Lunedi, 28 Febbraio, 2005

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Middle East. MO: Israele accusa la Siria di essere responsabile dell'attentato di Tel Aviv

Israele accusa la Siria. "Abbiamo prove che legano direttamente Damasco con l'attentato di Tel Aviv" è stata la dichiarazione rilasciata dal ministro della difesa israeliano Shaul Mofaz, in riferimento all'attacco kamikaze di venerdi' sera costato la vita a quattro persone.Il presunto coinvolgimento della Siria sarebbe alla base della mancata, ma abituale, ritorsione militare di Israele in Cisgiordania, da dove è partito il terrorista palestinese autore dell'attentato, rivendicato da un gruppo locale della Jihad islamica. E proprio nella città di Tulkarem, le forze di sicurezza palestinesi hanno già arrestato tre persone vicine al movimento islamico.Gli arresti sono stati ordinati dal presidente palestinese Mohmud Abbas che ha visto nell'attentato una minaccia alla speranza di rimettere in moto il processo di pace. "Non esiteremo un solo momento - ha sottolineato il presidente dell'Anp - a catturare i responsabili e ad assicurarli alla giustizia".E proprio sui leader palestinesi sono arrivate le pressioni di Tel Aviv e Washington che chiedono "azioni concrete" e passi credibili nella lotta contro il terrorismo.Intanto Damasco ha smentito di essere coinvolta nell'attentato, mentre Israele ha fatto sapere di voler portare avanti il dialogo con l'Autorità nazionale palestinese.

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Domenica, 27 Febbraio, 2005

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Angelus senza il Papa: è la prima volta in 26 anni di Pontificato

Sarà un Angelus senza Giovanni Paolo II quello di oggi a piazza San Pietro.Per la prima volta in ventisei anni di Pontificato, la preghiera mariana della domenica non avrà come protagonista Karol Wojtyla, ricoverato al policlinico Gemelli di Roma. A dare la benedizione sarà, per conto del papa, l'arcivescovo argentino monsignor Sandri."E' triste - commenta questa passante - si tratta di una svolta, dato che il Papa ha sempre celebrato messa e questa sarà la prima volta che non lo vedremo. Ci sarà molta tristezza. Temo stia arrivando alla fine dei suoi giorni"."Immagino che molte persone si uniranno a lui nella preghiera - fa sapere quest'altro fedele - sapendo che anche lui sta pregando con loro in questo particolare momento".Sabato sera un centinaio di persone - tra fedeli e pazienti - si sono riunite per una veglia di preghiera nella cappella al terzo piano del Gemelli.Il Papa, per via della tracheotomia non potrà parlare per diversi giorni. Le sue condizioni, al momento, restano soddisfacenti. Il prossimo bollettino medico è previsto per lunedi' mattina.

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Sabato, 26 Febbraio, 2005

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Cosa succederebbe in Vaticano se il Papa perdesse conoscienza?

I bollettini rassicuranti non possono far dimenticare la statistica medica: l'influenza è la prima causa di morte tra i malati di Parkinson.

Indebolito dal morbo, il Santo Padre ricoverandosi ha lasciato la Chiesa e il Vaticano praticamente acefali. Non prevedendo la figura del vice-Papa il diritto canonico stabilisce che il successore di Pietro resti in carica fino alla morte.

Ma cosa succederebbe nel caso Giovanni Paolo secondo perdesse conoscenza o non riuscisse più a impartire ordini ai suoi collaboratori?

La Curia proseguirebbe le attività al seguito dei suoi principali responsabili. Tra questi il Cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

"Uno degli uomini più importanti in Vaticano - sottolinea Wilton Winn, vaticanista ed ex corrispondente da Roma del settimanale Time - Ratzinger è il guardiano della fede e si assicura che il Papa stesso non esca dai binari".

Dal capo dell'ex Inquisizione Ratzinger al primo ministro Angelo Sodano, responsabile politico della Città del Vaticano e di tutta la rete diplomatica dei Nunzi Apostolici.

"Sodano, che è il segretario di stato, gestisce da anni la macchina del Vaticano e si è costruito un incredibile prestigio in tutto il mondo, ovunque la Chiesa sia presente", aggiunge Winn.

Il coordinamento dei vescovi spetta invece al Cardinale Giovanni Battista Re, che però senza il Papa non può nominarne di nuovi.

L'unico ambito per cui un vicario esiste è la diocesi di Roma, la cui guida è affidata al Cardinal Camillo Ruini.


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Middle East. Medio Oriente. Attentato a Tel Aviv: arrestati i fratelli del kamikaze e un imam. Le brigate Al Aqsa si dissociano

Mistero sulla responsabilità dell'attentato

Tel Aviv, 26 febbraio 2005
I militari israeliani hanno imposto il coprifuoco sul villaggio di Deir al Ghusun in Cisgiordania, vicino a Tulkarem, arrestando cinque persone. Una famiglia che abita nella zona è stata informata che uno dei loro figli è il kamikaze che ieri sera si è fatto esplodere in una via centralissima di Tel Aviv, provocando la morte di quattro persone e decine di feriti. Secondo fonti che preferiscono mantenere l'anonimato, l'attentatore suicida sarebbe uno studente universitario, Abdullah Badran, di 21 anni.

L'esercito israeliano ha confermato che nel villaggio è stata eseguita una operazione militare, ma non ha fornito dettagli. Secondo funzionari della sicurezza palestinese, fra gli arrestati ci sarebbero due dei fratelli di Badran e un imam locale. La casa della famiglia dell'attentatore non è stata distrutta, secondo l'impegno preso dall'esercito israeliano, che ha riconosciuto tale pratica come inefficace a scoraggiare gli attentati. La sicurezza palestinese aveva comunicato, subito dopo l'attentato, che il kamikaze proveniva dalla zona di Tulkarem, aggiungendo che era stato assoldato dagli Hezbollah libanesi appositamente per compiere la strage.

Ma sulle responsabilità dell'attentato ci sono ancora molti misteri. L'azione è stata infatti rivendicata quasi subito dalle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, legate al movimento Fatah, in coordinamento con la guerriglia libanese, ma nelle ore successive l'organizzazione ha negato qualsiasi coinvolgimento. L'ultimo annuncio è di stamattina, quando dai microfoni dell'emittente panaraba Al Arabiya, un portavoce mascherato ha affermato: "Noi delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, annunciamo pubblicamente e con chiarezza che non abbiamo niente a che fare con questa operazione", visto che le nostre cellule in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza ci hanno assicurato di "non avere legami con questa azione". Anche la Jihad islamica e Hamas hanno garantito di continuare a rispettare la tregua e non avere alcuna responsabilità.

Poco prima della mezzanotte di ieri, le 23 in Italia, il kamikaze si è fatto saltare con almeno 20 chilogrammi di esplosivo all'ingresso di un night club, The Stage, sul lungomare di Tel Aviv. L'ultimo attentato suicida a provocare vittime in territorio israeliano risaliva al primo novembre 2004. Dall'Autorità nazionale palestinese è arrivata una prima condanna dell'attentato. Individuare i responsabili, ha detto il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, invierebbe un "chiaro messaggio chiaro che il terrorismo non sarà tollerato". Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan ha espresso la speranza che l'azione non metta in discussione "i recenti progressi nel processo di pace".

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Venerdi, 25 Febbraio, 2005

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Il Papa ha subito una tracheotomia. L'intervento è andato bene

La tracheotomia effettuata ieri sera al Papa è perfettamente riuscita. L'intevento è stato deciso per consentire a Giovanni Paolo II di respirare meglio e i medici del Gemelli sono sereni e soddisfatti per come si sta svolengendo il decorso post-operatorio. Il portavoce del policlinico Nicola Cerbino: "Il Santo padre è stato informato della necessità di un'operazione e ha dato il suo consenso. L'intervento, che è iniziato alle 20.20 ed è finito alle 20.50, si è svolto e concluso positivamente".

L'ottantaquattrenne pontefice era stato ricoverato nella mattinata di ieri. E' questo il suo secondo passaggio in ospedale dall'inizio del mese. Per il momento il Santo padre non può parlare come ha confermato anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, che ieri sera lo ha visto dopo l'intervento: "Non ha parlato con me, mi ha fatto solo un cenno con la mano. Sono stati i medici a chiedergli di non parlare, per non sforzare la laringe, perché l'operazione è stata fatta per consentirgli di respirare meglio, ma anche per proteggere la sua laringe".

Il Papa si trova nella sua stanza, al decimo piano del Gemelli. Un nuovo bollettino medico è atteso per oggi.

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Bush-Putin: no a Iran e Corea del nord nuclearizzati

A Bratislava, il realismo ha prevalso sull'idealismo. Partito per dare una lezione di democrazia a Vladimir Putin, George Bush ha finito col rassicurare la Russia sul suo ruolo di partner strategico per gli Stati Uniti, in materia di sicurezza e relazioni internazionali. E questo era quanto il Cremlino voleva.

Nella conferenza stampa che ha chiuso il vertice russo-americano, il capo della Casa bianca ha detto: "Anche se non concordiamo su certe questioni, visto quello che abbiamo realizzato negli ultimi 4 anni e quello che vogliamo fare nei prossimi 4, ciò che abbiamo in comune è molto di più di quel che ci separa.

E il presidente russo gli ha risposto sullo stesso tono: "E' ovvio che la Russia e gli Stati Uniti condividano molti interessi a lungo termine, obiettivi strategici e sicuramente un alto grado di responsabilità di fronte ai nostri rispettivi popoli e ai popoli degli altri paesi, quando è in gioco la sicurezza internazionale".

Bush e Putin si sono detti concordi sul fatto che né l'Iran, né la Corea del nord debbano possedere armi nucleari. Sull'Iran, in particolare c'erano state frizioni poiché la Russia ha aiutato Teheran a costruire una centrale atomica, e il timore di Washington è che l'Iran si serva della tecnologia acquisita per scopi militari.

Quella di Bratislava era l'ultima tappa di Bush in Europa, il presidente è ritornato negli Stati Uniti. La sua offensiva del sorriso sembra essere stata un successo diplomatico. Ma nei rapporti euro-americani restano dei punti d'ombra: sull'Iran, ma anche sulla vendita di armi alla Cina, sulla corte internazionale di giustizia dell'Aja e sul protocollo di Kyoto.

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Sembrano aprirsi nuovi scenari in Libano.

Quasi contemporaneamente all'arrivo a Beirut di una delegazione dell'Onu per fare un'inchiesta sull'assassinio dell'ex premier Rafic Hariri, Damasco ieri dichiarava di essere pronta a ritirare le sue truppe dal paese.

Dopo l'omicidio dell'ex premier, il 14 febbario, per il quale i sospetti si sono rivolti contro la Siria, l'Onu ha chiesto la collaborazione dei due paesi per arrivare a normalizzare la situazione.

Ha chiesto quindi a Beirut di collaborare per far luce sul delitto e ha ripreso a fare pressioni su Damasco per mettere in atto la risoluzione delle Nazioni Unite che prevede il ritiro dei 14 mila militari siriani dal Libano.

Damasco ha annunciato un ridispiegamento delle forze siriane verso la valle della Bekaa, nel Libano orientale, cui farà seguito il ritiro.

L'opposizione libanese accoglie questa dichiarazione con molta cautela.

"Non è la prima volta che Damasco minaccia il ritiro, mettendoci peraltro in guardia: la partenza dei militari siriani potrebbe causare un vuoto difficile da gestire".

L'opposizione ritiene invece che l'esercito e le forze di sicurezza libanesi, grazie anche al recente ammodernamento, siano in grado di assicurare l'ordine.

Intanto anche ieri migliaia di libanesi sono scesi in strada a Beirut perprotestare contro la forte ingerenza politica e militare di Damasco.

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Giovedi, 24 Febbraio, 2005

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George W. Bush in Germania, terzo giorno della sua missione europea

Il presidente degli Stati Uniti George Bush è in Germania nella terza giornata della sua missione europea. Missione che ha segnato un rilancio dell'unità transatlantica. Bush, accompagnato dal segretario di Stato Condoleeza Rice, è stato accolto dal cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e dal ministro degli esteri Joschka Fischer. Il programma prevede, nella città di Magonza, un colloquio politico col cancelliere, seguito da incontri con imprenditori.

