Venerdi, 31 Dicembre, 2004

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Tariffe. Dal primo gennaio aumentano le bollette di luce e gas


Più 2,1% per l'elettricità

Roma, 30 dicembre 2004
Aumenti in arrivo per le bollette della luce e del gas, che dal primo gennaio registreranno, rispettivamente, un rialzo del 2,1% e del 2% in media nazionale. Lo rende noto l'Authority per l'energia nell'aggiornamento trimestrale gennaio-marzo 2005 legato all'andamento dei combustibili.

Per una famiglia tipo l'incremento si tradurrà in un rincaro delle bollette - al lordo delle tasse - dell'1,5% per la luce e del 2% per il metano. Con un aggravio della spesa annuale di 21 euro (5 euro in più per l'elettricità, 16 euro in più per il gas).

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Ipse. Enel rinuncia all'acquisizione


Il comunicato è arrivato nella notte

Roma, 31 dicembre 2004
L'Enel rinuncia all'acquisizione di Ipse. Nella tarda notte di ieri, si legge in una nota della società elettrica, si sono interrotte le trattative per l'acquisizione dell'intero capitale di Ipse da parte di Enel.

Su tale operazione, prospettata dagli azionisti di Ipse, il Consiglio di Amministrazione dell'Enel aveva espresso la propria approvazione, subordinata al verificarsi di taluni presupposti e condizioni che fossero in grado di assicurare una adeguata tutela, anche contrattuale, della posizione di Enel, nell'interesse dei propri azionisti.

Nel corso dell'ultima fase di trattative, prosegue il comunicato, si è tuttavia constatata una divergenza relativa ad alcuni degli elementi posti a fondamento della suddetta acquisizione e l'impossibilità, considerati anche i ristretti margini di tempo a disposizione, di giungere ad una soluzione tale da contemperare le reciproche posizioni riguardo alle garanzie richieste per il perfezionamento dell'operazione. Di conseguenza Enel ha deciso di rinunciare all'acquisizione di Ipse.

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Giovedi, 30 Dicembre, 2004

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Terremoto. Fini: 14 le vittime italiane, 600 i dispersi: "Dobbiamo prepararci al peggio". La Croce Rossa: 100.000 morti


Phuket, Thailandia

Roma, 30 dicembre 2004
Si fanno sempre più drammatiche le notizie sulla sorte degli italiani rimasti coinvolti nella catastrofe del Sud Est asiatico."Dobbiamo prepararci al peggio", dichiara il ministro degli Esteri Gianfranco Fini. Il conteggio delle vittime italiane nel Sud-est asiatico sale a 14 con la morte accertata di un giovane del Veneto, ma a preoccupare è soprattutto il dato sui dispersi: "Siamo fortemente allarmati per la sorte di circa 600 connazionali non rintracciati", dice il capo della diplomazia. E si tratta di "una stima prudenziale". Tre italiani sono stati intanto rintracciati a Phuket, in Thailandia: non figuravano sulla lista dei deceduti (come era trapelato in un primo momento dal Consiglio dei Ministri), ma dei dispersi. In totale il numero degli italiani rintracciati si aggira sui 3.500.

Croce Rossa: 100.000 morti
Il bilancio complessivo delle vittime del terremoto-maremoto che ha sconvolto l'Oceano Indiano sta assumendo dimensioni devastanti. Sono già oltre 82.000 i morti accertati, e la Croce Rossa Internazionale pensa che non sia finita qui. "Non mi sorprenderei se superassimo i 100.000 morti - ha dichiarato il direttore delle operazioni logistiche della Croce rossa, Peter Rees - una volta accertato quello che è successo negli arcipelaghi di Andaman e Nicobar".

Allarme epidemie
La tragedia rischia di aggravarsi per le epidemie. Il Papa ha lanciato ieri un appello a tutti "gli uomini di buona volontà" , affinché contribuiscano "generosamente" per soccorrere le popolazioni colpite. L'esortazione a donare, il giorno dopo le ritiche sollevate dall'Onu ai Paesi più ricchi e più "avari", è confortata anche dal nuovo allarme emesso dall'Unicef: milioni di persone rischiano di diventare vittime di epidemie se non sarà fornita in tempi brevissimi acqua potabile alle aree disastrate.

Oms: oltre 5 milioni i profughi
Sono oltre cinque milioni i senzatetto nell'Asia sud-orientale a causa dei maremoti che domenica scorsa hanno colpito la regione dell'Oceano Indiano: lo affermano oggi prime stimei diffuse dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). "Stimiano a cinque milioni i profughi e le persone a rischio nella regione", ha dichiarato Harsaran Pandey,
portavoce dell'Oms per l'Asia del Sud.
Pandey ha precisato che tre milioni di loro si trovano in Indonesia e un altro milione a Sri Lanka. Gli altri sono ripartiti tra India, Maldive e vari paesi.

Gli aiuti internazionali
La tragedia nel Sud-est asiatico sta determinando uno slancio di solidarietà senza precedenti. Che per l'Unione europea si concretizza in stanziamenti per 33 milioni di euro nelle prossime settimane, l'Italia mette a disposizione 3 milioni di euro, il Canada 24 milioni di euro, la Gran Bretagna 21,3 (oltre a una consistente donazione preannunciata dalla regina Elisabetta), la Germania 20
milioni, l'Australia 27. La lista è lunga. Dopo le critiche dell'Onu ai Paesi ricchi, ma "avari" il presidente George Bush ha raddoppiato, a 35 milioni di euro. E ha annunciato la creazione di una coalizione internazionale degli aiuti: per ora ne fanno parte Stati Uniti, India, Australia e Giappone.

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Governo. Nominati 11 sottosegretari e 3 vice ministri


Il premier Silvio Berlusconi

Roma, 30 dicembre 2004

Con la nomina di 11 sottosegretari e 3 nuovi vice ministri si chiude la partita del rimpasto di governo. Alle 18 di oggi è previsto il giuramento a Palazzo Chigi.

I vice ministri sono Antonio Martusciello (FI), Stefano Caldoro (Nuovo Psi), e Francesco Nucara (Pri). I sottosegretari sono Michele Saponara, Luigi Vitali, Roberto Rosso, Giampaolo Bettamio ed Elisabetta Casellati per Forza Italia, Giuseppe Drago dell'Udc, Moffa di An, Stefani, Gobbo e Cota della Lega, e Nanni Ricevuto del Nuovo Psi.

L'ex sottosegretario al Turismo, Stefano Stefani rientra al governo come sottosegretario all'Ambiente. Sempre per la Lega, Gian Paolo Gobbo è stato
nominato sottosegretario alla Devolution e Roberto Cota alle Attività Produttive.

La squadra dei cinque nuovi sottosegretari di Forza Italia è composta da Michele Saponara agli Interni, Roberto Rosso al Lavoro, Elisabetta Casellati alla Salute, Giampaolo Bettamio agli Esteri e Luigi Vitali alla Giustizia.

L'unica novità per An è l'ex presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa che andrà alle Infrastrutture. Sempre sottosegretario alle infrastrutture è stato nominato Nanni Ricevuto del Nuovo Psi. Infine, per quanto riguarda l'Udc, Giuseppe Drago, ex Presidente della Regione Sicilia, è sottosegretario alla Difesa.

Per i tre i nuovi vice ministri nominati si tratta di una promozione dalla carica di sottosegretari. Francesco Nucara, leader del Nuovo Pri, diventa vice-ministro dello stesso ministero, quello dell'Ambiente in cui era sottosegretario. Stesso discorso vale per Stefano Caldoro (Nuovo Psi) all'Istruzione. Antonio Martusciello (Fi), invece, passa dall'Ambiente ai Beni Culturali.

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Mercoledi, 29 Dicembre, 2004

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Terremoto. 27mila i morti, 13 gli italiani. E si temono le epidemie


Sri Lanka

Roma, 28 dicembre 2004

Cresce il bilancio delle vittime del maremoto che ha colpito i Paesi che si affacciano sul golfo del Bengala: le vittime accertate oltrepassano le 27.000, ma le autorità avvertono che il bilancio è destinato ad aumentare rapidamente.
Secondo il vicepresidente indonesiano Yusuf Kalla, nella sola l'Indonesia -il Paese epicentro del sisma che è stato localizzato al largo dell'isola di Sumatra- le vittime potrebbero essere 25.000. In Sri Lanka il numero dei morti è salito a oltre 12.000, tra i quali 70 stranieri (ma le autorità ipotizzano oltre 20.000 vittime), 7.500 in India (5.000 solo sulle isole Andamane e Nicobar, dove sono 30mila le persone disperse). In Thailandia potrebbero raddoppiare rispetto al migliaia circa attuale.
E mentre si attendono notizie sugli italiani che sono ancora dispersi (almeno un centinaio) il governo thailandese ha fatto sapere di ritenere che siano piu' di 700 i turisti che sono stati travolti dalla furia delle acque nella parte meridionale del Paese.
Tredici fino ad ora gli italiani deceduti, ma sono un centinaio i dispersi.

Oggi rientrano duemila italiani
Sono circa 360 le persone rientrate in Italia nelle ultime ore tra cui alcune ferite anche se nessuna in maniera grave. Altre duemila torneranno entro oggi, come ha spiegato Guido Bertolaso che ha anche ringraziato "il lavoro di squadra della Protezione civile con le forze armate, le compagnie aeree, l'Enac e i ministeri degli Esteri e degli Interni". Per Bertolaso i morti del disastro potrebbero essere centomila.
Ieri sera ad accogliere l'aereo di italiani giunto a Fiumicino dalla zona del disastro c'era il ministro degli Esteri Gianfranco Fini.
Questa mattina dovrebbe atterrare a Roma un altro aereo della Protezione civile con 234 italiani proveniente da Phuket.

Sumatra si è spostata di 30 metri
L'isola di Sumatra si e' spostata di circa 30 metri verso sud-ovest per effetto del terremoto. Uno studio che stava conducendo proprio a Sumatra un team della Caltech, l'università tecnologica della California, prevede una serie di catastrofi nei prossimi anni analoghe a quelle che hanno colpito l'oceano Indiano.

Sri Lanka: 12.212
India: 9.396
Indonesia: 4.912
Thailandia: 990
Myanmar: 34
Maldive: 52
Malaysia: 59
Bangladesh: 2
Somalia 100

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Martedi, 28 Dicembre, 2004

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Finanziaria. Questa sera il voto di fiducia alla Camera


La Camera dei deputati

Roma, 28 dicembre 2004

Inizieranno oggi a partire dalle 19,20 le procedure di voto per la fiducia alla Finanziaria. Le operazioni impegneranno l'Aula per circa due ore cosicchè la proclamazione dei risultati è attesa intorno alle 21,30, dopo la votazione degli ordini del giorno.
L'ordine dei lavori dell'Aula è stato messo a punto dalla conferenza dei Capigruppo di Montecitorio che ha anche previsto che alle 17 inizino le dichiarazioni di voto. La giornata di oggi potrebbe registrare anche un intervento in Aula del ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco.

Per i Ds una legge pessima
"Il testo uscito dalla Commissione ci propone una Finanziaria pessima, dannosa per le famiglie e per l'economia del nostro Paese. Una Finanziaria che, inoltre, attraverso il ripetersi dei voti di fiducia colpisce duramente ruolo e prerogative del Parlamento". E' quanto dichiara Michele Ventura, capogruppo Ds in Commissione Bilancio della Camera nel sottolineare come "nel merito, oggi il Governo ha presentato una serie di emendamenti sostanzialmente per eliminare profili di chiara incostituzionalità (la sanatoria sulle consulenze, il ripristino delle norme sui regimi previdenziali speciali, le nomine per i consulenti dei Ministri)".


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Lunedi, 27 Dicembre, 2004

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Ue. Patto di stabilita'. Siniscalco: numeri rigidi inadatti alla mutevolezza economica, riforma inarrestabile


Il ministro dell'Economia Domencio Siniscalco

Roma, 27 dicembre 2004
I parametri "rigidi" del Patto di stabilità "si sono rivelati un arma a doppio taglio", secondo il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco. Parlando davanti alla Commissione Bilancio della Camera il ministro ha detto che "i numeri rigidi sono inadatti alle mutevoli circostanze dell'economia".

"Il momento politico della revisione del Patto è diventato inarrestabile", ha aggiunto il ministro dell'Economia, dicendosi convinto che l'Ecofin sarà in grado di portare una propria proposta al Consiglio di primavera 2005.

Discussione in Parlamento dopo Ecofin di gennaio
Siniscalco ritiene opportuno "portare in Parlamento" la discussione sulla modifica del patto di stabilità "dopo l'Ecofin di gennaio e prima di quello di marzo". "E' mia intenzione tenere aggiornato il Parlamento sugli sviluppi della discussione in ambito comunitario per arrivare alla discussione definitiva supportato dal voto del Parlamento".

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Finanziaria. Rush finale in Parlamento


La Camera dei deputati

Roma, 27 dicembre 2004
Rush finale sulla legge Finanziaria da questa mattina a Montecitorio per evitare l'esercizio provvisorio, che scatterebbe se la legge non fosse approvata entro fine anno, forse il governo chiederà nuovamente la fiducia e già da questo pomeriggio. Questo ha causato malumori nella maggioranza.
E' la prima volta, dal 1991, quando c'era il governo Andreotti, che il Parlamento va oltre Natale. Poi, la Finanziaria tornerà al Senato con il via libera finale entro il 30.

Stamane in commissione al Senato riprende l'esame della riforma della Giustizia rinviata alle Camere dal Capo dello Stato. Sempre in giornata il presidente del Consilgio, Silvio Berlusconi, dopo aver risolto ieri i problemi con la Lega di Umberto Bossi, incontrerà Carlo Azeglio Ciampi per affrontare la questione sottosegretari: domani, il Consiglio dei Ministri dovrebbe riempire le caselle mancanti.

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Terremoto. 24mila morti in Asia. 11 italiani tra le vittime, un centinaio i dispersi


Immagini di devastazione in Thailandia

Roma, 27 dicembre 2004
Ci sono almeno 11 italiani tra le vittime del potente terremoto che ha colpito il sud est asiatico. "La situazione è molto più grave del previsto e peggiora con il passare del tempo. Vi sono almeno sei connazionali deceduti a Phuket, tre nell'isola di Phi Phi e due nello Sri Lanka". E' quanto riferisce un comunicato della Farnesina.

Sono otto le vittime italiane finora identificate, tra cui due minori. Lo ha reso noto la Farnesina, secondo cui sono sei i deceduti in Thailandia: Pier Mario Della Valle, di Varese, Luigi Trivioli, Mario De Angelis, di Milano, Alex Ceotto, minore, Lisa D'Avola, italobrasiliana, e il figlio Gianluca. Due gli identificati nello Sri Lanka: Raffaella Piva, di Udine, e un uomo che viene identificato solo con il nome di battesimo, Ermanno. Tutte le famiglie delle vittime sono state avvisate dal ministero degli Esteri.

"I dispersi sono un centinaio circa", ha riferito il ministro, "il numero è inferiore rispetto a ieri poichè, pur nelle condizioni di grande precarietà, molti sono riusciti a mettersi in contatto con i tour operator e le rappresentanze diplomatiche"

"Raggiungere gli aeroporti risulta molto difficile per le condizioni disastrose in cui si trovano le aree colpite e per l'assenza di mezzi di trasporto", spiega la Farnesina.

Il ministero degli Esteri "ribadisce l'assoluta inopportunità di recarsi nelle aree colpite" dal terremoto.

"Specie nello Sri Lanka ed in Thailandia le autorità non sembrano in grado di fronteggiare la grave situazione. L'evacuazione dei nostri connazionali comporterà tempi più lunghi di quelli previsti", spiega la Farnesina."Si sta cercando di riportare in patria i feriti e coloro che già si trovano negli aeroporti. Uomini della nostra protezione civile - informa il comunicato - si trovano già nelle aree colpite".

La Farnesina ha riferito che un primo volo con cinquanta italiani e venti stranieri è partito questa mattina da Colombo, capitale dello Sri Lanka, verso l'Italia.
Un altro volo è in partenza per l'Italia da Male, capitale delle Maldive, con 269 passeggeri a bordo.

Oltre 24.000 morti
Un bilancio provvisorio delle vittime del maremoto che ha colpito ieri le coste dell'Asia sud-orientale parla di oltre 24.000 morti.

SRI LANKA: almeno 12.000 le vittime, 10.029 nelle zone controllate dal governo, 2.000 nelle zone controllate dai ribelli Tamil. Più di un milione gli sfollati. Tra le vittime anche due
cittadini italiani; altri sei italiani risultano dispersi;

INDIA: si stima che siano 6.600 le vittime, di cui 3.000 solo nelle isole Andaman e Nicobar. Almeno 2.780 persone sono decedute nello stato Tamil Nadu, altre 306 nell'ex enclave francese di Pondicherry, e 70 nell'Andhra Pradesh;

INDONESIA: E' salito a circa 5.000 il numero dei morti accertati finora. Distrutte le città e i villaggi più vicini all'epicentro del sisma. La provincia di Aceh, nel nord dell'isola di Sumatra,
è quella più colpita, con 3.000 vittime nella capitale Banda Aceh;

THAILANDIA: sono almeno 1.157 le vittime accertate finora. Il premier ha riferito che 600-700 persone sono morte nell'isola Phuket, dove hanno perso la vita anche sei italiani. Altri tre
italiani sono morti sull'isola di Phi Phi, dove secondo i soccorrittori sarebebro morte altre 300 persone. Le autorità hanno riferito di 4.100 feriti e migliaia di dispersi.

MALAYSIA: almeno 51 vittime, più di 220 feriti, oltre 100 i dispersi nella sola isola di Penang, sulla costa nordoccidentale. Decine di migliaia le persone fatte sfollare da alberghi e
residence.

BANGLADESH - Almeno due bambini morti.

MALDIVE: almeno 43 morti confermati, e 51 dispersi. Morto un turista britannico per infarto; inondata gran parte della capitale Male.

MYANMAR: Almeno dodici persone sono rimaste uccise nel crollo di un ponte. Ma i morti sono una trentina secondo l'organizzazione umanitaria internazionale, Ayeyarwaddy, secondo cui il computo finale delle vittime potrebbe essere "molto più elevato".

