Sabato, 30 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

Fra Usa e Italia non c'è l'accordo. Fallita l'inchiesta sulla morte di Calipari.

Dopo molti giorni di annunci e smentite, rivelazioni avvelenate e ammissioni a denti stretti, arriva la dichiarazione congiunta di resa: la commissione d’inchiesta sulla morte di Nicola Calipari ha fallito. Il rapporto è chiuso. Fra gli Stati Uniti e l'Italia non c’è nessun accordo.

«Non si poteva chiedere al Governo italiano di firmare una ricostruzione che non corrispondeva all nostra», spiega il ministro degli esteri Gianfranco Fini, che parla di una decisione presa in ossequio al «doveroso omaggio» alla memoria di Nicola Calipari e «l'indispensabile dignità nazionale».

Gli Stati Uniti, rivela ancora Fini, hanno prodotto un rapporto sull' uccisione del dirigente del Sismi «che sarà reso noto tra qualche giorno e questo renderà ancora più evidente perchè il governo italiano non poteva sottoscrivere». Ora il ministro degli esteri si affida al lavoro delle procure: «Per l' Italia sarà la magistratura a fare tutto quello che è in suo potere, ovviamente con il sostegno del governo».

«Gli investigatori - si legge in una dichiarazione congiunta del ministero degli Esteri italiano e del dipartimento di Stato americano - non sono pervenuti a conclusioni finali condivise sebbene, dopo aver esaminato congiuntamente le evidenze, essi abbiano condiviso fatti, deduzioni e raccomandazioni su numerose problematiche». Insomma un dissenso politico prima ancora che investigativo.

La dichiarazione congiunta tende tuttavia smorzare i toni del conflitto, parla di un rapporto «intenso e proficuo» e sottolinea i «valori» comuni fra i due Paesi: «Tali valori - è scritto - ci impegnano a rimanere a fianco del popolo iracheno su richiesta del governo sovrano dell' Iraq». Il dipartimento di Stato plaude all'Italia, «fantastico partner» di «un'amicizia vibrante». Avanti così allora, come se nulla fosse successo.

----------------------------------------------------------------------------------------------

Crescita ferma, peggiorano i conti. Berlusconi spara: «La cura funziona»


Sempre più giù la crescita economica dell’Italia. La Trimestrale di cassa del governo presentata dal ministro dell’Economia Siniscalco rivede al ribasso le stime del Pil 2005. Il deficit italiano per il 2005 si attesterà non entro il 2,7% come previsto ma in un intervallo compreso tra il 2,9 e il 3,5%, con una crescita reale del Pil non del 2,1% ma del l'1,2%. Il nuovo range sarebbe dovuto, a quanto si legge nel Trimestrale, alle nuove rilevazioni Eurostat (ad esempio sul bilancio delle Fs).

Nonostante i dati negativi la situazione dei conti pubblici secondo Siniscalco è sotto controllo. Nel 2004 «se non avessimo avuto le revisioni contabili il deficit sarebbe stato al 2,7% come indicato a luglio». Insomma niente di cui preoccuparsi per quanto riguarda lo sfondamento dei parametri di Maastricht perché anche «se si parlasse di sfondamento nel 2005 sarebbe small and temporary, piccolo e temporaneo, come previsto nelle categorie del nuovo patto di stabilità». Il primo problema da affrontare comunque è la bassa crescita: «per il 2005 prevediamo una crescita del pil dell'1,2%». E quindi sul deficit «c'è un primo effetto negativo della bassa crescita, e si sale dal 2,7% al 2,9%». Poi ci sono «una serie di incognite, dal trattamento contabile delle Fs, al minor dividendo Enel per la vendita della quarta tranche, ad altre poste minori». E dunque, «mettendo in fila questi, con la massima trasparenza, arriviamo fino ad un massimo del 3,5%».

Ovviamente positivo il commento di Berlusconi, la fotografia dei conti pubblici scattata nella Trimestrale di cassa «smentisce le attese catastrofiste che ne avevano preceduto la presentazione perché la spesa pubblica è andata giù di un punto, così come la pressione fiscale», ha detto nel corso della conferenza stampa a palazzo Chigi il premier sottolineando che le nuove stime di crescita al ribasso riguardano «variazioni minime» che comunque che «dimostrano come la cura stia funzionando», e cioè intervenire sul tendenziale utilizzando la regola del 2%. Inoltre «il governo ha varato il maxiemendamento al provvedimento sulla competitività. È un fatto importante perché è un primo segnale per la nostra azione per lo sviluppo delle imprese». E «se sarà necessario - ha aggiunto Berlusconi - metteremo la fiducia sul provvedimento per una approvazione rapida del Parlamento».

«La cura ha funzionato? - replica seccamente Romano Prodi - Non ho capito di quale cura si tratti». Il leader dell'Unione, diffidente verso le stime del governo, chiede «un'operazione verità sui conti pubblici, affinchè si possa ragionare su dati reali». E spiega: «Le notizie che abbiamo sono molto preoccupanti e se nascondiamo la malattia non c'è nessuna cura, occorre infatti fare una diagnosi seria».

----------------------------------------------------------------------------------------------

Una Repubblica fondata sui precari

C'è un assordante silenzio, tra i tanti patetici e generici propositi del "centrodestra bis", esposti in Parlamento in queste ore, nel disperato tentativo di ritrovare slancio e consensi elettorali. Tale silenzio riguarda quella che sta diventando, accanto al Mezzogiorno e dentro lo stesso Mezzogiorno, una vera e propria emergenza nazionale: il lavoro. Un lavoro che non c'è e quello che c'era e che è stato ridotto ad una colossale diaspora, ad una catasta di pericolosa precarietà, ad una frammentazione insostenibile.

Come testimoniano le molte storie raccolte dal nostro giornale e che pubblichiamo oggi. Sono testimonianze di vita, spesso intrise d'angoscia e disperazione. Raccontano l'insicurezza, la paura, l'assenza di un futuro. Sono il frutto di una politica, di una scelta. L'hanno chiamata pomposamente riforma del lavoro.

È stata, in realtà, una moltiplicazione incredibile dei rapporti di lavoro che ha ridotto tutele e diritti e non ha aiutato nemmeno le imprese. Ha aumentato, per esempio, il contenzioso giuridico, il ricorso ad avvocati e magistrati, incrementando noie e spese a carico degli stessi imprenditori. Tanto che le associazioni imprenditoriali, Confindustria in testa, oggi non offrono al governo in carica i loro ringraziamenti su un piatto d'argento, anzi innalzano contestazioni, critiche, denunciano attese tradite.

Perché questo atteggiamento di sostanziale sfiducia? Perché molti di loro hanno capito che quel decantato "patto di Parma", tra Silvio Berlusconi e Antonio D'Amato e in cui erano state celebrate pretese idee eguali, era una minestra riscaldata. Ora si sono resi conto che le facilitazioni dell'"usa e getta" nel mercato del lavoro, servono a ben poco. La possibilità per il tessuto produttivo di costruire una prospettiva salda, capace di tenere, di non durare pochi sprazzi di tempo, non passa per queste ricette da Terzo Mondo, non può fondarsi su una manodopera sfiduciata, umiliata, sottoposta a continui giri di valzer, da un posto di lavoro all'altro.

Una crescita solida ha bisogno di lavoratori magari "fidelizzati" come dicono certi sociologi con un brutto neologismo. Ha bisogno, soprattutto, d'operai, tecnici, collaboratori, con cervelli "pensanti", forniti di una formazione professionale continua, permanente. Questa è la carta decisiva, altro che il "job call" o lo "staff leasing", o i Co.Co.Co. o i Co.Co.Pro. È su questo piano che si combatte e si vince la sfida della competitività. Una sfida (la competitività) nella quale l'Italia è passata dal ventiseiesimo al quarantasettesimo posto.

Ed è con tale carta che si sarebbe potuto dar vita ad una flessibilità positiva, non all'attuale giungla di precarizzati. La dissennata politica governativa è riuscita nella bella impresa di rendere quasi impronunciabile proprio la parola "flessibilità" (così come ha fatto con un'altra nobile parola: "federalismo"). Perché appunto "flessibilità" è diventata sinonimo di precarietà, d'assenza di diritti e tutele (e "federalismo" sinonimo di rottura dell'unità nazionale e di punizione per il Sud).

La flessibilità doveva essere un'altra cosa, un modo di lavorare, inesorabilmente connesso (sorpassate le frontiere del fordismo) ad un nuovo modo di produrre, a nuovi sviluppi tecnologici, in tempi di globalizzazione e di mutamenti continui, di rapporti diretti tra il prodotto e il mercato. Doveva essere una flessibilità che premiava quelli che si rendevano disponibili a gestire, anche con margini d'autonomia creativa, il proprio lavoro. E soprattutto metteva loro in mano la possibilità di sviluppi e scambi professionali. Consegnava loro un passaporto, fatto di saperi acquisiti, perfezionati, in vista di una nuova certezza. Non li proiettava nell'inferno della precarizzazione.

Non è andata così. Invece di mettere mano, come ci si poteva aspettare da un governo serio, a progetti di formazione permanente, a tutele e diritti capaci di accompagnare il mondo dei nuovi lavori, ad ammortizzatori sociali adeguati, hanno costruito una giungla sempre più estesa, impraticabile.
Non sarà facile disboscarla. Ma bisognerà farlo. Già lo fanno in parte i sindacati con gli strumenti della contrattazione che spesso riescono a saltare a piè pari le circolari del ministero del Lavoro e ad imporre primi diritti elementari. E spetterà al futuro (speriamo) governo di centrosinistra affrontare una tale emergenza. Magari lasciando perdere le false divisioni tra chi parla semplicemente di "cancellare" e chi scuote il capo e teme di essere accusato di "disfattismo".

È chiaro che non basterà un decreto capace di eliminare la legge Trenta per trasformare subito dopo l'esercito dei precari in tanti detentori di un posto fisso e permanente. Il compito sarà quello, faticoso, di smantellare e ricostruire nello stesso tempo, attuando davvero quel dialogo con i sindacati che il berlusconismo ha cancellato. Senza raccontare fin da ora frottole ai ragazzi che saltano da un lavoro all'altro, ma anche ai cinquantenni che invano tentano di riciclarsi rispetto ai loro vecchi lavori, senza che nessuno li aiuti a ritrovare sbocchi professionali adeguati. Non serviranno le favole di un paradiso a portata di mano, tanto care agli attuali governanti. Servirà fissare passi concreti verso un orizzonte non fumoso. Servirà precisare un progetto di società nel quale chi lavora, chi in sostanza produce ricchezza, possa ritrovare se stesso, un proprio ruolo, la propria libertà di esistere con dignità.

----------------------------------------------------------------------------------------------

Le guerre degli altri: 50 conflitti che preferiamo non vedere

Elencare i più di 50 stati che nel mondo vivono un conflitto armato al loro interno, dove ci sono situazioni di tensione oppure attacchi di gruppi terroristici o para-statali, potrebbe servire a poco. Se un quarto del pianeta è sconvolto da guerre dimenticate, dove più del 90% delle vittime sono civili, è colpa un po’ di tutti. Soprattutto dei fortunati cittadini europei ed americani e dei loro governi che dopo l’esperienza della seconda guerra mondiale hanno smesso di farsi guerra. Preferendo magari lucrarci sopra. Troppo grandi le prospettive di guadagno degli stati occidentali nelle zone in conflitto: prima vendono loro le armi, in qualche modo contribuiscono alla distruzione, poi con le loro aziende vanno sul posto a ricostruire. Un capitolo a parte riguarda le multinazionali. Si prenda ad esempio l’Africa: approfittando della situazione di estrema instabilità e della corruzione diffusa dei governi, le società occidentali si insediamo, ottengono contratti assolutamente vantaggiosi e sfruttano come possono le enormi risorse di un continente sempre più povero. Nel silenzio più assordante dei mass media, disinteressati o non liberi di raccontare le guerre, le loro vittime, i mandanti e gli speculatori occulti.

“Le guerre del silenzio”, un volume a cura di Maurizio Simoncelli, scritto in collaborazione con diversi ricercatori dell’Archivio disarmo di Roma e pubblicato da Ediesse, va al di la della semplice enumerazione degli scenari e delle vittime. Difficile quantificare con esattezza quanti perdono la vita nei paesi che ancora oggi non trovano pace. Più facile però è delineare l’evoluzione e la geografia di questi conflitti. Dal 1900 al 1945 il mondo sostanzialmente ha conosciuto soltanto guerre europee: le battaglie però erano combattute prevalentemente dai militari, che rappresentavano i due terzi delle perdite, che per il resto erano civili. Durante il secondo conflitto mondiale invece le vittime tra la popolazione sono aumentate, superando la metà del totale.

Scenari di guerra e vittime civili
Poi è avvenuto un mutamento radicale della geografia dei conflitti. Dal 1946 ad oggi la quasi totalità delle zone di guerra si può individuare nelle aree ex-coloniali, per il 60% circa in Medio-oriente ed Asia, il resto in Africa. Ma è cambiato anche il modo di condurre i conflitti: uno dei dati più impressionanti è la percentuale delle vittime civili, che oggi in media rappresentano l’80-90% del totale. Tre esempi in tre contesti diversi: in Cecenia, dove non si combatte una guerra dichiarata ma ci sono scontri continui tra indipendentisti e militari, i civili che hanno perso la vita sono stati circa 200.000, più dell’80% delle vittime totali. Anche in Iraq, uno dei pochi conflitti che hanno avuto una forte copertura mass-mediatica ma di scarsa qualità, i morti tra coloro che materialmente hanno combattuto rappresentano soltanto l’8% del totale. Per il resto, e talvolta lo abbiamo visto, si trattava di civili inermi colpiti nella loro quotidianità. Infine il Sudan, il paese più esteso del continente nero, con 30 milioni di abitanti. Qui si combatte una guerra civile che ormai ha compiuto mezzo secolo – con una pausa tra il ’72 e l’83 – e che ha fatto quasi due milioni di morti tra la popolazione, a fronte di 50.000 militari. Irrisolto il conflitto nel conflitto esploso nel Darfur, la regione nord-occidentale dello stato sudanese. L’ultimo accordo di pace in pratica non è rispettato mentre all’opposizione tra etnie si collega indissolubilmente tutta una teoria di interessi economici occidentali.

Vedove con figli, spesso orfane e sistematicamente oggetto di stupri, minacciate di essere infettate con l’Aids, le donne che vivono nei territori di conflitto rappresentano l’anello debole della popolazione. Tutelate meno degli altri, costrette a combattere con difficoltà culturali e pregiudizi religiosi, subiscono doppiamente le condizioni di vita drammatiche provocate da guerre e violenze.

Guerre da Terzo mondo ma armi di fabbricazione occidentale
Quando si parla di questo argomento sarebbe utile chiedersi più spesso: negli stati africani e asiatici, molti dei quali con una struttura produttiva primordiale, chi è che arma la guerra? Nell’ordine tutte le superpotenze economiche del pianeta, quelle che quando siedono al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite pare quasi stiano facendo una riunione di affari. Stati Uniti e Russia con il 30%, Francia con il 7%, Gran Bretagna poco distanziata sono i maggiori esportatori di armi da guerra. Poi vengono la Germania con il 6% delle esportazioni totali e via via scendendo, con l’Italia al 2%, il Canada e la pacifica Olanda. Armi acquistate sottraendo risorse alle politiche sociali e di sviluppo, ma anche distraendo somme dai pochi soldi che i governi occidentali inviamo nelle zone più povere. E che così ritornano in patria per vie traverse.

Le multinazionali occidentali
Le potenze occidentali hanno abbandonato l’Africa e l’Asia dopo gli anni 60, nel decennio che ha visto i popoli colonizzati ribellarsi al padrone. Questo almeno nella forma ma la sostanza dei fatti racconta un’altra storia. Oggi nel continente africano probabilmente esistono soltanto un pugno di stati che si possono definire pienamente indipendenti. Per il resto è documentato il connubio tra la classe dirigente di colore, mai rappresentativa del proprio popolo e largamente corrotta, e le imprese occidentali che nel continente realizzano grossi profitti. A costo di affamare la stragrande maggioranza della popolazione, i personaggi al potere sono riusciti a svendere le enormi risorse minerarie e naturali dei loro stati per i pochi spiccioli che si sono intascati, a fronte dei guadagni senza precedenti delle multinazionali. Queste ultime entrano di prepotenza tra le cause fondanti dei numerosi conflitti etnici e religiosi che sconvolgono la vita degli stati: per garantirsi condizioni ideali e proseguire i loro affari armano i gruppi di ribelli che provocano un caos costante. E intanto fomentano le ire delle imprese nazionali escluse dagli appalti e quelle delle popolazioni ridotte alla fame. Mentre giornalmente dall’Africa partono voli charter carichi di minerali preziosi, dai diamanti al coltan. Radioattivo e preziosissimo, il coltan serve a fabbricare le tecnologie di aerei, telefonini e videogiochi e proviene per l’80% dal Congo. Da quando si è scoperto che ci si poteva lucrare sopra, fazioni interne ed eserciti degli stati confinanti hanno cercato di mettere mano sul minerale. Scatenando guerriglie feroci. Intanto la gente lavora nelle miniere per un dollaro a settimana.
Un altro caso emblematico è quello della Nigeria, uno degli stati più estesi dell’Africa, con quasi 120 milioni di abitanti. Nella zona del delta del Niger, una volta la parte più ricca del paese grazie all’agricoltura, si trovano concentrati i maggiori pozzi petroliferi. Grazie al petrolio, che rappresenta l’85% delle esportazioni del paese, il governo finanzia l’80% del bilancio. Una risorsa enorme, controllata in larga parte da multinazionali straniere come Eni, Shell, Exxon e Chevron. Quello che negli anni ottanta è stato anche il quinto produttore mondiale di combustibile fossile ha vissuto da sempre una dicotomia sud-nord: più ricco e sviluppato e prevalentemente cattolico il primo, musulmano ed arretrato il secondo. Colpi di stato e guerriglia strisciante hanno fatto centinaia di migliaia di morti dal 1966 ad oggi. L’ultimo episodio nel novembre del 2002 quando a Kaduna, in occasione della finale del concorso di Miss Mondo, si scatenò la rabbia dei musulmani provocando centinaia di morti. Nemmeno la tregua firmata dal presidente cattolico Obasanjo e il leader dei gruppi etnici e religiosi minoritari nella zona del delta è servita a fermare il sangue. Ormai soltanto le imprese cattoliche ottengono contratti dal governo ed è indubbio che dietro il pretesto dello scontro etnico si nascondono grandi interessi economici.

I mass media non raccontano la guerra
Nella società dell’informazione niente esiste se non è raccontato. Ecco come più di 50 conflitti in atto scompaiono con un clic. Forse la guerra del Vietnam resterà l’ultimo scenario di morte raccontato liberamente dalle televisioni statunitensi e del resto del mondo. Da quel momento in poi i giornalisti che vanno nelle zone di guerra hanno avuto un limitato margine di movimento: tanto i mass media sono diventati diffusi e capaci di creare un’opinione comune, tanto i governi hanno iniziato ad aumentare il loro controllo. Oggi ci ritroviamo a conoscere la guerra in Iraq per come ce la raccontano i corrispondenti embedded, diventati dei semplici trasmettitori dei bollettini dell’esercito alle redazioni centrali. Così dalla fine ufficiale del conflitto nei telegiornali nazionali non si può più parlare di guerra. Tranne illustrane ogni giorno le decine di vittime. Per fortuna il mare magnum dell’informazione orizzontale che si trova su internet può sopperire in parte a questo silenzio. Si tratta dei siti di Misna, Warnews, Equilibri, Edt, Peacereporter, Amnesty. Utile anche la testimonianza delle riviste dei missionari impegnati nelle zone più a rischio e le segnalazioni di riviste italiane come Nigrizia, Internazionale, Diario e LiMes.

----------------------------------------------------------------------------------------------

Trent'anni fa cadeva Saigon, così finiva la guerra del Vietnam

Una delle immagini più celebri della guerra del Vietnam è quella di un elicottero fermo sul tetto dell’ambasciata americana a Saigon, con il motore acceso e una lunga fila di funzionari che sono pronti ad abbandonare la città. Era il 30 aprile del 1975, la capitale del Vietnam del sud viene finalmente presa dalla truppe di resistenti: l'offensiva delle forze del nord determinava il crollo dell'esercito di Van Thieu e l’abbandono de campo da parte degli Stati Uniti. Una potenza mondiale che aveva impiegato numerosi uomini e ingenti mezzi aveva dovuto cedere ad una guerriglia di resistenza estesa, capillare ma combattuta con gli strumenti propri di un paese del terzo mondo.

La guerra del Vietnam fu il primo conflitto della storia contemporanea a godere di un’ampia copertura mass-mediatica. Le televisioni non avevano pudore a mostrare immagini agghiaccianti di contadini trucidati dai marines, di bambini orfani che vagavano piangendo per le campagne, di una distruzione sempre più generalizzata da parte di un esercito americano sfibrato sul piano nervoso da un nemico che colpiva e poi pareva dissolversi. Tutto di quella guerra fu analizzato e vivisezionato: secondo una denuncia del New York Times l’esercito americano ricorse diffusamente agli aggressivi chimici - bombe al napalm, defolianti e diserbanti - per distruggere la fitta vegetazione della giungla e togliere alla guerriglia le condizioni ambientali ideali alla resistenza. Con la conseguenza di inquinare ampiamente il suolo: nel solo 1965 oltre trentamila ettari di terreno coltivato erano stati diserbati, con il conseguente impoverimento di un'economia già al limite della sussistenza.

L’opinione pubblica di allora aveva trovato numerosi e violenti argomenti di scontro. Si era a cavallo di un periodo di grandi contestazioni di piazza e alla vigilia di un altro periodo molto caldo. Studenti, pacifisti, intellettuali e il variegato mondo della sinistra presero il Vietnam come un simbolo di resistenza al campione del capitalismo e alla preparazione di una nuova zona di espansione. In Italia e nel mondo occidentale la mobilitazione fu enorme e molto sentita. L’amministrazione americana tuttavia continuava per la sua strada: la parola dìordine era il contenimento a tutti i costi dell’avanzata dei rossi. Nel 1961 Kennedy inviò a Saigon due compagnie di elicotteri dell'esercito per la lotta antiguerriglia: le forze erano gradualmente aumentate, sino ad una presenza di ventimila uomini alla fine del 1963. Dopo di lui Lyndon Johnson, che utilizzò l’incidente nel Golfo del Tonchino per ottenere dal Congresso ampi poteri discrezionali (l'8 marzo 1965 i Marines sbarcarono sulla spiaggia di Da Nang). E ancora Nixon che in qualche modo si scontrava con una realtà dura da nascondere: le truppe inviate in Indocina potevano anche vincere delle battaglie ma stavano subendo perdite enormi – 47000 uomini, a fronte di almeno un milione di morti tra vietcong e civili – e l’opposizione interna alla società americana era sempre più forte. Il disimpegno da quell’inferno quindi iniziò già a partire dal ’70: il 27 gennaio 1973 a Parigi venne firmata la pace tra USA e Vietnam del nord, il 30 aprile del 1975 Saigon, il simbolo, venne definitivamente presa dalle forze del nord.

Per festeggiare il trentesimo anniversario della caduta dell’attuale Ho Chi Minh City, le autorità vietnamite hanno annunciato che rilasceranno 7.820 detenuti, tra cui un piccolo numero di prigionieri politici. Beneficeranno dell'amnistia, tra gli altri, il religioso Pham Minh Tri, condannato nel 1987 a 20 anni di carcere per «propaganda contro lo Stato e per attentato contro la sicurezza nazionale», Rlan Loa, noto come Ama Duy, condannato a nove anni di carcere per l'opposizione al governo, e Dinh Van Be, condannato all'ergastolo per tradimento. Un gesto di parziale apertura in un paese governato da un regime comunista molto rigido che però, ci raccontano gli inviati, sta sempre di più aprendosi ai modelli consumistici occidentali.

Per gli Stati Uniti l’anniversario coinciderà con il ritorno in patria dei resti di tre marines e di un paramedico della U.S.Navy caduti in Vietnam. Due marines e il medico saranno seppelliti a maggio nel Cimitero nazionale di Arlington, il cimitero degli eroi d'America, nel trentottesimo anniversario della loro morte mentre il terzo marine è già stato sepolto a San Josè in California.

----------------------------------------------------------------------------------------------

Ricordando Saigon

L’aeroporto di Tan Son Nhat, un’ora da Saigon, era semidistrutto e deserto. Il Caravelle dell’Air France è atterrato regolarmente in mezzo ai fiocchi bianchi dei colpi di artiglieria che si vedevano dal basso. Il Caravelle ha una sua scaletta, dunque per sbarcare non c’era bisogno di servizi di terra. Non c’erano servizi di terra. Si sentiva sparare vicino, con i bassi martellanti della artiglieria più lontano, e non c’era nessuno. Noi sette passeggeri del Caravelle, giunti a Saigon per caso nel giorno della offensiva del Tet, (i guerriglieri vietcong, in quella festa vietnamita di Capodanno, hanno improvvisamente attaccato la capitale “americana” apparentemente inespugnabile, del Vietnam del Sud) abbiamo cominciato a camminare verso l’edificio dell’aeroporto senza sapere se correvamo il rischio di attraversare qualche linea di fuoco. Lungo il percorso c’erano postazioni di mitragliatrici (sacchetti di sabbia, armi intatte e abbandonate). L’aeroporto, due edifici in cemento, era in parte bruciato, bruciati i banconi, le sedie, un tetto forse sfondato da un colpo di mortaio. E non c’era nessuno. Ricordo che la nostra piccola fila ha seguito la striscia gialla delle indicazioni in inglese (“dogana”, “passaporti”) benché mancassero sia i punti di controllo (banchi o sportelli) che le persone.

Gli altri passeggeri erano tutti vietnamiti e, non so come, sono scomparsi subito. Sul piazzale finivano di bruciare i resti di due piccoli autobus. Assurdamente, c’era un taxi in attesa. Aveva il parabrezza forato da un proiettile esattamente al posto dell’autista. Ma l’autista era seduto al volante come in un qualunque giorno, in qualunque aeroporto del mondo. Ho filmato quel parabrezza per tutta la parte iniziale di un documentario (Tv 7, che allora dirigevo, con Fabiani alla testa del telegiornale) perché mi sembrava il simbolo di quel giorno incredibile di cui non sapevo ancora (e neppure il resto del mondo sapeva) niente.

Dall’interno dell’auto le scheggiature del parabrezza deformavano e quasi impedivano di vedere la strada. Ma all’autista non importava. Ha cominciato a guidare a forte velocità su una striscia di strada piena di buschi neri di esplosioni e di auto bruciate, fino a fermarsi di fronte all’hotel Caravelle. L’hotel - come un fortino - era circondato da soldati australiani dietro un muro di sacchetti di sabbia. Dall’altra parte della piazza si vedevano correre figure piccole e scure, si sentivano grida, colpi sparati a brevi raffiche, il ripetersi di ordini o slogan.

