Mercoledi, 30 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------- Governo. Berlusconi: spero nel CdM di sabato per la manovra. Nella Casa delle Libertà non c'è mai stata chiusura
Berlusconi e Tremonti
"Con questo intervento che faremo riusciremo come sempre a tenere a posto i conti del Paese e poi a procedere con impegno rinnovato su tutto ciò che deve essere fatto dal nostro Governo", ha affermato il premier. "In coalizione mai chiusure o Cencelli" "Se ci sono tre posti a disposizione - ha spiegato il premier - sono stati dati agli alleati da parte di Forza Italia che come partito maggiore della coalizione ha sempre saputo di dover mostrare generosità". "Lo abbiamo fatto senza sforzo - ha sottolineato Berlusconi - e continueremo a farlo". --------------------------------------------------------------------------------------- Lista Unitaria. Prodi: il centrodestra non è più maggioranza nel Paese. Sì alla federazione dell'Ulivo
Romano Prodi
"Il punto di partenza è la Lista Unitaria e il nostro obiettivo è dar vita alla federazione dell'Ulivo. La federazione dei partiti aperta ai cittadini sarà il riferimento per l'intera coalizione". Così Romano Prodi ha sintetizzato la decisione assunta dal vertice della Lista Unitaria. Le tappe indicate da Prodi Tra le decisioni assunte, anche lo sviluppo di "un dialogo e un confronto con la società italiana e con le altre forze del centrosinistra". Sarà dato mandato a un gruppo di lavoro incaricato di stendere una bozza di patto per questa federazione che, precisa Prodi, sarà riferimento per l'intera coalizione di centrosinistra. --------------------------------------------------------------------------------------- Giustizia. Il governo pone la fiducia sulla riforma. Domani il voto. Castelli: è la migliore possibile
L'Aula di Montecitorio
Il governo ha posto la questione di fiducia sul testo di riforma dell'ordinamento giudiziario. Lo ha annunciato nell'Aula della Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi. "Il governo - ha detto Giovanardi - ritiene di particolare importanza il disegno di legge. Tuttavia, il numero elevato di emendamenti presentati non ne consente il sollecito esame per cui pongo la questione di fiducia sull'emendamento presentato dal governo". L'Aula della Camera voterà la fiducia sul maxiemendamento al testo della riforma dell'ordinamento giudiziario domani alle 12, come ha stabilito la conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari. Per domani mattina alle 10 è previsto l'inizio delle dichiarazioni di voto. La "chiama" dei deputati inizierà alle 12, il risultato della votazione di fiducia sarà proclamato nel primo pomeriggio. Poi i deputati dovranno approvare il provvedimento. Castelli: è la miglior riforma possibile Le proteste dell'opposizione Antonio Boccia (Margherita) ha invitato il governo a "non prendere in giro l'Assemblea", mentre l'ex Guardasigilli Filippo Mancuso ha bollato la fiducia come "un'iniziativa viziata da prepotenza e stupidità", perché "il governo vuole il voto, non una discussione su un tema così importante, dimostrando scarso sapere giuridico e scrupolo morale". E mentre il Verde Paolo Cento ha espresso "indignazione "per la scelta di porre la fiducia sul provvedimento, Marco Rizzo del Pdci ha parlato di "disagio e sdegno". Ma è stato il diessino Renzo Innocenti a lanciare un attacco frontale al ministro Giovanardi, che aveva annunciato la decisione dell'esecutivo. ------------------------------------------------------------------------------ Martedi, 29 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------- Rifiuti. Montecorvino, tolto il blocco alla stazione. I manifestanti: ora rispettate gli impegni
I manifestanti hanno lasciato i binari
Via dalla stazione di Montecorvino Rovella, ma ripresa del presidio vicino alla discarica di Parapoti. Si è concluso con un compromesso il braccio di ferro che per tre giorni ha paralizzato il traffico ferroviario Nord-Sud. I manifestanti hanno liberato i binari, ma non intendono abbassare la guardia sulla discarica, pur accettando di fatto i termini della proposta emersa poche ore prima dal vertice con il ministro Matteoli nella prefettura di Napoli.
I rappresentanti dei comitati hanno tenuto a ribadire di non aver sottoscritto alcun accordo o documento, sottolineando di aver soltanto appreso "con soddisfazione impegni precisi presi in merito alla bonifica", prima della discarica di Colle Barone e poi di quella di Parapoti. Riferendo il contenuto dei colloqui avuti a Napoli, la delegazione ha anche messo in evidenza che entro il prossimo 20 luglio la Provincia di Salerno - alla quale potrebbe se necessario sostituirsi il governo centrale - provvederà all'individuazione di un sito alternativo destinato a ricevere i rifiuti del Salernitano. Accolto l'invito dei rispettivi Comitati a liberare la stazione "innanzitutto come segno di responsabilità" e per non arrecare "ulteriori danni ai passeggeri", i manifestanti hanno deciso quindi di riattivare il presidio davanti alla discarica di Parapoti, senza impedire il passaggio dei camion, ma verificando di volta in volta - come già avveniva prima della chiusura dell'impianto - che cosa viene scaricato nell'invaso. Determinanti, alla fine di una giornata convulsa, le parole della pasionaria del Comitato dell'associazione "Natura nostra", Rosetta Sproviero "Il nostro tempo è scaduto, non c'è più spazio per una manifestazione del genere" - aveva detto ai suoi chierendo "se non si farà quello che è stato promesso, ognuno si assumerà le proprie responsabilità".
--------------------------------------------------------------------------------------- Elezioni amministrative. Berlusconi: non cambia nulla. Gli ultimatum della Lega. Mercoledì vertice di maggioranza
Silvio Berlusconi
Il day after nella Casa delle libertà culmina con un Silvio Berlusconi affatto preoccupato che, anzi, da Istanbul, dove partecipa al vertice Nato, afferma risoluto che "senza di lui la coalizione non c'è, rivendicando la sua"indispensabilità non marginale, ma assoluta".
Berlusconi respinge poi al mittente le considerazioni
di chi ritiene che lui intenda quanto prima "strigliare"
i suoi alleati per i negativi risultati elettorali e le eccessive
polemiche: "Io non voglio strigliare nessuno" spiega confermando
ancora una volta l'indispensabilità di tutti i partiti della
maggioranza, "a partire dall'Udc, per chiudere con Forza Italia".
Lega: o il federalismo o le elezioni Mercoledì vertice sulle riforme --------------------------------------------------------------------- Lunedi, 28 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------- Elezioni amministrative. Il centrosinistra vince in 14 province su 22 e si aggiudica Milano
Piero Fassino con Filippo Maria Penati
--------------------------------------------------------------------------------------- Rifiuti. La proposta di Matteoli: riaprire la discarica di Parapoti per nove mesi. Coro di no dai manifestanti
Accordo tra Governo e manifestanti
Impegno a chiudere la discarica di Parapoti entro nove mesi, controlli sanitari continui, ricerca di soluzioni alternative. È questa la proposta che il ministro per l'Ambiente Altero Matteoli ha fatto alla delegazione dei manifestanti che da venerdì occupano la stazione ferroviaria di Bellizzi-Montecorvino Rovella affinché tolgano il blocco. A questa soluzione, ha spiegato il ministro, si è arrivati in seguito a tutti i tentativi di mediazione esplicati dal capo della protezione civile Guido Bertolaso e dal commissario di governo per l'emergenza rifiuti Corrado Catenacci e di cui lui è stato tenuto costantemente al corrente. Il ministro ha anche ringraziato il Capo dello Stato per l'intervento odierno e ha sottolineato di aver tenuto sempre informato il Presidente dell'evoluzione della situazione. "I cittadini di Montecorvino hanno accettato il percorso che abbiamo tracciato" - ha spiegato il ministro aggiungendo che a questo punto non ci sono più ragioni per continuare il blocco sui binari della stazione ferroviaria del comune salernitano che, di fatto, ha tagliato in due l'Italia dei trasporti. "Credo che il blocco sarà rimosso" - ha concluso Matteoli. Il 6 luglio prossimo presso il ministero dell'Ambiente ci sarà un vertice con il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, Corrado Catenacci e il presidente della Provincia di Salerno per fare il punto della situazione, secondo quanto ha annunciato lo stesso Matteoli. I manifestanti, però, sembrano non accettare
la proposta: una parte di essi, infatti, ha ha espresso il desiderio
di continuare la protesta a oltranza con Un coro di 'no' si è levato nella stazione di Montecorvino Rovella quando don Francesco Coralluzzo ha comunicato la decisione assunta a Napoli e ha invitato ad abbandonare i binari. Il sacerdote ha fatto sapere che l' associazione "da questo momento non risponde più dell' occupazione". Lo stesso sacerdote ha chiesto ai manifestanti di lasciare la ferrovia. Proteste e insulti si sono levati da parte dei manifestanti. ---------------------------------------------------------------------- Domenica, 27 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------- Rifiuti. Continua la protesta a Montecorvino Rovella. I manifestanti minacciano blocchi sulle autostrade
Il blocco è continuato durante la notte
Disagi per chi viaggia: possibile anche il blocco della
Salerno-Reggio Calabria -------------------------------------------------------------------------------- Elezioni amministrative. Bassa affluenza alle urne nel primo giorno del ballottaggio
Crollo dell'affluenza nel ballottaggio per la provincia di Milano
-------------------------------------------------------------------------------- Sequestro Valdata. Perquisizioni all'alba nella zona di Voghera. Un fermo
Continuano le indagini
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Lunedi, 21 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------- Vaticano. Il premier spagnolo Zapatero a colloquio dal Papa
Il Premier spagnolo, Josè Luis Zapatero
Il Papa auspica che la Spagna nel suo cammino verso il progresso "tenga in debito conto i valori etici, tanto radicati nella tradizione religiosa e culturale della popolazione" ma "riafferma" quanto detto venerdì scorso al nuovo ambasciatore. Con queste due frasi, rivolte al primo ministro spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero, ricevuto questa mattina in Vaticano, il Pontefice ha ribadito il proprio dissenso su "alcuni aspetti della società spagnola", in particolare divorzio, aborto e tutela della famiglia, espresso alcuni giorni fa. Nel suo saluto, Giovanni Paolo II, ha manifestato la disponibilità della Santa Sede a collaborare per la grande causa della pace, contro il terrorismo e la violenza in tutte le loro forme. Il Papa si è detto anche soddisfatto per la visita del Premeir spagnolo e ha sostenuto che la sua presenza in Vaticano "pone in rilievo la sua stima per la Sede apostolica" e riflette "il desiderio di proseguire in un buon clima il rapporto di collaborazione fra la Chiesa locale e lo Stato per il bene del popolo spagnolo". Giovanni Paolo II ha dunque ribadito che la Santa Sede
è disponibile a collaborare con la Spagna "per lavorare
insieme per la grande causa della pace ed a favore del progresso spirituale
dei popoli; per aiutare a sradicare il terrorismo e la violenza in
tutte le loro forme; per offrire il maggior spazio alle esigenze della
persona umana, con la sua dignità, i suoi diritti e libertà"'.
--------------------------------------------------------------------------------------- Tom, la grande politica del
fare
Tom era una persona rara. Lo dico senza nessuna retorica, e non perché adesso è morto. Tom era un uomo politico di altissimo livello, come pochi, aveva grandi capacità di pensiero, di mediazione, di organizzazione; e aveva una statura morale che lo faceva sembrare quasi un personaggio del passato. Sapete qual era la sua rarità? Questa: l’amore travolgente per la politica, accompagnato dalla più gigantesca riservatezza che abbia mai visto; e da uno spirito che era tutto il contrario del narcisismo. Non voleva mai apparire. Lui lavorava sodo, pensava, costruiva: il momento della pubblicità lo lasciava agli altri, non gli interessava. Conoscete molte altre persone così? È morto domenica mattina al policlinico di Roma. Un aneurisma all’aorta e poi un’emorragia. Si era sentito male sabato, mentre parlava a un convegno sul pacifismo organizzato dal “manifesto”. Lo aveva soccorso Gino Strada, che era al tavolo con lui. Lo aveva portato al San Giacomo e poi di corsa al Policlinico. Dieci ore sotto i ferri. Inutile. Forse Tom si ispirava al vecchio modello del funzionario di partito: la politica al primo posto e l’”io” all’ultimo. Però se era un funzionario di partito era il più fantastico e moderno funzionario che si sia mai visto. Guardava lontano, gli piaceva il futuro, odiava gli schemi. Se oggi in Italia c’è il movimento pacifista più forte del mondo, non so in quale percentuale lo dobbiamo a lui: comunque in una percentuale alta. È fra quelli che capì il futuro del pacifismo 20 anni fa, e da allora fu coerente e impegnò tutto se stesso. Era un pacifista senza se e senza ma, rigoroso: cioè era un pacifista. Si scontrò col suo partito, fece le marce contro i missili di Comiso, andò a rischiare la vita in Jugoslavia, subì l’assedio di Sarajevo, organizzò le proteste contro la prima guerra dell’Iraq, contro la guerra della Nato alla Serbia e ora contro Bush. Se dobbiamo dire i nomi di tre padri del pacifismo italiano moderno, i nomi sono quelli: Lucio Lombardo Radice, Ernesto Balducci e Tom. Due vecchi e il giovane Benetollo che fu il loro allievo prediletto. Sono morti tutti e tre. Tom mi diceva che Lombardo Radice e Balducci avevano lasciato un vuoto incolmabile, che non era mai stato riempito. Adesso anche Tom Benetollo è morto, all’improvviso, a poco più di cinquant’anni, e anche lui lascia un vuoto enorme dietro di se: non sarà facile colmarlo. Non solo perché sua moglie Eva e il piccolo Gabriele, che non ha ancora 3 anni, sono rimasti soli e disperati; non solo per l’enorme perdita umana che la sua morte rappresenta; non solo per il senso di vuoto, di pianto, di desolazione che lascia tra i suoi amici e nella sua organizzazione, l’Arci, della quale era il presidente; ma anche perché - sebbene pochi lo sappiano - Benetollo in Italia ricopriva un ruolo politico notevolissimo e unico. È lui che ha guidato l’Arci nella scelta pacifista e anti-liberista e ne ha fatto una delle colonne portanti del movimento no-global. Cioè, è lui che ha governato quella straordinaria operazione di saldatura tra il movimento allo stato nascente e una parte vasta dell’opinione pubblica, soprattutto giovanile, che veniva da esperienze politiche diverse e più tradizionali. Dal 2001 a oggi – diciamo dalle giornate del luglio genovese - la politica italiana è cambiata moltissimo, e la sinistra ha subìto una formidabile trasformazione. Non è più la sinistra prudente, moderata e governista che era tre anni fa: è diventata una formazione assai più complessa, variata, aperta, fantasiosa e radicale. Non dovete pensare che i protagonisti di questa trasformazione siano solo quelli che stanno in Parlamento e che parlano nelle interviste in prima pagina ai giornali, o alla Tv. Tom è stato uno dei protagonisti assoluti, uno dei maggiori, di questo cambiamento. Lo avevo visto per l’ultima vota giovedì scorso. Eravamo andati a incontrare il presidente del consiglio provinciale di Roma, Adriano Labucci, che voleva organizzare un convegno sul pacifismo e ci aveva chiesto qualche idea. L’ufficio di Labucci è all’ultimo piano di Palazzo Valentini, nella vecchia Roma. Scale ripide, lunghe. Io avevo preso l’ascensore, lui aveva voluto salire a piedi. Credo che soffrisse un po’ di claustrofobia. Era arrivato prima di me e senza fiatone. Sembrava in salute. E aveva dato parecchie idee a Labucci, impegnandosi a fondo in quella riunione, come faceva in tutte le occasioni della sua vita. Non ho avuto il tempo per parlargli a lungo, giovedì, perché dovevo andare a una commemorazione di Berlinguer. Tom amava molto Berlinguer. Lo aveva conosciuto abbastanza bene negli anni ’80, quando aveva lavorato alla commissione esteri del Pci, e aveva cercato di fare entrare nelle vene del vecchio partito comunista un po’di sangue pacifista. Berlinguer lo aveva aiutato. Due mesi fa ho intervistato Tom proprio su Berlinguer, per il libretto che ha pubblicato l’Unità. E lui mi ha detto che di Berlinguer apprezzava soprattutto una cosa: la sua idea di politica come espressione del senso di responsabilità. Responsabilità collettiva, di classe, di gruppo e individuale. Tom sosteneva che questa idea della politica era la singolarità e la grandezza di Berlinguer. Credo che lui l’avesse ereditata. Si era iscritto al Pci nel 1970, a Padova. Il segretario di sezione gli spiegò subito una cosa che poi gli rimase chiara per tuta la vita: «Evita – gli disse - i due grandi difetti della sinistra: il riformismo e il massimalismo. Il riformismo è il vizio di chi vuole ottenere “subito” aria fritta; il massimalismo è il vizio di chi vuole ottenere grandi cose, in un giorno infinitamente lontano». Il giovane Benetollo fece tesoro di questa lezione. Poi per un periodo restò ai margini della politica. Tornò negli anni della Fgci di D'Alema, di Fumagalli e di Folena. Cioè all’inizio degli anni ’80. Si impegnò nella politica internazionale e per questa strada diventò pacifista convinto. Ai tempi di Comiso (tra l’82 e l’83) cercò di persuadere il partito che la via giusta era quella del superamento di blocchi, di una nuova concezione del mondo. Fu in prima linea nella battaglia contro l’installazione di missili americani e sovietici in Europa. Poi negli anni ’90 si gettò a corpo morto nella campagna per la pace in Jugoslavia. Una volta mi ha raccontato di quel giorno che se ne stava in un sottoscala di Sarajevo, dove era arrivato insieme a un altro centinaio di pacifisti, sotto le bombe, e un amico gli lesse al telefono, da Roma, gli articoli dell’Unità e di Repubblica che se la prendevano coi pacifisti assenti sulla questione Sarajevo. Ne erano già morti 14 di pacifisti, nella guerra di Bosnia, e molti altri morirono dopo. Ma i giornali italiani non se ne accorsero mai e continuarono a dire: “I pacifisti sanno fare le manifestazioni solo contro l’America….” Era una cosa che lo mandava in bestia, questa, perché lui ci aveva rischiato la pelle. Tom Benetollo era un leader, un vero leader. Di quelli che al mercato della politica-politicante valgono poco. A lui piaceva la politica e non l’immagine. La politica intesa come “teoria e pratica” della lotta contro le ingiustizie. Piacevano le idee, il pensiero, e piaceva moltissimo l’azione. Diceva che era tornato dalla Jugoslavia con una certezza: che la politica della solidarietà non ha nessun senso se non è riempita di concretezza, di solidarietà praticata, di stili di vita. Andava controcorrente. E’ dura andare controcorrente, anche per un uomo come lui, alto un metro e novanta, con l’anima di ferro e con la scorza dura. Viene da ridere, Tom, a pensare che sei stato abbattuto da una stupidissima arteria sbagliata. Viene da piangere, vecchio, dolce, carissimo Tom, a pensare che non ci sei più. ----------------------------------------------------------------
Ostaggi italiani. Scelli: "Le voci sul riscatto ci hanno messo in pericolo"
Gli ostaggi italiani
E' tornato nel pomeriggio in Italia, proveniente da Baghdad il commissario straordinario della Croce rossa italiana, Maurizio Scelli. Appena sceso dall'aereo, il commissario ha detto ai giornalisti che le voci sul presunto riscatto pagato per la liberazione degli ostaggi italiani hanno messo a rischio la sua vita e quella dei suoi collaboratori in Iraq. Nei prossimi giorni Scelli dovrebbe incontrare i magistrati che indagano sulla vicenda degli ostaggi italiani: con i magistrati Scelli aveva già parlato quando accompagnò in Italia i resti di Fabrizio Quattrocchi. Sulla situazione in Iraq Scelli non ha dubbi. "Ognuno
fa le sue riflessioni, certo è che se tutti reputano che l'Iraq
è pericoloso, resterà sempre tale e nulla cambierà".
