Berlusconi immunity challenged
Rain looms for Berlusconi's parade Berlusconi's profile

Berlusconi

granted immunity

Brussels plays down Prodi row Berlusconi set to ride out storm

Lunedi, 7 Novembre, 2005

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Ex Cirielli. Previti: emendamento Udc contro me. Castelli: eventuale correzione coinvolga l'intera Cdl

Cesare Previti

Roma, 6 novembre 2005
"Mi sembra che l'emendamento proposto dall'Udc sulla 'ex Cirielli' suoni più o meno in questi termini: la legge è giusta e come tale va varata nell'interesse di tutti gli italiani, belli e brutti, bravi e intelligenti, stupidi e ignoranti, eccellenti e poveri cristi, il tutto a condizione che ne resti escluso Cesare Previti". Ad affermarlo è lo stesso Cesare Previti, deputato di Forza Italia, in una nota diffusa oggi. In questo modo, prosegue l'esponente azzurro, "la coscienza turbata dell'accusa di approvare una legge 'ad personam' sarà mondata, senza nemmeno ricorrere a giaculatorie e battimenti di petto, tramutandola in una legge 'contra personam unam': il già citato Cesare Previti".

"Francamente un percorso di tal genere fa orrore a qualunque coscienza civile e, soprattutto, a quella cristiana alla quale mi sono sempre ispirato nel corso della ormai lunga vita vissuta, e quindi ancora di più non può non fare orrore al Capo dello Stato, anche per la sua evidentissima incostituzionalità", aggiunge.

"Ritengo - sostiene Previti - che sarebbe stato molto più corretto e meno ipocrita arrivare al paradosso di scrivere nell'emendamento, chiaramente e senza tanti fronzoli, che questa legge non si dovrebbe applicare a un solo cittadino e parlamentare italiano, e cioè al sottoscritto. Anche perché non mi sembra giusto che debbano patire le conseguenze dell'odio e della vigliaccheria scatenate contro di me, determinando una vera e propria caccia all'uomo celebrata come rito di purificazione collettiva, tutti gli altri imputati che, loro malgrado, si trovano ormai in appello o in Cassazione".

Previsti ribadisce "la ferma e serena convinzione che quella sulla prescrizione sia una legge giusta". E aggiunge di non poter "accettare alcun tipo di discriminazione sulla mia persona, anche perché continuo a credere in una giustizia che non può non mandarmi totalmente assolto nel merito. Se il Parlamento intende votarla così com'è ora, lo faccia quindi solo ed esclusivamente nell'interesse di tutti gli italiani. Ho troppo rispetto per il Capo dello Stato da non dubitare che, se firmerà, lo farà perché essa risponde ai richiesti requisiti di costituzionalità, e non perché può riguardare Tizio o Caio. Ciò che non intendo più accettare è che essa continui ad essere chiamata 'salva Previti' ".

Secondo Previti, "la trovata lava-coscienze consiste in un emendamento che dovrebbe escludere dall'applicazione della nuova legge i processi pendenti in appello e in Cassazione e, quindi, guarda caso, proprio i miei. E' questo che è invitato a fare l'intero Parlamento, anche per evitare il paventato ostracismo del Presidente della Repubblica".

Castelli: l'emendamento coinvolga tutta la Cdl
"Ho letto che l'Udc dovrebbe presentare un emendamento sulla questione dell'ex Cirielli, ma su una legge così strumentalizzata e mediaticamente divenuta importante, se ci fosse una correzione dovrebbe farla unanimemente tutta la Cdl". Lo ha detto il ministro della Giustizia Roberto Castelli, interpellato dai giornalisti a margine del suo intervento alla scuola politica federale della Lega Nord che si tiene a Bellaria. "Se ci fosse bisogno di una correzione dovrebbe farla unanimemente la Cdl - ha ribadito il Guardasigilli - o almeno con un documento firmato dai capigruppo della Cdl".

Fini: è una buona legge
Il vice-presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, è convinto che la ex-Cirielli sia una "buona legge". "Sono convinto che una legge che introduce misure più gravi per i recidivi e stabilisce tempi certi per la prescrizione sia una buona legge", ha affermato. "Se vi sono degli aspetti che generano dei dubbi discutiamone, approfondiamoli, ma cerchiamo comunque di trovare un'intesa all'interno della maggioranza".

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Last Updated, 25 October, 2005

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Processo Sme. 'Squillante si e' venduto': i pm chiedono 7 anni per Previti. La difesa: visione distorta delle carte

Cesare Previti

Milano, 24 ottobre 2005

In primo grado, Previti era stato condannato a cinque anni. Ma ora ne rischia sette, dopo la richesta avanzata dal sostituto pg Piero De Petris nel processo d'appello Sme. I giudici milanesi vogliono ritirarsi in Camera di Consiglio il prossimo 14 novembre, per arrivare alla sentenza in tempi brevi, secondo il calendario reso noto dal presidente della seconda sezione della Corte d'Appello di Milano, Erminia La Bruna.

Per la pubblica accusa Previti è da condannare, oltre che per la presunta corruzione dell'ex capo dei Gip di Roma Renato Squillante, anche per la vicenda Sme (il capo B di imputazione), per la quale il parlamentare di Forza Italia era stato assolto in primo grado. De Petris ha chiesto la conferma della condanna a otto anni per Renato Squillante, mentre è stata sollecitata la prescrizione, e non invece l' assoluzione, come deciso dal Tribunale, per l'ex giudice Filippo Verde. Anche Verde era stato assolto per l'affaire Sme.

"Ce lo aspettavamo - è la prima reazione di Francesco Giovannini, uno dei legali di Previti - De Petris era già stato duro con noi in altri procedimenti. Questa richiesta, comunque, rispecchia una visione distorta e parziale delle carte processuali dalle quali emerge la completa estraneità di Previti ai fatti". Il difensore si sofferma poi polemicamente sulla richiesta dell'accusa di non concedere le attenuanti generiche a Previti: "E' vero che Previti è coinvolto in altri procedimenti analoghi ma non c'è sentenza passata in giudicato e, per quel che riguarda il comportamento processuale degli imputati, si tratta di valutazioni metagiudiziali".

La requisitoria di De Petris, cominciata venerdì, era proseguita anche sabato. Per De Petris le dichiarazioni della teste Omega, Stefania Ariosto, attaccata nel processo di primo grado dai difensori di Previti, sono ''intrinsecamente ed estrinsecamente attendibili'' e ''ben si inseriscono'' nella contestazione mossa agli imputati, ''la vendita da parte di Renato Squillante della propria funzione''.

Per il sostituto procuratore generale, il denaro trovato sui conti esteri di Squillante era ''in massima parte ingiustificato'', se non con la corruzione. Per De Petris ''non c'è alcun documento di supporto agli investimenti che
Squillante dice di aver fatto, mentre sarebbero ''motivazioni surreali'' quelle che l'ex giudice romano ha adotto, spiegando che si trattava di denaro ricevuto da parenti per una serie di operazioni finanziarie. Nei giorni scorsi De Petris non ha risparmiato accuse anche al premier Silvio Berlusconi: ''Berlusconi-Previti-Squillante - ha detto - è la canalizzazione di questo processo per corruzione''.

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Last Updated, 4 Dicember, 2004

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Processo Sme. Pecorella: questa sentenza puo' cambiare la storia del Paese


Niccolo' Ghedini e Gaetano Pecorella

Milano, 3 dicembre 2004

Con due arringhe dalle 10.30 fino alle 17 Nicolò Ghedini e Gaetano Pecorella, legali di Silvio Berlusconi e deputati di Forza Italia, contrastano la requisitoria del pm Ilda Boccassini che il 12 novembre scorso aveva chiesto la condanna del premier a 8 anni di reclusione per corruzione. Il 9 dicembre il collegio si riunirà in camera di consiglio ed entro la serata emetterà la sentenza.

L'avvocato Gaetano Pecorella, il secondo legale di Silvio Berlusconi a prendere la parola nello stralcio del processo Sme, ha esordito dicendosi convinto che "Voi giudici, per primi, vi rendiate conto che questa sentenza può cambiare la storia del Paese e incidere sull'immagine del Paese". "Vi chiediamo una sentenza assolutoria perchè il fatto non sussiste - ha proseguito - perchè cosi' riconoscerete la piena innocenza di Silvio Berlusconi e farete giustizia di una sentenza che ha condannato, secondo noi a torto, altri protagonisti di questo processo".
Per Pecorella, "questo è un processo politico; lo è per come è nato per la logica del sospetto che ha caratterizzato alcune accuse pubbliche e private".

Ghedini: la Procura di Milano mossa dalla logica del sospetto
L'avv. Niccolò Ghedini, dopo aver chiesto l'assoluzione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dall'accusa di corruzione in atti giudiziari, si è dichiarato convinto di aver dimostrato "l'assoluta insussistenza dell'impianto accusatorio".
La Procura di Milano, secondo il legale di Silvio Berlusconi, è mossa nei confronti del proprio assistito, "dalla logica del sospetto". Ghedini ha poi contestato la requisitoria del Pm Ilda Boccassini anche sul punto in cui la pubblica accusa sostiene che Berlusconi "mente". Durante la sua arringa, questa mattina a Milano, Ghedini ha ribadito nuovamente che i 434 mila dollari in facoltà a Previti sono in realtà pagamenti di parcelle: "dalle rogatorie - ha proseguito Ghedini - si evince che dai conti citati sono contenuti pagamenti ad altri avvocati. Berlusconi non ha mentito sull'attività di pagamento ad altri avvocati. Non ha mentito nemmeno sul fatto che non ha mai sentito l'ex giudice Squillante per telefono. La Procura contesta quattro telefonate su 500 mila riferibili a Berlusconi. E per quanto riguarda un'altra telefonata, durata 217 secondi, fatta in via dell'Anima a Roma, è da notare che in quella via c'è la foresteria di Fininvest utilizzata da Fedele Confalonieri". Per tutte queste ragioni, secondo l'avvocato di Silvio Berlusconi, la Procura è mossa dalla logica del sospetto.

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Last Updated, 13 November, 2004

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News. Prosecutors seek 8 year sentence for Berlusconi

Eight years in prison - that is the sentence an Italian prosecutor is urging a court to impose on the Italian Prime Minister Silvio Berlusconi.

In a corruption trial reaching its closing stages the leader is s accused of bribing judges to stop the sale of a state owned food chain to a rival businessman in the 1980s.

Delivering her closing arguments in a court in Milan, prosecutor Ilda Boccassini called on the three judges hearing the trial to convict what she described as "the businessman who had judges on his payroll".

Berlusconi has vigourously denied the charges, claiming he is the victim of a politically motivated campaign by left-wing magistrates.

The trial was suspended last year when his coalition government approved a law giving the prime minister and other high officials immunity from prosecution.

That law was annulled, however, by the Italian Constitutional Court, and the trial resumed in April.

Defence lawyers are due to sum up their case in early December, and a verdict is expected late this year or early in 2005.

ITALIAN

Notizie. Otto anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici

E' la condanna richiesta per il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi dalla pubblica accusa nel processo Sme, che si celebra a Milano.Secondo il pubblico ministero Ilda Boccassini, Berlusconi è responsabile di corruzione in atti giudiziari: "Dev'essere condannato per le medesime accuse...."

L'anno scorso un diverso collegio aveva condannato Cesare Previti, avvocato e amico di Berlusconi, per corruzione. Per l'accusa, il premier avrebbe corrotto alcuni magistrati del Tribunale di Roma per ottenere sentenze a lui favorevoli, in particolare sul caso dell'acquisto della Sme, un gruppo agroalimentare pubblico.

Secondo il Pm, quattrocento trentaquattro mila dollari giunsero da un conto estero Fininvest su un conto dell'ex capo dei Gip di Roma, Renato Squillante, tramite l'avvocato Cesare Previti.

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Venerdi, 18 Giugno, 2004

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Processo Sme. Previti: in Fininvest ho svolto un'attività da superavvocato

Cesare Previti


Milano, 18 giugno 2004

Si è conclusa la prima parte dell'udienza dell'avvocato Cesare Previti, chiamato a deporre nell'Aula della prima sezione penale del Tribunale di Milano, durante il processo stralcio che vede come unico imputato il
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Previti ha ripercorso la sua attività, che nel corso del processo a suo dire: "È stata irrisa e disegnata come qualcosa che aveva a che fare con il malaffare", all'interno della società Fininvest. Dopo aver ricordato l'occasione in cui ha conosciuto per la prima volta il presidente Berlusconi (nel 1970 in occasione di una vendita di un terreno e successivamente quando Berlusconi acquistò la villa di Arcore) Previti ha descritto la sua attività di avvocato consulente legale dell'azienda Fininvest. In particolare Previti ha ripercorso il periodo della crescita e dell'espansione della società Fininvest nel periodo della nascita delle televisioni libere. "Siamo arrivati addirittura a fare giurisprudenza in materia di frequenze", ha detto il parlamentare di Forza Italia ricordando che nel 1976 una sentenza della Corte Costituzionale consentì la nascita delle televisioni commerciali. Dopo quell'anno, ha ricordato Previti, i suoi rapporti con Berlusconi si intensificarono soprattutto quando l'attuale premier manifestò l'intenzione di svolgere attività imprenditoriale con le televisioni.

Previti ha inoltre ricordato gli anni successivi all'oscuramento delle televisioni nel 1984 "quando si doveva affrontare la disposizione della Corte Costituzionale sull'oscuramento. Anni in cui ci fu per la prima volta
l'intervento della politica. Noi, allora, ci trovammo nell'esigenza di fare capire alla politica l'importanza della spinta economica della Tv commerciale".
Furono gli anni, ha ricordato Previti, in cui con una squadra di supertecnici fatta di avvocati, economisti e anche liberi pensatori "facemmo da supporto al presidente del Consiglio in una istruttoria del 1987 in cui si chiedeva conto delle attività della società Fininvest". Una attività che per Previti è stata "qualitativamente e quantitativamente enorme", in quanto si dovevano affrontare temi di grande importanza per l'intero sistema economico.

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Giovedi, 11 Marzo, 2004

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Processo SME. La Cassazione: si' al procedimento disciplinare contro Boccassini e Colombo

I pm, Ilda Boccassini e Gherardo Colombo


Roma, 11 marzo 2004

I pubblici ministeri Ilda Boccassini e Gherardo Colombo sono stati definiti "non meritevoli della fiducia e della considerazione di cui deve godere un magistrato". Il durissimo atto di accusa viene dalla Procura Generale della Cassazione, che si è espressa nell'ambito del procedimento disciplinare a carico dei due PM del processo SME su iniziativa del Ministro di Giustizia, Robero Castelli. Palazzo dei Marescialli ha promosso il procedimento disciplinare, dopo un'ispezione ordinata dal ministero, a seguito di un esposto dell'onorevole Cesare Previti, imputato di corruzione di giudici insieme a Silvio Berlusconi.

Boccassini e Colombo sono accusati di abuso d'ufficio in relazione alla gestione del famoso fascicolo 9520 dal quale presero origine i processi Sme e Lodo-Imi Sir. Nelle memorie Previti lamenta la mancata acquisizione del fascicolo 9520 da parte della procura di Brescia al fine di compiere accertamenti. Secondo i legali del deputato di Forza Italia i pm di Milano avrebbero usato il fascicolo segreto per nascondere prove a favore degli imputati nei processi relativi alle cosiddette toghe
sporche.

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Mercoledi, 14 Gennaio, 2004

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Lodo : È incostituzionale
di Furio Colombo

La Corte Costituzionale non si è piegata e ha dichiarato incostituzionale ciò che tanti cittadini pensavano che fosse incostituzionale: il diritto di Berlusconi a sottrarsi a ogni processo che lo riguarda, compresi quelli in corso. Ci avevano detto che tale diritto esiste dovunque. Non è vero. Clinton è stato giudicato mentre era presidente. In altri casi (Chirac) la sospensione riguardava reati minimi, ed era stata decisa dai giudici, non dalla volontà del premier-imputato imposta alla propria maggioranza. La Corte ha avuto coraggio.

