Mercoledi, 30 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------

Governo. Berlusconi: spero nel CdM di sabato per la manovra. Nella Casa delle Libertà non c'è mai stata chiusura

Berlusconi e Tremonti


Roma, 29 giugno 2004

"Stiamo decidendo di fare un Consiglio dei ministri, magari anche sabato mattina, in modo di poter intervenire con un provvedimento che il ministro Tremonti possa portare all' Ecofin di lunedì". Lo ha detto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi in una pausa del Consiglio Europeo, a Bruxelles, che ha accolto la nomina del presidente Barroso alla commissione Ue. Berlusconi ha garantito che l'Italia "ha intenzione di stare sotto il 3%" nei rapporto tra deficit e Pil.

"Con questo intervento che faremo riusciremo come sempre a tenere a posto i conti del Paese e poi a procedere con impegno rinnovato su tutto ciò che deve essere fatto dal nostro Governo", ha affermato il premier.

"In coalizione mai chiusure o Cencelli"
"Non c'è mai stata una chiusura nei confronti di nessuno" così come "in questa coalizione il manuale Cencelli non ha mai funzionato", ha affermato il premier. "Non ci sono state richieste di assegnazioni di posti, di ministeri che non siano stati accolti", proprio perché "nella coalizione della Casa delle Libertà l'applicazione del manuale Cencelli non ha mai funzionato.

"Se ci sono tre posti a disposizione - ha spiegato il premier - sono stati dati agli alleati da parte di Forza Italia che come partito maggiore della coalizione ha sempre saputo di dover mostrare generosità". "Lo abbiamo fatto senza sforzo - ha sottolineato Berlusconi - e continueremo a farlo".

---------------------------------------------------------------------------------------

Lista Unitaria. Prodi: il centrodestra non è più maggioranza nel Paese. Sì alla federazione dell'Ulivo

Romano Prodi


Roma, 29 giugno 2004

"Il centrodestra non è più maggioranza nel Paese", anche se "conserva la maggioranza in Parlamento". Il leader della Lista unitaria dell'Ulivo Romano Prodi lo dice durante una breve conferenza stampa tenuta al termine del vertice con i segretari di Ds, Margherita, Sdi e Repubblicani europei.

"Il punto di partenza è la Lista Unitaria e il nostro obiettivo è dar vita alla federazione dell'Ulivo. La federazione dei partiti aperta ai cittadini sarà il riferimento per l'intera coalizione". Così Romano Prodi ha sintetizzato la decisione assunta dal vertice della Lista Unitaria.

Le tappe indicate da Prodi
Tre le tappe indicate: un coordinamento tra gli eletti a Strasburgo, un patto federativo tra i quattro partiti del Listone e un confronto programmatico con le forze di tutto il centro sinistra.

Tra le decisioni assunte, anche lo sviluppo di "un dialogo e un confronto con la società italiana e con le altre forze del centrosinistra". Sarà dato mandato a un gruppo di lavoro incaricato di stendere una bozza di patto per questa federazione che, precisa Prodi, sarà riferimento per l'intera coalizione di centrosinistra.

---------------------------------------------------------------------------------------

Giustizia. Il governo pone la fiducia sulla riforma. Domani il voto. Castelli: è la migliore possibile

L'Aula di Montecitorio


Roma, 29 giugno 2004

Il governo ha posto la questione di fiducia sul testo di riforma dell'ordinamento giudiziario. Lo ha annunciato nell'Aula della Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi. "Il governo - ha detto Giovanardi - ritiene di particolare importanza il disegno di legge. Tuttavia, il numero elevato di emendamenti presentati non ne consente il sollecito esame per cui pongo la questione di fiducia sull'emendamento presentato dal governo".

L'Aula della Camera voterà la fiducia sul maxiemendamento al testo della riforma dell'ordinamento giudiziario domani alle 12, come ha stabilito la conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari. Per domani mattina alle 10 è previsto l'inizio delle dichiarazioni di voto. La "chiama" dei deputati inizierà alle 12, il risultato della votazione di fiducia sarà proclamato nel primo pomeriggio. Poi i deputati dovranno approvare il provvedimento.

Castelli: è la miglior riforma possibile
"È la migliore riforma possibile stante le condizioni". Così il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, commenta il provvedimento all'esame dell'aula. La riforma su cui il governo ha deciso di porre la fiducia entrerà compiutamente a regime, spiega il Guardasigilli, nel 2009. Castelli definisce la decisione di porre la fiducia una decisione "presa a malincuore, ma necessaria e inevitabile".

A chi torna a ventilare la possibilità che i magistrati possano decidere di scendere nuovamente in sciopero per questa riforma che hanno fortemente criticato, Castelli con una battuta, risponde: "I giochi sono fatti".

Le proteste dell'opposizione
Durissimo il commento dell'opposizione. Il capogruppo dello Sdi, Ugo Intini, ha sottolineato come "un Governo che non è più maggioranza nel Paese non ha il diritto di cambiare la Costituzione e imporre un sistema istituzionale che può dividere l'Italia e produrre danni irreparabili".

Antonio Boccia (Margherita) ha invitato il governo a "non prendere in giro l'Assemblea", mentre l'ex Guardasigilli Filippo Mancuso ha bollato la fiducia come "un'iniziativa viziata da prepotenza e stupidità", perché "il governo vuole il voto, non una discussione su un tema così importante, dimostrando scarso sapere giuridico e scrupolo morale".

E mentre il Verde Paolo Cento ha espresso "indignazione "per la scelta di porre la fiducia sul provvedimento, Marco Rizzo del Pdci ha parlato di "disagio e sdegno". Ma è stato il diessino Renzo Innocenti a lanciare un attacco frontale al ministro Giovanardi, che aveva annunciato la decisione dell'esecutivo.

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Martedi, 29 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------

Rifiuti. Montecorvino, tolto il blocco alla stazione. I manifestanti: ora rispettate gli impegni

I manifestanti hanno lasciato i binari


Bellizzi, 28 giugno 2004

Via dalla stazione di Montecorvino Rovella, ma ripresa del presidio vicino alla discarica di Parapoti. Si è concluso con un compromesso il braccio di ferro che per tre giorni ha paralizzato il traffico ferroviario Nord-Sud. I manifestanti hanno liberato i binari, ma non intendono abbassare la guardia sulla discarica, pur accettando di fatto i termini della proposta emersa poche ore prima dal vertice con il ministro Matteoli nella prefettura di Napoli.


Dopo un iniziale 'no' ad ogni ipotesi di mantenimento in attività della discarica e l'accoglimento negativo riservato alle notizie che arrivavano da Napoli dove si profilava un'intesa, i manifestanti si sono confrontati con la delegazione rientrata dal capoluogo campano.

I rappresentanti dei comitati hanno tenuto a ribadire di non aver sottoscritto alcun accordo o documento, sottolineando di aver soltanto appreso "con soddisfazione impegni precisi presi in merito alla bonifica", prima della discarica di Colle Barone e poi di quella di Parapoti. Riferendo il contenuto dei colloqui avuti a Napoli, la delegazione ha anche messo in evidenza che entro il prossimo 20 luglio la Provincia di Salerno - alla quale potrebbe se necessario sostituirsi il governo centrale - provvederà all'individuazione di un sito alternativo destinato a ricevere i rifiuti del Salernitano.

Accolto l'invito dei rispettivi Comitati a liberare la stazione "innanzitutto come segno di responsabilità" e per non arrecare "ulteriori danni ai passeggeri", i manifestanti hanno deciso quindi di riattivare il presidio davanti alla discarica di Parapoti, senza impedire il passaggio dei camion, ma verificando di volta in volta - come già avveniva prima della chiusura dell'impianto - che cosa viene scaricato nell'invaso.

Determinanti, alla fine di una giornata convulsa, le parole della pasionaria del Comitato dell'associazione "Natura nostra", Rosetta Sproviero "Il nostro tempo è scaduto, non c'è più spazio per una manifestazione del genere" - aveva detto ai suoi chierendo "se non si farà quello che è stato promesso, ognuno si assumerà le proprie responsabilità".


Dopo che anche gli ultimi irriducibili, fra cui una donna che si era legata ai binari, hanno abbandonato lo scalo, tecnici delle Fs si sono messi subito al lavoro per riattivare la linea ferroviaria, effettuando le opere di verifica della rete.

---------------------------------------------------------------------------------------

Elezioni amministrative. Berlusconi: non cambia nulla. Gli ultimatum della Lega. Mercoledì vertice di maggioranza

Silvio Berlusconi


Istanbul, 28 giugno 2004

Il day after nella Casa delle libertà culmina con un Silvio Berlusconi affatto preoccupato che, anzi, da Istanbul, dove partecipa al vertice Nato, afferma risoluto che "senza di lui la coalizione non c'è, rivendicando la sua"indispensabilità non marginale, ma assoluta".


Il premier chiarisce quindi che i risultati dei ballottaggi di ieri "non cambiano nulla" per il governo che conferma programmi e squadra: "Un programma e una squadra - dice - che sono migliorabili e rafforzabili" nel quadro di una iniziativa di legislatura.

Berlusconi respinge poi al mittente le considerazioni di chi ritiene che lui intenda quanto prima "strigliare" i suoi alleati per i negativi risultati elettorali e le eccessive polemiche: "Io non voglio strigliare nessuno" spiega confermando ancora una volta l'indispensabilità di tutti i partiti della maggioranza, "a partire dall'Udc, per chiudere con Forza Italia".

A sottolineare la sua totale apertura nei confronti degli alleati, Berlusconi ribadisce quindi la sua disponibilità a "incontrare tutti". Domani sarà a Roma, spiega ed è "pronto a sentire tutti". A conclusione del suo colloquio con i giornalisti il premier esprime anche la convinzione che gli italiani non potranno mai affidare il governo dell'Italia ad una sinistra "oltranzista, massimalista e radicale" e ai "divisi nell'Ulivo".

Lega: o il federalismo o le elezioni
All'interno della Cdl, però, la Lega freme e non è un caso che i richiami più duri, quasi degli ultimatum, arrivino proprio dal Carroccio per bocca di Roberto Calderoli e Roberto Maroni: "Berlusconi faccia il leader vero, dimostri che è lui a comandare. Faccia il federalismo, perchè altrimenti la Lega non ci sta più ed è meglio votare nel 2005".

Soprattutto il titiolare del Welfare lascia intendere che questa settimana è "decisiva". In testa a tutto, verifica o rimpasto compresi, affermano gli esponenti leghisti"ci deve essere il federalismo". In caso contrario "se si sceglie il piccolo cabotaggio o peggio, se si sceglie di vivacchiare, allora è meglio sottoporsi di nuovo al giudizio degli elettori", la proissima primavera, insieme alle regionali. Molto probabilmente i due esponenti leghisti avranno modo già domani di esporre le proprie idee al premier in un incontro a Palazzo Grazioli fissato per metà mattina.

Mercoledì vertice sulle riforme
Proprio sulle riforme tanto auspicate dal Carroccio, mercoledì sera a Palazzo Chigi si terrà un apposito vertice di maggioranza cui parteciperanno, oltre al premier, il vicepremier Gianfranco Fini, il ministro per il Welfare Roberto Maroni, il ministro per le Politiche Comunitarie Rocco Buttiglione, il leader del Nuovo Psi, Gianni De Michelis, i capigruppo della Cdl di Camera e Senato, il segretario dell'Udc, Marco Follini. Giovedì pomeriggio scade il termine per la presentazione degli emendamenti al testo delle riforme costituzionali (all'esame della prima commissione della Camera).

Homepage

---------------------------------------------------------------------

Lunedi, 28 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------

Elezioni amministrative. Il centrosinistra vince in 14 province su 22 e si aggiudica Milano

Piero Fassino con Filippo Maria Penati


Roma, 28 giugno 2004

Il centrosinistra strappa la Provincia di Milano al centrodestra. Filippo Maria Penati è riuscito a scalzare Ombretta Colli "la bela tusa", come la chiama il presidente Berlusconi, dalla poltrona di presidente della Provincia. Bergamo è invece appannaggio del centrodestra, come pure Catanzaro.

Quattro a due per il centrosinistra nei ballottaggi nei Comuni capoluogo
Il centrosinistra si conferma a Biella e a Firenze e strappa al centrodestra Foggia e Bergamo (pesa nella città orobica il mancato apparentamento tra Polo e Lega). Due i sindaci per la Cdl, che conquista Vercelli e mantiene Arezzo.

Il secondo turno delle Provinciali premia ancora il centrosinistra, che conquista 14 amministrazioni su 22 in palio e rovescia il quadro delle precedenti amministrative, quando 16 dei presidenti erano espressione della Cdl.

Nonostante il risultato di Milano e un quadro complessivo non proprio confortante, Silvio Berlusconi, in Turchia per il vertice Nato, professa ottimismo. Il governo rimane,"qualunque sia il risultato delle urne" ed "in settimana si chiude" la verifica.
Questo significa che molto probailmente ci sarà il rimpasto, ovvero, come dice il Premier "qualche new entry, se serve a rafforzare la squadra".
"Sono ottimista - ha detto - la prossima settimana dovremmo chiudere tutto, sia il lancio della politica per lo sviluppo dell'economia, che comprende la riduzione delle tasse, sia un eventuale rafforzamento della squadra di governo".

Il segretario dei ds, Piero Fassino, commenta il risultato molto chiaramente: "Berlusconi perde in casa", ma il centrosinistra vince anche in altre "roccaforti" del centrodestra che "non è più maggioranza nel Paese".
"Come si fa a non leggere la vittoria di Milano come un segnale politico per tutto il paese?", si è chiesto Romano Prodi.

---------------------------------------------------------------------------------------

Rifiuti. La proposta di Matteoli: riaprire la discarica di Parapoti per nove mesi. Coro di no dai manifestanti

Accordo tra Governo e manifestanti


Napoli, 28 giugno 2004

Impegno a chiudere la discarica di Parapoti entro nove mesi, controlli sanitari continui, ricerca di soluzioni alternative. È questa la proposta che il ministro per l'Ambiente Altero Matteoli ha fatto alla delegazione dei manifestanti che da venerdì occupano la stazione ferroviaria di Bellizzi-Montecorvino Rovella affinché tolgano il blocco.

A questa soluzione, ha spiegato il ministro, si è arrivati in seguito a tutti i tentativi di mediazione esplicati dal capo della protezione civile Guido Bertolaso e dal commissario di governo per l'emergenza rifiuti Corrado Catenacci e di cui lui è stato tenuto costantemente al corrente. Il ministro ha anche ringraziato il Capo dello Stato per l'intervento odierno e ha sottolineato di aver tenuto sempre informato il Presidente dell'evoluzione della situazione.

"I cittadini di Montecorvino hanno accettato il percorso che abbiamo tracciato" - ha spiegato il ministro aggiungendo che a questo punto non ci sono più ragioni per continuare il blocco sui binari della stazione ferroviaria del comune salernitano che, di fatto, ha tagliato in due l'Italia dei trasporti. "Credo che il blocco sarà rimosso" - ha concluso Matteoli.

Il 6 luglio prossimo presso il ministero dell'Ambiente ci sarà un vertice con il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, Corrado Catenacci e il presidente della Provincia di Salerno per fare il punto della situazione, secondo quanto ha annunciato lo stesso Matteoli.

I manifestanti, però, sembrano non accettare la proposta: una parte di essi, infatti, ha ha espresso il desiderio di continuare la protesta a oltranza con
il blocco ferroviario.

Un coro di 'no' si è levato nella stazione di Montecorvino Rovella quando don Francesco Coralluzzo ha comunicato la decisione assunta a Napoli e ha invitato ad abbandonare i binari. Il sacerdote ha fatto sapere che l' associazione "da questo momento non risponde più dell' occupazione". Lo stesso sacerdote ha chiesto ai manifestanti di lasciare la ferrovia. Proteste e insulti si sono levati da parte dei manifestanti.

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Domenica, 27 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------

Rifiuti. Continua la protesta a Montecorvino Rovella. I manifestanti minacciano blocchi sulle autostrade

Il blocco è continuato durante la notte


Napoli, 27 giugno 2004

Prosegue il blocco della stazione ferroviaria di Montecorvino Rovella (Salerno), cominciato due giorni fa. I manifestanti hanno trascorso la seconda notte sui binari in segno di protesta contro la riapertura di una discarica a Parapoti. Il blocco ha già causato disagi infernali alla circolazione ferroviaria: almeno 60 i treni rimasti fermi e oltre 16.000 i viaggiatori costretti a subire attese interminabili e gravi ritardi.

Disagi per chi viaggia: possibile anche il blocco della Salerno-Reggio Calabria
Ieri, Trenitalia ha fatto ricorso a navi veloci e pullman in alternativa ai treni ma i problemi sono stati evidenti in tutta la Penisola. Il consiglio che la stessa società rivolge ai propri clienti è quello di non partire fino a quando la situazione non tornerà alla normalità.
Ogni tentativo di mediazione da parte di Prefetto e Questore è fallito: il blocco dovrebbe persistere fino all'incontro di domani mattina fissata a Napoli.
I manifestanti hanno chiesto scusa per i disagi causati ma minacciano anche di occupare l'autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Una discarica strategica
L'obiettivo è convincere il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, Corrado Catenacci, a firmare il provvedimento di chiusura definitiva della discarica Parapoti. Catenacci, tuttavia, sarebbe impossibilitato ad apporre la propria firma sull'ordinanza in quanto lo sversatoio salernitano è ritenuto necessario per lo smaltimento della spazzatura in una parte consistente del territorio della Campania, che in caso contrario sarebbe nuovamente invaso dai cumuli di rifiuti.

--------------------------------------------------------------------------------

Elezioni amministrative. Bassa affluenza alle urne nel primo giorno del ballottaggio

Crollo dell'affluenza nel ballottaggio per la provincia di Milano


Roma, 27 giugno 2004

Prima giornata ieri del ballottaggio per le elezioni amministrative e affluenza in forte calo rispetto al primo turno. Crolla di quasi il 50% l'affluenza degli elettori nei ballottaggi provinciali: rispetto al 21,5% di sabato 12 giugno, alle 22 di ieri sera aveva votato il 15% degli elettori. La fedeltà alle urne è più alta nei ballottaggi per i sindaci: rispetto al 24,7% del primo turno, ieri sera ha votato il 20,3%.

Al crollo dell'affluenza nel ballottaggio per la provincia di Milano (16,7% contro il 22,8% del primo turno) si affianca il dato di Firenze: l'affluenza è passata dal 28,4% al 18,3%. Non mancano altri dati clamorosi: è il caso di Sondrio, dove il ballottaggio era tutto interno al centrodestra, fra un candidato della Lega e l'altro della Cdl: l'affluenza è crollata dal 21% al 9,2%.

--------------------------------------------------------------------------------

Sequestro Valdata. Perquisizioni all'alba nella zona di Voghera. Un fermo

Continuano le indagini


Voghera, 27 giugno 2004

Un cittadino straniero è stato sottoposta a fermo di polizia giudiziaria dai carabinieri dei Ros e del comando provinciale di Pavia nel corso di una serie di perquisizioni iniziate all'alba di questa mattina, in particolare nella zona di Voghera, nelle indagini sul sequestro di Anna Maria Valdata.
Secondo gli inquirenti, il fermato, potrebbe essere coinvolto nel rapimento della donna, portata via dalla sua casa di Silvano Pietra domenica scorsa e rilasciata nella tarda serata di giovedì ad Arquata Scrivia.

A Voghera, secondo quanto si è appreso dal Comando regionale dei Carabinieri della Lombardia, stanno arrivando i magistrati che conducono le indagini. Almeno altre due persone provenienti, come il primo uomo già in stato di fermo, dall'Europa dell'Est, sono state condotte nella caserma dei carabinieri per eseguire controlli. Tra i sospettati ci sarebbe un altro straniero che, per il momento, risulta irreperibile.

Homepage

 

Lunedi, 21 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------

Vaticano. Il premier spagnolo Zapatero a colloquio dal Papa

Il Premier spagnolo, Josè Luis Zapatero


Roma, 21 giugno 2004

Il Papa auspica che la Spagna nel suo cammino verso il progresso "tenga in debito conto i valori etici, tanto radicati nella tradizione religiosa e culturale della popolazione" ma "riafferma" quanto detto venerdì scorso al nuovo ambasciatore. Con queste due frasi, rivolte al primo ministro spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero, ricevuto questa mattina in Vaticano, il Pontefice ha ribadito il proprio dissenso su "alcuni aspetti della società spagnola", in particolare divorzio, aborto e tutela della famiglia, espresso alcuni giorni fa.

Nel suo saluto, Giovanni Paolo II, ha manifestato la disponibilità della Santa Sede a collaborare per la grande causa della pace, contro il terrorismo e la violenza in tutte le loro forme. Il Papa si è detto anche soddisfatto per la visita del Premeir spagnolo e ha sostenuto che la sua presenza in Vaticano "pone in rilievo la sua stima per la Sede apostolica" e riflette "il desiderio di proseguire in un buon clima il rapporto di collaborazione fra la Chiesa locale e lo Stato per il bene del popolo spagnolo".

Giovanni Paolo II ha dunque ribadito che la Santa Sede è disponibile a collaborare con la Spagna "per lavorare insieme per la grande causa della pace ed a favore del progresso spirituale dei popoli; per aiutare a sradicare il terrorismo e la violenza in tutte le loro forme; per offrire il maggior spazio alle esigenze della persona umana, con la sua dignità, i suoi diritti e libertà"'.

Il Papa ha poi citato le cinque visite compiute in Spagna ed ha espresso "affetto" per il popolo spagnolo ed in particolare per la Casa reale.

Giovanni Paolo II non ha però perso l'occasione per richiamare in modo velato ma severo il Primo Ministro. Pur non nominando problemi come divorzio, aborto e tutela della famiglia, sui quali venerdì scorso aveva espresso critiche agli indirizzi seguiti dal governo Zapatero e che avevano suscitato polemiche a Madrid, il Pontefice ha espressamente "confermato" quanto già detto.

---------------------------------------------------------------------------------------

Tom, la grande politica del fare
di Piero Sansonetti

Tom era una persona rara. Lo dico senza nessuna retorica, e non perché adesso è morto. Tom era un uomo politico di altissimo livello, come pochi, aveva grandi capacità di pensiero, di mediazione, di organizzazione; e aveva una statura morale che lo faceva sembrare quasi un personaggio del passato. Sapete qual era la sua rarità? Questa: l’amore travolgente per la politica, accompagnato dalla più gigantesca riservatezza che abbia mai visto; e da uno spirito che era tutto il contrario del narcisismo. Non voleva mai apparire. Lui lavorava sodo, pensava, costruiva: il momento della pubblicità lo lasciava agli altri, non gli interessava. Conoscete molte altre persone così?

È morto domenica mattina al policlinico di Roma. Un aneurisma all’aorta e poi un’emorragia. Si era sentito male sabato, mentre parlava a un convegno sul pacifismo organizzato dal “manifesto”. Lo aveva soccorso Gino Strada, che era al tavolo con lui. Lo aveva portato al San Giacomo e poi di corsa al Policlinico. Dieci ore sotto i ferri. Inutile.

Forse Tom si ispirava al vecchio modello del funzionario di partito: la politica al primo posto e l’”io” all’ultimo. Però se era un funzionario di partito era il più fantastico e moderno funzionario che si sia mai visto. Guardava lontano, gli piaceva il futuro, odiava gli schemi. Se oggi in Italia c’è il movimento pacifista più forte del mondo, non so in quale percentuale lo dobbiamo a lui: comunque in una percentuale alta. È fra quelli che capì il futuro del pacifismo 20 anni fa, e da allora fu coerente e impegnò tutto se stesso. Era un pacifista senza se e senza ma, rigoroso: cioè era un pacifista. Si scontrò col suo partito, fece le marce contro i missili di Comiso, andò a rischiare la vita in Jugoslavia, subì l’assedio di Sarajevo, organizzò le proteste contro la prima guerra dell’Iraq, contro la guerra della Nato alla Serbia e ora contro Bush. Se dobbiamo dire i nomi di tre padri del pacifismo italiano moderno, i nomi sono quelli: Lucio Lombardo Radice, Ernesto Balducci e Tom. Due vecchi e il giovane Benetollo che fu il loro allievo prediletto. Sono morti tutti e tre. Tom mi diceva che Lombardo Radice e Balducci avevano lasciato un vuoto incolmabile, che non era mai stato riempito.

Adesso anche Tom Benetollo è morto, all’improvviso, a poco più di cinquant’anni, e anche lui lascia un vuoto enorme dietro di se: non sarà facile colmarlo. Non solo perché sua moglie Eva e il piccolo Gabriele, che non ha ancora 3 anni, sono rimasti soli e disperati; non solo per l’enorme perdita umana che la sua morte rappresenta; non solo per il senso di vuoto, di pianto, di desolazione che lascia tra i suoi amici e nella sua organizzazione, l’Arci, della quale era il presidente; ma anche perché - sebbene pochi lo sappiano - Benetollo in Italia ricopriva un ruolo politico notevolissimo e unico. È lui che ha guidato l’Arci nella scelta pacifista e anti-liberista e ne ha fatto una delle colonne portanti del movimento no-global. Cioè, è lui che ha governato quella straordinaria operazione di saldatura tra il movimento allo stato nascente e una parte vasta dell’opinione pubblica, soprattutto giovanile, che veniva da esperienze politiche diverse e più tradizionali. Dal 2001 a oggi – diciamo dalle giornate del luglio genovese - la politica italiana è cambiata moltissimo, e la sinistra ha subìto una formidabile trasformazione. Non è più la sinistra prudente, moderata e governista che era tre anni fa: è diventata una formazione assai più complessa, variata, aperta, fantasiosa e radicale. Non dovete pensare che i protagonisti di questa trasformazione siano solo quelli che stanno in Parlamento e che parlano nelle interviste in prima pagina ai giornali, o alla Tv. Tom è stato uno dei protagonisti assoluti, uno dei maggiori, di questo cambiamento.

