Giovedi, 30 Giugno, 2005

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Energia. Dal 1 luglio bollette del gas + 3,7%. Nessun aumento per la luce

Per una famiglia media aumento annuo di 31 euro

Roma, 29 giugno 2005
Dal 1 luglio le bollette del gas aumentano del 3,7% mentre quelle della luce rimangono ferme. Ad annunciarlo e' l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas che ha aggiornato le tariffe per il trimestre luglio-settembre. Per la
famiglia con consumi medi l'aumento annuo per il gas e' di 31 euro. Lo 'stop' alle tariffe eletriche e' stato reso possibile dal decreto blocca-aumenti varato dal governo la scorsa settimana. Senza questo intervento, secondo gli esperti, le bollette della luce sarebbero potute lievitare anche fino al 4,5% sulla spinta del caro-petrolio, da mesi sopra i 50 dollari al barile, che ha provocato consistenti rialzi dei combustibili utilizzati per la produzione elettrica.

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Mercoledi, 29 Giugno, 2005

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Conti pubblici. Almunia da' tempo due anni all'Italia per rientrare nei parametri di Ma

Almunia e Siniscalco

Bruxelles, 29 giugno 2005

Il deficit italiano potrebbe salire oltre il 4% a fine 2005. E' questo l'allarme lanciatoquesta mattina dal commissario europeo agli affari monetariJoaquin Almunia . Nel corso della conferenza stampa a Bruxelles Almunia ha confermato che l'esecutivo europeo concederà una deroga di due anni al nostro paese per ricondurre con misure strutturali il deficit al di sotto del limite del 3% del PIL, come previsto dal trattato maastricht. I provvedimenti correttivi dovranno essere introdotti entro il prossimo novembre. La commissione ha raccomandato inoltre che l'Italia "miri a una riduzione cumulata del deficit strutturale di almeno l'1,6% del Pil entro il periodo previsto a fine del 2007". Il commissario Ue Joaquin Almunia si e' anche raccomandato che i provvedimenti siano di natura "strutturale" e non prevedano il ricorso a 'una tantum'.

Secondo l'analisi della Commissione europea, il deficit dell'Italia per il 2003 e 2004 e' stato "superiore ma vicino alla soglia del 3%", e il superamento nello stesso periodo "ha avuto luogo in una situazione di crescita bassa, anche se non tale da potersi qualificare come eccezionale ai sensi del Trattato".
Sulla base di queste due considerazioni, e in particolare "viste le attuali circostanze in Italia, soprattutto la debolezza ciclica dell'economia e la portata dell'aggiustamento da effettuare per portare il deficit sotto il 3%, la Commissione raccomanda di dare all'Italia fino alla fine del 2007 per correggere la propria situazione di bilancio".

Siniscalco giudica equilibrato l'esito del test
L'esito del test della Commissione Ue sui conti pubblici italiani e' "equilibrato": lo sostiene in una nota il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, spiegando che si dimostra come "disciplina strutturale dei conti e sviluppo economico non siano in contraddizione".
Positivo anche il giudizio sul tempo per il rientro dal deficit "che tiene adeguatamente conto delle condizioni economiche nel definire tempi e profilo di convergenza entro i valori di riferimento. E che permette al governo di disegnare una legge finanziaria mirata innanzitutto alla crescita in un quadro di stabilita'. Se il Consiglio Ecofin approvera', come confidiamo, questa raccomandazione, - afferma Siniscalco - sara' un risultato ragionevole per tutti".

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Martedi, 28 Giugno, 2005

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Economia. Ficht: outlook negativo per l'Italia

Domenico Siniscalco

Milano, 29 giugno 2005
L'agenzia di rating internazionale Fitch ha deciso di mutare il proprio outlook sull'Italia, portandolo da stabile a negativo.
In base a quanto contenuto nella nota siglata dall'analista Nick Eisinger "l'outlook negativo riflette un marcato deterioramento delle prospettive di crescita e delle finanze pubbliche, caratterizzate da un crescente deficit di bilancio e da un atteso incremento del debito generale".
Le finanze pubbliche gia' in difficolta' - prosegue Fitch - appaiono sotto pressione a causa di un quadro economico debole con una "recessione attesa per il 2005 e limitate prospettive di ripresa nel corso del 2006. Il deficit di bilancio - viene aggiunto - dovrebbe superare, quest'anno il 4% del Pil e, poiche' sono state escluse manovre una tantum per il 2006, potrebbe toccare il 5% del Pil il prossimo anno".
Inoltre - viene aggiunto da Fitch - "in assenza di un movimento verso grandi privatizzazioni, il debito pubblico, gia' elevato, e' atteso a crescere nei prossimi 18 mesi raggiungendo il 109% del Pil alla fine del 2006".
A giudizio dell'agenzia americana, guardando al futuro, "invertire questo genere di indirizzamenti fiscali non sara' facile, specialmente con le elezioni politiche fissate per la prima meta' del 2006 a con la pressione per la riduzione dell'Irap da parte dell'Unione Europea". La possibilita' di una ripresa - viene osservato - risulterebbe "ancora piu' difficile se intercorresse, nei prossimi 12-18 mesi una crescita nei tassi di interesse".
Gli sforzi del governo che ha avviato una serie di "aggiustamenti permanenti" sul bilancio al fine di riequilibrare l'eliminazione di una tantum - puntualizza Fitch - "sembrano ancora insufficienti e potrebbero soffrire a causa
della situazione economica debole. Vi sara' bisogno di misure addizionali - conclude la nota - per elevare la crescita economica, invertire lo scivolamento fiscale e stabilizzare il debito".

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Lunedi, 27 Giugno, 2005

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Immigrati. Sbarcano in 300 a Lampedusa. 80 le donne

Un salvataggio di immigrati ( foto d'archivio)

Lampedusa, 29 giugno 2005
Sono giunti a Lampedusa, a piu' riprese, i 300 migranti avvistati e soccorsi nella notte al largo di Linosa e piu' oltre nel Canale di Sicilia da motvedette della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera.
Il primo gruppo formato dal maggior numero di donne mai sbarcato in un'unica soluzione a Lampedusa: sono circa 80, alcune della quali incinte, giunte poco dopo le 6 di stamani. Con loro c'erano anche una ventina di bambini, molti ancora in fase di svezzamento. Poco dopo, su un'unita' della Guardia Costiera, e' arrivato sull'isola il secondo gruppo, circa 140 immigrati. Ancora una trentina sono invece rimasti sul loro barcone, che e' stato rimorchiato in porto.
Un altro intervento di soccorso era stato portato a temine nella notte a circa una cinquantina di miglia a sud di lampedusa. Ventidue persone, a bordo di un gommone, sono stati trasbordati su una motovedetta della Guardia di Finanza, con la quale in mattinata hanno raggiunto Lampedusa.
Nel centro di accoglienza dell'isola si trovano ora circa 500 immigrati. Fino a ieri mattina, quando la struttura era stata visitata da ispettori del ministero dell'Interno e da una delegazione di 12 eurodeputati della sinistra europea, gli ospiti erano 197, esattamente nei limiti della capienza.

Pisanu difende i centri di accoglienza
"I Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza, -ha detto Pisanu- non li ha inventati la legge Bossi-Fini. Questo governo li ha soltanto ereditati e migliorati, riconoscendone l'utilita'.Chi oggi vollese chiuderli con la forza deve sapere che violerebbe la legge e si esporrebbe alle conseguenti sanzioni penali. E chi, sopprimendo i Cpt, volesse cosi' escludere qualsiasi possibilita' di espellere i clandestini e, per dirla chiara, aprire indiscriminatamente le frontiere, deve sapere che cosi' metterebbe l'Italia fuori dagli accordi di Schengen". E' quanto ha affermato il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, parlando al Senato sul tema dell'immigrazione clandestina.

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Domenica, 26 Giugno, 2005

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Giustizia. Anm: no alla riforma, sciopero il 14 luglio. Castelli: "Il Parlamento decida: o la riforma o i veti"

 

"Fortissima preoccupazione"

Roma, 25 giugno 2005
I magistrati italiani sciopereranno il 14 luglio contro la riforma dell' ordinamento giudiziario. La protesta, nell'aria da giorni, è stata decisa dal comitato direttivo centrale dell'Anm riunitasi dopo la manifestazione nazionale nella sede della Cassazione. Per la seconda volta che i magistrati incrocieranno le braccia per protestare contro la riforma che porta la firma del Guardasigilli Roberto Castelli. "E' un momento di grande amarezza per l'Associazione- ha detto il presidente dell'Anm Ciro Riviezzo. - Lo sciopero è un atto estremo che avremmo voluto evitare ma non perdiamo la speranza che qualcuno in Parlamento ci faccia arrivare una parola di ragionevolezza e di buon senso".

Castelli: il Parlamento decida
"Ora sta al Parlamento decidere - commenta il ministro della Giustizia Castelli - se esercitare il potere legislativo che la Costituzione gli assegna in via esclusiva oppure se accettare i veti di forze extraparlamentari". "Questa riforma - dice il Guardasigilli - era nel programma elettorale della Casa delle Libertà che è stato votato dai cittadini e si trova all'esame del Parlamento dal marzo 2002. E' stata discussa oltre ogni misura e la magistratura ha fatto di tutto per fermarla, trovando ascolto anche all'interno del Parlamento".

Il documento
"Fortissima preoccupazione per una così grave rottura degli equilibri costituzionali". E' quanto esprimono i magistrati nel documento con il quale ribadiscono "la propria ferma contrarietà ad una pessima legge che, al di la degli intenti chiaramente punitivi dei suoi promotori, non risolve uno solo dei problemi che affliggono la giustizia, nessun beneficio porterà ai cittadini ed anzi provocherà gravissime e immediate disfunzioni nell'organizzazione giudiziaria".

I lavori parlamentari sull'ordinamento giudiziario, notano ancora i magistrati, "stanno proseguendo in questi giorni al Senato di fatto senza discussione alcuna e in mancanza di un adeguato esame di temi che incidono sull'esercizio della giurisdizione e sulle garanzie con i cittadini. Sul contenuto della riforma, in quattro anni, non si è mai realmente discusso, essendosi proceduto con blindature, maxiemendamenti, voti di fiducia e con contingentamento dei tempi, come in occasione della discussione in Senato, nella quale è stata operata la scelta di costringere il dibattito parlamentare negli angusti limiti di 'otto ore di lavori'. Non sono stati esaminati gli aspetti di incostituzionalità e ingestibilità segnalati dall'Associazione dalla cultura giuridica. Non si è tenuto conto dei rilievi formulati dal Presidente della Repubblica nel suo messaggio alle Camere. E' stato respinto, oltre a quelli presentati dall'opposizione anche un emendamento che proveniva da esponenti della stessa maggioranza e che rispondeva ad uno dei rilievi del Capo dello Stato".

Per queste ragioni, al termine dell'assemblea che ha riunito a Roma oggi 300 delegati provenienti da tutta Italia, lo sciopero diventa inevitabile. Alla giunta dell'Anm il mandato "di procedere agli adempimenti formali e al preavviso" certo, tenendo conto "dell'evoluzione dell'iter parlamentare in Senato".

Revoca improbabile
La possibilità di una revoca dell'astensione proclamata dalla magistratura si lega così a quanto nella prossima settimana deciderà il Parlamento. L'ipotesi resta sul tappeto, ma sembra, viste le posizioni assunte in questi mesi dagli esponenti politici da un lato e dalle toghe dall'altro, un'ipotesi lontana.

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Sabato, 25 Giugno, 2005

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Cdl. Berlusconi rilancia: "A luglio costituente del nuovo partito"


Il premier accelera verso il partito unico

Roma, 25 giugno 2005

Cominciare subito il progetto costituente della nuova casa comune della Cdl. Silvio Berlusconi rilancia la proposta del partito unico del centrodestra e indica un primo obiettivo: "A fine luglio si può dar vita a un comitato costituente che segni l'inizio del nostro percorso comune".

Il premier, in un messaggio inviato all'assemblea nazionale dei Club di Liberal, insiste sulla necessità di "un nuovo grande partito italiano dei moderati e dei riformisti". A luglio, suggerisce il presidente del Consiglio, si dovrà dare vita "a un comitato che segni l'inizio del nuovo percorso comune: un luogo per decidere insieme il percorso e non certo la sede costitutiva. Decideremo insieme i tempi e le forme del progetto, l'avvio di tappe intermedie come l'unificazione dei gruppi parlamentari e, infine, se il suo orizzonte conclusivo debba situarsi prima o dopo le elezioni politiche".

Il nuovo soggetto politico del centrodestra, secondo Berlusconi, "per nascere ha certo bisogno della comune decisione degli organismi dirigenti dei partiti, ma anche del decisivo apporto di movimenti, di associazioni, di club, di personalità della società civile che si riconoscono nei valori della libertà e della solidarietà, le due irrinunciabili bussole della nostra azione politica". Per Berlusconi si tratta di compiere "un passo storico per consolidare in modo definitivo la democrazia dell'alternanza e dare continuità e solidità alla nuova stagione politica da noi aperta negli ultimi dieci anni".

Adornato: partito di governo
Raccoglie immediatamente la nuova sollecitazione del premier Ferdinando Adornato, promotore dei Club di Liberal, che sottolinea: "Il partito unico del centrodestra deve essere un partito di governo, costruito sul crinale dell'incontro tra laici e cattolici. E' una grande occasione che non può essere sprecata: o noi proviamo a far diventare 'uno' cio' che oggi è plurale, oppure ci sarà una polverizzazione della rappresentanza politica".

Calderoli: ci credo poco
Conferma tutto lo scetticismo della Lega a fronte dell'ipotesi unitaria il ministro delle Riforme, Roberto Calderoli, che osserva: "Ci credo poco. Presentare un simbolo unico a poca distanza dalle elezioni determinerebbe una perdita di consensi elettorali per la poca informazione nell'elettorato stesso". Ma Berlusconi annucia di star valutando la possibilità proprio di presentare il simbolo del partito unico anche al proporzionale: "Stiamo immaginando la presentazione, anche nel canale proporzionale, di una lista comune dei partiti coinvolti nel progetto, accompagnata però dai loro storici simboli, per non rischiare di perdere anche un solo voto".

