Lunedi, 31 Maggio, 2004

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Bankitalia. Fazio: senza manovra-bis deficit al 3,5%. Allarme competitività, serve una politica economica chiara

Antonio Fazio


Roma, 31 maggio 2004

Crescita economica e conti pubblici in primo piano nelle considerazioni finali svolte dal governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, davanti all'assemblea annuale dell'Istituto. In assenza di correzioni nel 2004 il rapporto fra deficit e pil "eccederà il 3%" e "potrebbe portarsi fino al 3,5% del prodotto", ha annunciato Fazio rilevando che il Governo non esclude la possibilità di provvedimenti di contenimento degli squilibri di bilancio nella seconda metà dell' anno".

Nel 2004 Pil a +1%
Secondo la stima del Governatore, nel 2004, "l'impulso impresso dal commercio estero, insieme con la ripresa degli investimenti delle imprese e dell' attività nel settore delle opere pubbliche, dovrebbe condurre a un incremento della domanda globale e a un aumento del prodotto valutabile, per l' anno in corso, nell' ordine dell' 1%". Per il Governatore si tratta di una crescita al di sotto di quella potenziale ma, ha aggiunto, in un contesto internazionale favorevole l'aumento del Pil può risalire al 2% dal 2005.

Da Dpef politica economica chiara
Dal numero uno di via Nazionale anche un monito al Governo: per ben tre volte Fazio ribadisce che serve una politica economica chiara, sicura, con orientamenti stabili e basata su dati concreti. Le parti sociali, le imprese e le banche hanno bisogno di un quadro di riferimento definitivo e condiviso sottolinea il Governatore come "il prossimo Documento di programmazione economico-finanziaria debba poter dare indicazioni al riguardo".

Allarme competitività
Nelle sue considerazioni finali Fazio non ha mancato di rinnovare l'allarme per il calo di competitività da parte del sistema economico italiano "La perdita di competitività nei confronti dei paesi sviluppati e ancor più delle economie emergenti - ha detto - si conferma l' elemento di maggiore debolezza del
nostro sistema economico". La "ricetta" di Fazio comprende anche un'apertura al mercato dei capitali e "strutture di governo più efficienti": in questo senso, "sono necessarie aggregazioni, riorganizzazioni proprietarie e finanziarie".

Completare le riforme
Davanti alla platea il numero uno di Via Nazionale ha poi voluto affrontare il capitolo riforme. Quelle del sistema previdenziale, della sanità e della finanza degli enti locali vanno completate perché, come ha sottolineato, hanno inciso sugli squilibri dei conti pubblici ma non a sufficienza. Infine, un cenno al delicato tema del risparmio sulla scia dei recenti scandali finanziari e delle iniziative allo studio per una maggior tutela degli investitori. Fiducia nel lavoro del Parlamento e più poteri alla Consob: questi i punti sottolineati da Fazio, per il quale, dopo i crac Cirio e Parmalat, occorre procedere a rafforzare il sistema dei controlli interni ed esterni sulle società.

Montezemolo: da Fazio segnali importanti
La relazione del governatore della Banca d'Italia ha dato "dei segnali importanti in questo Paese di dialogo e collaborazione; guardando avanti e non certo indietro". Questo il commento alle considerazioni di Fazio del neo presidente Fiat e numero uno di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo per il quale si tratta di "una relazione completa che il mondo delle imprese condivide"

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.Fiat. Montezemolo: gestione nel segno della continuità. Domani il Cda nomina il nuovo ad. Il titolo scende in Borsa

Fiat tra presente e passato


Roma, 31 maggio 2004

Si terrà domani alle 14 il primo consiglio d'amministrazione Fiat dell'era Montezemolo. Obiettivo, come ha annunciato lo stesso imprenditore entrando in Banca d'Italia per ascoltare la relazione di Fazio, nominare il successore di Giuseppe Morchio alla carica di amministratore delegato. Commentando le dimissioni del manager che fu voluto al vertice da Umberto Agnelli, Montezemolo si è detto dispiaciuto. "La famiglia - ha sottolineato il numero uno del Lingotto - ha dimostrato di voler continuare a credere nell'azienda esercitando il suo ruolo di azionista e indicando in tempo brevissimo il nuovo presidente".

Parlando invece della sua nomina, Montezemolo definendola "inaspettata", ha chiarito di aver accettato "con spirito di servizio e amicizia verso Gianni e Umberto Agnelli e con senso di responsabilità verso tutti coloro che lavorano in Fiat, verso la città di Torino e il Paese". L'ex numero uno di Ferrari a attuale presidente di Confindustria ha assicurato continuità con la precedente gestione impegnandosi a proseguire nel piano di risanamento. "La squadra c'è - ha sottolineato - ed è forte".

Ma Montezemolo non dimentica neppure il suo ruolo di guida degli industriali italiani cui garantisce il massimo impegno. "Sono certo che comprenderanno l'eccezionalità e il significato della mia scelta" - ha affermato dicendosi certo di poter contare sullo spirito di positiva collaborazione del sistema Italia: dal Governo al mondo politico, passando per il sistema finanziario e i rappresentanti dei lavoratori.

La reazione di Piazza Affari
Al test del mercato, il titolo Fiat sta catalizzando l'attenzione come nelle attese. In una giornata povera di spunti, le azioni del Lingotto, che restano pesanti dopo aver aperto in forte calo, sono trattate oltre la media: a fine mattinata erano già stati scambiati oltre 19 milioni di pezzi, corrispondenti all'1,9% dell'intero capitale sociale del Lingotto. E mentre sulla stampa impazza il toto-nomine sul nuovo amministratore delegato, Montezemolo ha escluso che possa trattarsi dell'attuale ad di Unicredit, Alessandro Profumo.

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Bush a Roma. Oggi si riunisce il Comitato per l'ordine e la sicurezza. Pisanu preoccupato

Giuseppe Pisanu


Roma, 31 maggio 2004

Si annunciano "misure senza precedenti" per una settimana ad alto rischio sul fronte dell' ordine pubblico: mercoledì la parata militare ai Fori Imperiali, in occasione della Festa della Repubblica; venerdì e sabato, l' arrivo del presidente americano George W. Bush nella capitale. Il complesso piano per evitare incidenti ed attentati verrà messo a punto oggi pomeriggio, nel corso del Comitato nazionale per l' ordine e la sicurezza pubblica, convocato dal ministro del' Interno, Giuseppe Pisanu, che ha dichiarato: "siamo preoccupati, ma non spaventati. Ci prepariamo ad affrontare questa situazione nella maniera dovuta".

Al Comitato parteciperanno i vertici delle forze dell' ordine, dei servizi segreti e del' Antiterrorismo. Per la prima volta, la riunione è stata aperta anche al prefetto ed al questore di Roma, Achille Serra e Nicola Cavaliere. A loro, spiega il Viminale, è affidata la responsabilità dell' attuazione delle indicazioni che scaturiranno dallo stesso Comitato.
Le prove generali per la tenuta dell' ordine pubblico ci saranno mercoledì, con la parata militare: tutto il percorso è stato già "bonificato" dagli uomini delle forze dell' ordine: spariti i cassonetti, bloccati i tombini, rimosse le auto in sosta. E la stessa operazione riguarderà il tragitto dei cortei, non appena diverrà definitivo. Si temono azioni disturbo da parte degli antagonisti, mirate ad ottenere "ampio risalto mediatico".

Più complessa la situazione per l' arrivo di Bush
A gestire la sicurezza del presidente Usa saranno anche uomini dei servizi e delle forze dell' ordine americane. I percorsi che saranno seguiti da Bush a Roma sono coperti dal massimo riserbo e saranno comunque "blindati" ai massimi livelli. Oggi si deciderà probabilmente anche lo "scudo dal cielo". E' previsto che le misure di sicurezza rispecchino quelle definite due anni fa in occasione del vertice Nato-Russia a Pratica di Mare. Lo spazio aereo sopra la Capitale verrà probabilmente chiuso nei due giorni di permanenza di Bush a Roma. Saranno proibite le partenze da Ciampino e dagli altri piccoli scali della città ai cosiddetti voli a vista, con aerei privi della strumentazione di bordo. I caccia intercettori si alzeranno in volo pronti ad intervenire. Presenti anche gli elicotteri in assetto Smi (Slow moover interceptor), che hanno proprio il compito di contrastare la minaccia che potrebbe arrivare da piccoli velivoli. La novità rispetto a due anni fa è che è stato messo a punto un dispositivo che consente l' abbattimento di eventuali aerei-kamikaze.

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Terrorismo. Arabia. Antonio Amato voleva diventare un grande chef. Polemiche sulla Farnesina

Fabio Amato, fratello di Antonio


Roma, 31 maggio 2004

Voleva diventare un grande chef Antonio Amato, il cuoco di 35 anni di Giugliano (Napoli) ucciso dai terroristi ad al Khobar. Era da tre settimane in Arabia per motivi di lavoro.
Ciampi ha definito l'omicidio di Amato "un' uccisione barbara che scuote le coscienze" sottolineando la necessità che "diritto e legalità internazionale prevalgano sull'odio".

Tra le 22 vittime dell'attacco terroristico ci sono anche un americano, un britannico, otto indiani e tre filippini.

La rivendicazione fa riferimento alla vittima italiana
Un sito web ha pubblicato un nastro in cui un uomo che si identifica come Abdul Aziz al-Mogrin e dice di essere il responsabile delle operazioni di Al Qaida. L'uomo parla dell'attacco terroristico di ieri a Khobar e anticipa l'intenzione di al Qaida di prendere ostaggi e di ucciderli. Nel nastro registrato il sedicente capo di Al qaida in Arabia Saudita, Abdul Aziz al-Mogrin parla anche esplicitamente dell'uccisione dell'ostaggio italiano Antonio Amato. Al Mogrin dice: "Abbiamo sgozzato un italiano e lo regaliamo al governo
italiano ed al suo capo, sciocco e superbo, che annuncia con chiarezza la sua ostilità all'Islam e manda le sue truppe a combattere i musulmani in guerre come in Iraq e in altri paesi".
Sul sito Web, al-Mogrin, lancia la sua sfida agli occidentali: "i sacri guerrieri non lasceranno vivo alcun ostaggio. Tutti gli infedeli e i crociati nelle nostre mani saranno liquidati".

Scoppia la polemica sul ruolo della Farnesina, che ieri aveva smentito la presenza di italiani tra i sequestrati
Parlando da Pratica di Mare, il presidente del Consiglio ha osservato: "Non scopriamo oggi" il pericolo del terrorismo, aggiungendo che la Farnesina ha fornito le informazioni delle quali era in possesso.
Il centrosinistra accusa il ministro Frattini per non aver dato sufficienti informazioni sulla situazione, e si chiede al responsabile degli esteri di riferire in Parlamento. Frattini si difende: "La Farnesina ha trasmesso, come suo dovere, con puntualità e completezza, le notizie tempestivamente raccolte dall'ambasciata italiana in Arabia Saudita".

"La presenza di un nostro connazionale coinvolto nell'attentato terroristico - ha detto Frattini - è emersa soltanto stamani a operazione conclusa. Nel giorno del dolore alcuni esponenti dell'opposizione usano parole di insulto verso le istituzioni solamente per polemica elettorale. La Farnesina respinge al
mittente queste infondate accuse e insulti consapevole di svolgere ogni giorno il suo dovere - non di rado in condizioni di oggettivo pericolo - con i suoi ambasciatori e con i suoi funzionari, con competenza e professionalità al servizio del Paese e di tutti gli italiani".

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Domenica, 30 Maggio, 2004

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Fiat. Agnelli, l'abbraccio dei 50mila alla camera ardente. Le lacrime della moglie all'arrivo della Juventus

La camera ardente alla Fiat


Torino, 30 maggio 2004

Con lui a Torino è davvero finita un' epoca. La gente accorsa a rendergli omaggio appare smarrita. Dei tanti membri della famiglia che per tutto il giorno si sono alternati a fianco della bara di Umberto Agnelli, i torinesi riconoscono a colpo sicuro solo la sorella Susanna e la moglie Allegra Caracciolo. Marella, la vedova dell' Avvocato, non c'è, e la generazione dei figli non fa parte dell' immaginario collettivo dell' ex città-fabbrica.

A rendere omaggio al fratello minore di Giovanni Agnelli ieri al Centro Storico Fiat sono arrivati in 50 mila. Dal mattino presto si sono messi in fila, ordinatamente, per vedere la bara e stringere le mani dei familiari. C'erano operai con mogli e figli, pensionati con alle spalle 40 anni in azienda, torinesi che non hanno mai avuto legami diretti con la Fiat, ma sentono che con questo Agnelli se ne va per sempre un pezzo di storia, e un pezzo della loro vita.

Diversi sono venuti perché erano fuori città quando morì l' Avvocato. "Si può essere grandi anche stando in ombra", ha addirittura lasciato scritto qualcuno su uno dei libri delle condoglianze. A metà mattinata arriva un uomo grande e grosso che piange a dirotto. È Claudio, l' autista romano di Umberto da 37 anni. L' entourage degli Agnelli non lo lascia con la folla e lo fa sparire in una saletta laterale, nella quale si è ritirata poco prima Allegra Caracciolo. Poco più tardi un anziano consegna una lettera ad Andrea, il figlio di Umberto. Sono condoglianze, ma di un tipo particolare. Su un foglio listato a lutto Dino Marchisio, 72 anni, ricorda di essere stato salvato dai bombardamenti dal fondatore della Fiat, il senatore Giovanni Agnelli, che da bambino lo fece mandare in una colonia dell' azienda in montagna per tutti gli anni della guerra.

Nella camera ardente l' atmosfera è commossa. Nella sala principale del Centro Storico Fiat drappeggiata di bianco risuonano bassissime le note di fughe e adagi di Bach, Brahms, Litz, Frescobaldi e Froberger, alternati con il Laudate Dominum e l' Ave Verum Corpus di Mozart. La bara di legno chiaro che racchiude la salma di Umberto Agnelli è ricoperta da una cascata di fiori bianchi. La vedova e i figli stringono mani, instancabilmente, per ore. Allegra e Anna sono entrambe senza trucco e senza gioielli. Al loro fianco si accosta nel pomeriggio la bionda Avery Howe, vedova di Giovanni Alberto, il primo figlio di Umberto stroncato da un tumore a 33 anni. Allegra piange una sola volta: quando arriva la Juventus al completo di tutti i suoi Nazionali, abbracciando Marcello Lippi e Antonio Giraudo, i giocatori.

La sfilata di personalità del mondo imprenditoriale, politico e sportivo è cominciata prima delle nove e si è protratta quasi ininterrottamente per otto ore. Uno degli ultimi a visitare la camera ardente è stato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, accolto dall' applauso di una parte delle persone in attesa di entrare nella camera ardente. Il premier si è fermato oltre mezz' ora. Alle sue parole di conforto Allegra risponde con un "grazie". Alle 17 in punto il flusso di gente è stato interrotto. Poco dopo è uscito il feretro, accolto dal lungo applauso dei tanti che ancora si trovavano all' esterno del Centro Storico Fiat. Poi è partito il corteo diretto a Villar Perosa per le esequie in forma privata.

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Calcio. Palermo, Livorno e Cagliari in serie A. Per i siciliani un sogno lungo 31 anni

Tre nuove squadre nell'Olimpo del calcio


Palermo, 30 maggio 2004

Con due giornate di anticipo sulla fine del campionato cadetto Palermo, Cagliari e Livorno approdano in serie A. Grande festa nel capoluogo siciliano, completamente addobbato in rosa-nero: erano ben 31 anni, infatti, che il Palermo mancava dalla massima serie. Festeggiamenti anche in Sardegna e a Livorno, dove la squadra ha ricevuto i complimenti del suo piu' illustre tifoso, il presidente Ciampi.

Emozione e commozione: sono questi gli aggettivi che fotografano meglio il dopo partita del Livorno che ha ottenuto la promozione in Serie A dopo 55 anni, a spese di un Piacenza ormai in caduta libera, battuto 3-1. Una vittoria che reca il sigillo della coppia Protti-Lucarelli. Festeggia infine con due giornate di anticipo anche il Cagliari di Reja. Ai sardi bastava vincere contro la Salernitana e il 3-1 inflitto ai campani (doppietta di Suazo e un gol di Esposito) grazie al concomitante pareggio della Fiorentina (1-1) regala al Cagliari la sicurezza matematica sul campo di casa.

Festa rinviata, invece per l'altra squadra siciliana, il Messina: gli uomini di Bortolo Mutti scivolano ad Ascoli (2-1) e dovranno quindi attendere le ultime due giornate di campionato per agguantare l'ultimo posto utile per la massima serie.

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Congresso Forza Italia. L'affondo dell' opposizione: Berlusconi isolato e disperato. Ecco le bugie del "contratto"

Francesco Rutelli


Roma, 30 maggio 2004

L'opposizione attacca Silvio Berlusconi ed approfitta delle crepe aperte nella maggioranza dall'appello a non votare i partiti piccoli, per sostenere che il premier è "un uomo isolato" e "disperato", che "cannibalizza gli alleati per ramazzare voti". La Lista Prodi sceglie la cornice del Residence Ripetta a Roma per organizzare una conferenza stampa contro il premier con tanto di cartellone che raffigura un Berlusconi-Pinocchio dal naso lungo, sotto la scritta 'Bugie per contratto'.

Il contratto è quello con gli italiani firmato da Berlusconi nel 2001 e smontato pezzo per pezzo dal coordinatore 'listone' Francesco Rutelli che fa "gli auguri" al premier che spera di ottenere un 25% di consensi per il suo partito. E se per il coordinatore del 'listone' "i continui attacchi a Prodi della Cdl sono un segno di debolezza e di paura", quello di Assago "è stato un congresso farsa" .

Nel suo intervento Rutelli elenca i 5 punti del contratto con gli italiani di Berlusconi e riporta una serie di cifre dal 2001 ad oggi su riduzione tasse, minore disoccupazione, riduzione dei reati, pensioni minime, apertura di cantieri in Italia. "Su tutti gli argomenti sui quali aveva detto ci sarebbe stato un miglioramento, c'è stato invece un peggioramento", sintetizza il leader dei Dl. E alla domanda su quali siano le proposte del centrosinistra, il coordinatore della lista Prodi risponde con una parola: "Vincere".

Per il capogruppo dei Ds Gavino Angius, "il capo del Governo è isolato, solo nella sua maggioranza". Angius dice di avere "assistito divertendosi" al congresso di Forza Italia che si è concluso ieri ad Assago. "Citando un vecchio adagio, 'mai il cinema aveva osato tanto...'. È stato un grande flop, un evento straordinario di un partito che non c'è e che si sfarina. Ha fatto tutto Berlusconi, l'apertura, il dibattito e la conclusione". "La prossima volta - lo interrompe Rutelli - magari, farà pure l'opposizione interna...".

Dure le reazioni di Forza Italia all'iniziativa della lista Prodi: "Con la conferenza stampa - commenta Sandro Bondi - i rappresentanti della lista Prodi hanno raggiunto e superato il vertice della volgarità politica". "La conferenza stampa di disperata controinformazione di Roma - chiede Renato Schifani - da quale gruppo politico è stata tenuta? Infatti, Rutelli, D'Alema, Fassino, di quale gruppo faranno parte in Europa? Il Ppe o il Pse? Mettano i cittadini in grado di individuarli, oltre che come uomini di Bertinotti, anche con il nome di un gruppo parlamentare".

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Sabato, 29 Maggio, 2004

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Fiat. Oggi i funerali di Umberto Agnelli. Il cordoglio del mondo politico. Le nuove incognite sul futuro del Lingotto

Un'immagine d'archivio di Umberto Agnelli


Torino, 29 maggio 2004

Si svolgeranno questo pomeriggio alle 18 a Villar Perosa, in forma privata, i funerali di Umberto Agnelli. A Torino, nella sede storica della Fiat, da questa mattina alle 9 è stata allestita la Camera ardente. A rendere omaggio alla salma, si recherà anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi il cui arrivo, conefrmato da una telefonata al presidente della Regione Piemonte, Enzo Ghigo, è previsto tra le 15 e le 16.

La morte di Umberto, a un anno e mezzo dalla scomparsa del fratello Gianni, apre nuove incognite sul futuro Fiat. Il campanello d'allarme era già suonato durante l'assemblea del Lingotto, svoltasi lo scorso 11 maggio, nella quale si sarebbe dovuto fare il punto sul difficile risanamento del gruppo con i primi segnali di ripresa dopo la peggiore crisi nella sua storia, esplosa 18 mesi prima. Incognite che non riguardano solo la guida dell'azienda, con l'amministratore delegato Giuseppe Morchio chiamato a fare 'l'uomo forte', quanto soprattutto il suo azionariato, con il nodo del prestito convertendo sottoscritto dalle banche.

Molti i messaggi di cordoglio arrivati dal mondo della finanza e della politica italiana. A cominciare da quello del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi ("Franca ed io siamo profondamente addolorati"). Secondo il presidente del Consiglio Berlusconi la morte di Umberto Agnelli rappresenta una "perdita grave per la sua famiglia, per la sua azienda, per la sua Torino, per il suo Paese". Per Guglielmo Epifani, leader della Cgil, Agnelli è stato è stato "un imprenditore importante nella storia del Paese e di fronte agli ultimi anni di crisi della Fiat ha avuto la forza e il coraggio, invertendo scelte sbagliate fatte in passato, di concentrare risorse e investimenti verso il futuro della Fiat".

Commossi i commenti dell'ad Fiat, Morchio ("Mi mancherà moltissimo") e del neo presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo: "E' stato un grande protagonista ed un esempio per l'economia italiana". Il Papa ricorda Umberto Agnelli per "il generoso impegno umano e professionale" e per essersi "prodigato per il rilancio industriale" dell'azienda torinese. Con un telegramma inviato a suo nome dal segretario di Stato vaticano, cardinale Angelo Sodano, Wojtyla ha voluto manifestare la propria vicinanza spirituale alla famiglia Agnelli.

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Congresso Forza Italia. Berlusconi, da oggi fiducia su leggi-chiave. Inutile il dialogo con l'opposizione

Silvio Berlusconi


Assago, 29 maggio 2004

"Nessun dialogo con questa opposizione" e via sulla strada delle riforme, avendo il "coraggio di porre la fiducia" ogni qual volta sarà "opportuno farlo". A sorpresa, intorno alle 18,15, il premier Silvio Berlusconi torna a prendere la parola sul palco del Filaforum di Assago (Mi), nel secondo giorno di lavori del Congresso di Forza Italia. A scatenare il fuori programma del premier (erano infatti previsti solo gli interventi dei ministri e sottosegretari), la lettura delle dichiarazioni di esponenti del centrosinistra sull'assise azzurra.

Dopo i "complimenti a tutti gli oratori che si sono alternati sul palco", parte l'attacco. Berlusconi cita i nomi i nomi di Piero Fassino, Beppe Fioroni, Alfonso Pecoraro Scanio e Vannino Chiti e dalla platea si leva un coro di fischi. Nessun dialogo con "un'opposizione che attende che tu dica bianco per dire che è nero e che tu dica nero per dire che è bianco". Il Cavaliere ribadisce dunque la volontà di andare avanti sulle riforme e avverte che l'esecutivo "avrà il coraggio di esporre se stesso imponendo la fiducia là dove si annunciano centinaia o migliaia di emendamenti inutili ai progetti di legge che noi vogliamo trasformare in legge".

E aggiunge: "Il governo lo farà di qui in avanti tutte le volte che riterrà opportuno farlo, perchéil traguardo che noi dobbiamo toccare davvero precisa il premier- è quello di avere entro la legislatura realizzato tutte le riforme che sono indicate nel nostro programma e per le quali ci siamo obbligati con i nostri elettori". "Si sono accumulate sulla mia scrivania - ironizza Berlusconi all'inizio del suo discorso- le reazioni documentate, approfondite dell'opposizione ai nostri interventi". Noi - prosegue il leader di Forza Italia- dobbiamo renderci convinti chi sono i nostri oppositori che il destino ci fa avere di fronte". Per il premier non c'è alcuna possibilità di dialogare tra persone perbene. Ed è un guatio - osserva - perché senza un'opposizione democratica non si riesce a governare un Paese".

"Credo che a questo punto della legislatura - ha concluso il Cavaliere-incombendo su di noi la necessità di mandare avanti la legge elettorale, la riforma del Codice di procedura penale, la riforma dell'ordinamento giudiziario e tante altre leggi, dobbiamo procedere secondo il nostro buonsenso, con la nostra totale buonafede, senza allungare i tempi di una discussione che non sarà mai portatrice di alcunché di positivo".

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Terrorismo. Pisanu: 2 giugno e visita di Bush a rischio disordini. Appelli alla non violenza dal Listone a Bertinotti

Giuseppe Pisanu


Roma, 29 maggio 2004

Per il 2 giugno e la visita di Bush a Roma "si profilano minacce gravi, che ci preoccupano, ma non ci spaventano". Le parole del ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, e le varie prese di posizione dei leader di 'no global' e disobbedienti, mettono in agitazione il mondo politico; e dal centrosinistra arrivano subito appelli ad evitare gesti violenti che, come dice il verde Pecoraro Scanio, sarebbero "un regalo a Bush e Berlusconi". Appelli che si accompagnano ad accuse esplicite al governo di tramare un "trappolone" e di voler far rinascere la "strategia della tensione".

"Basta uno sguardo ad internet - afferma il ministro Pisanu - e non parlo di altri segnali, per rendersi conto di quali minacce si stiano addensando sulla sicurezza e sull'ordine pubblico in vista del 2 giugno, festa della Repubblica, e della successiva visita del presidente Bush, nell'anniversario della liberazione di Roma". Il primo a preoccuparsi, come ovvio, è il sindaco di Roma, Veltroni, che si mette in contatto con il ministro dell'Interno e subito dopo prova a smussare la tensione: "Ho parlato con il ministro Pisanu e ha detto che ci sono minacce, ma non ci sono circostanze specifiche che vengano riferite a queste due scadenze". "Mi auguro - conclude - che prevalga il senso di responsabilità di tutti".