L'occasione costituisce un elemento importante della missione del presidente Usa destinata a voltare pagina rispetto alle divergenze tra Stati Uniti e Paesi europei contrari alla guerra in Iraq.In seguito, Bush si sposta a Wiesbaden per salutare le truppe degli Stati Uniti di stanza in Europa.In serata trasferimento a Bratislava per una visita ufficiale in Slovacchia prevista nella mattinata di domani, a cui seguirà un colloquio privato col presidente russo Vladimir Putin.

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Putin a Bush: la Russia ha scelto la democrazia 14 anni fa

Botta e risposta. Non si è fatta attendere la reazione di Putin al richiamo all'ordine americano. Criticato da Bush sullo stato della democrazia in Russia, il presidente Vladimir Putin ha risposto che il suo paese non è uno stato "amorfo" da "manipolare". Il capo della casa Bianca ha dichiarato che Mosca deve riaffermare il suo impegno a favore della democrazia per progredire come nazione europea". E Putin ha ribattuto:

"La Russia ha fatto la sua scelta 14 anni fa a favore della democrazia, e non per far piacere a qualcuno. I princípi base della democrazia devono essere adattati alle realtà della vita russa di oggi, alle nostre tradizioni e alla nostra storia. E questo lo faremo da noi".

Atmosfera non del tutto rilassata in vista di giovedí, quando il presidente americano George W. Bush ha previsto di incontrare Putin a Bratislava nell'ambito del suo tour europeo.

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Medio Oriente, slitta ancora il voto di fiducia per il Governo

E' stato rinviato ancora una volta il voto di approvazione prevista per oggi del nuovo governo palestinese da parte del parlamento di ramallah. Il consiglio legislativo palestinese non ha ancora trovato un accordo sulla nomina dei ministri che costituiranno la nuova squadra governativa.

La prima lista presentata dal premier palestinese Ahmed Qorei era giá stata in precedenza criticata, perchè contava troppe personalitá politiche vicine all'ex presidente Yasser Arafat. Intanto, la corte suprema di Israele ha ordinato di bloccare la costruzione del muro che separa la cisgiordania da Israele vicino a Ramallah, a seguito della richiesta di alcuni palestinesi che contestavano il passaggio della barriera sulle loro terre.

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Matrimonio di Carlo e Camilla: la regina non ci andrà

Non si sa se per fare un dispetto al figlio o per ragioni di opportunità, ma la regina Elisabetta II non assisterá al matrimonio di Carlo e Camilla. La notizia ha messo a soqquadro la Gran Bretagna e rovina i preparativi di nozze al principe Carlo e a Camilla Parker Bowles che, dopo decenni di ufficiale clandestinità e di sostanziale pubblicità della loro realzione, avevano annunciato il matrimonio per l'8 aprile.

Già ci si erano messi il ferreo procollo e le complesse leggi britanniche a creare problemi ai due storici amanti. I due fidanzati avevano scelto come sede della cerimonia il castello di Windsor. Ma hanno dovuto rinunciare, perché,secondo la legge, il maniero sarebbe dovuto rimanere aperto per 3 anni ad altri meno regali matrimoni, cosa inaccettabile per la corona.

La soluzione di ripiego è il municipio di Windsor. Un bell'edificio, anche se un po' troppo vicino a pubs e birrerie. Ma anche qui c'è un problema: è un luogo pubblico, chiunque ha il diritto di partecipare alla cerimonia... La prospettiva, dicono i bene informati, ha molto irritato la regina, per la banalizzazione delle nozze del futuro re.

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Nuova collaborazione tra Ucraina e Unione Europea

L'Unione Europea appoggia l'Ucraina nel suo sforzo riformatore. Il presidente della Commissione José Manuel Durao Barroso si è impegnato col presidente ucraino Viktor Iuscenko a fornire aiuti per la realizzazione del programma di riforme intrapreso dal nuovo governo di Kiev. Barroso ha annunciato che andrà in visita in Ucraina entro quest'anno.La collaborazione tra la Repubblica ex sovietica e l'Unione europea è stata sancita gia' lunedi' scorso con la firma di un vasto programma di cooperazione.

Un atto significativo, nel panorama geopolitico, perché destinato ad avvicinare Kiev a Bruxelles e ad allontanarla dall'influenza russa. Ieri, sempre nella capitale belga, Iuscenko ha partecipato ai lavori della Commissione Nato-Ucraina, in vista di un'adesione all'alleanza militare. Il governo nato dopo la cosiddetta rivoluzione arancione ha dichiarato di voler aderire in futuro anche all'Unione Europea.

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Mercoledi, 23 Febbraio, 2005

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Iran, forte terremoto nel sud-est. Diverse centinaia le vittime

Villaggi interi rasi al suolo e centinaia di vittime in Iran, per una forte scossa di terremoto che stamattina ha colpito un'area nel sud-est del paese. Il numero delle vittime oscilla a seconda delle fonti - quelle ufficiali parlano di 175 morti, ma altre di oltre 400 - ed è destinato ad aumentare. Nella zona colpita dal sisma vivono almeno 30.000 persone, in una quarantina di villaggi. Tutti hanno subito danni pesanti, e alcuni sono stati letteralmente resi al suolo.

La Mezzaluna Rossa Iraniana ha inviato sul posto le sue squadre di soccorso, che distribuiscono tende, cibo e coperte ai superstiti.

L'epicentro del terremoto, che ha raggiunto una intensità pari al 6,4 della scala Richter, è stato localizzato vicino alla città di Zarand, nella provincia di Kerman. Una zona non nuova ai terremoti. Nel duemila e tre a Bam, un sisma causò 31.000 morti.

Negli ospedali della regione si lavora ai limiti delle possibilità. Centinaia di feriti continuano ad arrivare in strutture sanitarie già precarie.

Le autorità sostengono di poter far fronte al disastro senza aiuti esterni, e hanno mobilitato anche forze dei Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione. Ma in molti villaggi i giornalisti hanno raccolto le denunce per l'assenza di soccorsi.

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Ricuciti i rapporti con la Francia - Usa ed Europa unite da valori comuni

Mettere da parte le divergenze sull'Iraq e unire gli sforzi per diffondere nel mondo la democrazia. È stata questo il leit motiv dell'incontro di lunedì sera fra il presidentte americano George Bush e il suo omologo francese Chirac aspro avversario di Washington nell'intervento in Iraq. Al termine del meeting i due leader si sono detti d'accordo sulla necessità di risolvere la crisi in quel Libano funestato dall'assassinio, la scorsa settimana, dell'ex premier Rafic Hariri. Secondo Parigi un simbolo di democrazia.

Chiesto anche il ritiro della Siria dal paese dei cedri. Francesi e Americani sono stati quasi costretti a fare la pace. La casa bianca ha bisogno dell'influenza di Parigi su Beirut e Damasco e l'esagono vuole normalizzare i rapporti con gli Stati Uniti. Riavvicinare le due sponde dell'atlantico era un obbiettivo che Bush aveva ripetuto in mattinata parlando della nuova unità alla base delle relazioni transatlantiche. "Stati uniti ed Europa", aveva detto il presidente, "sono legati da un'amicizia antica che niente e nessuno potrà danneggiare perché entrambe condividono gli stessi valori".

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Proteste anti-Bush a Bruxelles: arrestati alcuni manifestanti

Si sono accalcati in migliaia davanti all'ambasciata americana a Bruxelles per protestare contro il presidente Bush in visita nella capitale belga.La polizia è dovuta intervenire con la forza e alcuni manifestanti sono stati arrestati.Un'ottantina le associazioni pacifiste e di difesa dei diritti umani e dell'ambiente che hanno preso parte alla manifestazione, che ha visto l'adesione di circa cinquemila persone.Al centro della protesta la politica del presidente americano, le sue scelte in ambito economico e ambientale."No alla guerra" e "Bush assassino" gli slogan scanditi dai manifestanti.La protesta si è svolta mentre Bush si trovava a cena a Bruxelles con il presidente francese Chirac.

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Martedi, 22 Febbraio, 2005

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Portogallo, alle elezioni trionfo dei socialisti di Josè Socrates

Il Portogallo ha una nuova maggioranza; avrà un nuovo governo e forse anche la stabilità che gli mancava: il Partito Socialista è in festa, ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento: "ci siamo riusciti", ha detto emozionato il segretario socialista e, a questo punto, primo ministro portoghese, José Socrates. "Il Portogallo - ha aggiunto - da oggi ha una nuova maggioranza, e nuove speranze". Socrates ha teso la mano agli sconfitti: "tutti - ha detto - sono necessari al paese, in democrazia non esistono esclusi", ed ha promesso che governerà per tutti.

Ne ha la possibilità, perché per la prima volta nella sua storia il partito socialista dispone della maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento portoghese: sono lmeno 119 sui 230 totali, contro i 76 dei socialdemocratici che, insieme al Partito opolare, formavano la colizione di governo. Tra l'altro, il Portogallo torna, dopo cinque anni, alla sua tradizioni di governi monocolore.

Pedro Santana Lopes, il primo ministro uscente, ha ammesso la sconfitta, ma per ora non si è dimesso: ha detto che la responsabilità di una sconfitta è di chi guida il partito, ma poi ha accusato arte della dirigenza di non avergli dato l'appoggio necessario. "Mi assumo pienamente le mie responsabilità - ha detto - e poi ha preannunciato la convocazione, a giorni, di un congresso straordinario, nel quale la base dovrà decidere i prossimi passi".

Pochi minuti prima, il suo pincipale alleato di governo e amico personale, Paulo Portas, si era dimesso da segretario del partito popolare. Per Santana Lopes, il discorso è rinviato. E forse, si tratterà di una resa dei conti generale, in un partito che ha perso oltre il 10% dei consensi rispetto alle legislative del 2002.

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La Spagna dice sì alla Carta europea: astensione record al referendum

E' lui, il premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, il grande trionfatore del referendum spagnolo sulla Costituzione europea.Il sì della Spagna al Trattato comunitario è stato anche il sì all'invito del premier a dare fiducia all'Europa per essere da esempio ad altri paesi dell'Unione"Oggi gli spagnoli hanno scritto una pagina della storia europea - ha detto con orgoglio Zapatero - il nostro voto è anche un messaggio diretto al resto dei cittadini europei che attendevano con ansia le nostre risposte e noi - ha concluso il premier - li invitiamo a seguire l'esempio".

La Spagna è il primo paese dell'Unione a sottoporre a consultazione popolare la costituzione europea. Nonostante la schiacciante vittoria dei sì - oltre il 76% contro il 17,2% dei no - l'affluenza alle urne ha segnato il suo minimo storico con un'astensione vicino al 58%.

E proprio la bassa affluenza, inferiore a quella delle europee del 2004, è stato il cavallo di battaglia dell'opposizione, guidata dal partito popolare di Mariano Rajoy che - nonostante abbia accolto positivamente la vittoria dei sì - ha definito il referendum un fallimento. L'esito del voto non era vincolante, ma Zapatero si era impegnato a rispettarlo e ora si attende che il parlamento ratifichi la Costitizione europea.

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Lunedi, 21 Febbraio, 2005

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Il presidente Bush a Bruxelles getta un ponte all'Europa

Bush a favore di un'Europa forte, unita, democratica e alleata degli Stati Uniti nella promozione della pace nel mondo: sarà questo il senso del discorso che il presidente degli Stati Uniti pronuncerà oggi, primo giorno del suo viaggio nel vecchio continente.

Il capo della Casa Bianca è atterrato ieri sera a Bruxelles, dove è stato accolto dal premier belga Guy Verhofstadt. C'è molta attesa per gli incontri, oggi e domani, con i principali leader dei paesi dell'Unione europea e della Nato e, in particolare, con il presidente della repubblica francese Jacques Chirac, suo più duro avversario sulla questione irachena.

Ad ogni buon conto Bush ha moltiplicato negli ultimi giorni le dichiarazioni concilianti nei confronti dell'Europa, significativamente scelta come meta del suo primo viaggio all'estero dopo la sua rielezione.

A Bruxelles le manifestazioni di protesta sono già incominciate: 2.500 poliziotti belgi sono schierati, mille in più di quanti siano in servizio durante i summit europei. A questi si aggiungono anche 250 agenti dei servizi segreti americani.