Il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Maurizio
Scelli, ha commentato così le recenti dichiarazioni del segretario
generale della Nazioni Unite, Kofi Annan, sulla mancanza di condizioni
di sicurezza che garantiscano il ritorno dell'Onu in Iraq. -------------------------------------------------------------------------------------- Ue. Patten e Verhofstadt fuori gioco per il dopo Prodi. La delusione del Vaticano
Chris Patten, una rinuncia al dopo Prodi
Soddisfazione per aver trovato un compromesso sulla bozza della nuova costituzione europea. Un po' meno circa la mancata indicazione del successore di Romano Prodi alla guida della Commissione. Questo in sintesi il bilancio del Consiglio europeo che si è chiuso a Bruxelles. Dopo il mancato accordo di ieri al Consiglio europeo,
il britannico Chris Patten ha confermato di non essere più
in lizza per la successione a Romano Prodi alla presidenza della Commissione
europea. Lo ha ribadito Emma Udwin, portavoce dell'attuale commissario
Ue alle Relazioni esterne. "Patten non intende autorizzare che
sia proposto il suo nome", ha affermato la portavoce. Anche il
primo ministro belga, Guy Verhofstadt, si è Durante il vertice a Bruxelles dei leader Ue, il presidente di turno dei Venticinque, Bertie Ahern, aveva reso noto che sia Patten sia il premier belga Guy Verhofstad "non erano più in corsa" per la successione di Romano Prodi alla presidenza dell'esecutivo europeo. Se ne riparlerà a luglio. Nel frattempo, altri nomi sono circolati senza grandi
probabilità di successo: così il ministro degli Esteri
francese Michel Barnier, di comprovate capacità e che ha il
vantaggio di essere già stato nella Commissione di Prodi come
responsabile delle riforme istituzionali e delle politiche regionali.
Barnier ha anche le carte politiche in regola, essendo di centro-destra,
ed è dotato di un certo fascino e di grande 'savoir-faire'.
Ma Esprimendo poi, a nome della Santa Sede, "soddisfazione per questa nuova ed importante tappa nel processo di integrazione europea, sempre auspicata ed incoraggiata dal Romano Pontefice", Navarro sottolinea come "non va dimenticato il forte impegno profuso da varie istanze per fare menzionare il patrimonio cristiano dell'Europa in tale trattato, stimolando la riflessione dei responsabili politici, dei cittadini e dell'opinione pubblica su una questione non secondaria nell'odierno contesto nazionale, europeo e mondiale". -------------------------------------------------------------------------------------- Calcio. Euro2004. Repubblica Ceca ai quarti. Battuta l'Olanda 3 a 2
Un pittoresco tifoso arancione
La partita è stata particolarmente ricca di emozioni. Ll'Olanda chiude in vantaggio per 2-1 il primo tempo. Vantaggio-lampo degli olandesi, con Bouma, in tuffo di testa al 4'. Al 20' il raddoppio, con van Nistelrooy che appoggia facilmente in rete da due passi su perfetto traversone di Robben. La Repubblica Ceca accorcia le distanze al 23', con Koller che scaraventa in rete su passaggio smarcante in area di Baros. Olanda vicina al terzo gol altre tre volte, su altrettante conclusioni da lontano: miracolo di Cech su Heitinga; tiro fuori di un soffio di Seedorf e palo di Davids al 43'. Nella ripresa salgono in cattedra i cechi. Prima il
pareggio ceko, firmato da Baros, al 26'. Nedved crossa, Koller smorza
di petto per Baros che, al volo, trafigge van der Saar. A due minuti
dal termine il clamoroso gol-vittoria ----------------------------------------------------------------- Sabato, 19 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------- Ue. È nata la Costituzione europea. Prodi: "Un sogno diventato realtà"
Foto di gruppo per i leader Ue
I capi di Stato e di Governo hanno raggiunto uno storico accordo sulla costituzione europea approvando lo specifico trattato nell'ambito della conferenza intergovernativa (Cig). "È un grande risultato per l'Europa ed è un grande risultato per tutti gli europei", ha affermato esultante il primo ministro irlandese Bertie Ahern, presidente di turno dell'Unione, alla fine di due lunghissime giornate di negoziati con gli altri 24 partner. "Ce l'abbiamo fatta con una bella costituzione, non con dei compromessi che ne hanno abbassato il tono", ha affermato il presidente della Commissione Ue Romano Prodi al termine del vertice sulla Cig. Secondo Prodi, si è trattato di "una giornata straordinaria e l'Europa comincia una nuova vita". Il presidente della Commissione europea ha commentato in termini entusiastici l'approvazione della nuova Costituzione. "Ho davanti agli occhi forse il maggiore risultato dei miei cinque anni alla guida della Commissione europea", ha detto Prodi, "E' quasi un sogno che è diventato realtà... Un testo di straordinaria rilevanza politica". La nuova Costituzione europea giunge ad appena un mese e mezzo di distanza dall'allargamento dell'Unione europea a 10 nuovi Paesi membri. E scioglie tra l'altro uno dei nodi sui quali negli ultimi mesi si erano confrontate le diplomazie europee. Quello del meccanismo di voto a maggioranza qualificata in Consiglio: il testo finale indica la necessità di raggiungere la soglia di almeno 15 Paesi rappresentanti il 65% della popolazione totale dell'Unione perché un provvedimento possa essere approvato. Per bloccare una decisione, di converso, saranno necessari i voti di almeno quattro Paesi rappresentanti almeno il 35% della popolazione totale. Anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
ha espresso "viva soddisfazione" per l'approvazione del
Trattato Costituzionale da parte della Conferenza Intergovernativa
riunita a Bruxelles, dicendosi "convinto che l'Unione Europea
abbia compiuto un passo importante nella realizzazione della propria
unità e si sia dotata di solidi strumenti per operare su fondamenta
più salde". Non appena approvata la costituzione, Ciampi
ne è stato immediatamente informato dal Presidente del Consiglio,
Silvio Berlusconi, che si è detto soddisfatto del risultato
raggiunto aggiungendo che per il Trattato "la firma a Roma è
scontata". -------------------------------------------------------------------------------- Politica. Bossi in una clinica svizzera a Brissago
Il ministro Umberto Bossi
-------------------------------------------------------------------------------- Calcio. Euro2004, Italia bella a metà. Il pari con la Svezia complica il cammino degli azzurri
Antonio Cassano dopo il gol
A conclusione di un incontro ampiamente dominato dagli Azzurri, un goal segnato da Zlatan Ibrahimovic a cinque minuti dalla fine ha consentito alla Svezia di pareggiare per 1-1 la partita contro l'Italia, per il Girone C della fase eliminatoria del campionato d'Europa di calcio. L'Italia, orfana di Totti, parte bene chiudendo gli svedesi nella propria metà campo. In evidenza Panucci sulla fascia; proprio dal romanista il cross per il gol di testa di Cassano al 37'. Nella ripresa gli azzurri calano fisicamente. Nel finale, all'85', la beffa: uno splendido gol di taccio di Ibrahimovic per l'1-1 definitivo. Si complica, dunque, forse irrimediabilmente, la strada degli azzurri per i quarti. Vincere contro la Bulgaria e sperare che da Danimarca-Svezia esca un vincitore. Passano in gran parte da questo incrocio di risultati le speranze dell'Italia di proseguire il cammino all'Europeo 2004 di calcio. Ma esiste un'altra possibilità: vittoria italiana sui bulgari, parità tra Svezia e Danimarca. Secondo il regolamento Uefa, a parità di punti,
il primo criterio da prendere in considerazione è la differenza
reti tra le squadre interessate, poi il numero di reti segnate tra
le stesse, e poi gli stessi criteri allargati a tutto il girone. Ciò
significa che se Svezia e Danimarca pareggiassero per 2-2 o con un
punteggio più alto, gli azzurri sarebbero spacciati anche con
una goleada sui bulgari (infatti nella classifica avulsa, a parità
di differenza reti, la Svezia ------------------------------------------------------------------ Venerdi, 18 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------- Ue. Cig. Prodi: la Costituzione si farà. Nessun accordo invece sul suo successore
Romano Prodi
I Venticinque continueranno a discutere tutto il giorno,
per quello che sembra sempre di più un vertice a due facce:
le probabilità di un accordo entro oggi sul trattato costituzionale
sembrano aumentate, mentre è ancora in alto mare il nome del
successore di Prodi alla Commissione europea. L'Unione Europea ha deciso di accordare alla Croazia lo statuto di candidato all'ingresso nell'Ue e di iniziare dal 2005 i negoziati di adesione. Il premier turco Tayyip Erdogan auspica che i negoziati per l'adesione di Ankara all'Ue possano cominciare dal marzo 2005. La decisione verrà presa dal vertice europeo di dicembre in base al rapporto che stilerà la Commissione europea sui progressi della Turchia in materia di rispetto dei diritti umani e di libertà politiche. Inoltre, l'Unione europea terrà un "incontro fra la troika e il nuovo governo iracheno il prima possibile" e inviterà il primo ministro iracheno Ayad Allawi ad intervenire nel Consiglio dei ministri dell'Unione europea. --------------------------------------------------------------------------------------- Processo Sme. Previti: in Fininvest ho svolto un'attività da superavvocato
Cesare Previti
--------------------------------------------------------------------------------------- Calcio. Questa sera Svezia-Italia. Trapattoni non svela la formazione
Il ct azzurro Giovanni Trapattoni
"Per una volta non darò la formazione il giorno prima. Non tanto per non dare vantaggi agli avversari, quanto perchè devo parlarne singolarmente con i giocatori". Il ct azzurro Giovanni Trapattoni, in vista della già decisiva sfida di questa sera con la Svezia, ha scelto la strada di una pretattica mascherata da ricerca degli equilibri psicologici. "Voglio parlarne con tutti -ha aggiunto- perchè con gli svedesi serve più che mai convinzione e coesione. Il modulo? Rimarrà lo stesso più o meno, cambierà qualche posizione". Malgrado le reticenze del Trap sembra proprio che stia per scoccare l'ora di Pirlo. Il gruppo vuole l'ingresso del milanista, possibilmente con Gattuso al fianco, e visto che Totti è squalificato Trap sembra orientato verso la soluzione stile-Ancelotti, con Cassano nei panni del Kakà di turno. Dilaga l'Inghilterra, soffre la Francia contro la Croazia ------------------------------------------------------------------ Ciovedi, 17 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------- Ue. Ciampi: l'Europa ha le risorse per superare le difficoltà. Frattini: lavoreremo per migliorare la Costituzione
Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
Frattini: lavoreremo fino all'ultimo per migliorare
la Costituzione "Noi vogliano arrivare ad un risultato di alto
profilo", ha detto il responsabile della Farnesina, osservando
che "ci sono dei miglioramenti possibili" sulla bozza di
trattato costituzionale. "E il nostro impegno è in questo".
--------------------------------------------------------------------------------------- Calcio. Euro 2004. Totti squalificato per tre turni
Le immagini incriminanti
------------------------------------------------------------------ Mercoledi, 16 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------- IRAQ. 11\9. Commissione indipendente Usa: nessuna collaborazione tra al Qaeda e Saddam
La Commissione ha terminato le sessioni pubbliche
Per la Commissione indipendente Usa che indaga sulle stragi dell'11 settembre 2001 "non c'è prova credibile" che l'Iraq e Al Qaeda abbiano cooperato per attaccare gli Stati Uniti. Le conclusioni della commissione sull'11 settembre 2001 sono contenute in un rapporto basato sulla ricerca e su interviste condotte dallo staff. bin Laden cercò una collaborazione con l'Iraq
L'incontro del 1994 sarebbe avvenuto in Sudan e bin Laden avrebbe anche chiesto senza successo al regime di Saddam di procurargli armi. "Ci sono poi state notizie che contatti tra l'Iraq e al Qaeda sono avvenuti dopo il ritorno di bin Laden in Afghanistan, ma non sembrano aver fruttato alcuna relazione di collaborazione", sostiene il rapporto della Commissione sull'11 settembre. "Due stretti collaboratori di bin Laden hanno categoricamente negato che esistessero contatti tra al Qaeda e l'Iraq". Bush ha ribadito il legame tra Saddam e bin Laden Con le audizioni di oggi e domani la Commissione sull'11 settembre è arrivata al termine delle sue sessioni pubbliche --------------------------------------------------------------------------------------- Calcio. Euro 2004, assedio al Trap. Vieri: nessuna ribellione, decide lui. Zambrotta: da stupidi criticare Del Piero
Bobo Vieri in allenamento
"Rivolta contro il ct, liti tra noi? E' falso, sono cose cattive che non bisogna dire e nemmeno pensare. I giornalisti che scrivono queste cose andrebbero mandati via...". Christian Vieri smentisce qualunque ipotesi di autogestione dei giocatori azzurri agli europei. Di rivolta, poi, non se ne parla proprio. "Che vuol dire autogestione? Parliamo tra noi, lo abbiamo sempre fatto ed ora lo facciamo di più: ma il ct è sempre Trapattoni, è lui che decide. Tra l'altro - conclude il centravanti della nazionale - non mi pare proprio che gli sia mai sfuggita di mano la squadra". E Trapattoni? Predica calma e cerca tranquillità. Oggi ha annullato l'allenamento mattutino della nazionale italiana. Gli Azzurri effettueranno una sola seduta nel pomeriggio, alle 17:30 locali. Contro la Svezia, venerdì sera, in ogni caso "nessun cambio tattico, adesso vediamo com'è la condizione dei singoli e decidiamo. Ci saranno dei cambi individuali. Uno o due al massimo". Remote le chances di Pirlo: "Andrea è bravo, nessuno ha detto che non possa giocare, ma l'Italia si è costruita una sua fisionomia. Con lui le cose indubbiamente cambiano dal punto di vista tattico e io non posso saltare di palo in frasca", ha detto ieri Trapattoni. Se gli sponsor replicano stizziti alle scuse di Totti per spiegare la cattiva prestazione - i calzettoni sono gli stessi con la Under ha vinto l'Europeo, le scarpe Totti le ha già usate in campionato senza problemi -, Zambrotta difende a spada tratta il 'grande colpevole', Alessandro Del Piero: "Sta giocando in un ruolo suo, senza fare alcuna polemica Alessandro è una seconda punta, quindi un attaccante, ma qui fa l'esterno sulla fascia, la percorre quasi tutta per darmi una mano. Considerando quanto ha dato alla Juve e all'Italia, mi sembra che criticarlo sia un po' da stupidi". --------------------------------------------------------------------------------------- Ue. Prodi: il vertice di Bruxelles arriverà ad un compromesso sulla costituzione. C'è troppa paura di un fallimento
Romano Prodi
Per il presidente della Commissione Ue il vertice europeo che si apre domani a Bruxelles formalizzerà un accordo sulla nuova Costituzione: "Tra i capi di stato e di governo c'è una grande paura che un fallimento porti ad una rottura nelle nostre istituzioni. L'Europa - ha aggiunto Prodi - rispondendo ai giornalisti - è un animale strano: tutti ne vedono i difetti, ma tutti hanno paura che si rompa questo meraviglioso edificio che stiamo costruendo". "Riguardo alla maggioranza e all'unanimità - ha aggiunto Prodi - è un compromesso accettabile che abbiamo discusso a lungo e il compromesso in proposito, anche se diverso dall'idea originale della Commissione europea rappresenta comunque un grosso passo in avanti rispetto a Nizza ed ai trattati precedenti". Quanto ad un eventuale rinvio della nomina del suo successore, prevista per il vertice di Bruxelles di giovedì e venerdì, Prodi ha minimizzato: "Non sarebbe la prima volta". Ma secondo il presidente della Commissione Ue, la designazione dovrebbe comunque avvenire "in tempi rapidi", per preservare l'azione dell'esecutivo europeo --------------------------------------------------------------------------------------- Elezioni. Nei due poli aspro confronto sul dopo voto. Fini vede i suoi. Fassino: ora la federazione. Il no di Bertinotti
Berlusconi e Fini
Berlusconi e Prodi, i due 'sconfitti', sia pure con le dovute differenze, delle elezioni europee, provano a riprendere l'iniziativa e a dettare i tempi ai rispettivi schieramenti. Il Cavaliere ha deciso di dare un primo impulso ai suoi con la creazione di una "Direzione nazionale" per dotare Forza Italia di un vero "organo esecutivo". E oggi, Berlusconi sarà a Bruxelles, per il vertice del Ppe che precede il Consiglio Europeo: prevedibile un'esternazione-fiume. Oggi l'esecutivo di An Maroni: Lega motore del federalismo --------------------------------------------------------------------------------------- Giustizia. AN fa mancare il numero legale, UDC diserta il comitato dei 9. Cé: sulla riforma serve voto di fiducia
L'aula di Montecitorio
Per la riforma dell'ordinamento giudiziario le cose cominciano a complicarsi più del previsto. Stamattina in Aula è mancato per tre volte il numero legale. L'Udc anche oggi non ha partecipato al comitato dei nove della commissione Giustizia che deve fare il punto sul provvedimento, salvo poi incontrarsi in separata sede con il presidente della commissione Gaetano Pecorella nella sala del governo. Infine il "giallo" del parere della commissione Bilancio, che 'boccia' di fatto una parte sostanziale della riforma, quella che parla dei magistrati 'in soprannumero'. Mattinata movimentata La responsabile Giustizia del partito Erminia Mazzoni resta fuori a esaminare con il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti il fascicolo degli emendamenti. La riunione finisce e il relatore Francesco Nitto Palma (FI) con una smorfia di sofferenza sul viso fa capire che le cose non stanno andando come previsto. Lui infatti sperava di veder approvato il testo entro domani. Ma non c'èpiù il tempo. Oggi pomeriggio l'Aula della Camera deve occuparsi di un decreto che scade e che riguarda i fondi per far partire l'agenzia europea per la sicurezza alimentare. Poi c'è il question time. E domani non è prevista seduta anche perché c'è la commemorazione di Enrico Berlinguer nella Sala della Lupa. A gettare benzina sul fuoco contribuisce, suo malgrado, la dichiarazione del ministro della Giustizia Roberto Castelli che non esclude l'ipotesi di porre la fiducia sul provvedimento. Una soluzione valutata - fa sapere - insieme al presidente della Camera Casini, ma che il Guardasigilli vorrebbe evitare. "Siamo ancora in clima elettorale - ha ricordato il ministro - e molti deputati sono impegnati nei collegi per i ballottaggi". Drastico, invece, il commento del capogruppo della Lega, Alessandro Ce' "Se nel pomeriggio dovesse mancare ancora il numero legale sul ddl Castelli - avverte - Berlusconi dovrà porre la questione di fiducia". --------------------------------------------------------------------------------------- Scuola. Al via gli esami di maturità. Montale e la costituzione Ue fra le tracce della prova di italiano
