Martedi, 28 Febbraio, 2006

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Italia-Usa. Bush: Berlusconi e' un leader forte che ha dato stabilita' all'Italia


George Bush e Silvio Berlusconi

Washington, 28 febbraio 2006
"Il mio rapporto" con il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi "non e' personale, ma e' strategico ed e' importante per i nostri popoli ed e' importante per gettare le fondamenta della pace": lo ha detto il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, al termine dell'incontro con Berlusconi nello Studio Ovale. Bush rispondeva a una domanda se i rapporti tra Stati Uniti e Italia potranno cambiare, in seguito ai risultati elettorali del 9 aprile.
Poi il presidente americano è andato oltre affermando che Silvio Berlusconi "e' un leader forte, che mantiene la parola data e cha ha portato stabilita"' alla vita politica italiana e alle relazioni Usa-Italia.
Bush, nel dimostrare la sua stima a Berlusconi ha aggiunto: "Ogni volta che ricevo alla Casa Bianca" il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi "mi si solleva il morale, perche' e' una persona cosi' positiva e cosi' ottimista":
Romano Prodi aveva definito il viaggio di Berlusconi un party d'addio. La dichiarazione è stata riferita al premier, Silvio Berlusconi e al Presidente americano, George Bush, nello studio ovale della Casa Bianca. I due sorridono, poi Berlusconi si rivolge a Bush e gli spiega di non aver risposto prima, perche' non aveva capito la domanda e aggiunge:
"Semmai pensavo che fosse il funerale per Prodi...".
Gdf-Suez. Prodi:Italia non puo' essere solo preda, congeliamo Bnp-Paribas-Bnl. Eni-Enel insieme? Urge un rafforzamento
Romano Prodi

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Eni-Enel insieme? Urge un rafforzamento

 

Roma, 28 febbraio 2006
"Certamente l'esigenza di rafforzare le imprese nazionali è diventata urgente in questa situazione". Questo uno dei passaggi più significativi dell'intervista di Romano Prodi a Bloomberg News, nella quale il leader dell'Unione non scarta a priori l'ipotesi di una fusione Enel-Eni e assume una posizione più dura nei confronti della Francia dopo lo stop di Parigi all'opa su Suez. Da Bruxelles, intanto, la Commissione Ue ribadisce che quando e "se la fusione tra Gas de France e Suez sarà notificata, verrà esaminata con il massimo rigore e attenzione per verificarne la compatibilità con le norme Ue", come ha affermato il portavoce della Commissione Johannes Laitenberger in una conferenza stampa.
Prodi: ridiscutiamo anche l'ingresso delle banche francesi in Italia
Prodi propone, in particolare, di riconsiderare la quota di Edf in Edison anche pensando ad un ricongelamento del diritto di voto della società francese ("tutto si può ricongelare", ha detto Prodi durante l'intervista) e di ostacolare l'operazione Bnp-Paribas-Bnl. Se non si apre anche la Francia, dice Prodi, "noi dobbiamo proibire queste acquisizioni in Italia, perché noi non possiamo essere considerati solo oggetto d'acquisto".

Prodi ha specificato che non si tratta di "ritorsioni" ma di garantire regole uguali per tutti. "Nessuno - ha sottolineato - parla di ritorsioni. Io parlo di regole uguali, non di ritorsioni. Se non possiamo competere in un settore in Francia, non vedo perche' la Francia possa comprare da noi". "Nel mercato dell'energia - conclude - noi abbiamo aperto agli stranieri, credo sia giusto sia fatta la stessa cosa da loro".

Tremonti, obiettivo giusto
"Vedremo quale ipotesi verrà posta concretamente, ma l'obiettivo dichiarato è giusto", ha detto Prodi rispondendo ai cronisti che a Montecitorio gli chiedono un commento sul provvedimento legislativo allo studio del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che prevederebbe un giro di vite sulla possibilita' di lanciare un'opa da parte delle aziende straniere.

Italia troppo aperta al mercato
Prodi spiega con il meccanismo della legge sull'Opa le ragioni di questo squilibrio: "Il problema è che noi abbiamo adottato una legge sull'Opa molto liberale, molto aperta, in attesa dell'Opa europea. Poi i nostri parlamentari di maggioranza hanno votato contro l'Opa europea, per cui noi adesso abbiamo una legge che lascia venire gli stranieri in Italia e altri paesi, e invece non ci lasciano andare". Con la Francia, aggiunge Prodi, "il discorso è chiarissimo: non c'è nulla da fare con Electricité de France, abbiamo visto come hanno reagito in questo caso. Negli ultimi anni hanno comprato i formaggi, non ci hanno lasciato entrare nelle autostrade, quando c'è stato il tentativo di acquistare Dexia si sono opposti. Si sono opposti in questo caso di Suez con Gaz de France. Nello stesso tempo hanno preso una partecipazione nelle nostre banche, a cominciare da Intesa e potrei fare un elenco lunghissimo: Mediobanca e cosi' via. Allora, non possiamo mica pensare ad una asimmetria di questo tipo - prosegue il Professore - Se non si aprono anche loro, noi dobbiamo proibire queste acquisizioni in Italia, perche' noi non possiamo essere considerati solo oggetto d'acquisto".
Margini di crescita per le imprese italiane
Il Professore poi , parlando a margine della mostra sulla Costituzione esposta nella sala della Regina di Montecitorio, ha spiegato che è necessario il rafforzamento delle imprese italiane "pur volendo io un mercato aperto, un mercato europeo: ma se non c'e simmetria bisogna correre ai ripari. Io non parlo di ritorsioni - ha proseguito - parlo di regole uguali, non hanno nulla a che fare con le ritorsioni. Se non possiamo in un settore comprare in Francia non vedo perché la Francia possa comprare da noi. Nel mercato dell'energia abbiamo l'Enel che già si è ridotta ad un terzo del mercato italiano ed abbiamo aperto agli stranieri. Quindi credo che sia giusto che si faccia la stessa cosa".

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Terrorismo. Pisanu: tagliate le radici delle nuove BR. Marocchino picchiato, i Carabinieri faranno luce sull'episodio

Beppe Pisanu

Roma, 28 febbraio 2006
"Tutte le radici della nuove Brigate Rosse sono state tagliate". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, nel corso di un convegno sulla sicurezza a Milano.
Pisanu ha spiegato che l'intera struttura antiterroristica è stata riorganizzata in quanto dopo la prima emergenza BR era stata disattivata e non c'era più da parte dell'intelligence capacità di lettura dei fatti: "Abbiamo lavorato per ricostruire la capacita' operativa - ha proseguito Pisanu - e siamo riusciti ad assicurare alla giustizia gli assassini di Biagi e D'Antona e 94 eversori di origine marxista leninista".

Minaccia islamica
"In questi ultimi anni abbiamo eseguito 203 arresti di persone sospettate di terrorismo e un'altra trentina su mia personale responsabilità sono state allontanate perche' ritenute pericolose", ha detto ancora Pisanu, ricordando che attualmente per fronteggiare la minaccia dell'estremismo vengono controllati 13.000 obiettivi sensibili.

Marocchino picchiato
"L'Arma dei Carabinieri non ha nulla da nascondere - ha detto ancora Pisanu a proposito del pestaggio di un immigrato da parte di alcuni carabinieri a Sassuolo - E' il caso di parlare di un immigrato che si comportava male e che è stato invitato da un poliziotto ad un atteggiamento corretto. L'immigrato ha continuato a reagire male e il poliziotto ha chiesto soccorso ai carabinieri. Li' si sono verificati episodi che sono stati filmati e l'Arma ha provveduto subito ad aprire un'inchiesta". "Certamente - ha concluso il ministro - se ci saranno provvedimenti da prendere l'Arma li prenderà".

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Quirinale. Ciampi: tutelare pluralismo e imparzialita' e' difendere la Costituzione

Carlo Azeglio Ciampi

Roma, 28 febbraio 2006
"Tutelare il pluralismo e l'imparzialità dei media significa contribuire a dare concretezza ai principi fondamentali che la Costituzione italiana difende con vigore". Lo ha ribadito il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi premiando al Quirinale i vincitori del premio Ischia di giornalismo.
"Una Costituzione che, dobbiamo ricordarlo, conclude la storia del riscatto del popolo italiano - ha detto Ciampi - Una storia di sofferenza e di rinascita che continua ad alimentare i valori dell'identità civile e culturale della Repubblica". E il capo di Stato ha ricordato che "sono i valori che in questi 7 anni del mio mandato hanno ispirato il mio operato e guidato le mie azioni".
"Il giornalismo deve costruire ponti fra le civiltà, avvicinare culture diverse per diffondere e consolidare una cultura della pace e dell'integrazione. Valorizziamo questo impegno, rafforziamo questo compito. La sfida del futuro si gioca anche sulla capacità di trovare ciò che unisce, superare ciò che divide", ha detto ancora il presidente della Repubblica.

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Domenica, 26 Febbraio, 2006

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«Dovete ridare agli italiani il senso della dignità e del prestigio del Paese in Europa e nel mondo. Quella dignità che la volgarità del Governo ha abbandonato e lasciato deteriorare. Vanno ricostruiti per tutti i valori di giustizia, di libertà e di solidarietà che il berlusconismo ha attaccato. Dobbiamo ritrovare il gusto della libertà»
Vittorio Foa, messaggio alla convention dell’Ulivo, Ansa 25 febbraio

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Certi giornali coprono il patto di governo fascisti-premier»


Presidente D’Alema, se l’aspettava questa deriva cupa e preoccupante, i negatori della Shoah in Parlamento, le liste e i candidati fascisti a braccetto con la Casa delle Libertà, le campagne xenofobe, il rifiuto del diverso?
«Sì, me l’aspettavo. Perché Berlusconi ha lavorato da tempo a quest’operazione, scavalcando Fini, che secondo me è la prima vittima, perché a dieci anni da Fiuggi si trova accanto tutto il neofascismo da cui aveva cercato di liberarsi, e invece separato da quella parte che, a cominciare da Fisichella, l’aveva accreditato come una destra democratica. Una manovra condotta in modo scientifico e assolutamente spregiudicato. L’accordo è con Rauti, con Romagnoli, con la Mussolini, con Tilgher, con Fiore, insomma con tutto l’arcipelago fascista. Ma voglio dire anche un’altra cosa di cui non si parla…».

… e che riguarda chi in particolare?
«Dico che è vergognoso il modo in cui una parte della grande stampa ha coperto Berlusconi, presentando tutto ciò sotto la rubrica dei “candidati scomodi o indecenti”: siano candidati o meno il problema è che sia stato stipulato un inqualificabile patto politico programmatico. Sottoscriveranno il programma del centrodestra con tutti i capi del neofascismo in Italia.».

«È un evento che suscita grande impressione in Europa. Mentre c'è un pezzo della borghesia italiana che appare del tutto indifferente, e così una parte dei commentatori cosiddetti democratici, cosiddetti liberali, sì, manifestano distacco e neutralità rispetto a un'operazione che in nessun Paese democratico verrebbe considerata accettabile».

Lo spot sui candidati "impresentabili" mette pure sullo stesso piano i leader fascisti con personaggi assolutamente diversi della sinistra radicale, con l'alleanza con la sinistra estrema…
«La verità è che noi abbiamo fatto un accordo con Rifondazione, che è un partito. E i comunisti, o i neocomunisti, possono piacere o non piacere, ma sono parte della democrazia italiana. I fascisti, invece, sono fuori legge in questo paese, e chi non ha capito questa differenza non ha capito niente della storia d'Italia. Non esiste un possibile parallelismo: noi abbiamo i fascisti, però voi avete i comunisti. Chi dice questo è fuori dalla Costituzione. Dallo spirito e dalla lettera del patto costituzionale che ha il suo fondamento nella Resistenza, come ha ricordato il presidente Ciampi. A sinistra discuto di scelte politiche, di problemi ben diversi: e auspico che Rifondazione non metta il lista estremisti o persone che esprimano posizioni intollerabili sui militari italiani,e apprezzo che Rifondazione abbia preso una posizione coraggiosa e difficile nei confronti di un candidato che aveva espresso quelle posizioni, ritenendole incompatibili con gli orientamenti del partito, e ciò dimostra per l'appunto che Rifondazione è un partito, non un gruppetto della sinistra radicale, un partito che amministra città, regioni… Ben altra cosa è Fiore che organizza l'esposizione degli striscioni naziskin allo stadio. No, non è la stessa cosa».

Resta il fatto che queste operazioni hanno come sfondo una deriva sub-culturale che trae alimento dal pericolo dell'assalto dell'integralismo islamico. Il manifesto di Marcello Pera, che è pur sempre la seconda carica dello Stato, seppur uscente, inquieta o no?, chiedo, anche se la domanda può apparire retorica.
«Questo spirito di crociata nel nome del quale si finisce per avallare e giustificare un ritorno di posizioni etnocentriche, razziste, o forme di nazionalismo è estremamente pericoloso, regressivo dal punto di vista culturale. Lo scontro di civiltà è il più favorevole terreno per l'espansione dell'islamismo estremista e al radicamento del fondamentalismo mussulmano, con rischi seri per la pace, per la convivenza, per la sicurezza nei prossimi anni. In verità stiamo assistendo a un disastroso fallimento del modo in cui la destra internazionale, a cominciare dall'amministrazione americana, ha affrontato la sfida al terrorismo. Un Iraq nel caos e sull'orlo della guerra civile, l'avanzata del fondamentalismo islamico in tutto il mondo arabo, tra i palestinesi, in Egitto, in Libia: è il risultato di una politica completamente sbagliata. E purtroppo noi l'avevamo detto. Era prevedibile tutto questo: che l'idea di affrontare il terrorismo con la guerra preventiva, con l'occupazione militare, avrebbe prodotto questi effetti laceranti».

Ma la sinistra - è questo il senso della campagna che si sta conducendo contro l'Unione - viene raffigurata come imbelle di fronte alla minaccia del terrorismo. Fino a che punto la sinistra è attrezzata per rispondere?
«E invece sta proprio qui la differenza tra la sinistra e la destra: la sinistra non è a capo chino di fronte agli attacchi alla democrazia. E' il contrario, noi vogliamo reagire affermando i valori che appartengono al nostro mondo, io mi domando se l'uccisione dei civili, l'uso di armi vietate dalle convenzioni internazionali, la tortura siano i nostri valori. Oppure se ricorrendo a questi mezzi una parte dell'occidente non abbia finito per dare forza all'estremismo islamico negando proprio i valori nel nome dei quali combatti il terrorismo: noi combattiamo il terrorismo perché è violenza, perché significa l'uccisione di civili inermi, perché siamo per il rispetto dei diritti umani. Questo è un punto cruciale: la democrazia non deve essere disarmata, deve avere la forza di reagire, ma nel rispetto della legalità internazionale e nel rispetto dei principi e dei valori nel nome dei quali conduciamo questa lotta. Oggi siamo di fronte a un disastro che non è stato causato dalla remissività ma al contrario dall'uso indiscriminato della forza militare, senza che vi fosse un'adeguata azione politica e culturale. Bisognerebbe spiegare a Pera che l'Occidente che difendiamo è quello della tolleranza, dei diritti umani, della legalità. Non quello delle crociate».

Ciampi ha detto cose simili visitando la sinagoga romana. Ma la sinistra non ha colpe da rimproverarsi?
«Sono rimasto colpito dall'intervista del portavoce della comunità ebraica di Milano che ha messo sullo stesso piano le dichiarazioni di Romagnoli sulla Shoah con le critiche di Diliberto alla politica dello stato d'Israele. Trovo sconcertante questa impostazione, perché non è affatto vero che criticare la politica d'Israele sia necessariamente un segno di antisemitismo. Le critiche che in Italia vengono rivolte alla politica del governo israeliano sono di una intensità che è pari alla metà di quelle che vengono da personalità israeliane come Yossi Beilin, come l'ex presidente della Knesset, Abraham Burg. Perché Israele è un paese democratico dove c'è una componente pacifista che è molto più severa di alcuni di noi. Non confondiamo realtà così diverse: la Shoah è qualcosa di così sconvolgente e orribile che non può essere paragonata ad altro. In ogni caso, non c'è nessuno a sinistra che mette in discussione il diritto di Israele a esistere e la necessità che la comunità internazionale tuteli questo diritto. Il problema è di garantire anche i diritti dei palestinesi».

Rimane il punto: se continua questa campagna aberrante come andrà a finire? Non le chiedo un pronostico, ma un ragionamento.
«Questa ondata di xenofobia può anche fare presa ed eccitare gli animi, eccitare un sostrato di nazionalismo, di paura degli altri, ma la maggioranza dell'opinione pubblica ha capito che questa politica non crea sicurezza , ma genera insicurezza. Abbiamo misurato il fallimento di una politica dell'immigrazione che, chiudendo le porte all'immigrazione legale, ha prodotto un aumento dell'immigrazione clandestina. In realtà in questi anni la destra che 5 anni fa aveva detto: fermeremo gli immigrati, non ha fermato un ben nulla, il paese vive il dramma dell'immigrazione clandestina più di prima. E l'opinione pubblica ha potuto constatare che il razzismo volgare e goliardico di Calderoli ha accresciuto i rischi per il nostro Paese. Che vive una condizione di maggiore rischio a causa di una classe dirigente non all'altezza. Una parte grande dell'opinione pubblica ha capito che questi atteggiamenti di intolleranza e razzismo accrescono l'insicurezza, e siccome quel che i cittadini vogliono è maggiore sicurezza, e invece i pericoli aumentano, è questo il punto su cui la destra rischia di perdere la sua battaglia».

