04.09.2002

Da Johannesburg impegni senza scadenze. Le Ong se ne vanno. Powell accolto dai fischi

Sarà forse una di quelle «notizie» classificate come minori. Ma meglio di tante altre dà l'idea di cosa sia avvenuto a Johannesburg. Poco fa, le organizzazioni non governative, le Ong - che pure erano state fra le protagoniste del «vertice» - hanno lasciato la sede dell'incontro sullo sviluppo sostenibile. L'hanno lasciata per protesta. E ora stanno manifestando per le strade di Johannesburg. Il Segreatrio di stato americano, Colin Powell, è stato accolto da una bordata di fischi, e il suo discorso continuamente interrotto dalla platea che si è alzata ritmando in coro: «Zimbabwe, Zimbabwe». Le bordate di fischi e contestazioni si sono verificate ogni volta che il Segretario di stato citava impegni del presidente Bush.

Ong e manifestanti dunque ce l'hanno con il «Piano d'azione», come dire?: il documento politico, che sarà votato dal vertice. Un documento limato e aggiustato fino all'alba di stamane e che oggi pomeriggio sarà messo ai voti.

L'accordo è stato raggiunto dopo l'ennesima bagarre sul capitolo dei diritti delle donne nella politica sanitaria. In questo caso lo scontro vedeva contrapposti europei ed americani. E gli Usa avevano messo insieme una strana «coalizione», che andava dal Vaticano all'Iran fino al Sudan e ad altri paesi musulmani: tutti questi governi si opponevano ad una mozione, presentata dal Canada e dalla Ue che chiedeva di legare il diritto all'assistenza sanitaria di base ai diritti umani fondamentali. Senza questo legame, il testo avrebbe fatto riferimento al solo «rispetto delle leggi nazionali e dei valori culturali e religiosi». Il che avrebbe significato una sorta di riconoscimento a pratiche come quella dlel'infibulazione.

Questo scoglio è stato superato e così il «piano d'azione» è stato varato. Si tratta di un documento di 70 pagine, ricco di espressioni. Ma praticamente senza alcun impegno concreto. Sugli aiuti finanziari dei governi del Nord ai Paesi del Sud del mondo e sullo smantellamento dei sussidi all'agricoltura europei e americani - aiuti che ostacolano l'accesso dei prodotti dei paesi poveri ai mercati delle nazioni più ricche e industrializzate- c'è stato l'empasse più drammatico.

Alla fine, i 143 Paesi in via di sviluppo riuniti nel G77 hanno ottenuto solo una riaffermazione dell'impegno, preso di recente da Ue e Stati Uniti, di frenare il progressivo calo, in atto da diversi anni, dei loro aiuti pubblici allo sviluppo; e di discutere la riduzione delle loro sovvenzioni agricole nel corso di tre anni, «senza pregiudicare il risultato dei negoziati».

Nel piano d'azione, la comunità internazionale si impegna a dimezzare, entro il 2015, il numero di persone senza acqua potabile e servizi igienici adeguati; e ad «accrescere sostanzialmente» (ma senza fornire indicazioni quantitative nè scadenze temporali precise, come chiedevano gli europei) la parte delle energie rinnovabili nel consumo energetico mondiale.

La questione di quanto vincolante sarà l'accordo finale raggiunto nei dieci giorni di maratona negoziale al Summit di Johannesburg dipenderà da una dichiarazione politica che verrà perfezionata nelle prossime ore. Dichiarazione politica che sarà resa pubblica solo dopo l'intervento del segretario di Stato americano, Colin Powell. Giunto ieri in serata a Johannesburg, fra poco parlerà parlerà per conto e in nome del presidente George W. Bush, grande assente all'appuntamento. Ma è difficile che il suo intervento possa cambiare il quadro: il «vertice» si avvia alla conclusione. E lascerà solo un elenco di impegni senza scadenze.

Resta da dire che Matteoli, ministro italiano ancora presente a Johannesburg, è l'unico, fra tutti i rappresentanti dei governi europei, a dire che in fondo il «vertice» non è andato male. Certo, neanche lui parla di straordinario successo, ma definisce il «piano d'azione» una mediazione «sufficientemente alta».

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