Urso: balzo verso il bipolarismo
Il viceministro alle Attività produttive, Adolfo Urso (An), sottolinea questo passaggio "per consentire a noi del centrodestra, così come alla sinistra, di fare un grande balzo in avanti sulla strada del bipolarismo". Per Urso dopo le parole "chiare e nette" di Berlusconi "si apre un nuovo grande inizio per dare una scossa al Paese. Dobbiamo lavorare da subito, perché Alleanza nazionale dia una risposta positiva".

"Dico sì ad un percorso costituente", incalza un altro esponente di An, Maurizio Gasparri, per il quale un percorso costituente non può mettere a repentaglio la nostra identità più di quanto qualche volta sia stato fatto nel partito".

Anche per il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, "adesso si deve passare alla fase più esecutiva"; resta tuttavia la perplessità su strumenti come le primarie: "O si fanno con una legge molto seria, come quella americana - sostiene Matteoli - o diventano finte primarie e io non seguo questo ragionamento".

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Venerdi, 24 Giugno, 2005

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Confcommercio. Bille': mali italiani non tutti made in China. Servono scelte impopolari. Siniscalco: terapia anticrisi

 

Sergio Bille'

Roma, 23 giugno 2005

"Le prospettive per la nostra economia sono purtroppo quelle che sono: il Pil 2005 anziché crescere diminuirà dello 0,2% rendendo cosi' palpabile lo stato di recessione". Il presidente di Confcommercio Sergio Billé nella sua relazione annuale traccia un quadro nero dell'economia italiana nel 2005: "Gli investimenti pubblici e privati diminuiranno dell'1,4%, l'export calera' del 2,3% e il saldo della bilancia commerciale rischia di essere il peggiore dal '91". Billé ha richiamato alle "proprie responsabilità" l'intera classe politica: "Smettiamola di dare sempre la colpa solo ai reggiseni, alle t-shirt e alle scarpe made in China. E' vero che incombe su di noi anche questo problema, ma i nostri malanni sono però di assai più lunga data". Billè ha chiamato in causa il governo: "O il nuovo Dpef e la Finanziaria saranno fortemente innovativi e credibili, o la strada che ci aspetta è quella di una mulattiera". E rivolto a Berlusconi ha aggiunto: i commercianti non sono più disposti a mettere la mano sul fuoco sulle promesse di riforma del governo, "ora, signor presidente, ci metta prima la sua. Poi, se tutto andra' bene, noi ci metteremo quella che ci è rimasta, visto che già ce ne siamo bruciata una".

La prima risposta del governo
"Se non riusciamo a far intravedere che c'è una luce in fondo al tunnel è difficile continuare a chiedere sacrifici alla gente", ha detto il ministro dell' Economia Domenico Siniscalco all'assemblea di Confcommercio. Siniscalco ha spiegato che "serve una politica economica nazionale. Dobbiamo concentrarci noi per primi sulle cose da fare. Non possiamo aspettarci un miracolo dall'Europa. L'Europa non può aiutarci piu' di tanto nella crescita". Per questo, "serve una terapia d'urto anticrisi per l'andamento degli ultimi sei mesi".

I commenti dell'opposizione
"Credo che da questa assemblea viene la denuncia di una assenza di politica economica, industriale e di sostegno alla produzione e allo sviluppo", ha commentato, invece, il segretario Ds Piero Fassino

Recessione
Confcommercio prevede una crescita "quasi nulla" dei consumi delle famiglie che, quest'anno, aumenteranno solo dello 0,1%. "Davvero poco, troppo poco e' stato finora fatto" dalla politica e dai poteri pubblici, ha detto Billé. "Niente catastrofismo - ha aggiunto - ma il quadro è quello che è". Da qui la proposta: "Perché tutti i settori di impresa non decidono, per qualche tempo, di rinunciare a qualsiasi forma di contributo statale, pretendendo però che, in cambio, queste risorse vengano destinate subito ad investimenti per infrastrutture? Se questa iniziativa prendesse corpo - ha detto Billé mutuando uno slogan del presidente di Confindustria Montezemolo - essa sarebbe un bel modo per fare davvero squadra fra le associazioni imprenditoriali".

Futuro incerto
Secondo il presidente di Confcomercio, si prospettano "giorni duri, anzi durissimi per tutti". Nonostante il quadro sia nero, comunque, Bille' ha aggiunto: "Proprio non ci sto a considerare ineluttabili questi eventi. Non siamo ancora morti". E ancora: "Niente e' perduto, se imprese e sindacati, mettendo da parte egoismi corporativi, scenderanno in campo con piu' coraggio, con piu' decisione e con maggiore senso dello Stato. E' un momento, insomma, nel quale la forza della ragione e l'etica delle responsabilita' devono, in tutti, prevalere".

Chi paga il federalismo?
Il federalismo è "una suggestiva ed importante riforma, che pero' si regge ancora su una gamba sola. Le manca l'altra: i settanta miliardi di euro necessari per realizzarla". Billé ha poi ironizzato sulle risorse pubbliche da destinare alla riforma federalista. "Per uno Stato - si dira' - che ha sulle spalle un debito di millequattrocentoquaranta miliardi di euro- sono parole di Bille' - cosa volete che siano settanta miliardi di euro?". Ma al di la dell'ironia, il presidente della Confcommercio ha sottolineato che "settanta miliardi equivalgono a cinque punti di un Pil che, dal 2001 al 2004, e' riuscito a crescere solo del 3,7%".

Burocrazia paralizzante
A testimonianza degli ostacoli, dei "ceppi di un'inconcludente burocrazia", Bille' ha fatto l'esempio di un imprenditore italiano - che produce macchinari tessili e che ha appena impiantato un'azienda alla periferia di Shanghai - ha raccontato che gli sono bastati quaranta giorni, tutto compreso, per avere i nullaosta necessari per dar corso alla sua attivita'. Secondo il presidente della Confcommercio, "dopo il varo del decreto per la competitivita' - impegno importante, anche se da solo non risolutivo, che il governo ha onorato - abbiamo ora, in Italia, molte e nuove norme in materia di semplificazione e accelerazione dei procedimenti amministrativi". "Il problema e' ora di vedere se e come potranno funzionare". E sempre in tema di pubblica amministrazione, Bille' ha lamentato come "la macchina della giustizia continua - per parte sua - ad accumulare ritardi: non bastano otto anni per portare a termine un processo civile e ce ne vogliono almeno cinque - in sede penale - per passare dal primo al secondo grado.

Follie europee
"Questa Europa non ci sta proprio più a misura", ha detto il presidente di Confcommercio, puntando il dito contro l'Unione Europea e criticando, in particolare, le decisioni "incongrue" di destinare il 40% del proprio budget al settore dell'agricoltura pur rappresentando esso ormai solo il 2% degli occupati dell'eurozona.

Nel suo intervento all'assemblea generale della confederazione, Bille' ha infatti ricordato che tra il 1990 e il 2003 l'Ue ha destinato all'agricoltura "il 58% del totale delle contribuzioni previste per l'Italia". Un'Europa, quindi, che per il Presidente della Confcommercio non sempre risponde alle esigenze delle imprese e dei cittadini dei singoli paesi. "La verita' - ha detto - è che per molti italiani il matrimonio con l'Europa ha avuto lo stesso accidentato percorso di quei matrimoni che, una volta, si usavano fare per corrispondenza". Riferendosi alla moneta unica, poi, Bille' pur sottolineando che "sarebbe folle pensare oggi di divorziare dall'euro", ha ammesso che "per il modo in cui è stata introdotta ha prodotto danni a tutto il mercato e non solo ai consumatori".

Per Billé "sarebbe stato opportuno mantenere una circolazione in parallelo di euro e lira per un periodo assai più lungo di tempo".

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Giovedi, 23 Giugno, 2005

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Maturita'. Seconda prova, Tacito al classico

Un problema a scelta su due nella prova dello scientifico

Milano, 23 giugno 2005

Anche oggi il web non ha tradito. In tarda mattinata il ministero dell'Istruzione ha confermato che era Tacito l'autore proposto per la prova di latino al liceo classico. Il brano scelto per la seconda prova scritta è "Caso e necessita"'(Annales,6,22).

Le prime indiscrezioni sono circolate questa mattina sui forum dei siti web degli studenti dopo le 8.30. Le stesse fonti davano il testo della prova di matematica per i licei scientifici: un problema, su due proposti, e cinque quesiti su dieci.

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Mercoledi, 22 Giugno, 2005

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Unione. Bassolino: il crimine non e' solo figlio della poverta'. Basta con le assoluzioni di deliquenti

Antonio Bassolino

Napoli, 23 giugno 2005

"Basta con i facili sociologismi: bisogna convincersi una volta per tutte che il crimine non è soltanto figlio della povertà. Spero che la sinistra l'abbia finalmente capito", dice il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, in un' intervista al Corriere della Sera dopo i fatti di cronaca nera degli ultimi giorni nel Napoletano.

"Esistono delle leggi e vanno rispettate, senza nascondersi dietro alibi di comodo - aggiunge - Conosco migliaia di persone che abitano a Scampia e non per questo si sentono autorizzate a commettere reati. Chi con troppa superficialita' impartisce assoluzioni sociali ai delinquenti offende tutti quei cittadini che, a costo di duri sacrifici, scelgono ogni giorno di vivere nella legalità".

"Come sottolinea anche Cofferati, la realtà è cambiata e non possiamo leggerla con una sola lente. Dire che la criminalita' germoglia piu' facilmente nell'emarginazione e nel disagio mi sembra perfino ovvio. Siamo tutti d'accordo sul fatto che prevenzione e repressione debbano camminare sempre con lo stesso passo. Non sono convinto, invece, che esista un rapporto meccanico di causa-effetto fra degrado e illegalità. (...) La camorra si regge sul mito del "tutto e subito". In un solo giorno, uno spacciatore qualunque intasca quanto un impiegato racimola durante un intero anno di lavoro. Di cosa parliamo, allora? Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realta' e riconoscere che, oggi, i criminali sono ricchi e spietati. Il resto appartiene a un copione ormai ingiallito".

"Un buon punto di partenza sarebbe quello di considerare la sicurezza, e piu' in generale la difesa della legalita', un nuovo diritto di cittadinanza. Il passo successivo dovrebbe essere un attento riesame della normativa in vigore, dedicando grande attenzione alla certezza della pena. Faccio un esempio: uno dei rapinatori catturati lunedi' sera durante la rivolta contro i poliziotti era gia' stato arrestato il 6 giugno scorso. Ma ventiquattr'ore dopo, grazie al patteggiamento, era di nuovo libero. Libero di tornare a commettere gli stessi crimini per i quali era stato acciuffato e condannato. Dinanzi a storie del genere, e' difficile trattenere lo sconcerto: si rischia di alimentare l'idea che l'illegalità paghi".

"Il legislatore deve capire che, oggi, reati come gli scippi e le rapine incidono sulla convivenza civile in maniera decisamente piu' drammatica rispetto al passato. Purtroppo, ormai, la posta in gioco non è soltanto un portafoglio o una borsetta, ma la vita stessa delle persone. Che non può essere oggetto di baratto in un'aula di giustizia", conclude Bassolino.

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Martedi, 21 Giugno, 2005

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Immigrazione. Pisanu: "Non si possono equiparare i clandestini ai criminali"

 

Il ministro dell'Interno

Roma, 23 giugno 2005
Riferendosi a recenti fatti di cronaca, come l'omicidio di Varese e le violenze sessuali di Milano e Bologna, e rispondendo ad un'interrogazione della Lega Nord, il ministro dell'Interno ha detto oggi che "l'equivalenza tra immigrazione clandestina e criminalità non ha fondamento e non può avere ascolto in un paese civile come il nostro".

Durante il Question Time Giuseppe Pisanu ha ricordato come "il sistema (di sicurezza) sta funzionando e perciò non sembra opportuno sottoporlo a sterzate improvvise (come aveva chiesto la Lega Nord) neppure di fronte a fatti gravissimi, per altro, immediatamente puniti, a conferma dell'efficienza dei dispositivi di sicurezza". Il responsabile del Vimimale, comunque, ricorda come i dispostivi di sicurezza "vengono continuamente adeguati all'evolversi del rischio e perciò sono sempre possibili significative innovazioni".

Il ministro ha aggiunto che comunque, "in Italia si può immigrare solo alle condizioni stabilite dalle norme interne ed internazionali. Chi intende violarle sappia che prima o poi verrà raggiunto dalla forza dello Stato".

Per Pisanu, "non bisogna dimenticare che l'espulsione fa parte di un articolato dispositivo di sicurezza rivolto, nel suo insieme, contro gli esiti più gravi dell'immigrazione clandestina: lavoro nero, la prostituzione, la violenza, la criminalità".

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Fiat. Montezemolo: alleanze prioritarie per il futuro dell'Auto. Piazza Affari apprezza

Luca Cordero di Montezemolo

Torino, 23 giugno 2005

Dopo un anno "difficile ma positivo", Fiat deve puntare sulle alleanze, in particolare nel settore auto. Quasi rispondendo alle indiscrezioni raccolte con favore negli ultimi giorni da Piazza Affari, il presidente del Lingotto Luca Cordero di Montezemolo ha aperto a Torino l'assemblea dei soci Fiat definendo le alleanze "la priorità assoluta per le auto".
"Alleanze industriali e commerciali".

"Sono fermamente convinto che nella seconda parte dell'anno avremo miglioramenti nei volumi e nei numeri, grazie alla Punto , alla 159, alla Croma e a tutto ciò che è stato messo in cantiere", ha detto Montezemolo. Nei primi tre mesi del 2005 l'azienda ha saputo reagire alla forte flessione dei mercati, proseguendo sulla via del risanamento, gli ha fatto eco l'ad della Fiat, Sergio Marchionne, nella relazione introduttiva all'assemblea dei soci. E' possibile, ha detto Marchionne, "confermare tutti gli obiettivi che ci siamo dati a livello di gruppo per il 2005".