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Middle East. Israele rilascia 500 prigionieri. I coloni: impediremo il ritiro da Gaza

Liberi. Per 500 palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane è tornata l'ora della libertà. I pullman partiti dalla prigione di Ketziot, nel deserto del Negev, si sono diretti verso quattro check-point con la Cisgiordania, dove gli ex detenuti sono stati rilasciati.

La liberazione riguarda palestinesi detenuti per ragioni di sicurezza preventiva e a titolo di fermo amministrativo, e rappresenta l'attuazione degli accordi presi coi responsabili palestinesi. Israele ha annunciato il rilascio di 900 prigionieri su un totale di quasi 8000 che si trovano nelle sue carceri.

Continua, dunque, la messa in pratica degli accordi di Sharm el-Sheikh, che hanno di fatto riaperto i negoziati tra Israele e i palestinesi. Dal canto suo, il governo di Tel Aviv prosegue nel processo di ritiro dalla Striscia di Gaza. Dopo aver ottenuto un sofferto via libera dal parlamento, il premier Sharon, sfidando l'opposizione della destra estrema, ha firmato ieri i decreti esecutivi per lo sgombero delle colonie.

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Domenica, 20 Febbraio, 2005

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Elezioni in Portogallo, attesa una svolta a sinistra

Il presidente portoghese Jorge Sampaio è intervenuto durante la giornata di silenzio elettorale per incitare i suoi concittadini a recarsi alle urne.

Oggi in Portogallo si vota per il rinnovo anticipato del parlamento, sciolto dallo stesso Sampaio in un clima di grave crisi politica.

Secondo tutti i pronostici il paese virerà a sinistra, con la vittoria di Josè Socrates, candidato premier del Partito socialista, all'opposizione da tre anni.

Il primo ministro uscente, il socialdemocratico Pedro Santana Lopes, chiuderà con ogni probabilità oggi la sua breve esperienza a capo del governo.

Nominato al posto del collega di partito Josè Manuel Durao Barroso, designato alla guida della Commissione europea, Santana Lopes è stato travolto da problemi interni legati all'organizzazione scolastica, al progetto di tagli alle tasse e ai rapporti con gli alleati del Partito popolare.

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In queste ore in Spagna il primo referendum sulla Costituzione UE

Gli occhi dell'Europa sono puntati oggi sulla Spagna, primo paese a votare per il referendum sulla Costituzione dell'Unione Europea.

I principali partiti si sono espressi per il Sì. Per il No tifano l'estrema sinistra e gli indipendentisti radicali baschi, catalani e galiziani.

L'esito favorevole appare comunque scontato ma si prevede anche un forte tasso di diserzione: l'affluenza alle urne sarà probabilmente la più bassa mai registrata in una consultazione europea in Spagna.

Francia, Gran Bretagna e Polonia hanno inviato osservatori per studiare come organizzare i loro referendum. Altri sei paesi, oltre a questi, sottoporranno il trattato costituzionale a una consultazione popolare

Imponenti le misure di sicurezza messe in atto. La mobilitazione di oltre 100 mila poliziotti si deve anche alle avvisaglie non tranquillizanti della vigilia: un ordigno ieri è esploso in una sede del Partito socialista nelle Asturie e un'altra bomba è stata rinvenuta in una sede del Partito popolare della stessa regione.

Giorni fa la polizia aveva arrestato alcuni presunti militanti dell'Eta, sospettati di voler organizzare un attentato in occasione del referendum.

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Bush: "Europa e America pilastri del mondo libero"

Bruxelles si prepara all'arrivo, stasera, del presidente statunitense George Bush, al suo primo viaggio all'estero dalla sua rielezione.

Il capo della Casa Bianca, che punta a ripristinare buoni rapporti con il vecchio continente, si è fatto precedere da una serie di dichiarazioni concilianti, affermando ad esempio di considerare "vitali" i legami tra l'America e l'Europa, "pilastri del mondo libero" che poggiano sui "comuni valori della libertà e dei diritti dell'individuo".

Ad aspettare Bush ci saranno nella capitale belga anche molti manifestanti che, con riferimento alla politica militare di Washington, hanno ribattezzato gli Usa "Stati Uniti d'Aggressione".

Dopo Bruxelles, dove si tratterrà fino a martedì, il presidente si recherà in Germania prima di fare tappa in Slovacchia, paese membro della Nato, dove incontrerà il presidente russo Vladimir Putin.

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IRAQ. In centinaia di migliaia a Roma per chiedere la liberazione di Giuliana Sgrena

Uniti sotto la bandiera della pace gli italiani hanno manifestato per la liberazione dell'inviata del Manifesto, Giuliana Sgrena, e di tutti gli ostaggi ancora in mano ai rapitori in Iraq.

Un corteo silenzioso di centinaia di migliaia di persone ha percorso il centro di Roma. A manifestare anche Simona Torretta, volontaria dell'Ong "Un ponte per", rapita a Baghdad a settembre.

In testa al corteo i genitori della Sgrena, che, anche se provati, si sono mostrati ottimisti.

Il padre: "Speriamo che la liberino, l'abbiamo vista in cattive condizioni nel video, ci auguriamo che sia comunque in buone mani e non le facciano del male".

Molti i politici che hanno manifestato la propria solidarietà tra gli altri anche Romani Prodi. A disertare la marcia invece il centro destra, anche se il vicepremier Fini ha lanciato un appello all'unità di tutti gli italiani. Giuliana Sgrena è stata rapita a Baghdad lo scorso quattro febbraioIn mano ai terroristi iracheni restano altri tre giornalisti, la francese Aubenas (e il suo interprete) e due cronisti indonesiani.

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La Cipro turca al voto oggi con un occhio alla riunificazione

Elezioni legislative anticipate questa domenica nella Repubblica turca di Cipro del Nord. Centocinquantamila turco-ciprioti sono chiamati alle urne per uscire dall'impasse politico in cui la parte settentrionale dell'isola è piombata dopo la bocciatura del piano dell'Onu con il referendum dell'anno scorso.

Sul rilancio dei negoziati ha concentrato la sua campagna elettorale il premier uscente Talat. Il suo partito è dato per vincente ma probabilmente non otterrà la maggioranza assoluta e dovrà quindi stringere alleanze con uno dei partiti minori che condividano la sua aspirazione alla riunificazione.

Tenuto nell'aprile scorso, il refendum per la riunificazione è stato affossato dal No massiccio dei greco-ciprioti.

Contrario invece alla soluzione dell'Onu è il Partito d'unità nazionale, la principale formazione d'opposizione guidata da Dervis Eroglu che ha fatto campagna elettorale rimproverando a Talat di aver tradito la causa turco-cipriota.

La normalizzazione dell'isola è tema caro adesso anche alla Turchia, che nel 1974 ne invase la parte settentrionale. L'Unione europea si è impegnata a dare il via ai negoziati d'adesione con Ankara, se quest'ultima avrà fatto passi avanti nel riconoscimento ere la Repubblica greca di Cipro.

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Clinton e Bush Senior in tour asiatico per il dopo Tsunami

Due ex presidenti americani per sostenere le popolazioni decimate dallo Tsunami.

E' cominciato da Puket, in Tailandia, il tour asiatico di Bill Clinton e George Bush Senior. In questa zona, lo scorso 26 dicembre, sono morte almeno 2 mila delle circa 30 mila vittime dell'onda assassina.

Bush Senior e Clinton sono stati nominati dall'attuale presidente americano per raccogliere fondi a favore delle popolazini colpite. Obiettivo del loro viaggio è fare il punto della situazione, promuovere la ricostruzione, ma anche rilanciare l'immagine degli Usa.

"Penso che nessun'altra tragedia abbia toccato il cuore degli americani piú di questa -ha dichiarato Bush Senior- Alcuni guardano alle nostre elezioni e pensano che siamo divisi. Il nostro viaggio significa che possiamo lavorare insieme per qualcosa di piú grande di noi".

Bush Senior e Clinton si recheranno nei prossimi giorni in Indonesia, Sri Lanka e Maldive.

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Sabato, 19 Febbraio, 2005

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IRAQ. Kamikaze con autobomba uccide un membro della Guardia nazionale a Baquba

Un militare e un civile sono rimasti feriti

Baghdad, 19 febbraio 2005
Un'autobomba guidata da un kamikaze ha ucciso un membro della Guardia nazionale irachena e un civile a Baquba, nel nord del Paese. L'ordigno, esploso davanti al quartier generale della Guardia nazionale, ha anche ferito un altro militare e un civile.

Quattro civili sono rimasti uccisi nella notte nei combattimenti tra i miliari Usa e la guerriglia ad Haswa, appena a sud di Baghdad. Si è così aggravato il bilancio del venerdì di sangue, caratterizzato dagli attacchi contro le moschee sciite a Baghdad che ha funestato le celebrazioni per l'Ashura.

In tutto il Paese le violenze hanno causato 40 morti, la giornata più sanguinosa da quando si sono svolte le elezioni, il 30 gennaio.Nella capitale, i kamikaze hanno colpito due moschee e un posto di blocco della polizia e della Guardia nazionale. In serata, poi, da Iskandiriyah, a sud della capitale, è arrivata la notizia di una nuova esplosione davanti a una moschea sciita.

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Middle East. Medio Oriente. Attaccate postazioni militari israeliane a Gaza

Soldati israeliani

Gaza, 19 febbraio 2005
Militanti palestinesi hanno attaccato stamattina prima dell'alba due postazioni dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Non si registrano feriti o vittime. Lo riferisce il sito internet del quotidiano israeliano Haaretz.

I militanti hanno attaccato prima una postazione vicino all'insediamento di Gush Katif, e poco dopo un'altra nei pressi del valico di Rafah, al confine con l'Egitto.

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Portogallo: i socialisti puntano alla maggioranza assoluta

Dato in netto vantaggio da tutti i sondaggi, il Partito socialista in Portogallo ha chiuso la campagna elettorale invitando alla partecipazione. Una maggiore o minore affluenza alle urne di domenica per la più importante formazione della sinistra potrebbe significare il raggiungimento o meno della sperata maggioranza assoluta.

"Il partito socialista chiede un paese più moderno, più competitivo, più coeso, più giusto", ha incitato il candidato premier Josè Socrates, che punta a un modello di sviluppo scandinavo, conciliante competitività e elevata protezione sociale. Se non raggiungeranno la maggioranza dei seggi in parlamento, i socialisti potrebbero essere obbligati a fare accordi con il Partito comunista, il Blocco di sinistra o il Partito popolare.

"Nessun uomo d'affari, piccolo o medio investitore verrebbe in un paese governato dal Partito socialista e dal Blocco di sinistra", ha tuonato il primo ministro uscente Pedro Santana Lopes che in queste elezioni si gioca non solo la carica istituzionale ma anche la leadership del Partito socialdemocratico.

Se la formazione di centro-destra fosse sconfitta con più del 15% di scarto, per Santana Lopes si parla già di dimissioni.

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Venerdi, 18 Febbraio, 2005

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Middle East. Bush intima alla Siria di ritirare le truppe dal Libano

Migliaia di libanesi hanno continuato a rendere omaggio all'ex primo ministro Rafik Hariri a tre giorni dal suo assassinio.

Davanti alla residenza di famiglia è senza interruzione il pellegrinaggio di persone comuni, desiderose di esprimere le proprie condoglianze; nel centro di Beirut - nel luogo della sepoltura - alle manifestazioni di lutto si sono aggiunte le iniziative di protesta: in migliaia hanno aderito a una petizione per chiedere le dimissioni del governo filo-siriano di Omar Karamé, apponendo le firme su uno striscione che in serata aveva raggiunto 120 metri di lunghezza.

Il presidente statunitense George Bush è tornato a chiedere il ritiro delle forze siriane dal Libano: "Ci aspettiamo che adempiano alla risoluzione 1559del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che prevede la smobilitazione delle truppe dal Libano. E speriamo che in Libano possano tenersi elezioni libere e democratiche".

Chiamando in causa il governo siriano Bush nei giorni scorsi ha ritirato la propria ambasciatrice a Damasco. La Siria ha negato di essere coinvolta nell'assassisinio di Hariri.

