia. Angelo Izzo, uno dei tre massacratori del Circeo. Insieme a Gianni Guido e Andrea Ghira sequestrò, picchiò e seviziò due ragazze di diciassette anni. All’alba lasciando la villetta sul litorale laziale, i tre caricarono su un auto i corpi delle due ragazze. Di ritorno a Roma. La prima, Rosaria Lopez, era ormai morta, la seconda Donatella Colasanti, era ancora vita. Con i suoi lamenti riuscì ad attirare l’attenzione di una guardia notturna. E a salvarsi.

Fascista, figlio della Roma bene dei Parioli, cultore della violenza irrazionale, Izzo riemerge dalla storia per uccidere ancora. Con una differenza. Da trent’anni Angelo Izzo vive in prigione. Era sottoposto a regime di semilibertà. La notte in carcere, il giorno, libero, in giro per la campagna irpina.

«È incredibile...incredibile! - esclama Donatella Colasanti - Perchè non era in carcere?». La donna sopravvissuta al massacro del Circeo è dura: «Chi ha sbagliato ora deve pagare. Chiedo l'intervento immediato del governo e provvedimenti disciplinari durissimi per i magistrati che hanno considerato Izzo un collaboratore di giustizia mentre lui confessava altri ipotetici delitti. Ed ora, ecco il risultato...».

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