SOMALIA: Almeno nove le vittime dell'onda anomala che ha spazzato via barche e abitazioni sulle coste nordorientali del Paese.

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Domenica, 26 Dicembre, 2004

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Vaticano. Il Papa: bisogna incoraggiare i tentativi di pace in Terra Santa e in Iraq


Giovanni Paolo II

Roma, 26 dicembre 2004
"Dappertutto c'è bisogno di pace". Il messaggio di Natale che Papa Wojtyla ha rivolto al mondo è una preghiera carica di dolore. Troppi "conflitti ancora aperti" "rischiano di degenerare", troppe "inenarrabili sofferenze" in tante aree del pianeta, troppi "focolai di tensione". Ancora una volta la sua riflessione ha esaminato il Medio Oriente - Iraq e Terra Santa - e poi l'Africa, il continente dimenticato, flagellato da violenze, fame, Aids e dove prosegue ininterrotto
lo sterminio di massa nel Darfur. Sono queste le due aree che sono state espressamente citate nel testo che ha letto dal sagrato della basilica di San Pietro in mondovisione. Erano collegati con il Vaticano ben 111 televisioni di 72 diversi Paesi, tra cui 7 paesi a maggioranza islamica.

Anche se è stata più breve di una ventina di righe rispetto gli Anni passati, la lettura della preghiera è risultata per il Papa piuttosto faticosa forse anche per lo sforzo accumulato la sera della Vigilia alla messa di mezzanotte. La sua voce era roca e a tratti incomprensibile. Seduto dietro al trono del Papa, solo
qualche metro più in là, c'era il suo medico personale, Renato Buzzonetti pronto ad intervenire in caso di difficoltà. Raramente l'archiatra pontificio ha trovato posto così vicino al pontefice.

Lunga è stata la lista dei paesi in cui si soffre: Iraq, il Darfur in Sudan, la Costa d'Avorio, la Regione dei Grandi Laghi, la Terra Santa. Sono seguiti i saluti in 62 lingue (tante quante l'anno scorso) e la solenne benedizione con indulgenza plenaria. Ha aperto la serie l'italiano con l'augurio alla nazione di un vero rinnovamento interiore e di progresso sociale. Il Papa ha concluso in latino con "adoro te devote".

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Maltempo. Allerta della Protezione civile in tutta Italia


Forti le precipitazioni

Roma, 26 dicembre 2004
Ancora maltempo su tutta la penisola. Il Dipartimento della Protezione Civile, infatti, nel bollettino di vigilanza meteorologica nazionale indica precipitazioni diffuse e persistenti, anche a carattere di rovescio o temporale su tutte le regioni. Piogge più intense su Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. Non andrà meglio nelle prossime ore.

La Protezione Civile ha infatti emesso un avviso di condizioni meteo avverse che prevede per le prossime 48 ore possibili effetti al suolo più significativi, legati alle precipitazioni, su Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.

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Sabsto, 25 Dicembre, 2004

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Condono edilizio. Il Governo impugna le leggi in cinque Regioni


Palazzo Chigi

Roma, 23 dicembre 2004
Nuovo scontro sul condono edilizio tra il Governo e le Regioni: il consiglio dei ministri ha impugnato, con un ricorso alla Consulta, le leggi di Lombardia, Marche, Umbria, Veneto e Campania.

Sul condono, la Corte Costituzionale si era già pronunciata il 28 giugno scorso, chiamata in causa dai ricorsi delle Regioni dinanzi ai rispettivi Tribunali amministrativi, interpretando la collaborazione degli enti locali quale "obbligatoria e doverosa" nei confronti dello Stato, considerati i motivi prevalenti della finanza pubblica derivanti dal gettito della sanatoria.

Per questa ragione furono già dichiarate illegittime dalla Consulta le leggi emanate sulla materia dalle Regioni Toscana, Friuli Venezia Giulia, Marche, Emilia Romagna e Campania poichè di fatto avrebbero impedito l'applicazione del condono edilizio sui propri territori.

La necessità di "fare cassa", secondo le associazioni ambientaliste, avrebbe spinto il Governo a impugnare le leggi regionali, nel tentativo di arrivare ad una proroga. E' questa la tesi condivisa dai Verdi: per il vice presidente della Commissione Ambiente del Senato, Sauro Turroni, l'Esecutivo "non si rassegna al flop degli incassi, e tenta la via disperata del ricorso alla Corte Costituzionale per arrivare ad una proroga".

A questa ipotesi, il Governo ha opposto i dati positivi del gettito della prima rata del condono edilizio, che ha fruttato 962 milioni di euro - pari al 30% del totale atteso - una cifra più elevata di quella stimata dal Ministero dell'Economia.

E' di tutt'altro avviso Legambiente: "E' molto grave che il Governo - ha detto il presidente della Lega, Roberto Della Seta, commentando il ricorso deciso dal Consiglio dei Ministri - dopo avere varato il condono edilizio più vasto di sempre, insista nel trasmettere agli italiani il messaggio che la legalità è un 'optional'".

Sarebbero 40 mila, stima Legambiente, le nuove costruzioni abusive "spuntate come funghi solo nell'ultimo anno". "Straparlano di federalismo, quando poi alcune Regioni - prosegue Della Seta - nella loro autonomia tentano di limitare i danni prodotti dal condono edilizio, il Consiglio dei Ministri decide di impugnarne i provvedimenti".

Analoga è la posizione di Ermete Realacci, dell'esecutivo della Margherita: "Errare è umano, perseverare è diabolico. Il Governo, cercando disperatamente di raggranellare qualche lira, torna allo scontro con le Regioni. E' il comportamento di chi - spiega l'ambientalista - non sa più che pesci pigliare. L'unico frutto di questa battaglia all'ultimo ricorso non sarà certo di portare soldi nelle casse dello Stato. Servirà piuttosto a gettare benzina sul fuoco dell'abusivismo edilizio".

Che l'obiettivo del Governo sia una "proroga mascherata per avere più incassi" lo sostengono anche i Ds, con una nota del capogruppo in Commissione Ambiente della Camera, Fabrizio Vigni: "Il Governo non si rassegna al fatto che alcune Regioni tentino di proteggere i loro territori dagli scempi del condono edilizio sempre più permissivo. Il Governo - commenta Vigni - ha soltanto bisogno di riempire le casse dello Stato, vuotate da una gestione imbarazzante dell'economia nazionale".

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Venerdi, 24 Dicembre, 2004

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Cronaca. Arrestato l'assassino di Giusy Potenza: ha confessato


Giusy Potenza

Manfredonia, 23 dicembre 2004
E' stato arrestato l'assasino di Giusy Potenza, la ragazza di 15 anni uccisa il 12 novembre scorso a Manfredonia a colpi di pietra. Si tratta di Giovanni Potenza, un pescatore di 27 anni, cugino del padre di Giusy. L'uomo ha confessato di aver compiuto il delitto, durante l'interrogatorio a cui è stato sottoposto in questura.

Giusy Potenza aveva deciso di chiudere definitivamente il rapporto che da qualche tempo aveva con l'uomo. Ma lui si opponeva a questa decisione. E' stato questo, secondo gli investigatori, il motivo che ha spinto il giovane e la ragazzina al litigio finito col massacro della quindicenne.

Alcune persone sarebbero indagate per favoreggiamento personale nell'ambito delle indagini che hanno portato al fermo per omicidio volontario di Giovanni Potenza. Lo ha confermato indirettamente il pm inquirente, Vincenzo Maria Bafundi, che, rispondendo alle domande dei giornalisti su eventuali persone indagate per aver favorito il presunto assassino ha detto: "L'art. 328 del Codice penale mi consente di non dirvi nulla". "La ragazza - ha proseguito Bafundi - è stata uccisa con colpi di pietra che ha un peso tra i cinque e gli otto chilogrammi".

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Giovedi, 23 Dicembre, 2004

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Politica. Berlusconi convoca le parti sociali su competitivita' e Mezzogiorno dopo l'Epifania


Gianni Alemanno

Roma, 23 dicembre 2004
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è impegnato a convocare le parti sociali sul decreto sulla competitività e sullo sviluppo e sul Mezzogiorno
subito dopo l'Epifania. Lo ha annunciato il ministro per le Politiche comunitarie Gianni Alemanno.

La riunione di governo ha anche permesso di fissare al 28 dicembre la nomina dei sottosegretari ancora vacanti. Delusione invece, per chi si aspettava dal consiglio dei ministri di oggi una proroga per il divieto di fumo che scatterà, come previsto, il 10 gennaio nei locali pubblici. Lo ha comunicato, con una battuta, il ministro Castelli che, all'uscita della riunione ha dichiarato ai giornalisti: oggi ho fumato l' ultima sigaretta.

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Mercoledi, 22 Dicembre, 2004

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Riforme. Ciampi preoccupato per la difficolta' di dialogo tra i poli


Carlo Azeglio Ciampi

Roma, 21 dicembre 2004
E' "preoccupato" il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per la difficoltà di dialogo tra i due schieramenti politici del Paese sulle riforme. Lo ha ribadito alla cerimonia degli auguri con le altre cariche dello stato: "Avverto il dovere - ha detto - nell'esercizio di quella primaria funzione di garanzia che compete al Capo dello Stato, di manifestare la mia preoccupazione per l'accentuarsi di uno stato di difficile comunicabilità tra i principali schieramenti politici e parlamentare un tema che interessa le strutture portanti della vita democratica delle nazione,in primis il Parlamento".

Berlusconi: da parte nostra c'è sempre stata la massima apertura al dialogo
Da parte nostra nostra c'è sempre stata la massima apertura al dialogo.Questa apertura c'è ancora e ci sarà sempre. Sempre che dall'altra parte ci sia qualcuno che sia disponibile ad avviarlo". Cosi' il premier Berlusconi ha risposto a una domanda dei cronisti sulle preoccupazioni manifestate da Ciampi in merito ai contrasti tra i due poli sulle riforme.

Ciampi: il funzionamento della macchina della giustizia arranca
"Oggi - ha detto il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi - ci troviamo a dover constatare che non sembrano essersi consolidati quei segnali di miglioramento rilevati nel 2003, soprattutto per quanto concerne i tempi della giustizia e, quindi, la durata dei processi". Il ritardo della giustizia
non solo lede i diritti dei cittadini, rileva Ciampi, ma "è anche causa di inefficienza della pretesa punitiva dello Stato, che è uno dei fondamenti della convivenza civile".
Carlo Azeglio Ciampi ha ribadito che i magistrati vanno rispettati, ma essi devono mostrarsi "sempre" consapevoli delle loro responsabilità.


Ciampi ha inoltre ribadito la necessità di risanare i conti pubblici per rendere possibile il rilancio dell'economia.

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Finanziaria. Berlusconi: nessun esercizio provvisorio, svolta epocale. L'opposizione: italiani pagheranno 6mld in piu'


Silvio Berlusconi

Palermo, 21 dicembre 2004

"Non ci sarà l'esercizio provvissorio, assolutamente no. Concluderemo l'esame della Finanziaria al Senato il giorno 29 e quindi saremo nei termini". Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ha dubbi e a margine dell'inaugurazione dell'autostrada Palermo-Messina difende la manovra per il 2005, una "finanziaria epocale" che non sarà fermata "dallo sgarbo dell'opposizione, che ha voluto costringere i nostri parlamentari a venire tutti". La verità arriverà con la "prova tasca", quando i cittadini verificheranno il loro potere d'acquisto e si renderanno conto che in realtà il taglio delle tasse è stata solo "un'operazione mediatica" e che "le loro tasche saranno piu' vuote di prima", replicano i capigruppo e i responsabili economici dell'opposizione alla Camera.

Calcoli alla mano, Finanziaria, decreto taglia deficit di luglio e maxiemendamento fiscale, facendo un bilancio tra sgravi e aggravi, comporteranno per gli italiani nel 2005 un aggravio di spesa di 6,3 miliardi di euro. Fra aumenti di tasse, imposte e tariffe (bolli, tariffe, pratiche auto, imposte sui tabacchi, giochi, ecc) ci sarà una maggior spesa di 9,3 miliardi. A questi vanno aggiunti 2,6 miliardi di tasse "invisibili" (ovvero la mancata restituzione del drenaggio fiscale e la tassa sulle liquidazioni). Il totale di queste due voci porta l'aggravio per i cittadini a 12 miliardi a fronte di riduzioni di 5,6 miliardi. La differenza tra le due voci da' appunto un aggravio complessivo di 6,3 miliardi nel 2005, 4,4 nel 2006 e 2,6 nel 2007.

La Finanziaria, spiega Mauro Agostini dei Ds "non risolve, anzi aggrava i due problemi fondamentali dell'economia italiana: l'esigenza di rafforzare la crescita e quella di una miglior redistribuzione del reddito". "E' una Finanziaria iniqua - rincara Giovanni Russo Spena del Prc - che si redistribuisce, ma dal basso verso l'alto. Inoltre c'è da registrare l'assenza del collegato sulla competitività che quando arrivera' sara' un simulacro senza risorse". "Un'operazione iniqua sul piano sociale - secondo Roberto Villetti dello Sdi - che portera' inoltre al dissesto dei conti pubblici. E la prova fondamentale sara' quella della tasca: i cittadini si metteranno la mano in tasca e vedranno loro se è più leggera o piu' pesante". "Stiamo tornando indietro di 30 anni - afferma Roberto Pinza della Margherita - e aumentiamo le imposte indirette che sono quelle piu' ingiuste perché colpiscono tutti indistintamente".

Ecco la tabella fornita dalla Gad, con aggravi e sgravi 2005 (in mln di euro):

Aumenti + tasse + imposte + tariffe: 9.333
(decreto luglio, Finanziaria, maxiemendamento)

Di cui:
Bolli, tariffe, pratiche auto, natanti 1.239
Casa (senza condono) 992
Studi settore, concordato fiscale 3.314
Imposte fabbricazione tabacchi 500
Giochi, Lotto, enalotto, videogiochi 485
Imposte varie 2.803

Tasse 'invisibili' : 2.687
(drenaggio fisco,tassa su liquidazioni)

Totale aumenti: 12.020
Totale riduzioni finanziaria: - 5.664
Diffrenza: + 6.356


Nel mirino dell'opposizione finiscono poi anche le modalita' con cui il Governo intende arrivare al varo definitivo della Finanziaria 2005, con un doppio voto di fiducia tra Natale e Capodanno. "Si tratta", dice Giovanni Russo Spena di Rifondazione comunista, "di un percorso molto grave, con una maggioranza che si forma e decide fuori dal Parlamento e ricorre sistematicamente alla fiducia".

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Martedi, 21 Dicembre, 2004

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Rai. Casini: questo Cda non e' quello scelto dai presidenti delle Camere. Gasparri: e' nella piena legittimita'


Pier Ferdinando Casini

Roma, 20 dicembre 2004
"Questo consiglio di amministrazione della Rai, non è quello che i presidenti di Camera e Senato hanno scelto". A sorpresa, durante lo scambio di auguri con la stampa a Montecitorio, il presidente della Camera riapre il controverso capitolo CdA Rai e lo fa lasciando capire che la situazione attuale non è certo quella ideale. Pronta la replica del ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, che blocca il canone 2005 sulla stessa cifra del 2004 e risponde: "Questo CdA agisce nella piena legittimità delle norme".

"Noi - ha spiegato Casini - avevamo optato per una formula che prevedeva una presidenza di garanzia, rappresentativa di aree culturali di opposizione, ed era connotato da un pluralismo di presenze. Noi abbiamo scelto quel Consiglio, non questo, che ha connotazioni diverse". Il presidente della Camera ha insistito sul concetto di organismo di garanzia, riferendosi alla presidenza del Cda Rai che era stata affidata a Lucia Annunziata. "In passato -ha aggiunto Casini- ci sono stati chiari esempi di come questo concetto sia stato messo in pratica. Basti pensare alla presidenza della commissione di Vigilanza della Rai che ha avuto in Storace il suo presidente quando la maggioranza era di centrosinistra e, oggi, Petruccioli, ora che la maggioranza è invece del centrodestra".

Quanto alle affermazioni del presidente della Repubblica a proposito di informazione e servizio pubblico, Casini ha sottolineato come Ciampi "non abbia detto affatto delle banalità, anche perchè il capo dello Stato non parla a sproposito".

Casini ha affrontato anche il tema della giustizia
Dopo i rilievi del Capo dello Stato che ha rinviato alle Camere la riforma dell'ordinamento giudiziario, "mi auguro che sia votata una legge ampiamente condivisa". E ancora:: "Constato che in questa legislatura non c'è ancora stata la normalizzazione tra potere giuridico e potere legislativo, cioè politico". "Di questo - ha proseguito Casini- mi rammarico. Ho cercato di inserire degli elementi di serenità" ma la "fotografia della situazione è facilmente constatabile: non c'è ancora un'equilibrata normalizzazione fra i poteri".

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Lunedi, 20 Dicembre, 2004

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Fiat. Lingotto brillante a Piazza Affari: per Automotive News la richiesta a GM per tenersi l'Auto e' di 3mld


Fiat al centro di voci dagli USA

Torino, 20 dicembre 2004

Lunedì scintillante per i titoli Fiat, spinti in alto dalle voci di 3 miliardi di dollari chiesti dal Lingotto alla General Motors per annullare l'opzione put che obbliga Detroit ad acquistare la divisione Auto di Fiat. A Piazza Affari Fiat in mattinata mette a segno +1,67%.

Secondo Automotive News, che cita cita fonti vicine al Lingotto, GM avrebbe risposto con una controofferta di appena 500 milioni di dollari. Per il momento nessun commento è arrivato dal quartier generale di Detroit. La portavoce Toni Simonetti ribadisce quanto già noto: "Abbiamo un accordo generale - ha osservato - crediamo che siano accaduti alcuni fatti che rappresentano una rottura dell'accordo e che rendono inapplicabile il put". General Motors da parte sua, ha sottolineato ancora la portavoce, è convinta di non aver violato alcun accordo con Fiat.