Qualcosa di vero c'è nella critica all'Unione sull'avere subito piuttosto passivamente l'”agenda” dettata da Berlusconi?
«Sì, in una certa misura questo è vero. Quando diciamo che Berlusconi ha un'influenza del tutto anomala sul sistema dell'informazione, è una verità di cui non ci dobbiamo dimenticare. Direi persino che attraverso il controllo della televisione e dei principali telegiornali che danno il tono all'informazione, loro esercitano una notevole influenza sulla carta stampata».

Un influenza "indotta" anche sui giornali?
«… In qualche caso l'influenza viene subita in modo consapevole anche da parte di qualche grande quotidiano che gioca una sua partita cerchiobottista. Ma quest'influenza non si rileva tanto sugli editoriali, ma sulla gerarchia delle notizie, che è la cosa più importante. In realtà la potenza di fuoco di Berlusconi determina l'agenda. Quando i grandi tg "aprono" in un certo modo le loro edizioni, ciò finisce per condizionare l'intero sistema dell'informazione. Prendiamo il finto scandalo Unipol, l'"affaire" che doveva essere l'epicentro della nuova questione morale…».

Finto scandalo, lo definisce?
«Finto scandalo, sì. C'erano quegli errori che ci hanno spinto all'autocritica, ma lo scandalo dov'è? E dov'è andato a finire l'epicentro della questione morale? C'è un'indagine su due manager che si sono prontamente dimessi, i giudici accerteranno le eventuali responsabilità. Ma dov'è finita la Tangentopoli rossa? Dov'è? Al punto che Berlusconi stesso dopo aver cavalcato il giustizialismo contro la sinistra e aver messo proprio lui incoscientemente al centro della campagna elettorale le Procure della Repubblica, recandosi alla Procura di Roma per aprire la sua campagna elettorale, ora è sceso da cavallo e ha ripreso i temi per lui più tradizionali come l'attacco ai magistrati. Naturalmente cresce il ridicolo della sua posizione. Uno che pensa che esiste un “complotto dei giudici” non va in Procura a denunciare i suoi avversari politici. Questa bagarre si è rivelata un boomerang, forse avrà avuto un certo effetto nell'eccitare l'animo dell'elettorato di destra più disamorato, però ha accresciuto il senso dell'inaffidabilità di Berlusconi: il dato di fondo è che la maggioranza degli italiani non ha fiducia in lui. Io penso che il centrosinistra sia nelle condizioni di riprendere in mano la campagna elettorale e di tornare a mettere al centro del confronto i problemi del Paese. La mia sensazione è che sia altamente positivo che nel momento di massima confusione Prodi abbia lanciato alcuni messaggi concreti come il tema del cuneo fiscale e quello di una politica per la famiglia e la natalità. Prodi è l'uomo che disse: entreremo nell'euro, e lo fece. Berlusconi è l'uomo che disse: abbasseremo le pensioni, ridurrò le tasse, e non l'ha fatto. Sono temi concreti che sono arrivati in profondità e hanno cominciato a cambiare l'approccio dei cittadini che si aspettano messaggi concreti in grado di restituire fiducia nell'avvenire in un Paese che è in una situazione di sofferenza, di difficoltà, di perdita di fiducia nell'avvenire. L'offensiva di Berlusconi è finita, e sono finiti anche i suoi effetti…».

Avete sondaggi più recenti?
«Si ha la netta percezione, anche in base ai rilevamenti più freschi e aggiornati, che la “forbice” ha ripreso ad allargarsi. Del resto, il nostro è un paese dove gli spostamenti elettorali non sono precipitosi e repentini. C'è un vantaggio strutturale del centrosinistra che si è consolidato negli ultimi anni, abbiamo vinto tutte le elezioni: non è un fatto di sondaggi, il nostro vantaggio s'è sedimentato nel Paese: se nel 75 per cento dei comuni italiani c'è un sindaco di centrosinistra non è un sondaggio, quello è il dato effettivo. E la realtà di questi giorni ci dice che a mano a mano che la campagna elettorale si muove verso i problemi del Paese, si sposta verso il territorio, il punto di svolta è qui, con l'approvazione del programma la presentazione dell'accordo politico, e dei candidati. Il nostro è stato un lavoro sofferto, i nostri sono partiti democratici e se i gruppi dirigenti sono impegnati nell'elaborazione delle liste non hanno il tempo per andare in giro a fare assemblee. A mano a mano che usciamo da questa fase siamo nelle condizioni di mettere in campo una marcata superiorità. In termini di proposta, di concretezza, di attenzione ai problemi degli Italiani, in termini di personale politico, e di radicamento nel Paese. La nostra superiorità si misura su questi punti. Per quante acrobazie permangano rimane il fatto che fini e casini sottoscrivano un accordo in cui è scritto che il capo è Berlusconi, e contemporaneamente candidano se stessi in modo velleitario a guidare il governo. Questo è palesemente un imbroglio, una furbizia che a mano a mano perderà via via capacità di catturare consensi. Più ci si avvicina al 9 aprile più risulta evidente che la vera scelta è tra confermare Berlusconi o imporre una vera svolta votando per Prodi. A noi tocca invece di far venire sulla scena la vera novità politica della campagna elettorale. Sinora c'è stata molto poco. La novità è l'Ulivo. La novità è che noi lavoriamo a una nuova casa dei riformisti, e apriremo un “cantiere” subito dopo il voto. Una novità forte di fronte alla frammentazione del sistema politico. Una novità che oggi presentiamo a Roma insieme a tante donne e uomini e che ha bisogno dell'impegno di tutti. Con L'Ulivo riusciremo a ridare una speranza a questo paese».

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«Questa satira rafforza solo l’estremismo»

09.02.2006

«Quella che è stata praticata con le caricature di Maometto non è libertà di stampa ma libertà di caos. Un caos che è servito a rafforzare i gruppi fondamentalisti e quei regimi dispotici che usano strumentalmente questa vicenda per distogliere l'attenzione dalle tante ingiustizie perpetrate contro i loro popoli. Nessuno può certo accusarmi di radicalismo religioso. Le mie battaglie in difesa dei diritti delle donne nel mondo arabo e musulmano mi hanno attirato l'ira e le minacce di morte dei gruppi integralisti. Ma proprio per questo mi sento oggi di dire che la pubblicazione di quelle vignette ha reso più difficile la battaglia di democrazia portata avanti nel mondo arabo da tante organizzazioni e movimenti della società civile». A parlare è Nawal Saadawi, 75 anni, la scrittrice egiziana paladina dei diritti civili nel mondo arabo. Per i suoi libri in difesa dei diritti delle donne e contro la pratica della infibulazione è stata minacciata di morte dai gruppi integralisti egiziani. Il suo primo libro, «Women and sex», pubblicato nel 1972, un inno di battaglia contro la circoncisione femminile, le costa la cacciata dal ministero della Sanità e la persecuzione delle autorità religiose. Da allora scrittura e impegno civile divengono per lei inseparabili e si traducono in alcuni dei libri più scioccanti scritti sull'oppressione delle donne arabe: «Un tema, questo - rileva con amarezza Nawal Saadawi - sul quale avrei voluto davvero che la stampa occidentale avesse esercitato il massimo di libertà di espressione, di informazione, di critica e di denuncia, usando anche l’arma della satira contro i rais e gli ayatollah sessuofobici. Ma così non è stato, meglio prendersela con il Profeta piuttosto con chi fare affari…». Nawal Saadawi viene arrestata e imprigionata, senza processo, nel 1981, assieme a 1600 esponenti politici e intellettuali egiziani, e rilasciata solo dopo l'assassinio del presidente Anwar el Sadat. A metà degli anni Novanta è costretta all'esilio,perché il suo nome compare nella lista della morte di un gruppo fondamentalista: la «colpa» di cui si è macchiata agli occhi dei «pasdaran di Allah» è quella di aver offeso la religione con i suoi romanzi sul sesso e sulle libertà individuali non previste dalla sharia, la legge islamica. Nel 2001, l'ennesima persecuzione: solo una grande mobilitazione internazionale la salva da un processo da un processo per apostasia e dal divorzio coatto chiesto, contro la volontà sua e di suo marito, da un avvocato integralista.

Cosa pensa dell'Intifada delle vignette?
«Inizialmente si è trattato di una protesta spontanea ma poi, come spesso accade nel mondo arabo, c'è chi ha soffiato sul fuoco della collera popolare per finalità che nulla hanno a che vedere con il merito della questione».

Il giornale danese che per primo ha pubblicato le vignette su Maometto ha comprato una intera pagina di Al Ahram (il più diffuso quotidiano egiziano) per chiedere scusa.
«Alle scuse avrei preferito una seria riflessione su ciò che c’è dietro quella pubblicazione e su ciò che ha provocato…».

Iniziamo da ciò che c'è dietro.
«Sbaglia chi, in Europa, giustifica la pubblicazione di quelle vignette in nome del principio intangibile della libertà di stampa. Qui siamo di fronte alla libertà di caos. L'Occidente democratico ci ha insegnato che un principio assoluto va comunque rapportato alla realtà del momento in cui esso viene applicato. Quel principio va commisurato all'oggetto specifico in cui si invera. Non si tratta solo di invocare l'intangibilità del sacro, si tratta di fondare il dialogo sul riconoscimento dell'altro da sé, delle sue sensibilità, del suo punto di vista. Non per subirlo o accettarlo in tutto e per tutto, ma per riconoscerne l'esistenza. È una questione di rispetto e non di tabù intangibili…».

Poi c'è il problema degli effetti provocati da quelle pubblicazioni.
«Effetti in parte spontanei e in parte provocati da chi cerca di usare strumentalmente la collera popolare per i propri fini di potere. Ma tutto questo poteva e doveva essere messo nel conto. La pubblicazione di quelle vignette improntate ad un pessimo gusto, anche artistico, ha finito per rafforzare i gruppi fondamentalisti e quei regimi dispotici che usano la protesta contro le caricature per stornare l'attenzione dalle tante ingiustizie e limitazioni di libertà perpetrate contro il popolo. Una cosa è certa: la pubblicazione di quelle vignette non ha certo favorito quanti, nel mondo arabo e musulmano, stanno da tempo conducendo una battaglia di democrazia, in difesa dei diritti civili e della libertà di pensiero e di espressione».

In Europa c'è chi interpreta le proteste contro le caricature di Maometto come la conferma dell'impossibilità del dialogo con il mondo islamico.
«I novelli crociati sono oggi i migliori alleati degli oscurantisti islamici, come fino a ieri lo sono stati di quei rais e regimi arabi che hanno oppresso i loro popoli, dilapidato ricchezze e fatto scempio dei diritti civili, ma che l'Occidente ha difeso, foraggiato, coperto, perché affini ai propri interessi che nulla avevano a che vedere con lo sviluppo della democrazia nel mondo arabo e musulmano».

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Ma nel programma il cuore è crescita, lavoro, welfare, servizi

10.02.2006

A chi chiede (solo) alla sinistra il programma Pier Luigi Bersani risponde: bastano 275 pagine? «Aspettiamo altrettante proposte del centrodestra». Il responsabile diessino non ci sta a ridurre tutta l’opera fatta («con questo gli italiani si accorgeranno di cambiare governo») ai due punti su cui (ancora) non c’è accordo tra le forze del centrosinistra.

Beh, le liti fanno notizia...
«Ma innanzitutto va detto che siamo riusciti in una impresa sconosciuta nell’orbe terracqueo: abbiamo lavorato in una coalizione molto complessa producendo un programma che si occupa a 360 gradi e con una precisione molto spinta di tutte le questioni di politica di governo. Abbiamo raggiunto con tutte le componenti un accordo generale. E adesso ci aspettiamo altrettanto dal centro-destra. Spero che l’abbiano».

Il centrodestra dice che bastano 4-5 punti....
«Siccome il più contiene il meno, noi saremo in grado da 275 pagine di tirare fuori le priorità, che arriveranno presto. Loro dimostrino che hanno altrattanta coesione sull’arco generale dei problemi. Sarebbe veramente curioso che si chiedessero sempre i programmi al centrosinistra».

Questo non cancella i punti di dissenso. Posizioni inconciliabili su Pacs e scuole private?
«Questi punti non pregiudicano l’appartenenza piena della “Rosa nel pugno” al centrosinistra. L’ha detto anche Boselli».

Cominciamo dalla scuola, strappo ricucibile?
«Qui la “Rosa nel pugno” chiede un’affermazione talmente stringente da mettere in discussione i punti di equilibrio raggiunti all’epoca di Berlinguer. In questa formula così stringente l’intesa resta lontana e potrebbe anche restare un dissenso. Anche se si può approfondire visto che la “Rosa nel pugno” è antrata nella discussione in un secondo momento. La questione fondamentale è come interpretare il dettato costituzionale “senza oneri per lo Stato”, a cui ci rimettiamo tutti. Noi comunque siamo legati al punto d’equilibrio sulle scuole paritarie raggiunto con Berlinguer».

Sui Pacs?
«Qui francamente io capisco meno. La formulazione che abbiamo trovato contiene tutta la sostanza della risposta al problema. Nella forma abbiamo cercato di interpretare tutte le diverse sensibilità. C’è sicuramente un richiamo alla persona come elemento costitutivo dell’unione di fatto, come intendono i cattolici, ma l’unione di fatto viene definita in modo inequivocabile e viene affermata come il veicolo attraverso il quale persone che sono in condizione di convivenza possono ottenere diritti e prerogative. Questa è l’interpretazione corretta».

Insomma, mentre sulle scuole c’è un cammino da fare, qui secondo voi l’intesa sostanziale c’è?
«Sulla scuola è possibile che il dissenso rimanga, sull’unione di fatto spero ci possa essere un chiarimento nel merito di quel che si è scritto».

L’opposizione accusa Berlusconi di non saper rispondere ai veri problemi del Paese. Quale di queste 200 e passa pagine secondo lei invece riuscirà a convincere gli italiani?
«C’è una adesione concreta ai problemi degli italiani che si manifesta pienamente sui temi economici e sociali. È lì il cuore forte del programma, in termini di equità, redistribuzione e tutela delle fasce medio-basse sotto il profilo fiscale, del welfare, della lotta alla precarietà e del tema tariffe e prezzi. Qui il programma è marcato. Gli italiani si accorgeranno di cambiare governo. C’è poi la centralità della produzione e dei servizi rispetto alla rendita e alle posizioni parassitarie».

Non è il Prodi del ‘96?
«Non è una riedizione del ‘96, perché le condizioni sono diverse. Il clou del programma qui è la crescita, collegata alla democrazia, al welfare e ai diritti».

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Un dissenso radicale su diritti civili e scuola pubblica

«Queste differenze, queste discussioni, queste, come le poteva chiamare Pasolini, “polemiche fraterne” non mettono in discussione un punto fondamentale: la Rosa nel pugno è nata con l’obiettivo di sconfiggere Berlusconi e il governo del centrodestra. Quest’obiettivo per noi è fondamentale: non verrà mai meno né il sostegno a Romano Prodi, né l’impegno per battere Berlusconi». Ci tiene a sottolineralo il Segretario dello Sdi, Enrico Boselli, anche se oggi non andrà alla convention sul programma, dopo lo strappo di Emma Boselli nel vertice dell’altroierisera.

Onorevole, perché la Rosa nel pugno ha deciso di non partecipare alla convention programmatica dell’Unione?
«Perché i punti che abbiamo proposto all’Unione, prima nelle riunioni preparatorie con Roberto Villetti e ieri (l’altroieri, n.d.r.) con Emma Bonino sono stati tutti respinti. E non parlo solo dei Pacs e dei non finanziamenti alla scuola privata. Ce n’erano anche altri, in particolare due sul versante economico e sociale: avviare una vera liberalizzazione, per esempio degli ordini professionali, perché che ad essere flessibili siano solo i lavoratori dipendenti e tutto il resto sia fuori dal mercato è veramente inaccettabile; e poi l’idea, in parte anche già avanzata da Boeri, di sostituire agli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione, un reddito di cittadinanza. Queste proposte sono state tutte respinte».

Avete sentito Romano Prodi, è successo qualcosa di diverso rispetto al vertice, o le cose sono ferme all’altra sera?
«Le cose sono ferme al vertice. La nostra speranza è che nei prossimi giorni si possa riaprire una discussione e che ci possa essere una riflessione anche da parte degli altri partiti dell’Unione. Noi consideriamo le proposte che abbiamo fatto, in modo particolare Pacs e scuola, come punti molti importanti. Mi auguro, spero, sollecito, chiedo agli insegnanti della scuola pubblica di far sentire nei prossimi giorni la loro voce, non tanto per sostenere la Rosa nel pugno, ma di farla sentire a tutte le forze politiche dell’Unione. Tutti noi lavoriamo per poter governare il 10 aprile. Ma tanta gente che mi vede per strada, mi chiede: “Cosa cambierà con voi?”. Ecco, una delle cose che cambierà è la scuola pubblica. Cinque anni di governo della destra hanno fatto tagli indiscriminati, con questa idea della Moratti di far scegliere ai ragazzi a 13 anni se andare nella scuola tecnica o nel liceo. Si tratta di un’odiosa scelta di classe, contro la quale noi socialisti abbiamo sempre combattuto, da mezzo secolo a oggi. Mi auguro che sulla scelta di mettere fine ai finanziamenti alla scuola privata, confessionale o no, noi si sia in grado di creare un movimento».

Mastella ha scelto di firmare il programma, tranne la parte relativa ai Pacs. Avete considerato di fare qualcosa del genere?
«Mastella è irripetibile, è unico. Noi non siamo l’Udeur, non abbiamo cominciato a trattare chiedendo seggi all’Unione. Ci occupiamo di cose meno importanti, di scuola pubblica, di diritti civili. Massimo D’Alema ha detto che non sono fondamentali. Io, senza ovviamente volergli insegnare niente, dico che sbaglia, perché penso che sono questioni molto profonde nella vita della gente»

Uscirete dal centrosinistra?
«Anche per questo bisogna chiedere a Mastella».