Fino all’ultimo giorno, all’ultima ora, si sono levate contro il più alto organo giurisdizionale dello Stato intimazioni scritte o dette con il linguaggio dei bravi di Don Rodrigo, che è del resto una buona immagine del regine mediatico che si è creato in Italia. È vero che il coraggio nessuno se lo può dare, e che il premier incostituzionale è circondato da una folla di don Abbondio, compresi alcuni che si piazzano in prima fila perché si noti la loro sottomissione. È anche vero che, di tanto in tanto nel giornalismo (vedi Enzo Biagi, Michele Santoro), nel teatro (vedi Franca Rame, Dario Fo), in televisione (vedi Sabina Guzzanti, Enrico Deaglio) alcuni tengono testa con bravura e coraggio, prendendosi, oltre al rischio del lavoro che va via, tutti gli insulti e la volgarità (grandissima) di cui la scorta di Berlusconi è capace. E devono accettare il ferreo cerchio dell’isolamento che i media quasi totalmente controllati dal primo ministro padrone sono in grado di esercitare.

Si veda quanto continuano ad affermare, in materia di strangolamento dell’informazione italiana, l’Economist, il Financial Times, “Reporters sans Frontieres”, Time, Newsweek, The New York Times, The New York Magazine, The New Yorker, organismi internazionali come l’Osce, gli esperti delle Nazioni Unite. È anche vero che, in questa Italia, il potere giudiziario, uno dei tre pilastri della democrazia, si è ostinato a resistere, non si è piegato agli insulti (”solo dei malati di mente possono fare i giudici”, ha detto di loro, il presidente del Consiglio), non si è inchinato al ministro della Giustizia che ha fatto di tutto per svilire e sottomettere la funzione giudiziaria (lealmente, bisogna ammettere, perché quello era il mandato con cui, da incompetente, era stato piazzato in quel ministero). È il ministro che ha mandato (lui, membro del governo) ispettori per intimidire e intimorire i giudici che stavano processando il capo del governo.

Oggi la Corte Costituzionale rivendica la testarda resistenza della giurisdizione dichiarando incostituzionale, cioè inesistente e inagibile, un punto chiave della legislazione berlusconiana, tutta orientata finora, allo scopo esclusivo di esonerare il primo ministro dalle numerose incombenze giudiziarie.

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Lodo Schifani. La Casa delle Libertà: è una sentenza politica

Claudio Scajola


Roma, 14 gennaio 2004

La Cdl intende rispettare la sentenza della Consulta che ieri ha bocciato il lodo Schifani. Anche se non condivide il pronunciamento, certo ne terrà conto ma intende riproporre la sostanza della legge bocciata attraverso un nuovo provvedimento, magari di natura costituzionale, che tenga comunque conto dei rilievi avanzati dalla Consulta. "Perchè il problema cui la norma voleva dare soluzione rimane intatto -dice il ministro Claudio Scajola- e occorre dotare l'ordinamento italiano di una legge in linea con quelle degli paesi".

Rispetto, dunque. Anche se la Cdl qualifica con un aggettivo inequivocabile il pronunciamento della Suprema corte sulla legge che avrebbe garantito uno scudo anti-processi alle cinque più alte cariche dello Stato: la sentenza è "politica", la Consulta è scesa nell'agone politico scegliendo una parte. "Terremo conto dei rilievi -dice ancora Scajola- ma affronteremo e risolveremo il problema serissimo di proteggere le più alte cariche dello Stato da atti di persecuzione giudiziaria". "Temo che questa sentenza -prevede intanto il Guardasigilli Roberto Castelli- complicherà i rapporti tra politica e magistratura".

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Domenica, 23 Novembre, 2003

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Processo Sme, 5 anni Previti, 8 a Squillante

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Cesare Previti


Milano, 22 novembre 2003


Cesare Previti è stato condannato a 5 anni, l'ex giudice Renato Squillante a 8 anni, l'avvocato Attilio Pacifico a 4 anni.
Questo ha deciso il collegio della prima sezione penale dopo un giorno passato in camera di consiglio. I giudici condannano per i 434.000 dollari provenienti da un conto Fininvest e transitati dal deposito Mercier di Previti prima di finire su un conto di Squillante, ma assolvono "perchè il fatto non sussiste" per la Sme. Non fu comprata, nè venduta la sentenza con cui Filippo Verde e altri giudici civili nel 1986 annullarono l'accordo tra l'Iri di Prodi e la Cir di Carlo De Benedetti.

È la Cir è la vera sconfitta di questa sentenza, per certi versi bipartisan, perchè aveva chiesto un risarcimento danni di 8.000
miliardi di lire, ma secondo i giudici di Milano non ha diritto a incassare nulla. Per la parte civile Presidenza del Consiglio è stata fissato il risarcimento di un milione di euro con una provvisionale di 300.000 euro più altri 130.000 euro di spese.

Il commento di Berlusconi

"Esprimo la mia sincera solidarietà a Cesare Previti che come ogni altro cittadino aveva diritto a un processo più giusto e più
rispettoso delle prerogative della difesa", ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi commentando la sentenza del tribunale di Milano emessa oggi. "Sono convinto dell'innocenza di Cesare Previti - ha aggiunto il premier - e sono certo che i giudici autenticamente imparziali lo riconosceranno, in forma piena, già nel successivo grado di giudizio".

Il commento di Previti
E Previti: "Ho accolto la sentenza con assoluta soddisfazione, per quanto riguarda Sme. L'assoluzione perche' il fatto non sussiste direi che si commenta da sola". "La persecuzione mediatico-giudiziaria orchestrata dalla parte civile con i suoi mass media e attuata poi dalla Procura di Milano - ha aggiunto Previti - è stata stroncata questa volta, direi senza se e senza ma".

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Sadato, 22 Novembre, 2003

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Processo Sme. Previti condannato a 5 anni, 8 anni a Squillante. Assolto Verde


Cesare Previti


Milano, 22 novembre 2003

Cesare Previti è stato condannato a 5 di reclusione, Squillante a 8 anni, Pacifico a 4 anni, l'ex giudice Verde è stato assolto. Cesare Previti, e Attilio Pacifico e Renato Squillante, sono stati condannati per il reato di corruzione semplice (e non in atti giudiziari come chiesto dall'accusa), per il versamento di 434 mila dollari avvenuto nel 1991.

Sono stati invece assolti "perché il fatto non sussiste" per l'altro capo d'imputazione: la mancata vendita della Sme alla Cir di Carlo De Benedetti.

Per Squillante corruzione in atti giudiziari
Il solo condannato per corruzione in atti giudiziari è l'ex capo dei Gip della capitale Renato Squillante che, nella sua qualità di pubblico ufficiale, avrebbe ricevuto i 434 mila dollari nel 1991. Previti e Pacifico, invece, sono stati condannati per corruzione semplice. Il capo d'imputazione per il quale sono stati condannati fa riferimento al versamento dei 434 mila dollari e al fatto che Renato Squillante fosse "costantemente retribuito" dagli altri imputati.

Le assoluzioni
Sono stati tutti assolti, sia pure con formule diverse in parte anche relative alla prescrizione, i quattro imputati minori del processo Sme. Si tratta dei figli di Squillante, Fabio e Mariano, della nuora Olga Satchenko e dell'ex pm Francesco Misiani. L'ex pm romano Francesco Misiani, ora avvocato, è stato assolto "perché il fatto non sussiste" dall'accusa di favoreggiamento. Per i figli dell'ex capo dei Gip della capitale, Renato Squillante, Mariano e Fabio, è stato dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato in quanto sono state loro concesse le attenuanti generiche. Assolta, infine, perché il fatto non costituisce reato, la moglie di Squillante, Olga Savtchenko. Tutti e tre erano accusati di favoreggiamento. Assolto "perché il fatto non sussiste" per la vicenda Sme anche l'ex magistrato romano Filippo Verde.

Interdizione e 1 mln danni a presidenza del Consiglio
Le pene inflitte oggi dai giudici della prima sezione del tribunale penale comprendono anche per Cesare Previti e Renato Squillante l'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. Per Pacifico Attilio l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Pacifico e Previti vengono interdetti dall'esercizio della professione di avvocato per cinque anni. I tre imputati sono stati condannati in solido al risarcimento dei danni non patrimoniali e morali causati alla parte civile costituita, la Presidenza del Consiglio, nella misura di un milione di euro, e al pagamento di una provvisionale, immediatamente esecutiva, determinata in 300 mila euro. Condanna, inoltre, alla rifusione delle spese di costituzione e difesa, che si liquidano in favore della stessa parte civile nella misura di 130 mila euro.

Difesa: in atti c'è la prova di innocenza
"Agli atti c'era la prova dell'innocenza dell'onorevole Previti, non è possibile essere contenti per mezza assoluzione dal momento che Previti e' stato condannato per una sola delle accuse a una pena inferiore rispetto a quella richiesta dal pm". E' il commento di Giorgio Perroni, difensore di Cesare Previti, alla sentenza emessa dai giudici di Milano. "Speriamo nel giudizio di appello, speriamo in un collegio più sereno" aggiunge Perroni, il quale spiega anche "prendere atto che i giudici non si sono appiattiti sulle richieste della Procura e hanno emesso una sentenza che si differenzia dai pm".

Verde: finalmente si capirà chi sono
"Finalmente si capirà chi sono": questa la prima reazione dell'ex magistrato romano Filippo Verde dopo la notizia della sua assoluzione, perché il fatto non sussiste, per la vicenda Sme. "E' la notizia più bella che potevo ricevere", ha detto l'avvocato Renato Borzone, riferendo la parole del magistrato a cui ha dato la notizia per telefono. Borzone ha sottolineato come questa, dopo quella nel processo Imi-Sir e un' altra assoluzione riportata a Perugia, sia la terza volta che Verde viene dichiarato innocente.

Pisapia annuncia ricorso
Annuncia ricorso l'avvocato Giuliano Pisapia, legale di parte civile della Cir, dopo la sentenza del processo Sme. "Siamo soddisfatti a metà - dice l'avvocato - c'è comunque una condanna di corruzione anche con soldi provenienti da Fininvest".

Avvocato di Pacifico: "amareggiato"
"Per me si tratta di una mezza sconfitta, mi aspettavo una assoluzione completa. Sono amareggiato per una sentenza di condanna laddove non è stata raggiunta la prova della colpevolezza". Questo il primo commento dell'avvocato Alfredo Quattrocchi, difensore di Attilio Pacifico. "L'avvocato Pacifico - dice il legale - è estraneo alla Fininvest e a certi giochi di potere".

Ghedini: sentenza milanese, nulla cambia per il premier
"E' una sentenza milanese: negativa per la parte in cui è stata pronunciata condanna per corruzione dal momento che non vi è prova; neutra per la parte relativa all'assoluzione degli imputati dalla vicenda Sme, dal momento che l' innocenza era palese e mi pare, quindi, che l'assoluzione sia un atto dovuto": così l' avvocato Niccolò Ghedini, deputato di Forza Italia e difensore di Silvio Berlusconi, ha commentato la sentenza di oggi emessa a conclusione del processo Sme. "In ogni caso - ha concluso Ghedini - è una sentenza che non cambia la posizione di Silvio Berlusconi nel processo stralcio".

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Martedi, 18 Novembre, 2003

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Processo Sme. La Cassazione ha deciso che resta a Milano


Cesare Previti


Roma, 17 novembre 2003

Il processo Sme resta a Milano. Lo hanno deciso i giudici della sesta sezione penale della Corte di Cassazione, respingendo così la richiesta avanzata da Cesare Previti di trasferire il processo a Brescia a causa del legittimo sospetto che si sarebbe creato nella sede milanese per la pendenza dell'indagine bresciana a carico di Ilda Boccassini e Gherardo Colombo.

Rigettata l'istanza di Previti
La Cassazione ha rigettato dunque l'istanza avanzata da Cesare Previti di spostare da Milano a Brescia il processo Sme-Ariosto. I giudici della sesta sezione penale, dopo circa 2 ore e mezzo di camera di consiglio, hanno respinto il ricorso e condannato il ricorrente a pagare le spese processuali.
Stamane il sostituto procurate generale Pietro Veneziano aveva chiesto ai supremi giudici di dichiarare inammissibile l'istanza. Identica richiesta era stata avanzata dalla parte civile rappresentata dall'avvocato Giuliano Pisapia, che in subordine, si era proncunciato anch'egli per il rigetto.

Il processo Sme, alle fasi conclusive, potrebbe arrivare a sentenza anche questa settimana, o al massimo, la prossima.

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Venerdi, 14 Novembre, 2003

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Giustizia. La Procura di Brescia assolve i pm di Milano, nessun reato


Il procedimento era stato avviato per presunte irregolarita' nella gestione del fascicolo 9520


Brescia, 14 novembre 2003

Per la procura di Brescia vanno archiviate le accuse contro i pm del processo Sme.

Secondo i pm di Brescia nei comportamenti dei colleghi milanesi Ilda Boccassini e Gherardo Colombo non si ravvisa nulla di penalmente rilevante, niente che possa portare a chiedere al gip di ordinare la celebrazione di un processo a carico dei due magistrati per abuso in atti d'ufficio.

Il procedimento era stato avviato a seguito di un esposto del comitato nazionale per la giustizia che denunciava presunte irregolarita' nella gestione del fascicolo 9520, quello dal quale sono scaturiti i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori e Sme.

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Martedi, 28 Ottobre 2003

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Processo Sme

Governo. Fini: il problema non è Tremonti. Ma servono più collegialità nelle decisioni e un programma per la fase due


Gianfranco Fini


Roma, 28 ottobre 2003

"Sono convinto che il problema vero non sia tanto nell'abnorme concentrazione di potere che c'è in capo al ministero dell'Economia, cosa che mi sembra difficilmente contestabile. Il problema è garantire la necessaria collegialità su scelte che riguardano tutto il governo. Quattro teste pensano meglio di due. E otto meglio di quattro". In un'intervista al Tempo il vicepremier parla chiaramente dei contenuti della verifica di governo in calendario per gennaio. E avverte il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: per la fase due della legislatura bisogna ridefinire il programma di governo.

"Abbiamo vinto le elezioni - spiega il presidente di Alleanza Nazionale - con un programma che era stato preparato in un altro scenario macro-economico. Poi c'è stato l'11 settembre, c'è stata la guerra in Afghanistan, quella in Iraq. Non potevamo immaginarlo. Nonostante questa congiuntura economica imprevista e difficilissima il governo ha il merito di avere consentito alla nave Italia di superare i marosi che hanno mandato sott'acqua le due grandi potenze economiche, Germania e Francia". Ma, prosegue il vicepresidente del Consiglio, "ora vogliamo arrivare non solo alla fine della legislatura, ma anche metterci in condizione di vincere le elezioni 2006. E per vincerle penso sia necessario fermarci un attimo un attimo e ridefinire il programma. Sapendo che in questi anni abbiamo fatto miracoli, e non solo misure tampone. Ora si dice che la ripresa stia per arrivare. Mettiamoci intorno a un tavolo e vediamo come approfittarne".

Fini poi parla della "fase due" del governo Berlusconi, che dovrebbe essere caratterizzata da "misure per rilanciare la competitivita' del sistema industriale italiano". "Dobbiamo - osserva - investire di piu' in tecnologia e ricerca. E per ridisegnare un sistema di Welfare che era stato immaginato su una fotografia dell'Italia che non e' piu' vera. E' aumentata - prosegue il leader di An - la popolazione anziana, i bisogni sono diversi. Non spendiamo poco per lo stato sociale, ma spendiamo male, non vediamo i bisogni reali della societa"'. E, poiché anche "l'inflazione percepita è un problema", per Fini "si dovrà parlare anche di questo nella verifica".