A cambiare le carte in tavola rispetto all'intesa siglata nel 2000, sarebbero state nel 2002, secondo Gm, la vendita di Fidis e la ricapitalizzazione di Fiat Auto.

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Eurispes. Il 34,2% degli italiani è favorevole all'ingresso della Turchia nell'Ue


I festeggiamenti ad Ankara

Roma, 20 dicembre 2004
Il 34,2% degli italiani è favorevole all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Un numero superiore a quello di coloro che giudicano tale evento in modo negativo (28,5%), sebbene il 37,3% risulta essere indifferente. E' quanto emerge dai primi risultati dell'indagine sull'opinione degli italiani in rapporto al processo di integrazione europea, condotta dall'Eurispes, tra il 25 novembre e il 2 dicembre 2004.

Gli italiani sembrano essere più favorevoli all'ingresso della Russia nell'Unione europea con il 42,5% degli intervistati favorevoli. Il 20,3% esprime un parere negativo. Mentre il 37,2% si mostra indifferente.
"L'Unione Monetaria e la Costituzione europea sembrano essere entrati in maniera stabile nella quotidianità e nell'immaginario dei cittadini italiani. A tre anni dall'ingresso della nuova moneta e a poco più di sei mesi dall'introduzione della nuova carta costituzionale - prosegue Fara - l'opinione generale si presenta, per certi aspetti, consapevole e matura nei confronti dei temi riguardanti l'integrazione economica e sociale a livello comunitario.

"Tuttavia - conclude il Presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara - sono presenti sentimenti di critica e di delusione, soprattutto per la paura che l'Italia non possa avere un peso sufficientemente rilevante all'interno dello scacchiere europeo, ma anche per l'influenza negativa prodotta dal periodo economico particolarmente sfavorevole che sta attraversando il Vecchio Continente".

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Domenica, 19 Dicembre, 2004

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Politica. Prodi affronta le richieste di Bertinotti e Mastella


Romano Prodi

Roma, 20 dicembre 2004

Chiudere in fretta. Questo l'imperativo con cui Romano Prodi riunirà a Roma il vertice allargato dell'Allenza per risolvere il puzzle delle candidature alle regionali. All'appuntamento di piazza Santi Apostoli Prodi si dovrebbe presentare con una proposta per chiudere finalmente la doppia partita che sta lacerando il centrosinistra da settimane, quella della lista unica riformista e l'altra, legata al contrasto con Rifondazione e Udeur sulle candidature nel Mezzogiorno.

Bertinotti: Vendola in Puglia o è crisi
"Quando noi indichiamo Vendola per la Puglia, pensiamo che abbia tutte la carte in regola per battere Fitto", sostiene il segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, intervistato da La Repubblica.
"Non vedo una sola ragione per rinunciare alla candidatura di Vendola. E al vertice ci sarò con la forza di questa posizione. So che e' un passaggio molto impegnativo. Investe il nostro modo di fare politica, che non e' la politica dei ricatti, ma chiede di sapere se esiste o meno uno spirito di coalizione, di dare valore a tutte le esperienze della società, al rapporto tra la coalizione e la societa' civile. Non riconoscere questi argomenti significa mettere in crisi le forme di rappresentanza, la stessa capacità democratica della coalizione.

Molto scettico sulla possibilità di un'intesa si è mostrato Clemente Mastella, che ha implicitamente rigettato l'offerta di "compensazioni" avanzata dal segretario dei Ds, Piero Fassino, in cambio della rinuncia alla candidatura: "Non si capisce come dopo
le elezioni ci possano essere per noi, sul piano locale, quelle garanzie che oggi politicamente non ci vengono date, visti i pretesti e le litigiosità di alcuni partner nei nostri confronti. Già ne abbiamo fatto le spese". E se qualcuno nel centrosinistra aveva fatto filtrare l'ipotesi che all'Udeur potessero andare Caserta e Taranto in cambio della rinuncia alla Basilicata, Mastella ha tagliato corto: "Sono notizie che hanno diffuso informatori interessati. Per Caserta e Taranto non ci sono più le nostre candidature".

Nella prova di forza finale in vista delle decisioni del vertice, si inserisce anche il leader dei Verdi Pecoraro Scanio, che cerca di sparigliare le carte con una proposta choc: allargare le primarie (previste per ora in Puglia) anche agli casi difficili come la Basilicata e la Lombardia. Pecoraro ritiene "controproducente alimentare inutili polemiche, mentre sarebbe auspicabile un confronto aperto e franco in vere e proprie primarie che coinvolgano i nostri elettori di Lombardia, Puglia e Basilicata".


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Sole 24 Ore. E' Bologna la citta' dove si vive meglio. Maglia nera per Messina


Una veduta di Bologna

Roma, 20 dicembre 2004

E' Bologna la città dove si vive meglio. Passando dal quinto al primo posto la città felsinea si piazza in testa alla classifica 2004 sulla vivibilità delle città italiane elaborata, come di consueto, da Il Sole 24 Ore.
Bologna scalza Firenze, che fa il percorso inverso (dal primo al quarto posto) e precede, nella top ten, Milano, Trento, Forli', Firenze, Trieste, Siena, Aosta, Gorizia e Bolzano.
"I cittadini - ha detto il sindaco Sergio Cofferati durante una diretta ai microfoni di Radio Città del Capo - meritano sempre di più, e tocca all'Amministrazione agire concretamente per dare forza alla coesione sociale e mantenere alta la qualità della vita".
Bologna viene quest'anno incoronata regina per l'insieme vincente di produttività, aggregazione sociale e cultura. Il capoluogo emiliano tallona infatti Milano nella ricchezza prodotta e nel tenore di vita dei cittadini e allo stesso tempo, insieme a Firenze, e' la citta' dove si comprano piu' libri, dove si frequentano piu' spesso le palestre e dove si esce più volentieri e piu' frequentemente per andare al ristorante. Primato non indifferente, i bolognesi, sottolinea l'analisi del Sole 24 ore, sono tra l'altro gli italiani che meno intensamente hanno percepito l'aumento del costo della vita.

Maglia nera è, come nel 2003, Messina
Messina si piazza negli ultimi posti della classifica per la ricchezza prodotta e per la quantita' di persone in cerca di lavoro. Voti bassi anche nella pagella ecologica ed ultimissimo posto per i processi arretrati.

Anche se il Sud mostra segnali di recupero, il divario con il Centro-Nord resta ampio: per trovare nella classifica generale una città più a sud di Roma (quattordicesima) o comunque di una regione meridionale bisogna arrivare dopo il sessantesimo posto, con Cagliari (numero 62), Sassari (63), Potenza (66).

Rispetto allo scorso anno il progresso maggiore è di Biella, che ha guadagnato 39 posizioni, dal 66esimo al 27esimo posto. La peggiore performance viene invece fatta segnare da Macerata: -30 posizioni, dal 23esimo al 53esimo.

Milano la più ricca
Ottimo piazzamento per Milano: il capoluogo lombardo è secondo dietro Bologna nella classifica generale e svetta nel tenore di vita (basti guardare alla ricchezza prodotta, ai depositi in banca e alle polizze vita). Ultima nella stessa voce e' invece Foggia che, ad esempio, ai consumi di beni durevoli come auto, elettrodomestici e mobili, destina la meta' della media nazionale.

Lecco prima per lavoro e ambiente
Ancora una città lombarda si distingue nella classifica affari e lavoro e nell'area servizi e ambiente: Lecco ha infatti solo l'1,3% di disoccupati e ha ottenuto ottimi voti anche nella graduatoria di Legambiente. Nel tempo libero la Lombardia cede pero' la palma a Toscana ed Emilia Romagna. E' tra Bologna e Firenze, infatti, che si leggono piu' libri, si vedono piu' film e si gode di piu' della buona cucina. Ultime nello stesso campo, invece, due citta' del Sud: Enna e Reggio Calabria, decisamente piu' pigre quando si tratta di uscire o di leggere.

Campobasso la più sicura
Sul fronte criminalità a passarsela meglio sono decisamente i molisani: la città piu' sicura in Italia e' infatti Campobasso seguita da Potenza e Rieti (al settimo posto si piazza l'altra provincia del Molise Isernia). Ultima in classifica e' invece Torino, preceduta da Bologna, in questo campo niente affatto regina. Guardando ai furti d'auto la meno colpita e' Trento, mentre la maglia nera spetta a Napoli, preceduta al penultimo posto da Roma.

Firenze eletta città ideale
Passando infine la parola agli italiani, protagonisti nel bene e nel male, la città ideale in cui vivere e' Firenze, preferita da un italiano su quattro. Secondo posto per Roma e terza ancora una citta' toscana, Siena. Toscana ed Emilia Romagna appaiono infatti come le regioni "piu' amate dagli italiani" che molto difficilmente andrebbero invece a vivere a Vibo Valentia (ultima), ma anche a Milano (penultima), che continua a non essere ben vista nonostante il buon piazzamento nella classifica generale.

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Sabato, 18 Dicembre, 2004

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Le Regioni sconfiggono il blocco antiassunzione. La riduzione delle tasse è già saltata
di Laura Matteucci

Incostituzionale. Il governo viene bocciato ancora una volta su una propria legge. La Corte costituzionale ha abrogato la norma prevista nelle Finanziarie 2003 e 2004 che impone a Regioni ed Enti locali il blocco al 50% del turnover del personale. E la nuova Finanziaria porta il limite all’80%.
Le conseguenze sono pesanti. Innanzitutto sul piano pratico, perchè a questo punto viene a mancare una buona fetta delle coperture per la mitica riduzione delle tasse. Poi nel metodo, visto che il governo viene in sostanza diffidato dal continuare ad esercitare «indebite invasioni» nei confronti dell’autonomia decisionale di Regioni ed Enti locali. E gli ricorda che non può imporre nel dettaglio gli strumenti da utilizzare in tema di finanza pubblica.

Ma non solo. La nuova Finanziaria, quella del 2005, appesantisce ulteriormente le norme degli anni scorsi, portando all’80% il blocco del turnover: logica vuole che anche questo limite venga a cadere. Altra conseguenza evidente della sentenza è il fatto che nella pubblica amministrazione si possa ricominciare ad assumere. Fin da subito.

Come dice Giampaolo Patta, segretario confederale Cgil, responsabile per il Pubblico impiego: «Altro che riduzione delle tasse. Devono rifare tutti i conti. Alla fine al governo resterà solo il blocco dei ministeriali, per il resto l’operazione sull’amministrazione pubblica (che avrebbe dovuto coinvolgere circa 70mila dipendenti, ndr) viene smantellata». «Questo è un governo - continua Patta - che da una parte lavora per la devolution, ma dall’altra non applica nemmeno quanto già previsto dalla Costituzione. E non capisce che qualsiasi operazione deve venire condivisa con le parti in causa, in questo caso Regioni, Enti locali e sindacati».

Soddisfatti Regioni e Comuni, che lamentano da anni «la invasività della legislazione nazionale che va sempre più spesso a incidere sull’autonomia organizzativa degli Enti locali», dice una nota dell’Anci. L’Associazione peraltro annuncia che si adopererà per sostenere i Comuni a salvaguardare le proprie prerogative contro il blocco del turnover reiterato anche nella Finanziaria 2005, in termini ancor più restrittivi. Per i presidenti di Regione si tratta di una vittoria intascata solo il giorno dopo la richiesta di un incontro con il presidente Ciampi proprio per lamentare il metodo decisionale seguito dal governo anche in quest’ultima Finanziaria: «La Consulta ci dà pienamente ragione - commenta infatti Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna - Riconosce le nostre prerogative e indica al governo un metodo di relazioni fatto di cooperazione e non di scontro, così come prevede la Costituzione».

La decisione della Corte costituzionale è arrivata in seguito ai ricorsi presentati dalle Regioni Marche, Toscana, Campania, Umbria, Emilia-Romagna e Veneto (ricorsi accolti quasi nella totalità). Ed è importante non solo perchè di fatto cancella una norma di notevole impatto, ma anche perchè stabilisce poteri di coordinamento del governo e indica la procedura da seguire per concordare insieme i paletti da porre per limitare la spesa degli Enti locali.

Il punto è che il testo proposto dal governo e approvato dal Parlamento fissa in modo troppo preciso norme che invece vanno concordate con Regioni ed Enti locali nell’ambito della loro autonomia. Su questo punto, ma anche su altri articoli, si erano concentrati i 12 ricorsi presentati dalle nove diverse Regioni, basandosi sulle nuove norme introdotte con la riforma costituzionale del titolo V.

La Consulta ha definito come sia compito dello Stato quello di fissare, con l’obiettivo di «coordinamento della finanza pubblica», norme di carattere generale che indicando strumenti concreti (come l’adeguamento delle politiche di assunzione del personale) possano raggiungere obiettivi del contenimento della spesa.

Ma che cosa può fare il governo per realizzare obiettivi di finanza pubblica? Quali sono i suoi limiti? La Consulta indica anche la strada da seguire: è quella del confronto finalizzato a trovare un accordo in sede di conferenza Stato-Regioni. Solo dopo le norme possono essere fissate - «cristallizzate», dice la Corte - in un decreto attuativo.

Il blocco al 50% del turnover viene quindi dichiarato incostituzionale perchè è un «precetto specifico e puntuale sull’entità della copertura» dei posti di organico che si sono liberati, «imponendo che tale copertura non sia superiore al 50%».

La Corte la definisce una «indebita invasione» da parte della legge statale dell’area dell’organizzazione della struttura amministrativa riservata alle autonomie regionali e agli Enti locali. Perchè «la legge può prescrivere criteri (ad esempio dicendo di privilegiare procedure di mobilità) ed obiettivi (come il contenimento della spesa) ma non imporre nel dettaglio gli strumenti concreti da utilizzare».

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La destra si scatena contro Ciampi. E addirittura gridano al conflitto di interessi
di Luana Benini

A distanza di 24 ore il centrodestra passa dalla minimizzazione all’arroganza. Che poi sono due facce della stessa medaglia. La prima reazione è stata la solita ostentazione di serenità: «Marginali i rilievi del presidente della Repubblica», «non intaccano l’ossatura della legge», «solo i rami, non il tronco». Sembrava che tutti si fossero passati parola dopo l’imput del premier: «Occorreranno modifiche semplici». Però, nonostante la campagna mediatica concordata nella Casa per attutire il colpo, con il passare delle ore, è diventato un po’ difficile sostenere che l’impianto generale della legge non è stato messo in discussione. L’ufficio «saggi» che è già al lavoro per cucire le toppe e aggirare i punti critici con l’obiettivo di approvare tutto entro febbraio si è già accorto di avere fra le mani una patata bollente. E già scappano fuori toni meno paciosi e più arroganti.
Il ministro della giustizia Castelli promette sì di «tenere nel massimo conto le indicazioni del capo dello Stato». Ma si preoccupa di sottolineare che dal Quirinale sono venute «indicazioni», «ripeto, indicazioni, perché a norma di Costituzione le sue sono indicazioni». Adombrando, in definitiva, mano libera sugli aggiustamenti. E già nel centrodestra circola voce che su tre dei punti sollevati da Ciampi si possa adottare un qualche cambiamento (magari stralciando in un ddl apposito i poteri aggiuntivi che la legge assegna al Guardasigilli), mentre sul quarto, quello che riguarda le carriere e i poteri del Csm, sia proprio difficile fare passi indietro che non incidano su tutta la linea, «sulla filosofia della riforma». Ma se è così l’altolà di Ciampi non era affatto irrilevante come si voleva far credere.
Ecco dunque il forzista Luigi Vitali, relatore della proposta di legge salva-Previti: «Per i primi tre punti si possono apportare ritocchi perché non incidono sulla filosofia della riforma. Esprimo perplessità sull’ultima osservazione e non escludo che il testo possa restare così com’è». Ecco il capogruppo leghista alla Camera, Alessandro Cè (quello che è stato sospeso per otto giorni, giovedì, dopo il blitz razzista contro la Turchia): «Pensiamo, come il ministro Castelli, che ci sono tre aspetti osservati da Ciampi che sono più marginali e uno più consistente che è quello relativo alle carriere e che contempla, secondo il presidente della Repubblica, maggiori poteri da parte del Csm. Questo è un po’ più problematico». Ciampi si è infatti opposto alla «menomazione dei poteri del Csm» che risulta da varie disposizione della legge. E non di un solo comma si tratta ma del «sistema delineato dalla legge» che toglie al Csm la competenza sulle assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le promozioni, i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati. La linea che sta emergendo nel centrodestra è: «Di questa parte non si tocca nulla».
Ecco perché, in preparazione di un prevedibile braccio di ferro, è già uscito allo scoperto l’aennino Luigi Bobbio (quello che, dopo la condanna a Dell’Utri, ha sostenuto a spada tratta la necessità di cancellare dal codice il reato di concorso esterno in associazione mafiosa). Bobbio ieri ha attaccato Ciampi senza troppi riguardi agitando lo spettro del conflitto di interessi del capo dello Stato che è anche presidente del Csm: «Se si volesse guardare questo suo messaggio senza guardare alla firma, resterebbe difficile individuare se la firma sia stata apposta dal presidente della Repubblica in quanto tale o dal presidente del Csm». I richiami di Ciampi, secondo lui «rialzano nei fatti steccati che il testo della riforma aveva finalmente abbattuto».
Gli steccati, certo. Quelli della Costituzione che colloca la magistratura in un quadro di assoluta autonomia e indipendenza. «La legge - spiega il diessino Luciano Violante - tentava di spostare una serie di poteri dal Csm al ministro della giustizia e di ridurre l’indipendenza del magistrato a favore dei poteri di controllo del governo. Sono questi i poteri che sono stati colpiti dal rinvio. Quello che è stato colpito è il cuore politico della riforma».

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Venerdi, 17 Dicembre, 2004

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Ciampi: «Riforma della giustizia sette volte incostituzionale»
di Vincenzo Vasile

Sette articoli. E’ sette volte incostituzionale la legge del centrodestra sull’ordinamento giudiziario: Carlo Azeglio Ciampi, ben più determinato di quanto non lo rappresentassero certi interessati pronostici, schiaffeggia a colpi di Costituzione il governo. Scrive sei cartelle e mezza di “messaggio motivato” alle Camere per respingere il provvedimento al Parlamento. E accusa l’esecutivo di aver travolto “palesemente” quel combinato di articoli che i Padri Costituenti scrissero per garantire autonomia e indipendenza dei giudici, in un’Italia che usciva dal tunnel di vent’anni di asservimento delle toghe alla dittatura.

