Il timore che i tumulti potessero estendersi su scala internazionale
erano fondati. Per i serbi il territorio rappresenta la culla del loro antico
stato medioevale. Per l’etnia albanese, che rappresenta il novanta per cento
della popolazione il Kosovo è stato considerato la loro patria da
secoli. La formazione di nuovi stati, di etnie e religioni diverse
costituisce un potenziale pericolo che la guerra, per la prima volta,
possa varcare i confini dei balcani. I PAESI BALCANI Albania
La popolazione dell’Albania è naturalmente toccata più o meno dallo stesso destino che riguarda le etnie che si trovano lungo i suoi confini. Le armi, liberamente accessibili in Albania dalla rivolta dello scorso anno, si pensa siano state contrabbandate recentemente nel Kosovo. L’attuale governo albanese, gravato dalle difficoltà economiche interne, non sembra, in questa fase, essere interessato a promuovere l’idea di una Grande Albania.
BulgariaLa Bulgaria appare come una delle più grandi potenze dell’area e come tale ha promulgato un documento per promuovere la stabilità nei Balcani. L’economia del Paese è stata duramente provata dalle sanzioni emesse contro la Serbia, suo paese confinante, e si è cercato di promuovere una risoluzione diplomatica della questione.
TurchiaLa Turchia ha governato, fino all’inizio del XX secolo una buona parte di quella che si usava chiamare Jugoslavia ma, i giorni della guerra del Kossovo l’hanno costretta a rimanere in disparte. Una seria preoccupazione riguarda la repressione dei connazionali musulmani e molti in Turchia, sono a favore di una maggiore autonomia. Altri invece sono più cauti perché guardano alle medesime aspirazioni degli Albanesi per il Kosovo e a quelle della minoranza curda in Turchia.
MONTENEGROL’elezione del Presidente Miro Djukanovic fu dovuta al fatto che egli aveva assicurato di mantenere le distanze dalla Serbia, la quale rappresentava il partner più vecchio nella formazione jugoslava. I montenegrini erano divisi sul loro futuro di coalizione, ma erano più propensi ad andare verso Belgrado che verso Pristina.
GRECIASolo incalliti pessimisti possono sostenere che le Grecia si possa far trascinare in una guerra. Legami religiosi con la Serbia ed il pericolo rappresentato dalla vecchia nemica, la Turchia, che apertamente sostiene i musulmani albanesi, rendono l’ipotesi di un coinvolgimento probabile. Il pericolo maggiore è rappresentato dai profughi i quali tentano di dirigersi verso il confine europeo più vicino rappresentato appunto dalla Grecia.
SERBIAIl Kosovo è stato per molto tempo considerato il luogo di nascita spirituale della nazione serba anche se solo il dieci per cento della popolazione è serba. Negli anno novanta il Presidente Milosevic si è sempre definito difensore del popolo serbo. In un discorso nel Kosovo sostenne che egli avrebbe assicurato che mai i serbi sarebbero stati delle vittime. Tali sentimenti, a parere degli osservatori incontrarono il favore di nazionalisti serbi della Croazia e della Bosnia.
KOSOVOPRISTINA è la capitale della provincia kosovara e la base della politica albanese il cui leader è Ibrahim Rugova. Egli diffuse una campagna di resistenza passiva in favore del ripristino della autonomia, dell’uso della lingua albanese e di un nuovo programma nazionale. POLJE rappresenta il luogo della famosa battaglia del 1389 tra i serbi ed i turchi. I serbi persero la battaglia ed anche la loro indipendenza per i successivi cinquecento anni. Il luogo del combattimento è divenuto sede di pellegrinaggio dei serbi nazionalisti.
MACEDONIAHa una consistente minoranza etnica albanese. Nel 1991 ottenne l’indipendenza. Le autorità macedoni si preoccupano che i flussi migratori provenienti dal Kosovo possano destabilizzare la regione con richieste più radicali da parte degli albanesi. 1900 Il termine "balcani" deriva dal turco e sta
ad indicare montagna , tale termine da il nome alla regione sin
dall' inizio del XIX secolo. I turchi ottomani invasero la regione alla fine del
XIV secolo e la governarono per circa 500 anni . Alla fine del XVII secolo , l' impero Austro-Ungarico estese il suo dominio
nel nord ed allentò la guardia sui turchi . Col trattato di Berlino , nel 1878, furono ridefiniti
i confini politici: la Serbia, il Montenegro e la Romania divennero
indipendenti e fu creato il principato bulgaro. La Slovenia e la Croazia rimasero sotto il controllo
austro ungarico che controllava anche la Bosnia-Erzegovina . Dall’inizio del XX secolo, l’Impero Ottomano stava iniziando a dissolversi. Intuendo l’opportunità, un’ondata di nazionalismo si diffuse all’interno dei Balcani. La guerra scoppiò nel 1912 quando le truppe del Montenegro, attraversato il confine, invasero la Turchia. Serbia, Bulgaria e Grecia entrarono in guerra pochi giorni dopo. La Lega balcanica cacciò i Turchi dal Kosovo, dalla Macedonia e dall’Albania, che dichiarò la propria indipendenza. Più tardi i Serbi si schierarono contro la Bulgaria ed occuparono il Kosovo e la Macedonia. Nel 1914 l’Austria-Ungheria, che in quel tempo governava la Bosnia-Erzegovina affidò a Francesco Ferdinando, erede al trono, il compito di reprimere la rivolta. Egli stava diffondendo l’idea che gli Slavi del sud giocassero un ruolo più importante all’interno dell’Impero, come baluardo contro l’espansionismo serbo. Fu ucciso a Sarajevo da un nazionalista serbo e questa fu la scintilla che fece scoppiare la I Guerra Mondiale. 