Lo avevo visto per l’ultima vota giovedì scorso. Eravamo andati a incontrare il presidente del consiglio provinciale di Roma, Adriano Labucci, che voleva organizzare un convegno sul pacifismo e ci aveva chiesto qualche idea. L’ufficio di Labucci è all’ultimo piano di Palazzo Valentini, nella vecchia Roma. Scale ripide, lunghe. Io avevo preso l’ascensore, lui aveva voluto salire a piedi. Credo che soffrisse un po’ di claustrofobia. Era arrivato prima di me e senza fiatone. Sembrava in salute. E aveva dato parecchie idee a Labucci, impegnandosi a fondo in quella riunione, come faceva in tutte le occasioni della sua vita. Non ho avuto il tempo per parlargli a lungo, giovedì, perché dovevo andare a una commemorazione di Berlinguer. Tom amava molto Berlinguer. Lo aveva conosciuto abbastanza bene negli anni ’80, quando aveva lavorato alla commissione esteri del Pci, e aveva cercato di fare entrare nelle vene del vecchio partito comunista un po’di sangue pacifista. Berlinguer lo aveva aiutato. Due mesi fa ho intervistato Tom proprio su Berlinguer, per il libretto che ha pubblicato l’Unità. E lui mi ha detto che di Berlinguer apprezzava soprattutto una cosa: la sua idea di politica come espressione del senso di responsabilità. Responsabilità collettiva, di classe, di gruppo e individuale. Tom sosteneva che questa idea della politica era la singolarità e la grandezza di Berlinguer. Credo che lui l’avesse ereditata.

Si era iscritto al Pci nel 1970, a Padova. Il segretario di sezione gli spiegò subito una cosa che poi gli rimase chiara per tuta la vita: «Evita – gli disse - i due grandi difetti della sinistra: il riformismo e il massimalismo. Il riformismo è il vizio di chi vuole ottenere “subito” aria fritta; il massimalismo è il vizio di chi vuole ottenere grandi cose, in un giorno infinitamente lontano».

Il giovane Benetollo fece tesoro di questa lezione. Poi per un periodo restò ai margini della politica. Tornò negli anni della Fgci di D'Alema, di Fumagalli e di Folena. Cioè all’inizio degli anni ’80. Si impegnò nella politica internazionale e per questa strada diventò pacifista convinto. Ai tempi di Comiso (tra l’82 e l’83) cercò di persuadere il partito che la via giusta era quella del superamento di blocchi, di una nuova concezione del mondo. Fu in prima linea nella battaglia contro l’installazione di missili americani e sovietici in Europa. Poi negli anni ’90 si gettò a corpo morto nella campagna per la pace in Jugoslavia. Una volta mi ha raccontato di quel giorno che se ne stava in un sottoscala di Sarajevo, dove era arrivato insieme a un altro centinaio di pacifisti, sotto le bombe, e un amico gli lesse al telefono, da Roma, gli articoli dell’Unità e di Repubblica che se la prendevano coi pacifisti assenti sulla questione Sarajevo. Ne erano già morti 14 di pacifisti, nella guerra di Bosnia, e molti altri morirono dopo. Ma i giornali italiani non se ne accorsero mai e continuarono a dire: “I pacifisti sanno fare le manifestazioni solo contro l’America….” Era una cosa che lo mandava in bestia, questa, perché lui ci aveva rischiato la pelle.

Tom Benetollo era un leader, un vero leader. Di quelli che al mercato della politica-politicante valgono poco. A lui piaceva la politica e non l’immagine. La politica intesa come “teoria e pratica” della lotta contro le ingiustizie. Piacevano le idee, il pensiero, e piaceva moltissimo l’azione. Diceva che era tornato dalla Jugoslavia con una certezza: che la politica della solidarietà non ha nessun senso se non è riempita di concretezza, di solidarietà praticata, di stili di vita. Andava controcorrente. E’ dura andare controcorrente, anche per un uomo come lui, alto un metro e novanta, con l’anima di ferro e con la scorza dura.

Viene da ridere, Tom, a pensare che sei stato abbattuto da una stupidissima arteria sbagliata. Viene da piangere, vecchio, dolce, carissimo Tom, a pensare che non ci sei più.

Homepage

----------------------------------------------------------------

 

Ostaggi italiani. Scelli: "Le voci sul riscatto ci hanno messo in pericolo"

Gli ostaggi italiani


Roma, 19 giugno 2004

E' tornato nel pomeriggio in Italia, proveniente da Baghdad il commissario straordinario della Croce rossa italiana, Maurizio Scelli. Appena sceso dall'aereo, il commissario ha detto ai giornalisti che le voci sul presunto riscatto pagato per la liberazione degli ostaggi italiani hanno messo a rischio la sua vita e quella dei suoi collaboratori in Iraq. Nei prossimi giorni Scelli dovrebbe incontrare i magistrati che indagano sulla vicenda degli ostaggi italiani: con i magistrati Scelli aveva già parlato quando accompagnò in Italia i resti di Fabrizio Quattrocchi.

Sulla situazione in Iraq Scelli non ha dubbi. "Ognuno fa le sue riflessioni, certo è che se tutti reputano che l'Iraq è pericoloso, resterà sempre tale e nulla cambierà". Il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Maurizio Scelli, ha commentato così le recenti dichiarazioni del segretario generale della Nazioni Unite, Kofi Annan, sulla mancanza di condizioni di sicurezza che garantiscano il ritorno dell'Onu in Iraq.

Gli uomini della Cri, ha dichiarato Scelli al suo rientro in Italia da Baghdad, sono ben consapevoli dei rischi che comporta una missione nel paese del Golfo: "E' da un anno che stiamo lì - ha ricordato Scelli ai giornalisti - siamo rimasti dopo ogni attentato, non solo quello contro l'Onu, ma anche quello alla Croce Rossa Internazionale". Nonostante la pericolosità del luogo, secondo Scelli è comunque importante mantenere con la popolazione irachena "quel dialogo e rispetto che noi siamo riusciti ad avere". L'azione umanitaria, infatti, "può fare molto per riportare il paese a una maggiore tranquillità" a detta
dell'avvocato impegnato a Baghdad dal 13 aprile scorso.

"La situazione è molto delicata - concede Scelli - c'è qualcuno che agisce con violenza e non ha alcun interesse a che l'Iraq cominci a viaggiare su un binario di legalità e democrazia". Il commissario Cri ha altresì rilevato una certa "diffidenza" da parte della popolazione locale nei confronti della transizione politica post-Saddam. "Vogliono il prima possibile dei rappresentanti diretti" ha riferito Scelli, che ritiene "molto importante" che chiunque sarà chiamato a guidare il paese "lo faccia mostrando di svolgere il suo compito nell'interesse del popolo iracheno".

--------------------------------------------------------------------------------------

Ue. Patten e Verhofstadt fuori gioco per il dopo Prodi. La delusione del Vaticano

Chris Patten, una rinuncia al dopo Prodi


Bruxelles, 19 giugno 2004

Soddisfazione per aver trovato un compromesso sulla bozza della nuova costituzione europea. Un po' meno circa la mancata indicazione del successore di Romano Prodi alla guida della Commissione. Questo in sintesi il bilancio del Consiglio europeo che si è chiuso a Bruxelles.

Dopo il mancato accordo di ieri al Consiglio europeo, il britannico Chris Patten ha confermato di non essere più in lizza per la successione a Romano Prodi alla presidenza della Commissione europea. Lo ha ribadito Emma Udwin, portavoce dell'attuale commissario Ue alle Relazioni esterne. "Patten non intende autorizzare che sia proposto il suo nome", ha affermato la portavoce. Anche il primo ministro belga, Guy Verhofstadt, si è
chiamato fuori dalla successsione a Prodi, stante il veto sul suo nome posto dalla Gran Bretagna e da altri Paesi che non condividono la sua visione federalistica dell'integrazione europea.

Durante il vertice a Bruxelles dei leader Ue, il presidente di turno dei Venticinque, Bertie Ahern, aveva reso noto che sia Patten sia il premier belga Guy Verhofstad "non erano più in corsa" per la successione di Romano Prodi alla presidenza dell'esecutivo europeo. Se ne riparlerà a luglio.

Nel frattempo, altri nomi sono circolati senza grandi probabilità di successo: così il ministro degli Esteri francese Michel Barnier, di comprovate capacità e che ha il vantaggio di essere già stato nella Commissione di Prodi come responsabile delle riforme istituzionali e delle politiche regionali. Barnier ha anche le carte politiche in regola, essendo di centro-destra, ed è dotato di un certo fascino e di grande 'savoir-faire'. Ma
Barnier ha due difetti: non è stato mai premier - è ormai tradizione che il presidente della Commissione sia un ex membro del club dei leader che lo eleggono - ed è francese, dunque di un paese grande, mentre l'alternanza vorrebbe che il posto spettasse a un paese piccolo o medio. Più in generale, sempre per questa ragione e per un gioco di veti incrociati, appare improbabile qualunque nome britannico, francese o tedesco.

Chi potrebbe far quadrare il cerchio è di sicuro il premier del Lussemburgo, Jean-Claude Juncker: un veterano dell'Europa, un grande negoziatore, un politico abile e stimato da tutti, poliglotta, di un paese indubbiamente piccolo. Ma lo stesso Juncker - che emerge da una riconferma nelle elezioni europee - ha ripetuto fino alla nausea di non volerne sapere. Ma d'altra parte, spesso in questo tipo di negoziati chi rifiuta fino all'ultimo non si brucia: e un vertice 'ad hoc' come quello che ora aspetta i Venticinque potrebbe essere addotto da Juncker davanti al suo elettorato come una pressione invincibile e irrefutabile.
Intanto la Santa Sede esprime "rammarico" per "l'opposizione di alcuni Governi al riconoscimento esplicito delle radici cristiane dell'Europa". Joaquin Navarro Valls, portavoce della Santa Sede, all'indomani della nascita della Costituzione Europea, non nasconde il rammarico della Chiesa. "Si tratta - dice in una dichiarazione - di un misconoscimento dell'evidenza storica e dell'identità cristiana delle popolazioni europee".

Esprimendo poi, a nome della Santa Sede, "soddisfazione per questa nuova ed importante tappa nel processo di integrazione europea, sempre auspicata ed incoraggiata dal Romano Pontefice", Navarro sottolinea come "non va dimenticato il forte impegno profuso da varie istanze per fare menzionare il patrimonio cristiano dell'Europa in tale trattato, stimolando la riflessione dei responsabili politici, dei cittadini e dell'opinione pubblica su una questione non secondaria nell'odierno contesto nazionale, europeo e mondiale".

--------------------------------------------------------------------------------------

Calcio. Euro2004. Repubblica Ceca ai quarti. Battuta l'Olanda 3 a 2

Un pittoresco tifoso arancione


Aveiro, 19 giugno 2004

La Repubblica Ceca si e' qualificata con un turno d'anticipo ai quarti di Euro 2004 con la certezza matematica di raggiungere il primo posto del girone D. Battuta l'Olanda per 3 a 2. Potrebbe dunque essere l'avversaria dell'Italia, se gli azzurri si qualificheranno. Il tabellone prevede infatti che la prima del gruppo D incontri nei quarti la seconda del gruppo C.

La partita è stata particolarmente ricca di emozioni. Ll'Olanda chiude in vantaggio per 2-1 il primo tempo. Vantaggio-lampo degli olandesi, con Bouma, in tuffo di testa al 4'. Al 20' il raddoppio, con van Nistelrooy che appoggia facilmente in rete da due passi su perfetto traversone di Robben. La Repubblica Ceca accorcia le distanze al 23', con Koller che scaraventa in rete su passaggio smarcante in area di Baros. Olanda vicina al terzo gol altre tre volte, su altrettante conclusioni da lontano: miracolo di Cech su Heitinga; tiro fuori di un soffio di Seedorf e palo di Davids al 43'.

Nella ripresa salgono in cattedra i cechi. Prima il pareggio ceko, firmato da Baros, al 26'. Nedved crossa, Koller smorza di petto per Baros che, al volo, trafigge van der Saar. A due minuti dal termine il clamoroso gol-vittoria
per la Repubblica Ceca: lo segna Smicer a porta vuota, raccogliendo un assist di Poborski, dopo respinta di van der Saar su tiro di Heinz.

Homepage

-----------------------------------------------------------------

Sabato, 19 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------

Ue. È nata la Costituzione europea. Prodi: "Un sogno diventato realtà"

Foto di gruppo per i leader Ue


Bruxelles, 19 giugno 2004

I capi di Stato e di Governo hanno raggiunto uno storico accordo sulla costituzione europea approvando lo specifico trattato nell'ambito della conferenza intergovernativa (Cig). "È un grande risultato per l'Europa ed è un grande risultato per tutti gli europei", ha affermato esultante il primo ministro irlandese Bertie Ahern, presidente di turno dell'Unione, alla fine di due lunghissime giornate di negoziati con gli altri 24 partner.

"Ce l'abbiamo fatta con una bella costituzione, non con dei compromessi che ne hanno abbassato il tono", ha affermato il presidente della Commissione Ue Romano Prodi al termine del vertice sulla Cig. Secondo Prodi, si è trattato di "una giornata straordinaria e l'Europa comincia una nuova vita". Il presidente della Commissione europea ha commentato in termini entusiastici l'approvazione della nuova Costituzione. "Ho davanti agli occhi forse il maggiore risultato dei miei cinque anni alla guida della Commissione europea", ha detto Prodi, "E' quasi un sogno che è diventato realtà... Un testo di straordinaria rilevanza politica".

La nuova Costituzione europea giunge ad appena un mese e mezzo di distanza dall'allargamento dell'Unione europea a 10 nuovi Paesi membri. E scioglie tra l'altro uno dei nodi sui quali negli ultimi mesi si erano confrontate le diplomazie europee. Quello del meccanismo di voto a maggioranza qualificata in Consiglio: il testo finale indica la necessità di raggiungere la soglia di almeno 15 Paesi rappresentanti il 65% della popolazione totale dell'Unione perché un provvedimento possa essere approvato. Per bloccare una decisione, di converso, saranno necessari i voti di almeno quattro Paesi rappresentanti almeno il 35% della popolazione totale.

Anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha espresso "viva soddisfazione" per l'approvazione del Trattato Costituzionale da parte della Conferenza Intergovernativa riunita a Bruxelles, dicendosi "convinto che l'Unione Europea abbia compiuto un passo importante nella realizzazione della propria unità e si sia dotata di solidi strumenti per operare su fondamenta più salde". Non appena approvata la costituzione, Ciampi ne è stato immediatamente informato dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che si è detto soddisfatto del risultato raggiunto aggiungendo che per il Trattato "la firma a Roma è scontata".

Fumata nera, invece, per la scelta del successore di Romano Prodi alla presidenza della Commissione Ue. "Mi piacerebbe chiudere entro la presidenza irlandese" sulla decisione per trovare il successore, ha detto il premier irlandese e presidente di turno del Consiglio europeo Bertie Ahern, nella conferenza stampa finale al termine del vertice Ue in cui la decisione stata rinviata.ù

--------------------------------------------------------------------------------

Politica. Bossi in una clinica svizzera a Brissago

Il ministro Umberto Bossi


Ginevra, 19 giugno 2004

Il ministro Umberto Bossi è in Svizzera, ricoverato nella clinica e centro di riabilitazione Hildebrand di Brissago, in Ticino: il leader della Lega Nord - rivela oggi il quotidiano svizzero 'La Regione Ticino' - ha scelto "l'istituto locarnese per affrontare il prosieguo sanitario del grave ictus che lo ha colpito l'11 marzo scorso". Contattata telefonicamente la clinica per ora non ha confermato né smentito la notizia.

--------------------------------------------------------------------------------

Calcio. Euro2004, Italia bella a metà. Il pari con la Svezia complica il cammino degli azzurri

Antonio Cassano dopo il gol


Oporto, 19 giugno 2004

A conclusione di un incontro ampiamente dominato dagli Azzurri, un goal segnato da Zlatan Ibrahimovic a cinque minuti dalla fine ha consentito alla Svezia di pareggiare per 1-1 la partita contro l'Italia, per il Girone C della fase eliminatoria del campionato d'Europa di calcio.

L'Italia, orfana di Totti, parte bene chiudendo gli svedesi nella propria metà campo. In evidenza Panucci sulla fascia; proprio dal romanista il cross per il gol di testa di Cassano al 37'. Nella ripresa gli azzurri calano fisicamente. Nel finale, all'85', la beffa: uno splendido gol di taccio di Ibrahimovic per l'1-1 definitivo. Si complica, dunque, forse irrimediabilmente, la strada degli azzurri per i quarti.

Vincere contro la Bulgaria e sperare che da Danimarca-Svezia esca un vincitore. Passano in gran parte da questo incrocio di risultati le speranze dell'Italia di proseguire il cammino all'Europeo 2004 di calcio. Ma esiste un'altra possibilità: vittoria italiana sui bulgari, parità tra Svezia e Danimarca.

Secondo il regolamento Uefa, a parità di punti, il primo criterio da prendere in considerazione è la differenza reti tra le squadre interessate, poi il numero di reti segnate tra le stesse, e poi gli stessi criteri allargati a tutto il girone. Ciò significa che se Svezia e Danimarca pareggiassero per 2-2 o con un punteggio più alto, gli azzurri sarebbero spacciati anche con una goleada sui bulgari (infatti nella classifica avulsa, a parità di differenza reti, la Svezia
avrebbe 3 gol segnati, la Danimarca 2 e l'Italia 1). Una vittoria con 3 reti di vantaggio garantirebbe invece i quarti in caso l'altro incontro, Svezia-Danimarca, terminasse 1-1.

Homepage

------------------------------------------------------------------

Venerdi, 18 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------

Ue. Cig. Prodi: la Costituzione si farà. Nessun accordo invece sul suo successore

Romano Prodi


Bruxelles, 18 giugno 2004

I Venticinque continueranno a discutere tutto il giorno, per quello che sembra sempre di più un vertice a due facce: le probabilità di un accordo entro oggi sul trattato costituzionale sembrano aumentate, mentre è ancora in alto mare il nome del successore di Prodi alla Commissione europea.

Sul testo della futura carta costituzionale europea, le trattative sono andate avanti fino a tardi nella notte e secondo il premier irlandese, Bertie Ahern, ci sono "progressi sostanziali". Il clima negoziale è complessivamente positivo, a differenza delle condizioni atmosferiche. Restano diversi nodi da sciogliere: fra questi, i più complessi riguardano le questioni istituzionali. Il principale è il sistema di voto a 'doppia maggioranza', dove la presidenza irlandese ha proposto un sistema per cui una decisione a maggioranza sarebbe adottata quando votata da almeno il 55% degli Stati che rappresenti almeno il 65% della popolazione dell'Unione. Il secondo aspetto istituzionale è il numero di commissari che comporranno la Commissione Ue nel futuro. Infine, la questione del riferimento al cristianesimo nel preambolo.
Ottimista Prodi per il quale, sulla carta europea 'l'accordo ci sarà". Battuta, invece, da Berlusconi che, a una domanda sul clima del vertice ha risposto: "piove".

Se l'atmosfera è generalmente ottimista sull'esito della Conferenza Intergovernativa, lo è assai meno sulla possibilità di chiudere la giornata con un accordo sulla successione a Romano Prodi alla testa della Commissione Europea. "I candidati - ha ricordato lo stesso Ahern - sono dieci. Vedremo se ce ne sarà uno che raccoglierà la maggioranza qualificata" delle preferenze.
Francia e Germania continuano a sostenere il premier belga Guy Verhofstadt, sul cui futuro pesa il veto del britannico Tony Blair. La discussione occuperà il pomeriggio dei venticinque capi di Stato e di governo, ma molti ritengono probabile un rinvio a luglio del pacchetto nomine(oltre alla presidenza, sono in gioco anche l'incarico di ministro degli Esteri della Ue e quello di vice segretario generale del Consiglio). Allora, dinanzi alle pressanti richieste dei leader dei governi europei, forse Juncker potrebbe accettare.

L'Unione Europea ha deciso di accordare alla Croazia lo statuto di candidato all'ingresso nell'Ue e di iniziare dal 2005 i negoziati di adesione. Il premier turco Tayyip Erdogan auspica che i negoziati per l'adesione di Ankara all'Ue possano cominciare dal marzo 2005. La decisione verrà presa dal vertice europeo di dicembre in base al rapporto che stilerà la Commissione europea sui progressi della Turchia in materia di rispetto dei diritti umani e di libertà politiche. Inoltre, l'Unione europea terrà un "incontro fra la troika e il nuovo governo iracheno il prima possibile" e inviterà il primo ministro iracheno Ayad Allawi ad intervenire nel Consiglio dei ministri dell'Unione europea.

---------------------------------------------------------------------------------------

Processo Sme. Previti: in Fininvest ho svolto un'attività da superavvocato

Cesare Previti


Milano, 18 giugno 2004

Si è conclusa la prima parte dell'udienza dell'avvocato Cesare Previti, chiamato a deporre nell'Aula della prima sezione penale del Tribunale di Milano, durante il processo stralcio che vede come unico imputato il
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Previti ha ripercorso la sua attività, che nel corso del processo a suo dire: "È stata irrisa e disegnata come qualcosa che aveva a che fare con il malaffare", all'interno della società Fininvest. Dopo aver ricordato l'occasione in cui ha conosciuto per la prima volta il presidente Berlusconi (nel 1970 in occasione di una vendita di un terreno e successivamente quando Berlusconi acquistò la villa di Arcore) Previti ha descritto la sua attività di avvocato consulente legale dell'azienda Fininvest. In particolare Previti ha ripercorso il periodo della crescita e dell'espansione della società Fininvest nel periodo della nascita delle televisioni libere. "Siamo arrivati addirittura a fare giurisprudenza in materia di frequenze", ha detto il parlamentare di Forza Italia ricordando che nel 1976 una sentenza della Corte Costituzionale consentì la nascita delle televisioni commerciali. Dopo quell'anno, ha ricordato Previti, i suoi rapporti con Berlusconi si intensificarono soprattutto quando l'attuale premier manifestò l'intenzione di svolgere attività imprenditoriale con le televisioni.

Previti ha inoltre ricordato gli anni successivi all'oscuramento delle televisioni nel 1984 "quando si doveva affrontare la disposizione della Corte Costituzionale sull'oscuramento. Anni in cui ci fu per la prima volta
l'intervento della politica. Noi, allora, ci trovammo nell'esigenza di fare capire alla politica l'importanza della spinta economica della Tv commerciale".
Furono gli anni, ha ricordato Previti, in cui con una squadra di supertecnici fatta di avvocati, economisti e anche liberi pensatori "facemmo da supporto al presidente del Consiglio in una istruttoria del 1987 in cui si chiedeva conto delle attività della società Fininvest". Una attività che per Previti è stata "qualitativamente e quantitativamente enorme", in quanto si dovevano affrontare temi di grande importanza per l'intero sistema economico.

---------------------------------------------------------------------------------------

Calcio. Questa sera Svezia-Italia. Trapattoni non svela la formazione

Il ct azzurro Giovanni Trapattoni


Oporto, 18 giugno 2004

"Per una volta non darò la formazione il giorno prima. Non tanto per non dare vantaggi agli avversari, quanto perchè devo parlarne singolarmente con i giocatori". Il ct azzurro Giovanni Trapattoni, in vista della già decisiva sfida di questa sera con la Svezia, ha scelto la strada di una pretattica mascherata da ricerca degli equilibri psicologici. "Voglio parlarne con tutti -ha aggiunto- perchè con gli svedesi serve più che mai convinzione e coesione. Il modulo? Rimarrà lo stesso più o meno, cambierà qualche posizione". Malgrado le reticenze del Trap sembra proprio che stia per scoccare l'ora di Pirlo. Il gruppo vuole l'ingresso del milanista, possibilmente con Gattuso al fianco, e visto che Totti è squalificato Trap sembra orientato verso la soluzione stile-Ancelotti, con Cassano nei panni del Kakà di turno.

Dilaga l'Inghilterra, soffre la Francia contro la Croazia
Un netto 3-0 alla Svizzera ha dato ossigeno alle possibilità di qualificazione degli uomini di Eriksson. In evidenza il gioiello Rooney, con due goal. Ma tra gli inglesi e i quarti di finale c'è la Croazia, che ieri sera ha fatto penare la
Francia. 2-2 il risultato, con la rete del pareggio definitivo probabilmente irregolare di Trezeguet, su errore del compagno di squadra nella Juventus Tudor. Rimane incerta la situazione nel girone. La Francia ha 4 punti e nell'ultimo turno affronterà la cenerentola Svizzera. Gli uomini di Zidane non dovrebbero mancare l'obiettivo. Inghilterra-Croazia varrà l'altro biglietto di accesso ai quarti, con gli inglesi che, avendo un punto in più potrebbero anche puntare a un pareggio.

Homepage

------------------------------------------------------------------

Ciovedi, 17 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------

Ue. Ciampi: l'Europa ha le risorse per superare le difficoltà. Frattini: lavoreremo per migliorare la Costituzione

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi


Roma, 17 giugno 2004

"Il nostro continente dispone delle risorse, prima di tutto umane, per superare le difficoltà". Lo afferma il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un messaggio al Professor Francesco Salamini, Presidente dell'Ateneo Italo-Tedesco.

"Il sentimento di comune appartenenza - scrive il presidente della Repubblica - è indispensabile all'affermazione della cittadinanza europea. Mai come in questo momento di troppa disaffezione, l'Unione Europea ha bisogno d'essere sorretta da cittadini, di cui avverto l'ansia e le speranze, desiderosi di partecipare attivamente al progetto di un continente più forte ed unito".

"Certo - rileva - avremmo dovuto costantemente e concretamente alimentare la capacità progettuale dell'Unione; fare in modo che lo storico allargamento fosse preceduto o fosse contestuale con le necessarie riforme istituzionali; che il moltiplicarsi dei compiti dell'Unione fosse accompagnato da risorse adeguate. Ma il nostro continente - ribadisce - dispone delle risorse, prima di tutto umane, per superare le difficoltà".

Frattini: lavoreremo fino all'ultimo per migliorare la Costituzione
L'Italia intende "lavorare fino all'ultimo minuto" nel tentativo "di migliorare" la proposta della presidenza irlandese sulla bozza di Costituzione Europea". Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, stamani a Bruxelles, prima dell'inizio del summit che conclude la presidenza di turno irlandese e che dovrebbe dare il via libera alla Costituzione Europea.

"Noi vogliano arrivare ad un risultato di alto profilo", ha detto il responsabile della Farnesina, osservando che "ci sono dei miglioramenti possibili" sulla bozza di trattato costituzionale. "E il nostro impegno è in questo".

Il capo della diplomazia italiana ha elencato, tra i punti migliorabili, quelli sulla maggioranza, sui criteri di voto, sulla unanimità "che è un po' dappertutto e che va un pochino ridotta", sui valori cristiani "che mancano".

---------------------------------------------------------------------------------------

Calcio. Euro 2004. Totti squalificato per tre turni

Le immagini incriminanti


Lisbona, 17 giugno 2004

Francesco Totti è stato squalificato per tre turni dalla commissione disciplinare dell'Uefa per l'episodio dello sputo al danese Poulsen. Lo hanno annunciato i difensori del giocatore azzurro, dichiarandosi "parzialmente soddisfatti" e "riservandosi di decidere sull'appello dopo aver conosciuto le motivazioni della sentenza che saranno diffuse in serata".