Nero su bianco, con quel linguaggio algido e ostico che è proprio di questi documenti, ma con estrema e minuziosa nettezza, il capo dello Stato passa in rassegna le norme della cosiddetta riforma, che sta sul suo tavolo dal 3 dicembre scorso, e che un inurbano Castelli l’aveva sollecitato a spicciarsi a firmare. E sottolinea, invece, con la matita blu proprio quelli che sono i passaggi cruciali: le nuove attribuzioni del ministro della Giustizia, lesive della funzione autonoma e indipendente della funzione giuridica, il ridimensionamento del ruolo del Consiglio superiore della magistratura. Sono le stesse critiche mosse alla maggioranza da illustri costituzionalisti, dall’opposizione, dalla magistratura associata e il centro-destra aveva pensato di liberarsene a colpi di voti di fiducia. Ora è scontro istituzionale, ai massimi livelli, nell’anniversario del rinvio alle Camere dell’altra legge vicina al cuore e al portafoglio di Berlusconi, la “Gasparri”.

Tutto inizia in mattinata, quando Ciampi ­ una volta ultimata la stesura del messaggio assieme al suo staff - spedisce la lettera al ministro Roberto Castelli perché apponga la dovuta “controfirma” in calce alla bocciatura, e già in questa rituale formalità è contenuta tutta la stridente simbologia di questa piovosa giornata romana, che intanto conosce la rissa dei leghisti alla Camera e il varo sempre a Montecitorio della legge “salva-Previti”. Al Senato il voto di fiducia sulla finanziaria, che ha ricevuto il via libera proprio pochi minuti prima che la lettera di Ciampi fosse consegnata dai commessi a Pera, è stato posto su un maxi-emendamento, composto dalla bellezza di 593 commi. E il secondo dei due articoli della legge sulla giustizia, del resto, “conta di 49 commi ed occupa 38 della 40 pagine di cui si compone il messaggio legislativo”, come Ciampi ha scritto nel suo messaggio sollevando anzhe su questa prassi rilievi di ordine costituzionale.

Alle due e mezza del pomeriggio le procedure sono ultimate, e così il Quirinale fa partire attraverso le agenzie di stampa un secco comunicato che annuncia la mancata promulgazione e il conseguente rinvio alle Camere. Secondo i programmi, poco più tardi per regola di “bon ton” che fu applicata anche per le altre cinque leggi respinte da Ciampi, dovrebbero essere i destinatari, cioé i presidenti delle due Camere, a leggere nelle rispettive aule parlamentari il messaggio, rendendolo pienamente pubblico. E invece nel pomeriggio si sta trascinando la seduta congiunta dedicata all’elezione dei giudici costituzionali, e passeranno dunque tre ore prima che il testo venga letto, prima da Pera e poi da Casini.

Sicché nella prima parte della serata, in beneficio dei “pastonisti” dei tg ufficiosi, va in scena ­ in assenza del testo del presidente ­ uno sconcertante teatro dell’assurdo, con Castelli a Roma in conferenza stampa e Berlusconi da Bruxelles, che ­ accompagnati dal codazzo di altri esponenti della maggioranza - si sperticano a dire che quelli di Ciampi sono solo rilievi tecnici, appunti su cose marginali, e che il presidente ha fatto da “consulente” del Parlamento, e gli sono persino abbastanza “grati”, e che in pochi mesi si aggiusterà tutto. Un modo per consolarsi e scaldarsi i cuori, tattica di intossicazione mediatica, ma anche forse una maniera per annunciare una sfida al Colle: prendendo sottogamba il messaggio di Ciampi, intendono dire che l’anno prossimo si riservano di rispedirgli indietro la legge sostanzialmente immutata, magari con un po’ di belletto?

In verità, Ciampi ha formulato una bocciatura sonora, ma l’equivoco regge per qualche ora, finché il documento non viene reso finalmente noto. Iltesto è diviso in quattro paragrafi, tanti quanti sono i punti “palesemente incostituzionali” individuati da Ciampi. Che significa, si chiede il presidente, per esempio affidare al guardasigilli - come fa la legge - una relazione annuale dedicata “alle linee della politica giudiziaria”, se non un “evidente contrasto” con tre articoli della Costituzione: il 101, il 104 e il 110, che garantiscono l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati? Da dove mai spunta questo “potere d’indirizzo”, attribuito al ministro “in aperta violazione” del Titolo IV della Costituzione. E inoltre si sottolinea come “il carattere assolutamente generico della formulazione della norma in esame” crei “uno spazio di discrezionalità politica destinato a incidere sulla giurisdizione”.

Egualmente in preda alla “discrezionalità politica” dell’esecutivo la magistratura tornerebbe ad essere se si applicasse la norma che istituisce un ufficio di “monitoraggio” dei procedimenti, che dovrebbe valutare la fondatezza delle attività dei pm, grado per grado e processo per processo, affidando ancora una volta al ministro un potere che “esula” dalle sue competenze, con il rischio di un “grave condizionamento” dei giudici.

Terzo rilievo, solo apparentemente marginale, il ministro non può ­ come vorrebbe la legge del centrodestra ­ rivolgersi al Tar per aver ragione sul Csm in materia di nomine: è la Corte Costituzionale a doversi pronunciare (art. 134). Ciampi, inoltre, si oppone alla campagna di ridimensionamento del Csm, che verrebbe “sensibilmente ridimensionato” nei suoi poteri, sanciti anch’essi dalla Costituzione, se venisse realizzata una Scuola superiore per l’accesso in magistratura, “in palese contrasto con il dettato costituzionale”, scrive Ciampi.

E infine un rilievo che dovrebbe servire anche per l’avvenire: le leggi ­ ammonisce Ciampi - non possono essere trasformate in pasticci enormi e illegibili. E’ stato molto difficile, infatti, per gli uffici del Quirinale analizzare questa riforma, per scoprire ­ nascosta dentro a un maxi emendamento ­ la pretesa di trasformare la Costituzione attraverso lo strumento della legge ordinaria. Ciampi conclude: “A tale proposito, ritengo che questa possa essere la sede propria per richiamare l'attenzione del Parlamento su un modo di legiferare - invalso da tempo - che non appare coerente con la ratio delle norme costituzionali che disciplinano il procedimento legislativo e, segnatamente, con l'articolo 72 della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata articolo per articolo e con votazione finale”.

Tradotto significa: nessuno si illuda che al Quirinale stia seduto un subalterno passacarte, disposto a firmare senza batter ciglio i mostruosi “maxi-emendamenti” che la maggioranza ha ormai preso l’abitudine di apparecchiare per non sfarinarsi. E starci attenti e darsi una regolata sarebbe opportuno, in vista di un nuovo anno in cui lo scontro sulla giustizia prevedibilmente continuerà, non solo per il riesame della legge sull’ordinamento giudiziario provocato dalla mancata promulgazione da parte di Ciampi, ma anche per la prossima conclusione dell’iter parlamentare della norma “salva-Previti” e anche per la questione delle “grazie” a Bompressi e a Sofri. Tutti temi che slittano al 2005, e su cui ­ se le braccia non fossero in natura solitamente un paio ­ si potrebbe dire che costituiscono la posta di un triplice “braccio di ferro” tra governo e Quirinale.

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La Consulta boccia il blocco delle assunzioni: «È incostituzionale»
di red

Si preannuncia una nuova tempesta di critiche sulla legge Finanziaria. Questa volta sotto accusa è la norma della Finanziaria del 2003 e del 2004 che blocca al 50% il ricambio nelle assunzioni del personale che dipende dalle Regioni e dagli enti locali e che ora è previsto anche dalla manovra economica per il prossimo anno. La Corte Costituzionale ha stabilito che questa norma è in contrasto con la Costituzione, accogliendo in parte i ricorsi presentati dalle Regioni Marche, Toscana, Campania, Umbria, Emilia Romagna e Veneto.

Il blocco del turn over nel settore pubblico era già stato criticato dalla Ragioneria generale dello Stato nei giorni scorsi, perchè non solo bloccherebbe molte assunzioni, ma andrebbe anche a provocare tensioni politico-sindacali non indifferenti oltre ad impedire quel “ricambio generazionale” che sta alla base della sopravvivenza di una società.

La sentenza della Consulta interviene anche nel conflitto di competenze Stato-Regione: il turn over è stato imposto, mentre il provvedimento andava concordato con le Regioni e gli Enti locali. La Corte la definisce una «indebita invasione» da parte della legge statale dell' area dell'organizzazione della struttura amministrativa riservata alle autonomie regionali e agli Enti Locali.

Il verdetto della Corte Costituzionale, così, diventa anche una sorta di censura preventiva alla norma prevista pure nella Finanziaria che il governo si prepara a varare. Lo stop alle assunzioni per il 2005 è una delle manovre attraverso cui il governo sta cercando di trovare copertura al taglio delle tasse, e per l’ennesima volta dimostra come gli sgravi di cui la maggioranza fa vanto causino in realtà pesanti conseguenze su molti altri fronti. La Finanziaria, insomma, fa acqua da tutte le parti e lo slogan coniato dall’opposizione le calza a pennello: «Con una mano dà e con l’altra prende».

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Regionali, il centrosinistra non trova l'accordo. Bertinotti: «Siamo a un punto di crisi»
di red

Le Regionali continuano a dividere il centrosinistra. Questione di poltrone, quelle su cui dovrebbero sedersi i candidati che l’Alleanza non è stata ancora capace di scegliere. E questione di assetti, liste, visibilità dei singoli partiti. Il rinvio del vertice che si sarebbe dovuto tenere nel pomeriggio di venerdì con Romano Prodi ha evitato un flop e l’esplosione delle tensioni, ma non ha certo potuto nascondere il problema. Anzi.

Bertinotti non si nasconde e sottolinea: «La mancata convocazione della riunione della Gad che doveva concludere l'istruttoria sulle candidature per la presidenza delle Regioni dove si voterà, è l'evidente manifestazione di un punto di crisi». E il rinvio è «tanto più allarmante di fronte all' aspra offensiva del governo Berlusconi e alla crescente opposizione che le sue politiche raccolgono nel paese». Alla base della crisi del centrosinistra, prosegue il leader del Prc, c’è «una incapacità di far vivere forte spirito di coalizione. Lo spirito di coalizione dell' alleanza democratica passa con tutta evidenza attraverso la capacità di promuovere partecipazione dentro e fuori la stessa coalizione e di valorizzare tutte le culture e le opportunità che la possono rendere forte. Il caso pugliese - conclude - è diventato emblematico di questa vicenda».

Di crisi parla anche Clemente Mastella, che invita Prodi a «dimostrare di essere un leader vero». Il Professore, impegnato nella mediazione, preferisce non rispondere, così come Fassino. D’Alema ostenta ottimismo, ma nel frattempo Franco Giordano di Rifondazione lo accusa di boicottare la candidatura di Nicki Vendola in Puglia: «La posizione di D'Alema e dei Ds è l'unica contraria – dice - Nella riunione precedente della Gad, a cui ho partecipato, c'era una totale sintonia sul nome di Vendola da parte di tutto il centrosinistra. Eccetto i Ds, naturalmente. Evidentemente gli interessi di D'Alema e dei Ds in Puglia sono molto forti».

Lo stesso Giordano, insieme al diessino Pietro Folena, chiede il rinvio delle primarie pugliesi in attesa che si riunisca il tavolo nazionale della coalizione. Per le primarie si schierano invece Alfonso Pecoraio Scanio dei Verdi e il coordinatore della segreteria della Quercia Vannino Chiti, che, replicando a Bertinotti, spiega: «Nell'Alleanza un criterio per definire le scelte dei candidati, sui quali è normale e non un sintomo di crisi, avere una pluralità di opzioni.Quando non vi sia convergenza su un candidato è necessario far scattare la regola delle primarie, magari nella forma già sperimentata in Calabria: grandi elettori, associazioni della società civile». Puglia e Basilicata restano i nodi da sciogliere, mentre in Lombardia si rafforza l'ipotesi Maria Grazia Fabrizio, segretario regionale Cisl, in quota Margherita.


Rutelli, intanto, ne approfitta per dare un’altra botta alle liste unitarie e, intervenendo a un convegno della Margherita a Napoli, afferma: «L' unità si realizza attraverso l' unità della coalizione attorno al suo candidato presidente. Non andiamo alle elezioni con una sola lista: tutti sanno che alle elezioni andiamo con sette, otto, dieci liste accanto ai candidati presidente. È un problema che non capisco perchè venga ancora sollevato».

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Giovedi, 16 Dicembre, 2004

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Iraq. Mistero sulla presunta uccisione di un italiano a Ramadi, la Farnesina cerca conferme al racconto di un fotografo


Santoro era originario di Pomigliano d'Arco. Notte di lavoro in Comune

Roma, 16 dicembre 2004

La Farnesina resta prudente, ma l'unità di crisi che il ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha riunito per seguire la sorte del cittadino italiano che sarebbe stato rapito e forse ucciso in Iraq ha già confermato i primi dettagli: la vittima si chiamerebbe Salvatore Santoro, 52 anni, di Napoli ma residente dal 1961 in Gran Bretagna dove lavorerebbe volontario di una organizzazione non governativa.


Ai microfoni di Porta a Porta Fini ha spiegato che il documento in base al quale è stata stabilita l'identità dell'uomo risalirebbe al 2004, rilasciato dall'Ambasciata di Amman: Santoro avrebbe motivato la richiesta di rinnovo con lo smarrimento del documento precedente. L'unità di crisi è riuscita a contattare una sorella di Santoro, che ha però dichiarato di non avere contatti con l'uomo da almeno un anno.


A dare la notizia del sequestro è stato un fotografo iracheno prelevato da un gruppo di terroristi, al quale sarebbe stato mostrato il corpo di Santoro e il suo passaporto. L'uomo sarebbe stato rapito nella zona di Ramadi. Il fotografo ha raccontato l'accaduto ad un corrispondente dell'Associated Press, il quale avrebbe informato l'Ambasciata italiana a Baghdad.


Il fotografo iracheno ha detto di essere stato fermato da un gruppo di milizani sulla strada che collega Ramadi alla roccaforte sunnita di Fallujah. Il commando gli ha consegnato un comunicato nel quale si rivendica il sequestro e l'uccisione di un cittadino italiano a nome del finora sconosciuto Movimento Islamico dei Mujaheddin dell'Iraq Occidentale.


Al giornalista è stato poi mostrato il corpo, che si trovava in una zona deserta non lontana da Ramadi. "Ho trovato il cadavere di un uomo, dai capelli e barba scuri, che giaceva sulla schiena: era stato bendato con una pezza di tela bianca, indossava dei blue jeans ed una giacca di cuoio nero", ha raccontato il fotografo, che tuttavia non si è detto sicuro che potesse trattarsi di uno straniero.


I miliziani, circa una trentina, hanno affermato di aver catturato l'ostaggio dopo un inseguimento in automobile: nel comunicato si legge anche che uno dei ribelli sarebbe stato ucciso nel corso dell'inseguimento, senza specificare in che modo. Tuttavia, come ha riferito Fini dopo aver parlato con l'Ambasciatore a Baghdad, Gianludovico De Martino, il giornalista non avrebbe scattato alcuna foto del corpo, ed il fatto che il viso fosse coperto dalla benda non gli avrebbe permesso di accertare la somiglianza con la foto sul passaporto.


Dal passaporto risulterebbe poi che Santoro si era recato il 4 novembre all'ambasciata italiana a Beirut, manifestando il desiderio di recarsi in Iraq per svolgere compiti di assistenza umanitaria per conto di un'ong. Ma nessuno sa di quale ong si trattasse, perché la "Charity for England and Wales" per la quale aveva detto di lavorare Santoro, ha escluso che fosse iscritto nei suoi elenchi. Successivamente, il 6 dicembre Santoro sarebbe stato ad Amman: tuttavia, l'uomo non si è mai registrato presso l'Ambasciata di Baghdad, come viene richiesto a tutti gli operatori umanitari italiani in Iraq.


Fini successivamente ha aggiunto che Santoro aveva avuto problemi con la giustizia britannica ed era uscito di prigione, sulla parola, nell'84; una zia dell'uomo, rintracciata in Gran Bretagna, ha dichiarato di non avere contatti con il nipote da 12 anni.

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Stati Uniti. Berlusconi incontra Bush. C'è accordo sulla riforma dell'Onu


Silvio Berlusconi e George Bush

Washington, 15 dicembre 2004

Silvio Berlusconi incontra alla Casa Bianca il presidente americano George Bush e uno dei temi dell'incontro è la riforma dell'Onu.
I due leader hanno parlato della implicazioni della svalutazione del dollaro e della riforma delle Nazioni Unite, una necessità condivisa da Italia e Stati Uniti, secondo Berlusconi. "Con Bush - dice Berlusconi - c'è l'accordo sulla necessità di una riforma, l'Onu deve essere un'istituzione capace di affrontare i problemi di questo secolo con un multilateralismo che guardi alla concretezza e ai risultati".
Il presidente americano ha ribadito la sua intenzione di mantenere la politica del dollaro forte. Il presidente del consiglio è arrivato da Londra ieri sera , ripartirà in serata per Bruxelles per partecipare al vertice europeo di domani.

Non è "negli interessi" di Iran e Siria interferire con gli affari dell'Iraq Il presidente statunitense, George W. Bush, al termine dell'incontro avuto con Silvio Berlusconi a Washington ha dichiarato: "Insieme alle nazioni che fanno parte della coalizione - e tra questi i nostri amici italiani - continueremo a dire con chiarezza a Siria e Iran che interferire nelle questioni irachene non è nei loro interessi" ha detto Bush.

"Crediamo io e il presidente Bush che sia giunto il momento opportuno per risolvere il problema del Medio Oriente", ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una breve conferenza stampa a fianco del presidente statunitense George Bush nella Sala Ovale della Casa Bianca.