Studenti al lavoro nelle scuole italiane
Eugenio Montale; i due volti e le ambivalenze del Novecento; l'amicizia; la costituzione democratica per la federazione europea; la riscoperta della necessità del pensare; il principio di legalità. Questi gli argomenti scelti dal Ministero dell'Istruzione per le tracce della prima prova scritta della maturità 2004, l'esame di italiano. Oltre al testo della Casa sul mare, il ministero ha fornito ai candidati una traccia da seguire per lo svolgimento del tema e alcuni cenni sull'autore e sulle sue opere. Per il testo completo della traccia, vi rimandiamo al sito del ministero della Pubblica Istruzione. Previsioni rispettate L'esame che si ricorda per tutta la vita Tecnologie al bando per i furbi ------------------------------------------------------------------- Martedi, 15 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------- Elezioni amministrative. Netta vittoria del centronistra, a Bologna Cofferati batte Guazzaloca. La Sardegna a Soru
Sergio Cofferati è il nuovo sindaco di Bologna
Il dato definitivo delle elezioni del Presidente, per la prima volta eletto direttamente, e del XIII Consiglio regionale, ancora non c'è. Ma in Sardegna, come nel resto d'Italia, è netta l'affermazione del centrosinistra, che nell'isola vede Renato Soru al 49,98% rispetto al candidato di centrodestra Mauro Pili al 40,69%. Si è votato per 63 presidenze provinciali: il centrosinistra ne aveva 44, il centrodestra 19. Al termine del primo turno, il centrosinistra e' uscito confermato in 35 province, ed ha strappato al centrodestra Taranto e Arezzo. Si andra' al ballottaggio in 7 province: Cremona, Lecco, Lodi, Belluno, Piacenza, Macerata e Rieti (tardano i risultati di Lecce e Savona). Il centrosinistra ha perso la provincia di Cuneo, conquistata dalla Cdl con Raffaele Costa. Il centrodestra partiva da 19 presidenze ma al termine del primo turno due sole sono confermate, due sono state perdute (Taranto e Arezzo) e per le altre 15 dovra' vedersela al ballottaggio, come per Milano. Nella corsa al Comune di Bologna vince Sergio Cofferati, che riporta il capoluogo emiliano alla sinistra con il 56 per cento contro il 40 di Giorgio Guazzaloca. A Bologna è un successo per il centrosinistra anche il voto per la Provincia, con Beatrice Draghetti che conquista il 63 per cento, contro Luca Finotti, di Forza Italia, al 17. Centrosinistra in vantaggio alla Provincia di Milano, con Luigi Filippo Penati (43) in vantaggio su Ombretta Colli (38). Ago della bilancia al ballottaggio saranno i voti della Lega. A Torino provincia, Antonino Saitta vince col 52% contro il candidato del centrodestra, Franco Maria Botta che è al 32. Alla Provincia di Firenze, dato definitivo, Matteo Renzi ottiene il 59 per cento, contro Federico Tondi, al 30. Alla provincia di Bari, vince Vincenzo Divella -centrosinistra- con il 53 per cento, contro Francesco Maria Amoruso al 42. Al centrodestra va la provincia di Latina (Armando Cusani oltre il 58 per cento, Sandro Bartolomeo poco oltre il 36). Nella corsa al Comune di Siracusa, Giambattista Bufardeci vince col 51,9 per cento, contro Roberto De Benedictis, centrosinistra, al 31. --------------------------------------------------------------------------------------- Ulivo. Prodi: subito l'assemblea costituente. Lettera agli elettori del leader del Listone
Romano Prodi
"Care amiche e cari amici dell'Ulivo, grazie per il voto che avete dato all'Ulivo e al progetto di un'Italia e di un'Europa di pace, di libertà e di giustizia". Con queste parole si apre una lunga lettera, pubblicata oggi da Repubblica, del presidente della commissione europea, Romano Prodi ai suoi elettori. "Hanno vinto le forze che hanno creduto e credono nell'Europa e nella pace" - sostiene Prodi sottolinenando che il centrosinistra nel suo insieme rappresenta la nuova maggioranza. "Uniti nell'Ulivo - continua il Professore - è di gran lunga la prima forza politica del paese: ha ricevuto il voto di quasi un elettore su tre, rappresenta i due terzi dell'intero centrosinistra, è pari a una volta e mezzo la più grande forza del centrodestra. Il risultato di queste elezioni europee è fonte di profonda soddisfazione e ci carica, tutti, di una pesante responsabilità". Prodi tesse quindi l'elogio del nostro Paese, dotato di "una ricchezza senza pari" in termini di risorse umane. Risorse che, nella grande Europa della moneta comune e dell'allargamento, con 25 paesi e 450 milioni di cittadini, permettono all'Italia di raggiungere qualsiasi traguardo, di realizzare qualsiasi progetto. "A condizione - avverte però il numero uno di Bruxelles - che il paese sia unito e che possa contare su una guida stabile". "Oggi abbiamo l'occasione, oggi abbiamo la responsabilità di costruire un futuro di stabilità. E' un'occasione che non possiamo mancare, è una responsabilità che dobbiamo onorare. Questo è il momento di dare corso al cammino di unità aperto dal successo alle elezioni europee". Per Prodi è giunto il momento di trasformare in fatti concreti tutte le nostre parole e il Professore si rivolge innanzitutto a coloro, donne e uomini, che sono stati eletti nella sua lista e che andranno a rappresentarci nel Parlamento Europeo. "Portiamo nel Parlamento Europeo - questo chiede Prodi - la domanda di unità e di cambiamento che ci hanno affidato gli elettori". In secondo luogo Prodi si rivolge ai partiti della Lista Uniti nell'Ulivo -Democratici di Sinistra, Margherita, Socialisti Democratici Europei, Repubblicani Europei - e ai loro massimi responsabili. "Senza la generosità e senza il coraggio con cui, meno di un anno fa, avete risposto al mio appello per la costituzione di una lista unitaria, non saremmo mai arrivati fin qui - rileva - Gli elettori hanno premiato la nostra scelta e ci hanno chiesto di proseguire sulla medesima strada, per rendere ancora più forte e solida la Lista Uniti nell'Ulivo, per costruire, attorno e sulla base di questo nuovo soggetto politico, una grande alleanza di governo. Prodi conclude la sua lettera chiedendo ai suoi alleati di convocare entro il prossimo autunno l'Assemblea costituente dell'Ulivo sotto la guida di un comitato che inizi subito il proprio lavoro. Ai cittadini e agli elettori il leader della lista Uniti nell'Ulivo, un ringraziemento e un auspicio: "il 14 giugno è il punto di partenza per una nuova, grande avventura. Prepariamoci a viverla insieme". --------------------------------------------------------------------------------------- Rcs. C'è l'accordo di massima sul riassetto. Oggi nuova tornata di incontri. Attesa convocazione del Cda
Cesare e Maurizio Romiti
Accelerano le trattative sul riassetto di Rcs MediaGroup. Dopo la riunione del patto di sindacato di ieri sera, oggi è prevista una nuova tornata di incontri. Secondo indiscrezioni, ci sarebbe la volontà diffusa di arrivare rapidamente a una stretta finale. L'accordo potrebbe arrivare già domani. Nonostante l'accordo di massima tra i soci stabili del gruppo, alla terza giornata di confronto non sembrano essere stati ancora superati tutti gli ostacoli tecnici per un'operazione che si annuncia complessa. È quanto è emerso in serata da fonti vicine alle trattative. Sul tavolo c'è la scissione delle attività nei quotidiani e nei libri di via Rizzoli, con la Gemina della famiglia Romiti che ridurrebbe in prima battuta dall'attuale 9% al 4% circa la sua quota nella stessa Rcs, per poi azzerarla completamente offrendola in opzione agli altri soci, in cambio di una partecipazione prossima al 30% nella cosiddetta Rcs2. "È stata tracciata una road map per arrivare alla soluzione - è stato osservato dalle stesse fonti - restano gli aspetti tecnici, ci saranno nuovi incontri". Il riassetto della casa editrice del Corriere della Sera ha intanto coinvolto un esercito di professionisti, dagli avvocati scesi in campo al fianco degli interessati, ai consulenti finanziari. In una maratona di incontri durata oltre dodici ore sono stati visti tra gli altri al lavoro in Mediobanca i big del settore: da Sergio Erede a Michele Carpinelli, a Roberto Poli, presidente dell'Eni, indicato nella veste di commercialista di Gemina. Uno dei nodi ancora da sciogliere sul piano finanziario
è quello dei concambi, sui quali da più parti è
stata chiesta una perizia. A questo proposito è attesa a breve
la convocazione di La scissione potrebbe portare a una doppia poltrona di amministratore delegato con Maurizio Romiti alla guida di Rcs2 e un nuovo manager ai quotidiani. Un incarico per il quale è stato più volte suggerito il nome di Vittorio Colao, attuale responsabile di Vodafone per il sud Europa. Il riassetto societario si sovrappone al rinnovo del patto di sindacato, in scadenza naturale il prossimo 30 giugno, che si avvia ad accogliere con quote ancora da definire tre nuovi azionisti: Salvatore Ligresti, Diego della Valle e Francesco Merloni. Tema, quest'ultimo, oggetto ieri di un ennesimo confronto tra azionisti in un incontro che ha seguito a stretto giro l'assemblea del Patto tenuta domenica sera. Se da un lato il debutto dei tre nuovi componenti nell'organo di governo della holding del Corriere della Sera appare ormai scontato, dall'altro sarebbe ancora in corso un'attenta valutazione sugli equilibri e sugli effetti che l'allargamento potrebbe produrre. ------------------------------------------------------------------- Martedi, 14 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------- Elezioni europee. Berlusconi: il calo di FI non è rilevante e me ne assumo la responsabilità
Silvio Berlusconi
"L'esito delle europee dimostra che la Cdl, maggioranza nel Paese, tiene la sua posizione. Quanto al calo di Forza Italia, dovuto agli effetti distorcenti della legge sulla par condicio a favore di liste improvvisate, me ne assumo la piena responsabilità". Così il Premier Silvio Berlusconi commenta i risultati ormai definitivi delle elezioni sottolineando come la sua formazione si confermi "di gran lunga il primo partito in Italia". La "flessione" di Forza Italia alle elezioni europee non è così "rilevante", ridimensiona il premier chiarendo che a suo avviso il calo rappresenta "un segnale di scontento al quale occorre prestare una serena e vigile attenzione". "Sono felicemente in progresso e me ne congratulo con loro, tutti gli alleati della coalizione di governo - prosegue Berlusconi segnalando che la lista unitaria dell'Ulivo non arriva a mettere insieme i voti dei partiti che la compongono, mostrando l'affanno della parte maggiore dell'opposizione, sempre più gravemente condizionata dalle formazioni dell'estrema sinistra oltranzista". "Nel funzionamento e nel programma del governo vanno riviste rapidamente e con senso della misura alcune cose che discuteremo con gli alleati, rinnovando il patto che ha convinto gli elettori a darci un mandato di cambiamento e di rinnovamento del Paese, la cui prima scadenza sono le elezioni politiche del 2006". Per il premier occorre un nuovo slancio riformatore, nella piena applicazione del programma di libertà nell'economia, di federalismo solidale, di rilancio dello sviluppo nell'interesse dell'Italia produttiva, in particolare del Mezzogiorno, e dei ceti professionali e imprenditoriali che possono garantire un incremento e una migliore redistribuzione della ricchezza. "Noi - conclude Berlusconi - faremo la nostra parte di partito di maggioranza relativa, con appassionata ostinazione, per cambiare l'Italia e migliorarla. E ascolteremo con attenzione ogni segnale di malessere per correggere quel che va corretto, ma nella piena aderenza al mandato sovrano di quella maggioranza politica che ha scelto il governo delle libertà e della stabilità per una grande missione di riforme e di cambiamento". |
Domenica, 13 Giugno, 2004 -------------------------------------------------------------------------------------------- Elezioni europee. Seconda giornata di voto. Il premier viola il silenzio imposto dalla legge. Insorge l'opposizione
Berlusconi ha votato a Milano
Si sono riaperti alle 7 i seggi per la seconda giornata delle elezioni europee. Ieri l'afflusso alle urne è stato del 20,4%. "Abbiamo avuto qualche problema con la macchina elettorale. A Roma non si sono presentati 812 presidenti e a Padova abbiamo dovuto ristampare le schede per un errore. Nel complesso però tutto sta andando per il meglio, speriamo che continui così" - ha detto il ministro degli Interni Beppe Pisanu che si è recato a votare insieme ad uno dei figli e alla scorta. Il titolare del Viminale ha rivolto un appello ai cittadini affinché non aspettino le ultime ore di oggi per recarsi ai seggi. Tra i primi a votare, nel primo giorno utile, il presidente
Ciampi, il premier Berlusconi, il presidente della Commissione Ue,
Romano Prodi e il presidente della Camera, Casini. Proprio al momento
del voto, Berlusconi ha voluto rompere il silenzio imposto della legge
con una sorta di mini-comizio davanti al suo seggio milanese: "Non
votate i piccoli e i piccolissimi", "La sconfitta è
impossibile, saremo oltre il 25 per cento", "La sinistra
è impossibilitata a governare", queste alcune delle affermazioni
del premier. ---------------------------------------------------------------------- Sabato, 12 Giugno, 2004 -------------------------------------------------------------------------------------------- Elezioni europee. Oggi e domani l'Italia alle urne. Vigilia di voto fra appelli e polemiche. Attentato a sede di FI
L'allestimento di un seggio
Si aprono oggi in tutta Italia i seggi per le elezioni europee e, in alcune località, anche per le amministrative. Si vota dalle 15 alle 22. Domani, invece, seggi aperti dalle 7 alle 22. I cittadini italiani sono chiamati alle urne per scegliere 78 deputati europei, ma anche i sindaci di 4.518 comuni, fra cui quello di Bologna con la sfida Cofferati-Guazzaloca, 63 presidenti di Provincia (partciolarmente atteso il risultato di Milano), e il presidente e i membri del Conisglio regionale della Sardegna. Ieri sera, gli ultimi appelli delle forze politiche nei comizi di chiusura della campagna elettorale. Nella notte, un attentato è stato compiuto alla sede di Forza Italia a Quartu S. Elena, nel cagliaritano. I responsabili, tre esponenti del circolo anarchico "Fraria" (fratellanza) del capolouogo sardo, sono già stati arretstati. A movimentare la vigilia del voto, anche le polemiche sull'iniziativa della presidenza del Conisglio di inviare sms agli elettori per illustrare tempi e modalità della consultazione. Il breve messaggio Sms inviato da Palazzo Chigi sui telefonini di milioni di italiani ha fatto scattare le proteste dell'opposizione e delle associazioni dei consumatori. Già nel pomeriggio l'esecutivo, per bocca del vicepresidente del Consiglio Fini aveva definito il messaggio neutro e istituzionale. Dal canto suo il Garante per la privacy ha fatto sapere che sugli esposti annunciati e sulle richieste di chiarimenti pervenute, "si riserva le proprie valutazioni collegiali". In serata lo stesso premier, ribadendo che si è trattato solo di un consiglio "utile e doveroso", ha definito "pretestuosi e "infondati" gli attacchi della sinistra, accusata di non avere argomenti di critica veri. Il ministero degli Interni - ha spiegato Berlusconi - aveva delle informazioni in base alle quali "troppi italiani non sapevano che si poteva votare anche sabato. "Il Viminale - ha poi aggiunto il premier - ha quindi deciso di comunicare attraverso il sistema dei messaggini telefonici, per raggiungere quanti piu' italiani possibile, gli orari di apertura dei seggi. -------------------------------------------------------------------------------------------- Ostaggi liberati. Palazzo Chigi smentisce la versione di Emergency: non fu pagato alcun riscatto
Agliaa, Stefio e Cupertino
Una nota di Palazzo Chigi arriva a smentire, con maggiore
nettezza, le ricostruzioni fatte da Emergency. Sulla vicenda, afferma
Palazzo Chigi, c'è "un gioco spregiudicato e strumentale".
La Procura di Roma ha in programma, comunque, gli interrogatori di
Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa italiana
in Iraq e di Jerzy Kos, l'imprenditore polacco rapito Per gli stessi Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e
Salvatore Stefio si profila una nuova deposizione di fronte ai pm
Franco Ionta, Pietro Saviotti e Erminio Amelio. Gli inquirenti acquisiranno
anche il proclama con la condanna a morte dei tre, della cui esistenza
si parla da giovedì. ---------------------------------------------------------------------- Venerdi, 11 Giugno, 2004 -------------------------------------------------------------------------------------------- «Mai, prima d’ora, era prevalsa nella Rai la tentazione di omologare l’informazione al “pensiero unico” del governo. L’assenza di regole condivise, la concentrazione di potere in un’unica persona, l’evidente conflitto di interesse, costituiscono un virus per il sistema radio-televisivo e per la credibilità della democrazia». Lilli Gruber, lettera al direttore del TG1, 27 aprile --------------------------------------------------------------------- Pressioni della commissione Ue sui rapitori?