Da Salerno, il leader dei Dl, Francesco Rutelli, lancia la parola d'ordine "Sbarramento totale alla violenza" in vista delle manifestazioni di protesta previste in occasione della visita di Bush a Roma. "Tutti coloro che vogliono manifestare - precisa - si accertino che non vi siano episodi di intolleranza, ma neanche simboli e gesti di violenza, perché questo sarebbe del tutto incompatibile con un messaggio di pace".

Sul leader del 'listone', Romano Prodi, piovono gli strali di Francesco Cossiga che lo accusa di ispirare i malintenzionati: "Nelle sue dichiarazioni sul necessario uso della violenza nelle manifestazioni antiamericane e per il terrorismo iracheno che accompagneranno la visita di Bush a Roma, è certo che Luca Casarini si sia giustamente sentito incoraggiato dalle vergognose e imprudenti dichiarazioni di Romano Prodi che, però, non essendo certo uomo di coraggio non sarà in strada nè col volto celato nè con il volto aperto".

A lanciare l'allarme sono gli esponenti della sinistra più vicini al movimento pacifista, come Rizzo del Pdci che evoca lo spettro della strategia della tensione. "Tanto più tranquilla sarà la manifestazione tanto più efficace sarà la contestazione a Bush e Berlusconi che, invece, trarrebbero vantaggio da eventuali provocazioni. Non bisogna alimentare nervosismi. È da irresponsabili invocare i botti 'come fa Storace' ". Da Fausto Bertinotti, arriva l'invito ad adottare il modello di Firenze, dove, malgrado i timori della vigilia, non successe nulla e le manifestazioni vennero gestite nel modo migliore.

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Calcio. Roma, cominciata l'era del dopo-Capello. Prandelli è il nuovo allenatore dei giallorossi

Cesare Prandelli


Roma, 29 maggio 2004

Sarà Cesare Prandelli, ex allenatore del Parma, ad allenare la Roma per i prossimi tre anni. L' accordo è stato raggiunto nella tarda serata di ieri
in un incontro tenuto a Firenze tra il ds Franco Baldini e il mister, che dovrebbe percepire circa un milione e mezzo di euro a stagione. Prandelli lascia il Parma dopo due anni per approdare alla prima grande piazza della sua carriera. La Roma, dopo l' addio di Capello, inaspettato soprattutto per la destinazione, è dunque corsa subito ai ripari.

D'altra parte che potesse esserci il cambio alla guida tecnica della Roma, era nell'aria e per questo pare che i primi contatti con Prandelli siano cominciati un mese fa, quando ancora il tecnico sembrava destinato alla Juventus. Per questo motivo lo stesso Prandelli avrebbe preso tempo con la Roma.

Ieri, la svolta: Capello va dove nessuno si aspettava, vincendo la concorrenza proprio di Prandelli, e Ferrari, difensore del Parma, dice dal ritiro azzurro: "Adesso Prandelli e' pronto per andare alla Roma". E aggiunge poi una frase gia' detta in passato: "Io lo seguirò ovunque andrà". Adesso non è da escludere che il difensore azzurro sia il primo tassello della nuova gestione Prandelli. L' ex tecnico del Parma infatti potrebbe provare a portare in giallorosso anche Bonera e Gilardino.

Garanzie che i programmi non sarebbero cambiati, nonostante la sorpresa per l'addio di Capello, l' hanno continuata a dare in queste ore convulse Rosella Sensi e Franco Baldini. Così, senza perdere tempo il direttore sportivo giallorosso ha bloccato subito Prandelli con cui ha preso un appuntamento e in serata ha raggiunto l' accordo. Il nuovo tecnico dei giallorossi verrà presentato lunedì prossimo, 31 maggio.

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Venerdi, 28 Maggio, 2004

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Fiat. La morte di Umberto Agnelli. Il cordoglio del presidente Ciampi e del mondo politico

Umberto Agnelli


Torino, 28 maggio 2004

C'è molta partecipazione in queste ore attorno alla famiglia Agnelli, per la morte di Umberto, il più giovane della terza generazione della più importante famiglia nel panorama industriale italiano. Dal mondo finanziario, politico, sindacale, ma anche dello sport - grande passione di Umberto e dei suoi familiari - arrivano numerosi messaggi di cordoglio.

Ha partecipato il proprio lutto alla famiglia il presidente della Repubblica Ciampi. In un messaggio, a nome di tutto il Paese, ha espresso gratitudine per il contributo allo sviluppo dato da una grande dinastia di imprenditori.

"Sono profondamente addolorato per la perdita di un caro amico". Così il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi "Di lui ho sempre apprezzato la sincerità del rapporto e l'assoluta dedizione al lavoro. E' una perdita grave per la sua famiglia per la sua azienda, per la sua Torino, per il suo Paese".

Il presidente della Fiat avrebbe compiuto 70 anni il prossimo novembre. Senatore per due legislature, come il nonno Giovanni, il fratello maggiore Gianni e la sorella Susanna, viene ricordato come persona sensibile e discreta. Umberto Agnelli aveva subito un gravissimo lutto: la morte de primogenito, Giovanni Alberto, appena trentenne, destinato ad assumere il comando del gruppo. Pochi mesi dopo la morte del nipote Edoardo.

I funerali saranno celebrati domani in forma privata a Villar Perosa. Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ha proclamato per domani il lutto cittadino

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Congresso Forza Italia. Ovazione per Tremonti che attacca Prodi

Giulio Tremonti


Milano, 28 maggio 2004

Seconda giornata di lavori ad Assago per il congresso nazionale di Forza Italia che ieri ha visto protagonista unico il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Oggi la scena è tutta per ministri e sottosegretari.
Una vera e propria ovazione per il ministro Giulio Tremonti che ha aperto il suo intervento attaccando il presidente della commissione europea. Tanto alla Commissione Ue quanto al governo dell'Ulivo Tremonti rimprovera di non avere fatto ciò che dovevano fare e di avere fatto ciò che dovevano evitare. Romano Prodi, protagonista di entrambe le esperienze, ricorda a Tremonti "quel ministro della Terza repubblica francese che si difendeva davanti al capo del governo dicendo: 'Delle due l'una, o sono bugiardo o sono incompetente'. Il primo ministro replicò che il cumulo delle cariche non è vietato".
Quindi, "Non firmeremo mai il bilancio europeo, ha detto ancora il ministro dell'economia, se questo comporterà una riduzione dei fondi per il Mezzogiorno".

Una "riserva" al discorso di Montezemolo
Giulio Tremonti, dal palco del congresso di Forza Italia, esprime "una riserva" al discorso di insediamento di Luca Montezemolo alla guida di Confindustria: "Non possiamo pensare di replicare le illusioni degli anni '90, che non sono stati l'eta' dell'oro, ma l'età in cui sono nate le crisi italiane. Siamo d'accordo sul fatto che bisogna fare sistema con uno spirito unitario, ma bisogna farlo con mezzi diversi: non piu' con l'assistenzialismo. Alitalia docet".

I buoni propositi di Tremonti
"Proporremo l'integrale deduzione fiscale per le spese della ricerca". "Introdurremo l'8 per mille nel terzo settore. Ci sono quattro milioni di cittadini che lavorano nel terzo settore: evidentemente quello che lo Stato sociale concede in termini di orari e pensioni, i cittadini lo restituiscono come impegno liberamente scelto. Ed è questo impegno che noi vogliamo sostenere".

Inedito appello di Claudio Scajola all'unità interna
Il ministro per l'Attuazione del programma di governo, nel corso del suo intervento dal palco del Filaforum, ha invitato tutti nel partito "a fare la propria parte, a coltivare l'unità che è fondamentale per confermare nel 2006 la vittoria elettorale".

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Giovedi, 27 Maggio, 2004

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IRAQ. Terrorismo. Nuovi attacchi possibili, Casa Bianca in allerta

Robert Mueller con George W. Bush


Washington, 26 maggio 2004

Il portavoce della Casa Bianca Scott McClellan ha detto agli americani di prendere seriamente la minaccia di possibili attentati terroristici sul territorio nazionale. Secondo informazioni di intelligence citate da numerosi esponenti dell'amministrazione, la rete terroristica di Osama Bin Laden starebbe progettando di mettere a segno attacchi nel corso dell'estate.

Gli Stati Uniti aumenteranno le misure di sicurezza per sventare eventuali minacce, ma non sarebbe stata per il momento presa la decisione di alzare il livello di allerta, che resta quindi fermo al giallo.

Anche il segretario alla Sicurezza Nazionale americano, Tom Ridge, ha definito "credibile" la minaccia di un nuovo attentato terroristico di Al Qaida sul territorio nazionale nel corso dell'estate.

E sul fronte delle misure per contrastare il terrorismo, viene la notizia che gli Usa hanno deciso il varo di uno speciale piano da 450 milioni di dollari per combattere il rischio di attentati con la cosiddetta "dirty bomb", una rudimentale bomba non convenzionale - chimica, biologica, radioattiva - che, secondo molti analisti, Al Qaida sarebbe in grado di realizzare. Lo ha annunciato, parlando a Vienna nel corso di un summit Aiea, il segretario di stato Usa all'energia, Spencer Abraham.

Il ministro della Giustizia americano, Josh Ashcroft, e il direttore dell'Fbi, Robert Mueller, terranno una conferenza stampa per chiarire i contorni della nuova minaccia terroristica che incombe sul Paese.

Pisanu su Bush a Roma: ci sono problemi, non pregiudiziali
"Non ci sono pregiudizi politici, ma problemi tecnici che verranno esaminati dalle delegazioni trattanti". A quanto si apprende da fonti parlamentari, sarebbe questo il messaggio comunicato dal ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu ai parlamentari pacifisti che lo hanno incontrato oggi al Viminale per discutere dell'organizzazione del corteo anti-Bush del 4 giugno.

L'incontro, al quale ha partecipato anche il capo della Polizia Gianni De Gennaro, è stato concordato dopo le ultime evoluzioni della vicenda: i pacifisti che chiedono di sfilare in centro, compresa piazza Venezia, la questura che non oppone un divieto ufficiale, ma avverte che ci sono "comprensibili motivazioni d'ordine pubblico" da tenere in considerazione. Ai parlamentari, sempre secondo quanto raccontano deputati presenti all'incontro, Pisanu avrebbe ribadito l'intenzione delle autorità di "evitare qualsiasi problema".

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Confindustria. Montezemolo eletto con il 98% dei voti, è il ventiseiesimo presidente

Luca Cordero di Montezemolo


Roma, 26 maggio 2004

Luca Cordero di Montezemolo è stato eletto dall'assemblea nuovo presidente di Confindustria, Secondo quanto hanno detto, al termine dell'assemblea, alcuni delegati, Montezemolo avrebbe raccolto 1.982 voti su 2.012 voti validi (oltre il 98%). Montezemolo succede ad Antonio D'Amato.

Luca Cordero di Montezemolo è il ventiseiesimo presidente di Confindustria. Tanti ne ha contati, nei suoi novantaquattro anni di storia, la principale organizzazione dell'imprenditoria italiana. Curiosamente la serie fu inaugurata, il 22 maggio 1910, da un francese: il provenzale Luigi Bonnefon, torinese di adozione, che restò in carica fino al 1913 ritornando a guidare Confindustria tra il 1914 e il '15. Bonnefon non fu il solo a ricoprire per due volte la presidenza.

Molti anni dopo toccò all'armatore genovese Angelo Costa, eletto dal primo dicembre 1945 all'8 febbraio 1955. Costa, nato in una famiglia di produttori d'olio che cominciò le attività armatoriali nel 1936, fu prescelto la seconda volta per la presidenza il 9 marzo 1966 e vi rimase fino al 16 aprile '70.

La prima poltrona di Confindustria è stata anche occupata dai rappresentanti delle più illustri dinastie imprenditoriali: da Giovanni Agnelli a Vittorio Merloni ai Pirelli. Quest'ultima è la sola famiglia che ha dato il suo cognome a due presidenti di Confindustria.

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Mercoledi, 26 Maggio, 2004

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IRAQ. Sarà consegnata tra 60 giorni la perizia medico-legale sui resti di Quattrocchi

Fabrizio Quattrocchi


Roma, 25 maggio 2004

La perizia medico-legale, effettuata sui resti di Fabrizio Quattrocchi, sarà consegnata tra "almeno 60 giorni". Che non è solo il tempo canonico per l'escussione di una consulenza richiesta dalla procura, ma anche in qualche modo una parentesi rispetto ad alcuni dubbi sorti nelle ultime ore.
I prossimi giorni saranno impiegati dagli esperti per confermare l'identità della salma, accertare - se è affermativa la prima risposta - come il giovane agente della security è deceduto. Se, insomma, ha ricevuto solo i due colpi di pistola che si vedono sparati (uno alla testa l'altro al petto) nel filmato consegnato dai terroristi ad Al Jazeera.

I resti del corpo di Fabrizio Quattrocchi, recuperato dalla Croce Rossa italiana, e ormai all'attenzione dei consulenti medico-legali nominati dalla Procura di Roma, rendono difficile ogni valutazione sulla dinamica della morte. Unica cosa certa è che quegli elementi ossei sono stati conservati in modo pessimo, lasciati a loro stessi, apparentemente senza alcuna protezione. Corrispondenze dall'Iraq indicavano come Quattrocchi, una volta giustiziato, fosse stato lasciato cadere in un avvallamento di terreno.

In queste ore, negli uffici dei pm Franco Ionta e Pietro Saviotti, si registra la massima cautela. In questo senso vanno lette le ultime decisioni. Fatte anche nel segno del rispetto del dolore dei congiunti di Quattrocchi.

I funerali di Fabrizio Quattrocchi non verranno organizzati prima dell'esito definitivo dei test del Dna. I familiari di Quattrocchi, tramite il legale di fiducia, hanno comunicato di aver avuto il permesso dai magistrati di effettuare un esame autonomo del DNA per accertare se il corpo consegnato alla famiglia sia quello di Fabrizio.

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Giustizia. Sciopero dei magistrati. Anm: adesione 86%, un successo. Castelli: penalizzati i cittadini

Il presidente dell'Anm, Edmondo Bruti Liberati


Roma, 25 maggio 2004

Giudici e pm in ufficio, ma senza celebrare le udienze, tranne quelle con connotati di urgenza. Le aule deserte dei tribunali di tutt'Italia hanno dato il segno dell'adesione allo sciopero indetto dall'Associazione Nazionale Magistrati per protestare contro la riforma dell'ordinamento giudiziario.

L'86 per cento delle toghe ha incrociato le braccia, secondo i dati forniti dal presidente dell'Anm Edmondo Bruti Liberati. Sicuramente "un successo", dice il presidente, ma che "come magistrati, non può farci sentire soddisfatti" perché "un potere dello Stato è stato costretto a fare sciopero" in quanto "è mancato il dialogo, l'orecchio dall'altra parte".

Percentuali alte in tutt'Italia
Alte le percentuali di adesione allo sciopero nelle diverse città d'Italia. A Milano ha incrociato le braccia l'88,8 per cento delle toghe, il 100 per cento a Bologna, l'80 per cento a Napoli, l'89 per cento a Catania e Messina. A Roma si sono fermati quasi tutti i procedimenti, a Palermo fermo anche il processo per concorso in associazione mafiosa contro Marcello Dell'Utri, aggiornato a lunedì. Adesioni all'80 per cento in Veneto, oltre il 90 per cento in Trentino, il 95 per cento nelle Marche, 66 per cento in Piemonte.

Castelli: penalizzati i cittadini
Da parte sua il Guardasigilli Roberto Castelli sottolinea che "gli unici ad essere penalizzati da questo sciopero sono i cittadini" e che "non c'è alcun intento polemico" nell'intenzione di chiedere i nomi delle toghe che hanno aderito alla protesta. "I magistrati non timbrano nessun cartellino, né firmano le presenze, quindi l'unico metodo per sapere chi ha scioperato è che chi lo ha fatto lo dichiari", afferma il Guardasigilli.

Il dibattito
E la protesta delle toghe anima il dibattito politico. Per la responsabile Giustizia dei Ds Anna Finocchiaro, l'alta adesione allo sciopero conferma "la vivissima preoccupazione e il grave dissenso della magistratura" per la riforma proposta dal governo. Pierluigi Mantini della Margherita propone ora, dopo lo sciopero, la ripresa del dibattito parlamentare sulla giustizia. "Uno sciopero legittimo e segnale di malessere", dice il Verde Paolo Cento. Lo sciopero è invece "ingiustificato", per il capogruppo di An alla Camera Gianfranco Anedda, "uno sciopero politico", per Enzo Fragalà, membro della commissione Giustizia di Montecitorio per An. Il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi afferma che "la maggioranza dei magistrati, quelli che non fanno politica, condivide la riforma", mentre il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti (Udc) non comprende "ragioni e durata dello sciopero".


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Martedi, 25 Maggio, 2004

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Giro 2004. Cunego re delle Dolomiti: stacca tutti e va in rosa

Damiano Cunego


Bolzano, 25 maggio 2004

Colpo doppio di Damiano Cunego che ha vinto la 16esima tappa del Giro, San Vendemiano-Falzes di 217 km, ed è nuova maglia rosa. Il giovane campione della Saeco è stato il vero dominatore della prima frazione dolomitica, iniziando la rimonta sul fuggitivo Aebersold sul Furcia e staccando tutti di oltre un minuto.

Cunego ha dominato il primo tappone dolomitico della corsa in rosa, con ben quattro gran premi della montagna. Alle spalle del ventiduenne veronese sono giunti Nocentini (a 1'20") e Moos (1'38"). Gilberto Simoni, il favorito di questo Giro, ha subito un distacco di 2'40", mentre Popovych ha tagliato il traguardo con un distacco di 3'50".

Cunego è partito a circa 20 km dall'arrivo recuperando il distacco da un gruppetto di fuggitivi e, senza mai voltarsi indietro, ha creato il vuoto tra sè e gli avversari. Il giovane corridore della Saeco, al terzo successo di tappa, guida ora la classifica generale con 1'14" sull'ucraino Gontchar, 2'22" su Popovych e 2'38" sul compagno di squadra Simoni.

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Condono edilizio. Prorogati i termini per le domande: c'è tempo fino a luglio

La Camera dei Deputati


Roma, 25 maggio 2004

Via libera definitivo della Camera al decreto legge che proroga i termini per l'adesione al condono edilizio.

Il provvedimento porta dal 31 marzo al 31 luglio 2004 la scadenza per la presentazione delle domande di sanatoria e per il pagamento della prima rata. Il pagamento della seconda rata slitta dal 30 giugno al 30 settembre e della terza dal 30 settembre al 30 novembre. Il provvedimento è stato approvato con i voti della Cdl. Tutto il centrosinistra ha votato contro.

E' ancora atteso, invece, l'esito della sentenza della Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sul conflitto Stato-Regioni in merito alla sanatoria edilizia.

Vigni (Ds): 40mila costruzioni abusive nel 2003
"Un fallimento per le casse dello Stato, un danno devastante all'ambiente ed alla legalità: ecco i risultati del condono edilizio, che il governo ha voluto a tutti i costi prorogare". Lo afferma il capogruppo Ds in commissione Ambiente, on. Fabrizio Vigni, per il quale "dei 3 miliardi e 800 milioni di euro previsti, lo Stato ha incassato ad oggi poco più del 10 per cento. Intanto, per effetto della politica del governo, tra il 2001 ed il 2003 l'abusivismo è tornato a crescere, con un impressionante aumento del 41 per cento.
Solo nel 2003 sono state circa 40mila le nuove costruzioni abusive: messe tutte insieme fanno una città illegale di cemento e mattoni che sfregia il territorio, nata e cresciuta in 12 mesi. Una città senza nome: ma in omaggio a chi l'ha voluta, potremmo chiamarla Berlusconia....".


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Lunedi, 24 Maggio, 2004

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IRAQ. La salma di Quattrocchi attesa a Ciampino. CRI:siamo interlocutori privilegiati per gli ostaggi, ma serve silenzio

Fabrizio Quattrocchi


Roma, 24 maggio 2004

Slitta di qualche ora l'arrivo dell'aereo che porta in Italia i resti di Fabrizio Quattrocchi, mentre non sembrano attenuarsi le pomlemiche politiche. L'aereo della Croce Rossa è atteso all'aeroporto romano di Ciampino attorno alle ore 13. Per la CRI la conferma dell'identità del cadavere di Fabrizio Quattrocchi è il segnale che la Croce Rossa Italiana può offrire contatti privilegiati nella penosa e complessa vicenda del sequestro degli italiani in Iraq e che non bisogna infrangere il silenzio nel quale si è svolto il lavorio diplomatico umanitario delle ultime settimane. I resti di Quattrocchi saranno trasferiti nell'istituto di medicina legale per l'autopsia.

Non sembra spegnersi, intanto, la polemica tra maggioranza e opposizione sugli onori da tributare alla salma. Casa delle libertà compatta sui funerali di Stato, sinistra divisa con Diliberto (Pdci) che ribadisce: "Costituirebbe una offesa ai soldati italiani che non hanno scelto di andare in guerra e sono morti". Unico punto d'incontro fra i poli, il rispetto della decisione finale che "spetta alla famiglia", come ha dichiarato il vicepremier Gianfranco Fini.

La salma di Quattrocchi consegnata alla CRI è anche il riconoscimento, da parte di chi svolge un ruolo di primo piano nei contatti per la liberazione degli ostaggi, per l'attività che la Croce Rossa Italiana sta svolgendo in Iraq da oltre un anno, a totale disposizione della popolazione: la messa a punto di un ospedale che ha fornito quasi 59 mila prestazioni sanitarie; l'allestimento di un campo profughi; il pronto soccorso; il trasferimento in Italia di un centinaio di pazienti (soprattutto bambini) per cure specialistiche. Ed è prevista la costruzione di un Centro per grandi ustionati nella capitale. Ma soprattutto, i quattro convogli a Falluja nel periodo dell'assedio dove la Cri ha portato acqua, viveri, medicine. Una disponibilità umanitaria svolta sotto l'egida del Consiglio degli Ulema, i carismatici religiosi sunniti che hanno avanzato precise richieste di aiuti. "Abbiamo lavorato 24 ore su 24. Dovunque c'e' stato bisogno ci siamo stati. Abbiamo creato consenso fra l'opinione pubblica", aveva ricordato Maurizio Scelli, responsabile della CRI in Iraq, nella notte in cui è tornato in Italia dopo 38 giorni a Baghdad.

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Calcio. Passaporti falsi: rinvio a giudizio per Sensi, Cafu e Bartelt. La Consob punta la Lazio: sospetto aggiotaggio

Franco Sensi


Roma, 24 maggio 2004

Oltre a Sensi sono stati rinviati a giudizio anche i due ex calciatori della Roma, secondo le richieste del sostituto procuratore generale Giovanni Malerba che aveva sollecitato il processo per tutti gli imputati per reati che andavano dal falso ideologico al falso materiale. La pessima giornata del calcio romano è completata dalle notizie provenienti da Milano: la Consob ha trasmesso alla magistratura la documentazione e la relazione su un'ipotesi di aggiotaggio per la SS Lazio. Il sospetto è che la diffusione di notizie circa il possibile ingresso di nuovi azionisti nel capitale della Lazio non fosse proprio al riparo da speculazioni in borsa.

I passaporti comunitari di Cafu e Bartelt
Dovranno affrontare il processo, che inizierà il prossimo 8 novembre, anche la moglie di Cafu, il padre di Bartelt, la segretaria del club giallorosso Rosangela Monteiro, ed altre quattro persone. Deluso l'avvocato Alessandro Cassiani, che ha assistito la famiglia Cafu: "Sono esterrefatto. Le richieste del pg non stavano né in cielo né in terra. Secondo l'accusa, Cafu avrebbe tratto vantaggio da un passaporto comunitario ma lui stesso ha sempre ribadito di non averne mai avuto bisogno. Era uno dei migliori terzini di fascia destra al mondo, lui da una parte e Roberto Carlos sulla fascia sinistra. Quanto a Sensi - difeso inizialmente da Cassiani e poi successivamente assistito da Carlo Taormina - l'unica colpa e' quella di essersi affidato per le pratiche ad un legale brasiliano. Non ha assolutamente imbrogliato le carte, non ne aveva motivo".

Cafu
Secondo il pm Silverio Piro, invece, "Sensi, quale presidente della As Roma, Rosangela Monteiro quale segretaria del club, Cristoforo Colombo quale legale con mandato fiduciario della squadra per il sudamerica, e i tre impiegati del Comune di Roma (Sergio Meatta, responsabile dell'archivio anagrafico e dell'Ufficio matrimoni, Sergio Garulli, direttore della X Circoscrizione e Giuseppe Lucisano quale capo dell'ufficio cittadinanza), al fine di far conseguire la cittadinanza 'jure sanguinis' a Regina Feliciano De Moraes e quindi quella 'jure matrimoni' al coniuge della stessa Marcos Evangelista De Moraes (Cafu), atleta tesserato per la società calcistica AS Roma, contraffacevano la documentazione anagrafica inerente Vicente Mauro, nonché quella di Joao Mauro e Ana Mauro, suoi discendenti direttivi, nonché avi di Regina Feliciano De Moraes".

Bartelt
Per la procura Sensi, in concorso con la Monteiro, il calciatore e il padre di questi Oscar, al fine di "conseguire la cittadinanza italiana 'jure sanguinis' per linea materna all'atleta, dopo essersi procurato presso il Comune di Valdagno i certificati anagrafici di Francesco Emilio Rappanello", ne utilizzò "i relativi dati allo scopo di contraffare il certificato di nascita nonché quello di matrimonio di Marta Merino (la mamma di Bartelt, ndr), sostituendo l'anno di nascita dal 1943 al 1948 e cambiando il cognome della madre di Merino (da Jacob in Rappanello)".