Dunque, quello che è avvenuto è uno strappo risolvibile?
«Penso di sì. Il nostro obiettivo è far riflettere l’intera coalizione. Ho l’impressione che una parte dei gruppi dirigenti dei partiti si sia preoccupato di altro. C’è stato una specie di gioco dell’oca: chi va alla Presidenza della Camera, chi al Quirinale, piuttosto che agli Esteri. Forse è ora di cominciare a occuparsi di cose un po’ più concrete e reali. Di sapere chi sarà il prossimo Presidente della Camera, con franchezza non ci interessa».

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«Gli allarmi di Berlusconi sui Giochi? Un gioco al massacro»


10.02.2006

Mercedes Bresso, presidente della regione Piemonte, è stata tra i primi ad entrare allo stadio, subito dopo i carabinieri e la polizia. Mancavano venti minuti alle sei. «Puntualità piemontese, timori per il traffico e gli ingorghi. Quando arrivano milioni di persone in più, è inevitabile che muoversi si complichi». Milioni di persone? «Dopo tanta freddezza, all’improvviso l’entusiasmo. Questa mattina mi ha chiamato anche Rutelli: si lamentava di non essere stato invitato. Non è vero. Avevamo invitato tutti i leader politici per tempo. La verità che si è accorto anche lui in ritardo dei Giochi. Come tanti. Si sono svegliati tutti all’ultimo istante». Non solo i politici.

Presidente, al passaggio della fiaccola grande entusiasmo e la contestazione per quanto pacata è capitata proprio ai cosiddetti contestatori. Che ne pensa? C’erano motivi per aver tanta paura?
«Penso che la risposta migliore stia in quel fiume di folla che ha salutato la fiaccola olimpica, stia nell’entusiasmo dei torinesi. Qualche episodio, qualche tentativo di blocco, poca cosa peraltro, si sono persi nella festa generale».

E allora, alla luce di questo risultato, come le suonano le espressioni di Berlusconi, i suoi no global eversivi e le sue misure drastiche?
«Inverosimili. Davvero senza ragione di fronte allo spettacolo cui stiamo assistendo da giorni. Inverosimili espressioni da parte di uno al quale delle Olimpiadi non è mai importato nulla e delle quali si è accorto solo adesso e solo per annunciare chissà quali rischi no global. Ingigantendoli...».

Giocava a fare il menagramo, forse per invidia...
«Giocava al massacro e non se ne capisce la ragione».

O forse si capisce fin troppo bene. Ma è davvero una miseria per un capo di governo...
«Come se i Giochi non appartenessero all’Italia. Invece straordinario è stato il presidente Ciampi, con la sua simpatia e con la sua umanità, ma anche con la sua fermezza. È riuscito ad aggiungere qualcosa all’entusiasmo nostro e di una città intera. Basterebbero alcune immagini: la fiaccola a Venaria Reale, dove tutto è stato splendidamente restaurato, o giù da Superga...».

Vuol dire che tutti i pericoli, tutte le minacce sono scomparsi?
«Se si deve parlare di attentati, la minaccia è sempre presente ma è presente ovunque. I terroristi hanno colpito New York, Madrid e Londra e non erano di certo stati richiamati da qualche evento particolare. Per ora non si sono segnalate notizie particolari d’allarme, secondo chi ha responsabilità specifiche».

Bene comunque le parole di Berlusconi non hanno fatto. Altri veleni sui Giochi. Presidente, lei ha seguito la strada verso le Olimpiadi fin dall’inizio. Di veleni ne ricorda altri?
«Dall’inizio sì, dalla prima riunione in cui si cominciò a discutere della candidatura, gli amministratori del Piemonte, Castellani era il sindaco, io ero ancora presidente della provincia, Ghigo presidente regionale, con quelli della Valle d’Aosta, con il comandante della legione dei carabinieri, il generale Romano, che fu tra i primi a lanciare l’idea. Poi la Valle d’Aosta si ritirò, noi continuammo, il generale Romano morì poco dopo in un incidente di volo: l’elicottero sul quale viaggiava urtò i cavi dell’alta tensione e precipitò. Veleni? Momenti difficili, sì. Quando ai finanziamenti decisi nell’ultima finanziaria del centrosinistra non s’aggiunsero subito quelli che avrebbe dovuto stanziare il centro destra. Quando scoppiò il caso Toroc, cioè la disputa giuridica sulla sua legittimità. Di fronte agli ultimi tagli ancora decisi dal ministro Tremonti... Diciamo momenti di patos finanziario e poi di frustrazione di fronte al silenzio della televisione e alla diffusa sensazione che questi fossero Giochi piemontesi più che italiani, qualcosa ai margini, in periferia...».

Il popolo dei no tav, con le ovvie eccezioni, tutto sommato ha condiviso la passione olimpica della maggioranza. Ma chiusi i Giochi si dovrà tornare a discutere di alta velocità. Come?
«Le mie posizioni sono note. Torneremo a discutere. Con il sottosegretario Letta si sta definendo il calendario di verifiche e incontri...».

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«Gioco di squadra per smascherare il premier»

Su e giù per la Sicilia, convegno dopo dibattito, campagna elettorale nel vivo. Luciano Violante, presidente dei deputati Ds, una ricetta ce l'ha per mettere fine al gioco al massacro che il premier perpetua pur se in assoluta solitudine. «Rispondere con una battuta e passare oltre».

Presidente, che si deve fare per togliere l'agenda politica al premier?
«Si deve lavorare sulla nostra agenda politica. Bisogna parlare dei nostri programmi, delle nostre priorità e delle nostre soluzioni».

Nel frattempo, però, Berlusconi appare ovunque e lancia attacchi durissimi al centro sinistra, ai «comunisti» soprattutto. L'Unione come si deve regolare?
«Quando il premier offende si deve rispondere rapidamente e duramente per poi passare all'agenda del paese. Lo scopo di Berlusconi è distrarre l'attenzione dal fallimento del suo governo e noi faremmo quello che lui precisamente desidera se scendessimo sullo stesso piano. Gli italiani ormai hanno capito qual è il suo scopo, noi restiamo in testa».

Berlusconi sostiene che ormai tra i due Poli c'è pareggio...
«Prima delle regionali disse che era certa la vittoria della Cdl: persero 14 a due. O cambia sondaggista o va incontro ad un'altra grande delusione».

Torniamo alle proposte. Proviamo a immaginare delle iniziative da mettere in campo subito. Cosa propone?
«Fissiamo alcune giornate tematiche in tutta Italia. Sei o sette da oggi fino alla fine della campagna elettorale. Scuola, infrastrutture, lavoro, sviluppo, equità fiscale, sanità, pensioni… Quel giorno ognuno, da Prodi al più giovane dei candidati, parla soltanto di quel tema in tutto il paese».

Sta invitando l'Unione a dire le stesse cose sullo stesso tema?
«Certo, perché in quel modo si fissa la nostra agenda, si fa capire in maniera chiara agli elettori qual è il nostro programma».

A proposito, crede che Romano Prodi debba andare al confronto con il premier?
«Questo lo deciderà Prodi, non spetta a me dirlo. Quello che lui deciderà, sarà ben fatto».

Ma un suo parere al riguardo?
«Non mi sembra corretto pronunciarmi. Comunque, sono convinto che non si decide l'esito di una consultazione sulla base di una conversazione dopo cinque anni di governo disastroso per tutto il Paese. Durante questi primi giorni di campagna elettorale ovunque mi è capitato di andare, da Imola a Palermo, da Caltanissetta a Trapani, si è parlato delle grandi questioni nazionali: la scuola, l'università, il lavoro, le infrastrutture, il welfare. I giovani ascoltano e prendono appunti: è del loro futuro che si parla e sono stanchi di promesse false. Si deve sfuggire dalla logica di palazzo, non si deve parlare al premier. Si deve parlare agli italiani».

Proviamo: scuola.
«Bisogna garantire il massimo di formazione possibile al massimo numero di persone possibile indipendentemente dal reddito. Tutti gli interventi della Moratti finora hanno sancito una discriminazione di classe. Il sapere è, invece, uno dei grandi diritti umani della modernità; non appartiene solo alla cittadinanza. La stessa cosa vale per la salute e per il lavoro. Si tratta delle missioni fondamentali di un moderno Stato democratico».

Infrastrutture: dopo cinque anni da dove si dovrebbe ricominciare?
«Oggi stiamo a questo punto: pulci sui treni e due ore e 15 per percorrere con una corriera la Palermo-Trapani. Dobbiamo darci l'obiettivo di risolvere uno dei più grandi problemi, sottolineato nei giorni scorsi da Confindustria: lo spostamento delle persone e delle merci. Noi, per esempio, guardiamo alle autostrade del mare, da Taranto a Trieste, da Palermo a Genova, per fare solo due esempi, come a nuovi grandi canali di comunicazione».

Berlusconi aveva promesso un milione di posti di lavoro. Lei cosa promette?
«Dico che intanto si deve superare l'attuale situazione di precarietà. L'Unione ha già presentato le sue proposte di legge per garantire i giovani dalla fine di un contratto all'inizio di un altro. Adesso si tratta di rendere conveniente fiscalmente il contratto di lavoro a tempo indeterminato rispetto a questi contratti "frantumati", oggi sicuramente più convenienti per il datore di lavoro. Infine, bisogna dare più fiducia agli investitori e a chi fa impresa. Uno degli strumenti è quello della certezza fiscale: oggi chi non paga le tasse è assolutamente avvantaggiato tra condoni, tolleranza dell'evasione e così via. Bisogna riprendere, infine, alcuni degli "antichi" strumenti aggiornandoli: credito d'imposta e prestito d'onore».

Eppure se si guarda la tv si ha la sensazione che i temi di questa campagna non riescono a emergere, è solo una grande polemica ...
«Siamo alle primissime battute. Credo, tuttavia, che il premier non sia in condizioni di fare molto altro. Il suo comportamento è un permanente "facimm' ammuina". La sua è una compagnia piuttosto scombinata, tra la Lega che a Bergamo insiste sulla secessione e a Catania si allea con Raffaele Lombardo; tra l'apparentemente moderata UDC e i fascisti di Forza Nuova con i loro stendardi neonazisti. Tutti chiedono a noi i nostri programmi; ma il programma della CdL dove sta, se sta da qualche parte ? Se parlano di programmi la coalizione passa dalle tre punte ai cento frammenti. Ragione di più per riportare la discussione sui programmi e sulle proposte».

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«Sì alla satira ma non deve ferire i credenti»

BIAGI

06.02.2006

Enzo Biagi ha appena terminato la lettura dei giornali e risponde alla nostre domande con una voce che non nasconde una profonda preoccupazione: «La satira - dice - esiste da sempre, non è certo un complimento, deve essere libera, ma non ferire i credenti, è una questione di gusto. La pubblicazione di quelle vignette ha innescato violenze che vanno denunciate con forza, potrebbero rappresentare una scintilla che può scatenare un immenso incendio».
Le violenze dilagano, l’incendio potrebbe estendersi...
«L’Europa è coinvolta, l’America non starà a guardare, tutti entrano in un ballo. I fatti, in partenza sembrano piccoli, poi dilagano».
È stato opportuno pubblicare quelle vignette?
«Il diritto di fare satira esiste almeno da quando ho memoria, un tempo c’erano giornali clericali ed altri anticlericali, c’erano disegnatori che si schieravano da una parte ed altri dall’altra, ricordo Raimondo Manzini, una delle personalità più spiccate del giornalismo cattolico... Quando suonano le campane c’è chi va a messa e chi non ci va. Certamente la satira non è un complimento, quella antireligiosa ferisce i credenti, e poi c’è una questione di “gusto”, se deborda. Però le conseguenze suscitate dalla pubblicazione sono veramente devastanti. Non c’è nulla di peggio delle guerre di religione. Si è passati dalla lotta delle idee alle ambasciate date a fuoco. Si sta diffondendo uno spirito di rivolta, di sopraffazione. Non sappiamo che cosa può accadere».
Le esplosioni di violenza nascondono diffusi sentimenti di rivalsa, odii profondi...
«Le vignette blasfeme sono un’offesa per il rispetto che si deve a qualunque convinzione, ma tra i “disegnetti” ed i roghi delle ambasciate c’è un “bel passo”. Ho fatto il partigiano per 14 mesi, ci difendevano nel nome della libertà, non volevamo imporre nulla a nessuno. Su questo non vi deve essere confusione».
Alcuni, in Occidente, scendono in trincea, sostengono che non si deve “porgere l’altra guancia”, mettono l’accento sulle discriminazioni cui sono sottoposti i cristiani nei paesi a maggioranza musulmana..
«La tolleranza deve essere reciproca. Ognuno prega il suo Dio, ognuno è libero di scegliere la forma che vuole, ma deve al tempo stesso rispettare le convinzioni dell’altro. Non è con la violenza che s’impone un punto di vista».
Le porte dell’Europa sono spesso chiuse per chi bussa, stiamo costruendo fortezze...
«Un paese come il nostro, che dava addirittura il passaporto rosso agli italiani poveri che emigravano in America, dovrebbe avere un riguardo speciale per coloro che scappano dalla miseria e dalla violenza, sempre, naturalmente, che siamo rispettosi delle nostre leggi».
Siamo in presenza di uno “scontro di civiltà”?
«Questa violenza è pericolosa, trascina, va al di là dei fatti accaduti a Damasco, e in altre capitali. Le “vignette sataniche” sono una provocazione intollerabile, nel senso del “gusto”, del rispetto che si deve alle convinzioni religiose degli altri, ma la protesta che sale, l’Iran che minaccia di bloccare le relazioni commerciali, il Pakistan che convoca gli ambasciatori di nove nazioni, Italia compresa, rappresentano segnali di una tensione che può portare a conseguenze che in questo momento non riusciamo ad immaginare».
L’11 settembre e la guerra in Iraq hanno inaugurato un’epoca di paura, viviamo nell’era della “guerra preventiva”...
«Vi è stata una svolta, la tensione è salita e non eravamo pronti. Un viaggio dalle parti di Sarajevo sprigionò una scintilla che scatenò un incendio che sconvolse il mondo. Fortunatamente viviamo tempi diversi, ma anche oggi non riusciamo a prevedere che cosa accadrà, la violenza potrebbe diffondersi e coinvolgere tutti. Le vignette possono essere una stupidità insultante, ma ciò ha innescato una violenza della quale non di intravede la fine».
Dunque per evitare che la violenza dilaghi occorre spegnere l’incendio...
«È quanto chiunque di noi, onesto cronista, deve auspicare. Noi in genere raccontiamo i fatti, difficilmente li provochiamo. Stiamo vivendo un momento di particolare tensione, di forte insicurezza, soprattutto in Italia. Rimpiango certi personaggi, da De Gasperi e Di Vittorio, al mio amico Amendola, a Pertini, gente che aveva una storia, un’esperienza nel mondo. Mancano personaggi all’altezza delle situazioni...
Berlusconi...
«Nei rapporti internazionali ha distribuito più orologi dell’Omega...».

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«Luca fu censurato, ci ha lasciato la forza di combattere»

Pannella

20.02.2006

Marco Pannella dà in diretta la notizia della morte di Luca Coscioni agli ascoltatori di “Radio Radicale” e va oltre alla mera cronaca. Dopo la frase «mezz’ora fa si è spento Luca. Gli è mancata la possibilità di respirare è accaduto quel che si poteva prevedere», Pannella aggiunge: «Luca era un leader perché era in prima linea. Era in prima linea ed è caduto. Direi che è stato ammazzato anche dalla qualità di questo paese, della sua oligarchia, che lo corrompe e lo distrugge». Parole dure, durissime, rilanciate dalle agenzie e dai telegiornali.
Che cosa non ha fatto questo paese per Luca Coscioni?
«Innanzitutto devo dire che lui è stato molto colpito dall’esclusione dal Comitato nazionale di bioetica voluta dal governo Berlusconi. Non eravamo solo noi a volerlo. Fu escluso nonostante fosse riuscito a muovere e commuovere tante persone: scienziati, ricercatori, professori. Aveva l’appoggio di 100 premi Nobel, c’era un appello firmato da mille tra professori e scienziati, e decine di migliaia di persone lo hanno sostenuto con parole, denaro, opere, idee e speranze. Per lui fu un dolore, perché era convinto di poter dare un contributo importante».
In quali altri ambiti non gli fu permesso di dare il suo contributo?
«Fu censurato anche a livello politico. Continuamente censurato. Non gli fu permesso di intervenire nella vita politica italiana. L’anno scorso per le elezioni regionali il centrosinistra rifiutò l’accordo con noi nonostante i ds fecero molto, Chiti non ci dormiva per cercare di superare il blocco... Ma Castagnetti e Prodi bloccarono tutto solo perché le liste dei radicali portavano il nome di Luca.. ».
Questi continui “rifiuti”, però, sembravano renderlo più forte...
«Cocciuto com’era... Aveva deciso di fare da cavia, a Torino sperimentò l'autotrapianto di cellule staminali. Continuò a mettere tutto se stesso per la lotta di libertà di cura attiva e passiva e per la ricerca scientifica. Si battè per il referendum che doveva abolire la legge 40... ».
E lì arrivò un’altra sconfitta. Come la prese Luca?
«Non si lasciò certo prendere dallo scoramento. Non era il tipo. Ricordo che il sabato successivo al mancato quorum del referendum convocammo tutti e rilanciammo. Decidemmo allora di creare la “Rosa nel pugno”, con la fusione dei Socialisti Democratici Italiani, Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni e la Federazione dei Giovani Socialisti».
E alle prossime elezioni Luca Coscioni sarebbe stato il capolista della “Rosa nel pugno”?
«Sì, avevamo deciso così. Ma nelle nostre liste ci saranno altri cittadini malati. E anche 40 scienziati ci hanno garantito la loro adesione. Noi andiamo avanti perché Luca ci ha lasciato la forza della speranza e c'è una lotta che ci aspetta».