Marchionne ha ribadito che il gruppo potrà tornare "ad un risultato positivo già da quest'anno, grazie al contributo delle componenti straordinarie, realizzando contemporaneamente un cash flow industriale di circa 2 miliardi di euro". Il 2006, ha detto Marchionne, "sarà il primo anno in cui l'azienda conseguirà, senza componenti straordinarie, un utile netto che prevediamo superiore a 700 milioni di euro. L'anno prossimo anche il cash flow operativo di gruppo dovrebbe essere positivo e il debito iondustriale netto essere non superiore al patrimonio netto". Per il 2006 "crediamo di poter registrare un utile netto di 1,6-2 miliardi di euro e un margine operativo del 5-6%".


Immediata la reazione dei meercati. A Piazza Affari i titoli Fiat dopo qualche incertezza in apertura di mercato si sono mosse con decisione al rialzo, con il prezzo salito fino a 6,225 euro.

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Lunedi, 20 Giugno, 2005

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Lega. Bossi a Pontida: sapevo che sarebbe fallita l'Europa. Il nostro partito unico si chiama Lega

Umberto Bossi

Pontida, 19 giugno 2005
Il momento tanto atteso dal popolo padano è giunto. Umberto Bossi ha rimesso, ufficialmente, piede sul 'sacro suolo' di Pontida, la città del giuramento. Poi Bossi è salito sul palco, accompagnato dalla moglie Manuela, e ha cominciato a parlare. "E' stato un anno difficile, che ho superato grazie alla Lega e ai militanti della Lega che mi hanno accompagnato ospedale per ospedale", ha esordito. "Sapevo di non essere solo", ha aggiunto il leader della Lega Nord tra un tripudio di applausi e di evviva.

"Sapevo che sarebbe fallita l'Europa, noi abbiamo lottato per le nostre imprese, per difenderle dalla concorrenza asiatica. Noi abbiamo lottato contro l'Europa che voleva la pedofilia e abbiamo vinto", ha aggiunto

"Noi il partito unicoce l'abbiamo già, si chiama Lega". Umberto Bossi ha concluso così inneggiando alla Padania libera il suo breve intervento che segna il suo ritorno sulla scena politica. Le decine di migliaia di militanti sventolano bandiere, gridano slogan, lanciano in aria fumogeni di colore verde. Il leader della Lega fa fatica a parlare, sono ancora evidenti i segni della malattia. "La mia fede non è stata scalfita dalla malattia. Sono venuto per sguainare la spada della libertà dei popoli che fu di Alberto da Giussano".

Calderoli: meglio la doppia circolazione lira-euro
Sul prato di Pontida viene distribuita una intera collezione della lira. In una cartella con la scritta 'per ricordare la lira' sono state inserite copie delle vecchie banconote da una lira, da diecimila lire, da mille lire, e l' intera serie che risale anche ai primi anni della Repubblica.

"Credo che l'ipotesi più praticabile sia la doppia circolazione". Roberto Claderoli, dal prato di Pontida, sottolinea che la doppia circolazione di lira e euro è l'ipotesi migliore per l'Italia. I militanti, intanto, stanno votando proprio su queste ipotesi. Calderoli, poi, dice che occorre riconsiderare "tutto da Maastricht in poi, partendo dall'euro che ha reso tutti più poveri". E sulla doppia circolazione il ministro delle Riforme spiega che la "moneta nazionale verrebbe usata per la circolazione interna, mentre l'euro per il commercio, per il turismo, per il pagamento degli interessi".

Coniato il 'neuro'
"Il neuro - ha detto Calderoli - rappresenta tutto ciò che non è stato fatto, che dovrà essere fatto. Abbiamo usato le 2 e le 5 mila lire per ricordare quello che volevamo. Il neuro per dimostrare il gesto da pazzi che abbiamo fatto entrando nella moneta unica".

La Lega ha coniato anche una moneta da 2 euro per il ritorno di Umberto Bossi. Il conio è stato promosso dall'associazione collezionisti padani e la moneta raffigura su una facciata Umberto Bossi e sull'altra l'Europa.

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Cronaca. Ore contate per gli aggressori della ragazza violentata in pieno giorno a Bologna

E' accaduto nel parco di Villa Spada a Bologna

Bologna, 19 giugno 2005
Ore contate per gli aggressori, probabilmente rumeni, della 15enne bolognese che ieri pomeriggio, intorno alle 17, e' stata sequestrata e violentata a turno sotto gli occhi del fidanzatino 17enne che i due avevano immobilizzato
minacciandolo con un taglierino. La polizia sarebbe infatti sulle tracce dei due stranieri che hanno aggredito i due ragazzi nel parco di Villa Spada a Bologna.
I due, circa trent'anni, avevano bloccato la coppia di giovanissimi nel pomeriggio di ieri. La coppietta si era appartata in un luogo isolato del parco di via Saragozza a Bologna. Gli aggressori, minacciando i ragazzi con il taglierino, si sono fatti seguire in una zona ancora piu' appartata del parco, nascosta tra gli alberi. Mentre uno di loro teneva fermo il ragazzo, l'altro abusava della 16enne. Poi si sono scambiati di ruolo.
Dopo aver violentato a turno la ragazzina, i due stranieri hanno rapinato lei e il fidanzato di alcuni oggetti personali e sono quindi fuggiti a bordo di uno scooter. Mentre si allontanavano, peraltro, gli aggressori sono stati notati da alcuni testimoni.
A quel punto la 16enne e il 17enne sono riusciti ad allontanarsi dal parco richiamando anche alcuni passanti e ad avvisare dell'accaduto i genitori e la polizia. Giunti sul posto i soccorsi, la 16enne e' stata portata in ospedale, dove e' stata visitata e medicata.
Della vicenda, su cui indaga la squadra mobile di Bologna, si sta occupando la pm Licia Scagliarini. Nella serata di ieri i due ragazzini sono stati ascoltati dal pubblico ministero della procura presso il Tribunale dei Minori di Bologna.

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Domenica, 19 Giugno, 2005

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Caso Sofri. Castelli: "Finche' avro' responsabilita' non firmero' la grazia"

Il ministro Roberto Castelli

Pontida, 19 giugno 2005
"Fino a che dovrò condividere la responsabilità di questo atto non firmerò". E' quanto ha dichiarato il ministro della Giustizia Roberto Castelli dal palco di Pontida a proposito della questione del potere di grazia, ritornato d'attualità dopo che il capo dello Stato ha sollevato davanti alla consulta il conflitto di attribuzione.

"Sul principale quotidiano italiano - ha detto Castelli - abbiamo assistito ad un condannato per omicidio che ci dava lezioni di etica e di diritto". "Senza mai nominarlo, Castelli si è riferito ad Adriano Sofri stigmatizzando quella che secondo lui è una rivendicazione da parte dell'ex leader di Lotta continua del "diritto di poter uccidere senza poi pagare pienamente la pena".

"Nel mondo alla rovescia dei massocomunisti puoi ammazzare e tornare in libertà dopo poco tempo e senza scontare la pena", ha continuato il Guardasigilli, tra gli applausi del popolo leghista. "Io e la Lega non siamo d'accordo", ha detto Castelli mentre le camicie verdi urlavano "non firmare, non firmare".

"Non è facile tenere questa posizione. Sono quotidianamente insultato, criticato, denunciato", ha raccontato il Guardasigilli. "Pensano che essendo tutti contro uno alla fine cederò. Sbagliano, sono in tanti ad essere con noi", ha concluso Castelli.

Lasciando il prato di Pontida, Castelli ha voluto rassicurare i cronisti: "I miei rapporti con Ciampi sono ottimi. I rapporti tra istituzioni non sono come quelli tra vicinato". Castelli ha quindi spiegato che, nel suo discorso dal palco, non ha attaccato nessuno: "non ho attaccato nessuno - ha detto - e la mia posizione in materia e' talmente dentro la Costituzione che bisogna ricorrere alla Corte per decidere".

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Sabato, 18 Giugno, 2005

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Mastercard. 40 milioni di carte a rischio frode (Financial Times)

Il logo Mastercard

Roma, 18 giugno 2005
Mastercard lancia l'allarme: 40 milioni di carte di credito sono a rischio frode. La seconda società più importante del mondo nel settore delle carte di credito ha comunicato che, a causa di una falla nel sistema di sicurezza, più di 40 milioni di carte potrebbero essere state esposte a frode. Lo ha riferito il Financial Times spiegando che si tratta del caso più serio verificatosi fino ad ora: potrebbero essere state violate informazioni finanziarie e personali protette dei clienti.

La stessa Mastercard ha dichiarato che circa 13,9 milioni delle carte a rischio erano carte identificate. Il problema si sarebbe verificato in un'azienda dell'Arizona, CardSystem Solutions, che si occupa di transazioni finanziarie per Mastercard, la quale, secondo il Ft, non ha voluto fornire alcun commento.

Ma sono sempre più numerosi i problemi rilevati nei sistemi di sicurezza. Già all'inizio di questo mese la Citibank aveva perso i dati di quasi 4 milioni di clienti che non erano stati criptati. Intanto sul caso si scatena il dibattito in Congresso e nella Commissione Federale del Commercio, mentre aumentano le pressioni sui legislatori americani per una normativa più rigida.

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Venerdi, 17 Giugno, 2005

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Ue. "Vergogna" per il vertice fallito. Fini: la crisi e' politica. Maroni: l'Europa ha chiuso per fallimento

Il ministro degli Esteri Fini

Roma, 18 giugno 2005
Per l'Europa comunitaria è stato un colpo duro, più di un nuovo "no" a un altro referendum. Il Vertice dei capi di Stato e di governo di Bruxelles è finito drammaticamente, la notte scorsa, con un mancato accordo dei Venticinque sul bilancio 2007-2013 dell'Ue.

Il presidente di turno lussemburghese del Consiglio europeo, Jean-Claude Juncker, e il presidente della Commissione, José Barroso, hanno preso atto della sconfitta, usando parole insolite per una conferenza stampa dell'Ue: "tristezza", "delusione", "scoramento", e poi la più dura di tutte: "vergogna".

Da una parte, la Gran Bretagna di Tony Blair, arroccata a difesa del proprio "sconto" sul bilancio comunitario, e l'Olanda di Jan-Peter Balkenende. Dall'altra, la presidenza di turno lussemburghese e la Commissione europea, la Germania e la Francia, e anche la Spagna e l'Italia e tutti gli altri, compresi, sorprendentemente, i 10 nuovi Paesi membri, protagonisti di un tentativo in extremis di salvataggio dell'accordo.

Fini: è sterile cercare un colpevole
Per il ministro egli Esteri, Gianfranco Fini, "la crisi dell'Ue non è finanziaria, è politica" ed è "sterile" ricercare "un colpevole cui addossare la responsabilità". All'indomani del fallimento del Consiglio europeo, Fini ha osservato che "il mancato accordo di Bruxelles non impedisce all'Ue di continuare a funzionare, ma dimostra che l'Europa rischia di perdere il suo fascino ideale".

"Molti governi sono sempre meno disposti a sacrificare i loro interessi nazionali nel nome dell'integrazione europea - ha osservato il titolare della Farnesina - non è egoismo, ma crisi di fiducia. E' sterile cercare un colpevole cui addossare la responsabilità". "Blair ha difeso il suo rimborso esattamente come Chirac ha fatto per la politica agricola comunitaria e come noi abbiamo fatto per le politiche di coesione territoriale - ha ricordato Fini - bisogna comprendere che la crisi dell'Ue non è finanziaria, è politica". Per il ministro degli Esteri "all'Europa occorre dare una nuova prospettiva strategica ancor prima che un nuovo bilancio".

"Di certo - ha aggiunto - la doppia bocciatura franco-olandese della Costituzione non aiuta, ma per uscire dall'impasse non serve meno Europa. Semmai ne serve di più e soprattutto di più alto livello ideale e politico".

Maroni: serve un modello alternativo
"Ieri e oggi l'Europa ha chiuso per fallimento". Così il ministro del Welfare, Roberto Maroni -ha commentato l'esito negativo del vertice Ue a Bruxelles. Alla vigilia del raduno di Pontida, Maroni sottolinea come il modello europeo fin qui seguito "è stato sbagliato" e come serva "un modello alterativo": "Questa - spiega - è la lezione che viene da Bruxelles". Il ministro del Carroccio, quindi, annuncia come domani a Pontida la Lega lancerà "proposte e iniziative su euro, Europa e lira".

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Giovedi, 16 Giugno, 2005

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Conti pubblici. Berlusconi: smettiamola di preoccuparci, l'economia tiene

Silvio Berlusconi

Bruxelles, 16 giugno 2005


"Non capisco queste preoccupazioni, c'e' tutta l'Europa che non si sviluppa - ha affermato Berlusconi - la nostra situazione tutto sommato e' migliore di quella di altri paesi, tra cui i due giganti che sono la Francia e la Germania". "Dobbiamo prendere dei provvedimenti e li stiamo prendendo, con prudenza e con pazienza", ha assicurato il premier. "Noi faremo bene come sempre, senza preoccupazioni - ha insistito Berlusconi incalzato dalle domande dei giornalisti riguardo i provvedimenti da assumere per ottemperare alle richieste della Commissione - e smettiamola di preoccuparci, noi abbiamo un sommerso del 40%, ma vi sembra che la nostra economia non tenga? Ma andiamo...".

Berlusconi ha sottolineato che il vertice Ue di oggi e domani, a Bruxelles, non si occuperà della procedura contro l'Italia: "No, di questo non se ne parla".
Secondo il premier si tratta di "uno scontro contabile: ci sono diverse interpretazioni delle norme contabili".


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Marcoledi, 15 Giugno, 2005

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Fini chiede "cosa c'entra la politica con i quesiti referendari".