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Israele: stop all'abbattimento delle case dei famigliari dei kamikaze

Cambio di rotta per Israele: l'esercito ha deciso di rinunciare alle distruzioni delle abitazioni dei famigliari dei palestinesi che hanno compiuto attacchi contro il paese. Il ministro della difesa Shaoul Mofaz ha ordinato la fine della politica delle demolizioni, accogliendo le sollecitazioni del capo di stato maggiore Moshé Yaalon. "Negli ultimi quattro anni - denuncia Jessica Montell, dell'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem- Israele ha abbattuto 700 case di palestinesi. Quattromila persone sono rimaste senzatetto per una politica di chiara punizione collettiva. Tra loro c'è gente che non ha commesso nessun crimine".Finora l'esercito sosteneva che la demolizione delle abitazioni avrebbe avuto un effetto dissuasivo sulla popolazione palestinese. Ma una commissione di studi militari ha smentito l'efficacia di questa pratica. Anzi le forze armate si sono rese conto che questa politica alimentava la violenza.

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IRAQ. Negroponte primo Direttore nazionale dell'intelligence Usa

Dall'Iraq alla guida della superagenzia dei servizi segreti statunitense.Il presidente Bush ha scelto l'attuale ambasciatore a Baghdad John Negroponte come Direttore Nazionale dell'intelligence.

"Sono onorato di essere stato scelto come primo Direttore nazionale dell'intelligence negli Stati Uniti. - ha detto Negroponte - Fornire informazioni obbiettive e tempestive a Lei, al congresso, alle agenzie e al personale militare è un compito cruciale per la nazione".

Negroponte sarà alla testa di quindici agenzie di spionaggio e controspionaggio americane, tra le quali la CIA. Dopo l'undici settembre 2001 è emersa una mancanza di collaborazione tra i differenti servizi di intelligence e a volte una sovrapposizione dei loro compiti.

Diplomatico di carriera, l'ambasciatore ha iniziato a muoversi su terreni spinosi fin dagli anni sessanta. Consigliere politico all'ambasciata di SaigonNegroponte fu scelto da Kissinger per condurre i negoziati con il governo nord vietnamita. Poi negli anni ottanta con la Vittoria di Reagan andò a guidarel'ambasciata in Honduras, ruolo per il quale fu accusato di sostenere i ribelli contras che cercavano di rovesciare il governo marxista sandinista in Nicaragua. Bush l'aveva già scelto come ambasciatore alle Nazioni unite. Ma qui fallì nel convincere il consiglio di sicurezza sulla legittimità dell'intervento in Iraq.

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Roma, 15 brigatisti alla sbarra per l'assassinio D'Antona

Quindici membri delle nuove Brigate Rosse sono da ieri sotto processo, a Roma, per l'assassinio del professor Massimo D'Antona, consulente del Ministero del lavoro ai tempi del governo D'Alema.

Nadia Desdemona Lioce, una delle pricipali imputate, ha subito avuto un diverbio con il Presidente della corte: dopo aver ottenuto di stare nella stessa gabbia con altri accusati, avrebbe tentato di scambiare con loro alcuni documenti.

Tra i testimoni citati anche il Presidente della Campania Antonio Bassolino, nel 1999 a capo del ministero col quale D'Antona collaborava.

Il consulente fu freddato il venti maggio di quell'anno. Tre anni dopo, a Bologna, toccò a un altro esperto del governo, Marco Biagi.

Proprio l'arresto di Lioce dopo uno scontro a fuoco con la polizia permise agli inquirenti di rilanciare l'inchiesta sui due casi.

Il processo D'Antona proseguirà a partire dal 14 marzo prossimo

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Giovedi, 17 Febbraio, 2005

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Middle East. Beirut invasa dalla folla. Centinaia di migliaia ai funerali di Hariri

La salma di Rafiq Hariri passa di mano in mano. Una folla immensa si è riversata nel centro di Beirut per rendere omaggio all'ex primo ministro, ucciso assieme ad altre 14 persone nell'attentato esplosivo di due giorni fa.

Già dalle prime ore del mattino le strade della capitale apparivano invase da centinaia di migliaia di sostenitori dello scomparso uomo politico. Un corteo si è lentamente messo in marcia dall'abitazione della famiglia Hariri, nel quartiere di Koraitem, nel settore ovest della capitale.

Ma per tutta la città si segnalavano altri cortei, tutti diretti verso Piazza dei Martiri dove Hariri è stato inumato.

Per volontà della famiglia non si è trattato di funerali di stato. Moglie e figli dell'ex premier avevano chiesto al governo libanese di non disporre alcuna partecipazione ufficiale.

Ai funerali erano presenti numerosi rappresentanti di paesi europei, degli Usa e dei paesi della regione. Il presidente francese Jacques Chirac ha personalmente presentato le sue condoglianze alla famiglia di Hariri, che era un suo amico personale.

Dopo l'attentato nel paese è tornato di nuovo un clima di pesante tensione. Per le vie della capitale stamane si notava una massiccia presenza di soldati e mezzi militari, schierati nel timore di eventuali episodi di violenza.

Tutto però si è mantenuto sul filo della contestazione verbale. La folla ha scandito slogan contro la Siria e contro il governo libanese, considerati entrambi responsabili dell'attentato. Solo pochi giorni fa il ministro dell'Interno di Beirut, Frangieh, aveva attaccato Hariri personalmente, chiamandolo "la testa del serpente" per il suo appoggio alle richieste dell'opposizione di ritiro delle truppe siriane dal paese.

Sul piano delle indagini, mentre fino a ieri si parlava di una autobomba condotta da un militante suicida, stamane si affaccia l'ipotesi che l'attentato ad Hariri sia stato compiuto collocando delle cariche di esplosivo in un tunnel sotterraneo e poi fatto saltare al passaggio delle auto dell'ex premier. Conferme eventuali a questa ipotesi potrebbero giungere dall'esame dei frammenti di asfalto proiettati in un diametro di almeno 300 metri.

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Middle East. Washington alla Siria: "Collabori alle indagini sull'attentato"

Gli Stati Uniti non mollano la presa e rilanciano le accuse a Damasco. Dopo aver richiamato il proprio ambasciatore in Siria e presentato una formale nota di protesta, l'amministrazione statunitense insiste ora per una indagine internazionale che faccia luce sull'attentato di Beirut.

"Non stiamo accusando nessuno", dice la segretaria di stato Condoleeza Rice. "Bisogna indagare. In ogni caso la risoluzione 1549 segnala che la Siria interferisce negli affari interni del Libano, dunque se accade qualcosa in quel paese la Siria deve aiutare a cercare i responsabili".

Ieri anche il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva preso in esame la situazione creatasi in Libano, richiedendo al segretario generale un rapporto urgente sull'accaduto. Il presidente di turno ha ribadito una condanna netta e senza sfumature dell'attentato, e pur senza citarla, ha fatto riferimento alla risoluzione 1559 approvata in settembre, con cui si chiede il ritiro delle truppe siriane inviate da Damasco nel 1976 e ancora oggi di stanza in Libano.

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IRAQ. Giuliana Sgrena in un video chiede il ritiro dall'Iraq per salvarla

Giuliana Sgrena, in lacrime, implora il compagno Pier Scolari e il popolo italiano di salvarla. Un filmato della giornalista rapita quindici giorni fa a Bagdad è stato diffuso stamattina. "Vi prego, mettete fine all'occupazione - dice la Sgrena nel video -, lo chiedo al governo italiano, lo chiedo al popolo italiano perché faccia pressione sul governo, Pier aiutami, per piacere, fa' vedere le foto dei bambini colpiti dalle cluster bomb. Chiedo alla mia famiglia di aiutarmi, chiedo a tutti quelli che hanno lottato con me contro la guerra e contro l'occupazione, vi prego, aiutatemi, questo popolo non deve più soffrire così, ritiratevi dall'Iraq, nessuno deve più venire in Iraq perché tutti gli stranieri, tutti gli italiani qui sono considerati nemici, per favore fate qualcosa per me".Un appello poi ripetuto in francese.Le iniziative in favore della liberazione dell'inviata del manifesto in Iraq non si sono mai arrestate. Lunedì, a Domodossola, città natale di Giuliana Sgrena, c'erano anche il padre Franco e la madre Antonietta. I genitori dopo la diffusione del video si sono detti preoccupatissimi, "perché - hanno detto - le condizioni poste del ritiro delle truppe saranno difficili da realizzare".

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È entrato in vigore il protocollo di Kyoto per la riduzione dei gas serra

Gli ambientalisti festeggiano oggi l'entrata in vigore del protocollo di Kyoto. In Giappone, paese dove fu adottato l'11 dicembre 1997 il testo sulla riduzione dei gas serra, la pioggia non spegne l'euforia. L'evento è stato annunciato ufficialmente a Kyoto, la città che ospitò quella storica conferenza nella quale si raggiunse l'accordo sull'ambiente più vincolante che sia mai stato sottoscritto, e dove stamattina si è tenuta una cerimonia per celebrare l'evento.Dopo otto anni, grazie alla decisiva ratifica della Russia, da oggi i 141 paesi aderenti si impegnano a tagliare le emissioni dei sei gas considerati principali responsabili dell'effetto serra, in testa l'anidride carbonica.In tutto tra il 2008 e il 2012 si mira ad una riduzione delle emissioni dannose del 5,2 per cento rispetto ai livelli del 1990. Non in modo uniforme, però: all'Unione europea spetta un taglio dell'8 per cento. L'efficacia del trattato è però contestata, soprattutto per la mancata ratifica da parte degli Stati Uniti, il maggiore produttore di gas serra.

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Mercoledi, 16 Febbraio, 2005

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Libano, esercito in allerta. Dopo l'uccisione di Hariri sospetti sulla Siria

Beirut, il giorno dopo, si è svegliata ancora incredula. Dove ieri una autobomba aveva ucciso l'ex primo ministro Rafik Hariri ed altre undici persone, oggi grava un silenzio irreale. Tra i palazzi sfregiati e le carcasse delle auto la capitale libanese piomba di nuovo nella paura, la stessa che ha accompagnato quindici anni di guerra civile.

Pattuglie di militari sorvegliano il centro della città, ma una mobilitazione generale dell'esercito è annunciata in diverse regioni, "per proteggere la stabilità del paese", come rivelano fonti vicine allo stato maggiore.

Nella capitale tutte le attività sono ferme. Chiuse le banche, gli uffici, le scuole, nel primo di tre giorni di lutto nazionale decretato dal potere politico, e in qualche modo rifiutato dall'entourage dell'ex primo ministro, che invece rilancia chiamando i propri militanti a tre giorni di sciopero.

La morte di Hariri - che dopo le dimissioni dal governo dell'ottobre scorso era pronto a rientrare in lizza con le prossime elezioni politiche - ha risvegliato antiche paure. Ora si teme un braccio di ferro dagli esiti imprevedibili. Ieri la polizia a fatica ha evitato che una folla inferocita assalisse una sede del partito Baath che è al potere in Siria, il paese che continua a mantenere proprie truppe in Libano e che da più parti viene sospettato di aver organizzato l'attentato.

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Uccisione Hariri: i sospetti convergono sulla Siria

A rafforzare i sospetti contro la Siria sono le dimensioni dell'attentato. In un Paese, il Libano, dove i servizi segreti di Damasco sono onnipresenti, trecentocinquanta chili di esplosivo sono un carico difficile da trasportare senza una qualche complicità.

Poi la stessa figura dell'ex premier Hariri. Ultimamente si era mostrato insofferente verso l'occupazione siriana. Senza mai chiedere ad alta voce il ritiro delle truppe, il rifiuto di votare il prolungamento del mandato del presidente libanese Lahud ha messo Hariri in rotta di collisione con il partito pro siriano. Vicino alla Francia e al presidente Chirac, gli avrebbero potuto far pagare l'appoggio di Parigi alla risoluzione dell'Onu 1559 che chiede alle potenze straniere di lasciare il Libano.

Una cosa è certa da ieri è finita una certa stabilità, una pace armata, che durava nel Paese da quindici anni, dalla fine della guerra civile. L'attentato accentuerà probabilmente le pressioni degli Stati Uniti sulla Siria, sospettata di favorire il terrorismo internazionale.

