16 Febbraio 2003 Tre milioni. Tanti sarebbero i partecipanti alla manifestazione di Roma contro la guerra all'Iraq, secondo gli organizzatori.Per la questura sarebbero comunque almeno 650 mila, ma ammettono che la stima non è semplice. L'afflusso si è comunque rivelato superiore al previsto, tanto da dover anticipare la partenza del corteo, prevista per le due del pomeriggio, a mezzogiorno.I commenti dei manifestanti si assomigliano tutti: "Volevo esserci perché sono contro tutte le guerre", dice una signora con i colori della pace anche sulle guance; "Non si combatte il terrorismo con la guerra; anzi, probabilmente il terrorismo aumenterà", rincara un'altra manifestante; "Non c'è differenza tra terrorismo e guerra", conclude un terzo.Una marea umana dai colori dell'arcobaleno, che si è fermata per un minuto quando è risuonata la sirena dell'allarme aereo, a evocare la paura della guerra, per poi riprendere il cammino verso piazza San Giovanni.Sul fronte politico, ha suscitato polemiche da parte dell'opposizione la scelta della Rai di mandare il servizio sul corteo al telegiornale delle tredici solo come quarta notizia.
Un fiume infinito di persone ha riempito tutta Londra.
Forse un milione di partecipanti dicono gli organizzatori, ma le cifre
diventano poco importanti di fronte a tanta mobilitazione. Sicuramente
è stata la piú grande manifestazione del dopoguerra
in Gran Bretagna. Tanto da far dire al sindaco della capitale, Ken
Livingston, di non aver mai visto una cosa simile in tutta la sua
carriera politica. Da un cartellone è spuntata anche la faccia
di Tony Blair con la scritta irriverente: "Fate il thè
non la guerra".I manifestanti dopo il comizio hanno lasciato
le strade ma con soddisfazione. Hanno infatti già incassato
una prima piccola vittoria: il premier inglese Blair nel suo intervento
a Glasgow al congresso laburista si è detto favorevole a concedere
piú tempo agli ispettori per indagare sull'Iraq.
Oltre 500 mila persone hanno sfilato a Berlino, per
quella che viene considerata la mobiltazione piú importante
nel paese dagli anni novanta. "Abbiamo paura per il nostro futuro
e per quello dei nostri figli- ha racconta un manifestante - Vogliamo
dire che non è giusto che se uno decide che bisogna fare la
guerra, gli altri lo seguano a ruota." Al corteo ha partecipato
anche Wolfang Thierse, socialdemocratico e presidente del parlamento
tedesco:" Non è un'inizitiva anti-americana. Penso che
l'amicizia con gli statunitensi sia ben radicata. Noi siamo per il
disarmo di questo pericoloso dittatore, senza la guerra, ma con gli
ispettori. Pensiamo che il disarmo attraverso le bombe sia un terribile
percorso sbagliato.Per l'iniziativa, sono partiti due cortei da due
differenti punti della capitale, da Berlino est e ovest per poi ricongiungersi
e comporre infine un'unica voce contro la guerra.
Di fronte a George Bush e alle sue pressioni per un attacco all'Iraq, perfino Jacques Chirac diventa un eroe per i francesi, sinistra compresa. A lui, al presidente neogollista, i cortei anti-guerra che si sono snodati in diverse città dell'Esagono hanno chiesto una sola cosa: andare fino in fondo contro la "Busherie", che è sì la posizione di Bush, ma che soprattutto in francese suona come "macelleria".200 mila secondo gli organizzatori i partecipanti alla manifestazione parigina, ma decine di migliaia di pacifisti si sono riversati in strada anche a Marsiglia, Lione, Tolosa, Bordeaux, Montpellier, Nimes, Limoges e molte altre città, piccole e grandi.
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No alla guerra: la societá civile europea scende in piazza
Decine di migliaia di persone contro la guerra in Oceania e Asia. La lunga giornata mondiale contro la guerra è iniziata nelle strade dell'Asia e dell'Oceania. In Nuova Zelanda decine di migliaia di persone hanno sfilato per scongiurare un possibile conflitto contro l'Iraq. Dai tempi del Vietnam non si vedeva una tale partecipazione.In Giappone, a Tokyio, i manifestanti hanno scelto di protestare davanti all'ambasciata statunitense, armati di cartelloni con le scritte "Nessun sangue versato per il petrolio". A Bangkok, in Thailandia, il corteo contro la guerra ha anche bloccato il traffico. Un'altra forma di protesta per rendersi piúevidenti. All'iniziativa hanno partecipato moltissimi militanti dell'organizzazione musulmana thailandese.
Prosegue la visita in Italia del vice primo ministro iracheno Tareq Aziz. L'inviato di Saddam Hussein si è recato stamani ad Assisi per una preghiera per la pace. Le manifestazioni in corso in tutto il pianeta non lo hanno lasciato indifferente:"Queste iniziative mostrano la coscienza umana contro la guerra e contro i crimini. Noi apprezziamo molto le manifestazioni di Roma e in tutto il mondo. Il nostro cuore è con loro".Aziz insieme al patriarca cristiano iracheno si è poi recato alla Basilica di san Francesco di Assisi ed ha partecipato alla preghiera. Il Vaticano punta alla glasnost: aperti alcuni archivi segreti
Da domani una parte degli archivi segreti del Vaticano potranno essere consultati. La Santa Sede ha deciso in questo modo di difendersi dalle accuse di aver sostenuto il nazismo in chiave antisovietica e di aver taciuto davanti alla Shoah.Il Vaticano permette l'accesso ai documenti sull'attivitá della nunziatura in Germania sotto il pontificato di Pio XI. La decisione di aprire gli archivi èstata presa dallo stesso Giovanni Paolo II, anticipando addirittura i tempi. L'attesa degli studiosi è peró rivolta soprattutto al 2005, quando verráreso accessibile il materiale con cui Pio XI elaboró la sua enciclica sul nazismo.