L’autista, dopo aver incassato i suoi cento dollari di “salario della paura”, mi ha dato l’unico consiglio utile: sventolare un fazzoletto bianco. Un ufficiale australiano ha fatto un cenno ai suoi uomini, che mi hanno indicato un passaggio. Dentro c’era un albergo normale, col portiere in divisa, le persone pronte ad assisterti, e una trentina di giornalisti, quasi tutti americani, intenti a scambiarsi birre e notizie.

Anche la camera era normale, in ordine, quasi elegante, una volta passato il punto di guardia di una mitragliatrice piazzata, chissà perché, proprio di fronte all’ascensore. Unica raccomandazione: non accostarsi mai alla finestra. Infatti non c’erano vetri e le schegge erano state ripulite con cura.
Ero entrato, senza saperlo, senza poterlo prevedere, sulla scena di un dramma che si stava appena compiendo: la guerra del Vietnam, che gli americani non potevano perdere, perché erano troppo potenti. La guerra del Vietnam che gli americani non potevano vincere perché la democrazia americana non avrebbe potuto sopportare la quantità di sangue e di distruzione che sarebbe stato indispensabile usare. Quello stesso anno, alcuni mesi più tardi, una intera massa di giovani americani si è rivoltata contro la guerra per le strade di Chicago, durante i giorni drammatici della Convenzione democratica. Erano passate poche settimane dall’uccisione di Robert Kennedy candidato democratico che voleva interrompere immediatamente la tremenda vicenda del Vietnam.

Il candidato repubblicano Barry Goldwater aveva appena detto, per enunciare il solo possibile programma di vittoria militare: «Li bombarderemo fino a ridurli all’età della pietra». Con quella frase aveva stabilito - allo stesso tempo - il culmine e il limite della potenza americana. Può tutto. Ma deve?
La guerra nel Vietnam aveva alle spalle un grande Paese democratico. Giovani democratici, come il tenente John Kerry, tre volte decorato con il “Purple Heart” (l’equivalente americano della medaglia d’oro al valore militare italiano), diventano leader del movimento per la pace. Masse di giovani universitari che stavano per essere arruolati bruciano le cartoline precetto. Ai loro padri, che vanno la mattina al lavoro in lunghe carovane di veicoli sulle autostrade, viene detto di accendere i fari se intendono dichiararsi contro la guerra. In pochi giorni le Tv americane, invece di mostrare le ondate di traffico, mandano in onda una immensa manifestazione di pace: i figli nelle piazze cantano l’inno di Martin Luther King “We shall Overcome” e “Imagine” di John Lennon. E i padri vanno al lavoro con i fari accesi per dire no alla guerra.

Era una guerra di popolo, perché c’era la coscrizione militare obbligatoria (a quella guerra si è sottratto, con l’aiuto del padre, grande sostenitore della guerra, il giovane imboscato George W. Bush, attuale presidente degli Usa). Era una guerra di popolo perché i giornalisti erano presenti ovunque, e hanno cominciato prestissimo a ribellarsi ai comunicati dei comandi militari testimoniando, invece, quello che vedevano ogni giorno. Vedevano ciò che diceva il senatore Barry Goldwater, non con crudeltà ma con realismo: «Si può vincere, ma a patto di distruggere fino alla fine». O, come il senatore repubblicano diceva, con espressione colorita e drammatica, «fino all’età della pietra».

Poco più tardi un presidente repubblicano, Richard Nixon, assistito da un consigliere per la Sicurezza come Henry Kissinger, ha cominciato a trattare la pace con il nemico dichiarato, fino a un momento prima, il più grande pericolo del mondo libero. Nixon e Kissinger avevano visto il vero pericolo: scaraventare in un’area fuori controllo l’immensa potenza americana, e mettere sotto gli occhi del mondo un risultato di distruzione e di morte così spaventoso che nessuna democrazia avrebbe potuto tollerarlo.
Distruzione e morte senza fine, infatti, non sono stati tollerati dalla democrazia americana. Tra il 1972 e il 1975, persino in condizioni drasticamente negative dal punto di vista dell’immagine, la democrazia americana ha accettato non di perdere la guerra, ma di uscire dalla guerra. Perché quella guerra sarebbe diventata distruzione senza limiti e avrebbe stroncato l’autorità morale degli Stati Uniti sul mondo.

Era ciò che John Kerry, candidato presidenziale del Partito democratico, e cioè del partito di John e di Robert Kennedy avrebbe voluto per l’America di oggi e per il tragico coinvolgimento nella guerra in Iraq. È ciò che unisce il ricordo di ieri alla paura di oggi. Solo chi ama l’America, come hanno testimoniato John Kerry e metà degli elettori americani soltanto pochi mesi fa, desidera, chiede, spera, dentro e fuori i confini di quello straordinario Paese, il ritorno alla pace e alla guida esemplare del mondo libero, della più grande democrazia. Il problema, come allora, non è di vincere o perdere (come continua a credere, purtroppo, il segretario americano alla Difesa Donald Rumsfeld) ma di uscire dalla guerra per riprendere il titolo e l’autorità di potenza morale del mondo.

Homepage

 

Venerdi, 29 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

Politica. Il Berlusconi bis ottiene la fiducia del Senato. Fassino:il governo non sa affrontare l'emergenza paese

Il premier Silvio Berlusconi

Roma, 28 aprile 2005
Il Berlusconi bis ottiene la fiducia del Senato con 170 voti sì, 117 no, nessun astenuto. Il premier: se la riflessione sul partito unico non dovesse concludersi in modo positivo tanto vale ritornare al proporzionale. Sui conti pubblici non c'e' allarme; domani la trimestrale. Rispettero' il contratto con gli italiani: la concentrazione su Mezzogiorno, famiglie e imprese non ci fa mettere da parte gli impegni assunti nel 2001; la Bce cambi la sua politica, distruttiva per la capacità competitiva delle aziende europee; il Governo vuole ridurre l'Irap per le aziende e le tasse, soprattutto per i ceti meno abbienti.

"Con i due voti di fiducia è stata data una dimostrazione di vicinanza e di compattezza da un male siamo riusciti a trovare un bene". Con queste parole Silvio Berlusconi commenta il via libera al governo da parte dei due rami del Parlamento. "Si riparte con entusiasmo - ha aggiunto - continuiamo la nostra campagna di comunicazione sulle cose fatte e quelle da fare".

"Mi piacerebbe concludere la mia avventura nella storia politica del Paese lasciando un sistema con una casa dei moderati ed una casa della sinistra che si confrontino e garantiscano al Paese benessere, giustizia e libertà". Era finito con un auspicio, quello di un futuro bipolarismo perfetto, l'intervento con il quale il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva chiesto in Senato la fiducia al suo terzo governo. Un discorso che ha riproposto alcuni cavalli di battaglia del premier, dai risultati di politica estera all'analisi della situazione economica, e riservato un duro attacco alla Banca Centrale Europea, responsabile di una politica che condiziona la competitività delle imprese italiane e europee.

Sui conti pubblici "non siamo allarmati", ha detto il premier Silvio Berlusconi, a margine del voto di fiducia al Senato. Ma domani, arriverà la trimestrale? gli è stato chiesto. "Credo di sì - ha risposto Berlusconi - il ministro ce l'ha pronta: prenderemo una decisione in Consiglio dei ministri".

Fassino: il governo non sa affrontare l'emergenza paese
Il leader Ds, Piero Fassino: il grado di coesione della maggioranza è oggi ancora più debole; questa maggioranza sarà portata a non assumersi in solido le responsabilità; intanto la situazione economica rischia di marcire, come denunciano gli industriali

Domani mattina il Consiglio dei ministri discutera' tra le altre cose del maxiemendamento che la prossima settimana" presentera' in Senato al decreto legge sulla competitivita'. L'esecutivo formalizzera' anche la decisione sulla preannunciata fiducia al provvedimento.

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Giovedi, 28 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

Caso Calipari. Berlusconi, il Pentagono e l'Amministrazione Usa hanno posizioni diverse

Nicola Calipari

Roma, 28 aprile 2005
"Se le cose restano così chiuderemo l'inchiesta con posizioni discordanti. Non firmeremo cose che non ci convincono". E' quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi parlando dell'andamento dell'inchiesta sulla morte di Nicola Calipari. Il presidente del Consiglio ha poi osservato: "Stiamo lavorando continuativamente con un Paese alleato, che però ha anche dei problemi interni con il Pentagono. Non è una cosa facile".

"Stiamo lavorando, speriamo di arrivare, capiamo le difficoltà della controparte, perché il Pentagono ha certe posizioni e l'Amministrazione americana vorrebbe che queste posizioni potessero essere più flessibili". Silvio Berlusconi risponde così ai giornalisti sulla vicenda Calipari e i rapporti dell'Italia con la commissione d'inchiesta americana.

"Sto lavorando con gli Stati Uniti, un paese nostro alleato - ha ancora detto il presidente del Consiglio - che ha problemi interni per quanto riguarda il Pentagono. Noi continuiamo a tenere i contatti con l'Amministrazione Usa - ha precisato - che qui in Italia è rappresentata dall'ambasciatore".

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Mercoledi, 27 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

Governo. Berlusconi alla Camera: rispetteremo il Patto anche nel 2005, per il Sud obiettivi precisi

Il premier Berlusconi

Roma, 26 aprile 2005
Silvio Berlusconi ha aperto il suo intervento alla Camera sulle dichiarazioni programmatiche del suo nuovo governo parlando dell'inchiesta sulla morte di Nicola Calipari. "L'inchiesta sul caso Calipari non è conclusa. Il Governo parlerà al momento opportuno. I contatti proseguono e ce ne saranno anche nelle prossime ore", ha detto Berlusconi.

"L'Italia, nonostante le difficoltà, ha sempre rispettato in questi ultimi quattro anni il rapporto Pil-deficit al 3%, cosa che continuerà a fare anche per tutto il 2005". Il Governo si muoverà in un quadro di "stabilità finanziaria per mantenere la fiducia degli imprenditori e dei sindacati". Berlusconi ha ribadito che l'obiettivo del Governo è "portare il debito pubblico sotto il 100% del Pil".
Il Presidente del Consiglio ha poi affermato che il Governo ridurrà l'Irap sul costo del lavoro per un importo di 12 miliardi di euro in 3 anni. Il presidente del Consiglio si è quindi detto "sicuro che la riduzione del cuneo fiscale derivante dall'intervento sull'Irap" che comporterà uno sgravio fiscale a carico delle imprese di "12 miliardi in 3 anni", "faciliterà anche la chiusura dei contratti" in sospeso, in particolare del pubblico impiego, dei privati, dei medici.

Il presidente del Consiglio non ha mancato di ricordare l'azione del governo a favore delle famiglie, "per cui già molto è stato fatto". Ma in questo campo "occorre fare di più" anche in considerazione del fatto che sulle spalle delle famiglie grava "l'aumento del costo della vita derivante dal cambio della moneta". Il premier annuncia quindi iniziative "a favore delle famiglie più numerose" e l'obiettivo di "irrobustire le politiche di deduzioni fiscali".

"Per il Sud abbiamo obiettivi precisi". Silvio Berlusconi ha esposto le linee guida del suo programma soffermandosi sul Mezzogiorno. Il premier cita i 22,5 miliardi disponibili, l'avvio del fondo rotativo, l'introduzione di strumenti di fiscalità di vantaggio per le imprese, il completamento del piano delle infrastrutture.

La nuova compagine di governo "ha le carte in regola per realizzare il programma che ho qui illustrato". Berlusconi nel suo intervento alla Camera ha aggiunto che la maggioranza "ha i numeri e le capacità per portare a compimento il programma e le riforme, anche quella costituzionale". Silvio Berlusconi ha confermato che la riforma costituzionale "sarà definitivamente varata in questa legislatura per poi fare il referendum nella seconda metà del 2006".

Quanto alla Cdl, essa rappresenta "la sintesi di un forte riformismo e cambiamento", motivo per cui il suo disegno riformatore è "il più adeguato". La Cdl, ha aggiunto Berlusconi, "non è nata come cartello elettorale". Il presidente del Consiglio ha concluso il suo intervento alla Camera chiedendo la fiducia dei deputati. Il premier ha parlato per 17 minuti.

"Teme ora gli eventuali agguati dell'Udc?". "No", la risposta data dal premier ai giornalisti che lo hanno interpellato all'entrata di Palazzo Madama dove il presidente del Consiglio si è recato per consegnare il testo del suo intervento appena letto a palazzo Montecitorio.

----------------------------------------------------------------------------------------------

Politica. Spiagge in vendita, Pisanu ironizza su Tremonti: "Risolta la questione meridionale"

Giulio Tremonti

Roma, 26 aprile 2005

"Finalmente la questione meridionale si risolve ai pubblici incanti!". A commentare ironicamente la proposta del vice premier Giulio Tremonti sulla vendita delle spiagge del Mezzogiorno ai privati non è, questa volta, un esponente del'opposizione, ma il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu.

"I padri del meridionalismo italiano - ha aggiunto il Ministro Pisanu da Guido Dorso a Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci, Luigi Sturzo, Giulio Pastore, Ugo La Malfa, Pasquale Saraceno e Manlio Rossi Doria, possono ora riposare in pace".

"Se Tremonti vuole continuare su questa strada ce lo dica subito, perché allora vuol dire che questo governo ha i giorni contati", rincara la dose a Radio Radicale il vicepresidente della Camera, Publio Fiori (AN). "Tremonti propone di dare le spiagge ai privati. Potremmo allora cominciare con il vendere le Alpi. Se si tratta di sistemare i conti del Paese svendendolo allora non ci siamo. Se questo è l'inizio, è un inizio molto negativo, non credo che si possa fare dell'Italia un grande mercato da dare a privati , non credo che possa essere questa la strada. Berlusconi spieghi a Tremonti che proprio per questo suo modo di impostare la politica ha avuto un primo stop quando fu tolto dal ministero dell'Economia".

L'opposizione: governo balneare, spiagge in vendita
"La Cdl si presenterà a chiedere la fiducia per un governo raccogliticcio, balneare e già traballante che pensa all'assurda ipotesi di vendere le spiagge come prima soluzione per rilanciare l'economia", dichiara divertito il Presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. "Idee come questa non stanno né in cielo né in terra", si ribella il governatore della Campania Antonio Bassolino. "Adesso Tremonti è il vicepresidente del Consiglio - aggiunge - e non un cittadino o un intellettuale come nei mesi scorsi quando scriveva articoli sui giornali. Provino pure a vendere le spiagge del Mezzogiorno. Vedranno che accoglienza e quali commenti troveranno". "Avevo già detto che questo era un governo balneare, ma non pensavo arrivassero a tanto", ironizza invece il capogruppo alla Camera della Margherita, Pierluigi Castagnetti

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Martedi, 26 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

Inchiesta Mediaset. Chiesto il rinvio a giudizio per Berlusconi

Silvio Berlusconi

Roma, 26 aprile 2005
La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi e altre 12 persone nell' ambito dell'inchiesta sulla compravendita di diritti cinematografici di Mediaset. La posizione di uno dei 14 indagati, l'egiziano Agrama Farouk, è stata stralciata.

Per il premier e altri 12 indagati, le accuse ipotizzate vanno, a vario titolo, dalla frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita e, solo in pochi casi, riciclaggio.

Coinvolti dall'inchiesta avviata 4 anni fa sono, oltre a Berlusconi, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, Candia Camaggi - dagli anni '80 alla direzione di Fininvest - Service di Lugano, la sua assistente Gabriella Galletto, Giorgio Vanoni, Daniele Lorenzano, il banchiere italosvizzero Paolo Del Bue, Carlo Rossi Scribani, Erminio Giraudi, Giorgio Dal Negro, Manuela De Socio, Marco Colombo e il legale inglese David Sninns.

"La macchina della giustizia a Milano e' in perfetto orario, precisa come un orologio svizzero. Complimenti". Lo afferma il coordinatore di FI Sandro Bondi, a proposito della richiesta dei Pm milanesi di rinvio a giudizio
per 14 persone, tra cui Silvio Berlusconi.

----------------------------------------------------------------------------------------------

Caso Calipari. Militari USA assolti, l'Italia non accetta le conclusioni dell'inchiesta. Oggi la Corolla a Roma

L'auto sulla quale viaggiava Nicola Calipari al momento della sparatoria

Roma, 26 aprile 2005

"Continuiamo a sperare che si possa giungere ad un rapporto condiviso". Nelle poche parole del portavoce dell'ambasciatore americano a Roma, Ben Duffy, la fotografia della nuova difficile fase nei rapporti fra Italia e Stati Uniti, dopo le anticipazioni sulle conclusioni dell'indagine della commissione mista sulla morte dell'ufficiale del Sismi Nicola Calipari, il 4 marzo scorso, subito dopo la liberazione dell'inviata del Manifesto Giuliana Sgrena. Sta per arrivare a Roma, intanto, la Toyota a bordo della quale quella notte si trovavano Nicola Calipari, Giuliana Sgrena ed un agente del Sismi.

La Corolla verrà messa a disposizione dell'autorità giudiziaria italiana e sarà trasferita nei laboratori della Scientifica della Polizia di Stato (Polo Tuscolano) per gli esami balistici utili a verificare le versioni degli agenti italiani e dei militari statunitensi.

La delegazione italiana nella commissione mista avrebbe rifiutato di sottoscrivere la sostanziale assoluzione dei militari americani che quella notte spararono sulla Toyota in cui si trovava Calipari, chiedendo anzi un supplemento d'indagine. Troppe le discrepanze fra le versioni degli italiani, ribadite anche ieri ai microfoni di Rainews24 da Giuliana Sgrena, e dai militari americani, sicuri di non aver violato alcuna regola d'ingaggio. Proprio la revisione delle regole d'ingaggio dei soldati ai checkpoint, discussa da settimane dai vertici del Pentagono, potrebbe finire sul tavolo di una difficile trattativa fra Roma e Washington per giungere ad una soluzione politica del caso. Gli Stati Uniti fornirebbero alla magistratura italiana tutti gli elementi in loro possesso per portare avanti l'inchiesta dei pm romani, a cominciare dalla macchina crivellata di proiettili, ma escluderebbero qualsiasi condanna penale dei propri militari. Questi ultimi rischierebbero al massimo provvedimenti disciplinari di richiamo. L'esercito americano, tuttavia, modificherebbe nella direzione di una maggior cautela le regole d'ingaggio delle truppe impagnate in Iraq ai posti di blocco, riconoscendo in qualche modo che il 4 marzo qualcosa non funzionò, e non solo per colpa degli italiani.

Le regole d'ingaggio precisano, fra l'altro, quanta forza i militari americani possano utilizzare per fare fronte a potenziali minacce. E' in base ad esse che i soldati lungo l' autostrada per l'aeroporto internazionale aprirono il fuoco, quella notte, sparando, in rapida successione, prima colpi d'avvertimento, poi colpi per fermare il veicolo.

Per il Pentagono, i soldati americani che hanno sparato non hanno commesso nessun errore e non saranno puniti perché hanno rispettato le loro consegne. "I soldati stavano solo applicando le procedure operative standard per posti di blocco di quel tipo - dice una fonte anonima del Pentagono - Quindi, non sono responsabili di violazione delle consegne".

Uno dei punti chiave del tragico episodio, ha aggiunto, è che secondo gli Usa le comunicazioni fra italiani e americani furono "molto scarse".

Intanto, questa mattina, il sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta, ha incontrato a Palazzo Chigi il direttore del Sismi, Nicolò Pollari.

----------------------------------------------------------------------------------------------

Faremo, diremo, infine vincerò. Un governo senza programma


Orgoglio nonostante tutto. Siamo al governo e ci resteremo portando avanti i nostri progetti, quelli soliti: dalla riduzione delle tasse, al sostegno delle imprese senza dimenticare ovviamente le riforme. Berlusconi alla Camera espone le linee programmatiche del suo governo-bis all’insegna della continuità. Come se le ultime elezioni regionali e amministrative non ci fossero mai state. «Siamo consapevoli delle difficoltà che stiamo affrontando ma nella consapevolezza che abbiamo sempre operato per il bene del paese e che abbiamo dato voce e rappresentanza a quella maggioranza del paese che chiede cambiamento e modernizzazione», dice il premier alla Camera mentre l’opposizione sottolinea, con un forte mormorio, il proprio disappunto.

Ma vediamo in sintesi i punti fondamentali del discorso del premier. In primis il Sud: «Il governo intende rilanciare il sud in grande stile puntando ad utilizzare i 22,5 miliardi in conto capitale e avviando il fondo rotativo per il credito bancario» spiega Berlusconi promettendo, tra le varie iniziative per il Mezzogiorno l’accelerazione del completamento delle infrastrutture previste. Per il governo Berlusconi-bis grande importanza avrà ovviamente anche il rilancio delle piccole e medie imprese per le quali si punta ad un rafforzamento delle procedure per nuovi investimenti. E ovviamente per le imprese il premier ri-annuncia tagli all'Irap sul costo del lavoro per un importo di 12 miliardi di euro in 3 anni. E poi stop « all'incremento della spesa pubblica». Come? Grazie a «criteri selettivi e premiali per le spese dello stato e per i trasferimenti», privilegiando gli «investimenti infrastrutturali». «Il tutto – rassicura il premier - in un quadro di stabilità finanziaria in modo da tenere ben salda la fiducia degli investitori e dei mercati». E infine Berlusconi non dimentica le riforme e promette: «Porteremo a compimento anche la riforma costituzionale dello Stato che il Parlamento ha già approvato in prima lettura e che sarà definitivamente varata in questa legislatura in tempi tali da far svolgere il referendum confermativo nella seconda metà del 2006».

«Un discorso di basso profilo, non si capisce perché abbiano perso visto che hanno rivendicato orgogliosamente tutta la loro politica» commenta a caldo il capogruppo di Rifondazione alla Camera, Franco Giordano mentre il segretario dei Ds Piero Fassino definisce le parole del premier «un discorso desolante di fronte al quale non si può che invocare la protezione di Dio per l'Italia». «Un discorso vuoto che non si sa se fa ridere o piangere. Come se non ci fosse stata la crisi di governo e il paese va bene. Mi pare un mondo che non esiste e a cui nessuno può credere»: così il coordinatore dell'esecutivo della Margherita, Dario Franceschini, sul discorso di Berlusconi alla Camera. Ma anche l’Udc in Aula si mantiene piuttosto freddina alle parole di Silvio Berlusconi che pur, in poco più di 15 minuti, enuncia un piano programmatico per i prossimi 13 mesi che parte da quelle che il partito di Follini aveva da sempre elencato come priorità: rilancio sud, sostegno alle famiglie, risanamento della finanza pubblica e competitività delle imprese. Il discorso del premier viene interrotto poche volte dagli applausi della maggioranza, più che altro quando rischiano di sentirsi troppo i commenti delle opposizioni. Opposizioni che in particolare hanno gradito poco i passaggi in cui il Presidente del Consiglio rivendicava l'aver mantenuto entro il 3 percento il rapporto deficit-Pil, e promette di procedere con l'ulteriore abbassamento delle tasse. Proteste particolarmente forti al momento in cui la promessa si estendeva alla approvazione delle riforme costituzionali. Unico momento bipartisan quando Berlusconi, all'inizio, sottolinea la necessità di rendere giustizia a Nicola Calipari. Alla fine, come da prammatica, quasi tutta la maggioranza in piedi. Quasi tutta, perché appunto il gruppo dell'Udc non ha mai manifestato particolare calore, limitandosi ad un sostegno che sapeva più di circostanza che di entusiasmo. Il Berlusconi-bis può dirsi comunque varato. Mercoledì e giovedì Camera e Senato voteranno la fiducia per Berlusconi.

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Lunedi, 25 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------------

25 aprile. Ciampi a Milano per le celebrazioni. Botta e risposta tra Prodi e Bondi

L'ingresso dei tanks americani

Roma, 24 aprile 2005

Per il 60esimo anniversario della Liberazione, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, sarà a Milano, dove prenderà parte alle manifestazioni pubbliche organizzate per l'occasione. In mattinata, dunque, il Capo dello Stato deporrà la tradizionale corona di fiori all'Altare della Patria e poi parteciperà alla solenne commemorazione al Quirinale. Accanto a lui, per la prima volta, anche il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il Premier, però, non accompagnerà Ciampi a Milano dove si terrà la grande manifestazione organizzata dai partiti e dalle associazioni antifasciste. Alle 16.00 in Prefettura il Presidente scoprirà una lapide intitolata a 'Riccardo Lombardi', primo Prefetto della città del dopoguerra, per poi prendere parte, alle 16,45, alla manifestazione commemorativa in Piazza Duomo. Con il Presidente della Repubblica, il ministro Pisanu e il leader dell'Unione Romano Prodi che ha criticato l'assenza del Premier alle celebrazioni degli anni passati.

Prodi: La maggioranza non riconosce la festa
"La Liberazione non può essere oggetto di una "storicizzazione" di comodo che relativizzi ed equipari le scelte di valore opposto compiute in quel periodo drammatico": e' uno dei passaggi del messaggio di Romano Prodi in occasione del 60/o anniversario della Liberazione.

"Il 25 aprile e' una festa di tutti gli italiani - afferma Prodi - da celebrare, al di là dei contrasti che da sempre l'accompagnano, all'insegna della verità storica e dell'attualità dei valori che essa incarna". (...) "Ricordo - continua Prodi - che il presidente Ciampi, nella celebrazione del 25 aprile dello scorso anno, ebbe a dire che la celebrazione di questa festa scandià per sempre la vita della nostra Repubblica. Sottoscrivo. E' un peccato, ed è un motivo di preoccupazione sincera, che forze rilevanti della maggioranza che ha governato l'Italia in questa legislatura non si riconoscano in questa Festa di libertà e di democrazia". "E' un motivo di inquietudine -sottolinea ancora il professore - che il presidente del Consiglio di questi anni trascorsi non abbia mai considerato un suo dovere civile e politico prendere parte alle celebrazioni della Liberazione".

La risposta di Bondi
Prende le difese del presidnete del Consiglio, il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi: "Prodi vuole evidentemente rovinare anche quest'anno la festa del 25 aprile - afferma - solo così si spiega la sua uscita per cui la Cdl non si riconoscerebbe in questa ricorrenza. Anche in questa vicenda - aggiunge il coordinatore di Forza Italia - si comprende che Prodi sia interessato unicamente a dividere il Paese, a fomentare gli odi e le inimicizie, piuttosto che, al contrario, approfittare di questa data per unire gli italiani sulla base di alcuni valori comuni".

----------------------------------------------------------------------------------

25 Aprile 1945 - 25 Aprile 2005

Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione, perseguitato per aver rifiutato come docente universitario di giurare fedeltà al fascismo, pronunciò questo discorso nel 1955 a Milano, davanti ad alcune centinaia di studenti. Ve lo riproponiamo per la sua assoluta attualità, per riflettere insieme.

Voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell'Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c'è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane...

E quando io leggo nell'art. 2: «l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell'art. 11: «L'Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie... ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!

O quando io leggo nell'art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!

O quando io leggo nell'art. 5: «La Repubbllica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!

O quando nell'art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l'ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!

E quando leggo nell'art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani...