Homepage

------------------------------------------------------------------

Mercoledi, 16 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------

IRAQ. 11\9. Commissione indipendente Usa: nessuna collaborazione tra al Qaeda e Saddam

La Commissione ha terminato le sessioni pubbliche


Washington, 16 giugno 2004

Per la Commissione indipendente Usa che indaga sulle stragi dell'11 settembre 2001 "non c'è prova credibile" che l'Iraq e Al Qaeda abbiano cooperato per attaccare gli Stati Uniti. Le conclusioni della commissione sull'11 settembre 2001 sono contenute in un rapporto basato sulla ricerca e su interviste condotte dallo staff.

bin Laden cercò una collaborazione con l'Iraq
Nel rapporto si afferma anche che Osama bin Laden esplorò una possibile collaborazione con Saddam Hussein, pur essendo contrario al regime secolare del leader iracheno. Il capo della rete di al Qaeda ebbe un incontro con un alto esponente dell'intelligence del regime di Baghdad nel 1994, si legge nel rapporto: "bin Laden chiese spazi per campi di addestramento, ma l'Iraq in apparenza non si rese mai disponibile".

L'incontro del 1994 sarebbe avvenuto in Sudan e bin Laden avrebbe anche chiesto senza successo al regime di Saddam di procurargli armi. "Ci sono poi state notizie che contatti tra l'Iraq e al Qaeda sono avvenuti dopo il ritorno di bin Laden in Afghanistan, ma non sembrano aver fruttato alcuna relazione di collaborazione", sostiene il rapporto della Commissione sull'11 settembre. "Due stretti collaboratori di bin Laden hanno categoricamente negato che esistessero contatti tra al Qaeda e l'Iraq".

Bush ha ribadito il legame tra Saddam e bin Laden
Il legame tra Iraq e al Qaeda era stato ribadito ancora ieri dal presidente George W. Bush. Abu Musab al Zarqawi "è la prova" delle connessioni tra Saddam Hussein e la rete terroristica al Qaeda che fa capo a Osama bin Laden, aveva detto il capo della Casa Bianca confermando affermazioni in questo senso fatte il giorno prima dal suo vice Dick Cheney e non corroborate dall'intelligence.

Due giorni fa, infatti, il vicepresidente americano Cheney aveva affermato che Saddam e al Qaeda avevano "legami stabiliti da lungo tempo". L'amministrazione Bush non ha mai sostenuto esplicitamente che il regime di Baghdad abbia avuto un ruolo diretto nelle stragi al World Trade Center e al Pentagono ma ha sempre lasciato aperta l'impressione che un coinvolgimento fosse molto probabile.

Con le audizioni di oggi e domani la Commissione sull'11 settembre è arrivata al termine delle sue sessioni pubbliche

---------------------------------------------------------------------------------------

Calcio. Euro 2004, assedio al Trap. Vieri: nessuna ribellione, decide lui. Zambrotta: da stupidi criticare Del Piero

Bobo Vieri in allenamento


Lisbona, 16 giugno 2004

"Rivolta contro il ct, liti tra noi? E' falso, sono cose cattive che non bisogna dire e nemmeno pensare. I giornalisti che scrivono queste cose andrebbero mandati via...". Christian Vieri smentisce qualunque ipotesi di autogestione dei giocatori azzurri agli europei. Di rivolta, poi, non se ne parla proprio.

"Che vuol dire autogestione? Parliamo tra noi, lo abbiamo sempre fatto ed ora lo facciamo di più: ma il ct è sempre Trapattoni, è lui che decide. Tra l'altro - conclude il centravanti della nazionale - non mi pare proprio che gli sia mai sfuggita di mano la squadra".

E Trapattoni? Predica calma e cerca tranquillità. Oggi ha annullato l'allenamento mattutino della nazionale italiana. Gli Azzurri effettueranno una sola seduta nel pomeriggio, alle 17:30 locali. Contro la Svezia, venerdì sera, in ogni caso "nessun cambio tattico, adesso vediamo com'è la condizione dei singoli e decidiamo. Ci saranno dei cambi individuali. Uno o due al massimo". Remote le chances di Pirlo: "Andrea è bravo, nessuno ha detto che non possa giocare, ma l'Italia si è costruita una sua fisionomia. Con lui le cose indubbiamente cambiano dal punto di vista tattico e io non posso saltare di palo in frasca", ha detto ieri Trapattoni.

Se gli sponsor replicano stizziti alle scuse di Totti per spiegare la cattiva prestazione - i calzettoni sono gli stessi con la Under ha vinto l'Europeo, le scarpe Totti le ha già usate in campionato senza problemi -, Zambrotta difende a spada tratta il 'grande colpevole', Alessandro Del Piero: "Sta giocando in un ruolo suo, senza fare alcuna polemica Alessandro è una seconda punta, quindi un attaccante, ma qui fa l'esterno sulla fascia, la percorre quasi tutta per darmi una mano. Considerando quanto ha dato alla Juve e all'Italia, mi sembra che criticarlo sia un po' da stupidi".

---------------------------------------------------------------------------------------

Ue. Prodi: il vertice di Bruxelles arriverà ad un compromesso sulla costituzione. C'è troppa paura di un fallimento

Romano Prodi


Bruxelles, 16 giugno 2004

Per il presidente della Commissione Ue il vertice europeo che si apre domani a Bruxelles formalizzerà un accordo sulla nuova Costituzione: "Tra i capi di stato e di governo c'è una grande paura che un fallimento porti ad una rottura nelle nostre istituzioni. L'Europa - ha aggiunto Prodi - rispondendo ai giornalisti - è un animale strano: tutti ne vedono i difetti, ma tutti hanno paura che si rompa questo meraviglioso edificio che stiamo costruendo".

"Riguardo alla maggioranza e all'unanimità - ha aggiunto Prodi - è un compromesso accettabile che abbiamo discusso a lungo e il compromesso in proposito, anche se diverso dall'idea originale della Commissione europea rappresenta comunque un grosso passo in avanti rispetto a Nizza ed ai trattati precedenti".

Quanto ad un eventuale rinvio della nomina del suo successore, prevista per il vertice di Bruxelles di giovedì e venerdì, Prodi ha minimizzato: "Non sarebbe la prima volta". Ma secondo il presidente della Commissione Ue, la designazione dovrebbe comunque avvenire "in tempi rapidi", per preservare l'azione dell'esecutivo europeo

---------------------------------------------------------------------------------------

Elezioni. Nei due poli aspro confronto sul dopo voto. Fini vede i suoi. Fassino: ora la federazione. Il no di Bertinotti

Berlusconi e Fini


Roma, 16 giugno 2004

Berlusconi e Prodi, i due 'sconfitti', sia pure con le dovute differenze, delle elezioni europee, provano a riprendere l'iniziativa e a dettare i tempi ai rispettivi schieramenti. Il Cavaliere ha deciso di dare un primo impulso ai suoi con la creazione di una "Direzione nazionale" per dotare Forza Italia di un vero "organo esecutivo". E oggi, Berlusconi sarà a Bruxelles, per il vertice del Ppe che precede il Consiglio Europeo: prevedibile un'esternazione-fiume.

Oggi l'esecutivo di An
Nella maggioranza An pensa al rimpasto. C'è attesa per la riunione odierna dell'escutivo presideuta da Gianfranco Fini e già si rincorrono i rumors. Dopo l'esito della tornata elettorale Gianni Alemanno, della corrente Destra sociale, potrebbe ricevere un "upgrade" nel governo, mentre per il più morbido Maurizio Gasparri sarebbe pronto un posto alla Commissione di Bruxelles o come capogruppo a Montecitorio.

Maroni: Lega motore del federalismo
La Lega, dal canto suo, avanza richieste ben precise, alle quali subordina l'appoggio - decisivo in molti casi - nei ballottaggi. Il ministro del Welfare Roberto Maroni spiega che "il Caroccio è il motore del federalismo, ma ha bisogno dei voti dei nostri alleati. Senza di loro la riforma non si può fare". Se non ci fosse da condurre in porto questo "grande progetto la decisione sui ballottaggi "sarebbe facile", e cioè: "nessun apparentamento".

Fassino: subito la federazione
Nel centro-sinistra l'esortazione di Romano Prodi alle forze della coalizione a buttarsi alle spalle le divisioni e ad avviare la Costituente" dell'Ulivo, ha ricevuto un'accoglienza piuttosto tiepida. Per il segrtario generale dei Ds, Piero Fassino, "bisogna dare vita a un patto federativo tra i partiti che trasformi la lista unitaria in un soggetto politico. E contemporaneamente è necessario aprire il cantiere del programma di governo tra la lista e tutte le altre forze del centrosinistra".

Bertinotti: nell'Ulivo noi non ci saremo
Ancor meno entusiasta Fausto Bertinotti: "Nell'Ulivo noi non ci saremo, sarebbe un ritorno al passato incomprensibile - annuncia il leader di Rifondazione - Se di costituente dobbiamo parlare, facciamo una costituente programmatica di tutte le opposizioni per un'alternativa di governo a Berlusconi".

---------------------------------------------------------------------------------------

Giustizia. AN fa mancare il numero legale, UDC diserta il comitato dei 9. Cé: sulla riforma serve voto di fiducia

L'aula di Montecitorio


Roma, 16 giugno 2004

Per la riforma dell'ordinamento giudiziario le cose cominciano a complicarsi più del previsto. Stamattina in Aula è mancato per tre volte il numero legale. L'Udc anche oggi non ha partecipato al comitato dei nove della commissione Giustizia che deve fare il punto sul provvedimento, salvo poi incontrarsi in separata sede con il presidente della commissione Gaetano Pecorella nella sala del governo. Infine il "giallo" del parere della commissione Bilancio, che 'boccia' di fatto una parte sostanziale della riforma, quella che parla dei magistrati 'in soprannumero'.

Mattinata movimentata
Il numero legale manca subito, alla votazione sul primo emendamento da esaminare. L'opposizione decide di non rendere facili le cose alla maggioranza e così abbandona l'emiciclo. Ma nel centrodestra le assenze sono troppo numerose per andare avanti da soli. Soprattutto tra i banchi di An (su 97 deputati ne mancano 43). Così si sospende. Nel frattempo si riunisce il comitato dei nove per fare il punto sugli ultimi emendamenti. Ma l'Udc non si presenta. Come ieri.

La responsabile Giustizia del partito Erminia Mazzoni resta fuori a esaminare con il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti il fascicolo degli emendamenti. La riunione finisce e il relatore Francesco Nitto Palma (FI) con una smorfia di sofferenza sul viso fa capire che le cose non stanno andando come previsto. Lui infatti sperava di veder approvato il testo entro domani. Ma non c'èpiù il tempo. Oggi pomeriggio l'Aula della Camera deve occuparsi di un decreto che scade e che riguarda i fondi per far partire l'agenzia europea per la sicurezza alimentare. Poi c'è il question time. E domani non è prevista seduta anche perché c'è la commemorazione di Enrico Berlinguer nella Sala della Lupa.

A gettare benzina sul fuoco contribuisce, suo malgrado, la dichiarazione del ministro della Giustizia Roberto Castelli che non esclude l'ipotesi di porre la fiducia sul provvedimento. Una soluzione valutata - fa sapere - insieme al presidente della Camera Casini, ma che il Guardasigilli vorrebbe evitare. "Siamo ancora in clima elettorale - ha ricordato il ministro - e molti deputati sono impegnati nei collegi per i ballottaggi".

Drastico, invece, il commento del capogruppo della Lega, Alessandro Ce' "Se nel pomeriggio dovesse mancare ancora il numero legale sul ddl Castelli - avverte - Berlusconi dovrà porre la questione di fiducia".

---------------------------------------------------------------------------------------

Scuola. Al via gli esami di maturità. Montale e la costituzione Ue fra le tracce della prova di italiano

Studenti al lavoro nelle scuole italiane


Roma, 16 giugno 2004

Eugenio Montale; i due volti e le ambivalenze del Novecento; l'amicizia; la costituzione democratica per la federazione europea; la riscoperta della necessità del pensare; il principio di legalità. Questi gli argomenti scelti dal Ministero dell'Istruzione per le tracce della prima prova scritta della maturità 2004, l'esame di italiano.

Oltre al testo della Casa sul mare, il ministero ha fornito ai candidati una traccia da seguire per lo svolgimento del tema e alcuni cenni sull'autore e sulle sue opere. Per il testo completo della traccia, vi rimandiamo al sito del ministero della Pubblica Istruzione.

Previsioni rispettate
Da giorni il toto-tema dava vincente il poeta genovese, con un distacco nettissimo da altri scrittori pure segnalati dai vari forum sul web come di probabilissima uscita. Disattese, invece, le più gettonate previsioni sul tema di carattere generale, quello che ogni anno, da generazioni, fa dire ai maturandi "male che va mi butto sul tema di attualità".

L'esame che si ricorda per tutta la vita
Sui banchi circa 146.000 studenti dei licei (classico, linguistico e scentifico), 202.000 degli istituti tecnici e oltre 85.000 degli istituti professionali. Al lavoro più di 23.000 commissioni (interamente formate da membri interni ad eccezione del presidente) e 6.000 presidenti.

Tecnologie al bando per i furbi
Proibiti cellulari, videotelefonini, palmari e pc di qualsiasi tipo, staccati i collegamenti internet delle aule di informatica delle scuole, come stabilito dalla circolare del ministero che detta gli "Adempimenti di carattere organizzativo e operativo relativi all'esame di Stato". Chi tenta di fare il furbo rischia l'esclusione da tutte le prove.

Homepage

-------------------------------------------------------------------

Martedi, 15 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------

Elezioni amministrative. Netta vittoria del centronistra, a Bologna Cofferati batte Guazzaloca. La Sardegna a Soru

Sergio Cofferati è il nuovo sindaco di Bologna


Bologna, 15 giugno 2004

Il dato definitivo delle elezioni del Presidente, per la prima volta eletto direttamente, e del XIII Consiglio regionale, ancora non c'è. Ma in Sardegna, come nel resto d'Italia, è netta l'affermazione del centrosinistra, che nell'isola vede Renato Soru al 49,98% rispetto al candidato di centrodestra Mauro Pili al 40,69%.

Si è votato per 63 presidenze provinciali: il centrosinistra ne aveva 44, il centrodestra 19. Al termine del primo turno, il centrosinistra e' uscito confermato in 35 province, ed ha strappato al centrodestra Taranto e Arezzo. Si andra' al ballottaggio in 7 province: Cremona, Lecco, Lodi, Belluno, Piacenza, Macerata e Rieti (tardano i risultati di Lecce e Savona). Il centrosinistra ha perso la provincia di Cuneo, conquistata dalla Cdl con Raffaele Costa. Il centrodestra partiva da 19 presidenze ma al termine del primo turno due sole sono confermate, due sono state perdute (Taranto e Arezzo) e per le altre 15 dovra' vedersela al ballottaggio, come per Milano.

Nella corsa al Comune di Bologna vince Sergio Cofferati, che riporta il capoluogo emiliano alla sinistra con il 56 per cento contro il 40 di Giorgio Guazzaloca. A Bologna è un successo per il centrosinistra anche il voto per la Provincia, con Beatrice Draghetti che conquista il 63 per cento, contro Luca Finotti, di Forza Italia, al 17. Centrosinistra in vantaggio alla Provincia di Milano, con Luigi Filippo Penati (43) in vantaggio su Ombretta Colli (38). Ago della bilancia al ballottaggio saranno i voti della Lega.

A Torino provincia, Antonino Saitta vince col 52% contro il candidato del centrodestra, Franco Maria Botta che è al 32. Alla Provincia di Firenze, dato definitivo, Matteo Renzi ottiene il 59 per cento, contro Federico Tondi, al 30. Alla provincia di Bari, vince Vincenzo Divella -centrosinistra- con il 53 per cento, contro Francesco Maria Amoruso al 42. Al centrodestra va la provincia di Latina (Armando Cusani oltre il 58 per cento, Sandro Bartolomeo poco oltre il 36). Nella corsa al Comune di Siracusa, Giambattista Bufardeci vince col 51,9 per cento, contro Roberto De Benedictis, centrosinistra, al 31.

---------------------------------------------------------------------------------------

Ulivo. Prodi: subito l'assemblea costituente. Lettera agli elettori del leader del Listone

Romano Prodi


Roma, 15 giugno 2004

"Care amiche e cari amici dell'Ulivo, grazie per il voto che avete dato all'Ulivo e al progetto di un'Italia e di un'Europa di pace, di libertà e di giustizia". Con queste parole si apre una lunga lettera, pubblicata oggi da Repubblica, del presidente della commissione europea, Romano Prodi ai suoi elettori.

"Hanno vinto le forze che hanno creduto e credono nell'Europa e nella pace" - sostiene Prodi sottolinenando che il centrosinistra nel suo insieme rappresenta la nuova maggioranza. "Uniti nell'Ulivo - continua il Professore - è di gran lunga la prima forza politica del paese: ha ricevuto il voto di quasi un elettore su tre, rappresenta i due terzi dell'intero centrosinistra, è pari a una volta e mezzo la più grande forza del centrodestra. Il risultato di queste elezioni europee è fonte di profonda soddisfazione e ci carica, tutti, di una pesante responsabilità".

Prodi tesse quindi l'elogio del nostro Paese, dotato di "una ricchezza senza pari" in termini di risorse umane. Risorse che, nella grande Europa della moneta comune e dell'allargamento, con 25 paesi e 450 milioni di cittadini, permettono all'Italia di raggiungere qualsiasi traguardo, di realizzare qualsiasi progetto. "A condizione - avverte però il numero uno di Bruxelles - che il paese sia unito e che possa contare su una guida stabile".

"Oggi abbiamo l'occasione, oggi abbiamo la responsabilità di costruire un futuro di stabilità. E' un'occasione che non possiamo mancare, è una responsabilità che dobbiamo onorare. Questo è il momento di dare corso al cammino di unità aperto dal successo alle elezioni europee". Per Prodi è giunto il momento di trasformare in fatti concreti tutte le nostre parole e il Professore si rivolge innanzitutto a coloro, donne e uomini, che sono stati eletti nella sua lista e che andranno a rappresentarci nel Parlamento Europeo. "Portiamo nel Parlamento Europeo - questo chiede Prodi - la domanda di unità e di cambiamento che ci hanno affidato gli elettori".

In secondo luogo Prodi si rivolge ai partiti della Lista Uniti nell'Ulivo -Democratici di Sinistra, Margherita, Socialisti Democratici Europei, Repubblicani Europei - e ai loro massimi responsabili. "Senza la generosità e senza il coraggio con cui, meno di un anno fa, avete risposto al mio appello per la costituzione di una lista unitaria, non saremmo mai arrivati fin qui - rileva - Gli elettori hanno premiato la nostra scelta e ci hanno chiesto di proseguire sulla medesima strada, per rendere ancora più forte e solida la Lista Uniti nell'Ulivo, per costruire, attorno e sulla base di questo nuovo soggetto politico, una grande alleanza di governo.

Prodi conclude la sua lettera chiedendo ai suoi alleati di convocare entro il prossimo autunno l'Assemblea costituente dell'Ulivo sotto la guida di un comitato che inizi subito il proprio lavoro. Ai cittadini e agli elettori il leader della lista Uniti nell'Ulivo, un ringraziemento e un auspicio: "il 14 giugno è il punto di partenza per una nuova, grande avventura. Prepariamoci a viverla insieme".

---------------------------------------------------------------------------------------

Rcs. C'è l'accordo di massima sul riassetto. Oggi nuova tornata di incontri. Attesa convocazione del Cda

Cesare e Maurizio Romiti


Milano, 15 giugno 2004

Accelerano le trattative sul riassetto di Rcs MediaGroup. Dopo la riunione del patto di sindacato di ieri sera, oggi è prevista una nuova tornata di incontri. Secondo indiscrezioni, ci sarebbe la volontà diffusa di arrivare rapidamente a una stretta finale. L'accordo potrebbe arrivare già domani.

Nonostante l'accordo di massima tra i soci stabili del gruppo, alla terza giornata di confronto non sembrano essere stati ancora superati tutti gli ostacoli tecnici per un'operazione che si annuncia complessa. È quanto è emerso in serata da fonti vicine alle trattative.

Sul tavolo c'è la scissione delle attività nei quotidiani e nei libri di via Rizzoli, con la Gemina della famiglia Romiti che ridurrebbe in prima battuta dall'attuale 9% al 4% circa la sua quota nella stessa Rcs, per poi azzerarla completamente offrendola in opzione agli altri soci, in cambio di una partecipazione prossima al 30% nella cosiddetta Rcs2. "È stata tracciata una road map per arrivare alla soluzione - è stato osservato dalle stesse fonti - restano gli aspetti tecnici, ci saranno nuovi incontri".

Il riassetto della casa editrice del Corriere della Sera ha intanto coinvolto un esercito di professionisti, dagli avvocati scesi in campo al fianco degli interessati, ai consulenti finanziari. In una maratona di incontri durata oltre dodici ore sono stati visti tra gli altri al lavoro in Mediobanca i big del settore: da Sergio Erede a Michele Carpinelli, a Roberto Poli, presidente dell'Eni, indicato nella veste di commercialista di Gemina.

Uno dei nodi ancora da sciogliere sul piano finanziario è quello dei concambi, sui quali da più parti è stata chiesta una perizia. A questo proposito è attesa a breve la convocazione di
un cda, il quale dovrà a sua volta formalizzare un mandato a un advisor per la valutazione dei rapporti di cambio relativi alla scissione. A livello industriale, almeno stando alle indiscrezioni circolate sul dossier prodotto da Goldman Sachs, la separazione tra le attività editoriali è stata valutata come una via praticabile.

La scissione potrebbe portare a una doppia poltrona di amministratore delegato con Maurizio Romiti alla guida di Rcs2 e un nuovo manager ai quotidiani. Un incarico per il quale è stato più volte suggerito il nome di Vittorio Colao, attuale responsabile di Vodafone per il sud Europa.

Il riassetto societario si sovrappone al rinnovo del patto di sindacato, in scadenza naturale il prossimo 30 giugno, che si avvia ad accogliere con quote ancora da definire tre nuovi azionisti: Salvatore Ligresti, Diego della Valle e Francesco Merloni. Tema, quest'ultimo, oggetto ieri di un ennesimo confronto tra azionisti in un incontro che ha seguito a stretto giro l'assemblea del Patto tenuta domenica sera. Se da un lato il debutto dei tre nuovi componenti nell'organo di governo della holding del Corriere della Sera appare ormai scontato, dall'altro sarebbe ancora in corso un'attenta valutazione sugli equilibri e sugli effetti che l'allargamento potrebbe produrre.

Homepage

-------------------------------------------------------------------

Martedi, 14 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------

Elezioni europee. Berlusconi: il calo di FI non è rilevante e me ne assumo la responsabilità

Silvio Berlusconi


Roma, 14 giugno 2004

"L'esito delle europee dimostra che la Cdl, maggioranza nel Paese, tiene la sua posizione. Quanto al calo di Forza Italia, dovuto agli effetti distorcenti della legge sulla par condicio a favore di liste improvvisate, me ne assumo la piena responsabilità". Così il Premier Silvio Berlusconi commenta i risultati ormai definitivi delle elezioni sottolineando come la sua formazione si confermi "di gran lunga il primo partito in Italia".

La "flessione" di Forza Italia alle elezioni europee non è così "rilevante", ridimensiona il premier chiarendo che a suo avviso il calo rappresenta "un segnale di scontento al quale occorre prestare una serena e vigile attenzione".

"Sono felicemente in progresso e me ne congratulo con loro, tutti gli alleati della coalizione di governo - prosegue Berlusconi segnalando che la lista unitaria dell'Ulivo non arriva a mettere insieme i voti dei partiti che la compongono, mostrando l'affanno della parte maggiore dell'opposizione, sempre più gravemente condizionata dalle formazioni dell'estrema sinistra oltranzista".

"Nel funzionamento e nel programma del governo vanno riviste rapidamente e con senso della misura alcune cose che discuteremo con gli alleati, rinnovando il patto che ha convinto gli elettori a darci un mandato di cambiamento e di rinnovamento del Paese, la cui prima scadenza sono le elezioni politiche del 2006". Per il premier occorre un nuovo slancio riformatore, nella piena applicazione del programma di libertà nell'economia, di federalismo solidale, di rilancio dello sviluppo nell'interesse dell'Italia produttiva, in particolare del Mezzogiorno, e dei ceti professionali e imprenditoriali che possono garantire un incremento e una migliore redistribuzione della ricchezza.

"Noi - conclude Berlusconi - faremo la nostra parte di partito di maggioranza relativa, con appassionata ostinazione, per cambiare l'Italia e migliorarla. E ascolteremo con attenzione ogni segnale di malessere per correggere quel che va corretto, ma nella piena aderenza al mandato sovrano di quella maggioranza politica che ha scelto il governo delle libertà e della stabilità per una grande missione di riforme e di cambiamento".

Homepage

 

Domenica, 13 Giugno, 2004

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------------

Elezioni europee. Seconda giornata di voto. Il premier viola il silenzio imposto dalla legge. Insorge l'opposizione

Berlusconi ha votato a Milano


Roma, 13 giugno 2004

Si sono riaperti alle 7 i seggi per la seconda giornata delle elezioni europee. Ieri l'afflusso alle urne è stato del 20,4%. "Abbiamo avuto qualche problema con la macchina elettorale. A Roma non si sono presentati 812 presidenti e a Padova abbiamo dovuto ristampare le schede per un errore. Nel complesso però tutto sta andando per il meglio, speriamo che continui così" - ha detto il ministro degli Interni Beppe Pisanu che si è recato a votare insieme ad uno dei figli e alla scorta. Il titolare del Viminale ha rivolto un appello ai cittadini affinché non aspettino le ultime ore di oggi per recarsi ai seggi.

Tra i primi a votare, nel primo giorno utile, il presidente Ciampi, il premier Berlusconi, il presidente della Commissione Ue, Romano Prodi e il presidente della Camera, Casini. Proprio al momento del voto, Berlusconi ha voluto rompere il silenzio imposto della legge con una sorta di mini-comizio davanti al suo seggio milanese: "Non votate i piccoli e i piccolissimi", "La sconfitta è impossibile, saremo oltre il 25 per cento", "La sinistra è impossibilitata a governare", queste alcune delle affermazioni del premier.

Vivaci le proteste dell'opposizione. Il segretario dei Ds, Piero Fassino, si è rivolto direttamente al ministro dell'Interno, garante del regolare svolgimento delle consultazioni, Alfonso Pecoraro Scanio ha parlato di un "comizio fuori legge". Poi la Lista Unitaria ha lanciato un "ultimatum" ai media: "diffidiamo i mezzi di comunicazione dal riportare, in violazione della legge, dichiarazioni o comizi tenuti nei seggi elettorali".