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Giustizia. Opposizione contro Mastella, Casini:toni inaccettabili. Mastella:lascio. Prodi e Fassino cercano di ricucire


Clemente Mastella

Roma, 15 dicembre 2004

"Gli episodi accaduti questa mattina nei confronti del presidente di turno, Clemente Mastella, hanno assunto toni poco decorosi e inaccettabili per le istituzioni parlamentari". E' chiaro e duro allo stesso tempo, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, nello stigmatizzare le intemperanze in Aula alla Camera, dopo aver avuto un incontro con lo stesso Mastella. Quest'ultimo ha ribadito la sua intenzione di dimettersi da vicepresidente della Camera.

"Pur comprendendo le motivazioni di Mastella - ha aggiunto Casini- mi sono riservato una valutazione piu' approfondita del suo gesto". Con uno scarto di appena 20 voti, intorno a mezzogiorno, l'Aula della Camera ha approvato l'articolo 1 della pdl ex Cirielli: i si' sono stati 263, i no 243. Il primo articolo delinea l'applicazione delle attenuanti generiche e prevede anche che siano applicate alle persone che abbiano compiuto 70 anni e che al momento della sentenza non sia stata già condannata con sentenza passata in giudicato a pena detentiva per delitto non colposo.

Dopo le parole del presidente della Camera è intervenuto in Aula il capogruppo della Margherita, Pierluigi Castagnetti: "Siamo assolutamente solidali con lui, al di là delle decisioni tecniche. Mastella ha tutte le ragioni della nostra stima. Se involontariamente siamo stati causa della sua decisione di volersi dimettere non ho difficolta a scusarmi pubblicamente".

Poco prima Mastella, in seguito al parere manifestato dal presidente dei deputati di Forza Italia Elio Vito, contrario a procedere al voto sull'inversione dei lavori dell'Aula, aveva comunicato di volersi mettere in contatto con il presidente Casini, per informarlo di quanto stava accadendo. In particolare, Piero Ruzzante (Ds) aveva chiesto di invertire nuovamente l'ordine del giorno, facendo di fatto saltare le votazioni sulla legge ex Cirielli. Elio Vito di FI ha dato parere contrario, come il relatore del provvediemnto in materia di recidiva, che contiene anche le norme cosidette 'salva-Previti', Luigi Cirielli.

A quel punto dai banchi dell'opposizione sono scattate le proteste e i cori "Vergogna! Vergogna" indirizzati al presidente di turno che, con un richiamo al regolamento, ha dapprima dato la parola ad un deputato della maggioranza e a uno dell'opposizione poi, correggendo la sua precedente decisione, ha sospeso la seduta per cinque minuti. Alla ripresa della seduta è stata respinta la richiesta di Ruzzante. La Russa di An ha duramente criticato la contestazione avvenuta nei confronti del vice presidente dell'assemblea Mastella.

"Visto che ho subito una aggressione dalla parte politica che mi ha eletto, rimetto il mio mandato di vicepresidente della Camera", ha reagito Mastella, dando voce ad un disagio nei rapporti personali con il centrosinistra già emerso a più riprese nei vertici della Gad delle ultime settimane sulla scelta dei candidati alle Regionali. Per questo i leaders della Gad si sono mossi subito, con una telefonata di Prodi e una breve visita di Piero Fassino. Ma in ambienti vicini al presidente Mastella non si esclude che possano esserci conseguenze politiche nei rapporti con gli alleati del centrosinistra.

Casini, da parte sua, ha annunciato che nel pomeriggio ci sarà una riunione dell'Ufficio di presidenza per discutere di quanto accaduto oggi. In Aula, intanto, Luciano violante (Ds) non risparmiava critiche allo stesso Casini: "Ci dogliamo dell'aggressione - ha detto Violante - ma stiamo vivendo alla Camera una serie di robuste violazioni dei diritti dell'opposizione. C'è una prevaricazione della maggioranza inaccettabile. Non siamo soddisfatti di come Mastella ha gestito l'episodio" e "gradiremmo che Casini seguisse i lavori dell'Aula dall'Aula non al telefono". Pronta la replica del presidente: "Non ho bisogno di sapere da lei quando devo presiedere, né merito i richiami che lei mi ha fatto", ha detto Casini.

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Mercoledi, 15 Dicembre, 2004

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Giustizia. La Cdl approva tutti gli emendamenti del progetto di legge "Salva Previti". L'opposizione abbandona i lavori


Roberto Castelli

Roma, 14 dicembre 2004
La Casa delle libertà ha approvato in Comitato dei nove tutti gli emendamenti presentati alla proposta di legge Cirielli contro i recidivi, che contiene anche la norma "Salva Previti" sulla prescrizione e il "pacchetto Napoli", cioè il pacchetto anticrimine.
L'opposizione aveva abbandonato i lavori del comitato per protesta, quindi la maggioranza ha approvato da sola tutte le proposte di modifica presentate al testo. E ora il centrodestra chiederà l'inversione dell'ordine del giorno dei lavori in aula per esaminare oggi pomeriggio il provvedimento in aula, prima dei decreti.

I rappresentanti del centrosinistra denunciano di non aver avuto tempo di visionare e di valutare le proposte di modifica presentate dalla Casa delle Libertà fino a questa mattina."Siamo fuori dal mondo, ci danno 25 minuti per
discutere perchè hanno l'ordine di portare oggi in aula il provvedimento", dice Giuseppe Fanfani, della Margherita.
Ma la pietra della discordia resta sempre quella parte della legge che accorcia i tempi di prescrizione dei reati: "Verranno ridotti i tempi di prescrizione anche per i reati di mafia, ormai più che "salva Previti" la legge si dovrebbe chiamare "salva tutti", sostiene Anna Finocchiaro, responsabile giustizia dei Ds.

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Forestali. No di An a Calderoli commissario


Gianni Alemanno

Roma, 14 dicembre 2004

Nell'aula del Senato è iniziato il conto alla rovescia per la richiesta del voto di fiducia sul maxiemendamento del governo alla Finanziaria. ma è sorto un nuovo problema in quanto "Alleanza Nazionale non è d'accordo sulla nomina a commissario del ministro Calderoli". Lo ha dichiarato il ministro per le Politiche agricole Gianni Alemanno in merito alla questione degli operai forestali calabresi. "Se dovesse essere necessario un commissario per i forestali della Calabria mi candiderò io per competenza, come ministro delle Politiche agricole e forestali".
"Nel maxi emendamento alla legge finanziaria è stata modificata la norma sugli operai idraulico-forestali in Calabria - continua Alemanno - Nella nuova norma, in cui vengono confermati i 160 milioni di euro da spendere nel 2005, la nomina del commissario per la verifica del piano di stabilizzazione è diventata facoltativa e, quindi, alla stessa si procederà solo nel caso in cui si verifichi un ritardo negli adempimenti regionali".

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Confindustria. Piu' lavoro e meno inflazione, ma la ripresa resta lenta e minacciata dal cambio dollaro/euro


Luca Cordero di Montezemolo

Roma, 14 dicembre 2004

Il Pil italiano metterà a segno una "modesta crescita" dell'1,4% per quest'anno e nel 2005, per arrivare solo all'1,5% nel 2006. Numeri "inferiori alla media europea e alla crescita potenziale italiana", perché l'economia italiana resta schiacciata dal "soffitto" basso dei vincoli strutturali. E' quanto sottolinea il Centro Studi di Coinfindustria nelle sue previsioni macroeconomiche, che avvertono: il trend del Pil "non riesce ad andare oltre lo spazio angusto che c'è tra la stagnazione degli anni 2002-2003 e la modesta crescita del 2004" e nel 2006 potremmo confrontarci con un cambio dollaro/euro a quota 1,40.

Il Centro studi di Confindustria conferma la centralità della questione del cambio per l'intera economia europea e italiana. La svalutazione della divisa statunitense ha raggiunto record storici in rapporto all'euro e le stime elaborate suggeriscono che "un apprezzamento del 10% della moneta unica nei confronti della divisa americana ridurrebbe, in un anno la dinamica del Pil dell'area dell'euro dello 0,1-0,5% a seconda della risposta di politica monetaria adottata". Per il centro studi di Confindustria, inoltre, la svalutazione del dollaro è stata forte rispetto all'euro ma non altrettanto rilevante rispetto alle altre divise. "E' auspicabile, dunque, -conclude il Centro studi- che il peso della svalutazione del dollaro venga più equamente distribuito e che comporti anche una rivalutazione delle principali valute asiatiche".

Quanto al rapporto debito-Pil, il Centro studi di Confindustria prevede una discesa dal 106,1% del 2004 al 104,4% del 2005 fino al 103,4% del 2006. Sul fronte dell'avanzo primario, secondo il Csc, si attesterà al 2,3% quest'anno, per poi scendere al 2,1% l'anno prossimo e risalire al 2,4% nel 2006. Ecco in sintesi lo scenario macro economico di Confindustria per gli anni 2004-2006 in base all'aggiornamento pubblicato oggi:

2004 2005 2006
Pil 1,4 1,4 1,5
Consumi famiglie residenti 1,4 1,6 1,9
Investimenti fissi lordi 2,5 2,2 2,4
Esportazioni 2,1 1,8 2,7
Importazioni 3,1 4,4 5,4
Occupazione 0,9 1,0 1,1
Tasso disoccupazione 8,3 8,1 8,0
Tasso di occupazione 58,0
58,5 58,8
Inflazione 2,2 2,1 1,9
Retribuzioni 3,5
3,0 2,8
Indebitamento netto P.A. 3,0 3,0 2,7
Entrate P.A. 45,1
44,3 44,2
Debito P.A. 106,1 104,4 103,4

La crescita
Il trend dell'occupazione nei primi sei mesi del 2004 ha "continuato a mostrare segnali positivi" ma il confronto tra il primo e il secondo trimestre "evidenzia una tendenza al progressivo rallentamento", passando dall'1,1% allo 0,7% e, in media d'anno, stima il Centro studi di Confindustria, "dovrebbe collocarsi intorno allo 0,9%". Il tasso di disoccupazione "dovrebbe attestarsi all'8,3% (8,4% nel 2003)". Nel 2005 il numero degli occupati "dovrebbe crescere di circa l'1%" mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe proseguire la discesa anche se piu' lentamente rispetto all'ultimo biennio" attestandosi all'8,1% nel 2005 e all'8% nel 2006. Il tasso di occupazione salirebbe al 58% quest'anno (57,5%) e al 58,5% nel 2005.

La riforma fiscale
"I primi due moduli della riforma Irpef hanno nel complesso diminuito le aliquote medie in modo uniforme per i vari livelli di reddito senza sostanzialmente modificare la progressività dell'imposta rispetto alla situazione del 2001". E' questo, per il Centro studi di Confindustria il risultato principale dei primi due moduli della riforma fiscale. Una riforma che però ha come aspetto più interessante "la sostituzione delle detrazioni famigliari con un nuovo sistema di deduzioni". Uno scenario positivo che prende le mosse dal dato di novembre nel corso del quale l'inflazione è scesa all'1,9% invertendo il differenziale rispetto alla media dell'area dell'euro a favore dell'Italia (-0,3% ad ottobre).

La bolletta petrolifera
Le previsioni del Centro studi di Confindustria scontano "un rientro moderato del prezzo del petrolio dalla metà del prossimo anno anche se il livello alto del cambio dovrebbe continuare a contenere il costo delle importazioni di materie prime". A limitare le spinte interne sui prezzi, infine, per il Csc, anche la capacità produttiva inutilizzata ancora presente.

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Martedi, 14 Dicembre, 2004

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Gad. Veti incrociati imbrigliano Prodi: per le candidature alle Regionali tutto rinviato a venerdi'


Romano Prodi

Roma, 13 dicembre 2004

"Le cose si possono dire risolte quando sono risolte tutte. Però abbiamo fatto dei bei passi avanti. Abbiamo risolto molte cose, venerdi' mattina presenteremo il piano finale". Romano Prodi guarda al bicchiere mezzo pieno, ma dopo la riunione dei vertici della Grande Alleanza Democratica la complessa rete di veti incrociati blocca ancora la scelta del candidato del centrosinistra alla presidenza di Puglia, Basilicata e Lombardia. A chi gli chiede se resta il problema di Rifondazione comunista per la candidatura di Niki Vendola, Prodi risponde: "Facciamo un'altra riunione, poi ci vediamo".

In Puglia i Ds avrebbero ribadito la loro preferenza per Boccia della Margherita, spiegando che a loro giudizio sarebbe un candidato sicuramente più competitivo di Niki Vendola. L'unica vera decisione, alla fine, è stata quella di affidare a Romano Prodi il compito di portare, venerdì prossimo, una proposta complessiva e definitiva sulle candidature.

Peraltro, fanno notare alcuni partecipanti al vertice, in Puglia sono già stati convocati i grandi elettori e, quindi, qualsiasi decisione presa a Roma dovrà comunque essere ratificata a livello locale. "Noi - dice il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio - all'assemblea dei grandi elettori votiamo per Vendola".


Franco Marini, che lavora insieme a Romano Prodi, alla composizione del quadro delle candidature, non si sarebbe sbilanciato durante la sua relazione di apertura e avrebbe sostenuto che la candidatura di Vendola e quella di Boccia sostanzialmente si equivalgono per quanto riguarda la capacità di raccogliere consensi. Rutelli, poi, avrebbe sostenuto l'idea di selezionare il candidato più competitivo, senza ovviamente esprimere preferenze ma riconoscendo la validità della candidatura Vendola. Fassino, invece, avrebbe ripetuto che per i Ds il candidato più forte sarebbe Di Vella e, se non fosse disponibile lui, la scelta dovrebbe cadere su Boccia.


Sostanziale stallo anche per quanto riguarda la Basilicata. Mastella si sarebbe limitato a chiedere, innanzitutto a Prodi, un segno tangibile che dimostri l'attenzione della coalizione nei confronti dei Popolari-Udeur.


C'è quindi la questione Lombardia: continua ad essere il campo il nome dell'imprenditore Sarfatti che potrebbe essere affiancato da Agostinelli, segretario della Cgil lombarda. I Verdi, però, chiedono che si facciano le primarie o, perlomeno che si tenga conto dei sondaggi. Il segretario dei partiti, quindi, hanno deciso concordemente di rimettere la decisione finale nelle mani di Prodi. Sarà il leader della coalizione, con la collaborazione di Franco Marini, ad elaborare una soluzione da qui a venerdì.

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Parmalat. Le posizioni di Alemanno e La Loggia al vaglio della procura di Roma


Enrico La Loggia

Parma, 13 dicembre 2004

Nuovi sviluppi nell'inchiesta sul tracollo Parmalat.Sono al vaglio della procura di Roma le posizioni del ministro per le Politiche Agricole Giovanni Alemanno e del ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia in seguito alla trasmissione degli atti da parte dei magistrati di Parma che indagano sul crack dell'azienda di Collecchio.

Un fascicolo che riguarda la posizione del ministro per le politiche Agricole, Gianni Alemanno, è all'attenzione della procura di Roma per quanto riguarda l'indagine avviata dalla procura di Parma su presunti finanziamenti illeciti fatti da Calisto Tanzi a partiti. Il fascicolo è all'attenzione del pm Pietro Giordano, che lo invierà al Tribunale dei ministri e che ha avuto in esame la posizione del ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia sempre nell'ambito dell' inchiesta della Procura di Parma. Il fascicolo che riguarda La Loggia, a quanto si è appreso, è stato già inviato al Tribunale dei ministri insieme alla richiesta del pm Giordano di effettuare alcuni approfondimenti. Sarà il Tribunale dei ministri a compiere gli accertamenti richiesti per chiarire la posizione di La Loggia e di Alemanno.

Il filone dell'inchiesta Parmalat che sta valutando l'ipotesi di violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti era stato avviato dal Procuratore capo di Parma Vito Zincani, in seguito agli interrogatori di Calisto Tanzi, nei quali si riferiva di finanziamenti ad esponenti di diversi partiti. I magistrati devono verificare la reale esistenza di ciascun finanziamento denunciato da Tanzi e, poi, se questo è stato legalmente denunciato e registrato, o meno.

Nelle scorse settimane nell'ambito dello stesso filone d'indagine, si era appreso che, come persone informate dei fatti, erano stati ascoltati anche Massimo D'Alema, Fracesco Cossiga, Lamberto Dini e la moglie Donatella. A ottobre si era invece saputo delle audizioni, sempre come persone informate dei fatti, del ministro per le Politiche agricole Gianni Alemanno e del presidente della Camera Pierferdinando Casini.

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Informazione. Ciampi: la principale missione della Rai e' il servizio pubblico


Carlo Azeglio Ciampi

Roma, 13 dicembre 2004
La consegna dei premi Saint-Vincent di giornalismo al Quirinale ha dato al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi l'occasione per ricordare alla Rai che la sua principale missione e' il servizio pubblico.
"La mia costante attenzione al mondo dell'informazione - ha detto Ciampi - mi spinge ad osservare che qualunque sia l'assetto aziendale della televisione pubblica italiana, essa deve conservare, rafforzare, migliorare sempre di più la sua attività di servizio pubblico, nei contenuti editoriali e culturali, nell'informazione, nello stile, in linea con le indicazioni dell'Unione Europea sui servizi pubblici radio televisivi".

Il presidente della Repubblica dopo aver ascoltato il presidente della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi e il presidente nazionale dell'Ordine del giornalisti Lorenzo Del Boca che hanno fatto un quadro dei problemi e delle prospettive della professione, ha ribadito di essersi "soffermato più volte sui principi fondamentali della professionalità e della deontologia e nelle vostre parole ho sentito ripresi con forza e con insistenza questi temi: significa che sono problemi che avvertite con grande responsabilità e impegno". Il capo dello Stato ha voluto lanciare ai giornalisti una sola "raccomandazione", quella di "tenere la schiena dritta" nell'esercizio della professione.

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G8: 28 poliziotti rinviati a giudizio per l'incursione alla Diaz

Falso, calunnia e lesioni aggravate. Sono le accuse alle quali dovranno rispondere 28 poliziotti italiani rinviati a giudizio per l'irruzione alla scuola Diaz nel corso del G8 di Genova.

