Sabato, 30 Aprile, 2005 ---------------------------------------------------------------------------------------------- Fra Usa e Italia non c'è l'accordo.
Fallita l'inchiesta sulla morte di Calipari. Dopo molti giorni di annunci e smentite, rivelazioni avvelenate e ammissioni a denti stretti, arriva la dichiarazione congiunta di resa: la commissione d’inchiesta sulla morte di Nicola Calipari ha fallito. Il rapporto è chiuso. Fra gli Stati Uniti e l'Italia non c’è nessun accordo. «Non si poteva chiedere al Governo italiano di firmare una ricostruzione che non corrispondeva all nostra», spiega il ministro degli esteri Gianfranco Fini, che parla di una decisione presa in ossequio al «doveroso omaggio» alla memoria di Nicola Calipari e «l'indispensabile dignità nazionale». Gli Stati Uniti, rivela ancora Fini, hanno prodotto un rapporto sull' uccisione del dirigente del Sismi «che sarà reso noto tra qualche giorno e questo renderà ancora più evidente perchè il governo italiano non poteva sottoscrivere». Ora il ministro degli esteri si affida al lavoro delle procure: «Per l' Italia sarà la magistratura a fare tutto quello che è in suo potere, ovviamente con il sostegno del governo». «Gli investigatori - si legge in una dichiarazione congiunta del ministero degli Esteri italiano e del dipartimento di Stato americano - non sono pervenuti a conclusioni finali condivise sebbene, dopo aver esaminato congiuntamente le evidenze, essi abbiano condiviso fatti, deduzioni e raccomandazioni su numerose problematiche». Insomma un dissenso politico prima ancora che investigativo. La dichiarazione congiunta tende tuttavia smorzare i toni del conflitto, parla di un rapporto «intenso e proficuo» e sottolinea i «valori» comuni fra i due Paesi: «Tali valori - è scritto - ci impegnano a rimanere a fianco del popolo iracheno su richiesta del governo sovrano dell' Iraq». Il dipartimento di Stato plaude all'Italia, «fantastico partner» di «un'amicizia vibrante». Avanti così allora, come se nulla fosse successo. ---------------------------------------------------------------------------------------------- Crescita ferma, peggiorano i conti. Berlusconi spara: «La cura funziona»
Sempre più giù la crescita economica dell’Italia. La Trimestrale di cassa del governo presentata dal ministro dell’Economia Siniscalco rivede al ribasso le stime del Pil 2005. Il deficit italiano per il 2005 si attesterà non entro il 2,7% come previsto ma in un intervallo compreso tra il 2,9 e il 3,5%, con una crescita reale del Pil non del 2,1% ma del l'1,2%. Il nuovo range sarebbe dovuto, a quanto si legge nel Trimestrale, alle nuove rilevazioni Eurostat (ad esempio sul bilancio delle Fs). Nonostante i dati negativi la situazione dei conti pubblici secondo Siniscalco è sotto controllo. Nel 2004 «se non avessimo avuto le revisioni contabili il deficit sarebbe stato al 2,7% come indicato a luglio». Insomma niente di cui preoccuparsi per quanto riguarda lo sfondamento dei parametri di Maastricht perché anche «se si parlasse di sfondamento nel 2005 sarebbe small and temporary, piccolo e temporaneo, come previsto nelle categorie del nuovo patto di stabilità». Il primo problema da affrontare comunque è la bassa crescita: «per il 2005 prevediamo una crescita del pil dell'1,2%». E quindi sul deficit «c'è un primo effetto negativo della bassa crescita, e si sale dal 2,7% al 2,9%». Poi ci sono «una serie di incognite, dal trattamento contabile delle Fs, al minor dividendo Enel per la vendita della quarta tranche, ad altre poste minori». E dunque, «mettendo in fila questi, con la massima trasparenza, arriviamo fino ad un massimo del 3,5%». Ovviamente positivo il commento di Berlusconi, la fotografia dei conti pubblici scattata nella Trimestrale di cassa «smentisce le attese catastrofiste che ne avevano preceduto la presentazione perché la spesa pubblica è andata giù di un punto, così come la pressione fiscale», ha detto nel corso della conferenza stampa a palazzo Chigi il premier sottolineando che le nuove stime di crescita al ribasso riguardano «variazioni minime» che comunque che «dimostrano come la cura stia funzionando», e cioè intervenire sul tendenziale utilizzando la regola del 2%. Inoltre «il governo ha varato il maxiemendamento al provvedimento sulla competitività. È un fatto importante perché è un primo segnale per la nostra azione per lo sviluppo delle imprese». E «se sarà necessario - ha aggiunto Berlusconi - metteremo la fiducia sul provvedimento per una approvazione rapida del Parlamento». «La cura ha funzionato? - replica seccamente Romano Prodi - Non ho capito di quale cura si tratti». Il leader dell'Unione, diffidente verso le stime del governo, chiede «un'operazione verità sui conti pubblici, affinchè si possa ragionare su dati reali». E spiega: «Le notizie che abbiamo sono molto preoccupanti e se nascondiamo la malattia non c'è nessuna cura, occorre infatti fare una diagnosi seria». ---------------------------------------------------------------------------------------------- Una Repubblica fondata sui precari C'è un assordante silenzio, tra i tanti patetici e generici propositi del "centrodestra bis", esposti in Parlamento in queste ore, nel disperato tentativo di ritrovare slancio e consensi elettorali. Tale silenzio riguarda quella che sta diventando, accanto al Mezzogiorno e dentro lo stesso Mezzogiorno, una vera e propria emergenza nazionale: il lavoro. Un lavoro che non c'è e quello che c'era e che è stato ridotto ad una colossale diaspora, ad una catasta di pericolosa precarietà, ad una frammentazione insostenibile. Come testimoniano le molte storie raccolte dal nostro giornale e che pubblichiamo oggi. Sono testimonianze di vita, spesso intrise d'angoscia e disperazione. Raccontano l'insicurezza, la paura, l'assenza di un futuro. Sono il frutto di una politica, di una scelta. L'hanno chiamata pomposamente riforma del lavoro. È stata, in realtà, una moltiplicazione incredibile dei rapporti di lavoro che ha ridotto tutele e diritti e non ha aiutato nemmeno le imprese. Ha aumentato, per esempio, il contenzioso giuridico, il ricorso ad avvocati e magistrati, incrementando noie e spese a carico degli stessi imprenditori. Tanto che le associazioni imprenditoriali, Confindustria in testa, oggi non offrono al governo in carica i loro ringraziamenti su un piatto d'argento, anzi innalzano contestazioni, critiche, denunciano attese tradite. Perché questo atteggiamento di sostanziale sfiducia? Perché molti di loro hanno capito che quel decantato "patto di Parma", tra Silvio Berlusconi e Antonio D'Amato e in cui erano state celebrate pretese idee eguali, era una minestra riscaldata. Ora si sono resi conto che le facilitazioni dell'"usa e getta" nel mercato del lavoro, servono a ben poco. La possibilità per il tessuto produttivo di costruire una prospettiva salda, capace di tenere, di non durare pochi sprazzi di tempo, non passa per queste ricette da Terzo Mondo, non può fondarsi su una manodopera sfiduciata, umiliata, sottoposta a continui giri di valzer, da un posto di lavoro all'altro. Una crescita solida ha bisogno di lavoratori magari "fidelizzati" come dicono certi sociologi con un brutto neologismo. Ha bisogno, soprattutto, d'operai, tecnici, collaboratori, con cervelli "pensanti", forniti di una formazione professionale continua, permanente. Questa è la carta decisiva, altro che il "job call" o lo "staff leasing", o i Co.Co.Co. o i Co.Co.Pro. È su questo piano che si combatte e si vince la sfida della competitività. Una sfida (la competitività) nella quale l'Italia è passata dal ventiseiesimo al quarantasettesimo posto. Ed è con tale carta che si sarebbe potuto dar vita ad una flessibilità positiva, non all'attuale giungla di precarizzati. La dissennata politica governativa è riuscita nella bella impresa di rendere quasi impronunciabile proprio la parola "flessibilità" (così come ha fatto con un'altra nobile parola: "federalismo"). Perché appunto "flessibilità" è diventata sinonimo di precarietà, d'assenza di diritti e tutele (e "federalismo" sinonimo di rottura dell'unità nazionale e di punizione per il Sud). La flessibilità doveva essere un'altra cosa, un modo di lavorare, inesorabilmente connesso (sorpassate le frontiere del fordismo) ad un nuovo modo di produrre, a nuovi sviluppi tecnologici, in tempi di globalizzazione e di mutamenti continui, di rapporti diretti tra il prodotto e il mercato. Doveva essere una flessibilità che premiava quelli che si rendevano disponibili a gestire, anche con margini d'autonomia creativa, il proprio lavoro. E soprattutto metteva loro in mano la possibilità di sviluppi e scambi professionali. Consegnava loro un passaporto, fatto di saperi acquisiti, perfezionati, in vista di una nuova certezza. Non li proiettava nell'inferno della precarizzazione. Non è andata così. Invece di mettere mano,
come ci si poteva aspettare da un governo serio, a progetti di formazione
permanente, a tutele e diritti capaci di accompagnare il mondo dei
nuovi lavori, ad ammortizzatori sociali adeguati, hanno costruito
una giungla sempre più estesa, impraticabile. È chiaro che non basterà un decreto capace di eliminare la legge Trenta per trasformare subito dopo l'esercito dei precari in tanti detentori di un posto fisso e permanente. Il compito sarà quello, faticoso, di smantellare e ricostruire nello stesso tempo, attuando davvero quel dialogo con i sindacati che il berlusconismo ha cancellato. Senza raccontare fin da ora frottole ai ragazzi che saltano da un lavoro all'altro, ma anche ai cinquantenni che invano tentano di riciclarsi rispetto ai loro vecchi lavori, senza che nessuno li aiuti a ritrovare sbocchi professionali adeguati. Non serviranno le favole di un paradiso a portata di mano, tanto care agli attuali governanti. Servirà fissare passi concreti verso un orizzonte non fumoso. Servirà precisare un progetto di società nel quale chi lavora, chi in sostanza produce ricchezza, possa ritrovare se stesso, un proprio ruolo, la propria libertà di esistere con dignità. ---------------------------------------------------------------------------------------------- Le guerre degli altri: 50 conflitti
che preferiamo non vedere Elencare i più di 50 stati che nel mondo vivono un conflitto armato al loro interno, dove ci sono situazioni di tensione oppure attacchi di gruppi terroristici o para-statali, potrebbe servire a poco. Se un quarto del pianeta è sconvolto da guerre dimenticate, dove più del 90% delle vittime sono civili, è colpa un po’ di tutti. Soprattutto dei fortunati cittadini europei ed americani e dei loro governi che dopo l’esperienza della seconda guerra mondiale hanno smesso di farsi guerra. Preferendo magari lucrarci sopra. Troppo grandi le prospettive di guadagno degli stati occidentali nelle zone in conflitto: prima vendono loro le armi, in qualche modo contribuiscono alla distruzione, poi con le loro aziende vanno sul posto a ricostruire. Un capitolo a parte riguarda le multinazionali. Si prenda ad esempio l’Africa: approfittando della situazione di estrema instabilità e della corruzione diffusa dei governi, le società occidentali si insediamo, ottengono contratti assolutamente vantaggiosi e sfruttano come possono le enormi risorse di un continente sempre più povero. Nel silenzio più assordante dei mass media, disinteressati o non liberi di raccontare le guerre, le loro vittime, i mandanti e gli speculatori occulti. “Le guerre del silenzio”, un volume a cura di Maurizio Simoncelli, scritto in collaborazione con diversi ricercatori dell’Archivio disarmo di Roma e pubblicato da Ediesse, va al di la della semplice enumerazione degli scenari e delle vittime. Difficile quantificare con esattezza quanti perdono la vita nei paesi che ancora oggi non trovano pace. Più facile però è delineare l’evoluzione e la geografia di questi conflitti. Dal 1900 al 1945 il mondo sostanzialmente ha conosciuto soltanto guerre europee: le battaglie però erano combattute prevalentemente dai militari, che rappresentavano i due terzi delle perdite, che per il resto erano civili. Durante il secondo conflitto mondiale invece le vittime tra la popolazione sono aumentate, superando la metà del totale. Scenari di guerra e vittime civili Vedove con figli, spesso orfane e sistematicamente oggetto di stupri, minacciate di essere infettate con l’Aids, le donne che vivono nei territori di conflitto rappresentano l’anello debole della popolazione. Tutelate meno degli altri, costrette a combattere con difficoltà culturali e pregiudizi religiosi, subiscono doppiamente le condizioni di vita drammatiche provocate da guerre e violenze. Guerre da Terzo mondo ma armi di fabbricazione occidentale Le multinazionali occidentali I mass media non raccontano la guerra ---------------------------------------------------------------------------------------------- Trent'anni fa cadeva Saigon,
così finiva la guerra del Vietnam Una delle immagini più celebri della guerra del Vietnam è quella di un elicottero fermo sul tetto dell’ambasciata americana a Saigon, con il motore acceso e una lunga fila di funzionari che sono pronti ad abbandonare la città. Era il 30 aprile del 1975, la capitale del Vietnam del sud viene finalmente presa dalla truppe di resistenti: l'offensiva delle forze del nord determinava il crollo dell'esercito di Van Thieu e l’abbandono de campo da parte degli Stati Uniti. Una potenza mondiale che aveva impiegato numerosi uomini e ingenti mezzi aveva dovuto cedere ad una guerriglia di resistenza estesa, capillare ma combattuta con gli strumenti propri di un paese del terzo mondo. La guerra del Vietnam fu il primo conflitto della storia contemporanea a godere di un’ampia copertura mass-mediatica. Le televisioni non avevano pudore a mostrare immagini agghiaccianti di contadini trucidati dai marines, di bambini orfani che vagavano piangendo per le campagne, di una distruzione sempre più generalizzata da parte di un esercito americano sfibrato sul piano nervoso da un nemico che colpiva e poi pareva dissolversi. Tutto di quella guerra fu analizzato e vivisezionato: secondo una denuncia del New York Times l’esercito americano ricorse diffusamente agli aggressivi chimici - bombe al napalm, defolianti e diserbanti - per distruggere la fitta vegetazione della giungla e togliere alla guerriglia le condizioni ambientali ideali alla resistenza. Con la conseguenza di inquinare ampiamente il suolo: nel solo 1965 oltre trentamila ettari di terreno coltivato erano stati diserbati, con il conseguente impoverimento di un'economia già al limite della sussistenza. L’opinione pubblica di allora aveva trovato numerosi e violenti argomenti di scontro. Si era a cavallo di un periodo di grandi contestazioni di piazza e alla vigilia di un altro periodo molto caldo. Studenti, pacifisti, intellettuali e il variegato mondo della sinistra presero il Vietnam come un simbolo di resistenza al campione del capitalismo e alla preparazione di una nuova zona di espansione. In Italia e nel mondo occidentale la mobilitazione fu enorme e molto sentita. L’amministrazione americana tuttavia continuava per la sua strada: la parola dìordine era il contenimento a tutti i costi dell’avanzata dei rossi. Nel 1961 Kennedy inviò a Saigon due compagnie di elicotteri dell'esercito per la lotta antiguerriglia: le forze erano gradualmente aumentate, sino ad una presenza di ventimila uomini alla fine del 1963. Dopo di lui Lyndon Johnson, che utilizzò l’incidente nel Golfo del