Domenica, 10 Luglio, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

Attentati di Londra, 50 morti ma ancora 25 i dispersi

Con una conferenza stampa in tarda mattinata Scotlad Yard ha voluto chiarire alcuni punti oscuri sulla dinamica degli attentati e aggiornare il doloroso bilancio dopo le esplosioni che hanno sconvolto Londra giovedì scorso. Brian Paddick, il vice capo della polizia, ha confermato in parte le cifre riportate dai giornali inglesi: la polizia parla di 25 persone mancanti all’appello, che si aggiungono ai 50 morti accertati sinora. Un numero molto vicino ai 28 dispersi calcolati da diversi quotidiani britannici incrociando le informazioni di varie fonti. Tra loro anche una donna italiana: lo conferma il ministero degli Esteri italiano: «Risulta tuttora irrintracciabile una cittadina italiana di 31 anni, che lavora a Londra e risiede da 10 anni nel Norfolk (a circa un'ora e mezzo da Londra), la cui famiglia è stata avvisata ed è in stretto contatto con la Farnesina», ha detto il ministero in una nota. Si tratta di Bendetta Ciaccia e viveva da 10 anni in Inghilterra. «La polizia non è riuscita a trovarla negli ospedali. Farò di tutto per trovarla». Fiaz Bhatti, 29enne pachistano, fidanzato della Ciaccia, ha parlato al Tg1: «Ho sentito la famiglia, a Roma, è molto preoccupata» ha aggiunto. I due avrebbero dovuto sposarsi l'11 settembre prossimo. Il fidanzato ha avuto la conferma dalla polizia che la donna non è nella lista dei feriti trasportati negli ospedali londinesi. Sul sito della BBC, nella galleria di foto dei dispersi, si vede anche quella di Benedetta. Analoga segnalazione, ma senza foto, sul sito di Skynews.

I familiari degli altri dispersi sperano ancora, si aggrappano alla possibilità remota ormai che i propri cari non siano riusciti a mettersi in contatto con casa a due giorni dalle bombe. A questo proposito Scotlad Yard ha fatto sapere di aver ricevuto più di 120mila telefonate in due giorni da parte di persone che chiedono notizie di parenti e amici che temono siano rimasti coinvolti nelle esplosioni. A margine dell’incontro con i giornalisti quindi è stato fornito un numero telefonico di una unità di crisi della polizia da diffondere anche sui giornali stranieri.

Nessuna delle 50 vittime è stata identificata. Jim Dickie, dell'ufficio del coroner (medico legale) ha affermato che un riconoscimento non è stato ancora possibile. I corpi estratti dalle lamiere sono arrivati soltanto giovedì all’obitorio e gli esami sono cominciati nella mattina di venerdì. Tra l’altro il lavoro è reso «estremamente difficile a causa del tipo di trauma subito dai corpi», ha aggiunto Jim Dickie, sottolineando che si tratta di «un lavoro doloroso e complesso» perchè in molti casi ci sono arti e parti di corpo da rimettere insieme.

Dal treno della Piccadilly Line le autorità fanno sapere che sono stati estratti 21 cadaveri lo stesso giorno in cui sono avvenuti gli attentati e sono stati portati in salvo decine di feriti, tra i quali alcuni in condizioni molto gravi. Tuttavia restano delle difficoltà oggettive di sgomberare completamente la galleria: si cerca di raggiungere la vettura numero uno del treno che viaggiava tra King's Cross a Russel Square ma bisogna usare estrema cautela. Si teme che possa franare completamente, in uno dei punti in cui si addentra più a fondo nelle viscere di Londra. Inoltre le temperature nei sotterranei restano altissime. Si lavorerà ad oltranza, anche domenica ma nessuno riesce ad azzardare un'ipotesi su quando finiranno le ricerche. «Ci vorrà il tempo che ci vorrà» ha chiosato Andy Trotter della polizia ferroviaria.

Intanto è trascorso il secondo giorno dalle lunghissime ore che hanno sconvolto la città. Mentre si tenta di tornare alla normalità, la polizia britannica lavora a ritmo serrato per cercare i colpevoli degli attentati La ferita ancora aperta infatti si chiama sicurezza: sono stati diversi gli allarmi bomba scattati in stazioni della metropolitana e in luoghi pubblici. L’ultimo in ordine di tempo nella mattina. La polizia è intervenuta prontamente a un centinaio di metri da Tavistock Square, la piazza nel cuore della città dove il 7 luglio è saltato in aria l’autobus a due piani che ha fatto 14 vittime. La zona è stata transennata e il traffico deviato. Dopo gli accertamenti di rito l’allarme è rientrato. Non sono stati resi noti i motivi che hanno fatto scattare l'emergenza.

Il Tube comunque funziona quasi regolarmente. Soltanto la Circle Line e un tratto della Piccadilly Line non sono state ancora riaperte mentre i passeggeri sono anche riusciti a viaggiare passando per la stazione di King's Cross.

----------------------------------------------------------------------------------------------