Prodi: «Ho fatto solo il mio dovere»
La versione americana sulla liberazione dei tre ostaggi italiani è «totalmente menzognera». Lo afferma da Parigi Albdelamir al-Rekaby, coordinatore della «Corrente Nazionale e democratica irachena», che aggiunge: «Gli americani si sono accontentati di ricevere gli ostaggi». E soprattutto il loro rilascio è avvenuto in seguito a «pressioni politiche fatte soprattutto presso il comitato degli Ulema e presso altri gruppi, su richiesta del presidente della commissione europea Romano Prodi». «Era una ventina di giorni - ha raccontato il coordinatore del Coundi, ritornato di recente in Francia dalla Giordania - che eravamo in contatto con gruppi che sapevano dove erano gli ostaggi. Una volta liberati in seguito alle pressioni, gli ostaggi sono stati lasciati su una strada e poi la polizia irachena, dopo essere arrivata sul posto, ha chiamato gli americani. Questi ultimi non hanno fatto alcun combattimento. Si sono accontentati di riceverli». La ricostruzione, che cambia radicalmente il quadro descritto finora dal governo italiano, non viene smentita da Prodi che commenta: «Ho fatto soltanto il mio dovere di presidente della Commissione Ue e di italiano. Se sono servito a qualcosa non posso che esserne felice». Lo stesso Prodi si è rivolto con fermezza al governo dicendo: «Dopo tanti dolori, dopo tante ansie, dopo i lutti per i ragazzi di Nassyria, per Matteo Vanzan, per Antonio Amato, per Fabrizio Quattrocchi, la liberazione di Salvatore Stefio, di Umberto Cupertino e di Maurizio Agliana -afferma il presidente della Commissione europea- è motivo di gioia profonda. Una gioia che tutti gli italiani hanno sentito e condiviso. Adesso, aspettiamo che il governo riferisca al Parlamento su come si è arrivati a questa felice conclusione. Aspettiamo con fiducia. Gli italiani -conclude Prodi- chiedono, gli italiani hanno il diritto di sapere la verità, tutta la verità». -------------------------------------------------------------------------------------------- Gino Strada: pagato un riscatto.
Scelli della Cri nega. Il pm li interrogherà
Ufficialmente gli ostaggi italiniani sono stati liberati con un blitz, senza trattative, senza riscatto. In serata confermata da commissario della Croce rossa che al pari di Strada ha tentato una via umanitaria alla liberazione degli ostaggi, Maurizio Scelli e che smentisce categoricamente il pagamento di una somma definendo «sciacallaggi» le ricostruzioni diverse. «Nè il governo, nè i servizi segreti, nè l'ambasciata ha pagato alcun riscatto», sostiene Scelli, ex candidato di Forza Italia in un collegio di Roma che ha però eletto il diessino Walter Tocci. Ma c'è anche un'altra versione: lunghe trattative, 9 milioni di euro pagate, nessuna sparatoria o blitz. È la verità confermata da Gino Strada. E i pm che hanno sentito Sfefio, Cupertino e Agliana non appena sono sbarcati in Italia, ora vogliono sentire Gino Strada e i reponsabili di Emergency come persone informate suoi fatti. E anche Scelli sarà convocato dai magistrati romani che indagano sulla morte di Quattrocchi: Ionta, Saviotti e Amelio. Le dichiarazioni del medico pacifista all'Unità fanno intanto infuriare la destra che finora ha utilizzato il blitz per giustificare la linea dura del governo. Interviene in serata addirittura il ministro degli esteri Franco Frattini a Perugia per la conclusione della campagna elettorale di Forza italia e della Casa delle Libertà: «Ciò che ha detto Strada è più grave, contiene delle mistificazioni e speculazioni purtroppo elettoralistiche su cose serie e delicate. C'è un comunicato di palazzo Chigi. Io non aggiungo altro quel comunicato di Palazzo Chigi, che corrisponde alla realtà dei fatti. I fatti che si possono raccontare, certamente dove è avvenuta la liberazione, che non è stato pagato un riscatto». In mattinata era stato il vicepremier Gianfranco Fini a smentire le trattative a "Radio anch'io". Dice Fini: non ci sono state trattative per arrivare alla liberazione degli ostaggi italiani in Iraq e se Gino Strada ha delle prove che invece ci siano state, le presenti. Inizia in mattinata con un linguaggio civile, Fini, ma in serata parla di dichiarazioni «vergognose». Per altro tutto il resto del centrodestra fin da subito reagisce alle interviste rilasciate dal fondatore di Emergency a vari quotidiani - la più articolata all'Unità - con una sequela di insulti e accuse pesanti. L'azzurro Osvaldo Di Napoli è il più gentile e gli dice che come investigatore è una schiappa. Per Giorgio Lainati Emergency è ormai un partito a sinistra dei Ds radicato nella «tradizione comunista dell'aggressione verbale e dell'odio». Maurizio Ronconi dell'Udc lo definisce un «politicante»
e attacca anche l'Unità che lo ha intervistato, «che
continua a distinguersi come giornale scandalistico ma sempre a corto
di prove». Anche Fabrizio Cicchitto, Insomma, gli esponenti della maggioranza e del governo invece di ringrazarlo per essere andato in Iraq a tentare la liberazione dei tre ostaggi, preferiscono denigrarlo perchè non se ne sta zitto e buono. Ma cosa ha detto Strada all'Unità? Ha confermato le indiscrezioni già pubblicate da altra fonte del pagamento di un riscatto. Un semplice riscatto e non un blitz, autorizzato dal governo italiano. Così secondo Strada sono stati liberati i tre ostaggi italiani in Iraq. E lo sostiene anche il sito web diell'agenzia di notizie Peace Reporter. «Quella casa al numero 17 di Zaitun Street era disabitata da almeno due mesi. Fino a lunedì sera tardi (7 giugno, ndr) quando, intorno alle 23, si è sentito un gran trambusto. Io, che abito al 13, ho visto arrivare alcune auto e fermarsi davanti a quella casa. Sono entrate un po’ di persone. Era buio, non abbiamo visto bene. Poco dopo se ne sono andati via ed è tornata la calma». A parlare, raggiunto al telefono da PeaceReporter, il giornale online di Emergency, è un iracheno, il signor Fahad, che assieme ad altri due suoi vicini, il signor Mohammed e il signor Ibrahim, è stato testimone oculare della liberazione di Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Salvatore Stefio. «Il mattino seguente, intorno alle 9:30, sono arrivate cinque auto militari americane, di colore verde oliva. Si sono fermate davanti a quella casa. Ne sono scesi alcuni uomini vestiti in abiti civili e con gli occhiali scuri. Erano sicuramente uomini del mukhabarat (servizio segreto, n.d.r.) americano. Hanno aperto la porta dell’abitazione, senza forzarla, come se fosse già aperta, e sono riusciti subito con solo quattro uomini, che poi abbiamo saputo essere i tre ostaggi italiani e un ostaggio polacco. Li hanno caricati su un furgoncino bianco e se ne sono andati via. Il tutto con la massima calma. Non è stato sparato un colpo. Nella casa, a parte gli ostaggi, evidentemente non c’era più nessuno. Non è stato assolutamente un blitz militare come è stato annunciato tre ore dopo. Quelli sono tutta un’altra cosa. Lì si è trattato di una semplice presa in consegna. Gli americani sono andati lì a colpo sicuro. Sapevano che gli ostaggi erano stati portati lì, si erano messi d’accordo. Il vostro governo ha pagato un riscatto: nove milioni di dollari. Qui ormai lo sanno tutti. Adesso però basta parlare al telefono, non è sicuro». La sua versione dei fatti è confermata da un'altra fonte irachena raggiunta da PeaceReporter, vicina al braccio politico della guerriglia. Una fonte che ha voluto rimanere anonima, e che ha fornito la sua versione di tutta la vicenda del sequestro, delle trattative e della liberazione. La fonte inizia facendo un nome, quello di Salih Mutlak. "Mutlak – dice – è un facoltoso commerciante iracheno arricchitosi con le speculazioni e il contrabbando durante il periodo dell’embargo. Da molti è definito semplicemente come un ‘mafioso’. Lui è il personaggio chiave della vicenda della liberazione dei tre ostaggi italiani, assieme al già noto Abdel Salam Kubaysi (solo un omonimo di Jabbar al-Kubaysi), ulema sunnita e docente all’università di Baghdad, salito all’onore delle cronache televisive internazionali per il suo ruolo nella trattativa per il rilascio - dietro pagamento di riscatto - degli ostaggi giapponesi". Secondo la fonte, con Mutlak e con Kubaysi il governo italiano avrebbe trattato segretamente per settimane al fine di ottenere il rilascio di Agliana, Cupertino e Stefio, rapiti il 12 aprile assieme a Quattrocchi, ucciso il 14 aprile. Si scoprirà poi che aveva in tasca un porto d’armi rilasciato dalle forze britanniche e un pass della Coalizione. I contatti tra i nostri servizi segreti, il Sismi, e la coppia Mutlak-Kubaysi sono iniziati subito dopo quei tragici giorni, e già il 20 aprile erano cominciate a trapelare notizie sull’accordo con il governo italiano per il pagamento di un riscatto di 9 milioni di dollari. Il 22 era stato lo stesso governatore italiano di Nassiriya, Barbara Contini, a lasciarsi scappare che non c’era nulla da stupirsi del fatto che il governo pagasse un riscatto. “Si è sempre fatto così” aveva detto. Subito dopo aveva smentito questa dichiarazione, e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, aveva detto che si trattava di "storie prive di fondamento”. Lo stesso giorno, una qualificata fonte dei servizi segreti italiani rivelava all'agenzia Ansa: "La trattativa, avviata da giorni, è già stata definita in tutti i suoi aspetti, sia para-politici, sia economici. Quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto". Dopo questa burrasca il Sismi ha protestato per queste fughe di notizie che rischiavano di far saltare le trattative in corso. A quel punto, il governo ha deciso di imporre il silenzio stampa assoluto sulla vicenda. "Le trattative - spiega la fonte - sono proseguite fino a quando, all’inizio di maggio, Salih Mutlak è andato in aereo a Roma. Ragione ufficiale del suo viaggio: affari. E’ rimasto nella capitale italiana per una ventina di giorni, tornando a Baghdad alla fine di maggio con una valigetta piena di soldi. Cinque milioni di dollari, prima tranche di un riscatto complessivo di nove milioni di dollari. Gli altri quattro, questi erano gli accordi da lui presi, sarebbero stati consegnati ai rapitori dopo la liberazione degli ostaggi". Dopo il ritorno di Mutlak con i soldi, nei primi giorni di giugno si è consumato un duro scontro all’interno delle fila dei guerriglieri iracheni. Da una parte il braccio ‘militare’ dei guerriglieri, quelli che detenevano materialmente gli ostaggi e che, tramite Mutlak e Kubaysi, erano in contatto con il governo italiano: per loro l’importante era solo incassare il malloppo. Dall’altra parte il braccio ‘politico’ che non voleva fare la figura di una banda di delinquenti che rapiscono per soldi e che quindi non volevano accettare il riscatto. "Noi ci siamo opposti a questo gioco sporco. Questa storia del riscatto e della messa in scena della liberazione – sostiene la fonte – avrebbe rovinato l’immagine della nostra causa, facendoci passare per dei volgari banditi, e poi avrebbe giovato al governo italiano e quindi prolungato l’occupazione militare dell’Iraq. Noi volevamo consegnare gli ostaggi, senza alcun riscatto, nelle mani di rappresentanti del mondo pacifista italiano, sia laico che cattolico, con cui eravamo già in contatto da tempo e con i quali eravamo vicinissimi a una conclusione". Ancora domenica scorsa 6 giugno, i rappresentati della Santa Sede in Iraq si dicevano infatti certi che la liberazione dei tre italiani sarebbe stata questione di ore. Anche il governo italiano sentiva che la questione era giunta a un punto decisivo: venerdì scorso, 4 giugno, il ministro Frattini ha annullato una sua importante visita a Tokyo per “motivi familiari”. Forse quello è stato un giorno decisivo. "Alla fine – prosegue la fonte, con tono infuriato – l’hanno spuntata i ‘militari’ senza scrupoli, che nei giorni scorsi, assieme a Mutlak, hanno organizzato in gran segreto il trasferimento dei tre ostaggi italiani dal loro luogo di detenzione, cioè Ramadi, un centinaio di chilometri a ovest di Baghdad, fino alla periferia occidentale della capitale, nel sobborgo di Abu-Ghraib. I tre sono stati lasciati in una casa e poi la loro posizione è stata comunicata ai servizi italiani e a quelli americani perché li venissero a prelevare. Il loro piano era di far sembrare tutto come un blitz militare che si concludesse con l’arresto dei sequestratori. Ma non è andata così". E in effetti, fonti vicine ai servizi italiani hanno rivelato che i due arrestati effettuati in connessione con il presunto blitz erano in realtà solo due pastori iracheni, che nulla avevano a che fare con la guerriglia e che erano stati pagati per farsi trovare lì. Di certo, il fatto che a condurre l’operazione siano stati militari americani, e non italiani, preclude alla magistratura una effettiva indagine sui "liberatori". In Iraq, al mercato nero delle armi, un kalashnikov costa tra i venti e i trenta dollari. Con nove milioni di dollari se ne possono comprare centinaia di migliaia. -------------------------------------------------------------------------------------------- Berlinguer: come lo ricordo
Sono passati vent'anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer e ancora oggi lo ricordiamo come il dirigente politico più amato della sinistra italiana e stimato dall'intero paese, come si vide proprio vent'anni fa nella straordinaria manifestazione di affetto e solidarietà che gli fu tributata da milioni di italiani nelle ore del dolore. Fu un innovatore coraggioso che seppe intuire e indicare, prima di altri, fenomeni che avrebbero segnato l'Italia, l'Europa e il mondo. Penso al Berlinguer che parlò di “interdipendenza globale” per indicare la consunzione del modello bipolare e l'avvento della globalizzazione; penso al Berlinguer che indicò nell'”austerità” una strada per ricercare una nuova qualità dello sviluppo; penso al Berlinguer che denunciò la crisi crescente e profonda dei paesi comunisti, indirizzando il Pci verso scelte via via sempre più autonome e facendogli assumere i valori fondanti dell'occidente, dalla Nato al processo di integrazione europea. A Berlinguer si deve il merito di aver posto in maniera decisiva la “questione morale” come l'espressione di una crisi di rappresentazione del sistema politico; così come il compromesso storico fu la proposta coraggiosa per superare i limiti di una democrazia bloccata e senza alternanza. E ancora ricordiamo il Berlinguer che denunciò l'estremismo “diciannovista” e schierò la sinistra a difesa della democrazia contro l'eversione nera e il terrorismo rosso. Oggi noi lo ricordiamo con un affetto immutato, che
non vuole essere agiografico, perché Enrico Berlinguer va iscritto
e letto nel suo tempo. -------------------------------------------------------------------------------------------- Sms della presidenza del consiglio,
uno scandalo da 10 miliardi
Chi e cosa ha autorizzato l’invio degli sms con cui la presidenza del consiglio ricorda agli italiani di andare a votare? Quale emergenza li giustifica? E chi li paga? In attesa di trovare una risposta a questi interrogativi, il garante per la privacy continua a ricevere esposti di protesta da associazioni dei consumatori e cittadini. «Gli sms del governo sono uno scandalo da 10 miliardi di vecchie lire», afferma Fabrizio Morri della lista Prodi, che aggiunge: «Apprendiamo che i centralini della Tim sono intasati da telefonate di protesta di cittadini che ritengono lesa la loro privacy. Si tratta di una protesta legittima e pienamente condivisibile. E nessuna motivazione addotta fin qui dal governo appare convincente. Se tali messaggi sono stati inviati per il timore di “tumulti ai seggi”, come sostenuto, per quale ragione i messaggi erano firmati presidenza del Consiglio e non ministero degli Interni?» La legge infatti, come precisa ancora oggi il garante, autorizza questo tipo di comunicazione solo «in casi di disastri e calamità naturali» o «per ragioni di ordine pubblico, igiene e sanità pubblica». Quali, in questo caso? «L'unica emergenza per il governo è la paura di perdere le elezioni». Stessi calcoli, e stesse accuse da parte dell'Adusbef, che ha presentato al garante per la privacy una denuncia che ricorda le nuove proteste giunte «da parte di chi ha ricevuto l'sms nel cuore della notte e si è spaventato: chi aveva figli fuori, chi la madre malata in ospedale». Fini prova a giustificare il governo. «Non penso –ha puntualizzato - che si debba fare una polemica sulla decisione del governo di inviare messaggini telefonici per invitare ad andare a votare, perchè è il classico messaggio molto neutro, molto istituzionale. È l'equivalente in qualche modo delle inserzioni sui giornali o degli spot televisivi». Ma l’opposizione ribatte: «L'Onorevole Fini sa benissimo che il giornale scegliamo di comprarlo o di non comprarlo, un canale televisivo scegliamo se guardarlo oppure no. Invece il messaggio sui telefonini è giunto a tutti, senza previo consenso, passivamente. E il fatto che il governo abbia approntato in fretta e furia un decreto legge ad hoc per aggirare la normativa del garante sulla privacy, rende tutta l'operazione ancora piy discutibile». Intanto il segretario della Cgil Guglielmo Epifani commenta: «È una cosa che sta facendo arrabbiare quasi tutti gli italiani che sono adulti, sanno bene quali sono i loro doveri e chiedono rispetto per le proprie scelte». Tant'è che Roberto Giachetti della Margherita si chiede: «E se il bombardamento di sms si trasformasse in un boomerang per la maggioranza? Noi invitiamo chiunque si sia sentito infastidito a impegnarsi un'ora per far cambiare idea a un amico, per farlo votare per il centrosinistra e per la lista Uniti nell'Ulivo» --------------------------------------------------------------------- Giovedi, 10 Giugno, 2004 -------------------------------------------------------------------------------------------- Ue. La Bce: risanamento dei conti e riforme insufficienti, sei Paesi oltre i parametri deficit/Pil. Italia inclusa
La sede della Bce a Francoforte
"Nella maggior parte dei Paesi gli squilibri di bilancio perdureranno, a causa dell'insufficiente azione di risanamento". Mentre in Gran Bretagna ed Olanda iniziano le operazioni di voto che rinnoveranno il Parlamento europeo, la Bce nel Bollettino di giugno boccia senza attenuanti i Paesi che hanno sforato i parametri di Maastricht o minacciano di farlo nei prossimi mesi. Sei Paesi europei, fra cui l'Italia, sfonderanno nel 2004 la soglia del 3% nel rapporto fra deficit e Pil: oltre a Germania, Grecia, Francia, Italia, Paesi Bassi e Portogallo "ci si attende che Lussemburgo e Austria non riescano a conseguire posizioni di bilancio prossime al pareggio o in avanzo". Riforme Minacce sulla ripresa Alle preoccupazioni per il caro petrolio si aggiungono i rischi di "effetti indiretti attraverso i salari" sull'inflazione e quelli per l'eccesso di liquidità, favorito dal basso livello dei tassi d'interesse. "Le spinte inflazionistiche - insiste la Bce - si sono intensificate ultimamente e occorre tenere conto di alcuni rischi al rialzo. Ferie e produttività -------------------------------------------------------------------------------------------- Doping. Traffico di anabolizzanti: 21 arresti, sequestrate 4 palestre
Scoperto un traffico di sostanze pericolose
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, in dodici palestre - una in Basilicata, una in Emilia Romagna e il resto distribuito nella provincia di Napoli e nel Casertano - venivano "spacciate" specialità medicinali ad azione anabolizzante illegalmente importate dall'estero in condizioni igienico-sanitarie poco idonee e somministrate in assenza di controllo medico per aumentare le masse muscolari. Le sostanze dopanti provenivano da Spagna, Turchia, Grecia e Belgio, e venivano ordinate anche via e-mail su Internet per poi essere immesse e commercializzate in nero nelle palestre. Altre venti persone sono state deferite in stato di libertà all'autorità giudiziaria e numerosi sono gli indagati in questa inchiesta che ha ricostruito un traffico internazionale di farmaci. Sono state effettuate quarantaquattro perquisizioni che hanno interessato le palestre e le abitazioni degli arrestati. Tra l'altro, uno degli arrestati era titolare, oltre che di una palestra nella provincia di Caserta, anche di un'agenzia di body guard. -------------------------------------------------------------------------------------------- Calcio. Totti: Berlusconi mi vuole al Milan? Mai dire mai...