Le truppe siriane sono presenti in Libano da trent'anni. Nell'87 occuparono il quartiere musulmano di Beirut. Con il ritiro dell'esercito israeliano nel 2000 i militari siriani avevano raggiunto quota cinquantamila. Oggi dopo un primo ritiro ne restano quattordicimila. Una presenza che fa del Libano un Paese a sovranità

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Martedi, 15 Febbraio, 2005

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Un chador all'orgine della tragedia nella moschea di Teheran

È stato il chador di una donna incendiato da una vecchia stufa a kerosene a far propagare le fiamme nell'antica moschea Ark nel centro di Teheran. L'incendio, secondo un nuovo bilancio, ha provocato la morte di 59 persone e il ferimento di altre 220. La ricostruzione della polizia iraniana ha escluso quindi che si sia trattato di un attentato.

Dal settore riservato alle donne le fiamme si sono estese a tutta la moschea, che era affollata oltri i limiti di sicurezza. Il luogo di culto, inoltre, era equipaggiato con stufe vecchie di trent'anni, tutte in funzione a causa del freddo intenso di questi giorni, e non era dotato di estintori. Le vie di uscita erano molto strette. Diversi fedeli, quindi, sono morti schiacciati dalla folla che, presa dal panico, cercava di fuggire.

La maggior parte dei feriti è stata ricoverata nell'ospedale Imam Khomeini dove nella nottata hanno si è recato il sindaco della capitale.

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Cina, piu di 200 minatori muoiono per uno scoppio in miniera

E' il più grave incidente minerario accaduto in Cina negli ultimi quindici anni. Almeno 203 minatori sono morti e 22 sono rimasti feriti per una esplosione di gas in una miniera di carbone.

Il bilancio tuttavia è solo provvisorio: altre 13 persone sono considerate disperse.

L'esplosione è avvenuta nel nord-est del paese, vicino alla città di Fuxin. Secondo un portavoce della compagnia mineraria l'incidente si è verificato in una galleria a 240 metri di profondità, alle quindici ora locale, quando si era in piena attività.

Gli incidenti minerari sono piuttosto frequenti in Cina, la cui industria estrattiva è la più importante al mondo. Nel 2004 almeno cinqemila minatori sono morti per incidenti sul lavoro. In un unico episodio, l'anno scorso, 166 operai morirono per una esplosione di gas nella provincia dell'Henan.

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Lunedi, 14 Febbraio, 2005

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Middle East. Attentato a Beirut, morto l'ex premier Hariri. Almeno nove morti

Un'autobomba ha provocato morte e distruzione a Beirut. L'eplosione, potentissima, è avvenuta alle 12 e 50 locali, le 11 e 50 in Europa centrale, nei pressi del lungomare della capitale libanese. Al momento dello scoppio stava transitando un corteo di automobili con a bordo l'ex primo ministro Rafic Hariri. Secondo le informazioni ufficiali l'ex premier è rimasto ucciso nelloscoppio. Il bilancio provvisorio parla di almeno nove morti e di una quarantina di feriti.

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IRAQ, si cercano alleanze dopo i risultati delle elezioni

Sorprendono ed entusiasmano, i risultati ufficiali delle elezioni irachene del 30 gennaio scorso. La lista sciita, sostenuta dall'ayatollah al-Sistani, ha ottenuto il 48,2%, sfiorando la maggioranza assoluta. Successo anche per le liste kurde, giunte al 25,7%.

Dietro la soddisfazione dell'Alleanza irachena unita spuntano però le difficoltà con cui si dovrà fare i conti nella formazione di un governo. Saranno gli esponenti del clero filo-iraniano, che non hanno mai nascosto la propria contrarietà all'occupazione militare statunitense, a occupare un ruolo centrale nelle trattative per la formazione di un nuovo esecutivo.

Gli osservatori considerano possibile un'intesa tra sciiti e kurdi, il che rilancerebbe per un ruolo di primo piano la figura di Jalal Talabani, capolista di una formazione che si è assicurata 75 seggi.

Ma il principale dei problemi deve ancora essere affrontato. Con un magro 13,8%, il premier interimario Iyahd Allawi esce ridimensionato, e ancora di più accade al Partito degli iracheni, del presidente sunnita al-Yawari, inchiodato all'1,8%.

Proprio i sunniti sono i più delusi dal risultato elettorale, che ora viene ampiamente contestato. Un portavoce del Consiglio degli Ulema, che si riunisce oggi per un'analisi del voto, ha parlato di alta astensione e di una rappresentanza "zoppa".

Stando ai risultati pubblicati dalla Commissione elettorale, sarebbero andati alle urne il 58,3% degli aventi diritto, e ben 99 liste sono state escluse per non aver raggiunto la soglia di sbarramento.

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Vertice sulla sicurezza: tra gli interventi attesi quello di Rumsfeld e Annan

A Monaco di Baviera è arrivato anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, che per la prima volta interverrà alla conferenza internazionale sulla sicurezza e a cui verrà conferito un premio per la pace.Alla riunione - giunta ormai alla sua 41esima edizione - partecipano 250 politici e militari di quaranta paesi. Tra gli ospiti eccellenti anche il segretario alla difesa statunitense Donald Rumsfeld e l'ex first lady americana, oggi senatrice democratica, Hillary Clinton.Ad aprire l'incontro un discorso del presidente tedesco Horst Koehler, che ha lanciato un appello ai paesi industrializzati, affinchè investano negli aiuti allo sviluppo per i paesi poveri, diminuendo le spese militari. "La politica dello sviluppo - ha detto - è la miglior prevenzione dei conflitti".La conferenza - i cui lavori si apriranno ufficialmente sabato per concludersi domenica - raduna ogni anno esperti di tutto il mondo per discutere di problemi di sicurezza.Migliaia di dimostranti si sono radunati fuori dall'albergo della conferenza per protestare contro tutte le guerre.

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Costituzione: il tasso di partecipazione farà la differenza in Spagna

Ad una settimana dal voto sulla costituzione europea in Spagna, i sondaggi danno in vantaggio i sí, ma a dire se il referendum è stato un successo sarà soprattutto il tasso di partecipazione degli elettori. La Spagna è il primo paese ad organizzare una consultazione popolare, il 20 febbraio, il suo esempio potrebbe avere un effetto domino sugli altri otto stati che hanno scelto di svolgere un referendum, tra questi anche Francia e Portogallo. Solo il Lussemburgo ha deciso la data: il dieci luglio. La Gran Bretagna, l'unico stato dove per il momento prevalgono i no sarà probabilmente l'ultima nel 2006. Gli altri paesi, tra cui l'Italia, ratificheranno la costituzione europea in Parlamento. Lituania, Ungheria, e Slovenia l'hanno già adottata.

La costituzione europea disegna una nuova archittetura per le istituzioni europee, istituisce il diritto di iniziativa popolare, e dà piú poteri al parlamento europeo in materia di giustizia e immigrazione.

Per entrare in vigore deve essere ratificata da tutti gli stati membri. Il no di uno dei venticinque potrebbe aprire una crisi politica senza precedenti.

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Domenica, 13 Febbraio, 2005

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IRAQ: giudice ucciso, e strage di civili a Mussaieb

Scene di quotidiana violenza in Iraq: a Bassora, nel sud del Paese, quattro uomini dal volto coperto hanno ucciso questa mattina un giudice. È il secondo delitto del genere nella città meridionale questa settimana. La guerriglia ha da tempo preso di mira i rappresentanti della magistratura irachena.

17 morti e 16 feriti invece a Mussaieb, 55 chilometri a sud di Bagdad. La strage è stata causata dall'esplosione di un'autobomba, L'attentato nei pressi di un ospedale, le vittime sono soprattutto civili.

Mussaieb, centro abitato da sunniti e sciiti, si trova non lontano dal cosiddetto "triangolo della morte", dove frequenti sono gli attentati della guerriglia.

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Tony Blair ormai in campagna elettorale

Via "ufficioso" alla campagna elettorale per i laburisti di Tony Blair e del suo Cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown. Nel cantiere di un complesso abitativo nei pressi di Londra, pensato per i giovani che acquistano la prima casa, il premier britannico ha iniziato un serrato giro a tappe intorno al Paese per presentare il suo programma elettoriale in vista del voto fissato (è trapelato) per il cinque maggio, data che Blair non ha smentito. Una campagna in sei punti, coi successi in economia al primo posto.

"Negli ultimi 7-8 anni, ha detto il premier, i cittadini hanno imparato a fidarsi della nostra gestione del Paese, grazie al lavoro di Gordon Brown. Ormai riconoscono che senza quella base di stabilità economica non sarebbe stato possibile realizzare nulla."

Se l'asso nella manica di Blair resta la costante crescita economica assicurata al Regno Unito, i punti deboli si confermano: scuola e sanità. Senza contare il tormentato rapporto col ministro delle finanze, che tutti danno come suo più probabile successore alla guida del partito. È questa una delle tante questioni che i Labour affrontano nel loro congresso, in corso da oggi a domenica a Gateshead, nel nordest dell'Inghilterra.

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Middle East. MO: tregua piu' vicina, Abu Mazen a Gaza incontra i vertici di Hamas e Jihad

Continuano gli sforzi del presidente palestinese Mahmud Abbas sulla via della pace. Il capo dell'Anp resterà alcuni giorni a Gaza, dove incontrerà i leader dei movimenti islamici radicali Hamas e Jihad islamica per convincerli a rispettare il cessate-il-fuoco annunciato insieme al premier israeliano Sharon durante il vertice di Sharm el Sheik di martedi' scorso.La tregua ha rischiato di vacillare dopo il lancio da parte di militanti islamici di una quarantina di razzi e bombe di mortaio contro insediamenti ebraici nella Striscia di Gaza.Intanto il ministro degli esteri israeliano Sylvan Shalom ha fatto sapere che la principale minaccia per il cessate-il-fuoco arriva dagli Hezbollah libanesi, accusati di essere gli autori di numerosi attacchi terroristici.Resta invece determinato a portare avanti il ritiro da Gaza il premier israeliano Ariel Sharon, che respinge l'ipotesi - caldeggiata dall'ala piu' radicale del Likud - di sottoporre la decisone a un referendum popolare.

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Sabato, 12 Febbraio, 2005

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Argentina: finito l'ammutinamento nel carcere di Cordoba. Ostaggi liberi

Si è concluso l'ammutinamento nel carcere di San Martin, a Cordoba, in Argentina. La rivolta era scoppiata ieri pomeriggio. Pesante il bilancio: almeno otto i morti. Adesso le autorità hanno ripreso il controllo del carcere.

Stamane tredici ostaggi erano stati liberati, tra questi donne, bambini e alcune guardie, ma sino alla fine restavano ancora decine di persone nelle mani dei mille seicento rivoltosi.

I detenuti chiedevano migliori condizioni di vita all'interno della prigione, che si trova a settecento quindici chilometri a nordovest di Buenos Aires.

Nel carcere sono rinchiusi duemila detenuti per reati gravi, molti condannati all'ergastolo. L'edificio potrebbe ospitare un massimo di settecento detenuti.

Ieri il tentativo delle teste di cuoio di riprendere il controllo della situazione è fallito. Nell'operazione i carcerati non hanno esitato a rispondere al fuoco, usando pistole e mitragliatrici contro gli ostaggi e le forze dell'ordine.

La trattativa è stata condotta da tre magistrati, che insieme ad alcuni familiari hanno cercato di mantenere il dialogo con la parte piu' moderata dei rivoltosi.

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Ariane 5: tutto è pronto per lancio che non puo' fallire

Tutto è pronto a Kuru, nella Guiana francese, per il lancio di Ariane 5, il razzo vettore europeo che metterà in orbita un satellite per le telecomunicazioni militari, e una serie di strumentazioni in grado di studiare il comportamento dei fluidi nello spazio.

Il lancio è previsto per oggi, quando da noi saranno le 20.49. Si tratta di un momento particolarmente atteso visto che il tentativo precedente di inviare nello spazio Ariane 5 era fallito: l'11 dicembre del 2002, tre minuti dopo la partenza, il razzo aveva abbandonato la traiettoria prevista a causa di un guasto. Da Terra erano stati costretti a distruggerlo.

Arianespace, l'operatore che gestisce il razzo, ha condotto modifiche e test tali da scongiurare un nuovo fallimento.

L'anno scorso l'Agenzia Europea dello Spazio ha stanziato quasi un miliardo di euro per il finanziamento del programma Arianne 5.