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«La mia battaglia è per il garantismo»

D’ AMBROSIO

04.02.2006

Garantismo. L’ex procuratore capo non getta benzina sul fuoco delle polemiche che si sono scatenate dopo l’annuncio della sua candidatura: «Certo, me l’aspettavo, ma non credo proprio di rappresentare l’immagine del “giustizialismo”. Una descrizione che non corrisponde a quello che sono in realtà e cioè un garantista dichiarato».
Dunque perchè ha accettato la candidatura?
«Ho servito per 47 anni lo Stato e mi sarebbe sembrato un tradimento se non avessi accettato la proposta di continuare in Parlamento a lavorare per dare un aiuto ai problemi della giustizia...Poi, come molti sanno sono un trapiantato di cuore e come tutti i trapiantati ho la sensazione di avere avuto in regalo un'altra vita e mi sembra di sprecarla se non mi impegno in Parlamento a fare qualche cosa per tutti i cittadini e per riformare la giustizia».
Nessuna perplessità quindi, nemmeno davanti all’«accusa» di essere una «toga rossa»?
«Eh no, esitazioni ne ho avute eccome. Anche perchè immaginavo che ci sarebbero state polemiche e speculazioni sul mio nome. Quanto alle toghe rosse mi limito a dire che allora esistono anche le toghe nere. Credo che qualsiasi magistrato, così come qualsiasi cittadino abbia diritto ad avere le proprie idee politiche».
Altro motivo di polemica: la sua candidatura sarebbe un debito pagato dai Ds al capo di Mani Pulite. Che dice?
«Scurdammoce ò passato. Questa è una storia troppo vecchia per essere ancora creduta. È un'accusa che è partita nel '94 ed è un'arma che usano sempre coloro che vengono messi sotto inchiesta dalla magistratura per delegittimarla. L'unica cosa da dire a Berlusconi è che l'elettorato passivo è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione e lui non può intaccarlo neanche se è Presidente del Consiglio».
Aveva già conosciuto il segretario dei Ds?
«Sì, quando Fassino era ministro della giustizia. Il miglior Guardasigilli che abbia mai incontrato. Mi colpì il suo impegno. La sua volontà di conoscere, di essere vicino ai problemi della giustizia italiana. Cosa che non ho riscontrato in altri ministri».
Se il centrosinistra vince che succede in materia di giustizia?
«Mi auguro che si possa voltare pagina, non facendo più gli interessi dei singoli ma soprattutto quello di tutti i cittadini»

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«Dieci imbecilli non contano più di 10mila persone»

Rizzo


19.02.2006
Corteo. «È stata una buona manifestazione. Alla mia età riesco ancora a contarle le persone. Ce n’erano 10mila in piazza. Senza che nessun partito organizzasse». Il comunista Marco Rizzo è soddisfatto. La manifestazione a favore della Palestina, svoltasi sabato a Roma, è stata un successo. I numeri lo starebbero a dimostrare. Nonostante le polemiche.
Che comunque ci sono state. Bandiere bruciate, slogan offensivi. Alla fine il corteo ha preso un’altra piega?
«Per colpa di tre idioti o tre provocatori messi lì apposta. Che non ho neanche visto».
Però lo slogan una, 10, 100, 1000 Nassirya ha fatto il giro dei quotidiani.
«Chi urla quelle cose è nemico della Palestina e nemico dei comunisti italiani».
Non è stato politicamente incauto scendere il piazza in questo momento?
«No, era proprio utile. Perché l’idea dei due popoli e due stati, quello di Israele e quello della Palestina è attuale. Lo stato di Israele c’è. Quello della Palestina no. Ormai, anche a sinistra, non c’è nessuno che difende la Palestina. Si è radicata l’idea, in parte della sinistra, che la politica estera italiana debba passare comunque per Washington e Tel Aviv».
Però questo è un periodo particolare. Non trova che il rischio di una strumentalizzazione era alto?
«Si, ma questa manifestazione viene fatta ogni anno (questo è il quinto). Non si sarebbe capito perché non ora. Se noi pensiamo di andare al governo e governare il paese e per questo di sbianchettarci tutti abbiamo fatto male i calcoli. In questo modo si riuscirà a mandare via Berlusconi ma non il berlusconismo».
Nessuna questione di opportunità politica?
«No. Faccio un altro esempio concreto. Se c’è da fare una manifestazione per il diritto al lavoro e contro il lavoro precario e flessibile non lo possiamo fare perché siamo sotto elezioni? Zapatero in Spagna ha dimostrato che un paese europeo può essere autonomo in politica estera dagli Stati Uniti. Perché non possiamo farlo noi?».
Alla fine di Palestina e di politica estera nessuno ne ha parlato?
«Questo sta anche ai mezzi di comunicazione. Per i quali dieci imbecilli o provocatori contano di più di 10mila persone».
Questa pubblicità al corteo non ha danneggiato il centro sinistra?
«Hanno tentato di farlo. Mica sono scemo. Ma vogliamo portare a votare tutti quelli di sinistra o vogliamo farne stare a casa un po’. Noi li portiamo a votare. Ogni voto serve per battere Berlusconi. Tanto più con questa legge elettorale. Chi non è d’accordo con noi voti per Mastella».
Come la spiega l’assenza di Bertinotti?
«Io a Bertinotti dico: i poteri economici italiani hanno scelto di star di qua, con noi. Bene. Per battere Berlusconi serve anche questo. Ma non è che ti danno la presidenza della Camera gratis. Si illude se pensa questo. E allora oggi è la Palestina, domani saranno i lavoratori in esubero, dopodomani la Tav. Devi mantenere una tua autonomia».
Senza compromessi?
«I compromessi fanno parte della politica. Ma non si possono fare in maniera preventiva».
In piazza senza Bertinotti ma con Ferrando. Non c’è qualcosa di strano?
«Ferrando è un trozkista e lo sappiamo. Ma non ho avuto problemi a manifestare e con lui. E poi i due terzi del corteo erano composti da elettori di Rifondazione comunista».

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«Le dimissioni non chiudono il caso»

FASSINO

 

18.02.2006

Onorevole Fassino, alla fine il ministro Calderoli ha gettato la spugna...
Bene, era ora. Avrebbe dovuto abbandonare prima. Le sue dimissioni dal governo sono l’epilogo naturale di una brutta vicenda che ha gettato altro discredito sull’immagine internazionale del nostro Paese...
Caso politico chiuso a questo punto?
Assolutamente no. Il caso non può essere relegato al rango dell’incidente di percorso. È il governo, infatti, che deve rispondere del comportamento dei suoi ministri. È il governo che deve dire al Paese come intenda rimediare e quali atti intenda compiere per trasmettere alla Libia e all’intero mondo islamico un’immagine dell’Italia diversa da quella che ha dato Calderoli...
Il presidente della Camera ha già convocato i capigruppo. Per rendere possibile le comunicazioni del governo al Parlamento serve l’unanimità, però...
Bordon, Angius, Violante e Castagnetti avevano già chiesto che l’esecutivo riferisse alle Camere sulla vicenda. Il governo deve dire al Paese quali atti intenda compiere per ristabilire quella normalità di rapporti e quella intensità di cooperazione che oggi sono indispensabili per evitare che prevalgano nei Paesi arabi e nelle società islamiche derive fanatiche e tentazioni integraliste.
Il presidente del Senato definisce le dimissioni di Calderoli “un atto di responsabilità”. Lei è d’accordo?
Quelle dimissioni sono, al contrario, un atto dovuto che non aveva alternative. Calderoli, con la vicenda della maglietta, ha compiuto un gesto gravissimo. La parola responsabilità usiamola in modo più appropriato, quindi, visto quel che è successo.
Secondo lei la provocazione anti Islam dell’ex ministro avrà altre conseguenze?
Io credo che le manifestazioni di Bengasi rendano ancora più evidente il solco profondo che si è scavato tra Occidente da una parte e paesi arabi e società islamiche dall’altra. Dall’11 settembre in poi si e determinata una crisi di rapporti che è diventata via via sempre più profonda. La guerra in Iraq, comunque la si voglia giudicare, è stata percepita dalle opinioni pubblica dei paesi islamici come una guerra dell’Occidente contro di loro. La vittoria di Hamas in Palestina ha dimostrato quanto il radicalismo possa prendere piede. La vicenda iraniana è l’ulteriore spia che tendenze integralistiche e fanatiche vanno allargandosi, da ristrette frange a opinioni pubbliche più estese.
La tesi di molti, compreso Calderoli, è che l’Occidente debba reagire e debba difendersi...
Non ci si difende gettando benzina sul fuoco. Bisogna evitare di compromettere i processi democratici maturati faticosamente in diversi paesi arabi. Penso a ciò che è avvenuto in alcuni emirati, in Marocco, in Giordania. Penso alle prime elezioni presidenziali libere in Egitto, alla primavera di Beirut, ecc. Questi segnali ci dicono che nel mondo islamico stanno emergendo forze democratiche e riformiste che devono essere sostenute perché credono in un Islam non integralista. In un Islam, cioè, che non si consideri autosufficiente e isolato dal mondo. Per questo è molto importante che tutti i governi, in particolare quelli occidentali, assumano un atteggiamento responsabile. Non ci possiamo permettere guerre di civiltà e di religione. Meno che meno una contrapposizione tra Occidente e resto del mondo. Anche per questo i comportamenti tenuti da Calderoli sono irresponsabili.
Un bel po’ di benzina era stato versato sul fuoco dalle vignette satiriche pubblicate sui giornali danesi...
La satira è fondata sull’ironia e sulla caricatura. Come tale deve essere riconosciuta e accettata. La satira, tuttavia, deve sapere individuare il limite senza il quale si trasforma in offesa. Deve essere sempre capace, in sostanza, di rispettare la sensibilità religiosa e i sentimenti di vaste opinioni pubbliche. Detto questo. È giusto anche sollecitare i governi dei paesi arabi e islamici a essere rispettosi delle altre religioni, così come loro chiedono rispetto verso l’Islam. Deve esserci, cioè, una condizione di reciprocità nella libertà di esercizio del culto religioso.
Le dimissioni di Calderoli placheranno gli animi o il danno per il nostro Paese ormai è irrimediabile?
Mi auguro che il clima possa rasserenarsi. Atteggiamenti come quelli di Calderoli offrono un’immagine deformata dell’Italia, aprono una crisi nel rapporto con i paesi arabi, rischiano di provocare ritorsioni sui tanti italiani che in questi paesi vivono e lavorano. Per questo è più che mai necessario che anche il centrosinistra, in queste settimane, si faccia carico di mandare messaggi forti al mondo islamico e ai paesi arabi. Sottolineando, intanto, che le posizioni di Calderoli non rispecchiano i sentimenti del popolo italiano e che l’Italia ha sempre creduto e crede in una politica di cooperazione e di dialogo tra culture, civiltà e religioni diverse. Il cittadino Calderoli può pensare quello che vuole, il ministro Calderoli no. Nel momento in cui compie certi atti, infatti, lo fa in nome del governo e come rappresentante dell’Italia. Evidente, quindi, che aveva il dovere di rimediare. Il suo, tra l’altro, non è stato un atteggiamento estemporaneo. Già nelle scorse settimane aveva assunto posizioni molto gravi.
Berlusconi e Fini le avevano censurate però...
Si, ma si erano limitati a questo. Berlusconi poteva usare da subito tutti gli strumenti di pressione che ha per persuadere il suo ministro a dimettersi. Calderoli non ha modificato di una virgola le dichiarazioni che aveva fatto, poi le ha perfino aggravate con la vicenda della maglietta. Spalleggiato, in questo, dalla Lega che non ha preso le distanze da lui. Altri esponenti leghisti, tra l’altro, si sono pronunciati nella stessa direzione di Calderoli. In realtà l’episodio libico dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto l’Italia avrebbe necessità impellente di un governo diverso da quello che c’è. Di una classe dirigente che abbia rispetto delle istituzioni e senso di responabilità. Anche per questo è necessario che gli italiani, con il loro voto, affidino il Paese a chi mostra più maturità e responsabilità.
L’Italia governata dall’Unione come favorirebbe le “forze riformiste” nel mondo arabo?
Serve una iniziativa per la pace in Medio oriente, che sbarri la strada alle tendenze più radicali che rischiano di fare arretrare l’intera situazione dell’area a molti anni fa. Penso che la posizione di Hamas, di non riconoscere Israele, e quella di alcuni suoi settori, di insistere sulla provvisorietà di quello Stato, siano assolutamente inaccettabili. Occorre riprendere una forte iniziativa del “quartetto” - Onu, Russia, Usa e Ue - che solleciti Hamas ad assumere la piattaforma indicata dalla Road Map, compreso il pieno riconoscimento della legittimità dello Stato di Israele, e sulla base di questo percorso, si riapra subito un negoziato per garantire sia i diritti di Israele sia quelli del popolo palestinese.
Sul Medio Oriente grava anche la crisi del nucleare in Iran...
Serve una iniziativa europea, a cui l'Italia deve concorrere attivamente, per ricercare una soluzione politica alla grave crisi che si profila. Le autorità iraniane forniscano le garanzie necessarie per dimostrare che le tecnologie nucleari avranno un utilizzo esclusivamente pacifico. Di pari passo a una forte iniziativa politica e di pressione nei confronti di Teheran, però, bisogna rilanciare un’azione per la riduzione degli armamenti nucleari in tutta la regione. La comunità internazionale sarà più forte nel chiedere all’Iran di non dotarsi di un armamento nucleare se, contemporaneamente, spingerà altri paesi della regione a ridurre i loro arsenali nucleari.
Per quel che riguarda l’Iraq?
Lì va rilanciata un’iniziativa per accelerare la transizione politica, sostenendo le nuove autorità irachene e il percorso istituzionale compiuto nel 2005. La fuoriuscita delle truppe straniere, comprese quelle italiane da far rientrare entro il 2006, va accompagnata dall’offerta all’Iraq del sostegno economico e politico necessario a favorire la crescita e la stabilizzazione della democrazia. Più in generale vanno rilanciati il dialogo interreligioso e interculturale e, insieme, una cooperazione economica che offra l’immagine di un Occidente che vuole costruire il futuro del Pianeta insieme all’Islam e non contro l’Islam.
Segretario, il direttore del nostro giornale parla di “filo nero” del razzismo e della intolleranza che unisce nella Cdl Lega e alleanze neofasciste di Berlusconi. Lei è d’accordo?
C’è spregiudicatezza e assenza di qualsiasi sensibilità democratica. Berlusconi, con grande disinvoltura, si allea con forze che inneggiano apertamente al fascismo e al nazismo e include nella propria maggioranza Calderoli, Borghezio e altri che non hanno paura di assumere comportamenti molto vicini al razzismo e alla xenofobia. Tutto questo rende ancora più evidente l’inaffidabilità del Presidente del Consiglio e di questa maggioranza.
Una campagna acquisti elettorale per rastrellare il massimo dei consensi. A sentire il premier i sondaggi lo premierebbero...
Berlusconi vuol far credere di avere voti che in realtà non ha. Parla di “brogli” ma l’unico che imbroglia le carte è lui. Sta sviluppando una vera e propria guerra psicologica per convincere gli elettori sul fatto che ha recuperato il terreno perso e che può vincere. Berlusconi, in sostanza, punta a rimotivare il suo elettorato e a persuadere eventuali settori incerti che possono fidarsi di lui. È l’ultimo atto di una strategia dell’inganno che non teme di stracciare tutte e regole. Dall’approvazione frettolosa di una legge elettorale volutamente pensata per rendere più difficile il compito di chi dovrà governare; al prolungamento artificioso della legislatura, anche se il rigore del Presidente della Repubblica ha impedito questo ennesimo strappo; all’invasione di radio e tv; fino al tentativo, con il sondaggio americano, di alterare la realtà che tutti i sondaggisti italiani fotografano dando il centrosinistra in vantaggio.
Il vantaggio dell’Unione si sarebbe ridotto anche per i sondaggisti italiani...
Questo non significa che Berlusconi abbia la vittoria in tasca, come lui vorrebbe far credere. Certo, il fatto che abbia ottenuto qualche piccolo recupero deve metterci tutti sull’avviso: anche il centrosinistra non ha già vinto. Bisogna mettere in campo tutta la mobilitazione di cui siamo capaci, quindi. Far giungere a ogni elettrice e elettore la nostra voce, i nostri programmi, la nostra ricerca del voto, la conoscenza dei nostri candidati. Abbiamo energie grandi, lo si è visto in occasione delle primarie e del quasi milione di firme raccolto per il referendum contro il brutto strappo costituzionale imposto a maggioranza dalla destra. Dobbiamo saper esprimere al più presto tutte le nostre forze e tutta la nostra unità. Senza alcun risparmio.