Il niente e la speranza
di Furio Colombo

Si è appena diradata la polvere delle spaventose esplosioni di Londra e subito si vede un paesaggio devastato. Non parlo delle conseguenze di vili attentati, di cui non sappiamo quasi nulla. Parlo del modo in cui esseri umani responsabili a cui sarebbe toccato di dare un senso di presenza, di guida, di coraggio, si sono comportati, le cose che hanno detto, i gesti simbolici che hanno fatto.
È inevitabile notare la divisione profonda fra chi governa e chi è governato. In Inghilterra tutti coloro che parlano perché sono stati protagonisti e hanno rischiato di essere vittime delle esplosioni, i pochi che i cronisti televisivi hanno trovato nelle strade deserte, isolati, spaventati, parlano con dignità del terrore che hanno provato, dello shock che hanno subìto, dell’orrore e della sorpresa per il momento spaventoso che hanno vissuto.
In Europa, altri cittadini hanno improvvisato, come a Roma, fiaccolate e manifestazioni per dire «siamo tutti insieme». Non volevano dire: «andiamo tutti insieme a combattere». Chi? Dove? Parlavano di solidarietà e di identificazione fra vittime.
Ma non sembra che in alto questo sentimento sia stato capito. In Inghilterra si comincia con le parole della regina. Dice: «Non ci piegheranno. Non cambieranno il nostro stile di vita». La frase era così dolorosamente banale, di fronte a quei morti ancora senza numero e ai settecento feriti, che dopo poche ore si è cominciato a tradurla o a ripeterla con una modifica: «il nostro modo di vivere», per far capire che non si parlava della sfida per difendere l’ora del tè. Si parlava della vita democratica.
Nelle prime ore anche il Vaticano è intervenuto con una frase infelice e (per fortuna) subito cambiata. Definiva l’attentato un atto di «guerra anti-cristiana», come se quei morti e quei feriti fossero un simbolo non dei diritti umani e civili conquistati insieme da tanti uomini e tante culture diverse, ma la esclusività di una Chiesa, come se l’attentato fosse un segno indirizzato, chissà come, dalla sotterranea londinese a Piazza San Pietro.
In Inghilterra si sente la voce di Blair. Possiamo, dobbiamo perdonargli, in queste ore di immensa emozione, di essere stato meno straordinario e preciso del solito nel linguaggio, che è il suo grande strumento. Ma quella sua esortazione alla “vittoria finale” («vinceremo perché siamo più forti») è come il lapsus rivelatore di una dichiarazione che lo fa apparire cittadino del passato. La regina parla di stile, il Primo ministro di vittoria immancabile, facendo capire lo spaesamento di tempo e di luogo in cui sembrano vivere. C’è shock ma non c’è traccia di consapevolezza della tragedia immensa e senza volto che ci riguarda tutti. C’è una sterilizzata mentalità militare che invoca stile e disciplina per riorganizzare le file dopo un colpo subìto. Del resto la visita della regina ai feriti, col dono di mazzetti di fiori alla sovrana, con sorrisi distanti e benevoli, con vezzosi inchini di corte delle infermiere meglio educate, hanno subito dato all’evento un’aria “1918” senza alcun rapporto con il fatto appena avvenuto.
Ma la situazione difficile che potremmo intitolare “Il giorno dopo le stragi di Londra” si fa più penosa se ci si sposta in Italia. Qui non solo si trova il vuoto - un vuoto arido e privo di quell’immediato slancio di solidarietà che è stata la prima risposta americana alle Torri. Qui, in Italia, sui giornali, nelle interviste, nella rassegna di “dichiarazioni degli esponenti politici” si trova un triste brancolare nel buio in cui si dicono e si ripetono i peggiori luoghi comuni. Non riguardano il terrorismo, una maledizione sconosciuta e neppure scalfita dalla guerra catastrofica scatenata fino ad oggi, una maledizione che ormai condiziona la nostra vita.
Qui si tratta della loro esposizione in vetrina con l’unica preoccupazione di farsi trovare dalla parte giusta. Si discute, in modo quasi pettegolo, dei veri nemici (la delinquenza dei dimostranti del G8, l'atteggiamento imbelle della sinistra, che invoca il ritiro dall’Iraq). E non si accenna a coloro che con felpata e perfetta organizzazione, hanno dislocato e fatto scoppiare sincronicamente le bombe. Non una parola o un’idea sul che fare adesso, qui, nelle nostre città, contro questo pericolo che sentiamo vicino.
***
Probabilmente mai la classe dirigente del nostro Paese - o almeno la parte di essa che guida il governo - si è comportata in modo così squallido e così inadeguato, giornalisti e politici. Pensate che il peggio non è Calderoli («prepariamoci a mostrare i denti»), il peggio non è l’invocazione ad incrementare la caccia ai clandestini (i disperati salvati al naufragio sul gommone), dopo che l'inchiesta americana sulle due Torri ha dimostrato (e probabilmente dimostrerà l’inchiesta inglese) che eventi tragici e accurati come questi sono sempre realizzati da persone in perfetto “status” legale, che si muovono alla luce del sole e non hanno nulla da temere, mentre aerei europei carichi di disperati partono verso non identificati territori di morte, per “rimpatriare i clandestini”. Il peggio non è neppure Berlusconi che espone il petto, si mette subito accanto a Blair e a Bush, e intanto compie il gesto furbo (ma pur sempre apprezzabile) di annunciare il ritorno a casa di 300 soldati. Mentre il mondo sosta angosciato sulle macerie londinesi da cui non sono ancora stati disseppelliti i morti, sulla mancanza di un minimo di strategia difensiva, sotto la guida di un governo che si era fatto credere - e che tutti credevano - impenetrabile e imbattibile e comunque fautore di una strategia - la guerra preventiva - definita la sola utile per sradicare il terrorismo; mentre persone perplesse e intelligenti, nei governi del mondo, si domandano dove, come, si intercetta un simile nemico senza buttare all’aria ciò che quel nemico vuol buttare all’aria (il rispetto dei diritti umani e civili di tutti gli uomini e donne presenti in un Paese a qualsiasi titolo), in questa Italia devastata non ancora dalle bombe ma da una penosa mancanza di ritegno e di rispetto per noi stessi, ci sono state nell’ordine queste tre prese di posizione.
Uno: urge la nomina a senatore a vita di una signora, che essendo brava ed esasperata scrittrice, porterà con sé la formula di salvezza (parole di Luca Volonté, il capogruppo Udc alla Camera, dunque politico rilevante nell’area cosiddetta moderata e cristiana). Due: «Gliela faremo pagare» (titoli di Libero, La Padania e altri giornali del circo di destra che non hanno sospeso lo spettacolo neppure in segno di lutto). Tre: diamo il via alla guerra di religione (e qui non ci si riferisce alla gaffe subito corretta della diplomazia vaticana, ma alla stampa autorizzata del circo personale del presidente del Senato Marcello Pera).
Forse qualcuno ricorderà il vecchio e celebre film americano “L’asso nella manica”: mentre un uomo giace semisepolto sotto una frana, un giornalista ambizioso organizza un grande show di radio e televisione, in luogo del salvataggio, così che tutti, con i loro peggiori sentimenti (compresa la finta condivisione prima del dolore, poi del lutto) possano partecipare. Aggiungete al senso di squallore di quello spettacolo le continue bordate di insulti a Zapatero, il traditore e l’infame, e minacce a tutta l’opposizione se - mentre si ritirano i primi 300 soldati secondo il modello Berlusconi di fare e disfare, usare e obbedire - deciderà di votare contro la permanenza degli altri italiani nei bunker blindati, immensamente pericolosi ma totalmente inutili, di Nassiriya.
Osservate questo spettacolo desolante e vi rendete conto che, nel momento peggiore della breve ma tribolata storia dell’Unione Europea, l’Italia sta rispondendo con il suo peggio di stupidità, di egoismo, di povertà politica, di mancanza di ritegno e pudore di fronte a un massacro. Che cosa resta di quella “speranza dell’umanità” a cui Blair, con una sua frase felice, ha accennato alla chiusura del suo modesto G8?
Resta, e non vi sembri assurdo, non tutto l’aiuto economico promesso e necessario all’Africa, ma un po’ di aiuto. Non la guerra alla povertà di cui si era dato l’annuncio, ma qualche cancellazione di debito e qualche sostegno. Non l’affarismo ottuso che vuole sfruttare fino all’ultimo ciò che resta del pianeta, ma una dichiarazione di principio che riconosce almeno gli immensi problemi che quell’affarismo crea, e che generano alcuni dei nostri mali peggiori. Naturalmente la speranza delle donne e degli uomini della terra, sia nelle parti agiate che in quelle povere, è molto più alta.
Sta cercando i suoi leader per esprimersi. Finora ha trovato persone modeste che invece di darsi da fare per circondare e isolare l’estraneità profonda del terrorismo a tutto ciò che è umano, pensa di fare la faccia feroce e vuole rispondere allo stesso modo, e per giunta alla cieca. Perché loro vedono noi ma noi non vediamo loro. Eppure, rifiutando le mappe del mondo che da tempo non distinguono più fra Occidente e barbari, e non distinguono più fra cristiani e infedeli senz’anima, ricalcano i percorsi che hanno preceduto le crociate. E sognano, predicano, se possono, impongono, terrore contro terrore.
E’ un percorso del quale c’è da avere paura. E infatti tutti abbiamo paura. E’ l’unico sentimento che, in questa epoca balorda, ci unisce. E allora, sia per vivere che per morire, non sarebbe meglio far vedere, con civiltà, con intelligenza, con buona comprensione dei fatti e rispetto per le persone, che non siamo affatto pronti a ricevere e ad accettare, da alcuno, alcun messaggio di morte, e che ci sentiamo uguali non agli “occidentali” che invocano sangue, ma agli altri Europei, agli altri Arabi, agli altri cittadini del mondo che a milioni rifiutano il terrorismo, e non vogliono la guerra che nutre il terrorismo, e dunque insieme alle altre democrazie, con o senza radice cristiana, che al terrorismo sono estranee, alla civiltà del mondo che rifiuta la morte come conquista?