Nel procedimento sono considerate parti offese il ministero dell'Interno, il ministero degli Affari esteri, il Campidoglio e la Federazione Italiana Gioco Calcio.

Urbani: nessun aiuto ai club
"Non si è mai parlato seriamente di un decreto salva calcio", ha dichiarato oggi il ministro dei beni culturali Giuliano Urbani. "Nessuno di noi - ha aggiunto il ministro - ci ha mai pensato: è stata una richiesta alla quale abbiamo risposto di non rivolgersi a noi. I debiti - ha detto ancora il ministro dei Beni Culturali - li avete fatti voi, così abbiamo risposto alle società, e quindi sono affari vostri".


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Domenica, 23 Maggio, 2004

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IRAQ. Quattrocchi. Nella notte, la conferma del test del Dna: è lui

La salma arrivera' in Italia nelle prossime ore


Roma, 23 maggio 2004

Sono di Fabrizio Quattrocchi i resti consegnati alla Croce Rossa Italiana a Baghdad. Lo hanno confermato, durante la notte, ambienti degli inquirenti a Roma. Fino alla tarda serata di ieri sembrava che i tempi necessari per le analisi del Dna dovessero allungarsi di almeno una settimana.

Il pessimo stato di conservazione dei resti ritrovati aveva reso difficile il lavoro degli esperti del Ris: intorno alla mezzanotte invece una delle prove effettuate su un frammento osseo ha dato il risultato e il Dna estratto è stato dunque confrontato con i capelli recuperati nel casco e sul cuscino di Fabrizio Quattrocchi e consegnati agli investigatori dalla famiglia.

I campioni di materiale organico erano giunti venerdì sera dall'Iraqall'aeroporto di Ciampino dal commissario straordinario della Croce Rossa, Maurizio Scelli. I risultati delle analisi verranno consegnati ai magistrati romani titolari dell'inchiesta, Franco Ionta e Pietro Saviotti. La salma di Quattrocchi rientrerà in Italia nelle prossime ore. Subito dopo l'autorità giudiziaria disporrà l'autopsia e, non appena il medico legale incaricato dai magistrati avrà concluso il suo
lavoro, verranno celebrati i funerali.

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Politica. Prodi conclude la Convenzione della Lista Unitaria: al più presto una conferenza internazionale sull'Iraq

Fassino, Prodi e Boselli alla Convenzione


Milano, 22 maggio 2004

"La prima richiesta sulla quale l'Europa può ritrovare la propria unità, la prima richiesta che l'Europa deve fare, è quella della convocazione di una conferenza internazionale per l'Iraq". Romano Prodi, presidente della commissione Ue, parla alla seconda convention della Lista unitaria e afferma che dopo il voto per il ritiro serve un forte impegno "per produrre la svolta autentica che porti
l'Iraq fuori dalla guerra, e l'Europa e l'Italia impegnate con l'Onu ad una vera pacificazione". Questo è "il momento per fare pressione" in tutte le sedi euopee e in tutti i governi perche' "l'Europa elabori e faccia pesare una posizione
comune". La proposta, ricorda Prodi, "viene dalla Russia" e il Presidente ne ha parlato ieri con Putin, ma "l'Europa deve appoggiarla e farla propria". Prodi pensa a una conferenza "per creare un vasto consenso per la stabilizzazione, prima, e per la ricostruzione, poi, dell'Iraq". La conferenza "deve coinvolgere i Paesi arabi, la cui presenza è indispensabile" per una pace duratura. Ma per una pace duratura serve anche la pace in Medio Oriente.

Allargare la Lista Unitaria
Prodi ha parlato poi degli obiettivi della Lista unitaria: vincere le europee e, dal giorno dopo, coinvolgere tutto l'Ulivo per allargare la coalizione e diventare forte maggioranza nel Paese. Dal 14 giugno si deve lavorare "per una maggioranza ancora più larga", ha detto il professore, per rilanciare il Paese "non servono né miracoli né bacchette magiche", ma "la tranquillità di un percorso di lungo periodo". Per questo progetto serve "una solida forza politica". Si tratta della Lista unitaria cui stanno lavorando i segretari dei 4 partiti dell'Ulivo, che Prodi ha ringraziato, insieme a Giuliano Amato e insieme ai candidati che hanno deciso di scegliere l'impegno a Strasburgo come prioritario, diventando non "candidati finti ma persone vere".

L'Italia dei miraggi non è la nostra
Nel suo discorso, Prodi ha anche affrontato i problemi economici del paese: "Questa Italia di miraggi e di promesse non mantenute non è la nostra Italia", ha detto, "Il nostro paese perde colpi e rischia. Rischia di non agganciarsi alla ripresa che sta partendo". Il professore ha dunque citato il rapporto dell'Istat aggiungendo che "l'Italia rischia di sprecarsi". Prodi ha dunque descritto la nostra nazione come un paese che "ha dimenticato i suoi successi, che ha paura della Cina, che si chiude in sé stessa e chiede favori e protezione". E ancora, "questa Italia che parla male dell'euro perché rimpiange le svalutazioni" e "che cerca e trova lo scontro con tuti, col sindacato, la scuola, l'università, la magistratura". Un paese, ha concluso "che illude e si illude, con le magie della finanza, che vuol tagliare pensioni e sanità e ridurre le tasse ai più ricchi, ma che, poi, non riesce a fare neanche questo".

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Formula 1. Trulli, prima volta in pole

Jarno Trulli (d) con Flavio Briatore


Montecarlo, 22 maggio 2004

Nelle prove ufficiali del classico Gran Premio di Monaco, il pilota italiano Yarno trulli su Renault ha conquistato la pole position, realizzando anche il record assoluto della pista con il tempo di 1'13"985.

Accanto a lui in prima fila un'altra sorpresa: l'inglese Jenson Button sulla sempre più convincente Bar-Honda, stacco di circa un secondo. Ralph Schumacher su Williams infatti, pur avendo fatto segnare il secondo tempo con 1'14"483 sarà retrocesso di 10 posizioni sulla griglia poiché il suo team ha modificato l'assetto del motore dopo le prove libere.

In difficoltà le Ferrari
Michael Schumacher partirà in seconda fila con il quarto tempo dietro all'altra Renault dello spagnolo Alonso, più indietro ancora Rubens Barrichello che partirà in terza fila con il sesto tempo.

Briatore rampante
Intervistato subito dopo la conclusione delle prove, Flavio Briatore, team manager della Renault si è detto molto felice per la pole di Trulli e ha manifestato grande fiducia per la gara di domani: "Su un circuito come questo non partiamo per salire sul podio ma per vincere".

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Sabato, 22 Maggio, 2004

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«Siamo piacevolmente sorpresi, signor presidente del Consiglio, per il fatto che ella, dopo un lunghissimo viaggio dagli Stati Uniti, sta completando una giornata in cui ha riferito alla Camera prima e al Senato della Repubblica poi, mostrando una straordinaria capacità di resistenza fisica (Applausi dai gruppi di Udc, Fi e An)». Sen. Francesco D’Onofrio, 20 maggio
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IRAQ. È di nuovo la tv a informare la famiglia Quattrocchi: restituita la salma
di Gianni Cipriani

L’ultimo dubbio è legato all’esame del Dna. Un capello recuperato dal Ris nel casco utilizzato in Italia per andare in moto, per esaminare se i resti riconsegnati ieri a Baghdad da un emissario della «Falange di Maometto» siano davvero quelli di Fabrizio Quattrocchi.

Ma non ci vorrà molto per comprendere se davvero si è riusciti a recuperare - come chiesto espressamente dal presidente Ciampi - la salma della guardia privata uccisa lo scorso 14 aprile in Iraq. Infatti già ieri pomeriggio alcuni campioni organici sono stati inviati in Italia a bordo di un aereo della Croce Rossa. Sono arrivati in serata e sono stati subito portati in laboratorio. E se, come tutti sperano, dovessero essere proprio quelli di Fabrizio Quattrocchi, allora significherebbe che non solo il «contatto» è quello giusto, ma anche che le possibilità di liberazione degli altri tre ostaggi italiani sono a questo punto concrete.

Prudenza. Ma la parola d'ordine è: prudenza. Tutto può essere. Già nelle settimane scorse tutto era andato a rotoli, proprio quando gli accordi sembravano ormai cosa fatta. Vedremo. Certo è che, questa volta, l'ottimismo fa più fatica a farsi strada. E nessuno esclude che il resto della trattativa, se anche questo primo passaggio fosse positivo (se cioè la salma davvero è di Quattrocchi) sia fatta di «stop and go». Speranze e docce fredde. E tempi lunghi.

Ma come si è arrivati alla restituzione del corpo? Bisogna fare un passo indietro e tornare a fine aprile, quando ci fu il primo stop e la liberazione di Agliana, Stefio e Cupertino, che sembrava cosa fatta, fu improvvisamente bloccata e i rapitori fecero pervenire una nuova richiesta, piuttosto singolare, in cui si chiedeva la liberazione di prigionieri in mano alle fazioni curde. Allora il filo del dialogo sembrava interrotto. Tant'è che in queste settimane è stata anche messa in discussione la validità del canale utilizzato all'epoca dagli intermediari italiani, come se l'interlocutore fosse quello sbagliato e, in realtà, ai sequestratori dei tre italiani non fosse giunto nessun messaggio concreto. Ipotesi che hanno legittimato due diverse ricostruzioni.

Secondo la prima, i sequestrati erano stati «venduti» dalla Falange di Maometto ad un altro gruppo, che avrebbe fatto riferimento al network terrorista di Al Qaeda; secondo altre, nonostante il rapimento fosse avvenuto all'interno del cosiddetto «triangolo sunnita», in realtà la decisione ultima della sorte dei tre sarebbe spettata al leader sciita Muqtada Al-Sadr, che avrebbe avuto una grossa influenza morale sulla banda che teneva in ostaggio gli italiani. In realtà - sempre se sarà confermato che la salma è di Quattrocchi - era valida la tesi originaria, secondo la quale la Falange di Maometto era composta prevalentemente da persone legate al vecchio regime di Saddam Hussein, che avevano deciso di passare all'azione come reazione all'assedio americano di Falluja, città prevalentemente abitata dalla «nomenklatura» saddamita Un gruppo che, da un punto di vista religioso, riconosceva l'autorità morale del consiglio degli Ulema. Quella era la strada percorsa ad aprile; questo è stato il filo riannodato faticosamente nelle scorse settimane. Utilizzando come unico vero e credibile interlocutore Harith al-Dhari, segretario generale del consiglio degli Ulema, il più autorevole tra le autorità religiose sunnite in Iraq. Unica autorità a poter avere una influenza sui rapitori.

Sono state, quelle di maggio, settimane difficili. Soprattutto perché le operazioni militari degli americani e le uccisioni dei civili sono continuate. E purtroppo i rapitori non avevano dimenticato l'infelice sortita di Berlusconi secondo la quale gli italiani sono i «migliori alleati» di Bush. Frase che è stata continuamente rinfacciata ai nostri emissari. Lo scandalo delle torture ha fatto il resto. Tant'è che più volte si è pensato che ci si sarebbe incamminati lungo un percorso «libanese», nel senso dei rapimenti risolti solo dopo molti mesi (o anni) con gli ostaggi utilizzati come strumento di pressione politica permanente.

Nei giorni scorsi, dopo una fitta serie di contatti, quella che si spera sia la decisiva svolta. Ossia l'ipotesi di un percorso in tre fasi: la restituzione del corpo di Fabrizio Quattrocchi, la «contropartita» politica e materiale da parte degli italiani, preceduta dagli aiuti umanitari distribuiti dalla Croce Rossa, ed infine il rilascio in tempi brevi di Agliana, Cupertino e Stefio. Se ieri è stato realizzato il primo passaggio, allora le speranze che tutto vada per il meglio sono più concrete. Ma questa volta non c'è nessuna concessione all'ottimismo. Intanto perché la concezione del tempo è diversa tra noi e gli interlocutori iracheni.

Questione di tempo. E mentre per noi il terzo passaggio potrebbe o dovrebbe avvenire in pochi giorni, per gli iracheni potrebbe essere questione di settimane o mesi. Poi perché la restituzione del corpo di Quattrocchi potrebbe solamente rappresentare la dimostrazione, dopo settimane di incertezze, che gli interlocutori sono quelli giusti. E gli «interlocutori» potrebbero sfruttare questa condizione per alzare ancora di più il prezzo. Anche perché tra breve ci sarà la visita di Bush in Italia e poi ci saranno le elezioni europee. Due date che, secondo alcuni analisti, i sequestratori potrebbero cercare di sfruttare politicamente.

Insomma, non c'è alcun automatismo. Tuttavia le assicurazioni date dal consiglio degli Ulema, questa volta, sono considerate molto serie.
E i sequestratori potrebbero finalmente obbedire al volere dell'autorità religiosa. Ma questo si capirà nel giro di pochi giorni. Se siamo alla vigilia di una svolta o solo all'inizio di una nuova fase che sarà ancora lunga e faticosa. Né ottimismo, né pessimismo, dunque. Solo l'attesa di fatti concreti, sperando che gli uomini del governo Berlusconi - che tanta responsabilità hanno nella mancata liberazione, soprattutto per la smaccata volontà di "vendersi" politicamente la salvezza dei tre ostaggi - questa volta resistano e riescano a tacere. Almeno per un po'.

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Scuola. Scompare la parola obbligo, sindacati e opoosizione insorgono

Letizia Moratti


Roma, 22 maggio 2004

L'obbligo scolastico sancito dalla Costituzione diventa diritto-dovere (all'istruzione e alla formazione) e sindacati e opposizione insorgono. Il ministro Moratti ha aggiunto altri tasselli al mosaico della sua riforma della scuola presentando al consiglio dei ministri due nuovi decreti attuativi che si aggiungono a quelli già varati relativi al primo ciclo dell'istruzione e al riordino dell'Invalsi, l'istituto per la valutazione del sistema scolastico.

Con il primo provvedimento approvato ieri si introduce nell'ordinamento il concetto di diritto-dovere all'istruzione e alla formazione per almeno 12 anni e, comunque, fino al conseguimento di una qualifica entro il 18mo anno di età. L'innalzamento dagli attuali 9 a 12 anni sarà graduale e già dal prossimo anno scolastico (2004-2005) partirà il primo innalzamento della scolarità obbligatoria di un anno. L'altro decreto, quello sull'alternanza scuola-lavoro, consentirà agli studenti fra i 15 e i 18 anni che frequentano i licei o le scuole di istruzione professionale di scegliere questa modalità di formazione per acquisire competenze spendibili sul mercato del lavoro accanto all'istruzione di base. Questi particolari percorsi formativi saranno attuati sulla base di convenzioni con le imprese, con enti pubblici e privati, con le camere di commercio, con il mondo del non profit.

Immediata la reazione delle forze dell'opposizione che già nei giorni scorsi, sulla base delle anticipazioni trapelate, avevano storto il naso rispetto ai contenuti dei due decreti, presentati, peraltro - hanno contestato oggi - in mancanza di un necessario quadro di riferimento visto che mancano ancora le nuove norme sul secondo ciclo d'istruzione. A suscitare l'indignazione del centro-sinistra e dei sindacati è soprattutto il decreto sul diritto-dovere. Netto, in particolare, il giudizio dei sindacati. Lo schema del decreto sul diritto-dovere "è inaccettabile perché cancella una grande conquista democratica come l'obbligo scolastico" afferma il segretario generale della Flc-Cgil Enrico Panini e il suo collega della Cisl, Francesco Scrima, definisce il provvedimento "carente, insufficiente e contraddittorio". A fianco del ministro Moratti, invece, si schierano, oltre alla maggioranza, anche Confindustria e Unioncamere che accolgono con grande favore il decreto sull'alternanza scuola-lavoro.

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Venerdi, 21 Maggio, 2004

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IRAQ. Consegnata alla Croce Rossa quella che potrebbe essere la salma di Fabrizio Quattrocchi

Fabrizio Quattrocchi


Baghdad, 21 maggio 2004

Alcuni esponenti del Consiglio degli Ulema hanno consegnato stamani alla Croce Rossa dei resti umani che potrebbero appartenere a Fabrizio Quattrocchi l'ostaggio italiano ucciso dai suoi rapitori in Iraq lo scorso 14 aprile. La conferma è arrivata dal commissario straordinario della Croce Rossa italiana, Maurizio Scelli, che si trova a Baghdad. "Ora abbiamo una speranza in più, un segnale positivo, per gli ostaggi italiani", ha detto Maurizio Scelli aggiungendo: "Continuerò a lavorare a questo scopo".
Secondo quanto ha reso noto l'ufficio stampa della Croce Rossa le condizioni della salma dell'uomo consegnato questa mattina a Maurizio Scelli, "non permettono un immediato riconoscimento".

La procura di Roma ha disposto accertamenti medico-legali sui resti di Fabrizio Quattrocchi, consegnati oggi alla Croce Rossa Italiana. Verranno fatti esami del Dna - si spiega - e altri riscontri per essere certi sulla identità del corpo dell'ostaggio ucciso dalle Brigate verdi di Allah. I pm, guidati da Franco Ionta, hanno già trasmesso le loro richieste ai responsabili degli uffici militari di stanza in Iraq.

La famiglia di Quattrocchi è in costante contatto con la Farnesina.

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IRAQ. Follini: Bertinotti ha deciso per Prodi. Violante: non è vero, se ci sarà l'ONU sì alla missione italiana

Si radicalizzano le posizioni politiche sulla permanenza italiana in Iraq


Roma, 21 maggio 2004

"E' la seconda volta che Bertinotti decide per Prodi. La prima volta, nel '98, fece cadere il suo governo. La seconda volta, ieri, gli ha dettato la linea sulla politica internazionale. Quella di ieri è stata una abdicazione, prima ancora che una disfatta".
Il giorno dopo il voto parlamentare sull'Iraq, questa la lettura di Marco Follini, segretario dell'Udc, della mozione unitaria del centrosinistra. Una tesi rigettata a sinistra. A cominciare dal segretario di Prc Fausto Bertinotti: "Con la maggioranza che si ritrova in Parlamento, il governo non può correre rischi. Ma ieri l'opposizione ha rappresentato la maggioranza del Paese".

Al corteo dei sindacati organizzato nella giornata di sciopero dei dipendenti pubblici, Bertinotti sottolinea la "soddisfazione" per la mozione unica favorevole al ritiro delle truppe presentata e votata dal centrosinistra: "Abbiamo rappresentato insieme la maggioranza del Paese e il movimento della pace - conclude - per la visita di Bush il 4 giugno, credo che il popolo italiano troverà il modo di manifestare criticamente".

Più elaborata la replica del capogruppo dei Ds alla Camera Luciano Violante: "Se domani dovesse esserci davvero in Iraq l'Onu, con pienezza di funzioni, noi siamo perché lì ci siano le truppe italiane, e ci siano anche rafforzate. Oggi però non è così. Questo e quello che noi abbiamo sempre sostenuto, e non corrisponde alle posizioni più radicali presenti nel centro-sinistra". "Il problema non è un astratto pacifismo, in cui non mi riconosco -ha aggiunto il capogruppo dei Ds alla Camera ad una radio privata - Per la prima volta nella vicenda irachena il presidente del Consiglio riconosce che le truppe che sono li' sono truppe occupanti; l'Italia, sulla base della Costituzione, non ha la possibilità di inviare truppe occupanti senza un mandato parlamentare e senza un organismo internazionale. Questa situazione richiede una svolta vera".

Per Violante è vero che "c'è stata una congiunzione di posizioni con Rifondazione comunista", ma "non so se ci sarà anche domani o dopodomani; quando si elaborera' un programma di governo, si determineranno comunemente le linee di politica estera che tutti dovremo seguire".

"La maggioranza - è invece l'opinione del ministro al Welfare Roberto Maroni - ha dato prova di compattezza e serietà. Al contrario trovo incomprensibile che la sinistra, che chiede da mesi ai governi europei e italiani l'intervento dell'Onu ponendolo come condizione per restare in Iraq, adesso che l'Onu sta per intervenire, propone il ritiro. E'un cedimento al terrorismo e alle pressioni di Al Qaeda. E' una posizione irresponsabile e assolutamente non condivisibile".

E ancora, per il leader del PRI Giorgio La Malfa, "il vero sconfitto a causa della posizione assunta ieri dal centrosinistra sul rientro delle truppe italiane dall'Iraq è Romano Prodi. Se ho capito bene - spiega - Rutelli si è vendicato con Prodi della decisione di nominare Piero Fassino come unico portavoce della Lista unitaria, scavalcando Fassino a sinistra e costringendo tutto l'Ulivo a finire a sinistra di Bertinotti. Questo - aggiunge - lascia Prodi in condizioni disperate. Se egli sposa la posizione assunta ieri dal centrosinistra, allora non si capisce come fa a restare presidente della Commissione Ue, un ruolo nel quale non è possibile non giudicare positivamente l'arrivo dell'Onu in Iraq. Se invece Prodi tiene la posizione giusta, ovvero quella che si addice al ruolo che egli ricopre in Europa, allora non è più il leader dell'Ulivo".

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Lavoro. Sciopera il pubblico impiego, 300mila a San Giovanni per il rinnovo del contratto

Una veduta aerea di piazza S. Giovanni (foto di repertorio)


Roma, 21 maggio 2004

Sono tre milioni 209 mila gli impiegati pubblici in Italia. E oggi scioperano per il rinnovo dei contratti nazionali, la difesa del salario, l'avvio delle previdenza complementare. Oltre 300.000 le persone attese in piazza da Cgil, Cisl e Uil. Un unico corteo sfilerà per le strade di Roma, dopo che le categorie dei sindacati confederali hanno accettato la richiesta del sindacao Walter Veltroni per facilitare la mobilità cittadina. Si parte da Piazza della Repubblica e passera' per Via Cavour, Via Merulana, Via Labicana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto, per raggiungere piazza San Giovanni, dove in tarda mattinata prenderanno la parola i segretari generali delle confederazioni sindacali Luigi Angeletti, Savino Pezzotta e Guglielmo Epifani.

Secondo un documentatissimo report dell'ufficio studi della Cgia di Mestre, un dipendente pubblico su sette lavora in Lombardia (418 mila 400 persone in totale), mentre in Val d'Aosta aspettano il nuovo contratto 'solo' 9mila 500 lavoratori. Impressionante il dato della Calabria: ufficialmente, i lavoratori del pubblico impiego qui rappresentano il 33% degli occupati della regione (15 punti percentuali in più della media del paese). Ma l'economia reale, quella del lavoro nero, forse registrerebbe percentuali diverse.

Sorprende anche l'incidenza sul totale della popolazione in età lavorativa, che vede in testa alla graduatoria il Trentino Alto Adige: qui ogni mille residenti ben 119 sono i dipendenti pubblici contro una media nazionale di 84. Subito dopo il Trentino Alto Adige, la Valle D'Aosta, dove gli impiegati pubblici sono 118 su 1000 residenti in età lavorativa. Seguono Lazio (103), Calabria (100), Molise (99) Basilicata (98) e Liguria (97). Ultima è la Lombardia (67), preceduta dal Veneto (72), dalla Puglia (74), dal Piemonte (76), dall'Emilia Romagna (80), e da Campania e Toscana (84).

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IRAQ. Berlusconi: non si può lasciare il paese in pasto ai lupi

Silvio Berlusconi al Senato


Roma, 20 maggio 2004

L'idea che si possa ottenere la sicurezza lasciando una nazione in pasto ai lupi è un'illusione".Silvio Berlusconi cita Churchill al Senato, si augura che entro la fine del mese ci sia l'indicazione completa di tutti i 25 membri del governo transitorio iracheno da parte di Brahimi e che il premier del nuovo Governo iracheno possa, dopo la nuova risoluzione, recarsi a New York per incontrare i paesi del Consiglio di Sicurezza e quelli che sono presenti in Iraq.

Il piano per la formazione di un nuovo governo iracheno prevede tre "cerchi" di sicurezza, che saranno garantiti rispettivamente dalle future forze irachene, dai Caschi blu e dalle truppe multinazionali, spiega Berlusconi nella replica al Senato. Secondo il piano allo studio, il primo cerchio riguarda la sicurezza delle città, che "dovrà essere affidata alle future forze di polizia irachene"; il secondo "cerchio" riguarda invece le zone "dove opera l'Onu, e sarà affidata ai Caschi Blu"; infine la sicurezza delle province sarà assicurata dalle "truppe delle forze multinazionali. Il premier ha aggiunto che tornerà a Nassiriya, senza specificare quando.

"Voglio ricordare, perchè qualcuno ha affermato il contrario, ha aggiunto il premier, che da parte nostra non c'è stato un applauso all'intenzione americana di intervenire con un'operazione militare in Iraq. Anzi, personalmente ho avuto due
lunghi colloqui con il presidente Bush una volta a Camp David, il secondo alla Casa Bianca, in cui ho cercato di portare le nostre tesi che erano puntate a dire che non era conveniente un'operazione militare".

Le torture
"Sono indignato per le torture, per come sono stati trattati, come animali, i prigionieri iracheni.
Ne ho parlato al presidente Bush che mi ha espresso tutto il suo sgomento e la sorpresa". "Mi ha parlato Bush anche della sorpresa dei congressisti che hanno visto nuove fotografie. Mi ha espresso l'opinione che ci saranno delle severe punizioni che già ieri sono arrivate".

Il premier spera ancora nella collaborazione dell'opposizione
"Avevo proposto che sulla lotta al terrorismo internazionale" e sulla situazione in Iraq "si potesse trovare un accordo tra maggioranza e opposizione, che considerasse la difesa contro il terrorismo qualcosa al di fuori dei nostri contrasti dialettici". E' quanto ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al termine della sua replica al Senato rivolgendosi direttamente allo schieramento di centrosinistra. "Mi spiace che questo non sia stato accolto - aggiunge il premier - ma è una proposta che vi faccio ancora. Pensateci - conclude - sarei l'uomo più felice se l'accoglieste".