Tonchino per ottenere dal Congresso ampi poteri discrezionali (l'8 marzo 1965 i Marines sbarcarono sulla spiaggia di Da Nang). E ancora Nixon che in qualche modo si scontrava con una realtà dura da nascondere: le truppe inviate in Indocina potevano anche vincere delle battaglie ma stavano subendo perdite enormi – 47000 uomini, a fronte di almeno un milione di morti tra vietcong e civili – e l’opposizione interna alla società americana era sempre più forte. Il disimpegno da quell’inferno quindi iniziò già a partire dal ’70: il 27 gennaio 1973 a Parigi venne firmata la pace tra USA e Vietnam del nord, il 30 aprile del 1975 Saigon, il simbolo, venne definitivamente presa dalle forze del nord. Per festeggiare il trentesimo anniversario della caduta dell’attuale Ho Chi Minh City, le autorità vietnamite hanno annunciato che rilasceranno 7.820 detenuti, tra cui un piccolo numero di prigionieri politici. Beneficeranno dell'amnistia, tra gli altri, il religioso Pham Minh Tri, condannato nel 1987 a 20 anni di carcere per «propaganda contro lo Stato e per attentato contro la sicurezza nazionale», Rlan Loa, noto come Ama Duy, condannato a nove anni di carcere per l'opposizione al governo, e Dinh Van Be, condannato all'ergastolo per tradimento. Un gesto di parziale apertura in un paese governato da un regime comunista molto rigido che però, ci raccontano gli inviati, sta sempre di più aprendosi ai modelli consumistici occidentali. Per gli Stati Uniti l’anniversario coinciderà con il ritorno in patria dei resti di tre marines e di un paramedico della U.S.Navy caduti in Vietnam. Due marines e il medico saranno seppelliti a maggio nel Cimitero nazionale di Arlington, il cimitero degli eroi d'America, nel trentottesimo anniversario della loro morte mentre il terzo marine è già stato sepolto a San Josè in California. ---------------------------------------------------------------------------------------------- Ricordando Saigon L’aeroporto di Tan Son Nhat, un’ora da Saigon, era semidistrutto e deserto. Il Caravelle dell’Air France è atterrato regolarmente in mezzo ai fiocchi bianchi dei colpi di artiglieria che si vedevano dal basso. Il Caravelle ha una sua scaletta, dunque per sbarcare non c’era bisogno di servizi di terra. Non c’erano servizi di terra. Si sentiva sparare vicino, con i bassi martellanti della artiglieria più lontano, e non c’era nessuno. Noi sette passeggeri del Caravelle, giunti a Saigon per caso nel giorno della offensiva del Tet, (i guerriglieri vietcong, in quella festa vietnamita di Capodanno, hanno improvvisamente attaccato la capitale “americana” apparentemente inespugnabile, del Vietnam del Sud) abbiamo cominciato a camminare verso l’edificio dell’aeroporto senza sapere se correvamo il rischio di attraversare qualche linea di fuoco. Lungo il percorso c’erano postazioni di mitragliatrici (sacchetti di sabbia, armi intatte e abbandonate). L’aeroporto, due edifici in cemento, era in parte bruciato, bruciati i banconi, le sedie, un tetto forse sfondato da un colpo di mortaio. E non c’era nessuno. Ricordo che la nostra piccola fila ha seguito la striscia gialla delle indicazioni in inglese (“dogana”, “passaporti”) benché mancassero sia i punti di controllo (banchi o sportelli) che le persone. Gli altri passeggeri erano tutti vietnamiti e, non so come, sono scomparsi subito. Sul piazzale finivano di bruciare i resti di due piccoli autobus. Assurdamente, c’era un taxi in attesa. Aveva il parabrezza forato da un proiettile esattamente al posto dell’autista. Ma l’autista era seduto al volante come in un qualunque giorno, in qualunque aeroporto del mondo. Ho filmato quel parabrezza per tutta la parte iniziale di un documentario (Tv 7, che allora dirigevo, con Fabiani alla testa del telegiornale) perché mi sembrava il simbolo di quel giorno incredibile di cui non sapevo ancora (e neppure il resto del mondo sapeva) niente. Dall’interno dell’auto le scheggiature del parabrezza deformavano e quasi impedivano di vedere la strada. Ma all’autista non importava. Ha cominciato a guidare a forte velocità su una striscia di strada piena di buschi neri di esplosioni e di auto bruciate, fino a fermarsi di fronte all’hotel Caravelle. L’hotel - come un fortino - era circondato da soldati australiani dietro un muro di sacchetti di sabbia. Dall’altra parte della piazza si vedevano correre figure piccole e scure, si sentivano grida, colpi sparati a brevi raffiche, il ripetersi di ordini o slogan. L’autista, dopo aver incassato i suoi cento dollari di “salario della paura”, mi ha dato l’unico consiglio utile: sventolare un fazzoletto bianco. Un ufficiale australiano ha fatto un cenno ai suoi uomini, che mi hanno indicato un passaggio. Dentro c’era un albergo normale, col portiere in divisa, le persone pronte ad assisterti, e una trentina di giornalisti, quasi tutti americani, intenti a scambiarsi birre e notizie. Anche la camera era normale, in ordine, quasi elegante,
una volta passato il punto di guardia di una mitragliatrice piazzata,
chissà perché, proprio di fronte all’ascensore.
Unica raccomandazione: non accostarsi mai alla finestra. Infatti non
c’erano vetri e le schegge erano state ripulite con cura. Il candidato repubblicano Barry Goldwater aveva appena
detto, per enunciare il solo possibile programma di vittoria militare:
«Li bombarderemo fino a ridurli all’età della pietra».
Con quella frase aveva stabilito - allo stesso tempo - il culmine
e il limite della potenza americana. Può tutto. Ma deve? Era una guerra di popolo, perché c’era la coscrizione militare obbligatoria (a quella guerra si è sottratto, con l’aiuto del padre, grande sostenitore della guerra, il giovane imboscato George W. Bush, attuale presidente degli Usa). Era una guerra di popolo perché i giornalisti erano presenti ovunque, e hanno cominciato prestissimo a ribellarsi ai comunicati dei comandi militari testimoniando, invece, quello che vedevano ogni giorno. Vedevano ciò che diceva il senatore Barry Goldwater, non con crudeltà ma con realismo: «Si può vincere, ma a patto di distruggere fino alla fine». O, come il senatore repubblicano diceva, con espressione colorita e drammatica, «fino all’età della pietra». Poco più tardi un presidente repubblicano, Richard
Nixon, assistito da un consigliere per la Sicurezza come Henry Kissinger,
ha cominciato a trattare la pace con il nemico dichiarato, fino a
un momento prima, il più grande pericolo del mondo libero.
Nixon e Kissinger avevano visto il vero pericolo: scaraventare in
un’area fuori controllo l’immensa potenza americana, e
mettere sotto gli occhi del mondo un risultato di distruzione e di
morte così spaventoso che nessuna democrazia avrebbe potuto
tollerarlo. Era ciò che John Kerry, candidato presidenziale del Partito democratico, e cioè del partito di John e di Robert Kennedy avrebbe voluto per l’America di oggi e per il tragico coinvolgimento nella guerra in Iraq. È ciò che unisce il ricordo di ieri alla paura di oggi. Solo chi ama l’America, come hanno testimoniato John Kerry e metà degli elettori americani soltanto pochi mesi fa, desidera, chiede, spera, dentro e fuori i confini di quello straordinario Paese, il ritorno alla pace e alla guida esemplare del mondo libero, della più grande democrazia. Il problema, come allora, non è di vincere o perdere (come continua a credere, purtroppo, il segretario americano alla Difesa Donald Rumsfeld) ma di uscire dalla guerra per riprendere il titolo e l’autorità di potenza morale del mondo.
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Venerdi, 29 Aprile, 2005 ---------------------------------------------------------------------------------------------- Politica. Il Berlusconi bis ottiene la fiducia del Senato. Fassino:il governo non sa affrontare l'emergenza paese
Il premier Silvio Berlusconi Roma, 28 aprile 2005 "Con i due voti di fiducia è stata data una dimostrazione di vicinanza e di compattezza da un male siamo riusciti a trovare un bene". Con queste parole Silvio Berlusconi commenta il via libera al governo da parte dei due rami del Parlamento. "Si riparte con entusiasmo - ha aggiunto - continuiamo la nostra campagna di comunicazione sulle cose fatte e quelle da fare". "Mi piacerebbe concludere la mia avventura nella storia politica del Paese lasciando un sistema con una casa dei moderati ed una casa della sinistra che si confrontino e garantiscano al Paese benessere, giustizia e libertà". Era finito con un auspicio, quello di un futuro bipolarismo perfetto, l'intervento con il quale il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva chiesto in Senato la fiducia al suo terzo governo. Un discorso che ha riproposto alcuni cavalli di battaglia del premier, dai risultati di politica estera all'analisi della situazione economica, e riservato un duro attacco alla Banca Centrale Europea, responsabile di una politica che condiziona la competitività delle imprese italiane e europee. Sui conti pubblici "non siamo allarmati", ha detto il premier Silvio Berlusconi, a margine del voto di fiducia al Senato. Ma domani, arriverà la trimestrale? gli è stato chiesto. "Credo di sì - ha risposto Berlusconi - il ministro ce l'ha pronta: prenderemo una decisione in Consiglio dei ministri". Fassino: il governo non sa affrontare l'emergenza paese Domani mattina il Consiglio dei ministri discutera' tra le altre cose del maxiemendamento che la prossima settimana" presentera' in Senato al decreto legge sulla competitivita'. L'esecutivo formalizzera' anche la decisione sulla preannunciata fiducia al provvedimento. ---------------------------------------------------------------------- Giovedi, 28 Aprile, 2005 ---------------------------------------------------------------------------------------------- Caso Calipari. Berlusconi, il Pentagono e l'Amministrazione Usa hanno posizioni diverse
Nicola Calipari Roma, 28 aprile 2005 "Stiamo lavorando, speriamo di arrivare, capiamo
le difficoltà della controparte, perché il Pentagono
ha certe posizioni e l'Amministrazione americana vorrebbe che queste
posizioni potessero essere più flessibili". Silvio Berlusconi
risponde così ai giornalisti sulla vicenda Calipari e i rapporti
dell'Italia con la commissione d'inchiesta americana. ---------------------------------------------------------------------- Mercoledi, 27 Aprile, 2005 ---------------------------------------------------------------------------------------------- Governo. Berlusconi alla Camera: rispetteremo il Patto anche nel 2005, per il Sud obiettivi precisi
Il premier Berlusconi Roma, 26 aprile 2005 "L'Italia, nonostante le difficoltà, ha
sempre rispettato in questi ultimi quattro anni il rapporto Pil-deficit
al 3%, cosa che continuerà a fare anche per tutto il 2005".
Il Governo si muoverà in un quadro di "stabilità
finanziaria per mantenere la fiducia degli imprenditori e dei sindacati".
Berlusconi ha ribadito che l'obiettivo del Governo è "portare
il debito pubblico sotto il 100% del Pil". Il presidente del Consiglio non ha mancato di ricordare l'azione del governo a favore delle famiglie, "per cui già molto è stato fatto". Ma in questo campo "occorre fare di più" anche in considerazione del fatto che sulle spalle delle famiglie grava "l'aumento del costo della vita derivante dal cambio della moneta". Il premier annuncia quindi iniziative "a favore delle famiglie più numerose" e l'obiettivo di "irrobustire le politiche di deduzioni fiscali". "Per il Sud abbiamo obiettivi precisi". Silvio Berlusconi ha esposto le linee guida del suo programma soffermandosi sul Mezzogiorno. Il premier cita i 22,5 miliardi disponibili, l'avvio del fondo rotativo, l'introduzione di strumenti di fiscalità di vantaggio per le imprese, il completamento del piano delle infrastrutture. La nuova compagine di governo "ha le carte in regola per realizzare il programma che ho qui illustrato". Berlusconi nel suo intervento alla Camera ha aggiunto che la maggioranza "ha i numeri e le capacità per portare a compimento il programma e le riforme, anche quella costituzionale". Silvio Berlusconi ha confermato che la riforma costituzionale "sarà definitivamente varata in questa legislatura per poi fare il referendum nella seconda metà del 2006". Quanto alla Cdl, essa rappresenta "la sintesi di un forte riformismo e cambiamento", motivo per cui il suo disegno riformatore è "il più adeguato". La Cdl, ha aggiunto Berlusconi, "non è nata come cartello elettorale". Il presidente del Consiglio ha concluso il suo intervento alla Camera chiedendo la fiducia dei deputati. Il premier ha parlato per 17 minuti. "Teme ora gli eventuali agguati dell'Udc?". "No", la risposta data dal premier ai giornalisti che lo hanno interpellato all'entrata di Palazzo Madama dove il presidente del Consiglio si è recato per consegnare il testo del suo intervento appena letto a palazzo Montecitorio. ---------------------------------------------------------------------------------------------- Politica. Spiagge in vendita, Pisanu ironizza su Tremonti: "Risolta la questione meridionale"
Giulio Tremonti Roma, 26 aprile 2005 "Finalmente la questione meridionale si risolve ai pubblici incanti!". A commentare ironicamente la proposta del vice premier Giulio Tremonti sulla vendita delle spiagge del Mezzogiorno ai privati non è, questa volta, un esponente del'opposizione, ma il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu. "I padri del meridionalismo italiano - ha aggiunto il Ministro Pisanu da Guido Dorso a Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci, Luigi Sturzo, Giulio Pastore, Ugo La Malfa, Pasquale Saraceno e Manlio Rossi Doria, possono ora riposare in pace". "Se Tremonti vuole continuare su questa strada ce lo dica subito, perché allora vuol dire che questo governo ha i giorni contati", rincara la dose a Radio Radicale il vicepresidente della Camera, Publio Fiori (AN). "Tremonti propone di dare le spiagge ai privati. Potremmo allora cominciare con il vendere le Alpi. Se si tratta di sistemare i conti del Paese svendendolo allora non ci siamo. Se questo è l'inizio, è un inizio molto negativo, non credo che si possa fare dell'Italia un grande mercato da dare a privati , non credo che possa essere questa la strada. Berlusconi spieghi a Tremonti che proprio per questo suo modo di impostare la politica ha avuto un primo stop quando fu tolto dal ministero dell'Economia". L'opposizione: governo balneare, spiagge in vendita
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Silvio Berlusconi Roma, 26 aprile 2005 Per il premier e altri 12 indagati, le accuse ipotizzate vanno, a vario titolo, dalla frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita e, solo in pochi casi, riciclaggio. Coinvolti dall'inchiesta avviata 4 anni fa sono, oltre a Berlusconi, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, Candia Camaggi - dagli anni '80 alla direzione di Fininvest - Service di Lugano, la sua assistente Gabriella Galletto, Giorgio Vanoni, Daniele Lorenzano, il banchiere italosvizzero Paolo Del Bue, Carlo Rossi Scribani, Erminio Giraudi, Giorgio Dal Negro, Manuela De Socio, Marco Colombo e il legale inglese David Sninns. "La macchina della giustizia a Milano e' in perfetto
orario, precisa come un orologio svizzero. Complimenti". Lo afferma
il coordinatore di FI Sandro Bondi, a proposito della richiesta dei
Pm milanesi di rinvio a giudizio ---------------------------------------------------------------------------------------------- Caso Calipari. Militari USA assolti, l'Italia non accetta le conclusioni dell'inchiesta. Oggi la Corolla a Roma