AN, in discussione la leadership di Fini

Roma, 14 giugno 2005

Fini chiede "cosa c'entra la politica con i quesiti referendari". Prodi che "l'abbiamo preso come un referendum sui temi, nessuno puo' trarne conseguenze politiche". Ma l'esito referendario, con appena un italiano su quattro che è andato a votare, non pare avaro di spunti destinati a ripercuotersi sugli equilibri interni a coalizioni e partiti. a cominciare da AN, dove Gianni Alemanno si è dimesso dalla carica di vicepresidente.

"Il referendum - ha detto il ministro - ha segnato la vittoria di quei valori in cui l'Italia e la societa' civile italiana oggi si riconosce. All'interno del nostro partito il vertice si è discostato da questo orientamento e non ha saputo garantire un idoneo dibattito interno. Dobbiamo aprire una pagina nuova, non possiamo far finta che non sia successo niente". Anche Mantovano si e' dimesso dall'esecutivo di An, ma per La Russa, Landolfi e Urso non è in discussione la leadership del partito. Fini non si dimette e conferma: "La mia e' stata una scelta etica. Personalmente - spiega - non mi sono mai chiesto se votare fosse politicamente utile. Ero e resto convinto che fosse moralmente giusto, per tutelare la ricerca scientifica e la salute della madre. Dopo l'esito del referendum non ho cambiato idea e non sara' qualche polemica politica a turbare la certezza che ho di essere in pace con la mia coscienza". Fini assicura quindi di "non aver la pretesa di imporre ad altri il suo punto di vista, ma non vedo perche' avrebbero dovuto imporre a me comportamenti diversi". "Fini non esce delegittimato dall' esito dei referendum", si affretta a dichiarare Ignazio La Russa. Ma l'ufficio di presidenza convocato per mercoledì e l'Assemblea nazionale del 2 e 3 luglio si annunciano agitati. Le posizioni tra Fini e Alemanno sembrano ormai distanti e le dimissioni del leader della destra sociale minano l'equilibrio raggiunto al vertice del partito con il cosiddetto triunvirato, composto oltre che da Alemanno anche da Ignazio La Russa e Altero Matteoli.

"Il 12 e il 13 giugno non sono la rivincita su Porta Pia ma la vittoria del buon senso, da gestire con grande sobrietà e misura", commenta Marco Follini (Udc). "E' la vittoria di un'Italia profonda - continua il segretario dell'Udc - che non si mette in vetrina ma custodisce i valori del buon senso e della prudenza. Un paese che tanti dirigenti politici con una comune estrazione di centro, benché appartengano a schieramenti diversi sono riusciti ad interpretare un po' di piu' e un po' meglio di altri. (...) Non vedo il bipolarismo come una sfida che avviene a cavallo della morale. Non ci sono i campioni della virtu' e gli alfieri del vizio. Ne', tantomeno, penso che la linea di confine tra i due schieramenti passi attraverso le categorie dei laici e dei cattolici. Questo voto non e' la breccia di Porta Pia all'incontrario. E non e' la rivincita degli anni Settanta. La Chiesa ha espresso il suo punto di vista, coerente con la sua dottrina. Ma la vittoria dell'astensione non è la vittoria dell'integralismo. Non e' per questo che è stata costruita, non è questa la prospettiva. (...) Molti dirigenti politici di marca centrista hanno dimostrato in questi giorni una forte capacita' di interpretazione dell'anima del paese, e tra questi ci metto anche Berlusconi".

Nell'Unione, sconfitto l'impegno di Fassino per il sì, non esce dal voto immune da critiche di più esponenti dell'Unione neppure Romano Prodi, che si difende dalle accuse di mimetismo sui quesiti referendari: il voto era "su un tema profondo che riguarda le nostre convinzioni di fondo e non lo abbiamo mai voluto politicizzare e non puo' essere politicizzato".

"Sapete benissimo - ha aggiunto Prodi - che avevo ripetutamente chiesto un riesame parlamentare della legge dato che io ero contrario e lo dichiarai fin dall'inizio che non si doveva affrontare un problema cosi' complesso con un referendum. Questo non è stato concesso. Siamo arrivati al referendum, e come in tutti gli ultimi referendum non si è raggiunto il quorum. Quindi io ne traggo una conseguenza importante: noi dobbiamo fare una riflessione sull'istituto referendario".

Ma Clemente Mastella avverte: questo voto crea molti problemi all'Unione, se non fosse stato per l'Udeur e per Rutelli ora il centrosinistra sarebbe minoranza nel paese. Difende la sua scelta Fassino: è stata una battaglia giusta, spiega, i Ds si batteranno per migliorare la legge in Parlamento. Rutelli, il vero vincitore nel centrosinistra, si schernisce: "Hanno vinto gli italiani. Ognuno di noi ha espresso liberamente le proprie convinzioni e credo che, come avviene in tante circostanze importanti, si sia espresso il popolo con la sua saggezza". Rutelli si dice convinto che "sarà possibile già da domani lavorare insieme per migliorare la legge senza stravolgerla perche' il giudizio degli italiani è chiaro".

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Martedi, 14 Giugno, 2005

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Referendum. Fini e Prodi: nessuna conseguenza politica. Rutelli: la legge 40 puo' essere migliorata


Giustizia. Ciampi solleva davanti alla Consulta il conflitto sul potere di grazia. Bompressi: era ora

 

Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi

Roma, 13 giugno 2005

Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha sollevato conflitto di attribuzioni, davanti alla Corte Costituzionale, sui poteri di grazia attribuiti al Capo dello stato. La vicenda prende, presumibilmente, spunto dal caso Sofri e dalle posizioni assunte in merito dal Guardasigilli, Roberto Castelli.

Castelli: farà chiarezza
"Accolgo con favore l'iniziativa che farà chiarezza una volta per tutte sulla natura del potere di grazia". Così il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha commentato la decisione del presidente della Repubblica . "In questo modo - aggiunge il Guardasigilli - ciascuno potrà assumersi finalmente le proprie responsabilità".

Bompressi: era ora
"Era ora. Sono contento e sottolineo: era ora". Così Ovidio Bompressi, condannato a 19 anni, nove mesi e otto giorni per l' omicidio del commissario Calabresi, commenta l' iniziativa di Carlo Azeglio Ciampi di sollevare davanti alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzione tra poteri dello stato riguardo alle prerogative del presidente della Repubblica sulla grazia. L' iniziativa di Ciampi nasce proprio dalla ferma posizione del ministro della giustizia Castelli di non compiere un gesto di clemenza nei confronti di Bompressi.

Pannella: finalmente
"Finalmente!". Così il leader dei Radicali Marco Pannella, che l'anno scorso fece uno sciopero della fame e della sete per il caso 'Ciampi, Sofri e Costituzione liberi!', commenta la decisione del Quirinale di sollevare un conflitto di attribuzione di fronte alla Consulta sul potere di grazia in relazione ai casi di Ovidio Bompressi e Adriano Sofri. "In questa settimana - ricorda Pannella - avevo fatto in due occasioni in tv il nome di Sofri come emblematico della mala giustizia italiana".

La Russa: necessaria interpretazione definitiva
Il presidente della Repubblica "ha fatto bene a sollevare il conflitto di attribuzione presso la Consulta, così si capirà se la grazia è un potere duale o una prerogativa del Quirinale". Lo ha detto il vicepresidente vicario di An, Ignazio La Russa. "E' un tema controverso - ha rilevato La Russa - interpretato dalla maggioranza dei costituzionalisti come un potere duale. E' giusto che Ciampi abbia compiuto questo passo, perché era necessaria una interpretazione definitiva". Sul merito, ha poi aggiunto La Russa, "noi abbiamo sempre detto che per concedere la grazia occorresse la domanda di un soggetto terzo rispetto a chi la concede. A maggior ragione - ha concluso l'esponente di An - la nostra posizione verrebbe avvalorata se la grazia fosse una prerogativa esclusiva del presidente della Repubblica".


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Scanzano. Nucleare e voto truccato: 15 arresti. In manette anche il sindaco

Carabinieri

Scanzano Jonico, 14 giugno 2005
Concussione, corruzione, violenza privata e violazione della legge elettorale - reati attuati ricorrendo al metodo mafioso - sono le accuse nei confronti del sindaco di Scanzano Jonico (Matera), Mario Altieri (An), di un consigliere provinciale, di funzionari pubblici e altre persone, che i Carabinieri del comando provinciale di Matera stanno arrestando dall' alba di oggi.

Le indagini dei Carabinieri e del Corpo forestale dello Stato sono state coordinate dal Procuratore della Repubblica presso la Direzione distrettuale antimafia di Potenza, Giuseppe Galante, e dal sostituto, Felicia Genovese. Si riferiscono alla vicenda che, nel novembre 2003, vide Scanzano Jonico al centro di dure proteste contro la decisione del Governo - poi ritirata - di situarvi il deposito unico nazionale delle scorie radioattive; e alle recenti elezioni regionali, che in Basilicata si sono svolte il 17 e 18 aprile scorso.

In entrambi i casi - secondo l' accusa - Altieri fu al centro di intrecci "politico-criminali": a Scanzano, il 18 aprile, i Carabinieri intervennero e posero sotto sequestro alcuni seggi elettorali. Gli arresti in corso di esecuzione sono stati disposti dal gip distrettuale, Gerardina Romaniello. Il consigliere provinciale arrestato è Carmine Sabatino Casulli (An). Le accuse si concentrano, in particolare, su Altieri, che avrebbe favorito e sfruttato un "clima di omertà " nel comune da lui amministrato.

All' epoca dell' individuazione di Scanzano Jonico come sito unico nazionale delle scorie nucleari, il sindaco avrebbe utilizzato personaggi appartenenti a clan mafiosi per mettere a tacere il dissenso contro di lui.

La seconda vicenda si riferisce a presunti brogli elettorali programmati e attuati, a Scanzano Jonico, nelle elezioni regionali dell' aprile scorso. Dopo il sequestro di alcuni seggi, Altieri scoprì di essere intercettato e quindi dell' esistenza di un' inchiesta della magistratura e - sempre secondo l' accusa - cercò in qualche modo di mitigare la sua posizione

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Lunedi, 13 Giugno, 2005

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Referendum. Quorum insufficiente: secondo i dati parziali, l'affluenza al 25,0%. Capezzone: abbiamo perso pesantemente

Il dato sull'affluenza divide l'Italia

Roma, 13 giugno 2005

I primi dati ufficiali del Viminale indicano che il quorum sui referendum per la procreazione assistita non è stato raggiunto. L'affluenza in Italia è stata del 25,0% degli aventi diritto al voto. Dal computo sono esclusi gli italiani all'estero. Il dato si riferisce a 64 province su 110.

Alle 22 di ieri aveva votato appena il 18,7%, escluse Emilia e Toscana. Il minimo storico è stato registrato al Sud. Scarsa l'affluenza anche degli italiani all'estero: sul referendum si è espresso solo il 20% degli aventi diritto.

La possibilità di una vittoria dell'astensione, è emersa già alle 12 ieri quando è stato diramato il primo dato sull'affluenza. Solo il 4,6% degli aventi diritto si era recato alle urne: una percentuale bassissima se si pensa che il 15 giugno del 2003, durante il referendum sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, alle 22 della domenica aveva votato 17,5% degli aventi diritto e il lunedì si riuscì ad arrivare solo al 25,7%.


Ed infatti già arrivano i primi commenti di esponenti politici su un dato (la vittoria del fronte antireferendario che si è appoggiato sull'astensionismo) che pare certo.


Capezzone: abbiamo perso pesantemente
"Diciamolo con semplicità e chiarezza: Abbiamo perso, e abbiamo perso molto pesantemente". Lo scrive Daniele Capezzone, segretario di Radicali italiani, nell'editoriale di Notizie Radicali e aggiunge: "Si tratta di un voto che resterà nella storia per qualche decennio, andando ben al di là delle cronache politiche di giornata. E per questo, occorre prepararsi ad una riflessione critica severa, anche spietata, per capire cosa sia davvero successo nel profondo della società italiana".

Pannella: sono deluso
Marco Pannella, leader dei Radicali, dice di non essere deluso per la bassa affluenza alle urne. Pannella spiega che "il 40% di votanti era un obiettivo già molto difficile, come ho avuto il modo di dichiarare anche nei giorni scorsi".


Caldarola: non ha vinto Ruini
"Non credo abbia vinto il cardinal Ruini, in questa campagna referendaria ha disperso gran parte del suo carico di simpatia", osserva invece il deputato dei Ds, Peppino Caldarola. Per Caldarola "si profila un risultato tra i peggiori che potessimo immaginare. Un vero disastro". Tuttavia, ha aggiunto, "al cardinal Ruini vorrei chiedere maggiore prudenza, perché rischia di creare un solco nel paese.


Biondi: sconfitte le interpretazioni liberali dei rapporti tra Stato e Chiesa
"E' una sconfitta delle intepretazioni e delle motivazioni di carattere liberale dei rapporti tra stato e e chiesa, della interpretazione che io do ai diritti", dice il vicepresidente della Camera Alfredo Biondi (FI). "E poi - ha aggiunto Biondi - c'è la somma degli assenti fisiologici dal voto e di quelli che qualcuno ha definito lontani dalle urne coscientemente, anche se io ritengo che la coscienza si esprima votando. La Cdl inizialmente si è comportata in maniera asettica, poi invece la volontà è andata verso la direzione di non andare al voto e questo è un fatto politico".


Bufera in via della Scrofa
Intanto, secondo quanto riportato oggi da Repubblica, l'ipotesi su cui sta riflettendo Gianfranco Fini nelle ultime ore,è quella delle dimissioni da presidente del partito. "Ma - fa sapere il leader di An - qualcuno dei colonnelli deve avere il coraggio di alzarsi in piedi per chiedermelo, altrimenti non me ne vado". La probabile vittoria degli astensionisti al referendum sulla procreazione assistita, infatti, sta già aprendo il dibattito dentro An. La scelta del vicepremier di schierarsi per il sì aveva creato una violenta turbolenza a via della Scrofa.