E l'opposizione risponde
Berlusconi, ha detto il capogruppo Ds Gavino Angius, invoca oggi l'intervento dell'Onu. Ciò è sconcertante dal momento che questa è stata una guerra contro l'Onu, contro Kofi Annan, contro il Consiglio di sicurezza. Siamo noi a chiedere al governo coerenza sulle Nazioni Unite.
Willer Bordon, capogruppo della Margherita in Senato critica la politica estera del governo in Iraq e parla della necessità di "un nuovo inizio". "Svolta, in lingua italiana significa cambiamento di rotta e lei - ha aggiunto, rivolgendosi a Berlusconi- semplicemente propone di andare avanti. Occorre un reale cambiamento. Lei ci propone solo di andare avanti dopo avere incatenato l'Italia agli orrori e agli errori dell'amministrazione Bush".
In Iraq "non ci sarà pacificazione finché le truppe della guerra e della tortura non saranno sostituite dalle truppe della pace". Lo ha detto Achille Occhetto nel suo intervento in Senato per le dichiarazioni di voto alle mozioni sulla crisi irachena. "
"Dopo avere escluso l'Onu dalla gestione della più grave crisi internazionale degli ultimi dieci anni -ha aggiunto il senatore dei Verdi Francesco Martone- Berlusconi e i suoi alleati si preparano a seppellirla tra le sabbie irachene".

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Giovedi, 20 Maggio, 2004

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IRAQ. Berlusconi incontra il presidente Bush. Che annuncia: "Nuovo governo entro due settimane"

Il presidente del Consiglio Berlusconi con George W. Bush


Washington, 19 maggio 2004

Giornata di lavoro in albergo per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in attesa di vedere, questa sera alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. Il primo appuntamento ufficiale a Washington sarà alle 17 per il colloquio con Bush. Tra i temi che verranno affrontati nei colloqui, ovviamente, la situazione irachena, ma anche Medio Oriente e G8. Tra i temi potrebbe affacciarsi anche quello legato alle armi di distruzione di massa, caro a Bush.

Bush e Berlusconi discuteranno gli sviluppi della situazione in Iraq, di cui il presidente del Consiglio ha ieri parlato con il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, incontrandolo al Palazzo di Vetro dell'Onu a New York.

"Nel giro di due settimane, decisioni saranno prese" sulla formazione del nuovo governo iracheno ad interim. Lo ha detto George W. Bush. "Abbiamo discusso il piano dell'inviato dell'Onu in Iraq Lakhdar Brahimi", ha aggiunto il presidente Usa. Bush ha inoltre discusso la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sull'Iraq "e la necessità di fornire sicurezza all'Iraq così che libere elezioni possano svolgersi" l'anno prossimo.

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Mercoledi, 19 Maggio, 2004

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- Giro 2004. Volata a Petacchi, è la sua quinta vittoria

Alessandro Petacchi


Roma, 19 maggio 2004

Alessandro Petacchi ha vinto la decima tappa del Giro d'Italia, la Porto Sant'Elpidio-Ascoli Piceno da 146 chilometri, in 3 ore 24 minuti e 17 secondi.

Lo sprinter spezzino, al quinto successo in questa 87esima edizione della corsa rosa, ha nettamente prevalso allo sprint, lanciato dal compagno di squadra Marco Velo. Damiano Cunego conserva la maglia rosa per il terzo giorno consecutivo.

Petacchi (Fassa Bortolo) ha battuto al traguardo, dopo una progressione davvero potente, Zanotti (Vini Caldriola-Nobili) e il lettone Nauduzs (Domina Vacanze). Con questa vittoria Petacchi porta a 11, in due anni, il numero di tappe vinte in carriera nella corsa rosa.

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Martedi, 18 Maggio, 2004

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IRAQ. Berlusconi da Annan: lavoriamo per nuova risoluzione Onu. La nostra è una missione di mantenimento della pace

Il premier oggi incontra Kofi Annan


Strasburgo, 18 maggio 2004

Le regole d'ingaggio delle truppe italiane in Iraq, "sono perfettamente adeguate a garantire la sicurezza dei nostri soldati e dei civili". Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervistato da Emilio Fede mentre sta viaggiando in aereo verso gli Stati Uniti. Berlusconi ha definito "menzogne pure e disinformazione pura", le opinioni sulle le regole d'ingaggio dei militari italiani dopo la morte del lagunare Matteo Vanzan, la sui salma rientra oggi in Italia.

"Le regole d'ingaggio sono perfettamente adeguate per garantire la sicurezza dei nostri soldati - ha detto Berlusconi - che hanno la possibilità di usare la forza per garantire la loro sicurezza e quella dei civili. La resposanbilità dei nostri militari e' grande - ha aggiunto - e riconosciuta da tutti".

Quanto ai contenuti dell'imminente colloquio con il segretario generale delle Nazioni Unite, Berlusconi ha detto che "lavoriamo attivamente, e siamo certi di poter raggiungere il risultato, ad una nuova risoluzione dell'Onu che chiami in Iraq altri Paesi, oltre i 38 oggi presenti, e dia una legittimità internazionale al governo iracheno che sarà scelto dalle Nazioni unite attraverso il loro rappresentante Brahimi".

A chi dice che quella in Iraq sia una missione di guerra, Berlusconi replica ancora una volta che "la nostra è una missione di mantenimento della pace". Ma "ci sono dei nemici della pace e della democrazia, cioè delle bande che non vogliono un Iraq democratico, che si oppongono alla volontà della comunità internazionale per ridare l'Iraq agli iracheni attraverso un governo ed elezioni democratiche. E queste bande sono quasi certamente collegate con il fondamentalismo e con Al Qaida che non vedono in un Iraq democratico una cosa buona anzi lo vedono come una cosa assolutamente negativa anche per l'influsso che un Iraq democratico potrà avere su tutta la regione mediorientale e sul mondo arabo ed islamico".

"È importante che il governo italiano incominci dalle Nazioni Unite, perché il multilateralismo é la chiave per uscire da una difficilissima situazione in Iraq", dichiara invece Pier Ferdinando Casini. Il presidente della Camera si augura "che nell'incontro con Kofi Annan il premier dia l'apporto dell'Italia alla risoluzione multilaterale della crisi irachena".

Casini auspica inoltre un dibattito parlamentare sereno e in vista dell'appuntamento, previsto per giovedì, rivolge nuovamente un appello alle forze politiche, chiamate al "senso di responsabilità e della misura in un passaggio fondamentale per la vita della nazione".

Oggi il presidente del Consiglio Berlusconi inizia la sua missione ufficiale negli Stati Uniti incontrando a New York il segretario generale dell'Oni, Kofi Annan. La tappa del premier a precede di poche ore l'atteso intervento al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dell'inviato Lakhdar Brahimi. Il diplomatico algerino dovrebbe fare il punto riguardo alla formazione del futuro governo di transizione, che si insedierà dopo il 30 giugno, e più in generale sulla gestione dell'Iraq per la quale tutti rivendicano un ruolo di primo piano per l'Onu.

Domani Berlusconi sarà alla Casa Bianca per un colloquio con il presidente George W. Bush. Sarà la terza volta che il leader statunitense riceve Berlusconi nel suo studio dopo averlo avuto suo ospite anche a Camp David e nel ranch di Crawford, in Texas. L'ultimo incontro risale al 30 gennaio del 2003, quando si sperava ancora che la guerra potesse essere evitata. Oggi si cerca una via di uscita politica a un conflitto che sul piano militare non si è ancora concluso.

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Istat. Rapporto 2004: l'Italia viaggia con il motore al minimo, non comprende i rischi del deficit di innovazione

Pur in uno scenario preoccupante, dice l'Istat, l'Italia ha numeri da grande Paese


Roma, 18 maggio 2004

Senza il coraggio di rischiare, avara di investimenti in ricerca e innovazione, quasi ignara delle grandi potenzialità che pure possiede. Questo il ritratto dell'Itaila 2004 secondo il rapporto Istat: prevale un senso di "incertezza", dominato dalla crisi di competitività già delineata nel Rapporto dello scorso anno. Ma restano tutte le possibilità per cambiare marcia e cogliere la ripresa in atto a livello mondiale uscendo finalmente dalla stagnazione.

Il presidente dell'Istat, Luigi Biggeri non usa mezzi termini nel descrivere un'Italia che "attraversa una fase inquieta", nella quale "aumentano le incertezze sul futuro e il clima di sfiducia". Un Paese, spiega, che "ha fatto sacrifici per entrare in Europa, continua a farli per mantenere la posizione, ma non si organizza per investire a sufficienza in comportamenti propulsivi, limitandosi a 'tenere il minimo'".

Biggeri non si sbilancia su quanto crescera' l'azienda Italia nel 2004, ma riconosce che "l'Italia ha i numeri di un grande Paese europeo". E cominciano ad avvertirsi segnali di miglioramento che, se confermati, potrebbero consentirci di agganciare la ripresa mondiale. Ma, avverte, esistono "vincoli che condizionano le prospettive di sviluppo e limitano le nostre scelte, vincoli con radici profonde che si sono aggravati nella recente fase di stagnazione e che, per essere allentati, richiedono interventi di ampio respiro".

Il riferimento ormai rituale è alle riforme strutturali che il Parlamento deve realizzare. Ma a destare le maggiori preoccupazioni è il deficit di competitività: sembra quasi, dice Biggeri, che gli italiani non sappiano guardare "oltre le sfere individuali", cosi' come manca un intervento più generale di 'governo' in grado di fornire un sistema di regole e di incentivi in grado di rilanciare la ricerca.

Manca la cosiddetta innovazione "complessiva" che omprende quella di prodotto, di processo e organizzativa. Non a caso, ad esempio, sono in crisi soprattutto le imprese che esportano un solo prodotto o che esportano in un solo Paese. Bisognerebbe, insomma, accelerare la ricerca: a fronte di un'incidenza media europea della spesa in ricerca e innovazione pari al 2%, l'Italia - insieme a Grecia, Portogallo e Spagna - mostra significativi differenziali negativi (-0,9 punti). Una posizione, quella del nostro Paese, "particolarmente critica" anche perché non ci sono segnali di una inversione di tendenza. L'Italia resta così "particolarmente lontana" dagli obiettivi di Lisbona secondo i quali i paesi UE dovrebbero raggiungere entro il 2010 un'incidenza di tali spese pari al 3% del PIL.

Di più, "il Paese non percepisce a pieno i danni che provengono dal deficit di ricerca, sviluppo e innovazione". C'e', in particolare, una "generale riluttanza ad adottare l'informazione, l'organizzazione e la cooperazione come risorse al centro dei processi produttivi, degli investimenti, dei prodotti e servizi". Mentre, invece, proprio la piena utilizzazione e lo sviluppo di questa risorsa e' diventata ormai "uno degli elementi cruciali della competitività".

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India. Sonia Gandhi rinuncia all'incarico, Manmohan Singh probabile premier. Immediato rialzo della borsa

Sonia Gandhi


New Delhi, 18 maggio 2004

La formazione del nuovo governo di Sonia Gandhi si era rivelata subito più complicata del previsto. Dopo un incontro infruttuoso con il presidente indiano A.P.J. Abdul Kalam, un deputato del Partito comunista marxista aveva dichiarato che la leader del partito del Congresso stava pensando di rinunciare alla nomina a primo ministro. Nel primo pomeriggio la conferma da parte di una fonte del partito del Congresso e l'annuncio di NDTV: la rinuncia è ormai certa.

"Sono stato informato che Sonia Gandhi sta riconsiderando la sua posizione", ha affermato Somnath Chatterjee, che fa parte di uno dei partiti di sinistra sul cui appoggio dipende la formazione del governo. La sua dichiarazione è stata rilasciata dopo che la notizia di un possibile passo indietro da parte della vedova Gandhi era rimbalzata sui media indiani.

Poi la possibilità che la Ghandi si faccia da parte è stata apertamente evocata da Salman Khurshid, alto funzionario del partito del Congresso. Khurshid ha affermato che la leader del suo partito probabilmente rinuncerà: "Tutti sanno (...) che questo è quello che sta succedendo". Una dichiarazione riecheggiata anche da altri importanti esponenti del Congresso.

"Ci sono voci sul fatto che i suoi figli non vogliono che diventi primo ministro, forse per ragioni di sicurezza. È una questione familiare", ha aggiunto invece Chatterjee. Il marito di Sonia, Rajiv, e sua suocera Indira furono entrambi assassinati all'apice della loro carriera politica, rispettivamente nel 1984 e nel 1991. Il deputato ed i media indiani hanno riportato che la leader del Congresso dovrebbe fare un annuncio ufficiale nella giornata di oggi.

Nel frattempo fonti del suo partito hanno indicato Manmohan Singh e Pranab Kumar Mukerjee, entrambi ex ministri delle Finanze, come suoi possibili sostituti alla carica di primo ministro. La borsa di Bombay ha reagito alle voci di una possibile rinuncia con una forte impennata, dopo aver subito il peggior crollo della sua storia nella giornata di ieri. L'indice Senex ha guadagnato l'8,6% per chiudere provvisoriamente a 4.893,64 punti. Ieri il mercato aveva ceduto oltre il 15%, sulla base delle preoccupazioni degli investitori sulla partecipazione al governo di due partiti comunisti, che avrebbero potuto provocare la sospensione del programma di privatizzazioni intrapreso negli ultimi anni.

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Chiesa. Il Papa festeggia 84 anni, in libreria 'Alzatevi, andiamo!'

Papa Giovanni Paolo II


Città del Vaticano, 18 maggio 2004

Per il Papa "un'ordinaria giornata di lavoro e soprattutto di ringraziamento a Dio per il dono della vita", spiega il portavoce papale Joaquin Navarro Vals. Ma oggi il Pontefice compie 84 anni e da ogni parte piovono messaggi d'auguri dei potenti della terra e di comuni cittadini.

"Unica particolarità" ha aggiunto Navarro, è che il Papa "ha invitato a colazione i suoi piu' stretti collaboratori di Curia".

L'altra particolarità è che proprio oggi è in libreria un libro del Pontefice, 'Alzatevi, andiamo!', pubblicato da Mondadori. Un evento culturale di portata mondiale, considerando anche le milioni di copie che i precedenti volumi di Giovanni Paolo II hanno venduto in decine di edizioni e lingue differenti.

192 pagine, sei capitoli per 15 euro, il libro riporta in copertina una foto di Wojtyla che ha in mano un crocefisso stilizzato. La prima tiratura è di 500.000 copie in Italia, con uscita in contemporanea in francese, tedesco, spagnolo e polacco. Il libro inizia dall'annuncio a sorpresa che, nel luglio del 1958, il primate metropolita Stefan Wyszynski fa al giovane Wojtyla della sua nomina a vescovo. E continua con la descrizione dell'attivita' pastorale condotta nello spirito del Concilio Vaticano II, che era stato annunciato poco dopo la sua ordinazione: le visite nelle diocesi, anche le piu' sperdute; gli incontri con i giovani, in particolare con le organizzazioni universitarie, e quelli delle famiglie; il coinvolgimento degli intellettuali e dei laici impegnati nell'opera di evangelizzazione oltre, naturalmente, al costante ascolto della voce dei sacerdoti, dei loro problemi e delle loro proposte.

Quattro i movimenti menzionati in modo speciale: il Cammino neocatecumenale, che ha conosciuto a Roma; l'Opus Dei, che è stata eretta prelatura personale nel 1982 e della quale ha proclamato santo il fondatore, Josemaria Escrivà de Balaguer nel 2002; i Focolarini, fondati da Chiara Lubich, e Comunione e liberazione, che è stata promossa da don Luigi Giussani.

Fin da bambino Karol Wojtyla racconta di essersi affidato all'angelo custode, recitando la preghiera tradizionale. Una presenza che si è andata via via rafforzando. Fra gli arcangeli che il Papa invoca più spesso nella preghiera, ci sono San Michele, San Gabriele e San Raffaele.

A Giovanni Paolo II sarebbe piaciuto andare in Iraq, andando alla ricerca delle origini di Abramo, in occasione del suo viaggio in Terra Santa nel 2000: ma le allora autorità irachene non diedero il permesso. Nel paragrafo dedicato alla Terra Santa, un luogo molto significativo per Wojtyla. Unica differenza dal progetto originale, la mancata sosta in Iraq, anche se fu possibile andare in Egitto, a Betlemme, Nazareth e Gerusalemme.

Dal libro emerge un Wojtyla appassionato di lettura, poesia e filosofia, un amante del teatro, sua grande passione, ma anche un grande atleta, non solo sciatore e appassionato di montagna, ma praticante di sport acquatici come la canoa. Per quanto riguarda la filosofia, i due filoni sono quello del tomismo aristotelico e della fenomenologia. Tra gli autori segnalati, Edith Stein, San Tommaso d'Aquino, Max Scheler.

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Lunedi, 17 Maggio, 2004

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Iraq. I vescovi italiani: serve una svolta. Ciampi: va rispettata la Carta ONU. Berlusconi da Annan, poi da Bush

Anche oggi decine le vittime di attentati e scontri a fuoco in IRAQ.


Roma, 17 maggio 2004

Nel giorno della scomparsa di Matteo Vanzan, il caporale del primo reggimento lagunari ferito durante gli scontri con i miliziani sciiti a Nassiriya, i vescovi italiani si dicono vicini con la preghiera ai soldati italiani in Iraq, che stanno reagendo "con grande responsabilita' e con senso della misura" ai "duri e persistenti attacchi". Ma, avverte il presidente della Conferenza episcopale italiana cardinal Camillo Ruini nella 53esima Assemblea generale della Cei, la situazione non deve "sfuggire completamente di mano" e per questo "si impone un cambiamento netto ed evidente". Bisogna, insomma, "progressivamente costruire una soluzione per la ripresa e l'indipendenza dell'Iraq". In serata, Palazzo Chigi fa sapere che Silvio Berlusconi domani vedrà Kofi Annan a New York. Nel pomeriggio il premier ha avuto un colloquio telefonico sull'agenda del viaggio americano con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il viaggio del presidente del Consiglio, proseguirà poi alla volta di Washington: mercoledi' Berlusconi sarà alla Casa Bianca per incontrare il Presidente George W. Bush.

In un messaggio di "fervidi auguri"a Giovanni Paolo II, intanto, Carlo Azeglio Ciampi scrive che "il deterioramento della crisi irachena con il suo intollerabile seguito di lutti e di violazioni dei diritti umani, la barbarie alimentata dal conflitto israelo-palestinese dimostrano che l'interesse comune può essere salvaguardato solo attraverso l'osservanza, da parte di tutti e nei confronti di tutti, dei principi universalmente riconosciuti nella Carta delle Nazioni Unite".

La situazione a Nasiriyah oggi è più calma e le forze italiane e la polizia irachena hanno rioccupato alcuni punti chiave - la base Libeccio e i ponti - che sono stati lasciati liberi dai miliziani sciiti.

Ruini: situazione grave
"In questi ultimi mesi -ha detto il cardinal Ruini- la situazione è gravemente peggiorata nei punti più caldi dello scacchiere internazionale, con conseguenze pesanti anche per il nostro Paese, come la cattura di quattro ostaggi in Iraq, uno dei quali barbaramente trucidato, l'uccisione, proprio questa notte, di uno dei nostri militari a Nassiriya, che si aggiunge ai 19 già caduti, e il ferimento di numerosi altri. Sottoposti a duri e persistenti attacchi, essi stanno reagendo con grande responsabilità e senso della misura: a loro -ha detto- è vicino il nostro popolo ed è vicina la nostra preghiera".

Per Ruini "anche da parte italiana" si deve aiutare il "successo" dell'inviato dell'Onu in Iraq Lakhdar Brahimi.

Le torture ai prigionieri iracheni hanno "scosso drammaticamente le coscienze e reso più profondo il fossato degli odi e delle incomprensioni" mentre "raccapricciante è stata la pretesa 'ritorsione' della decapitazione davanti alla televisione di un civile americano tenuto prigioniero".

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Terrorismo. Chiuse le inchieste sugli omicidi D'Antona e Biagi, vicine le richieste di rinvio a giudizio per i BR

 

Nadia Desdemona Lioce


Bologna, 17 maggio 2004

Determinante, per gli inquirenti, è stata l'accelerazione impressa dall'omicidio dell'agente della Polfer Petri, con l'arresto di Nadia Desdemona Lioce e l'acquisizione del suo palmare. Da quel computer, e da ricostruzioni sempre più dettagliate e ricche di riscontri, il lungo lavoro degli investigatori ha consentito di arrivare contemporaneamente alla chiusura dell' inchiesta sull' omicidio di Massimo D' Antona e di Marco Biagi.

L'inchiesta sull'omicidio Biagi ha portato a sei avvisi di fine indagini comunicati a Nadia Desdemona Lioce, Simone Boccaccini, Cinzia Banelli, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi. Per l'assassinio D'Antona gli indagati, con la sola accusa di banda armata, sono dieci: Diana Blefari Melazzi, Fabio e Maurizio Viscido, Bruno Di Giovannangelo, Alessandro Costa, Simone Boccaccini. Ci sono anche quattro irriducibili attualmente detenuti nel carcere di Trani: Michele Mazzei, Antonio Fosso, Franco Galloni e Francesco Donati. A questi ultimi è contestata la redazione del documento risolutivo delle Brigate Rosse che seguì l'attentato.

Nel documento di fine indagini, ai sensi dell'articolo 415bis, è presente anche una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per Federica Saraceni, arrestata nell'ultimo blitz della Digos avvenuto nell'ottobre scorso. Secondo quanto risulta, nella perquisizione dell'abitazione della donna è stato ritrovato un dischetto in cui sarebbe presente il file relativo ad una "inchiesta interna" all'organizzazione che sarebbe stata portata avanti dalla stessa Saraceni.

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Fiat. Approvato l'accordo azienda-sindacati dall' 80% dei lavoratori di Melfi. Ora si mobilita Mirafiori

Fiat, presto a Melfi stabiliamento a pieno regime

Melfi, 17 maggio 2004
I lavoratori dello stabilimento di Melfi all' accordo tra Fim, Fiom, Uilm, Ugl e Fismic e l' azienda firmato domenica 9 maggio sull' equiparazione salariale, le condizioni di lavoro e le relazioni sindacali. A favore dell' accordo hanno votato 3.740 lavoratori, pari al 77,4%, contrari 1.089, pari al 22,6%.

A Torino, invece, i delegati di Mirafiori decideranno domani le iniziative di mobilitazione a sostegno della piattaforma definita da Fim, Fiom, Uilm e Fismic per la difesa dello stabilimento torinese. Sono oltre 150 i rappresentanti sindacali che si riuniranno presso la sede della Cgil, nel più grande consiglio di fabbrica d'Italia.

Sul futuro di Mirafiori Fim, Fiom, Uilm e Fismic hanno già avviato il confronto con l' azienda la scorsa settimana a Torino e hanno illustrato le loro richieste alle principali forze politiche, economiche e sociali della città. I sindacati ritengono che l' attuale produzione di circa 800 auto al giorno sia insufficiente a garantire prospettive allo stabilimento e chiedono che sia modificato il piano Morchio, aggiungendo un modello sulle linee e anche la produzione di un nuovo motore e un nuovo cambio alle Meccaniche.

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Domenica, 16 Maggio, 2004

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IRAQ. A Nassiriya si spara ancora. Quattro italiani lievemente feriti

Un nostro militare in perlustrazione


Nassiriya, 16 maggio 2004

Sono proseguiti per tutta la notte, e stanno ancora continuando, gli scontri fra i militari italiani a Nassiriyah e i miliziani di Muqtada al Sadr. "Non si tratta di attacchi continui", ha spiegato il tenente colonnello Giuseppe Perrone, "ma di un'attività ostile che si materializza con sempre maggiore frequenza". Quattro italiani sono rimasti feriti in modo lieve; tre di essi "sono rimasti contusi in operazioni di sganciamento dai carri armati, uno è stato raggiunto alla mano da un colpo di mortaio sparato vicino alla base Libeccio".
La situazione, ha detto Perrone, "resta molto tesa": "per tutta la notte si sono ripetuti gli attacchi con colpi di mortaio ed Rpg. Le nostre pattuglie hanno ingaggiato diversi conflitti a fuoco".

Resta nel mirino della guerriglia la sede cittadina dell'Autorità provvisoria di coalizione (Cpa), che continua ad essere oggetto di azioni ostili. "I civili italiani (compresi i giornalisti)- ha precisato Perrone - sono stati tutti trasferiti. Nell'edificio è rimasto solo il dottor Pedrale (responsabile Cpa per la Sanità) e i nostri militari a difesa del compound". Al momento i soldati stanno provando "a recapitare loro dei rifornimenti".

"Differente", racconta il portavoce italiano, appare invece "la strategia dei ribelli rispetto ai giorni scorsi". Adottano la tattica del "mordi e fuggi". Colpiscono "all'improvviso" e scompaiono. "Gli elementi violenti sono nell'ordine di qualche centinaio, ma non rimangono più fermi in alcune postazioni cittadine. Si spostano in continuazione e molto rapidamente. E per noi - ha concluso Perrone - è più difficile fronteggiarli perché non sai mai dove e quando colpiscono".

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Fisco. Fini: la data limite è il 2006. Berlusconi: anche dopo le elezioni

Fini


Roma, 16 maggio 2004

Per il taglio delle tasse "non c'è una data limite se non quella indicata dagli elettori, ma non gli elettori del 13 giugno quanto il termine della legislatura, nel 2006". E' quanto afferma Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, a proposito del rinvio della riduzione del carico fiscale dopo le elezioni amministrative ed europee. "Personalmente ritengo che si debba valutare attentamente - aggiunge il vicepremier - se c'è la possibilità di intervenire anche prima delle elezioni. Se questa non ci dovesse essere l'impegno rimane confermato per il 2006".
Il piano dunque potrebbe slittare a "dopo le elezioni" nel caso "ci possa essere dietro un intento elettorale". Questa la posizione del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, secondo il Riformista.