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Processo Sme. Cassazione ammette istanza di remissione: processo sospeso


Decisione inaspettata dalla Cassazione


Milano, 27 ottobre 2003

Colpo di scena nel processo Sme. Il dibattimento è stato sospeso dopo che la Cassazione ha dichiarato ammissibile l'istanza di remissione del processo, che la difesa di Cesare Previti aveva chiesto di spostare ad altra sede.

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Sabato, 4 Ottobre 2003

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Processo Sme. Si riprende il 10 ottobre. Accolte solo alcune prove richieste da Previti, pm restano al loro posto


Restano al loro posto i pm del processo


Milano, 3 ottobre 2003

Riprenderà il 10 ottobre prossimo il processo Sme. Lo hanno deciso i giudici della prima sezione penale che hanno accolto la richiesta di alcune nuove prove, riguardanti l'attività istruttoria compiuta nel 1996 dall' ex pm Paolo Ielo negli uffici giudiziari romani. I giudici hanno invece respinto le altre richieste della difesa Previti.

Fascicoli di Ielo
In particolare, si tratta di prove che riguardano l'attività istruttoria compiuta dall'ex pm quando stava investigando su alcuni processi a carico di Fininvest sui quali intervenne l'allora capo dei gip di Roma Renato Squillante, uno dei principali imputati del processo Sme. Respinte, invece, tutte le altre richieste avanzate dalla difesa Previti, perché "il procedimento è ormai in fase di discussione, la quale non può essere sospesa". Anche sugli ulteriori testimoni richiesti dai difensori di Previti, manca "l'assoluta necessità" di interrogarli "al fine della decisione". Lo hanno deciso i giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano (collegio presieduto da Maria Luisa Ponti) che pertanto ha fissato la prossima udienza al 10 ottobre prossimo.

I legali di Previti
La decisione assunta questa sera dai giudici del processo Sme di acquisire al fascicolo del dibattimento la copia di tutti gli atti 'prelevati' al Tribunale di Roma, nel marzo del 1996, dall'allora pm Poalo Ielo, rappresenta per i difensori di Cesare Previti "un risultato positivo ma parziale. Il problema -precisa Alessandro Sammarco- non finisce qui perché di documenti non depositati possono essercene ben altri. Anche per questo noi chiediamo l'acquisizione di tutto il fascicolo 9520/95 dove, in ipotesi, potrebbe trovarsi anche l'originale della cassetta registrata al Bar Mandara di Roma che, di cui stando alle risultanze della Procura di Perugia, ne è stata depositata solo una copia manipolata".

No a sostituzione pm
Il procuratore della Repubblica reggente di Milano, Ferdinando Vitiello, ha respinto anche la richiesta di sostituzione immediata dei pm d'udienza Ilda Boccassini e Gherardo Colombo al processo Sme. La richiesta era stata presentata oggi dai difensori di Cesare Previti. Intanto si apprende che è stata fissata per il 9 dicembre l'udienza pubblica della Corte Costituzionale per l' esame dell'ordinanza con la quale il Tribunale di Milano, nell' ambito del processo-stralcio Sme, che vede imputato Silvio Berlusconi, ha sollevato alcune questioni di legittimità costituzionale del cosiddetto lodo Schifani.

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Mercoledi, 1 Ottobre 2003

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Sme: La procura generale di Milano respinge la richiesta di avocazione di Previti
di red

A due giorni dalla ripresa del troncone principale del processo Sme, in cui è imputato Cesare Previti, fallisce l’ennesimo tentativo della difesa di quest’ultimo di bloccare le indagini in corso. La procura generale di Milano ha deciso di non avocare il fascicolo 9520, che ha dato il via ai processi milanesi per la corruzione di giudici romani Imi-Sir-Lodo Mondadori e Sme. La decisione è stata resa nota da fonti giudiziarie.

Il sostituto procuratore Gaetano Santamaria, delegato dal pg Mario Blandini, ha dichiarato - per la seconda volta in pochi mesi- inammissibile l'istanza presentata dopo la pausa estiva, con la quale la difesa di Previti chiedeva alla procura generale di togliere l'inchiesta ai pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo.

Il codice prevede la possibilità di avocazione in caso di inerzia dei pm o per prescrizione dei termini. Su questa seconda possibilità gli avvocati dell’imputato hanno basato la loro richiesta: se il fascicolo in questione, aperto nel 1995, fosse stato avviato nei confronti di “ignoti”, come sostengono Colombo e Boccassini, non vi sarebbero i tempi per la prescrizione. Se i due pm avessero cominciato le indagini “puntando” già su Previti e Berlusconi, dopo otto anni al fascicolo spetterebbe la prescrizione. E questa è la tesi della difesa di Previti, che non ha convinto la procura di Milano, decisa a lasciare proseguire le indagini.

Già nel luglio scorso, la stessa istanza presentata dagli avvocati dell’imputato era stata respinta dalla stessa procura. Il fascicolo 9520 è uno dei punti centrali della battaglia giudiziaria e politica, avviata da Previti e Berlusconi nei confronti di Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, attorno ai processi Imi-Si-/Lodo Mondadori e Sme. La difesa di Previti sostiene da tempo che nel fascicolo aperto nel 1995 i pubblici ministeri nascondano documenti che proverebbero la sua innocenza. I pm Boccassini e Colombo hanno opposto il segreto investigativo sul fascicolo rispondendo che non esistono prove nascoste

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9 Agosto 2003

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Processo Imi-Sir. Commissione d'inchiesta, Bondi avverte gli alleati: pronti a fare da soli


Fi favorevole a commissione d'inchiesta

sull'uso politico della magistratura


Roma, 8 agosto 2003

Forza Italia chiederà una commissione parlamentare d'inchiesta sull'uso politico della magistratura "con o senza il sostegno degli alleati". Sandro Bondi non arretra e, anzi, nell'intervista pubblicata questa mattina da "Avvenire" precisa che Forza Italia è pronta anche a andare avanti da sola, superando anche le perplessità di An e Udc.

Del resto, il portavoce di Forza Italia sembra credere che di fronte ad un'accelerazione del partito del premier, gli alleati dovranno allinearsi: "Voglio vedere a settembre chi dirà di no", dice. In ogni caso, precisa, "in una coalizione sia importante garantire la pari dignità alle forze minori, ma altrettanto importante è tenere conto delle proporzioni".

Su questo punto Bondi è chiaro: "Certi alleati devono imparare ad avere maggiore rispetto. Forza Italia è un partito al 30% e non ha nessuna intenzione di tollerare i veti e gli ultimatum di chi ha la decima parte dei nostri voti".

Prudenza di An e Udc
Un vero e proprio richiamo all'ordine che viene accolto con prudenza da An e Udc. Dal partito di Casini arriva solo un polemico 'no comment' di Francesco D'Onofrio, mentre per An è il ministro per le Politiche agricole Gianni Alemanno a parlare, anche se il commento riguarda solo la commissione d'inchiesta e non il richiamo fatto da Bondi su Avvenire: "Affermazioni così nette - dice Alemanno - vanno fatte solo se c'è un accordo di tutta la maggioranza, altrimenti rischiano di essere un boomerang". Un no a Bondi, peraltro, è arrivato anche dalla Voce Repubblicana, organo del partito di Giorgio La Malfa alleato di Berlusconi.

L'Ulivo attacca
Chi non ha mancato di dar seguito alle polemiche è stato invece il centro-sinistra: Alfonso Pecoraro Scanio parla di "pericolosa deriva leghista di Forza Italia"; per Gianfranco Pagliarulo del Pdci il vero obiettivo di Bondi è "impedire che la magistratura sia un ordine indipendente"; Franco Monaco della Margherita ritiene la proposta di Bondi "rivelatrice dell'istinto autoritario ed eversivo di cui si nutre l'azione politica del premier, mentre il diessino Guido Calvi parla di iniziativa "folle e devastante".

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Martedi, 29 Luglio, 2003

Inchiesta Mediaset. Cdl trova compromesso, Ulivo soddisfatto: via alle rogatorie, Castelli non parlerà in Aula


Giorno della verità per Castelli su caso rogatorie


Roma, 29 luglio 2003

La Casa delle Libertà sembra aver trovato la chiave per uscire dalla pericolosa impasse, grazie a un faticoso compromesso, che ha richiesto la mediazione dello stesso Berlusconi. Oggi pomeriggio, al Senato sarà il vicepresidente Fini ad annunciare il ripristino delle rogatorie per l'inchiesta sui diritti cinematografici Mediaset, bloccate dal ministro della Giustizia Castelli. Il Guardasigilli, che sarà presente in aula, non farà alcuna dichiarazione. Si passerà quindi all'esame delle singole mozioni di sfiducia al ministro Castelli presentate da parlamentari dell'Ulivo e di Rifondazione Comunista.

Ulivo soddisaftto
Questa mattina, intanto, anche la Camera dovrà decidere se e quando discutere la mozione di sfiducia a Castelli. Ma l'Ulivo è soddisfatto. La maggioranza fa retromarcia dice, quello che conta è la sostanza. La svolta è giunta ieri, dopo che il presidente dell'udc Marco Follini aveva lanciato un vero e proprio ultimatum: "o Castelli sblocca le rogatorie - aveva detto - oppure non sarà più il nostro ministro della Giustizia". A rincarare la dose in serata era giunto anche il secco no del Presidente della Camera Casini alla richiesta del Guardasigilli di fornire una interpretazione autentica delle recenti norme del Lodo ex-Maccanico che sospende i processi per le cinque piuù alte cariche dello Stato. "Il Parlamento non dà consulenze sulle leggi" ha detto Casini.

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Processo Sme. Ielo per 5 ore in procura a Brescia. Copo di scena: esposto di Boccassini e Colombo


Esposto pm di Milano contro chi li ha denunciati


Brescia, 28 luglio 2003

Si gioca sulla direttrice Brescia- Milano-Perugia l'inchiesta che vede coinvolti i pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, entrata oggi nel vivo con l'interrogatorio dell'ex sostituto procuratore milanese Paolo Ielo e che si è arricchita di un colpo di scena: l'esposto presentato dai due pm indagati contro gli esponenti del Comitato Nazionale per la Giustizia che li hanno denunciati alla Procura di Brescia.

Presto tocca a pm perugini
A giorni, davanti al procuratore bresciano Giancarlo Tarquini e ai sostituti Antonio Chiappani e Francesco Piantoni che lo affiancano in questa delicata inchiesta, potrebbero comparire in veste di testimoni il pm perugino Dario Razzi e il procuratore aggiunto della città umbra, Silvia Della Monica. I magistrati - Razzi in prima persona - condussero quel troncone d'inchiesta sulla presunta corruzione dei giudici romani nel quale confluirono i verbali d'interrogatorio dei magistrati della Capitale, sentiti nel '96 dall'allora pm del pool Mani Pulite Paolo Ielo, ora al Tribunale di Sorveglianza di Milano.

Cinque ore in procura per Ielo
Ielo è stato sentito dal procuratore Tarquini e dal sostituto Chiappani dalla tarda mattinata fino alle 16: circa cinque ore in totale anche se, a quanto si è appreso, buona parte del tempo è servita per la verbalizzazione. L' interrogatorio del magistrato come persona informata sui fatti si è svolto in un clima "sereno", è stato detto in Procura, e si sarebbe incentrato sulla storia degli interrogatori e dei relativi verbali degli ex giudici Antonio Mario Casavola e D'Angelo e di altri magistrati romani.

Nuovo fronte: esposto pm
Da oggi, comunque, i magistrati bresciani sono alle prese con un altro fronte: quello nato dall'esposto presentato dai due pm sotto indagine contro chi (Giacomo Borrione e Gianfranco Sassi) aveva sottoscritto la denuncia a Brescia per le presunte irregolarità nella gestione del fascicolo 9520. Il contrattacco di Ilda Boccassini e Gherardo Colombo si è concretizzato stamani in una denuncia, presentata dai loro legali, per diffusione e utilizzazione di notizie coperte dal segreto d'indagine e per calunnia. Se a Brescia l'estate si presenta rovente, a Milano, a giorni, il sostituto procuratore generale Gaetano Santamaria dovrebbe esprimere il suo parere sulla possibile avocazione delle indagini affidate i due pm. Il magistrato oggi ha avuto un colloquio con il capo dell'ufficio, Mario Blandini, ora in vacanza. Il procuratore generale Blandini potrebbe prendere in visione il 9520 per decidere ai fini dell'avocazione e restituirlo alla Procura nel caso in cui trovasse tutto in ordine. Anche la Procura di Brescia, nei giorni scorsi, aveva posto i quesiti ai colleghi milanesi sottolineandone l'urgenza perché si configurava la possibilità di dover acquisire il fascicolo della discordia.

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Lunedi, 28 Luglio, 2003

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Inchiesta Mediaset. Il Messaggero, Buttiglione: "Solo Berlusconi può sbloccare situazione"


Rocco Buttiglione


Roma, 28 luglio 2003

Il ministro Buttiglione (Udc) è ottimista sull'esito del caso Castelli-Vietti. "Siamo convinti - dice in un'intervista al Messaggero - che andremo a una soluzione. La cosa migliore, suggerisce Buttiglione, sarebbe un intervento di Berlusconi per invitare Castelli a inviare le rogatorie".

"Così si sbloccherebbe la situazione e sarebbe un modo per far uscire Castelli dal brutto guaio in cui s'è cacciato. Noi non mandiamo ultimatum - continua il ministro - ma Castelli venga in Parlamento non a chiederci un parere, ma a dirci che lo abbiamo convinto ed ha accettato".

Buttiglione infine difende l'operato del sottosegretario Vietti (Udc) che ha posto la questione del lodo Maccanico ai processi e non alle indagini: "Non possiamo consentire che venga insolentito".

Oggi scade l'ultimatum dell'Udc, affinché il Ministro faccia marcia indietro. Ma anche l'Ulivo è pronto ad andare fino in fondo ricorrendo a una mozione di sfiducia contro Castelli. Il ministro della Giustizia, anche ieri, ha ribadito che scioglierà i suoi dubbi solo dopo il dibattito di martedì al Senato, che verrà fissato, sempre oggi, dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama.

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Cronaca. Foggia, uomo muore travolto da un Eurostar. La Polfer: probabile suicidio

E' accaduto ad Apricena, nel foggiano


Foggia, 27 luglio 2003

Un uomo è stato travolto e ucciso da un treno Eurostar diretto al Nord. E' accaduto nel primo pomeriggio nei pressi di un passaggio a livello ad Apricena, nel foggiano. Sul posto sono giunte pattuglie della polizia ferroviaria.

Ieri altri due incidenti simili
Sono stati travolti da un treno mentre andavano al mare, in due incidenti avvenuti in circostanze del tutto simili due ragazzi di 16 e di 17 anni aTuturano nel brindisino e a Bari due sorelle di 18 e di 16 anni. Sia gli uni sia le altre sono state travolte da un treno - un Eurostar in entrambi i casi - mentre oltrepassavano passaggi a livello con le sbarre abbassate.

Per la Polfer si tratta di un suicidio
Secondo la Polizia ferroviaria l'uomo travolto in provincia di Foggia si è intenzionalmente gettato sotto il treno che sopraggiungeva. Vicino al passaggio a livello è stata infatti trovata l'auto della vittima e, a poca distanza, alcuni mozziconi di sigarette. Ciò - a giudizio degli investigatori - farebbe pensare che l'uomo abbia atteso l'arrivo del convoglio dal quale si è fatto poi travolgere.

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Rogatorie. Castelli: "Un trappolone dei Pm contro il governo"


Il ministro della Giustizia Roberto Castelli


Roma, 27 luglio 2003

"Un trappolone per il governo". Il ministro della Giustizia Roberto Castelli si è convinto che il vero bersaglio della lettera dei pm milanesi a proposito delle rogatorie in Usa per l'inchiesta su Mediaset, sia una manovra dei magistrati di Milano contro l'esecutivo guidato da Berlusconi.