Gli uomini di Forza Italia però spiegano che "il presidente Berlusconi si è limitato a rispondere con la sua abituale cortesia ad alcune domande" (Fabrizio Cicchitto) e che "è sintomatico di questa sinistra cercare di montare uno scontro politico nel mentre sono aperte le urne. Invito a non turbare con polemiche strumentali e pretestuose queste giornate di voto" (Sandro Bondi).

All'apertura delle operazioni di voto, alle 15 di ieri, sono state regolarmente attivate le 1.500 sezioni in cui si effettuerà per la prima volta la sperimentazione del conteggio informatizzato dei voti. In quattro sezioni di Milano i presidenti del seggio hanno impedito l'ingresso agli operatori informatici, la cui presenza è prevista dalla legge. Di questo è già stato informato il Ministero degli Interni per gli adempimenti del caso. I seggi resteranno aperti oggi fino alle 22.

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Sabato, 12 Giugno, 2004

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------------

Elezioni europee. Oggi e domani l'Italia alle urne. Vigilia di voto fra appelli e polemiche. Attentato a sede di FI

 

L'allestimento di un seggio


Roma, 12 giugno 2004

Si aprono oggi in tutta Italia i seggi per le elezioni europee e, in alcune località, anche per le amministrative. Si vota dalle 15 alle 22. Domani, invece, seggi aperti dalle 7 alle 22. I cittadini italiani sono chiamati alle urne per scegliere 78 deputati europei, ma anche i sindaci di 4.518 comuni, fra cui quello di Bologna con la sfida Cofferati-Guazzaloca, 63 presidenti di Provincia (partciolarmente atteso il risultato di Milano), e il presidente e i membri del Conisglio regionale della Sardegna. Ieri sera, gli ultimi appelli delle forze politiche nei comizi di chiusura della campagna elettorale. Nella notte, un attentato è stato compiuto alla sede di Forza Italia a Quartu S. Elena, nel cagliaritano. I responsabili, tre esponenti del circolo anarchico "Fraria" (fratellanza) del capolouogo sardo, sono già stati arretstati.

A movimentare la vigilia del voto, anche le polemiche sull'iniziativa della presidenza del Conisglio di inviare sms agli elettori per illustrare tempi e modalità della consultazione. Il breve messaggio Sms inviato da Palazzo Chigi sui telefonini di milioni di italiani ha fatto scattare le proteste dell'opposizione e delle associazioni dei consumatori. Già nel pomeriggio l'esecutivo, per bocca del vicepresidente del Consiglio Fini aveva definito il messaggio neutro e istituzionale. Dal canto suo il Garante per la privacy ha fatto sapere che sugli esposti annunciati e sulle richieste di chiarimenti pervenute, "si riserva le proprie valutazioni collegiali".

In serata lo stesso premier, ribadendo che si è trattato solo di un consiglio "utile e doveroso", ha definito "pretestuosi e "infondati" gli attacchi della sinistra, accusata di non avere argomenti di critica veri. Il ministero degli Interni - ha spiegato Berlusconi - aveva delle informazioni in base alle quali "troppi italiani non sapevano che si poteva votare anche sabato. "Il Viminale - ha poi aggiunto il premier - ha quindi deciso di comunicare attraverso il sistema dei messaggini telefonici, per raggiungere quanti piu' italiani possibile, gli orari di apertura dei seggi.

--------------------------------------------------------------------------------------------

Ostaggi liberati. Palazzo Chigi smentisce la versione di Emergency: non fu pagato alcun riscatto

Agliaa, Stefio e Cupertino


Roma, 12 giugno 2004

"La Presidenza del Consiglio, che si è assunta l'onere e la responsabilità di autorizzare l'operazione militare, conferma quanto già precisato nel precedente comunicato e cioè che la liberazione degli ostaggi è avvenuta ad opera delle forze speciali della coalizione che hanno operato in collegamento con
l'intelligence italiana, senza il pagamento di riscatto. Il resto sono solo fantasie o falsità".

Una nota di Palazzo Chigi arriva a smentire, con maggiore nettezza, le ricostruzioni fatte da Emergency. Sulla vicenda, afferma Palazzo Chigi, c'è "un gioco spregiudicato e strumentale". La Procura di Roma ha in programma, comunque, gli interrogatori di Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa italiana in Iraq e di Jerzy Kos, l'imprenditore polacco rapito
insieme con i tre ostaggi italiani.

Per gli stessi Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Salvatore Stefio si profila una nuova deposizione di fronte ai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti e Erminio Amelio. Gli inquirenti acquisiranno anche il proclama con la condanna a morte dei tre, della cui esistenza si parla da giovedì.

"Insinuare che sia stato pagato un riscatto è la dimostrazione che una parte della sinistra è disperata e che in cuor suo si augurava che i tre italiani non fossero riconsegnati", ha detto il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, chiudendo la campagna elettorale per le europee del suo partito a Ostia. La liberazione degli ostaggi italiani che erano detenuti dalla guerriglia irachena è "motivo di gioia profonda", ma adesso "aspettiamo che il governo riferisca in Parlamento su come si è arrivati a questa felice conclusione", ha invece affermato il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, per il quale gli italiani hanno il diritto di sapere tutta la verità.

Ieri Scelli, in una intervista al Tg1, ha accusato Emergency di non avere nessuna "cognizione di causa" per fare simili affermazioni visto che "i suoi rappresentanti se ne sono andati via al primo scoppio di mortaretto e se ne sono stati comodamente negli Sheraton di Amman" o "in giro a far convegni, a
sentenziare, a pontificare sulla realtà". Immediata la risposta di Emergency che chiede "il rispetto dovuto al personale, continuativamente in Iraq dal 1995, dove è giunto ed è rimasto ininterrottamente a proprio pericolo e senza la protezione di alcun apparato militare, curando oltre 300mila persone anche nei contesti dei violentissimi combattimenti che hanno avuto luogo nel Nord del Paese negli anni tra il 1995 e il 1999".

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Venerdi, 11 Giugno, 2004

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------------

«Mai, prima d’ora, era prevalsa nella Rai la tentazione di omologare l’informazione al “pensiero unico” del governo. L’assenza di regole condivise, la concentrazione di potere in un’unica persona, l’evidente conflitto di interesse, costituiscono un virus per il sistema radio-televisivo e per la credibilità della democrazia».

Lilli Gruber, lettera al direttore del TG1, 27 aprile

---------------------------------------------------------------------

Pressioni della commissione Ue sui rapitori? Prodi: «Ho fatto solo il mio dovere»
di red

La versione americana sulla liberazione dei tre ostaggi italiani è «totalmente menzognera». Lo afferma da Parigi Albdelamir al-Rekaby, coordinatore della «Corrente Nazionale e democratica irachena», che aggiunge: «Gli americani si sono accontentati di ricevere gli ostaggi». E soprattutto il loro rilascio è avvenuto in seguito a «pressioni politiche fatte soprattutto presso il comitato degli Ulema e presso altri gruppi, su richiesta del presidente della commissione europea Romano Prodi».

«Era una ventina di giorni - ha raccontato il coordinatore del Coundi, ritornato di recente in Francia dalla Giordania - che eravamo in contatto con gruppi che sapevano dove erano gli ostaggi. Una volta liberati in seguito alle pressioni, gli ostaggi sono stati lasciati su una strada e poi la polizia irachena, dopo essere arrivata sul posto, ha chiamato gli americani. Questi ultimi non hanno fatto alcun combattimento. Si sono accontentati di riceverli».

La ricostruzione, che cambia radicalmente il quadro descritto finora dal governo italiano, non viene smentita da Prodi che commenta: «Ho fatto soltanto il mio dovere di presidente della Commissione Ue e di italiano. Se sono servito a qualcosa non posso che esserne felice».

Lo stesso Prodi si è rivolto con fermezza al governo dicendo: «Dopo tanti dolori, dopo tante ansie, dopo i lutti per i ragazzi di Nassyria, per Matteo Vanzan, per Antonio Amato, per Fabrizio Quattrocchi, la liberazione di Salvatore Stefio, di Umberto Cupertino e di Maurizio Agliana -afferma il presidente della Commissione europea- è motivo di gioia profonda. Una gioia che tutti gli italiani hanno sentito e condiviso. Adesso, aspettiamo che il governo riferisca al Parlamento su come si è arrivati a questa felice conclusione. Aspettiamo con fiducia. Gli italiani -conclude Prodi- chiedono, gli italiani hanno il diritto di sapere la verità, tutta la verità».

--------------------------------------------------------------------------------------------

Gino Strada: pagato un riscatto. Scelli della Cri nega. Il pm li interrogherà
di red

Ufficialmente gli ostaggi italiniani sono stati liberati con un blitz, senza trattative, senza riscatto.

In serata confermata da commissario della Croce rossa che al pari di Strada ha tentato una via umanitaria alla liberazione degli ostaggi, Maurizio Scelli e che smentisce categoricamente il pagamento di una somma definendo «sciacallaggi» le ricostruzioni diverse. «Nè il governo, nè i servizi segreti, nè l'ambasciata ha pagato alcun riscatto», sostiene Scelli, ex candidato di Forza Italia in un collegio di Roma che ha però eletto il diessino Walter Tocci.

Ma c'è anche un'altra versione: lunghe trattative, 9 milioni di euro pagate, nessuna sparatoria o blitz. È la verità confermata da Gino Strada. E i pm che hanno sentito Sfefio, Cupertino e Agliana non appena sono sbarcati in Italia, ora vogliono sentire Gino Strada e i reponsabili di Emergency come persone informate suoi fatti. E anche Scelli sarà convocato dai magistrati romani che indagano sulla morte di Quattrocchi: Ionta, Saviotti e Amelio.

Le dichiarazioni del medico pacifista all'Unità fanno intanto infuriare la destra che finora ha utilizzato il blitz per giustificare la linea dura del governo. Interviene in serata addirittura il ministro degli esteri Franco Frattini a Perugia per la conclusione della campagna elettorale di Forza italia e della Casa delle Libertà: «Ciò che ha detto Strada è più grave, contiene delle mistificazioni e speculazioni purtroppo elettoralistiche su cose serie e delicate. C'è un comunicato di palazzo Chigi. Io non aggiungo altro quel comunicato di Palazzo Chigi, che corrisponde alla realtà dei fatti. I fatti che si possono raccontare, certamente dove è avvenuta la liberazione, che non è stato pagato un riscatto».

In mattinata era stato il vicepremier Gianfranco Fini a smentire le trattative a "Radio anch'io". Dice Fini: non ci sono state trattative per arrivare alla liberazione degli ostaggi italiani in Iraq e se Gino Strada ha delle prove che invece ci siano state, le presenti. Inizia in mattinata con un linguaggio civile, Fini, ma in serata parla di dichiarazioni «vergognose».

Per altro tutto il resto del centrodestra fin da subito reagisce alle interviste rilasciate dal fondatore di Emergency a vari quotidiani - la più articolata all'Unità - con una sequela di insulti e accuse pesanti. L'azzurro Osvaldo Di Napoli è il più gentile e gli dice che come investigatore è una schiappa. Per Giorgio Lainati Emergency è ormai un partito a sinistra dei Ds radicato nella «tradizione comunista dell'aggressione verbale e dell'odio».

Maurizio Ronconi dell'Udc lo definisce un «politicante» e attacca anche l'Unità che lo ha intervistato, «che continua a distinguersi come giornale scandalistico ma sempre a corto di prove». Anche Fabrizio Cicchitto,
vice coordinatore di Forza Italia, attacca la sinistra, l'Unità aggiungendo poi che «il più patetico di tutti appare Gino Strada, che è molto indispettito
perchè gli ostaggi non sono stati consegnati a lui, evidentemente per trarne popolarità e vantaggi politici». Una tesi ricalcata anche dal deputato forzaitalico Paolo Ricciotti per cui «Strada, ormai malato di protagonismo politico c'è rimasto male perchè gli ostaggi sono stati liberati con un blitz militare arrivato su via libera del governo italiano invece di essere consegnati nelle sue mani di pacifista-opportunista».

Insomma, gli esponenti della maggioranza e del governo invece di ringrazarlo per essere andato in Iraq a tentare la liberazione dei tre ostaggi, preferiscono denigrarlo perchè non se ne sta zitto e buono.

Ma cosa ha detto Strada all'Unità? Ha confermato le indiscrezioni già pubblicate da altra fonte del pagamento di un riscatto. Un semplice riscatto e non un blitz, autorizzato dal governo italiano. Così secondo Strada sono stati liberati i tre ostaggi italiani in Iraq. E lo sostiene anche il sito web diell'agenzia di notizie Peace Reporter.

«Quella casa al numero 17 di Zaitun Street era disabitata da almeno due mesi. Fino a lunedì sera tardi (7 giugno, ndr) quando, intorno alle 23, si è sentito un gran trambusto. Io, che abito al 13, ho visto arrivare alcune auto e fermarsi davanti a quella casa. Sono entrate un po’ di persone. Era buio, non abbiamo visto bene. Poco dopo se ne sono andati via ed è tornata la calma». A parlare, raggiunto al telefono da PeaceReporter, il giornale online di Emergency, è un iracheno, il signor Fahad, che assieme ad altri due suoi vicini, il signor Mohammed e il signor Ibrahim, è stato testimone oculare della liberazione di Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Salvatore Stefio.

«Il mattino seguente, intorno alle 9:30, sono arrivate cinque auto militari americane, di colore verde oliva. Si sono fermate davanti a quella casa. Ne sono scesi alcuni uomini vestiti in abiti civili e con gli occhiali scuri. Erano sicuramente uomini del mukhabarat (servizio segreto, n.d.r.) americano. Hanno aperto la porta dell’abitazione, senza forzarla, come se fosse già aperta, e sono riusciti subito con solo quattro uomini, che poi abbiamo saputo essere i tre ostaggi italiani e un ostaggio polacco. Li hanno caricati su un furgoncino bianco e se ne sono andati via. Il tutto con la massima calma. Non è stato sparato un colpo. Nella casa, a parte gli ostaggi, evidentemente non c’era più nessuno. Non è stato assolutamente un blitz militare come è stato annunciato tre ore dopo. Quelli sono tutta un’altra cosa. Lì si è trattato di una semplice presa in consegna. Gli americani sono andati lì a colpo sicuro. Sapevano che gli ostaggi erano stati portati lì, si erano messi d’accordo. Il vostro governo ha pagato un riscatto: nove milioni di dollari. Qui ormai lo sanno tutti. Adesso però basta parlare al telefono, non è sicuro».

La sua versione dei fatti è confermata da un'altra fonte irachena raggiunta da PeaceReporter, vicina al braccio politico della guerriglia. Una fonte che ha voluto rimanere anonima, e che ha fornito la sua versione di tutta la vicenda del sequestro, delle trattative e della liberazione. La fonte inizia facendo un nome, quello di Salih Mutlak. "Mutlak – dice – è un facoltoso commerciante iracheno arricchitosi con le speculazioni e il contrabbando durante il periodo dell’embargo. Da molti è definito semplicemente come un ‘mafioso’. Lui è il personaggio chiave della vicenda della liberazione dei tre ostaggi italiani, assieme al già noto Abdel Salam Kubaysi (solo un omonimo di Jabbar al-Kubaysi), ulema sunnita e docente all’università di Baghdad, salito all’onore delle cronache televisive internazionali per il suo ruolo nella trattativa per il rilascio - dietro pagamento di riscatto - degli ostaggi giapponesi".

Secondo la fonte, con Mutlak e con Kubaysi il governo italiano avrebbe trattato segretamente per settimane al fine di ottenere il rilascio di Agliana, Cupertino e Stefio, rapiti il 12 aprile assieme a Quattrocchi, ucciso il 14 aprile. Si scoprirà poi che aveva in tasca un porto d’armi rilasciato dalle forze britanniche e un pass della Coalizione. I contatti tra i nostri servizi segreti, il Sismi, e la coppia Mutlak-Kubaysi sono iniziati subito dopo quei tragici giorni, e già il 20 aprile erano cominciate a trapelare notizie sull’accordo con il governo italiano per il pagamento di un riscatto di 9 milioni di dollari. Il 22 era stato lo stesso governatore italiano di Nassiriya, Barbara Contini, a lasciarsi scappare che non c’era nulla da stupirsi del fatto che il governo pagasse un riscatto. “Si è sempre fatto così” aveva detto. Subito dopo aveva smentito questa dichiarazione, e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, aveva detto che si trattava di "storie prive di fondamento”. Lo stesso giorno, una qualificata fonte dei servizi segreti italiani rivelava all'agenzia Ansa: "La trattativa, avviata da giorni, è già stata definita in tutti i suoi aspetti, sia para-politici, sia economici. Quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto".

Dopo questa burrasca il Sismi ha protestato per queste fughe di notizie che rischiavano di far saltare le trattative in corso. A quel punto, il governo ha deciso di imporre il silenzio stampa assoluto sulla vicenda. "Le trattative - spiega la fonte - sono proseguite fino a quando, all’inizio di maggio, Salih Mutlak è andato in aereo a Roma. Ragione ufficiale del suo viaggio: affari. E’ rimasto nella capitale italiana per una ventina di giorni, tornando a Baghdad alla fine di maggio con una valigetta piena di soldi. Cinque milioni di dollari, prima tranche di un riscatto complessivo di nove milioni di dollari. Gli altri quattro, questi erano gli accordi da lui presi, sarebbero stati consegnati ai rapitori dopo la liberazione degli ostaggi". Dopo il ritorno di Mutlak con i soldi, nei primi giorni di giugno si è consumato un duro scontro all’interno delle fila dei guerriglieri iracheni. Da una parte il braccio ‘militare’ dei guerriglieri, quelli che detenevano materialmente gli ostaggi e che, tramite Mutlak e Kubaysi, erano in contatto con il governo italiano: per loro l’importante era solo incassare il malloppo. Dall’altra parte il braccio ‘politico’ che non voleva fare la figura di una banda di delinquenti che rapiscono per soldi e che quindi non volevano accettare il riscatto. "Noi ci siamo opposti a questo gioco sporco.

Questa storia del riscatto e della messa in scena della liberazione – sostiene la fonte – avrebbe rovinato l’immagine della nostra causa, facendoci passare per dei volgari banditi, e poi avrebbe giovato al governo italiano e quindi prolungato l’occupazione militare dell’Iraq. Noi volevamo consegnare gli ostaggi, senza alcun riscatto, nelle mani di rappresentanti del mondo pacifista italiano, sia laico che cattolico, con cui eravamo già in contatto da tempo e con i quali eravamo vicinissimi a una conclusione". Ancora domenica scorsa 6 giugno, i rappresentati della Santa Sede in Iraq si dicevano infatti certi che la liberazione dei tre italiani sarebbe stata questione di ore. Anche il governo italiano sentiva che la questione era giunta a un punto decisivo: venerdì scorso, 4 giugno, il ministro Frattini ha annullato una sua importante visita a Tokyo per “motivi familiari”. Forse quello è stato un giorno decisivo. "Alla fine – prosegue la fonte, con tono infuriato – l’hanno spuntata i ‘militari’ senza scrupoli, che nei giorni scorsi, assieme a Mutlak, hanno organizzato in gran segreto il trasferimento dei tre ostaggi italiani dal loro luogo di detenzione, cioè Ramadi, un centinaio di chilometri a ovest di Baghdad, fino alla periferia occidentale della capitale, nel sobborgo di Abu-Ghraib. I tre sono stati lasciati in una casa e poi la loro posizione è stata comunicata ai servizi italiani e a quelli americani perché li venissero a prelevare.

Il loro piano era di far sembrare tutto come un blitz militare che si concludesse con l’arresto dei sequestratori. Ma non è andata così". E in effetti, fonti vicine ai servizi italiani hanno rivelato che i due arrestati effettuati in connessione con il presunto blitz erano in realtà solo due pastori iracheni, che nulla avevano a che fare con la guerriglia e che erano stati pagati per farsi trovare lì. Di certo, il fatto che a condurre l’operazione siano stati militari americani, e non italiani, preclude alla magistratura una effettiva indagine sui "liberatori". In Iraq, al mercato nero delle armi, un kalashnikov costa tra i venti e i trenta dollari. Con nove milioni di dollari se ne possono comprare centinaia di migliaia.

--------------------------------------------------------------------------------------------

Berlinguer: come lo ricordo
di Piero Fassino

Sono passati vent'anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer e ancora oggi lo ricordiamo come il dirigente politico più amato della sinistra italiana e stimato dall'intero paese, come si vide proprio vent'anni fa nella straordinaria manifestazione di affetto e solidarietà che gli fu tributata da milioni di italiani nelle ore del dolore.

Fu un innovatore coraggioso che seppe intuire e indicare, prima di altri, fenomeni che avrebbero segnato l'Italia, l'Europa e il mondo. Penso al Berlinguer che parlò di “interdipendenza globale” per indicare la consunzione del modello bipolare e l'avvento della globalizzazione; penso al Berlinguer che indicò nell'”austerità” una strada per ricercare una nuova qualità dello sviluppo; penso al Berlinguer che denunciò la crisi crescente e profonda dei paesi comunisti, indirizzando il Pci verso scelte via via sempre più autonome e facendogli assumere i valori fondanti dell'occidente, dalla Nato al processo di integrazione europea.

A Berlinguer si deve il merito di aver posto in maniera decisiva la “questione morale” come l'espressione di una crisi di rappresentazione del sistema politico; così come il compromesso storico fu la proposta coraggiosa per superare i limiti di una democrazia bloccata e senza alternanza. E ancora ricordiamo il Berlinguer che denunciò l'estremismo “diciannovista” e schierò la sinistra a difesa della democrazia contro l'eversione nera e il terrorismo rosso.

Oggi noi lo ricordiamo con un affetto immutato, che non vuole essere agiografico, perché Enrico Berlinguer va iscritto e letto nel suo tempo.
In questi vent'anni tutto è cambiato. Con la “svolta” dell'89, con la nascita dei Ds e con l'esperienza dell'Ulivo siamo andati oltre Berlinguer, ma se questo è avvenuto è perché Enrico Berlinguer c'è stato e ha influito in modo decisivo sulla storia del nostro partito e del nostro Paese

--------------------------------------------------------------------------------------------

Sms della presidenza del consiglio, uno scandalo da 10 miliardi
di red

Chi e cosa ha autorizzato l’invio degli sms con cui la presidenza del consiglio ricorda agli italiani di andare a votare? Quale emergenza li giustifica? E chi li paga? In attesa di trovare una risposta a questi interrogativi, il garante per la privacy continua a ricevere esposti di protesta da associazioni dei consumatori e cittadini. «Gli sms del governo sono uno scandalo da 10 miliardi di vecchie lire», afferma Fabrizio Morri della lista Prodi, che aggiunge: «Apprendiamo che i centralini della Tim sono intasati da telefonate di protesta di cittadini che ritengono lesa la loro privacy. Si tratta di una protesta legittima e pienamente condivisibile. E nessuna motivazione addotta fin qui dal governo appare convincente. Se tali messaggi sono stati inviati per il timore di “tumulti ai seggi”, come sostenuto, per quale ragione i messaggi erano firmati presidenza del Consiglio e non ministero degli Interni?»

La legge infatti, come precisa ancora oggi il garante, autorizza questo tipo di comunicazione solo «in casi di disastri e calamità naturali» o «per ragioni di ordine pubblico, igiene e sanità pubblica». Quali, in questo caso? «L'unica emergenza per il governo è la paura di perdere le elezioni».

Stessi calcoli, e stesse accuse da parte dell'Adusbef, che ha presentato al garante per la privacy una denuncia che ricorda le nuove proteste giunte «da parte di chi ha ricevuto l'sms nel cuore della notte e si è spaventato: chi aveva figli fuori, chi la madre malata in ospedale».

Fini prova a giustificare il governo. «Non penso –ha puntualizzato - che si debba fare una polemica sulla decisione del governo di inviare messaggini telefonici per invitare ad andare a votare, perchè è il classico messaggio molto neutro, molto istituzionale. È l'equivalente in qualche modo delle inserzioni sui giornali o degli spot televisivi». Ma l’opposizione ribatte: «L'Onorevole Fini sa benissimo che il giornale scegliamo di comprarlo o di non comprarlo, un canale televisivo scegliamo se guardarlo oppure no. Invece il messaggio sui telefonini è giunto a tutti, senza previo consenso, passivamente. E il fatto che il governo abbia approntato in fretta e furia un decreto legge ad hoc per aggirare la normativa del garante sulla privacy, rende tutta l'operazione ancora piy discutibile».

Intanto il segretario della Cgil Guglielmo Epifani commenta: «È una cosa che sta facendo arrabbiare quasi tutti gli italiani che sono adulti, sanno bene quali sono i loro doveri e chiedono rispetto per le proprie scelte». Tant'è che Roberto Giachetti della Margherita si chiede: «E se il bombardamento di sms si trasformasse in un boomerang per la maggioranza? Noi invitiamo chiunque si sia sentito infastidito a impegnarsi un'ora per far cambiare idea a un amico, per farlo votare per il centrosinistra e per la lista Uniti nell'Ulivo»

Homepage

---------------------------------------------------------------------

Giovedi, 10 Giugno, 2004

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------------

Ue. La Bce: risanamento dei conti e riforme insufficienti, sei Paesi oltre i parametri deficit/Pil. Italia inclusa

La sede della Bce a Francoforte


Francoforte, 10 giugno 2004

"Nella maggior parte dei Paesi gli squilibri di bilancio perdureranno, a causa dell'insufficiente azione di risanamento". Mentre in Gran Bretagna ed Olanda iniziano le operazioni di voto che rinnoveranno il Parlamento europeo, la Bce nel Bollettino di giugno boccia senza attenuanti i Paesi che hanno sforato i parametri di Maastricht o minacciano di farlo nei prossimi mesi.

Sei Paesi europei, fra cui l'Italia, sfonderanno nel 2004 la soglia del 3% nel rapporto fra deficit e Pil: oltre a Germania, Grecia, Francia, Italia, Paesi Bassi e Portogallo "ci si attende che Lussemburgo e Austria non riescano a conseguire posizioni di bilancio prossime al pareggio o in avanzo".

Riforme
Le misure "credibili" sollecitate dalla Bce devono "eliminare gli squilibri esistenti". L'obiettivo, si precisa nel Bollettino, deve essere quello "di rendere i sistemi fiscali e assistenziali più favorevoli alla crescita e dare una solida base finanziaria ai sistemi di sicurezza sociale". Francoforte ritiene che gli interventi indicati "insieme a un rinnovato impulso verso un'efficace attuazione delle riforme strutturali dei mercati del lavoro e dei beni e servizi, sosterrebbero notevolmente la ripresa economica in atto".