La perplessità dei sindacati
Non ci sono le condizioni per una riduzione generalizzata della pressione fiscale. Cgil, Cisl e Uil ribadiscono le loro perplessità sul progetto di calo delle tasse annunciato dal premier Silvio Berlusconi e dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, considerandolo più che altro una mossa elettorale.
Vedono quindi di buon occhio la possibilità che la riforma fiscale, come ha ipotizzato il ministro del Welfare Roberto Maroni, possa slittare a dopo le europee.

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Sabato, 15 Maggio, 2004

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IRAQ. Abu Grayb, 315 detenuti escono dalla prigione delle torture. La Francia apre ad una nuova risoluzione ONU

La Francia apre ad una nuova risoluzione ONU sull'Iraq


Baghdad, 14 maggio 2004

E' iniziata questa mattina la liberazione di 315 detenuti iracheni detenuti nel famigerato carcere di Abu Ghraib, ad ovest di Baghdad, all'indomani della visita lampo in Iraq, del Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Donald Rumsfeld accompagnato dal capo delle forze alleate, generale Myers.

Sul piano diplomatico, intanto, torna a muoversi Parigi. Il ministro degli Esteri francese Michel Barnier, che a New York ha incontrato il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha dichiarato che la Francia è pronta a lavorare 'in uno spirito costruttivo' alla risoluzione delle Nazioni Unite sull'Iraq. "Vogliamo far comprendere che possiamo essere utili", ha affermato Barnier. Il capo della diplomazia di Parigi ha quindi sottolineato la necessità che dopo il 30 giugno sia il governo di Baghdad a gestire le questioni irachene e a "esercitare l'autorità sulle forze irachene" oltre a poter dire la sua sull'utilizzo delle forze internazionali di stanza nel Paese.

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Venerdi, 14 Maggio, 2004

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Inflazione. Istat, ad aprile stabili i prezzi al consumo. Vola la benzina, +5% in quattro mesi

Il caro-benzina preoccupa l'Istat


Roma, 14 maggio 2004

Resta stabile, rispetto a marzo, al 2,3%, l'inflazione. Lo conferma l'Istat che evdienzia un incremento dei prezzi mensile dello 0,2%. "Il tasso d'inflazione acquisito per il 2004 - prosegue l'Istat - cioè quello che si registrerebbe se l'indice dei prezzi al consumo restasse per il resto dell'anno invariato rispetto ad aprile, è pari all'1,7%".

È soprattutto il caro benzina - sottolinea l'Istituto - a pesare in modo determinante sull' inflazione. In soli quattro mesi, ad aprile rispetto al dicembre 2003, infatti, il prezzo del carburante ha segnato un aumento del 5% impedendo al tasso di inflazione discendere sotto il 2,3% nello scorso mese. Gli esperti dell' Istat rilevano inoltre che "mentre i prezzi degli alimentari ha dato segni di ulteriore rallentamento rispetto ai mesi precedenti, d' altra parte si rilevano accelerazioni significative dei prezzi del comparto energetico, e in particolare di quelli dei carburanti"

Ieri, a Wall Street, il petrolio ha toccato quota 41,10 chiudendo a 41,08 dollari al barile, il livello più alto mai registrato al termine delle contrattazioni sul mercato. Le quotazioni dell'oro nero si confermano così non solo sui massimi degli ultimi 14 anni, dai tempi cioèdell'invasione irachena al Kuwait, ma viaggiano verso i nuovi massimi storici.

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Cronaca. Morte Pantani, arrestati gli spacciatori che vendettero la droga al "pirata"

Marco Pantani


Roma, 14 maggio 2004

La polizia ha arrestato quattro persone, accusate di aver rifornito di stupefacenti il campione di ciclismo Marco Pantani, morto lo scorso 14 febbraio in un residence di Rimini. Nell'inchiesta vi sono inoltre altre persone indagate in stato di libertà.

L'operazione per la la cattura dei presunti spacciatori è svolta dalla squadra mobile della questura di Rimini, che sta eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Rimini, su richiesta del pubblico ministero che ha diretto le indagini sulla morte del "pirata".

Marco Pantani fu trovato morto la sera del 14 febbraio scorso in una camera del residence "Le Rose" di Rimini, dove alloggiava da alcuni giorni. Nella stanza la polizia trovò tracce di cocaina, alcune confezioni di psicofarmaci e alcuni biglietti scritti dal "pirata", con frasi apparentemente sconnesse e indicative - secondo gli investigatori - di una condizione di disagio psicologico. Il medico legale, sulla base dei risultati dell' autopsia e di indagini tossicologiche ed istologiche, individuò in una "intossicazione acuta da cocaina, con conseguente edema polmonare e cerebrale, la causa certa del decesso".

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Giovedi, 13 Maggio, 2004

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IRAQ. Martino ribadisce: Governo completamente all'oscuro

Il ministro Martino con il vicepremier Fini


Baghdad, 12 maggio 2004

"Ribadisco che il Governo è rimasto sorpreso e sdegnato nell'apprendere notizie di cui era completamente all'oscuro e per fatti inimmaginabili e imprevedibili che fermamente condanna". Il ministro della Difesa Antonio Martino, ha chiarito la posizione del governo intervenendo alla Camera, nel question time. "Desidero sottolineare - ha aggiunto - che nessun rapporto della Croce rossa è stato mai trasmesso al governo, conformemente alla regola che i risultati delle visite ispettive della Croce rossa formano oggetto dei rapporti e di valutazioni riservate ed esclusivi tra il comitato e i paesi sotto la cui giurisdizione ricadono i siti oggetto di ispezione".

Martino ha ribadito che il Governo italiano non era a conoscenza degli episodi di tortura e ha escluso inoltre che "altre organizzazioni internazionali ci abbiano mai fornito informazioni su simili episodi. Quanto ad un documento di Amnesty International del luglio dello scorso anno - ha aggiunto - la materia fu oggetto di contatti tra la stessa organizzazione e le autorià americane e sulla quale riferì il 23 luglio 2003 il sottosegretario Boniver".

Secondo il ministro sono necessari approfondimenti sulle parole della vedova Bruno, che ha in parte modificato le dichiarazioni fatte ieri al Tg3, affermando che sulle torture viste dagli italiani in Iraq le è stata tesa "una trappola" dalla Rai. "Noi siamo sereni, convinti di aver fatto bene, fino il fondo il nostro dovere di giornalisti". Con queste parole il direttore del Tg3 Antonio di Bella ha concluso l'editoriale nella edizione delle 19 del Tg3 in cui ha parlato delle polemiche seguite alla smentita della vedova Bruno.

Sale intanto la tensione politica. Le opposizioni chiedono l'intervento in aula del presidente del Consiglio. Il presidente della Camera ritiene legittima la richiesta, ma aggiunge "non si può obbligare il premier a intervenire" al dibattito che sarà calendarizzato da una conferenza dei capigruppo, convocata stasera, che si annuncia accesa.

La corrispondente della Rai da Bagdad ha annunciato nel corso della registrazione della trasmissione 'Porta a porta' di aver appreso dall'emittente araba Al Jazeera che l'ambasciata italiana sarebbe stata colpita da una forte esplosione. Secondo quanto riferito da fonti qualificate, contro l'ambasciata sono stati esplosi tre colpi di mortaio, ma la struttura non sarebbe stata centrata.

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IRAQ. Fini: Berlusconi chiederà a Bush severità con i torturatori. Castagnetti: il governo dica come uscirà dalla guerra

Gianfranco Fini


Roma, 13 maggio 2004

"Silvio Berlusconi chiederà punizioni esemplari per chi ha sbagliato al presidente Bush, che del resto ha già detto che i responsabili pagheranno e pagheranno duramente". Così il vicepremier Gianfranco Fini nella trasmissione Rai Telecamere. Per Fini "in quel colloquio il tema principale sarà come uscire dalla crisi irachena, come dare un nuovo governo rappresentativo all'Iraq; il piano Brahimi, il dopo 30 giugno, il ruolo dell'Onu e dell'Ue". Ma l'opposizione incalza: "Noi chiediamo a Berlusconi di venire in Aula, ma lui non viene mai. Non perché siamo diffidenti verso i ministri, ma perché abbiamo bisogno di un dibattito per capire quale sia la strategia del governo per uscire dalla crisi irachena", attacca Pierluigi Castagnetti, capogruppo della Margherita alla Camera, sempre a Telecamere.

"Sono sicurissimo - dice Castagnetti - che se noi fossimo stati al governo non saremmo entrati in una guerra che è nata senza l'autorizzazione dell' Onu, è stata costruita su un presupposto infondato e sta creando difficoltà in Medioriente da cui sarà difficile uscire. Una guerra - conclude Castagnetti - che scuote gli italiani, li rende insicuri e li spaventa, mettendoli di fronte ai episodi di decapitazioni e torture. Una guerra sbagliatissima che invece di combattere il terrorismo lo ha alimentato".

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Pensioni. Epifani contro la fiducia posta dal governo sulla riforma: "Risponderemo". Maroni: oggi l'ok del Senato

Guglielmo Epifani


Roma, 13 maggio 2004

Il Senato darà il via libera alla riforma delle pensioni oggi. "Poi ognuno è libero di prendere le decisioni che crede". Questa la risposta del ministro del Welfare Roberto Maroni alla mobilitazione annunciata dai sindacati dopo la richiesta del voto di fiducia posta dal governo al Senato.

La fiducia è "un atto formale, più che sostanziale", ha aggiunto Maroni, per il quale "al di là della tecnica, questo provvedimento sarà approvato e su questo c'è l'ampio accordo di tutta la maggioranza". Il voto di fiducia, insomma, non modifica la delega "i cui contenuti sono peraltro già noti". Ma perché porre la fiducia? Maroni ha smentito l'ipotesi secondo cui il governo voglia arrivare in tempo per la decisione di Bruxelles sull'early warning con l'approvazione della riforma. "Non c'entra niente - ha detto - visto che c'era un accordo di maggioranza sui contenuti, il governo ha deciso di procedere in questo modo d'accordo con la sua maggioranza".

Per il segretario della Cigl Guglielmo Epifani quello del governo è un atto di arroganza, che richiede una dura risposta del sindacato. "La decisione di mettere la fiducia sulla delega - ha detto Epifani nella sua relazione introduttiva all'assemblea dei quadri e delegati di Chianciano - senza e prima che il Parlamento abbia potuto discuterla e presentare emendamenti è una scelta gravissima che chiude il dialogo con noi e impedisce le prerogative parlamentari. Un atto insieme di arroganza e di estrema debolezza. Un atto a cui risponderemo", ha detto Epifani tra gli applausi dei delegati.

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Fisco. Maroni: accordo lontano sui tagli alle tasse, ma entro il 30 giugno verranno ridotte di 12 miliardi

Roberto Maroni


Roma, 13 maggio 2004

L'accordo sul fisco è "lontano e difficile", ma il governo si impegna ad "onorare l'impegno assunto dal presidente del Consiglio" di ridurre di un punto del Pil, per un valore di 12,5 miliardi di Euro le tasse entro il 30 giugno. Questa la posizione del ministro del Welfare Roberto Maroni, sollecitato dai giornalisti al Senato. "Ieri sera ne abbiamo iniziato a discutere, ma non è facile" ha aggiunto Maroni, escludendo che l'argomento approdi al Consiglio dei ministri di domani.

Secondo Maroni, un accordo seppur appaia ora "lontano e difficile" , sarà possibile entro le elezioni di giugno. "Questo è un impegno del presidente del Consiglio - ha detto l'esponente del Carroccio - che vogliamo rispettare e onorare. E' un compito non facilissimo ma noi lo condividiamo. Siamo tutti impegnati a trovare una soluzione condivisa nel rispetto dell'impegno preso dal premier con gli italiani".

Quanto all'incontro di ieri sera, Maroni l'ha definito "interessante, sia sul fronte dei possibili tagli alle tasse e cioè la famiglia, l'Irap, le aliquote etc., sia sul fronte delle risorse da reperire e cioè sui tagli alle spese". Tutti argomenti da "affrontare uno per uno".

Per questo "prima di pensare come distribuire le risorse, bisogna prima capire dove reperirle". Il ministro ha riferito che "ci sono varie proposte sul tappeto ma bisogna affrontarle una per una perché toccano temi sensibili". All'interno della maggioranza, ci saranno quindi "altri momenti di approfondimento".


Per il leader della Cisl Savino Pezzotta la decisione presa dal governo di mettere la fiducia sulla riforma delle pensioni "è un metodo sbagliato, ma soprattutto è sbagliata la legge". Pezzotta ha lanciato un "appello" ai parlamentari perché "votino secondo coscienza". Secondo il leader della Cisl il ricorso alla fiducia è stato deciso perché il governo "ha i suoi problemi".

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Quirinale. Ciampi cade e si rompe la clavicola destra

Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi


Roma, 13 maggio 2004

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ieri sera, ha subito un piccolo incidente domestico: il presidente è caduto nel suo appartamento del Quirinale e ha riportato la frattura della clavicola destra.

Ciampi è stato immediatamente trasportato all'ospedale miliare del Celio, dove sono stati effettuati gli accertamenti radiologici ed è poi rientrato al Quirinale. Il capo dello Stato dovrà osservare un breve periodo di riposo ma già questa mattina è apparso in buone condizioni e di buon umore.

Le udienze al Quirinale per i prossimi 2-3 giorni, a seguito dell'infortunio,
sono state sospese. E' quasi certo che il Presidente non potrà recarsi domenica in Spagna per partecipare ai festeggiamenti in occasione del
matrimonio del figlio del re di Spagna Juan Carlos. Sono invece confermati, al momento, il viaggio in Romania, a fine mese, per il vertice dei capi di Stato del Centroeuropa, gli impegni per le celebrazioni del 2 giugno, Festa della Repubblica, e il viaggio in Cina dal 5 al 10 giugno prossimi.

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Mercoledi, 12 Maggio, 2004

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IRAQ. Torture. Al Tg3 parla la moglie di un carabiniere morto a Nassiryia: "Gli italiani sapevano". Bufera alla Camera

Pina Bruno nell'intervista trasmessa dal Tg3


Roma, 11 maggio 2004

In un'intervista trasmessa dall'edizione delle 19.00 del Tg3 Pina Bruno, la vedova del carabiniere Massimiliano, ucciso a Nassiriya, parla delle torture compiute ai danni dei progionieri iracheni e afferma che gli italiani sapevano e avevano già denunciato quanto stava accadendo nelle carceri del paese.

Alla domanda se suo marito le avesse mai parlato di quello avveniva in Iraq, nell'anticipazione fornita dal Tg3 Pina Bruno risponde: "Massimiliano era rimasto molto colpito e mi aveva detto: "Siamo nel 2000, neanche quando c'era la prima guerra mondiale c'erano queste torture". "Ho visto un carcere, una cosa squallida, bruttissima. Li tenevano nudi", raccontò il maresciallo alla moglie, la quale ha aggiunto che queste informazioni venivano comunicate in Italia.

"C'erano dei posti sotterranei dove si nascondevano e nascondevano questi iracheni", prosegue Pina Bruno, riferendo quanto le raccontava il marito. "Gli italiani - prosegue il racconto della vedova - andavano lì a prendere i carcerati iracheni e gli dicevano: se ti comporti bene ti facciamo uscire. Ti facciamo lavorare per noi italiani"'. "Quando ha visto certe cose - continua la moglie del
maresciallo - è rimasto sconvolto. Massimiliano non credeva a quello che aveva visto. Mi diceva: se me lo avessero raccontato non ci avrei creduto. Quelli sono trattati peggio degli scarafaggi". Alla domanda se i carabinieri avessero denunciatogli abusi la donna ha risposto con chairezza "Massimiliano mi disse che ognuno aveva un compito. C'era una persona che comunicava quello che aveva visto, quello che succedeva e quello che stava per succedere, e poi comunicava all'Italia. E' assurdo che dicano che non sapevano niente". E ancora, alla domanda sei superiori abbiano mai reagito alle segnalazioni: "No, ma dai, scherziamo?".

E' scontro alla camera in attesa del "question time"
Le diachiarazioni di Pina Bruno hanno infiammato la seduta parlamentare in corso alla Camera. Gli interventi del Dl Castagnetti, del ds Innocenzi e del verde Cento, hanno puntato l'indice sulla posizione assunta dal governo che ha sempre sostenuto di non essere a conoscenza di alcuna notizia su torture a danno di cittadini iracheni.

"Domani ci aspettiamo che il governo sia molto convincente - ha scandito in Transatlantico il coordinatore della Margherita Dario Franceschini riferendosi al "question time" previsto domani mattina alla camera con il ministro della Difesa Antonio Martino- fino ad ora c'è stata solo un'affrettata corsa al sostenere che non si sapeva nulla".
In aula è intervenuto il coordinatore di An, Ignazio La Russa che ha affermato: "Non possiamo dividerci su chi è più indignato, lo siamo tutti di fronte a queste cose terribili".
Secondo il verde Paolo Cento "Siamo di fronte ad una vicenda gravissima, che rappresenta una violazione del rapporto di lealtà tra Governo e Parlamento". "Il Governo - conclude - non può rifiutarsi a questo punto di riferire di fronte al parlamento e al Paese".

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G8. Violenze a Bolzaneto. 47 richieste di rinvio a giudizio per agenti della polizia penitenziaria, poliziotti e medici

Un corteo durante il G8 di Genova


Genova, 11 maggio 2004

Quarantasette richieste di rinvio a giudizio, oltre 150 parti lese, di cui 40 sono i no global picchiati nella scuola Diaz, circa 600 persone transitate dalla caserma di Bolzaneto: sono i dati dell' inchiesta sui presunti soprusi e violenze avvenuti nella struttura della Polizia di Stato durante i giorni del G8.

Le richieste di giudizio, firmate oggi dai pm del pool G8 e dal procuratore capo Francesco Lalla, che saranno trasmesse al gip, riguardano agenti e dirigenti della Polizia di Stato e di quella penitenziaria, medici e personale infermieristico. Le accuse nei loro confronti sono, a vario titolo, abuso d' ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorità contro detenuti o arrestati, violazione dell' ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo e delle libertà fondamentali.

Gli accusati
Tra gli indagati figurano cinque medici, tra cui Giacomo Toccafondi, responsabile sanitario della struttura, Aldo Amenta e Sonia Sciandra . A Toccafondi i pm hanno contestato, oltre ad altri reati, anche le violazioni della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo. In particolare è accusato di "aver effettuato egli stesso ed aver comunque consentito che altri medici facessero i controlli e il cosidetto "triage" e le visite al primo ingresso con modalità non conformi ad umanità e tali da non rispettare la dignitaàdella persona visitata".

Tra gli altri indagati figurano il vicequestore Alessandro Perugini, in quanto funzionario col grado più alto che si è avvicendato nella caserma, il generale della Polizia Penitenziaria Oronzo Doria, Biagio Antonio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria, responsabile della sicurezza del centro di detenzione provvisorio, due tenenti dei carabinieri, e altri componenti delle forze dell' ordine.

La posizione invece del magistrato Alfonso Sabella, all'epoca responsabile del Dap, indagato in un primo tempo per omesso controllo doloso, è stata stralciata in quanto nei suoi confronti i pm chiederanno l' archiviazione. Secondo i magistrati del pool G8, infatti, Sabella sarebbe stato presente solo saltuariamente in caserma e avrebbe delegato il controllo al generale Oronzo Doria, all' epoca colonnello.

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Rai. Rumi, mi dimetterò dopo le elezioni. I Consiglieri tutti: "agiremo nel miglior interesse"

Il logo della Rai


Roma, 11 maggio 2004

Il consigliere di amministrazione della Rai Giorgio Rumi si dimetterà dopo le elezioni. Lo ha annunciato lo stesso Rumi durante la riunione del CDA. Rumi ha detto di ritenere che le dimissioni del presidente Lucia Annunziata pongono effettivamente un problema di legittimità per il Consiglio di amministrazione, ma la decisione di rinviare le proprie dimissioni è dovuta alla "delicatezza del momento e alla lettera inviata dal ministro Tremonti ai consiglieri per invitarli a a mantenere il loro incarico".

Ancora, i Consiglieri di Amministrazione, in una nota, affermano di aver preso atto della lettera del ministro Tremonti che li invitava a mantenere il loro incarico dopo le dimissioni del presidente e hanno assicurato che"agiranno nel miglior interesse" L'intervento del ministro Tremonti era stato definito "in contrasto con le leggi" dal presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, Claudio Petruccioli. Tremonti e Petruccioli dovrebbero incontrarsi a giorni, per parlare dei nuovi criteri di nomina del Cda Rai previsti dalla legge Gasparri.

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Martedi, 11 Maggio, 2004

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Borsa. I mercati scontano le attese di un rialzo dei tassi USA, listini europei pesanti. Mibtel - 2,07%

Seduta negativa per i maggiori mercati europei


Milano, 10 maggio 2004

Lunedi' nero per le piazze finanziarie europee che, a causa delle attese su un prossimo rialzo dei tassi di interesse Usa, dell'alto costo del greggio e della incandescente situazione internazionale, hanno 'bruciato' nella seduta odierna 150 miliardi di euro.

A tanto ammonta la capitalizzazione persa dai titoli dell'indice Dj Stoxx 600, che raggruppa le principali società del Vecchio Continente e che, nella seduta odierna, ha ceduto il 2,66%. Francoforte perde il 2,85%, Parigi il 2,73% e Londra il 2,29%.

La settimana comincia con un forte ribasso anche per piazza Affari, che registra una flessione del 2,07% per l'indice Mibtel, il Numtel dei titoli tecnologici perde il 3,44% mentre gli scambi si mantengono sugli elevati livelli della fine della scorsa settimana (3,3 miliardi di euro di controvalore). A fare le spese del clima ribassista prevalente su tutti i mercati, tutti i titoli a maggiore capitalizzazione: i bancari, soprattutto, ma anche energetici e telefonici e soprattutto i tecnologici. Risultato neutro, con una limatura della quotazione, solo per Fiat che beneficia dell'accordo raggiunto a Melfi.

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IRAQ. Berlusconi: il governo non sapeva delle torture. Che non devono oscurare la missione di pace dei nostri soldati

Silvio Berlusconi


Roma, 10 maggio 2004

Il governo italiano era "completamente all'oscuro" degli episodi di tortura in Iraq e chiede che "le inchieste siano severe e le punizioni esemplari". Perché "siamo di fronte ad atti che offendono la dignità delle vittime e rappresentano un ostacolo alla pacificazione dell'Iraq". Così il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per il quale "quanto è avvenuto nella prigione di Abu Ghraib non può e non deve oscurare la missione di pace e di libertà per la quale i nostri soldati sono in Iraq".

"L'obiettivo nostro e della coalizione è chiaro e indiscutibile - spiega Berlusconi - Portare la democrazia e la libertà a quelle popolazioni oppresse da una delle più lunghe e più sanguinose dittature della storia".

Berlusconi sottolinea che "il nostro governo è rimasto sorpreso da episodi di cui era completamente all'oscuro" e assicura che "i nostri militari continueranno ad agire per portare condizioni di vita piu' umane agli iracheni, nel rispetto della dignità, del diritto internazionale e di quello italiano, e in coerenza con il carattere delle nostre missioni di pace, nelle quali è sempre stata riconosciuta l'umanità e la correttezza di comportamento dei nostri soldati".

"Ma le democrazie -spiega ancora il presidente del Consiglio- sanno reagire e valutare criticamente, senza riserve, episodi che contrastano con le ragioni stesse dell'intervento della coalizione. Per questo, noi chiediamo che l'inchiesta sulle responsabilità sia severa e approfondita ad ogni livello e che le punizioni siano esemplari. Lo chiediamo anche in virtù del coerente e riconfermato impegno che in Iraq stanno assolvendo, nell'ambito di una missione di pace, i nostri soldati".

"Questa dolorosa occasione conferma la forza delle democrazie. La loro capacità e la loro volontà di denunciare le negatività che esistono anche al loro interno. La stampa americana, quella britannica, quella dei Paesi occidentali hanno reagito come sa fare soltanto la stampa libera al servizio dell'opinione pubblica e della verità. E le democrazie -conclude Berlusconi- dimostrano la forza di correggere le colpe dei singoli e certe negatività del sistema".

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Giro d'Italia. E' di Cunego la seconda tappa, McGee torna in maglia rosa

Bradley McGee in rosa


Pontremoli, 10 maggio 2004

Damiamo Cunego si conferma uomo nuovo della stagione ciclistica e vince in volata la seconda tappa del Giro, Novi Ligure-Pontremoli di 184 km. L'australiano Bradley McGee ha riconquistato la maglia rosa.

Il 22enne veneto ha battuto in volata l'australiano e l'italiano Moreni, conquistando la sua sesta vittoria stagionale. Quarta piazza per il campione del mondo Igor Astarloa. La volata ha deciso la fuga di un gruppetto che si è staccato dal grosso dei corridori subito dopo l'ultimo Gpm sul passo del Brattello.

"Sono contento per la maglia rosa, ma fino a 50 metri dal traguardo pensavo di vincere - ha detto Mc Gee - Domani al Corno alle Scale cercherò di tenere la maglia, ma non conosco la montagna". "Una vittoria alla quale non credevo neanch'io - dice invece a caldo Cunego - Sono e resto gregario del capitano Simoni, ma anche domani ci proverò".

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Lunedi,10 Maggio, 2004

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Terrorismo. Pisanu soddisfatto per gli arresti di Firenze

Il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu


Washington, 9 maggio 2004

"Soddisfatto" per i risultati raggiunti dalle indagini di Genova e Firenze che hanno portato all'arresto di cinque presunti terroristi islamici, ma anche convinto dell'importanza di mantenere alta l'attenzione. Così il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu si è espresso sull' operazione della Polizia di Stato, che a Firenze ha portato all' arresto di presunti aderenti ad Al Qaeda.