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa cartra. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamenteo di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

Homepage

----------------------------------------------------------------------

Domenica, 24 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Benedetto XVI: "Con l'aiuto di Dio assumo un compito inaudito". "Non abbiate paura"

Papa Benedetto XVI

Città del Vaticano, 24 aprile 2005
"Ci siamo sentiti abbandonati dopo la morte di Giovanni Paolo II", ma non siamo "soli", "chi crede non è mai solo". Il Papa comincia con un messaggio di speranza la sua omelia nella messa di inizio pontificato. E sottolinea come egli "fragile servitore di Dio" che deve "assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana" non è solo. "Non sono solo", afferma, chiedendo ai fedeli: "La vostra preghiera, la vostra indulgenza, il vostro amore, la vostra fede e la vostra speranza mi accompagnino".

Pregate perché non fugga davanti ai lupi
"Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi" e perché "impari ad amare sempre più il Signore e il suo gregge". È questo il forte invito che Benedetto XVI rivolge alle migliaia di fedeli radunati a san Pietro. "Amare vuol dire essere pronti a soffrire", ribadisce con vigore il pontefice. E l'applauso della folla è immediato e spontaneo.

Il 'deserto' che affligge l'uomo contemporaneo
"Tante persone vivono nel deserto: deserto della povertà, della fame e della sete, dell'abbandono, della solitudine, dell'amore distrutto". Benedetto XVI, nella omelia di inizio pontificato, punta il dito sulle numerose forme di 'deserto' e di aridità che affliggono l'uomo contemporaneo. "Vi è il deserto dell'oscurità di Dio - sottolinea - dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell'uomo". I toni si fanno ancora più accesi in un altro passo della predica in cui il Pontefice denuncia l'alienazione delle società dove "gli uomini vivono alienati nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce".

Appello all'unità
"Facciamo tutto il possibile per percorre la strada verso l'unità" che il Signore ha promesso. E' l'appello del Papa ai fratelli delle altre chiese cristiane. "Con tristezza" Benedetto XVI osserva che la rete con cui il Signore "pesca" gli uomini è spezzata. "Non permettere - prega- che la tua rete sia spezzata, e aiutaci ad essere servitori di unità". Saluto "i laici impegnati nella costruzione del Regno di Dio". Rivolgo "parole affettuose" a "tutti i battezzati che non sono ancora in piena comunione con noi". Saluto i "cari fratelli del popolo ebraico, ai quali siamo legati da un grande patrimonio spirituale comune". Saluto "tutti gli uomini del nostro tempo, credenti e non credenti". Il nuovo Papa abbraccia idealmente tutti loro nella omelia della messa di inizio pontificato.

"Non abbiate paura"
"In questo momento - afferma il nuovo Papa - il mio ricordo ritorna al 22 ottobre 1978, quando Papa Giovanni Paolo II iniziò il suo ministero qui sulla Piazza di San Pietro. Ancora, e continuamente, mi risuonano nelle orecchie le sue parole di allora: 'Non abbiate paura, aprite anzi spalancate le porte a Cristo'. Giovanni Paolo II parlava ai forti, ai potenti del mondo, i quali avevano paura che Cristo potesse portar via qualcosa del loro potere, se lo avessero lasciato entrare e concesso la libertà alla fede".

"Sì - rileva Papa Ratzinger - egli avrebbe certamente portato via loro qualcosa: il dominio della corruzione, dello stravolgimento del diritto, dell'arbitrio. Ma non avrebbe portato via nulla di cio' che appartiene alla libertà dell'uomo, alla sua dignità, all'edificazione di una società giusta. Giovanni Paolo II parlava inoltre a tutti gli uomini, soprattutto ai giovani".

"Così, oggi - conclude Bendetto XVI - io vorrei, con grande forza e grande convinzione, a partire dall'esperienza di una lunga vita personale, dire a voi, cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo: e troverete la vera vita. Amen".

La cerimonia
Il Papa è apparso molto emozionato e sorridente al momento della benedizione che ha dato avvio alla cerimonia di inzio del pontificato. La sua apparizione sul sagrato della basilica di San Pietro è stata salutata con grandi grida della folla e dallo sventolio delle bandiere. La cerimonia è cominciata con una visita alla tomba di Pietro. Benedetto XVI vi è sceso da solo, accompagnato dai patriarchi delle Chiese orientali e dai cerimonieri, mentre i cardinali sono restati nella basilica. Il gesto sta ad indicare il collegamento con l'inizio della missione di Pietro. E' stato il cardinale Angelo Sodano, in quanto decano del Collegio cardinalizio a mettere l'anello "del Pescatore" a Benedetto XVI. L'anello, che indica il potere papale, ed il sigillo, pure "consegnato" al Papa, serviranno per "firmare" i documenti, che verranno "annullati" alla sua morte. Il Papa ha poi indicato con il dito il Pallio che porta da pochi minuti sulle sue spalle, a simboleggiare alla folla - durante l'omelia - il peso e l'impegno che esso rappresenta per il successore di Pietro. Un gesto che è stato subito seguito dall'applauso della piazza. Sono stati 38 gli applausi con cui la folla ha interrotto l'omelia di Benedetto XVI.

In jeep tra i fedeli
Dopo la messa Papa Benedetto XVI ha 'sfilato' tra la folla. A bordo della jeep bianca scoperta che fu di Wojtyla, Ratzinger ha benedetto e salutato sorridente le decine di migliaia di fedeli radunati a san Pietro. Papa Ratzinger non ha dato ordine alla sua scorta di fermare la vettura per un incontro ravvicinato con i fedeli, né per baciare bambini. Prassi alla quale Wojtyla aveva 'abituato' i fedeli. L'auto panoramica, rigorosamente accompagnata dalla scorta, la gendarmeria vaticana, è partita dal sagrato, ha percorso un tratto della piazza tra i vari settori e ha terminato il suo 'viaggio' all'altezza dell'obelisco per poi ritornare dall'Arco delle Campane. Intanto le campane della basilica suonavano a distesa.

Ciampi e Berlusconi assistono alla Messa
Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi guida la delegazione italiana alla prima messa celebrata da Benedetto XVI. Sul sagrato di piazza San Pietro hanno preso posto anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e quelli di Camera e Senato, Casini e Pera. Ciampi, che ha salutato il nuovo Papa nella Basilica di San Pietro, è accompagnato dalla moglie Franca. E oggi anche Veronica Berlusconi assiste alla messa di inizio pontificato con il figlio più piccolo Luigi. Nei banchi delle autorità, i reali di Spagna, Juan Carlos di Borbone e la regina Sofia, vestita di pizzo bianco. La delegazione tedesca è guidata dal presidente Horst Koehler e vede presenti anche il ministro dell'Interno Otto Schily e il governatore della Baviera Edmund Stoiber.

Folla cosmopolita
Vengono dalla Francia come dall'Irlanda, dalle Filippine come dal Brasile, i pellegrini che affollano questa mattina piazza San Pietro. Certamente erano tedeschi però moltissimi fedeli che attendevano già dall'alba l'inizio della cerimonia. E tuttavia anche oggi, almeno a giudicare dalle bandiere che sventolano tra la folla i polacchi battono i pellegrini della Germania.

----------------------------------------------------------------------------------

Governo. Prodi: ha vinto la Lega. Fassino: un esecutivo della disperazione

Fassino con d'Alema

Roma, 24 aprile 2005

Negativi i primi commenti dell'opposizione che parla di una brutta riedizione del governo uscente con decisioni umilianti per Alleanza Nazionale e l'Udc. "La mia prima reazione scorrendo la lista dei ministri è che i due elementi di novità del Berlusconi-bis sono il ritorno di Giulio Tremonti, principale responsabile dell'andamento negativo dell'economia italiana, e l'arrivo di Francesco Storace alla Sanità, sconfitto alle elezioni regionali proprio per la cattiva gestione del sistema sanitario nel Lazio", ha detto Romano Prodi, leader dell'Unione, secondo il quale "nella maggioranza il ritorno di Tremonti e l'appoggio di Calderoli vogliono dire che ha vinto assolutamente la Lega".

Fassino: un esecutivo della disperazione
"Un 'governo della disperazione' pensato non per governare l'Italia ma unicamente per tenere insieme i cocci di una coalizione ormai a pezzi". Lo afferma Piero Fassino, segretario dei Ds, commentando la lista dei
ministri resa nota dal presidente del Consiglio incaricato, Silvio Berlusconi.
"Un governo - prosegue Fassino - che ancora di piu' sara' sotto il ricatto dell'asse Tremonti-Lega. Un governo che ignora la domanda di cambiamento espressa dagli elettori il 3 e 4 aprile. Tocchera' al centrosinistra, dall'opposizione - conclude Fassino - parlare agli italiani e indicare una politica di crescita e di sviluppo per il Paese".

Franceschini: crisi con un finale incomprensibile
La crisi di governo si avvia ad un "finale incomprensibile", che "non serve in alcun modo ad affrontare i problemi del Paese". Il coordinatore della Margherita Dario Franceschini, commenta così la lista dei ministri resa nota dal presidente del Consiglio incaricato Silvio Berlusconi.
Deludente, secondo Franceschini, il risultato ottenuto dai centristi della Cdl: "Tanto fumo e poco arrosto - dice - il risultato della loro azione è che rientra Tremonti, addidato da loro come il responsabile dei problemi economici dell'Italia". Inoltre, aggiunge, "la battaglia per il Mezzogiorno viene affidata ad un uomo del partito di Berlusconi, che in questi anni ha trascurato il Sud".
"Una maggioranza sconfitta dagli elettori, in ritirata nel paese, asserragliata a Palazzo Chigi. Piu' che il Berlusconi-bis oggi nasce il Berlusconi-bunker?".Questo il lapidario commento di Francesco Rutelli alla composizione della squadra di governo del Berlusconi-bis.

Di Pietro: è una pietanza rancida
"E' solo una pietanza rancida riscaldata alla quale e' stato aggiunto qualche ministro". Antonio Di Pietro, presidente dell'Italia dei valori commenta cosi' il nuovo esecutivo Berlusconi.
"Bisognava salvaguardare la poltrona di certi ministri - continua Di Pietro - per la soddisfazione di alcuni partiti che avevano bisogno di visibilita' in vista delle imminenti elezioni". "Purtroppo - conclude il leader di Idv - il Paese dovra' vivere altri mesi all'insegna dell'incertezza e dell'asfissia economica per colpa di persone che non hanno avuto l' umilta' e la dignita' politica di farsi da parte per manifesta incapacita"'.

Diliberto: un governo di trombati e riciclati
"Oggi viene varato il governicchio dei trombati e dei riciclati. Palesemente incapace di risolvere alcunche"'. Lo afferma il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, commentando la composizione del nuovo esecutivo annunciato da Silvio Berlusconi. "La nostra opposizione -aggiunge Diliberto- sara' asperrima perche' tale governo potra' solo drammaticamente aggravare lo stato dell'Italia e le condizioni dei lavoratori".

Boselli: una nave piena di falle destinata ad affondare
Il governo varato da Berlusconi, ancor piu' di quello precedente, e' una nave piena di falle che e' destinata ad affondare". Lo dice il presidente Sdi, Enrico Boselli, che aggiunge: "Nessuna delle contraddizioni, che avevano portato alla crisi dopo la durissima sconfitta elettorale, e' stata risolta. Anzi la situazione si e' addirittura aggravata. Esce rafforzato l'asse tra Tremonti e la Lega, che e' stato uno dei principali fattori di divisione nella coalizione di centrodestra.

Bertinotti: finita l'era Berlusconi, elezioni vicine
"Cio' che si vede, la composizione del governo, non e' certo un bel vedere. Ma cio' che non si vede e' peggio, molto peggio". Cosi' si esprime il leader di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti sul nuovo governo
Berlusconi. "Cio' che non si vede - spiega - e' come il nuovo governo intende affrontare i drammatici problemi del paese che la politica fallimentare del primo governo Berlusconi hanno creato".

----------------------------------------------------------------------------------

Governo. Al via il Berlusconi-bis: Tremonti torna da vicepremier, Storace al ministero della Salute

Il premier con il presidente Ciampi e alcuni ministri

Roma, 24 aprile 2005
Silvio Berlusconi ha sciolto la riserva e ha presentato la nuova squadra di governo che ha giurato ieri davanti al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. L'esecutivo presenta qualche novità e un clamoroso ritorno, quello di Giulio Tremonti.

L'ex ministro dell'Economia, che lasciò perché non gradito ad Alleanza Nazionale, torna con il ruolo di vicepresidente del Consiglio, proprio a fianco di Gianfranco Fini. Non c'è invece Marco Follini, che ha seguito le indicazioni del partito: più attenzione alla politica dell'Udc e nessun impegno di governo.

Della nuova squadra fanno parte anche Francesco Storace, che va al ministero della Salute, Mario Landolfi, che sostituisce a sorpresa Maurizio Gasparri alle Comunicazioni, Gianfranco Miccichè, che andrà a guidare il ministero per lo Sviluppo e la Coesione del Territorio, Giorgio La Malfa, alle Politiche Comunitarie, e Stefano Caldoro, all'Attuazione del programma di Governo.

Per il resto il terzo governo Berlusconi (il secondo di questa legislatura) presenta qualche spostamento e molte conferme. Il ministero delle Riforme rimane saldamente nelle mani della Lega, così come quelli di Welfare e Giustizia (nell'ordine Calderoli, Maroni e Castelli). Confermati sostanzialmente anche gli incarichi dell'Udc: Baccini alla Funzione Pubblica, Giovanardi ai rapporti col Parlamento e Rocco Buttiglione che dalle politiche comunitarie si sposta ai Beni Culturali al posto di Giuliano Urbani.

"Al consiglio dei Ministri ho detto che sarà un anno impegnativo, che ci sono molte cose da fare, e che le faremo", ha detto Silvio Berlusconi lasciando Palazzo Chigi al termine del primo consiglio dei Ministri del nuovo esecutivo. "Porteremo a termine il programma del 2001 - ha aggiunto - e anche il nuovo programma che è l'anticipo del programma per la prossima legislatura".

Homepage

-------------------------------------------------------

Sabato, 23 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------

Governo. Il governo Berlusconi bis ha giurato. Mercoledi' il voto di fiducia alla Camera

Berlusconi giura

Roma, 23 aprile 2005

La cerimonia del giuramento ha avuto inizio nel Salone delle Feste del Quirinale con il giuramento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nelle mani del Capo dello Stato.
Subito dopo hanno giurato i vicepresidenti Gianfranco Fini e Giulio Tremonti.
I ministri, chiamati uno alla volta dal segretario generale Gaetano Gifuni, hanno raggiunto il tavolo, disposto in fondo alla sala, dietro il quale c'e' il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (affiancato da Berlusconi, subito dopo aver presentato giuramento). Ognuno legge la formula di rito e firma per accettazione dell'incarico.

La formula del giuramento
"Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione". E' questa la formula di giuramento che ogni ministro
del nuovo governo, il Berlusconi-ter, reciterà, nell'accogliere il mandato dal capo dello Stato.

La cerimonia e' durata 20 minuti. Non ha riservato nessun colpo di scena
La cerimonia solenne del giuramento del governo Berlusconi bis si e' conclusa nel Salone delle Feste del Quirinale con la tradizionale foto di gruppo dei ministri attorno al presidente Carlo Azeglio Ciampi e al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al suo fianco.
Tutti i ministri erano rigorosamente in abito scuro. Le due ministre, Letizia Moratti e Stefania Prestigiacomo, invece, hanno scelto soluzioni diverse. La Moratti ha indossato un tailleur beige, tacchi alti e due file di perle. La Prestigiacomo indossava invece un tailleur nero. Roberto Calderoli e Roberto Maroni non hanno rinunciato alla cravatta verde.
Ora i ministri, dopo un breve brindisi con il Capo dello Stato, si recheranno a palazzo Chigi per un primo Consiglio dei Ministri. Tra le prime incombenze la nomina dei nuovi sottosegretari.

Martedì alla Camera, mercoledì la fiducia
Il presidente del Consiglio si presentera' martedi' alle 18 alla Camera per leggere le sue comunicazioni sulla nascita del nuovo governo. L'orario e' precisato in una nota dell'ufficio stampa di Montecitorio. Il testo del discorso di Berlusconi sara' poi consegnato al Senato.
Mercoledi' si svolgera' poi il dibattito, la replica del presidente del Consiglio e il voto di fiducia alla Camera, che si svolge per appello nominale con i parlamentari che sfilano davanti al banco della presidenza dichiarando il proprio voto. Poi il passaggio, analogo, a palazzo Madama.

I ministri del Berlusconi bis
Tremonti, che lasciò perché non gradito ad Alleanza Nazionale, torna con il ruolo di vicepresidente del Consiglio, proprio a fianco di Gianfranco Fini. Non c'è invece Marco Follini che ha seguito le indicazioni del partito: più attenzione alla politica dell'Udc e nessun impegno di governo.
Della nuova squadra fanno parte anche Francesco Storace, che va al ministero della Salute, Mario Landolfi, che sostituisce a sorpresa Maurizio Gasparri alle Comunicazioni, Gianfranco Miccichè, che andrà a guidare il ministero per lo Sviluppo e la Coesione del Territorio, Giorgio La Malfa, alle Politiche Comunitarie, e Stefano Caldoro, all'Attuazione del programma di Governo.

Per il resto il terzo governo Berlusconi (il secondo di questa legislatura) presenta qualche spostamento e molte conferme. Il ministero delle Riforme rimane saldamente nelle mani della Lega, così come quelli di Welfare e Giustizia (nell'ordine Calderoli, Maroni e Castelli). Confermati sostanzialmente anche gli incarichi dell'Udc: Baccini alla Funzione Pubblica, Giovanardi ai rapporti col Parlamento e Rocco Buttiglione che dalle politiche
comunitarie si sposta ai Beni Culturali al posto di Giuliano Urbani.

I primi commenti
L'ex ministro delle comunicazioni Gasparri: torno tra la gente, è tempo di pensare alla politica a tempo pieno. Maroni: con il ritorno di Tremonti abbiamo 3 ministri e mezzo. Bossi telefona al Premier: sono contento per Tremonti. L'Udc: il confronto avverrà in Parlamento. Tabacci: sono molto orgoglioso dell'assenza di Follini dall'esecutivo. Storace: oggi ho smesso di fumare.

Il Berlusconi III e' il 59simo governo della Repubblica. Finora sono stati sei, compreso l'attuale premier, i presidenti del Consiglio che, anche in diverse legislature, hanno guidato per tre volte il governo: Giulio Andreotti, Mariano Rumor, Aldo Moro, Amintore Fanfani, e Alcide De Gasperi. Il record di governi spetta a De Gasperi, che ne ha guidati otto, seguito da Andreotti con sette.

----------------------------------------------------------------------------------

Governo. Berlusconi accetta con riserva l'incarico di formare il nuovo esecutivo

Il premier dopo l'incontro con Ciampi

Roma, 23 aprile 2005
Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha Affidato a Silvio Berlusconi l'incarico di formare il nuovo governo. Berlusconi, che al Quirinale si è trattenuto circa un'ora, ha accettato con riserva, come vuole la consuetudine. Al centro del programma, stando a quanto ha detto lo stesso Berlusconi al termine dell'incontro con Ciampi, famiglie, imprese e Mezzogiorno.

Silvio Berlusconi dovrebbe aver completato la squadra di governo, risolvendo anche la questione del ministero delle Riforme. Ora il presidente incaricato ha davanti a sè due adempimenti formali: lo scioglimento della riserva e la proposta al capo dello Stato della lista dei ministri. Il passaggio successivo è il giuramento dei ministri, al Quirinale, nelle mani del capo dello Stato. Sembra che lo scioglimento della riserva e la consegna della lista dei ministri possa avvenire nelle prime ore di oggi.

Il premier avrebbe volentieri bruciato le tappe, ma il Quirinale ha chiesto il rispetto formale dei tempi previsti dalla prassi costituzionale. Ciampi ha invitato il premier ad approfondire due questioni: la nomina di Francesco Storace a ministro della Sanità, punto irrinunciabile posto da Fini a Berlusconi, ma fortemente avversata nella stessa An; e lo spacchettamento del ministero delle Infrastrutture. C'è poi un terzo ostacolo: il ritorno (dopo il rifiuto di Follini) di Giulio Tremonti al governo come vicepremier in tandem con Fini.

In tarda serata l'ufficio stampa di Palazzo Chigi ha comunicato che oggi non ci sarà il vertice di maggioranza. "Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi - si legge in una nota - assieme al vicepremier Gianfranco Fini e al ministro dell'Economia Domenico Siniscalco avrà invece una serie di incontri per approfondire i punti principali, già individuati, del programma economico".

----------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Benedetto XVI ai Cardinali: non sono qui per essere servito ma per servire

Benedetto XVI

Città del Vaticano, 23 aprile 2005
"Non si tratta di onori ma di servizio da svolgere con semplicità imitando il nostro Maestro e Signore che non venne per essere servito ma per servire". Si rivolge così Papa Benedetto XVI ai cardinali ricevuti nella sala Clementina. E' la prima udienza del suo pontificato. Ratzinger ha chiesto a tutti di non fargli "mai" mancare sostegno.

"Se da una parte - ha detto - mi sono presenti i limiti della mia persona e delle mie capacità, dall'altra so bene quale è la natura della missione che mi è affidata e che mi accingo a svolgere con atteggiamento di interiore dedizione".

Alla fine della messa di domenica prossima, Benedetto XVI potrebbe fare un giro in Papamobile a piazza San Pietro per salutare i fedeli. Lo ha detto il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, al termine del comitato operativo riunito nella sede del dipartimento in vista dell'evento di dopodomani. "Il Papa - ha spiegato Bertolaso - potrebbe anche percorrere via della Conciliazione fino a piazza Giovanni XXIII".

Saranno circa 140 le delegazioni internazionali, tra cui 36 capi di Stato e di governo, che domenica prossima assisteranno alla messa di insediamento di Papa Benedetto XVI. Annunciate anche 300 autorità italiane.

Homepage

-------------------------------------------------------

Giovedi, 21 Aprile, 2005

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------

Governo.Casini: o rinasce la maggioranza o si va alle elezioni.Maroni: e' una crisi al buio.Udc:Follini resta al partito

Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini

Roma, 21 aprile 2005
Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi ha avviato questa mattina le consultazioni per la formazione di un nuovo governo, dopo le dimissioni rassegnate ieri dal premier, Silvio Berlusconi.

Pier Ferdinando Casini, presidente della Camera, dopo 45 minuti di colloquio con Ciampi ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che o rinasce la maggioranza parlamentare nata dal voto del 2001 o bisogna andare alle elezioni anticipate. Non c'è nessuno spazio per governi istituzionali, ha aggiunto.

"Ho espresso al capo dello Stato - ha detto Casini - la ferma convinzione che l'attuale maggioranza di governo, l'espressione del voto elettorale del maggio 2001, non ha alternative in questo Parlamento. Fermo restando che non c'è nessuno spazio per governi tecnici o istituzionali, che ritengo fuori dal novero delle soluzioni possibili. Ma soprattutto estranei all'interesse dell'Italia, i casi sono due: o la ricostituzione della maggioranza ristabilendo i necessari vincoli fiduciari o il ricorso anticipato alle urne restituendo la parola agli italiani".

Maroni: è una crisi al buio
Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha risposto alle domande dei giornalisti sulle prospettive di un Berlusconi bis. Maroni non ha voluto rispondere su un suo eventuale reincarico o su quello degli altri ministri della Lega: "Non c'e' un presidente del Consiglio incaricato, prima aspettiamo che vi sia un nuovo presidente del Consiglio incaricato e a lui chiederemo rassicurazioni". E' una crisi al buio? ha domandato un giornalista. "Certo - ha risposto Maroni - di candidati premier ce ne sono tanti". "A oggi - ha ribadito - non c'e' nessuna ragionevole proposta di ministeri o altro perche' non c'e' un presidente del Consiglio incaricato. C'e' un presidente del Consiglio dimissionario. Se sara' lui il presidente incaricato, lo sapremo forse domani sera".

Calderoli: rivendichiamo il valore del ministero delle Riforme
"Il fatto che esista il ministero delle Riforme ha un alto valore simbolico che noi intendiamo rivendicare: le riforme sono il nostro dna e la nostra ragione sociale come movimento politico". Lo ha detto il ministro per le riforme, Roberto Calderoli, a "Batti e ribatti" in onda stasera su Raiuno.

L'Udc chiede a Follini di stare fuori dal governo
L'ufficio politico dell'Udc ha chiesto al segretario Marco Follini di restare alla guida del partito a tempo pieno e quindi di non entrare al governo. Lo si apprende da ambienti Udc. Giuseppe Drago ha confermato: "abbiamo detto al segretario di fare il segretario".

Silvio Berlusconi oggi ha ricevuto a Palazzo Grazioli gli esponenti della maggioranza. Terminato l'incontro con Gianni De Michelis e Francesco Nucara, il presidente del Consiglio ha ricevuto il segretario dell'Udc, Marco Follini. Il colloquio tra i due è durato circa 45 minuti. In precedenza aveva incontrato anche Gianfranco Fini.

Homepage

--------------------------------------------------------

Venerdi, 22 Aprile, 2005

Archivio

---------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Benedetto XVI conferma Sodano e i capi dicastero della curia. Nuova uscita dal Vaticano nel pomeriggio

Benedetto XVI

Roma, 21 aprile 2005

Benedetto XVI ha confermato il cardinale Angelo Sodano come Segretario di Stato, confermando anche tutti gli altri capi dicastero della curia. Il Papa ha confermato anche il sostituto alla segreteria di Stato, mons. Leonardo Sandri e il "ministro degli esteri" mons. Giovanni Lajolo.

Benedetto XVI, è detto in una nota della sala stampa della Santa Sede ha "nominato Segretario di Stato il card. Angelo Sodano, del titolo della Chiesa Suburbicaria di Albano".
"Il Sommo Pontefice ha confermato, 'donec aliter provideatur' (finché non si provveda altrimenti, ndr), i signori Cardinali, gli Arcivescovi Capi dei Dicasteri della Curia Romana ed il Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano".

Il nuovo Papa ha inoltre confermato sostituto per gli affari Generali della Segreteria di Stato mons Leonardo Sandri, Arcivescovo titolare di Cittanova; ed ha confermato Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato mons. Giovanni Lajolo, Arcivescovo titolare di Cesariana". Il Papa ha confermato, "per il quinquennio in corso, i Segretari dei Dicasteri della Curia Romana".

Nuova uscita di Benedetto XVI dal Vaticano
Il Papa ha compiuto in auto il breve tratto di strada da porta S.Anna a piazza della citta' Leonina, dove e' la vecchia casa del Papa. Lo stesso percorso che gia' aveva fatto ieri. Si e' gia' creata una piccola folla di curiosi e di giornalisti, che Ratzinger ha salutato alzando le mani e poi congiungendole. Il nuovo papa ha sorriso e poi e' entrato nel palazzo. In questo momento, il Papa e' all' interno dei suoi vecchi appartamenti e tutti attendono che ricompaia sulla soglia del palazzo per accoglierlo di nuovo e in molti sperano che al ritorno rivolga qualche parola ai presenti.