Il giudice per l'udienza preliminare del capoluogo ligure, Daniela Faraggi, ha fissato l'inizio del dibattimento al 6 aprile prossimo.

Tra gli imputati figurano Giovanni Lupperi, all' epoca del G8 vice capo dell' Ucigos, Francesco Gratteri, ex capo dello Sco, oggi dirigente all' antiterrorismo, il vice questore Pietro Troiani e Vincenzo Canterini, comandante del settimo Nucleo Sperimentale di Roma.

Nel corso dell'irruzione vennero arrestate 93 persone, in seguito tutte prosciolte. Diverse altre finirono in ospedale con segni evidenti di percosse.

Il rinvio a giudizio è stato deciso dopo tre anni di indagini preliminari nei quali l'accusa ha raccolto testimonianze sulla costruzione di prove false per incastrare i no global, e sull'uso sistematico della violenza da parte delle forze dell'ordine.

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Lunedi, 13 Dicembre, 2004

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Benzinaio ucciso. Fermati i presunti responsabili, un minorenne

Due le persone fermate

Roma, 12 dicembre 2004
Svolta nell'omicidio del benzinaio lecchese, Giuseppe Maver, colpito a morte in un tentativo di rapina. I presunti autori sono stati fermati dai carabinieri del comando provinciale di Lecco. Si tratterebbe di due persone, una minorenne. Sugli ultimi sviluppi delle indagini non sono stati ancora forniti particolari: è stata convocata una conferenza stampa per stamani alle 10,30 al comando di Lecco.

Giuseppe Maver, 61 anni, fu ucciso la sera del 25 novembre sotto gli occhi della moglie, davanti alla sua stazione di servizio, con un colpo sparato da distanza ravvicinata da uno dei banditi ad un suo accenno di reazione.

L'omicidio del benzinaio aveva suscitato un notevole clamore, anche in relazione alla proposta del ministro leghista Roberto Calderoli di istituire una taglia per trovare gli assassini. Calderoli il giorno dopo l'omicidio propose una taglia di 25mila euro. L'iniziativa scatenò però una vera bufera politica. Ad attaccarlo non fu solo il centrosinistra, che ne chiese le dimissioni, ma anche An e Udc presero le distanze. Solo Forza Italia tentò una difesa.

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Domenica, 12 Dicembre, 2004

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Politica. Confronto a distanza tra i Poli. Berlusconi: continueremo i tagli alle tasse. Prodi: ricostruire il Paese


Romano Prodi

Roma, 12 dicembre 2004
Al Palalido di Milano, l'Italia della Gad. Al Palazzetto di Mestre quella di Berlusconi. Il primo confronto a distanza tra il Cavaliere e il Professore ha aperto di fatto ieri la lunga campagna elettorale che vedrà i due Poli contrapposti in vista delle Regionali della prossima primavera, prima, e nelle Politiche del 2006, poi. "Siamo qui per mandare a casa Berlusconi", è stato il messaggio di Romano Prodi ai suoi, "ma solo uniti possiamo riuscirci, il cantiere è ancora aperto". "La sinistra non è in grado di dare un Governo al Paese", è la risposta di Silvio Berlusconi, circa un'ora dopo da Mestre. Dove, in occasione del 'No Tax Day', ha lanciato un affondo su tutta la linea ai suoi avversari.

Berlusconi: meno tasse
Questo governo arriverà a fine legislatura e continuerà ad abbassare le tasse, ha detto Berlusconi. In agenda, ha ricordato il premier, ci sono le modifiche alla par condicio e alla legge elettorale. Non sono mancati gli attacchi al centrosinistra: "Non ha un leader, un programma e nemmeno un nome". "Continueremo ad abbassare le tasse fino a portare la pressione fiscale complessiva sotto il 39%", ha assicurato Berlusconi. Poi ha esaltato lo spirito del '94: "Diciamo no a uno Stato prepotente, invadente, controllore e mangiasoldi, un pozzo senza fondo che ingoia tutto ciò che i cittadini guadagnano ogni anno con la loro fatica. A questo tipo di Stato abbiamo detto no 11 anni fa e continuiamo a dire no".

Prodi: giovani, immigrazione, Sud le priorità
Si sono alzati tutti in piedi battendo le mani al coro di "unità, unita'" i diecimila militanti del Palalido di Milano accorsi a vedere la sfilata dei leader del centrosinistra stretti attorno a Romano Prodi, protagonista ieri della manifestazione della Gad contro la finanziaria del governo. "Questo non è più il tempo delle gelosie. Oggi, come 60 anni fa, siamo chiamati ad una nuova ricostruzione. Tre anni e mezzo di governo hanno prodotto un disastro non solo nei conti pubblici".

Tre le priorità indicate: i giovani, l'immigrazione, il Sud. I tre no di Prodi sono invece contro lo stravolgimento della Costituzione, la riforma della giustizia, il cambiamento delle regole del confronto elettorale. Per Bertinotti quello di Prodi è stato "un discorso da nuova frontiera". Fassino lo ha definito "un nuovo cammino". "La nostra Alleanza ha idee, un progetto e un leader", ha aggiunto Rutelli. Presenti sul palco anche Boselli, Mastella, Di Pietro, Sbarbati, Pecoraro Scanio e Diliberto.

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Sabato, 11 Dicembre, 2004

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Giustizia. Marcello Dell'Utri condannato a nove anni. Il senatore: "La giustizia non e' di questo mondo"


Marcello Dell'Utri ieri sera a Roma per la cena con i senatori di Forza Italia

Palermo, 11 dicembre 2004

Marcello Dell'Utri condannato a nove anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il pm aveva chiesto una condanna di 11 anni. Per il senatore è stata inoltre applicata la misura della libertà vigilata per due anni, da eseguirsi una volta espiata la pena.

A Gaetano Cinà, l'unico altro imputato, accusato dello stesso reato, sono stati inflitti sette anni. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Palermo dopo 13 giorni di camera di consiglio.

"Prendo la sentenza di condanna così com'è. La giustizia non è di questo mondo", questa la reazione del senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, dopo la sentenza. "E' solo un primo grado - ha aggiunto - e quindi se il corso della giustizia ne prevede altri spero nell'appello". "Non ho commenti da fare sulla bontà o meno della sentenza. E' una sentenza che accontenta tutti i miei nemici", ha detto il senatore di Forza Italia in una conferenza stampa all'hotel Majestic di Roma, convocata dopo la sentenza del tribunale di Palermo. "Una sentenza di condanna non è piacevole ma in questo caso spiace più agli amici, componente fondamentale della vita di un uomo, e ai familiari che a me", ha detto Dell'Utri.

"Ho sentito Berlusconi dopo la sentenza come parecchi altri amici. Ha espresso dispiacere per questa sentenza", ha detto il senatore Marcello Dell'Utri."La sentenza non è stata affatto una sorpresa. Era nelle cose", ha poi aggiunto Dell'Utri rispondendo a una domanda dei cronisti. E' una sentenza politica? "Politico sono io. Fate voi" ha risposto Dell'Utri. "Era nelle cose (l'esito della sentenza, ndr) perchè una sentenza può essere di condanna o di assoluzione. Certo io speravo in una sentenza che spazzasse via tutta questa mondezza". Secondo Dell'Utri, inoltre, questa sentenza "non cambia nulla" perchè ci sono ancora dei momenti di revisione di questo processo".

Marcello Dell'Utri, nel corso della conferenza stampa, a Roma, ha attaccato duramente i pentiti: "Il comportamento dei magistrati -ha detto- è stato assolutamente corretto. Potrei dire invece molto contro coloro che mi hanno accusato".

"Ha prevalso la società dei malfattori". Ha detto Enzo Trantino, uno dei legali del senatore Marcello Dell' Utri dopo la lettura della sentenza. "Per quelli che appartengono - ha aggiunto - alla società degli onesti oggi è un giorno triste. Se un tribunale come quello di Palermo non è riuscito a selezionare e controllare le accuse allora tutti i cittadini onesti devono essere preoccupati".
"Dopo otto anni - ha proseguito - di passione e pene, nulla togliendo alla fatica degli altri, ci aspettavamo un esito molto diverso. Ritenevamo molto significativo che i cosiddetti pentiti di rango come Buscetta di fronte alle accuse a Dell' Utri erano rimasti in un silenzio imbarazzato perchè non avevano nulla da dire".

"Non è una sentenza definitiva. Posso solo dire che è un' evidente conferma del materiale probatorio portato dall' accusa e che finalmente vengono spazzate via tutte le falsità e gli insulti detti finora". Lo ha detto il pm Antonio Ingroia dopo la lettura del dispositivo. L' altro pm Domenico Gozzo ha abbracciato commosso il terzo magistrato dell' accusa Mauro Terranova.

Il Tribunale, presieduto da Leonardo Guarnotta (a latere Giuseppe Sgadari e Gabriella di Marco) si era ritirato in camera di consiglio il 29 novembre scorso, nell'aula bunker del carcere di Pagliarelli, a conclusione dell'udienza numero 256. Per Dell'Utri i pm Antonio Ingroia e Domenico Gozzo avevano chiesto la condanna a 11 anni di reclusione, mentre la pena di 9 anni era stata sollecitata per l'unico altro imputato del processo, Gaetano Cinà, presunto mafioso di Malaspina, finora incensurato, ma considerato il trait-d'union tra Palermo e Milano, tra Cosa Nostra e la Fininvest.

La requisitoria è durata per 18 udienze e al termine è stata depositata dai pm una memoria conclusiva di 2.500 pagine. Il collegio difensivo del senatore di Forza Italia, composto dagli avvocati Enzo ed Enrico Trantino e Roberto Tricoli, ha tenuto 25 udienze, producendo una memoria di 1.280 pagine.
L'invito a comparire a Marcello Dell'Utri fu spedito il 20 giugno del 1996 e il dibattimento è iniziato il 5 novembre dell'anno dopo. Ben 270 i testimoni ascoltati, e fra loro una quarantina di collaboratori di giustizia, da Salvatore Cancemi a Francesco Di Carlo, fino a Gaspare Mutolo, Nino Giuffrè, Giovanni Brusca e Tommaso Buscetta, quest'ultimo sentito come teste della difesa. Era stato Cancemi a fare le prime dichiarazioni su Dell'Utri già il 18 novembre del '94. Fu così aperto il fascicolo-contenitore numero 6031/94, in cui sono confluiti via via moltissimi atti processuali, fino a formare un dossier processuale di centinaia di migliaia di pagine. In quest'ambito Silvio Berlusconi è stato indagato per cinque volte, e altrettante sono state le archiviazioni decise dalla Procura.

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Camorra. Napoli: nuovo omicidio a Scampia, ucciso un ventenne


Si tratterebbe del secondo attentato contro esponenti della fazione di Paolo Di Lauro

Napoli, 11 dicembre 2004

Nuovo agguato mortale di camorra nel rione Scampia a Napoli, tra la folla di una salumeria. la vittima aveva appena 20 anni e si chiamava. Il giovane si trovava all'esterno di una salumeria nel lotto T, isolato 10, di viale della Resistenza.

Secondo quanto si è appreso il giovane, alla vista dei sicari, ha cercato di rifugiarsi nella salumeria ma è stato raggiunto da diversi colpi di pistola, alcuni dei quali al capo. I killer, subito dopo aver compiuto loro missione, sono scappati a bordo di un motorino. Le condizioni di De Luise sono apparse subito gravissime. Portato d'urgenza in ospedale, è morto durante il trasporto nel 'San Giovanni Bosco'.

Sul posto si sono registrati momenti di forte tensione con una folla di persone radunatesi davanti alla salumeria. Secondo la polizia, il giovane era legato al clan Di Lauro e si indaga se fosse coinvolto in attività di spaccio della droga.

Anche la vittima dell'agguato di ieri sera, a Melito, è un giovanissimo. Si tratta di Giovandomenico Piscopo, di 22 anni, in gravissime condizioni all'ospedale San Giovanni Bosco. Sulla sua posizione gli inquirenti sono molto cauti anche se si ritiene che potrebbe essere legato al clan Di Lauro.

Se tale circostanza fosse confermata, si tratterebbe del secondo attentato contro esponenti della fazione guidata da Paolo Di Lauro dopo che gli scissionisti erano apparsi soccombenti sia per le vittime in agguati sia per incendi dolosi appiccati ad esponenti e amici della parte dissidente del clan.

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Cronaca. Ucciso il fratello del boss pentito Carmine Alfieri


I carabinieri setacciano la zona

Napoli, 11 dicembre 2004

Il fratello del boss pentito Carmine Alfieri, Francesco, 54 anni, è stato ucciso questa mattina, in via Castellamare di Stabbia, a Piazzolla di Nola, nel napoletano. La vittima aveva da sempre rifiutato il programma di protezione previsto per i familiari dei pentiti fin da quando suo fratello, ex capo della cupola criminal-affaristica denominata
Nuova Famiglia, iniziò a collaborare con i magistrati della Dda un anno dopo la sua cattura, avvenuta nel 1992.

I carabinieri hanno avviato una vasta battuta nel territorio nolano alla ricerca dei killer di
Francesco Alfieri. . Controlli e perquisizioni a casa di pregiudicati sono attualmente in corso. Le indagini vengono coordinate da un magistrato della Dda. Ad operare sul posto ci sono i carabinieri della compagnia di Nola e del Nucleo operativo territoriale di Castello di Cisterna con la sezione Investigazioni scientifiche. Si cerca in primo luogo di chiarire la dinamica dell'agguato e di accertare il ruolo di Francesco Alfieri in eventuali lotte per il controllo di affari illeciti sul territorio.

Attualmente, nell'area Nolana si fronteggiano due cartelli di clan. Da un lato i Russo-Capasso, dall'altro i Nino-Pianese.

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Venerdi, 10 Dicembre, 2004

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Processo Sme. Per Berlusconi un'assoluzione e una prescrizione. Il premier: è finito l'uso politico della giustizia


Silvio Berlusconi

Milano, 11 dicembre 2004

Assoluzione con varie formule e prescrizione. Nessuna condanna a otto anni, come aveva invece chiesto il pm Ilda Boccassini, per Silvio Berlusconi. Al termine di una camera di consiglio durata 31 ore, i giudici di Milano hanno deciso che è da dichiararsi prescritto il versamento di 434 mila dollari del marzo '91 da un conto Fininvest a uno di Cesare Previti a uno dell'ex capo dei gip di Roma Renato Squillante. Per il resto Berlusconi è stato assolto, o con formula piena, oppure in base all'articolo 530 comma II del codice di procedura penale che impone al giudice di assolvere quando "manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova".

"Sono particolarmente felice perchè questa vicenda, che va avanti dal 1985, si sta avviando a conclusione". Con queste parole il premier Silvio Berlusconi, parlando durante la cena con i senatori di Forza Italia, ha commentato ieri la sentenza Sme. "I tentativi di quella parte della politica che usa la giustizia - ha aggiunto - sono falliti". A caldo, il presidente del Consiglio aveva dichiarato: "Meglio tardi che mai. Avevo ragione di essere sereno, perchè avevo piena coscienza di non aver commesso nulla".

Una liberazione, per il centrodestra, la sentenza del processo Sme
Casini: "Il proscioglimento dalle accuse del presidente del Consiglio del nostro Paese non può che rappresentare un fatto positivo per l'Italia e gli italiani. Valeva ieri per Andreotti, vale oggi per Berlusconi". Follini (Udc): "La sentenza rende giustizia a Berlusconi e forse aiuterà a realizzare un clima più sereno e meno conflittuale tra politica e giustizia". Calderoli (Lega): "Non si è voluto dare una assoluzione piena per lasciare comunque una macchia". Scajola (Forza Italia): "Nessuno in buona fede ha mai dubitato dell'innocenza di Berlusconi e questa è la sconfitta senza ritorno della magistratura inquirente politicizzata". Nania (An): "L'assoluzione è una buona notizia per il Paese".

L'oppposizione: basta con la teoria del complotto
Il centrosinistra accoglie la sentenza su Berlusconi con un atteggiamento non univoco. A parte la diversità di accenti nei commenti (con Diliberto e Di Pietro che chiedono le dimissioni del premier), l'opposizione avanza una comune richiesta al centrodestra a lasciar cadere la teoria del complotto giudiziario. Violante (Ds): "Non c'è stata assoluzione nel merito e l'imputazione era fondata". Fanfani (Margherita): "Siamo lieti per il prestigio dell'Italia che ha un presidente del Consiglio che è stato assolto, ma resta l'ombra della prescrizione". Boselli (Sdi): "La sentenza parla da se"'. Pecoraro Scanio (Verdi): "La sentenza Sme smonta la teoria del complotto dei giudici". Mastella (Udeur): "Nessuno strumentalizzi la decisione dei giudici".

Stefania Ariosto, la teste "Omega" del processo Sme, che è decisa a far causa allo Stato Italiano "per ottenere un ristoro per ciò che ha passato", spiega al Corriere della Sera che: "In Italia non ci sono casi analoghi di testimoni che, come me, sono stati impegnati a tempo pieno. Ho fatto il testimone nell'interesse dello Stato e sono stata espropriata di diritti soggettivi e oggettivi perchè non mi è stata data la tutela necessaria".
Secondo la teste Omega la sentenza è frutto di una "una sorta di buonismo nei giudici milanesi. Hanno concesso le attenuanti generiche, grazie alle quali è scattata la prescrizione, il che vuol dire che il reato di corruzione semplice c'è stato". Il premier non dovrebbe restare indifferente. Dovrebbe dimettersi".

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Politica. Berlusconi: sulla finanziaria e' necessaria la fiducia. Elezioni: scheda unica senza preferenze


Il premier Silvio Berlusconi

Roma, 9 dicembre 2004

"Garantisco che ci sarà la necessità del voto di fiducia". Silvio Berlusconi, nel corso della presentazione del libro di Bruno Vespa "Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi", ha annunciato che il governo utilizzerà lo strumento della fiducia per approvare la manovra finanziaria in discussione al Senato.

Legge elettorale: "Una scheda unica senza preferenze"
Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è anche tornato a parlare della modifica della legge elettorale e si è detto più propenso a modificare la legge esistente che a rivoluzionarne l'impianto. Silvio Berlusconi punta ad un "perfezionamento tecnico" della legge elettorale che preveda unicamente l'adozione di "una scheda unica senza preferenze".