1920 Dopo la sconfitta dell’Austria-Ungheria nella prima Guerra Mondiale, il trattato di pace di Versailles ridisegnò la mappa degli Stati Balcani. Fu allora fondato il Regno di Serbia, Croazia e Slovenia. Nel 1929 il re Alessandro I cambiò il nome dello stato in Jugoslavia (regione degli Slavi del sud). I Serbi continuarono a dominare il governo che unito ad una monarchia autoritaria alimentò un movimento antiserbo. Molti Croati in particolare avrebbero preferito l’indipendenza e il rancore condusse alla violenta morte di Alessandro I nel 1934. 1941 La Seconda Guerra Mondiale portò un nuovo scompiglio nella regione. Quando le truppe tedesche l’invasero furono ben salutate dai fascisti croati. Hitler ricompensò i Croati con uno “stato-fantoccio” indipendente solo di nome, che incorporava anche la Bosnia. Nel corso di una serie di guerre civili che si verificarono una dopo l’altra, un gran numero di atrocità fu commesso su ogni fronte. In Croazia, Serbi, Ebrei, Zingari e Croati antifascisti furono uccisi nei campi di concentramento. La Serbia finì sotto il controllo delle truppe tedesche mentre gli Italiani occuparono il Montenegro. I partigiani rivali sotto la guida di Josip Broz Tito, un comunista, e di Dragoljub Mihailovic, un nazionalista serbo, combatterono contro i Tedeschi, quando non si combattevano a vicenda. Il Kosovo fu occupato dalle truppe albanesi ed italiane, mentre i Bulgari invasero la Macedonia. 1992 Dal 1992 la Federazione Jugoslava si stava sgretolando. Il nazionalismo aveva ancora una volta preso il posto del comunismo come la forza dominante dei Balcani. Slovenia e Croazia furono le prime a rompere i legami con un conseguente scontro con la Serbia. La guerra in Croazia ha condotto a centinaia di migliaia di rifugiati e ha richiamato il ricordo delle brutalità degli anni ’40. Dal 1992 un ulteriore conflitto è scoppiato in Bosnia, la quale ha dichiarato la propria indipendenza. I Serbi che vi vivevano erano determinati a rimanere in Jugoslavia ed a concorrere alla formazione della Grande Serbia. Essi ricevettero un forte aiuto dai gruppi estremisti di Belgrado. I Musulmani furono portati via dalle proprie case con operazioni programmate conosciute con il nome di pulizia etnica. Dal 1993 il governo musulmano-bosniaco fu assediato nella capitale Sarajevo circondata dalle forze serbo-bosniache che controllavano il 70% della Bosnia. Nella Bosnia centrale, la maggior parte dell’esercito musulmano combatté una guerra separata contro i Croati di Bosnia che desideravano far parte della Grande Croazia. La presenza degli osservatori di pace delle Nazioni Unite per controllare la situazione, si dimostrò inefficace. 1995 Le
pressioni americane portarono all’accordo di Deyton nel novembre
del 1995 che creò due entità governative all’interno della Bosnia
:la Repubblica Serbo-Bosniaca e la Federazione musulmana ( Bosnjak)-Croata
.L’ accordo si riproponeva la reintegrazione della Bosnia e di assicurare
il rispetto dei diritti umani. L’accordo
fu criticato perché non risolveva il problema della pulizia etnica. Le due entità avevano governi autonomi , parlamenti
autonomi e armi proprie. Le forze militari nato dovevano controllare il rispetto
degli accordi di pace e soprattutto di tenere separate le forze
ma avevano anche il potere di arrestare i criminali qualora commettessero
dei crimini. 1998 La Yugoslavia è di nuovo in guerra. Nove mesi dopo l’ abolizione dell’autonomia , l ’ esercito di liberazione del Kosovo – sostenuto dalla maggioranza etnica albanese- è in aperta ribellione contro il governo serbo. La comunità internazionale sostiene una maggiore autonomia del Kosovo ma non la indipendenza. Le relazioni tra la Serbia e le rimanenti parti della repubblica Yugoslava sono pessime .Il leader montenegrino riformista ,sferra un feroce attacco alla politica autoritaria di Slobodan Milosevic. I negoziati nel Kosovo possono portare ad una pace stabile ? La regione del Montenegro potrà riguadagnare l’ indipendenza perduta nel 1918 ? Si potranno ritracciare i confini della yugoslavia ? Slobodan Milosevic Prima di entrare in politica, ha svolto una brillante carriera nell’attività manageriale e bancaria. Per molti anni è stato il presidente della Tehnogas in Belgrado, una delle più grandi compagnie industriali della Serbia. Successivamente è stato il presidente della più grande banca della Jugoslavia, la Beobanka. Dopo essere entrato in politica, Milosevic è giunto ad alcuni dei più grandi appuntamenti con la vita politica del Paese e ha ricoperto importanti cariche nella città di Belgrado e nella Repubblica Serba. Egli è il fondatore e presidente del Partito Socialista Serbo. Nel 1990 alle prime elezioni democratiche in Jugoslavia dopo la seconda Guerra Mondiale, Milosevic è stato eletto presidente della Serbia con una vittoria elettorale schiacciante. Nelle elezioni generali del 1992 tale risultato fu riconfermato. Milosevic è diventato figura pubblica e politica di spicco in Serbia ed in Jugoslavia. Nel corso degli anni è stato abile a proteggere gli interessi più importanti e vitali della Jugoslavia e del suo popolo. Nel 1997 fu eletto a scrutinio segreto dopo le sessioni congiunte della Camera dei repubblicani e dalla camera dei cittadini nell’Assemblea Federale. Il suo mandato incominciò il 23 luglio del ’97 quando fece giuramento di fedeltà prima che si riunisse la sessione unita dell’Assemblea Federale.
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