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Inaugurato il piu' potente apparecchio europeo di risonanza magnetica per il cervello

E' il piu' potente apparecchio di risonanza magnetica d'Europa, che permetterà di migliorare le diagnosi delle patologie del cervello.Inaugurato a Magdebourg, nella Germania orientale, questo macchinario era disponibile fino ad oggi solo negli Stati Uniti.Lungo tre metri e attorniato da una struttura di metallo del peso di 230 tonnellate, questo apparecchio consentirà diagnosi precoci di malattie come l'Alzheimer, il Parkisnson, l'epilessia o la sclerosi a placche.Finanziato in parte con fondi europei, l'apparecchio - costato dieci milioni di euro - potrà essere utilizzato anche per la ricerca e in particolare per gli studi sul linguaggio e sulla memoria.

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Venerdi, 11 Febbraio, 2005

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La Corea del Nord afferma di avere la bomba atomica

"Abbiamo la bomba atomica, e la useremo per difenderci": la Corea del Nord lo fa sapere al mondo, con un comunicato del Ministero degli Esteri nel quale si afferma anche che Pyongyang lascia a tempo indeterminato il tavolo delle trattative. USA, Russia, Corea del Sud, Giappone e Cina tentavano di convincere la Corea del Nord a rinunciare all'arricchimento dell'uranio, in cambio della tecnologia per costruire nuove centrali ad uso civile.

Nelle immagini la centrale da sempre sospettata di produrre uranio arricchito ad uso militare. L'annuncio nord-coreano giunge a poche ore dall'ennesima offensiva verbale di Washington: Bush aveva detto di voler liberare il mondo dalla tirannia, Condoleeza Rice aveva fatto un elenco di sei paesi, tra i quali la Corea del Nord. Una buona ragione per ritirarsi dai negoziati, dice oggi la Corea del Nord. L'annuncio della bomba atomica non ha, al momento, altre conferme: secondo alcuni analisti, potrebbe trattarsi di un bluff, per far salire il prezzo prima di riprendere i negoziati.

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L'Iran non rinuncerà al nucleare, dice Khatami durante l'anniversario della Rivoluzione

L'Iran ha il diritto di dotarsi di centrali nucleari: lo ha ribadito il presidente iraniano Khatami, davanti alle migliaia di persone che hanno sfidato il freddo e la neve per affollare piazza Azadi, nel centro della capitale. L'occasione è quella del 26esimo anniversario della repubblica islamica, che fu fondata nel 1979 dopo la rivoluzione guidata dall'ayatollah Khomeini, la cui immagine campeggia ancora ovunque.

Mohamed Khatami, il presidente eletto, un riformista, ha fatto il punto sui progressi del paese in campo economico, sociale e culturale, poi si è concentrato sul tema nucleare: "non vogliamo costruire bombe - ha detto il presidente - ma non rinunceremo al nucleare civile e non accettiamo diktat dall'estero. E se gli europei non rispetteranno i patti - ha detto - anche noi torneremo sui nostri passi".

Il riferimento è ai negoziati in corso con Germania, Francia e Regno Unito, che offrono aiuti economici e assistenza per un'altra tecnologia di nucleare civile in cambio della rinuncia iraniana all'arricchimento dell'uranio, per ora sospeso. Condoleeza Rice, pur lamentando che gli europei non siano stati particolarmente chiari nel minacciare sanzioni all'Iran in caso di mancato accordo, si è detta soddisfatta delle risposte fornitele dai partner europei in questi giorni. Il segretario di stato americano ha visitato varie capitali del vecchio continente, e oggi, prima di rientrare a Washington, participa a Lussemburgho al vertice ministeriale Unione Europea-Stati Uniti.

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Giovedi, 10 Febbraio, 2005

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Carlo d'Inghilterra e Camilla si sposeranno l'otto aprile

Finalmente sposi. Il principe Carlo, erede al trono d'Inghilterra, e Camilla Parker Bowles, convoleranno a nozze. L'annuncio ufficiale è stato dato, questa mattina, dal portavoce del figlio di Elisabetta II. II matrimonio avrà luogo il prossimo otto aprile nella cappella di San Giorgio al castello di Windsor.

Verrà così celebrata un'unione iniziata nella segretezza e che ormai dura da anni. Carlo è vedovo di Lady Diana dal giorno dell'incidente mortale della principessa nel 1997. Camilla invece ha divorziato dal marito sembra proprio a causa della relazione con il principe.

L'idea di un nuovo matrimonio per l'erede al trono ha incontrato a lungo le resistenze dell'opinione pubblica britannica, affezionata a Diana. Ma anche della regina che sembra a questo punto aver detto si alle richieste del figlio.

Ma bisogna dire che ormai si trattava di un'autorizzazione quasi obbligata: i due fidanzati già vivono insieme in alcune stanze di Clarence house, residenza ufficiale del principe di Galles, e partecipano insieme anche a eventi pubblici.

Camilla una volta sposata adotterà il titolo di sua altezza reale la duchessa di Cornovaglia. Mentre quando Carlo diverrà Re non sarà regina ma principessa consorte.

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Prove di democrazia in Arabia Saudita. Prime elezioni comunali della storia

Sono cominciate questa mattina in Arabia Saudita le prime elezioni municipali a livello nazionale della storia del regno. Oggi si vota nella regione di Ryad, poi a marzo ed aprile si voterà nelle altre dodici regioni.

Uno scrutinio limitato che esclude ancora una volta le donne sia come elettrici che come candidate. In realtà sono in pochi a beneficiare del diritto di voto. Su una popolazione di 24 milioni appena tre milioni di sauditi hanno la facoltà di iscriversi alle liste elettorali.

Nella capitale solo il 30% degli aventi diritto ha deciso di partecipare al voto per eleggere sette consiglieri comunali su quattordici. Il sindaco di Ryad il principe Abdel Aziz si è detto contento di essere assistito da un consiglio comunale eletto per metà. E a proposito dell'esclusione delle donne si è augurato che la prossima volta potranno partecipare al voto.

Questo primo test si svolge senza la presenza di osservatori internazionali.I seggi si chiuderanno alle 17 locali le 15 in Europa centrale. L'Arabia Saudita è stata oggetto ultimamente di diversi attentati e le misure di sicurezza in occasione del voto sono state rafforzate.

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Mercoledi, 9 Febbraio, 2005

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Tre mesi di tempi in Spagna agli immigrati irregolari per mettersi in regola

Mesi di passione in Spagna per gli immigrati clandestini che intendano regolarizzare la propria posizione davanti alla legge. Da oggi, sino al sette maggio, parte una sanatoria che potrebbe interessare sino a un milione di lavoratori. Sin dalle prime luci dell'alba migliaia di persone si sono messe in fila davanti alle questure per presentare la documentazione. Il governo socialista lo aveva promesso: fine del lavoro nero e dei costi sociali che ne conseguono. Per molte persone però, non sarà una cosa facile. Per ottenere un permesso di soggiorno, gli extracomunitari dovranno essere in possesso di un contratto di lavoro di almeno sei mesi. "Nessuno vuole metterti in regola e se fai storie ti licenziano", dicono due stranieri che attendono il sospirato documento. Gli esperti ritengono che saranno i lavoratori di origine marocchina ad avere maggiori vantaggi. In Marocco esistono due enclave spagnole e per queste persone è oggettivamente più facile entrare in contatto con datori di lavoro iberici. I richiedenti il visto devono inoltre possedere una fedina penale immacolata, avere un contratto in tasca e risiedere in Spagna almeno dallo scorso agosto. Altra esigenza è che siano i datori di lavoro a riconsegnare gli incartamenti alle autorità, un atto che potrebbe tenerne molti lontano dalle questure.

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Scontro politico in Gran Bretagna sull'immigrazione

Per far fronte alle lamentale dell'opposizione il governo laburista ha annunciato un piano per l'immigrazione che accoglie in parte le richieste dei conservatori.

Nel progetto del premier Tony Blair viene introdotto un sistema a punti simile a quello in vigore in Australia. Uno straniero per poter lavorare nel Regno Unito dovrà ottenere un certo punteggio basato sulle qualifiche ed esperienze personali.

"Abbiamo bisogno di un sistema che permetta l'ingresso alle persone che vengono da noi per lavorare, per studiare o per fare turismo - ha detto il ministro britannico dell'interno Charles Clarke -. Abbiamo l'obbligo di offrire l'asilo politico a quanti fuggono dalle tirannie. Chi viene per altri motivi non deve essere ammesso in Gran Bretagna. E c'è bisogno anche di controlli più efficaci".

L'immigrazione, secondo gli osservatori politici britannici, sarà uno dei temi chiave delle elezioni legislative del prossimo maggio. I conservatori puntano molto su di esso per ridurre il distacco che nei sondaggi li separa dai laburisti.

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Martedi, 8 Febbraio, 2005

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IRAQ: si fa strada la speranza sulla sorte di Giuliana Sgrena

Comincia a farsi strada l'ottimismo, anche se cauto, sulla sorte di Giuliana Sgrena. L'inviata del manifesto in Iraq, rapita a Bagdad venerdì scorso, secondo un comunicato apparso su Internet dovrebbe essere liberata nelle prossime ore. Nel testo che, come i comunicati precedenti, sarebbe stato redatto dall'Organizzazione della Jihad islamica responsabile del rapimento, si precisa che l'ostaggio sarà liberato perché è stato accertato che non si tratta di una spia.

Pierluigi Scolari è il compagno di Giuliana Sgrena: "Questa volta sembra che ci siano elementi un po' più consistenti per essere ottimisti. Diciamo che tutto quello che dal punto di vista logico noi siamo riusciti a seguire in questi giorni, il susseguirsi dei comunicati e la stessa logica dei comunicati, fa pensare alla possibilità che questa vicenda sia vicina alla conclusione".Venerdì il gruppo aveva dato 72 ore di tempo al governo italiano per ritirare le truppe dall'Iraq, minacciando di uccidere la giornalista. Il comunicato della speranza è stato diffuso poco prima della scadenza dell'ultimatum.

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Mideast. Vertice di Sharm el Sheik, speranze di pace in Medio Oriente

Dopo quattro anni di Intifada si riaccende la speranza in Medio Oriente. Il premier israeliano Ariel Sharon e il presidente palestinese Mahmoud Abbas si incontrano oggi per la prima volta a Sharm el Sheik in Egitto: annunceranno un cessate il fuoco totale e reciproco."Speriamo - ha dichiarato Abbas - che questo vertice spiani la strada per i negoziati bilaterali in vista di un'attuazione della road map".

Il piano di pace che prevede il riconoscimento dello stato Palestinese è ancora un obbiettivo anche per il segretario di stato americano Condoleeza Rice. Ai palestinesi gli Stati Uniti promettono 40 milioni di dollari in aiuti umanitari.Prudenza da parte israeliana. Vengono apprezzati i primi risultati ottenuti da Abbas per porre fine alla violenza. Le autorità israeliane si dicono pronte dunque ad un'apertura, ma sottolineano che il solo cessate il fuoco non basta.

Intanto a Gaza manifestazioni lunedi' per il rilascio di prigionieri palestinesi. Israele ha annunciato la liberazione di 900 detenuti: solo quelli non coinvolti in attentati che hanno provocato morti o feriti. Troppo poco, secondo i palestinesi. La questione è stata rinviata ad una commissione bilaterale che la esaminerà dopo il summit egiziano.

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EUROPE., nuova mèta dei migranti. In 25 anni necessarie 150 milioni di persone

Per secoli l'Europa è stata una terra di emigrazione. Milioni di italiani, greci o portoghesi, hanno cercato un lavoro e una alternativa di vita in giro per il mondo. Oggi però l'Europa, grazie alla domanda di manodopera tanto generica che specializzata, è diventata la meta per una gran parte dei nuovi flussi migratori.

Paesi come la Spagna, dopo aver fornito la forza lavoro al boom economico degli anni Cinquanta, si sono convertiti in terra di immigrazione per migliaia di operai comuni. Solo nel 2000 Madrid ha disposto una sanatoria che ha riguardato 250mila clandestini, di fatto già impegnati al lavoro nel paese.

Ancora più netta l'offerta di lavori altamente qualificati. Nei 25 paesi dell'Unione mancano tecnici nei settori della comunicazione, dell'informatica e della sanità.

Radez Stefanczy, un grafico polacco emigrato in Gran Bretagna prima dell'allargamento, ha trovato lavoro grazie al bisogno di manodopera specializzata, come spiega il suo capo, Trevor Cotterell.