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Più donne, più competenze in lista

MELANDRI

15.02.2006

Chiede alla Quercia «uno sforzo in più» per equilibrare «rinnovamento e competenze». Giovanna Melandri pone «la questione delle donne» all’interno di una «riflessione più generale» che riguarda i gruppi parlamentari Ds. «Possibile - chiede l’ex ministro dei Beni culturali - che su ventotto deroghe ai limiti fissati per deputati e senatori che hanno compiuto due legislature solo cinque riguardino ricandidature femminili»?
Poche donne in lista nella Quercia, in sostanza?
Bisogna ricordare che le italiane sono state prese in giro dalla destra con la promessa delle quote rosa. E noi stiamo onorando l’impegno di proporci come un partito di donne e di uomini. Chiedo ai Ds ancora un passo, però. Nel prossimo Parlamento, infatti, ci sarà bisogno di competenze e capacità femminili.
Le mancate ricandidature non vengono equilibrate da nuove presenze femminili nelle liste?
Si sta facendo uno sforzo importante ma non basta ancora. Occorre rinnovare il gruppo parlamentare, naturalmente. Ma c’è un’altra bussola che va tenuta in considerazione. Quella, appunto, delle competenze e, in particolare, di quelle femminili, preziosissime, maturate in questa difficile legislatura. Perché non provare a premiare una pattuglia di senatrici e deputate che hanno dato un contributo eccellente al lavoro d’opposizione? Per ogni «no» pronunciato in questi anni bui sono stati espressi in Parlamento «sì» motivati, coerenti, propositivi. Molti di questi sono frutto del lavoro di compagne eccellenti che con una rigida applicazione del principio delle due legislature rischierebbero di rimanere fuori dalla Camera e dal Senato.
Ha nomi precisi da fare?
Certo. Laura Pennacchi, ad esempio, ha avuto un ruolo importantissimo nella battaglia contro le riforme economiche della Cdl che hanno scassato i conti pubblici e il sistema fiscale. A queste, anche per merito di Laura, l’opposizione ha contrapposto alternative serie e credibili. Un altro esempio? Alla riforma che ha minato l’unità nazionale abbiamo opposto i nostri «no», ma anche proposte serie frutto del lavoro straordinario di Elena Montecchi. E ancora. sulla giustizia, accanto ad Anna Finocchiaro - alla quale, come a me e Livia Turco, è stata offerta la deroga - ha lavorato con molto impegno Marcella Lucidi. Per non parlare della scuola e della cultura e del lavoro svolto in questi settori da Chiara Acciarini e Giovanna Grignaffini. O della sanità dove si sono impegnate Grazia Labate e Marida Bolognesi. Potrei continuare. Mi scuso, anzi, perché l’elenco dei nomi fa fare è sicuramente più lungo...
Insomma, troppe deroghe maschili e poche femminili?
Sia chiaro, io non contesto le deroghe maschili. Ma è possibile che su ventotto solo cinque riguardino le donne? Mi sento onorata di essere tra queste. Ma ritengo doveroso porre il tema, perché penso che si stia facendo un errore politico. Non pongo solo una questione di quote femminili che, tuttavia, esiste. Ma di competenze da salvaguardare. I primi cento giorni di vita del nuovo Parlamento, augurandoci naturalmente la nostra vittoria, saranno importanti e impegnativi. Servono, quindi, gruppi pronti al via, capaci di muoversi subito al meglio e di fare sponda all’azione di governo. Far tesoro delle competenze maturate in questi anni durissimi è un’esigenza che va di pari passo a quella del rinnovamento. Dentro questa riflessione va posta la questione delle donne.

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Un'operazione imbarazzante per il Ppe

Letta

18.02.2006

Se penso che per riaccreditarsi sul piano internazionale Berlusconi aveva convinto quelli del Ppe a celebrare a Roma il loro congresso...». Enrico Letta, leader della Margherita, commenta senza mezzi termini l’operazione “nera” del premier: una mossa spregiudicata, dice, che lui ha incredibilmente tentato di far passare sotto silenzio. Ma che ha messo in grande difficoltà Fini e che metterà in imbarazzo gli alleati europei.
Allora, on. Letta, Berlusconi farà l’accordo con i neofascisti. Mastella dice che così il premier porta l’eversione nera nel Ppe e che le due cose, ovviamente, sono inconciliabili. Anche lei è di questo avviso?
Certo. Questa operazione non può non essere motivo di imbarazzo per il Ppe. Ricordiamo che Berlusconi intende giocare la sua campagna elettorale anche su alcuni eventi che dovrebbero riaccreditarlo sullo scenario internazionale. Il primo è la visita a Washington, fissata a ridosso delle elezioni. Il secondo, anche se finora non si sapeva, è il congresso del partito popolare europeo che si svolgerà a Roma pochi giorni prima del 9 aprile. Pensi, lui e quelli del Ppe andranno anche dal Papa. Diciamo che l’operazione “nera”, l’alleanza con gli amici di Delle Chiaie, è esattamente in controtendenza rispetto a questo tentativo di accreditarsi sullo scenario internazionale. La cosa più grave però è un’altra.
Sarebbe?
È che lui abbia tentato e tenti di farla franca, di non pagare pegno per questa alleanza.
Beh, quasi quasi ci riesce.
Ha tentato di far passare questo accordo sotto traccia. E infatti secondo me non ha pagato politicamente abbastanza. Questa operazione ha contorni inquietanti e denota una assoluta disinvoltura nel gestire le alleanze. È anche uno schiaffo ai suoi alleati.
Soprattutto a Fini.
Credo che sia l’ennesimo schiaffone del premier al leader di An. Con questa alleanza Berlusconi obbliga Fini a rimangiarsi tutto quello che ha fatto e detto in questi anni per liberarsi del suo passato. E invece, così, questo passato ritorna e lo riafferra.
All’inizio dell’operazione Fini era sembrato mettere dei paletti, aveva parlato di valori da rispettare per entrare nella casa delle Libertà...
Ecco, i paletti sono stati travolti.
Non è la prima volta.
No, e l’operazione “nera” dimostra che il premier fa come gli pare nel centrodestra. Devo dire che in altri paesi una cosa del genere non sarebbe passata liscia.
A cosa si riferisce?
Negli Stati Uniti l’altalena di dichiarazioni imbarazzate di questi giorni, del tipo ho incontrato quella tal persona, no, non l’ho incontrata, oppure non sapevo che avessero detto quelle cose, le foto uscite sui giornali, ebbene tutto questo avrebbe messo un leader politico nei guai, per non dire alla gogna. Da noi invece lui può permettersi di dire, contraddire, smentire, nascondere senza che ci siano conseguenze.
Ma secondo lei cosa guadagnerà Berlusconi da un’operazione del genere?
Non lo so, ma conoscendolo, se lo fa è perchè ha fatto i suoi calcoli. Del resto sta raschiando il barile disperatamente, si gioca la battaglia delle vita e per la vita anche i collaboratori di Delle Chiaie vanno bene.
Crede ai sondaggi di Berlusconi?
Per carità, è un film già visto. Non è la prima volta che Berlusconi gioca questa carta, è ovvio che userà questa e tutte le altre: dall’invasione mediatica, al discorso al congresso americano, agli amici di Delle Chiaie, al congresso del Ppe in cui far passerella. L’assurdo sarebbe farsi spaventare da questo gioco.
Forza Italia dice che Prodi e l’Unione sono preoccupati da questi sondaggi.
Io sono assolutamente sereno. E tutti noi stiamo lavorando tranquilli.
Quale è il modo migliore per rispondere a questa offensiva di Berlusconi?
Imporre temi veri e concreti nella campagna elettorale. Uno a settimana. L’altro giorno abbiamo parlato dei cinque punti di cuneo fiscale, e abbiamo fatto centro. Dobbiamo andare avanti, imporre un altro tema e raccogliere il consenso su questo.

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Le dimenticanze dell’ambasciatore

 

In una intervista sul giornale della famiglia Berlusconi, Ehud Gol, ambasciatore d'Israele, risponde a molte domande a proposito di politica italiana e di questione palestinese, domande che hanno lo scopo di coinvolgerlo in una mezza pagina di propaganda contro la sinistra. Le prime due righe della prima risposta basterebbero però a chiudere la questione. Chiedono all'ambasciatore: abbiamo assistito a una manifestazione del Pdci in cui sono state bruciate la bandiera americana e quella israeliana, lei che ne pensa? Ehud Gol la prende con moderazione: "Non dobbiamo esagerare, è un fatto che ha riguardato poche persone". Il Giornale invece insiste... Cercando di colpevolizzare tutti, da Diliberto a D'Alema, che si era azzardato a consigliare: "bisogna capire le ragioni dell'odio".

Odio, comunque e sempre, di poche persone, come autorevolmente testimonia l'ambasciatore. Peccato che si arrivi alla fine, senza riuscire a leggere una domanda (e quindi la risposta) che ci preme tanto: gentile ambasciatore, che cosa pensa dell'alleanza elettorale e politica tra la Casa della libertà e la Fiamma tricolore, tra Berlusconi e l'eurodeputato Romagnoli, uno che ha molta stima di Hitler e che non ha nascosto i suoi dubbi circa l'esistenza delle camere a gas?

Gentile ambasciatore, ci permettiamo di chiederle di rispondere a noi, aggiungendo a sua informazione il nome di qualcun altro tra gli alleati di Berlusconi: Pino Rauti, Alessandra Mussolini e i filoarabi Fiore e Tilgher...

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Domenica, 19 Febbraio, 2006

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Torino 2006. Oro all'Italia nella 4X10 km di fondo maschile

Lo scambio finale tra Piller Cottrer e Zorzi

Torino, 19 febbraio 2006
La squadra azzurra maschile di fondo composta da Fulvio Valbusa, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi, ha vinto la medaglia d'oro nella staffetta 4x10 Km alle Olimpiadi di Torino. L'argento è andato alla Germania, il bronzo alla Svezia.

Eccezionale la prova degli ultimi due frazionisti: "Cater-Pillar" crea il vuoto dietro di sé regalando a Zorzi oltre 20 secondi di vantaggio sui tedeschi e sugli svedesi. L'ultimo frazionista si supera e dà agli avversari un distacco tale che si permette il lusso di arrivare al traguardo con la bandiera in mano.

Il superG donne, in programma stamani a San Sicario, è stato per oggi cancellato per le cattive condizioni meteo.

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Vignette blasfeme. Calderoli si dimette. Berlusconi: dal ministro atto di leggerezza

Il ministro delle Riforme Roberto Calderoli

Roma, 19 febbraio 2006

Il ministro delle Riforme Roberto Calderoli si è dimesso. "Non intendo consentire ulteriormente la vergognosa strumentalizzazione che in queste ore viene fatta contro di me e contro la Lega Nord anche (purtroppo) da esponenti della maggioranza: per questi motivi - ha detto Calderoli - ho rimesso il mio mandato di ministro delle Riforme Istituzionali nelle mani del presidente Berlusconi, per senso di responsabilità e non certo perché sollecitato da maggioranza e opposizione".

Le dimissioni di Calderoli, chieste esplicitamente ieri dallo stesso Presidente del Consiglio, giungono dopo una mattinata concitata, seguita ai morti di Bengasi di ieri, durante la quale si sono svolti due 'vertici' paralleli. Il primo a Gemonio, da Bossi, con lo stesso Calderoli e Maroni, il secondo a palazzo Chigi, con Berlusconi, Fini, Casini, Cesa e Pisanu.

Anche il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, aveva criticato la condotta di Calderoli, di fatto rendendo inevitabili le dimissioni dell'esponente leghista. "Sono profondamente addolorato - aveva infatti detto Ciampi - per i gravi incidenti occorsi ieri a Bengasi, che sono costati tante vite umane. Per quanto riguarda l'Italia, c'è una chiara, indiscussa linea della nostra politica che interpreta il sentimento dominante degli italiani: il rispetto dei credi religiosi e dei culti di ogni popolo. Soprattutto chi ha responsabilità di governo deve avere comportamenti responsabili".

"Le dimissioni di Roberto Calderoli erano doverose". Lo ha detto il ministro degli Esteri Gianfranco Fini al termine della sua visita alla moschea di Forte Antenne a Roma, dove ha incontrato numerosi rappresentanti del mondo musulmano e islamico. "Quella di Calderoli è stata una provocazione della quale forse non si rendeva neanche conto ma che non fa venir meno la possibilità di governare con la Lega".

Le dimissioni di Calderoli "sono un atto di responsabilità" giunto dopo "un atto di leggerezza". Lo ha affermato dal palco della Fiera di Verona, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, spiegando che l'esponente leghista "da cittadino normale può concedersi ciò che vuole, ma da ministro non avrebbe dovuto lasciarsi andare a manifestazioni che toccano altre sensibilità".

In fine mattinata c'era stata una "lunga e amichevole" telefonata tra Berlusconi e il leader libico Gheddafi. Il presidente Berlusconi e il leader Gheddafi hanno pienamente convenuto - afferma la nota di Palazzo Chigi - sul fatto che il grave episodio non deve in alcun modo ripercuotersi negativamente sulle amichevoli relazioni tra Italia e Libia e sul loro ulteriore sviluppo.

In Libia, intanto, ci sono le prime ripercussioni politiche per la strage di Bengasi. Il ministro della sicurezza Nasr Mabrouk è stato sospeso dalle sue funzioni e incriminato. Mabrouk è stato tradotto in tribunale davanti a un giudice istruttore. Il comunicato aggiunge che saranno sottoposti a processo anche tutti i responsabili della sicurezza della zona di Bengasi.

E' di undici morti e 35 feriti il bilancio ufficiale degli scontri di ieri a Bengasi, in Libia, tra la polizia libica e i manifestanti che hanno assaltato il Consolato italiano. Lo ha detto all'agenzia Frace Presse Seif al-Islam Gheddafi, il figlio del leader libico Muammar Gheddafi. Quattro degli undici morti sono egiziani e palestinesi

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Sabato, 18 Febbraio, 2006

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Vignette blasfeme. Nigeria: assalto a chiese, uccisi 16 cristiani. Manifestazioni in diversi Paesi

Manifestazione in Pakistan

Kano, 19 febbraio 2006
Continuano le violenze nel mondo, in segno di protesta contro la pubblicazione delle vignette satiriche sul Profeta Maometto. In Nigeria sedici persone appartenenti alla comunità cristiana sono morte nella località settentrionale di Maiduguri nel corso di una manifestazione: lo hanno reso noto fonti della polizia locale. Un manifestante è stato colpito mortalmente dalla polizia in una dimostrazione svoltasi nella località di Katsina.

In Pakistan, a Islamabad, 4 persone sono rimaste ferite in nuove, violente, manifestazioni di protesta. In Iran le autorità hanno ordinato alla polizia di "fare il possibile" per impedire nuovi attacchi contro le ambasciate occidentali a Teheran.

In Gran Bretagna 10.000 musulmani hanno partecipato a Londra alla più importante manifestazione dall'inizio delle proteste contro le vignette.

In Austria un migliaio di musulmani ha partecipato ad una manifestazione a Vienna organizzata da un "coordinamento di giovani arabi e di anti-imperialisti".

In Danimarca, il Paese dove sono state pubblicate le prime vignette della discordia, migliaia di persone hanno manifestato pacificamente per le strade di Copenaghen in favore del dialogo fra le religioni.

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Veneerdi, 17 Febbraio, 2006

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Giustizia. Cassazione: lo stupro di una minorenne e' meno grave se lei non era vergine

Polemiche sulla sentenza

Roma, 17 febbraio 2006

E' meno grave lo stupro di una minorenne - anche se si tratta di una ragazzina di appena quattordici anni - se la vittima ha già "avuto rapporti sessuali". E’ la nuova sentenza sconcertante della Corte di Cassazione.

Secondo la Suprema Corte "è lecito ritenere" che siano più 'lievi' i danni che la violenza sessuale provoca in chi ha già avuto rapporti, con altri uomini, prima dell'incontro con il violentatore.

I giudici ritengono che l'impatto devastante della violenza sessuale sia di più modeste proporzioni quando a subirlo è una adolescente non più vergine perché "la sua personalità, dal punto di vista sessuale" è "molto più sviluppata di quanto ci si può normalmente aspettare da una ragazza della sua età".

Nel caso in esame "la ragazza già a partire dall'età di 13 anni aveva avuto numerosi rapporti sessuali con uomini di ogni età”, per questo sarebbe “lecito ritenere che già al momento dell'incontro con l'imputato la sua personalità, dal punto di vista sessuale, fosse molto più sviluppata di quanto ci si può normalmente aspettare da una ragazza della sua età”.

Per queste ragioni lo stupratore può ottenere il riconoscimento della "attenuante" del "fatto di minore gravita" invocato in nome della perduta illibatezza della vittima.

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Elezioni. Berlusconi annuncia l'accordo con Alessandra Mussolini

Napoli, maggio 2001 (immagine d'archivio)

Roma, 17 febbraio 2006

"Io sono sostenitore del fatto che Alessandra Mussolini dovrebbe essere capolista della sua lista". Lo ha detto Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa con la leader di Alternativa sociale. "La lista Mussolini fara' parte del gruppo di liste della Cdl, secondo la legge. Il programma sara' controfirmato dai rappresentanti di tutte le liste e il leader della coalizione sara' indicato da tutte le liste", ha detto il premier spiegando il tipo di alleanza con Alternativa sociale.

"La lista Mussolini scegliera' i suoi candidati e non e' previsto che questi siano inseriti nelle liste di altre forze della Cdl. Tuttavia -ha aggiunto Berlusconi- credo che saranno tutti gli alleati a prendere una decisione finale e che, cosi' come la Lega ha recepito esponenti delle autonomia, ci saranno delle eccezioni che prevedono l'inserimento di alcuni candidati di altre liste in quelle di Forza Italia in modo da dare spazio a chi non raggiunge il limite del 2%: e' corretto garantire ai rappresentati di queste liste un diritto di tribuna".

La decisione presa "autonomamente" da As di non mettere in campo quelli che erano state definite "candidature discutibili" dice Berlusconi, "sgombera il campo da qualsiasi strumentalizzazione" sull'intesa.