E' atteso mezzo milione di persone, fra cui numerose autorità provenienti da tutto il mondo, per la messa di inizio pontificato che Benedetto XVI celebrerà domenica mattina. Ieri, nella sua prima omelia Papa Ratzinger ha indicato il Concilio Vaticano quale bussola per la chiesa del terzo millennio, riaffermando l'impegno per l'unità dei cristiani e per il dialogo tra religioni e culture.


Ci sara' anche Don Georg, 81 anni, il fratello di Joseph Ratzinger. Ancora stordito per la nomina del fratello al soglio di Pietro, Georg Ratzinger ripete da giorni il timore che il nuovo incarico comporti un carico eccessivo per la salute del Pontefice. "Non e' molto robusto, non ha il cuore buono", ha detto all'agenzia cattolica Kna.

Homepage

Mercoledi, 20 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Benedetto XVI: Giovanni Paolo II mi invita a non avere paura, proseguiro' nell'attuazione del Concilio

Benedetto XVI il giorno dell'elezione

Roma, 20 aprile 2005
Prima messa di pontificato di Papa Benedetto XVI, mentre emergono indiscrezioni sul conclave: Joseph Ratzinger è stato eletto al quarto scrutinio, fanno intendere alcuni alti prelati, con molti voti in più dei necessari 77. Assieme ai cardinali che ieri lo hanno indicato successore di Giovanni Paolo II, il Papa ha celebrato nella Cappella Sistina il solenne rito interamente in latino non tenendo personalmente l'omelia ma intervenendo a fine messa.

Al suo ingresso, il Papa stringeva la croce astile d'argento che fu di Paolo VI, poi di Giovanni Paolo I ed infine di Giovanni Paolo II. Un segno di continuità, anche questo, nel rispetto dei pontificati precedenti. Con il neopapa erano i cardinali Angelo Sodano e Alfonso Lopez Trujillo. Il primo era segretario di Stato e il secondo presidente del Pontificio consiglio per la famiglia durante il pontificato di Giovanni Paolo II.

Il Papa, nella sua prima messa dopo l'elezione, ha distribuito personalmente la comunione al personale vaticano, tra cui quanti hanno collaborato alla realizzazione del conclave. Benedetto XVI ha indossato ancora l'anello cardinalizio e non quello pontificale, detto 'del Pescatore', che probabilmente deve ancora essere fabbricato su misura per lui.

L'omaggio a Giovanni Paolo II
"Grazia copiosa e pace a voi". Queste le prime parole del nuovo Papa, nel discorso pronunciato al termine della messa. Benedetto XVI ha ricordato il "lungo e fecondo pontificato" di Giovanni Paolo II. "Mi sembra - ha detto Ratzinger - di sentire la sua mano forte che stringe la mia di vedere i suoi occhi sorridenti, di ascoltare le sue parole - 'Non avere paura' - rivolte particolarmente a me".

"La morte di Giovanni Paolo II e i giorni che sono seguiti sono stati per la Chiesa e per il mondo intero un tempo straordinario di grazia" ha detto Benedetto XVI durante la prima messa del suo Pontificato. "Il grande dolore per la sua scomparsa e il senso di vuoto che ha lasciato in tutti - ha detto Ratzinger - sono stati temperati dall'azione di Cristo risorto che si è manifestata durante lunghi giorni nella corale ondata di fede, d'amore e di spirituale solidarietà, culminata nelle solenni esequie".

"Scegliendomi quale vescovo di Roma, il Signore mi ha voluto suo vicario, mi ha voluto 'pietra' su cui tutti possano poggiare con sicurezza. Chiedo a lui di supplire alla povertà delle mie forze, perché sia coraggioso e fedele pastore del suo gregge, sempre docile alle ispirazioni del suo Spirito", ha detto il Papa.

Nel solco del Concilio Vaticano II
Il Papa ha anche toccato un punto importante del dibattito della Chiesa, quello della collegialità e del rapporto tra il Papa e i vescovi. Ha ribadito che la collegialità "è al servizio della Chiesa" e ha affermato la propria volontà di proseguire nell'impegno di attuazione del Concilio".

Ciò che non aveva fatto nell'omelia Pro Eligendo Pontifice, Ratzinger lo ha fatto nella sua prima omelia da Papa, con un esplicito riferimento al Concilio Vaticano II: Benedetto XVI ha assicurato di volere "con forza proseguire nell'impegno di attuazione del Concilio sulla scia dei miei predecessori e in fedele continuità con la bimillenaria tradizione della Chiesa".

"Ricorrerà proprio quest'anno - ha ricordato il Papa - il quarantesimo anniversario della conclusione dell'Assise conciliare (8 dicembre 1965). Col passare degli anni, i documenti conciliari non hanno perso di attualità; i loro insegnamenti si rivelano, anzi, particolarmente pertinenti in rapporto alle nuove
istanze della Chiesa e della presente società globalizzata".

Ecumenismo
Il nuovo Papa considera la riconciliazione tra i cristiani suo "impegno primario" al quale lavorare "senza risparmio di energie". Questa è la sua "ambizione e il suo impellente dovere", ha detto. Egli è convito che non bastino per questo "le manifestazioni di buoni sentimenti", ma che servano "gesti concreti".

Appuntamento a Colonia
"Penso in particolare ai giovani, interlocutori privilegiati del Papa Giovanni Paolo II. A loro va il mio affettuoso abbraccio nell'attesa di incontrarli a Colonia in occasione della prossima Giornata Mondiale della Gioventù", ha detto Benedetto XVI nella Cappella Sistina. Il Pontefice ha quindi voluto ricordare ai giovani che con loro "futuro e speranza della Chiesa e dell'umanita" continuerà a dialogare "ascoltando le vostre attese nell'intento di aiutarvi a incontrare sempre piu' in profondita' il Cristo vivente, eternamente giovane".

----------------------------------------------------------------------------------------

Governo. Berlusconi si e' dimesso, domani le consultazioni. Ciampi accetta le dimissioni con riserva

Il premeir Berlusconi

Roma, 20 aprile 2005
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi durante l'incontro nello studio privato del Capo dello Stato, al Quirinale. Ciampi ha accettato le dimissioni di Berlusconi con riserva. Le consultazioni con il Capo dello Stato previste dalla prassi costituzionale inizieranno domani alle 9,30 al Colle.

Davanti alle dimissioni rassegnate dal premier Berlusconi "il presidente della Repubblica - spiega una nota del Quirinale - si è riservato di decidere e ha invitato il governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti".

Berlusconi, nel breve intervento svolto al Senato, ha spiegato la necessità della crisi per un nuovo programma che ponga al primo posto una nuova e diversa attenzione e su famiglie imprese e Mezzogiorno. "Dovendo dar vita a un nuovo governo - ha spiegato - non posso sottrarmi a una crisi formale".
"Ho la lista dei ministri in testa, non in tasca", ha detto il presidente del Consiglio intrattenendosi per qualche minuto con i giornalisti al termine del suo intervento al Senato. Berlusconi ha detto di non poter anticipare nulla sulla squadra di governo ma - ha assicurato - "i cambiamenti non saranno molti".

Berlusconi si è detto "sereno" ed ha assicurato che chiuderà la crisi, compreso lo spinoso capitolo delle riforme, "in pochi secondi" così come è avvenuto per l'elezione del Papa. Berlusconi ha ricordato che "ci sono delle procedure da seguire dettate dalla Costituzione. Sulla lista dei ministri del 'Berlusconi bis', il Premier ha spiegato che "ci sono già delle proiezioni fatte, ma non posso fare anticipazioni. E' un lavoro che farò nelle prossime ore".

"Ancora non siamo entrati nel vivo delle cose", ha precisato Silvio Berlusconi a chi gli chiedeva se il ministero delle Riforme resterà o meno alla Lega.

----------------------------------------------------------------------------------------

Motivazioni processo Sme, «Non si può assolvere Berlusconi nel merito»


I giudici del tribunale di Milano hanno depositato le 156 pagine di motivazioni sulla parziale assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo Sme, in cui si chiarisce che il collegio giudicante non ha ritenuto di poter assolvere con formula piena l'imputato Berlusconi. Il 10 dicembre il premier si vide prosciolto per un reato ed assolto per altri due capi d'accusa. L'accusa si basava essenzialmente sulle testimonianze della "teste Omega" Stefania Ariosto, secondo la quale Berlusconi aveva elargito tangenti ad alcuni giudici del tribunale di Roma per vincere nel processo che lo opponeva a Carlo De Benedetti per il controllo della Sme.

In merito alle accuse contenute nel capo A - il bonifico di 434.000 dollari arrivato all'ex giudice romano Renato Squillante - per le quali il premier è stato assolto, i giudici scrivono: «Ritiene il Collegio che il quadro indiziario a carico dell'odierno imputato non consenta una pronuncia assolutoria nel merito» e continuano «Tuttavia all'imputato possono essere riconosciute le circostanze attenuanti generiche, sia in considerazione del fatto che lo stesso è ncensurato, sia perché l'impianto accusatorio, costruito principalmente attorno alla vicenda Sme, non ha trovato riscontro per quanto riguarda la posizione di Silvio Berlusconi». In sostanza, il collegio giudicante non ha ritenuto di poter assolvere con formula piena l'imputato Berlusconi. Piuttosto nelle motivazioni si parla di un impianto accusatorio un po' carente, che non ha portato prove specifiche della corruzione «gli elementi istruttori riferibili alla partecipazione di Silvio Berlusconi alla corruzione del magsitrato Squillante -scrivono i giudici- non raggiungono per univocità e concordanza la dignità di prova e impongono la pronuncia assolutoria dell'imputato». Appurata invece la tangente che i Barilla - che facevano parte della cordata guidata dal premier - pagarono allo stesso giudice Squillante. Il presidente del Consiglio però ha potuto godere delle attenuanti specifiche, una specie di merito sul campo: il cittadino Berlusconi è incensurato, conduceva una vita rispettabile «già prima di assumere cariche pubbliche», quindi va assolto.

Nel processo vi è anche un capo B, che riguardo la posizione del giudice Filippo Verde. I magistrati hanno spiegato che l'assoluzione del giudice romano dall'accusa di corruzione è stata «strumentale» per la posizione di Berlusconi in questo processo. Innanzitutto nelle motivazioni si chiarisce che «È la sentenza della suprema corte, in quanto costituente giudicato che ha impedito l'attribuzione della Sme a De Benedetti, non certo la sentenza di primo grado. E si tratta di un dato assolutamente incontrovertibile, che (...) costituisce un elemento di grande rilevanza per valutare la condotta di Filippo Verde». In sostanza, spiegano i giudici nelle pagine successive, nel momento in cui il giudice Filippo Verde è stato giudicato innocente rispetto all'accusa di corruzione, per forza di cose è riconosciuto innocente anche chi lo avrebbe corrotto, appunto Silvio Berlusconi.

Qualche ora prima da Como invece sono arrivate cattive notizie per la teste Omega, la Stefania Ariosto del processo Sme. Il sostituto Giulia Pantano della Procura di Como ha chiesto per lei una condanna a 3 anni e 4 mesi per bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice in relazione al fallimento della «Immobiliare Porfido». Le si contesta un buco di 700 milioni di vecchie lire. L’Ariosto tuttavia, come Berlusconi, godrà delle attenuanti generiche e il riconoscimento della non continuazione fra i due reati. Che non ha rinunciato a commentare la sentenza «Ho partecipato a 2.500 udienze senza poter in alcun modo coltivare la mia attività, i miei affari. Ho svolto il mio ruolo di supertestimone per ragioni superiori e più importanti e sono contenta di aver contribuito al raggiungimento di una verità giudiziaria. Tutto questo, però, mi ha impedito di intraprendere qualsiasi iniziativa economica. Mi restituiscano questi otto anni che mi sono stati sottratti».

Homepage

---------------------------------------------------------------------------------

Martedi, 19 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Fumata bianca, eletto il nuovo Papa gia' al quarto scrutinio

il nuovo Papa è Joseph Ratzinger Benedetto XVI

Citta del Vaticano, 19 aprile 2005
A sorpresa, alle 17.50, una fumata via via più chiara in piazza San Pietro ha annunciato l'elezione del successore di Giovanni Paolo II, dopo sole 24 ore dall'inizio del conclave, al quarto scrutinio. Una durata cosi' breve, 36 ore, si ebbe soltanto con Pio XII al quale nel 1939 occorsero tre scrutini per essere eletto.

Invasa dalla folla, immediatamente, via della Conciliazione: piazza San Pietro era già piena di fedeli, che hanno accolto la fumata con un boato di gioia. Ora sono centomila, ma la gente continua ad arrivare.
Bandiere di diversi paesi del mondo sventolano tra le mani dei fedeli giunti dal Brasile, dalla Polonia, dagli Stati Uniti, dal Messico, dalla Spagna, per assistere a questo evento storico. Lo spiazzo antistante la Basilica e' un tripudio di gioia e colori.

Subito dopo è cresciuta l'attesa, ovviamente, per il suono delle campane chiamate a confermare l'avvenuta elezione, mentre radio e tv di tutto il mondo aspettano di conoscere il nome del nuovo Pontefice. E alle 18.03 le campane di San Pietro hanno inziato a suonare a distesa accompagnate dall'entusiasmo dei pellegrini.

----------------------------------------------------------------------------------------

Governo. Fini garantisce la fiducia, ma i ministri sono pronti a lasciare. Prodi: basta, la parola torni agli elettori

Il vicepremier Gianfranco Fini

Roma, 19 aprile 2005
"Alleanza nazionale non condivide la decisione assunta ieri dal Presidente del Consiglio. Evidenziamo con rammarico che le sue mancate dimissioni rendono oggi più difficile rilanciare il governo con la partecipazione diretta di tutti i partiti della coalizione e con una netta inversione di tendenza programmatica centrata sul Sud, sul reddito delle famiglie, sulle imprese come inequivocabilmente richiesto dagli elettori". Così Gianfranco Fini in una nota diffusa al termine della direzione nazionale di An. Fini ha convocato per domani la Direzione Nazionale del partito, estesa ai gruppi parlamentari.

L'Unione: Pisanu prepari il voto prima dell'estate
Dall'opposizione, intanto, il leader dell'Unione Romano Prodi aumenta la pressione sull'esecutivo in crisi: "Per rispetto agli italiani, questo balletto deve finire. Non si puo' andare avanti con continui rinvii di decisioni. Solo domani sapremo se i ministri di Alleanza nazionale si ritireranno. Ci sono riunioni su riunioni, ma non riusciamo a capire cosa succede. Questo balletto deve finire. A questo punto la parola deve tornare agli elettori. Il ministro dell'Interno Pisanu assumere tutte le responsabilità, perché sia garantito il ricorso al voto se la crisi politica non si dovesse risolvere". "Parliamoci chiaro - conclude Prodi - Non vorrei si arrivasse al periodo estivo, quando le elezioni non sono più possibili".

Una posizione condivisa da tutto il centrosinistra, tanto che il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro riassume così l'esito del vertice dell'Unione in piazza Santi Apostoli: "Noi - spiega - andiamo a chiedere le elezioni anticipate e quindi lo scioglimento di questo governo e di questa maggioranza per incapacità di raggiungere gli obiettivi che hanno davanti".

La posizione di AN
"Berlusconi - ha proseguito Fini - ha rafforzato la percezione negativa, già largamente diffusa, che la Lega sia il dominus della coalizione. Domani ascolteremo ciò che il Presidente del Consiglio dirà in parlamento. La direzione nazionale di An è convocata al termine del suo intervento".

Fini ha proseguito: "Fin d'ora garantiamo che non gli faremo mancare la fiducia politica. Per lealtà e per doveroso rispetto del valore primario della coalizione e del bipolarismo. Dimostrare che è ancora possibile la partecipazione degli esponenti di An nell'esecutivo dipende unicamente da ciò che dirà e farà il presidente del consiglio. Ringrazio i ministri - ha concluso - i vice ministri e i sottosegretari di An per aver rassegnato nelle mie mani le dimissioni dai loro incarichi dandomi mandato, se sarà necessario, di farle ratificare dalla direzione nazionale".

Berlusconi domani riferisce alle Camere. Giovedì la fiducia
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi interverrà domani al Senato alle 15,30. Dopo le comunicazioni al Senato, il presidente del Consiglio andrà alla Camera per riferire all'assemblea. Il suo intervento a Montecitorio si svolgerà alle 17. La votazione sulla fiducia al governo si svolgerà giovedì mattina a Palazzo Madama.

A Palazzo Grazioli, in corso vertice di FI
Intanto, Silvio Berlusconi ha riunito a Palazzo Grazioli i vertici di Forza Italia. A via del Plebiscito, a colloquio con il presidente del consiglio, sono già arrivati il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, i capigruppo di Senato e Camera, Renato Schifani ed Elio Vito, il coordinatore del partito, Sandro Bondi e il vice coordinatore, Fabrizio Cicchitto. A Palazzo Grazioli anche Angelino Alfano e Carlo Vizzini.

----------------------------------------------------------------------------------------

Cronaca. Arrestati a Roma sette poliziotti con l'accusa di rapina, riciclaggio, detenzione di droga e abuso d'ufficio

Nove persone sono indagate

Roma, 19 aprile 2005


Il commissariato di Trastevere a Roma al centro di traffici di valute straniere e di piccolo spaccio di droga. Sette agenti di polizia sono stati arrestati e altri due denunciati all' autorita' giudiziaria nell' ambito di un' inchiesta della procura di Roma. Altre nove persone sono indagate.

I reati contestati agli indagati, a secondo delle posizioni, sono quelli di associazione per delinquere finalizzata alla rapina aggravata, furto, abuso d' ufficio, simulazione di reato, riciclaggio e detenzione di droga.
L' inchiesta ha preso spunto da un' altra indagine riguardante un giro di valuta straniera cambiata in nero e della quale erano entrati in possesso alcuni agenti di polizia a Bologna. Tramite intercettazioni, pedinamenti e perquisizioni, gli inquirenti hanno poi ricostruito le modalita' di azione del gruppo di poliziotti arrestati oggi.

Il gruppo, secondo l' accusa, avrebbe individuato, grazie ai suoi legami con l' ambiente criminale romano, le persone da sottoporre a perquisizione illegale al fine di sottrarre loro, sotto la minaccia dell' arresto, droga, valuta straniera e altri beni.
Nelle ordinanze di custodia cautelare, il gip, condividendo le argomentazioni della procura, ha sottolineato l' estrema pericolosita' del gruppo per i suoi "compromettenti rapporti - si legge ancora nella nota di Ferrara - con esponenti della criminalita' romana e per la realizzazione di operazioni criminose dirette, di volta in volta, a colpire determinati soggetti criminali ed a favorirne altri".
In base alla ricostruzione dei magistrati, due sono in particolare i referenti del gruppo: uno che si spacciava come capo dei servizi o altre volte come avvocato e un ispettore.

----------------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Secondo giorno di Conclave. Seconda fumata nera. Si vota di nuovo nel pomeriggio

I fedeli guardano la nuova fumata

Roma, 19 aprile 2005
Seconda giornata di Conclave. Pochi minuti prima delle 12, alle 11,52 , la seconda fumata nera ha evidenziato la mancanza di una decisione sul nome del nuovo Papa. Si tratta della terza votazione dei 115 cardinali che ora torneranno nel residence di Santa Marta dove pranzeranno. Si riprenderà nel pomeriggio, intorno alle 16, per altre due votazioni. Alle 19 di questa sera un'altra fumata.

Dopo la prima fumata nera di ieri sera, i 115 Cardinali si sono riuniti nuovamente questa mattina per le quattro votazioni quotidiane per l'elezione del successore di Giovanni Paolo II.

Piazza San Pietro si è lentamente riempita di fedeli e di curiosi. In attesa della fumata, in molti si sono radunati davanti alla basilica con lo sguardo puntato verso il comignolo sopra la Cappella Sistina. Un brivido ha scosso Piazza San Pietro quando la prima striscia di fumo ha cominciato a fuoriuscire dal
comignolo della Sistina: un'onda di eccitazione si e' propagata dal confine della piazza fino a via della Conciliazione fino ai fedeli seduti sotto al sagrato con gli occhi incollati ai maxischermi. Chi guardava proprio i maxischermi ha avuto l'impressione di una fumata bianca e ancora adesso la gente, ad una manciata di minuti dalla prima striscia di fumo, dice "a me sembra bianca". Ma chi guarda il comignolo non ha dubbi: "e' nera".
Molti turisti, inoltre, sono in coda per visitare la basilica e scendere nella cripta per rendere omaggio alla tomba di Giovanni Paolo II.

Homepage

---------------------------------------------------------------------------------

Lunedi, 18 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------

Governo. Concluso il vertice della Cdl. Fini: presto un Berlusconi bis. Bossi: un Berlusconi piu' debole

Il premier Silvio Berlusconi

Roma, 18 aprile 2005

Si è concluso il vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli ma le acque, all'interno della maggioranza non sembrano ancora tranquille. Alla fine dell'incontro, Rocco Buttiglione ha annunciato il raggiungimento di un accordo per la formazione di un nuovo governo guidato, sempre, dal premier Silvio Berlusconi.

Fini: un Berlusconi bis in tempi brevi
Al termine dell'incontro, il vicepremier Gianfranco Fini ha diffuso una nota in cui si annunciano le dimissioni di silvio berlusocni e la formazione in tempi brevi di un Berlusconi Bis: "Oggi, dopo il colloquio tra il presidente del Consiglio e Marco Follini, il suo ribadito impegno per un nuovo governo Berlusconi e le conseguenti decisioni di Berlusconi di rassegnare correttamente le dimissioni nelle mani del capo dello Stato, sono convinto che sia possibile in tempi brevissimi rilanciare il centrodestra".

La lettera di Follini a Berlusconi
In una lettera di poche righe, il segretario dell'Udc ha invece presentato le richieste iormali del proprio partito per garantire il suopermaneto della crisi:
un nuovo governo, con un nuovo programma, guidato da Berlusconi e fondato su questa maggioranza. Solo poche righe, dunque, in cui il segretario centrista sottolinea come nella posizione del suo partito non vi sia "alcuna insidia, né ambiguità". Rivolgendosi direttamente a Berlusconi, Follini scrive nella lettera: "Come sai la Direzione dell'Udc ha chiesto un nuovo governo, con un nuovo programma, guidato da te e fondato su questa maggioranza, per assicurare - si legge - quel cambiamento nella politica della coalizione che ci metta in condizione di servire al meglio l'interesse del Paese. E' questo un modo per noi importante di cogliere quel segnale che gli elettori ci hanno rivolto con il voto di aprile". "Il ritiro della delegazione dei ministri e sottosegretari dell'Udc - sottolinea Follini - è chiaramente finalizzato a questo obiettivo. Come vedi, poniamo un forte e trasparente problema politico, che richiede - conclude il leader dell'Udc - un doveroso percorso istituzionale, ma che non contiene alcuna insidia, né ambiguità".

De Michelis: i socialisti appoggeranno il Berlusconi Bis
"Ho confermato al Presidente del Consiglio la posizione del Nuovo Psi, così come articolata nella dichiarazione da me resa sabato pomeriggio, confermando quindi che per il Nuovo Psi la disponibilità del Presidente del Consiglio ad un nuovo governo Berlusconi rappresenta il soddisfacimento di quella discontinuità politica richiesta dal nostro partito". E' quanto afferma Gianni De Michelis, segretario del Nuovo Psi, in una dichiarazione emessa al termine del vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli. "Quindi - sottolinea De Michelis - vi è l'impegno dei socialisti all'appoggio e alla partecipazione a tale esecutivo, ovviamente sulla base di una precisa definizione di alcune poche priorità per l'azione di governo nella fase finale della legislatura".

Bossi: Berlusconi più debole; Calderoli: Buttiglione troppo ottimista
L'apertura formale della crisi e la nascita di un nuovo esecutivo spaventano però la Lega Nord. "Stanno cercando di riportare i Palazzi a comandare sul popolo, insomma dal governo di popolo al governo dei palazzi": ha infatti commentato Umberto Bossi, interpellato dall' Ansa, "Fare il Berlusconi bis - aggiunge il leader della Lega - vuol dire indebolire Berlusconi. Significa che Berlusconi è più debole rispetto a prima".

Gli fa eco, il ministro per le riforme Roberto Calderoli che commenta: "Riteniamo eccessivo l'ottimismo di Buttiglione rispetto al raggiungimento di una accordo". "Questa disponibilità da parte dell'Udc di rientrare al governo - sottolinea Calderoli - va ancora verificata nei fatti. In più, a tutt'oggi non ci sono stati impegni ufficiali sul completamento delle riforme, motivo per cui la Lega è entrata nella Cdl".

Casini: nessuna comunicazione formale
"Nel pomeriggio il presidente del Consiglio riferira' al Capo dello Stato" sulla situazione politica. Lo ha annunciato in Aula il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini che ha aggiunto: "Allo stato" non sono ancora pervenute le comunicazioni formali delle dimissioni del vicepremier Follini e degli altri ministri e sottosegretari dell'Udc dal governo.

L'Unione chiede che Berlusconi riferisca in Parlamento
La conferenza dei capigruppo della Camera deve essere immediatamente convoncata per fissare la data dell'intervento del premier, Silvio Berlusconi, sulla crisi politica. A chiederlo a nome de l'Unione è stato il capogruppo Luciano Violante che ha anche annunciato la decisione dei deputati del centrosinistra di non partecipare ai lavori parlamentari fino al chiarimento in aula del Premier. Immediata la risposta di Casini: "Convochero' la conferenza dei capigruppo gia' stasera o domattina alla luce dell'esito dei colloqui istituzionali previsti per il pomeriggio".

----------------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Al via il primo Conclave del terzo millennio. Ratzinger: chiediamo un papa pastore

La messa "pro eligendo pontifice"

Roma, 18 aprile 2005
"Un nuovo pastore secondo il cuore di Cristo, un pastore che ci guidi alla conoscenza di Cristo, al suo amore, alla vera gioia". E' cio' che chiede il cardinale Joseph Ratzinger, concludendo l'omelia della messa "pro eligendo pontifice" con questa preghiera al Signore. Le parole di Ratzinger sono state accolte da un applauso.
Alla messa, presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger, decano del collegio cardinalizio, hanno partecipato i cardinali non elettori, i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, nonche' i fedeli laici presenti a Roma. Tra questi anche il leader dell'Udc e vicepremier dimissionario Marco Follini, il presidente della Camera Pierferdinando Casini e il segretario dell'Udeur, Clemente Mastella.

Ratzinger lancia l'allarme: all'interno della Chiesa si fa strada la "dittatura del relativismo"
Serve riscoprire e alimentare una "fede matura" radicata "nell'amicizia con Cristo" capace di non seguire le sirene delle mode imperanti. E', questo, il passo più forte dell'omelia pronunciata dal Decano del Collegio Cardinalizio durante la solenne messa che dà l'avvio al Conclave.
"Avere una fede chiara -ha detto - secondo il credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, il lasciarsi portare qual è là da qualsiasi vento di dottrina, appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le proprie voglie".

