Camorra, ora serve la legge sugli appalti
L’approvazione in Consiglio Regionale di una legge a sostegno delle vittime della criminalità organizzata è giunta l’altro ieri a poco più di una settimana di distanza dall’approvazione della norma sul condono edilizio. Entrambi i provvedimenti hanno segnato un importante passo in avanti nella lotta a favore del ripristino della legalità in Campania, soprattutto in un momento come questo, dove la recrudescenza degli episodi criminali ha inevitabilmente e giustamente riportato al centro dell’agenda la questione della lotta alla camorra. Tuttavia, la legge sul condono e quella a sostegno delle vittime della criminalità non costituiscono ancora quelli che il procuratore Paolo Mancuso ha definito l’altro ieri, in un’intervista a L’Articolo, gli interventi strutturali di potenziamento delle risorse investigative e preventive. Certamente, gli abusi edilizi, così come il racket e l’usura, sono grandi serbatoi economici della criminalità organizzata. L’aver messo un argine, sotto l’aspetto della prevenzione, a questo tipo di reati rappresenta un grande passo per la Regione Campania nell’opera a sostegno della legalità. Ora, tuttavia, se Palazzo Santa Lucia vuole chiudere il cerchio, è necessario che intervenga in un altro, forse il più importante, settore dove si concentrano gli interessi della grande criminalità: gli appalti pubblici. Nove miliardi di euro per opere pubbliche di natura infrastrutturale da realizzare su tutto il territorio della Campania. A tanto ammonta la somma prevista del Por Campania per il quinquennio 2002-2006. Di questi 9 miliardi di euro, 5 sono stati assegnati attraverso i Fesr (Fondi Europei di Sviluppo Regionale). Al 30 giugno 2004, il 38,59% dei Fesr è stato stanziato per opere pubbliche e il 17,33% (quasi un miliardo di euro) è stato già pagato. Una pioggia di denaro, quindi, sta inondando l’edilizia pubblica campana. Gran parte di queste risorse saranno concentrate su Napoli e provincia, al centro di un processo di trasformazione urbanistica, come forse non era mai avvenuto dagli anni ’50 fino ad oggi. È inevitabile che su questa pioggia di denaro potrebbero scatenarsi gli appetiti illeciti della grande criminalità, sempre in agguato, sempre pronta a inserirsi nelle falle del sistema di regolamentazione degli appalti pubblici.
Da circa due anni è stato presentato, in Consiglio
Regionale, un disegno di legge di regolamentazione del sistema di
concessione delle opere pubbliche. Sulla base dei nuovi poteri in
materia di federalismo le Regioni possono infatti legiferare anche
su questa materia. Il disegno di legge regionale in materia di appalti,
il cui testo oggi è fermo nella quarta commissione, propone
delle modifiche rispetto alla legge 109 del febbraio ’94, meglio
nota come legge Merloni. Nello specifico, la proposta in discussione
in Regione, propone l’istituzione di una serie di organismi
di controllo su tutto il sistema degli appalti: un Osservatorio, un
Archivio Tecnico, una Consulta degli Enti locali e una Conferenza
Tecnica. L’obiettivo è quello di rendere più efficaci,
trasparenti e veloci le procedure di assegnazione dei lavori per un’opera
pubblica, cercando, nel contempo, di favorire il compito dei piccoli
comuni, i più esposti alle aggressioni e alle infiltrazioni
da parte del potere criminale. La legge prevede, inoltre, un fondo
a favore delle attività di formazione in tema di sicurezza
nei cantieri, oltre alla proposta d’istituzione di un albo regionale
dei collaudatori. Il punto più importante, per certi versi
il nodo cruciale di questo disegno di legge, riguarda la disciplina
delle varianti in corso d’opera per le quali si pone un limite
del 30 percento rispetto all’importo originario dei lavori posti
in gara. In pratica, se questo disegno di legge passasse, oltre a
indicare una serie di vincoli e di procedure volte alla trasparenza,
porrebbe un limite serio e difficilmente valicabile al gioco dei ribassi,
che sono la vera “falla” di ogni gara d’appalto.
Da qui alla fine della legislatura, i tempi tecnici per approvare
la legge ci sono. Come per il condono e la legge anticrimine, occorre
un nuovo scatto d’orgoglio da parte del Consiglio Regionale.
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