Da Washington dove si trova per partecipare ai lavori del G8 dei ministri dell'Interno il responsabile del Viminale, che si è detto in attesa di ulteriori sviluppi sulle indagini, ha sottolineato come quello di oggi "è il risultato di lunghe e complesse indagini condotte con grande professionalità dalla Polizia di Stato sotto l'efficace direzione dell'autorità giudiziaria". Il ministro ha anche aggiunto "che queste indagini, pur nella loro importanza, sono soltanto un aspetto della più vasta e articolata attività antiterrorismo che stiamo conducendo in Italia e all'estero con la collaborazione di tanti paesi amici".

A questo scopo, ha sottolineato Pisanu, che ieri a Roma ha inaugurato la 15/a sessione del Consiglio mondiale per l'appello islamico, "sta assumendo crescente rilevanza il dialogo con le diverse componenti dell'Islam moderato che considera il terrorismo un nemico comune da combattere con ogni legittimo mezzo". "Naturalmente - ha detto ancora Pisanu - non possiamo farci illusioni per i risultati raggiunti, né tanto meno attenuare i dispositivi di sicurezza ulteriormente rafforzati dopo i fatti di Madrid".

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Giro d'Italia. Genova-Alba: vince Petacchi in volata

Petacchi sul traguardo


Alba, 9 maggio 2004

Si è conclusa con una volata la prima tappa "vera" del Giro, da Genova ad Alba, adatta ai velocisti con un arrivo tortuoso ma pianeggiante. Il più in forma degli sprinter, Petacchi, coglie al volo l'occasione, con buona pace del Re Leone Cipollini, molto meno baldanzoso di ieri, giunto quattordicesimo.

Dopo la fuga di 60 km del colombiano Perez Arango, ripreso a meno di 10 km dalla conclusione, il velocista ligure della Fassa Bortolo regola tutti gli avversari con estrema facilità, rimontando negli ultimi cento metri il fuggitivo McEwen che, tra l'altro, gli aveva anche tagliato la strada con una pericolosa manovra. Dietro al muscoloso vincitore si è piazzato il tedesco Olaf Pollack che, sommando il secondo posto di ieri con quello odierno, conquista meritatamente la maglia rosa.

Il lavoro di squadra, è noto, è determinante per permettere ai velocisti di giungere al rush finale nelle condizioni giuste per assicurare a tutto il team la vittoria di frazione. In virtù di questa regola aurea la Fassa Bortolo ha tenuto un comportamento esemplare: "Tosatto, Sacchi, Ongarato e Velo sono stati incredibili"; così il vincitore ha ringraziato i compagni di squadra. Meno contento del servizio ricevuto dai suoi, invece, Mario Cipollini: "Dopo il prologo di ieri noi erano poco brillanti". I ragazzi della "Domina Vacanze" sono avvisati.

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Sport. GP Spagna. Doppietta Ferrari, terzo Trulli

Schumacher festeggia


Jerez de la Frontera, 9 maggio 2004

Doppietta Ferrari nel Gp di Spagna. Sul circuito catalano di Montmelò, Michael Schumacher ha centrato la quinta vittoria in altrettante gare disputate nel Mondiale 2004, eguagliando il primato stabilito nel 1992 da Nigel Mansell. Schumi, che ha festeggiato il 200/o Gp in Formula 1 con il 75/o successo della carriera, ha preceduto Rubens Barrichello. Per la terza volta in stagione le due rosse hanno monopolizzato i primi due gradini del podio. Terzo posto per la Renault di Jarno Trulli. L'abruzzese ha preceduto il suo compagno di squadra, lo spagnolo Fernando Alonso.

La gara
Al via Trulli si è infilato tra Schumacher e Montoya e ha conquistato la prima posizione, mantenendo la leadership, davanti alla Ferrari del campione del mondo, fino alla prima sosta ai box effettuata nell'ottavo giro. Schumi si è fermato nella tornata successiva ed è tornato in pista davanti alla Renault.
Al comando, però, si è ritrovata a rossa di Rubens Barrichello. Le due Ferrari hanno marciato con un ritmo di 1'18", guadagnando progressivamente sulla concorrenza. Il brasiliano ha lasciato strada al compagno di squadra nel 17/o giro, quando ha compiuto il primo pit-stop. Schumacher ha continuato ad allungare su Trulli, che al 23/o giro è rientrato ai box per la seconda volta. Nella 25/a tornata, sbrigata la formalità della seconda sosta, Schumi ha conservato il primato. Negli specchietti del tedesco è comparsa la sagoma della Ferrari di Barrichello, salito in seconda posizione. Se la prima parte della gara ha offerto poche emozioni, la seconda metà si èrivelata ancor più monotona. Le gerarchie non sono cambiate nemmeno dopo le ultime soste ai box. I battistrada hanno continuato senza problemi, mai impensieriti dalle Renault di Trulli e Alonso.

Le altre scuderie
Hanno parzialmente deluso le Bar-Honda, mai in lotta per le primissime posizioni. Takuma Sato ha chiuso al quinto posto mentre Jenson Button ha conquistato un punto, con l'ottava posizione finale, dopo una gara complicata dalla pessima posizione di partenza. Prestazione negativa delle Williams-Bmw di Montoya, costretto al ritiro nel finale, e di Schumi jr, che ha chiuso al sesto posto. Protagoniste di un pomeriggio anonimo anche le McLaren-Mercedes di Kimi Raikkonen e David Coulthard, che hanno subito l'onta del doppiaggio. I problemi delle "frecce d'argento" hanno favorito l'ottimo Giancarlo Fisichella, che ha tagliato il traguardo in settima posizione conquistando i primi punti dell'anno con la sua Sauber.

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Domenica, 9 Maggio, 2004

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Terrorismo. Scoperta a Firenze cellula di al Qaeda. Cinque arresti nella notte

Senza sosta la lotta al terrorismo


Genova, 9 maggio 2004

Cinque persone sono state arrestate nella notte nel corso di una operazione antiterrorismo condotta congiuntamente dagli agenti della Digos di Genova e Firenze in relazione alla scoperta, nel capoluogo toscano, di una cellula
di Al Qaeda. I fermi riguarderebbero uomini di nazionalità tunisina e algerina.

Secondo le prime informazioni, i terroristi facevano capo a Firenze a una cellula denominata "Ansar al Islam", con il compito di arruolare kamikaze da
inviare in Iraq per attentati contro obiettivi occidentali. Nel corso dell' perazione, ancora in corso, sono state già compiute 13 perquisizioni in Liguria e Toscana.

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Politica. Nasce il partito della Sinistra europea. Bertinotti: necessario rompere con lo stalinismo

Fausto Bertinotti


Roma, 9 maggio 2004

"Noi vogliamo costruire un partito della Sinistra europea come una forza protagonista del futuro e non come una forza di nicchia, o una forza marginale custode di una ortodossia impotente". Così esordisce Fausto Bertinotti presentando la nuova formazione al congresso fondativo davanti ai delegati di sedici partiti europei, quasi tutti comunisti o della sinistra radicale, confluiti a Roma per il debutto di un nuovo soggetto che intende dare più spinta in Europa alla sinistra alternativa.

"Vogliamo dar vita - sottolinea Bertinotti - a un nuovo soggetto capace di lavorare alla trasformazione della società, fatto di comunisti e non comunisti, di socialisti e democratici, fatto di persone di estrazioni culturali non definibili secondo la tradizione". Un partito, per il leader del Prc in grado di attrarre non solo i partiti ma anche associazioni o singole persone in grado di dialogare con i movimenti. Bertinotti sottolinea come sia importante la dimensione europea di questa nuova aggregazione perché "senza di essa non c'è futuro né per noi né per la nostra gente".

Tre le idee-forza del partito sintetizzate dal numero uno di Rifondazione comunista nel corso del suo intervento: una scelta radicale irriducibile per la pace, un'alternativa al liberismo e una concezione della democrazia come partecipazione dal basso oltre alla necessità di rompere irrevocabilmente con lo stalinismo. Un'inziativa, quest'ultima, cui plaude definendola "un dovere rispetto al passato" anche Pietro Ingrao, storico leader della sinistra accolto con particolare calore da militanti e delegati. Oggi fausto Bertinotti dovrebbe essere eletto presidente della nuova formazione.

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Sabato, 8 Maggio, 2004

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IRAQ. Torture. La televisione americana Abc mostra nuove prove

La foto dell'Abc


Washington, 8 maggio 2004

La televisione americana Abc ha affermato che dei marines riservisti avrebbero ridotto in fin di vita a colpi di karate, e poi lasciato morire, un detenuto iracheno in loro custodia. Le fotografie che documentano l'episodio mostrano un uomo di 52 anni del partito Baath, Nadem Sadoon Hatab, che è morto nel centro di detenzione Camp White Horse dopo tre giorni di maltrattamenti.
La Croce Rossa Internazionale aveva già segnalato nei mesi scorsi alle autorità americane l'esistenza di una pratica diffusa di atti "assimilabili alla tortura" non limitati ad Abu Ghraib.

Independent: sono stato picchiato per tre giorni dai soldati britannici
"Quando siamo entrati nella base, i soldati che ci accompagnavano gridavano 'terroristi, terroristi!'. I soldati sembravano divertirsi molto, perchè le percosse erano accompagnate da fragorose risate". E' quanto racconta all'Independent Kifah Talah, 44 anni, un ingegnere iracheno, arrestato insieme ad altre sei persone dai militari britannici.
In una dichiarazione scritta che sarà presentata la prossima settimana alla High Court di Londra, Talah sostiene di essere stato incappucciato e picchiato per tre giorni da più di otto militari a volta. Racconta di percosse inflitte al collo, al
torace, ai genitali, prima di essere costretti a "ballare come Michael Jackson" davanti ai loro aguzzini.
"Un gioco terribile riguardava il kick-boxing - scrive Talah - i soldati si mettevano in circolo attorno a noi e facevano a gara a chi riusciva a calciarci più lontano. L'idea era quella di provare a farci sbattere contro il muro". L'ingegnere iracheno precisa che a ogni detenuto veniva assegnato il nome di un famoso giocatore di calcio, come Marco Van Basten o Ruud Gullit, e che i detenuti che dimenticavano il loro soprannome venivano picchiati. Uno di loro, Basa Mousa, 26 anni, un portiere d'albergo, morì per le percosse subite.

Rumsfeld si difende
Il ministro della difesa americano Donald Rumsfeld ha ammesso che esistono filmati, oltre che foto, delle sevizie che i soldati americani hanno inflitto a detenuti iracheni nel carcere di Abu Ghraib. Il ministro della Difesa non ha però precisato se le foto e i video siano in possesso dell'amministrazione e se verranno resi pubblici.
Rumsfeld si è assunto "la piena responsabilita"' delle sevizie inflitte da militari americani a detenuti iracheni: "Mi sento malissimo per quanto è accaduto", ha detto ieri di fronte alla commissione difesa del Senato, ammettendo di non avere subito colto la gravità degli episodi che venivano denunciati, ma ha aggiunto: "Non me ne andrò solo perchè qualcuno cerca di trasformare la questione in una questione politica -ha detto-. Me ne andrei nel giro di un minuto se pensassi di non potere più assolvere il mio compito".

Incriminata la soldatessa Lynndie England
Il soldato semplice Lynndie England, 21 anni, dovrà rispondere alla giustizia militare per le accuse di "aggressione a danno di detenuti iracheni in più occasioni", cospirazione per maltrattare prigionieri, atti indecenti e "contrari all'ordine e alla disciplina militari, destinati a screditare le forze armate americane". La soldatessa ripresa con il prigioniero iracheno tenuto al guinzaglio e in altre pose di evidente soddisfazione per le umiliazioni e le sevizie inflitte ai prigionieri, trasferita dall'Iraq nella base dell'esercito di Fort Bragg, è incinta di cinque mesi ed è detenuta sotto stretta sorveglianza. Il padre del bambino che Lynndie aspetta è Charles Graner, complice nelle sevizie, secondo quanto ha rivelato l'avvocato della famiglia England. La donna deve rispondere di diverse accuse, tra cui quella di complotto volto a maltrattare i detenuti.

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Ciclismo. Via al Giro d'Italia con il cronoprologo


Genova, 8 maggio 2004

Mario Scirea aprirà il Giro d'Italia numero 87. Il "decano" della corsa sarà il primo dei 169 iscritti a prendere il via, alle 15:42, nel cronoprologo di 6,9 chilometri. Scirea, che il 7 agosto compirà 40 anni, è il corridore più vecchio in gara. E questo sarà il suo ultimo Giro, a fine stagione infatti abbandonerà il ciclismo. Da professionista ha ottenuto solo due vittorie, ma da anni è l'apripista di Mario Cipollini.

Ultimo a partire, alle 18:30, sarà Gilberto Simoni, maglia rosa del 2003. Due minuti prima sarà scattato il suo principale avversario, Stefano Garzelli. In mezzo ai due rivali è stato piazzato il colombiano Maion Perez Arango.

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Fiat. Melfi, l'azienda incontra i sindacati a Roma. Proposte e contro-proposte su turni e salario

La sede romana della Fiat


Melfi, 8 maggio 2004

La Fiat ha chiesto di incontrare oggi a Roma, le segreterie nazionali dei sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm e Fismic. L'invito dell'azienda giunge dopo l'ultimatum lanciato ieri dalle assemblee dei lavoratori che per tutta la giornata si sono svolte nello stabilimento di Melfi. I delegati degli operai avevano infatti chiesto alla dirigenza Fiat una risposta sui quattro punti della piattaforma di negoziato: turni, equiparazione salariale, condizioni di lavoro e rapporti sindacali decidendo di prorogare lo sciopero fino alle 14 di oggi.

In serata la stessa Fiat ha consegnato ai delegati della Rsu di Melfi un documento con l'articolazione delle proposte conclusive. I dirigenti locali hanno offerto un aumento salariale di 56 euro come maggiorazione per il lavoro notturno e di 36 euro per il premio di competitività, per un totale di 92 euro lordi mensili che scatterebbero a regime, cioè a partire dal gennaio 2007. Prima di questa data gli aumenti sarebbero graduali e progressivi per arrivare alla soglia stabilita. Per quanto riguarda le maggiorazioni per il lavoro
notturno (tra lo stabilimento di Melfi e gli altri del gruppo vi è una differenza del 15 %; 45% a Melfi, 60 % negli altri) la proposta prevede un aumento, a luglio, del 6 %, e due aumenti del 4,5 % ciascuno a gennaio del 2006 e del 2007.

"Insufficiente": questo il giudizio sul documento Fiat espresso a caldo dal segretario potentino della Fiom, Giuseppe Cillis. Dopo aver valutato le offerte dell'azienda, le Rsu dello stabilimento lucano si sono riunite per definire una controproposta che, a quanto si apprende, prevede l'aumento immediato del 10% della maggiorazione per il lavoro notturno e un ulteriore amento del 5% non collegato all'andamento finanziario dell'azienda. Previsto, inoltre, un premio annuo di 300 euro da corrispondere nel mese di luglio

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Alitalia. Cimoli al lavoro sull'ipotesi di una holding

Giancarlo Cimoli


Roma, 8 maggio 2004

Per risanare Alitalia si potrebbe ripartire dall' ipotesi di una holding. E' questo, nelle sue diverse soluzioni alternative, il percorso che potrebbe seguire il neo presidente e AD designato della compagnia Giancarlo Cimoli nella stesura del nuovo piano industriale, stando almeno alle poche indicazioni che emergono dall'accordo firmato giovedì tra governo e sindacati.

Alitalia non dovrebbe ridursi ad una compagnia "regional' nè inseguire le compagnie "low cost". Il modello dovrebbe essere quello di Air France o di Lufthansa: sarà preservata l'unitarietà di gruppo anche se alcune attività saranno societarizzate. Il modo in cui questo progetto verrà realizzato è ancora da definire. Potrebbe prevedere una holding che controlla due distinte società di terra e di volo, come propone il sindacato, oppure uno sdoppiamento, con la costituzione diretta di due distinte società o con la società volo che controlla la società terra in cui confluiscono tutte le nuove societarizzazioni.

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Venerdi, 7 Maggio, 2004

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Alitalia. Altalena in Borsa per il titolo dopo l'accordo di ieri

Titolo Alitalia al test del mercato


Roma, 7 maggio 2004

Al primo test con il mercato dopo l'accordo di ieri e il conseguente ricambio ai vertici, per il titolo Alitalia è una giornata di passione. Le azioni della compagnia aerea hanno avuto le prima difficoltà subito in avvio di contrattazioni non riuscendo a rientrare, cioè a fare prezzo per eccesso di rialzo. Alle 9.10, infatti, in attesa della formazione dei prezzi, le azioni della compagnia segnavano una quotazione teorica di 0,226 euro, in fortissima crescita rispetto a 0,2054 euro del prezzo di riferimento di martedì, prima dei due giorni di sospensione.

Solo a metà mattina il titolo della compagnia viene ammesso agli scambi, ma l'euforia dura poco. Le azioni di Alitalia sono, infatti, riuscite ad aprire segnando un progresso del 19,28% al prezzo di 0,24 euro, ma sono state di nuovo sospese per eccesso di ribasso.

All'indomani della designazione di Giancarlo Cimoli alla guida della compagnia di bandiera, sul fronte politico e sindacale si guarda con un certo ottimismo alle prospettive dell'Alitalia. "La vicenda- afferma il ministro per le Attività produttive Antonio Marzano - si sta mettendo sulla strada giusta". Per il segretario della Cisl Pezzotta, l'accordo sulla vertenza Alitalia è "positivo" anche se la strada per il risanamento e il rilancio della compagnia di bandiera restano in salita."Abbiamo compiuto un mezzo miracolo" è invece il commento de l leader della Cgil, Gugliemo Epifani, che rivendica la centralità del ruolo del sindacato nella trattativa.

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Giovedi, 6 Maggio, 2004

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IRAQ. Autobomba a Bagdad: uccisi civili e un soldato americano. Nella notte, attacco contro i carabinieri

Bagdad, altre morti fra i civili iracheni


Bagdad, 6 maggio 2004

L'autobomba è esplosa alle 07:00 locali (le 05:00 in Italia) su un ponte di Baghdad vicino all'ingresso della Zona verde, area del Quertier generale americano. Sul ponte c'era una fila di automobili che aspettavano di entrare nella zona protetta.

"Ci sono numerosi morti tra i civili iracheni che erano in fila ad aspettare", ha detto il colonnello John Murray parlando con i giornalisti. L'esplosione, ha aggiunto, ha ferito "molto gravemente" almeno tre soldati americani.

A Nassiriya attaccati i carabinieri di Antica Babilonia
Doppio attacco a colpi di arma da fuoco ad una pattuglia di Carabinieri della Msu (l' Unità specializzata multinazionale), questa notte a Nassiriya. Nessun militare dell'Arma - secondo quanto riferito da fonti del comando del contingente italiano in Iraq - è rimasto ferito. L'agguato è avvenuto intorno a mezzanotte, ora locale. La pattuglia della Msu stava compiendo uno dei suoi normali itinerari a Nassiriya, quando è stata raggiunta colpi di arma da fuoco.
Contro i militari italiani sono stati esplosi colpi di armi portatili e di Rpg. I carabinieri hanno immediatamente risposto al fuoco e sono riusciti così ad allontanarsi. Poco più avanti si è verificato un altro attacco, dalle modalità analoghe e senza alcuna conseguenza per i militari italiani. Nelle ultime due settimane, episodi di questo genere contro gli uomini di Antica Babilonia si sono verificati quasi quotidianamente.

Distrutta la sede dell'UPK a Baquba
Sempre questa mattina, due bombe hanno distrutto il quartier generale dell'Unione patriottica del Kurdistan (UPK) nella citta di Baquba. Secondo una fonte ospedaliera l'esplosione ha ferito almeno quattro persone. L'UPK è guidata da Jalal Talabani, uno dei membri del Consiglio di governo provvisortio iracheno sostenuto dagli americani. Baquba, situata in una regione a maggioranza sunnita, è teatro di frequenti attacchi della guerriglia irachena contro le forze americane e i loro alleati e collaboratori.

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Giustizia. L'Anm proclama tre giorni di sciopero. Il primo il 25 maggio


Roma, 5 maggio 2004

L'Associazione nazionale magistrati ha proclamato tre giorni di sciopero contro la riforma dell'ordinamento giudiziario. Il primo il 25 maggio. Sarà la seconda volta che i magistrati incrociano le braccia contro la riforma dell'ordinamento giudiziario, ma la prima volta che le toghe proclamano uno sciopero di così lunga durata. La decisione è stata presa all'unanimità dal parlamentino del sindacato delle toghe che ha anche convocato per il 22 maggio una assemblea nazionale a Roma.

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Tasse. Berlusconi: entro questa settimana i tagli all'esame del Consiglio dei ministri

Silvio Berlusconi


Parigi, 5 maggio 2004

Entro questa settimana si svolgerà un vertice di maggioranza per mettere a punto il piano di riduzione fiscale annunciato dal governo. Lo ha assicurato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a margine di una conferenza stampa con il primo ministro francese Jean-Pierre Raffarin a Palazzo Matignon.
"In questi giorni - ha detto Berlusconi - sto studiano con il ministero dell'Economia il modo per completare quella promessa di riduzione delle aliquote fiscali che porteremo all'attenzione del Consiglio dei ministri nei prossimi giorni, dopo aver discusso con la coalizione". "Avevo detto - ha aggiunto Berlusconi - che sarebbe avvenuto entro aprile, invece i calcoli per i tagli di spesa e il nuovo sistema di aliquote hanno richiesto piu' tempo di quanto lo stesso Tremonti mi aveva annunciato".
"Penso e spero - ha quindi proseguito il premier - che addirittura entro questa settimana potrò parlarne con il vicepresidente Fini e i rappresentanti di Lega e Udc per cominciare a presentare la soluzione che è stata trovata e che è per il rilancio dell'economia".

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Mercoledi, 5 Maggio, 2004

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Alitalia. Vertice ministeriale, piano alternativo dei sindacati. Fini: non riferirò in Senato. Fassino: sconcertante

Alitalia, crisi sempre più grave e il tempo stringe


Roma, 5 maggio 2004

"Sono spiacente di dover declinare l'invito rivoltomi a riferire alla commissione da lei presieduta sulla vicenda Alitalia nella mia qualità di coordinatore delle politiche economiche del governo in quanto non ricopro detto incarico". Con questa lettera il vice premier Gianfranco Fini risponde 'no' all'invito di riferire sulla crisi Alitalia domani mattina alla commissione lavori pubblici di Palazzo Madama e cerca di guadagnare tempo per elaborare la risposta del governo prima dell'imminente Cda Alitalia di giovedì. A Palazzo Chigi, intanto, prosegue una riunione intersindacale, prima di riaprire il tavolo tecnico con l'azienda e i rappresentanti del governo. In corso anche il vertice tra lo stesso Fini, Tremonti, Maroni, Buttiglione, e Gianni Letta.

"Grave e sconcertante", commenta Piero Fassino, saputa la decisione di Fini, che "ha detto che non andava perché non ha deleghe e non è autorizzato a parlare di Alitalia. Se Fini non se la sente di parlare in Parlamento - dice Fassino - forse dovrebbe trarne le conseguenze e prendere atto che non ha nessun titolo per continuare a fare il vicepresidente del Consiglio". Più duro Guglielmo Epifani, per il quale "il governo sceglie sempre le vie di fuga dall'assunzione di responsabilità, la sua tecnica è quella dell'inabissamento. Su Alitalia ne vedremo delle belle...".

Prima dell'inizio della riunione intersindacale, il coordinatore nazionale del Sult Andrea Cavola ha ricordato che il documento unitario prevede risparmi sul costo del lavoro pari a "130-140 milioni da subito, altri 60 nell'arco dei due anni". Risparmi che saranno ottenuti attraverso interventi sulla produttvità e flessibilità per i naviganti e l'abbattimento di una serie voci che riguardano il personale di terra. Quest'ultimo rappresenta il capitolo più difficile della trattativa.

Per l'aurevole Financial Times, Alitalia può salvarsi solo tagliando i costi ed eliminando le inefficienze. Ma "tali misure rimangono bloccate da consolidati interessi politici mentre i suoi sindacati diventano più radicali". Per la compagnia, tuttavia si "avvicina il giorno della resa dei conti". Secondo il quotidiano della City, il governo può sperare che l'Alitalia vada avanti zoppicando fino all'estate, il periodo migliore per il settore viaggi, e fino alle elezioni di giugno. Ma più passa il tempo più aumentano le probabilità di un collasso finanziario.

Ricordando che l'Alitalia ha registrato perdite operative in 10 degli ultimi 11 anni, il Financial Times osserva che l'annuncio di riserve liquide di soli 200 milioni di euro lascia poco spazio per affrontare qualsiasi ripetizione dei recenti scioperi.

Da Bruxelles, inatnto, la Commissione europea fa sapere di "sperare che l'Alitalia non vada verso il fallimento", come dichiarata dal portavoce della Commissione Ue responsabile per i trasporti Gilles Gantelet. "La Commissione europea non è favorevole al fallimento delle compagnie aeree, pur considerando, in linea con altri osservatori, che sul mercato non c'è posto per 15 compagnie di bandiera".

Gantelet ha ricordato che Bruxelles attende entro fine settimana il responso del governo sulle misure che prenderà, precisando che cinque compagnie aeree hanno già preso contatti con i servizi di Bruxelles e tre hanno preannunciato una lettera di denuncia: si tratta di British Airways, della Luffthansa e di Easy Jet. Le regole ricordate da Gantelet sono quelle di sempre: dal momento che Alitalia ha già ricevuto, nel '97, un aiuto di Stato, può avere attualmente "un prestito ponte per sei mesi prorogabile ad altri sei, da autorizzare a Bruxelles e rimborsabile entro un anno. Un'altra ipotesi sono aiuti alla sicurezza, senza tuttavia privilegiare una sola compagnia".