Berlusconi ha più volte chiarito che le modifiche previste dalla Casa della Libertà non saranno sostanziali: rimarranno quindi invariate la quota maggioritaria e quella proporzionale. "Si tratterà solo di fare alcuni aggiustamenti tecnici di migliorativi, come, appunto, l'introduzione della scheda unica senza le preferenze", ha aggiunto il premier ritenendo a suo avviso possibile chiudere questa operazione anche a poco più di un anno dalle elezioni politiche. "A un anno e qualche mese dalle elezioni - ha ancora detto - il problema di intervenire sulla legge elettorale e' stato ammesso anche da Massimo D'Alema". Secondo il presidente del Consiglio per fare questi semplici "aggiustamenti" "non ci saranno neanche grandi discussioni".

Il premier ha fatto sapere che avrebbe preferito una riforma della legge elettorale in senso proporzionale "con lo sbarramento e il premio di governabilità" ma - ha fatto presente il premier - "su questo non c'è stato accordo nella Cdl".

"Chi fa liste di governatori via da Fi e da Cdl"
"Se qualcuno volesse presentare delle liste personali alle prossime regionali si deve assumere le sue responsabilità: non sarebbero più candidati di Forza Italia e della coalizione", ha affermato Silvio Berlusconi.

"Spero in un taglio delle tasse per un punto di Pil nel 2006"
La riduzione delle tasse di quest'anno "pari a mezzo punto di Pil, sarà seguita da un'altra riduzione, il prossimo anno, che vorrei arrivasse verso un punto di Pil", ha detto il presidente del Consiglio.

Il premier ha ribadito che quest'anno è stato fatto il primo passo verso una direzione che sarà completata con la finanziaria del prossimo anno e "se gli italiani ci daranno fiducia", anche con quelle degli anni successivi. Berlusconi ha quindi precisato l'intenzione di non fare una riduzione "in deficit, ma coperta da parallele riduzioni di spesa".

"La norma del tetto del 2% agli aumenti di spesa - ha aggiunto - è una norma indispensabile. Solo così si può porre fine al famoso tendenziale, e cioé all'aumento incomprimibile che c'era per ogni capitolo di spesa in ogni settore dello Stato".

Berlusconi ha infine affermato che la presenza dell'Italia nell'Unione europea e il Trattato di Maastricht ha imposto la riduzione del debito pubblico: "Dal 120% lo abbiamo portato al 106. Dobbiamo arrivare al 60 e questo si può fare soltanto modificando profondamente la struttura e le organizzazioni dello Stato".

Sme: "Non penso si arriverà ad una condanna"
Il presidente del Consiglio affronta la conclusione del processo Sme "con serenità assoluta". Berlusconi ha aggiunto: "Per quel processo meriterei una medaglia. Non penso si possa arrivare ad una condanna. Non credo ci sarà una sentenza che possa modificare l'attuale situazione politica".

"Escludo dentro di me - ha aggiunto Berlusconi - che ci possa essere una decisione contraria alla realtà delle cose che tutti conoscono. E' assolutamente assurdo pensare che alcuni di quei protagonisti (della vicenda Sme, ndr), che intervennero soltanto su richiesta del presidente del Consiglio di allora, avessero potuto spingere il loro intervento addirittura fino ad un esborso pecuniario e fino addirittura a un reato come la corruzione dei giudici". "Non credo - ha concluso il premier - che ci possa essere una sentenza che intervenga a cambiare in qualche modo l'attuale situazione politica".

Par condicio: "Cancellare una legge bavaglio"
Silvio Berlusconi torna alla carica contro la par condicio e chiede che venga ripristinata la normativa antecedente che stabiliva la presenza tv e radiofonica "sulla base della forza elettorale e parlamentare".

"E' una legge illiberale, liberticida, bavaglio", ha ripetuto il premier durante la presentazione del libro di Vespa. Berlusconi ha detto che questa legge "non esiste in nessuna democrazia: in tutte le democrazie avviene che ogni partito è presente in video a seconda del successo riscosso tra gli elettori".

"Il rimpasto è un capitolo chiuso"
"Il capitolo rimpasto è chiuso con soddisfazione...". Così Silvio Berlusconi ha risposto alla domanda di Bruno Vespa sulla possibilità della nomina di nuovi
ministri nella compagine.

Berlusconi ha ribadito che con l'attuale assetto l'esecutivo giungerà "a fine legislatura". Al riguardo, ha confermato il possibile ingresso solo dei sottosegretari mancanti (devono essere riempite ancora sei caselle) che potranno dare una mano ai ministri nelle loro funzioni. "Ritengo che dare un aiuto ai ministri non rappresenti uno scandalo", ha aggiunto il premier.

Angius: "Scandaloso il ricorso alla fiducia"
"Scandaloso e immorale" il ricorso alla fiducia per la legge finanziaria: lo dice il capogruppo dei Ds al Senato Gavino Angius. Secondo il capo dei senatori diessini anche il condono edilizio rappresenta una "vicenda scandalosa" ed è la prova che la finanziaria "è piena di buchi, fa acqua da tutte le parti".ù

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Giovedi, 9 Dicembre, 2004

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Cina. Ciampi: e' stato fatto un passo avanti verso l'intensificazione dei rapporti


Carlo Azeglio Ciampi

Pechino, 7 dicembre 2004

"La visita in Cina sotto il profilo politico è andata bene, se ne vedranno gli effetti nel prossimo futuro", ha detto il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, salutando i giornalisti alla ambasciata italiana di Pechino. "Lo scopo della mia visita - ha aggiunto - era quella di dare una spinta all'intensificazione dei rapporti di Italia e Cina. Questo obiettivo mi sembra sia stato, non dico aggiunto, ma abbiamo fatto un bel passo avanti".

Il Capo dello Stato spiega che adesso le porte sono aperte
Alle nostre imprese resta solo una cosa da fare: "venire in Cina con idee
avendo studiato i problemi di questo paese, conoscendo i settori in cui la Cina ormai è completamente autonoma e quelli in cui invece desidera la collaborazione di altri paesi. Io avverto una inclinazione, una predilezione dei cinesi per noi italiani".

Le Olimpiadi del 2008 una grande occasione
Le Olimpiadi del 2008 a Pechino "sono una grande occasione per le imprese italiane". Lo ha detto il Presidente della repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che oggi ha incontrato il sindaco della capitale cinese. "Mi ha chiesto - ha detto Ciampi - una maggiore presenza delle imprese italiane a Pechino per la realizzazione di alcune opere in vista dei giochi Olimpici. Si tratta di una grande occasione". Il capo dello Stato, ha aggiunto che "è fuori luogo considerare minori" gli accordi che l'Italia ha siglato in questi giorni con Pechino. "Si tratta - ha detto - di accordi di grande importanza, di una molteplicità di intese raggiunte o avviate che daranno sempre piu' frutti in futuro".

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Mercoledi, 8 Dicembre, 2004

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Governo. Marzano: inseriremo nell'emendamento alla finanziaria anche provvedimenti per la competitivita' delle imprese


Antonio Marzano

Shangai, 8 dicembre 2004

"Ne ho parlato con Berlusconi e c'è un assenso ad usare questo veicolo". Il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano anticipa così l'intenzione di portare in Consiglio dei ministri venerdi' prossimo i provvedimenti sulla competitività per inserirli nell'emendamento fiscale del governo alla legge finanziaria.

A Shanghai, dove è in corso il forum 'Made in Italy in China', organizzato dalla Confindustria e dall'Ice, l'Istituto per il commercio estero, Marzano ha inoltre precisato di essersi confrontato su questo tema anche con il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco e con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.

"Non ci dovrebbero essere problemi di copertura - ha detto - considerati i risparmi realizzati con la riforma della 488. Il punto fondamentale, più richiesto dagli imprenditori - ha proseguito Marzano - è quello della semplificazione burocratica, ma dell'emendamento faranno parte anche il cosiddetto trasferimento tecnologico, la riforma dell'Enit".

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Camorra. Maxiblitz a Napoli,arrestato anche il figlio del boss Di Lauro. Pisanu: una mazzata ai clan


L'operazione e' scattata anche nel Casertano

Napoli, 7 dicembre 2004

"L'operazione di questa notte a Napoli è un'autentica mazzata alla camorra del patto di Secondigliano. Il governo ha un programma di più lunga lena per sradicare la camorra da Napoli e dalla Campania, ma per ora non voglio dire di più". Così il ministro

dell'Interno Giuseppe Pisanu, a Roma, commenta la notizia della vasta operazione anti camorra scattata questa notte, per la quale dalla Cina si è congratulato il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Da Pechino il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha chiesto al ministro Pisanu "di esprimere il suo vivo apprezzamento e la sua profonda ammirazione a tutti gli uomini e le donne delle forze dell'ordine impegnati nell'operazione di Napoli".

Controffensiva su larga scala

Sono cinquantadue le persone sottoposte a fermo nel blitz anticamorra della scorsa notte. Tra loro anche Ciro Di Lauro, figlio del boss Paolo, capo di una delle fazioni protagoniste della faida delle ultime settimane. I provvedimenti di fermo emessi dalla Dda di Napoli sono stati 65, firmati dai pm Corona, Del Gaudio, Frunzio e Di Monte. Tutti i destinatari delle misure cautelari sono accusati di associazione mafiosa, alcuni di loro anche di omicidio, in relazione a quattro delitti commessi nelle ultime settimane, tra cui quello della 22enne Gelsomina Verde, vittima di una vendetta trasversale per la sua amicizia con un pregiudicato. All'inchiesta, secondo indiscrezioni, avrebbe collaborato anche un malavitoso arrestato di recente dopo un omicidio e poi divenuto collaboratore di giustizia

Operazione imponente

Mille uomini di polizia, carabinieri e guardia di finanza sono impegnati da questa notte in una operazione nel quartiere Secondigliano, a Napoli. Decine gli arresti, sia contro esponenti del clan Di Lauro sia contro il gruppo dei cosiddetti 'scissionisti' all'origine della guerra fra bande per il controllo del mercato della droga, che nelle ultime settimane ha causato 23 morti. Controlli e perquisizioni anche in altre località della Campania, in particolare sul litorale domizio, in provincia di Caserta. Carabinieri attivi nella notte anche in altre zone d'Italia,dove si ritiene possano essersi rifugiati alcuni degli aderenti ai due gruppi camorristici in lotta per la supremazia nello spaccio della droga a Secondigliano. Il rione Scampia e, soprattutto, la zona del cosiddetto 'Terzo mondo' sono stati circondati.

La rivolta delle donne

Scendono in strada, all'alba, per inveire contro le forze dell'ordine. Decine di donne, alcune ancora in vestaglia e con i bambini per mano, si ribellano all'irruzione dei carabinieri nel santuario dello spaccio della droga, quel "rione dei Fiori" - qui conosciuto come "Terzo mondo" - dove le sentinelle dei clan impediscono, di fatto, l'accesso agli sconosciuti. In questa zona, il coordinamento interforze del blitz assegna all'Arma dei Carabnieri il compito di intervenire. Uomini in divisa, auto e camionette, reparti speciali e un elicottero, con l'ausilio dei vigili del fuoco per rimuovere le fortificazioni abusive - cancelli, inferriate - create a difesa dello spaccio di droga. I carabinieri arrivano a sirene spente, ma già i riflessi dei lampeggianti svegliano gli abitanti del rione: e da dietro le finestre partono i primi "jatevenne", andate via. I militari irrompono negli appartamenti, le porte blindate vengono sfondate, alcune palazzine setacciate casa per casa alla ricerca dei destinatari dei provvedimenti di fermo. In strada, intanto, si raduna una piccola folla. Quasi tutte donne, pronte anche a fare barriera a difesa di porte e verande, alcune con i figli per mano. L'atmosfera è tesa ma non degenera, il bilancio finale parla al massimo di qualche spintone. Però le donne del "terzo mondo" non rinunciano a farsi sentire, e anzi cercano telecamere e taccuini dei cronisti per urlare la loro insofferenza verso il blitz delle forze dell'ordine.

I complimenti di Ciampi a Pisanu

Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in visita di Stato in Cina, è stato immediatamente informato dal ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, della importante operazione che la polizia giudiziaria ha condotto, all'alba di stamani, a Napoli nel quartiere di Secondigliano e nel rione di Scampia, e in altre località della Campania, eseguendo, su disposizione della locale Procura della Repubblica, oltre 50 fermi. Il capo dello Stato si è congratulato con il ministro Pisanu per i brillanti risultati conseguiti dalle Forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza), sottolinenando la perfetta sintonia con la quale esse hanno operato tra loro, con il fondamentale coordinamento dell'autorità giudiziaria. Il presidente della Repubblica ha espresso l'auspicio che le misure oggi adottate rappresentino "la premessa per ulteriori importanti risultati, che diano sicurezza ai cittadini, confermando la piena capacità delle istituzioni democratiche di contrastare con efficacia anche le più aggressive forme di criminalità".

Gli ultimi episodi

A Scampia anche la notte di lunedì erano state appiccate fiamme alla porta blindata dell'appartamento di un pregiudicato, M. C., residente in via Fratelli Cervi. A Casavatore, invece, sempre lunedì notte, era stato ucciso un giovane di 26 anni, Dario Scherillo, a colpi d'arma da fuoco. La vittima era in sella a una moto quando è stato raggiunto da alcuni sicari che gli hanno esploso contro diversi colpi di pistola per poi allontanarsi precipitosamente.

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Martedi, 7 Dicembre, 2004

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Camorra. Altri due omicidi nel napoletano


Le indagini sono orientate negli ambienti della camorra

Napoli, 6 dicembre 2004
Guglielmo Scelzo, 42 anni, è stato ucciso ieri sera a Castellammare di Stabia con cinque colpi di arma da fuoco alla testa. Era fratello di un collaboratore di giustizia, aveva precedenti per armi e droga ed era sottoposto alla sorveglianza speciale. Le indagini sono orientate negli ambienti della camorra del luogo, in seno alla quale è in atto una faida tra il clan D'Alessandro e una fazione di ex affiliati. Non si esclude l'ipotesi di una vendetta 'trasversale' originata dalla
decisione del fratello di collaborare con la giustizia.

In precedenza, ieri, era stato ucciso nel suo ristorante a Bacoli Enrico Mazzarella, 47 anni, ritenuto ex braccio destro di un boss locale, Rosario Pariante, amico dei Di Lauro, dal quale si sarebbe allontanato per allearsi con gli 'scissionisti'.

Legati alla faida di Scampia invece, sono probabilmente i due incendi appiccati in una sala giochi a Scampia, e in un negozio per la vendita di cornetti a Casavatore. Il negozio appartiene a un nipote di Cesare Pagano, esponente del gruppo 'scissionista' del clan Di Lauro, al quale sabato è stata incendiata l'abitazione.

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Lunedi, 6 Dicembre, 2004

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Rai. Celentano rompe le trattative, salta lo show: "Non mi si riconosce la liberta' di parola"


Roma, 5 dicembre 2004
Adriano Celentano ha rotto le trattative con la Rai e non farà lo show per Rai1. Lo ha fatto sapere lo stesso Celentano con una lettera inviata al Direttore Generale Flavio Cattaneo ed al responsabile delle risorse tv Alessio Gorla.

" 'Non si può creare una zona franca per Celentano evitando qualsiasi controllo preventivo valido per tutti i programmi' , hanno dichiarato i vertici Rai i quali mi riconoscono 'carta bianca' ma non abbastanza 'bianca' per esimermi dall'informare la rete sui contenuti da mandare in onda". Così comincia la lettera che Adriano Celentano ha inviato ai vertici di viale Mazzini per informarli della sua intenzione di rompere le trattative per lo show che avrebbe dovuto realizzare per Raiuno a primavera del 2005.

"Sarebbe come se Bruno Vespa mi invitasse al suo programma per avere una mia opinione personale su come vanno le cose nel mondo - scrive ancora Celentano - a patto però, che il mio pensiero lo sussurri prima in uno orecchio ai dirigenti della Rai, per avere il lasciapassare in video. Si è chiarito finalmente il motivo per cui io non tornerò in Rai, non solo ad aprile 2005 ma per molto tempo ancora, fintanto che la Rai non mi riconoscerà la libertà di parola che ho sempre avuto".

"Sono del parere che un'azienda ha tutto il diritto di instaurare a proprio piacimento le regole che vuole e come vuole, sempre però, che questa azienda non abbia il delicato compito del 'servizio pubblico'. Titolo questo, nel quale, oltre all'informazione rientra anche, e soprattutto, la facoltà di dare al pubblico la possibilità di valutare se le cose che escono dal piccolo schermo sono giuste o insensate. Elemento essenziale per una democrazia che rischia di vacillare a causa di certe postille, dove dietro 'il pieno rispetto delle leggi', così
dichiara l'ottimista Del Noce, si nascondono invece 'i regolamenti vigenti della Rai' - conclude Celentano - che a dirlo sembra una parola sola ma in effetti questi regolamenti raggruppano più di 500 norme come Alessio Gorla, capo dei palinsesti, ha ricordato in una lettera inviata ieri al Clan".

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Condono. Sulla proroga il Governo smentisce Lunardi


Il ministro Lunardi

Roma, 5 dicembre 2004
Caos sulla sanatoria edilizia. In una nota di Palazzo Chigi si afferma che "il Governo è contrario alla riapertura dei termini del condono edilizio". Ed è la risposta ad alcune affermazioni del ministro per le le Infrastrutture, Pietro Lunardi, che aveva annunciato che è allo studio del Consiglio dei ministri una proroga sul condono.

Da tempo continuano a circolare voci, negli ambienti politici ed istituzionali, su un possibile slittamento di sei mesi del termine per la presentazione delle domande di condono; termine che scade il 10 dicembre. In ambienti parlamentari della maggioranza si conferma che un'ipotesi di slittamento è sul tavolo di confronto.