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Vignette blasfeme. Fini incontrera' diplomatici arabi

Gianfranco Fini

Roma, 17 febbraio 2006

Il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, giovedì prossimo incontrerà un gruppo di diplomatici arabi per stemperare la tensione dopo la pubblicazione delle vignette raffiguranti il profeta su giornali europei ed italiani.

I rappresentanti di diplomatici di Oman, Giordania, Marocco e Lega degli Stati Arabi, ha chiesto e ottenuto un incontro con il ministro degli Esteri. Una riunione che secondo il portavoce della Farnesina "s'inquadra nella
tradizionale politica di attenzione che l'Italia ha nei confronti del mondo arabo".

"In questo momento così difficile - ha detto Fini in riferimento alla crisi delle caricature del profeta dell'Islam - il rapporto tra mondo occidentale e mondo islamico deve muovere innanzitutto dal reciproco rispetto, se vogliamo isolare il fanatismo ed evitare il conflitto di civiltà, se vogliamo garantire che vi siano concrete possibilità di pace e di convivenza".

Fini ha preso poi le distanze dall'iniziativa del ministro alle Riforme, Roberto Calderoli, di indossare una t-shirt con le contestate vignette: "In un momento tanto delicato nei rapporti fra l'Unione europea e il mondo arabo e islamico - ha valutato Fini - tutti, a maggior ragione i ministri della Repubblica, devono attenersi a comportamenti seri e responsabili".

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Giovedi, 16 Febbraio, 2006

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Elezioni. Forza Italia pubblica il sondaggio americano: Cdl in vantaggio. Abacus: vince l'Unione. Prodi: sono tranquillo

Il premier Silvio Berlusconi

Roma, 16 febbraio 2006

Il premier Silvio Berlusconi lo aveva annunciato ad un convegno di Forza Italia ma fino ad oggi il sondaggio era rimasto segreto. Questa mattina è stato reso pubblico: secondo la Psb Associates la Casa delle Libertà è in vantaggio sull’Unione.

Il centrodestra sarebbe al 48,4%, mentre il centrosinistra sarebbe al 48,2%. Il primo partito resta quello dei Ds (25,9%). Forza Italia è al 24,9%.
Stando allo studio della Pbs "si registra un sostanziale pareggio statistico”, anche se "Berlusconi e la Casa delle libertà registrano un trend favorevole che a partire da dicembre ha visto un aumento di 7 punti contro un calo di 10 punti dell'Unione".

La casa demoscopica precisa, nei documenti di accompagnamento del sondaggio, che il margine di errore è del +/- 2,2% dell'intero campione.

Di diverso segno invece i dati dell’Abacus in un sondaggio commissionato da SkyTg24. L’Unione è stabile al 51%. La Cdl in leggero recupero: 47%, +0,5% rispetto alla precedente rilevazione.

In crescita anche Forza Italia: 21,5%, rispetto al 20% precedente. I Ds invece sono al 24%, in calo dello 0,5% rispetto alla scorsa settimana.

In base al sondaggio, sui 630 seggi della Camera, 340 andrebbero al centrosinistra e 277 al centrodestra (non entrano nel computo il seggio della Valle d'Aosta e i 12 seggi degli Italiani all'estero).

Mentre, sui 315 seggi del Senato, 158 andrebbero al centrosinistra e 151 al centrodestra (non entrano nel computo i 6 seggi degli Italiani all'estero).
"Sono tranquillo la situazione e' ancora a nostro favore". Cosi' Romano Prodi parla ai cronisti del sondaggio americano diffuso dal premier Silvio Berlusconi che darebbe un vantaggio, seppure lieve, al centrodestra. Un sondaggio che il leader dell'Unione giudica "non credibile".

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Politica. Alternativa Sociale appoggera' la Cdl ma Mussolini, Tilgher e Fiore non si candidano

Alessandra Mussolini

Roma, 16 febbraio 2006
Alternativa Sociale appoggera' la Cdl alle prossime elezioni politiche, ma Alessandra Mussolini, Adriano Tilgher e Roberto Fiore non si candideranno con As. Mussolini, Tilgher e Fiore presenteranno un'altra lista di candidati "specchiati".

"Abbiamo preso una decisione unitaria: nella lista di Alternativa Sociale non ci saranno i nostri nomi, preferiamo mandare avanti i nostri programmi e le nostre idee". Non contano le persone ma le idee - ha aggiunto la Mussolini - conta soprattutto la presenza di una forza come la nostra, di destra piena e senza fraintendimenti". Al termine di una affollatissima conferenza stampa, Alessandra Mussolini a sorpresa rilancia il dialogo con la Cdl.
"Abbiamo ricevuto attacchi personali, antipatici perche' ad personam e non sui nostri programmi. Abbiamo comunque prospettato - ha proseguito la Mussolini - il nostro programma alla Cdl che verra' esaminato".

Ai giornalisti che le chiedono se aspetta una risposta da parte di Silvio Berlusconi sulla possibilita' di arrivare ad un accordo con Alternativa Sociale, la Mussolini risponde: "Speriamo... Berlusconi e' un uomo di parola".

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Torino 2006. Pyleva,argento nel biathlon, positiva al doping. Plankensteiner: conosco l'inno di Mameli

Olga Pyleva

Torino, 16 febbraio 2006

La russa Olga Pyleva, vicecampione olimpica dei 15km di biathlon lunedì scorso, è risultata positiva ai controlli anti doping e non si è presentata alla partenza della prova di sprint, oggi, a Cesana San Sicario. Quella della Pyleva è la prima positività ai test anti doping delle Olimpiadi invernali di Torino 2006.

Le analisi avrebbero rivelato la positività al carfedone, uno stimolante. La Pyleva è stata convocata nel pomeriggio davanti alla commissione disciplinare del CIO. La gara di sprint di biathlon è stata vinta oggi dalla francese Florence Baverel-Robert davanti alla svedese Anna Carin Olofsson e all'ucraina Lilia Efremova. Michela Ponza, quindicesima, la migliore delle azzurre.


Plankensteiner: certo che conosco l'inno
"A fine gara ero stanco e nervoso: mi hanno fatto una domanda che io non ho capito bene. Nella mia risposta ho fatto un errore, ci mancherebbe altro che non conoscessi l'Inno di Mameli, l'ho sentito centinaia di volte... Insomma, io amo l'Italia, vivo in Italia, lavoro per la Guardia Forestale...". Il giorno dopo la gaffe sull'inno italiano, Gerhard Plankensteiner, bronzo nello slittino doppio con l'altro altotesino Oswald Haselrieder, torna a scusarsi e difendersi per l'equivoco generato. "Non conosco questa canzone", aveva detto l'azzurro a caldo.

Ospite degli studi olimpici della Rai, Plankensteiner ha aggiunto ancora: "Mi dispiace per l'equivoco, dedico la medaglia a tutti gli italiani: sapere che la gara è stata vista da 2.3 milioni di spettatori mi fa dire che sono fortunato ad essere italiano". Finale d'obbligo con Gerhard che intona le prime parole di Mameli 'Fratelli d'Italia, l'Italia...".

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Mercoledi, 15 Febbraio, 2006

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Politica. Berlusconi: la Mussolini mi ha assicurato candidati democratici.Fini: no a candidature antisemite ed equivoche


Silvio Berlusconi

Roma, 15 febbraio 2006

"Sono certo che la signora Mussolini, come mi ha assicurato, mettera' in lista solo candidati della cui democraticita' sara' lei stessa garante". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi dopo le polemiche suscitate dalla candidatura per la Cdl di alcuni esponenti della estrema destra, come Roberto Fiore e Adriano Tilgher. Il Cavaliere lascia intendere di aver sentito in queste ore il leader di Alternativa sociale. "Io non conosco il passato di questi signori. Questi nomi sono stati sollevati ad arte dalla sinistra -dice riferendosi a Tilgher, Fiore e Gaetano Saya- abbiamo trattato solo con Alessandra Mussolini della cui democraticita' sono sicuro". A chi gli chiede se conferma l'intesa elettorale con Alternativa Sociale il presidente del consiglio replica: "speriamo".

Per il ministro della Salute Francesco Storace, "se quattro seggi in Parlamento sono merce buona per togliere gli ardori rivoluzionari a Tilgher e compagnia, questo non è un buon motivo per accettare spregiudicate alleanze. E' bene che Alleanza Nazionale elevi una barriera". Duro il vicepremier Gianfranco Fini: "No a candidati che non rifiutano l'anti semitismo e a candidature ambigue che screditano la CdL".

Nel centrosinistra, si muove Francesco Rutelli: "E' bene che le coalizioni scelgano candidati affidabili e in grado di mantenere gli impegni presi con gli elettori".

Berlusconi: ho cercato di convincere Alessandra Mussolini
"Ho conosciuto l'onorevole Alessandra Mussolini in Parlamento come esponente di An ed ho avuto modo di stimarla e di apprezzarne l'attività politica. Ho cercato in seguito di coinvolgere nella Casa delle Libertà il movimento politico che a Lei fa riferimento. Dei colloqui con l'onorevole Mussolini sono sempre stati tenuti al corrente i componenti della Casa delle Libertà", si legge nella nota del premier. "Per quanto mi riguarda non conoscevo altri esponenti dell'estrema destra attivi sulla scena politica quando io facevo l'imprenditore ed ero lontano anni luce non solo dalle manifestazioni di piazza e da certe forme di estremismo politico, ma addirittura dalla politica attiva".

Non ricordo di aver incontrato Saya
Per Berlusconi, insomma, il caso è "una montatura della sinistra". Intervistato da Radio Capital, Berlusconi premette che chiederà ad Alessandra Mussolini di "non avere in lista persone cosi' discutibili che possano far sorgere casi come questo". E aggiunge: "Ma non c'è nessun caso, è solo una montatura della sinistra, io ero nella più completa ignoranza che ci fosse questa possibilità".

Berlusconi spiega poi di non aver mai sentito il nome di Gaetano Saya, fondatore del Nuovo Msi. "Non mi ricordo questo nome", dice. Ma non lo ha incontrato? "Da me sono venuti esponenti di destra; è venuta una signora una volta, credo di aver fatto delle fotografie con lei. Una signora gentilissima che ha detto di ssere in accordo totale con il nostro programma. Io, come a tutti coloro che mi dicono bene, vai avanti cosi' ho detto: 'grazie del supporto'".

Alemanno: anche la Mussolini deve dare garanzie
"Alternativa sociale deve dare precise garanzie politiche e di valori, ma noi dobbiamo rispettare la sovranità dei partiti", dice Gianni Alemanno, ministro delle politiche agricole, intervistato da Repubblica Radio. Alemanno non gradisce la candidatura di Adriano Tilgher con la Cdl e la possibile presenza di Gaetano Saya, fondatore del Nuovo Msi-Destra nazionale. Ma in ogni caso, ha sottolineato l'esponente di An, "il compito di fare epurazioni non può appartenere ad altri partiti, ma spetta ad Alessandra Mussolini". E comunque, ha concluso Alemanno, "non siamo stati noi a trattare con Alternativa sociale, la gestione di questi rapporti è stata tenuta da Berlusconi. Alleanza nazionale non ha posto veti ma, come è noto a tutti, Alessandra Mussolini preferisce parlare con Silvio Berlusconi che con Gianfranco Fini".

Fini: ora basta
"Per siglare l'accordo con le formazioni della cosiddetta destra radicale, non è soltanto necessario che in quelle liste non ci siano personaggi che, per le loro storie personali, getterebbero motivato discredito, anche a livello internazionale, sulla nostra coalizione di centrodestra", puntualizza il presidente di An. Fini aggiunge che nel programma elettorale dovranno essere chiari anche i valori democratici a cui tutti i partiti della coalizione dovranno aderire.

Rotondi: Cdl non cada nell'errore dell'Unione
"Sono questioni che riguardano altri partiti e non la Dc. L'unica cosa che mi sento di dire è che se il centro-destra giustamente critica l'Unione per alcune candidature definite inopportune, e' chiaro che lo stesso centro-destra deve evitare di cadere nello stesso errore", dichiara il segretario nazionale della Democrazia Cristiana, Gianfranco Rotondi, in riferimento alla vicenda degli esponenti di estrema destra candidati nelle liste di Alternativa Sociale.

Rutelli: sono i moderati che aiuteranno Podi a vincere
Rutelli ha sottolineato come il suo partito abbia "scelto personalità del mondo riformista e moderato che aiuteranno il centrosinistra e Prodi a governare in maniera stabile e innovativa". Alla domanda se il candidato di Rifondazione Comunista Francesco Caruso sia un candidato affidabile, Rutelli si è limitato a rispondere: "Ognuno giudicherà".

Bertinotti: chi si candida assume responsabilità
Ai microfoni di Radio repubblica, intanto, Fausto Bertinotti prende le distanze da Ferrando: "Il partito - ha detto Bertinotti - è governato dai congressi con una linea molto precisa e diversa da quella espressa da Ferrando in questi giorni". Questo ha determinato una "incompatibilita"' con la linea del partito ed è il motivo per cui "è stato dato alla segreteria il mandato di ridiscutere la sua candidatura" perché, ferma restando la "libertà di dissenso", quando uno si candida "assume una responsabilità" e deve agire senza "minare l'immagine del partito". E' stata una decisione "dolorosa", ma d'altra parte, specie in campagna elettorale "va garantito che sia perfettamente leggibile la linea del partito".

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Martedi, 14 Febbraio, 2006

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Scuola. Consiglio di Stato: il crocifisso resta nelle aule per i suoi valori civili

"Simbolo" di fondamentali valori civili

Roma, 15 febbraio 2006
Il crocifisso è "un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili", cioè quei valori come la tolleranza e il reciproco rispetto, che "delinenano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato". Per questo il crocifisso deve restare nelle scuole.

Così si è espresso il Consiglio di Stato in una sentenza con cui ha respinto il ricorso della signora Soile Lauti, finlandese, per la rimozione del crocifisso dall'istituto scolastico di Abano Terme frequentato dai figli.

Il crocifisso - ha sentenziato la magistratura amministrativa di appello (la vicenda era già passata per il Tar del Veneto ed era finita anche dinanzi alla Corte costituzionale, che aveva dichiarato la questione inammissibile) - non può essere condiderato un "oggetto di culto", ma un "simbolo" esprimente fondamentali valori civili.

"La laicità - si legge tra l'altro nelle motivazioni della pronuncia dei giudici di Palazzo Spada - benchè presupponga e richieda ovunque la distinzione tra dimensione temporale e la dimensione spirituale e fra gli ordini e le società cui tali dimensioni sono proprie, non si realizza in termini costanti e uniformi nei diversi Paesi, ma, pur all'interno della medesima civiltà, è relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato".

Questo ed altro per negare che l'esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole leda "i contenuti delle norme fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, che danno forma a sostanza al principio di laicità che oggi connota lo Stato italiano".

In un luogo di culto, hanno osservato i giudici del Consiglio di Stato, il crocifisso è un "simbolo religioso", ma in un istituto scolastico, luogo non religioso, per credenti e non credenti "la sua esposizione sarà giustificata ed assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, se esso è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile, come ogni simbolo, valori civilmente rilevanti".

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Lunedi, 13 Febbraio, 2006

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Politica. Prodi: la Tav si fa punto e basta


Romano Prodi e Piero Fassino

Madrid, 13 febbraio 2006

La Tav si fa, punto e basta. E' quanto ha detto Romano Prodi ai giornalisti a Madrid dove si trova per partecipare alla conferenza 'C'e' futuro per l'Europa', prevista per domani mattina alle 9,30. "E' una polemica fuori posto - ha spiegato il leader dell'Unione - le grandi infrastrutture europee vengono portate avanti e tra queste c'e' il Corridoio n. 5 e quindi la Torino Line".

Riferendosi alle richieste di una integrazione rivoltagli dalla presidente della regione Piemonte Mercedes Bresso riguardo alla Tav, il Professore non ha dubbi nel rigettare la richiesta "perche' le speculazioni non hanno ne' peso ne' giustificazioni", indirizzando la risposta a coloro che si battono contro la Tav in Val di Susa.

Oggi il leader del centrosinistra incontra a pranzo Loyola de Palacio, ex commissaria europea ai Trasporti e attualmente incaricata del coordinamento del corridoio 5 la Lione-Torino-Trieste-Budapest: "Che è appunto la linea che comprende l'alta velocità in Italia".

L'annuncio di Prodi arriva all'indomani delle polemiche nate nell'opposizione intorno al programma elettorale dell'Unione che non fa riferimento all' Alta velocità. A confermare le intenzioni dell'Unione arrivano le dichiarazioni del segretario dei Ds Piero Fassino che rimanda a pagina 138 del programma dell'Unione e dice "li' si legge che obiettivo prioritario è la piena integrazione della rete di trasporto e mobilita' dell'Italia con le grandi reti europee", e dunque spiega Fassino "la linea ad Alta velocita' e' nel programma dell'Unione e sara' realizzata".

Il Professore non incontrera' il primo ministro spagnolo Jose' Luis Zapatero: "Non voglio commistioni con la politica ufficiale - spiega il Professore - questo e' un incontro con la societa' spagnola. Partecipo a un convegno in cui ogni mese viene invitato un oratore internazionale. Ho accettato molto volentieri. Non ho previsto colloqui politici ne' con l'una ne' con l'altra parte".