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Cronaca. Inchiesta Ros. Il Gup rinvia a giudizio Conte e Ganzer

Carabinieri al lavoro

Milano, 13 giugno 2005

Il gup milanese Andrea Pellegrino ha rinviato a giudizio il comandante dei Ros dei carabinieri Giampaolo Ganzer e il magistrato Mario Conte e altre 23 persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato e al falso. Il processo inizierà il prossimo 18 ottobre davanti ai giudici dell'ottava sezione penale del Tribunale di Milano.


Il gup al termine dell'udienza preliminare iniziata il 19 ottobre scorso ha ritenuto sufficienti gli indizi per il vaglio processuale. Al centro della vicenda una serie di gravissime irregolarità avvenute nel corso di operazioni antidroga, secondo l'accusa.

Il comandante dei Ros, Giampaolo Ganzer, ha detto di avere "la coscienza a posto" e che quindi affronterà "serenamente il giudizio". All'ipotesi di eventuali ipotesi: "Io ho la coscienza a posto - ha ribattuto il generale - poi ci penseranno i miei superiori, se non avessi la coscienza a posto l'avrei fatto anche prima".

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Domenica, 12 Giugno, 2005

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Iraq. Florence Aubenas e Hussein Hanoun sono liberi. La giornalista sara' a Parigi questa sera alle 21

L'inviata di Liberation, Florence Aubenas

Baghdad, 12 giugno 2005

Dopo oltre 5 mesi di prigionia, la giornalista francese Florence Aubenas e il suo interprete, Hussein Hanoun sono stati liberati in Iraq. La notizia è stata confermata dal portavoce del ministero degli esteri francese. Florence Aubenas sta raggiungendo la Francia, secondo quanto ha annunciato il Quai d'Orsay. Il rilascio sarebbe avvenuto qualche ora fa.

Il ministero degli Esteri di Parigi ha diffuso il seguente comunicato: "Il portavoce del ministero degli Esteri annuncia che Florence Aubenas e Hussein al Joundi sono stati rilasciati. Florence Aubenas è in viaggio verso la Francia e arriverà a fine giornata a Villacoublaye. Il signor Hanoun è rimasto in Iraq con la sua famiglia".

Liberation: liberati ieri pomeriggio
Secondo il direttore della redazione del quotidiano francese Liberation , Antoine de Gaudemar, Florence Aubenas, è stata liberata ieri pomeriggio. Antoine de Gaudemar, il ha aggiunto che "Non le ho ancora parlato, sappiamo solo che sono in buona salute: i medici che li hanno visti tutti e due non pensano ci siano problemi".

Il padre: la aspettiamo alle 21
E' stato il neo premier francese Dominique de Villepin ad annunciare con una telefonata a Benoit Aubenas, padre di Florence, il rilascio della figlia: è il padre stesso ad annunciarlo in un'intervista all'emittente radiofonica France Info, poco dopo la notizia della liberazione della giornalista di Liberation e della guida Hussein Hanoun. "E' una soddisfazione e una gioia immensa per tutta la nostra famiglia sapere che Florence sia libera e in viaggio verso l'Europa", ha dichiarato Benoit Aubenas, "Desidero esprimere immensa gratitudine a coloro che hanno lavorato con tanto sforzo per la liberazione di Florence" "E' stato il primo ministro a telefonarci", ha aggiunto Benoit Aubenas, "Le autorità ci avevano già" messo in preallarme sul rilascio, "ma non sappiamo quando sia avvenuto. L'aspettiamo alle 21 all'aeroporto di Villacoublaye". La famiglia Aubenas è in partenza per lo scalo a pochi chilometri da Parigi.

La madre: ci ha avvertiti Chirac
"Lo so da ieri": Jacqueline Aubenas, la madre della giornalista liberata ieri in Iraq, non trattiene la gioia intervistata in diretta dalla radio francese France Info. Chi l'ha informata? "Da molto in alto". Il primo ministro? "Più in alto ancora" sorride la signora Aubenas. Ieri, conferma infine, a telefonarle per comunicarle l'avvenuta liberazione di Florence è stato il presidente della Repubblica Jacques Chirac. "Se sapete cosa è la parola 'felicità', ecco..." aggiunge la signora: "non le abbiamo ancora parlato, abbiamo un abbiamo un appuntamento telefonico con lei fra un'ora". Cioè quando l'aereo farà scalo a Cipro, sulla rotta verso l'aeroporto militare di Villacoublay dove arriverà questa sera. "Effettivamente le parleremo dalla pista dell'aeroporto di Cipro. Sì, certo, stasera saremo all'aeroporto". Jacqueline Aubenas aggiunge che negli ultimi giorni c'erano stati sviluppi: "Si, avevamo la certezza di essere in dirittura d'arrivo". Sylvie Aubenas, la sorella della giornalista di "Liberation" rilasciata dopo cinque mesi di prigionia in Iraq, si è detta "pazza di gioia" per la notizia della liberazione, aggiungendo che "non ringrazierà mai abbastanza le autorita' francesi" per aver riportato a casa Florence.

Giornata di annunci e smentite
Le speranze di ritrovare in vita i due ostaggi si erano affievolite sempre più con il trascorrere del tempo ma proprio ieri, il portavoce di "Reporter sans Frontieres", Robert Ménard, aveva annunciato che l'apertura di un contatto valido e attendibile con i sequestratori. Robert Ménard, aveva anche affermato che i terroristi chiedevano cun riscatto di 15 milioni di dollari per la loro liberazione e aveva aggiunto che , "non ci possono essere liberazioni di ostaggi senza una contropartita. E fra queste contropartite, c'è per forza di cose una richiesta di denaro". Poco dopo, le affremazioni di Ménard erano state smentite dal Ministero degli Esteri francese.

A fine mattinata, Chirac in Tv
Il presidente francese Jacques Chirac rilascerà a fine mattinata una dichiarazione in diretta radiotelevisiva sulla liberazione di Florence Aubenas e della sua guida irachena Hussein Hanoun. Lo ha annunciato l'Eliseo. "In seguito alla liberazione di Florence Aubenas e di Hussein Hanoun, il presidente della Repubblica si esprimerà oggi dome
nica 12 giugno sul finire della mattinata", ha spiegato in un breve comunicato l'Eliseo.

18 anni nei tatri più caldi del mondo
L'inviata del quotidiano Liberation era nelle mani dei suoi sequestratori dal 5 gennaio scorso. Aubenas, 44 anni, da diciotto a Liberation come inviata nei teatri più caldi del globo, era arrivata in Iraq per un'inchiesta sulla sorte della popolazione di Falluja costretta a fuggire dopo l'assalto delle truppe statunitensi contro una
delle roccheforti della ribellione sunnita. Insieme con il suo interprete e guida, fu sequestrata all'uscita del suo albergo di Baghdad. Per la loro liberazione vi è stata una grande mobilitazione in Francia e in Europa.

La Aubenas dovrebbe arrivare questa sera all'aeroporto militare di Villacoublaye, a pochi chilometri dalla capitale. Ad attenderla ci sarà la famiglia: il padre ha detto che dovrebbe arrivare verso le 21 alla radio francese France Info; ma ci saranno certamente anche le autorità francesi. Proprio a Villacoublaye arrivarono, dopo quattro mesi di seuqestor in Iraq, i due giornalisti francesu Christian Chesnot e Georges Malbrunot, liberati il 22 dicembre 2004; ad accoglierli c'erano il Presidente della Repubblica, Jacques Chirac, e l'allora primo ministro Jean-Pierre Raffarin.

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Referendum. Urne aperte dalle 8 di questa mattina. Ciampi ha gia' votato: "Eccessiva contrapposizione"


Un medico al lavoro

Roma, 12 giugno 2005

Urne aperte oggi sino alle 22 per i quattro referendum sulla procreazione assistita. Stamattina, accolto dagli applausi di un gruppo di cittadini, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dalla signora Franca, ha votato nel seggio allestito presso la scuola Mazzini, a Roma. A Torino ha votato il leader dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino, che ha ribadito: "Sono quattro referendum utili ai cittadini, per migliorare una legge che vogliamo più giusta e più umana. Sono quattro sì per la vita".
Il vice-premier e ministro degli Esteri Gianfranco Fini è atteso al seggio romano di via Novara per le 15.30, assieme alla moglie.

Tra i leader politici che avevano annunciato la loro scheda nell'urna, ma senza specificare la scelta tra 'sì' e 'no', ha espresso stamattina il suo voto Romano Prodi, a Bologna, anche lui accompagnato dalla consorte, Flavia. All'uscita dal seggio nessuna dichiarazione.

Complessivamente, sono 49.731.352 milioni gli elettori italiani chiamati ad esprimersi per il referendum parzialmente abrogativo della legge 40. Per la validità del voto, dunque, il quorum è di poco inferiore ai 25 milioni di elettori.
Il primo dato sull'affluenza è atteso dal Viminale con riferimento alle ore 12.

Dopo la chiusura, stasera alle 22, i seggi riapriranno domani dalle 7 alle ore 15. Sulle quattro schede di diverso colore - azzurra, arancio, grigio e rosa - l'elettore deve segnare il 'sì' o il 'no', esprimendo il suo giudizio sui quattro quesiti che riguardano la procreazione medicalmente assistita: limiti alla
ricerca medica e sperimentale sugli embrioni, norme riguardanti i limiti all'acesso, norme su finalità e diritti dei soggetti coinvolti, anche del concepito e divieto di fecondazione eterologa.

Ciampi: eccessiva contrapposizione
"Ognuno ha il suo passato, la sua storia. Io ho ottantacinque anni. Evidentemente ogni esistenza umana ha una sua continuità, ogni uomo ha diritto a una sua coerenza nella vita. Di più non voglio dire". Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, intervistato dal quotidiano La Repubblica alla vigilia del voto, non fa rivelazioni esplicite circa l'intenzione o meno di recarsi alle urne oggi per il referendum sulla procreazione assistita. "Si vedrà se ci andrò. E se non ci andrò non mi si vedrà", ha fatto sapere. Il Presidente in queste settimane ha visto "un clima eccessivo, un'attesa esagerata". La legge sulla materia della fecondazione assistita ci vuole, afferma Ciampi. Ma questa, come "tutte le leggi - dice - è sempre perfettibile, modificabile, migliorabile. Vedo un'eccitazione spropositata. Trovo eccessiva tanta contrapposizione", commenta il presidente della Repubblica. Il contenuto della materia da votare sicuramente "non è facile - dice Ciampi -. Interrogativi complessi, contenuti scientifici, problemi genetici. In altre occasioni fu tutto più semplice: divorzio, aborto, sì o no. Sarebbe stato meglio se non si fosse caricato questo referendum di tante attese. Molto meglio - aggiunge - se tutti avessero cercato di mantenere una maggior freddezza. Così, adesso, è tutto più difficile", conclude il Presidente.

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Sabato, 11 Giugno, 2005

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Clementina Cantoni e' tornata. "Sono stata trattata bene". Una donna tra i rapitori

Clementina Cantoni

Roma, 11 giugno 2005

Clementina Cantoni, la volontaria italiana, rientrata in Italia ieri dopo 24 giorni di prigionia in Afghanistan, ha trascorso la notte a Roma e partira' con ogni probabilita' questa mattina per Milano. Accompagnata dal padre, dalla madre e dal fratello, la Cantoni e' stata accolta dalle autorita' che la attendevano all'aeroporto di Ciampino. 'Grazie a tutti', ha detto la ragazza. Subito dopo si e' recata in Procura dove in circa un'ora di interrogatorio ha ripercorso i suoi giorni di prigionia.
Clementina ha visto in volto tutti i sequestratori, ma per timore lei stessa cercava di non guardarli. E' certa però che uno di quelle quattro-sei persone, senza segni particolari, fosse Timor Shah. Dopo il rapimento del 16 maggio è stata portata in una casa non troppo distante dal luogo in cui era stata sequestrata e che sicuramente non era fuori dal tessuto cittadino. Una volta sola è stata trasferita, alcuni giorni fa. La Cantoni ha spiegato di avere avuto sempre la sensazione che tra i rapitori ci fosse una donna.

Il momento in cui ha avuto più paura -ha detto- è stato appena sequestrata il 16 maggio. Tutta diversa la sensazione, poi, quando è stata liberata nel pomeriggio di ieri. Dopo le molte volte in cui gli uomini di Timor Shah le avevano detto che l'avrebbero rilasciata, finalmente questo si è avverato. Dopo averla fatta uscire dalla casa in cui era detenuta, a Kabul, le hanno fatto percorrere un breve tratto di strada in macchina e quindi l'hanno lasciata in una zona periferica della città. Qui, dopo qualche attimo di smarrimento è stata prelevata da agenti della polizia afgana che l'hanno fatta salire su una macchina.

Estremo riserbo viene mantenuto, in Procura, riguardo alla possibilità che la Cantoni possa procedere ad una identificazione dei suoi sequestratori. E' molto scossa - si spiega - per il momento non si può andare oltre. Sin da subito però possono partire gli accertamenti e i riscontri.

Intanto, da Kabul si viene a sapere che la madre di uno dei presunti sequestratori di Clementina Cantoni, e altre tre persone presumibilmente collegate ai rapitori della cooperante italiana, siano state rilasciate dalla polizia, dopo la liberazione dell'ostaggio. Il loro rilascio, ha detto però un portavoce del ministero dell'Interno, non fa parte degli accordi che hanno portato alla liberazione di Clementina Cantoni.

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Referendum. Chiusa la campagna elettorale. Berlusconi resta in silenzio

Daniele Capezzone

Roma, 11 giugno 2005

Concitazione tra i due schieramenti, senza dichiarazioni da parte dei leader. Berlusconi non ha fatto sapere se votera', mentre Prodi di sicuro votera' ma non si sa come.
La campagna referendaria si è chiusa con un susseguirsi di appelli al voto e all'astensione, con le due kermesse in contemporanea a Roma, una dei comitati promotori a Campo de' Fiori, l'altra di 'Scienza e Vita' al Chiostro del Bramante, con i botta e risposta, senza esclusione di colpi, tra i due schieramenti in campo. Resta il silenzio del premier Silvio Berlusconi, rimasto fedele alla linea del 'basso profilo', per evitare, dicono i suoi, di trasformare la battaglia sul referendum parzialmente abrogativo della legge sulla fecondazione assistita in una "contesa politica". E la sua posizione verrà fuori solo tra domenica e lunedì, al suo seggio milanese.