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Giovedi, 7 Luglio, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

Dpef. Maroni: bisogna evitare che la spesa pubblica scappi di mano. E senza tagli agli enti locali


Roberto Maroni

Roma, 6 luglio 2005
"Rendere effettivo il blocco del turn over nel pubblico impiego". Il ministro del Welfare Roberto Maroni ha ribadito la posizione della Lega in vista della presentazione del prossimo Dpef: "Quando parlo di interventi sulla spesa corrente - ha spiegato - non mi riferisco al blocco dei trasferimenti per gli enti locali perche', anzi, hanno bisogno di maggiori risorse. Mi riferisco invece alle spese dei ministeri, bisogna capire quali sono i capitoli di spesa che sono incrementati di piu' negli ultimi tempi. E' un'analisi che sta facendo Siniscalco, i cui risultati verranno riferiti non appena saranno pronti".

In particolare, il ministro ha anche chiarito che non e' necessario un blocco del turn over nel pubblico impiego perché "già c'è il principio. Occorrono misure invece che lo facciano funzionare, come un adeguato sistema di mobilità". Il ministro ha spiegato che non si tratta di spostare dipendenti "da Roma a Bolzano ma all'interno dello stesso ministero. Oggi è difficile, per questo pensiamo che occorra una maggiore mobilità".

Per Maroni "ci sono dati positivi nella nostra economia come la crescita costante dell'occupazione ma anche dati negativi come l'incapacita' del governo di contenere la spesa corrente. Bisogna intervenire per garantire che la spesa pubblica non scappi di mano come e' accaduto in questi anni". A margine della presentazione del rapporto di Unioncamere sull'occupazione nelle imprese, Maroni ha spiegato che "c'è una spesa utile e una poco virtuosa, come quella dei ministeri per l'acquisto di beni e servizi. Invece è utile quella che riguarda la sanità. La dinamica della spesa in questi anni è stata nettamente superiore all'inflazione: bisogna mettere un freno".

----------------------------------------------------------------------------------------------

Cronaca. I due giovani fermati hanno confessato l'omicidio del sindacalista della Cgil

Gli arresti sono scattati dopo un lunghissimo interrogatorio

Catanzaro, 6 luglio 2005

Hanno ammesso le proprie responsabilità. Hanno confessato di aver assassinato Michele Presta, il sindacalista della Cgil ucciso con un colpo d’ascia in fronte.

Si tratta di due giovani, Gianfranco Palermo e Nicola Carino, fermati ieri pomeriggio dalla Polizia.
Il primo ha ammesso di essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio, il secondo ha detto di essere stato presente al momento del delitto.

Resta ancora da verificare la posizione, e le eventuali responsabilità, della terza persona che e' ancora trattenuta negli uffici della Questura di Catanzaro.

Secondo il questore, si è trattato di un omicidio premeditato, probabilmente per motivi di denaro.

----------------------------------------------------------------------------------------------

Siccità. Alemanno: stanziato 1 miliardo per per opere straordinarie. Bertolaso: Po, non e' emergenza

Gianni Alemanno

Roma, 6 luglio 2005

"Confermiamo che il Cipe ha deliberato definitivamente il piano irriguo-nazionale per un miliardo di euro. Questo stanziamento consentirà ai consorzi di bonifica di fare quelle opere di manutenzione straordinarie e di allargamento della rete che sono indispensabili. I consorzi di bonifica sono la prima rete che reagisce alle situazione di criticità e di carenze di acqua dell'agricoltura italiana". Così il ministro per le Politiche agricole e forestali, Gianni Alemanno, a margine dell'assemblea nazionale dell'Anbli.

"La criticità è superata - ha aggiunto il ministro - ma noi non possiamo rischiare e ogni volta che ci sono condizioni climatiche avverse mettere a rischio il rifornimento di acqua. Bisogna insistere e investire molto sul piano idrico nazionale e in particolare sulla parte irrigua rivolta agli agricoltori".

Il ministro ha inoltre aggiunto che arriverrano nuovi invasi a nord e piccoli invasi diffusi e un allargamento delle strutture idriche per il Mezzogiorno. Un miliardo di euro è uno stanziamento che non si vedeva da una decina di anni in Italia. Sugli sprechi il ministro ha detto: "Siamo abituati a essere un paese a clima temperato che considera l'acqua una risorsa illimitata. Oggi invece bisogna ragionare in termini di risorse limitate. Occorre evitare le perdite e cambiare le abitudini dei cittadini".

"Mi risulta che non tutti quelli che devono partecipare al gruppo di lavoro abbiano dato la loro totale adesione all'iniziativa", ha dichiarato invece Guido Bertolaso, capo della protezione civile, sempre durante l'assemblea 2005 dell'Associazione nazionale bonifiche e irrigamenti (Anbi) riferendosi all'attivita' del gruppo di lavoro istituito dall'autorità del bacino del Po presso la sua sede di Milano.

"Auspico che ci sia un impegno comune - ha aggiunto - perché altrimenti se ci sarà qualcuno che si mette di traverso dovremo intervenire per risolvere certi possibili ostruzionismi". Sulla situazione del Po, Bertolaso ha detto: "Siamo ancora in uno stato di attenzione, ma non è emergenza".

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Mercoledi, 6 Luglio, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

Politica. Ciampi contestato, la Lega Nord reagisce alle accuse: "Un brutto fallo di reazione"

Mario Borghezio

Milano, 6 luglio 2005

"Il temerario Borghezio ci ha riprovato. L'esponente della Lega e campione delle cause perse ha stavolta superato persino il suo 'duce', Umberto Bossi". Il Financial Times commenta con sarcasmo l'ultima performance della Lega Nord che ha contestato il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi di fronte agli eurodeputati riuniti a Strasburgo, mentre sulla stampa italiana esponenti leghisti ribattono al coro unanime di condanne: "Ciampi? Ci ha fatto una provocazione e quando il leghista viene provocato scatta come una belva...e quando mi riscaldo, divento una scintilla", dice ad esempio l'europarlamentare Mario Borghezio, in una intervista rilasciata al Messaggero.