"Sono sempre solo"
In un'intervista al Messaggero si sfoga: "Comincio a pensare che il mio destino è di essere aggredito. Ogni volta che faccio il mio dovere mi crocifiggono". "Mi rimetto al Parlamento, deciderà il Parlamento" dice a proposito degli ultimatum di Udc e An. "Sono sempre solo. Sulle cose che riguardano la Giustizia decido sempre in solitudine. Tanto più che la questione delle rogatorie è un fatto amministrativo". Favore a Berlusconi? "Non lavoro per fare favori alla gente...applicare le leggi mi costa l'aggressione continua...questa operazione non è contro di me, è un trappolone contro tutto il governo".

"Provate a domandarvi perché la risposta dei pubblici ministeri di Milano che doveva essere riservata, viene prima passata ai giornali e soltanto alla fine arriva sulla mia scrivania". "Vietti non si dimetterà, figurarsi... - continua il ministro - Ha agito in base alle pubblicazioni sui giornali".

"Sono in barca non ricevo ultimatum né giornali"
A proposito dell'ultimatum fissato da Follini Castelli taglia corto: "Sono in barca e non ricevo né ultimatum né giornali. Non so niente di niente. E, come ho gà detto a questo punto mi rimetto a ciò che martedì dirà il Parlamento...Non sono io a questo punto che devo sbloccare le rogatorie. Dovrà essere l'organo legislativo a dire se la legge si applica, o meno, alle indagini preliminari. La forma verrà decisa dal Senato. Ma adesso basta me ne vado in barca. Riaccenderò il cellulare tra quarantott'ore. C'era chi diceva: 'Tanti nemici, tanto onore' e credo che nella fattispecie sia un onore essere attaccati dalla sinistra".

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Sabato, 26 Luglio, 2003

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Inchiesta Mediaset. Castelli: tutto ok con Vietti. Udc ribatte: non c'è stato nessun chiarimento


Milano al centro di un altro polverone giudiziario


Roma, 26 luglio 2003

Castelli sulla graticola. La conferenza dei capigruppo del Senato si riunirà lunedì prossimo per decidere la data del dibattito sulla mozione di sfiducia nei confronti del Guardasigilli presentata dall'opposizione. Castelli, intervenendo ieri nei comizi leghisti, parla di "polverone estivo" e chiede al Parlamento di pronunciarsi sull'interpretazione della legge dell'immunità. Ma i centristi dell'Udc fanno quadrato con il sottosegretario Vietti, smentiscono che ci sia stato un chiarimento con il ministro e chiedono che venga applicata la legge.

Vietti alla stampa
Vietti torna sulla questione del giorno in tre distinte interviste ai quotdiiani italiani. "Il ministro deve inoltrare quelle rogatorie. Sul testo del Lodo Maccanico non ci sono dubbi interpretativi: le indagini sono escluse dalla sospensione". Il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti (Udc) ribadisce che "la volontà del legislatore è quella e quella soltanto. Ed e' la posizione del governo che io ho rappresentato alla Camera e al Senato". Vietti confessa di aver preso "in solitudine" la decisione di scrivere la nota con cui invitava Castelli a correggere la posizione del ministero. "Non potevo sopportare che si addebitasse al governo il gioco delle tre carte. Mi ha fatto molto piacere la solidarietà del mio partito, di altri della maggioranza e dell'opposizione. E del presidente della Camera Casini". L'esponente dell'Udc replica poi al parlamentare azzurro Gaetano Pecorella, secondo il quale l'interpretazione del Lodo da parte di Castell iè giusta. "Pecorella, correttamente, non ha partecipato al dibattito parlamentare per evitare un possibile conflitto di interessi. Farebbe altrettanto bene a non partecipare alla discussione successiva". "Non ci sono mediazioni possibili" aggiunge, "se il Guardasigilli non dovesse recedere da questa sua posizione, le conseguenze andranno ben oltre le mie dimissioni". Anche perché, ribadisce il sottosegretario, non è una questione personale, piuttosto "è in gioco la credibilità e la dignità del governo". "Non abbiamo bisogno di nessuna interpretazione da parte del Parlamento", afferma Vietti, anche perché "mi sembrerebbe alquanto singolare che il governo si debba far spiegare da terzi la posizione che lui stesso ha assunto".

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Venerdi, 25 Luglio, 2003

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Giustizia. Csm, rottura evitata, laici della Cdl votano documento. Rognoni: molto soddisfatto


Il dispositivo è stato approvato all'unanimità


Roma, 24 luglio 2003

Spaccatura evitata al Csm. I laici della Casa delle Libertà hanno votato il documento delle polemiche, quello sulla legittimità del segreto investigativo opposto dai pm di Milano agli ispettori di Castelli sul contestato fascicolo 9520. Il si dei rappresentanti del centrodestra è stato espresso soltanto sulla parte finale del testo, completamente modificata rispetto alla versione precedente approvata una settimana fa dalla sesta commissione.

La votazione
La votazione è avvenuta per parti separate. La parte motivata, cioè la premessa della risoluzione nella quale si fa riferimento al "caso Milano" è stata approvata a maggioranza con il voto dei consiglieri togati e dei laici di centrosinistra e i voti contrari dei consiglieri laici della Cdl. La parte dispositiva è invece passata all'unanimità, con il voto di tutti i consiglieri. Il Csm ha fissato un principio: i pubblici ministeri possono, nella loro autonomia ed indipendenza, opporre il segreto investigativo solo se lo motivano con la necessità di evitare un pregiudizio per il positivo sviluppo delle indagini.

Rognoni: molto soddisfatto
"Sono molto soddisfatto ma non mi sono mai arreso di fronte alla prospettiva di un nulla di fatto che sarebbe stato uno scacco istituzionale". E' quanto ha dichiarato il vicepresidente del Csm, Virginio Rognoni, parlando ai giornalisti dopo l'approvazione della risoluzione sulle ispezioni ministeriali a Milano. "Ho cercato la mediazione anche con altri colleghi", ha aggiunto Rognoni ricordando l'intenso lavoro di mediazione che è stato svolto tra la giornata di ieri e la mattinata di oggi per raggiungere un'intesa che evitasse una frattura tra i componenti togati e i laici di centrosinistra, da un lato, e i laici della Cdl, dall'altro. Rognoni ha poi voluto sottolineare che "tutti hanno dato un contributo rilevante per l'approvazione del documento". "Il dispositivo è stato approvato all'unanimità. Questo è quello che conta". Il vicepresidente ha elogiato poi l'andamento del dibattito che ha "rispecchiato un pluralismo di convincimenti e di culture".

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Giustizia. Inchiesta Mediaset. Castelli respinge richiesta rogatoria pm di Milano. Taormina: Guardasigilli sbaglia


Castelli contesta anche Tg2 e Tg3


Milano, 24 luglio 2003

Per la nuova legge sull'immunità alle alte cariche dello stato il ministero della Giustizia ha rinviato alla Procura di Milano le richieste di rogatorie negli Stati Uniti e in Svizzera relative all'inchiesta Mediaset dove risulta indagato il premier Silvio Berlusconi. La magistratura milanese, oggi, ha rispedito al Ministero la documentazione dichiarandola "irricevibile" e ha segnalato il caso al Csm in quanto ritiene si configuri un'interferenza nell'attività giudiziaria.

Ping pong
E' un vero e proprio ping-pong l'ultimo capitolo delle indagini sull'acquisto dei diritti cinematografici di Mediaset, condotta dai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Indagini che, con il rinvio al mittente di qualche giorno fa (18 luglio, per la precisione) delle due richieste di rogatoria, con tanto di allegati, secondo gli ambienti giudiziari "rischiano di fermarsi". Tant'è che questa mattina l'intero carteggio è stato di nuovo rimandato in via Arenula, accompagnato da una lettera firmata dal procuratore aggiunto Corrado Carnevali e dal pm Robledo. Nella lettera, indirizzata all'attenzione del direttore generale Augusta Iannini (che aveva firmato il rinvio a Milano del carteggio) si definiscono "irricevibili" gli atti relativi alle richieste rogatoriali alle quali il ministero "aveva già provveduto a dare corso" e si sottolinea "l' abnormità della procedura seguita, in palese violazione della legge". I due magistrati hanno anche inviato i documenti e una nota alla presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura in quanto il caso "concerne all'evidenza il tema dell'effettivo esercizio indipendente della funzione giuridica".

Taormina: Castelli sbaglia
"Non condivido la decisione del ministro della Giustizia di bloccare la richiesta di rogatorie fatta nell'ambito dell'inchiesta Mediaset. Ma per un motivo tecnico ben preciso...". Il deputato di Fi, Carlo Taormina commenta così la decisione di Castelli di bloccare la richiesta delle rogatorie per gli Usa fatta nell'ambito dell'inchiesta Mediaset che è ancora nella fase delle indagini preliminari. "Il ragionamento che ha fatto Castelli - spiega Taormina - ha una sua validità e cioé lui dice nel corso delle indagini preliminari non si possono formare delle prove, ma si possono acquisire solo degli elementi di prova. Pertanto non è possibile dire sì alla richiesta di rogatorie. Questo tipo di ragionamento eè plausibile, ma io da tecnico ritengo di non condividerlo".

Castelli: critiche a Tg2 e Tg3
Della vicenda si sono occupati i tg rai. I servizi della rete pubblica non sono però piaciuti al Guardasigilli. "Superficiali e contenenti notizie prive di fondamento i servizi trasmessi questa sera da tg3 e tg2 sulla vicenda delle rogatorie" ha detto il ministro della giustizia Roberto Castelli, il quale ha aggiunto:"che certe cose siano fatte dal tg3 non mi sorprende più di tanto, mi stupisce invece come anche il tg2 ha affrontato la vicenda".

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Venerdidi, 18 Luglio, 2003

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Csm, legittimo il no dei pm milanesi agli ispettori di Castelli
di red

Per il Csm si sono comportati correttamente. I pm di Milano Boccassini e Colombo hanno rispettato «l'obbligo di leale collaborazione» con gli ispettori del ministro della Giustizia e la motivazione sul rifiuto di consegnare il fascicolo 9520 «rientra tra quelle che alla stregua degli atti consiliari legittimano l'opposizione del segreto di indagine».
La Sesta Commissione del Csm ha quindi difeso i magistrati milanesi, accusati dagli ispettori del ministero di aver violato i doveri di correttezza e di leale collaborazione,sottolineando che la deroga al segreto investigativo resta responsabilità dei giudici.

Il documento, approvato a maggioranza, svuota di significato la relazione degli ispettori che avevano accusato i pubblici ministeri di essersi appellati la segreto istruttorio per reati prescritti e per indagini continuate senza l'autorizzazione del gip. La replica del massimo organo della magistratura non è piaciuta al ministro Castelli:«Domani incontrerò il Presidente della Repubblica e, posto che è il Presidente del Csm, parlerò anche di questecose. Per ora ogni giudizio è prematuro. Credo che, comunque, il Csm non abbia in mano tutti gli atti». Castelli ha poi tacciato di scarsa credibilità chi apoditticamente critica le azioni del Govern. Una battuta rivolta, più che altro, alla nota diffusa dall'Associazione Nazionale Magistrati che ha lamentato l'esistenza una campagna di delegittimazione nei confronti di giudici e pm.

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Processo Sme. Castelli: da Csm presa di posizione prematura. Domani ne parlerò a Ciampi


Castelli ribatte al Csm sul fascicolo 9520 e ispezioni


Roma, 17 luglio 2003

"Il Csm non ha in mano le carte, non so in base a quali fatti hanno potuto prendere posizione": lo ha detto il Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, durante una intervista a Radio Padania Libera, emittente leghista, riferendosi alla presa di posizione del Csm sulla vicenda del fascicolo 9520. "Quella del Csm è una presa di posizione quantomeno prematura - ha aggiunto Castelli - ma avremo occasione di parlarne con cognizione di causa nei prossimi giorni. Per il momento dico che, secondo me, è una posizione prematura".

In udienza al Quirinale
"Domani andrò dal presidente della Repubblica per parlare di queste cose, perché ritengo istituzionalmente corretto riferire al Presidente del Csm" ha aggiunto il Ministro della Giustizia. "Facciamo decine e decine di ispezioni. Per noi tutti i tribunali sono uguali, non c'è un tribunale diverso dall' altro. Quindi, in questo caso, abbiamo agito come abbiamo agito numerosissime altre volte. E' chiaro poi - ha aggiunto -, ed è inutile nascondersi dietro un dito, che a Milano ci sono processi importanti, data la natura degli uomini politici coinvolti. Quindi non mi stupisco che su Milano si concentri l' attenzione dei mass media. Io però sono molto lieto di poter dire che gli ispettori hanno agito nel modo assolutamente più oggettivo e corretto possibile, come hanno sempre fatto, in tutti gli altri casi".

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Gioevedi, 17 Luglio, 2003

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Ora sotto accusa è la Boccassini. Salvato Berlusconi, si rovesciano le parti
di Marco Travaglio

MILANO. Come sarebbe andata a finire l'ennesima ispezione ministeriale straordinaria anti-Pool, era scontato prim'ancora che partisse. L'unico dubbio riguardava il giornale prescelto per fare il botto con la consueta fuga di notizie. Alla fine ha vinto il Giornale, com'era giusto, trattandosi dell'house organ del presidente del Consiglio, che è al contempo il mandante e il beneficiario (insieme a Previti) dell'operazione. Ieri il quotidiano titolava compiaciuto, in prima pagina, a caratteri di scatola: «Dossier contro la Boccassini. La relazione degli ispettori sul misterioso fascicolo del processo a Previti e Berlusconi. Le violazioni dei pm: indagini senza autorizzazione, reati prescritti, documenti nascosti». Uno scoop straordinario, poi confermato nel pomeriggio dalla agenzie. Poi, in serata, la stravagante e incomprensibile mezza smentita del ministro della Giustizia Roberto Castelli: «Nessuna valutazione, nessuna censura sulle attività della procura. Solo rilievi tecnici».

Cominciamo dalla fine e diciamo subito che verosimilmente anche questa ispezione, essendo fondata sul nulla, finirà nel nulla. Come le altre che l'hanno preceduta: quella di Biondi nel 1994 e quella di Mancuso nel 1995. Il ministro Castelli prenderà le conclusioni dei suoi 007 e, molto probabilmente, le trasformerà in un capo di incolpazione, per chiedere al Pg della Cassazione di spedire Gherardo Colombo, Ilda Boccassini davanti al Csm, sotto procedimento disciplinare. L'accusa è addirittura quella di esser «venuti meno al dovere di correttezza e di leale collaborazione con organi istituzionali» (cioè con gl'ispettori medesimi, opponendo il segreto investigativo al tentativo di ficcanasare nel fascicolo 9520/95) e di avere «compromesso il prestigio dell'ordine giudiziario». «Assolti» invece dagli ispettori il procuratore reggente Ferdinando Vitiello e l'aggiunto Corrado Carnevali, la cui mancata vigilanza - scrivono sempre gli emissari del Guardasigilli - potrebbe derivare dalla straripante «personalità di Colombo e Boccassini». Intanto (ma ci vorranno mesi) il Csm valuterà - come chiedono a gran voce i membri laici della Cdl - se trasferire d'ufficio, cioè lontano da Milano, i due pm per «incompatibilità ambientale». Prevedibile che anche questa volta i suonatori finiscano suonati, con una sonora archiviazione, sul tipo di quelle che chiusero ingloriosamente i 14 procedimenti disciplinari avviati dai ministri Mancuso e Flick e i 64 fascicoli penali aperti dalla Procura di Brescia contro gli uomini del Pool fra il 1994 e il 1998.