Minacce sulla ripresa
Il caro petrolio sta surriscaldando pericolosamente l'inflazione e rischia di compromettere la ripresa economica di Eurolandia. "Se le quotazioni del greggio dovessero mantenersi sugli elevati livelli osservati ultimamente - si legge nel rapporto - l'inflazione continuerebbe a registrare valori maggiori del previsto e si collocherebbe al di sopra del 2% per un periodo superiore a qualche mese". A maggio l'indice dei prezzi al consumo della zona euro è balzato al 2,5% e, secondo la Bce, non si riporterà sotto il 2%, valore considerato in linea con la stabilita' dei prezzi, prima del 2005.

Alle preoccupazioni per il caro petrolio si aggiungono i rischi di "effetti indiretti attraverso i salari" sull'inflazione e quelli per l'eccesso di liquidità, favorito dal basso livello dei tassi d'interesse. "Le spinte inflazionistiche - insiste la Bce - si sono intensificate ultimamente e occorre tenere conto di alcuni rischi al rialzo.

Ferie e produttività
Nel 2004 in Eurolandia ci saranno quasi quattro giornate lavorative in più rispetto al 2003 e gli effetti di calendario contribuiranno per circa un quarto di punto percentuale all'incremento del Pil di quest'anno. La Bce osserva che l'impatto atteso è diverso nei diversi Paesi: più consistente soprattutto per la Germania (mezzo punto percentuale); per la Francia dovrebbe pesare per 0,2-0,3 punti, mentre negli altri paesi di Eurolandia, compresa l' Italia, "è probabile che gli effetti siano ancora più contenuti".

--------------------------------------------------------------------------------------------

Doping. Traffico di anabolizzanti: 21 arresti, sequestrate 4 palestre

Scoperto un traffico di sostanze pericolose


Roma, 10 giugno 2004

Il gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi dai carabinieri del Nas di Napoli nei confronti di ventuno fra titolari, istruttori e atleti di palestre in Campania, Basilicata ed Emilia Romagna accusati di ricettazione, esercizio abusivo della professione medica e somministrazioni di farmaci pericolosi per la salute.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, in dodici palestre - una in Basilicata, una in Emilia Romagna e il resto distribuito nella provincia di Napoli e nel Casertano - venivano "spacciate" specialità medicinali ad azione anabolizzante illegalmente importate dall'estero in condizioni igienico-sanitarie poco idonee e somministrate in assenza di controllo medico per aumentare le masse muscolari.

Le sostanze dopanti provenivano da Spagna, Turchia, Grecia e Belgio, e venivano ordinate anche via e-mail su Internet per poi essere immesse e commercializzate in nero nelle palestre.

Altre venti persone sono state deferite in stato di libertà all'autorità giudiziaria e numerosi sono gli indagati in questa inchiesta che ha ricostruito un traffico internazionale di farmaci. Sono state effettuate quarantaquattro perquisizioni che hanno interessato le palestre e le abitazioni degli arrestati. Tra l'altro, uno degli arrestati era titolare, oltre che di una palestra nella provincia di Caserta, anche di un'agenzia di body guard.

--------------------------------------------------------------------------------------------

Calcio. Totti: Berlusconi mi vuole al Milan? Mai dire mai...

Francesco Totti


Roma, 10 giugno 2004

"Berlusconi? Ribadisco quel che ho detto anche se nel calcio si sa, mai dire mai...". Francesco Totti scuote l'ambiente della Nazionale e tutti i tifosi d'Italia con un nuovo messaggio sul suo futuro. Dopo aver precisato, a Coverciano dieci giorni fa, che non avrebbe mai vestito la maglia di una squadra italiana diversa dalla Roma, Totti ha fatto una parziale marcia indietro.

Ma lo sai - gli hanno chiesto - la domanda, che si dice che Berlusconi sia pronto a spendere qualsiasi cifra per averti al Milan? "Sono pronto a ribadire le mie parole, però nel calcio si sa: mai dire mai...". Totti ha poi precisato di sentirsi legato a un patto con la Roma, che se venisse tradito sarebbe sciolto. "Mi parlano di cinque o sei acquisti. A me vanno bene: ma se non arrivano io mi ritengo sciolto. Non sarò io a tradire, sarò stato tradito".

"Parlo sempre con i dirigenti della Roma - ha spiegato Totti - Mi hanno detto di cinque o sei acquisti: io ho dato i miei consigli, non ne fornisco mai di sbagliati. Diciamo che ne abbiamo detti tre a testa. Quelli devono arrivare, altrimenti mi sento liberato dal giuramento con la società".

A Coverciano, Totti aveva detto: mai in Italia con una maglia diversa da quella giallorossa. "Sì, lo posso dire anche ora: però poi alla fine posso decidere qualsiasi cosa. Io so quel che voglio, spero di riuscirci. Non voglio tradire, ma neanche essere tradito. Più che vigile e attento al mercato della Roma, voglio essere rassicurato".

Ma quante possibilità ci sono di vederla al Real?, ha poi chiesto l'inviato di una tv spagnola: "Le stesse che ci sono di non vedermi in Italia senza maglia della Roma...", come a dire: ho resto in giallorosso, o tutto può succedere. Poi, lasciando la sala stampa di casa azzurri, Totti ha provato una piccolo passo indietro per attutire gli echi in Italia: "Nè Milan, nè Inter, nè Juve...".

--------------------------------------------------------------------------------------------

G8. Pranzo di lavoro con i leader africani. Rinviato incontro bilaterale Italia-Usa

Il presidente del Consiglio con il presidente Usa Bush


Baghdad, 10 giugno 2004

Il vertice dei Paesi G8 che si sta svolgendo a Sea Island si occuperà oggi di Africa. In un pranzo di lavoro di due ore, i leader degli otto Paesi industrializzati incontreranno i presidenti di Nigeria, Sudafrica, Senegal, Ghana, Uganda e Algeria, presenti al vertice come rappresentanti del Nuovo partenariato per lo sviluppo africano (Nepad), il piano di cooperazione interegionale tra le nazioni africane.

Fonti dell'amministrazione Usa hanno anticipato che l'incontro si concentrerà sulle iniziative per favorire l'aumento degli investimenti privati in Africa, sul miglioramento dei rapporti commerciali tra Paesi del G8 e l'Africa, sulla cooperazione per lo sviluppo delle strutture sanitarie nei Paesi in via di sviluppo e sul coordinamento sui temi della sicurezza.

Uno dei progetti che sarà preso in esame dai leader punta a sfruttare le rimesse degli emigrati (secondo le stime sarebbero pari a 100 miliardi di dollari per tutti i Paesi in via di sviluppo) per finanziare progetti di microfinanziamento delle imprese e per il sostentamento dei canali di credito. Inoltre si discuterà anche delle iniziative intraprese dai 'Grandi' nel corso di questo vertice: l'iniziativa per lo sviluppo dell'imprenditorialità, le misure varate per sostenere la lotta all'Aids.

L'incontro bilaterale previsto qusta mattina tra il presidente americano George W. Bush e il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi è stato cancellato, per oggi. Bush e Berlusconi, che si erano a lungo incontrati a Roma venerdì e sabato scorsi, hanno convenuto di rivedersi a Istanbul, dove, a fine giugno, parteciperanno entrambi al Vertice della Nato. La notizia viene data da fonti della Casa Bianca e da fonti diplomatiche.

--------------------------------------------------------------------------------------------

Iraq. Ostaggi a casa, è tempo di polemiche. Rutelli: basta abusi mediatici del governo. Fini boccia manifesto di AN

L'abbraccio ieri fra i fratelli Agliana


Roma, 10 giugno 2004

Umberto Cupertino, per ora, è stato il più loquace. Ieri sera si è affacciato alla finestra di casa sventolando il tricolore e ha urlato: "Grazie!, grazie!" ed è' scoppiato a piangere ricordando Fabrizio Quattrocchi. "Grazie a tutti - ha detto Umberto - mi hanno detto che mi siete stati tanto, tanto vicini. Un grazie particolare alle autorità, al governo e alle forze della coalizione. Sono stati giorni di angoscia: mi ha sostenuto il fatto che non mi sono mai sentito solo e abbandonato". Per la politica, però, è già tempo di polemiche.

Dai microfoni Rai di Radio Anch'io Francesco Rutelli chiede che si fermi "ogni abuso mediatico" nella gestione della liberazione degli ostaggi, perché "la violazione della legge sulla par condicio è lampante". Rutelli ricorda l'atteggiamento responsabile dell'opposizione e sottolinea: al governo sono state risparmiate, per senso di responsabilità, le critiche sugli "errori" nella gestione della vicenda. Poi, a chi gli chiede se ritenga che ci sia stato un tempismo sospetto nella liberazione, risponde: "Non è il caso, e sarebbe sbagliato, anche solo di entrare in questa polemica. La vicenda si è conclusa bene. Bene". Ma a sinistra a pensarla così sembrano in pochi, e Marco Rizzo, capogruppo dei Comunisti Italiani alla Camera, intervistato dall'Unità, ironizza: "Oggi ho fatto un'altra scommessa: vuoi vedere che cattureranno Bin Laden alla fine di ottobre, alla vigilia delle presidenziali in America?". "Sono felice - dice Rizzo - che abbiano liberato gli ostaggi, ma la causalità e la coincidenza politica sono sospette, perche' il grande spot elettorale è avvenuto nei tempi esatti, quasi scientifici. Insomma, dobbiamo parlare chiaro, perche' a Berlusconi puo' toccare l'effetto-Aznar. Invece vedo un timore nel centrosinistra. (...) Certo non abbiamo le prove, ma non mi stupirei che questo governo possa avere questo cinismo. Insomma, la sinistra dovrebbe smetterla con la politica felpata: che sia stata una liberazione "ad hoc" è opinione comune. Certo se lo diciamo solo noi del Pdci e gli altri stanno zitti, non si saprà mai". Raccoglie l'appello Marco Minniti (Ds) che sollecita il governo a spiegare in Parlamento le modalità del sequestro e della liberazione degli ostaggi.

Il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio rilancia i dubbi del sindaco di Sammichele, il paese di Cupertino, secondo il quale la notizia della liberazione era nell'aria da diversi giorni. "Dobbiamo essere sicuri che non sia stata rinviata una liberazione possibile per farla avvenire alla vigilia delle elezioni - afferma il leader dei Verdi - quando era utile elettoralmente". Il suo compagno di partito Paolo Cento si spinge a parlare di "bugie di Stato" e accosta Berlusconi ad Aznar.

Renato Schifani, capogruppo azzurro al Senato, definisce "basse insinuazioni" le affermazioni di Piero Fassino sull'occupazione degli spazi televisivi da parte del premier. Se la prende con Massimo D'Alema, invece, il presidente della Regione Lazio Francesco Storace: "Che pena. Viene il sospetto che D'Alema guardi ancora con simpatia agli estremisti che definivano mercenari gli ostaggi". Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia, dice che "solo dei mistificatori di professione possono parlare di spot elettorali o peggio di bugie di Stato". Per il coordinatore degli azzurri Sandro Bondi, la vicenda non avrà influenza sul voto del 12 e 13 giugno: "Dovremmo essere tutti soddisfatti di questo risultato, che va a merito del nostro Paese. Peccato che da parte della sinistra ancora una volta si ascoltino parole stonate". Un gesto distensivo nei confronti della sinistra lo compie Gianfranco Fini che censura un manifesto fatto affiggere dalla Federazione romana di An per salutare il rientro degli ostaggi: "Vi si accusava la sinistra di averli chiamati 'mercenari"'. Per Fini "se è vero che qualche vetero-stalinista ha utilizzato la drammatica vicenda per offendere il sacrificio di Fabrizio Quattrocchi, è altrettanto innegabile che la gran parte della sinistra non l'ha strumentalizzata. Considero semplicemente meschino valutare in termini elettorali quello che deve essere un momento di grande gioia per tutti gli italiani e di rispetto per la famiglia Quattrocchi e per i ragazzi che sono tornati a casa", aggiunge.

"La liberazione e la nuova risoluzione dell'Onu sono successi oltre che del governo di tutto il Paese. Fa meraviglia che in un giorno come questo la sinistra faccia tante polemiche", dichiara invece Marco Follini (UDC).

Homepage

---------------------------------------------------------------------

Mercoledi, 9 Giugno, 2004

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------------

Cicchitto 1: «Con un tempismo straordinario il pm Ingroia
e Gozzo hanno concluso la requisitoria al processo
Dell’Utri proprio alla vigilia delle elezioni». Ore 17,45 Cicchitto 2: «Francamente considero ignobile affermare che il salvataggio degli ostaggi sarebbe un’operazione elettorale».

Ore 18,33. On. Fabrizio Cicchitto, 8 giugno

----------------------------------------------------------------------

IRAQ. Americani e polacchi liberano gli ostaggi. Berlusconi sequestra le tv
di Maria Zegarelli

È stato un generale polacco, Zdizislaw Gnatowski, portavoce delle forze polacche in Iraq a dare la notizia della liberazione dell’imprenditore polacco Jerzy Kos, manager della società di costruzioni Jedynka, sequestrato la scorsa settimana. Lo racconta un lancio dell’agenzia Roiters alle 14.13. Ed è stata una tv polacca, la Tvn24,alle 14.24 a riportare la notizia che insieme al loro connazionale sono stati rilasciati anche i tre ostaggi italiani.
Alle 14.23 l’agenzia Ansa diffonde la notizia secca: liberati gli ostaggi italiani.

Alle 14.44 il ministor Franco Frattini fa una prima dichairazione: «Non ci sono state trattative per il rilascio, né è stato sparso sangue». Alle 14.51 il generale polacco Mieczslaw Bieniek riferisce che a liberare gli ostaggi sono state unità speciali della coalizione.

Da quel momento in poi è stato un susseguirsi di eventi. Il primo, ufficiale, è la telefonata della Farnesina ai familiari per dare l’annuncio dell’avvenuta liberazione.

Il secondo è la convocazione di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, alla quale prendono parte il ministro degli esteri Franco Frattini e il sottosegretario al Consiglio Gianni Letta, che confermano tutto. «L’operazione si è svolta con buon esito, pochi minuti fa ne abbiamo avuto la conferma, erano circa le 14,15 -14.20. L’azione svolta con le forze della coalizione, che presumiamo non abbia comportato spargimento di sangue si è svolta in seguito ad un’azione capillare dell'intelligence».
Gianni Letta rompe il suo «tradizionale riserbo» per ringraziare i servizi segreti. Franco Frattini spiega che tutto si è svolto in stretto «raccordo tra le autorità italiane e le forze della coalizione e un’articolata attività di intelligence». È stato grazie a questa azione che erano arrivati riscontri «che al presidente del consiglio, a me e al sottosegretario, ci avevano indotto stamani, sulla possibilità che questa azione desse il risultato sperato». È stato a quel punto, lascia intendere, che è partito l’ok del premier per far scattare il blitz. Aggiunge che tutto si è svolto a sud di Baghdad, «forse nei sobborghi, di più non sappiamo».

Liberazione frutto di un negoziato? «No, assolutamente». Ed è davvero poco quello che viene fuori da palazzo Chigi. Il ministro spiega che per correttezza sarà «il generale delle forze di coalizione a parlare, da Baghda fra circa 35 minuti, è giusto che siano loro a dire come è andata». Nel frattempo parlano i familiari degli ostaggi liberati, parlano i politici impegnati in campagna elettorale. Sono tutti felici di questo risultato, ma c’è spazio per sollevare dubbi sui tempi e sui modi.

I tg iniziano una lunga diretta, Berlusconi è in volo per andare al G8 eppure parla ininterrottamente al telefono praticamente con tutte le radio e le tv (solo quelle importanti).

Finalmente, intorno alle 4 e mezzo del pomeriggio, ora italiana, parla il generale Riccardo Sanchez, comandante delle forze Usa in Iraq. Dice: «Tutti gli ostaggi si trovavano nello stesso posto e abbiamo arrestato alcuni individui che stavano sul luogo». Risponde alle domande dei giornalisti per pochi minuti. Il tempo di dire che «gli ostaggi stanno bene», che «non abbiamo notizie di scontri a fuoco», che tutto si è svolto a sud di Baghdad e basta. È blindatissimo, non aggiunge altro. Non dice quali forze sono intervenute - «forze della coalizione», ripete - in quale luogo esatto sono stati liberati e in mano di chi erano. Spiega che «informazioni di questo livello in questo momento non possiamo darle». Particolari al riguardo arrivano invece con un’agenzia Ansa delle 19.14, da Varsavia: «La liberazione del polacco Jerzy Kosè avvenuta nella città di Ramadi, 110 chilometri a ovest di Baghdad per opera di militari americani e polacchi». Lo riferisce alla agenzia polacca Pap il portavoce della società Jedynka di Breslavia, Andrej Polaczkiewicz. Si viene anche a sapere che i polacchi che hanno partecipato all’azione fanno parte del Grom, l’acronimo in polacco di Grupa Reagowania Operacynjno Mobilnego, che vuol dire Gruppo per risposta operativa mobile.

Alle 4 del pomeriggio fonti dei servizi segreti raccontano questa versione dei fatti: i rapitori erano stati individuati durante la scorsa notte, in un casolare di campagna dal Sismi. Erano otto, poi, ad un certo punto sei di loro si sono allontanati. È stato in quel momento che - dopo contatti frenetici - sono intervenute le forze della coalizione con militari americani e polacchi. I due rapitori si sono arresi, sono stati arrestati e gli ostaggi liberati.

In Italia le notizie che diffonde il premier alla stessa ora sono queste : «Gli ostaggi sono stati individuati ieri sera e l’operazione è scattata alle 11.30. I rapitori sono stati catturati. La cosa buona è che vista la forza preponderante da cui erano circondati, non hanno reagito. E l’operazione si è svolta senza spargimento di sangue». Ad ogni edizione di tg, il premier aggiunge un particolare in più. Comunica a distanza con Antonella Agliana, si complimenta con lei. Lei ringrazia il governo. Riscatti? «Nessun riscatto».
Il vicepremier Gianfranco Fini nel tardo pomeriggio conferma due notizie fino a questo momento date con il condizionale: «nessun militare italiano ha partecipato all’azione militare che ha consentito la liberazione degli ostaggi». E ancora: Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana non sapevano della feroce esecuzione di Fabrizio Quattrocchi. Ecco perché nei video trasmessi dalla tv araba e ripresi in tutto il mondo apparivano tre uomini abbastanza tranquilli, per quanto era possibile in quella situazione. Gianfranco Fini conferma in realtà anche una terza notizia: «Di fronte alla ragionevole certezza che l’operazione non avrebbe messo a rischio la vita degli ostaggi, il premier ha autorizzato le forze armate della coalizione ad intervenire». E arriva sera. Ormai le agenzie stampa non si contano più. Fonti dell’intelligence americana dicono che uno dei modi in cui si è arrivati alla zona del covo è stato il trillo dei cellulari degli ostaggi italiani. L’intelligence di Varsavia rivendica l’«importante contributo» che ha dato e aggiunge che i servizi segreti polacchi «da tempo erano sulle tracce del loro concittadino,anch’egli ostaggio dello stesso gruppo che deteneva Agliana, Cupertino e Stefio». L’ex ministro dell'Interno italiano Claudio Scajola (quello del G8 di Genova) dice che i servizi italiani seguivano analoghe piste in collaborazione con quelli polacchi e statunitensi, e quindi ringrazia il Sismi «per il grande merito» che ha in questo storia. «Una pagina importante - ha detto Scajola - di dimostrazione di efficienza». Il commissario straordinario della Croce Rossa italiana, Maurizio Scelli, aggiunge: «Noi abbiamo avuto il ruolo di riaccreditare l’Italia presso gli iracheni, in modo che non fosse vista come forza occupante». Spiega come è avvenuto: «Abbiamo cercato di soddisfare le loro esigenze e necessità. Noi siamo andati a portare aiuti e la gente è stata riconoscente e cordiale e ci ha dato la forza per non mollare mai negli ultimi due mesi, in modo da creare quel giusto consenso per far sì che gli ostaggi potessero essere liberati». Anche Scelli conferma che «non c’è mai stata una trattativa diretta, un emissario, un interlocutore».
Poi, inizia Porta a Porta. E il premier riempie la scena.

---------------------------------------------------------------------------------------------

Berlusconi prende in ostaggio gli ostaggi
di Marcella Ciarnelli

SAVANNAH. Scende dalla scaletta dell'aereo in piena levitazione da euforia di scampato pericolo. Silvio Berlusconi tocca la terra della Georgia per partecipare al G8 di Sea Island dopo molte ore di volo con lo stato d'animo di chi ha visto finire nel migliore dei modo una partita rischiosa. Alla partenza da Roma, molte ore prima, il presidente del Consiglio era apparso scuro in volto, preoccupato. La vicenda degli ostaggi era giunta ad un punto cruciale proprio a quattro giorni dal voto. Tutta un'altra musica ora che può spendersi a fini elettorali "la felice soluzione rispetto ad un esito che poteva essere tragico" per sua stessa ammissione.

Con i tre italiani ormai in mani sicure non resta che mettere in moto il circuito mediatico per cercare di trarre il massimo vantaggio da una vicenda gestita male ma, fortunatamente, finita nel migliore dei modi innanzitutto per le tre persone coinvolte e le loro famiglie. Su qualunque rete televisiva o radiofonica è andato all' impazzata il premier che dal suo aereo ha lanciato messaggi alla nazione. Continui e ossessivi Ci sarà un motivo se il sondaggista Piepoli dice che l’effetto ostaggi può portare trecentomila voti marginali in più, un differenziale di un punto percentuale e solo per Forza Italia. E aggiunge: «Se l’affluenza sarà alta Berlusconi vincerà le elezioni. Se fosse bassa le perderà»). Interviste e dichiarazioni. Se non fosse stato in viaggio si sarebbe attaccato ai citofoni magari facendosi aiutare da Bondi e Adornato. Solo dopo aver sfruttato appieno l'effetto-ostaggio e in attesa di ricominciare l'invasione grazie al solerte Vespa con cui si è collegato in serata, il premier ha trovato il tempo di avvertire il presidente della Repubblica della felice soluzione della vicenda. Senza nessun rispetto istituzionale. Dando al Capo dello Stato una notizia che forse aveva già saputo dalla radio o dalla tv.

"Il G8 comincia sotto una buona stella", ha detto soddisfatto il premier che il susseguirsi degli eventi ha messo decisamente di buon umore. La vicenda irachena che sembrava "essere una situazione solo negativa" va evolvendosi. Gli ex ostaggi torneranno presto a casa. Già oggi dovrebbero essere a Roma. Berlusconi non sta nella pelle. L'ordine d'intervenire, resterà da chiarire perché dato solo ora al di là delle spiegazioni fornite ai radio e telespettatori, aveva in sé tutti i rischi insiti in un'azione militare. Ma ora il premier può tirare un sospiro di sollievo. Che deve fare sentire a tutto il paese. Via radio e tv, appunto. Parla ai Gr, si collega con il Tg1, si concede anche al Tg5 mentre sono già previsti per la giornata altre occasioni di sovraesposizione. D'altra parte in mattinata aveva già monopolizzato Radio anch'io per illustrare nel solito monologo di un'ora con brevi interruzioni, tutto il bene che lui dice di avere fatto (ma di cui gli italiani, quegli ingrati, non mostrano di essere consapevoli) ed attaccare l'opposizione e l'europa. Come al solito.

Ma quella è roba spazzata via dalla notizia della liberazione dei tre. Su quello bisogna puntare per recuperare consensi. Sabato e domenica si vota. Ed allora il presidente fornisce ampi particolari sull'azione che ha portato al risultato "che fortunatamente si è svolta senza spargimento di sangue" conferma il premier quasi a voler esorcizzare un rischio che era più che reale. Sull'aereo del governo all'arrivo della notizia è scattato l'applauso. Ma Berlusconi evita di promettere che ci saranno festeggiamenti anche per rispetto all'ostaggio ucciso, Fabrizio Quattrocchi "che ci ha riempiti d'orgoglio da cittadino fiero del suo Paese e dell'essere italiano". "Siamo soddisfatti che la vicenda si sia risolta" dice il premier che volentieri si farebbe un bel giro di campo.

Ma non rinuncia a prendersi tutto il merito della soluzione della vicenda. Via radio. Via tv. "Non posso che essere felice perché abbiamo fatto la scelta giusta. Da un lato la riservatezza assoluta, dall'altra quella di non fare alcuna trattativa con i terroristi". E cancella così, con un colpo di spugna, il suo insensato chiacchierare di liberazione ad horas dei primi giorni, l'atteggiamento del suo ministro degli Esteri ed anche i soldi di un riscatto pagato e perso nelle maglie complicate del sistema ma confermato, peraltro, dalla stessa governatrice della regione di Nassiriya.

Ora che la vicenda è finita bene Berlusconi si dilunga con grande piacere su quella responsabilità "di dare il via" all'azione militare che aveva dato prima di imbarcarsi per gli Stati Uniti. Con Gianni Letta a tenera ancora una volta i fili ed a cui, dice il premier, va dato "il riconoscimento di essersi speso con una continuità assoluta in questa vicenda da quando è successa". Le trattative degli ultimi giorni non avevano sortito grandi risultati. Neanche la promessa di altro danaro che il premier assicura non essere stato pagato. Ed allora non è rimasta in piedi che l'alternativa dell'azione. "Abbiamo atteso che ci fosse una guardiania possibile da affrontare senza spargimento di sangue" racconta il premier, in versione attacco a Forte Apache, ma utilizzando un termine più adatto ad un convento francescano che al deserto iracheno "e di lì si è dato il via alle forze della coalizione di fare l'operazione in cui tre nostri concittadini e un imprenditore polacco sono stati salvati. Io credo sia veramente una vicenda felice".

--------------------------------------------------------------------------------------------

L’Onu approva la risoluzione ma l’Iraq esplode
di Roberto Rezzo

«Sarà un voto all'unanimità», aveva annunciato l'ambasciatore francese presso le Nazioni Unite, Jean-Marc de La Sablière, subito prima della riunione del Consiglio di Sicurezza, convocata per approvare la nuova risoluzione sull'Iraq. E così è stato. Il testo del documento, presentato congiuntamente da Stati Uniti e Gran Bretagna, dopo febbrili trattative, durate oltre due settimane, è giunto in aula nella sua quinta stesura e con due lettere in allegato, una del segretario di Stato Americano, Colin Powell, l'altra del neo primo ministro iracheno, Ayad Allawi, per chiarire i termini del difficile e faticoso accordo.