"Ci è piaciuto il suo portfolio di lavori e ci hanno convinto le sue capacità. Gli abbiamo offerto il posto. D'altra parte diviene sempre più difficile trovare candidati nazionali per questo tipo di profilo professionale".

Tenere vacanti questo tipo di lavori costa caro alla crescita economica europea. A ciò si aggiunga il crescente invecchiamento della popolazione che rischia di squilibrare ulteriormente il rapporto tra pensionati e attivi.

La tendenza demografica rivela che il numero di europei in età attiva passerà dai 303 milioni del 2002 ai 280 milioni del 2030. Nello stesso periodo aumenterà il numero dei pensionati.

Per compensare questi squilibri non basta nemmeno un'eventuale - sebbene improbabile - crescita delle nascite: ai nuovi nati servono decenni per affacciarsi sul mercato del lavoro. Dunque non resta che l'immigrazione. Per colmare il vuoto, bisognerà accogliere in Europa 5 milioni di persone all'anno - attualmente ne arriva solo 1 milione - per poter contare, in 25 anni, su una quota aggiuntiva di 159 milioni di persone.

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Lunedi, 7 Febbraio, 2005

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Spagna: oggi i funerali delle 18 vittime di un'intossicazione in un ostello

Si terranno oggi pomeriggio i funerali delle diciotto vittime di un'intossicazione in un ostello spagnolo. I familiari in arrivo sul posto sono accolti da un'équipe di sostegno psicologico.La tragedia ha scosso tutta la Spagna, ma soprattutto la piccola comunità di Todolella, un borgo medievale dalla popolazione inferiore ai 140 abitanti.In una cinquantina si erano incontrati sabato sera per festeggiare il cinquantesimo compleanno di uno di loro all'ostello di San Cristofol, in questa zona montuosa della regione di Valencia.

In 20 avevano deciso di pernottare sul posto. Stando alle ultime ricostruzioni, avevano acceso delle stufe per proteggersi dal freddo, e una combustione difettosa avrebbe prodotto l'emissione di ossido di carbonio. Non è scartata però neanche l'ipotesi di una fuga di gas.Il sindaco di Todolella esprime così lo shock della popolazione: "Questa è una piccola regione, una regione con problemi di sviluppo dove tutti si conoscono. È come una grande catastrofe familiare".Si tratta del più grave incidente del genere in Spagna da quindici anni a questa parte. I corpi delle vittime, di età comprese fra i 22 e i 40 anni, sono stati ritrovati ieri verso le 16.30. Gli unici due sopravvissuti, che si trovavano in una stanza più lontana dalla fonte dell'intossicazione, sono stati trovati in stato d'incoscienza.

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Mideast. Frenetiche consultazioni in Medio Oriente in vista del summit egiziano

La dirigenza palestinese è stata colta di sorpresa dall'invito da parte dell'Egitto a partecipare domani al vertice di Sharm El Sheik. Le consultazioni in vista del summit sono frenetiche: ieri una delegazione egiziana è arrivata a Gaza per incontrare il presidente Mahmud Abbas, i leader dei gruppi militanti e i comandanti della sicurezza e spingere in direzione di una tregua. Un'opzione appoggiata da Al Fatah, che ha ribadito la sua posizione in favore del cessate il fuoco.

Hamas e Jihad islamica hanno raggiunto un'intesa in questo senso con l'Egitto, anche se a certe condizioni. Il leader di Hamas a Gaza ha dichiarato: "Chiediamo la fine di tutte le aggressioni, in particolare la fine delle aggressioni mirate contro determinati individui o movimenti della società palestinese".Condoleeza Rice, che ieri ha incontrato Sharon e oggi vede Abbas, non ci sarà, ma la road map sostenuta dagli Stati Uniti sarà un argomento centrale del vertice egiziano, come ha confermato il premier palestinese Ahmed Qorei: "Solleveremo la questione dell'idea che ha il presidente Bush riguardo l'istituzione di uno stato palestinese accanto a Israele. Pensiamo che questa sia la questione più importante e la soluzione del conflitto".

Abbas avrebbe però preferito, prima incontrare Sharon, raggiungere accordi precisi soprattutto sul problema della liberazione dei detenuti palestinesi. Problema accantonato dopo che le parti hanno raggiunto l'accordo di istituire dopo il vertice un'apposita commissione alla quale parteciperà anche l'Anp.

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Spagna: al via da oggi la sanatoria per mezzo milione di clandestini

Sono più di mezzo milione gli extracomunitari che da oggi in Spagna hanno la possibilità di mettersi in regola. Il governo socialista l'aveva promesso: fine del lavoro nero e dei costi sociali che ne conseguono. I clandestini avranno tre mesi per dimostrare di avere un lavoro, documenti in regola e fedina penale pulita.

A occuparsene una cinquantina di uffici per l'immigrazione. Il personale addetto è stato aumentato del 130% per far fronte all'immensa mole di lavoro.

La Segretario di stato all'Immigrazione avverte che le persone regolarizzate avranno sì diritti ma anche obblighi. "In ogni caso, conferma, si tratta di migliaia di posti di lavoro in nero che verranno regolarizzati."

Su una popolazione di circa 43 milioni di abitanti, sono oltre due milioni e mezzo gli stranieri che vivono in Spagna, piu' di un milione clandestini.

Tagliati fuori dalla sanatoria tanti immigrati dell'Africa Nera o da paesi in guerra, spesso sprovvisti di documenti. Le associazioni non governative lamentano poi che l'iniziativa esclude anziani e bambini, fasce non in grado di produrre reddito.

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Domenica, 6 Febbraio, 2005

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IRAQ. Manifestazione in Campidoglio per Giuliana Sgrena. Un secondo gruppo islamico ne rivendica il sequestro

Cinque mesi dopo, piazza del Campidoglio a Roma si riempie per un'altra italiana rapita in Iraq: Giuliana Sgrena, inviata del quotidiano Il Manifesto, sequestrata venerdí a Bagdad. Era accaduto a settembre per Simona Torretta e Simona Pari, anch'esse presenti alla fiaccolata.

Intanto sono partite le operazioni mirate alla liberazione dell'ostaggio. Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa, ha avuto il via libera per attivare le sue fonti. Fu proprio lui ad avere un ruolo determinante nella liberazione delle due Simone.

E nelle scorse ore un secondo gruppo ha rivendicato il rapimento di Giuliana Sgrena: si tratta dell'Organizzazione della Jihad, che come il primo gruppo dà al governo italiano sino a lunedì per ritirare le truppe dal sud dell'Iraq, circa tremila uomini, altrimenti la donna verrà uccisa.

E ieri si è svolta una manifestazione a Montpellier, nel sud della Francia, per ricordare la giornalista francese Florence Aubenas, rapita insieme alla sua guida interprete un mese fa.

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Condoleeza Rice bacchetta la Russia: troppo lente le riforme democratiche

Cena di lavoro con tirata d'orecchi all'omologo russo per Condoleeza Rice, che nelle scorse ore ad Ankara ha incontrato Sergei Lavrov: il segretario di stato americano ha rimproverato a Mosca la lentezza nell'introdurre riforme democratiche nel Paese. Obiettivo del colloquio era soprattutto la preparazione dell'incontro Bush Putin, previsto per il prossimo 24 febbraio a Bratislava, in Slovacchia.

Nel pomeriggio breve colloquio col premier turco Erdogan, che la Rice ha rassicurato: "l'Iraq resterà un paese unito", escludendo quindi la possibilità di una secessione dei curdi iracheni. Eventualità che potrebbe incoraggiare le aspirazioni separatiste della minoranza curda in Turchia.

Al centro dell'incontro anche la situazione in Medioriente dove si reca oggi la Rice. In questo suo primo tour diplomatico, il segretario di stato Usa conferma il ritrovato impegno di Washington a favore del processo di pace.

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Francia: centinaia di migliaia di lavoratori difendono la legge sulle 35 ore

Oltre cento cortei, decine di migliaia di partecipanti. I lavoratori francesi sono scesi in piazza oggi nelle principali città dell'esagono per dire no alla riforma delle 35 ore.

Quattro dei cinque grandi sindacati francesi hanno organizzato la mobilitazione per salvare il fiore all'occhiello dei socialisti, la legge Aubry che stabilisce il limite delle 35 ore di lavoro settimanali. Una barriera che il governo Raffarin intende rendere piú elastica, portando il limite a 48 ore.

Il premier sostiene che le norme sull'orario di lavoro devono essere piú flessibili per abbassare il tasso di disoccupazione, attualmente quasi al 10%.

"E'stato dimostrato -dice un manifestante- che le 35 ore hanno creato impiego da quando questa legge è entrata in vigore, nel '98. Ora tentano di dirci il contrario, ma noi difendiamo questa legge, ci teniamo, è per questo che siamo qui".

La proposta di legge dell'Ump è attualmente al vaglio del parlamento, l'Assemblée Nationale, ma per sindacati e lavoratori la norma non garantisce che le ore in piú vengano debitamente pagate. I sindacati temono che le aziende in condizioni precarie possano obbligare i propri dipendenti a lavorare ore extra per lo stesso stipendio.

Il governo risponde che la riforma aiuterebbe la Francia a essere piú competitiva. Un recente sondaggio ha reso noto che il 77% dei lavoratori intervistati vuole mantenere l'orario attuale, già peraltro ammorbidito dalla Loy Fillon del 2003 che aumentava il limite delle ore di straordinario.

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Sabato, 5 Febbraio, 2005

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L'Africa può attendere. Nessun accordo al G7 di Londra sugli aiuti allo sviluppo

I ministri dell'economia e i banchieri centrali dei principali paesi industrializzati riuniti a Londra per il G7, non sono riusciti a mettersi d'accordo attorno a un piano di aiuto allo sviluppo. Il 'patto a quattro' annunciato dai responsabili di Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia prevedeva non solo di spingere sulla competitività, ma anche di impegnarsi a favore della riduzione del debito dei paesi in via di sviluppo.

Un atteggiamento lodato da Nelson Mandela intervenuto ieri a latere lanciando un appello contro la povertà e le ingiustizie sociali. Il progetto britannico prevedeva oltre all'estinzione del debito dei paesi poveri, un raddoppio degli aiuti allo sviluppo grazie a un sistema di prestiti garantiti dai paesi più ricchi. La Francia da parte sua, aveva proposto la tassazione di alcuni prodotti e servizi come i trasporti aerei. Idee che non sono state accettate da Washington favorevole solo a un ridimensionamento del debito. Londra, Parigi e Berlino si sono quindi dette disponibili a procedere da sole, concedendo facilitazioni finaziarie e tassazioni che favoriscano lo sviluppo di programmi di salute pubblica come la lotta all'Aids pur lasciando aperta la porta per le adesioni di altre nazioni.

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IRAQ. Rivendicato il rapimento della giornalista Giuliana Sgrena: "l'Italia lasci l'Iraq"

72 ore per ritirare i soldati italiani dall'Iraq, altrimenti sulla sorte di Giuliana Sgrena decideranno le Falangi della Jihad islamica.

È il comunicato, pubblicato su un sito Internet, e la cui autenticità è ancora da verificare, diffuso poche ore dopo il sequestro ieri della giornalista del Manifesto. Il gruppo è semisconosciuto, ai tempi del rapimento delle due Simone ne avevano rivendicato l'uccisione.

La Sgrena, 46enne, è inviato speciale del quotidiano romano il Manifesto. E' un esperta del mondo arabo, su cui ha scritto diversi libri.

Ieri in serata vertice a Palazzo Chigi. In conferenza stampa il ministro degli esteri Gianfranco Fini ha rassicurato sull'operato del governo: "Faremo il possibile per assicurare quanto prima la liberazione della nostra concittadina."

Giuliana Sgrena lavorava al Manifesto dal 1988. Era già stata diverse volte in Iraq, e a Bagdad nel 2003. E' stata inviato anche in Africa e in Afghanistan.

Il rapimento nei pressi dell'università della capitale irachena. Aveva appuntamento con alcuni profughi di Falluja quando un gruppo di uomini armati l'hanno portata via a bordo di un'auto.

Un mese fa la stessa sorte era toccata a una giornalista francese, Florence Aubenas, sequestrata con la sua guida interprete irachena. Di loro non si hanno più notizie.