Negativi i commenti dall' opposizione. Per il leader dei Verdi Pecoraro Scanio "nella Cdl a parole si dimostrano contrari ai condoni, ma nei fatti in Parlamento il centrodestra lavora per trovare dei parlamentari compiacenti pronti a inserire a sorpresa delle norme contro la legalità e l'ambiente".

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Domenica, 5 Dicembre, 2004

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Gad. Prodi attacca Berlusconi sui 'mille mercenari'. Bondi: chieda scusa. Bonaiuti: calunnia grave che preoccupa


Romano Prodi

Roma, 5 dicembre 2004
Romano Prodi chiama a raccolta il suo popolo a Montecatini Terme, per l'Assemblea nazionale della 'rete dei cittadini per l'Ulivo' e dice: "Noi non possiamo arruolare mille mercenari: ma ad ogni mercenario dobbiamo far fronte con mille volontari". Prodi ha attaccato la Cdl, e ha contrapposto ai mille giovani "arruolati" da Silvio Berlusconi per le prossime elezioni regionali un grande sforzo del volontariato.

L'ex presidente della Commissione europea, applauditissimo dalla platea in sala, ha criticato anche le promesse elettorali non mantenute da Berlusconi. A stretto giro arriva la risposta indignata del coordinatore nazionale azzurro, Sandro Bondi: "Se Romano Prodi avesse almeno il coraggio e la dignità di chiedere scusa pubblicamente per avere parlato dei giovani di Forza Italia come dei mercenari, potrebbe ancora meritare il nostro rispetto. In caso contrario saremo costretti a considerarlo come merita: alla stregua di un volgare provocatore e di un uomo senza principi".

Dura anche la replica del forzista Fabrizio Cicchitto: "Questo modo di far polemica è disgustoso ma del tutto coerente con la natura del personaggio, che ancora sta ringraziando Scalfaro per averlo a suo tempo salvato dalle grinfie di Di Pietro".

Rincara la dose Paolo Bonaiuti, portavoce del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: "La calunnia lanciata dal professor Prodi sui giovani di Forza Italia è grave e alza in maniera inusitata i toni di una campagna per le elezioni regionali che non è neppure incominciata. Questa ricerca dello scontro ci lascia profondamente preoccupati".

Prodi ha poi commentato i dati del nuovo rapporto del Censis, esprimendo preoccupazione per il declino del Paese. Secondo il leader dell'Ulivo il programma del centrodestra è inadeguato. Tuttavia sbaglia - dice Prodi - chi pensa ad una semplice riproposizione del programma dell'Ulivo vittorioso nel '96: "Non possiamo cullarci nella nostalgia per l'altra volta".

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Sabato, 4 Dicembre, 2004

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Processo Sme. Pecorella: questa sentenza puo' cambiare la storia del Paese


Niccolo' Ghedini e Gaetano Pecorella

Milano, 3 dicembre 2004

Con due arringhe dalle 10.30 fino alle 17 Nicolò Ghedini e Gaetano Pecorella, legali di Silvio Berlusconi e deputati di Forza Italia, contrastano la requisitoria del pm Ilda Boccassini che il 12 novembre scorso aveva chiesto la condanna del premier a 8 anni di reclusione per corruzione. Il 9 dicembre il collegio si riunirà in camera di consiglio ed entro la serata emetterà la sentenza.

L'avvocato Gaetano Pecorella, il secondo legale di Silvio Berlusconi a prendere la parola nello stralcio del processo Sme, ha esordito dicendosi convinto che "Voi giudici, per primi, vi rendiate conto che questa sentenza può cambiare la storia del Paese e incidere sull'immagine del Paese". "Vi chiediamo una sentenza assolutoria perchè il fatto non sussiste - ha proseguito - perchè cosi' riconoscerete la piena innocenza di Silvio Berlusconi e farete giustizia di una sentenza che ha condannato, secondo noi a torto, altri protagonisti di questo processo".
Per Pecorella, "questo è un processo politico; lo è per come è nato per la logica del sospetto che ha caratterizzato alcune accuse pubbliche e private".

Ghedini: la Procura di Milano mossa dalla logica del sospetto
L'avv. Niccolò Ghedini, dopo aver chiesto l'assoluzione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dall'accusa di corruzione in atti giudiziari, si è dichiarato convinto di aver dimostrato "l'assoluta insussistenza dell'impianto accusatorio".
La Procura di Milano, secondo il legale di Silvio Berlusconi, è mossa nei confronti del proprio assistito, "dalla logica del sospetto". Ghedini ha poi contestato la requisitoria del Pm Ilda Boccassini anche sul punto in cui la pubblica accusa sostiene che Berlusconi "mente". Durante la sua arringa, questa mattina a Milano, Ghedini ha ribadito nuovamente che i 434 mila dollari in facoltà a Previti sono in realtà pagamenti di parcelle: "dalle rogatorie - ha proseguito Ghedini - si evince che dai conti citati sono contenuti pagamenti ad altri avvocati. Berlusconi non ha mentito sull'attività di pagamento ad altri avvocati. Non ha mentito nemmeno sul fatto che non ha mai sentito l'ex giudice Squillante per telefono. La Procura contesta quattro telefonate su 500 mila riferibili a Berlusconi. E per quanto riguarda un'altra telefonata, durata 217 secondi, fatta in via dell'Anima a Roma, è da notare che in quella via c'è la foresteria di Fininvest utilizzata da Fedele Confalonieri". Per tutte queste ragioni, secondo l'avvocato di Silvio Berlusconi, la Procura è mossa dalla logica del sospetto.

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Calcio. Sensi e Cragnotti indagati per falso in bilancio


Franco Sensi e Sergio Cragnotti

Roma, 3 dicembre 2004

La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati con l' ipotesi di falso in bilancio il presidente della Roma Calcio, Franco Sensi e l'ex presidente della Lazio, Sergio Cragnotti.
L' inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Ettore Torri e delegata ai pm Cristina Palaia e Luca Palamara, riguarda il cosidetto doping amministrativo, ossia le presunte irregolarità sulla compravendita di calciatori con l' iscrizione come voci attive nel bilancio di cifre in realtà solo virtuali.

Indagata una terza persona
Secondo quanto si è appreso, anche una terza persona sarebbe iscritta nel registro degli indagati, sempre per il reato di falso in bilancio. Si tratta di un professionista che lavorava per la società giallorossa.

L'indagine si riferisce soltanto ai bilanci del 2002 di Roma e Lazio e venne aperta dalla procura di Roma dopo le denunce del presidente del Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara oltre che dell'ex presidente della Covisoc Victor Ukmar.
Nel mirino dei pm in questi mesi ci sono state le cosiddette "plusvalenze", relativamente ai bilanci delle due società, ossia presunti artifici contabili adottati per far quadrare i conti.

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Venerdi, 3 Dicembre, 2004

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Censis. Rapporto 2004. Gli italiani hanno paura di impoverirsi


Una ricevitoria del lotto

Roma, 3 dicembre 2004

Gli italiani hanno paura di regredire e guardano al futuro con timore diffuso, ma nell'ultimo anno sono cresciuti gli investimenti immobiliari e la patrimonializzazione delle famiglie. In generale, prevale la tendenza a lasciare le grandi città per vivere in centri più piccoli. E' il ritratto che emerge dal 38esimo rapporto sulla situazione sociale in Italia nel 2004 elaborato dal Censis.

Paradossalmente è "più forte la paura di impoverire che l'impoverimento reale e si guarda al futuro con timore diffuso". E' il ceto impiegatizio a reddito fisso ad avvertire maggiormente "l'insostenibilità della crescita del costo della vita". Ma nonostante i prezzi crescenti, il ritorno delle famiglie italiane all'investimento immobiliare non ha registrato, negli ultimi anni, flessioni significative. Il cambiamento sta nella "divaricazione crescente tra ceti patrimonializzati e ceti di puro reddito".

Gli italiani si rifugiano nei "centri minori intermedi, dove più alta è la qualità della vita, la fruizione culturale, la sicurezza collettiva, la dinamica comunitaria, l'osmosi con il
paesaggio, i prodotti, gli stili di vita locali". Il fenomeno, sul quale sta ripiegando una buona parte dell'Italia, non è più confinato in alcune regioni, ma si è esteso.

De Rita: "c'è una leadership senza popolo, c'è un popolo senza leader
Non riusciamo a creare leader, nè questi riescono ad avere - quando ci sono - un popolo". Lo ha detto Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, durante l'illustrazione del 38simo rapporto sulla situazione sociale del paese.
A giudizio di De Rita solo quando la politica sarà in grado di "impossessarsi" di nuovi movimenti che animano la società italiana, interpretandola come più ricca "di quanto
ci hanno descritto i profeti dell'impoverimento", allora potremo contare su un paese che cambia e va avanti. Non sarà oggi e neanche domani - ha aggiunto - ma tra qualche tempo, però sarà questa la scommessa del futuro dell'Italia.

Sul quadro generale ha influito il ritorno in maniera violenta e fondamentalista della dimensione del sacro, che negli anni passati era stato dichiarato 'morto'. La reazione della società è stata, da una parte, quella di delegare alle due più tradizionali superpotenze occidentali il compito di "combattere sul front-office di un inconciliabile conflitto"; dall'altro lato, quella di "considerare il fondamentalismo islamico alla stregua di qualsiasi terrorismo". Ad ogni modo, in entrambe le "strade di rimozione c'è molta deresponsabilizzazione individuale e collettiva".

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Giovedi, 2 Dicembre, 2004

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Finanziaria. Ocse: Italia in declino, servira' una nuova manovra aggiuntiva. Si prospetta un nuovo sciopero


L'Italia potrebbe finire sotto la media dei partner europei

Roma, 1 dicembre 2004
Gli interventi previsti in Finanziaria "non bastano, bisognerà rimetterci mano". Questa la convinzione del capo delle statistiche dell' Ocse, Enrico Giovannini, intervenuto oggi alla presentazione del rapporto di previsione Afo 2004-2006 dell' Abi. "Abbiamo visto interessanti dati - ha spiegato Giovannini facendo riferimento alle previsioni Afo secondo cui il deficit italiano sarà vicino al 3% sia quest' anno che il prossimo - dove il deficit rischia di sfondare, ed è stato detto che si parla di un valore facciale della manovra".

Giovannini ha quindi sottolineato che "se ci mettiamo le normali incertezze sappiamo che non basta quello che è stato fatto, bisognerà rimetterci mano e di nuovo questo avrà un impatto sulla fiducia". L' economista dell'Ocse ha detto di non aspettarsi un grande stimolo sulla fiducia delle famiglie italiane da questa manovra, "mentre le preoccupazioni sulla capacità di tenere sotto controllo il deficit quelle sì influiscono". A suo avviso c'è un clima di grigiore e visto che siamo vicini alla fine della legislatura e c'è solo un'altra Finanziaria da fare - ha avvertito - se questo era il colpo di reni all'economia che qualcuno diceva e quindi non ci dobbiamo aspettare altri colpi di reni fino alle elezioni, credo che ci sarà una delusione complessiva della politica economica e questo non aiuterà le famiglie ad essere ottimiste".

L'Italia si trova ad una "condizione di declino" caratterizzata da una perdita continua di crescita nei confronti dei partner europei. E, per combattere questa situazione "servono interventi urgenti, rapidi e incisivi". L'economista dell'Ocse ha richiamato l'attenzione sui problemi strutturali, "quelli che fanno sì che l'Italia nel 2003 per la prima volta abbia avuto un livello di reddito pro capite inferiore alla media europea e questo prima dell'entrata dei nuovi dieci partner". Giovannini ha spiegato come ogni anno l'Italia ha perso qualche decimo di punto, con una maggiore inflazione e minore crescita rispetto agli altri, arrivando così in 10-15 anni a questa situazione. Come è successo in passato, secondo Giovannini, anche nei prossimi anni, l'Italia continuerà a registrare un differenziale di crescita in -0,4% rispetto alle media europea.

C'è dunque un problema strutturale, ha concluso Giovannini, che è quello di svegliare la percezione che servono interventi urgenti, rapidi e incisivi, altrimenti l'Italia finirà solo sotto la media dei 15 partner europei ma anche sotto quella del nuovo gruppo dei 25".

Sarà ancora sciopero
Nuovo sciopero generale del pubblico impiego contro la Finanziaria. Lo hanno deciso i sindacati di categoria, che preparano una grande manifestazione nella Capitale, contro quello che viene definito "l'attacco senza precedenti sferrato al lavoro pubblico". Secondo quanto si apprende, la proclamazione e quindi l'individuazione della data avverrà nella riunione dei consigli generali e dei delegati di Cgil, Cisl e Uil del settore, prevista a gennaio.

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Rai. Siniscalco: in Borsa il 30% delle azioni, privatizzazione entro 4-5 mesi


Il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco

Roma, 1 dicembre 2004
"Credo che l'offerta ai risparmiatori italiani di azioni Rai debba essere parte di un'offerta globale per gli investitori istituzionali italiani ed esteri, al fine di dare liquidità al titolo. Come sapete, è prevista una quota minima di azioni da offrire pari al 25% e l'advisor dirà poi quanto debba essere l'entità. La mia personale opinione è che debba essere collocato in Borsa il 30% delle azioni della nuova società Rai". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, alla Commissione parlamentare di vigilanza.

"La privatizzazione della Rai è realizzabile in quattro-cinque mesi a partire da oggi" e comunque "è una strada da intraprendere con decisione", ha affermato il ministro dell'Economia. Secondo Siniscalco la Rai ha un'attrattiva per investitori istituzionali e risparmiatori "grazie al suo alto share di ascolto, alla sua concezione per il servizio pubblico che dura 12 anni fino al 2016, al canone che è regolato nei dettagli dal contratto di servizio, e alla forte presenza pubblicitaria".

Inoltre la società "ha una struttura finanziaria solida, senza debiti e con disponibilità finanziarie nette che nel 2003 erano pari a 38 milioni". Il ministro ha sottolineato che c'è un interesse per il settore da parte del mercato come hanno dimostrato operazioni come Telecinco in Spagna e Tf1 in Francia, e anche perché nel 2005 è previsto un incremento ulteriore della raccolta pubblicitaria per il settore tra il 5 e il 6%.

Siniscalco ha annunciato che proprio oggi è definitivamente entrata in vigore la fusione tra Rai Holding e Rai Spa con la nascita di Rai-Radio Televisione Italiana, il primo passo propedeutico alla privatizzazione. Il ministro è poi entrato nel merito della separazione contabile che la Rai deve attuare tra contabilità di servizio pubblico e attività commerciale, facendo riferimento anche alle recenti indicazioni dell'Antitrust che chiede una separazione societaria tra le due attività. Il ministro ha ricordato che la materia è regolamentata da una direttiva del 2000 della Ue che è stata recepita con un decreto legislativo dalla normativa italiana.

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Mercoledi, 1 Dicembre, 2004

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Aids. Allarme dall'Onu: minaccia di strage in pochi mesi. Sirchia: minore la percezione del rischio


Kofi Annan

New York, 1 dicembre 2004
L'Aids costituisce una minaccia globale paragonabile a quella del terrorismo nucleare. L'allarme viene dall'Onu, che in un rapporto mette in guardia sulla capacità delle infezioni virali di fare decine di milioni di morti in pochi mesi. Nel docuemento, commissionato dal segretario generale Kofi Annan, si afferma che i Paesi ricchi, in un'epoca di spostamenti di massa e di globalizzazione, continuano a ignorare la minaccia posta dall'Aids e dalle altre malattie infettive, a loro rischio e pericolo.

Anche se la maggior parte dei malati di Aids si trovano in Africa sub-sahariana e in Asia, i Paesi ricchi sono "tenuti in ostaggio" dall'incapacità dei Paesi poveri di ridurre il contagio. "Dato che i tempi dei trasferimenti internazionali sono inferiori al periodo di incubazione di molte malattie infettive, ciascuno dei 700 milioni di passeggeri che ogni anno transitano per gli scali internazionali può essere a sua insaputa un portatore di malattie su scala globale", si legge nel documento, che ricordando la morte di 100 milioni di persone in tutto il mondo per l'epidemia di influenza del 1919, afferma che oggi un virus analogo "sarebbe in grado di uccidere decine di milioni di persone in una frazione del tempo occorso allora".

Nel documento si esorta il consiglio di sicurezza dell'Onu a indire una sessione straordinaria sull'Aids, che costituisce "una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale" al pari della proliferazione nucleare, del terrorismo e dei conflitti fra Stati.

Nonostante l'aumento dei finanziamenti internazionali per la lotta alla malattia, passati dai 250 milioni di dollari del 1996 ai due miliardi 800 milioni del 2002, la diffusione dell'Aids resta infatti "galoppante".

Sirchia: il nemico numero uno è la sottovalutazione
"E' la sottovalutazione oggi il nemico numero uno nella lotta all' Aids. La comunicazione non ha ancora trovato lo strumento per perforare la corazza dell' indifferenza": è il messaggio lanciato oggi dal ministro della Salute Girolamo Sirchia al convegno organizzato a Genova in occasione della giornata mondiale di sensibilizzazione sull' Aids.

"Il futuro - ha detto Sirchia nel suo intervento - è oggi più roseo che in passato grazie alle nuove terapie antiretrovirali. Non si muore più e proprio per questo la percezione del rischio è minore. La gente pur conoscendo il problema non se lo sente gravare addosso. Lo sottovaluta".

Il ministro ha messo l'accento sulla difficoltà di raggiungere con un messaggio efficace "alcuni gruppi di persone che sanno tutto ma non si rendono conto che questo problema si applica anche a loro". "Ci sono poi giovanissimi - ha proseguito Sirchia - che non sanno bene neanche di che cosa stiamo discutendo, vivono in un loro mondo e quindi la comunicazione ha difficoltà a raggiungerli, non solo per quanto riguarda l'Aids ma anche per l' alcol e il fumo. Il loro atteggiamento è dettato dalla trasgressione ed è quindi difficile raggiungerli con messaggi salutisti".

Per quanto riguarda l' Aids, secondo il ministro, il problema "non si risolve parlando di preservativi". "I giovani - sostiene Sirchia - sanno che esistono ma non accettano di comportarsi in un certo modo, sia per indifferenza, sia perché non hanno visto le conseguenze, sia per sfidare il rischio e la società".

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