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Influenza aviaria. Storace in Calabria incontra Agazio Loiero: non corriamo nessun pericolo

Francesco Storace

Vibo Valentia, 13 febbraio 2006

Il ministro della Salute, Francesco Storace, oggi visita le zone del sud dove sono morti i cigni colpiti dall'influenza aviaria, in Sicilia, Calabria e Puglia. Storace invita gli italiani a non essere ansiosi, sottolinea che "non c'e' alcun rischio di contagio umano" e che "non c'e' bisogno di cambiare abitudini alimentari".
Nella zona del Lago di Angitola, il ministro della Salute Francesco Storace e' stato accolto dal presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, ed ha incontrato i custodi che per primi hanno recuperato il cigno malato, poi risultato positivo al virus H5N1. Le autorita' calabresi hanno sottolineato che la zona del lago e' stata controllata per reperire eventuali altri animali malati ed i controlli sono stati anche allargati alle fattorie limitrofe e alle numerose piccole aziende in questa area. Si sta lavorando anche ad una campagna di comunicazione e informazione rivolta ai cittadini, con manifesti che chiariscano le misure da adottare partendo da quella di evitare i contatto diretto con animali morti.

Loiero: non corriamo nessun pericolo
"Vorrei mandare un messaggio abbastanza distensivo alla popolazione. Noi non siamo qui perche' corriamo un pericolo", ha affermato il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, "Come ha spiegato il ministro - ha detto Loiero - il passaggio del virus dall'animale selvatico all'uomo non esiste. Per il resto - ha proseguito il presidente - devo dire che l'assessorato alla Sanita' della Regione aveva gia' costituto un gruppo di lavoro nella eventualita' che un fatto del genere potesse toccare la Calabria. Anche sotto questo aspetto siamo molto tranquilli".

Storace infine ha sottolineato come si sia avviato un sistema di 'allerta contemporaneo': in presenza di casi di animali sospetti di esseri stati contagiati dal virus, le Asl avvertiranno immediatamente il Ministero, prima ancora di avviare i primi esami in loco. Questo permettera' di far scattare immediatamente le misure di prevenzione e controllo sul territorio.

In Grecia non ancora scongiurato il pericolo di contagio
"I primi esami eseguiti sulle due persone sospettate di aver contratto il virus dell' influenza aviaria in Grecia sono negativi, ma il pericolo di contagio non si puo' ancora dire escluso o superato". Cosi' il ministro Storace, appena giunto sul lago di Angitola dove e' stato rilevato un caso di influenza aviaria tra
cigni morti, commenta l' allarme giunto dalla Grecia su un possibile contagio umano da virus aviario.
"Si tratta - ha detto il ministro - di due cacciatori, uno dei quali e' molto giovane avendo solo 15 anni. I primi esami relativi alla presenza del virus H5 - ha proseguito il ministro - sono risultati negativi, ma questo non vuol dire che sia totalmente esclusa la possibilita' di un contagio da H5N1. In serata si sapra' qualcosa di piu' certo".

L' eventuale contagio umano, ha comunque precisato Storace, sarebbe in questo caso sempre legato ad un contatto diretto tra questi soggetti e animali infetti: "al momento - ha ribadito il ministro - non possiamo comunque dire che l' emergenza in Grecia sia superata ed il nostro ministero e' in stretto contatto con le autorita' greche".

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Sparatoria a Ferrara. Giudice: mi sento responsabile

Il ministro Castelli ha annunciato l'invio di ispettori

Ferrara, 13 febbraio 2006
"Ammetto di sentirmi oggettivamente responsabile perché ciò che è accaduto "è una conseguenza del mio lavoro. Svolto in un modo corretto, ma è successo questo". Difende il suo lavoro ma prova "grande amarezza e dolore" Luca Ghedini, il magistrato di sorveglianza di Bologna che ha firmato il permesso premio di Antonio Dorio, morto ieri dopo aver ucciso a Lido Nazioni il carabiniere Cristiano Scantamburlo.

"Grande amarezza e grande dolore"
"Nel caso concreto direi che il procedimento è stato formalmente e sostanzialmente corretto - ha spiegato Ghedini - e questo è un discorso. L'altro, umano, che è mio privato, è di grande amarezza e di grande dolore perché è morto un innocente. E c' è un discorso, che può non restare privato, che è di grande amarezza per l'oggettività del nostro lavoro, per come a volte va male, per le conseguenze che questo può avere".

Verifica di Castelli
Il ministro Castelli ha però annunciato l'invio di ispettori per verificare proprio quel procedimento: "Se e quando arriveranno risponderò alle domande degli ispettori", ha risposto pacato Ghedini.

Il magistrato, che non vuole replicare alle accuse di alcuni politici, rispondendo a una domanda si sente comunque di fare un'osservazione: "Non mi azzardo a dire che questa è la miglior normativa possibile, perché tanti altri sistemi possono essere trovati. Dico però una cosa: questa è una buona normativa e il problema vero sono i mezzi e gli strumenti con cui viene applicata. Nella circondariale di Ferrara ci sono 250 detenuti definitivi. Questi 250 sono seguiti da due educatori e uno psicologo. Se le sembrano tanti...".

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Cronaca. Verona, uccide moglie e figlia e si toglie la vita. In ospedale, feriti, altri due figli

Dramma familiare a Grezzana, tre morti

Verona, 13 febbraio 2006

Si chiamava Claudio Rubello ed era un camionista di 49 anni. Questa notte ha ucciso la moglie di 44 anni e la figlia di 10, ferito altri due figli, 14 e 16 anni, e poi si è tolto la vita. Era molto conosciuto nella zona, nel paese di Grezzana (Verona), quartiere San Carlo, dove abitava in un villino con la famiglia. Proprio una vicina ha dato l'allarme.

La donna ha notato che il camion di Rubello, contrariamente al solito, questa mattina era ancora parcheggiato davanti a casa.

Della strage, tuttavia, si è accorto per primo il cognato Piero, che abita al piano inferiore della stessa villetta dei Rubello. Piero ha preso la chiavi dell'altra casa e ha fatto un salto a vedere: si è trovato di fronte a sangue dappertutto, i cadaveri di Claudio, della moglie della figlioletta, i corpi agonizzanti degli altri due figli subito trasportati con un elicottero all'ospedale Borgo Trento di Verona, ricoverati in neurochirurgia.

Alla base della strage, secondo quanto accertato finora dai carabinieri di Verona (le indagini sono state affidate al pm Carlo Villani), una forte depressione dell'autotrasportatore che lavorava per un macello di Treviso collegato all'azienda Aia, che produce polli per alimentazione. Per la crisi del settore, dovuta all'aviaria, probabilmente il macello aveva deciso di chiudere i rapporti con l'autotrasportatore di Grezzana.

L'arma usata per il delitto non è una pistola, come sembrava in un primo momento, ma un coltello al quale l'omicida ha aggiunto un corpo contundente, forse un martello. Rubello avrebbe lasciato anche dei messaggi in casa per spiegare le ragioni del suo gesto: "Per le mie stupide disattenzioni ho rovinato la mia famiglia".

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Torino 2006. Curling: l'Italia cede per 7 a 5 alla Gran Bretagna

Il Palaghiaccio di Pinerolo dove si gioca il curling

Torino, 13 febbraio 2006
Debutto amaro per l'Italia nel torneo di curling maschile: gli azzurri sono stati sconfitti 7-5 dall'Inghilterra. Troppo forte la formazione britannica per i nostri portacolori, che si sono però difesi con dignità, accusando solo un passaggio a vuoto importante nel secondo end (periodo), quando gli inglesi hanno realizzato ben tre punti. Era la prima gara per l'Italia nel gruppo olimpico.

Le altre gare della mattinata di oggi hanno visto la Svizzera battere la Finlandia pe 7-2 e gli Stati Uniti vincere per 11-5 contro la Norvegia. Tra Nuova Zelanda e Svezia hanno invece avuto la meglio gli scandinavi per 6-3.

Snowbord: dopo prima manche 3 americane in finale
Dopo la prima manche dell'halfpipe femminile volano in finale tre americane. Ancora fuori le italiane. Davanti a tutti dopo la prima manche c'è Kelly Clark, campionessa olimpica in carica, che fissa il punteggio più alto con 44.9 su 50.
La seguono in finale le altre due statunitensi Gretchen Bleiler e Hannah Teter. Completano le prime sei atlete (che vanno in finale, le altre 6 usciranno dalla seconda manche) l'olandese Cheryl Maas, la giapponese Shiho Nakashima e la francese Doriane Vidal. Fuori dalle top 12 per il momento le due azzurre Tania Detomas (13.a) e Romina Masolini (27.a), così come la leader di Coppa del Mondo, la svizzera Manuela Pesko.

Sventato attacco informatico
La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha sventato un possibile attacco informatico al Toroc, il comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 e ha denunciato un impiegato di una società impegnata nella manutenzione delle risorse hardware e software del Comitato.

Norvegia in testa al medagliere
La Norvegia è in testa alla classifica per il maggior numero di medaglie vinte. La Norvegia finora ha vinto ben sette premi (1 oro, 3 argenti e 3 bronzi). Al secondo posto, con 3 medaglie, si piazza l'Italia (1 oro, 2 bronzi), in condominio con altri 3 Stati: Usa (2 oro, 1 argento), Paesi Bassi (1 oro, 2 argenti), Federazione Russa (1 oro, 1 argento, 1 bronzo). La Germania, una delle candidate alla conquista del maggior numero di medaglie, per ora è ferma a 2, entrambe d'oro.

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Domenica, 12 Febbraio, 2006

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L'influenza aviaria ha colpito l'Italia. Trovati 21 animali infetti


Dopo la Turchia e l'Africa, dopo i casi in Bulgaria e Grecia il virus sbarca nella penisola, il secondo paese dell'Unione europea in cui è scattato l'allarme. Fra Sicilia, Puglia e Calabria 21 cigni migratori sono risultati positivi ai test. In cinque casi è stato riscontrato il ceppo del virus H5N1, di un tipoaltamente patogeno. Il governo italiano invita alla calma.

Finora non si sono mai verificati casi di contagio da animali selvatici all'uomo. Le regioni dell'Italia meridionale dove sono stati trovati gli animali malati sono sulle rotte migratorie di alcune specie di usccelli. Secondo gli esperti però perché il virus diventi pericoloso è necessario il cosiddetto "salto di specie", cioè la mutazione che permetterebbe all'agente patogeno di innesacere l'infezione da uomo a uomo.

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Roma, 12 febbraio 2006
Si riunisce oggi l'unità di crisi sanitaria a Roma per discutere le misure da prendere dopo il riscontro della presenza del virus H5N1 dell'influenza aviaria in cinque cigni ritrovati in Puglia, Calabria e Sicilia. Le zone sono la provincia di Taranto, quella di Vibo Valentia e, in Sicilia, la zona tra Messina e Catania.

Martedì il ministro della Salute Francesco Storace risponderà in parlamento sulla situazione e sulle misure già prese ed annunciate ieri. Per le prossime tre settimane è stato decretato il blocco della movimentazione degli animali a rischio aviaria nelle zone colpite. In Sicilia nel frattempo è scattato il piano d'allerta per eseguire controlli sul territorio.

Fra le misure precauzionali già stabilite: un perimetro ad alto rischio di tre chilometri attorno ai luoghi dove i cigni sono stati ritrovati, e una ulteriore zona di sorveglianza in un raggio di sette chilometri. All'interno del perimetro dei tre chilometri saranno effettuati test a campione sugli animali domestici; il pollame deve essere separato per evitare contatti con altri uccelli domestici.

Tutti gli uccelli infetti o sospetti di infezione dovranno essere abbattuti. Nel raggio dei dieci chilometri, è vietata la caccia agli uccelli selvatici.


In Grecia non si crede agli allarmismi: "Non sono per natura un fifone. credo siane state prese le contromisure adeguate", dice un uonmo. Anche a Roma però, nella quiete di Villa Borghese ci si mostra fiduciosi: "In Italia mi sento al sicuro. Credo che l'influenza riguardi l'Asia, la Turchia, non qui". Chi vive nelle regioni colpite resta inquieto e la notizia dei ritrovamenti ha però provocato una contrazione nella vendita di carni bianche.

Influenza aviaria. 5 cigni colpiti da H5N1 in Italia


Roma, 12 febbraio 2006
Il virus dell'influenza aviaria è giunto in Italia. Si tratta del tipo H5N1, quello più letale. Venti cigni selvatici sono morti (quelli affetti sono 21) e di questi, 5 i casi di H5N1 ad alta patogenicità finora accertati. Le zone in cui si sono verificati questi casi sono la provincia di Taranto, quella di Vibo Valentia e, in Sicilia, la zona tra Messina e Catania. Il virus H5N1 riscontrato in Italia è "ad alta virulenza, il ceppo è di tipo asiatico", ha detto il ministro della Salute, Francesco Storace.

"Siamo in una condizione di relativa tranquillità rispetto alla sanità umana", ha aggiunto il ministro. "Ci sono invece aspetti di preoccupazione per quanto riguarda la sanità veterinaria". Questo non deve indurre a psicosi per quanto riguarda l'alimentazione: "non c'è trasmissione sull'uomo".

Per le prossime tre settimane comunque, per evitare che il virus si propaghi accidentalmente, il ministro ha ordinato il blocco della movimentazione degli animali a rischio aviaria. In Sicilia nel frattempo è scattato il piano d'allerta per eseguire controlli sul territorio.

La Commissione Europea è stata immediatamente informata di quanto sta accadendo in Italia."Le autorità italiane si sono impegnate con la Commissione ad applicare immediatamente le stesse misure precauzionali che la Commissione ha deciso per la Grecia ieri", si legge ancora nel comunicato di Bruxelles. L'Esecutivo Ue "adotterà lunedì la stessa decisione per l'Italia, stabilendo misure temporanee di protezione in relazione ai casi di influenza aviaria altamente patogena registrati negli uccelli selvatici" nella Penisola.

Anche i ministri delle Finanze del G8, riuniti a Mosca, in un documento comune riconoscono il rischio che l'influenza aviaria, che ha già ucciso diverse decine di esseri umani nel mondo, provochi una pandemia con un conseguente impatto sull'economia globale.

Il contagio giunto in Italia si collega forse agli altri casi che hanno colpito uccelli in Paesi vicini. Il virus H5N1 è stato individuato sui campioni prelevati dai cigni trovati morti giovedì in Grecia, secondo i risultati delle analisi svolte dal laboratorio britannico di Weybridge. Weybridge ha dichiarato che si tratta di H5N1 anche nel caso del cigno selvatico trovano morto in Bulgaria presso il confine romeno.

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Torino 2006. Fondo: oro alla Smigun, Paruzzi quinta


Torino, 12 febbraio 2006
L'estone Kristina Smigun ha vinto la medaglia d'oro nella 15 km inseguimento di sci di fondo ai Giochi invernali di Torino 2006. A Pragelato, l'estone ha battuto in una spettacolare volata la ceca Katerina Neumannova, argento. Il bronzo è andato alla russa Evgenia Medvedeva-Abruzova. Ottima la gara di Gabriella Paruzzi, che chiude al quinto posto.

Gara tirata e molto emozionante quella che ha aperto il programma olimpico di fondo. Il primo colpo di scena arriva quando, poco prima del pit-stop, la norvegese Marit Bjoergen, grande favorita, si ritira. Sette le atlete che prendono il largo e che si presentano insieme all'ultimo giro.

A poche centinaia di metri dall'arrivo Smigun e Neumannova se ne vanno a lottare per l'oro, che va all'estone, apparsa più fresca dell'avversaria. Dietro alla russa Medvedeva, bronzo, c'è la norvegese Kristin Steira, che precede l'azzurra Gabriella Paruzzi. Soltanto sesta la canadese Beckie Scott, che alla vigilia era tra le favorite. Così le altre italiane in gara: 17esima Sabina Valbusa, 22esima Antonella Confortola e 36esima Arianna Follis.

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Giovedi, 2 Febbraio, 2006

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Politica. Castelli:Unipol, Berlusconi reagisce a magistrati politicizzati. I pm di Milano:massimo impegno nelle indagini


Roberto Castelli

Roma, 2 febbraio 2006

"Il problema non sono le affermazioni del premier" sul caso Unipol, perché "sono la conseguenza di un atteggiamento sbagliato di una parte della magistratura che partecipa attivamente alla politica". Così il ministro della Giustizia Roberto Castelli, negli studi de la 7 entra nel merito delle polemiche sugli attacchi alla magistratura sul caso Unipol. Il presidente della Camera Pierferdinando Casini, ospite di Repubblica radio, invoca "un patto fra centrodestra e centrosinistra, che "dovrebbero, alle prossime elezioni politiche, candididare meno magistrati possibile. Il problema, è nelle toghe politicizzate. Per questo consiglio di candidare meno magistrati possibile. Questo finirebbe per spazzare via ogni equivoco in campagna elettorale". Da Milano, intanto, un comunicato della procura replica alle accude del premier: le indagini sulla "scalata Antonveneta ed ai fatti connessi procedono con il massimo impegno", scrive il Procuratore generale Mario Blandini. Che sottolinea: "Le indagini concernenti la scalata Bnl da parte di Unipol, con riferimento all'ipotesi di aggiotaggio, sono in corso presso la Procura della Repubblica di Roma". Blandini, inoltre, ricorda che tutti i provvedimenti cautelari richiesti nell'ambito dell'indagine milanese sono stati accolti dal Gip.

Castelli: magistrati non facciano politica
Castelli ha ammesso che frasi come quelle pronunciate da Berlusconi "non dovrebbero esserci in un Paese ad alta democrazia". Ma, aggiunge, "abbiamo una magistratura che dà l'immagine di essere militante politica" e "i magistrati non dovrebbero fare politica quando fanno i magistrati".

I pm di Milano: massimo impegno nelle indagini
"Premesso che le indagini concernenti la scalata Bnl da parte di Unipol, con riferimento all'ipotesi di aggiotaggio, sono in corso presso la Procura della Repubblica di Roma, si precisa che le indagini relative alla scalata Antonveneta e ai fatti connessi, in corso presso la locale Procura della Repubblica, procedono con il massimo impegno, al fine di pervenire ad una integrale ricostruzione dei fatti nonche' all'individuazione di tutti i soggetti coinvolti".