L'auto sulla quale viaggiava Nicola Calipari al momento della sparatoria Roma, 26 aprile 2005 "Continuiamo a sperare che si possa giungere ad un rapporto condiviso". Nelle poche parole del portavoce dell'ambasciatore americano a Roma, Ben Duffy, la fotografia della nuova difficile fase nei rapporti fra Italia e Stati Uniti, dopo le anticipazioni sulle conclusioni dell'indagine della commissione mista sulla morte dell'ufficiale del Sismi Nicola Calipari, il 4 marzo scorso, subito dopo la liberazione dell'inviata del Manifesto Giuliana Sgrena. Sta per arrivare a Roma, intanto, la Toyota a bordo della quale quella notte si trovavano Nicola Calipari, Giuliana Sgrena ed un agente del Sismi. La Corolla verrà messa a disposizione dell'autorità giudiziaria italiana e sarà trasferita nei laboratori della Scientifica della Polizia di Stato (Polo Tuscolano) per gli esami balistici utili a verificare le versioni degli agenti italiani e dei militari statunitensi. La delegazione italiana nella commissione mista avrebbe rifiutato di sottoscrivere la sostanziale assoluzione dei militari americani che quella notte spararono sulla Toyota in cui si trovava Calipari, chiedendo anzi un supplemento d'indagine. Troppe le discrepanze fra le versioni degli italiani, ribadite anche ieri ai microfoni di Rainews24 da Giuliana Sgrena, e dai militari americani, sicuri di non aver violato alcuna regola d'ingaggio. Proprio la revisione delle regole d'ingaggio dei soldati ai checkpoint, discussa da settimane dai vertici del Pentagono, potrebbe finire sul tavolo di una difficile trattativa fra Roma e Washington per giungere ad una soluzione politica del caso. Gli Stati Uniti fornirebbero alla magistratura italiana tutti gli elementi in loro possesso per portare avanti l'inchiesta dei pm romani, a cominciare dalla macchina crivellata di proiettili, ma escluderebbero qualsiasi condanna penale dei propri militari. Questi ultimi rischierebbero al massimo provvedimenti disciplinari di richiamo. L'esercito americano, tuttavia, modificherebbe nella direzione di una maggior cautela le regole d'ingaggio delle truppe impagnate in Iraq ai posti di blocco, riconoscendo in qualche modo che il 4 marzo qualcosa non funzionò, e non solo per colpa degli italiani. Le regole d'ingaggio precisano, fra l'altro, quanta forza i militari americani possano utilizzare per fare fronte a potenziali minacce. E' in base ad esse che i soldati lungo l' autostrada per l'aeroporto internazionale aprirono il fuoco, quella notte, sparando, in rapida successione, prima colpi d'avvertimento, poi colpi per fermare il veicolo. Per il Pentagono, i soldati americani che hanno sparato non hanno commesso nessun errore e non saranno puniti perché hanno rispettato le loro consegne. "I soldati stavano solo applicando le procedure operative standard per posti di blocco di quel tipo - dice una fonte anonima del Pentagono - Quindi, non sono responsabili di violazione delle consegne". Uno dei punti chiave del tragico episodio, ha aggiunto, è che secondo gli Usa le comunicazioni fra italiani e americani furono "molto scarse". Intanto, questa mattina, il sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta, ha incontrato a Palazzo Chigi il direttore del Sismi, Nicolò Pollari. ---------------------------------------------------------------------------------------------- Faremo, diremo, infine vincerò. Un governo senza programma
Orgoglio nonostante tutto. Siamo al governo e ci resteremo portando avanti i nostri progetti, quelli soliti: dalla riduzione delle tasse, al sostegno delle imprese senza dimenticare ovviamente le riforme. Berlusconi alla Camera espone le linee programmatiche del suo governo-bis all’insegna della continuità. Come se le ultime elezioni regionali e amministrative non ci fossero mai state. «Siamo consapevoli delle difficoltà che stiamo affrontando ma nella consapevolezza che abbiamo sempre operato per il bene del paese e che abbiamo dato voce e rappresentanza a quella maggioranza del paese che chiede cambiamento e modernizzazione», dice il premier alla Camera mentre l’opposizione sottolinea, con un forte mormorio, il proprio disappunto. Ma vediamo in sintesi i punti fondamentali del discorso del premier. In primis il Sud: «Il governo intende rilanciare il sud in grande stile puntando ad utilizzare i 22,5 miliardi in conto capitale e avviando il fondo rotativo per il credito bancario» spiega Berlusconi promettendo, tra le varie iniziative per il Mezzogiorno l’accelerazione del completamento delle infrastrutture previste. Per il governo Berlusconi-bis grande importanza avrà ovviamente anche il rilancio delle piccole e medie imprese per le quali si punta ad un rafforzamento delle procedure per nuovi investimenti. E ovviamente per le imprese il premier ri-annuncia tagli all'Irap sul costo del lavoro per un importo di 12 miliardi di euro in 3 anni. E poi stop « all'incremento della spesa pubblica». Come? Grazie a «criteri selettivi e premiali per le spese dello stato e per i trasferimenti», privilegiando gli «investimenti infrastrutturali». «Il tutto – rassicura il premier - in un quadro di stabilità finanziaria in modo da tenere ben salda la fiducia degli investitori e dei mercati». E infine Berlusconi non dimentica le riforme e promette: «Porteremo a compimento anche la riforma costituzionale dello Stato che il Parlamento ha già approvato in prima lettura e che sarà definitivamente varata in questa legislatura in tempi tali da far svolgere il referendum confermativo nella seconda metà del 2006». «Un discorso di basso profilo, non si capisce perché abbiano perso visto che hanno rivendicato orgogliosamente tutta la loro politica» commenta a caldo il capogruppo di Rifondazione alla Camera, Franco Giordano mentre il segretario dei Ds Piero Fassino definisce le parole del premier «un discorso desolante di fronte al quale non si può che invocare la protezione di Dio per l'Italia». «Un discorso vuoto che non si sa se fa ridere o piangere. Come se non ci fosse stata la crisi di governo e il paese va bene. Mi pare un mondo che non esiste e a cui nessuno può credere»: così il coordinatore dell'esecutivo della Margherita, Dario Franceschini, sul discorso di Berlusconi alla Camera. Ma anche l’Udc in Aula si mantiene piuttosto freddina alle parole di Silvio Berlusconi che pur, in poco più di 15 minuti, enuncia un piano programmatico per i prossimi 13 mesi che parte da quelle che il partito di Follini aveva da sempre elencato come priorità: rilancio sud, sostegno alle famiglie, risanamento della finanza pubblica e competitività delle imprese. Il discorso del premier viene interrotto poche volte dagli applausi della maggioranza, più che altro quando rischiano di sentirsi troppo i commenti delle opposizioni. Opposizioni che in particolare hanno gradito poco i passaggi in cui il Presidente del Consiglio rivendicava l'aver mantenuto entro il 3 percento il rapporto deficit-Pil, e promette di procedere con l'ulteriore abbassamento delle tasse. Proteste particolarmente forti al momento in cui la promessa si estendeva alla approvazione delle riforme costituzionali. Unico momento bipartisan quando Berlusconi, all'inizio, sottolinea la necessità di rendere giustizia a Nicola Calipari. Alla fine, come da prammatica, quasi tutta la maggioranza in piedi. Quasi tutta, perché appunto il gruppo dell'Udc non ha mai manifestato particolare calore, limitandosi ad un sostegno che sapeva più di circostanza che di entusiasmo. Il Berlusconi-bis può dirsi comunque varato. Mercoledì e giovedì Camera e Senato voteranno la fiducia per Berlusconi. ---------------------------------------------------------------------- Lunedi, 25 Aprile, 2005 ---------------------------------------------------------------------------------------------- 25 aprile. Ciampi a Milano per le celebrazioni. Botta e risposta tra Prodi e Bondi
L'ingresso dei tanks americani Roma, 24 aprile 2005 Per il 60esimo anniversario della Liberazione, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, sarà a Milano, dove prenderà parte alle manifestazioni pubbliche organizzate per l'occasione. In mattinata, dunque, il Capo dello Stato deporrà la tradizionale corona di fiori all'Altare della Patria e poi parteciperà alla solenne commemorazione al Quirinale. Accanto a lui, per la prima volta, anche il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il Premier, però, non accompagnerà Ciampi a Milano dove si terrà la grande manifestazione organizzata dai partiti e dalle associazioni antifasciste. Alle 16.00 in Prefettura il Presidente scoprirà una lapide intitolata a 'Riccardo Lombardi', primo Prefetto della città del dopoguerra, per poi prendere parte, alle 16,45, alla manifestazione commemorativa in Piazza Duomo. Con il Presidente della Repubblica, il ministro Pisanu e il leader dell'Unione Romano Prodi che ha criticato l'assenza del Premier alle celebrazioni degli anni passati. Prodi: La maggioranza non riconosce la festa "Il 25 aprile e' una festa di tutti gli italiani - afferma Prodi - da celebrare, al di là dei contrasti che da sempre l'accompagnano, all'insegna della verità storica e dell'attualità dei valori che essa incarna". (...) "Ricordo - continua Prodi - che il presidente Ciampi, nella celebrazione del 25 aprile dello scorso anno, ebbe a dire che la celebrazione di questa festa scandià per sempre la vita della nostra Repubblica. Sottoscrivo. E' un peccato, ed è un motivo di preoccupazione sincera, che forze rilevanti della maggioranza che ha governato l'Italia in questa legislatura non si riconoscano in questa Festa di libertà e di democrazia". "E' un motivo di inquietudine -sottolinea ancora il professore - che il presidente del Consiglio di questi anni trascorsi non abbia mai considerato un suo dovere civile e politico prendere parte alle celebrazioni della Liberazione". La risposta di Bondi ---------------------------------------------------------------------------------- 25 Aprile 1945 - 25 Aprile
2005 Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione, perseguitato per aver rifiutato come docente universitario di giurare fedeltà al fascismo, pronunciò questo discorso nel 1955 a Milano, davanti ad alcune centinaia di studenti. Ve lo riproponiamo per la sua assoluta attualità, per riflettere insieme. Voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell'Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c'è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane... E quando io leggo nell'art. 2: «l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell'art. 11: «L'Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie... ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini! O quando io leggo nell'art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour! O quando io leggo nell'art. 5: «La Repubbllica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo! O quando nell'art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l'ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi! E quando leggo nell'art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani... Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa cartra. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamenteo di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione. ---------------------------------------------------------------------- Domenica, 24 Aprile, 2005 ---------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Benedetto XVI: "Con l'aiuto di Dio assumo un compito inaudito". "Non abbiate paura"
Papa Benedetto XVI Città del Vaticano, 24 aprile 2005 Pregate perché non fugga davanti ai lupi Il 'deserto' che affligge l'uomo contemporaneo Appello all'unità "Non abbiate paura" "Sì - rileva Papa Ratzinger - egli avrebbe certamente portato via loro qualcosa: il dominio della corruzione, dello stravolgimento del diritto, dell'arbitrio. Ma non avrebbe portato via nulla di cio' che appartiene alla libertà dell'uomo, alla sua dignità, all'edificazione di una società giusta. Giovanni Paolo II parlava inoltre a tutti gli uomini, soprattutto ai giovani". "Così, oggi - conclude Bendetto XVI - io vorrei, con grande forza e grande convinzione, a partire dall'esperienza di una lunga vita personale, dire a voi, cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo: e troverete la vera vita. Amen". La cerimonia In jeep tra i fedeli Ciampi e Berlusconi assistono alla Messa Folla cosmopolita ---------------------------------------------------------------------------------- Governo. Prodi: ha vinto la Lega. Fassino: un esecutivo della disperazione
Fassino con d'Alema Roma, 24 aprile 2005 Negativi i primi commenti dell'opposizione che parla di una brutta riedizione del governo uscente con decisioni umilianti per Alleanza Nazionale e l'Udc. "La mia prima reazione scorrendo la lista dei ministri è che i due elementi di novità del Berlusconi-bis sono il ritorno di Giulio Tremonti, principale responsabile dell'andamento negativo dell'economia italiana, e l'arrivo di Francesco Storace alla Sanità, sconfitto alle elezioni regionali proprio per la cattiva gestione del sistema sanitario nel Lazio", ha detto Romano Prodi, leader dell'Unione, secondo il quale "nella maggioranza il ritorno di Tremonti e l'appoggio di Calderoli vogliono dire che ha vinto assolutamente la Lega". Fassino: un esecutivo della disperazione Franceschini: crisi con un finale incomprensibile Di Pietro: è una pietanza rancida Diliberto: un governo di trombati e riciclati Boselli: una nave piena di falle destinata ad affondare Bertinotti: finita l'era Berlusconi, elezioni vicine ---------------------------------------------------------------------------------- Governo. Al via il Berlusconi-bis: Tremonti torna da vicepremier, Storace al ministero della Salute
Il premier con il presidente Ciampi e alcuni ministri Roma, 24 aprile 2005 L'ex ministro dell'Economia, che lasciò perché non gradito ad Alleanza Nazionale, torna con il ruolo di vicepresidente del Consiglio, proprio a fianco di Gianfranco Fini. Non c'è invece Marco Follini, che ha seguito le indicazioni del partito: più attenzione alla politica dell'Udc e nessun impegno di governo. Della nuova squadra fanno parte anche Francesco Storace, che va al ministero della Salute, Mario Landolfi, che sostituisce a sorpresa Maurizio Gasparri alle Comunicazioni, Gianfranco Miccichè, che andrà a guidare il ministero per lo Sviluppo e la Coesione del Territorio, Giorgio La Malfa, alle Politiche Comunitarie, e Stefano Caldoro, all'Attuazione del programma di Governo. Per il resto il terzo governo Berlusconi (il secondo di questa legislatura) presenta qualche spostamento e molte conferme. Il ministero delle Riforme rimane saldamente nelle mani della Lega, così come quelli di Welfare e Giustizia (nell'ordine Calderoli, Maroni e Castelli). Confermati sostanzialmente anche gli incarichi dell'Udc: Baccini alla Funzione Pubblica, Giovanardi ai rapporti col Parlamento e Rocco Buttiglione che dalle politiche comunitarie si sposta ai Beni Culturali al posto di Giuliano Urbani. "Al consiglio dei Ministri ho detto che sarà
un anno impegnativo, che ci sono molte cose da fare, e che le faremo",
ha detto Silvio Berlusconi lasciando Palazzo Chigi al termine del
primo consiglio dei Ministri del nuovo esecutivo. "Porteremo
a termine il programma del 2001 - ha aggiunto - e anche il nuovo programma
che è l'anticipo del programma per la prossima legislatura".