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Venerdi, 4 Febbraio, 2005

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Francia, battaglia politica sulla riforma delle "35 ore"

La riforma della legge francese sulle "35 ore" giunge in Parlamento. Il dibattito si preannuncia molto teso e la settimana culminerà sabato con manifestazioni di piazza in tutta la Francia. Presentato da 4 deputati dell'Ump, il partito del presidente Chirac e del primo ministro Raffarin, il progetto di legge non cambia il principio giuridico delle 35 ore settimanali, ma ne modifica profondamente la sostanza. Si potrà infatti lavorare fino a quarantott'ore, con il consenso del lavoratore; un'ulteriore flessibilità sarà consentita alle imprese con meno di 20 dipendenti.Il partito socialista, che nel 1998 aveva varato la legge sulle "35 ore", è contrario alla riforma. Come il sindacato."Siamo al massimo della fregatura col concetto di libera scelta - dice Jean Christophe Le Digou, segretario generale del sindacato Cgt -. Per il lavoratore che rifiuterà le ore supplementari rispetto all'orario legale, non prevedo una lunga permanenza in azienda".Alcune imprese stanno interpellando i loro dipendenti sulla questione. Il governo assicura che la riforma rivitalizzerà l'economia; i quadri, secondo i sondaggi, sarebbero in maggioranza favorevoli a lavorare di più per guadagnare di più. Ma la battaglia promette di diventare, più che sindacale, politica.

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Giovedi, 3 Febbraio, 2005

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Piano Ibarretxe, il Parlamento di Madrid dirà "no" a più autonomia per i baschi

Il piano Ibarretxe approda al Parlamento di Madrid. Il programma di libera associazione del Paese basco con la Spagna, presentato dallo stesso presidente del governo autonomo di Vitoria, è destinato a essere bocciato, oggi stesso, dall'assemblea legislativa spagnola. Il piano vuole assegnare al governo basco competenza esclusiva su fisco, trasporti, infrastrutture, scuola e sanità."Ci presentiamo con la mano tesa - ha detto Juan Josè Ibarretxe - per aprire un negoziato. Non si può rispondere no al nostro piano senza avviare una trattativa".Il piano era stato approvato dal Parlamento basco il 30 dicembre scorso, a maggioranza assoluta ma con soli 4 voti di scarto. Il presidente del governo spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero non ha mancato di sottolineare questo dettaglio di valore politico."Signor Ibarretxe, se viviamo insieme, insieme dobbiamo decidere. I rapporti tra il Paese basco e il resto della Spagna saranno decisi da tutti i baschi, e non solo dalla metà dei baschi, e da tutti gli spagnoli".Zapatero ha inoltre difeso il quadro della costituzione spagnola del 1978, come garanzia di unità, libertà e spirito di coabitazione.Il piano Ibarretxe prevede che alla prospettiva d'indipendenza del Paese basco spagnolo possa unirsi quello francese. Ai baschi sarebbe garantito pieno diritto di autodeterminazione, e al loro governo il potere di stipulare trattati internazionali. Tutti principi destinati a rimanere sulla carta, stante lo scontato no del parlamento di Madrid.

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Mercoledi, 2 Febbraio, 2005

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IRAQ. Gran Bretagna, si apre l'inchiesta sull'aereo britannico abbattuto a Baghdad

Aperta l'inchiesta sull'abbattimento dell'aereo britannico a nord di Baghdad nel giorno delle elezioni irachene. Due finora le rivendicazioni. Un video diffuso dalla televisione satellitare del Qatar Al Jazeera , che mostra soprattutto i resti del velivolo, è firmato dalle brigate della rivoluzione del 1920. Il gruppo afferma che l'aereo da trasporto britannico, un Hercules C130, è stato colpito da un missile e che i morti sarebbero 40. Un'altra formazione, Ansar al islam, ha rivendicato invece l'attentato con un annuncio on line. Nello scontro sono morte 10 persone, si tratta della piu' grossa perdita in vite umane per la Gran Bretagna. "L'area è ora sotto sorveglianza - ha detto il ministro degli esteri Jack Straw - stiamo indagando. Sarebbe sbagliato fare delle speculazioni"Nessuna precisazione da Londra sui motivi che hanno portato l'aereo fuori dall'area britannica, nel sud del paese. L'inchiesta cercherà scoprire invece cosa è riuscito ad abbattere il mezzo, considerato molto robusto.

Nella base di Lyneham, intanto le famiglie dei militari lasciano fiori e messaggi sotto un albero.

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E' iniziato il conteggio dei voti in Iraq. Nuove minacce da al-Qaeda

Lo spoglio delle schede depositate domenica scorsa dagli elettori iracheni è cominciato stamani a livello nazionale, ma gli sciiti già pregustano la vittoria che con ogni probabilità li porterà al potere. Migliaia di persone sono scese per il secondo giorno consecutivo nelle strade di Najaf, la città sacra sciita.

Il presidente ad interim iracheno Ghazi al-Yawar si è detto pronto ad accettare un reincarico, se la sua candidatura "verrà riproposta", una volta insediata la nuova Assemblea nazionale. L'esponente sunnita ha anche ipotizzato il ritiro delle truppe straniere a fine anno, se tutto andrà secondo i piani.

La situazione nel paese è relativamente tranquilla nonostante qualche schermaglia a Bassorah, ma il gruppo di al Qaida in Iraq, guidato dal terrorista giordano Abu Musab al Zarqawi, su un sito internet ha ribadito che la Jihad continuerà.

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Mideast. Da Mosca a Ankara, continua la tournée diplomatica di Mahmud Abbas

Da Mosca a Ankara. Il presidente palestinese Mahmud Abbas tesse la tela di relazioni diplomatiche volte a stabilizzare il Medio Oriente. Tendendo la mano alla Turchia, stato che ha ottimi rapporti on Israele, Abbas cerca di rafforzare l'immagine di uomo di pace prima di incontrare il premier israeliano Sharon, incontro previsto per l'8 febbraio.Già ieri, a Mosca, Abbas ha sottolineato che il Medio Oriente vive un'occasione storica per arrivare alla pace.

Sul terreno, se è stato rimandato il passaggio di poteri, in diverse città della Cisgiordania, previsto per oggi, dalle forze israeliane a quelle palestinesi, Israele ha fatto una concessione alla popolazione di Gaza.

È stato riaperto il valico di Rafah, che collega la striscia di Gaza al territorio egiziano, chiuso da oltre un mese.

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Martedi, 1 Febbraio, 2005

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IRAQ. Elezioni in Iraq. La voglia di democrazia vince sul terrore

In Iraq, la voglia di democrazia ha battuto i professionisti del terrore. L'appuntamento con le prime elezioni multipartitiche degli ultimi cinquant'anni era storico e gli elettori si sono presentati puntuali.

Come previsto, però, le file ai seggi si sono viste solo nelle regioni kurde e a maggioranza sciita. Stretti fra le minacce della guerriglia e il boicottaggio, proclamato dai loro principali partiti, i sunniti hanno fatto registrare una debole partecipazione.

Ma non hanno disertato le urne, almeno stando ai dati rilasciati dalla Commissione elettorale, che non sono definitivi né verificabili, per ora: per ragioni di sicurezza, non c'erano osservatori internazionali ai seggi.

Per gli Stati Uniti si tratta dell'ennesima vittoria. Il presidente George Bush ha voluto ostinatamente queste elezioni, rifiutandosi di accogliere la richiesta di rinvio che proveniva dai sunniti. Commentado il voto ha detto: "Recandosi in gran numero alle urne e affrontando grandi rischi, gli iracheni hanno dimostrato il loro attaccamento alla democrazia. Partecipando a queste libere elezioni, il popolo iracheno ha respinto con fermezza l'ideologia anti democratica dei terroristi".

Mostrata la sua pagella democratica, ora l'Iraq chiede la fine della tutela americana: "Fra 18 mesi non avremo più bisogno della presenza delle forze multinazionali straniere -ha dichiarato il ministro dell'interno Falah al-Naqib- Penso che saremo in grado di cavarcela da soli".

Anche Al Quaeda ha commentato le elezioni. Al Zarkawui, l'emiro di Bin Laden in Iraq, ha rivendicato l'ondata di attentati che ieri, in tutto il paese, ha provocato non meno di 35 morti e si ritiene soddisfatto per aver guastato la festa agli occupanti.

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Scontro a fuoco tra terroristi e polizia in Kuwait. Sei morti

Cinque militanti islamici e un civile sono rimasti uccisi, e cinque poliziotti sono stati feriti, in una sparatoria scoppiata a Kuwait City. Lo scontro è avvenuto questa mattina dopo che le forze di sicurezza hanno circondato un quartiere meridionale della capitale kuwaitiana dove si era asserragliato un gruppo armato. Gli agenti hanno catturato quattro uomini, tra i quali Amer Klaif al Enezi, guida spirituale degli integralisti kuwaitiani e ritenuto figura importante della rete terroristica Al Qaida nell'emirato.

E' il secondo scontro armato in due giorni, il quarto in un mese, fra forze di sicurezza e integralisti islamici. Ieri avevano perso la vita un militante e un membro delle forze speciali.

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La violenza torna a scuotere il Tajikistan in vista delle elezioni.

Un'autobomba esplosa in mattinata è stata seguita poche ore dopo da un incendio scoppiato nel palazzo del ministero della Sicurezza. L'esplosione, avvenuta davanti a un altro ministero, quello delle Situazioni di emergenza, avrebbe provocato la morte di almeno una persona. Restano ignote per ora le cause del rogo.Entrambi gli episodi si sono verificati a Dushanbe, la capitale dell'ex repubblica sovietica musulmana al confine con l'Afghanistan, dove sono previste per il 27 febbraio elezioni parlamentari. Il paese è relativamente stabile dalla fine della guerra civile del 1992-97, ma già cinque anni fa, sempre in vista delle elezioni, aveva conosciuto una nuova fiammata di violenza.

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Mideast. Israele, presto ritiro da alcune città della Cisgiordania

Israele si è detto pronto a ritirarsi rapidamente da alcune città della Cisgiordania. L'annuncio del ministro alla difesa Shaul Mofaz, è arrivato mentre oltre 130 mila coloni manifestano davanti al parlamento di Gerusalemme. Si oppongono al ritiro da Gaza voluto dal premier Sharon. Un piano che prevede lo sgombero entro il 2005 dei ventuno insediamenti nella Striscia di Gaza e di quattro in Cisgiordania: in tutto circa 8 mila coloni.

Le autorità israeliane non hanno precisato quando e quali città saranno le prime a passare sotto il controllo dell'autorità nazionale palestinese. Dettagli - dicono - da definirsi nei prossimi giorni. Secondo la Radio israeliana Ramallah e Tulkarem sono in cima alla lista. Il primo ministro palestinese Ahmed Qorei aveva annunciato la preparazione di un summit tra Sharon e Abbas.

Sabato Mofaz aveva incontrato l'ex ministro palestinese alla sicurezza Mohammad Dahlane."Questo incontro - ha detto Qorei - è stato costruttivo,speriamo che si arrivi ai fatti e che siano positivi"Il presidente Abbas intanto è arrivato domenica a Mosca per la sua prima visita ufficiale in Russia. Incontrerà il presidente Vladimir Putin e il ministri degli affari esteri e della difesa. Il Cremlino ha espresso fiducia nella capacità di Abbas realizzare "profonde riforme democratiche" e ha promesso una "stretta collaborazione".

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Si apre processo per il rogo del traforo del Monte Bianco

Si terrà in un auditorium, perchè il palazzo di giustizia è troppo piccolo. Il processo per stabilire le responsabilità del rogo del traforo del Monte Bianco, a sei anni dalla tragedia, vedrà piu' di 200 persone come parte civile e circa 180 testimoni e esperti.Dodici persone fisiche e quattro morali, tra cui la casa automobilistica svedese Volvo, compariranno davanti ai giudici di Bonneville in Francia. La società italiana del traforo tuttavia ha già versato 13 milioni e 500 mila euro alle famiglie delle vittime.Il 24 marzo 1999, un camion ha preso fuoco nel mezzo del tunnel. L'incendio si è propagato a 35 altri veicoli e spento solo due giorni dopo. In tutto sono morte 39 persone.

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