L’altolà della Cassazione
Il problema è tutto qui: poteva la Procura di Milano opporre il segreto sul fascicolo 9520/95, negandone la visione agli ispettori (come già alle difese Previti e Berlusconi)? Anche su questo il Csm si pronuncerà, forse già oggi, in sesta commissione, come lo sollecita a fare la Procura milanese da quando è partita l'ispezione più irrituale (secondo Anna Finocchiaro, Ds) della storia italiana: due imputati chiedono di dare un'occhiata a un fascicolo contro ignoti (dunque, a loro estraneo), tribunale e procura rispondono picche; i due imputati, essendo al governo, attivano il loro ministro, che sguinzaglia i suoi ispettori perché ottengano ciò che ai due imputati è stato negato. La risposta del Csm è legata all'interpretazione dell'articolo 415 del Codice di procedura penale sui fascicoli contro ignoti. Ancora un mese fa, il 23 giugno, la VII sezione della Cassazione, respingendo un'istanza di rimessione di Giovanni Acampora per il processo Imi-Sir/Mondadori, ha dato ragione ai giudici milanesi e torto a Berlusconi, Previti e ispettori. Mettendo nero su bianco che la condotta seguìta a Milano risponde all'«uniforme indirizzo giurisprudenziale» della Cassazione. Che prevede quanto segue.
Segreto o non segreto?
Quando un sospettato viene iscritto sul registro degli indagati, cominciano a decorrere i termini di indagine, che non possono superare i 6 mesi salvo proroghe del gip (non più di tre, per un massimo di 2 anni). Ma la regola non vale per i fascicoli contro ignoti, dove si ipotizza un reato ma si attende di capire chi l'ha commesso: in questo caso, basta chiedere al gip una sola proroga, dopo i primi sei mesi, dopodiché si può procedere a oltranza, almeno finché non scatta l'iscrizione di qualcuno, o finché la prescrizione di tutti i reati non chiude il caso. La linea Previti-ispettori sostiene un'interpretazione restrittiva: anche i fascicoli contro ignoti sarebbero soggetti a proroghe obbligatorie ogni sei mesi, e dopo 2 anni andrebbero chiusi con le richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione. Ma - ricorda la Suprema Corte - questa linea si fonda su una sola sentenza, del 13 gennaio di quest'anno, del tutto «isolata», che non fa testo: anche perché arriva otto anni dopo l'avvio del fascicolo della discordia. E la fiaba del lupo e dell'agnello non si applica (ancora)alla giustizia.
Il fascicolo della discordia
Il 9520 nasce nel 1995 dalla dichiarazioni di Stefania Ariosto. Si arricchisce via via di migliaia di carte fra verbali di interrogatorio, relazioni di polizia giudiziaria e documenti bancari. Nel settembre 1995, quando emergono i primi riscontri alle notizie di reato, le persone interessate vengono iscritte nel registro e, alla scadenza dei termini di indagine, nell'autunno del '97, viene chiesto il rinvio a giudizio di Berlusconi, Previti & C. «stralciandoli» dal faldone-madre (con relativi atti) e dando vita ai procedimenti Mondadori, Sme-Ariosto e Imi-Sir. Per molte altre posizioni, si attendono ancora le risposte alle rogatorie bancarie, dunque si indaga contro ignoti. Senza limiti di tempo. E con l'esigenza di segretezza assoluta. Perciò gli imputati e gl'ispettori non possono ficcare il naso nel fascicolo: riguarda altri e gli accertamenti sono ancora in corso.

La soluzione finale
Ieri i parlamentari interessati - di riffa o di raffa - alla questione erano, comprensibilmente, scatenati. Previti su tutti: «La mia battaglia comincia oggi». Poi, a ruota, i discepoli di più stretta osservanza: Nitto Palma, Carlo Taormina, Michele Saponara (che è pure il suo avvocato). Ma le loro speranze di ribaltare davanti al Csm le decisioni dei giudici milanesi, con il consueto uso giudiziario della politica, sono infinitesimali. Perché allora questo ennesimo assalto alla diligenza? Lo scopo è triplice: giudiziario, mediatico e politico. Giudiziario per premere sul Pg di Milano Mario Blandini, che presto dovrà decidere se avocare a sé il fascicolo 9520 oppure lasciarlo ai legittimi titolari. Mediatico e politico per preparare il terreno, nell'opinione pubblica e in Parlamento, alla soluzione finale in programma per settembre: quella che dovrà salvare a ogni costo Previti dalla sentenza Sme (ma anche Dell'Utri, il cui processo per mafia sta per concludersi a Palermo). Almeno quattro le nuove, possibili difese impunitarie da alzare: riforma dei termini di prescrizione, attenuanti generiche obbligatorie (emendamento Pepe, per ora stoppato da Lega e An), legge costituzionale per ripristinare dell'autorizzazione a procedere o, più probabilmente, per estendere il Lodo Maccanico a tutti i 950 parlamentari. Per far digerire queste nuove oscenità ad alleati ed elettori (oltreché ai settori più «dialoganti» dell'opposizione) occorre un bombardamento a tappeto ininterrotto, per ribaltare definitivamente i ruoli agli occhi della gente. Le guardie devono diventare ladri e i ladri guardie. Se passa l'idea che Colombo e Boccassini disonorano la Giustizia, mentre Berlusconi, Previti, Squillante & C. la nobilitano, tutto poi diventa possibile.

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Mercoledi, 2 Luglio, 2003

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A rough start to the new job

Prime Minister Silvio Berlusconi has presented the Italian European Union Presidency's agenda to the European Parliament. As he began his speech, however, Green party members stood up bearing a message in several languages: 'All equal before the law.' This echoes criticism of the speaker's legal and many say moral quandaries; a corruption trial against him just been suspended, to comply with a new immunity law.

Politicians and the news media have publically questioned the billionaire businessman's suitability to represent Europe. With smiles absent from MEPs' faces and the occasional eyebrow raised as he galloped resolutely through page after page of text. For more than thirty minutes Berlusconi stuck to his ambitious programme.

He said Rome would focus on a swift completion of Europe's constitutional negotiations: "We will open the intergovernmental conference this October," he said, "and sustain momentum in order to reach a conclusion by December." There was clapping whenever the audience approved. In addition to institutional reform tasks, in preparing for EU enlargement next year, he spoke of increased cooperation dialogue with Russia and other peripheral neighbours of the Union, notably Arab states of the Mediterranean basin.

As for EU-United States relations, he underscored Italy's conviction that there were no contradictions between a strong European engagement in world affairs and a transatlantic solidarity equally strong. Following Berlusconi's presentation, he sparked fury in the European Parliament - when he appeared to compare German MEP Martin Schulz with a Nazi concentration camp leader.

He was responding to personal remarks made by Schulz, a socialist lawmaker, after he criticised Berlusconi's recent legal problems and commented on his major Italian media interests. Berlusconi had earlier said: "Mr Schulz, I know there is a man in Italy producing a film on the Nazi concentration camps. I would like to suggest you for the role of leader. You'd be perfect." Colleagues were stunned by Berlusconi's comments and showed concerns about his suitability to head the 15-nation-bloc.

Berlusconi then launched into a speech defending his words. He said: "Mr Schulz offended me very much in a personal way. I said this sentence with humour, it is your problem if you are unable to understand this."

European Parliament President Pat Cox tried to restore order, but Berlusconi refused to withdraw his remarks unless Schulz did.


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Berlusconi lashes out at critics

Italian Prime Minister Silvio Berlusconi has struck back at his international critics as he prepares to address the European Parliament on Wednesday.
Mr Berlusconi - the subject of harsh attacks in the European press a day earlier - said no one was entitled to lecture Italians about ethics.

"Let this be said politely: Nobody can teach morality lessons to the government elected by the Italian people," he wrote in a newspaper article appearing on Wednesday.

Mr Berlusconi is scheduled to lay out his ambitious agenda for the six-month Italian presidency of the EU - but members of the European Parliament are not expected to be a welcoming audience.

Green members of the European parliament are planning a protest in which they will hoist banners proclaiming: "The law is equal for all."

Mr Berlusconi took over the EU reins at midnight on 1 July, hours after a Milan court suspended his trial on charges of bribery under a controversial new immunity law.

The Berliner Zeitung described Mr Berlusconi as "a man whose hand we would not willingly shake" on Tuesday.

The French daily Liberation called him a "danger to Europe", while Le Monde voiced concern that his strongly pro-American position put him at odds with some other European leaders.

Italy's programme

On Monday, the billionaire businessman said he would aim to restore good relations between Europe and the US, which were damaged by the Iraq war.

"The West must be united," he told France's Europe 1 radio.

"One can be very European... and also be a friend of the biggest democracy in the world, the United States."

Italy's other priorities for the next six months include:

Opening an inter-governmental conference on the new EU constitution in October
Promoting peace in the Middle East, possibly by holding a peace conference in Sicily
A "New Deal" to boost big infrastructure projects in Europe financed by European Investment Bank bonds
Immigration - Italy supports the idea of immigrant holding centres outside the EU
Pensions - Mr Berlusconi has proposed a common approach enshrined in an EU-wide treaty
Some members of the European parliament are reported to be concerned by his pro-American stance and his call for the EU to be further enlarged to include Turkey, Russia and Israel.

Demonstration

They are also expected to criticise the immunity law hastily passed by the Italian parliament to save Mr Berlusconi the embarrassment of court appearances during Italy's EU presidency.

Mr Berlusconi will also give a news conference on Wednesday with the president of the European Commission, Romano Prodi, one of his biggest rivals in Italian politics.

Mr Prodi said on Tuesday that he and Mr Berlusconi - whom he once compared to Goebbels - would work together during the Italian presidency.

"It will be a co-operative presidency. We should work together. There is no problem," he said.

In his radio interview on Monday, Mr Berlusconi outraged the Italian left by accusing the country's "leftist" press of inspiring the foreign media criticism of him.

"This is a terrible beginning," said former left-wing Prime Minister Massimo D'Alema.

"To export our internal rows in such a crude fashion will not win back credibility for our country."

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ITALIAN

Al via tra le polemiche il semestre italiano

Riforme istituzionali, rilancio dell'economia europea, dialogo con la Russia e il Mediterraneo, Silvio Berlusconi ha presentato il programma per i prossimi sei mesi in cui l'Italia gestirà la presidenza dell'Unione europea. Non sono mancate le contestazioni all'Europarlamento di Strasburgo, una manifestazione dei verdi ha interrotto il discorso del premier italiano. L'Italia avrà il compito di terminare i lavori per la costituzione europea:

"Apriremo la conferenza intergovernativa nel mese di ottobre, e la condurremo a ritmo serrato nella prospettiva di un accordo entro il mese di dicembre"

Il presidente del consiglio ha proposto una riforma europea delle pensioni e un piano di investimenti per le grandi infrastrutture. In materia di politica estera ha sottolineato l'importanza delle relazioni con gli Stati Uniti.

" Vogliamo ribadire il nostro convincimento sul fatto che non ci siano contraddizioni tra un impegno europeo forte e una altrettanto forte solidarietà transatlantica"

Berlusconi si è inoltre offerto di organizzare una conferenza in Sicilia per trovare un compromesso per la pace in Medioriente.

Clima infiammato in chiusura del dibattito al parlamento europeo: Silvio Berlusconi in risposta alle critiche del capogruppo dei socialdemocratici tedeschi, Martin Shultz, che lo accusava di dilapidare il patrimonio italiano, ha reagito con una battuta proponendo il politico tedesco per il ruolo cinematografico di kapò di un campo di concentramento nazista.

Il presidente del consiglio ha rifiutato di ritirare la battuta affermando che il Schultz lo ha "offeso gravemente sul piano personale, gesticolando e su un tono davvero non ammissibile: io l'ho detto con ironia, se non capite l'ironia mi dispiace. Ma non ritiro quanto ho detto, con ironia, se Schultz non ritira le offese personali: io ho parlato con ironia, lui con cattiveria."

Semestre Ue. Berlusconi: nessuno può darci lezioni di moralità


Silvio Berlusconi, premier italiano e presidente di turno dell'Ue


Roma, 1 luglio 2003

"La dignità e la piena rappresentatività del governo italiano nella sua funzione europea è fuori discussione per tutte le persone serie e imparziali nel loro giudizio".

In un articolo che sarà pubblicato domani da Il Foglio, Le Figaro, Frankfurter Algemeine Zaitung ed Abc, così il premier Silvio Berlusconi risponde alle numerose critiche piovute dalla stampa straniera sulla presidenza di turno italiana dell'Unione europea.

Nessuno può darci lezioni
"La rispettabilità" non è un problema del governo italiano "perché ne abbondiamo e, detto con cortesia, nessuno è in grado di dare lezioni di moralità al governo eletto dagli italiani".


Non ignorare i cambiamenti
In questo quadro, Berlusconi sottolinea come alla presidenza italiana tocchi il compito di "riprendere il filo della continuità europeista senza ignorare gli elementi di cambiamento e di innovazione che sono l'unica cura possibile delle recenti ferite".

La politica si nutre dei morsi della libera stampa
"Lo status di osservato speciale è tipico della politica, che si nutre di critiche e diffidenze come di attese e di speranze, e che si alimenta dei morsi della libera stampa anche quando essa cede, di tanto in tanto, al gusto capriccioso del processo alle intenzioni".


Giudicarci dai fatti
"Sarebbe strano se la presidenza italiana non fosse giudicata dai fatti, ma non è scandaloso che al suo debutto sia accolta da un fuoco di fila di opinioni, anche con qualche morbosità e perfino con qualche rara insolenza".

"La democrazia liberale è un gioco difficile, un continuo equilibrio che si rompe e si ristabilisce con un metodo condiviso e nel rispetto dell'avversario, e chi scrive conosce bene le sue regole".

Una presidenza "politica"
Berlusconi ha sottolineato che quella italiana sarà una "presidenza politica" e "non burocratica".

Trasformare le differenze in pulsioni positive
"La vera sfida che cercheremo di affrontare con l'umiltà dei tessitori di buona politica e con l'orgoglio di essere tra i paesi fondatori del grande progetto sovrannazionale è quella di trasformare le differenze in pulsioni positive, di reintrodurre quell'entusiasmo per il progetto europeo e quell'ottimismo verso l'avvenire che sono stati tradizionalmente un ingrediente decisivo della politica estera italiana".


"L'Italia è in buona posizione per assolvere al suo ruolo nei sei mesi della sua presidenza. Il successo non è garantito ma le condizioni di un lavoro serio e fattivo ci sono tutte".

Impegno della società civile
"Governi, parlamenti, amministrazioni possono andare lontano se ispirati da una volontà e da un'intelligenza comuni. Ma è giusto sollecitare un impegno straordinario della società civile, che è il vero tessuto connettivo di ogni organismo politico".

In questo ambito, "sarà importante la collaborazione degli intellettuali, degli uomini delle professioni, dei sindacati, degli imprenditori e manager, degli uomini di chiesa e di tutti coloro che hanno interesse a mantenere l'Europa nel suo rango", prosegue il premier auspicando che l'Unione non si chiuda "in una posizione puramente difensiva".

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Berlusconi oggi a Strasburgo presenta al parlamento europeo il programma per la presidenza italiana

 

Sarà una presidenza politica, lontana dalla mera gestione burocratica. Silvio Berlusconi si prepara al discorso programmatico di oggi davanti al parlamento di Strasburgo, e con un articolo pubblicato da Il Foglio replica alle critiche della stampa europea. "Non prendiamo lezioni di moralità da nessuno", scrive il premier italiano.

Ad abbassare la tensione interviene anche il presidente della Commissione Romano Prodi. Nel passato, in Italia, tra lui e il Cavaliere ci sono stati dissidi anche aspri, ma Prodi promette una collaborazione assoluta, sottolinea che "le istituzioni sono le istituzioni", e ribadisce la sua fiducia in un semestre italiano "di successo quanto quello greco".