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Berlusconi giura Roma, 23 aprile 2005 La cerimonia del giuramento ha avuto inizio nel Salone
delle Feste del Quirinale con il giuramento del presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi, nelle mani del Capo dello Stato. La formula del giuramento La cerimonia e' durata 20 minuti. Non ha riservato nessun
colpo di scena Martedì alla Camera, mercoledì la fiducia I ministri del Berlusconi bis I primi commenti Il Berlusconi III e' il 59simo governo della Repubblica. Finora sono stati sei, compreso l'attuale premier, i presidenti del Consiglio che, anche in diverse legislature, hanno guidato per tre volte il governo: Giulio Andreotti, Mariano Rumor, Aldo Moro, Amintore Fanfani, e Alcide De Gasperi. Il record di governi spetta a De Gasperi, che ne ha guidati otto, seguito da Andreotti con sette. ---------------------------------------------------------------------------------- Governo. Berlusconi accetta con riserva l'incarico di formare il nuovo esecutivo
Il premier dopo l'incontro con Ciampi Roma, 23 aprile 2005 Silvio Berlusconi dovrebbe aver completato la squadra di governo, risolvendo anche la questione del ministero delle Riforme. Ora il presidente incaricato ha davanti a sè due adempimenti formali: lo scioglimento della riserva e la proposta al capo dello Stato della lista dei ministri. Il passaggio successivo è il giuramento dei ministri, al Quirinale, nelle mani del capo dello Stato. Sembra che lo scioglimento della riserva e la consegna della lista dei ministri possa avvenire nelle prime ore di oggi. Il premier avrebbe volentieri bruciato le tappe, ma il Quirinale ha chiesto il rispetto formale dei tempi previsti dalla prassi costituzionale. Ciampi ha invitato il premier ad approfondire due questioni: la nomina di Francesco Storace a ministro della Sanità, punto irrinunciabile posto da Fini a Berlusconi, ma fortemente avversata nella stessa An; e lo spacchettamento del ministero delle Infrastrutture. C'è poi un terzo ostacolo: il ritorno (dopo il rifiuto di Follini) di Giulio Tremonti al governo come vicepremier in tandem con Fini. In tarda serata l'ufficio stampa di Palazzo Chigi ha comunicato che oggi non ci sarà il vertice di maggioranza. "Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi - si legge in una nota - assieme al vicepremier Gianfranco Fini e al ministro dell'Economia Domenico Siniscalco avrà invece una serie di incontri per approfondire i punti principali, già individuati, del programma economico". ---------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Benedetto XVI ai Cardinali: non sono qui per essere servito ma per servire
Benedetto XVI Città del Vaticano, 23 aprile 2005 "Se da una parte - ha detto - mi sono presenti i limiti della mia persona e delle mie capacità, dall'altra so bene quale è la natura della missione che mi è affidata e che mi accingo a svolgere con atteggiamento di interiore dedizione". Alla fine della messa di domenica prossima, Benedetto XVI potrebbe fare un giro in Papamobile a piazza San Pietro per salutare i fedeli. Lo ha detto il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, al termine del comitato operativo riunito nella sede del dipartimento in vista dell'evento di dopodomani. "Il Papa - ha spiegato Bertolaso - potrebbe anche percorrere via della Conciliazione fino a piazza Giovanni XXIII". Saranno circa 140 le delegazioni internazionali, tra cui 36 capi di Stato e di governo, che domenica prossima assisteranno alla messa di insediamento di Papa Benedetto XVI. Annunciate anche 300 autorità italiane. ------------------------------------------------------- Giovedi, 21 Aprile, 2005 --------------------------------------------------------------------------------- Governo.Casini: o rinasce la maggioranza o si va alle elezioni.Maroni: e' una crisi al buio.Udc:Follini resta al partito
Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini Roma, 21 aprile 2005 Pier Ferdinando Casini, presidente della Camera, dopo 45 minuti di colloquio con Ciampi ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che o rinasce la maggioranza parlamentare nata dal voto del 2001 o bisogna andare alle elezioni anticipate. Non c'è nessuno spazio per governi istituzionali, ha aggiunto. "Ho espresso al capo dello Stato - ha detto Casini - la ferma convinzione che l'attuale maggioranza di governo, l'espressione del voto elettorale del maggio 2001, non ha alternative in questo Parlamento. Fermo restando che non c'è nessuno spazio per governi tecnici o istituzionali, che ritengo fuori dal novero delle soluzioni possibili. Ma soprattutto estranei all'interesse dell'Italia, i casi sono due: o la ricostituzione della maggioranza ristabilendo i necessari vincoli fiduciari o il ricorso anticipato alle urne restituendo la parola agli italiani". Maroni: è una crisi al buio Calderoli: rivendichiamo il valore del ministero delle
Riforme L'Udc chiede a Follini di stare fuori dal governo Silvio Berlusconi oggi ha ricevuto a Palazzo Grazioli gli esponenti della maggioranza. Terminato l'incontro con Gianni De Michelis e Francesco Nucara, il presidente del Consiglio ha ricevuto il segretario dell'Udc, Marco Follini. Il colloquio tra i due è durato circa 45 minuti. In precedenza aveva incontrato anche Gianfranco Fini. -------------------------------------------------------- Venerdi, 22 Aprile, 2005 --------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Benedetto XVI conferma Sodano e i capi dicastero della curia. Nuova uscita dal Vaticano nel pomeriggio
Benedetto XVI Roma, 21 aprile 2005 Benedetto XVI ha confermato il cardinale Angelo Sodano come Segretario di Stato, confermando anche tutti gli altri capi dicastero della curia. Il Papa ha confermato anche il sostituto alla segreteria di Stato, mons. Leonardo Sandri e il "ministro degli esteri" mons. Giovanni Lajolo. Benedetto XVI, è detto in una nota della sala
stampa della Santa Sede ha "nominato Segretario di Stato il card.
Angelo Sodano, del titolo della Chiesa Suburbicaria di Albano".
Nuova uscita di Benedetto XVI dal Vaticano E' atteso mezzo milione di persone, fra cui numerose autorità provenienti da tutto il mondo, per la messa di inizio pontificato che Benedetto XVI celebrerà domenica mattina. Ieri, nella sua prima omelia Papa Ratzinger ha indicato il Concilio Vaticano quale bussola per la chiesa del terzo millennio, riaffermando l'impegno per l'unità dei cristiani e per il dialogo tra religioni e culture.
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Mercoledi, 20 Aprile, 2005 ---------------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Benedetto XVI: Giovanni Paolo II mi invita a non avere paura, proseguiro' nell'attuazione del Concilio
Benedetto XVI il giorno dell'elezione Roma, 20 aprile 2005 Al suo ingresso, il Papa stringeva la croce astile d'argento che fu di Paolo VI, poi di Giovanni Paolo I ed infine di Giovanni Paolo II. Un segno di continuità, anche questo, nel rispetto dei pontificati precedenti. Con il neopapa erano i cardinali Angelo Sodano e Alfonso Lopez Trujillo. Il primo era segretario di Stato e il secondo presidente del Pontificio consiglio per la famiglia durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Il Papa, nella sua prima messa dopo l'elezione, ha distribuito personalmente la comunione al personale vaticano, tra cui quanti hanno collaborato alla realizzazione del conclave. Benedetto XVI ha indossato ancora l'anello cardinalizio e non quello pontificale, detto 'del Pescatore', che probabilmente deve ancora essere fabbricato su misura per lui. L'omaggio a Giovanni Paolo II "La morte di Giovanni Paolo II e i giorni che sono seguiti sono stati per la Chiesa e per il mondo intero un tempo straordinario di grazia" ha detto Benedetto XVI durante la prima messa del suo Pontificato. "Il grande dolore per la sua scomparsa e il senso di vuoto che ha lasciato in tutti - ha detto Ratzinger - sono stati temperati dall'azione di Cristo risorto che si è manifestata durante lunghi giorni nella corale ondata di fede, d'amore e di spirituale solidarietà, culminata nelle solenni esequie". "Scegliendomi quale vescovo di Roma, il Signore mi ha voluto suo vicario, mi ha voluto 'pietra' su cui tutti possano poggiare con sicurezza. Chiedo a lui di supplire alla povertà delle mie forze, perché sia coraggioso e fedele pastore del suo gregge, sempre docile alle ispirazioni del suo Spirito", ha detto il Papa. Nel solco del Concilio Vaticano II Ciò che non aveva fatto nell'omelia Pro Eligendo
Pontifice, Ratzinger lo ha fatto nella sua prima omelia da Papa, con
un esplicito riferimento al Concilio Vaticano II: Benedetto XVI ha
assicurato di volere "con forza proseguire nell'impegno di attuazione
del Concilio sulla scia dei miei predecessori e in fedele continuità
con la bimillenaria tradizione della Chiesa". Ecumenismo Appuntamento a Colonia ---------------------------------------------------------------------------------------- Governo. Berlusconi si e' dimesso, domani le consultazioni. Ciampi accetta le dimissioni con riserva
Il premeir Berlusconi Roma, 20 aprile 2005 Davanti alle dimissioni rassegnate dal premier Berlusconi "il presidente della Repubblica - spiega una nota del Quirinale - si è riservato di decidere e ha invitato il governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti". Berlusconi, nel breve intervento svolto al Senato, ha
spiegato la necessità della crisi per un nuovo programma che
ponga al primo posto una nuova e diversa attenzione e su famiglie
imprese e Mezzogiorno. "Dovendo dar vita a un nuovo governo -
ha spiegato - non posso sottrarmi a una crisi formale". Berlusconi si è detto "sereno" ed ha assicurato che chiuderà la crisi, compreso lo spinoso capitolo delle riforme, "in pochi secondi" così come è avvenuto per l'elezione del Papa. Berlusconi ha ricordato che "ci sono delle procedure da seguire dettate dalla Costituzione. Sulla lista dei ministri del 'Berlusconi bis', il Premier ha spiegato che "ci sono già delle proiezioni fatte, ma non posso fare anticipazioni. E' un lavoro che farò nelle prossime ore". "Ancora non siamo entrati nel vivo delle cose", ha precisato Silvio Berlusconi a chi gli chiedeva se il ministero delle Riforme resterà o meno alla Lega. ---------------------------------------------------------------------------------------- Motivazioni processo Sme, «Non si può assolvere Berlusconi nel merito»
I giudici del tribunale di Milano hanno depositato le 156 pagine di motivazioni sulla parziale assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo Sme, in cui si chiarisce che il collegio giudicante non ha ritenuto di poter assolvere con formula piena l'imputato Berlusconi. Il 10 dicembre il premier si vide prosciolto per un reato ed assolto per altri due capi d'accusa. L'accusa si basava essenzialmente sulle testimonianze della "teste Omega" Stefania Ariosto, secondo la quale Berlusconi aveva elargito tangenti ad alcuni giudici del tribunale di Roma per vincere nel processo che lo opponeva a Carlo De Benedetti per il controllo della Sme. In merito alle accuse contenute nel capo A - il bonifico di 434.000 dollari arrivato all'ex giudice romano Renato Squillante - per le quali il premier è stato assolto, i giudici scrivono: «Ritiene il Collegio che il quadro indiziario a carico dell'odierno imputato non consenta una pronuncia assolutoria nel merito» e continuano «Tuttavia all'imputato possono essere riconosciute le circostanze attenuanti generiche, sia in considerazione del fatto che lo stesso è ncensurato, sia perché l'impianto accusatorio, costruito principalmente attorno alla vicenda Sme, non ha trovato riscontro per quanto riguarda la posizione di Silvio Berlusconi». In sostanza, il collegio giudicante non ha ritenuto di poter assolvere con formula piena l'imputato Berlusconi. Piuttosto nelle motivazioni si parla di un impianto accusatorio un po' carente, che non ha portato prove specifiche della corruzione «gli elementi istruttori riferibili alla partecipazione di Silvio Berlusconi alla corruzione del magsitrato Squillante -scrivono i giudici- non raggiungono per univocità e concordanza la dignità di prova e impongono la pronuncia assolutoria dell'imputato». Appurata invece la tangente che i Barilla - che facevano parte della cordata guidata dal premier - pagarono allo stesso giudice Squillante. Il presidente del Consiglio però ha potuto godere delle attenuanti specifiche, una specie di merito sul campo: il cittadino Berlusconi è incensurato, conduceva una vita rispettabile «già prima di assumere cariche pubbliche», quindi va assolto. Nel processo vi è anche un capo B, che riguardo la posizione del giudice Filippo Verde. I magistrati hanno spiegato che l'assoluzione del giudice romano dall'accusa di corruzione è stata «strumentale» per la posizione di Berlusconi in questo processo. Innanzitutto nelle motivazioni si chiarisce che «È la sentenza della suprema corte, in quanto costituente giudicato che ha impedito l'attribuzione della Sme a De Benedetti, non certo la sentenza di primo grado. E si tratta di un dato assolutamente incontrovertibile, che (...) costituisce un elemento di grande rilevanza per valutare la condotta di Filippo Verde». In sostanza, spiegano i giudici nelle pagine successive, nel momento in cui il giudice Filippo Verde è stato giudicato innocente rispetto all'accusa di corruzione, per forza di cose è riconosciuto innocente anche chi lo avrebbe corrotto, appunto Silvio Berlusconi. Qualche ora prima da Como invece sono arrivate cattive notizie per la teste Omega, la Stefania Ariosto del processo Sme. Il sostituto Giulia Pantano della Procura di Como ha chiesto per lei una condanna a 3 anni e 4 mesi per bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice in relazione al fallimento della «Immobiliare Porfido». Le si contesta un buco di 700 milioni di vecchie lire. L’Ariosto tuttavia, come Berlusconi, godrà delle attenuanti generiche e il riconoscimento della non continuazione fra i due reati. Che non ha rinunciato a commentare la sentenza «Ho partecipato a 2.500 udienze senza poter in alcun modo coltivare la mia attività, i miei affari. Ho svolto il mio ruolo di supertestimone per ragioni superiori e più importanti e sono contenta di aver contribuito al raggiungimento di una verità giudiziaria. Tutto questo, però, mi ha impedito di intraprendere qualsiasi iniziativa economica. Mi restituiscano questi otto anni che mi sono stati sottratti». --------------------------------------------------------------------------------- Martedi, 19 Aprile, 2005 ---------------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Fumata bianca, eletto il nuovo Papa gia' al quarto scrutinio
il nuovo Papa è Joseph Ratzinger Benedetto XVI Citta del Vaticano, 19 aprile 2005 Invasa dalla folla, immediatamente, via della Conciliazione:
piazza San Pietro era già piena di fedeli, che hanno accolto
la fumata con un boato di gioia. Ora sono centomila, ma la gente continua
ad arrivare. Subito dopo è cresciuta l'attesa, ovviamente, per il suono delle campane chiamate a confermare l'avvenuta elezione, mentre radio e tv di tutto il mondo aspettano di conoscere il nome del nuovo Pontefice. E alle 18.03 le campane di San Pietro hanno inziato a suonare a distesa accompagnate dall'entusiasmo dei pellegrini. ---------------------------------------------------------------------------------------- Governo. Fini garantisce la fiducia, ma i ministri sono pronti a lasciare. Prodi: basta, la parola torni agli elettori
Il vicepremier Gianfranco Fini Roma, 19 aprile 2005 L'Unione: Pisanu prepari il voto prima dell'estate La posizione di AN Fini ha proseguito: "Fin d'ora garantiamo che non gli faremo mancare la fiducia politica. Per lealtà e per doveroso rispetto del valore primario della coalizione e del bipolarismo. Dimostrare che è ancora possibile la partecipazione degli esponenti di An nell'esecutivo dipende unicamente da ciò che dirà e farà il presidente del consiglio. Ringrazio i ministri - ha concluso - i vice ministri e i sottosegretari di An per aver rassegnato nelle mie mani le dimissioni dai loro incarichi dandomi mandato, se sarà necessario, di farle ratificare dalla direzione nazionale". Berlusconi domani riferisce alle Camere. Giovedì
la fiducia A Palazzo Grazioli, in corso vertice di FI ---------------------------------------------------------------------------------------- Cronaca. Arrestati a Roma sette poliziotti con l'accusa di rapina, riciclaggio, detenzione di droga e abuso d'ufficio
Nove persone sono indagate Roma, 19 aprile 2005
I reati contestati agli indagati, a secondo delle posizioni,
sono quelli di associazione per delinquere finalizzata alla rapina
aggravata, furto, abuso d' ufficio, simulazione di reato, riciclaggio
e detenzione di droga. Il gruppo, secondo l' accusa, avrebbe individuato,
grazie ai suoi legami con l' ambiente criminale romano, le persone
da sottoporre a perquisizione illegale al fine di sottrarre loro,
sotto la minaccia dell' arresto, droga, valuta straniera e altri beni.