"Noi leghisti già eravamo furiosi per il voto contro Bossi. Poi è arrivata, lo dico con rispetto, la provocazione di Ciampi - aggiunge Borghezio - e tre molle sono scattate all'unisono". Secondo l'esponente leghista, "io non ho contestato il Capo dello Stato, e rispetto la persona di Ciampi" e "forse abbiamo un po' forzato l'etichetta". Ma la colpa è Presidente della Repubblica, "un super-euro-entusiasta. Noi siamo super-euro-scettici. Come facciamo ad andare d'accordo? Nei confronti del presidente, cui rinnovo la mia stima, sono stati molto più maleducati gli altri, tutti quegli eurodeputati italiani i quali prima erano in aula per votare, cioè per guadagnarsi la pagnotta e poi...se la sono smammata quando è arrivato Ciampi. Quelli pensano solo ai propri interessi. Ciampi parlava e gli eurodeputati stavano a magna'!".

Per il quotidiano leghista La Padania, "la contestazione dei leghisti contro Ciampi è stata un brutto fallo di reazione, di quelli per cui ti becchi il cartellino rosso e metti nei casini la squadra". L' editoriale del direttore Gianluigi Paragone è accompagnato da due foto: quella di Ciampi con la moneta unica sullo sfondo - 'Lui (con l'euro) è intoccabile', recita la didascalia - e quella di Bossi, ripreso nel recente intervento di Pontida - 'Lui deve andare in galera'.

"Speroni dice bene - aggiunge il quotidiano del Carroccio - quando afferma che il discorso del capo dello Stato non era un saluto istituzionale, ma un discorso politico. E quindi come tale poteva esporsi a critiche. Ma le critiche, ieri, dovevano essere tutte contenutistiche e non limitarsi ai soli slogan e alla contestazione da curva nord come erroneamente è stato fatto, consentendo alla sinistra di sguazzare dentro le accuse di routine al Carroccio. Il j'accuse dei nostri eurodeputati doveva partire innanzitutto dalle responsabilità di Romano Prodi. E invece così non è stato".

"Cosa e' accaduto ieri? Che il presidente Ciampi - spiega la Padania - ha elogiato i benefici dell'euro che 'sono sotto gli occhi di tutti'. Borghezio, di contro, e' scattato come una molla (cosa non fa la passione politica...) urlando 'Libertà, 'basta con l'euro'. Da li' il casino, il fallo di reazione, l'espulsione, le precisazioni e le correzioni di rotta. Ma ormai la frittata era fatta e la sinistra stava già cominciando a starnazzare come suo solito. Il capo dello Stato, da politico serio, non si è scomposto, 'accettando' la contestazione: 'Le interruzioni in Parlamento sono normalità".

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Martedi, 5 Luglio, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

Dpef. Pronta la bozza del Documento di Programmazione: nessun aumento dell'Iva

Il Ministro dell'Economia Domenico Siniscalco

Roma, 5 luglio 2005

Il Ministro dell’Economia Domenico Siniscalco ha consegnato al Governo la bozza del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria.
Stando al testo, nella prossima manovra non ci sarà alcun aumento dell'Iva, chiudendo definitivamente la porta ad un'ipotesi ancora caldeggiata da una parte della maggioranza, ma fortemente avversata dalla Lega e dai sindacati.

Il Dpef verrà sottoposto all'esame delle parti sociali nell'incontro di venerdì prossimo. Cgil, Cisl e Uil sono comunque sul piede di guerra e promettono battaglia a Palazzo Chigi.

I nodi da sciogliere
Il governo è al lavoro per coprire il taglio dell'Irap, che dal primo gennaio 2006 dovrebbe essere ridotta di un terzo sul costo del lavoro (per un valore di circa 4 miliardi, con l'esenzione di piccoli imprenditori e professionisti (un altro miliardo).

La via maestra indicata nelle ultime settimane dallo stesso Siniscalco dovrebbe essere quella di un rafforzamento della lotta all'evasione fiscale e contributiva, coinvolgendo maggiormente i comuni, e quella di un ulteriore giro di vite sulle spese della pubblica amministrazione.

A tenere banco, però, è ancora l'ipotesi di un aumento dell'Iva, già emersa nel corso dell'ultimo incontro tra Governo e parti sociali sul Dpef. Siniscalco, però, ha smentito un intervento del genere, che potrebbe sì far incassare risorse per coprire l'operazione Irap, ma che rischierebbe di penalizzare ulteriormente i consumi in una fase critica per l'economia.

"La sfida è quella di mantenere il gettito senza alzare le aliquote, ma aumentando la base imponibile ed evitando fenomeni di frode", ha quindi spiegato il ministro dell'Economia, che ha inoltre auspicato di "uscire definitivamente da una finanza pubblica straordinaria e di emergenza ed andare verso una finanza il più noiosa possibile. Non in prima pagina, ma fatta di entrate ed uscite certe".

La posizione dei sindacati
A chiedere un intervento sulle rendite finanziarie e immobiliariè' invece il leader della Cisl, Savino Pezzotta, che alla vigilia del XV Congresso della sua confederazione, torna a bocciare la politica del Governo e a chiedere, in vista della Finanziaria, anche la restituzione del fiscal drag.

No anche dalla Cisl all'aumento dell'Iva che - ha spiegato Pezzotta, "aumenterebbe i prezzi e si scaricherebbe sui ceti popolari".

Per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, non ci sono dubbi: "Il Dpef sarà un guscio vuoto come l'anno scorso".

I tempi di approvazione
Il varo definitivo del documento non avverrà prima della metà della prossima settimana, dopo l'atteso appuntamento dell'Ecofin di lunedì 11 e martedi' 12 luglio.

L’Ecofin dovrà pronunciarsi in maniera definitiva sui conti pubblici italiani e sul piano di rientro del deficit sotto il 3% entro il 2007, che prelude, solo per quanto riguarda la correzione dei conti, a una manovra 2006 di 10 miliardi.

Molto probabilmente a dare il via libera definitivo al Dpef sarà il consiglio dei ministri di venerdì 15 luglio. A meno che non si decida di anticipare di qualche giorno i tempi e di convocare una riunione straordinaria del cdm per mercoledì 13 o giovedì 14. La discussione del documento di programmazione è comunque già in calendario alla Camera a partire dal 25 luglio.