I 115 cardinali che da oggi saranno chiamati a eleggere il nuovo Papa sono entrati ieri pomeriggio nella casa di Santa Marta, la residenza a loro destinata. Una volta dentro, non potranno più comunicare con l'esterno e per muoversi utilizzeranno percorsi "protetti".
I cardinali elettori, infatti, hanno attraversato la piazza interna al Vaticano per recarsi in San Pietro, dove si tiene la messa 'pro eligendo Papa', ultimo atto aperto a tutti.
Poi, nel pomeriggio, alle 16,30 i porporati sono convocati nell'aula delle Benedizioni, nel palazzo apostolico, da dove avrà inizio la breve processione che, attraverso la Sala Regia, li porterà alla cappella Sistina: dopo il giuramento ci sarà l''extra omnes', si chiuderanno le porte e si aprirà la
successione.

Quello che inizia oggi è uno dei conclavi più imponenti della storia della Chiesa Cattolica, il primo che consentirà di vedere in diretta tv la chiusura della cappella Sistina, dove saranno presenti i 115 cardinali (solo due aventi diritto hanno dato forfait per motivi di salute: il filippino Jaime Sin e il messicano Alfonso Antonio Suarez Rivera) provenienti da 52 paesi dei cinque continenti, chiamati ad eleggere il 264/mo successore di San Pietro, il Papa numero 265 della storia della chiesa cattolica romana. Per essere eletti serviranno i due terzi dei voti, 77 preferenze, almeno per le prime quattro serie di scrutini. Poi si vedrà.
Al momento non è ancora sicuro che i cardinali inizino le votazioni oggi pomeriggio: decideranno dopo la chiusura delle porte, un momento a cui arrivano con delle posizioni non ancora definite, secondo quanto è stato il dibattito di questi giorni di pre-conclave.

Le votazioni e le fumate
Rispettivamente dopo le due votazioni del mattino e le due del pomeriggio, le schede ed eventuali appunti dei cardinali saranno bruciati nella stufa che sta dentro la Sistina. Come orario puramente indicativo, le fumate potrebbero avvenire verso le ore 12 e verso le ore 19. Sempre che non ci sia l'elezione del Papa ad un primo scrutinio rispettivamente del mattino o del pomeriggio, nel qual caso la fumata sarà anticipata. E' previsto che insieme alla fumata bianca suonino anche le campane di San Pietro.

----------------------------------------------------------------------------------------

Governo. Giornata chiave per la crisi. Fini, Pisanu e Letta da Berlusconi

Il premier Silvio Berlusconi

Roma, 18 aprile 2005
Giornata chiave per la crisi di governo. Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, si recherà dal Capo dello Stato. Ma prima dovrebbe incontrare il leader dell'Udc, Marco Follini, mentre ieri sera ha visto Umberto Bossi. Intanto, il vice premier e ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, e il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, sono arrivati a Palazzo Grazioli, residenza romana del presidente del Consiglio. Nello stesso corteo giunto a Via del Plebiscito insieme a Fini e Pisanu c'era il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta.

Nel centrodestra proseguono i contatti per cercare di risolvere la crisi in cui è precipitata la maggioranza dopo l'uscita dal governo dell'Udc e del Nuovo Psi. Per tutta la giornata di ieri ha funzionato una sorta di "comitato di crisi" composto dal vicepremier Gianfranco Fini, dal ministro Giuseppe Pisanu e dal sottosegretario Gianni Letta. I tre - in stretto contatto con Berlusconi, che è rimasto in Sardegna e poi è volato a Milano per incontrare Umberto Bossi a Comerio - hanno cercato per tutto il giorno di stringere un'intesa con l'Udc su un percorso condiviso.

Follini chiede invece che il premier si presenti oggi al Quirinale prendendo atto della situazione nuova che si è determinata e presenti le dimissioni al Capo dello Stato. Tutte le opzioni, spiega una fonte forzista vicina alle trattative, sono ancora in piedi, compreso il ricorso ad elezioni anticipate. Fonti di Forza Italia sono state ieri sera abbastanza esplicite: "non è possibile fornire agli elettori uno spettacolo che ripete quei riti della vecchia politica politicante che si ritenevano ormai superati". Negli stessi ambienti si ritiene che sia venuto "il momento della responsabilità". Di qui "un appello a tutte le forze della Cdl per ritrovare lo slancio e la coesione originali: se non verrà dato appoggio e sostegno al governo guidato dal presidente Berlusconi e votato dagli elettori si dovrà tornare dinanzi agli elettori stessi".

Le richieste dei centristi, confida un'altra fonte, si concentrerebbero sui ministeri della Salute e delle Infrastrutture. L'Udc tuttavia smentisce decisamente qualunque interesse sulle poltrone.

Pisanu: la crisi rischia di complicarsi
"E' una crisi un po' strana, in parte già disinnescata sul nascere e tuttavia rischia di complicarsi se non prevarranno rapidamente il buonsenso, la buona fede e la buona volontà". E' quanto ha dichiarato a Sassari il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu.

Fassino: inutili fotocopie
Il premier avrebbe già dovuto andare al Quirinale: si sono dimessi un vicepremier e quattro ministri, quindi il governo è in crisi e in qualsiasi
democrazia quando un governo è in crisi rimette il suo mandato nelle mani del capo dello Stato". Lo afferma il leader dei Ds, Piero Fassino, intervistato dal Tg3. "Poi - aggiunge Fassino - cosa voglia fare Berlusconi non è chiaro. Se bisogna fare un Berlusconi due uguale ad un Berlusconi uno francamente non
vale la pena". Fassino commenta così la frase di Pisanu che se non prevale il buon senso la crisi rischia di complicarsi: "Buon senso e responsabilità si deve avere nei confronti degli italiani che hanno votato quindici giorni fa. Hanno chiesto un cambiamento radicale degli indirizzi del governo e sarebbe buona cosa per Berlusconi e la sua maggioranza fare quello che gli italiani gli dicono di fare". L'Italia ha bisogno di un governo vero che fa una politica nuova. C'è
bisogno di affrontare le priorità vere del paese: mettere in moto l'economia che è ferma: sostenere il rilancio della produzione, della competitività con una politica di investimenti; mettere a posto i conti pubblici; affrontare le priorità dei prezzi, del valore dei redditi, delle politiche sociali, una politica che restituisca fiducia al paese".

Homepage

---------------------------------------------------------------------------------

Domenica, 17 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------

Follini resiste, la Lega s'infuria, Berlusconi al mare

Il leader dell'Udc Marco Follini

«È inutile insistere. Io quel documento non lo firmo». Una telefonata di Silvio Berlusconi in tarda mattinata ha di nuovo fatto perdere la pazienza a Marco Follini: «Serve uno scatto di fantasia, lo ripeto, un cambiamento vero...». E più tardi, in conferenza stampa scandirà: «Quel testo non è né il problema né la soluzione», mentre i suoi collaboratori lo liquidano: «Superato, quel documento non esiste più».

Il premier non la pensa così e con i suoi ribadisce la minaccia delle urne. Ma al di là delle schermaglie deve prendere atto della situazione. I centristi non arretrano e riescono, per ora, a sfilarsi dalla tenaglia Berlusconi-An-Lega evitando di cadere nell’agguato del governo-fotocopia e rintuzzando la minaccia «spuntata» delle elezioni anticipate. Nuovo programma e nuovo governo: lo chiedono da una settimana. Portando Berlusconi, passo dopo passo, sulla strada che hanno tracciato per lui: formalizzazione della crisi, salita sul Colle, voce nel capitolo nuovi ministri. Il tutto ai loro tempi e ai loro modi.

Sabato il clima nel centrodestra appariva più disteso. Da week end: i mediatori Gianni Letta e Giuseppe Pisanu al lavoro, Berlusconi in Sardegna, i parlamentari a casa. «Si va verso una soluzione - confidava più di un esponente dell’Udc - La frattura si sta saldando». Sul fronte opposto, notizie diverse: il premier «non è contento», se l’Udc non rientra - è il ritornello - si vota. La Lega fa pressing: basta meline. Deadline lunedì: quando Berlusconi andrà al Quirinale, ufficialmente per consegnare a Ciampi le dimissioni della delegazione centrista uscita dal governo. E filtrano voci che al Viminale si stanno attrezzando per le elezioni a fine giugno. Intanto, la CdL si prepara a un vertice nello stesso giorno, che forse non sarà «interlocutorio».

Marco Follini trascorre il sabato nel suo ufficio di via Due Macelli, in contatto con i dirigenti del suo partito: incontra il fedelissimo Lorenzo cesa e Mario Tassone, parla con D’Onofrio e Vietti che sono in Sicilia, più volte con Bruno Tabacci. Nel pomeriggio convoca la stampa per una dichiarazione che si colloca a metà tra la puntualizzazione e l’apertura agli alleati. Tre i messaggi inviati. Il primo: «L’Udc è un partito alternativo alla sinistra, il nostro obiettivo è aiutare la CdL a riprendere un’iniziativa seria e fermare il cammino di Prodi». Traduzione: non faremo ribaltoni né inciuci con il centrosinistra. Il secondo: «Servono un nuovo programma e un nuovo governo, con la leadership di Berlusconi, e sia chiaro che non sto parlando di posti in più per il mio partito». Traduzione: Casini resta in panchina, e non vogliamo poltrone per noi. .... La trattativa è per un governo «di visibilità»: i nomi restano quelli dell’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato, dell’ex «governatore» pugliese Raffaele Fitto, dell’ex rettore della Luiss Adriano Di Majo, più la «provocazione» della rentrée Giulio Tremonti. Tranne De Majo, tutti esponenti di Forza Italia che Follini si intesterebbe in vista del 2006. Il terzo messaggio rimanda, di nuovo, la palla nel campo avversario: «Il premier ha la possibilità e la capacità di realizzare l’obiettivo». Cioè di acconsentire a richieste ragionevoli e di buonsenso.

Il segretario centrista fa mostra di non temere neppure l’ipotesi di votare subito, correndo da solo: «Le elezioni anticipate sono un buon argomento e una pessima minaccia». Certo, la dote di due o tre punti sopra la barriera del propozionale non è una garanzia d’acciaio per la sopravvivenza dell’Udc. Ma la scommessa di aggregare buona parte dei delusi di Forza Italia avrebbe un suo fascino.

Gianni De Michelis, segretario del Nuovo Psi che ha ritirato due sottosegretari dal governo, vede crearsi «di fronte alla dichiarata disponibilità del premier» le condizioni per il sospirato Berlusconi Bis. Sperando in un «concreto e puntuale programma di fine legislatura» nonché in «significativi elementi di novità» della squadra nei settori economia, competitività e Mezzogiorno.

Da via della Scrofa parla Ignazio La Russa: «Siamo ottimisti sull’avvio a breve di un nuovo programma con un nuovo governo. Le parole distensive di Follini e De Michelis vanno nella direzione auspicata». Anche Carlo Giovanardi, il più berlusconiano dei centristi e l’unico voto in dissenso sull’uscita dal governo, è fiducioso: «Tutti i pezzi si stanno ricomponendo, la situazione è migliore di quanto appaia. Anche perché non nonci sono altre soluzioni che il Berlusconi Bis, se non il suicidio collettivo...». In serata però Luca Volonté, braccio destro del segretario centrista, gela gli entusiasmi: «Non capisco perchè le parole di Follini siano considerate di rottura un giorno e distensive il giorno dopo. La posizione dell’Udc è chiara: non rompere ma cambiare in meglio l'alleanza».

Homepage

---------------------------------------------------------------------------------

Sabato, 16 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------

L'Udc se ne va, governo in crisi. Berlusconi ora minaccia tutti: «Non vi libererete di me»

La crisi è aperta. L’Udc, accogliendo la proposta del segretario e vicepremier Marco Follini, esce dal governo. Tutti i ministri centristi si dimettono. Li segue immediatamente anche il Nuovo Psi di Gianni De Michelis, che non ha ministri ma solo qualche sottosegretario.

Insomma, il governo Berlusconi non esiste più. E questa volta non basterà un’operazione di maquillage per nascondere le ferite. Il presidente della Repubblica non lo accetterebbe. Serve un nuovo esecutivo, una crisi formale. E sarà una crisi non pilotata, al buio.

La rottura di Follini, che prima di muoversi ha ottenuto la benedizione di Pierferdinando Casini, è esplicita: «O noi esprimiamo una delega in bianco al leader della coalizione, oppure ci assumiamo la nostra responsabilità», in nome di «un interesse generale del paese che dobbiamo cercare di coltivare».

Questo il prezzo pagato dal premier per la sua ostinazione ad andare avanti come se nulla fosse cambiato. Fini ha piegato la testa, Casini e Follini no.

La replica di Berlusconi
Dopo una mattinata di frenetiche trattative e incontri, su e giù fra palazzo Chigi e via del Plebiscito, Berlusconi ha scelto di replicare alla mossa degli alleati ostentando sicurezza: «Non ho preclusioni. Sono serenissimo». E poi, con una battuta: ;Temo che non vi libererete troppo facilmente di me ...».

Si va verso un governo bis? «Vediamo... perchè la soluzione è tutta in movimento. Io guardo alla sostanza delle cose, vediamo qual è. E, se c'è l'interesse del Paese che deve prevalere, io prenderò le decisioni più opportune». La proposta a cui sta lavorando il premier è, in sostanza, quella di una riedizione del suo attuale governo. Prima però tutti gli alleati dovrebbero firmare un patto di legislatura.

Mentre Ciampi, rientrato a Roma dalla Bulgaria, attende un segnale da palazzo Chigi, il presidente del consiglio prende tempo e si smarca dagli obblighi istituzionale: «Il presidente della Repubblica? Non so se lo vedrò in giornata». Secondo alcune fonti della maggioranza, il presidente del Consiglio, per calmare le fibrillazioni interne al centrodestra, sarebbe disponibile ad assumere l'interim dei ministeri lasciati dai centristi (Funzione pubblica, Rapporti con il Parlamento e Politiche regionali), in attesa di un incontro al Quirinale all'inizio della prossima settimana.

La Lega, intanto, attacca: «Ora attendiamo una risposta dall'Udc - afferma Roberto Calderoli - o rientrano a tutti gli effetti nella compagine di governo o si va al voto anticipato. Ma, in questo caso, ci presenteremo con chi c'è. La Cdl non sarà più quella del 2001». Replica l'ex ministro centrista Mario Baccini: «Le minacce di Calderoli non ci fanno nè caldo nè freddo».

La scelta dell'Udc
Usciamo dal governo «garantiamo la governabilità», ha detto in direzione il segretario dell’Udc. In sostanza un appoggio esterno. La proposta stata approvata da tutto il partito. Ma non è mancato qualche mugugno. L'unico «no» è venuto dal ministro per i rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi. Dubbioso anche Buttiglione. Alla fine è stato approvato un documento che «ribadisce il mandato al segretario nazionale per adoperarsi per la costituzione di un nuovo governo della Cdl presieduto da Silvio Berlusconi, chiede che si mantenga l'appoggio parlamentare alla Cdl e vincola il segretario a impegnarsi per rilanciare con più forze l'alleanza per arrivare alla vittoria nel 2006».

Di fronte alle prime offerte di Berlusconi, Follini ha tuttavia scelto di resistere. Rifiutandosi di partecipare alla riunione dei segretari della Cdl chiamati a firmare un documento contenente un'azione di rilancio per la fine della legislatura.

----------------------------------------------------------------------------------------

Governo. Udc esce dal governo. Lega: o rientra o si va al voto. Berlusconi: alla fine l'accordo si fara'

Il leader dell'Udc Marco Follini

Roma, 16 aprile 2005
Situazione complessa quella che sta attraversando il governo guidato da Silvio Berlusconi. L'Udc ha ritirato i suoi ministri e continua a tenere il punto anche di fronte a un nuovo "patto di fine legislatura" che gli altri partiti della Casa delle Libertà sono pronti a sottoscrivere. Marco Follini prima aveva dato il proprio appoggio a questo documento che prevederebbe anche la chiusura dell'attuale governo e il "Berlusconi bis". Poi però il leader dell'Udc è tornato sui suoi passi chiedendo più tempo per valutarlo e insistendo su alcune modifiche.

"O l'Udc torna dentro, o si va al voto" è stato il messaggio lanciato dal Carroccio. Un monito che "non fa né caldo né freddo" al partito di Follini, che sembra a sua volta pronto ad andare alle urne.

Berlusconi comunque si recherà dal presidente della Repubblica dopo aver chiari gli esiti dell'"approfondimento" del confronto nella maggioranza. Il premier continua a negare il rischio di elezioni anticipate e sembra prepararsi a succedere a se stesso. Gianni De Michelis lo ha detto che Berlusconi è pronto ad un nuovo governo. Soluzione che potrebbe accontentare anche l'Udc, se prevede un sostanzioso rinnovamento del programma, un "nuovo patto con gli italiani".

"L'importante - ha detto Berlusconi - è andare avanti e realizzare i programmi. Poi, se ci sono situazioni che sanno di vecchia politica, bisogna superarle con pazienza". Il premier è convinto che alla fine l'accordo si farà.

----------------------------------------------------------------------------------------

Usa. Catturato Baldinucci, ricercato per l'omicidio Falcone

Falcone con Borsellino

Washington, 16 aprile 2005
Le autorità Usa hanno catturato Giuseppe Baldinucci, ricercato per coinvolgimento nell'attentato in cui nel 1992 perse la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, insieme con la moglie e dei tre uomini della scorta.

Baldinucci dovrà comparire di fronte a un tribunale di Brooklyn per ingresso illegale negli Stati Uniti. Negli Usa aveva già subito una condanna nel 1985 per traffico di droga, prima di essere estradato.

Homepage

---------------------------------------------------------------------------------

Venerdi, 15 Aprile, 2005

Archivio

----------------------------------------------------------------------------------------

L'Udc se ne va, governo in crisi. Berlusconi ora minaccia tutti: «Non vi libererete di me»

La crisi è aperta. L’Udc, accogliendo la proposta del segretario e vicepremier Marco Follini, esce dal governo. Tutti i ministri centristi si dimettono. Li segue immediatamente anche il Nuovo Psi di Gianni De Michelis, che non ha ministri ma solo qualche sottosegretario.

Insomma, il governo Berlusconi non esiste più. E questa volta non basterà un’operazione di maquillage per nascondere le ferite. Il presidente della Repubblica non lo accetterebbe. Serve un nuovo esecutivo, una crisi formale. E sarà una crisi non pilotata, al buio.

La rottura di Follini, che prima di muoversi ha ottenuto la benedizione di Pierferdinando Casini, è esplicita: «O noi esprimiamo una delega in bianco al leader della coalizione, oppure ci assumiamo la nostra responsabilità», in nome di «un interesse generale del paese che dobbiamo cercare di coltivare».

Questo il prezzo pagato dal premier per la sua ostinazione ad andare avanti come se nulla fosse cambiato. Fini ha piegato la testa, Casini e Follini no.

La replica di Berlusconi
Dopo una mattinata di frenetiche trattative e incontri, su e giù fra palazzo Chigi e via del Plebiscito, Berlusconi ha scelto di replicare alla mossa degli alleati ostentando sicurezza: «Non ho preclusioni. Sono serenissimo». E poi, con una battuta: ;Temo che non vi libererete troppo facilmente di me ...».

Si va verso un governo bis?«Vediamo... perchè la soluzione è tutta in movimento. Io guardo alla sostanza delle cose, vediamo qual è. E, se c'è l'interesse del Paese che deve prevalere, io prenderò le decisioni più opportune».

Mentre Ciampi, rientrato a Roma dalla Bulgaria, attende un segnale da palazzo Chigi, il presidente del consiglio prende tempo e si smarca dagli obblighi istituzionale: «Il presidente della Repubblica? Non so se lo vedrò in giornata».

La scelta dell'Udc
Usciamo dal governo «garantiamo la governabilità», ha detto in direzione il segretario dell’Udc. In sostanza un appoggio esterno. La proposta stata approvata da tutto il partito. Ma non è mancato qualche mugugno. L'unico «no» è venuto dal ministro per i rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi. Dubbioso anche Buttiglione. Alla fine è stato approvato un documento che «ribadisce il mandato al segretario nazionale per adoperarsi per la costituzione di un nuovo governo della Cdl presieduto da Silvio Berlusconi, chiede che si mantenga l'appoggio parlamentare alla Cdl e vincola il segretario a impegnarsi per rilanciare con più forze l'alleanza per arrivare alla vittoria nel 2006».

Prima della riunione del vertice dell’Udc Follini si è incontrato a a Palazzo Chigi con l’altro vicepremier Gianfranco Fini. E cosa si siano detti non è dato sapere. Ma le due posizioni sono note. Il leader di An, dopo aver fatto la voce grossa, ha scelto una linea morbida (niente richiesta di cambio di leadership, solo un rimpastino e un nuovo programma e in ogni caso un passaggio in Parlamento a chiedere una nuova fiducia), mao ra è in difficoltà di fronte al protagonismo dei centristi di Follini. Anche perché in gioco c'è la leadership del centrodestra di domani.

--------------------------------------------------------------------------------

Metalmeccanici: da Torino a Melfi tutti in piazza

Uno sciopero per porre un freno ai licenziamenti, alla cassa integrazione e alle chiusure degli stabilimenti e per richiamare l’attenzione del governo, colpevolmente inattivio sul tema delle politiche industriali. Uno sforzo richiesto anche alle imprese, che devono puntare sulla competizione investendo in tecnologia e innovazione ma senza sacrificare i salari e precarizzare ulteriormente il mercato del lavoro. Venerdì per quattro ore – otto a Melfi – i metalmeccanici hanno incrociato le braccia in tutta Italia: la mobilitazione nazionale indetta da Fiom, Fim e Uilm ha registrato un’ampia partecipazione. I sindacati indicano una percentuale dell'80% tra gli operai e del 70% tra gli impiegati nelle province di Milano e Monza, con punte del 95% all'Iveco.

Si è fermato il 70% delle tute blu della Fiat a Torino. Presidi sono stati organizzati in tutti i distretti industriali del veneto, da Padova a Rovigo e Belluno e davanti alla sede della Zanussi con una partecipazione massiccia (oltrte il 90%). Tutto fermo anche a Napoli e provincia: all’Ansaldo e alla Whirlpool come all’Alenia di Nola e Giugliano. Si parla del 90% di adesioni alla Fincantieri e all'Asub, dell'80% all’Avio e alla Fiat, del’ 70% all'Alenia di Somigliano. Del 100% l’adesione allo sciopero dei metalmeccanici dell'indotto del petrolchimico di Siracusa, che si sono fermati per due ore a inizio turno. Al picchetto fuori dai cancelli del petrolchimico c’erano almeno 600 operai. Folti anche i cortei: a Termini Imprese e Torino sono sfilati in duemila, a Napoli tremila, a Bologna erano cinquemila mentre in diecimila sono partiti in corteo da Marghera verso il capoluogo della Laguna. Agli occhi dei vertici della FIAT invece lo sciopero deve essere stato un flop: secondo i dati deprimenti forniti dai vertici torinesi, l'adesione dei metalmeccanici negli stabilimenti del gruppo ha si attesta tra il 5 e il 24%. Nello specifico è del 24% alle carrozzerie di Mirafiori, del 14% a Pomigliano, del 15% allo sciopero di otto ore dei lavoratori dello stabilimento di Melfi.
Soddisfatti per la riuscita della mobilitazione i segretari delle tre maggiori sigle sindacali italiane. Per il leader della Cgil, Guglielmo Epifani con questo sciopero «si è vuoluto richiamare l'attenzione sulla gravità della situazione del nostro paese. Non è vero -sottolinea il segretario - che siamo accomunati con gli altri paesi europei, perchè da noi la crisi è assolutamente più profonda». C’è bisogno di una svolta radicale di politica economica, specie nel settore metalmeccanico e in quello tessile. Per quanto riguarda il comparto auto poi il segretario della Cgil ritiene che sia in corso un vero dramma «una delle pagine più tragiche del dopo guerra».


Per non farsi del male bisogna spingere Federmeccanica a cambiare atteggiamento, perché le richieste dei lavoratori metalmeccanici devono trovare la risposta», ha ribattuto Epifani, «questo sciopero spinge in una situazione di muro contro muro che hanno creato le imprese». «Lo sciopero - ha aggiunto Pezzotta - non è un mai farsi male. Può anche essere uno stimolo. C’è una piattaforma e si continuano a dire dei no. Non vedo alternative. È necessario che si vada ad una trattativa seria e si vada all’approfondimento delle questioni che la categoria ha messo sul tappeto».
L’apertura di un confronto con il governo e le imprese sulla crisi del settore è tra le richieste che i sindacati avanzano; un’altra è quella di andare a vedere una per una le situazioni più difficili, quella automobilistica per esempio «strategica» per l’assetto industriale di un Paese. «La Fiat è troppo importante per lasciarla andare a questo modo - ha detto in proposito Epifani - la situazione resta grave. Abbiamo chiesto al governo di convocare un tavolo, ci aspettiamo che il governo lo faccia e se Fiat non vuol venire, il governo chiami esplicitamente Fiat a questo confronto». La richiesta è stata fatta mesi fa, l’11 marzo ancora uno sciopero, ma nessuna risposta, solo cassa integrazione come se piovesse in tutti gli stabilimenti del gruppo e la cancellazione di molti posti di lavoro, specie nell’indotto.
Da Padova il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta richiama la responsabilità del governo sui ritardi nell’approntare strumenti di risoluzione delle questioni aperte «Abbiamo di fronte una vertenza che ha elementi delicati che non è impossibile portare a compimento. Lo sciopero serveper accelerare i tempi della soluzione. Stiamo cercando di evitare di farci male con un prolungamento lunghissimo della vertenza ».

Homepage

---------------------------------------------------------------------------------

Giovedi, 14 Aprile, 2005

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------

Governo. Fini a Berlusconi: la prossima settimana il voto di fiducia. L'Udc verso l'appoggio esterno

Gianfranco Fini

Roma, 14 aprile 2005

L'affondo del vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini era nell'aria e non si è fatto attendere: "Ho chiesto a Berlusconi di andare in Parlamento la prossima settimana. Di chiedere un voto di fiducia alla sua maggioranza sulla base di un nuovo programma. "La novita' richiesta da An deve essere nei contenuti politici non nei ministri".
Gianfranco Fini spiega cosi', in una nota, cio' che ha detto al presidente del Consiglio nel corso del vertice dei leader della Cdl: "Ho chiesto a Berlusconi di andare in Parlamento la prossima settimana. Di dire cosa concretamente vuol fare nel prossimo anno per il Sud, per tutelare il reddito delle famiglie, per favorire la competitivita' delle imprese. Di ribadire che le riforme istituzionali saranno approvate in tempi tali da rendere possibile il referendum solo dopo le elezioni politiche; di chiedere un voto di fiducia alla sua maggioranza". Lo ha dichiarato il presidente di An, Gianfranco Fini. "Se Berlusconi vuol cambiare qualche ministro lo faccia. Ha carta bianca, perche' la novita' richiesta da An deve essere nei contenuti politici non nei ministri".