---------------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Secondo giorno di Conclave. Seconda fumata nera. Si vota di nuovo nel pomeriggio
I fedeli guardano la nuova fumata Roma, 19 aprile 2005 Dopo la prima fumata nera di ieri sera, i 115 Cardinali si sono riuniti nuovamente questa mattina per le quattro votazioni quotidiane per l'elezione del successore di Giovanni Paolo II. Piazza San Pietro si è lentamente riempita di
fedeli e di curiosi. In attesa della fumata, in molti si sono radunati
davanti alla basilica con lo sguardo puntato verso il comignolo sopra
la Cappella Sistina. Un brivido ha scosso Piazza San Pietro quando
la prima striscia di fumo ha cominciato a fuoriuscire dal --------------------------------------------------------------------------------- Lunedi, 18 Aprile, 2005 ---------------------------------------------------------------------------------------- Governo. Concluso il vertice della Cdl. Fini: presto un Berlusconi bis. Bossi: un Berlusconi piu' debole
Il premier Silvio Berlusconi Roma, 18 aprile 2005 Si è concluso il vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli ma le acque, all'interno della maggioranza non sembrano ancora tranquille. Alla fine dell'incontro, Rocco Buttiglione ha annunciato il raggiungimento di un accordo per la formazione di un nuovo governo guidato, sempre, dal premier Silvio Berlusconi. Fini: un Berlusconi bis in tempi brevi La lettera di Follini a Berlusconi De Michelis: i socialisti appoggeranno il Berlusconi
Bis Bossi: Berlusconi più debole; Calderoli: Buttiglione
troppo ottimista Gli fa eco, il ministro per le riforme Roberto Calderoli che commenta: "Riteniamo eccessivo l'ottimismo di Buttiglione rispetto al raggiungimento di una accordo". "Questa disponibilità da parte dell'Udc di rientrare al governo - sottolinea Calderoli - va ancora verificata nei fatti. In più, a tutt'oggi non ci sono stati impegni ufficiali sul completamento delle riforme, motivo per cui la Lega è entrata nella Cdl". Casini: nessuna comunicazione formale L'Unione chiede che Berlusconi riferisca in Parlamento ---------------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Al via il primo Conclave del terzo millennio. Ratzinger: chiediamo un papa pastore
La messa "pro eligendo pontifice" Roma, 18 aprile 2005 Ratzinger lancia l'allarme: all'interno della Chiesa
si fa strada la "dittatura del relativismo" I 115 cardinali che da oggi saranno chiamati a eleggere
il nuovo Papa sono entrati ieri pomeriggio nella casa di Santa Marta,
la residenza a loro destinata. Una volta dentro, non potranno più
comunicare con l'esterno e per muoversi utilizzeranno percorsi "protetti".
Le votazioni e le fumate ---------------------------------------------------------------------------------------- Governo. Giornata chiave per la crisi. Fini, Pisanu e Letta da Berlusconi
Il premier Silvio Berlusconi Roma, 18 aprile 2005 Nel centrodestra proseguono i contatti per cercare di
risolvere la crisi in cui è precipitata la maggioranza dopo
l'uscita dal governo dell'Udc e del Nuovo Psi. Per tutta la giornata
di ieri ha funzionato una sorta di "comitato di crisi" composto
dal vicepremier Gianfranco Fini, dal ministro Giuseppe Pisanu e dal
sottosegretario Gianni Letta. I tre - in stretto contatto con Berlusconi,
che è rimasto in Sardegna e poi è volato a Milano per
incontrare Umberto Bossi a Comerio - hanno cercato per tutto il giorno
di stringere un'intesa con l'Udc su un percorso condiviso. Pisanu: la crisi rischia di complicarsi Fassino: inutili fotocopie --------------------------------------------------------------------------------- Domenica, 17 Aprile, 2005 ---------------------------------------------------------------------------------------- Follini resiste, la Lega s'infuria,
Berlusconi al mare
Il leader dell'Udc Marco Follini «È inutile insistere. Io quel documento non lo firmo». Una telefonata di Silvio Berlusconi in tarda mattinata ha di nuovo fatto perdere la pazienza a Marco Follini: «Serve uno scatto di fantasia, lo ripeto, un cambiamento vero...». E più tardi, in conferenza stampa scandirà: «Quel testo non è né il problema né la soluzione», mentre i suoi collaboratori lo liquidano: «Superato, quel documento non esiste più». Il premier non la pensa così e con i suoi ribadisce la minaccia delle urne. Ma al di là delle schermaglie deve prendere atto della situazione. I centristi non arretrano e riescono, per ora, a sfilarsi dalla tenaglia Berlusconi-An-Lega evitando di cadere nell’agguato del governo-fotocopia e rintuzzando la minaccia «spuntata» delle elezioni anticipate. Nuovo programma e nuovo governo: lo chiedono da una settimana. Portando Berlusconi, passo dopo passo, sulla strada che hanno tracciato per lui: formalizzazione della crisi, salita sul Colle, voce nel capitolo nuovi ministri. Il tutto ai loro tempi e ai loro modi. Sabato il clima nel centrodestra appariva più disteso. Da week end: i mediatori Gianni Letta e Giuseppe Pisanu al lavoro, Berlusconi in Sardegna, i parlamentari a casa. «Si va verso una soluzione - confidava più di un esponente dell’Udc - La frattura si sta saldando». Sul fronte opposto, notizie diverse: il premier «non è contento», se l’Udc non rientra - è il ritornello - si vota. La Lega fa pressing: basta meline. Deadline lunedì: quando Berlusconi andrà al Quirinale, ufficialmente per consegnare a Ciampi le dimissioni della delegazione centrista uscita dal governo. E filtrano voci che al Viminale si stanno attrezzando per le elezioni a fine giugno. Intanto, la CdL si prepara a un vertice nello stesso giorno, che forse non sarà «interlocutorio». Marco Follini trascorre il sabato nel suo ufficio di via Due Macelli, in contatto con i dirigenti del suo partito: incontra il fedelissimo Lorenzo cesa e Mario Tassone, parla con D’Onofrio e Vietti che sono in Sicilia, più volte con Bruno Tabacci. Nel pomeriggio convoca la stampa per una dichiarazione che si colloca a metà tra la puntualizzazione e l’apertura agli alleati. Tre i messaggi inviati. Il primo: «L’Udc è un partito alternativo alla sinistra, il nostro obiettivo è aiutare la CdL a riprendere un’iniziativa seria e fermare il cammino di Prodi». Traduzione: non faremo ribaltoni né inciuci con il centrosinistra. Il secondo: «Servono un nuovo programma e un nuovo governo, con la leadership di Berlusconi, e sia chiaro che non sto parlando di posti in più per il mio partito». Traduzione: Casini resta in panchina, e non vogliamo poltrone per noi. .... La trattativa è per un governo «di visibilità»: i nomi restano quelli dell’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato, dell’ex «governatore» pugliese Raffaele Fitto, dell’ex rettore della Luiss Adriano Di Majo, più la «provocazione» della rentrée Giulio Tremonti. Tranne De Majo, tutti esponenti di Forza Italia che Follini si intesterebbe in vista del 2006. Il terzo messaggio rimanda, di nuovo, la palla nel campo avversario: «Il premier ha la possibilità e la capacità di realizzare l’obiettivo». Cioè di acconsentire a richieste ragionevoli e di buonsenso. Il segretario centrista fa mostra di non temere neppure l’ipotesi di votare subito, correndo da solo: «Le elezioni anticipate sono un buon argomento e una pessima minaccia». Certo, la dote di due o tre punti sopra la barriera del propozionale non è una garanzia d’acciaio per la sopravvivenza dell’Udc. Ma la scommessa di aggregare buona parte dei delusi di Forza Italia avrebbe un suo fascino. Gianni De Michelis, segretario del Nuovo Psi che ha ritirato due sottosegretari dal governo, vede crearsi «di fronte alla dichiarata disponibilità del premier» le condizioni per il sospirato Berlusconi Bis. Sperando in un «concreto e puntuale programma di fine legislatura» nonché in «significativi elementi di novità» della squadra nei settori economia, competitività e Mezzogiorno. Da via della Scrofa parla Ignazio La Russa: «Siamo ottimisti sull’avvio a breve di un nuovo programma con un nuovo governo. Le parole distensive di Follini e De Michelis vanno nella direzione auspicata». Anche Carlo Giovanardi, il più berlusconiano dei centristi e l’unico voto in dissenso sull’uscita dal governo, è fiducioso: «Tutti i pezzi si stanno ricomponendo, la situazione è migliore di quanto appaia. Anche perché non nonci sono altre soluzioni che il Berlusconi Bis, se non il suicidio collettivo...». In serata però Luca Volonté, braccio destro del segretario centrista, gela gli entusiasmi: «Non capisco perchè le parole di Follini siano considerate di rottura un giorno e distensive il giorno dopo. La posizione dell’Udc è chiara: non rompere ma cambiare in meglio l'alleanza». --------------------------------------------------------------------------------- Sabato, 16 Aprile, 2005 ---------------------------------------------------------------------------------------- L'Udc se ne va, governo in
crisi. Berlusconi ora minaccia tutti: «Non vi libererete di
me» La crisi è aperta. L’Udc, accogliendo la proposta del segretario e vicepremier Marco Follini, esce dal governo. Tutti i ministri centristi si dimettono. Li segue immediatamente anche il Nuovo Psi di Gianni De Michelis, che non ha ministri ma solo qualche sottosegretario. Insomma, il governo Berlusconi non esiste più. E questa volta non basterà un’operazione di maquillage per nascondere le ferite. Il presidente della Repubblica non lo accetterebbe. Serve un nuovo esecutivo, una crisi formale. E sarà una crisi non pilotata, al buio. La rottura di Follini, che prima di muoversi ha ottenuto la benedizione di Pierferdinando Casini, è esplicita: «O noi esprimiamo una delega in bianco al leader della coalizione, oppure ci assumiamo la nostra responsabilità», in nome di «un interesse generale del paese che dobbiamo cercare di coltivare». Questo il prezzo pagato dal premier per la sua ostinazione ad andare avanti come se nulla fosse cambiato. Fini ha piegato la testa, Casini e Follini no. La replica di Berlusconi Si va verso un governo bis? «Vediamo... perchè la soluzione è tutta in movimento. Io guardo alla sostanza delle cose, vediamo qual è. E, se c'è l'interesse del Paese che deve prevalere, io prenderò le decisioni più opportune». La proposta a cui sta lavorando il premier è, in sostanza, quella di una riedizione del suo attuale governo. Prima però tutti gli alleati dovrebbero firmare un patto di legislatura. Mentre Ciampi, rientrato a Roma dalla Bulgaria, attende un segnale da palazzo Chigi, il presidente del consiglio prende tempo e si smarca dagli obblighi istituzionale: «Il presidente della Repubblica? Non so se lo vedrò in giornata». Secondo alcune fonti della maggioranza, il presidente del Consiglio, per calmare le fibrillazioni interne al centrodestra, sarebbe disponibile ad assumere l'interim dei ministeri lasciati dai centristi (Funzione pubblica, Rapporti con il Parlamento e Politiche regionali), in attesa di un incontro al Quirinale all'inizio della prossima settimana. La Lega, intanto, attacca: «Ora attendiamo una risposta dall'Udc - afferma Roberto Calderoli - o rientrano a tutti gli effetti nella compagine di governo o si va al voto anticipato. Ma, in questo caso, ci presenteremo con chi c'è. La Cdl non sarà più quella del 2001». Replica l'ex ministro centrista Mario Baccini: «Le minacce di Calderoli non ci fanno nè caldo nè freddo». La scelta dell'Udc Di fronte alle prime offerte di Berlusconi, Follini ha tuttavia scelto di resistere. Rifiutandosi di partecipare alla riunione dei segretari della Cdl chiamati a firmare un documento contenente un'azione di rilancio per la fine della legislatura. ---------------------------------------------------------------------------------------- Governo. Udc esce dal governo. Lega: o rientra o si va al voto. Berlusconi: alla fine l'accordo si fara'
Il leader dell'Udc Marco Follini Roma, 16 aprile 2005 "O l'Udc torna dentro, o si va al voto" è stato il messaggio lanciato dal Carroccio. Un monito che "non fa né caldo né freddo" al partito di Follini, che sembra a sua volta pronto ad andare alle urne. Berlusconi comunque si recherà dal presidente della Repubblica dopo aver chiari gli esiti dell'"approfondimento" del confronto nella maggioranza. Il premier continua a negare il rischio di elezioni anticipate e sembra prepararsi a succedere a se stesso. Gianni De Michelis lo ha detto che Berlusconi è pronto ad un nuovo governo. Soluzione che potrebbe accontentare anche l'Udc, se prevede un sostanzioso rinnovamento del programma, un "nuovo patto con gli italiani". "L'importante - ha detto Berlusconi - è andare avanti e realizzare i programmi. Poi, se ci sono situazioni che sanno di vecchia politica, bisogna superarle con pazienza". Il premier è convinto che alla fine l'accordo si farà. ---------------------------------------------------------------------------------------- Usa. Catturato Baldinucci, ricercato per l'omicidio Falcone
Falcone con Borsellino Washington, 16 aprile 2005 Baldinucci dovrà comparire di fronte a un tribunale di Brooklyn per ingresso illegale negli Stati Uniti. Negli Usa aveva già subito una condanna nel 1985 per traffico di droga, prima di essere estradato. --------------------------------------------------------------------------------- Venerdi, 15 Aprile, 2005 ---------------------------------------------------------------------------------------- L'Udc se ne va, governo in crisi. Berlusconi ora minaccia tutti: «Non vi libererete di me»
La crisi è aperta. L’Udc, accogliendo la proposta del segretario e vicepremier Marco Follini, esce dal governo. Tutti i ministri centristi si dimettono. Li segue immediatamente anche il Nuovo Psi di Gianni De Michelis, che non ha ministri ma solo qualche sottosegretario. Insomma, il governo Berlusconi non esiste più. E questa volta non basterà un’operazione di maquillage per nascondere le ferite. Il presidente della Repubblica non lo accetterebbe. Serve un nuovo esecutivo, una crisi formale. E sarà una crisi non pilotata, al buio. La rottura di Follini, che prima di muoversi ha ottenuto la benedizione di Pierferdinando Casini, è esplicita: «O noi esprimiamo una delega in bianco al leader della coalizione, oppure ci assumiamo la nostra responsabilità», in nome di «un interesse generale del paese che dobbiamo cercare di coltivare». Questo il prezzo pagato dal premier per la sua ostinazione ad andare avanti come se nulla fosse cambiato. Fini ha piegato la testa, Casini e Follini no. La replica di Berlusconi Si va verso un governo bis?«Vediamo... perchè la soluzione è tutta in movimento. Io guardo alla sostanza delle cose, vediamo qual è. E, se c'è l'interesse del Paese che deve prevalere, io prenderò le decisioni più opportune». Mentre Ciampi, rientrato a Roma dalla Bulgaria, attende un segnale da palazzo Chigi, il presidente del consiglio prende tempo e si smarca dagli obblighi istituzionale: «Il presidente della Repubblica? Non so se lo vedrò in giornata». La scelta dell'Udc Prima della riunione del vertice dell’Udc Follini si è incontrato a a Palazzo Chigi con l’altro vicepremier Gianfranco Fini. E cosa si siano detti non è dato sapere. Ma le due posizioni sono note. Il leader di An, dopo aver fatto la voce grossa, ha scelto una linea morbida (niente richiesta di cambio di leadership, solo un rimpastino e un nuovo programma e in ogni caso un passaggio in Parlamento a chiedere una nuova fiducia), mao ra è in difficoltà di fronte al protagonismo dei centristi di Follini. Anche perché in gioco c'è la leadership del centrodestra di domani. -------------------------------------------------------------------------------- Metalmeccanici: da Torino a
Melfi tutti in piazza Uno sciopero per porre un freno ai licenziamenti, alla cassa integrazione e alle chiusure degli stabilimenti e per richiamare l’attenzione del governo, colpevolmente inattivio sul tema delle politiche industriali. Uno sforzo richiesto anche alle imprese, che devono puntare sulla competizione investendo in tecnologia e innovazione ma senza sacrificare i salari e precarizzare ulteriormente il mercato del lavoro. Venerdì per quattro ore – otto a Melfi – i metalmeccanici hanno incrociato le braccia in tutta Italia: la mobilitazione nazionale indetta da Fiom, Fim e Uilm ha registrato un’ampia partecipazione. I sindacati indicano una percentuale dell'80% tra gli operai e del 70% tra gli impiegati nelle province di Milano e Monza, con punte del 95% all'Iveco. Si è fermato il 70% delle tute blu della Fiat
a Torino. Presidi sono stati organizzati in tutti i distretti industriali
del veneto, da Padova a Rovigo e Belluno e davanti alla sede della
Zanussi con una partecipazione massiccia (oltrte il 90%). Tutto fermo
anche a Napoli e provincia: all’Ansaldo e alla Whirlpool come
all’Alenia di Nola e Giugliano. Si parla del 90% di adesioni
alla Fincantieri e all'Asub, dell'80% all’Avio e alla Fiat,
del’ 70% all'Alenia di Somigliano. Del 100% l’adesione
allo sciopero dei metalmeccanici dell'indotto del petrolchimico di
Siracusa, che si sono fermati per due ore a inizio turno. Al picchetto
fuori dai cancelli del petrolchimico c’erano almeno 600 operai.