----------------------------------------------------------------------------------------------

Trovato morto nella sua casa di Catanzaro dirigente CGIL

Bandiera CGIL

Catanzaro, 4 luglio 2005
Michele Presta, segretario regionale della federazione Filcams, settore commercio e servizi era originario di Cosenza, ed era stato per molti anni segretario della Camera del lavoro di Vibo Valentia. Il corpo del sindacalista è stato trovato senza vita in una stanza del suo appartamento, in viale De Filippis, vicino la sede della Cgil regionale, nel primo pomeriggio. Il cadavere seminudo di Presta presenta numerosi colpi alla testa che gli sono stati inferti con un'ascia ritrovata vicino al letto della vittima.La porta di casa non presenta segni di effrazione e questo autorizza a pensare che Presta abbia ammesso in casa una persona conosciuta. Alcuni colleghi hanno riferito che il cadavere è stato trovato dal compagno di appartamento che si era insospettito per non averlo visto stamane al lavoro. Sul posto si trovano il segretario generale della Cgil Calabria, Fernando Pignataro, ed il segretario provinciale di Catanzaro, Sergio Genco. Presta, originario di Altomonte (Cosenza), non era sposato e non aveva figli. Presta - che era in convalescenza per i postumi dovuti ad un ictus - oggi si sarebbe dovuto recare a Vibo Valentia per la sua attivita'. Michele Presta, è stato segretario provinciale della Cgil di Vibo Valentia negli anni '90. Poi era passato nei quadri regionali, a dirigere la Filcams, il sindacato dei lavoratori del commercio e dei servizi aderenti alla Cgil. A lui competeva il settore Forestazione della Regione. Era stato, in questa veste, in prima linea nella clamorosa protesta di dicembre, quando gli 11 mila forestali bloccarono le principali vie di comunicazione calabresi. Qualche giorno dopo aveva partecipato, a Roma, al tavolo di Governo per il rinnovo dei finanziamenti statali al settore.

----------------------------------------------------------------------------------------------

4 luglio. Messaggio di auguri di Ciampi a Bush: l'amicizia tra i nostri Paesi presuppone lealta'

Il Presidente della Repubblica, CarloAazeglio Ciampi

Roma, 4 luglio 2005

In occasino della festa del 4 luglio, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inviato al presidente degli Stati Uniti d'America, George W. Bush, un messaggio di auguri: "La ricorrenza della Festa Nazionale mi offre la gradita occasione per farLe pervenire, a nome del popolo italiano e mio personale, vive felicitazioni e auguri per il prospero avvenire della Nazione americana".

"L'amicizia e la collaborazione che uniscono i nostri due Paesi - continua il messaggio - traggono ispirazione dalla fede condivisa nei comuni ideali di libertà, democrazia e progresso; affondano le loro radici in una solida alleanza; presuppongono lealtà e rispetto reciproco". "Da questi valori e principi si alimenta l'impegno comune per un ordine internazionale stabile, equo, pacifico".

"Il legame transatlantico trarrà anche rinnovato stimolo dall'integrazione europea. Il suo consolidamento contribuirà a rendere piu' autorevole e piu' proficua l'opera dell'Unione Europea quale partner degli Stati Uniti nelle sfide del XXI secolo". "Con questi sentimenti - conclude il messaggio - Le rivolgo fervidi auguri di successo e di benessere personale nello svolgimento del Suo alto mandato".

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Lunedi, 4 Luglio, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

Musica. Live8. Africa protagonista nel mondo

Per Kofi Annan si tratta di un evento che puo' cambiare il mondo

Roma, 3 luglio 2005
Dieci città, dieci concerti per mobilitare le coscienze e dare impulso alla lotta contro la povertà in Africa: vent'anni dopo il Live Aid, Bob Geldof - nel frattempo diventato Sir - ci riprova organizzando lo show "più importante della storia". Sarebbero un milione complessivamente gli spettatori che stanno assistendo ai dieci concerti 'Live8' a Roma,a Londra, Edimburgo, Versailles (Francia), Berlino, Filadelfia, Tokyo, Johannesburg, Mosca, Barrie (Canada) e Edimburgo. Da Berlino le stime parlavano di 200.000 persone, 200.000 a Parigi e a Roma e 150.000 persone a Londra. Più di 150.000 internauti hanno visitato le pagine del sito web di Aol che ritrasmette il concerto.

Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, lo ha definito "un evento che può contribuire a cambiare il mondo". Secondo Gordon Brown, il cancelliere dello Scacchiere del governo britannico, i concerti del Live8 e le marce anti-povertà in corso di svolgimento oggi in tutto il mondo rappresentano una grande crociata morale.

Per il sindaco Veltroni "questo non è solo un concerto, forse è una delle più grandi manifestazioni mai fatte in sostegno dei dimenticati del mondo". "E' importante per l'Italia essere nel G8 e poter portare una parole di impegno e sollecitazione per allargarlo, affinché vi possano entrare anche i poveri del mondo che non hanno parola". "Per quanto mi riguarda - sottolinea il sindaco - fare qualcosa di utile per l'Africa è la ragione più importante delle scelte della mia vita".

E interviene anche il Papa. Benedetto XVI lancia un forte appello perchè si agisca "con urgenza per ridurre la povertà nel mondo, specialmente in Africa".

------------------------------------------------------------------------------------------

Congresso Udc. Berlusconi deluso, da Follini un attacco personale. Attesa per Fini e Casini

Nessun commento ufficiale del premier

Roma, 2 luglio 2005

Il silenzio, in pubblico, di Silvio Berlusconi è eloquente quanto gli applausi esibiti da buona parte dell'opposizione: la relazione di Marco Follini al congresso dell'Udc ha messo sul tavolo argomenti così poco graditi, se non fastidiosi, per il presidente del Consiglio (primarie nella Cdl, ricambio generazionale, no al partito unico, riforma elettorale proporzionale) da trasmettere una forte scossa sia agli alleati che agli avversari.

Nessun commento ufficiale, dunque, del presidente del Consiglio. Ma in ambienti parlamentari di Forza Italia il silenzio del premier viene direttamente collegato alla sua "irritazione e delusione" per un discorso che interpreta come un "attacco personale", un "comportamento sleale" nei confronti del capo del governo piuttosto che come una relazione "politica e programmatica".

Un comportamento che, secondo Berlusconi, riferiscono gli esponenti della maggioranza che hanno avuto oggi l'occasione di sentirlo, è "distruttivo" nei confronti della coalizione, che viene messa in difficoltà proprio nel momento in cui ha più bisogno di "compattezza", in vista della campagna elettorale e con una maggioranza che, in base ai sondaggi di cui ha parlato il Cavaliere, sarebbe praticamente appaiata al centrosinistra e quindi avrebbe "ottime possibilità" di fare il bis nel 2006 se riuscisse a procedere "senza spaccature".

Diventa così cruciale il discorso che Gianfranco Fini farà oggi davanti all'Assemblea nazionale di An. Ora non più solo per ragioni interne a Via della Scrofa. Il leader di An è ora di fronte alla scelta se seguire Follini nell'incalzare Berlusconi o decidersi per atteggiamenti più prudenti, per non mettere ulteriormente alla prova la stabilità della coalizione. Ed è probabilmente su questa seconda ipotesi che scommette il premier, mentre attende i discorsi di Fini oggi e di Casini domenica, evitando oggi reazioni ufficiali.

A parlare sono però molti esponenti di Forza Italia, che non nascondono un forte malumore verso Follini. Sandro Bondi dice di apprezzare che il segretario centrista abbia rivendicato l'identità dell'Udc come contributo al rafforzamento della Cdl. Ma sottolinea anche che, in maniera altrettanto legittima, Forza Italia rivendica di essere il partito principale della coalizione, che per questo esprime “il presidente del Consiglio e il capo della Casa delle libertà”.