E' la piu' grande protesta contro la guerra dai tempi del Vietnam. Oltre 500 città in tutto il mondo sono teatro oggi di manifestazioni. E in alcune località si sono già tenuti cortei. Come in Germania, a Dortmund, e a Melbourne, in Australia. Ma la partecipazione piu' massiccia è attesa a Londra, dove dovrebbero sfilare almeno 500mila persone, e a Roma, che ospiterà circa un milione di pacifisti. Particolarmente significativa la protesta in Gran Bretagna, dove il governo è schierato con gli Stati Uniti per una guerra all'Iraq, a dispetto dei sondaggi sulla volontà di pace della maggioranza della popolazione. Situazione simile in Italia, dove centinaia di migliaia di cittadini hanno aderito alla campagna "Pace da tutti i balconi" esponendo le bandiere della pace alle finestre delle proprie case. Per portare a Roma i dimostranti sono stati predisposti trenta treni speciali e oltre tremila pullman. Previsto anche un collegamento con Baghdad, dove un gruppo di pacifisti italiani, insieme ad altri occidentali, manifesta davanti alla sede dell'Onu. In Australia, almeno centomila persone hanno sfilato a Melbourne contro l'intervento in Iraq e la partecipazione del loro Paese, che ha inviato duemila soldati nel Golfo Persico. Ma il premier australiano John Howard ha già fatto sapere che le proteste non cambieranno la posizione del governo.
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu è sempre piu'
diviso sulla crisi irachena. Dopo la relazione degli ispettori, secondo
cui l'Iraq sta cooperando ma deve ancora dimostrare il suo disarmo,
la posizione degli Stati Uniti per un intervento militare è
apparsa in minoranza rispetto alla maggior parte dei membri del Consiglio
favorevoli al proseguimento delle ispezioni. L'attesa relazione del
capo dell'UNMOVIC Hans Blix ha lasciato aperto il dibattito. Per Blix,
"i documenti forniti dall'Iraq fanno pensare che manchino spiegazioni
su 1000 tonnellate di agenti chimici. Non è detto che esistano,
ma questa possibilità non è esclusa." Per il proseguimento
delle ispezioni, in alternativa alla guerra, si è pronunciato
con fermezza il ministro degli esteri francese Dominique De Villepin:
"Questo messaggio vi arriva oggi da un vecchio Paese, la Francia,
di un vecchio continente, come la mia Europa, che ha conosciuto la
guerra. Diamo agli ispettori il tempo di portare a termine lo loro
missione." Le sue parole hanno strappato un lungo applauso, del
tutto inusuale nel Consiglio di Sicurezza. Alla visione francese si
contrappone quella del segretario di Stato americano Colin Powell1:
"Piu' ispezioni? Mi dispiace, non è questa la soluzione.
Abbiamo bisogno di cooperazione immediata. Non possiamo consentire
che il processo sia protratto all'infinito come Saddam Hussein sta
cercando di fare. Procrastinandolo abbastanza a lungo, il mondo comincerà
a guardare altrove." Gli ispettori presenteranno un nuovo rapporto
il primo marzo. Ma già dalla prossima settimana, Stati Uniti
e Gran Bretagna potrebbero presentare all'Onu una bozza di risoluzione
sull'Iraq.
L'esplosione di un ordigno a Neiva, nel sud ovest della Colombia, ha provocato la morte di almeno quindici persone e il ferimento di altre trenta. Lo scoppio avviene alla vigilia del viaggio nella regione del presidente Alvaro Uribe. Proprio in previsione di questa visita la polizia aveva cominciato un'opera preventiva di controlli e perquisizioni. Secondo le prime notizie lo scoppio sarebbe avvenuto in una abitazione del quartiere Villa Maddalena, trasformata, probabilmente dalla guerriglia marxista, in una vera e propria santabarbara.
E' durata sei anni la vita di Dolly, il primo mammifero
nato da un embrione clonato. L'animale è stato soppresso dai
ricercatori del Roslin Institute di Edimburgo, dopo che era stata
riscontrata una irreversibile malattia polmonare. Da un anno Dolly
soffriva anche di artrite alla zampa posteriore sinistra. Il successo
dell'esperimento di clonazione che portò alla nascita della
pecora apparve, nel 1996, destinato a cambiare il corso della scienza.
Era la prima volta che un animale veniva generato senza ricorrere
alla fecondazione tra due individui di sesso diverso, e si fantasticò
sulla possibilità di replicare all'infinito gli esseri viventi.
Tema oggi ripreso dai Raeliani che hanno di recente annunciato la
nascita della prima bambina clonata. Dopo l'autopsia, Dolly sarà
accolta dal Museo Nazionale della Scozia, come si conviene ai protagonisti
di una svolta della scienza.
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