Francesco Totti
Ma lo sai - gli hanno chiesto - la domanda, che si dice che Berlusconi sia pronto a spendere qualsiasi cifra per averti al Milan? "Sono pronto a ribadire le mie parole, però nel calcio si sa: mai dire mai...". Totti ha poi precisato di sentirsi legato a un patto con la Roma, che se venisse tradito sarebbe sciolto. "Mi parlano di cinque o sei acquisti. A me vanno bene: ma se non arrivano io mi ritengo sciolto. Non sarò io a tradire, sarò stato tradito". "Parlo sempre con i dirigenti della Roma - ha spiegato Totti - Mi hanno detto di cinque o sei acquisti: io ho dato i miei consigli, non ne fornisco mai di sbagliati. Diciamo che ne abbiamo detti tre a testa. Quelli devono arrivare, altrimenti mi sento liberato dal giuramento con la società". A Coverciano, Totti aveva detto: mai in Italia con una maglia diversa da quella giallorossa. "Sì, lo posso dire anche ora: però poi alla fine posso decidere qualsiasi cosa. Io so quel che voglio, spero di riuscirci. Non voglio tradire, ma neanche essere tradito. Più che vigile e attento al mercato della Roma, voglio essere rassicurato". Ma quante possibilità ci sono di vederla al Real?, ha poi chiesto l'inviato di una tv spagnola: "Le stesse che ci sono di non vedermi in Italia senza maglia della Roma...", come a dire: ho resto in giallorosso, o tutto può succedere. Poi, lasciando la sala stampa di casa azzurri, Totti ha provato una piccolo passo indietro per attutire gli echi in Italia: "Nè Milan, nè Inter, nè Juve...". -------------------------------------------------------------------------------------------- G8. Pranzo di lavoro con i leader africani. Rinviato incontro bilaterale Italia-Usa
Il presidente del Consiglio con il presidente Usa Bush
Fonti dell'amministrazione Usa hanno anticipato che l'incontro si concentrerà sulle iniziative per favorire l'aumento degli investimenti privati in Africa, sul miglioramento dei rapporti commerciali tra Paesi del G8 e l'Africa, sulla cooperazione per lo sviluppo delle strutture sanitarie nei Paesi in via di sviluppo e sul coordinamento sui temi della sicurezza. Uno dei progetti che sarà preso in esame dai leader punta a sfruttare le rimesse degli emigrati (secondo le stime sarebbero pari a 100 miliardi di dollari per tutti i Paesi in via di sviluppo) per finanziare progetti di microfinanziamento delle imprese e per il sostentamento dei canali di credito. Inoltre si discuterà anche delle iniziative intraprese dai 'Grandi' nel corso di questo vertice: l'iniziativa per lo sviluppo dell'imprenditorialità, le misure varate per sostenere la lotta all'Aids. L'incontro bilaterale previsto qusta mattina tra il presidente americano George W. Bush e il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi è stato cancellato, per oggi. Bush e Berlusconi, che si erano a lungo incontrati a Roma venerdì e sabato scorsi, hanno convenuto di rivedersi a Istanbul, dove, a fine giugno, parteciperanno entrambi al Vertice della Nato. La notizia viene data da fonti della Casa Bianca e da fonti diplomatiche. -------------------------------------------------------------------------------------------- Iraq. Ostaggi a casa, è tempo di polemiche. Rutelli: basta abusi mediatici del governo. Fini boccia manifesto di AN
L'abbraccio ieri fra i fratelli Agliana
Umberto Cupertino, per ora, è stato il più loquace. Ieri sera si è affacciato alla finestra di casa sventolando il tricolore e ha urlato: "Grazie!, grazie!" ed è' scoppiato a piangere ricordando Fabrizio Quattrocchi. "Grazie a tutti - ha detto Umberto - mi hanno detto che mi siete stati tanto, tanto vicini. Un grazie particolare alle autorità, al governo e alle forze della coalizione. Sono stati giorni di angoscia: mi ha sostenuto il fatto che non mi sono mai sentito solo e abbandonato". Per la politica, però, è già tempo di polemiche. Dai microfoni Rai di Radio Anch'io Francesco Rutelli chiede che si fermi "ogni abuso mediatico" nella gestione della liberazione degli ostaggi, perché "la violazione della legge sulla par condicio è lampante". Rutelli ricorda l'atteggiamento responsabile dell'opposizione e sottolinea: al governo sono state risparmiate, per senso di responsabilità, le critiche sugli "errori" nella gestione della vicenda. Poi, a chi gli chiede se ritenga che ci sia stato un tempismo sospetto nella liberazione, risponde: "Non è il caso, e sarebbe sbagliato, anche solo di entrare in questa polemica. La vicenda si è conclusa bene. Bene". Ma a sinistra a pensarla così sembrano in pochi, e Marco Rizzo, capogruppo dei Comunisti Italiani alla Camera, intervistato dall'Unità, ironizza: "Oggi ho fatto un'altra scommessa: vuoi vedere che cattureranno Bin Laden alla fine di ottobre, alla vigilia delle presidenziali in America?". "Sono felice - dice Rizzo - che abbiano liberato gli ostaggi, ma la causalità e la coincidenza politica sono sospette, perche' il grande spot elettorale è avvenuto nei tempi esatti, quasi scientifici. Insomma, dobbiamo parlare chiaro, perche' a Berlusconi puo' toccare l'effetto-Aznar. Invece vedo un timore nel centrosinistra. (...) Certo non abbiamo le prove, ma non mi stupirei che questo governo possa avere questo cinismo. Insomma, la sinistra dovrebbe smetterla con la politica felpata: che sia stata una liberazione "ad hoc" è opinione comune. Certo se lo diciamo solo noi del Pdci e gli altri stanno zitti, non si saprà mai". Raccoglie l'appello Marco Minniti (Ds) che sollecita il governo a spiegare in Parlamento le modalità del sequestro e della liberazione degli ostaggi. Il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio rilancia i dubbi del sindaco di Sammichele, il paese di Cupertino, secondo il quale la notizia della liberazione era nell'aria da diversi giorni. "Dobbiamo essere sicuri che non sia stata rinviata una liberazione possibile per farla avvenire alla vigilia delle elezioni - afferma il leader dei Verdi - quando era utile elettoralmente". Il suo compagno di partito Paolo Cento si spinge a parlare di "bugie di Stato" e accosta Berlusconi ad Aznar. Renato Schifani, capogruppo azzurro al Senato, definisce "basse insinuazioni" le affermazioni di Piero Fassino sull'occupazione degli spazi televisivi da parte del premier. Se la prende con Massimo D'Alema, invece, il presidente della Regione Lazio Francesco Storace: "Che pena. Viene il sospetto che D'Alema guardi ancora con simpatia agli estremisti che definivano mercenari gli ostaggi". Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia, dice che "solo dei mistificatori di professione possono parlare di spot elettorali o peggio di bugie di Stato". Per il coordinatore degli azzurri Sandro Bondi, la vicenda non avrà influenza sul voto del 12 e 13 giugno: "Dovremmo essere tutti soddisfatti di questo risultato, che va a merito del nostro Paese. Peccato che da parte della sinistra ancora una volta si ascoltino parole stonate". Un gesto distensivo nei confronti della sinistra lo compie Gianfranco Fini che censura un manifesto fatto affiggere dalla Federazione romana di An per salutare il rientro degli ostaggi: "Vi si accusava la sinistra di averli chiamati 'mercenari"'. Per Fini "se è vero che qualche vetero-stalinista ha utilizzato la drammatica vicenda per offendere il sacrificio di Fabrizio Quattrocchi, è altrettanto innegabile che la gran parte della sinistra non l'ha strumentalizzata. Considero semplicemente meschino valutare in termini elettorali quello che deve essere un momento di grande gioia per tutti gli italiani e di rispetto per la famiglia Quattrocchi e per i ragazzi che sono tornati a casa", aggiunge. "La liberazione e la nuova risoluzione dell'Onu sono successi oltre che del governo di tutto il Paese. Fa meraviglia che in un giorno come questo la sinistra faccia tante polemiche", dichiara invece Marco Follini (UDC). --------------------------------------------------------------------- Mercoledi, 9 Giugno, 2004 -------------------------------------------------------------------------------------------- Cicchitto 1: «Con un tempismo straordinario il pm Ingroia Ore 18,33. On. Fabrizio Cicchitto, 8 giugno ---------------------------------------------------------------------- IRAQ.
Americani e polacchi liberano
gli ostaggi. Berlusconi sequestra le tv
È stato un generale polacco, Zdizislaw Gnatowski,
portavoce delle forze polacche in Iraq a dare la notizia della liberazione
dell’imprenditore polacco Jerzy Kos, manager della società
di costruzioni Jedynka, sequestrato la scorsa settimana. Lo racconta
un lancio dell’agenzia Roiters alle 14.13. Ed è stata
una tv polacca, la Tvn24,alle 14.24 a riportare la notizia che insieme
al loro connazionale sono stati rilasciati anche i tre ostaggi italiani.
Alle 14.44 il ministor Franco Frattini fa una prima dichairazione: «Non ci sono state trattative per il rilascio, né è stato sparso sangue». Alle 14.51 il generale polacco Mieczslaw Bieniek riferisce che a liberare gli ostaggi sono state unità speciali della coalizione. Da quel momento in poi è stato un susseguirsi di eventi. Il primo, ufficiale, è la telefonata della Farnesina ai familiari per dare l’annuncio dell’avvenuta liberazione. Il secondo è la convocazione di una conferenza
stampa a Palazzo Chigi, alla quale prendono parte il ministro degli
esteri Franco Frattini e il sottosegretario al Consiglio Gianni Letta,
che confermano tutto. «L’operazione si è svolta
con buon esito, pochi minuti fa ne abbiamo avuto la conferma, erano
circa le 14,15 -14.20. L’azione svolta con le forze della coalizione,
che presumiamo non abbia comportato spargimento di sangue si è
svolta in seguito ad un’azione capillare dell'intelligence».
Liberazione frutto di un negoziato? «No, assolutamente». Ed è davvero poco quello che viene fuori da palazzo Chigi. Il ministro spiega che per correttezza sarà «il generale delle forze di coalizione a parlare, da Baghda fra circa 35 minuti, è giusto che siano loro a dire come è andata». Nel frattempo parlano i familiari degli ostaggi liberati, parlano i politici impegnati in campagna elettorale. Sono tutti felici di questo risultato, ma c’è spazio per sollevare dubbi sui tempi e sui modi. I tg iniziano una lunga diretta, Berlusconi è in volo per andare al G8 eppure parla ininterrottamente al telefono praticamente con tutte le radio e le tv (solo quelle importanti). Finalmente, intorno alle 4 e mezzo del pomeriggio, ora italiana, parla il generale Riccardo Sanchez, comandante delle forze Usa in Iraq. Dice: «Tutti gli ostaggi si trovavano nello stesso posto e abbiamo arrestato alcuni individui che stavano sul luogo». Risponde alle domande dei giornalisti per pochi minuti. Il tempo di dire che «gli ostaggi stanno bene», che «non abbiamo notizie di scontri a fuoco», che tutto si è svolto a sud di Baghdad e basta. È blindatissimo, non aggiunge altro. Non dice quali forze sono intervenute - «forze della coalizione», ripete - in quale luogo esatto sono stati liberati e in mano di chi erano. Spiega che «informazioni di questo livello in questo momento non possiamo darle». Particolari al riguardo arrivano invece con un’agenzia Ansa delle 19.14, da Varsavia: «La liberazione del polacco Jerzy Kosè avvenuta nella città di Ramadi, 110 chilometri a ovest di Baghdad per opera di militari americani e polacchi». Lo riferisce alla agenzia polacca Pap il portavoce della società Jedynka di Breslavia, Andrej Polaczkiewicz. Si viene anche a sapere che i polacchi che hanno partecipato all’azione fanno parte del Grom, l’acronimo in polacco di Grupa Reagowania Operacynjno Mobilnego, che vuol dire Gruppo per risposta operativa mobile. Alle 4 del pomeriggio fonti dei servizi segreti raccontano questa versione dei fatti: i rapitori erano stati individuati durante la scorsa notte, in un casolare di campagna dal Sismi. Erano otto, poi, ad un certo punto sei di loro si sono allontanati. È stato in quel momento che - dopo contatti frenetici - sono intervenute le forze della coalizione con militari americani e polacchi. I due rapitori si sono arresi, sono stati arrestati e gli ostaggi liberati. In Italia le notizie che diffonde il premier alla stessa
ora sono queste : «Gli ostaggi sono stati individuati ieri sera
e l’operazione è scattata alle 11.30. I rapitori sono
stati catturati. La cosa buona è che vista la forza preponderante
da cui erano circondati, non hanno reagito. E l’operazione si
è svolta senza spargimento di sangue». Ad ogni edizione
di tg, il premier aggiunge un particolare in più. Comunica
a distanza con Antonella Agliana, si complimenta con lei. Lei ringrazia
il governo. Riscatti? «Nessun riscatto». --------------------------------------------------------------------------------------------- Berlusconi prende in ostaggio
gli ostaggi SAVANNAH. Scende dalla scaletta dell'aereo in piena levitazione da euforia di scampato pericolo. Silvio Berlusconi tocca la terra della Georgia per partecipare al G8 di Sea Island dopo molte ore di volo con lo stato d'animo di chi ha visto finire nel migliore dei modo una partita rischiosa. Alla partenza da Roma, molte ore prima, il presidente del Consiglio era apparso scuro in volto, preoccupato. La vicenda degli ostaggi era giunta ad un punto cruciale proprio a quattro giorni dal voto. Tutta un'altra musica ora che può spendersi a fini elettorali "la felice soluzione rispetto ad un esito che poteva essere tragico" per sua stessa ammissione. Con i tre italiani ormai in mani sicure non resta che mettere in moto il circuito mediatico per cercare di trarre il massimo vantaggio da una vicenda gestita male ma, fortunatamente, finita nel migliore dei modi innanzitutto per le tre persone coinvolte e le loro famiglie. Su qualunque rete televisiva o radiofonica è andato all' impazzata il premier che dal suo aereo ha lanciato messaggi alla nazione. Continui e ossessivi Ci sarà un motivo se il sondaggista Piepoli dice che l’effetto ostaggi può portare trecentomila voti marginali in più, un differenziale di un punto percentuale e solo per Forza Italia. E aggiunge: «Se l’affluenza sarà alta Berlusconi vincerà le elezioni. Se fosse bassa le perderà»). Interviste e dichiarazioni. Se non fosse stato in viaggio si sarebbe attaccato ai citofoni magari facendosi aiutare da Bondi e Adornato. Solo dopo aver sfruttato appieno l'effetto-ostaggio e in attesa di ricominciare l'invasione grazie al solerte Vespa con cui si è collegato in serata, il premier ha trovato il tempo di avvertire il presidente della Repubblica della felice soluzione della vicenda. Senza nessun rispetto istituzionale. Dando al Capo dello Stato una notizia che forse aveva già saputo dalla radio o dalla tv. "Il G8 comincia sotto una buona stella", ha detto soddisfatto il premier che il susseguirsi degli eventi ha messo decisamente di buon umore. La vicenda irachena che sembrava "essere una situazione solo negativa" va evolvendosi. Gli ex ostaggi torneranno presto a casa. Già oggi dovrebbero essere a Roma. Berlusconi non sta nella pelle. L'ordine d'intervenire, resterà da chiarire perché dato solo ora al di là delle spiegazioni fornite ai radio e telespettatori, aveva in sé tutti i rischi insiti in un'azione militare. Ma ora il premier può tirare un sospiro di sollievo. Che deve fare sentire a tutto il paese. Via radio e tv, appunto. Parla ai Gr, si collega con il Tg1, si concede anche al Tg5 mentre sono già previsti per la giornata altre occasioni di sovraesposizione. D'altra parte in mattinata aveva già monopolizzato Radio anch'io per illustrare nel solito monologo di un'ora con brevi interruzioni, tutto il bene che lui dice di avere fatto (ma di cui gli italiani, quegli ingrati, non mostrano di essere consapevoli) ed attaccare l'opposizione e l'europa. Come al solito. Ma quella è roba spazzata via dalla notizia della liberazione dei tre. Su quello bisogna puntare per recuperare consensi. Sabato e domenica si vota. Ed allora il presidente fornisce ampi particolari sull'azione che ha portato al risultato "che fortunatamente si è svolta senza spargimento di sangue" conferma il premier quasi a voler esorcizzare un rischio che era più che reale. Sull'aereo del governo all'arrivo della notizia è scattato l'applauso. Ma Berlusconi evita di promettere che ci saranno festeggiamenti anche per rispetto all'ostaggio ucciso, Fabrizio Quattrocchi "che ci ha riempiti d'orgoglio da cittadino fiero del suo Paese e dell'essere italiano". "Siamo soddisfatti che la vicenda si sia risolta" dice il premier che volentieri si farebbe un bel giro di campo. Ma non rinuncia a prendersi tutto il merito della soluzione della vicenda. Via radio. Via tv. "Non posso che essere felice perché abbiamo fatto la scelta giusta. Da un lato la riservatezza assoluta, dall'altra quella di non fare alcuna trattativa con i terroristi". E cancella così, con un colpo di spugna, il suo insensato chiacchierare di liberazione ad horas dei primi giorni, l'atteggiamento del suo ministro degli Esteri ed anche i soldi di un riscatto pagato e perso nelle maglie complicate del sistema ma confermato, peraltro, dalla stessa governatrice della regione di Nassiriya. Ora che la vicenda è finita bene Berlusconi si dilunga con grande piacere su quella responsabilità "di dare il via" all'azione militare che aveva dato prima di imbarcarsi per gli Stati Uniti. Con Gianni Letta a tenera ancora una volta i fili ed a cui, dice il premier, va dato "il riconoscimento di essersi speso con una continuità assoluta in questa vicenda da quando è successa". Le trattative degli ultimi giorni non avevano sortito grandi risultati. Neanche la promessa di altro danaro che il premier assicura non essere stato pagato. Ed allora non è rimasta in piedi che l'alternativa dell'azione. "Abbiamo atteso che ci fosse una guardiania possibile da affrontare senza spargimento di sangue" racconta il premier, in versione attacco a Forte Apache, ma utilizzando un termine più adatto ad un convento francescano che al deserto iracheno "e di lì si è dato il via alle forze della coalizione di fare l'operazione in cui tre nostri concittadini e un imprenditore polacco sono stati salvati. Io credo sia veramente una vicenda felice". -------------------------------------------------------------------------------------------- L’Onu approva la risoluzione