"Va, peraltro, precisato - ha aggiunto Blandini - che, nell'ambito di dette indagini, tutte le richieste formulate dall'autorita' inquirente in tema di provvedimenti cautelari - personali e reali - sono state accolte dal giudice delle indagini preliminari con provvedimenti che, se impugnati, sono stati confermati dal tribunale del Riesame. Peraltro le indagini hanno trovato ulteriore conforto negli interventi della Consob nonche' nella decisione adottata dalla Banca d'Italia di revoca dell'autorizzazione all'Opa precedentemente concessa".

"Del tutto soddisfacente - ha concluso il Procuratore generale - e' risultato, finora, il coordinamento ex art.371 Cpp con la Procura della Repubblica di Roma e con la Procura della Repubblica di Lodi, competente quest'ultima relativamente a reati societari riferibili alla Bpi".

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Calcio. Striscioni neonazisti, Pisanu: identificati 11 estremisti di Forza Nuova. Mi auguro pene severe

Beppe Pisanu

Roma, 2 febbraio 2006

"Allo stato attuale delle indagini si può ragionevolmente sostenere che i responsabili dei fatti di Roma appartengano a gruppi politici e non ad ultras della Roma". Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu affronta al convegno 'Il calcio, l'Italia, le leggi' l'episodio avvenuto durante Roma-Livorno, quando nella curva romanista sono apparsi striscioni inneggianti al Terzo Reich e bandiere naziste.

"Quasi tutti gli undici denunciati - ha aggiunto - appartengono a 'Tradizione e Distinzione', formazione politica di estrema destra legata a Forza Nuova".

"Sono undici le persone denunciate per gli striscioni esposti durante la partita Roma-Livorno, di cui 4-5 di loro con precise imputazioni di carattere penale per ostentazione di simboli e scritte ignobili inneggianti al nazifascismo", ha detto Pisanu sottolineando che "ci sono tutti gli elementi per condannare i responsabili da tre mesi a un anno".

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Umbria. Umbertide si raccoglie intorno alla bara di Donato. Il vescovo di Perugia: il suo sacrificio non sia vano

Donato lascia la moglie Emanuela e il figlio di appena 6 mesi

Perugia, 2 febbraio 2006

Tutta Umbertide si è raccolta intorno alla bara avvolta nel Tricolore, giunta alle 11.00 nella chiesa del Cristo Risorto, per l'ultimo saluto al carabiniere Donato Fezzuoglio, ucciso lunedi' pomeriggio da una banda di rapinatori che hanno assaltato l'agenzia del Monte dei Paschi di Siena. A portare il feretro sei carabinieri in alta uniforme. Dietro la moglie di Donato, Emanuela, rimasta vedova a soli 28 anni e con un bimbo di 6 mesi, Michele.

"Non sia vano il sacrificio di questa giovane vita al servizio della pace e della Giustizia", ha detto mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia che ha presieduto il rito funebre.

"E' la terza volta che in pochi anni mi trovo anch'io a piangere per delitti efferati nella nostra terra, che vedono giovani vite di tutori dell'ordine stroncate da violenza omicida: quella di Luca Benincasa (un sottufficiale della polstrada ucciso dai banditi in fuga durante una rapina - ndr-), quella di Emanuele Petri (il sottufficiale della Polfer ucciso dalle BR - ndr-) ed ora quella di Donato Fezzuoglio. Giovani entusiasti del loro lavoro a difesa della gente, della giustizia, del bene comune. Ci unisce insieme la sofferenza - ha aggiunto mons. Chiaretti - che fa di tutti noi in questo momento un'unica grande famiglia, stretta attorno alla giovane sposa di Donato e alla sua creatura di appena sei mesi, attorno alla mamma, al papa', ai fratelli cosi' dignitosi nel loro dolore anche per la fede che li caratterizza, ai suoceri, ai parenti, alla grande famiglia di commilitoni, di amici, di estimatori, qui presenti anche per ingraziare - ha aggiunto il presule - chi ha pagato con la vita la difesa della comune sicurezza sociale, oggi sempre piu' difficile e complessa".


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Politica. Casini: un errore la campagna mediatica su Unipol. E' sul programma che l'Unione e' debole

Pierferdinando Casini

Roma, 2 febbraio 2006

“Prodi è scomparso nella campagna elettorale: scelta geniale, perché l’anti berlusconismo è il coagulo della sua coalizione”. Il presidente della Camera Pierferdinando Casini ai microfoni di Radio Repubblica chiede il ritorno di temi politici al centro della campagna elettorale, respinge le critiche indirizzate all’Udc anche dall’interno del centrodestra e difende l'operato del governo Berlusconi: “Non potrei sedermi accanto a Luxuria, Casarini o Bertinotti: con quello che penso io non hanno nulla a che fare. Berlusconi è diverso da me, certo, ma il partito di Berlusconi è nel Partito popolare europeo. I testimoni solitari in politica fanno comodo agli avversari".

"Per la Repubblica sarebbe stato bello che l’Udc avesse scelto la strada della testimonianza solitaria: il centrosinistra avrebbe vinto le elezioni… - prosegue Casini - Non mi vergogno di alcun provvedimento del Parlamento, in quanto presidente della Camera. Penso però che sulla giustizia ci sono stati troppi provvedimenti frammentati, anche per il rifiuto pervicace della sinistra a sedersi ad un tavolo comune per discutere di riforma della giustizia. Esempio, l’inappellabilità. Sono convinto al 101% di questo provvedimento: anche il capo dello Stato rinviando alle Camere ha posto questioni in ordine alla Cassazione, alle modalità attuative di questo principio. Il principio di parità fra le parti del processo va letto alla luce del principio di presunta innocenza. Il principio è giusto, ma tecnicamente non so se è stata scelta la modalità giusta per difenderlo”.

Udc quinta colonna dell’Unione? Sciocchezze

“In questa campagna elettorale di aria di pollaio ce n’è molta - dice ancora Casini - Il Foglio dice sciocchezze: tutti gli osservatori sanno che l’Udc è fondamentale per la vittoria del centrodestra, che abbiamo sostenuto il governo Berlusconi, che diamo un’interpretazione diversa della politica. Dire che siamo le quinte colonne del centrosinistra significa o essere già rassegnati alla sconfitta o usare una tesi di comodo per il premier, perché una campagna con alleati indipendenti è più faticosa”.


Unipol e le toghe rosse
"La campagna mediatica più che sui giudici andrebbe fatta sul programma del centrosinistra. E' sul terreno dei programmi che scoppiano i problemi del centrosinistra", sostiene Casini. “Come presidente della Camera riterrei impropria una mia valutazione sull’inchiesta sul caso Unipol. Non è vero che Berlusconi vuole affossare la par condicio, con una battuta direi che vuole una par condicio giudiziaria”.


Il ritorno al proporzionale

“Se questa legge elettorale dicesse che il re è nudo, non sarebbe colpa della legge, ma del fatto che il re è nudo. Una legge con un premio di maggioranza al senato, che è su base regionale, sarebbe stata incostituzionale. Non sono pentito di questa legge elettorale: evidenzia le differenze negli schieramenti e pone con questo una questione politica. Lo schieramento capitanato da Prodi vede Luxuria con Mastella, Bonino accanto a diliberto: questa eterogeneità è questione politica. Pensare che servono 200 voti di scarto per governare è un segnale politico. Parliamo di programmi, non solo di Berlusconi: il centrodestra ha un’omogeneità che il centrosinistra non ha, su grandi questioni e su questioni concrete, come legge Biagi e flessibilità sul lavoro”.

Le priorità Udc
“Agli elettori dico che sono sempre stato un moderato, non ho una concezione plebiscitaria della politica, un certo bon ton è anche questione di sostanza; che se vincono gli avversari non sarà la fine del mondo… - prosegue Casini - Fare politica per la famiglia significa fare una politica per l’Italia, che ha un’indice di crescita familiare fra i più bassi. L’esempio è la Francia: paese laico con una rete di servizi sociali che aiuta la famiglia che oggi ha l’1,9 di tasso di fertilità. E ancora: politica oper i consumatori. Le privatizzazioni hanno creato il mercato o cambiato monopoli pubblici con oligarchie private?

Il consumatore deve essere il destinatario delle politiche. Tutti vogliamo che il precariato abbia fine: ma dare più garanzie significa spesso dare meno opportunità. Noi abbiamo dato più opportunità e questo ha significato milioni di posti di lavoro”.

Pacs
"Mi oppongo a tutto quello che porta l'Italia alla deriva spagnola. Non ho nulla contro due signore che vivono insieme che possono avere miglioramento dei diritti sul codice civile... - spiega Casini - Però temo che i pacs siano il primo passo per un'equiparazione di fatto fra coppie omosessuali e famiglia, come in Spagna. In Italia parte del centrosinistra dice: l'obiettivo è fare come in Spagna, cominciamo dai Pacs. Se c'è una crisi dell'istituto familiare, rafforziamolo. La crisi della famiglia è crisi di una cellula fondamentale di coesione sociale".

I rapporti giustizia-politica

“In Tangentopoli i giudici svolsero un ruolo di supplenza della politica – liquidando con il marchio dell’infamia uomini e partiti che non lo meritavano – Non è possibile che un partito debba sbattere fuori dalla sua lista un candidato sulla base di indagini su cui ci sono molti dubbi, come per Cuffaro. E’ un paese normale un paese in cui Andreotti è stato per undici anni sotto processo venendo assolto? Berlusconi si è trovato l’avviso di garanzia a Napoli nel mezzo della sua attività politica, è diverso da quanto accadde ad Andreotti”.

Ciampi presidente di tutti
“Chi vincerà le elezioni dovrà mettere il presidente della Repubblica al riparo da strumentalizzazioni. Neppure Ciampi ha il dono dell’infallibilità , ma è stato un grande presidente, che ha dimostrato di essere al di sopra delle parti. Se fosse per me l’inquilino del Quirinale si rassegnerebbe a rimanerci anche nei prossimi anni”.

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Alitalia. Maroni: governo non ci mettera' altri soldi, Cimoli non e' un incapace. Sindacati duri con i vertici aziendali

Roberto Maroni

Roma, 2 febbraio 2006

Ai microfoni Rai di Radio Anch'io, il ministro del Welfare Roberto Maroni traccia un quadro cupo della vertenza Alitalia dopo l'incontro di ieri sera a palazzo Chigi con sindacati e azienda: la crisi "sta diventando sempre più grave e crea uno sgomento generalizzato", ma il governo "non può metterci altri soldi".

Maroni ha speso parole di apprezzamento nei confronti di Cimoli, che oggi verrà ascoltato dalle commissioni Trasporti di Camera e Senato: "in una situazione drammatica come questa, è stato il manager che ha portato una sua proposta di piano industriale raccogliendo in Europa un miliardo di Euro. Non si può certo dire che è incapace".

Ma ieri sera i sindacati si sono presentati al tavolo con un dossier che non fa sconti alla dirigenza, accusata addirittura di aver sottoscritto alcune previsioni di budget "al limite delle false comunicazioni sociali", e che presenta una situazione di precarietà dell'aviolinea anche sul fronte della sicurezza. Il governo, rappresentato al tavolo del sottosegretario Gianni Letta dai ministri Lunardi, Alemanno e Maroni, cerca di riportare il confronto in sede aziendale, proposta respinta dai sindacati.

"Il documento - spiega Maroni - è stato fatto dalle categorie sindacali senza accordo con i sindacati confederali. Trentacinque pagine piene di numeri ad effetto, di gravi irregolarita', che francamente hanno lasciato stupiti tutti. Stamattina dovrebbe essere consegnata una versione riveduta e corretta: la leggeremo e valuteremo il da farsi".

Il problema, accusa Maroni, è piuttosto un altro: "Alitalia - ha spiegato Maroni - ha avuto un sistema di protezioni tale che ora che Cimoli vuole cambiarlo, sta mostrando tutte le sue resistenze".

Delle due, l'una: "O l'Alitalia - ha proseguito il ministro - mostra la propria forza per riprendersi oppure prenderemo atto che non è più in grado di recuperare. Io non faccio il tifo perche' fallisca - ha concluso - ma oggi non possiamo metterci altri soldi soltanto perche' il sindacato non è più d'accordo e ha cambiato idea sul piano".

La crisi Alitalia si avvita, insomma, con immediate conseguenze sul piano politico. "Sulla vicenda Alitalia il governo e la maggioranza di centro-destra sono in assoluta crisi di idee - denuncia parla il capogruppo del Pdci alla Camera, Pino Sgobio - Il nulla di fatto di ieri notte a Palazzo Chigi mostra tutta l'inconsistenza e incapacità di questo governo, che, insieme all'inconcludenza degli amministratori della compagnia, che non rispettano i patti sottoscritti con le organizzazioni sindacali ed hanno un atteggiamento di odiosa chiusura e superbia, rischia di far scivolare verso il fallimento la compagnia di bandiera". "Fallimento - prosegue Sgobio - che più di qualcuno, a questo punto, all'interno dell'esecutivo, auspica. Ai signori del governo sia chiara pero' una cosa: sulla pelle dei lavoratori non è concesso fare nessun tipo di operazione velata o mascherata. Alitalia va salvata dal fallimento e rilanciata e per fare questo occorre un cambio del vertice della compagnia di bandiera".

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Mercoledi, 1 Febbraio, 2006

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P.A. Corte dei Conti: consulenze esterne inutili e dannose, enti locali sprecano. Continuano le frodi sui fondi Ue



Vincenzo Apicella

Roma, 1 febbraio 2006

Duro richiamo del procuratore generale della Corte dei Conti, Vincenzo Apicella, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario: "i risultati in termini di evaporazione dell'imponibile" sono "drammatici" e "la percentuale di maggior imposta accertata ed effettivamente acquisita all'erario a seguito delle fasi del contenzioso e della riscossione" resta "bassissima". Né va meglio sul fronte della lotta agli sprechi: a livello locale ci sono troppe consulenze esterne, che oltre ad essere spesso inutili sono anche dannose, mettendo a rischio la stessa efficienza della pubblica amministrazione.

Outsourcing
Nella sua relazione annuale Apicella sostiene che la tendenza all' "amministrazione per incarichi" può avere "effetti negativi non solo sui bilanci degli stessi enti ma anche sull'efficienza dell'azione amministrativa a causa della conseguente sottoutilizzazione delle risorse umane e del mancato stimolo allo sviluppo delle professionalita' interne". Vista l'incapacità di autocorrezione, ammonisce Apicella, è necessario applicare "meccanismi di repressione di tali illiceita' attraverso giudizi per responsabilità amministrativi". E dotarsi di "strumenti preventivi che possano stimolare comportamenti virtuosi da parte degli amministratori pubblici".

In questo senso, si deve "peraltro riconoscere - aggiunge Apicella - che il governo e il Parlamento negli ultimi anni hanno adottato disposizioni che vanno in tale direzione", in particolare con l'ultima finanziaria. Ma l'esclusione da queste norme degli enti territoriali autonomi e di quelli del servizio sanitario nazionale "può suscitare qualche perplessità in quanto si tratta proprio degli enti in cui maggiormente si verificano queste illiceità".

Contratti senza copertura
Nella sua attività di certificazione dei contratti pubblici - per verificare la compatibilità economica e finanziaria con gli strumenti di programmazione e di bilancio- la Corte dei Conti ne ha presi in esame 21: 15 con esito positivo e 6 non positivo. "Delle sei ipotesi contrattuali per le quali non vi è stata certificazione positiva -spiega il presidente della Corte dei Conti, Francesco Staderini - cinque si riferiscono al settore della sanità (in particolare, due di queste riguardano la parte economica del biennio 2002-2003 per il personale dell'area della dirigenza medica e veterinaria e dell'area della dirigenza dei ruoli sanitario, professionale, tecnico e amministrativo del Servizio sanitario nazionale), mentre altre tre concernono il personale convenzionato con il Ssn (medici di medicina generale, medici specialistici ambulatoriali interni e altre professionalita' interne ambulatoriali, nonche' medici pediatri)".

Frodi e sprechi di risorse Ue
tutto come prima, verrebe da dire leggendo la relazione di Apicella, che denuncia: "Il danno da illecito comunitario si configura prevalentemente come danno da spreco o sviamento di risorse per le collettivita' interessate e la stessa Comunita' europea che vedono vanificati gli scopi dei finanziamenti -dice Apicella- sia sotto il profilo dei soggetti convenibili laddove si e' affermato il principio della soggezione alla giurisdizione contabile non soltanto dei pubblici funzionari, ma anche di strutture private coinvolte nei procedimenti di controllo e certificazione della corretta erogazione delle spese, in relazione al rapporto di servizio instauratosi fra le amministrazioni e tali strutture private, nonche' delle stesse persone fisiche responsabili della gestione di detti enti, sia a titolo di responsabilità contabile nel caso di distorto maneggio, anche in via di fatto, dei finanziamenti erogati, sia in generale in virtu' del rapporto di servizio con l'ente e, in via mediata, con la Pubblica amministrazione".

In tal senso, spiega Apicella, "vanno richiamate la pronuncia della Sezione prima centrale di appello della Corte dei Conti, le iniziative, con inviti a dedurre e sequestri conservativi confermati in sede di convalida, poste in essere dalle Procure per la Campania e per la Calabria, nel settore degli aiuti alla produzione di agrumi, con rilevanti ipotesi di danno finanziario nazionale e comunitario e la sentenza della sezione giurisdizionale regionale per l'Abruzzo della stessa Corte dei Conti con affermazione del rapporto di servizio del legale rappresentante di una società privata destinataria di risorse comunitarie e nazionali nell'ambito del programma di sviluppo regionale".

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