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Terrorismo. Processo alle Br, Nadia Desdemona Lioce espulsa dall'aula

Nadia Desdemona Lioce


Firenze, 5 maggio 2004

Inizio teso della terza udienza al processo fiorentino che vede imputata Nadia Desdemona Lioce per la sparatoria del treno Roma-Arezzo del 2 marzo 2003. La donna ha iniziato a leggere un suo documento ma è stata interrotta e successivamente allontanata dalla presidente della Corte di Assise, che prima di darle la parola l'aveva ammonita in merito alle dichiarazioni che poteva rendere e che dovevano essere pertinenti ai fatti del processo.

Nel corso della lettura delle poche righe di un breve pezzo del documento, c'è stato anche un botta e risposta fra Nadia Desdemona Lioce e il pm Giuseppe Nicolosi, che si opponeva alla lettura di quello che ha definito "sbrodolata ideologica". La brigatista aveva quindi ripreso a leggere "È un mio diritto naturale continuare - ha commentato - se mi vogliono zittire lo devono fare con la forza".

La presidente della corte è allora intervenuta nuovamente fermando la brigatista, alla quale è stato tolto l'audio dell'aula. Mentre quanto stava accadendo veniva verbalizzato , la Lioce, in sottofondo, ha continuato a leggere il proprio documento, rendendosi protagonista di decisi botta e risposta con il pm e con la stessa presidente, e sostenendo come il testo costituisse la premessa ai fatti del 2 marzo 2003. Di qui la de

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Fiat. A Melfi prorogato lo sciopero. Il 26 maggio azienda e operai davanti al giudice per i blocchi

Ancora cortei a Melfi


Melfi, 5 maggio 2004

Sono circa 600 oggi i lavoratori presenti nello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat. Lo si apprende da fonti aziendali. Anche stamani è attiva la cosiddetta "linea promiscua", sulla quale si prevede di produrre alcune decine di Lancia Ypsilon. Ben diverse le cofre fornite dai delegati del coordinamento che ha indetto le proteste a Melfi, e che fanno riferimento alla Fiom al Failms,
allo Slai-Cobas, all'Ugl e ad Alternativa Sindacale, per i quali nel primo turno di lavoro non sarebberoentrati più di 130 addetti e altri 80 nelle aziende dell'indotto.

L'assemblea dei lavoratori dello stabilimento di Melfi della Fiat e delle aziende dell'indotto ha prorogato alle 14 lo sciopero a sostegno della vertenza cominciata lo scorso 19 aprile. Da ieri sera alle 22, inoltre, è in corso lo sciopero indetto dalla Fim-Cisl. La stessa sigla ha organizzato per oggi una manifestazione alla quale partecipano 5mila persone. Al corteo è presente anche Maria Grieco, la delegata della Fim che nei giorni scorsi ha denunciato aggressioni verbali e un lancio di pietre. Episodio che ha indotto la Fim a chiedere la sospensione delle trattative

Sono stati intanto rinviati al 26 maggio i primi interrogatori fissati dal sostituto procuratore di Melfi Angela D'Amelio, che indaga sui blocchi stradali e sui danni subiti dalla Fiat a seguito degli scioperi dei lavoratori. Il magistrato, in sede civile, dovrà stabilire la responsabilità della protesta che ha causato alla casa automobilistica la mancata produzione di oltre 37 mila auto.

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Rai. Annunziata si dimette, è scontro politico. Cdl: mossa elettorale. Opposizioni: ora il Cda va azzerato

Lucia Annunziata


Roma, 5 maggio 2004

A meno di 24 ore dalle dimissioni di Lucia Annunziata da presidente della Rai, è scontro fra i poli. Per il centrodestra siamo di fronte a una "bella mossa elettorale" e l'Annunziata ha 'colto l'attimo' per un gesto tutto politico, concordato con il centrosinistra e da inscriversi a pieno titolo nella campagna elettorale in atto. Per il centrosinistra le dimissioni sono invece l'unica dignitosa reazione di fronte alla comprovata occupazione politica del servizio pubblico. Entrambi i poli, insomma, vedono nella sua scelta, sia pure da angolazioni opposte, una stringente logica.

Per la maggioranza Lucia Annunziata non è mai stata all'altezza del ruolo di garanzia per il quale era stata scelta. Per l'opposizione sono sempre più evidenti l'emergenza democratica e il conflitto di interessi, con il servizio pubblico trasformato in campo di battaglia politica in piena campagna elettorale. E se il centrodestra giudica il Cda attuale "pienamente legittimo", tutt'al più con l'opzione di un reintegro ma senza fretta, il centrosinistra denuncia l'urgenza di una soluzione di garanzia tutta nuova che, alla vigilia del voto, non comprometta la competizione elettorale per le europee.

Pur chiamati in causa, i presidenti di Camera e Senato non intendono però intervenire. Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini - impegnati in viaggi ufficiali negli Usa e in Turchia - hanno escluso di tornare a occuparsi del Cda Rai con le vecchie regole. La firma di Ciampi sulla legge Gasparri apre, a loro giudizio, una nuova fase, che non prevede più alcun ruolo diretto dei vertici delle Camere in materia di Rai.

Fini: motivazioni ridicole
Il vice premier Gianfranco Fini apre il fuoco di fila: "Le motivazioni delle dimissioni sono ridicole e parlare di mancanza di pluralismo è un'autentica sciocchezza". Maurizio Gasparri, ministro delle Comunicazioni, vede "motivi politici" nella scelta del presidente uscente, così come i ministri Alemanno e Matteoli, e il portavoce Landolfi. Per la Lega Nord e Forza Italia "il Cda Rai può andare avanti benissimo anche senza l'Annunziata". Fuori dal coro Marco Follini, leader dell'Udc, che prende le distanze da entrambe le posizioni: "Con tutti i problemi che abbiamo e a un mese dalle europee, non c'era bisogno né di dimissioni tutte politiche né di tante nuove nomine".

Fassino: colpo di mano del centrodestra
Il centrosinistra fa quadrato intorno alla Annunziata e al suo gesto di "estrema dignità". Massimo D'Alema non esita a puntare il dito contro un "comportamento sconcio e lesivo di un sano e liberale pluralismo", in una Rai "umiliata ed asservita agli interessi del governo e del premier". Piero Fassino parla di "un colpo di mano che denuncia la disperazione del centrodestra, che sta perdendo le elezioni e crede di evitare la sconfitta mettendo le mani sull'informazione e sulla televisione, ma perderà lo stesso". La Lista Prodi chiede dunque "alle autorità di garanzia e alle forze più autorevoli della maggioranza di voltare pagina e cambiare Cda".

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Martedi, 4 Maggio, 2004

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Rai. Cda pronto a nuove nomine, Annunziata si dimette "contro l'occupazione dell'azienda". Durissimo scontro politico

Lucia Annunziata


Milano, 4 maggio 2004

Lucia Annunziata non è più il presidente della Rai. Lo ha annunciato in una conferenza stampa convocata mezz'ora prima dell'inizio della riunione del Cda RAI, prevista per le 15 nella sede Rai di Milano, in corso Sempione.

"Mi dimetto per sottolineare che i limiti del pluralismo interno sono stati superati e che questo consiglio opera ora in condizioni di illegittimità", ha detto Annunziata davanti ai giornalisti.

Nella riunione odierna del Cda il direttore generale Flavio Cattaneo dovrebbe proporre una serie di nomine. Queste ultime, a giudizio di Annunziata costituscono un "occupazione dell'azienda".

La lettera di Lucia Annunziata
"Alle 12.15, dunque con meno di tre ore di preavviso - spiega Annunziata - a spregio dunque di ogni regola del diritto societario, il direttore generale ha proposto al Consiglio una serie di nomine chiave per la gestione dell'azienda e di sue società consociate. Questo è possibile perche' la maggioranza dei consiglieri sin dall'inizio ha autorizzato una interpretazione forzata dei regolamenti che ha trasformato il Cda in una buca delle lettere nella quale vengono ratificate decisioni prese in luoghi altri che non sono quelli aziendali".

"Queste nomine - continua Annunziata - inviate in 18 pagine scritte a mano, a testimoniare la fretta e mancanza di ogni rispetto di iter aziendale, stravolgono completamente il profilo dell'azienda, rendendo chiari i condizionamenti esterni e di fatto eliminando ogni pluralismo interno".

Petruccioli: ora si dimettano i consiglieri
Quasi in contemporanea con l'annuncio delle dimissioni del presidente della Rai Lucia Annunziata, il presidente della Commissione di Vigilanza Claudio Petruccioli rendeva noto un documento inviato ai presidenti di Camera e Senato, nel quale si sostiene che caduta una delle due parti del consiglio, in questo caso il presidente di garanzia, cade l'equilibrio dal vertice della Rai e quindi anche gli altri consiglieri dovrebbero automaticamente dimettersi.

Preso atto che con l'approvazione della legge Gasparri cambierà radicalmente il quadro normativo che riguarda i vertici Rai, che la Vigilanza perde il potere di revoca del mandato del Cda con l'abrogazione della legge 206 del '93 e che comunque l'attuale vertice del servizio pubblico rimarrà in sella almeno fino a marzo del 2005, Petruccioli ha invitato i commissari presenti a convergere essenzialmente su quattro punti:
1) "L'auspicio che l'attuale Cda ritrovi le migliori condizioni di cooperazione e funzionalità";
2)"Presa d'atto che solo le parti che compongono l'attuale cda possono decidere di interromperne l'esistenza";
3) "Impossibilità che l'attuale cda possa continuare ad operare in assenza di una delle due parti".
4)"Necessità, qualora ciò avvenga, di procedere alla nomina di un nuovo cda".
Dal punto di vista legale, dopo le dimissioni di Lucia Annunziata dalla presidenza della Rai, la reggenza potrebbe andare a Francesco Alberoni, consigliere anziano.

La risposta della politica
Immediate le reazioni politiche. Per il capogruppo leghista alla Camera Alessandro Cé, "meglio tardi che mai. Negli ultimi giorni era diventata talmente evidente la sua faziosità, che già del resto conoscevamo bene, da non essere più compatibile con il ruolo che le era stato affidato". Per Ignazio La Russa, capogruppo di Alleanza Nazionale alla Camera, "si è dimessa da cosa? Da presidente di garanzia? Non lo era. L'Annunziata si lamenta di un'occupazione dell'azienda che non c'è".

"Accogliamo con viva soddisfazione la notizia delle dimissioni di Lucia Annunziata dalla presidenza Rai", è il commento del vicepresidente dei senatori di Forza Italia Paolo Barelli che ad Annunziata fa, comunque, "i nostri migliori auguri per il futuro" e aggiunge: "Fa ancora in tempo per le europee, non sarebbe certo una sorpresa".

L'esponente di Fi spiega che la soddisfazione è "motivata dal clima di assoluto scontro che la stessa Annunziata ha creato fin dal suo insediamento a Viale Mazzini con una condotta politica, di parte, che nulla aveva a che fare con il ruolo di garanzia per il quale era stata scelta". Per Barelli si è trattato di "una decisione doverosa" visto che "l'ex presidente ha assunto nei mesi posizioni spesso clamorose, contro il dg Cattaneo, contro il cda, contro gli interessi stessi dell'azienda".

"Le militarizzazioni - precisa Barelli - appartenevano a Zaccaria e alle gestioni della sinistra, ora si è creato vero pluralismo, obiettivita' e corrette regole dell'informazione. Un servizio pubblico competitivo e vincente".

"E' un nuovo golpe di Berlusconi contro il pluralismo radiotelevisivo", tuonano invece il segretario del Prc, Fausto Bertinotti, ed i capigruppo di Camera e Senato, Franco Giordano e Gigi Malabarba. "Se fosse confermato il licenziamento di Roberto Morione da Rainews 24 e la sua sostituzione con Berti, proveniente da Isoradio e uomo di Bonaiuti, saremmo letteralmente al bavaglio di qualsiasi voce critica e all'intimidazione in piena campagna elettorale -attaccano gli esponenti del Prc- Le dimissioni di Lucia Annunziata rappresentano a questo punto una reazione di dignità".

"Un gesto di grande responsabilità con cui si denuncia la prevaricazione che la maggioranza vuol compiere alla vigilia di un voto importantissimo per il Paese e l'Italia", rincara la dose Enzo Carra (Margherita). "Alla Rai - prosegue Carra - c'è uno stato gravissimo di legittimità. A questo punto è necessaria l'elezione di un nuovo Cda secondo la legge Gasparri appena approvata".

Per il leader dell' Italia dei valori Antonio Di Pietro "ci auguriamo che lo scatto di orgoglio istituzionale possa portare i presidenti di Camera e Senato a rimandare a casa gli altri membri del consiglio Rai che fino ad oggi non hanno garantito la pluralità e la trasparenza nell'informazione".

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Alitalia. Ripresa la trattativa a Palazzo Chigi, crolla il titolo in Borsa. Buttiglione: può fallire

I vertici di Alitalia


Roma, 4 maggio 2004

È ripresa poco dopo le 11.30 a Palazzo Chigi la trattativa sulla vertenza Alitalia tra Governo, azienda e sindacati. Il confronto è ripartito con un tavolo tecnico al quale partecipano, per l'esescutivo, il ministro per le Politiche Comunitarie, Rocco Buttiglione e il sottosegretario alle Infrastrutture Mario Tassone. Oltre alle varie sigle sindacali, per l'azienda sono presenti l'amministratore delegato Marco Zanichelli, il presidente Giuseppe Bonomi, il capo delle risorse umane Massimo Chieli e il vice direttore finanza, Luca Egidi.

Spunta l'ipotesi di tagli al personale
Secondo quanto riferito da fonti sindacali Alitalia avrebbe portato al tavolo anche un'ipotesi di taglio del personale riguardante 200 piloti e 600 assistenti di volo. La stima sarebbe la conseguenza dell'aumento di produttività richiesto dall'azienda per il personale viaggiante e verrebbe in parte attenuata dal riassorbimento del personale previsto con l'aumento della flotta a medio e lungo raggio.

"Se tutti capiscono che Alitalia può fallire, allora la compagnia verrà rilanciata. Se invece qualcuno si illude che non può fallire allora fallirà, come può accadere a tutte le spa". Questo il monito lanciato dal ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttglione, entrando a Palazzo Chigi. "Servono dei sacrifici per salvare la compagnia di bandiera, ma quanti e quali dovranno essere - ha aggiunto Buttiglione - ce lo devono dire sindacati e azienda". Sulla vertenza da registrare anche il commento del ministro per le Politiche agricole Gianni Alemanno "Se oggi c'è questa crisi - dice - è perché in passato sono stati compiuti gravi errori manageriali". Per Alemanno si tratta ora di lavorare insieme alle parti sociali per un nuovo piano industriale e di individuare nuovi manager per rilanciare l'azienda. A metà giornata in Borsa, il titolo della compagnia, dopo aver aperto in ribasso di oltre il 7%, perdeva quasi l'11% mentre è stata sospesa, per eccesso di ribasso, l'obbligazione convertibile

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Fiat. Gli operai di Melfi in piazza a Roma. La Fiom: se l'azienda non tratta intervenga il governo

Il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini


Roma, 4 maggio 2004

Tremila tute blu, secondo i metalmeccanici della Fiom, non più di 1.500 per la Questura, hanno partecipato questa mattina a Roma alla manifestazione dei lavoratori di Melfi. È stata proprio la Fiom a promuovere l'iniziativa di oggi. "Con un obiettivo - spiega il segretario generale Gianni Rinaldini - rivendicare immediatamente l'apertura della trattativa". Se la Fiat non lo farà subito dovrà intervenire il Governo". Una richiesta in tal senso, ha spiegato il numero uno delle tute blu, è stata consegnata alla sede romana del Lingotto e al ministero delle Attività produttive.

Per Rinaldini l'unico modo per arrivare a una soluzione, entro due o tre giorni, "è un negoziato no stop a Melfi". Negoziato che si era improvvisamente arenato venerdì scorso dopo la denuncia della Fim di una aggressione a una sua delegata. Una sospensione definita "un fatto gravissimo" da Rinaldini che ribadisce come la responsabilità della mancata produzione sia tutta della Fiat che, nonostante ci fosse una piattaforma da quattro anni, non ha voluto trattare con i sindacati. "La manifestazione odierna non aiuta perché è un ulteriore atto di divisione nel sindacato", è invece il commento del sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi.

Intanto, dopo più di due settimane di fermo nello stabilimento di Melfi, e, a catena negli altri siti, oggi saranno prodotte nuovamente, anche se a ritmi ridotti, le prime vetture: una decina di Lancia Ypsilon. Nell'impianto lucano sono entrati per il primo turno oltre 500 addetti pari a circa un terzo di quanti normalmente sono al lavoro per ciascun turno e la Fiat ha potuto riavviare la linea della vettura. Anche a Mirafiori la produzione è ripartita con il primo turno, mentre ieri si era fermata al terzo turno. Lo stabilimento di Cassino ripartirà nel pomeriggio. Attvità regolare negli altri siti produttivi del Gruppo tornese.

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Pensioni. Banchi vuoti nel centrodestra, l'opposizione chiede verifica del numero legale. Seduta rinviata al Senato

L'aula del Senato


Roma, 4 maggio 2004

Falsa partenza in aula a palazzo Madama per la riforma delle pensioni. Per quattro volte consecutive in mattinata è mancato il numero legale sulle pregiudiziali presentate dalle opposizioni. La presidenza dell'assemblea quindi, a norma di regolamento, ha rinviato la seduta alle 16.

La mancanza del numero legale è stata determinata dalla scelta unanime di tutte le opposizioni di richiedere la verifica del quorum delle presenze senza partecipare alla successiva votazione. A questo punto toccava alla maggioranza garantire da sola il numero legale, ma non era presente un numero sufficiente di senatori del centrodestra.

I gruppi parlamentari del centrosinistra di Palazzo Madama, intanto, incontrano oggi i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil per discutere sulla riforma delle pensioni. L'incontro era stato richiesto con una lettera dai sindacati confederali.

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Terrorismo. Processo BR, parla l'agente Polfer: colpito Galesi, ho visto Petri morire. Ma non riuscii a sparare a Lioce

Nadia Desdemona Lioce nella gabbia di Santa Verdiana


Firenze, 4 maggio 2004

Nadia Lioce resta nella gabbia numero due dell'aula bunker di Santa Verdiana, impassibile e silenziosa, nella seconda udienza del processo alle nuove BR che la vede imputata per la sparatoria sul treno Roma-Firenze del 2 marzo 2003 in cui rimasero uccisi il sovrintendente di polizia Emanuele Petri e il brigatista Mario Galesi. E in silenzio ascolta la deposizione dei due colleghi della Polfer che con Petri quella mattina erano sul treno. Restano im una cartellina, per ora, le cinque pagine che Lioce vorrebbe leggere avvalendosi della possibilità di renedere dichiarazioni spontanee. "Le leggerà forse domani - ha detto l'avvocato Baccioli - Ma ne ignoro il contenuto".

Parla per primo il sovrintendente Bruno Fortunato, che rimase ferito gravemente nella sparatoria, e racconta: dopo essere stato colpito all' addome da Mario Galesi ed avergli sparato contro un colpo ferendolo a morte, mi voltai indietro verso Nadia Lioce, "ma non me la sono sentita" di sparare ancora.

Fortunato, che il 5 febbraio scorso è stato dispensato dal servizio con un decreto del capo della polizia per l' invalidità provocata dalle ferite riportate quella mattina, ha confermato che lui e i suoi due colleghi, Emanuele Petri e Giovanni Di Fronzo, erano saliti sul quel treno per un normale controllo di routine.

"Verso la terza-quarta vettura io e Di Fronzo ci fermammo per identificare una persona, mentre Petri era andato avanti ed era entrato in uno scompartimento", racconta Frotunato servendosi di uno schema del vagone proiettato sugli schermi dell' aula.

"Ho alzato lo sguardo, e ho visto Petri uscire dallo scompartimento con dei documenti in mano e cominciare a telefonare col cellulare collegato alla sala operativa della questura di Firenze. Poi ho visto un uomo - Galesi - che si avvicinava e gli puntava una pistola all' altezza della gola. Io e Di Fronzo ci siamo avvicinati di qualche passo e io gli ho fatto 'ma che fai, butta quella pistola'. Lui invece ci ha gridato qualcosa come 'datemi le armi, consegnatele a lei' (all' imputata). Io avevo sfilato la mia pistola dalla fondina e la nascondevo dietro lo spigolo di una poltrona. Lei mi è passata accanto senza guardarmi, poi ho capito che puntava alla pistola che Di Fronzo intanto aveva gettato per terra sotto alcuni sedili. Quando lei era appena dietro di me, ho sentito un 'pizzico' all' addome". Era il colpo sparato da Galesi che gli perforò fegato e un polmone.

"Poi - continua Fortunato - ho sentito qualche altro colpo, ma non so quanti. Emanuele era a terra, io ho alzato la pistola e ho sparato. Galesi è caduto a terra, disteso nel corridoio. A quel punto - prosegue il racconto - sento Di Fronzo che mi fa 'Bruno, dammi una mano'. Mi sono girato ma non me la sono sentita di fare un' altra cosa".

"Ma cosa? - gli chiede il pm Giuseppe Nicolosi - Sparare contro la Lioce?". "Si - risponde Fortunato - sparare".

"Ho rimesso la pistola nella fondina ho visto l' imputata distesa su una poltrona con una pistola fra le gambe che scarrellava e premeva il grilletto, alcune volte, senza che partisse il colpo. Di Fronzo era dietro di lei, piegato sullo schienale di una poltrona e cercava di bloccarla ma inutilmente perché non arrivava alla pistola. Ho visto la donna che cercava di riarmare l' arma più volte e di sparare verso di me. Dopo ho capito che era l' arma che Di Fronzo aveva gettato sotto i sedili. Gli ho strappato la pistola dalle mani, l' ho data a Di Fronzo e l' ho ammanettata. Poi sono andato a vedere più avanti. Galesi rantolava per terra, Emanuele purtroppo era disteso senza vita".

"Ho dato un calcio alle pistole, quella di Galesi e quella di Petri, che gli era caduta dalla mano cercando di allontanarle nel timore che Galesi potesse riprendersi. Poi ho detto a Di Fronzo di chiamare il 113 e le ambulanze".

Qualche attimo dopo il treno era alla stazione di Castelfiorentino. Polizia, medici, l' ospedale. 23 giorni di ospedale per Fortunato, più sette di rianimazione e sette mesi sotto controllo.

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Lunedi, 3 Maggio, 2004

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Iraq. Attaccato convoglio italiano, nessun ferito

L'alzabandiera italiano a Nassiriya


Nassiriya, 3 maggio 2004

Un convoglio di mezzi militari italiani è stato fattaccato con colpi di arma da fuoco, questa mattina, in una località poco distante da Nassiriya.
I militari italiani hanno risposto al fuoco e sono riusciti ad allontanarsi senza che vi siano stati né feriti, né danni. Del convoglio faceva parte anche il mezzo con a bordo il generale Gian Marco Chiarini, comandante della Task Force italiana in Iraq.

Intanto, gli Stati Uniti hanno deciso di destituire Jassim Mohammed Saleh, ex generale di Saddam. Nei giorni scorsi Saleh aveva preso il comando del battaglione iracheno incaricato di riportare l'ordine nella città. Al suo posto, dovrebbe arrivare un altro uomo proveniente dal passato regime ma meno compromesso con il Rais. Si tratta di Mohammed Latif, un ex dirigente dei servizi segreti iracheni.

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Processo Dell'Utri. La requisitoria dei pm: dalle amicizie mafiose la brillante carriera in Publitalia del senatore

Marcello Dell'Utri


Palermo, 3 maggio 2004

Accuse gravissime, quelle del sostituto procuratore Domenico Gozzo davanti al Tribunale presieduto da Leonardo Guarnotta, per avvalorare la tesi degli inquirenti: il senatore ed eurodeputato di Forza Italia era in contatto con esponenti di Cosa Nostra e proprio queste relazioni ne spiegano la carriera di manager del gruppo Fininvest.

"Publitalia è la cassaforte del gruppo Fininvest, senza la quale l'avventura berlusconiana non avrebbe avuto luogo - ha detto ad un certo punto della requisitoria il pm - Publitalia viene affidata a Dell'Utri, che è del tutto privo di specifica competenza manageriale ma viene considerato affidabile a causa dei suoi rapporti certi e costanti con Cosa Nostra".

Poi, non senza una punta polemica, Gozzo ha aggiunto: "Su questo argomento avremmo voluto e dovuto raccogliere le parole del presidente Berlusconi", che davanti al Tribunale l'anno scorso si avvalse della facoltà di non rispondere.

Per il senatore De''Utri le tesi dei pm sono accuse non provate ''frutto di
dicerie, peraltro nemmeno convergenti'' da parte di ''professionisti della delazione", come più volte affermato in passato. "Non posso nascondere la mia inquietudine, da cittadino e da parlamentare, per la leggerezza con cui la pubblica accusa afferma che sia provato ciò che è solo frutto di dicerie, peraltro nemmeno convergenti, di professionisti della delazione'', ha detto lo stesso Dell'Utri commentando nei giorni scorsi la linea d'accusa.

Con quasi duecento udienze celebrate, 46 collaboratori di giustizia interrogati in aula, 261 testimoni citati dall' accusa e sentiti in udienza, 77 testi chiamati dai legali del parlamentare, il processo a Marcello Dell' Utri, imputato a Palermo assieme a Gaetano Cinà, presunto boss di Cosa Nostra, si avvia a conclusione a quasi dieci anni dall'avvio dell'inchiesta e ad otto dalla richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa.