La risoluzione riconosce e sostiene il governo a interim dell'Iraq che dal prossimo 30 giugno assume formalmente il controllo amministrativo delle risorse petrolifere, dell'esercito nazionale e delle forze di polizia. Il documento sancisce altresì un accordo tra la nuova leadership irachena su quello che l'ambasciatore americano all'Onu, John Negroponte, definisce «un vasto spettro di problemi normativi e di sicurezza», con particolare riguardo sul controllo di «operazioni belliche di rilievo sul territorio».

Il presidente americano, George W. Bush, durante la conferenza stampa congiunta con il primo ministro giapponese, Junichiro Koizumi, all'apertura del vertice del G8 a Sea Island in Georgia, ha fatto sapere di essere «deliziato» per l'accordo raggiunto all'interno del Consiglio di sicurezza sulla risoluzione. «Qualcuno sosteneva che la risoluzione non sarebbe mai passata, e invece siamo di fronte a un voto all'unanimità», ha dichiarato Bush. Quando gli è stato domandato cosa pensasse del fatto che nessuno dei Paesi che hanno accettato di votare la risoluzione, Francia, Russia e Germania in testa, abbia manifestato la disponibilità a inviare truppe in Iraq per dar man forte a quelle americane, Bush ha glissato con ostentazione sull'aspetto militare, considerato centrale negli ultimi mesi per garantire la sicurezza, sottolineando piuttosto l'importanza del risultato politico raggiunto. «Il messaggio alla comunità internazionale è che i Paesi membri del Consiglio di Sicurezza sono interessati a lavorare insieme perché l'Iraq diventi un Paese pacifico e democratico. Queste nazioni comprendono che un Iraq libero serve da catalizzatore per un vasto e generale cambiamento in tutto il Medio Oriente, che è una parte importante nella vittoria della guerra contro il terrorismo».

«Mi aspetto che ciascun governo contribuisca come meglio ritiene opportuno - ha concluso Bush - ma naturalmente la chiave per il raggiungimento di una condizione di sicurezza sul lungo termine in Iraq è di lavorare tutti insieme per addestrare truppe irachene all'altezza del compito. Questo è esattamente quello che stiamo facendo sul territorio, e per cui intendiamo lavorare con le altre nazioni».

Apprezzamento per il raggiunto accordo al Palazzo di Vetro è stato espresso anche dal presidente della Commissione Europea, Romano Prodi. «Il presidente ha fiducia nel fatto che la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sull'Iraq sarà approvata all'unanimità nelle prossime ore» recita il comunicato diffuse ieri da Bruxelles alla vigilia del voto. Prima di aprire per il vertice del G8, Prodi ha aggiunto: «È l'inizio di un processo che rafforzerà il ruolo delle Nazioni Unite e porterà al pieno trasferimento di poteri nelle mani di un governo democratico iracheno in un Iraq sovrano». Prodi ha ricordato che dopo l'adozione della risoluzione, l'Unione Europea avrà un'opportunità per rafforzare il suo impegno in Iraq, e che domani la Commissione dovrebbe approvare un documento che stabilisca un programma in tre fasi per arrivare a un accordo bilaterale di cooperazione Ue-Iraq. «Quel che serve è un impegno di lungo termine, con gli Stati Uniti che lavorano mano nella mano col popolo iracheno e la comunità internazionale insieme ai paesi della regione», ha concluso Prodi.
Gli osservatori internazionali concordano che l'intesa raggiunta sulla risoluzione rappresenta un importante passo avanti verso la legittimità di uno stato sovrano iracheno, ma il compromesso che è uscito dal paziente lavoro diplomatico è ben lungi dal rappresentare la soluzione dei problemi. Come aveva avvertito Mosca, non c'è garanzia che con la data del 30 giugno si assista a un netto miglioramento della situazione in Iraq. Il governo transitorio rimane di nomina americana e la sovranità di cui godranno gli iracheni è ancora sottoposta a troppe condizioni per poter essere definita piena e reale.

La questione dei curdi, solo per fare un esempio, è stata espunta dal testo finale del documento, tanto che i leader curdi protestano e chiedono che il testo faccia riferimento alla Costituzione transitoria. Così come rimangono ancora incerti i confini delle responsabilità sul mantenimento della sicurezza, sul trattamento dei prigionieri, e sul rispetto dei diritti umani. Gli Stati Uniti, concedendo anche più di quanto avrebbero voluto agli alleati europei, hanno strappato la copertura della legalità internazionale, ma è solo alla prova dei fatti che si potrà misurare quanto sia vicina - o lontana - la via di uscita dalla crisi.

--------------------------------------------------------------------------------------------

I principali punti della risoluzione
di red

IRAQ SOVRANO E INDIPENDENTE: L'Onu saluta «l'inizio di una nuova fase nella transizione dell'Iraq verso un governo eletto democraticamente e guarda avanti alla fine dell'occupazione».
FUTURO E RISORSE: La risoluzione riafferma «il diritto del popolo iracheno a determinare liberamente il proprio futuro politico e il controllo sulle risorse naturali».
IRAQ FEDERALE E DEMOCRATICO: Viene salutato l'impegno del governo ad interim a lavorare «verso un Iraq federale, democratico, pluralista e unificato».
STORIA E DIRITTI: Va rispettata «l'eredità archeologica, storica, culturale e religiosa» dell'Iraq e si afferma l'importanza «della legge e il rispetto per i diritti umani inclusi i diritti delle donne».
MANDATO MNF: La forza multinazionale (MNF) di 160mila uomini sotto il comando Usa resta nel paese su richiesta del governo iracheno e la risoluzione sottolinea l'importanza «del consenso del governo sovrano».
La MNF avrà «l'autorità di prendere tutte le misure necessarie per contribuire a mantenere la sicurezza e la stabilità in Iraq» e il proprio mandato sarà rivisto «a richiesta del governo iracheno o 12 mesi dalla data di questa risoluzione», ma terminerà entro la fine del processo politico in Iraq, fissata nel 31 dicembre 2005 «o in anticipo, se richiesto dal governo dell'Iraq».
LE LETTERE: Due lettere del primo ministro iracheno Iyad Allawi e del segretario di Stato Colin Powell dettagliano gli accordi militari tra i due paesi e fanno parte della risoluzione, come allegati.
L'ASPETTO MILITARE: Il governo iracheno assumerà progressivamente il compito di mantenere la sicurezza, fino ad «assumere piena responsabilità per il mantenimento di sicurezza e stabilità». Il governo di Baghdad «ha l'autorità di assegnare le forze della sicurezza irachene alla forza multinazionale per prender parte a operazioni con essa». I meccanismi di coordinamento delle operazioni militari sono dettagliati nelle due lettere. La risoluzione non indica una possibilità esplicita per Baghdad di esprimere un veto a operazioni della MNF di vasta portata, ma evidenzia la necessità di un accordo sui temi della sicurezza e di una «piena partnership tra le forze della sicurezza irachena e la forza multinazionale, attraverso lo stretto coordinamento e la consultazione».

--------------------------------------------------------------------------------------------

Bologna, esplosione al comizio di Fini: sette feriti lievi
di Gigi Marcucci

Un boato assordante, una fiammata, frammenti di grasso che si attaccano ai vestiti e alle scarpe, un cerchione di pneumatico che vola in aria. Su piazza Maqggiore cala subito dopo il silenzio, poi si alza un grido: «Assassini». Mancano pochi minuti alle 22. Gianfranco Fini ha appena iniziato il comizio conclusivo della campagna elettorale a Bologna. Lo ascoltano 1500-2000 militanti. Si sforza di controllare i nervi e il tono della voce: «State calmi - dice alla gente in piazza -, ci sono le forze dell’ordine. Chi fa queste cose merita solo il nostro disprezzo, non è certo con un petardo che impediranno a An di parlare, casomai è questa la dimostrazione che non sono cambiati, sono sempre quelli».

Il comizio riprende mentre le ambulanze portano via i feriti. Sette feriti lievi, di cui due portati in ospedale per accertamenti. Chi era seduto ai tavolini di piazza Maggiore di fianco al palco ha visto un uomo con una ferita alle gambe e un altro a terra probabilmente stordito dal fragore e dall’improvviso spostamento d’aria. Piano piano si comincia a ricostruire l’accaduto. Qualcuno dice di avere visto un individuo di cui però non è in grado di fornire una descrizione, piazzare un oggetto, probabilmente contenuto in una sportina di plastica, tra le ruote di un camper con i manifesti della campagna elettorale di Enzo Raisi, deputato e assessore alle Attività produttive del Comune di Bologna. L’automezzo è parcheggiato a non più di 20 metri dal palco su cui Fini sta pronunciando il comizio. «È un ordigno modesto - spiega più tardi il vice questore vicario, Luigi Vita -. Quello che posso dire è che si tratta di un ordigno incendiario composta da una bottiglia di plastica e con una sorta di detonatore». Il botto si sente in un raggio di un paio di chilometri dal centro storico. Mentre il comizio continua un paio di giovani fischiano Fini, scatenando la reazione degli esponenti di An. C'è anche un contatto, prontamente sedato dall'intervento di alcuni carabinieri. Fini, concluso il comizio, lascia la piazza accompagnato dal suo staff, dal questore Marcello Fulvi e dal capo della Digos Vincenzo Ciarrambino. Ai cronisti solo poche parole. Fini parla di grande senso di responsabilità delle forze dell’ordine: «Evidentemente c’è ancora qualche criminale in circolazione. Cercheremo di capirne di più». Allontanandosi verso l’Hotel Baglioni, a 100 metri di distanza dalla piazza, ha anche un breve alterco con una persona che lo affronta dicendogli «complimenti per la messa in scena». «Lei è matto», replica.

Numerose le reazioni non appena la notizia si diffonde. Tra le prime quella di Sergio Cofferati che esprime la «più ferma condanna dell'atto criminale». «Il tentativo di condizionare la campagna elettorale di Bologna e quella nazionale con la violenza - afferma il candidato sindaco del centrosinistra - va respinto e contrastato da tutte le forze democratiche. Ai feriti va l'augurio di una pronta guarigione». Il segretario dei Ds, Piero Fassino, telefona immediatamente a Fini per esprimergli personalmente la sua solidarietà. Francesco Rutelli esprime «la totale e profonda denuncia di questo gesto ignobile e di ogni forma di violenza che tenti di inquinare la campagna elettorale e il libero confronto di idee». Il sindaco Giorgio Guazzaloca afferma che «ogni gesto di violenza è da condannare con la massima fermezza specie se si vuole, come è accaduto stasera a Bologna, intimidire chi in campagna elettorale sta sostenendo le proprie ragioni». Il segretario regionale dei Ds Roberto Montanari parla di «strategia che cerca di intorbidire il confronto democratico in piena campagna elettorale». «È una strategia che Bologna ha conosciuto sulla propria pelle ma non abbiamo dubbi che questa città sarà ancora una volta capace di dare il meglio di sé, garantendo in modo unitario il fermo no alla violenza e al terrorismo da parte di tutte le forze politiche, sociali, economiche». «La più ferma condanna per questo atto di violenza ed intimidazione», esprime infine il segretario della federazione bolognese dei Ds Salvatore Caronna.

--------------------------------------------------------------------------------------------

Chiesti 11 anni di reclusione per Dell'Utri: un uomo senza senso dello Stato
di Marco Travaglio

Undici anni per Marcello Dell’Utri, nove per il suo inseparabile dioscuro Gaetano Cinà. Perché Dell’Utri è un generale, parlamentare italiano ed europeo, uomo ricco ed istruito, Cinà un rozzo e incolto maresciallo della famiglia di Malaspina, quasi rovinato dall’amicizia con Marcello. «Dell’Utri è un uomo delle istituzioni con pochissimo senso dello Stato, e un parlamentare è più responsabile di un cittadino comune. Frequentando la buona società avrebbe potuto scegliersi gli ambienti migliori. Invece ha scelto la mafia, anche negli anni delle stragi, quando i vecchi politici collusi se ne ritraevano».
Sono le 13,55 di ieri quando Antonio Ingroia, in un bagno di sudore, chiude con il collega Nico Gozzo una requisitoria-fiume durata 16 udienze e chiede «non una pena esemplare, ma equa, proporzionata e giusta per i due imputati», ancora una volta assenti. Oltre al carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ingroia si appella al Tribunale, presieduto da Leonardo Guarnotta, raro superstite del pool antimafia di Caponnetto, Falcone e Borsellino. E si appassiona: «Se il maxi-processo fu la pietra tombale sul mito dell’impunità dei mafiosi, con questa mole di prove potete dimostrare che non c’è impunità nemmeno per il potente che tresca con la mafia. Non permettete a nessuno di pensare che queste prove basterebbero per condannare un cittadino comune ma non un potente. Anch’io, come Luther King, ho un sogno: che regni l’uguaglianza, che non esistano cittadini K come nel processo di Kafka, che la legge sia trasparente e uguale per tutti, per i deboli e per i potenti». L’ultima citazione è per il filosofo Jacques Derrida: «La giustizia non è aritmetica, nessuna pena basterebbe a riparare le responsabilità di Dell’Utri, i suoi favori a un’organizzazione con le mani lorde di sangue». L’appello fa infuriare gli avvocati Tricoli e Trantino: «Abbiamo visto due processi diversi, il pm parla del nulla assoluto». Avevano chiesto di rinviare le richieste di pena a dopo le elezioni. I pm erano d’accordo. Il presidente no.

Una vita per la mafia. Per l’accusa, il processo è andato oltre le indagini, dimostrando «fatti che, anche singolarmente, bastano a condannare Dell’Utri non per concorso esterno, ma per partecipazione piena all’associazione mafiosa». Certo, «accade di rado in un processo di mafia di raccogliere tante prove e così schiaccianti. Fatti non teoremi. Fatti estranei alla politica, che iniziano trent’anni fa, quando Dell’Utri nemmeno immaginava che avrebbe dovuto (sì, dovuto) inventarsi un partito». Fatti che sgorgano da intercettazioni telefoniche e ambientali, dalle agende di Dell’Utri, dal «libromastro» di una cosca, dai racconti di semplici testimoni e di vari pentiti. Pentiti utili più a spiegare quei fatti che a dimostrarli. «Dell’Utri - ricorda Ingroia - è l’artefice dell’assunzione di Mangano nella villa di Berlusconi, enorme rafforzamento per Cosa Nostra: già questo basterebbe per condannarlo. Ma poi Dell’Utri propizia l’incontro fra Berlusconi e il capo mafia Stefano Bontade, raccontatoci dal testimone oculare Francesco Di Carlo. Dell’Utri risolve negli anni 80 e 90 tutte le crisi nei rapporti Fininvest-Cosa Nostra, tratta con Riina, incontra Santapaola, si accorda con Provenzano sui benefici che dal ‘93 Forza Italia garantirà alla mafia. Nel ‘94 riceve a Milano il pluricondannato Mangano. Continua a frequentare un amico dei mafiosi come Rapisarda. Alle elezioni europee del ‘99 alle politiche del 2001 risulta, da intercettazioni, in stretti rapporti con i boss. Tutta una vita a fianco di Cosa Nostra». Crollano le Repubbliche, cadono i boss, ma lui è sempre lì.

Una fiction scadente. Dell’Utri in aula non c’è, ma la sua voce chioccia risuona ugualmente. Ingroia racconta l’incredibile storia dei falsi pentiti che Dell’Utri avrebbe ingaggiato per calunniare quelli veri, quelli che lo accusano, raccontando che erano stati «imbeccati» dalla giustizia per infangare lui, D’Alema e un ufficiale del Ros. Parte la registrazione delle telefonate intercettate a fine ‘98 fra il senatore della Repubblica e l’omicida Chiofalo. «Carissimo! Sono a sua completa disposizione!», lo saluta il senatore, pronto a pranzare a casa sua e a riempire di doni i suoi quattro bambini. «Signor Delfino», lo chiama per un pseudonimo, mentre l’altro risponde «dottore». Non sanno di essere pedinati. Quando se ne accorgono, sul litorale di Rimini, è troppo tardi. «Allora - racconta Ingroia - concordano una nuova telefonata dal tono diverso, molto freddo e informale, senza più pseudonimi, per metterci una pezza. Ma è una fiction malfatta, dal copione inverosimile». È la risposta del pm all’imputato, che l’altro ieri aveva paragonato la requisitoria a una fiction. «Con quel complotto di falsi pentiti Dell’Utri voleva prendere due piccioni con una fava: far saltare il suo processo, ma anche tutti gli altri contro i mafiosi accusati dai collaboratori di giustizia. Proprio come aveva promesso a Provenzano nel ‘93. Proprio come Berlusconi chiedeva in un fax al Giornale nel luglio ‘93».

Campana a comando. I rapporti fra Dell’Utri e la mafia - secondo Ingroia - «durano tutt’oggi, nonostante questo processo». Le ultime tracce risalgono al 2001, quando le cimici nascoste in casa dei boss Guttadauro e Aragona immortalano i progetti politici di Cosa Nostra. Guttadauro: «Con Micciché non si può parlare, magari fosse Dell’Utri!». Il boss cita un mafioso arrestato per omicidio, Gioacchino Capizzi, che avrebbe trattato con Dell’Utri per le europee del ‘99. Guttadauro vorrebbe pure agganciare Giuliano Ferrara per una campagna contro il carcere duro e i pentiti. Aragona suggerisce Lino Jannuzzi, «che è amico di Dell’Utri». Aragona verrà invitato da Dell’Utri a Milano, per la presentazione di un libro di Bruno Contrada, proprio con Jannuzzi. «E Jannuzzi, guarda caso, promuoverà in Parlamento una commissione d’inchiesta contro i pentiti». Non bastasse, ecco un quadretto di vita carceraria dipinto dal pentito Giusto Di Natale: «Nel ‘99, i detenuti mafiosi si ritrovarono nella sala tv del carcere per vedere “Moby Dick” di Santoro con Dell’Utri ospite. Quando citò Luciano Liggio, partì un applauso scrosciante. Poi fece una gaffe, dicendo “io sono mafioso”. In sala calò il gelo. E l’ordine, in carcere, fu di non parlare mai più di quell’intervista». Più che una fiction, un reality show. Molto reality.

Homepage

Martedi, 8 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------------

IRAQ. La tv polacca TVN24: liberati gli ostaggi italiani. La Farnesina: nelle prossime ore il rientro in Italia

I tre ostaggi itailani in un video di al Jazeera


Varsavia, 8 giugno 2004

Poco dopo le 14 la tv polacca TVN24 ha diffuso la notizia della liberazione dei tre ostaggi italiani in Iraq. Secondo il generale Mieczyslaw Bieniek, comandante del contingente polacco in Iraq, gli ostaggi sono stati liberati con un'azione militare.

Poco dopo, la conferma ufficiale. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il ministro degli Esteri Frattini, a nome del governo assicurano che circa un'ora fa gli ostaggi italiani sono stati liberati nei pressi di Baghdad dalle forze della coalizione. Gli ostaggi stanno arrivando all'aeroporto e nelle prossime ore rientreranno in Italia. Le famiglie sono state subito avvisate dalla Farnesina. Gli ostaggi sono in buone condizioni.

"Per la liberazione degli ostaggi in Iraq non ci sono state trattative ed è stata un'azione senza spargimento di sangue", ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini.

"Siamo in uno stato di gioia assoluta, mio zio trema per la felicità". Con queste poche parole, con la voce quasi rotta dal pianto, Giuseppe Stefio, nipote di Angelo Stefio - papà di Salvatore, uno dei tre ostaggi italiani liberati in Iraq - commenta la notizia tanto attesa.

Insieme a loro è stato liberato un cittadino polacco, Jerzy Kos. Era stato rapito una settimana fa con altre due persone. E' un dirigente della società di costruzioni polacca Jedynka, con sede a Breslavia nella Polonia sud-occidentale, inviato in Iraq per preparare l'apertura di alcuni cantieri edili.

---------------------------------------------------------------------------------------------

Governo. Berlusconi a tutto campo su IRAQ, pensioni e tasse. Attacco alla sinistra. Forse altri militari in Afghanistan

Silvio Berlusconi


Roma, 8 giugno 2004

"La decisione comunicata dal ministro degli Esteri francese rappresenta la conclusione del grande lavoro da noi fatto per non creare una situazione di distanza tra quel Paese, la Germania, la Russia e gli Usa". Così Silvio Berlusconi, ospite di 'Radio anch'io', commenta la notizia della disponibilità del governo francese ad appoggiare la nuova Risoluzione Onu sull'Iraq. "Ora nessuno potrà dire che non ci sia stata una svolta e che il nuovo governo iracheno sia un governo marionetta i cui fili sono tirati dagli Stati Uniti" afferma il premier.

Iraq: la brutta figura della sinistra
Il presidente del Consiglio ricorda di come l'Italia abbia tentato di persuadere gli Stati Uniti dal non fare una operazione militare. "La nostra operazione - dice - è stata una operazione di pace e quindi in tutti ci deve essere il convincimento che il governo italiano ha operato per il meglio". Poi, il duro attacco all'opposizione accusata di "non sapere più che pesci prendere". "Hanno fatto una figuraccia e ora cercano di metterci una pezza", fa notare il numero uno di Palazzo Chigi che annuncia "il governo italiano potrebbe inviare in Afghanistan un battaglione di militari, in concomitanza con le operazioni elettorali in quel paese".

Pensioni: a breve la riforma sarà legge
Il premier affronta poi anche temi economici annunciando che il governo metterà la fiducia alla Camera sulla delega per la riforma delle pensioni "per evitare le migliaia di emendamenti proposti dalla sinistra". Il provvedimento già approvato dal Senato - assicura Berlusconi - "sarà perciò legge già prima dell'estate". Per Berlusconi, quindi, il proprio sarà "l'unico governo della storia d'Italia che potrà dire ai suoi elettori di aver rispettato tutte le promesse e i programmi che si era prefissato.

Tasse: importare il modello reaganiano
"Dobbiamo decidere se da gennaio 2005 la riduzione delle tasse sarà solo per i redditi bassi e medi oppure sarà anche per i redditi alti", precisa Berlusconi spiegando di essere stato "maliziosamente interpretato per aver detto che se Forza Italia avesse avuto il 51 per cento dei voti la riduzione delle tasse pertutti ci sarebbe già stata. "Con me stesso - dice non faccio discussioni. Noi abbiamo il 30 per cento e dobbiamo stare con i partiti che condividono il nostro programma ma hanno storie ed elettorati diversi dai nostri". Per il premier il modello da importare potrebbe essere quello dell'ex presidente Reagan che "ridusse al 28% l'aliquota massima di imposizione fiscale, producendo in breve tempo un raddoppio delle entrate per l'erario da parte del 5% dei cittadini, quelli più ricchi".

Prezzi: chiederò ai commercianti di abbassarli
Parlando poi del carovita e delle mai sopite polemiche sull'impatto che l'euro ha avuto sulle tasche degli italiani, Berlusconi ipotizza a un invito ufficiale ai commercianti perché facciano un gesto importante di riduzione di una certa percentuale dei prezzi di tutti i prodotti. "E voglio chiedere anche un ulteriore gesto - annuncia - per i primi sei mesi del prossimo anno".

La replica dei sindacati
I segretari di Cgil, Cisl e Uil rispondono alle affermazioni del presidente del Consiglio Berlusconi. Angeletti (Uil) boccia l'intenzione del premier di porre nuovamente alla Camera la fiducia sulla delega previdenziale e Pezzotta aggiunge che "Si vede che ha qualche problema nella maggioranza,
altrimenti non metterebbe la fiducia". Epifani (Cgil) invece interviene sulla ripresa economica:"la crescita è solo la metà di quella di tutti i paesi europei".

Homepage

------------------------------------------------------------------

Lunedi, 7 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------------

«Con rispetto per la storia, i soldati, le sofferenze e il sangue che fu versato, stiamo celebrando insieme la vittoria della pace e della democrazia. Prendiamo l’esempio della riconciliazione franco-tedesca per dimostrare al mondo che l’odio non ha futuro, che un percorso in direzione della pace è sempre possibile».

Jacques Chirac, Normandia, 6 giugno

----------------------------------------------------------------------

Berlusconi prevede la sconfitta: le elezioni europee non contano
di Natalia Lombardo

Le elezioni europee non contano nulla politicamente, secondo Berlusconi, e «non saranno un terremoto per il governo» anche se dovessero andare male: né sue dimissioni, né rimpasti, solo «eventuali sistemazioni» rimpiazzando qualche sottosegretario. Fiuta aria di sconfitta, il presidente del Consiglio, che però cambia il peso del voto di sabato e domenica a seconda dell’interlocutore a cui si rivolge: mimizza in un’intervista a «Time Europe», l’edizione europea della rivista americana; esalta l’importanza del voto (solo) a Forza Italia alla platea «azzurra» nel Molise.

Ma l’occhio americano sull’Italia non perdona: proprio il «canzoniere americano di Berlusconi» potrebbe danneggiare il premier alle europee, secondo «Time». Quel «Berlusconi’s U.S. Blues» (questo il titolo dell’articolo di Jeff Israely) non convince più gli elettori: «L’imbonimento del primo ministro sul sogno americano comincia a suonare vecchio alle orecchio degli italiani arrabbiati per la guerra in Iraq», è il sommario. Secondo un sondaggio il 54 per cento degli italiani ha giudicato «inopportuna» la visita di Bush a Roma; incurante del fatto che «l’80% fosse contrario alla guerra, Berlusconi ha inviato 2.700 militari in Iraq dopo la caduta di Saddam», scrive il corrispondente da Roma, del resto «i miliardari sono testardi...». Non solo, gli elettori sarebbero delusi anche per le «due promesse chiave» del premier, riforma politica e rilancio economico, «che hanno fatto largamente fiasco».

Per tutta risposta Silvio Berlusconi minimizza: «Le elezioni europee? Non saranno un terremoto per il governo» e del resto «non attribuirei tanta importanza a questo voto». Il presidente del Consiglio si dice «tranquillo» sul risultato, ma se davvero non dovesse andare così bene non ha nessuna intenzione di dimettersi. Ammette di avere qualche problema: «con la situazione economica e la mancanza di sviluppo in Europa, l'opposizione ha potuto far bene, sia quella di centrosinistra che quella di centrodestra» E anche Chirac ha perso alle regionali, si consola... Ma già mette a tacere gli alleati (An) che reclamano rimpasti: «Se ci sarà qualcosa da sistemare nel governo, come nominare qualche sottosegretario mancante, lo faremo».

Approdato in Sardegna per inaugurare l’aeroporto Costa Smeralda ad Olbia (in attesa di tagliare il nastro all’approdo personale nella vicina Villa Certosa affidato, perché «costa meno» all’amico Lunardi che guardacaso è ministro e esperto di tunnel), Silvio Berlusconi tele-comunica ad ampio raggio attaccando la sinistra su tutti i fronti. In teleconferenza con la platea forzista a Campobasso ecco che le elezioni riprendono peso, anche a danno dei «piccoli» partiti della coalizione: «Il voto che si dà a Forza Italia ci permetterà di continuare a governare nei prossimi due anni con prestigio e senza subire gli attacchi della sinistra».