Sul referendum che chiama gli italiani a votare domenica e lunedì prossimi, hanno speso le proprie energie e giocato le proprie partite in molti. A fare più
rumore e a creare più scompiglio è stata la posizione, assunta e ribadita a pochi giorni dal voto con toni forti, dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini. Tre sì e un no (all'eterologa) è stata la decisione del presidente di An, decisione sulla quale probabilmente si giocano le sorti di un partito che aveva deciso di lasciare libertà di coscienza ma che vede la sua maggioranza
(triumviri compresi, La Russa, Alemanno e Matteoli) schierarsi per l'astensione e fare del non voto - è stato il caso di Maurizio Gasparri - una vera e propria battaglia.

Lo stesso Fini, bollando l'invito all'astensione di molti come "diseducativo", ha ipotizzato in un'intervista che "il trionfo del tatticismo c'è stato soprattutto tra coloro che invitano al non voto, nella speranza di ricevere consensi dalle gerarchie cattoliche, per presenti o future manovre politiche più o meno
centriste". Il messaggio era forte e chiaro per il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e per il leader della Margherita Francesco Rutelli che, in questa campagna referendaria, sono stati 'campioni' dell'astensione. Il primo ha detto che non si recherà alle urne per "prudenza" e "senso di responsabilità" nel rispetto del "dibattito franco e aperto" svoiltosi in parlamento sulla legge 40. Il presidente dielle, non risparmiando un duro attacco ai suoi partner dell'Ulivo che hanno promosso la raccolta delle firme ("non ci hanno informati" e "la procreazione assistita non è nel nostro programma"), ha annunciato, nel corso di un incontro ad hoc con i cronisti, il
"non voto": perché "se vincono i sì è un macello" e perché "il referendum è una forzatura e un errore".

Ma non tutti i cattolici sono della stessa opinione e hanno fatto sapere, invece, che si recheranno alle urne, magari votando no, ma comunque disattendendo la macchina per l'astensione messa in campo dalla Chiesa, il cardinale Camillo Ruini in testa. Tra questi spicca il leader dell'Unione Romano Prodi che da tempo ha detto che sarebbe andato a votare "da figlio adulto della Chiesa". Anche per Rosy Bindi, strenuo difensore della legge 40, l'astensione "è una furbata" e, per questo, lei si recherà alle urne a votare quattro 'No'.

Non andare a votare è una "furbata" anche secondo il segretario Ds Piero Fassino, schierato, però, per il sì ai quattro quesiti referendari. Da due settimane il leader della Quercia non si stanca di dire che votare quattro sì vuol dire "tutelare la vita" e che l'astensione "è un trucco" ed "equivale a dire no". E
invita: "piuttosto votate scheda bianca". Incalzati per settimane dai Radicali che li accusavano di aver dimenticato la battaglia per il referendum, insomma, alla fine, i Ds sono stati il partito dell'opposizione che ha speso più fiato per invitare al voto. Hanno convocato un Consiglio nazionale ad hoc per ribadire la loro linea sulla fecondazione assistita e fino all'ultimo, Fassino non si è stancato di condurre la sua battaglia e di criticare la seconda e terza carica dello stato, Pera e Casini, per la loro astensione "grave" e perché, considerato il ruolo istituzionale che ricoprono, "dovrebbero avere la responsabilità di invitare gli elettori a partecipare al voto".

Responsabilità sentita, come in ogni consultazione referendaria, dalla prima carica, il capo dello Stato Ciampi che, non si è mai pronunciato sul referedum ma che domenica mattina, puntuale alle nove sarò al suo seggio nellòa scuola Mazzini a votare.

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Tessile. Siglato l'accordo tra Ue e Cina. Limiti all'import fino al 2008

Peter Mandelson

Bruxelles, 11 giugno 2005

La Cina ha accettato di limitare dall'8% al 12,5% all'anno l'aumento delle sue esportazioni di una decina di prodotti tessili verso l'Unione europea: lo ha dichiarato oggi il ministero del Commercio cinese.

Ieri a Shanghai il governo di Pechino e la Commissione europea hanno siglato un accordo per limitare in volume le esportazioni cinesi verso il Vecchio
continente, evitando così un contenzioso all'Organizzazione mondiale del commercio.
"Ue e Cina hanno raggiunto un accordo che regolera' la crescita delle esportazioni cinesi verso l'Unione fino al termine del 2008". Lo annuncia Peter Mandelson, il commissario Ue al commercio, al termine dell'incontro con la
controparte cinese, Bo Xilai, a Shangai.
L'intesa permette di frenare al 7,5% annuo la crescita dell'export di T-shirts e filati di lino o di porre dei temporanei tetti ai prodotti.
"L'intesa da' ad entrambe le parti chiarezza, certezza e prevedibilita' - commenta Mandelson -. Credo che i termini siano giusti per la Cina e diano respiro all'industria tessile in Europa e nei paesi in via di sviluppo".

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Venerdi, 10 Giugno, 2005

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Referendum. Fini: diseducativo indurre al non voto. E An si divide. Follini: rispetto Fini ma non lo applaudo

Il vicepremier, Gianfranco Fini

Roma, 8 giugno 2005

Il vicepremier Gianfranco Fini, in una intervista al Corriere della Sera, torna a far discutere dopo la dichiarazione con cui aveva reso noto il suo sì al referendum del 12 e 13 giugno. Fini ha detto di essere cattolico e rispettare la Chiesa, ma di ritenere diseducativo spingere i cittadini all'astensione, poichè la legge in discussione appartiene a uno Stato laico. Parole che hanno subito acceso una reazione all'interno del suo partito, An, e del centrodestra. "Mi sembra evidente che ormai o Fini lascia An o An lascia Fini", attacca il vicepresidente della Camera Publio Fiori. Per il quale "si è verificata un'incompatibilità assoluta tra quello che sostiene Fini e i valori del partito. Quindi o lui se ne va o annunceremo la morte di An. Con alcuni colleghi di partito abbiamo deciso che promuoveremo delle iniziative. La convocazione, ad esempio, degli Stati generali di An, ma senza alcuna mediazione burocratica, visto che ormai il partito è nelle mani di un'oligarchia correntizia che non convoca più gli organismi. Non c'è più infatti dentro An alcun rispetto delle garanzie democratiche..".

I premi Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, intanto, sperano in un esito positivo della consultazione. E a sostegno del sì hanno firmato un documento insieme a 130 fra i maggiori esperti europei di ricerca sulle cellule staminali.

L'intervista a Fini
"Non c'è contraddizione tra il sostegno espresso in Parlamento alla legge 40 e la volontà di modificarla" perché "è una legge andava approvata per porre fine al Far West". Il vice premier e leader di An, Gianfranco Fini, in una intervista al Corriere della Sera, difende la sua scelta sui referendum: quella dei 'tre sì e un no' che ha spiazzato il suo partito, riempiendo di meraviglia anche le gerarchie ecclesiali.

Fini ribadisce la sua scelta sulla fecondazione assistita e sui quesiti referendari. Per il leader di An è "falsa la tesi secondo cui se vincessero i sì torneremmo all'assenza di regole o peggio apriremmo la via all'eugenetica. In realtà - dice - le regole permangono, evitano pratiche come l'utero in affitto, o che ci siano altre nonne-mamme".

Fini sostiene, inoltre, di essersi sentito 'al pari di tanti altri vittima di attacchi. E denigrare posizioni diverse dalla propria con argomentazioni che prescindono dal merito, offende. Invece di discutere - aggiunge - si è usata la clava. Proprio su un tema in cui i politici avrebbero dovuto fare un passo indietro è accaduto il contrario. La furia degli opposti estremismi non ha risparmiato nemmeno il Pontefice, strumentalizzato dai pasdaran di entrambi gli schieramenti. I favorevoli al referendum lo hanno accusato insieme al cardinale Camillo Ruini di essere un capo-partito. I contrari sono arrivati, senza vergogna, a pubblicare dei volantini con su scritto 'Benedetto chi si astiene'".

"Quando Rocco Buttiglione e Marco Follini dicono di non voler cambiare la legge sull'aborto - prosegue il vice premier - io ci credo, rispetto la loro posizione. Mentre se io annuncio di votare sì al quesito sulla ricerca, vengo tacciato di essere un seguace di Mengele. Mi chiedo perché. E allo stesso tempo me lo chiedo, per esempio, quando i radicali annunciano di voler denunciare i preti che invitano all'astensione".

"Io ho sempre avuto rispetto verso la Chiesa - continua nell'intervista Fini - né intendo polemizzare con chi, nel nome dei valori in cui crede, cerca di indirizzare le coscienza dei cattolici. Ma nello stesso momento in cui esistono contraddizioni così palesi, o si segue l'insegnamento della Chiesa di vietare l'aborto e la pillola del giorno dopo, oppure si deve intervenire. E noi stiamo parlando della legge di uno Stato laico".

Alemanno: astensionismo scelta forte
"In merito all'intervista rilasciata da Gianfranco Fini al Corriere della Sera, è necessaria una netta presa di posizione. Come da parte nostra c'è sempre stato rispetto per le posizioni del vicepresidente del Consiglio, così pretendiamo un rispetto non di maniera per le posizioni di chi si e' schierato sul fronte dell'astensionismo attivo". E' quanto dichiara il Ministro delle Politiche agricole e forestali Gianni Alemanno: "Termini come 'diseducativo' e 'deresponsabilizzazione', indirizzati agli esponenti politici che hanno scelto per l'astensione, non possono essere accettabili". "La posizione dell'astensionismo attivo indicata da un vasto fronte di realta' non solo religiose ma anche politiche, sociali e culturali, è espressione di un forte spessore etico e politico e di un autentico spirito di impegno civile. E' fin troppo evidente - aggiunge Alemanno - che chiunque scelga di votare "No" in uno o più quesiti referendari rischia di consentire ad una minoranza di voti espressi per il "si" di manomettere in modo irreversibile questa legge". "Pertanto - conclude il Ministro - rifiutare di andare a votare per un referendum inaccettabile come quello del 12 giugno, è una scelta forte, chiara e consapevole, oltre che implicitamente prevista dalla nostra Costituzione.

Follini: rispetto Fini, ma non lo applaudo
"Sono interessato quanto Fini alla laicita' dello Stato e alla civilta' del confronto fra opinioni diverse. Ma non credo che nessuno di questi fondamentali valori sia messo in forse da quanti, come noi, non andranno a votare. Rispetto Fini, ma questa volta, a differenza di Fassino, non lo applaudo". Lo dichiara in una nota il leader dell'Udc, Marco Follini.

Capezzone: una nuova Fiuggi
"Il coraggio e la determinazione con cui il Vicepremier ha confermato la sua posizione favorevole ai tre sì, e la qualità tollerante, ragionevole, seria degli argomenti che ha scelto, fanno di questo suo atto politico un evento importante come la svolta di Fiuggi. Secondo me, può essere l'atto di nascita di una possibile destra alla Aznar, liberale, aperta, moderna". Lo afferma il segretario dei Radicali italiani, Capezzone.

Dulbecco e Levi Montalcini firmano per la ricerca sulle staminali
Ci sono anche le firme dei Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini sul documento con cui i maggiori esperti europei di ricerca sulle cellule staminali esprimono solidarietà ai colleghi italiani impegnati in questo stesso settore, auspicando l'esito positivo del referendum del 12 e 13 giugno, e affermano l'importanza della ricerca in questo campo.

Alla luce della legge sulla fecondazione artificiale, rilevano i ricercatori nel documento, gli scienziati italiani rischiano di essere tagliati fuori dal circuito scientifico internazionale. Nello stesso documento affermano che "compito degli scienziati è studiare le cellule staminali embrionali e adulte in parallelo, con rigore metodologico e senza pregiudizi".

Di conseguenza, rilevano, "da un punto di vista scientifico non vi è alcuna giustificazione all'affermazione che la ricerca sulle cellule staminali embrionali e quella sulle cellule staminali adulte si escludano l'una con l'altra. Rifiutiamo quindi completamente l'affermazione che la ricerca sulle cellule staminali embrionali non sia indispensabile".

Tra le firme,quella di Ann McLaren, dell'istituto di Biologia dello sviluppo dell'università di Cambridge e membro del comitato europeo di Bioetica, quelle di autorevoli esperti della ricerca sulle cellule staminali e il sostegno dell'ex commissario europeo alla Ricerca Philippe Busquin. "L'Italia - si legge nel documento - deve essere in prima linea nella ricerca biomedica, in modo da ricevere pienamente i benefici derivati dalla scoperta di nuovi farmaci e trattamenti". Per questi motivi, concludono i firmatari del documento, "auspichiamo vivamente che il referendum del 12-13 giugno porti un sì per il diritto dei nostri colleghi a condurre la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane. Sosteniamo, quindi, la loro azione decisiva in favore di questo risultato che interessa l'intera comunità scientifica".

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Giovedi, 9 Giugno, 2005

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Ue. Commissione: parte la procedura contro l'Italia per deficit eccessivo. Juncker: decisione da non drammatizzare

Joaquin Almunia e Domenico Siniscalco

Bruxelles, 7 giugno 2005
La Commissione europea ha adottato oggi "una relazione in applicazione dell'articolo 104, paragrafo 3 del trattato UE, nella quale constata che il disavanzo di bilancio dell Italia ha superato, seppur lievemente, la soglia del 3% del prodotto interno lordo (PIL) nel 2003 e nel 2004, e, secondo le previsioni, si manterrà al di sopra di tale livello anche nel 2005 e successivamente, nell'ipotesi di politiche invariate". Lo comunica l'esecutivo Ue in una nota. Il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco rilancia: "Venerdi' porteremo al G-7 il memorandum con le nostre controdeduzioni rispetto al rapporto della Commissione Ue".