ma l’Iraq esplode
«Sarà un voto all'unanimità», aveva annunciato l'ambasciatore francese presso le Nazioni Unite, Jean-Marc de La Sablière, subito prima della riunione del Consiglio di Sicurezza, convocata per approvare la nuova risoluzione sull'Iraq. E così è stato. Il testo del documento, presentato congiuntamente da Stati Uniti e Gran Bretagna, dopo febbrili trattative, durate oltre due settimane, è giunto in aula nella sua quinta stesura e con due lettere in allegato, una del segretario di Stato Americano, Colin Powell, l'altra del neo primo ministro iracheno, Ayad Allawi, per chiarire i termini del difficile e faticoso accordo. La risoluzione riconosce e sostiene il governo a interim dell'Iraq che dal prossimo 30 giugno assume formalmente il controllo amministrativo delle risorse petrolifere, dell'esercito nazionale e delle forze di polizia. Il documento sancisce altresì un accordo tra la nuova leadership irachena su quello che l'ambasciatore americano all'Onu, John Negroponte, definisce «un vasto spettro di problemi normativi e di sicurezza», con particolare riguardo sul controllo di «operazioni belliche di rilievo sul territorio». Il presidente americano, George W. Bush, durante la conferenza stampa congiunta con il primo ministro giapponese, Junichiro Koizumi, all'apertura del vertice del G8 a Sea Island in Georgia, ha fatto sapere di essere «deliziato» per l'accordo raggiunto all'interno del Consiglio di sicurezza sulla risoluzione. «Qualcuno sosteneva che la risoluzione non sarebbe mai passata, e invece siamo di fronte a un voto all'unanimità», ha dichiarato Bush. Quando gli è stato domandato cosa pensasse del fatto che nessuno dei Paesi che hanno accettato di votare la risoluzione, Francia, Russia e Germania in testa, abbia manifestato la disponibilità a inviare truppe in Iraq per dar man forte a quelle americane, Bush ha glissato con ostentazione sull'aspetto militare, considerato centrale negli ultimi mesi per garantire la sicurezza, sottolineando piuttosto l'importanza del risultato politico raggiunto. «Il messaggio alla comunità internazionale è che i Paesi membri del Consiglio di Sicurezza sono interessati a lavorare insieme perché l'Iraq diventi un Paese pacifico e democratico. Queste nazioni comprendono che un Iraq libero serve da catalizzatore per un vasto e generale cambiamento in tutto il Medio Oriente, che è una parte importante nella vittoria della guerra contro il terrorismo». «Mi aspetto che ciascun governo contribuisca come meglio ritiene opportuno - ha concluso Bush - ma naturalmente la chiave per il raggiungimento di una condizione di sicurezza sul lungo termine in Iraq è di lavorare tutti insieme per addestrare truppe irachene all'altezza del compito. Questo è esattamente quello che stiamo facendo sul territorio, e per cui intendiamo lavorare con le altre nazioni». Apprezzamento per il raggiunto accordo al Palazzo di
Vetro è stato espresso anche dal presidente della Commissione
Europea, Romano Prodi. «Il presidente ha fiducia nel fatto che
la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sull'Iraq sarà
approvata all'unanimità nelle prossime ore» recita il
comunicato diffuse ieri da Bruxelles alla vigilia del voto. Prima
di aprire per il vertice del G8, Prodi ha aggiunto: «È
l'inizio di un processo che rafforzerà il ruolo delle Nazioni
Unite e porterà al pieno trasferimento di poteri nelle mani
di un governo democratico iracheno in un Iraq sovrano». Prodi
ha ricordato che dopo l'adozione della risoluzione, l'Unione Europea
avrà un'opportunità per rafforzare il suo impegno in
Iraq, e che domani la Commissione dovrebbe approvare un documento
che stabilisca un programma in tre fasi per arrivare a un accordo
bilaterale di cooperazione Ue-Iraq. «Quel che serve è
un impegno di lungo termine, con gli Stati Uniti che lavorano mano
nella mano col popolo iracheno e la comunità internazionale
insieme ai paesi della regione», ha concluso Prodi. La questione dei curdi, solo per fare un esempio, è stata espunta dal testo finale del documento, tanto che i leader curdi protestano e chiedono che il testo faccia riferimento alla Costituzione transitoria. Così come rimangono ancora incerti i confini delle responsabilità sul mantenimento della sicurezza, sul trattamento dei prigionieri, e sul rispetto dei diritti umani. Gli Stati Uniti, concedendo anche più di quanto avrebbero voluto agli alleati europei, hanno strappato la copertura della legalità internazionale, ma è solo alla prova dei fatti che si potrà misurare quanto sia vicina - o lontana - la via di uscita dalla crisi. -------------------------------------------------------------------------------------------- I principali punti della risoluzione
IRAQ SOVRANO E INDIPENDENTE: L'Onu saluta «l'inizio
di una nuova fase nella transizione dell'Iraq verso un governo eletto
democraticamente e guarda avanti alla fine dell'occupazione».
-------------------------------------------------------------------------------------------- Bologna, esplosione al comizio
di Fini: sette feriti lievi
Un boato assordante, una fiammata, frammenti di grasso che si attaccano ai vestiti e alle scarpe, un cerchione di pneumatico che vola in aria. Su piazza Maqggiore cala subito dopo il silenzio, poi si alza un grido: «Assassini». Mancano pochi minuti alle 22. Gianfranco Fini ha appena iniziato il comizio conclusivo della campagna elettorale a Bologna. Lo ascoltano 1500-2000 militanti. Si sforza di controllare i nervi e il tono della voce: «State calmi - dice alla gente in piazza -, ci sono le forze dell’ordine. Chi fa queste cose merita solo il nostro disprezzo, non è certo con un petardo che impediranno a An di parlare, casomai è questa la dimostrazione che non sono cambiati, sono sempre quelli». Il comizio riprende mentre le ambulanze portano via i feriti. Sette feriti lievi, di cui due portati in ospedale per accertamenti. Chi era seduto ai tavolini di piazza Maggiore di fianco al palco ha visto un uomo con una ferita alle gambe e un altro a terra probabilmente stordito dal fragore e dall’improvviso spostamento d’aria. Piano piano si comincia a ricostruire l’accaduto. Qualcuno dice di avere visto un individuo di cui però non è in grado di fornire una descrizione, piazzare un oggetto, probabilmente contenuto in una sportina di plastica, tra le ruote di un camper con i manifesti della campagna elettorale di Enzo Raisi, deputato e assessore alle Attività produttive del Comune di Bologna. L’automezzo è parcheggiato a non più di 20 metri dal palco su cui Fini sta pronunciando il comizio. «È un ordigno modesto - spiega più tardi il vice questore vicario, Luigi Vita -. Quello che posso dire è che si tratta di un ordigno incendiario composta da una bottiglia di plastica e con una sorta di detonatore». Il botto si sente in un raggio di un paio di chilometri dal centro storico. Mentre il comizio continua un paio di giovani fischiano Fini, scatenando la reazione degli esponenti di An. C'è anche un contatto, prontamente sedato dall'intervento di alcuni carabinieri. Fini, concluso il comizio, lascia la piazza accompagnato dal suo staff, dal questore Marcello Fulvi e dal capo della Digos Vincenzo Ciarrambino. Ai cronisti solo poche parole. Fini parla di grande senso di responsabilità delle forze dell’ordine: «Evidentemente c’è ancora qualche criminale in circolazione. Cercheremo di capirne di più». Allontanandosi verso l’Hotel Baglioni, a 100 metri di distanza dalla piazza, ha anche un breve alterco con una persona che lo affronta dicendogli «complimenti per la messa in scena». «Lei è matto», replica. Numerose le reazioni non appena la notizia si diffonde.
Tra le prime quella di Sergio Cofferati che esprime la «più
ferma condanna dell'atto criminale». «Il tentativo di
condizionare la campagna elettorale di Bologna e quella nazionale
con la violenza - afferma il candidato sindaco del centrosinistra
- va respinto e contrastato da tutte le forze democratiche. Ai feriti
va l'augurio di una pronta guarigione». Il segretario dei Ds,
Piero Fassino, telefona immediatamente a Fini per esprimergli personalmente
la sua solidarietà. Francesco Rutelli esprime «la totale
e profonda denuncia di questo gesto ignobile e di ogni forma di violenza
che tenti di inquinare la campagna elettorale e il libero confronto
di idee». Il sindaco Giorgio Guazzaloca afferma che «ogni
gesto di violenza è da condannare con la massima fermezza specie
se si vuole, come è accaduto stasera a Bologna, intimidire
chi in campagna elettorale sta sostenendo le proprie ragioni».
Il segretario regionale dei Ds Roberto Montanari parla di «strategia
che cerca di intorbidire il confronto democratico in piena campagna
elettorale». «È una strategia che Bologna ha conosciuto
sulla propria pelle ma non abbiamo dubbi che questa città sarà
ancora una volta capace di dare il meglio di sé, garantendo
in modo unitario il fermo no alla violenza e al terrorismo da parte
di tutte le forze politiche, sociali, economiche». «La
più ferma condanna per questo atto di violenza ed intimidazione»,
esprime infine il segretario della federazione bolognese dei Ds Salvatore
Caronna. -------------------------------------------------------------------------------------------- Chiesti 11 anni di reclusione per Dell'Utri:
un uomo senza senso dello Stato
Undici anni per Marcello Dell’Utri, nove per
il suo inseparabile dioscuro Gaetano Cinà. Perché Dell’Utri
è un generale, parlamentare italiano ed europeo, uomo ricco
ed istruito, Cinà un rozzo e incolto maresciallo della famiglia
di Malaspina, quasi rovinato dall’amicizia con Marcello. «Dell’Utri
è un uomo delle istituzioni con pochissimo senso dello Stato,
e un parlamentare è più responsabile di un cittadino
comune. Frequentando la buona società avrebbe potuto scegliersi
gli ambienti migliori. Invece ha scelto la mafia, anche negli anni
delle stragi, quando i vecchi politici collusi se ne ritraevano». Una vita per la mafia. Per l’accusa, il processo è andato oltre le indagini, dimostrando «fatti che, anche singolarmente, bastano a condannare Dell’Utri non per concorso esterno, ma per partecipazione piena all’associazione mafiosa». Certo, «accade di rado in un processo di mafia di raccogliere tante prove e così schiaccianti. Fatti non teoremi. Fatti estranei alla politica, che iniziano trent’anni fa, quando Dell’Utri nemmeno immaginava che avrebbe dovuto (sì, dovuto) inventarsi un partito». Fatti che sgorgano da intercettazioni telefoniche e ambientali, dalle agende di Dell’Utri, dal «libromastro» di una cosca, dai racconti di semplici testimoni e di vari pentiti. Pentiti utili più a spiegare quei fatti che a dimostrarli. «Dell’Utri - ricorda Ingroia - è l’artefice dell’assunzione di Mangano nella villa di Berlusconi, enorme rafforzamento per Cosa Nostra: già questo basterebbe per condannarlo. Ma poi Dell’Utri propizia l’incontro fra Berlusconi e il capo mafia Stefano Bontade, raccontatoci dal testimone oculare Francesco Di Carlo. Dell’Utri risolve negli anni 80 e 90 tutte le crisi nei rapporti Fininvest-Cosa Nostra, tratta con Riina, incontra Santapaola, si accorda con Provenzano sui benefici che dal ‘93 Forza Italia garantirà alla mafia. Nel ‘94 riceve a Milano il pluricondannato Mangano. Continua a frequentare un amico dei mafiosi come Rapisarda. Alle elezioni europee del ‘99 alle politiche del 2001 risulta, da intercettazioni, in stretti rapporti con i boss. Tutta una vita a fianco di Cosa Nostra». Crollano le Repubbliche, cadono i boss, ma lui è sempre lì. Una fiction scadente. Dell’Utri in aula non c’è, ma la sua voce chioccia risuona ugualmente. Ingroia racconta l’incredibile storia dei falsi pentiti che Dell’Utri avrebbe ingaggiato per calunniare quelli veri, quelli che lo accusano, raccontando che erano stati «imbeccati» dalla giustizia per infangare lui, D’Alema e un ufficiale del Ros. Parte la registrazione delle telefonate intercettate a fine ‘98 fra il senatore della Repubblica e l’omicida Chiofalo. «Carissimo! Sono a sua completa disposizione!», lo saluta il senatore, pronto a pranzare a casa sua e a riempire di doni i suoi quattro bambini. «Signor Delfino», lo chiama per un pseudonimo, mentre l’altro risponde «dottore». Non sanno di essere pedinati. Quando se ne accorgono, sul litorale di Rimini, è troppo tardi. «Allora - racconta Ingroia - concordano una nuova telefonata dal tono diverso, molto freddo e informale, senza più pseudonimi, per metterci una pezza. Ma è una fiction malfatta, dal copione inverosimile». È la risposta del pm all’imputato, che l’altro ieri aveva paragonato la requisitoria a una fiction. «Con quel complotto di falsi pentiti Dell’Utri voleva prendere due piccioni con una fava: far saltare il suo processo, ma anche tutti gli altri contro i mafiosi accusati dai collaboratori di giustizia. Proprio come aveva promesso a Provenzano nel ‘93. Proprio come Berlusconi chiedeva in un fax al Giornale nel luglio ‘93». Campana a comando. I rapporti fra Dell’Utri e la mafia - secondo Ingroia - «durano tutt’oggi, nonostante questo processo». Le ultime tracce risalgono al 2001, quando le cimici nascoste in casa dei boss Guttadauro e Aragona immortalano i progetti politici di Cosa Nostra. Guttadauro: «Con Micciché non si può parlare, magari fosse Dell’Utri!». Il boss cita un mafioso arrestato per omicidio, Gioacchino Capizzi, che avrebbe trattato con Dell’Utri per le europee del ‘99. Guttadauro vorrebbe pure agganciare Giuliano Ferrara per una campagna contro il carcere duro e i pentiti. Aragona suggerisce Lino Jannuzzi, «che è amico di Dell’Utri». Aragona verrà invitato da Dell’Utri a Milano, per la presentazione di un libro di Bruno Contrada, proprio con Jannuzzi. «E Jannuzzi, guarda caso, promuoverà in Parlamento una commissione d’inchiesta contro i pentiti». Non bastasse, ecco un quadretto di vita carceraria dipinto dal pentito Giusto Di Natale: «Nel ‘99, i detenuti mafiosi si ritrovarono nella sala tv del carcere per vedere “Moby Dick” di Santoro con Dell’Utri ospite. Quando citò Luciano Liggio, partì un applauso scrosciante. Poi fece una gaffe, dicendo “io sono mafioso”. In sala calò il gelo. E l’ordine, in carcere, fu di non parlare mai più di quell’intervista». Più che una fiction, un reality show. Molto reality. |
Martedi, 8 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------------- IRAQ. La tv polacca TVN24: liberati gli ostaggi italiani. La Farnesina: nelle prossime ore il rientro in Italia
I tre ostaggi itailani in un video di al Jazeera
Poco dopo le 14 la tv polacca TVN24 ha diffuso la notizia della liberazione dei tre ostaggi italiani in Iraq. Secondo il generale Mieczyslaw Bieniek, comandante del contingente polacco in Iraq, gli ostaggi sono stati liberati con un'azione militare. Poco dopo, la conferma ufficiale. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il ministro degli Esteri Frattini, a nome del governo assicurano che circa un'ora fa gli ostaggi italiani sono stati liberati nei pressi di Baghdad dalle forze della coalizione. Gli ostaggi stanno arrivando all'aeroporto e nelle prossime ore rientreranno in Italia. Le famiglie sono state subito avvisate dalla Farnesina. Gli ostaggi sono in buone condizioni. "Per la liberazione degli ostaggi in Iraq non ci sono state trattative ed è stata un'azione senza spargimento di sangue", ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini. "Siamo in uno stato di gioia assoluta, mio zio trema per la felicità". Con queste poche parole, con la voce quasi rotta dal pianto, Giuseppe Stefio, nipote di Angelo Stefio - papà di Salvatore, uno dei tre ostaggi italiani liberati in Iraq - commenta la notizia tanto attesa. Insieme a loro è stato liberato un cittadino polacco, Jerzy Kos. Era stato rapito una settimana fa con altre due persone. E' un dirigente della società di costruzioni polacca Jedynka, con sede a Breslavia nella Polonia sud-occidentale, inviato in Iraq per preparare l'apertura di alcuni cantieri edili. --------------------------------------------------------------------------------------------- Governo. Berlusconi a tutto campo su IRAQ, pensioni e tasse. Attacco alla sinistra. Forse altri militari in Afghanistan