Analogo l'auspicio che arriva dal capogruppo dei liberal-democratici al parlamento europeo, Graham Watson, che invita tutti a non usare il parlamento europeo per attaccare la presidenza Berlusconi, senza dargli la possibilità di mostrare cosa farà.

Medio Oriente, immigrazione, sicurezza e difesa, economia. Sono solo alcuni dei punti del programma di Berlusconi. Un programma, ha detto ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini, "di alto profilo".

Al parlamento italiano, dove ieri il ministro Frattini aveva presentato le linee principali di questa azione, la mozione finale è stata approvata dalla sola maggioranza. L'opposizione di centro sinistra ha accusato il governo di aver rifiutato il confronto, pur assicurando il proprio contributo affinchè il semestre italiano sia forte e autorevole.

Il discorso del presidente Berlusconi verrà seguito in diretta da Euronews a partire dalle nove.

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Martedi, 1 Luglio, 2003

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Setback for Berlusconi: Italian court examines immunity law

Berlusconi ormai prossimo presidente di turno dell'Ue

An Italian court trying Prime Minister Silvio Berlusconi on corruption charges has said a law granting him immunity from prosecution could be illegal.

Judges said concerns the law was unconstitutional were not unfounded and asked Italy's Supreme court to investigate the legislation that only made the statute books earlier this month.

In the meantime Berlusconi's trial will be suspended in accordance with the controversial law. This latest twist in Berlusconi's long running corruption trial comes just one day before Italy takes over as head of the European Union's rotating presidency. Legal experts say they do not expect any decision to be made before the end of the year and that should give the Italian Premier a break from his legal troubles during his six months at the helm of the EU.

Ue. Da oggi tocca all'Italia. Comincia semestre di presidenza, non si placano polemiche

 

Roma, 30 giugno 2003

Comincia doggi il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea e il presidente del consiglio Berlusconi sarà alla Camera e al Senato per presentare le linee del governo. Seguirà poi il dibattito. Ma il clima politico della vigilia torna ad infiammarsi dopo gli attacchi di Berlusconi a giudici, giornalisti e opposizione, in una intervista trasmessa dalla radio francese e duramente criticata dal centro-sinistra.

Il premier sui giudici
"Sono il peggio" dice dei giudici il premier alla radio francese 'Europe 1'. "C'è un cancro da curare ed è la politicizzazione della magistratura" e bisogna andare ad una drastica riforma della giustizia per rendere i giudici "imparziali". "Sono sicuri - ha affermato a questo proposito riferendosi ai giudici che lo hanno messo sotto processo - di non poter arrivare ad una condanna ma vogliono gettare un'ombra su di me, sul mio partito, sulla mia coalizione". "L'impunità - ha ancora incalzato Berlusconi - non è la mia ma dei giudici che muovono accuse false, sono ancora al loro posto e sono quasi organici ai partiti della sinistra".

Berlusconi sulla stampa
Gli attacchi che vengono rivolti, fra l'altro dalla stampa europea, a Silvio Berlusconi alla vigilia del suo insediamento di turno alla presidenza del Consiglio europeo hanno una causa: "La stampa italiana di sinistra che mi fa la guerra". Una guerra, afferma lo stesso presidente del Consiglio italiano nell' intervista radiofonica, che è in atto "da quando sono sceso in politica e da quando (i partiti della sinistra) hanno perso le elezioni". In Italia, continua Berlusconi, "c'è una divisione forte tra moderati ed estremisti, tra amore e odio, tra bene e male, tra la verità e la menzogna". In Italia, aggiunge, esiste una forte "opposizione comunista". Berlusconi spiega che "l'85% della stampa italiana è di sinistra ed è contro i moderati".

Pera frena, l'opposizione vede cattivi presagi
Il presidente del Senato chiede senso di responsabilità in vista dell'appuntamento europeo. Marcello Pera ha sottolineato che "l'interesse dell' Italia, soprattutto in una fase come questa, di esposizione in Europa, deve prevalere su qualunque altra polemica casalinga". Pera ha ricordato che domani comincerà il dibattito parlamentare sul semestre. "Auspico che su questi punti ci possa essere ampia convergenza". "Noi siamo interessati a che la Presidenza italiana sia una presidenza autorevole, forte, che assolva bene al suo compito e quindi incalzeremo il governo perché faccia" assicura subito Piero Fassino. Ma aggiunge: "Ci auguriamo che l' assunzione dell' incarico di Presidente dell'Unione per i prossimi sei mesi faccia finalmente assumere al governo quello spirito europeista che fin qui non ha avuto". E sulle esternazioni di Berlusconi è categorico: "Ho letto sulle agenzie le dichiarazioni del Presidente del Consiglio. Mi paiono francamente un pessimo modo di cominciare il semestre di Presidenza italiana" conlcude il segretario Ds.

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Lunedi, 30 Giugno, 2003

Sme. Per Berlusconi processo sospeso. Atti alla Corte Costituzionale


Il premier Berlusconi durante il processo Sme


Milano, 30 giugno 2003

I giudici della I Sezione Penale hanno deciso di sospendere il processo stralcio Sme dove è imputato Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. I giudici hanno deciso di mandare gli atti alla Corte costituzionale affinchè decida appunto sulla costituzionalità della norma che prevede la sospensione dei processi per le cinque più alte cariche dello Stato.

Secondo l'ordinanza dei giudici il lodo incide sul principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e sull'obbligatorietà dell'azione penale.

Giudici non acquisiscono requisitoria
"Non luogo a provvedere". Con queste parole i giudici della I Sezione Penale rispondono alla richiesta del pm Ilda Boccassini di acquisire una serie di memorie esplicative, una vera e propria requisitoria scritta. I giudici spiegano che la richiesta è stata presentata quando in udienza già si discuteva della costituzionalità della norma che prevede la sospensione dei processi per le cinque più alte cariche dello Stato. Nell'ordinanza i giudici osservano che le memorie si possono depositare in qualsiasi momento in cancelleria senza richiedere l'autorizzazione. Ma, fanno rilevare ancora i giudici, l'autorizzazione non può essere chiesta nel momento in cui già si discute in previsione di una sospensione del procedimento.

Dura la replica della difesa
"Non è una decisione di natura tecnica ma sono delle argomentazioni di natura politica che rappresentano sempre di più quale sia la struttura di questi processi". Lo ha detto l'avv. Niccolò Ghedini, uno dei difensori di Silvio Berlusconi, commentando la decisione del tribunale di Milano di inviare gli atti alla Corte Costituzionale, nel processo stralcio al premier.

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Last Updated: 26, Thursday, June, 2003

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Italian prosecutors ask court to question Berlusconi's immunity

Should Silvio Berlusconi be immune from prosecution or not? The question has been thrown open again by events in a Milan courtroom. Parliament last week passed legislation protecting the Prime Minister and four other top officials from criminal prosecution for as long as they remain in office. Berlusconi's defence lawyer told judges in Milan that the legislation meant they had to halt his corruption trial.

But the public prosecutor, Ilda Boccassini, urged them to question the validity of the law in Italy's constitutional court. Even if they do, a ruling will take months to arrive. Berlusconi has accused prosecutors of orchestrating the case to pour "tons of mud" on his reputation. But Boccassini today said she was the one who had suffered from mud-slinging, receiving "incredible threats" on a daily basis.

She said that if the trial was frozen, Berlusconi would probably never face a final verdict because a statute of limitations in the case will be triggered in 2006. Berlusconi denies the charges of bribing judges to win favourable rulings in a 1980s company takeover battle. Opponents of Italy's new immunity law have started a campaign to force a referendum on the issue. The former anti-corruption judge Antonio Di Pietro, now leader of a political party, is one of those looking to raise the 500,000 signatures needed.

ITALIAN

Processo Sme, sollevata l'eccezione d'incostituzionalità

La legge sull'immunità delle cinque piú alte cariche dello Stato non è costituzionale: lo affermano la pubblica accusa e la parte civile del processo-stralcio sul caso Sme, che vede imputato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi.L'eccezione d'incostituzionalità è stata sollevata dai pubblici ministeri Ilda Boccassini e Gherardo Colombo e dal legale della parte civile, la Cir di Carlo de Benedetti.Il Pm Boccassini ha inoltre chiesto al Tribunale l'acquisizione di una memoria della pubblica accusa che riepiloga gli elementi di un anno e mezzo di dibattimento. Ció per evitare, ha detto, "che si lascino solo insinuazioni e si lancino tonnellate di fango sull'ufficio del pubblico ministero, cioè sullo Stato".Il tribunale si è riservato di decidere sull'eccezione d'incostituzionalità in un'ulteriore udienza fissata per il 30 giugno.Fuori del palazzo di giustizia di Milano, Antonio di Pietro e altri esponenti dell'opposizione hanno raccolto firme per il referendum abrogativo della legge sull'immunità.

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Last Updated: 17, Tuesday, June, 2003

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Berlusconi in new court drama


Berlusconi has appeared at the long trial only once before

Italian Prime Minister Silvio Berlusconi has made a dramatic court appearance to defend himself against corruption charges.
Mr Berlusconi, accused of bribing judges over a business deal in the 1980s, told the packed Milan court that the chief prosecution witness was a compulsive liar.

He promised to return to the court next week - but the trial is expected to have collapsed by then, as the Italian parliament is due on Wednesday to approve a bill granting the prime minister immunity.

Mr Berlusconi, who accuses the Milan courts of persecuting him, had missed numerous previous hearings, citing government commitments.

This time he gave a lengthy statement but said he was running too late to undergo questioning.

He said he would only be cross-examined in his prime ministerial offices.

He likened the proceedings against him to a murder trial with missing key components.

"There is no body here, there is no murder weapon, there is no motive," he said.

"I don't know how this trial came about, or what proof or accusations there are.

'Fantasy'

"All there is is a fantasy cooked up by the person who invented this theory (of corruption). And I'm having... tonnes of mud slung at me."

He labelled prosecution witness Stefania Ariosto as a "mythomaniac" who should be charged with slander.

In a court of law one cannot say all the things that one might like to say

Silvio Berlusconi arriving at court

Mr Berlusconi left the court to a mixture of applause, catcalls and shouts of "buffoon".

Mr Berlusconi's appearance on Tuesday was only his second since the three-year trial started.

The allegations centre on the sale of the SME state food company in 1985, before Mr Berlusconi had entered politics.

Mr Berlusconi has previously accused European Commission President Romano Prodi of wrongdoing over the affair - by trying to sell the firm off cheaply to a rival tycoon. Mr Prodi has denied the allegation.

Under pressure

The trial is an unwelcome distraction for Mr Berlusconi, who is about to lead Italy into its six-month spell as holder of the European Union's rotating presidency.

Mr Berlusconi is also facing domestic political pressures, with warnings from the far-right Northern League that it will pull out of the coalition government within weeks if its demands on devolution and immigration are not met.

The immunity bill would cover Italy's five most senior state officials.

It has already been passed in the upper house of parliament, the Senate, and is expected to have an easy ride through the lower house, where Mr Berlusconi's Forza Italia party has a comfortable majority.

It would freeze any proceedings against Mr Berlusconi until he left office.

Correspondents say that the current trial would be unlikely to resume once halted.

 

Italian PM 'in new fraud inquiry'



Berlusconi may avoid prosecution if an immunity bill is made into law
Italian Prime Minister Silvio Berlusconi has been placed under investigation for suspected tax fraud and false book-keeping, Italian newspapers say.
The charges are said to be linked to a business deal involving his broadcasting company, Mediaset, in the 1990s.

Mr Berlusconi is already standing trial on charges of allegedly bribing judges to sway in his favour a ruling on the sale of former state-controlled food company SME in the 1980s.

The right-wing leader denies any wrongdoing saying he is a victim of left-leaning prosecutors.

The new investigation comes as Italy prepares to assume the European Union's rotating presidency from July.

But a bill currently being rushed through parliament is expected to give Mr Berlusconi and four other senior figures immunity from prosecution while in office.

However, the bill will not automatically prevent magistrates from investigating alleged wrongdoing.

'Innocent'

Two daily newspapers, Corriere della Sera and La Repubblica, said that Mr Berlusconi's name had been added to a list of people already under investigation.

Prosecutors in Milan allege that Mediaset, which is owned by Mr Berlusconi's family, purchased TV rights for US movies in 1994 and 1996 through two offshore companies, the papers said.

These two companies allegedly inflated purchase costs declared to the tax authorities.

The alleged fraud allowed Mediaset, Italy's largest private broadcaster, to save the equivalent of about 85m euros.

Mr Berlusconi's lawyer, Niccolo Ghedini, said he had not been informed of the new probe, adding that the prime minister had not been involved with the company during the period in question.

"Berlusconi has had no roles in Mediaset since 1993, and the last balance sheet he signed was in 1992," Mr Ghedini told the Associated Press news agency.

 

"He's totally innocent."

It seems his name was leaked to the press because the prosecutors asked Italy's justice ministry to request information from the US authorities for their investigation.

 

Italian senate backs PM immunity




Berlusconi denies he has done anything wrong
The Italian upper house of parliament has approved legislation which effectively grants immunity from prosecution to Prime Minister Silvio Berlusconi.
It could indefinitely block the trial where he stands accused of bribing judges to further his own business interests.

Mr Berlusconi introduced the legislation, which grants leading politicians immunity from prosecution, after his lawyers failed to have corruption charges against him dropped.

The centre-right Italian prime minister denies any wrongdoing, claiming he is a victim of left-leaning Milanese prosecutors.

Lower house vote

The new law is eventually expected to include all members of parliament. Parliamentary immunity was revoked in Italy 10 years ago amid a scandal that uncovered widespread political corruption.

The new legislation was approved by the Senate by 146 votes to 101.

The law must still be approved by the lower house, but the BBC's correspondent in Rome, David Willey, says that this will be something of a formality as Mr Berlusconi has a clear majority in both houses.

Under the new legislation the five leading public office holders in Italy including the prime minister, the president, the speakers of both houses of parliament and the chief justice will be able to claim immunity from prosecution.

Time sensitive

Our correspondent says it is now a race against time to ensure that the new immunity legislation takes effect before Italy takes over the high-profile rotating presidency of the EU in less than a month's time.

One of the arguments offered by Mr Berlusconi's supporters in favour of the new immunity law is that similar legislation has just been enacted in the European Parliament.

Mr Berlusconi's Minister for Regional Affairs, Enrico La Loggia, defended the law saying it was "absolutely indispensable" to ensure that lawmakers remained independent and free from the threat of politicised prosecutions.

But the opposition was quick to condemn the decision saying it contravened the need for equal representation under the law.

"The right of defence - because top officers cannot stop the freezing of legal proceedings - and the principle of a reasonable duration of trials have all been violated," Green Party senator Giampaolo Zancan said.

 

Berlusconi to be tried alone



No verdict in sight for the Italian prime minister
A court in Milan has ordered that Italian Prime Minister Silvio Berlusconi be tried alone, separating his three-year-old corruption trial from that of co-defendants.

The court took the decision because Mr Berlusconi's official duties often prevent him from attending hearings.

It is not immediately clear how the change will affect the timetable for completion of his trial.

Before the move, a verdict had been expected in the second half of the year, when Italy holds the presidency of the EU.

The trial arises from the sale of a state-held food conglomerate, SME, in the 1980s.

Mr Berlusconi has denied all wrongdoing, contending that he is the victim of persecution by left-wing prosecutors.

The judges ordered a separate trial after his lawyers told the court that, yet again, he would not be able to show up for a hearing because he was busy with governmental duties.

Presiding Judge Luisa Ponti said the court would set a new schedule of hearings for the prime minister on Monday.

'Available next week'

Mr Berlusconi has hardly attended his trial, but last month showed up to make a statement to the court.

He had indicated he wanted to continue his declaration next week.

The decision to order a separate trial was criticised by both prosecutors and defence lawyers.

Mr Berlusconi's lawyer, Niccolo Ghedini, said the decision was unfair because the prime minister had already made himself available to attend next week.