"Prima di pronunciarsi sull'esistenza di un disavanzo eccessivo - ricorda la nota riassumendo la varie fasi della procedura per deficit eccessivo previste dai Trattati Ue - la Commissione considererà il parere del Comitato economico e finanziario (CEF), che è composto da alti funzionari dei ministeri del Tesoro e delle banche centrali".

Il CEF , a sua volta, "dispone di due settimane per adottare il proprio parere. Se la Commissione è del parere che esiste un disavanzo eccessivo, raccomanderà al Consiglio di adottare a sua volta una decisione in questo senso e di chiedere allo Stato membro in questione di porre fine a tale situazione entro un determinato periodo di tempo".

Siniscalco: no alla manovra-bis
"Una manovra-bis non è la cura giusta per il Paese", ha detto il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, rispondendo a una domanda sulla possibilità che la Commissione Ue chieda all'Italia una manovra aggiuntiva per il 2005. Il ministro ha rimarcato, inoltre, come decisioni di questo tipo "non spettino alla Commissione, ma allo Stato sovrano".

Juncker: non drammatizzare la decisione
Il presidente di turno dell'Ue, il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha invitato oggi a "non drammatizzare la decisione presa dalla Commissione europea" sui conti pubblici italiani, sottolineando che "non stiamo organizzando una guerra contro l'Italia". "Analizzeremo la cosa nel corso dei prossimi mesi", ha osservato Juncker rispondendo alle domande dei cronisti a margine della conferenza stampa che ha chiuso il Consiglio Ecofin a Lussemburgo. Il presidente di turno dell' Ue ha sottolineato che "il caso italiano sarà discusso sulla base delle regole del Patto di Stabilità e di crescita emendato".

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Mercoledi, 8 Giugno, 2005

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Calcio. Giudice: Vieri squalificato per due turni

Christian Vieri

Roma, 7 giugno 2005
Il giudice sportivo ha squalificato per due giornate Christian Vieri grazie alla prova televisiva per aver colpito "con un pugno o una manata a mano chiusa" Franceschini nel corso della partita contro la Reggina.

Per quanto riguarda la rissa scoppiata al termine di Piacenza-Geona, il giudice ha inflitto sei turni di squalifica a Sottil, due a Scarpi e a Sartor, una a Stellone per il Genoa, e un turno a Masiello per il Piacenza, oltre all'ammenda

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Martedi, 7 Giugno, 2005

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Rai. Unione: ok a Petruccioli ma con un Dg di garanzia

La sede Rai in viale Mazzini

Roma, 7 giugno 2005
L'Unione appoggerà la candidatura di Claudio Petruccioli a presidente della Rai se verrà avanzata dal governo, ma non rinuncerà a battersi all'interno del cda per ottenere un direttore generale di garanzia. E' questo, in sintesi, l'orientamento assunto dal centrosinistra nella riunione dei vertici dell'alleanza che si è conclusa nell'ufficio di Romano Prodi a Piazza Santi Apostoli.

"Se ci propongono Claudio Petruccioli come presidente della Rai, noi siamo disposti a votarlo ma non rinunciamo all'idea di un direttore generale di garanzia": questa la posizione espressa dall'Unione secondo quanto riporta il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio.

Ora "tempi rapidi"
L'Unione chiede "tempi rapidi" per le nomine del Presidente e del Dg della Rai, su cui deve esserci convergenza in Vigilanza e nel Cda. I leader e i capigruppo in Vigilanza, riuniti con Romano Prodi, sottolineano che "la scelta degli assetti di vertice della Rai è di importanza decisiva per garantire la corretta gestione e l'indipendenza della Rai stessa e per assicurare il pluralismo e la libertà dell'informazione".

L'Unione ribadisce "le critiche già ripetutamente espresse alle modalità di nomina previste dalla legge 112" e chiarisce che "il governo e la maggioranza hanno di fatto rifiutato la strada di un'intesa con l'opposizione per giungere ad una scelta condivisa del presidente e, nel rispetto dell'autonomia del consiglio d'amministrazione, ad un impegno su una figura non di parte per la direzione generale".

"Il governo, a questo punto - si legge ancora nella nota - ha la responsabilità di proporre, per la presidenza della Rai, un nome in grado di garantire imparzialità e indipendenza e, pertanto, di raccogliere il più largo consenso all'interno della Commissione di Vigilanza", e "in questa prospettiva" l'Unione dà la sua disponibilità a sostenere la candidatura di Claudio Petruccioli. Per il Dg, il Cda e il Tesoro devono nominare una persona imparziale e senza incompatibilità.

"L'Unione - conclude la nota - rivolge a tutti i membri del CdA della Rai e al ministro del Tesoro l'invito a farsi carico di questa responsabilità dando prova di indipendenza e di libertà per assicurare in tempi rapidi la stabilità e la piena operatività dell'azienda".

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Politica. I costruttori edili a Berlusconi: il governo non ha mantenuto gli impegni. Il premier: piano per case popolar

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Silvio Berlusconi

Roma, 7 giugno 2005

Il governo ha avuto il "merito di aver compiuto grandi sforzi sul versante della modernizzazione del Paese", ma non ha mantenuto gli impegni presi nel campo delle infrastrutture. A dirlo è il presidente dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili, Claudio De Albertis, nella sua relazione all'assemblea, presente anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

"Debbo prendere atto con delusione" che dei provvedimenti come la legge obiettivo per le città, una nuova politica degli affitti e la riforma della fiscalità immobiliare, "pur convenuti, non resta traccia alcuna sia in Parlamento che nell'agenda del governo".

De Albertis, nella sua relazione, ha ricordato che anche un anno fa Berlusconi era presente all'assemblea dell'Ance: ad un anno di distanza, l'Ance deve "prendere atto" che delle proposte avanzate dai costruttori "non resta alcuna traccia". Si e' anzi ridotta la dotazione delle risorse per le opere pubbliche mentre, ha rilevato De Albertis, "non ci risulta, per contro, che la spesa corrente abbia formato oggetto di analoghe attenzioni". Molto affidamento si è fatto sul ricorso a capitali privati per le infrastrutture: "Bisogna fare chiarezza - ha detto il presidente dell'Ance - e ricordare che il projet finance sarà sempre una componente importante, ma minoritaria nel finanziamento delle infrastrutture". Quanto alla dismissione di beni pubblici, secondo l'Ance "la soluzione per far calare il debito al di sotto del 100% del Pil non va ricercata nelle privatizzazioni ma nella crescita del Pil e nelle riforme strutturali che diano più efficienza al Paese".

Il governo, ha replicato Berlusconi nel suo intervento all'Ance, si prepara a convocare un tavolo con i costruttori edili per discutere "di un piano per la cessione delle case popolari". Per Berlusconi la situazione in cui versa l'edilizia popolare "è un fenomeno negativo per il degrado inaccettabile delle strutture". Il premier ha spiegato che "chi comprerà potrà pagare un prezzo basso, ma dovrà operare la ristrutturazione. E questo - ha precisato - è un discorso che riguarda sia le singole case che interi quartieri".


Sempre in tema di edilizia Berlusconi ha annunciato anche che il governo si è attivato "con il sistema creditizio per un piano di mutui a bassissimo interesse per le giovani coppie. Un piano - ha fatto presente - che vede alcune banche essersi mosse anche da sole, pur su nostro stimolo".

Ma il segretario dei Ds Piero Fassino boccia senza appello l'intervento del premier: "Ha eluso qualsiasi tema vero". Nè va meglio al ministro per le Infrastrutture, Pietro Lunardi, autore di un discorso "caratterizzato da una inutile e sciocca arroganza, perche' la relazione del presidente dell'Ance - spiega il segretario dei DS - non faceva altro che prendere atto di quello che le cifre dicono e, cioe', che gli investimenti in questi due ultimi anni nelle infrastrutture pubbliche sono diminuiti e che molti degli impegni assunti sono stati disattesi".


Al termine dell'assemblea dell'Ance Fassino è uscito dall'aula magna della Luiss assieme a Luca Cordero di Montezemolo. Il presidente dei Ds e il presidente di Confindustria si sono appartati in una saletta, sfuggendo il pressing dei giornalisti che chiedevano loro un commento all'intervento del premier.

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Lunedi, 6 Giugno, 2005

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Ue. Ciampi difende l'euro e richiama i governi. La Lega attacca

Il Presidente della Repubblica Ciampi

Roma, 5 giugno 2005
Il Presidente della Repubblica Ciampi entra nel dibattito sull'Europa e sulla moneta unica e lancia un monito al paese e alle forze politiche: "Non si torna indietro, non si mette a repentaglio il patrimonio acquisito, ma ci si impegna ad accrescerlo".

Le parole del Capo dello Stato arrivano nel momento in cui la Lega, con il ministro delle Riforme Calderoli, accusa il presidente della Repubblica di essere il responsabile del fallimento dell'euro. "Dissenso assoluto da Calderoli", ha commentato il leader dell'Udc Follini, mentre il segretario dei Ds Fassino ha chiesto le dimissioni del ministro del Carroccio.

"Non si può addossare all'Unione Europea responsabilità che rientrano in gran parte nelle competenze degli stati membri". Dopo il voto francese e olandese e l'attacco di ieri della Lega all'euro, il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, rompe gli indugi e con parole taglienti difende l'Unione europea e la moneta unica, indicando piuttosto le politiche dei singoli governi come responsabili dell'attuale crisi economica e finanziaria.

Nel messaggio inviato in occasione del 50/o anniversario della Conferenza di Messina, Ciampi è chiarissimo: "La stabilità finanziaria e valutaria della zona euro va rafforzata, eliminando progressivamente la sempre più stridente asimmetria tra governo della moneta e governo dell'economia".

D'accordo con il capo dello Stato, il ministro degli Esteri Gianfranco Fini che boccia apertamente la proposta leghista di mettere in soffitta la moneta unica europea. Anzi, per Fini la stabilità e la credibilità dell' euro è "garanzia di stabilità e credibilità innanzitutto per l'Europa, ma anche e soprattutto per l'Italia". "Occorre resistere alla tentazione di abbandonarsi a catastrofismi precoci ed autolesionisti" perche' l'Ue, sottolinea il leader di An, "resta un ordinamento forte e solido, con regole strutturate e meccanismi certi e condivisi al centro dei quali è sicuramente la moneta unica".

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Domenica, 5 Giugno, 2005

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Trasporti. Incendio nel traforo del Frejus: due morti, almeno 18 intossicati

Frejus

Roma, 5 giugno 2005
Due uomini -un cittadino sloveno ed uno slovacco- sono morti ieri sera a causa di un incendio scoppiato a bordo di un camion che transitava nel traforo del Frejus, un tunnel di oltre 12 chilometri che collega Italia e Francia.

L'incendio -che è stato domato- è cominciato intorno alle 18 di ieri a bordo di un camion che trasportava pneumatici, probabilmente a causa di una perdita di gasolio. Esisterebbe comunque un video di tutta la scena. Secondo i soccorritori, l'incidente si è verificato nel settore francese del tunnel (12,8
km) che unisce Modane a Bardonecchia.

Alcune vetture e camion vuoti sono stati trovati dai soccorritori all'interno del tunnel. I vigili del fuoco italiani hanno avuto grandi difficoltà a entrare nel Frejus a causa delle altissime temperature sviluppatesi con l'incendio. Il traforo è stato chiuso al traffico e si attende che si completino le operazioni di soccorso. Almeno 18 persone sono rimaste intossicate per i fumi sprigionatisi nel corso del rogo.

Il 24 marzo 1999 l'incendio di un camion nel tunnel del Monte Bianco aveva provocato la morte di 39 persone.

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Sabato, 4 Giugno, 2005

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Rutelli ha scelto Ruini. Astensione contro l'Ulivo
di red

«Io mi asterrò dal voto» ai 4 referendum sulla fecondazione assistita: lo ha detto il leader della Margherita, Francesco Rutelli aggiungendo che «il sì fa un macello e produce una legislazione inaccettabile». «Chi vota no, involontariamente aiuta la battaglia del sì. L'astensione è l'atto più efficace e produttivo» ha spiegato ancora Rutelli precisando di non parlare a nome del suo partito (che sulla questione è profondamente diviso) ma a titolo personale.

L’ex sindaco di Roma ha sciolto così alla fine la riserva sul voto. Una riserva tattica, forse studiata per amplificarne l’effetto o magari solo per opportunismo politico. Certo, quella di Rutelli è una scelta che provocherà ripercussioni molto ampie nello schieramento di centrosinistra. E non mancherà di irritare Romano Prodi che ha più volte ribadito la sua intenzione di partecipare comunque al voto.

Insomma, il leader della Margherita continua la sua marcia di avvicinamento al centro conservatore. Lo schieramento antireferendum non mancherà di sfruttare a proprio favore quest’uscita, che avviene nel momento in cui il confronto tra i due schieramenti si sta facendo più intenso.

Rutelli si spinge però anche più in là, facendo una critica diretta ai sostenitori del referendum. «Valuto come una forzatura è un errore il fatto che alcuni partiti della Federazione hanno compiuto la scelta, come partiti, di promuovere i quattro referendum sulla procreazione assistita: per la mancata informazione ai partner su una iniziativa rilevante, assunta in modo unilaterale». Per Rutelli, poi, la proposta di referendum sui temi della bioetica contrasta con il programma elettorale che l'Ulivo ha presentato agli elettori nel 2001.