L'Udc verso l'appoggio esterno
L'appoggio esterno sembra essere la scelta che l'Udc dopo la direzione di domani, potrebbe perseguire. Durante il vertice della Cdl a Palazzo Chigi il segretario dell'Udc, Marco Follini, avrebbe confermato le richieste del partito, chiedendo un Berlusconi-bis. "O cambia la squadra e il programma o noi non ci stiamo piu", avrebbe detto il vicepremier nel corso della riunione.
"Voi andate per conto proprio, poi alla fine vedremo...". Se cade questo governo deve essere chiaro che la responsabilta' e' dell'Udc, questo il ragionamento che avrebbe fatto Silvio Berlusconi durante il vertice della Cdl a Palazzo Chigi. "Io non mi dimetto, nemmeno se Follini ritirera' la sua squadra di governo", avrebbe aggiunto il premier. Ma per Follini "il voto regionale e' un voto politico - avrebbe spiegato il leader dell'Udc - ed ha sancito la bocciatura di questo governo".
Il leader dell'Udc Marco Follini, uscendo dall'ingresso posteriore di Palazzo Chigi, al termine del vertice della Cdl sulla crisi di Governo, che è durato quasi quattro ore, ha evitato ogni commento sull'esito dello stesso, rimandando le proprie valutazioni a domani, quando si terra' la direzione del partito.

--------------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Sorteggiate le stanze che ospiteranno i cardinali a Santa Marta

Sono 115 i cardinali elettori

Roma, 14 aprile 2005
E' avvenuta per sorteggio l'assegnazione delle stanze della Casa Santa Marta che a seguito della decisione presa da Papa Wojtyla nel 1996 ospitera' "in clausura" durante il Conclave i 115 cardinali elettori (due non partecipano perchè sono malati). 106 suite, 22 singole e un appartamento.
Alla Congregazione Generale di oggi, "presenti 142 cardinali - ha spiegato in un briefing il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls - si e' proceduto al sorteggio delle camere che i cardinali occuperanno alla Domus Sanctae Marthae".
Navarro ha anche riferito che con il medesimo sistema del sorteggio sono stati individuati i cardinali che affiancheranno il camerlengo Martinez Somalo e il decano Ratzinger in questi ultimi giorni delle Congregazioni Generali: saranno gli italiani di Curia Re e Sepe (in passato entrambi in Segreteria di Stato) e il salesiano honduregno Maradiaga, considerato papabile. Finiti questi adempimenti burocratici, "i cardinali hanno ripreso lo scambio di idee sulla situazione della Chiesa e del mondo".

--------------------------------------------------------------------------------------

Immigrazione. L'Ue chiede all'Italia di interrompere le espulsioni

Una barca di clandestini al largo di Lampedusa

Bruxelles, 14 aprile 2005

Il Parlamento europeo ha approvato con un solo voto di differenza, 51 sì e 50 no, la risoluzione comune presentata da Socialisti europei, Liberaldemocratici, Verdi e Sinistra Europea, nella quale si invita l'Italia e "tutti gli stati membri ad astenersi dall'effettuare espulsioni collettive di richiedenti asilo e di migranti irregolari verso la Libia e altri paesi e ad assicurare l'esame individuale delle domande di asilo nonché il rispetto del principio dei non espulsione".

L'Italia viene meno agli obblighi internazionali
Inoltre gli europarlamentari ritengono che "le espulsioni collettive di migranti verso la Libia da parte delle autorità italiane, compresa quella del 17 marzo, costituiscano una violazione del principio di non espulsione e che le autorità italiane siano venute meno ai loro obblighi internazionali, omettendo di assicurarsi che la vita delle persone espulse non fosse minacciata nel loro paese di orgine". L'euroassembla invita anche le autorità italiane "a garantire all'UNCHR libero accesso al centro rifugiati di Lampedusa e alle persone che vi sono detenute, che potrebbero avere bisogno di una protezione internazionale".

Delegazione europea al centro di Lampedusa
La risoluzione approvata oggi pomeriggio fa anche un riferimento alla richiesta "presentata all'Italia dalla Corte europea dei diritti umani il 6 aprile di trasmettere informazioni sulla situazione a Lampedusa, a seguito del reclamo presentato da un gruppo di migranti espulsi". Il Parlamento, infine, chiede l'invio di una delegazione parlamentare al "centro rifugiati di Lampedusa e in Libia per poter valutare la portata del problema e verificare la legittimità dell'operato delle autorità italiane e libiche".

--------------------------------------------------------------------------------------

Politica. Prodi: la crisi economica paralizza il paese. Non c'e' tempo da perdere

Romano Prodi

Roma, 14 aprile 2005
La crisi economica paralizza il paese. Prodi lancia un grido di allarme e chiede al governo di intervenire al più presto perchè "Non si puo' fare aspettare il paese, ma si dia una risposta anche perche' in questo momento tutto e' paralizzato da questa crisi". "E' il momento giusto - ha aggiunto Prodi- per non perdere tempo e avere una piattaforma di conoscenza comune che ci permetta di avere un'azione di recupero per l'economia italiana perche' cosi' le cose vanno davvero molto male".
Prodi aggiunge che non è necessaria una manovra economica, ma che "serve un approfondimento serio dei dati. Non si possono prendere decisioni senza che vi sia una presa di coscienza generale e condivisa di come e' la situazione. Altrimenti - chiarisce Prodi,- si comincia a giocare sui dati e nessuno si sente responsabile di prendere decisioni. Ci vuole un dibattito serio perche' sono emersi molti dati, ormai da molte fonti, Istat, Eurostat, Fmi: quindi c'e' una situazione per cui si puo' aprire una discussione".
"Nessuno - sottolinea Prodi - puo' prendere decisioni se non c'e' un accordo e questa discussione puo' essere fatta in occasione della presentazione della trimestrale di cassa, tra 9-10 giorni. Dobbiamo prendere questa occasione per impostare una discussione comune sui dati e sulle decisioni da prendere. E quella e' la sede della discussione. "Non possiamo far aspettare il Paese - conclude Prodi - ma si dia una risposta anche perche' in questo momento tutto e' paralizzato da questa crisi".

Homepage

---------------------------------------------------------------------------------

Mercoledi, 13 Aprile, 2005

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------

Borsa. Fininvest conferma le indiscrezioni, Berlusconi cede il 16,88% di Mediaset

Mediaset, cambiano gli assetti societari

Milano, 13 aprile 2005
Confermando le anticipazioni di Repubblica, la famiglia Berlusconi ha dato il via libera alla cessione del 16,88% del capitale di Mediaset ad investitori istituzionali. Il collocamento si sarebbe già concluso. Secondo fonti finanziarie il range di prezzo entro il quale l'operazione si è realizzata oscilla tra i 10,7 e i 10,9 euro.
Fininvest ha deciso di cedere 197 milioni di titoli a investitori istituzionali italiani ed esteri mediante la procedura accelerata Abb, la cosiddetta book-building. L'operazione, che prevede per Fininvest un lockup di 180 giorni, è curata dalla banca d'affari JpMorgan. In una nota la società che fa capo al premier Silvio Berlusconi specifica che il collocamento rientra "nella scelta strategica, avviata con la quotazione di Mediaset, di una apertura sempre maggire al mercato. Con le risorse disponibili - prosegue la nota - Fininvest sarà in condizione di azzerare le proprie passivitàfinanziarie e di poter contare su una rilevante liquidità da destinare a possibili nuovi investimenti. Al tempo stesso - conclude il comunicato mantenendo la partecipazione diretta e indiretta di circa il 34,3%, Fininvest potra continuare ad assicurare a Mediaset la stabilità sia di un azionariato di riferimento, sia delle competenze manageriali".

Per Repubblica l'operazione ha un valore di oltre 2,2 miliardi di euro.

--------------------------------------------------------------------------------------

Ue. Almunia: entro giugno procedura su rischi di deficit eccessivo. Siniscalco: non vedo condizioni per manovra bis

Il ministro dell'Economia Siniscalco

Roma, 12 aprile 2005
La Commisssione europea aprirà entro giugno una procedura a carico dell'Italia per i "rischi di deficit eccessivo". Lo ha annunciato il Commissario agli Affari economici Joaquin Almunia dopo l'incontro con il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, prima del vertice Ecofin.

"Ho intenzione di presentare alla Commissione - ha detto Almunia - un rapporto per il rischio di deficit eccessivo, a carico dell'Italia. E ho intenzione di farlo a giugno". A suo parere l'Italia deve risolvere il contenzioso con Eurostat sulla certificazione dei conti del 2003 e del 2004. "Sono preoccupato - ha detto - per le previsioni economiche che parlano di un possibile 3.6% per quest'anno e di un deficit superiore al 4% nel prossimo".

In una conferenza stampa il ministro dell'Economia, Siniscalco ha osservato che "al momento con la congiuntura così debole e con i dati del primo trimestre in mio possesso non vedo le condizioni e non credo che sarà richiesta" una manovra bis sui conti del 2005. Allo stesso tempo Siniscalco ha sottolineato che "l'esperienza mostra che le finanziarie elettorali non pagano, spero di convincere i miei colleghi e per farlo farò anche l'esempio della finanziaria del 2000 fatta dal centrosinistra".

Un "dibattito politico, possibilmente parlamentare" per discutere della situazione dei conti pubblici, "in occasione della trimestrale di cassa", viene chiesto dal leader dell'Unione Romano Prodi che si dichiara "molto preoccupato, dopo aver visto le osservazioni di Almunia". "Se i conti pubblici italiani stanno come dice il commissario europeo Almunia credo ci sia ben poco spazio per una finanziaria elettorale, se non si vuole veramente mandare in rovina il Paese".

"Frana la situazione del Paese sui conti pubblici", ha commentato il segretario Ds Piero Fassino, aprendo i lavori della direzione del partito, aggiungendo che "andiamo verso un deficit del 4% e nel 2006 potrebbe essere superiore".

Per Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria, "è un segnale di quanto bisogna stare attenti ai mercati e di quanto sia importante prendere una iniziativa per l'economia come gli industriali chiedono"..

Per il leader dell'Udc, Marco Follini, sui conti pubblici "nessun allarmismo, ma la guardia deve sempre essere alta".

--------------------------------------------------------------------------------------

Politica. Berlusconi da Ciampi, giovedi' vertice della CdL per varare il rimpasto di governo

Il segretario dell'Udc Marco Follini

Roma, 12 aprile 2005

Per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, un'altra giornata che sembra non finire mai, in una fase delicatissima della legislatura aperta dalla netta sconfitta alle Regionali. In serata il colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: il premier ha lasciato il Colle dopo poco più di un'ora accompagnato dal sottosegretario Gianni Letta, con il quale ha poi delineato tutti i temi che giovedì dovrà discutere con gli alleati di governo nel vertice della Casa delle Libertà a Palazzo Chigi.

Il premier non pensa ad un 'Berlusconi-bis', ma ha prospettato al Capo dello Stato, secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari, un rafforzamento della squadra di governo che potrebbe comprendere, tra l'altro, i nuovi dicasteri del Mezzogiorno e delle Aree urbane (ma c'è chi parla di quattro ministeri), con un patto di fine legislatura, un programma forte di rilancio del Meridione e dell'economia sul quale il Parlamento si potrebbe esprimere con un voto. Per le Aree urbane tra i più accreditati ci sarebbe Francesco Storace, che questa sera il premier ha incontrato a palazzo Grazioli. Per il dicastero del Mezzogiorno le indiscrezioni parlerebbero di un'offerta all'Udc.

Un nuovo incontro tra il capo dello Stato e Berlusconi dovrebbe svolgersi al rientro dalla visita in Bulgaria del presidente della Repubblica, che verrebbe cosi' meso a conoscenza della sitiuazione nella maggioranza alla luce delle conclusioni del vertice che si svolgera' giovedi'. Il presidente del Consiglio sarebbe disponibile ad un passaggio in Parlamento, per informare le Camere dei possibili cambiamenti nella compagine governativa e di eventuali aggiornamenti del programma.

A complicare ulteriormente uno scenario già molto difficile per Berlusconi, le preoccupazioni della Ue su un rapporto deficit/pil dell'Italia al 3,6% nel 2005 e al 4,6% nel 2006. Dopo il presidente della Confindustria Montezemolo e la Corte dei Conti, l'allarme del Commissario Almunia sui conti pubblici non facilita il tentativo di ricompattare la maggioranza su un programma di rilancio dell'economia.

Il ministro del Tesoro Domenico Siniscalco ha subito smentito una manovra bis: rischierebbe di frenare ulteriormente quel poco di crescita che c'è. Ma per ora non è arrivata nessuna precisa indicazione su come accelerare l'uscita dalla stagnazione e ridare fiducia agli imprenditori. Il Pil dimezzato rispetto alle previsioni non solo ha pesantemente influenzato il bilancio statale, ma si è fatto sentire pesantemente sui conti delle famiglie che hanno dovuto affrontare rincari in qualsiasi genere di spesa. Berlusconi ancora pochi giorni fa ha ribadito di puntare sulla diminuizione delle imposte. Ma AN e soprattutto Udc avvertono: per recuperare i voti perduti alle regionali serve una finanziaria rigorosa e non elettorale e interventi in grado di rilanciare uno sviluppo distribuito in modo più diffuso.

Anche la formula del "mandato pieno" assegnato a Marco Follini in vista del vertice della Casa delle giovedì, conferma la determinazione del partito ad andare a fondo nella verifica nella Cdl aperta dopo le regionali. Follini, insomma, giovedì "vedra' le proposte degli alleati e nulla è precluso: rilancio della coalizione, Berlusconi bis o anche ritiro della delegazione Udc dal governo", spiega il vice segretario Mario Tassone.

E la Direzione del partito resta aperta ma sospesa fino al vertice: i dirigenti centristi si rivedranno venerdi' mattina all'hotel Minerva per decidere cosa fare. Una cosa è certa: nessuno parla più di elezioni anticipate ("Erano un espediente tattico, dovevano essere una proposta di reattività", ha detto Bruno Tabacci), si insiste su quel "gesto forte di discontinuità" che il governo dovrebbe dare per ripartire.

Dall'opposizione, dopo il leader dell'Unione Romano Prodi, a Bologna, è Gavino Angius, in Senato, a chiedere che il Presidente del Consiglio venga in Parlamento a riferire sulla situazione sui conti pubblici. "Ritenevamo opportuno che il Presidente del Consiglio venisse a riferire in Aula per spiegare come intende risolvere la crisi politica apertasi dopo le elezioni regionali del 3 e 4 aprile scorsi, che hanno segnato il tracollo della maggioranza che sostiene il governo. Ora la maggioranza parlamentare, la Casa delle Libertà, si trova in una situazione molto delicata perché è maggioranza piena nel Parlamento, però è minoranza nel Paese per decisione delle elettrici e degli elettori italiani".

--------------------------------------------------------------------------------------

Economia. Corte dei Conti: valutare interventi correttivi

Il Procuratore Generale della Corte dei Conti, Vincenzo Apicella

Roma, 12 aprile 2005
Il Governo deve valutare l'opportunità "di procedere all'adozione di interventi correttivi in grado di integrare la manovra di bilancio approvata dal Parlamento, al fine di mantenere invariati gli obiettivi di disavanzo e di debito definiti nel Programma di stabilità recentemente approvato dalla Commissione europea". E' quanto afferma la Corte dei Conti a sezioni riunite.

La magistratura contabile ritiene "auspicabile", da parte del Governo, un approfondimento in occasione della prossima Relazione trimestrale di cassa, "di fronte ad uno scenario macroeconomico e di finanza pubblica eventualmente meno favorevole di quello accolto nei documenti programmatici".

Homepage

Martedi, 12 Aprile, 2005

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------

Amnistia. Castelli: la potesta' e' in mano al Parlamento

Il ministro della giustizia, Roberto Castelli

Roma, 11 aprile 2005

"In merito alla prospettata amnistia è del tutto evidente che, a seguito della riforma costituzionale che prevede una maggioranza di due terzi dei componenti di Camera e Senato, il potere di decisione non è in mano al governo, ma del Parlamento. E quindi il Governo non può far altro che prendere atto delle sue decisioni". Così il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, intervenendo nel dibattito sull'amnistia.

"Mi pare però del tutto evidente che, a meno che i Democratici di sinistra non mettano in atto una svolta a 180 gradi nel loro atteggiamento, questo provvedimento non vedrà mai la luce. Sono note - prosegue Castelli - le posizioni su questo tema più volte espresse da Luciano Violante, capogruppo dei Ds alla Camera".

Per i Guardasigilli, "Siamo quindi di fronte, ancora una volta all'avvicinarsi dell'estate, stagione tradizionalmente critica per i nostri penitenziari, ad una vicenda che rischia di trasformarsi nel solito irresponsabile balletto di chi mira ad illudere i detenuti e ad eccitarne gli animi. Pur nel rispetto della volontaà del Parlamento, non posso esimermi dal raccomandare la massima responsabilità. Abbiamo già visto, con la discussione del provvedimento di legge sulla modifica delle modalità in materia di grazia, quanto difficile sia per il Parlamento legiferare su materie che abbiano a che fare con provvedimenti di clemenza".

"Auspico quindi - prosegue il ministro Castelli - che prima di iniziare la discussione su temi che potrebbero ingenerare false aspettative nei detenuti, che sono poi le vere vittime del fallimento di queste iniziative, se ne verifichi l'effettiva praticabilità. Non posso poi esimermi da stigmatizzare nel modo più fermo alcune prese di posizione che ho letto oggi sui quotidiani che evocano addirittura possibili rivolte nel caso questo provvedimento non vada in porto".
Il ministro Castelli, infine, polemizza con chi in questi ultimi giorni e subito dopo la morte del Pontefice sembra volersi appropriarsi di un tema così delicato che potrebbe causare nuove deludenti aspettative: "Mi domando se chi ha rilasciato queste dichiarazioni ne abbia valutato l' effettiva portata e l'effetto che notizie di questo genere, basate tra l' altro su falsi presupposti, possa ingenerare nei detenuti. È impressionante che anche chi ricopre incarichi così importanti possa dare vita a dichiarazioni di cosi' crassa irresponsabilità".

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Lunedi, 11 Aprile, 2005

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------

Confindustria. Montezemolo: occorre un governo che governi, altrimenti meglio le elezioni

Il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo

Milano, 11 aprile 2005
"Occorre un governo che governi. Altrimenti meglio le elezioni". Lo ha detto il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo all'assemblea degli industriali di Legnano. "Ci attendiamo un segnale molto forte nei prossimi giorni - ha aggiunto Montezemolo - un segnale che rimetta le imprese al centro dell'azione di governo".

Il leader di Confindustria ha ricordato di aver espresso lo stesso concetto a Bari prima delle elezioni. "Lo ripeto oggi: una cosa deve essere chiara, il paese non può permettersi mesi e mesi di campagna elettorale. Ha bisogno di un governo determinato nell'affrontare subito le questioni centrali che abbiamo di fronte".

Per Montezemolo "il Paese deve essere governato, ha bisogno di ritrovare fiducia". Per fare ciò, al centro dell'azione di governo bisogna rimettere le imprese, "Perché l'economia che cresce e le imprese che creano posti di lavoro sono la miglior risposta anche alle difficoltà delle famiglie".

La ricetta del leader della Confindustria è semplice: "Le cose da fare, e da fare subito sono poche e chiare: intervenire sul cuneo fiscale per ridurre in modo netto la differenza tra stipendio lordo e stipendio netto e migliorare insieme il costo del lavoro per le imprese e i redditi dei lavoratori; accelerare l'abolizione dell'Irap; favorire attraverso misure fiscali le fusioni e le aggregazioni di imprese; velocizzare i tempi dei rimborsi fiscali e dei pagamenti dovuti alle imprese che lavorano per la pubblica amministrazione; approvare contestualmente - ha aggiunto Montezemolo - nei tempi previsti il decrerto e il disegno di legge sulla competitività".

Montezemolo ha sottolineato che "Occorre affrontare i problemi reali e concreti fuori dalle logiche partitiche". "Non lo dico per favorire l'uno o l'altro schieramento - ha concluso riferendosi alla convenienza ad andare alle elezioni senza "un Governo che governi" - lo dico perchè il nostro interesse primario è che il Paese sia governato, con l'economia e le imprese al centro delle sceltre". "Ci aspettiamo - ha ribadito Montezemolo - un segnale immediato e forte in questa direzione".

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Domenica, 10 Aprile, 2005

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------

Metalmeccanici. Venerdi' 15 sciopero generale

Una manifestazione della Fiom

Roma, 9 aprile 2005
I metalmeccanici incroceranno le braccia venerdì prossimo 15 aprile. Lo sciopero generale di 4 ore, promosso da Fim, Fiom e Uilm, coinvolge tutta la categoria, già interessata dal rinnovo contrattuale ed è stato indetto per protestare contro la chiusura di stabilimenti e i licenziamenti, e a favore di una nuova politica industriale.

La protesta è stata decisa vista la "situazione dell'industria metalmeccanica" attualmente segnata da "una serie di difficoltà e crisi aziendale". Nel comunicato sindacale congiunto, si definisce "necessaria" una svolta con una "ridefinizione di ruolo e funzione dell'intervento pubblico": alla luce di ciò, Fim Fiom e Uilm si appellano alle associazioni imprenditoriali e chiedono al Governo "l'apertura di un confronto sulla situazione dell'industria metalmeccanica".

In particolare, andrebbero affrontati non solo i temi generali di sviluppo ma anche quelli più settoriali e che riguardano l'industria automobilistica in primo luogo, la siderurgia, le telecomunicazioni.

Nel documento congiunto, i sindacati spiegano che la situazione dell'industria metalmeccanica è frutto non solo di "scelte sbagliate degli imprenditori" ma anche della "mancanza di adeguate politiche industriali negli ultimi 10 anni, decisamente aggravate dagli indirizzi dell'attuale Governo": in particolare, lamentano i "pochi investimenti", il "proseguire in un modello di sviluppo e cioé il piccolo è bello in una fase di grandi cambiamenti", la "debolezza della piccola e media impresa" nella finanza, ricerca ed innovazione, la scelta delle grandi imprese italiane di "sfuggire alla competizione cedendo le attività manifatturiere e acquistando aziende nei servizi e nelle reti", la politica di privatizzazione che si è spesso risolta solo in una "pratica di cessione" e infine la "scarsa attenzione" delle istituzioni a interventi di sostegno per la formazione e la ricerca.

Non solo, ma chiedendo l'apertura di un confronto, Fim Fiom e Uilm fanno sapere al Governo che "le inaccettabili logiche di chiusura degli stabilimenti italiani e delle delocalizzazioni vanno contrastate anche con misure legislative che rendano meno convenienti siffatte manovre finanziarie". In particolare per i lavoratori, i sindacati chiedono di estendere gli ammortizzatori sociali a tutte le imprese, e a tutti i lavoratori affiancandoli con un'adeguata strumentazione in termini di diritto/dovere alla formazione e all'aggiornamento professionale, e sollecitano inoltre a "ridurre e superare" il ricorso a forme precarie di rapporti di lavoro.

--------------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Navarro Valls: la beatificazione di Giovanni Paolo II e' competenza del nuovo Papa. Riaperta San Pietro

San Pietro

Roma, 9 aprile 2005
L'eventuale beatificazione di Giovanni Paolo II è una materia "di esclusiva competenza" del nuovo Papa. Lo ha detto il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls. I 130 cardinali che si sono riuniti oggi nella sesta congregazione chiedono il silenzio. I porporati invitano a non chiedere loro interviste fino al conclave.

E' stata riaperta al pubblico stamane la Basilica di S.Pietro, dopo i solenni funerali di ieri per Giovanni Paolo II seguiti in televisione da 14 milioni di italiani. La tomba del Pontefice nelle Grotte Vaticane, potrà essere visitata solo a partire da martedì. Per i prossimi 9 giorni si celebreranno i novendiali, i riti in suffragio del Pontefice scomparso.

Nel consueto briefing quotidiano il portavoce della sala stampa vaticana Navarro Valls ha detto che domani non si terrà la preghiera pubblica in San Pietro, né si riunirà la Congregazione, mentre la messa "pro eligendo Pontefice", che il 18 aprile alle 10 precederà l'inizio del conclave, sarà aperta al corpo diplomatico. Il conclave si riunirà dalle 16,30 del 18 aprile, nella cappella Sistina per eleggere il nuovo successore di Wojtyla al soglio di Pietro, il 265esimo Papa.

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Sabato, 9 Aprile, 2005

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------

Funerali del Papa. I pellegrini lasciano Roma, il Vaticano ringrazia governo e citta': organizzazione eccezionale

La folla di pellegrini di San Pietro sta rientrando a casa

Roma, 9 aprile 2005

Centinaia di migliaia di persone, presenti ieri ai funerali del Santo Padre non solo in Piazza S. Pietro, stanno lasciando in queste ore la capitale, ancora scossi dalla commozione per l'ultimo saluto a Giovanni Paolo II e dalla toccante omelia del cardinale Joseoph Ratzinger: tanti gli striscioni dei fedeli ripiegati in cui si chiede l'immediata canonizzazione del Papa.

"Per noi è già santo", hanno fatto sapere i cittadini di Wadowice, la cittadina polacca dove nacque Wojtyla, con la speranza che la Chiesa dia loro soddisfazione molto presto. Solo a San Pietro erano piu' di trecentomila i pellegrini da tutto il mondo, e la cerimonia di addio al Santo Padre è stata seguita in ogni parte del pianeta in tv o sui maxischermi, con l'eccezione di Russia, Cina e Corea del Nord. Folle sterminate in Polonia: 800 mila persone a Cracovia sulla grande spianata di Blonia.

Le grotte vaticane, dove è stato sepolto Giovanni Paolo II, non saranno aperte prima di lunedi', mentre la Basilica di San Pietro riapre questa mattina, dopo aver accolto in questi giorni quasi tre milioni di fedeli.

Dal Vaticano, ringraziamenti al governo e alla città di Roma "per l'impegno e l'efficienza nell'accogliere i milioni di pellegrini: un "evento eccezionale, eccezionalmente ben gestito". I ringraziamenti agli organizzatori dell'evento anche dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Per il ministro degli Esteri Beppe Pisanu nessun evento del passato è paragonabile con questo. Veltroni ringrazia a sua volta Ciampi e il premier Silvio Berlusconi commenta: un risultato che ci onora e ci riempie di orgoglio.

Quanto alle prossime prove a cui Roma sarà chiamata per il conclave, Veltroni ha risposto che "la proclamazione del Papa e il primo discorso del nuovo pontefice saranno grandi occasioni, ma nulla di paragonabile a quanto è avvenuto ieri".

--------------------------------------------------------------------------------------

Governo. Mercoledi' il vertice della Cdl. Berlusconi ad An: riflettiamo sul federalismo

Berlusconi Fini e Follini

Roma, 8 aprile 2005

Si terrà mercoledì prossimo il vertice tra i leader della maggioranza e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Oggi Alleanza nazionale ha riunito i vertici del partito. Presenti tutti i massimi dirigenti e i ministri: La Russa, Matteoli, Alemanno, Gasparri, Urso, Nania, Storace, Bocchino, Landolfi, Briguglio, Fiori. Il premier Silvio Berlusconi ha scritto una lettera ad Alleanza Nazionale.