Folti anche i cortei: a Termini Imprese e Torino sono sfilati in duemila,
a Napoli tremila, a Bologna erano cinquemila mentre in diecimila sono
partiti in corteo da Marghera verso il capoluogo della Laguna. Agli
occhi dei vertici della FIAT invece lo sciopero deve essere stato
un flop: secondo i dati deprimenti forniti dai vertici torinesi, l'adesione
dei metalmeccanici negli stabilimenti del gruppo ha si attesta tra
il 5 e il 24%. Nello specifico è del 24% alle carrozzerie di
Mirafiori, del 14% a Pomigliano, del 15% allo sciopero di otto ore
dei lavoratori dello stabilimento di Melfi.
--------------------------------------------------------------------------------- Giovedi, 14 Aprile, 2005 -------------------------------------------------------------------------------------- Governo. Fini a Berlusconi: la prossima settimana il voto di fiducia. L'Udc verso l'appoggio esterno
Gianfranco Fini Roma, 14 aprile 2005 L'affondo del vicepresidente del Consiglio Gianfranco
Fini era nell'aria e non si è fatto attendere: "Ho chiesto
a Berlusconi di andare in Parlamento la prossima settimana. Di chiedere
un voto di fiducia alla sua maggioranza sulla base di un nuovo programma.
"La novita' richiesta da An deve essere nei contenuti politici
non nei ministri". L'Udc verso l'appoggio esterno -------------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Sorteggiate le stanze
che ospiteranno i cardinali a Santa Marta Sono 115 i cardinali elettori Roma, 14 aprile 2005 -------------------------------------------------------------------------------------- Immigrazione. L'Ue chiede all'Italia di interrompere le espulsioni
Una barca di clandestini al largo di Lampedusa Bruxelles, 14 aprile 2005 Il Parlamento europeo ha approvato con un solo voto di differenza, 51 sì e 50 no, la risoluzione comune presentata da Socialisti europei, Liberaldemocratici, Verdi e Sinistra Europea, nella quale si invita l'Italia e "tutti gli stati membri ad astenersi dall'effettuare espulsioni collettive di richiedenti asilo e di migranti irregolari verso la Libia e altri paesi e ad assicurare l'esame individuale delle domande di asilo nonché il rispetto del principio dei non espulsione". L'Italia viene meno agli obblighi internazionali Delegazione europea al centro di Lampedusa -------------------------------------------------------------------------------------- Politica. Prodi: la crisi economica paralizza il paese. Non c'e' tempo da perdere
Romano Prodi Roma, 14 aprile 2005 --------------------------------------------------------------------------------- Mercoledi, 13 Aprile, 2005 -------------------------------------------------------------------------------------- Borsa. Fininvest conferma le indiscrezioni, Berlusconi cede il 16,88% di Mediaset
Mediaset, cambiano gli assetti societari Milano, 13 aprile 2005 Per Repubblica l'operazione ha un valore di oltre 2,2 miliardi di euro. -------------------------------------------------------------------------------------- Ue. Almunia: entro giugno procedura su rischi di deficit eccessivo. Siniscalco: non vedo condizioni per manovra bis
Il ministro dell'Economia Siniscalco Roma, 12 aprile 2005 "Ho intenzione di presentare alla Commissione - ha detto Almunia - un rapporto per il rischio di deficit eccessivo, a carico dell'Italia. E ho intenzione di farlo a giugno". A suo parere l'Italia deve risolvere il contenzioso con Eurostat sulla certificazione dei conti del 2003 e del 2004. "Sono preoccupato - ha detto - per le previsioni economiche che parlano di un possibile 3.6% per quest'anno e di un deficit superiore al 4% nel prossimo". In una conferenza stampa il ministro dell'Economia, Siniscalco ha osservato che "al momento con la congiuntura così debole e con i dati del primo trimestre in mio possesso non vedo le condizioni e non credo che sarà richiesta" una manovra bis sui conti del 2005. Allo stesso tempo Siniscalco ha sottolineato che "l'esperienza mostra che le finanziarie elettorali non pagano, spero di convincere i miei colleghi e per farlo farò anche l'esempio della finanziaria del 2000 fatta dal centrosinistra". Un "dibattito politico, possibilmente parlamentare" per discutere della situazione dei conti pubblici, "in occasione della trimestrale di cassa", viene chiesto dal leader dell'Unione Romano Prodi che si dichiara "molto preoccupato, dopo aver visto le osservazioni di Almunia". "Se i conti pubblici italiani stanno come dice il commissario europeo Almunia credo ci sia ben poco spazio per una finanziaria elettorale, se non si vuole veramente mandare in rovina il Paese". "Frana la situazione del Paese sui conti pubblici", ha commentato il segretario Ds Piero Fassino, aprendo i lavori della direzione del partito, aggiungendo che "andiamo verso un deficit del 4% e nel 2006 potrebbe essere superiore". Per Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria, "è un segnale di quanto bisogna stare attenti ai mercati e di quanto sia importante prendere una iniziativa per l'economia come gli industriali chiedono".. Per il leader dell'Udc, Marco Follini, sui conti pubblici "nessun allarmismo, ma la guardia deve sempre essere alta". -------------------------------------------------------------------------------------- Politica. Berlusconi da Ciampi, giovedi' vertice della CdL per varare il rimpasto di governo
Il segretario dell'Udc Marco Follini Roma, 12 aprile 2005 Per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, un'altra giornata che sembra non finire mai, in una fase delicatissima della legislatura aperta dalla netta sconfitta alle Regionali. In serata il colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: il premier ha lasciato il Colle dopo poco più di un'ora accompagnato dal sottosegretario Gianni Letta, con il quale ha poi delineato tutti i temi che giovedì dovrà discutere con gli alleati di governo nel vertice della Casa delle Libertà a Palazzo Chigi. Il premier non pensa ad un 'Berlusconi-bis', ma ha prospettato al Capo dello Stato, secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari, un rafforzamento della squadra di governo che potrebbe comprendere, tra l'altro, i nuovi dicasteri del Mezzogiorno e delle Aree urbane (ma c'è chi parla di quattro ministeri), con un patto di fine legislatura, un programma forte di rilancio del Meridione e dell'economia sul quale il Parlamento si potrebbe esprimere con un voto. Per le Aree urbane tra i più accreditati ci sarebbe Francesco Storace, che questa sera il premier ha incontrato a palazzo Grazioli. Per il dicastero del Mezzogiorno le indiscrezioni parlerebbero di un'offerta all'Udc. Un nuovo incontro tra il capo dello Stato e Berlusconi dovrebbe svolgersi al rientro dalla visita in Bulgaria del presidente della Repubblica, che verrebbe cosi' meso a conoscenza della sitiuazione nella maggioranza alla luce delle conclusioni del vertice che si svolgera' giovedi'. Il presidente del Consiglio sarebbe disponibile ad un passaggio in Parlamento, per informare le Camere dei possibili cambiamenti nella compagine governativa e di eventuali aggiornamenti del programma. A complicare ulteriormente uno scenario già molto difficile per Berlusconi, le preoccupazioni della Ue su un rapporto deficit/pil dell'Italia al 3,6% nel 2005 e al 4,6% nel 2006. Dopo il presidente della Confindustria Montezemolo e la Corte dei Conti, l'allarme del Commissario Almunia sui conti pubblici non facilita il tentativo di ricompattare la maggioranza su un programma di rilancio dell'economia. Il ministro del Tesoro Domenico Siniscalco ha subito smentito una manovra bis: rischierebbe di frenare ulteriormente quel poco di crescita che c'è. Ma per ora non è arrivata nessuna precisa indicazione su come accelerare l'uscita dalla stagnazione e ridare fiducia agli imprenditori. Il Pil dimezzato rispetto alle previsioni non solo ha pesantemente influenzato il bilancio statale, ma si è fatto sentire pesantemente sui conti delle famiglie che hanno dovuto affrontare rincari in qualsiasi genere di spesa. Berlusconi ancora pochi giorni fa ha ribadito di puntare sulla diminuizione delle imposte. Ma AN e soprattutto Udc avvertono: per recuperare i voti perduti alle regionali serve una finanziaria rigorosa e non elettorale e interventi in grado di rilanciare uno sviluppo distribuito in modo più diffuso. Anche la formula del "mandato pieno" assegnato a Marco Follini in vista del vertice della Casa delle giovedì, conferma la determinazione del partito ad andare a fondo nella verifica nella Cdl aperta dopo le regionali. Follini, insomma, giovedì "vedra' le proposte degli alleati e nulla è precluso: rilancio della coalizione, Berlusconi bis o anche ritiro della delegazione Udc dal governo", spiega il vice segretario Mario Tassone. E la Direzione del partito resta aperta ma sospesa fino al vertice: i dirigenti centristi si rivedranno venerdi' mattina all'hotel Minerva per decidere cosa fare. Una cosa è certa: nessuno parla più di elezioni anticipate ("Erano un espediente tattico, dovevano essere una proposta di reattività", ha detto Bruno Tabacci), si insiste su quel "gesto forte di discontinuità" che il governo dovrebbe dare per ripartire. Dall'opposizione, dopo il leader dell'Unione Romano Prodi, a Bologna, è Gavino Angius, in Senato, a chiedere che il Presidente del Consiglio venga in Parlamento a riferire sulla situazione sui conti pubblici. "Ritenevamo opportuno che il Presidente del Consiglio venisse a riferire in Aula per spiegare come intende risolvere la crisi politica apertasi dopo le elezioni regionali del 3 e 4 aprile scorsi, che hanno segnato il tracollo della maggioranza che sostiene il governo. Ora la maggioranza parlamentare, la Casa delle Libertà, si trova in una situazione molto delicata perché è maggioranza piena nel Parlamento, però è minoranza nel Paese per decisione delle elettrici e degli elettori italiani". -------------------------------------------------------------------------------------- Economia. Corte dei Conti: valutare interventi correttivi
Il Procuratore Generale della Corte dei Conti, Vincenzo Apicella Roma, 12 aprile 2005 La magistratura contabile ritiene "auspicabile", da parte del Governo, un approfondimento in occasione della prossima Relazione trimestrale di cassa, "di fronte ad uno scenario macroeconomico e di finanza pubblica eventualmente meno favorevole di quello accolto nei documenti programmatici". |
Martedi, 12 Aprile, 2005 -------------------------------------------------------------------------------------- Amnistia. Castelli: la potesta' e' in mano al Parlamento
Il ministro della giustizia, Roberto Castelli Roma, 11 aprile 2005 "In merito alla prospettata amnistia è del tutto evidente che, a seguito della riforma costituzionale che prevede una maggioranza di due terzi dei componenti di Camera e Senato, il potere di decisione non è in mano al governo, ma del Parlamento. E quindi il Governo non può far altro che prendere atto delle sue decisioni". Così il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, intervenendo nel dibattito sull'amnistia. "Mi pare però del tutto evidente che, a meno che i Democratici di sinistra non mettano in atto una svolta a 180 gradi nel loro atteggiamento, questo provvedimento non vedrà mai la luce. Sono note - prosegue Castelli - le posizioni su questo tema più volte espresse da Luciano Violante, capogruppo dei Ds alla Camera". Per i Guardasigilli, "Siamo quindi di fronte, ancora una volta all'avvicinarsi dell'estate, stagione tradizionalmente critica per i nostri penitenziari, ad una vicenda che rischia di trasformarsi nel solito irresponsabile balletto di chi mira ad illudere i detenuti e ad eccitarne gli animi. Pur nel rispetto della volontaà del Parlamento, non posso esimermi dal raccomandare la massima responsabilità. Abbiamo già visto, con la discussione del provvedimento di legge sulla modifica delle modalità in materia di grazia, quanto difficile sia per il Parlamento legiferare su materie che abbiano a che fare con provvedimenti di clemenza". "Auspico quindi - prosegue il ministro Castelli
- che prima di iniziare la discussione su temi che potrebbero ingenerare
false aspettative nei detenuti, che sono poi le vere vittime del fallimento
di queste iniziative, se ne verifichi l'effettiva praticabilità.
Non posso poi esimermi da stigmatizzare nel modo più fermo
alcune prese di posizione che ho letto oggi sui quotidiani che evocano
addirittura possibili rivolte nel caso questo provvedimento non vada
in porto". ------------------------------------------------------------------------------ Lunedi, 11 Aprile, 2005 -------------------------------------------------------------------------------------- Confindustria. Montezemolo: occorre un governo che governi, altrimenti meglio le elezioni
Il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo Milano, 11 aprile 2005 Per Montezemolo "il Paese deve essere governato, ha bisogno di ritrovare fiducia". Per fare ciò, al centro dell'azione di governo bisogna rimettere le imprese, "Perché l'economia che cresce e le imprese che creano posti di lavoro sono la miglior risposta anche alle difficoltà delle famiglie". La ricetta del leader della Confindustria è semplice:
"Le cose da fare, e da fare subito sono poche e chiare: intervenire
sul cuneo fiscale per ridurre in modo netto la differenza tra stipendio
lordo e stipendio netto e migliorare insieme il costo del lavoro per
le imprese e i redditi dei lavoratori; accelerare l'abolizione dell'Irap;
favorire attraverso misure fiscali le fusioni e le aggregazioni di
imprese; velocizzare i tempi dei rimborsi fiscali e dei pagamenti
dovuti alle imprese che lavorano per la pubblica amministrazione;
approvare contestualmente - ha aggiunto Montezemolo - nei tempi previsti
il decrerto e il disegno di legge sulla competitività".