Intervistato al telefono da «Time», il premier cavalca il «cambiamento di scenario» in Iraq al quale l’Italia (lui) ha contribuito con i famosi suggerimenti accolti da Bush e dall’Onu, che rivendica, senza spiegare quali siano, anche il ministro Frattini. «Solo la sinistra non se ne è accorta», accusa Berlusconi. Di cosa? Che «L’Iraq sta andando bene, la strada è spianata», nonostante anche ieri si contino molti morti. Di ritiro non se ne parla: «Le nostre truppe non scapperanno», pena la solita «guerra civile». Paventa un «noi abbiamo interesse ad estendere la democrazia in Medio Oriente» (secondo il metodo Usa?). Come sempre il premier vede rosa anche nel fango: «Ci sono 24 milioni di persone che hanno ospedali e scuole che funzionano, acqua e elettricità». Le bombe? Solo «quattro-cinquemila terroristi o membri della guerriglia» - si adegua al riconoscimento all’opposizione irachena fatto da Bush - «ma la strada è sgombra».

Poco male se la maggioranza degli italiani sia contraria alle politiche del presidente Usa e alla guerra. Berlusconi non si fa influenzare dalla sinistra, dice sicuro: «L’Italia si è comportata come doveva», ha «riconosciuto» il rappresentante «di una grande democrazia». Il premier il 4 giugno del ‘44 aveva «otto anni», ma a capire «la vitale importanza degli Usa per il nostro Paese» è stato quando ha visto che «il comunismo era l’impresa più criminale della storia». Ancora una volta dimentica il nazismo ma si è squagliato nel feeling amoroso quando George a Roma gli ha donato le musiche di Gershwin, Cole Porter e Ol' Man River...

Alla sinistra italiana il presidente del Consiglio attribuisce sei funzioni, tutte contro di lui: «Screditare, delegittimare, demonizzare, ridicolizzare e criminalizzare Berlusconi». «Perché non ha risolto il conflitto d’interessi?» domanda Israely. «Ho presentato una proposta per farlo nei primi cinquanta giorni, ma l’opposizione ha presentato ogni genere di emendamento. Per loro è conveniente usare questo tema contro di me».

La prima bozza di legge dei «tre saggi» (tanto impresentabile da essere riscritta), è stata presentata a settembre 2001, quattro mesi dopo l’insediamento del governo e la legge giace alla Camera. Ma le tasse le ridurrà, annuncia gavanizzato dal «ginseng» forzista a Sassari venerdì sera: «Da subito per il ceto medio. Poi spero anche per i ceti alti», secondo la ricetta del compianto amico Ronald Reagan. Ma per far questo «convinci tu Fini», dice scherzando al coordinatore sardo di An.

---------------------------------------------------------------------------------------------

Politica. Berlusconi: la sinistra non si è accorta della svolta in IRAQ. Prodi: non siamo noi ad averla scoperta ora

Silvio Berlusconi


Roma, 7 giugno 2004

"Solo la sinistra italiana non si è accorta del cambiamento sullo scenario dell'Iraq, quello che la sinistra stessa richiedeva". Silvio Berlusconi va all'attacco. E Piero Fassino e Romano Prodi rispondono: "l'evoluzione della vicenda irachena conferma -dice il segretario dei Ds- quello che abbiamo sempre detto", cioè che serviva e serve "una svolta strategica" e "non siamo noi ad averlo scoperto all'ultimo minuto, ma Berlusconi". Prodi respinge l'accusa di voler fare marcia indietro, rivendicando piuttosto "di aver sempre tenuto una posizione coerente a favore della pace". Le frasi del premier da una parte e del segretario dei Ds e del leader della Lista Unitaria dall'altra stanno a sintetizzare lo scontro che ieri è andato in scena tra la Cdl e il Listone sulla vicenda irachena.

Maggioranza ed opposizioni si fronteggiano sulla "svolta" rappresentata dalla nuova risoluzione delle Nazioni Unite per l'assunzione di responsabilità e la restituzione della sovranità al governo iracheno: per il premier si tratta di un risultato alla portata di mano per il quale l'Italia, pur non facendo parte del Consiglio di sicurezza, ha giocato un ruolo importante, imprimendo una spinta determinante nel cambio di rotta dell'amministrazione Usa.
Il presidente dei Ds Massimo D'Alema si dice certo che "Berlusconi in questi ultimi giorni di campagna elettorale cercherà di presentare quello che noi speriamo che accada come un suo successo. La verità è l'opposto: se la crisi irachena sarà posta sotto l'egida dell'Onu e se davvero in Iraq si formerà un governo provvisorio rappresentativo, questo sarà il frutto di una battaglia di chi, sin dall'inizio, ha puntato sulle Nazioni Unite e ha contrastato la logica della guerra preventiva e della politica unilaterale". Una linea questa che dimostra -come dice il vicepremier Gianfranco Fini- "l'imbarazzo del centrosinistra" perchè "dopo aver detto che serviva una nuova risoluzione dell'Onu, un nuovo governo iracheno rappresentativo ed un ruolo attivo dell'Italia oggi, l'opposizione è rimasta prigioniera della posizione assunta per compiacere il segretario del Prc Bertinotti ed i gruppi più estremisti". Fatto sta che proprio tra le due sinistre il rapporto torna ad incrinarsi, proprio perchè il Listone giudica comunque con favore, anche se con qualche scetticismo, una nuova risoluzione dell'Onu.

Homepage

---------------------------------------------------------------------

Domenica, 6 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------------

D-day. Polemiche tra i poli sul mancato invito dell'Italia alle celebrazioni. Il premier spiega, l'opposizione insorge

Berlusconi e Bush


Roma, 6 giugno 2004

Perché l'Italia non é stata invitata in Francia alla cerimonia per il sessantesimo anniversario dello sbarco in Normandia? Il giornalista rivolge la domanda al presidente Bush, per sapere se non si sente offeso per lo sgarbo che Chirac ha fatto al fedele alleato, ma Berlusconi corre in soccorso del suo ospite e spiega che le cose non stanno così.

Prima ci vanno di mezzo le stesse fonti del giornalista, "molto discutibili, poi Berlusconi racconta: "C'era un imbarazzo da parte del presidente francese per la situazione storica determinatasi in Italia al momento del D-day. L'ho tolto io da questo imbarazzo". In altre parole, il presidente francese era in difficoltà a invitare un paese che, nel "giorno più lungo", era per metà schierato con la Germania nazista a combattere contro gli Alleati, e il premier italiano ha tranquillizzato l'Eliseo che il mancato invito non era un problema.

L'opposizione: Italia isolata in Europa
Ma la spiegazione data da Berlusconi non convince per nulla gli avversari, e dal centrosinistra parte la controffensiva tesa a dimostrare che l'assenza dalla spiaggia della Normandia è la riprova dell'isolamento italiano in Europa. Per la verità, la primissima contestazione arriva ancor prima della conferenza stampa. L'ex presidenteb della Repubblica, Francesco Cossiga, protesta vibratamente per l'esclusione dell'Italia, che dalla fine del '43 fu cobelligerante al fianco degli Aleati, facendio notare che è stato invitato il cancelliere tedesco Schroeder, che "tutto sommato - dice - è l'erede giuridico di Adolf Hitler, a capo di forze armate composte dei figli e dei nipoti della Wehrmacht, delle SS e della Gestapo, che occuparono e terrorizzarono l'Europa".

La stessa obiezione la fa il deputato della Margherita Ermete Realacci, che quindi attacca: "L'unico imbarazzo che ci pare di cogliere è quello di un capo di governo che non riesce a riscuotere in Europa i riconoscimenti che il suo paese meriterebbe". Considerazione analoga viene dalla responsabile
Esteri dei Ds Emilia Sereni, convinta che l'episodio confermi che "l'Italia sta pagando un prezzo molto alto in Europa per la subalternità nei confronti degli Stati Uniti e la disattenzione alle relazioni con gli altri grandi paesi europei". Va giù piatto il leader dei Verdi Pecoraro Scanio, che definisce "semplicemente penose" le giustificazioni di Berlusconi sulla grave esclusione dell'Italia dalla cerimonia in Normandia. La colpa del mancato invito, a suo avviso, è del premier italiano.

Fini: sinistra senza più argomenti
All'offensiva del centrosinistra, che coglie l'occasione per mettere sotto accusa tutta la politica estera italiana, reagisce il vice premier. "Se si conosce la storia non si può polemizzare sul fatto che il governo italiano non sia in Normandia", rimprovera Fini, che quindi attacca: "È la sinistra che è disperata ed evidentemente non ha più argomenti". Dalle pagine del Corriere della Sera, interviene oggi il ministro degli Esteri, Frattini, "La storia ci insegna che noi, in Normandia, non c'eravamo - ricorda il titolare della Farnesina facendo notare come i francesi "abbiano invitato i Paesi che al momento dello sbarco avevano a vario titolo truppe coinvolte, sul posto".

---------------------------------------------------------------------------------------------

Bush a Roma. Berlusconi incassa il grazie del presidente americano sulla risoluzione Onu

Bush e Berlusconi brindano


Roma, 6 giugno 2004

Le trentasei ore di George W. Bush a Roma si chiudono con un bilancio di cui Silvio Berlusconi può dirsi soddisfatto. La coincidenza temporale ha voluto infatti che l'ultima versione della bozza di risoluzione Onu fosse messa a punto proprio nel corso del pomeriggio e della serata di ieri. Oltretutto un riconoscimento al ruolo "moderatore" dell'Italia è venuto in maniera plateale nel corso della conferenza stampa conclusiva a villa Madama, per bocca dello stesso Bush.

Berlusconi e Bush si sono scambiati attestati di stima e amicizia davanti agli oltre 300 giornalisti accreditati. Il premier italiano ed il presidente Usa hanno ribadito così davanti alla stampa di mezzo mondo la stessa visione dei problemi dell'attualità internazionale, a cominciare dall'impegno comune per la nuova risoluzione dell'Onu sull'Iraq. Il tutto in un clima di "grande amicizia". "Ci sentiamo legati oggi e per il futuro agli Usa", ha detto il premier italiano. "Ascolto sempre i pareri del mio amico Berlusconi, ho fiducia nel suo giudizio. l'affetto tra i nostri popoli non è mai stato così forte", ha risposto Bush. "Siamo eternamente riconoscenti agli Usa perchè sessanta anni fa 25mila giovani americani hanno sacrificato la loro vita per rendere più felice e sicura la nostra e per dare al nostro paese la liberta"', ha continuato Berlusconi ribadendo la totale "solidarietà e sintonia" tra Usa e Italia.

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Sabato, 5 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------------

«Amico Berlusconi, grazie dei consigli». «Amico Bush, resteremo in Iraq»
di red.

Dopo il colloquio, il megaspot: la conferenza stampa. Berlusconi e Bush, entrambe in campagna elettorale, hanno incontrato giornalisti e tv. Probabilmente la sola, vera ragione, del viaggio romano di queste ore. Per altro già concluso, visto che all'una Bush era già in volo per Parigi.

E durante l’incontro con la stampa, il premier italiano ha garantito che il governo di Roma è ancorato ai desiderata americani. «Le truppe italiane resteranno in Iraq fino a quando il nuovo governo riterrà che le truppe degli altri paesi possano essere utili al manntenimento dell'ordine e alla costruzione della democrazia». Dopo l'Iraq, l'Afghanistan: «Questa mattina ho garantito al presidente Bush che l'Italia parteciperà, anche se saranno necessarie più truppe, allo sforzo dell'Afghanistan per diventare una compiuta democrazia». Bush gli ha risposto immediatamente, con le solite – un po’ stantie – frasi di rito: «Ascolto il parere del mio amico Berlusconi, ho fiducia nel suo giudizio».

E lo ascolta al punto che il presidente statunitense – come aveva già anticipato lo stesso Berlusconi – in qualche modo avrebbe “suggerito” la nuova stesura della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Quella che un po’ tutti i paesi, a cominciare dalla Francia e dalla Germania, hanno chiesto che sia modificato in profondità. «La settimana scorsa Berlusconi è venuto nello Studio Ovale - ha detto il presidente rispondendo ad una domanda sul ruolo dell'Italia nella definizione della bozza - e voleva assicurazione che ci sarebbe stato un trasferimento di sovranità al governo iracheno». Bush riconosce che al momento del suo incontro con Berlusconi a Washington «c'erano dei dubbi se trasferire pienamente o la sovranità. Io l'ho rassicurato - ha concluso Bush - che questa era la nostra intenzione e che i suoi desideri si sarebbe riflettuti» nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu».

E di rimando Berlusconi. «Siamo vicini a voi – ha aggiunto il leader della destra italiana rivolgendosi al presidente americano- non come alleati che danno sempre ragione, ma anche da amici leali che quando c'è da far presente una critica sappiamo farla presente». Quali siano queste critiche però Berlusconi non l’ha spiegato.

In tanta retorica, Berlusconi ha trovato anche il modo di fare una gaffe. Prima arringando un giornalista – un collega del Messaggero - che aveva formulato una semplice domanda sul ragioni per le quali l’Italia è stata esclusa dalla cerimonia per la celebrazione dello sbarco in Normandia. Berlusconi ha detto rivolto al giornalista che “le sue fonti sono poco attendibili”, poi ha dato la sua versione dei fatti. « C'era un imbarazzo da parte del presidente francese Chirac, per la situazione storica che si era verificata in Italia al momento del D-Day. Ho tolto il presidente francese io stesso da questo imbarazzo». Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha risposto alla domanda sul motivo per cui non fosse prevista la sua presenza in Normandia per le celebrazioni del D-Day. Avendo invitato il presidente americano in Italia prima della celebrazione del D-Day per celebrare i 60 anni della Liberazione di Roma - ha continuato Berlusconi - ho ritenuto che fosse di gran lunga preferibile avere qui, solo per l'Italia, soltanto per Roma e soltanto per noi il rappresentante del popolo americano, piuttosto che essere parte di una manifestazione che vedrà 17 primi ministri e quindi essere uno dei 17». «Questa è la realtà - ha concluso - e ringrazio ancora il presidente Bush di essere qui».

Una piccola gaffe l’ha fatto anche Bush. Quando ha ricordato le «venti vittime italiane»: le diciannove di Nassirja e Fabrizio Quattrocchi, uccido dalle Brigate Verdi di Maometto, Dimenticandosi di Matteo Vanzan, ucciso sempre a Nassirja ma non nell’attentato nella caserma.

E le critiche del Papa al presidente statunitense? Bush se l’è cavata con poche parole: «Ieri è stato un incontro straordinario. io sono stato onorato di essere stato alla presenza di un uomo così forte. e entrambi condividiamo le preoccupazioni sul trattamento dell'essere umano con dignità umana e, come sua santità, anch'io sono stato disgustato dalle immagini che ho visto».

L’ultima battuta del Presidente americano è stata per le manifestazioni di ieri. E mentre le agenzie battevano le frasi dei vari Scajola, Bondi, ecc, Bush, un po’ a sorpresa, se n’è uscito così: «Penso che la democrazia sia una cosa bellissima e sono lieto di essere in un paese in cui si possono esprimere le proprie opinioni».

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Venerdi, 4 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------------

Bush a Roma. Giovanni Paolo II: l'Iraq torni presto alla normalità con l'ONU. Bush: lavoriamo per la libertà e la pace

Il Pontefice durante il ricevimento del presidente Bush in Vaticano


Roma, 4 giugno 2004

La situazione in Iraq ed in Terra Santa "va normalizzata il più rapidamente possibile con l'attiva partecipazione della comunità internazionale ed in particolare delle Nazioni Unite". Un Giovanni Paolo II sofferente, con un tremolio evidente non solo alle mani ma anche nelle ginocchia, non ha rinunciato a toni fermi nel discorso rivolto al presidente americano George W. Bush. Al quale ha ricordato la "inequivocabile posizione" della Santa Sede sul Medio Oriente e rinnovato l'invito a cedere in tempi rapidi la "piena sovranità" al governo iracheno.

Un quarto d'ora a tu per tu
Alle 12,20, nella Biblioteca del Palazzo Apostolico, è iniziato il colloquio privato tra Giovanni Paolo II e George W. Bush, durato un quarto d'ora. Il Papa ha accolto il presidente degli Stati Uniti con un sorriso e un gesto della mano, restando seduto sulla sua poltrona, posta sotto il grande quadro della Resurrezione del Perugino, restaurato di recente. Subito dopo la stretta di mano e un accenno di inchino col capo il capo della Casa Bianca si è seduto su una poltrona alla destra del Pontefice. A Papa Wojtyla sono stati poi dati dei fogli, da uno dei segretari. Quindi il Pontefice e il presidente americano sono stati lasciati soli.

Lavoriamo insieme per sviluppare la libertà umana
"Lavoriamo insieme per sviluppare la libertà umana, la pace e la comprensione. Riconosciamo la potenza della libertà nel
trasformare il mondo", ha esordito Bush nel breve saluto rivolto al Pontefice. "E' un onore per noi essere qui oggi con Lei, che ha sposato la causa dei poveri del mondo. Lei sta dando coraggio a tutti noi per affermare la giustizia contro l'oppressione. Il suo messaggio ci aiuta a superare tutte le difficoltà. Gli Stati Uniti onorano il figlio della Polonia", ha aggiunto Bush consegnando al Papa un regalo prestigioso, la medaglia della libertà del Congresso, a nome di tutto il popolo americano.

Delegazione americana ai massimi livelli
Il seguito di Bush ammesso nella biblioteca privata del Pontefice era composto da 17 persone. Accanto a George W. Bush e alla moglie Laura,all'ambasciatore presso la Santa Sede James Nicholson, il segretario di Stato, Colin Powell e Condolezza Rice, il consigliere per la sicurezza nazionale. L'ultima visita di Bush in Vaticano risaliva a due anni fa.

No global attivi in vari punti della capitale
Per il presidente George W. Bush, quello in Vaticano è il primo di una serie di incontri ufficiali accompagnati da numerosi focolai di protesta da parte dei manifestanti no global, che hanno interessato diversi quartieri di Roma. La situazione più "calda" al quartiere San Lorenzo, nella zona dell'Università, con blocchi stradali, petardi lanciati contro il palazzo dell'Aeronautica e il blocco di un'arteria importante cone la Tangenziale. Problemi anche sulla Cristoforo Colombo, all'Eur, dove i manifestanti hanno interrotto la circolazione per alcune decine di minuti invadendo la carreggiata con filo di ferro e reti.

Capitale semideserta
A Roma le strade del centro sono presidiate dalle forze dell'ordine, ma si registra un "effetto ferragosto". Strade del centro quasi deserte, poche corse di autobus, incroci sgombri dalle automobili. Come se i romani avessero preferito rimanere in casa, allarmati dalle notizie di possibili disordini o spaventati per la minaccia di attentati. A piazza San Giovanni, normalmente intasata di auto fin dal mattino presto, regna una calma surreale, con una decina di autoambulanze parcheggiate pronte a partire.

---------------------------------------------------------------------------------------------

Bush a Roma. L'urlo del corteo dei Cobas ai Carabinieri: "10, 100, 1000 Nassirya!". Sdegno delle forze politiche

ll corteo degli 'antagonisti' a Roma


Roma, 4 giugno 2004

"10, 100, 1000 Nassiriya!". E poi, davanti al muro di carabinieri in assetto antisommossa: "Tornate a Nassiriya e restateci!". questi gli slogan del corteo dei Cobas che a Roma hanno raggiunto piazza Veenzia per protestare contro la visita del presidente americano Bush. L'altra protesta, quella dei pacifisti, ha investito a macchia di leopardo tutta la capitale. Ma al termine della mattinata il bilancio è sostanzialmente positivo: nessuno scontro di rilievo, e solo qualche cassonetto bruciato.


Giornata di mobilitazione
La giornata inizia con blocchi stradali attuati dai Disobbedienti su molte arterie della capitale. Ma il traffico, pressoché inesistente, non ne risente. La prima azione visibile è attuata dai Disobbedienti del nord-est a piazzale Aldo Moro: un "bombardamento dal basso" della Scuola di Difesa aerea. Una decina di persone incappucciate lanciano petardi, ma rotte due finestre e bruciacchiate alcune persiane confluiscono poi nello spezzone del corteo che a Porta Maggiore raccoglie anche i Pink e altre anime del movimento. Lungo il percorso prende vita un corteo di alcune migliaia di persone diretto a piazza Vittorio che lascia alle sue spalle cassonetti rovesciati all'insegna del 'Qui la guerra non passa'. La musica e le bandiere arcobaleno si mescolano ad improvvisati happening teatrali. Contemporaneamente, il corteo dei cobas dell'area antagonista napoletana si dirige verso il centro della città a piazza Venezia.


Nel pomeriggio è prevista la manifestazione che sfilerà da piazza della Repubblica a piazzale dei Pargigiani, passando per piazza Venezia. Sarà quello il vero banco di prova, oltre che l'occasione per contare quanta gente è scesa in piazza per contestare Bush. Si tratta sicuramente di molte migliaia di persone, ma una stima è ancora impossibile.

La Storia secondo i Cobas
"Il messaggio di questa nostra manifestazione è che il presidente americano, George Bush, è indesiderato", ha dichiarato il portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi, convinto che "Bush è un criminale di guerra ed è il fomentatore del terrorismo internazionale. Quanto agli Stati Uniti, sono sempre intervenuti nelle aree di conflitto per interesse economico. Arrivarono qui da noi, 60 anni fa, quando ormai la resistenza aveva liberato l'Italia dai nazifascisti".

Le reazioni politiche
"Lo pseudopacifismo della sinistra estrema ancora una volta offende i nostri eroi, i nostri militari in missione di pace e i tutori dell'ordine. E' in atto un evidente tentativo di creare provocazioni. provocazioni che non sono raccolte dalle forze di polizia. Di questo gliene saremo sempre grati", commenta il capogruppo FI al Senato, Renato Schifani. E sugli slogan dei Cobas aggiunge: "Ancora una volta questi finti pacifisti confermano come nella sinistra estremma non ci sia spazio per la tolleranzza, per il rispetto delle istituzioni, per -conclude- un clima di convivenza civile e pacifica".

"Uno spettacolo indegno lo slogan dei Cobas sulla strage di Nassirya. E' una cosa che offende tutto il popolo italiano", gli fa eco il ministro alle Politiche agricole, Gianni Alemanno. "Mi auguro - ha aggiunto il ministro, da Pescara - che tutte le forze politiche vogliano isolare questi soggetti, che stanno cercando di speculare su due drammi: il dramma del popolo iracheno e la sofferenza delle famiglie colpite dai lutti, e degli ostaggi. Questi speculatori non devono trovare alcuno spazio nella società civile italiana".

"E' infame lo slogan usato stamane dai Cobas contro i nostri carabinieri e contro il nostro esercito, inneggiante alla tragedia di Nassirya e alla morte di tanti italiani", attacca Gavino Angius (Ds). "Costoro - prosegue - non sono affatto dei pacifisti e con il pacifismo non hanno nulla a che fare. Solo provocatori prezzolati di professione e di lungo corso possono tirar fuori dal loro armamentario un cosi' lugubre e infame slogan contro le nostre Forze Armate e contro le nostre Forze di Polizia. Qui non c'entra nulla la liberta' di manifestare la propria opinione contro la guerra. Al contrario, è evidente che si vuole prendere a pretesto questa giornata per mettere in atto un qualche oscuro disegno. La nostra speranza di una giornata di pacifiche manifestazioni - conclude - rischia di essere smentita dai fatti di oggi. Ci auguriamo di sbagliare".

Per il senatore Sandro Battisti (Margherita) "purtroppo, neanche i ripetuti appelli ad una contestazione rispettosa, sono riusciti a evitarci che il corteo dei Cobas a Roma scandisse slogan come il vergognoso '10, 100, 1000 Nassiriya"'. "Sono frasi -continua Battisti- che si commentano da sole e che qualificano chi le pronuncia. Ma sono frasi che rischiano di gettare un'ombra su tutti quelli che invece intendono manifestare dissenso in modo civile e pacifico. Spero solo -insiste il senatore della Margherita- che si vergognino".

---------------------------------------------------------------------------------------------

Spagna. Casini: non punto al Quirinale, il futuro politico è aleatorio. Chi fa previsioni finisce male

Pierferdinando Casini


Roma, 4 giugno 200
4

"Guai agli uomini politici che fanno previsioni sul proprio futuro, perché li ho visti tutti finire male. Tutti coloro che sono troppo concentrati sul proprio destino politico finiscono male.... Faccio il presidente della Camera e spero di continuarlo a fare per molti anni". Pressato dai giornalisti spagnoli sul suo futuro politico, il presidente della Camera, e al forum organizzato a Madrid sulla nuova economia mette le mani avanti nei confronti "della imprevedibilità della politica" citando l'esempio più recente, quello dell'ex premier spagnolo José Maria Aznar.

'Punta al Quirinale?' "No, assolutamente - risponde Casini - se lei intende farmi rispondere diversamente compie una coercizione, non formula una domanda. Anche perché l'Italia deve andare avanti ed ognuno deve giocare le sue carte politiche. Ma gli italiani non sono tanto interessati al destino privato dei leader politici ma piuttosto a loro interessa capire la prospettiva del loro Paese".

"Penso di fare seriamente il mio lavoro" e rivolto al cronista spagnolo che gli chiede la sua idea per il futuro, Casini gli ricorda quanto toccato ad Aznar. "Proprio lei non deve rivolgermi questa domanda - dice Casini - lei che è spagnolo. Io sono amico personale di Aznar. Tutti i giornali europei l'11 marzo scorso mattina parlavano del miracolo compiuto da lui e lei oggi mi interroga sulle prospettive politiche". "La vita politica - ammonisce - ha una sua crudeltà, talvolta anche ingiusta ed aleatoria perché i fatti non si determinano solo sulla base delle nostre azioni, ma sono causati anche da fatti esterni. Il drammatico attentato dell'11 marzo a Madrid e le ore seguenti hanno determinato uno sconvolgimento che, credo, in Spagna non si aspettava nessuno, neanche il partito che ha vinto le elezioni".

Il presidente della Camera sottolinea che quanto accaduto da un lato costituisce "la forza della democrazia. Ma dall'altro è anche un esempio dell'imprevedibilità della politica. Guai quindi agli uomini che fanno previsioni sul proprio futuro". E sempre in ambito di previsioni nell'imminente scadenza elettorale, il presidente della Camera non si sbilancia: "Non sono il mago di Avellino... In Italia - ricorda - c'è un equilibrio di forze ed è fisiologico che la competizione sia aperta... Può vincere l'opposizione, come la maggioranza". Casini prima di rientrare in Italia per la cena prevista questa sera, a Villa Madama, con il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, non manca di fare visita al suo "amico personale" José Maria Aznar, da oggi nonno.