D'altra parte, aggiunge Fabrizio Ciccchitto, l'Udc chiede la legge elettorale proporzionale ma, con le elezioni fra meno di un anno e con il sistema maggioritario vigente, resta legata alle sorti elettorali della Cdl; per cui non può ragionare come se avesse le mani libere.

Anche in An il vicepresidente Ignazio La Russa boccia le primarie proposte da Follini, perché dividerebbero la coalizione, avverte che il progetto di partito unico non può essere dato per morto e prevede che Fini domani non lo seguirà. Infine, ma cosa non secondaria, La Russa ricorda che An rifiuta il ritorno al proporzionale e difende il sistema maggioritario.

Chi invece apprezza Follini, al di là di qualche “eccesso di sincerità”, è il ministro della Salute Francesco Storace, che dice di non capire le critiche rivolte al segretario dell'Udc. In questo modo, Storace conferma implicitamente che l'assemblea nazionale di An sara' un appuntamento delicato non solo per il partito, ma anche per le possibili conseguenze sulla coalizione.

Le critiche a Follini sono tanto più condivise dalla Lega, secondo la quale non è stagione di novità per la Cdl. Come dice sul filo del paradosso Roberto Calderoli, la novità è la conferma di Berlusconi e dell'alleanza fra lui e Umberto Bossi che, secondo il ministro per le riforme, è stato il fatto che ha rappresentato quella "rivoluzione" che Follini ha avuto la colpa di sottovalutare nella sua relazione. Per questo, come dice anche l'altro ministro Roberto Castelli, la Lega non potrebbe sostenere un candidato diverso da Berlusconi.

----------------------------------------------------------------------------------------------

Congresso Udc. Follini: "Scegliamo il candidato Cdl con le primarie". Duro attacco alla Lega

Marco Follini al Congresso nazionale Udc in corso a Roma

Roma, 1 luglio 2005

"Questo è il secondo congresso dell'Udc, non sarà l'ultimo". Comincia così, con una promessa di continuità, il discorso di Marco Follini al Congresso nazionale dell'Udc che si è aperto questa mattina a Roma tra le note di "Centro di gravità" (permanente) di Franco Battiato.

Candidato Cdl scelto con le primarie
"Un candidato, scelto da tutti, democraticamente, magari facendo anche noi le primarie, come ha suggerito Formigoni, può essere parte di un copione che cambia". Marco Follini, nella relazione al Congresso dell'Udc, sostiene l'idea di una premiership scelta dalla base. "Fin qui - afferma - è stato il leader a definire largamente la nostra alleanza. Oggi deve essere l'alleanza ad esprimere il leader". Follini spiega che non si tratta di un argomento contro Berlusconi né a favore di Casini "che mi sembra tutt'altro che ansioso di fare cose diverse da quelle che ha fatto fin qui". "Provvedere a un centrodestra che non si fermi a Berlusconi, che vada oltre, come lui stesso ha invitato a fare, significa rendergli un merito, non ordire una trama".

L'idendità del Partito
Follini ha rimarcato l'identità cattolica del suo partito. La prova della Chiesa, sostiene, "ha aiutato il Paese e la politica, come una bussola preziosa". "Non abbiamo un diritti di esclusiva da far valere. Non siamo e non saremo un partito bacchettone. Ma abbiamo il diritto, e prima ancora il dovere, di esprimere una identità e una convinzione".

Il leader dell'UDC chiede poi "una politica economica più severa, più virtuosa, meno illusionista" per "rimettere in corsa il Paese". Una politica basata su un "doveroso anche se non popolarissimo rigore". "Non saranno lacrime e sangue - dice - ma neppure petali di rose". "La famiglia italiana è una meritevole comunità, direi quasi un'istituzione, a cui tutti noi - atei e credenti, mariti e playboy - affidiamo larga parte del futuro del nostro Paese. "In questi anni abbiamo tenuto alta la bandiera di una piccola, ma non tanto piccola, forza democratica cristiana, che non ha accettato né di consegnarsi alla sinistra né di rassegnarsi all'idea di un centrodestra che si proponesse come una forza radicale di massa o come un'agenzia politica nuovista o come un partito azienda".

L'attacco alla Lega
"Ha pesato su di noi, su tutti noi, un profilo identitario troppo marcato della Lega". Lo ha affermato Marco Follini nella sua relazione congressuale. "Non appartiene a noi né agli italiani l'idea che l'Europa sia un peso, o addirittura una minaccia. Non appartiene a noi, né agli italiani, l'idea che l'euro sia una condanna e che la salvezza stia nel ritorno alla lira o al 'calderolo'. Non appartiene a noi, né agli italiani l'idea che si possono affrontare i clandestini con le cannoniere o che si possa mettere una taglia su un assassino o che si possa riservare la castrazione ai pedofili", ha osservato il leader dell'Udc.

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Domenica, 3 Luglio, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

Economia. Tfr. Primo via libera del Cdm al decreto di riforma

Il ministro del Welfare, Roberto Maroni

Roma, 1 luglio 2005

"Lunedì invierò il testo del decreto legislativo sulla previdenza complementare alle parti sociali per incontrarle poi il 12 luglio e ricevere le prime osservazioni". Lo ha annunciato il ministro del Welfare, Roberto Maroni, nel corso della conferenza stampa a palazzo Chigi.

Il decreto ha dunque ottenuto il primo via libera del Consiglio dei ministri al decreto sulla riforma del tfr che consente il decollo della previdenza complementare. Il provvedimento rientra nell'attuazione della riforma delle pensioni. Il decreto legislativo verrà ora sottoposto al confronto con le parti sociali e all'esame delle commissioni parlamentari che dovranno esprimere il parere di competenza. Successivamente ci sarà l'approvazione definitiva da parte del Consiglio dei ministri.

"Il provvedimento - ha detto il ministro del Welfare, Roberto Maroni - rappresenta l'adozione finale di un testo che consente il confronto nel merito". Il decreto legislativo sul tfr e la previdenza complementare - ha aggiunto il ministro - muoverà "circa 13 miliardi di euro annui che diventeranno a regime circa 10 miliardi di euro annui".

Critiche ai sindacati
"Accolgo e registro le schermaglie e le polemiche scatenate dai sindacati, ma ritengo che siano fuori luogo". Maroni, risponde così alle critiche rivoltegli da Cgil, Cisl e Uil sia nel metodo seguito per la predisposizione dello schema di decreto legislativo sul Tfr, sia nella sostanza. Il ministro però si è detto "disponibile a tenere conto di interventi migliorativi" che, assicura "valuteremo con grande attenzione e interesse. E' chiaro -ha avvertito- che non si può superare un paletto fondamentale e cioè i principi sanciti dalla delega approvata il 23 agosto scorso".

Il minsitro ha annuciato che nella riforma sono previsti tempi più brevi per poter chiedere l'anticipo della liquidazione: in pratica, non si dovrà più aspettare gli 8 anni per poter chiedere un anticipo per sostenere spese sanitarie. Si potrà chiedere l'anticipo anche "per altre esigenze di carattere personale".