------------------------------------------------------------------------------ Domenica, 10 Aprile, 2005 -------------------------------------------------------------------------------------- Metalmeccanici. Venerdi' 15 sciopero generale
Una manifestazione della Fiom Roma, 9 aprile 2005 In particolare, andrebbero affrontati non solo i temi generali di sviluppo ma anche quelli più settoriali e che riguardano l'industria automobilistica in primo luogo, la siderurgia, le telecomunicazioni. Nel documento congiunto, i sindacati spiegano che la
situazione dell'industria metalmeccanica è frutto non solo
di "scelte sbagliate degli imprenditori" ma anche della
"mancanza di adeguate politiche industriali negli ultimi 10 anni,
decisamente aggravate dagli indirizzi dell'attuale Governo":
in particolare, lamentano i "pochi investimenti", il "proseguire
in un modello di sviluppo e cioé il piccolo è bello
in una fase di grandi cambiamenti", la "debolezza della
piccola e media impresa" nella finanza, ricerca ed innovazione,
la scelta delle grandi imprese italiane di "sfuggire alla competizione
cedendo le attività manifatturiere e acquistando aziende nei
servizi e nelle reti", la politica di privatizzazione che si
è spesso risolta solo in una "pratica di cessione"
e infine la "scarsa attenzione" delle istituzioni a interventi
di sostegno per la formazione e la ricerca. -------------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Navarro Valls: la beatificazione di Giovanni Paolo II e' competenza del nuovo Papa. Riaperta San Pietro
San Pietro Roma, 9 aprile 2005 Nel consueto briefing quotidiano il portavoce della sala stampa vaticana Navarro Valls ha detto che domani non si terrà la preghiera pubblica in San Pietro, né si riunirà la Congregazione, mentre la messa "pro eligendo Pontefice", che il 18 aprile alle 10 precederà l'inizio del conclave, sarà aperta al corpo diplomatico. Il conclave si riunirà dalle 16,30 del 18 aprile, nella cappella Sistina per eleggere il nuovo successore di Wojtyla al soglio di Pietro, il 265esimo Papa. ------------------------------------------------------------------------------ Sabato, 9 Aprile, 2005 -------------------------------------------------------------------------------------- Funerali del Papa. I pellegrini lasciano Roma, il Vaticano ringrazia governo e citta': organizzazione eccezionale
La folla di pellegrini di San Pietro sta rientrando a casa Roma, 9 aprile 2005 Centinaia di migliaia di persone, presenti ieri ai funerali del Santo Padre non solo in Piazza S. Pietro, stanno lasciando in queste ore la capitale, ancora scossi dalla commozione per l'ultimo saluto a Giovanni Paolo II e dalla toccante omelia del cardinale Joseoph Ratzinger: tanti gli striscioni dei fedeli ripiegati in cui si chiede l'immediata canonizzazione del Papa. "Per noi è già santo", hanno fatto sapere i cittadini di Wadowice, la cittadina polacca dove nacque Wojtyla, con la speranza che la Chiesa dia loro soddisfazione molto presto. Solo a San Pietro erano piu' di trecentomila i pellegrini da tutto il mondo, e la cerimonia di addio al Santo Padre è stata seguita in ogni parte del pianeta in tv o sui maxischermi, con l'eccezione di Russia, Cina e Corea del Nord. Folle sterminate in Polonia: 800 mila persone a Cracovia sulla grande spianata di Blonia. Le grotte vaticane, dove è stato sepolto Giovanni Paolo II, non saranno aperte prima di lunedi', mentre la Basilica di San Pietro riapre questa mattina, dopo aver accolto in questi giorni quasi tre milioni di fedeli. Dal Vaticano, ringraziamenti al governo e alla città di Roma "per l'impegno e l'efficienza nell'accogliere i milioni di pellegrini: un "evento eccezionale, eccezionalmente ben gestito". I ringraziamenti agli organizzatori dell'evento anche dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Per il ministro degli Esteri Beppe Pisanu nessun evento del passato è paragonabile con questo. Veltroni ringrazia a sua volta Ciampi e il premier Silvio Berlusconi commenta: un risultato che ci onora e ci riempie di orgoglio. Quanto alle prossime prove a cui Roma sarà chiamata per il conclave, Veltroni ha risposto che "la proclamazione del Papa e il primo discorso del nuovo pontefice saranno grandi occasioni, ma nulla di paragonabile a quanto è avvenuto ieri". -------------------------------------------------------------------------------------- Governo. Mercoledi' il vertice della Cdl. Berlusconi ad An: riflettiamo sul federalismo
Berlusconi Fini e Follini Roma, 8 aprile 2005 Si terrà mercoledì prossimo il vertice tra i leader della maggioranza e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Oggi Alleanza nazionale ha riunito i vertici del partito. Presenti tutti i massimi dirigenti e i ministri: La Russa, Matteoli, Alemanno, Gasparri, Urso, Nania, Storace, Bocchino, Landolfi, Briguglio, Fiori. Il premier Silvio Berlusconi ha scritto una lettera ad Alleanza Nazionale. "E' significativo e positivo che Berlusconi riconosca la sconfitta elettorale. Ha un chiaro significato politico che per riconquistare il consenso perduto e terminare la legislatura il centrodestra deve rafforzare la sua politica economica verso le imprese, deve tutelare il potere d'acquisto della famiglie, deve valorizzare il Meridione, deve riflettere sulla devoluzione". E' il commento del vice premier Gianfranco Fini alla lettera inviata da Berlusconi ad An. Matteoli: importante la riflessione sul federalismo Bondi: escludo l'eventualità di elezioni anticipate "Escludo l'eventualità di elezioni anticipate", ha detto Bondi. "E' proprio nei momenti di difficoltà che occorre rafforzare l'unità, la coesione e la solidarietà fra i partiti di una alleanza politica: proprio ora occorre pensare a un processo di unificazione e di federazione fra i partiti della Casa delle libertà", ha continuato il coordinatore nazionale di Forza Italia. Ci credono in pochi nella Cdl all'ipotesi messa in campo
ieri dal premier Silvio Berlusconi di un voto anticipato al prossimo
ottobre. "Non ci sono precedenti", chiosa qualche deputato
che gira per il Transatlantico semi-deserto. "Non avrebbero senso
- insiste qualcun'altro - perché o le elezioni anticipate si
fanno subito, a giugno, o si tira dritto fino all'anno prossimo".
Eppure, se così dovesse essere, se si votasse in autunno, le
Camere sarebbero sciolte suppergiù prima della pausa estiva
e quindi resterebbero poco più di tre mesi per licenziare la
mole di provvedimenti, molti 'cruciali' per il Paese, messi in campo
in questa legislatura. Diversa l'opinione del presidente della commissione Affari Costituzionali, Donato Bruno (Fi), già relatore del Ddl alla Camera. Assolutamente scettico sul rischio di elezioni ad ottobre. Se si votasse ad ottobre sarebbero praticamente annullate le speranze di portare a termine la riforma dell'ordinamento giudiziario. Il ministro per la Giustizia, Roberto Castelli, però, non demorde: "Per quanto mi riguarda - dice - combatterò fino in fondo per portare a termine quelle riforme che abbiamo promesso agli elettori. Se qualche componente della Cdl a titolo personale o a nome del partito che rappresenta si fa venire ancora dubbi a questo punto, dopo tre anni di discussioni, mi sembra francamente superfluo avanzare qualunque commento". ------------------------------------------------------------------------------ Venerdi, 8 Aprile, 2005 -------------------------------------------------------------------------------------- Funerali del Papa. Ratzinger: Giovanni Paolo II ci benedice da una finestra del paradiso. La folla: Santo subito
Quasi 200 i capi di Stato e di governo presenti alle esequie Città del Vaticano, 8 aprile 2005 "Ha offerto la sua vita a Dio per l'intera umanità" e accettando la croce della sua sofferenza "è diventato una sola cosa con Cristo". Così il cardinale Joseph Ratzinger ha ricordato la figura del Pontefice scomparso nel corso dell'omelia delle esequie. Grazie a un "profondo radicamento in Cristo", Giovanni Paolo II ha "potuto portare un peso, che va oltre le forze puramente umane". Un lungo applauso, con la folla che scandiva forte: "Santo-Santo" e "Giovanni Paolo" ha accompagnato alla fine della cerimonia l'ultima benedizione della bara del Pontefice. "L'amore di Cristo fu la forza dominante del nostro amato Santo Padre - ha osservato il decano del Collegio cardinalizio ripercorrendo le tappe fondamentali della vita di Wojtyla - chi lo ha visto pregare, chi lo ha sentito predicare, lo sa". Il cardinale Ratzinger ha anche ricordato il passato di operaio di Giovanni Paolo II negli anni della seconda guerra mondiale, il periodo in cui il futuro papa ha lavorato nelle officine della Solvay: "Lavorando in una fabbrica chimica, circondato e minacciato dal terrore nazista, ha sentito la voce del Signore: Seguimi!". Quindi il decano del sacro collegio cardinalizio ha ripercorso gli anni degli studi e della formazione sfociati poi nella scelta della vita religiosa. Ratzinger ha spiegato come in un contesto difficile come quello del conflitto mondiale, Wojtyla "cominciò a leggere libri di filosofia, di teologia, entro' poi nel seminario clandestino creato dal cardinale Sapieha e dopo la guerra completò i suoi studi nella facoltà teologica dell'università Jagellonica di Cracovia". Quindi la scelta del sacerdozio il 1° novembre del 1946. Particolarmente sentito il capitolo che Ratzinger ha dedicato alla devozione mariana di Giovanni Paolo II. "Lui, che aveva perso in tenera eta' la mamma, tanto piu' ha amato la Madre divina. Ha sentito le parole del Signore crocifisso come dette proprio a lui personalmente: 'Ecco tua madre'. Ed ha fatto come il discepolo prediletto: l'ha accolta nell'intimo del suo essere: 'Totus tuus'. E dalla madre ha imparato a conformarsi a Cristo". Il Papa "non ha mai voluto salvare la propria vita, tenerla per sé; ha voluto dare se stesso senza riserve, fino all'ultimo momento", ha proseguito Ratzinger interrotto dagli applausi di piazza S.Pietro. Giovanni Paolo II è stato "sacerdote fino in fondo" ed ha saputo testimoniare l'amore di Dio fino agli ultime difficili prove di questi mesi. "E' realmente andato ovunque ed instancabilmente per portare - ha detto il Ratzinger nell'omelia - frutto, un frutto che rimane. 'Alzatevi, andiamo!', è il titolo del suo penultimo libro. 'Alzatevi, andiamo!' con queste parole ci ha risvegliato da una fede stanca, dal sonno dei discepoli di ieri e di oggi. 'Alzatevi, andiamo!' dice anche oggi a noi". "Il Santo Padre e' stato poi sacerdote fino in fondo, perche' ha offerto la sua vita a Dio per le sue pecore e per l'intera famiglia umana, in una donazione quotidiana al servizio della Chiesa e soprattutto nelle difficili prove degli ultimi mesi. Cosi' e' diventato una sola cosa con Cristo, il buon pastore che ama le sue pecore. E infine 'rimanete nel mio amore': Il Papa che ha cercato l'incontro con tutti, che ha avuto una capacita' di perdono e di apertura del cuore per tutti, ci dice, anche oggi, con queste parole del Signore: Dimorando nell'amore di Cristo impariamo, alla scuola di Cristo, l'arte del vero amore". Ratzinger ha descritto i sentimenti con i quali a nome di tutti i cardinali ha presieduto il rito: deponendo le spoglie di Giovanni Paolo II "nella terra come seme di immortalita'", abbiamo "il cuore pieno di tristezza, ma anche di gioiosa speranza e di profonda gratitudine". "Questi - ha osservato - sono i sentimenti del nostro animo, Fratelli e Sorelle in Cristo, presenti in Piazza S.Pietro, nelle strade adiacenti e in diversi altri luoghi della citta' di Roma, popolata in questi giornida un'immensa folla silenziosa ed orante. Tutti saluto cordialmente. A nome anche del Collegio dei Cardinali desidero rivolgere il mio deferente pensiero ai Capi di Stato, di Governo e alle delegazioni dei vari Paesi. Saluto le Autorita' e i Rappresentanti delle Chiese e Comunita' cristiane, come pure delle diverse religioni. Saluto poi gli Arcivescovi, i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i fedeli tutti giunti da ogni Continente". "In modo speciale", mentre scoppiava un forte applauso, il cardinale decano ha voluto salutare "i giovani, che Giovanni Paolo II amava definire futuro e speranza della Chiesa". "Il mio saluto - ha concluso - raggiunge, inoltre, quanti in ogni parte del mondo sono a noi uniti attraverso la radio e la televisione in questa corale partecipazione al solenne rito di commiato dall'amato Pontefice". -------------------------------------------------------------------------------------- Iraq. Berlusconi: possibile ritiro a partire da settembre. Accordo totale con Bush
Berlusconi e Bush Roma, 8 aprile 2005 "Mantengo tutto quello che ho detto". Il ritiro potrebbe inziare a settembre ma ogni ipotesi dipende "dal numero di poliziotti che stanno fruendo del nostro addestramento". Queste le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sui tempi del ritiro delle truppe italiane dall'Iraq. Il premier, che ieri sera ha cenato con il presidente degli Stati Unti, ha inoltre affermato che "con Bush ci siamo trovati d'accordo su tutto, senza eccezioni". Il ritiro, un'ipotesi di buonsenso Accordo totale con Bush Per quanto riguarda la riforma delle Nazioni Unite, Berlusconi ha riferito di non averne parlato con il presidente degli Stati Uniti. "Non ne abbiamo parlato in questa occasione", ha spiegato il premier, sottolineando però che i due ne avevano parlato "in una occasione precedente". -------------------------------------------------------------------------------------- Politica. Il premier "Sono aperto a qualsiasi ipotesi di elezioni anticipate". Nella Cdl si apre il confronto
Il Premeir ha smentito le voci sulle dimissioni di Fini Roma, 8 aprile 2005 Silvio Berlusconi non trova nulla di positivo in una crisi di governo ed in eventuali elezioni anticipate. Il premier, preferirebbe di gran lunga terminare la legislatura nel 2006 rafforzando il programma anche in termini di rilancio dell'economia e di sviluppo del Mezzogiorno. Smentite le dimissioni di Gianfranco Fini Mai sottovalutato il risultato delle Regionali Nessun pregiudizio sull'ipotesi di elezioni anticipate
Berlusconi ha quindi approfondito la questione dell'ipotesi di elezioni anticipate. "Io sono assolutamente aperto a qualsiasi discussione con gli alleati. Anche su questo argomento non c'è una posizione preconcetta da parte mia - ha sottolineato - ma francamente mi pare sia più logico portare a termine il mandato che gli elettori ci hanno dato quattro anni fa. Questa e' la mia posizione anche se non mi sono mai negato ad una discussione sulla possibilita' di elezioni a ottobre. Posso quindi essere aperto anche a questa ipotesi ma devo dire in tutta sincerità che mi sembra più opportuno, sulla base dei dati che abbiamo, approfittare di un altro anno di lavoro per portare a termine tutto ciò che abbiamo intrapreso". ------------------------------------------------------------------------------ Mercoledi, 6 Aprile, 2005 -------------------------------------------------------------------------------------- Regionali. Berlusconi a Ballaro': risultato pesante, un errore non scendere in campo. Non mi dimetto
Il premier Berlusconi durante la trasmissione Roma, 5 aprile 2005 "Vittoria chiarissima del centrosinistra" "Ho un programma da portare a termine" Fi ha perso 1,8 milioni di voti Da stasera in testa a Forza Italia per la campagna elettorale La sinistra non porta miseria, terrore e morte Rutelli aveva appena affermato di apprezzare lo stile del premier in questa trasmissione, "ben diverso da quello dell'intervista a 'Panorama', il settimanale di famiglia, in cui parla di nostre vendette". "Ma non sono parole mie, sono riferimenti all'opinione di una parte dell'Italia" ha affermato Berlusconi. "Lo pensa anche lei?" ha incalzato Rutelli. "Smentisco che in Italia l'avvento della sinistra possa portare miseria terrore e morte". Stato parallelo in mano alla sinistra Sì al referendum Per il Mezzogiorno non si possono fare miracoli Patto flessibile ------------------------------------------------------------------------------ Martedi, 5 Aprile, 2005 -------------------------------------------------------------------------------------- Regionali. Il centrosinistra stravince. Vince in 11 regioni, soltanto due restano al Polo. Confronto nella maggioranza.