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Giovedi, 3 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------------

Vedo che per qualche commentatore il riformismo è credibile solo con il fucile in mano. Non penso che Germania, Francia, Spagna o Canada siano una compagnia di disertori o di renitenti alla leva nella guerra al terrorismo. Forse c’è un modo più intelligente di combattere terrorismo e violenza e non quello di alimentarli».

-----------------------------------------------------------------------

Iraq. Nuovo video degli ostaggi italiani. Stefio: stiamo bene. I rapitori chiedono proteste contro Bush e Berlusconi

Un fotogramma del nuovo video


Baghdad, 3 giugno 2004

"Stiamo bene": è la voce di Salvatore Stefio a parlare nel nuovo video trasmesso dalla rete araba satellitare al Jazeera, nella quale i tre ostaggi italiani in mano alle Brigate verdi appaionio in buone condizioni, ripresi come già l'ultima volta mentre mangiano, ma questa volta vestiti all'occidentale, con magliette.

Il video, come confermato dallo stesso Stefio, è stato girato il 31 maggio: l'ostaggio si rivolge alle "istituzioni e al Papa" e conferma che i rapiti "non hanno avuto problemi" con i sequestratori. L'emittente ha letto anche il comunicato delle Brigate Verdi che accompagnava il filmato, nel quale si chiede al popolo italiano di manifestare contro la politica dell'Amministrazione Bush e contro il governo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Lo stesso premier segue costantemente l'evolversi della vicenda dei tre conanzionali rapiti in Iraq. Il capo del governo, a quanto si apprende, è in
costante contatto con i Ministeri di Esteri e Difesa. Ma nessun commento è sinora venuto da Palazzo Chigi, in accordo con la linea del silenzio e del massimo rispetto per la situazione riguardante gli ostaggi rapiti sin qui seguita. Anche il ministro degli esteri, Franco Frattini, sta seguendo in
stretto raccordo con il presidente del Consiglio, gli sviluppi della vicenda.

Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana sono nelle mani dei miliziani delle Brigate Verdi da quasi due mesi: il 9 aprile scorso vennero infatti presi in ostaggio insieme a Fabrizio Quattrocchi, poi giustiziato dai rapitori. "Grande sofferenza non ne vedo. Vedo che stanno bene. Mi auguro
soltanto di poterlo riabbracciare presto". Così, intervistato dal si è espresso Tg3, Francesco Cupertino, fratello di Umberto. Antonella Agliana
dice di "sperare davvero" che il video possa risalire al 31 maggio, perché - dice - questo significherebbe che sia Maurizio che gli altri due italiani, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino, stanno bene.

Le reazioni politiche
Orientati al rifiuto del ricatto dei rapitori i commenti politici. Per Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, "il video è la conferma della volontà dei terroristi di utilizzare la vita degli ostaggi italiani per influenzare il corso degli eventi politici del nostro Paese alla vogilia delle elezioni". "La manifestazione contro Bush è stata inequivocabilmente decisa del tutto indipendentemente da questa notizia", è il commento a caldo del comitato "Fermiamo la guerra", che ha organizzato le mobilitazioni contro l'arrivo di Bush domani a Roma. "Pertanto questa nuova richiesta ha il sapore di una provocazione", spiegano i portavoce del comitato pacifista. "Non ci facciamo certo dettare i tempi dai terroristi", sottolinea Marco Rizzo, dei Comunisti Italiani, mentre il deputato dei Verdi, Paolo Cento, parla di "sollievo" perché gli ostaggi italiani rapiti in Iraq sono vivi ed in buona salute, ma esprime al contempo "grande preoccupazione" per il "continuo interferire nelle mobilitazioni del movimento pacifista".

---------------------------------------------------------------------------------------------

Terrorismo. Uccisi due militanti legati a attacco di Al Khobar. In nottata a Ciampino arriva la salma di Amato

Il luogo dell'attentato di Al Khobar


Riad, 2 giugno 2004

I due militanti uccisi dalle forze di sicurezza a Taif erano legati all'assalto terroristico di Al Khobar, nel quale sono rimaste uccise 22 persone, tra cui il cuoco italiano Antonio Amato. A confermare il legame dei due uomini con Al Qaeda è stato il ministero dell'Interno saudita.

La nota del ministero degli Interni precisa che i due - uno dei quali indossava abiti femminili - avevano con sè alcune bombe a mano e hanno aperto il fuoco contro gli agenti che li inseguivano, prima di essere uccisi questa mattina a Taif, circa 1.100 chilometri da al Khobar, dopo una caccia all'uomo iniziata ieri.

Secondo una fonte della polizia della provincia di Taif, uno dei due estremisti uccisi oggi era uno dei terroristi "più ricercati" dell'Arabia Saudita. Il canale satellitare Al Arabiya ha presentato i due come militanti di Al Qaeda, la rete terroristica di Osama bin Laden, che ha rivendicato la responsabilità della strage di Khobar. Sui loro corpi, ha riferito, sono stati trovati armi e munizioni.

Al Qaeda rivendica attacco contro militari Usa
L'attacco di questa mattina a Riad contro un gruppo di militari Usa impegnati nell'addestramento della Guardia nazionale saudita è stato rivendicato da Al Qaeda con un messaggio pubblicato su un sito web islamico. Il portavoce dell'ambasciata americana, Robert Keith, ha riferito che l'unico ferito è uno dei conducenti dei due veicoli su cui viaggiavano i militari, e che non si tratta di un americano.

Arrivo della salma di Amato
Arriverà in nottata all'aeroporto militare di Ciampino la salma di Antonio Amato, il cuoco italiano rimasto ucciso nalla notte di sabato nell'attacco di un commando militante al complesso residenziale di al Khobar, in Arabia Saudita.
Il feretro giungerà allo scalo romano a bordo di un aereo militare. L'orario di arrivo previsto non è ancora stato precisato. Ma fonti dell'aeroporto riferiscono di un atterraggio previsto attorno alla mezzanotte.

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Mercoledi, 2 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------------

2 giugno. Ciampi alle Forze Armate: grazie per la difesa della sicurezza e della libertà in Italia e nel mondo

Carabinieri donne sfilano davanti al Presidente della Repubblica


Roma, 2 giugno 2004

"Questa ricorrenza è l'occasione anche per ricordare l'abnegazione, il coraggio di tutti coloro che, in armi, difesero, sino ad immolarsi, la Patria e diedero un determinante contributo per far nascere un'Italia libera, democratica, basata su fondamentali valori di dignità, di giustizia e di solidarietà. Questi stessi valori ed ideali albergano tuttora nelle nostre Forze Armate che stanno operando con altissima professionalità". Questo il passaggio più significativo del messaggio inviato dal capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi all' Ammiraglio Giampaolo Di Paola, Capo di Stato Maggiore della Difesa, in occasione del 58esimo anniversario della costituzione della Repubblica Italiana.

"Ne è dimostrazione - prosegue Ciampi - il forte impegno e grande ed estremo spirito di sacrificio, dimostrato in Afghanistan, nei Balcani, in Iraq ed in altri Paesi, al fine di garantire la sicurezza, la salvaguardia dei diritti umani e della libertà nel mondo. Con il devoto e particolare pensiero a tutti i nostri caduti di oggi e di ieri, desidero esprimere a tutti voi donne e uomini in armi l'affetto mio personale e di tutta la Nazione e porgervi il caloroso ringraziamento e vivo apprezzamento per la vostra quotidiana e determinante opera con i più sentiti auguri nello svolgimento della vostra missione".

Ciampi è giunto all'Altare della Patria accompagnato dal ministro della Difesa, Antonio Martino,e dal Capo di stato Maggiore della Difesa, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola. Ha quindi passato in rassegna le due compagnie interforze schierate davanti al Vittoriano.

Sulle scale dell'Altare della Patria, dove sono sistemate due ali di corazzieri, a ricevere il Capo dello Stato c'erano, tra gli altri, il presidente del Senato, Marcello Pera, quello della Camera, Pierferdinando Casini, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La banda dell'Esercito ha quindi intonato l'Inno nazionale, che è stato cantato dai reparti schierati.

Dopo l'alzabandiera solenne, Ciampi ha lasciato Piazza Venezia, per presenziare alla parata di 6mila militari.

---------------------------------------------------------------------------------------------

Terrorismo. Rientra in Italia la salma del cuoco ucciso da al Qaeda

Benedetto Amato, padre di Antonio


Roma, 2 giugno 2004

La salma di Antonio Amato, il cuoco di Giugliano (Napoli) ucciso 29 maggio in Arabia Saudita, sarà trasferita in Italia oggi, fanno sapere fonti vicine alla famiglia della vittima. I familiari di Amato sono attesi a Roma, dove è previsto l' atterraggio del velivolo con a bordo la salma.

In Arabia Saudita, intanto, un commando di terroristi ha aperto il fuoco contro un gruppo di americani a Riad, senza fare vittime secondo fonti diplomatiche occidentali.

Nella città di Ta'if, vicino alla Mecca, a ovest della Penisola, invece due presunti estremisti islamici ricercati dalle autorità sono stati uccisi dalle forze di sicurezza dopo uno scontro a fuoco durato diverse ore. La tv satellitare al Arabiya ha precisato che le due vittime non erano coinvolte nel sequestro di Khobar che si è concluso con la morte di 22 persone, fra cui Amato. Lo scontro era iniziato ieri quando i due terroristi hanno sparato contro un posto di blocco della polizia, uno dei tanti allestiti dopo la fuga dei tre responsabili del massacro del "compound" Oasis di Khobar, ora ricercati in tutto il Paese.

---------------------------------------------------------------------------------------------

Fiat. Piazza Affari premia il nuovo managment. Marchionne: l'azienda è da rifare. Gabetti: ecco perché il 'no' a Morchio

Fiat, cambio al vertice inatteso e rapidissimo


Milano, 2 giugno 2004

"La Fiat è da rifare, dobbiamo ricrearla competitiva". Non va per il sottile Sergio Marchionne, neo amministratore delegato del Gruppo torinese, a Ginevra per la presentazione del nuovo ad della Sgs, Werner Pluss, che ha preso il suo posto nel gruppo svizzero. "Non voglio emettere giudizi sui miei predecessori - ha detto Marchionne - perché sono cose che a me non importano".

"Io - ha spiegato - accetto le cose come sono adesso. Dobbiamo ricreare una Fiat competitiva e le capacità ci sono. Che abbia perso per qualsiasi ragione l'abilità di competere sono problemi storici. Io guardo al futuro. Il mio obiettivo, quello di Luca e di Jaki è di ricreare la Fiat. La famiglia Agnelli l' ha detto chiaramente. Si è unita intorno all' obiettivo ed ha fatto scelte di leadership molto chiare".

I retroscena
"Uno scontro di potere? Per la verità qualcosa di meno e di più nello stesso tempo. Uno scontro sulle regole, le buone regole con cui deve essere gestita un'azienda, e senza le quali prima o poi si va tutti a gambe all'aria". Gianluigi Gabetti, presidente dell'Accomandita cassaforte azionaria della famiglia Agnelli, conferma in un'intervista a repubblica che la Fiat, nei giorni della sepoltura del suo presidente Umberto Agnelli, ha vissuto una vera e propria crisi nei rapporti tra gli azionisti di controllo e il management. A Piazza Affari, intanto, prosegue la corsa di Fiat. Il titolo ordinario segna un guadagno del 2,67%. Forti gli scambi pari a 16,1 milioni di pezzi, pari a poco piu' del 2% del capitale di categoria. Positivo l'andamento anche delle Fiat privilegio (+2,35%) e risparmio (+2,73%).

"Subito dopo la morte di Umberto Agnelli - racconta Gabetti - Franzo Grande Stevens, John Elkann ed io siamo stati avvertiti da Morchio che riteneva necessario assumere la carica di presidente insieme con quella di amministratore delegato. Abbiamo fatto presente che si trattava di qualcosa di perlomeno inconsueto. Ci è stato risposto che non avrebbe accettato una soluzione diversa. Poiche' l'amministratore delegato ha voluto la convocazione immediata del Consiglio di amministrazione, io ho dovuto chiedere alla famiglia, nel giorno della camera ardente e del funerale, di organizzare una riunione per il mattino successivo, la domenica. E qui, mi sono permesso di introdurre la discussione esprimendo una mia opinione, o meglio un avvertimento. Ho detto, sono qui per raccogliere le vostre valutazioni sulla proposta di Morchio per il doppio incarico. Ma vi avverto che in realtà non dovete rispondere sul valore di un uomo e sul suo operato. No: voi dovete rispondere sulla corporate governance. Dietro l'unificazione delle due cariche, c'è esattamente questo problema, non altro. E non è un problema da poco".

"La presidenza - spiega - non è altro che l'impersonificazione fisica del Consiglio, e infatti dialoga costantemente con l'amministratore delegato a nome e per conto del Consiglio, che non può farlo. Stiamo parlando, con ogni evidenza, di un principio fondamentale come la divisione dei poteri, e cioè di qualcosa che per un'azienda è importante come la costituzione per un Paese. Questo ho detto alla famiglia, semplicemente questo: siate consapevoli di che cosa state decidendo. L'accettazione (della proposta di Morchio, ndr) avrebbe potuto essere vista come un'abdicazione degli Agnelli, non c'è dubbio. Diciamo che tutto era contro questa scelta: la tradizione familiare e aziendale, lo statuto, il moderno dibattito sulla corporate governance. Ci aggiunga un ultimo elemento, che proprio ultimo non è: anche le banche avevano questa stessa opinione".

"Voglio precisare - sottolinea Gabetti - che noi abbiamo discusso, e deciso, su un punto di diritto, non su una persona. Come abbiamo spiegato insieme con Franzo Grande Stevens a Morchio, il rifiuto della famiglia Agnelli alla sua proposta non è affatto una sottovalutazione o un giudizio negativo sul suo lavoro da amministratore delegato. Ma nello stesso tempo, abbiamo aggiunto, il buon lavoro non può diventare la base per pretendere qualsiasi cosa".

Da qui la scelta di Montezemolo. "Perché ha una vicinanza strettissima con la famiglia e con tutto il mondo Fiat, addirittura con Gianni e Umberto Agnelli, i due presidenti. E poi perché a partire da questo dato Montezemolo ha una sua autonomia e una sua indipendenza culturale e professionale, che garantisce tutti, anche gli altri azionisti. Perche' vede, le regole devono valere anche per noi. Se l'Avvocato aveva uno scrupolo, era di mettere un limite alle sue prerogative, per essere davvero il presidente di tutti. E la sua popolarità, come quella di Umberto testimoniata dai funerali, dimostrano che i due erano la guida della famiglia, ma erano anche portatori di una responsabilità più generale".

E Marchionne? "Umberto pensava spesso a lui, ne parlava molto con tutti noi, da quando aveva visto gli eccellenti risultati della Sgs e lo aveva voluto nel Consiglio Fiat. Insomma, sappiamo che è bravo, un Agnelli garantiva per lui. Tutto il resto, ora spetta a lui. L'azionariato non entra nella gestione. Designa il presidente, che dialogherà per noi con l'amministratore delegato, a cui spetta per intero la gestione. Qui si arresta la nostra responsabilità. Che però è stata pronta e totale ancora una volta, mi pare", conclude Gabetti.

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Martedi, 1 Giugno, 2004

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------------------

Lega. Bossi a Radio Padania: "Rinviamo la festa di Pontida, voglio esserci anch'io"

Il ministro Bossi torna a far sentire la sua voce


Roma, 1 giugno 2004

"Sto abbastanza bene nel senso che non sono morto. Non sono morto ma era meglio non averla 'sta roba". Con un filo di voce lo ha affermato il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, in un messaggio registrato a Radio Padania Libera; le prime parole, dopo il malore che lo ha colpito l'11 marzo scorso.

Bossi ha detto di essere molto dispiaciuto per il male che l'ha colpito ma ha voluto precisare: "Pontida è la mia festa e voglio esserci, quindi sarebbe meglio rimandarla". Rivolto ai militanti: "Alle elezioni tutti i leghisti devono andare a votare Lega, è evidente. E poi a tutte le manifestazioni che faremo, visto che tutti partecipano, io sarò in giro sul territorio".

"Sarò in giro sul territorio a portare la mia voce - ha aggiunto il ministro delle Riforme - a fare chiarezza magari. Quindi io ci sarò, insomma. Vi saluto con tanta simpatia e tanta amicizia. E' andata così quest'anno, ma sono stato schiacciato dal dolore e quindi non ho potuto essere in giro come tutti gli altri anni".

"Mi spiace, per quello che è capitato a me questa volta, però io con voi non mancherò mai di fare la mia parte - ha concluso Bossi - .Viva la Padania! Ho bisogno di recuperare un pò di voce, un po' di energia, un pò tutte queste robe qui. Facciamo le manifestazioni che dobbiamo fare, dài".

---------------------------------------------------------------------------------------------

Lavoro. Istat, a marzo persi 23 posti nell'industria. Cresce l'occupazione nei servizi, ma meno

Industria italiana in una profonda fase di trasformazione


Nagasaki, 1 giugno 2004

Dei posti persi, 17.000 sono nella grande industria. La diminuzione dei posti di lavoro nell'industria rappresenta una riduzione del 2,9% rispetto a marzo del 2003; di fronte ad un aumento dei posti di lavoro nei servizi dello 0,5% rispetto allo stesso periodo.

Nel mese di marzo, al lordo della cassa integrazione, l'Istat rileva una riduzione tendenziale di circa 23mila "posizioni lavorative dipendenti" nelle grandi imprese dell'industria a fronte di un aumento di circa seimila nei servizi. Il calo tendenziale più netto è per l'occupazione nel settore della produzione di energia elettrica, gas ed acqua, pari a -6,1%.

A marzo 2004, al netto degli effetti di calendario, il numero delle ore effettivamente lavorate risulta pari a 102,9 con un calo tendenziale dello 0,2% e una variazione congiunturale di +0,2%. Il ricorso alle ore di straordinario è stato pari al 4,7% delle ore ordinarie con una variazione tendenziale nulla rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.

Al netto della stagionalità, la retribuzione lorda media per ora lavorata registra a marzo un incremento congiunturale dello 0,7% ed un calo tendenziale dello 0,3%. Il costo del lavoro medio per ora lavorata, a marzo, a livello congiunturale ha registrato un aumento dello 0,5% rispetto a febbraio 2004, ed un calo tendenziale dello 0,3% dell'indice grezzo.

---------------------------------------------------------------------------------------------

Fiat. Piazza Affari dà fiducia a Montezemolo, Marchionne nuovo a.d. WSJ: ma l'addio di Morchio non è positivo

Luca Cordero di Montezemolo


Milano, 1 giugno 2004

Un investitore su cinque oggi compra Fiat e spinge il titolo della casa torinese a +3,03% a 5,91 euro a fine mattinata. Ma soprattutto, colpisce il volume delle blue chips trattate, pari a circa il 20% del totale passato di mano finora in Piazza Affari, che vale scambi per oltre 222,5 milioni di euro (circa 37,6 milioni di pezzi). Gli operatori guardano con grande attenzione al cda che oggi pomeriggio nominerà il nuovo ad, Sergio Marchionne, ma anche al nuovo corso Montezemolo.


Secondo gli analisti, la grande visibilità internazionale di Luca Cordero di Montezemolo è un forte stimolo alla fiducia dei grandi player. Fonti di mercato ritengono poi probabile che l'arrivo di Montezemolo riporti alla ribalta il progetto di "rafforzamento" di alcuni marchi, come quello dell'Alfa Romeo, che potrebbe entrare a far parte di un "polo" dell'auto sportiva di lusso "made in Italy", accanto a Ferrari e Maserati. Una svolta che consentirebbe il recupero di una nuova identità commerciale decisiva nel segmento alto del mercato. Al momento non sembrano invece trovare molto terreno fertile tra gli operatori le indiscrezioni di stampa su un piano di ristrutturazione che metta al primo posto una nuova campagna di cessioni.

Motezemolo: mai pensato alla presidenza Fiat
"La presidenza di Confindustria me la sono cercata, quella di Fiat no, non me lo sarei mai aspettato", ha detto Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria e di Fiat, a poche ore dal Consiglio di amministrazione. "E' un compito gravoso e inaspettato - ha detto questa mattina partecipando all'assemblea degli industriali di Varese - e, visti gli impegni familiari e in Confindustria, poco opportuno, ma ogni tanto nella vita si deve fare qualcosa per spirito di servizio. Alla famiglia Agnelli non potevo dire di no in un momento difficile. E poi - ha aggiunto, parlando della situazione della Fiat - con tutto il rispetto per le piccole imprese, se iniziamo a perdere le grandi imprese andremmo verso il declino".

Quanto alla Fiat, "la squadra è forte, proseguiremo l'impegno e l'esempio di Umberto Agnelli e nel piano industriale concordato con il governo. L'anno prossimo - ha concluso con una battuta - quando sarò ancora qui all'assemblea degli industriali di Varese spero di vedere qualche macchina italiana in più. Prima c'era la scusa che non avevamo la macchina giusta, ora no. Compriamo italiano".

WSJ: ma Morchio aveva iniziato il risanamento
L'uscita di scena di Giuseppe Morchio dalla Fiat, intanto, non piace al Wall Street Journal, che spiega: "E' potenzialmente una cattiva notizia per gli azionisti Fiat". Per Hugo Dixon, "sebbene potevano esserci alcuni dubbi sul suo piano di svolta per la Fiat, fin qui il programma sembrava procedere bene". E "un caotico rinnovamento dei vertici è l'ultima cosa di cui ha bisogno un produttore di auto in lotta". E' per queste ragioni, continua Dixon che "non sorprende che Morchio pensasse di poter restare", e avere un'opportunità di guidare il gruppo come presidente. Dixon è convinto che Morchio, dopo la scomparsa di Umberto Agnelli, fosse pronto a prendere le redini del Gruppo: "quando un califfo muore e non lascia ovvi successori - spiega Dixon - che cosa puo' impedire al Gran Visir di prendere il potere?". Dopo l'annuncio della morte di Agnelli, venerdi', prosegue l'articolo, "Morchio apparentemente ha iniziato a esercitare forti pressioni sulla famiglia Agnelli. Voleva prendere il posto di Agnelli nella carica di presidente. E per 'cementare' la sua posizione, stando a fonti vicine alla famiglia, ha chiesto il permesso di acquistare una grossa fetta di azioni speciali attraverso le quali gli Agnelli controllano la Fiat. Per statuto tali azioni sono riservate agli Agnelli e ai loro parenti di sangue".

Il tempismo di Morchio, scrive Dixon, "era in teoria praticamente perfetto: al di la' della scomparsa di Agnelli, la Fiat è nel bel mezzo di un grande piano di svolta, che Morchio ha guidato con un certo successo. Il piano è in una fase delicata e ancora c'è molta strada davanti prima che il gruppo possa essere considerato fuori dai guai". Cosi, continua Dixon, "l'amministratore delegato deve aver pensato di essere quasi indispensabile". Ma secondo Dixon evidentemente si è spinto troppo avanti: "Le sue richieste sono state respinte ed egli ha rassegnato le dimissioni".

---------------------------------------------------------------------------------------------

Bush a Roma. Pisanu: garantiremo la visita del presidente USA e il diritto di manifestare. Come sempre

Il ministro dell'Interno Beppe Pisanu


Roma, 1 giugno 2004

"Il diritto a manifestare sarà garantito come è avvenuto 6.670 volte nello scorso anno e nel 2004 fino a qua. La visita del presidente Bush sarà garantita come sempre abbiamo fatto in occasione di inviti di Capi di Stato anche in momenti politicamente contrastati come questo". Questa la secca risposta del ministero dell'Interno Giuseppe Pisanu a una domanda dei giornalisti al termine della conferenza stampa sulle elezioni europee.

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, intanto, ha chiamato questa mattina il sindaco di Roma Walter Veltroni per esprimergli apprezzamento per l'appello firmato ieri insieme ai rappresentanti delle associazioni dei partigiani, dei deportati, perseguitati politici e familiari dei martiri, affinché le manifestazioni del 2 e 4 giugno si svolgano in modo pacifico.

"Condanniamo qualsiasi forma di violenza e accoglieremo civilmente chi rappresenta l'America, ma ci riserviamo la libertà di critica sulla politica internazionale di Bush", fa sapere da Sassari Francesco Rutelli. E sulle manifestazioni di protesta alla visita di Bush a Roma aggiunge: "Siamo amici degli Stati Uniti e saremo sempre riconoscenti ai tanti giovani americani che hanno perso la vita per liberare il nostro Paese, ma separiamo con fermezza - ha aggiunto - quelle vicende dall'attuale politica di Bush che ha voluto questa guerra".

Per l'ex ministro della Sanità Rosy Bindi, invece, "la visita del presidente Bush voluta fortemente, in questo momento, dal presidente Berlusconi è una vera e propria provocazione, ma le provocazioni non si raccolgono. Credo che ricorderemo la Liberazione del nostro Paese - ha aggiunto Bindi - con grande gratitudine nei confronti del popolo americano, mentre non cambiamo idea sulla natura di questa visita del presidente degli Stati Uniti".

---------------------------------------------------------------------------------------------

2 giugno. Ciampi: "Il dialogo è l'essenza della democrazia. Grazie ai militari italiani che difendono questi valori"

Carlo Azeglio Ciampi


Roma, 1 giugno 2004

"Senza rispetto non c'è dialogo, nel Paese e in Parlamento, e il dialogo è l'essenza della democrazia". Questo uno dei passaggi chiave della dichiarazione del presidente Carlo Azeglio Ciampi in una dichiarazione in occasione della Festa nazionale della Repubblica.

"Volevamo costruire, e abbiamo costruito, un'Italia in pace anche con se stessa, capace di darsi - aggiunge Ciampi - una Costituzione che esalta la concordia fra i cittadini, il rispetto reciproco tra le forze politiche e tra le parti sociali, per il bene e il progresso di tutti. Questi sono ancora oggi, più che mai vivi, i nostri ideali di libertà, di sicurezza, di pace".

"Più di novemila militari italiani, uomini e donne, in Kossovo, in Bosnia, in Albania, in Afghanistan, in Iraq e in altre parti del mondo sono portatori di questi valori. A loro va la nostra gratitudine - ha detto ancora Ciampi - Con questo spirito, domani 2 giugno, ci stringeremo ancora una volta attorno a loro ai Fori Imperiali".

Homepage

----------------------------------------------------------------------