"E' significativo e positivo che Berlusconi riconosca la sconfitta elettorale. Ha un chiaro significato politico che per riconquistare il consenso perduto e terminare la legislatura il centrodestra deve rafforzare la sua politica economica verso le imprese, deve tutelare il potere d'acquisto della famiglie, deve valorizzare il Meridione, deve riflettere sulla devoluzione". E' il commento del vice premier Gianfranco Fini alla lettera inviata da Berlusconi ad An.

Matteoli: importante la riflessione sul federalismo
"Abbiamo apprezzato la lettera di Berlusconi, ora dobbiamo vedere se le cose che sono scritte nella lettera e che naturalmente sono titoli, saranno riempite di contenuti. Se i contenuti sono quelli che vuole An, siamo certi di consolidare questo governo, renderlo più forte, finire la legislatura e poter vincere le elezioni". Lo ha detto il vicepresidente di An Altero Matteoli, al termine del vertice. "Quello che è avvenuto oggi - ha aggiunto il ministro - è un passo avanti molto, molto importante". "Tra i titoli della lettera del premier ci sono cose molto importanti, tra queste la discontinuità e una riflessione sul federalismo. Cose che noi chiedevamo e che sono scritte nella lettera", ha detto Matteoli.

Bondi: escludo l'eventualità di elezioni anticipate
Dopo le aperture del Presidente del consiglio Berlusconi sulla possibilità di elezioni a ottobre, il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondim, nel corso di un'intervista della trasmissione"Batti & Ribatti", ha escluso questa eventualità.

"Escludo l'eventualità di elezioni anticipate", ha detto Bondi. "E' proprio nei momenti di difficoltà che occorre rafforzare l'unità, la coesione e la solidarietà fra i partiti di una alleanza politica: proprio ora occorre pensare a un processo di unificazione e di federazione fra i partiti della Casa delle libertà", ha continuato il coordinatore nazionale di Forza Italia.

Ci credono in pochi nella Cdl all'ipotesi messa in campo ieri dal premier Silvio Berlusconi di un voto anticipato al prossimo ottobre. "Non ci sono precedenti", chiosa qualche deputato che gira per il Transatlantico semi-deserto. "Non avrebbero senso - insiste qualcun'altro - perché o le elezioni anticipate si fanno subito, a giugno, o si tira dritto fino all'anno prossimo". Eppure, se così dovesse essere, se si votasse in autunno, le Camere sarebbero sciolte suppergiù prima della pausa estiva e quindi resterebbero poco più di tre mesi per licenziare la mole di provvedimenti, molti 'cruciali' per il Paese, messi in campo in questa legislatura.

Due delle 'vittime' più illustri sarebbero certamente le riforme costituzionali e quella dell'ordinamento giudiziario. "Bisognerebbe fare una verifica accurata dei tempi" dice Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento. "Certo se si vota ad ottobre - aggiunge - forse faremmo in tempo ad approvare le riforme costituzionali, ma in tempi risicatissimi".

Per incassare il via libera definitivo il Ddl che modifica la seconda parte della Costituzione, contenente la devolution della Lega, necessita di altri due passaggi parlamentari, gli ultimi, i più facili perché il testo non è più emendabile. E, in teoria, il tempo ci sarebbe da qui a luglio: "Bisogna vedere quando verrebbero sciolte le Camere - ragiona il leghista Giancarlo Giorgetti, presidente della commissione Bilancio di Montecitorio - in astratto il tempo c'è".

Diversa l'opinione del presidente della commissione Affari Costituzionali, Donato Bruno (Fi), già relatore del Ddl alla Camera. Assolutamente scettico sul rischio di elezioni ad ottobre.

Se si votasse ad ottobre sarebbero praticamente annullate le speranze di portare a termine la riforma dell'ordinamento giudiziario.

Il ministro per la Giustizia, Roberto Castelli, però, non demorde: "Per quanto mi riguarda - dice - combatterò fino in fondo per portare a termine quelle riforme che abbiamo promesso agli elettori. Se qualche componente della Cdl a titolo personale o a nome del partito che rappresenta si fa venire ancora dubbi a questo punto, dopo tre anni di discussioni, mi sembra francamente superfluo avanzare qualunque commento".

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Venerdi, 8 Aprile, 2005

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------

Funerali del Papa. Ratzinger: Giovanni Paolo II ci benedice da una finestra del paradiso. La folla: Santo subito

Quasi 200 i capi di Stato e di governo presenti alle esequie

Città del Vaticano, 8 aprile 2005

"Ha offerto la sua vita a Dio per l'intera umanità" e accettando la croce della sua sofferenza "è diventato una sola cosa con Cristo". Così il cardinale Joseph Ratzinger ha ricordato la figura del Pontefice scomparso nel corso dell'omelia delle esequie. Grazie a un "profondo radicamento in Cristo", Giovanni Paolo II ha "potuto portare un peso, che va oltre le forze puramente umane". Un lungo applauso, con la folla che scandiva forte: "Santo-Santo" e "Giovanni Paolo" ha accompagnato alla fine della cerimonia l'ultima benedizione della bara del Pontefice.

"L'amore di Cristo fu la forza dominante del nostro amato Santo Padre - ha osservato il decano del Collegio cardinalizio ripercorrendo le tappe fondamentali della vita di Wojtyla - chi lo ha visto pregare, chi lo ha sentito predicare, lo sa".

Il cardinale Ratzinger ha anche ricordato il passato di operaio di Giovanni Paolo II negli anni della seconda guerra mondiale, il periodo in cui il futuro papa ha lavorato nelle officine della Solvay: "Lavorando in una fabbrica chimica, circondato e minacciato dal terrore nazista, ha sentito la voce del Signore: Seguimi!".

Quindi il decano del sacro collegio cardinalizio ha ripercorso gli anni degli studi e della formazione sfociati poi nella scelta della vita religiosa. Ratzinger ha spiegato come in un contesto difficile come quello del conflitto mondiale, Wojtyla "cominciò a leggere libri di filosofia, di teologia, entro' poi nel seminario clandestino creato dal cardinale Sapieha e dopo la guerra completò i suoi studi nella facoltà teologica dell'università Jagellonica di Cracovia". Quindi la scelta del sacerdozio il 1° novembre del 1946.

Particolarmente sentito il capitolo che Ratzinger ha dedicato alla devozione mariana di Giovanni Paolo II. "Lui, che aveva perso in tenera eta' la mamma, tanto piu' ha amato la Madre divina. Ha sentito le parole del Signore crocifisso come dette proprio a lui personalmente: 'Ecco tua madre'. Ed ha fatto come il discepolo prediletto: l'ha accolta nell'intimo del suo essere: 'Totus tuus'. E dalla madre ha imparato a conformarsi a Cristo".

Il Papa "non ha mai voluto salvare la propria vita, tenerla per sé; ha voluto dare se stesso senza riserve, fino all'ultimo momento", ha proseguito Ratzinger interrotto dagli applausi di piazza S.Pietro.

Giovanni Paolo II è stato "sacerdote fino in fondo" ed ha saputo testimoniare l'amore di Dio fino agli ultime difficili prove di questi mesi. "E' realmente andato ovunque ed instancabilmente per portare - ha detto il Ratzinger nell'omelia - frutto, un frutto che rimane. 'Alzatevi, andiamo!', è il titolo del suo penultimo libro. 'Alzatevi, andiamo!' con queste parole ci ha risvegliato da una fede stanca, dal sonno dei discepoli di ieri e di oggi. 'Alzatevi, andiamo!' dice anche oggi a noi".

"Il Santo Padre e' stato poi sacerdote fino in fondo, perche' ha offerto la sua vita a Dio per le sue pecore e per l'intera famiglia umana, in una donazione quotidiana al servizio della Chiesa e soprattutto nelle difficili prove degli ultimi mesi. Cosi' e' diventato una sola cosa con Cristo, il buon pastore che ama le sue pecore. E infine 'rimanete nel mio amore': Il Papa che ha cercato l'incontro con tutti, che ha avuto una capacita' di perdono e di apertura del cuore per tutti, ci dice, anche oggi, con queste parole del Signore: Dimorando nell'amore di Cristo impariamo, alla scuola di Cristo, l'arte del vero amore".

Ratzinger ha descritto i sentimenti con i quali a nome di tutti i cardinali ha presieduto il rito: deponendo le spoglie di Giovanni Paolo II "nella terra come seme di immortalita'", abbiamo "il cuore pieno di tristezza, ma anche di gioiosa speranza e di profonda gratitudine". "Questi - ha osservato - sono i sentimenti del nostro animo, Fratelli e Sorelle in Cristo, presenti in Piazza S.Pietro, nelle strade adiacenti e in diversi altri luoghi della citta' di Roma, popolata in questi giornida un'immensa folla silenziosa ed orante. Tutti saluto cordialmente. A nome anche del Collegio dei Cardinali desidero rivolgere il mio deferente pensiero ai Capi di Stato, di Governo e alle delegazioni dei vari Paesi. Saluto le Autorita' e i Rappresentanti delle Chiese e Comunita' cristiane, come pure delle diverse religioni. Saluto poi gli Arcivescovi, i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i fedeli tutti giunti da ogni Continente".

"In modo speciale", mentre scoppiava un forte applauso, il cardinale decano ha voluto salutare "i giovani, che Giovanni Paolo II amava definire futuro e speranza della Chiesa". "Il mio saluto - ha concluso - raggiunge, inoltre, quanti in ogni parte del mondo sono a noi uniti attraverso la radio e la televisione in questa corale partecipazione al solenne rito di commiato dall'amato Pontefice".

--------------------------------------------------------------------------------------

Iraq. Berlusconi: possibile ritiro a partire da settembre. Accordo totale con Bush

Berlusconi e Bush

Roma, 8 aprile 2005

"Mantengo tutto quello che ho detto". Il ritiro potrebbe inziare a settembre ma ogni ipotesi dipende "dal numero di poliziotti che stanno fruendo del nostro addestramento". Queste le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sui tempi del ritiro delle truppe italiane dall'Iraq. Il premier, che ieri sera ha cenato con il presidente degli Stati Unti, ha inoltre affermato che "con Bush ci siamo trovati d'accordo su tutto, senza eccezioni".

Il ritiro, un'ipotesi di buonsenso
Rigurado al ritiro, il premier ha aggiunto che si tratta di una "ipotesi di buonsenso collegata al fatto che c'è una presenza di poliziotti e di forze dell'ordine irachene montante e che quindi comporterà per noi e per tutte le altre forze presenti la possibilita' di ridurre il numero delle forze sul territorio". Naturalmente, ha sottolineato il premier, il tutto sarà fatto "in accordo con gli alleati e in accordo con il governo iracheno, sempre e comunque".

Accordo totale con Bush
"Bush è completamente d'accordo con noi - ha proseguito Berlusconi - perché anche da parte degli Stati Uniti c'é, non solo la volontà, ma anche l'interesse man mano che sale il numero delle forze irachene, di ridurre il proprio contingente". Con il presidente americano, ha continuato il premier, "abbiamo parlato di tutto in un accordo assoluto e totale". Per quanto concerne il governo, ha proseguito Berlusconi, "quando avrò consolidato la nostra decisione circa un inizio di riduzione del contingente, andrò in Parlamento e lo annuncero"'. Il premier ha poi ribadito che ogni decisione "sarà sempre presa con gli alleati e in totale accordo con il governo iracheno".

Per quanto riguarda la riforma delle Nazioni Unite, Berlusconi ha riferito di non averne parlato con il presidente degli Stati Uniti. "Non ne abbiamo parlato in questa occasione", ha spiegato il premier, sottolineando però che i due ne avevano parlato "in una occasione precedente".

--------------------------------------------------------------------------------------

Politica. Il premier "Sono aperto a qualsiasi ipotesi di elezioni anticipate". Nella Cdl si apre il confronto

Il Premeir ha smentito le voci sulle dimissioni di Fini

Roma, 8 aprile 2005

Silvio Berlusconi non trova nulla di positivo in una crisi di governo ed in eventuali elezioni anticipate. Il premier, preferirebbe di gran lunga terminare la legislatura nel 2006 rafforzando il programma anche in termini di rilancio dell'economia e di sviluppo del Mezzogiorno.

Smentite le dimissioni di Gianfranco Fini
Il premier ritiene "fantasiose" le voci di dimissioni di Gianfranco Fini circolate ieri pomeriggio, ma si dice anche disponibile ad una discussione con gli alleati su possibili elezioni ad ottobre. Così come si dichiara pronto a lavorare per rafforzare la squadra di governo in vista del completamento della legislatura.

Mai sottovalutato il risultato delle Regionali
Coversando con i giornalisti al termine di un lungo colloquio con Fini a Villa Madama, Berlusconi ha spiegato di non aver mai sottovalutato il risultato negativo delle regionali, ma ha anche ribadito che la migliore risposta possibile è la rimodulazione del programma, "con un forte segnale di discontinuità", utilizzando un altro anno di lavoro "per portare a termine tutto quello che e' stato intrapreso dal 2001". Berlusconi ha però sottolineato che il 45,6% degli elettori ha votato per la Cdl il 3-4 aprile. "C'è solo quindi un 4% di elettori, 4 su 100" che mancano all'appello rispetto a quattro anni fa: "Ma bisogna considerare il fatto che alle elezioni regionali viene attribuito spesso un altro significato rispetto alle politiche".

Nessun pregiudizio sull'ipotesi di elezioni anticipate
Di tutti questi temi, ha annunciato il Premier, si discuterà la prossima settimana in un vertice insieme a tutti gli alleati: "Stiamo esaminando ed esamineremo tutti insieme un piano di rilancio la prossima settimana. Dovrà essere un piano di discontinuità rispetto a quanto fatto fino ad ora, in modo che si possa più facilmente intercettare l'esiguo numero di persone che non hanno condiviso quello che il governo ha fatto dal 2001".

Berlusconi ha quindi approfondito la questione dell'ipotesi di elezioni anticipate. "Io sono assolutamente aperto a qualsiasi discussione con gli alleati. Anche su questo argomento non c'è una posizione preconcetta da parte mia - ha sottolineato - ma francamente mi pare sia più logico portare a termine il mandato che gli elettori ci hanno dato quattro anni fa. Questa e' la mia posizione anche se non mi sono mai negato ad una discussione sulla possibilita' di elezioni a ottobre. Posso quindi essere aperto anche a questa ipotesi ma devo dire in tutta sincerità che mi sembra più opportuno, sulla base dei dati che abbiamo, approfittare di un altro anno di lavoro per portare a termine tutto ciò che abbiamo intrapreso".

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Mercoledi, 6 Aprile, 2005

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------

Regionali. Berlusconi a Ballaro': risultato pesante, un errore non scendere in campo. Non mi dimetto

 

Il premier Berlusconi durante la trasmissione

Roma, 5 aprile 2005
"Riconosco che Forza
Italia ha subìto un risultato pesante", ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso del programma Ballarò, nel primo 'faccia a faccia' in tv, a sorpresa e dopo nove anni, con esponenti dell'opposizione, Massimo D'Alema e Francesco Rutelli. "Erano elezioni importanti anche se locali", ha aggiunto il premier, "e rispetto alla tornata precedente il presidente del Consiglio ha deciso di essere il presidente di tutti gli italiani e di non scendere in campo: questo è stato certamente un errore".

"Vittoria chiarissima del centrosinistra"
L'esito del voto delle Regionali ha mostrato una "vittoria chiarissima del centrosinistra", ha ammesso il Presidente del Consiglio. "Non mi semba sia in discussione l'entità della vittoria del centrosinistra - ha detto il premier - una vittoria chiarissima su cui nessuno di noi si sognerebbe di avanzare dei dubbi o delle riflessioni che possano oscurare la nostra sconfitta. Non c'è discusssione".

"Ho un programma da portare a termine"
"E' un voto politico, non locale", ha commentato il presidente Ds Massimo D'Alema, secondo il quale anche Berlusconi riconosce che si tratta di un voto politico quando parla di una "tendenza europea". E poi D'Alema invita il premier alle dimissioni. "Silvio Berlusconi se capisce che le tensioni sono forti per il Paese dopo le Regionali dovrebbe dimettersi per senso di responsabilità". D'Alema "dovette dimettersi dopo le elezioni regionali del 2000", ma io non lo farò", detto il presidente del Consiglio. "Io sono stato eletto dagli italiani - ha detto - ho una coalizione che mi sostiene, ho un programma molto avanzato da portare a termine che D'Alema non aveva. Ho preso l'impegno di portarlo a termine. Ho l'orgoglio di dire agli italiani: questo ho promesso e questo ho fatto".

Fi ha perso 1,8 milioni di voti
"Forza Italia ha perso circa 1 milione e 800.000 voti che sono finiti nel limbo degli indecisi" e non sono passati al centrosinistra, ha detto Silvio Berlusconi. Il premier ha negato che ci sia stato un travaso di voti dalla Cdl all'Unione, come aveva affermato Ilvo Diamanti, ma ha ammesso che "se va male forza Italia va male la Cdl".

Da stasera in testa a Forza Italia per la campagna elettorale
"Da stasera comincia la campagna elettorale per le politiche per le quali io tornerò alla testa di Forza Italia". Il presidente del Consiglio assicura che il suo impegno in vista delle elezioni politiche sarà totale e sarà per il suo partito. "Dal 2001 non mi sono mai interessato di Forza Italia - ha detto il premier - si possono contare sulle dita di una mano le occasioni in cui l'ho fatto, ma ora in vista dell'impegno per la campagna elettorale garantisco a tutti gli azzurri che tornerò presidente alla lora testa e ho cominciato stasera venendo qui".

La sinistra non porta miseria, terrore e morte
"Smentisco che in Italia l'avvento della sinistra al potere possa portare miseria, terrore e morte". Silvio Berlusconi smentisce di aver mai detto queste cose e afferma che è stata una delle bugie "orchestrate dalla sinistra".

Rutelli aveva appena affermato di apprezzare lo stile del premier in questa trasmissione, "ben diverso da quello dell'intervista a 'Panorama', il settimanale di famiglia, in cui parla di nostre vendette". "Ma non sono parole mie, sono riferimenti all'opinione di una parte dell'Italia" ha affermato Berlusconi. "Lo pensa anche lei?" ha incalzato Rutelli. "Smentisco che in Italia l'avvento della sinistra possa portare miseria terrore e morte".

Stato parallelo in mano alla sinistra
Ma Berlusconi ha poi affermato che "c'è uno Stato parallelo che è fatto da tutti i poteri forti organizzati che sono nelle mani della sinistra: le scuole superiori, le università, le tv, giornali, le radio, la magistratura, le procure della Repubblica, il Consiglio di Stato, la Corte Costituzionale e non aggiungo altro per carità di patria. Una parte degli italiani questa cosa ce l'ha molto chiara, deve diventare chiara anche agli altri".

Sì al referendum
La riforma della Costituzione, ha detto Berlusconi, "è un percorso avviato che come tutti i percorsi che si ritengono positivi si deve concludere. E poi tranquillizzo tutti: ci sarà un referendum che vogliamo anche noi perché è una riforma importante". "Veramente il referendum lo abbiamo garantito noi", ha detto Massimo D'Alema. "Ma anche noi siamo d'accordo - ha risposto Berlusconi - faremo una campagna in cui le due parti cercheranno di spiegare perché la riforma è positiva come noi pensiamo, oppure non lo è".

Per il Mezzogiorno non si possono fare miracoli
"Non ha nessuna possibilità di intervenire con misure in più rispetto a quelle che ha fatto in questi anni. Il problema del Mezzogiorno è un fatto antico che nessun governo precedente è mai riuscito a risolvere: si può fare una fiscalità speciale, delle infrastrutture, ma non si possono fare miracoli. Nessuno è capace di fare miracoli", ha replicato Berlusconi a Massimo D'Alema secondo cui "il governo non ha fatto nulla per il Sud" e "i giovani se ne vanno perché non hanno nemmeno più nemmeno la speranza di trovare lavoro". Secondo il premier, "un dato che va ricordato è che di tutte le imprese nuove che sorgono più del 50% sorgono al Sud".

Patto flessibile
"Ho fatto una battaglia perché il Patto di stabilità fosse flessibile, perché ho interesse ad andare oltre il 3% nel rapporto deficit-Pil", ha detto il Presidente del Consiglio. Berlusconi ha detto anche che intende ridurre il debito sotto il 100% del Pil "con le privatizzazioni". Per D'Alema "è una panzana che Berlusconi possa privatizzare beni per una cifra pari al 5,6% del Pil per ridurre il debito. Sono 150mila miliardi di lire". Berlusconi ha replicato: "Voi avete privatizzato. Adesso invece privatizzare è peccato".

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Martedi, 5 Aprile, 2005

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------

Regionali. Il centrosinistra stravince. Vince in 11 regioni, soltanto due restano al Polo. Confronto nella maggioranza.

Prodi: ''Abbiamo largamente vinto''

Roma, 5 aprile 2005

Vittoria dell'Unione alle elezioni regional esonora sconfitta per il polo. il centrosinistra conquista 11 regioni su 13, e si afferma anche in termini assoluti di voti . La Casa delle libertà mantiene il controllo soltanto di Lombardia e Veneto.

Il centrosinistra si conferma nelle sue roccaforti di Emilia Romagna, Toscana, Umbria Campania, Marche e conquista sei regioni: Piemonte, Liguria Abruzzo, Lazio, Calabria e Puglia.

Un altro elemento importante per valutare il risultato di queste consultazioni nel computo dei voti è che, i partiti della Casa delle libertà nel loro complesso ottengono circa il 45 % dei voti mentre il centrosinistra supera il 53%. Un divario che in voti potrebbe superare i due milioni. Un risultato diametralmente opposto a quello di 5 anni fa quando l'Ulivo allora al governo ottenne circa il 45% dei consensi e la Casa delle libertà poco più del 52%. La lista di alessandra Mussolini ottiene meno del 2% dei voti.

I governatori della Cdl che perdono la poltrona sono cinque.
E' uno dei dati più significativi che emergono dai primi bilanci sull'esito del voto. Sono infatti ben cinque, e tutti del centrodestra, i governatori che dopo cinque anni di amministrazione non vengono riconfermati: Enzo Ghigo (Piemonte) e Sandro Biasotti (Liguria), Francesco Storace (Lazio) e Raffaele Fitto (Puglia), Giovanni Pace (Abruzzo). Capitolo a parte per la Calabria, unico caso in cui la Cdl, che ha perso, non ha ricandidato il governatore uscente (Giuseppe Chiaravalloti).

I nuovi governatori dai 'volti nuovi'
Sono sette i 'volti nuovi' e appartengono tutti al centrosinistra. In Piemonte arriva Mercedes Bresso. Mentre in Liguria la poltrona di Governatore va a Claudio Burlando. E se alla Regione Lazio arriva Piero Marrazzo, in Puglia la new entry è Nichi Vendola. Al loro esordio da governatori anche Agazio Loiero in Calabria, Gian Mario Spacca nelle Marche e Ottaviano Del Turco in Abruzzo.

La maggioranza apre il confronto al suo interno
Dopo la pesante sconfitta alle regionali, nella maggioranza si apre il confronto. Un confronto molto aspro, a volte anche con toni duri, destinato a lasciare tracce sia nei rapporti tra le formazioni che sostengono il governo sia all'interno dei singoli partiti. E probabilmente anche sul programma di governo.

Tutti i quotidiani parlano di un Silvio Berlusconi infuriato per la sconfitta che attribuisce in buona parte ai suoi alleati romani: Alleanza Nazionale e Udc. Il presidente del Consiglio non ha gradito le critiche al governo, nemmeno quelle rivolte a Forza Italia e soprattutto quelle personali rivolte a lui. Gianfranco Fini, ieri a botta calda, ha dichiarato che "Il governo è politicamente più debole" e che occorre " un bagno di umiltà e di serietà". Gli ha fatto eco marco Follini che ha dichiarato: "Per la maggioranza è una sconfitta. Non c'è dubbio. Mi conforta la crescita dell'Udc, che conferma la piccola onda lunga, ma la difficoltà della Cdl esiste tutta. Per risalire la china occorrerà riflettere e, magari, non soltanto riflettere":

"Gianfranco e Marco si ricordino che sono vicepremier", avrebbe detto Berlusconi ai suoi più stretti collaboratori in quello che è stato uno dei giorni più neri della sua carriera politica. Anche perché è stata proprio Forza Italia la formazione che ha pagato il tributo più alto.
Persino Giulio Andreotti in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha detto che la colpa della sconfitta è del "cavaliere" e della sua ossessione per i comunisti.
"Abbiamo il dovere di metterci intorno a un tavolo e domandarci se vale la pena di fermare la devolution", dice il ministro Altero Matteoli in un intervista al 'Messaggero'. E' stata "una botta durissima" ed e' "ridicolo cercare alibi nella morte del Papa o nelle firme false della Mussolini. C'e' stata una sonora sconfitta, punto", dice il ministro di An.

--------------------------------------------------------------------------------------

Funerali del Papa. Riaperta in anticipo la Basilica di San Pietro

San Pietro

Roma, 5 aprile 2005
La Basilica di San Pietro è stata riaperta alle 4.40, con 20 minuti di anticipo su quanto stabilito.

Impietosite forse dalle migliaia di persone in attesa al freddo e sollecitate dagli scroscianti applausi che chiedevano l'immediata riapertura del portone, le autorità vaticane hanno anticipato l'ingresso ai fedeli. La Basilica è quindi rimasta chiusa un'ora e quaranta, dalle 3 alle 4,40 quando sono ripresi anche i canti diffusi dagli impianti sistemati lungo la strada.

Un fiume ininterrotto, ancora intirizzito dal freddo dell'alba, ma composto. Intorno alle 8,30 del mattino, a San Pietro, la fila per entrare in Basilica per rendere omaggio alla salma del Papa raggiungeva stamani già quasi il chilometro, partendo da via di Borgo sant'Angelico, larga e compatta, snodandosi lungo via della Traspontina e occupando poi tutta via della Conciliazione, piena - hanno raccontato testimoni - dalle sei del mattino quasi come nel primo pomeriggio di ieri.

I funerali del papa si terranno venerdì alle 10, sul sagrato di San Pietro. La cerimonia sarà officiata dal cardinale Joseph Ratzinger. Il feretro sarà poi trasferito nella Basilica e nelle grotte vaticane, per la tumulazione. Si attende la partecipazione di almeno due milioni di fedeli e di 200 tra capi di stato e di governo.