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Venerdi, 3 Giugno, 2005

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Prodi: «Primarie per l'Unione». E la Margherita si infastidisce

Prodi rilancia le primarie e la Margherita storce la bocca. Stupore, sorpresa e fastidio ai piani alti del Nazareno (sede della Margherita) dopo l'exploit festivo del leader dellUnione. Ufficialmente trincerati dietro un «no comment» i vertici della mrgherita fanno trapelare parecchio malumore: «Se queste parole fossero state dette alla vigilia della riunione della Fed - dicono gli uomini più vicini a Rutelli - avrebbero potuto essere oggetto di discussione. Invece si preferisce contiuare a inviare missive dall'estero». Ma non è tutto. Ciò che soprattutto infastidisce i diellini è che «di fronte a fatti storici come la bocciatura della Costituzione europea da parte di Francia e Olanda, di fronte ai gravi problemi del Paese, che avrebbero creato un grande spazio per iniziative comuni della federazione e dello stesso Romano Prodi, si preferisca invece far ripartire un infinito dibattito sugli assetti». Insomma infastidisce il contenuto non il contennitore visto che Rutelli in primis non si sogna minimament edi mettere in discussione la leadership di Prodi.

A tutto questo stupore efastidio replicano subito gli ulivisti del partito: «Sorprende la reazione nervosa attribuita alla maggioranza della Margherita, a fronte della semplice riproposizione del progetto di Romano Prodi, formulato in termini limpidi e sereni, privi di qualsiasi risvolto polemico e rispettosi delle posizioni di tutti».

Tra i primissimi a congratularsi con Romano Prodi per il suo messaggio postato giovedì pomeriggio sul proprio sito web è Fausto Bertinotti, cioè proprio l’esponente politico che con più determinazione aveva chiesto, nei mesi scorsi, che si tenessero delle primarie dentro l’Unione per la designazione del leader. «Sarebbe la ossa del cavallo. Se l'iniziativa di Prodi desse luogo, come promette, all'attivazione di un processo democratico che coinvolga tutta l'Unione, sarebbe una ventata di aria fresca che rivitalizzerebbe la sua politica».

Bertinotti in realtà non insiste sulla questione delle primarie. L’affaire sembra archiviato per il leader di Rifondazione. Teme piuttosto quello che chiama il «politicismo». «Il politicismo disarmante delle scorse settimane - dice - sarebbe soppiantato proprio da ciò di cui si sente la necessità: una partecipazione democratica che rilancia l'Unione come forza che fa maturare l'alternativa al governo Berlusconi».

Nettissimo anche l’apprezzamento di Alfonso Pecorario Scanio, presidente dei verdi. «L'intervento di Romano Prodi è quello di un vero leader. Ora l'Unione deve smetterla con lo stillicidio degli ultimi tempi per concentrarsi sul programma». «Ora – ha detto ancora Pecoraro- si deve accelerare sul programma e sulle regole della coalizione, per costruire una seria e credibile alternativa di governo e prendere in mano un Paese che oggi è senza guida. Anche nella vicenda Rai -aggiunge- c'è stato chi ha lavorato per danneggiare la leadership di Prodi, ma a questo punto è indispensabile essere chiari».

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Giovedi, 2 Giugno, 2005

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Politica. Berlusconi: condivido relazione di Fazio, irragionevole il no della sinistra a Monorchio in Rai

Il premier Silvio Berluscono

Roma, 2 giugno 2005

"Assolutamente si". Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se condividesse la relazione del governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio. Il premier ha
sottolineato che "si deve puntare sul rilancio dell'economia".

Alla domanda se, per il rilancio dell'economia in Europa, si debba puntare sulla strategia di Lisbona
decisa dai paesi europei per fare dell' Ue il paese più competitivo del mondo entro il 2010, Berlusconi ha risposto: "Sì, serve un'ottica di rilancio dell' economia, non solo italiana ma di tutta l'Europa".

Monorchio? Sinistra irragionevole
Berlusconi ha poi parlato dei nuovi vertici della Rai: "Non capisco questo atteggiamento irragionevole della sinistra di fronte a una candidatura autorevole e bipartisan. Quando il ministro dell' Economia mi ha proposto questo nome io non vedevo alcun motivo per dire no a una figura così autorevole".

"Era un nome su cui pensavo nessuno potesse obiettare", ha aggiunto.
"Ora aspettiamo le indicazioni che verranno dal ministro dell' Economia. Io avevo proposto Petruccioli ma il responsabile del Tesoro mi aveva indicato Monorchio - ha ribadito - un nome sul quale non ho avuto nulla da obiettare anche in vista della privatizzazione della Rai".

Il futuro dell’Europa
Poi il premier ha fatto un accenno alle vicende europee, all’indomani della doppia bocciatura alla Costituzione europea da Francia e Olanda "Daremo una risposta al Consiglio europeo di metà giugno. Non c'è nessuno che oggi abbia una risposta definitiva e quindi valida per tutti".

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Terrorismo. Cinque ergastoli ai brigatisti per l'omicidio di Marco Biagi

Lioce, Morandi, Melazzi, Mezzasalma

Bologna, 1 giugno 2005


La Corte d'Assise di Bologna, presieduta da Libero Mancuso, ha condannato Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Diana Blefari Melazzi, Marco Mezzasalma e Simone Boccaccini all'ergastolo per l'omicidio del professor Marco Biagi, ucciso a Bologna la sera del 19 marzo 2002.

I cinque imputati sono stati condannati anche all' isolamento diurno per sei mesi e all' interdizione perpetua dai pubblici uffici. La Corte, presieduta da Libero Mancuso (giudice a latere Letizio Magliaro), ha letto la sentenza dopo oltre 22 ore di camera di consiglio. Il Pm Paolo Giovagnoli aveva chiesto quattro ergastoli e una condanna a 24 anni per Boccaccini.
Le difese di Lioce, Morandi, Mezzasalma e Blefari Melazzi avevano chiesto l'assoluzione in base all'articolo 530, secondo comma, la nuova formulazione per l'insufficienza di prove. I legali di Boccaccini si erano invece battuti per l'assoluzione per "non aver commesso il fatto".

Per il procuratore capo della Repubblica di Bologna, Enrico Di Nicola, che ha assistito il Pm Paolo Giovagnoli durante le udienze e ha atteso con lui oggi la
lettura del dispositivo, la sentenza di condanna all'ergastolo per il delitto Biagi, comminata ai cinque imputati, e' "giusta", ne' severa ne' definibile in altro modo se non "giusta". Per Di Nicola, che e' apparso soddisfatto, la sentenza premia in maniera adeguata il lungo e duro lavoro degli inquirenti.


"Ci riempie di soddisfazione - ha spiegato - perche' gratifica gli sforzi di tutti coloro che con cultura delle istituzioni, spirito di servizio, senso di responsabilita', impegno, hanno condotto le indagini. Io dico loro grazie".

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Mercoledi, 1 Giugno, 2005

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2 giugno. Ciampi: scuotiamoci dal torpore e dalle dispute, l'Italia ce la fara'

Carlo Azeglio Ciampi

Roma, 1 giugno 2005

"L'Italia andrà avanti, superando ogni difficoltà, ogni ostacolo, ora come in passato (…). Domani è la festa degli italiani, il nostro compleanno comune, trascorriamola in serenità, con gli amici, con la famiglia, anche questo ci aiuterà ad operare per il bene della nostra Patria. ". Con queste parole il presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi ha concluso il messaggio agli italiani pronunciato oggi in Quirinale in occasione delle celebrazioni del 2 giugno.

"Bisogna scuoterci di dosso - ha detto Ciampi - quel torpore che si è largamente diffuso, e rifugire dalle sottili dispute che consumano la vita quotidiana. Affrontiamo confrontandoci i problemi veri del Paese, con la volontà di arrivare a soluzioni condivise. E traduciamole in atti concreti. Abbiamo avuto la fortuna di nascere in un Paese unico al mondo per le sue bellezze naturali - ha detto ancora il Presidente - per il suo patrimonio di civiltà. Domani sentendovi idealmente vicini, salirò le scale del Vittoriano per rendere onore ai caduti per la Patria, di ieri e di oggi. Ci stringeremo attorno alle nostre Forze Armate a via dei Fori Imperiali. Forze Armate rinate nella Guerra di liberazione e oggi impegnate in missioni di pace nel mondo".

Il presidente della Repubblica questa mattina aveva ricevuto al Quirinale per la consegna della Medaglia d'oro al valor militare la vedova di Nicola Calipari Rosa Villecco, i figli Silvia e Filippo, la madre Rachele e il fratello Don Maurizio.

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2 giugno. Primo grande esodo estivo, sette milioni di italiani sulle strade per il ponte. Ma si spende meno

Sette milioni di italiani partiranno per il ponte del 2 giugno

Roma, 1 giugno 2005

Sette milioni di italiani si metteranno in movimento da oggi per il ponte del 2 giugno, che da' inizio alla stagione estiva. Sono i dati del primo vero esodo del 2005 diffusi dall"Osservatorio di Milano.

Per un milione e mezzo questo è l' inizio delle vacanze vere e proprie che, fatte a giugno, consentono un risparmio rispetto a fine luglio e agosto del 50% circa. Un milione sono invece mamme e bambini che anticipano le partenze per una vacanza che durerà per tutta l'estate. Il resto si dovrà accontentare di un primo assaggio di vacanze estive.

Le città dalle quali ci saranno più spostamenti sono Roma con 400 mila partenze, Milano con 250 mila, Torino con 100 mila, Genova e Bologna con 60 mila.

Le mete italiane più ambite sono la costa adriatica, la Sicilia e la Sardegna, per quanto riguarda le località marittime; invece, per la montagna il Trentino Alto Adige e la Valle d'Aosta. Molti preferiscono l'estero: le capitali straniere con in testa Parigi e Londra, ma anche "paradisi" piu' lontani: il Mar Rosso e i Caraibi.

Madri e figli optano per la seconda casa in montagna, al mare o in collina, mentre chi può permettersi un week end di svago visiterà una città d'arte: Roma, Firenze e Venezia.

"Si tratta comunque di vacanze al risparmio, vista la grave situazione economica. Rispetto all'anno scorso registriamo una spesa per le vacanze che già a giugno risulta inferiore del 10%", ha dichiarato il direttore dell'Osservatorio, Massimo Todisco.

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Conti pubblici. Almunia: chi sfora tetto del 3% metta in conto aggiustamenti. Rapporto Ue: debito cresce in mezza Europa

Joaquin Almunia

Bruxelles, 1 giugno 2005

"Gli Stati membri che si trovano in una situazione di deficit eccessivo devono mettere in opera un aggiustamento di bilancio minimo". Non abbassa la guardia il commissario Ue Joaquin Almunia, e invia un ennesimo messaggio a Italia e Portogallo, che si apprestano a ricevere una procedura per deficit eccessivo (oltre il 3% del pil). L'appuntamento per l'Italia è il 7 giugno prossimo. Almunia, tuttavia, non scende nei particolari sui tempi dell'aggiustamento, se cioè questo debba cominciare subito oppure no.

La Commissione Ue, nel rapporto 'Public finances in the Emu 2005', pubblicato oggi a Bruxelles, avverte: il rapporto debito-pil "continuera' a crescere nei prossimi due anni" in Italia, Francia, Germania, Portogallo e Malta e il debito pubblico resterà "particolarmente elevato" in Belgio, Grecia e Italia e aumenterà da "un livello relativamente elevato anche in Germania, Francia, Portogallo e Malta".

Riguardo a Francia e Germania, in particolare, Bruxelles spiega che "la fonte di preoccupazione non è il rapporto molto elevato del rapporto deficit-pil, ma il suo recente trend ad aumentare. Il peggioramento del budget ha fatto lievitare il debito negli ultimi anni, facendogli raggiungere velocemente livelli vicini o superiori al 'tetto' massimo (60% del pil, ndr) stabilito dal Trattato di Maastricht".

L'Italia, si legge nel rapporto, corre "qualche rischio" sul fronte della sostenibilita' dei conti pubblici nel lungo termine, ma nel complesso - se rispettera' gli impegni presi sul fronte delle pensioni e del risanamento di bilancio - potrebbe trovarsi in una "posizione abbastanza favorevole", perché la riforma delle pensioni rappresenta un "passo importante nella giusta direzione".

In generale, la sostenibilità nel lungo termine dei conti pubblici dell'Italia, cosi' come quella di altri nove paesi (Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Francia, Cipro, Ungheria, Malta e Slovenia), presenta "qualche rischio", conclude la Commissione, aggiungendo tuttavia che "a prima vista gli indicatori quantitativi suggeriscono che questi paesi (Italia e Belgio, ndr) appaiono relativamente ben messi per far fronte ai costi dell'invecchiamento della popolazione".

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Cronaca. La madre di Mirko confessa: "L'ho messo a testa in giu' nell'acqua"

I funerali del piccolo Mirko

Milano, 1 giugno 2005
"Ho preparato l'acqua del bagnetto nella vaschetta poi ho preso Mirko e l'ho messo a testa in giu' nell'acqua... non ricordo altro". E' stata una drammatica confessione quella di ieri sera, quando Mary Patrizio, in carcere da una settimana per l' omicidio del figlio Mirko di 5 mesi, ha raccontato i drammatici particolari della morte del bimbo. Ancora in stato confusionale, la donna ha comunque ammesso di aver ucciso lei il suo bambino, dopo aver negato per due settimane, prima inventandosi una aggressione quindi chiudendosi dietro i "non ricordo".

"Sono stati momenti molto delicati, in cui Maria ha fatto dei racconti che spesso stanno su una duplice se non triplice realtà - ha spiegato uno dei legali della donna, l'avv. Ernesto Rognoni -. Anche se l'interrogatorio è durato a lungo, in realtà ciò che ha detto Maria poteva essere raccontato in 10 minuti. Ci sono state molte pause, molti momenti in cui la donna è passata dalla disperazione più completa ad un totale stato confusionale".

Secondo il legale, deve comunque essere esclusa qualunque premeditazione nel gesto. "Siamo chiaramente di fronte a un quadro clinico molto delicato - ha detto Rognoni - come dimostra anche il fatto che la signora è stata in cura da uno psichiatra".

Il legale, questa mattina, ha ancora una volta ribadito la richiesta di arresti domiciliari per Mary. "Dopo la confessione - ha detto Rognoni - riteniamo inutile che resti in carcere, un luogo del tutto inadatto per una persona nelle condizioni della signora Patrizio: deve essere portata al più presto in una struttura clinica attrezzata".

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