Ecco sinteticamente le nuove regole per poter chiedere l'anticipo del Tfr.
a) per spese sanitarie relative a sé, al coniuge o ai figli (in qualsiasi momento e fino al 75%);
b) per l'acquisto della prima casa (decorsi 8 anni di iscrizione e fino al 50%)
c) per altre esigenze di carattere personale (decorsi 8 anni di iscrizione e fino al 30%).

Dura la Cgil
La Cgil è la prima a bociare la riforma del Tfr varata oggi dal Consiglio dei Ministri: "Con questo provvedimento - afferma il responsabile economico di Corso Italia Beniamino Lapadula - il Governo Berlusconi dà un ulteriore colpo al risparmio degli italiani". Per Lapadula, il Governo "prima, dopo i fatti di Parmalat, Cirio e bond argentini, non ha provveduto ad approvare un provvedimento sul risparmio all'altezza della situazione e adesso - spiega - vara un provvedimento sui fondi pensione in cui sa manifesta in pieno il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio che scoraggerà i lavoratori italiani dal trasferire il proprio Tfr ai fondi pensione"

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Sabato, 2 Luglio, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

An. Assemblea Nazionale. Fini a Follini: "Il bilancio del Governo non è magro"

Il vicepremier Gianfranco Fini

Roma, 2 luglio 2005

Gianfranco Fini parla all'Assemblea di An, in corso all'Hotel Ergife di Roma e afferma che An deve rispondere positivamente all'idea di dar vita a un "grande rassemblement del centrodestra". "La destra non può subire, ma deve caratterizzare un eventuale partito unico. Possiamo dar vita ad grande contenitore di centrodestra, ma dico a Follini che non può essere un grande rassemblement di centro". "All'amico Follini voglio dire che il bipolarismo non può essere il centro contro la sinistra, ma un centrodestra alternativo ad un centrosinistra". "Noi non siamo come la Lega - ha aggiunto -, un partito di lotta che qualche volta dà l'impressione di stare transitoriamente al governo. Noi da Fiuggi abbiamo scelto il bipolarismo, abbiamo scelto di privilegiare le logiche di coalizione su quelle di partito".

Rivendichiamo i nostri meriti
Fini risponde alle parole pronunciate ieri da Marco Follini durante il congresso Udc. "Alleanza Nazionale non dice che il bilancio del governo è magro. Dice che è quello che siamo riusciti a fare in una congiuntura economica negativa". La campagna elettorale per le prossime elezioni politiche, dice Fini nel suo intervento, dovrà essere impostata "rivendicando i meriti di quello che abbiamo fatto". Il centrodestra, continua Fini, deve contrastare la tesi della sinistra secondo cui da quando governa la Cdl inizia il declino dell'Italia, perché, ha precisato il leader di An, "la destra governa da quella data spartiacque che è il 2001". "Non è vero - ragiona Fini - che il centrodestra ha avviato il declino. E' vero anzi che il centrodestra italiano è stato in grado di evitare che la congiuntura internazionale alimentasse il tracollo della nostra società".

La Sinistra porterebbe a una restaurazione
"Se tornasse la sinistra - afferma Fini - cercherebbe di riportare indietro le lancette dell'orologio, finirebbero per prevalere atteggiamento demagogici e populistici". "In una prima fase - argomenta il presidente di An - la sinistra cercherebbe di instaurare la restaurazione cancellando
tutte le riforme. In una seconda fase, ha ragione Follini, produrrebbe una politica schizofrenica volta ad accontentare ora questo ora quel ceto di riferimento. Senza contare che rispetto al primo governo Prodi il blocco di tipo antagonista ed estremista è più ampio. Prima c'era solo Rifondazione
Comunista al 6%, oggi ci sono Comunisti Italiani, i Verdi, il Correntone dei Ds, i movimenti. Su questioni di carattere economico non potrebbero fare che uno zapping programmatico".

Non voglio un'unità falsa ed ipocrita
"Meglio che ci sia una maggioranza a sostegno di quello che dice il presidente e una legittima minoranza, piuttosto che un'unità falsa, ipocrita, che nasconde i problemi che abbiamo". Fini chiederà la fiducia sulla sua relazione all'assemblea. "Vi ricordo che tra undici mesi si vota. E' la ragione per cui vi invito a riflettere prima di dividere il partito in una maggioranza e in un'opposizione. Naturalmente poi ognuno prenderà le sue decisioni"."Il malessere del partito non è solo organizzativo ma anche di tipo politico e lo dimostra il trend elettorale e il dato negativo delle regionali". "Con i suoi valori la destra deve saper essere plurale, aperta, ariosa. Deve essere una destra nazionale, deve avere la volontà di parlare a tutti e non solo ad una parte. E' doveroso - spiega Fini - che Alleanza nazionale sappia e voglia parlare al mondo cattolico", soprattutto in un paese come l'Italia "così fortemente collegato ai valori della dottrina cattolica". Ma "saper parlare ai cattolici - specifica Fini - non può significare essere il partito cattolico".

An si guarda solo l'ombelico
Non risparmia critiche al partito riunito per ascoltarlo. E dice che negli ultimi giorni "è stato offerto uno spettacolo non proprio edificante". "Il partito - va avanti - è apparso lacerato da lotte intestine, in perenne competizione tra dirigenti, in discussione con il leader, seppure legittimamente". "Si è provato fastidio - dice ancora Fini - per l'impressione di una An autoreferenziale, che si guarda l'ombelico e non si accorge di ciò che accade intorno. Lo dico
senza accenti paternalistici, ma per fare un invito forte ad essere chiari e intellettualmente onesti, ad assumersi le proprie responsabilità senza ipocrisie, tatticismi e senza nascondersi dietro un dito. È un dovere di tutti al quale per primo io intendo adempiere".

Governerò negando le correnti
"Se ciò che dico avrà il consenso dell'Assemblea intendo governare il partito senza le correnti. Io non faccio alcun appello allo scioglimento. Ne nego l'esistenza. Poi potranno anche continuare ad esistere". "Non è possibile - incalza il leader di An - moltiplicare per tre gli organismi perché tre sono le correnti. Non è possibile chiudere gli occhi davanti ad un dirigente palesemente incapace perché appartiene ad una corrente". "Non ci sarà monarchia. Ma chiedo la collaborazione di tutti, vi chiedo di essere dirigenti di An e non capi corrente".

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Venerdi, 1 Luglio, 2005

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------------------

Imam rapito. Sembler a Palazzo Chigi per un colloquio con Berlusconi. E' il secondo incontro negli ultimi 4 mesi

Il premier con l'ambasciatore Usa

Roma, 1 luglio 2005

Il Governo italiano non era al corrente del sequestro dell'imam egiziano Abu Omar operato a Milano dalla Cia il 17 febbraio del 2003, come si è appreso dall'informativa urgente dell'esecutivo sulla vicenda, esposta ieri al Senato ed alla Camera dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi. Per spiegare quanto accaduto, l'ambasciatore Usa Mel Sembler è arrivato poco dopo le 14.00 di oggi a Palazzo Chigi, convocato dal premier Silvio Berlusconi. Si tratta della seconda volta negli ultimi quattro mesi che il capo della diplomazia americana a Roma viene convocato da Berlusconi. Era accaduto anche nel marzo scorso dopo l' uccisione di Nicola Calipari. Le parole di Giovanardi non sono bastate all'opposizione, che ha parlato di "reticenza", mentre dagli Stati Uniti, il Washington Post ha rivelato che la Cia aveva informato i colleghi dell' intelligence italiana sui piani per il rapimento dell'imam.