Prodi: ''Abbiamo largamente vinto'' Roma, 5 aprile 2005 Vittoria dell'Unione alle elezioni regional esonora sconfitta per il polo. il centrosinistra conquista 11 regioni su 13, e si afferma anche in termini assoluti di voti . La Casa delle libertà mantiene il controllo soltanto di Lombardia e Veneto. Il centrosinistra si conferma nelle sue roccaforti di Emilia Romagna, Toscana, Umbria Campania, Marche e conquista sei regioni: Piemonte, Liguria Abruzzo, Lazio, Calabria e Puglia. Un altro elemento importante per valutare il risultato di queste consultazioni nel computo dei voti è che, i partiti della Casa delle libertà nel loro complesso ottengono circa il 45 % dei voti mentre il centrosinistra supera il 53%. Un divario che in voti potrebbe superare i due milioni. Un risultato diametralmente opposto a quello di 5 anni fa quando l'Ulivo allora al governo ottenne circa il 45% dei consensi e la Casa delle libertà poco più del 52%. La lista di alessandra Mussolini ottiene meno del 2% dei voti. I governatori della Cdl che perdono la poltrona sono
cinque. I nuovi governatori dai 'volti nuovi' La maggioranza apre il confronto al suo interno "Gianfranco e Marco si ricordino che sono vicepremier",
avrebbe detto Berlusconi ai suoi più stretti collaboratori
in quello che è stato uno dei giorni più neri della
sua carriera politica. Anche perché è stata proprio
Forza Italia la formazione che ha pagato il tributo più alto. -------------------------------------------------------------------------------------- Funerali del Papa. Riaperta in anticipo la Basilica di San Pietro
San Pietro Roma, 5 aprile 2005 Un fiume ininterrotto, ancora intirizzito dal freddo dell'alba, ma composto. Intorno alle 8,30 del mattino, a San Pietro, la fila per entrare in Basilica per rendere omaggio alla salma del Papa raggiungeva stamani già quasi il chilometro, partendo da via di Borgo sant'Angelico, larga e compatta, snodandosi lungo via della Traspontina e occupando poi tutta via della Conciliazione, piena - hanno raccontato testimoni - dalle sei del mattino quasi come nel primo pomeriggio di ieri. I funerali del papa si terranno venerdì alle 10, sul sagrato di San Pietro. La cerimonia sarà officiata dal cardinale Joseph Ratzinger. Il feretro sarà poi trasferito nella Basilica e nelle grotte vaticane, per la tumulazione. Si attende la partecipazione di almeno due milioni di fedeli e di 200 tra capi di stato e di governo. ------------------------------------------------------------------------------ Lunedi, 4 Aprile, 2005 -------------------------------------------------------------------------------------- Il mondo piange "Giovanni Paolo II il Grande". Oggi il saluto nella Basilica di San Pietro
La salma del Pontefice Roma, 4 aprile 2005 All'umanità, che talora sembra smarrita e dominata dal potere del male, dell'egoismo e della paura, il Signore risorto offre in dono il suo amore che perdona, riconcilia e riapre l'animo alla speranza". Queste le parole che Giovanni Paolo II aveva scelto per la preghiera mariana di ieri a San Pietro, nelle ultime ore di agonia. Il testo del Regina Coeli - letto ieri a San Pietro dall'arcivescovo argentino Leonardo Sandri - fa riferimento alla festa liturgica della Divina Misericordia, istituita da lui stesso e alla quale era particolarmente legato poiché introdotta dalla Santa mistica polacca Faustina Kowalska. Le parole scritte da Giovanni Paolo sono risuonate in una Piazza gremita di folla - la Questura ha parlato di 130-150 mila persone - verso la conclusione della messa di suffragio celebrata dal cardinale Angelo Sodano. Sul sagrato della Basilica vaticana decine e decine di cardinali, centinaia di vescovi e rappresentanti del corpo diplomatico. Presenti anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, i vicepremier Gianfranco Fini e Marco Follini e numerosi esponenti della maggioranza e dell'opposizione. Nel corso della sua omelia Sodano ha citato il defunto Pontefice come "Giovanni Paolo II il grande", un attributo che la chiesa riserva ai pontefici santi. Sodano ha voluto rendere partecipe la folla degli ultimi momenti di agonia di Giovanni Paolo II che, dal letto di morte, ha vissuto le ultime ore "in un atteggiamento di profonda serenità". Successivamente nella sala Clementina, nel cuore del palazzo Apostolico, dove è stata allestita una camera ardente, i cardinali e i vescovi della Curia, e i massimi rappresentanti delle istituzioni italiane, a partire da Ciampi, Berlusconi e dai presidenti dei due rami del Parlamento, hanno dato l'ultimo saluto a Wojtyla. La Sala Clementina ha chiuso alle 16. Il corpo del Pontefice sarà poi traslato oggi pomeriggio nella Basilica di San Pietro per il saluto della gente comune. Il calvario patito da Wojtyla durante la sofferta agonia ha lasciato sul suo volto pesanti tracce. Segni che le immagini televisive non potevano cogliere, ma che invece hanno impressionato notevolmente chi stamattina è stato ammesso a dare l'estremo omaggio al pontefice nella Sala Clementina dove il cardinale Camerlengo, Eduardo Martinez Somalo ha guidato la "prima stazione nella casa del Pontefice defunto". Funerali quasi certamente venerdì Canti e fiaccole nella seconda notte di veglia -------------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Viminale: al via il piano della sicurezza per le cerimonie funebri e religiose
Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu Roma, 4 aprile 2005 Un piano di sicurezza senza precedenti. Soprattutto
per la durata dell'evento, almeno 9 giorni di allerta tra veglie di
preghiera, mentre dai due ai quattro milioni di fedeli sono attesi
nella capitale per l'ultimo saluto al Papa a San Pietro, e poi per
i funerali, ai quali parteciperanno anche circa 200 capi di stato
e governo e personalità politiche da tutto il mondo. Già
da oggi pomeriggio sono previsti almeno tremila uomini al giorno tra
agenti di polizia, carabinieri e guardia di finanza, fino ad arrivare
a circa 10 mila nel giorno dei Il questore della capitale Fulvi e il prefetto Serra hanno effettuato ieri pomeriggio un sopralluogo nella piazza e nelle adiacenze di San Pietro. Con loro in stretto contatto lavorano gli apparati per la sicurezza dello Stato Vaticano. -------------------------------------------------------------------------------------- Regionali. Affluenza del 55,2% alle 22
Nel 2000 votò il 73,1%, ma le elzioni durarono un sol giorno Roma, 4 aprile 2005 Alle regionali, la più alta affluenza alle urne ieri è stata registrata in Emilia Romagna (61,1%), la più bassa in Calabria e Campania (rispettivamente 47,9% e 49,9%).
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Il Papa è morto questa sera alle ore 21.37 nel
suo appartamento privato. A comunicarlo Joaquin Navarro Valls. Poco
dopo il comunicato è stato letto in piazza San Pietro dove
60 mila fedeli hanno accolto la notizia in silenzio. Poi un applauso
che ha accolto così la fine del viaggio terreno del Santo Padre.
Successivamente, benchè malato e sofferente,
non si sottraeva alle telecamere mostrando al mondo il volto di un
uomo giunto al termine della vita. Alcuni osservatori hanno sintetizzato
il suo lungo pontificato con un efficace slogan: "ha viaggiato
moltissimo, ha governato poco ma non ha riformato niente". E
in effetti un fondo di verità in questa frase lapidaria c'è.
La sua missione ecclesiale è stata condotta interpretando l'antico
detto evangelico di andare incontro alle genti fino ai confini estremi
della terra, coprendo enormi distanze e rimanendo fuori dal Vaticano
per un oltre 600 giorni di trasferta, tra viaggi all'estero e visite
in Italia Nel giugno del 2003 festeggiando il centesimo viaggio in
Croazia nel corso di un'udienza spiegò il perché di
questa vocazione sulle orme dell'apostolo Paolo: "fin dal giorno
dell'elezione a Vescovo di Roma, il 16 ottobre 1978, è risuonato
nel mio intimo con particolare intensità il comando di Gesù:
andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creature.
Mi sono sentito in dovere di imitare l'apostolo Pietro che andava
a far visita a tutti". -------------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Il Papa e' gravissimo. Notte di veglia e di preghiera
Le finestre dell'appartamento del Papa Roma, 2 aprile 2005 Verso le otto meno un quarto circa è stata spalancata la seconda anta del portone di bronzo collocato a fianco della facciata della basilica di San Pietro. La prima anta era stata aperta alle sette. È consuetudine che alla morte di un Pontefice il portone di bronzo venga chiuso a metà. L'atmosfera a Piazza San Pietro La sala stampa vaticana chiude alle 6 per consentire
le pulizie ed è previsto che riapra alle 9. I giornalisti verranno
in ogni caso avvertiti qualora ci fossero sviluppi nelle condizioni
del Papa. Alle prime ore del mattino sono ancora illuminate le
finestre dello studio di Papa Giovanni Paolo II. -------------------------------------------------------------------------------------- Regionali. Sospese le manifestazioni elettorali. Pisanu esclude il rinvio delle elezioni
Giuseppe Pisanu Roma, 2 aprile 2005 Anche la politica italiana si è fermata, a poche ore dalle elezioni regionali, in segno di rispetto per il Papa. E molti esponenti politici hanno partecipato ieri alla messa nella Basilica di San Giovanni celebrata dal cardinal Ruini. In rispetto e in segno di cordoglio per "l'agonia" del Santo Padre la Cdl e l'Unione hanno deciso di sospendere tutte le iniziative per la chiusura della campagna elettorale. Sia da parte dei singoli partiti, dai Ds ad Fi, da IdV all'Udc, dai Verdi alla Margherita e ad An, che dai candidati presidenti delle Regioni si susseguono i comunicati in cui si decide la sospensione della campagna elettorale. "In segno di profondo ed accorato rispetto per la figura del Santo Padre e come silenziosa espressione di speranza e di augurio per la sua salute - si legge in una nota - Romano Prodi ha proposto ai leader dei partiti dell'Unione di sospendere le manifestazioni politiche già programmate". L'Unione aveva in programma una manifestazione di chiusura della campagna elettorale questo pomeriggio a Roma con Romano Prodi e i leader del centrosinistra. "In questo momento di dolore per le condizioni del santo padre occorre fare un passo indietro, non ha senso quindi pensare alle manifestazioni per le elezioni quindi abbiamo deciso, d'accordo anche con Storace di annuallare tutte le manifestazioni previste". Lo ha detto il ministro degli Esteri Gianfranco Fini a 'Radio anch'io.' Pisanu esclude il rinvio delle elezioni Prodi: una decisione di buon senso e saggezza In Basilicata il voto rinviato al 17 e 18 aprile Berlusconi: il Papa lascia un segno nella storia ------------------------------------------------------------------------------ Venerdi, 1 Aprile, 2005 -------------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Che cosa prevede la legislazione in caso di "Sede vacante"
Eduardo Martinez Somalo, il Camerlengo Roma, 1 aprile 2005 La legislazione voluta da Giovanni Paolo II per il periodo
della 'Sede vacante', la 'Universi dominici gregis', stabilisce che
alla morte del Papa, tutti i capi dei dicasteri della Curia decadono
dalle loro cariche, ad eccezione del cardinale Camerlengo di Santa
romana Chiesa, lo spagnolo Eduardo Martinez Somalo, del penitenziere
maggiore, card. James F. Stafford, e del vicario per la citta' di
Roma, card. Camillo Ruini. Restano in carica anche il sostituto della
segreteria di Stato, mons. Leonardo Sandri, e il 'ministro degli esteri',
mons. Giovanni Lajolo. Il Collegio cardinalizio Le esequie -------------------------------------------------------------------------------------- Chiesa. Navarro Valls: le condizioni del Papa sono gravissime
Giovanni Paolo II Roma, 1 aprile 2005 La situazione del Papa è "attentamente monitorata e vigilata". Lo ha detto Navarro Valls spiegando che il pontefice "è assistito dal suo medico personale, Renato Buzzonetti, da due medici specialisti in rianimazione, da un medico cardiologo e da uno specialista otorinolaringoiatra, e da due infermieri". In seguito all' infezione delle vie urinarie, il Papa ha avuto ieri pomeriggio "uno shock settico con collasso cardiocircolatorio", ha spiegato Navarro Valls. Il Santo Padre è stato "immediatamente soccorso dall' equipe medica di guardia nel suo appartamento privato e venivano attivati tutti gli appropriati provvedimenti terpeutici e di assistenza cardiorespiratoria". Il Papa è "cosciente, lucido e sereno", ha detto il portavoce vaticano, spiegando che il segretario di Stato, card. Angelo Sodano, e i collaboratori del Santo Padre "a lui uniti in preghiera seguono l' evolversi delle condizioni cliniche". La volontà del Papa di rimanere nella sua abitazione "è stata rispettata". Lo ha spiegato Navarro Valls precisando che nell' appartamento papale "per altro era assicurata una completa ed efficiente assistenza sanitaria". Nel tardo pomeriggio di ieri - ha aggiunto - il portavoce vaticano "si otteneva una temporanea stabilizzazione del quadro clinico che, tuttavia, nelle ore successive, evolveva negativamente". I canonici di san Pietro pregano -------------------------------------------------------------------------------------- Stati Uniti. Terri Schiavo e' morta. La Cassazione: non staccate il sondino a Eluana
"Terri Schiavo è morta di una morte calma,
pacifica e dolce", ha detto George Felos, avvocato di Michael
Schiavo. I risultati dell'autopsia che sarà "L'essenza della civiltà è che il
forte ha il dovere di proteggere chi è debole. E nei casi in
cui vi sono gravi dubbi bisogna sempre essere in favore della vita".
Con queste parole George Bush è tornato a difendere il suo
intervento in favore di Terri Schiavo, con la firma della legge che
ha affidato Bush si era impegnato in prima persona nelle ultime due settimane per cercare di trovare una soluzione legislativa. Ma neppure il suo interessamento straordinario - con la legge ad hoc approvata dal Congresso degli Stati Uniti il 19 marzo scorso - ha potuto ribaltare il risultato di sette anni di sentenze da parte della magistratura statale della Florida. La magistratura federale, chiamata in causa dalla legge di Washington, ha ribadito, il via libera all'eutanasia "de facto" della donna. La morte di Terri Schiavo rappresenta una cocente sconfitta per la destra religiosa del partito repubblicano di cui il presidente Bush è il principale rappresentante. La Cassazione: non staccate il sondino a Eluana |