Silvio Berlusconi
"La decisione comunicata dal ministro degli Esteri francese rappresenta la conclusione del grande lavoro da noi fatto per non creare una situazione di distanza tra quel Paese, la Germania, la Russia e gli Usa". Così Silvio Berlusconi, ospite di 'Radio anch'io', commenta la notizia della disponibilità del governo francese ad appoggiare la nuova Risoluzione Onu sull'Iraq. "Ora nessuno potrà dire che non ci sia stata una svolta e che il nuovo governo iracheno sia un governo marionetta i cui fili sono tirati dagli Stati Uniti" afferma il premier. Iraq: la brutta figura della sinistra Pensioni: a breve la riforma sarà legge Tasse: importare il modello reaganiano Prezzi: chiederò ai commercianti di abbassarli La replica dei sindacati ------------------------------------------------------------------ Lunedi, 7 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------------- «Con rispetto per la storia, i soldati, le sofferenze e il sangue che fu versato, stiamo celebrando insieme la vittoria della pace e della democrazia. Prendiamo l’esempio della riconciliazione franco-tedesca per dimostrare al mondo che l’odio non ha futuro, che un percorso in direzione della pace è sempre possibile». Jacques Chirac, Normandia, 6 giugno ---------------------------------------------------------------------- Berlusconi prevede la sconfitta: le elezioni
europee non contano
Le elezioni europee non contano nulla politicamente, secondo Berlusconi, e «non saranno un terremoto per il governo» anche se dovessero andare male: né sue dimissioni, né rimpasti, solo «eventuali sistemazioni» rimpiazzando qualche sottosegretario. Fiuta aria di sconfitta, il presidente del Consiglio, che però cambia il peso del voto di sabato e domenica a seconda dell’interlocutore a cui si rivolge: mimizza in un’intervista a «Time Europe», l’edizione europea della rivista americana; esalta l’importanza del voto (solo) a Forza Italia alla platea «azzurra» nel Molise. Ma l’occhio americano sull’Italia non perdona: proprio il «canzoniere americano di Berlusconi» potrebbe danneggiare il premier alle europee, secondo «Time». Quel «Berlusconi’s U.S. Blues» (questo il titolo dell’articolo di Jeff Israely) non convince più gli elettori: «L’imbonimento del primo ministro sul sogno americano comincia a suonare vecchio alle orecchio degli italiani arrabbiati per la guerra in Iraq», è il sommario. Secondo un sondaggio il 54 per cento degli italiani ha giudicato «inopportuna» la visita di Bush a Roma; incurante del fatto che «l’80% fosse contrario alla guerra, Berlusconi ha inviato 2.700 militari in Iraq dopo la caduta di Saddam», scrive il corrispondente da Roma, del resto «i miliardari sono testardi...». Non solo, gli elettori sarebbero delusi anche per le «due promesse chiave» del premier, riforma politica e rilancio economico, «che hanno fatto largamente fiasco». Per tutta risposta Silvio Berlusconi minimizza: «Le elezioni europee? Non saranno un terremoto per il governo» e del resto «non attribuirei tanta importanza a questo voto». Il presidente del Consiglio si dice «tranquillo» sul risultato, ma se davvero non dovesse andare così bene non ha nessuna intenzione di dimettersi. Ammette di avere qualche problema: «con la situazione economica e la mancanza di sviluppo in Europa, l'opposizione ha potuto far bene, sia quella di centrosinistra che quella di centrodestra» E anche Chirac ha perso alle regionali, si consola... Ma già mette a tacere gli alleati (An) che reclamano rimpasti: «Se ci sarà qualcosa da sistemare nel governo, come nominare qualche sottosegretario mancante, lo faremo». Approdato in Sardegna per inaugurare l’aeroporto Costa Smeralda ad Olbia (in attesa di tagliare il nastro all’approdo personale nella vicina Villa Certosa affidato, perché «costa meno» all’amico Lunardi che guardacaso è ministro e esperto di tunnel), Silvio Berlusconi tele-comunica ad ampio raggio attaccando la sinistra su tutti i fronti. In teleconferenza con la platea forzista a Campobasso ecco che le elezioni riprendono peso, anche a danno dei «piccoli» partiti della coalizione: «Il voto che si dà a Forza Italia ci permetterà di continuare a governare nei prossimi due anni con prestigio e senza subire gli attacchi della sinistra». Intervistato al telefono da «Time», il premier cavalca il «cambiamento di scenario» in Iraq al quale l’Italia (lui) ha contribuito con i famosi suggerimenti accolti da Bush e dall’Onu, che rivendica, senza spiegare quali siano, anche il ministro Frattini. «Solo la sinistra non se ne è accorta», accusa Berlusconi. Di cosa? Che «L’Iraq sta andando bene, la strada è spianata», nonostante anche ieri si contino molti morti. Di ritiro non se ne parla: «Le nostre truppe non scapperanno», pena la solita «guerra civile». Paventa un «noi abbiamo interesse ad estendere la democrazia in Medio Oriente» (secondo il metodo Usa?). Come sempre il premier vede rosa anche nel fango: «Ci sono 24 milioni di persone che hanno ospedali e scuole che funzionano, acqua e elettricità». Le bombe? Solo «quattro-cinquemila terroristi o membri della guerriglia» - si adegua al riconoscimento all’opposizione irachena fatto da Bush - «ma la strada è sgombra». Poco male se la maggioranza degli italiani sia contraria alle politiche del presidente Usa e alla guerra. Berlusconi non si fa influenzare dalla sinistra, dice sicuro: «L’Italia si è comportata come doveva», ha «riconosciuto» il rappresentante «di una grande democrazia». Il premier il 4 giugno del ‘44 aveva «otto anni», ma a capire «la vitale importanza degli Usa per il nostro Paese» è stato quando ha visto che «il comunismo era l’impresa più criminale della storia». Ancora una volta dimentica il nazismo ma si è squagliato nel feeling amoroso quando George a Roma gli ha donato le musiche di Gershwin, Cole Porter e Ol' Man River... Alla sinistra italiana il presidente del Consiglio attribuisce sei funzioni, tutte contro di lui: «Screditare, delegittimare, demonizzare, ridicolizzare e criminalizzare Berlusconi». «Perché non ha risolto il conflitto d’interessi?» domanda Israely. «Ho presentato una proposta per farlo nei primi cinquanta giorni, ma l’opposizione ha presentato ogni genere di emendamento. Per loro è conveniente usare questo tema contro di me». La prima bozza di legge dei «tre saggi» (tanto impresentabile da essere riscritta), è stata presentata a settembre 2001, quattro mesi dopo l’insediamento del governo e la legge giace alla Camera. Ma le tasse le ridurrà, annuncia gavanizzato dal «ginseng» forzista a Sassari venerdì sera: «Da subito per il ceto medio. Poi spero anche per i ceti alti», secondo la ricetta del compianto amico Ronald Reagan. Ma per far questo «convinci tu Fini», dice scherzando al coordinatore sardo di An. --------------------------------------------------------------------------------------------- Politica. Berlusconi: la sinistra non si è accorta della svolta in IRAQ. Prodi: non siamo noi ad averla scoperta ora
Silvio Berlusconi
"Solo la sinistra italiana non si è accorta del cambiamento sullo scenario dell'Iraq, quello che la sinistra stessa richiedeva". Silvio Berlusconi va all'attacco. E Piero Fassino e Romano Prodi rispondono: "l'evoluzione della vicenda irachena conferma -dice il segretario dei Ds- quello che abbiamo sempre detto", cioè che serviva e serve "una svolta strategica" e "non siamo noi ad averlo scoperto all'ultimo minuto, ma Berlusconi". Prodi respinge l'accusa di voler fare marcia indietro, rivendicando piuttosto "di aver sempre tenuto una posizione coerente a favore della pace". Le frasi del premier da una parte e del segretario dei Ds e del leader della Lista Unitaria dall'altra stanno a sintetizzare lo scontro che ieri è andato in scena tra la Cdl e il Listone sulla vicenda irachena. Maggioranza ed opposizioni si fronteggiano sulla "svolta"
rappresentata dalla nuova risoluzione delle Nazioni Unite per l'assunzione
di responsabilità e la restituzione della sovranità
al governo iracheno: per il premier si tratta di un risultato alla
portata di mano per il quale l'Italia, pur non facendo parte del Consiglio
di sicurezza, ha giocato un ruolo importante, imprimendo una spinta
determinante nel cambio di rotta dell'amministrazione Usa. --------------------------------------------------------------------- Domenica, 6 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------------- D-day. Polemiche tra i poli sul mancato invito dell'Italia alle celebrazioni. Il premier spiega, l'opposizione insorge
Berlusconi e Bush
Perché l'Italia non é stata invitata in Francia alla cerimonia per il sessantesimo anniversario dello sbarco in Normandia? Il giornalista rivolge la domanda al presidente Bush, per sapere se non si sente offeso per lo sgarbo che Chirac ha fatto al fedele alleato, ma Berlusconi corre in soccorso del suo ospite e spiega che le cose non stanno così. Prima ci vanno di mezzo le stesse fonti del giornalista, "molto discutibili, poi Berlusconi racconta: "C'era un imbarazzo da parte del presidente francese per la situazione storica determinatasi in Italia al momento del D-day. L'ho tolto io da questo imbarazzo". In altre parole, il presidente francese era in difficoltà a invitare un paese che, nel "giorno più lungo", era per metà schierato con la Germania nazista a combattere contro gli Alleati, e il premier italiano ha tranquillizzato l'Eliseo che il mancato invito non era un problema. L'opposizione: Italia isolata in Europa La stessa obiezione la fa il deputato della Margherita
Ermete Realacci, che quindi attacca: "L'unico imbarazzo che ci
pare di cogliere è quello di un capo di governo che non riesce
a riscuotere in Europa i riconoscimenti che il suo paese meriterebbe".
Considerazione analoga viene dalla responsabile Fini: sinistra senza più argomenti --------------------------------------------------------------------------------------------- Bush a Roma. Berlusconi incassa il grazie del presidente americano sulla risoluzione Onu
Bush e Berlusconi brindano
---------------------------------------------------------------------- Sabato, 5 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------------- «Amico Berlusconi, grazie dei consigli».
«Amico Bush, resteremo in Iraq»
Dopo il colloquio, il megaspot: la conferenza stampa. Berlusconi e Bush, entrambe in campagna elettorale, hanno incontrato giornalisti e tv. Probabilmente la sola, vera ragione, del viaggio romano di queste ore. Per altro già concluso, visto che all'una Bush era già in volo per Parigi. E durante l’incontro con la stampa, il premier italiano ha garantito che il governo di Roma è ancorato ai desiderata americani. «Le truppe italiane resteranno in Iraq fino a quando il nuovo governo riterrà che le truppe degli altri paesi possano essere utili al manntenimento dell'ordine e alla costruzione della democrazia». Dopo l'Iraq, l'Afghanistan: «Questa mattina ho garantito al presidente Bush che l'Italia parteciperà, anche se saranno necessarie più truppe, allo sforzo dell'Afghanistan per diventare una compiuta democrazia». Bush gli ha risposto immediatamente, con le solite – un po’ stantie – frasi di rito: «Ascolto il parere del mio amico Berlusconi, ho fiducia nel suo giudizio». E lo ascolta al punto che il presidente statunitense – come aveva già anticipato lo stesso Berlusconi – in qualche modo avrebbe “suggerito” la nuova stesura della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Quella che un po’ tutti i paesi, a cominciare dalla Francia e dalla Germania, hanno chiesto che sia modificato in profondità. «La settimana scorsa Berlusconi è venuto nello Studio Ovale - ha detto il presidente rispondendo ad una domanda sul ruolo dell'Italia nella definizione della bozza - e voleva assicurazione che ci sarebbe stato un trasferimento di sovranità al governo iracheno». Bush riconosce che al momento del suo incontro con Berlusconi a Washington «c'erano dei dubbi se trasferire pienamente o la sovranità. Io l'ho rassicurato - ha concluso Bush - che questa era la nostra intenzione e che i suoi desideri si sarebbe riflettuti» nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu». E di rimando Berlusconi. «Siamo vicini a voi – ha aggiunto il leader della destra italiana rivolgendosi al presidente americano- non come alleati che danno sempre ragione, ma anche da amici leali che quando c'è da far presente una critica sappiamo farla presente». Quali siano queste critiche però Berlusconi non l’ha spiegato. In tanta retorica, Berlusconi ha trovato anche il modo di fare una gaffe. Prima arringando un giornalista – un collega del Messaggero - che aveva formulato una semplice domanda sul ragioni per le quali l’Italia è stata esclusa dalla cerimonia per la celebrazione dello sbarco in Normandia. Berlusconi ha detto rivolto al giornalista che “le sue fonti sono poco attendibili”, poi ha dato la sua versione dei fatti. « C'era un imbarazzo da parte del presidente francese Chirac, per la situazione storica che si era verificata in Italia al momento del D-Day. Ho tolto il presidente francese io stesso da questo imbarazzo». Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha risposto alla domanda sul motivo per cui non fosse prevista la sua presenza in Normandia per le celebrazioni del D-Day. Avendo invitato il presidente americano in Italia prima della celebrazione del D-Day per celebrare i 60 anni della Liberazione di Roma - ha continuato Berlusconi - ho ritenuto che fosse di gran lunga preferibile avere qui, solo per l'Italia, soltanto per Roma e soltanto per noi il rappresentante del popolo americano, piuttosto che essere parte di una manifestazione che vedrà 17 primi ministri e quindi essere uno dei 17». «Questa è la realtà - ha concluso - e ringrazio ancora il presidente Bush di essere qui». Una piccola gaffe l’ha fatto anche Bush. Quando ha ricordato le «venti vittime italiane»: le diciannove di Nassirja e Fabrizio Quattrocchi, uccido dalle Brigate Verdi di Maometto, Dimenticandosi di Matteo Vanzan, ucciso sempre a Nassirja ma non nell’attentato nella caserma. E le critiche del Papa al presidente statunitense? Bush se l’è cavata con poche parole: «Ieri è stato un incontro straordinario. io sono stato onorato di essere stato alla presenza di un uomo così forte. e entrambi condividiamo le preoccupazioni sul trattamento dell'essere umano con dignità umana e, come sua santità, anch'io sono stato disgustato dalle immagini che ho visto». L’ultima battuta del Presidente americano è stata per le manifestazioni di ieri. E mentre le agenzie battevano le frasi dei vari Scajola, Bondi, ecc, Bush, un po’ a sorpresa, se n’è uscito così: «Penso che la democrazia sia una cosa bellissima e sono lieto di essere in un paese in cui si possono esprimere le proprie opinioni». ---------------------------------------------------------------------- Venerdi, 4 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------------- Bush a Roma. Giovanni Paolo II: l'Iraq torni presto alla normalità con l'ONU. Bush: lavoriamo per la libertà e la pace
Il Pontefice durante il ricevimento del presidente Bush in Vaticano
La situazione in Iraq ed in Terra Santa "va normalizzata il più rapidamente possibile con l'attiva partecipazione della comunità internazionale ed in particolare delle Nazioni Unite". Un Giovanni Paolo II sofferente, con un tremolio evidente non solo alle mani ma anche nelle ginocchia, non ha rinunciato a toni fermi nel discorso rivolto al presidente americano George W. Bush. Al quale ha ricordato la "inequivocabile posizione" della Santa Sede sul Medio Oriente e rinnovato l'invito a cedere in tempi rapidi la "piena sovranità" al governo iracheno. Un quarto d'ora a tu per tu Lavoriamo insieme per sviluppare la libertà umana Delegazione americana ai massimi livelli No global attivi in vari punti della capitale --------------------------------------------------------------------------------------------- Bush a Roma. L'urlo del corteo dei Cobas ai Carabinieri: "10, 100, 1000 Nassirya!". Sdegno delle forze politiche
ll corteo degli 'antagonisti' a Roma
"10, 100, 1000 Nassiriya!". E poi, davanti al muro di carabinieri in assetto antisommossa: "Tornate a Nassiriya e restateci!". questi gli slogan del corteo dei Cobas che a Roma hanno raggiunto piazza Veenzia per protestare contro la visita del presidente americano Bush. L'altra protesta, quella dei pacifisti, ha investito a macchia di leopardo tutta la capitale. Ma al termine della mattinata il bilancio è sostanzialmente positivo: nessuno scontro di rilievo, e solo qualche cassonetto bruciato.