"It seems bizarre to me that the court couldn't wait seven more days," he said.

Mr Berlusconi, a billionaire business magnate, is accused of bribing judges in Rome to sway a ruling on the sale of SME in the 1980s, a decade before he became a politician.

Last month, he told the court that SME was about to be sold off too cheaply, so he intervened after pleas from then-Premier Bettino Craxi, a close friend.

Mr Craxi died a few years ago in Tunisia, where he was living in self-imposed exile after being convicted in corruption cases.

The trial will continue for the other defendants, including Mr Berlusconi's former defence minister, Cesare Previti, who was convicted in a similar bribery case last week and sentenced to 11 years in prison.

Berlusconi set to ride out storm

By Robert Greenall
BBC News Online

 


Italian Prime Minister Silvio Berlusconi is expected to survive the latest crisis facing his government, following the conviction of his friend and ally Cesare Previti on corruption charges.


Berlusconi is thought to be stronger than in 1994
Experts say that while Mr Berlusconi is in a difficult position, his removal is unlikely to help his political opponents.

Reaction from the left has been muted, with no-one calling for the prime minister's resignation.

But there are suggestions that the scandal could affect his standing abroad, as he prepares to take Italy into the European Union presidency in July.

Previti was sentenced to 11 years in jail for using bribery to try to influence two take-over battles, one of which involved Mr Berlusconi's Fininvest company.

This time no-one has any interest in provoking a crisis, especially not the left

Francesco Perfetti
politics professor
And Mr Berlusconi himself on Friday faces accusations that he bribed judges to facilitate the take-over of the SME food group in 1985.

"It's an ugly situation for Silvio Berlusconi," wrote a columnist in the daily La Repubblica.

'No immediate impact'

But it is thought that the prime minister is in a stronger position than during his first period in government in 1994 which collapsed amid corruption allegations.

"I rule out the possibility that a conviction would have an immediate impact on the stability of the government," Francesco Perfetti, professor of politics at Universita Luiss, told Reuters news agency.

This time no-one has any interest in provoking a crisis, especially not the left."

Mr Berlusconi's handling of the situation has been so skilful that opponents fear that any attacks on him could backfire, Professor James Walston of the American University in Rome believes.

"In theory it should be devastating for Berlusconi," he said. "But in practice it's less serious, because they have prepared the ground so well, saying that it's all a put-up job."

Some damage possible

Mr Berlusconi said after the conviction: "The persecution against Previti has been confirmed."

"The politicisation of a part of the judiciary is a problem which must be solved for the good of the country, its institutions, the Italian citizens."

However, despite his bullish mood Mr Berlusconi may still not come out of the crisis unscathed.

"It won't weigh enormously heavily on Italian public opinion, because supporters will blame the 'red' judges," Professor Walston added.

"The real problem will be abroad, particularly as Berlusconi is about to become the president of EU."

In the longer term, the affair could harm his hopes of becoming president of Italy, say observers.

'Slandering judges'

Meanwhile the opposition appears content to confine itself to defending the judiciary against claims of bias and persecution made by the government.

"To talk about persecution and forget it was a normal verdict - which one can appeal against - means discrediting the role and institution of the judiciary," said centre-left leader Antonio Di Pietro.

"It also means slandering judges who, across three years, have only done their duty and have never spoken, if not to announce decisions, rulings, verdicts. This means offending their career, job and personal dignity."

Communist Party leader Oliviero Diliberto said the government statement "subverts the democratic system".

Strongest condemnation of the government's reaction came from the judiciary itself.

"Nobody is allowed to discredit the judiciary - particularly he who, like the prime minister, is occupying the highest political job," said a statement by the National Association of Magistrates.

Italian PM attacks judiciary


Berlusconi is accused of attempting to bribe judges

Italian Prime Minister Silvio Berlusconi has launched a scathing attack on the country's judiciary, a day after the Supreme Court rejected his request to have his corruption trial moved to the town of Brescia from Milan.

The premier had claimed Milan's judges were biased against him and would not give him a fair hearing. I shall perform my duty as prime minister until the end


Silvio Berlusconi, Italian prime minister

Mr Berlusconi's request was made within the provisions of a recently-passed law allowing defendants to demand that their case be heard at a different court, should they suspect the judges are biased.

His critics believe the controversial law was tailor-made for Mr Berlusconi and his associates.


Political pressure


In a live TV address, broadcast during the main lunch-time news bulletins, Mr Berlusconi repeatedly accused the Italian judiciary of being politically-motivated.

"In a liberal democracy judges implement the law, they do not get involved in politics and especially, they do not 'resist, resist, resist' those who have been chosen to govern," the premier declared.

He was referring to former Milan prosecutor-general Francesco Saverio Borrelli who a year ago appealed to Italy's judges to resist political pressure.

In his address, Mr Berlusconi also said he had no intention of resigning - even if a Milan court convicted him of corruption.

"I shall perform my duty as prime minister until the end, until the end, without ever betraying the mandate conferred unto me by my electors," the TV quoted him as saying.

He added that "in a liberal democracy, those who govern on the basis of the voters' sovereign will are judged... only by their peers, that is, by those who were elected by the people".

This, he said, is because "the custom and laws of immunity and guarantee protect him from the risk of political persecution through the judiciary".

Opposition fury

The prime minister's attack on the judiciary triggered angry reactions from left-wing opposition leaders.

"If it is confirmed that the news bulletins have broadcast a tape made by Berlusconi's trusted technicians... this would be very serious," Paolo Gentiloni, an MP from the centrist opposition party Daisy said.

And Piero Fassino, the leader of the Democrats of the Left, described the speech as "arrogant and threatening".

According to Mr Fassino, Mr Berlusconi was displaying "outrageous behaviour... using an unacceptable threatening tone and asking for impunity, which no citizen can demand, even less so someone who is at the helm of the country".

Mr Fassino recalled that "the same Supreme Court had only a few months ago cancelled a Berlusconi conviction in another trial".

"So, the Supreme Court is good if it says Berlusconi is right, it persecutes him if it says something Berlusconi doesn't like. All of this is unacceptable".

Greens MP Alfonso Pecoraro Scanio said Mr Berlusconi's use of public broadcasting time was reminiscent of "totalitarian regimes" .

"To use TV as a megaphone to ask for immunity recalls more totalitarian regimes than the liberal democracies he was wrongly referring to," he said.

BBC Monitoring, based in Caversham in southern England, selects and translates information from radio, television, press, news agencies and the Internet from 150 countries in more than 70 languages.

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ITALIAN

Processo Sme. Berlusconi davanti ai giudici: "Processo senza prove e movente, basato su calunnie. Ma tornerò in aula"

Milano, 17 giugno 2003

"Queste dichiarazioni non potranno esaurirsi nell'udienza di oggi, essendo la materia molto estesa e poiché la giustizia è uguale per tutti. E gli italiani (...) hanno il diritto di sapere se Silvio Berlusconi ha commesso qualcosa di illegittimo o di immorale". Sono le 9:45 quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi prende la parola nell'aula magna del palazzo di giustizia a Milano per la prosecuzione delle dichiarazioni spontanee iniziate il 5 maggio. Che, dice subito, non si concluderanno oggi.

Legittimo impedimento
"Non ci fu da parte mia nessuna ricerca di scusanti per non essere qua, ma una serie di fattori oggettivi che mi impedivano di venire in questa sede - esordisce Berlusconi alludendo all'udienza dell'11 giugno quando il pm Ilda Bocassini lo aveva accusato di voler sfuggire al processo - Non ci sono, per un presidente del Consiglio, solo gli impegni previsti dalla Carta costituzionale, ma tutto ciò che grava normalmente sul premier… Ritenere nell'ambito del giudizio di valutare ciò che possa essere accettato come legittimo impedimento del presidente del Consiglio e cosa no è francamente inaccettabile". "Ne prendiamo atto e la invitiamo a tornare all'oggetto delle dichiarazioni spontanee", replica secca il presidente del tribunale.

Nuovi documenti
"Quelle mie dichiarazioni (del 5 maggio, ndr) hanno provocato molte reazioni - prosegue Berlusconi - Alcune persone hanno telefonato ai miei legali e si sono dichiarate disponibili a farsi sentire. Sono arrivate anche lettere" che attestano che l'accordo concluso dal presidente dell'IRI Prodi con l'ing. De Benedetti non rispettava le procedure stabilite dalla legge e che, spiega Berlusconi, dovranno essere acquisite agli atti del processo: "In sintesi, più che una vendita, sembrava una svendita. Credo sia chiaro che per verificare se potessi avere una qualche motivazione per interventi scorretti bisogna conoscere quale era la situazione delle decisioni di allora".

Bustarelle da Prima Repubblica e un mini contratto
" 'L'ing De Benedetti aveva erogato una robusta dazione di denaro alla Dc per la campagna del '93 e per questo pensava di comprare la Sme' - ricorda Berlsuconi citando Francesco Forte - Sono riuscito a scovare fra migliaia di carte il contratto fra IRI e Buitoni: mi sono divertito a chiedere ai miei collaboratori di quante pagine poteva essere… - prosegue Berlusconi - la persona che ha dato il numero più basso mi ha detto: 100 pagine. Una piccola parte della Sme venduta alla Barilla comportò un contratto di 67 pagine elaborate in 33 incontri.. Il contratto IRI-Sme è fatto di 4 paginette, che l'opinione pubblica deve conoscere - sbotta il premier - Una trattativa segreta di 2 soli incontri per vendere il più grande gruppo alimentare italiano".

La risposta a De Benedetti
"De Benedetti - prosegue Berlusconi- in un libro intervista pubblicato da Longanesi nel '99 scrive: 'Craxi mi fece sapere che era contrario all'operazione. Prodi aveva avvisato della vendita della Sme solo il proprio partito di riferimento, cioè la Dc. Craxi era convinto che nell'operazione ci fosse stata una tangente solo per la Dc' . Questo lo dice l'ing. De Benedetti, che merita un'altra risposta alle accuse lanciate da Le Monde (…): i fatti lo smentiscono, l'intervento della legge Mammì iniziò sotto il governo De Mita e si concluse sotto il governo Andreotti. Vorrei aggiungere altre cose sulla propensione a dire la verità di De Benedetti, ma la mia posizione istituzionale mi consiglia di non farlo".

I punti cardine
"1 Il governo non voleva vendere la Sme;
2 il prezzo era considerato incongruo;
3 lo svolgimento della trattativa era assolutamente anomalo;
4 il contratto non includeva una sola clausola che non fosse a favore della parte acquirente;
5 il contratto era sottoscritto per l'IRI da chi non aveva il benestare del ministro".

Perché intervenne Fininvest
"Il mio intervento fu quindi utile e necessario - prosegue Berlsuconi ripercorrendo le tappe della mancata cessione della Sme a De Benedetti - perché il Cipe manifestò la preoccupazione che l'acquirente fosse italiano. Barilla dipendeva da una holding olandese, Fininvest era totalmente italiana, così come Conserve Italia. Al momento della presentazione dell'offerta finì il mio agire per l'acquisto della Sme. (…) C'è una folta corrispondenza che attesta questo".

Processo senza prove
"La corte non può esimersi di chiamare tutti i 15 giudici che si sono espressi nel decidere le ragioni dell'IRI e le non ragioni di De Benedetti - attacca Berlsuconi - (...) Lo dissi già al gup Rossato: quale prova esiste, quale testimonianza? Non c'è nulla. Mi domando ancora come possano spendersi soldi dei cittadini italiani per un processo che non ha motivazione, indizi, documenti... esponendo chi entra nel processo a immagini negative, tonnellate di fango... quando questo qualcuno ricopre cariche pubbliche".

Le calunnie della Ariosto
"Non sono stati trovati i processi aggiustati, non c'è nessun giudice o collaboratore che aveva un processo fra le mani che riguardava la mia persona: la partenza è data dalle dichiarazioni della sig. Ariosto, che disse che esisteva un conto corrente destinato a pagamenti dei giudici romani e a disposione dell'avvocato Previti - aggiunge Berlusconi - Il fatto è stato dimostrato come falso. Il direttore di Efibanca ha fatto chiarezza su questo: non solo non esiste un cc di Berlusconi o di persone a lui vicine: la banca è abilitata a prestiti alle imprese, non ha conti di privati cittadini".

Teste Omega inattendibile
"Non credo ci sia nessuno che parlando due volte con la sig. Ariosto possa farsi un'idea diversa: mente abitudinariamente sulla sua situazione finanziaria personale, sulla sua situazione familiare... - incalza Berlusconi - Potrei intrattenere una platea per mezza giornata... Gioielli: da Eleuteri a Roma erano collocati tanti pacchetti, ognuno con un nome di un giudice. A parte il fatto di non accreditare di follia chi pensasse a gioielli da ragalare ai giudici informando il gioielliere, i suoi collaboratori..."

Come nasce un'accusa falsa
"Ma c'è una partenza vera: la cena di Natale ad Arcore per le mogli dei dirigenti del mio Gruppo - prosegue Berlusconi - (...) Ci sono foto che mi ritraevano nell'atto di consegnare questi gioielli con i pacchetti con i nomi della destinataria. Ecco la situazione reale trasportata in altra sede per farne un'accusa. Ma chi ha raccolto le testimonianze della Ariosto come può aver ritenuto veritiere e utilizzabili in un processo queste dichiarazioni?"

Bar Mandara
"Un giorno due giudici - racconta Berlusconi - Squillante e Misiani vennero registrati. La cassetta e il cdrom originali non sono mai stati depositati, è agli atti solo una copia manipolata per sottrazione. La registrazione fu supportata da fogli che gli agenti dicono di aver piegato in tasca, ma questi fogli non hanno traccia di nessuna piegatura. Questi fogli, hanno dimostrato perizie successive, sono stati scritti sotto dettatura in un secondo tempo. Io non ho mai ricevuto telefonate dal dott.Squillante, non l'ho mai incontrato a Milano. L'avevo conosciuto alcuni anni prima in qualità di consulente del presidente Cossiga. E oltretutto il cdrom copia è stato rotto in modo assolutamente non credibile".

Conti esteri
"Squillante era a disposizione e gli venivano versati dei soldi - riassume Berlusconi citando una delle tesi dell'accusa - Ma non si sa come, da quale banca. Allora si va a vedere i conti all'estero di Fininvest, che aveva e ha conti all'estero come è normale (...) Da uno di questi viene fatto un versamento sul conto di Previti. Le società del Gruppo erano 200, i legali di consulenza erano oltre 100... (...) - prosegue Berlusconi - Lo studio Previti ha depositato una serie di documentazioni ingente, la prassi era quella di acconti cui seguivano parcelle professionali. (...) Che uno di questi conti sia stato usato con Pacifico, non appartiene alla conoscenza del presidente del Gruppo Fininvest, che non ha mai avuto intromissioni nelle situazioni dei rapporti dei legali con l'Azienda...".

Falso in bilancio
"Se ci fosse stato bisogno di dare centinaia di milioni a qualcuno, il sig. Berlusconi poteva attingere alla sua cassa personale per attingere soldi da una cassa e un patrimonio che non era soggetto ad alcun vincolo - si agita Berlsuconi - E invece no, si fa un versamento da banca a banca, da conto corrente a conto corrente, in modo che sia facilissimo rintracciare questa dazione illecita... Anche una donna di casa sa che non può pagare con un assegno un idraulico o un elettricista che chiedono di essere pagati in nero... E invece il dirigente Fininvest Girone non era a conoscenza di questo e fece un versamento da conto corrente a conto corrente. Questo avviene solo nella fantasia...".