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Governo. Umberto Bossi lascia l'ospedale di Varese. Mistero sul suo nuovo ricovero

Umberto Bossi


Varese, 3 maggio 2004

Il leader della Lega Nord e ministro delle Riforme, Umberto Bossi, ha lasciato questa mattina l'ospedale di Varese, dove era ricoverato dall'11 marzo scorso. Ignota, al momento, la destinazione.

A quanto si è appreso, prima di lasciare l'ospedale, Bossi ha anche firmato i moduli per l'accettazione della candidatura alle elezioni europee.

Ad accompagnarlo, la moglie Manuela Marrone, che gli è sempre stata accanto in queste settimane di ricovero. L'ambulanza era seguita da un'auto con alcuni fedelissimi leghisti della Guardia nazionale padana. Non è stato comunicato quale sia la struttura sanitaria nella quale Bossi è stato trasferito per proseguire il programma di riabilitazione già iniziato nell'ospedale di
Varese.

Terrorismo. Via al processo alle nuove BR, Lioce unica imputata per l'assassinio di Petri

Nadia Desdemona Lioce


Firenze, 3 maggio 2004

Inizia oggi nell'aula bunker di Santa Verdiana a Firenze, ma di fronte a giudici di Arezzo, il primo processo alle nuove Br. Nadia Desdemona Lioce 44 anni, è la sola imputata, accusata di omicidio e tentato omicidio, con finalità di terrorismo e di eversione, per la sparatoria sul treno Roma-Firenze del 2 marzo 2003. Reati contestati in concorso con Mario Galesi, 37 anni, che morì nella sparatoria costata la vita al soprintendente della polfer Emanuele Petri.

Il conflitto a fuoco avvenne nell'aretino, ma si è deciso di tenere il processo a Firenze per ragioni di sicurezza. Provvedimento contestato dal difensore della Lioce, che preannuncia battaglia in aula.

Da quel 2 marzo, in quattordici mesi di indagini, l'inchiesta sulle nuove Br ha portato ad altri quattro arresti in Toscana, i fiorentini Roberto Morandi e Simone Boccaccini e i pisani Cinzia Banelli e Bruno Di Giovannangelo, ad altri arresti a Roma con la ricostruzione di una fitta rete di rapporti fra i gruppi eversivi di Roma, Firenze e Pisa sullo sfondo dei delitti di Massimo D'Antona e Marco Biagi e tra le Brigate Rosse e altre sigle minori responsabili di alcune azioni di guerriglia.

Altri riscontri si attendono poi dall'analisi, ancora in corso nei laboratori dell'Fbi, dei due palmari "Psion" di Lioce e Galesi, una "miniera d'oro" di dati secondo gli investigatori, dai quali sono emersi spaccati fondamentali dell'organizzazione e dell'elaborazione teorica del gruppo terrorista.

Due i tasselli importanti che mancano al mosaico: il covo dell'organizzazione toscana delle Br e le armi, le pistole e il fucile che furono usati, l'ultima volta, nella rapina di autofinanziamento, che fruttò 62mila euro, alle poste fiorentine di via Torcicoda il 6 febbraio 2003.

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Domenica, 2 Maggio, 2004

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Ue. Per l''Europa a 25 è il momento della Costituzione e delle regole comuni

Le immagini della festa


Dublino, 2 maggio 2004

Le bandiere dei 25 paesi che compongono la Nuova Europa sventolano insieme da ieripomeriggio al centro del grande parco Phoenix di Dublino. Sono il simbolo dell'Europa dei 25, dell'Europa riunificata oggi dopo decenni di divisioni. L' Unione Europea ha aperto un capitolo nuovo della sua storia iniziata il 25 marzo del 1957, quando i tre paesi pionieri diedero il via all'avventura europea da Roma. Sono stati i capi di stato e di governo europei a sancire ufficialmente il più grande allargamento della storia europea, in una cerimonia suggestiva e commovente.

L' Europa dei 15 ha accolto oggi formalmente quattro paesi che fecero parte del Patto di Varsavia (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia), tre stati che sono stati parte integrante del territorio sovietico (Estonia, Lettonia e Lituania), una nazione (Slovenia) costretta dalla guerra fredda a galleggiare nella indefinita area dei non allineati, due paesi (Malta e Cipro) esponenti di quella parte del Mediterraneo, da cui l'Europa è rimasta in qualche modo assente.

I commenti di Berlusconi e Prodi
Il primo maggio del 2004 "entrerà nei libri di storia come una tappa fondamentale di
quel processo che ha avuto inizio il 9 novembre 1989, quando con la caduta del Muro di Berlino, è crollata la più lunga e più terribile dittatura che l'Europa contemporanea abbia conosciuto, la dittatura comunista", ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "Questa è una giornata veramente storica e gioiosa" e "l'allargamento è il traguardo chiave della mia presidenza", ha spiegato il presidente della Commissione europea Romano Prodi.

Il lavoro ancora da fare
Sul futuro dell' Europarimangono però molte incertezze a cominciare dai tempi dell'approvazione della Costituzione e delle nuove regole necessarie per poter far funzionare efficacemente un' Unione più grande. Servono meccanismi decisionali più agili e istituzioni nuove e piuùefficaci. Si tratta di proprità che la nuova UE non può ignorare se davvero i 25 stati membri vorranno contare di più a livello internazionale con una politica estera comune e una visione più unitaria e globale e meno legata agli interessi nazionali. E' il lavoro che comincia oggi, dopo il giorno della festa e della bandiere che sventolano nel cielo di Dublino.

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1 maggio. Celebrazioni all'insegna dell'unità. Sulla festa, le ombre delle vertenze Fiat e Alitalia

I segretari di Cgil, Cisl e Uil


Roma, 2 maggio 2004

Un primo maggio storico, quello dell'allargamento dell'Ue a dieci nuovi paesi, celebrato proprio nella piazza di Gorizia, la città che per decenni è stata simbolo di divisione. Un primo maggio difficile anche, a causa delle vertenze Fiat di Melfi e Alitalia, che stanno mettendo a dura prova i rapporti tra le tre confederazioni e il ruolo stesso del sindacato. I segretari di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti si sono sforzati dal palco di Piazza San Giovanni di trasmettere
un messaggio di unità. Unità fra italiani e sloveni in un'Europa più ampia ma anche unità tra i sindacati.

Negli aeroporti torna la normalità
Intanto continua il un lento ritorno alla normalità dell'operativo Alitalia. Ieir sono stati cancellati 224 voli della compagnia sull'intera rete. Quaranta, tra nazionali ed internazionali, i collegamenti soppressi a Fiumicino. Secondo Alitalia, la piena normalità dell'operativo non potrà avvenire prima di domani. Negli scali milanesi, 85 i voli cancellati a Malpensa, 20 a Linate.

Gli operai di Melfi a Roma martedì
Martedì 4 maggio, il coordinamento delle Rsu del sito Fiat di Melfi (Potenza), del quale fanno parte Fiom, Slai-Cobas e Flaims, ha indetto una manifestazione di fronte alla sede romana della Fiat. I lavoratori chiederanno di essere ricevuti ai Ministeri del Lavoro e delle Attività produttive, che sono a breve distanza dalla sede della Fiat. Il 5 maggio la Fim Cisl terrà una manifestazione a Melfi a sostegno della trattativa con la Fiat e contro le intimidazioni e per la libertà sindacale.

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Quirinale. Ciampi: bisogna constrastare la deindustrializzazione, serve una scossa

Carlo Azeglio Ciampi


Roma, 1 maggio 2004

"Le imprese italiane sono una ricchezza preziosa che dobbiamo difendere". Lo ha sottolineato, con forza, il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, incontrando al Quirinale i Maestri del Lavoro (consueto appuntamento del Primo Maggio) e avendo bene in mente le crisi che in questo momento hanno colpito due importanti aziende italiane, l'Alitalia e la Fiat. "Ci sono tante industrie medie che possono fare il salto dimensionale - ha poi aggiunto Ciampi - anche approfittando delle nuove opportunità di una Europa più ampia e come ci auguriamo, più coesa. Per la competitivià della nostra economia deve crescere la loro dimensione".

Secondo Ciampi, il modello italiano di sviluppo è ancora valido. Una convinzione, ha spiegato, maturata nei suoi tanti viaggi nella provincia italiana. "Il sistema industriale ha solide basi e una crescente diffusione sul territorio da Nord a Sud", ha aggiunto. "Abbiamo tutte le possibilià di contrastare con successo la deindustrializzazione". L'economia italiana e quella
europea attraversano certo "un momento difficile, di stagnazione ormai di lungo periodo e per superarlo, secondo il capo dello Stato, è necessaria "una scossa che deve partire dall'iniziativa di ciascuno di noi, sulla base di una analisi precisa della realtà. Al rilancio dello sviluppo italiano devono collaborare tutti in spirito di unità: economisti, autorià pubbliche, lavoratori, imprenditori, sistema bancario e finanziario, mezzi di informazione".

Nel processo di rilancio dell'economia italiana non bisogna infine dimenticare l'importanza che il Mezzogiorno costituisce per il nostro Paese. "Dobbiamo continuare a favorire l'affermazione dello spirito imprenditoriale sul territorio, soprattutto nel Mezzogiorno - ha spiegato Ciampi - l'impresa non genera solo ricchezza e capitale ma anche comportamenti positivi di responsabilià sociale. Il Sud rimane una riserva di crescita decisiva per il Paese".

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IRAQ. Per le famiglie degli ostaggi continua l'attesa. De Martino incontra gli Ulema

Gli ostaggi italiani


Fallujah, 2 maggio 2004

L
'ambasciatore italiano a Baghdad, Gianludovico de Martino, ha incontrato ieri nella capitale irachena esponenti del Comitato degli Ulema sunniti, per discutere delle richieste dei rapitori dei tre italiani che vorrebbero un intervento del governo italiano per la liberazione dei detenuti politici nel Kurdistan.

De Martino non ha rilasciato commenti, mentre il portavoce del comitato, Al Dhari, ha affermato che gli Ulema non sanno a quali prigionieri si riferiscano i sequestratori. Il rilancio dei rapitori è stato una doccia fredda per i familiari dei tre rapiti. Angelo Stefio per la prima volta in 21 giorni ieri non ha parlato con i giornalisti. Antonella Agliana cerca di consolarsi col fatto chesuo fratello è comunque in buone condizioni di salute, la famiglia Cupertino ha passato una
mattinata di preghiera.

La Croce Rossa è di nuovo a Falluja
Intanto, un quarto convoglio umanitario della Cri è arrivato ieri a Falluja. A bordo, c'era anche il capo del Comitato degli Ulema, Al Kubaisi, che ha espresso dubbi sulla attendibilità del messaggio giunto alla telvisione araba Al Jazeera.

Rivelazioni della stampa britannica e statunitense
Intanto il britannico "Sunday Telegraph" scrive oggi che Londra ha deciso l'invio in Iraq di altri 4.000 soldati per pattugliare la zona di Najaf, da dove si sono ritirati i militari spagnoli. Il ministero della difesa però, smentisce Negli Usa, il settimanale New Yorker ha rivelato nuovi agghiaccianti particolari sulle torture inflitte dai soldati americani ai prigionieri nel carcere di Abu Ghraib.


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Sabato, 1 Maggio, 2004

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Dubito che altri Paesi vorranno inviare truppe in Iraq, anche se ci sarà una risoluzione dell’Onu. Il fatto è che questo è combattimento, non una missione di pace. Se fosse una missione di pace ci sarebbero molti altri Paesi».

Paul Wolfowitz, vice ministro della Difesa Usa, 20 aprile

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Un milione di papaveri rossi per la pace". A San Giovanni ironìa contro la censura
di Daniela Amenta

Di differite Rai non ne sanno molto. E non sembrano neppure molto preoccupati dai tagli censori, dalle telecamere oscurate. A scanso di equivoci hanno esposto i loro striscioni rovesciati. In modo che la folla li possa leggere, la tv no. Comunque, sono in piazza. Loro la diretta se la godranno per davvero sotto un cielo bizzoso. Quanti sono? Centinaia di migliaia. Dialetti che si accavallano, volti assonnati, gli zaini, gli ombrelli, le bandiere della pace. L’appello per la fine del conflitto rimbalza da ogni angolo di piazza San Giovanni, a Roma. Non c’è bisogno di parlare, scomodare riflessioni complicate. Basta un drappo con i colori dell’arcobaleno. Basta mescolarsi tra queste facce-bambine che ridono, tra questi ragazze e ragazze, tra i padri e le madri e i figli, tanti.

Una folla immensa, come al solito. Che scherza con le prime parole di Claudio Bisio. Che chiede una cosa sola: "Ironìa, mi raccomando. A chi ci censura una cosa sola: ironìa". Una folla immensa, dunque. Ondeggiante. E ancora più consapevole che questa volta, maggio 2004, partecipare ha anche un altro significato. Vuol dire ribadire la vita contro la morte. Una festa a dispetto della guerra, del terrorismo, della paura. C’è uno spicchio dell’Europa dei popoli, qui a San Giovanni. L’Europa che si allarga, che campeggia come slogan scelto dai sindacati confederali sul palco mastodontico, un moloch tecnologico sotto le arcate della basilica. L’Europa nostra, loro, dei giovani che intonano una vecchia canzone di Fabrizio De Andrè: “Dormi sepolto su un campo di grano….” . “La guerra di Piero” che risuona, e commuove. Mille papaveri rossi, mezzo milione di fiori di campo per le vittime di qualunque violenza. Chissà se censureranno anche questa i signori di viale Mazzini. Chissà se per rispettare la par condicio trasmetteranno uno spot pubblicitario, spegneranno le note, silenzieranno il coro gigantesco.

Ma nonostante tutto, e tutti, è qui la festa. Per davvero. Una festa per la pace, il lavoro e l’equità sociale. Tre parole-chiave scelte da Cgil, Cisl e Uil a sintetizzare un pensiero che parte da una piazza romana e vorrebbe attraversare il Continente in lungo e in largo. Un pensiero da esportare oltre l’Unione Europea. E da cantare, oggi che è il primo maggio. Musica sia, allora. Claudio Bisio presenta ospiti e protagonisti. Non ci sono le star straniere degli anni precedenti, i grandi nomi. L’importante è esserci. “Libertà è partecipazione”, avrebbe detto un altro artista. Uno scomodo e difficile come Gaber, cantore del disagio e della fatica di questi nostri “Anni affollati”. Troppo scomodo il signor G. e controverso. Così ci accontenta di Piotta che rifà il verso a Celentano. “Chi non lavora non fa l’amore”, inno pop per i disoccupati di ieri e di oggi. La gente balla e quello che accade sul palco sembra solo il contorno della festa in piazza. Bandiere che si incrociano: dell’Ulivo, della pace, quelle rosse con il profilo del Che, quelle verdi degli ecologisti. Striscioni fatti in casa, “Ciao dall’Isola del Giglio”, sciarpe della squadra del cuore. Un popolo in movimento. Un fiume allegro. La vita a dispetto della morte. Ecco cos’è. Tutto così semplice, sorprendentemente facile.

La Premiata Forneria Marconi omaggia Faber, l’amico fragile, con “Il Pescatore” e “La canzone di Marinella”. Sembra di rivederli assieme, e sono passati 25 anni: il cantautore di Genova e la band progressive, primo esempio di contaminazione tra generi. E poi i Verdena, Caparezza matto e bravissimo, i pasionari Modena City Ramblers ed Enrico Capuano, i poppettari alla Sinigallia e Venuti, e i rocker ruggenti come gli Afterhours, il rapper Frankie Hi Nrg e il folk da combattimento di Beppe Barra. E le signore, le signorine. “Anche se siamo donne paura non abbiamo”. C’è Nada che ha una voce altisonante. Bella, pastosa. Melissa Aud Der Maur, fascinosa ex bassista delle Hole, Cristina Donà. C’è la taranta ipnotica, tradotta in chiave contemporanea da Stewart Copeland, col supporto di Rais e una banda meticcia.

Continuano ad arrivare. Sono mille, un milione di papaveri rossi. E’ la vita che suona, spintona, sgomita, non s’arrende al silenzio. La vita che partecipa, scalcia, sorride, tiene in mano un pezzo di stoffa iridata. La sventola. Pace, lavoro, equità sociale per l’Europa della gente. Piero è qui. E canta assieme a noi.

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Ue. Nasce l'Europa dei 25. Prodi: è un sogno che si realizza

Romano Prodi a Gorizia


Roma, 1 maggio 2004

L'Europa è dalla mezzanotte, tra canti, feste e fuochi d'artificio, una unione a 25 membri. L'allargamento più massiccio nella storia di quella che era nata come una comunità a sei ha portato all'ingresso simultaneo di Polonia, Slovenia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Lituania, Lettonia, Malta e Cipro. La popolazione dell'Ue si accresce così di 73 milioni di abitanti e raggiunge la raggaurdevole cifra di 450 milioni. Da più parti, e in particolare a Gorizia dove alla cerimonia dell'abbattimento dell'ultima parvenza di confine tra Italia e Slovenia ha partecipato il presidente della commissione europea Romano Prodi, è stato sottolineato come questo storico passaggio segni la definitiva fine della guerra fredda, a quindici anni di distanza dalla caduta del muro di Berlino. Otto dei dieci nuovi entrati sono infatti paesi ex comunisti.

"Economia di mercato, democrazia e totale libertà di movimento sono i pilastri dell'Europa che si va sempre più allargando e che porta i suoi confini sempre più a Est e sempre più a Sud". Lo ha ribadito, in un messaggio augurale, Prodi dando il "benvenuto alla nuova Europa". Molte le cerimonie per celebrare, proprio alla mezzanotte, la caduta di ogni muro. Oltre a quella di Gorizia, che ha posto fine alla tragedia di una città rimasta per un cinquantennio divisa a meta' e nel contempo ha salutato l'inizio di una nuova era tra Italia e Slovenia, ve ne sono state numerose altre.

Dieci Paesi in festa
Al centro del ponte sull'Oder si sono stretti la mano allo scoccare della mezzanotte. Grandi feste, condite da genuino entusiasmo popolare, nelle tre repubbliche baltiche. A Budapest, alla mezzanotte il primo ministro Peter Medgyessy ha messo in movimento un gigantesco orologio, in granito rosso e verde, alto otto metri, che dara' "l'ora europea". In Polonia il presidente Aleksander Kwasniewski ha scelto più sobriamente per celebrare l'avvenimento la tomba del milite ignoto. In questo luogo-simbolo a mezzanotte ha pronunciato un discorso alla nazione e ha poi issato la bandiera azzurra stellata dell'Europa. Festa anche a Nicosia, "Non vogliamo essere un membro dell'Ue che pone dei problemi", ha detto il presidente cipriota Tassos Papadopuolos riferendosi al no pronunciato dai suoi connazionali alla riunificazione dell'Isola con il referendum della scorsa settimana.

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Fiat. A Melfi trattativa di nuovo al palo. Giallo sull'aggressione a una delegata

Sempre teso il clima nel'area di Melfi


Melfi, 1 maggio 2004

A 48 ore dalla ripresa ufficiale delle trattative e dalla rimozione dei blocchi che per 11 giorni hanno impedito l'accesso allo stabilimento, nuova battuta d'arresto per il negoziato tra azienda e sindacati sullo stabilimento Fiat di Melfi. Uno stop che non finirà lunedì e che sembra destinato a tempi lunghi. È stata la Cisl, d'intesa con la Fim, questa volta a chiedere la sospensione a data da destinarsi del confronto e a lasciare il tavolo dopo l'annuncio di una presunta intimidazione ai danni di una delegata sindacale. La polizia smentisce ("non ci risulta", dicono alcuni funzionari sul posto), ma i vertici del sindacato guidato da Savino Pezzotta rilanciano le accuse

"C'è un clima intollerabile. Non ci sono le condizioni di agibilità sindacale per proseguire la trattativa", denunciava il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, nell'annunciare l'abbandono del tavolo. Là dove per agibilità si intendeva quel percorso comune messo a punto dai leader di Cgil, Cisl e Uil nei giorni scorsi che prevedeva una gestione comune della vertenza, dell'informazione ai lavoratori, ma soprattutto una gestione comune delle forme di lotta. Un 'percorso' che la Fiom non ha mai di fatto abbracciato: dopo la fine dei blocchi ha proclamato 8 ore di sciopero per turno ad oltranza bloccando di fatto, per la Cisl, nuovamente la produzione. La Fim intanto annuncia che non tornerà al tavolo fino a che non avrà garanzie che questo percorso verrà confermato. Una decisione criticata duramente dalla Fiom che, per quanto riguarda l'intimidazione, si allinea alle smentite della Questura di Potenza.

"Riteniamo sbagliata la richiesta di Cisl e Fim di sospendere il negoziato", dice Gianni Rinaldini, leader delle tute blu della Cgil. "Per noi la trattativa deve riprendere in tempi rapidi, già da lunedì a Melfi. Qualunque altro atto alimenterebbe solo le tensioni esistenti". La questione dunque sembra aggrovigliata in maniera inestricabile e toccherà con ogni probabilità alle diplomazie confederali scioglierla. La partita infatti potrebbe ritornare nelle mani dei leader di Cgil, Cisl e Uil che già nei giorni scorsi erano arrivati ad un accordo unitario.

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Alitalia. Altra giornata di caos, scatta la precettazione. Fini: irresponsabile il blocco degli aeroporti

Le proteste a Fiumicino


Roma, 1 maggio 2004

Nonostante la precettazione, le proteste dei passeggeri e gli appelli dei sindacati, i lavoratori Alitalia mantengono la linea dura che anche ieri, per il terzo giorno consecutivo, ha mandato in tilt l'aeroporto di Fiumicino. Anche nella migliore delle ipotesi, i voli non torneranno regolari prima di lunedì e per lo scalo romano si prepara un altro week end a rischio. Per la giornata di oggi non sarà possibile garantire la totalià dei voli - fa sapere la compagnia pur specificando che dal termine dello stato di agitazione del personale della compagnia, si sta procedendo alla ripresa dell'attività.

Ieri l'assemblea dei dipendenti Alitalia ha accolto con sonori fischi la notizia della precettazione disposta dal prefetto di Roma Achille Serra e ben due tentativi di votazione per decidere se sospendere momentaneamente i blocchi o continuare la mobilitazione sono andati a vuoto, spaccando l'assemblea praticamente a metà. Nel frattempo, sono comparsi nelle bacheche gli elenchi del personale precettato, contattato dall' Alitalia con tutti i mezzi possibili, dal telefono ai telegrammi. Qualche aereo comunque, alla fine, è decollato: i primi a staccarsi dalla pista di Fiumicino sono stati quattro voli per New York, per Ginevra e (due) per Milano Malpensa.

"Capisco le preoccupazioni dei lavoratori, ma il blocco degli aeroporti è irresponsabile" ha detto il vicepremier Gianfranco Fini, che da ieri ha assunto la responsabilità di guidare per il governo le redini della vicenda. "Se i blocchi illegali dovessero continuare ancora c'è il rischio che la trattativa per Alitalia neppure cominci" ha avvertito anche il ministro del Welfare Roberto Maroni sottolineando come solo ieri fosse stato firmato un accordo con il sindacato che, a sua volta, "si era impegnato a togliere i blocchi. Ma cio' -
constata - non è avvenuto".

Alitalia: dai blocchi perdite per milioni
Maroni ha anche ricordato che "ogni giorno di fermo provoca ad Alitalia un danno di 15 milioni di euro": dati confermati dalla stessa azienda che, fatti i primi conti, ha certificato una nuova perdita di 30-40 milioni provocata da questi tre giorni di blocco. Non solo, dal 28 ad oggi, Alitalia calcola di aver perso tra i 150 e i 160 mila passeggeri e di aver cancellato 1.300 voli. Alitalia "è in una condizione finanziaria gravissima, senza interventi urgenti rischia il fallimento" ha aggiunto il vicepremier confermando le indiscrezioni emerse sulle intenzioni di Palazzo Chigi. "Il Governo - ha detto - è fermamente intenzionato ad agire per salvare l'azienda, ma questo e' possibile solo ad alcune ben individuate condizioni" prime tra tutte l'obbligo di rispettare le direttive comunitarie sul divieto di aiuti di Stato.

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1 maggio. Il concertone di Piazza San Giovanni per la prima volta in differita tv

Il conduttore dell'edizione 2004 Claudio Bisio


Roma, 1 maggio 2004

Inizierà alle 15 e 40, con 20 minuti di anticipo sull'orario previsto, il Concertone di Piazza San Giovanni. Lo comunica Marco Godano, organizzatore dell'evento. "Finalmente ho ricevuto dalla Rai formale comunicazione che la differita sara' di circa 20 minuti -spiega Godano- per la delicata situazione internazionale e per le imminenti elezioni europee ed amministrative. La Rai ci ha pregato di anticipare l'inizio del concerto alle 15 e 40 per permettere l'inizio della differita tv alle 16, come previsto". La messa in onda durerà fino alle 19; poi in prima serata, andrà dalle 20 alle 23. Quindi in seconda serata dalle 23,25 fino a dopo mezzanotte.

"Come direttore di Raitre e come cittadino posso dire che il 1 Maggio è soprattutto la festa del lavoro su cui si fonda la Repubblica e non un programma televisivo". Paolo Ruffini, direttore di Raitre, spiega così la sua posizione sulla differita del concerto. "Il 1 Maggio -dice Ruffini- è la festa di tutti e sono sicuro che tutti, ma proprio tutti, a cominciare da me, faranno in modo che non venga rovinata. Devo anche dire -prosegue Ruffini- che da 14 anni il servizio pubblico radiotelevisivo ha ritenuto la diretta del concerto del 1 maggio anche in periodo elettorale, sempre d'intesa tra l'Azienda e i sindacati. Sto facendo e farò il possibile -ha concluso Ruffini- perché, nel rispetto della normativa vigente, non ci sia bisogno di interventi di taglio".

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