Lo svolgimento di qualsiasi operazione in riferimento al rapimento di Abu Omar, ha scandito il ministro, "non è mai stato portato a conoscenza del Governo e delle istituzioni nazionali. Conseguentemente non è ipotizzabile che sia mai stata autorizzata qualsiasi operazione di questo tipo né il coinvolgimento nella stessa di apparati italiani". Quanto alle "presunte presenze occulte di soggetti appartenenti all'intelligence estera - ha spiegato Giovanardi - non si dispone allo stato di specifiche indicazioni. Nondimeno - ha aggiunto - sono in corso approfonditi accertamenti sulle possibili circostanze di ingresso ed uscita dall'Italia, così come su eventuali casi di inosservanza della normativa sul soggiorno nel Paese di cittadini stranieri". Anche questo, ha sottolineato, "costituirà oggetto di rigorosa verifica, così come la natura ed i termini di eventuali rapporti intrattenuti da soggetti nazionali con i personaggi coinvolti nell'inchiesta".

-----------------------------------------------------------------------------------------

Politica. Berlusconi: "Vinceremo le elezioni. Abbiamo perso le regionali perche' il Premier non e' sceso in campo"

Il premier, Silvio Berlusconi

Roma, 30 giugno 2005

Sono assolutamente certo, vinceremo le elezioni". Lo ha detto Silvio Berlusconi nel corso del suo intervento all'assemblea di Giovane Italia. "Non c'è dubbio che noi vinceremo alle prossime elezioni - ha ripetuto Berlusconi - E' importante offrire agli italiani un programma di riforme, ma dare anche qualche cosa di più e di nuovo. Dobbiamo lavorare tutti insieme se vogliamo essere riformisti e se vogliamo tradurre il progetto del partito in realtà". "Perr la prima volta - ha continauto il Premier - dobbiamo fare una campagna di attacco alla sinistra". Secodno Berlusconi la campagna potrebbe servirsi di "bei manifesti con scritto 'la sinistra garantirà solo conflittualità" e 'con la sinistra più tasse per tutti"'. Berlsuconi ha poi aggiunto che "la sinistra non sa tirare fuori uno straccio di programma". "C'è di buono - ha commentato - che possono scrivere ciò che vogliono, perché non dovranno realizzarlo, visto che le elezioni le vinceremo noi".

Il lavoro fatto fino ad ora
Il premier ha poi esaminato il lavoro fatto fino ad ora dal proprio esecutivo: Il Governo in questi anni ha fatto molto, "ventiquattro grandi riforme importanti" ma non è riuscito a fare di più e a farle in tempi più veloci percheé "nella coalizione non vige la regola della democrazia". Secondo Berlusconi si dovrebbe votare e trovare un accordo sulla base "di una maggioranza qualificata come quella dei due terzi o di quattro partiti su sei e poi la minoranza si deve adeguare. Oggi invece se un partito, anche piccolo è contro un provvedimento questo si arena". Un problema, secondo il premier, che si porrebbe anche per il centrosinistra nel caso "a cui non credo" in cui vincesse le elezioni. "Questo difetto delle coalizioni - spiega - non permetterebbe alla sinistra di fare nulla in politica economica ed estera. Non può contare sui voti di Rifondazione e dei cossuttiani".

La sconfitta alle Regionali
Berlusconi ha poi spiegato i motivi per cui sono state perse le elezioni regionali. Tra queste, il premier ha indicato l'insoddisfazione da parte di alcuni elettori, "un 20% che non è andato a votare per delusione rispetto al lavoro del nostro governo". Berlusconi ha quindi ribadito che la colpa principale per la sconfitta elettorale è stata del presidente del Consiglio "quando lo cito per un errore - ha detto scherzando -, lo chiamo in terza persona". "Il presidente del Consiglio - ha aggiunto - ha fatto la bella pensata di non scendere in campo direttamente. Pensate che nel 2000 avevamo organizzato la nave che ha percorso tutto il periplo della penisola, con ben 130 giornalisti a bordo. Questa volta la campagna elettorale si è svolta in sordina". Secondo Berlusconi, la sconfitta della Casa delle Libertà è stata causata anche dal fatto che "in alcune regioni non siamo stati capaci di sommare tutti i voti che non sono di sinistra, per esempio in Puglia e Piemonte".

Il premier ha ricordato che anche la sinistra non ha avuto un risultato straordinario: "Ha avuto 150 mila voti in meno rispetto al 2001. Non c'è stato travaso di voti. Molti hanno deciso di non andare a votare". Secondo Berlusconi, chi ha scelto il non voto lo ha fatto sostanzialmente per due motivi: "La maggior parte ha considerato queste elezioni solo come amministrative e non ha dato molta importanza. Pensate che dai focus effettuati la maggioranza ha dichiarato di non sapere esattamente qual e' il ruolo della Regione e ha anche dichiarato di non attribuire molta importanza se una regione e' governata da una coalizione e o dall'altra". Altra causa della sconfitta, secondo Berlusconi, sono state le divisioni interne alla Cdl: "I nostri elettori - ha spiegato - ci hanno tirato la giacca dicendoci di smetterla di litigare".

-----------------------------------------------------------------------------------------------

Politica. Ddl competitivita': si dimette il relatore. Governo ancora battuto alla Camera

La Camera

Roma, 30 giugno 2005

Ancora un "incidente" nell'iter parlamentare del ddl sulla competitività. Il Governo è stato infatti battuto ancora una volta alla Camera durante l'esame del Disegno di legge. Questa volta la Camera ha respinto un emendamento dell'esecutivo che mirava a sopprimere l'intero articolo 17 del Disegno di legge che introduce agevolazioni per il settore fieristico. E così, dopo le cinque sconfitte di ieri, arriva la sesta battuta d'arresto per il governo sul provvedimento.

Sempre in giornata, si è dimesso uno dei relatori, Guido Crosetto di Forza Italia. L'esame del ddl slitta quindi a martedì della prossima settimana.

"Sono passate due settimane, la copertura è stata cambiata sei volte e comunque non è andata bene. Ad oggi - ha detto Crosetto - il ministero dell'economia non ci ha indicato ancora una copertura per gli emendamenti ed ha escluso anche quella concordata. Preso atto dell'impossibilità di formalizzare emendamenti - ha concluso Crosetto - ho formalizzato le mie dimissioni". Gli emendamenti in questione riguardano, oltre l'indotto auto, anche gli incentivi per il gpl e il metano per autotrazione, le agevolazioni per i Comuni che ospiteranno le Olimpiadi invernali del 2006.

Homepage