Processo senza prove e movente

"E' come essere di fronte ad un omicidio senza morto, senza motivazione, come ha attestato con le sue indagini sull'ufficio del dott. Squillante il giudice Ielo - attacca ancora il premier - E questi verbali sono spariti a Milano e poi riapparsi a Perugia. Non ci sono processi da aggiustare, non c'è l'arma del delitto, non ci sono situazioni logiche che giustificano fini corruttivi, non c'è motivazione, perché non c'erano processi che mi riguardavano. Avendo letto le carte di notte con gli avvocati sono sbalordito: questo processo va avanti da 7 anni senza una prova. Come è potuto essere che i pm che devono depositare agli atti tutti gli atti non lo facciano, come dice il codice e una senza della Corte Costituzionale del '91? Come mai non ci sono i verbali degli interrogatori della Ariosto? Che era assediata dalle Banche e dalla Guardia di Finanza perché stava per fallire la Ariosto Consulting e si rivolse alla Procura per avere una specie di immunità?"

Le immunità della teste Omega
"La Ariosto ha raccontato storie che hanno generato accuse di calunnia che non vanno avanti, le banche non possono esigere soldi, ha avuto 2 miliardi e 700 milioni di lire di multa che ha pagato non si sa come... forse perché è stata pagata come confidente... - azzarda il premier - Aveva mille e uno motivi per darsi all'attività di delazione. Ed è stata sostenuta in questo dall'avv.Vittorio Dotti, che aveva ambizioni politiche e pensava di poter avere un ruolo all'interno di Forza Italia e del governo - pensava - ove il premier fosse in difficoltà".

Disponibile il 25
"Voglio far valere il mio diritto ad essere presente alle udienze che seguiranno - conclude Berlusconi - Non volevo essere presente al processo perché la resposabilità istituzionale, ad esempio, mi metterà a contatto con il presidente della Commissione Ue Romano Prodi, con il quale dovrò lavorare tutti i giorni. E non è uno spettacolo degno che il presidente del Consiglio si trovi in un'aula del tribunale con lesione del suo prestigio e del prestigio del Paese - continua Berlsuconi - Buttando ombre e fango sul presidente del Consiglio si butta ombra e fango sullo stesso Paese che rappresenta. Ho guardato la mia agenda e garantisco che se non ci saranno fatti nuovi, il giorno 25 sarò a disposizione".

"Chiedo scusa per la veemenza di certe mie dichiarazioni, ma mettendo la testa dentro le carte del processo... - aggiunge Berlusconi - Mai in una democrazia una Procura ha fatto 500 visite nelle sedi di un Gruppo, contro il quale sono stati avviati 82 procedimenti, sono state fatte1600 udienze... Sono stati visti 170 libretti al portatore in Italia e all'estero... Solo da quando mi sono interessato alla cosa pubblica è successo tutto questo".

"Cose gravissime"
In cauda venenum: il presidente del Consiglio congela le attese dei giornalisti suscitate dalle sue affermazioni su "cose gravissime" che avrebbe denunciato in aula e spiega: "Avevo e avrei cose da dire che potrei dire se non fossi presidente del Consiglio. Sarò lieto di rispondere alle domande che mi verranno rivolte purché mi si pongano a Palazzo Chigi".

Processo Sme. Tribunale dice no a audizione Berlusconi a Palazzo Chigi


Palazzo di Giustizia a Milano


Milano, 17 giugno 2003
I giudici della prima sezione di Milano hanno respinto la richiesta della difesa Berlusconi di sentire l'imputato a Palazzo Chigi a Roma.

I giudici nella loro ordinanza hanno ribadito che Berlusconi si è limitato a lamentare le modalità usate dal Tribunale nell'ambito del procedimento e a limitare il ruolo della Ariosto e delle sue dichiarazioni.

L'avvocato Gaetano Pecorella, difensore di Silvio Berlusconi, alla ripresa dell'udienza del processo Sme aveva fatto presente la disponibilità da parte del Premier di rispondere alle domande del Pm a Palazzo Chigi. La difesa chiedeva udienza del processo a Roma perché è "tecnicamente e giuridicamente possibile che Berlusconi venga sentito sia come imputato che come testimone".

Giustizia. Berlusconi torna davanti ai giudici nel processo Sme. La legge sulle immunità all'esame della Camera


Roma, 17 giugno 2003

La partita, ancora una volta, si gioca lungo il binario Milano-Roma. Nel palazzo di giustizia della città lombarda è tutto pronto, nell'aula magna resa celebre dal 'Resistere, resistere' per la seconda parte delle dichiarazioni spontanee rese lo scorso 5 maggio dal premier Silvio Berlusconi davanti ai giudici del processo Sme, che lo vede imputato di corruzione in atti giudiziari, da solo, dopo lo stralcio della sua posizione. Nella capitale, invece, nel pomeriggio, approda in Aula a Montecitorio il ddl Boato sulla sospensione dei processi per le più alte cariche istituzionali. L'opposizione ripresenterà gli emendamenti già bocciati in commissione per sottolineare ancora una volta la propria contrarietà al provvedimento. Ma dopo la discussione e il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, la Camera dei Deputati dovrebbe dare via libera al testo entro domani.


A Milano
Il presidente del Consiglio parlerà a braccio per un paio d'ore, come conferma uno dei suoi difensori Gaetano Pecorella. Berlusconi, sempre secondo Pecorella, riprenderà il filo della vicenda relativa alla vendita della Sme al centro del suo intervento precedente, "per poi parlare a tutto campo, entrando anche nel merito delle accuse specifiche".


E' possibile che Berlusconi non riesca a ultimare le sue dichiarazioni e che chieda un aggiornamento ad altra data, perché in tarda mattinata dovrà ripartire da Milano e incontrare a Roma il primo ministro greco per lo scambio di consegne relativo alla presidenza di turno dell'Unione Europea. E anche i suoi avvocati, Gaetano Pecorella e Niccolò Ghedini, dovranno lasciare il palazzo di giustizia milanese per correre a Roma alla Camera a votare sulla pregiudiziale di costituzionalità del lodo Maccanico.


Ai giudici del processo Sme sono stati consegnati diversi documenti per dimostrare gli impegni del presidente Berlusconi e quelli dei suoi legali, entrambi parlamentari. "Non appena il presidente Berlusconi avrà finito di parlare noi chiederemo il rinvio dell'udienza al prossimo 25 giugno" dice ancora Pecorella. La decisione sul rinvio spetterà comunque ai giudici della prima sezione penale. Prima del 25 giugno, peraltro, potrebbe entrare in vigore la sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato e quindi anche del processo Sme.

Le precedenti dichiarazioni spontanee del premier, il 5 maggio, hanno suscitato molte polemiche, perché Berlusconi chiamò in causa gli altri protagonisti del caso Sme degli anni '80, tra i quali Romano Prodi e Carlo De Benedetti.


Ieri, al troncone principale del processo Sme, l'avv. Quattrocchi, uno dei due difensori di Attilio Pacifico, dopo circa quattro ore di arringa, ha chiesto la piena assoluzione per il legale romano, per il quale invece il pm Boccassini aveva proposto 11 anni di reclusione.


A Roma

Nessuna sorpresa sull'esito di una dura battaglia parlamentare che ha visto maggioranza e opposizione sempre più distanti sull'opportunità di varare una legge che metta al sicuro l'immagine del presidente del Consiglio alla vigilia del semestre di presidenza dell'Unione europea. L'entrata in vigore di questa legge, esecutiva non oltre il 23 giugno, chiuderà provvisoriamente le vicende giudiziarie di Berlusconi. Non sarà lo stesso, invece, per il deputato avvocato Cesare Previti, imputato nel filone principale del processo Sme.


La novità nel dibattito sull'immunità parlamentare potrebbe essere il mutato atteggiamento del centrosinistra. Tra le fila dell'opposizione infatti c'e' chi ha mostrato una certa disponibilità a discutere di questa argomento senza alzare barricate. Del resto i deputati europei del centrosinistra hanno recentemente votato a favore di una legge sull'immunita' varata dal Parlamento europeo.

Berlusconi oggi davanti ai giudici del processo Sme per altre dichiarazioni spontanee

Giornata decisamente piena per il premier italiano, Silvio Berlusconi, che - come piu' volte anticipato con enfasi dallo stesso leader azzurro - oggi completera' con altre dichiarazioni spontanee la sua deposizione al processo in corso a Milano per la compravendita della Sme, che lo vede unico imputato dopo lo stralcio dal processo principale. Berlusconi e' atteso per le nove di questa mattina, ma dovra' finire di parlare entro le 11 perche' lo aspetta la cerimonia per il passaggio di consegne del turno di presidenza europea.

Anche due degli avvocati del presidente del Consiglio abbandoneranno anzitempo l'aula appositamente allestita nel tribunale di Milano: nel pomeriggio devono infatti correre a Roma, alla Camera, per votare alcuni emendamenti al decreto "sospendi processi", varato dal centrodestra per garantire l'immunita' alle cinque maggiori cariche dello Stato durante il loro mandato

Nella scorsa udienza, il 5 maggio, Berlusconi aveva illustrato le tappe salienti della compravendita del colosso alimentare Sme, avvenuta nell'ottantacinque, che, secondo l'accusa, fu pilotata da magistrati corrotti a favore della cordata di imprenditori capeggiata dall'imprenditore Berlusconi

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Mercoledi, 18 Giugno, 2003

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Processo Berlusconi, l'Italia non deve sapere
di Susanna Ripamonti

Silvio Berlusconi che dice: «la legge è uguale per tutti, ma io sono più uguale degli altri». Il premier, laureato in giurisprudenza, che involontariamente ammette: «Io che sono estraneo alla giustizia». L’imputato che accusa: «su di me si è gettato ombra e fango» e che a sua volta getta fango a palate su Carlo De Benedetti (bugiardo e corruttore) su Vittorio Dotti (voleva farmi fuori) e su Stefania Ariosto (una mitomane). L’operazione è un po’ sciatta e qualche schizzo colpisce il coimputato Attilio Pacifico: «uno che faceva import-export di denaro e che aveva come clienti giudici e avvocati». E qualcosa di più di uno schizzo arriva a Previti, che di questo avvocato di serviva. L’uomo più ricco d’Italia confessa: «Per corrompere i giudici non avrei avuto bisogno di usare conti esteri, mi bastava mettere una mano in tasca» e insulta le casalinghe: «Persino loro sanno che per pagare in nero l’idraulico non si fanno assegni».

Stringi stringi, in quella che con ogni probabilità è stata l’ultima udienza del processo Sme, alla vigilia dell’approvazione del Lodo Maccanico, l’autodifesa del presidente si è ridotta a una metafora giallistica: «Quello che si sta celebrando è un processo in cui manca il morto, manca anche l'arma del delitto e dove non c'è nemmeno un movente, una motivazione ad agire». Martedì ha ripreso il discorso più o meno dove l’aveva lasciato. Un’ora gli è bastata per scaricare Previti, accusare Dotti e ripetere quello che aveva già affermato nella precedente deposizione, e cioè che lui non aveva nessun interesse all’acquisto della Sme. È sceso in campo solo per fare un favore a Craxi e per evitare che Prodi facesse un patto scellerato, con De Benedetti, in cambio di tangenti alla Dc. Il 5 maggio aveva tirato in ballo Giuliano Amato che avrebbe dovuto confermare quella tangente, ma l’ex presidente del consiglio aveva smentito in tempo reale.

Adesso ha una dichiarazione, messa per iscritto dall’ex ministro Francesco Forte: «Per raggiungere quell’accordo De Benedetti seguì le stesse modalità con cui Totò voleva comprare il Colosseo: una tangente alla Dc in occasione delle elezioni del 1983». Quel contratto di vendita, quattro paginette che adesso in aula Silvio Berlusconi sventola come un ventaglio, è diventato il nuovo oggetto del processo. E quando alla fine del monologo presidenziale, Ilda Boccassini gli chiede se intende esercitare il suo diritto alla difesa e rispondere alle domande sui pagamenti in nero di Previti, confermati dal manager Fininvest Livio Gironi, lui prende il volo, annuncia che deve rientrare a Roma e propone: «Se volete interrogarmi venite a Palazzo Chigi» (dove non può essere sentito come imputato e dove, come testimone, ha già bidonato sia il tribunale di Milano sia quello di Palermo).

Addestrato dai suoi avvocati che gli hanno suggerito anche qualche frasetta in latino, ha introdotto scarne novità al consueto copione delle tesi difensive. Tutto parte da Stefania Ariosto (bugiarda, mitomane, manipolata, indebitata fino al collo). Ma chi c’è dietro alla «femme fatale» di questa storia? L’avvocato Vittorio Dotti, all’epoca fidanzato della bella Stefania e capogruppo alla Camera dei Forza Italia. Berlusconi accusa: «Qui si apre uno scenario che io porterò a conoscenza del Parlamento perchè è uno scenario assolutamente negativo. Vittorio Dotti, che aveva ambizioni politiche, che era stato in qualche modo diminuito in una certa sua ambizione, che si poneva in contrasto con certe altre personalità (leggi Previti,ndr) pensava di poter avere un ruolo all'interno di Forza Italia che gli sarebbe derivato, secondo il suo modo di pensare, ove si potesse mettere nei guai il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi».

Capitolo Ariosto. La classe non è acqua e Berlusconi annaspa. Vuole dimostrare che la teste Omega non solo è una mitomane, è anche una parvenue che si spaccia per contessina. Lui che i parvenus li conosce bene si lancia in una gag tragicomica spiegando in quale abbaglio è caduta la sua accusatrice. Verissimo, lui regalava gioelli, ma alle mogli degli amici e non a quelle dei magistrati. Il rito si svolgeva alla vigilia di Natale. «Diverse foto mi ritraggono in quelle serate, quando ero più giovane e più magro. Ci sono io, in ismoking (sic) con a fianco il mio maggiordomo. Con l’aiuto del computer, per non sbagliare, regalavo ogni anno un gioiello diverso alle signore, così col passare del tempo si facevano la parure». Che raffinatezza eh?

Un accenno a tutti i classici del repertorio difensivo, dalle intercettazioni al bar Mandara, che sarebbero manipolate (ma che incredibilmente descrissero comportamenti che puntualmente si verificarono) al famoso fascicolo 9520/95, quello relativo a tutte le indagini sulla corruzione giudiziaria, che anche il premier ora reclama con forza: «La procura sostiene che è coperto da segreto istruttorio, perchè riguarda indagini contro ignoti. Indagini ancora aperte dopo otto anni? Ma andiamo, quell’ignoto è un personaggio notissimo e sono io».

E che dire di quei 500 milioni che nel 91 partirono da un conto estero della Fininvest (Ferrido) finirono sul conto Mercier di Previti e da lì arrivarono a Squillante? Una parcella, anzi un anticipo che sarebbe stato seguito da normali parcelle professionali. Se poi Previti ha girato quei quattrini a un magistrato, se nella sua contabilità estera si avvaleva della «non bella specializzazione di Pacifico che faceva import-export di denaro e aveva tra i suoi clienti magistrati e avvocati» beh, questi francamente sono affari di Previti e non suoi. Lui non sarebbe mai stato così ingenuo da falsificare i bilanci per corrompere i giudici o da usare conti bancari per pagamenti in nero, son cose che sa anche una casalinga: «mi sarebbe bastato attingere al mio patrimonio personale, mettere la mano in tasca, dato che dispongo di somme che sono non cento ma mille volte superiori ai 500 milioni che sarebbero stati pagati per corrompere».

E con questo anche Previti è sistemato: troppo ingenuo, troppo incauto, più sprovveduto di una donnetta. Finisce con l’ultima menzogna: dice che non vuol perdersi neppure un’udienza, giura che sarà in aula il 25 giugno «salvo imprevisti». Ovviamente sa che tra una settimana il Lodo Maccanico sarà legge e che il processo è già finito, ma dichiara che lui era contrario a questa legge, che «il cittadino Berlusconi avrebbe voluto discolparsi in aula e uscire dal processo con un proscioglimento». Disgrazia vuole che anche la sua maggioranza lo perseguiti, continuando a far leggi che cancellano i suoi reati e non gli consentono di dimostrare la sua innocenza.

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