La Storia secondo i Cobas Le reazioni politiche "Uno spettacolo indegno lo slogan dei Cobas sulla strage di Nassirya. E' una cosa che offende tutto il popolo italiano", gli fa eco il ministro alle Politiche agricole, Gianni Alemanno. "Mi auguro - ha aggiunto il ministro, da Pescara - che tutte le forze politiche vogliano isolare questi soggetti, che stanno cercando di speculare su due drammi: il dramma del popolo iracheno e la sofferenza delle famiglie colpite dai lutti, e degli ostaggi. Questi speculatori non devono trovare alcuno spazio nella società civile italiana". "E' infame lo slogan usato stamane dai Cobas contro i nostri carabinieri e contro il nostro esercito, inneggiante alla tragedia di Nassirya e alla morte di tanti italiani", attacca Gavino Angius (Ds). "Costoro - prosegue - non sono affatto dei pacifisti e con il pacifismo non hanno nulla a che fare. Solo provocatori prezzolati di professione e di lungo corso possono tirar fuori dal loro armamentario un cosi' lugubre e infame slogan contro le nostre Forze Armate e contro le nostre Forze di Polizia. Qui non c'entra nulla la liberta' di manifestare la propria opinione contro la guerra. Al contrario, è evidente che si vuole prendere a pretesto questa giornata per mettere in atto un qualche oscuro disegno. La nostra speranza di una giornata di pacifiche manifestazioni - conclude - rischia di essere smentita dai fatti di oggi. Ci auguriamo di sbagliare". Per il senatore Sandro Battisti (Margherita) "purtroppo, neanche i ripetuti appelli ad una contestazione rispettosa, sono riusciti a evitarci che il corteo dei Cobas a Roma scandisse slogan come il vergognoso '10, 100, 1000 Nassiriya"'. "Sono frasi -continua Battisti- che si commentano da sole e che qualificano chi le pronuncia. Ma sono frasi che rischiano di gettare un'ombra su tutti quelli che invece intendono manifestare dissenso in modo civile e pacifico. Spero solo -insiste il senatore della Margherita- che si vergognino". --------------------------------------------------------------------------------------------- Spagna. Casini: non punto al Quirinale, il futuro politico è aleatorio. Chi fa previsioni finisce male
Pierferdinando Casini
"Guai agli uomini politici che fanno previsioni sul proprio futuro, perché li ho visti tutti finire male. Tutti coloro che sono troppo concentrati sul proprio destino politico finiscono male.... Faccio il presidente della Camera e spero di continuarlo a fare per molti anni". Pressato dai giornalisti spagnoli sul suo futuro politico, il presidente della Camera, e al forum organizzato a Madrid sulla nuova economia mette le mani avanti nei confronti "della imprevedibilità della politica" citando l'esempio più recente, quello dell'ex premier spagnolo José Maria Aznar. 'Punta al Quirinale?' "No, assolutamente - risponde Casini - se lei intende farmi rispondere diversamente compie una coercizione, non formula una domanda. Anche perché l'Italia deve andare avanti ed ognuno deve giocare le sue carte politiche. Ma gli italiani non sono tanto interessati al destino privato dei leader politici ma piuttosto a loro interessa capire la prospettiva del loro Paese". "Penso di fare seriamente il mio lavoro" e rivolto al cronista spagnolo che gli chiede la sua idea per il futuro, Casini gli ricorda quanto toccato ad Aznar. "Proprio lei non deve rivolgermi questa domanda - dice Casini - lei che è spagnolo. Io sono amico personale di Aznar. Tutti i giornali europei l'11 marzo scorso mattina parlavano del miracolo compiuto da lui e lei oggi mi interroga sulle prospettive politiche". "La vita politica - ammonisce - ha una sua crudeltà, talvolta anche ingiusta ed aleatoria perché i fatti non si determinano solo sulla base delle nostre azioni, ma sono causati anche da fatti esterni. Il drammatico attentato dell'11 marzo a Madrid e le ore seguenti hanno determinato uno sconvolgimento che, credo, in Spagna non si aspettava nessuno, neanche il partito che ha vinto le elezioni". Il presidente della Camera sottolinea che quanto accaduto da un lato costituisce "la forza della democrazia. Ma dall'altro è anche un esempio dell'imprevedibilità della politica. Guai quindi agli uomini che fanno previsioni sul proprio futuro". E sempre in ambito di previsioni nell'imminente scadenza elettorale, il presidente della Camera non si sbilancia: "Non sono il mago di Avellino... In Italia - ricorda - c'è un equilibrio di forze ed è fisiologico che la competizione sia aperta... Può vincere l'opposizione, come la maggioranza". Casini prima di rientrare in Italia per la cena prevista questa sera, a Villa Madama, con il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, non manca di fare visita al suo "amico personale" José Maria Aznar, da oggi nonno. ---------------------------------------------------------------------- Giovedi, 3 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------------- Vedo che per qualche commentatore il riformismo è credibile solo con il fucile in mano. Non penso che Germania, Francia, Spagna o Canada siano una compagnia di disertori o di renitenti alla leva nella guerra al terrorismo. Forse c’è un modo più intelligente di combattere terrorismo e violenza e non quello di alimentarli». ----------------------------------------------------------------------- Iraq. Nuovo video degli ostaggi italiani. Stefio: stiamo bene. I rapitori chiedono proteste contro Bush e Berlusconi
Un fotogramma del nuovo video
--------------------------------------------------------------------------------------------- Terrorismo. Uccisi due militanti legati a attacco di Al Khobar. In nottata a Ciampino arriva la salma di Amato
Il luogo dell'attentato di Al Khobar
La nota del ministero degli Interni precisa che i due - uno dei quali indossava abiti femminili - avevano con sè alcune bombe a mano e hanno aperto il fuoco contro gli agenti che li inseguivano, prima di essere uccisi questa mattina a Taif, circa 1.100 chilometri da al Khobar, dopo una caccia all'uomo iniziata ieri. Secondo una fonte della polizia della provincia di Taif, uno dei due estremisti uccisi oggi era uno dei terroristi "più ricercati" dell'Arabia Saudita. Il canale satellitare Al Arabiya ha presentato i due come militanti di Al Qaeda, la rete terroristica di Osama bin Laden, che ha rivendicato la responsabilità della strage di Khobar. Sui loro corpi, ha riferito, sono stati trovati armi e munizioni. Al Qaeda rivendica attacco contro militari Usa Arrivo della salma di Amato ---------------------------------------------------------------------- Mercoledi, 2 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------------- 2 giugno. Ciampi alle Forze Armate: grazie per la difesa della sicurezza e della libertà in Italia e nel mondo
Carabinieri donne sfilano davanti al Presidente della Repubblica
"Questa ricorrenza è l'occasione anche per ricordare l'abnegazione, il coraggio di tutti coloro che, in armi, difesero, sino ad immolarsi, la Patria e diedero un determinante contributo per far nascere un'Italia libera, democratica, basata su fondamentali valori di dignità, di giustizia e di solidarietà. Questi stessi valori ed ideali albergano tuttora nelle nostre Forze Armate che stanno operando con altissima professionalità". Questo il passaggio più significativo del messaggio inviato dal capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi all' Ammiraglio Giampaolo Di Paola, Capo di Stato Maggiore della Difesa, in occasione del 58esimo anniversario della costituzione della Repubblica Italiana. "Ne è dimostrazione - prosegue Ciampi - il forte impegno e grande ed estremo spirito di sacrificio, dimostrato in Afghanistan, nei Balcani, in Iraq ed in altri Paesi, al fine di garantire la sicurezza, la salvaguardia dei diritti umani e della libertà nel mondo. Con il devoto e particolare pensiero a tutti i nostri caduti di oggi e di ieri, desidero esprimere a tutti voi donne e uomini in armi l'affetto mio personale e di tutta la Nazione e porgervi il caloroso ringraziamento e vivo apprezzamento per la vostra quotidiana e determinante opera con i più sentiti auguri nello svolgimento della vostra missione". Ciampi è giunto all'Altare della Patria accompagnato dal ministro della Difesa, Antonio Martino,e dal Capo di stato Maggiore della Difesa, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola. Ha quindi passato in rassegna le due compagnie interforze schierate davanti al Vittoriano. Sulle scale dell'Altare della Patria, dove sono sistemate due ali di corazzieri, a ricevere il Capo dello Stato c'erano, tra gli altri, il presidente del Senato, Marcello Pera, quello della Camera, Pierferdinando Casini, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La banda dell'Esercito ha quindi intonato l'Inno nazionale, che è stato cantato dai reparti schierati. Dopo l'alzabandiera solenne, Ciampi ha lasciato Piazza Venezia, per presenziare alla parata di 6mila militari. --------------------------------------------------------------------------------------------- Terrorismo. Rientra in Italia la salma del cuoco ucciso da al Qaeda
Benedetto Amato, padre di Antonio
La salma di Antonio Amato, il cuoco di Giugliano (Napoli) ucciso 29 maggio in Arabia Saudita, sarà trasferita in Italia oggi, fanno sapere fonti vicine alla famiglia della vittima. I familiari di Amato sono attesi a Roma, dove è previsto l' atterraggio del velivolo con a bordo la salma. In Arabia Saudita, intanto, un commando di terroristi ha aperto il fuoco contro un gruppo di americani a Riad, senza fare vittime secondo fonti diplomatiche occidentali. Nella città di Ta'if, vicino alla Mecca, a ovest della Penisola, invece due presunti estremisti islamici ricercati dalle autorità sono stati uccisi dalle forze di sicurezza dopo uno scontro a fuoco durato diverse ore. La tv satellitare al Arabiya ha precisato che le due vittime non erano coinvolte nel sequestro di Khobar che si è concluso con la morte di 22 persone, fra cui Amato. Lo scontro era iniziato ieri quando i due terroristi hanno sparato contro un posto di blocco della polizia, uno dei tanti allestiti dopo la fuga dei tre responsabili del massacro del "compound" Oasis di Khobar, ora ricercati in tutto il Paese. --------------------------------------------------------------------------------------------- Fiat. Piazza Affari premia il nuovo managment. Marchionne: l'azienda è da rifare. Gabetti: ecco perché il 'no' a Morchio
Fiat, cambio al vertice inatteso e rapidissimo
"La Fiat è da rifare, dobbiamo ricrearla competitiva". Non va per il sottile Sergio Marchionne, neo amministratore delegato del Gruppo torinese, a Ginevra per la presentazione del nuovo ad della Sgs, Werner Pluss, che ha preso il suo posto nel gruppo svizzero. "Non voglio emettere giudizi sui miei predecessori - ha detto Marchionne - perché sono cose che a me non importano". "Io - ha spiegato - accetto le cose come sono adesso. Dobbiamo ricreare una Fiat competitiva e le capacità ci sono. Che abbia perso per qualsiasi ragione l'abilità di competere sono problemi storici. Io guardo al futuro. Il mio obiettivo, quello di Luca e di Jaki è di ricreare la Fiat. La famiglia Agnelli l' ha detto chiaramente. Si è unita intorno all' obiettivo ed ha fatto scelte di leadership molto chiare". I retroscena "Subito dopo la morte di Umberto Agnelli - racconta Gabetti - Franzo Grande Stevens, John Elkann ed io siamo stati avvertiti da Morchio che riteneva necessario assumere la carica di presidente insieme con quella di amministratore delegato. Abbiamo fatto presente che si trattava di qualcosa di perlomeno inconsueto. Ci è stato risposto che non avrebbe accettato una soluzione diversa. Poiche' l'amministratore delegato ha voluto la convocazione immediata del Consiglio di amministrazione, io ho dovuto chiedere alla famiglia, nel giorno della camera ardente e del funerale, di organizzare una riunione per il mattino successivo, la domenica. E qui, mi sono permesso di introdurre la discussione esprimendo una mia opinione, o meglio un avvertimento. Ho detto, sono qui per raccogliere le vostre valutazioni sulla proposta di Morchio per il doppio incarico. Ma vi avverto che in realtà non dovete rispondere sul valore di un uomo e sul suo operato. No: voi dovete rispondere sulla corporate governance. Dietro l'unificazione delle due cariche, c'è esattamente questo problema, non altro. E non è un problema da poco". "La presidenza - spiega - non è altro che l'impersonificazione fisica del Consiglio, e infatti dialoga costantemente con l'amministratore delegato a nome e per conto del Consiglio, che non può farlo. Stiamo parlando, con ogni evidenza, di un principio fondamentale come la divisione dei poteri, e cioè di qualcosa che per un'azienda è importante come la costituzione per un Paese. Questo ho detto alla famiglia, semplicemente questo: siate consapevoli di che cosa state decidendo. L'accettazione (della proposta di Morchio, ndr) avrebbe potuto essere vista come un'abdicazione degli Agnelli, non c'è dubbio. Diciamo che tutto era contro questa scelta: la tradizione familiare e aziendale, lo statuto, il moderno dibattito sulla corporate governance. Ci aggiunga un ultimo elemento, che proprio ultimo non è: anche le banche avevano questa stessa opinione". "Voglio precisare - sottolinea Gabetti - che noi abbiamo discusso, e deciso, su un punto di diritto, non su una persona. Come abbiamo spiegato insieme con Franzo Grande Stevens a Morchio, il rifiuto della famiglia Agnelli alla sua proposta non è affatto una sottovalutazione o un giudizio negativo sul suo lavoro da amministratore delegato. Ma nello stesso tempo, abbiamo aggiunto, il buon lavoro non può diventare la base per pretendere qualsiasi cosa". Da qui la scelta di Montezemolo. "Perché ha una vicinanza strettissima con la famiglia e con tutto il mondo Fiat, addirittura con Gianni e Umberto Agnelli, i due presidenti. E poi perché a partire da questo dato Montezemolo ha una sua autonomia e una sua indipendenza culturale e professionale, che garantisce tutti, anche gli altri azionisti. Perche' vede, le regole devono valere anche per noi. Se l'Avvocato aveva uno scrupolo, era di mettere un limite alle sue prerogative, per essere davvero il presidente di tutti. E la sua popolarità, come quella di Umberto testimoniata dai funerali, dimostrano che i due erano la guida della famiglia, ma erano anche portatori di una responsabilità più generale". E Marchionne? "Umberto pensava spesso a lui, ne parlava molto con tutti noi, da quando aveva visto gli eccellenti risultati della Sgs e lo aveva voluto nel Consiglio Fiat. Insomma, sappiamo che è bravo, un Agnelli garantiva per lui. Tutto il resto, ora spetta a lui. L'azionariato non entra nella gestione. Designa il presidente, che dialogherà per noi con l'amministratore delegato, a cui spetta per intero la gestione. Qui si arresta la nostra responsabilità. Che però è stata pronta e totale ancora una volta, mi pare", conclude Gabetti. ---------------------------------------------------------------------- Martedi, 1 Giugno, 2004 --------------------------------------------------------------------------------------------- Lega. Bossi a Radio Padania: "Rinviamo la festa di Pontida, voglio esserci anch'io"
Il ministro Bossi torna a far sentire la sua voce
Bossi ha detto di essere molto dispiaciuto per il male che l'ha colpito ma ha voluto precisare: "Pontida è la mia festa e voglio esserci, quindi sarebbe meglio rimandarla". Rivolto ai militanti: "Alle elezioni tutti i leghisti devono andare a votare Lega, è evidente. E poi a tutte le manifestazioni che faremo, visto che tutti partecipano, io sarò in giro sul territorio". "Sarò in giro sul territorio a portare la mia voce - ha aggiunto il ministro delle Riforme - a fare chiarezza magari. Quindi io ci sarò, insomma. Vi saluto con tanta simpatia e tanta amicizia. E' andata così quest'anno, ma sono stato schiacciato dal dolore e quindi non ho potuto essere in giro come tutti gli altri anni". "Mi spiace, per quello che è capitato a me questa volta, però io con voi non mancherò mai di fare la mia parte - ha concluso Bossi - .Viva la Padania! Ho bisogno di recuperare un pò di voce, un po' di energia, un pò tutte queste robe qui. Facciamo le manifestazioni che dobbiamo fare, dài". --------------------------------------------------------------------------------------------- Lavoro. Istat, a marzo persi 23 posti nell'industria. Cresce l'occupazione nei servizi, ma meno
Industria italiana in una profonda fase di trasformazione
Dei posti persi, 17.000 sono nella grande industria. La diminuzione dei posti di lavoro nell'industria rappresenta una riduzione del 2,9% rispetto a marzo del 2003; di fronte ad un aumento dei posti di lavoro nei servizi dello 0,5% rispetto allo stesso periodo. Nel mese di marzo, al lordo della cassa integrazione, l'Istat rileva una riduzione tendenziale di circa 23mila "posizioni lavorative dipendenti" nelle grandi imprese dell'industria a fronte di un aumento di circa seimila nei servizi. Il calo tendenziale più netto è per l'occupazione nel settore della produzione di energia elettrica, gas ed acqua, pari a -6,1%. A marzo 2004, al netto degli effetti di calendario, il numero delle ore effettivamente lavorate risulta pari a 102,9 con un calo tendenziale dello 0,2% e una variazione congiunturale di +0,2%. Il ricorso alle ore di straordinario è stato pari al 4,7% delle ore ordinarie con una variazione tendenziale nulla rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Al netto della stagionalità, la retribuzione lorda media per ora lavorata registra a marzo un incremento congiunturale dello 0,7% ed un calo tendenziale dello 0,3%. Il costo del lavoro medio per ora lavorata, a marzo, a livello congiunturale ha registrato un aumento dello 0,5% rispetto a febbraio 2004, ed un calo tendenziale dello 0,3% dell'indice grezzo. --------------------------------------------------------------------------------------------- Fiat. Piazza Affari dà fiducia a Montezemolo, Marchionne nuovo a.d. WSJ: ma l'addio di Morchio non è positivo
Luca Cordero di Montezemolo
Un investitore su cinque oggi compra Fiat e spinge il titolo della casa torinese a +3,03% a 5,91 euro a fine mattinata. Ma soprattutto, colpisce il volume delle blue chips trattate, pari a circa il 20% del totale passato di mano finora in Piazza Affari, che vale scambi per oltre 222,5 milioni di euro (circa 37,6 milioni di pezzi). Gli operatori guardano con grande attenzione al cda che oggi pomeriggio nominerà il nuovo ad, Sergio Marchionne, ma anche al nuovo corso Montezemolo.
Motezemolo: mai pensato alla presidenza Fiat Quanto alla Fiat, "la squadra è forte, proseguiremo l'impegno e l'esempio di Umberto Agnelli e nel piano industriale concordato con il governo. L'anno prossimo - ha concluso con una battuta - quando sarò ancora qui all'assemblea degli industriali di Varese spero di vedere qualche macchina italiana in più. Prima c'era la scusa che non avevamo la macchina giusta, ora no. Compriamo italiano". WSJ: ma Morchio aveva iniziato il risanamento Il tempismo di Morchio, scrive Dixon, "era in teoria praticamente perfetto: al di la' della scomparsa di Agnelli, la Fiat è nel bel mezzo di un grande piano di svolta, che Morchio ha guidato con un certo successo. Il piano è in una fase delicata e ancora c'è molta strada davanti prima che il gruppo possa essere considerato fuori dai guai". Cosi, continua Dixon, "l'amministratore delegato deve aver pensato di essere quasi indispensabile". Ma secondo Dixon evidentemente si è spinto troppo avanti: "Le sue richieste sono state respinte ed egli ha rassegnato le dimissioni". --------------------------------------------------------------------------------------------- Bush a Roma. Pisanu: garantiremo la visita del presidente USA e il diritto di manifestare. Come sempre
Il ministro dell'Interno Beppe Pisanu
"Il diritto a manifestare sarà garantito come è avvenuto 6.670 volte nello scorso anno e nel 2004 fino a qua. La visita del presidente Bush sarà garantita come sempre abbiamo fatto in occasione di inviti di Capi di Stato anche in momenti politicamente contrastati come questo". Questa la secca risposta del ministero dell'Interno Giuseppe Pisanu a una domanda dei giornalisti al termine della conferenza stampa sulle elezioni europee. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, intanto, ha chiamato questa mattina il sindaco di Roma Walter Veltroni per esprimergli apprezzamento per l'appello firmato ieri insieme ai rappresentanti delle associazioni dei partigiani, dei deportati, perseguitati politici e familiari dei martiri, affinché le manifestazioni del 2 e 4 giugno si svolgano in modo pacifico. "Condanniamo qualsiasi forma di violenza e accoglieremo civilmente chi rappresenta l'America, ma ci riserviamo la libertà di critica sulla politica internazionale di Bush", fa sapere da Sassari Francesco Rutelli. E sulle manifestazioni di protesta alla visita di Bush a Roma aggiunge: "Siamo amici degli Stati Uniti e saremo sempre riconoscenti ai tanti giovani americani che hanno perso la vita per liberare il nostro Paese, ma separiamo con fermezza - ha aggiunto - quelle vicende dall'attuale politica di Bush che ha voluto questa guerra". Per l'ex ministro della Sanità Rosy Bindi, invece, "la visita del presidente Bush voluta fortemente, in questo momento, dal presidente Berlusconi è una vera e propria provocazione, ma le provocazioni non si raccolgono. Credo che ricorderemo la Liberazione del nostro Paese - ha aggiunto Bindi - con grande gratitudine nei confronti del popolo americano, mentre non cambiamo idea sulla natura di questa visita del presidente degli Stati Uniti". --------------------------------------------------------------------------------------------- 2 giugno. Ciampi: "Il dialogo è l'essenza della democrazia. Grazie ai militari italiani che difendono questi valori"
Carlo Azeglio Ciampi
"Senza rispetto non c'è dialogo, nel Paese e in Parlamento, e il dialogo è l'essenza della democrazia". Questo uno dei passaggi chiave della dichiarazione del presidente Carlo Azeglio Ciampi in una dichiarazione in occasione della Festa nazionale della Repubblica. "Volevamo costruire, e abbiamo costruito, un'Italia in pace anche con se stessa, capace di darsi - aggiunge Ciampi - una Costituzione che esalta la concordia fra i cittadini, il rispetto reciproco tra le forze politiche e tra le parti sociali, per il bene e il progresso di tutti. Questi sono ancora oggi, più che mai vivi, i nostri ideali di libertà, di sicurezza, di pace". "Più di novemila militari italiani, uomini e donne, in Kossovo, in Bosnia, in Albania, in Afghanistan, in Iraq e in altre parti del mondo sono portatori di questi valori. A loro va la nostra gratitudine - ha detto ancora Ciampi - Con questo spirito, domani 2 giugno, ci stringeremo ancora una volta attorno a loro ai Fori Imperiali". ----------------------------------------------------------------------
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