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Lunedi, 4 Aprile, 2005

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------

Il mondo piange "Giovanni Paolo II il Grande". Oggi il saluto nella Basilica di San Pietro

La salma del Pontefice

Roma, 4 aprile 2005
Stamane alle 10,30 nella Sala Bologna del Palazzo apostolico vaticano, si riunisce la prima congregazione generale dei cardinali. I porporati dovranno disporre lo spostamento della salma di Giovanni Paolo II dalla Sala Clementina, dove si trova tuttora, alla Basilica di San Pietro, dove dalle 17 potrebbe essere esposta ai fedeli. I cardinali devono anche indicare la data dei funerali e potrebbero aprire il testamento del pontefice, con le disposizioni sulla sepoltura. Ieri a rendere omaggio al Papa sono state la Curia e le massime autorità istituzionali e politiche italiane, tra le quali il presidente della Repubblica. Le immagini televisive della salma di Giovanni Paolo II sono state diffuse in tutto il mondo. A decidere questa insolita procedura è stato il Camerlengo.

All'umanità, che talora sembra smarrita e dominata dal potere del male, dell'egoismo e della paura, il Signore risorto offre in dono il suo amore che perdona, riconcilia e riapre l'animo alla speranza". Queste le parole che Giovanni Paolo II aveva scelto per la preghiera mariana di ieri a San Pietro, nelle ultime ore di agonia. Il testo del Regina Coeli - letto ieri a San Pietro dall'arcivescovo argentino Leonardo Sandri - fa riferimento alla festa liturgica della Divina Misericordia, istituita da lui stesso e alla quale era particolarmente legato poiché introdotta dalla Santa mistica polacca Faustina Kowalska.

Le parole scritte da Giovanni Paolo sono risuonate in una Piazza gremita di folla - la Questura ha parlato di 130-150 mila persone - verso la conclusione della messa di suffragio celebrata dal cardinale Angelo Sodano. Sul sagrato della Basilica vaticana decine e decine di cardinali, centinaia di vescovi e rappresentanti del corpo diplomatico. Presenti anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, i vicepremier Gianfranco Fini e Marco Follini e numerosi esponenti della maggioranza e dell'opposizione.

Nel corso della sua omelia Sodano ha citato il defunto Pontefice come "Giovanni Paolo II il grande", un attributo che la chiesa riserva ai pontefici santi. Sodano ha voluto rendere partecipe la folla degli ultimi momenti di agonia di Giovanni Paolo II che, dal letto di morte, ha vissuto le ultime ore "in un atteggiamento di profonda serenità".

Successivamente nella sala Clementina, nel cuore del palazzo Apostolico, dove è stata allestita una camera ardente, i cardinali e i vescovi della Curia, e i massimi rappresentanti delle istituzioni italiane, a partire da Ciampi, Berlusconi e dai presidenti dei due rami del Parlamento, hanno dato l'ultimo saluto a Wojtyla. La Sala Clementina ha chiuso alle 16. Il corpo del Pontefice sarà poi traslato oggi pomeriggio nella Basilica di San Pietro per il saluto della gente comune.

Il calvario patito da Wojtyla durante la sofferta agonia ha lasciato sul suo volto pesanti tracce. Segni che le immagini televisive non potevano cogliere, ma che invece hanno impressionato notevolmente chi stamattina è stato ammesso a dare l'estremo omaggio al pontefice nella Sala Clementina dove il cardinale Camerlengo, Eduardo Martinez Somalo ha guidato la "prima stazione nella casa del Pontefice defunto".

Funerali quasi certamente venerdì
Quasi certamente i funerali di Giovanni Paolo II si svolgeranno venerdì nel tardo pomeriggio. Un orientamento che è stato suggerito al Vaticano dall'Italia e che, con ogni probabilità, dovrebbe uscire come decisione definitiva dalla prima congregazione dei cardinali. Domattina, infatti, i porporati si riuniranno per la prima volta dalla scomparsa di Wojtyla proprio per definire con precisione modi, luoghi e altri dettagli del rito funebre.

Canti e fiaccole nella seconda notte di veglia
E' circondato di persone, di fiori e di fiaccole, l'obelisco di piazza San Pietro, nella seconda notte di veglia per Giovanni Paolo II. Dopo i lampioni anche il monumento al centro dell'emiciclo si è trasformato in un grande altare a cielo aperto, coperto dai messaggi lasciati dalla gente da immagini sacre e da foto di Karol Wojtyla sorridente e illuminato dalla luce dei ceri.

Anche dopo il rosario delle 21, celebrato dall'arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone e trasmesso dai due grandi maxischermi ai lati del colonnato, la piazza non si è svuotata ma è tornata ad animarsi in modo diverso.

--------------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Viminale: al via il piano della sicurezza per le cerimonie funebri e religiose

Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu

Roma, 4 aprile 2005
Per gli uomini delle forze dell'ordine il criterio per il dispositivo di sicurezza
che scatterà oggi con l'apertura al pubblico della camera ardente di Giovanni Paolo II è quello 'della massima allerta'.

Un piano di sicurezza senza precedenti. Soprattutto per la durata dell'evento, almeno 9 giorni di allerta tra veglie di preghiera, mentre dai due ai quattro milioni di fedeli sono attesi nella capitale per l'ultimo saluto al Papa a San Pietro, e poi per i funerali, ai quali parteciperanno anche circa 200 capi di stato e governo e personalità politiche da tutto il mondo. Già da oggi pomeriggio sono previsti almeno tremila uomini al giorno tra agenti di polizia, carabinieri e guardia di finanza, fino ad arrivare a circa 10 mila nel giorno dei
funerali del pontefice.

Il questore della capitale Fulvi e il prefetto Serra hanno effettuato ieri pomeriggio un sopralluogo nella piazza e nelle adiacenze di San Pietro. Con loro in stretto contatto lavorano gli apparati per la sicurezza dello Stato Vaticano.

--------------------------------------------------------------------------------------

Regionali. Affluenza del 55,2% alle 22

Nel 2000 votò il 73,1%, ma le elzioni durarono un sol giorno

Roma, 4 aprile 2005
Il dato dell'affluenza alle urne registrato alle 22 di ieri, cioè alla chiusura dei seggi, è stato del 55,2% degli aventi diritto. Nel 2000 alla stessa ora aveva votato il 73,1%, ma il confronto è reso vano dal fatto che nel 2000 le elezioni si svolsero in un solo giorno, mentre quest'anno i seggi resteranno aperti anche oggi, dalle 7 alle 15. Dieci minuti prima inizierà la diretta speciale di Rainews24 sul voto, con dati, analisi e commenti.

Alle regionali, la più alta affluenza alle urne ieri è stata registrata in Emilia Romagna (61,1%), la più bassa in Calabria e Campania (rispettivamente 47,9% e 49,9%).


Si vota per il rinnovo di 13 amministrazioni regionali, 2 provinciali e di 366 comuni. In Basilicata si vota per i comuni ma le regionali sono state rinviate al 17 ed il 18 aprile.

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Sabato, 2 Aprile, 2005

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------

Il Papa e' morto


Città del Vaticano, 2 aprile 2005

Il Papa è morto questa sera alle ore 21.37 nel suo appartamento privato. A comunicarlo Joaquin Navarro Valls. Poco dopo il comunicato è stato letto in piazza San Pietro dove 60 mila fedeli hanno accolto la notizia in silenzio. Poi un applauso che ha accolto così la fine del viaggio terreno del Santo Padre.
Decine di persone stanno abbandonando in silenzio Piazza San Pietro, ma la maggior parte sono rimaste immobili e silenziose in raccoglimento in piazza. Molti piangono. "Sono state gia' messe in moto - ha precisato Navarro - tutte le procedure previste, nella Costituzione Apostolica "Universi Dominici Gregis", promulgata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996".
Ora il protocollo prevede che il cardinale camerlengo certifichi la morte del pontefice. Poi il sigillo di Giovanni paolo II verrà distrutto e contestualmente verranno chiusi e sigillati gli appartamenti papali.
Con la morte di Giovanni Paolo II scompare uno dei grandi testimoni del XX secolo. Al timone della Chiesa per oltre ventisei anni, Wojtyla ha impresso con energia una svolta fondamentale al papato dandogli un'impronta universale e ritagliandogli un ruolo centrale nello scacchiere della politica internazionale. E' stato un Papa osannato dalle masse e assai poco ligio alle forme protocollari. L'aspetto più umano di questa secolare istituzione è emerso palese specialmente durante gli ultimi anni di regno, quando l'anziano pontefice ha fatto della sua debolezza fisica un simbolo da anteporre alla società dell'efficienza e del benessere. Ma anche all'inizio del pontificato ha rotto gli schemi usando l"io' al posto del plurale maiestatis, o facendosi fotografare mentre sciava o mentre nuotava nella piscina di Castel Gandolfo.

Successivamente, benchè malato e sofferente, non si sottraeva alle telecamere mostrando al mondo il volto di un uomo giunto al termine della vita. Alcuni osservatori hanno sintetizzato il suo lungo pontificato con un efficace slogan: "ha viaggiato moltissimo, ha governato poco ma non ha riformato niente". E in effetti un fondo di verità in questa frase lapidaria c'è. La sua missione ecclesiale è stata condotta interpretando l'antico detto evangelico di andare incontro alle genti fino ai confini estremi della terra, coprendo enormi distanze e rimanendo fuori dal Vaticano per un oltre 600 giorni di trasferta, tra viaggi all'estero e visite in Italia Nel giugno del 2003 festeggiando il centesimo viaggio in Croazia nel corso di un'udienza spiegò il perché di questa vocazione sulle orme dell'apostolo Paolo: "fin dal giorno dell'elezione a Vescovo di Roma, il 16 ottobre 1978, è risuonato nel mio intimo con particolare intensità il comando di Gesù: andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creature. Mi sono sentito in dovere di imitare l'apostolo Pietro che andava a far visita a tutti".
La sua è stata una missione preminentemente itinerante e di respiro universale: ha toccato tutti e cinque i continenti per parlare di Dio, ha pregato davanti al Muro del Pianto, luogo simbolo dell'ebraismo, commovendo il mondo allo Yad Vashem, ha
suonato e cantato in mezzo alle tribù africane, ha rotto l'isolamento di Cuba con una messa celebrata davanti a Fidel Castro, ha dato voce a chi non aveva voce per chiedere rispetto dei diritti dell'uomo, ha pronunciato coraggiosi mea culpa liberando la Chiesa dal fardello sue colpe storiche.
Il fatto che nel 1978, all'epoca della cortina di ferro e della logica dei blocchi contrapposti sia stato eletto in Conclave proprio un cardinale polacco rappresenta un elemento tutt'altro che secondario per capire l'evoluzione degli eventi nell'Europa di questi ultimi 26 anni. Nel 1978 nessuno poteva prevedere quali conseguenze avrebbe portato l'entrata in scena del primo Papa dell'Est.

--------------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Il Papa e' gravissimo. Notte di veglia e di preghiera

Le finestre dell'appartamento del Papa

Roma, 2 aprile 2005
Giovanni Paolo II si sta spegnendo. Il Papa, secondo l'ultimo bollettino medico letto alle 19 di ieri dal portavoce Navarro Valls, ha il respiro flebile e le sue condizioni generali sarebbero compromesse. Le agenzie di stampa riportano che il Papa ha perso conoscenza e che le sue condizioni sono sempre più gravi. Intorno a mezzanotte è tornato in Vaticano il cardinale decano del sacro collegio, Joseph Ratzinger.

Verso le otto meno un quarto circa è stata spalancata la seconda anta del portone di bronzo collocato a fianco della facciata della basilica di San Pietro. La prima anta era stata aperta alle sette. È consuetudine che alla morte di un Pontefice il portone di bronzo venga chiuso a metà.

L'atmosfera a Piazza San Pietro
Dopo una veglia di preghiera nella quale per tutta la notte Piazza San Pietro e' stata animata da canti, fedeli e turisti sono gia' in coda fin dalle 7 del mattino per entrare nella Basilica.
I giovani che nella notte non hanno mai smesso di cantare sotto la finestra illuminata del Papa, al 3/o piano, sono ancora nella piazza e continuano a pregare. Continuano a pregare e hanno ripreso a suonare la chitarra. Lentamente i fedeli stanno tornando a confluire nella piazza.
Al centro della piazza i giovani arrivati ieri dalla Polonia hanno disteso la bandiera polacca bianca e rossa nella quale e' scritto in blu in lingua polacca "siamo con te".

La sala stampa vaticana chiude alle 6 per consentire le pulizie ed è previsto che riapra alle 9. I giornalisti verranno in ogni caso avvertiti qualora ci fossero sviluppi nelle condizioni del Papa.

Sarà il cardinale Ruini a dare la notizia ufficiale della morte
A dare la notizia ufficiale, secondo la costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, dev'essere il cardinale Camillo Ruini, in qualità di vicario della diocesi di Roma, attraverso una speciale notificazione. Ma a comunicare per primo al mondo l'annuncio sarà il portavoce del Vaticano Navarro Valls per via telematica, attraverso un sistema di comunicazione che utilizza sia il telefonino e un sms che il Blackberry, un piccolo palmare della Tim.

Alle prime ore del mattino sono ancora illuminate le finestre dello studio di Papa Giovanni Paolo II.

E' rimasta accesa per tutta la notte, al terzo piano, la finestra ben nota a tutti i fedeli, quella da cui il Papa si affacciava ogni domenica per la benedizione dell'Angelus. A questa finestra è stato rivolto per tutta la notte lo sguardo dei fedeli. E' stata sempre illuminata anche la finestra accanto, quella dello studio del segretario del Papa, mons. Stanislao. Sempre al terzo piano si sono invece spente poco fa le luci della biblioteca. Al primo piano sono ancora illuminate le finestre dello studio del segretari di Stato, card. Sodano.

--------------------------------------------------------------------------------------

Regionali. Sospese le manifestazioni elettorali. Pisanu esclude il rinvio delle elezioni

Giuseppe Pisanu

Roma, 2 aprile 2005

Anche la politica italiana si è fermata, a poche ore dalle elezioni regionali, in segno di rispetto per il Papa. E molti esponenti politici hanno partecipato ieri alla messa nella Basilica di San Giovanni celebrata dal cardinal Ruini. In rispetto e in segno di cordoglio per "l'agonia" del Santo Padre la Cdl e l'Unione hanno deciso di sospendere tutte le iniziative per la chiusura della campagna elettorale. Sia da parte dei singoli partiti, dai Ds ad Fi, da IdV all'Udc, dai Verdi alla Margherita e ad An, che dai candidati presidenti delle Regioni si susseguono i comunicati in cui si decide la sospensione della campagna elettorale.

"In segno di profondo ed accorato rispetto per la figura del Santo Padre e come silenziosa espressione di speranza e di augurio per la sua salute - si legge in una nota - Romano Prodi ha proposto ai leader dei partiti dell'Unione di sospendere le manifestazioni politiche già programmate". L'Unione aveva in programma una manifestazione di chiusura della campagna elettorale questo pomeriggio a Roma con Romano Prodi e i leader del centrosinistra.

"In questo momento di dolore per le condizioni del santo padre occorre fare un passo indietro, non ha senso quindi pensare alle manifestazioni per le elezioni quindi abbiamo deciso, d'accordo anche con Storace di annuallare tutte le manifestazioni previste". Lo ha detto il ministro degli Esteri Gianfranco Fini a 'Radio anch'io.'

Pisanu esclude il rinvio delle elezioni
"Nel caso che malauguratamente il Papa dovesse passare a nuova vita le elezioni si terranno ugualmente". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, nel corso di un incontro alla prefettura di Genova, assicurando: "Affronteremo dal punto di vista dell'ordine pubblico l'affluenza straordinaria di pellegrini che dovesse verificarsi a Roma".

Prodi: una decisione di buon senso e saggezza
La decisione di non rinviare le elezioni regionali comunicata dal ministro Pisanu è una decisione "di buon senso e saggezza" e non c'è stato su questo tema un confronto tra il governo e il leader dell'opposizione. E' quanto si apprende in ambienti vicini al leader dell'Unione Romano Prodi, interpellati sulla possibilità che vi sia stato un accordo tra governo e opposizione sull'opportunità di non rinviare la tornata elettorale.

In Basilicata il voto rinviato al 17 e 18 aprile
Potenza - Il prefetto di Potenza ha rinviato le elezioni regionali, in Basilicata, di 15 giorni, spostandole al 17 e 18 aprile. La decisione è stata un atto dovuto per legge, che segue alla decisione odierna del Consiglio di Stato di riammettere alle elezioni la lista Unità Popolare, esclusa dalla Commissione
elettorale presso la Corte di Appello di Potenza per ritardi nella presentazione delle firme. In Basilicata sarà necessario rifare schede e manifesti.

Berlusconi: il Papa lascia un segno nella storia
Giovanni Paolo II "lascia un segno nella storia". E' il parere espresso dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi in un'intervista rilasciata al Messaggero nelle ore di attesa della notizia della morte del pontefice. Il calvario fisico di Wojtyla, ha affermato il premier è "pari alla sua grandezza morale".

Secondo Berlusconi, sono stati l'ex presidente Usa Ronald Reagan e "il pontefice ad assestare colpi decisivi al comunismo sovietico". Reagan "con il suo programma di investimenti in tecnologie militari fece emergere tutta la debolezza del sistema economico sovietico che non fu capace di reggere il passo". Mentre il Papa "squarciò il velo ipocrita dell'ideologia, rilanciando quei valori di libertà e di dignità della persona che il comunismo aveva cancellato. Il risultato fu poi sotto gli occhi di tutti - ha proseguito il premier - il regime comunista sovietico crollò dall'interno per implosione, come un castello di carte".

Parlando del peggioramento del pontefice, Berlusconi non ha preso nemmeno in considerazione l'ipotesi di un rinvio delle elezioni.

Rutelli: il Papa ci lascia un'eredità gigantesca
"La sua eredità è gigantesca". Di questo è convinto, parlando di Giovanni Paolo II, il leader della Margherita Francesco Rutelli secondo il quale "nessun uomo di Stato del ventesimo secolo è stato testimone e attore di così grandi e profondi cambiamenti, e nessuna autorità religiosa è stata così profetica e visionaria, dando al cattolicesimo il senso profondo del suo significato letterale di universalità".

Rutelli, in un intervento in prima pagina sul quotidiano 'Europa', coglie l'occasione anche per parlare di politica interna. "La coincidenza tra l'accelerazione del declino della salute del Papa e il passaggio elettorale delle Regionali - sostiene - ha imposto a tutti di rinfoderare le spade. Non di rinunciare alla sfida, nè di nasconderla... trepidiamo per Giovanni Paolo II mentre ci prepariamo a compiere il nostro dovere di cittadini che vogliono trasformare l'Italia"

Homepage

------------------------------------------------------------------------------

Venerdi, 1 Aprile, 2005

Archivio

--------------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Che cosa prevede la legislazione in caso di "Sede vacante"

Eduardo Martinez Somalo, il Camerlengo

Roma, 1 aprile 2005

La legislazione voluta da Giovanni Paolo II per il periodo della 'Sede vacante', la 'Universi dominici gregis', stabilisce che alla morte del Papa, tutti i capi dei dicasteri della Curia decadono dalle loro cariche, ad eccezione del cardinale Camerlengo di Santa romana Chiesa, lo spagnolo Eduardo Martinez Somalo, del penitenziere maggiore, card. James F. Stafford, e del vicario per la citta' di Roma, card. Camillo Ruini. Restano in carica anche il sostituto della segreteria di Stato, mons. Leonardo Sandri, e il 'ministro degli esteri', mons. Giovanni Lajolo.

Il Camerlengo
Il Camerlengo e' colui che in qualche modo garantira' il periodo di 'Sede vacante', Sandri e Lajolo continueranno a mandare avanti affari interni ed esterni della Santa sede. Solo l'ordinaria amministrazione.
Il Camerlengo ha il compito di accertare la morte del Papa. Secondo quanto prescritto, dunque, sara' il settantottenne cardinale Camerlengo Martinez Somalo che compira' l'accertamento della morte del Papa. Oggi un atto formale, dopo la dichiarazione del medico. Egli porra' poi i sigilli allo studio e alla camera da letto di Giovanni Paolo II e dara' comunicazione del decesso al cardinale vicario di Roma, al quale ufficialmente spettera' "renderla nota al popolo".
Subito dopo lo stesso Camerlengo prendera' possesso dei palazzi apostolici del Vaticano, del Laterano e della residenza di Castel Gandolfo e provvedera' a far "annullare" l'anello del Pescatore (quello che porta il papa) e il sigillo che si appone sui documenti papali. E' a lui che spetta curare, con il consenso dei cardinali, "tutto cio' che le circostanze consiglieranno per la difesa dei diritti della Sede Apostolica e per una retta amministrazione di questa". Lo fara' con l'aiuto dei tre cardinali assistenti, estratti a sorte uno per ciascun Ordine (vescovi, preti e diaconi), tra i cardinali elettori gia' venuti a Roma, premesso, "una volta per le questioni meno importanti, e tutte le volte per quelle piu' gravi, il voto del collegio dei cardinali".

Il Collegio cardinalizio
Le decisioni le prendera', a maggioranza, il Collegio cardinalizio, riunito in due congregazioni, una Generale e l'altra Particolare. Ad esse e' affidato il governo della Chiesa" per "gli affari ordinari o quelli indilazionabili", mai comunque su questioni spettanti al Papa. La Congregazione generale comprende l'intero Collegio cardinalizio. Alle Congregazioni generali devono partecipare tutti i cardinali "non legittimamente impediti, non appena sono informati della vacanza della Sede Apostolica". La Congregazione particolare e' costituita dal Cardinale Camerlengo e dai tre cardinali assistenti. Il loro ufficio cessa al compiersi del terzo giorno, ed al loro posto, sempre per sorteggio, ne succedono altri con il medesimo termine di scadenza.

Le esequie
Primo impegno della Congregazione generale, sara' di predisporre "tutto il necessario per le esequie del defunto Pontefice, che dovranno essere celebrate per nove giorni consecutivi": sono i novendiali. L'inizio di esse deve essere fissato in modo che "la tumulazione abbia luogo, salvo ragioni speciali, fra il quarto e il sesto giorno dopo la morte". Essi stabiliranno dunque anche cio' che riguarda la sepoltura del Papa, "a meno che questi, da vivo, non abbia manifestato la sua volonta' a tale riguardo". Disposizioni di tal genere sono normalmente contenute nel testamento del Papa.
Fino ai funerali, infine, coloro che abitano l'appartamento pontificio (i segretari e le suore che accudiscono la casa del papa) potranno continuare a restarci. Ma non nelle sue stanze private. Le riaprira' il successivo Papa.

--------------------------------------------------------------------------------------

Chiesa. Navarro Valls: le condizioni del Papa sono gravissime

Giovanni Paolo II

Roma, 1 aprile 2005
"Questa mattina le condizioni di salute del Santo Padre sono molto gravi". E' quanto ha detto in una dichiarazione il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls. Il Papa, ha aggiuto, ha ricevuto l' unzione degli infermi ieri sera e oggi alle 6 ha "concelebrato" la messa.

La situazione del Papa è "attentamente monitorata e vigilata". Lo ha detto Navarro Valls spiegando che il pontefice "è assistito dal suo medico personale, Renato Buzzonetti, da due medici specialisti in rianimazione, da un medico cardiologo e da uno specialista otorinolaringoiatra, e da due infermieri".

In seguito all' infezione delle vie urinarie, il Papa ha avuto ieri pomeriggio "uno shock settico con collasso cardiocircolatorio", ha spiegato Navarro Valls. Il Santo Padre è stato "immediatamente soccorso dall' equipe medica di guardia nel suo appartamento privato e venivano attivati tutti gli appropriati provvedimenti terpeutici e di assistenza cardiorespiratoria".

Il Papa è "cosciente, lucido e sereno", ha detto il portavoce vaticano, spiegando che il segretario di Stato, card. Angelo Sodano, e i collaboratori del Santo Padre "a lui uniti in preghiera seguono l' evolversi delle condizioni cliniche".

La volontà del Papa di rimanere nella sua abitazione "è stata rispettata". Lo ha spiegato Navarro Valls precisando che nell' appartamento papale "per altro era assicurata una completa ed efficiente assistenza sanitaria". Nel tardo pomeriggio di ieri - ha aggiunto - il portavoce vaticano "si otteneva una temporanea stabilizzazione del quadro clinico che, tuttavia, nelle ore successive, evolveva negativamente".

I canonici di san Pietro pregano
I canonici che stamattina concelebrano messa a San Pietro hanno dedicato le loro preghiere a Giovanni Paolo II, dopo il peggioramento delle sue condizioni di salute. All'apertura al pubblico della Basilica, alle 7 in punto, decine di fedeli hanno partecipato al rito mattutino. "Preghiamo per il Santo Padre che ha conosciuto un aggravamento ma pare abbia superato la notte" ha recitato uno dei sacerdoti. Tutti i religiosi presenti hanno rivolto un pensiero al Pontefice.

--------------------------------------------------------------------------------------

Stati Uniti. Terri Schiavo e' morta. La Cassazione: non staccate il sondino a Eluana


Washington, 1 aprile 2005
Terri Schiavo si è spenta alle 9,05 ora della Florida, le 16,05 in Italia di ieri. Lo ha riportato l'emittente americana Cnn. Al momento della morte nella stanza della casa di cura di Pinellas Park si trovava il marito Michael Schiavo, che sette anni fa aveva per la prima volta fatto ricorso alla magistratura statale per ottenere il diritto all'eutanasia passiva.

"Terri Schiavo è morta di una morte calma, pacifica e dolce", ha detto George Felos, avvocato di Michael Schiavo. I risultati dell'autopsia che sarà
condotta sulla salma di Terri Schiavo saranno resi noti entro le prossime 24 ore. Lo ha reso noto un portavoce del laboratorio medicina legale di Largo, in Florida che non ha tuttavia confermato quando l'esame autoptico verrà condotto.

L'autopsia consentirà di conoscere la causa della morte e la vera natura dei danni cerebrali patiti nel 1990 a seguito di un arresto cardiaco. Per conoscere i risultati definitivi dell'esame del medico legale potrebbero tuttavia occorrere alcune settimane.

"L'essenza della civiltà è che il forte ha il dovere di proteggere chi è debole. E nei casi in cui vi sono gravi dubbi bisogna sempre essere in favore della vita". Con queste parole George Bush è tornato a difendere il suo intervento in favore di Terri Schiavo, con la firma della legge che ha affidato
la giurisdizione del caso alla magistratura federale, commentando la notizia della morte della donna.

Bush si era impegnato in prima persona nelle ultime due settimane per cercare di trovare una soluzione legislativa. Ma neppure il suo interessamento straordinario - con la legge ad hoc approvata dal Congresso degli Stati Uniti il 19 marzo scorso - ha potuto ribaltare il risultato di sette anni di sentenze da parte della magistratura statale della Florida. La magistratura federale, chiamata in causa dalla legge di Washington, ha ribadito, il via libera all'eutanasia "de facto" della donna. La morte di Terri Schiavo rappresenta una cocente sconfitta per la destra religiosa del partito repubblicano di cui il presidente Bush è il principale rappresentante.

La Cassazione: non staccate il sondino a Eluana
E proprio ieri si è espressa la Procura della Cassazione che ha intimato di non togliere il sondino che alimenta Eluana - la ragazza di Lecco che dal 1992 è in stato vegetativo permanente in seguito a un incidente stradale - e ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da suo padre, Beppino Englaro, per fermare l'alimentazione forzata.

Homepage